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FONDAZIONE GUIDO PICCINI

per i diritti delluomo onlus


Le sfide di una societ multietnica
Dinanzi alla nascita di una societ multietnica sorge, spesso, il dilemma se debba
prevalere pi accoglienza o pi sicurezza. Ma come e perch si giunti a questa
drammatica alternativa: accoglienza o sicurezza o voi o noi?
Di disonest ce ne sono molte e, normalmente, si colgono nel comportamento
morale, la cosiddetta disonest di coscienza
Ma ve n una pi pericolosa: la disonest intellettuale che, in gergo comune, si
chiama menzogna la peggiore perch confonde e falsifica le coscienze, in un
perenne inganno storico, tanto che la verit si scopre dopo, a volte molto pi tardi, a
volte resta coperta nella notte dei tempi una menzogna che la gente, la
moltitudine, paga duramente.
difficile riflettere serenamente nellattuale momento storico, cos confuso e
drammatico, costruito su ingannevoli promesse, giocando sulla sofferenza di 2/3
dellumanit.
Tuttavia una cosa certa: se siamo a questo punto non n colpa del destino n
colpa di un dio, di un piano prestabilito che si perde nella metafisica del sapere.
Il cammino della storia opera delluomo e quindi sar bene affrontare la
situazione con onest intellettuale, senza cercare scorciatoie, perch i piccoli
arroccamenti, gli spot, la propaganda sono fuori luogo.
La societ multietnica c, un dato di fatto, si voglia o no, storia di oggi e
storia di casa nostra.
Ed frutto della globalizzazione, un frutto storico, concreto, voluto da noi, dal
sistema alla cui costruzione abbiamo partecipato, seppure a titolo diverso, tutti un
sistema al quale abbiamo legato il nostro benessere.
Se per questo progresso che poi tutto meno che vero progresso ci ha
portato al dilemma o noi (sicurezza, tranquillit, benessere) o loro (che, nel
linguaggio comune, vuol dire insicurezza, cedere qualcosa che ci appartiene,
qualche privilegio in meno), allora, forse, bene porci una domanda di fondo:
come si arrivati a costruire un sistema-mondo spaccato in due, in una drammatica
alternativa?
Ma il nostro mondo proprio questa alternativa: o io o te o noi o voi?
Se cos fosse ogni guerra, ogni terrorismo, ogni violenza verrebbe giustificata.
Non facile dare una risposta che non sia n drammatica, n superficiale, e
tanto meno evasiva, alla politichese.
Perch il mondo, il nostro mondo, la nostra vita, quella dei nostri figli non pu
essere chiusa nellimperativo o noi o gli altri, sarebbe consegnare a chi verr dopo
di noi un mondo di terrore, unesistenza vissuta nel sospetto se non addirittura
nellodio.
La vita, dono della natura o dono di un dio, un diritto per tutti, come per tutti
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un diritto una vita dignitosa.
Questo lo dice la nostra coscienza di uomini e, per chi possiede la fede, volont
di Dio, perch il Dio cristiano il Dio della vita in pienezza per tutti.
Ma, qual il volto, o meglio i volti, di questo sistema-mondo che noi
chiamiamo globalizzazione? Se c qualcosa di sbagliato va cercato alla radice, nel
tipo di societ che abbiamo costruito e che difendiamo con accanimento.
Qual la dimensione della nostra umanit di oggi, quellumanit che ci
appartiene e in cui, nel bene e nel male, consenzienti o no, siamo stati chiamati, per
nascita e per scelte, a vivere? Questa umanit etica esiste ancora, tuttora
presente nella societ di oggi?
Cosa ne del volto della nostra civilt di cui portiamo il vanto e che
rivendichiamo con forza, che ha segnato ed storia nella nostra attuale societ
globale?
Qual il nostro compito-dovere? Dobbiamo prendere coscienza di quale
posto ci tocca per rispondere alle sfide di oggi

Il volto della globalizzazione


Il mondo della globalizzazione, sognato per il bene comune, non come
doveva essere, non per tutti, come chi ne beneficia di pi proclama ad ogni vento.
Comuni ed universali sono le risorse che la globalizzazione sfrutta, ma il bene per
alcuni tra i quali, forse, ci siamo anche noi , non certo per tutti. Lo sviluppo
promesso dalla globalizzazione avrebbe dovuto superare almeno le disuguaglianze e
le ingiustizie pi grandi invece!
Il modello neoliberale ha marcato la globalizzazione lasciando tutto nelle mani
della dinamica del mercato, in un processo insostenibile che non garantisce a tutti
il minimo per vivere in dignit. Il risultato una situazione di disordine sociale globale,
che compromette la sicurezza e la stabilit mondiale.
In questo senso, non possiamo dimenticare che la pace sempre vincolata alla
garanzia di condizioni minime di vita, ossia ad alcuni diritti sociali essenziali, come il
diritto allalimentazione, alleducazione, alla salute, al lavoro, a una casa dignitosa,
ai diritti essenziali della giustizia, valore fondante della comune fraternit, della pace
globale, sempre pi difficile, proprio perch investe lintera umanit.
Frutto di tutto ci un gran numero di ingiustizie e perversioni
globalizzate.
Emerge sempre pi una situazione dingiustizia dei e nei mercati finanziari; una
delle principali caratteristiche del capitalismo globale la libera circolazione di capitali
speculativi, che genera instabilit e scatena crisi disastrose.
Il commercio fonte di ricchezza per pochi ed esclude milioni di esseri umani che
non possono competere nel mercato in condizioni eque.
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Una globalizzazione fondata sul diritto assoluto e speculativo del denaro
che, prima, crea i flussi migratori che investono popoli interi, sradicandoli dalla loro
storia, cultura, religione, dalla loro vita secolare poi se ne sente minacciato e
reagisce con la guerra, i massacri, i genocidi, la violazione dei pi elementari diritti
umani fattori che generano, in una spirale infinita, sempre maggiori migrazioni. Di
conseguenza, tra questo sviluppo economico e identit culturale vi sar sempre
pi incompatibilit.
Ed qui che si innesta, in positivo e in negativo, la problematica
dellimmigrazione.
La reazione, dinanzi a questo fenomeno inarrestabile, ha molte variabili.
V, in primo luogo, la criminalizzazione di chi entra nel nostro territorio
clandestinamente (e come potrebbe essere altrimenti se, invece di frontiere aperte ad
accogliere chi fugge da violenza, fame, schiavit trovano muri di ogni tipo e
non solo materiali!?!), una criminalizzazione fomentata

dai mass-media, quando si fanno voce dei poteri forti, soprattutto economici
da partiti politici che, per nascondere la mancanza di un reale progetto di
societ, cercano consensi facendo leva sulle pulsioni e gli istinti pi
irragionevoli della gente, e ne lasciano affiorare il lato peggiore Su questa
irrazionalit, poi, fondano il loro potere dichiarando di rappresentare la
volont popolare
da gruppi, enti di ogni tipo che operano nei campi diversi della cosiddetta
sicurezza per avere mani libere in ogni azione e intervento.

C poi chi si arricchisce sul dolore e la morte

nei percorsi brutali di un certo tipo di accoglienza che sfrutta e ricava profitto
giocando sulla vita e sul bisogno
nello sfruttamento di una manodopera senza diritti e senza voce, pi che
ricattabile semplice oggetto usa e getta di cui nessuno chieder conto
nel far scomparire (nel senso letterale del termine) nelle maglie di un mondo
sommerso, nelle mani di una criminalit che nessuno (o ben pochi) disposto
a controllare: prostituzione, trapianto di organi, addestramento (sotto ricatto) a
crimini (furto, omicidio, lavori sporchi di ogni tipo) e, primi tra tutti, minori
non accompagnati di cui, a decine di migliaia, si perdono definitivamente le
tracce

Da pi parti si sostiene che la presenza di immigrati indispensabile per


conservare il livello della nostra qualit di vita e alleconomia di tutti i paesi in cui,
clandestini o no, lavorano dalle badanti a coloro che, spesso per una miseria,
svolgono lavori che nessuno pi vuol accettare
Una donna salvadoregna, espulsa dagli Stati Uniti perch illegale, mentre
eravamo in attesa allaeroporto di Guatemala, mi diceva: Torner, i lavori che io
faccio l non li vuol fare nessuno e soprattutto alle condizioni in cui li faccio io.
Anche questa una forza del fenomeno migratorio che segner il XXI secolo e
contro cui non possibile lottare solo con leggi: il nostro sistema economico ha
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bisogno di schiavi e non siamo disposti a rinunciare ad essi. La cultura del
soddisfacimento ha i suoi costi. Noi siamo incapaci, ci rifiutiamo di scendere dai
nostri livelli di vita, e loro possono esistere, e resistere, con molto meno di noi.
Questa la figura del nero, del marocchino, del musulmano che incontriamo
lungo la nostra strada, alla porta accanto, che riempiono le nostre stazioni, perenni
erranti in cerca di un tozzo di pane, di un luogo ove posare il capo, di un sorriso che li
accoglie, di una mano tesa che li aiuti a camminare in un paese che non li vuole
necessario riappropriarci della verit, per quanto amara sia tutto ci
avvenuto perch a noi tutti stato propinato uno sviluppo e un benessere falso,
senza etica e senza i veri valori delluomo.
Cos si creata lalternativa terribile: o noi o loro e questo perch mancato
il volto umano della globalizzazione, una globalizzazione senza giustizia ed equit,
una casa, solo a parole comune, fatta di mercato, competitivit, speculazione,
profitto, denaro.
La globalizzazione dal volto umano, quella che pone al centro
luomo/donna, la vita, le persone, ogni persona unaltra cosa, comporta il
rispetto dellalterit, suppone il mutuo capirsi, implica uno sforzo verso la
diversit senza differenze, di fronte a questa uniformit con differenze
sanguinose che caratterizza la globalizzazione attuale; incarna una dialettica tra
amore e libert che tende allidentit di tutti e di ognuno.
Non umana la figura dellhomo consumptor, il consumatore, una pedina
indispensabile nellattuale globalizzazione economica. Il consumismo non una
caratteristica umana naturale, un fatto culturale creato artificialmente.
Neppure un dato umano naturale, e pertanto universalizzabile, quella
caratteristica del nostro mondo sviluppato che si pu definire come imperativo
tecnocratico: tutto ci che possibile fare nellambito della tecnologia deve per ci
stesso esser fatto. Senza altro motivo, senza chiedersi se lattuazione di questa
possibilit aperta porter danno allumanit o al contesto umano, ma scommettendo
sul fatto che, se nocumento ci sar, o verr risolto subito o, in ogni caso, saranno altri
a pagarne le conseguenze.
Non verit umana quella implicita apologia della violenza come unico
modo di autodifesa presente in quasi tutti i nostri prodotti culturali. Essa emana
piuttosto da ci che Baudrillard ha definito il carattere assoluto della merce, e
dallerigere la concorrenza a unica forma di relazioni umane. Limperativo assoluto di
concorrenza fa s che imprese che hanno appena conseguito straordinari utili
chiudono le proprie sedi nel Primo Mondo per emigrare nei paesi dove non ci sono
valutazioni sociali o ecologiche, il lavoro pu essere fatto anche da bambini e in
condizioni favorevoli al capitale.
La minaccia della falsa globalizzazione non si limita alleliminazione delle
piccole identit (cosa che potrebbe spiegare lattuale successo dei nazionalismi
come movimenti di auto-protezione), ma soprattutto elimina i migliori valori tipici della
tradizione della nostra civilt: democrazia, diritti umani, eguaglianza, ecc
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nata una societ dove stanno aumentando individualismo, egoismo e
indifferenza il contrario di una casa comune.
Salvo alcuni casi, questa globalizzazione ha cancellato quel volto umano del
mondo, quella umanit di singoli e comunit, ha distrutto la ragion dessere
delluomo stesso, la gioia, la felicit del vivere insieme, con tutti, in piena libert, in
ogni angolo della Terra.
Questo sistema, il mondo di oggi non pu essere la casa comune a cui ogni
essere umano ha diritto.

Globalizzazione e mondo religioso


Nellanalisi sulla realt attuale, indispensabile tener conto, data la
strumentalizzazione che ne viene fatta, anche dellaspetto religioso, per noi
essenzialmente nel versante cristiano.
Che rapporto esiste tra globalizzazione e cristianesimo, cio tra la societ
cristiana o meglio la civilt cristiana, (quella occidentale di cui molti, a torto o a
ragione, ritengono che il cristianesimo sia il fondamento) e il processo di
globalizzazione?
bene, qui, premettere una nostra lettura sullannuncio cristiano.
Il messaggio cristiano tutto meno che un sistema culturale, cos come non un
sistema politico n un sistema religioso: un annuncio di valori essenziali e
fondamentali alla vita, nella massima intensit ed estensione.
Il Dio cristiano non il dio-liberale. Come non un dio aristotelico, tomistico,
ecc, cos il messaggio cristiano non unorganica espressione dottrinale o
ideologica un dio che si coglie nel volto delluomo alla ricerca della verit e
nellimpegno etico per la creazione di un regno dove gli essenziali valori di giustizia,
libert, uguaglianza, fraternit ne siano i fondamenti; un regno senza frontiere n
confini dove ogni uomo/donna ha il proprio posto con pieno diritto di cittadinanza, un
regno costituito su unutopia che si fa storia.
Sgorga dal messaggio cristiano unetica da cui sorge un impegno etico.
Ma letica non una concezione di vita a se stante, indipendente, pellegrina e
aleatoria, strettamente legata ad una concezione filosofica della vita, alla finalit
dellesistenza stessa.
Letica liberale espressione di coscienza e di vita dellidea liberale che si
esprime nel liberalismo filosofico e nella politica accentrata sullindividuo,
nelleconomia come supremazia del mercato che ha come finalit il profitto.
Letica che nasce dal messaggio cristiano pone la dignit dellesistenza umana
come volont suprema del Dio della vita e come fine il regno di giustizia, compendio
dei valori e dei diritti universali delluomo. Non un cristianesimo accomodante,
compiacente, sterile ma un cristianesimo che, pur nelle contraddizioni del percorso
storico, incarni oggi lannuncio di Ges ed i valori evangelici con coerenza e forza.
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Le caratteristiche essenziali del messaggio cristiano non escludono nessun
valore umano.
C, s, un volto trascendente che si coglie solo nella fede, ma questo non deve
prevalere sui valori storici del Vangelo, sarebbe una strumentalizzazione e una
mistificazione pericolosa e bugiarda.
Nellannuncio cristiano vi sono aspetti essenziali in cui nessuno pu ritenersi
estraneo, su cui ogni persona, di qualsiasi fede o ideologia, pu riconoscersi:

la centralit delluomo che si dipana nel percorso storico che ogni persona,
singolarmente e come appartenente ad una comunit, prepara, sogna,
costruisce, percorre

il valore del povero come segno di essenzialit e cammino di liberazione

la priorit delloppresso, dellemarginato, dei nessuno (direbbe


Galeano), senza confini, distinzioni, steccati

la ricerca del diverso di ogni storia e di ogni geografia

un metro di giudizio fatto su il pane condiviso, laccoglienza di ogni bisogno,


luso della propria vita per lattenzione allaltro

Concludendo, la globalizzazione in cui viviamo, al di l dei suoi progressi, non


costruisce, per finalit e storia, la globalizzazione che serve alluomo, allumanit
tutta, al creato, per usare una parola onnicomprensiva: occorre una globalizzazione
che ponga al centro la vita di tutti perch cos vuole il diritto di ogni essere;
necessario dare alla globalizzazione quel volto umano senza le distinzioni create ad
arte dalla cupidigia delluomo, contro una storia come cammino comune di un
presente ed un futuro dignitosi, liberi, giusti; luomo, la sua vita, la sua ricerca di un
mondo migliore devono ritornare al centro della storia.

Ed ora, ecco linterrogativo famoso

Che fare?
Di fronte alla globalizzazione assurdo e irresponsabile pensare ad una
risposta di piccoli orizzonti, la risposta del privato (il proprio piccolo mondo sociale,
culturale, religioso, politico, economico): sarebbero soluzioni facili, illusorie e
devastanti lincapacit di vedere oltre i propri meschini confini un suicidio. Non
occorre essere profeti per dirlo, lo dice la storia, basta saperla leggere.
necessario limpegno di tutti per la costruzione di una casa comune.
Viviamo senza dubbio un tempo di profonda crisi, idoneo per chiedersi che tipo di
societ e di mondo vogliamo costruire. il momento, in definitiva, in cui ci viene
chiesta la lucidit necessaria per saper cogliere le possibilit emergenti presenti nella
realt attuale. Le crisi sono sempre un richiamo a cambiare direzione e edificare il
mondo su altre basi.
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indispensabile, allora, passare da una societ del benessere a una societ
della giustizia.
Limpegno per una societ e un mondo pi umani dovr porre laccento pi
sullequit e la giustizia che sul benessere o su una non meglio definita qualit di vita.
necessario che la logica economica si metta al servizio delluomo e delle sue
necessit reali, rendendogli possibile porsi in relazione con gli altri. giunta lora di
vivere una solidariet ascendente che non consiste nel distribuire tra i meno
uguali leccedente dei pi uguali, ma nellorganizzare tutto partendo dai diritti e
dalle necessit dei meno uguali, dei pi deboli ed esclusi.
Da una societ del consumismo incontrollato si deve passare a unetica del
sufficiente o della moderazione.
Le nostre societ sono sommerse nella cultura di un individualismo possessivo e
di un consumismo esasperato, potenziato dalla pubblicit. Conviene ricordare le
parole profetiche di Gandhi: Dobbiamo imparare a vivere pi semplicemente perch
gli altri semplicemente possano vivere. Sta qui la grande sfida per il XXI secolo.
Infatti, la civilt non consiste nel moltiplicare allinfinito le necessit umane, ma
limitarle deliberatamente allessenziale.
il ritorno allessenziale, quellessenziale che garanzia di giustizia, equit,
uguaglianza, libert, dignit per ogni uomo e donna.
Se tutti vogliono di pi, non v posto per laltro se questo altro diverso, allora
scatta la giustificazione della coscienza legale per toglierlo di mezzo, per non dargli
spazio. In America Latina dicono che il se non c per tutti, che ci sia almeno per
me deve essere cambiato con: perch ci sia anche per me, ci deve essere
per tutti.
Ignacio Ellacura1 parlava, in proposito, della civilt della povert:
La povert non sarebbe pi la privazione di ci che necessario e
fondamentale a causa dellazione di gruppi, classi sociali o nazioni, ma uno stato
universale di cose in cui garantito il soddisfacimento delle necessit fondamentali,
la libert di scelte personali e un ambito di creativit personale e comunitaria che
permetta la comparsa di nuove forme di vita e di cultura, nuovi rapporti con la natura,
con gli altri uomini, con se stesso e con Dio2.
Si giunge, cos, ad una concezione culturale globale di dialogo e condivisione.
sempre pi necessario saper trovare il difficile equilibrio tra democrazia e
identit culturale, diritti umani e il diritto alla diversit culturale, vista come ricchezza
da condividere, per promuovere un dialogo con carattere di uguaglianza. Solo cos

1

Ignacio Ellacura, gesuita, rettore dellUniversit Centroamericana UCA di El Salvador fu


ucciso, il 16 novembre 1989, dallEsercito insieme ad altri sei gesuiti e due collaboratrici. Vedi
Renato Piccini, I martiri della giustizia, Informe 2009-2010, Fondazione Guido Piccini 2009.
La civilt della povert, Informe 2013-2014, Fondazione Guido Piccini 2013.
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sar possibile salvaguardare realmente la diversit culturale e, nello stesso tempo,
vivere con forza etica, promuovere una cultura della solidariet che vincoli la nostra
vita alla vita degli altri.
Dalla cultura della violenza indispensabile passare alla cultura della
fraternit.
Solo lapertura allaltro, il rispetto delle reciproche identit e diversit, potr le
basi di una convivenza giusta e umana su cui si fonda la sicurezza e la tranquillit
della vita.
Concretamente, pensare e lavorare per un uomo nuovo

universale: il cittadino del mondo (i nostri giovani, per primi, ne sentono il


bisogno)

con una coscienza responsabile: oggi siamo nel mondo delle deleghe (a
istituzioni, persone, movimenti), nel mondo dei non responsabili muoiono
milioni e milioni di persone per fame, si fanno guerre spaventose: di chi la
colpa? magari del destino o di un dio!!!

con una visione creativa e planetaria. I nostri orizzonti si sono fatti piccoli,
necessario allargarli o vogliamo restringerli ancora? Rischieremmo di
soffocare.

Chi ha fede, deve creare un cristiano nuovo


-

cosciente della sua funzione evangelica, appoggiato su una forte fede che
non ha bisogno di sicurezze dottrinali e tanto meno secolari (concordati e leggi
ad hoc), ma che si mette in gioco e accetta le sfide, ogni sfida sociale,
culturale, politica, di identit
coerente al dictat di Ges: quello che avete fatto a uno dei pi piccoli e
abbandonati lavete fatto a me.
Luomo a cui fa riferimento Ges quel povero, quel diverso, quel nero, quello
zingaro che incontriamo nelle nostre strade, di cui sfruttiamo magari il lavoro
e il bisogno, quel mendicante che ci d fastidio il povero di Ges proprio
quello che puzza, che disturba, che ruba il lavoro e cos lecito tenerlo
lontano ovunque (tempo fa fece scandalo o forse solo notizia lordinanza
che scacciava i mendicanti dalle chiese del luogo del mendicante per
eccellenza, Francesco, il poverello dAssisi).

Deve consolidarsi una rinnovata coscienza popolare, di base.


Un movimento di base, rinnovato e consapevole, deve riprender forza
nellindispensabile lotta contro divisione e disuguaglianza per portare avanti i grandi
valori di equit, libert, giustizia, rifiutando lelemosina che il potere di oggi
disposto a dare in cambio delle dure conquiste di ieri, aprendo la strada ad un futuro
pi incerto e difficile.
In Italia, con le dovute bellissime eccezioni, la reazione e il dissenso appaiono
poca cosa, in mano a gruppi e movimenti che, spesso, persi in uninterminabile
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ricerca di un minimo denominatore comune, non riescono a superare le differenze e
a coagularsi per formare una forza di anti-potere, protagonista nelle idee e nellazione
per costruire quella casa comune dove ognuno trovi il proprio posto e possa dare il
proprio contributo; una forza presente in ogni lotta e rivendicazione in difesa del
bene comune e della vita, minacciata e travolta da interessi e ingiustizie che rendono
impossibile la sua piena realizzazione.
I tanti moralisti e maestri dIsraele dovrebbero spiegarci che differenza passa tra
il cosiddetto omicidio di un essere nel seno materno (pur lasciando tutti i necessari
distinguo) o lasciare che le acque del mare nostrum, il nostro Mediterraneo,
divengano il sudario per migliaia di storie, sogni, possibilit o gettare sulla strada
milioni di giovani vite, condannarli ad una morte precoce, a volte ammazzati dalle
forze dellordine mandate dalle persone per bene per non essere disturbate, o
permettere situazioni di non-vita che lasciano un numero enorme in mano a
criminali di ogni tipo che li portano alla morte morale e psicologica prima che fisica.
Un bimbo di strada di Citt del Guatemala, solo, allangolo di una piazza, inala
colla uno dei tanti huelepega che usano come droga la colla da calzolaio la droga
dei poveri, di basso costo, facilmente reperibile e con conseguenze devastanti in
pochissimo tempo . Un operatore, che cerca di aiutare questi bambini e ragazzi, gli
si avvicina e gli chiede: Perch respiri quella colla? la risposta agghiacciante:
Per dimenticare di esistere!.
Ma questa la casa comune che abbiamo costruito e che vogliamo blindare e
difendere a denti stretti?
qui che entriamo, dobbiamo entrare, tutti in gioco: nessuno che faccia parte del
difficile cammino della storia umana deve tradirne i valori essenziali.
C sempre chi pronto ad offrire un piatto di lenticchie, di biblica memoria, per
ammortizzare la protesta e chiudere nel proprio privato per creare una massa di
indifferenti, quella maggioranza silenziosa che ha permesso, e permette, i peggiori
crimini della storia.
necessario ritrovarci sempre dalla parte dei pi deboli, emarginati, assetati di
giustizia e verit, e finch ci sar un povero abbandonato e sfruttato ognuno ha il
dovere di portare avanti una lotta a tutto campo, battendosi, senza baratti di alcun
genere, per la verit, la libert, la giustizia, ovunque vengano calpestate valori
essenziali perch lutopia di un mondo pi umano si faccia storia e il destino delle
generazioni future non senta di pianto ma di sorriso perch un mondo nuovo
veramente sorto quando ognuno accetta la sfida della storia.

Renato Piccini
gennaio 2017

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