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Antonino Letizia

#SCIENZE
PERCORSO FACILITATO - BES/DSA

Trevisini Editore
La pubblicazione di un libro è un’operazione complessa, che richiede numerosi controlli: sul testo, sulle immagini e sulle relazioni che si stabiliscono tra
essi. L’esperienza suggerisce che è praticamente impossibile pubblicare un libro privo di errori. Saremo quindi grati ai lettori che vorranno segnalarceli.
Nel caso di eventuali errori od omissioni nelle citazioni delle fonti, la Casa Editrice provvederà, nella prossima edizione, alle rettifiche che verranno
comunicate dagli aventi diritto. Nei casi in cui non è stato possibile reperire chi potesse concedere il permesso di riproduzione, si precisa che la Casa
Editrice è a disposizione degli aventi diritto.

Copertina: Fabio Malacarne


Disegni: Stefano Trainito
Impaginazione: Capoverso - Torino
Redazione: Giusi Vignali - Erika Mucignat - Silvia Garbuglia
Stampa: TMB Grafiche - Gorgonzola (MI)

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per LIM, PC e Tablet.

Proprietà letteraria riservata

I diritti di traduzione, riproduzione e di adattamento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo, comprese fotocopie in bianco e nero o a colori, sono riservati.
© 2016 Casa Editrice Luigi Trevisini S.r.l.
Prima edizione: marzo 2016 2016 2017 2018 2019

Con i tipi della:


Casa Editrice Luigi Trevisini S.r.l.
Via Tito Livio 12 - 20137 Milano
Tel. 02 5450704 - Fax 02 55195782

www.trevisini.it
e-mail: trevisini@trevisini.it
INDICE

VOLUME 1
CAPITOLI
1. La scienza e i suoi metodi 5
2. La materia e i fenomeni termici 13
3. Le caratteristiche dei viventi 25
4. La classificazione dei viventi 35
5. Le piante e gli animali 43
6. L’acqua, l’aria, il suolo 57
7. L’ambiente e il comportamento 73

VOLUME 2
CAPITOLI
1. Materia, atomi e molecole 87
2. Le reazioni chimiche e i composti 97
3. Rivestimento e locomozione 105
4. Alimentazione e respirazione 113
5. Circolazione e difesa dalle malattie 125
6. Fenomeni ondulatori 137
7. Il movimento, l’equilibrio e le forze 149
8. L’energia 165

VOLUME 3
CAPITOLI
1. Fenomeni elettrici e magnetici 173
2. Composizione e struttura della Terra 183
3. I movimenti interni della Terra e le loro conseguenze 193
4. Dalla Terra all’universo 203
5. Le informazioni nei viventi 223
6. La vita sulla Terra 235
7. Controllo e relazione 247
8. Escrezione e riproduzione 259

INDICE 3
INDICE
CORRISPONDENZA CON IL CORSO TEMATICO

VOLUME A
CAPITOLI
1. La scienza e i suoi metodi 5
2. La materia e i fenomeni termici 13
3. Materia, atomi e molecole 87
4. Le reazioni chimiche e i composti 97
5. Fenomeni ondulatori 137
6. Il movimento, l’equilibrio e le forze 149
7. L’energia 165
8. Fenomeni elettrici e magnetici 173

VOLUME B
CAPITOLI
1. Le caratteristiche dei viventi 25
2. La classificazione dei viventi 35
3. Le piante e gli animali 43
4. L’ambiente e il comportamento 73
5. Le informazioni nei viventi 223
6. La vita sulla Terra 235

VOLUME C
CAPITOLI
1. Rivestimento e locomozione 105
2. Alimentazione e respirazione 113
3. Circolazione e difesa dalle malattie 125
4. Controllo e relazione 247
5. Escrezione e riproduzione 259

VOLUME D
CAPITOLI
1. L’acqua, l’aria, il suolo 57
2. Composizione e struttura della Terra 183
3. I movimenti interni della Terra e le loro conseguenze 193
4. Dalla Terra all’universo 203

4 INDICE
LA SCIENZA
E I SUOI METODI

1 A
CAP 1 CAP 1
Unità 1 I SENSI E GLI STRUMENTI DI MISURA 3 PAGINA 3
1. La conoscenza dei fenomeni naturali 4 PAGINA 4
2. Misurazione e unità di misura 6 PAGINA 6
3. Strumenti di misura 10 PAGINA 10
4. Gli errori di misura 12 PAGINA 12

Unità 2 LA CONOSCENZA SCIENTIFICA 19 PAGINA 19


1. La conoscenza di senso comune e quella scientifica 20 PAGINA 20
2. Raccolta e rappresentazione dei dati 24 PAGINA 24
3. La documentazione degli esperimenti 28 PAGINA 28

5
Unità 1

1
I SENSI
E GLI STRUMENTI LA CONOSCENZA
DI MISURA DEI FENOMENI NATURALI

4 DI CHE COSA SI OCCUPA LA SCIENZA 4 I NOSTRI SENSI


La scienza studia i fenomeni che avvengo Il primo mezzo che utilizziamo per ricevere
intorno a noi per cercare di capire quali sono informazioni dal mondo esterno sono i nostri sensi.
le loro cause e i loro effetti. /DSHUFH]LRQHPHGLDQWHLQRVWULVHQVLqSHUz
/HSULQFLSDOLDUHHVFLHQWL¿FKHVRQR LPSHUIHWWDSHUFKp

Studia i fenomeni
come il movimento,
Fisica la luce, il suono, È soggettiva, Sappiamo, per esempio,
l’elettricità, cioè può che certi cibi sono
il magnetismo ecc. cambiare da considerati gustosi da
una persona alcune persone e non
Studia il modo in cui all’altra. da altre.
le diverse sostanze si
trasformano e come
Chimica se ne preparano delle
nuove (farmaci, nuovi
materiali ecc.) È limitata; i
nostri sensi
riescono infatti
Per aumentare la nostra
a percepire i
Studia le capacità visiva, per
segnali entro
Biologia caratteristiche degli
certi limiti;
esempio, utilizziamo il
organismi viventi microscopio
per spingerci
o il telescopio.
oltre dobbiamo
utilizzare degli
strumenti.
Studia i fenomeni
che avvengono Ci fornisce
Astronomia nello spazio e informazioni
nell’universo principalmente Per trovare la larghezza
di tipo di questo libro è
qualitativo. Per meglio utilizzare il
Studiano la struttura quelle righello perché la
della Terra di tipo stima senza effettuare
Scienze quantitativo è la misurazione può
(i minerali, le rocce,
della Terra i terremoti, i vulcani meglio utilizzare risultare imprecisa.
ecc.) gli strumenti
di misura.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /D¿VLFDVWXGLDLOPRGRLQFXLOHGLYHUVHVRVWDQ]HVLWUDVIRUPDQR V F
b. ,QRVWULVHQVLVRQRLQGLVSHQVDELOLSHUFRQRVFHUHLOPRQGRHVWHUQR V F
c. /DSHUFH]LRQHPHGLDQWHLQRVWULVHQVLFLGjVHPSUHLQIRUPD]LRQLFRUUHWWH V F
d. *OLVWUXPHQWLGLPLVXUDFLSHUPHWWRQRGLRWWHQHUHLQIRUPD]LRQLTXDQWLWDWLYHSLSUHFLVH V F
e. *OLVWUXPHQWLGLPLVXUDSRVVRQRVRVWLWXLUHGHOWXWWRLQRVWULVHQVL V F

6 LA SCIENZA E I SUOI METODI


Unità 1

2
I SENSI
E GLI STRUMENTI MISURAZIONE
DI MISURA E UNITÀ DI MISURA

La misurazione ci permette di attribuire un valore numerico a una


particolare caratteristica di un oggetto o di un fenomeno.
1RQWXWWHOHFDUDWWHULVWLFKHVRQRSHUzPLVXUDELOLGLXQ¶DUDQFLDWDSHUHVHPSLR
ULXVFLDPRDGDSSUH]]DUHLOYROXPHLOVDSRUHLOSHVRO¶RGRUHODWHPSHUDWXUDHFF
)UDTXHVWHFDUDWWHULVWLFKHLOYROXPHLOSHVRHODWHPSHUDWXUDVRQRPLVXUDELOLPD
QRQORVRQRLOVDSRUHO¶RGRUHHFF
Le caratteristiche misurabili vengono dette grandezze fisiche; ognuna di
esse ha una sua particolare unità di misura.

 4 UNITÀ DI MISURA
,QSDVVDWRHUDQRLQXVRXQLWjGLPLVXUDFKHFDPELDYDQRGDXQ3DHVHDOO¶DOWURH
TXHVWRFUHDYDSUREOHPLSHUFKpLYDORULQRQHUDQRLPPHGLDWDPHQWHFRQIURQWDELOL
HELVRJQDYDHIIHWWXDUHGHOOHFRQYHUVLRQL3HUHOLPLQDUHTXHVWLLQFRQYHQLHQWLQHO
qVWDWRSURSRVWRLOSistema Internazionale di unità di misura 6, QHO
TXDOHVRQRLQGLFDWHOHJUDQGH]]HIRQGDPHQWDOLHOHORURXQLWjGLPLVXUD

Grandezza Unità Simbolo


lunghezza metro m
massa kilogrammo kg
intervallo di tempo (durata) secondo s
temperatura kelvin K

4 MULTIPLI E SOTTOMULTIPLI kilometro km 1000 m


1HOO¶HVHJXLUHPLVXUD]LRQLFRQXQD ettometro hm 100 m
VWHVVDXQLWjGLPLVXUDVLSRVVRQR decametro dam 10 m
LQFRQWUDUHYDORULPROWRSLFFROLR metro m 1m
PROWRJUDQGL3HUHYLWDUHGLXWLOL]]DUH
decimetro dm 0,1 m
WDQWHFLIUHVLULFRUUHDLPXOWLSOLH
DLVRWWRPXOWLSOLGHOO¶XQLWjGLPLVXUD centimetro cm 0,01 m
SULQFLSDOH millimetro mm 0,001 m

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. 8QDFDUDWWHULVWLFDPLVXUDELOHGLXQRJJHWWRRGLXQIHQRPHQRVLFKLDPDJUDQGH]]D¿VLFD
b. ,OVDSRUHqXQDJUDQGH]]D¿VLFD V F
c. /DWHPSHUDWXUDqXQDJUDQGH]]D¿VLFD V F
d. ,QSDVVDWROHXQLWjGLPLVXUDFDPELDYDQRGDXQ3DHVHDOO¶DOWUR V F
e. /¶XQLWjGLPLVXUDGHOODPDVVDQHO6LVWHPD,QWHUQD]LRQDOHqLOJUDPPR V F

LA SCIENZA E I SUOI METODI 7


Unità 1

3
I SENSI
E GLI STRUMENTI STRUMENTI
DI MISURA DI MISURA

4 CARATTERISTICHE DEGLI Strumento Unità


Grandezza
STRUMENTI DI MISURA di misura di misura
3HURJQLJUDQGH]]DELVRJQD
GLVSRUUHGLXQDunità di misuraH
GLXQRstrumento di misura lunghezza metro

/HSULQFLSDOLFDUDWWHULVWLFKH tempo secondo


GHJOLVWUXPHQWLGLPLVXUDVRQR
O¶intervallo di misuraODportata
ODrisoluzioneHODprontezza

Intervallo di misura
Indica i valori compresi fra un Il termometro per misurare la febbre ha un intervallo di misura
minimo e un massimo che uno compreso fra 35 °C e 42 °C
strumento può misurare.
Portata
Il termometro per misurare la febbre
Indica il valore massimo che lo ha una portata di 42 °C.
strumento è in grado di misurare.
Risoluzione
Indica la più piccola suddivisione Il termometro per misurare la febbre
presente su uno strumento di ha una risoluzione di un decimo di grado.
misura.
Prontezza Il termometro tradizionale, quello utilizzato per misurare la
Indica il tempo che lo strumento febbre, per fornire il valore deve essere tenuto sotto il braccio
impiega per fornirci il valore della per alcuni minuti. Quello digitale invece ha una prontezza
misurazione. migliore, perché ci dà l’esito della misurazione quasi subito.

Esercizio
Dopo aver osservato
questa bilancia indica:
O¶LQWHUYDOORGLPLVXUD 
ODSRUWDWD 

ODULVROX]LRQH 

8 LA SCIENZA E I SUOI METODI


Unità 1

4
I SENSI
E GLI STRUMENTI GLI ERRORI
DI MISURA DI MISURA

4 LA PRECISIONE DI UNA MISURA


Ogni volta che eseguiamo una misurazione commettiamo un errore più o
meno grande. La sua entità deve essere tale da non pregiudicare il nostro
lavoro.
3HUHVHPSLRVHPLVXULDPRLOSHULPHWURGLXQFDPSRSHUUHFLQWDUORHODPLVXUD
RWWHQXWDqVEDJOLDWDGLFHQWLPHWULDL¿QLSUDWLFLQRQFUHDDOFXQSUREOHPD
,QYHFHVHELVRJQDWDJOLDUHLSH]]LGLDFFLDLRSHUFRVWUXLUHXQPDFFKLQDULRGL
SUHFLVLRQHXQHUURUHGLTXHVWDHQWLWjQRQqDFFHWWDELOH
La precisione che si esige da una misura dipende dalla situazione nella
quale essa dovrà essere utilizzata.

4 TIPI DI ERRORE DI MISURA


*OLHUURULGLPLVXUDVLGLFRQRGLWLSRsistematicoVHGLSHQGRQRGD

Imperfezioni dello Errori di lettura Errori nell’uso


strumento di misura dello strumento dello strumento

parte
deformata

&LVRQRSRLJOLHUURULcasualiFKHVLYHUL¿FDQRLQPRGRLPSUHYHGLELOHTXDQGR
HVHJXLDPRGHOOHPLVXUD]LRQL4XHVWRWLSRGLHUURULqSLGLI¿FLOHGDFRUUHJJHUH

*OLHUURULSRVVRQRHVVHUHper eccesso Rper difetto

Commettiamo errori per eccesso, se riportiamo un valore superiore a quello


reale, o errori per difetto, se riportiamo un valore inferiore a quello reale.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. *OLHUURULVLSRVVRQRHOLPLQDUHGHOWXWWR V F
b. 8QDPLVXUDSHUGLIHWWRqLQIHULRUHDTXHOODUHDOH V F
c. 7XWWHOHPLVXUD]LRQLFRQWHQJRQRHUURUL V F
d. *OLHUURULQHOO¶XVRGLXQRVWUXPHQWRVRQRGLWLSRFDVXDOH V F
e. 1RQqSRVVLELOHSUHYHGHUHVHXQDPLVXUDFRQXQHUURUHFDVXDOHqVEDJOLDWDSHUHFFHVVRRSHUGLIHWWR V F

LA SCIENZA E I SUOI METODI 9


Unità 2
LA CONOSCENZA
SCIENTIFICA 1 LA CONOSCENZA DI SENSO COMUNE
E QUELLA SCIENTIFICA

4 LA CONOSCENZA DI SENSO COMUNE 4 LA CONOSCENZA SCIENTIFICA


Una conoscenza alla quale si giunge facendo Le conoscenze scientifiche, a differenza di quelle
solo delle supposizioni senza la verifica mediante di senso comune, si raggiungono seguendo
esperimenti è chiamata di senso comune. metodi e procedimenti molto scrupolosi, che nel
1HOODVWRULDGHOO¶XPDQLWjFLVRQRVWDWLPROWLFDVLGL loro insieme costituiscono il metodo scientifico.
VSLHJD]LRQLVEDJOLDWHGHLIHQRPHQLQDWXUDOLFKHVRQR 4XHVWRPHWRGRqVWDWRSURSRVWRSHUODSULPDYROWD
VWDWHULWHQXWHYDOLGHSHUWDQWRWHPSR3HUHVHPSLR GD*DOLOHR*DOLOHL  HGqXWLOL]]DWRGDJOL
SHUPROWLVHFROLVLqSHQVDWRFKHIRVVHLO6ROHDJLUDUH VFLHQ]LDWLDQFRUDRJJL
LQWRUQRDOOD7HUUDHQRQYLFHYHUVDRSSXUHFKHOD 6HJXHQGRLOPHWRGRVFLHQWL¿FRqQHFHVVDULR
7HUUDIRVVHSLDWWDHQRQVIHULFD6WXGLDQGROH6FLHQ]H YHUL¿FDUHPHGLDQWHHVSHULPHQWLWXWWHOHLSRWHVL
DYUDLPRGRGLVFRSULUHFKHDQFKHDOFXQHGHOOHWXH FKHQRLIDFFLDPRSHUVSLHJDUHLIHQRPHQLFKH
FRQYLQ]LRQLVXLIHQRPHQLQDWXUDOLEDVDWHVXOVHQVR RVVHUYLDPR6HQ]DXQDYHUL¿FDVSHULPHQWDOHQRQ
FRPXQHVRQRVEDJOLDWH VLSXzJLXQJHUHDQHVVXQDFRQRVFHQ]DVFLHQWL¿FD

4 FASI DEL METODO SCIENTIFICO


Osservazione del fenomeno
Un pallone sgonfio dopo essere
Il metodo scientifico parte sempre dall’osservazione dei fenomeni. Le osservazioni stato esposto al Sole appare più
devono però essere accurate e non vanno intese come pure percezioni dei nostri gonfio e rimbalza meglio.
sensi.
Formulazione di ipotesi
Supponiamo che il calore causi
2 L’uomo, grazie alla ragione, può formulare delle ipotesi per spiegare i fenomeni un aumento di volume dell’aria
osservati. In questo modo si giunge a una conoscenza di senso comune che non contenuta al suo interno.
è certa perché le ipotesi possono essere sbagliate.

Verifica sperimentale Attacco un palloncino gonfiabile


all’imboccatura di una bottiglia
Per verificare se le ipotesi sono valide si eseguono degli esperimenti. In genere che poi riscaldo. Il palloncino si
3 è necessario fare più prove e far variare il più possibile le condizioni in cui si gonfia. Per fare una controprova
opera. Solo ottenendo delle conferme in situazioni diverse e controllate si può faccio raffreddare il recipiente e
affermare che l’ipotesi è corretta. Se non lo è, bisogna formulare nuove ipotesi, mi accorgo che il palloncino si
ideare altri esperimenti ed esaminare aspetti che prima si erano trascurati. sgonfia.
Individuazione della legge
Se gli esperimenti confermano l’ipotesi, si trova una legge sperimentale. Essa I gas riscaldati aumentano
4 non ha validità assoluta ma si può ritenere corretta in situazioni simili a di volume.
quella in cui essa è stata sperimentata. In tal modo è possibile effettuare delle
previsioni sull’andamento dei fenomeni esaminati.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. 8QHVSHULPHQWRVHUYHSHUFRQYDOLGDUHXQ¶LSRWHVL V F
b. /DSHUFH]LRQHSHUPH]]RGHLVHQVLQRQqQHFHVVDULDQHOPHWRGRVFLHQWL¿FR V F
c. ,OPHWRGRVSHULPHQWDOHqVWDWRSURSRVWRGD*DOLOHR*DOLOHL V F
d. /DFRQRVFHQ]DGLVHQVRFRPXQHQRQSUHYHGHODIRUPXOD]LRQHGLLSRWHVL V F
e. ,OPHWRGRVFLHQWL¿FRLPSRQHODQHFHVVLWjGLYHUL¿FDUHOHLSRWHVLFRQJOLHVSHULPHQWL V F

10 LA SCIENZA E I SUOI METODI


Unità 2
LA CONOSCENZA
SCIENTIFICA 2 RACCOLTA E
RAPPRESENTAZIONE DEI DATI

intestazione 4 RACCOLTA DEI DATI


Nel corso degli esperimenti vengono effettuate misurazioni che ci
Ore Temperatura (°C)
forniscono dati di tipo numerico.
8 9 7DOLGDWLSRVVRQRHVVHUHULSRUWDWLVXtabelle2JQLWDEHOODGHYHDYHUH
10 12 XQ¶intestazione,VXOODTXDOHVLLQGLFDLOWLSRGLGDWLFKHVDUDQQRFRQWHQXWL
7 righe

12 13 QHOOHFDVHOOHVRWWRVWDQWLWDQWHrigheTXDQWLVRQRLJUXSSLGLYDORULGD
14 15 LQVHULUHHWDQWHcolonneTXDQWLVRQRLWLSLGLGDWLGDUDFFRJOLHUH
16 15
18 14 4 RAPPRESENTAZIONE GRAFICA
20 13
3HUUHQGHUHSLLPPHGLDWDO¶LQWHUSUHWD]LRQHLGDWLSRVVRQRHVVHUH
2 colonne UDSSUHVHQWDWLFRQJUD¿FLGLYDULRWLSR

Diagramma Areogramma o
Ortogramma
cartesiano diagramma a torta
È formato da una o più linee che Permette di confrontare i valori Si utilizza in quei casi in cui bisogna
mostrano l’andamento del fenomeno rappresentati basandosi sull’altezza confrontare diverse quantità sia fra di
[Attività 2]. delle colonnine. loro sia con il totale.

18 2,0

16
16,67%
14 1,6
temperatura (°C )

12 44,44%
statura (m)

1,2
10
38,89%
8
0,8
6

4 0,4
pianura
2
collina
0 0 montagna
4 8 12 16 20 24 Marco Agata Chiara Elisa Martina
ore nome

Esercizio 18
temperatura (°C )

16
Facendo riferimento al diagramma cartesiano completa l’esercizio.
12
a. 7HPSHUDWXUDPDVVLPDUDJJLXQWD
8
b. 7HPSHUDWXUDPLQLPD
c. 2UDLQFXLqVWDWDUDJJLXQWDODWHPSHUDWXUDPDVVLPD 4
d. 2UDLQFXLqVWDWDUDJJLXQWDODWHPSHUDWXUDPLQLPD
e. ,QWHUYDOORGLWHPSRLQFXLQRQF¶qVWDWDYDULD]LRQHGLWHPSHUDWXUD 8 10 12 14 16 18 20 22
ore
f. ,QWHUYDOORGLWHPSRLQFXLODWHPSHUDWXUDqFUHVFLXWDSLUDSLGDPHQWH

LA SCIENZA E I SUOI METODI 11


Unità 2
LA CONOSCENZA
SCIENTIFICA 3 DESCRIZIONE
DEGLI ESPERIMENTI

4 IMPORTANZA DELLA DOCUMENTAZIONE DEGLI ESPERIMENTI


1HOODYRURVFLHQWL¿FRqQHFHVVDULRGHVFULYHUHLSURFHGLPHQWLHLULVXOWDWLGHJOL
HVSHULPHQWL,QWDOPRGRJOLVFLHQ]LDWLKDQQRODSRVVLELOLWjGLULSHWHUHJOLVWHVVL
HVSHULPHQWLIDWWLGDFKLIDGHOOHVFRSHUWHHYHUL¿FDUHVHOHSURFHGXUHXWLOL]]DWH
HOHFRQFOXVLRQLUDJJLXQWHVRQRFRUUHWWH

4 LA DESCRIZIONE DEGLI ESPERIMENTI


Nel descrivere un esperimento è necessario indicare tutti i particolari
importanti per la sua esecuzione, senza però dilungarsi in dettagli poco
significativi.
,QSUDWLFDELVRJQDIRUQLUHWXWWHOHLQIRUPD]LRQLQHFHVVDULHSHUPHWWHUHLQ
FRQGL]LRQHGLHVHJXLUHO¶HVSHULPHQWRDQFKHFKLQRQKDDVVLVWLWRDOODYRUR
1HOODGHVFUL]LRQHGLXQHVSHULPHQWRYDQQRVYLOXSSDWLLVHJXHQWLSXQWL

Le osservazioni sono quegli spunti che colpiscono


Le bottiglie di vetro piene d’acqua messe nel congelatore si
la nostra attenzione e ci spingono a cercare una
spaccano.
spiegazione dei fenomeni osservati.

Le ipotesi sono le supposizioni che noi facciamo per


2 spiegarci i fenomeni osservati.
L’acqua congelando aumenta di volume.

3 I materiali da utilizzare. Bottiglia di vetro, acqua, congelatore.

Si versa acqua nella bottiglia, si segna il livello e si mette nel


4 I metodi da seguire. congelatore. La mattina seguente si toglie dal congelatore e
si controlla il nuovo livello raggiunto.

L’acqua congelata occupa un volume maggiore rispetto a


5 I risultati ottenuti con l’esperimento.
quando era in forma liquida.

L’ipotesi era corretta: l’acqua congelando aumenta di


6 Le conclusioni finali.
volume.

Esercizio
Rappresenta in modo schematico la seguente relazione esposta in modo discorsivo
distinguendo: osservazioni, ipotesi, materiali, metodi, risultati e conclusioni.
³$0DULRHUDQRFDGXWHVXXQIRJOLRGHOOHJRFFHG¶DFTXDHGHOOHJRFFHG¶DOFROHDYHYDPRQRWDWRFKHTXHOOH
GHOO¶DOFROVLHUDQRDVFLXJDWHSULPDGLTXHOOHGHOO¶DFTXD$EELDPRDOORUDSHQVDWRFKHTXHVWRGLSHQGHVVHGDO
IDWWRFKHO¶DOFROHYDSRUDSULPDGHOO¶DFTXD3HUYHUL¿FDUHODFRUUHWWH]]DGLTXHVWDVXSSRVL]LRQHDEELDPR
LGHDWRXQHVSHULPHQWRHVLDPRDQGDWLLQODERUDWRULRSHUHVHJXLUOR
$EELDPRSUHVRGXHUHFLSLHQWLGLYHWUROLDEELDPRSRVDWLVXXQWDYRORDEELDPRYHUVDWRDOORURLQWHUQRXQD
VWHVVDTXDQWLWjGLDFTXDLQXQRHGLDOFROQHOO¶DOWURHOLDEELDPRODVFLDWLHVSRVWLDOO¶DULDVHQ]DWDSSDUOL'RSR
XQJLRUQRVLDPRDQGDWLDFRQWUROODUH$EELDPRYLVWRFKHLOOLYHOORGHOO¶DOFROHUDVFHVRGLSLULVSHWWRDTXHOOR
GHOO¶DFTXDODQRVWUDVXSSRVL]LRQHHUDYHUD´

12 LA SCIENZA E I SUOI METODI


LA MATERIA
E I FENOMENI TERMICI

1 A
CAP 2 CAP 2
Unità 1 LA MATERIA 39 PAGINA 39
1. La materia e il volume dei corpi 40 PAGINA 40
2. La massa e il peso 42 PAGINA 42
3. La densità e il peso specifico 46 PAGINA 46
4. Forze di aggregazione della materia 48 PAGINA 48
5. Stati di aggregazione della materia 50 PAGINA 50

Unità 2 FENOMENI TERMICI 57 PAGINA 57


1. La temperatura 58 PAGINA 58
2. Il calore 60 PAGINA 60
3. La dilatazione termica 64 PAGINA 64
4. La propagazione del calore 68 PAGINA 68
5. I passaggi di stato 72 PAGINA 72

13
Unità 1
LA MATERIA
1 LA MATERIA
E IL VOLUME DEI CORPI

4 LA MATERIA
*OLRJJHWWLHOHIRUPHYLYHQWLFKHFLFLUFRQGDQRKDQQRFDUDWWHULVWLFKHPROWR
GLYHUVHIUDORURPDWXWWLVRQRIRUPDWLGLmateriaHRFFXSDQRXQRspazio
Ogni singolo oggetto contiene una ben definita quantità di materia e viene
chiamato corpo, mentre il materiale di cui esso è composto si chiama
sostanza.

CORPO

Sostanza
Ferro Plastica Vetro

4 IL VOLUME
Il volume è lo spazio che occupa ogni corpo e nel Sistema Internazionale si
misura in metri cubi (m3).
1HOODYLWDGLWXWWLLJLRUQLVLXWLOL]]DDQFKHLOOLWUR

1 m3 1 dm3 1 cm3
1000 l 1l 1 ml

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. 8QFRUSRqXQDSRU]LRQHOLPLWDWDGLPDWHULD V F
b. 3HUVRVWDQ]DVLLQWHQGHXQRGHLWLSLGLPDWHULDFKHSRVVRQRIRUPDUHXQFRUSR V F
c. ,OYROXPHLQGLFDODTXDQWLWjGLPDWHULDSUHVHQWHLQXQFRUSR V F
d. /¶RURHO¶ROLRVRQRGXHVRVWDQ]H V F
e. 8QVDVVRHXQDPHODVRQRGXHFRUSL V F

14 LA MATERIA E I FENOMENI TERMICI


Unità 1
LA MATERIA
2 LA MASSA
E IL PESO

 4 LA MASSA
1HOODYLWDGLWXWWLLJLRUQLSHULQGLFDUHODTXDQWLWjGLPDWHULDFRQWHQXWDLQXQ
FRUSRFLULIHULDPRDOVXRvolumeRDOVXRpeso,QFDPSRVFLHQWL¿FRVLIDLQYHFH
ULIHULPHQWRDOODmassa
La massa indica la quantità di materia contenuta in un corpo; quindi non
cambia spostandosi da un posto all’altro.
/¶XQLWjGLPLVXUDGHOODPDVVDQHO6LVWHPD,QWHUQD]LRQDOHqLOkilogrammo NJ OR
VWUXPHQWRGLPLVXUDqODELODQFLDDGXHSLDWWL

4 IL PESO
Il peso è la forza con cui un corpo viene attratto dalla Terra o da un
 qualsiasi altro corpo. Tale forza è detta anche forza di gravità.
/¶XQLWjGLPLVXUDGHOSHVRQHO6LVWHPD,QWHUQD]LRQDOHqLOnewton 1 HOR
VWUXPHQWRGLPLVXUDqLOdinamometro 
8QRJJHWWRGLPDVVDNLORJUDPPRYLHQHDWWUDWWRGDOOD7HUUDDOOLYHOORGHOPDUH
FRQXQDIRU]DGLQHZWRQ7DOHIRU]DSXzHVVHUHLQGLFDWDDQFKHFRPH
NLORJUDPPRSHVR
0HQWUHODPDVVDUHVWDXJXDOHRYXQTXHLOSHVRFDPELDVHFDPELDODIRU]DGLJUDYLWj
3HUHVHPSLRVXOOD/XQDJOLRJJHWWLSHVDQRGLTXDQWRSHVDQRVXOOD7HUUD

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /DPDVVDLQGLFDORVSD]LRRFFXSDWRGDXQFRUSR V F
b. 1HO6LVWHPD,QWHUQD]LRQDOHODPDVVDVLPLVXUDLQNLORJUDPPL V F
c. /DELODQFLDDGXHSLDWWLVLXWLOL]]DSHUPLVXUDUHLOSHVRGLXQFRUSR V F
d. 8QNLORJUDPPRSHVRHTXLYDOHDXQQHZWRQ V F
e. 1HO6LVWHPD,QWHUQD]LRQDOHLONLORJUDPPRSHVRqO¶XQLWjGLPLVXUDGHOSHVR V F

LA MATERIA E I FENOMENI TERMICI 15


Unità 1
LA MATERIA
3 LA DENSITÀ
E IL PESO SPECIFICO

 4 LA DENSITÀ
$SDULWjGLYROXPHDOFXQLPDWHULDOLVRQRSLOHJJHULGLDOWUL3HUHVHPSLRVH
SUHQGLDPRGXHFXELLGHQWLFLXQRGLSROLVWLURORHO¶DOWURGLIHUURVDSSLDPRFKH
LOSULPRqSLOHJJHURGHOVHFRQGR4XHVWRGLSHQGHGDOODGLYHUVDGHQVLWjGHL
PDWHULDOLGLFXLVRQRFRPSRVWL
La densità è una caratteristica propria di ogni sostanza e si ottiene
dividendo la massa del corpo per il suo volume:
densità = massa / volume
1HO6LVWHPD,QWHUQD]LRQDOHVLHVSULPHLQNJP3/¶DFTXDGLVWLOODWDTXDQGRVLWURYD
DOODWHPSHUDWXUDGLƒ&KDXQDGHQVLWjGLNJGP37XWWHOHVRVWDQ]HFRQXQD
GHQVLWjPLQRUHGLNJGP3 JDOOHJJLDQRQHOO¶DFTXD
,QJHQHUDOHVLSXzGLUHFKHXQFRUSRJDOOHJJLDVHPSUHLQXQOLTXLGRFKHKDXQD
GHQVLWjPDJJLRUHGHOODVXDXQDPRQHWDJDOOHJJLDVXOPHUFXULR

Densità Come trovare la densità di un corpo


Sostanza
(g/cm3)
aria 0,0012 3. Si divide il valore che
1. Si trova la massa 2. Si trova
esprime la massa per quello
diossido del corpo. il suo volume.
0,0019 che indica il volume.
di carbonio
carbone 0,38
legno
0,40
di pioppo 1215 : 450
alcol 0,79 =
olio 0,95 2,7 g/cm3
ghiaccio 0,92
acqua (4 °C) 1,00
zucchero 1,59
magnesio 1,74
alluminio 2,7 4 IL PESO SPECIFICO
marmo 2,7 ,OSHVRVSHFL¿FRVLWURYDGLYLGHQGRLOSHVRGLXQFRUSR QRQODPDVVD SHULOVXRYROXPH
diamante 3,5
ferro 7,87 peso specifico = peso / volume
argento 10,5 /DVXDPLVXUDQHO6LVWHPD,QWHUQD]LRQDOHVLHVSULPHLQ1P3
piombo 11,94 ,OSHVRVSHFL¿FRHVVHQGROHJDWRDOSHVRGLSHQGHTXLQGLGDOODIRU]DGLJUDYLWj
mercurio 13,59 HSHUWDQWRSXzYDULDUHGDXQOXRJRDOO¶DOWURPHQWUHODGHQVLWjFKHqXQD
oro 19,3 FDUDWWHULVWLFDVSHFL¿FDGLRJQLVRVWDQ]DULPDQHVHPSUHXJXDOH

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /DGHQVLWjGLXQFRUSRYDULDSDVVDQGRGDOOD7HUUDDOOD/XQD V F
b. ,OSHVRVSHFL¿FRGLXQFRUSRYDULDSDVVDQGRGDOOD7HUUDDOOD/XQD V F
c. ,OSHVRVSHFL¿FRVLPLVXUDLQQHZWRQ V F
d. &RQRVFHQGRODGHQVLWjGLGXHOLTXLGLqSRVVLELOHVWDELOLUHTXDOHGHLGXHJDOOHJJLDVXOO¶DOWUR V F
e. ,OOHJQRJDOOHJJLDVXOO¶DFTXDSHUFKpKDXQDGHQVLWjPDJJLRUHGLHVVD V F

16 LA MATERIA E I FENOMENI TERMICI


Unità 1
LA MATERIA
4 FORZE DI AGGREGAZIONE
DELLA MATERIA

4 COM’È FATTA LA MATERIA


La materia, qualunque sia la forma sotto la quale si presenta, è costituita da
particelle piccolissime e invisibili che sono chiamate atomi.
*OLDWRPLXQHQGRVLIUDORURIRUPDQROHmolecoleFKHUDSSUHVHQWDQROHXQLWj
HOHPHQWDULGLFXLqFRVWLWXLWDRJQLVRVWDQ]D
4XHVWHSDUWLFHOOHVRQRWHQXWHLQVLHPHGDIRU]HGLDWWUD]LRQHFKHGHWHUPLQDQR
PROWHGHOOHFDUDWWHULVWLFKHGHOOHYDULHVRVWDQ]H
2OWUHDOOHIRU]HGLDWWUD]LRQHWXWWHOHVRVWDQ]HVRQRVRJJHWWHDOO¶agitazione termica
FKHLQYHFHWHQGHDIDUOHVWDFFDUHOHXQHGDOOHDOWUH/¶DJLWD]LRQHWHUPLFDFUHVFHDO
FUHVFHUHGHOODWHPSHUDWXUD

4 LE FORZE DI ATTRAZIONE
/HIRU]HGLDWWUD]LRQHSRVVRQRHVHUFLWDUVLIUDPROHFROHGHOORVWHVVRWLSRRIUD
PROHFROHGLWLSRGLYHUVR
Si chiamano forze di coesione quelle che si esercitano fra molecole dello
stesso tipo, mentre le forze di adesione si esercitano fra molecole di tipo
diverso.

FORZE DI COESIONE FORZE DI ADESIONE


le molecole del liquido si le molecole del liquido
attraggono tra loro attraggono le molecole che
formano le mani e le pareti
del recipiente e quindi le
bagnano

/HVRVWDQ]HQHOOHTXDOLSUHYDOJRQROHIRU]HGLDGHVLRQHVLDWWDFFDQRDLFRUSLFRQ
LTXDOLYHQJRQRDFRQWDWWR HVHPSLRO¶DFTXD 4XHOOHQHOOHTXDOLSUHYDOJRQROH
IRU]HGLFRHVLRQHLQYHFHQRQOLEDJQDQR SHUHVHPSLRLOPHUFXULR 

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /HIRU]HGLDGHVLRQHVLHVHUFLWDQRIUDPROHFROHGHOORVWHVVRWLSR V F
b. ,OLTXLGLFKHEDJQDQRKDQQRIRU]HGLDGHVLRQHFKHVXSHUDQRTXHOOHGLFRHVLRQH V F
c. /HPROHFROHVRQRIRUPDWHGDOO¶XQLRQHGLDWRPL V F
d. ,OPHUFXULRQRQEDJQDSHUFKpKDXQ¶DOWDIRU]DGLDGHVLRQH V F
e. /¶DJLWD]LRQHWHUPLFDFUHVFHVHDXPHQWDODWHPSHUDWXUD V F

LA MATERIA E I FENOMENI TERMICI 17


Unità 1
LA MATERIA
5 STATI DI AGGREGAZIONE
DELLA MATERIA

4 GLI STATI DELLA MATERIA


7XWWLVDSSLDPRFKHO¶DFTXDSXzWURYDUVLLQIRUPDOLTXLGDDOORVWDWRVROLGRVRWWR
IRUPDGLJKLDFFLRHDOORVWDWRJDVVRVRFRPHYDSRUHDFTXHR
Nell’acqua e nelle altre sostanze, il trovarsi in un certo stato dipende
dalla forza con cui le sue particelle si attraggono l’una con l’altra e dalla
temperatura delle sostanze stesse.

Nello stato solido


Se le forze di attrazione le particelle sono
prevalgono sull’agitazione strettamente legate e quindi
Solido termica, le particelle restano restano attaccate l’una
unite l’una all’altra in posizioni all’altra. Per questo motivo
fisse e si ha un solido. i corpi solidi hanno forma
propria e volume proprio.

Se le forze di attrazione non


Nello stato liquido
prevalgono sull’agitazione
le particelle possono scorrere
termica, le particelle restano
le une rispetto alle altre;
Liquido unite più debolmente e
quindi i liquidi non hanno
possono scorrere le une
forma propria ma hanno un
rispetto alle altre. In questo
volume proprio.
caso abbiamo un liquido.

Nello stato gassoso


Se le forze di attrazione le particelle non assumono
vengono superate una forma ben definita e non
Gassoso dall’agitazione termica, le hanno un volume proprio.
particelle si staccano l’una Le loro particelle, essendo
dall’altra e si forma un gas. libere, tendono a occupare
tutto lo spazio a disposizione.

Esercizio
Indica con una crocetta le caratteristiche valide per i solidi, per i liquidi o per i gas.
Attenzione: alcune caratteristiche potrebbero essere valide per più di uno stato di aggregazione.

Caratteristiche Solidi Liquidi Gas


a. Hanno forma propria
b. Hanno volume proprio
c. Le loro particelle sono soggette all’agitazione termica
d. Occupano tutto lo spazio che hanno a disposizione
e. Assumono la forma del recipiente che li contiene

18 LA MATERIA E I FENOMENI TERMICI


Unità 2
FENOMENI
TERMICI 1 LA TEMPERATURA

4 CHE COS’È LA TEMPERATURA


La temperatura può essere definita come la grandezza che ci indica quanto
un corpo è caldo o freddo.
8QFRUSRFDOGRGLIIHULVFHGDXQRIUHGGRSHUO¶LQWHQVLWjGHOO¶DJLWD]LRQHWHUPLFD
GHOOHVXHSDUWLFHOOHSLHVVDqJUDQGHHSLDOWDqODWHPSHUDWXUD

4 MISURA DELLA TEMPERATURA


L’unità di misura della temperatura del Sistema Internazionale è il kelvin (K)
ma nella vita di tutti i giorni utilizziamo il grado Celsius (°C).
8QJUDGR&HOVLXVqXQLQWHUYDOORGLWHPSHUDWXUDXJXDOHDXQNHOYLQ/D
GLIIHUHQ]DIUDOHGXHVFDOHVWDQHOIDWWRFKHQHOODVFDODNHOYLQORUDSSUHVHQWDOD
WHPSHUDWXUDPLQLPDUDJJLXQJLELOHHFRUULVSRQGHDOODVLWXD]LRQHLQFXLO¶DJLWD]LRQH
WHUPLFDGRYUHEEHFHVVDUHHOHSDUWLFHOOHGRYUHEEHURHVVHUHFRPSOHWDPHQWH
LPPRELOL7DOHWHPSHUDWXUDqGHWWDzero assoluto HGHTXLYDOHDXQDWHPSHUDWXUD
HVSUHVVDLQJUDGL&HOVLXVGLFLUFDJUDGLVRWWROR]HUR
0HQWUHHVLVWHXQOLPLWHPLQLPRGLWHPSHUDWXUDDOGLVRWWRGHOTXDOHQRQq
SRVVLELOHVFHQGHUH OR]HURDVVROXWR QRQHVLVWHXQOLPLWHPDVVLPRROWUHLOTXDOH
ODWHPSHUDWXUDSXzVDOLUH
1HOODVFDOD&HOVLXVORFRUULVSRQGHDOODWHPSHUDWXUDGLIXVLRQHGHOJKLDFFLR
PHQWUHLJUDGLFRUULVSRQGRQRDOODWHPSHUDWXUDGLHEROOL]LRQHGHOO¶DFTXD

100 °C
termometro

0 °C

ghiaccio 0 °C
acqua in
ebollizione

piastra
elettrica

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /DWHPSHUDWXUDqODPLVXUDGHOO¶DJLWD]LRQHWHUPLFDGHOOHSDUWLFHOOH V F
b. /¶XQLWjGLPLVXUDGHOODWHPSHUDWXUDQHO6LVWHPD,QWHUQD]LRQDOHqLOJUDGR&HOVLXV V F
c. /R]HURDVVROXWRqODWHPSHUDWXUDDOODTXDOHLOJKLDFFLRVLVFLRJOLH V F
d. $ƒ&O¶DJLWD]LRQHWHUPLFDUDJJLXQJHLOPDVVLPROLYHOOR V F
e. 1RQHVLVWHXQOLPLWHDOODFUHVFLWDGLWHPSHUDWXUD V F

LA MATERIA E I FENOMENI TERMICI 19


Unità 2
FENOMENI
TERMICI 2 IL CALORE

4 CHE COS’È IL CALORE E COME SI MISURA


6HPHWWLDPRXQFRUSRFDOGRDFRQWDWWRFRQXQFRUSRSLIUHGGRLOSULPRFHGH
FDORUHDOVHFRQGRHVLUDIIUHGGD4XHVWRSDVVDJJLRYDDYDQWL¿QFKpHQWUDPELQRQ
UDJJLXQJRQRODVWHVVDWHPSHUDWXUD
Il calore è una forma di energia capace di passare da un corpo caldo a uno
più freddo; tale energia somministrata a un corpo determina un aumento
della sua temperatura.
/¶XQLWjGLPLVXUDGHOFDORUHQHO6LVWHPD,QWHUQD]LRQDOHqLOjoule - PDHVLVWH
XQ¶DOWUDXQLWjGLPLVXUDPROWRXVDWDFKLDPDWDcaloria FDO 8QPXOWLSORGHOOD
FDORULDqODNLORFDORULD NFDO FKHHTXLYDOHDFDORULH/RVWUXPHQWRGLPLVXUD
GHOFDORUHqLOcalorimetro

4 IL CALORE SPECIFICO
/¶DXPHQWRGLWHPSHUDWXUDGRYXWR
DOODVRPPLQLVWUD]LRQHGLFDORUH
GLSHQGHGDOWLSRGLVRVWDQ]DFKH tempo tempo
VLVFDOGD8QDVWHVVDTXDQWLWjGL
FDORUHIRUQLWDDTXDQWLWjXJXDOL
GLVRVWDQ]HGLYHUVHFDXVD
acqua olio
LQQDO]DPHQWLGLWHPSHUDWXUD
GLIIHUHQWL6HIRUQLDPRORVWHVVR
FDORUHDXQDVWHVVDTXDQWLWjGL
DFTXDHGLROLRTXHVW¶XOWLPRVL
VFDOGDGLSL
Il calore specifico è la quantità di calore necessaria per far aumentare di un
grado la temperatura di un grammo di una sostanza.

4 LA CAPACITÀ TERMICA
$QFKHODPDVVDLQÀXHQ]DO¶LQQDO]DPHQWRGHOODWHPSHUDWXUDLQVHJXLWRDOOD
VRPPLQLVWUD]LRQHGLFDORUH
6HODPDVVDqPDJJLRUHO¶HQHUJLDIRUQLWDVRWWRIRUPDGLFDORUHGHYHGLVWULEXLUVL
VXXQQXPHURPDJJLRUHGLSDUWLFHOOHHTXLQGLODWHPSHUDWXUDFUHVFHGLPHQR
Si chiama capacità termica la quantità di calore necessaria per far
aumentare di un grado la temperatura di una certa quantità di sostanza.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. ,OFDORUHPLVXUDO¶DJLWD]LRQHWHUPLFDGHOOHSDUWLFHOOH V F
b. ,OFDORUHFDXVDO¶DJLWD]LRQHWHUPLFDGHOOHSDUWLFHOOH V F
c. ,OFDORUHVLPLVXUDFRQLOWHUPRPHWUR V F
d. 6RPPLQLVWUDQGRODVWHVVDTXDQWLWjGLFDORUHDVRVWDQ]HGLYHUVHVLKDXQXJXDOHDXPHQWRGLWHPSHUDWXUD V F
e. /DFDSDFLWjWHUPLFDGLSHQGHDQFKHGDOODTXDQWLWjGLVRVWDQ]DGDULVFDOGDUH V F

20 LA MATERIA E I FENOMENI TERMICI


Unità 2
FENOMENI
TERMICI 3 LA DILATAZIONE TERMICA

4 CHE COS’È LA
DILATAZIONE TERMICA
fiamma
La dilatazione termica
consiste nell’aumento di sfera di
volume di una sostanza che metallo
viene riscaldata.
e
4XHVWRIHQRPHQRVLKDQHLVROLGL i l a t azion
D
ica
QHLOLTXLGLHQHLJDVHGqGRYXWR term lidi
DOIDWWRFKHTXDQGRULVFDOGLDPR nei so
XQDVRVWDQ]DDXPHQWD
O¶DJLWD]LRQHWHUPLFDGHOOHVXH
SDUWLFHOOH4XHVWHPXRYHQGRVLGL
SLRFFXSDQRSLVSD]LRULVSHWWR
DTXDQGRODORURWHPSHUDWXUD
HUDSLEDVVDTXLQGLORVWHVVR livello livello
prima del dopo il
QXPHURGLSDUWLFHOOHRFFXSDXQ riscaldamento riscaldamento piastra
YROXPHPDJJLRUH elettrica

zione
Dilata a
c
termi uidi
nei liq

zione il palloncino
Dilata a si gonfia
termic
s
nei ga

aria

calore

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /DGLODWD]LRQHWHUPLFDDYYLHQHSHUFKpOHVLQJROHSDUWLFHOOHDXPHQWDQRGLYROXPH V F
b. 8QDSDOOLQDULVFDOGDWDKDXQYROXPHPDJJLRUH V F
c. 8QDSDOOLQDULVFDOGDWDKDXQDPDVVDPDJJLRUH V F
d. 8QDSDOOLQDULVFDOGDWDFRQWLHQHORVWHVVRQXPHURGLSDUWLFHOOHGLSULPD V F
e. 8QJDVULVFDOGDWRQRQDXPHQWDGLYROXPH V F

LA MATERIA E I FENOMENI TERMICI 21


Unità 2?
FENOMENI
??
???
TERMICI 4 LA PROPAGAZIONE
DEL CALORE

4 CHE COS’È LA PROPAGAZIONE DEL CALORE


6HPHWWLDPRXQFRUSRFDOGRDFRQWDWWRFRQXQRIUHGGRLOFDORUHSDVVDGDOSULPR
YHUVRLOVHFRQGR4XHVWRIHQRPHQRSUHQGHLOQRPHGLpropagazione del calore
HDYYLHQHQHLVROLGLQHLOLTXLGLQHLJDVPDDQFKHQHOYXRWR

4 PROPAGAZIONE PER CONDUZIONE


6HULVFDOGLDPRDXQ¶HVWUHPLWjXQDEDFFKHWWDGLPHWDOORDOODTXDOHVRQR
VWDWHDWWDFFDWHFRQODSODVWLOLQDGHOOHSDOOLQHYHGLDPRFKHGRSRXQSR¶HVVH
FRPLQFLDQRDVWDFFDUVLRUGLQDWDPHQWH3ULPDVLVWDFFDQRTXHOOHFKHVLWURYDQR
SLYLFLQHDOO¶HVWUHPLWjULVFDOGDWD4XHVWRqXQHVHPSLRGLSURSDJD]LRQHGHO
FDORUHSHUconduzione


plastilina

calore

La conduzione avviene senza spostamento di materia: le particelle restano


ferme nella loro posizione e quello che si trasmette è solo energia.

fonte di
calore

le particelle entrano le vibrazioni si propagano


in vibrazione alle particelle successive

22 LA MATERIA E I FENOMENI TERMICI


4 PROPAGAZIONE PER CONVEZIONE
,QXQOLTXLGRRLQXQJDVOHSDUWLFHOOHVRQROLEHUHGLPXRYHUVL4XDQGRULVFDOGLDPR
 GDOEDVVRXQOLTXLGRRXQJDVOHSDUWLDFRQWDWWRFRQODIRQWHGLFDORUHVRQRSL
FDOGHHTXLQGLKDQQRXQDGHQVLWjPLQRUH SHVDQRGLPHQR SHUFLzVLVSRVWDQR
YHUVRO¶DOWR4XHOOHSLIUHGGHLQYHFHKDQQRXQDGHQVLWjPDJJLRUH SHVDQRGL
SL HTXLQGLVFHQGRQRYHUVRLOEDVVR
6LFUHDQRFRVuGHLPRYLPHQWLGLPDWHULDFKLDPDWLmoti convettivi 
4XHVWDPRGDOLWjGLSURSDJD]LRQHGHOFDORUHYLHQHGHWWDconvezione
La convezione, a differenza della conduzione, avviene con spostamento di
materia.

4 PROPAGAZIONE PER IRRAGGIAMENTO


4XDQGRFLHVSRQLDPRDO6ROHDYYHUWLDPRXQDVHQVD]LRQHGLFDORUH0DFRPHID
TXHVWDHQHUJLDDJLXQJHUH¿QRDQRL"
4XHOOLFKHQRLFKLDPLDPRL³UDJJLGHO6ROH´VRQRGHOOHRQGHHOHWWURPDJQHWLFKH
FKHDWWUDYHUVDQRSULPDLOYXRWRSUHVHQWHQHOORVSD]LRDOGLIXRULGHOOD7HUUDHSRL
ODQRVWUDDWPRVIHUD
La propagazione di calore che avviene mediante le onde elettromagnetiche
è detta irraggiamento e avviene anche nel vuoto, senza spostamento di
materia .
vuoto atmosfera 
lampada

Sole radiazione solare

Terra

Esercizio
Indica accanto a ogni affermazione il numero (o i numeri) del tipo di propagazione
corrispondente. Attenzione: qualche caratteristica potrebbe essere valida per più di un tipo di
propagazione.

a. Avviene senza spostamento di materia


1. conduzione
b. Avviene con spostamento di materia
c. Avviene anche nel vuoto
2. convezione
d. Si verifica a causa della diversa densità fra parti le parti calde e quelle fredde
e. Si ha grazie all’esistenza di radiazioni elettromagnetiche
3. irraggiamento
f. Avviene grazie ai moti convettivi

LA MATERIA E I FENOMENI TERMICI 23


Unità 2
FENOMENI
TERMICI 5 I PASSAGGI
DI STATO

4 PASSAGGI DI STATO E TEMPERATURA WHQGRQRDSDVVDUHDOORVWDWRGLYDSRUHDTXDOVLDVL


WHPSHUDWXUD4XHVWRIHQRPHQRSUHQGHLOQRPHGL
La materia può presentarsi in tre diversi stati di
evaporazione
aggregazione: solido, liquido e gassoso.
4XDQGRLQVHJXLWRDULVFDOGDPHQWRVLUDJJLXQJH
Il fatto di presentarsi in uno stato piuttosto
ODtemperatura di ebollizioneDQFKHOHSDUWLFHOOH
che nell’altro dipende principalmente dalla
SUHVHQWLQHOODSDUWHLQWHUQDGHOOLTXLGRSDVVDQRDOOR
temperatura.
VWDWRGLYDSRUH
Il passaggio dallo stato liquido a quello gassoso
4 PASSAGGIO SOLIDO-LIQUIDO prende il nome di vaporizzazione.
Il passaggio da solido a liquido si chiama fusione ,OSDVVDJJLRLQYHUVRDYYLHQHSHUUDIIUHGGDPHQWRHVL
e avviene quando una sostanza viene riscaldata FKLDPDcondensazione
oltre una particolare temperatura chiamata
temperatura di fusione.
4 PASSAGGIO SOLIDO-GAS
,OSDVVDJJLRGDOLTXLGRDVROLGRVLFKLDPD
VROLGL¿FD]LRQHHVLRWWLHQHUDIIUHGGDQGRXQD Il passaggio da solido a gas è detto sublimazione
VRVWDQ]D¿QRDXQDWHPSHUDWXUDLQIHULRUHDOODVXD e avviene direttamente senza passare attraverso
WHPSHUDWXUDGLIXVLRQH la fase liquida.
$OFXQHVRVWDQ]HVXEOLPDQRDWHPSHUDWXUDDPELHQWH
FRPHSHUHVHPSLRODQDIWDOLQD
4 PASSAGGIO LIQUIDO-GAS ,OSDVVDJJLRLQYHUVRVLFKLDPDbrinamentoHGq
,QXQOLTXLGROHSDUWLFHOOHVRQRDEEDVWDQ]DOLEHUHGL IDYRULWRGDOO¶DEEDVVDPHQWRGLWHPSHUDWXUD
PXRYHUVL4XHOOHSUHVHQWLQHOODVXDSDUWHVXSHU¿FLDOH /DEULQDVLIRUPDLQIDWWLQHOOHJLRUQDWHIUHGGH

sublimazione

fusione evaporazione/ebollizione

solidificazione condensazione

brinamento

Esercizio
4 ESERCIZIO
Sottolinea i passaggi di stato che sono facilitati da un aumento di temperatura.

EULQDPHQWR‡FRQGHQVD]LRQH‡IXVLRQH‡VROLGL¿FD]LRQH‡VXEOLPD]LRQH‡YDSRUL]]D]LRQH

24 LA MATERIA E I FENOMENI TERMICI


LE CARATTERISTICHE
DEI VIVENTI

1 B
CAP 3 CAP 1
Unità 1 I VIVENTI 83 PAGINA 3
1. I viventi e il mondo non vivente 84 PAGINA 4
2. La materia dei viventi 86 PAGINA 6
3. L’energia dei viventi 88 PAGINA 8

Unità 2 ORGANIZZAZIONE
PAGINA
DEGLI ORGANISMI VIVENTI 93 PAGINA 13
1. La cellula 94 PAGINA 14
2. Cellule procariote ed eucariote 98 PAGINA 18
3. Organismi unicellulari e pluricellulari 102 PAGINA 22

25
Unità 1
I VIVENTI
1 I VIVENTI E IL MONDO
NON VIVENTE

4 LE CARATTERISTICHE DEI VIVENTI 


*OLRUJDQLVPLYLYHQWLVRQRPROWRQXPHURVLHGLYHUVL
IUDORURVRWWRPROWLDVSHWWLGLPHQVLRQLIRUPDHFF
3RVVLHGRQRSHUzGHOOHFDUDWWHULVWLFKHFRPXQL
QDVFRQRVLQXWURQRFUHVFRQRVLULSURGXFRQRH 24° crescono 24°

PXRLRQR
4XHVWHVLQJROHFDUDWWHULVWLFKHQRQVRQRWXWWDYLD 22°
3
22°
2
SRVVHGXWHLQPRGRHVFOXVLYRGDOPRQGRYLYHQWH3HU
HVHPSLRXQFULVWDOORFKHqXQPLQHUDOHqFDSDFHGL
20°
FUHVFHUHHIRUPDUHVWUXWWXUHPROWRRUGLQDWHHSSXUH
QRQqXQHVVHUHYLYHQWH
$QFKHOD¿DPPDGLXQDFDQGHODKDFDUDWWHULVWLFKH 18°
si nutrono si riproducono
VLPLOL(SSXUHQRQSRVVLDPRGLUHFKHOD¿DPPDGHOOD 20 °

FDQGHODVLDXQHVVHUHYLYHQWH 16°
3HUWURYDUHOHSDUWLFRODULWjFKHUHQGRQRJOLRUJDQLVPL 18 °

YLYHQWLGLVWLQJXLELOLLQPRGRLQHTXLYRFDELOHGDO 1 4
PRQGRQRQYLYHQWHELVRJQDDOORUDFHUFDUHDOWUH
FDUDWWHULVWLFKH
Tutti i viventi sono formati da elementi
microscopici, chiamati cellule, che contengono nascono muoiono
al loro interno delle sostanze, chiamate acidi
nucleici. Sugli acidi nucleici sono scritte le
informazioni su com’è fatto l’individuo al quale 
appartengono. acacia

4 SOMIGLIANZE FRA I VIVENTI


,YLYHQWLYLVWLGDOO¶HVWHUQRVRQRPROWRGLYHUVLIUD
ORUR6HDQGLDPRLQYHFHDFRQWUROODUHOHORUR
FDUDWWHULVWLFKHLQWHUQHQRWLDPRFKHVLVRPLJOLDQR
PROWLVVLPR7DOHVRPLJOLDQ]DGLYHQWDDVVROXWDVH
HVDPLQLDPRVWUXWWXUHDQFRUDSLSLFFROHFRPHOH noce
PROHFROHFKHIRUPDQROHORURFHOOXOH
$QFKHJOLDFLGLQXFOHLFLVRQRPROWRVLPLOLQHLGLYHUVL
RUJDQLVPLHVRSUDWWXWWRLOOLQJXDJJLRFRQLOTXDOH
VRQRVFULWWHOHLQIRUPD]LRQLDOORURLQWHUQRqLGHQWLFR

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. 6RORLYLYHQWLQDVFRQRVLULSURGXFRQRFUHVFRQRHPXRLRQR V F
b. 6RORLYLYHQWLVRQRIRUPDWLGDFHOOXOH V F
c. 6XJOLDFLGLQXFOHLFLVRQRVFULWWHOHLQIRUPD]LRQLVXOO¶LQGLYLGXRDOTXDOHDSSDUWHQJRQR V F
d. /HVWUXWWXUHPLFURVFRSLFKHGHLYLYHQWLVRQRPROWRGLYHUVHIUDORUR V F
e. 6XJOLDFLGLQXFOHLFLOHLQIRUPD]LRQLVRQRVFULWWHVHPSUHFRQORVWHVVROLQJXDJJLRLQWXWWLLYLYHQWL V F

26 LE CARATTERISTICHE DEI VIVENTI


Unità 1
I VIVENTI
2 LA MATERIA NEI VIVENTI

4 DI CHE COSA SONO FATTI I VIVENTI?


,SULQFLSDOLFRPSRQHQWLGHOODPDWHULDFKHIRUPDLYLYHQWLVRQRLOFDUERQLRO¶LGURJHQRO¶RVVLJHQRHO¶D]RWR
4XHVWLHOHPHQWLOHJDQGRVLWUDORURIRUPDQROHVRVWDQ]HRUJDQLFKHIRQGDPHQWDOLSHUODYLWDOHproteineJOL
zuccheriLgrassiHJOLacidi nucleici
O Le proteine regolano il funzionamento delle O I grassi sono formati da carbonio, idrogeno
cellule e hanno anche funzione plastica, cioè e ossigeno. Hanno funzione principalmente
costruiscono molte parti del corpo come, energetica.
per esempio, i muscoli. 5DSSUHVHQWDQRXQDULVHUYDGLHQHUJLDH
6RQRFRVWLWXLWHGDOXQJKHFDWHQHIRUPDWHGD DOO¶RFFRUUHQ]DSRVVRQRHVVHUHFRQYHUWLWLLQ
GLYHUVLWLSLGLamminoacidi  ]XFFKHUL1RQVLVFLROJRQRQHOO¶DFTXDXQJRQR
O Gli zuccheri hanno soprattutto la funzione ODFDUWDHODUHQGRQRWUDVOXFLGD$QFKHLJUDVVL
di darci energia. Sono formati da catene di KDQQRODIXQ]LRQHGLPRGHOODUHSDUWLGHOQRVWUR
carbonio alle quali sono legati l’idrogeno e FRUSRHVRQRXQFRPSRQHQWHIRQGDPHQWDOHGHOOD
l’ossigeno. PHPEUDQDGHOOHFHOOXOH
/R]XFFKHURSLLPSRUWDQWHqLOglucosio3L O Gli acidi nucleici sono importanti perché
PROHFROHGLJOXFRVLRXQLWHLQVLHPHIRUPDQRJOL contengono tutte le informazioni sulle
]XFFKHULFRPSOHVVLFRPHLOJOLFRJHQRO¶DPLGRHOD caratteristiche dell’individuo a cui
FHOOXORVD appartengono.
ÊJUD]LHDHVVLFKHYHQJRQRWUDPDQGDWHOH
LQIRUPD]LRQLGDLJHQLWRULDL¿JOLQHOFRUVRGHOOD
ULSURGX]LRQH*OLDFLGLQXFOHLFLVRQRIRUPDWLGD
FDUERQLRLGURJHQRRVVLJHQRD]RWRHIRVIRUR1H
Cys Asp Trp Val Glu Phe
HVLVWRQRGXHWLSLLODNAHO¶RNAHQWUDPELIRUPDWL
 Arg
Ser
Tyr Ala Asn
His
Thr  GDOODVXFFHVVLRQHGLGLYHUVLWLSLGLnucleotidi 
Gly
Gln
Cys Asp Trp Met arbonio
Ile Ala Ser
Val
Lys Arg Glu Arg ossigeno

Leu Tyr Phe Gln
Pro Ser Asn Ile drogeno
Ala Gln
His
Thr
Lys G T
Cys Cys Leu
Ala Trp Pro Gly Pro C
Cys Val
Ala
Cys
Met
Cys
Cys T T A
Asp Asn Ala
Asn
Ala
G A G
A A T
His Cys
Glu
Phe Met Gly Thr Thr
His Arg T C T
Thr Lys Ile Gln Arg Ser Met Gly Gln
Met
Gly Ile A T T
Ser
Tyr Lys C A A
Arg Leu A
Ile
Gln
Ser
Leu Tyr
Pro
G G T A

Trp Glu Ala
Val
Phe
Cys
Asp
Lys
Tyr
Asn
Cys
Trp C
Lys Arg His Val
His Cys Asn
Ala
Pro Ser His
Cys Thr
Leu Phe
Ser Gly
Ala Phe
Phe Ala Met
Gln Ser Cys Glu
Cys Asp Glu Phe

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. ,SULQFLSDOLFRPSRQHQWLGHLPXVFROLVRQROHSURWHLQH V F
b. /HSURWHLQHVRQRIRUPDWHGDDPPLQRDFLGL V F
c. *OL]XFFKHULKDQQRIXQ]LRQHSODVWLFD V F
d. ,WULJOLFHULGLDSSDUWHQJRQRDLJUDVVL V F
e. *OLDFLGLQXFOHLFLVRQRLO'1$HO¶51$ V F

LE CARATTERISTICHE DEI VIVENTI 27


Unità 1
I VIVENTI
3 L’ENERGIA NEI VIVENTI

4 IL GLUCOSIO FONTE DI ENERGIA


Gli organismi hanno bisogno di energia per svolgere le proprie funzioni
vitali. La forma più utilizzata è quella contenuta nel glucosio, uno zucchero
prodotto nella fotosintesi e consumato nella respirazione cellulare nel
corso della quale si libera energia.

4 LA FOTOSINTESI
/DIRWRVLQWHVLVLVYROJHJUD]LHDOODFORUR¿OODSUHVHQWHVRSUDWWXWWRQHOOHIRJOLHDOOH
TXDOLFRQIHULVFHLOFDUDWWHULVWLFRFRORUHYHUGH$I¿QFKpDYYHQJDODIRWRVLQWHVLVRQR
QHFHVVDULHHQHUJLDOXPLQRVDFKHYLHQHIRUQLWDGDO6ROHGLRVVLGRGLFDUERQLRH
DFTXD'DTXHVWDUHD]LRQHVLRWWLHQHJOXFRVLRHVLOLEHUDRVVLJHQRLOSULPRqOD
SULQFLSDOHIRQWHGLHQHUJLDSHULYLYHQWLLOVHFRQGRqQHFHVVDULRSHUFRQVHQWLUHOD
UHVSLUD]LRQHFHOOXODUH
DIOSSIDO DI CARBONIO + ACQUA assorbe energia GLUCOSIO + OSSIGENO

Nella fotosintesi si ha la trasformazione di energia luminosa in energia


chimica, conservata nel glucosio.

4 ORGANISMI AUTOTROFI ED ETEROTROFI


*OLRUJDQLVPLYLYHQWLYHQJRQRVXGGLYLVLLQGXHJUXSSLJOLDXWRWUR¿HJOLHWHURWUR¿

Autotrofi Eterotrofi
Organismi capaci di produrre le sostanze necessarie per svolgere le Organismi incapaci di produrre le sostanze
proprie funzioni vitali in maniera autonoma, partendo da sostanze più necessarie per le proprie funzioni vitali; devono
semplici come il diossido di carbonio e l’acqua. utilizzare quelle prodotte dagli organismi autotrofi.

ciano
batt
alghe eri animali

funghi

piante

28 LE CARATTERISTICHE DEI VIVENTI


Unità ?
???
? ????

4 LA RESPIRAZIONE CELLULARE
La respirazione cellulare è il più importante processo che permette agli
organismi viventi di utilizzare l’energia contenuta nel glucosio.
(VVDROWUHDOJOXFRVLRXWLOL]]DDQFKHO¶RVVLJHQRHQWUDPELSURGRWWLQHOFRUVRGHOOD
IRWRVLQWHVLHOLEHUDGLRVVLGRGLFDUERQLRHDFTXD
GLUCOSIO + OSSIGENO libera energia DIOSSIDO DI CARBONIO + ACQUA

/DUHVSLUD]LRQHFHOOXODUHYLHQHIDWWDLQWXWWLLPRPHQWLGHOODORURYLWDVLDGDJOL
RUJDQLVPLDXWRWUR¿VLDGDTXHOOLHWHURWUR¿$QFKHOHSLDQWHLQIDWWLSHUSRWHU
VYROJHUHOHSURSULHIXQ]LRQLYLWDOLHIIHWWXDQRODUHVSLUD]LRQHFHOOXODUH
/HUHD]LRQLFKLPLFKHGHOODIRWRVLQWHVLHGHOODUHVSLUD]LRQHFHOOXODUHVRQRXQD
O¶RSSRVWRGHOO¶DOWUD/DSULPDDVVRUEHHQHUJLDPHQWUHODVHFRQGDODOLEHUDL
UHDJHQWLGHOO¶XQDFRUULVSRQGRQRDLSURGRWWLGHOO¶DOWUD
8Q¶DOWUDUHD]LRQHVLPLOHDOODUHVSLUD]LRQHPDFKHDYYLHQHQHOPRQGRQRQ
YLYHQWHqODcombustione
(VVDVLYHUL¿FDSHUHVHPSLRTXDQGREUXFLDPRODOHJQDXQSH]]RGLFDUWDLO
JOXFRVLRHFF4XDQGRIDFFLDPREUXFLDUHLOJOXFRVLRLQHIIHWWLHVVRUHDJLVFHFRQ
O¶RVVLJHQRGDOODUHD]LRQHVLRWWLHQHGLRVVLGRGLFDUERQLRSLDFTXDHVLOLEHUD
HQHUJLD
/HGLIIHUHQ]HSULQFLSDOLULVSHWWRDOODUHVSLUD]LRQHFHOOXODUHVRQR

nella forma di energia nella velocità con cui avviene


che si libera la liberazione di energia
• Nella • Nella
combustione combustione
glucosio
l’energia si si libera
glucosio + ossigeno glucosio + ossigeno
trasforma tutta energia molto
1 energia 2 2
in calore. chimica velocemente,
1
senza passaggi
• Nella energia
energia

energia

calore chimica intermedi.


respirazione
energia
cellulare resta chimica • Nella respirazione
immagazzinata diossido
di carbonio
diossido
energia cellulare la
di carbonio
nelle molecole, + + chimica liberazione di
sotto forma di acqua acqua energia avviene
tempo tempo
energia chimica. gradualmente.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /DIRWRVLQWHVLqXQDUHD]LRQHFKHOLEHUDHQHUJLD V F
b. /DIRWRVLQWHVLSURGXFHJOXFRVLR V F
c. /DUHVSLUD]LRQHFHOOXODUHDVVRUEHGLRVVLGRGLFDUERQLR V F
d. /DUHVSLUD]LRQHFHOOXODUHqXQDUHD]LRQHRSSRVWDDOODIRWRVLQWHVL V F
e. *OLRUJDQLVPLDXWRWUR¿HIIHWWXDQRODIRWRVLQWHVL V F

LE CARATTERISTICHE DEI VIVENTI 29


Unità 2

1
ORGANIZZAZIONE
DEGLI ORGANISMI LA CELLULA
VIVENTI

4 GLI ORGANISMI SONO FORMATI DA CELLULE


Ogni organismo vivente può essere formato da una o più cellule. Queste
sono costituite da tanti organuli che svolgono tutte le funzioni necessarie
per la vita.
/DFHOOXODQHOODVXDIRUPDSLVYLOXSSDWDHFRPSOHVVDFRQWLHQHXQQXFOHRLQWRUQR
DOTXDOHF¶qLOFLWRSODVPDFKHFRQWLHQHQXPHURVLRUJDQXOLRJQXQRGHLTXDOL
VYROJHSDUWLFRODULFRPSLWL

Il nucleo
È delimitato da una membrana ed è presen-
te solo nelle cellule più sviluppate. Contiene
il DNA, che può trovarsi in forma srotolata o
formare i cromosomi.

I ribosomi
Sono formati da proteine e
RNA. Hanno la funzione di
sintetizzare, cioè di costruire,
le proteine legando insieme
gli amminoacidi presenti
nel citoplasma.

I cloroplasti
Al loro interno avviene
la cattura dell’energia
luminosa e la fotosintesi;
sono perciò presenti
solo nelle cellule degli
organismi autotrofi come
le piante o le alghe.

I vacuoli
Hanno la funzione di immagazzinare sostanze
La parete cellulare di varia natura come acqua, amminoacidi ecc.
In alcuni tipi di organismi come le piante, i funghi e i Nelle piante occupano una grande parte della
batteri, esternamente alla membrana si trova la parete cellula, negli animali si presentano sotto forma
cellulare che conferisce rigidità alla cellula. di piccole vescicole.

30 LE CARATTERISTICHE DEI VIVENTI


I mitocondri proteina
La membrana fosfolipidi
Sono gli organuli dove
La membrana delimita
avviene la respirazione
la cellula e seleziona
cellulare e si produce
le sostanze in entrata
l’energia necessaria
e in uscita.
per la cellula.

fosfolipidi

L’apparato del Golgi


È costituito da
membrane alle cui
estremità si possono
formare delle vescicole
nelle quali vengono
immagazzinate e poi
inviate all’esterno le
sostanze prodotte nel
citoplasma.

cisterna
vescicole

Esercizio
6FULYLDFFDQWRDRJQXQDGHOOHVHJXHQWLGH¿QL]LRQLLOWHUPLQHFRUULVSRQGHQWHVFHJOLHQGRORIUDL
seguenti:

DSSDUDWRGHO*ROJL‡FORURSODVWL‡PHPEUDQD‡PLWRFRQGUL‡QXFOHR‡ULERVRPL

a. Hanno il compito di costruire le proteine


b. Hanno il compito di produrre energia
c. Delimita la cellula
d. Al loro interno avviene la fotosintesi

e.
Contiene, all’interno di vescicole, i materiali che devono essere inviati
fuori dalla cellula
f. Parte della cellula nella quale sono contenute tutte le informazioni

LE CARATTERISTICHE DEI VIVENTI 31


Unità 2

2
ORGANIZZAZIONE
DEGLI ORGANISMI CELLULE PROCARIOTE
VIVENTI ED EUCARIOTE

4 LE CELLULE DEI DIVERSI ORGANISMI


/HFHOOXOHSXUVYROJHQGRIXQ]LRQLVLPLOLLQWXWWLLYLYHQWLSUHVHQWDQRGHOOHGLYHUVLWj
4XHVWHGLYHUVLWjVRQRSLHYLGHQWLVHVLFRQIURQWDQROHFHOOXOHGLRUJDQLVPLPROWR
VHPSOLFLFRPHTXHOOHGHLEDWWHULFRQTXHOOHGHOOHSLDQWHRGHJOLDQLPDOL

4 CELLULE PROCARIOTE ED EUCARIOTE


Gli organismi più primitivi, come i batteri, sono unicellulari e sono formati
da cellule più semplici e di dimensioni più piccole, dette procariote.

cellula e Parete cellulare


ot
procari Manca nelle cellule degli animali. Nelle cellule delle piante è
parete membrana sempre presente ma la sua composizione è diversa.
cellulare cellulare

flagello

cromosoma

ribosomi
Ribosomi
Nelle cellule procariote i
ribosomi sono più piccoli
rispetto a quelli presenti
nelle cellule eucariote.

DNA
Nelle cellule eucariote il DNA in associazione
citoplasma con delle proteine forma dei cromosomi a forma
di bastoncini, contenuti nel nucleo. Nelle cellule
procariote il DNA forma un cromosoma circolare.

32 LE CARATTERISTICHE DEI VIVENTI


Unità ?
???
? ????

4 LE CELLULE DELLE PIANTE cellula eucariote


E DEGLI ANIMALI (animale)
reticolo endoplasmatico membrana cellulare
Le cellule degli organismi più nucleo
vacuoli
complessi, come piante e animali, sono
più evolute e sono dette eucariote.
,QTXHVWHFHOOXOHqVHPSUHSUHVHQWHXQ
QXFOHRGHOLPLWDWRGDXQDPHPEUDQDHVL
WURYDQRDOWULRUJDQXOLFRPHLPLWRFRQGULL
ULERVRPLO¶DSSDUDWRGHO*ROJLHLYDFXROL
/HFHOOXOHGHOOHSLDQWHGLIIHULVFRQRGD
TXHOOHGHJOLDQLPDOLSHUFKp
O KDQQRLFORURSODVWL
O GLVSRQJRQRGLXQDSDUHWHFHOOXODUH
O KDQQRXQJUDQGHYDFXROR apparato mitocondrio
del Golgi citoplasma
ribosomi
4 I VIRUS
cellula eucariote
,YLUXVVRQRWDOPHQWHSLFFROLGDULVXOWDUH (pianta) ribosomi
TXDVLVHPSUHLQYLVLELOLDOPLFURVFRSLR reticolo endoplasmatico
RWWLFRHSUHVHQWDQRFDUDWWHULVWLFKHDOOLPLWH nucleo
IUDLOPRQGRYLYHQWHHTXHOORQRQYLYHQWH
vacuolo cloroplasto
(VVLVRQRIRUPDWLGDXQDSDUWHSURWHLFD
FKLDPDWDcapsideQHOODTXDOHVRQR
FRQWHQXWLJOLDFLGLQXFOHLFLUDSSUHVHQWDWL membrana cellulare
GD'1$RGD51$
Nei virus mancano tutte le strutture e
gli organuli normalmente presenti nelle
cellule; perciò, per potersi riprodurre,
devono infettare altre cellule.
,YLUXVVRQRUHVSRQVDELOLGLQXPHURVH
PDODWWLHGHOO¶XRPRGLDOWULDQLPDOLGHOOH mitocondrio
SLDQWHHSHUVLQRGHLEDWWHUL parete
apparato cellulare
del Golgi
Esercizio
Segna con una crocetta le caratteristiche valide per ogni tipo di cellula.
Attenzione: qualche caratteristica potrebbe non essere valida per nessuna delle due cellule o
essere valida per entrambe.

Cellula degli animali Cellula delle piante


a. +DODSDUHWHFHOOXODUH
b. +DXQYDFXRORPROWRJUDQGH
c. +DXQQXFOHR
d. +DXQ'1$FLUFRODUH
e. +DLPLWRFRQGUL

LE CARATTERISTICHE DEI VIVENTI 33


Unità 2

3
ORGANIZZAZIONE
DEGLI ORGANISMI ORGANISMI UNICELLULARI
VIVENTI E PLURICELLULARI

4 CARATTERISTICHE DEGLI ORGANISMI 4 GLI APPARATI E I SISTEMI


UNICELLULARI E PLURICELLULARI 8QLQVLHPHGLRUJDQLFKHFROODERUDQRDOOR
*OLRUJDQLVPLSRVVRQRHVVHUHIRUPDWLGDXQDRSL VYROJLPHQWRGLSDUWLFRODULIXQ]LRQLIRUPDXQDSSDUDWR
FHOOXOH RXQVLVWHPD
Si chiamano organismi unicellulari quelli formati /¶DSSDUDWRGLJHUHQWHSHUHVHPSLRVYROJH
da una sola cellula. Questa può essere sia di tipo OHIXQ]LRQLGLGLJHVWLRQHDVVRUELPHQWRHG
procariote sia di tipo eucariote. Gli organismi HOLPLQD]LRQHGHOOHVRVWDQ]HVXSHUÀXH(VVRq
formati da più cellule sono invece detti organismi IRUPDWRGDSLRUJDQLRJQXQRGHLTXDOLKDXQ
pluricellulari. SDUWLFRODUHFRPSLWR
4XHVWLRUJDQLVPLSRVVRQRHVVHUHIRUPDWLGDDJJUHJDWL
GLFHOOXOHRJQXQDGHOOHTXDOLFRQWLQXDDYLYHUHLQPRGR 4 GLI ORGANISMI
SUHVVRFKpDXWRQRPR1HOOHIRUPHSLVYLOXSSDWHOH
FHOOXOHVLGLIIHUHQ]LDQRHIRUPDQRGHLtessuti 8QRUJDQLVPRSOXULFHOOXODUHLQJHQHUDOHVYROJHOH
VWHVVHIXQ]LRQLGLXQRXQLFHOOXODUH
,QTXHOOLSOXULFHOOXODULSHUzTXHVWHIXQ]LRQL
4 I TESSUTI VRQRDFDULFRGLVSHFL¿FLDSSDUDWLSHUHVHPSLR
,WHVVXWLVRQRSUHVHQWLQHJOLRUJDQLVPLSOXULFHOOXODULH ODIXQ]LRQHGLJHVWLYDYLHQHVYROWDGDOO¶DSSDUDWR
VRQRIRUPDWLGDJUXSSLGLFHOOXOHVLPLOLVSHFLDOL]]DWHD GLJHUHQWHODIXQ]LRQHULSURGXWWLYDGDOO¶DSSDUDWR
VYROJHUHXQDSDUWLFRODUHIXQ]LRQH ULSURGXWWRUHHFF

4 GLI ORGANI organo


cellula
*OLRUJDQLVRQRSUHVHQWL
QHOOHVSHFLHSOXULFHOOXODULH
VRQRIRUPDWLGDYDULWLSLGL
WHVVXWR
2JQLRUJDQRqVSHFLDOL]]DWR
apparato organismo
DVYROJHUHXQDSDUWLFRODUH tessuto
IXQ]LRQH6RQRRUJDQLOR
VWRPDFRLOUHQHHFF

organismo
apparato
cellula tessuto organo

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. $OFXQLRUJDQLVPLSOXULFHOOXODULVRQRIRUPDWLGDFHOOXOHSURFDULRWH V F
b. 1HJOLRUJDQLVPLSOXULFHOOXODULVRQRVHPSUHSUHVHQWLGHLWHVVXWL V F
c. /HFHOOXOHGLXQWHVVXWRVRQRVLPLOLIUDORUR V F
d. 8QRUJDQLVPRSOXULFHOOXODUHqIRUPDWRGDSLDSSDUDWL V F
e. *OLDSSDUDWLVRQRIRUPDWLGDRUJDQLGHOORVWHVVRWLSR V F

34 LE CARATTERISTICHE DEI VIVENTI


LA CLASSIFICAZIONE
DEI VIVENTI

1 B
CAP 4 CAP 2
Unità 1 I CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DEI VIVENTI 111 PAGINA 31
1. Classificazione e determinazione delle specie 112 PAGINA 32
2. Come si suddividono i viventi 116 PAGINA 36
3. La classificazione dei viventi 118 PAGINA 38

Unità 2 GLI ORGANISMI PIÙ SEMPLICI


PAGINA
123 PAGINA 43
1. Gli archea e i bacteria 124 PAGINA 44
2. I protisti 128 PAGINA 48
3. I funghi 132 PAGINA 52

35
Unità 1

1
CLASSIFICAZIONE
I CRITERI DI
CLASSIFICAZIONE E DETERMINAZIONE
DEI VIVENTI DELLE SPECIE

4 CHE COS’È UNA CLASSIFICAZIONE 4 LE CHIAVI DI DETERMINAZIONE


La classificazione è un’operazione che mettiamo in Per trovare il nome di una specie già
atto tutte le volte che facciamo dei raggruppamenti classificata ci si serve delle chiavi di
basandoci su una o più caratteristiche. determinazione.
8QDFODVVL¿FD]LRQHSHUULWHQHUVLYDOLGDGHYHHVVHUH Esse contengono delle domande, rispondendo
IDWWDLQEDVHDFULWHULRJJHWWLYLFLRqYDOLGLSHUWXWWL alle quali è possibile scegliere fra percorsi
EHQGH¿QLWLHGHYLGHQWL diversi.
/DFODVVL¿FD]LRQHGHOOHVSHFLHYLYHQWLqPROWR 6HOHULVSRVWHVRQRWXWWHFRUUHWWHDOOD¿QHVLJLXQJH
FRPSOHVVDHYLHQHIDWWDGDJOLVWXGLRVLGLsistematica DOO¶LQGLYLGXD]LRQHGHOQRPHGHOODVSHFLHFKHVLVWD
HVDPLQDQGR
4XHOODVHJXHQWHqXQDFKLDYHGLGHWHUPLQD]LRQH
VHPSOL¿FDWDFKHFLSHUPHWWHGLLQGLYLGXDUHLGLYHUVL
JUXSSLGLYHUWHEUDWL 

 Depongono uova provviste


di un guscio rigido?

Sì NO

Il loro corpo è Vivono sempre in acqua e respirano


ricoperto di piume? esclusivamente con le branchie?

Sì NO Sì NO

Allattano i figli?

Sì NO

UCCELLI RETTILI PESCI

MAMMIFERI ANFIBI

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. 'HWHUPLQD]LRQHHFODVVL¿FD]LRQHVRQRODVWHVVDFRVD V F
b. ,FULWHULSHUHIIHWWXDUHXQDFODVVL¿FD]LRQHSRVVRQRHVVHUHVRJJHWWLYL V F
c. &ODVVL¿FDUHYXROGLUHUDJJUXSSDUHVHFRQGRFULWHULEHQGH¿QLWL V F
d. /HFKLDYLVHUYRQRSHUHIIHWWXDUHODFODVVL¿FD]LRQH V F
e. /DFODVVL¿FD]LRQHGHOOHVSHFLHYLYHQWLqIDWWDVRORGDJOLVSHFLDOLVWL V F

36 LA CLASSIFICAZIONE DEI VIVENTI


Unità 1

2
I CRITERI DI
CLASSIFICAZIONE COME SI SUDDIVIDONO
DEI VIVENTI I VIVENTI

4 LE SUDDIVISIONI DEI VIVENTI


6LVWLPDFKHHVLVWDQRSLGLPLOLRQLGLVSHFLHYLYHQWLFRQXQDJUDQGHYDULHWj
GLIRUPH7XWWHTXHVWHVSHFLHYHQJRQRVXGGLYLVHLQJUXSSLSLDPSLDORURYROWD
VXGGLYLVLLQJUXSSLYLDYLDSLSLFFROLHVSHFL¿FL,OSLJUDQGHGLHVVLqLOdominio
2JQLGRPLQLRVLVXGGLYLGHLQregniDORURYROWDVXGGLYLVLLQphyla (phylumDO
VLQJRODUHVLOHJJRQR¿ODH¿OXP classiordinifamigliegeneriHspecie 

Specie

Genere
Famiglia
Ordine
Classe

Phylum

Regno

Dominio

,OUDJJUXSSDPHQWRSLVSHFL¿FRqODspecie
2JQLVLQJRODVSHFLHYLHQHLQGLYLGXDWDGDGXHQRPLLQODWLQRVFULWWLLQFRUVLYRLO
SULPRKDO¶LQL]LDOHPDLXVFRODHLQGLFDLOJHQHUHPHQWUHLOVHFRQGRVFULWWRFRQ
O¶LQL]LDOHPLQXVFRODLQGLFDODVSHFLH&RVuLOQRPHGHOODQRVWUDVSHFLHq+RPR
sapiensHomoqLOJHQHUHHsapiensqODVSHFLH
Si dice che due individui appartengono alla stessa specie se dalla loro
unione possono nascere dei figli e questi sono a loro volta capaci di
riprodursi.
3HUHVHPSLRGDOO¶XQLRQHGHOO¶DVLQRHGLXQDIHPPLQDGHOFDYDOORQDVFHLOPXOR
4XHVWRDQLPDOHQRQqSHUzFDSDFHGLULSURGXUVLHTXLQGLVLSXzDIIHUPDUHFKH
DVLQRHFDYDOORVRQRVSHFLHGLYHUVH (TXXVDVLQXVHG(TXXVFDEDOOXV 

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. 6HGXHLQGLYLGXLSRVVRQRULSURGXUVLDOORUDDSSDUWHQJRQRDOODVWHVVDVSHFLH V F
b. ,OUHJQRqLOUDJJUXSSDPHQWRSLDPSLR V F
c. ,OQRPHGHOQRVWURJHQHUHqHomo V F
d. ,OQRPHGHOODVSHFLHVLVFULYHFRQO¶LQL]LDOHLQPDLXVFROR V F
e. ,OFDYDOORHLOPXORDSSDUWHQJRQRDOODVWHVVDVSHFLH V F

LA CLASSIFICAZIONE DEI VIVENTI 37


Unità 1

3
I CRITERI DI
CLASSIFICAZIONE LA CLASSIFICAZIONE
DEI VIVENTI DEI VIVENTI

4 I TRE DOMINI DEI VIVENTI


Nella moderna classificazione i viventi vengono suddivisi in tre domini: gli
archaea (leggi archea), i bacteria e gli eucarya

AR C H AE A

Organismi unicellulari procarioti, provvisti di una parete, che


Archei
riescono a vivere anche in ambienti estremi, con condizioni di
(o Archibatteri)
temperatura, acidità e salinità al limite delle possibilità di vita.

B AC T E R I A

Organismi unicellulari formati da cellule procariote provviste di


Batteri
una parete che ha caratteristiche diverse da quella delle piante e
e cianobatteri degli archei. Possono essere autotrofi o eterotrofi.

E U C AR YA
Sono formati da cellule eucariote, possono essere unicellulari o
pluricellulari ma non possiedono tessuti. Gli organismi possono
Protisti essere autotrofi o eterotrofi. Vi appartengono le alghe e i
protozoi.

Comprendono organismi unicellulari o pluricellulari privi di


tessuti. Sono sempre eterotrofi. Le loro cellule sono eucariote
Funghi e provviste di parete. Le specie unicellulari sono i lieviti, quelle
pluricellulari le muffe e i funghi veri e propri.

Sono sempre pluricellulari e formate da cellule eucariote


provviste di parete. Le cellule hanno i cloroplasti che contengono
Piante la clorofilla grazie alla quale effettuano la fotosintesi; le piante
sono quindi autotrofe. Le cellule delle piante sono differenziate e
formano tessuti.
Sono sempre pluricellulari e formati da cellule eucariote
differenziate, quindi presentano i tessuti.
Animali Gli animali non hanno nelle loro cellule né la parete né i
cloroplasti e quindi non effettuano la fotosintesi e sono sempre
eterotrofi.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. *OLDUFKDHDYLYRQRVRORLQDPELHQWLFRQFRQGL]LRQLGLYLWDHVWUHPH V F
b. 6RORJOLDUFKDHDVRQRWXWWLSURFDULRWL V F
c. *OLHXFDU\DSRVVRQRHVVHUHDQFKHXQLFHOOXODUL V F
d. *OLHXFDU\DKDQQRVHPSUHGHLWHVVXWL V F
e. ,EDFWHULDSRVVRQRHVVHUHVLDDXWRWUR¿VLDHWHURWUR¿ V F

38 LA CLASSIFICAZIONE DEI VIVENTI


Unità 2
GLI ORGANISMI
PIÙ SEMPLICI 1 GLI ARCHAEA
E I BACTERIA

4 GLI ARCHAEA
Al dominio degli archaea appartengono organismi procarioti molto
semplici, alcuni dei quali vivono in ambienti estremi che hanno condizioni
di temperatura, acidità e salinità al limite delle possibilità di vita per
qualunque altro organismo.
6SHFLHDSSDUWHQHQWLDOGRPLQLRGHJOLDUFKDHDVRQRVWDWHLQIDWWLWURYDWHQHOOH
JUDQGLSURIRQGLWjPDULQHQHLJLDFLPHQWLSHWUROLIHULQHOOHVROIDWDUHHFF
6LqFRPXQTXHYLVWRFKHDOFXQLGLHVVLVRQRSUHVHQWLDQFKHLQDPELHQWLQRUPDOL
FRPHSHUHVHPSLRQHOSODQFWRQ

4 I BACTERIA
Al dominio dei bacteria appartengono organismi molto conosciuti, cioè i
comuni batteri e i cianobatteri che sono autotrofi.
$LEDFWHULDDSSDUWHQJRQRRUJDQLVPLXQLFHOOXODULIRUPDWLGDFHOOXOHSURFDULRWH
SURYYLVWHGLXQDSDUHWHFKHKDFDUDWWHULVWLFKHGLYHUVHGDTXHOODGHOOHSLDQWH
/HFHOOXOHEDWWHULFKHKDQQRIRUPHGLYHUVHHLQEDVHDHVVHqSRVVLELOHHIIHWWXDUH
XQDFODVVL¿FD]LRQH 


streptococchi
vibrioni

cocchi
stafilococchi spirilli spirochete
bacilli

4 UTILITÀ DEI BATTERI


$OFXQLEDWWHULVRQRFDXVDGLPDODWWLHFRPHODWXEHUFRORVLLOWLIRLOWHWDQRLO
ERWXOLVPRHFF$OWULLQYHFHVRQRPROWRXWLOL)UDTXHVWLULFRUGLDPRTXHOOLFKH
YLYRQRQHOQRVWURLQWHVWLQRHSURGXFRQRYLWDPLQD%$OWULEDWWHULXWLOLVRQRTXHOOL
FKHYLYRQRQHOOHUDGLFLGHOOHOHJXPLQRVHHWUDVIRUPDQRO¶D]RWRSUHVHQWHQHOO¶DULD
LQXQDIRUPDDVVLPLODELOHGDOOHSLDQWH
8Q¶DOWUDLPSRUWDQWHIXQ]LRQHGHLEDWWHULqTXHOODGHOODGHFRPSRVL]LRQHGHOOH
VRVWDQ]HRUJDQLFKH

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. *OLDUFKDHDYLYRQRVRORQHOSODQFWRQ V F
b. 6LDJOLDUFKDHDVLDLEDFWHULDVRQRSURFDULRWL V F
c. ,FLDQREDWWHULVRQRRUJDQLVPLDXWRWUR¿ V F
d. ,FLDQREDWWHULDSSDUWHQJRQRDJOLDUFKDHD V F
e. 7XWWLLEDWWHULVRQRGDQQRVLSHUODVDOXWH V F

LA CLASSIFICAZIONE DEI VIVENTI 39


Unità 2
GLI ORGANISMI
PIÙ SEMPLICI 2 I PROTISTI

4 CARATTERISTICHE DEI PROTISTI


I protisti appartengono al dominio degli eucarya; sono quindi formati da
cellule eucariote ma non presentano tessuti differenziati e ogni cellula è
indipendente dalle altre.
3RVVRQRHVVHUHDXWRWUR¿RHWHURWUR¿DOSULPRJUXSSRDSSDUWHQJRQROHalgheDO
VHFRQGRLprotozoi0HQWUHLSURWR]RLVRQRXQLFHOOXODULOHDOJKHSRVVRQRHVVHUH
VLDXQLFHOOXODULVLDSOXULFHOOXODUL

4 LE ALGHE
)UDOHDOJKHHVFOXVLYDPHQWHXQLFHOOXODULFLVRQROHdiatomeeFKHSRVVLHGRQRXQ
JXVFLRVLOLFHRHOHeugleneSURYYLVWHGLXQÀDJHOORFKHXWLOL]]DQRSHUPXRYHUVL
Le alghe pluricellulari sono diffuse in mare e in acqua dolce. Si suddividono
in: alghe verdi, alghe rosse e alghe brune.

Vivono sia nelle acque dolci, sia nelle acque salate, in questo
Alghe verdi caso generalmente in prossimità della superficie. Alcune specie
possono essere anche unicellulari.
 Vivono principalmente nel mare, in superficie e in profondità. Nelle
Alghe rosse loro cellule assieme alla clorofilla si trovano anche altri pigmenti.
Vivono principalmente in mare a diverse profondità. Anch’esse,
Alghe brune oltre alla clorofilla, contengono altri pigmenti.

4 I PROTOZOI
 I protozoi sono organismi unicellulari, privi di cloroplasti e di parete
cellulare.
6RQRFDSDFLGLPRYLPHQWLDWWLYLFKHDWWXDQRJUD]LHDOODSUHVHQ]DGLÀDJHOOL
cigliaRpseudopodi
O ,ÀDJHOOLVRQRGHLSUROXQJDPHQWLGHOOHFHOOXOHFRVWLWXLWLGD¿ODPHQWLOXQJKLHVRWWLOL 
O /HFLJOLDKDQQRXQDVWUXWWXUDVLPLOHDTXHOODGHLÀDJHOOLPDVRQRPROWRSL
 QXPHURVHHGLPLVXUDQHWWDPHQWHLQIHULRUH,OORURPRYLPHQWRqPROWR
FRRUGLQDWRHSHUPHWWHO¶DVVXQ]LRQHGHOFLER
O *OLSVHXGRSRGLVRQRGHOOHHVWURÀHVVLRQLGHOODFHOOXODFKHSHUPHWWRQRVLDLO
PRYLPHQWRVLDODQXWUL]LRQHFKHFRQVLVWHQHOO¶LQJOREDUHSHUHVHPSLRGHLEDWWHUL 
,SURWR]RLVLSRVVRQRQXWULUHGLEDWWHULHDOFXQLGLHVVLVRQRSDUDVVLWLGHOO¶XRPRR
GLDOWULDQLPDOL

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. ,SURWLVWLKDQQRFDUDWWHULVWLFKHPROWRVLPLOLWUDORUR V F
b. /HDOJKHSRVVRQRHVVHUHXQLFHOOXODULRSOXULFHOOXODUL V F
c. 7XWWHOHDOJKHDWWXDQRODIRWRVLQWHVL V F
d. /HDOJKHYHUGLYLYRQRLQSURIRQGLWj V F
e. /HGLDWRPHHKDQQRXQJXVFLRVLOLFHR V F

40 LA CLASSIFICAZIONE DEI VIVENTI


Unità 2
GLI ORGANISMI
PIÙ SEMPLICI 3 I FUNGHI

 4 CARATTERISTICHE E CLASSIFICAZIONE DEI FUNGHI


I funghi sono organismi unicellulari o pluricellulari privi di tessuti. Sono
formati da cellule eucariote provviste di parete ma senza cloroplasti e
sempre eterotrofi.
$LIXQJKLDSSDUWHQJRQRLlievitiOHmuffeHLfunghi YHULHSURSUL 

4 I LIEVITI
I lieviti sono funghi unicellulari. Per ottenere l’energia necessaria per le
proprie funzioni vitali decompongono le sostanze organiche.
&LzDYYLHQHSHUHVHPSLRGXUDQWHODfermentazione alcolicaQHOFRUVRGHOOD
TXDOHJOL]XFFKHULGHOO¶XYDHGHOO¶RU]RJHUPLQDWRVRQRWUDVIRUPDWLLQGLRVVLGRGL
FDUERQLRHDOFRORWWHQHQGRFRVuLOYLQRHODELUUD
6HLOLHYLWLYHQJRQRPHVFRODWLDOODIDULQDFRPHQHOODODYRUD]LRQHGHOSDQHH
GHOODSL]]DSURGXFRQRGLRVVLGRGLFDUERQLRFKHIRUPDEROOHGLJDVFDXVDQGRXQ
DXPHQWRGLYROXPHGHOO¶LPSDVWR4XHVWRSURFHVVRqGHWWRlievitazione

4 I FUNGHI PLURICELLULARI
Dei funghi pluricellulari fanno parte le muffe e i funghi che troviamo nei
boschi.
,OORURFRUSRqFKLDPDWR micelio HGqIDWWRGLXQLQWUHFFLRGL¿ODPHQWLFKLDPDWL
ife,IXQJKLVLSRVVRQRULSURGXUUHSHUPH]]RGL spore FKHYHQJRQRGLVVHPLQDWH
QHOO¶DPELHQWHHGDOOHTXDOLVLIRUPDQRQXRYLPLFHOLPDDQFKHFRQDOWUHPRGDOLWj 

anello

cappello

lamelle

gambo

spora germogliante

ife

LA CLASSIFICAZIONE DEI VIVENTI 41


Funghi
Ascomiceti Basidiomiceti Chitridiomiceti Zigomiceti
Tuber magnatum (tartufo Psalliota campestris Allomyces arbuscula. Sono Mucor mucedo (muffa
bianco). È il tartufo più (prataiolo). Ai basidiomiceti funghi unicellulari o con bianca del pane). È una
prezioso sia dal punto di appartengono la filamenti formati da cellule muffa che si sviluppa
vista economico sia da maggior parte dei funghi provviste di molti nuclei. facilmente sul pane.
quello gastronomico. commestibili ma anche molti Sono parassiti di alghe
funghi velenosi. o animali (anfibi).

4 RAPPORTI DEI FUNGHI CON GLI ALTRI ORGANISMI


,IXQJKLSRVVRQRHVVHUH

parassiti saprofiti simbionti


Vivono sottraendo le sostanze Prendono le sostanze nutritive
Vivono in associazione con altre specie e da questa
necessarie per il proprio da organismi morti o da resti di
unione entrambi traggono un vantaggio.
nutrimento ad altri organismi vivi. materiale organico.

Con micorrizze senza micorrizze

4 I LICHENI
I licheni, insieme alle micorrize, sono le principali forme di simbiosi
mutualistica dei funghi.
3HUVLPELRVLPXWXDOLVWLFDVLLQWHQGHODSRVVLELOLWjSHUGXHRUJDQLVPLGLYLYHUH
LQVLHPHWUDHQGRQHYDQWDJJLRUHFLSURFR1HOFDVRGHLOLFKHQLODVLPELRVLDYYLHQH
IUDXQ¶DOJD RXQFLDQREDWWHULR HXQIXQJR

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. $OFXQLIXQJKLSRVVRQRHIIHWWXDUHODIRWRVLQWHVL V F
b. ,OLHYLWLSRVVRQRWUDVIRUPDUHJOL]XFFKHULLQDOFRO V F
c. ,IXQJKLSDUDVVLWLSUHQGRQROHVRVWDQ]HQXWULWLYHGDJOLRUJDQLVPLPRUWL V F
d. /HPLFRUUL]HVRQRXQWLSRGLIXQJRSOXULFHOOXODUH V F
e. ,OLFKHQLVRQRXQDIRUPDGLVLPELRVLGHLIXQJKLFRQOHDOJKH V F

42 LA CLASSIFICAZIONE DEI VIVENTI


LE PIANTE
E GLI ANIMALI

1 B
CAP 5 CAP 3
Unità 1 LE PIANTE 141 PAGINA 61
1. Classificazione delle piante 142 PAGINA 62
2. La radice 144 PAGINA 64
3. Il fusto 148 PAGINA 68
4. La foglia 152 PAGINA 72
5. Il fiore 156 PAGINA 76
6. Il seme e il frutto 160 PAGINA 80

Unità 2 GLI ANIMALI 167 PAGINA 87


1. La classificazione degli animali 168 PAGINA 88
2. I vertebrati 172 PAGINA 92
3. La digestione e l’escrezione 176 PAGINA 96
4. La circolazione 180 PAGINA
100
5. La respirazione 182 PAGINA
102
6. La riproduzione 184 PAGINA
104

43
Unità 1
LE PIANTE
1 CLASSIFICAZIONE
DELLE PIANTE

4 CRITERI PER LA CLASSIFICAZIONE DELLE PIANTE


1HOUHJQRGHOOHSLDQWHXQDSULPDVXGGLYLVLRQHYLHQH FODVVL¿FD]LRQHGHOOHSLDQWHqTXHOOREDVDWRVXOOD
IDWWDGLVWLQJXHQGRTXHOOHSULYHGLYDVLFRQGXWWRUL PRGDOLWjGLULSURGX]LRQH/HSLDQWHVLULSURGXFRQR
GDTXHOOHFKHOLSRVVLHGRQR$OSULPRJUXSSR PHGLDQWHVSRUHRPHGLDQWHVHPL4XHOOHFKHVL
DSSDUWHQJRQROH%ULR¿WH LPXVFKL  DOVHFRQGROH ULSURGXFRQRPHGLDQWHVSRUHVRQROH3WHULGR¿WH OH
7UDFKHR¿WH IHOFL  OHDOWUHDSSDUWHQJRQRDOOH6SHUPDWR¿WH
4XHVWLYDVLVHUYRQRSHULOWUDVSRUWRGHOODOLQIDJUH]]D ,VHPLDORURYROWDSRVVRQRHVVHUHQXGLQHOOH
HGLTXHOODHODERUDWD/Dlinfa grezzaqFRVWLWXLWDGD Gimnosperme OHFRQLIHUH RUDFFKLXVLLQXQIUXWWR
VRVWDQ]HVHPSOLFLDVVRUELWHGDOWHUUHQRFRPHDFTXD QHOOHAngiosperme/H$QJLRVSHUPHSRVVRQR
HVDOLPLQHUDOL/Dlinfa elaborataFRQWLHQHLQYHFH DYHUHVHPLIRUPDWLGDXQFRWLOHGRQHRGDGXH/H
VRVWDQ]HRUJDQLFKHSURYHQLHQWLGDOOHIRJOLH SULPHVLFKLDPDQRMonocotiledoniOHVHFRQGH
8QDOWURLPSRUWDQWHFULWHULRXWLOL]]DWRSHUOD Dicotiledoni 

 
endosperma

radichetta cotiledone

monocotiledone tegumento

 foglioline

radichetta

dicotiledone tegumento

Esercizio
Traccia una crocetta sotto le piante che possiedono la caratteristica indicata.
Attenzione: qualche caratteristica può essere valida per più di un gruppo o non essere valida per
nessuno di essi.

Briofite Pteridofite Spermatofite


a. +DQQRWHVVXWLFRQGXWWRUL
b. &RPSLRQRODIRWRVLQWHVL
c. 6RQRXQLFHOOXODUL
d. 6LULSURGXFRQRSHUPH]]RGLVHPL
e. 6LULSURGXFRQRSHUPH]]RGLVSRUH

44 LE PIANTE E GLI ANIMALI


Unità 1
LE PIANTE
2 LA RADICE

4 LE FUNZIONI DELLA RADICE


/DPDJJLRUSDUWHGHOOHSLDQWHYLYHVXOODWHUUDIHUPD(VVHKDQQRELVRJQRGLDFTXD
HVDOLPLQHUDOLFKHGHYRQRSUHQGHUHGDOO¶DPELHQWHFLUFRVWDQWH
Nelle piante più semplici e di piccole dimensioni, come le Briofite,
l’assorbimento avviene a livello delle foglioline ma per far questo esse
sono costrette a vivere in luoghi umidi.
Nelle altre piante l’assorbimento avviene attraverso le radici, che affondano
nel terreno guidate dalla forza di gravità e dall’umidità.
/DUDGLFHKDDQFKHODIXQ]LRQHGLDQFRUDUHODSLDQWDDOWHUUHQRHUDSSUHVHQWD
LQROWUHXQRUJDQRGLaccumulo delle sostanze di riserva

4 TIPI DI RADICE
/DUDGLFHGHOOHSLDQWHSLVYLOXSSDWHSXzDYHUHGXHIRUPHFDUDWWHULVWLFKH

Radice a fittone Radice fascicolata


C’è una radice principale, dalla quale Tutte le radici hanno caratteristiche
si dipartono delle radici secondarie. pressoché uguali.
Si trova principalmente nelle dicotiledoni. Si trova principalmente nelle monocotiledoni.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /DUDGLFHSXzDYHUHDQFKHIXQ]LRQHGLULVHUYD V F
b. 1HOOHEULR¿WHO¶DFTXDYLHQHDVVRUELWDGLUHWWDPHQWHGDOOHIRJOLROLQH V F
c. /DUDGLFHIDVFLFRODWDqIRUPDWDGDUDGLFLFKHKDQQRSLRPHQRODVWHVVDOXQJKH]]D V F
d. /DUDGLFHIDVFLFRODWDqWLSLFDGHOOHGLFRWLOHGRQL V F
e. /DFUHVFLWDGHOOHUDGLFLqJXLGDWDGDOODIRU]DGLJUDYLWj V F

LE PIANTE E GLI ANIMALI 45


Unità 1
LE PIANTE
3 IL FUSTO

 4 FUNZIONI DEL FUSTO


Le sostanze assorbite dalle radici devono giungere alle foglie perché è qui
che avvengono le trasformazioni più importanti. L’organo che ha questo
compito è il fusto.
(VVRKDDQFKHODIXQ]LRQHGLsostenere l’apparato fogliareGLesporlo alla
luceHGLaccumulare sostanze al suo interno,QDOFXQLWLSLGLIXVWRFRPHSHU
HVHPSLRQHOWXEHURGHOODSDWDWDFKHYHJHWDQHOVRWWRVXRORTXHOODGLDFFXPXOR
GLYHQWDODIXQ]LRQHSULQFLSDOH

4 STRUTTURA DEL FUSTO


,OIXVWRSUHVHQWDFDUDWWHULVWLFKHGLYHUVHQHLGLYHUVLWLSLGLSLDQWH,QTXHOOHDQQXDOL
FRPHOHHUEHHVVRqVRWWLOHHSXzHVVHUHFDYRDOO¶LQWHUQR SHUHVHPSLRQHOOH
JUDPLQDFHH 
7DOHVWUXWWXUDqHI¿FDFHSHUTXHVWHSLDQWHFKHQRQKDQQRXQJURVVRSHVRGD
VRVWHQHUHHGHYRQRVRSUDWWXWWRHYLWDUHGLSLHJDUVL
1HOOHSLDQWHOHJQRVHLQYHFHLOIXVWRqSLHQRHFRVuULHVFHDGDVVLFXUDUHXQ
VRVWHJQRHI¿FDFHDOORURSHVR

  

4 L’ACCRESCIMENTO DEL FUSTO


,OIXVWR¿QGDOO¶LQL]LRGHOODVXDFUHVFLWDLQGLSHQGHQWHPHQWHGDOO¶RULHQWDPHQWR
GHOVHPHFKHJHUPLQDQHOWHUUHQRVLRULHQWDVHPSUHYHUVRO¶DOWR/¶RULHQWDPHQWR
DYYLHQHLQVHQVRFRQWUDULRDOODIRU]DGLJUDYLWjHSHUTXHVWRVLSDUODGL
geotropismo negativo
,OVXRLQJURVVDPHQWRDYYLHQHLQPRGRGLYHUVRQHOOHGLYHUVHVWDJLRQLHTXHVWR
FDXVDODIRUPD]LRQHGLDQHOOLFDUDWWHULVWLFLYLVLELOLQHOWURQFKLWDJOLDWL

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. ,OIXVWRqVRJJHWWRDJHRWURSLVPRSRVLWLYR V F
b. /HJUDPLQDFHHKDQQRLOIXVWRFDYRDOO¶LQWHUQR V F
c. ,OIXVWRVLLQJURVVDFRQUHJRODULWjQHOOHGLYHUVHVWDJLRQL V F
d. ,OIXVWRKDODIXQ]LRQHGLHVSRUUHODSLDQWDDOODOXFH V F
e. ,OIXVWRSXzDYHUHDQFKHODIXQ]LRQHGLDFFXPXORGLVRVWDQ]HGLULVHUYD V F

46 LE PIANTE E GLI ANIMALI


Unità 1
LE PIANTE
4 LA FOGLIA

4 COM’È FATTA UNA FOGLIA Picciolo


Collega la foglia al ramo.
Lamina fogliare Attraverso di esso arrivano alla
Costituisce la foglia vera e propria. Si distinguono una pagina foglia le sostanze assorbite dalle
superiore rivolta verso la luce, di colore verde più intenso e radici e passa la linfa elaborata,
di aspetto lucido, e una pagina inferiore che si trova dalla diretta nel verso opposto.
parte opposta, più chiara e talvolta ricoperta di piccoli peli. In alcuni casi il picciolo può
mancare.
Nervature
Contengono al loro interno i vasi conduttori che trasportano la
linfa grezza ed elaborata. Partono dal picciolo e raggiungono
tutti i punti della foglia.

4 LA FOTOSINTESI /DFRQWLQXDIXRULXVFLWDG¶DFTXDGDOOHIRJOLHQH
ULFKLDPDDOWUDGDOIXVWRHTXHVWRDVXDYROWDOD
La foglia può effettuare la fotosintesi grazie alla
ULFKLDPDGDOOHUDGLFL6LFUHDFRVuXQÀXVVRFRQWLQXR
presenza della clorofilla che si trova nelle foglie.
HPDQPDQRFKHO¶DFTXDHYDSRUDQHDUULYDDOWUD
/DIRWRVLQWHVLqXQDUHD]LRQHFRPSOHVVDFKHDYYLHQH 7DOHSURFHVVRFRQWLQXDSHUWXWWDODGXUDWDGHOODYLWD
VRORLQSUHVHQ]DGLOXFH GHOODSLDQWD
(VVDSXzHVVHUHFRVuULDVVXQWD
ACQUA + DIOSSIDO DI CARBONIO = GLUCOSIO

+ OSSIGENO
/DSLDQWDXWLOL]]DO¶DFTXDSURYHQLHQWHGDOOHUDGLFLHLO
GLRVVLGRGLFDUERQLRFKHVLWURYDQHOO¶DULD4XHVWRJDV
UDJJLXQJHOHFHOOXOHQHOOHTXDOLDYYLHQHODIRWRVLQWHVL
SDVVDQGRDWWUDYHUVRJOLVWRPL/¶RVVLJHQRYLHQH
OLEHUDWRQHOO¶DULDÊJUD]LHDOODIRWRVLQWHVLFKHOD
VWUDJUDQGHPDJJLRUDQ]DGHLYLYHQWLULHVFHDRWWHQHUH
O¶HQHUJLDQHFHVVDULDSHUODYLWD
la traspirazione attraverso
le foglie richiama una continua molecole d’acqua
4 LA TRASPIRAZIONE colonna d’acqua
L’acqua assorbita dalle radici risale lungo il fusto.
Questa risalita è favorita dalla traspirazione, che
causa una fuoriuscita d’acqua dalle foglie sotto
forma di vapore .

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /HQHUYDWXUHGHOOHIRJOLHVRQRVWUXWWXUHGLULQIRU]RFKHVHUYRQRVRSUDWWXWWRSHUVRVWHQHUHODIRJOLD V F
b. ,OSLFFLRORqSUHVHQWHLQWXWWHOHIRJOLH V F
c. /DSDJLQDVXSHULRUHGLXQDIRJOLDqJHQHUDOPHQWHSLOXFLGD V F
d. /DWUDVSLUD]LRQHULFKLDPDDFTXDGDOIXVWR V F
e. /DIRWRVLQWHVLFRQVXPDGLRVVLGRGLFDUERQLR V F

LE PIANTE E GLI ANIMALI 47


Unità 1
LE PIANTE
5 IL FIORE

4 LA RIPRODUZIONE NELLE PIANTE


/HSLDQWHVLSRVVRQRULSURGXUUHSHUvia asessuataHSHUvia sessuata
TXHVW¶XOWLPDIRUPDqSHUzTXHOODSLGLIIXVDHSLIUHTXHQWH
Il fiore è l’organo attraverso il quale avviene la riproduzione sessuata
nelle piante.
/DULSURGX]LRQHVHVVXDWDSUHYHGHO¶LQFRQWURIUDFHOOXOHSURYHQLHQWLGDGXH
LQGLYLGXLGLYHUVLHL¿JOLKDQQRFDUDWWHULFKHSURYHQJRQRGDHQWUDPELLJHQLWRUL
,QQDWXUDHVLVWRQRWDQWHIRUPHHYDULHWjGL¿RUL/DORURGLYHUVLWjqWDOHFKHLQ
DPELWRVFLHQWL¿FRLO¿RUHUDSSUHVHQWDLOSULQFLSDOHHOHPHQWRVXOTXDOHFLVLEDVD
SHUHIIHWWXDUHLOULFRQRVFLPHQWRGHOOHSLDQWH1RQRVWDQWHTXHVWDJUDQGHYDULHWj
GLIRUPHFLVRQRGHOOHSDUWLJHQHUDOPHQWHSUHVHQWLLQWXWWLL¿RUL1HOOD¿JXUDSXRL
YHGHUHOHSDUWLFRPXQLGHLGLYHUVL¿RUL

stilo stigma
Pistillo
Petali È chiamato anche carpello e
Sono delle foglioline colorate filamento antera
rappresenta la parte femminile del
e spesso profumate, libere fiore. È formato da un ovario,
o unite insieme, che hanno che si trova alla base e contiene gli
la funzione di attirare gli pistillo ovuli, e da uno stilo, una struttura
organismi impollinatori, di supporto in cima alla quale si
e in particolare gli insetti. orolla
trova lo stigma.
Formano la corolla.
Sepali stame Stami
Sono delle foglioline di colore Sono formati da un filamento in
verde presenti sulla parte cima al quale si trova l’antera.
inferiore e più esterna del ovario Sull’antera c’è il polline. Gli stami
fiore. Formano il calice. rappresentano la parte maschile
calice del fiore.

4 LA FECONDAZIONE
La riproduzione sessuata avviene mediante fecondazione che, nelle piante,
consiste nell’unione del nucleo della cellula di un granulo di polline con il
nucleo dell’ovulo.
3HUDYYHQLUHODIHFRQGD]LRQHqQHFHVVDULRFKHTXDOFKHJUDQHOORGLSROOLQHYDGDD
¿QLUHLQFLPDDOSLVWLOOR$OOD¿QHGHOSURFHVVRGLIHFRQGD]LRQHVLIRUPDXQDQXRYD
FHOOXODFKLDPDWDzigote
,OWUDVSRUWRGHOSROOLQHGDXQDSLDQWDDOO¶DOWUDDYYLHQHSULQFLSDOPHQWHDRSHUD
GHOYHQWRRDRSHUDGLDQLPDOLVRSUDWWXWWRLQVHWWL3HUDWWLUDUHJOLLQVHWWLOHSLDQWH
KDQQR¿RULFRQFRORULPROWRDSSDULVFHQWLRHPHWWRQRRGRULPROWRIRUWL

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. ,O¿RUHSHUPHWWHODULSURGX]LRQHVHVVXDWD V F
b. /DULSURGX]LRQHDVHVVXDWDqODSLGLIIXVDIUDOHSLDQWH V F
c. ,VHSDOLIRUPDQRODFRUROOD V F
d. 'DOODIHFRQGD]LRQHVLRWWLHQHOR]LJRWH V F
e. ,O¿RUHqLPSRUWDQWHSHUHIIHWWXDUHLOULFRQRVFLPHQWRGHOOHSLDQWH V F

48 LE PIANTE E GLI ANIMALI


Unità 1
LE PIANTE
6 IL SEME E IL FRUTTO

4 IL SEME Cotiledoni Tegumento


8QDYROWDDYYHQXWDODIHFRQGD]LRQHVLVYLOXSSDLO Rappresentano una riserva nutritiva È la parte più esterna che ricopre
semeHLQDOFXQHSLDQWHDQFKHXQ frutto per la piantina che deve svilupparsi. i cotiledoni e l’embrione. Ha
Sono presenti in numero di uno la funzione di tenere il seme in
Il seme ha la funzione di far nascere una nuova nelle monocotiledoni e di due nelle quiescenza, cioè in stato di riposo,
pianta. È formato dall’embrione, uno o due dicotiledoni. e di evitare la germinazione
cotiledoni e il tegumento. immediata.
foglioline

4 IL FRUTTO
Ha la funzione di proteggere e nutrire il seme e
favorire la sua diffusione, in modo che la nuova
piantina possa nascere lontano dalla pianta Embrione
madre. radichetta
È la piantina vera e propria
,OIUXWWRVLIRUPDDSDUWLUHGDOO¶RYDULRPHQWUHGDOO¶RYXOR in dimensioni molto ridotte.
IHFRQGDWRVLVYLOXSSDLOVHPH tegumento
$QFKHLIUXWWLFRPHL¿RULKDQQRFDUDWWHULVWLFKHPROWR
GLYHUVHJOLXQLGDJOLDOWUL3RVVRQRHVVHUHVHFFKLR sarebbe spazio, luce e nutrimento sufficiente per
FDUQRVL
 tutti; inoltre, la specie non potrebbe diffondersi.
3HUTXHVWRPRWLYROHSLDQWHKDQQRGHOOHVWUXWWXUHWDOL
GDSHUPHWWHUHDLVHPLGLJHUPRJOLDUHLOSLORQWDQR
4 LA DISSEMINAZIONE SRVVLELOH,SULQFLSDOLVLVWHPLXWLOL]]DWLVRQRLOYHQWR
I semi prodotti devono essere allontanati dalla ODSUHVHQ]DGLVHPLFKHVLDWWDFFDQRDLFRUSLGHJOL
pianta madre per diffondersi su un territorio DQLPDOLFKHYHQJRQRORURDFRQWDWWRODFDSDFLWjGL
più ampio possibile. Se restassero vicini non ci ³VSDUDUH´LVHPLDGLVWDQ]DHFF

FRUTTI
Carnosi Secchi
Hanno una consistenza carnosa. Hanno una consistenza legnosa e si suddividono in:
indeiscenti deiscenti
se giunti a maturazione se giunti a maturazione si aprono
restano chiusi e lasciano uscire i semi

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. 7XWWHOHSLDQWHFRQLOIUXWWRKDQQRDQFKHXQVHPH V F
b. ,OWHJXPHQWRIRUQLVFHQXWULPHQWRDOO¶HPEULRQH V F
c. ,OIUXWWRVLRULJLQDGDOO¶RYDULRGHO¿RUH V F
d. ,SLVHOOLKDQQRXQIUXWWRGHLVFHQWH V F
e. /¶ROLYDqXQIUXWWRFDUQRVR V F

LE PIANTE E GLI ANIMALI 49


Unità 2
GLI ANIMALI
1 LA CLASSIFICAZIONE
DEGLI ANIMALI

4 CARATTERISTICHE E CLASSIFICAZIONE DEGLI ANIMALI


Il regno degli animali si suddivide in numerosi phyla, i principali dei quali sono: poriferi, celenterati,
platelminti, nematodi, anellidi, molluschi, artropodi, echinodermi e cordati.

Nel loro corpo hanno dei piccoli pori attraverso


Poriferi i quali passano l’acqua e le sostanze nutritive.
Vi appartengono le spugne.

Il loro corpo ha una sola apertura attraverso la quale passa


l’acqua e le sostanze nutritive e di rifiuto.
Celenterati Vi appartengono l’idra, che vive nell’acqua dolce,
le meduse e i coralli, caratteristici delle acque salate.

Il loro corpo è appiattito. Ai platelminti appartengono


Platelminti il verme solitario, un parassita dell’intestino dell’uomo,
e la planaria.

Sono vermi cilindrici il cui corpo non è suddiviso in anelli.


Nematodi Alcuni sono parassiti dell’intestino dell’uomo.

Il loro corpo, di forma cilindrica, è formato


Anellidi da una successione di anelli.
Vi appartengono il lombrico e la sanguisuga.

Possiedono un corpo molle e spesso sono provvisti di


Molluschi conchiglia.
Vi appartengono i polpi, le cozze, le lumache ecc.
Hanno arti suddivisi in più parti che si possono articolare
tra loro e sono il phylum con il maggiore numero di specie
Artropodi del regno animale. Vi fanno parte gli insetti, i crostacei, i
miriapodi, gli aracnidi (i ragni).
Il loro corpo è sostenuto da uno scheletro costituito da placche
Echinodermi con spicole calcaree che possono formare delle spine. Vi
appartengono le stelle di mare, i ricci di mare, le oloturie ecc.
Durante lo sviluppo embrionale possiedono una struttura
chiamata corda che ha funzione di sostegno. Il principale
Cordati gruppo di organismi che vi appartengono sono i vertebrati, dei
quali fa parte anche l’uomo.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /HVSXJQHDSSDUWHQJRQRDLSRULIHUL V F
b. ,QHPDWRGLKDQQRXQFRUSRSLDWWR V F
c. *OLLQVHWWLIDQQRSDUWHGHJOLDUWURSRGL V F
d. /HVWHOOHGLPDUHDSSDUWHQJRQRDJOLHFKLQRGHUPL V F
e. /HFR]]HVRQRGHLPROOXVFKL V F

50 LE PIANTE E GLI ANIMALI


Unità 2
GLI ANIMALI
2 I VERTEBRATI

4 CARATTERISTICHE E SUDDIVISIONE DEI VERTEBRATI


Ai vertebrati appartengono animali molto comuni e l’uomo. La loro caratteristica principale è quella di
possedere una colonna vertebrale.
I principali vertebrati sono: i pesci, gli anfibi, i rettili, gli uccelli e i mammiferi.

Vivono in mare o in acqua dolce e ricavano l’ossigeno


Pesci dall’acqua attraverso le branchie. La loro riproduzione
avviene mediante uova prive di guscio.

Gli anfibi nel periodo larvale (girini) respirano attraverso


Anfibi le branchie, nella vita adulta con i polmoni. La loro pelle
è liscia e umida e partecipa anche alla funzione respiratoria.

I rettili hanno la caratteristica di strisciare ma molti


di essi sono provvisti di zampe. Vivono principalmente
Rettili sulla terraferma e respirano tramite i polmoni. La loro pelle
è ricoperta di squame. Per la riproduzione utilizzano
uova con un guscio rigido.

Hanno il corpo ricoperto di penne e di piume possono regolare


la propria temperatura corporea. Sono dotati di ali e hanno
Uccelli le ossa cave e molto leggere che, oltre a permettere il volo,
partecipano anche alla funzione respiratoria.
Per la riproduzione utilizzano uova dotate di un guscio rigido.

Possono regolare la propria temperatura corporea e hanno il corpo


ricoperto di peli. Gli embrioni si sviluppano nella maggior parte
Mammiferi dei casi all’interno del corpo della madre, che provvede anche
al loro allattamento. Solo nei monotremi (ornitorinco, echidna)
la riproduzione avviene mediante la deposizione di uova.

Esercizio
Indica sotto ognuno dei seguenti gruppi di vertebrati le lettere corrispondenti alle caratteristiche
valide per esso. Attenzione: alcune caratteristiche possono essere valide per più di un gruppo.

Pesci Anfibi Rettili Uccelli Mammiferi

a. 5HVSLUDQRVHPSUHPHGLDQWHOHEUDQFKLH g. 3HUODIXQ]LRQHUHVSLUDWRULDXWLOL]]DQRDQFKHOD
b. 3RVVRQRUHJRODUHODSURSULDWHPSHUDWXUDFRUSRUHD SHOOH
c. +DQQRXRYDPXQLWHGLXQJXVFLRULJLGR h. $OODWWDQRLORUR¿JOL
d. ,OORURFRUSRqULFRSHUWRGLSHOL i. +DQQRIRUPHGLUHVSLUD]LRQHGLYHUVHQHOODYLWD
e. ,OORURFRUSRqULFRSHUWRGLSLXPH ODUYDOHHLQTXHOODDGXOWD
f. $OODIXQ]LRQHUHVSLUDWRULDFRQWULEXLVFRQRDQFKH j. 6LULSURGXFRQRVHPSUHGHSRQHQGROHXRYD
GHOOHFDYLWjSUHVHQWLQHOOHORURRVVD

LE PIANTE E GLI ANIMALI 51


Unità 2
GLI ANIMALI
3 LA DIGESTIONE
E L’ESCREZIONE

4 L’ALIMENTAZIONE NEGLI ANIMALI


Con l’alimentazione gli animali ottengono energia e sostanze per costruire
il proprio corpo.
*OLDOLPHQWLLQJHULWLYHQJRQRVFRPSRVWLQHOFRUVRGHOODGLJHVWLRQHSRLVLKD
O¶DVVRUELPHQWRGHOOHVRVWDQ]HXWLOLHO¶HOLPLQD]LRQHGLTXHOOHGLUL¿XWR4XHVW¶XOWLPD
IXQ]LRQHqFKLDPDWDHVFUH]LRQH

4 L’APPARATO DIGERENTE
L’apparato digerente ha la funzione di scomporre le sostanze ingerite,
assorbire i loro componenti ed eliminare le sostanze di rifiuto.
4XHVWRDSSDUDWRDVVXPHIRUPHGLYHUVHQHLGLYHUVLDQLPDOL8QRGHLSLVHPSOLFL
qTXHOORSRVVHGXWRGDLFHOHQWHUDWLIRUPDWRGDXQ¶XQLFDFDYLWjSURYYLVWDGLXQD
VRODDSHUWXUDDWWUDYHUVRODTXDOHHQWUDO¶DFTXDFRQOHVRVWDQ]HQXWULWLYHHG
HVFRQRTXHOOHGLUL¿XWR

POLIPO MEDUSA
 tentacoli bocca strato interno

strato celenteron
intermedio
colonna

celenteron
strato
esterno
tentacoli bocca

52 LE PIANTE E GLI ANIMALI


1HJOLDQHOOLGLF¶qLQYHFHXQWXERFKHKDODERFFDDXQ¶HVWUHPLWjHO¶DQRDOO¶DOWUD
DWWUDYHUVRODERFFDHQWUDLOFLERPHQWUHOHVRVWDQ]HGLUL¿XWRVRQRHVSXOVH
GDOO¶DQR
1HJOLDQLPDOLSLVYLOXSSDWLLOWXERGLJHUHQWHGLYHQWDYLDYLDSLFRPSOHVVRRVL
DUULFFKLVFHGLVWUXWWXUHFKHPLUDQRDPLJOLRUDUHODVXDHI¿FLHQ]D/DGLJHVWLRQH
qWDOYROWDDLXWDWDDQFKHGDEDWWHULHDOWULPLFURUJDQLVPLFKHUHQGRQRGLJHULELOL
VRVWDQ]HFKHDOWULPHQWLQRQORVDUHEEHUR&LzVLYHUL¿FDSHUHVHPSLRQHOUXPLQH
GHJOLHUELYRULSHUODFHOOXORVDFRQWHQXWDQHOO¶HUED1HOQRVWURLQWHVWLQRTXHVWRWLSR
GLEDWWHULqDVVHQWHHTXLQGLODFHOOXORVDYLHQHHOLPLQDWD

 vaso sanguigno stomaco


circolare muscolare


bocca
esofago gozzo

stomaco
nefridio

ventriglio

retto
vaso sanguigno
ventrale

4 L’APPARATO ESCRETORE
L’apparato escretore ha la funzione de eliminare le sostanze inutili
o dannose. Talvolta vengono eliminate anche sostanze ancora utili.
L’eliminazione di queste ultime avviene per regolare l’equilibrio interno.
/HVRVWDQ]HJDVVRVHVRQRFRVWLWXLWHSULQFLSDOPHQWHGDGLRVVLGRGLFDUERQLRH
YHQJRQRHOLPLQDWHDWWUDYHUVRO¶DSSDUDWRUHVSLUDWRULR
$OFXQLFRPSRVWLGHOO¶D]RWRFKHGHULYDQRGDOODGHJUDGD]LRQHGHJOLDPPLQRDFLGL
YHQJRQRHOLPLQDWLGDOO¶DSSDUDWRHVFUHWRUHVRWWRIRUPDGLDPPRQLDFDXUHDR
DFLGRXULFRDVHFRQGDGHOJUXSSRDOTXDOHJOLDQLPDOLDSSDUWHQJRQR
,OSULQFLSDOHRUJDQRGHOO¶DSSDUDWRHVFUHWRUHGHLYHUWHEUDWLqLOrene

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. 1HLFHOHQWHUDWLODERFFDHO¶DQRVRQRGXHDSHUWXUHVHSDUDWH V F
b. ,EDWWHULVRQRXWLOLDOODGLJHVWLRQH V F
c. /¶HVFUH]LRQHDYYLHQHVRORDWWUDYHUVRLOUHQH V F
d. /DGLJHVWLRQHVHUYHSHUVFRPSRUUHOHVRVWDQ]HFRPSOHVVHLQVRVWDQ]HVHPSOLFL V F
e. 1HOO¶HVFUH]LRQHYHQJRQRHOLPLQDWHVROROHVRVWDQ]HGDQQRVH V F

LE PIANTE E GLI ANIMALI 53


Unità 2
GLI ANIMALI
4 LA CIRCOLAZIONE

 4 L’APPARATO CIRCOLATORIO
In tutti gli organismi esiste una circolazione di
sostanze nutritive, ossigeno, diossido di carbonio,
sostanze di rifiuto ecc. Questa funzione negli
organismi più complessi è svolta dall’apparato
circolatorio.
*OLDQLPDOLPDULQLSLVHPSOLFLFRQLOPRYLPHQWRFUHDQR
ÀXVVLG¶DFTXDQHOOHFDYLWjGHOSURSULRFRUSRHTXHVWRÀXVVR
SHUPHWWHODFLUFROD]LRQHGHOOHVRVWDQ]H&LzDYYLHQHQHL
SRULIHULFRPHODVSXJQDHQHLFHOHQWHUDWLFRPHO¶LGUD
flusso ,QDQLPDOLXQSR¶SLVYLOXSSDWLFRPHJOLDUWURSRGLHJOL
dell’acqua cellule
flagellate DQHOOLGLFRPSDUHLOcuoreFKHIDFLOLWDODFLUFROD]LRQH
SRPSDQGRLÀXLGLQHOFRUSRGHOO¶DQLPDOH,QSDUWLFRODUH
QHJOLDUWURSRGLqSUHVHQWHXQFXRUHFKHSRPSDO¶emolinfa
LQVSD]LDSHUWLDOO¶LQWHUQRGHOFRUSR/¶HPROLQIDqXQ
OLTXLGRFRQIXQ]LRQLVLPLOLDOVDQJXHPDSULYRGLJOREXOL
URVVL6LSDUODLQTXHVWRFDVRGLapparato circolatorio
aperto,QDOWULRUJDQLVPLFRPHJOLDQHOOLGLROWUHDOOD
 SUHVHQ]DGHOFXRUHF¶qXQVLVWHPDGLYDVLFKLXVR
aorta cuore a camere
4XDQGRJLXQJRQRQHLWHVVXWLTXHVWLYDVLGLYHQWDQRSLFFROL
HVRWWLOLLcapillari$WWUDYHUVROHORURSDUHWLDYYLHQHOR
VFDPELRGHOOHVRVWDQ]HQHLWHVVXWLHSRLVLKDLOULWRUQRDO
FXRUH
1HLYHUWHEUDWLLOOLTXLGRFKHFLUFRODDWWUDYHUVRLYDVLYLHQH
FKLDPDWRsangue(VVRFRQWLHQHGHOOHFHOOXOH JOREXOLURVVL 
l’emolinfa circola QHOOHTXDOLFLVRQRVRVWDQ]HFKHWUDVSRUWDQRO¶RVVLJHQR
in tutto il corpo
1HLYHUWHEUDWLO¶apparato circolatorioqVHPSUHchiuso

cuori  cuore aorta polmoni
dorsale e organi

branchie organi

capillari

vasi
sanguigni
aorta
capillari ventrale capillari ventricolo atrio

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. ,FHOHQWHUDWLQRQKDQQRLOFXRUH V F
b. 1HJOLDUWURSRGLF¶qXQVLVWHPDFLUFRODWRULRDSHUWR V F
c. /¶HPROLQIDFRQWLHQHJOREXOLURVVL V F
d. 1HLSHVFLF¶qXQVLVWHPDFLUFRODWRULRFKLXVR V F
e. 1HLFDSLOODULDYYLHQHORVFDPELRGHOOHVRVWDQ]HQHLWHVVXWL V F

54 LE PIANTE E GLI ANIMALI


Unità 2
GLI ANIMALI
5 LA RESPIRAZIONE

4 RESPIRAZIONE CELLULARE WXELFLQLFKHPHWWRQRLQFRPXQLFD]LRQHO¶LQWHUQRGHO


ORURFRUSRFRQO¶HVWHUQR

Il principale processo mediante il quale si
libera l’energia immagazzinata nel corso della 1HJOLDQ¿ELDGXOWLQHLUHWWLOLQHJOLXFFHOOLHQHL
fotosintesi si chiama respirazione cellulare e PDPPLIHULODUHVSLUD]LRQHDYYLHQHPHGLDQWHL
avviene nei mitocondri. polmoni 4XHVWLRUJDQLVRQRLQFRPXQLFD]LRQH
FRQO¶HVWHUQRPHGLDQWHDSHUWXUHDWWUDYHUVROHTXDOL
3HUORVYROJLPHQWRGHOODUHVSLUD]LRQHFHOOXODUHF¶q
HQWUDO¶DULDULFFDGLRVVLJHQR
ELVRJQRGLJOXFRVLRFKHIRUQLVFHO¶HQHUJLDHGL
RVVLJHQRHVLOLEHUDQRGLRVVLGRGLFDUERQLRHDFTXD 4XHVW¶DULDSDVVDDWWUDYHUVROHUDPL¿FD]LRQLGHL
SROPRQLFKHGLYHQWDQRVHPSUHSLSLFFROHHDOOD¿QH
1HJOLRUJDQLVPLSLVHPSOLFLJOLVFDPELGLRVVLJHQR
JLXQJHDJOLDOYHROLSROPRQDULGHL³VDFFKL´DIRQGRFLHFR
HGLGLRVVLGRGLFDUERQLRFRQO¶HVWHUQRSRVVRQR
FRQOHSDUHWLPROWRVRWWLOLHDYYROWLLQXQD¿WWDUHWHGLYDVL
DYYHQLUHGLUHWWDPHQWHQHJOLDQLPDOLLQYHFHTXHVWD
FDSLOODUL$TXHVWROLYHOORDYYLHQHORVFDPELRGHLJDV
IXQ]LRQHqFRPSLXWDGDOO¶apparato respiratorio
1HJOLDQ¿ELDQFKHODSHOOHSDUWHFLSDDOODIXQ]LRQH
UHVSLUDWRULDPHQWUHJOLXFFHOOLSHUHIIHWWXDUHJOLVFDPEL
4 L’APPARATO RESPIRATORIO JDVVRVLROWUHDLSROPRQLXWLOL]]DQRDQFKHGHLVDFFKL
L’apparato respiratorio effettua gli scambi gassosi DHULIHULFKHVLWURYDQRDOO¶LQWHUQRGHOOHORURRVVD
con l’esterno, mentre quello circolatorio trasporta
l’ossigeno fino alle cellule e il diossido di carbonio
insetto
aria trachee
in senso opposto.
*OLDQLPDOLFKHYLYRQRLQDFTXDXWLOL]]DQROH
branchieSHUSUHOHYDUHO¶RVVLJHQRGLVFLROWRLQHVVD
/HEUDQFKLHVRQRSUHVHQWLLQWXWWLLPROOXVFKL sangue
DFTXDWLFLQHJOLHFKLQRGHUPLQHLSHVFL QHL
FURVWDFHLHQHOOHIRUPHODUYDOLGHJOLDQ¿EL
1HJOLLQVHWWLVLWURYDQRLQYHFHOHtracheeVRWWLOL
bronco primario
bronco secondario

alveolo

bronco
terziario
bronchiolo

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. 6RORJOLRUJDQLVPLSLVHPSOLFLHIIHWWXDQRODUHVSLUD]LRQHFHOOXODUH V F
b. ,PROOXVFKLDFTXDWLFLUHVSLUDQRSHUPH]]RGHOOHEUDQFKLH V F
c. *OLLQVHWWLUHVSLUDQRPHGLDQWHSROPRQLPROWRVHPSOLFL V F
d. ,UHWWLOLQRQKDQQRSROPRQL V F
e. *OLXFFHOOLUHVSLUDQRVRORPHGLDQWHOHVDFFKHDHULIHUH V F

LE PIANTE E GLI ANIMALI 55


Unità 2
GLI ANIMALI
6 LA RIPRODUZIONE

4 FORME DI RIPRODUZIONE NEGLI ANIMALI


Gli animali si riproducono quasi esclusivamente per via sessuata, quella forma
di riproduzione che richiede l’intervento di due individui di sesso diverso.
1HJOLDQLPDOLSLVHPSOLFLHVLVWHDQFKHODULSURGX]LRQHDVHVVXDWDPDDQFK¶HVVL
TXDQGRSRVVRQRULFRUURQRDTXHOODVHVVXDWD

4 L’APPARATO RIPRODUTTORE
La riproduzione avviene per mezzo dell’apparato riproduttore. Questo
apparato presenta notevoli diversità fra gli individui di sesso maschile e
quelli di sesso femminile della stessa specie.
/HGLYHUVLWjHVLVWHQWLQHOO¶DSSDUDWRULSURGXWWRUHUDSSUHVHQWDQRLcaratteri sessuali
primari2OWUHDOOHGLYHUVLWjQHOO¶DSSDUDWRULSURGXWWRUHQHLGXHVHVVLHVLVWRQRGHOOH
GLIIHUHQ]HLQDOWUHSDUWLGHOFRUSR4XHVWHGLIIHUHQ]HUDSSUHVHQWDQRLcaratteri
sessuali secondariHVRQRSDUWLFRODUPHQWHHYLGHQWLLQDOFXQLDQLPDOL 

4 LA FECONDAZIONE
Nella riproduzione sessuata si ha la fusione dei nuclei di una cellula
femminile, chiamata cellula uovo, e di una cellula maschile, chiamata
spermatozoo. Tale processo è chiamato fecondazione.
/DIHFRQGD]LRQHSXzDYYHQLUHDOO¶HVWHUQRGHOFRUSRRDOVXRLQWHUQR1HOSULPR
FDVRVLSDUODGLIHFRQGD]LRQHHVWHUQDQHOVHFRQGRGLIHFRQGD]LRQHLQWHUQD
La fecondazione esternaVLKDQHJOLRUJDQLVPLFKHYLYRQRQHOO¶DFTXD3HU
HVHPSLRQHLSHVFLODIHPPLQDGHSRQHWDQWHFHOOXOHXRYRHLOPDVFKLRHPHWWHL
VXRLVSHUPDWR]RLFKHUDJJLXQJRQROHXRYDHOHIHFRQGDQR
La fecondazione internaqFDUDWWHULVWLFDGHLUHWWLOLGHJOLXFFHOOLHGHLPDPPLIHUL
 FLRqGLWXWWLJOLRUJDQLVPLFKHYLYRQRORQWDQLGDOO¶DFTXD ,QTXHVWRFDVRLO
QXPHURGLXRYDSURGRWWHqPROWRSLEDVVRHQHOFDVRGHOODVSHFLHXPDQDq
JHQHUDOPHQWHVRORXQR

4 LO SVILUPPO
8QDYROWDDYYHQXWDODIHFRQGD]LRQHVLIRUPDXQembrione(VVRSHUFUHVFHUH
KDELVRJQRGLVRVWDQ]HQXWULWLYHHGLXQDPELHQWHIDYRUHYROHDOSURSULRVYLOXSSR
*OLDQLPDOLFKHVLULSURGXFRQRGHSRQHQGROHXRYDVLFKLDPDQRovipariTXHOOLFKH
JHQHUDQR¿JOLYLYLHJLjVYLOXSSDWLVLFKLDPDQRvivipari

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. *OLLQYHUWHEUDWLVLULSURGXFRQRJHQHUDOPHQWHSHUYLDDVHVVXDWD V F
b. /DFUHVWDGLXQJDOORqXQFDUDWWHUHVHVVXDOHSULPDULR V F
c. *OLRUJDQLVPLDFTXDWLFLKDQQRLQJHQHUHXQDIHFRQGD]LRQHHVWHUQD V F
d. ,JOLXFFHOOLVRQRYLYLSDUL V F
e. 1HLUHWWLOLODIHFRQGD]LRQHqLQWHUQD V F

56 LE PIANTE E GLI ANIMALI


L’ACQUA,
L’ARIA,
IL SUOLO

1 D
CAP 6 CAP 1
Unità 1 L’ACQUA 193 PAGINA 3
1. Le caratteristiche dell’acqua 194 PAGINA 4
2. L’acqua sulla Terra 196 PAGINA 6
3. Le acque dei mari e degli oceani 200 PAGINA 10
4. Le acque continentali 204 PAGINA 14
5. L’azione modificatrice dell’acqua 208 PAGINA 18

Unità 2 L’ARIA 215 PAGINA 25


1. Caratteristiche e composizione dell’aria 216 PAGINA 26
2. L’umidità dell’aria 218 PAGINA 28
3. L’atmosfera 220 PAGINA 30
4. La pressione atmosferica 224 PAGINA 34
5. I fenomeni meteorologici e il clima 228 PAGINA 38

Unità 3 IL SUOLO 235 PAGINA 45


1. Struttura e composizione del suolo 236 PAGINA 45
2. Formazione del suolo 240 PAGINA 50
3. Caratteristiche dei diversi tipi di suolo 244 PAGINA 54

57
Unità 1
L’ACQUA
1 LE CARATTERISTICHE
DELL’ACQUA

atomo  4 COM’È FATTA L’ACQUA


di idrogeno
H La molecola dell’acqua è composta da due atomi di idrogeno legati a uno
atomo
di idrogeno di ossigeno, uniti in modo da formare un angolo di 104,5° .
4XHVWDSDUWLFRODUHIRUPDLQVLHPHDGDOWUHFDUDWWHULVWLFKHGHJOLDWRPLLQÀXHQ]D
104,5° H
VLDODWHPSHUDWXUDGLIXVLRQHGHOO¶DFTXDVLDTXHOODGLHEROOL]LRQHFKHVRQR
O ULVSHWWLYDPHQWHGLƒ&HGLƒ&3RVVLDPRFRVuWURYDUHO¶DFTXDDOORVWDWR
VROLGR JKLDFFLR OLTXLGRHJDVVRVR YDSRUH 

atomo di ossigeno
4 L’ACQUA ALLO STATO SOLIDO
Le molecole dell’acqua, nel ghiaccio, sono disposte in maniera molto
ordinata e occupano un volume maggiore rispetto a quando si trovano allo
stato liquido .
$FDXVDGLTXHVWRDXPHQWRGLYROXPHVHPHWWLDPRXQDERWWLJOLDGLYHWURWDSSDWD
HSLHQDG¶DFTXDLQXQFRQJHODWRUHTXDQGRO¶DFTXDVROLGL¿FDODERWWLJOLDVLVSDFFD
/¶DFTXDDOORVWDWRVROLGRKDXQDGHQVLWjPLQRUHGHOO¶DFTXDLQIRUPDOLTXLGDH
JUD]LHDTXHVWDGLPLQX]LRQHGLGHQVLWjLOJKLDFFLRJDOOHJJLDVXOO¶DFTXD

 4 LA CAPACITÀ TERMICA
DELL’ACQUA
Per innalzare la temperatura
dell’acqua è necessario fornire
più calore rispetto a quanto ne
occorre per ottenere lo stesso
risultato con uguali quantità di
altre sostanze.
ghiaccio
/¶DFTXDULHVFHLQIDWWLD
LPPDJD]]LQDUHPROWRFDORUH
*UD]LHDTXHVWDFDUDWWHULVWLFDHDO
IDWWRFKHVXOOD7HUUDO¶DFTXDqPROWR
DEERQGDQWHO¶DFTXDHVHUFLWDXQD
JUDQGHLQÀXHQ]DPLWLJDWULFHVXO
FOLPDGHOOHUHJLRQLFKHVLWURYDQR
LQSURVVLPLWjGHOPDUHRGLJUDQGL
ODJKL4XHVWHUHJLRQLKDQQRTXLQGL
acqua
HVWDWLSLIUHVFKHHLQYHUQLSLPLWL

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /DPROHFRODGHOO¶DFTXDqIRUPDWDGDDWRPLGLLGURJHQRHGLRVVLJHQR V F
b. NJG¶DFTXDRFFXSDXQYROXPHPLQRUHGLNJGLJKLDFFLR V F
c. 3HULQQDO]DUHODWHPSHUDWXUDGHOO¶DFTXDELVRJQDIRUQLUHSLFDORUHULVSHWWRDXJXDOLTXDQWLWjGLDOWUHVRVWDQ]H V F
d. /¶DFTXDULHVFHDLPPDJD]]LQDUHSLFDORUHULVSHWWRDOOHURFFH V F
e. /HUHJLRQLFRVWLHUHKDQQRWHPSHUDWXUHSLDOWHLQWXWWLLSHULRGLGHOO¶DQQR V F

58 L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO


Unità 1
L’ACQUA
2 L’ACQUA
SULLA TERRA

4 DISTRIBUZIONE DELL’ACQUA SULLA


TERRA
/¶DFTXDVXOOD7HUUDqSUHVHQWHLQIRUPDOLTXLGD 2,91%
QHJOLRFHDQLQHLPDULQHLODJKLQHL¿XPLHQHOOH acqua dolce
IDOGH FLUFDLO LQIRUPDVROLGDQHLJKLDFFLDL
TXDVLLO LQIRUPDJDVVRVDQHOO¶DULD  
/¶LQVLHPHGHOO¶DFTXDQHOOHVXHYDULHIRUPHFRVWLWXLVFH
O¶idrosfera

97,09%
4 LE ACQUE DEI MARI E DEGLI OCEANI acqua salata
Più del 97% dell’acqua presente sulla Terra si
trova nei mari e negli oceani ed è salata.
6HPHWWLDPRLQXQUHFLSLHQWHXQNLORJUDPPRGLDFTXD
VDODWDHODIDFFLDPRHYDSRUDUHGHOWXWWRRWWHQLDPR
JGLVDOLLSULQFLSDOLGHLTXDOLVRQRLOFORUXURGL
VRGLRFLRqLOVDOHGDFXFLQDHLOFORUXURGLPDJQHVLR
,OSULPRFRQIHULVFHDOO¶DFTXDLOVDSRUHVDODWRPHQWUH
LOVHFRQGROHFRQIHULVFHXQVDSRUHDPDUR


4 LE ACQUE CONTINENTALI Sole vapore acqueo
Le acque continentali sono quelle presenti nei
ghiacciai, nei fiumi, nei laghi e nel sottosuolo.
,QXQNLORJUDPPRG¶DFTXDGROFHFLVRQRFLUFDJ traspirazione
GLVDOL4XHVWHDFTXHUDSSUHVHQWDQRODSULQFLSDOH precipitazioni
IRQWHGLDSSURYYLJLRQDPHQWRSHUO¶XRPRHSHUOD
PDJJLRUSDUWHGHLYLYHQWL evaporazione
evaporazione
precipitazioni
4 IL CICLO DELL’ACQUA
L’acqua presente sulla Terra può passare da deflusso di acque
uno stato all’altro e da un luogo all’altro. evaporazione
superficiali
Questo si verifica nelle varie fasi del ciclo
evaporazione
dell’acqua, che avviene grazie all’energia deflusso sotterraneo
fornita dal Sole .

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /¶DFTXDSUHVHQWHVXOOD7HUUDDOORVWDWRVROLGRqFLUFDLO V F
b. ,QNJG¶DFTXDVDODWDFLVRQRFLUFDJGLVDOL V F
c. /HDFTXHFRQWLQHQWDOLVRQRTXHOOHGHL¿XPLGHLODJKLGHLJKLDFFLDLHGHOVRWWRVXROR V F
d. /¶HQHUJLDQHFHVVDULDSHULOFLFORGHOO¶DFTXDSURYLHQHGDO6ROH V F
e. ,OVDOHSLDEERQGDQWHQHOO¶DFTXDqLOFORUXURGLVRGLR V F

L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO 59


Unità 1
L’ACQUA
3 LE ACQUE DEI MARI
E DEGLI OCEANI

4 I MARI E GLI OCEANI


La maggior parte dell’acqua presente sulla Terra si trova nei mari e negli
oceani.
I mariVRQRGHOOHGLVWHVHG¶DFTXDUDFFKLXVHLQEDFLQLSLULVWUHWWLULVSHWWRDJOL
oceaniFKHVLWURYDQRLQYHFHIUDXQFRQWLQHQWHHO¶DOWUR

4 IL MOTO ONDOSO
/HondeGHOPDUHVLSRVVRQRUDSSUHVHQWDUHXWLOL]]DQGRJOLHOHPHQWLVHJXHQWL
O ODcrestaFKHqLOSXQWRSLDOWRUDJJLXQWRGDOO¶RQGD
O LOventreFKHqLOSXQWRSLEDVVRUDJJLXQWRGDOO¶RQGD
O ODlunghezza d’ondaFKHqODGLVWDQ]DIUDGXHFUHVWHRGXHYHQWULVXFFHVVLYL
O O¶altezzaFKHqODGLVWDQ]DIUDXQDFUHVWDHODUHWWDFKHSDVVDSHUGXHYHQWUL
FRQVHFXWLYL

lunghezza d’onda cresta

altezza ventre

Le onde sono generate dai venti che battono sulla superficie dell’acqua, ma
si propagano anche in loro assenza.
/HRQGHFKHVLWURYDQRLQPDUHDSHUWRVRQRGRYXWHDPRYLPHQWLLQVHQVRURWDWRULR
GHOOHSDUWLFHOOHPDQRQFDXVDQRVSRVWDPHQWRG¶DFTXDQHOVHQVRLQFXLVLSURSDJD
O¶RQGD/HRQGHFKHVLLQIUDQJRQROXQJROHFRVWHVRQRFKLDPDWHfrangenti 

 

direzione
del moto
ondoso

60 L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO


4 LE CORRENTI MARINE E LE MAREE
Le correnti marine sono flussi d’acqua generati dal vento o da differenze
di densità causate da differenze di salinità o di temperatura.
8QDFRUUHQWHPROWRLPSRUWDQWHFKHVLKDQHOO¶RFHDQR$WODQWLFRqODFRUUHQWHGHO
*ROIRFKHWUDVSRUWDDFTXDFDOGDYHUVRQRUGHVWHPLWLJDLOFOLPDGHOO¶(XURSD

 bassa marea 

alta marea

N Luna
Terra M
corrente
del Golfo

alta forza di
marea attrazione
bassa marea

/HmareeVRQRLQQDO]DPHQWLGHOOLYHOORGHOPDUHFDXVDWLGDOO¶DWWUD]LRQHGHOOD
/XQDHGHO6ROH4XDQGROHDFTXHVLLQQDO]DQRVLKDO¶alta marea [A]
TXDQGRVLDEEDVVDVLKDODbassa marea [B]

[A] [B]

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.

(I mari / Gli oceani / Sia il mare sia gli oceani VRQRGLVWHVHG¶DFTXDUDFFKLXVHIUDXQFRQWLQHQWHHO¶DOWUR,O


YHQWUHqLOSXQWRSL alto / basso UDJJLXQWRGDOO¶RQGD/HRQGHFKHVLWURYDQRLQPDUHDSHUWRVRQRGRYXWHD
PRYLPHQWLLQVHQVR rotatorio / orizzontale GHOOHSDUWLFHOOHH causano / non causano XQRVSRVWDPHQWR
GHOO¶DFTXD,IUDQJHQWLVLIRUPDQRQHLOXRJKLLQFXLLOIRQGDOHq alto / basso /DFRUUHQWHGHO*ROIRWUDVSRUWD
DFTXD fredda / calda YHUVRO¶(XURSD

L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO 61


Unità 1
L’ACQUA
4 LE ACQUE
CONTINENTALI

4 CARATTERISTICHE

DELLE ACQUE
CONTINENTALI
Le acque continentali hanno
origine dalle precipitazioni:
pioggia, neve o grandine.
Formano i ghiacciai, i laghi, i
fiumi e le acque sotterranee.

4 I GHIACCIAI
I ghiacciai sono enormi
depositi di ghiaccio che
si accumula nel corso di
successive nevicate
.
&LzDYYLHQHVRORQHOOH
]RQHGHOOD7HUUDGRYHOD
WHPSHUDWXUDVLPDQWLHQH
SHUHQQHPHQWHEDVVD,OOLPLWH
DOGLVRSUDGHOTXDOHSRVVRQR
IRUPDUVLLJKLDFFLDLqFKLDPDWR
limite delle nevi perenni
4XHVWROLPLWHqSLLQDOWRLQ
 alte
latitudini
SURVVLPLWjGHOO¶HTXDWRUHH
VFHQGHTXRWDPDQPDQRFKH
medie
FLVLVSRVWDYHUVRLSROL  latitudini

4 I LAGHI
equatore
I laghi sono grandi depositi
d’acqua all’interno di
avvallamenti di varia origine.
(VVLSRVVRQRIRUPDUVLDLSLHGL
GLXQJKLDFFLDLRQHLFUDWHUL
GLYXOFDQLVSHQWLRHQWUR
DYYDOODPHQWLGLDOWURWLSR$O
SULPRWLSRDSSDUWHQJRQRLOODJR
GL*DUGDLOODJR0DJJLRUHLO
ODJRGL&RPRHLOODJRG¶,VHR
$OO¶LQWHUQRGLFUDWHULYXOFDQLFL
VLVRQRIRUPDWLLQYHFHODJKL
FRPHTXHOORGL%ROVHQDTXHOOR
GL%UDFFLDQRHTXHOORGL9LFR
$OWULFRPHLOODJR7UDVLPHQR
VLWURYDQRDOO¶LQWHUQRGL
GHSUHVVLRQLGLRULJLQHGLYHUVD


62 L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO


linea
spartiacque
4 I CORSI D’ACQUA SUPERFICIALI 
,SULQFLSDOLFRUVLG¶DFTXDVRQRUDSSUHVHQWDWLGDL¿XPL
HGDLtorrenti
I fiumi sono corsi d’acqua perenne, mentre i
torrenti sono caratterizzati dall’assenza d’acqua
per lunghi periodi dell’anno.
,¿XPLUDFFROJRQROHDFTXHSURYHQLHQWLGDXQD]RQD
FKLXVDHQWURODOLQHDVSDUWLDFTXHFKLDPDWDbacino
LGURJUD¿FR /HDFTXHGLXQ¿XPHVFRUURQRQHO
letto RDOYHR GHOLPLWDWRODWHUDOPHQWHGDJOLargini
,OSXQWRLQFXLXQ¿XPHVERFFDQHOPDUHqFKLDPDWR
foce

4 I CORSI D’ACQUA SOTTERRANEI


8QDSDUWHGHOO¶DFTXDSLRYDQDSHQHWUDQHOWHUUHQR¿QRDTXDQGRQRQLQFRQWUDXQRVWUDWRLPSHUPHDELOH,Q
TXHVWRFDVRVLIRUPDXQDfalda freaticaLQFXLO¶DFTXDQRQULXVFHQGRDVFHQGHUHSLLQSURIRQGLWjFRPLQFLDD
VFRUUHUHVXOORVWUDWRLPSHUPHDELOH,QDOFXQLFDVLODIDOGDSXzULDI¿RUDUHHGDUHRULJLQHDXQDVRUJHQWH6LSXz
SUHOHYDUHO¶DFTXDGHOOHIDOGHIUHDWLFKHVFDYDQGRGHLSR]]LHDVSLUDQGRQHO¶DFTXD
,QDOFXQLFDVLO¶DFTXDSXzUHVWDUHLQWUDSSRODWDIUDGXHVWUDWLLPSHUPHDELOLXQRGHLTXDOLVLWURYDVRWWRHO¶DOWUR
VRSUDVLIRUPDDOORUDXQDfalda artesiana

precipitazioni

pozzo
artesiano
strato
permeabile
pozzo etrico
comune livello piezom
falda
artesiana

strato
impermeabile

falda freatica

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.
6LGH¿QLVFHOLPLWHGHOOHQHYLSHUHQQLO¶DOWLWXGLQHDOGL sopra / sotto GHOODTXDOHVLIRUPDQRLJKLDFFLDL,ODJKL
DLSLHGLGHOOH$OSLVRQRGLRULJLQH glaciale vulcanica , ¿XPL / torrenti VRQRGHLFRUVLG¶DFTXDSHUHQQL/D
OLQHDVSDUWLDFTXH GHOLPLWDLOEDFLQRLGURJUD¿FRSDVVDDPHWjGHOOHWWRGHO¿XPH 
/HDFTXHVRWWHUUDQHHFKHUHVWDQRLQWUDSSRODWHWUDGXHVWUDWLLPSHUPHDELOLIRUPDQRXQDIDOGD freatica /
artesiana 

L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO 63


Unità 1
L’ACQUA
5 L’AZIONE MODIFICATRICE
DELL’ACQUA

4 AZIONE COSTRUTTRICE E DEMOLITRICE DELL’ACQUA


Le acque e i ghiacci possono modificare il paesaggio sgretolando le rocce e accumulando altrove i
materiali ottenuti dall’erosione. In tal modo l’acqua svolge un’azione sia demolitrice sia costruttrice.

4 L’AZIONE DEL MARE O¶DFTXDVFDYDGHOOHSURIRQGHYDOODWHFKHKDQQRXQD


FDUDWWHULVWLFDIRUPDD³9´ 
/HRQGHGHOPDUHPRGL¿FDQROHFRVWHVXOOHTXDOL
YDQQRDLQIUDQJHUVL ,PDWHULDOLDVSRUWDWLYHQJRQRWUDVFLQDWLYHUVRYDOOH
GRYHODSHQGHQ]DGLPLQXLVFHHODYHORFLWjqSL
/DORURD]LRQHqGLYHUVDVXOOHFRVWHGLWLSRDOWR
EDVVD6LKDFRVuXQ¶D]LRQHGLGHSRVLWRHTXLQGL
ULVSHWWRDTXHOOHGLWLSREDVVR
FRVWUXWWLYDFKHSRUWDDOODIRUPD]LRQHGLSLDQXUH
O 1HOOHFRVWHDOWHVLKDVRSUDWWXWWRHURVLRQHFDXVDWD DOOXYLRQDOLFRPHSHUHVHPSLRODSLDQXUD3DGDQD
GDOOHRQGHHODFRVWDYLHQHGLVWUXWWD
O 1HOOHFRVWHEDVVHGRYHOHFRUUHQWLQRQVRQRPROWR
LQWHQVHSUHYDOHO¶D]LRQHGLGHSRVLWRHTXLQGL 4 L’AZIONE DEI GHIACCIAI
FRVWUXWWLYDHVLIRUPDQROHVSLDJJH ,OJKLDFFLRFKHVLWURYDVXOIRQGRGHLJKLDFFLDLD
FDXVDGHOODJUDQGHSUHVVLRQHDFXLqVRWWRSRVWR
WHQGHDVFLRJOLHUVL&LzSHUPHWWHLOVXROHQWRPD
4 L’AZIONE DEI CORSI D’ACQUA LPSRQHQWHVFLYRODPHQWRYHUVRYDOOH
,FRUVLG¶DFTXDQHOOH]RQHPRQWDQHKDQQRSHQGHQ]D 8QJKLDFFLDLRHURGHVLDVXOIRQGRVLDVXOOHSDUHWL
HYHORFLWjPDJJLRULULVSHWWRDLWUDWWLFKHFRUURQRLQ ODWHUDOL6LIRUPDQRFRVuGHOOHYDOOLFKHKDQQRXQD
SLDQXUD4XHVWHFRQGL]LRQLIDYRULVFRQRO¶HURVLRQHH FDUDWWHULVWLFDIRUPDD³8´ 

 

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.

/¶D]LRQHHURVLYDGHOOHRQGHVLHVHUFLWDVRSUDWWXWWRVXOOHFRVWH alte / basse /HVSLDJJHVLIRUPDQR


DFDXVDGHOO¶D]LRQH erosiva / di deposito VRSUDWWXWWRLQ]RQHGRYH si hanno / non si hanno 
FRUUHQWLLQWHQVH,JKLDFFLDLHURGRQR solo sul fondo / sul fondo e sui lati / solo sui lati HIRUPDQR
GHOOHYDOOLD “V” / “U” 

64 L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO


Unità 2
L’ARIA
1 CARATTERISTICHE
E COMPOSIZIONE DELL’ARIA

4 I GAS PRESENTI NELL’ARIA 


/¶DULDHVVHQGRJDVVRVDqGLI¿FLOHGDSHUFHSLUH
SHUFKpqLQYLVLELOHLQFRORUHHLQRGRUH
I principali gas che compongono l’aria, sono:
l’azoto (78,08%), l’ossigeno (20,95%), l’argon
(0,93%) e il diossido di carbonio (quasi 0,04%).
Le percentuali indicate variano spostandosi in
alto nell’atmosfera. È presente inoltre vapore
acqueo in quantità molto variabili.
O /¶azotoqXQJDVIRUPDWRGDPROHFROHFRPSRVWH
GDGXHDWRPLGLD]RWRXQLWLFRQXQWLSRGLOHJDPH
GLI¿FLOHGDVSH]]DUH4XHVWRJDVTXLQGLQRQKD
WHQGHQ]DDUHDJLUH
O /¶ossigenoqXQJDVLQGLVSHQVDELOHSHUOD
UHVSLUD]LRQHGLTXDVLWXWWLLYLYHQWL 0,93%
/¶RVVLJHQRFKHVLWURYDDWWXDOPHQWHQHOO¶DWPRVIHUD 0,04%
qVWDWRSURGRWWRPHGLDQWHODIRWRVLQWHVLHGq
LQGLVSHQVDELOHSHUODFRPEXVWLRQHQHOFRUVRGHOOD 20,95%
TXDOHYLHQHFRQVXPDWR$QFKHODVXDPROHFROD
qIRUPDWDGDGXHDWRPLOHJDWLLQVLHPHO¶RVVLJHQR
SHUzWHQGHIRUWHPHQWHDUHDJLUH azoto
78,08%
O /¶argonqXQJDVIRUPDWRGDVLQJROLDWRPLTXDVL
ossigeno
GHOWXWWRLQFDSDFHGLUHDJLUH
O ,Odiossido di carbonioqIRUPDWRGDXQDWRPRGL gas rari e
vapore acqueo
FDUERQLRHGXHGLRVVLJHQRÊLPSRUWDQWHSHUFKp
ROWUHDHVVHUHSURGRWWRHXWLOL]]DWRGDLYLYHQWL diossido
di carbonio
RVWDFRODODGLVSHUVLRQHGHOFDORUHGDOOD7HUUDYHUVR
ORVSD]LR8QDFUHVFLWDGHOODFRQFHQWUD]LRQHGL
GLRVVLGRGLFDUERQLRGHWHUPLQDXQLQQDO]DPHQWR
GHOODWHPSHUDWXUDWHUUHVWUH7DOHIHQRPHQRq
FRQRVFLXWRFRPHeffetto serra

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /¶RVVLJHQRSUHVHQWHQHOO¶DWPRVIHUDqIRUPDWRGDDWRPLVLQJROL V F
b. /¶D]RWRqQHFHVVDULRSHUIDUDYYHQLUHODFRPEXVWLRQH V F
c. /¶D]RWRSUHVHQWHQHOO¶DWPRVIHUDqIRUPDWRGDPROHFROHFRQGXHDWRPL V F
d. /¶RVVLJHQRSUHVHQWHQHOO¶DWPRVIHUDVLqIRUPDWRJUD]LHDOODIRWRVLQWHVL V F
e. 8QHFFHVVRGLGLRVVLGRGLFDUERQLRQHOO¶DWPRVIHUDFDXVDO¶HIIHWWRVHUUD V F

L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO 65


Unità 2
L’ARIA
2 L’UMIDITÀ
DELL’ARIA

4 EFFETTI DELL’UMIDITÀ DELL’ARIA


L’umidità dell’aria, cioè la quantità di vapore acqueo presente
nell’atmosfera, può variare anche in uno stesso luogo, in momenti diversi
della giornata. Essa influenza i fenomeni meteorologici e condiziona il
nostro benessere.

4 LA MISURAZIONE DELL’UMIDITÀ DELL’ARIA


L’umidità dell’aria dipende dalla quantità di vapore acqueo presente al suo
interno. Si indica come umidità assoluta e si misura in grammi d’acqua al
metro cubo (g/m3).
3LDOWDqODWHPSHUDWXUDHPDJJLRUHqODTXDQWLWjGLYDSRUHDFTXHRFKHO¶DULD
 SXzFRQWHQHUH
5DJJLXQWRLOYDORUHPDVVLPRSUHYLVWRSHUXQDGHWHUPLQDWDWHPSHUDWXUD
VLGLFHFKHO¶DULDqsatura6HLOYDSRUHDFTXHRDXPHQWDDQFRUDROD
WHPSHUDWXUDVFHQGHKDLQL]LRODcondensazioneHO¶DFTXDWHQGHD
WRUQDUHDOORVWDWROLTXLGR
/DWHPSHUDWXUDDOODTXDOHO¶DULDGLYHQWDVDWXUDqGHWWDpunto di
rugiada
1HOOHJLRUQDWHIUHGGHG¶LQYHUQRWDOYROWDO¶DULDFKHHVSLULDPRKD
XQFRQWHQXWRGLYDSRUHDFTXHRHFFHVVLYRSHUODWHPSHUDWXUD
FKHVLWURYDDOO¶HVWHUQRVLKDTXLQGLODFRQGHQVD]LRQHHVL
IRUPDODFDUDWWHULVWLFDQXYROHWWD,OIHQRPHQRQRQVLYHUL¿FDVH
HVSLULDPRDOO¶LQWHUQRGHOOHDELWD]LRQLGRYHODWHPSHUDWXUDqSL
DOWDHQDWXUDOPHQWHQHDQFKHQHOOHVWDJLRQLSLFDOGH
/RVWUXPHQWRGLPLVXUDGHOO¶XPLGLWjGHOO¶DULDVLFKLDPDigrometro 

4 LA PERCEZIONE DELL’UMIDITÀ DELL’ARIA


8QRGHLSULQFLSDOLVLVWHPLXWLOL]]DWLGDOQRVWURFRUSRSHUDEEDVVDUHODVXD
WHPSHUDWXUDqODVXGRUD]LRQHFKHFDXVDO¶HYDSRUD]LRQHGLDFTXDGDOODQRVWUD
SHOOH
Quando l’umidità dell’aria è elevata, l’evaporazione diminuisce e perciò
abbiamo la sensazione che la temperatura sia più alta.
$QFKHXQ¶XPLGLWjWURSSREDVVDSXzHVVHUHIDVWLGLRVDSHULOQRVWURRUJDQLVPR&Lz
DFFDGHWDOYROWDLQLQYHUQRQHOOHDELWD]LRQLLQFXLLOULVFDOGDPHQWRqWHQXWRDXQD
WHPSHUDWXUDWURSSRHOHYDWD

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /¶XPLGLWjSXzYDULDUHLQXQRVWHVVROXRJRLQPRPHQWLGLYHUVLGHOODJLRUQDWD V F
b. 8Q¶XPLGLWjHOHYDWDLQHVWDWHFLIDVHQWLUHPHJOLRSHUFKpFLULQIUHVFD V F
c. 6HODWHPSHUDWXUDqDOWDO¶DULDSXzFRQWHQHUHPHQRYDSRUHDFTXHR V F
d. $OSXQWRGLUXJLDGDO¶DFTXDFRPLQFLDDFRQGHQVDUH V F
e. 1HOOHFDVHG¶LQYHUQRO¶XPLGLWjSXzVFHQGHUHWURSSR V F

66 L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO


Unità 2
L’ARIA
3 L’ATMOSFERA

4 COM’È FATTA L’ATMOSFERA


L’atmosfera è un involucro gassoso che circonda la Terra. Essa viene suddivisa in più strati, chiamati
sfere, in base alle variazioni di temperatura che avvengono al suo interno.
$QGDQGRGDOOLYHOORGHOVXRORYHUVRO¶DOWRFLVRQRLQIDWWLGHLWUDWWLLQFXLODWHPSHUDWXUDGHFUHVFHHGHLWUDWWLLQ
FXLFUHVFH,SXQWLLQFXLVLYHUL¿FDQRTXHVWHLQYHUVLRQLSUHQGRQRLOQRPHGLpauseHUDSSUHVHQWDQRLOFRQ¿QH
IUDXQDVIHUDHO¶DOWUD
O La troposferaqSDUWHSLEDVVDGHOO¶DWPRVIHUD(VVDVLVSLQJH¿QRDOODtropopausa1HOODWURSRVIHUD
ODWHPSHUDWXUDGHFUHVFHDQGDQGRYHUVRO¶DOWR4XLqFRQWHQXWRFLUFDO¶GHOODPDWHULDFKHFRVWLWXLVFH
O¶DWPRVIHUDHTXDVLWXWWRLOYDSRUHDFTXHR$OVXRLQWHUQRDYYHQJRQRLSULQFLSDOLIHQRPHQLPHWHRURORJLFL
O 6XELWRVRSUDODWURSRSDXVDODWHPSHUDWXUDWRUQDDVDOLUHHKDLQL]LRODstratosfera,FKHJLXQJH¿QRDOOD
stratopausa1HOODVWUDWRVIHUDqSUHVHQWHXQRVWUDWRGLozonoFKHFLSURWHJJHGDOOHUDGLD]LRQLXOWUDYLROHWWH
SURYHQLHQWLGDO6ROH
O 6RSUDODVWUDWRSDXVDKDLQL]LR piattaforma Msg
36000 km esosfera
ODmesosferaQHOODTXDOHOD
WHPSHUDWXUDGHFUHVFHFRQ
500
O¶DOWH]]D¿QRDOODmesopausa
termosfera
1HOODPHVRVIHUDVLKDO¶LPSDWWR
GHLFRUSLVROLGLSURYHQLHQWL
mesopausa
GDOO¶HVWHUQRHVLIRUPDQROH 90
³VWHOOHFDGHQWL´ meteoriti
80
O 2OWUHODPHVRSDXVDVLWURYDOD mesosfera
termosferaFDUDWWHUL]]DWDGD 70
XQDXPHQWRGHOODWHPSHUDWXUD 60
stratopausa
PDQPDQRFKHVLVDOH1HOOD
stratosfera 50
WHUPRVIHUDVLWURYDODionosfera
FKHKDODFDSDFLWjGLULÀHWWHUHOH 40
RQGHUDGLR 30
strato di ozono
O /¶esosferaqORVWUDWRSLHVWHUQR 20
tropopausa
GHOO¶DWPRVIHUD&RQWLHQHJDV
cumuli 10
PROWROHJJHULFRPHO¶LGURJHQRH monte aerei troposfera
Everest cumulonembi supersonici
O¶HOLRFKHWHQGRQRDVIXJJLUHDOOD 0
IRU]DGLJUDYLWjHVHUFLWDWDGDOOD altezza in km
7HUUD
-100 -80 -60 -40 -20 -10 0 20 40 60 80 100
temperatura °C

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.
,JDVFKHIRUPDQRO¶DWPRVIHUDVLWURYDQRSHUODPDJJLRUSDUWHQHOOD troposfera / stratosfera / mesosfera
/ termosfera / esosfera /DSDUWHGHOO¶DWPRVIHUDSLULFFDGLYDSRUHDFTXHRqOD troposfera / stratosfera
/ mesosfera / termosfera / esosfera /¶R]RQRVLIRUPDQHOOD troposfera / stratosfera / mesosfera /
termosfera / esosfera ODVXDSUHVHQ]Dq dannosa / utile SHULYLYHQWL,SULQFLSDOLIHQRPHQLPHWHRURORJLFL
DYYHQJRQRQHOOD troposfera / stratosfera / mesosfera / termosfera / esosfera /DUHJLRQHGHOO¶DWPRVIHUD
LQFXLVLKDO¶LPSDWWRHODGLVWUX]LRQHGHOODPDJJLRUSDUWHGHLFRUSLVROLGLFKHFROSLVFRQROD7HUUDqOD
(troposfera / stratosfera / mesosfera / termosfera / esosfera 

L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO 67


Unità 2
L’ARIA
4 LA PRESSIONE
ATMOSFERICA

4 CHE COS’È LA PRESSIONE ATMOSFERICA 4 FATTORI CHE INFLUENZANO LA


3HUWXWWDODYLWDVLDPRLPPHUVLQHOO¶DULDVHQ]D PRESSIONE ATMOSFERICA
UHQGHUFLFRQWRGHOODVXDSUHVHQ]D La pressione atmosferica, oltre a dipendere
L’aria ha un peso ed esercita su tutti i corpi una dall’altitudine, è influenzata da variazioni di
pressione orientata in tutte le direzioni . temperatura e di umidità.
4XHVWDSUHVVLRQHD O 8QDXPHQWRGLWHPSHUDWXUDFDXVDXQ¶HVSDQVLRQH
OLYHOORGHOPDUHULHVFHD GHOO¶DULDFKHIDGLPLQXLUHODSUHVVLRQH
VRVWHQHUHXQDFRORQQLQD

O /¶XPLGLWjLQÀXHQ]DODSUHVVLRQHSHUFKpLO
GLPHUFXULRDOWD¿QRD YDSRUHDFTXHRqSLOHJJHURGHJOLDOWULJDV
PP FKHFRPSRQJRQRO¶DULD$XPHQWDQGRODVXD
/¶XQLWjGLPLVXUD SHUFHQWXDOHODSUHVVLRQHGLPLQXLVFH
GHOODSUHVVLRQH
DWPRVIHULFDQHO6LVWHPD
,QWHUQD]LRQDOHqLOpascal 4 LA CIRCOLAZIONE DELL’ARIA
3D /RVWUXPHQWRGL L’aria si sposta dai luoghi in cui la pressione
PLVXUDGHOODSUHVVLRQH è più alta verso quelli in cui la pressione è più
DWPRVIHULFDqLObarometro bassa. Questo spostamento dà origine ai venti.
(VVLDFDXVDGHOODURWD]LRQHWHUUHVWUHVLPXRYRQR
VHFRQGRWUDLHWWRULHFXUYH
1HOOHUHJLRQLFRPSUHVHIUDO¶HTXDWRUHHLOSROR
QRUGLYHQWLUXRWDQRQHOOH]RQHGLDOWD
SUHVVLRQHLQVHQVRRUDULRLQTXHOOHGL
EDVVDSUHVVLRQHLQVHQVRDQWLRUDULR
1HOO¶DOWURHPLVIHURODVLWXD]LRQHVL
LQYHUWH

bassa alta
pressione pressione

C
A

zona ciclonica zona anticiclonica

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /RVWUXPHQWRGLPLVXUDGHOODSUHVVLRQHDWPRVIHULFDqLOEDURPHWUR V F
b. 6HODWHPSHUDWXUDDXPHQWDFUHVFHDQFKHODSUHVVLRQHDWPRVIHULFD V F
c. 6HDXPHQWDO¶XPLGLWjGLPLQXLVFHODSUHVVLRQH V F
d. ,YHQWLVRQRFDXVDWLGDGLIIHUHQ]HGLSUHVVLRQH V F
e. )UDO¶HTXDWRUHHLOSRORQRUGQHOOH]RQHGLDOWDSUHVVLRQHLYHQWLUXRWDQRLQVHQVRRUDULR V F

68 L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO


Unità 2
L’ARIA
5 I FENOMENI METEOROLOGICI
E IL CLIMA

4 I FENOMENI METEOROLOGICI 4 IL CLIMA


/DSLRJJLDLOEHOWHPSRRLOYHQWRVRQRHVHPSLGL Il clima di una regione dipende principalmente
fenomeni meteorologici da: latitudine, continentalità, altitudine e
L’abbassamento di temperatura causa la presenza di correnti marine.
condensazione del vapore acqueo contenuto O La latitudineFLLQGLFDODSRVL]LRQHGLXQD
nell’aria e si formano minuscole goccioline. Quando ORFDOLWjULVSHWWRDOO¶HTXDWRUH1HOOHUHJLRQLYLFLQH
ciò si verifica ad alta quota, si formano le nubi; in DOO¶HTXDWRUHODWHPSHUDWXUDqSLDOWDHWHQGHD
prossimità del suolo, invece, si ha la nebbia. GLPLQXLUHPDQPDQRFKHFLVLDYYLFLQDDLSROL
/DQHEELDqXQIHQRPHQRSULQFLSDOPHQWHLQYHUQDOH O La continentalitàFLLQGLFDODGLVWDQ]DGDOPDUHGL
TXDQGRDOVXRORODWHPSHUDWXUDqSLEDVVD XQDFHUWDORFDOLWj/HORFDOLWjYLFLQHDOPDUHRD
,QDOWDTXRWDTXDQGRODWHPSHUDWXUDqEDVVDOH JUDQGLODJKLKDQQRXQFOLPDSLPLWHHYDULD]LRQL
JRFFLROLQHSUHVHQWLLQXQDQXEHDXPHQWDQR,QWDO GLWHPSHUDWXUDJLRUQDOLHUHHDQQXDOLSLOLPLWDWH
PRGRHVVHVLXQLVFRQRIUDORURVLLQJUDQGLVFRQRH /DGLIIHUHQ]DIUDODWHPSHUDWDPDVVLPDHTXHOOD
FDGRQRVRWWRIRUPDGLpioggia PLQLPDQHOO¶DUFRGHOOHRUHYLHQHFKLDPDWD
6HODWHPSHUDWXUDqPROWREDVVDQHOOHQXELVL escursione termica giornaliera/DGLIIHUHQ]DIUD
IRUPDQRSLFFROLFULVWDOOLGLJKLDFFLRFKHVLGLVSRQJRQR ODWHPSHUDWDPHGLDHVWLYDHTXHOODLQYHUQDOHYLHQH
LQPRGRGDIRUPDUHL¿RFFKLGLneve FKLDPDWDescursione termica annuale
La grandineVLRULJLQDLQYHFHGDJRFFHGLSLRJJLD O /¶altitudineFLLQGLFDO¶DOWH]]DULVSHWWRDOOLYHOORGHO
FKHYHQJRQRVSLQWHYHUVRO¶DOWRTXLLQFRQWUDQRXQD PDUHLQFXLVLWURYDXQDORFDOLWj(VVDLQÀXLVFH
WHPSHUDWXUDSLEDVVDHJKLDFFLDQR2JQLYROWD VXOFOLPDSHUFKpVSRVWDQGRVLYHUVRO¶DOWROD
FKHXQFKLFFRULVDOHVLIRUPDXQQXRYRVWUDWRGL WHPSHUDWXUDGLPLQXLVFH3HUTXHVWRPRWLYRLQ
JKLDFFLRFKHVLVRYUDSSRQHDTXHOOLSUHHVLVWHQWL3L PRQWDJQDF¶qSLIUHGGR
qDOWRLOQXPHURGLULVDOLWHHPDJJLRUHVDUjLOQXPHUR O /Hcorrenti marineFRQGL]LRQDQRLOFOLPDSHUFKp
GLVWUDWLHODGLPHQVLRQHGHLFKLFFKL VSRVWDQRJUDQGLPDVVHG¶DFTXDFDOGDRIUHGGD
FRQWULEXHQGRDOODULGLVWULEX]LRQHGHOFDORUH


aria fredda

chicco
di grandine
in formazione
pioggia
e grandine
aria calda

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /DQHEELDqIRUPDWDGDDFTXDDOORVWDWRJDVVRVR V F
b. /DJUDQGLQHVLIRUPDDSDUWLUHGDJRFFHGLSLRJJLDFKHVROLGL¿FDQR V F
c. /DSLRJJLDVLIRUPDTXDQGRODWHPSHUDWXUDqEDVVD V F
d. 1HOOHUHJLRQLYLFLQHDOO¶HTXDWRUHODWHPSHUDWXUDqSLDOWD V F
e. 1HOOH]RQHFRQWLQHQWDOLO¶HVFXUVLRQHWHUPLFDqPLQRUH V F

L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO 69


Unità 3
IL SUOLO
1 STRUTTURA
E COMPOSIZIONE DEL SUOLO

4 CHE COS’È IL SUOLO


Il suolo è la parte più superficiale di alcune zone della crosta terrestre.
(VVRqFKLDPDWRFRPXQHPHQWHDQFKH³WHUUHQR´R³WHUUD´HSXUDYHQGRXQR
VSHVVRUHSLXWWRVWROLPLWDWRqLPSRUWDQWHSHUFKpDOVXRLQWHUQRYLYRQRPROWL
RUJDQLVPL

4 DISPOSIZIONE DEGLI STRATI DEL SUOLO


Nel suolo si possono individuare tre strati o orizzonti.

Lo strato più superficiale è l’orizzonte A. La sua parte superiore è chiamata lettiera ed è costituita principalmen-
te da foglie, rami, erba e altro materiale organico che iniziano a decomporsi.
Sotto si trova l’humus, che è formato da sostanze organiche derivanti dalla decomposizione dei materiali della
lettiera stessa. Maggiore è la quantità di humus e più fertile è il terreno. L’humus consente inoltre una migliore
circolazione dell’aria. Dalla decomposizione dell’humus si ottengono sali minerali mediante un processo chia-
mato mineralizzazione. La zona di percolamento è quella attraverso la quale molti dei sali e delle particelle di
argilla che si trovano nella lettiera percolano, cioè vengono trasportati dall’acqua, verso il successivo orizzonte B.

lettiera

A L’orizzonte B nella sua parte superio-


lettiera in decomposizione re è colorato più intensamente per
strato di humus l’accumulo dei sali provenienti dall’o-
rizzonte A. Al suo interno si ha una
prevalenza di materiali inorganici e si
zona di percolamento depositano particelle di argilla prove-
B
nienti, anch’esse, dall’orizzonte A.

C
Ancora più in profondità si trova l’oriz-
zonte C, formato da materiale origina-
Al disotto dell’oriz- rio che non ha subito trasformazioni
zonte C si trova la a opera degli organismi viventi. Esso
roccia madre, cioè contiene particelle di suolo, frammenti
la roccia ancora di roccia o materiali che sono stati tra-
integra. sportati dall’acqua.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. ,OVXRORULFRSUHWXWWDODFURVWDWHUUHVWUH V F
b. /¶KXPXVqODSDUWHSLVXSHU¿FLDOHGHOO¶RUL]]RQWH$ V F
c. 8QVXRORULFFRGLKXPXVqPROWRIHUWLOH V F
d. 'DOODGHFRPSRVL]LRQHGHOO¶KXPXVVLRWWHQJRQRVDOLPLQHUDOL V F
e. 6RWWRO¶RUL]]RQWH&VLWURYDODURFFLDPDGUH V F

70 L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO


Unità 3
IL SUOLO
2 FORMAZIONE DEL SUOLO

4 COME SI FORMA IL SUOLO


Il suolo è formato da materiali che derivano dallo sgretolamento delle rocce e da sostanze organiche.
Alla sua formazione contribuiscono le acque, le variazioni di temperatura, il vento e gli organismi
viventi.
O I ¿XPLQHLWUDWWLPRQWDQLVFRUUHQGRVJUHWRODQROHURFFHULGXFHQGROHLQSDUWLFHOOHFKHYHQJRQRWUDVSRUWDWH
GDOO¶DFTXD3LSLFFROHVRQROHORURGLPHQVLRQLHSLIDFLOHqLOORURWUDVSRUWR$YDOOHTXHVWHSDUWLFHOOHVL
GHSRVLWDQRHGDHVVHVLIRUPHUjLOVXROR/¶D]LRQHGHPROLWULFHGHOO¶DFTXDVSHFLHLQPRQWDJQDVLHVHUFLWD
DQFKHDWWUDYHUVROHYDULD]LRQLGLtemperatura/¶DFTXDQHOOHRUHFDOGHGHOJLRUQRVLWURYDLQIRUPDOLTXLGD
HSHQHWUDQHOOHSLFFROHIHVVXUHGHOOHURFFH'LQRWWHTXDQGRODWHPSHUDWXUDUDJJLXQJHYDORULLQIHULRULD
ƒ&O¶DFTXDJHODHSDVVDQGRGDOORVWDWROLTXLGRDTXHOORVROLGRDXPHQWDGLYROXPH,QWDOPRGRODURFFLD
VLVJUHWROD7DOHIHQRPHQRSUHQGHLOQRPHGLgelivazione
O I ventiVRI¿DQGRIDQQRVEDWWHUHLQFRQWLQXD]LRQHLJUDQHOOLGLVDEELDFRQWUROHSDUHWLURFFLRVHHFLzFDXVD
XQOHQWRVEULFLRODPHQWR7DOHIHQRPHQRYLHQHFKLDPDWRcorrasione
/HSDUWLFHOOHVDEELRVHFRVuRWWHQXWHIRUPDQRGHOOHFROOLQHVDEELRVHGHWWHdune/HSULPHGXQHVRQRSULYH
GLYHJHWD]LRQHHSRVVRQRHVVHUHVSRVWDWHGDOYHQWR3RLVLFRVWLWXLVFHXQRVFKHOHWURGLSLDQWHHOHGXQHVL
VWDELOL]]DQRSHUPHWWHQGRDGDOWUHVSHFLHGLYHJHWDUHVRSUDGLHVVH
O *OLorganismi viventiHLQSDUWLFRODUPRGROHSLDQWHFRQWULEXLVFRQRDVJUHWRODUHOHURFFHPHGLDQWH
O¶D]LRQHGHOOHUDGLFL8Q¶DOWUDLPSRUWDQWHD]LRQHqVYROWDGDLOLFKHQLFKHFUHVFRQRVXOOHVXSHU¿FLURFFLRVH
HOHQWDPHQWHOHVJUHWRODQR,QWDOPRGR
OHURFFHLQRVSLWDOLSHULYLYHQWLVL GIORNO
 NOTTE
WUDVIRUPDQROHQWDPHQWHLQWHUUHQRIHUWLOH
ghiaccio
4 MATURAZIONE DEL SUOLO acqua
,PDWHULDOLRUJDQLFLSUHVHQWLQHOVXROR
GHULYDQRGDOODGHJUDGD]LRQHGHLUHVWL
FKHVLWURYDQRQHOODOHWWLHUD/¶RSHUDGL
GHJUDGD]LRQHYLHQHVYROWDGDRUJDQLVPL
YLYHQWL
Un suolo formato solo dall’accumulo di
materiali derivanti dalla degradazione
delle rocce si dice immaturo. Diventa
maturo solo quando si stabilizza e
si sviluppano al suo interno anche
quegli organismi che assicurano la
degradazione delle sostanze organiche.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /HSDUWLFHOOHGLSLFFROHGLPHQVLRQLVRQRWUDVSRUWDWHFRQSLGLI¿FROWjGDOYHQWR V F
b. /DJHOLYD]LRQHqFDXVDWDGDOYHQWR V F
c. /HGXQHSULYHGLYHJHWD]LRQHSRVVRQRHVVHUHVSRVWDWHGDOYHQWR V F
d. ,OLFKHQLFRQWULEXLVFRQRDOODIRUPD]LRQHGHOVXROR V F
e. /HUDGLFLGHOOHSLDQWHSRVVRQRVJUHWRODUHOHURFFH V F

L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO 71


Unità 3
IL SUOLO
3 CARATTERISTICHE
DEI DIVERSI TIPI DI SUOLO

4 ELEMENTI CHE DETERMINANO


LA NATURA DEL SUOLO  Quando la pendenza del suolo è molto
Le caratteristiche del suolo dipendono dalla elevata affiora la roccia madre
natura delle rocce da cui si origina, dal verificarsi
di particolari fenomeni fisici e dal tipo di
organismi presenti.
4XHVWHFDUDWWHULVWLFKHDORURYROWDLQÀXHQ]DQROD
SUHVHQ]DGHOOHVSHFLHFKHFLYLYRQRVRSUD
,SULQFLSDOLIDWWRULFKHGHWHUPLQDQROHFDUDWWHULVWLFKH
GHOVXRORVRQRODFRPSRVL]LRQHGHOOHURFFHOD
SHQGHQ]DGHOWHUUHQRLOFOLPDHODSUHVHQ]DGHJOL
RUJDQLVPLYLYHQWL
O La composizione delle rocceGHWHUPLQDOD
QDWXUDGHOOHVRVWDQ]HSUHVHQWLQHOVXRORFKHVL
RULJLQDGDOODORURGLVJUHJD]LRQH3HUHVHPSLRL
WHUUHQLIRUPDWLVLGDURFFHODYLFKHVRQRULFFKLGLVDOL
PLQHUDOLHTXLQGLVRQRPROWRIHUWLOL
O La pendenza del terrenoFRQGL]LRQDORVSHVVRUH
GHOVXROR6HHVVDqEDVVDORVSHVVRUHqHOHYDWR
PHQWUHVHHVVDqDOWDLPDWHULDOLGHULYDQWLGDOOD
GLVJUHJD]LRQHGHOOHURFFHYHQJRQRIDFLOPHQWH
SRUWDWLYLD6LKDFRVuXQRVSHVVRUHSLOLPLWDWRHLQ
FHUWLFDVLDI¿RUDODURFFLDPDGUH
O ,OclimaLQÀXHQ]DORVSHVVRUHGHOVXRORHODVXD
FRPSRVL]LRQH1HOOHUHJLRQLHTXDWRULDOLGRYHF¶q
XQDJUDQGHSLRYRVLWjDOWHWHPSHUDWXUHHIRUWH
VYLOXSSRGHOODYHJHWD]LRQHLOVXRORUDJJLXQJHLO
PDVVLPRVSHVVRUH
O *OLorganismi viventiJUD]LHDOODORURD]LRQH
QHOODGHJUDGD]LRQHGHOOHVRVWDQ]HRUJDQLFKH
RDOODFDSDFLWjGLPRGL¿FDUHODFRPSRVL]LRQH
FKLPLFDGHOWHUUHQRGHWHUPLQDQRDOFXQH
FDUDWWHULVWLFKHGHOVXROR4XHVWDD]LRQHqVYROWD
VLDGDLPLFURUJDQLVPLVLDGDVSHFLHGLGLPHQVLRQL
PDJJLRUL$QFKHFHUWHSLDQWHFRQO¶DFFXPXORGHOOH
ORURIRJOLHSRVVRQRLQÀXHQ]DUHSHUHVHPSLR
O¶DFLGLWjGHOWHUUHQR

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /DFRPSRVL]LRQHGLXQWHUUHQRqLQÀXHQ]DWDGDOOHURFFHGDFXLHVVRGHULYD V F
b. 'RYHODSHQGHQ]DGHOWHUUHQRqPDJJLRUHORVSHVVRUHGHOVXRORqPDJJLRUH V F
c. 1HOOHUHJLRQLHTXDWRULDOLLOVXRORKDXQRVSHVVRUHPLQRUH V F
d. *OLRUJDQLVPLYLYHQWLSRVVRQRPRGL¿FDUHODFRPSRVL]LRQHFKLPLFDGHOVXROR V F
e. )UDLYLYHQWLVRORLPLFURUJDQLVPLSRVVRQRPRGL¿FDUHODQDWXUDGHOVXROR V F

72 L’ACQUA, L’ARIA, IL SUOLO


L’AMBIENTE
E IL COMPORTAMENTO

1 B
CAP 7 CAP 4
Unità 1 L’ECOLOGIA 253 PAGINA 113
1. L’ecologia 254 PAGINA 114
2. I fattori biotici e abiotici 258 PAGINA 118
3. Catene e reti alimentari 262 PAGINA 122
4. Flussi di energia nell’ecosistema 264 PAGINA 124
5. Cicli di materia nell’ecosistema 266 PAGINA 126
6. L’inquinamento e le risorse ambientali 270 PAGINA 130

Unità 2 L’ETOLOGIA 277 PAGINA 137


1. Il comportamento 278 PAGINA 138
2. L’apprendimento 282 PAGINA 142
3. Le società 286 PAGINA 146
4. La comunicazione 288 PAGINA 148

73
Unità 1
L’ECOLOGIA
1 L’ECOLOGIA

4 CHE COS’È L’ECOLOGIA 4 GLI ECOSISTEMI E LA BIOSFERA


L’ecologia studia i rapporti degli L’unità fondamentale di studio dell’ecologia è l’ecosistema;
organismi fra loro e con l’ambiente esso è costituito dagli organismi che popolano un territorio e
nel quale essi vivono. dall’ambiente fisico nel quale essi vivono.
/DYLWDGLRJQLRUJDQLVPRqSRVVLELOH 2OWUHDOO¶HFRVLVWHPDQHOORVWXGLRGHOOHVSHFLHLQHFRORJLDVL
JUD]LHDLUDSSRUWLFKHHVVRKDFRQ SRVVRQRLQGLYLGXDUHLVHJXHQWLFRPSRQHQWL
LQGLYLGXLGHOODVXDVWHVVDVSHFLHHGL O O¶habitatLOWHUULWRULRQHOTXDOHOHFRQGL]LRQLDPELHQWDOLVRQR
VSHFLHGLYHUVH%DVWLSHQVDUHDLUDSSRUWL RWWLPDOLSHUXQDVSHFLHHFKHFRVWLWXLVFHLOVXRKDELWDW
VRFLDOLQHJOLDQLPDOLHQHOO¶XRPRRDO
O ODnicchia ecologicaFKHFLGjLQGLFD]LRQLVXOOHDELWXGLQLOH
IDWWRFKHTXDQGRFLQXWULDPRLQJHULDPR
QHFHVVLWjHLOUXRORFKHRJQLVSHFLHKDQHOO¶HFRVLVWHPD
DOWULHVVHULYLYHQWLRSDUWLGLHVVL
O OHpopolazioniFLRqJUXSSLGLLQGLYLGXLGHOODVWHVVDVSHFLH
/¶HVLVWHQ]DGLXQDVSHFLHLQXQ
FKHYLYRQRLQXQWHUULWRULR
FHUWROXRJRqFRQGL]LRQDWDDQFKH
GDOO¶DPELHQWH¿VLFRFLRqGDOOD O ODcomunità Rbiocenosi FKHUDSSUHVHQWDODSDUWHYLYHQWH
WHPSHUDWXUDGDOWLSRGLWHUUHQRHFFXQ GLXQHFRVLVWHPD
SLQJXLQRQRQULXVFLUHEEHDYLYHUHQHO O LObiotopoORVSD]LR¿VLFRVXOTXDOHVLWURYDXQHFRVLVWHPD
GHVHUWRHXQFDPPHOORQRQULXVFLUHEEH /DSDUWHGHOOD7HUUDVXOODTXDOHqSUHVHQWHODYLWDVLFKLDPD
DYLYHUHVXLJKLDFFL biosfera

ecosistema

biotopo biocenosi
o comunità biologica

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. /¶HFRORJLDVWXGLDSULQFLSDOPHQWHLGDQQLFDXVDWLGDOO¶XRPRDOO¶DPELHQWH V F
b. /¶HFRVLVWHPDqIRUPDWRVRORGDJOLRUJDQLVPLYLYHQWLFKHVLWURYDQRLQXQFHUWROXRJR V F
c. /DQLFFKLDHFRORJLFDqORVSD]LRQHOTXDOHFLVRQROHFRQGL]LRQLGLYLWDRWWLPDOLSHUXQDFHUWDVSHFLH V F
d. ,QXQKDELWDWVSHFL¿FRFLYLYHXQDVRODVSHFLH V F
e. /DFRPXQLWjqODSDUWHYLYHQWHGLXQHFRVLVWHPD V F

74 L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO
Unità 1
L’ECOLOGIA
2 I FATTORI
BIOTICI E ABIOTICI

4 I FATTORI ABIOTICI
Gli elementi del mondo non vivente importanti per la vita vengono chiamati
fattori abiotici.
(VVLULJXDUGDQROHFDUDWWHULVWLFKHFKLPLFR¿VLFKHSUHVHQWLLQXQFHUWRDPELHQWH
 pino mugo
/HSULQFLSDOLVRQRLOFOLPDODOXPLQRVLWjODQDWXUDGHOVXEVWUDWRHODVDOLQLWj
abete rosso
GHOO¶DFTXD
abete bianco
roverella O /DSUHVHQ]DGLFHUWHSLDQWHLQFHUWLOXRJKLSHUHVHPSLRGLSHQGHGDO clima6H
faggio VDOLDPROXQJROHSHQGLFLGLXQDPRQWDJQDDGDOWLWXGLQLGLYHUVHWURYLDPRERVFKL
altitudine crescente

IRUPDWLGDSLDQWHGLQDWXUDGLYHUVDDEDVVDTXRWDSLDQWHFRQIRJOLHODUJKHHLQ
leccio
DOWRSLDQWHFRQIRJOLHDIRUPDGLDJR
O 8QDOWURIDWWRUHDELRWLFRLPSRUWDQWHqODluminosità1HOPDUHDJUDQGL
SURIRQGLWjODOXFHQRQULHVFHDJLXQJHUHHTXHVWRUHQGHLPSRVVLELOHOD
SUHVHQ]DGLRUJDQLVPLFKHFRPSLRQRODIRWRVLQWHVL
O La natura del suoloFRQGL]LRQDODSUHVHQ]DGHOOHSLDQWHFKHYLFUHVFRQR
VRSUD3HUHVHPSLRFLVRQRSLDQWHFKHFUHVFRQRVRORVXFHUWLWLSLGLWHUUHQR
O La salinità dell’acquaFRQGL]LRQDODSUHVHQ]DGLSHVFLHDOJKHLSHVFLROH
DOJKHG¶DFTXDGROFHQRQULHVFRQRDYLYHUHLQDFTXDVDODWDHYLFHYHUVD

4 I FATTORI BIOTICI
I fattori biotici dipendono dai rapporti con organismi di altre specie o della
propria.
,UDSSRUWLFRQRUJDQLVPLGLVSHFLHGLYHUVDVRQRFKLDPDWLUDSSRUWLLQWHUVSHFL¿FL

Predazione Parassitismo Commensalismo Simbiosi mutualistica


Un organismo (il Un organismo (il parassita) Un organismo (il commensale) Due organismi vivono insieme
predatore) ne mangia un vive prendendo le sostanze si nutre degli scarti di un altro. traendone reciproco vantaggio.
altro (la preda). nutritive da un altro (l’ospite).
I gabbiani si sono adattati a L’attinia e il paguro vivono in
I leoni sono dei carnivori Il vischio è una pianta vivere anche nelle discariche simbiosi. L’attinia protegge il paguro
e vivono predando altri parassita che vive sul tronco di dove si nutrono dei rifiuti con i suoi filamenti urticanti e,
animali erbivori. altre piante alle quali sottrae prodotti dall’uomo. in cambio, il paguro la trasporta
sostanze azotate. consentendole di procurarsi più
facilmente il nutrimento.

,UDSSRUWLFRQRUJDQLVPLGHOODVWHVVDVSHFLHVRQRFKLDPDWLUDSSRUWLLQWUDVSHFL¿FL
SRVVRQRHVVHUHGLFRPSHWL]LRQHSHULOFLERRSHULOSUHGRPLQLRQHOJUXSSRRSSXUH
GLFROODERUD]LRQHSHUODGLIHVDGHOEUDQFRRO¶DOOHYDPHQWRGHLFXFFLROL

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.
7XWWLJOLRUJDQLVPLYLYRQRLQUHOD]LRQHFRQLQGLYLGXL della loro stessa / di altre / sia della loro sia di altre VSHFLH
HFRQLOPRQGRQRQYLYHQWH,IDWWRUL biotici / abiotici ULJXDUGDQRLOPRQGRQRQYLYHQWH,UDSSRUWLFRQRUJDQLVPL
GLDOWUHVSHFLHYHQJRQRGHWWL LQWHUVSHFL¿FLLQWUDVSHFL¿FL )UDTXHVWLFLVRQRTXHOOLGL commensalismo /
simbiosi mutualistica FKHVRQRYDQWDJJLRVLSHUHQWUDPELJOLRUJDQLVPLHTXHOOLGL parassitismo / predazione 
FKHVRQRYDQWDJJLRVLSHUXQVRORRUJDQLVPRHGDQQRVLSHUO¶DOWURFKHqFKLDPDWRRVSLWH

L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO 75
Unità 1
L’ECOLOGIA
3 CATENE E RETI
ALIMENTARI

4 LE CATENE ALIMENTARI
,QXQHFRVLVWHPDVLKDXQFRQWLQXRSDVVDJJLRGLPDWHULDHGLHQHUJLDIUDLYDUL
RUJDQLVPL
Le catene alimentari sono formate da una serie di organismi, ognuno dei
quali si nutre del precedente e rappresenta il cibo per il successivo.
,OSULPRRUJDQLVPRGHOODVHULHqVHPSUHXQRUJDQLVPRDXWRWURIRHSXzHVVHUH
UDSSUHVHQWDWRGDXQDSLDQWDLOVHFRQGRqVHPSUHXQHUELYRURTXLQGLHWHURWURIR
LOWHU]RHLVXFFHVVLYLVRQRGHLFDUQLYRULHWHURWUR¿DQFK¶HVVL
,QRJQLFDWHQDDOLPHQWDUHVLSRVVRQRLQGLYLGXDUHRUJDQLVPLproduttori
consumatori Hdecompositori

4 LE RETI ALIMENTARI
Fra i vari organismi che vivono in un ecosistema si instaurano complesse
reti alimentari. Esse sono formate da catene alimentari più semplici che si
intrecciano fra loro.
3LOHUHWLDOLPHQWDULVRQRFRPSOHVVHHSLVWDELOHqO¶HFRVLVWHPDSHUFKpVH
VFRPSDUHSHUHVHPSLRXQDVSHFLHJOLRUJDQLVPLFKHVLQXWULYDQRGLHVVD
SRVVRQRVRVWLWXLUODFRQXQ¶DOWUD

roditori anfibi rettili


ruminanti volpi
insetti SUMATORI PRIMA alcuni uccelli Organismi eterotrofi
Organismi eterotrofi
alcuni uccelli CON RI che si nutrono di altri
lupi falchi
che si nutrono di piante organismi eterotrofi;
o di altri organismi eterotrofi. orsi
sono quindi carnivori.
CON
SUMATOR
UTTORI

DECOMPOSITORI
Organismi autotrofi al primo posto
PROD

I SEC

di una catena alimentare perché Degradano sia la materia organica,


producono sostanza organica eliminata sotto forma di escrementi,
O

funghi batteri
N

(zuccheri, grassi, proteine ecc.) sia i resti di altri viventi, e rendono


DA

a partire da quella inorganica nuovamente disponibili i sali


RI

(acqua, sali minerali, minerali per i produttori.


diossido di carbonio ecc.).
sali minerali acqua
alghe erba diossido di carbonio
cespugli alberi luce solare

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. ,OSULPRDQHOORGLXQDFDWHQDDOLPHQWDUHqUDSSUHVHQWDWRGDLFRQVXPDWRULSULPDUL V F
b. ,FRQVXPDWRULVHFRQGDULVRQRHUELYRUL V F
c. *OLRUJDQLVPLFKHHIIHWWXDQRODIRWRVLQWHVLVRQRSURGXWWRUL V F
d. ,GHFRPSRVLWRULULPHWWRQRLQFLUFROD]LRQHLVDOLPLQHUDOL V F
e. ,FRQVXPDWRULSULPDULVLQXWURQRGLRUJDQLVPLSURGXWWRUL V F

76 L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO
Unità 1
L’ECOLOGIA
4 FLUSSI DI ENERGIA
NELL’ECOSISTEMA

4 L’ENERGIA NELL’ECOSISTEMA 4 LE PIRAMIDI ECOLOGICHE DI ENERGIA


Un ecosistema, dal punto di vista energetico, Per rappresentare la quantità di energia
è un sistema aperto. Riceve energia dal Sole, contenuta negli individui presenti in ogni livello
questa viene utilizzata dagli autotrofi (le piante, della catena alimentare, si utilizzano le piramidi
le alghe e i batteri fotosintetici) e passa da ecologiche di energia.
un organismo all’altro attraverso le catene /DTXDQWLWjGLHQHUJLDFRQWHQXWDQHOO¶HUEDGHYH
alimentari. HVVHUHPDJJLRUHGLTXHOODFRQWHQXWDQHOOHFDYDOOHWWH
,QTXHVWLSDVVDJJLVRORXQDSLFFRODSDUWHLO TXHVWDGHYHHVVHUHPDJJLRUHULVSHWWRDTXHOOD
UHVWDLPPDJD]]LQDWDVRWWRIRUPDGLHQHUJLDFKLPLFD FRQWHQXWDQHOOHUDQHHTXHOODGHOOHUDQHHFRVuYLD
DOO¶LQWHUQRGHOOHPROHFROHRUJDQLFKHQHOO¶HFRVLVWHPD
PHQWUHLOUHVWRVLGLVSHUGH

perdita
  di energia
consumatori
radiazione 4° ordine
radiazione solare riflessa calore evaporazione
calore
consumatori calore
100%
3° ordine
15% 41% 42%

consumatori
2° ordine calore

consumatori
1° ordine calore

2%
produttori
produzione vegetale totale

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.
8QHFRVLVWHPDqXQVLVWHPD chiuso / aperto FKHULFHYHHQHUJLDGDO6ROH4XHVWDHQHUJLDqFDWWXUDWD
GDJOLRUJDQLVPL DXWRWUR¿HWHURWUR¿ FKHFRQLOSURFHVVRGHOOD fotosintesi / respirazione OD
WUDVIRUPDQRLQVRVWDQ]DRUJDQLFD Tutta l’ / Una parte dell’ HQHUJLDSURYHQLHQWHGDO6ROHYLHQH
WUDVIRUPDWDLQVRVWDQ]DRUJDQLFD,QRJQLSDVVDJJLRQHOODFDWHQDDOLPHQWDUHODPDJJLRUSDUWHGHOO¶HQHUJLD
YLHQH conservata / dispersa ,QXQDSLUDPLGHHFRORJLFDGLHQHUJLDODPDJJLRUSDUWHGHOO¶HQHUJLDq
FRQWHQXWDQHL produttori / consumatori di ultimo ordine 

L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO 77
Unità 1
L’ECOLOGIA
5 CICLI DI MATERIA
NELL’ECOSISTEMA

4 LA MATERIA NELL’ECOSISTEMA
I viventi, oltre che di energia, per costruire i propri corpi e svolgere le
funzioni vitali hanno bisogno di materia, formata di sostanze diverse.
*OLRUJDQLVPLDXWRWUR¿SUHQGRQRTXHVWHVRVWDQ]HGDOPRQGRQRQYLYHQWHTXHOOL
HWHURWUR¿OHSUHQGRQRSULQFLSDOPHQWHGDLYLYHQWLGHLTXDOLVLQXWURQR/HVRVWDQ]H
QHFHVVDULHSHUJOLRUJDQLVPLDXWRWUR¿YHQJRQRFKLDPDWHnutrientiLSULQFLSDOL
VRQRLOcarbonioO¶azotoO¶ossigenoLOfosforoHORzolfo
0HQWUHO¶HQHUJLDSURYHQLHQWHGDO6ROHHQWUDLQFRQWLQXD]LRQHQHOO¶HFRVLVWHPDOH
VRVWDQ]HYHQJRQRULFLFODWHGDLGHFRPSRVLWRULFKHFRVuOHUHQGRQRGLVSRQLELOLSHU
LSURGXWWRUL
I passaggi cui va incontro ogni sostanza vengono evidenziati nei cicli
biogeochimici.
4XHVWLFLFOLVRQRFRVuFKLDPDWLSHUFKpFRLQYROJRQRVLDJOLRUJDQLVPLYLYHQWLVLD
ODFRPSRQHQWHDELRWLFDGHOO¶HFRVLVWHPDFLRqOHURFFHLOVXRORO¶DWPRVIHUDHOH
DFTXHPDULQHRGRFHDQLFKH

4 CICLO DEL CARBONIO


,OFDUERQLRSDVVDQHOO¶DWPRVIHUDFRPHGLRVVLGRGLFDUERQLRSULQFLSDOPHQWHFRQOD
UHVSLUD]LRQHGHLYLYHQWLHDWWUDYHUVROHFRPEXVWLRQL,OGLRVVLGRGLFDUERQLRYLHQH
VRWWUDWWRGDOO¶DWPRVIHUDPHGLDQWHODIRWRVLQWHVL

diossido
di carbonio
nell’atmosfera

combustione impianti
industriali

incendi
combustione

batteri
decompositori
fotosintesi
e respirazione

combusti
bili fossili

78 L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO
4 CICLO DELL’OSSIGENO
/¶RVVLJHQRLQIRUPDJDVVRVDVLWURYDQHOO¶DWPRVIHUDQHOODSDUWHSLVXSHU¿FLDOHGHOVXRORRGLVFLROWRLQ
DFTXD(VVRqVWDWRSURGRWWRDWWUDYHUVRODIRWRVLQWHVLHYLHQHFRQVXPDWRQHOFRUVRGHOODUHVSLUD]LRQHHGHOOH
FRPEXVWLRQL/¶RVVLJHQRqQHFHVVDULRDQFKHSHUHIIHWWXDUHODGHFRPSRVL]LRQHGHOOHVRVWDQ]HRUJDQLFKH

Sole

ossigeno

combustione
combustione
fotosintesi
combustione
respirazione

fotosintesi

respirazione

4 CICLO DELL’AZOTO
azoto
/¶D]RWRFRVWLWXLVFHFLUFD atmosferico
LOGHOO¶DULD,QIRUPD
JDVVRVDSHUzSXzHVVHUH
XWLOL]]DWRVRORGDDOFXQL fissazione
tessuti gli animali dell’azoto
EDWWHULHFLDQREDWWHULFKH animali, si nutrono
escrementi dei vegetali
LPSLHJDQGRHQHUJLDOR fulmini
UHQGRQRGLVSRQLELOHSHU
OHSLDQWH&LzDYYLHQH
tubercoli
SHUHVHPSLRQHOOHUDGLFL decomposizione
radicali
GHOOHOHJXPLQRVHDRSHUD ad opera di funghi
e batteri sali di azoto
GHLEDWWHULQLWUL¿FDQWL denitrificazione
ad opera di batteri
1HOO¶DPELHQWH denitrificanti assimilazione nelle
FLVRQRDQFKHL cellule vegetali batteri
azotofissatori batteri
EDWWHULGHQLWUL¿FDQWL nitrati azotofissatori
nel suolo
FKHHIIHWWXDQROD
WUDVIRUPD]LRQHLQYHUVD ammoniaca
nel suolo

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. 1HJOLHFRVLVWHPLQDWXUDOLOHVRVWDQ]HYHQJRQRFRQWLQXDPHQWHULFLFODWH V F
b. ,FLFOLELRJHRFKLPLFLLQWHUHVVDQRVRORODFRPSRQHQWHQRQYLYHQWH V F
c. ,OGLRVVLGRGLFDUERQLRVLIRUPDVRORQHOFRUVRGHOOHFRPEXVWLRQL V F
d. /¶RVVLJHQRqQHFHVVDULRSHUHIIHWWXDUHODGHFRPSRVL]LRQHGHOOHVRVWDQ]HRUJDQLFKH V F
e. ,EDWWHULGHQLWUL¿FDQWLDUULFFKLVFRQRLOWHUUHQRGLD]RWR V F

L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO 79
Unità 1
L’ECOLOGIA
6 L’INQUINAMENTO
E LE RISORSE AMBIENTALI

4 EFFETTI DELL’INQUINAMENTO 
Sole
*OLHFRVLVWHPLVLEDVDQRVXHTXLOLEULPROWRFRPSOHVVL
HGHOLFDWLHGHQWURFHUWLOLPLWLVRQRLQJUDGRGLUHDJLUH
DLFDPELDPHQWLSURYHQLHQWLGDOO¶HVWHUQR6HSHUz radiazione
O¶HFRVLVWHPDYLHQHVWUDYROWRFRPHVLYHUL¿FDLQ riflessa
DOFXQHIRUPHGLLQTXLQDPHQWRqGLI¿FLOHULVWDELOLUH
O¶HTXLOLEULRLQL]LDOH(VDPLQLDPRDGHVVRDOFXQHGHOOH
SULQFLSDOLIRUPHGLLQTXLQDPHQWR atmosfer
a

4 L’EFFETTO SERRA
1HOOHFRPEXVWLRQLVLSURGXFHGLRVVLGRGLFDUERQLR
FKHYDD¿QLUHQHOO¶DWPRVIHUDODIRWRVLQWHVLFRQVXPD
TXHVWRJDVHORWUDVIRUPDLQVRVWDQ]DRUJDQLFD
1HJOLXOWLPLGXHVHFROLDEELDPRDVVLVWLWRDXQJUDQGH
XWLOL]]RGLFRPEXVWLELOLIRVVLOL SHWUROLRFDUERQHHFF 
HDJUDQGLGLVERVFDPHQWL&LzKDGHWHUPLQDWRXQD
PDJJLRUHSURGX]LRQHGLGLRVVLGRGLFDUERQLRHXQ
PLQRUHSUHOLHYRGLTXHVWRJDVGDSDUWHGHOOHSLDQWH,O superficie
ULVXOWDWRqVWDWRXQVXRDXPHQWRQHOO¶DWPRVIHUD terrestre

L’effetto serra è causato soprattutto


dall’accumulo di diossido di carbonio
nell’atmosfera e determina una crescita della temperatura sula Terra.
4XHVWRJDVLQIDWWLVLFRPSRUWDFRPHODSODVWLFDWUDVSDUHQWHFKHFRSUHXQDVHUUDID
HQWUDUHLUDJJLVRODULPDQRQIDXVFLUHLOFDORUH

4 L’EUTROFIZZAZIONE
L’eutrofizzazione consiste in un esagerato sviluppo di alghe causato da un
eccesso di sostanze nutritive che ne favoriscono la crescita.
)LQLWRLOORURFLFORYLWDOHTXHVWHDOJKHPXRLRQRHQRQF¶qVXI¿FLHQWHRVVLJHQRSHU
GHFRPSRUOH6LDVVLVWHFRVuDPRULHGLSHVFLHDIHQRPHQLGLSXWUHID]LRQH

80 L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO
4 I RIFIUTI SOLIDI
I rifiuti solidi sono gli scarti prodotti dalle famiglie e dalle attività
commerciali e industriali.
%XRQDSDUWHGLHVVLQRQYHQJRQRULXWLOL]]DWLQpULFLFODWLHVLDFFXPXODQR
QHOO¶DPELHQWHGRYHFDXVDQRLQTXLQDPHQWR
3HUOLPLWDUHTXHVWDIRUPDGLLQTXLQDPHQWRVDUHEEHQHFHVVDULROLPLWDUHLOFRQVXPR
GLSURGRWWL³XVDHJHWWD´HIIHWWXDUHODUDFFROWDGLIIHUHQ]LDWDSHUSHUPHWWHUHLOULFLFOR
GHOOHPDWHULHSULPHHULXWLOL]]DUHLOSLSRVVLELOHJOLRJJHWWL

Modello “usa e getta” Modello del riciclo Modello del riutilizzo

Modello più efficace del precedente Si ha un recupero integrale degli


Porta al consumo di materie prime perché permette il recupero delle oggetti. In questo caso c’è un risparmio
ed energia e all’accumulo di rifiuti. materie prime di cui sono fatti gli di materie prime ed energia e una
oggetti e limita la produzione di rifiuti. riduzione dell’accumulo di rifiuti.
consumo imbottigliamento
consumo imbottigliamento
imbottigliamento
produzione vendita
produzione bottiglie
vendita
produzione vendita bottiglie di vetro
lattine di vetro raccolta
spazzatura differenziata

vuoti riportati vuoti restituiti


all’imbottigliamento al punto vendita

4 LA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE


MONDIALE E LE RISORSE
Nell’ultimo secolo abbiamo assistito a un’enorme crescita della
popolazione mondiale.
Tale crescita è stata più alta nei Paesi poveri e più limitata nei Paesi
sviluppati.
,QTXHVWDVLWXD]LRQHJOLDELWDQWLGHL3DHVLSRYHULVLVRQRYHQXWLDWURYDUHLQ
FRQGL]LRQLVDQLWDULHDOLPHQWDULHGHFRQRPLFKHHVWUHPDPHQWHFULWLFKH4XHVWRKD
FDXVDWRIUDO¶DOWURJUDQGLPLJUD]LRQLXPDQHYHUVRL3DHVLSLVYLOXSSDWL
3HUDYHUHXQDFUHVFLWDVRVWHQLELOHqQHFHVVDULRFKHJOLDELWDQWLGHL3DHVLSLULFFKL
ULGXFDQRLFRQVXPLDOWULPHQWLLQIXWXURSRWUDQQRVFDWHQDUVLGHOOHJXHUUHSHULO
FRQWUROORGHOOHULVRUVH

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. 1HOO¶HXWUR¿]]D]LRQHVLKDXQDFUHVFLWDHFFHVVLYDGLDOJKH V F
b. /¶HIIHWWRVHUUDqXQDIRUPDGLLQTXLQDPHQWRGHOOHDFTXH V F
c. ,GLVERVFDPHQWLLQÀXLVFRQRVXOODTXDQWLWjGLGLRVVLGRGLFDUERQLRSUHVHQWHQHOO¶DWPRVIHUD V F
d. /¶XVRGHLFRPEXVWLELOLIRVVLOLFDXVDO¶HIIHWWRVHUUD V F
e. /DFUHVFLWDGHOODSRSROD]LRQHPRQGLDOHLQWHUHVVDGLSLL3DHVLULFFKL V F

L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO 81
Unità 2
L’ETOLOGIA
1 IL COMPORTAMENTO

4 CHE COS’È IL COMPORTAMENTO


)UDOHFDUDWWHULVWLFKHFKHFLSHUPHWWRQRGLGLVWLQJXHUHXQDVSHFLHF¶qDQFKHLOVXR
FRPSRUWDPHQWR8QFDQHROWUHFKHSHUO¶DVSHWWRORULFRQRVFLDPRSHUFKpDEEDLD
SHUPLQDFFLDUHVFRGLQ]RODSHUIDUHIHVWDHFF
Per comportamento si intende l’insieme delle azioni che un vivente compie
per reagire a stimoli che provengono dall’interno del proprio corpo o
dall’esterno.
*OLVWLPROLLQWHUQLFRPSUHQGRQRODIDPHODVHWHO¶LVWLQWRULSURGXWWLYRHFF'HJOL
VWLPROLHVWHUQLIDQQRSDUWHOHYDULD]LRQLGLWHPSHUDWXUDGLOXPLQRVLWjLVXRQL
ODSUHVHQ]DGLDOWULYLYHQWLHWXWWLLVHJQDOLFKHRJQLRUJDQLVPRULHVFHDFRJOLHUH
PHGLDQWHLSURSULVHQVL
La scienza che studia il comportamento animale si chiama etologia.
,OFRPSRUWDPHQWRGLOLYHOORSLHOHYDWRqLOUDJLRQDPHQWRFKHqSRVVHGXWR
GDOO¶XRPR

I comportamenti degli animali


istintivi o innati acquisiti
Se sono posseduti fin dalla nascita e fanno parte Se sono stati acquisiti dopo la nascita e non sono comuni
del patrimonio ereditario tipico di una specie. a tutti gli individui che fanno parte della stessa specie.
Aprire il becco per ricevere il cibo è un esempio La capacità per un rospo di distinguere i calabroni da altri
di comportamento istintivo negli uccelli. insetti che non pungono è un comportamento acquisito.

Esercizio
Completa il testo seguente inserendo i termini indicati.

FRPSRUWDPHQWLDFTXLVLWL‡FRPSRUWDPHQWLLVWLQWLYL‡HWRORJLD‡UDJLRQDPHQWR‡
VWLPROLHVWHUQL‡VWLPROLLQWHUQL
/DVFLHQ]DFKHVWXGLDLOFRPSRUWDPHQWRVLFKLDPD
,OFRPSRUWDPHQWRGLSHQGHGDD]LRQLFRPSLXWHSHUUHDJLUHDVWLPROLFRPHODIDPHODVHWHHFFFKLDPDWL
TXHOOLFRPHLOFDOGRLOIUHGGRHFFVRQRLQYHFHFKLDPDWL
,FRPSRUWDPHQWLFKHIDQQRSDUWHGHOSDWULPRQLRHUHGLWDULRWLSLFRGLXQDVSHFLHVRQRL
TXHOOLDSSUHVLGRSRODQDVFLWDVRQRL
,OFRPSRUWDPHQWRSLHOHYDWRqLOSRVVHGXWRTXDVLHVFOXVLYDPHQWHGDOO¶XRPR

82 L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO
Unità 2
L’ETOLOGIA
2 L’APPRENDIMENTO

4 CHE COS’È L’APPRENDIMENTO ORVWHVVRVXRQRDQFKHVHQRQJOLVLVWDGDQGRGD


PDQJLDUH
L’apprendimento consiste nell’acquisizione
di nuove conoscenze e di nuove forme di O Apprendimento per imitazioneVLLPSDUD
comportamento o nella modifica di quelle già LPLWDQGRFLzFKHIDQQRJOLDOWUL
possedute. O Apprendimento per tentativi ed erroriqXQD
/¶DSSUHQGLPHQWRSHUPHWWHGLPRGL¿FDUHDQFKHDOFXQL IRUPDGLDSSUHQGLPHQWRDOODTXDOHVLJLXQJH
FRPSRUWDPHQWLLVWLQWLYLSRVVHGXWLGDOODQDVFLWD IDFHQGRWDQWLWHQWDWLYL¿QFKpQRQVLRWWLHQHLO
ULVXOWDWRJLXVWR
O Apprendimento per intuizioneqXQDIRUPD
4 FORME DI APPRENDIMENTO GLDSSUHQGLPHQWRFDUDWWHULVWLFDGHJOLDQLPDOL
(VLVWRQRYDULHIRUPHGLDSSUHQGLPHQWR SLHYROXWLFRPHOHVFLPPLHHO¶XRPR&RQVLVWH
QHOWURYDUHXQDVROX]LRQHXWLOL]]DQGROHULVRUVH
O ImprintingVLKDQHOSULPLVVLPRSHULRGRGHOODYLWD
GLVSRQLELOLDQFKHVHFLVLWURYDLQVLWXD]LRQLQXRYH
*UD]LHDHVVRLQXRYLQDWLLPSDUDQRDULFRQRVFHUH
8QHVHPSLRGLTXHVWRWLSRGLDSSUHQGLPHQWR
LJHQLWRULHTXLQGLDLQGLYLGXDUHODSURSULDVSHFLHGL
SRWUHEEHHVVHUHTXHOORGHOORVFLPSDQ]pFKH
DSSDUWHQHQ]D4XHVWDIRUPDGLDSSUHQGLPHQWRq
SHUSUHQGHUHGHOOHEDQDQHFKHVLWURYDQRLQ
VWDWDVWXGLDWDQHJOLXFFHOOL
DOWRXWLOL]]DGHOOHVFDWROHFKHKDDGLVSRVL]LRQH
O Apprendimento per assuefazioneTXDQGRXQ SRQHQGROHXQDVRSUDO¶DOWUD
LQGLYLGXRqVRJJHWWRDXQRVWLPRORFRQWLQXRVLKD
DVVXHID]LRQHHORVWLPRORVWHVVRQRQYLHQHSL
SUHVRLQFRQVLGHUD]LRQH(VHPSLRJOLXFFHOOLGRSR
XQFHUWRSHULRGRGLWHPSRQRQKDQQRSLSDXUD
GHJOLVSDYHQWDSDVVHUL
O Apprendimento per condizionamento R
DVVRFLD]LRQH qXQDIRUPDGLDSSUHQGLPHQWR
PHGLDQWHODTXDOHYHQJRQRFDPELDWLGHLULÀHVVL
LQQDWL3HUHVHPSLRVHDXQFDQHVLIDVHQWLUHXQ
VXRQRRJQLYROWDFKHJOLVLGjGDPDQJLDUHLQOXLVL
VFDWHQHUjODVDOLYD]LRQHWXWWHOHYROWHFKHVHQWLUj

Esercizio
Scrivi accanto ad ognuno dei seguenti esempi il tipo di apprendimento corrispondente.

a. 8QOHRQFLQRLPSDUDDFDFFLDUHRVVHUYDQGR
LOFRPSRUWDPHQWRGHLJHQLWRUL
b. 8Q¶DQDWUDDSSHQDXVFLWDGDOO¶XRYRYHGHXQDPDFFKLQLQDFKHVL
PXRYHHVXRQDHODVHJXHFRPHVHIRVVHVXDPDGUH
c. 8QEDPELQRVSDUDFRQXQDSLVWRODJLRFDWWRORLOVXRFDQHOHSULPH
YROWHDEEDLDSRLFDSLVFHFKHQRQqXQSHULFRORHQRQDEEDLDSL
d. 8QGRPDWRUHLQVHJQDDXQDQLPDOHDWURYDUHODVWUDGD
LQXQODELULQWRSUHPLDQGRORRJQLYROWDFKHFLULHVFH
e. 8QEDPELQRSHUSUHQGHUHXQSDOORQHFKHqULPDVWR
VXXQDOEHURXWLOL]]DLOPDQLFRGLXQDVFRSD
f. 8QFDQHG¶DSSDUWDPHQWRVFRGLQ]RODIHOLFHTXDQGRYHGHLO
JXLQ]DJOLRSHUFKpFDSLVFHFKHVLHVFHDIDUHXQDSDVVHJJLDWD

L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO 83
Unità 2
L’ETOLOGIA
3 LE SOCIETÀ

4 CHE COS’È UNA SOCIETÀ


7XWWLJOLDQLPDOLKDQQRUDSSRUWLFRQJOLLQGLYLGXLGHOODSURSULDVSHFLH,QFHUWLFDVL
HVVLVRQROLPLWDWLDSDUWLFRODULSHULRGLGHOODYLWDFRPHSHUHVHPSLRTXHOORGHOOD
ULSURGX]LRQHLQDOWULFDVLGXUDQRWXWWDODYLWD,QDOWUHVSHFLHDQFRUDJOLLQGLYLGXL
QRQSRWUHEEHURYLYHUHDOGLIXRULGHOOHVRFLHWjGLFXLIDQQRSDUWH
Si può parlare di società quando esiste un’organizzazione che prevede la
suddivisione dei compiti e la condivisione delle risorse.
&LzFRPSRUWDXQDVWUHWWDHUHFLSURFDGLSHQGHQ]DIUDJOLLQGLYLGXLFKHOD
FRPSRQJRQR

 4 LE SOCIETÀ DEI VERTEBRATI


1HLYHUWHEUDWLVLVWDELOLVFRQRJHUDUFKLHIRUPDWHGDLQGLYLGXLFKHKDQQRYDQWDJJL
QHOO¶XWLOL]]D]LRQHGHOOHULVRUVHHQHOODULSURGX]LRQHPDVSHVVRDQFKHREEOLJKL
SHUHVHPSLRQHOODGLIHVDGHOJUXSSR,QPROWLFDVLWDOLJHUDUFKLHVLIRUPDQRLQ
VHJXLWRDORWWHFKHSHUPHWWRQRDJOLLQGLYLGXLSLIRUWLGLRFFXSDUHOHSRVL]LRQLSL
LPSRUWDQWL /DSRVL]LRQHRFFXSDWDGDOYLQFLWRUHQRQqWXWWDYLDGH¿QLWLYDPD
YLHQHFRQWLQXDPHQWHLQVLGLDWDHGHYHHVVHUHVHPSUHGLIHVD&LzFRPSRUWDOR
VYROJLPHQWRGLDOWUHORWWHDOOD¿QHGHOOHTXDOLSXzHVVHUHVWDELOLWRXQQXRYRRUGLQH
VRFLDOHFKHQRQqWXWWDYLDPDLGH¿QLWLYR

 4 LE SOCIETÀ DEGLI INSETTI


/HVRFLHWjIRUPDWHGDDOFXQLLQVHWWLVRQRTXHOOHFKHSUHVHQWDQRLOJUDGRGL
RUJDQL]]D]LRQHSLDYDQ]DWR,ORURPHPEULDVHFRQGDGHOUXRORVYROWRKDQQR
QHOORURFRUSRGHOOHGLIIHUHQ]LD]LRQLDQDWRPLFKHEHQHYLGHQWLXWLOLSHULOFRPSLWR
FKHGHYRQRDVVROYHUH
0HQWUHQHOOHVRFLHWjGHLYHUWHEUDWLOHXQLFKHGLIIHUHQ]HGLXQDFHUWDULOHYDQ]D
VRQRTXHOOHOHJDWHDOVHVVRGHLVLQJROLLQGLYLGXLLQTXHOOHGHJOLLQVHWWLTXHVWH
GLYHUVLWjVRQRPROWRHYLGHQWL1HOFDVRGHOOHDSLSHUHVHPSLRODUHJLQDq
QHWWDPHQWHGLYHUVD 
,QTXHVWRWLSRGLVRFLHWjODGLVWLQ]LRQHIUDJOLLQGLYLGXLFKHKDQQRUXROLVRFLDOL
GLYHUVLqQHWWDHRJQLLQGLYLGXRqFDSDFHGLVYROJHUHVROROHIXQ]LRQLDVVHJQDWH
VHQ]DODSRVVLELOLWjGLFDPELDUH

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in parentesi.

8QDVRFLHWjqIRUPDWDGDLQGLYLGXL della stessa specie / anche di specie diverse FKHKDQQR una


precisa suddivisione dei compiti / un qualunque tipo di rapporto 1HOOHVRFLHWjGL vertebrati /
insetti OHJHUDUFKLHVLIRUPDQRLQVHJXLWRDORWWHIUDJOLLQGLYLGXLQHOFRUVRGHOOHTXDOLFKLSHUGH muore
/ si sottomette 1HOOHVRFLHWjGL vertebrati / insetti LOUXRORVYROWRGDLYDULLQGLYLGXLqGH¿QLWLYRHQRQ
FDPELDSHUWXWWDODYLWD

84 L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO
Unità 2
L’ETOLOGIA
4 LA COMUNICAZIONE

4 FORME DI COMUNICAZIONE 
/DFRPXQLFD]LRQHSXzDYYHQLUHIUDLQGLYLGXLGHOODVWHVVD
VSHFLHRGLVSHFLHGLYHUVH
7DOYROWDVLOLPLWDDOORVFDPELRGLVHJQDOLGLSHULFRORRSSXUH
SXzULJXDUGDUHODULFHUFDGHOSDUWQHUODGLIHVDGHOWHUULWRULR
HFF1HOOHVSHFLHSLHYROXWHSHUPHWWHORVFDPELRGL
LQIRUPD]LRQLSLFRPSOHVVH
Le principali forme di comunicazione sono quella
visiva, quella uditiva, quella motoria, quella olfattiva e
quella tattile.
O /DFRPXQLFD]LRQHYLVLYDDYYLHQHPHGLDQWHVHJQDOLGL
QDWXUDOXPLQRVDRFRQGLVHJQLVXLFRUSLGHJOLDQLPDOLÊ
GLIIXVDIUDJOLDQLPDOLFKHKDQQRXQDYLVWDVYLOXSSDWD
O La comunicazione uditivaXWLOL]]DVHJQDOLGLWLSRVRQRUR
HULVSHWWRDOODFRPXQLFD]LRQHYLVLYDKDLOYDQWDJJLRGL
HVVHUHHI¿FDFHDQFKHLQDVVHQ]DGLOXFHRTXDQGRJOL
DQLPDOLQRQSRVVRQRRVVHUYDUVL
O La comunicazione motoriaXWLOL]]DPRYLPHQWLFRPHOH
GDQ]HJHVWLRVHPSOLFLDWWHJJLDPHQWL
O La comunicazione olfattivaXWLOL]]DVHJQDOLGLQDWXUD
FKLPLFD5LVSHWWRDOOHIRUPHYLVWH¿QRUDKDLOYDQWDJJLR
GLGRQDUHDOXQJRQHOWHPSR 9LHQHXWLOL]]DWDGDDOFXQL
DQLPDOLSHUPDUFDUHLOWHUULWRULR
O La comunicazione tattileXWLOL]]DLOFRQWDWWR¿VLFRSHU
LQYLDUHVHJQDOLLQJHQHUHUDVVLFXUDQWL/¶DELWXGLQHGHOOH
VFLPPLHGLVSXOFLDUVLqXQHVHPSLRGLFRPXQLFD]LRQH
WDWWLOH

4 COMUNICAZIONE INTRASPECIFICA

E INTERSPECIFICA
Se la comunicazione avviene fra individui della stessa
specie si parla di comunicazione intraspecifica
,
mentre se avviene fra individui di specie diverse si
parla di comunicazione interspecifica .
/HIRUPHXWLOL]]DWHGDLGLYHUVLWLSLGLFRPXQLFD]LRQHVRQR
VLPLOL

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. ÊLPSRVVLELOHFRPXQLFDUHFRQLQGLYLGXLGLVSHFLHGLYHUVD V F
b. ,FRORULHLGLVHJQLSUHVHQWLVXLFRUSLGHJOLDQLPDOLVRQRHVHPSLGLFRPXQLFD]LRQHYLVLYD V F
c. /DFRPXQLFD]LRQHXGLWLYDqSUHVHQWHVRORQHOO¶XRPRSHUFKpqFDSDFHGLDUWLFRODUHOHSDUROH V F
d. /HGDQ]HFKHIDQQRDOFXQLDQLPDOLQHOODVWDJLRQHGHJOLDPRULVRQRIRUPHGLFRPXQLFD]LRQHPRWRULD V F
e. /DFRPXQLFD]LRQHROIDWWLYDYLHQHXWLOL]]DWDSHUPDUFDUHLOWHUULWRULR V F

L’AMBIENTE E IL COMPORTAMENTO 85
MATERIA,
ATOMI E MOLECOLE

2 A
CAP 1 CAP 3
Unità 1 LA MATERIA 3 PAGINA 83
1. Sostanze pure e miscugli 4 PAGINA 84
2. La solubilità 6 PAGINA 86
3. Separazione dei componenti di un miscuglio 8 PAGINA 88
4. Gli elementi e i composti 10 PAGINA 90

Unità 2 L’ATOMO E LA TAVOLA PERIODICA 15 PAGINA 95


1. L’atomo 16 PAGINA 96
2. La disposizione degli elettroni nell’atomo 20 PAGINA 100
3. La Tavola periodica degli elementi 22 PAGINA 102

87
Unità 1
LA MATERIA
1 SOSTANZE PURE E MISCUGLI

✱ LA MATERIA  
La materia è costituita di sostanze che possono
trovarsi allo stato puro o, molto più spesso, sotto
forma di miscugli.
● Le sostanze pure sono formate da particelle
che hanno la stessa natura; sono difficili da
incontrare perché spesso sono mescolate con
altre. L’acqua che beviamo, per esempio, non è
una sostanza pura perché contiene, disciolti al
suo interno, gas e numerosi sali . Se eliminiamo
questi sali e questi gas, l’acqua che si ottiene è
una sostanza pura.
● I miscugli possono essere omogenei o eterogenei.
I miscugli eterogenei hanno in punti diversi
composizione e caratteristiche diverse;
quindi, è possibile individuare i loro singoli
componenti. Per esempio, versando dell’olio
nell’acqua si può distinguere nettamente la
zona dell’olio da quella dell’acqua . I miscugli
omogenei sono chiamati anche soluzioni;
si distinguono dai miscugli eterogenei
perché hanno in ogni loro punto le stesse
caratteristiche e la stessa composizione. 
Le particelle che formano le soluzioni hanno
dimensioni talmente piccole da non interferire
con i raggi luminosi che le attraversano, che così
restano invisibili . Una soluzione è formata da
due componenti: il soluto e il solvente. Il soluto
è la sostanza che si trova in quantità minore,
mentre il solvente è quella presente in quantità
maggiore. Se sciogliamo un cucchiaio d’alcol in un
litro d’acqua, l’alcol rappresenta il soluto e l’acqua
il solvente.

Esercizio
Completa il testo seguente inserendo i termini indicati.

miscugli • miscugli eterogenei • miscugli omogenei • soluto • soluzioni • solvente • sostanze pure

La materia è formata da ..................................................................................................., se non sono mescolate ad altre, o da


................................................................., nel caso contrario.
Questi ultimi si suddividono in .........................................................................................., quando è possibile distinguere i singoli
componenti che li formano, e in .......................................................................................... quando questo non è possibile.
Questi ultimi vengono chiamati anche .................................................. e si ottengono sciogliendo un .............................................,
presente in quantità minore, all’interno di un .........................................................., presente in quantità maggiore.

88 MATERIA, ATOMI E MOLECOLE


Unità 1
LA MATERIA
2 LA SOLUBILITÀ

✱ CHE COS’È LA SOLUBILITÀ


Se mescoliamo certe sostanze l’una con l’altra, notiamo che in alcuni casi esse si
sciolgono e non riusciamo più a distinguerle. Questa proprietà è chiamata solubilità.
Per solubilità si intende la capacità che ogni sostanza ha di sciogliersi in
un’altra.
La solubilità è una caratteristica propria di ogni sostanza ed è influenzata da
diversi fattori, come la temperatura e la pressione.

✱ FATTORI CHE INFLUENZANO LA SOLUBILITÀ


La solubilità di una sostanza in un’altra dipende dalla natura delle due sostanze
e, in particolare, dalla loro reciproca affinità. Così il sale si scioglie in acqua
ma non si scioglie nell’olio, l’olio non è solubile in acqua ma è solubile nella
trielina ecc. La quantità di soluto che si può sciogliere in un solvente dipende dai
seguenti fattori:

la natura del soluto la natura del solvente la temperatura la pressione


ESEMPI
Lo zucchero Se la temperatura è alta, un Se aumenta la pressione,
Si scioglie più sale
si scioglie in acqua gas si scioglie di meno in un un gas si scioglie
nell’acqua
in quantità maggiore liquido. Il solfato di rame, in un liquido
che nell’alcol.
rispetto al sale. invece, si scioglie di più. in quantità maggiore.

Una soluzione si dice 


satura quando contiene
la massima quantità
di soluto che si può A B C
sciogliere a quella
temperatura.
Se la quantità di soluto è
eccessiva, una parte non
riesce a sciogliersi e si
accumula sul fondo del
recipiente, formando il
corpo di fondo. In questo soluzione soluzione satura soluzione corpo di fondo
caso si dice che la soluzione sovrasatura
è sovrasatura .

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La pressione non influisce sulla solubilità di un gas in un liquido. V F
b. Una soluzione si dice satura se al suo interno non riesce più a sciogliersi altro soluto. V F
c. La solubilità del sale nell’acqua e nell’alcol è uguale. V F
d. Una temperatura elevata favorisce lo sciogliersi del solfato di rame in acqua. V F
e. Una temperatura elevata favorisce la solubilità di un gas in un liquido. V F

MATERIA, ATOMI E MOLECOLE 89


Unità 1
LA MATERIA
3 SEPARAZIONE DEI COMPONENTI
DI UN MISCUGLIO

 ✱ SEPARAZIONE DEI COMPONENTI DI UN MISCUGLIO ETEROGENEO


calamita
Per separare i componenti di un miscuglio eterogeneo è necessario
individuare una caratteristica che differenzi i singoli componenti da
separare e intervenire su di essa.
limatura
di ferro Per esempio, se vogliamo separare i componenti di un miscuglio formato da zolfo
e limatura di ferro, possiamo sfruttare la caratteristica della limatura di ferro di
essere attratta da una calamita. In tal modo, accostando al miscuglio la calamita,
solo la limatura di ferro sarà attratta separandosi dallo zolfo che, non risentendo
della forza magnetica, rimarrà nel contenitore .
zolfo e limatura di ferro I metodi più comuni per separare un miscuglio eterogeneo sono la decantazione
e la filtrazione.

DECANTAZIONE FILTRAZIONE
Consiste nel lasciare acqua Consiste nel separare miscuglio di acqua e sabbia
a riposo il miscuglio le componenti solide carta
fino a quando la e liquide di un da filtro
parte che ha densità miscuglio tramite
maggiore si deposita dei filtri, specifici a
sul fondo del seconda dei casi.
recipiente.
sabbia

acqua acqua

termometro

✱ SEPARAZIONE DEI COMPONENTI DI UN 


condensatore
MISCUGLIO OMOGENEO per il vapore
Anche per la separazione dei componenti di
un miscuglio omogeneo (soluzione) si procede
individuando una caratteristica diversa fra i componenti acqua
da separare e si interviene su di essa. In questo caso, calda
soluzione in uscita
però, i singoli componenti hanno caratteristiche più contenente
simili tra loro. Si utilizzano allora metodi più complessi, acqua e alcol
tra i quali la distillazione.
La distillazione si basa sulla diversa temperatura
di ebollizione dei componenti della soluzione .
acqua fredda alcol
in entrata

Esercizio
Unisci ogni miscuglio con il metodo, o con i metodi, che ritieni più adatti a effettuare la
separazione dei loro componenti.
a. acqua e sabbia 1. filtrazione
b. acqua e alcol
2. distillazione
c. acqua e sale da cucina
d. acqua e olio 3. decantazione

90 MATERIA, ATOMI E MOLECOLE


Unità 1
LA MATERIA
4 GLI ELEMENTI E I COMPOSTI

✱ COM’È FATTA LA MATERIA?


La materia è fatta di particelle piccolissime chiamate atomi; questi, unendosi
fra loro grazie a particolari forze di attrazione, formano le molecole.
Le proprietà di una sostanza dipendono dalle caratteristiche degli atomi e delle
molecole che la compongono.

 oro ✱ LE MOLECOLE
Una molecola è la più piccola parte di una sostanza che possiede tutte le
caratteristiche della sostanza stessa.
Una singola molecola d’acqua, per esempio, ha le stesse proprietà dell’acqua
contenuta in un bicchiere, che è formata da miliardi di molecole.
Le molecole possono essere formate da atomi dello stesso tipo, come nel caso
dell’ossigeno, oppure diversi fra loro, come nel caso dell’acqua.
I tipi di atomi conosciuti sono poco più di 100 (alcuni di essi sono stati ottenuti
artificialmente) ma dalla loro unione si possono formare milioni di sostanze diverse.

✱ GLI ELEMENTI
 ferr
o Un elemento è una porzione di materia formata da atomi di un solo tipo.
Sono elementi l’oro , il rame, il ferro, l’ossigeno ecc.
Gli elementi possono trovarsi in natura come singoli atomi uniti da particolari
legami (per esempio i metalli come il ferro, il rame, l’oro, l’argento ecc. )
o come molecole formate dall’unione di atomi uguali. L’ossigeno puro, per
esempio, è formato da molecole di due atomi di ossigeno legate l’una con l’altra.

✱ I COMPOSTI
I composti sono formati da elementi di tipo diverso.
 ossigeno
Sono composti l’acqua, il sale da cucina, lo zucchero ecc. Le loro caratteristiche
ua
acq sono in genere diverse da quelle degli atomi che li compongono. Per esempio,
l’acqua è formata dall’unione di due gas: l’idrogeno, molto leggero, e l’ossigeno,
notevolmente infiammabile . L’acqua, invece, a temperatura ambiente è allo
idrogeno
stato liquido e la si può utilizzare per spegnere gli incendi.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Un composto è formato da atomi di elementi diversi. V F
b. In natura ci sono poco più di 100 tipi di molecole. V F
c. Un elemento è formato da atomi dello stesso tipo. V F
d. Una molecola non può essere formata da atomi dello stesso tipo. V F
e. Una molecola è la più piccola parte di una sostanza che possiede
le stesse caratteristiche della sostanza stessa. V F

MATERIA, ATOMI E MOLECOLE 91


Unità 2
L’ATOMO E LA
TAVOLA PERIODICA 1 L’ATOMO

✱ COM’È FATTO L’ATOMO


L’atomo ha dimensioni piccolissime. È formato da particelle, alcune delle quali
dotate di una carica. Il numero di queste particelle determina le caratteristiche di
ogni elemento.
L’atomo è formato da tre tipi di particelle: l’elettrone, il protone e il neutrone.

Il protone ha una massa


L’elettrone è la 1836 volte maggiore di
particella più piccola e quella dell’elettrone e
ha carica negativa (–). carica positiva (+).
n
n n
n n n
n n
Il neutrone è privo
di carica e ha massa
paragonabile a quella del
protone.

Protoni e neutroni uniti insieme formano il nucleo; gli elettroni si muovono in uno
spazio molto ampio intorno a esso.
Il numero di elettroni è uguale a quello dei protoni; in tal modo le cariche si
equilibrano e l’atomo risulta neutro. Se un atomo perde elettroni, assume una
carica positiva.

✱ CARATTERISTICHE DELL’ATOMO
Le caratteristiche di ogni atomo dipendono soprattutto dal numero di
protoni presenti nel suo nucleo. Questa grandezza è chiamata numero
atomico e si indica con la lettera Z.
L’azoto ha numero atomico 7 e questo indica che nel suo nucleo ci sono 7
protoni; di conseguenza ci saranno anche 7 elettroni che si muovono intorno.
Se riuscissimo a togliere un protone dal nucleo di azoto, otterremmo il nucleo di
un atomo di carbonio, che è un elemento diverso .

protone n
n n
n
n
n
n
n n
n
neutrone

elettrone
azoto (7 elettroni, 7 protoni) carbonio (6 elettroni, 6 protoni)

92 MATERIA, ATOMI E MOLECOLE


 Due atomi che, invece,
1
H
2
H
3
H differiscono solo per il
1 1 1
numero di neutroni si
chiamano isotopi .
La somma del numero
n di protoni e di neutroni
n viene chiamata numero di
n
massa e si indica con la
lettera A.

idrogeno deuterio trizio

La differenza fra il numero di massa (A) e il numero atomico (Z) dà il numero di


neutroni:
A – Z = numero di neutroni

✱ LA RAPPRESENTAZIONE DEGLI ELEMENTI


Ogni elemento chimico viene rappresentato con un simbolo formato da una o
due lettere; la prima è sempre maiuscola mentre la seconda, se presente, è
sempre minuscola.
nome italiano nome latino simbolo si legge...
oro Aurum Au a-u
rame Cuprum Cu ci-u
azoto Nitrogenum N enne
potassio Kalium K cappa
zolfo Sulphur S esse
sodio Natrium Na enne-a

Esercizio
Il numero atomico (Z) corrisponde al numero dei protoni e degli elettroni; il numero di massa (A)
indica la somma del numero di protoni e di neutroni.
Completa la seguente tabella basandoti su queste informazioni e sull’esempio riportato nella
prima riga.

Numero di massa Numero atomico Numero Numero Numero


Elemento
(A) (Z) di protoni di elettroni di neutroni
fluoro 19 9 9 9 19 – 9 = 10
sodio 23 11 …….....…… …….....…… …….....……

oro …….....…… 79 …….....…… …….....…… 118


cloro …….....…… …….....…… 17 …….....…… 20
boro 11 …….....…… …….....…… 5 …….....……

MATERIA, ATOMI E MOLECOLE 93


Unità 2
L’ATOMO E LA
TAVOLA PERIODICA 2 LA DISPOSIZIONE DEGLI ELETTRONI
NELL’ATOMO

✱ DOVE SI TROVANO GLI ELETTRONI?


Gli elettroni si muovono velocemente intorno
al nucleo in uno spazio piuttosto grande se
confrontato con le dimensioni del nucleo
stesso.
Ci sono però delle posizioni, generalmente
rappresentate come strati concentrici, nelle quali
è più probabile trovarli; queste posizioni sono ia
erg
chiamate orbite, strati o gusci e a ognuna di esse en

energia
a
corrisponde un particolare livello di energia; per

alt
questo motivo si parla anche di livelli energetici.
In ogni livello energetico si ha un numero ben
definito di elettroni. In particolare, nel primo livello, rgi
a
ne
che è quello più vicino al nucleo, se ne possono

ae
trovare al massimo 2, nel secondo 8 e in quelli più

bass
nucleo
esterni un numero che varia secondo leggi ben
precise.

Se abbiamo un atomo con Se abbiamo 2 elettroni (elio), Se abbiamo 3 elettroni (litio), Se abbiamo 4 elettroni
un solo elettrone (idrogeno), entrambi riescono a stare 2 staranno nel primo livello (berillio), 2 staranno nel
questo si disporrà nel primo nel primo livello. e 1 dovrà occupare il livello primo livello e 2 dovranno
livello. successivo. occupare il livello successivo.

nucleo nucleo nucleo nucleo

Esercizio
Il fluoro ha L’ossigeno
9 elettroni; ha 8 elettroni;
inseriscili in inseriscili in
questo schema. questo schema

nucleo nucleo nucleo nucleo

fluoro fluoro ossigeno ossigeno

94 MATERIA, ATOMI E MOLECOLE


Unità 2
L’ATOMO E LA
TAVOLA PERIODICA 3 LA TAVOLA PERIODICA
DEGLI ELEMENTI

✱ CHE COS’È LA TAVOLA PERIODICA


Gli elementi chimici sono disposti all’interno di una particolare tabella,
chiamata Tavola periodica. Esaminando la posizione occupata da ogni
elemento è possibile risalire alle sue caratteristiche.
La Tavola periodica è formata da righe, chiamate periodi, numerate dall’alto
verso il basso (da 1 a 7), e da colonne chiamate gruppi che sono individuate da
un numero romano.

numero massa
atomico atomica
1 1,008

H
Idrogeno
simbolo elemento
chimico
il numero atomico aumenta

la massa atomica aumenta

gruppo
IA VIII A
1 1,008 Ca solidi metalli 2 4,003
1 H He
Hg liquidi non metalli
Idrogeno II A III A IV A VA VI A VII A elio
3 6,941 4 9,012 H gas lantanidi 5 10,81 6 12,01 7 14,01 8 16,00 9 19,00 10 20,18
2 Li Be B C N O F Ne
litio berilio Tc artificiali attinidi gas nobili boro carbonio azoto ossigeno fluoro neon
11 22,99 12 24,31 13 26,98 14 26,09 15 30,97 16 32,07 17 35,45 18 39,95
il numero atomico aumenta

la massa atomica aumenta

3 Na Mg Al Si P S Cl Ar
sodio magnesio III B IV B VB VI B VII B VIII B IB II B alluminio silicio fosforo zolfo cloro argon
19 39,10 20 40,08 21 44,96 22 47,87 23 50,94 24 52,00 25 54,94 26 55,85 27 58,93 28 58,69 29 63,55 30 65,37 31 69,72 32 76,64 33 74,92 34 78,96 35 79,91 36 83,80
periodo

4 K Ca Sc Ti V Cr Mn Fe Co Ni Cu Zn Ga Ge As Se Br Kr
potassio calcio scandio titanio vanadio cromo manganese ferro cobalto nichel rame zinco gallio germanio arsenico selenio bromo cripton
37 85,47 38 87,62 39 88,91 40 91,22 41 92,91 42 95,94 43 98,91 44 101,1 45 102,9 46 106,4 47 107,9 48 112,4 49 114,8 50 116,7 51 121,8 52 127,6 53 126,9 54 131,3
5 Rb Sr Y Zr Nb Mo Tc Ru Rh Pd Ag Cd In Sn Sb Te I Xe
rubidio stronzio ittrio zirconio niobio mloibdeno tecnezio rutenio rodio palladio argento cadmio indio stagno antimonio tellurio iodio xenon
55 132,9 56 137,3 57 138,9 72 178,5 73 180,9 74 183,8 75 186,2 76 190,2 77 192,2 78 195,1 79 197,0 80 200,6 81 204,4 82 207,2 83 209,0 84 209,0 85 210,0 86 222,0
6 Cs Ba La Hf Ta W Re Os Ir Pt Au Hg Tl Pb Bi Po At Rn
cesio bario lantanio afnio tantalio tungsteno renio osmio iridio platino oro mercurio tallio piombo bismuto polonio astato radon
87 223,0 88 226,0 89 227,0 104 261,0 105 262,0 106 266,0 107 264,0 108 265,0 109 268,0 110 271,0 111 272,0 112 285,0 113 114 115 116 117 118
7 Fr Ra Ac Rf Db Sg Bh Hs Mt Ds Rg Cn Uut Fl Uup Lv Uus Uuo
francio radio attinio rutherfordio dubnio seaborgio bohrio hassio meitnerio darmstadio roentgenio copernicio ununtrio flerovio ununpentio livermorio ununseptio ununoctio

58 140,1 59 140,9 60 144,2 61 145,0 62 150,4 63 152,0 64 157,3 65 158,9 66 162,5 67 164,9 68 167,3 69 168,9 70 173,0 71 175,0

lantanidi Ce Pr Nd Pm Sm Eu Gd Tb Dy Ho Er Tm Yb Lu
cerio praseodimio neodimio promezio samario europio gadolinio terbio disprosio olmio erbio tulio itterbio lutezio
90 232,0 91 231,0 92 238,0 93 237,0 94 244,0 95 243,0 96 247,0 97 247,0 98 251,0 99 252,0 100 257,0 101 258,0 102 259,0 103 262,0

attinidi Th Pa U Np Pu Am Cm Bk Cf Es Fm Md No Lr
torio protoattinio uranio nettunio plutonio americio curio berkelio californio einstenio fermio mendelevio nobelio laurenzio

MATERIA, ATOMI E MOLECOLE 95


✱ CARATTERISTICHE DEGLI ELEMENTI E LORO POSIZIONE
È importante conoscere la posizione occupata dai singoli elementi sulla Tavola
periodica per poter risalire alle loro caratteristiche. Per esempio, gli elementi che
appartengono al gruppo I sono tutti metalli, quelli del gruppo VII sono non metalli
ecc.
I metalli si trovano nella parte sinistra della Tavola periodica. Nella parte destra
si trovano invece elementi totalmente diversi chiamati non metalli. Il passaggio
fra metalli e non metalli non è però netto: le caratteristiche variano gradualmente
andando da sinistra a destra.

METALLI NON METALLI

rame zolfo
hanno lucentezza metallica non hanno lucentezza metallica
si possono ridurre in fili sottili (duttilità) non si possono ridurre in fili sottili
si possono ridurre in lamine sottili
non si possono ridurre in lamine sottili
(malleabilità)
conducono bene il calore non conducono bene il calore
conducono bene la corrente elettrica non conducono bene la corrente elettrica
a temperatura ambiente sono solidi a temperatura ambiente sono solidi,
(tranne il mercurio) liquidi o gassosi

Esercizio
Consultando la Tavola periodica completa la seguente tabella.

Elemento carbonio ossigeno neon


Simbolo
Numero atomico
Periodo
Gruppo
Massa atomica

96 MATERIA, ATOMI E MOLECOLE


LE REAZIONI CHIMICHE
E I COMPOSTI

2 A
CAP 2 CAP 4
Unità 1 LE REAZIONI CHIMICHE E I LEGAMI 31 PAGINA 111
1. Trasformazioni fisiche e reazioni chimiche 32 PAGINA 112
2. Come avvengono le reazioni chimiche 36 PAGINA 116
3. I legami chimici 38 PAGINA 118

Unità 2 RAPPRESENTAZIONE E DENOMINAZIONE


DEI COMPOSTI CHIMICI 43 PAGINA 123
1. Rappresentazione di formule chimiche 44 PAGINA
124
2. Denominazione e classificazione dei composti 46 PAGINA
126
3. Gli acidi e le basi 50 PAGINA
130
4. La chimica organica 54 PAGINA
134

97
Unità 1

1
LE REAZIONI
CHIMICHE TRASFORMAZIONI FISICHE
E I LEGAMI E REAZIONI CHIMICHE

✱ LE TRASFORMAZIONI DELLA MATERIA 


La materia va incontro a diversi tipi di trasformazione:
se non modificano la natura delle sostanze si parla di
trasformazioni fisiche; in caso contrario abbiamo le
reazioni chimiche.
Una trasformazione fisica non interessa la natura delle
sostanze, che restano immutate.
Se riscaldiamo un oggetto di metallo fino a farlo diventare
incandescente, esso, oltre a riscaldarsi, diventa rosso e si
dilata. Se poi lo lasciamo raffreddare, torna com’era prima;
quindi, possiamo dire che queste trasformazioni non hanno
modificato la sua natura .

Le reazioni chimiche modificano la natura delle  sostanze che


si disperdono
sostanze e le trasformano in altre, diverse dalle
precedenti.
Per esempio, se si brucia un po’ di zucchero si ottiene un
mucchietto di carbone, acqua e diossido di carbonio che zucchero
si liberano sotto forma di gas. In questo caso il carbone,
l’acqua e il diossido di carbonio sono sostanze del tutto
diverse dallo zucchero e dall’ossigeno, che erano le
sostanze di partenza .
In ogni reazione chimica le sostanze di partenza sono
chiamate reagenti, mentre quelle che si formano nel corso
della reazione sono chiamate prodotti.

✱ CARATTERISTICHE DELLE REAZIONI CHIMICHE


e
In ogni reazione chimica il peso dei prodotti è uguale a reazion ca
r i
m
quello dei reagenti. endote
Alcune reazioni chimiche liberano calore e, per questo, sono
chiamate esotermiche; altre invece lo assorbono e sono
chiamate endotermiche.
Oltre al calore, ci sono delle sostanze che stimolano o
accelerano le reazioni chimiche senza però parteciparvi,
e quindi senza subire cambiamenti; esse sono definite
catalizzatori.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Un corpo che si riscalda è un esempio di reazione chimica. V F
b. Una trasformazione chimica causa un cambiamento nella natura delle sostanze. V F
c. I reagenti sono le sostanze che si ottengono da una reazione. V F
d. Un catalizzatore ha il compito di facilitare lo svolgimento di una reazione chimica. V F
e. Una reazione si dice endotermica se assorbe calore. V F

98 LE REAZIONI CHIMICHE E I COMPOSTI


Unità 1

2
LE REAZIONI
CHIMICHE COME AVVENGONO
E I LEGAMI LE REAZIONI CHIMICHE

✱ CHE COSA ACCADE NEL CORSO DELLE REAZIONI CHIMICHE?


Nel corso delle reazioni chimiche vengono scambiati o condivisi elettroni
fra atomi di uno stesso o di più elementi. Questo porta gli atomi a legarsi tra
loro e formare le molecole o a modificare i legami preesistenti tra loro.
Ogni atomo tende ad avere il livello energetico più esterno completo di elettroni;
per fare ciò deve prendere, cedere o condividere elettroni.
Affinché il livello esterno risulti completo gli atomi possono:

prendere elettroni cedere elettroni


In questo caso si svuota il livello più esterno e quello che
In questo modo si completa il livello più esterno.
prima era il penultimo livello diventa il più esterno.

nucleo nucleo nucleo nucleo

Gli elementi del II gruppo, per esempio, hanno 2 elettroni nel loro livello più esterno,
quindi hanno una forte tendenza a cederli. Una volta ceduti, essi non avranno più
nessun elettrone in questo livello, mentre quello precedente è completo.
La tendenza a cedere elettroni è una caratteristica dei metalli.
Gli elementi del VII gruppo, al contrario, hanno 7 elettroni nel livello più esterno;
quindi, tendono a prenderne un altro in modo da completare tale livello.
La tendenza a prendere elettroni è una caratteristica dei non metalli.
Gli elementi dell’VIII gruppo hanno il livello più esterno completo e quindi non
hanno tendenza né a dare né a ricevere elettroni. Per questo essi non formano
legami con altri atomi e vengono chiamati gas nobili.
I gas nobili non scambiano elettroni e quindi non reagiscono.

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.

Una reazione chimica avviene perché gli atomi hanno la tendenza a scambiarsi elettroni per completare i
livelli più (interni / esterni). La tendenza a cedere elettroni è più forte nei (metalli / non metalli / gas nobili),
quella a riceverli è più forte nei (metalli / non metalli / gas nobili), mentre i (metalli / non metalli / gas
nobili) non hanno tendenza né a darne né a riceverne.

LE REAZIONI CHIMICHE E I COMPOSTI 99


Unità 1

3
LE REAZIONI
CHIMICHE I LEGAMI CHIMICI
E I LEGAMI

✱ I LEGAMI CHIMICI
Gli atomi tendono ad avere il livello energetico più esterno completo di elettroni;
per fare ciò devono prendere, cedere o condividere elettroni. In tal modo si
formano i legami chimici.
● Il legame ionico si forma fra un metallo, che ● Il legame covalente consiste nel mettere in
ha la tendenza a cedere elettroni, e un non comune elettroni e si forma fra non metalli.
metallo, che ha la tendenza a riceverli. Dal legame covalente si creano nuove molecole .
I metalli perdendo elettroni formano ioni positivi, i
non metalli che li ricevono formano ioni negativi.
Dall’attrazione fra questi ioni si formano i

composti ionici .

 H H

H2
Na Cl

● Il legame metallico avviene fra i metalli. In


questo tipo di legame gli elettroni sono liberi
di muoversi e per questo i metalli sono buoni
conduttori di elettricità .

 movimento
Na+
Cl- degli elettroni +
+
+
+ +
+
+
+ +
+
+
+ +
+
+
+
NaCl

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. I legami si possono formare fra gli atomi di tutti gli elementi. V F
b. Il legame metallico avviene soltanto fra i metalli. V F
c. Nel legame covalente gli elettroni vengono messi in comune. V F
d. I non metalli non formano alcun tipo di legame. V F
e. Il legame ionico avviene fra elementi che cedono elettroni ed elementi che li prendono. V F
f. Il legame ionico porta alla formazione di molecole. V F

100 LE REAZIONI CHIMICHE E I COMPOSTI


Unità 2

1
RAPPRESENTAZIONE
E DENOMINAZIONE RAPPRESENTAZIONE
DEI COMPOSTI CHIMICI DI FORMULE CHIMICHE

✱ RAPPRESENTAZIONE DI UN COMPOSTO
Le molecole e i composti più semplici sono formati da pochi
atomi, mentre altri, più complessi, ne possono contenere 
tantissimi. Per rappresentarli si possono utilizzare le formule idrogeno ossigeno
grezze o le formule di struttura.
In una formula grezza un composto si rappresenta
H 2O

indicando i simboli degli elementi di cui è composto e
quanti atomi di ogni elemento sono presenti.
Per esempio, H2O è la formula dell’acqua e si legge “acca
- due - o”. Da essa possiamo capire che l’acqua è formata indice
da idrogeno (H) e ossigeno (O). Il numero “2” posto dopo il ci fa capire
che ci sono
simbolo dell’idrogeno si chiama indice e indica la presenza 2 atomi
di idrogeno
di 2 atomi di idrogeno. L’acqua è quindi una molecola
triatomica, cioè formata da 3 atomi: 2 di idrogeno e 1 di calcio ossigeno idrogeno
ossigeno .
● La formula di struttura ci fa vedere non solo gli atomi
presenti ma anche come sono legati l’uno con l’altro .
Ca(OH)2

H H H H O OH H indice

Cl Cl
ci fa capire che
in questo composto ci sono

O O singolo singolo 2 atomi di ossigeno


e 2 atomi di idrogeno

O O
legame legame parentesi
ci fanno capire che
doppio doppio il valore dell’indice
legame legame si riferisce a tutto ciò

H2OH2O HClO
che è contenuto al loro interno

HClO2 2

Esercizio
1. Completa la seguente tabella. 2. Collega le formule con le caratteristiche
indicate. Attenzione: non c’è corrispondenza 1 a 1.
Quanti atomi A quali elementi
Formula
ci sono in tutto? appartengono? a. numero maggiore
di atomi 1. NaHSO4
NaCl
b. numero maggiore
2. F3PO4
di elementi
O2
c. numero minore 3. Mg(OH)2
di atomi
CO2

d. numero minore 4. Cl2O7


H2SO4 di elementi

LE REAZIONI CHIMICHE E I COMPOSTI 101


Unità 2

2
RAPPRESENTAZIONE
E DENOMINAZIONE DENOMINAZIONE
DEI COMPOSTI CHIMICI E CLASSIFICAZIONE DEI COMPOSTI

✱ LA NOMENCLATURA IUPAC
I nomi dei composti chimici vengono assegnati in base a delle regole internazionali, che nel loro
insieme formano la nomenclatura IUPAC.
Queste regole sono state stabilite nel 1961 e servono a rendere uguale, in tutto il mondo, il modo di
assegnare il nome ai composti. Nello stesso tempo esse rendono più semplice l’individuazione del nome a
partire dalla formula e, viceversa, la ricerca della formula a partire dal nome. Nonostante l’esistenza della
nomenclatura IUPAC, specie per i composti più comuni, è ancora in uso la denominazione tradizionale. Per
esempio, il composto con formula CO2 secondo la nomenclatura IUPAC si chiama diossido di carbonio ma è
comunemente noto come “biossido di carbonio” o ”anidride carbonica”.
Esaminiamo adesso i principali composti.

I composti chimici formati dall’unione dell’ossigeno Facendo reagire con acqua gli ossidi basici si
con un metallo sono chiamati ossidi basici. ottengono gli idrossidi.
Quelli formati dall’ossigeno e un non metallo Facendo reagire, sempre con l’acqua, gli ossidi
sono chiamati ossidi acidi. acidi si ottengono gli ossoacidi (o acidi).

OSSIDO BASICO OSSIDO ACIDO IDROSSIDI OSSOACIDI


metallo + ossigeno → non metallo + ossigeno → ossido basico + acqua → ossido acido + acqua →
ossido basico ossido acido idrossido ossoacido
Mg + O → MgO S + O2 → SO2 MgO + H2O → Mg(OH)2 SO2 + H2O → H2SO3
ossido di magnesio diossido di zolfo diidrossido di magnesio acido triossosolforico
MgO si chiama ossido di SO2 si chiama diossido per
Il prefisso “tri” indica che ci
magnesio. In questo caso indicare che ci sono Si chiama diidrossido per
sono 3 atomi di ossigeno.
il nome tradizionale 2 atomi di ossigeno. Il suo indicare che ci sono 2
Il suo nome tradizionale è
corrisponde con quello nome tradizionale gruppi OH.
“acido solforoso”.
della nomenclatura IUPAC. è “anidride solforosa”.

Facendo reagire un idrossido con un acido si forma un sale più acqua.

SALE
idrossido + acido → sale + acqua
Mg(OH)2 + H2SO3 → MgSO3 + 2H2O
triossosolfato di magnesio

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La nomenclatura IUPAC ha sostituito del tutto i nomi comuni dei composti. V F
b. Un ossido acido si forma facendo reagire un non metallo con l’ossigeno. V F
c. Gli idrossidi si formano facendo reagire un ossido basico con l’ossigeno. V F
d. Gli ossidi acidi e gli ossoacidi sono composti identici. V F
e. La nomenclatura IUPAC consente di risalire dal nome alla formula chimica. V F

102 LE REAZIONI CHIMICHE E I COMPOSTI


Unità 2

3
RAPPRESENTAZIONE
E DENOMINAZIONE GLI ACIDI
DEI COMPOSTI CHIMICI E LE BASI

dopo qualche giorno...


✱ CARATTERISTICHE DEGLI ACIDI E DELLE BASI
Alcuni acidi come l’aceto, il succo di limone e l’acido muriatico ti sono noti perché
acido
chiodo sono presenti nelle nostre case. Dell’aceto e del succo di limone sappiamo, per
esempio, che hanno un sapore caratteristico.
Gli acidi sono capaci di attaccare e corrodere i metalli e di sciogliere il
calcare .
dopo qualche giorno...
Anche le basi si trovano nelle nostre case. Sono basi, per esempio, la calce che
guscio si usa nell’edilizia o la soda caustica.
d’uovo acido
Le basi sono formate da idrossidi e hanno sapore amaro. Alcune, dopo il
contatto con le nostre dita, le rendono viscide.
Non provare però ad assaggiarle o toccarle perché molte di esse sono sostanze
 pericolose.

 ✱ GLI INDICATORI
Se mettiamo un acido o un base nell’acqua essi ne modificano le caratteristiche.
Per individuare se una soluzione è acida o basica si utilizzano delle
sostanze chiamate indicatori.
Un indicatore molto comune è una strisciolina di carta impregnata di diverse sostanze,
chiamata indicatore universale (e comunemente indicata come cartina) .
L’indicatore universale assume il colore rosso se viene messo a contatto con
sostanze acide. Si colora invece di blu se la sostanza è basica.

✱ IL pH
L’acidità di una soluzione si misura utilizzando la scala del pH . Questa scala
va da 0 a 14.
acido
pH < 7
neutro
pH = 7
basico
pH > 7


0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14

pH = 0 corrisponde a
pH = 7 corrisponde a una soluzione neutra pH = 14 corrisponde a una forte basicità
un’acidità molto forte

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Il succo di limone è una sostanza acida. V F
b. Gli idrossidi corrodono i metalli. V F
c. Una soluzione con pH = 5 è basica. V F
d. Un indicatore è una sostanza che cambia di colore in base al grado di acidità. V F
e. Gli acidi colorano la cartina in blu. V F

LE REAZIONI CHIMICHE E I COMPOSTI 103


Unità 2

4
RAPPRESENTAZIONE
E DENOMINAZIONE LA CHIMICA ORGANICA
DEI COMPOSTI CHIMICI

 H ✱ CHE COS’È LA CHIMICA ORGANICA


La chimica organica è chiamata anche “chimica del carbonio” perché tutti i
composti che essa studia contengono atomi di carbonio.
C Questo elemento ha, infatti, la capacità di formare lunghe catene di atomi. Si
H vengono così a creare delle molecole molto grandi che differiscono dalle altre
H
principalmente per la loro lunghezza e per la diversità dei legami.

H ● Gli idrocarburi sono dei composti formati esclusivamente da atomi di


carbonio e idrogeno .
● Gli alcoli sono formati da lunghe catene di atomi di carbonio, a cui sono
legati atomi di idrogeno. Differiscono dagli idrocarburi per la presenza di
uno o più gruppi OH legati al carbonio .
● Gli acidi carbossilici sono formati da lunghe catene di atomi di carbonio.
Differiscono dagli idrocarburi perché hanno un carbonio, a cui sono
legati un atomo di ossigeno e un gruppo OH .

 H  H

H O H O

C C C C

H H H
H O
H H

Oltre a queste ci sono tantissime altre sostanze organiche fra le quali possiamo
ricordare: gli acidi grassi, i saponi, la plastica e tutte le grandi molecole che
formano il corpo dei viventi.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. L’elemento principale della chimica organica è il carbonio. V F
b. I composti organici hanno molecole formate da pochi atomi. V F
c. Gli idrocarburi sono formati solo da atomi di carbonio e idrogeno. V F
d. Il gruppo OH è caratteristico degli alcoli. V F
e. La plastica è una sostanza che non appartiene ai composti organici. V F

104 LE REAZIONI CHIMICHE E I COMPOSTI


RIVESTIMENTO
E LOCOMOZIONE

2 C
CAP 3 CAP 1
Unità 1 LA PELLE E I MUSCOLI 63 PAGINA 3
1. La pelle 64 PAGINA 4
2. Le funzioni della pelle 66 PAGINA 6
3. Il sistema muscolare 68 PAGINA 8
4. Funzioni dei muscoli volontari 70 PAGINA 10

Unità 2 LE OSSA 75 PAGINA 15


1. Il sistema scheletrico 76 PAGINA 16
2. Le ossa 80 PAGINA 20
3. Le articolazioni 82 PAGINA 22

105
Unità 1
LA PELLE
E I MUSCOLI 1 LA PELLE

✱ L’APPARATO TEGUMENTARIO
Il nostro corpo è ricoperto dall’apparato tegumentario, che è formato dalla pelle e dal tessuto sottocutaneo.
Annessi alla pelle ci sono i peli, le ghiandole, le unghie e i recettori per vari tipi di sensazione, organelli di
dimensioni microscopiche costituiti da terminazioni di cellule nervose.

✱ COM’È FATTA LA PELLE ✱ COM’È FATTO IL TESSUTO


La pelle (o cute) è formata in superficie SOTTOCUTANEO
dall’epidermide e, in profondità, dal derma. Il tessuto sottocutaneo (o ipoderma) si trova
L’epidermide è formata dallo strato corneo e sotto il derma e non fa parte della pelle.
dallo strato germinativo. È costituito da cellule contenenti grandi quantità di
● Lo strato corneo si trova in superficie ed è fatto sostanze grasse.
di cellule ricche di cheratina, una proteina che Lo spessore di questo strato è variabile: nei bambini
conferisce all’epidermide durezza e resistenza. è maggiore rispetto agli adulti, nelle donne è
Le sue cellule sono morte, si sfaldano e maggiore rispetto agli uomini. Il tessuto sottocutaneo
vengono sostituite da altre che sono prodotte svolge varie funzioni: accumula grassi di riserva che
dallo strato germinativo che si trova sotto. isolano la pelle termicamente, protegge gli organi
● Lo strato germinativo, oltre a produrre sottostanti da traumi.
le cellule dello strato corneo, contiene i
melanociti, cellule che producono la melanina, 
che conferisce il colore alla pelle. Tale sostanza
è più abbondante nelle persone di pelle scura e
la sua produzione aumenta quando ci si espone
al Sole. pelo
epidermide
Il derma è ricco di terminazioni nervose e di vasi
sanguigni. strato corneo
Le terminazioni nervose permettono di percepire melanociti
strato
germinativo
vari tipi di sensazione. I vasi sanguigni portano le
sostanze necessarie per le cellule del derma stesso
e dell’epidermide. L’epidermide, infatti, non contiene ghiandola
sebacea derma
vasi sanguigni.
Questi vasi hanno una funzione importante anche follicolo muscolo
pilifero erettore
nella regolazione della temperatura corporea. Nel del pelo tessuto
sottocutaneo
derma hanno origine le strutture annesse alla cute
vasi ghiandola
come i peli, le unghie e le ghiandole (sudoripare, sanguigni sudoripara
sebacee e mammarie) .

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Lo strato più superficiale della pelle è ricco di vasi sanguigni. V F
b. La cheratina conferisce all’epidermide durezza e resistenza. V F
c. L’ipoderma ha spessore diverso nelle persone di sesso diverso. V F
d. I melanociti si trovano nello strato corneo. V F
e. Il tessuto sottocutaneo è lo strato più profondo della pelle. V F

106 RIVESTIMENTO E LOCOMOZIONE


Unità 1
LA PELLE
E I MUSCOLI 2 LE FUNZIONI
DELLA PELLE

✱ LE FUNZIONI PROTETTIVE DELLA PELLE


La pelle riveste tutto il corpo e, perciò, svolge un’importante funzione protettiva.
Essa ci difende:

L’ingresso di altri organismi e di sostanze chimiche è


dagli attacchi provenienti
ostacolato dalla barriera fisica che la pelle rappresenta.
da organismi, specialmente
Inoltre la secrezione di sebo la rende lievemente acida
microscopici, che, se
impedendo ad alcuni microrganismi di attecchire.
riuscissero a penetrare,
Quando ci feriamo, queste protezioni vengono a
potrebbero causarci delle
mancare e siamo più a rischio di infezioni. In questo
malattie
caso dobbiamo proteggere la ferita con bende o cerotti.

LA TABELLA CI STÀ COMPLETA


Molte sostanze chimiche sono dannose per la
dall’azione di numerose nostra pelle. Anche se essa rappresenta una barriera
sostanze chimiche protettiva, può non essere sufficiente e il contatto
pericolose con le quali con esse è comunque da evitare. Per questo è
veniamo a contatto indispensabile usare sempre i guanti quando si
maneggiano.

Per difenderci dalle radiazioni ultraviolette la pelle


produce melanina in quantità tanto maggiore quanto
dall’azione di agenti fisici
più si sta esposti al Sole. L’abbronzatura rappresenta
come, per esempio,
quindi una forma di protezione contro i raggi
le radiazioni ultraviolette
ultravioletti.Per questo motivo le popolazioni che
provenienti dal Sole
vivono nelle zone più calde della Terra hanno acquisito
la caratteristica di avere la pelle più scura.

dalla disidratazione,
Chi è vittima di ustioni su ampie zone del corpo rischia
cioè dall’eccessiva
di morire anche a causa della disidratazione.
perdita d’acqua

✱ ALTRE FUNZIONI DELLA PELLE


La pelle, mediante la sudorazione e la dilatazione dei vasi sanguigni, causa
un abbassamento della temperatura corporea.
Il sudore, infatti, evaporando fa scendere la temperatura. La dilatazione dei vasi
sanguigni favorisce la dispersione del calore del sangue che circola in superficie.
Un’altra importante funzione svolta dalla pelle è la produzione di vitamina D.
Ciò avviene in presenza di radiazioni ultraviolette, quindi, quando ci si espone al
Sole.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Le radiazioni ultraviolette sono solo dannose. V F
b. La pelle ci protegge dalla disidratazione. V F
c. Il sudore permette di abbassare la temperatura della pelle. V F
d. I vasi sanguigni si restringono per favorire la dispersione del calore. V F
e. La pelle produce la vitamina D anche durante la notte. V F

RIVESTIMENTO E LOCOMOZIONE 107


Unità 1
LA PELLE
E I MUSCOLI 3 IL SISTEMA
MUSCOLARE

✱ FUNZIONE DEI MUSCOLI


I muscoli si trovano sotto l’ipoderma e costituiscono dal 20% al 40% del nostro
peso corporeo. Tutti i muscoli hanno la capacità di contrarsi; quelli fissati allo
scheletro permettono di muoverci, altri svolgono funzioni diverse ma sempre
legate ai movimenti.

✱ TIPI DI MUSCOLI
Nel nostro corpo esistono tre tipi di muscoli:

muscoli striati muscoli lisci muscoli cardiaci


Sono quelli che controlliamo con la Sono quelli che non controlliamo con la Sono quelli del cuore. Hanno
nostra volontà. Al microscopio mostrano nostra volontà. Si trovano negli organi caratteristiche simili ai muscoli striati
delle striature, dalle quali prendono interni, nei vasi sanguigni, nell’occhio ma non sono controllabili dalla nostra
il nome, e sono formati da cellule con ecc. Non hanno striature e sono formati volontà e le loro cellule hanno un solo
molti nuclei. da cellule con un solo nucleo. nucleo.

 ✱ CARATTERISTICHE DEI MUSCOLI STRIATI


I muscoli striati sono attaccati allo scheletro o alle parti profonde della pelle.
Alle loro estremità sono provvisti di tendini, strutture di colore biancastro fatte di
muscolo
un tessuto molto resistente che non ha la capacità di contrarsi .
La maggior parte dei muscoli striati è attaccata con entrambe le estremità allo
scheletro. In questo caso si parla di muscoli scheletrici.
I muscoli cutanei, invece, si fissano, almeno con un’estremità, alla zona più
tendine
profonda della pelle. È grazie a essi che possiamo mutare l’espressione del
volto.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. I muscoli si trovano immediatamente sotto la pelle. V F
b. I tendini sono molto elastici. V F
c. I muscoli lisci sono controllati dalla nostra volontà. V F
d. I muscoli cutanei ci permettono di mutare l’espressione del volto. V F
e. I muscoli scheletrici sono di tipo striato. V F

108 RIVESTIMENTO E LOCOMOZIONE


Unità 1
LA PELLE
E I MUSCOLI 4 FUNZIONI DEI MUSCOLI
VOLONTARI

✱ LE FIBRE MUSCOLARI  fascio di fibre


E LA CONTRAZIONE
I muscoli striati sono formati da cellule molto fibra
muscolo
allungate, di forma cilindrica e con molti
nuclei, chiamate fibre muscolari .
Queste cellule si formano nel corso dello
sviluppo embrionale. Alla nascita possediamo
quindi tutte le fibre muscolari che formeranno
i nostri muscoli da adulti. All’interno delle fibre
muscolari
fibre muscolari ci sono delle miofibrille, che
presentano striature dovute alla particolare
disposizione di due proteine, chiamate actina
e miosina. Esse formano una serie di elementi miofibrilla
contrattili chiamati sarcomeri.
Lo scorrere delle fibre di actina e miosina
determina la contrazione muscolare .
L’energia necessaria per la contrazione miofibrilla
muscolare viene fornita dal glucosio che si
ottiene principalmente dalla degradazione del actina
glicogeno. Per la contrazione è necessario, miosina
inoltre, molto ossigeno. Se l’ossigeno non è
sufficiente, si forma acido lattico che ci dà la Z sarcomero Z
sensazione della fatica.
linee Z

✱ LA TERMOREGOLAZIONE
Non tutta l’energia liberata nei muscoli viene
utilizzata per la contrazione: una parte si
trasforma in calore.
Per questo motivo, quando si compie un’attività
sarcomero sarcomero
muscolare si percepisce una sensazione di caldo.
Questa caratteristica viene sfruttata anche nella MUSCOLO RILASSATO MUSCOLO CONTRATTO
termoregolazione: quando si sente molto freddo
si comincia a tremare e si hanno dei brividi.
Tali movimenti causano ripetute contrazioni
muscolari e ciò permette di sviluppare calore e
di far crescere la temperatura corporea.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Le cellule muscolari contengono molti nuclei. V F
b. Le miofibrille sono formate da actina e miosina. V F
c. La contrazione muscolare è importante per regolare la temperatura corporea. V F
d. Le cellule che formano i muscoli volontari sono chiamate miofibrille. V F
e. L’energia per la contrazione muscolare si ottiene dalle proteine. V F

RIVESTIMENTO E LOCOMOZIONE 109


Unità 2
LE OSSA
1 IL SISTEMA
SCHELETRICO

✱ STRUTTURA E FUNZIONI DELLO SCHELETRO


Lo scheletro ha funzioni di sostegno, contenimento e protezione di alcuni
organi, produzione di cellule del sangue e riserva di calcio.
Comprende le ossa della testa , le ossa degli arti superiori , le ossa del
tronco  e le ossa degli arti inferiori .

 vista frontale 

nasale Le ossa degli arti inferiori comprendono l’osso


frontale
dell’anca, le ossa delle gambe e quelle dei piedi.
zigomatico Le ossa della testa
orbita comprendono la
etmoide scatola cranica e le
mascellare ossa della faccia.

mandibolare
ileo


clavicola

omero Le ossa degli


arti superiori femore
radio carpo formano il
falangi braccio e la
mano.
scapola rotula

ulna metacarpo

 1
tibia

2 Le ossa del tronco


comprendono la perone
3
4 colonna vertebrale, le
5 coste (o costole) e lo
sterno sterno. Queste ossa
6
delimitano la gabbia calcagno
7 toracica.
11 12 tarso
8 metatarso
cartilagine falangi
9 costale
coste
10 flottanti

Esercizio
Collega ognuno delle seguenti ossa con la struttura a cui appartengono.
a. scapola 1. arto inferiore
b. femore 2. arto superiore
c. frontale 3. faccia
d. sterno 4. gabbia toracica
e. osso mascellare 5. testa

110 RIVESTIMENTO E LOCOMOZIONE


Unità 2
LE OSSA
2 LE OSSA

✱ STRUTTURA DELL’OSSO
L’osso presenta al suo interno vari tipi di cellule, vasi sanguigni e nervi.
midollo
rosso Le cellule più numerose sono gli osteociti, immersi in una matrice di sali
minerali, il principale dei quali è il calcio.
tessuto Nella matrice ci sono anche sostanze organiche costituite principalmente da
osseo proteine. I sali di calcio conferiscono robustezza e rigidità all’osso, le proteine gli
spugnoso
conferiscono elasticità.
midollo
giallo I sali minerali costituiscono una riserva e, in caso di necessità, possono essere
tessuto prelevati per essere utilizzati in altre parti dell’organismo. Nello stesso osso
osseo sono presenti parti compatte e parti spugnose. Il tessuto osseo compatto dà
compatto
robustezza all’osso, mentre quello spugnoso, pur mantenendo una notevole
rigidità, ne alleggerisce il peso .
periostio
Nelle parti formate da tessuto spugnoso è presente il midollo rosso che produce
le cellule del sangue. Il midollo giallo, invece, è formato da sostanze grasse che
 hanno funzione di riserva.

✱ TIPI DI OSSA
Il nostro scheletro è formato da ossa di forme molto diverse fra loro. Esse possono
essere distinte in tre gruppi: le ossa lunghe, le ossa piatte e le ossa corte.
OSSA LUNGHE OSSA PIATTE OSSA CORTE
Hanno una dimensione che prevale sulle altre. Le loro tre dimensioni
Hanno due dimensioni che
Sono di forma cilindrica, con le estremità – si equivalgono.
prevalgono sulla terza.
epifisi – ingrossate rispetto alla parte centrale – Ne fanno parte le vertebre, le ossa
Ne fanno parte le ossa del cranio,
diafisi. Ne fanno parte il femore, l’omero ecc. del carpo, quelle del tarso ecc.
la scapola ecc. Il tessuto spugnoso
Il tessuto spugnoso si trova nelle epifisi. Quello Il tessuto spugnoso si trova
si trova all’interno, quello
compatto ha uno spessore maggiore nella diafisi all’interno, quello compatto
compatto all’esterno.
ma riveste con uno strato sottile anche le epifisi. all’esterno.

epifisi
femore vertebra

epifisi

diafisi

scapola

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Le proteine conferiscono rigidità all’osso. V F
b. Le ossa sono formate di cellule morte. V F
c. Nella matrice delle ossa si trovano anche sali minerali. V F
d. Il midollo giallo si trova nel tessuto spugnoso. V F
e. L’omero appartiene alle ossa lunghe. V F

RIVESTIMENTO E LOCOMOZIONE 111


Unità 1
LE OSSA
3 LE ARTICOLAZIONI

✱ FUNZIONE E I TIPI DI ARTICOLAZIONI


Le ossa sono collegate fra loro mediante le articolazioni, la cui struttura
dipende dal tipo di movimento che devono compiere le ossa che si trovano
a contatto.
Nel nostro corpo esistono tre tipi di articolazioni:

ar ticolazioni immobili ar ticolazioni semimobili ar ticolazioni mobili


o sinar trosi o anfiar trosi o diar trosi
Sono presenti fra le ossa che non si devono
muovere e pertanto sono congiunte Sono presenti fra quelle ossa che devono
compiere piccoli movimenti, come per Sono presenti fra quelle
mediante tessuti di vario tipo. Le ossa
esempio le vertebre, e sono tenute ossa che devono compiere ampi
a contatto hanno, inoltre, forme che
insieme da legamenti. Fra una vertebra movimenti.
permettono loro di incastrarsi.
e l’altra c’è un disco intervertebrale che Esempio: le articolazioni
Esempio: le articolazioni della scatola ammortizza le sollecitazioni ricevute delle braccia e delle gambe.
cranica (o suture) e quelle fra i denti e l’osso dalla colonna vertebrale.
mandibolare o l’osso mascellare.

✱ COME SONO FATTE LE DIARTROSI


femore Le estremità delle ossa che formano l’articolazione sono ricoperte di cartilagine,
menischi
capsula un tessuto biancastro privo di vasi sanguigni e di nervi. Sono inoltre avvolte
articolare
da una capsula articolare, che forma intorno a esse una struttura simile a
un manicotto. Lo spazio delimitato dalla capsula articolare è chiamato cavità
articolare e contiene il liquido sinoviale. Questo liquido lubrifica le superfici di
contatto delle ossa e fornisce nutrimento alle cellule delle cartilagini. Le ossa che
liquido cavità fanno parte dell’articolazione sono tenute insieme anche da robusti legamenti.
sinoviale articolare
In alcune di queste articolazioni, come, per esempio nel ginocchio, si possono
tibia trovare i menischi, strutture di natura cartilaginea poste a cuscinetto fra le due
 ossa che formano l’articolazione per farle combaciare meglio .

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Le articolazioni delle vertebre sono chiamate sinartrosi. V F
b. Fra una vertebra e l’altra si trovano i menischi. V F
c. I menischi sono presenti in tutte le articolazioni. V F
d. Le estremità delle ossa che formano una diartrosi sono ricoperte di cartilagine. V F
e. Il liquido sinoviale lubrifica le superfici di contatto delle ossa. V F

112 RIVESTIMENTO E LOCOMOZIONE


ALIMENTAZIONE
E RESPIRAZIONE

2 C
CAP 4 CAP 2
Unità 1 L’APPARATO DIGERENTE 91 PAGINA 31
1. Le sostanze presenti nel cibo 92 PAGINA 32
2. Regole per una sana alimentazione 96 PAGINA 36
3. La bocca e i denti 100 PAGINA 40
4. L’esofago e lo stomaco 102 PAGINA 42
5. L’intestino 104 PAGINA 44
6. La digestione intestinale 106 PAGINA 46
7. L’assorbimento 108 PAGINA 48

Unità 2 L’APPARATO RESPIRATORIO 115 PAGINA 55


1. La respirazione 116 PAGINA 56
2. Il percorso dell’aria 120 PAGINA 60
3. La voce e l’articolazione delle parole 124 PAGINA 64
4. Sostanze dannose per l’apparato respiratorio 126 PAGINA 66

113
Unità 1
L’APPARATO
DIGERENTE 1 LE SOSTANZE
PRESENTI NEL CIBO

✱ I PRINCIPI NUTRITIVI
Il nostro organismo per svolgere le proprie funzioni vitali ha bisogno di
tante sostanze, ognuna delle quali ha un compito particolare. Queste
riso in sostanze vengono chiamate principi nutritivi e sono contenute in
tegra proporzioni diverse nei diversi alimenti.
le
Affinché il nostro organismo funzioni perfettamente è necessario che esse siano
tutte presenti. Per essere certi che ciò avvenga è quindi importante variare molto
la dieta. In tal modo, anche se un pasto dovesse essere carente di un particolare
principio, lo si recupera nei pasti successivi.
Oltre ai principi nutritivi esaminati, nel cibo sono presenti le scorie indigeribili,
cioè quelle sostanze che il nostro organismo non è in grado di digerire. Queste
d ura
ver scorie sono rappresentate principalmente dalla cellulosa e dalla lignina. Esse
ta e sono presenti negli alimenti di origine vegetale (frutta e verdura, pane e cereali
frut
integrali ecc.) e sono importanti perché contribuiscono a regolare le nostre
funzioni intestinali, prevengono la stitichezza e i tumori dell’intestino.

SALI
ZUCCHERI PROTEINE GRASSI MINERALI
ACQUA VITAMINE
(O GLUCIDI) (O PROTIDI) (O LIPIDI) (O MINERALI
ESSENZIALI)
Nell’acqua Hanno funzione Hanno la funzione Hanno Regolano Regolano
avvengono le energetica. di costituire soprattutto molte funzioni le funzioni
principali reazioni molte parti del funzione dell’organismo dell’organismo
necessarie per lo corpo e funzione energetica. e contribuiscono ma costruiscono
svolgimento delle regolatrice. a mantenere il anche parti del
funzioni vitali. nostro stato di nostro corpo
Sono formate
salute. come, per
da catene di
esempio, le ossa.
amminoacidi.

liva ✱ LE TRASFORMAZIONI DEL CIBO NELL’APPARATO DIGERENTE


’o
olio d Le sostanze che ingeriamo, prima di essere utilizzate, è necessario
scomporle nei loro componenti essenziali ((digestione), assorbire le parti utili
(assorbimento) ed eliminare quelle che non servono (escrezione). Queste
(assorbimento
dall’apparato digerente.
funzioni vengono svolte dall’
I componenti elementari del cibo raggiungono le cellule, dove vengono utilizzate
per la produzione di energia e per la sintesi, cioè per la costruzione, delle
sostanze che servono al nostro corpo.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Nell’apparato digerente avviene solo la digestione. V F
b. Gli zuccheri hanno funzione energetica. V F
c. Le proteine sono molto abbondanti nella verdura. V F
d. I sali minerali si trovano solo nel latte. V F
e. Le proteine sono formate da amminoacidi. V F

114 ALIMENTAZIONE E RESPIRAZIONE


Unità 1
L’APPARATO
DIGERENTE 2 REGOLE PER UNA
SANA ALIMENTAZIONE

✱ GLI ERRORI ALIMENTARI


Pur disponendo di grandi quantità e varietà di cibi, nella nostra alimentazione
commettiamo spesso errori, che riguardano sia la qualità del cibo che mangiamo
sia la quantità. Tali errori possono essere causa di malattie; esaminiamo adesso i
principali.
CONSUMO DI PR
ODO
VITAMINE FUORI STAGIONE TTI
CARENZA DI Essi, oltre a essere più
o di frutta costosi, possono essere
pr at tu tt o da llo scarso consum dannosi per la salute
in quanto, per ottenerli
Dipende so , con la
ur a fre sc he . M ol ti vegetali, inoltre scono per conser varli, è nece
ssario utilizzare magg
o
e verd ne subi ior
ssare del tempo, quantità di prodotti ch i
cottura, o con il pa tevole perdita. imici.
una no
OTTI
ECCESSIVA PRESENZA DI PROD
DI ORIGINE ANIMA LE
malattie del
Predispone all’obesità ed espone alle
ni e ai tum ori. I prodotti
cuore e dei vasi sanguig
son o tutt avia da escludere
di origine animale non e di CARENZA DI SCORIE
prot eine son o ricch
del tutto, perché le loro INDIGERIBILI
amminoacidi esse nzia li che
produrre.
il nostro organismo non è in grado di Dipende dallo scarso consumo di
vegetali e dal fatto che i cereali e le
USO DI PRODOTT farine che utilizziamo sono sempre
PRECONFEZIONATI DISTRIBUZIONE DEL CIBO molto raffinati. Il pane è generalmente
I NEI DIVERSI PASTI bianco perché dalla farina è stata tolta
Spesso sono trattati co e,
n
conser vanti. Inoltre, pe sostanze Si tende a eliminare la prima colazion la crusca. Le farine integrali contengono
r migliorarne rendendo troppo lungo l’interva llo fra invece questo componente.
il sapore, spesso veng
ono arricchiti
di grassi, zuccheri, sale la cena e il pasto successivo. L’apporto
prodotti poco salutari
e altri calorico si dovrebbe distribuire così: 25%
a.
necessari per la nostra
e non a colazione, 40% a pranzo e 35% a cen
nutrizione.

ABBANDONO DI PRODOTTI
TRADIZIONALI
ano
Si privilegiano spesso prodotti che arriv GLI ECCESSI ALIMENTARI
di que lli dell a nos tra
da altri Paesi a discapito Molte delle sostanze che ingeriamo in eccesso si accumulano
Que sti ultim i, com e
tradizione alimentare. nel nostro corpo come riserve alimentari da utilizzare in
o
quelli della “dieta mediterranea”, si son caso di necessità. Gli zuccheri ingeriti in eccesso vengono
tari di mol te nov ità
dimostrati essere più salu trasformati in grassi che si depositano in particolari zone del
introdotte in que sti ultim i ann i.
nostro corpo, causando l’obesità. Questa situazione influisce
sulla qualità della vita ed espone al rischio di malattie..
Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La prima colazione si può saltare. V F
b. La cottura danneggia le proteine. V F
c. I prodotti di stagione sono meno costosi. V F
d. Le scorie indigeribili sono dannose. V F
e. La nostra alimentazione spesso è carente di vitamine. V F

ALIMENTAZIONE E RESPIRAZIONE 115


Unità 1
L’APPARATO
DIGERENTE 3 LA BOCCA
E I DENTI

✱ COM’È FATTA LA BOCCA


La bocca rappresenta il punto d’inizio del canale
digerente.
Al suo interno il cibo viene triturato per mezzo dei denti e
ammorbidito dalla saliva, che contiene anche un enzima, 
la ptialina, necessario alla digestione degli zuccheri. canino
La bocca è delimitata nella parte anteriore dalle labbra,
lateralmente dalle guance, superiormente dal palato e
alla base dalla lingua. Nella parte posteriore si trova la
premolari
faringe. Nella bocca ci sono i denti  e riversano il loro
incisivi
secreto le ghiandole salivari che producono la saliva.
molari
nome numero funzione esempio

incisivi 8 tagliare Mordere una mela.


Lacerare un pezzo
canini 4 lacerare di carne attaccata
gengiva smalto
a un osso. 
Schiacciare una nocciolina
premolari 8 triturare
o triturare qualsiasi cibo.
Triturare qualsiasi tipo
molari 12 triturare
di cibo. corona

dentina
✱ I DENTI
L’adulto possiede 32 denti, distinguibili l’uno colletto
dall’altro per la posizione, per la forma e per le
funzioni svolte.
La parte esterna di un dente è chiamata corona. Essa
polpa
è ricoperta dallo smalto, una sostanza molto dura di dentaria
colore bianco. La parte più profonda è chiamata radice
ed è conficcata nell’osso. Fra la corona e la radice c’è il radice
colletto, all’altezza del quale il dente viene a contatto con
la gengiva .
Internamente il dente è composto dalla dentina che
racchiude la parte viva, chiamata polpa dentaria, nella
quale ci sono i vasi sanguigni e i nervi.

Esercizio
Completa il testo seguente inserendo i termini indicati.

canini • corona • faringe • incisivi • palato • polpa dentaria • ptialina • radice • smalto
La parte superiore della bocca è il ........................................... mentre dietro si trova la ................................................... .
I denti che servono per tagliare sono gli ........................................ mentre quelli utilizzati per lacerare sono
i ............................ .
La parte del dente ricoperta di ................................. è chiamata .............................. mentre quella che affonda nell’osso è
chiamata ....................... . La parte viva del dente è chiamata ............................................................... .
La digestione in bocca è operata dalla................................ .

116 ALIMENTAZIONE E RESPIRAZIONE


Unità 1
L’APPARATO
DIGERENTE 4 L’ESOFAGO
E LO STOMACO

✱ LA DEGLUTIZIONE
La deglutizione permette il passaggio del bolo, che si era formato nella
bocca, alla faringe e all’esofago.
Sotto la faringe si trova l’epiglottide che si abbassa per impedire alle sostanze
ingerite di entrare nelle vie respiratorie .
L’esofago è un organo a forma di tubo dotato di una muscolatura che,
contraendosi, spinge le sostanze verso lo stomaco. L’ingresso nello stomaco
avviene attraverso un’apertura, chiamata cardias, ed è controllato da una valvola
chiamata sfintere esofageo. Questa valvola talvolta può consentire anche il
passaggio delle sostanze in senso inverso, come nel caso del vomito.

✱ LO STOMACO
Lo stomaco è un organo a forma di sacco con il fondo rivolto in alto . È
dotato di una muscolatura che, contraendosi in modo autonomo, permette
il rimescolamento del cibo.
Le principali funzioni dello stomaco sono: il deposito temporaneo del cibo, la
digestione e l’assorbimento dell’acqua, dell’alcol e di alcuni farmaci.
Lo stomaco è provvisto di numerose ghiandole che producono il succo gastrico,
costituito da enzimi, acido cloridrico e muco. L’acido cloridrico e gli enzimi
servono per il processo digestivo. Il muco ha la funzione di proteggere lo
stomaco dall’attacco degli enzimi e dell’acido da esso stesso secreti.
Il bolo, dopo aver subito le trasformazioni all’interno dello stomaco, prende il
nome di chimo. Il chimo, passando attraverso il piloro, la valvola al fondo dello
stomaco, raggiunge l’intestino tenue dove avviene l’ultima fase della digestione.

  esofago fondo

cardias

parotidi palato
duro
palato molle duodeno piloro
denti
ghiandole corpo
sottomascellari
ghiandole
sottolinguali
epiglottide
esofago trachea
antro

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Nel corso della deglutizione l’epiglottide si solleva. V F
b. Lo sfintere esofageo si trova all’inizio dell’esofago. V F
c. L’alcol viene assorbito nello stomaco. V F
d. Il cardias regola l’uscita del chimo dallo stomaco. V F
e. Nello stomaco è contenuto acido cloridrico. V F

ALIMENTAZIONE E RESPIRAZIONE 117


Unità 1
L’APPARATO
DIGERENTE 5 L’INTESTINO

✱ COM’È FATTO L’INTESTINO


L’intestino è un organo a forma di tubo lungo circa 7 m. Al suo interno
avvengono l’ultima fase della digestione, l’assorbimento della maggior
parte delle sostanze e la raccolta dei materiali di rifiuto solidi che devono
essere eliminati.
 L’intestino si trova nella parte bassa della cavità addominale e si divide in due
parti: intestino tenue e intestino crasso.

vena capillari microvilli


epatica

fasce
muscolari
epitelio

intestino villi intestinali

Sulla superficie interna ci sono tante pieghe, ognuna


delle quali possiede delle piccole estroflessioni,
chiamate villi intestinali. Ciascun villo è, a sua 
fegato
volta, rivestito da cellule provviste di espansioni
cilindriche visibili al microscopio elettronico e
condotto
chiamate microvilli . Questo sistema di pieghe, villi
epatico
e microvilli ha la funzione di aumentare la superficie
complessiva dell’intestino. Ciò consente un maggior
contatto con le sostanze e favorisce l’assorbimento.
All’interno di ogni villo sono presenti dei vasi colecisti
capillari e un vaso chilifero che ha la funzione di stomaco
assorbire i grassi. condotto
cistico
All’intestino sono collegati il fegato e il pancreas dotto pancreatico
. Queste ghiandole svolgono varie funzioni; le pancreas
principali ai fini digestivi sono la produzione della bile coledoco
per il fegato e di enzimi digestivi per il pancreas.
duodeno

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Nell’intestino avviene l’ultima fase della digestione. V F
b. Il fegato e il pancreas svolgono solo funzioni utili per la digestione. V F
c. I villi intestinali si trovano all’interno dei vasi chiliferi. V F
d. I vasi chiliferi hanno la funzione di assorbire i grassi. V F
e. L’intestino è lungo circa 7 metri. V F

118 ALIMENTAZIONE E RESPIRAZIONE


Unità 1
L’APPARATO
DIGERENTE 6 LA DIGESTIONE
INTESTINALE

✱ COME AVVIENE LA DIGESTIONE INTESTINALE


Nell’intestino avviene la fase finale della digestione, quella che permette di
scomporre i principi nutritivi in molecole più semplici. Sono queste, infatti,
che possono essere assorbite e utilizzate nel nostro corpo.
Questa fase della digestione avviene nell’intestino tenue e in particolare nella sua
parte iniziale, che è chiamata duodeno. Al suo interno vanno a finire la bile e gli
enzimi pancreatici.
La bile è prodotta dal fegato e svolge varie funzioni. La principale è quella di
sciogliere i grassi fino a formare delle piccole goccioline, che così possono
essere facilmente attaccate dagli enzimi .
Gli enzimi pancreatici completano la digestione delle proteine, degli zuccheri e
dei grassi scomponendoli nei loro elementi di base.
Alla parte finale della digestione partecipano anche gli enzimi contenuti nel
succo enterico, prodotti dallo stesso intestino.
Nell’intestino resta una massa lattiginosa chiamata chilo che viene assorbita a
livello dei villi intestinali.
Le sostanze di rifiuto saranno invece eliminate all’esterno.

 bile

cistifellea

olio olio olio emulsione

acqua acqua acqua

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La digestione intestinale avviene in tutti i tratti dell’intestino. V F
b. Gli enzimi pancreatici hanno funzione digestiva. V F
c. Dalla digestione intestinale si ottiene il chimo. V F
d. Per la digestione intestinale si utilizzano solo enzimi prodotti dal fegato e dal pancreas. V F
e. L’intestino permette l’eliminazione delle sostanze di rifiuto. V F

ALIMENTAZIONE E RESPIRAZIONE 119


Unità 1
L’APPARATO
DIGERENTE 7 L’ASSORBIMENTO
INTESTINALE

✱ DOVE AVVIENE
L’ASSORBIMENTO
L’intestino ha una superficie molto
grande. Il chilo, mentre transita, viene vaso
a contatto con le sue pareti e così si linfatico
ha l’assorbimento delle sostanze utili.
Mentre l’assorbimento dell’acqua
avviene in quasi tutti i tratti, altre
sostanze vengono assorbite solo in cuore
particolari zone di esso. La maggior grassi,
parte delle sostanze viene comunque vitamine
assorbita nell’intestino tenue. liposolubili
Le sostanze, una volta penetrate nei
villi, seguono vie diverse: i grassi e le fegato
vitamine liposolubili vanno nel vaso
chilifero, mentre le altre sostanze
penetrano direttamente nei vasi
sanguigni.
I vasi sanguigni intestinali che
contengono le sostanze assorbite
confluiscono in un vaso più grosso acqua,
chiamato vena porta la quale, a sua sali minerali,
zuccheri,
volta, le trasporta al fegato. Qui vengono vitamine
costruite nuove sostanze utili per il idrosolubili,
nostro corpo. vena porta amminoacidi
Le sostanze grasse, dai vasi chiliferi
confluiscono nei vasi del sistema
linfatico e infine vanno a finire nel
sangue .
Le sostanze che non sono state 
assorbite vengono eliminate sotto forma capillare sanguigno intestino
di feci.

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in parentesi.

L’assorbimento avviene soprattutto nell’intestino (tenue / crasso).


I grassi assorbiti vanno a finire direttamente nei vasi (sanguigni / chiliferi), presenti all’interno dei (villi
intestinali / microvilli).
I vasi (sanguigni / chiliferi / sanguigni e chiliferi) confluiscono nella vena porta che va al (fegato /
pancreas).
Alla fine (solo i grassi / solo le altre sostanze / sia i grassi sia le altre sostanze) finiscono nel sangue.

120 ALIMENTAZIONE E RESPIRAZIONE


Unità 2
L’APPARATO
RESPIRATORIO 1 LA RESPIRAZIONE

✱ LE FUNZIONI DELL’APPARATO RESPIRATORIO


Il nostro corpo ottiene energia dal glucosio nel corso della respirazione cellulare
che avviene all’interno dei mitocondri. Per far ciò ha però bisogno di ossigeno e
libera diossido di carbonio.
Negli organismi unicellulari, e in quelli pluricellulari più semplici, lo
scambio di ossigeno e di diossido di carbonio fra l’interno della cellula e
l’ambiente esterno avviene in modo diretto. Negli organismi più complessi
tale compito è svolto dall’apparato respiratorio.
In questo processo interviene anche l’apparato circolatorio che, attraverso il
sangue, trasporta l’ossigeno dai polmoni alle cellule e il diossido di carbonio in
senso inverso.

✱ LA RESPIRAZIONE POLMONARE
La respirazione polmonare consente l’ingresso e l’espulsione dell’aria dai
polmoni.
Di questi due processi, il primo viene chiamato inspirazione, il secondo espirazione .
L’inspirazione e l’espirazione sono favoriti dalla presenza della pleura, che
 permette ai polmoni di scivolare sulle le pareti della gabbia toracica.

muscoli intercostali

polmone
muscolo
intercostale
pleura
parietale
pleura costa
viscerale
liquido
diaframma pleurico
polmone
pleura

sacco
parete toracica pleurico

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.

Negli organismi più semplici lo scambio dei gas con l’esterno avviene (direttamente / tramite l’apparato
respiratorio). L’(inspirazione /espirazione) consente l’entrata di aria ricca di ossigeno nei polmoni. Nel
corso dell’inspirazione il diaframma si (abbassa / solleva), le coste si (abbassano / sollevano) e la cavità
toracica (aumenta / diminuisce) di volume. I polmoni (aderiscono perfettamente / possono scivolare
rispetto) alla gabbia toracica.

ALIMENTAZIONE E RESPIRAZIONE 121


Unità 2
L’APPARATO
RESPIRATORIO 2 IL PERCORSO
DELL’ARIA

✱ L’INGRESSO DELL’ARIA E LE VIE ✱ GLI SCAMBI GASSOSI


RESPIRATORIE Gli scambi gassosi avvengono a livello degli
L’ingresso dell’aria può avvenire sia attraverso il naso alveoli, delle piccole sacche, poste alla fine dei
sia attraverso la bocca. bronchioli.
Nel primo caso l’aria viene a contatto con la superficie Gli alveoli sono formati da un solo strato di cellule,
interna del naso, si riscalda e si umidifica. Vengono all’esterno delle quali c’è una fitta rete di vasi
inoltre trattenute molte delle particelle contenute nell’aria capillari. I gas presenti nel sangue e nell’aria
ed è possibile percepire gli odori. contenuta nell’alveolo possono così attraversare
Sia che entri dal naso sia che passi attraverso la bocca, questa sottile parete di separazione ed effettuare
l’aria giunge alla faringe e poi alla laringe. Nella parte lo scambio .
superiore della laringe si trova l’epiglottide che ha la
funzione di chiudere il passaggio dell’aria nel corso ✱ L’USCITA DELL’ARIA
della deglutizione del cibo. In questo modo si impedisce
l’ingresso di particelle solide nelle vie respiratorie, cioè Una volta effettuati gli scambi gassosi l’aria, che
che il cibo “vada di traverso”. ora è più umida, più calda, più ricca di diossido
di carbonio e più povera d’ossigeno, segue il
Dalla laringe l’aria passa nella trachea che si
percorso inverso ed è espulsa all’esterno.
suddivide nei due bronchi. Quindi l’aria entra nei
polmoni all’interno dei quali i bronchi si ramificano in
bronchioli,
bronchiolo tubicini via via più sottili alla
ramo fine
della dei quali
vena polmonare
si trovano gli alveoli polmonari . (sangue ricco
di ossigeno) venula
 
naso parete
O2 dell’alveolo
bocca laringe
ramo dell’arteria
polmonare
(sangue povero trachea O2
bronchi
di ossigeno)
polmoni bronchiolo
alveolo
alveoli globuli
rossi
CO2

CO2 capillare

capillari
che circondano
diaframma gli alveoli
arteriola

alveolo
Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. L’epiglottide si trova nella faringe. V F
b. La trachea si suddivide nei due bronchi. V F
c. Il percorso dell’aria inspirata finisce negli alveoli. V F
d. L’aria espirata è più fredda di quella inspirata. V F
e. Gli scambi gassosi avvengono all’interno degli alveoli. V F

122 ALIMENTAZIONE E RESPIRAZIONE


Unità 2
L’APPARATO
RESPIRATORIO 3 LA VOCE E L’ARTICOLAZIONE
DELLE PAROLE

✱ COME SI GENERANO I SUONI vocali. Quando le corde sono rilassate, non si ha


l’emissione di alcun suono; quando sono un po’
L’apparato respiratorio, oltre a consentire lo scambio dei
tese, viene emesso un suono grave; quando sono
gas, ci permette di emettere suoni e quindi di parlare.
molto tese, viene emesso un suono acuto.
L’emissione del suono è causata dal passaggio
● La voce di una persona si distingue anche per il
dell’aria attraverso le corde vocali che si trovano
timbro, e così anche una stessa nota suonata da
nella laringe .
una chitarra o da una tromba. Allo stesso modo un
Quando le corde vocali sono rilassate, l’aria passa suono emesso dalle corde vocali cambia di timbro
liberamente fra loro e non genera alcun suono. Esse, a seconda della conformazione delle prime vie
però, possono essere contratte e in tal modo si aeree: faringe, cavità nasali ecc.
genera un suono.

✱ COME SI ARTICOLANO LE PAROLE


✱ LE CARATTERISTICHE DELLA VOCE
Il ruolo principale nel pronunciare le parole è
Oltre a stabilire quando emettere suoni, possiamo svolto dalla lingua e dalle labbra.
determinare il loro volume (intensità) e la loro altezza
Mentre parliamo la loro posizione cambia
(tonalità).
continuamente. Per esempio, per pronunciare la
● Per emettere un suono di elevata intensità si lettera “t” utilizziamo la lingua che appoggiamo agli
comprimono i polmoni in modo più veloce del incisivi superiori; quando pronunciamo la lettera “m”
solito. Ciò determina una più forte fuoriuscita d’aria muoviamo principalmente le labbra. Nella pronuncia
e una maggiore vibrazione delle corde vocali. della “i” si solleva la lingua, mentre nella pronuncia
● Per far variare l’altezza bisogna invece contrarre della “a” essa si abbassa .
o rilassare i muscoli che tengono tese le corde

 
corde corde
vocali vocali

i a
lingua

contratte generano rilassate non generano posizione della lingua posizione della lingua
un suono alcun suono durante la pronuncia durante la pronuncia
della vocale i della vocale a

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in parentesi.

Le corde vocali si trovano nella (faringe / laringe). Quando esse sono più tese si genera un suono più
(acuto / grave). Il volume della voce dipende dalla (forza con cui l’aria esce dai polmoni / dimensione
della cavità toracica). Il timbro della voce viene dato dalla (posizione della lingua e dei denti /
conformazione della faringe e delle cavità nasali).
La lingua e i denti permettono di (generare i suoni / articolare le parole).

ALIMENTAZIONE E RESPIRAZIONE 123


Unità 2

4
L’APPARATO
RESPIRATORIO SOSTANZE DANNOSE
PER L’APPARATO RESPIRATORIO

✱ IL FUMO DI SIGARETTA abbondanti nelle zone a traffico più intenso. Alcune


di esse vengono prodotte anche dagli impianti di
Una delle sostanze più comuni e pericolose
riscaldamento e dalle centrali termoelettriche.
che introduciamo nel nostro corpo attraverso
l’apparato respiratorio è il fumo di sigaretta. Un’altra sostanza nociva è l’amianto, che fino
ad alcuni anni fa si utilizzava come materiale
Ciò può avvenire per scelta volontaria, nel caso
isolante nelle abitazioni, nei locali pubblici e sui
dei fumatori, o senza averlo scelto, nel caso del
mezzi di trasporto. La sua inalazione può causare
fumo passivo, cioè il fumo prodotto dalle sigarette
l’asbestosi, una malattia che colpisce i polmoni e
fumate da altre persone. In questi ultimi anni sono
può provocare tumori.
state fatte nuove leggi per limitare l’esposizione al
fumo passivo. Tali leggi hanno introdotto il divieto di
fumare nei luoghi pubblici. 
Il fumo di sigaretta contiene numerose sostanze, alcune re
u mato
delle quali sono pericolose per la salute e possono non f
generare tumori. Altre, pur non causando tumori,
arrecano al nostro organismo danni di varia natura .
Oltre alle sostanze indicate, è da ricordare la
nicotina. Essa genera dipendenza e assuefazione.
La dipendenza costringe i fumatori a non poter
rinunciare alla nicotina, l’assuefazione li costringe
a dover aumentare sempre la quantità di sigarette
fumate per ottenere lo stesso effetto.
La maggior parte dei fumatori prende il vizio del fumo
in giovane età e spesso non riesce più a smettere
a causa di questa dipendenza. La mancanza
di nicotina causa infatti ansia, irrequietezza,
nervosismo, aumento dell’appetito e insonnia.
fumat
ore
✱ LE SOSTANZE INQUINANTI
Oltre al fumo di sigaretta esistono molte altre
sostanze inquinanti che possono causare
malattie di vario genere e tumori polmonari.
Fra esse ricordiamo: il monossido di carbonio,
gli ossidi di azoto e di zolfo, alcuni idrocarburi
(benzene e i suoi derivati) e le polveri sottili
(PM10). Queste sostanze sono prodotte
principalmente dalle automobili e, quindi, sono

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La nicotina causa i tumori nei fumatori. V F
b. La nicotina genera dipendenza. V F
c. La nicotina agisce sul sistema nervoso. V F
d. Il fumo danneggia solo l’apparato respiratorio. V F
e. L’amianto è prodotto dagli scarichi delle automobili. V F

124 ALIMENTAZIONE E RESPIRAZIONE


CIRCOLAZIONE E DIFESA
DALLE MALATTIE

2 C
CAP 5 CAP 3
Unità 1 LA CIRCOLAZIONE 135 PAGINA 75
1. Il sangue e la linfa 136 PAGINA 76
2. I gruppi sanguigni 140 PAGINA 80
3. Il cuore 142 PAGINA 82
4. I vasi sanguigni e la circolazione 144 PAGINA 84
5. Il sistema linfatico 148 PAGINA 88

Unità 2 LA DIFESA DALLE MALATTIE 155 PAGINA 95


1. Le malattie 156 PAGINA
96
2. Il sistema immunitario 158 PAGINA
98
3. La risposta immunitaria 162 PAGINA
102
4. Prevenzione e cura delle malattie infettive 164 PAGINA 104

125
Unità 1
LA CIRCOLAZIONE
1 IL SANGUE
E LA LINFA

✱ LA CIRCOLAZIONE DELLE SOSTANZE


Negli organismi più complessi le funzioni di trasposto delle sostanze
all’interno del corpo vengono svolte dall’apparato circolatorio. Nell’uomo questo
apparato è costituito dal cuore e dai vasi sanguigni e linfatici, nei quali circolano il
sangue e la linfa. Il sangue svolge le funzioni indicate nello schema seguente.

TRASPORTA LE SOSTANZE TRASPORTA I GAS TRASPORTA LE SOSTANZE


NUTRITIVE RESPIRATORI DI RIFIUTO
Le sostanze assorbite nell’intestino L’ossigeno viene trasportato attraverso Oltre al diossido di carbonio e alle feci,
vanno a finire al fegato. Qui vengono il sangue dai polmoni alle cellule. il nostro organismo produce sostanze
elaborate e poi giungono, sempre Il diossido di carbonio, prodotto dalle di rifiuto in forma liquida. Queste
attraverso il sangue, agli organi che le cellule nel corso della respirazione vengono eliminate dai reni che filtrano
devono utilizzare. cellulare, viene trasportato in senso il sangue e trattengono le sostanze che
inverso. devono essere espulse.

O2

O2

alveolo
CO2

CO2

TRASPORTA CI DIFENDE REGOLA LA NOSTRA


GLI ORMONI DALLE INFEZIONI TEMPERATURA
Nel nostro corpo circolano gli ormoni, Nel sangue sono presenti cellule e Quando siamo accaldati i vasi
sostanze che regolano numerose e sostanze proteiche capaci di difenderci sanguigni presenti nella pelle si
importanti funzioni dell’organismo. Sono, dagli attacchi dei moltissimi organismi dilatano e il calore si disperde.
in genere, prodotti da ghiandole lontane con i quali veniamo a contatto, alcuni Situazione opposta si verifica quando
dagli organi sui quali devono agire dei quali possono essere causa di c’è freddo.
e vi giungono trasportati dal sangue. malattie.

126 CIRCOLAZIONE E DIFESA DALLE MALATTIE


La linfa raccoglie e porta nel sangue le sostanze grasse assorbite
nell’intestino e i liquidi interstiziali, che in tal modo non si accumulano nei
tessuti.

✱ I COMPONENTI DEL SANGUE E DELLA LINFA


Il sangue è un tessuto formato da una parte corpuscolata, cioè formata
da cellule (45%), e da una parte liquida chiamata plasma (55%). La linfa è
formata da una parte corpuscolata formata da globuli bianchi e dal plasma.
● La parte liquida è il plasma, che contiene soprattutto acqua, proteine, sali
minerali, zuccheri e sostanze di rifiuto. Fra le proteine particolare importanza
ha il fibrinogeno che, in caso di lesioni, si trasforma in fibrina e partecipa alla
coagulazione. I filamenti di fibrina, infatti, formano una rete che imbriglia le
cellule del sangue, impedendone la fuoriuscita.
● La parte corpuscolata del sangue è formata da:

globuli rossi globuli bianchi piastrine


(o eritrociti) (o leucociti) (o trombociti)
Sono cellule prive di nucleo che trasportano ossigeno Sono cellule di vario tipo, provviste
Sono frammenti di
e diossido di carbonio. Il trasporto viene effettuato di nucleo, che hanno funzione di
cellule senza nucleo
dall’emoglobina, una proteina contenuta al loro interno difesa. Esse inglobano e distruggono
che intervengono nella
nella quale sono presenti atomi di ferro che conferiscono il i microrganismi oppure producono
coagulazione del sangue.
colore rosso a queste cellule e quindi anche al sangue. sostanze apposite, come gli anticorpi.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. I globuli rossi hanno la funzione di trasporto dell’ossigeno. V F
b. I globuli bianchi trasportano il diossido di carbonio. V F
c. La linfa è formata solo di plasma. V F
d. L’emoglobina conferisce il colore rosso al sangue. V F
e. Le cellule del sangue sono solo i globuli rossi e i globuli bianchi. V F

CIRCOLAZIONE E DIFESA DALLE MALATTIE 127


Unità 1
LA CIRCOLAZIONE
2 I GRUPPI SANGUIGNI

✱ CHE COSA SONO I GRUPPI SANGUIGNI


Sulla superficie dei globuli rossi ci sono molecole che possono essere diverse da
una persona all’altra.
Queste molecole rappresentano gli antigeni, strutture riconoscibili dal nostro
sistema di difesa e in particolare dagli anticorpi. Gli anticorpi riconoscono gli
antigeni e attaccano le cellule considerate estranee al nostro corpo.
Il gruppo sanguigno dipende dal tipo di antigeni presenti sulle membrane
dei globuli rossi.
Persone con gruppi sanguigni diversi, oltre ad avere antigeni diversi, nel loro
plasma hanno anche anticorpi di tipo diverso. Ogni persona, in condizioni
normali, non possiede anticorpi che attaccano gli antigeni presenti sui propri
globuli rossi.

✱ I PRINCIPALI GRUPPI SANGUIGNI


Esistono vari sistemi di classificazione dei gruppi sanguigni; i più noti sono il
sistema AB0 e il sistema o fattore Rh.
● Il sistema AB0 si basa sulla presenza degli antigeni A e B o sulla loro assenza.
● Il sistema Rh dipende dalla presenza sui globuli rossi dell’antigene D.

✱ LE TRASFUSIONI
Alcune malattie o traumi richiedono delle trasfusioni di sangue. Per effettuarle
 è necessario che ci siano dei donatori, perché il sangue non si può produrre
artificialmente. È inoltre necessario controllare i gruppi sanguigni del donatore e
O A del ricevente, perché non si può ricevere sangue con antigeni diversi dai propri.
Una persona con gruppo sanguigno A possiede solo l’antigene A. Se a essa
B AB viene trasfuso sangue con l’antigene B, i suoi anticorpi attaccano le cellule
ricevute. Ciò è dovuto al fatto che nel plasma del ricevente sono presenti gli
anticorpi anti-B .
Stesse regole valgono per il sistema Rh. Una persona Rh+ possiede l’antigene
 D e può donare sangue solo a persone che siano Rh+ . Una persona Rh– può
donare sangue a una Rh+ ma non può riceverlo da essa .
Rh– Rh+ Il non seguire queste regole può portare anche alla morte della persona che ha
subito la trasfusione.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Gli antigeni che determinano i gruppi sanguigni si trovano sulla superficie dei globuli rossi. V F
b. Gli antigeni hanno la funzione di riconoscere gli anticorpi. V F
c. Una persona di dice Rh+ se possiede l’antigene D. V F
d. Le trasfusioni di sangue si possono effettuare fra qualunque persona, purché non ammalata. V F
e. Una persona Rh– può donare sangue a un Rh+ V F

128 CIRCOLAZIONE E DIFESA DALLE MALATTIE


Unità 1
LA CIRCOLAZIONE
3 IL CUORE

✱ POSIZIONE, FUNZIONE E STRUTTURA DEL CUORE


Il cuore si trova nella gabbia toracica, dietro lo sterno, nello spazio compreso fra
il polmone destro e quello sinistro, un po’ spostato verso sinistra. Ha la funzione
di pompare il sangue per farlo giungere in tutte le parti del nostro corpo.
Il cuore è formato dalle parti illustrate in questo schema.

All’atrio destro arrivano la vena cava superiore e la vena


All’atrio sinistro arrivano le vene
cava inferiore. Esse portano sangue non ossigenato proveniente,
polmonari che portano il sangue
rispettivamente, dalla parte superiore e da quella inferiore del
ossigenato proveniente dai polmoni.
corpo.

aorta
vena cava superiore

arteria polmonare

vene polmonari

atrio
sinistro
atrio
destro
valvola
atrio-ventricolare
ventricolo
sinistro

valvola ventricolo
atrio-ventricolare destro parete divisoria
vena cava inferiore

Dal ventricolo destro parte l’arteria Dal ventricolo sinistro parte


polmonare che si divide in due e porta sangue l’aorta che porta il sangue
non ossigenato ai polmoni. ossigenato a tutto il corpo.

Esercizio
Completa il testo seguente inserendo i termini indicati.

atri • cavità toracica • i ventricoli • l’aorta • l’arteria polmonare • le vene cave • le vene polmonari • lo sterno
Il cuore si trova nella ...................................................................., dietro ............................................................................................ . È formato
da due ................................................................................., posti superiormente, collegati con .............................................................................
posti inferiormente. All’atrio destro arrivano .........................................................................................., all’atrio sinistro ...........................
......................................................................... .

Dal ventricolo destro parte ............................................................................................................................................, dal ventricolo sinistro


parte ................................................................................................. .

CIRCOLAZIONE E DIFESA DALLE MALATTIE 129


Unità 1
LA CIRCOLAZIONE
4 I VASI SANGUIGNI
E LA CIRCOLAZIONE

✱ CARATTERISTICHE E FUNZIONI DEI VASI SANGUIGNI


Il sangue per giungere ai tessuti ed effettuare gli scambi delle sostanze
nutritive, di quelle di rifiuto, di ossigeno, di diossido di carbonio ecc.
circola nei vasi sanguigni. Attraverso questi vasi il sangue parte dal cuore,
raggiunge i tessuti e poi torna di nuovo al cuore.
Nel nostro corpo possiamo trovare tre diversi tipi di vasi sanguigni: le arterie, i
capillari e le vene.

ARTERIE CAPILLARI VENE


Sono i vasi che partono dal cuore. Sono i vasi che effettuano gli Sono i vasi che portano il sangue verso
Al loro interno il sangue circola sotto scambi di sostanze con i tessuti. il cuore. Il sangue circola al loro interno
pressione e, quindi, hanno pareti più Per questo hanno pareti sottilissime, a pressione bassa e, quindi, hanno pareti
spesse rispetto alle vene. Le arterie si formate da un solo strato di cellule, più sottili rispetto a quelle delle arterie.
trovano quasi sempre in profondità. che può essere attraversato dai
Le vene si trovano sia in profondità sia
In alcuni punti passano più in globuli bianchi, che così in caso
in superficie; queste ultime scorrono
superficie e qui è possibile percepire di infezioni possono raggiungere
nello strato sottocutaneo e sono visibili a
il loro pulsare. i tessuti, e dal plasma ma non dai
occhio nudo.
globuli rossi.

capillari arteriosi

liquido
extracellulare

arteriola

cellule

venula

capillari
venosi

130 CIRCOLAZIONE E DIFESA DALLE MALATTIE


✱ LA PICCOLA E LA GRANDE CIRCOLAZIONE
Nel nostro corpo si hanno una piccola circolazione e una grande
circolazione. La prima si svolge fra il cuore e i polmoni, la seconda avviene
fra il cuore e i tessuti di tutto il corpo.
Il sangue circola nelle arterie perché spinto dal cuore. Giunto ai capillari, la
pressione del sangue si riduce e il ritorno al cuore avviene grazie alla forza di
gravità, all’azione dei muscoli e alle valvole presenti nelle vene.

Il sangue parte dal ventricolo destro capillari polmonari


e, tramite l’arteria polmonare,
giunge ai polmoni. Qui l’emoglobina
presente nei globuli rossi, attraverso
le sottili pareti dei capillari e degli
Piccola polmoni
alveoli, cede il diossido di carbonio
circolazione e si lega con l’ossigeno. Il sangue
ossigenato, per mezzo delle vene
polmonari, torna all’atrio sinistro e
poi passa nel ventricolo sinistro, dal vene
arterie polmonari
quale ha inizio la grande circolazione. polmonari
vena cava
superiore
Il sangue parte dal ventricolo aorta
sinistro e va all’aorta. Questa arteria
si ramifica e forma vasi sempre atrio destro atrio
più piccoli, dai quali si originano sinistro
i capillari. I capillari penetrano ventricolo
ventricolo
nei tessuti, effettuano gli scambi destro sinistro
Grande delle sostanze e poi si riuniscono a vena cava
circolazione formare vasi di dimensione maggiore, inferiore
cioè le vene. Queste, a loro volta,
confluiscono nelle vene cave che
arrivano all’atrio destro del cuore.
Da qui il sangue passa nel ventricolo
destro, dal quale ha inizio la piccola
circolazione.
capillari del corpo

Esercizio ud5_lez3_p162_circolazione
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Le valvole presenti nelle vene permettono la risalita del sangue verso il cuore. V F
b. Le arterie si trovano più in superficie rispetto alle vene. V F
c. La grande circolazione avviene fra il cuore e i polmoni. V F
d. Nelle arterie della piccola circolazione si trova sangue non ossigenato. V F
e. Nella grande circolazione il sangue torna al cuore attraverso le vene cave. V F

CIRCOLAZIONE E DIFESA DALLE MALATTIE 131


Unità 1
LA CIRCOLAZIONE
5 IL SISTEMA LINFATICO

✱ FUNZIONI DEL SISTEMA LINFATICO diventa palpabile attraverso la pelle. Questi noduli
sono comunemente chiamati “ghiandole”.
Il sistema linfatico ha la funzione di raccogliere e
filtrare i liquidi presenti nei tessuti e le sostanze La milza si trova sotto il diaframma, a sinistra del
grasse assorbite dai villi intestinali. pancreas e dello stomaco. Essa produce linfociti e
distrugge globuli rossi e piastrine non più efficienti.
Le sostanze vengono raccolte dai capillari linfatici;
questi confluiscono nei vasi linfatici che passano Il timo è posto dietro lo sterno. Nel periodo della
attraverso i linfonodi. Alla fine tutte le sostanze crescita esso è molto sviluppato ma poi regredisce; la
riassorbite vengono immesse nel sangue. sua principale funzione è quella di produrre i linfociti.
Tessuti in grado di produrre i linfociti sono presenti
anche all’interno delle tonsille o dell’appendice, che
✱ I LINFONODI, LA MILZA E IL TIMO si trova nell’intestino crasso, e nel midollo rosso
Lungo i vasi linfatici si trovano i linfonodi. Essi: delle ossa.
● eliminano di eventuali microrganismi provenienti
dai tessuti; ✱ COME CIRCOLA LA LINFA
● producono i linfociti, particolari cellule del sangue
Nel sistema linfatico non esiste un organo con
facenti parte dei globuli bianchi.
funzione di pompa. La linfa circola grazie alla
I linfonodi sono distribuiti, sia in profondità sia appena contrazione dei muscoli.
al di sotto della pelle . Quando si hanno delle
Come nel caso delle vene, questa risalita è resa
infezioni nei tessuti che si trovano a monte dei vasi
possibile dalla presenza di valvole che impediscono
che confluiscono in un linfonodo, esso si ingrossa e
il flusso in senso inverso.

 capsula
vasi linfatici noduli corticali
afferenti tonsille timo

centro milza
germinativo
linfonodi

midollo
osseo
vasi linfatici
vasi linfatici
efferenti

vasi sanguigni

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La milza produce linfociti. V F
b. Il timo è sviluppato nelle persone adulte. V F
c. Le sostanze contenute nei vasi linfatici alla fine confluiscono nel sangue. V F
d. La milza distrugge i globuli rossi. V F
e. Le tonsille producono linfonodi. V F

132 CIRCOLAZIONE E DIFESA DALLE MALATTIE


Unità 2
LA DIFESA
DALLE MALATTIE 1 LE MALATTIE

✱ CLASSIFICAZIONE DELLE MALATTIE La prevenzione delle malattie degenerative può


essere fatta riducendo l’esposizione agli agenti
Le malattie degenerative sono dovute a
riconosciuti come fattori di rischio per le malattie
degenerazione dei tessuti o degli organi
stesse.
causata da agenti esterni di natura chimica
o fisica oppure da cause interne. Le malattie
infettive sono provocate da organismi viventi di ✱ LE MALATTIE INFETTIVE
dimensioni molto piccole.
Le malattie infettive sono causate da virus (epatite,
influenza, HIV, rosolia ecc.) e batteri (tubercolosi,
✱ LE MALATTIE DEGENERATIVE colera, botulismo, tetano ecc.) ma anche da protozoi
(malaria) e funghi (micosi). Essi cercano di penetrare
Nella nostra società le malattie degenerative
nel nostro corpo per utilizzare le nostre riserve di
rappresentano la principale causa di morte.
energia e potersi riprodurre.
Le principali sono:
Per la difesa dalle malattie infettive, oltre alle difese
● le malattie cardiovascolari, che sono le più naturali, abbiamo a disposizione numerose armi. Fra
frequenti; interessano il sistema circolatorio e queste particolare importanza hanno gli antibiotici,
hanno effetti diretti sui vasi e sul cuore. Fanno che permettono di curare molte malattie di origine
parte di questo gruppo l’infarto, l’ipertensione, batterica. Le malattie infettive si possono trasmettere
l’arteriosclerosi ecc; stando a contatto con persone che ne sono colpite.
● i tumori, dovuti alla degenerazione delle nostre Quando ciò avviene si parla di contagio.
stesse cellule. Le cellule tumorali si riproducono
le cellule tumorali le cellule tumorali
in maniera incontrollata e perdono la capacità di invadono i tessuti vicini entrano nei vasi sanguigni
svolgere le loro normali funzioni; pertanto i tessuti
che ne sono colpiti risultano gravemente danneggiati.
Le cellule tumorali possono penetrare nei vasi
sanguigni  e andarsi a sviluppare in parti del
corpo lontane da quella di origine, formando delle
metastasi. Quando si raggiunge questo stadio, la
guarigione è più difficile. Se un tumore viene invece
scoperto in fase precoce può venire asportato e si ha
la completa guarigione;
● il diabete, una malattia del pancreas dovuta
all’incapacità di produrre una sufficiente quantità di
insulina. 

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.

Nei Paesi industrializzati le malattie (degenerative / infettive) rappresentano la principale causa di morte.
(Le malattie cardiovascolari / I tumori) sono le malattie (degenerative / infettive) più diffuse. Le cellule
tumorali si riproducono (più / meno) delle altre e (restano localizzate / possono raggiungere altri tessuti).
Le metastasi si formano (nello stesso organo / in un organo diverso da quello) in cui si è originato il
tumore.
Gli antibiotici si utilizzano per combattere i (virus / batteri / virus e i batteri). Le malattie (infettive /
degenerative) possono passare da una persona all’altra.

CIRCOLAZIONE E DIFESA DALLE MALATTIE 133


Unità 2
LA DIFESA
DALLE MALATTIE 2 IL SISTEMA
IMMUNITARIO

✱ LE DIFESE DELL’ORGANISMO ✱ I COMPONENTI DEL SISTEMA


Il nostro corpo è esposto a continui attacchi da parte IMMUNITARIO
di agenti esterni. Esso dispone però di numerose Il sistema immunitario è formato da cellule di
forme di difesa. Le prime sono di natura meccanica vario tipo, facenti parte dei globuli bianchi, e da
e sono rappresentate dalla pelle e dalle mucose; sostanze di natura proteica.
esse formano una barriera che ostacola l’ingresso Le cellule possono essere distinte in fagociti e
di questi agenti nel nostro corpo. Altre difese sono linfociti.
di natura chimica: sulla pelle, nella saliva, nel muco
ci sono sostanze in grado di eliminare questi agenti. ● I fagociti sono cellule che distruggono i
Anche l’acido cloridrico presente nello stomaco microrganismi inglobandoli al loro interno .
contribuisce all’eliminazione dei microrganismi. ● I linfociti possono essere di due tipi: linfociti B e
Nonostante ciò, alcuni di essi superano queste linfociti T.
difese e allora intervengono altri sistemi più specifici - I linfociti B si trasformano in plasmacellule,
che nel loro insieme costituiscono il sistema che producono gli anticorpi, e in cellule della
immunitario. memoria, che conservano per lungo tempo le
informazioni sugli antigeni con cui sono venute
a contatto.
✱ LA FUNZIONE DEL SISTEMA IMMUNITARIO
- I linfociti T riconoscono e attaccano
La funzione del sistema immunitario è di attaccare direttamente le cellule estranee.
e distruggere gli agenti riconosciuti come estranei.
Per poterci difendere, il sistema immunitario deve Le sostanze di natura proteica del sistema
essere in grado di distinguere ciò che appartiene al immunitario che attaccano gli agenti infettanti sono di
nostro corpo da ciò che non vi appartiene. tre tipi: gli anticorpi, il sistema del complemento e
Le sostanze che possono essere riconosciute dal gli interferoni.
sistema immunitario sono chiamate antigeni.

 distruzione del batterio digestione


fagocita inglobamento del batterio per azione degli enzimi del batterio

Esercizio
Completa il testo seguente inserendo i termini indicati.

anticorpi • antigeni • fagociti • i linfociti • linfociti B • linfociti T

Le sostanze che il sistema immunitario riesce a riconoscere sono chiamate ...................................... . Le cellule in
grado di inglobare gli agenti estranei e di digerirli sono chiamate ......................................
Le altre cellule del sistema immunitario sono ...................................... . Essi si suddividono in ......................................, che
generano cellule in grado di produrre ......................................, e in ......................................, che sono in grado di attaccare
direttamente le cellule riconosciute come estranee.

134 CIRCOLAZIONE E DIFESA DALLE MALATTIE


Unità 2
LA DIFESA
DALLE MALATTIE 3 LA RISPOSTA
IMMUNITARIA

✱ TIPI DI RISPOSTA IMMUNITARIA  sostanze citotossiche


che uccidono la cellula infettata
Di fronte a ogni infezione si possono avere due
tipi di risposta: una risposta immunitaria non
specifica e una risposta immunitaria specifica.
La prima è sempre uguale, anche di fronte cellula infettata
ad agenti diversi. La seconda è invece più proteina
dell’agente
mirata e si basa sul riconoscimento dell’agente infettante
infettante.
● La risposta immunitaria non specifica avviene linfocita
T killer
grazie a cellule (fagociti) o mediante sostanze
(sistema del complemento o interferoni). recettore dell’antigene

● La risposta immunitaria specifica avviene con


cellula
cellule (linfociti T) o mediante sostanze (gli  antigene estranea
anticorpi)
I linfociti T riconoscono gli antigeni sulle membrane
degli agenti infettanti o delle cellule infettate,
attaccano queste cellule e le eliminano .
Gli anticorpi si attaccano agli antigeni presenti
sulle cellule estranee e le agglutinano. Per
agglutinazione si intende la capacità degli anticorpi
di legarsi a più cellule contemporaneamente,
unendole l’una con l’altra. In tal modo esse
precipitano e vengono eliminate . Sempre gli
anticorpi facilitano il riconoscimento degli agenti
estranei da parte dei fagociti. luogo in cui
si lega l’antigene
La risposta immunitaria specifica può essere di tipo con l’anticorpo anticorpo
primario o secondario.

Tipo di risposta È indirizzata contro... Velocità della risposta


agenti con i quali il sistema La risposta è più lenta perché il sistema immunitario
primaria immunitario si trova a contatto non conosce l’agente infettante e deve predisporre il sistema
per la prima volta. di difesa.
agenti che il sistema immunitario La risposta è più veloce perché il sistema immunitario
secondaria conosce perché è già venuto ha già nella sua memoria le informazioni necessarie
a contatto con essi. per scatenare l’attacco.

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.

La risposta immunitaria (specifica / non specifica) si manifesta in modo differente a seconda dell’agente
infettante.
La risposta immunitaria (primaria / secondaria) è più rapida.
La risposta immunitaria (primaria / secondaria) è indirizzata verso agenti sconosciuti al sistema immunitario.
Gli anticorpi intervengono nella risposta immunitaria di tipo (specifico / non specifico).

CIRCOLAZIONE E DIFESA DALLE MALATTIE 135


Unità 2
LA DIFESA
DALLE MALATTIE 4 PREVENZIONE E CURA
DELLE MALATTIE INFETTIVE

✱ LA DIFFUSIONE DELLE MALATTIE ✱ LE VACCINAZIONI


INFETTIVE La vaccinazione consiste nel far venire a contatto
Le malattie infettive hanno rappresentato un il nostro sistema immunitario con gli agenti
grave flagello per l’umanità. Basti pensare causa di malattie, ma resi inattivi, o con sostanze
alle epidemie di peste dei secoli passati o alla da essi prodotte.
tubercolosi, che hanno causato la morte di Con la vaccinazione il nostro sistema immunitario
milioni di persone. impara a riconoscere i loro antigeni specifici e a
Oggi le malattie infettive di origine batterica si curano memorizzare a lungo termine le loro caratteristiche.
con gli antibiotici, delle sostanze che sono dannose Così, se ci sarà un nuovo contatto con l’agente
per i batteri ma non per noi. infettante, avremo una risposta immediata e non ci
Rimangono invece problemi per la cura delle malattie ammaleremo. La vaccinazione (vaccinoprofilassi)
causate dai virus. Ciò dipende dal fatto che i virus è un metodo molto efficace di prevenzione, che va
utilizzano per la loro riproduzione le nostre stesse effettuata su persone sane. Essa, per assicurare
cellule e quindi è difficile colpirli senza arrecare danni un’adeguata protezione, impiega del tempo.
a noi stessi. vaccinazione
I principali rimedi per la prevenzione e la cura delle 1. si iniettano 2. il sistema 3. si viene a 4. gli anticorpi 1. si viene a
microrganismi immunitario contatto con un distruggono il contatto con u
malattie di origine virale sono quelli che agiscono inattivi produce microrganismo microrganismo microrganism
direttamente sul sistema immunitario. Questi rimedi anticorpi patogeno patogeno
sono efficaci anche contro i batteri. Essi agiscono
stimolando la risposta immunitaria in modo passivo,
mediante le sieroterapia, o in modo attivo, mediante
la vaccinazioni.

✱ LA SIEROTERAPIA
Nei casi in cui è necessario intervenire velocemente, sieroterapia
1. si iniettano
si ricorre allamicrorganismi
sieroterapia. 2. il sistema 3.
La sieroterapiasi viene a 4. gli anticorpi 1. si viene a 2. si inietta un siero 3. gli anticorpi
immunitario contatto con un distruggono il contatto con un con anticorpi distruggono il
consiste nell’iniettare
inattivi nelproduce
nostro microrganismo
corpo un siero microrganismo microrganismo contro tale microrganismo
contenente anticorpi giàanticorpi formati inpatogeno
persone che patogeno microrganismo
si suppone siano stati colpiti da una infezione.
Tale siero, di solito, è ottenuto dal sangue di persone
o animali che hanno sviluppato anticorpi specifici per
la malattia che si vuole combattere. La sieroterapia,
a differenza della vaccinazione, non lascia immunità
a lungo termine.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La vaccinazione agisce in modo simile agli antibiotici. V F
b. I vaccini si somministrano solo dopo aver preso una malattia. V F
c. La sieroterapia stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi. V F
d. La sieroterapia utilizza anticorpi già pronti. V F
e. Sottoponendoci alla vaccinazione il sistema immunitario impara a riconoscere gli antigeni
e a memorizzare le loro caratteristiche. V F

136 CIRCOLAZIONE E DIFESA DALLE MALATTIE


FENOMENI
ONDULATORI

2 A
CAP 6 CAP 5
Unità 1 IL SUONO 173 PAGINA 143
1. Che cos’è il suono 174 PAGINA 144
2. Le onde sonore 176 PAGINA 146
3. Caratteristiche del suono 178 PAGINA 148
4. Fenomeni sonori 182 PAGINA 152

Unità 2 LA LUCE 189 PAGINA 159


1. La luce e la sua propagazione 190 PAGINA 160
2. Riflessione e diffusione della luce 192 PAGINA 162
3. Gli specchi 194 PAGINA 164
4. Rifrazione e dispersione della luce 196 PAGINA 166
5. Le lenti 198 PAGINA 168
6. I colori e le radiazioni elettromagnetiche 200 PAGINA 170

137
Unità 1
IL SUONO
1 CHE COS’È IL SUONO

✱ IL SUONO
Se battiamo sulla membrana di un tamburo  Quando la lamina va
o pizzichiamo la corda di una chitarra e poi vi
Quando la lamina indietro, la spinta sulle
accostiamo un dito sentiamo una leggera vibrazione. va in avanti spinge l’aria particelle d’aria cessa, lo
È da questa vibrazione che hanno origine i suoni. a contatto con essa. strato d’aria si dirada, e si
Il suono è una vibrazione che si propaga in un ha come un “risucchio”.
mezzo solido, liquido o gassoso. L’aria subisce una L’aria subisce una
Quando questa vibrazione giunge al nostro orecchio, compressione. decompressione.
e da qui al cervello, la percepiamo come suono.
aria

✱ COME SI PROPAGA IL SUONO


La vibrazione che rappresenta il suono
si trasmette generando, in rapidissima
successione, compressioni e decompressioni
del mezzo attraverso cui si propaga.
Esaminiamo “al rallentatore” ciò che accade quando
mettiamo una lamina in vibrazione.

Una singola vibrazione consiste in uno spostamento
avanti-indietro della lamina. Queste compressioni
e decompressioni successive si trasmettono alle
onda sonora
particelle d’aria a contatto con la lamina e così
si genera il suono. A loro volta queste particelle
trasmettono le compressioni e le decompressioni alle
particelle che si trovano a contatto con esse e così il
suono si propaga .
Il suono si propaga con velocità diverse nelle diverse
sostanze; nei corpi solidi si propaga più velocemente
che nell’aria , nel vuoto non riesce a propagarsi.

mezzo aria acqua rame ferro


velocità (m/s) 340 1480 4760 5950

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Il suono nei solidi si propaga con velocità maggiore. V F
b. Il suono nel vuoto si propaga con velocità maggiore rispetto ai liquidi. V F
c. Il suono è dovuto alla compressione e decompressione delle particelle. V F
d. Il suono nel vuoto non si propaga. V F
e. Il suono è una vibrazione che viene percepita dal nostro orecchio. V F

138 FENOMENI ONDULATORI


Unità 1
IL SUONO
2 LE ONDE SONORE

✱ RAPPRESENTAZIONE DI UN’ONDA SONORA


Le onde sonore causano delle oscillazioni che avvengono nel senso in cui si
propagano le onde stesse .


verso di
propagazione
dell’onda

direzione lungo la quale oscillano le particelle

Queste oscillazioni consistono in una compressione e in una decompressione


sulle particelle e possono essere rappresentate sul piano cartesiano. Sull’asse
delle ascisse si rappresenta il tempo, su quello delle ordinate si rappresenta la
pressione.
In un’onda possiamo individuare i seguenti elementi:

Lunghezza d’onda
Corrisponde alla distanza fra due creste successive.
La lunghezza d’onda si misura sull’asse delle ascisse.

Cresta Ampiezza
dell’onda
Corrisponde al
pressione

punto più alto Corrisponde alla


raggiunto distanza fra l’asse
dall’onda. delle ascisse e
La cresta una cresta.
rappresenta L’ampiezza
il punto di 0 tempo dell’onda si
massima misura sull’asse
compressione. delle ordinate.

Ventre
Corrisponde al punto più basso raggiunto dall’onda.
Il ventre rappresenta il punto di massima decompressione.

Esercizio
Completa il testo seguente inserendo i termini indicati. Attenzione: qualche termine non va
utilizzato.

direzione • il ventre • l’ampiezza • la cresta • la lunghezza d’onda


Un’onda sonora è una curva nella quale ........................................ rappresenta il punto di massima decompressione,
mentre ........................................ rappresenta il punto nel quale la pressione è più alta. In un’onda la distanza fra due
creste rappresenta ................................................................................ mentre la distanza fra l’asse delle ascisse e una cresta
o un ventre rappresenta ........................................ .
Le onde sonore si propagano nella stessa ........................................ lungo la quale avviene l’oscillazione delle
particelle.

FENOMENI ONDULATORI 139


Unità 1
IL SUONO
3 CARATTERISTICHE
DEL SUONO

✱ RAPPRESENTAZIONE DELLE CARATTERISTICHE DEL SUONO


Ogni suono ha delle caratteristiche particolari che ci permettono di
distinguerlo dagli altri.
Esse sono l’intensità, l’altezza e il timbro.
● L’intensità di un suono ci indica quanto esso è forte. L’intensità di un suono
si misura in decibel (dB) . Nella rappresentazione grafica, a una variazione
nell’intensità corrisponde una variazione di ampiezza dell’onda .

 intensità (dB)
jet al martello
decollo pneumatico
soglia
del dolore
130

120
concerto rock
officina
110

100
jet che
è decollato
90

traffico 80

70 ufficio
rumoroso
60

conversazione 50
ad alta voce ufficio
40

30
biblioteca
20 suono conversazione
meno intenso a bassa voce
10
pressione

0
tempo
soglia
caduta di udibilità bisbiglio
foglie


suono
più intenso
suono
meno intenso
pressione
pressione

tempo tempo

140 FENOMENI ONDULATORI


● L’altezza di un suono ci indica quanto esso è acuto o grave. Nella
rappresentazione grafica, a una variazione dell’altezza di un suono
corrisponde una variazione di lunghezza d’onda . L’altezza di un suono
si misura in hertz (Hz); la frequenza di 1 Hz corrisponde a una oscillazione
al secondo. I suoni che una persona con l’udito perfetto riesce a percepire
variano da circa 16 Hz a 20 000 Hz. Suoni con frequenza superiore a 20 000
Hz sono chiamati ultrasuoni, mentre quelli con frequenza inferiore a 16 Hz
sono chiamati infrasuoni. I diversi animali sono in grado di percepire suoni in
intervalli di frequenza diversi .

suono grave
  UOMO CANE GATTO DELFINO PIPISTRELLO RANA

frequenza
pressione

in Hz
tempo
infrasuoni suoni udibili ultrasuoni

106
105
104
103
suono acuto
102
101
pressione

100
tempo
16-20 000 15-50 000 60-65 000 150-150 000 1000-120 000 50-10 000

● Il timbro ci permette di distinguere la voce di due persone diverse o i


suoni generati da due diversi strumenti musicali. Il diapason ha un suono
rappresentato da una curva molto semplice . Altri strumenti hanno suoni
rappresentati da curve più complesse che possono essere scomposte in curve
semplici . Il rumore ha una rappresentazione grafica del tutto irregolare .

 Suono semplice di un diapason.  Suono complesso.  Rumore.

A suono
B C complesso

tempo tempo
pressione

pressione

pressione

tempo

Esercizio
Scrivi in che cosa differiscono le coppie di suoni indicate.

La stessa nota di una chitarra Due note diverse I suoni ottenuti battendo con diversa
e di un pianoforte di uno stesso strumento forza sulla membrana di un tamburo

………………………………………………………………………………………………………. ………………………………………………………………………………………………………. ……………………………………………………………………………………………………….

FENOMENI ONDULATORI 141


Unità 1
IL SUONO
4 FENOMENI SONORI

✱ I PRINCIPALI FENOMENI SONORI 


Le onde sonore possono dare luogo a fenomeni
particolari, alcuni dei quali colpiscono spesso la
nostra attenzione. Esamineremo adesso l’eco, la
risonanza e l’effetto Doppler.

✱ L’ECO E IL RIMBOMBO 17 metr


i o più
Quando camminiamo in montagna parlando ad alta
voce, di fronte a una parete rocciosa, può capitare di
sentire il ritorno del suono della nostra voce: si tratta
dell’eco.
L’eco è dovuta alla riflessione di un’onda sonora
che incontra un ostacolo e torna indietro . 
Quando l‘ostacolo si trova a una distanza
inferiore ai 17 metri, si ha ugualmente la
vibrazione
riflessione ma non si riesce a distinguere il
suono emesso da quello riflesso. In questo caso
abbiamo un rimbombo o riverbero.
Il fatto di percepire l’eco o il rimbombo dipende dalla
nostra percezione uditiva.

✱ LA RISONANZA
La risonanza si ha quando un sistema in grado
di oscillare viene sollecitato a farlo con una A che cosa è dovuto l'effetto Doppler?
frequenza uguale alla propria .
La risonanza è un fenomeno fisico vero e proprio e
non dipende dalla nostra percezione uditiva.

✱ L’EFFETTO DOPPLER
A causa dell’effetto Doppler, un suono ci appare più
acuto quando la sorgente sonora è in avvicinamento Una sorgente sonora Una sorgente in
e più grave quando è in allontanamento. in avvicinamento viene allontanamento viene
L’effetto Doppler non dipende dalla nostra percepita come se avesse percepita come se avesse
percezione uditiva e si evidenzia anche se un suono una frequenza più alta una frequenza più bassa
(suono più acuto). (suono più grave).
viene registrato.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Per percepire l’eco è necessario che l’ostacolo che riflette il suono si trovi a meno di 17 metri. V F
b. Il rimbombo e l’eco dipendono entrambi dallo stesso fenomeno di riflessione del suono. V F
c. La risonanza dipende dalla nostra percezione uditiva. V F
d. A causa dell’effetto Doppler un suono ci appare più acuto quando la sorgente sonora è in avvicinamento. V F
e. L’effetto Doppler si evidenzia anche se un suono viene registrato. V F

142 FENOMENI ONDULATORI


Unità 2
LA LUCE
1 LA LUCE
E LA SUA PROPAGAZIONE

✱ CHE COS’È LA LUCE


La luce per certi aspetti può essere considerata come costituita da
corpuscoli, privi di massa, chiamati fotoni. Essa ha però un modo di
propagarsi e molte altre caratteristiche tipiche delle onde elettromagnetiche.
La maggior parte dei fenomeni luminosi può comunque essere spiegata
ricorrendo all’una o all’altra delle ipotesi.
Uno dei modi più comuni per generare la luce è quello di portare ad alta
temperatura un corpo, che chiameremo corpo luminoso. In questo stato
esso emette luce e questa è tanto più intensa e bianca quanto più alta è la
temperatura raggiunta. Su questo principio si basa il funzionamento delle
lampade a incandescenza.
L’unità di misura dell’intensità luminosa nel Sistema Internazionale è la candela (cd).
La luce è una forma di energia, detta energia raggiante.

✱ LA PROPAGAZIONE DELLA LUCE


La luce si propaga per mezzo di onde elettromagnetiche. Queste differiscono
da quelle sonore principalmente perché:

possono viaggiare anche nel vuoto sono trasversali


La luce solare attraversa lo spazio vuoto che si trova L’oscillazione è perpendicolare alla direzione
oltre l’atmosfera terrestre e giunge fino a noi. lungo la quale si propagano.

verso della
propagazione

Sole spazio vuoto

direzione
Terra dell’oscillazione

La velocità della luce nel vuoto è di circa 300 000 km/s.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Un corpo riscaldato che emette una luce rossastra ha una temperatura
inferiore a un corpo che emette una luce bianca. V F
b. Le onde luminose sono longitudinali. V F
c. La luce viaggia anche nel vuoto. V F
d. I fotoni sono privi di massa. V F
e. La luce si propaga sotto forma di onde elettromagnetiche. V F

FENOMENI ONDULATORI 143


Unità 2
LA LUCE
2 RIFLESSIONE
E DIFFUSIONE DELLA LUCE

✱ LA RIFLESSIONE E LA DIFFUSIONE DELLA LUCE


Se un corpo colpito dalla luce è perfettamente liscio, si ha la riflessione, se è ruvido si ha la diffusione.

diffusione
riflessione

Un raggio che colpisce una superficie riflettente La diffusione è molto importante perché permette di
è chiamato raggio incidente, mentre quello che illuminare il mondo intorno a noi. Se non ci fosse la
rimbalza è chiamato raggio riflesso. Se tracciamo diffusione, la luce attraverserebbe gli ambienti senza
la perpendicolare al piano dello specchio nel punto illuminarli.
in cui il raggio lo colpisce, si formano due angoli: Per questo motivo il cielo è luminoso. Nelle immagini
l’angolo di incidenza e l’angolo di riflessione . riprese dagli astronauti nello spazio il cielo appare
sempre nero perché, in assenza dell’atmosfera e delle
particelle presenti in essa, la luce non si diffonde .

 
perpendicolare

raggio raggio
incidente riflesso

angolo di angolo di
incidenza riflessione

specchio

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La luminosità del cielo è dovuta alla diffusione. V F
b. I raggi vengono riflessi anche nella diffusione. V F
c. Il raggio che va verso la superficie di uno specchio si chiama raggio riflesso. V F
d. Se un corpo colpito dalla luce è perfettamente liscio, si ha la diffusione. V F
e. Il cielo nello spazio è nero perché non ci sono particelle sospese che diffondono la luce. V F

144 FENOMENI ONDULATORI


Unità 2
LA LUCE
3 GLI SPECCHI

✱ CHE COSA SONO GLI SPECCHI


Gli specchi sono delle superfici perfettamente levigate che riflettono molto
bene la luce. Essi possono essere piani o curvi.
Se ci poniamo davanti a uno specchio piano vediamo la nostra immagine
riprodotta  A .
Quando accostiamo una scritta ci accorgiamo però che le parole appaiono al
contrario e con i caratteri rovesciati  B .

A B
immagine riflessa

oggetto specchio

Gli specchi curvi sono di due tipi:

✱ Specchi curvi
CONCAVI CONVESSI
se è riflettente la parte se è riflettente la parte
interna della calotta esterna della calotta

Le loro immagini sono


Facendo variare la distanza
sempre virtuali, diritte e
dallo specchio si possono
rimpicciolite. Grazie alla
ottenere immagini virtuali
capacità di inquadrare spazi
o reali, ingrandite o
molto ampi si utilizzano, per
rimpicciolite. Nei grandi
esempio, negli specchietti
telescopi si utilizzano, per la
retrovisori delle automobili
loro capacità di ingrandire,
e negli specchi posti in
particolari specchi concavi
prossimità di punti pericolosi
chiamati specchi parabolici.
sulle strade.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Uno specchio piano inverte la destra con la sinistra. V F
b. Uno specchio piano inverte il sopra con il sotto. V F
c. I telescopi utilizzano specchi concavi. V F
d. Gli specchietti esterni delle auto sono convessi. V F
e. Gli specchi convessi capovolgono le immagini. V F

FENOMENI ONDULATORI 145


Unità 2
LA LUCE
4 RIFRAZIONE E
DISPERSIONE DELLA LUCE

 ✱ LA RIFRAZIONE DELLA LUCE


Quando la luce attraversa un corpo trasparente di natura diversa rispetto a
quello in cui sta viaggiando, cambia di velocità e subisce una deviazione.
Tale fenomeno è chiamato rifrazione .
La deviazione subita varia in base all’indice di rifrazione, che è caratteristico di
ogni sostanza.
Il raggio di luce che arriva è chiamato raggio incidente, il raggio che ha subito la
deviazione è chiamato raggio rifratto.

angolo di incidenza angolo di rifrazione


È l’angolo formato dal raggio incidente e la perpendicolare È l’angolo formato dal raggio rifratto e la perpendicolare al
al punto di contatto di questo raggio con la sostanza punto di contatto con la sostanza che è stata attraversata.
da attraversare. Questo angolo è diverso in sostanze di natura diversa.

raggio raggio
incidente incidente

aria angolo di aria


incidenza

acqua acqua
angolo di
raggio rifrazione
rifratto
raggio
rifratto

✱ LA DISPERSIONE DELLA LUCE 


La luce solare, o quella di una lampadina
a incandescenza, è bianca; se essa passa
attraverso un prisma, grazie al fenomeno della
dispersione, si scompone in altri colori.
La dispersione dipende dal fatto che la rifrazione
della luce è diversa per i diversi colori .
Il fenomeno della dispersione ci permette così
di vedere che la luce bianca è formata dalla
composizione di sette colori diversi: rosso,
arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto.
Questi sono i colori dell’iride, gli stessi che possiamo
osservare nell’arcobaleno.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La luce ha velocità diverse nell’attraversare sostanze diverse. V F
b. Nel passaggio dall’aria all’acqua il raggio che arriva all’acqua è chiamato raggio rifratto. V F
c. La dispersione della luce consiste nella sua scomposizione nei colori che la compongono. V F
d. Attraversando un prisma la luce subisce una dispersione. V F
e. La luce solare è di colore giallo. V F

146 FENOMENI ONDULATORI


Unità 2
LA LUCE
5 LE LENTI

✱ CHE COSA SONO LE LENTI


Le lenti sono corpi trasparenti di vetro che hanno almeno una superficie curva.
A seconda della loro forma possono essere distinte in lenti convergenti e
divergenti.

● Le lenti che fanno convergere i raggi luminosi che le attraversano sono


chiamate lenti convergenti. Il punto in cui fanno convergere i raggi è
chiamato fuoco . Il loro comportamento dipende dalla particolare forma, che
presenta sempre uno spessore maggiore al centro rispetto ai bordi. Le immagini
ottenute osservando attraverso una lente convergente sono ingrandite.

fuoco
asse ottico

● Le lenti che fanno divergere i raggi luminosi che le attraversano sono


chiamate divergenti . Questo comportamento si ottiene costruendole
con uno spessore minore al centro rispetto ai bordi. Le immagini ottenute
osservando attraverso una lente divergente sono rimpicciolite. Nelle lenti
divergenti si ha un fuoco virtuale.

fuoco virtuale
asse ottico

In generale si può dire che la deviazione di un raggio luminoso avviene sempre


verso la parte della lente dove lo spessore è maggiore.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Le lenti devono avere almeno una superficie curva. V F
b. Nelle lenti convergenti i raggi convergono verso il fuoco. V F
c. Una lente divergente ingrandisce sempre le immagini. V F
d. Una lente divergente è più spessa al centro. V F
e. Un raggio luminoso devia verso la parte della lente con spessore minore. V F

FENOMENI ONDULATORI 147


Unità 2
LA LUCE
6 I COLORI E LE RADIAZIONI
ELETTROMAGNETICHE

✱ CHE COSA SONO I COLORI  tipo di radiazione


1f
I colori sono sensazioni visive generate da
radiazioni elettromagnetiche che differiscono fra
loro per la lunghezza d’onda. raggi gamma

Il nostro occhio percepisce solo le radiazioni che


fanno parte dello spettro visibile. Queste radiazioni 0,1 n
comprendono i colori che vanno dal rosso al raggi X
violetto: il rosso è quello che ha la lunghezza d’onda 10 n
maggiore, il violetto quella minore .
ultravioletti

✱ LE RADIAZIONI ELETTROMAGNETICHE

lunghezza d’onda
0,4 µ
Oltre alle radiazioni luminose, esistono altri tipi di
visibile
radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d’onda:
0,7 µ
● maggiore di quelle che formano il colore rosso; sono
le radiazioni infrarosse, le microonde e le onde radio;
infrarossi
● minore di quelle che formano il colore violetto; sono
le radiazioni ultraviolette, i raggi X e i raggi gamma. 1 mm
Le radiazioni infrarosse, per esempio, sono quelle
microonde
emesse dai corpi caldi anche a temperature non
molto elevate. Le radiazioni ultraviolette sono invece 10 cm
quelle che stimolano il nostro corpo a produrre la
vitamina D e a sviluppare l’abbronzatura.
onde radio
Più è piccola la lunghezza d’onda di una radiazione
elettromagnetica e maggiore è la sua capacità di
penetrazione.
10 km


✱ LA PERCEZIONE DEI COLORI
Il mondo intorno a noi presenta una grandissima
varietà di colori. Il nostro occhio riceve le radiazioni
luminose riflesse dagli oggetti, le trasmette al
cervello e questo associa a esse la sensazione di
un colore. Una ciliegia ci appare rossa perché essa
assorbe tutte le radiazioni luminose, tranne quelle
con lunghezza d’onda corrispondente al rosso .

Esercizio
Completa il testo seguente utilizzando i termini indicati.

bassa • gamma • infrarossi • spettro visibile • ultravioletti


Le radiazioni elettromagnetiche che hanno lunghezza d’onda .......................................... sono più penetranti.
Quelle visibili hanno una lunghezza d’onda maggiore dei raggi ................................................... e minore dei raggi .............
..................................................... .
Le radiazioni elettromagnetiche più penetranti sono i raggi .......................................... .
Il nostro occhio percepisce solo le radiazioni che fanno parte dello .......................................................... .

148 FENOMENI ONDULATORI


IL MOVIMENTO,
L’EQUILIBRIO E LE FORZE

2 A
CAP 7 CAP 6
Unità 1 IL MOVIMENTO 209 PAGINA 179
1. Il moto 210 PAGINA 180
2. Moto uniforme, vario e accelerato 214 PAGINA 184
3. I corpi in caduta libera 218 PAGINA 188

Unità 2 LE FORZE 225 PAGINA 195


1. Le forze 226 PAGINA 196
2. Composizione di forze 228 PAGINA 198
3. L’attrito 232 PAGINA 202
4. I principi della dinamica 234 PAGINA 204
5. I moti circolari e il pendolo 238 PAGINA 208

Unità 3 L’EQUILIBRIO NEI SOLIDI E NEI LIQUIDI 245 PAGINA 215


1. L’equilibrio 246 PAGINA
216
2. Le leve 250 PAGINA
220
3. Classificazione delle leve 254 PAGINA 224
4. Il principio d’Archimede 258 PAGINA 228
5. La pressione 262 PAGINA 232

149
Unità 1
IL MOVIMENTO
1 IL MOTO

 ✱ CHE COS’È IL MOTO


Un corpo si dice in movimento se in momenti diversi occupa posizioni
diverse.
Se guardiamo una persona che cammina, ci accorgiamo del suo movimento
perché la sua posizione cambia nel tempo . Un corpo che non cambia
posizione si dice che è in stato di quiete.
Per stabilire se un corpo è in movimento bisogna però avere un sistema di
riferimento.
Il movimento, infatti, avviene rispetto a qualcosa che resta fermo. Nella figura 1
potremmo considerare l’albero come il nostro sistema di riferimento.
In effetti nessun punto si può considerare fermo in assoluto: la Terra si muove
rispetto al Sole e anche il Sole compie un suo movimento nell’Universo. Un
sistema di riferimento può pertanto trovarsi anche su un corpo in movimento.

✱ LA TRAIETTORIA E LA VELOCITÀ
Una caratteristica del movimento è la traiettoria, che possiamo definire
come la linea immaginaria che unisce tutti i punti occupati dal corpo
durante lo spostamento.
La velocità ci dà informazioni sul tempo che impiega un corpo per
effettuare uno spostamento.
Più precisamente, possiamo definire la velocità come il rapporto fra la distanza
percorsa e il tempo impiegato a percorrerla:
velocità = spazio / tempo

PER CALCOLARE...
la velocità bisogna dividere lo spazio il tempo bisogna dividere lo spazio lo spazio bisogna moltiplicare
percorso per il tempo impiegato a percorrerlo: percorso per la velocità: il tempo per la velocità:
v=s/t t=s/v s=v×t

L’unità di misura della velocità è quindi il x 3,6


metro/secondo (m/s) (metro al secondo).
Molto utilizzata è anche la misura espressa in velocità in m/s velocità in km/h
kilometri/ora (km/h) (kilometri all’ora).
In particolare 1 m/s = 3,6 km/h. : 3,6

Esercizio
Risolvi i seguenti problemi.
a. Un’automobile viaggia con una velocità di 108 km/h. Qual è la sua velocità in metri al secondo (m/s)?
........................................................................................................................

b. Un’automobile viaggia per 3 ore alla velocità di 70 km/h. Quanti kilometri percorre?
........................................................................................................................

150 IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE


Unità 1
IL MOVIMENTO
2 MOTO UNIFORME,
VARIO E ACCELERATO

✱ IL MOTO UNIFORME
Se un corpo si muove sempre con la stessa velocità, si dice che esso si
muove con moto uniforme. Se, oltre a mantenere la stessa velocità, la sua
traiettoria segue anche una linea retta, allora si parla di moto rettilineo
uniforme.
In questo tipo di moto un corpo percorre spazi uguali in tempi uguali; quindi, lo
spazio percorso è direttamente proporzionale al tempo impiegato a percorrerlo.
Facciamo un esempio : abbiamo due carrelli ripresi a intervalli di tempo regolari
che si muovono con moto rettilineo uniforme ma con velocità diverse, più bassa
per il carrello blu e più alta per quello rosso.


0m 1m 2m 3m 4m 5m 6m
0s 1s 2s 3s

Sulla linea rappresentata al centro sono segnate le distanze percorse. Nella


tabella che segue sono stati riportati i valori dello spazio percorso nei primi 3
secondi dai due carrelli.

Carrello blu Carrello rosso


tempo (s) spazio (m) tempo (s) spazio (m)
0 0 0 0
1 1 1 2
2 2 2 4
3 3 3 6

Rappresentando i dati su un diagramma cartesiano, notiamo che si ottengono


due segmenti di retta che differiscono l’uno dall’altro per l’inclinazione .


8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
spazio

4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5

0 1 tempo 2 3

IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE 151


✱ IL MOTO ACCELERATO
Quando un’automobile è ferma, la sua velocità è nulla, ma, appena parte, si
preme l’acceleratore e, finché lo si tiene premuto, la velocità cresce. In questo
caso abbiamo un moto accelerato.
La caratteristica del moto accelerato è che la velocità varia man mano che
passa il tempo .
La variazione può portare a un aumento di velocità (moto accelerato) o a una sua
diminuzione (moto decelerato).
Se la crescita di velocità è sempre la stessa, si parla di moto uniformemente
accelerato.
L’accelerazione (a) di un corpo indica come varia la sua velocità nel tempo.
Per un corpo che parte da fermo l’accelerazione si trova applicando la formula
seguente:
a = v/t
L’accelerazione si misura in m/s .
2

Per trovare lo spazio percorso si applica invece la formula:


s = 1/2 a × t2
MOTO UNIFORMEMENTE
 9
ACCELERATO
8
tempo (s) spazio (m)
7
0 0
1 1 6
spazio (m)

2 4 5
3 9 4

0 1 2 3
tempo (s)

Esercizio
Risolvi il seguente problema. 12
11
Un corpo parte da fermo e dopo 2 10
secondi ha una velocità di 4 m/s. 9
Quale sarà la sua accelerazione? 8
7
spazio

............................................................ 6
............................................................ 5
4
3
Quale semiretta rappresenta 2
il corpo più veloce? 1

............................................................ 0 1 2 3 4
tempo

152 IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE


Unità 1
IL MOVIMENTO
3 I CORPI
IN CADUTA LIBERA

 ✱ VELOCITÀ DI UN CORPO IN CADUTA LIBERA


110 Un corpo lasciato cadere dall’alto aumenta sempre la sua velocità finché
non giunge a terra ed è un esempio di moto uniformemente accelerato.
100 In questo caso si parla di corpo in caduta libera .
L’accelerazione che agisce su un corpo in caduta libera è quella di gravità, che
90 sulla Terra equivale a 9,8 m/s2 e si rappresenta con la lettera “g”. Essa, finché si
resta in luoghi alla stessa distanza dal centro della Terra, rimane costante.
80
Se vogliamo trovare la velocità di un corpo, lasciato cadere con partenza da
fermo, dopo un certo tempo (per esempio dopo 5 s), basta applicare la formula:
70
v=a×t
altezza

60 Sostituendo in essa a con g si ha:


v=g×t
50
Velocità
Tempo (s)
40 60 (m/s)
0 0
50
30
1 9,8
40
velocità (m/s)

20 2 19,6
30
10
3 29,4
20
4 39,2
0 10
5 49
0 1 2 3 4 5 6 …
tempo (s) …

✱ FATTORI CHE INFLUENZANO LA VELOCITÀ DI UN CORPO


IN CADUTA LIBERA
Come puoi notare, nella formula v = g × t non compare la massa.
La velocità di un corpo in caduta libera dipende solo dal tempo e dalla forza
di gravità.
Il fatto che a parità di tempo alcuni oggetti cadano più velocemente di altri
dipende dalla resistenza dell’aria.
La resistenza dell’aria viene sfruttata nella costruzione di particolari strumenti
come il paracadute, che rallenta la velocità di caduta sfruttando proprio la
resistenza dell’aria.
La velocità di un corpo in caduta libera è invece influenzata dalla forza di gravità.
Sulla Luna la forza di gravità è 1/6 di quella terrestre, ovvero 9,8 / 6 = 1,6 m/s2, e
quindi i corpi cadono più lentamente.

Esercizio
Sottolinea le grandezze che possono influenzare la velocità di un corpo in caduta libera quando
giunge a terra, considerando trascurabile la resistenza dell’aria.

il tempo impiegato per raggiungere terra • il peso • la massa • l’accelerazione di gravità

IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE 153


Unità 2
LE FORZE
1 LE FORZE

✱ GLI EFFETTI DI UNA FORZA


Una forza è la causa che fa cambiare lo stato di quiete o di moto di un
corpo o ne provoca la deformazione.

Una forza può mettere in Una forza può far cambiare


Una forza può frenare un Una forza può produrre una
movimento un corpo che è in la direzione di un corpo in
corpo in movimento. deformazione.
stato di quiete, cioè fermo. movimento.

Senza l’applicazione della Senza l’applicazione


Senza l’applicazione della Senza l’applicazione della
forza sul freno, la macchinina della forza sullo sterzo, la
forza, la macchinina sarebbe forza, la carrozzeria dell’auto
avrebbe continuato ad andare macchinina sarebbe andata
rimasta ferma. non si sarebbe deformata.
avanti. avanti dritta, senza curvare.

✱ RAPPRESENTAZIONE DI UNA FORZA


Per rappresentare una forza bisogna conoscere vari elementi: intensità,
direzione, verso e punto di applicazione .
Le grandezze per la cui conoscenza sono necessarie l’indicazione dell’intensità,
della direzione e del verso sono chiamate grandezze vettoriali.
Esse vengono rappresentate mediante frecce.

 la lunghezza della freccia indica


l’intensità della forza; si misura in newton (N);
lo strumento di misura è il dinamometro

il punto di applicazione
corrisponde al punto
in cui viene applicata
la forza la punta della
freccia indica
il verso nel quale
si esercita la forza
la linea tratteggiata
indica la direzione,
cioè l’orientamento
della forza

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Le forze sono delle grandezze vettoriali. V F
b. Ogni direzione ha due versi. V F
c. L’orientamento della freccia che rappresenta il vettore indica il verso della forza. V F
d. Per cambiare direzione a un corpo in movimento occorre applicare una forza V F
e. La punta della freccia indica il punto di applicazione. V F

154 IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE


Unità 2
LE FORZE
2 COMPOSIZIONE
DI FORZE

✱ COMPOSIZIONE DI FORZE
Tutti i corpi, anche quando sono immobili, sono soggetti all’azione di più forze; se
esse si annullano l’una con l’altra, il corpo resta fermo; in caso contrario, si muove.
L’operazione che permette di trovare il risultato dell’azione di tutte le
forze che agiscono su un corpo viene detta composizione e la forza che si
ottiene è chiamata risultante.
Nella composizione di forze possono verificarsi varie situazioni, che dipendono
dall’ampiezza degli angoli che formano le due forze fra loro.

Se le due forze hanno la stessa direzione e lo Se le due forze hanno la stessa direzione ma
stesso verso, formano tra loro un angolo di 0°. In verso opposto, formano tra loro un angolo di
questo caso la risultante (in rosso) sarà un vettore 180°. In questo caso la risultante (in rosso) sarà
che avrà direzione e verso uguali e intensità pari un vettore che avrà direzione e verso uguali alla
alla somma delle due intensità. forza di maggiore intensità e intensità uguale
alla differenza delle due intensità.

Per trovare la risultante bisogna: 


● disegnare i vettori che rappresentano le
due forze in modo da far coincidere il loro
punto di applicazione ;


● tracciare la parallela a ognuno di esse ;

● tracciare la diagonale del parallelogramma


che rappresenta la risultante .


Esercizio
Due forze hanno intensità rispettivamente
di 3 N e di 4 N, stesso punto di
applicazione, stessa direzione e stesso
verso. Trova la risultante.

IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE 155


Unità 2
LE FORZE
3 L’ATTRITO

✱ LE FORZE DI ATTRITO ✱ L’ATTRITO NEI FLUIDI


Ogni movimento tende a rallentare e, dopo un L’attrito si esercita anche all’interno dei fluidi,
certo tempo, cessa. Ciò dipende dalle forze di cioè dei liquidi e dei gas. Sappiamo tutti che sia
attrito che si oppongono alle forze impresse l’acqua sia l’aria oppongono una certa resistenza.
all’oggetto e lo rallentano fino a farlo fermare. Su questo principio si basa, per esempio, il
Le forze di attrito sono forze che si oppongono al funzionamento dei paracadute. Questa resistenza
movimento. L’attrito fra corpi a contatto può essere: dipende:

attrito radente dalla velocità del corpo dalla forma del corpo
Si ha quando un corpo striscia su una superficie. Più la velocità è alta e Una forma molto affusolata
maggiore è la resistenza; per riduce la resistenza; per
questo motivo il consumo di questo i pesci, le auto
benzina cresce se si viaggia a sportive, i missili hanno
velocità molto elevate. sempre una forma simile.
acqua
attrito volvente
Si ha quando un corpo rotola.

dalla viscosità del fluido dalle dimensioni del corpo


✱ CARATTERISTICHE DELLE FORZE DI
ATTRITO Un oggetto incontra più
Un corpo molto grande
resistenza se si muove
L’attrito radente è più forte dell’attrito volvente ed è incontra più resistenza di uno
nell’acqua piuttosto che
per questo che, per esempio, nei mezzi di trasporto di piccole dimensioni.
nell’aria.
si utilizzano le ruote. Le forze di attrito dipendono:
acqua
acqua aria
aria
● dalla ruvidità delle superfici che vengono a
contatto. Più le superfici sono ruvide e maggiore
è l’attrito.
● dalla forza con la quale un corpo preme sulla
superficie con la quale è a contatto. Maggiore è
questa forza e più forte è l’attrito.
L’ampiezza della superficie di contatto non influisce
sull’attrito dei corpi.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. L’attrito radente è quello esercitato dalla ruota di una carriola che trasporta un peso. V F
b. L’attrito radente è meno intenso dell’attrito volvente. V F
c. L’attrito dipende anche dall’ampiezza della superficie di contatto fra due corpi. V F
d. L’attrito fra due corpi è più intenso se questi premono con forza l’uno contro l’altro. V F
e. La resistenza dell’aria è una forma di attrito. V F

156 IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE


4
Unità 2
I PRINCIPI
LE FORZE DELLA DINAMICA

✱ CHE COSA STUDIA LA DINAMICA


Per mettere un corpo in movimento è necessaria l’azione di una forza.
La dinamica si occupa dello studio delle cause che determinano il
movimento dei corpi e si basa su tre principi.
● Il primo principio della dinamica dice che un corpo resta in uno stato
di quiete o di moto rettilineo uniforme finché non intervengono forze
esterne a modificare questa situazione.
Per esempio, se un corpo è fermo tende a restare in tale posizione ; se è in
movimento tende a continuare ad andare avanti .

 Appoggiamo su un tavolo un foglio di carta molto liscia e mettiamoci sopra una moneta. Se tiriamo
velocemente il foglio, la moneta resterà sul tavolo, più o meno, nella sua posizione iniziale. Ciò accade
perché la moneta tende a conservare lo stato di quiete nel quale si trovava. Se riuscissimo a eliminare del
tutto l’attrito, la moneta resterebbe esattamente nella posizione di partenza.

moneta carta
molto liscia

 Sovrapponiamo due oggetti uguali e lanciamoli su un piano alla fine del quale si trova un ostacolo che può
fermare l’oggetto in basso ma non quello in alto. L’oggetto che si trova in basso si fermerà, quello che si
trova sopra continuerà la sua corsa in avanti. Ciò è dovuto al fatto che esso tende a mantenere il suo stato
di moto il quale, in assenza di attrito, continuerebbe all’infinito.

oggetti identici ostacolo l’oggetto non ostacolato


fisso prosegue la sua corsa

● Il secondo principio della dinamica dice che l’accelerazione che un corpo


subisce in seguito all’azione di una forza è direttamente proporzionale
alla forza applicata e inversamente proporzionale alla sua massa.
Ciò si può indicare con la formula:
a=F/m

IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE 157


Per comprendere meglio questo principio facciamo degli esempi:
Se spingiamo un’automobilina, Se spingiamo con la stessa forza
l’accelerazione che acquista è tanto più forte un’automobilina sulla quale c’è un solo
quanto maggiore è la forza con la quale bambino, essa acquista un’accelerazione
viene spinta. maggiore rispetto al caso in cui ci sono due
bambini.

accelerazione accelerazione accelerazione accelerazione

L’automobilina spinta dall’adulto avrà un’accelerazione L’automobilina con un solo bambino avrà un’accelerazione
maggiore di quella spinta dal bambino, perché l’adulto maggiore perché la sua massa è minore rispetto a quella
spinge con una forza maggiore. della macchinina sulla quale ce ne sono due.

● Il terzo principio della dinamica dice che, ogni volta che un corpo applica
una forza a un secondo corpo, quest’ultimo esercita sul primo una forza
di uguale intensità, stessa direzione ma di verso opposto.
In altre parole: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

Un cannone che spara un proiettile come


reazione riceve una spinta diretta nel senso
opposto rispetto a quello verso cui lancia il
proiettile.

La forza impressa al proiettile


dalla polvere da sparo che
esplode rappresenta l'azione;
la forza che spinge indietro
il cannone rappresenta la
reazione.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La forza è direttamente proporzionale all’accelerazione che un corpo riceve. V F
b. Se su un corpo in movimento non agisce alcuna forza, esso procede all’infinito. V F
c. Il secondo principio della dinamica si può indicare con la formula: a = F/m. V F
d. Il secondo principio della dinamica si può enunciare anche così: a ogni azione
corrisponde una reazione uguale e contraria. V F
e. Applicando una forza a un corpo, se la massa cresce, cresce anche l’accelerazione. V F

158 IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE


Unità 2
LE FORZE
5 I MOTI CIRCOLARI
E IL PENDOLO

✱ I MOTI CIRCOLARI E LA FORZA CENTRIPETA  forza


centripeta
Se leghiamo un corpo a un filo e lo mettiamo in rotazione,
otteniamo un moto circolare.
Per fare in modo che il moto sia circolare è necessario
che sul corpo agisca una forza.
Tale forza è diretta verso il centro della circonferenza lungo
la quale gira il corpo ed è chiamata forza centripeta .
Nel nostro esempio, essa è rappresentata dal filo che lega
il corpo alla mano e lo costringe a cambiare continuamente
direzione. Appena questa forza cessa, il corpo riacquista un
moto rettilineo e fugge via. In questa fuga esso non segue 
la direzione del raggio ma quella tangente alla circonferenza
lungo la quale ruotava .

✱ IL PENDOLO
Se leghiamo un peso a un filo otteniamo un pendolo.
Se muoviamo la mano orizzontalmente, il pendolo comincia a
oscillare.
Si definisce oscillazione completa il movimento di andata e
ritorno al punto di partenza fatto dal corpo sospeso al filo.
Il tempo impiegato a compiere un’oscillazione completa
si chiama periodo (T). La lunghezza del pendolo è
rappresentata dalla distanza fra il punto di sospensione del filo
e il centro del corpo sospeso . 
Il periodo di oscillazione del pendolo non dipende né dalla
massa sospesa né dall’ampiezza dell’oscillazione. Se invece
varia la lunghezza del filo, il periodo cambia. In particolare:
il suo valore cresce se il filo è più lungo e decresce nel caso
lunghezza
contrario.
Con una lunghezza di 25 cm il tempo di oscillazione (periodo)
è di circa 1 secondo. Grazie a queste caratteristiche il pendolo
può essere utilizzato come strumento di misura del tempo.
Il periodo di oscillazione del pendolo dipende anche
dall’accelerazione di gravità, per cui esso varia in condizioni
di gravità diverse: se la gravità è maggiore, il periodo di
oscillazione si riduce. Viceversa, misurando il periodo di
oscillazione e la lunghezza del pendolo, è possibile risalire alla
gravità esistente in un certo luogo.
oscillazione completa = periodo
Il moto del pendolo è rallentato dall’attrito dell’aria.

Esercizio
Sottolinea gli elementi che influenzano il periodo di oscillazione del pendolo.

accelerazione di gravità • attrito • ampiezza dell’oscillazione • lunghezza del filo • massa del corpo appeso

IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE 159


Unità 3

1
L’EQUILIBRIO
NEI SOLIDI E L’EQUILIBRIO
NEI LIQUIDI

✱ CONDIZIONE DI EQUILIBRIO DI UN CORPO


Su un corpo possono agire contemporaneamente più forze: se si annullano l’una con l’altra, si dice
che il corpo è in equilibrio.
Per studiare le condizioni di equilibrio di un corpo rigido è sufficiente esaminare il suo baricentro.

✱ L’EQUILIBRIO DEI CORPI SOSPESI

UN QUADRO, O UN ALTRO OGGETTO, ATTACCATO ALLA PARETE COSTITUISCE UN ESEMPIO DI


CORPO SOSPESO
In esso, oltre al baricentro, possiamo individuare anche il cosiddetto punto di sospensione, che corrisponde
al punto in cui viene fissato il chiodo che sostiene l’oggetto alla parete.
Un corpo sospeso può trovarsi in tre diverse situazioni di equilibrio.

Se il punto di sospensione si Se il punto di sospensione si trova Se il punto di sospensione si


trova sopra il baricentro, si parla sotto il baricentro, si parla di trova nel baricentro, si parla di
di equilibrio stabile. equilibrio instabile. equilibrio indifferente.

= punto di sospensione = baricentro

B B
B

✱ L’EQUILIBRIO DEI CORPI APPOGGIATI


Un corpo si dice appoggiato quando è possibile individuare una sua base di appoggio.
Se la perpendicolare che parte dal baricentro di un corpo appoggiato va a finire all’interno della sua base
di appoggio, il corpo è in equilibrio; in caso contrario il corpo cade. La Torre di Pisa non cade perché la
perpendicolare che parte dal suo baricentro va a finire all’interno della sua base.

Esercizio
Indica, sotto ognuna baricentro
delle seguenti figure, se punto di
essa è in condizione di sospensione
equilibrio stabile, instabile
o indifferente.

160 IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE


Unità 3

2
L’EQUILIBRIO
NEI SOLIDI E LE LEVE
NEI LIQUIDI

✱ CHE COS’È UNA LEVA


resistenza ( R ) potenza ( P )
Una leva può essere rappresentata
da un’asta rigida che appoggia su un
corpo.
Applicando a una sua estremità una
certa forza, si riesce a sollevare un
peso maggiore della forza applicata .
Il corpo sul quale appoggia la leva, e
braccio-potenza
intorno al quale essa ruota, è chiamato
fulcro, il peso da sollevare rappresenta la braccio-resistenza
resistenza mentre la forza applicata per
fulcro ( F )
sollevarlo si chiama potenza. 
La distanza fra il fulcro e la resistenza si
chiama braccio-resistenza mentre quella
fra il fulcro e la potenza viene chiamata
braccio-potenza.
braccio-resistenza
braccio-resistenza
braccio-resistenza braccio-potenza
braccio-potenza
braccio-potenza
✱ CONDIZIONI DI EQUILIBRIO DI
Leva
UNA LEVA b >b R
RR PPP
vantaggiosa P R
Una leva si dice in equilibrio se il FFF
prodotto fra la potenza (P) e il braccio-
braccio-resistenza
braccio-resistenza braccio-potenza
braccio-potenza
potenza (bP) è uguale al prodotto della braccio-resistenza braccio-potenza
resistenza (R) per il braccio-resistenza Leva
(bR). b <b R
RR PPP
svantaggiosa P R
FFF

✱ VANTAGGIOSITÀ DELLE LEVE braccio-resistenza


braccio-resistenza
braccio-resistenza braccio-potenza
braccio-potenza
braccio-potenza
Una leva si dice vantaggiosa quando, Leva
applicando una forza di intensità b =b R
RR PPP
indifferente P R
minore, si riesce a sollevare un corpo FFF
di peso maggiore.

Esercizio
Inserisci, accanto alle seguenti definizioni, il termine corrispondente.

braccio potenza • braccio resistenza • fulcro • potenza • resistenza


a. Distanza fra il fulcro e la potenza .....................................................................................

b. Forza che serve a bilanciare la resistenza .....................................................................................

c. Distanza fra il fulcro e la resistenza .....................................................................................

d. Punto intorno al quale ruota una leva .....................................................................................

e. Peso dell’oggetto da sollevare utilizzando una leva .....................................................................................

IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE 161


Unità 3

3
L’EQUILIBRIO
NEI SOLIDI E CLASSIFICAZIONE
NEI LIQUIDI DELLE LEVE

✱ COME SI CLASSIFICANO LE LEVE 


Ci sono tre generi di leva. braccio-resistenza braccio-potenza

● Una leva si dice di primo genere quando il fulcro si


R F P
trova fra la potenza e la resistenza .
Cambiando la posizione del fulcro, questo tipo di leva
può diventare vantaggiosa, svantaggiosa o indifferente.
● Una leva si dice di secondo genere quando la potenza
resistenza si trova fra la potenza e il fulcro . P
Questo tipo di leva è sempre vantaggioso perché, F fulcro
comunque si sposti la posizione della resistenza, il suo
braccio sarà sempre minore di quello della potenza.
● Una leva si dice di terzo genere quando la potenza
R
si trova fra la resistenza e il fulcro .
resistenza
Questo tipo di leva è sempre svantaggioso perché, in
qualsiasi punto si applichi la potenza, il suo braccio
sarà sempre minore di quello della resistenza.


P potenza
braccio-potenza F fulcro

P R braccio-resistenza F

R
resistenza


R resistenza

braccio-resistenza

F braccio-potenza P R
F fulcro
P potenza

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Una leva di I genere è sempre vantaggiosa. V F
b. Una leva di III genere sempre svantaggiosa. V F
c. Una leva di II genere può essere talvolta vantaggiosa e talvolta svantaggiosa. V F
d. Il fulcro è posto sempre a un’estremità della leva. V F
e. In una leva di I genere la potenza si trova fra il fulcro e la resistenza. V F

162 IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE


Unità 3

4
L’EQUILIBRIO
NEI SOLIDI E IL PRINCIPIO
NEI LIQUIDI D’ARCHIMEDE

✱ IL GALLEGGIAMENTO DEI CORPI


Un tappo di sughero messo in acqua galleggia, mentre un chiodo va a
fondo. Ciò dipende dal diverso peso specifico dei due materiali. Un oggetto
di sughero ha un peso specifico minore di quello dell’acqua e quindi
galleggia. Un oggetto di metallo ha invece un peso specifico maggiore di
quello dell’acqua e va a fondo.
Se il galleggiamento di un corpo dipendesse soltanto dal suo peso
specifico, le navi, che sono fatte per la maggior parte di metallo,
dovrebbero affondare, eppure galleggiano grazie alla spinta d’Archimede
che si esercita sia nei liquidi sia nei gas.
Se prendiamo in considerazione un corpo immerso in un liquido, il
principio d’Archimede dice che un corpo immerso in un liquido riceve
una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del liquido spostato.
 La spinta d’Archimede dipende quindi:
spinta di
Archimede ● dal volume di liquido spostato dal corpo immerso: maggiore è questo
forza peso volume e più forte è la spinta;
acqua ● dal peso specifico del liquido dentro cui è immerso il corpo: maggiore è il
peso specifico e più forte è la spinta.
Su un corpo immerso in un liquido agiscono due forze: la forza peso, diretta
dall’alto verso il basso, e la spinta d’Archimede, diretta verso l’alto .

Quando la spinta d’Archimede è Quando la spinta d’Archimede


Quando la spinta d’Archimede supera
uguale alla forza peso, il corpo resta è inferiore alla forza peso,
la forza peso, il corpo galleggia.
immobile. il corpo va a fondo.
spinta d’Archimede > forza peso spinta d’Archimede = forza peso spinta d’Archimede < forza peso

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La spinta d’Archimede si ha solo nei liquidi. V F
b. La spinta d’Archimede dipende dal tipo di liquido in cui è immerso un corpo. V F
c. La spinta d’Archimede dipende dal peso di un corpo. V F
d. Un corpo galleggia se la spinta d’Archimede è maggiore del suo peso. V F
e. Un liquido con peso specifico maggiore dà una maggiore spinta d’Archimede. V F

IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE 163


Unità 3

5
L’EQUILIBRIO
NEI SOLIDI E LA PRESSIONE
NEI LIQUIDI

✱ CHE COS’È LA PRESSIONE  


Facciamo cadere uno scalpello dalla stessa
altezza su una base di plastilina, orientandolo
una volta dalla parte della punta e un’altra dalla
parte della testa. La deformazione causata sarà altezza
maggiore nel secondo caso. altezza

Visto che la forza con cui lo scalpello ha colpito la altezza


plastilina è sempre la stessa, ciò che è variato è la
superficie di contatto. Essa è maggiore nel primo
caso e minore nel secondo. Questa differenza ha
causato una diversità di pressione . plastilina
Proviamo ora a far cadere lo scalpello, orientato
sempre dalla parte della punta, da due altezze plastilina
diverse. Anche in questo caso la deformazione è
diversa, ma stavolta a cambiare è stata la forza e
non la superficie .
La pressione può essere definita come il
rapporto fra la forza e la superficie sulla quale
essa agisce in modo perpendicolare.
p=F/S
L’unità di misura della pressione è il pascal (Pa).

✱ LA PRESSIONE NEI FLUIDI


La pressione, oltre a esercitarsi sui solidi, si
esercita anche sui liquidi e sui gas. Quando
comprimiamo un gas, il suo volume diminuisce.
Quando comprimiamo un liquido, esso non
si comprime e la pressione che esercitiamo
si trasmette con la stessa intensità
perpendicolarmente a tutti i punti della superficie
del recipiente che lo contiene  A .
Un’altra caratteristica dei fluidi, particolarmente
evidente nei liquidi, è che la pressione in ogni loro
punto dipende dalla quantità di fluido presente al
di sopra del punto stesso  B . A B

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La pressione dipende solo dalla superficie sulla quale si esercita la forza. V F
b. Se esercitiamo pressione su un gas, questo si comprime. V F
c. La pressione nel mare aumenta andando in profondità. V F
d. I liquidi sono incomprimibili. V F
e. Spostandoci dalla pianura verso la montagna la pressione diminuisce. V F

164 IL MOVIMENTO, L’EQUILIBRIO E LE FORZE


L’ENERGIA

2 A
CAP 8 CAP 7
Unità 1 CHE COS’È L’ENERGIA 271 PAGINA 241
1. Lavoro e potenza 272 PAGINA 242
2. L’energia meccanica 274 PAGINA 244
3. Forme di energia 276 PAGINA 246

Unità 2 LE TRASFORMAZIONI ENERGETICHE 281 PAGINA 251


1. Trasformazione e conservazione dell’energia 282 PAGINA
252
2. L’energia elettrica 286 PAGINA
256
3. Le fonti enegetiche rinnovabili 288 PAGINA
258
4. Le fonti energetiche non rinnovabili 292 PAGINA
262

165
Unità 1
CHE COS’È
L’ENERGIA 1 LAVORO E POTENZA

✱ L’ENERGIA
Tutti sappiamo che cosa si intende per energia:
un’automobile per spostarsi ha bisogno di energia
che le viene fornita dalla benzina, una gru per
sollevare i pesi ha bisogno della corrente elettrica
ecc. In generale possiamo dire che per compiere
un lavoro serve sempre energia.

✱ IL LAVORO
Nello svolgere molte delle azioni della vita di tutti i
giorni compiamo un lavoro. Per esempio, quando
solleviamo un oggetto e lo spostiamo compiamo un
lavoro .
Il lavoro (L) è definito come il prodotto della forza
applicata (F) per lo spostamento compiuto (s).
L=F×s
L’unità di misura del lavoro è il joule (J).
 Dal punto di vista fisico, la forza che sostiene la valigia (in azzurro) non
compie alcun lavoro. La forza che fa spostare la valigia in avanti (in rosso)
compie lavoro perché ha lo stesso verso dello spostamento (in verde).
✱ LA POTENZA
Un’altra grandezza strettamente legata alle
precedenti è la potenza; essa mette in relazione un
lavoro con il tempo impiegato per compierlo.
Per chiarire che cos’è la potenza facciamo questo
esempio . Due persone devono sollevare 12 scatole
 per metterle su un furgone. La prima impiega 6 minuti
6 minuti 4 minuti e la seconda 4 minuti. Siccome sono uguali sia il peso
delle scatole sia l’altezza alla quale devono essere
depositate, possiamo dire che la seconda persona ha
una potenza maggiore della prima perché completa il
suo lavoro in un tempo minore.
La potenza è il rapporto fra il lavoro eseguito e il
tempo che si impiega per compierlo.
P=L/t
La sua unità di misura è il watt (W).

Esercizio
Risolvi i seguenti problemi.
a. Una gru solleva un peso a 15 m di altezza da terra e per far ciò impiega una forza di 600 N. Che lavoro ha
compiuto questa forza?
..............................................................................................................................................................................................................................................................

b. Per compiere un lavoro di 850 J si impiegano 17 s. Qual è la potenza applicata?


..............................................................................................................................................................................................................................................................

166 L’ENERGIA
Unità 1
CHE COS’È
L’ENERGIA 2 L’ENERGIA MECCANICA

✱ CHE COS’È L’ENERGIA MECCANICA


L’acqua contenuta in un laghetto ad alta quota che, quando viene lasciata defluire, fa girare la ruota di un
mulino possiede energia meccanica. L’energia posseduta prima di defluire è chiamata energia potenziale,
quella che fa muovere la ruota è chiamata energia cinetica. Entrambe sono quindi due forme diverse di
energia meccanica.

✱ L’ENERGIA POTENZIALE ✱ L’ENERGIA CINETICA


L’energia posseduta da un corpo che si trova Quando si lascia defluire l’acqua, si ha un
a una certa altezza è un esempio di energia movimento e l’energia potenziale si trasforma in
potenziale. energia cinetica.
L’aggettivo ”potenziale” sta a indicare che questa Questa forma di energia dipende:
energia, finché non viene liberata, non manifesta i
suoi effetti. Trascurando gli effetti dell’attrito, l’energia
posseduta dall’acqua dipende:

dalla maggiore è la quantità d’acqua


massa e maggiore è l’energia potenziale
d’acqua (m) posseduta maggiore è la quantità d’acqua
dalla massa (m)
e maggiore è l’energia cinetica
maggiore è l’accelerazione di
dall’accelerazione
gravità e maggiore è l’energia
di gravità (g) potenziale posseduta

dal dislivello maggiore è la velocità


esistente fra l’altezza dell’acqua e maggiore è
maggiore è il dislivello e maggiore dalla velocità (v) l’energia cinetica; se un corpo
alla quale si trova
è l’energia potenziale posseduta è fermo, la sua energia cinetica
l'acqua e il punto in
cui la si utilizza (h) è nulla

L’energia potenziale può essere quindi rappresentata L’energia cinetica può essere rappresentata con la
con la formula: formula:
Ep = m × g × h Ec = 1/2 × m × v2

Esercizio
Risolvi i seguenti problemi.
a. Un sasso ha una massa di 2 kg e si trova a un’altezza di 5 m da terra. Sapendo che l’accelerazione di
gravità in quel punto è di 9,8 m/s2, qual è la sua energia potenziale?
..............................................................................................................................................................................................................................................................

..............................................................................................................................................................................................................................................................

b. Un corpo cade a terra e quando vi arriva ha una velocità di 50 m/s. Se il corpo ha una massa di 2 kg,
quale sarà la sua energia cinetica?
..............................................................................................................................................................................................................................................................

..............................................................................................................................................................................................................................................................

L’ENERGIA 167
Unità 1
CHE COS’È
L’ENERGIA 3 FORME DI ENERGIA

✱ LE DIVERSE FORME DI ENERGIA


L’energia termica è quella forma di energia che passa da un corpo caldo a
uno più freddo quando vengono messi a contatto.
A livello microscopico l’energia termica è rappresentata dall’energia cinetica
delle particelle che compongono la materia. Le particelle del corpo più caldo si
muovono più velocemente di quelle del corpo più freddo.
L’energia chimica è quella presente nei legami che tengono uniti gli atomi
tra loro.
Questo tipo di energia si libera nel corso delle reazioni chimiche e può
trasformarsi in altre forme.
L’energia elettrica è quella posseduta dalle cariche elettriche in movimento.
L’energia elettrica si può trasformare in altre forme di energia; la utilizziamo per
illuminare, far funzionare gli elettrodomestici ecc.
L’energia nucleare è una forma di energia racchiusa nel nucleo degli atomi.
L’energia nucleare si libera nel corso delle reazioni di fissione nucleare, nelle
quali una parte della massa si trasforma in energia.

Fissione nucleare
Un nucleo si spezza e si formano due nuclei di massa
leggermente inferiore con liberazione di energia.

Avviene nelle bombe atomiche tradizionali in modo incontrollato


e nelle centrali nucleari in modo controllato.

L’energia raggiante è rappresentata da radiazioni elettromagnetiche e


quindi dalla luce, dai raggi X, dalle microonde ecc.
Può trasmettersi anche nel vuoto. Sulla Terra, la principale fonte di energia
raggiante è rappresentata dal Sole. Quando un corpo si riscalda per
irraggiamento, utilizza questo tipo di energia.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. L’energia chimica non può essere trasformata in altre forme. V F
b. La fissione nucleare avviene in modo controllato nelle centrali nucleari. V F
c. La fissione nucleare avviene nelle bombe atomiche tradizionali. V F
d. L’energia termica può passare da un corpo freddo a uno più caldo. V F
e. L’energia raggiante si propaga anche nel vuoto. V F

168 L’ENERGIA
Unità 2

1
LE
TRASFORMAZIONI TRASFORMAZIONE
ENERGETICHE E CONSERVAZIONE DELL’ENERGIA

✱ TRASFORMAZIONE DELL’ENERGIA
Abbiamo visto che l’energia può trovarsi sotto varie forme e, ogni volta che la
utilizziamo, essa subisce delle trasformazioni .


pannelli presenti
sulle calcolatrici
la luce delle lucciole o delle candele

nella fotosintesi
energia chimica delle piante energia raggiante

nell’elettrolisi, il carbone un corpo esposto un corpo riscaldato


nella cromatura, che brucia alla luce che si riscalda che emette luce
ecc.
la pila energia termica nel Sole

nelle stufe quando strofiniamo


nella macchina le mani e si riscaldano
elettriche a vapore

energia elettrica dinamo della energia meccanica


bicicletta
nelle centrali
nucleari
nei motori
elettrici energia nucleare

✱ PRINCIPIO DI CONSERVAZIONE DELL’ENERGIA


Il principio di conservazione dell’energia afferma che l’energia non si
distrugge ma subisce soltanto delle trasformazioni.

✱ IL RENDIMENTO DELLE MACCHINE


Ogni macchina nel suo funzionamento spreca una parte di energia sotto
forma di calore e ciò riduce il suo rendimento.
In un’automobile, per esempio, buona parte dell’energia chimica contenuta nella
benzina si trasforma in energia termica non utilizzabile per compiere ulteriore lavoro.

Esercizio
Nella colonna centrale della tabella sono indicati alcuni processi che portano a trasformazioni
di energia. Completa la tabella indicando a sinistra l’energia di partenza e a destra la principale
forma di energia in cui si trasforma.

Energia di partenza Processo Forma di energia ottenuta


Legno che brucia
Accensione di una stufa elettrica
Motorino elettrico in funzione
Automobile che frena
Accensione di una lampadina

L’ENERGIA 169
Unità 2

2
LE
TRASFORMAZIONI L’ENERGIA ELETTRICA
ENERGETICHE

✱ LE FONTI DI ENERGIA PER L’UOMO


L’energia rappresenta, e ha sempre rappresentato, un bisogno fondamentale per
lo svolgimento di ogni attività umana. Fino alla fine del XVIII secolo la principale
fonte utilizzata dall’uomo per ottenere energia meccanica era la forza muscolare
degli animali o dell’uomo stesso.
Grazie alla diffusione della macchina a vapore, c’è stato un grande
cambiamento: alla forza muscolare si è sostituita l’energia meccanica derivante
dalla trasformazione di energia termica.

✱ CARATTERISTICHE DELL’ENERGIA ELETTRICA


La forma di energia più utilizzata ai nostri giorni è quella elettrica, soprattutto
grazie alle sue caratteristiche di trasportabilità e di facile utilizzazione.
L’energia elettrica, infatti, può essere trasportata dai luoghi di produzione fino alle
nostre case più facilmente rispetto ad altre forme. Il trasporto avviene mediante
cavi aerei, sotterranei o sottomarini che formano gli elettrodotti.
Un’altra caratteristica che favorisce l’uso dell’energia elettrica è la facilità con cui
può essere trasformata in altre forme di energia; esaminiamone alcune.

Energia termica Energia raggiante Energia meccanica

Una corrente che circola in un circuito Nelle lampade a fluorescenza il Una corrente può far girare
produce calore. Questa caratteristica passaggio di corrente fa emettere ai gas un motore elettrico. Ciò permette
viene sfruttata, per esempio, nelle una radiazione ultravioletta che colpisce di trasformare l’energia elettrica
stufette elettriche. il materiale fluorescente di cui sono in energia meccanica.
rivestite e si produce una luce visibile.

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.
Gli uomini fin dalle origini hanno utilizzato la forza muscolare umana o quella degli animali per ottenere energia
(chimica / meccanica / termica). La macchina a vapore trasforma energia (termica / meccanica) in energia
(termica / meccanica / chimica). L’energia elettrica si può trasportare (più / meno) facilmente rispetto alle
altre forme. L’energia elettrica si può trasformare in altre forme (in modo semplice / con difficoltà).

170 L’ENERGIA
Unità 2

3
LE
TRASFORMAZIONI LE FONTI ENERGETICHE
ENERGETICHE RINNOVABILI

✱ CHE COSA SONO LE FONTI RINNOVABILI


Le fonti rinnovabili sono quelle che non andranno incontro a un rapido esaurimento perché si
possono rinnovare continuamente.
Lo sfruttamento dell’energia proveniente da queste fonti non causa inquinamento. Sono fonti rinnovabili
l’energia solare, l’energia dell’acqua, l’energia eolica e l’energia geotermica.

● L’energia solare ha origine dalle reazioni ● Un’altra forma di energia, sempre legata
nucleari all’interno del Sole. all’acqua, è quella delle maree.
Giunge a noi sotto forma di energia raggiante L’energia delle maree dipende dalla forza di
trasportata dalle onde elettromagnetiche e può attrazione fra la Terra, il Sole e la Luna.
essere catturata mediante pannelli solari o ● L’energia eolica utilizza la forza del vento.
fotovoltaici. In quest’ultimo caso viene trasformata Può essere sfruttata direttamente nelle vele delle
direttamente in energia elettrica . barche o nei mulini a vento. Inoltre, essa può
● L’energia dell’acqua si ottiene sfruttando essere trasformata in energia elettrica grazie alle
l’energia potenziale dell’acqua che cade ad alta centrali eoliche.
quota. L’energia eolica ha origine dall’energia raggiante
L’energia potenziale che può essere utilizzata del Sole che genera masse d’aria calda le quali,
direttamente, per esempio nei mulini ad acqua, spostandosi, danno origine ai venti.
o indirettamente nelle centrali idroelettriche. ● L’energia geotermica deriva dal calore
L’energia potenziale dell’acqua ha origine presente all’interno della Terra.
dall’energia raggiante del Sole che causa Tale calore ha origine soprattutto dalla radioattività
l’evaporazione. delle rocce .

 

Esercizio
Collega ogni forma di energia alla fonte da cui si origina.

a. Energia potenziale dell’acqua 1. Dal calore interno della Terra


b. Energia delle maree 2. Dall’attrazione della Luna e del Sole
c. Energia solare
3. Da reazioni nucleari
d. Energia eolica
e. Energia geotermica 4. Dall’energia raggiante del Sole

L’ENERGIA 171
Unità 2

4
LE
TRASFORMAZIONI LE FONTI ENERGETICHE
ENERGETICHE NON RINNOVABILI

✱ CHE COSA SONO LE FONTI NON La loro trasformazione in energia elettrica avviene
RINNOVABILI nelle centrali nucleari. Purtroppo l’uso di questa
energia può creare gravi problemi di inquinamento
Le fonti non rinnovabili sono quelle che non si radioattivo, molto pericoloso perché può causare
rinnovano o il cui rinnovamento è più lento della la morte degli organismi viventi o danni al loro
velocità con cui vengono consumate. Esse sono patrimonio genetico.
quindi destinate a esaurirsi. La loro utilizzazione è
sempre causa di inquinamento.
Sono fonti non rinnovabili i combustibili fossili e i
combustibili nucleari (plutonio e uranio). 
I principali combustibili fossili sono il petrolio,
il carbone e il metano, che derivano dalla
fossilizzazione dei resti di organismi vissuti in
tempi molto lontani.
Questi combustibili possono essere utilizzati:
● direttamente, per il riscaldamento delle case in
inverno e per fornire energia agli autoveicoli;
● indirettamente, per produrre energia elettrica
nelle centrali termoelettriche. L’energia elettrica
ottenuta dai combustibili fossili è chiamata energia
termoelettrica. Essa produce inquinamento:
- nel trasporto. Il petrolio viene trasportato
principalmente da petroliere che talvolta, a

causa di incidenti, riversano il loro contenuto in
mare. Ciò è causa di gravi disastri ambientali ;
- nella combustione. Questi combustibili
producono diossido di zolfo, ossidi di azoto e
diossido di carbonio . Gli ossidi di zolfo e di
azoto sono pericolosi per la salute e causano
le piogge acide che danneggiano le strutture
metalliche e di marmo, le foreste e acidificano i
corsi d’acqua. L’eccessiva quantità di diossido di
carbonio immessa nell’atmosfera causa l’effetto
serra.
● I combustibili nucleari sono l’uranio e il
plutonio. Essi permettono di sfruttare l’energia
contenuta nel nucleo dell’atomo.

Esercizio
Collega ogni forma di inquinamento con il tipo di energia che lo può generare.
a. Effetto serra
b. Inquinamento radioattivo 1. Energia nucleare
c. Piogge acide 2. Energia termoelettrica
d. Inquinamento da idrocarburi

172 L’ENERGIA
FENOMENI ELETTRICI
E MAGNETICI

3 A
CAP 1 CAP 8
Unità 1 FENOMENI ELETTRICI 3 271
pagina

1. Elettricità ed elettrizzazione 4 272


pagina

2. Conduttori e isolanti 8 pagina 276


3. La corrente elettrica 10 pagina 278
4. I circuiti elettrici 14 pagina 282
5. Gli effetti della corrente 18 pagina 286

Unità 2 FENOMENI MAGNETICI 25 pagina 293
1. Il magnetismo 26 pagina 294
2. La magnetizzazione 28 pagina 296
3. Il campo magnetico 30 pagina 298
4. Elettromagnetismo 32 pagina 300

173
Unità 1
FENOMENI
ELETTRICI 1 ELETTRICITÀ
ED ELETTRIZZAZIONE

A ✱ L’ELETTRIZZAZIONE
Ogni corpo allo stato neutro contiene uno stesso numero di elettroni (–) e di
protoni (+); perciò, non presenta alcuna carica. Se trasferiamo su di esso (o
sottraiamo a esso) degli elettroni, esso assume una carica elettrica 1.
B L’elettrizzazione consiste nel far assumere una carica elettrica a un
corpo.
La carica elettrica si misura in coulomb (C) e ci indica quanti elettroni in più
o in meno sono presenti nel corpo rispetto a quando era allo stato neutro.
Cariche dello stesso segno si respingono, cariche di segno opposto si
C
attraggono.
Per convenzione si definisce negativa la carica della plastica e positiva quella del
vetro.

1 Un corpo allo stato neutro possiede uno


stesso numero di elettroni e di protoni [A]; ✱ COME SI ELETTRIZZA UN CORPO
un corpo con un eccesso di elettroni è carico
L’elettrizzazione può avvenire: per strofinio, per contatto e per induzione.
negativamente [B]; un corpo con una carenza
di elettroni è carico positivamente [C]. ●● Elettrizzazione per strofinio: se strofiniamo una bacchetta di plastica
contro un panno di lana, la plastica diventa capace di attirare dei pezzetti
2 di carta 2.
●● Elettrizzazione per contatto: se due corpi, uno carico e uno scarico,
vengono messi a contatto, la carica passa da uno all’altro. La carica, che
prima era tutta su un corpo, dopo si distribuisce su tutti e due 3.
●● Elettrizzazione per induzione: se accostiamo una bacchetta di plastica
carica a un elettroscopio, senza toccarlo, notiamo che le sue foglioline
divergono 4. Se allontaniamo la bacchetta di plastica, le foglioline
tornano ad accostarsi perché cessa la repulsione delle cariche 5.
3 4 5
corpo
carico
corpo
scarico

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.
Un corpo si dice carico se su di esso è presente (un eccesso / una carenza / un eccesso o una carenza)
di (elettroni / neutroni). Un loro eccesso porta alla formazione di una carica (positiva / negativa); due
cariche dello stesso segno si (attraggono / respingono). L’elettrizzazione porta alla formazione di una carica
elettrica su un corpo (sempre attraverso / anche senza) un contatto fisico. La plastica per strofinio assume
una carica di segno (positivo / negativo), mentre il vetro assume una carica (positiva / negativa).

174 fenomeni elettrici e magnetici


Unità 1
FENOMENI
ELETTRICI 2 CONDUTTORI E ISOLANTI

✱ LA CONDUZIONE DI ELETTRICITÀ NEI SOLIDI


Le cariche elettriche possono spostarsi all’interno dello stesso corpo o
passare da un corpo all’altro.
I metalli sono conduttori di elettricità perché il particolare legame esistente fra i
loro atomi (legame metallico) lascia gli elettroni liberi di spostarsi.
I materiali che presentano questa caratteristica sono chiamati buoni conduttori
di elettricità (argento, rame, oro ecc.) 6. Altri materiali, come per esempio la
plastica o il vetro, presentano un tipo di legame diverso (legame covalente)
che blocca gli elettroni nelle loro posizioni, impedendone così lo spostamento.
Per questo motivo essi non conducono l’elettricità e vengono chiamati cattivi
conduttori (o isolanti) 7.

6 7

✱ LA CONDUZIONE DI ELETTRICITÀ NEI LIQUIDI E NEI GAS


La conduzione dell’elettricità può avvenire anche nei liquidi, purché al loro
interno siano presenti degli ioni, cioè atomi singoli o in gruppi, che hanno perso o
ricevuto uno o più elettroni.
La conduzione avviene grazie allo spostamento di questi ioni. I liquidi allo stato
puro, che quindi non contengono ioni, non possono trasportare cariche elettriche.
I gas sono cattivi conduttori di elettricità; se però al loro interno si formano degli
ioni, essi possono condurre l’elettricità.

Esercizio
Completa il testo seguente inserendo i termini indicati.

isolanti • ioni • legami covalenti • legami metallici • metalli


I ......................................... sono buoni conduttori di elettricità perché i loro atomi sono uniti tramite ............................................
............................................. che lasciano gli elettroni liberi di muoversi. Gli ................................................................ non conducono
l’elettricità perché fra i loro atomi si formano dei .................................................................. che non lasciano agli elettroni
libertà di movimento.
I liquidi conducono l’elettricità se al loro interno sono presenti ........................................ con carica positiva o negativa.

fenomeni elettrici e magnetici 175


Unità 1
FENOMENI
ELETTRICI 3 LA CORRENTE ELETTRICA

✱ CHE COS’È LA CORRENTE ELETTRICA


La corrente elettrica è un flusso di cariche elettriche che si muovono all’interno di un filo o di un
qualsiasi altro tipo di conduttore.
●● Che cosa si sposta. Per conoscere le caratteristiche uno spostamento di cariche, ci deve essere una
della corrente, possiamo paragonare il flusso delle differenza di potenziale (o tensione elettrica), che
cariche elettriche con quello dell’acqua che circola si misura in volt (V). La corrente che circola nelle
nei tubi di un circuito idraulico 8. La quantità nostre case ha una tensione di 220 V, mentre la
di cariche che passa in un’unità di tempo viene differenza di potenziale fra i due poli di una pila di
chiamata intensità di corrente e nel Sistema tipo “stilo” è di 1,5 V.
Internazionale si misura in ampere (A). ●● Che cosa fornisce l’energia necessaria.
●● Attraverso che cosa avviene lo spostamento. Affinché circoli l’acqua in un circuito idraulico,
Nel circuito idraulico l’acqua passa attraverso bisogna mantenere il dislivello. Nel nostro esempio
i tubi, in quello elettrico gli elettroni passano questo compito viene svolto dalla pompa. Nel
attraverso i conduttori. La difficoltà che incontra la circuito elettrico la differenza di potenziale viene
corrente ad attraversare un conduttore è chiamata mantenuta, per esempio, dalle reazioni chimiche
resistenza e si misura in ohm (Ω) che avvengono all’interno della pila.
●● Perché avviene lo spostamento. Per avere ●● Come si blocca il flusso. Per interrompere
uno spostamento d’acqua, è necessario che ci il flusso d’acqua ci sono i rubinetti; il flusso di
sia un dislivello fra i due recipienti 9; per avere corrente viene interrotto con gli interruttori.

8 Nel circuito idraulico… Nel circuito elettrico… 9


… è l’acqua a spostarsi … sono gli elettroni nei conduttori solidi

circuito
circuito
elettrico
elettrico
conduttore
conduttore dislivello

… sono gli ioni nelle soluzioni

circuito
idraulico
pompa

soluzione

soluzione

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. L’intensità di corrente si misura in ampere. V F
b. Nelle nostre case utilizziamo una corrente con una tensione di 1,5 V. V F
c. L’intensità di corrente indica quante cariche passano nel conduttore nell’unità di tempo. V F
d. Alla pompa del circuito ad acqua corrisponde l’interruttore del circuito elettrico. V F
e. La resistenza si misura in volt. V F

176 fenomeni elettrici e magnetici


Unità 1
FENOMENI
ELETTRICI 4 I CIRCUITI ELETTRICI

✱ COLLEGAMENTO DEI COMPONENTI DI UN CIRCUITO ELETTRICO


Un circuito elettrico è formato da diversi componenti.
filo conduttore generatore interruttore utilizzatore della
corrente (lampadina)

Componenti

Simbolo
grafico

Collegandoli si ottengono circuiti circuito aperto q0 qa


simili a quello rappresentato nella
figura q0.
Per avere l’accensione di una
lampadina inserita in un circuito è interruttore
necessario che la corrente parta
da un polo della pila e raggiunga
l’altro polo, dopo aver attraversato
l’utilizzatore, che in questo caso è
costituito dalla lampadina.
Se esiste anche una sola possibilità
di raggiungere l’altro polo aperto
della pila, senza passare attraverso schema di circuito aperto
un utilizzatore, si ha un corto
circuito qa.
Il verificarsi di un corto circuito causa
un forte surriscaldamento del filo
circuito aperto
conduttore che ne è interessato. In
alcune situazioni il riscaldamento
è talmente forte che si possono
generare anche degli incendi.

Esercizio
Nelle seguenti figure
sono rappresentate
delle situazioni di corto
circuito. In ognuna di
esse cancella il tratto
di filo conduttore che
permette di eliminare il
corto circuito.

fenomeni elettrici e magnetici 177


Unità 1
FENOMENI
ELETTRICI 5 GLI EFFETTI
DELLA CORRENTE

✱ QUALI SONO GLI EFFETTI DELLA qs


CORRENTE elettrodi

La corrente attraversando un conduttore o


passando attraverso una soluzione genera i acqua e barre di grafite
seguenti effetti. acido cloridrico

●● Effetto termico. Quando la corrente attraversa


un conduttore si ha una produzione di calore.
Questo fenomeno prende il nome di effetto
termico (o effetto Joule). Su esso si basa, idrogeno cloro
per esempio, il funzionamento delle stufette
elettriche, che sono costruite con un filo che ha
una resistenza molto alta.
Effetto chimico. La corrente elettrica si può circuito aperto
●●
qd
propagare anche nelle soluzioni che contengono
ioni, cioè particelle dotate di una carica positiva
o negativa. Il passaggio della corrente in
una soluzione genera un effetto chimico. Per
esempio, se mettiamo in un recipiente una
soluzione di acqua e acido cloridrico, possiamo circuito aperto
vedere che, intorno agli elettrodi di grafite che
abbiamo collegato a una pila, a contatto con la
soluzione si formano delle bollicine costituite circuito chiuso
da idrogeno gassoso, al polo negativo, e da
cloro gassoso, al polo positivo qs. Considerato
che si formano nuove molecole, come il cloro
e l’idrogeno, possiamo dire che si ha una qf
trasformazione di tipo chimico.
●● Effetto magnetico. Se poniamo una bussola
circuito chiuso
con l’ago parallelo a un filo conduttore notiamo
che, appena questo viene attraversato dalla
corrente, si ha una deviazione dell’ago
stesso qd. Un conduttore attraversato
dalla corrente ha quindi anche un effetto
magnetico. Un’applicazione di questo principio
è l’elettrocalamita, una calamita che attira
oggetti metallici solo quando è attraversata dalla
corrente qf.

Esercizio
Indica quale degli effetti della corrente viene sfruttato nei seguenti situazioni.
a. L’asciugacapelli per svolgere la sua funzione deve inviare aria calda. .......................................

b. La lavastoviglie per lavare deve riscaldare l’acqua fino a 40 °C o 60 °C. .......................................

c. Le serrature elettriche hanno una calamita che si attiva con il passaggio della corrente. .......................................
d. L’acqua per azione della corrente elettrica può essere scomposta in idrogeno e ossigeno. .......................................
e. La piastra del ferro da stiro deve raggiungere una temperatura elevata. .......................................

178 fenomeni elettrici e magnetici


Unità 2
FENOMENI
MAGNETICI 1 IL MAGNETISMO

✱ CHE COS’È IL MAGNETISMO


Alcuni corpi hanno la capacità di attrarre il ferro o altri metalli come
l’acciaio e il nichel. Questa proprietà è chiamata magnetismo.
Alcuni metalli come l’alluminio, il piombo o il rame non vengono attratti dalle
calamite.
Il magnetismo in natura è tipico di un minerale del ferro chiamato magnetite 1 ma
è posseduto anche da magneti artificiali, in genere d’acciaio, chiamati calamite.
Accanto a questi esistono altri tipi di magneti artificiali molto forti, formati da leghe
1 di metalli diversi.

✱ COM’È FATTA UNA CALAMITA


Una calamita presenta due poli opposti: il nord (N) e il sud (S). Se accostiamo
due calamite dalla parte dello stesso polo, esse si respingono, mentre se le
accostiamo in modo che vengano a contatto poli opposti, si attraggono 2.
Mentre le cariche elettriche possono essere separate, per cui è possibile ottenere
un corpo carico solo di segno positivo o solo di segno negativo, nelle calamite
questo non è possibile.
Anche se spezziamo una calamita in due parti, queste avranno sempre un polo
nord e un polo sud e ciò accade anche se le riduciamo in frammenti piccolissimi 3.

2 3
repulsione N

N
S N N S
S

N S N S
S
attrazione
S

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.

Il magnetismo è una proprietà grazie alla quale (la magnetite / il ferro) riesce ad attrarre (alcuni / tutti i)
metalli. Poli (dello stesso / di diverso) nome si attraggono.
(È / Non è) possibile dividere una calamita in modo da ottenere calamite con una sola polarità.
Le calamite (devono / possono non) essere di ferro.

fenomeni elettrici e magnetici 179


Unità 2
FENOMENI
MAGNETICI 2 LA MAGNETIZZAZIONE

✱ COME SI MAGNETIZZA UN CORPO


Per magnetizzazione si intende la possibilità di rendere magnetico un
corpo che non ha questa caratteristica.
Per farlo si può procedere nei modi seguenti:
ago

Se si strofina una barretta d’acciaio, per esempio un ago,


per strofinio su una calamita, sempre nello stesso verso (e non avanti-
indietro), alla fine si magnetizza.

Se a un chiodo si fa toccare una calamita, finché sta a


contatto con essa è capace di attrarre all’altra estremità chiodo
per contatto degli oggetti. Appena si allontana la calamita, gli di ferro
oggetti attratti si staccano.

Se si accosta un chiodo a una calamita, senza toccarla,


esso diventa capace di attrarre oggetti di ferro posti
per induzione all’altra estremità. Se si allontana la calamita, tale
capacità si perde.

Se si fa attraversare dalla corrente un filo ricoperto di


per azione materiale isolante avvolto intorno a un corpo di ferro o
della corrente d’acciaio, il corpo acquista la capacità di attrarre degli
elettrica oggetti. Interrompendo il passaggio della corrente,
questa capacità viene persa.

La magnetizzazione avviene in modo permanente sull’acciaio e in maniera


temporanea su pezzi di ferro dolce, cioè ferro che, a differenza dell’acciaio, non
contiene carbonio al suo interno.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La magnetizzazione sull’acciaio avviene in modo permanente. V F
b. Il passaggio della corrente può magnetizzare un corpo. V F
c. Non è possibile magnetizzare un corpo senza toccarlo. V F
d. Il ferro dolce non si può magnetizzare. V F
e. Il ferro dolce è privo di carbonio. V F

180 fenomeni elettrici e magnetici


Unità 2
FENOMENI
MAGNETICI 3 IL CAMPO MAGNETICO

4 ✱ CHE COS’È UN CAMPO MAGNETICO


Mettiamo una calamita lineare sotto un cartoncino, parallela a esso, e spargiamo
sopra il cartoncino della limatura di ferro. La limatura si dispone seguendo delle
N
linee curve che partono da un punto sul lato nord della calamita, curvano e vanno
a finire dalla parte opposta sul lato sud 4.
Se mettiamo la calamita in posizione perpendicolare rispetto al piano del
S
cartoncino, notiamo che la limatura si dispone come mostrato nella figura 5.
Le linee che si vengono a creare, chiamate linee di forza, sono la
rappresentazione visibile del campo magnetico esistente intorno alla
calamita.
Campi di questo tipo si formano attorno a qualsiasi magnete. Particolarmente
5 importante è quello che circonda la Terra, noto come campo magnetico terrestre.
N
È grazie al campo magnetico terrestre che è possibile utilizzare la bussola per
orientarsi.

calamita
✱ LA BUSSOLA E L’ORIENTAMENTO
La bussola è costituita da un ago d’acciaio magnetizzato che poggia su una
S punta, sulla quale riesce a stare in equilibrio e a ruotare.
Questo ago si orienta sempre seguendo:

come direzione, linee


L’ago si dispone di forza
quella delle linee
in modo da essere
di forza presenti
nel punto in cui
tangente alle linee di N
forza
si trova.

Il lato nord dell’ago


come verso,
si orienterà verso S
quello opposto
la parte sud del
alla sua polarità.
magnete e viceversa.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Le linee di forza di un campo magnetico generato da un magnete posto
perpendicolarmente al piano sono disposte a raggiera. V F
b. Le linee di forza di un campo magnetico generato da un magnete posto parallelamente
al piano sono perfettamente circolari. V F
c. Il nord dell’ago di una bussola si orienta verso il nord di un magnete posto nelle sue vicinanze. V F
d. L’ago di una bussola si dispone in modo da essere tangente alle linee di forza. V F
e. Le linee di forza sono la rappresentazione visibile del campo magnetico. V F

fenomeni elettrici e magnetici 181


Unità 2
FENOMENI
MAGNETICI 4 ELETTROMAGNETISMO

6 ✱ CAMPO MAGNETICO GENERATO DALLA CORRENTE


Prendiamo un filo conduttore, facciamolo passare attraverso un cartoncino,
colleghiamolo a una pila e versiamo, intorno al punto nel quale il filo attraversa
il cartoncino, della limatura di ferro. La limatura si dispone in modo circolare,
evidenziando così la presenza delle linee di forza di un campo magnetico 6.
Il passaggio di una corrente elettrica genera sempre un campo magnetico.

✱ L’INDUZIONE ELETTROMAGNETICA
Quando muoviamo velocemente una calamita all’interno di una bobina,
abbiamo un passaggio di corrente all’interno del filo conduttore. Se la
bobina sta ferma, il passaggio di corrente si interrompe. Questo fenomeno
prende il nome di induzione elettromagnetica 7.
Se lo spostamento viene fatto velocemente avanti e indietro, otteniamo una
corrente alternata. Visto che questa corrente deriva da movimenti compiuti dalla
calamita ora in un senso, ora nell’altro, anch’essa cambia continuamente verso.
Nella corrente generata da una pila, invece, il movimento degli elettroni all’interno
del conduttore avviene sempre nello stesso verso e per questo si parla di
corrente continua.
La frequenza con la quale si ha l’inversione del flusso di corrente si misura in
hertz (Hz).
Una corrente alternata con una frequenza di 1 Hz cambia di direzione una volta
al secondo.
7
calamita

N S
S

0
0 0

A
A A

amperometro

Esercizio
Segna con una crocetta per quale tipo di corrente le caratteristiche sono valide.

Corrente continua Corrente alternata


a. Il flusso degli elettroni cambia continuamente verso.
b. La produce una pila.
c. La produce un alternatore.
d. Viene generata sfruttando l’effetto magnetico.
e. Viene generata sfruttando l’effetto chimico della corrente.

182 fenomeni elettrici e magnetici


COMPOSIZIONE
E STRUTTURA DELLA TERRA

3 D
CAP 2 CAP 2
Unità 1 I MINERALI E LE ROCCE 43 63
pagina

1. Caratteristiche dei minerali e delle rocce 44 64


pagina

2. Le rocce magmatiche 46 pagina 66


3. Le rocce sedimentarie 50 pagina 70
4. Le rocce metamorfiche 54 pagina 74

Unità 2 I FENOMENI INTERNI DELLA TERRA 61 pagina 81
1. La crosta terrestre 62 pagina 82
2. Il mantello e il nucleo 64 pagina 84
3. Il calore interno e il magnetismo terrestre 66 pagina 86

183
Unità 1
I MINERALI
E LE ROCCE 1 CARATTERISTICHE DEI MINERALI
E DELLE ROCCE

✱ COMPOSIZIONE DEI MINERALI 1


Sulla Terra sono presenti oltre 4000 tipi di minerali, sale
formati però da pochi elementi chimici combinati fra
loro in modo diverso.
Alcuni minerali, come l’oro, l’argento, il diamante, lo zolfo
ecc., sono invece formati da elementi puri. Si parla in
questo caso di elementi nativi.
I minerali più abbondanti sono i silicati, composti
principalmente da silicio e ossigeno, che rappresentano il
92% del totale di quelli presenti sulla crosta terrestre.
2
✱ STRUTTURA DEI MINERALI
I minerali sono omogenei, cioè presentano uguali
caratteristiche e composizione in ogni punto. I loro
atomi, di solito, sono disposti in modo estremamente
ordinato e hanno una struttura che si ripete nelle tre
dimensioni dello spazio formando dei cristalli che, in
certi casi, sono visibili a occhio nudo.
La struttura del cristallo dipende dal modo in cui sono legati
i singoli atomi che lo compongono. I cristalli che formano il
sale da cucina, per esempio, sono di forma cubica 1 e tale Na+
forma rispecchia la disposizione degli atomi di cloro e di
Cl-
sodio presenti in questo minerale 2.
In alcuni casi gli atomi sono disposti in modo disordinato e
si hanno delle strutture amorfe. Una caratteristica di questo
3
tipo di minerali è che, quando si fratturano, mostrano una le
superficie curva (concoide) simile al vetro 3.
opa

✱ COME SONO FATTE LE ROCCE


Le rocce sono costituite, nella maggior parte dei casi,
dall’unione di più minerali.
Le rocce formate da un solo minerale, come per esempio il
marmo, sono chiamate rocce semplici. Le rocce formate
da più di un minerale vengono chiamate rocce composte;
il granito, per esempio, è una roccia composta.

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Le rocce semplici sono formate da un solo minerale. V F
b. I minerali hanno sempre una struttura cristallina. V F
c. La struttura visibile di un cristallo rispecchia la disposizione degli atomi. V F
d. I minerali con frattura concoide hanno superfici piane. V F
e. Gli elementi nativi sono minerali che contengono elementi puri. V F

184 composizione e struttura della Terra


Unità 1
I MINERALI
E LE ROCCE 2 LE ROCCE MAGMATICHE

✱ ORIGINE E CLASSIFICAZIONE DELLE ROCCE MAGMATICHE


Le rocce magmatiche si originano dalla solidificazione del magma che
proviene dall’interno della Terra.
Il magma è un materiale fuso, ricco di gas e molto caldo proveniente dalle
parti profonde della crosta terrestre o dal mantello, che si trova ancora più in
profondità.
Il magma, man mano che risale, si raffredda e solidifica. Se non raggiunge la
superficie, il raffreddamento è più lento e si formano rocce con caratteristiche
diverse chiamate rocce intrusive 4. Quando raggiunge la superficie, il
raffreddamento avviene in modo molto brusco e si formano delle rocce chiamate
rocce effusive 5.

formazione intrusiva formazione effusiva


rocce intrusive crosta solida crosta solida
rocce effusive

4
mantello fuso

5
mantello fuso

✱ PRESENZA E DIMENSIONE DEI CRISTALLI


La dimensione dei cristalli presenti nelle rocce magmatiche dipende dalle
condizioni in cui avviene la loro formazione. Se avviene in un tempo lungo
si formano cristalli di grandi dimensioni e si ha una struttura cristallina.
Altrimenti si hanno delle strutture microcristalline o amorfe caratterizzate,
rispettivamente, da cristalli di piccole dimensioni o dalla loro completa
assenza.
Questo dipende dal fatto che, per potersi disporre nel modo estremamente
ordinato caratteristico delle strutture cristalline, le molecole, gli atomi o gli ioni
che formeranno il cristallo hanno bisogno di un tempo molto lungo. Ciò accade
se il raffreddamento è lento e questa condizione si verifica quando esso avviene
nelle parti profonde della crosta terrestre.
Se, invece, il magma giunge in superficie, il suo raffreddamento è molto rapido
e gli atomi, le molecole o gli ioni che formano il cristallo non hanno il tempo
necessario per disporsi in modo ordinato.

composizione e struttura della Terra 185


✱ LE ROCCE EFFUSIVE 6
oss
Nelle rocce effusive il raffreddamento idia
na
avviene in modo brusco e si possono avere
tre tipi di rocce.
●● Rocce con struttura amorfa completamente
prive di cristalli (esempio ossidiana 6).
●● Rocce con struttura microcristallina che hanno
cristalli molto piccoli (esempio basalto 7)
●● Rocce con struttura porfirica con cristalli di
piccole dimensioni, ma visibili a occhio nudo
(esempio porfido 8).
7
basa
✱ LE ROCCE INTRUSIVE lto
Le rocce intrusive si formano all’interno della
crosta terrestre, quindi il loro raffreddamento
è molto lento. In tal modo i cristalli
raggiungono dimensioni maggiori rispetto a
quelli presenti nelle rocce effusive.
Queste rocce hanno una struttura granulare e
presentano sempre cristalli visibili a occhio nudo.
Un esempio caratteristico di roccia intrusiva è
rappresentato dal granito 9.

9 8
ito fido
gran por

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Le rocce effusive sono sempre amorfe. V F
b. Le rocce intrusive contengono cristalli di grandi dimensioni. V F
c. L’ossidiana è una roccia effusiva. V F
d. Il granito ha una struttura microcristallina. V F
e. Le rocce intrusive si formano sempre in profondità. V F

186 composizione e struttura della Terra


Unità 1
I MINERALI
E LE ROCCE 3 LE ROCCE SEDIMENTARIE

✱ ORIGINE DELLE ROCCE SEDIMENTARIE q0


Le rocce sedimentarie si originano dalla
sedimentazione e dalla successiva cementazione
di materiali inorganici o dall’accumulo di resti di
organismi animali o vegetali.
Altre possono formarsi per evaporazione dell’acqua
o per azione di organismi viventi. Vi appartengono:
le rocce clastiche, le rocce organogene e le rocce di
origine chimica.

✱ LE ROCCE CLASTICHE
Le rocce clastiche si formano in seguito al
deposito e alla cementazione di materiali
provenienti dall’erosione di altre rocce q0.

qa
✱ LE ROCCE ORGANOGENE
Le rocce organogene sono formate dai resti
di organismi viventi o da materiali prodotti nel
corso della vita di tali organismi.
I resti di organismi viventi sono chiamati fossili e
possono essere presenti, in quantità variabili, anche
in altri tipi di rocce sedimentarie qa.

Calcari organogeni Dolomie Selci Carboni fossili


Rocce costituite di carbonato Rocce fatte di carbonato di Rocce formate dai gusci Contengono carbonio in
di calcio che si sono formate calcio e magnesio derivanti di protozoi e dagli scheletri percentuali molto elevate
soprattutto dall’accumulo principalmente da coralli. di spugne. Hanno natura che deriva dai resti di piante
di conchiglie o dai resti Le Dolomiti sono formate da silicea e sono incluse entro e alghe vissute in epoche
di coralli. questo tipo di rocce. strati calcarei. molto lontane.

composizione e struttura della Terra 187


✱ LE ROCCE DI ORIGINE CHIMICA
Le rocce di origine chimica si formano in seguito alla precipitazione,
causata dall’evaporazione, dei sali contenuti nell’acqua.
Vi fanno parte, per esempio, le stalattiti e le stalagmiti presenti nelle grotte qs.
Rocce di questo tipo si formano anche in seguito all’evaporazione dell’acqua
del mare. Ciò accade quando un mare resta chiuso e si riduce in modo evidente
l’arrivo dell’acqua dall’esterno. Sul fondo si formano allora dei depositi di minerali,
come per esempio il gesso qd o lo zolfo . Un’altra roccia di orgini chimica molto
comune in Italia è il travertino qg.

qs d

stalattiti gesso

stalagmiti

qf qg
zolfo
trave
rtino

Esercizio
Indica se le seguenti rocce sono clastiche, organogene o di origine chimica.
a. Si formano per evaporazione dell’acqua. ..........................................................................................................................................................
b. Sono formate dai resti di organismi viventi. ....................................................................................................................................................
c. Vi appartengono le stalattiti e le stalagmiti. ...................................................................................................................................................
d. Contengono grandi quantità di fossili. .................................................................................................................................................................
e. Sono formate da materiali che hanno origine dalla erosione delle rocce. .................................................................................

188 composizione e struttura della Terra


Unità 1
I MINERALI
E LE ROCCE 4 LE ROCCE METAMORFICHE

✱ ORIGINE DELLE ROCCE METAMORFICHE


Le rocce metamorfiche derivano dalla trasformazione di rocce di qualsiasi
natura.
Queste trasformazioni sono causate da un aumento di temperatura, di pressione
o di entrambe e avvengono senza che si verifichi la fusione delle rocce stesse.
Le rocce metamorfiche possono formarsi in seguito a tre fenomeni di
metamorfismo.
●● Il metamorfismo di contatto. È dovuto all’azione della temperatura senza che
ci sia un significativo aumento di pressione. Questa forma di metamorfismo
è caratteristica delle rocce che si trovano a contatto con il magma che risale
verso la superficie qh.
●● Il metamorfismo dinamico. È dovuto principalmente all’aumento di pressione.
Questa condizione si verifica nelle zone superficiali della crosta terrestre, nelle
quali si hanno dei movimenti di masse rocciose che scorrono le une rispetto
alle altre.
●● Il metamorfismo regionale. È dovuto al contemporaneo aumento della
pressione e della temperatura. Questa forma di metamorfismo è la più diffusa e
interessa le rocce che si trovano nelle parti più profonde della crosta terrestre.

roccia preesistente

area
qh metamorfica
di contatto

magma

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Il metamorfismo regionale è dovuto al contemporaneo aumento della pressione e della temperatura. V F
b. Le rocce metamorfiche si possono formare a causa della fusione di altre rocce causata
da aumento di temperatura. V F
c. Il metamorfismo di contatto è dovuto principalmente all’azione della pressione. V F
d. Il metamorfismo regionale agisce sulle rocce che si trovano a grande profondità. V F
e. Il metamorfismo dinamico dipende dall’azione della temperatura. V F

composizione e struttura della Terra 189


Unità 2

1
I FENOMENI
INTERNI LA CROSTA TERRESTRE
DELLA TERRA

✱ CHE COS’È LA CROSTA TERRESTRE 1


La Terra è formata da tanti strati sovrapposti MANTELLO
SUPERIORE
che hanno densità diverse.
(comprende astenosfera
La crosta terrestre è lo strato più CROSTA e mantello litosferico)
superficiale e più sottile; sotto di essa si
trovano il mantello e il nucleo 1.
La crosta è soggetta a numerose
trasformazioni, delle quali spesso non ci
rendiamo conto perché avvengono in tempi
lunghissimi.

✱ LA STRUTTURA DELLA CROSTA


3400 km 2900 km
TERRESTRE
La crosta terrestre ha una struttura rigida e una
densità più bassa di quella del mantello; può
essere di tipo oceanico o continentale 2.
La crosta oceanica forma il fondo degli
oceani.
MANTELLO
Essa è completamente coperta dalle acque INFERIORE
e da uno strato di sedimenti il cui spessore NUCLEO
(mesosfera)
è maggiore nelle zone più antiche. Sotto i INTERNO
NUCLEO
sedimenti si trovano rocce magmatiche di ESTERNO
natura effusiva che nella parte superficiale sono
rappresentate da basalti. La crosta oceanica ha
una densità di 3 g/cm3.
oceano continente
La crosta continentale forma i continenti 2
e la parte sommersa che li circonda.
La roccia più abbondante è il granito.
Lo spessore della crosta continentale è entale
maggiore nei punti al di sotto delle grandi contin
crosta
catene montuose. ho
ica Mo
ocean
crosta
di

Il confine fra la crosta e il mantello è discontinuità


chiamato discontinuità di Mohorovičic llo
mante
(o discontinuità di Moho).

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. La discontinuità di Moho segna il confine fra la crosta terrestre e il mantello. V F
b. La crosta continentale è più sottile sotto le catene montuose. V F
c. La crosta terrestre ha una densità più alta di quella del mantello. V F
d. La crosta oceanica contiene soprattutto silicati di ferro e di magnesio. V F
e. La roccia più abbondante della crosta continentale è il granito. V F

190 composizione e struttura della Terra


Unità 2

2
I FENOMENI
INTERNI IL MANTELLO E IL NUCLEO
DELLA TERRA

✱ LO STUDIO DEI FENOMENI INTERNI DELLA TERRA


Sotto la crosta terrestre si trova il mantello e, più in profondità, il nucleo.
Lo studio dei fenomeni che si verificano all’interno della Terra è possibile
grazie alle informazioni che si ottengono dalle onde sismiche, dall’esame dei
meteoriti e dai materiali che ci giungono nel corso delle eruzioni vulcaniche.

✱ IL MANTELLO
Il mantello rappresenta il 67% della massa della Terra e quindi è la parte più
consistente. È costituito principalmente di silicati di ferro e magnesio e ha origine
a una profondità media intorno ai 35 km, in corrispondenza della discontinuità
di Moho; si spinge fino alla discontinuità di Gutenberg, che si trova a circa
2900 km di profondità.
La parte più superficiale è rigida e insieme alle rocce della crosta forma la
litosfera. Sotto di essa c’è l’astenosfera, costituita di rocce che si trovano,
almeno in parte, allo stato fuso.
Questa caratteristica è importante perché determina i movimenti della crosta
terreste. Al di sotto dell’astenosfera si trova la mesosfera, che è invece del tutto
rigida 3.

Velocità delle
3
onde sismiche (km/s) crosta ✱ IL NUCLEO
0 2 4 6 8 10 12 14 Il nucleo è la parte più interna
della Terra e costituisce
il 32,5 % della sua massa.
1000
Il nucleo si suddivide in
Onda S Onda P discontinuità
mantello di Mohorovicic
ˇ´ due parti separate dalla
2000
(o Moho) discontinuità di Lehmann.
La più esterna, il nucleo
Profondità (km)

3000 litosfera
astenosfera esterno, si trova allo stato fuso;
mesosfera la più interna, il nucleo interno,
nucleo
4000
esterno discontinuità
è invece allo stato solido.
di Gutenberg
5000
discontinuità
nucleo di Lehmann
interno
6000
6371
Esercizio
Completa il testo seguente inserendo i termini indicati.

crosta terrestre • discontinuità di Gutenberg • discontinuità di Moho • eruzioni vulcaniche • mantello •


meteoriti • nucleo • onde sismiche
L’interno della Terra si studia basandosi: sulle ....................................................... , sull’esame dei ..................................................e
dei materiali emessi durante le ............................................................................................... . La parte più superficiale della Terra
è la ....................................................... che giunge fino alla .............................................................................................................. ; poi si trova il
.............................................che giunge fino alla ..................................................................................................................................... e infine
si trova il ........................................................ .

composizione e struttura della Terra 191


Unità 2

3
I FENOMENI
INTERNI IL CALORE INTERNO
DELLA TERRA E IL MAGNETISMO TERRESTRE

cent ✱ IL CALORE INTERNO


geote rale La Terra è riscaldata dal Sole ma questo calore riesce a penetrare solo per pochi
rmica
decimetri.
Si ritiene che il calore interno provenga dalle radiazioni emesse dagli
elementi radioattivi contenuti nelle rocce.
Spostandosi verso l’interno della Terra, la temperatura tende a salire. Si è stimato
che la temperatura massima presente nel nucleo interno dovrebbe essere intorno
ai 4300 °C.
Il calore interno della Terra può essere utilizzato dall’uomo per trarne energia, per
esempio, nelle centrali geotermiche 4.
4

✱ IL MAGNETISMO TERRESTRE
Sulla Terra l’ago della bussola si orienta sempre verso il nord; ciò dipende dalla
presenza del campo magnetico terrestre.
Il nostro pianeta si comporta come se al suo interno ci fosse un grande magnete
con i poli molto vicini ai poli nord e sud geografici 5.
Il campo magnetico terrestre sembra sia generato dal movimento dei
materiali metallici (ferro), conduttori di elettricità, presenti nel nucleo esterno.
Il campo magnetico terrestre è presente anche al di fuori della Terra, attorno
alla quale forma come uno scudo magnetico, chiamato magnetosfera, che ci
protegge dalle particelle cariche provenienti dal Sole (vento solare) 6.

5 nord
magnetico
Nord
geografico
6 vent
declinazione sola o
11° re
magnetica
S

N
O E
S

Sud sud
geografico magnetico

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.
Il calore interno della Terra proviene (dal Sole / dalle sostanze radioattive presenti nelle rocce). Al centro
della Terra si raggiungono temperature intorno ai (1000 / 4300) °C. Il campo magnetico terrestre è generato
dal movimento di materiali (conduttori / non conduttori) di elettricità presenti nella parte (esterna / interna)
del nucleo. Il campo magnetico presente fuori dalla Terra ci protegge dalle (radiazioni ultraviolette /
particelle presenti nel vento solare).

192 composizione e struttura della Terra


I MOVIMENTI INTERNI DELLA TERRA
E LE LORO CONSEGUENZE

3 D
CAP 3 CAP 3
Unità 1 I MOVIMENTI INTERNI DELLA TERRA 75 95
pagina

1. La deriva dei continenti 76 96


pagina

2. Le placche e i fenomeni di orogenesi 80 pagina 100


3. Le placche e la formazione degli oceani 84 pagina 104
pagina

Unità 2 TERREMOTI E VULCANI 91 111


pagina
1. I terremoti 92 112
2. Le onde sismiche, l’energia e l’intensita dei terremoti 96 pagina 116
3. I vulcani 100 pagina 120
4. Tipi di vulcano e loro distribuzione geografica 102 pagina 122

193
Unità 1

1
I MOVIMENTI
INTERNI LA DERIVA DEI CONTINENTI
DELLA TERRA

✱ LA TEORIA DELLA DERIVA DEI CONTINENTI


La teoria della deriva dei continenti è stata proposta da Alfred Wegener (1880-1930).
Secondo la teoria della deriva dei continenti questi non sono stati sempre
nella posizione che occupano oggi ma hanno subito continui spostamenti
nel corso del tempo. Fino a prima di 180 milioni di anni fa, infatti, sarebbe
esistito un unico continente, chiamato Pangea, circondato da un unico oceano
chiamato Panthalassa. In seguito, all’interno di questo continente si sarebbero
create delle fratture e le singole parti si sarebbero spostate. Ciò avrebbe
consentito loro di raggiungere la posizione attuale, che tuttavia non è definitiva
perché gli spostamenti sono ancora in atto 1.

250 milioni di anni fa 180 milioni di anni fa


1
Laurasia
PA

Pa Te
nth tid
alassa e
N

Gon
E dwana
G

A India

Antartide Australia

135 milioni di anni fa 65 milioni di anni fa

Nordamerica Nordamerica Europa


Asia Asia
Europa

Africa
Africa Te
tid
e India
Sudamerica India Sudamerica

Australia Australia

Antartide

oggi tra 50 milioni di anni

Nordamerica continente
eurasiatico Nordamerica continente
eurasiatico

Africa Africa
Sudamerica
India
Sudamerica
Australia
Australia

Antartide Antartide

194 I MOVIMENTI INTERNI DELLA TERRA E LE LORO CONSEGUENZE


? ????
2 Nordamerica

✱ LE PROVE E LE CAUSE DELLA DERIVA DEI Europa


CONTINENTI
Una delle principali prove della deriva dei
continenti è la forma dei continenti: se ritagliamo
i loro contorni e poi li accostiamo, notiamo che
alcuni di essi combaciano quasi perfettamente e
questo dimostra che in tempi lontani dovevano
trovarsi attaccati 2.
Africa
Sono state inoltre ritrovate rocce dello stesso tipo e
fossili delle stesse specie in zone che attualmente
si trovano molto distanti tra loro (Brasile e Golfo di
Guinea).
I movimenti dei continenti sono causati dai moti Sudamerica
convettivi che avvengono all’interno del mantello 3.

3 dorsale medio-oceanica
Sudamerica

fossa Africa

cana
udameri placca
placca s africana

azc
a nvettivi moti c
iN moti co nvettiv o
cca d
s t e n o s f e i
pla
a r a

Esercizio
Completa il testo seguente inserendo i termini indicati.

deriva dei continenti • mantello • moti convettivi • Pangea • Panthalassa

Wegener propose la teoria della ..........................................................................................., secondo la quale fino a prima di


180 milioni di anni fa doveva esistere un unico continente chiamato ............................. circondato da un oceano
chiamato .................................................... . Questo continente si sarebbe fratturato e le singole parti si sarebbero
spostate a causa dei ......................................................... che avvengono all’interno del ................................ che si trova
parzialmente allo stato fuso.

I MOVIMENTI INTERNI DELLA TERRA E LE LORO CONSEGUENZE 195


Unità 1

2
I MOVIMENTI
INTERNI LE PLACCHE E I FENOMENI
DELLA TERRA DI OROGENESI

✱ LA TETTONICA A PLACCHE
La crosta terrestre è suddivisa in tante regioni chiamate placche. Esse hanno
estensione maggiore dei continenti che si trovano sopra di esse e i loro confini si
spingono fino al centro degli oceani (osserva, per esempio, la placca africana) 4.
Oltre a queste ci sono placche di dimensioni più piccole (per esempio, la placca
adriatica), oppure placche di dimensioni considerevoli ma che non portano sopra
di esse alcun continente (per esempio, la placca pacifica).

4
placca
adriatica placca eurasiatica
placca placca
nordamericana indiana
placca
caraibica placca placca
turca
delle Filippine
placca placca
di Cocos araba

placca
placca indo-australiana
placca
di Nazca placca
p acifica
sudamericana
placca
africana

placca antartica
placca
di Scotia

✱ I MOVIMENTI DELLE PLACCHE


Le placche, spinte dai moti convettivi che avvengono nel mantello,
sono soggette a continui movimenti che possono essere di scontro, di
allontanamento o di scorrimento dell’una rispetto all’altra.
Quando le placche si scontrano l’una con l’altra, si dice che hanno dei margini
convergenti 5; quando invece si allontanano, si parla di margini divergenti 6;
quando scorrono una di fianco all’altra, si parla di margini trascorrenti 7.

5 6 litosfera 7
astenosfera

litosfera litosfera
astenosfera
astenosfera

196 I MOVIMENTI INTERNI DELLA TERRA E LE LORO CONSEGUENZE


✱ I MARGINI CONVERGENTI
Si chiamano margini convergenti o distruttivi
quelli che, scontrandosi l’uno con l’altro, fossa arco vulcanico insulare
portano alla distruzione di vaste porzioni di
8
litosfera che sprofonda nel mantello.
Questo fenomeno di sprofondamento viene
chiamato subduzione.
●● Se lo scontro avviene fra placche oceaniche, placca
oceanica
una sprofonda sotto l’altra e si formano delle
fosse e degli archi vulcanici 8.
●● Se lo scontro avviene fra placche continentali,
esse si sollevano entrambe e si formano
placca
catene montuose 9. oceanica
●● Se lo scontro avviene fra una placca oceanica
e una continentale, si ha il sollevamento astenosfera
della placca continentale, più leggera, e fusione parziale
lo sprofondamento di quella oceanica, più
pesante. Anche in questo caso si formano
delle catene montuose, dei vulcani e delle
fosse oceaniche q0.

9 q0 arco vulcanico
placca linea di contatto fra placche fossa
continentale

placca
continentale

placca
oceanica

placca
continentale

astenosfera
astenosfera
fusione parziale

Esercizio
Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
a. Le placche comprendono sia gli oceani sia i continenti che si trovano sopra. V F
b. Tutte le placche hanno un continente sopra di esse. V F
c. Le zone di subduzione sono caratteristiche dei luoghi in cui ci sono i margini convergenti. V F
d. Nello scontro fra placche continentali, in genere, una sprofonda sotto l’altra. V F
e. I fenomeni di orogenesi si hanno in tutte le zone nelle quali ci sono margini convergenti. V F

I MOVIMENTI INTERNI DELLA TERRA E LE LORO CONSEGUENZE 197


Unità 1

3
I MOVIMENTI
INTERNI LE PLACCHE E LA FORMAZIONE
DELLA TERRA DEGLI OCEANI

✱ I MARGINI DIVERGENTI
Si chiamano margini divergenti quelli che si trovano fra placche in
allontanamento l’una rispetto all’altra.
Sono chiamati anche margini costruttivi perché, allontanandosi, formano nuove
porzioni di litosfera. La nuova crosta si origina dalla solidificazione del magma che
fuoriesce dal mantello qa. Nei luoghi in cui si hanno movimenti di allontanamento fra
le placche si possono formare nuovi oceani.
L’allontanamento fra le placche ha inizio da fratture nella litosfera, chiamate rift
valley, che possono comparire anche all’interno dei continenti.

✱ LE DORSALI MEDIO-OCEANICHE
Gli oceani sono attraversati da lunghe dorsali costituite da catene
montuose che possono raggiungere i 3000 m di altezza rispetto ai fondali
dai quali si ergono.
In qualche caso esse raggiungono il livello del mare ed emergono dalle acque.
Queste dorsali presentano al centro un solco longitudinale, o meglio, una vallata,
chiamata rift valley, al centro della quale si trova una spaccatura dalla quale
fuoriesce il magma che solidifica formando le catene montuose. Essa è interrotta
di tanto in tanto da una serie di fratture trasversali chiamate faglie trasformi qs.

qa dorsale qs faglia trasforme rift valley

a s te
nos
f e ra

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.

I margini divergenti (distruggono / creano / mantengono la stessa quantità di) litosfera. Margini di
questo tipo si trovano nei luoghi in cui si ha (allontanamento / scontro) delle placche. I margini divergenti
si possono trovare (al centro degli oceani / in mezzo ai continenti / al centro degli oceani o in mezzo
ai continenti). Le dorsali medio-oceaniche presentano (al centro / ai lati) una vallata chiamata (faglia
trasforme / rift valley) che scorre in senso (longitudinale / trasversale).

198 I MOVIMENTI INTERNI DELLA TERRA E LE LORO CONSEGUENZE


Unità 2
TERREMOTI
E VULCANI 1 I TERREMOTI

✱ CHE COS’È UN TERREMOTO


Un terremoto (o sisma) è un movimento della superficie epicentro
della Terra rapido e spesso con effetti distruttivi.
1
Esso è generato da fratture nelle rocce che si verificano
entro i primi 720 km di profondità. Il punto in cui si verifica
la frattura si chiama ipocentro, quello che si trova sulla
superficie, perpendicolare a esso, si chiama epicentro
1. All’epicentro gli effetti del terremoto sono più intensi e
distruttivi.

✱ DISTRIBUZIONE DEI TERREMOTI


I terremoti sono più frequenti ai confini delle placche 2.
In queste zone, infatti, si hanno scontri, scorrimenti e
sprofondamenti e quindi c’è maggiore tensione.
L’Italia si trova in una zona di confine fra la placca africana
e quella eurasiatica.
ipocentro
Questa situazione determina un’intensa attività sismica che è
particolarmente elevata nelle regioni del nord-est, nell’Umbria,
nel Lazio, in Campania, in Calabria e in Sicilia 3.

2 terremoti aree sismiche


3 Mappa di pericolosità sismica
zolla basso alto
rischio rischio
zolla eurasiatica
di Cocos
zolla
nordamericana
zolla
araba
equatore

zolla
di Nazca zolla
zolla australiana
africana
zolla
sudamericana
zolla
pacifica zolla antartica

Esercizio
Completa il testo seguente sottolineando i termini corretti da scegliere fra quelli indicati in
parentesi.

La frattura che genera un terremoto avviene nell’ (epicentro / ipocentro) mentre perpendicolarmente (sotto
/ sopra) di essa si trova l’ (epicentro / ipocentro). La probabilità del verificarsi di un terremoto è (uguale /
diversa) nei diversi punti della Terra. I terremoti sono quasi del tutto assenti (al centro / ai confini) delle placche.

I MOVIMENTI INTERNI DELLA TERRA E LE LORO CONSEGUENZE 199


Unità 1

2
I MOVIMENTI
INTERNI LE ONDE SISMICHE, L’ENERGIA
DELLA TERRA E L’INTENSITÀ DEI TERREMOTI

✱ LE ONDE SISMICHE
Le onde sismiche si originano nell’ipocentro e si propagano in tutte le
direzioni.
Le onde sismiche sono di tre tipi:
●● le onde primarie (o onde P) che sono le più veloci;
●● le onde secondarie (o onde S) più lente delle precedenti;
●● le onde superficiali che sono le più lente ma le più distruttive.

✱ I SISMOGRAFI
Le onde sismiche sono registrate dai sismografi che tracciano i sismogrammi,
dei grafici dal cui esame è possibile risalire sia all’energia liberata dal terremoto
sia alla distanza cui esso ha avuto origine 4.

✱ L’ENERGIA E L’INTENSITÀ DEI TERREMOTI 4


●● L’energia che si libera nel corso di un terremoto viene determinata
utilizzando una grandezza, chiamata magnitudo, i cui valori sono riportati
sulla scala Richter. onde P
La magnitudo si ricava tenendo conto dell’ampiezza dell’oscillazione registrata
sui sismogrammi e della distanza del sismografo dall’epicentro.
●● L’intensità dei terremoti viene stabilita in base agli effetti che essi
generano nel luogo in cui viene effettuata l’osservazione. La scala onde S
attualmente utilizzata in Europa e in America per valutarla è la scala Mercalli
(oggi denominata Scala MCS). Essa è suddivisa in 12 gradi, ognuno dei quali
identifica dei fenomeni caratteristici ed è in base ad essi che si determina
l’intensità.

✱ LA PREVENZIONE DEI DANNI CAUSATI DAI TERREMOTI onde L

Oggi è possibile stabilire la probabilità del verificarsi di un terremoto in una


località ma non è possibile prevedere il momento in cui esso si verificherà.
Per prevenire i danni e la mortalità, il miglior sistema è quello di costruire case,
strade e strutture con particolari tecniche, in grado di sopportare i terremoti.

Esercizio
Scrivi accanto a ogni definizione il termine corrispondente scegliendolo fra i seguenti.

magnitudo • Mercalli • onde P • Richter • sismografo • sismogramma


a. Scala che misura l’intensità di un terremoto. ....................................................................

b. Grandezza che misura l’energia liberata da un terremoto. ....................................................................

c. Scala che misura l’energia liberata da un terremoto. ....................................................................

d. Strumento utilizzato per rilevare i terremoti. ....................................................................

e. Tracciato che riproduce le onde sismiche. ....................................................................

f. Le onde sismiche più veloci. ....................................................................

200 I MOVIMENTI INTERNI DELLA TERRA E LE LORO CONSEGUENZE


Unità 2

3
I MOVIMENTI
INTERNI I VULCANI
DELLA TERRA

✱ COM’È FATTO UN VULCANO


I vulcani sono fratture puntiformi o lineari attraverso le quali fuoriescono
materiali provenienti dall’interno della Terra.
Un vulcano in cima ha un’apertura, chiamata cratere principale, dalla quale
fuoriescono i materiali nel corso delle eruzioni. Le eruzioni possono avvenire
anche dai crateri secondari, che si trovano a quote più basse.
Il cratere viene alimentato tramite il camino vulcanico che attinge i materiali dalla
sottostante camera magmatica. Questi materiali provengono dal mantello 5.

✱ CHE COSA ERUTTA UN VULCANO


I materiali eruttati da un vulcano possono trovarsi allo stato solido, liquido
o gassoso.
●● I materiali solidi sono 5
soprattutto costituiti da pezzi materiale
di rocce e sono chiamati gassoso
cratere principale
piroclasti. Fra di essi le
colata di lava
particelle più piccole sono le camino vulcanico
ceneri, che possono essere
trasportate dal vento a distanze edificio vulcanico
cratere
notevoli. secondario

●● I materiali allo stato liquido


sono chiamati lave. La loro
temperatura è compresa fra i
600 e i 1200 °C.
●● I materiali gassosi hanno litosfera
natura diversa e sono difficili
camera
da individuare perché, appena magmatica
fuoriusciti, si mescolano con
i gas presenti nell’atmosfera. astenosfera
I principali sono il vapore
acqueo, il diossido di carbonio e
composti dello zolfo, dell’azoto, diapiri
del cloro e del fluoro.

Esercizio
Completa il testo seguente inserendo i termini indicati.

camera magmatica • camino vulcanico • cratere • gas • lave • magma • mantello • piroclasti
Un vulcano, sulla cima, presenta un .................................................... attraverso il quale fuoriescono materiali in forma
solida, chiamati ....................................... , materiali in forma liquida, chiamati .............................. , e ............... di varia natura.
Sotto di esso si trova il ................................................................... che va a finire nella ................................................................... in cui si
accumula il ..................................... proveniente dal .................................................... .

I MOVIMENTI INTERNI DELLA TERRA E LE LORO CONSEGUENZE 201


Unità 1

4
I MOVIMENTI
INTERNI TIPI DI VULCANO E LORO
DELLA TERRA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

✱ TIPI DI VULCANO
I vulcani eruttano lave di viscosità diversa e questo influisce sulle loro caratteristiche. Possono essere
classificati in base alla forma e in base al tipo di eruzione.

✱ DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DEI VULCANI


La maggior parte dei vulcani si trova nelle zone di scontro fra le placche, in cui la litosfera sprofonda.
Nello sprofondamento i materiali più leggeri (con una densità minore) che compongono la litosfera si
sciolgono, risalgono e formano i vulcani.
L’Italia, per la sua posizione ai confini di due grandi placche, è soggetta a un’intensa attività vulcanica,
testimoniata dalla presenza di vulcani attivi, inattivi e spenti. Fra i primi possiamo ricordare l’Etna e lo
Stromboli, che hanno fenomeni eruttivi pressoché continui.

In base alla forma possiamo distinguere:


Vulcani a scudo Vulcani a strato
Hanno lave poco viscose e