TIBERIO (14-37 d.C.
Tiberio: un figlio obbediente
Tiberio fu designato come suo successore dallo stesso Augusto. Non avendo eredi, A. adottò
uno dei figli della moglie Livia (l’altro era Druso), avuto dal precedente matrimonio.
Augusto fece sposare Tiberio con Vipsania, la figlia del suo grande amico Agrippa e fu un
grande amore. Ma nell'11 a.c., dopo la morte di Agrippa per interessi politici, lo costrinse a
divorziare da Vipsania, da cui aveva avuto un figlio, Druso minore e a sposare Giulia la
figlia di Augusto. Tiberio amava molto la moglie e obbedì con gran dolore ma il matrimonio
con Giulia si guastò ben presto, e Giulia si circondò di amanti.
Tiberio: un grande generale
Tiberio fu uno dei piu grandi generali del suo tempo, a lui si deve la conquista della
Pannonia (odierna Ungheria).
Nel 9 mentre era ancora in Pannonia, seppe della morte del caro fratello Druso e così
dovette proseguire la guerra in Germania, intrapresa dal fratello, dove ottenne nuove
vittorie.
Il soggiorno a Rodi
A 36 anni Tiberio decise di ritirarsi dalla vita politica e abbandonare la città di Roma per
andarsene sull'isola di Rodi. Augusto e Livia tentarono inutilmente di trattenerlo ma
Tiberio digiunò per quattro giorni, fino a che non gli fu concesso di partire. Quando dopo 7
anni torno a Roma i nobili romani lo odiavano in quanto concorrente di Gaio Cesare, e di
Lucio Cesare, nipoti di Augusto e peraltro molto amati. Proprio quando la loro popolarità
aveva raggiunto i massimi livelli, Lucio e Gaio Cesare morirono, non senza che si sospettasse
di Livia Drusilla. Tiberio, fu adottato da Augusto, che non aveva più eredi, ma lo costrinse a
sua volta ad adottare il nipote Germanico, figlio del fratello Druso.
Tiberio imperatore
Aveva 56 anni quando fu chiamato al potere alla morte di Augusto. Era un generale cauto ed
abile, ma nella vita civile e nei rapporti con il Senato non aveva la simpatia e l'acutezza di
Ottaviano. Sebbene fosse rispettoso del Senato i rapporti con quest’ultimo non furono mai
facili. L'imperatore non amava la vita pubblica, odiava la corte, le adulazioni, i sotterfugi, i
giochi e la lotta dei gladiatori tanto cari al popolo. Uomo di grande fermezza e cultura,
amministrò in modo attento il denaro pubblico ma ebbe un carattere così ossessivo e
misantropo che fece dimenticare le sue buone qualità di governatore, che aveva lottato
contro l'usura offrendo anche capitali a sue spese come l’istituzione di un fondo per i
proprietari terrieri, i quali potevano accedervi solo se la terra in loro possesso avesse avuto
un valore doppio della somma richiesta. Inoltre aveva sempre limitato le tasse al suo popolo
perché a suo dire: “Un buon pastore tosa le pecore ma non le uccide”.
Il potere nelle mani di Seiano
Nel 23 d.c., dovette sopportare un grande dolore. Morì in circostanze misteriose il figlio
Druso, l'unico avuto da Vipsania e perciò doppiamente caro, restando, a sessantaquattro
anni, senza figli e senza erede. Per giunta il popolo mormorava che fosse stato lo stesso
imperatore a ordinare l'assassinio del figlio.
Poi anche Vipsania morì e Tiberio, caduto in depressione, sviluppò un eritema che gli
sfigurava il volto, rifuggendo gli altri più di prima. Per cui lasciò la reggia e si ritirò nell'isola
di Capri nel 27 d.c.
Da Capri governò Roma attraverso Seiano, togliendo potere e autorità al Senato. Non
avendo, al contrario di Augusto, buon occhio per valutare le persone, Tiberio lasciò mano
libera a un ambizioso di pochi scrupoli: Seiano capo dei Pretoriani, (prefetto del
Pretorio). Seiano era un uomo estremamente ambizioso che voleva arrivare al trono e
sfruttò la sua carica per accrescere il suo potere. Per questo motivo cercò di eliminare tutti i
suoi nemici con l’accusa di congiurare contro Tiberio, accusandoli dunque di lesa maestà.
Iniziò così un periodo durante il quale l'imperatore fece uccidere diversi nobili fino a quando,
dopo la moglie del figlio Druso (fatto assassinare dallo stesso Seiano per mano della
moglie di lui, di cui era diventato amante) iniziò a sospettare dello stesso Seiano,
facendolo condannare a morte nel 31 d.C. Il comportamento di Tiberio non piacque ai
Romani che lo considerarono alla stregua di un disertore, e pure il Senato si sentì
abbandonato.
Il soggiorno a Capri
Tiberio si circondò a Capri di uomini di studio, letterati e pure astrologi. Ma vi trasferì anche
cortigiani e cortigiane con cui intratteneva rapporti viziosi e poco dignitosi. Vi aveva fatto
costruire ben dodici ville per il suo seguito, ma la sua reggia fu Villa Jovis. Tacito e Svetonio
scrissero sugli aspetti dell'imperatore che non erano emersi a Roma: le orge sessuali e i
grandi banchetti. L'imperatore non tornò mai a Roma a guardare gli affari di Stato,
nemmeno per la morte della madre Livia, con la quale non aveva un buon rapporto.
La morte
Nel 35 fece testamento nominando due possibili eredi: il nipote Tiberio, figlio di Druso
minore, e il nipote Gaio Caligola, figlio di Germanico. Restò escluso il fratello di
Germanico, Claudio, di salute fisica e mentale malferme. Il favorito nella successione fu
subito Caligola, poiché si sospettava che Tiberio ( junior ) fosse figlio di Seiano, e perchè
aveva dieci anni meno di Caligola. Nel 37 abbandonò l'isola di Capri per il Circeo, si dice per
una partita di caccia. Ma lo colse un malore, fu creduto morto e si avviarono i festeggiamenti
per il nuovo Imperatore Caligola. Quando però Tiberio si riprese il Prefetto del Pretorio
ordinò di soffocarlo con i cuscini, probabilmente in accordo conn Caligola. Tiberio viene
ricordato anche perché fu sotto il suo regno che a Gerusalemme venne ucciso Gesù Cristo.
Fu questo l'inizio della diffusione del Cristianesimo.
CALIGOLA (37-41 d.C.)
Il figlio del grande generale Germanico
Tutti riponevano grandi speranze in Caligola, perché era figlio di Germanico, grande
generale romano, figlio di Druso, fratello di Tiberio. Tiberio però era infastidito dalla
popolarità di Germanico perché raccoglieva la stima e l'affetto di Augusto e di tutto il
popolo romano, quindi temeva che Germanico potesse essere designato da Augusto come
suo successore. Pertanto quando Germanico fu inviato a combattere sulla frontiera
orientale, Tiberio gli affiancò Pisone per sorvegliarlo e quando Pisone ripartì per Roma
Germanico si ammalò e morì. Prima di morire riferì alla moglie il sospetto di essere stato
avvelenato da Pisone, il che non è affatto da escludere. La morte improvvisa del padre,
probabilmente ad opera di Tiberio, gli intrighi e le congiure di palazzo costituirono un
trauma per Caligola e la fine di un'infanzia serena.
Gaio Giulio Cesare Germanico detto Caligola
Caligola salì al trono a 25 anni. Il suo nome completo era Gaio Giulio Cesare
Germanico detto Caligola per i calzari militari (caliga) che portava sin da bambino. Poiché
fu allevato in Germania, dove stava il padre, in mezzo ai soldati che molto lo amavano,
furono proprio loro che per le calzature militari, che soleva portare, gli diedero il
soprannome di Caligola, che nella storia gli è rimasto, benché egli più tardi divenuto
imperatore, lo considerasse offensivo. Era stato suo zio Tiberio, a designarlo come suo
successore al trono assieme a Tiberio Gemello, figlio del figlio di Tiberio Druso Minore.
Furono però i pretoriani a proclamare Caligola imperatore, sperando di poterlo gestire,
vista la giovane età e in merito alla designazione di Tiberio Gemello, il senato dichiarò che
l’imperatore Tiberio era insano di mente al momento della redazione del testamento. Quale
parte abbia avuto nella morte di Tiberio, non si sa ma di sicuro ne fu convolto. Secondo
alcuni gli propinò un lento veleno, secondo altri gli rifiutò il cibo durante la malattia,
soffocandolo infine coi cuscini.
Accompagnando a Roma il cadavere di Tiberio, Caligola, il figlio dell'adorato Germanico, fu
lungo tutto il viaggio festeggiato dal popolo, ed entrò a Roma trionfante.
Caligola il tiranno
Inizialmente quello di Caligola fu un buon governo: sospese le condanne per lesa maestà,
graziò gli esiliati e i carcerati e restituì autorità al Senato. Quando cominciò il suo primo
consolato, egli tenne un discorso, nel quale biasimò la natura tetra, le crudeltà, l'avidità, i
difetti tutti insomma di Tiberio, promettendo di attenersi all'esempio di Augusto, così il
Senato decise di far leggere ogni anno questo discorso. Successivamente però la sua
instabilità mentale e i disturbi di personalità presero il sopravvento e Caligola iniziò a dare
segni di squilibrio. Cercò di trasformare il Principato in una monarchia assoluta di tipo
orientale (un’idea profondamente estranea alla tradizione romana). Infatti, introdusse a
corte il cerimoniale del prostrarsi ai piedi del principe; divinizzò la sorella Drusilla, morta
di malattia nel 38 d.C., all’età di vent’anni e obbligò gli ebrei (ostili all’idea che l’imperatore
fosse un dio) a introdurre nel Tempio di Gerusalemme una sua statua. A questi atti
simbolici, Caligola ne affiancò altri ben più concreti e dannosi: dissipò il patrimonio
ereditato da Tiberio, aumentò le tasse per ripagare gli sperperi di corte e instaurò un regime
tirannico e sanguinario. Inoltre convinto che si perpetrassero continuamente congiure
contro la sua persona, ordinò l’eliminazione di moltissimi amici e parenti. Così facendo si
attirò l’odio di tutti. Ad assassinare lui, la moglie e la giovane figlia, il 24 gennaio del 41 d.C.
furono quegli stessi pretoriani, appoggiati dalla plebe, che lo avevano portato al potere e
che ora al suo posto, senza neppure consultare il Senato, acclamavano il
cinquantenne Claudio, fratello di Germanico e zio di Caligola.