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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO

FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA Corso di laurea triennale in Scienze umanistiche per la comunicazione

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA Corso di laurea triennale in Scienze

Facebook: il volto linguistico di “Faccialibro”

Relatore:

Chiar.ma Prof.ssa Ilaria Bonomi

Laureando:

Jessica Pellicioli Matr. N. 709772

ANNO ACCADEMICO 2008/2009

Introduzione

  • 1 Il social network

INDICE

  • 2 Facebook

 
  • 3 La lingua

3.1

Struttura

3.2

Sintassi

3.2.1

Tempi e modi verbali

3.2.2

Pronomi

3.3

Lessico

3.3.1

Colloquialismi

3.3.2

Tecnicismi

3.3.3

Prestiti

3.3.4

Neologismi

3.3.5

Altri fenomeni

3.4

Morfologia e morfosintassi

3.5

Errori di grammatica

3.6

Interpunzione

3.7

Elementi iconici

3.8

Pluralità di codici

3.9

Elementi metatestuali Conclusione

Introduzione

Facebook” è nato nel 2004: non possiamo quindi definirlo il più giovane tra i social networks. Ciononostante in Italia esso è diventato un “fenomeno” solo negli ultimi 18 mesi circa. Potrei considerarlo ad oggi uno dei principali canali di comunicazione per i giovani e non solo. È inevitabile, in ogni ambito in cui ci si trovi, sentir parlare di esso:

con una frequenza eccezionale se ne parla sulle maggiori testate nazionali e nei principali telegiornali; ogni evento, sportivo, artistico, di moda, che si rispetti, ha anche l’annuncio su Facebook; molti locali si sono attrezzati per rendersi più visibili tra i giovani con pagine dedicate; molte band emergenti hanno la propria pagina che si affrettano a sponsorizzare dopo ogni concerto; persino per strada è facile intercettare discorsi rivolti al social network ormai più diffuso in Italia. Mi sembrava quindi interessante tentare di analizzare, oltre al fenomeno in sé e per sé, anche “come” gli utenti di Facebook interagiscano tra loro, nelle loro modalità espressive e nei loro sistemi relazionali. Dopo aver analizzato sinteticamente la struttura di un social network e poi quella di Facebook in particolare, il mio lavoro si rivolge quindi alla lingua italiana nei modi in cui gli utenti la utilizzano. Prenderò in considerazione la struttura dei testi considerati (di alcune tipologie in particolare), l’utilizzo dei fenomeni di sintassi, le tendenze più o meno espressive nella strutturazione della frase. Passerò quindi ad analizzare il lessico e le scelte compiute, tra voci popolari, prestiti e tecnicismi, la costruzione delle parole e altri fenomeni meno diffusi. La mia attenzione si rivolgerà quindi ai fenomeni morfosintattici, all’utilizzo dell’interpunzione, in particolare quella di tipo espressivo, e all’utilizzo dei simboli interpuntori in maniere particolari, come quelle degli emoticons.

Mi soffermerò poi brevemente sulla pluralità di codici utilizzata e sui fenomeni metatestuali. Il mio lavoro tenta di analizzare un fenomeno molto vasto e frammentato, in cui convivono elementi diversi e in cui affluiscono scritti di persone molto diverse tra loro, per estrazione sociale, età, livello di cultura. Sarà quindi difficile trovare un’unica etichetta per il linguaggio di Facebook, vedremo invece come alcuni elementi sono più connotati verso l’oralità o la colloquialità, altri verso il testo scritto o formale. Il tutto senza mai eccedere nel troppo sciatto o troppo aulico, in una varietà che ha però una sua ragion d’essere se colleghiamo i modi comunicativi con il tipo di testo, il suo autore e i suoi destinatari.

1. Il social network

Facebook è il social network che negli ultimi mesi ha riscosso più successo nel nostro Paese. Dopo MySpace, Netlog e Dada, è ora il tempo del “libro” on-line più visitato del mondo. 1 Prima di addentrarci nell’analisi specifica, chiariamo brevemente cos’è un social network. Innanzitutto il concetto di “rete sociale” nasce in relazione ad una rete fisica di persone, che intessono legami di vario tipo le une con le altre, e diventa un tema fondamentale negli studi sociologici e antropologici fin dai primi anni del XX secolo. Per rete sociale si intende un insieme di persone che si conoscono e hanno contatti, più precisamente l’insieme con cui un ego di riferimento intrattiene rapporti comunicativi. Alcuni studiosi mettono l’accento sul carattere relazionale della rete, altri sulla sua natura di gruppo. Ogni rete è definita da una serie di proprietà interne quali la molteplicità (la quantità di relazioni multiple tra i membri del network), la densità (dipendente dal grado di contatto tra i membri di una rete relativa ad un dato individuo), la frequenza e la durata dei contatti e la centralità dell’ego. Non è facile determinare precisamente l’estensione di un network, in ogni caso è rintracciabile una struttura “a cipolla” 2 , costituita da più “strati”: una “cella personale”, costituita da parenti stretti ed amici dell’ego; una “zona confidenziale”; una “zona utilitaristica”, costituita da persone con cui si intrattengono legami perché utili; una “zona nominale”, di persone con poca rilevanza affettiva e strumentale e una “zona allargata” di persone conosciute solo parzialmente.

1 dati tratti da Amici in rete, su “Focus” n.199, maggio 2009: Facebook: utenti: 175 milioni nel mondo, 5,5 milioni in Italia.

2 Cit. Gaetano Berruto, Fondamenti di sociolinguistica, Editori Laterza, s.a.

Tutti questi strati formano la “rete di prim’ordine”, accanto alla quale possiamo trovare delle “reti di secondo ordine” costituite da persone conosciute dai membri del network ma non dall’ego di appartenenza. Le reti sociali sono studiate con formalismo scientifico dalla “social network analisys”, attraverso la “teoria dei grafi”, una tecnica che permette di schematizzare una grande varietà di situazioni attraverso degli oggetti semplici, i nodi, collegati tra loro da dei vertici; in questo modo ogni membro di un gruppo è rappresentato da un nodo mentre i vertici indicano le relazioni esistenti, è così possibile calcolare rigorosamente la distanza media tra due elementi selezionati arbitrariamente. Sono reti sociali ad esempio comunità di lavoratori, confraternite basate sulla pratica di una comune religione, gruppi accomunati da medesimi approcci educativi o visioni sociali. La “Regola dei 150”, o “numero di Dunbar”, afferma che le dimensioni di una vera rete sociale non possono superare i 150 membri. Questo numero è stato calcolato da studi sociologici e antropologici sul massimo di abitanti di un villaggio (o meglio di un ecovillaggio). Viene teorizzato nella psicologia evoluzionista che il numero potrebbe essere una sorta di limite superiore dell'abilità media degli esseri umani di riconoscere dei membri e tenere traccia degli avvenimenti emotivi di tutti i membri di un gruppo. In alternativa il limite potrebbe essere di ragione economica, legato alla capacità di riconoscere un’uguale partecipazione economica da parte di tutti i membri del gruppo, in poche parole di evitare la presenza di ingannatori e bugiardi che più facilmente si avvantaggiano dei benefici di una grande comunità senza parteciparvi in alcun modo. Esiste inoltre una teoria, chiamata “il fenomeno del mondo piccolo”, secondo la quale la catena di relazioni sociali necessaria a collegare due persone, selezionate in modo

arbitrario nel mondo, sia tendenzialmente breve. Fu da qui che prese spunto il sociologo americano Stanley Milgram, dell’università di Harvard, per condurre un esperimento che dimostrasse scientificamente questa teoria. Egli, nel 1967, distribuì a circa trecento persone di Omaha, nel Nebraska, e Wichita, in Kansas, delle lettere da recapitare ad un residente di Boston, nel Massachusetts. I partecipanti avrebbero dovuto affidare la lettera ad un amico oppure un parente che secondo loro avrebbe potuto avere una maggiore vicinanza con l’obiettivo finale, o nella remota ipotesi che conoscessero il destinatario, fargliela pervenire personalmente. Insieme alla lettera era fornito un elenco attraverso il quale ogni partecipante avrebbe tracciato l’itinerario della busta, e delle cartoline da rispedire ad Harvard, in modo da poterne in ogni caso ricostruire il tragitto, anche in caso di smarrimento. Il numero medio di passaggi prima che la busta arrivasse a destinazione fu di sei. Dopo gli studi di Milgram il concetto di “Sei gradi di separazione” divenne sempre più popolare, al punto che la sua validità anche su Internet è stata avvalorata nel 2001 dai ricercatori della Columbia University, che hanno usato una e-mail come “pacchetto” da consegnare. Nell’aprile dell’anno scorso inoltre, i ricercatori della Microsoft, analizzando le conversazioni su “Messenger”, hanno riscontrato che gli utenti erano collegati tra loro da una media di 6,6 gradi di separazione. Su Facebook stesso è presente un’applicazione, chiamata “Six degrees”, che permette di contare i passaggi necessari all’interno del network per raggiungere una persona specifica, sconosciuta all’utente. La prima applicazione sistematica del concetto di social network in sociolinguistica è attribuibile a J.Milroy, i cui studi hanno mostrato la grande rilevanza delle reti sociali come rilevatori di atteggiamento e comportamento linguistico, in particolare per

comprendere il mantenimento delle varietà sub-standard e la dinamica tra tendenze innovative e conservatrici. Nello specifico è considerata una generalizzazione comune il fatto che, in una rete, la struttura densa agisca come meccanismo di rinforzo alle norme interne, in senso linguisticamente conservativo, mentre la minor densità di una rete, con legami più numerosi e meno molteplici, favorisca la diffusione delle innovazioni. Il network risulta importante anche per la scelta della lingua in situazioni plurilingui, in quanto per molti è avvertito come una costruzione sociale più rilevante di quelle di strato o classe. All’interno della rete risulta fondamentale una valutazione sociale positiva, mediante il concetto di “prestigio”: la proprietà di essere degno di imitazione perché positivamente valutato sulla base di caratteri favorevoli. Non si tratta di una qualità oggettiva, quanto di una valutazione di alcuni caratteri che i membri di una comunità ritengono desiderabili, sia in senso generico, sia in quanto mezzo di avanzamento sociale. Il prestigio di una lingua comprende il valore simbolico attribuitogli dalla comunità, la tradizione letteraria a cui può essere legata, ma soprattutto l’essere parlata dai gruppi sociali dominanti. Vedremo a tal proposito come all’interno di un network è rapidissima la diffusione di modi linguistici, termini, costrutti, che vanno a rafforzare il senso di unità del gruppo stesso. Il social network negli ultimi anni si è fatto strada anche nel web: inizialmente la ragion d’essere di questi siti, creati con il principale scopo di mettere a disposizione nuovi canali di comunicazione, fu quella di mettere in contatto persone che si erano perse di vista nel corso degli anni; fu così che nel ’95 nacque “Classmates.com”, il primo social network, creato da Randy Conrads, un Ingegnere della Boeing, con lo

scopo di rintracciare vecchi compagni di classe dall’asilo alle superiori. In un social network ognuno può creare il proprio profilo e condividerlo con altri, descriversi, raccontarsi, dire di se ciò che si vuole, dall’età all’orientamento sessuale, esibire foto, video, files e mettersi in contatto con altri membri o partecipare a gruppi di discussione; si crea così una rete sociale on-line, in cui vigono le stesse regole presenti nelle reti reali. All’interno di questi network è più facile allargare il proprio cerchio di conoscenze e allo stesso tempo rintracciare persone perse di vista da anni. Esistono network generalisti, rivolti pressoché a tutti, e network che nascono intorno a un interesse comune o un preciso target d’età: distinguiamo così Netlog, destinato ai giovani, da LinkedIn o Xing, legati al mondo del lavoro, da Dada, per gli appassionati di musica o da MySpace, usato da artisti che vogliono farsi conoscere. Ogni membro di queste community può personalizzare la propria pagina, dichiarare i propri gusti e le proprie preferenze e conoscere così persone con cui si condividono delle passioni. Sono disponibili inoltre servizi di chat o di discussioni virtuali a proposito della più ampia varietà di temi. Si tratta di un vero gruppo sociale, la differenza sta nel fatto che si possono trovare nella stessa rete persone che vivono a migliaia di chilometri di distanza se non addirittura in continenti differenti. Il così ampio successo di questi network ha portato gli studiosi di Internet a parlare di Web 2.0, termine che indica l’evoluzione della rete da semplice raccoglitore di contenuti a spazio di interazione sociale, in cui le parole d’ordine sono condivisione e partecipazione.

2. Facebook Facebook è stato fondato il 4 febbraio 2004 da Mark Zuckerberg, uno studente diciannovenne dell’università di Harvard, coadiuvato dai compagni di stanza Dustin Moskovitz e Chris Hughes. Il nome completo del sito originariamente era “TheFacebook”, a richiamare l’annuario scolastico distribuito in alcuni college americani in cui sono riprodotte le fotografie di tutti gli allievi. Inizialmente infatti questo social network era rivolto esclusivamente all’università di Harvard. Il servizio si è esteso poi all'Università di Stanford, alla Columbia University e all'Università Yale, per arrivare a coprire nel giro di pochi mesi tutta la Ivy League 3 e poi tutte le università

statunitensi e canadesi. Il

2006 Facebook si è aperto alle scuole superiori e

alle grandi aziende; dall'11 settembre 2006, chiunque abbia più di 13 anni può parteciparvi. Dal luglio 2007 figura nella Top 10 dei siti più visitati al mondo. In Italia Facebook si è diffuso relativamente tardi: assistiamo ad un vero e proprio boom nel 2008, con un incremento annuo del 961% 4 . Ad oggi gli italiani iscritti a Facebook sono 5,5 milioni, di cui negli ultimi sei mesi

quelli al di sopra dei 55 anni sono cresciuti del 513%, mentre quelli sotto i 35 anni sono

calati del 20% circa.

  • 5 Facebook non è quindi più solo un trend giovanile, ma un vero e

proprio fenomeno di massa che coinvolge ragazzi e adulti.

Gli utenti attivi nel mondo sono, al 30 luglio 2009, più di 250 milioni, di cui il 70% fuori degli Stati Uniti e più di 120 milioni accedono alla piattaforma almeno una volta al giorno. Sono disponibili 50 versioni in lingue differenti. La media degli “amici” è di 120 per membro. Inoltre ogni mese sono caricate più di 1 miliardi di fotografie e 10 milioni di video; esistono più di 45 milioni di gruppi attivi. 6 Facebook è fondamentalmente un sito internet, e come tale strutturato come un ipertesto, formato da più pagine collegate tra loro da dei link. Digitando www.facebook.com (imm.2 ) si viene direttamente reindirizzati alla versione italiana del sito: la schermata di accoglienza è costituita dal logo, un’immagine che rappresenta il collegamento tra persone in tutto il mondo e dei campi vuoti da riempire con i propri dati per iscriversi al sito o per accedere al proprio “profilo”. Una volta avvenuta l’autenticazione ci troviamo nella “Home page” (imm.3), da cui possiamo vedere gli ultimi aggiornamenti dei nostri “amici”, dei nostri “eventi” e dei “gruppi ” a cui siamo iscritti. Sempre da qui è possibile accedere al vero e proprio “profilo” (imm.4 ) dell’utente, da cui è possibile selezionare la “bacheca”, le “informazioni”, le “fotografie” oppure la casella di messaggistica personale. Ogni membro imposta oltre a nome e cognome, un’immagine del profilo, che permette di identificarlo più semplicemente, e una breve descrizione di sè. Si consiglia di utilizzare i nomi reali e delle immagini ben visibili, per rendere più agevole l’operazione di ricerca on-line. La “Home page” è uno spazio in cui vengono visualizzati i post e quindi le ultime notizie degli amici; sulla sinistra è possibile selezionare quali informazioni visualizzare:

foto, aggiornamenti di stato, link; sulla destra troviamo invece le richieste di amicizia, gli inviti ad iscriversi a dei gruppi e gli inviti agli eventi, più sotto gli eventi prossimi e

6 Dati tratti dalla “sala stampa” di Facebook (http://www.facebook.com/press/info.php?statistics)

alcuni suggerimenti: persone che potremmo conoscere perché amici di amici, gruppi o link e pagine pubblicate. Per post si intende qualsiasi breve testo, immagine, link un membro inserisca nella propria bacheca o sulla bacheca di amici, eventi o gruppi a cui è iscritto. Ogni post verrà visualizzato anche sulla home page degli amici, a meno che non si decida di eliminarlo o di nasconderlo. La bacheca, wall nella versione inglese, è uno spazio dove viene visualizzato lo “stato” di volta in volta impostato dall’utente, i commenti lasciati dagli amici, le notifiche dei movimenti, le foto pubblicate o in cui si è stati “taggati” (mettere la tag ad una foto significa segnalare la presenza di un amico in quell’immagine ). Sulla sinistra troviamo l’immagine del profilo, la propria descrizione, i riquadri pubblicati: immagini, link, risultati di test e alcuni tra gli amici; sulla destra c’è un’apposita colonna dedicata alla pubblicità, l’unico canale di sostentamento di Facebook. Essendo l’interattività uno degli elementi principali del social network, esiste un sistema molto semplice di feedback: la possibilità di commentare o di lasciare un “mi piace” sotto ad ogni post. Nella pagina delle informazioni troviamo tutto ciò che l’utente vuole dire di sè, dal luogo di nascita alle scuole frequentate, le reti di cui fa parte (quella del liceo frequentato, dell’università, del luogo di lavoro, ecc.), l’orientamento sessuale, politico, religioso, i gruppi a cui è iscritto. Facebook mette inoltre a disposizione una casella di posta personale, che permette di comunicare con tutti gli iscritti al network, che essi siano amici o meno. Per essere amici su Facebook è necessario inviare o rispondere ad una “richiesta di amicizia”, se questa non è confermata è possibile visualizzare solamente alcune informazioni

(imm.5) riguardanti il membro: quelle che lui stesso ha reso disponibili a tutti gli utenti. Facebook nasce per ritrovare persone perse di vista, e quindi conosciute nella vita reale, è ormai però un dato di fatto che spesso ci si conosca direttamente nel web, per interessi o amici comuni. I gruppi (imm.6) sono pagine aperte a chiunque si voglia iscrivere; ogni membro del network può crearne ed essi possono essere impegnati o meno, legati ad un personaggio famoso, un fatto di attualità, un luogo comune. I gruppi hanno un titolo, una descrizione, eventualmente un’immagine; è d’obbligo quando si crea un gruppo indicarne il fondatore e responsabile, per evitare controversie; nel momento in cui un membro si iscrive ad un gruppo gli è reso possibile “postare” commenti o immagini sulla pagina stessa. Su Facebook è possibile inoltre aggiungere moltissime applicazioni, spesso legate ad altri siti web: è ad esempio possibile pubblicare link a video da “Youtube”, iscriversi a liste d’incontri create da “SpeedDate”, giocare con “PetSociety”. Ogni movimento sarà sempre evidenziato da un post sulla propria bacheca, a meno che non si neghi l’autorizzazione.

Facebook fa parte di quella che Enrico Menduni ha definito “cultura della simultaneità” 7 , in cui è possibile conoscere le notizie quasi mentre esse avvengono. È facile vedere pubblicato un link a una notizia on-line ancora prima che questa sia data dal telegiornale. Così è stata la mattina dopo la morte di Michael Jackson: prima di venirlo a sapere dalla televisione, molte persone avevano visto la propria home page invasa da link a gruppi in memoria del re del pop. Simultaneità è sinonimo di continuo

7 Enrico Menduni, I media digitali. Tecnologie, linguaggi, usi sociali, Editori Laterza, 2007

aggiornamento, non in un solo senso ma in modo aperto: Facebook è infatti il canale del web 2.0 per eccellenza: tutto è in comune, tutto è condiviso. Non vi è una distribuzione uno-a-molti ma uno scambio, la possibilità di interagire su un qualsiasi contenuto caricato, aggiornarlo, confutarlo, discuterne. Una delle chiavi del suo successo è inoltre la semplicità: non sono necessarie grandi competenze informatiche per gestirne uno, a differenza dei primi blog. Il suo layout è rigoroso, razionale e semplice, al punto che si è parlato di “modello Ikea” 8 , pronto per l’uso. È semplice gestire il proprio profilo proprio come è semplice allargare il proprio giro di amicizie: in Facebook tutto scorre, le amicizie, le relazioni, e tutto si consuma nel giro di pochi attimi. Il tempo assume nuovi significati, tutto è più veloce, tutto è in costante aggiornamento. Potrei applicare a questa analisi il concetto di “tempo senz a attesa”, di tempo avvertito come “scarsità”, di cui Cardinale e Corno parlano a proposito dei giovani dell’epoca dei new media. «Se tutto si può sempre ripetere, vuol dire che gli effetti dell’azione sono sempre vissuti come controllabili, reversibili, dunque mai effettivamente veri» 9 . E questo è Facebook, dove ogni news è ormai passata, dove gli aggiornamenti sono continui e dove il commento lasciato un’ora fa è già dimenticato, soppiantato da una quantità di nuovi scoop, di nuove rivelazioni che possono dar vita a lunghi scambi di opinioni o lasciare il tempo che trovano. Perché in Facebook tutto è amplificato, le emozioni sono ingigantite dalla rilevanza che il renderle di pubblico dominio dona loro, ma allo stesso tempo sono fuggevoli, istantanee, come un click.

8 “IL FENOMENO FACEBOOK. La più grande comunità in rete e il successo dei social network”, il Sole 24 ore

9 Cardinale Ugo, Corno Dario, Giovani oltre, Rubbettino Editore, s.l., 2007

Ci troviamo di fronte ad una sorta di tensione nietschiana tra amore e morte, tra forte passione e distruzione, tra tendenza all’essere che porta indiscutibilmente alla immediata perdita di rilevanza e quindi di ragione di esistenza. Nel momento in cui un post è pubblicato è già vecchio, è già soppiantato da qualcosa di più recente e quindi più rilevante. Su Facebook c’è anche chi cerca l’amore. Lo si può segnalare nelle informazioni: in cerca di una relazione. C’è chi accetta tra gli amici solo chi conosce nella vita reale, e chi invece conosce gente nuova chattando, costruendo reazioni web fulminee, che durano qualche giorno e che sono rigorosamente online. Una sorta di amore mordi e fuggi, che non ha una consistenza reale ma solo via pc. Gli “amici” sono veri amici o semplici conoscenti virtuali con cui si scambia qualche battuta occasionale e che magari non si saluta nemmeno per strada. Una sorta di mondo parallelo in cui intessere relazioni più o meno profonde, per quanto profondi possano essere dei rapporti coltivati via internet.

Imm. 1. La prima versione di “TheFacebook” Imm. 2. Schermata iniziale <a href=www.facebook.co 12 " id="pdf-obj-15-2" src="pdf-obj-15-2.jpg">

Imm. 1. La prima versione di “TheFacebook”

Imm. 1. La prima versione di “TheFacebook” Imm. 2. Schermata iniziale <a href=www.facebook.co 12 " id="pdf-obj-15-7" src="pdf-obj-15-7.jpg">

Imm. 2. Schermata iniziale www.facebook.co

Imm. 3. Esempio di Home page Imm. 4. Esempio di profilo 13

Imm. 3. Esempio di Home page

Imm. 3. Esempio di Home page Imm. 4. Esempio di profilo 13

Imm. 4. Esempio di profilo

Imm. 5. Informazioni visibili ai “non amici” Imm. 6. Esempio di gruppo 14

Imm. 5. Informazioni visibili ai “non amici”

Imm. 5. Informazioni visibili ai “non amici” Imm. 6. Esempio di gruppo 14

Imm. 6. Esempio di gruppo

3. La lingua

Facebook si pone nell’ambito della comunicazione mediata dal computer (CMC), di cui

gli studiosi di linguistica e comunicazione hanno messo in luce il carattere di

commistione tra scritto e parlato. Herring (1996), dà una definizione di CMC come

«Communication that takes place between human beings via the instrumentality of

computers »

  • 10 . Sono possibili diversi approcci allo studio della CMC: partendo da una

prospettiva sociologico-etnografica o culturale ci si occuperà prevalentemente degli

aspetti sociali e interazionali della CMC, quelli legati alla capacità della comunicazione

on-line di creare nuovi e diversi contesti d’interazione. Questi permetteranno di

intrecciare aspetti della comunicazione vis-à-vis con limiti imposti dalla scrittura e di

trovare soluzioni di compromesso come le emoticons che sostituiscono i segnali

prosodici e paralinguistici. Una prospettiva linguistica ha invece lo scopo di analizzare

le eventuali particolarità linguistiche di questi tipi di comunicazione mediati dal

computer; il nodo cruciale di questo approccio risulta essere la posizione delle CMC nei

confronti della dicotomia scritto-parlato. Baron (1984) parla infatti di “talky writing”

riferendosi all’esigenza di confronto tra oralità e scrittura nell’ambito dello studio della

CMC. Yates in un saggio presentato nel 1993 alla Fourth International Pragmatics

Conference a Kobe, in Giappone, afferma:

The mode of CMC, as a communications medium, is neither simply speech- like nor simply written-like. Though CMC bears similarities in its textual aspects (e.g.,type/token ratio and lexical density) to written discourse, it differs greatly in others, namely pronoun and modal auxiliary use. Taken together, these similarities and differences make clear the complexity of CMC as a mode of communication. 11

10 Orletti Franca, a cura di, Scrittura e nuovi media, Carocci, Roma, 2004

11 Ibid.

Troveremo in effetti caratteristiche comuni sia con uno che con l’altro mezzo, il

risultato non sarà però una mera somma delle caratteristiche dei due medium specifici,

quanto un terzo mezzo con delle caratteristiche comuni e degli elementi suoi specifici.

Per alcune lingue esistono ad esempio studi specifici che individuano come

caratteristiche specifiche della lingua del computer l’informalità e la semplificazione,

altri studi evidenziano le particolarità della costruzione testuale rispetto a quella

tradizionale.

La lingua di Facebook in particolare è un ambito specifico della CMC, condizionato da

aspetti “tecnici” e pragmatici e risulta quindi permeato da una serie di particolarità

specifiche del mezzo computer e della struttura della pagina web.

Analizzerò in questo testo solamente la versione in italiano, per l’impossibilità pratica di

analizzare tutte le versioni disponibili e di reperire sufficienti esempi. Innanzitutto potrei

definire la lingua di Facebook per la sua collocazione sull’asse scritto-parlato e dal

punto di vista della dimensione diamesica, ovvero il mutamento della lingua secondo il

mezzo fisico. Da questo punto di vista potrei definire questa varietà di lingua come

scritto-trasmesso: si avvale infatti dei canali comunicativi della trasmissione a distanza,

ma allo stesso tempo presenta le caratteristiche di un testo destinato alla lettura,

arricchito poi da elementi iconici e metatestuali.

Ritroviamo al suo interno elementi di iconismo “statico” 12 (fotografie, disegni,

vignette…) e di tipo cinesico (filmati, registrazioni…). Al contrario non è possibile

posizionare in modo uniforme la lingua di Facebook sugli assi diastratico, diafasico o

diatopico. Per quanto riguarda una distinzione diastratica, ovvero una variazione

determinata da fattori di tipo sociale, è possibile rintracciare elementi tipici di diversi

12 E. Pistolesi, Il parlar spedito, Esedra, 2004

strati linguistici; allo stesso modo per quanto riguarda un’analisi diafasica, che

individua le varietà della lingua determinate dalla situazione comunicativa e un’analisi

diatopica, che studia la variazione determinata dalla dimensione spaziale.

Da questi punti di vista non sarà dunque possibile dare una definizione generale della

lingua dei facebooker ma piuttosto si renderà necessario analizzarne la variazione

all’interno dei testi che mi appresto ad analizzare, un corpus assolutamente vario e

permeato da elementi e caratteri dei più vari ambiti linguistici.

Da questo punto di vista non va tralasciata l’influenza esercitata da Facebook sulle

nostre abitudini linguistiche. Andrea Masini parla propriamente di “Specchio a due

raggi” 13 , nell’ambito delle lingue dei mass media in generale, evidenziando come

l’esigenza di far presa su un pubblico il più ampio possibe induca i testi ad agglutinare

elementi tipici di strati linguistici e situazioni comunicative diverse, ma allo stesso

tempo crei tendenze all’interno del proprio pubblico, dall’utilizzo di lessico specifico a

quello di forme e strutture particolarmente espressive. Una tendenza di questo tipo è

riscontrabile anche nel social network che sto analizzando seppur con premesse

differenti. Se da un certo punto di vista ciò che è pubblicato su Facebook è destinato ad

un pubblico mediamente ampio, questo non è però definibile come il “grande pubblico”

di radio e tv. Ciononostante Facebook crea trend linguistici, quali l’utilizzo della parola

“taggare” o “postare”, o la strutturazione della frase in terza persona per parlare di se

stessi. Come sottolinea Prada in “Lingua e web” 14 , essendo necessari dei canali specifici

per accedere ai testi pubblicati su Facebook, esse sono soggetti ad un particolare tipo di

13 A. Masini in I.Bonomi, A.Masini, S.Morgana, La lingua italiana e i mass media, Carocci, 2003

14 Ibid.

fruizione che risulta fisicamente più faticosa rispetto ad un libro a stampa e ocularmente

più impegnativa.

3.1 Struttura

Per quanto riguarda la lingua di Facebook in generale non è possibile un’analisi

strutturale produttiva, in quanto ci troviamo di fronte ad una gamma assai varia di tipi

testuali. Chiariamo inizialmente che questa analisi si basa principalmente su quattro

elementi: le descrizioni, ovvero quel breve commento che ogni membro lascia su se

stesso, i gruppi, i commenti ai gruppi e i messaggi di posta personali (imm.).

È possibile rintracciare un cenno di attività di strutturazione del testo all’interno delle

descrizioni dei gruppi e nei messaggi di posta.

Per quanto riguarda questi ultimi la mia analisi porta a risultati molto simili a quelli di

chi ha analizzato la lingua dei messaggi e-mail. Innanzitutto non ci troviamo di fronte a

testi molto lunghi ma a scritture tendenzialmente brevi, dalle poche righe alla mezza

pagina. Questo mi sembra maggiormente dovuto alla poca attenzione che si tende a

prestare al testo letto via web.

Detto questo va riconosciuta una tendenza alla divisione per temi all’interno dei

messaggi, in particolare per quanto riguarda quelli inviati dal fondatore ai membri di un

gruppo. Questa divisione è resa visibile a volte tramite l’utilizzo dei tre puntini di

sospensione, altre e meglio da un doppio a capo che rende distinguibili al primo colpo

d’occhio il numero di paragrafi. Molto raramente troviamo segni grafici che indicano la

suddivisione dei blocchi tematici, come ad esempio rette o righe di simboli

(▲▲▲▲▲▲▲▲▲).

Una mail dal gruppo “Hip-Hop School Milano”:

ciao ragazzi ...

abbiamo scelto il giorno 16-05-2009 (Sabato) per ritrovarci a milano per la pizzata ...

Dato che ognuno aveva sempre impegni diversi, la data più gettonata è rimasta questa.

Quindi: CHI C'è C'è, CHI NON C'è NON C'è :D

Abbiamo pensato al "Rosso Pomodoro" a milano come posto ..

fateci sapere con certezza chi viene per avere un'idea di quanti siamo per prenotare ..

(non so se qui su FB ci siamo tutti, contattate chi non è iscritto)

CI STIAMO muovendo anche per il dopocena

...

quindi chi non può venire a mangiare per

vari problemi d'orario

..

ci possiamo trovare poi a ballare

...

(per questo però ci metteremo

d'accordo più avanti

..

se qualcuno ha già proposte si faccia avanti)

Non fate i PACCARI miraccomando :P

Ciao Ciao a TUTTI ...

Buona giornata.

All’interno dei gruppi la struttura risulta invece più articolata, a causa anche del

fatto che è possibile introdurre testi più lunghi e approfonditi, che è possibile leggere

integralmente o solo in qualche parte. A volte si trova una sorta di titolo che indica il

contenuto del paragrafo per agevolarne la lettura e selezione. Gli scritti qui presenti non

superano comunque quasi mai le due pagine e sono invece a volte costituiti da una sola

frase o espressione simbolica. La strutturazione in paragrafi è evidenziata esteticamente

dal doppio a capo oppure dal rientro della prima frase. In ogni caso la strutturazione

dipende anche dal livello di formalità della descrizione e di serietà del gruppo stesso: vi

è una profonda differenza tra il gruppo

«.."E

CU MINCHIA Sì U PATRI

ETERNU"

..

!!!

» fondato su modi di dire regionali e quello “Gli amanti del tatuaggio” in

cui è possibile trovare una storia del tatuaggio nei vari popoli. Le descrizioni inserite dai

fondatori lo dimostrano:

“ a tutti capita di incontrare persone che si credono Dio in persona !!!”

..

“ Il tatuaggio (dal polinesiano tatau) è sia una tecnica di decorazione (più spesso di pittura)

corporale dell'uomo, sia la decorazione con tale tecnica prodotta . Tradizionalmente la

decorazione è destinata a durare permanentemente, ma in tempi recenti sono state inventate

tecniche per realizzare tatuaggi temporanei.

Nella sua forma più diffusa, la tecnica consiste nell'incidere la pelle ritardandone la

cicatrizzazione con sostanze particolari (più precisamente è chiamata scarificazione) o

nell'eseguire punture con l'introduzione di sostanze coloranti nelle ferite.

Tecniche di tatuaggio

Gli Inuit usano degli aghi d'osso per far passare attraverso la pelle un filo coperto di fuliggine

(la china, che artigianalmente e impropriamente si adopera per lo scopo è in fin dei conti una

sospensione acquosa di fuliggine).

Nelle zone oceaniche il tatuaggio viene eseguito tramite i denti di un pettine di osso che

fermato all'estremità di una bacchetta, e battuto tramite un'altra bacchetta, forano la pelle

introducendo il colore, ottenuto quest'ultimo dalla la vorazione della noce di cocco.

I giapponesi, con la tecnica detta 'TEBORI', usano sottili aghi metallici e pigmenti di molti

colori, ed introducono nella pelle sostanze di natura chimica diversa e di colore diverso. La

tecnica giapponese prevede che gli aghi siano fatti entrare nella pelle obliquamente, con

minor violenza, ma comunque in modo abbastanza doloroso.

Il tatuaggio occidentale viene invece eseguito tramite una macchinetta elettrica, cui sono

fissati degli aghi in numero vario a seconda dell'effetto desiderato; il movimento della

macchinetta permette l'entrata degli aghi nella pelle, i quali depositano il pigmento nel

derma.

Infine, la tecnica americana (che è diventata la tecnica occidentale) che ricorre alla

macchinetta elettrica ad aghi, determina sensazioni calde, vibranti, ma non dolorose. La

componente della sofferenza segna una netta spaccatura tra il tatuaggio odierno, di stampo

occidentale, e quello del passato, diffuso in Asia, Africa ed Oceania.

In tali contesti l'esperienza del dolore (che da noi viene rifiutata: qui è richiesta solo la

tecnica americana) è fondamentale, in quanto avvicina l'individuo alla morte e la

sopportazione del dolore diventa esorcizzante nei confronti della stessa. Oltre all'esperienza

del dolore, è indispensabile la perdita di sangue. Il sangue è l'indicatore per eccellenza della

vita: spargere sangue, in modo controllato e ridotto, quando si esegue un tatuaggio, significa

simulare una morte simbolica.

Tra le sostanze più usate ci sono il cinabro (usato per il rosso), il cromossido (per il verde) e

il cobalto (per il blu) o polveri fini di minerali, oro o argento.”

Molto frequente è anche la strutturazione per mezzo di elenchi puntati o non, una sorta

di decalogo o comunque di elenchi di leggi fornito alla comunità multimediale:

“I 10 Comandamenti di uno studente universitario

1) LA PROSSIMA SETTIMANA PULIAMO CASA

2) DA DOMANI DIETA

3) STASERA ANDIAMO A CORRERE - PECCATO PIOVE

4) STASERA VADO A DORMIRE PRESTO - DOMANI STUDIO SECCO

5) L'ULTIMA PARTITA ALLA PLAY E VADO A LETTO

6) STASERA SERATA TRANQUILLA

...

DOMANI HO L'ESAME

7) DOMANI SVEGLIA ALLE OTTO - SE DORMO ANCORA SVEGLIAMI!!

8) DAL PROSSIMO MESE TUTTI IN PALESTRA

9) DA DOMANI BASTA ALCOOL

10) DA DOMANI BASTA CANNE

11) STAVOLTA INIZIO A STUDIARE PER TEMP O COSì L'ESAME LO PREPARO

CON CALMA”

“Le cinque regole d'oro delle donne

1) Non legarti troppo a lui

2) Non lasciarsi coinvolgere / non diventare dipendenti

3) Non rimanere a bocca aperta quando lui ti dice "è una cosa seria"

"

..

sei bellissima" ecc ecc

Perché in quel momento ti sta dicendo " tra qualche giorno se mi rompi il cazzo ti mando a

fanculo"

4) Non ci sono eccezioni

5) Non illuderti”

Questo utilizzo più o meno consapevole della strutturazione (non mancano distinzioni in

paragrafi dove non necessarie) indica un’attenzione particolare e una capacità di

sfruttare le caratteristiche del medium a disposizione da parte degli utenti.

3.2 Sintassi

Dal punto di vista della sintassi del periodo ho notato una tendenza all’utilizzo di frasi

brevi e tendenzialmente paratattiche: si preferisce un’articolazione meno complessa e

con rapporti logici più semplici. Sono più diffusi andamenti coordinati o giustappositivi,

di periodi molto brevi, a volte monofrastici (costituiti da una sola proposizione). Non

mancano comunque frasi più complesse, con due o più livelli di subordinazione e con

l’utilizzo di una gamma di congiunzioni piuttosto varia.

Non frequentissima, ma comunque presente come retaggio del parlato, è l’introduzione

della subordinata tramite il “che polivalente”:

La maggior o minor presenza di questi elementi è subordinata al grado di formalità che

si vuole dare al testo: nelle mail personali sarà più facile trovare frasi molto brevi e

collegate per paratassi, dei legami sintattici deboli dovuti alla forte influenza del parlato

con la sua ridotta possibilità di progettazione del discorso; nei gruppi con

un’impostazione più “seria” troveremo frasi con un grado di progettazione maggiore,

subordinate di più livelli e legami sintattici più forti. Ad esempio:

A BREVE IL PIU' COOL FACEBOOK PARTY APPRODA AL

MAIALVINO

...

FACE4BOOK

@ MAIALVINO!!! PROSSIMAMENTE!!!INVITATE I

VOSTRI AMICI AD ISCRIVERSI

...

GRANDI

SORPRESE VI ASPETTANO!!!

Questa mail è stata scritta da un gruppo ai suoi membri per promuovere un evento.

La sintassi è spezzata, i periodi sono molto brevi, addirittura costituiti da una sola

parola. Non ci sono subordinazioni ma una semplice giustapposizione di frasi

indipendenti. La struttura della frase rimanda a un modo enfatico di richiamare

l’attenzione tipico del discorso orale. Differente è la struttura di questo testo tratto da un

gruppo “impegnato”:

Oggi è passata al senato la legge che sancisce il ritorno dell'uso al nucleare in Italia.

Chiediamo di prendere in considerazione lo studio delle possibili energie pulite e rinnovabili,

cosa che non è stata fatta a nostro parere per non investire nella ricerca (come sappiamo i

nostri piu' bravi ricercatori scappano all'estero per avere un futuro piuttosto che rimanere qui

ove non hanno speranze di poter lavorare). Il nucleare in Italia ha il suo passato.

Con il referendum abrogativo del 1987 fu "di fatto" sancito l' abbandono da parte dell' Italia

del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico ed infatti di lì a poco le

quattro centrali nucleari in Italia furono chiuse. Tuttavia ancora oggi i rifiuti radioattivi sono

custoditi non in condizione di massima sicurezza e in più località (generalmente nei pressi

delle vecchie centrali nucleari).

Inoltre resta ancora da effettuare il totale smantellamento, la rimozione e la

decontaminazione (operazioni definite di "decommissioning") di strutture e componenti degli

impianti nucleari in Italia.”

Si può notare una maggiore strutturazione del testo: le frasi sono più articolate e

costituite da più gradi di subordinazione. Il rapporto tra le stesse è indicato da segnali

di congiunzione quali “tuttavia” e “inoltre” e dall’utilizzo appropriato di parentesi tonde

a marcare la frase incidentale.

Ho notato una generale tendenza (con forti differenze tra gi ambiti di scrittura: gruppo,

commento, descrizione…) a prediligere le forme marcate, tese a mettere a fuoco un

elemento della frase mediante la sua collocazione in prima sede, nella posizione di

tema. Chiariamo innanzitutto i concetti di tema e rema: la loro distinzione ha il fine di

catalogare in base ad un’organizzazione pragmatico-informativa la frase. Questa può

essere vista come un’affermazione fatta intorno a qualche cosa, si identifica e isola

quindi il qualcosa sul quale verte la predicazione e la predicazione stessa. Il tema si

definisce come ciò su cui si fa un’affermazione, tecnicamente, il tema isola il dominio

per cui vale la predicazione. Il rema è la predicazione che viene fatta, il qualcosa di

nuovo che si aggiunge al tema “dato”. Una funzione rilevante in questo senso è il focus,

ovvero il punto di maggior salienza comunicativa, che fornisce la maggior quantità di

informazione nuova. Per evidenziare il focus esistono procedimenti particolari, che

costituiscono appunto i fenomeni di sintassi marcata. Il fenomeno più diffuso in

Facebook è quello dell’”attacco formulare”: due o più frasi (spesso molte di più, fino a

19), che iniziano con le stesse parole, che diventano addirittura tormentoni (“Noi che…”

come titolo di un gruppo) e che cantilenano con ritmo quasi ossessivo i motivi per cui

bisognerebbe rendersi membri di un gruppo:

“Se prima di iscriverti a Beni Culturali credevi che avresti avuto lezione in FdP e invece ti

sei ritrovato in via Noto

Se invece sapevi benissimo che la tua sede era via Noto e ti sei iscritto a Bc lo stesso

Se ti stai ancora chiedendo perchè sulla guida degli studenti è segnata via Karakorum

Se sei anche tu una vittima del 24

Se piuttosto che prendere il 24 te la fai in macchina

Se ogni volta che ci vai vedi sempre la stessa gente

Se ti chiedi perchè la biblioteca d'arte sta al quarto piano e l'ascensore è riservato al personale

e ai docenti

Se hai notato anche tu che l'ascensore è sempre guasto

Se anche tu hai notato che nella K02 si congela e nelle aule studio si soffoca

Se ogni volta che dici di essere iscritto in Statale ti chiedono se la tua sede è FdP

Se ti stai ancora chiedendo perchè il caffè delle macchinette è in qualità blu o in qualità

grigia

Se i tuoi compagni di corso sono in prevalenza ragazze

Se vai a mangiare allo Stacco, al Dany o a prendere la pizza al Fior di Farina

Se vai a fare le fotocopie da Guttemberg, che è da anni ormai che aspetta che il ciabattino di

fianco a lui vada in pensione per allargare il negozio

Se tutti i tuoi professori vivono nel loro mondo

e soprattutto se Emanuele ti ha attaccato bottone almeno una volta ...

sei nel gruppo giusto!

Le vostre frasi!

Se almeno una volta ti è capitato di seguire una lezione in videoconferenza aspettandoti

chissà quale miracolo tecnologico e poi ti accorgi che ascolterai per due ore la voce di

qualcuno che non vedi ...

Se anche tu hai notato che nella K02 cade il soffitto

Se vai a fare le fotocopie da Guttemberg e devi aspettare 2 ore!!!!!

Se quando hai voglia di prendere un caffè alle 8.30 di mattina ti ritrovi davanti alla

macchinetta con i piedi sguazzanti in una pozzanghera marrone

Questo è il gruppo di chi studia Beni Culturali alla Statale di Milano e non sopporta di avere

la sede più lontana da ogni museo o monumento della città!!!”

Oppure:

“Noi che non abbiam paura ad esternare fuori dal finestrino i nostri sentimenti da

automobilisti/motociclisti.

Noi che se parcheggi alla c***o non preoccuparti che te lo diciamo.

Noi che quando ti addormenti al verde del semaforo, ti diamo un brusco risveglio.

Noi che combattiamo quotidianamente contro "el classico vecio col cappel in testa".

Noi che quando vediamo i VOSTRI motorini che occupano i NOSTRI parcheggi, scendiamo

e li spostiamo. E ringraziate il cielo che non ve li buttiamo in mezzo alla strada.”

E’ molto facile incontrare anche frasi con il soggetto posposto al verbo:

Se sei anche tu una vittima del 24”;

“INIZIAMO tutti insime il countdown delle favolose 99 scimmie che saltavano sul letto, una cadde a terra

e si ruppe il cervelletto!!!!”

Per il resto ho notato nelle descrizioni dei gruppi una certa tendenza alla regolarità,

quasi a seguire l’andamento scolastico, con scarsa dimestichezza del testo scritto. Sono

molto frequenti comunque le frasi nominali, come elemento di caratterizzazione

enfatica:

“Uso improprio del clacson, espressioni poco clericali”

“Interessante anche la collaborazione con Mauro Astolfi in occasione dello spettacolo "Essence"”

Oppure figure di anadiplosi: ripetizione di uno o più elementi terminali di un segmento

di discorso, all'inizio del segmento successivo:

”Quei coltelli che simboleggiano insieme la malvagità e la prepotenza dei clan camorristici che da anni

tengono in pugno il territorio campano, ma che sono anche una lama di speranza. Una lama capace di

tagliare il velo d’ombra che per troppo tempo ha coperto questo territorio."

Questa struttura è il risultato di una buona elaborazione stilistica, consapevole

nell’intento di sottolineare il punto cruciale di una frase in senso enfatico.

La situazione risulta in parte differente nei commenti ai gruppi e nei messaggi personali

(le brevi frasi che ogni utente aggiunge per raccontarsi). In questi risulta più evidente

l’influenza del parlato con la sua scarsa progettazione del discorso e l’utilizzo di

strutture con finalità emotiva. Non sono infrequenti costrutti quali la dislocazione a

sinistra:

“queste 5regole siete voi donne le prime a nn seguirle”

o la frase scissa:

“io è da 7 anni che lo vedo”.

Poco frequente ma comunque presente è l’utilizzo del “c’è presentativo”:

“ci sono anche donne che ridono senza senso ...”;

e del “che polivalente”:

...

Non mancano comunque frasi ben strutturate e con più livelli di subordinazione. Queste

sono però limitate a commenti con finalità particolari, tipo richieste pubbliche o

sponsorizzazioni:

“se siete interessati al mio lavoro di ricerca e se avete voglia e 10 minuti di tempo per compilare un questionario anonimo sulle fiction mediche potete scrivermi all'indirizzo che vi lascio qui di seguito.” “Coloro che solitamente vanno a sciare potrebbero gentilmente compilare un questionario o magari farlo girare tra persone che sciano?”

I segnali discorsivi e le allocuzioni, invece, sono molto frequenti, a tutti i livelli di

comunicazione di Facebook: dalle descrizioni, ai gruppi, agli eventi. Il che può essere

dovuto alla struttura del social network, che dà l’impressione di rivolgersi ad un voi

indistinto costituito da tutti gli utenti, e di parlare loro in presa diretta, in un tempo e in

un luogo che sono sempre qui ed ora, anche se il gruppo o l’evento sono stati creati

mesi prima. Nei gruppi ci si rivolge spesso infatti ad un “voi”: voi utenti, voi amici, voi

iscritti al mio gruppo o ad un “tu” indistinto:

“Se anche tu come me sei stufo di tutti questi gruppi del cavolo che non hanno senso e che girano su

facebook (ovvero quelli che iniziano per "quelli che

..

ecc

..

ecc

..

")

allora iscriviti qui e di la tua!!!”

“se sei iscritto all'unimi, in qualsiasi suo dipartimento, questo é il gruppo che fa per te!”

“Quante volte vi è capitato di dire "vabbè non mi preoccupo tanto ho ancora tempo per studiare" e poi vi

siete ridotti a sgobbare come matti pochi giorni prima dell'esame o di qualche interrogazione?!”

Oppure si parla di “noi”, senza avere una precisa coscienza di chi sia questo noi, a

creare un senso di partecipazione tipico dei gruppi giovanili e non:

“A noi Michael ci e' sempre piaciuto ..”

“Noi che non abbiam paura ad esternare fuori dal finestrino i nostri sentimenti da

automobilisti/motociclisti.”

Molto frequenti sono in questo senso anche le allocuzioni rivolte ad un destinatario

collettivo oppure ad un singolo appartenente ad un gruppo a cui si vuole rispondere:

“Su ragazzi

...

invitate

invitate!!!”

“ITALIANI andiamo ad occupare tutti San Marino dove la benzina costa le metà e si pagano meno tasse.”

“mazzi siamo arrivati a piu di 100 ade ci devi ofrire qualcosa”

Questi elementi sono tipicamente considerati precipui del parlato, ma entrano a far parte

di quello che è il linguaggio scritto nel momento in cui questo diviene “scritto

trasmesso” ed è quindi simultaneo, continuamente aggiornato e passibile di risposta. Si

mantiene quindi la funzione fatica della lingua, che controlla il canale comunicativo e

che si concentra quindi su quello che è il destinatario del messaggio. Si concentrano

invece fondamentalmente sul messaggio stesso le interiezioni e i segnali discorsivi,

presenti soprattutto nei commenti e nei messaggi personali:

“vabhe pazienza

...

 

“Be ci vuole un po

...

Ritroviamo questi elementi, in maniera più consistente, anche nelle mail, dove la

componente discorsiva e interazionale risulta più marcata:

ciao ragazzi, ho conosciuto una ragazza di ciserano di 22 anni che starebbe cercando un gruppo hip

hop ..”

raga ma stasera??? ci troviamo direttamente la???? ”

mhm

...

questa mi manca

....

credo verso le 10

...”

eh va be dai così riposi un pò ..”

dai magari c sentiamo se per te nn è un problema oppure stai già bene così ....”

Si potrebbe concludere quindi considerando che per quanto riguarda la sintassi in

Facebook ci si mantiene in uno spettro di varietà piuttosto ampio, escludendo strutture

troppo trascurate o troppo articolate. Le differenze dipendono dal grado di interazione

insito nel tipo di scrittura (maggiore nelle mail, minore nei gruppi) e dal grado di

importanza che si vuole dare al testo. Ad esempio risulta più strutturato e più “formale”

il testo di un gruppo socialmente o politicamente impegnato, mentre i gruppi basati su

modi di dire o frasi dialettali presentano una sintassi più spezzata e meno articolata.

Allo stesso modo i commenti, più strettamente legati alle forme del parlato, presentano

una sintassi franta e poco articolata, a meno che non si tratti di richieste pubbliche o di

comunicazioni formali.

3.2.1 Tempi e modi verbali

Per quanto riguarda l’uso dei verbi ho notato un generale rispetto dei modi e dei tempi

ma con una notevole semplificazione. In conformità con l’essenza stessa del social

network, il tempo largamente più diffuso è il presente indicativo. Esso rimanda infatti

ad un hic et nunc continui. Il qui ed ora della lettura che non ha confini e che è sempre

differente per ogni utente ma allo stesso tempo sempre uguale. Ognuno ha l’impressione

che l’esperienza della lettura sia sua personale ed unica. Nei gruppi il tempo presente

rimanda infatti ad una dimensione atemporale di un presente “infinito”:

“Saper

far

ridere

una

Donna

è

l'espressione

di

fascino

più

sublime

per

un

Uomo.

Questo gruppo è per le Donne che amano chi sa farle ridere, e per gli Uomini che lo sanno fare.”

Oppure il presente è utilizzato come tempo storico nella narrazione di vicende o della

storia di gruppi, squadre, associazioni…:

“Gli Almost Famous iniziano il loro percorso nel 2000.

Il loro percorso artistico è notevole: da subito vincono i più importanti concorsi nazionali e

internazionali, rendendoli "quasi famosi" nel panorama dell'hip hop .

Nel 2003 si classificano quarti ai Campionati Mondiali di Praga vincendo il premio come

migliore coreografia. Sono ospiti in un concorso a Santos in Brasile e nel 2004 continua la

collaborazione con alcuni coreografi brasiliani per la creazione dello spettacolo "Dan'a de

Rua" a Curitiba.

Sempre nel 2004 vincono i Campionati Europei di Hip Hop a Rotterdam (FISAF).

Nel 2006 in occasione de "La giornata mondiale dei giovani" , gli Almost Famous ballano

per il Papa in Piazza San Pietro. In televisione lavorano a "Uno Mattina", "Carramba, che

sorpresa", "Buona Domenica", "Hip Hop Generation" (Rai Tre), "Uno per Tutti" (RaiSat),

"Cominciamo bene Estate".

Sono ospiti di festival e manifestazioni molto noti nel settore della danza: RHHP (Roma),

Festival Città del Mare (Palermo), Danza in Fiera (Firenze).

Nel 2007, in occasione della rassegna "Amores", Maratona di danza e danze curata da

Vittoria Ottolenghi, portano in scena la loro prima produzione con il titolo "Filo Rosso".”

Allo stesso tempo può essere usato per descrizioni di tipo “enciclopedico”:

“Il tatuaggio (dal polinesiano tatau) è sia una tecnica di decorazione (più spesso di pittura)

corporale dell'uomo, sia la decorazione con tale tecnica prodotta . Tradizionalmente la

decorazione è destinata a durare permanentemente, ma in tempi recenti sono state inventate

tecniche per realizzare tatuaggi temporanei.

Nella sua forma più diffusa, la tecnica consiste nell'incidere la pelle ritardandone la

cicatrizzazione con sostanze particolari (più precisamente è chiamata scarificazione) o

nell'eseguire punture con l'introduzione di sostanze coloranti nelle ferite.

Gli Inuit usano degli aghi d'osso per far passare attraverso la pelle un filo coperto di fuliggine

(la china, che artigianalmente e impropriamente si adopera per lo scopo è in fin dei conti una

sospensione acquosa di fuliggine).

Nelle zone oceaniche il tatuaggio viene eseguito tramite i denti di un pettine di osso che

fermato all'estremità di una bacchetta, e battuto tramite un'altra bacchetta, forano la pelle

introducendo il colore, ottenuto quest'ultimo dalla lavorazione della noce di cocco.

I giapponesi, con la tecnica detta 'TEBORI', usano sottili aghi metallici e pigmenti di molti

colori, ed introducono nella pelle sostanze di natura chimica diversa e di colore diverso. La

tecnica giapponese prevede che gli aghi siano fatti entrare nella pelle obliquamente, con

minor violenza, ma comunque in modo abbastanza doloroso.

Il tatuaggio occidentale viene invece eseguito tramite una macchinetta elettrica, cui sono

fissati degli aghi in numero vario a seconda dell'effetto desiderato; il movimento della

macchinetta permette l'entrata degli aghi nella pelle, i quali depositano il pigmento nel

derma.

Infine, la tecnica americana (che è diventata la tecnica occidentale) che ricorre alla

macchinetta elettrica ad aghi, determina sensazioni calde, vibranti, ma non dolorose. La

componente della sofferenza segna una netta spaccatura tra il tatuaggio odierno, di stampo

occidentale, e quello del passato, diffuso in Asia, Africa ed Oceania.

In tali contesti l'esperienza del dolore (che da noi viene rifiutata: qui è richiesta solo la

tecnica americana) è fondamentale, in quanto avvicina l'individuo alla morte e la

sopportazione del dolore diventa esorcizzante nei confronti della stessa. Oltre all'esperienza

del dolore, è indispensabile la perdita di sangue. Il sangue è l'indicatore per eccellenza della

vita: spargere sangue, in modo controllato e ridotto, quando si esegue un tatuaggio, significa

simulare una morte simbolica.

Tra le sostanze più usate ci sono il cinabro (usato per il rosso), il cromossido (per il verde) e

il cobalto (per il blu) o polveri fini di minerali, oro o argento.”

Da notare anche l’utilizzo del presente pro-futuro:

“La prossima settimana puliamo casa”

“Stasera andiamo a correre”

Che comunque risulta meno diffuso del futuro vero e proprio:

“Il 20 dicembre a Napoli si terrà la manifestazione “Io sono Saviano, no a tutte le mafie”.

L’evento si svolgerà in due fasi: alle ore 11.00, un corteo partirà da Piazza Dante ed attraverserà parte di

Napoli per poi giungere a piazza Vittoria; alle ore 14.30 inizierà un dibattito aperto al pubblico,

inframezzato da momenti musicali e teatrali, che avrà luogo nella suggestiva struttura della Villa

Comunale di Napoli, nello spazio antistante la Cassa Armonica, posizionata al centro della Villa stessa.”

Presentano una buona tenuta anche il passato prossimo e remoto, soprattutto nella

descrizione di eventi storici:

“Con il referendum abrogativo del 1987 fu "di fatto" sancito l' abbandono da parte dell' Italia del ricorso

al nucleare come forma di approvvigionamento energetico ed infatti di lì a poco le quattro centrali

nucleari in Italia furono chiuse. Tuttavia ancora oggi i rifiuti radioattivi sono custoditi non in condizione

di massima sicurezza e in più località (generalmente nei pressi delle vecchie centrali nucleari).”

“Questo gruppo è stato aperto il 14/X/08 alle 15 a seguito della pubblicazione su Repubblica della lettera

di Saviano "Lascio l'Italia per riavere una vita" al fine di raccogliere adesioni ad una lettera (vedi sotto)

da inviare al Presidente Napolitano.

La raccolta delle firme è terminata il 24/X/08 alle 24, in 10 giorni sono state raccolte 78.961 firme e le

lettera è stata inviata il 30/X/08 alla Presidenza della Repubblica.”

Non mancano esempi di imperativi, soprattutto alla prima e seconda persona plurale,

nell’esortazione ad iscriversi a dei gruppi:

“Fate iscrivere le Donne che vogliono ridere.”

“ITALIANI andiamo ad occupare tutti San Marino dove la benzina costa le metà e si pagano meno tasse.

Unitevi a Attila II il nostro Lord Nois che ci condurrà alla conquista dei terreni stranieri.”

“INIZIAMO tutti insie me il countdown delle favolose 99 scimmie che saltavano sul letto, una cadde a

terra e si ruppe il cervelletto!!!! continuate voi ora il countdown!!!!! RAGAZZI SCRIVETE SULLA

BACHECA QUANDO VI AGGIUNGETE COSI LE SCIMMIE DIMINUISCONO!!!!! ^^”

Nei commenti ho notato una maggior varietà di tempi e in minor quantità anche di

modi. Mantiene il suo primato il presente indicativo, soprattutto per definire “regole

universali” sempre valide :

“queste 5regole siete voi donne le prime a nn seguirle ma che vi iscrivete a fare!!cioe' basta che vi si

dicono 4parole dolci e vi trasformate

...

diventate

gelose dopo neanche una settimana di frequentazione

...

nn

dico che nn mi piacciono queste cose nella ragazza che sara' al mio fianco pero' farvi forti qui su facebook

nn serve a niente e ne siete consapevoli .....”

“ci sono anche donne che ridono senza senso

...

ce ne sono, ve lo garantisco

..

sono ragazze che ridono con

degli uomini cretini perchè fanno i cretini

...

o perchè non sono in grado di arrabbiarsi e allora ridono

...

ci

sono donne che si fanno sottomettere e ridono, che si fanno offendere e ridono ..

il sorriso migliore è quello autentico e d'amore. e si riconosce in mezzo a tanti altri ipocriti. il sorriso

autentico è un sorriso che le vere donne possiedono e non lo usano con chiunque ma solo con chi vale

davvero”

Non mancano esempi di passato prossimo, passato remoto e imperfetto:

“anch’io ho sempre fatto così ma però ora mi hanno bocciato”

“è stato un grande e lo rimarrà per sempre !!!

...

io sono diventato un suo fan a dieci anni

...

quanto ho

sentito per la prima volta "billy jean"

...

poi

tutte le altre ...

ogni

canzone, ogni video sono stati dei veri e

propri capolavori ...”

“ho visto decine di ragazze illudersi cn qualcuno ma via assicuro hce non ci voleva una grande esperienza

per capire che erano solo dei coglioni”

“io è da 7 anni che lo vedo perchè quando comiciai le superiori uno dei ricordi che ho del primo giorno è

proprio di averlo visto mentre passavo col pulman davanti l'ITC mentre tornavo a casa!”

Il futuro è usato quasi esclusivamente nell’annunciare eventi:

“Il 14 luglio, Italia 1 per ricordare MJ manderà in onda un live di MJ.”

Viene invece spesso sostituito dal presente:

“ti invito a venirci a vedere dal vivo

...

e poi ne riparliamo!”

Come forme più tipiche del parlato o comunque di una minor progettazione del discorso

troviamo l’imperfetto ipotetico all’indicativo che sostituisce il congiuntivo imperfetto

nella protasi e il condizionale composto nell’apodosi.

Mmmmmmmmmmmmmmmmmmm!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Ma quante cose buone buone buonine ci stanno

all'Ely's!!!!!!!!! Se nn c'era bisognava inventarlo!!!!!Altro che il Mc Donalds

.....

Elys

vince 1000 a

zero!!!!”

A

volte

viene

utilizzato

il

presente

indicativo

al

posto

del

congiuntivo

o

del

condizionale:

“se invadiamo San Marino purtroppo "temo" che in testa all’invasione ci ritroviamo sti pappacefali di

politici italiani ....

mandiamo i politici italiani li !!!! E in Italia mettiamo le regole san marinensi!!!!!”

Per quanto riguarda la persona, la più diffusa è la prima singolare, in una sorta di auto

confessione pubblica, ma non mancano commenti direttamente rivolti al genere umano

o ad una categoria di esso:

“il tempo è una stronzata inventata da quelli che vogliono mettere un nome a tutto”

“voi donne siete la cosa più bella che Dio ha fatto!!!”

3.2.2 Pronomi

Non ci sono molte osservazioni particolari da fare per quanto riguarda i pronomi.

Si possono trovare, anche se raramente e a volte in senso ironico, lui, lei e loro come

pronomi tonici di terza persona con funzione di soggetto:

“Non rimanere a bocca aperta quando lui ti dice "è una cosa seria"

"

..

sei bellissima" ecc ecc”

“era un grande uomo e che stava facendo grandi cose, per il bene di molti bambini di cui si stava

preoccupando solo LUI..”

Sempre nell’ambito della tendenza in atto nel parlato ad annullare la distinzione tra le

forme soggetto e quelle oblique, a favore delle seconde, troviamo te con funzione di

soggetto:

te non sai che tempo fa ...”

O altri usi pronominali conseguenti a dislocazioni, censurati dalle grammatiche come

errori:

“A noi Michael ci e' sempre piaciuto ...”

Si tratta in ogni caso di casi isolati, spesso con intento ironico oppure segni di poca

progettazione del discorso o scarsa dimestichezza con la lingua italiana, che non

possono essere considerati come la norma in Facebook.

3.3 Lessico

Analizzando esempi testuali tratti da Facebook si può dire che il lessico è l’ambito in

cui si ritrova una maggior varietà. Se dal punto di vista sintattico resiste l’influenza

dello scritto con la sua maggior progettazione, per quanto riguarda il lessico è possibile

trovare elementi molto più vari e articolati. Questo è dovuto soprattutto al fatto che gli

ambiti argomentativi e le tipologie personali degli iscritti sono molto varie e si spazia da

alte cariche del mondo culturale che si impegnano in lotte e cause civili a ragazzini poco

istruiti che scrivono per comunicare con gli amici, in un gergo giovanile e

particolarmente colorito. Coesitono quindi termini letterari o tecnici con parole più

colloquiali o addirittura triviali.

3.3.1 Colloquialismi

Nel lessico, la generale apertura verso il parlato e la volontà di accorciare le distanze tra

i membri, creando un senso di unione nel gruppo, fanno sì che sia molto facile trovare

delle voci colloquiali all’interno dei vari testi. Innanzitutto parole tipiche del parlato

informale e trascurato tipo “schifezza” o “cavolo”:

non saranno ammesse schifezze e porcherie, che verranno prontamente cancellate;”

“Se anche tu come me sei stufo di tutti questi gruppi del cavolo che non hanno senso e che girano su

facebook”

Oppure verbi fraseologici o modi di dire come: studio secco, avere gli zebedei pieni,

bestemmia di prepotenza.

È riscontrabile una particolare presenza di verbi tipici del gergo giovanile come

“stufarsi” o “sbattersi”:

“svegliarsi quando gli altri pranzano

....

son

già sei ore che si sbattono(…)”

“è un gruppo libero dedicato a tutti quelli che ci mettono mezzora per dare una spiegazione a un'altra

persona ma non vengono minimamente cagati...”

campava smerciando la dose.”

Oppure verbi fraseologici:

“e soprattutto se Emanuele ti ha attaccato bottone almeno una volta ...”

In questo senso sono molto frequenti termini tipici del gergo giovanile o delle periferie:

vocaboli legati al mondo della droga in senso stretto o con valenza semantica più ampia

come “roba” e “pusher”. Spesso usati in senso ironico:

“Specchio, specchio delle mie brame,

chi ha la roba più buona del reame?”

“Guardati, Spaccianeve, sei ridotta ad uno straccio,

e ho di nuovo io il monopolio sullo spaccio!”

Non mancano poi termini a tutti gli effetti scurrili: vaffanculo, cazzo, cretini:

“e allora vaffanculooooooooooooooooo”

" tra qualche giorno se mi rompi il cazzo ti mando a fanculo”

“ragazze che ridono con degli uomini cretini perchè fanno i cretini ...”

A volte censurate “artigianalmente”: c***o

Derivanti da esigenze di affettività, è facile trovare anche forme di diminutivo o

accrescitivo, in una ricerca di espressività che tende a diminuire le distanze:

“Se quando hai voglia di prendere un caffè alle 8.30 di mattina ti ritrovi davanti alla macchinetta con i

piedi sguazzanti in una pozzanghera marrone”

“Posto il secondo domandone per la community”

Non mancano poi esempi di superlativo:

“Per tutti quelli che hanno gli zebedei sotto alle scarpe di vedere i singoli o i gruppi che gabbano

posizioni, pezzo, effetti e quant'altro da celeberrimi gruppi visti su YOUTUBE!!!”

“Sto ricevendo davvero tantissime richieste di partecipazione come amministratore e sto valutando i

candidati.”

Non molto successo hanno invece costrutti preposizionali con più clitici, tipici di un

parlato colloquiale, quali “non me ne vogliate”, di cui ho trovato un solo esempio.

3.3.2 Tecnicismi

È molto frequente l’utilizzo di termini tratti da un linguaggio settoriale, anche

all’interno di testi non prettamente specifici. Si tratta di una varietà di una lingua

naturale dipendente da un settore di conoscenze o da un ambito di attività professionali.

Il lessico è rappresentato da tecnicismi specifici o collaterali. Quelli specifici non

presentano nessun tasso di ambiguità e a volte ricorrono al meccanismo della

rideterminazione, ovvero attribuiscono un nuovo significato, specifico, a termini d’uso

comune (fis: lavoro). Quelli collaterali invece non sono legati a effettive necessità

comunicative quanto alla necessità di adoperare un registro più elevato (med.:accusare

un dolore).

I tecnicismi presenti in Facebook sono attribuibili ai più svariati campi semantici:

dalla danza:

“Negli anni la crescita personale di ognuno di loro ha fatto sì che nella compagnia emergessero dinamiche

di new style fuse insieme alla contaminazione e al breakin'”;

alle attività malavitose:

“Siamo convinti che lo Stato possa proteggere i suoi cittadini non solo assegnando loro un numero

adeguato di agenti di scorta ma anche promuovendo le modifiche e innovazio ni legislative che vadano a

colpire indirettamente e direttamente i campi di interesse e di azione di mafia e camorra, incidendo, cioè,

in costumi diffusi e modalità di azione che costituiscono terreno fertile per l'attività mafiosa.”;

dalla medicina:

“In omaggio con l’iscrizione ti assicuriamo una scoliosi atipica da studio e una miopia incipiente e

degenerativa!!!”

“non è che mi si spezzano i muscoli costretti a lavorare sempre in condizione di tetania??”;

alla fisica quantistica:

“Per la prima volta è stato possibile osservare il profilo delle onde gravitazionali generate dal primo

minuto di vita dell’universo. Gli scienziati hanno utilizzato una rete di quattro interferometri che insieme

formano una gigantesca antenna che si estende dagli Stati Uniti all’Europa.”;

dallo sport:

“…per quelli che quando vedono un pallone non fanno altro che prenderlo e cominciare a palleggiare o a

scartare, per quelli che affermano sempre: alla base c’è il calcio!!!”

All’economia:

“…in un monolocale fuori equo-canone semi arredato

Di questi termini molti sono conosciuti ai più, perché ormai entrati nel lessico comune o

perché hanno acquisito una certa familiarità (scoliosi mafia), altri invece risultano

comprensibili solo agli esperti del campo (interferometri,tetania).

3.3.3 Prestiti

Non poco rilevante è anche l’utilizzo di stranierismi, o, con un termine più ampio, di

prestiti. Si possono distinguere innanzitutto prestiti di necessità, parole importate con

oggetti o usi di un popolo straniero (caffè, computer), e prestiti di lusso, utilizzati

perché portatori del prestigio di un modello straniero (leader, week-end) 15 .

I prestiti possono poi essere integrati o non integrati: i primi si adattano al sistema fono-

morfologico della lingua acquirente, gli altri rimangono invariati.

In Facebook la lingua da cui sono tratti il maggior numero di prestiti è l’inglese, da un

lato per il grande prestigio e la grande diffusione che questa lingua ha a livello

mondiale, d’altro lato per il fatto che il social network stesso è nato negli Stati Uniti.

15 I.Bonomi, A.Masini, S.Morgana, M.Piotti, Elementi di linguistica italiana, Carocci, 2003

Tra i prestiti di necessità troviamo elementi stessi della pagina: la homepage, la tag, il

login; o termini legati al mondo del computer: social network, web, link.

Ma molto più spesso i prestiti ricorrono all’interno di descrizioni e commenti:

“Gli Almost Famous iniziano il loro percorso nel 2000.”

in questo caso si tratta del nome di un gruppo, utilizzato in inglese un pò per richiamare

un famoso telefilm d’altro lato per il prestigio che la lingua straniera offre;

“IN EVIDENZA - NEWS - LEGGO - ASCOLTO – VEDO”

Un termine che fa ormai parte del vocabolario italiano, soprattutto in relazione con i

nuovi media;

a volte si trovano addirittura errori di grammatica:

“MY FRIENDS I LOVE TOO MUCH YOU!!!”

Oppure tecnicismi in lingua straniera:

“Inoltre resta ancora da effettuare il totale smantellamento, la rimozione e la decontaminazione

(operazioni definite di "decommissioning") di strutture e componenti degli impianti nucleari in Italia.”

La lingua inglese offre inoltre la possibilità di rendere internazionali i gruppi grazie al

fatto che essa risulta comprensibile a molti popoli non madrelingua; per questo alcuni

gruppi e alcune pagine sono disponibili in più lingue o addirittura solo in inglese,

sebbene create in Italia o facenti riferimento a feno meni prettamente italiani:

“You know you're from Milan when ...

  • - everyday you blame the traffic in the city

  • - everyday you take the car

  • - you know you have to add 10minutes to the times written on the bus stops

  • - Wednesday is the day of the Mom, even tho ugh you have never bought anything inside

Mom

  • - at least once you've taken a sandwich at Le Luride and a beer in Rattazzo

-for every ten words you say, "minchia" and "feega" come out minimum three times

  • - you know that using the bike means risking your life

  • - actually you are proud of it

  • - if you hear Girls from Ipanema, you think at Boys from Comasina

  • - when you meet someone else from Milan, your first question is: “Ma di Milano -Milano?”

  • - you hate pigeons and people who feed them

  • - you know exactly how not to be stopped by people who try to sell you bracelets or politics

newspapers

  • - if you have to pay the rent of the apartment, probably you’re not the happiest person in the

world

  • - at least once you made some noise in Colonne because of Beck’s Man

  • - Ausiliari del Traffico are your worst enemies

  • - every time you used to go to Le Fontanelle your main thought was not to break any glass

  • - during your high-school, Saturday was the demonstration-day in the morning and Fiera di

Senigallia in the afternoon

  • - if you ride a bike or a scooter in Corso di Porta Romana your hands are gonna shake for

10minutes more because of the pavè

  • - at least once you have been woken up by L'Arrotino

  • - you wonder why they don't put some more lights in the Red and Green lines of the Metro

  • - you wonder why the announcement for the strikes of ATM seems to come from the moon

  • - you would prefer to meet Hannibal the Cannibal than going around Central Station in the

night

  • - you would prefer to be poisoned than taking a swim in the Navigli

  • - if you are a man, during the Fashion Week you are either very happy or very sad because of

all the models in the city

  • - you don’t understand why at the front office of “international tickets” of the Central Station

there’re only Italian speakers

  • - if you ta ke 90-91 or 95 in the night you're gonna be the only white person on the bus

  • - you hate all the tourists that make you wait in queue to have a panzerotto at Luini's

  • - you still don't understand why people come from other regions just to study at IULM

  • - no matter of blue, yellow lines and sidewalks: in the night you park your car where you find

a place (if you find one) (and anyway also if you wanna pay, you don’t know where to buy a

ticket)

  • - you wonder why there’s more police in Colonne on Saturday night than in the whole San

Vittore

-when in the night the traffic -lights start to be intermittent, the “law of the jungle” become

-if in the night you see a little light spot in the sky, you feel to see the stars

-you don’t buy anything to drink in “Todos a Cuba”. You just use it as a bathroom

-if you are the first car on a red traffic -light you should move with a reaction-time of

0.001sec if you don’t want the other cars to horn to you

-you know it’s easier to tame (domare) a tiger than conquering a posh girl from Milan

  • - you love and hate it, but anyway “Milan l’è semper Milan”

In questo testo è possibile trovare addirittura parole italiane scritte con morfologia

inglese, in senso ironico, a sottolineare l’importanza dell’inglese nel mondo nel web 3.0

(“feega”).

Il prossimo gruppo invece è disponibile in inglese, italiano e francese:

“THIS IS THE SECRET!!!

INVITE ALL YOUR FRIENDS!!!

Hi guys!!The aim of the group is to bring together the largest number of Facebook users in a

group.An experiment, a challenge to demonstrate the power of the "word of mouth"

To participate you need follow these instructions:

(1) JOIN THIS GROUP.

(2) CLICK ON "INVITE PEOPLE TO JOIN" FROM THE MENU ON THE RIGHT.

(3) SELECT ALL YOUR FRIENDS .

(4) CLICK ON "SEND INVITATION"

THANK YOUUUUUUUUU!!!!!!!!!!!!!

ECCO IL TRUCCO:

INVITATE TUTTI I VOSTRI AMICI!!!!!!!!!!

Ciao ragazzi, l'obiettivo di questo gruppo è riuscire a raggruppare il maggior numero di

utenti Facebook in un gruppo. Un esperimento, una sfida per dimostrare la potenza del

"passaparola".

Per partecipare devi seguire queste istruzioni:

(1) ISCRIVITI AL GRUPPO.

(2) CLICCA SU "INVITA ALTRI A ISCRIVERSI" DAL MENU A DESTRA.

(3) SELEZIONA TUTTI I TUOI AMICI (CHE L'ESPERIMENTO FUNZIONI DEVI FARE

QUESTO PASSAGGIO).

(4) CLICCA SU "INVIA INVITI"

GRAZIE A TUTTIIII ...

VOILA LE TRUC:

INVITEZ TOUS VOS AMIS !!!!!!!!!!

Salut les amis, l'objectif de ce groupe est de réussir à regrouper le plus grand nombre

d'utilisateurs de Facebook en un seul groupe. Une expérience, un défi, pour démontrer la

puissance du "bouche à oreilles".

Pour participer, tu dois suivre ces quelques instructions :

(1) INSCRIS-TOI DANS LE GROUPE

(2) CLIQUE SUR "INVITER DES AMIS A REJOINDRE LE GROUPE" DANS LE MENU

A DROITE

(3) SELECTIONNE TOUS TES AMIS

(4) CLIQUE SUR "ENVOYER LE S INVITATIONS"

MERCI A TOOOOOUS !”

Il meccanismo è lo stesso: l’utilizzo di più lingue rende il gruppo accessibile da più parti

del mondo e allo stesso tempo gli dona maggior prestigio e maggior importanza

all’interno di un pubblico vasto come quello di Facebook.

Sono ovviamente presenti anche stranierisimi provenienti da altre lingue:

dal tedesco, in cui in questo esempio si presenta una frase intera:

“Der Himmel ist Blau! Rot, gelb, schwarz, BLAU BLAU BLAU!!”

Al cinese:

“I giapponesi, con la tecnica detta 'TEBORI', usano sottili aghi metallici e pigmenti di molti colori, ed

introducono nella pelle sostanze di natura chimica diversa e di colore diverso.”

Al latino:

“Negli argomenti troverete il primo "paragrafo", l'incipit scritto da me.”

Spesso i termini derivanti da altre lingue vengono inseriti nella lingua italiana

adattandoli in maniera errata, con scopo ironico; i termini così ottenuti a volte restano

occasionalismi (vocaboli scherzosi, coniati in maniera quasi estemporanea, destinati a

rimanere usi isolati, se non unici 16 ) , altre volte diventano modismi, ovvero voci,

espressioni, formule, intercalari accomunati dalla grandissima diffusione di cui godono

in un determinato periodo 17 .

In questa frase:

“gruppo aperto a tutti quelli che il tedesco lo lovverebbero se solo potessero under-standerlo

..

ciè se

potessero eliminarlo con la macchina ”

..

under-standerlo” è un occasionalismo: è coniato in senso ironico e lo si sottolinea

anche nella spiegazione. “Lovverebbero” invece risulta una declinazione del verbo

“lovare”, adattato erroneamente dall’inglese e diventato ormai di uso comune tra una

particolare categoria di giovani definiti “truzzi”.

Non mancano battute e ironie sul modo di parlare l’italiano da parte di stranieri, così il

testo:

16 G.Antonelli, L’italiano nella società della comunicazione, il Mulino, 2007

17 Ibid.

“Gara Sbaggianeve, di ringrazio dell’invido,

e g’hai gulo ghe stasera sono brobrio ben fornido!

Gosa ne digi di farmi endrare,

gosì guesda bella bera gi bossiamo sbarare?”

ironizza sulla difficoltà da parte di immigrati maghrebini di pronunciare le consonanti

sorde occlusive [k], [t] e [p].

Tra i prestiti troviamo una particolare categoria costituita da termini dilettali inseriti

nella lingua italiana di uso comune: termini che possono essere ormai comprensibili ai

più oppure assolutamente impossibili da tradurre.

“ma no n rischia di sbranarsi un piede con un coccio di bottiglia? ”

l'è mei dopo no?! ..

minkia pizza pizza sempre pizza!!”

Non si tratta solo di termini isolati, ma spesso di frasi intere:

..

"E

CU MINCHIA Sì U PATRI ETERNU"

..

!!!”

è il titolo di un gruppo rivolto a tutti gi utenti di Facebook, la cui descrizione è in

italiano. Il titolo in siciliano rimanda però ad una nota espressione dialettale più colorita

e più espressiva del corrispettivo in italiano.

Allo stesso modo il titolo in bergamasco:

“Se me ta dighe i laur e tè ta ma scultet mia

...

alura và a cagà!!”

Che risulta però leggermente più ostico per un lettore non lombardo.

Differente è invece il caso di commenti quali:

“UN SUGNU NUDDU AMMISCATU CU NIENTI, PERO' FINA CCA CHIDDU CHI MI FA

SCANTARI ANCORA A VA NASCIRI U CAPISTIVU ........”

(“io non sono nessuno, ma deve ancora nascere colui che mi può spaventare, capite?!”)

Piuttosto difficile da comprendere, sia per i termini che per i costrutti, da un lettore non

siciliano.

3.3.4 Neologismi

Il lessico italiano nel suo complesso è composto prevalentemente da termini provenienti

dal latino (volgare o parlato in epoca imperiale), da prestiti e da neoformazioni o

neologismi.

Questi ultimi possono essere “combinatori”, ovvero possono formarsi per derivazione o

composizione. Quando si formano per derivazione si aggiunge al termine di partenza un

affisso (un suffisso o un prefisso) che ne modifica il significato originario. Quando si

formano per composizione è l’unione di più parole o parti di esse a creare il nuovo

significato.

TRANZOLLITA'....è

l'energia più rinnovabile

....

il

patrimonio inesauribile

....

di

chi giammai si sbatterà

...

“tranzollità” è costituito dall’aggettivo “tranzollo”, termine gergale giovanile e il

suffisso “–ità” a creare il sostantivo.

“Intanto la malvagia Regina,

nel suo superattico con piscina,

stava armeggiando senza fretta,

con uno specchio e una lametta”

Il termine “superattico” è invece costituito da “attico” e dal prefisso “super-“, uno dei

più produttivi nell’italiano di oggi 18 .

In Facebook è poi possibile trovare termini costruiti ironicamente come false

derivazioni.

“Con lei abitavano i sette Nasi contenti,

che poi erano i suoi migliori clienti,

c’erano Spinolo, Passalo, Scaldalo, Pillolo, Trippolo e Rollo,

e infine Sniffolo che era di tutti il rampollo.”

18 I.Bonomi in I.Bonomi, A.Masini, S.Morgana, M.Piotti, Elementi di linguistica italiana, Carocci, 2003

In questo caso si tratta di un gioco costruito sui nomi dei “Sette nani” delle fiabe

Disney.

Tra i composti troviamo:

“Un esperimento, una sfida per dimostrare la potenza del " passaparola".”

“Passaparola” è un composto a base verbale (passare+parola) ormai molto diffuso

nell’italiano di uso comune.

Non è difficile però trovare neoformazioni costituite da termini gergali come ad

esempio “spacciare” e “neve” (cocaina):

Spaccianeve viveva ai margini del bosco fatato,

in un monolocale fuori equo-canone semi arredato,

e si guadagnava da vivere non vendendo rose,

bensì campava smerciando la dose.”

Non mancano composti che si riferiscono all’era digitale:

“Se almeno una volta ti è capitato di seguire una lezione in videoconferenza aspettandoti chissà quale

miracolo tecnologico e poi ti accorgi che ascolterai per due ore la voce di qualcuno che non vedi ...”

In questo caso “videoconferenza” è un composto a base nominale (video+conferenza),

come allo stesso modo “motociclista” (moto+ciclista):

“Noi che non abbiam paura ad esternare fuori dal finestrino i nostri sentimenti da

automobilisti/motociclisti.”

Tra i meccanismi di creazione di nuove parole si contano anche accostamenti di parole a

formare nuove unità semantiche: si parla in questo caso di “unità polirematiche”.

Questa nuova unità risulta compatta e rigida: non si possono infatti inserire parole al suo

interno.

Alcuni esempi sono:

MA QUALE GRUPPO "BUFALA"!!!”

“GRAZIE ANCORA A TUTTI E SIETE TUTTI INVITATI AD APRIRE EVENTUALI FORUM DI

DISCUSSIONE IN MODO DA RENDERE ATTIVO IL GRUPPO.”

“Non vorrei insomma che rimanesse il solito gruppo con tanti utenti "morto".”

3.3.5Altri fenomeni

Non mancano naturalmente voci onomatopeiche, tendenzialmente imitazioni del

parlato, come esclamazioni:

uau

..

siamo

un bel gruppo!!!!!!!!!!!!!!”

Mmmmmmmmmmmmmmmmmmm!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”;

o risate:

aushaushauahushuqhauashushaushaushua troppo vero!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”

I segnali discorsivi non hanno larga diffusione. Va però anche in questo caso distinto il

corpus di testi tratti dai gruppi e quelli tratti da commenti, mail, messaggi personali.

Nel primo caso i segnali meta testuali, tipici dello scritto, sono costituiti dai semplici

nessi coordinanti:

“Se anche tu come me sei stufo di tutti questi gruppi del cavolo che non hanno senso e che girano su

facebook (ovvero quelli che iniziano per "quelli che

..

ecc

..

ecc

..

")

allora iscriviti qui e di la tua!!!”

Questo è dovuto al fatto che nei gruppi si trova una maggior progettazione del discorso

e sono quasi nulli i segnali di riformulazione.

Diversa è la situazione negli altri casi, in cui l’impostazione è quella di un dialogo, in

cui vi è minor progettazione e l’impressione è quella di un discorso in presa diretta.

Sono più presenti in questo caso i segnali interazionali, le cui funzioni sono ben

articolate. Ad esempio possono indicare la presa di parola:

è vero…dai, qualcuno cerchi di recuperare una sua foto, tanto ce ne sono in giro….”

sisisi anch’io ho sempre fatto così ma però ora mi hanno bocciato”

Possono essere dei riempitivi:

“ce ne sono, ve lo garantisco..”

cioe' basta che vi si dicono 4parole dolci e vi trasformate

...(…)

vabhe pazienza...”

Possono servire alla richiesta di attenzione:

guarda per me nn va tanto bene in questi periodi ......”

dai magari c sentiamo se per te nn è un problema oppure stai già bene così ....”

O di consenso:

“l'è mei dopo no?!

siete d’accordo???”

Accanto ai segnali discorsivi troviamo gli elementi deittici.

Questi hanno la proprietà di mettere in relazione l’enunciato con il contesto esterno nel

quale si attua lo scambio linguistico. La corretta interpretazione di un elemento deittico

dipende dalla conoscenza dei partecipanti all’atto comunicativo e dalla loro

collocazione spazio-temporale. Nel caso di Facebook, ci si trova in una situazione

particolare, in cui il contesto è costituito da una pagina web, e quindi in un certo senso

ancora dal cotesto. Che in questo caso risulta costituito da parole ma anche da

immagini, animazioni, elementi ipertestuali. La deissi può essere personale, ci si

riferisce in questo caso a coloro che partecipano alla comunicazione (io, tu, lui);

spaziale, in cui ci si riferisce alla collocazione di chi partecipa all’interazione

comunicativa (qui,li) o temporale, in cui si fa riferimento alla posizione nel tempo dei

partecipanti all’atto comunicativo (adesso, allora). Possono svolgere una funzione

deittica i pronomi, gli aggettivi, gli avverbi, o, in alcuni casi, i morfemi verbali che

indicano la persona o il tempo.

questo è il gruppo più utile di tutta faccia libro…”

La deissi si riferisce ad un qui ed ora di ogni utente che in quel momento ha aperto la

pagina del gruppo in questione. Quindi una deissi spazio-temporale che non può essere

definita ma che cambia in ogni istante e ad ogni accesso.

“secondo te lo so?”

La risposta ad un commento rimanda all’indicazione del commento precedente,

rivolgendosi ad un “tu” virtuale che ha postato un commento precedente. In questo caso

possiamo parlare anche di “deissi sociale” legata all’allocuzione insita nel pronome.

Nella frase

“noi che quando vediamo i VOSTRI motorini che occupano i NOSTRI parcheggi, scendiamo e li

spostiamo.”

I deittici rimandano ad un gruppo indefinito di persone, ma la cui categoria è ben

intuibile dal resto della descrizione. L’ironia e l’indeterminazione sono inoltre ben

sottolineate dall’utilizzo del carattere maiuscolo.

Differente è il caso di questo deittico temporale:

“Come ieri sera avrai intuito ormai è certo che Mauri si laurea….”

Che fa riferimento ad una situazione reale accaduta al di fuori del contesto virtuale e che

può essere comprensibile solo per i due interlocutori dei messaggi di posta, ai quali la

situazione è familiare.

tutto portato all'eccesso fa male ”

..

“Tutto” fa riferimento ad una situazione esterna che risulta in questo caso indefinita ma

talmente ampia da non aver bisogno di collegamenti con una situazione reale.

“siiiiiiiiiiiii più siamo più ci si diverte

...

suppongo

...

In questo caso invece il morfema grammaticale “-amo” fa riferimento ad una pluralità di

persone che comprende il parlante e gli interlocutori.

In un certo senso in Facebook deissi e anafora/catafora si uniscono, considerando il fatto

che il contesto di enunciazione, nella maggior parte dei casi, coincide con un cotesto

virtuale a cui si fa riferimento: un gruppo, un commento, un video:

“ma che cinema 'sto video!!”

in questo caso, ad esempio, “’sto”, abbreviativo di “questo”, indica un video presente

sulla schermata, quindi il contesto cui si fa riferimento non è una situazione reale ma il

cotesto virtuale, se si considera, nella prospettiva della CMC, la pagina web come una

pagina di un libro scritto.

Al termine di questo capitolo sul lessico, vorrei inserire a puro titolo esemplicativo i

vari modi in cui Facebook stesso è chiamato all’interno e fuori del network. Essi sono

stati raccolti su esplicita richiesta all’interno di un gruppo, nel quale si invitavano gli

utenti a indicare i loro “nomignoli” preferiti per il social network in questione. Nella

realtà poi questi appellativi non ricorrono molto frequentemente, con l’eccezione

dell’unico “Faccialibro”. Essi sono:

feisbuk

il libro faccia

Facebùk

i cazzinostri

Fecciabook

facciabocca

faccia buco

fascia buco

leisbook

facciabukko

faccia di feto

faccia di libro

faccia cazzi nostri

facebrutt

fessbook

facebrook

fresh boots

fess i brutt

faccia il piacere

fasebuk

feisbuk

feicebook

Faccialibro

è

stato il volume nel quale Lady Gaga ha trovato la PokerFaccia

FRISBUK

CM

LO KIAMA MIA MADRE

FESSABUK

fessibook (libro per fessi)

 

feissbuk

libro con faccia

 

come disse la nonnina del video 'Feibbicum'

faccia

moci

i cazzi degli altri

faccebook

il

libro delle facce!!

il libro delle facce

 

facecjoc

Alcuni sono mere trascrizioni fonetiche della pronuncia inglese (feisbuk, Facebùk), altri

partendo da queste trascrizioni ne modificano il senso (facebrutt, fessbook) in senso

ironico; altri ancora sono traduzioni letterali (Faccialibro, il libro delle facce).

Da queste traduzioni si arriva al gioco con le parole, in senso scherzoso (faccia il

piacere, faccia cazzi nostri) o alla trascrizione ironica del modo in cui persone poco

esperte chiamano Facebook (FRISBUK, Feibbicum).

  • 3.4 Morfologia e morfosintassi

Quando ci si trova in un ambiente virtuale ampio come quello di Facebook è difficile

che una forma abbia sempre lo stesso utilizzo e la stessa funzione. In particolare non si

trovano sempre le funzioni tipiche dell’italiano standard, ovvero quella che viene

definita come “lingua ereditata dalla tradizione letteraria, descritta nelle grammatiche ed

insegnata nelle scuole e agli stranieri ” 19 .

Troveremo allora elementi tipici dell’oralità quali: “lui” usato come soggetto e non

come complemento diretto:

“perchè nessuno, solo pochi, avevano capito che era un grande uomo e che stava facendo grandi cose, per

il bene di molti bambini di cui si stava preoccupando solo LUI...”

19 A.Masini in I.Bonomi, A.Masini, S.Morgana, M.Piotti, Elementi di linguistica italiana, Carocci, 2003

Costrutti come esserci + ne:

ce ne sono, ve lo garantisco …”

Stare al posto di essere:

“Ma quante cose buone buone buonine ci stanno all'Ely's!!!!!!!!!”

Tipico soprattutto dell’oralità marcata diatopicamente verso il sud Italia.

Concordanze a senso: ad esempio verbo al plurale per un soggetto singolare, come in

questo caso:

“tutto il resto che si diceva su di lui erano solo menzogne”

Non possiamo parlare di una regol a, quanto piuttosto di una minima diffusione di queste

strutture, nei testi meno accurati.

Allo stesso modo sono presenti, seppur in modo poco diffuso e poco omogeneo, delle

strutture che potrei definire formalismi, perché “copiate” da testi burocratici o da scritti

tecnici. Ad esempio l’utilizzo della prima lettera maiuscola nell’allocuzione a persone

gerarchicamente superiori:

“(…)questo appello Le è indirizzato da 78.961 utenti di Facebook, noto social network cui oggi aderisce

un numero di italiani stimati intorno al milione e mezzo.”

La struttura “la persona di”:

La persona di Roberto Saviano rappresenta per tutti noi un simbolo di speranza

per il futuro.”

Forme quali “coloro che”:

Coloro che solitamente vanno a sciare potrebbero gentilmente compilare un questionario(…)”

Capita a volte di trovare strutture più tipicamente “regionali”, perché diffuse in una zona

in cui si parla una certa varietà di Italiano. Ad esempio l’utilizzo dell’articolo anche

davanti

a

nomi

propri

tipico

di

certe

varietà

Il verbo “stare” per “essere” tipico di Roma:

“no sto a skerzà

..

settentrionali:

Come “me” al posto di “mi”:

..

In relazione alla struttura del social network e alla sua provenienza non è raro trovare

lessico a base inglese ma con morfologia italiana; tuttavia si tratta di pochi termini,

molto diffusi. Tra questi ricordiamo: tag, letteralmente “attaccare l’etichetta”, viene

utilizzato per indicare persone presenti in una fotografia pubblicata e lo si trova

declinato come un verbo con radice italiana:

“Che cazzo mi tagghi che sono venuto di merda?!?? ”

Link, letteralmente legame, indica il collegamento ad un elemento presente nel web,

viene utilizzato con morfologia italiana per indicare l’azione di pubblicare un link sulla

home page di Facebook:

...

??

Post indica qualsiasi pubblicazione di brevi ,messaggi, commenti, immagini sul wall o

sulla home page e viene utilizzato come verbo italiano a tutti gli effetti:

“off line?

...

ma

se hai appena postato un commento!”

Vi è poi il più diffuso “click” che ormai è diventato a tutti gli effetti un verbo italiano e

ha anche assunto morfologia italiana, così troveremo il verbo “cliccare”:

“(1) ISCRIVITI AL GRUPPO.

(2) CLICCA SU "INVITA ALTRI A ISCRIVERSI" DAL MENU A DESTRA.

(3) SELEZIONA TUTTI I TUOI AMICI (CHE L'ESPERIMENTO FUNZIONI DEVI FARE QUESTO

PASSAGGIO).

(4) CLICCA SU "INVIA INVITI" ”

3.5

Errori di grammatica

Secondo un luogo comune piuttosto diffuso, “in Facebook si distrugge l’Italiano”.

Questa affermazione è di certo eccessiva. In ogni caso è effettivamente possibile trovare

dei veri e propri errori di grammatica all’interno del social network, che prescindono da

strutture regionali o tipiche dell’oralità. Sono eccezioni non molto frequenti, che si

raccolgono per la maggior parte nei commenti, e in particolare in quelli scritti da ragazzi

tra i 13 e i 18 anni con un minor livello di istruzione. Alcuni possono essere meno gravi,

o considerati come un’abbreviazione, come la mancanza dell’apostrofo in “com’è”, altri

sono veri e propri errori: il costrutto “ma però”:

“sisisi anchio ho sempre fatto così ma però ora mi hanno bocciato”;

L’errata concordanza dell’articolo con il sostantivo:

“Preferisco il stile giapponese”;

“lo” per “l’ho”:

“CIAO!!

...

nn

sono il tipo che riesce a spiegare comè se stesso perchè ancora nn lo capito io

..

quindi

se

volete saperlo voi,basta che mi conosciate

...

peace!”

  • 3.6 Interpunzione

L’uso interpuntorio all’interno di Facebook sembra rivestire funzioni differenti a

seconda del tipo di testo. Nelle descrizioni dei gruppi più analitico-descrittivi e

fondamentalmente di argomento più serio, risulta prevalente la funzione logico-

sintattica della punteggiatura, tipica di una scrittura referenziale.

Il punto fermo ha una grande diffusione, nel separare non solo frasi indipendenti ma

anche coordinate e subordinate.

“Gli Almost Famous iniziano il loro percorso nel 2000.

Fondati, diretti e coreografati da Daniele Baldi si sono da subito distinti per la loro originalità

coreografica, sviluppando un elegante stile della danza hip hop.

Numerose sono le collaborazioni con importanti coreografi. Tra queste da ricordare

l'esperimento voluto da Vittoria Ottolenghi di avvicinare lo stile hip hop all'arte di un grande

coreografo di danza classica, Amedeo Amodio, fondatore dell' Ater Balletto, in occasione

dell' RHHP - Roma Hip Hop Parade.”

Questo in congiunzione con la tendenza all’utilizzo di frasi brevi.

I due punti, nei pochi esempi disponibili, conservano gli impieghi più tradizionali, come

l’introduzione di elenchi:

“Attualmente sono (ordine alfabetico): Marco Arbau, Morena Bonnici, Alice Cimoroni, Daniela

Cipolloni, Luigi Iemma, Giacomo Perfetti, Stefania Ricco, Fabrizio Siepi, Paola Tricerri.”;

o di citazioni:

“Falcone disse: "Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si

muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la

mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere."”;

la spiegazione:

L’evento si svolgerà in due fasi: alle ore 11.00, un corteo partirà da Piazza Dante ed attraverserà parte di

Napoli per poi giungere a piazza Vittoria; alle ore 14.30 inizierà un dibattito aperto al pubblico,

inframezzato da momenti musicali e teatrali, che avrà luogo nella suggestiva struttura della Villa

Comunale di Napoli, nello spazio antistante la Cassa Armonica, posizionata al centro della Villa stessa.”;

o l’introduzione di indicazioni-“regole universali”:

“ECCO IL TRUCCO:

INVITATE TUTTI I VOSTRI AMICI!!!!!!!!!!”.

Anche la virgola mantiene le sue funzioni più tradizionali di separazione delle frasi

all’interno del periodo, prediligendo la separazione logica a quella enfatica:

“Infine, la tecnica americana (che è diventata la tecnica occidentale) che ricorre alla macchinetta elettrica

ad aghi, determina sensazioni calde, vibranti, ma non dolorose. La componente della sofferenza segna una

netta spaccatura tra il tatuaggio odierno, di stampo occidentale, e quello del passato, diffuso in Asia,

Africa ed Oceania.”.

Il punto e virgola presenta una scarsa diffusione: dove presente esso viene utilizzato

prevalentemente nella costruzione di elenchi puntati:

“1) Clicca su "INVITA ALTRI A ISCRIVERSI" (sulla destra, sotto la foto del gruppo);

2) Seleziona tutti i tuoi amici che ritieni "PECCATORI";

3) Clicca su "INVIA INVITI"!”

Risulta invece quasi del tutto assente nella funzione di separazione di periodi, sempre in

relazione con la poca espansione del periodare articolato e la preferenza per segmenti

brevi.

Le parentesi invece, in netta prevalenza sui trattini, conservano le proprie funzioni di

separazione in sostituzione della virgola o di commento o spiegazione. Mantengono

inoltre una buona diffusione:

“Tra le sostanze più usate ci sono il cinabro (usato per il rosso), il cromossido (per il verde) e il cobalto

(per il blu) o polveri fini di minerali, oro o argento.”

“Raccogliamo quante più firme possibile (ovviamente adesioni virtuali) per avere un mega concerto di

CRISTINA D'AVENA!”

Va purtroppo notato che l’utilizzo corretto della punteggiatura, anche in casi di testi più

articolati, viene raramente rispettato, probabilmente per una scarsa conoscenza relativa

al buon uso dei simboli interpuntori o per la diffusa velocità nel redigere i testi.

La situazione appare diversa all’analisi di gruppi più informali-simpatici, di commenti

o di messaggi personali: qui i fenomeni interpuntori assumono una funzione ascrivibile

alla sfera dell’espressività. Si tratta per altro della percentuale maggiore tra i testi

analizzati e tra i testi contenuti in Facebook in generale. Questo utilizzo marcato dei

segnali interpuntori può essere collegato alla difficoltà di esprimere tutti quei segnali

corporei o emotivi tipici di un discorso in presenza, in un testo scritto. Essendo

Facebook parte del web 2.0 risulta in un certo senso necessario trovare un metodo

alternativo per esprimere emozioni o attitudini non strettamente legate alla parola in sè,

e l’interpunzione, insieme agli elementi iconici, che vedremo in seguito, sembra

l’elemento più adatto a “suggerire” intonazione e allusioni all’interno di testi scritti per

comunicare con persone alla pari, più che per divulgare o informare.

Troveremo quindi particolari funzioni non strettamente grammaticali, legate ai segnali

interpuntori: in primo luogo il punto fermo perde posizioni in favore dei tre puntini di

sospensione alla fine della frase. Questi lasciano il campo aperto a differenti

interpretazioni e diminuiscono la sensazione di chiusura e perentorietà della frase:

“ci sono anche donne che ridono senza senso

...

ce ne sono, ve lo garantisco

..

sono ragazze che ridono con

degli uomini cretini perchè fanno i cretini

...

o perchè non sono in grado di arrabbiarsi e allora ridono

...

ci

sono donne che si fanno sottomettere e ridono, che si fanno offendere e ridono ..”;

Rimandano ad un possibile completamento della frase (magari una citazione) o alludono

a differenti significati:

“Spesso la felicità dipende soltanto dalla decisione di essere felici ..”

“Frizzy ........”

“Se proprio devo andare all'inferno

...

tanto vale andarci in grande stile

....

I due punti paiono in netta flessione: risultano quasi assenti a parte rari casi in cui

vengono utilizzati come introduzione di discorso diretto o citazione:

“Ma spaccianeve dirigeva la piantagione,

e suggeriva moderazione:

“Portate pazienza miei giovani amici,

mettete un freno alle vostre narici,

soltanto se i raccolti saranno buoni,

verranno soddisfatte le vostre aspirazioni.””

“La domanda è: Cos'è un TRIBUTO per voi? ”

La virgola è il segno che tendenzialmente, separando costituenti sintatticamente legati,

serve maggiormente alle funzioni di enfatizzazione. Nei testi di Facebook non si può

notare lo stesso primato, ma va comunque sottolineata una certa diffusione dell’utilizzo

marcato della virgola:

a isolare una frase a cui si vuole dare rilevanza:

“E' tutto assolutamente in forma anonima, e si impiega meno di 10minuti per compilarlo (ho preso

personalmente il tempo)!”;

“essere coraggiosi non significa non avere paura, ma avere la consapevolezza che c'è qualcosa che vale

più della paura.”;

a sostituire i due punti:

“IMPOSSIBILE NON E' UNA REGOLA , E' UNA SFIDA”;

a isolare brevi elementi coordinati per asindeto:

“Musica,danza,fotografia,immagini

...

parole,su carta,nel vento,parole

...”.

Il punto e virgola sembra quasi del tutto assente, mentre non mancano le parentesi ad

isolare porzioni di periodo o frasi subordinate:

“anche se ormai ne sono fuori (BELLA!!!) mi iscrivo per solidarietà

....

è TUTTO

VERO! :)”

“E' tutto assolutamente in forma anonima, e si impiega meno di 10minuti per compilarlo (ho preso

personalmente il tempo)!”

Anche se non molto diffuse e per lo più nei commenti.

Il segno largamente più diffuso risulta invece essere il punto esclamativo, che aggiunge

enfasi ad una frase:

“grazie a chiunque mi darà il suo contributo!! LA VOSTRA COLLABORAZIONE è Preziosa!!!”

O anche solo ad un suono onomatopeico:

“Mmmmmmmmmmmmmmmmmmm!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”

Con una forte connotazione tipica del parlato.

Nella maggior parte dei casi non si trova un solo punto esclamativo ma due o più, fino

agli eccessi, nel tentativo di dare maggior risalto alla frase, sia visivamente che nel

rimando ad una ipotetica esposizione orale:

“uau

..

siamo

un bel gruppo!!!!!!!!!!!!!!”

“Domani sarà tardi per rimpiangere la realtà

...

è

meglio viverla!!!!!!!”

Anche per il punto di domanda è più facile trovarne due o più rispetto ad uno solo, ma è

decisamente minore la percentuale di frasi interrogative:

“nessuno per una partita di tennis?????? ”

“Chi, sotto sotto, non vorrebbe cantare a squarcia gola "Mila e Shiro", "Ti voglio bene Denver" o

inneggiare "Holly e Benji"???? ”

3.7 Elementi iconici

Per elementi iconici si intendono prevalentemente gli emoticons, ovvero delle “faccine”

disegnate tramite i simboli di punteggiatura, divenuti famosi dalla diffusione delle chat-

room e poi dei cellulari con gli sms. In Facebook è facile rintracciare questi elementi nei

commenti e nei messaggi personali, ma non mancano esempi anche all’interno delle

descrizioni di gruppi.

Componenti fondamentali 20

Occhi

:

;

=

Naso

-

^

Bocca

)

(

O

Nei commenti:

“Vi prego, HELP! :) :) :)”

“aushaushauahushuqhauashushaushaushua troppo vero!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! =)=)=)”

Nei messaggi personali:

“StrONZa

.....

Ma

Poi ToCCa a Voi DiRLo:-)

...”

20 Orletti Franca, a cura di, Scrittura e nuovi media, Carocci, Roma, 2004

Nei gruppi:

“Questo dello studio era un esempio classico ma in realtà potremmo fare mille altri esempi

...

il senso è lo

stesso ;)”

Non si trovano solo emoticons “tradizionali” ma anche nuovi, creati al momento

dall’utente o imitate da qualche amico:

dall’utilizzo di quelli classici al contrario:

“(:”

All’utilizzo di lettere dell’alfabeto per imitare delle espressioni:

“Dopo questa foto direi che sei una figa amore! :D”

“Sesesesese

...

queste

cose sono come le ciliegie!!! :P”

“Che tè devo dì XD”

“RAGAZZI SCRIVETE SULLA BACHECA QUANDO VI AGGIUNGETE COSI LE SCIMMIE

DIMINUISCONO!!!!! ^^”

...

“E infine ho scelto lo scientifico! ù

__

ù

Voglia di ribellione? Mah!”

“pur abbronzata, è riuscita ad abbrustolirsi con una lampada! che sfigata -.-''''' ahah”

Non si tratta solo di “faccine” che indicano stati d’animo, ma a volte di “disegnini” che

rimandano all’attività svolta o allo stato d’animo: dalla nota musicale:

...

se

...

Al cuoricino:

“Mi sei mancata! ♥”

Ai simboli delle carte:

♠♫♠♫♣♫♠♫♠♫♣♫♠♫♠♫♣♫♠♫♠♫♣♫♠♫♠♫♣♫♠♫♠♫♣♫♣♫♠♫♣♫♠♫♠♫♣♫♠♫♠

Altre volte è possibile trovare addirittura dei veri e propri disegni, che occupano più

righe e rappresentano immagini o parole:

...........

(0

0)

.---oOO-- (_)-----.

╔═════════════════╗

INVITA TUTTI I TUOI AMICI

╚═════════════════╝

'----------------------oOO

........

|

__

|

|

 

|| ||

 

ooO Ooo

♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥

♥ ╔╦╦╦═╦╗╔═╦═╦══╦═╗ ♥ The

♥ ║║║║╩╣╚╣═╣║║║║║╩╣ ♥ Best Group

♥ ╚══╩═╩═╩═╩═╩╩╩╩═╝ ♥ on Facebook ♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥

All’interno della chat di Facebook sono disponibili invece degli emoticons

“precaricati”, grazie ai quali digitando ad esempio “=)” apparirà sullo schermo un

simbolino giallo sorridente.

Come sostituti iconici delle modalità comunicative del parlato è possibile inoltre trovare

il maiuscolo per indicare un innalzamento della voce, o comunque per dar maggior

rilievo visivo ad una frase:

“anche se ormai ne sono fuori (BELLA!!!) mi iscrivo per solidarietà

....

è TUTTO VERO! :) ci sarebbe

pure "ultima pausa caffè poi studio ad oltranza!"

...

;)”;

“TRANZOLLITA'

....

è

l'energia

più

rinnovabile

....il

patrimonio

inesauribile

....

di

chi

giammai

si

sbatterà

"

GRANDE MIRKO!!!!!hihihihi”;

 

delle strutturazioni particolari create con i simboli di punteggiatura per dare rilievo e

ordine a dei testi:

------------ Cos'è un TRIBUTO per voi? ---------------

------ In quale accezione se ne può parlare? -------

---- In quali contesti dovrebbe essere usato? -----

O delle linee che dividono i vari campi di un argomento:

_________________________________________________

Supportiamo l'iniziativa dell’Associazione Studenti Napoletani Contro La Camorra e la NACO – Nuova

Anticamorra Organizzata, che invitano a " indossare nei prossimi giorni un nastrino, un indumento, un

accessorio o qualsiasi altra cosa, di colore Fucsia. Fucsia come i coltelli di Gomorra.Quei coltelli che

simboleggiano insieme la malvagità e la prepotenza dei clan camorristici che da anni tengono in pugno il

territorio campano, ma che sono anche una lama di speranza. Una lama capace di tagliare il velo d’ombra

che per troppo tempo ha coperto questo territorio."

___________________________________________

Vi è inoltre chi scrive con alcune lettere maiuscole e altre minuscole, senza

un’apparente motivazione; si tratta in questo caso di una sorta di metodo di scrittura

giovanile, che aiuta a creare l’unità di gruppo, o meglio, che fa sentire parte di un

gruppo: si scrive così per essere in un certo senso accettati, per sentirsi come gli altri.

Si tratta di messaggi personali:

“..PaZZa,

TenEra:-), A VoLTe CompliCaTa, Nn NoRmAle Km DiCe Smp QLK1!:-), CiCcioSa:-),

TroPPO BuoNa, MLt IndeciSa, 1 pò RompiPaLLe, RoMaNTiCa, P

....

A:-),

StrONZa

.....

Ma

Poi ToCCa a

Voi DiRLo:-) ...”;

“VoGlIa Di CoNoScErE tAnTa BeLlA gEnTe NuOvA, sIncErA, dOlCe E cOn CuI sI pOsSa PaRlArE dI

tUtTo ...”

Ma anche di commenti:

“Nn sanno ke fare ...

<< Mi MangiO Un pO Di Nutella!!>>”;

E nelle descrizioni di gruppi:

“X TUTTI QUELLI KE : BoH! NoN Lo So NePpUrE Io Ke Ho!!!”.

Esiste un luogo comune, diffuso soprattutto tra gli analfabeti del web, per cui ciò che è

scritto su Facebook sarebbe indecifrabile per chi non sa usare le abbreviazioni tipiche

degli sms. In realtà le cose non stanno così, innanzitutto perché il “popolo di Facebook”

non è costituito solo da ragazzi (che paiono essere i maggiori fans del linguaggio

abbreviato), ma anche pe rché la scrittura via web, a parte il campo relativo ai commenti,

non ha una così ferrea restrizione per quanto riguarda il numero di caratteri. Risulta così

più semplice scrivere le parole per intero, anche grazie alla tastiera “qwerty” del pc,

differente da quella del telefonino. Resta comunque da notare il fatto che tra i giovani

membri di Facebook non è raro trovare questo tipo di scrittura, nei commenti, nelle

descrizioni, nei messaggi personali e anche nelle mail.

Esistono tipologie differenti di abbreviazioni: la sostituzione di coppie di consonanti

con una sola dal suono simile: la classica “k” al posto di “ch”, o elementi “nuovi” come

“j” per “gl”. In altri casi vengono eliminate completamente o quasi le vocali da una

parola, che viene di conseguenz a “intuita” dalle sue consonanti (“nn” per “non”).

Alcuni esempi nei commenti:

Nn serve a

nnt...ma

da un di sicurezza in piu ...qnd

nn sei x nnt preparata mentre i prof citano i cognomi

deji sfortunati haha”

(“nn” :“non”, “nnt” :“niente”, “qnd” : “quando”, “deji”: “degli”);

nei messaggi personali:

“...nella

vita devi puntare con tutto te stesso all'impossibile, o meglio a quello ke tu ritieni tale,

...

mal

ke

vada otterrai il massimo del possibile!!!”;

nei gruppi:

“Per tt qlli ke hanno dei VERI AMICI nn inporta se lontani o vicini, sn smp gente ke ti conosce da una

vita e se vuoi PARLARE, ti vuoi SFOGARE o vuoi semplicemente PIANGERE, sai ke loro ci

saranno!!!”

(“tt”: “tutti”, “qlli”: “quelli”, “sn”: “sono”, “smp”: “sempre”);

nelle mail:

“eh va be dai così riposi un pò

..

cmq diciamo che impegna abbastanza ma neanche troppo, sn stata

fortunata e ne sono proprio contenta

..

allora lavori anche vicino a casa, non male, l'importante è che sei

contento e che ti piace ..”

(“cmq”: “comunque”).

Si tratta comunque di una piccola percentuale, concentrata soprattutto nei commenti,

ovvero quei campi in cui è presente la limitazione delle digitazioni.

Non mancano in ogni caso le esagerazioni e gli estremi come il caso di questo testo:

“..PaZZa,

TenEra:-), A VoLTe CompliCaTa, Nn NoRmAle Km DiCe Smp QLK1!:-), CiCcioSa:-),

TroPPO BuoNa, MLt IndeciSa, 1 pò RompiPaLLe, RoMaNTiCa, P

....

A:-),

StrONZa

.....

Ma

Poi ToCCa a

Voi DiRLo:-) ...”

che presenta un’altissima percentuale di emoticons, scritture iconiche e abbreviazioni.

Si tratta però di un’eccezione e non dell’abitudine nei testi.

C’è chi poi, abituato a navigare in siti e chat-room mistilingue o inglesi utilizza

abbreviazioni da parole inglesi; alcune ormai entrate anche nel nostro vocabolario e

quindi facilmente comprensibili, altre dalla più difficile codifica. Ad esempio il creatore

di questo gruppo, italiano, nella parte tradotta in inglese utilizza “ur” che si legge

“your”, “n” che sta per “and” e “pics” per “pictures”: fotografie.

“THE ONLY WAY TO STOP THEM IS TO LET EVERYBODY KNOW ABOUT, SO PLEASE

INVITE UR FRIENDS TO ENJOY IT TOO N START WRITE ON THE WALL, N POST PICS,

VIDEOS OR LINKS!!”

Altri abbreviano addirittura il termine “Facebook” in “FB”:

“Oggi parte questo esperimento del tutto nuovo su FB, il tentativo di scrivere un racconto collettivo

centrato sul tema del nostro gruppo.”

3.8 Pluralità di codici

Come già visto nel capitolo riguardante il lessico, è possibile trovare all’interno di

Facebook un grande varietà di codici differenti: si passa dalle varietà di italiano

regionale, ai veri e propri dialetti, alle lingue straniere, con prevalenza dell’inglese.

Questo può avere finalità ironiche o connotare socialmente e etnicamente una persona o

un gruppo. Accade spesso che si passi da un codice all’altro all’interno dello stesso

evento comunicativo, ovvero in questo caso all’interno della stessa porzione di testo.

È possibile notare due differenti fenomeni che Berruto 21 distingue in:

commutazione di codice” (code switching), ovvero il passaggio da un sistema

linguistico all’altro all’interno dello stesso evento comunicativo da parte di un parlante

bilingue: può avere particolari funzioni comunicative a seconda del contesto.

Ad esempio in questa descrizione di gruppo:

Per tt qlli ke hanno dei VERI AMICI nn inporta se lontani o vicini, sn smp gente ke ti conosce da una

vita e se vuoi PARLARE, ti vuoi SFOGARE o vuoi semplicemente PIANGERE, sai ke loro ci saranno!!!

MY FRIENDS I LOVE TOO MUCH YOU!!!”

l’utilizzo della lingua inglese vuol dare maggior rilievo e importanza alla frase finale.

Il risultato in questo caso non è però quello sperato dato che ci sono degli errori di

grammatica all’interno della frase in inglese (si dirà semmai “My friends, I love you so

much”).

enunciazione mistilingue” (code mixing), che è costituita dalla frammistione di

elementi di due codici diversi, priva di funzionalità comunicativa, dovuta

semplicemente all’equiparabilità funzionale dei due codici che risultano intercambiabili;

21 A.Rossi, La lingua del cinema, in I.Bonomi, A.Masini, S.Morgana, La lingua italiana e i mass media,

Carocci, 2003

come in

questo

caso

in

cui

troviamo

una frase italiana

con

elementi

regionali

romaneschi:

“QUELLI CHE

..

MAMMA

ME DAI I SOLDI' SI.PERO' RIPORTAME IL RESTO.”

Il caso più diffuso è quello di code mixing, non è raro infatti trovare parole inglesi o

dialettali all’interno di testi scritti correttamente in italiano. Questo è dovuto alla

maggior specificità o pervasività del termine non tradotto. Il codice più diffuso,

ovviamente dopo l’italiano, è l’inglese, in conseguenza anche alla struttura stessa di

Facebook, che presenta elementi dal nome inglese che sarebbe difficile tradurre:

“(grazie a Domenico Iardino che ha postato questa frase sul wall)”

“Siete tutti liberi di inserire link ad altri siti e fare delle piccole promozioni, ma fate solo attenzione a non

esagerare con lo spam, altrimenti cancellerò i link in eccesso ”

Ma non si tratta solo di termini legati al “mondo di Facebook”: sono termini ormai

entrati nel lessico italiano:

“continuate voi ora il countdown!!!!!”

Termini legati ad internet:

“Per tutti quelli che hanno gli zebedei sotto alle scarpe di vedere i singoli o i gruppi che gabbano

posizioni, pezzo, effetti e quant'altro da celeberrimi gruppi visti su YOUTUBE!!!”

O a oggetti importati:

“L'ULTIMA PARTITA ALLA PLAY E VADO A LETTO”.

Nell’ambito dei regionalismi o dei termini dialettali è più frequente invece trovare casi

di “code switching”: in questi casi infatti tendenzialmente la parte inserita in un codice

differente è un’espressione intera, se non un modo di dire ormai affermato. In questi

gruppi ad esempio il titolo è in dialetto e la descrizione in italiano:

“Se me ta dighe i laur e tè ta ma scultet mia

...

alura và a cagà!!

è un gruppo libero dedicato a tutti quelli che ci mettono mezzora per dare una spiegazione a un'altra

persona ma non vengono minimamente cagati

...

e

allora vaffanculooooooooooooooooo”;

“.."E

CU MINCHIA Sì U PATRI ETERNU" !!!

..

a tutti capita di incontrare persone che si credono Dio in persona !!!”;

..

In questi altri le frasi inserite in dialetto hanno una particolare coloritura o sfumature

suggerite dall’utilizzo:

“Beh, i milanesi son dei pirla nè

...

no

sto a skerzà

...

saranno

bravi, pieni de sordi, piu colti de noi romani,

ma me sà ke la città loro co la nostra non c'ha niente a ke vedè

...

ROMA

CAPUT MUNDI ...

SPQR ...”

In questo particolare caso il paragone tra dialetti e addirittura stili di vita differenti.

3.9 Elementi metatestuali

In ultima analisi prenderò in considerazione tutti quegli elementi testuali che hanno una

funzione differente dalla connotazione e la denotazione ma che vogliono suggerire un

qualcosa altro dal testo stesso. Va innanzitutto chiarito che vi sono testi che

accompagnano solo elementi multimediali e li chiameremo quindi “estrinsecamente

multimediali”, per distinguerli da quelli “intrinsecamente multimediali” in cui le parole

e gli altri elementi interagiscono. 22

Prenderò come riferimento i primi. Non sono molti gli esempi, ma chiariscono come

all’interno di uno spazio abbastanza rigido e delimitato come quello della pagina di

Facebook, dove è possibile sì postare link a immagini o video, ma nei modi prestabiliti,

c’è chi riesce ad inventarsi metodi diversi per usare i semplici comandi di una tastiera:

si creano disegni come quelli visti precedentemente:

22 M.Prada, Lingua e web, in I.Bonomi, A.Masini, S.Morgana, La lingua italiana e i mass media, Carocci,

2003

...........

(0

0)

.---oOO-- (_)-----.

╔═════════════════╗ ║INVITA TUTTI I TUOI AMICI ║ ╚═════════════════╝

'----------------------oOO

........

|

__

|

|

 

|| ||

 

ooO Ooo

Frecce, immagini:

٩(-̮̮̃•̃)۶٩(-̮̮̃•̃)۶٩(-̮̮̃•̃)۶٩(-̮̮̃•̃)۶٩(-̮̮̃•̃)۶٩(-̮̮̃•̃)۶٩(-̮̮̃•̃)۶٩(-̮̮̃•̃)۶ --->> JOIN THI GROUP <<---

(¯`´•.¸

_________________

¸.•´´¯)

---==-°° GUINNESS WORLD RECORD°°-==---(_¸.•´´ ¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯

Conclusioni

Prima di arrivare alle conclusioni vere e proprie, vorrei fare una breve analisi

“sociologica” di Facebook come mezzo di interazione.

Mi ricollego in questo all’analisi che Raimondi 1 fa della radicale tesi nietschana per cui

“l’uomo vive in una sorta di prigione di metafore”. Se ci riallacciamo anche al concetto

di “uomo dialogale” e al tema della “maschera” non sarà difficile rintracciare nel social

network una sorta di estremizzazione di tutti questi concetti: se l’uomo vive la sua vita

quotidiana creandosi una sorta di maschera con cui si relaziona con gli altri e se questo

fa si che in ogni tipo di relazione ci sia una mediazione tra quello che si è e quello che si

vuol mostrare, a maggior ragione questo accadrà con la mediazione di un computer.

Questa mediazione può essere più o meno volontaria, ma è inevitabile, ed è fatta di

gesti, di atteggiamenti, di parole.

Alla creazione di questa “maschera” nella vita reale contribuiscono molti fattori, tra cui

uno dei principali è il linguaggio. Questo è dovuto al fatto che l’uomo è in quanto si

relaziona con l’altro, e tra i vari modi di porsi in relazione, il principale e più completo è

appunto il linguaggio. L’uomo dialoga e nel porre domande all’altro le pone a se stesso,

conoscendosi e facendosi conoscere agli altri. Il linguaggio quindi entra in maniera viva

a far parte anche della “maschera sociale” che ogni membro si crea all’interno del

network, che è una maschera più forte, perché difficilmente penetrabile, ma allo stesso

tempo più esposta, ad una quantità di giudizi maggiore. Il profilo di Facebook può

quindi dirci tutto o niente di una persona, non mancano infatti casi di “furto d’identità”

1 E.Raimondi, La retorica d’oggi, il Mulino, 2002

in cui dei profili di personaggi famosi o meno si scoprivano poi in realtà gestiti da altre

persone non autorizzate. Resta comunque un dato di fatto che il modo di utilizzare la

lingua dice molto su quello che si è o che si vuol far credere di essere.

Tutto questo mi riporta alla mia analisi, in cui ho tentato di distinguere i differenti usi

della lingua e in cui abbiamo visto alcuni strumenti linguistici che creano un senso di

appartenenza ad un gruppo. La gamma è piuttosto varia ed articolata, sarebbe erroneo e

fuorviante dividere in compartimenti stagni le strutture e collegarle ad un unico

significato. In ogni caso esistono delle linee di tendenza, che mi hanno portato ad

esempio a dire che l’utilizzo di fenomeni grafici come l’alternanza di maiuscolo e

minuscolo sono tipici di gruppi di utenti giovani che vogliono sentirsi “adeguati” e

accettati, come invece l’utilizzo di una sintassi più articolata rimanda ad un utente più

adulto, istruito ed è più frequente all’interno di gruppi culturalmente o politicamente più

impegnati. Nel complesso i fenomeni linguistici presenti nel social network non sono

praticamente mai troppo aulici o formali, ma allo stesso tempo non risultano esempi di

scrittura trascurata e per nulla strutturata. Gli utenti vogliono sì sentirsi parte di un

gruppo, ma allo stesso tempo non vogliono mostrarsi inadeguati, e i fenomeni marcati

sono quindi tendenzialmente regionali o grafici tra i più giovani.

Resta il fatto che la lingua è in continuo movimento, come lo è Facebook, e l’accoppiata

moltiplica questa velocità all’ennesima potenza, rendendo quindi molto famosi in

brevissimo tempo dei fenomeni che dopo pochissimo sono già passato.

Non mi stupirò quindi se alcuni fenomeni qui analizzati l’anno prossimo non saranno

che qualche caso isolato, perché la lingua cambia in ogni momento, a maggior ragione

con l’avvento del web 2.0.

BIBLIOGRAFIA

Carzaniga Mattia, Civati Giuseppe,pref. W.Weltroni, L’amore ai tempi di Facebook, Zelig, s.l., 2009

Cosenza Giovanna, Semiotica dei nuovi media, Editori Laterza, Bari, 2004

Antonelli Giuseppe, L’Italiano nella società della comunicazione, il Mulino, Bologna, 2007

Cardinale Ugo, Corno Dario, Giovani oltre