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naturalistico. a Pianura Padana Giardino naturalistico. L flora e la fauna dei luoghi umidi: dalla Pianura Padana alla foresta pluviale.
Castello di SantAlessio, 27016 SantAlessio con Vialone (PV) Tel 0382/94139 Fax 0382/953940 www.oasisantalessio.com e-mail info@oasisantalessio.com Gestione: Societ Pavese di Ornitologia Presidente: Gabriele Caccialanza Direttore: Sergio Frugis Vicedirettore (Allevamenti e tecnologie):Giulio Salamon Logistica e amministrazione: Antonia Salamon Veterinari: Elena Ghelfi Lorenzo Crosta (consulente) Guida dellOasi: (testi) Harry Salamon (realizzazione e foto) Giulio Salamon
Ingresso (riservato ai soci) tariffe 2000: Adulti (compresa quota associativa annuale) Ridotti (bambini dai 4 ai 12 anni, quota associativa inclusa) Portatori di handicap: Scuole (insegnanti gratuiti), ragazzi e familiari Gruppi (oltre 20 persone) Visite guidate su

Lit. 15.000 Lit. 10.000 gratuiti Lit. 10.000 Lit. 12.000 prenotazione

Dal 1 aprile 2000 istituito, in via sperimentale, presso lOasi, un servzio di baby sitting: i bimbi (5-12 anni), affidati a un naturalista, sono guidati in un viaggio nella natura fra fiori, farfalle, animali domestici e selvatici da coccolare e conoscere. (domenica, da aprile a settembre, dalle 11.00 alle 17.00). Orari Dalle 10.30 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30; nei mesi invernali, lapertura limitata alle ore di luce) Apertura Da aprile a settembre: tutti i giorni salvo i luned non festivi. Febbraio, marzo, ottobre e novembre: tutte le domeniche e festivi. Dicembre e gennaio: chiuso. Altre informazioni in terza di copertina.
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Introduzione Introduzione
Nel 1975 Gabriele Caccialanza, presidente della Societ Pavese di Ornitologia e preside della Facolt di Farmacia dellUniversit di Pavia, alla ricerca di un (allora) fantomatico nido del pi piccolo airone europeo, il Tarabusino, capit per la prima volta allOasi di SantAlessio. Egli intu immediatamente le potenzialit del luogo e coni la definizione di laboratorio naturalistico allaperto.Quali sono le tesi che si mettono alla prova in questo laboratorio? Innanzitutto viene completamente ribaltato lapproccio alla ricostruzione ambientale. A SantAlessio si rinunciato a un progetto rigido, lasciando che fosse la natura a far da guida e limitandoci ad assecondarla. Da ci nascono i risultati ottenuti. In secondo luogo ci ha guidato la convinzione che ricostruzione ambientale e cattivit, oltre allutilit pratica facilmente intuibile, diano la possibilit di apprendere ci che sul campo spesso difficile osservare e, di solito, impossibile mettere alla prova. Siamo oggi a una sperimentazione avanzata delle nostre tesi e ci prepariamo ad affrontare unaltra sfida. Proponiamo un nuovo modello di conservazione della natura, che definiremo umanistico e liberale,in luogo di quello attuale,troppo aristocratico, paternalistico e rigido, e quindi incapace di adeguarsi ai cambiamenti delle situazioni reali. Luomo la fonte di ogni progresso e sa (o dovrebbe sapere) che la natura la sua casa, la sua storia, la sua vita. Se la natura viene sconvolta e sfruttata, non sempre lo per egoismo, quanto piuttosto per ignoranza. Tutti dovremmo sentire la necessit e il dovere di preservare la natura. Troppo spesso, per ci arroghiamo il diritto di mettere in atto, a danno di chi ha a cuore come noi la sorte della vita selvaggia, astrusi divieti, regole che non hanno niente a che fare con la realt biologica degli esseri viventi (uomo compreso) e imposizioni che altro non sono se non decisioni demagogiche, prese nellinteresse di chi le propugna o di una burocrazia sempre alla ricerca di espedienti tesi ad autoalimentarsi. Un recente sondaggio ha rivelato che almeno venti milioni di italiani si dicono pronti a modificare i propri comportamenti per salvare la natura e proteggerla. Invece di deriderli, cerchiamo di informarli correttamente, e di ricordare loro, ad esempio, che a parit di spesa ogni giardino, ogni terrazzo, possono essere trasformati in una piccola riserva naturale e che ogni animale tenuto correttamente anche in cattivit pu contribuire a un programma di conservazione. Dobbiamo renderci conto che ognuno di noi, come consumatore, se correttamente informato e coordinato in grado di piegare, in poco tempo, qualunque potere contrario alla gestione razionale della natura.
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Cos lOasi
Nel 1994, su invito degli amici della LIPU, decidemmo di rendere lOasi di SantAlessio visitabile.Scoprimmo presto, con qualche sorpresa, che gli animali selvaggi che popolavano il nostro ambiente tolleravano bene la presenza umana. Osammo, un passo alla volta, costruire camminamenti segreti, che consentono ora al visitatore di penetrare nel cuore della garzaia (cos si chiama, in gergo, la colonia nidificante o il gruppo di nidi degli aironi), o a pochi centimetri dal martin pescatore e dal picchio rosso, o a pochi metri dai fenicotteri, dalle cicogne, dai mignattai. Ricorremmo agli specchi dei confronti allamericana per portarci, non visti, nellintimit della vita degli uccelli. Restava, in cattivit, la rilevante popolazione di riproduttori, necessari ai nostri programmi di reintroduzione. Cominciammo a creare voliere e altri spazi, dove la ricostruzione della natura non si limitasse, come nel cosiddetto bioparco, a uno statico diorama in cui una, sia pur meticolosa, ricostruzione ambientale fa soltanto da sfondo alla presenza degli ani4

mali. Al contrario, ricostruimmo, almeno in parte: le catene alimentari; le relazioni fra specie che in natura convivono e interagiscono; lazione delle specie spazzine e predatrici, una lotta naturale, quindi limitata, alle cosiddette specie nocive. In altre parole, ab-

Scoiattolo europeo in libert nellOasi. La reintroduzione di questa specie riuscita, seguendo unintuizione di Konrad Lorenz. Prima della liberazione, un complesso sistema di camminamenti abitua gli esemplari alla geografia dei luoghi.

La riproduzione del Cavaliere dItalia da ventanni,uno dei grandi successi dellOasi. Nelle stagioni migliori, siamo giunti ad allevarne, e in massima parte a reimmettere in natura, un centinaio di esemplari.

biamo replicato, per quanto possibile, quella situazione di apparente e temporaneo equilibrio che la semplificazione divulgativa chiama equilibrio ecologico. Il risultato non stato soddisfacente solo dal punto di vista didattico, ma ha dimostrato anche che, riportati a condizioni di vita finora ignote in cattivit, i nostri animali recuperano i comportamenti originali: per esempio, la pesca in rastrello delle spatole, lallevamento di una prole che, quando viene reimmessa in natura, non presenta i limiti fisici e comportamentali che abitual-

mente ne rendono difficile la reintroduzione. Solo come esempio: nel febbraio del 1996 liberammo cinque mignattai. A marzo essi avevano gi nidificato, per di pi nel centro della garzaia, cio nel luogo che gli aironi meglio difendono dai predatori. A maggio, da due nidi, si involavano sei giovani. Soggetti totalmente selvatici che, ad autunno arrivato, puntualmente migrarono: con le tecniche di reintroduzione tradizionali, un simile risultato richiede anni di attesa e la liberazione di qualche decina di esemplari .
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mato e sperato. Valga anche qui un esempio. Nel 1998 il professor Riccardo Stradi dellUniversit di Milano, il celebre studioso della pigmentazione degli uccelli, inizi a lavorare su un pigmento (la guaranaxantina), appena scoperto nelle piume degli ibis scarlatti selvatici, in Sudamerica, Pigmento che non riesce a formarsi o che manca nei mangimi artificiali somministrati, per cui tutte le popolazioni di questo trampoliere tenute in cattivit ne sono prive, tranne che nella popolazione che si pu ammirare in una grande voliera a SantAlessio dove lalimentaNellaprile del 1999 abbiamo liberato cinque zione almeno in parte upupe, nate da noi nellanno precedente. Tutte naturale. quante hanno scelto di restare a vivere E abbiamo iniziato ad nellOasi e si sono viste per tutto lanno nei giardini. Una coppia ha nidificato nel osservare fenomeni nuosottotetto del castello. E stata affascinante, vi. Alleviamo le farfalle nel corso dellestate, losservazione del del genere Caligo in una maschio che faceva la spola per nutrire, nel serra popolata da alcune nido, la femmina e i piccoli. Quella coppia centinaia di specie diverrimasta nellOasi anche nellinverno 99- 2000. se di piante tropicali. Ora, bisogna sapere che Col passare del tempo, sco- le Caligo sono, in Sudamerica il primmo che la ricostruzione dei flagello principale delle coltivaprocessi naturali andava perfino zioni di banani, divorati dal loro oltre quanto avevamo program- bruco. Abbiamo scoperto che vi
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sono piante affini al banano, in particolare alcune Strelitzie ed alcune Eliconie, che le Caligo preferiscono di gran lunga per lallevamento delle larve. Se questa osservazione sar, come probabile, reiterata in natura, ne nascer una possibilit pi economica e meno inquinante di lotta contro la farfalla: poche siepi di Strelitzie o Eliconie, potrebbero attirare le deposizioni di Caligo che verrebbero quindi aggredite con irrorazioni pi mirate e meno abbondanti di insetticidi. Merita ricordare che gli antiparassitari impie-

gati nella bananicoltura, sono i principali responsabili, riversandosi in mare, con le acque che provengono dalle coltivazioni, della perdita della barriera corallina sulle coste caraibiche del Centro America. Dalla ricostruzione ambientale controllata, potrebbe quindi nascere un nuovo ruolo per i parchi naturalistici: banco di studio e di prova, o terreno da esperimento di fenomeni naturali che in qualche caso potrebbero venire riapplicati alla natura selvaggia. Recuperando, in fondo, quel metodo

Il martin pescatore uno degli ospiti pi amati e coccolati, e pi frequenti, dellOasi. Questo esemplare stato fotografato nel fiume, dove un vetro a specchio, come quelli dei famosi confronti della polizia americana, consente di avvicinarglisi, se si sta in religioso silenzio, fino a pochi centimetri.
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Il tuffetto frequenta spesso gli stagni dellOasi. Pu essere osservato nel tunnel subacqueo mentre nuota in immersione, alla costante ricerca di insetti acquatici. Nel 1999 due esemplari feriti, curati nellOasi, si sono riprodotti.

sperimentale che fu concepito alla base della ricerca scientifica dal grande Galileo. Per gli ambienti naturali, popolati da animali selvatici, spontanei o immessi da noi (cicogna, cavaliere dItalia, mignattaio, picchio, gru europea e cos via), abbiamo invertito il concetto di parco faunistico: stiamo creando un reticolo di strutture in cui il visitatore, ingabbiato e nascosto, ad avvicinarsi e poter spiare la natura selvaggia. Negli anni, abbiamo messo a punto un modello di giardino che
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unisce i paesaggi selvatici creati in America da Wolfgang Oehme e James van Sweden, alla gabbia senza sbarre di Tony Soper, aggiungendo a questultima qualche marchingegno basato sulla conoscenza dei comportamenti animali. Si tratta di un giardino che consente a chi ama la natura di entrare in contatto ravvicinato con alcuni dei suoi fenomeni pi segreti, senza sottoporsi ad addestramenti particolari e ad estenuanti attese, e senza possedere attrezzature e conoscenze

che sono prerogativa di pochi professionisti. Fra laltro, senza infastidire popolazioni di animali selvatici. Ma qualera la base su cui, nel 1994 decidemmo di intervenire? Nel 1973 avevamo creato a SantAlessio un allevamento di uccelli che voleva contribuire a ripopolare i nostri territori di alcune delle sue specie pi belle e pi rare. Miravamo a creare la conoscenza e la tecnica di allevamento per occuparci, successivamente, di vere e proprie specie in pericolo di estin- Il pesce arciere capace di colpire, con un vero e proprio sputo, un insetto volante ad oltre un metro zione. Abbiamo ot- dal pelo dellacqua. Linsetto, sbilanciato, cade e viene tenuto qualche divorato. Questo pesce abita lambiente delle buon risultato. I mangrovie di tutto il sudest asiatico e della Nuova falchi pellegrini, Guinea. nati nellOasi, vengono reintrodotti a partire dal falchi allevati in cattivit scelgo1992; potrebbero aver dato ori- no come loro ambiente quello urgine alla minuscola popolazione bano. Le cicogne bianche, allevate oggi nidificante in Milano: lespedal 1983 ma liberate fin dal 1978 rienza americana infatti ci insegna che quasi tutti e quasi solo i (abbiamo finora liberato 68 gio
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vani nati in cattivit e 48 si sono involati dai nidi dei soggetti rinselvatichiti che vivono nel villaggio di SantAlessio), hanno costiuito la base della piccola ma fiorente popolazione che oggi risiede nella Lombardia meridionale e nel Piemonte sud orientale. Oltre 250 cavalieri dItalia hanno contribuito, in qualche misura, a rinforzare la non trascurabile popolazione lombarda di questo meraviglioso limicolo. Non meno di tre stormi di oche selvatiche, nate qui, hanno negli anni lasciato lOasi per andarsi a riprodurre in luoghi di loro scelta. Una piccola popolazione di Mignattai, i cui progenitori sono stati allevati nellOasi, ci vive ora in piena libert e nidifica ogni anno. Altre specie allevate ma non ancora giunte alla fase del rilascio, se non occasionale, sono lavocetta, la spatola, il falco lanario. Anatre insolite, come la moretta tabaccata, la pesciaiola, il codone, la marzaiola e lalzavola, reintrodotte allo stato semibrado nellOasi, contribuiscono ogni
Una sequenza impressionante: un luccio cattura una preda. La scena, rarissima, stata osservata nello stagno dei lucci, nel quale spesso risalgono, durante la stagione della riproduzione, i pesci che vivono nel fiume.
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I piccoli di falco pellegrino vengono liberati in primavera, allet di tre settimane circa, come quelli qui fotografati. Iniziano a volare dopo altri dieci o quindici giorni, ma si manterranno per tutta lestate in un raggio di uno-tre chilometri dal nido, o dal posto da cui sono stati liberati. Questo il comportamento naturale degli uccelli predatori, che rende possibile una graduale diminuzione degli insegnamenti e del contributo alimentare che essi ricevono dai genitori, fino alla completa indipendenza. I falconieri medievali, che ben conoscevano le caratteristiche degli uccelli di rapina seppero elaborare una tecnica che mirava a liberare i giovani al momento dellinvolo, per ricatturarli, a mezza estate, gi forti e ricchi di esperienze di caccia. Per la reintroduzione, abbiamo ripreso questa antica tecnica, che la sola che consenta il reinserimento in natura, con successo, dei soggetti nati e allevati in cattivit.

anno, con piccoli numeri, al ripopolamento di queste specie. Piccole immissioni vengono sistematicamente effettuate con il prodotto dei nostri allevamenti: upupe, picchi, scoiattoli Senza contare i soggetti che negli anni abbiamo donato alla LIPU e ad alcuni enti pubblici, per contribuire

alla creazione di altri centri. Non sono, forse, numeri impressionanti, ma opportuno osservare che si quasi sempre trattato di esemplari gi adattati alla vita selvaggia, le cui probabilit di sopravvivenza si possono confrontare con quelle degli esemplari selvatici, mentre, nelle
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Le spatole europee, fotografate nel grande stagno della voliera delle paludi, intente a pescare. La superfice del laghetto coperta di lenticchie dacqua, di cui si cibano le carpe che lo popolano. Questa voliera contiene un ambiente abbastanza ben equilibrato, che ricostruisce i rapporti fra pesci, piante e

tecniche tradizionali di rilascio, si considera che dal 70 al 90 per cento dei soggetti liberati vada perduto. Il risultato stupefacente, ottenuto con le cicogne, ne la prova pi bella: noi stessi, basando i nostri calcoli sulla lette12

ratura disponibile, avevamo ritenuto, nella nostra relazione alla provincia di Pavia (1983), che per ottenere i buoni risultati poi raggiunti, sarebbe stato necessario liberare dieci o pi volte il numero di cicogne poi effettivamente

reintrodotto. Laltro aspetto, cui avevamo lavorato fin dal 1973, era stata la ricostruzione dellambiente dellOasi. Essa era, in origine, un grande campo per lagricoltura industriale, privo di alberi e di acque e solcato da una maleodorante fognatura a cielo aperto. Vi operammo per anni, scavammo stagni e ruscelli, piantammo boschi, creammo paludi e prati. Perdonateci un po di orgoglio, ma il risultato stato spettacolare. Migliaia di coppie di uccelli selvatici scelgono, ogni primavera, di

nidificare nellOasi. Ancora oggi, tutti gli anni, una specie nuova, o pi di una, si aggiunge alla lista; anche se forse non sar facile provare di nuovo lemozione di assistere alla nostra prima nidificazione coloniale di aironi, nel 1992, con 130 nidi, oggi giunta a superare i trecento (e anche cinquecento negli anni umidi). In tarda primavera, quando in meno di mezzo ettaro si possono ammirare forse duemila aironi, intenti alle loro faccende, la mente corre ai grandi spettacoli naturali delle paludi dAfrica.

In una delle serre topicali, vive una famiglia di bradipi, composta da un maschio e tre femmine. Il 17 novembre 1999, lOasi stata allietata dalla prima nascita in cattivit di questa specie, in Italia.
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Istruzioni per luso


SantAlessio un luogo creato per il benessere degli animali e delle piante che ospita. Per rispetto ad essi, e per godere appieno delle caratbambini: le stesse, tuttavia, che ognuno trova normali in tutti i luoghi in cui il rispetto per gli altri spettatori e per chi ci lavora, impone un comportamento

Un bellesemplare di luccio. Nel fiume, e nello stagno da cui esso origina, si pu osservare la vita di tutti i pesci delle acque della Pianura Padana.

teristiche dellOasi, il visitatore deve accettare di considerarsi un po un intruso, e come tale muoversi in punta di piedi in tutto il giardino. Ci pu comportare qualche restrizione, soprattutto per i
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controllato. LOasi va vista come un tempio dedicato alla vita selvaggia. Spazi ed allestimenti sono concepiti per eliminare o almeno minimizzare limpatto, anche estetico, dellartificiale sul

Una spatola europea ha nidificato e sta curando il suo piccolo, nella voliera delle paludi.

naturale. Sentieri di ghiaia, pareti di stuoie, prati, siepi, fiori e piante sono per ben pi fragili dellasfalto, del cemento, delle barriere anti-visitatori. Per esempio: scalciare la ghiaia sui prati, ne determina la morte per soffocamento; buttarla negli stagni, ci costringe ad estrarla con fatica e con la perdita di tutte le piante acquatiche; gridare o correre in prossimit degli animali - cio dovunque salvo nellapposita zona giochi significa farli allontanare e renderli invisibili per s e per gli altri; danneggiare le stuoie di canne, secche e fragilissime, comporta una manutenzione

notevole e, per gli altri visitatori, la brutta vista di manufatti rovinati. Uscire dai sentieri delimitati, significa invadere spazi che gli animali selvaggi considerano da tempo propri: certamente li abbandonerebbero, forse per sempre. Raccogliere bacche, funghi, frutti, vuol dire togliergli queste risorse, create per loro, e sulle quali contano. Strappare fiori e foglie, che nelle mani del visitatore vivrebbero pochi minuti, privarne la vista agli altri visitatori. Abbiamo scelto di lasciare che la natura faccia per quanto possibile i suoi corsi. Ci comporta conseguenze che non
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Una coppia di gru europee vive in libert in garzaia. DallOasi si sono involate, negli anni, sei esemplari di questo che forse il pi belluccello dEuropa.

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sempre sono di immediata comprensione. Le acque dellOasi sono spesso limacciose, non perch siano sporche o stagnanti, infatti non lo sono, ma perch le carpe che le abitano numerose, rimestano il fondo, che non cementato. Vicino alla garzaia, in giugno e luglio, si pu sentire lodore del pesce e delle rane consumate da duemila e pi aironi. Le piante acquatiche di qualche stagno fermentano, diffondendo un odore vagamente alcolico, che bisogna accettare e, forse, in qualche modo apprezzare. Gli spettacoli pi emozionanti,

quelli naturali e spontanei, la visione ravvicinata degli animali selvatici, spesso intenti ai loro comportamenti, non sono visibili a comando. Fra i molti animali selvatici, sono osservabili dai percorsi: il martin pescatore, lupupa, il tarabusino, i fenicotteri, gli aironi e le cicogne spesso sui nidi, le anatre pescatrici, gli scoiattoli, le farfalle, i serpenti dacqua, gli ospiti della marcita (aironi, piccoli trampolieri, beccacce e beccaccini). Ma non ci si deve aspettare che siano sempre visibili. Talvolta vanno attesi con pazienza e in silenzio, come

giusto che sia, trattandosi di creature selvatiche. Gli stagni e i ruscelli, dotati di finestre per la visione subacquea, sono alimentati da acque non trattate chimicamente, ricevono illuminazione naturale, pullulano di vita spontanea. Dopo anni di messa a punto, sono ambienti abbastanza stabili ma, a differenza degli spazi similari di zoo ed acquari, sono pur sempre sistemi naturali. Soggetti quindi a cicliche proliferazioni di alghe e altri organismi, che possono talvolta limitare la trasparenza delle acque. Qualche ulteriore raccoman-

dazione: i funghi, lungo il percorso, vanno rispettati religiosamente; bastoni di ogni tipo e dimensione, vanno lasciati a terra; ogni rifiuto deve essere riposto nei contenitori, soprattutto se di piccole dimensioni: cannucce, carte di caramella, mozziconi di sigaretta, bustine eccetera; le porte delle voliere e delle serre in cui sono ospitati uccelli e insetti che, se uscissero morirebbero, devono essere richiuse con scrupolo; quando transitate, vi preghiamo di non tenerle aperte per chi vi segue ma di passarvi uno per volta, richiudendo la porta alle vostre spalle.

Una avocetta si fa le abluzioni. Le grandi finestre del tunnel subacqueo consentono di osservare uccelli e pesci contemporaneamente sopra e sottacqua.
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Il giardino delle farfalle


Cespugli di rose selezionate, quelli spontanei: ci che perdeuna siepe di lauroceraso, bordu- remo in taglia lo guadagneremo re di tulipani e giacinti dOlan- in profumo e in una fioritura dida, splendidi ciclamini di Persia. versa in ogni stagione. Se al poEcco un bel giardino, sogno e sto di quel cedro del Libano, che fatica di tanti di noi. sta diventando troppo grande, e Ma che significato natura- presto lo dovremo scorciare con listico ha un tale giardino? Nes- una costosissima ed eccessiva suno. Tutte queste variet, e mi- potatura, avessimo interrato, col gliaia e migliaia come loro, han- suo vaso, una piccola quercia, no per lambiente un valore ap- oggi potremmo andarla a pianpena superiore a quello che tare in una radura dei boschi di avrebbero se fossero di plasti- Gallarate, al posto di una infeca. Forse anche meno, perch la stante robinia. Trasformeremloro origine artificiale, frutto di secoli o millenni di selezione, le rende cos fragili che siamo costretti, per tenerle in vita, a inondarle di veleni. Eppure ci vorrebbe cos poco per trasformare ogni Heliconius melpomene in accoppiamento. Gli eliconidi, giardino in una farfalle sudamericane molto amate per il comportamento riserva natu- vivace e per la lunga vita (fino a nove mesi, eccezionale rale. Sostitu- per ogni farfalla) sono allevate in una delle nostre serre in modo totalmente spontaneo. iamo ai ciclamini di Persia
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mo un fine-settimana in un rito di amore per la natura e per sempre la nostra famiglia, passando di l, avrebbe un moto di orgoglio alla vista di quel bosco un po nostro. E i puristi non avrebbero nul- La splendida morfo: una delle pi belle farfalle la da ridire: la dellAmazzonia quercia labbiamo acquistata con la sua bella distrutta dalla forte gelata deletichetta che ci dice lorigine lo scorso inverno, ha perso da della pianta e il posto e il modo poco i fiori e si sta riempiendo corretto per andarla a rimette- di splendide bacche rosse. Fra i re in natura. Certo, abbiamo ru- rami fitti si comincia a vedere il bato un pezzetto di lavoro a chi nido, ora vuoto, del merlo, il cui rimboschisce per mestiere. Ma canto ci ha accompagnato per se quel tale di cuore sincero, tutto lanno. Nel fitto pi pronon ha che da riciclarsi come vi- fondo, invece, sta facendo il nido vaista, e ci vender la nostra invernale il meraviglioso noccioprossima quercia- o sar un fag- lino. Lo rivedremo a primavera gio, questa volta? inoltrata, se avremo la pazienza Nel frattempo la nostra di aspettarlo allimbrunire, quanpiccola aiuola di fiordalisi avr do ci ruba le fragole di bosco sparso al vento i suoi semi e cos (che abbiamo piantato per lui). anche i ragazzi delloratorio vePotrebbe essere una picdranno, al posto delle ortiche, cola grande rivoluzione. A costo questa piccola meraviglia di cui zero per tutti. Non perderemavevamo quasi dimenticato for- mo noi, che semplicemente comma e colore. E la siepe di bian- preremmo una pianta al posto di cospino, che abbiamo messo al unaltra. Non perderebbero i viposto di quella di lauroceraso, vaisti, che anzi, aggiungerebbe19

ro qualcosa al loro attuale lavoro (naturalmente nel nostro sogno non contemplato nessun sadico ministeriale o politico che emani una legge per proibire le rose e i giacinti). Perderebbero, forse, coloro che, brigando nei corridori del potere, ottenNella pi grande delle serre tropicali vivono gono commesse a suon di farfalle tropicali che vi si riproducono in denaro pubblico, per comtotale autonomia. Un bruco di Attacus atpiere opere di cui, ahim, las, la farfalla pi grande conosciuta. vediamo sempre poche tracce. Ma il solo prezzo Ma noi non siamo dei poliche anchessi dovranno pagare sar luscita dal mercato protet- tici. Dobbiamo quindi aspettare to del rapporto con la Pubblica che questa piccola idea, che nella Amministrazione e lingresso in sua semplicit un po come la quello libero e meritocratico. scoperta dellacqua calda, si diffonda spontaneamente. Ma non siamo neppure dei sognatori. Bisogna pur cominciare da qualcosa: ecco dunque la ricetta per cominciare un giardino delle farfalle In primo luogo neSfinge su Edychium gardnerianum. La pianta di facile cessario dicoltivazione (rustica nei climi mediterranei). Come quasi sporre di uno tutti gli altri parenti del banano (zinziberales), molto amata da tutte le farfalle notturne. spazio molto soleggiato: le
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farfalle disertano perfino i loro fiori preferiti, se sbocciano allombra. Poi pianteremo un minimo di tre Buddleie: una da potare a marzo, una a maggio e laltra da lasciare intonsa. Avremo cos una fioritura estesa lungo tutta la buona stagione.

chiedere a qualsiasi agricoltore la cortesia di prelevarne qualche esemplare che lui comunque distruggerebbe lungo i suoi fossi. La si riconosce dalle lunghe spighe blu-viola e dalle foglie lanceolate. Ama avere le radici allumido. Tutti i cardi che crescono lun-

Nelle quattro serre, ciascuna dedicata ad ambienti diversi, vivono in equilibrio farfalle e colibr (qui unAmazilia si nutre del nettare di un ibisco e un papilionide si riposa dopo aver fatto altrettanto).

Qualche pianta di Lythrum salicaria, o salcerella, ci garantir una profusione di cavolaie e, in minore misura, tutte le altre farfalle nostrane. E quasi introvabile, per ora, presso i fioristi, ma disponibile allOasi o si pu

go i fossi sono ricchi di nettare. Non raccogliamo le piante, che comunque non sopporterebbero il trapianto e sono protette, ma preleviamo, in tarda estate, i semi, che germinano facilmente e possono essere messi a dimo21

ra in qualche angolo meno in vista del giardino. Poi vengono due piante straordinarie, la cui resistenza al freddo identica a quella dei gerani. Pertanto le ricovereremo dinverno allasciutto e al ri-

carica di fiori, dal colore tanto pi intenso quanto pi sole prender. Necessita, in estate, di annaffiature abbondanti. Allinizio dellinverno va potata a non pi di 30 cm dalla base. La Pentas (Pentas lanceolata) una pianta da fiore diffusa solo da pochi anni: E unaggiunta di valore a ogni giardino. Fiorisce fin oltre i primi freddi (ma, come la lantana, il primo gelo la fulminer), non necessita di cure particolari. Preferiremo la variet Un bellesemplare di Papilio nireus su fiori di a fiori rossi, rispetto a Pentas lanceolata. Nelle serre si ricerca al quelle pi diffuse, bianmassimo lequilibrio ambientale. Le farfalle che, rosa o viola cardinasi nutrono di fiori e frutta, e non di nettare artificiale. I ragni, terribili predatori di le. farfalle, sono tenuti sotto controllo dai Lo spazio ci impedisce colibr, che usano la loro tela per la di elencare tutte le altre costruzione dei nidi. Le formiche, predatrici specie, ricche di nettare, di bruchi sono combattute solo con i rospi. fra cui: lalisso, laubretia, il Cheiranthus, lArmeria paro dal gelo o le sostituiremo, maritima, la lunaria, la Hesperis a primavera, trattandole come matronalis, la Valeriana, la repiante annuali: si trovano facil- seda, il Dianthus barbatus, la mente presso i vivaisti e costa- nepeta o erba gatta, la Phlox no poco. Si tratta della lantana adsurgens, lissopo, gli Aster, la e della Pentas. La lantana (che verbena, lEchium wildpretii, il sia la Lantana camara, dal por- fiordaliso, leliotropio, la Solidatamento cespuglioso eretto e dai go, il Sedum, i meravigliosi Clefiori rossi e gialli) una pianta rodendrum (quasi tutti da ricomolto vigorosa che, in una sola verare al caldo dinverno), gli stagione, arriva a superare il me- Edychium, impareggiabili per retro di diametro. Sar sempre galarci lo spettacolo serale e
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notturno delle macroglosse e delle altre sfingi, il cui volo ha ben poco da invidiare a quello dei colibr. Per ospitare le larve sono necessarie piante completamente diverse: la natura ha disposto che la larva della farfalla, mangiatrice di foglie, non distrugga la pianta di cui vive ladulto. Baster, per cominciare, un mandorlo o un pesco (da non trattare con veleni), qualche ciuffo di ortiche (non la variet comune, bens la Urtica dioica, che si distingue per le foglie pi frastagliate), qualche carota e qualche pianta di finocchio (meglio se selvatico, da semi raccolti nel Sud o in Liguria). Come base useremo un po di erba medica, di cui sono utili sia i fiori sia le foglie. Si pu capire facilmente che questo giardino non ha nulla da invidiare, per ricchezza di colori, a quello tradizionale. Le farfalle, che non mancheranno di popolarlo, sempre pi nu-

merose un anno dopo laltro, lo renderanno semplicemente straordinario. Per rispetto a loro impareremo a non usare veleni se non in casi rarissimi (chi scrive crea e cura giardini fin dallinfanzia, incluso quello di SantAlessio, e ha usato, in oltre quarantanni, poco pi della met del contenuto di tre o quattro flaconi di veleni di bassa tossicit). Impareremo infatti a riconoscere che la quasi totalit degli insetti nocivi pu essere tollerata, perch comporta danni di portata limitata. Per non parlare della cosiddetta lotta biologica, ormai valida, se non per le tasche dellagricoltore, certamente per gli scopi e gli impegni di un giardino. A questo proposito basti citare la villa Les Cdres di St. Jean Cap Ferrat, nel Sud della Francia, il pi importante giardino botanico privato dEuropa e forse del mondo, con le sue 13000 specie, dove da anni si usano solo prodotti biologici, per la lotta ai parassiti (Ren Helding, direttore del giardino fino al 1998, com.pers.).
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Giardino botanico della domesticazione


Scopo del Giardino Botanico della Domesticazione proporre al pubblico, ma soprattutto ai bambini e ai ragazzi delle scuole, di riconsiderare il ruolo dellagricoltura come motore primo ed essenziale della civilt delluomo: Basti pensare a tre fondamentali fatti. La civilt urbana nasce in Mesopotamia, ed resa possibile dalla maggior produzione agricola conseguente linvenzione dellaratro. Si diffonde, nel resto del mondo antico, seguendo di qualche secolo lespandersi di questa scoperta. Laratro era sconosciuto nelle Americhe prima di Colombo. Tuttavia la civilt urbana vi si era sviluppata ugualmente per la generosit di alcune piante locali, in particolare la patata e il mais. Lincontro
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fra questi vegetali e laratro ha dato allEuropa le risorse, umane e finanziarie, che nei secoli successivi hanno reso possibile la rivoluzione industriale.

La ridistribuzione delle piante tropicali ha reso possibile, attraverso un pi razionale sfruttamento delle cosiddette colonie, la diffusione della civilt nei Paesi dellAfrica, dellAsia, dellAustralia. Nel bene e nel male, questa dipendenza delluomo dallagricoltura, continua ancora oggi. Distratta da una oggettiva capacit dellagricoltura moderna, di

produrre derrate in estrema abbondanza, la nostra civilt ha forse dimenticato che alla filosofia della quantit andava sostituita quella della qualit. Qualit, per esempio, nel senso di una produzione meno inquinante per la natura; obiettivo irraggiungibile in assenza di ricerca e di investimenti di risorse importanti, che invece allagricoltura non sono state dedicate. Senza voler pretendere di insegnare o conoscere le soluzioni a questi problemi, abbiamo ritenuto che il primo passo, affinch questi vengano affrontati e risolti, sia la presa di coscienza da parte delle nuove generazioni che largomento di importanza capitale. Stiamo pertanto lavorando, fino dal 1995, alla creazione di una raccolta botanica che consenta di vedere, vive, tutte le specie botaniche

che luomo ha domesticato, fin da quando, 1820000 anni or sono, ha cominciato a bruciare i pascoli per far nascere unerba pi tenera che attirasse i cervi. Il giardino verr organizzato (anche in tempi successivi) in cinque grandi zone: lAmerica tropicale, Il bacino del Mediterraneo e la Mesopotamia, lAfrica, il Sudest asiatico, lAustralia e lOceania. In ciascuna di queste zone sar possibile osservare esemplari di piante domestiche sullo sfondo della relativa vegetazione tuttora selvatica. Naturalmente il percorso sar ampiamente documentato e illustrato. In particolare mezzi permettendo con ricostruzioni di insediamenti umani tipici del primitivo sfruttamento agricolo di quelle particolari zone.
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Ingresso allOasi ( di fronte alla chiesa dedicata a SantAlessio) Castello di SantAlessio, sec x - xv. Sala di documentazione fotografica. ExploraNatura sezione biologica Centro per la riproduzione di pappagalli e tucani.Voliere provvisorie per il recupero e lallevamento di uccelli europei Stagno dei serpenti dacqua; giardino delle farfalle selvatiche Marcita: lhabitat, in autunno e inverno, per i piccoli trampolieri selvatici Il fiume: ricostruito, in miniatura, un intero fiume e i suoi abitanti: dai laghetti alpini alla foce. Otto buche consentono di osservare, da altrettante finestre subacquee, la vita dei pesci e delle piante acquatiche. Lappostamento per losservazione ravvicinata del martin pescatore libero e selvatico Stagno dei fenicotteri, cicogne e mignattai, in libert Voliera dei falchi pellegrini Voliera delle paludi: spatole, aironi, mignattai, piccoli trampolieri, anatre Palude per gli uccelli di passo Garzaia: dal 20 marzo ad agosto, la nidificazione di 300 e pi coppie di aironi. Il nido del picchio rosso maggiore Lo stagno dei castori europei La palude per la liberazione dei cavalieri dItalia Il tunnel subacqueo: otto grandi finestre subacquee consentono di osservare, non visti, la vita degli uccelli acquatici, dei pesci, dei castori Visioni nella foresta: un percorso segreto consente di osservare, nellintimit, alcuni degli angoli pi suggestivi del bosco e della garzaia (apertura Marzo 2000) La foresta pluviale. Il percorso inizia fra le chiome di una foresta pluviale sommersa (apertura marzo 2000) e pro-

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segue in un bosco di felci arboree in un ambiente, allaperto, con le piante e gli uccelli della foresta amazzonica Voliera dei tucani e dei formichieri arboricoli Prima serra delle farfalle: quattro specie di farfalle (Caligo, Heliconius charitonius, Attacus atlas) vivono e si riproducono spontaneamente in un ambiente tropicale. Acquario dell Amazzonia, ambiente delle mangrovie. Lhabitat dei galletti di roccia (la radura della foresta amazzonica) Seconda e terza serra delle farfalle e dei colibr. Le pi belle farfalle dei tropici, allevate da noi, vengono settimanalmente inserite in questo ambiente, popolato dai colibr e dai fiori di cui essi e le farfalle si nutrono Voliera dei cavalieri dItalia, dei martin pescatori e dei gruccioni Voliere del recupero uccelli feriti: aquile, falchi, giovani dellanno allevati e in procinto di essere reintrodotti in natura Stagno dei pellicani Serra dei bradipi Zona ristoro: bar, servizi, ristorante (quando sar possibile aprirlo) Zona pic-nic Zona giochi ExploraNatura, sezione meteorologia, creazione e conservazione della natura
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artarughe T
Tutti abbiamo sentito parlare del problema delle tartarughine esotiche che crescono troppo. La gente se ne libera, un po cinicamente, andandole a buttare nel primo canale disponibile. E un gesto irresponsabile perch le tartarughe sopravvivono andando ad occupare la nicchia della Emys orbicularis nostrana. Tutti abbiamo sentito parlare del problema della Emys orbicularis, la sola testuggine dacqua dolce europea, che sempre pi rara e sta addirittura sparendo da certi areali, come per esempio la Pianura Padana. Da due mali, pu nascere per un gran bene. Tutte le tartarughe sono estremamente facili da allevare in cattivit. Addirittura, agendo sulla temperatura di incubazione, si pu determinare il sesso dei nascituri e cos produrre, quando servono, femmine a profusione. Un tempo, prima dellavvento dei trasporti aerei a basso costo, le tartarughe nostrane di terra, da sempre popolari fra i bambini e non solo fra loro, ve30

nivano allevate dai contadini, come piccolo reddito collaterale. Chi scrive, ha avuto la fortuna di frequentare, negli anni 50, una propriet agricola alle porte di Firenze, dove i mezzadri

tenevano alcune dozzine di superbi esemplari riproduttori, in libert nel giardino allitaliana della villa padronale. Quanto vivo e bello il ricordo di formidabili nidiate di tartarughine che, tutte insieme, a settembre, sbucavano dalla terra di un campo da tennis in disuso! E quanto impressionante la memoria delle vecchie serre, il cui pavimento era invisibile da quanto era coperto di tar-

nivano liberati o scappavano (solo chi ha avuto tartarughe conosce la loro incredibile capacit di uscire da ogni genere di recinzione). Quella situazione, trasportata a oggi, costituirebbe un punto di partenza per due importanti azioni di conservazione. Come quasi tutte le tartarughe. la Emys orbicularis relativamente facile da allevare in catLa prima offrirebbe tivit un contributo determinante alla salvezza deltarughe in vari stadi di cresci- la specie in natura. Gli esemplata! E quei mezzadri non dispo- ri, marchiati indelebilmente alla nevano di altre conoscenze fuo- nascita, circolerebbero con un ri dallesperienza ancestrale. certificato che ne indicherebNon sapevano di vitamine, di raggi ultravioletti, di sulfamidici, di coccidiostatici, di temperature di incubazione. Era una situazione ideale sotto ogni punto di vista. Migliaia e migliaia di esemplari in pi, rispetto a quelli selvatici, nascevano ogni anno e ci costituiva, di per s, un valore naturalistico. Se La Emys orbicularis un tempo era molto comune in tutte le acque italiane, salvo quelle non altro perch rendealpine. va inutile e di fatto assente ogni prelievo in natura, senza contare gli esemplari be le zone in cui possono essere che, forse, a un certo punto, ve- detenuti ed eventualmente libe
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rati. In tal modo ogni areale non ospiterebbe mai, neppure in cattivit, soggetti provenienti da areali diversi. Allegato al certificato, lacquirente troverebbe una cartolina da completare e spedire allatto della eventuale liberazione, contenente tutti i dati necessari a compilare le statistiche relative alle immissioni. Tutte le spese sarebbero prepagate con una tassa da versare allatto della richiesta dei certificati.

A rimetterci sarebbero solo i furbacchioni che ottengono o sperano di ottenere, dalla Pubblica Amministrazione, ricche elargizioni, per finanziare, a fondo perduto, operazioni di restocking che naturalmente nessuno poi controllerebbe (come anche attualmente nessuno controlla). Ma questo primo vantaggio diventerebbe forse poca cosa rispetto alleffetto educativo che un simile schema avrebbe sui

Alcuni esemplari di Pseudemiys scripta elegans, la classica tartarughina di acquario che, quando cresce troppo, alcuni padroni irresponsabili imettono nelle acque libere dove si ambienta perfettamente, anche se , per ora, non accertata la riproduzione. Sitratta di un gesto potenzialmente pericoloso per le poche popolazioni residue di testuggini nosrane.
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Un bellesemplare adulto di Emys orbicularis. Il declino della specie inizi nei secoli passati perch la testuggine veniva considerata cibo magro, mangiabile in quaresima e nei venerd. Nel nostro secolo linquinamento agricolo con pesticidi potenti ha determinato la scomparsa della specie da tutti gli areali destinati ad agricoltura industriale

ragazzini che acquisterebbero le testuggini. Essi si sentirebbero fin dallinizio responsabilizzati come possessori di un bene prezioso non solo per loro, ma per la societ tutta. Apprenderebbero, dai fatti e non dalle prediche, limportanza dellequilibrio naturale, del legame fra una precisa popolazione e il suo ambiente di appartenenza. Sarebbero poi orgogliosi e partecipi del loro ruolo di piccoli protagonisti della conservazio-

ne della natura. Si sentirebbero un po padroni della qualit dei luoghi in cui il loro animale stato liberato e ora vive. Ne diventerebbero vigili sentinelle. In altre parole, guadagnerebbero in coscienza ambientale. A scanso di equivoci precisiamo che il programma dellOasi rigorosamente limitato a mettere a punto le tecniche di fattibilit di questo progetto ed individuarne in modo approssimativo i costi. Non ceder mai esemplari a terzi, a nessun titolo.
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La visita al giardino naturalistico di SantAlessio verr nel corso degli anni 2000-2001, completata da una serie di esperimenti interattivi che aiuteranno ad approfondire, divertendosi, alcune leggi e fenomeni della natura. Linsieme degli esperimenti diviso in due parti: La prima dedicata allanalisi approfondita e dettagliata di alcuni fenomeni biologici. Vuole contribuire a spiegare i meccanismi che sono alla base della vita, come la fotosintesi, levoluzione, lo sviluppo dellembrione. La seconda parte invece, spiega la geologia e la meteorologia, attraverso modelli reali e funzionanti, raccontando, in scala apprezzabile nel tempo e nello spazio, le leggi e i fenomeni che hanno creato e continuano a modificare lo scenario che la vita ha poi riempito, dando luogo alla realt complessa e multiforme che noi chiamiamo natura. Mostra infine, come lintervento delluomo possa concorrere a peggiorare, ma anche a migliorare le conseguenze dei fenome34

ni naturali Stiamo costruendo i seguenti esperimenti, suddivisi in questi temi: Le leggi della biologia (botanica e zoologia). Meteorologia. Creazione e utilizzo delle risorse naturali. Formazione della terra e sua difesa. 1) La fotosintesi. una foglia di grandi dimensioni (philodendron sp.), pur viven-

te e attaccata alla sua pianta, racchiusa in una teca di plexiglass. Allinterno, due sensori rispettivamente sensibili allossigeno e anidride carbonica, sono

collegati a un computer. Lo spettatore illumina la foglia ed assiste, sul computer, alla formazione di ossigeno, poi la spegne e costata, invece, la produzione di anidride carbonica. 2) Filtro biologico: acqua inquinata fatta transitare attraverso una vasca in cui vivono piante acquatiche. Azionando un computer lo spettatore pu visualizzare lo stato di inquinamento (nitriti e nitrati, metalli pesanti), prima e dopo il passaggio attraverso le radici delle piante. 3) Fototropismo un cilindro di plexiglass contiene una colonia di artemia salina (gamberetto di circa cm 1). Lo spettatore muove una luce e i gamberetti si dirigono verso di essa. 4) Riproduzione dei pesci vivipari: in un grande acquario una colonia di Lebistes (pesci vivipari del Centroamerica) si riproduce. Ogni giorno circa 5 femmine partoriscono una media di 20-30 avannotti per ciascuna. E pertanto certo che, in un arco di pochi minuti, lo spettatore possa assistere al parto di uno o pi pesci.

5) Riproduzione dei pesci ovipari: in un grande acquario una coppia di Scalari (Pterophillum scalare), parte di una colonia di circa 10 coppie adulte, si riproduce. In ogni momento si pu assistere a una fase della: deposizione, cura delle uova, ventilate e

pulite dai genitori, allevamento dei piccoli.

6) Convergenze evolutive: uguali esigenze ambientali determinano in specie animali separate da 400.000.000 di anni di evoluzione, forme pressoch identiche: un pesce, il Lepidosteus osseus, ha praticamente la stessa forma delle fauci di un coccodrillo, il Gaviale: entrambi si cibano di pesci.
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7) Mimetismo, il Camaleonte: in un grande terrario un ca-

la domanda di provare a scoprirli e contarli. Il primo che indovina il numero esatto riceve un piccolo premio. 10) Fotosintesi II: in alcuni cilindri di plexiglass vivono alcune piante (acquatiche) di Elodea canadensis. Lo spettatore, accendendo una luce retrostante, assiste, quasi istantaneamente, alla formazione di piccole bollicine di ossigeno, sulle foglie. 11) La vita dellembrione sei vaschette contengono altrettanti embrioni di pollo in diversi stadi di sviluppo, viventi. Lo spettattore, attraverso una semplice lente da pochi in-

maleonte pu essere attirato, mediante il cibo e la luce, alle due diverse estremit che sono, rispettivamente, ambientate con piante (verdi) e rocce (grigie). Si assiste al cambiamento di colore dellanimale. 8) Mimetismo linsetto foglia: in un grande terrario vivono alcuni insetti foglia. Si propone alle classi di visitatori la stessa gara di cui al n 9. 9) Mimetismo linsetto stecco: in un grande terrario vive un numero determinato di insetti stecco (Phasmus sp.), completamente simile a rametti. A ogni classe di scolari si pone
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grandimenti, vede gli embrioni in sequenza, con gli organi in diverso grado di sviluppo e il cuore che batte. 12) Convergenze evolutive: le piante carnivore: alcune piante di palude che vivono in ambienti poverissimi di

urna contenente una ventina di mosche della frutta (Drosophila melanogaster). Queste si posano sulle piante, attirate dai loro particolari profumi, e vengono catturate e successivamente digerite dai succhi gastrici delle piante stesse. 13) La genetica: diverse colonie di Drosophila melanogaster presentano ciascuna forme diverse, pur essendo tutte appartenenti alla stessa specie. Ai ragazzi si spiega quali meccanismi determinano lacquisizione e la trasmissione di quali caratteri e poi possono essere invitati a una piccola gara a indovinelli per determinare se hanno afferrato il meccanismo di trasmissione. 14) Adattamento ad ambienti alieni I: la murena un pesce dacqua salata, ma una specie vive nei
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nutrimento, hanno selezionato la capacit di cibarsi di insetti, come gli animali predatori. In un terrario, una colonia di circa un centinaio di esemplari di una dozzina di specie di piante carnivore disposta a creare un paesaggio palustre. Lo spettatore pu azionare una leva che apre una piccola

fiumi della Nuova Guinea, ed ospitata in un grande acquario. 15) Adattamento ad ambienti alieni II. un enorme acquario dedicato alle specie dellAmazzonia ospita fra laltro una colonia di Razze dacqua dolce, le sole conosciute fuori dalle acque marine. 16) A d a t tamento ad ambienti alieni III: tutti conoscono lastice di mare (impropriamente confuso con laragosta) ma pochi sanno che, nelle acque dolci di tutto il mondo, vivono numerosi gamberi dacqua dolce, identici, anche se pi piccoli, allastice di mare. 17) Sviluppo dellembrione II:
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un microscopio collegato a un video consente di osservare lo sviluppo degli embrioni contenuti

nelle uova del pesce tropicale Brachydanio rerio. 18) Gli effetti della chimica sulla natura: confronto fra la barriera corallina (acqua salata) e foreste subacquee (acqua dolce) Utilizzando come confronto lacquario dellexhibit n 15), che riccamente arredato con piante acquatiche, che formano una vera e propria foresta subacquea (acquario olandese), gli si pone accanto un acquario popolato da un gruppo di variopinti coralli e pesci della barriera australiana. Una serie di pannelli luminosi pongono domande (e offrono a richiesta le risposte) per spiegare come la presenza di sale renda possibile una sconfinata vita animale rendendo contemporaneamente

molto difficile la vita delle piante. E come invece lassenza dello stesso sale, nellacqua dolce abbia leffetto esattamente contrario. 21) Formazione del vento e le brezze costiere: due grandi teche di vetro sono affiancate e collegate da una lunga e bassa fessura sulla quale sono collocati dei mulini a vento. Una delle due rappresenta il mare ed ha quindi il fondo

coperto dacqua; laltra che rappresenta la terra realizzata in rocce e piante. Il visitatore accende delle potenti lampade (il sole). La terra si scalda rapidamente, mentre lacqua assorbe il calore. Laria sovrastante la terra, pi calda di quella sopra lacqua, sale e fuoriesce da fessure poste sullalto della teca, aspirando laria sovrastante lacqua e facendo ruotare le pale dei mulini a vento. (Brezza diurna: dal mare verso la terra). Quando il visitatore spegne le luci, il fenomeno si inverte (esperimento completo: circa 50 minuti). 22) Formazione delle nubi e loro trasformazione in pioggia: una grande teca contiene sulla base un paesaggio costituito da una vallata sul cui fondo si trova il letto di un fiume che sbocca in un laghetto contenen39

te acqua. Il visitatore accende una potente lampada che, mediante una lente, scalda lacqua. Il vapore prodotto sale verso lalto dove trova temperatura pi fredda che lo fa condensare e ricadere come pioggia sopra le montagne. Qui lacqua si raccoglie nel letto del fiume che la convoglia nel laghetto, e il fenomeno pu ricominciare. 23) Fulmine e parafulmine: una teca contiene un paesaggio e sul soffitto posto il polo di un condensatore. Quando si aziona limpianto elettrico, il condensatore si carica e, a carica completata, scocca la scintilla verso laltro polo, situato sotto il paesaggio. Il visitatore pu azionare delle leve, ciascuna che alza un diverso elemento del paesaggio (alberi, campanili, parafulmini). Pu cos influenzare la scarica elettrica il fulmine e fargli colpire il bersaglio prescelto. 24) Il tornado: in un exhibit di particolare forma, alla base si produce una nebbia mista a vapore che simula la rapida ascesa verso il cielo della evaporazione che si produce sui mari tropicali. Sul soffit40

to un ventilatore aspira verso il cielo questa nube. Invece di salire in linea retta, questa si dispone a vortice, e il vortice stesso si muove danza o anche si interrompe, a seconda dei movimenti dello spettatore. Formazione della Terra e sua difesa 31) Le pianure un grande plastico rappresenta la Pianura Padana, prima che il Po ne colmasse lavvallamento centrale (sono omessi parte degli affluenti). Dalle vette delle Alpi partono fiumi di acqua, terra e sabbia, che si depositano sul fondo e un po per volta lo riempiono e lo trasformano in pianura. 32) Movimenti tettonici: deriva dei continenti e formazione delle catene montuose Due lastre possono scorrere luna sullaltra. Sono coperte da uno strato di terra, sabbia e ciottoli. Mediante una vite senza fine, il visitatore pu avvicinare o allontanare le due lastre (deriva dei continenti). Si osserva, di conseguenza, il formarsi delle catene montuose e degli avvallamenti marini.

33) Il vento e la formazione delle dune: una grande teca orizzontale, osservabile dallalto, ha sul fondo un letto di sabbia, sotto la quale degli spessori possono essere manovrati dai visitatori. Da una delle due estremit parte una corrente daria che crea le dune. Azionando gli spessori sottostanti si pu modificare il tipo, la forma e la disposizione delle dune stesse. 34) Il vento e la formazione delle onde: un grande anello contiene dellacqua. Un potente ventilatore crea un forte vento che, non incontrando ostacoli, solleva delle onde. Mediante leve, tiranti, cordicelle, si pu ridurre la profondit dellacqua e far s che le onde frangano, inserire delle isole ed osservare i fenomeni che si producono sopra e sottovento alle coste e cos via. 35) Formazione delle valli per erosione un piano inclinato coperto da terra e sassi. Dalla parte pi elevata si pu far scorrere dellacqua. Questa, gradualmente, si scaver un percorso, dando origine a un canyon. Finito lesperimento, si raccoglie la terra finita a valle e si pu ricominciare.

36) Difesa del suolo ad opera dei boschi un lungo piano inclinato diviso in due parti: uno privo di vegetazione, laltro ha piccoli alberi e prato. Una pioggia artificiale pu essere accesa, e si pu vedere quanto pi resistente allerosione sia il terreno alberato di quello spoglio. 37) Linondazione due citt sono poste a valle di due fiumi. Uno corre fra rive di cemento (argini), laltro attraversa paludi, pianure inondabili, laghi. Lacqua scorre tranquilla. Il visitatore, azionando un rubinetto, pu provocare in entrambi i fiumi una piena, che dura quattro minuti. Il villaggio a valle del fiume con gli argini viene inondato di pi e pi rapidamente dellaltro, pur avendo entrambi ricevuto la stessa intensit di piena.

Diamo con piacere atto che lExploranatura una iniziativa messa a disposizione dellOasi dalla Fondazione Arte e Civilt, con il contributo determinante della Regione Lombardia e della Fondazione Cariplo
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Il Castello di SantAlessio
SantAlessio nacque come fortezza. Ledificio originario consisteva in una vasta cinta di mura (quelle che tuttora fungono da pareti esterne), alla quale forse si addossava poco altro che baraccamenti precari in legno e un camminamento di ronda su mensoloni, essi pure in legno, allaltezza dei merli. Al centro sorgeva lalta e possente torre, che, fino al XVII secolo, si presentava esternamente quasi invariata rispetto ad oggi, ma in realt era ben diversa. Al piano terreno, nessuna entrata o finestra. Solo il pertugio, che vi si pu ancora osservare al centro della volta, a sei metri da terra, dal quale ci si poteva calare con una scala a pioli e che probabilmente serviva per accedere al pozzo. Lingresso non era possibile che direttamente dal primo piano, attraverso un portale tuttora visibile a lato di quello attuale. Da questa apertura aggettava una piattaforma in legno, di cui ancora si scorgono gli incastri nel muro. Da qui una sca-

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la a pioli poteva essere rapidamente calata e ritirata. Dunque, se la fortezza cadeva in mano al nemico, i difensori potevano ancora rinchiudersi nella torre. Qui avrebbero potuto resistere a lungo agli assedianti che, invece, avrebbero avuto difficolt a vettovagliarsi in un territorio ovviamente ostile. I pozzi del castello sarebbero stati avvelenati dai difensori, che gi da tempo avevano provveduto a raccogliere o distruggere le messi circostanti. Questa funzione militare delle torri, o rocche, in antico era certamente la pi frequente, se ne addirittura nata la parola arroccarsi che significa

appunto ritirarsi entro una difesa che si spera imprendibile. Ecco quindi spiegata la posizione al centro della corte, ben arretrata rispetto alle altre difese. Purtroppo ben poco si sa sullantica arte difensiva. Basti pensare, per esempio, che i testi di storia dellarchitettura attribuiscono alle torri pi antiche- e in particolare a questa di SantAlessio- funzioni principali di avvistamento. E chiaro che sarebbe stato assurdo, in unepoca certamente non dedita agli sprechi, erigere una simile possente struttura, quando per funzioni di avvistamento ne sarebbe bastata una molto pi agi-

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Federico Zeri ebbe a definire SantAlessio una delizia estense nel XX secolo. Anche se i motivi allorigine della creazione dellOasi intorno al castello, sono stati ben diversi da quelli che guidavano i Signori del Rinascimento, il risultato pu, in qualche modo, richiamare quella che poteva essere una corte castellana nel XVI secolo. Se le ricerche storiche, iconografiche ed archivistiche lo consentiranno, nei prossimi anni ricostruiremo alcuni ambienti simili a quelli che ornavano il parco Visconteo fra il 300 e il 500.

le, magari lignea. Inoltre non bisogna dimenticare che lEuropa del Medioevo era coperta di boschi e che i campi, allora di poche migliaia di metri quadrati, erano circondati da siepi e alberi. In tali condizioni, una torre come quella di SantAlessio, poteva consentire avvistamenti inferiori a quelli effettuabili dai merli della cinta difensiva. La torre di SantAlessio aveva (ed ha ancora) quattro pia44

ni fuori terra di oltre sessanta metri quadri ciascuno e poteva ospitare molte decine di persone per un discreto periodo. I piani intermedi presentano tuttora le antiche pavimentazioni in cocciopesto (malta di calce e coppi tritati), e i solai sono ancora quelli originali, con le mensole scolpite a motivi romanici. Lultimo piano denuncia una sistemazione signorile. Il pavimento era in medoni di cotto. Il

soffitto a cassettoni, ora quasi nata da voler e poter fornire alle completamente scomparso, era guarnigioni periferiche un moelegantemente scolpito. Le do- dello omogeneo da eseguire sendici magnifiche finestre poteva- za voli di fantasia. no superbamente aprirsi, quasi Un altro elemento dintefuori tiro da ogni arma dellepo- resse limpressionante accuraca, sulla campagna circostante. tezza dei particolari costruttivi. Carlo Perogalli, il ben noto Il perimetro esterno non si posa, studioso di architettura milita- come potrebbe apparire logico, re medioevale, ha identificato in su fondazioni in trincea, ma su Europa (com. pers. , 1973) almeno quattro altre fortezze, identiche a SantAlessio,. Una in Estremadura, una ad Aquisgrana, una a Cologna Veneta e lultima vicino a Bologna. In realt non si riflettuto molto alleccezionalit del ritrovamento di strutture praticamente identiche, in unepoca di cos scarsi contatti e di tale individualismo regionale. Basti pensare che, neppure nellambito della monolitica Chiesa Cattolica, si costruivano, ai capi diversi dellEuropa, edifici identici. Sembra logico pertanto suggerire che soltanto allinterno di unesercito potesNellangolo della torre, nidificano ora, dopo se esserci unamminicinquecento anni di assenza dall Pianura Padana, le cicogne. strazione centrale cos organizzata e determi45

mune medioevale o di un piccolissimo feudatario. E chia ro che la mente corre allamministrazione militare del Sacro Romano Impero, in un periodo in cui ancora Un raduno di automobili depoca, sui prati antistanti la facil suo potere ciata principale del castello. si estendeva dalla Spagna, formidabili pilastri di oltre un alle Fiandre, allItalia. Sarebbe metro di lato, distanti fra loro allora la pi corretta, la datatre metri e collegati da archi a zione di SantAlessio al decimo sesto ribassato. E ci per soste- secolo, proposta da Mario Merlo nere un muro spesso appena qua- nel ben noto manuale Castelli, ranta centimetri e alto meno di rocche, caseforti della provincia sei metri. Occore qui ricordare, di Pavia. Altri autori, fra cui lo che fino allavvento delle bocche stesso Perogalli, datano pi da cannone, nel 400, i muri dei prudenzialmente SantAlessio al castelli non avevano motivo di XII secolo. Sono in progetto, essere massicci. Allo stesso comunque, prelievi di campioni di modo, la costruzione della torre laterizio, che verranno sottopo talmente perfetta che anzich sti presso lUniversit di Milano, mille anni, potrebbbe averne allesame quantitativo della termoluminescenza, per deterqualche decina. Sembra di trovarsi di fron- minare definitivamente lepoca di te a un manufatto realizzato in costruzione del castello. Alla fine dellepoca comunabase a un capitolato di costruzione degno dellamministrazione le, SantAlessio apparteneva alla dellantica Roma e non all anar- famiglia pavese, ora estinta, dei chia, e ai mezzi risicati, di un Co- Canepanova, dai quali, per usur46

pazione, passava ai Beccaria. I merli vennero quindi acQuesta famiglia prolifica, cecati: SantAlessio uno dei potente e turbolenta, traeva al- rari castelli lombardi ad aver lora la principale fonte di ric- mantenuto il merlo di tipo quachezza dai pedaggi che impone- drato, di origine romanica, e a va ai viandanti e ai mercanti che non aver mai adottato quello a transitavano, sulla via del mare, coda di rondine , detto ghibellino attraverso i suoi feudi collinari (ghibellino una corruzione del dellOltrep. I Beccaria si tra- cognome Weiblingen, la casata sferirono a SantAlessio, allo originaria degli imperatori scopo di avvicinarsi alla corte Hohenstaufen, e denota la scelviscontea, che risiedeva spesso ta imperiale, contrapposta a nel castello di Pavia o nella reg- quella, detta guelfa, in favore gia estiva del cadella casata dei stello di Settimo. Welfen, che parQuesto era situateggiavano per il to al vertice setpredominio della tentrionale della Chiesa). Le pareti tenuta di caccia delle parti residenche da Pavia giunziali, vennero tutte geva fino alla Ceraffrescate, in partosa e che fu, per te in stile gotico insecoli, una delle ternazionale, e in meraviglie dEuroparte in gusto pa. rinascimentale, Pur mantesempre con motivi nendo il nome teriferiti agli stemmi orico di castello, e alle vicende della Sant Alessio fu famiglia Beccaria. E trasformato dai interessante notare Il castello e il fossato dalBeccaria, dalla che tutte queste langolo ovest. corrusca fortezimprese decorative za che era stata, siano databili entro in villa di caccia. Probabilmente il secolo XV. la famiglia non poteva sfidare i Il castello di SantAlessio potenti Granduchi di Milano con venne bombardato e sub gravi opere di fortificazione proprio danni nel 1525, durante la batdavanti alla loro porta di casa. taglia di Pavia. Perse, per un in47

cendio, la piccola torre dingresso, documentata dai resti di muratura romanica, ancora presenti nei muri interni e da una veduta ad affresco, della met del Cinquecento, visibile nella Galleria delle carte geografiche, al Vaticano. La piccola torre fronteggiava lattuale chiesa parrocchiale ed immetteva nella fortezza tramite un percorso ad angolo retto, mirante ad impedire luso dellariete per abbattere il portone principale (i ponti levatoi furono introdotti nel XII secolo, quando SantAlessio viene definito, in un documento conservato negli archivi pavesi, antiquissimum castrum M. Merlo, op.cit.). Durante i recenti lavori di restauro non sono state trovate tracce di interventi cinquecenteschi: il castello dovette venire abbandonato a usi marginali, fino alla met del Seicento. Il 1651 e il 1662 sono due date che si leggono rispettivamente sotto il ponte della torre e sugli affreschi del salone posto a piano terra del torrione, e che sono i soli documenti noti che consentano di datare una importante ristrutturazione. La torre distrutta fu sostituita con un tratto di edificio abitativo e, attraverso il fossato, venne lanciato un ponte ad arco, tuttora
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in uso. Il primo piano della torre fu collegato al castello dal magnifico ponte in muratura che si pu ammirare nella corte. Il grande vano del piano terreno della torre fu trasformato in salone, aprendo tre grandi finestre e una porta e decorando le volte con affreschi che illustrano il percorso dei pellegrini in viaggio verso Roma. Nel castello vero e proprio, stranamente, quasi tutte le finestre antiche vennero rimaneggiate e spostate, talvolta anche di poco. Il grande salone dellala nordovest, ora sala della musica, venne diviso in tre (ma nei recenti restauri si ripristinata la forma originaria) e dotato di un bel camino in cotto, purtroppo asportato negli anni Sessanta da uno degli ultimi proprietari, prima della vendita. Una scala in pietra venne edificata, a spese del bellissimo scantinato alto medievale (che presto verr adibito a sala proiezioni per ExploraNatura), per accedere, dallangolo ovest, al primo piano e alla sala della musica. I piani superiori della torre vennero dotati di comode scale in muratura, in sostituzione di quelle originali in legno. Questa modifica potrebbe suggerire

che sia iniziata in questo perio- mento Nazionale, fin dal 1911. do la trasformazione della tor- Per fortuna anche demolire dire in granaio, uso cui essa fu poi spendioso e la sentenza capitaadibita fino ai recenti anni Ses- le non fu eseguita. Dal 1973 in santa. progressivo restauro. Nessun Un salone dell ala sudo- contributo pubblico stato mai vest, fu in parte sacrificato per chiesto od offerto per i lavori realizzare un androne, un por- eseguiti e per la manutenzione. tone e un relativo ponte, verso Limportanza del Castello di la campagna, quello che ora con- SantAlessio risiede nel suo teduce dal castello allOasi. stimoniare una forma molto priPoi, lentamente, loblio e la mitiva di castello di pianura e, decadenza. Il sud di Milano, nel soprattutto, nellaver mantenuSettecento, non era popolare to quasi integralmente la come la Brianza, o forse volumetria originale rispetto alla SantAlessio era troppo piccolo quale, dallesterno, la sola diffeper le esigenze di una grande renza consiste nellaccecamento famiglia dellAncien Rgime. dei merli e nellinnalzamento delNellOttocento il castello la parete perimetrale di meno di viene tutto ridotto a granaio, trenta centimetri, oltre che nelscuola, uffici comunali; perfino , laggiunta dei tetti. nellala sudovest, ad ovile. Durante la seconda guerra mondiale, loccupante tedesco terr i muli nel Salone donore (angolo sud). Poi nemmeno quello. Negli anni Quaranta la propriet chiede una licenza di demolizione e la ottiene, Il castello, visto dallOasi. allestrema sinistra si pu a dispetto del vinosservare una finestra sormontata da un arco a tutcolo di notifica che to sesto, in stile romanico, forse lunica apertura presente fino dallorigine. definiva il castello di SantAlessio Monu49

RINGRAZIAMENTI

Ho diretto lOasi dal 1973 al 1997. In questo periodo alcuni amici hanno fatto per lei pi di ci che chiunque si potesse aspettare. Cito qui alcuni di loro, sperando di non averne dimenticati troppi altri: Cesare Acquali, Fabrizio Agustoni, Giancarlo Bergamaschi, Gabriele Caccialanza, Elena Carnaroli, Antonio De Marco, Oliviero Dolci, Cesare Fera, Armando Gariboldi, Roberto Gatti, Egidio Gavazzi, Sergio Frugis, Marco Lambertini, Renato Massa, Roberto Mazzetti, Pompeo Musmarra, Alberto Pasini, Giovanni Peronzini, Lello Piazza, Ivan Torchio, Silvio Trov, Riccardo Vella, , Renato Vitelli Voglio poi ricordare che i miei figli, Lorenza, Matteo, Ludovica e Giulio hanno sempre dato ogni possibile aiuto senza mai far pesare i sacrifici che, per lOasi ho troppo spesso imposto loro. Mia moglie Antonia ha, per amore, dato a questo luogo e a questo sogno, i suoi migliori anni.

H.S.

INDICE pag Introduzione Cos lOasi Istruzioni per luso Giardino delle farfalle Giardino botanico della domesticazione Pianta dellOasi La testuggine e lambiente ExploraNatura Il castello di SantAlessio
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ITINERARI PER LOASI Lungo questi percorsi ogni bivio o deviazione reca le indicazioni gialle e nere per lOasi (attenzione: per le regole sulla viabilit, talvolta queste indicazioni possono essere dislocate fino a 500 metri prima dellincrocio in questione). Da Milano (25 Km). Imboccare via Ripamonti, seguire sempre per Pavia, appena superato Lardirago svoltare a sinistra per SantAlessio Da Pavia (6Km): imboccare via Ferrini e poi sempre dritto fino allindicazione per SantAlessio Dallautostrada Piacenza-Torino (20 Km): uscita Broni, seguire per Pavia fino al bivio per Milano (distributore Esso). Seguire le indicazioni per Milano fino al bivio per Landriano Lardirago. Proseguire per Lardirago fino al bivio per SantAlessio. Dalla tangenziale Ovest di Milano (20 Km): uscita Pavia Val Tidone, seguire le indicazioni per Pavia, appena superato Lardirago svoltare a sinistra per SantAlessio Per chi in visita alla Certosa di Pavia (8 Km): guardando la Certosa, dal piazzale del parcheggio, dirigersi a destra verso Pavia (senza tornare verso il centro cittadino) e poi seguire attentamente le indicazioni per lOasi presenti su tutto il percorso
In copertina: Marzio Tamer; tempera su carta; gennaio 2000: ritratto di una delle upupe nate e allevate a SantAlesio e liberate nella primavera del 1999, che sono restate stabilmente nellOasi. Quello qui ritratto il maschio di una coppia che ha nidificato nel sottotetto del castello e che ha svernato in libert nellOasi. In quarta di copertina: la talurania, uno dei colibr dai colori pi brillanti, ospite delloasi dal 1998, stato il primo esemplare di questa specie riprodotto in cattivit in Olanda dal grande allevatore Jack Roovers, ai cui sistemi lOasi prevalentemente si affida per la gestione di questi meravigliosi uccelli.
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