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PEDAGOGIA DELLA FAMIGLIA

INTRODUZIONE
La pedagogia della famiglia assume come criterio ermeneutico il concetto di famiglia delineato dall’articolo
29 della Costituzione. Si tratta di un sistema relazionale chiamato a confrontarsi sia come forme di
convivenza tra i sessi sia con rinnovate esigenze nel campo della comunicazione interpersonale e
intergenerazionale. Nel costituirsi di una coppia-famiglia, i singoli coniugi sono chiami ad affrontare nuovi
compiti, ad assumere nuovi ruoli e funzioni, ad elaborare nuovi sistemi di significato, privilegiando la
costruzione di un sistema di personalità dialoganti. In Italia, la pedagogia della famiglia costituisce un
settore di ricerca alquanto giovane. La scarsa attenzione dei pedagogisti verso la famiglia è da attribuire
anche alla diffusa esigenze dei ricercatori di dare fondazione al discorso pedagogico. Negli anni 50/60
nacquero 2 tendenze scientifico-culturali tra loro collegate. Da una parte di imposero l’approfondimento
teoretico della pedagogia; dall’altro prevalse l’interesse d’indagine verso uno specifico settore educativo, la
scuola, perché avvertito come ambiente operativo che meglio favoriva il collegamento tra riflessione
pedagogica, processo educativo e proposta didattica. L’attenzione per l’educazione nel suo concreto farsi è
emersa negli anni 90 e ha portato, a livello universitario, all’istituzione del corso di laurea in Scienze
dell’educazione e della formazione. Successivamente si è imposta la necessità di dare consistenza
contenutistica alle varie diramazioni della pedagogia generale portando ad una migliore riflessione sui
contenuti della Pedagogia della famiglia. A tale proposito, viene messo l’accento su 3 questioni di natura
epistemologica:
Rapporto tra Pedagogia della famiglia e Pedagogia generale, tra le due non c’è separazione, entrambe
sono collegate da tratti epistemici che portano alla delineazione di due ambiti di ricerca. Nella Pedagogia
della famiglia gli assunti teoretici e le acquisizioni della Pedagogia generale si specificano e si arricchiscono
in forza della riflessione su problematiche peculiari della vita familiare. Pertanto, la pedagogia della
famiglia, mentre di radica nel discorso della pedagogia generale, i definisce come originale ambito di studio
delimitato da un chiaro oggetto di ricerca.
Rapporto tra ricerca teorica e rilevazione empirica: lo studio delle relazioni educative nel loro verificarsi
si mostra come un prolungamento della teoria dell’educazione nel suo diventare prassi. La ricerca teorica
mira a precisare il senso dell’educare, a circoscrivere lo specifico ambito del discorso pedagogico, a
identificare, per il divenire dell’uomo, finalità congruenti con l’ideale di umanizzazione prescelto. Vengono
elaborati modelli di educazione concernenti l’umano vivere, chiarendo e sostenendo le metodologie da
impiegare nell’azione quotidiana. La rilevazione empirica poggia su mondo dell’esperienza, dal quale
estrapola elementi idonei a confermare le acquisizioni teoriche o a motivare ulteriori approfondimenti
logici e interpretativi. Recentemente p stata posta l’istanza della metodologia della ricerca per lo studio
pedagogico della famiglia. La ricerca pedagogica nell’ambito della famiglia in Italia, ha bisogno di misurarsi
con il dato reale, con la rivelazione empirica, con la quotidianità del procedere educativo familiare.
 Dimensione normativa della riflessione pedagogica, il compito della riflessione pedagogica non è
soltanto descrittivo e interpretativo ma anche normativo, in ragione dell’idoneità alla progettazione
esistenziale che contraddistingue l’uomo. Si muove dal presupposto che al teorico dell’educazione spetti
elaborare itinerari, norme e regole da offrire poi agli educatori, ai quali, spetta il compito di attuare nella
pratica quotidiana le indicazioni ricevute. La ricerca pedagogica ha da offrire agli educatori elementi per la
scelta dell’orientamento da dare al loro progetto educativo. La normativa pedagogica deve quindi
promuovere la responsabilità dell’educatore, la quale si risolve nella sollecitazione dell’educatore a
scegliere da sé, per sé stesso e per i soggetti a lui affidati, regole e modalità di comportamento da assumere
nell’agire quotidiano.
Le novità epistemologiche segnalate hanno lo scopo di sollecitare un cambiamento anche nella valutazione
del sistema domestico come oggetto della ricerca pedagogica. La famiglia è da concepire come realtà viva,
capace di scegliere i modi in forza dei quali educare. La riflessione pedagogica ha il compito di aiutare la
famiglia in questo processo di scelta e a decidere secondo quale prospettiva qualificarsi come luogo di
educazione, che interagisce con le altre istituzioni educative del territorio in cui è situata.
PARTE PRIMA: Contesto sociale e problematiche familiari
LA FAMIGLIA NELLA ODIERNA TEMPERIE SOCIO-CULTURALE
La difficoltà a definire la famiglia odierna deriva da 3 tipi di trasformazioni verificatasi nell’ambito
dell’istituzione:
1) la trasformazione morfogenetica della famiglia: CALO DEI MATRIMONI, in soli 2 anni si registrano circa
30 mila matrimoni in meno, inoltre si registra un incremento di quelli celebrati con rito civile. DIFFUSIONE
DELLE CONVIVENZE PREMATRIMONIALI, cresce l’accettazione sociale della convivenza come modalità di
formazione della famiglia al matrimonio. INCLINAZIONE A COSTRUIRE LA FAMIGLIA AL DI FUORI DEL
VINCOLO MATRIMONIALE, sono sempre più numerose le coppie di fatto con figli. AUMENTO COSTANTE DI
SEPARAZIONI, DIVORZI, SECONDI MATRIMONI, DIFFUSIONE DEI MATRIMONI MISTI.
2) Le trasformazioni relazionali della famiglia: Sino alla metà degli anni 60, dai giovani coniugi lo
spaesamento relazionale suscitato dall’accesso allo stato di paternità/maternità spesso era governato in
virtù di forme di continuità valoriale e comportamentale tra le generazioni, i modelli dei propri genitori
erano rassicuranti. Tra la seconda metà degli anni 60 e la prima metà degli anni 70 rappresentò un
momento di profonda rottura. I nuovi genitori si alimentarono a orientamenti valoriali alternativi a quelli
dei padri. In Italia si verificarono 3 mutamenti nel settore della legislazione sulla famiglia.
1) Nel 1970 si ebbe l’introduzione del divorzio;
2) Nel 1975 fu emanata la riforma del diritto di famiglia, che istituì la completa parità tra i coniugi;
3) Nel 1978 si introdusse la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza.
Il nuovo modello di coniugalità e di genitorialità si presenta come espressione di una profonda cesura con il
passato, animato dalla ricerca di percorsi inusitati che ben poco hanno da spartire con la tradizione. Le
modificazioni verificatesi sembrano aver prodotto molta incertezza, specialmente in campo educativo. Nel
passato il confronto si svolgeva tra generazioni animate dal desiderio di ricercare nuove modalità di
rapporto tra i sessi e tra le generazioni. Oggi la fonte primaria, i mass-media, non si dispone al confronto e
alla correzione, essa impone il proprio verbo.
3) le trasformazioni valoriali della famiglia: i valori che hanno contrassegnato la vita familiare nel passato
oggi sono spesso trascurati. Il valore sui poggia la vita coniugale e familiare, l’amore, ha subito una
trasformazione rispetto 3 aspetti:
 la temporaneità dell’amore coniugale, oggi nell’opinione pubblica prevale l’idea che se il vincolo
coniugale è legittimato soltanto dal sentimento dell’amore, va da sé che, nel momento in cui questo viene
meno o s’intreccia un rapporto d’amore con un altro partner, alla coppia non resta che sciogliersi. Il suo
esistere, pertanto, è subordinato all’evoluzione temporale del sentimento d’amore.
La vita di coppia fra tendenze contrastanti, all’opposto di quanto avveniva prima, oggigiorno poggia in
maniera pressoché esclusiva sulla comunicazione emozionale e sull’intimità, che costituisce il primo
elemento per cominciare un rapporto, così come per continuarlo.
 Apertura all’alterità, nelle nuove coppie l’arrivo di un figlio è spesso avvertito come frutto di scelta
subordinata al concretamento di altri obiettivi, soprattutto professionali e materiali. La presenza del figlio è
una delle tante possibilità che gli individui possono prendere in considerazione nel corso della loro vita
insieme. L’imporsi di una mentalità restrittiva tra i coniugi, spinge questi ad evitare di procreare o a donare
la vita ad un solo figlio; inoltre, il continuo posticipare la maternità/paternità, porta i coniugi a diventare
genitori in età avanzata generando spesso comportamenti di grave iperprotezionismo psicologico e
materiale verso i figli. L’uomo e la donna sono tenuti ad assumere consapevolezza del fatto che anche
l’attuazione del desiderio di donare la vita esige il rispetto dei tempi e dei ritmi che caratterizzano il
dispiegarsi del progetto matrimoniale a familiare elaborato.
4) L’urgenza di una nuova cultura della famiglia: al giorno d’oggi in campo culturale c’è un vero e proprio
rifugio axiologico a vantaggio dell’anomia comportamentale. Gli attuali criteri di esistenza della famiglia
poggiano non più su convinzioni ferme, atte ad orientare le condotte individuali e collettive, bensì su
certezze temporanee. La coppia risulta una realtà che tende a incentrarsi sui partner, sulla loro autonomia
e sui loro diritti presupposti a causa del diffondersi del divorzio e delle famiglie monoparentali. Questo
porta però i coniugi a sottovalutare o a trascurare i suoi doveri educativi, sociali e psicoaffettivi. Con il
protrarsi di questa situazione possono venir meno questi ultimi elementi, i quali sono importanti per la
consistenza socio-culturale dell’istituzione familiare:
interazione simbolico-culturale della famiglia con l’ambiente circostante: quanto più il matrimonio
diventa una questione personale e privata, tanto più si allenta l’influsso su di esso esercitato dal controllo
sociale, in particolare modo dai valori etico-religiosi. In questo contesto va anche collocato il fenomeno
della laicizzazione dei matrimoni, infatti, al giorno d’oggi, molte coppie si sposano con rito religioso solo per
rispetto delle tradizioni familiari e locali. In un futuro prossimo potremmo assistere alla definita chiusura
dei collegamenti simbolico-culturali della famiglia con l’ambiente circostante, riducendo così il contesto
sociale a mero contenitore di bisogni e scelte oggettive.
collegamento diretto tra capacità procreative dell’uomo e formazione dei legami personali: la vita
sessuale degli individui ha contribuito da sempre alla strutturazione e allo sviluppo dei legami familiari, per
questo motivo, non può essere separata dal radicarsi/ evolversi del senso di responsabilità personale e
della coppia. Padre e madre, nel procedere quotidiano del loro legame, acquistano consapevolezza che il
bambino, per poter crescere in modo armonico, necessita non soltanto di essere allevato ma anche di
vivere in una rete di sicuri rapporti umani. In futuro la situazione potrebbe però degenerare, fino a mettere
in crisi lo stesso rapporto tra i sessi al fine della procreazione, con il conseguente sconvolgimento della
dinamica educativa. Ciò potrebbe rappresentare la fine della famiglia come ambito di progettualità
esistenziale e come centro privilegiato di educazione della prole. È importante quindi ricorrere
all’elaborazione/diffusione di una nuova cultura della famiglia, la quale può permettere il superamento
dello spaccato tra famiglia e società attraverso il recupero di orientamenti axiologici. È importante inoltre
pianificare/programmare momenti formativi che aiutino le varie generazioni a valutare l’importanza della
costruzione di un vincolo coniugale/ familiare con il quale interagire in maniera creativa con il sistema
sociale. L’insieme famiglia chiede di essere interpretato come punto di avvio per nuovi legami e come
spazio di proposta e di azione. Nel campo della politica educativa della famiglia sono necessarie iniziative
atte a suscitare il fascino del progetto matrimoniale/ familiare.
LAVORO E FAMIGLIA:UN DIFFICILE EQUILIBRIO
L’odierna organizzazione del mondo del lavoro condiziona in modo forte tanto la nascita quanto il divenire
della famiglia. Il lavoratore è sempre stato visto in riferimento alle sue competenze e capacità, con scarsa
considerazione per il collegamento evidente tra attività lavorativa, attuazione del progetto di vita,
dimensione relazionale dell’esistenza. Da qualche anno gli studiosi hanno cominciato ad esaminare il
lavoro, prendendo in considerazione anche il contesto relazionale primario a cui appartiene il lavoratore: la
famiglia. Il mondo del lavoro influisce in maniera diretta il contesto socio-economico familiare in cui è
inserito il soggetto interessato, così come i nuclei domestici subiscono il condizionamento dell’ambiente
economico in cui gli individui operano, quindi l’eventuale disoccupazione o il possibile licenziamento.
1) Il lavoro nella vita dell’uomo e della famiglia
La riflessione sul nesso tra attività lavorativa e incidenza da essa esercitata sull’assetto relazionale
domestico, serve per cercare di capire quale significato occorre riconoscere al lavoro, in maniera da
articolarlo con il divenire personale, familiare e sociale. Il lavoro è una delle componenti di cui la persona ha
bisogno per realizzare sé stessa, tuttavia occorre evitare il rischio di una sua assolutizzazione. In questa
ottica, portare il valore del lavoro alle sue giuste dimensioni, quindi relativizzarlo, significa fare in modo che
esso non assuma ritmi e modalità di svolgimento inclini a negare l’uomo e la famiglia e che venga
considerato in correlazione con altri valori, primi fra tutti quelli della persona e dello spazio relazionale. Il
lavoro è l’elemento fondamentale per favorirne l’inclusione sociale dell’individuo, tuttavia, non può essere
considerato come unico elemento atto a garantire l’inclusione. Accanto al lavoro è necessario prendere in
considerazione altri fattori. Nella società odierna, il rapporto tra divenire personale, familiare e sociale, è
stato sconvolto dai ritmi di vita dettati dal consumismo e da un’impostazione del lavoro incentrata sulla
produzione. Le trasformazioni che si registrano nel campo dell’organizzazione del lavoro fanno pensare che
queste nuove forme lavorative non siano compatibili con le esigenze familiari, basti pensare alla flessibilità,
quindi il venir meno dell’occupazione stabile e alla frattura tra mondo coniugale/familiare e mondo del
lavoro.
Flessibilità lavorativa e progetto di vita familiare: affermare che il lavoro si connette strettamente con la
nascita della famiglia è cosa ovvia, in quanto, mancando il primo, diventa difficile pensare con
responsabilità alla costruzione di una comunità relazionale. Lo stato di disoccupazione impedisce il progetto
matrimoniale e familiare ma anche la flessibilità lavorativa non agevola le nuove generazioni nella
progettazione esistenziale. In Italia, le forme di precariato hanno favorito la diminuzione della
disoccupazione ma anche la segmentazione progettuale. Con il precariato lavorativo, non solo si è spinti a
ridimensionare le proprie aspirazioni professionali e la disponibilità all’impegno sociale, la sottovalutazione
dell’esperienza lavorativa ma si affievolisce anche il desiderio di elaborare un’immagine di sé nel futuro. Per
rappresentare la condizione esistenziale dei soggetti oggi, è stato enunciato il concetto di vulnerabilità. Con
questa espressione si vuole indicare la condizione di fragilità che viene a segnare alcuni soggetti in seguito
al verificarsi di particolari eventi, come ad esempio la disoccupazione. La condizione di vulnerabilità viene
definita “vulnerabilità relazionale potenziata” se si riferisce a soggetti conviventi accomunati da
un’occupazione precaria. In uno stato di precarietà lavorativa l’accesso alla paternità/maternità viene
rimandato in attesa di tempi migliori; nei casi in cui si giunge ad esso per scelta o per caso, la coppia tende a
dipendere da varie strutture di sostegno, specialmente dipende dall’aiuto materiale offerto dalla famiglia
d’origine. I bambini sono i soggetti che risentono direttamente gli effetti dello stato di precarietà economica
dei genitori. Il vissuto dei genitori in questi casi, è spesso caratterizzato dalla sofferenza per l’impossibilità di
creare attorno ai figli un contesto educativo familiare equilibrato.
La frattura tra vita coniugale/familiare e il mondo del lavoro: si ha l’impressione che i tempi lavorativi
precludano gli spazi non soltanto per la progettualità di vita ma anche per coltivare il rapporto di coppia, i
legami familiari e sociali. La scarsità di tempo a disposizione dei coniugi, aumenta inoltre la loro dipendenza
dalla famiglia d’origine. Di conseguenza insorgono anche difficoltà per la nuova famiglia, come ad esempio
difficoltà nei compiti assistenziali, di cura ed educativi. Ci si trova quindi in una situazione in cui, alle normali
fragilità collegate alla costruzione di una famiglia, si sommano anche quelle suscitate dal lavoro flessibile,
dalla nascita di un figlio, dai tempi e ritmi lavorativi dei genitori. Il divenire spazio-temporale del nucleo
domestico si aggrava a causa dell’organizzazione e del funzionamento del contesto socio-economico-
politico-culturale nel quale il progetto coniugale/familiare prende corpo. Tra le generazioni, si sta
diffondendo anche una mentalità che arreca pregiudizio al progetto familiare come bene esistenziale.
Molto spesso, infatti, la vita matrimoniale/familiare è percepita come limitativa e inconciliabile con i vincoli,
i ritmi e le performance richieste dal mondo del lavoro. Di conseguenza, il “mettere su famiglia”, è visto
come occasione per guadagnare uno spazio di scambio affettivo, mediante il quale compensare le
frustrazioni e i limiti derivanti dal lavoro. Le fragilità delle nuove famiglie vengono attutite dalla rete di
parentela e amicale dei coniugi. Nella maggior parte dei casi, quando entrambi i genitori lavorano, i
bambini vengono affidati ai nonni. Si crea così una rete di sostegno parentale che funge da ammortizzatore
sociale ma non da supporto alle responsabilità educative genitoriali. La fragilità delle nuove coppie/
famiglie derivante dai tempo e dai ritmi lavorativi, può provocare la frattura di legami interni ed esterni. La
soluzione risiede nella capacità di coppia di rinegoziare periodicamente le proprie regole di funzionamento
e le proprie scelte lavorative. La donna-madre è il soggetto che subisce maggiormente le conseguenze
dell’inconciliabilità degli impegni familiari con quelli lavorativi. La vulnerabilità delle nuove famiglie esige
un’attenta valutazione dell’attuale organizzazione del mondo del lavoro e la
pianificazione/programmazione d’interventi politici. Promuovere la riorganizzazione dell’assetto societario,
è l’elemento primario per ridare speranza a coloro i quali versano in uno stato di fragilità e a coloro i quali
sono chiamati a progettare il loro futuro. I processi di conciliazione famiglia-lavoro esigono il
coinvolgimento familiare.
2)le due logiche dominanti
Il conflitto tra famiglia e mondo del lavoro è alimentato dall’inserimento della donna nella attività
produttive. Questa circostanza ha suscitato i problemi della cura e dell’educazione dei figli, degli orari di
lavoro inconciliabili con i tempi e i ritmi della vita familiare, del ricorso a istituzioni esterne alla famiglia per
lo svolgimento di mansioni assistenziali verso i figli. La valutazione del conflitto tra mondo del lavoro e
famiglia, dal punto di vista dello sviluppo sociale, permette di dichiarare che le radici del conflitto affondano
nelle 2 diverse logiche che animano i 2 spazi di vita. Il lavoro, è contraddistinto da una razionalità
strumentale e impersonale, la famiglia privilegia invece argomentazioni difensive rispetto al mondo esterno
centrato sugli affetti e la tutela del privato. La conciliazione non può avvenire privilegiando uno dei due
termini, ma entrambe le sfere devono subire delle modificazione, allo scopo di garantire migliori condizioni
di vita. è necessaria quindi una modificazione culturale che giovi all’instaurarsi di una negoziazione tra
queste due sfere. Sarebbe quindi importante rendere il lavoro relativo, in modo che esso si delinei come
connesso con il divenire esistenziale dell’uomo e non giustificato da esclusivi interessi utilitaristici.
Importante è anche la presenza di un sistema di valori che sostenga la conciliazione famiglia-lavoro, così da
permettere ai soggetti di riorganizzare e riequilibrare i rapporti umani e interistituzionali.
3) Vita famigliare e responsabilità sociale d’impresa
in ogni epoca storica l’impresa ha avuto obblighi e morali nei confronti dei lavoratori. Le aziende devono
dare un ambiente lavorativo che dia più soddisfazione, non semplicemente un’occupazione. Il terreno
comune tra individuo e azienda viene identificato nell’etica, la quale, per la RSI, si traduce nella scelta tra
due alternative: fare propria la logica del profitto oppure assumere la logica della responsabilità umana e
sociale. Emerge quindi la questione del codice etico, ovvero di quei principii guida che l’azienda deve fare
propri. L’etica non pone vincoli o proibizioni ma offre criteri e orientamenti in vista del bene della persona,
nelle sue dimensioni individuali e comunitarie. L’azienda non può porsi in una posizione di indifferenza e
autosufficienza rispetto al contesto ambiente e a chi opera in essa e con essa, di conseguenza, la RSI
suggerisce di avviare una gestione strategica che prevede il prefissarsi l’obiettivo di prestare attenzione alla
società e agli stakeholder, in modo da coordinare gli interessi. Scopo dell’impresa non è semplicemente la
produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che perseguono il
soddisfacimento dei loro bisogni fondamentali. Si fa riferimento alla RSI anche per valutare in modo nuovo
il rapporto famiglia-lavoro. L’accento va posto sull’urgenza di formulare una nuova cultura del lavoro,
attenta alle esigenze della famiglia e idonea a promuovere all’interno delle organizzazioni lavorative un
cambiamento di natura umanistica. La conciliazione famiglia-lavoro deve quindi diventare il criterio
regolato del funzionamento in senso umano dell’azienda.
LE FAMIGLIE MONOGENITORIALI
Con nucleo monogenitoriale intendiamo la famiglia costituita dal/dai figli e da un solo genitore, può essere
scelta in totale autonomia di giudizio oppure subita a causa di separazioni divorzi o vedovanza. Le famiglie
monogenitoriali posso presentarsi secondo un’articolata varietà di casi, tutti riassumibili in 4 macro-
classificazioni: genitore solo perché vedovo, genitore separato o divorziato, genitore eterosessuale single
per scelta, genitore omosessuale single o in coppia che ha avuto un figlio da una precedente unione
coniugale o che ha ricorso a tecniche di fecondazione assistita. Si tratta di una realtà sociale complessa, nei
confronti della quale si rende urgente una riflessione pedagogica. La pedagogia della famiglia occupa un
posto centrale, spetta ad essa chiarire il valore profondo della progettualità educativa e formativa che
anima l’articolazione interna.
1) Famiglia o famiglie?
Le trasformazioni storiche, sociali ed economiche insorte nell’ultima metà del secolo scorso hanno prodotto
cambiamenti nell’istituto familiare e nel ruolo genitoriale, portano a compimento il processo di
privatizzazione dello spazio domestico e di centralità del codice d’amore avviato con il matrimonio. Nella
famiglia moderna il focus dell’unione coniugale inizia a concentrarsi sempre di più sulla relazione
sentimentale tra i componenti del nuovo nucleo familiare. Il legame familiare si avvia a diventare un tipo di
relazione umana che privilegia la componente affettiva e considera di secondaria importanza la relazione
economica e materiale. A tutto ciò si è aggiunto il processo di individualizzazione. La coppia affettiva e
fusionale ha iniziato ad essere sostituita da un legame basato sulla maggiore preservazione
dell’individualità di ciascun componente. Inoltre, si sono ridefiniti tradizionali ruoli maschili e femminili in
relazione alla genitorialità, dando vita ad una contaminazione tra i generi. Questo fa sì che si possa parlare
di famiglia anche in assenza di una coppia, come nel caso di famiglia monogenitoriale. Si può essere genitori
anche al di fuori di una relazione di coppia, mantenendo affetti, obblighi e corresponsabilità nella crescita e
nell’educazione di un figlio. La percezione che si ha oggi della struttura familiare è quella di un nucleo
ristretto, originario da personali legami di affetto e cura, sempre meno aperto verso lo spazio condiviso del
sociale e sempre più ripiegato su sé stesso. Le interpretazioni sul ruolo e sul significato della famiglia
rimandando ad una pluralità di ipotesi frammentarie e parziali. Si sono affermati criteri interpretativi di tipo
storico istituzionale, tesi ad affermare la centralità della famiglia come cellula primaria della società; criteri
funzionalisti orientati a considerare la famiglia come un sistema sociale complesso; criteri neo funzionalisti
e comunicativi propensi a considerare la famiglia come un sistema di scambi comunicativi tra gli attori del
gruppo familiare. Ciò che la riflessione pedagogica è chiamata a fare è un monitoraggio e un’analisi critica
delle ripercussioni che le trasformazioni della famiglia producono sul nucleo familiare, da un punto di vista
sia normativo sia educativo. Gli interrogativi si orientano a cercare risposte per chiarire cosa sia funzionale,
utile ed efficace per permettere ai coniugi di svolgere il suo ruolo educativo. La famiglia, in quanto relazione
fondativa primaria, non può essere definita solo come somma di individui. Essa è un sistema vivente,
complesso, differenziato e a confini variabili, in cui si realizza quell’esperienza vitale che è fondamentale
per la strutturazione dell’individuo come persona, cioè come individuo in relazione, quindi nei rapporti tra i
sessi e le generazioni. all’interno di questo sistema sociale complesso, gli individui costruiscono sé stessi e
le proprie relazioni di affetto e di cure, organizzandosi secondo schemi di autorità e vincoli che riproducono
quelli dell’organizzazione sociale più ampia di cui fanno parte.
2) Morfologia della famiglia monogenitoriale
Le tipologie di famiglia che si possono individuare sono assai numerose. Nella macro-area delle famiglie
nucleari, trova collocazione anche un sottoinsieme di forme familiari oggi definite “nuove”: la famiglia
monogenitoriale, quella unipersonale rappresentata da single, quella lunga costituita da genitori anziani e
figli adulti; quelle ricostituite o ricomposte e infine famiglie di fatto. Nella sua forma ristretta, la famiglia si
presenta come un nucleo di relazioni di cura reciproca in cui compaiono la relazione coniugale e/o relazione
filiale. Ne consegue che il nucleo monogenitoriale non può definirsi famiglia a tutti gli effetti. La riflessione
pedagogica deve seguire differenti tracciati morfologici. Due sembrano gli indicatori da tenere presenti per
tentare una possibile sintesi circa: le ricadute che la presenza di un solo genitore hanno per la costruzione
dell’identità personale dei minori e l’impatto che la monogenitorialità ha sui figli nel momento del loro
ingresso a scuola. I due elementi sono strettamente collegati. La famiglia è anche il luogo di socializzazione
primaria che si pone in dialogo costante con l’ambiente sociale in cui agisce la scuola. Ogni famiglia si
proietta verso l’esterno, negoziando di continuo diritti di autodeterminazione e doveri di partecipazione. In
quanto fatto pubblico e privato, essa è necessariamente aperta sul sociale, poiché impegnata in un compito
educativo globale, insieme alle istituzioni educative formalizzate della società. È importante precisare che,
oggi come in passato, la famiglia monogenitoriale non si compone in origine come tale. La
monogenitorialità non assume mai il carattere d un evento improvviso, ma piuttosto di una condizione
preannunciata, che trova origine in situazioni pregresse che partono spesso da lontano. I sociologi
distinguono tra la famiglia e il gruppo domestico, in cui un bambino può coabitare solo con uno dei due
genitori o con altre figure di adulti non consanguinei. Questo rimanda alla distinzione tra famiglia e coppia,
due realtà relazionali non sovrapponibili. Quando il nucleo famigliare è ristretto ma entrambi i genitori sono
presenti, alcuni studiosi suggeriscono di usare la formula “bifamiglia-bigenitore” che descrive la condizione
di doppia residenza di molti figli di genitori separati.
3) Percorsi educativi e criticità pedagogiche
nonostante la figura genitoriale mancante possa essere assunta da altri adulti preseti nella rete sociale del
genitore, nel caso delle famiglie monogenitoriali il figlio è privo di uno dei due genitori. Il punto di
osservazione è quindi quello della tutela del minore. Se l’educazione cresce nel processo di costruzione del
proprio sé e nella fondazione delle strutture basilari della capacità di scelta, e se è proprio nella famiglia che
il bambino riceve il primo incoraggiamento a muovere in tale direzione, la riflessione pedagogica è
chiamata in causa a misurarsi con nuove complessità. È necessario chiedersi se tutti i tipo di famiglia
possiedono gli strumenti utili per favorire il processo di crescita e di sviluppo dei minori. L’identità
psicologica, insieme a quella somatica e a quella sociale permettono la ristrutturazione della personalità
individuale. Quest’ultima comprende una serie di peculiarità soggettive che all’interno della famiglia
trovano il primo spazio accogliente per manifestarsi e rendersi stabili. Anche il riconoscimento di genere si
elabora nel contesto familiare. L’identità sessuale, come percezione di sé, si affianca al ruolo sessuale, in
quanto portato dalle attribuzioni socio-culturali provenienti dall’esterno e dal costrutto sociale. Le
inclinazioni sociali non si apprendono né si possono insegnare, in quanto sono caratteristiche di personalità
individuali. I figli di genitori omosessuali possono essere soggetti a forme di discriminazione sociale, diretta
o indiretta, a causa dell’orientamento sessuale dei genitori. Viene da chiedersi se la scuola possieda a
tutt’oggi gli strumenti e le competenze adeguate per fornire sostegno e indicazioni a queste nuove realtà
famigliari.
RAPPRESENTAZIONI E LEGAMI NEL DIVORZIO DEI GENITORI
1) Il divorzio non è più quello di una volta
se l’instabilità delle coppie contemporanee non è una manifestazione circoscritta, ma un fenomeno
d’insieme che investe tutte le estrazioni sociali, generazioni e sfere sociali differenti, ciò su cui è importante
soffermare è il suo impatto. Lo psicanalista Lemaire distingue tre periodi successivi nella storia delle
rappresentazioni collettive del divorzio:
nella prima rappresentazione, il divorzio era raro, era legalmente difficile e giuridicamente concepito
come mezzo per fuggire al peggio. Il divorzio rispondeva quindi alla salvaguardia di un ideale di coppia ben
riuscita e felice. In questa concezione viene tutelata l’istituzione del matrimonio, considerata come naturale
fonte di benessere per le persone. Il divorzio, di conseguenza, rappresenta un fallimento psicologico al
quale di lega un vissuto doloroso, segnala inoltre l’incapacità da parte del soggetto di vivere una relazione
coniugale felice e di fondare una famiglia.
la seconda rappresentazione arriva da un periodo successivo in cui il divorzio è reso facilmente
accessibile. Non viene più avvertito come un fallimento personale e nemmeno come colpa del proprio
partner; cessa di essere una sorta di stigma sociale.
Oggi siamo nel terzo periodo, in cui il divorzio non è più solamente banalizzato, ma viene promosso e
ricercato.
I fenomeni della separazione e del divorzio, rinviano comunque ad un’esperienza complessa di natura
sociale, educativa e psicologica, le cui conseguenze non sono lineari. È necessario considerare l’insieme
delle rappresentazioni e di pratiche che emergono a partire dal tentativo di gestire il cambiamento
prodotto dal divorzio o separazione sia a livello sociale sia oggettivo. L’oggetto di attenzione in questa
prospettiva sono le risorse materiali, sociali e culturali.
2) effetti sui figli: uno, nessuno, centomila
Con il progressivo venir meno del modello tradizionale del nucleo domestico, le previsioni circa la qualità
delle strategie di socializzazione e di educazione dei figli non potevano che essere pessimistiche.
Separazione e divorzio rappresentano un’esperienza sociale e complessa. Essa può dare origine a traiettorie
diversificate, provocare ferite e disagio; così come può dare origine ad inedite capacità di far fronte alla crisi
degli equilibri familiari. Negli ultimi anni la ricerca scientifica e la pratica professionale hanno posto
maggiore attenzione allo studio dei vissuti, tra memoria e coscienza, dei figli di genitori separati e maggior
premura nell’individuazione di strategie di accompagnamento orientate al loro sostegno. Wallerstein
segnala il manifestarsi di uno “sleeper effect”, cioè di un effetto dormiente conseguente al divorzio dei
genitori, che si manifesterebbe in una fase successiva a quella dell’adattamento positivo vissuto
nell’infanzia e nella preadolescenza. In questi casi, nei figli che sembravano aver recuperato un equilibrio
emotivo ed organizzativo, durante il passaggio alla fase adulta, possono riaffacciarsi timori ed insicurezze
che ostacolano il progresso evolutivo. Spesso invece si assiste ad una sorta di censura del tema della
sofferenza. Il rischio è quello di non veder riconosciuto il processo di gestione del dolore che deriva da un
evento portatore di cambiamenti.
3) I figli nella rete degli affetti
Il divorzio dei genitori è un evento critico della vita della famiglia, una frattura che crea disorientamento e
sofferenza. Il dolore che si genera nel bambino richiede una presenza adulta in grado di tollerarlo. Con la
separazione e il divorzio si presentano interrogativi, decisioni e problemi ai quali i coniugi devono far fronte
prima, durante e dopo il processo di rottura. Gli adulti sono chiamati a compiere un percorso, si tratta di un
periodo di transizione che impegna le risorse personali, ma nello stesso tempo sollecita le competenze
genitoriali. Il richiamo alla centralità dei bisogni del bambino, rappresenta un importante cambiamento
culturale. Molto importante è la collaborazione tra le figure adulte; fare riferimento alla coparentalità
significa promuovere un concetto in cui le figure adulte sono in rapporto l’una con l’altra nel loro ruolo di
genitori. La coparentalità concerne il sostegno e la coordinazione che i genitori manifestano in maniera di
educazione. Si tratta di un compito interpersonale complesso poiché comporta la capacità di sostenere
l’altro partner nel suo ruolo, di cooperare per rispondere ai bisogni dei bambini e di stabilire e di applicare
regole coerenti e prevedibili. Gli studiosi identificano 3 tipologie di relazioni coparentali che prendono
forma a seguito dell’evento del divorzio:
1) relazione nella quale di rado si presenta il litigio. Tra loro esiste un accordo che regola i diversi ambiti di
vita del figlio.
2) relazione disimpegnata o parallela, è caratterizzata dal disimpegno reciproco dei due genitori che
comunicano con fatica. L’assenza di coordinamento tra gli ambienti domestici rappresenta un rischio.
3) relazione conflittuale, segnata dall’ostilità tra i genitori che avvelena il clima nel quale i figli crescono.
Spesso le esperienze di separazione faticano a raggiungere un buon livello di accordo ed anche negli anni
successivi al divorzio numerosi genitori continuano a dedicare energie al conflitto. Insistere sulla possibilità
e sul compito da parte dei coniugi di preservare la relazione genitoriale, è anche impegno per le reti
primarie e quelle sociali più ampie.
LE FAMIGLIE “D’ALTROVE”
La migrazione implica una riformulazione profonda dell’entità personale e di quella familiare. Di fatto, il
cambiamento di contesto, l’immersione in un nuovo involucro culturale pone in primo piano la questione
dell’identità, delle identificazioni personali e di quelle culturali.
1) La migrazione: un affare di famiglia
La migrazione è una storia circolare di povera gente mossa dal desiderio, è un affare di famiglia, una
decisione che matura attraverso conflitti, ambivalenze, timori e speranza che avvolgono l’intera famiglia
d’origine. La famiglia che affronta la migrazione si avventura in processi di separazione, ricomposizione ed
integrazione. La famiglia migrante si confronta con cambiamenti radicali non solo perché vive la propria
storia tra due mondi ma anche perché i membri della stessa trascorrono il tempo della propria vita separati
gli uni dagli altri. Cambiano così anche gli equilibri e i rapporti tra i generi e le generazioni, ed i legami di
coppia sono messi alla prova. Le relazioni familiari sono più complesse, il conflitto intergenerazionale è più
aspro a causa della molteplicità delle appartenenze dei figli, del rovesciamento dei ruoli, da una distanza tra
genitori e figli non solo generazionale ma anche culturale.
2) Essere coppia ma tra due mondi
Diversi sono i viaggi intrapresi che danno origine sia a cambiamenti nella storia familiare presente e futura
sia a mutamenti della personalità di chi li compie. Il senso del viaggio, diviene accessibile solo nel tempo,
proprio nelle relazioni familiari, in corrispondenza di eventi che segnano il ciclo di vita di ogni famiglia e
implicano una modificazione del proprio posto nella successione delle generazioni. la migrazione espone il
singolo e la coppia all’imprevisto e al cambiamento. Il contesto esterno il modello di famiglia normativo
esercitano pressioni sulla coppia, sollecitata a modificare il proprio progetto familiare sulla base di vincoli
legislativi e burocratici che i migranti sono chiamati a rispettare. Gli equilibri nel rapporto di coppia in
migrazione diventano più fragili anche a causa delle diverse rappresentazioni maschile e femminile con cui
ci si deve confrontare nel Paese d’arrivo. Il primo migrante, si trova in una posizione di maggior potere
sotto l’aspetto sia economico sia culturale e relazionale. Il coniuge ricongiunto si trova a dover vivere una
situazione di transizione e di attesa che rimette in questione la sua identità, la percezione di sé, e il suo
ruolo all’interno della coppia e dell’intera famiglia.
3) Trovare un posto per sé: le seconde generazioni
Il compito dei figli dei migrati è diverso da quello dei genitori. A loro è richiesto di portare a termine il
progetto iniziato dai genitori, di compiere il processo di ascesa sociale, di confrontarsi sul tema dell’identità,
di trovare un posto nella successione delle generazioni familiari. Nel contesto contemporaneo, il compito
dei figli dei migranti è ancora più complesso. L’adulto, nel momento in cui sceglie la migrazione, diviene un
atopos. I figli migranti di prima e seconda generazione costituiscono una realtà complessa che viene
classificata in: generazione 1,25 (ragazzi che migrano in età prescolare dai 0 ai 5 anni); 2° generazione
bambini nati nel paese di immigrazione.
Il migrante vive in una posizione scomoda, si pone al di fuori dei cerchi dell’appartenenza sociale, rompe le
gerarchie stabilite dalle appartenenze specifiche, etniche, statuali, culturali. La migrazione è un’azione
rivoluzionaria iniziata dai genitori e proseguita dai figli.
LA FAMIGLIA ASSENTE: IL CASO DI MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI
L’Italia è interessata da almeno 20 anni dal fenomeno d’immigrazione, ed è divenuta luogo di arrivo di
fanciulli e adolescenti che lasciano i loro Paesi con la speranza di migliorare le loro condizioni di vita. Quelli
che definiamo minori stranieri costituiscono un gruppo eterogeneo in cui sono presenti più tipologie: quelli
nati da cittadini stranieri, colore che hanno fatto in prima persona l’esperienza migratoria, i richiedenti asilo
o rifugiati, quelli accolti temporaneamente. Un ulteriore tipologia è rappresentata da minori che
intraprendono il viaggio migratorio da soli e che si trovano in Italia privi di assistenza e rappresentanza da
parte dei genitori.
1) Le aree di provenienza, le famiglie d’origine e l’effetto spinta all’emigrazione
Quando parliamo di minori non accompagnati facciamo riferimento a nazionalità che nel tempo sono
cambiate, poiché strettamente connesse con l’andamento dei flussi migratori generali. I minori non
accompagnati in Italia, stando ai dati del 2012, sono 7750. Il 90% è di genere maschile e provengono
principalmente da Egitto, Afghanistan, Tunisia, Bangladesh e Marocco, Mali e Costa d’Avorio. Carchedi e
Censi analizzano il rapporto esistente tra minori stranieri non accompagnati e la loro distribuzione sul
territorio nazionale. Dalla loro ricerca emergono 2 questioni:
1) presenza di servizi che rispondono in maniera efficiente alle esigenze dei minori che arrivano.
2) passaparola che si attiva in patria nella fase di pianificazione del viaggio migratorio.
I principali motivi della partenza sono di natura economica, legati alla ricerca di lavoro o di un futuro
migliore. Una parte di minori lascia il proprio Paese in seguito alla stipulazione di un contratto con
organizzazioni criminali, le quali organizzano il viaggio in cambio di denaro. Altri realizzano il viaggio usano
canali irregolari, altri ancora usando i soldi della famiglia comprensiva di parenti. Contemporaneamente
agiscono dei push factors, ovvero fattori di spinta e di allontanamento da condizioni di deprivazione e di
mancanza di opportunità e dei pull factors, ovvero fattori di attrazione verso un nuovo Paese. L’assenza
della famiglia non permette sempre una ricostruzione precisa del percorso migratorio attuato e delle
difficoltà emerse nelle varie fasi. I minori soli che giungono dalle città sembrano più intraprendenti rispetto
a quello provenienti dai villaggi rurali. Le condizioni familiari, la loro collocazione geografica e le
caratteristiche della micro-società influiscono significativamente sul processo migratorio del minore non
accompagnato.
2) Quali alternative alla famiglia assente: accoglienza e integrazione del minore straniero non
accompagnato
Si può asserire che i minori stranieri non accompagnati seguano le stesse traiettorie utilizzate dai flussi
migratori tradizionali e che le loro modalità di viaggio siano le medesime. Una volta entrati in territorio
italiano, l’intercettazione dei minori è uno dei momenti cruciali per l’attivazione di strategie di aiuto. Essa
avviene generalmente ad opera della polizia oppure dei servizi sociali. La prima o pronta accoglienza ha
carattere provvisorio, con una durata massima di 90 giorni. Ai servi sociali spetto il compito di avviare le
procedure di integrazione per il minore, mentre il Comitato per i Minori Stranieri intraprende le ricerche dei
familiari. Nel caso in cui il minore resti in Italia, egli può essere affidato a parenti entro il quarto grado, ai
servizi sociali, ad una famiglia o ad una comunità di minori, per avviare un progetto di intervento ai fini del
suo inserimento socio-educativo. I minori non accompagnati possono usufruire di accoglienza presso
famiglie, sia italiane sia straniere, con l’intento di rafforzare la promozione dell’utilizzo di tale esperienza
come strumento dei percorsi di inserimento sociale. SI tratta di una sperimentazione che ha portato alla
definizione di modalità, sia full time sia part time. La fase di seconda accoglienza punta sull’integrazione dei
minori attraverso i progetti educativi a lungo termine e dura fino al compimento del diciottesimo anno di
età. Questa fase implica un collocamento presso comunità residenziali a lunga permanenza, progetti di
alfabetizzazione, inserimento scolastico o lavorativo, corsi di formazione, attività socio-educative e la
richiesta di un nuovo permesso di soggiorno. Gli educatori accompagnano il ragazzo durante la sua
permanenza e fanno da tramite con la realtà istituzionale. L’inserimento del minore straniero presso le
comunità è la risposta che le istituzioni proposte forniscono nella grande maggioranza dei casi. La
collocazione in comunità è da esse considerata una rilevante opportunità per l’acceso ai diritti e alla
regolarizzazione. Nella vita comunitaria il percorso di tali minori può essere adattato a obiettivi funzionali
alla fase di sviluppo evolutiva e identitaria che stanno attraversando. Gli educatori sono chiamati a svolgere
un compito di guida, di supporto, fornendo al minore sostegno. Riflettendo su quanto e come l’inserimento
comunitario possa riuscire nell’intento di favorire la crescita dei minori, bisogna anche rilevare come tali
strutture si trovino ad avere a che fare con ragazzi che spesso vogliono crescere velocemente o che sono
già cresciuti per via delle molteplici difficoltà e prove affrontate. Un rischio collegato a tale aspetto è quello
dell’infantilizzazione regressiva che cresce proporzionalmente al periodo di permanenza nella struttura
comunitaria.
3)Il bisogno di educare
Il lavoro pedagogico da svolgere con i minori stranieri non accompagnati assume i caratteri dell’incertezza,
derivante dal continuo evolvere delle domande e dei bisogni espressi. La valutazione delle esigenze
educative è un compito complesso, in quanto deve considerare l’età, la diversità culturale, la mancanza
dell’accompagnamento dei genitori, vulnerabilità allo sfruttamento ed alla violenza.
PARTE SECONDA: IL DIVENIRE DELLE FUNZIONI EDUCATIVE FAMILIARI
IL DIVENIRE SISTEMICO DELLA FAMIGLIA FRA TEMPO E SPAZIO EDUCATIVI
Dopo la metà degli anni 60, la pedagogia della famiglia cominciò a meglio delinearsi nel contesto della
ricerca universitario. Tra gli argomenti scientifici, attraverso i quali gli studiosi si sono accostati all’analisi, e
all’interpretazione delle relazioni educative, troviamo la TEORIA GENERALE DEI SISTEMI, formulata da
Bertalannfy sul finire degli anni 70. La TGS cominciò a diffondersi in Italia degli anni 70.
1) La famiglia come sistema di relazioni educative
Nello studio pedagogico della realtà familiare, l’assunzione del paradigma sistemico e dialogale giova a
percepirla come sistema relazionale dinamico progettato, nel quale si attua un continuo processo
d’insegnamento-apprendimento. Il sistema familiare è collegato alla struttura relazionale della persona.
Questa manifesta l’innata tensione ad entrare in rapporto con le 3 sfere dell’esperienza che le permettono
di conseguire equilibrio ed integrazione: mondo delle cose, mondo delle persone e mondo dei valori. Ciò
impone la progettazione di adeguati interventi educativi. Motivata dalla struttura dialogica della persona, la
costruzione della famiglia è frutto di scelta intenzionale e di investimento progettuale. L’uomo è creatura
aperta all’incontro e come tale manifesta la sua natura di soggetto teso allo scambio interumano. La
comunicazione tra l’Io e il Tu è quindi proiettata nello spazio e nel tempo, collocato in una prospettiva di
ampliamento materiale, culturale e axiologico. Con la nascita dei figli, il sistema familiare che ne deriva si
contraddistingue per i differenti piani d’interazione: coniugale, fraterno, parentale. In quanto sistema
relazionale, la famiglia necessita di interagire con l’ambiente circostante, la sua chiusura nei confronti del
mondo esterno si tradurrebbe in asfissia relazionale. Proprio muovendoci dalla famiglia come sistema
relazionale APERTO, sotto l’aspetto pedagogico, possiamo esaminarla prendendo in considerazione 4
dimensioni:
1) dimensione progettuale, manifesta l’idea che, sin dal primo costruirsi del legame di coppia, il futuro ha
un a stretta conferenza con esso e chiede di essere preso in considerazione dai soggetti. La coppia è
sollecitata ad effettuare inedite scelte e a intraprendere percorsi originali. La coppia prende slancio dal
presente storico, si dispone al possibile, alla costruzione di percorsi di vita futura e al miglioramento. La
dimensione progettuale è sostenuta dal tessuto axiologico dei due adulti, dalla loro condivisione di valori e
orientamenti di senso. La dimensione della progettualità aiuta lo sviluppo e la modulazione temporale della
coppia, quindi il suo modo di aprirsi al mondo circostante. Sotto l’aspetto pedagogico, lo sviluppo della
famiglia si radica nel paino esistenziale che fonda la coppia; l’educazione è concepita come fattore che
conferisce originalità, stile ed unicità al divenire domestico, anche nelle costanti di tipo evolutivo e nelle
regolarità che contrassegnano la crescita delle singole personalità.
2) Dimensione evolutiva, quando due persone scelgono d’intraprendere un cammino insieme, si trovano
coinvolte in un sistema comunicativo suscettibile di qualificare in modo originale il loro divenire personale
e coniugale. Sono realtà relazionali che si sviluppano e trasformano nel tempo, raggiungendo sempre nuovi
modo di manifestarsi nello spazio familiare e in altri contesti di vita. La riflessione pedagogica, è più
orientata a considerare la famiglia come organismo vivente, sistema aperto di relazioni educative, teso a
perseguire nel tempo traguardi sempre più complessi. Galli ha contribuito in modo significativo a
prospettare il divenire temporale della famiglia. Egli riflette sul ciclo di vita famigliare e lo descrive come
unità di tempo che si compone di stadi di crescita, ossia di suddivisioni temporali più o meno lunghe
contraddistinte da esperienze peculiare. A ciascuno stadio corrispondono compiti evolutivi, che
interpellano le singole componenti, i coniugi, la famiglia nel complesso. Nel suo processo evolutivo, la
famiglia interagisce con l’ambiente circostante, influendo sui compiti evolutivi e suscitando in essi
modificazioni spaziali e temporali. In tutta la compagnie famigliare si stabilisce una dinamica di scambio tra i
vari piani relazionali. Possiamo notare che il ciclo di vita famigliare è sempre collegato al tema
dell’educazione. Il divenire dell’amore coniugale non avviene in modo spontaneo. In esso non c’è inserziona
casuale di contenuti ed esperienze. Si verifica invece un intreccio di progetti, istanze e contributi inattesi. La
dimensione evolutiva aiuta a percepire la famiglia come un sistema di persone sottoposto a permanenti
cambiamenti, derivanti dalla crescita dei singoli soggetti, dal mutare dei loro bisogni, dal variare dei legami
intra ed extra domestici.
3)Dimensione dinamica, giova a far considerare la famiglia non più come entità fissa e immutabile, ma
come realtà umana e relazionale il cui andamento è contrassegnato da un continuo e vicendevole processo
di insegnamento-apprendimento tra le varie componenti costitutive. Nel sistema famigliare le persone sono
in uno stato di permanente e reciproca interazione, la quale assume via via caratteristiche peculiari. In
campo pedagogico, appare importante utilizzare la definizione di tappa anziché quella di stadio. La tappa è
delineata come realtà distinta che permette di definire altrettante distinte educazioni. La singola tappa si
mostra come momento evolutivo contrassegnato da una dominante genetica. Ogni periodo dello sviluppo è
dominato da particolari attività, intorno alle quali si organizza il complesso del comportamento di un
periodo determinato. Applicata al divenire familiare, la nozione di tappa si mostra fondamentale per
delineare la peculiarità che l’intervento educativo deve assumere e gli obiettivi che esso ha da perseguire.
Le dominanti genetiche servono per qualificare l’attività educativa in riferimento ad una tappa specifica
attraversata dal sistema familiare nel corso della singola tappa di crescita, tutti i membri, in particolare i
coniugi, sono chiamati a compiere scelte, a svolgere compiti e ad agire secondo definite prerogative. Si
tratta di un complesso di elementi che, lungi dall’essere determinati, si appellano alla responsabilità
personale e duale dei coniugi. Spetta ad essi prendere decisioni circa le scelte esistenziali da effettuare.
4) Dimensione integrativa: muove dall’idea di famiglia come sistema di rapporti dinamici e intraprendenti,
in cui ciascuna componente si situa in uno spazio specifico di responsabilità e di competenza. La singola
componente è sollecitata da tutto l’insieme a coltivare una propria collocazione nello spazio relazionale
circostante, prestando attenzione al mutare delle situazioni. Tale processo d’integrazione non è statico ma
evolve nel tempo. Sin dal costituirsi del legame di coppia, l’uomo e la donna avviano un processo di
comunicazione, attraverso il quale definiscono regole, modalità di rapporto e schemi di condotta. Con
l’arrivo di un figlio, essi sono indotti a strutturare un comune alfabeto relazionale per intrecciare legami
armonici e coerenti. Nel nucleo domestico, inteso come sistema di piani relazionali differenti tra loro, si ha
la possibilità pedagogica di esaltare il contributo formativo che i partecipanti ai vari piani comunicativi sono
chiamati a dare. A ciascuna componente è possibile chiedere di assolvere compiti educativi, perciò di
acquisire schemi comportamentali sempre più perfezionati e di perseguire obiettivi di crescita sempre più
articolati. Interviene il principio secondo il quale l’equilibrio personale e familiare non può essere concepito
in termini di standardizzazione. Ogni famiglia può conseguire un proprio livello ottimale e temporaneo di
equilibrio relazionale. Attraverso tale divenire dinamico e integrativo, ciascun piano di rapporto si
differenzia dagli altri e guadagna una propria autostima nello stato d’interdipendenza. Abbiamo a che fare
con il principio dell’autonomia della parte del tutto, in virtù del quale è possibile scrivere ai veri sottosistemi
familiari proprie caratteristiche educative nei diversi livelli di responsabilità conquistati. Il tema
dell’integrazione è affermato anche in riferimento al ruolo della famiglia nel contesto societario, in quanto,
essa come istituzione, va aiutata e avvalorata nello svolgimento dell’azione a vantaggio dei singoli e della
società intera.
2) La famiglia fra tempo e spazio
Il divenire educativo del sistema familiare è vincolato a due coordinate: il tempo e lo spazio.
il divenire temporale della famiglia: dire tempo familiare significa porre l’istanza del progetto,
radicandolo nel presente, alimentandolo attraverso le esperienze del passato, disponendolo a costruire il
futuro. Ogni famiglia, in virtù del suo disporsi spaziale e dei legai intrecciati con il mondo circostante,
comincia a narrare/vivere la propria storia nel tempo. È una narrazione che segue delle determinate regole
comunicative e un copione scientificamente elaborato. Tale copione è quasi sempre orientato da un’idea,
da un progetto di famiglia, che ne risente delle storie e dei copioni narrativi sperimentati dai soggetti
interessati nelle famiglie d’origine. Il presente familiare si alimenta di un tempo passato per potersi aprire
al presente e iniziare a scrivere un tempo futuro. La famiglia è anche chiamata a misurarsi con eventi
imprevisti, che determinano narrazioni differenti da quelle preventivate, sia nel bene che nel male.
il divenire dello spazio relazionale della famiglia: la nozione di tempo familiare si mostra significativa per
gestire anche quella di spazio domestico. Questa dimensione non può essere interpretata in modo
adeguato sena di quella, e viceversa; i tempi della vita familiare esigono un confronto serrato con la
dimensione spaziale. La famiglia può essere intesa come luogo di educazione se è percepita nel suo essere
sistema di relazioni, di intrecci, di scambi proiettati nel tempi e nello spazio. Circoscrivere la rete delle
relazioni familiari per i genitori significa delimitare un ambiente di originalità e creatività, di intimità e
complicità, che alimentano la vita individuale e comune. Lo spazio familiare diventa così sinonimo di
riservatezza. Il sistema familiare, essendo uno spazio relazionale, è chiamato ad aprirsi al contest
circostante; in caso contrario, incorrerebbe nel rischio di portare ad esasperazione le dinamiche interne. La
ricerca di una via d’uscita da un sistema familiare chiuso, può favorire nei soggetti comportamenti
scomposti con conseguente disgregazione emotivo-affettiva di tutto lo spazio familiare. La riflessione
pedagogica può favorire l’orientamento dello spazio familiare ed intessere reti di rapporto con altri spazi,
altri ambienti, altri sistemi di vita. L’interagire dello spazio familiare con altri spazi di convivenza è vincolato
dall’età della vita delle varie componenti.
3) Lo stile della comunicazione educativa
le relazioni che si stabiliscono tra i vari membri della famiglia non si risolvono né in un rigido scambio di
informazioni né in una neutralità axiologica. Esse affondano le loro radici ne tessuto valoriale posto dai
coniugi alla base del loro vivere insieme. I valori prescelti giustificano il divenire dei legami intrecciati,
quindi le modalità attraverso le quali questi ultimi si sviluppano. Possiamo dire che la società coniugale
offre ai figli la possibilità di avviare relazioni interpersonali all’insegna di un privilegiato stile di
comunicazione. Lo stile si forma lentamente, perché non è ammissibile senza l’accumularsi di tradizioni,
cioè di posizioni e di abitudini acquisite. All’opposto chiama in causa la capacità dei vari membri di rilevare i
conflitti, problemi, crisi e di attivare adeguate strategie di risoluzione o di negoziazione mediante il sapiente
uso della mediazione educativa. Nella determinazione dello stile educativo intervengono molteplici fattori
tipici della vita familiare: motivazionali, strutturali, strumentali, materiali, economici, professionali. Essi,
sotto l’aspetto pedagogico, non vano considerati come cause poste e indiscutibili. Intendiamo lo stile
educativo come risultato dinamico del processo di affinamento della funzione educativa parentale, in
riferimento al progetto coniugale e familiare elaborato dai partner.
CONIUGALITA’ E GENITORIALITA’: CATEGORIE PEDAGOGICHE DELLA VITA FAMILIARE
Diversi studiosi hanno posto l’accento sui processi trasformativi che stanno interessando la sfera di vita
personale nei vari Paesi del mondo. Il fenomeno della globalizzazione sembra toccare i settori più intimi
dell’esistenza umana. Sono visibili a tutti le radicali modificazioni cui sono sottoposti i rapporti
interpersonali nell’ambito della famiglia.
1) Coniugalità e genitorialità
La genitorialità è una categoria di recente formulazione. Essa affonda le radici nel processo di
trasformazione che nel corso dell’età moderna ha contrassegnato il mondo occidentale, e in generale, la
vita della famiglia. Al giorno d’oggi, le modificazione in atto nel campo delle differenze tra i generi e tra le
generazioni possono pregiudicare la categoria della genitorialità, quindi la relazione di paternità e
maternità. Stiamo assistendo al radicarsi di una nuova convinzione. Si tratta della separazione della
categoria della coniugalità da quella della genitorialità. L’essere sposi o il vivere un rapporto di coppia più o
meno formalizzato e continuo nel tempo, non implica più la diretta apertura alla vita. Tale scissione, è il
risultato della frattura tra esercizio della sessualità e procreazione. Contemporaneamente a questa
inclinazione, sta comparendo la categoria della genitorialità al di fuori della coniugalità. Nel complesso,
possiamo dire che, se la separazione della coniugalità dalla genitorialità pone l’accento sul tema dell’amore
di coppia privo di apertura alla vita, il prevalere della genitorialità al di fuori della coniugalità alimenta l’idea
di apertura alla vita, negando il valore dell’amore coniugale.
2)La genitorialità dinanzi alle problematicità delle relazioni familiari
I modi di essere genitori oggi sono da legge e interpretare in riferimento a 3 questioni attinenti al sistema
domestico.
1)la prima riguarda la SITUAZIONE D’ISOLAMENTO SOCIALE in cui versa la gran parte delle famiglie. Nel
nostro tempo, si è imposta l’idea secondo al quale la convivenza tra i sessi e tra le generazioni ha valore
soltanto se garantisce lo scambio comunicativo tra i membri. La crisi dei valori tradizionali, ha motivato la
sopravvalutazione degli scambi affettivi interni alla coppia e alla famiglia. La situazione di isolamento sociale
aiuta a spiegare due attuali fenomeni. Il primo è rappresentato dalla coppia come luogo-rifugio, in cui i
soggetti coinvolti usufruiscono di appagamento emotivo-affettivo, compensando le tensioni e le situazioni
problematiche del vivere sociale. Il secondo è dato dall’incapacità della famiglia di essere luogo creativo e di
vita comunitaria. Tutto ciò alimenta situazioni di conflittualità tra i coniugi e tra i genitori e figli,
pregiudicando la possibilità di dialogo coniugale e intergenerazionale.
2) La seconda questione concerne il PROCESSO DI SEMPLIFICZIONE DELLE RELAZIONI FAMILIARI. Secondo i
dati ISTAT, sono in diminuzione le coppie con 2-3 figli, a vantaggio della famiglia con figlio unico. Ciò
significa che il legame di coppia, in molti casi, ha ben poco da spartire con il progetto familiare.
3) LA terza questione attiene al FENOMENO DELLO SNATURAMENTO DEL MODELLO DI VITA FAMILIARE.
Vanno emergendo e radicandosi nuove modalità relazionali tra i sessi. Si tratta di nuclei monoaprentali o
ricostituiti, di coppie di fatto o omosessuali. Le suddette forme di convivenza, mentre sviliscono l’idea
matrimoniale e familiare socialmente riconosciuta, esaltano l’occasionalità e la temporaneità dei legami
affettivi. Se queste tendenze dovessero rafforzarsi, assisteremmo al tramonto della genitorialità come fatto
di coppia. L’uomo e la donna spesso decidono di intraprendere una vita a due perché è da essi intesa come
esperienza atta a soddisfare l’esigenza individuale di felicità: al giorno d’oggi, è carente l’idea della
progettualità e del confronto quotidiano con il TU.
3) Aspetti del disagio coniugale e genitoriale
La vita coniugale e parentale è caratterizzata anche da molteplici difficoltà, le quali sono alimentate
soprattutto da insicurezze axiologiche e fragilità relazionali dei partner. Esse suscitano nei soggetti alti livelli
di sofferenza, arrecando grave pregiudizio alle funzioni educative dei medesimi e quindi alle loro
responsabilità genitoriali.
- la crisi del sistema axiologico tradizionale, che giustificava un certo tipo di dieta familiare contrassegnato
dalla ferma suddivisione dei ruoli e dei compiti parentali, ha innescato l’erosione dei valori domestici. Il
disagio esistenziale ha colpito in maniera primaria il padre e la madre, in riferimento non solo alla loro
genere responsabilità educativa ma anche alla loro funzione genitoriale. Marito e moglie sottostimano
l’indicazione pedagogica di attendere con il partner alla costruzione di un assetto relazionale armonico, atto
a dare al figlio conferme e sicurezza pur nelle diversità dei moduli comunicativi maschili e femminili. Non
danno quindi peso al fatto che, nel rapporto di coppia, il processo di comunicazione interpersonale risulta
proficuo solo se si svolge nella prospettiva della cooperazione, dello scambio, dell’esaltazione dell’altrui
realtà personale.
-il disagio dei genitori è dovuto anche al fatto che nel corso del 20° secolo sono accaduti sconvolgimenti
radicali nella vita degli uomini e dei sistemi sociali. Da essi sono derivati alcuni fraintendimenti socio-
culturali circa il legame di coppia, a loro volta collegato al diffondersi dell’idea riguardante l’assoluta parità
tra uomo e donna. La parità tra i sessi nello spazio domestico spesso è causa di conflitti tra i coniugi. In
campo educativo, spesso la parità dei ruoli è identificata con la parità delle funzioni, aprendo il varco a una
serie di fraintendimenti relazionali che si ripercuotono sui figli.
-nella coppia odierna l’esigenza di uguaglianza tra uomo e donna spesso si traduce in svilimento/negazione
delle differenze sessuali, biologicamente date, e di gender, socio-culturalmente suscitate.
Complementarietà e simmetria tra i sessi non giovano all’organizzazione di un legame di coppia da vivere
all’insegna della reciprocità, ma diventano fonte di conflittualità permanente. Il disagio coniugale e
genitoriale, poggia su un elemento comune: la difficoltà a comunicare con il diverso, con l’altro sé.
4) Per una pedagogia della genitorialità
La genitorialità è una categoria ontologica posta alla radice dell’essere umano. È da intendersi come
modulazione nel tempo e nello spazio dei rapporti intergenerazionali, non soltanto a causa dell’esistenza
giuridica di diritti e doveri tra genitori e figli ma in virtù delle dimensioni dell’amore e della progettualità.
Identità personale e genitorialità: la genitorialità non può essere confusa con la generatività, ossia con la
capacità procreativa dell’individuo. Gli elementi biologici maschili e femminili, hanno una forte incidenza
circa la determinazione delle differenti personalità sessuate, la percezione e interpretazione della realtà
circostante da parte del maschio e della femmina, il loro modo originale di comunicare con il mondo delle
cose, delle persone e dei significati. Sulla componente disio-ambientale influiscono poi le sollecitazioni
ambientali. Tra gli influssi ambientali spiccano quelli educativi, offerti in maniera intenzionale e che
concorrono alla determinazione dell’identità sessuale e del ruolo sessuale del soggetto in via di sviluppo. La
prima, matura in virtù dei messaggi ricevuti sin dai primi anni di vita. il secondo, implica l’assunzione di
particolari comportamenti maschili o femminili in un contesto ambiente. L’identità di genere si presenta
come sintesi dell’identità sessuale e del ruolo sessuale. Sull’identità di genere poggia la genitorialità, nella
quale è rintracciabile tanto il peso dei fattori biologici quando quello degli influssi provenienti dal contesto
socio-politico-economico-culturale. C’è una dimensione sociale della genitorialità che affonda le radici nel
complesso di tradizioni, usi e costumi.
Coniugalità e genitorialità: Coniugalità e genitorialità chiedono di essere riesaminate anche in riferimento
ai cambiamenti che nel campo delle relazioni tra i sessi e tra le generazioni, nella famiglia e nelle altre
istituzioni sociali. Sotto l’aspetto pedagogico va ribadito che la genitorialità è contenuta nella categoria della
coniugalità, della quale risulta essere l’ampliamento progettuale e relazionale. La genitorialità scaturisce dal
progetto di coppia che si apre all’accoglienza e al divenire dell’incognita umana. Pertanto, appartengono
alla coniugalità due istanze: la tensione a realizzare l’unità d’amore nella diversità delle rispettive
caratteristiche di genere e il disporsi al dono e all’accoglienza del Tu, del diverso, dell’altro, secondo un
processo di confronto continuo. Ne consegue che le differenze di genere si mostrano come aspetti
attraverso i quali qualificare pedagogicamente il farsi stesso della genitorialità. Il rapporto tra padre, madre,
figlio esemplificano il modo attraverso cui i valori della differenza di genere e di generazioni diventano
parte della storia dell’uomo. Nel procedere dei legami educativi, tutti i termini interagenti raggiungono un
livello sempre più elevato di identità personale e una forma sempre più articolata di rapporto
intergenerazionale. In entrambi i casi gli obiettivi a cui si mira sono quelli della progettualità,
dell’intenzionalità e della responsabilità. Questi valori oggi sono in crisi, si svilisce l’apertura alla vita, viene
esasperata la connessione tra amore ed esercizio della sessualità al di fuori di ogni progetto di apertura
relazionale, si frantuma l’unità dell’esperienza coniugale; tutto ciò sotto il segno della precarietà del vincolo
coniugale e genitoriale. La categoria della genitorialità postula la durata nel tempo del legame intrecciato
tra uomo e donna, tra genitori e figli. Il progetto, il gettare sé stessi in avanti, postula un orizzonte di durata.
La continuità temporale esige la istituzionalizzazione del legame, con la quale si verifica il passaggio dalla
privatizzazione del rapporto d’amore alla pubblicizzazione del medesimo. Nella direzione tracciata si
comprende meglio la distinzione tra fertilità e fecondità della coppia. La prima è vincolata alla componente
biologica; la seconda è espressione della ricchezza dell’amore coniugale. La fecondità affonda le radici nella
capacità dell’uomo e della donna di donarsi reciprocamente, di aprirsi insieme al dono di sé e di accogliere
il dono ad essi donato. La dimensione del dono coniugale è la manifestazione dell’amore di coppia. In caso
contrario, il dono è centrato saltato sul proprio desiderio egoistico di donare per sé stessi.
5) Genitorialità e cura educativa
La categoria della genitorialità, sotto l’aspetto pedagogico, è contraddistinta dalla cura del figlio, che si
specifica al maschile e femminile conformemente al modulo comunicativo assunto. I modi della cura non
sono esclusivi di un sesso soltanto; essi si identificano con il procedere del discorso pedagogico, che ne
specifica due direzioni principiali: l’educazione come cura e l’educazione ad aver cura. La prima direzione
riguarda il senso dell’agire formativo, quindi il “verso dove” prestare attenzione; la seconda riguarda il
modo di essere, da promuovere nell’educando, perciò il “che cosa” aiutarlo a diventare. L’una e l’altra
direzione, non sono esclusive di un solo genitore; ciò che va sottolineato sono le differenti modulazioni
della relazione di cura, conformemente alle differenze di genere dei coniugi.
6) La sintassi genitoriale
Al giorno d’oggi, le forme di linguaggio genitoriale utilizzate in passato, hanno subito un forte
ridimensionamento a causa delle modificazioni strutturali, economiche, valoriali intervenute nell’assetto
sociale. È importante prestare attenzione alla necessità che nel campo dell’educazione familiare si proceda
alla definizione pedagogica di un nuovo linguaggio genitoriale. Quasi tutti gli studi di pedagogia della
famiglia esaltano il rapporto di comunicazione tra i coniugi e tra genitori e figli come il perno intorno al
quale ruotano le possibilità di esiti felici. Il sociologo intravede il corretto andamento del legame di
comunicazione nel suo adeguarsi ai valori della democrazia: parità dei sessi, rispetto per l’altro, fiducia
reciproca. La necessità pedagogia d’intervenire con adeguate proposte pedagogiche di perfezionamento
comunicativo scaturisce da diverse circostanze: i coniugi tendono a ricreare modalità di rapporto uguali a
quelle che hanno visto manifestare dai rispettivi genitori; i coniugi tendono a far valere determinati
stereotipi culturali connessi con identità di genere; i coniugi inclinano a definire individualmente la propria
posizione nel sistema relazionale di coppia. Occorre capire che la conquista della coniugalità come chiave
d’accesso alla genitorialità esige tempo, attenzione e disponibilità. Gli studi sottostimano il processo di
acquisizione di nuove modalità comunicative a cui la coppia è chiamata. Spesso l’uomo e la donna non sono
preparati ad affrontare le difficoltà insorgenti e l’unico riferimento possibile diventano i rispettivi modelli
parentali. La coppia, nel suo divenire, deve definire regole, criteri di condotta, obiettivi, priorità materiali e
valori orientativi. Tutto ciò in riferimento alle variazioni subite dal sistema coniugale/familiare costituito,
alle crisi da esso attraversate, al ciclo evolutivo da esso percorso. I coniugi devono imparare a comunicare
come uomo e donna, avvalendosi di un complesso di regole che loro stessi sono tenuti a identificare e a
scegliere. Con la nascita di un figlio, l’uomo e la donne intraprendono un cammino di reciproco
apprendimento per delineare le loro funzioni educative. Essi avviano un processo di confronto circa le
modalità comunicative da assumere nei confronti del figlio, sulla base di valori condivisi.
L’APPRENDIMENTO DELLA FUNZIONE EDUCATIVA PATERNA E MATERNA
1)Individualismo e tendenze procreative
L’osservazione del campo socio-culturale sollecita a rilevare che, oggigiorno, prevale l’inclinazione ad
esaltare la soggettività a scapito della relazionalità. La crisi axiologica ha provocato un forte indebolimento
dei legami coniugali, familiari e sociali. La scena socio-politico-economico-culturale è dominata
dall’individuo sospinto a riferire le proprie scelte, decisioni, impegni, responsabilità soltanto al
conseguimento del proprio soddisfacimento. Nelle coppie di oggi è palese il rifiuto di impegno sociali,
perciò la negazione della responsabilità personale e duale a coltivare il legame intrecciato sotto il segno dei
reciproci diritti e doveri. L’accento è messo sulla decisione delle due persone di vivere insieme e sulle
soddisfazioni personali attese. La coppia odierna di contraddistingue per l’indifferenza verso il mondo
circostante; è un sistema relazionale che scambia poco o nulla con l’esterno. A questo andamento hanno
influito 2 fattori: lo svilimento/limitazione culturale delle funzioni coniugali pubbliche e il dissolversi del
tessuto axiologico. La coppia tende a valutare l’ambiente esterno come semplice risorse per il
soddisfacimento dei bisogni individuali. Tra le conseguenze derivanti, è necessario denunciare la tendenza
di molte persone ad intendere il rapporto di coppi al pari di un semplice luogo-rifugio. In secondo luogo, va
richiamato che la condizione di autocentrazione in cui versa la coppia, impedisce alla stessa di concorrere
alla strutturazione di sé stessa e della famiglia come luogo di vita comunitaria. Domina un diffuso
sperimentalismo comportamentale, che si ripercuote sull’andamento dei legami quotidiani primari. Il
rapporto tra uomo e donna è intrecciato all’insegna del “finchè dura”, contro il tema della continuità nl
tempo. Il vincolo d’amore è vissuto come tensione soggettiva a ricercare nell’altro la fonte di gratificazioni
emotivo-affettive.
2) ricerca scientifica e figure parentali
Le analisi socio-psico-pedagogiche, hanno prediletto la figura materna a quella paterna. Ciò ha comportato
la frammentazione dei ruoli parentali, insieme all’istituzionalizzazione di un tipo di conflittualità
intergenerazionale, avente come dato esclusivo la sfera sessuale. Negli ultimi decenni vari ricercatori hanno
riconsiderato l’importa della funzione educativa del padre nella crescita del figlio. Essi hanno cominciato ad
elaborare una concezione multidimensionale del genitore, secondo la quale egli è capace d’intrecciare
rapporti interpersonali fruttuosi per il divenire sano e armonico della prole. La relazione del figlio con il
padre va ben oltre i processi d’identificazione e di tipizzazione sessuale del minore. Interessa tutta la
personalità del soggetto in età evolutiva: dall’adattamento personale a quello sociale, dallo sviluppo
cognitivo a quello morale.
3) L’apprendimento delle funzioni educative parentali
Il primo elemento su cui insistere riguarda l’apprendimento della funzione paterna e materna; padre e
madre non si nasce ma si diventa. L’accesso alla paternità e alla maternità postula un processo di
apprendimento lungo tutto il corso della vita. Si tratta di imparare a comunicare con il diverso da sé. Il
processo di apprendimento alla paternità e alla maternità, trova nel legame di coppia il momento
privilegiato di affinamento e precisazione. La genitorialità comincia a strutturarsi nell’ambito della
coniugalità, in virtù sia del legame di reciprocità intrecciato dai partner, sia del reciproco avvallamento delle
differenze soggettive. Spetta all’uomo e alla donna capire che la conquista del valore personale si correla al
riconoscimento del valore dell’altro, secondo un ritmo di auto e etero educazione. Su tale premessa viene
quindi a essere costruito il rapporto educativo dei singoli e della coppia nel suo insieme con il figlio. Occorre
sottolineare il valore formativo delle peculiarità paterne e materne considerate nello scambio di
reciprocità. L’uomo e la donna sono chiamati a confrontarsi per chiarire la disposizione individuale e
comune circa la scelta di avere un figlio. Si impongono precisi valori, fra tutti spiccano quelli del dono,
dell’apertura all’altro da sé, dell’accettazione del tu. Se vissuto sotto il segno della responsabilità, l’evento
della nascita, motiva processi di profondo cambiamento personale e duale. Il passaggio dal legame diadico
a quello triadico, è uno snodo che segna l’accesso alla storia della famiglia, all’identità genitoriale, alla
responsabilità di educatori aventi doveri verso sé stessi, verso il partner, verso la vita donata. La diversità
iniziale tra mascolinità e femminilità può essere intravista nella diversa modulazione, sessualmente
determinata, della comune radice antropologica della razionalità. La relazionalità materna privilegiata
soprattutto la componente comunicativa non verbale, nella quale la dimensione della corporeità, del
contatto visivo-tattile-empatico, dell’accoglienza emotivo-affettiva occupa un posto privilegiato. La
relazionalità paterna sembra privilegiare soprattutto la componente comunicativa verbale, nella quale il
contatto esplorativo/osservativo sopravanza il coinvolgimento corporeo ed emotivo. L’intervento educativo
risulta indispensabile per favorire la maturazione e la corretta manifestazione dell’identità maschile e
femminile attraverso precisi percorsi di apprendimento. Uomini e donne sono tenuti ad avvalorarsi
vicendevolmente e ad assumere consapevolezza delle proprie specificità.
1)desiderio di avere un figlio prende forme gradualmente. Le difficoltà nell’attuazione del desiderio di un
figlio mettono a cura prova la coppia che si sente pronta a crescere nella dimensione della parentalità. La
mancanza di valori spesso è fonte di rimproveri reciproci, di fratture emotivo-affettive. All’opposto, la
possibilità di fare riferimento a un certo sistema di valori condiviso aiuta la coppia a dare senso al desiderio
frustrato e a ri-orientarlo. Il desiderio di avere un figlio è stato descritto come urgenza di incarnare l’amore,
ovvero come il desiderio di vedere l’amore farsi carne.
2) L’attesa è un periodo nel corso del quale i sentimenti e le sensazioni s’intensificano e il tessuto valoriale
dei coniugi assume un posto di rilievo. Nel tempo dell’attesa matura il senso della paternità e della
maternità: il figlio desiderato e annunciato sollecita l’uomo e la donna a pensare al loro modo di
accoglierlo, accudirlo, educarlo. Nel periodo dell’attesa si delineano ulteriori differenze tra l’uomo-padre e
la donna-madre. Per il primo l’attesa è fatta di attenzione razionale per quanto avviene e sta per accadere.
Per la seconda, l’attesa è contraddistinta da sensazioni fisiche ed emotivo-affettive, alle quali seguono delle
razionali.
3)La presenza del figlio si traduce nell’incontro dei genitori con il Tu sconosciuto, cosa che può provocare
senso di smarrimento ma allo stesso tempo anche meraviglia. I valori dell’autorità, dell’amore, della cura,
del sostegno, diventano elementi quotidiani con i quali misurarsi e che esigono il riferimento a valori morali
e religiosi assunti dai coniugi. Nel processo di apprendimento della funzione paterna e materna, acquista
importanza la dinamica educativa della coppia. Il padre, attraverso il legame coniugale, precisa la propria
funzione educativa in termini di rappresentate della categoria della cura dell’alterità. È doverosa la
consapevolezza da parte dei coniugi circa l’esigenza della loro individuale e comune attenzione verso il
dinamismo formativo da entrambi attivato.
4) Il divenire della paternità e della maternità
Il rapporto di coniugalità è fondamentale per il divenire dell’uomo-padre e della donna-madre. Sotto
l’aspetto pedagogico, il passaggio da “noi coniugale” a “noi familiare” è il divenire dell’amore nel tempo e
nello spazio mediante un processo di permanente differenziazione, avvallamento, integrazione delle
diversità. Il divenire della genitorialità non è casuale: esso poggia sul progetto di coppia e familiare
elaborato dai coniugi, quindi sul tema della responsabilità personale e duale. Si delinea una realtà familiare
nella quale la staticità relazionale si apre al dinamismo, la rigidità dei ruoli cede il posto
all’intercambiabilità. Il figlio si delinea come oggetto d’amore, capace di concorrere alla determinazione
dell’evolversi nel tempo e nello spazio dell’identità paterna e materna. I coniugi sono chiamati ad assumere
consapevolezza di ciò disponendosi al cambiamento; devono perciò intraprendere un cammino che sia
orientamento da una concezione antropologica. Il processo di apprendimento alla genitorialità, è da
concepire in riferimenti alla peculiarità del rapporto comunicativo fra uomo e donna, alla specificità del loro
rapporto di coppia. Ne deriva che marito e moglie sono i veri protagonisti della definizione del loro essere
genitori: spetta ad entrambi trovare regole comuni di comunicazione e farle evolvere nel tempo e nello
spazio. In questo modo, la capacità educativa del padre e della madre trova la sua prima radice nell’unicità
della situazione educativa coniugale e familiare, quindi nella competenza pedagogia dei genitori di sapersi
orientare tra le molteplici proposte e suggestioni educative. I genitori sono da riconoscere come soggetti
competenti, capaci di svolgere una funzione insostituibile per i loro figli. Essi non necessitano di formule già
pronte circa il modo di essere genitori, ma del riconoscimento delle loro risorse e del costante confronto
con altri genitori. L’educazione familiare mostra d’essere non un elemento di conservazione e di statica
trasmissione dei contenuti, ma espressione della vivacità interpretativa dei coniugi nel loro vivere
quotidiano.
5) La dimensione dialogica della paternità
Sotto l’aspetto pedagogico è importante rilevare la disponibilità del padre a modificare, con il trascorrere
del tempo, i propri schemi comunicativi. Per l’esercizio della funzione educativa, è necessario che il padre
conferisca una tonalità particolare alle regole che governano l’andamento coniugale e familiare ed elabori
un modello di relazione interpersonale. Per il padre non si tratta di uniformarsi a un ruolo sociale
assegnatogli: è chiamato a fare appello alla propria disponibilità a crescere nel tempo come padre,
modulando gradualmente la sua funzione in conformità ai nuovi bisogni educativi manifestati dai figli in
particolare dalla famiglia nel complesso. È possibile dire che la funzione educativa del padre, se da una
parte deve corrispondere ai bisogni educativi quotidiani, dall’altra esige di radicarsi in chiari orientamenti di
valore.
6) Accordi di coppia e circolarità dell’educazione
Il progetto educativo familiare è singolare. Con tale processo di mira a perseguire traguardi di sviluppo
personali e comunitari, i quali hanno da corrispondere alle mutevoli capacità di
comprensione/modificazione dei singoli soggetti e di tutto l’insieme costituito. La riflessione sulle funzioni
educative parentali non può essere limitata all’osservazione di quanto accade in una certa famiglia. È
indispensabile muovere dagli accordi di coppia che motivano la suddivisione di compiti, incombenze, azioni,
sia all’interno del rapporto coniugale sia nell’andamento dei legami parentali, sia nel modularsi delle
relazioni tra genitori e figli. Le persone che partecipano alla vita domestica sono identificate nella loro
funzione educativa, la quale va oltre le attribuzioni sociali di ruolo. Padre e madre si diventa non
semplicemente per via dello status sociale conseguito e dei diritti e doveri ad essi assegnati dalla società.
L’uomo e la donna conquistano tale posizione pedagogico-educativa attraverso i rapporti di reciprocità, di
feedback educativi intrecciati tra loro. La conseguenza immediata sta nel fatto che nel campo della ricerca
pedagogica l’attenzione non è più rivolta esclusivamente alla funzione educativa della madre, ma con
riferimenti alla diade intesa come insieme, i cui elementi costitutivi sono chiamati a cooperare per il buon
esito dell’unione stabilita e per l’affidamento delle rispettive competenze educative. In campo pedagogico
si avverte la necessità di dare risalto anche all’incidenza della prole nella maturazione degli adulti come
genitori e nella conquista di un certo stile comunicativo domestico. Alla luce della prospettiva sistemico-
relazionale, si può parlare di una funzione educativa dei figli, i quali, anche se in maniera non intenzionale,
intervengono nel costante processo formativo dei coniugi alla paternità e alla maternità. Il feedback da essi
attivato permette ai genitori di confermare i propri schemi d’intervento o di avviare un processo di
revisione dei medesimi. L’argomento giova alla delineazione di un modello circolare di educazione, che
facilita l’avvallamento dell’incessante impegno di auto formazione di ciascuna componente costitutiva
dell’insieme domestico. Tra i genitori e figli si stabilisce una relazione collaborativa, un apprendimento
reciproco tra le relazioni e nelle relazioni; il modo che l’intervento educativo risulta circolare e integrativo.
7) Dai ruoli alle funzioni educative
Da alcuni pedagogisti la famiglia è stata intesta come un’entità psico-sociologica statica, nella quale i ruoli
educativi dei genitori si esauriscono nell’assolvimento dei diritti e doveri socialmente assegnati ai soggetti
interessati. Le molteplici modificazioni sociali, hanno messo in crisi il tradizionale status dei genitori,
rendevano vaghi i loro ruoli educativi.
alla seconda metà degli anni 70, i ricercatori hanno trasferito istanze socio-culturali nel campo
dell’educazione familiare, le quali hanno alimentato il lento processo di svilimento dei rapporti
intergenerazionali. Gli adulti sono sollecitati a riformulare le loro modalità d’intervento verso i minori. Il
discorso pedagogico è tenuto a vagliare in maniera differente rispetto all’impostazione tradizionale, le
modalità attraverso cui si mostra la comunicazione educativa domestica.
RELAZIONI FAMILIARI E VITA EMOTIVA
La vita emotiva incide sulla costruzione identitaria, sui processi di socializzazione, sulle relazioni
interpersonali, sulla formazione del senso morale, sulla dinamiche decisionali, sulle esperienze del
conoscere e dell’apprendere. Una mancata o scorretta educazione emotiva, può provocare danni al
divenire umano: squilibrio emotivo-sentimentale, frustrazioni, malessere interiore, complessi, ansie,
attaccamenti morbosi. Un’autentica formazione affettiva finisce con l’identificarsi in un’impresa finalizzata a
rendere la persona autrice di emozioni positive e di sentimenti buoni, ad aiutarla a vivere in maniera
intensa la propria vita emozionale, perseguendo e apprezzando gli stati d’animo felicitanti.
1) Inadempienze e incompetenze familiari
La famiglia può essere un ambiente dove la dignità e il valore della persona sono destinatari di atti di
violenza. Ci sono diversi contesti familiari: anaffettività, confusione emotiva, senso di sfiducia in se stessi e
negli altri; a causa di condotte adulte disapprovanti. Il figlio può andare in contro a processi disgregativi
alienanti che non lo aiutano a raggiungere un sentimento identitario. I genitori influiscono sulla formazione
affettiva del figlio.
2) Il contesto familiare: luogo di apprendimenti affettivi
LA vita affettiva infantile costituisce la radice profonda della vita affettiva dell’adulto. La maturazione
affettiva del figlio dipende da quello che gli adulti fanno e sono. La vita familiare è la 1° scuola nella quale la
persona impara atteggiamenti e comportamenti buoni o cattivi.
nella vita del soggetto che cresce gli adulti possono contribuire ad aumentare la sua eventuale paura che gli
altri siano egoisti o indifferenti oppure possono aiutarlo ad avere fiducia nel fatto che gli altri si prendono
cura di lui. LA formazione affettiva dipende molto da un contesto quotidiano stabile in grado di far sentire la
persona stimata e amata. Mio figlio che si sente trascurato tende a chiudersi e irrigidirsi ed impara ad
amare solo se viene a sua volta amato. Essere amati durante l’infanzia apprendimento della volontà e
della capacità di amare. Carezze = indispensabili per la crescita di una personalità in grado di riconoscersi e
riconoscere l’altro.
3) Un cuore genitoriale empatico
Il genitore efficace sa essere “comprensivo”, convinto che stabilire un’interazione empatica con il figlio
permette di poterne incontrare l’interiorità. Il FIGLIO ha bisogno di sentirsi aiutato, guidato e compreso nei
sui fondamentali bisogni. Il genitore che comprende sa che eventuali condotte disturbate possono essere
l’espressione di richieste di ascolto e di contenimento. Il genitore competente sa stabilire una relazione
primaria di autorevolezza e coerenza.
DARE ALLA LUCENASCERE COME GENITORI
LA capacità di fare progetti, diventare genitori: è una disposizione che ha origine già prima del
concepimento. I bambini nascono dal DESIDERIO.
Mancia (neurofisiologo): ha educato i suoi studi a dimostrare che le relazioni primarie che un neonato
stabilisce con la madre, già in ambito intrauterino, permettono l’organizzazione del sé. Questa memoria
costruirà il DNA psicologico del soggetto. Questa possibilità era già stata intuita da Freud (continuità tra vita
uterina e prima infanzia). Su questa linea il pediatra RELIER ha dimostrato come la qualità delle relazioni
che il feto instaura in gravidanza ripercuote sulla sua salute. Le emozioni della nascita costituiscono la
memoria del futuro.
Erikson: sostiene che la generalità consiste nella capacità di generare e di prendersi cura di ciò che è stato
generato.
La SEGRETEZZA che avvolge il concepimento insegna a farsi custodi di quanto non può essere totalmente
riversato sul figlio. Compito dei genitori è imparare a tenere per sé timori e preoccupazioni comunicando
solo ciò che serve per dare vita a un atteggiamento di prudenza e ponderatezza nell’affrontare la vita.
La PAZIENZA che contraddistingue l’attesa deve continuare a caratterizzare lo stile educativo genitoriale
ben oltre l’infanzia. Accogliere le differenze del figlio ma senza essere acritici. Le trasformazioni del corpo
materno è SINTESI E ICONA annunciano che il cambiamento è vita. Istruire lo sguardo a cogliere la bellezza
di un corpo che si trasforma nasce dalla capacità di attribuire significati da coltivare. La fecondità del
sacrificio che scandisce il patire del travaglio e del parto, insegna che ogni conquista non è mi esente da
rinunce e fatiche. Agire educativo: si esplica nel doppio momento di accompagnare e lasciar andare. La
gestione di un bambino implica una ristrutturazione del menagè familiare. La nascita del figlio rappresenta
uni dei motivi più ricorrenti delle risi di coppia.
LA RESPONSABILITA' GENITORIALE
il concetto di genitorialità ha avuto delle modifiche nell'evoluzione culturale, nei profili
giuridici,psicologici e sociologici: infatti da PATRIA POTESTA' diventa LA CURA RESPONSABILE E
AUTOREVOLE.

SOTTO IL PROFILO GIURIDICO:LA COMMISSIONE EUROPEA DELLA LEGGE FAMIGLIARE testimonia


che molti paesi europei mirano a riformare i sistemi di genitorialità e responsabilità nell'interesse
dei figli minori (paesi come il regno unito, francia e germania hanno modificato il loro codice civile)

Il nuovo regolamento approvato nel 2005 corona questo passaggio da patria potestà a
responsabilità genitoriale per il MAGGIORE INTERESSE DEL MINORE

L'origine della responsabilità parentale:

nella tesi di HANS JONAS emerge un concetto di responsabilità genitoriale:

il compito dei genitori è inequivocabile, non negoziabile e globale infatti questo tipo di compito
NON è STABILITO DALLA NATURA e NON è STABILITO DA CONSENSI PRECEDENTI: è un compito
fondato sulle scelte (personali) infatti la genitorialità e fondata sulla SCELTA MORALE

GENITORIALITà= FONDATA SULLA SCELTA MORALE

Infatti il DOVER ESSERE del lattante/o figlio è di rigetto


il DOVER FARE del genitore che deve rispondere alla sua costante pretesa.

La genitorialità è un insieme di compiti e funzioni, molte obbligazioni, pluralità di fedeltà,


responsabilità; desiderio che deve tener conto delle imprevedibilità.

Nel contesto storico attuale, per quanto riguarda la progettualità educativa emergono delle:
FIGURE DI AZIONE RESPONSABILE:

Una prima figura è quella elaborata da Bonhoeffer: vede la genitorialità come struttura della vita
responsabile: RESPONSABILITà porta alla LIBERTà ,e la LIBERTà non può esistere senza
RESPONSABILITà.

concetto di RESPONSABILITA': la resposabilità dei genitori, nelle riflessioni di Lèvinas essa è mai
FINITA, MAI ESAURITA MAI PASSATA, è una responsabilità di cui non ci si può sottrarre perchè è
inserita nel rapporto che intercorre genitore e figlio. E' un'accoglienza .

Lèvinas la interpreta come: un rispondere a..

Jonas Hans come: un rispondere di... : Jonas dice che anche la relazione parentale(genitori e figli)
ha subito modifiche con l'avvenire tecnologico, e il genitore deve così agire responsabilimente:
fare responsabile in grado di contrastare la morale minata dall'autosufficenza.

Ciascun genitore diventa oggettivamente responsabile del futuro del figlio, una responsabilità
totale, costante e continua nel futuro, che deve avere come traguardo l'avvenire dei figli.
2.radicamento della responsabilità genitoriale:

Questa nasce e si forma (la responsabilità), dalla CONSAPEVOLEZZA della dialettica continua nella
famiglia e le esperienze concrete della vita familiare nel tempo.

ovvero che si articola nel poter dire e poter fare( il genitore deve sentirsi uomo capace), che sa
esergitare il suo ruolo di genitore.

POTER PARLARE: ovvero domandare, approvare, assicurare.

POTER FARE: ovvero la capacità di fare accadere, agendo nella cura dei figli.

L'essere genitore inoltre si sviluppa nell'ottica della MATURITA'(sia personale che genitoriale)che
gli conferisce CREDIBILITà, e che deve rispettare:
1-la totalità di questo ruolo (ovvero che racchiude in se varie esigenze, come fisiche, mentali,
relazionalli ecc.) ruolo totalizzante
2-continuità (un'educazione senza interruzioni) ovvero un compito che è un cammino e un
percorso. Inoltre il ruolo genitoriale deve offrire:
3-autorevolezza (un genitore che riconosce i fatti, e sà agire secondo ciò che è bene per sè e per
gli altri, ma fondamentale è l'autorevolezza riflessiva: è responsabile delle direzioni che prende e
agisce secondo principi.

AVER CURA=modo di esercitare il ruolo genitoriale, questo è il modo di costruire la RELAZIONE.


Aver cura è attenzione della crescita dell'altro, proteggerlo, sostenendo tenendo sempre conto del
suo modo di essere; ma non si può curare l'altro senza prima curare il proprio sè, questo deve
anche fare un genitore. Il genitore tramite l'aver cura avvia il figlio verso l'AUTOFORMAZIONE.

La PEDAGOGIA DELL'AVER CURA offre percorsi di relazione educativa orientata all' arte di
esistere(quindi di educare a questa idea) un percorso guidato.
il genitore deve guidare il figlio verso la MATURITà UMANA attuando la libertà= essere libero è
una persona che sceglie e decide con consapevolezza, essa si acquisisce dall'esercizio continuo e
cosciente.

L'EDUCAZIONE DELLA COSCIENZA= La coscienza è intelligenza, decisione e controllo,e si attua


nella libertà decisionale. E' nella famiglia che deve nescere la coscienza così che si possa formare
fin da subita la propria identità.

I COMPORTAMENTI VIRTUOSI=ovvero atti legati all'intelligenza e al carattere che aiutano a


compiere scelte e azioni buone. La virtù va coltivata e educata, non è un'abitudine automatica.

Spetta alla famiglia l'educazione ad un comportamento virtuoso.


Infatti la resposbilità educativa dei genitori ha due livelli
1-livello etico morale
2- livello socio-relazionale( relativo ai rapporti intersoggettivi).

Il loro compito è in relazione all'esperienze globali del figlio, inoltre il loro ruolo non è volto tanto
all'aspetto della soluzione problemi, quanto all'ampliamento delle oppurtunità educative.
FRATELLI COME LUOGO DI EDUCAZIONE

L'approccio alla procreazione ha subito un evoluzione nel tempo, dagli anni 60 il matrimonio
coincide con l'idea di felicità individuale e non più con con la procreazione della vita= EGOISMO DI
COPPIA.

I dati istat ci dicono che dal 1991 i figli per coppia sono 1 o 2 unità.

DENATALITà E CONSEGUENZE:

1)invecchiamento della popolazione: porta una sorta d'incapacità progettuale della società

2)il crescende numero di figli unici: ovvero genitori che con un figlio solo hanno su di lui
atteggiamenti di iperprotezionismo psicologico e materiale

''il figlio unico=primogenito perpetuo,costretto ad interiorizzare in lui atteggiamenti egoistici da


parte dei genitoni( se avessi un fratello non potremmo soddisfare le tue richieste materiali).Il figlio
si ritrova in un contesto familiare un po' incompleto dove non ha relazioni estese, problema
aggravato da chi non ha neanche cugini con i quali affinare le sue relazioni.

Il figlio unico diventa quindi esposto all'isolamento sociale e all'iperprotezione affettiva, così il
figlio diventa una proiezione narcisistica dei genitori.

3)la scomparsa della società fraterna: questo complica l'educazione familiare con conseguenz
negative per la maturazione della persona e per l'andamento positivo sia sociale che domestico.

Alla luce di queso quindi possiamo dire che l'educazione familiare è riducibile : -all'azione

-al nucleo famigliare (in esso spicca il gruppo di fratelli, grupppo che offre
occasioni educative originale, che non si trovano all'esterno di esso) gli studi per quanto riguarda
questo aspetto sono sempre stati condizionati da: i dinamismi conflittuali che emergevano tra
fratelli al momento di una nuova nascita; e da una scarsa attenzione all' integrazione domestica,
ovvero il vantaggio che se ne trae.

IL COMPITO EDUCATIVO= di un genitore deve essere anche mirato in relazione al gruppo fraterno,
nel senso che oltre ad eucare alla responsabilità e al corretto e positivo andamento, il loro
contributo educativo è molto significativo quando portano i figli al passaggio di CONDIZIONE DI
RIVALITà FRATERNA a quella di SOLIDARIETà FRATERNA. Attraverso sollecitazioni educative,
portano il figlio ad eliminare i sentimenti di rifiuto e a coltivare quelli di accoglienza, e alla
maturazione della capacità di accettare e di amare l'altro.

Infatti devono essere proprio i genitori a spingere il gruppo fraterno verso il loro spazio
relazionale:

1-ORIENTAMENTO EVOLUTIVO: il genitore deve cercare di capire come l'evoluzione dei figli
porta ad un orientamento relazione diverso tra di loro, e osservare come la loro educazione
influisce su di loro
2-COMPLESSITà RELAZIONALE:ogni fratello ha il suo carattere, ed è compito dei genitori fare
in modo che sia un rispetto della diversità in questo caso ed evitare fenomeni di subordinazione o
standardizzazione.

3-DIVERSIFICAZIONE ESPERIENZALE: il lavoro educativo dei genitori deve modificarsi nella


fase di adolescenza, dove i fratelli conquistano il loro spazio personale, per fare in modo che si crei
uno spazio per loro e si passi da una società fraterna ad una comunità fraterna.(spazio interattivo)

LA SOCIETA' FRATERNA COME LUOGO DI OCCASIONI EDUCATIVE e al suo interno si formano


contatti orizzontali molto importanti perche stimolano alla responsabilità e all'autonomia. Ma
questo non è dovuto solo alla presenza dei fratelli, ma anche dal complesso insieme dei valori
messi a disposizione dei genitori, infatti anche la situazione di vita dei genitori condiziona
l'andamento del legame tra fratelli, e da ciò si crea una situazione dinamica di sviluppo educativo:

1-la convivenza tra fratelli se è stata ber orientata dai genitori con dei valori porta al formarsi di un
ambiente esperienziale fondamentale che formano il soggetto.

2-il rapporto tra genitori e figli si modifica se ci sono dei fratelli, portano i figli ad un'indipendenza
e alla conspevolezza che non si puo' godere in modo esclusivo dell'amore genitoriale e
all'autonomia.

3-i fratelli sperimentano il valore della solidarietà, imprano ad accettare le differenze individuali,
apprendono la condivisione.

AUTONOMIA= -è in riferimento al gruppi di fratelli: ovvero i genitori devono stimolare i figli al


risolvere i loro problemi tra di loro da soli.

-e all'esistenza indivuduale: in relazione al confronto e scontro con i fratelli. Anche


in questo caso i genitori non possono intervenire acriticamente nei confronti di un figlio e magari a
discapito di un altro.

RESPONSABILITA'= il rapporto che intercorre tra i fratelli, ovvero l'insieme degli scontri e
avvenimenti fraterni portano i singoli a capire che ad ogni loro azione che compiono non ha fine in
sè stesse, ma hanno un'incidenza sugli altri componenti della famiglia(questo possiamo vederlo
quando un fratello maggiore cerca di aiutare e correggere un fratello minore in una situazione
particolare).
La società fraterna ha subito un calo sicuramente legato all'espetto del disagio socio-economico di
molte famiglie che frenono i loro desideri.E' comunque importante tramite l'insegnamento ai
giovani di specifici valori e con l'aiuto di una politica della e per la famiglia, insegnare l'importanza
del valore della vita.
LA MEMORIA FAMILIARE E LO SCAMBIO INTERGENERAZIONALE

memoria familiare= formata da un intreccio di piccoli e grandi fatti e di vissuti che creano una
storia familiare che costituisce il vissuto di ognuno e ci porta ad avere un bagaglio familiare che
trasmettiamo alle generazioni dopo di noi.

Nel nostro periodo storico il dialogo tra le generazioni soffre molto, le nuove generazioni hanno la
senszione di non aver nulla da eriditare dal passato e così si forma un senso di inconsistenza
alienante e un'identità frammentata.

Il luogo primario dove si prende il carico generazionale è nel contesto famigliare(spazio d'incontro
tra le generazioni). Da essa si prende il senso di appartenenza, la trasmissione culturale,
appoggiandosi su questo tipo di eredità ricevuta ognuno può evolvere se stesso in conformità al
tipo di società ovviamente in base al contesto storico, ma partendo sempre dal bagaglio della
famiglia del passato= Formazione dell'unicità.

La tradizione familiare non deve essere un vincolo ma un ANCORAGGIO.Tutto il patrimonio


familiare crea una memoria viva nella persona, a cui attingere per formare sè stessa, tramite ponti
generazionali.

Il patrimonio familiare inoltre aiuta i nuovi genitori a non sentirsi soli e a vedere altri vissuti
genitoriali, altri esempi.

COME SI COLTIVA LA MEMORIA FAMILIARE-->Coltivare nei genitori in modo tale che essi
sviluppino una prospettiva riflessiva nei confronti della memoria nei confronti dei figli; questo si
può fare con l'utilizzo delle fotografie che sottolineano i momenti importanti come comunioni,
primi giorni di scuola ecc.,e ravviano un ricordo. Le narrazioni e i diari familiari .

Tutto questo crea la TENDA DEI VALORI ovvero un riparo in cui condividere e spartire le
responsabilità, e sentirsi accumunati da questo patrimonio, anche nel formare la proprio identità
genioriale di inspirazione a quelle del passato.

LA FAMIGLIA COME LUOGO DI CULTURA EDUCATIVA

La famiglia nonostante le costanti variabili che l'influenzano come disagi economici o cambiamenti
culturali e sociali si è mostrata invece una realtà resistente e flessibile ai cambiamenti.

Nel tempo la famiglia è cambiata e si è alleggerita degli obblighi delle tradizioni, quindi è diventiata
sempre più complessa, perchè caratterizzata da più libertà individuali e legami sempre più
particolari. Infatti la famiglia si è alleggerita di istituzioni come:
 IL MATRIMONIO(divenuto ai giorni d'oggi facoltativo,ma in passato fondamentale per dare
origine ad una nuova famiglia).Il concetto di famiglia oggi nasce quando nasce un figlio.

LA RELAZIONE DIALOGICA= I rapporti famigliari sono improntati su di essa, essa dirige


sull'espressione dei sentimenti, sull'impegno personale e sulla fiducia tra i componenti della
famiglia.
Possiamo dire che la condotta genitoriale si svolge in un clima RELAZIONALE E NEGOZIABILE: la
fiducia deve sostituire la coercizione.

La famiglia è il nucleo relazionale primario, con l'obiettivo di formare la piena realizzazione dei
soggetti in essa agenti/facenti parte di essa, la pedagogia tramite riflessione ha formato quella
che dovrebbe essere l'azione formativa per andare a realizzare questo obiettivo, tramite concetti
come:
- EMPOWERMENT(Ovver la fiducia dei genitori in loro stessi e nelle loro risorse)
-ENABLING (la capacità di responsabilmente decisioni, perseguire i proprio obiettivi e precisare i
bisogni).

Quindi possiamo definire la famiglia un OGGETTO, ma che al tempo stesso è un SOGGETTO perchè
formato da soggetti, ma anche perchè è custode e attore della prorpia EVOLUZIONE.

EREDITA' FAMILIARE=Che si fonda sulla relazione tra familiari e le esperienze.

L'eredità tal volta viene respinta perchè rievoca una cultura conservatrice che non è più adattabile
ai tempi moderni, ma invece in una società come quella di oggi ha bisogno di equilibrio tra
tradizione e innovazione.L'eredità della famiglia è fatta di esperienze collettive ed individuali.

LA FUNZIONE EDUCATIVA DEI NONNI

I nonni sono per il contesto familiare una presenza decisiva e offrire continuità, stabilità e
sicurezza. Il legame nonno nipote è un contesto affettivo simbolico unico anche per quanto
riguarda la forma relazionale.

NONNI=CAPITALE SOCIALE FONDAMENTALE

Inoltre il rapporto nonno e nipote è importante e apporta benifici a entrambi; gli anziani sono un
valore sociale inestimabili perchè accudiscono i nipoti, cosa che è caratteristica della società
attuale piuttosto che a quella del passato, e questo perchè la vita media si è allungata e quindi ci
sono anziani che vivono più a lungo rispetto al passato.

Inoltre i nonni permettono anche alle famiglie di risparmiare (in baby sitter e asili nidi), inoltre le
madri si ritrovano a lasciare i figli ai nonni anche per questioni come : la maggiore fiducia magari
rispetto ad una babysitter, o per la comodità, o la convenienza economica, o per la mancanza di
alternativa.

FUNZIONE EDUCATIVA DEI NONNI=I nonni si occupano dei nipoti le piccole mansioni della
quotidianeità che forniscono ai bimbi sicurezza e permettono di interiorizzare i gesti della vita
familiare.

Un altro aspetto educativo è quello di vivere il rapporto con il nipote, in un modo del tutto
svincolato da resposabilità e obblighi, che invece spettano maggiormente alla responsabilità
genitoriale.

In questo contesto educativo dove il figlio si ritrova a crescere, viene stimolato davari stili e
modelli educativi, che permette di valorizzare una CAPACITA' ADATTIVA ed INTERPRETATIVA.

Il nonno attraverso il nipote si spoglia della rigida corazza educativa che aveva tenuto fino ad ora
con i suoi figli, e spinge più sull'universo emotivo-affettivo e va a creare un forte attaccamento con
il nipote.

Ovviamente in base al tempo del nonno esistono vari tipi di nonni e di relazioni nonno-nipote:

1-nonni fulltime: ovvero nonni che dedicano la loro intera quotidianeità al nipote, non trovando
neache il tempo per se stessi.

2-nonni più autonomi: e questo magari perchè sono lontani dai figli e dai nipoti, o i figlio godono
di disponibilità economica, e quindi si gestiscono più autonomamente il rapporto con i nipoti.

3-nonni lavoratori:ovvero nonni che ancora lavorano o che devono prendersi cura di famigliari
bisognosi e quindi non possono godere del rapporto coi nipoti, neanche in maniera autonoma.

GRANDPARETING= dalla relazione che si genera con i nonni, scaturisce un rapporto che fa
crescere sia nonno che nipote, e questo tramite un equilibrio dialettico tra i due basato sulle
costanti: presenza-distanza (ogni relazione affettiva si costruisce in un dosaggio di presenza e
distanza, ovvero garantire la presenza, ma non eliminare gli spazi di libertà e questo nel rapporto
con i nonni significa che si lascia spazio per un legame basato sull'affettività, e che non scalfisce la
specificità del ruolo genitoriale); memoria-progetto(i nonni devo affrontare il compito di
mantenere riferimenti educativi fedeli ai loro riferiementi etici, ma cercando di aprirsi al
rinnovamento, ovvero conciliare le loro esperienze e attualizzarle ad un contesto storico diverso);
continuità-discontinuità (la presenza di un anziano in famiglia dona una continuità che connette le
varie generazioni, e loro stessi con l'arrivo di un nipote riformulano la loro identità, tramite i nuovi
stimoli).

Infatti accudirsi di un nipote può essere per un nonno una fonte di stimoli,e l'occasione di ''sentirsi
di nuovo utili'', questo è fonte di benessere sociale, un compito che non solo va a benificiare il
nonno, ma anche il nipote e la famiglia del nipote.=SOSTEGNO RECIPROCO.

EDUCAZIONE FAMILIARE E ORIENTAMENTI DI VALORE

I dati IARD testimoniano che nuovi giovani non vedono più l'amore coronato dall'istituzione del
matrimonio, in sostanza il loro obiettivo è connesso all'AUTOREALIZZAZIONE che puo' essere visto
sotto l'ottica del vivere per conto proprio, cio' potrebbe derivare anche da un modello educativo
dato ai ragazzi che presenta un'educazione morale distorta, che gli dona una coscienza puntuativa
ovvero basata solo sul presente, non mostrano memoria nè speranza.

DEFICIT DI EDUCAZIONE FAMILIARE: Un tipo di educazione morale male intesa o incompiuta è


paraganabile ad un'educazione DISTORTA O DEL TUTTO MANCANTE. E' dalla famiglia che devono
essere trasmessi i valori morali, questi vanno a formare la persona, il PATTO CONIUGALE tra i
genitori costituisce terreno d'insegnamento, così la famiglia diventa una microcomunità etica dove
ci si può orientare e crescere.
La famiglia è chiamata a trasmettere nella persona un sentimento autentico ed etico.

Questo nelle famiglie moderne presenta dei deficit, le famiglie non danno più ai loro figli questo
tipo di educazione, esistono due forme in cui il BISOGNO EDUCATIVO si manifesta:

->sotto il lato affettivo:

->e quello ETICO o semplicemnte culturale: ovvero il bisogno è legato al riconoscimento


dell'universo simbolico.

Tutto questoè mediato dai due ruoli: paterno e materno, il primo ci dona una forma di vita
differente ci guida nel senso di giustizia e valore etico, una madre invece ci donano la vita, ci
infondono qualità affettive come fiducia ecc..

EDUCAZIONE VALORIALE (si crea in 3 punti):

1)ORIENTAMENTO COME ATTIVAZIONE(Atteggiamento fondamentale è quello dell'intenzionalità


che sottolinea l'insegnamento di un valore)

INTENZIONALITà VICARIANTE=attraverso essa si puo' vedere l'azione familiare come un processo


di trasferimento, di un certo ideale etico di umanità trasmesso da padre e madre, questo ideale è
un valore in sè, eticamente positivo.

2)ATTO DI TESTIMONIANZA (Comunicazione generazionale, i genitori sono la testimonianza di ciò


che dicono, offrono spunti dialettici ma anche concreti)

IL DONO : ovvero l'avvenimento, è il comunicare senza parlare, un valore di senso di uno dei due
genitori .

3)PROMESSA DI FELICITA':

Quando si consegna un ideale di di vita, va fatto nell'aspetto legato alla PROMESSA DELLA
FELICITà, che diventa dediderabile per i figli ma deve essere anche incarnato da chi lo propone,
ovvero i genitori, =i genitori offrono cos' un orientamento valoriale che muove e attiva i figli.

Un altro tipo di consegna autentica da parte dei genitori è consegnare un ideale di vita sempre in
modo personalizzato, perchè così diventa vivente.

Attraverso qyeste 3 forme di consegna autentica si puo' formare un 'autentica educazione


valoriale, rende il figlio capace di governarsi e in grado di creare la propria esistenza.

CHE COS'E' LA PEDAGOGIA DELLE RELAZIONI FAMILIARI

E' la pedagogia che ha per oggetto di studio la famiglia e i suoi processi interni, e come essi si
sono evoluti e come sono cambiati nel corso del tempo.

Studia quali sono i suoi elementi d'influenza e i suoi modelli educativi, essendo un insieme
complesso e dinamico