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5/2/2021 Dante Livio Bianco - Wikipedia

Dante Livio Bianco


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Dante Livio Bianco (Cannes, 19 maggio 1909 – Valle Gesso, 2


luglio 1953) è stato un avvocato e partigiano italiano, insignito della
medaglia d'argento al valor militare.

Indice
Biografia
I primi anni e l'antifascismo
La Resistenza
Il dopoguerra, la politica da privato cittadino e la morte
Opere
Onorificenze
Note
Bibliografia
Altri progetti
Collegamenti esterni

Biografia Dante Livio Bianco durante il


periodo della Resistenza

I primi anni e l'antifascismo

Nacque in Francia, dove la famiglia si era trasferita; suo padre era sarto. Studiò al liceo di Cuneo, quindi
si iscrisse a Giurisprudenza all'università di Torino. Nel 1928, durante un'aggressione di un gruppo di
fascisti al professor Francesco Ruffini, ne prese le difese insieme ad altri studenti, finendo per essere
picchiato a sangue dai fascisti. Dopo la laurea, nel 1932 iniziò la carriera di avvocato al tribunale di
Torino, nello studio di Manlio Brosio, amico e collaboratore di Piero Gobetti.

Al tribunale, nel 1940, fece la conoscenza con il magistrato Alessandro Galante Garrone, con cui scoprì di
avere un percorso comune, avendo studiato entrambi legge a Torino con Ruffini, di cui entrambi presero
le difese quando fu aggredito; inoltre nel 1932 superarono insieme il concorso per entrare in
magistratura, anche se Dante Livio Bianco scelse la carriera di avvocato. Con Galante Garrone nacque
una stretta amicizia.

La Resistenza

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«Signor Presidente, Lei che tanto bene conosce la storia del Piemonte, ricorderà la fiera
risposta data da Vittorio Amedeo II agli emissari di Luigi XIV i quali gli spiegavano come le
condizioni del suo esercito gli togliessero ogni possibilità di resistere alle potenti armate
d’oltralpe: «Batterò col piede la terra, e n’usciran soldati d’ogni banda». Ebbene, l’8 settembre,
e in seguito, a Cuneo e intorno a Cuneo avvenne proprio così: i soldati, cioè i partigiani
uscivano da ogni parte, perché qualcuno aveva battuto col piede la terra; ma non era stato un
sovrano, re o principe che fosse, bensì una forza più alta e maestosa, quella che si chiama la
coscienza civile, la vocazione nazionale, il senso dei valori supremi, quella essenziale virtù
insomma, che, magari sotterranea ed invisibile per lungo volgere di anni, erompe nei momenti
decisivi, e spinge un popolo a non mancare nell’ora del dovere storico.»

(Dante Livio Bianco, da un discorso del 18 settembre 1948, alla presenza del Presidente della Repubblica Luigi
Einaudi[1])

Nel 1942 aderì al Partito d'Azione, appena formatosi in clandestinità. All'indomani dell'armistizio di
Cassibile, il 10 settembre 1943, insieme a Duccio Galimberti costituì il primo gruppo armato partigiano
di Giustizia e Libertà, chiamandolo Italia libera. Nella primavera del 1944 fu a capo della brigata "Carlo
Rosselli", che operava sulle montagne del Cuneese. Di quella brigata faceva parte anche Nuto Revelli.
Come comandante partigiano, impose una disciplina severissima, volendo evitare che si arruolassero
anche avventurieri e approfittatori; non esitava a far fucilare i briganti e i ladri scoperti a macchiare la
reputazione dei partigiani. Fu protagonista anche dei contatti tra la Resistenza italiana e la Resistenza
francese che ebbero culmine con gli incontri di Barcelonette e gli incontri di Saretto.[2]

Nel dicembre 1944, alla morte di Duccio Galimberti, lasciò l'attività militare in montagna e ne prese il
posto come comandante regionale piemontese di GL.

Il dopoguerra, la politica da privato cittadino e la morte

Malgrado si sentisse poco portato all'attività politica, subito dopo la Liberazione accettò di essere
nominato per il Partito d'Azione alla Consulta Nazionale, un'assemblea che fece le veci del Parlamento
dalla Liberazione alle elezioni della primavera 1946. Terminata questa esperienza, tornò alla propria
attività di avvocato, rimanendo tuttavia impegnato a mantenere vivi gli ideali della Resistenza.

Nel 1953 fece campagna a favore di Unità Popolare, movimento guidato da Ferruccio Parri e nato per
scongiurare l'applicazione della cosiddetta "legge truffa" nelle imminenti elezioni. "Unità Popolare"
raccolse solo lo 0,6%, un risultato che segnò l'ennesima e definitiva sconfitta elettorale per gli esponenti
del disciolto Partito d'Azione; tuttavia i voti andati a "Unità Popolare" impedirono che la coalizione
guidata dalla Democrazia Cristiana ottenesse il premio di maggioranza previsto dalla "legge truffa".

Appassionato di alpinismo, morì durante un'escursione sui "suoi" monti sopra Cuneo, nel luglio 1953.
Dieci anni dopo gli venne intitolato un rifugio in Valle Gesso.

Il suo studio legale fu ripreso dapprima da Carlo Galante Garrone, fratello di Alessandro, e quindi da
Franzo Grande Stevens.

Opere
Livio Bianco ha lasciato importanti scritti sulla storia della Resistenza in Piemonte[3], raccolti in Guerra
partigiana (1954). Lo scritto Venti mesi di guerra partigiana nel cuneese (1946) fu lodato da Gaetano
Salvemini, tra l'altro, per il fatto che Bianco non tentò di valorizzare il solo ruolo dei partigiani giellisti a

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scapito degli altri, ma «fa continuamente nel racconto la parte che spetta nella resistenza cuneese ai
comunisti [...], e non la sopprime, come sta diventando moda fra gli scrittori comunisti per le azioni non
comuniste»[4].

Onorificenze
Medaglia di argento al valor militare
«Piemonte settembre 1943- 27 aprile 1944»

Note
1. ^ Dante Livio Bianco (http://www.istitutoresistenzacuneo.it/Dante_Livio_Bianco.htm) Archiviato (http
s://web.archive.org/web/20121121014801/http://www.istitutoresistenzacuneo.it/Dante_Livio_Bianco.h
tm) il 21 novembre 2012 in Internet Archive., istitutoresistenzacuneo.it
2. ^ D.L.Bianco, "Guerra Partigiana" Einaudi
3. ^ Dante Livio Bianco, ANPI.
4. ^ Gaetano Salvemini, Scritti vari (1900-1957), a cura di Giorgio Agosti e Alessandro Galante
Garrone, in Opere, vol. VIII, Milano, Feltrinelli, 1978, p. 351.

Bibliografia
Piero Calamandrei, «Pietà l'è morta», in Uomini e città della Resistenza, Bari, Laterza, 2006, pp.
126-132

Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Dante Livio Bianco

Collegamenti esterni
Breve biografia di Dante Livio Bianco (http://www.anpi.it/donne-e-uomini/dante-livio-bianco/) sul sito
dell'ANPI
Scheda di Dante Livio Bianco (https://web.archive.org/web/20121121014801/http://www.istitutoresist
enzacuneo.it/Dante_Livio_Bianco.htm) sul sito dell'Istituto storico della Resistenza di Cuneo
VIAF (EN) 51766540 (https://viaf.org/viaf/51766540) · SBN IT\ICCU\RAVV\044932 (https://o
pac.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/scheda_authority.jsp?bid=IT\ICCU\RAVV\044932) · LCCN
(EN) nb2006026120 (http://id.loc.gov/authorities/names/nb2006026120) · GND
Controllo di autorità (DE) 119123118 (https://d-nb.info/gnd/119123118) · BNF (FR) cb123613337 (https://catalog
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NLA (EN) 35556719 (https://nla.gov.au/anbd.aut-an35556719) · WorldCat Identities
(EN) lccn-nb2006026120 (https://www.worldcat.org/identities/lccn-nb2006026120)

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