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FINANZCAPITALISMO, Luciano Gallino, Einaudi, 2011!

Corso di LM in Scienze dell’Economia, a.a. 2013-2014, !


Storia della Moneta e della Banca, Prof. Giampiero Nigro, di Enrico Mungai!
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“Abbiamo creato una civiltà, quella in cui viviamo, figlia del mercato, figlia della concorrenza e che
ha prodotto un progresso materiale portentoso ed esplosivo, dando vita alla globalizzazione. Siamo
noi a governare la globalizzazione o è la globalizzazione che sta governando noi? E’ possibile parlare
di solidarietà in un’economia basata sulla concorrenza spietata? Fin dove arriva la nostra
fratellanza?”!
Josè Alberto Pepe Mujica, !
Presidente dell’Uruguay!
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“L’idea è che gli Stati nazione siano superati, e che la grande finanza, che già controlla l’industria
attraverso le banche, debba prendere il posto delle nazioni.”!
Daniel Estulin, !
scrittore d’inchiesta!
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Prefazione!
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La mortificazione dell'io in favore del consumo, verso la ricerca di uno status da affermare
e sfoggiare, fa perdere la consapevolezza della vera felicità. Una rincorsa folle nei confronti
di tutto ciò che non è veramente necessario, invece di arricchire, deprime le nostre
coscienze. Come in un delirio di massa cinicamente pianificato e gestito da chi intende
appropriarsi delle ricchezze per eccellenza: il nostro tempo, la nostra libertà. !
!
Il saggio del Prof. Luciano Gallino, ad una lettura poco attenta, può sembrare
semplicemente un trattato sull’attuale crisi economica e le sue motivazioni d’esistenza, in
realtà si tratta di una critica spietata alla nostra società. Una società in cui l’avere conta più
dell’essere1; una società in cui a scuola, per prima cosa, s’impara ad essere concorrente del
 

proprio compagno di banco invece di crescere nella gioia di scoprire; una società dove
tutta l’economia si fonda sul profitto, privando l’essere umano della sua dignità; una
società dove il progresso deve essere solo crescita; una società dove l’economia ci spinge a
lavorare a ritmi spaventosi per produrre cose per lo più inutili, che poi altre persone,
sempre lavorando a ritmi spaventosi, dovranno comprare. Tutto questo solo per arricchire
pochi, senza dare alcuna felicità a troppi e per di più impoverendo, materialmente ed
umanamente, tantissimi altri. Schiavi del consumo, repellenti all’accrescimento culturale e
delle coscienze. Un imbarbarimento ideale2 più che ideologico; infatti d’ideologia, nella
 

nostra società-mondo, ce n’è anche troppa e quella dominante che ci sta schiavizzando,
illudendoci di maggiori libertà, è proprio quella neoliberista.!

1 T. Terzani, Monologo sulla felicità, 2004

2
G. Leopardi, 1818: “aspirazione o desiderio di natura estetica, morale o intellettuale in contrapposizione agli interessi della vita
materiale”
1
Parte prima. La politica dell’Economia!
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I. Che cos’è il finanzcapitalismo!
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Le grandi organizzazioni gerarchiche che usano masse di esseri umani come componenti o
servo-unità sono state definite, già nello scorso secolo, come mega macchine sociali3. Il  

Finanzcapitalismo, o capitalismo finanziario, non è altro che una mega-macchina


sviluppata, a partire dagli anni ottanta, per estrarre valore sia dal maggior numero
possibile di esseri umani, sia dagli ecosistemi. Si noti che l’estrazione di valore è un
processo ben diverso dalla creazione di valore. Infatti si produce valore quando viene
generato qualcosa che riesca a migliorare4 le condizioni di vita, al contrario si estrae valore,
 

anche in maniera calcolata, quando quest’ultime vengono depauperate5.!  

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Il capitalismo industriale aveva come motore l’attività manifatturiera, il capitalismo
finanziario si alimenta grazie all’attività speculativa. Si è passati da un’economia reale,
dove il denaro si trasforma in profitto grazie all’intermediazione delle merci (D1-M-D2),
ad un’economia di finzioni contabili e d’ingegneria finanziaria dove il denaro, anche e
soprattutto virtuale, genera altro denaro (D1-D2) senza alcun nesso con l’attività
industriale o commerciale in senso stretto. Una trasformazione tale da stroncare
definitivamente la flebile resistenza marxiana, che derubrica “il Capitale” a nozione
d’archeologia economica. !
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Questo sistema fondato sul nulla, se non sulle scommesse (futures, opzioni e derivati in
genere) e sulla cartolarizzazione, sfruttando la leva finanziaria, ha garantito dei rendimenti
elevatissimi. Questi hanno superato anche il 30 per cento, contrariamente al Pil mondiale
che, da decenni, cresce ad un tasso annuo compreso tra il 3 ed il 5 per cento. Poiché, alla
fine della fiera, profitti e rendite aventi una base reale non possono superare la crescita
della ricchezza prodotta, ci si accorge che qualcosa non torna e che questo surplus di
valore deve, per forza di cose, essere estratto da altre fonti che non sia la sola produzione
industriale.6!  

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Purtroppo il capitale è potere e la brama di quest’ultimo genera mostri, così come il
celeberrimo sonno della ragione. Il capitale è il potere di decidere che cosa, come e dove

3 L. Mumford, 1934

4
e.g. quando si costruisce una casa o una scuola, si elabora una nuova cura, si offre un posto di lavoro retribuito, si piantano degli
alberi…

5
e.g. quando si provoca un aumento dei prezzi delle case manipolando i tassi d’interesse o le condizioni dei mutui, si impone un
prezzo artificiosamente alto per la nuova cura, si aumentano i ritmi di lavoro (produttività media del lavoro) a parità di salario, si
distrugge un bosco per farne un parcheggio…

6
“Una redistribuzione della ricchezza a spese di altre fonti di reddito realizzata mediante manipolazione di prezzi a scopi
speculativi, salari in flessione, privatizzazione di prestazioni statali o sfruttamento internazionale. La crescita del capitale in forza di
un rendimento più elevato è soltanto un’espressione monetaria nominale. In questo caso essa corrisponde a una inflazione dei titoli
finanziari, a una bolla.” K.H. Brodbeck, 2009
2
produrre.7 Il potere di controllare quante persone abbiano diritto ad un lavoro e quante
 

altre saranno considerate numeri da tagliare; il potere di decidere quali malattie dovranno
essere curate e quali altre trascurate; il potere di stabilire quali debbano essere i prezzi
degli alimenti di base e quindi di scegliere quante persone dovranno morire di fame; il
potere di decidere dove far scoppiare una guerra per approvvigionarsi di una certa risorsa;
il potere di esportare l’illusione di una democrazia manipolata da governi fantoccio
eterodiretti da oligarchie celate.!
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La storia è piena di esempi che mostrano la veridicità dell’assioma citato. Durante la
stesura della mia tesi8 non ho potuto fare a meno di notare le affinità coi nostri tempi e
 

pensare a come sia affascinante studiare i corsi e ricorsi della storia. Probabilmente, senza i
numerosi interventi finanziari della famiglia Fugger, gli Asburgo oggi non avrebbero quel
posto d’onore che gli si riserva nei libri. Se nel 1519 a Francoforte fosse stato eletto
Francesco I di Francia (1494-1547) a dispetto di Carlo V d’Asburgo (1500-1558) oggi non
sapremmo nulla del sovrano sul cui regno non tramontava mai il sole. Il capitale (sistema
finanziario) è potere (sistema politico) e le due forze sono intimamente intrecciate.!
!
Abbiamo assistito all’evoluzione storica del “finanziatore del potere” partendo dal
semplice mercante medioevale, per passare al mercante-banchiere della prima Età
Moderna, quindi alle banche stesse e dalle aziende più facoltose, per arrivare ai giorni
nostri in cui esistono vere e proprie società finanziarie, dette bank holding companies, che
operano in dozzine di settori differenti e che controllano al tempo stesso sia gli istituti
bancari che le compagnie assicurative. !
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L’influenza del sistema finanziario sul sistema politico è aumentata a tal punto da
trasformarsi da semplice strumento a servizio del potere in un capestro per manipolare e
veicolare le strategie politiche stesse. In favore di lauti rendimenti da raccogliere nel breve
periodo, il tutto a discapito del nostro avvenire. A conferma di ciò: gli Investitori
Istituzionali, ovvero coloro che raccolgono i risparmi dei lavoratori per investirli per il
“loro” futuro, gestiscono un capitale di oltre 60 trilioni di dollari, equivalente al Pil del
mondo del 2009. Le loro strategie d’investimento influenzano pesantemente sia le sorti
delle grandi corporation sia quelle dei bilanci statali. Questi detengono oltre la metà di
tutte le società quotate in borsa, per cui hanno un ruolo determinante nel proporre e
imporre politiche sia finanziarie che industriali.!
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Al contrario di quanto si pensi non è stata l’economia, con tutte le sue innovazioni, a
travolgere la politica, bensì è stata la politica ad aver identificato i propri fini con quelli
dell’economia finanziaria, adoperandosi con ogni mezzo per favorire la sua ascesa. La
politica ha abdicato al proprio compito storico di incivilire la convivenza umana

7
Durante una delle prime lezioni di Economia Aziendale nel triennio fui sconvolto da un’affermazione della Prof.ssa Sibilio: “la
produzione genera la domanda”. Ingenuamente avevo sempre pensato fosse il contrario, ovvero che siano i bisogni dell’uomo ad
indurre le aziende a creare prodotti che possano soddisfarli. Invece, basta guardare le nostre case e rendersi conto della quantità di
orpelli inutili che ci circondano per capire come stanno le cose. Siamo indotti ad acquistare per soddisfare i nostri bisogni indotti,
talvolta sopraffacendo anche quelli primari.

8
“Rico como un Fucar, gli affari dei Fugger con la Corona di Spagna nella Prima Età Moderna”, relatore Prof. F. Guidi Bruscoli,
candidato E. Mungai, 2011
3
governando l’economia, contribuendo a trasformare il finanzcapitalismo nel sistema
politico dominante a livello mondiale. Questo sistema è stato capace di unificare le civiltà
preesistenti in una sola civiltà-mondo occidentalizzata, e al tempo stesso di svuotare di
sostanza e di senso il processo democratico.9 !  

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II. Una civiltà asservita alla finanza dalla politica!
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Dal 1980 in poi l’economia è stata intensivamente finanziarizzata: il denaro generato
attraverso altro denaro ed anche attraverso il debito, ha preso il sopravvento rispetto ai
criteri guida dell’azione economica ovvero la produzione di merci per mezzo di altre merci
al fine di ottenere un reddito (M1-D-M2). Oggi una banca privata può creare denaro anche
in misura superiore dieci volte rispetto ai depositi in essa effettuati e registrati. In teoria
secondo gli accordi di Basilea I e II, una banca europea sarebbe tenuta ad avere un cassa
almeno 8€ ogni 100€ prestati e quindi dovrebbe limitarsi a concedere prestiti fino ad un
massimo di dodici volte e mezzo il proprio capitale. In realtà attraverso la “finanza
creativa” si riesce a creare debito, e quindi denaro, in misura enormemente superiore. !
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La politica si è impegnata ad adattare la società all’economia, anziché prefiggersi di
regolare l’economia per adattarla alla società. Essa si propone tutt’al più di soccorrere in
ultima istanza coloro che più direttamente sono stati colpiti dalla crisi piuttosto che
tutelare tutti i cittadini dall’insicurezza socio-economica; invece di produrre beni comuni e
tutelare quelli esistente, la politica mette in atto privatizzazioni per lasciarle produrle al
mercato, con finalità di profitto, in sua vece.!
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A partire dagli anni ’80 i confini tra economia e politica sono stati spesso valicati, andando
la prima sovente a condizionare la seconda. I primi interventi che hanno permesso questo
sono stati le eliminazioni di tutte le misure ostative alla libertà di circolazione dei capitali,
la facilitazione delle attività speculative delle banche e la possibilità di produrre strumenti
finanziari sempre più complessi. Il pensiero neoliberale non è stato prerogativa esclusiva
dei politici americani da Reagan (1981-1989) a Clinton (1993-2001), ma anche e soprattutto
dall’intellighenzia europea, con paladini come Mitterand (1981-1995), Thatcher (1979-1990)
e Kohl (1982-1998).!
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Stiamo assistendo da tempo alle cosiddette revolving doors, ovvero alti dirigenti di
istituzioni finanziarie private che diventano ministri o titolari di importanti cariche
pubbliche o viceversa ex ministri che diventano dirigenti di grandi banche. Molti
parlamentari, negli Stati Uniti, si stimano in circa un terzo, una volta finiti gli svariati
mandati sono diventati consulenti di società private alle quali suggeriscono i modi più

9 L. Gallino, “Finanzcapitalismo”, 2011


4
opportuni per influenzare le commissioni parlamentari di cui hanno fatto parte loro stessi
per lungo tempo. Si veda il caso Tivelli.10!  

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Queste strette relazioni simbiotiche tra politica ed economia sono state rese possibili con
l’appoggio sostanziale dell’ideologia neoliberista, che dopo esser riuscita a pervadere
l’intero sistema culturale, ha promosso e legittimato l’idea che l’intervento dello Stato
nell’economia fosse quanto di più dannoso per l’accrescimento del benessere,
demonizzando lo sviluppo dello stato sociale e l’eccessivo potere attribuito ai sindacati.
Economisti della Scuola Austriaca, della Scuola di Friburgo e più tardi, ma più
incisivamente, della Scuola di Chigago hanno promosso questa dottrina politica, che
riveste i panni di una teoria economica, e che è stata lo strumento tecnico della
controffensiva politica diretta a cancellare, per quanto possibile, le conquiste sociali delle
classi lavoratrici ottenute nel trentennio dopo la seconda Guerra Mondiale: i diritti del
lavoro, i servizi pubblici, i sistemi di protezione sociale, le pensioni. Queste hanno infatti
compiuto nell’arco di una generazione un enorme balzo all’indietro gettando nell’oblio
una grandissima fetta della società. Liceali che non hanno più, se non formalmente, il
diritto allo studio; operai che devono mantenere con il sangue ed i denti il proprio posto di
lavoro; impiegati senza una benché minima prospettiva di carriera; esodati senza né un
lavoro, né una pensione; anziani senza la certezza di poter ricevere le giuste cure mediche
per cui hanno pagato una vita tra tasse ed imposte.!
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I think tanks che hanno potentemente contribuito all’affermazione pressoché globale
dell’ideologia neoliberista, dal dopo guerra ad oggi, sono stati foraggiati da gruppi
finanziari e corporations industriali in diversi paesi. Il Cato Institute e la Heritage
Foundation negli Stati Uniti, l’Adam Smith Institute e l’Institute of Economics Affairs in
Gran Bretagna, la Mont Pelerin Society fondata in Svizzera nel 1947, le Bildelberg
Conferences iniziate in Olanda nel 1952, la Trilateral Commission nata nel 1973 su
iniziativa delle precedenti, hanno prodotto rapporti e memoranda che hanno
considerevolmente influito sull’insegnamento universitario11, sui media e sulle politiche 

economiche dei governi.!


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Il neoliberismo propone di sottomettere ogni dimensione dell’esistenza alla razionalità
economica, il culmine della quale è il calcolo dei costi e benefici cui deve sottostare ogni
azione umana; asserisce, in modo categorico, che la società tenda spontaneamente verso
un ordine naturale e di conseguenza occorre impedire che lo Stato, o il governo per esso,
interferiscano con l’attuazione e il buon funzionamento di questo ordine. E’ un argomento
che viene da lontano, fu usato almeno dal Seicento in poi per contrastare il potere

 10
Luigi Tivelli, consigliere parlamentare del presidente del Consiglio, capo di Gabinetto ai rapporti con il parlamento e coordinatore
della conferenza dei capi di Gabinetto, portavoce di ministri e membro di varie Commissioni governative, con una conseguente
significativa conoscenza ed esperienza, più che ventennale, del mondo governativo. Nel mese di Dicembre 2013 è stato accusato dal
M5S di fare pressioni nei confronti del PD riuscendo così a cambiare un emendamento proposto da Roberto Speranza che avrebbe
altrimenti imposto tagli alle “pensioni d’oro”.


A conferma di ciò una definizione ascoltata durante una lezione universitaria “L’esistenza di una specie ha valore per l’economista
11

solo se dà utilità diretta (cibo, vestiti, compagnia…) o indiretta ovvero se legata all’esistenza di una specie importante.”
5
monocratico del sovrano, ma che se applicato ad una società democraticamente costituita
perde ogni essenza e si trasforma di fatto in un argomento contro la democrazia.12!  

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Il sociologo Richard Sennett ha parlato di corrosione del carattere per descrivere gli effetti
sulla personalità che provoca il lavoro del “capitalismo flessibile” imposto dal
neoliberismo. Risulta improbo per la persona che lavora, nell’incertezza più assoluta del
domani, sviluppare un senso di identità, poiché ciò richiede una lunga e paziente ricerca in
se stessi. E’ arduo, sul lavoro e nella comunità, sviluppare rapporti sociali reciprocamente
impegnativi. Come scriveva Hannah Arendt trovarsi a far parte di una società in cui le
motivazioni, il senso d’identità, il riconoscimento sociale, i percorsi di vita, sono stati
interamente costruiti attorno al lavoro dipendente salariato è molto pericoloso nel
momento in cui questo viene a mancare. Siamo addestrati sin da piccoli ad acquisire
competenze professionali tali da renderci produttivamente occupabili, scegliamo i licei e le
università in funzione del lavoro che potremmo ottenere e non dello sviluppo della
propria personalità, appiattendoci e livellandoci tutti: come usciti da una grande catena di
montaggio di automi. La glorificazione teoretica del lavoro ha trasformato l’intera società
in una società votata al lavoro, dove come uomini-macchina sacrifichiamo gran parte della
risorsa per eccellenza, il nostro tempo, per lavorare a ritmi mentalmente devastanti,
trascurando gli affetti, l’amicizie e tutto ciò che ci dà umanità. !
!
Attorno al lavoro è stata costruita l’essenza della personalità moderna. La civiltà-mondo
dove ogni confine tra economia, politica, cultura e comunità è stato dissolto, produce
giovani dal costume decomposto, adulti rimasti o ricondotti allo stadio adolescenziale e
cittadini che hanno introiettato il vangelo del consumo in luogo delle regole della
democrazia. La pubblicità e il marketing in senso più ampio plasmano le personalità degli
individui sin dall’infanzia13 e li seguono passo dopo passo nel cammino della vita. Viene
 

distorto il processo educativo che dovrebbe avere come esito la sensibilizzazione di


cittadini consapevoli, determinati a far valere ad ogni livello dell’organizzazione sociale, e
in ogni suo ambito, il principio per cui la libertà politica significa partecipare al governo
della cosa pubblica, oppure non significa nulla.14 Al contrario, il vangelo del consumo crea
 

individui che vedono, come massima espressione della propria libertà, la possibilità di
scegliere tra migliaia di prodotti pressoché simili nel proprio valore d’uso o d’indossare
capi d’abbigliamento griffati esibendo l’infantile subordinazione ai calcoli degli uffici di
marketing. A tal propostiti Gallino scrive che “attendersi che individui così plasmati nel
profondo della personalità si adoperino per trasformare la civiltà-mondo in crisi è senza
speranza e senza senso poiché essi sono la civiltà-mondo” stessa. Questa è un’affermazione
forte da confutare, il processo involutivo umano non è irreversibile, talvolta può bastare
un buon libro per renderci liberi. Ciò che è difficile è contagiare gli altri e alleggerire la
pressione dell’iperinformazione. Troppo spesso ci s’illude di essere migliori dell’altro solo
perché si posta sui social network qualche twit apparentemente eversivo. Dobbiamo

 12 W. Brown, “Neoliberalism and the End of Liberal Democracy”, 2003

Basti pensare a Ronald McDonald, la mascotte-clown, e alla potente strategia di fidelizzazione infantile messa in campo dalla
13

catena di fast food più famosa e più diffusa nel mondo.

 14 H. Arendet, “Sulla rivoluzione”, 1963


6
riscoprire la vera condivisione e soprattutto la collaborazione, tornare ad essere animali
sociali che non disdegnano la tecnologia, ma la plasmano usando il buon senso e l’umanità
di cui siamo ancora fortunatamente dotati.!
!
L’uomo-macchina generato da questa nostra società tratta l’ambiente come una risorsa da
sfruttare e non come il luogo dove dovrà vivere con la sua progenie. Questa nostra civiltà,
intrisa di neoliberismo, attribuisce valore principalmente al consumo delle risorse naturali,
ignorando del tutto nella sua contabilità il valore della produzione e riproduzione ad
opera della Terra. Approssimativamente il 60 per cento delle risorse naturali sin ora
prodotte dagli ecosistemi sono stati degradati in soli cinquant’anni o quanto meno sono
stati utilizzati in modo non sostenibile. Stiamo vivendo con l’illusione della crescita senza
limiti, senza tener di conto che la qual cosa prevede di consumare risorse illimitate, se non
che il luogo fisico dove viviamo, la Terra, è per sua natura limitato e dotato perciò di
risorse finite. Si possono citare a tal riguardo la distruzione delle foreste primarie, che
procede al tasso di 13 milioni di ettari l’anno (pari a metà superficie del Regno Unito); il
mutamento climatico; l’inquinamento dell’aria, dei suoli e delle acque fluviali e marine;
l’erosione, la desertificazione e la salinizzazione dei suoli; la perdità di biodiversità di
specie animali e vegetali; l’accumulazione di rifiuti tossici. Tutto questo in nome del mero
consumo.!
!
La crisi economica che si estende ormai dal 2007, e minaccia di continuare se non di
aggravarsi, ha contribuito a mettere in luce l’insostenibilità sistemica (sociologica e
ambientale) in netta contrapposizione alla dottrina neoliberista che ha sinora propugnato
il consumo sfrenato come unica via percorribile per incrementare il benessere sociale. !
!
!
Parte seconda. Cause ed effetti della crisi!
!
III. La piramide degli schemi esplicativi!
!
L’economia statunitense, e di conseguenza anche quella europea, è stata bruscamente
frenata dall’esplosione della bolla della new economy15 e dagli attentati dell’11 settembre.
 

Vari economisti main stream fedeli al credo neoliberalista, suggerirono come unica via
d’uscita l’aumento dei consumi. Lo stesso George W. Bush, a poche ore dagli attentati delle
Torri Gemelle, invitò il popolo americano a frequentare in massa i supermercati in modo
da reagire con orgoglio agli attacchi.!
!
Si noti che un eccezionale motore per aumentare i consumi privati è l’edilizia. Infatti oltre
al lavoro di manodopera in senso stretto, che di per sé comporta alti livelli occupazionali,
la costruzione di case trascina interi comparti industriali: a partire dai servizi di
progettazione e consulenza, quindi le installazioni idrauliche ed elettriche, fino ad arrivare
agli arredamenti d’interni e di rifinitura. Il governo americano e la Fed decisero quindi
d’incentivare l’edilizia residenziale per uscire dalla stagnazione.!


Il Nasdaq dal valore record del 10 marzo 2000 di 5.132,52 punti perse il 9% in tre giorni innescando poi la caduta delle quotazioni
15

che portò alla scomparsa di molte dot.com


7
!
Tra il 2001 ed il 2006 venne facilitato l’accesso al credito da parte delle famiglie anche
meno abbienti e furono praticati tassi d’interessi bassissimi. Le banche, da parte loro,
iniziarono attività di cartolarizzazione, ovvero il credito che veniva concesso da una banca
ad una famiglia o ad un’azienda veniva subito trasformato in un titolo commerciabile e
rivenduto a delle società-veicolo, in genere create o sponsorizzate dalla stessa banca,
denominate Structured Investment Vehicles (Siv). Queste con i prodotti acquistati
confezionavano dei portafogli (Collateralized Debt Obligations, Cdo) di titoli con diverse
strutture di rischio, dopo di che venivano a loro volta rivenduti agli investitori
istituzionali. Così facendo, i titoli venduti alle Siv uscivano dai bilanci delle banche, in
modo da permetter loro di concedere mutui ben oltre la riserva legale16. Così per la banche  

viene meno il ruolo di filtro per gli investimenti, infatti scaricando in toto il rischio di
solvibilità sulle Siv, non si preoccuparono granché dell’affidabilità creditizia, erogando
mutui anche a persone o aziende senza i requisiti fondamentali. Tale rischio veniva
trasferito in prima battuta dalle Banche alle Siv, poi da quest’ultime agli Investitori
Istituzionali e quindi ai risparmiatori che versano quote di stipendi in fondi pensione e/o
assicurativi. Uno scaricabarile che ha lasciato lavoratori, e amministrazioni pubbliche, con
il cerino in mano.!
!
Questa campagna governativo-bancaria in un primo momento riuscì a dare un minimo di
sollievo dalla crisi, ma come risvolto della medaglia e con nefaste conseguenze generò una
maggiore pressione sulla domanda abitativa, facendo così salire il prezzo delle
abitazioni17. Queste continuarono però ad essere acquistate anche da chi non poteva
 

effettivamente permetterselo. Per ingigantire ancor più la bolla, alcuni soloni della finanza
creativa convinsero le già indebitatissime famiglie americane a chiedere rinegozziazioni al
rialzo dei prestiti ottenuti, ovvero potevano chiedere ulteriori fondi ipotecari garantiti dal
maggior valore degli immobili. Venivano concessi mutui facili con a garanzia immobili con
un valore in piena bolla speculativa, questi prestiti venivano cartolarizzati, venduti e messi
fuori bilancio, per concederne altri ancora e ancora. Si era entrati in un circolo vizioso, un
sentiero che di lì a poco si sarebbe rivelato insostenibile. Nel 1997 il debito privato
americano era pari al 66 per cento del Pil, nel 2007 esplose al 99,9 per cento del Pil18.!  

!
Nel 2007 la Fed aumentò i tassi d’interesse innescando così forti aumenti nelle rate19 dei  

mutui a tasso variabile, molte famiglie dal modesto reddito non riuscirono più a far fronte
ai propri impegni e smisero di pagare i debiti contratti. Il valore delle case scese
rapidamente sotto il livello del capitale da rimborsare. Seguì un’ondata di sequestri

 16 Per i mutui sulle abitazioni la riserva, già molto bassa, si attesta al 4%

 17
Dal 2000 al 2006 i prezzi delle abitazioni lievitarono del 220%. Una casa che solo 6 anni prima poteva esser comprata con 100
mila dollari, nel 2006 costava ben 220 mila dollari.

 18
Nel 2007 il Pil americano toccava il 13 trilioni di dollari (13 mila miliardi), a fine anno il debito ipotecario in capo alle famiglie
superava gli 11 triliardi di dollari. Si stima che i mutui intestati a proprietari sicuramente insolvibili nel solo 2006 fossero 600
miliardi di dollari, pari ad un quinto di tutte le ipoteche sulla casa concesse in quello stesso anno.

 Alcuni
19 istituti di credito aumentarono le rate a tasso variabile fino a raddoppiarle.
8
giudiziari che fece crollare ancora più il valore degli immobili e di conseguenza dei vari
prodotti finanziari strutturati che li avevano come sottostante.!
!
Gli Investitori Istituzionali, ivi comprese molte banche europee, che avevano acquistato
migliaia di miliardi di dollari di prodotti finanziari strutturati, in specie obbligazioni tipo
le Cdo contenenti migliaia di mutui cartolarizzati, dovettero constatare che il loro
portafoglio stava subendo cospicue perdite. Smisero quindi di comprare e, laddove
possibile, rivendettero le loro quote, facendo crollare ulteriormente il prezzo di questi
titoli. Le Siv si trovavano in gravi difficoltà già nei primi mesi del 2007. Le banche,
proprietarie o sponsor, dovettero quindi per non correre rischi di perdite ingenti o di
drastici danni reputazionali intervennero a sostegno delle Siv con centinaia di miliardi di
dollari. Anche le società che avevano assicurato o riassicurato i mutui dal rischio
incapparono in pesanti perdite, non poche dovettero essere salvate dallo stato. Non meno
colpite furono le società specializzate nel collocare in borsa i titoli di debito ricavati dalla
cartolarizzazione dei mutui. Fanny Mae20 e Freddie Mac21, entrambe divenute semi-
   

private, vennero salvate dal fallimento ad inizio autunno 2008 grazie a 200 miliardi messi a
disposizione del governo federale. Lo slogan neoliberista “if government is the answer, it was
a stupid question” ovvero il mito del privato efficiente contro il pubblico parassita fu
clamorosamente nascosto in cantina. Le banche smisero quindi di compiere o ridussero al
minimo l’operazioni di prestito interbancario, ovvero di finanziare i temporanei disavanzi
di cassa degli altri istituti, generando il cosiddetto credit crunch22. In poco più di un anno la  

“crisi dei subprime” ha distrutto valore per 25 miliardi di dollari, una somma equivalente a
poco meno della metà del Pil mondiale del 2007. Stime del FMI prevedono che la spesa
totale per il salvataggio di tutti gli istituti di credito e assicurativi da parte dei governi
supererà i 15 trilioni di dollari.!
!
Il sistema finanziario è uno strumento indispensabile per il buon funzionamento
dell’economia reale, ma quando questo supera di svariate volte il valore della realtà e
soprattutto agisce nell’ombra, ovvero fuori dalla visibilità (over the counter, Otc) seppur in
maniera del tutto legale, abbiamo in mano una bomba innescata e pronta ad esplodere:
non sappiamo quando, ma lo farà.!
L’assioma secondo cui il mercato dei capitali alloca sempre e rapidamente questi ultimi nel
modo più efficiente, è stato sconfessato a caro prezzo e sulla nostra pelle. Le banche Usa e
Ue hanno sviluppato, in poco più di vent’anni, un gigantesco sistema finanziario ombra
per aggirare le disposizioni e gli accordi relativi alla quota di capitale da tenere a riserva al
fine di ottenere, a tutti i costi, la massimizzazione dei ricavi derivanti dai crediti concessi.
L’assunzione della massimizzazione del valore per l’azionista come paradigma, cui deve
attenersi il management di qualsiasi società, industriale o finanziaria che sia, ha formato
una classe dirigente devota al risultato di brevissimo termine, una schizofrenica gestione
che mira in primo luogo al valore giornaliero delle quotazioni dei titoli della propria
società. Gli stessi manager vengono incentivati con stock options nel tentativo di rendere

 20 Federal National Mortgage Association, venerabile istituzione fondata nel 1938 dal governo Roosvelt

 21 Federal Home Loans Mortgage, fondata nel 1970

 22 La stretta creditizia che ha flagellato l’economia reale, togliendo linfa vitale agli investimenti industriali.
9
più redditizio e stimolante il proprio mandato di gestione. Tutto questo, spesso, facendo
perdere il senso originario del fare impresa, ovvero la creazione di beni o servizi da
mettere sul mercato in attesa di un compratore. “È imprenditore chi esercita professionalmente
un'attività economica organizzata a fine della produzione o dello scambio di beni e servizi” art.
2082 del Codice Civile italiano.!
!
Politici e partiti che si reputavano di sinistra hanno contribuito in maniera fondamentale
alla deregulation. Questa ha permesso la creazione legale del sistema ombra e la
globalizzazione finanziaria, è decollata grazie al sostegno della “nuova sinistra”
britannica, tedesca ed italiana, ivi compresi gli auto-estiniti partiti comunisti; il che
costituisce, a posteriori, un paradosso a fronte di un processo mondiale che è stato
condotto in funzione antioperaia. Al contrario di quanto solitamente si crede, la
liberalizzazione dei movimenti di capitali non è stata un’invenzione appannaggio
esclusivo degli economisti, banchieri e politici americani, gli europei l’hanno in subordine
imitata e fatta propria, dando una spinta autonoma e di grande forza.!
!
I francesi che fino al 1983 avevano provato a combattere l’espatrio di capitali nazionali
all’estero senza riuscirvi, hanno ben pensato di provare a regolare la libertà di detti
movimenti al fine di ottenere almeno dei proventi da una qualche cosa che non si riusciva
ad arginare. Prendeva così corpo, accanto se non addirittura prima del famoso Consenso
di Washington, il Consenso di Parigi. Dal 1986 in poi varie personalità francesi arrivarono
a figurare in primo piano tra coloro che resero possibile la globalizzazione come la
conosciamo oggi. Non sono stati gli Stati Uniti che hanno condotto la battaglia per istituire
le regole e gli obblighi di un mercato finanziario liberale, ma sono stati i francesi che hanno
preso la testa del movimento neoliberista in europa.!
!
Negli Usa la battaglia per liberalizzare i movimenti di capitale, adducendo in molti casi
proprio l’esempio battistrada dell’Europa, ha preso soprattutto forma di smantellamento
della legislazione che durante i primi due mandati presidenziali di Franklin D. Roosevelt
(1932-1940) era stata introdotta per impedire alle banche e altre soluzioni finanziarie di
operare con finalità speculative, largamente eccedenti la loro funzione primaria di
sostegno dell'economia reale. La Glass-Steagall del 1932 impediva alle banche commerciali
di operare allo stesso tempo come banche di investimento, vietava di collocare fuori
bilancio sia attivi che passivi, ostacolava gli scambi di derivati al di fuori delle borse a fini
speculativi, poneva un freno all’ingigantimento degli enti finanziari mediante fusioni e
acquisizioni. In altre parole la legislazione introdotta dal Congresso dopo la crisi del ’29
impediva alle istituzioni finanziarie di compiere quasi tutti quei generi di operazioni che
erano stati all'origine della crisi di allora e lo sono state, su un piano ancora più ampio, di
quella attuale. Questa legge fu abrogata dalla Gramm-Leach-Bliley, firmata dal Presidente
William J. Clinton, veniva di nuovo reso possibile alle banche di compiere tutte le
operazioni ricordate sopra, a conferma del fatto che la memoria storica dei politici, e dei
banchieri, è davvero corta. Degno di nota anche e soprattutto il Commodity Futures
Modernization Act (Cfma) del dicembre 2000, anch’esso a firma Clinton, legge che ha
spalancato le porte alla moltiplicazione senza limiti dei derivati trattati al di fuori dei

10
mercati della borsa. Cavillo legale, poco, abilmente sfruttato dall’azienda considerata
l’archetipo dei disastri finanziari-industriali degli anni 2000, la Enron.!
!
In primo luogo la Fed e la Sec, ma anche la Banca d’Inghilterra e la Fsa, nonché la Banca
Centrale Europea hanno sovente spianato la strada delle liberalizzazioni dando scarso
peso ai pericoli e non di rado ignorandoli del tutto. Molti osservatori erano a conoscenza
della bolla dei subprime già dal 2003, basti ricordare un memoranda del World Economic
Forum (Wef), associazione ultraliberale, che nel 2007 affermò che i prezzi delle case erano
raddoppiati in pochissimo tempo e che molti esperti temevano una caduta degli stessi e su
larga scala, con conseguenti impatti sul consumo, la crescita economica e il prezzo di altri
attivi. Un rischio stimato sopra il 10 per cento, un rischio altissimo: nessuno si sognerebbe
mai di utilizzare un’ascensore con una probabilità su dieci di guastarsi mentre è in
funzione. Nonostante simili preavvisi né Alan Greenspan, il presidente della Fed che
aveva favorito la bolla con la sua politica monetaria, né tanto meno il suo successore Ben
Bernanke manifestarono alcun dubbio sul sistema finanziario, anzi affermavano che si
fosse giunti ad una tale maturità da non avere più alcun bisogno da parte delle stato,
perché l’attuale sistema finanziario era perfettamente in grado di auto regolarsi. Eppure
già nei primi anni del millennio il capitalismo finanziario è giunto ad albergare in sé una
serie di squilibri economici e sociali insostenibili. Prima fra tutti possiamo annoverare la
diseguaglianza costituita dall’astronomico arricchimento del 10 per cento della
popolazione mondiale e la stagnazione trentennale del reddito del restante 90 per cento; e
ciò va enfatizzato non tanto per motivi di giustizia sociale, che di per sé meriterebbero un
posto di riguardo, ma perché essa significa che l’estrazione del reddito dalla popolazione
lavoratrice da parte della classe dominante ha ormai raggiunto un limite insopportabile.!
!
Come mai tutte le avvisaglie sono state ignorate? Non esistevano addetti ai lavori in grado
di rendersi conto che la barca stava affondando? In molti casi effettivamente è stato così,
non era infatti semplice capire, in portafogli compositi e variegati, quali titoli erano
effettivamente più o meno tossici, fin quando questi non deflagravano; ma soprattutto
perché con gran vigore dagli anni ’50 in poi molti economisti si sono arditamente
impegnati nel rendere l’economia indecifrabile ai più, acconciando, di formule
matematiche chilometriche ed integrali simili a geroglifici, la semplicità della
“amministrazione delle cose domestiche”23, piuttosto che studiare sistemi economici
 

sostenibili e socialmente desiderabili. La maggior opera di economia del Novecento, la


Teoria Generale di John Maynard Keynes (1936), su quasi 400 pagine contiene in tutto,
appendici comprese, tre o quattro semplici equazioni. Questa ha risollevato le sorti del
mondo dopo la Grande Crisi del ’29, modelli matematici rappresentanti un’astrazione
della realtà ci hanno gettato nella Grande Recessione che dal 2007 ci affligge tuttora.!
!
IV. Costi umani della crisi!
!
La ricchezza del mondo consta di azioni, obbligazioni, derivati, case d’abitazione, edifici
commerciali, impianti industriali, capitali gestiti da fondi pensione, fondi comuni e

 23 Etimologia greca “oikos nomos”: leggi della casa


11
compagnie di assicurazione… secondo la Oxford Economics le stime della distruzione di
ricchezza variano tra i 25-28 trilioni24 a 100 trilioni di dollari25. !
   

!
Nel solo 2008 i sequestri di abitazioni dei residenti morosi hanno toccato i 4 milioni, con
un aggregato di 25 milioni di persone che si sono ritrovate senza un tetto. La
disoccupazione è a dei livelli galoppanti e soprattutto quella giovanile tocca dei picchi
elevatissimi26. A questi si vanno ad aggiungere i lavoratori poveri, ovvero le persone che
 

pur lavorando regolarmente percepiscono una paga inferiore a quella mediana del paese
di riferimento27. Fortunatamente, questo sistema finanzcapitalistico ha previsto la
 

flessibilità lavorativa garantendo così dei contratti di lavoro occasionale28. La Banca  

Mondiale ha stimato in circa 1,5 miliardi le persone che vivono con meno di 1,25 dollari al
giorno. In Europa il 16% della popolazione è ufficialmente considerata povera, dato che
cresce sensibilmente se si considera la fascia 0-17 anni29. La Grande Recessione, scaturita
 

dal semi-collasso di un sistema astratto e virtuale, ha causato danni più che tangibili e a
farne le spese sembrano essere proprio le classi più deboli, con i giovani in prima linea.!
!
Oltre che alla distruzione della ricchezza reale stiamo assistendo anche allo
smantellamento progressivo delle conquiste sociali avvenute nel secondo dopoguerra. Per
varie ragioni, quantità e qualità delle cure mediche fruite dalle famiglie, comprese quelle
erogate dal sistema sanitario nazionale, diminuiscono quanto più queste s’impoveriscono.
Nel corso di una crisi economica la prima a declinare è la spesa privata per la sanità: le
persone tendono a ritardare il ricorso al medico per evitare le spese sanitarie, di trasporto e
di assistenza comportando un aumento delle malattie gravi che potevano essere evitate
con cure preliminari; la crisi provoca una riduzione delle entrate fiscali e quindi lo
sviluppo e diffusione dell’assistenza sanitaria pubblica. E’ un cane che si morde la coda,
più le famiglie s’impoveriscono e più il sistema sanitario s’indebolisce.!
!
L’ideologia neoliberista, per sua natura, è una fiera nemica dei sistemi pubblici di
protezione sociale: pensioni e sanità, settori in cui circolano capitali nell’ordine di trilioni
di dollari e/o euro, sono delle succulenti prede. La loro privatizzazione, in maniera
pressoché totale, aprirebbe un terreno fertilissimo ed ampio per le attività e i profitti di
ogni genere di istituzione finanziaria. La popolazione occidentale sta invecchiando, il
target primario per l’estrazione di valore umano sono dunque gli anziani, al crescere dei
quali aumenteranno le pensioni da poter gestire e le spese sanitarie da imputare. Una
gallina dalle uova d’oro.!
!
 24 la metà del Pil del mondo 2007

 25 1,8 volte il Pil mondiale

 26 in Italia la disoccupazione giovanile ha superato il 40 per cento; in Spagna più di un giovane su due è disoccupato.

 27 in Italia un lavoratore viene definito povero se percepisce un reddito mensile inferiore ai 490 euro.

 28 Nel 2008 si stimavano 7-8 milioni di Italiani con lavori occasionali; circa 10 milioni di tedeschi nelle medesime condizioni.

 29 In Italia un giovane su quattro è considerato povero.


12
Uno degli argomenti più comunemente addotti per concludere che i sistemi di protezione
sociale non sono più economicamente sostenibili è il deterioramento dei bilanci pubblici.
Molti governi hanno deciso che, considerate le elevatissime spese effettuate per proteggere
le istituzioni finanziarie, dall’altro la crescente incidenza dei sistemi pubblici sul Pil,
occorreva tagliare come prima cosa le prestazioni erogate da questi ultimi30. In Grecia, per  

far fronte a un debito pubblico che a giudizio delle agenzie di rating, società private di
proprietà dei più ricchi finanzieri del mondo, era divenuto eccessivo e a rischio di default,
il governo ha deciso a dicembre 2009 e a marzo 2010 vari interventi di austerità. Lo stesso
esempio è stato seguito anche dagli altri PIIGS et all.31!  

!
In Italia come negli altri paese UE, siamo dunque dinanzi a misure di austerità volte a
chiedere alla maggioranza economicamente più debole della popolazione di “salvare il
bilancio pubblico”, mentre non vengono sfiorati minimamente i più ricchi. I 15 trilioni di
dollari impegnati dai governi occidentali per salvare le istituzioni finanziarie dal disastro
corrispondono agli investimenti che sarebbero necessari per raggiungere tutti gli 8 Scopi
del Millennio indicati dall’ONU per tutti i paesi interessati. Rubare ai poveri per dare ai
ricchi. Solamente tra il 2008 e il 2010 i soli stati UE hanno impegnato 4,6 trilioni di euro per
salvare istituzioni private grazie ai bilanci pubblici. Coloro che stanno già pagando la crisi
sulla propria pelle, ovvero studenti, lavoratori e pensionati, devono accettare
supinamente di pagarla una seconda volta, vedendosi rapinare al fine di salvare i colpevoli
del disastro.!
!
!
Parte terza. I fondamenti strutturali!
!
V. Come opera la mega-macchina del finanzcapitalismo!
!
Negli Usa, nel periodo di maggior espansione borsistica di tutti i tempi (1982-2000), le
emissioni nette di azioni sono state negative. E’ necessario sfatare il mito che, al presente,
le imprese si finanzino in prevalenza attraverso la borsa: infatti si ricorre al mercato del
credito e all’autofinanziamento; basti pensare all’Italia, che ne è il più fulgido esempio.32 Il  

capitalismo finanziario genera soprattutto l’accumulazione di capitale entro se stesso,


servendosi di strumenti come i derivati che nel 2008 hanno raggiunto l’abnorme valore 1,3
quadrilioni di dollari, cioè 21,4 volte il Pil mondiale dell’anno. La distanza tra economia
reale e finanziaria è immensa, tutto ciò ad evidenziare di come la ricchezza sia stata creata

 30
E’ proprio di questi giorni (Gennaio 2013) la notizia che a fronte di 10 mila medici appena laureati saranno disponibili poco meno
di 3 mila posti nelle scuole di specializzazione solo perché sono stati stanziati solamente 30 milioni di euro a fronte dei 100 milioni
richiesti per aumentare i posti a 7 mila. Le regioni hanno un fabbisogno annuo di 8 mila specialisti e considerando che i reparti si
reggono sugli specializzandi, abbattere così il loro numero implica di certo uno scadimento del servizio sanitario.

 31
In Grecia abbiamo assistito al taglio del 20 per cento dei salari del settore pubblico, alla riduzione del 10 per cento delle pensioni,
all’innalzamento dell’età pensionabile da 61 a 65 anni. In Spagna sono state bloccate le assunzioni del settore pubblico, accresciuta di
2 anni l’età pensionabile, cancellato il contributo alle famiglie che hanno un bambino, ridotta la spesa sanitaria ed aumentata l’Iva
(un’imposta considerata “equa” perché colpisce in maniera uguale sia ricchi che poveri); in Italia sono stati ridotti, nel solo 2010, i
trasferimenti dallo stato agli enti territoriali di 14,5 miliardi di euro, è stata aumentata di 2 anni la soglia minima contributiva per
ottenere la pensione, è stato sospeso l’adeguamento delle pensioni all’anno 2012, è tornata seppur mascherata la tassa patrimoniale
sulle abitazioni, è stata aumentata l’Iva fin al 22 per cento.

 32 M. Aglietta et all, “Dérives du capitalisme financier”, 2004


13
per mezzo di artifici senza alcun nesso con l’economia industriale e commerciale.
Seguendo i dettami neoliberisti, ovvero il capitale si dirige dove c’è maggiore redditività,
le banche hanno rinunciato, in gran parte, alla loro basilare funzione di prestito ad imprese
e famiglie per concentrarsi sul commercio di titoli, divise estere e sulla speculazione. Gli
investitori istituzionali, sempre nel 2008, detenevano in portafoglio almeno il 50 per cento
delle società quotate in borsa ovvero un capitale complessivo superiore al Pil del mondo.
Questi richiedevano alle imprese, di cui erano proprietari, un Roe33 nell’ordine del 15 per
 

cento anche quando l’economia cresceva ad un ritmo 5 o 6 volte inferiore. Le imprese, di


conseguenza, hanno finito col dare sempre maggior spazio alle attività finanziarie a
discapito di quelle industriali, dato che le prime garantivano una redditività ben superiore
alle seconde. La capitalizzazione in borsa e la massimizzazione del valore per gli azionisti
sono diventati le stelle polari per gli alti dirigenti, facendo però soffrire gli investimenti in
ricerca e sviluppo, l’introduzione di nuove tecnologie, il rinnovo degli impianti, così come
il livello dei salari e le condizioni di lavoro. Di fatto gli enti finanziari dirigono sempre
meno denaro verso investimenti produttivi, per contro lo destinano in misura crescente
alla speculazione: il capitalismo dell’arbitraggio.!
!
L’estrazione di valore, come sottinteso, non avviene solo a danno delle imprese, ma bensì
anche in spregio alla civiltà umana e all’ambiente. Nei confronti degli esseri umani,
l’estrazione di valore si compie attraverso il lavoro. Si preclude l’educazione morale delle
persone al fine di non generare cittadini consapevoli e si punta tutto sulla costruzione del
consumatore. Per schiavizzare l’umanità s’induce a credere che la soddisfazione
esistenziale per eccellenza sia lo sfoggio di beni materiali. Un processo di regressione
culturale in cui l’automatizzazione dell’essere umano la fa da padrona. Riducendo il
lavoro salariato nella sua quantità e qualità e comprimendone i diritti connessi s’innesca
un effetto domino che in seguito sarà illustrato. Le delocalizzazione e gli investimenti
diretti all’estero finanziati dalle grandi banche, in prima fila Banca Mondiale e il Fondo
Monetario Internazionale, trasferiscono sostanziosi volumi di produzione di beni e servizi
in paesi emergenti dove il costo complessivo del lavoro è fino a dieci volte inferiore a
quello dei paesi occidentali. Questa concorrenza ha generato un processo deflativo sui
salari dei paesi più sviluppati, tanto che in Italia gli stipendi in termini reali sono fermi agli
anni ’90, mentre negli Stati Uniti sono fermi addirittura al 1973. In parallelo alla
compressione dei diritti e all’erosione dei sistemi di protezione sociale, nei paesi più
sviluppati è aumentata la quota dei lavoratori poveri. L’impoverimento del proletariato si
figura in tre forme: nominale, reale e relativa. Un lavoratore povero ottiene un paga
nominalmente molto inferiore alla mediana; il suo salario reale permette di acquistare
meno beni rispetto agli anni precedenti; il rapporto relativo tra salario reale e produzione
oraria è minore di quanto non lo fosse in passato. In altre parole, oggi i lavoratori sono più
produttivi, ma costano di meno. Ergo: sono sfruttati più che in passato. !
!
Il finanzcapitalismo ha elaborato scientificamente, e quindi applicato a oltranza in tutto il
mondo, il concetto di “valorizzazione” delle risorse naturali attraverso vari progetti.
Questi sono stati largamente finanziati dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario

 33 Retun on equity, redditività del capitale investito


14
Internazionale, ma anche le maggiori banche private e gli investitori istituzionali sono
assai attivi in questo campo. I targets principali di questi progetti di estrazione del valore
dall’ambiente impattano paesi emergenti che non avrebbero i mezzi per realizzarli in
proprio. Si veda l’estrazione di petrolio in Nigeria, di diamanti in Congo, di bauxite in
Brasile, di tungsteno in Cina. Il paradosso in cui si impiglia il modello contabile del
finanzcapitalismo è che il valore delle risorse naturali, determinato da quanto costerebbe
riprodurre artificialmente anche solo alcuni dei servizi che naturalmente esprimono, anche
nel breve periodo può essere varie volte superiore al ricavo che si ottiene dalla loro
distruzione. Se si pensa alla foresta Amazzonica, quindi se si compara il valore
commerciale del pregiatissimo tek, ai costi per assorbire artificialmente l’ossido di
carbonio e produrre l’ossigeno, compito naturale della fotosintesi, non si ottiene che un
bilancio negativo. Un palese fallimento delle prescrizioni neoliberiste.!
!
I bisogni primari dell’uomo sono quello di respirare, alimentarsi e bere. Se al momento,
per quanto riguarda il primo bisogno, il finanzcapitalismo pare stia incontrando alcune
difficoltà nell’estrazione di valore, non è così per gli ultimi due. Questi vengono minacciati
in prima battuta dall’assalto globale al sistema argo-alimentare ed in misura collaterale,
ma fondamentale, dalla scarsità di lavoro. La particolare attenzione dedicata al settore ha
come scopo la trasformazione di ogni segmento del sistema in una fonte di profitto e non
la volontà di assicurare alla popolazione mondiale un’alimentazione migliore e più sicura.
La popolazione non viene affamata perché esiste una minoranza cinica e cattiva che
controlla le sorti del mondo, ma semplicemente perché questa minoranza è alla ricerca
continua di prede da spolpare per rimpinguare i propri forzieri. A tal proposito è bene
ricordare che il patrimonio aggregato delle 1000 persone più ricche del mondo, è più
cospicuo del medesimo aggregato delle 1,5 miliardi di persone più povere, ovvero il 22 per
cento degli abitanti della Terra. E’ più facile garantire gli interessi di un migliaio di “eletti”
oppure tutelare la restante plebaglia? L’estrazione del valore avviene in favore dei primi e
a discapito dei secondi.!
!
Ad oggi la metà esatta del mercato globale delle sementi è controllato da dieci corporation;
l’85 per cento del mercato globale delle granaglie è controllato da tre società; appena una
decina di industrie controllano il mercato mondiale degli alimenti confezionati. La
propensione all’integrazione verticale delle società che dominano il sistema agro-
alimentare appare da alcuni anni rafforzarsi per mezzo dell’acquisto di immense superfici
di terreni agricoli in ogni parte del mondo, da destinare a monocolture estensive. Il
finanzcapitalismo ha così distrutto o ha compromesso larga parte dell’agricoltura
tradizionale, fondata sulla piccola azienda pluricolturale, anziché fornirla di tecnologie più
efficienti ad essa adeguate e migliori accessi ai mercati. Ha drasticamente ridotto la
biodiversità delle piante alimentari, con i rischi che ne derivano a carico dei futuri raccolti.
Ha distrutto innumerevoli mercati locali dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina,
grazie ai sussidi che Usa e Ue erogano alle loro agricolture. Ha ampliato a dismisura la
forbice tra i prezzi pagati ai piccoli produttori e quelli pagati dal consumatore, tagliando
ferocemente i primi ed aumentando i secondi. Ha sottratto decine di milioni di ettari
all’agricoltura alimentare in favore dei biocarburanti, facendo salire i prezzi di cereali e
riso. Il paradosso agro-alimentare è che nonostante gli svariati trilioni di dollari investiti
15
dalle corporation nel settore, la situazione alimentare del pianeta è peggiorata e di molto.
Si stimano in 1,2 miliardi le persone che entro il 2017 saranno sottonutrite ovvero che
soffriranno la fame.!
!
Il sistema del capitalismo finanziario, che ha generato tutto questo, ha delle fragilità
sistemiche che lo hanno portato al collasso. Queste sono dovute in primo luogo all’uso
eccessivo dell’effetto leva approfittando della licenza concessa dalla legge di non iscrivere
a bilancio volumi enormi di derivati. Quando un ente ha debiti pari a 30-40 volte il capitale
proprio, oppure controlla una piramide di società semplicemente detenendo l’1 o il 2 per
cento del loro capitale consolidato, basta una richiesta di rimborso consistente da parte di
un prestatore, o il fallimento di una società della holding, per obbligare l’ente stesso a
chiedere immediatamente un grosso prestito ad un ente terzo; ma se questo si trova in una
situazione analoga, l’intero sistema entra in fibrillazione. !
!
Il Prof. Gallino nel corso del suo elaborato incrimina spesso il capitalismo finanziario,
come se questo in qualche modo potesse vivere di una propria linfa vitale ed avesse una
propria esistenza autonoma. Non si tratta di un essere vivente con una propria
intelligenza, bensì della degenerazione del pensiero liberale, sfociato nel miglior strumento
di schiavitù mai concepito dall’uomo. Se proprio si vuole trovare un colpevole, questo va
fatto coincidere con l’uomo ed in fattispecie con alcune delle famiglie più potenti al
mondo34. !  

!
Senza volersi soffermare sullo scopo di questa élite, all’osservatore più attento apparirà
come in un puzzle composto da tantissimi pezzi, il sottile filo rosso che collega tutti gli
eventi che hanno portato alla deflagrazione della Grande Recessione. Si tratta di un vero e
proprio assalto allo stato sociale ed ai diritti acquisti, che mira a destabilizzare la società e
a trasferire la ricchezza dei molti nelle mani di pochi. Prima si è intervenuti liofilizzando i
diritti dei lavoratori e minando le poche certezze del proletariato, quindi si è colpito il
patrimonio abitativo, ora si stanno mettendo le grinfie su pensioni e sanità, presto
inizieranno gli affondi definitivi sull’istruzione pubblica, il cibo è già vittima dei derivati,
l’acqua sarà la prossima, senza sottovalutare l’indebolimento degli organi di pubblica
sicurezza…!
!
!
Parte quarta. Conclusioni!
!
L’economia reale, nell’ultimo secolo almeno, si è evoluta grazie al sostegno dell’economia
finanziaria: se un’idea era sostenuta dalle giuste competenze era possibile trovare un
finanziatore pronto a credere nel progetto d’impresa. Questo era, fino a poco tempo fa, la
concretizzazione del sogno americano. Questa è l’economia buona, l’economia reale, dove
si producono beni e servizi, dove ci si può anche arricchire e molto, ma grazie alla volontà
e alla tenacia. !

 34 Rothschild, Rockfeller, Onassis, DuPont, Li, Kennedy, Freeman, Van Duyn…
16
La favola dell’economia casinò, delle scommesse e dei derivati è al declino? La moda dello
yuppies arrogante è al capolinea? Si torna alle origini e alla saggezza popolare secondo cui
i soldi facili non esistono? !
!
Stiamo vivendo in un periodo dove il buon padre di famiglia si è trasformato in un
giocatore d’azzardo patologico, dove le banche hanno preferito i mercati ombra, fuori
dalle regole della borsa, per scommettere cifre folli con i soldi dei risparmiatori. Appunto
come se un capofamiglia sperperasse tutta la mensilità al videopoker nella speranza di una
vincita effimera. Ci si può illudere, ma la legge dei grandi numeri non perdona e nel
medio periodo non può che essere il “banco” a guadagnare. Le scommesse sono fatte così,
a fronte di chi vince c’è sempre chi perde e spesso chi perde è colui che è meno informato
o, più semplicemente, abilmente raggirato. Alcune banche sono state rovinate da questo
sistema finanzcapitalistico, ma sono state salvate dai governi. Lo slogan privato-efficiente
contro stato-parassita è stato buttato in cantina dai soloni del neoliberismo ed in sua vece è
stato decantato il “too big to fail”. Le centinaia di migliaia di famiglie rovinate da questi
vampiri assetati di danaro probabilmente saranno considerate “too small to care”? Miseri
pedoni da sacrificare per riuscire nello scacco al re. Scacco matto alla democrazia e alla
libertà.!
!
La crisi dei subprime è stata probabilmente pianificata, gestita e controllata. Il gioco dei
tassi d’interessi della Fed fa venire alla mente l’immagine di un pescatore che pastura per
attirare un maggior numero di pesci, quindi avere più probabilità di fare abboccare all'amo
una trota dopo l’altra. Potrebbe esistere davvero un gruppo ristretto di persone molto
influenti che riescono a condizionare le sorti di miliardi di persone comuni. Il divario tra
ricchi e poveri sta aumentando sempre più e non c’è miglior modo per farlo crescere a
dismisura se non una crisi globale. Mentre chi ha un basso reddito si vede costretto a
vendere la propria abitazione ad una banca e quindi tornarvi in affitto, chi ha capitali ben
oltre la mera sussistenza vede una ghiotta occasione d’investimento dal momento che i
prezzi sono entrati in un sentiero deflattivo. La legge di Engel insegna che la proporzione
di reddito dedicata alla sussistenza diminuisce all’aumentare del reddito stesso. Letta al
contrario significa che chi si impoverisce è costretto a vendere i “beni di lusso”,
semplicemente intesi come il superfluo, non strettamente necessario alla sopravvivenza. Si
spiega così la corsa ai compro-oro o ai banchi dei pegni o alle lotterie o al gioco d’azzardo. !
!
A fronte di denaro creato dal niente, attraverso la leva finanziaria o il debito, con artifici
virtuali viene creata ricchezza fittizia per espropriare ricchezza reale alle famiglie. Creando
nuovi schiavi incatenati all’incertezza del domani che si prostituiscono per un tozzo di
pane, demolendo così le strutture sociali fondamentali per lo sviluppo della democrazia.
Tutto questo per chi? A cosa serve portarsi nella tomba le ricchezze come un
Tutankhamon35 del nuovo millennio? L’uomo è strano, è il predatore più feroce e cinico
 

che il nostro pianeta abbia mai conosciuto. Come poter dare torto a Thomas Hobbes? In

 35
Nei primi anni ’80 il paese più ricco del mondo possedeva una ricchezza pari a 88 volte quella del più povero; oggi la disparità è
salita a 270 volte. I 1.000 individui più ricchi del mondo hanno un patrimonio netto pari al doppio dei 2.500.000.000 individui più
poveri. - D. Rothkopf, “Superclass”, 2009

Le trecento persone più ricche al mondo hanno guadagnato nel 2013: 524 miliardi di dollari, pari a due volte e mezzo la ricchezza
cumulata annuale di 1,2 miliardi di esseri umani  "viventi" con meno di 1,25 $ al giorno. Bloomberg e Forbes, 2013
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realtà basta guardarsi dentro per poter sconfessare l’espressione latina homo homini lupus.
Un nuovo sistema economico migliore del capitalismo, ed in special modo del capitalismo
finanziario, è possibile, purché si basi sulla condivisione e sui rapporti sociali. L’uomo è
strano, ma da sempre ci ha sorpreso con innovazioni tecniche e sociali in ogni tempo ed in
ogni luogo. Ci sorprenderà ancora.!
!
“E’ meglio vivere in un mondo in cui si ha poco ma il giusto e tutti un po’ di più, piuttosto che
pochi tantissimo e troppi pochissimo” - cit. Tiziano Terzani, giornalista e scrittore, filosofo e
cittadino del mondo.

18