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Pagnotta – Linguaggi in Rete

Conoscere, comprendere, comunicare nella Web society

PARTE I. Linguaggi della relazione comunicativa.

1.1 Pagnotta. La globalizzazione digitale e i linguaggi in Rete: società e storia di fronte


al futuro.
L’introduzione della Rete reca con sé nuove forme di socializzazione e comunicazione globale
tramite nuovi modi di relazionarsi e linguaggi che portano ad una ridefinizione di campi semantici
e di sistemi di significato della realtà. à Quali sono le nuove modalità?
Presenza di nuove forme di divario sociale tra coloro che hanno facilità d’accesso alla rete e chi
non può
farlo; ad esempio il digitale divide. Una delle forme più gravi è la difficoltà di comprensione delle
nuove forme di linguaggio e le ridefinizioni concettuali ad opera dei “nativi digitali” ß difficoltà di
comunicazione tra generazioni. Ad una modifica della forma espressiva si può accompagnare un
cambiamento nelle modalità di elaborazione dei contenuti fino alla ridefinizione dei concetti (es.
dinamiche socio-relazionali dei social network). Infatti “the medium sì the message”: lo strumento
di comunicazione può promuovere condizionare la formazione di significato degli individui nelle
reciproche interazioni ß Internet come uno dei nuovi media che propone nuove forme di linguaggio
e comunicazione (ibridazione simultanea di diversi contenuti: audio, visivo, sonoro). La larga
diffusione della Rete e dei devie hanno portato alla creazione di Internet come un nuovo spazio in
cui uomini utilizzano nuovi linguaggi, espressioni, relazioni, interessi l’analisi di nuove forme
comunicative consente di comprendere la situazione dell’uomo postmoderno; il linguaggio infatti è
un elemento ricettivo e produttivo.
[Presente parcellizzato in frammenti di senso delle grandi narrazioni collettive (filò – filò urbano -
talkshow): condizione di crisi della postmodernità]
1.2 Spina. Per una forma breve della comunicazione complessa.
Fra le modalità della comunicazione che l’innovazione tecnologica ha mostrato sono emerse
la rapidità e la brevità. Entrambe tendono a sintetizzare, ad economizzare, l’una il tempo e l’altra
lo spazio del materiale scritto comparazione con fenomeni presenti nell’antichità.
La rapidità della comunicazione in passato era legata alla responsabilità dei discorsi degli
ambasciatori delle cariche pubbliche della polis. Tralasciando la rapidità, il problema della brevità
era collegato alla chiarezza e all’essenzialità, alla brachylogia (ridurre al minimo gli elementi di
un/a discorso/risposta) e allasyntomia (concisione, il taglio delle locuzioni). Secondo Socrate tali
operazioni, finalizzate alla comunicazione, erano le due proprietà del locutore modello; il problema
era semmai il valutare cosa ridurre in un discorso breve rispetto ad un lungo e sinuoso discorso.
Oggi invece si assiste ad una comunicazione-lampo, Basata sugli slogan o alla richiesta di brevità
nello scambio comunicativo. Si apre dunque una duplice valutazione, di degradazione dell’epoca o
condizionamento positivo dei tempi. Il problema non consiste tanto nella rapidità di tale
scambio discorsivo o nella povertà comunicativa di untweet, quanto nel voler caricare, condensare
entro un messaggio breve tutta la complessità, tutte le
articolazioni della realtà in cui vive il soggetto. La riflessione si deve spostare sulla qualità
espressiva di tale messaggio corto. Come affrontare quindi la responsabilità comunicativa attuale?
Innanzitutto risulta proficuo l’atteggiamento di accogliere la temporanea disponibilità di utilizzare
entrambi i sistemi di trasmissione dei contenuti.
Adesso segue la comprensione del contesto comunicativo. Riprendendo la lezione di Quintiliano e
della quadri pertita ratio, con cui egli individuò le quattro operazioni del processo comunicativo
verbale (aggiunta, sottrazione, cambiamento del posto, sostituzione), si deve infine riconoscere ed
accettare che la divulgazione odierna avviene perlopiù nel campo della sottrazione, sebbene le
altre azioni rimangano a livello potenziale e non siano scomparse.
1.3 Astori. The medium is the language. Riflessioni sul “chattato”.
A differenza dello scritto, l’SMS impone una brevità tale da non permettere il pieno recupero dei
tratti paraliguistici à si adotta l’abitudine a farne a meno, creando così nuove forme di socialità:
l’esempio è il“chattato”. Nonostante si sia verificato come il piano paralinguistico risulti decisivo
nella comunicazione la tecnologia moderna ha favorito la creazione di un vero e proprio
linguaggio, diffuso tra i giovani, dove il parlato e le sue declinazioni (tono di voce, espressività…)
sono sostituiti dalle emoction, dalla punteggiatura, dalle abbreviazioni o diversi tipi di carattere per
cercare di ricreare al meglio il parlato tra due soggetti. L’idea del “chattato” come produzione
comunicativa, che va delineandosi come struttura linguistica attuale, sottolinea quanto
il medium condizioni l’atto in sé: la plasticità comunicativa permette all’individuo di adeguare
progressivamente il bisogno comunicativo ad un uso sempre più adatto del mezzo, sviluppando
sistemi di rappresentazione in grado di sopperire all’assenza dei tratti paralinguistici.
1.4 Cantelmi. La relazione tecno-liquida: l’amore e l’amicizia ai tempi di Internet.
Nella società tecno-liquida il punto di partenza è la ridefinizione dell’identità, dell’
“esserci”. Esserci
significa rinunciare ad un’identità stabile e adottare una mutevole, difforme, ambigua. L’identità
ha come paradigma odierno la liquidità, che si esprime nella sua massima forma
della virtualizzazione. Le
conseguenze: 1) l’interazione tra due persone avviene sulla base del reciproco soddisfacimento di
bisogni individuali e temporanei, non più una relazione di identità complementari. La rottura della
relazione avviene nell’emergere di nuovi e diversi bisogni (à debolezza legami affettivi); 2) nello
specifico di una relazione coniugale, tale liquidità mina i presupposti della stabilità della coppia e
dunque un ritardo o assenza nell’assunzione della genitorialità. Se dunque l’era tecno-liquida si
caratterizza dalla crisi della relazione interpersonale, unendosi alla tematica della velocità, è
possibile identificare tre fenomeni di base a tale condizione, amplificati dalla cornice della
pervasività della tecnologia digitale:
• incremento del tema narcisistica ß civiltà dell’immagine;
• fenomeno del sensation seeking: la relazione interpersonale coincide con una delle emozioni
sperimentate dall’uomo;
• tema dell’ambiguità: rinuncia di identità e ruoli per la fluidità degli stessi, con la rinuncia alla
responsabilità e alle potenzialità generative.
à Dalla relazione alla connessione: perdita della narrativa personale (intesa come la capacità di
unificare in modo unitario il senso ed il significato delle molteplici esperienze)
In definitiva la rivoluzione digitale e la virtualizzazione della realtà intercettano e plasmano alcune
caratteristiche dell’uomo postmoderno: narcisismo, velocità, ambiguità, ricerca di emozioni,
relazioni superficiali. Tuttavia la caratteristica principale della socialità tecno-liquida rimane la
pervasività della
tecnologia nelle interazioni tra i soggetti, che si esplica nella nuova forma della connessione. Da
essa ricadono le conseguenze sulle forme di linguaggio, dell’espressione sentimentale e degli
ambiti relazionali.

1.5 Ferrandi. Il giornalismo ai tempi di Internet: il ritorno del giornalismo esplicativo e


della sua funzione educativa. (v. Valentini)

1.6 Baldini. Il “digital storytelling” e le narrazioni dei rifugiati politici e richiedenti


asilo.
Analisi del “digital storytelling”: insieme di storie personali che si possono raccontare ad un
pubblico potenzialmente vasto tramite l’uso delle tecnologie digitali; tali storie variano nel
linguaggio e nel format a seconda del contenitore nel quale sono prodotte. L’esperienza narrativa
coinvolge entrambi gli attori della relazione, narratore e pubblico, in uno spazio di ascolto in cui vi
è l’assenza di entrambi: infatti vi può essere ritardo nella trasmissione di un messaggio e la sua
lettura, oppure un’immediata visione. Gli elementi che lo caratterizzano sono l’assunzione di una
forma narrativa, personale entro un contesto creativo di gruppo, e l’intento di condividerlo in Rete,
dove potenzialmente può continuare tramite attori sociali differenti. È importante quindi
l’approfondimento non solo degli stili, dei soggetti e del luogo di provenienza coinvolt inel processo
ma anche del contesto e delle condizioni in cui le storie si sviluppano e vengono condivise come
fonti. La dimensione multimodale e multimediale del digital storytelling della Rete facilita
l’apertura al
dialogo in contesti multiculturali differenti. Caratteristiche delle narrazioni dei rifugiati politici e
richiedenti asilo (es. “IntegrArt”): scopo è la comprensione delle storie dei soggetti in cerca di una
nuova identità, fornendo un immagine diversa da quella presentata dai mass media.
1.7 Franchi. Lo sguardo degli altri: scegliere nell’ambiente del Web.
Internet ha contribuito ad esaltare la dimensione relazionale entro le scelte individuali, creando un
ambiente di reciproche influenze arricchite da elementi emozionali. Il tempo del Web aumenta
l’ampiezza di opzioni e di scelte. Analizzando il processo decisionale, se si considera il fatto che la
decisione è un processo finalizzato a trovare il risultato tra diverse opzioni includente
anche bias cognitivi, spesso si dimentica di includere il peso delle dinamiche relazionali. Nel
contesto del Web le scelte che vengono compiute per poterle comprendere necessitano di
considerare una costante interazione tra informazioni ed individui.
Tre piani di osservazione della scelta: piano individuale (soggettivo), influenza dei modelli sociali
(beni di consumo), carattere relazionale (confronto con gli altri). Questi piani sono stati influenzati
dal Web dalla veicolazione di componenti emozionali e dal fatto che la Rete conferma i criteri di
scelta dei soggetti piuttosto che metterli in discussione.
-- Infatti molte scelte degli individui vengono realizzate sulla base di strategie di semplificazione,
ovvero dei processi intuitivi: il Web propone tali scorciatoie tramite i ranking dei suoi contenuti.
Tuttavia Intenet svolge un ruolo ambivalente nel processo decisionale dell’individuo: se da un lato
il contesto offre numerose informazioni per poter scegliere in modo più sicuro e completo il
risultato dell’azione, dall’altro la medesima vastità di opportunità lascia la tendenza ad essere in
dubbio sulla validità della decisione stessa.
-- Internet aumenta il peso delle influenze reciproche. Una peculiarità della Rete è che essa è il
contenitore di un insieme di storie individuali; in tal senso la Rete stessa forma una nuova
sensibilità estetica e creativa. Al contempo Internet contribuisce a plasmare una forma narrativa
odierna, diversa dal passato. Se in precedenza vi era una distinzione tra informazione e
narrazione, ove la prima aveva il compito di descrivere fatti in modo preciso e fruibili e la seconda
di inserirli in un orizzonte di senso identitario tramite elementi suggestivi, lo scenario dei social
media ha annullato questa distinzione. L’accessibilità del pubblico, grazie al Web, ha portato
l’informazione ad assumere le proprietà della narrazione e a rendere il pubblico stesso partecipe
nella costruzione di storie condivise. Da sempre il ruolo assunto dalle storie è oltre che un
cambiamento di stilemi linguistici ed espressivi: rappresenta una trasformazione nella costruzione
della realtà delle società.
à A partire da queste considerazioni, risulta evidente come vi siano modalità di influenza e
persuasione da parte delle tecnologie digitali nei processi di scelta individuali. Un esempio di
queste modalità derivano dalla nudge regulation: insieme di metodologie di condizionamento
applicate alla sfera pubblica con l’obiettivo di ridurre le scelte non ottimali a livello individuale e
collettivo, inducendo a compiere buone scelte in diversi ambiti facendo leva su meccanismi di
gratificazione. Esempio di tecnologia persuasiva basata su tali procedimenti sono le App: un
processo tecnologico con la funzione di semplificare, massimizzare alcune attività a seconda
dell’ambito impiegato. L’esplosione della app ha portato alla creazione di una Appeconomy; esse
potrebbero influenzare i comportamenti degli individui e modificare il processo decisionale (rischio
di Gardner: omologazione, comportamenti stereotipati). Dal momento che Internet incoraggia le
reciproche influenze, è anche vero che ha aumentato la collaborazione tra individui: ciò è visibile
nei vantaggi economici (riduzione costi intermediazione, acquisizione capitale sociale) e nelle
pratiche adottate dagli individui (à economia della condivisione).Sebbene alcune ricerche
ritengano già che i social network e la Rete siano capaci di alimentare un carattere fiduciario e di
reciprocità tra gli individui, è possibile individuare un’iniziale forma di identificazione collettiva con
temi o situazioni connotate da forte carica emozionale. Tuttavia tale condivisione di contenutisi
ferma ad un livello teorico, senza alcun successivo impegno concreto. In conclusione la tecnologia
cambia lo scenario delle scelte degli individui, in quanto essa ha superato la dimensione
strumentale per entrare nella sfera esistenziale poiché ha assecondato le preferenze dei soggetti.
Assumendo la dimensione universale del nuovo ambiente della Rete si accettano sia i vantaggi che
i suoi rischi. I punti chiave del mutamento tecnologico sul processo decisionale vede a) il
cambiamento degli
orizzonti dei risultati e b) il processo di costruzione dell’identità appoggiarsi in una molteplicità di
scelte; laconseguenza di questi fattori porta al dilemma della scelta.
PARTE II – Linguaggi dell’identità (parte psicologica)
2.1 Corsano. Adolescenti e social network: la presentazione di sé nella Rete.
A partire dagli anni Novanta la comunità scientifica ha iniziato ad interrogarsi sulla presentazione
del sé degli individui sulla Rete. Un esempio è la teoria dell’iperpersonalità (Walther e Burgon): i
soggetti, comunicando online, assumono la tendenza a classificare gli altri e se stessi sulla base di
categorie sociali predefinite in modo maggiore rispetto alla vita reale; la teoria assume quindi che
la Rete sia carica di contenuti sociali stereotipati. Nel corso degli anni è stata individuata dagli
autori una successiva tendenza verso la selective o optimized self-presentation da parte degli
utenti: il maggiore controllo su contenuti ed elementi online scambiati durante la
comunicazione volti a formare e rappresentare l’identità dei soggetti. In particolare si focalizza
l’attenzione sugli adolescenti, i maggiori fruitori di Internet e dei social nello specifico. La presenza
dei giovani in Rete e nei social network risponde quindi a logiche identitarie, come il bisogno di
appartenenza e di visibilità. La Rete diventa quindi il luogo ove realizzare i delicati compiti evolutivi
del periodo dei soggetti.
à La presentazione del sé in Rete può essere effettuata in molti modi, esprimendosi principalmente
per mezzo di un profilo personale caratterizzabile da diverse informazioni di qualità e quantità
sulla propria identità. Questo elemento del profilo online è la base per poter emergere nella Rete e
nelle connessioni sociali virtuali. Se è vero che gli utenti esercitano un controllo più selettivo sui
contenuti da presentare online, secondo il modello classico di Walther, d’altra parte esiste una
comunicazione che libera gli utenti da vincoli, pregiudizi e caratteristiche personali e che possono
liberamente selezionare e modificare le informazioni sul profilo personale (Social Identity De-
individuation). Vi possono essere due principali strategie di presentazione di sé: a) positiva,
orientata a fornire l’immagine migliore di sé anche occultando alcune caratteristiche; b)onesta,
vicina a come il soggetto realmente si percepisce. Inoltre bisogna evidenziare come il processo di
costruzione identitaria implichi anche una definizione dell’immagine corporea degli adolescenti.
In conclusione la ricerca sottolinea le potenzialità offerte dai contesti virtuali rispetto ai processi di
costruzione dell’identità individuale, che offrono nuove modalità di espressione del Sé; tale
situazione potrebbe essere intesa come un tentativo di gestione tra la percezione del Sé e gli ideali
dell’Io, tramite operazioni creative e riparative. Tuttavia è bene precisare i possibili rischi
dell’eccessivo utilizzo delle piattaforme virtuali, come una frammentazione del Sé e l’accettazione
della propria identità.
2.2 Barbieri. Identità disincantate. Il pensiero di sé nella dimensione relazionale del
Web.
In relazione agli aspetti somatici dell’identità, Internet offre una possibilità alternativa e
divergente: consente di allacciare relazioni lasciando il corpo fuori dalla stessa. La comunicazione
avviene di fatto tramite il filtro dello schermo, che riserva una sua peculiare modalità di relazione.
Tale esclusione del corpo può essere momentanea oppure duratura, che determina quindi come
porsi di fronte ad alii.
Due domande si pongono necessarie:
1) se il corpo è una componente ineliminabile del senso del Sé, come si realizza un’identità in Rete
lontana dalla fisicità? à nel Web non si trovano individui dotati di identità “reale” ma diverse
presenze virtuali, identità simulate e fittizie. Freud: “materializzazione” di porzioni dell’Io
dell’autore che hanno forma ed esistenza diversa. In sostanza la creazione e lo sviluppo
dell’identità online dipende comunque dalle intenzioni del soggetto “reale”; lo spazio del Web è un
contesto di simulazione dove si possono proiettare diverse percezioni del Sé.
2) la mancanza del corpo reale nel mondo virtuale come viene percepita? Come condizione
anomala o funzionale allo sviluppo e ricerca del Sé? à gli aspetti fondamentali relativi alla
corporeità dell’individuo
(esseri in-corporati e soggetti allo sguardo altrui), tramite la virtualità del Web che consente di
rimuovere questi elementi, rimangono tuttavia nel referente “reale” che può sentirsi in una
situazione particolare (Lemma). Infatti tale piattaforma virtuale diventa il canale della
rappresentazione psichica dei soggetti del proprio Sé, la quale si ritiene distaccata dalla
dimensione corporea. Spesso la dimensione mentale è ritenuta come la parte autentica della
propria identità. Tale fenomeno viene definito “ritiro psichico cartesiano” e consiste nel sostenere il
contrasto tra la mente ed il corpo per il Sé (Lemma). Tale dissociazione porta negli adolescenti ad
una ricerca della bellezza secondo i canoni vigenti oppure ad una personalizzazione
(piercing,tatuaggi) per riprenderne la proprietà (Charmet). Infine la scissione tra corpo e mente è
la causa di molte psicopatologie, ad esempio l’anoressia e la bulimia nervosa e l’isteria.
Quali sono quindi le caratteristiche del pensiero nel Web?
à plasticità del cervello: la frammentazione dei contenuti e la loro fruizione veloce e parziale porta
alla riduzione della memoria individuale e dunque ad un modello unico di espressione e di
pensiero;
à la disposizione mentale della simulazione, del “far finta” si associa ad un pensiero non profondo,
non
complesso ma veloce, lineare e lontano da responsabilità individuale. Sullo spazio virtuale si
ricercano idee e contenuti che confermano quelle possedute piuttosto che metterle in dubbio;
à a queste si associa la disposizione psichica dominante del narcisismo, ove le relazioni sono intese
come idealizzazione reciproca di alter secondo il processo del rispecchiamento (pensiero
autoconfermativo);
à la mentalizzazione (o capacità riflessiva), ovvero il processo di percezione di se stesso e di alter
nei modi in cui un soggetto viene pensato in relazioni psichiche reciproche, viene indebolita e
semplificata secondo schemi mentali prefigurati.
In conclusione, esiste una sovrapposizione tra ciò che è osservato nel Web e al di fuori di esso e le
psicopatologie che ne scaturiscono. Questi aspetti sono tra loro trasversali e coinvolgono il senso
del Sé ed il processo di costruzione dell’identità individuale. Esempi di questi elementi sono
l’imperativo del godimento effimero, il vuoto identitario e di pensiero. Vi è quindi un collegamento
tra i valori di una società e le psicopatologie, che si radicano in anomalie dell’identificazione e del
rapporto del soggetto con il suo percepirsi e rappresentarsi.
2.3. Musetti – Cattivelli. La Rete incantata. Linguaggi dell’Inconscio digitale.
Analisi degli aspetti inconsci della vita online. È probabile che Internet adoperi modalità di
funzionamento psichico e relazionale arcaiche, dal momento che esso è uno scenario immaginario.
Se le comunicazioni digitali si presentano come una interconnessione tra molteplici individui, allora
le dinamiche psichiche del
Web sono strutturalmente gruppali. Dunque l’analisi della Rete utilizza studi psicoanalitici di
gruppo in
quanto Internet non è uno strumento o un oggetto bensì un ambiente gruppale virtuale di massa.
Tale concezione della dimensione collettiva organizzata fa parte della cultura in cui il soggetto è
inserito. La digitalizzazione del mondo attuale si pone tuttavia in discontinuità in quanto il Web
incorpora a sé i processi sociali online ed offline, dove risulta difficile distinguere l’impatto del
nuovo media sui modelli di interazione. Infatti gli script comportamentali e mentali sono in via di
ridefinizione, dove il soggetto sarà attraversato dai flussi comunicativi indipendentemente dalla
volontà dell’individuo. Dal momento che la mente umana ha la disposizione ad allinearsi con le
strutture di pensiero collettive che la precedono (già autodeterminate), un punto di partenza per la
comprensione psicodinamica del Web è studiare come un
gruppo/singolo individuo può funzionare “a massa” rinunciando a specificità proprie ed esporsi alla
logica e mentalità del gruppo e dei legami gruppali. A livello etimologico, in termini generali, si può
parlare di gruppo inteso come un insieme di relazioni che si sviluppano entro dei precisi confini che
delimitano cosa è in-group dall’out-group. Il Web ha modificato tale nozione di gruppalità, in
quanto esso è una rete strutturalmente rizomatica. Anche il considerare il Web come un
contenitore di gruppi, si pone lo stesso problema. Infatti ogni utente possiede relazioni a livello
inter gruppo, come nelle cerchie dei social network, ma interiorizza anche dinamiche intra gruppi
nel medesimo gruppale, facendo sì che ogni utente abbia interazioni con gruppi diversi.
In conclusione, non vi è più una netta distinzione tra realtà online e realtà offline; questo mette in
difficoltà i tradizionali livelli di analisi psichici dell’inconscio. La condizione immersiva e interattiva
dei gruppi nel cyberspazio rende problematica l’identificazione dei livelli di analisi entro un campo
sempre attivo, che produrrà le proprie dinamiche relazionali e le annesse narrazioni. Da questa
considerazione nascono le sfide che Internet pone alla psicologia sociale: a) L’assunzione di base
genetica, ovvero la transizione verso la maturità del soggetto, è minata dall’appagamento
immediato dei desideri. b) L’acquisizione e la costruzione di un sé identitario, basato su processi di
differenziazione e individuazione, è reso impalpabile da un perenne stato di connessione ove si
realizza un laborioso criterio di scelta del soggetto tra una moltitudine di possibilità.
c) L’attenzione all’apprendimento virtuale che, nonostante i pregi, porta alla formazione di un
pensiero in continuo e frenetico fermento che ignora elementi complessi e di riflessione.
2.4. Longo. L’anima nella Rete e l’identità dislocata.
Con il tempo e la crescente secolarizzazione i concetti di anima e la religione hanno assunto una
visone laica, che viene ad identificarsi con le facoltà cognitive del soggetto (es. coscienza). La
nascita e lo sviluppo progressivo di Internet ha portato a concepire un’intelligenza non più solo
collettiva, ma connettiva: un’intelligenza diffusa in Rete che connette uomini e macchine e capace
di realizzare attività cognitive mai viste in passato. Tuttavia è anche vero che Internet non
possiede né sentimenti né emozioni né coscienza. Internet preannuncia l’avvento di una situazione
che manifesterà un’intelligenza connettiva sorretta dalla comunicazione, che porta alla formazione
di una vera e propria mente sociale connettiva. Il trasferimento dell’anima della Rete, con la
conseguente dislocazione dell’identità, è ancora rifiutato a fronte dell’aumento delle capacità
cognitive e comunicative pur di non rinunciare alla unicità individuale del soggetto e ciò che ne
consegue.
à Limiti nella creazione della situazione sopra descritta: l’imprevedibilità di certi elementi e
l’instabilità del sistema stesso. La prima deriva dalla trasposizione online degli elementi presenti
nella vita reale che ostacolano uno sviluppo lineare (es. inquinamento, criminalità…); la seconda
invece dal sovrannumero dell’informazione presente sulla Rete, causa ed effetto della trasparenza
online ma anche della paralisi del sistema. Ma quale potrebbe essere lo scopo, il senso di questa
condizione capace e desiderosa di progettare il proprio destino o la propria storia? Rimanere in uno
stato di conoscenza totale imperturbabile, nella sua autorefenzialità contemplativa, incapace di
sviluppare emozioni o coscienza oppure di evolversi grazie alle capacità degli esseri umani di
sviluppare coscienza ed emozioni? Vi potrebbero essere fase di cambiamenti ed instabilità
innovative.
ß È solo tramite la comunicazione con Alter che sorge e si sviluppa l’intelligenza e prima ancora
l’identità individuale. Da sempre l’uomo è scopritore di invenzioni per scoprire il mondo. Ma nel
produrre la tecnologia l’uomo stesso di modifica a partire da quella. Tale trasformazione in passato
avveniva in modo lento e graduale, mentre oggi l’innovazione tecnologica ha reso evidente il
carattere dinamico ed evolutivo dell’essere umano. Un’evoluzione non soltanto biologica ma
soprattutto culturale ed in particolare tecnologica. Le trasformazioni che inducono le scienze
tecnologiche hanno assunto due principali finalità: da un lato terapeutiche, ovvero al recupero
totale o parziale di facoltà compromesse o perdute, dall’altro migliorative, cioè al potenziamento di
facoltà naturali alla creazione di inedite. È in riferimento a queste ultime che si predice l’avvento
del post-umano. In entrambi i loro aspetti le tecnologie rispondono al desiderio profondo di
longevità dell’essere umano, che tuttavia sembra destinata a rimanere un miraggio. Tali
potenziamenti della prospettiva post-umanista riguardano soprattutto quelli mentali, volti ad
aumentare
l’intelligenza e di poter rispondere ai principali interrogativi e “metadomande” della scienza,
poiché nonostante i limiti evolutivi dell’uomo egli tende a cercare di scoprire ciò che non è
possibile, e quindi a cercare la strada per superare i suoi limiti cognitivi e fisici.
à L’avvento del post-umano consiste dunque in tale superamento di caratteri fisici e mentali. Vi
sono autori come Minsky e Moravec che sostengono una visione di totale affermazione della
scienza e della tecnica che porterà l’uomo ad avere margini di libertà mai espressi finora,
basandosi su un’etica progressista ed utilitaristica che si allontana dalle concezioni universalistiche
e solidaristiche. Secondo questi autori il futuro dell’umanità è segnata dall’abbandono del corpo
verso il cyberspazio, che offre possibilità illimitate di conoscenza e longevità per scoprire i segreti
più reconditi dell’esistenza. à Quesito: se l’individualità di una persona viene riposta entro un
software, cosa ne è dell’individualità stessa quando il software subisce un aggiornamento extra-
corporeo, ignorando l’esperienza del soggetto? E nell’ipotesi di una copia della stessa, dove risiede
il vero Sé? Nelle considerazioni di entrambi gli autori c’è uno svilimento della componente
corporea ed emozionale a favore di un’esaltazione della razionalità, con la perdita
dell’interrogativo di senso
che caratterizza l’uomo. In definitiva vi è una progressiva identificazione dell’anima con le facoltà
cognitive e un graduale trasferimento dell’identità entro Internet. Gli studi volti ad unire
componenti robotiche-meccaniche all’uomo cercano di rendere labile il confine tra uomo e
macchina, ma con la conseguenza di avere ricadute a livello psicologico sulla stessa identità
dell’individuo, ove i segnali corporei sono fondamentali per la definizione del Sé. La simbiosi uomo-
macchina potrebbe sì portare potenziamenti cognitivi ma anche ad una perdita di identità, non
solo individuale ma anche collettiva, in quanto tale soluzione non risponde al problema più
profondo dell’autoconsapevolezza di essere in uno spazio ed in un corpo definiti tramite
l’esperienza dell’anima, elusa tramite la versione laica della coscienza e del rapporto tra coscienze
individuali e collettive.

PARTE III – Linguaggi della devianza, del diritto e della prevenzione.


3.1. Lavenia – Stimilli. Linguaggi della net-dipendenza e dell’isolamento tecnomediato:
tra sintomi e primi approcci di intervento.
La Rete è un potenziatore di possibilità umane a livello di capacità e creatività. Lo spazio virtuale
viene
sperimentato come espansione e dilatazione della mente: l’utente sperimenta davanti a sé lo
spalancarsi di nuove possibilità nell’estensione della fantasia e del proprio sé. L’evoluzione rapida
dei modi di comunicare e di relazionarsi ha posto dei cambiamenti continui nei modi rapportarsi
dei soggetti con la tecnologia ancor di più tra soggetti stessi; a sua volta tali modifiche recano con
sé un’alterazione della costruzione dell’immagine di sé e dell’identità della persona in relazione
anche con gli altri. à In sostanza le modalità relazionali offerte dalla tecnologia di Internet
trasformano non solo il modo con cui ci presentiamo ad altri ma anche le possibilità con cui
percepiamo noi stessi. L’utilizzo e l’interazione con il Web diventa un’esperienza mentale,
cognitiva ed emozionale in grado di influenzare l’utente in modo significativo, come una
frammentazione dell’identità (distacco tra esperienza mentale e corporea), bombardamento
sensoriale (scarsa elaborazione percettiva di senso degli stimoli), distorsione del tempo (difformità
tra visione della Rete come facile e veloce e modalità di strutturazione e fruizione della stessa). à Il
Web quindi diviene luogo di
sperimentazione dell’identità e del Sé. Tuttavia presenta elementi di carenza come i processi di
integrazione della struttura dell’Io e la prova di personalità multiple conduce al rischio della
frammentazione del Sé. È possibile che la fruizione della Rete presenti il pericolo del formarsi di
net-dipendenze; come l’eccesso di sensazioni di disagio e la necessità morbosa di esprimersi, sui
quali si definiscono i comportamenti tipici delle dipendenze patologiche, con ricadute nei vari
ambiti di vita del soggetto. à Fenomeni legati alle dipendenze sono isolamento sociale
(es. Hikikomori), la chat-dipendenza (dove le interazioni virtuali, grazie ad alcune loro proprietà
come l’anonimato, diventano il centro emotivo e relazionale dove si basa l’idea delSé), il cybersex,
il cyberporn addiction.
I primi approcci di intervento di fronte ai sintomi da net-dipendenza hanno come fattore comune la
comprensione e l’accettazione del disagio che sottende tale patologia. L’obiettivo deve essere
quello di ripristinare un corretto equilibrio tra vita virtuale e reale, tramite un’apertura
nell’accettare esperienze differenti dalla Rete, tramite la creazione di un percorso terapeutico
adeguato con l’aiuto di relazioni affettive significative come il contesto familiare. Si predilige quindi
un operazione a più livelli in cui si cerca di restituire le carenze affettive, identitarie, relazionali del
soggetto coinvolto.
3.2. Avanzi – Bassi. I giovani e la dipendenza da gioco d’azzardo online.
Il gioco d’azzardo online, legalizzato in Italia recentemente, presenta fatturati in netta crescita.
Esso ha avuto una rapida ed incontrollata diffusione anche tra i giovani, in quanto la sua
disponibilità online le rende accessibile e fruibile tramite i media digitali. Rispetto a tale fenomeno
sono state individuate due aree principali per i responsabili dell’educazione: a) la prima riguarda la
conoscenza delle potenzialità attrattive del gioco d’azzardo online; b) la seconda invece della
convergenza con i videogiochi. à Il gioco d’azzardo da iniziale divertimento può presentarsi come
una patologia, in quanto la sua struttura risulta favorevole ai processi di apprendimento mentali
dell’uomo.
Infatti a livello giovanile il gioco d’azzardo online risulta attraente per una serie di fattori, quali a)
la comodità e l’anonimato della giocata, b) il fascino del rischio, c) la possibilità di utilizzare
conoscenze acquisite, d) poca spesa in denaro in ampio tempo a disposizione. È importante
sottolineare come poi vi sia una progressiva convergenza tra gioco d’azzardo e videogame, in
quanto entrambi adoperano l’introduzione di meccanismi di rinforzo volti a creare un
“condizionamento operante” nell’utente, spesso tramite versioni
di prova del gioco. La prevenzione più efficace si lega quindi al contesto in cui sono inseriti i fruitori
del gioco d’azzardo; ai responsabili educativi il compito dunque di sensibilizzare l’attenzione
pubblica, tramite l’eliminazione della pubblicità nelle fasce protette e la chiarezza del contenuto
della stessa.
3.3. Tirocchi. Il cyberbullismo: dal fenomeno sociale alle prospettive di intervento.
Per poter affrontare il tema del cyberbullismo è importante considerare i cambiamenti avvenuti nei
processi di socializzazione giovanile à proliferazione degli ambienti di costruzione dell’identità
personale e il maggior utilizzo delle tecnologie comunicative. In questo contesto occorre tenere
conto che la cultura odierna è caratterizzata da modalità pervasive di trasmissione di contenuti
mediali. Proprio tale diffusione di ambienti di socializzazione e della “cultura partecipativa” mette
in allarme gli educatori. Se per bullismo tradizionale viene definito quel comportamento
aggressivo, ripetuto ed intenzionale volto a danneggiare un soggetto, il cyberbullismo si identifica
come latente, psicologico, messo in atto tramite media di comunicazione. à Tuttavia tale fenomeno
viene poco esposto dai media, i quali preferiscono concentrarsi sul bullismo tradizionale. Una
strategia completa per prevenire questo fenomeno dovrebbe basarsi sulla mutua collaborazione
tra le figure chiave dell’educazione, come genitori, insegnanti, educatori, istituzioni politiche.
Ciascuno dei soggetti interessati dovrebbe essere munito degli strumenti culturali adeguati per
poter attuare interventi mirati.
3.4. Bianchi. Internet e gli abusi sui minori. Le risposte del diritto penale.
Internet e le nuove tecnologie informatiche rappresentano strumenti per commettere reati. La
criminalità informatica comprende due fattispecie: a) una è caratterizzata da elementi riconducibili
alla tecnologia informatica, b) mentre l’altra sebbene non preveda propriamente la tecnologia
informatica, alcuni reati
possono essere realizzati anche grazie alle modalità informatiche. à Tra le fattispecie
criminose a sfondo sessuale a danno di minori si individuano in particolare la pedopornografia e
l’adescamento. Tuttavia è anche emerso come anche il minore stesso possa risultare autore di
reati a danno di un suo pari, più o meno consapevolmente; questo il caso del cyberbullismo.
3.5. Mazza. Il Welfare community nella Rete. Una questione di comunità tra
consapevolezza e prevenzione.
Il contributo affronta il tema del rapporto tra il Welfare e la Rete, soprattutto in che modo il primo
può essere di aiuto per creare un sistema di prevenzione da net-dipendenze ed eccessivo utilizzo
di tecnologie digitali. Dall’analisi della situazione attuale emergono due tendenze contrapposte: a)
da un lato la promozione delle risorse digitali tramite finanziamenti per sostenere
l’alfabetizzazione digitale e di strumenti digitali a livello aziendale; b) dall’altra la prevenzione e la
gestione della dipendenza da Internet e le nuove tecnologie di comunicazione. Entrambe sono
volte a preparare gli utenti ad un uso critico e consapevole dei nuovi media. La società odierna è
infatti sede delle net-dipendenze, una patologia che reca gravi conseguenze sulla vita individuale
e collettiva della persona. In tale ottica il welfare lavora affinché la comunità sia preparata difronte
alle potenziali conseguenze negative della diffusione della Rete: ad esempio come il tema della
privacy.
Il concetto di Welfare community si lega al concetto di esclusione sociale. Con esso si intende un
sistema capace di risponder alle domande di protezione individuale tramite molteplici canali
pubblici e privati, con l’obiettivo di mobilitare tutte le potenzialità presenti sul territorio per offrire
prestazioni sociali efficienti ed efficaci. È un superamento dell’ottica assistenzialista del welfare
tradizionale, prediligendo un approccio volto a rendere i soggetti in persone responsabili ed attivi
rispetto alle policy stesse, acquisendo maggiore consapevolezza della propria potenzialità. La
comunità diventa quindi quell’ambito sociale dove i vari stakeholder assumono una propria
responsabilità nei confronti della collettività. Affinché tutto ciò si realizzi le differenti istituzioni
dovrebbero ridurre il ruolo gerarchico ed interagire nel contesto sociale tramite azioni inclusive con
lo scopo di creare una governance multi stakeholder. A livello nazionale l’integrazione delle nuove
tecnologie presenta dei ritardi rispetto a livello internazionale; comunque sono in attuazione dei
programmi volti a promuovere l’utilizzo e l’informazione delle tecnologie digitali affinché ogni
possibile prevenzione sia impostata dalla conoscenza degli oggetti in questione. Nell’ambito
dell’Unione Europea assume una posizione centrale nell’ottica del Welfare community il concetto
di “competenza”. Essa è definita attorno a quattro dimensioni: personale, lavorativa, concettuale,
operazionale. L’introduzione nei programmi formativi di tale concetto porta ad una visione
dell’apprendimento con lo scopo, come detto in precedenza, di favorire a livello comunitario la
promozione e lo sviluppo di una formazione personale adeguata a professionale a partire dalle
potenzialità individuali. A livello europeo sono state individuate otto competenze chiave che
correlate tra loro risultano determinanti per la realizzazione del soggetto. In relazione ad Internet
la competenza digitale, inclusa nelle otto competenze, più che intendersi sugli aspetti tecnici di
utilizzo è finalizzata alla costruzione di una parte critica, riflessiva delle tecnologie
dell’informazione. In seguito alla riflessione sull’ambito della Rete, sono state individuate quattro
abilità, rispetto alla diffusione delle tecnologie informatiche e di un loro utilizzo scorretto, in ambito
comunitario. Esse sono: a) la riflessione (creazione di spazi di riflessione condivisi); b) la
comunicazione (creazione di piani comunicativi ed informativi per la trasmissione e comprensione
delle nuove tecnologie digitali); c) la progettazione(creazione di strutture volte alla pianificazione
di progetti, alla loro condivisione ed alla valutazione professionale degli stessi all’interno della
realtà comunitaria); d) l’immissione e la condivisione di esperienze su Internet (creazione
di database strutturati e ragionati open access per favorire la valorizzazione del patrimonio di
esperienze, progetti e conoscenze condivise all’interno della comunità).

PARTE IV – Linguaggi dell’apprendimento e dell’educazione.


4.1. Bosi. Dal pennino al tablet. Mezzo secolo di scrittura fra i banchi di scuola.
Il passaggio da uno strumento tecnologico all’altro non ha risolto molti problemi urgenti di periodi
passati, creando diffidenza sul dinamismo della situazione presente. Il patrimonio delle generazioni
passate la generazione precedente lo ha lasciato a sé stesso, percepito come un qualcosa di non
utile al presente. Così la generazione attuale vive all’interno di due diverse epoche, caratterizzate
dai due strumenti. Quella successiva si estende più verso la dimensione spaziale che temporale,
scrivendo la sua storia nel momento presente per poi dimenticarla, invece che ripeterla come la
generazione precedente. Per questo è importante prestare attenzione ai mutamenti dei contenuti
e dei linguaggi, poiché gli strumenti che vengono utilizzati cambiano a seconda dei luoghi e delle
epoche imponendo di intervenire sulle relazioni umane, sulle istituzioni educative e sulle logiche
sociali.
La scrittura si afferma di conseguenza come lo strumento essenziale della conoscenza e
l’apprendimento è saldamente collegato al processo che intercorre tra il leggere e lo scrivere.
Nondimeno, in passato, queste due attività costituivano insieme il processo fondamentale alla
base di ogni conoscenza, l’attitudine umana alla comunicazione in seguito allo svilupparsi del
linguaggio; da una cultura orale ad una cultura industriale che necessità di leggere e scrivere.
La scrittura col pennino favorisce quindi una vasta presa di coscienza sui sentimenti delle masse
contadine. Infatti il processo del “leggere scrivere” è strumento di crescita del sé attraverso la
conoscenza del mondo, è il linguaggio proprio della scrittura. Nella cultura orale si tramandavano
le storie delle generazioni precedenti, la letteratura invece raccoglieva l’idioma di un popolo.
Tuttavia con l’arrivo dei media elettronici la scrittura non sarà privilegio della pagina scritta, bensì
sarà richiesta anche da altri strumenti per realizzare un prodotto assieme ad immagini e suoni. Se
tramite la scrittura si era transitati da un’epoca che esercitava la conoscenza tramite il suono e il
ritmo delle parole, ad una visiva, in cui lettere e frasi leggevano il mondo e si scrivevano nella
mente per poterle scrivere, oggi viene messa in scena la sensorialità tramite diverse forme
combinazioni di elementi. La conseguenza è che se aumenta la preparazione didattica, aumentano
anche i disturbi legati all’apprendimento, come l’analfabetismo di ritorno. Come descrive Ong, con
l’avvento della scrittura si inaugura il primato del vedere sull’ascoltare. Di conseguenza risulta
lecito domandarsi se l’influenza dei media elettronici possa coinvolgere, come successe con il
pennino, la problematica dell’apprendimento e del pensiero. Il modo di pensare e di argomentare
odierni si conformano al modello spaziale dell’ipertesto piuttosto che a quello lineare del libro.
4.2. Trinchero. Apprendimento e tecnologie digitali. Credenze ed evidenze empiriche.
Le tecnologie digitali favoriscono l’apprendimento o ci rendono meno capaci di pensare? Rispetto a
quanto solitamente di pensa, studi empirici dimostrano che il mezzo di diffusione delle
informazioni non ha un peso rilevante rispetto alle strategie utilizzate e alla qualità delle
interazioni sviluppate.
Infatti è dimostrato che
a) non è l’uso di tecnologie a migliorare l’apprendimento, ma la strategia formativa utilizzata. In
altre parole, il come si utilizza la tecnologia è più importante del se si usa la tecnologia. I risultati
mostrano che essa è più efficace se utilizzata come supporto piuttosto che strumento principale di
formazione;
b) la sovrabbondanza di stimoli ed informazioni non produce apprendimento ma sovraccarico
cognitivo.
L’apprendimento del soggetto avviene tramite l’elaborazione graduale delle informazioni in
costruzioni mentali a cui vengono associati dei significati e trasformate in conoscenza stabile; data
la limitata capacità della mente umana, un eccesso di informazioni porta alla non efficiente
produzione delle rappresentazioni cognitive;
c) l’esplorazione autonoma della Rete non è una strategia efficace per apprendere.
Un’elaborazione profonda necessità di recuperare significati importanti e funzionali
all’apprendimento, collegando i significati in esso
presenti alle conoscenze pregresse. L’esplorazione online è adatta a chi possiede una buona
conoscenza in materia;
d) la multimedialità favorisce l’apprendimento nella misura in cui è compatibile con il
funzionamento
cognitivo umano. Tramite l’utilizzo di alcuni principi per l’elaborazione di un
prodotto multimediale (es.segnalare passaggi chiave, brevi segmenti concettuali, rappresentazioni
grafiche…) è possibile aiutare l’apprendimento del soggetto;
e) fornire agli allievi conoscenze base consente un successivo utilizzo di laboratori virtuali e
simulati. L’uso di questi ultimi per l’apprendimento di concetti base non sortisce effetti superiori
rispetto all’insegnamento tradizionale. Risultano più efficaci con soggetti “esperti” che hanno già
assimilato le nozioni ed abilità basilari;
f) il web-based learning è efficace se vi sono possibilità di feedback ed esercizi metacognitivi. Con
l’espressione web-based learning si fa riferimento all’utilizzo della Rete come ambiente di
apprendimento, autonomo o guidato da docente/tutor (es. consultazioni
online, software interattivi…). Gli interventi di tale apprendimento risulta poco efficienti, in quanto
non considerano l’importanza della guida del docente/tutor. Tale tipologia di acquisizione di
conoscenze risultano valorizzati se vi sono momenti, reali o computerizzati, di sperimentazione
pratica delle rappresentazioni mentali assimilate. Inoltre tale feedback deve dare la possibilità al
soggetto di rendersi autonomo nella capacità di discernimento del suo apprendimento;
g) il lavoro di gruppo con le tecnologie è efficace se strutturato in modo opportuno. Esistono
strategie di gruppo con lo scopo di favorire un’elaborazione delle informazioni trasmesse tramite le
reciproche interazioni tra i partecipanti, grazie al supporto della tecnologia;
h) i “nativi digitali” elaborano le informazioni come gli “immigrati digitali”. Non vi sono evidenze
che dimostrano che l’uso prolungato e sistematico delle tecnologie cambi il modo con cui la mente
umana accede alle informazioni e le elabora, nonostante si possano incrementare conoscenze
specifiche ed abilità.
4.3. Siclari. Navigare nel cyberspazio. L’irrinunciabile bussola della ragione pratica: tra
etica e
responsabilità.
Lo spazio di Internet cresce e si dilata continuamente con l’aumentare dei naviganti e dei
contenuti da loro immessi online. Per questo risulta utile chiedersi come è possibile orientarsi
dentro la Rete. C’è anzitutto un aspetto “tecnico”: una certa conoscenza della natura della Rete e
di come funzionano e si combinano i diversi elementi potrebbe rendere cauti e attenti i
comportamenti degli utenti; ad esempio la consapevolezza che l’esercizio di una libera attività
online è un mutuo adattamento all’ambiente predeterminato. Ad esso si affianca anche l’aspetto
dell’espansione: come esperienza delle proprie potenzialità e rispetto dell’alterità, tal punto che vi
è una possibile distinzione tra utenti attivi e passivi nella Rete. A partire da quest’ultima, è
possibile identificare diverse forme e modalità di interazione. Non a caso le questioni etiche che ne
derivano sembrano mettere in discussione il modello universalistico delle molteplici relazioni, usi e
comportamenti attuati. Quel che è richiesto nella navigazione Web è quindi una capacità di
confronto e controllo sulle elaborazioni teoriche descritte e di realizzazione empirica.
4.4. Danese – Di Nicola. Adolescenti e nuove tecnologie digitali: tra rischi, potenzialità
ed apprendimento di nuove regole educative.
La dimensione di Internet attira a livello giovanile in quanto presenta diverse possibilità di utilizzo,
come l’abbinamento di immagini e suoni, costruzione di ipertesti, capacità di generare nuove
forme di interazione. Gli adolescenti sono tra i maggiori fruitori di Internet in particolare per lo
scambio di interazioni rapide tramite cui segnalare la presenza. Spesso però tali adolescenti non
sono consapevoli dei rischi a cui vanno incontro nella navigazione online. Esiste un dibattito sulla
problematica dell’influenza positiva o negativa delle nuove tecnologie sullo sviluppo cognitivo dei
giovani, dimostrazione della complessità del fenomeno. Per questo è importante una
collaborazione tra le diverse istituzioni, famiglia e scuola, per poter prevenire eventuali ricadute a
livello relazionale e sociale; dal momento che i giovani sviluppano percorsi
conoscitividerivanti da una formazione digitale, il problema assume un contesto culturale e genera
zionale. Risulta quindi decisivo educare ad un uso corretto e critico da parte delle istituzioni di
Internet.
4.5. Boccacci. Scrittura e comunicazione nella scuola dell’era digitale.
Oggi i giovani percepiscono una frattura tra il modo di scrivere tradizionale e quello mediato dalle
nuove
tecnologie digitali, scorgendo una problematica legata ai linguaggi o dell’uso di strumenti
tecnologici. Il digitale inoltre sta capovolgendo ruoli e riti di iniziazione consolidati nella società.
Mentre in passato la scrittura era uno strumento di potere elitario, oggi essa mutata nella forma è
diffusa nelle nuove generazioni. Da ciò consegue che non sono i giovani a sviluppare scritture e
contenuti multimediali, bensì gli adulti che devono mostrare di sapere compiere un passaggio di
qualità, ovvero l’acquisizione di conoscenze e competenze relative alle tecnologie digitali. Infatti
da queste mancanze di preparazione scientifica sull’argomento deriva la distinzione semantica tra
“nativi digitali” ed “immigrati digitali”. à Tali ripercussioni sono evidenti, ad esempio, a livello
scolastico, dove l’istituzione della scuola è chiamata rivedere la propria funzione educativa e
formativa in seguito a questi cambiamenti; ridare un nuovo senso al sistema formativo e scolastico
che dialoghi in modo critico e costruttivo con lo sviluppo tecnologico prodotto da
Internet
Nel frattempo la multimedialità propone un modello comunicativo e di trasmissione di conoscenze
che si interpone con quello scolastico tradizionale diventando sempre più complementare. Un
esempio di questa contrapposizione è la serendipità della navigazione online dei giovani contro la
programmazione istituzionale caratterizzati dalla scrittura tradizionale. Risulta quindi necessario
che gli insegnanti si interroghino sulla formazione di quelle “competenze digitali” orientate a
formare le odierne e future generazioni di studenti. Diventa altresì utile sviluppare spazi di
pensiero capaci di indirizzarsi verso una fusione tra dimensione scritta e parlata delle forme
espressive dei giovani, ideare un nuovo stile di elaborazione e trasmissione di conoscenze di
contenuti mediati dalle nuove tecnologie digitali, conoscere gli stili di vita e di comunicazione,
assieme alle loro peculiarità, dei giovani odierni e del mondo in cui vivono.

In definitiva, occorrono sia corsi di formazione non occasionali né superficiali per i docenti che
superino quelli attuali troppo tecnico – operativi e generalisti sul piano didattico, sia un’educazione
specifica per discipline operando una riflessione epistemologica sulla condizione digitale presente.

PARTE V – Linguaggi della cultura storico – letteraria


5.1. Tesini. Storia e universo digitale: conoscenza ed immagini.
Tra le profonde trasformazioni introdotte dall’arrivo di Internet, vi è anche quella del rapporto che
gli uomini intrattengono con il loro passato. Il problema della conoscenza storica ha assunto
nell’era digitale un carattere di radiale novità che diventa possibile domandarsi: dopo Internet
quali modalità, e potenzialità, vi saranno della percezione della Storia? Il nesso che intercorre tra
l’informazione digitale e le nuove forme specifiche di cultura storica ha visto una riflessione
sull’incidenza del computer con le teorie della storia. Si viene così a descrivere una particolare
forma di conoscenza rappresentata dal sapere storico sotto cinque caratteristiche: cumulativo,
selettivo, relazionale, prospettico, evocativo. Rispetto ai primi tre che sono relative alla fruizione
delle fonti, ed in particolare al primo, Internet svolge un ottimo servizio in quanto dispone una
molteplicità di documenti
accessibili; alla fine si necessita comunque di selezionare quelle ritenute valide e relazionate in
base al filo conduttore dell’indagine storica, del racconto. Sotto quest’aspetto viene resa ancora
più evidente l’esigenza di delimitare l’orizzonte della ricerca, di “ritaglio” ed “ingrandimento” di
una tematica, luogo, evento affinché si proceda ad una sua analisi. Per potersi orientare nella
vastità delle conoscenze accumulate su Intenet risulta necessario focalizzare l’aspetto della
prospettiva, del “punto di osservazione” (cioè l’interesse ispiratore della ricerca) con cui orientarsi
nella
caotica molteplicità di informazioni. Il nostro rapporto con il passato storico si pone inevitabilmente
nei
termini di una “relazionalità prospettica”. Infine l’ultimo momento, quello evocativo, rimanda ogni
dato di conoscenza dell’esperienza passata agli altri ambiti della realtà, del presente e del futuro.
Tuttavia nonostante le potenzialità offerte, Internet presenza anche problemi preliminari alla
ricerca storica, dal momento che la Rete ha radicalmente trasformato le relazioni spazio-temporali
e le condizioni della realtà. Oggi Internet non costituisce soltanto un grande archivio globale, bensì
esercita influenza sulla percezione del passato e della sua conoscenza storica. Nell’affrontare tale
problematica bisogna tenere a mente due aspetti: la pervasività del Web e la conseguente
intuizione del passato (poiché tutta la conoscenza di rapida consultazione e restringe il divario tra
le distinzioni e differenze del passato), e quello più specifico e operativo del suo utilizzo, sia della
ricerca che della didattica. àVi sono opportunità e problemi legati al rapporto tra ricercatore e le
fonti. La questione è basilare, poiché se è vero che le opportunità di consultazione risultano
accessibili e gratuite in un risparmio di tempo e costi considerevoli rispetto al passato, d’altra
parte rimane diffidenza rispetto al carattere di neutralità ed attendibilità delle fonti rinvenutesi
Internet. La conseguenza è che l’orientarsi sulla Rete alla ricerca di fonti valide significa
innanzitutto agire in relazione a precise domande ed esigenze di ricerca, ed avere un’adeguata
preparazione e formazione culturale per poter operare una selezione dei documenti attendibili e
finalizzati al raggiungimento dello scopo. Nel pratico utilizzo, ad esempio, è utile l’accostamento
delle parole-chiave nei motori di ricerca; infine si segnala anche il fenomeno casuale della
serendipità.
-- Non deve inoltre essere sottovalutato il ruolo conservativo che la Rete, implicitamente, assolve
nei confronti delle tradizionali forme espressive culturali. È il paradosso di Internet: sebbene esso
viva nell’eterno presente, e vi è accessibilità ad informazioni, eventi, oggetti da qualsiasi luogo e
momento,
d’altra parte in esso sopravvive ciò che è considerato escluso o estraneo all’universo digitale della
Rete, di “antico”. Vi è un elemento conservatore/preservatore sotterraneo alla continua e rapida
“distruzione creatrice” di Internet.
-- Inoltre è possibile chiedersi cosa vi sia di inedito nell’associare le tecnologie alla teoria della
storia.
Innanzitutto la disponibilità di fonti visive ed audio, che consentono di potenziare e sviluppare in
modo rapido documenti di supporto alla ricerca. Risulta evidente la possibilità di integrare, grazie
alle risorse offerte dal Web, fonti testuali a quelle visive, offrendo ulteriori elementi per la
didattica. In conclusione InterNet può offrire diversi elementi positivi alla ricerca storica, avendo in
mente il carattere intrinsecamente strumentale della Rete e la riflessione sulla complessità della
nozione di storia.

5.2. Varotti. La tradizione narrativa e il Web: nuovi strumenti per nuove domande?
Ogni sistema educativo deve fare i conti con la mutazione in atto da parte dei nuovi media,
fornendo risposte efficaci e offrendo alle nuove generazioni gli strumenti necessari per muoversi
nella Rete, non rinunciando comunque alla formazione sui testi della tradizione o del recente
passato. Poiché le prospettive di sviluppo dei dati disponibili in Rete disegnano scenari fino a pochi
anni fa impensabili di una possibile democratizzazione della cultura (ovvero l’accesso alle fonti
librarie online), senza comunque relegare il patrimonio della tradizione, vi possono essere delle
possibilità che vengono offerte a livello educativo-formativo di approfondimento o di problem
solving di determinate questioni. à A titolo esemplificativo vi è la lettura comparativa di alcuni
testi, che avendo l’opportunità di accostamenti e riprese continue, rischiano tuttavia di mettere in
secondo piano gli aspetti strutturali del testo. Che l’educazione letteraria continui a
costituire un terreno di lavoro irrinunciabile da parte della scuola è un dato di fatto, in quanto essa
costituisce la trasmissione alle successive generazioni di un sapere finalizzato all’intelligenza
“narrativa”; ovvero l’insieme dei processi di narrazione che determinano non solo l’identità
individuale ma anche le identità collettive e di appartenenza. L’educazione letteraria inoltre risulta
fondamentale sul piano sia dell’educazione emotiva (tramite la compassione
dell’immedesimazione) e della formazione etica del cittadino (allargamento orizzonti mentali).
à Il problema di come educare i “nativi digitali” ad una tipologia testuale basata sulla linearità della
lettura della comprensione, ignorando gli elementi di influenza della Rete sul modo di approcciarsi
alla lettura, vedi il multitasking, basati su approccio reticolare e pluridirezionale. Tale punto mette
in discussione le idee di cultura, formazione ed educazione che impongono, a loro volta, una
revisione degli strumenti didattici e del loro impiego. Tale revisione deve operare su un
ripensamento delle strutture mentali tipiche dell’approccio al testo pluridirezionale di Internet;
sulle modalità di fruizione e sulla didattica della disciplina di letteratura, che vedono una crisi del
quadro organizzativo e di accesso al sapere alla letteratura stessa; infine sulle finalità educative
nel momento in cui allo studio letterario viene riconosciuto un ruolo della formazione scolastica.
5.3. Balbo. Raccontare i classici in Rete: prospettive possibili e stili
comunicativi. [Valentini]
Se la presenza di contenuti “antichi” in Rete sono da ritenersi stabili, diventa importante
domandarsi il problema di come diffondere tali risorse verso fasce più ampie di utenza, fare in
modo che l’accesso alle suddette risorse online diventi occasione di arricchimento per conoscenze
e competenze del docente di discipline classiche per poter migliorare la qualità del materiale e la
quantità delle informazioni da presentare. In tal senso è da intendersi la volontà di adottare un
approccio additivo e non sostitutivo, in quanto alcune discipline perderebbero di senso ed
esperienza (es. latino e greco). L’utilizzo della Rete può affiancare la didattica, tramite
l’apprendimento iconico e la possibilità di integrare testo ed immagine (es.Iconos, sito che mette
in relazione testo ed immagine a seconda dell’oggetto di studio e secondo il percorso ideato dal
docente; oppure il Mooc, corsi online di coinvolgimento di un numero elevato di partecipanti). Il
Web collegandosi con il testo offre lo spazio per un esercizio filologico ampliato in cui diversi
linguaggi entrano in gioco e stimolano lo sviluppo di una didattica-ricerca. Nonostante ciò non
bisogna ignorare i contenuti del mondo antico. La comparazione e la correlazione dei testi in
chiave diacronica costituisce un metodo di apprendimento efficace; inoltre significa poter
comprendere meglio l’antico tramite la relazione con l’oggi. Sebbene l’interazione con la Rete
significhi un cambiamento di prospettiva e di stili didattici e di ricerca, e quindi un iniziale rifiuto
nell’utilizzo di tale strumento, è utile riconoscere che tale media garantisce opportunità impossibili
in precedenza come maggiore tempo, precisione e di fruizione del materiale disponibile. La
rivoluzione didattica digitale parte se si accettano le nuove opzioni offerte per raccontare l’antico.
5.4. Rossi. Cultura umanistica e cultura digitale: un’integrazione per una didattica
sostenibile.
Nell’era della globalizzazione la prospettiva “classico centrica” non può essere da tutti condivisa,
ma ciò non significa negare le radici culturali dovute alla classicità greco-romana. La conoscenza
dell’antichità in generale e di quelle greco-romane in particolare, che sono risultati decisive nella
formazione del patrimonio culturale occidentale, risulta importante per la comprensione dei
significati e valori culturali presenti in ogni epoca, e per acquisire strumenti conoscitivi che
contribuiscono ad analizzare il presente. à La formazione classica risulta necessaria per la
complessità del mondo contemporaneo, grazie alla formazione di un pensiero critico per
analizzare, sintetizzare e confrontarsi con i flussi di informazione globali. Ma per poter mantenere
tale disciplina serve un rinnovamento dell’insegnamento delle stesse discipline umanistiche,
puntando su nuove metodologie di apprendimento e su didattiche individualizzate, ad esempio
del masteylearning (apprendimento di abilità). Nelle differenti letture della postmodernità, dove
risulta importante una sinergia tra vari saperi scientifici, mantenere in tale contesto la cultura
classico-umanistica può contribuire alla crescita di personalità flessibili ai cambiamenti imperanti
della società globale. In essa l’individuo si trova in difficoltà nella definizione della propria identità
a causa di molteplici modelli culturali. Per poter affrontare tale complessità nella società si
necessita un potenziamento delle capacità di analisi e discernimento provenienti dal mondo
classico-umanistico, coadiuvato dalle nuove strumentazioni multimediali per fornire nuove
conoscenze ed “impalcature didattiche” adatti al pensiero reticolare e plurale di apprendimento
attuale. La multimedialità offre l’opportunità di integrare canali di trasmissione del sapere
differenti; tale integrazione risulta essere la strada percorribile per formare l’intelligenza
“collettiva”, che a seconda delle combinazioni adottate caratterizza diverse forme
dell’apprendimento tramite i nuovi media digitali. In ogni caso questi ultimi possono supportare e
facilitare la didattica con l’accortezza di presentare il materiale didattico appreso secondo una
capacità soggettiva adeguata a tale materiale. La didattica deve essere ripensata come uno spazio
di mediazione fra obiettivi educativi dell’insegnante ed i compiti formativi degli
studenti. Un concetto fondamentale nelle nuove dinamiche di apprendimento tramite i media
digitali è quello di “ambiente di apprendimento”, di matrice costruttivista, caratterizzato proprio
dall’impiego di molteplici strumenti e risorse informative per poter raggiungere gli obiettivi di
apprendimento tramite il problemsolving. In esso svolge un ruolo di tutor e mediatore lo stesso
docente (dopo aver acquisitole competenze e la preparazione necessarie, ad esempio
di cooperative learning), il quale è chiamato a promuovere interazioni dinamiche ed interattive tra
studenti, grazie anche all’ausilio di già citati metodi di utilizzo di diversi materiali multimediali.
I nuovi media digitali offrono l’utilità di poter riformulare i percorsi didattici, sia nell’insegnamento
che nell’apprendimento. Tali tecnologie consentono la scoperta di nuovi linguaggi in Rete, di
elaborare nuovi concetti ed idee, di selezionare procedure e metodi innovativi per la didattica, si
sviluppare attività di ricerca ed azione e stili di pensiero reticolare. In sostanza possono fornire un
contributo notevole alla formazione identitaria dell’individuo.  Esempi di tali apporti forniti sono la
LIM (creazione di ipertesti con oggetti multimediali per presentazione dei contenuti) e l’e-learning
(sistema di apprendimento basato sull’uso di strumenti telematici). In tale situazione risulta
necessario presentare il concetto di “didattica ecologica” che, riprendendo quanto detto sopra,
mette al centro la figura dell’insegnante chiamato a scegliere e a progettare il percorso didattico
migliore e coerente al grado di apprendimento degli studenti e con le competenze che si
intendono fornire loro.  Tale concezione si fonda sulla “ergonomia didattica”, che studia le
interazioni tra sistema cognitivo, “ambiente di apprendimento” e nuovi strumenti e media digitali
applicati alla didattica. Cintale ottica trova spazio a livello europeo l’acquisizione della “digitale
competenze”, come rinnovamento della didattica tradizionale, affinché gli insegnanti si trovino in
possesso di competenze trasversali interdisciplinari
per poter favorire, tramite la scelta dei diversi media, l’incontro tra l’apprendimento del soggetto e
la rielaborazione della conoscenza entro l’ambiente di studio di riferimento. In conclusione, dal
momento che la partecipazione e le competenze relazionali mediate dalle nuove tecnologie
diventano basilari nelle nuove pratiche educative, creative e della comunità nella formazione
dell’individuo come futuro cittadino del mondo contemporaneo, l’obiettivo dei sistemi di istruzione
è quello di incoraggiare dunque l’acquisizione delle competenze digitali per incoraggiare una
partecipazione attiva nella società.