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Corso Annuale 2012/13

Manzoni: Inni sacri e poesie civili

Yasmine Tonini 1

MANZONI: INNI SACRI E POESIE CIVILI


Il corso verte su alcune delle poesie di Manzoni, in particolare sugli Inni sacri e sulle poesie civili e patriottiche. Quindi poesie posteriori al periodo della conversione, dopo il 1810. Oltre alla datazione hanno una caratteristica anche formale in comune. INTRODUZIONE 1. Profilo manzoniano sommario. Rapporto fortissimo tra etica e letteratura. A sedici anni, appassionato lettore, scrive Il trionfo della libert, rifacendosi al Pensiero rivoluzionario del tempo, esplicitamente contro la corruzione della repubblica cisalpina, dove ci sono accordi che tradiscono i valori della rivoluzione, a danno del popolo. Indirettamente anche contro Napoleone. 2. Svaniti i valori della rivoluzione, il giovane Alessandro si ripiega su se stesso, interrogandosi sulla propria identit e su ci che davvero conta, cio la gloria da raggiungere attraverso la poesia. Gloria come riferimento alfieriano. Provare sdegno il riconoscimento in se stesso della vocazione alle lettere. Il modello morale, umano e formale a cui rifarsi, Alfieri. Nel Trionfo e nei sonetti compare l'immagine del sentiero, che via etica ma anche esistenziale, ma la realt circostante non lo facilita, sono infatti gli anni della repubblica italiana, un grande periodo di potere dominante napoleonico. 3. Siamo ormai ai tempi del regno d'Italia. Si parla della terra dai valori rovesciati. Il rapporto con Alfieri nella critica estremamente forte, ma qui compare anche il modello di Monti e di Parini. Il tutto su uno sfondo di atteggiamento stoicizzante. (es. Seneca, il pensiero della parola sempre altro, sagace usura fatto il beneficio) Nei versi In morte dell'Imbonati comincia a formarsi anche unetica positiva oltre che negativa. Ma questa morale ancora frammentata perch in formazione. (vedi decalogo che fornito da un fantasma, perch Manzoni non ha mai visto l'Imbonati) Carlo Imbonati la proiezione mentale del desiderio d'esser preso per mano, di poter contare davvero su una guida. 4. Alessandro avrebbe dovuto sposare la figlia di Tracy (ideologue) ma il progetto non si realizz. Lettera di Fauriel: guardando Cabanis Alessandro poteva farsi una idea dell'Imbonati. Anche egli figura importante. Nell'Urania parla dell'incivilimento. L'ambiente ideologico era anche un ambiente massone. Il termine Urania deriva da un nome proprio legato a questo ambiente. L'Urania il tentativo di legarsi con quell'ambiente parigino che si respira nella Maisonette. --> Influenze etiche dunque: i lontani retaggi rivoluzionari, Monti, Parini, un po' di stoicismo e un po' di massoneria. Ma ancora una serie di idee morali giustapposte, non collegate in un reticolo. LA CONVERSIONE 5. La svolta culminante nel 1810 fu l'incontro con la parola sacra e la susseguente conversione, il battesimo della neonata Giulietta, madrina la nonna, padrino il Fauriel, e la nuova celebrazione del matrimonio con rito cattolico a Parigi. Il tutto consolidato con l'atto di abiura dal calvinismo. Ora la via che Manzoni vuole seguire si ritrova in modo esplicito nel vecchio e nel nuovo testamento. La religione colmava un solco psicologico, non solo etico e religioso, rappresenta il fondamento su cui poter costruire tutta la propria vita basandosi su una linea etica. Si ritrova questo sistema storico, con unit d'azione e di tempo, nel Manzoni drammaturgo, ma questi principi si ritrovano anche nel sistema manzoniano nel romanticismo che egli appoggia. Vedi Lettera sul romanticismo. La conversione intellettuale la conversione di nuovi valori e significati. Il Settecento filosofico rappresenta un serbatoio da cui prelevare a piene mani. Il Settecento viene corretto prendendo ci che c' di buono. 6. Il drammaturgo si basa sulla tendance. In vari ambiti ritornano sulle stesse forme. Alla luce del vangelo tutto si retro-semantizza. Rinnovamento prodotto solo dalla venuta di Cristo. Il rinnovamento che le lumires nominano si rivela nella sua illusoriet, idea di nuova felicit che Manzoni corregge, la tensione verso la felicit resta, ma bisogna ricondurla da felicit trascendente a felicit immanente, che si pu raggiungere nella vita terrena. Per poter fare questo bisogna fare ricorso all'introspezione (giovane) 7. Manzoni nell'entrare nel cuore dei propri personaggi Maestro, come nell'esempio della monaca di Monza, la quale racchiude in se la terna passione/curiosit/orgoglio, tutto questo converge verso la perdizione. Ma la salvazione possibile attraverso la chiesa. La religione il mezzo per redimere l'uomo. Manzoni non cancella dal proprio orizzonte il materialista Cabanis, ma lo rielabora integrandolo nella propria nuova visione. Le radici del Manzoni sono principalmente nel Settecento filosofico, che non viene annullato o cancellato ma rifunzionalizzato. 1

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L'argomento sono le poesie scritte dopo la conversione, sono poesie anche formalmente riconducibili a una forma lirica precisa, perch di fatto sono delle Odi. Percorso precedente a questa fase: 1801: poemetto sui valori della rivoluzione francese, in terzine dantesche. Rimessa in circolazione in quegli stessi anni (nel Settecento Dante non piaceva) grazie all'attivit di Monti, il quale appunto scrive la Basbiliana in terzine. Approdo al sonetto. Per una ragione precisa, il modello Alfieri. Poi l'opzione per lo sciolto diventa dominante, 1803-04, scrivendo i Sermoni. Opzione formale che dura fino al 1809. (versi In morte di Carlo Imbonati, l'Urania). 1810: anche letteraria, poich smette di scrivere in sciolti per recuperare l'uso della rima. L'opzione forte quella per l'Ode (1812). Forma poetica dominante nella poesia arcadica del Settecento. L'Ode: canzonetta che tratta normalmente un tema diverso da quello affrontato da Manzoni, il quale invece la usa per il tema religioso. PRIMA DEGLI INNI SACRI A noi interessa la situazione letteraria prima degli Inni. Cio quando scrive il Carme in morte di Carlo Imbonati. Redatto alla fine del 1805. La tiratura francese, per gli amici. Obiettivo: una consolatoria per la madre che aveva appena vissuto questa perdita. Questa lettera da Parigi al Fauriel, si comprende il gusto letterario di Manzoni, perch predilige lo sciolto? Permette maggiore libert. Ma la poesia ha anche uno scopo morale. Si aggiunge anche una riflessione sulla lingua poetica italiana, distanza: - la lingua della comunicazione - lingua della poesia. I messaggi non passano, troppo ardua Paragone con la Francia, lingua francese pi comunicativa (es. Comprendere il teatro di Molire). 1. Formula di congedo, insistenza sul motivo delle mani. Il desiderio di essere condotto per mano dall'Imbonati si trova nei versi stessi del Carme. (bisogno di una guida, anche immagine della via) Modello: Virgilio. Usa anchegli una formula interrogativa. Contesto: Enea approdato a Cartagine dopo la tempesta, e vagando incontra una giovane in abito da cacciatrice, le chiede dove si trovano, e lei invita a seguirla fino alla citt pi vicina. Enea si rende conto che la donna la dea Venere, sua madre, ma lei scompare e lui, solo, la invoca. apparizione che fa da guida, come Manzoni verso Imbonati. La traduzione (con aggiunta) in endecasillabi sciolti di Caro. Struggimento per una perdita, contatto con vane apparizioni. La seconda citazione, dove la madre cerca di consolare il figlio, si ritrova capovolta nell'Imbonati, dove il figlio che deve lenire l'amarezza della madre. Vo per deserti inospiti e selvaggi un'altra imbottitura del Caro, il quale si prende una certa licenza poetica, il Caro ha recuperato la dietrologia del Petrarca. Il quale alla base della ripresa di Paradisi. Tutto questo sta a monte di Pentecoste di Manzoni, memore dei versi di Paradisi, perch intanto c' il verso settenario, poi abbiamo il sintagma identico di Pel selve inospite, pi la presenza del termine vago. Ma i versi di Pentecoste sono memori non solo del Paradisi, abbiamo anche l'Eneide nella traduzione del Caro, dove abbiamo i deserti inospiti che si scindono in Manzoni nelle selve inospite e nei deserti mari (corrispettivo : mar gittato or nella Libbia). Mentre nella Pentecoste comunque nessuno perso perch esiste l'unione grazie alla Chiesa che rappresenta la guida. Tra il vagar per mari e per terre di Enea e il vagar nella Pentecoste c' dunque un legame. Da una parte il mondo pagano di cui fa parte anche Enea, e dall'altra, anche con netta cesura, il mondo cristiano. Il rapporto intertestuale evidente. La differenza viene tematizzata direttamente nella Pentecoste dove le donne invitano a non pregare pi le divinit pagane, nel caso si parla di Giunone, ma devono pregare il vero Dio. Accanto allo sciolto didascalico dell'Alamanni e lo sciolto comico del Parini si inserisce quello del Caro. L'infatuazione per lo sciolto non impedir a Manzoni di manifestare la propria ammirazione per le Odi. 2. 1806: incontro con Lebrun, poeta assai reputato ai suoi tempi nella monarchia (riciclato nella rivoluzione). Riprende addirittura alcuni versi. Parla del poeta come vincitore della morte, cosa in contrasto con la concezione evangelica, dove solo il Cristo pu superare la morte, Resurrezione. Ma c'erano anche poesie in cui Lebrun ridimensionava la capacit umana, per parlare invece dell'uomo come qualcosa quale parte infinitesimale del mondo. Quella di Le Brun una esplicita riflessione sulla trascendenza che non si inquadra direttamente in una religione, solo un punto di vista deista. Manzoni nell'Imbonati necessita di fare riferimento a qualcosa che passa al di l del mondo terreno. Carlo rievoca questi luoghi. I versi 91-98 fanno eco a Dante.

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3. Rapporto tra Manzoni e religione, ce lo fornisce il rapporto con la morte di Luigi Arese. Legame con Foscolo (ode all'amica risanata che risente del modello pariniano, siamo in un'area sentimentalmente molto manzoniana). Manzoni lamenta che Arese debba morire solo. Manzoni scrive ad un altro amico italiano, Calderari. (settembre) Noi sappiamo che Calderari riceveva i sacramenti nel letto di malato, e Manzoni scrive a proposito criticando. (14 settembre) Vengono in mente le rampogne durissime contro la chiese scagliate nel Trionfo scritto in et giovanile. Figura tirannica della religione, critica della superstizione religiosa vista come vera antropofaga. Rovesciamento del sacrificio della messa. Parodia dell'eucaristia. Enumerazione successiva dei valori in cui crede la Chiesa. L'ultimo punto riguarda alla distanza tra l'oralit e la pratica, tra le quali esiste una sorta di rapporto rovesciato. La Chiesa auspica dunque comportamenti contro natura. Troviamo dunque un forte anticlericalismo che per non esclude il deismo. Non significa infatti che le sue sparate vogliano dire che lui un ateo. (dio : Ei) Lettera a Calderari, 30 ottobre 1806. Per Manzoni c' un aldil che permette il ricongiungimento con coloro che amiamo, rende giustizia. Ai versi 91-98 del Carme su Imbonati affronta questi temi. Versi scritti precedentemente alla lettera a Arese. Imbonati dice che se non fosse per lui, vorrebbe che Giulia si ricongiungesse a s subito. (Riunione delle anime vv. 223-224. Giustizia post-mortem vv. 131-134) Scissione: Da una parte noi abbiamo la corruzione dilagante della societ, tema che troviamo sia nei quattro sermoni satirici, sia nell'Imbonati, e dall'altra solitario e isolato l'individuo ligio alla virt. L'opposizione tra Carlo e la societ stessa la medesima, viene riprodotta anche proprio dall'utilizzo dello stesso vocabolario. Sistema di valori ancora in parte alfieriano. 4. Ora vedremo fino a che punto Alfieri ha influenza nella scrittura di Manzoni. Dialogo: La Virt sconosciuta, 1789. La Virt un dialogo tra Vittorio e Francesco Gori, un senese, che era morto da poco, l'amico gli riappare in sogno e i due discutono. Manzoni era immerso nella contemporaneit, si confronta quindi con la letteratura del suo tempo. Frequenza del l'aggettivo dolce, pur nella tristezza. Anche nel Carme, (dolce tristezza, ossimoro) Ritorno del termine riconfortare, l'arrivo della persona che ormai non pi in vita ha lo scopo di riconfortare colei che invece vive ancora. L'amico di Alfieri in Virt vs. Imbonati per Manzoni nel Carme. I sentimenti di timore e stupore. Il termine alto, che fa riferimento all'altezza dei valori, aggettivazione molto alfieriana. Il disdegno un atteggiamento tipico dell'uomo intellettuale. Le strutture sintattiche: Muse armonia poco curarsi. Il forte sentire una tipica esigenza alfieriana. La Bile non presente solo in Alfieri ma anche in Parini. Citazione delle virt invece troviamo chiaramente come i due autori utilizzino la stessa sintassi. --> Alessandro aveva proprio metabolizzato e assorbito Alfieri. Riflessione sulla letteratura che si vende, non indirizzata da alte ragioni, ma per questioni pi basse ed economiche. Alfieri soprattutto presente per quanto riguarda la formulazione del decalogo. A fondo penetra il suo ricordo. Lo stato d'animo di Alfieri alla scomparsa dello spirito si ritrova anche nel carme dell'Imbonati. Alessandro doveva percepire il testo in appendice alla Virt, come analogo a ci che egli stesso stava vivendo alla morte dell'Imbonati. Alessandro, leggendo Alfieri, era animato da un sentimento fortemente proiettivo, perch facilmente ci che scriveva Alfieri somigliava a quello che Manzoni avrebbe voluto esprimere. L'unico contatto possibile, dopo la morte dell'Imbonati, quello onirico. Il sonetto di Alfieri si chiude insistendo sul legame affettivo tra lui, la sua donna e lo scomparso Francesco, un legame di tre persone in una sola anima. Trinit, un'anima in tre corpi differenti. Si ripropone nelle cifre GCA, Giulia, Carlo e Alessandro, sigla inserita all'inizio dell'opera, nella quale si riproduce quindi questa immagine. legame con Alfieri a livello psicologico e affettivo. 5. Per Manzoni perfino il modo di dedicare l'opera a qualcuno quello di Alfieri. Manzoni molto disturbato dalla dedica a Vincenzo Monti, perch sembra una lode atta a trarre benefici e vantaggi, c' quindi una prostituzione della letteratura. Sagace usura fatta in beneficio. Questa per lui una cosa da non fare, assolutamente sbagliata. Il lavoro del Pagani, anche se fatto in modo un po' ingenuo, divenne quindi criticabile. Questo lo port a doversi scusare, e lo fece dicendo che anche Alfieri faceva delle dediche. Manzoni in una lettera scrisse quindi come esattamente Alfieri concepisse le dediche, in modo completamente differente (rivolte a persone che non avrebbero poi agito in conseguenza aiutandolo, non c' alcun sospetto di adulazione o di piaggeria) da come il Pagani aveva scritto. 3

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6. Emerge intensissimo il legame profondo con la madre Giulia (mitizzata), ma anche con lo spirito di Carlo Imbonati. recuperato sotto il segno ideale di Carlo. CGA: Trinit ideale. 7. Consiglio secondo cui bisogna selezionare meticolosamente le proprie amicizie. Questo tema ha illustri archetipi, tema classico gi presente in Seneca. La electio amicorum. Questo precetto arriva anche fino ai cari Parini e Alfieri, agli intellettuali idologues, i quali avevano avuto anche grande influenza negli anni successivi la rivoluzione francese), soprattutto nel sistema educativo francese. Manzoni a Parigi, intellettualmente curioso, facilmente entrava in contatto con questi intellettuali, quindi un'influenza prevedibile. Napoleone era abbastanza infastidito dalla presenza di questi intellettuali, spesso anticlericali, mentre lui cercava l'appoggio della Chiesa. Essi inoltre non si risparmiavano di criticarlo se necessario. La Decade, loro rivista, viene anche censurata da Napoleone dopo il Maggio 1804, quando sale al potere. Nell'anno dopo arriva a Parigi Alessandro, che arrivava senza sapere esattamente in che ambiente sarebbe capitato, entra in contatto con gli intellettuali, che per hanno cambiato attitudine, essi si ripiegano nel privato. Questo diventa un atteggiamento sia intellettuale che psicologico. Manzoni entra dunque in contatto con degli intellettuali che erano molto in sintonia con il suo pensiero, il culto del vero li accomuna. Verit e amicizia sono inscindibilmente legati. Sul Fauriel sembra proiettarsi per riflesso la figura virtuosa di Carlo Imbonati. L' atteggiamento proiettivo verso i propri amici si riflette anche nelle lettere al Cabanis. Il rapporto che avrebbe potuto essere con Imbonati viene ricercato con altre persone. Il profondo legame pu esserci sia con persone viventi, sia non conoscenti ma moralmente presenti e infine con persone che non ci sono pi. La societ des philosophes presente sia nella realt, cos nella memoria. La genealogia della madre stessa permette di costruire questo rapporto, poich lei era figlia del grande Beccaria. Ma anche l'ambiente della Maisonette (Fauriel). 8. Un processo di mitizzazione anche dei luoghi, geografia resa ancora pi intensa grazie alla nostalgia. Il rapporto con il paesaggio ha una sua chiara profondit e rilevanza. Nel 1816 il rimpianto della Maisonette resta intatto. Mitigazione con la visita del Fauriel. Luogo sostitutivo:Brusuglio, non lontano da Milano, nella campagna. Di Brusuglio rimane una casetta che era rimasta in eredit a Giulia alla morte dell'Imbonati. Essa quindi assume un valore proiettivo, facilmente associata a Carlo. Inevitabilmente Manzoni coltiva il sogno di poter accogliere a Brusuglio il Fauriel. La Francia, mediata dal Fauriel, diventa il modello, dimostrata perfino nel campo botanico. inclinazione di rifarsi al modello francese ed esportarne ambienti, intellettuali e di pensiero. Espulsione invece della figura del padre, Manzoni era figlio di Giovanni Verri, non di Pietro Antonio Manzoni, era quindi figlio illegittimo. Pg manzoniano: Don Ferrante, strambo erudito fuori dal secolo, lui accoglie Lucia a Milano. Questo uomo pedante nel Fermo e Lucia si chiamava Don Valeriano, come se il Manzoni avesse voluto recuperare il nome del nonno. Egli a capo da una famiglia curiosa, di tutte donne che comandavano, lui comandava solo nel campo della grammatica. Questo ci ricorda un po' la famiglia Manzoni, il padre infatti teneva in casa delle sorelle. Giulia Beccaria entr in questa casa, figlia di Cesare Beccaria. Dopo qualche anno di resistenza va a vivere a Parigi con l'Imbonati, Alessandro per diverso tempo vive con la balia. Il panorama evocato dei Promessi sposi si riallaccia a questa memoria. Dal 1801 fino al 1803 vive con il padre, poi ritorna a Venezia fino al 1805, in seguito parte a Parigi. Non riuscir a vederlo prima della morte. 24 marzo 1807: chiaro che sente estranea la casa a Milano. Mme Sanazari la sorella dell'Imbonati. Era anche lei vedova per cui chiaro che Giulia si sentiva bene con lei. Lui prova ripugnanza, non verso il padre ma bens all'ambiente della casa. In questo stesso periodo Alessandro cambia idea riguardo al matrimonio. 9. Tentativo di riallacciare senza esito un rapporto con Luigina Visconti, sorella dell'amico Visconti. Egli disprezzava il matrimonio, perch non era una istituzione ma un accordo economico. Fauriel gli propone allora di sposarsi con la figlia di un idologue: Augustine aveva due anni meno di Alessandro, lui non l'aveva mai vista ma si fidava dell'idea di Fauriel. Ma lei avrebbe dovuto allontanarsi dai genitori per vivere a Milano. L'atteggiamento di Alessandro cambia nel corso delle lettere, lui ha solo un ritratto lusinghiero, ma perplesso. Nella lettera lui ricostruisce gli elementi che componevano il ritratto di Augustine fatto dal Fauriel, ma si tira indietro non ritenendosi degno. Davanti a tale perfezione lui non si sente all'altezza. 10. In ogni caso aveva trovato un'altra persona, verso cui i dubbi si erano dissipati. Lei si univa con i punti affettivi e etici di Manzoni. Non nobile, ma protestante. Si forma quindi un'altra terna, un'altra Trinit ideale, Alessandro, Giulia e Henriette. Lei era pi giovane di sei anni rispetto a Alessandro. Padre e madre erano calvinisti, lui era molto disponibile ai compromessi, aveva fatto battezzare tutti e otto i figli, mentre la madre era molto intransigente e volle educare la prole secondo una rigorosa educazione calvinista. Abbiamo un altro ritratto della promessa sposa in una lettera al Fauriel. Il matrimonio fu estremamente austero, molto raccolto, e Giulia per un mal di gola non presenzi, probabilmente non era in buoni rapporti con la famiglia della nuora. Johann Casoar Orelli celebra il matrimonio, e sar lui a tracciarne un ritrattino. 4

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Si ricrea, con la moglie di Manzoni, la societ ideale, sia con la madre che con gli amici. Ci sar una quarta presenza destinata a entrare nella Trinit, la bimba che nasce due giorni prima di natale, del 1808, Giulia Claudia (Claudia in onore al Fauriel), della Giulietta. Manzoni, dopo la conversione, si allontana dalla Maisonette ma mai dal Fauriel. LA CONVERSIONE 11. veder celebrato il suo matrimonio in chiesa avrebbe dovuto chiedere la dispensa dall'impedimento dalla disparit di culto. (La differenza di religione) questa era infatti una delle ragioni per le quali il matrimonio non si poteva celebrare. Nel capitolo secondo dei Promessi sposi Don Abbondio snocciola tutti gli impedimenti per i quali non si pu sposare Renzo, tra questi troviamo anche quello che aveva incontrato Manzoni. Dulia: culto di rispetto e devozione che spetta ai santi. Latria: culto che si rivolge invece a Dio, quindi inferiore rispetto a quello rivolto ai santi. Questi termini e la dimestichezza con cui vengono usati rivelano come Manzoni si fosse messo a sfogliare i libri sacri, forse sotto l'influenza della suocera. Senz'altro era anticlericale, ma non per forza antireligioso. Charles Blondel: fratello di Henriette. Mariton: cugini che avrebbero voluto trattenere un rapporto con i coniugi Manzoni. Il primo se ne era lamentato e Manzoni parla di questo nella lettera. Qualcosa era davvero cambiato in casa Manzoni, l'idea di famiglia allargata si dissolve con l'arrivo di Henriette. Il legame fortissimo e prevalente quello tra gli sposi, l'arrivo della bimba rinsalda il legame. 13. Nei corsi precedenti il nostro intento stato quello di vedere quali fossero le tappe di avvicinamento alla fede della famiglia Manzoni. L'evento centralissimo consiste nell'abiura di Errichetta a Parigi, nel maggio 1810. In occasione di questa cerimonia intervenuto anche Degola, egli tocca diversi aspetti con polemica, soprattutto riguardo la setta calvinista a cui viene contrapposta la consolazione della chiesa cattolica. Egli accenna anche alla presenza dei segni della Provvidenza nella vita di Henriette (battezzata da bambina da suo padre, a Casirati) C'erano inoltre riferimenti alla situazione difficile in cui la ragazza si era trovata, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con la famiglia d'origine. La catechesi di Enrichetta coinvolse non soltanto il Degola, ma anche tutta la famiglia. Pure il marito infatti si distingueva per la partecipazione a questa esperienza, lo conferma il passaggio di Constant. (La vita religiosa di Alessandro Manzoni,Ruffini) 14. In conclusione la ragazza abbandona la religione di famiglia, procurando dei contrasti con la stessa, in particolare con la madre. I versetti evangelici citati permettono di spiegare molto dell'atteggiamento di Enrichetta. Lei cerca di recuperare i rapporti con la famiglia attraverso il forte e intensamente affettivo rapporto con il padre. evidente la lacerazione psicologica che si venuta a creare con la sua conversione. Le ragioni che portano Henriette alla sua scelta sono le ragione della morale, qualcosa di interno e profondo, lei insiste continuamente sulla libert della scelta, sul fatto di non essere condizionata. Delle accuse erano arrivate anche dallo zio Jean Blondel. Lei per calca sulla sua libera scelta, accettando anche di allontanarsi dalla famiglia per seguire la propria inclinazione religiosa, anche se questa cosa la fa soffrire moltissimo. 15. Anche Manzoni preoccupato per il problema di queste tensioni tra le due famiglie, era urgente trovare una soluzione. Decide quindi di scrivere a un abate, di tendenze anche lui gianseniste, Gaetano Giudici. 16. In seguito, quando sono a Brosuglio, lei andr a fare visita ai genitori, ma senza ottenere l'accoglienza sperata. Tra le due suocere non correva buon sangue, poich si credeva che dietro la conversione ci fosse Giulia. Umilt di Enrichetta che si sente non allaltezza. Ai rapporti tesi con la famiglia sia aggiungono i problemi di salute e la gravidanza difficile, che la obbligano a non spostarsi dal letto per oltre due settimane. Perfino le cure influirono sull'indebolimento, pi l'abbassamento della vista che la obbligavano a leggere meno. 17. I libri che riuscir a leggere hanno una loro importanza, c'erano delle letture individuali e delle letture in comune. La lingua francese gioca un ruolo importante, soprattutto sulla problematica della lingua e la scelta dell'italiano, la dove il francese domina, lei leggeva principalmente in francese, ma cercava anche di leggere in italiano (argomenti pii, di carattere non trattatistico). Vita della matrona milanese Teresa Arconati Donna che esempio di virt cattolica, era una contemporanea dei Manzoni, 1805 muore a quarant'anni, si era data tutta a opere di misericordia. Leggendo questo libro recentissimo Henriette poteva sentirsi subito coinvolta, perch era una donna milanese, contemporanea, che aveva intrapreso un cammino di perfezione. Era una donna di delicato temperamento, soggetta a vari mali. Anche lei aveva un direttore spirituale. Un altro punto di contatto era il puro amore provato verso il marito. Ma Teresa non aveva vissuto il rigetto da parte dei genitori. C' un gioco di identificazioni e di distanza con questo modello. Coincidenza onomastica, Teresa visse l'esperienza di dare alla luce una bimba ammalata, vennero somministrate per sbaglio alla bimba del veleno. La bimba si chiamava anche essa Enrichetta. 5

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18. Enrichetta, ancora sofferente, passa i suoi giorni leggendo ( formazione religiosa). L'attesa piena di trepidazione, lo sguardo rivolto verso l'importante meta, il sacramento della penitenza e quello della cresima. Il legarsi alla chiesa era proprio il ribadire l'entrata in una nuova strada e l'abbandono di quella vecchia. 7 sacramenti che caratterizzano la chiesa cattolica, rispetto ai 2 che caratterizzano i calvinisti, anche Giulia si sta riavvicinando alla comunione, quindi si tratta di un processo che ingloba tutta la famiglia. La comunione di Giulia avviene nella festa della assunzione. 19. Giulia scrisse al Tosi immediatamente, rivelando i propri scrupoli nell'accostarsi di nuovo alla tavola del Signore. Giulia aveva fatto una vita abbastanza libertina, abbandonando il marito per andare a Parigi con l'amante, questo porta un timore reverenziale nell'avvicinarsi alla Chiesa. Sente d'essere la pi indegna delle creature. Anche lei, come la nuora, preparava la propria fede attraverso letture religiose. ( L'imitazione di Cristo) La sua proclamata indegnit, se da una parte derivava da un sincero pentimento, dall'altra molto risentiva della lettura che faceva in quei giorni dell'operetta. Il tremore termine religioso, che richiama proprio l'idea del sentimento provato da chi si avvicina alla Chiesa. (si trovano infatti numerose corrispondenze) 20. La festa dell'Assunzione di Maria, Giulia si comunic, ma Enrichetta non era presente, ed anche lei era assalita dubbi, anche lei si considerava un'anima indegna e ne scrive quel giorno stesso al Tosi. Cosa intende lei con offendere dio si deve leggere il successivo paragrafo, dove si scoprono piccole cose. Questo atteggiamento corrispondeva a quello che, nel linguaggio della teologia morale, veniva chiamato l'avere scrupoli. Il Degola mette in guardia, proprio su questo, il Tosi, facendogli presente questo aspetto, poich era il tipico comportamento scrupoloso. Il comportamento psicologico rientra in una precisa classificazione morale. 21. Enrichetta ha ancora problemi di salute, tanto da arrivare a dubitare della sua gravidanza. Ma almeno moralmente si ristabilita. La cresima era somministrata circa 26 cresimandi, esperienza comunitario. 22. Le inquietudini di Enrichetta ritornano, il pensiero verso i genitori continuo. Poich la sua conversione intrinsecamente legata alla rottura con la sua famiglia. Lei rimprovera l'indifferenza e prega per la sua famiglia. 23. Ci che riguarda Enrichetta tocca ovviamente anche Alessandro, che informa il Fauriel delle sue preoccupazioni riguardo alla salute della moglie. Per diverso tempo i due non avevano avuto contatti, ma il Fauriel gioca ancora un ruolo importante come confidente e persona di fiducia. Il recupero della fede aveva avuto inizio proprio a Parigi, e quindi il Fauriel sapeva della conversione, visto che era stato padrino al battesimo della bimba. Manzoni spera che il Fauriel si avvicini alla religione, questo un caso di indelicatezza. 24. Il Degola aveva da poco perduta la madre, per questo Enrichetta prega per lui e cerca di confortarlo. Ora che avevano preso appartamento a Milano, i Manzoni potevano avere pi contatti con la cerchia di amici. Restava da parte d'Enrichetta il coinvolgimento alla vita religiosa, proprio a livello emotivo. Continuavano intanto le letture pie, sia individuali che di gruppo. ( Il catechismo di Mompeiller, strumento di ripasso alla dottrina, La religione meditata, opera ponderosa in 6 vol., era un manuale di meditazione utile a chierici e laici) 25. Le condizioni del padre di Enrichetta erano peggiorate , questo la toccava molto perch lui rappresentava l'unico punto d'appoggio tra lei i parenti Blondel. Le letture consigliate dal Tosi riguardano tutti i componimenti della famiglia. Andr Constant (gi citato alla citazione 13), vescovo morto il 7 giugno, l'opuscolo inviato dal Tosi un opuscolo in cui raccolto l'elogio funebre per quest'uomo. In cui la coppia Manzoni aveva visto dei bellissimi squarci. 26. 6 settembre 1811: nascita della figlia di Enrichetta, che morir subito dopo. Manzoni scriver dunque un'epigrafe per la figlia morta. Dando notizia al Degola il giorno dopo, Alessandro gli rivela di stare passando un periodo di scarso fervore, alludendo poi a un periodo passato di ateismo. (cfr. Citazioni 12) Numerosi sono gli spostamenti di casa all'interno di Milano, fino a casa di Via Del Morone. I traslochi hanno una componente psicologica, il bisogno manzoniano di costruirsi una sede ideale (fatta da persone amate, di luoghi, ecc.), ma anche culturale. Riferimenti che si ritrovano poi nel capitolo 17 della Morale cattolica(sulla modestia del credente). Abbiamo un sol cuore: allusione alla Trinit gi accennata in precedenza. (AGE) Desiderio sopito di Enrichetta: che almeno il padre si avvicinasse al cattolicesimo. Nella speranza anche di recuperare con il genitore quella sintonia spirituale che gi sussisteva con il marito Alessandro. Periodo antecedente aprile 1812 (molto vicini quindi alla stesura degli Inni sacri). 27. Morte di Francois Luis Blondel, il giorno prima arriva la lettera del Fauriel. Descrizione da parte di Manzoni del rapporto che il padre aveva con la figlia e allo stesso tempo creando un ritratto morale dell'uomo. Vediamo il modello dell'Imbonati profilarsi(v. 61-67) in filigrana al testo. 6

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E disegnar dei siti; a questo modo Io sentia le tue lodi; e qual tu fosti Di retto acuto senno, d'incolpato Costume, e d'alte voglie, ugual, sincero, Non vantator di probit, ma probo: Com'oggi al mondo al par di te nessuno >Gusti il sapor del beneficio, e senta Dolor de l'altrui danno." Egli ascoltava Con volto n superbo n modesto.

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3 morti dunque che hanno avuto davvero un'importanza profonda ( Imbonati, Cabanis, Blondel) per Manzoni, riflessione sul vuoto irreparabile lasciato dalla perdita. La partecipazione attiva di Alessandro nella scomparsa di persone amate.
216 217 "O maestro, o", gridai, "scorta amorosa Non mi lasciar; del tuo consiglio il raggio

Ma viene visto, nella sventura, un segno inviato da Dio(il padre era stato sepolto assieme ai cattolici). Epitaffio: tre distici di endecasillabi (alquanto bruttini): Chi s'affida nel Signore, nel Sognore risorger. Legame stretto con gli a Idilli. Questa era un'intera convinzione tanto di Alessandro, quanto di Enrichetta. L'esperienza del lutto del 14 aprile probabile che abbia avuto influenza per la produzione successiva di Manzoni, che corrisponde nelle date proprio ad Aprile. PASSO INDIETRO, AL 1806 28. Ritorno al 1806: Anno da cui abbiamo preso le mosse, quindi ritroviamo i versi In morte di Carlo Imbonati, fase stoicizzante nutrita da umori alfieriani. (Naturalmente c' anche il Parini) Formalmente il momento il cui Manzoni infatuato dallo sciolto, scrive in endecasillabi sciolti. Prima lettera e unica che Manzoni scrive in italiano al Fauriel. Lo sciolto visto come verso flessibile, plastico. Perch questa esaltazione? Perch l'opposto della rima, che rischia di suggerire parole e immagini in maniera meccanica, mentre nel caso del sciolto si pu aderire in maniera pi adeguata ai concetti che si vogliono esprimere. Viene favorita la sincerit, la verit. L'idea della rima come vincolo risale al Settecento, in cui si sviluppa tutto un dibattito sull'uso della rima. Algarotti, che aveva diffuso nel 1777 le teorie di Newton, protagonista del dibattito proprio sull'uso della rima e dello sciolto. Egli sostiene che la rima rappresenta un limite ma anche un motivo di divagazione e mutilazione del discorso, un artificio che condiziona fortemente il poeta. 29. Questo non significa che Manzoni non apprezzasse le poesie rimate, come ad esempio quelle di Lebrun, in conseguenza troviamo numerose rime anche molto forti, nella lettera al Pagani, Manzoni sottolinea la forza lirica di Lebrun. Chi aveva ingegno poteva quindi cimentarsi con le rime, pi lavoro perch si ubbidiva a una regola. Tuttavia, in seguito alla stesura dei versi per Carlo Imbonati, Manzoni sentiva una certa pigrizia, la sua reazione l'atteggiamento di un onesto artigiano. Periodo problematico fino al 1812, Manzoni senta profonda l'esigenza di trovare una nuova strada. La ricerca di nuovi argomenti e di nuove tematiche, ma anche di una forma nuova (sciolto = monotono e noioso) Poemetto Urania (1809), che risente molto del contatto con l'ambiente parigino, la tematica dell'incivilimento. Alessandro profondamente insoddisfatto anche di questo poemetto. Componimento di 350 sciolti. A parteneide, componimento in 95 sciolti. sappiamo che volevo scrivere un poema sulle origini di Venezia, ma l'idea si converte in un altro progetto, un poema sulla vaccinazione contro il vaiolo. Quale punto in comune? Sul poema finale ci restano una decina di ottave, quindi tracce molto labili. L'idea per persiste, Manzoni, anche all'altezza del 1814, continuava a nutrire l'idea di scrivere su questo tema, bisogna quindi cercare di conciliare questa tematica con quella religiosa degli Inni. --> un periodo di ricerca. C' anche l'ammirazione per l'Ode (Lebrun). Vincenzo Monti: Manzoni ne memorizza il lessico e i giri di frase, ripescando tra gli Inni e i cori nelle Tragedie, nella zona rima del settenario. Operer in futuro tutta una serie di prelievi, di tipo tematico, lessicale, sintattico. La ripresa mnemonica ci porta addirittura all'interno del 5 Maggio. (Tacito, v. 70) e nel ) Coro di Emengarda (Vv. 3-4, rorida di morte il bianco aspetto). L'Urania:, l'idea era venuta a Parigi, attorno al 1807. Rappresenta la visione del perfezionamento umano, attraverso l'intervento delle grazie e delle muse (argomento legato a Condorset). Il ritorno a Parigi non stimola il lavoro del poemetto. 7

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30. Nasce il mito della bellezza del paesaggio svizzero e della montagna. Il paesaggio montano, secondo la visione di Baggesen, dominato dal dio Vertigine, che divinit delle vette. A Parigi Manzoni conosceva un po' il suo lavoro grazie alle traduzione del Fauriel. L'ammirazione era reciproca. Passa un anno, Manzoni si sposato e torna a Parigi, pi propizia per l'Urania, manifesto il nuovo impeto di scrivere, il lavoro dunque avanza. 31. In questo periodo legge Alfieri, gli arrivano infatti gli ultimi volumi delle opere postume. Leggendo la vita rimane molto male Manzoni, stupito dal contrasto tra i principi proclamati e il comportamento mostrato. (un opportunista) L'episodio sconcertante della dedica al Papa distrugge il suo mito in Manzoni. (Vero fino a un certo punto, perch la componente alfieriana nelle Tragedie continua, crolla la sua figura morale) 1742: periodo in cui Alfieri scappa da Parigi. Critica moltissimo i moti rivoluzionari parigini, dimenticando che aveva scritto a favore della presa della Bastiglia. L'incoerenza alfieriana tocca profondamente Manzoni. 32. Alla fine del mese nasce Giulietta, assorbendo le attenzioni del padre. Si illude di poter sostituire l' Urania con una nuova opera pi folle: un poema in endecasillabi rimati, il metro sar quello dominante nella poesia narrativa, cio l'ottava di Ariosto, sembra spuntare l'idea di dinamizzare l'endecasillabo. Emerge la voglia di scrivere in rima. Ma alla fine di questo poema non se ne far nulla. L'idea era vaga. Sismondi, ginevrino storico vicino a Mme De Stael, cultore dell'Italia. Manzoni sembra rifarsi in parte al suo volume storico per parlare della fondazione della repubblica di Venezia (Histoire de la rpublique italienne). Probabilmente l'incontro con questo volume a fornire argomenti per il Conte di Camagnola, il suo incontro risale a molto prima, sul progetto nuovo. Rappresenta il primo elemento in riferimento alla Storia. (Legata al culto del vero, che qui si precisa nel senso del vero storico che permetta allo scrittore di inserirvi le proprie invettive)Cammino di Manzoni gi in embrione: La poesia mette alla storia ci che alla storia manca, integra. Comincia a configurarsi l'idea di vero storico. 33. Lettera del 1 Marzo, troviamo riferimenti importanti sulla questione dell'idillio. Fauriel portava avanti la traduzione della A Parteneide, per la quale aveva previsto un discorso introduttivo. L'idillio oltre che caratteristiche borghesi ne ha anche di epiche. Anche se il discorso di Fauriel non era pronto ne parlava comunque per lettera, Manzoni risponde proprio su questi termini. Interessante l'idillio di Baggesen, anche l'idillio borghese, ma non quelli italiani. L'Italia si limita infatti all'egloga pastorale. (Poesie pastorali e rusticali, 1808, Milano) Fauriel per definire meglio i caratteri dell'idillio, esamina alcuni caratteri della poesia epica. Cfr. Citazione fine pagina 15. Descrivendo l'argomento che riguarda il suo lavoro su Venezia, Manzoni si basa gi su Fauriel e il suo modo di esprimersi. Manzoni parte, per elaborare la sua poetica drammaturgica, su degli spunti faurieliani. Il drammaturgo per Manzoni deve isolare alcuni fatti dalla catena ininterrotta della storia . Il ricordo delle Reflexions lontane di Fauriel sono sempre presenti. I fatti devono essere ricondotte ad un unico principio. Bisogna quindi percepire una certa unit, soprattutto unit d'azione, mentre le altre due unit (di tempo e di luogo) risultano sbagliate. Nella lettera a Monsieur Chauvet non ci sono solo aspetti legati a Fauriel, ma molto dovuto anche a Schlegel (anche se lui viene dopo, attraverso la traduzione a opera di una ginevrina, Albertine Necker de Saussure). Il Cours posteriore quindi al Fauriel. 34. Domanda: avete avuto la possibilit di leggere i miei odiosi versi italiani ? Non possiamo identificare questi versi con l'Urania (poich non credibile che il Fauriel non ne avesse ancora letto nulla, inoltre si tratta di un lavoro composto da moltissimi versi, si tratta quindi della piccola composizione A Parteneide di 98 versi). Rifiuto proposta traduzione di A Parteneide da parte di Baggesen. Tra il 1807 e il 1809, perch tanto? Il lavoro di Fauriel volgeva alla fine, quindi a questo punto per Manzoni non c'erano pi scuse. Primi 10 versi dell'A Parteneide: come tu potesti pensare che la sola vista della tua bellezza non sarebbe bastata ad affascinarmi, che tenti il cuore anche solo col suono della tua
dolce parola (idea di seduzione con il suono dei tuoi versi, di cui percepisco solo la musica perch il testo, essendo in tedesco, non comprensibile). Io ti vidi accompagnata dal tuo secondo condottiero (il Fauriel, poich lui che la traduce in francese). Senza gli abbellimenti del verso, perch il Fauriel l'aveva tradotta in prosa.

Sciolti caratterizzati da un pesante travestimento allegorico. Chiavi illusorie inaccessibili al grande pubblico, se non Fauriel e Baggesen. Vista la faticosa torsione sintattica, lessico stereotipato e classicistico, senza contare l'inopportunit del comportamento di un amante che, dopo aver decantato le bellezze dell'amata, l'abbandona. Linguaggio medesimo dell'Urania. Rinvio esplicito a Purgatorio, mediato dalla Musogonia di Monti, che permette di inserire qualcosa di floreale molto pi individuato (l'amaranto). Se Manzoni provava noia per l'Urania non stupisce altrettanto e pi grande fastidio davanti agli sciolti A parteneide. (Gli odiosi versi italiani)

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I Manzoni avevano deciso di battezzare la figlia, riavvicinandosi ai riti della chiesa. Quell'allusione mitologica poteva esse percepita come un esercizio vacuo, ma anche in contrasto con le verit della religione. (Vv. 5, 55-56, 84) Interferenze con le parole della preghiera, della religione. Si evidenzia la vuotezza di quel linguaggio poetico, poich solo il concepimento di Cristo pu fare da vero riferimenti. C'era quindi un conflitto tra due codici, quello consunto della poesia classicista e quello nuovo, spirituale e cristiano. La regione attorno a Bergamo (Orobia valle), che avrebbe dovuto costituire lo sfondo dell'opera, rimpiazzava quella prevista per il lavoro sulle origini di Venezia, il quale si era modificato nel breve giro di qualche mese (marzo 1809 - agosto 1809). Fauriel ricevuti gli odiati versi, non solo li aveva letti ma anche ricopiati. Proclamata la volont di una svolta. 35. Chiari propende per il Si, cos come l'Azzolini e Gavazzeni. Sembra invece opporsi a questa teoria il Boggione. La sua visione pi ampia, con questa posizione anche d'accordo il professore. Geografia cara a Manzoni e che verr anche ritrovata nello stesso Promessi sposi. Si aggiunge il tema della vaccinazione (seconda fase). Quando Manzoni si concentra su questo tema un felicissimo caso aveva voluto che stesse uscendo a Milano l'opera che si concentrava sull'innesto del vaccino nelle valli orobiche ( terza fase). Con il che la fisionomia della progettata opera si precisava e assumeva la fisionomia di un poema, erede di quello sulla fondazione di Venezia, in ottave, di ambientazione montana che aveva come argomento la vaccinazione in aree geografiche a lui care (zona a est del lago di Como, dove si trova anche la valle di Scalve). L'idea che ci sono un insieme di tasselli che si incastrano alla perfezione. 36. Sull'innesto del Vaiolo di Verri, nel Caff II. II,34-38 Sull'innesto del vaiolo (PV) Pratica che ormai quasi tutta l'Europa accettava. Fenomeno che ne coinvolgeva tutta la geografia. Per quanto riguarda gli ostacoli, il Verri parla di resistenze, di pregiudizi e diffidenza. Quello dell'innesto era dunque a buon titolo un argomento epico, poich ci si trova la presenza di ostacoli da vincere. Vedi nota del Fauriel alla 33 ( Rien... ) era un argomento tale da toccare i massimi valori, come il vero, il bene, l'utile.. Insistenza di Verri su queste qualificazioni. Il problema della mancanza d'interesse che affliggeva l'idillio. (Ricordare lettera al Fauriel 1 marzo, numero 33) Oppure il problema che affliggeva gli sciolti del poema A Parteneide (numero 34, in fondo, ma qui a soli d'intrt). C'era la questione del legame tra il vaccino e la Lombardia. Non era un legame pretestuoso, perch gi preesisteva una linea lombarda in cui Alessandro si sarebbe potuto inserire, la linea del Parini con la sua Ode. Bicetti un pioniere dell'innesto in Lombardia ed era zio dell'Imbonati. C'era quindi dietro una parentela, e ai suoi meriti faceva riferimento perfino il Verri. Affrontare questo argomento significava dunque riallacciarsi a un filo tendenzialmente lombardo, a Milano, attraverso queste due importanti figure. Si aggiungono alla relazione montagne e tradizione, Conferma dell'ambientazione del Baggesen, ma spostandoci dalla Svizzera alla Lombardia. In Baggesen c'era un'allusione alla tradizione. Non era oltretutto il frutto di una invenzione poetica, ma era attestato l'innesto nelle montagne, abbiamo quindi una conferma della legge del vero. 37. Il Fauriel continuava a redigere l'introduzione all' A Parteneide. Mese in cui viene in oltranza la richiesta al Papa per la celebrazione del matrimonio cattolico. in questi primi mesi del 1810 che viene pubblicata la traduzione fatta dal Fauriel. Il 3 maggio veniva inviata una copia al Monti dal Fauriel. Mesi decisivi per la vita spirituale dei Manzoni. Tornati nel giugno in Italia, segue il momento di crisi con la famiglia di lei, poi il 15 agosto Giulia si riaccosta alla comunione, Enrichetta il 16 si comunica. Alessandro si occupa di agricoltura, ma ovviamente legge anche libri, come l'Iliade, ma anche letture spirituali e apologetiche. Queste letture interagivano con le idee che il Fauriel aveva esposto nelle riflessioni preliminari all' A Parteneide. FAURIEL, MODELLI, LA FORMA INNO 38. La presenza e importanza del Fauriel. Forti vede la sussistenza di una rapporto negativo tra Manzoni e l'idillio, a causa dell'inconciliabilit con la propria concezione dell'uomo e questo genere. Secondo Isella Fauriel si interessa fortemente all'idillio perch ha degli interessi verso la poesia stoica. Secondo Gavazzeni l'influenza di Fauriel sarebbe gi percepibile nell'Urania, per il professore invece questa nasce a contatto con il pensiero parigino degli idologues. Spunti: idea di unit organica dell'opera, di progressione naturale, rapporto tra invenzione poetica e verit storica, l'inopportunit di seguire regole artificiali imposte dall'esterno. Stimoli e idee David a Fauriel che si 9

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sarebbero arricchiti col tempo con l'appoggio di altri intellettuali, come Sismondi, Schlegel, Madame de Stael ( De l'Allemagne, 1814). Ma il Fauriel presente profondamente gi in precedenza. Mario Sansone ritiene anche che le Reflexions sono importanti, ma la meditazione sulle problematiche dell'Idillio vanno di pari passo con la conversione. Tema della felicit, fortemente settecentesco, in una prospettiva che in quegli anni palesemente religiosa. Il discorso di Sansone e Langella giusto nella tesi di fondo, ma forse sar opportuno fare lo sforzo di corredarlo di qualche appoggio testuale. L'idillio, della letteratura tedesca, rappresenta per il Fauriel gli esseri umani in uno stato di quiete, in armonia con la realt circostante. L'idillio rappresenta per lui la felicit piacevole e la coscienza di questo. Le passioni negative e moralmente nefaste sono assenti. Laspirazione allo stato idillico ha motivazione profonda nell'essere umano. Speranza di un avvicinarsi tra mondo reale e mondo ideale. La tranquillit idillica per relativa e non assoluta, perch nel fondo dell'uomo resta sempre l'inquietudine, ed queste la condizione che la poesia idillica vuole esprimere. Questo interesse per la tranquillit, nel Fauriel, molto probabilmente non senza rapporto con i suoi studi sullo stoicismo. 39. La letizia concepita per Seneca come qualcosa di costante, perch viene da dentro e quindi non condizionata dall'esterno. Stato che cerca di mettere al bando l'ansia e la preoccupazione per il futuro. Nelle conversazioni tra Fauriel e Manzoni la felicit si intreccia con il tema della tranquillit stoica. Fase, quella del contatto manzoniano con lo stoicismo, che porta alla scrittura del Carme per l'Imbonati. Ma Manzoni aveva poi individuato una altro campo, la tranquillit ricercata attraverso la cristianit, garantita solo dalla fede. 40. Anche attraverso la lettura delle pagine di apologisti. I discorsi con il Fauriel avevano risonanze profondamente cristiane. Tutto il negativo dell'esperienza, nell'ottica della fede, viene mitigato. In Fauriel c'erano quindi tutti i presupposti per compiere il gran passaggio dalla felicit mutuata dagli antichi, alla tranquillit fondata sulla trascendenza cristiana. Manzoni vedeva nel Fauriel tutte le premesse per il passaggio qui descritto. Vedi 13. Nota 23. Manzoni vedeva gi presenti in Fauriel tutta una serie di presupposti che gi l'avrebbero portato a convertirsi. Influenza delle Reflexions del Fauriel su Manzoni, diversi studiosi hanno evidenziato la loro importanza, ma il sore crede che non stato colto il punto centrale, cio che tipo di importanza ha questo testo per toccare Manzoni. Il sore propone quindi di vedere nelle Reflexions un testo che permette a Manzoni di riflettere su un concetto centrale, quello della tranquillit interiore. Manzoni ne trae tutta una serie di stimoli, anche estrapolati dalle conversazioni. La pace interiore, il giusto modo di affrontare i fatti, pure le esperienze dolorose. La tranquillit idillica e stoica corrisponde alle citazioni del numero 38-39. individuabile nell'itinerario manzoniano una fase stoica (anni 1803-06, dai Sermoni al Carme). Anche la tranquillit cristiana viene riscoperta (40). 41. La tranquillit lo stato d'animo che contraddistingue il cristiano nel momento supremo della prova, dove affronta le difficolt con un coraggio pacato. Soffrire soli, tranquillamente. Il coraggio tranquillo quello dei martiri, con cui per esempio s. Ignazio, vescovo di Antiochia, affront le belve nel Colosseo. Sulla linea di quanto aveva osservato Burdaleau, Car de la vient que l'injuste tire de ces propres mots la consolation. (40) Lo stato di tranquillit del cristiano permetteva di capire in che senso poteva dirsi felice nella vita, anche senza l'esclusione nel presente della felicit, una felicit tutta proiettata nel futuro, nella speranza. La Morale cattolica chiarir facilmente i termini. La felicit di perfezionamento, che quella di cui si fa esperienza nella vita, e la felicit di perfezione, che si realizza nel poi. operante nell'uomo una tendance irrsistible vers un tat libral d'ordre, d'quilibre e de tranquillit(p.19, Fauriel) Queste parole avevano per Manzoni delle risonanze cristiane, si parla di una letizia che illumina tutto i giorni dell'anno, ma in particolare quello della Pasqua. Della Resurrezione. Tutto rientra in un sistema organico. Bonheur paisible, felicit pacata, che accompagna i giorni sereni 'dei montanari elvetici', curioso questo passaggio nel contesto cristiano. 42. Questi personaggi sono esenti dai tormenti delle passioni. (Torniamo al numero 38) Anche per gli stoici il santo esente dalle passioni, perch la vera tranquillit non quella all'esterno, ma quello all'interno di noi. (di vera la citazione di Seneca) bisogna stare alla larga dalle passioni. (Ritiriamoci dai luoghi sdrucciolevoli), le passioni sono viste come una malattia. Spesso ci si chieste se sia meglio avere passioni moderate o non averle affatto, dal suo punto di vista (Seneca) non ha senso avere una malattia in senso lieve, questo concorda con la visione etica del cristianesimo. Le passioni sono ontologicamente opposte alla tranquillit dello spirito . (Citazioni degli apologisti cristiani) le passioni sono una malattia che porta unalterazione del fisico, inoltre una malattia contagiosa. Da qui la necessit di combatterle, queste passioni. 10

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Stimolato da tutte queste letture apologetiche e assieme le conversazioni con il Fauriel, questo motivo della pericolosit delle passioni destinato a diventare importantissimo nella Morale cattolica e nel suo pensiero. Le passioni alterano il ragionamento, quando una questione va troppo in lungo, si pu essere certi che le passioni entrano in gioco nel ragionamento. Le passioni generano i sofismi (distorsione del ragionamento volontaria, operata con malizia) la verit tranquilla, mentre il falso animato dalle passioni. Con le passioni non si riesce a costruire nulla, quindi esse vanno combattute, cosa che la religione fa esemplarmente. 43. Ben diversa invece era la posizione dei philosophes (identificabile anche tra gli intellettuali del Caff), per i quali le passioni rappresentavano un serbatoio di energia preziosissimo che doveva essere ben incanalato. Giuseppe Visconti, indirizzarlo verso i giusti fini. Alessandro Verri, sono l'origine delle grandi opere. Manzoni doveva quindi fare i conti con la cultura della sua famiglia. Anche Alfieri si trova in questo pensiero, ma il mito di Alfieri si era dissolto. Rappresenter colui che in maniera irresponsabile soffia su un fuoco pericoloso (Alfieri fomenta gli odi nazionali tra Italia e Francia). Nella Morale Cattolica troviamo infatti un commento a un passaggio alfieriano. Questo tema svolto all'interno del Coro del Carmagnola(odi tra nazioni trasformato negli odi civili, interni al paese italiano, parlando dello scontro tra Venezia e Milano, Alfieri accettava il primo ma non il secondo, e Manzoni evidenzier questa incoerenza). Le madri trasmettono ai loro figli ancora piccoli questa eredit di odio, che Manzoni condanna. 44. Di tutte queste meditazioni non sembravano accorgersene gli amici milanesi, infatti non manifestarono un grande entusiasmo verso lA Parteneide. Si trattava di una sorta di prevenzione contro il genere stesso, un peccato che ingenui fini perdessero tempi dietro gli idilli. Per Fauriel che si era tanto impegnato, c'erano parole assai lusinghiere. Di fatto per il giudizio sugli idilli rimaneva invariato. Visconti descrive delle riflessioni sul bello. Parla dell'invecchiamento di alcuni generi letterari che rischiano d'andare in disuso, come epopea, l'idillio, poesia didascalica e anche la poesia pastorale (perch l'ignoranza campestre in conflitto con la tendenza moderna a puntare al miglioramento). 45. Tutti gli studiosi concordano nel riconoscere in questa operetta quella sulla vaccinazione, tranne il Forti volle ravvisarvi un accenno agli Inni sacri. Lui vuole dimostrare che questo riferimento qualcosa che si riferisce agli Inni sacri. Ma essi sono posteriori alla lettera, inoltre la definizione di operetta non apologetica esclude naturalmente gli Inni! Una settimana dopo la lettera al Degola anche il Fauriel riceve accenno sul lavoro di Manzoni. Vediamo che un vecchio progetto ripreso recentemente. Prima della Vaccina in ottave abbiamo il poemetto sull'origine di Venezia (non ne abbiamo testimonianza se non nelle lettere, il testo non esiste). Adozione della rima vista la noia provata attualmente per lo sciolto. 46. Di questa opera ci restato poco, notiamo a livello della titolazione ci sono numerose discordanze. In quel periodo Manzoni si sentiva dominato da un genio, soprattutto nel contesto di Brusuglio. (anche allusione alla campagna idillica) Il genio gli fa intravvedere visioni incredibili, difficili da tradurre in parole (infatti non aggiunger altro a riguardo). Boggioni e Langella sottolineano gli aspetti nuovi riscontrabili in questi pochi versi: il venire meno di ogni corredo classico, il forte riferimento al modello religioso del Paradiso di Dante. Manzoni insiste sulla forza della visione, sulla impossibilit di tradurre in parola l'esperienza straordinaria di cui stato protagonista (topos dell'ineffabilit). La lingua inabile ad afferrare l'esperienza, ma questo resta a livello di una pura enunciazione, espressa in una lingua pesante e assai poco innovativa. vero che c' un alone di misticismo ma ottenuto riciclando in maniera piatta formule dantesche. (Vedi esempio del verso 52) Da notare la pesantezza dal punto di vista ritmico, sintattico, prosodico, ecc. Il dover parlare di un regno che posto in alto, la richiesta di un aiuto, la terna ingegno, degno, regno ed infine il sintagma il mio canto - sono tutti temi danteschi. Questo per inserito in un contesto poco coerente e assai goffo. Versi 17-24: all'inizio sembra essere un felice abbandono alla guida del genio, ma in seguito si fa sentire una voce indispettita proveniente dal cuore, che censura questo abbandono e richiama ai doveri di ricondurre l'ispirazione a Dio. Insomma ci si chiede se sia un bene seguire o meno il genio. Incoerenza palese. La scelta dell'ottava (metro della poesia narrativa, il quale declina nella seconda met dell'Ottocento) dovuta alla voglia di sfuggire alla noia degli sciolti, e allo stesso tempo indizio di una voglia di narrativit (che si realizzer davvero nella scrittura del romanzo, quindi attraverso la prosa). Usa qui lo stesso metro della Musogonia del Monti, uno dei modelli dell'Urania. Si rende omaggio quindi a Monti senza citarlo. Monti disse a Manzoni che secondo lui era tagliato per la poesia. Strano il riferimento a lui, che era il grande patrono della mitologia, la dove il testo vuole distaccarsi completamente da questo genere ma riallacciarsi alla religione.

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47. Lingua: non vi era una grande distanza da A Parteneide, dell'Urania e la Vaccina, il caso pi evidente quello dei sogni che sopravvengono all'alba. Si evidenzia una sorta di trapianto linguistico. Pi riprese petrarchesche. 48. L'io della Vaccina era veggente (ha delle visioni), poetante, che si sofferma a raffigurare se stesso. Si mette in scena, si auto presenta. Un io che insiste sulla presenza di questo Genio tutelare. Questo io rivendica uno statuto di aristocrazia morale e intellettuale che lo distingue dagli altri. Non c' soluzione di continuit, L'io veggente sempre rappresentato. Sorta di protetto autobiografismo, il poeta si compiace di se stesso. Nei versi In morte di Carlo Imbonati, notiamo la dimensione del poeta visionario (vede Carlo Imbonati). Si nota quindi una certa coerenza. La poesia rappresentato questo io veggente e poetante. Rifiuta contatti indegni e degradanti. L'atteggiamento molto elitista e aristocratico. Si nota un grande disprezzo per il popolo. C' addirittura una sorta di competizione con Dante, a livello della visione, considerando la prima esperienza come qualcosa di eccezionale, attraverso anche una tradizione che parte da Parini che fa riferimento a questa presenza del Genio. (guardare i corsivi per il confronto) L'affermazione del Fauriel potrebbe aver suggerito a Manzoni i versi 17-20. Ripresa del motivo della libert del Genio (le gnie n'a jamais que sourire de toutes ces limites), Manzoni nella lettera al Fauriel, parlando dei propri lavori letterari, proclama la sintonia e l'accordo con il Fauriel. Non bisogna fissare tutto in un piano gi prestabilito, era in sintonia con Fauriel anche riguardo all'insofferenza verso il fatto d'avere dei limiti, applicando meccanicamente delle regole esterne, bisogna adeguarsi solo alle regole interne. Malgrado questo per Manzoni si blocca e non va oltre la composizione della nona ottava. Si profilava intanto un'altra esperienza, pi innovativa, quella degli Inni sacri. Bisogna comunque dire che l'idea della Vaccina non svan di colpo, ma quando aveva gi composto tre inni. Quindi per un po' continua ad aleggiare. Le Rflexions sur l'idylle del Fauriel hanno molto probabilmente influenzato Manzoni: ripercorrere la strada dell'idillio, della Vaccina; riflettere sul tema importantissimo della tranquillit idillica. quindi si apre in qualche modo la via agli Inni sacri, la via su una letteratura centrata sulla rappresentazione del raggiungimento di una serenit interiore malgrado le peripezie della vita. Via degli Inni sacri che si trasforma anche nella via alle tragedie, alle osservazioni sulla Morale cattolica e, in ultima analisi, la via al romanzo. Le Rflexions sono quindi state un testo capitale per la formazione di Manzoni. GLI IDILLI (VEDI RIASSUNTO) 66. Tema degli annunci profetici presenti nell'antico testamento un tema importante, questo si ritrova sia nella Resurrezione che nel Nome di Maria. Infine importante anche la relazione e il nucleo familiare. La famiglia importante per lui. Composta dall'unione degli sposi, benedetta dal matrimonio e dalla venuta della figlia, la sua esperienza biografica. Figlio di una madre particolare, madre fedifraga. Lo stesso Alessandro diventa amico di liberi conviventi. Questo non coincideva con il modello manzoniano. Negli inni lui da una rappresentazione legata all'unione e alla prole. Attenzione verso la donna come portatrice di vita (gravida). Qui la sensibilit autobiografica che assiste alle molteplici gravidanze problematiche della moglie. Rapporto tra genitori e figli, basato sulla trasmissione dei valori, sull'educazione. Motivo presente anche nella Resurrezione. Trasmissione di cognizioni, trasmissione del passato, della storia, delle proprie radici, dal padre ai figli. Aspetto riproposto anche nel Coro del Carmagnola, per in negativo. Resurrezione: 89-91: non madre che sia schiva /della spoglia pi festiva /i suoi bamboli vestir. Esperienza autobiografica del Natale del proprio figlio.

BIBLIOGRAFIA MANZONI Alessandro, Tutte le opere, Leonardi, Venezia: 1887. MANZONI Alessandro, Inni sacri, Clara Leri, Firenze: Olschki, 1991. MANZONI Alessandro, Inni sacri, a cura di Gavazzeni, Fondazione Bembo , Parma, 1987. MANZONI Alessandro, Poesie e tragedie, a cura di Boggioni, Torino: UTET, 2002. MANZONI Alessandro, Tutte le poesie, a cura di Luca Danzi, Rizzoli, Milano 2012. Critici: Langella, Manzoni poeta teologo, 1809-19, Milano ETS 2009 Lonardi, La poesia senza mediatrice, allontanare Dioniso, caccia tragica, nel volume Ermergarda e il pirata, Bologna: il Mulino, 1981. 12