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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI BOLOGNA CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE FACOLTA DI LETTERE E FILOSOFIA

TITOLO DELLA TESI Informazione e Azione nei siti web del Movimento. Unanalisi di alcuni casi esemplari

Tesi di laurea (vecchio ordinamento) in Semiotica del testo

Relatore Prof. Giovanna Cosenza

Presentata da Oliver Panichi

Sessione 1 Anno accademico 2004/2005

INDICE

1. Alcuni aspetti sociosemiotici delle testualit nel World Wide Web 1.1.La scelta del corpus 1.2. Il mediattivismo e Internet 1.2.1. Il mediattivismo 1.2.2. Una definizione di media chiusi e media aperti 1.3. Il paradosso dellextratestuale dentro al testo: testo e discorso 1.4. Banner o non banner: una questione terminologica

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2. Analisi del testo Retelilliput.org 2.1. La metafora narrativa 2.2. Semiotica della strategia e globalizzazione 2.3. Strategie e tattiche in Retelilliput.org 2.3.1. Le strategie 2.3.2. Le tattiche 2.4. Linterdiscorsivit , il contagio, le pratiche sociali 2.5. Le nuove testualit della Rete e lagire discorsivo

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3. Oltre Retelilliput.org. Alcune osservazioni intorno al web 3.1. La teoria delle reti 3.2. Portali, rimediazione, regimi di enunciazione 3.3. Un tentativo di definizione: i siti inform-attivi

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Bibliografia

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1. ALCUNI ASPETTI SOCIOSEMIOTICI DELLE TESTUALITA NEL WORLD WIDE WEB.

1.1. LA SCELTA DEL CORPUS Questa analisi semiotica si concentrer principalmente sul testo costituito dal sito Web Retelilliput.org, cercando di indagare sui suoi meccanismi interni a partire da unindagine sul contenuto verbale,visivo e plastico di alcune pagine del sito. Questi contenuti offriranno spunti di riflessione sugli aspetti semiotici dei concetti di strategia e tattica, sulla natura peculiare dei movimenti sociali rispetto alle logiche del partito politico tradizionale, sulle logiche di interdiscorsivit tipiche nei panorami mediali contemporanei, su alcune problematiche relative allenunciazione nei testi del Web e, last but not least, sulla struttura della Rete e sulla sua orizzontalit e democraticit comunicativa troppe volte data per scontata al punto da essere entrata nella vulgata comune. Vedremo infatti che la Rete offre al suo interno gerarchie, percorsi obbligati e punti topici; si parler del problema del sovraccarico informativo e dei linguaggi chiusi, soprattutto in relazione a quella tendenza alla liberazione della produzione e della fruizione informativa che stata denominata mediattivismo. La scelta del testo Retelilliput.org come principale oggetto danalisi essenzialmente frutto di queste motivazioni: interesse per il discorso sul fenomeno della globalizzazione allinterno del discorso politico e per i testi che questo discorso produce nel Web. intereresse per la tendenza contemporanea ad uninformazione e a una comunicazione mediale indipendente dalle logiche politico-economiche tradizionali. interesse per le nuove forme della testualit nellambiente comunicativo del World Wide Web. interesse per quella particolare tipologia testuale che il portale Web. Nel corso dellanalisi si sentita lesigenza di provare una comparazione con altri siti Web riferibili al movimento dei movimenti1. Data per scontata la sua natura multiforme e eterogenea, si cercato di selezionare un corpus di testi Web che possa rendere conto almeno in parte di questi diversi orientamenti politici e ideologici, che sia cio rappresentativo. Questo corpus si costituito durante lanalisi di Retelilliput,
In merito alle possibili definizioni del Movimento dei movimenti, segnalo un articolo di Giuseppina Ciuffreda scritto per il Manifesto un mese prima del G8 di Genova 2001 e poi una intervista a un membro del consiglio internazionale del Social forum mondiale rilasciata a m di bilancio dopo la sequenza Seattle-Porto Alegre-GenovaFirenze. Gli indirizzi web per reperire queste fonti sono rispettivamente:
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http://www.ilmanifesto.it/g8/versogenova/3b321892139d8.html http://www.oblo.fbesta.it/wozzup/delroyo.htm

una volta che si giunti alla consapevolezza che il genere di testo che ci interessava ci costringeva a mettere in primo piano la questione della pragmatica e dei vari tipi di efficacia (cognitiva, passionale, performativa). Siamo giunti dapprima a formulare il presupposto che Retelilliput.org un testo che offre informazione organizzando azioni: in termini semiotici, diremo che si ha uno schema di modale che prevede un primo momento regolato da un /far-sapere/, quindi da una manipolazione di soggetti cognitivi e passionali, seguito da un /far-fare/ che organizza performanze di soggetti umani e da un /far-essere/ indirizzato a oggetti materiali. Si poi passati alla considerazione intuitiva che questo schema sia presente anche in altri siti Web, che sono stati inseriti nel corpus al fine di verificare con lanalisi la fondatezza di tale presupposizione. Questi siti sono italy.Indymedia.org, Attac.org e Rekombinant.org. Si vede chiaramente come la nostra scelta di testi da analizzare non sia stata data a priori ma sia giunta a concretizzarsi nel corso dellanalisi, in maniera tale che a un certo punto avvenuta una trasformazione di oggetti empirici (i siti web) in oggetti semiotici (testi da analizzare con metodo semiotico)1. Questo movimento teorico si rende necessario una volta assodato che il metodo semiotico deve essere applicato2 a occorrenze testuali rappresentative poich non ci dato di raggiungere lesaustivit e la totalizzazione neanche allinterno di un campo semantico dai confini delimitati. Ci sono molte ragioni di ci. A noi basta dire che: raggiungere la totalizzazione nella ricerca di occorrenze testuali impossibile o quantomeno poco praticabile per motivi di tempo, spazio e limitatezza insita nella mente umana. un corpus di testi non pu permettersi di essere totalmente aperto perch, se lapertura permette un guadagno in variet di elementi eterogenei, tuttavia provoca una perdita in capacit definitoria e quindi in valore euristico dellanalisi. come conseguenza del punto precedente, una volta che lanalista sceglie un corpus di testi chiuso, non pu evitare di portarsi dietro le sue presupposizioni intuitive e le sue idiosincrasie teoriche e culturali, che lo influenzeranno nella ricerca delle pertinenze. In altre parole, una volta che si seleziona un corpus, si seleziona uno sguardo; in base a questo modo di vedere si costituir poi loggetto di studio nella sua fenomenologia. ( cfr. Marrone 2004)

Come ha segnalato Marrone (2004), oltre alla rappresentativit, nel momento della costruzione di un corpus di testi bisogna tenere presente un secondo aspetto, che quello della paradossalit. Ci vuol dire che la scelta dei testi non deve essere aprioristica ma deve andare di pari passo con lanalisi. Si tratta di una costruzione progressiva di oggetti semiotici a partire da una generica collezione di oggetti non-semiotici. Si trover dopo ci che si stava cercando prima. 2 Usiamo la nozione di applicazione nel senso in cui la intende Eco (1984: xi-xii), il quale come noto formula una distinzione basilare fra semiotica generale (costituita da una riflessione filosofica globale sul senso), semiotiche specifiche (grammatiche di particolari sistemi di segni) e semiotica applicata. Allinterno di quest ultima troviamo quelle pratiche interpretativo-descrittive (ibidem) che servono alla comprensione di un testo per le quali non si devono porre questioni di scientificit ma solo di persuasivit retorica . Lanalisi di un testo viene a essere condivisibile e intersoggettivamente controllabile solo se segue dei principi di coerenza, semplicit e adeguatezza.

1.2. IL MEDIATTIVISMO E INTERNET 1.2.1 Quello che stato definito con un neologismo mediattivismo1 un fenomeno di portata globale che ha come antecedente la controinformazione nata fra gli anni 60 e gli anni 70. Nasce da una consapevolezza ormai generalizzata del potere sociale e politico dei mezzi di comunicazione e dallesplosione tecnologica che ha portato alla cosiddetta societ dellinformazione. La sua origine principalmente legata al mondo anglosassone ed stata fatta risalire approssimativamente alle manifestazioni di Seattle nel 1999. Se adottiamo una definizione rigorosa di multimedialit2, potremmo pi precisamente parlare di Multi-media attivismo, poich questa attitudine culturale interessa vecchi e nuovi media, ibridati e perci ri-mediati. Le forme di comunicazione interessate vanno dallaudiovisivo (Telestreet o televisioni indipendenti di quartiere, produzioni video individuali in una logica no-copyight), alla radio (tramite lo streaming informatico), toccando la stampa e i suoi vari generi e formati (riviste periodiche, quotidiani) e persino la comunicazione pubblicitaria (le pratiche di cultural jamming e le simulazioni meta-linguistiche di spot famosi3). La rete di reti Internet e il World Wide Web, in quanto sistemi multimediali di media, appaiono oggi come il principale contesto dazione per queste pratiche mediali innovative, anche a causa dellentusiasmo tipico degli anni novanta riguardo alla struttura reticolare e allipertesto (cfr. Cosenza 2004:111, anche riguardo alla distinzione oramai sfumata fra ipertesto reticolare e forma-libro sequenziale ). Insomma, tenendo conto della dialettica fra enfasi ottimistica e rischio di smarrimento effettivo per gli utenti, bisogna prendere con le molle affermazioni come questa di Pasquinelli (a cura di, 2002 :12):

(Il mediattivismo) E una nuova attitudine, un modello culturale, una forma mentis che
consideriamo centrale
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nellumanesimo del mondo a venire () Fare media come metafora,

Il testo di riferimento Pasquinelli (a cura di) 2002; pubblicato allindomani di Genova G8 2001, risente indubbiamente di unatmosfera di generale entusiasmo intorno a fenomeni quali il movimento dei movimenti ed il popolo di Seattle. Tuttavia mi sembra ancora oggi un tentativo apprezzabile di sistemazione teorica delle nuove pratiche di consumo e produzione mediale, anche se per diretta ammissione dei protagonisti il Movimento antiglobalizzazione sta affrontando un periodo di stasi. Come rilevato peraltro nellintroduzione da Pasquinelli, la questione della comunicazione indipendente non esclusivo appannaggio dellambito movimentista, ma una preoccupazione di tutta la societ globale. In un momento storico di crisi e svuotamento di senso dei partiti politici e delle istituzioni della democrazia rappresentativa, la guerriglia semiotica si trova di fronte un attore sociale inedito, soprattutto per le proporzioni che ha raggiunto ed il suo grado di concentrazione economica: il monopolio mediatico statuale-commerciale. Appare invece quantomeno discutibile la tesi filosofica di origine post-operaista (P. Virno, Bifo, Hardt e Negri ecc.) circa la diffusione di un pensiero unico contagiato dai media mainstream al servizio dellImpero. In realt, lavvento di Internet e di tecnologie di comunicazione low-cost hanno dato una forte propulsione a nuove forme di comunicazione mediatica indipendente proveniente da molteplici settori sociali e da diverse estrazioni politico-filosofiche, non soltanto movimentista. Anche lImpero usa i nuovi media per nuove pratiche di senso. 2 Su questo concetto, cfr. Cosenza (2004 : 9-18) 3 Famoso il caso dei canadesi di Adbusters, collettivo che ha come scopo esplicito quello di svelare le logiche del branding e della pubblicit multinazionale tramite operazioni di straniamento di origine situazionista.

modello, rispecchiamento, tappa fondamentale del fare societ e di tutte le altre forme di attivismo e organizzazione. (Pasquinelli: 12,corsivo dellautore).

I media dal basso hanno sicuramente una notevole importanza come fenomeno culturale e come laboratorio di innovazioni nella politica e nei generi mediali, per certi toni troppo utopici rischiano di forgiarne unimmagine di panacea di tutti i mali. Ecco dei motivi per giustificare questa affermazione:

- lesistenza del digital divide, cio il fatto che permangono ancora troppi divari notevoli (generazionali, economici, intra e inter nazionali) nellalfabetizzazione alluso delle nuove tecnologie e alle pratiche interpretative su di esse. (Cfr. ad esempio Bentivegna 2002) - i media mainstream terranno ancora per molto tempo il loro primato nella traduzione della realt per una fetta consistente della popolazione. E ci non solamente per il loro potere diffusivo dato dallessere parti di conglomerati economici multinazionali in continua concentrazione: il fatto che questi operatori mediali sono tuttora quelli a cui molti sono pi abituati. - Un panorama mediale sempre pi affollato di testi informativi, di entertainment, di edutainment, etc.- produce inevitabilmente un effetto di smarrimento cognitivo e percettivo. Molti testi, anche se meritevoli, possono non giungere mai al focus dattenzione degli utenti o addirittura permanere sconosciuti. Altri testi, come vedremo, presentano linguaggi iper-specializzati o autoreferenziali, e scoraggiano lutente medio. Forse nel futuro prossimo, almeno nel Web, assisteremo alla creazione di macro-generi, segmentati in base alle tipologie di utenti, sempre pi mutamente esclusivi. Lesatta dis-topia dellutopia della Rete.

1.2.2. UNA DEFINIZIONE DI MEDIA CHIUSI E MEDIA APERTI Caratteristica comune di molti siti web di informazione indipendente e di comunit la nodalit: si tratta del fatto che questi testi costituiscono forme mediali ibride, inedite in quanto a forme dellespressione e forme del contenuto. La loro natura ipertestuale favorisce questa commistione di generi comunicativi e contenuti. La nodalit una possibile denominazione della forma dellespressione di questi testi, che pu rendere conto della loro organizzazione topologica, delle dinamiche verticali-orizzontali nelle interazioni fra gli utenti ed i siti ed anche degli stili enunciativi. Per quanto riguarda i contenuti, cio i sotto-testi allinterno dei siti, un livello danalisi interessante quello della meta-medialit. Non solo il fatto che questi siti abbiano esplicitamente e dichiaratamente una funzione per cos dire di Watch-dog sui media tradizionali. Il punto che questo controllo esercitato anche in forma indiretta tramite luso di testi provenienti da siti dinformazione mainstream,
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attaccati sulla pagina o solamente linkati1 tramite un meccanismo di macro-rimandi intertestuali. La nodalit a livello di contenuto indica perci il fatto che questi siti sono con modalit diverse collettori di informazione originale e di informazione citata proveniente da altri serbatoi. Linformazione originale comprende tutti quei contenuti concepiti appositamente per la determinata situazione comunicativa semplici messaggi, risposte e controrisposte in modalit chat, ma anche minisaggi pi o meno articolati e corposi- mentre i testi provenienti da fonti esterne spesso vengono posti in pagina da uno o pi utenti del sito. Insomma, una radicale modifica del tradizionale concetto di gruppo di redazione. Ci reso possibile dall open publishing2. Vallauri (2002 : 44) dopo aver sottolineato quanto questa nodalit sfilacci lagenda tradizionale dei media, riporta lattenzione su un aspetto principale dellintera questione: il pericolo di sovraccarico informativo. Nel mediascape3 globale, e a maggior ragione in Internet, le energie dei singoli tendono a disperdersi se non riprese (quindi linkate, riscoperte, rilanciate) da altri (ibidem). Nel testo citato si parla dei blog e della loro estetica, ma sono considerazioni estendibili anche a presenze in rete pi complesse: la dialettica in gioco fra una condivisione inedita di informazione (controinformazione, informazione alternativa), e un affollamento semiotico di informazione entropica, che tende al disordine e crea disordine in utenti scoraggiati e marginalizzati, sia dalla mole di dati, sia da un linguaggio a volte poco accessibile. Silvano mcsilvan Cacciari (2002) sembra onesto nellaffermare che non sempre i media chiusi coincidono con i vecchi media tradizionali (che seguono la logica del broadcasting, cio di una comunicazione uno-a-molti), mentre invece i nuovi media reticolari sarebbero media aperti tout court. Una volta fatto presente che apertura/chiusura sono la cifra della possibilit di accesso al medium e della comprensibilit dei suoi contenuti (nonch delle forme di socializzazione che il medium stesso rende possibili), Mcsilvan dice:

I quotidiani on-line pi citati mi sembrano, ad un primo sguardo, Repubblica.it e il manifesto.it. Lopen publishing cifra della presenza di informazione dal basso: tuttavia, come nel caso di Indymedia, esso pu essere fonte di vari inconvenienti (non controllo delle fonti, turpiloquio, infiltrazioni di provocatori esterni al sito). La natura aperta della Rete pu dunque essere anche causa di problemi comunicativi. 3 . Il Mediorama ( questa la traduzione italiana pi appropriata del termine inglese) uno di quei flussi culturali globali di cui parla Appadurai (1996: 52). Fuori dalla singolarit di questa prospettiva, Mediascape parola che dissemina le sue tracce perlopi in testi di riflessione teorica non ancora di uso comune e quotidiano e nelle discussioni sulla comunicazione indipendente e il mediattivismo, spesso via web. Se si visita www.newbrainframes.org oltre ad un utile vocabolario che definisce ad esempio infosfera o informazione critica, leggiamo la seguente definizione di mediascape: Panorama costituito dalle emittenti che producono informazione e influenzano l'immaginario e la mente sociale. Appadurai, oltre alle emittenti, fa rientrare nel mediascape globale anche giornali, riviste, film al cinema e in cassetta o DVD. Credo che vada evitata una connotazione esclusivamente visiva del mediascape, che privilegi quindi le forme di comunicazione per immagini; a maggior ragione oggi, nel momento in cui fenomeni come la convergenza dei media (Van Dijk, 1999) hanno reso sfumati confini fino a ieri ben definiti. Il mediascape oggi popolato da creature ibride, mutanti e soprattutto mutate rispetto a pochi anni fa. Si stanno modificando i confini e le distanze fra gli abitanti di questo spazio, allinterno di fenomeni come la ri-mediazione, di cui si parler in seguito.
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Potevano definirsi radio e televisione dei media aperti? S, perch la loro capacit di funzionare da agenzia di socializzazione oltrepassava qualsiasi firewall linguistico e comportamentale, qualsiasi protezione semantica di pratiche discorsive di ceto sociale. (Cacciari, 2002).

Si sentono gli echi di una sociologia dei media ottimista, come per esempio quella di Meyrowitz (1985) quando parla con un certo determinismo tecnologico della Tv come propulsore della modernit, che diffonde conoscenza negli strati meno acculturati, svelando retroscena sociali prima inimmaginati e permettendo una democratica e trasversale condivisione di saperi e informazioni: saperi comportamentali e simbolici, ma anche informazioni e immagini di tempi e spazi altri, che creano una comunit globale che va oltre il senso del luogo ( questa la traduzione del titolo No sense of space). Comunque, ci che qui conta dire che lavvento della Rete Internet non segna una cesura definitiva fra un prima segnato dalla chiusura e un dopo allinsegna dellapertura: al contrario, lapertura di un media va vista come categoria analitica alla luce della quale osservare sia un sito web di informazione alternativa o di movimento, sia un canale di Tv generalista. Il medium chiuso specializzato1, si rivolge ad un bacino di utenti ristretto, usa codici e linguaggi difficili e/o autoreferenziali; il medium aperto invece si propaga allinterno di una comunit reale/virtuale inclusiva al massimo grado (anche questa caratteristica, come si vedr, pu essere causa di disguidi e distorsioni). Gli ottimismi esagerati sulle nuove tecnologie devono fare i conti con questa realt: chi naviga nella Rete pu incontrare perigli semiotici e arenarsi in fondali linguistici, cio pu incontrare siti chiusi davanti a cui si sente marginalizzato. Un media chiuso in quanto utilizza un linguaggio autoreferenziale; anche se utilizza forme di comunicazione orizzontale che potrebbero far pensare ad una situazione di ideale partecipazione comunicativa, tuttavia tratta contenuti specialistici usando un linguaggio che a molti pu risultare incomprensibile. La specializzazione insomma altro dalla pura verticalit2. Citando una ricerca della e-zine sociologica Cybersociology del periodo 97-99 (www.socio.demon.co.uk/magazine/magazine.html), Mcsilvan rileva come le pratiche discorsive dei movimenti in rete si riproducano secondo dinamiche di chiusura autoreferenziale e non solo quindi attraverso i codici di orizzontalit che destrutturano i dispositivi di chiusura dei media tradizionali (ibidem: 51).

La specializzazione del linguaggio adottato da un media non ha nulla che vedere con la sua diffusione orizzontale, cio secondo un modello molti-a-uno o molti-a-molti. 2 La verticalit mediatica per antonomasia quella della vecchia TV generalista: il flusso comunicativo segue una dinamica top-bottom , o uno-a-molti.

1.3. IL PARADOSSO DELLEXTRATESTUALE DENTRO IL TESTO: TESTO E DISCORSO Le nozioni di testo e di discorso sono in stretto rapporto tra loro, secondo dinamiche descritte diversamente da vari autori. Il concetto di discorso sta senzaltro ad indicare qualcosa che sta aldil del testo, alla stessa maniera in cui il concetto di testo chiamato in causa per poter compiere analisi su di un oggetto pratico e teorico che inglobi in una unit coerente parole, sintagmi e frasi nel linguaggio verbale- o formanti plastici, cromatici ecc. nei linguaggi visivi: pacifico che la chiusura del testo sia un preliminare indispensabile al corretto svolgimento di unanalisi semiotica (Pezzini 2001). Questo aldil del testo, nelle parole di Marrone (2001: xxiii), sarebbe di tipo eminentemente contestuale, dato dalle attivit produttive sia emissive sia ricettiveche rendono possibile lesistenza dei testi stessi. Detto in questi termini, il concetto di discorso potrebbe evocare il famoso contesto delle teorie sociologiche, se non fosse per il fatto che gli studi afferenti a questo campo negano la semioticit del contesto, lo trattano come realt sociale esclusivamente materiale, come un fatto empirico dato una volta per tutte, non come un effetto di senso sempre in divenire. La semiotica invece non fa differenza fra sistemi di segni e azione, fra forme di comunicazione e comportamenti umani concreti, fra linguaggi e situazioni sociali. La scienza del senso si dunque trovata a fare i conti con un paradosso: se da una parte tutta la scuola generativa poteva dire che fuor dal testo non v salvezza negando apparentemente la pertinenza allextratestuale, proprio questo extratestuale buttato dalla porta rientrava dalla finestra. La semiotica infatti ha superato la diffidenza verso il contesto inteso unicamente come variabile sociologica non pertinente per i processi di significazione, ed ha iniziato ad interessarsi, diciamo cos, dellazione che sta nel linguaggio (teorie degli atti linguistici, oppure Barthes che studia la frase io ti amo come enunciato performativo1) e del linguaggio che sta nellazione (per esempio gli studi di Floch sullandare in metropolitana, o la semiotica dello spazio, degli oggetti). Si sentita la necessit di andare oltre al testo come scatola chiusain cui tout se tient, tutto si regge nellimmanenza delle relazioni interne. Lextratestuale ridiventato pertinente: ci vuol dire che il motto greimasiano stato tradito? Oppure invece vuol dire che il testo non unentit chiusa sterilmente in s, ma qualcosa di aperto (in entrata e in uscita, verso altri testi e altre semiotiche) e che in quanto tale naturalmente portato a uscire fuori di s? Bisogna propendere per la seconda ipotesi: la macchina testuale che studiamo in una certa misura autosufficiente, nel senso che traccia al suo interno le linee della sua significazione2, per ad un altro livello andare fuori dal testo non tradire il testo stesso, perch questo fuori in
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Il secondo esempio tratto da. Marrone (2001: xxv) Latteggiamento cosiddetto testualista, che ha in Greimas il capofila, stato criticato da pi parti, soprattutto per quanto riguarda lanalisi di testi letterari e poetici: tuttavia, come rileva la Pozzato, Greimas stesso ha affermato pi volte, del tutto onestamente, che ridurre il testo letterario alle strutture semio-narrative avrebbe costituito un impoverimento estremo e inopportuno delloggetto (Pozzato 2001:144).

realt dentro il testo stesso. Il contesto dei sociologi sta veramente fuori dal testo, perch una realt ad esso incommensurabile, di un altro ordine di grandezza, e il suo studio comporta luso di strumenti di una diversa natura. La nozione di discorso, invece, prende luce dalla nozione di testo e permette di illuminarla a sua volta: permette di allargarne la portata e lo sguardo, limitando quelli che potrebbero essere i vizi teorici di chi vede testi dappertutto, scambiandoli per entit gi date ontologicamente e non invece costruite ai fini di unanalisi efficace. Il testo perde la sua irreale natura di scatola chiusa, estraneo dal sociale, avulso dalla vita concreta o piuttosto dalla rappresentazione che ci diamo di essa. LExtraTestuale, prima aborrito, diventa cos qualcosa di pienamente semiotico e quindi pertinente per lanalisi di diverse forme di testualit. Il discorso proprio questo E.T. con cui dobbiamo venire ad avere un incontro ravvicinato: parafrasando Marrone, diremo che se siamo abituati a vedere il testo come un prodotto, allora dovremo abituarci a vedere il discorso come produzione, enunciazione1, effettivo funzionamento di un sistema di segni in unevenienza concreta, che ha come immediata conseguenza il dispiegarsi di una testualit e il costituirsi di una o pi soggettivit (individuali, collettive). La discorsivit la strada della testualit, nel senso che fa percorrere allautomobile dellenunciazione le direzioni pi consone al sistema di regole in cui esso si viene a trovare e alla meta che deve raggiungere. Certo, una strada pu essere percorsa con prudenza, velocemente, zig-zagando. Fuor di metafora:

Il discorso, in tal modo, sia unentit linguistica sia un processo sociale, linsieme delle regole del linguaggio (di qualsiasi linguaggio) che vengono concretamente vissute, esperite, e dunque si affermano allinterno di spazi intersoggettivi pi o meno ampi, siano quelli di una conversazione a due o quelli di unintera organizzazione culturale. Ma il discorso anche, cambiando punto di vista, linsieme delle costrizioni socioculturali che, per cos dire, agiscono sulla lingua, la permeano e la ricostituiscono, con tutto il peso delle entit consolidate dagli usi semiotici condivisi e ripetuti, di quegli stereotipi che rimodellano i codici linguistici limitando la libert espressiva del singolo individuo. (Marrone 2001, p. xxv, corsivi miei)

Ha importanza evidenziare il fatto che si stia parlando di regole riferibili a qualsiasi tipo di linguaggio, per sgombrare lequivoco che relega la nozione di discorso al solo campo del linguaggio verbale. Le regole della discorsivit agiscono sul livello sintagmatico (processuale) del linguaggio e ci vale sia per le pratiche linguistiche (comportamenti verbali) sia per le pratiche non linguistiche, ossia i comportamenti somatici significanti, manifestati attraverso gli ordini sensoriali (Greimas e Courts, voce discorso del Dizionario)2. Nel campo delle pratiche linguistiche queste regole prescrivono ad esempio la linearit del significante. Come processo sociale, invece, il discorso va a essere definito come insieme di

Per E. Benveniste, lenunciazione costituisce la messa in discorso della lingua I due autori, nella stessa pagina, dicono anche che, rispetto alle pratiche linguistiche, il termine discorso sinonimo di testo mentre, rispetto alla linguistica, sinonimo di enunciato. Tra breve vedremo che Marrone non daccordo, preferendo mantenere separati questi concetti per renderli entrambi operativi.
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vincoli1 alla libert espressiva di un individuo allinterno della sua realt socioculturale. Questi vincoli derivano dagli usi che sono venuti a sedimentarsi allinterno della prassi accettata in una qualsiasi semiotica. Se prima si parlava di regole basilari, quasi fisiche, come ad esempio la planarit del discorso pittorico bidimensionale, adesso si tratta di regole che influiscono su di un secondo piano del linguaggio, che concerne valori e connotazioni dei testi. In questa seconda accezione, spunta fuori il tanto dibattuto problema dei generi di discorso e ci si sposta dal piano sintattico al piano semantico e assiologico. Infatti qui si impone la separazione teorica fra testo e discorso: i testi nel mondo si distinguono fra di loro perch appartengono a generi diversi, e non solo perch trasmettono contenuti differenti. Semplificando, si pu dire che ogni testo fa parte di almeno un discorso, mentre non detto che ogni discorso informi di s dei testi. Possono esserci discorsi che ancora non si sono attualizzati in testi esistenti, discorsi inediti e futuri, che forse non possiamo neanche immaginare, ma che non possiamo escludere a priori: prima di Copernico e Galileo, ad esempio, il discorso scientifico come lo conosciamo oggi era inimmaginabile. Comunque, come dice Marrone (2001), il fatto che un testo venga classificato in un genere di discorso piuttosto che in un altro fa s che esso si trovi ad avere funzionalit semantiche molto diverse2. Per Greimas e Courts, in una terza accezione di discorso come campo semiotico relativo ad un contesto culturale dato, lanalisi della connotazione sociale dovrebbe precedere lanalisi sintattica e semantica: la tipologia dei discorsi, suscettibile di essere elaborata in questa prospettiva, sar dunque connotativa, propria a unarea culturale geograficamente e storicamente circoscritta, senza rapporto con lo statuto semiotico dei discorsi stessi (Dizionario :109)3. Marrone, in maniera un po diversa, ribadendo quanto la discorsivit sia da intendere come nozione semantica, sottolinea che, se stiamo analizzando un tipo di discorso, possiamo relativamente trascurare il piano dellespressione dei testi su cui stiamo lavorando, cio lo statuto semiotico di cui parla Greimas. Ci che conta sono i temi e le configurazioni discorsive, le peculiarit con cui si organizzano spazio, tempo e
Preferisco la parola vincoli rispetto a costrizioni, perch in realt non c nessuno che punta la pistola alla testa a coloro che per scelta o meno si sottraggono al peso di un discorso semioticamente (e socialmente) accettabile. Non siamo veramente costretti a limitare la nostra libert espressiva, neanche nel caso limite in cui il linguaggio che usiamo abbia le caratteristiche dellidioletto, o nel caso in cui le nostre connessioni semiosiche prendano strade inesplorate. Il peggio che ci possa capitare di essere presi per pazzi e magari, successivamente, per grandi artisti e risultare incomprensibili allutente medio del sistema semiotico in questione. Preferisco lidea di vincolo, da intendere piuttosto (ad esempio) con limmagine delluomo mentre cammina: nulla, tranne la scomodit, impedisce (a chi ci riesce) di deambulare sulle braccia invece che sulle gambe, per camminiamo sulle gambe, perch cos riusciamo meglio a compiere le azioni della nostra quotidianit. Ci non toglie che, con molta abitudine e sforzo, un giorno Tizio possa riuscire a mangiare il gelato a testa in gi: allora il vincolo della postura eretta sarebbe in parte risolto e, se Caio imita Tizio, questo strano atteggiamento potrebbe diventare uso diffuso e poi anche consolidarsi. Cambierebbe cos il paradigma discorsivo del camminare, in barba alle precedenti costrizioni ineluttabili. Nulla impedisce realmente di creare inedite connessioni sintattiche o escogitare sistemi semantici inconsueti. Al limite, possiamo anche inventare (ad es.) lessemi arbitrari. Non lo facciamo perch siamo vincolati ai lessemi ordinari, che ci sono convenienti, e non perch siamo costretti alla non-invenzione. 2 A pag. xxvii di Corpi sociali, c un illuminante esempio riguardo la famosa campagna pubblicitaria Benetton di Oliviero Toscani, con i suoi contenuti politico-sociali inseriti appunto in un discorso pubblicitario. 3 Greimas, in Per una sociologia del senso comune (1970), studia le connotazioni sociali nella lingua naturale, individuando quattro zone o campi di contenuto connotato.
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attori. Comparando testi che usano differenti sostanze1 espressive, la strada migliore da seguire considerare il discorso specifico che questi testi svolgono presi nella loro globalit, a prescindere dalle unit di manifestazione prese nella loro localit. Non possibile paragonare una parola a unimmagine, un fotogramma a un accordo musicale, ma possiamo comparare un intero romanzo a un intero film, lepisodio di un poema epico a un quadro, una poesia a un balletto (Marrone 2001: xxiv). Ferraro si trova sulla stessa linea, affermando che il senso risieda soprattutto nel disegno globale, non realizzato a livello locale dai singoli testi ma rintracciabile attraverso e al di l di questi (Ferraro 2003, corsivi dellautore). E in ballo lidea classica di intertestualit vista ancora come evento di dimensione locale, che trascura il fatto che la totalit del testo, e di qualsiasi testo, richieda un riferimento alla rete di relazioni che lo collega ad altri testi (corsivo mio). Linteressante articolo di Ferraro verr ripreso pi avanti, in quanto contiene spunti di rilievo per lo studio delle forme di testualit peculiari contenute in quello che egli chiama luniverso non isolante del Web. In definitiva, si pu dire che, fermo restando la non-identificazione fra i concetti di testo e discorso, ad una visione allargata del testo corrisponda una altrettanto larga e aperta visione della discorsivit. Cosa significa ci? Significa che i discorsi sociali (forse il vero oggetto di studio della sociosemiotica) non sono fermi e statici ma si rigenerano continuamente, informano testi che a loro volta tracciano linee di senso verso altri testi appartenenti ad altri discorsi. Lo spazio globale in cui avvengono questi passaggi stato definito da Y. Lotman semiosfera (culturale), il meccanismo che li regola stato chiamato traduzione (testuale e discorsiva), gli esiti possibili di questi scambi rientrano nella definizione di tradimento: un tradimento che per, se pu scatenare gelosie, scatena anche ulteriori testi e discorsi. Insomma, un tradimento pi o meno fecondo, che smuove le acque della cultura2 di una societ.

1.4.BANNER O NON BANNER: UNA QUESTIONE TERMINOLOGICA Come noto, il banner rappresenta attualmente la forma di pubblicit pi diffusa del Web (cfr. Polidoro 2002). In questi termini, dunque, sarebbe lecito parlare di banner solo per quelle cornici (fisse, in movimento, orizzontali, verticali etc.)
Nel senso in cui ne parla L.Hjelmslev. Riportiamo una delle pi recenti definizioni di cultura per mano di Umberto Eco, che mi sembra pertinente in questo discorso sul discorso: La cultura, quel complesso di idee, nozioni, dati, memorie che chiamiamo Enciclopedia, la somma di tutte le cose che una data societ (o l'umanit nel suo complesso) ha deciso di ricordare. Ma essa non agisce solo da contenitore. Agisce anche da filtro. La cultura anche capacit di buttar via ci che non utile o necessario. La storia della cultura e della civilt fatta di tonnellate di informazioni che sono state seppellite (.) In un certo senso, per, questo servito alle diverse culture per ringiovanirsi partendo da zero, per poi recuperare gradualmente il perduto.( La bustina di Minerva , Lespresso numero 50 2004) Forse sono proprio i discorsi sociali a fare da filtri nel mare culturale, selezionando lutile.
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contenenti messaggi pubblicitari e/o link ipertestuali ai siti delle aziende o dei prodotti pubblicizzati. Sarebbe dunque una forzatura terminologica usare questa denominazione per definire quegli spazi testuali di una pagina web che contengono il titolo del sito e che come da generale consuetudine si trovano in alto alla pagina e in posizione centrale. Poich qui stiamo analizzando un ristretto corpus di siti del movimento, riserveremo questa apparente forzatura ai titoli di questi siti web, senza pretendere nessuna generalizzazione oltre il campo di pertinenza di questa analisi. La nostra ipotesi consiste nelladottare le categorie danalisi introdotte nello studio dei banner pubblicitari e provarne lefficacia su una classe di oggetti distinta, quale ad esempio la classe che comprende i titoli sottostanti.

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Dopo aver analizzato questi mini-testi, ci si render conto che avremo trovato una denominazione pi elegante e soprattutto pi pertinente rispetto ad altre, quali ad esempio titoli o testata. Questa denominazione sar per lappunto Banner, sebbene bisogna riconoscere che questi esempi costituiscano una sotto-classe (Banner di movimento?) allinterno della macro-classe dei Banner pubblicitari. Andiamo con ordine, vedendo a quali pagine del sito Retelilliput.org corrispondono i banner che mostriamo:

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Sezione del sito Figure del mondo riconoscibili numero indefinito di Fig. 1: Prima pagina, Economia solidale, un Vita da rete manifestanti, striscioni della pace, per la Justicia, uno stendardo con liscrizione Drop the debt Fig. 2: Ambiente prati verdi, colline, ciminiera industriale fumi di

Fig. 3: Non violenza

manifestazione (pacifista?), stretta di mano fra una donna e un personaggio di cui si vede solo il braccio destro, la famosa immagine dello studente cinese a piedi contro il carro armato durante gli scontri di Piazza Tien An Men del 1989. monete di varie dimensioni, banconote sovrapposte, viso di George Washington (quindi si tratta di dollari americani) assemblea (ONU?, FAO?), mani che stringono pugni di riso e altri cereali si tratta del minitesto che presenta il pi alto grado di astrazione o, il che lo stesso, il pi basso grado di figurativit allinterno del gruppo che stiamo considerando. Si intravede la scritta Forum social mundial sulla destra, mentre la met sinistra occupata da piccole figure lontanamente antropomorfe (degli omini In movimento, appunto). Il forum social mundial presumibilmente quello di Porto Alegre, uno dei primi eventi mondiali che hanno dato visibilit off-line al movimento lillipuziano.

Fig. 4: Commercio

Fig. 5: Diritti

Fig. 6: In movimento

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Gi ad un primo sguardo intuitivo ci rendiamo conto di una analogia per certi versi sorprendente fra questi minitesti del portale1 Retelilliput ed una particolare classe di banner pubblicitari oggi molto diffusa, analizzata in dettaglio da Polidoro (2002).La prima caratteristica di questa classe allinterno di un universo molto vasto, come quello dei banner appunto- la sua struttura ternaria, cio il fatto che nei suoi esemplari si ha alternanza di tre diversi momenti, che corrispondono di solito a tre slides (anche se esistono banner in cui uno di questi "momenti", o termini, pu essere composto da pi slides). Allinterno di questa classe a struttura ternaria, Polidoro ha individuato una sotto-classe caratterizzata dalla presenza di questi tre elementi ricorrenti (schema tratto dal sito web di Piero Polidoro): brand: ha la funzione di visualizzare il marchio (cio l'insieme di nome e logo, il brand appunto) del prodotto o della societ che si vuole reclamizzare; topic: comunica l'argomento della pubblicit, rispondendo alla domanda "Cosa posso fare con questo prodotto? A cosa mi serve?". Essendo la parte pi pratica dell'annuncio deve attenersi strettamente alle massime conversazionali; accento: l'elemento destinato ad attirare l'attenzione. Solitamente costituito da uno slogan (headline, in gergo pubblicitario), ma pu essere anche una struttura domanda-risposta, o ancora una semplice domanda a cui risponde il brand.

Ci pare di rintracciare la presenza di questi tre elementi anche allinterno degli oggetti del nostro piccolo corpus, sebbene nel nostro caso non si ha successione di slides bens una loro compresenza sulla stessa superficie. Infatti: Brand: sebbene Retelilliput.it non sia un sito di unazienda, possibile rintracciare nelle sue pagine la funzione comunicativa Marchio (riconoscibilit, identit etc.). Il nome retelilliput, il logo il disegno composto dalla sfera (mondo, pianeta..) e dalle due piccole ali bianche ai suoi lati. Anche fuori dallambito del discorso pubblicitario, ci sembra che si possa ugualmente parlare di brand, in quanto visualizzazione grafica di unidentit collettiva differenziata da altre identit. Ci che cambia il contratto comunicativo ed enunciazionale fra la marca e lenunciatariofruitore del testo. Accento: Per uneconomia di giustizia costituisce uno slogan presente su tutte le pagine del sito, un vero e proprio leit-motiv, paragonabile allheadline dei testi pubblicitari per la sua presenza pervasiva. Inoltre non difficile vedere questo slogan
Questa la prima volta che poniamo il testo Retelilliput.it nella tipologia dei portali. In seguito forniremo delle motivazioni pi esatte per questa collocazione e per le conseguenze che essa comporta. Per adesso, basta dire che il portale una delle tipologie di siti web oggi pi diffuse, caratterizzato da un aspetto visivo abbastanza costante (linee rette e perpendicolari, forme rettangolari, colori fondamentali e saturi) e da dispositivi (cornici, linee, piccoli sfondi colorati) che hanno la funzione di organizzare i testi pi brevi che compongono la pagina. (cfr. Polidoro 2002, Polidoro sito web personale)
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anche sotto le vesti di una risposta ad alcune domande: Cosa esalta questo sito? Qual il valore profondo del suo agire comunicativo?. La risposta appunto uneconomia di giustizia. La presenza di questo meccanismo comunicativo una spia in pi che rivela ulteriori affinit con il discorso pubblicitario. Topic: si tratta dellaspetto maggiormente peculiare del nostro corpus e che merita una riflessione maggiore. Come evidenziato sopra, i sei oggetti del nostro corpus sono legati ad altrettanti sezioni del sito web (Prima pagina, Ambiente, Non violenza etc.). E non si tratta di un legame casuale come potrebbe esserlo? ma di unassociazione motivata su basi iconografiche, tematiche e simboliche. Monete e banconote fanno chiaramente parte del medesimo campo semantico commercio, cos come prati e colline per il campo ambiente. Nel caso dellimmagine dello studente di Piazza Tien An Men lassociazione meno motivata, oserei dire che siamo di fronte ad un rapporto quasi-simbolico: il lettore abbastanza competente inferir correttamente la comune cornice valoriale fra lo studente cinese e la nonviolenza (e ci gli potr aprire il cammino per ulteriori e meno scontate inferenze). Il lettore meno competente rimarr un po spiazzato, per lui lassociazione potr risultare arbitraria perch no?. E come per la colomba segno di pace: in termini peirceani, questo segno costituisce un simbolo, in quanto la relazione fra significante e significato arbitraria e convenzionale, stabilizzata dalluso e dallhabitus. Se nel testo pubblicitario il topic la risposta alla domanda cosa posso fare con questo prodotto?, qui la domanda di cosa parla questo testo? (che poi sarebbe qualcosa di molto vicino alla definizione stessa di topic-token, Eco 1979). Il topic dunque largomento della pagina. Ci che qui conta il fatto che siamo di fronte ad un topic grafico, visivo, cosa del resto comune anche ad alcuni messaggi pubblicitari. Se in testi non-sincretici, come ad esempio un testo letterario stampato nella forma di libro non illustrato, il topic pu essere dato dal titolo o esplicitato lessicalmente, qui limmagine che con il suo potere evocativo stabilisce i contorni ed evidenzia i tratti semantici salienti. Ad esempio, nella sezione Diritti potremmo aspettarci di trovare svariate figure e/o motivi, invece vediamo delle mani piene di cereali e comprendiamo che la pagina non parla, che so, di diritto alla casa o allo studio, bens di quello che per molti il diritto primario e inalienabile delluomo, il diritto al cibo. Nella sezione In movimento, noi non possiamo pensare al movimento fisico (sic) o a qualsiasi tipo di movimento, ma siamo invitati a pensare al Forum social mundial, un referente dai connotati ben precisi. Questi topic grafici sono se vogliamo delle mini-narrazioni che organizzano sintagmaticamente spazi, attori e relazioni interattoriali: unulteriore conferma di ci la compresenza di due o pi oggetti distinti, che sfumano fra loro nel piano dellespressione della cornice, quasi a voler suggerire rapporti causali sul piano del contenuto e relazioni profonde (narrative, appunto) fra le situazioni compresenti. Questi topic grafici violano le massime conversazionali? Credo di no, forse lunica massima ad essere violata quella del Modo (in particolare evita loscurit di espressione), in quanto le figure del mondo testualizzate, se pur riconoscibili nei loro tratti specifici principali, possono a volte permanere oscure in alcuni loro tratti secondari (ad esempio, a quali specifiche
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manifestazioni per la Justicia e per la pace ci si sta riferendo? Dove sono accadute?). Ma forse questo aspetto non molto importante, leffetto di senso previsto dallenunciatore rimane garantito. Non come per quei banner pubblicitari in cui non si capisce neanche qual il prodotto che si sta promuovendo1. Anzi, forse qui una certa indeterminatezza comporta certi effetti emotivo-passionali nel fruitore del sito, influenzando positivamente la sua efficacia comunicativa. Non ci occuperemo di questi tratti estesici e patemici, anche se sarebbe molto interessante. In definitiva, lindividuazione di questi topic visivi ci ha reso ancora pi convinti di quello che un assunto di base di qualsiasi ricerca sui siti web, e cio che nel funzionamento di questi testi sincretici (e spesso multimediali) la componente visiva e grafica determinante nella costituzione di una configurazione discorsiva e nella modulazione degli effetti di senso, in particolare quelli legati al registro passionale ed affettivo. Dopo tutto questo discorso, perch dunque non chiamare banner queste cornici testuali? Proveremo a vedere se, dopo analisi di altri siti del movimento, sar possibile coniare una denominazione per questi strumenti testuali (banner sociali?, banner di comunit?). Ci che sottolineiamo ora che usare la denominazione di banner per gli oggetti del presente corpus non ci ha creato problemi n incoerenza, anzi ci ha facilitato la via per lindagine e ci ha illuminato su alcuni meccanismi comunicativi che riteniamo comuni a tipi di discorsi sociali anche molto distanti fra loro (es. il discorso pubblicitario ed il discorso politico non tradizionale, o movimentista). Ci ha insomma fatto capire a maggior ragione quanto il meccanismo dellintertestualit (cfr. Ferraro 2003) sia determinante nei panorami testuali del World Wide Web. Anche da qui passa la sfida al concetto di testo. Per concludere, lultimo motivo di questa sfida terminologica il seguente: esportare luso del termine Banner a diversi tipi di cornici testuali del web pu essere utile in vista del raggiungimento di un linguaggio descrittivo (e operativo) della testualit dei nuovi media, il pi possibile comune e condiviso, sia da chi produce i testi, sia da chi li interpreta navigando, sia da chi li studia con occhio semiotico.

Polidoro (2002) cita esempi del genere, allinterno di unindagine sulle migliori tattiche comunicative per rendere un banner (e anche un portale) il pi efficace possibile in relazione agli scopi comunicativi che lenunciatore si preposto.. Un esempio della operativit della semiotica nella progettazione e produzione di testi (pubblicitari).

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2. ANALISI DEL SITO RETELILLIPUT.ORG

2.1. LA METAFORA NARRATIVA

Lenunciato nella cornice chiaramente diviso in due parti, che si distinguono per dimensioni del carattere e tinte cromatiche. E una distinzione che possiede valore semantico, in quanto /retelilliput/ indica il nome del sito, mentre /per uneconomia di giustizia/ rappresenta per cos dire la ragione sociale: un po come nei quotidiani abbiamo la testata e sotto una denominazione che pu specificare lorgano di riferimento del giornale, la sua collocazione ideologica o politica. Ad esempio Il Manifesto, quotidiano comunista. Si tratta di unulteriore conferma del fatto che ci troviamo di fronte a un caso di ri-mediazione di generi comunicativi, come vedremo in seguito. Credo che la testata /Retelilliput/ possa essere analizzata come un microtesto condensato, il cui contenuto ci pu dare molte informazioni importanti riguardo al testo nella sua interezza. Ritengo che possa essere produttivo vedere questo microtesto come una metafora, sebbene di un tipo un po particolare. Sulla metafora esiste una bibliografia vastissima, allinterno della riflessione filosofica, retorica, letteraria, psicologica, semiotica. Solo marginalmente per, e per lo pi in questo secolo, ci si interrogati sulla sua natura euristica e dunque sulla sua portata cognitiva (cfr. Lorusso 2005: 7). Nella teoria semiotica di Umberto Eco (cfr. Eco 2005, in cui lautore aggiorna le sue posizioni esposte precedentemente in Eco 1984) il potere cognitivo della metafora sta nel farci conoscere meglio il mondo in cui viviamo: si badi bene per che per mondo non si intende un insieme di propriet reali o ontologiche ma un insieme di propriet culturali organizzate in forma di Enciclopedia (cfr. Eco 1984). Per cultura si intende il modo in cui ci rappresentiamo il mondo in cui viviamo. Allinterno di questa rappresentazione, la metafora quel processo conoscitivo per cui si viene a costruire un insieme inattesamente adeguato (Eco 2005: 271) di propriet culturali relative al contenuto di espressioni distinte (cfr. Eco 2005: 258, 275, 284-289). Paolo Fabbri ci offre una definizione di metafora chiara e accessibile, che offre interessanti spunti di riflessione: una metafora si presenta come un enunciato che mette in collegamento una parola1 con unaltra grazie ad alcune propriet che hanno in comune (Fabbri 2001). Il modello classico di metafora una frase del tipo Quella
Occorre precisare che non esistono solo metafore verbali, ma anche metafore visive e musicali. Anche alle metafore di genere non verbale si potrebbe ascrivere una dimensione conoscitiva (cfr. Lorusso 2005: 19), tuttavia gli studi in merito si trovano ancora agli esordi.
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donna una rosa; si tratta di un procedimento retorico che ha importanti implicazioni cognitive perch apporta un incremento di informazione sul significato delle due parole, e quindi un incremento di conoscenza per chi la interpreta correttamente e anche per chi la produce nel suo discorso. In realt, nel linguaggio verbale ordinario esistono le cosiddette metafore morte, rese trite dalluso1, che usiamo senza accorgercene. Da queste formule consuete non ricaviamo un grande apporto conoscitivo, soprattutto perch vengono usate automaticamente, senza rifletterci su. Ci accorgiamo del vero potenziale della metafora quando incontriamo o produciamo accostamenti inconsueti, enunciati inediti che mettono alla prova il nostro senso comune e il nostro discorso ordinario. In queste evenienze comunicative ci accorgiamo della vera forza della metafora, che ci conduce su strade di senso inesplorate regalandoci un occhio nuovo con cui vedere la realt o con cui costruirla tramite il linguaggio. Se dico /Piero una pecora/ abbiamo una metafora del primo tipo, se invece dico /Agnese una sigaretta/, probabilmente dobbiamo compiere un numero maggiore di inferenze, sia su Agnese che sulla sigaretta, per poter vedere coshanno in comune in realt. Potrebbe essere che Agnese sia bionda, che sia magra e sottile, che faccia male alla salute, ed altro ancora. Possiamo pensare a metafore ancora pi spiazzanti: teoricamente non abbiamo nessun limite. Tornando a /Retelilliput/,si potrebbe dire che non si tratta di metafora perch le due parole non sono collegate da un verbo. Guardando la cosa un po pi in profondit, si potrebbe invece pensare in termini di enunciazione, dicendo per esempio che listanza di enunciazione di questo testo Web si rivolga al suo enunciatario dicendo io, il testo che tu hai di fronte, sono la rete di lilliput. Non importa che io sia un pronome. Come nota Fabbri (2001), si possono dare metafore pronominali anche se la nostra tradizione retorica accetta lidea di metafora solo quando i due termini sono due veri e propri nomi; anzi, queste metafore sono particolarmente interessanti per la semiotica, in quanto indicano che allinterno di testi molto diversi, listanza della soggettivit pu essere trattata metaforicamente(ibidem: 58). Seguendo la definizione di Fabbri, ritengo che /Retelilliput/ sia una metafora narrativa. Vediamo perch. Ci troviamo qui di fronte qualcosa che va oltre il mero collegamento fra due parole, cio una metafora lessicale. Non si tratta neanche di una metafora enunciazionale, o almeno non si tratta solamente di questo.2 La testata /Retelilliput/ possiede valenze distinte nelleconomia semiotica di questo testo. In primo luogo, svolge per cos dire una funzione referenziale in quanto l fuori, nel mondo off-line, esiste qualcosa, unentit, che si chiama Rete di Lilliput. Il testo Web che abbiamo di fronte ne costituisce la proiezione nello spazio informatico del World Wide Web. La presenza di una testata ci garantisce che quello che appare sullo schermo del nostro PC il sito la traccia di presenza online della realt Retelilliput e non di un altro movimento, che so, Indymedia. Di conseguenza, la
In termini tecnici, il processo di incorporazione di una metafora nel linguaggio ordinario si chiama catacresi. Una metafora enunciazionale potrebbe essere quella che compie una donna un po vanitosa dicendo io sono una rosa.
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testata svolge una funzione di primo simulacro dellistanza di enunciazione (dbrayage enunciazionale): lenunciatore Rete di Lilliput che narrativamente un attante collettivo guarda lenunciatario lutente del sito e gli dice che interagire con questo testo un modo per conoscere la realt vera del movimento lillipuziano. Qui scatta il primo livello metaforico, che ci ha fatto dire che questa in parte anche una metafora enunciazionale. Appunto, lenunciatore dice io, movimento Retelilliput, sono la rete con cui nel romanzo i piccoli lillipuziani imprigionano il gigante Gulliver. Ma non basta. Non si ha solo un accostamento tra due figure, per quanto complesse e variegate. Quello che c un accostamento fra due storie, quella reale del movimento new-global e quella letteraria scaturita dalla fantasia di Swift. La storia del movimento chiamato Rete lilliput una metafora della storia fantastica dei lillipuziani e della loro lotta impari ma vincente contro un gigante. Secondo Fabbri (2001), quando una metafora ha una taglia di tipo narrativo, essa rientra nel genere di discorso detto parabola, anche se bene tenerne unaccezione allargata, non limitata al classico esempio delle parabole della Bibbia. In realt secondo Fabbri la parabola un fenomeno semiotico di ricorrenza molto frequente, il cui funzionamento essenzialmente metaforico. Ci porta a estendere il campo della metafora da uno spazio esclusivamente lessicologico ad uno spazio narrativo. Esistono, e sono anche molto frequenti nella nostra cultura, narrazioni che rinviano ad altre narrazioni e narrazioni che sono metafore luna dellaltra. Per una stessa metafora narrativa pu avere diversi esiti interpretativi, a seconda di cosa le chiediamo e di cosa speriamo di leggerci dentro. Ad esempio, nella metafora narrativa di Lilliput potremmo addirittura vedere i lillipuziani come piccoli batteri che insidiano il corpo delluomo Gulliver e dare cos a questa metafora il contenuto (aberrante) di infezione batterica. Fabbri, riprendendo Bateson, ritiene che le inferenze che noi facciamo di fronte a una metafora narrativa siano da considerare abduzioni, non nel senso Peirceano, ma nel senso di approfondimento laterale del contenuto. Decidendo di vedere Gulliver come metafora del neolberismo, estendiamo lateralmente le qualit della storia di Swift, per vedere se ci risulta produttivo per la nostra conoscenza. E questo ragionamento si rivela alla fine produttivo, se riconosciamo che la parabola dei piccoli lillipuziani uniti contro il gigante presenta una relazione (metaforica) con la narrazione dei movimenti della societ civile che lottano per imprigionare il gigante della globalizzazione e del neoliberismo mondiale. La produttivit di questa metafora narrativa pu aumentare se la metafora stessa incanala chi la interpreta verso altre narrazioni affini per contenuto e investimento valoriale. Ad esempio, la lotta di Davide contro Golia, di Gandhi contro lo stato coloniale britannico, dei primi cristiani contro limpero romano. Ci che conta rilevare una volta di pi il potenziale cognitivo di un uso intelligente dei procedimenti metaforici. La cultura, anche quella scientifica, spesso avanza non solo tramite inferenze logiche, ma anche per merito di estensioni laterali della conoscenza dovute a fenomeni metaforici e parabolici.

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2.2. SEMIOTICA DELLA STRATEGIA E GLOBALIZZAZIONE

Cliccando su /Chi siamo/ allinterno della cornice arcobaleno della home-page, si apre un menu in cui la prima voce La strategia Lillipuziana. Come rilevato in Veltri (2005), lispirazione riguardo al nome e al concetto di Lilliput proviene da due sindacalisti statunitensi, Jeremy Brecher e Tim Costello, fin dal 1996 impegnati nella lotta contro le multinazionali, per i quali le strategie lillipuziane erano il modo ideale per collegare "gli interessi individuali con quelli collettivi, il globale con il locale, i produttori con i consumatori, le piccole associazioni con le grandi..." (Brecher J. e Costello T., Contro il capitale globale. Strategie di resistenza, Milano, Feltrinelli, 1996, citato in Veltri 2005). Ritengo che scendere nei meandri semantici del termine strategia possa chiarire certi aspetti che terr presente nel mio lavoro, quindi adesso ci si soffermer su di essi, mentre si tratter pi avanti il rimando intertestuale costituito da Lilliput e lillipuziani. Dunque, la parola strategia appartiene sia al linguaggio quotidiano sia a metalinguaggi specifici di alcune discipline, come fa notare Landowski (Esplorazioni strategiche, 1989, in Fabbri, P., Marrone, G., 2000)1. Nella sua accezione classica, il termine appartiene al lessico militare, mentre linguisti e studiosi di pragmatica della comunicazione hanno parlato di strategie discorsive, cognitive,enunciative2; in ambiti commerciali ed economici si parla di strategie di marketing, di sviluppo e dimpresa; in un laboratorio si parla di strategie di ricerca scientifica. Sta di fatto che proprio dagli studiosi di strategia militare si avuta la spinta teorica pi forte verso una strategica generalizzata, ossia una scienza delle forme dellagire umano che comprenda campi eterogenei come conflitti bellici e pratiche di marketing (per una ricognizione su questo fenomeno nella cultura del 900 e sui suoi rapporti con la semiotica, cfr. Montanari 2004 :201-204, il quale vede un legame fra lampliamento del concetto di strategia e lavvento della guerra globale permanente come presenza ipertrofica nello spazio e nel tempo del mondo attuale). Landowski si chiede giustamente quale sia il nucleo comune di questa diversit di impieghi, la nozione unitaria che pu essere pi o meno distante dai suoi usi particolari, ma che permette per di ricostruirli deduttivamente. Se, ad esempio, ammettiamo che c diversit fra una semplice passeggiata (in cui landamento casuale, senza un obiettivo preciso) ed un percorso preordinato in cui pu intravedersi lombra di un programma, ci che fa la differenza non pu che essere la competenza strategica, nucleo della costruzione dei programmi dazione. Landowski usa categorie della grammatica narrativa greimasiana per costruire un modello che comprenda tutte le varianti concettuali e le sfumature che partecipano alla rete di significati definibile come pensiero strategico. Il dizionario privilegia lisotopia
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Il brano si trova originariamente in Landowski (1989 :227-241). Alla voce strategia del loro Dizionario, Greimas e Courts tracciano i contorni delluso di questo termine in semiotica, e affermano che bisogna distinguere fra strategia discorsiva, legata al soggetto dellenunciazione e alla messa in discorso, e strategia narrativa, legata sia alla costruzione di programmi narrativi complessi sia alla sintassi dei rapporti interattanziali.

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guerriera, cio quegli usi canonici del termine1, secondo i quali sono strategici quei comportamenti orientati al mantenimento o al raggiungimento di uno stato B, migliore rispetto allo stato A; presupposto di questa trasformazione deve essere una situazione di confronto, se non di scontro, fra due entit, quelli che in semiotica narrativa sono gli attanti, cio organizzazioni di figure e programmi dazione. Per Landowski, la nozione semiotica di confronto interattanziale, da sostituire a quella di scontro fra avversari/nemici, si trova al livello di generalit sufficiente per fungere da base comune da cui poi vengono a differenziarsi le configurazioni particolari e settoriali: si tratta di una struttura sintattica profonda, variamente modulabile a livello di strutture narrative di superficie. Tuttavia, la semplice coesistenza di due forze ipotizzate come antagoniste
non pu mai dare vita a una strategia se, da un lato o dallaltro, non vi un soggetto cognitivo che riconosca la forza avversaria assegnandole un significato determinato: minaccia da evitare, forza da rendersi amica per la realizzazione del proprio programma etc. (..) Occorre perci scendere necessariamente di un altro gradino: perch ci sia confronto e poi, nel caso, strategia, occorre che lo stratega potenziale cominci a costruire sia la relazioneche lo unisce e nello stesso tempo lo distingue dallaltra parte, sia la figura, essenzialmente modale, dellopponente o dellanti-attante con cui deve da quel momento fare i conti. (Landowski, 1989, corsivo dellautore)

Per il soggetto cognitivo dunque essenziale la coscienza, di s e dellAltro, per trascendere la mera competenza pragmatica e poter definire la situazione di confronto. Una coscienza che a sua volta una conoscenza. Infatti un attante (e lattore/gli attori che lo incarnano a livello di sintassi narrativa di superficie) pu essere definito semioticamente competente se capace di quellatto cognitivo che gli permette di costruire o ricostruire la situazione di confronto interattanziale in cui immerso, la relazione logica profonda con lAltro e la definizione di questo Altro in termini narrativi (es. come anti-soggetto). Il confronto fra gli attanti dunque un rapporto fra entit che si interdefiniscono reciprocamente: una volta ancora, il senso nasce dalla differenza. Nel caso di Liiliput.it, vedremo come i mini-testi che compongono il sito si mantengano in uno stato di costante tensione verso un fuori, un esterno (narrativizzato dagli effetti deteriori di una certa globalizzazione ), e che questo confronto con le figure antagoniste2 contribuisca a definire lidentit di Lilliput e al contempo dellantiLilliput. Per Landowski, i tipi elementari di condotta strategica sono due e ci che li distingue il diverso modo in cui ogni singolo attore si costruisce e si rappresenta il simulacro dell altro, ossia lanti-Soggetto. Sono reciproche interpretazioni e attribuzioni di significato, che non sono completamente al riparo da errori. Fra Soggetto e anti-Soggetto, dunque, si instaura un rapporto di comunicazione se e solo
Il Petit Robert francese dice: Insieme di azioni coordinate, di manovre in vista di una vittoria, mentre il nostro Zingarelli pone come terza definizione: Abilit nel raggiungere lo scopo voluto, specialmente in situazioni non facili. Banche, industrie darmi, multinazionali, decisioni di impronta neo-liberista da parte di qualche istituzione o governo : come si vedr in seguito, sono queste le figure dellanti-attante che di volta in volta il testo Retelillipput.org viene a costruire.
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se ognuno dei due attribuisce allaltro (o alla rappresentazione che egli si d dellaltro) quel tipo di competenza semiotica che permette di istituire come conflitto la situazione di riferimento. Se si crea questo tipo di relazione significativa, i movimenti strategici dellattante interpretano ed anticipano le eventuali contro-strategie dellanti-attante, il quale a tutti gli effetti partner di relazione sul medesimo piano cognitivo. Ci non vuol dire necessariamente che ognuno dei due abbia in egual misura informazioni sullaltro, ma indica almeno il fatto che gareggiano sul medesimo terreno di gioco. Inoltre, come anticipato sopra, il soggetto del fare strategico pu incorrere in interpretazioni sbagliate, fallaci, che generano illusioni e distorsioni della realt; Landowski nota acutamente che con ogni probabilit nellanimo di ogni vero stratega possa essere presente un eccesso di zelo interpretativo verso l avversario, abbinato ad uno stato di sconfinata paranoia. Una volta che si viene a stabilire un rapporto di comunicazione fra soggetto e antisoggetto, le rispettive condotte possibili di interazione saranno basate su strategie di manipolazione1; le proiezioni interpretative riguardo il comportamento del partner con cui ci si confronta sono attendibili solo fino ad un certo punto, poich non ci si trova di fronte ad una materia inerte di cui si conoscano leggi fisiche e regolarit di comportamento, bens ad un soggetto semioticamente competente, incarnato da figure antropomorfe, capace di agire e reagire. Si parler invece di condotte basate su strategie di manovra nel caso in cui la parte avversaria intesa come un attante dotato solamente della competenza pragmatica, come una pura forza senza coscienza, di se stessa e dellaltro (Landowski, 1989, op.cit.). Lanti-attante qui definito come una cosa, un oggetto, unentit senza competenza cognitiva, che non compie azioni consapevoli ma le subisce; non gli viene attribuita una coscienza e perci linterazione con questo tipo di avversario si basa sulla conoscenza e lo sfruttamento di criteri convenzionali, che siano essi le regole di un gioco (es. gli scacchi) oppure le leggi chimiche e fisiche della natura. Una volta individuate a livello profondo queste due possibilit di razionalit strategica, possibile individuarne le espressioni di superficie allinterno di differenti universi semantici. Nella sfera politica, ad esempio, strategie di manipolazione e strategie di manovra generano lopposizione fra governo degli uomini e amministrazione delle cose. Landowski organizza un quadrato semiotico che rappresenta i grandi tipi di fare strategico e le razionalit profonde che essi figurativizzano:

Alla voce strategia in Greimas, Courts, (1986), la manipolazione viene definita come esercizio del far-fare che conduce gli anti-soggetti a costruire i programmi narrativi voluti in realt dai soggetti . In altri termini, si pu parlare di Destinante che convince un Soggetto Destinatario circa lopportunit di intraprendere un determinato programma narrativo (Pozzato, 2001).

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FARE POLITICO manipolare gli uomini

FARE TECNOLOGICO manovrare le cose

Strategie fiduciarie (cognitive)

Strategie operazionali (pragmatiche)

FARE MAGICO manipolare le cose (come degli uomini)

FARE TECNOCRATICO manovrare gli uomini (come delle cose)

Si tratta di una griglia che ha solo valore indicativo e che non pu esaurire unanalisi: Landowski stesso fa notare che illusorio attendersi una corrispondenza precisa e sistematica fra una configurazione del fare strategico e una condotta x presa in esame. Del resto, nella maggior parte dei casi avremo a che fare con pratiche di interazione che combinano due o pi di questi principi di razionalit. Ci che conta in questo modello che mette in evidenza un fatto cruciale per la teoria semiotica della strategia: le azioni e il calcolo delle azioni non vengono compiute soltanto su attori umani, ma anche su attori materiali. La sociologia e la psicologia hanno spesso tralasciato che nelle situazioni di confronto e interazione strategica hanno grande importanza gli oggetti e le tecnologie, che per la semiotica non sono inanimati visto che sono dotati di competenze e programmi dazione. Per la semiotica, questi delegati tecnologici1 sono degli attori a tutti gli effetti, essi partecipano ad unazione o ad una storia conferendo programmi dazione (spesso complessi) ai soggetti umani: inoltre li rivestono di figure e forme modali, non solo il potere, ma anche il sapere ed il sapere di sapere. Sia in una partita a scacchi che in una interazione fra soggetti parlanti, dunque, troveranno posto allo stesso tempo sia le strategie cognitive che le strategie pragmatiche, insieme alle rispettive sintassi narrative. Nel caso degli scacchi, si ha a che fare in un primo momento con un fare tecnologico, dato che i movimenti dei pezzi nel gioco devono essere conformi a regole (geometriche e scacchistiche) le quali, a livello formale, sono simili alle leggi (fisiche e chimiche) della materia, le quali governano il principio tecnologico di azione sulla natura. Allo stesso modo, linterazione conversazionale fra S1 e S2 si trova ad essere basata ugualmente su di un sistema di regole prescrittive, in questo caso le massime conversazionali; ad un primo livello di strategie pragma-linguistiche, i due attanti intervengono luno
Per i soggetti dellinterazione in Rete la tecnologia tcp/ip (e i suoi derivati) non costituisce solo un mediatore tecnologico che funge da protesi in uno spazio virtuale. Questa tecnologia un attore semiotico a tutti gli effetti, che entra in concatenamenti narrativi e che produce macro-enunciati: per convincersi di ci, basta vedere lenfasi autoreferenziale con cui in certi siti si decantano le possibilit comunicative della Rete. Gi ad un primo livello di superficie, sembra che si profili unesistenza quasi mistica di uno spirito connettivo dei computer, un anima mundi telematica che aiuter luomo migliorando il suo presente e il suo futuro.
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sullaltro in base alla rispettiva abilit nel trarre vantaggio da queste regole fondamentali. Inoltre, al di l del mossa dopo mossa scacchistico e del parola dopo parola conversazionale, il confronto S1-S2 si gioca anche su di un piano ulteriore, quello della manipolazione e delle strategie cognitive1. Le mosse sulla scacchiera, una volta che se ne accetta la conformit alle regole, hanno valore perch producono effetti di senso, nella misura in cui i giocatori sono soggetti che si osservano e si sentono. I colpi scambiati hanno un valore di discorso, ricevono il loro senso da interpretazioni di colpi precedenti e orientano le interpretazioni successive. S1 dunque, mentre interagisce con S2 per influenzarne lazione, pu compiere due tipi distinti di intervento, in base allo statuto sintattico che attribuisce a S2. Siamo cos giunti ad un punto cruciale: la differenza semiotica fra strategia e tattica. Andiamo con ordine: partiamo dal caso in cui il confronto con lanti-attante S2 (identificato come oggetto) si svolge solo sul piano delle strategie operazionali/pragmatiche. Il programma narrativo (parziale o globale) di cui S2 lesecutore definibile come un programma virtuale, sottoposto al determinismo di regole o di leggi. Siamo ancora nella configurazione di cui si parlava poco sopra a proposito dellinterazione conversazionale e delle costrizioni delle massime linguistiche e discorsive. Se S1 vuole manovrare S2, deve far s che il programma narrativo dellanti-attante rimanga nel modo di esistenza semiotica virtuale2, ovvero che, mutatis mutandis, venga evitato-ritardato-scatenato il raggiungimento delle condizioni di attualizzazione del programma considerato. Da ci, secondo Landowski (1989), consegue la definizione semiotica di tattica come scienza delle manovre attualizzanti. Va precisato che

() non esiste propriamente parlando alcuna relazione intersoggettiva disposta sotto questo regime, poich leffetto interazionale deriva dal solo controllo, da parte di S1, delle circostanze oggettive del fare di S2. (corsivo mio)3

Abbiamo visto che si pu dare un altro caso, nel quale S2 un anti-soggetto dotato di una propria competenza interpretativa, grazie alla quale pu assumere delle proprie decisioni e nello stesso tempo essere influenzato e influenzare sul piano cognitivopassionale lanti-attante.

Seguendo Landowski, poniamo per ipotesi S1 come soggetto manipolatore, che cerca di influenzare lazione di S2. E chiaro che sarebbe perfettamente identico porre S2 come soggetto manipolatore. 2 Esistono tre modi di esistenza semiotica dette anche forme di esistenza del senso denominati virtuale, attuale e realizzato (Pozzato 2001, p. 51). 3 Il concetto di tattica cos articolato, preso in senso stretto, non pu dunque dar ragione di una relazione intersoggettiva, ma solo di una relazione attanziale non equilibrata fra un soggetto operatore ed un oggetto, nella quale la manovra tecnologica e/o tecnocratica determinata solo da regole pragmatiche. Come si vedr fra breve, il concetto di strategia ricopre invece una relazione attanziale fra due soggetti calcolanti.

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Rimane il fatto che S2 come anche S1- non pu sfuggire completamente a certi determinismi che ne regolano il fare pragmatico e perci non sempre completamente padrone delle sue azioni e reazioni. Quindi:
Da ci consegue questa possibile definizione: mentre la tattica era attualizzante, la strategia (in senso stretto) opera al livello della virtualizzazione dei programmi narrativi manipolando la competenza decisionale, ovvero cognitiva, dellanti-soggetto. (Landowski, 1989, corsivi dellautore).

Si parler dunque di decisioni strategiche e di mosse tattiche, di calcolo interpretativo e di performance sul terreno di gioco. Per lautore de La societ riflessa, ha senso questa proporzione:
tattica : strategia = discorso enunciato : atto enunciativo fondante

Il pensiero strategico sta alla performance tattica cos come listanza dellenunciazione sta allatto effettivo di enunciazione, cio allenunciazione enunciata1. Gli attanti che si confrontano che vengano essi attorializzati come giocatori di scacchi, parlanti che conversano, o anche come un cittadino di Scanzano che lotta per impedire che lattore-Stato scarichi rifiuti nucleari vicino ai suoi campi si scambiano delle mosse, dopo aver effettuato quello che si chiama un calcolo enunciativo riguardante prima le inevitabili costrizioni pragmatiche e poi la portata tattica di queste condotte che vengono attualizzate e poi realizzate. Allo stesso tempo ma su un altro piano, gli attanti valutano la portata delle mosse tattiche tramite un calcolo enunciazionale che ne interpreta il valore discorsivo, orientando le loro future decisioni strategiche. S1 e S2 sono costantemente e simmetricamente calcolanti, ci significa che ogni colpo/enunciato/mossa che viene realizzata stimola una nuova interpretazione e un nuovo calcolo del senso, oltre chiaramente alle reazioni primarie sul piano pragmatico. La competenza strategica si trova ad essere distribuita sul piano enunciativo tra i due attanti in relazione. C quindi una dualit immanente al pensiero strategico, tale che ogni confronto intersoggettivo possa essere figurativizzato meglio con limmagine della danza che con quella della lotta. Infatti, spiega Landowski, le figure che occupano le posizioni attanziali non si aggrediscono alternandosi prima uno poi laltro, ma piuttosto (c) lunit dialettica di un solo corpo a corpo che riunisce ogni singolo intervento (op. cit., pag.258, corsivo dellautore). Cosa significa ci? Innanzitutto che, allinterno della semiotica narrativa, le strutture polemiche e quelle contrattuali2 sono divise da unopposizione graduale e non categoriale, ovvero ognuna delle due partecipa
Si fa ovviamente riferimento alla teoria dellenunciazione classica. Si tratta di strutture narrative che rendono conto di due possibili relazioni fra attanti e fra i loro programmi narrativi. Nel caso delle strutture polemiche i PN dei due poli del confronto sono mutuamente esclusivi, mentre abbiamo una struttura contrattuale quando la realizzazione del PN di un attore pu presupporre la realizzazione concomitante parziale o globale- degli obiettivi della parte avversaria.
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dellaltra e in qualche modo vi sfuma dentro. Inoltre, lotta1 e negoziazione2 diventano forme ibride del confronto: per esserci lotta, deve prima esserci un qualche consenso fra le parti, non fosse altro che il consenso sul valore o lobiettivo per cui si lotta; allo stesso modo, per esserci negoziazione, occorre in primis che ci sia stata una distanza da colmare, una divergenza di posizione o di obiettivo. Landowski avverte che questa sfumatura non va forzata troppo, pena la tautologia (lotta = polemica, negoziazione = contratto) o il paradosso (sopravvalutare la connivenza che c in ogni relazione polemica e la divergenza che sta in ogni relazione contrattuale). Abbiamo visto come in qualsiasi confronto di qualsivoglia natura confronto ludico, militare, politico, verbale trovi un ruolo fondamentale la coscienza di s stessi e dellAltro, quindi il riconoscimento. Prima di iniziare la partita, gli attanti quale che sia il loro numero- hanno una certa dose di consapevolezza reciproca, che poi aumenter a giochi fatti. Ci succede grazie ad un altro motore del confronto, che linterpretazione reciproca. Azioni e reazioni si svolgono allinterno di flussi di energia comunicativa, e generano catene di interpretazioni che scorrono producendo patrimoni di informazioni, cio interpretazioni sedimentate. Qui si tocca un punto importante perch, come rileva Montanari (2004:212), gli studi strategici offrono un interessante punto dintreccio fra i due filoni storici della semiotica, quello interpretativo e quello strutturale-generativo. I concetti echiani di cooperazione, mosse e lavoro interpretativo (cfr. Eco 1979) ci offrono infatti una chiara visione strategica sullazione, di tipo logico e cognitivo: il comportamento dellaltro anchesso testo da interpretare, pigro tanto quanto un testo letterario e che offre resistenza allinterprete. Inoltre, nella direzione della costruzione di un modello semiotico di azione, questi concetti offrono unutile prospettiva sui frames e le sceneggiature stereotipate, costruite, riconosciute e trasformate dagli attori in interazione strategica. La programmazione delle proprie azioni dunque inscindibile dallosservazione e dalla previsione delle azioni dellaltro. In termini greimasiani, si ha calcolo modale, che pu essere pi o meno rapido oppure pianificato, a seconda delle circostanze e dei tempi di reazione. Gli attori in gioco prevedono e interpretano i reciproci programmi dazione, modalizzati secondo il volere (un voler fare o un voler essere) oppure secondo un dovere (dover fare o dover essere). Questa seconda modalit mi sembra la pi pertinente per un primo livello di analisi semiotica di quelle azioni personali e collettive- caratterizzate da una forte componente passionale e affettiva. Prendiamo i movimenti che lottano contro la globalizzazione3 (che concetto molto ampio, che richiede dunque interpretazioni altrettanto ampie). E mia opinione che i programmi dazione di queste soggettivit collettive siano improntati ad un forte dover fare/dover essere i quali, come rileva Montanari (2004: 20), possono sovente trasformarsi in contro-programmi, cio in concatenamenti narrativi che
Figura che incarna la forma polemica del confronto intersoggettivo Figura del confronto di matrice contrattuale 3 Sulle ambiguit nelluso del termine globalizzazione allinterno della letteratura sociologica, cfr. Robertson e White (2004: 13-17).
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mirano alla non-realizzazione dei programmi dellanti-soggetto. Le mosse tattiche che verranno indotte saranno pertanto dette causali, provocate non da un voler fare ma da circostanze e contingenze; in termini semiotici, saranno perci determinate da programmi dazione oggettivati scenari o cotesti gi depositati ed inscritti nelle situazioni dazione. Ad esempio, la mobilitazione dei cittadini di Scanzano prevedibile, ma anche prevista dalla situazione /Scanzano scelta come deposito unico delle scorie nucleari italiane/, nel momento in cui essa si venuta a delineare. Ci va detto naturalmente senza nulla togliere al forte valore di mobilitazione civica che connota un evento del genere. Montanari rileva anche che queste strategie e tattiche, pi che da schemi narrativi classici, si attuano soprattutto a partire da meta-programmi di confronto e osservazione dei programmi dellaltro, ossia quelle forme ibride degli scambi intersoggettivi delineati da Fontanille (1999) nel suo Smiotique du discours (antagonismo, negoziazione, dissenso etc.). Torneremo su questo aspetto pi avanti, quando si analizzeranno esempi di agire tattico, in particolare in Retelilliput.it. Ci che va sottolineato ancora una volta il nesso inscindibile fra azione e comunicazione: la teoria strategica ne mette in evidenza con forza la necessaria copresenza. Per riassumere, ai fini di una semiotica della strategia, i punti salienti di indagine sono tre:

1- articolazione dei possibili modi di osservare i programmi dazione e le loro interrelazioni reciproche. Nelle situazioni di confronto e conflitto (cfr. Montanari 2004) non si trovano di fronte attori isolati nelle loro istanze e motivazioni , individuali o collettive che siano, ma inter-attori ovvero soggetti che si vengono a costituire in certi modi proprio perch sono gli uni in contatto con gli altri, legati fra loro per mezzo delle varie forme semiotiche del confronto. 2- osservazione dellambiente dazione, che va definito anchesso come composto di programmi dazione o resistenza. 3- Viene meno la distinzione fra azioni materiali o concrete e azioni immateriali o per segni. Ci che conta piuttosto il rapporto fra la costruzione e la realizzazione di programmi narrativi di azione e il loro manifestarsi nelle diverse sostanze espressive. Le medesime strategie di manovra e manipolazione possono essere veicolate da azioni effettive, da azioni solamente minacciate, da macroenunciati verbali e visivi, dalluso di delegati tecnologici o dalluso esclusivo del corpo umano (pensiamo ai sit-in non violenti). La materialit dei diversi supporti espressivi viene messa fra parentesi non perch non sia importante, ma perch frutto di scelte attive presupposte da un lavoro semiotico preventivo: quello dello stratega che decide di usare certe forze o certi mezzi piuttosto che altri. Non si tratta di meri supporti materiali delle azioni, ma di scelte attive di sostanze altrettanto attive, che vanno a fare senso dando forma al contenuto strategico (cfr. Montanari 2004: 223-225).

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2.3. STRATEGIE E TATTICHE IN RETELILLIPUT.ORG

Chi decide di lottare contro la globalizzazione (no-global) o di negoziarci assieme (new-global)1, deve dunque prender coscienza di s e prender coscienza dellaltro polo della relazione di questo confronto: bisogna per prima cosa accettare che esista nel mondo attuale un macro-evento di natura molteplice (politica, economica, tecnologica, culturale) e di proporzioni inedite e accettare laccordo intersoggettivo per cui esso denominato globalizzazione Anche il pi cattivo dei no-global difficilmente pu smentire che per certi fenomeni contemporanei letichetta globale sia la pi appropriata e condivisa, a meno di voler vivere con un proprio idioletto personale assolutamente idiosincratico. In secondo luogo, la globalizzazione va interpretata (e poi re-interpretata); credo che non abbia senso una interpretazione del tipo globale = male, mentre ritengo pi giusta una del tipo globale s, ma come dico io, come diciamo noi. Se accettiamo lesistenza di questo fenomeno, non possiamo sfuggire allesigenza di interpretarlo e confrontarci con esso, e soprattutto di viverlo. Non volerlo vivere perch lo si interpreta in maniera totalmente disforica vorrebbe dire togliere il Pc e Internet dalla propria vita, gran parte dei vestiti e delle mode che si adottano, forse anche il ristorante cinese che tanto ci piace. Uscire dal global a mio modo di vedere impossibile, o almeno difficile e disagevole, credo sia come se un giorno tutti i pesci decidessero di uscire dallacqua di mari e fiumi e vivere sulla terraferma: dopo pochi minuti farebbero una brutta fine, forse qualcuno di tempra pi forte potrebbe darwinianamente adattarsi, e respirare come gli uomini, per la maggioranza perirebbe. Comunque fra coloro che prendono coscienza della globalizzazione, compiendo sforzi interpretativi e vivendo moti affettivi e passionali, ci sono coloro che decidono anche di affrontarla attivamente, entrando in un campo di confronto con essa se gi esiste o costruendone uno ad hoc. Si viene a creare un confronto che pu essere violento-non violento, collettivo-individuale, momentaneo-duraturo; un confronto semiotico, in quanto le due macro-entit che si confrontano producono testi, azioni, senso. I testi che vengono prodotti rientrano in pi ampi discorsi sociali, che permeano i complessi flussi mediatici e le interazioni quotidiane, sia informali che professionali. Se applichiamo la nozione greimasiana di programma narrativo, disponiamo di uno strumento analitico che rende pi chiare certe dinamiche di produzione del senso, sia nei discorsi politici istituzionali che nei discorsi dei
No-global e new global sono espressioni ormai stereotipate, etichette giornalistiche oltre che autodefinizioni dei movimenti. Vanno a ricoprire fenomeni piuttosto differenti fra loro. Sono entrate nel linguaggio comune intorno al 1999 (Seattle, Porto Alegre); no-global ha senzaltro connotazioni negative, almeno dopo Genova 2001, mentre new global etichetta meno frequente e pi indeterminata. Le opposizioni assiologiche di fondo investono universi di significato come violenza VS non violenza, interlocutore politico VS interlocutore apolitico etc. Cercher di usarle meno possibile, perch mi sembrano troppo legate al senso comune e quindi di scarso valore euristico.
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movimenti new-global. Vediamo meglio la razionalit strategica che scorre sotto i flussi mediatici, comprendiamo in una nuova luce le mosse tattiche dei globalizzatori e dei new-global. Possiamo spiegare dunque in termini che non siano quelli della sociologia politica le dinamiche organizzative della ReteLilliput1, individuando ad un livello discorsivo unistanza dellenunciazione che coincide con la soggettivit plurale che sta dietro al testo rappresentato dal sito web. Si tratta di una soggettivit che rintracciamo al livello astratto delle strutture profonde di generazione del senso e che non coincide con i soggetti empirici che dispiegano le loro attivit offline e/o producono i contenuti online del sito. Questa soggettivit appunto listanza produttrice del testo; credo che latto enunciativo fondante si localizzi principalmente nel minitesto che si apre facendo click su /Chi siamo/ nella home page e in quelli raggiungibili dalla lista dei tre link in fondo a questa pagina. Nella zona laterale sinistra di questa pagina quella dove dovrebbe concentrarsi di pi lattenzione secondo vari studi di psicologia della percezione sotto /Chi siamo/ appare un menu con altri quattro link. Aprendo uno di questi collegamenti, /La strategia lillipuziana/, ci accorgiamo non senza disorientamento che il testo che abbiamo davanti ancora intitolato /Chi siamo/, lo stesso che avevamo di fronte prima. Dunque gi ad un livello intuitivo ci si rende conto di quanto sia rilevante la strategia ispirata ai lillipuziani, tanto da coincidere con lidentit stessa della Rete di Lilliput: essa sarebbe inconcepibile senza la sua propria peculiare strategia. Si diceva che questa la porzione del sito che gi ad un primo sguardo ci sembra offrire una maggiore densit di informazioni sul soggetto dellenunciazione oltre che sui soggetti empirici. Equi che ritroviamo quelle operazioni enunciazionali di dbrayage con cui, com noto, il soggetto dellenunciazione proietta fuori di s fuori dallio-qui-ora dellenunciazione attori, tempi e luoghi diversi.

2.3.1. LE STRATEGIE Vediamo in dettaglio alcuni di questi mini-testi.

Qui ci interessiamo solo del testo costituito dal sito web www.retelilliput.it. Le considerazioni che facciamo dipendono dallosservazione appunto di questo testo e di tutto ci che di semioticamente rilevante c intorno ad esso. Non analizziamo lentit politica Rete di Lilliput per come dispiega le sue attivit nei contesti offline.

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Homepage Chi Siamo La Strategia Lillipuziana Associazioni Adesioni Locali Campagne Notizie Azioni Urgenti Comunicati Stampa Archivio Notizie Argomenti Risorse Materiali da Scaricare Links Libri Calendario Cerca nel Sito Statistiche Contatti Referenti Tematici Mailing List Newsletter Nodi Locali Vita da Rete Sostieni la Rete! Gruppi di Lavoro Gallerie Fotografiche

Chi Siamo

Il cammino della Rete di Lilliput prende avvio nel 1999 sulla spinta di un Manifesto di intenti elaborato dal Tavolo delle Campagne, un gruppo di coordinamento formato dalle principali Associazioni e Campagne nazionali di stampo sociale. Padre Alex Zanotelli il grande ispiratore della Rete, che si propone come obiettivo principale quello di far interagire e collaborare le miriadi di esperienze locali che nel nostro Paese cercano di lottare contro le disuguaglianze nel Mondo.
Si cerca insomma di mettere in atto una "strategia lillipuziana", con la quale poter bloccare il gigante disumano del liberismo sfrenato servendosi di piccoli fili, cio azioni mirate e concrete, da intessere insieme.

Questa volont comune e diffusa della societ civile si esplicitata con il Primo incontro nazionale tenutosi a Marina di Massa nell'ottobre 2000 che ha dato avvio alla costruzione, faticosa e da compiere un passo alla volta, di questa "ideasogno" di Rete. Nel secondo incontro nazionale del gennaio 2002 si sono iniziati a vedere i primi frutti di questo nuovo modo di agire, basato sulla opzione fondamentale della nonviolenza
e su un nuovo metodo di scelta da sperimentare: il consenso fra le varie realt in gioco. Quanto la Rete crescer dipende ora solo dallo slancio e la passione che i Lillipuziani sapranno mettere in essa. Vai a: Il Manifesto della Rete di Lilliput Criteri di fondo condivisi Gettare la rete, la Strategia lillipuziana

Ipse dixit
Aforismi di Pace Se vogliamo che la nostra vita raggiunga il suo scopo, necessario conservarla pura e parca. M. K. Gandhi Suggerisci un altro aforisma

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Chi siamo: il titolo innesca un primo dbrayage enunciazionale, in quanto abbiamo uninterpellazione al lettore-utente del sito. La forma quella del dialogo fra un noi e un voi. Ritroviamo questa forma, ad esempio, in testi pittorici e audiovisivi quando figure antropomorfe guardano negli occhi lo spettatore. Successivamente, il testo si sviluppa in un discorso oggettivato in terza persona, che proietta nello spazio testuale dei soggetti diversi da quello dellenunciazione1 (dbrayage enunciativo). Tuttavia, il sintagma /da tessere insieme/ , posto allincirca alla met del mini-testo, ripropone una marca di interpellazione al lettore, pertanto abbiamo un dbrayage enunciazionale incassato. Lo stesso vale per /vai a/, presente in cima alla lista dei link che troviamo a fondo pagina2. Le ultime due righe di questo breve testo sembrano apparentemente continuare il discorso oggettivato e in terza persona delle righe precedenti, ma qui la persona dei tempi verbali ci pu fuorviare. Infatti sotto il racconto di un narratore omodiegetico inserito nella storia, abbiamo una diretta interpellazione ai Lillipuziani e agli utenti del sito che vorrebbero diventarlo. Si fa appello al loro slancio e alla loro passione, affinch confluiscano nel progetto della Rete continuando cos a scriverne e a farne la storia. Quindi per queste due righe si pu parlare di dbrayage enunciazionale (noi-voi).

Gli attori convocati qui sono le principali Associazioni e Campagne nazionali di stampo sociale, Padre Alex Zanotelli (che il grande ispiratore delle Rete), le miriadi di esperienze locali che nel nostro Paese cercano di lottare contro le disuguaglianze nel Mondo, il principale personaggio antagonista, cio il gigante disumano del liberismo sfrenato, lAiutante, cio azioni mirate e concrete, da intessere insieme, i Lillipuziani. Vengono convocati degli spazi e dei tempi distanti dal presente dellenunciazione, il Primo incontro nazionale tenutosi a Marina di Massa nell'ottobre 2000 e il secondo incontro nazionale del gennaio 2002 . La narrazione fortemente assiologizzata, il nuovo modo di agire, basato sulla opzione fondamentale della nonviolenza, messo in evidenza dal grassetto, presenta una forte connotazione positiva.

E vero che consuetudine porre allutente un invito esplicito tramite un uso conativo (una delle sei famose funzioni del linguaggio per Jakobson 1963)del linguaggio verbale - a visitare le pagine linkate, per ritengo che questi link interni siano molto strettamente collegati tematicamente e figurativamente al minitesto Chi siamo, ne sono anzi una esplicita estensione. Ritengo quindi che ci sia una interpellazione molto pi forte rispetto alle liste di link di altri siti. C un forte intento didattico di un Destinante verso un Destinatario, un contratto intorno a dei valori molto forte, nellaccezione comune pi che in quella generativa. Il soggetto dellenunciazione si assume molte responsabilit discorsive (far sapere, far volere) che alimentano il voler sapere delenunciatario generando una forte attesa che non deve essere delusa. Qui /vai a/ marca di un discorso persuasivo allo stesso modo in cui lo un /guardami negli occhi/ in uninterazione verbale fra due parlanti. Per questo ritengo che sia un dbrayage enunciazionale pi forte rispetto ad esempi di altre liste di link.

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Il Manifesto della Rete di Lilliput

In un momento in cui sembrano valere solo le leggi del mercato e del profitto mentre le istituzioni democratiche stanno perdendo credibilit e potere NOI associazioni, gruppi e cittadini impegnati nel volontariato, nel mondo della cultura, nella cooperazione Nord/Sud, nel commercio e nella finanza etica, nel sindacato, nei centri sociali,nella difesa dell'ambiente, nel mondo religioso, nel campo della solidariet, della pace e della nonviolenza DIAMO AVVIO ALLA RETE DI LILLIPUT PER UNIRE IN UN'UNICA VOCE LE NOSTRE MOLTEPLICI FORME DI RESISTENZA CONTRO SCELTE ECONOMICHE CHE CONCENTRANO IL POTERE NELLE MANI DI POCHI E CHE ANTEPONGONO LA LOGICA DEL PROFITTO E DEL CONSUMISMO ALLA SALVAGUARDIA DELLA VITA, DELLA DIGNIT UMANA, DELLA SALUTE E DELL'AMBIENTE. Come i piccoli lillipuziani riuscirono a bloccare il gigante Gulliver, legando ciascuno un singolo capello del predone, cos noi cerchiamo di fermare il tiranno economico conducendo ciascuno la nostra piccola lotta in collegamento con gli altri. Per questo abbiamo costituito la Rete di Lilliput: per ampliare l'efficacia delle nostre singole opposizioni condividendo esperienze, informazioni, collaborazioni e concordando mobilitazioni comuni. La recente sconfitta dell'Accordo Multilaterale sugli Investimenti, lo stop che l'Organizzazione Mondiale del Commercio ha subito a Seattle, la creazione di sempre pi stretti contatti, collaborazioni ed iniziative tra i movimenti che a livello mondiale si oppongono agli effetti devastanti della globalizzazione e dell'economia dimostrano che possibile bloccare la macchina globale con i granelli di sabbia. Il nostro obiettivo a lungo termine la costruzione di un mondo dove ogni abitante della terra possa soddisfare i propri bisogni materiali, sociali e spirituali nel rispetto dell'integrit dell'ambiente e del diritto delle generazioni future ad ereditare una terra feconda, bella e vivibile. Nell'immediato ci opponiamo alle scelte economiche che attentano alla democrazia, che portano a morte il pianeta e che condannano miliardi di persone alla miseria. Le nostre strategie d'intervento sono di carattere non violento e comprendono l'informazione e la denuncia per accrescere la consapevolezza e indebolire i centri di potere, il consumo critico e il boicottaggio per condizionare le imprese , la sperimentazione di iniziative di economia alternativa e di stili di vita pi sobri per dimostrare che un'economia di giustizia possibile. Ci impegniamo a realizzare tutto questo in un rapporto di dialogo e di collaborazione con tutti gli altri gruppi, reti e movimenti che in Italia e all'estero si battono per gli stessi obiettivi. Siamo certi che mettendo in 34

Ipse dixit
Aforismi di Pace Gli ultimi cinquanta anni ci hanno consegnato un benessere attraente ma incapace di giustizia, un benessere intrinsecamente oligarchico. Il nostro compito oggi quello di reinventare il benessere, renderlo pi democratico e generalizzabile, leggero e solidale. Wolfgang Sachs

Suggerisci un altro aforisma

comune idee, conoscenze, risorse, e iniziative, potremo ostacolare il cammino della globalizzazione al servizio delle multinazionali per contrapporre una globalizzazione al servizio degli essere umani. Questa la nostra strategia lillipuziana, questo il potere di cui ciascuno di noi dispone. Esercitiamolo insieme per ottenere dei risultati concreti.

(http://www.retelilliput.it/index.php?module=ContentExpress&func=display&ceid =10&meid=)

Il Manifesto della rete di lilliput: un testo che si inserisce a buon diritto nel sotto-genere dei manifesti programmatici, in quella scia di produzioni testuali depositata nellenciclopedia della cultura occidentale che comprende i famosi Manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels, il Manifesto del futurismo (pubblicato su Le figaro nel 1909) etc. Si tratta di testi del noi, in cui si delinea chiaramente unidentit (collettiva) pi o meno inclusiva, ispirata a precisi valori e visioni del mondo. Rientra dunque nelle convenzioni di genere il rilievo (che qui in primis grafico) accordato al pronome personale noi. Ci troviamo dunque di fronte ad un testo marcato lungo tutta la sua estensione da un forte dbrayage enunciazionale che d un tono fortemente dialogico: c un soggetto collettivo che interpella altre individualit e collettivit, stabilendo una forte relazione e un forte invito alla condivisione di determinati valori.1 C unelencazione degli attori sociali impegnati in questo movimento, dei veri e propri titoli di testa

Spia di questa strategia enunciativa sono espressioni come: Per questo abbiamo costituito la Rete di Lilliput, ci opponiamo, Ci impegniamo a realizzare, Esercitiamolo insieme per ottenere dei risultati concreti.

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tramite i quali il soggetto dellenunciazione proietta nel testo dei personaggi1. Come gi anticipato, pi che ad una narrazione oggettivata ci troviamo di fronte ad un dialogo fra Enunciatore ed Enunciatario, in cui il primo si presenta autodefinendosi. E chiaro che c un patto comunicativo ben preciso: lenunciatore si impegna sia sulla verit fattuale di quanto sta asserendo sia sulla sua sincera adesione ai valori che sta proponendo. In questo Manifesto viene esplicitato il collegamento metaforico che collega il movimento ed il sito web con il mondo di senso contenuto nel romanzo I viaggi di Gulliver di J.Swift e quindi nelle sue interpretazioni soprattutto quelle pi legate al senso comune (cfr. supra 2.1) Il disegno contenuto nella cornice bianca in fondo alla pagina svolge pertanto una funzione di ancoraggio nel senso in cui ne parlava Barthes (1982 :28)2. La penultima riga della parte verbale dice Questa la nostra strategia lillipuziana, questo il potere di cui ciascuno di noi dispone. Ci spiega una volta di pi quel fenomeno di sovrapposizione fra la strategia lillipuziana e lidentit del movimento di cui si parlava in precedenza. Va detto tuttavia che le vicende libresche di Lemuel Gulliver sullisola di Lilliput vengono ri-semantizzate: vengono estrapolati solo alcuni tratti pertinenti al funzionamento della metafora la strategia del movimento come la strategia dei piccoli lillipuziani che intrappolano il gigante. Alcuni tratti semantici dei lillipuziani veri subiscono un processo di narcotizzazione (Eco 1979); per fare un esempio, nel romanzo i piccoli abitanti di Lilliput sono descritti come uomini meticolosi ma un po cerebrali e ottusi. E evidente che questi loro tratti non sono pertinenti nel nuovo testo-foce che originato dalla metafora narrativa, cio il sito web ReteLilliput. Nuovi tratti di contenuto vengono invece attivati nel mini-testo visivo della figura 1 e ce ne rendiamo conto paragonandolo alla iconografia tradizionale della scena del gigante Gulliver circondato e imprigionato dai lillipuziani al suo risveglio. In effetti, nellenciclopedia comune di coloro che come chi scrive- hanno incontrato questo romanzo negli anni dellinfanzia a scuola, la figura di Gulliver ed il suo corpo non hanno quelle evidenti connotazioni negative presenti nella fig. 1, in cui il gigante naufrago rappresentato con tratti somatici dis-forici, con un ghigno di rabbia sul volto e capelli neri spettinati. Tutto il contrario del Gulliver biondo della figura 2 (tratta dal sito www.pugnodilibri.rai.it); sappiamo infatti dalla tradizione pittorica occidentale che il colore biondo della chioma molto difficilmente pu rinviare a connotazioni negative. Il Gulliver del testo-foce3 subisce importanti deformazioni nei tratti somatici e semantici. La cornice delimita un testo visivo che
associazioni, gruppi e cittadini impegnati nel volontariato, nel mondo della cultura, nella cooperazione Nord/Sud, nel commercio e nella finanza etica, nel sindacato, nei centri sociali,nella difesa dell'ambiente, nel mondo religioso, nel campo della solidariet, della pace e della nonviolenza 2 Ebene tener presente, come fa Polidoro (2002), che la teoria dellancoraggio pu essere un semplice strumento di analisi in singoli casi ma che ha ormai perso un valore euristico di portata pi ampia perch ancora collegato alla criticata posizione translinguistica della semiologia barthesiana. Diversi studi pi recenti hanno evidenziato una pari dignit semiotica del verbale e del visivo avallando una relazione di interdipendenza fra testo e immagine e non pi una loro gerarchizzazione. 3 Testo-fonte e testo-foce (source e target) sono termini afferenti alla teoria della traduzione (interlinguistica, intersemiotica ecc.) e sono stati impiegati da pi autori, fra cui Eco e Montanari (cfr. Montanari 2000). Montanari nel suo articolo rileva un paradosso etimologico e possibili connessioni fra i concetti di metafora (trasportare nuove attribuzioni di senso, metaphor) e di traduzione (nella accezione metaforica che assume per esempio nella filosofia della scienza e negli studi su incommensurabilit e passaggi fra diversi modelli scientifici)
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ha un alto grado di figurativit1 poco conta che le figure riconoscibili non sono afferenti al mondo naturale quotidiano ma attori di un testo letterario ma le connotazioni negative di cui si diceva sopra non vengono fuori dallintuizione dellinterprete, ma sono per cos dire programmate da un uso sapiente di categorie cromatiche e formanti figurativi.

fig. 2 Criteri di fondo condivisi


1. Lilliput non una associazione, una rete. Ladesione non avviene mediante tesseramento individuale, ma attraverso ladesione, preferibilmente in sede locale, al Manifesto nazionale. Si mettono in rete persone, associazioni e gruppi che si riconoscono in orientamenti comuni definiti a livello nazionale. Non sussistono vincoli rigidi di appartenenza, n automatismi esecutivi rispetto a decisioni assunte in qualunque sede. Persiste ed auspicata, in ogni caso, la massima autonomia dei nodi locali, delle associazioni e delle persone coinvolte. La rete un insieme di luoghi di incontro, confronto e relazione tra persone che aprano e sperimentino nuove possibilit per lazione politica e sociale. Privilegia limpegno locale, coordinandolo e potenziandolo in rete, in connessione a campagne ed altre reti nazionali ed internazionali. D centralit ai contenuti, alle campagne, ai temi di lavoro, alle competenze. La preminenza delle azioni concrete, limportanza dei gruppi di lavoro tematici e la loro diffusione e sviluppo appaiono punti comuni per tutti.

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Il testo di riferimento sullo studio semiotico delle immagini visive Greimas 1984.

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5.

Crede nelle potenzialit della nonviolenza e reputa suo impegno primario approfondirle, esprimerle e realizzarle. Valorizza le differenze e i contributi diretti e attivi di ciascuno alla ricerca comune. Vuole favorire una crescita culturale di tutta la rete e della societ che tenga pi conto delle differenze di genere. Rifiuta la personalizzazione e la professionalizzazione dellimpegno politico e vuole evitare di essere identificata dal grande pubblico con una o pi persone. Sostiene prioritariamente la partecipazione diretta degli aderenti limitando formule di delega e di rappresentanza. In questa chiave pu essere letto anche lorientamento ad escludere ladesione di partiti e sindacati in quanto tali. Valorizza una scelta dei tempi funzionale ai metodi lillipuziani: d priorit ai suoi programmi, non si attiva ad ogni emergenza e non vuole essere visibile ad ogni costo a scapito di una reale crescita del movimento e di un suo reale radicamento nella societ civile. Promuove la fiducia in tutti gli aderenti alla rete che si riconoscono nel Manifesto, siano essi singoli o rappresentanti di associazioni, nella convinzione che tutti agiscono comunque nella prospettiva di percorrere un cammino comune per raggiungere i medesimi obbiettivi. Favorisce la circolazione veloce ed esauriente dell informazione in modo da permettere la costruzione di processi basati sul consenso, dando la possibilit ad ognuno dintervenire per esprimere sia laccordo che il disaccordo. Applica criteri di verifica costanti sulle modalit organizzative, sul lavoro effettuato e gli eventuali incarichi affidati. Laddove vi fossero incarichi di portavoce, referente, coordinatore o altro questi devono essere vincolati a dei limiti temporali, definiti dalla durata delliniziativa/campagna e/o da criteri di rotazione.

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7.

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10.

11.

*http://www.retelilliput.it/index.php?module=ContentExpress&func=display&ceid =34&meid= Questo testo mostra evidenti somiglianze con gli statuti di associazioni o istituzioni. La sua natura prescrittiva e regolativa e la sua organizzazione prevede una scansione formale in punti separati costituiti per lo pi da frasi singole. Si stabiliscono esplicitamente i termini del contratto comunicativo e pragmatico fra lenunciatore e lenunciatario. Ogni singolo punto presenta la medesima struttura grammaticale sullasse sintagmatico, con verbi transitivi al tempo presente e in terza persona, che introducono i propri complementi oggetto che in alcuni casi possono essere verbi o frasi incassate. Tutto sommato una struttura sintagmatica lineare, semplice e ripetuta, che conferisce una omogeneit sintattica e semantica a tutto il testo. La struttura narrativa soggiacente negli undici punti quella classica di un Soggetto -la rete dei Lillipuziani- il cui Programma Narrativo di Base la congiunzione con una serie di Oggetti di Valore, figurativizzati in modi molteplici. Solo nel punto 7 abbiamo un Pn di non-congiunzione (Rifiuta la personalizzazione e
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la professionalizzazione dellimpegno politico) che rappresenta un enunciato particolarmente denso di informazioni e che si differenzia dagli altri. Qui si ha una perentoria affermazione di identit, carica di implicazioni ben precise allinterno del campo semantico /politica/. La forza comunicativa di questo enunciato sta proprio nel tracciare confini netti, inequivocabili, fra ci che Retelilliput e ci che Retelilliput non : istituzione partitica personalizzata, professionale, rappresentativa, sindacale. Si tratta quindi un testo particolarmente assiologizzato, che afferma la bont di determinati valori escludendo i valori contrari e contraddittori. Emergono tratti semantici che delineano la natura di movimento sociale, staccato dalla politica istituzionale e dai partiti, ma anche da altre forme di collettivit civile ( cfr.Lilliput non una associazione, una rete, Non sussistono vincoli rigidi di appartenenza, n automatismi esecutivi rispetto a decisioni assunte in qualunque sede, non si attiva ad ogni emergenza e non vuole essere visibile ad ogni costo). La Rete Lilliput enuncia se stessa come un movimento a forma di rete, decentrato, svincolato da logiche di rappresentanza e delega. Caratteristica saliente lassenza di un centro decisionale e organizzativo; in termini narratologici, possiamo parlare di una molteplicit di attori allinterno di un unico attante collettivo, ognuno di essi ha un suo campo assiologico particolare e diverse competenze che prevedono altrettante performanze. Un gruppo sociale variegato (cfr. punto 6), che fa della molteplicit una forza e della nonviolenza unetica. Nella letteratura politologica, queste soggettivit collettive sono chiamate movimenti o gruppi di pressione e sono identificate come attori politici a tutti gli effetti (cfr. Bentivegna: 70-72, Mazzoleni 1998 :24, Della Porta 2002 :105-107) allinterno di un sistema politico allargato che trascende i confini dellarea istituzionale delle responsabilit pubbliche e di governo. Esistono i single-issue movements, legati a istanze particolari e a temi contingenti (es. il movimento contro laborto) e altri movimenti (come Rete Lilliput) dagli interessi pi variegati. Altrove si invece parlato di forme non convenzionali di partecipazione politica (cfr. Della Porta 2002 :77), mettendo al contrario laccento sulle differenze con il sistema politico mainstream e sulle possibilit di mobilitazione e organizzazione offerte da Internet. Prima dellavvento della rete delle reti, questi gruppi si trovavano in una situazione di svantaggio nellaccesso alle risorse mediatiche rispetto ai soggetti politici di governo e di opposizione basati su unorganizzazione partitica. Nellera dei mezzi di informazione di massa, la visibilit pubblica dei movimenti non-partitici poteva essere limitata, condizionata dallattenzione che la stampa e la tv generalista concedevano perlopi in rari momenti, come ad esempio manifestazioni di protesta di piazza o forme di contestazione contingenti (cfr. Mazzoleni 1998 :61-63). Lavvento della comunicazione telematica prima (es. le BBS negli anni 80 e nei primi anni 90) e della Rete poi hanno cambiato il panorama. I movimenti non hanno pi il bisogno ineludibile di assicurarsi una copertura mediatica da parte del quotidiano o del telegiornale, perch il Web permette di avere una presenza continuata e spontanea in uno spazio informatico pressoch gratuito. Ci ha una
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conseguenza importante: i movimenti possono creare il loro proprio medium, con una spesa contenuta e senza bisogno di appoggi esterni. Il sito Retelilliput.it informa gli utenti di Internet sul gruppo di pressione Rete di Lilliput, lo rende presente nello spazio del World Wide Web allo stesso modo in cui presente nello spazio off-line. Basta un computer e una connessione Internet per conoscerlo ed eventualmente simpatizzare per le sue issues, anche se tv e giornali lo ignorano. Allinterno della fenomenologia dei media di massa, lunico caso paragonabile a questo la cosiddetta stampa di partito, con i suoi giornali per lo pi quotidiani, ma anche periodici esplicitamente collegati a un preciso orientamento politico o addirittura emanazione diretta di un partito. Un caso su tutti il quotidiano Il Manifesto; negli anni 70 questa stampa in Italia viveva un momento magico, legato a un contesto sociale estremamente politicizzato in cui nascevano le prime forme di contro-informazione1. I rapporti fra la testata giornalistica e il partito/movimento politico possono variare in una gamma che va dallorgano di partito che riceve finanziamenti diretti alla testata che supporta particolari schieramenti per una innata affinit ideologica e culturale. La Rete e il Web hanno creato un panorama mediale (mediascape)2 inedito, in cui la possibilit per chiunque singolo o collettivo di avere una presenza gratuita in uno spazio virtuale bilanciata dal rischio della dispersione nellimmensa e incontrollabile quantit di nodi della rete3. Gestire un sito ha costi bassissimi, al contrario della carta stampata; permette di integrare informazione originale con informazione proveniente da altre fonti o dai lettori stessi (open pubblishing), modificando radicalmente il concetto tradizionale di redazione giornalistica; un quotidiano o un periodico devono sottostare a tempi di pubblicazione ben precisi (ogni giorno, settimanalmente ecc.) mentre un sito non ha simili vincoli rigidi; infine, last but not least, un sito non deve necessariamente ospitare pubblicit, anche se va detto che la pubblicit sul Web esiste in molteplici forme pur permanendo limitata ai siti commerciali.
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Violi (1973) analizza il linguaggio di Lotta Continua, Potere Operaio e Servire il popolo, mettendo in luce le loro peculiarit comunicative. Si tratta di unanalisi molto interessante dal punto di vista storico che aiuta a ricostruire il clima di quegli anni a beneficio di chi non li ha vissuti. Inoltre (ibidem :116), a proposito delle influenze del discorso pubblicitario sul linguaggio propagandistico di Servire il popolo, troviamo questa interessante affermazione: Non pi possibile oggi distinguere con precisione fra termini propri del linguaggio pubblicitario e altri specifici di differenti contesti, essendosi creato un continuo slittamento e scambio fra i diversi ambiti comunicativi. Credo che dopo pi di 30 anni questa affermazione dipinga perfettamente anche il panorama comunicativo attuale. 2 Per una definizione di mediascape cfr. supra 1.2.2 3 Quanto grande il Web? Quanti documenti contiene? Lunico strumento che pu rispondere a questa domanda un programma informatico chiamato robot o crawler che esplora il web senza supervisione umana: nei grandi motori di ricerca Google, Altavista ecc.- un elevato numero di computer gestisce innumerevoli robot che censiscono senza sosta tutti i nuovi documenti che appaiono quotidianamente sul web (cfr. Barabsi 2002: 33-37). Ci che conta in questo censimento non il contenuto delle pagine ma i link che permettono di viaggiare da una pagina a unaltra: una mappa del genere permette di misurare la distanza media fra un documento e laltro fra un nodo della rete e laltro-. I motori di ricerca usano lo stesso procedimento e ci chiarisce perch alcuni documenti appaiono nella prima pagina della query, in cima a una lista che pu essere anche di centinaia di migliaia di altri documenti: i primi documenti sono quelli che hanno pi link dallesterno, sono quelli pi visibili perch c un elevato numero di link che puntano a queste pagine web. (cfr. ibidem:62-64). Facciamo un esempio: un sito come Amazon.com estremamente visibile in quanto ovunque ci si sposti nel web avremo sempre alte probabilit di trovare siti con link che puntano verso di esso. Perci avremo molte possibilit di trovare Amazon.com ai primi posti nelle pagine di query su Google.

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Gettare la rete, la strategia lillipuziana: si tratta del documento che ha dato ufficialmente avvio alla Rete di Lilliput nel luglio del 1999. Il testo verbale di questa pagina web costituito da 7 paragrafi ognuno dei quali introdotto da una frase in grassetto. La struttura reiterata : - frase in grassetto = domanda in forma indiretta - paragrafo = risposta Analizzeremo i paragrafi a nostro avviso pi importanti:
Un patto tra campagne, associazioni e arcipelago dei gruppi locali per una strategia lillipuziana Venti anni di globalizzazione e neoliberismo hanno sconvolto la faccia del pianeta. La ricchezza non cessa di crescere, ma ancor pi drammaticamente sono aumentati i processi di esclusione, impoverimento, distruzione dei beni naturali. Uno straordinario trasferimento di risorse e poteri si realizzato a beneficio di attori privati, in larga misura transnazionali, socialmente non responsabili e non trasparenti. Le forme della democrazia e della politica che tradizionalmente abbiamo conosciuto, legate a doppio filo agli stati nazionali, risultano cos come sono largamente inadeguate a governare questi processi. Tuttavia, alla metamorfosi dei poteri, alle nuove esigenze della cittadinanza, pi prontamente della politica classica nuove forme di partecipazione hanno reagito, assorbendo le passioni e le inquietudini del cambiamento: migliaia di associazioni in tutto il mondo si battono per riaffermare diritti antichi e nuovi, con l'intelligenza di chi guarda al proprio territorio in una prospettiva globale.

Troviamo una serie di frasi con cui lenunciatore asserisce stati del mondo attuale e che fanno unanalisi della contemporaneit nei suoi aspetti socio-economici. I contenuti di queste righe rispecchiano la letteratura corrente sulla globalizzazione (per uno sguardo riassuntivo sulle diverse fenomenologie della globalizzazione cfr. Della Porta 2002: 219-225). Lenunciatore d una serie di giudizi e valutazioni adottando una strategia enunciativa che pu essere definita strategia della distanza pedagogica1: si tratta di una strategia enunciativa assai ricorrente nella stampa e nellaudiovisivo, tipica del genere informativo. Sono una serie di interpretazioni del reale proposte allenunciatario, il quale pu validarle oppure no: lesito di questo giudizio dipende dal tipo di relazione intersoggettiva fra enunciatore e enunciatario. Diciamo che si potrebbe individuare un continuum di posizioni possibili da parte dellenunciatario, i cui due estremi sono: Non collaborazioneCollaborazione

Questa definizione stata mutuata da Fisher e Veron (1986). Nonostante lanalisi di questi autori si riferisca alla stampa femminile non specializzata francese, non ci sono problemi di trasposizione di questo concetto e del concetto di strategia della complicit (che applicheremo in seguito) nellanalisi di testi linguistici allinterno di siti web. Per unapplicazione di queste tipologie di contratto enunciazionale rivolta a un corpus di siti web aziendali, cfr. Marmo (2003).

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Un enunciatario che non collabora sar evidentemente portato a non condividere le asserzioni dellenunciatore, anzi a rifiutarle in blocco. Semplicemente pensa che il mondo vada in tuttaltra direzione e ci lo porter a delegittimare lenunciatore: il grado zero della cooperazione interpretativa. Probabilmente sta visitando questo sito web per caso e molto difficilmente sar attratto a tornarci: il suo sistema assiologico diverso. Via via che lenunciatario si colloca su posizioni di crescente collaborazione, crescer la legittimit che attribuir alle asserzioni dellenunciatore. Ci non comporta automaticamente unadesione completa a queste posizioni, per si dar quantomeno cooperazione interpretativa. Al massimo grado di cooperazione, troveremo unadesione supina e incondizionata.
Forza e debolezza delle associazioni Questo arcipelago vive in Italia un paradosso profondo: esso ricco di partecipazione e di creativit, di analisi e di strategie, ma povero di visibilit, di capacit di mettersi in relazione, di incidere, rinchiudendosi continuamente in un orizzonte quasi solo testimoniale, che ancora non modifica i meccanismi profondi, non fa opinione e non diventa politica. Nel nostro paese c' un tesoro nascosto, eppure come se fossimo privi della mappa per accedervi.

Anche questo paragrafo mostra una strategia simile. Lenunciatario viene per figurativizzato diversamente: non si tratta pi di attori sociali generici un utente del sito ma di attori sociali precisi: le associazioni che si battono per nuove forme di partecipazione politica, le quali purtroppo corrono il rischio di rimanere in un orizzonte quasi solo testimoniale.
Quello che ci accomuna Quello che ci accomuna la volont di lottare contro i gravi problemi che affliggono il mondo da un punto di vista sociale e ambientale. Ciascuno di noi interviene nel modo che gli pi congeniale con iniziative di solidariet, di resistenza e di informazione con l'intento di soccorrere le vittime e di fermare la mano degli oppressori. Ma il nostro obiettivo ultimo l'equit e proprio per questo sappiamo di dovere fare di pi. Sappiamo che dobbiamo riscrivere le regole dell'economia, perch la ricerca dell'equit fa cadere i presupposti di fondo su cui funziona quest' economia. Questa sfida potr essere vinta solo se saremo capaci di introdurre profondi cambiamenti nel modo di gestire le risorse, di concepire il lavoro, di organizzare la produzione, di contribuire ai servizi pubblici, di garantire la sicurezza sociale. In una parola potr essere vinta solo se sapremo costruire un'altra economia. Possiamo realisticamente pensare di farcela continuando a lavorare in ordine sparso, come attualmente facciamo, e limitando i nostri obiettivi al solo piano della sensibilizzazione?

In questo paragrafo la strategia enunciativa si modifica: il pronome personale /ci/ nella riga in grassetto riduce la distanza fra enunciatore e enunciatario. Abbiamo una strategia di complicit1 testualizzata tramite un meccanismo di dbrayage enunciazionale (noi-voi). Dialogo e interpellazione sono le forme testuali tipiche di questa riduzione della distanza comunicativa fra enunciatore e enunciatario.
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Cfr. Fisher e Veron (1986)

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Insieme, ma come? La riflessione sulle modalit di un'azione comune ha costituito uno dei punti su cui ci andiamo interrogando insieme da anni: come aumentare l'efficacia senza irrigidire? Come incanalare le energie senza creare gerarchie? Come coalizzarsi in determinati frangenti decisivi senza perdere la ricchezza delle mille differenze? Come accentuare la visibilit senza riprodurre in piccolo i meccanismi della politicaspettacolo e vuota di partecipazione che subiamo ogni giorno? Non si tratta qui di pensare a delle strutture nazionali che soffochino la molteplicit e la diversit in un'unica sigla. Si tratta piuttosto di avviare un processo di comunicazione dal basso, una messa in rete, un percorso federativo per la creazione di un contesto comune. Un contesto in cui ogni singola associazione venga non solo salvaguardata, ma addirittura possa trarre le risorse di cui necessita, in un orizzonte di reciprocit. Un contesto, un contenitore che renda pi coerenti ed efficaci le microazioni di centinaia di gruppi e persone che si muovono in ogni parte d'Italia sulle sollecitazioni che dalle tante campagne e organismi nazionali partono.

La cosa peggiore che pu capitare a chi vuole costruirsi una nuova identit accorgersi di riprodurre tale e quale la vecchia identit da cui si vogliono prendere le distanze. Nel caso della Rete di Lilliput, ci da cui ci si vuole distinguere la politica cos come la conosciamo, quella politica-spettacolo vuota di partecipazione che ha bisogno di essere superata perch ormai ha dato ci che poteva dare. Lopposizione Rappresentanza VS Partecipazione

Questi due termini lessicalizzano i valori che fanno da sfondo rispettivamente alla democrazia rappresentativa e alla democrazia diretta (cfr. Della Porta 2002: 71-73, 166-169).

Laddove la democrazia rappresentativa prevede la costituzione di un corpo di rappresentanti specializzati, la democrazia diretta pone invece forti vincoli al principio della delega, che viene vista come strumento di un potere oligarchico. Se la democrazia rappresentativa si basa su una formale eguaglianza una testa, un voto- la democrazia diretta partecipativa, nella misura in cui riconosce il diritto di decidere solo a chi mostra dedizione alla causa pubblica. Mentre la democrazia rappresentativa spesso burocratizzata, con un accentramento delle decisioni al vertice, la democrazia diretta insiste sulla necessit di portare le decisioni il pi vicino possibile alla gente. (ibidem: 72, corsivo dellautore).

Ma torniamo al paragrafo Insieme, ma come?, elencando alcuni tratti dellespressione linguistica di questo testo: senza irrigidire senza creare gerarchie. la ricchezza delle mille differenze.. la molteplicit e la diversit..Quale il contenuto profondo di queste espressioni, quali sono le implicazioni filosofiche che balzano molto velocemente allattenzione? Credo che non ci siano dubbi: la matrice profonda il

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celebre concetto di rizoma1 intorno al quale la semiotica e la filosofia degli ultimi trenta anni hanno prodotto libri estremamente affascinanti. Siamo di fronte a un concetto duttile, che pu rendere conto dellorganizzazione enciclopedica della cultura e della conoscenza umana (cfr. Eco 1984, cap. 2 Dizionario versus Enciclopedia), cos come di tipologie di relazioni comunitarie. Il concetto di rizoma (cfr. Guareschi 2003: 22) si inserisce spesso nella letteratura contemporanea sulle nuove tecnologie, sulla network society e sulle nuove possibilit di organizzazione sociale e di rappresentazione politica offerte dalla rete Internet. In questo particolare contesto, si spesso detto che le possibilit di connessione orizzontale allinterno di una Rete decentrata possono rappresentare lavvento di un superamento epocale delle modalit organizzative gerarchiche. Tuttavia, a fianco di toni apologetici e volutamente ottimistici, bene mantenere una riflessione equilibrata, dialettica e in fin dei conti realistica, come quella che offre Guareschi in queste righe:
La rete, in quanto tale, non necessariamente rizomatica, anche se presenta evidenti tendenze a operare in tal senso. Le vicende di Internet, per esempio, offrono uneloquente testimonianza di come una trama reticolare possa essere riconfigurata da strutture arborescenti, punti notevoli e percorsi obbligati. Nel contesto reticolare la dimensione rizomatica non quindi un dato scontato ma un esito da costruire, direttamente relato ai rapporti di forza fra gli attori in campo. (ibidem)

Torneremo su questo tema quando parleremo della teoria delle reti e delle sue applicazioni nello studio del web e nellindagine della sua struttura complessiva. Come noto, dobbiamo a Gilles Deleuze e Felix Guattari la pi completa trattazione del problema filosofico del rizoma (cfr. Deleuze e Guattari 1980). Nellintroduzione al loro Mille Plateaux, il filosofo e lo psicoanalista enumerano alcuni caratteri approssimativi del rizoma (ibidem: 39). Lungi dal voler qui rendere conto della profondit e della complessit filosofica del discorso di Deleuze e Guattari, ci limitiamo a estrapolare i due punti che possono risultare utili a comprendere la natura decentrata e orizzontale che la Rete di Lilliput condivide con i movimenti sociali contemporanei . - qualsiasi punto di un rizoma pu essere connesso a qualsiasi altro e deve esserlo - il rizoma molto differente dallalbero o dalla radice che fissano un punto, un ordine

La definizione del vocabolario Zingarelli : Fusto orizzontale simile a una radice, sotterraneo o strisciante in superficie, con squame in luogo delle foglie, che costituisce un organo di riserva; da esso si staccano le radici e lo scapo fogliare e fiorifero. Si tratta dunque di un termine proveniente dalla botanica: un fulgido esempio di quanto possa essere produttivo e stimolante un pensiero che trasporti concetti fra differenti campi del sapere, creando connessioni illuminanti e stabilendo traduzioni inaspettate.

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Lagire politico di questo movimento e non solo di esso cerca in definitiva di comporre programmi dazione di soggettivit diverse allinterno di unarticolazione complessiva distante da concezioni verticistiche e gerarchiche. Questi punti della rete si trovano su di uno stesso livello piano di consistenza in termini deleuzeani- invece che situarsi su strati diversi. Non c unistanza centrale che coordina informazioni e performances, c invece uno spazio comune e condiviso che in ultima analisi uno spazio comunicativo, luogo di scambio di flussi informativi che per loro natura non devono prevedere direzioni prestabilite da gerarchie. Poich in questo spazio comunicativo non ci sono n basi e centri n vertici e periferie, le singole soggettivit che ne fanno parte i nodi locali della Rete di Lilliput- hanno pari dignit e pari possibilit. Questi nodi locali sono la proiezione sul territorio locale del Movimento globale: osservare le loro dinamiche di funzionamento offre spunti di riflessione su quel fenomeno che la sociologia attuale definisce glocalizzazione1. Lunico punto in cui la struttura rizomatica della Rete di Lilliput sembra apparentemente arborizzarsi il Tavolo delle Campagne. Si tratta di un punto notevole che, lungi dallessere centro organizzativo di gerarchie operative, appare come il punto dinizio temporale del movimento, una sorta di Destinante che propone un patto assiologico allinizio di una narrazione e che se ne fa garante. Come dice il mini-testo che segue, si tratta di un insieme di soggettivit collettive che hanno dato inizio a una collaborazione reciproca tramite la Rete di Lilliput. Il Tavolo delle Campagne ha segnato linizio della Rete di Lilliput per come la conosciamo oggi in quanto stato il primo atto di cooperazione e coordinamento fra le associazioni italiane di stampo sociale, umanitario, solidaristico. Non un organo direttivo centralizzato in quanto anche esso uno spazio comunicativo che favorisce linterazione fra soggettivit diverse. In questo senso, possiamo dire che Rete di Lilliput e Tavolo delle Campagne partecipano della stessa natura.

Il Tavolo delle Campagne pu essere considerato il 'fondatore' della Rete Lilliput, un luogo autonomo dalla Rete ma 'in Rete' garante del Manifesto, consulente culturale e scientifico, svolge un ruolo di accompagnamento e di sostegno alle attivit della Rete stessa. Il Tavolo delle Campagne costituito dalle realt sotto indicate che rappresentano un pezzo molto importante della recente storia della societ civile organizzata del nostro paese. Dalle economia solidale all'impegno di riforma delle istituzioni internazionali; dal commercio equo e solidale all'ambiente; dalla cooperazione allo sviluppo allo sviluppo sostenibile; dalla informazione indipendente alle campagne di boicottaggio; dalla formazione al consumo critico. Ecco in dettaglio i gruppi che hanno promosso la Rete Lilliput: Chiama L'Africa | Sdebitarsi | Campagna Stop MillenniumRound | CTM Altromercato | Nigrizia | Campagna per la Riforma della BancaMondiale | Manitese | AIFO | Pax Christi | Beati i costruttori di pace | Rete RadiResch | WWF-Italia | Associazione Botteghe del Mondo | Bilanci di Giustizia | CentroNuovo Modello di Sviluppo | Innovazioni e Reti per lo Sviluppo | Roba dell'altro mondo

Per una rassegna di saggi di diversi autori sul tema del glocal e della glocalizzazione, si veda Sedda (a cura di) 2004.

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2.3.2. LE TATTICHE La cornice delle Campagne nella home-page rappresenta la porzione testuale in cui il discorso strategico diventa discorso tattico, in quanto le azioni che prima venivano enunciate a livello di virtualizzazione passano a uno stato di attualizzazione. Le Campagne sono performanze causali rette da programmi dazione che spesso sono controprogrammi, ossia programmi narrativi che mirano alla non-realizzazione dei programmi narrativi dellAntisoggetto (es. i programmi dei trafficanti di armi o i programmi degli sfruttatori del lavoro dei bambini). Le modalit che reggono queste relazioni intersoggettive possono essere: - Antagonismo: i programmi narrativi di soggetto e antisoggetto sono opposti nel senso che sono informati da opposte assiologie. Il loro rapporto di opposizione rientra nello schema generale dellopposizione privativa, in quanto i valori semantici profondi presenti in un programma sono assenti dallaltro programma e pertanto la realizzazione di uno di loro implica la nonrealizzazione dellaltro. Tuttavia la peculiarit di questo schema antagonistico che il soggetto antagonista la Rete Lilliput mira alla realizzazione del suo programma pi che alla non-realizzazione del programma dellantisoggetto (es. la campagna Control Arms che richiede lo stipulamento di trattati e codici che regolamentino lesportazione italiana di armi rendendola pi trasparente e monitorata). - Negoziazione: i programmi di soggetto e antisoggetto non sono mutuamente esclusivi. Ciascuno dei due pu realizzarsi almeno in parte senza bisogno di una completa non-realizzazione del programma dellaltro (es. la campagna Millumino di meno sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica da parte dellItalia. Si tratta di una campagna che promuove strategie di riduzione del consumo energetico per evitare una crescita della produzione di energia e quindi di varie forme di inquinamento. Va da s che lenergia dovr continuare a essere prodotta in qualche modo; tuttavia questa produzione di energia va temperata da una diminuzione del consumo tramite un cambio di abitudini e comportamenti purtroppo consolidati). Per chiarire, possiamo immaginare P1 e P2 come estremi di un continuum di posizioni di negoziazione; nella prospettiva della Rete di Lilliput la posizione pi desiderabile sar la pi vicina possibile al suo programma narrativo. - Conflitto: anche in questa modalit di agire intersoggettivo assistiamo allo scontro di due programmi narrativi mutuamente esclusivi e pertanto in rapporto di opposizione privativa. Tuttavia adesso il soggetto S1 la Rete di Lilliput ha come interesse principale quello di impedire la realizzazione del programma di S2. Un esempio lampante la campagna Nuove strade per costruire la pace collegata alla giornata mondiale contro la guerra del 19 marzo 2005; questa campagna propone unobiezione alle spese militari da realizzarsi attraverso una dichiarazione di detrazione simbolica dalle tasse della somma di un euro. Il programma che si vuole impedire riguarda il finanziamento delle guerre globali da parte del nostro governo tramite le nostre tasse; per raggiungere questo fine,
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il mezzo una forma di agire polemico che vuole essere costruttivo mediante una competizione contro un avversario che si vuole ridurre allimpotenza. Una sorta di guerra alla guerra attuata per tramite lopzione assiologica della nonviolenza: lagire bellico distruttivo viene combattuto cambiandolo di segno, ribaltandolo e trasformandolo in un agire agonico (dal greco agon che vuol dire buona competizione)1. Alcuni loghi delle campagne:

2.4. LINTERDISCORSIVITA, IL CONTAGIO, LE PRATICHE SOCIALI Luso di slogan chiari e incisivi allinterno di cornici afferenti al genere testuale del banner (cfr. supra 1.4) rientra in una tendenza pi ampia che fa da modello generale a diversi tipi di discorsi sociali fra cui il discorso del giornalismo, della pubblicit e della politica indipendentemente dalla loro sostanza espressiva: si tratta di una tendenza che lanalisi sociosemiotica definisce interdiscorsivit di base (cfr. Marrone 2001: 83-85). La sfera delle passioni e della sensibilit gioca un ruolo decisivo allinterno di quel particolare ramo del discorso politico che il discorso dei movimenti sociali contemporanei. Per quanto ci riguarda, abbiamo scelto allinterno di questo discorso sociale delle testualit allinterno del Web, ma quanto detto sopra lo ripetiamo vale anche per testi con una differente sostanza espressiva. Lefficacia comunicativa di questi testi direttamente proporzionale alla loro capacit di diffondere un contagio del senso e delle passioni che porti alladesione a programmi dazione ben precisi; il raggiungimento di unestesia collettiva che va a retroagire su questi oggetti semiotici, trasformandoli da stringhe di bit trasferite fra computer in testi attivi

Ringrazio il professore Federico Montanari per questo suggerimento.

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generatori di stati passionali nonch di testi ulteriori. Alcuni di questi stati passionali possono essere lessicalizzati1: - indignazione ( verso le multinazionali o lesportazione di armi dallItalia) - rabbia ( verso la dis-informazione) - piet ( verso la fame nel mondo o le disuguaglianze nord-sud del mondo) I testi ulteriori generati da questo discorso delle passioni si inseriscono in pratiche sociali riconoscibili, che nel nostro caso sono intimamente legate alla dimensione politica transnazionale2 ( lotte contro certe dinamiche ingiuste della globalizzazione, battaglie per uneconomia etica ecc.). Cosa si intende per pratiche in questa accezione? Per Ferraro (2004) questo concetto sarebbe utile perch meno ambiguo del termine discorso e non obsoleto come il termine codice. Allinterno di una visione allargata del concetto di testo per la quale i testi sono le forme onnipervasive allinterno della costruzione semiotica del mondo e del sociale, le pratiche si definiscono come forme organizzate di agire sociale, riconoscibili nei testi e nelle loro trasformazioni, leggibili attraverso i testi, ma guardando al di l di loro (ibidem). Le trasformazioni di cui parla Ferraro avvengono allinterno di un sistema culturale concepito come rete di testi3, in cui ogni testo sempre una riattualizzazione di altri testi a patto di prenderlo nella sua globalit piuttosto che nella dimensione locale di una citazione o di unallusione, come vuole una teoria classica dellintertestualit. Nella dimensione del Web, queste dinamiche culturali si fanno pi complesse, perch sono pi complesse le forme della testualit. Il Web offre allo studioso questa sfida: non pi confortanti testi fissi, bens testi plastici (Ferraro 2004), caduchi e in continuo rifacimento.

2.5. LE NUOVE TESTUALITA DELLA RETE E LAGIRE DISCORSIVO La Rete obbliga dunque lanalisi a fare i conti con testi fluidi. In questa sede stiamo trattando alcuni siti Web legati al Movimento dei movimenti, pertanto le osservazioni che seguono non hanno pretese di generalit ma vorrebbero solamente rendere conto delle pratiche riconoscibili dentro questi testi e al di l di loro. Per queste pratiche propongo le due definizioni di agire performativo e di agire discorsivo:
Va tenuta presente lopinione di Marrone (2001:130) che, nel ribadire la natura complessa degli stati passionali, afferma che nel corso di unanalisi passionale su un testo non si va solo alla ricerca di stereotipi patemici nominati e nominabili, ma anche e soprattutto di disposizioni patemiche che non sono ancora, e forse non saranno mai, passioni vere e proprie, ma semplici trasporti verso le cose, le persone o le situazioni (ibidem). Quando si parla di passioni, va dunque tenuta unattitudine sempre pronta a accettare una certa ineffabilit delloggetto di studio, o perlomeno unapertura verso sempre nuove attribuzioni di senso. 2 Cfr. Appadurai (2001: 25) 3 E a Levi-strauss che dobbiamo questa concezione del sistema culturale come rete di testi, che costituisce unimportante anticipazione sulla realt di Internet (Ferraro 2003: 103).
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- Lagire performativo consiste in quelle azioni, in quel fare o far-fare allinterno del mondo reale da parte dei soggetti che aderiscono concretamente alle campagne e alle azioni promosse da questi siti Web. - Lagire discorsivo consiste invece, per cos dire, nel raccogliere il testimone e portarlo avanti, nel farsi promotore di una continuazione dei discorsi dei movimenti sociali con diversi strumenti espressivi, sia nellambiente comunicativo della Rete o di altri media sia in situazioni comunicative pi o meno informali allinterno del vissuto quotidiano. Come detto in precedenza (cfr. 1.3), in questa concezione non conta la sostanza espressiva dei testi ma le configurazioni discorsive di cui i testi fanno parte. Lagire discorsivo richiede una maggiore consapevolezza e un maggior impegno nella dimensione cognitiva, mentre lagire performativo se non va accompagnato a un conseguente agire discorsivo- si limita allimpegno pragmatico. La natura globale e sovra-nazionale della Rete permette la disgiunzione fra queste due forme dellagire, permettendo una presenza cognitiva a quei soggetti che si trovano disgiunti dagli spazi dove avvengono le performanze pragmatiche. Daltronde evidente come lo stesso movimento di contestazione della globalizzazione abbia ricevuto impulso dalla Rete e dal suo potere diffusivo. Cosa ha diffuso la Rete? Innanzitutto informazioni pensiamo alla sensibilizzazione mondiale sul problema del Chiapas- e poi, di conseguenza, testi e pratiche sociali e discorsive. Ha permesso una compresenza cognitiva a soggetti individuali e collettivi che si trovavano disgiunti e che hanno potuto condividere discorsi attraverso diverse sostanze espressive e azioni. Offriamo due esempi tratti rispettivamente dalla home-page di Indymedia Italia e dalla pagina di Retelilliput.it dedicata alla campagna Control Arms:

RIVOLTA AL CPT

20/05/2005

Rivolta al CPT di c.so Brunelleschi a Torino


Questa mattina i detenuti del centro di permanenza temporanea di corso Brunelleschi a Torino sono insorti dando inizio allo sciopero della fame come forma di protesta contro le pessime condizioni in cui sono costretti a vivere e contro listituzione stessa dei centri di detenzione. Le realt antagoniste torinesi si sono date appuntamento davanti al cpt per portare solidariet attiva ai detenuti e estendere la loro lotta al di fuori delle mura. Ci sono stati scontri con le forze dell'ordine ai quali seguito l'arresto di un compagno Continua in categoria Piemonte >AGGIORNA QUESTA FEATURE<

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Lo strumento principale per diffondere l'obiettivo dell'ATT la foto-petizione, che intende raccogliere un milione di volti entro il luglio 2006. La galleria di immagini sar presentata ai governi di tutto il mondo in occasione della seconda Conferenza dell'ONU sui traffici illeciti di armi leggere in tutti i suoi aspetti, che si terr a New York nel luglio 2006. Forti di ampio sostegno dell'opinione pubblica internazionale, la Conferenza ONU sar, infatti, l'occasione ufficiale in cui le ONG chiederanno ai governi un impegno ufficiale che porti all'adozione dell'ATT.

3. OLTRE RETELILLIPUT.ORG. ALCUNE OSSERVAZIONI INTORNO AL WEB

3.1. LA TEORIA DELLE RETI


Una serie di recenti scoperte mozzafiato ci ha messi di fronte al fatto che alcune leggi naturali, di vasta portata e incredibilmente semplici, governano la struttura e levoluzione di tutte le reti complesse che ci circondano. (Barabsi 2002:7)

Allinterno della ricerca scientifica attuale, il concetto di Rete si sta rivelando un paradigma teorico di vasta applicabilit. Ricerche condotte in ambiti molto diversi fra loro sociologia, fisica teorica e applicata, biologia, studi economici, informatica hanno infatti condotto a risultati sorprendentemente simili, una volta che i loro esiti sono stati sottoposti a comparazione (cfr. Barabsi 2002). Si sono scoperte leggi comuni allinterno di: - mappe dettagliate della rete Internet - mappe di rapporti finanziari e proprietari allinterno di specifici settori economici (es. la Silicon Valley) - mappe delle interazioni delle specie animali e vegetali negli ecosistemi - mappe delle interazioni dei geni allinterno delle cellule umane Le leggi che regolano questi universi a prima vista incommensurabili fra loro derivano da una branca della matematica la teoria dei grafi- che di per s non nuova, visto che affonda le sue radici negli studi settecenteschi del matematico di origine svizzera Ludovico Eulero (ibidem : 11-13) e nelle ricerche degli ungheresi Paul Erdos e Alfred Rnyi intorno alla met del xx secolo (ibidem : capitolo 2). Cos un grafo? La maniera pi intuitiva di pensare a un grafo quella di rappresentarcelo sotto forma di una mappa che rappresenta un insieme di vertici o nodi connessi da spigoli o link (ibidem : 13). Quando si studia un grafo o una rete linteresse primario indagarne la topologia, ossia la struttura dello spazio delimitato dal grafo stesso. Questa struttura determina in maniera diretta le propriet dello spazio che si va a studiare, al punto che anche i pi minimi cambiamenti topologici possono far emergere nuove propriet e nuove possibilit. In natura esistono grafi
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regolari1 ma lo studio dei pi affascinanti sistemi complessi ha stabilito che essi sono leccezione e non la regola(ibidem :20). I grafi non regolari sono quelli che suscitano maggior interesse scientifico perch il loro studio permette di arrivare a scoprire le leggi che organizzano le reti di interconnessione complessa che troviamo in molteplici ambienti del mondo reale: queste leggi, una volta scoperte, ci possono dire come nascono queste reti, come crescono e come la loro organizzazione interna derivi dalla loro particolare struttura.

I computer collegati dalle linee telefoniche, le molecole collegate dalle reazioni biochimiche, clienti e societ collegati dal commercio, le cellule nervose connesse dagli assoni e le isole collegate dai ponti sono tutti esempi di grafi. Qualunque sia la loro identit e natura, per un matematico nodi e link rappresentano sempre lo stesso animale: un grafo o una rete. (Barabsi 2002:17, corsivi dellautore).

E fuori di dubbio che questi sistemi sono fondamentalmente diversi gli uni dagli altri. Affermare che un unico modello presiede al funzionamento di realt talmente diverse come fa Barabsi- porta con s una innegabile tendenza al riduzionismo. E senzaltro concreto il rischio di una reductio ad unum che porterebbe a credere ingiustificatamente nellesistenza di ununica semplice spiegazione troppo semplice per fenomeni molto complessi. Chi si trovi a leggere il libro di Barabsi resterebbe senzaltro piacevolmente colpito dal suo linguaggio divulgativo e dal fascino degli esempi molto legati allattualit che vengono presentati2. A dire il vero, si resta colpiti anche dal suo sincero ottimismo in merito al futuro: la rivoluzione delle reti, di cui Barabsi si proclama alfiere, avrebbe le potenzialit di permettere un salto epocale e copernicano che potr influenzare vari settori della scienza e aiutare a risolvere problemi annosi. Questo settore di ricerca sta conoscendo un rapido sviluppo ma il suo dinamismo, come ammette lo stesso Barabsi, trover ulteriori ostacoli sulla sua strada e dovr raccogliere ulteriori sfide. Il lavoro sulle reti e rimarr un work in progress e pertanto la prudenza dovrebbe consigliare un sano equilibrio e una paziente attesa degli sviluppi. A scanso di pericolosi equivoci, dunque, bisogner rimanere lontani da toni troppo messianici del tipo le reti costruiranno un nuovo mondo. Del resto Barabsi stesso, parlando del Web e di

Esempi di grafi dalle propriet regolari in natura possono essere il reticolo formato dagli atomi di un cristallo oppure quello formato dalle cellette esagonali fabbricate dalle api nel favo (ibidem: 14). 2 Lautore tratta di attacchi di giovani hacker a giganti del web (Yahoo), della dimensione reticolare e perci sfuggente di Al Quaeda, della diffusione dellepidemia dellAIDS, di come gli individui costruiscono le loro reti sociali, di rivoluzionarie cure contro il cancro derivabili da una maggiore consapevolezza delle reti del genoma umano..

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Internet, sfata alcuni luoghi comuni della ricerca e ci mette di fronte a esiti teorici imprevisti. Riassumendo, questi sono alcuni dei punti chiave: - Bench progettata dalluomo, Internet ha caratteristiche strutturali vicine a quelle di un ecosistema. - Il World Wide Web non ha una natura democratica perch non offre ai suoi utenti n la stessa visibilit n un medesimo potere comunicativo. - I ricchi diventano sempre pi ricchi. La rete di reti Internet, bench progettata dalluomo, sta assomigliando sempre pi ad un immenso sistema interconnesso che vive di vita propria. Chi la studia, assomiglia sempre pi a un esploratore che a un progettista. Questo sistema, nel suo insieme, molto pi ricco della somma delle sue parti e pu essere definito come una rete non casuale, in costante crescita e che segue la legge del collegamento preferenziale. Come vedremo fra breve, il collegamento preferenziale quel fenomeno che fa s che, in una rete in crescita, i nodi pi ricchi di link hanno molte pi possibilit di ottenere nuovi link rispetto ai nodi che ne hanno di meno. Ma facciamo un passo indietro e torniamo alla storia della teoria delle reti in campo matematico. In merito alla formazione e alla crescita delle reti nel mondo reale, i matematici Erdos e Rnyi offrirono una soluzione che dagli anni 50 del 900 in poi sarebbe rimasta invalsa, influenzando tutte le successive riflessioni sullargomento. La loro risposta era che le reti non regolari hanno una modalit di crescita casuale perch la loro natura essenzialmente casuale. Ci significa che ogni nodo di una rete, nel momento in cui questa raggiunge una certa soglia superiore di sviluppo, ha esattamente le stesse probabilit di acquisire un link1 rispetto agli altri nodi. Queste reti avrebbero quindi una natura egualitaria poich ogni nodo si viene a trovare collegato agli altri nodi nella stessa misura in cui gli altri nodi sono collegati a esso. Il loro tessuto perci sarebbe altamente uniforme: in questa prospettiva i siti web riceverebbero quasi tutti lo stesso numero di visite, cos come tutti gli individui di una rete sociale avrebbero lo stesso numero di conoscenti (Barabsi 2002: 23-24). Questa teoria ha il difetto di ridurre la complessit alla casualit: una rete molto complessa, se non accetta spiegazioni semplici evidenti, deve per forza basarsi su modelli in cui a prevalere il caso o piuttosto unaleatoria accidentalit. Lorigine di questo equivoco, secondo Barabsi, sta nel fatto di aver affrontato il problema delle evoluzioni delle reti da un punto di vista esclusivamente matematico e teorico, senza incursioni nel mondo reale che avrebbero offerto possibilit di applicazioni concrete nonch una visione pi universale sulla formazione delle reti. Una volta che si affrontano le reti del mondo reale, incontriamo delle logiche diverse. Un caso esemplare quello della rete del World Wide Web che stata censita da alcuni fisici
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I link strutturali sono interni a un sito web e sono organizzati in base alla sua architettura; i link associativi sono quei link che permettono di visualizzare una pagina di un sito web a partire da un altro sito esterno a esso. Questi link sono sparsi nello spazio dei contenuti dellipertesto sotto forma di parole sottolineate o aree sensibili di immagini, tabelle, diagrammi. Possono anche trovarsi raggruppati in liste organizzate e commentate dette linkografie. (cfr. Cosenza 2004: 107). Nellambito della teoria delle reti, sono pertinenti solo i link associativi in quanto viene considerato come nodo della rete un sito preso nella sua totalit e non una singola pagina web.

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americani tramite dei robot o crawler1. Questo tipo di ricerca non interessata al contenuto delle pagine ma solo ai link che permettono di navigare fra un nodo delle rete e un altro (ibidem : 34-37, 62-64). Una serie di misurazioni ha rilevato che la stragrande maggioranza dei nodi del Web crca il 90% del totale- ha meno di dieci link dallesterno2, mentre un ristretto numero di nodi detti hub o connettori- ne ha quasi un milione3. In altri termini, praticamente ovunque ci si sposti nel web, si hanno elevate possibilit di trovare nodi linkati a questi hub, come ad esempio Yahoo!, Amazon, CNN.com4. Poich sul Web la misura della visibilit di un nodo direttamente proporzionale al numero di link associativi che puntano verso di esso, gli hub sono definibili come nodi altamente connessi e visibili che tengono in piedi fisicamente linfrastruttura della rete (ibidem: 119-135 sulla vulnerabilit della Rete ad attacchi che colpiscano questi centri nevralgici). Incontriamo a questo punto un circolo virtuoso che ci spiega anche la legge del collegamento preferenziale accennata sopra. Pi un nodo conosciuto, pi ha probabilit di venire linkato da altri nodi; pi link riesce a guadagnare, pi sar facile trovare nel Web il nodo in questione. Pertanto pi probabile che diventi familiare agli utenti del Web e che pertanto questi tendano a connettersi a esso. E questo il senso dello slogan i ricchi diventano sempre pi ricchi. Del resto, se il Web fosse una rete casuale, un utente sceglierebbe a caso i nodi a cui collegarsi; visto che le cose non stanno assolutamente cos, bisogna affermare che un utente medio tende a connettersi a nodi che gi conosce o a nodi che perlomeno siano altamente connessi, cio gli hub. La legge del collegamento preferenziale pu anche essere enunciata cos: dovendo scegliere fra due pagine di cui una ha due volte i link dellaltra, circa il doppio degli utenti opta per la pagina pi connessa. Pertanto anche nel Web, a dispetto dei tecno-entusiasti rizomatici, la popolarit un forte elemento di attrazione e di differenziazione.

Si tratta di un software che in grado di scaricare qualsiasi documento web, individuarne tutti i link associativi, leggere e scaricare tutte le pagine cui rimandano questi link e proseguire cos fino a catturare tutte quelle presenti sul web senza supervisione umana. I grandi motori di ricerca come Google hanno migliaia di computer che fanno funzionare innumerevoli robot che censiscono senza sosta tutti i nuovi documenti del web. 2 Ci significa che esistono meno di dieci nodi nel web che presentano dei link associativi verso il nodo che stiamo considerando 3 Esistono quindi quasi un milione di nodi nel web che hanno dei link associativi verso questi hub. 4 Le medesime ricerche hanno rilevato che la media dei link associativi per ogni nodo oscilla fra 5 e 7.

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3.2. PORTALI, RIMEDIAZIONE, REGIMI DI ENUNCIAZIONE A un primo sguardo, i siti del nostro corpus possono essere catalogati allinterno del modello dei portali. Allinterno del World Wide Web, il portale rappresenta il genere di sito pi riconoscibile perch pi assestato attorno a uno schema consolidato: la prova di ci che esiste un termine ad hoc per indicarli (Polidoro 2003: 216) e che questo termine sia entrato nel linguaggio specialistico e nel linguaggio comune come, ad esempio, la parola romanzo in relazione ai generi letterari. Daltronde, sappiamo da Todorov (2001) che un genere, inteso come classe di testi, ha una esistenza teoreticamente valida solo se stato percepito come tale nel corso di un periodo di tempo sufficientemente lungo. Quella che Todorov1 chiama percezione storica di un genere lascia le sue tracce sia nel discorso teorico sui generi sia nei testi stessi. Ebbene, il portale percepito come genere almeno dal 1997 lutente medio del Web vi dunque abituato- sebbene vedremo come si tratti di una macro-categoria suscettibile di ulteriori differenziazioni interne. Come noto, secondo una concezione tipologica2 della questione della categorizzazione, il genere funziona come quadro di riferimento per il produttore di un testo mentre per il fruitore rappresenta essenzialmente un orizzonte di attese o piuttosto di competenze intertestuali (Eco 1979:81-84). Il produttore pu violare pi o meno consapevolmente le regole di questo quadro di riferimento mentre il fruitore, se pur competente, pu vedere frustrate alcune sue aspettative. In questa dinamica reciproca rientrano le tematiche della codificazione dei generi, della loro innovazione e dei linguaggi della avanguardie. Ma torniamo ai generi dei siti web e ai portali. Agli albori del Web, i portali erano quei siti che svolgevano la funzione di gateways (punti daccesso) alla rete. Spesso nascevano attorno a un motore di ricerca o a un provider di connessioni Internet, organizzando sommari di link che facilitavano lutente nella ricerca dei siti; col tempo sono diventati siti ricchi di informazioni, servizi, possibilit di accesso a communities virtuali. Varie ricerche hanno stabilito che sono i siti web in assoluto pi visitati (cfr. Polidoro 2002:176), sono cio quegli hub nella rete di cui si parlava in relazione alla teoria generale delle reti ( cfr. 3.1). Queste caratteristiche permangono ancora oggi: un esempio su tutti pu essere Virgilio.it. Parleremo dunque di portali generalisti o orizzontali, che affrontano diverse tematiche e si rivolgono a un pubblico il pi vasto possibile, distinti dai portali verticali (o vortali) che invece si occupano di argomenti specifici indirizzati a un pubblico di nicchia (cfr. Polidoro 2003: 217).

Va ricordato che Todorov parla di generi letterari, anche se alcune sue osservazioni possono risultare valide anche per altre classi di oggetti testuali. 2 Polidoro (2003: 213-214) elenca tre modelli principali in base ai quali si affrontata lannosa questione della categorizzazione: classificazione gerarchica (secondo lalbero di Porfirio), combinatoria (in cui alcune disgiunzioni si possono trovare nello stesso tempo sotto diversi rami dellalbero), tipologia (in cui i generi non sono caselle vuote dal valore prescrittivo ma famiglie di testi simili che tuttavia possono trovarsi pi o meno lontani dal nucleo di propriet comuni).

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Linterfaccia dei portali ha una evidente analogia visiva e funzionale con le prime pagine dei quotidiani (cfr. Polidoro 2002 e 2003). Le caratteristiche condivise sono: la divisione della pagina in cornici, le tinte cromatiche sature e lorganizzazione topologica rettilinea che pu prevedere una segmentazione in fascia superiore, fascia centrale (divisibile in colonna centrale e colonne laterali) e fascia inferiore. Questo fenomeno rientra nel pi vasto processo di ri-mediazione (remediation) definito per la prima volta da Bolter e Grusin1, necessario per familiarizzare i nuovi potenziali utenti con un nuovo medium, inteso sia come nuova tecnologia che come nuova forma di comunicazione (per questa distinzione e per lambiguit di fondo che essa tenta di sciogliere, cfr. Cosenza 2004: 9-16). I portali del nostro corpus sono dunque siti web che ri-mediano alcune caratteristiche di quella forma di comunicazione che il giornale quotidiano2, ma non solo di essa. Ad esempio la newsletter3 di Retelilliput.org o quella di Attac.it sono una forma di comunicazione che ri-media nel Web il caro vecchio servizio postale, nella fattispecie riviste e opuscoli che arrivavano e continueranno a arrivare nelle nostre caselle postali condominiali in seguito a una nostra richiesta di abbonamento. Nel caso di Attac.it la sua newsletter, chiamata Granello di sabbia, una rivista elettronica a cadenza bisettimanale che offre articoli e inchieste che per lunghezza e approfondimento non hanno nulla da invidiare alle riviste cartacee pi conosciute, con lesplicita intenzione di fare da esempio a altri siti di informazione dei movimenti (cfr. Jampaglia 2002: 202-203). La pi sostanziale differenza fra newsletter e abbonamento postale che la prima gratuita mentre la seconda subordinata al pagamento di una somma per labbonamento.

NEWSLETTER DELLA RETELILLIPUT NUMERO: 2

Lilliput Notizie secondo atto. Torna la Newsletter lillipuziana. Al centro di questo notiziario Pianeta Terra 2005: situazioni, connessioni e alternative possibili il seminario della Rete Lilliput per analizzare il contesto in cui ci muoviamo e confrontarci sugli scenari futuri e definire una visione strategica condivisa. Si terr a Montesilvano (Pescara) il 7 e 8 maggio prossimi. Sul sito trovi

Cfr. Bolter, J.D., Grusin, R., Remediation, The MIT Press, Cambridge (MA), (trad.it. Remediation, Guerini, Milano 2002). 2 Per una completa ricognizione degli aspetti socio-semiotici del giornalismo radiotelevisivo e della carta stampata, cfr. Marrone (2001, capitolo 3). In particolare il paragrafo 4 sulla traduzione giornalistica, in cui si afferma il carattere performativo del discorso condotto da un giornale, che lo rende non gi una rappresentazione del mondo esterno, quanto una traduzione (in senso lotmaniano) dei discorsi che in quel mondo, a vari livelli e con diverse competenze, si svolgono interagendo con il giornale stesso (ibidem: 90). I giornalisti e i loro discorsi fanno parte del mondo, influenzandolo e essendone influenzati. La conseguenza di ci che non ha senso parlare di obiettivit giornalistica o di imparzialit; ha senso invece parlare di tattiche enunciative conformi agli scopi comunicativi che si prefigge una testata, cio alle sue strategie discorsive. 3 Si tratta di una pubblicazione regolare focalizzata su particolari argomenti come ad esempio notizie per un particolare gruppi di interessi. Pu contenere annunci o liste di eventi. (definizione tratta dal sito www.computeruser.com, traduzione mia).

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"http://www.retelilliput.it/modules/DownloadsPlus/uploads/Vita_da_Rete/Incontri_ Nazionali/Seminario_Intertematico_2004/SeminarioPescara-Locandina.pdf" la locandina con il programma e le informazioni logistiche; "http://www.retelilliput.it/modules/DownloadsPlus/uploads/Documenti_Tematici/Sem inarioPescara-ComeArrivare.pdf" il documento con le indicazioni dettagliate su come arrivare e un "http://www.retelilliput.it/modules/DownloadsPlus/uploads/Vita_da_Rete/Incontri_ Nazionali/Seminario_Intertematico_2004/PropostaSeminarioIntertematico.pdf" documento pi "politico" con la proposta di impostazione del seminario. Per informazioni possibile contattare Marco Servettini, segretario di Rete Lilliput, al numero telefonico 338/9757397 o via mail inviando un messaggio all'indirizzo "mailto:segreteria@retelilliput.org" segreteria@retelilliput.org . Ti aspettiamo! L'Italia il quarto produttore ed il secondo esportatore mondiali di armi leggere. Parte cos la Campagna Control Arms. A fronte di una drammatica situazione di guerra in tutto il mondo, fomentata e favorita da un'assoluta mancanza di controllo sul commercio delle armi, la Rete Italiana per il Disarmo ha deciso di lanciare una campagna a vari livelli sul tema degli armamenti. I referenti lillipuziani della campagna stanno mappando i nodi attivi. Tutti i nodi o le associazioni o i coordinamenti locali della Rete sono invitati a mandare una mail a "mailto:riccardotroisi@tin.it" riccardotroisi@tin.it indicando localit di appartenenza, referenti e relativa mail con un riferimento telefonico. Presto sar messa on line una mappa aggiornata dei nodi attivi. Per rimanere aggiornati sui progressi della campagna esiste una mailing list nazionale a cui possibile iscriversi inviando un messaggio a "mailto:controlarms-request@liste.retelilliput.org" controlarms-request@liste.retel illiput.org con oggetto 'subscribe' (senza virgolette) e lasciando vuoto il corpo del messaggio. Per saperne di pi collegati all'indirizzo "http://www.retelilliput.it/index.php?module=ContentExpress&func=display&ceid=19 &meid=" Control Arms Infine due appuntamenti da non perdere. "Terra Nostra" Cantieri di un mondo possibile. Iniziativa promossa da Rete Lilliput e dal Seminario Permanente sull'acqua di Palermo. Esperienze, progetti, proposte di gestione del territorio su acqua, aria, terra e energia. Palermo, 19-20-21 maggio 2005 - Cantieri Culturali della Zisa. Il dettaglio del programma su "http://web.neomedia.it/apsm/seminario/index.html" http://web.neomedia.it/apsm/seminario/index.html . Pace, ambiente, giustizia, scuola, informazione miscelati in dibattiti, incontri, spettacoli e in un'inedita rassegna cinematografica lillipuziana. Si tratta della quarta edizione del Festival di Lilliput che anche quest'anno si terr a Fidenza (Parma) dal 1 al 12 settembre. Un evento dove saranno affrontati i temi pi attuali della nostra epoca attraverso convegni e seminari, presentazione di libri, mostre, spettacoli musicali e teatrali, con ospiti significativi e illustri. Per saperne di pi e sbirciare il programma puoi navigare su "http://www.lilliputfestival.org" www.lilliputfestival.org .

Per quanto riguarda le mailing-list1 di Rekombinant.org e di Italy.indymedia.org, si tratta di forme comunicative che avrebbero come fine ideale quello di ri-mediare le

Le mailing list sono elenchi di indirizzi di posta elettronica di persone che condividono qualche interesse o scopo. Il gestore della mailing list spedisce periodicamente delle mail a tutti gli iscritti, per informare di novit o stimolare discussioni su certi temi inviando i commenti precedenti di altre persone. (cfr. Cosenza 2004: 117).

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comunicazioni interpersonali faccia-a-faccia1 fra due o pi individui. Come sottolinea Cosenza (2004: 121), la distanza nello spazio fisico e la mancanza di accesso percettivo reciproco costituiscono lineliminabile differenza fra la comunicazione fra persone compresenti e la comunicazione mediata da tecnologie della scrittura, qualunque esse siano. Tuttavia noto che esistono artifici di scrittura che tendono a compendiare questa distanza magari per esprimere stati emotivi, come ad esempio gli emoticons2. Come suggerito da Polidoro (2003: 217), pu essere interessante studiare i siti web anche in base al loro grado di rimediazione, che andrebbe da un estremo rappresentato dalla semplice riproposizione on-line di materiale sviluppato per altri media a siti che invece usano pi propriamente le peculiarit di Internet. In questo senso diremo che i siti del nostro corpus, prevedendo lopen publishing (pubblicazione aperta) e forum di discussione, presentano un alto grado di rimediazione, cio trasformano e ricombinano in maniera pi originale le caratteristiche comunicative della forma quotidiano, introducendovi nuove caratteristiche che derivano dalle possibilit offerte dallambiente della rete. La pubblicazione aperta (cfr. Arnison 2002) ri-media in una certa misura le lettere al direttore o ai redattori che inviano i lettori del quotidiano e che formano una apposita rubrica, anche se chiaramente offre una maggiore possibilit interattiva e non prevede di norma selezione o filtraggio degli interventi. Per open publishing intendiamo indifferentemente linvio di un commento a un articolo, linvio di un articolo originale o linvio di un articolo apparso su una testata giornalistica on-line. I forum3 on-line in questi siti sono invece una novit assoluta allinterno della formaquotidiano; un po come se le discussioni e i commenti dei lettori di un giornale apparissero sul giornale stesso in tempo reale. Queste comunicazioni molti-a-molti presentano una elevata economicit e rapidit (cfr. Cosenza 2004:124); i forum nel web possono anche essere visti come una forma comunicativa che rimedia le vecchie Bbs (Bulletin Board System) degli anni settanta e ottanta e i newsgroup tematici della rete Usenet nata nel 1979. Open publishing presente presente presente presente Forum presente assente assente assente

Italy.indymedia.org Retelilliput.org Rekombinant.org Attac.it

Per quanto riguarda le caratteristiche del dialogo prototipico, cfr. Cosenza (2004: 47-49). Per una distinzione in chiave semiotica fra gli emoticons occidentali e quelli giapponesi, cfr. Galofaro 2002. 3 I forum sono pagine web in cui possibile inviare messaggi che tutti gli altri utenti possono leggere e eventualmente commentare, dando vita a discussioni di ogni genere e lunghezza sugli argomenti pi disparati, organizzati in gerarchie (cfr. Cosenza 2004: 117). Non si pensi che sono esclusivo appannaggio dei siti del Movimento; in realt sono molto usati anche da siti web di grandi e medie aziende per creare e mantenere una comunit di clienti fidelizzati offrendo loro un pronto feedback.
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Accoltellato un compagno al Leonkavallo


by Francesco Wednesday, Jun. 08, 2005 at 6:03 PM mail:

Accoltellato un compagno Accoltellato un compagno al centro sociale Leonkavallo di Milano.

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spam
by fake Wednesday, Jun. 08, 2005 at 6:15 PM mail:

sta spammando difficile sia vero

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Ri-belin
by Rapt Wednesday, Jun. 08, 2005 at 6:27 PM mail:

e cmq, Vincent, torna a Paperopoli...

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e' una cazzata


by milanese Wednesday, Jun. 08, 2005 at 6:40 PM mail:

e' una cazzata

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non vero
by nnn\ Wednesday, Jun. 08, 2005 at 6:42 PM mail:

la notizia falsa. ho la conferme.

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Bisogna spendere qualche parola sul regime denunciazione che opera in pagine web dedicate ai forum, come questa di Indymedia che vediamo sopra. Per prima cosa, puntualizziamo che facciamo nostra la definizione di enunciazione che ha dato Latour (2001: 65)
Lenunciazione un atto di invio, di mediazione, di delega. E quanto dice la sua etimologia ex-nuncius, inviare un messaggero, un nunzio. (..): insieme degli atti di mediazione di cui la presenza necessaria al senso. Bench assenti dagli enunciati, la traccia della loro necessaria presenza resta marcata o inscritta in modo tale che la si pu indurre o dedurre a partire dal movimento degli enunciati. (Latour 2001).

Come ha sottolineato anche Paolucci (2005), le marche dellenunciazione nellenunciato sono assenze che si fanno presenti o presentificazioni di assenze. Lassenza del soggetto dellenunciazione dunque condizione fondamentale dellapparire dellenunciato, tuttavia questa assenza viene presentificata da quei simulacri testuali che la teoria dellenunciazione ci ha insegnato a riconoscere. Nel caso dei siti Web, le marche dellenunciazione avvenuta sono i sistemi di cornici che chiudono i singoli testi integrandoli nel macrotesto, lo sfondo bianco residuo dellenunciazione, luso prevalente del linguaggio verbale che il pi convenzionale dei linguaggi (cfr. Polidoro 2003: 218). Nelle pagine web dedicate ai forum, riteniamo che sia allopera un regime di enunciazione molto particolare vicino al discorso indiretto libero, per come lo conosciamo dagli studi su letteratura1 e cinema2. Gli scambi fra i partecipanti al forum vengono presentati cos come sono, lunica traccia della presenza del soggetto enunciatore collettivo data dalla cornice. Questa marca testimonia il tentativo sempre vano dellenunciatore di distaccarsi dallenunciato che viene inviato tramite il nuncius dellenunciazione. Si viene cos a enunciare una situazione di interazione cognitiva e passionale fra attanti senza volto la cui voce rappresentata dai caratteri alfabetici sullo schermo. Siamo di fronte a una forma non tradizionale di dbrayage. Se il tipo canonico di dbrayage consiste nel disinnesco dellio-qui-ora del soggetto dellenunciazione, presupponendo un soggetto che deve essere presente a se stesso per poter poi essere disinnescato, nel caso del testo forum abbiamo quello che si
Il discorso indiretto libero una variante del discorso indiretto che fonde le modalit del discorso diretto e di quello indiretto in una forma ibrida. Esso discorso indiretto in quanto passa attraverso la mediazione del soggetto riferente che per mantiene stilemi, cio quegli elementi caratteristici che sono il tratto distintivo dello stile di uno scrittore o di un testo, e strutture grammaticali del discorso diretto. Esso era ben noto sin dagli scrittori classici e viene chiamato libero perch non viene in esso utilizzato quel legame tra discorso del narratore e discorso del personaggio che il verbo di "dire" o "pensare". Nel caso del discorso indiretto libero, nessun preciso "segnale" grammaticale indica il momento del passaggio tra i due discorsi. Infatti in apparenza sembra essere il narratore che continua a "vedere" e a "pensare", ma in realt il personaggio. (definizione tratta dallenciclopedia on-line Wikipedia, la cui versione italiana consultabile a http://it.wikipedia.org). Nel cinema si ha discorso indiretto libero quando locchio della cinepresa dentro lo sguardo dei personaggi. Il soggetto dellenunciazione filmica si trova cos ad essere insieme ai personaggi, secondo quella che si chiama immagine semi-soggettiva.
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potrebbe definire un dbrayage senza meta e senza controllo di un soggetto (collettivo) che si trova originariamente debrayato non possedendo un suo io-qui-ora. In altre parole, il soggetto dellenunciazione invia come proprio solo delegato la cornice, che va a delimitare uno spazio enunciazionale in cui lenunciazione fuori del suo controllo, un po come se dicesse andate ragazzi, vi offro uno spazio e discuteteci dentro, chi come e quando volete. Quello che avviene dentro la cornice organizzazione dei turni di parola, contenuti fuori dal controllo enunciativo. Il soggetto collettivo dellenunciazione presente a se stesso fino al momento in cui un utente sceglie il subject della discussione tramite la pubblicazione aperta: fino a quel momento, questo soggetto ancora padrone delle sue enunciazioni cos come lo una testata giornalistica. Ricordiamo che la natura collettiva di questi siti ancora paragonabile alla redazione di un giornale che, nonostante sia composta da pi persone, non impedisce di vedere la testata come un unico soggetto semiotico con le sue strategie discorsive e enunciazionali. Una volta che il soggetto dellenunciazione del sito Indymedia invia e delega la cornice del forum, non ha pi nessun controllo su attanti, spazi e tempi. Viene a nascere un mini-universo narrativo in fieri, la cui responsabilit non di nessuno o forse di tutti; diremmo quasi unintelligenza collettiva se non si trattasse di un termine abusato allinterno della letteratura sulla rete e troppo intuitivo. Forse sta nella presenza allopera di questo meccanismo semiotico lorigine di certi problemi comunemente riscontrabili nel forum di Indymedia, come turpiloqui gratuiti o infiltrazioni di girovaghi della rete che vogliono seminare zizzania o notizie false, come nel nostro esempio riguardante il falso annuncio di un accoltellato al centro sociale Leoncavallo. Trattandosi di un regime denunciazione senza controllo e senza meta ovviamente ci vale solo per quei forum senza moderazione questi sono problemi comuni; senza moderazione difficile raggiungere un testo veramente rizomatico; con la moderazione, tuttavia, si creerebbe un testo troppo arborificato.

3.3. UN TENTATIVO DI DEFINIZIONE: I SITI INFORM-ATTIVI.

Abbiamo visto che la categoria portale molto vasta, comprende una famiglia di testi che presentano ulteriori differenziazioni interne e risulta pertanto poco precisa per definire i siti web del nostro corpus. La definizione di portale verticale, o di nicchia, pare troppo poco precisa per focalizzare le caratteristiche che a mio modo di vedere sono centrali in questi siti: lofferta informativa e la publicizzazione di eventi, campagne, azioni. Ci serviremo pertanto della griglia orientativa proposta da Cosenza (2004: 96) per tentare di arrivare a una definizione di questi siti.

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Per chi?: gli utenti modelli previsti da questi siti dovrebbero essere interessati alle tematiche e alle forme dazione del Movimento dei movimenti (effetti della globalizzazione, rifiuto della guerra, solidariet verso migranti e terzo mondo, ricerca di forme etiche di economia). Bisogna riconoscere una certa molteplicit di questo utente-modello: ci sar lutente pi interessato alla lettura dei contenuti informativi o di approfondimento, lutente interessato a contribuire attivamente producendo scritti propri o annunci di eventi, lutente pi interessato alla partecipazione a riunioni e manifestazioni. Per ognuno di questi profili bisognerebbe parlare a rigore di distinti utenti modello. Un ulteriore utente modello potrebbe essere lesploratore (Ferraro 2003) che si imbatte in questi siti e del quale vanno conquistati linteresse, la stima, e leventuale adesione, sia emotiva sia formale. Per cosa?: quali sono le azioni permesse da questi siti? Si tratta di azioni riscontrabili nella pi vasta categoria dei portali (ricerca di informazioni, approfondimento di alcuni argomenti, stabilire relazioni interpersonali) a cui si aggiungono altri tipi di azione. Questi siti svolgono una funzione di bacheca su eventi e situazioni sia globali che locali, permettendo una conoscenza che pu portare a una partecipazione diretta. Le campagne di Retelilliput.org, le richieste di mobilitazione su Indymedia, le riunioni di approfondimento organizzate da Attac.it, sono forme di azione rese visibili da questi siti; si tratta di testi che ricercano una elevata efficacia pragmatica e abbiamo visto come impiegano stilemi e modi del discorso pubblicitario per costruire effetti passionali. Per quale contesto?: contesto in questa accezione vuol dire storie tipiche e sceneggiature testuali e intertestuali inserite nelle azioni che il sito prevede. Abbiamo gi parlato della rimediazione della forma-quotidiano e della forma-rivista (questultima nel caso di Retelilliput.org e di Attac.it, gli unici siti del corpus che prevedono una newsletter) che implicano sceneggiature che vanno a trasformare e a ricombinare le sceneggiature di fruizione dei generi testuali su carta. Ulteriori sceneggiature nei percorsi narrativi della vita ordinaria vanno a regolare lattuazione e la realizzazione delle campagne e delle manifestazioni: competenze su come comportarsi in una folla, competenze su come inviare mail a destinatari multipli come nel caso dei mail bombing ecc. Come sottolineato in Cosenza (2004 :97), luso di questa griglia non autorizza a usare come criteri di definizione e classificazione gli autori empirici dei siti web. Non avrebbe senso perci parlare di una tipologia come ad esempio siti del Movimento, siti noglobal ecc. se non allinterno del linguaggio comune. Allinterno di una ricerca semiotica dobbiamo quindi dare peso alle dinamiche di cooperazione interpretativa e alle strategie testuali (ricerca di utenti modello), al problema dellefficacia testuale (la funzione di bacheca di eventi della vita ordinaria), ai programmi di azione innescati da questi testi (sceneggiature comuni e intertestuali). Proponiamo di usare la definizione siti inform-attivi anche a rischio di una certa cacofonia, per designare una categoria di siti web allinterno della quale siano compresi anche i siti del nostro corpus. Si tratta di una definizione sufficientemente
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generale per evadere da qualsiasi considerazione sulla natura degli autori empirici (possono esserci siti inform-attivi afferenti a qualsivoglia orientamento politico e a qualunque campo dinteressi) e da considerazioni che si preoccupino solo di aspetti grafico-visivi del sito. Questa categoria di siti ha due propriet fondamentali: - Presenza di unofferta informativa. - Allinterno di questa offerta, rientra la promozione diretta di performanze individuali e collettive sia nella vita reale off-line che nelluniverso on-line. Queste performanze sono spesso legate a valori intimamente politici. Esse ricevono attribuzioni di senso da pagine web di questo tipo, fornendo a loro volta un feedback semantico: questi siti sono bacheche di mosse tattiche future e vetrine di decisioni strategiche e mosse tattiche passate. Per le mosse future, rimediano quelli che una volta potevano essere i bollettini dazione o i fogli ciclostilati che passavano fra gli studenti di un ateneo contestatore; per le mosse gi avvenute, offrono resoconti e narrazioni di natura sincretica e/o multimediale (per una definizione di multimedialit, cfr. Cosenza 2004: 23-24). Lazione in definitiva una componente essenziale nella produzione e nella fruizione di questi testi. Siamo di fronte a una classe di testi che, come detto, rimedia propriet di altre forme comunicative che lhanno preceduta cronologicamente, aggiungendo altre propriet derivanti dalle potenzialit di economia e rapidit della Rete. Per essere chiari, dobbiamo ripetere ci che stato gi detto: pi che a qualcosa di nuovo e originale, siamo di fronte a qualcosa che in parte esisteva gi sotto altre forme e con altri supporti espressivi.

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