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“Virtuosi illustri del suo tempo”.

Novità e precisazioni per Ottavio Leoni,


Caravaggio e i volti della Roma caravaggesca
Maria Cristina Terzaghi

Roma 1599-1603
Avere venticinque anni a Roma nel 1603 e fare il pittore, equivaleva a schie-
rarsi1. Ottavio Leoni, il Padovanino, come lo conoscevano tutti (ill. 3), do-
veva esserne diventato consapevole quando fu chiamato a deporre al pro-
cesso che Giovanni Baglione aveva messo in piedi ai danni di Caravaggio,
nella tarda estate di quell’anno. Altro che scherzo, rischiava la galera, e suo
padre Ludovico, medaglista e ceroplasta di grido, che gli aveva insegnato il
mestiere, doveva essere piuttosto preoccupato2.
Glielo avessero detto quando faceva ritorno da Mantova a Roma, con in ta-
sca le lettere del duca Vincenzo I Gonzaga, non ci avrebbe creduto3. Per
giustificare il ritardo della partenza del giovane artista, il Gonzaga in per-
sona si era sentito in dovere di spiegare a Ludovico Leoni, col quale aveva
grande familiarità: “Magnifico amico carissimo”, e al cardinal Alessandro
Peretti Montalto (1571-1623), patrono di Ottavio, che il giovane non si era
trattenuto a Mantova per malavoglia, negligenza, o, peggio, dissolutezza,
ma per servirlo con maggior agio, e per gravi motivi di salute4. All’epoca il
Padovanino, era ancora un ragazzo la cui reputazione andava protetta da
salvacondotti e patenti. Oggi molte cose erano cambiate, se non intorno a
lui – poiché la corte sembrava ancora un porto sicuro nel quale approda-
re (si trattasse di quella di un gentiluomo come Vincenzo Gonzaga, o di
quella, forse più ristretta, ma non meno influente dei cardinali romani) –
certamente nella sua testa5.
Conosceva Caravaggio fin da quando, stravagante e baldanzoso, aveva var-
cato la soglia del palazzo del cardinal Del Monte6. Il pittore lombardo pro-
veniva da faticosi trascorsi tra pubbliche mostre, committenti occasionali,
passaggi in botteghe dove non riusciva a restare per più di qualche mese;
Ottavio invece gravitava nel circuito del potente prelato per una sorta di
tradizione familiare7. Suo padre aveva ritratto Francesco Maria Del Mon-
te (1549-1626) da studente, a Padova, a soli diciassette anni8, e da allora i
rapporti con il futuro cardinale, la cui ascesa politica all’ombra dei Medi-
ci, granduchi di Toscana, era stata costante, non si erano più interrotti.
Residente dei Medici a Roma fin dal 1588, Francesco Maria Del Monte
possedeva una personalità eccezionale, che gli studi degli ultimi trent’an-
ni si sono sforzati di delineare, rilevando l’importanza decisiva del prelato
nel milieu artistico e culturale romano, fino alla sua scomparsa nel 16269.
Non a caso, quando Federico Borromeo (1564-1631), amico e confidente
di del Monte, aveva fatto ritorno a Milano, dove era stato nominato arci-
vescovo, abbandonando il ruolo di protettore dell’Accademia di San Luca,
fondata da Federico Zuccari, sulla scorta di quella fiorentina del Disegno,
1. Ottavio Leoni,
Francesco Maria gli succedette nell’impresa, ricoprendo la carica per più
Autoritratto di spalle,
di trent’anni consecutivi, dal 1595 al 162610. particolare. Firenze,
Di spirito fortemente versatile, Francesco Maria Del Monte fu amico e Biblioteca Marucelliana

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protettore di pittori per tutta la sua esistenza, bi- 3. Ottavio Leoni,
bliofilo, singolarmente esperto di musica e rap- Autoritratto. Parigi,
Musée du Louvre
presentazioni teatrali, egli era contemporanea-
mente interessato al mondo scientifico. Suo fra-
tello Guidubaldo (1545-1607) fu uno dei grandi
matematici del suo tempo, intrinseco di Galileo
Galilei, col quale anche Francesco entrò in rap-
porto epistolare11.
Per la lettura della complessa personalità di Del
Monte e delle scelte artistiche e culturali che ne
derivarono, bisogna forse tener presenti due
chiavi: gli anni padovani, dove Francesco ebbe
modo di entrare in rapporto con alcune tra le
più eminenti personalità del mondo accademico
europeo: in primis con Marco Mantova Benavi-
des (1489-1582), di cui fu allievo, e quindi con la
sua cerchia, tra cui Gian Vincenzo Pinelli (1535-
1601), Paolo Gualdo (1553-1621), e Galileo Ga-
lilei (1564-1642). Non meno decisivo appare il
nesso profondo con la corte dei Medici e la poli-
tica fiorentina, sia civile che culturale.
2. Ottavio Leoni, La Padova della seconda metà del Cinquecento, dove, tra l’altro, crebbe e si
Ritratto di Margherita formò artisticamente Ludovico Leoni12, rappresentava una vera e propria
Gonzaga. Oxford,
Atene di Pericle per gli studi sul collezionismo, l’antiquaria e l’erudizione,
Ashmolean Museum
accanto, ovviamente, a quelli di giurisprudenza. Giurista e docente di fama
internazionale Marco Mantova Benavides si trovava al centro di questa ri-
nascita umanistica, che coinvolse alcune tra le menti più aperte dell’epoca
tra cui, è interessante rilevarlo, alcuni importanti esponenti della Contro-
riforma cattolica13. Egli possedeva tra l’altro un ricco museo e mise insie-
me una raccolta di immagini di Giureconsulti data alle stampe a Roma nel
1566, che rappresenta una delle più precoci raccolte di gallerie di Uomini
illustri, un testo che risente certamente del modello del museo di Paolo
Giovio, la cui traduzione a stampa risale tuttavia soltanto al 1573, per ini-
ziativa di Tobias Stimmer14. Il Benavides appare dunque in questo caso in
anticipo sui tempi. Ludovico Leoni eseguì una medaglia con il ritratto del- ci a Roma (dove peraltro Galileo giunse nel 1611 nominato accademico
l’eminente giurista e, al verso, un emblema tratto da Lucrezio, che la dice linceo), non fu estranea agli indirizzi culturali del Granduca16.
lunga sul livello di erudizione cui era giunta la cultura padovana intorno al Il rapporto stretto con la politica medicea rappresentava un terreno comu-
1565-1568. ne anche ai Gonzaga (non dimentichiamo che Vincenzo aveva sposato Eleo-
Non meno influente di Marco Mantova Benavides fu uno dei suoi allievi e nora de’ Medici (1567-1611), figlia del granduca Francesco I) e al cardinal
intrinseci, Giovan Vincenzo Pinelli. L’erudito padovano, legato da profon- Alessandro Peretti Montalto, presso il quale, a giudicare dalla citata lettera di
da amicizia con il cardinale Federico Borromeo e con Paolo Gualdo, che Vincenzo del 1599, Ottavio avrebbe prestato servizio al suo rientro a Roma.
alla morte di lui stenderà la sua prima biografia, data alle stampe nel Il giovane Leoni dovette ritrarlo a poca distanza dal suo rientro nell’Ur-
160715, è all’origine di una straordinaria esperienza culturale gravitante in- be, come appare dal disegno conservato a Berlino, che qui si espone (cat.
torno alla sua ricchissima biblioteca e al ridotto Morosini di Venezia, nel- 17). Il foglio è stato pubblicato da Bernardina Sani, incerta sull’identità
la quale verrà coinvolto lo stesso Galileo Galilei, a Padova dal 1592 al 1610, del personaggio effigiato, che alla fine lascia nell’anonimato17. A un con-
quando, e non mi pare un caso, verrà chiamato alla corte di Cosimo II Me- trollo diretto, il disegno reca in effetti al verso l’antica iscrizione a penna
dici con la qualifica di primo matematico e filosofo del granduca. In que- e inchiostro: “Card Peretti”. Nonostante la somiglianza fisica, è molto dif-
sti anni infatti, il nesso tra l’accademia padovana e la corte medicea era ficile che si tratti del nipote di Alessandro, Francesco Peretti, ritratto da
molto stretto, e probabilmente la figura di Francesco Maria Del Monte, che Ottavio nel marzo del 1622 (Firenze, Accademia Toscana di Scienze Let-
aveva compiuto il medesimo itinerario, e restava la longa manus dei Medi- tere e Arti “La Colombaria”; ill. 4) come abate, prima di aver ricevuto il

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cappello cardinalizio, onorificenza assegnatagli 5. Caravaggio, Morte
da Urbano VIII solo vent’anni dopo, nel dicem- della Vergine. Parigi,
Musée du Louvre
bre del 1641, quando ormai Ottavio era scom-
parso da un pezzo18. D’altronde, il ritratto di
Berlino risulta straordinariamente affine al Ri-
tratto del cardinale Alessandro Peretti Montalto
(Montalto Marche, Raccolta Comunale d’Arte),
tanto da non lasciare dubbi sull’identità del pro-
tagonista del disegno tedesco. Da questo punto
di vista, la tela marchigiana, di qualità molto
modesta, probabilmente opera di uno dei tanti
copisti attivi a Roma in questi anni, potrebbe
derivare dal ritratto di Ottavio, un repertorio di
immagini quello creato dal Padovanino che in
più di un’occasione si rivela normativo19. D’altra
parte la datazione al 1622 proposta dalla Sani
per il foglio di Berlino sembra troppo avanzata.
L’opera non condivide infatti le istanze stilisti-
che presenti nel citato Ritratto di Francesco Pe-
retti, contraddistinto da un maggior pittorici-
smo, che si esplica nella scelta della soluzione
tecnica à trois crayons su carta azzurra. La sec-
4. Ottavio Leoni, chezza, il grafismo, l’incisività del tratto presenti nel ritratto di Berlino ri-
Ritratto di Francesco mandano invece alle prove di Ottavio databili al primo decennio del Sei-
Peretti. Firenze,
Accademia Toscana
cento, e il foglio sembra dunque collocarsi ad apertura di secolo, in sinto-
di Scienze e Lettere nia anche con l’età dell’effigiato, intorno ai trent’anni.
“La Colombaria” Lo sguardo acuto, i lineamenti delicati e aristocratici consegnano allo spet-
tatore la sensazione di una personalità straordinariamente raffinata. A Ot-
tavio, soltanto di pochi anni più giovane, il Montalto appariva evidente-
mente come un principe, e viene da chiedersi se Caravaggio potesse essere
dello stesso parere. Anche il pittore lombardo, seppure indirettamente, eb-
be infatti a che fare con il cardinale. Questo il referto che ci consegnano gli
studi degli ultimi anni.
Dal 1591 a tutto il 1597, ma forse anche dopo, è difficile dirlo, pittore di ca-
sa Montalto fu Prospero Orsi (1560 circa-1633 circa), legato da profonda
amicizia e solidarietà con Caravaggio, che probabilmente contribuì a in-
trodurre presso il suo primissimo protettore monsignor Pandolfo Pucci, e le fondamenta. Contemporaneamente Alessandro Peretti si preoccupava
certamente presso Ottavio Costa, altro illustre mecenate del Merisi e ban- di mantenere un tenore di vita consono al suo lignaggio, attraverso un’a-
chiere personale di Alessandro Peretti20. deguata dotazione di argenteria, carrozze e cavalli. Ma la spesa forse più ri-
La straordinaria personalità di questo mecenate manca ancora di uno stu- corrente era quella per le “limosine”. Parallelamente agli interessi cultura-
dio monografico, benché molto contributi, soprattutto negli ultimi anni, li, il Peretti diede prova infatti di grande generosità nelle donazioni a po-
abbiano cominciato a delinearne i contorni e a fare emergere l’uno o l’al- veri ed enti assistenziali di ogni tipo, un aspetto che non va trascurato nel
tro aspetto del suo illuminato patronage21. Compulsando i suoi estratti valutare la personalità dell’illustre prelato all’interno della politica cultu-
conto, tramite le registrazioni del banco Herrera & Costa, mi sono innan- rale e religiosa del suo tempo22.
zitutto avveduta che il Montalto spendeva cifre notevoli per la musica, so- A proposito del patronage dei cardinali Del Monte e Montalto nei con-
stenendo cappelle in diverse chiese di Roma. Egli compì poi uno sforzo fronti di Ottavio Leoni, sono state avanzate ipotesi diverse, che val la pena
economico davvero straordinario per la villa suburbana a Termini e il suo tentare di chiarire per illuminare meglio il contesto in cui Ottavio e Cara-
giardino, che arricchì di statue antiche e moderne. Altrettanto impegnati- vaggio era immersi.
va fu la costruzione della chiesa di Sant’Andrea della Valle, per la quale ri- Il 10 dicembre 1599, infatti, soltanto alcuni mesi dopo il rientro del Leoni
corrono esborsi fin dal momento in cui si cominciò a cavare la sabbia per a Roma, il cardinal Del Monte scriveva a Cristina di Lorena di volerle pre-

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sentare “un giovane mio allievo, quale lavora suoi esecutori testamentari proprio il cardinal Montalto, un documento
meglio, più diligente, et più somigliante senza prezioso di un rapporto diuturno e quanto mai preferenziale29. D’altra par-
comparatione di quel poveretto di Scipione Gae- te insieme al Montalto vengono nominati il padre Giovanni Francesco
tano”; Del Monte lo avrebbe condotto a Firenze Carrettonio, gesuita e docente di lettere al Collegio Romano e il cardinale
perché eseguisse il ritratto della piccola Caterina Carlo de’ Medici, il che apre uno spiraglio sulla fiducia nutrita da France-
de’ Medici, di soli sei anni: “come vengo a Fio- sco Maria nei confronti della Compagnia di Gesù e ovviamente della fa-
renza lo voglio menare acciò mi facci il ritratto miglia medicea30.
della signora principessa Caterina”23. Che la pa-
rola “allievo”, utilizzata da Del Monte in relazio- Ritratti di artisti e accademici
ne al giovane talentuoso, non vada letta in chia- L’unica testimonianza visiva del rapporto tra Ottavio e il cardinal Del
ve moderna, bensì nella più ampia accezione di Monte a oggi nota è un disegno eseguito quando il prelato aveva settantu-
protetto, e che non debba necessariamente indi- n’anni. Caravaggio lo aveva visto per l’ultima volta circa dieci anni prima,
care una residenza dell’artista in questione a pa- certamente con qualche ruga in meno, ma probabilmente con la stessa
lazzo Madama, mi pare del tutto plausibile. Il espressione arguta, svelta e gioviale che ci restituisce il Leoni31.
fatto che all’epoca Ottavio non risedesse dunque Il Ritratto del cardinale Francesco Maria Del Monte, conservato al Ringling
presso il cardinale, bensì con il padre, non pare Museum di Sarasota (cat. 18) reca infatti la data 161632. Il numero “53” e
probante per sciogliere il dilemma dell’identifi- l’indicazione “setembre”, consentono di stabilire che l’opera venne realiz-
cazione del misterioso ritrattista24. D’altronde il zata in stretta sequenza con il Ritratto di Paul Bril (Parigi, Musée du Lou-
Leoni compare nelle carte delmontiane sinora vre, inv. 3332), datato settembre 1616, che costituisce il numero 50 della
note soltanto con un dipinto raffigurante una serie33. Ritratto a ruota tra i pittori, è facile che Del Monte venga qui raffi-
“Testa di S. Maria Maddalena”, registrato nell’in- gurato in relazione al suo ruolo di protettore dell’Accademia di San Luca,
ventario post mortem del cardinale25. ricoperto, come si diceva, a partire dal 159534.
Se nessuna prova diretta lega dunque la missiva L’esecuzione del disegno potrebbe in realtà legarsi a un’occasione partico-
delmontiana al nome del Padovanino, ci si chie- lare. Nel 1617 infatti, soltanto pochi mesi dopo il ritratto leoniano, veniva
de tuttavia quale altro giovane di simile talento redatta una proposta di riforma degli statuti allora vigenti, pubblicati nel
ritrattistico, potesse spendere l’illustre mecenate 1609, espressamente dedicata dai firmatari al cardinale Francesco Maria
sulla piazza fiorentina, pescando all’interno del- Del Monte35. La gestazione del documento, che vedrà due stesure e cono-
la propria scuderia. Caravaggio? scerà una definitiva approvazione soltanto nel 1621, la dice lunga sulle
All’epoca egli dimorava in palazzo Madama, ma, controversie e agitazioni che albergavano all’interno dell’istituzione e sul
a parte il fatto che la definizione di “giovane al- ruolo super partes che evidentemente tentò di esercitare il Del Monte in
lievo” per un uomo che si aggirava ormai sulla questi anni. Leoni fu nominato principe dell’Accademia di San Luca nel
6. Caravaggio, trentina non appare calzante, riesce parecchio difficile immaginare che Del 1614. C’è da chiedersi se i ritratti degli artisti che Ottavio eseguì in modo
Vocazione di san Matteo. Monte pensasse a lui per un simile incarico, quando aveva appena finito di massiccio a partire dall’anno del principato e fino circa al 1617, non fos-
Roma, chiesa di San brigare perché ottenesse la commissione delle tele laterali della cappella di sero legati, oltre che dal probabile desiderio di completare la serie di quel-
Luigi dei Francesi
Matteo Contarelli in San Luigi dei Francesi (ill. 6 -7), la prima impresa li che già si trovavano in Accademia, anche a una pubblicazione che
7. Caravaggio, Martirio
pubblica dell’artista, soffiata sul filo di lana al Cavalier d’Arpino, che, in avrebbe forse potuto prendere corpo al momento dell’approvazione dei
di san Matteo. Roma,
chiesa di San Luigi tutt’altre faccende affaccendato, non si era probabilmente reso conto di nuovi statuti36.
dei Francesi quanto gli sarebbe costato il ritardo sulla consegna che permise a Cara- Sull’intenzione dell’artista di completare la serie dei ritratti dei pittori già
vaggio di sostituirlo nell’impresa26. esistente nell’Accademia di San Luca, mi pare occorra ulteriormente riflet-
Non sappiamo dunque se Ottavio si recò mai a Firenze, dove peraltro il tere, a partire da quel che sappiamo di certo circa un possibile progetto
cardinale non si spostò se non il 6 luglio del 1602, probabilmente per mo- leoniano di una galleria di disegni che raffigurassero artisti.
tivi politici27. Ma che il patronato di Montalto non implicasse ipso facto Va innanzitutto chiarito che non possediamo nessun documento sicuro
un’esclusione dal favoritismo di Francesco Maria Del Monte mi pare as- sulla collezione dei ritratti dell’Accademia di San Luca all’altezza del prin-
sodato. cipato di Ottavio nel 1614. Il primo inventario noto dei beni dell’Accade-
Come è stato più volte rilevato, i rapporti tra i due cardinali furono certa- mia risale infatti a dieci anni più tardi e registra 53 ritratti di pittori e scul-
mente distesi e, dal punto di vista intellettuale, improntati a uno scambio tori, di cui 9 ovali con pittori antichi37. Il successivo inventario del 1633 ne
di favori e arricchimento reciproco28. registra anche i nomi e la serie era giunta a 69 pezzi38. Possediamo inoltre
Oltre all’epistolario del Del Monte, agli Avvisi di Roma, ai viaggi compiu- un nuovo inventario del 165639, che consente di appurare che il numero era
ti insieme, la vicenda mi pare testimoniata innanzitutto dal fatto che nel salito a 92, quindi una nuova completa registrazione databile al 1672, che
primo testamento del cardinale, stilato il 10 marzo 1621, egli nomina tra i conta 146 pezzi40. Tra il 1624, data del secondo principato di Ottavio e il

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1633, quando ormai l’artista era scomparso da tre anni, furono comunque 8. Claude Mellan,
aggiunti 16 pezzi, una percentuale consistente rispetto a quanto si era fat- Ritratto di Vincenzo
Giustiniani. Vienna,
to a partire dalla rifondazione dell’Accademia a opera di Federico Zucca- Albertina
ri, ma è comunque molto difficile chiarire che parte ebbe Ottavio nella vi-
cenda. Mi pare peraltro di un certo interesse segnalare un documento si-
nora mai notato in proposito. Al momento della partenza di Simon Vouet
per la Francia nel 1627, il pittore lasciava la consegna del principato del-
l’Accademia di San Luca nelle mani di Ottavio Leoni. A proposito dei be-
ni che aveva ricevuto in custodia, Vouet dichiara: “che dell[i] quadri
dell’[a]ccademia mancano cioe la Copia del quadro [d]i Rafaelle che sta in
mano di Mons.r Man[ci]no per ordine della visita il medemo fatto dal. q.
Antiveduto Grammatica Item un Christo in Croce [et] una Madalena che
stanno in mano del S.r Pompeo Labaro il Re[tra]tto di Rafelle di Urbino et
il retratto di Artemisia ch[e] stanno in mano del S.r Michelangelo Guida
Item il [retratto del q.] Fran.co [Castelli] che sta [in mano] del Sig.r
Mic[h]ele C[aste]lli quali quadri si devono restituire da detti che l’hanno
in mano et anco disse che quando ess[o] perse il posses[so] dell’offitio del
Principe mancava un quadro detto un paese di mano del q. Paolo Brilli et
il tocca lapis del q. Mic[h]a Angelo Bona Rota et essere in mano dell’here-
di del q. Antiveduto Grammatica cioè il toccalapis et il paese in mano del-
l’heredi del q. Paolo Brilli”41. È dunque evidente che i ritratti, apprezzati e
tutelati dall’Accademia, erano molti più di quelli che conosciamo ora, poi-
ché nella collezione attuale non vi è traccia per esempio né del ritratto di
Artemisia, né di quello di Francesco Castelli42.
Per quanto riguarda i disegni del Padovanino, invece, la prima indicazio-
ne dell’esistenza di una serie di ritratti di pittori risale allo stesso Ottavio,
che nel testamento redatto poco prima di morire lasciava al figlio Ippolito
i “rami intagliati dei Pittori e Poeti”43. Questa precisa indicazione mi pare
di grande importanza per ricostruire la genesi del pensiero dell’artista, che
evidentemente nel 1630 aveva già preparato una serie di ritratti di pittori
per la traduzione a stampa.
Che il progetto fosse noto in ambito romano anche a distanza di tempo,
mi sembra peraltro attestato da un carteggio recentemente ritrovato da
Marzia Guerrieri. Si tratta delle lettere del collezionista romano Francesco tardi, dunque), i fogli si trovavano nella collezione Borghese. Scomparso
Antonio Renzi, la cui personalità sembra vivere del doppio statuto di reli- Scipione nel 1633, quando il biografo ne scrisse, erano nelle mani dell’ere-
gioso, membro del Collegio di Propaganda Fide, e antiquario dei Savoia. de, Marcantonio, che morì nel 1658 senza discendenti diretti (il figlio Pao-
Nel 1704, egli scrive dunque all’illustre corrispondente bolognese Pellegri- lo, infatti, era scomparso nel 1642), dopo aver sposato Camilla Orsini, fi-
no Orlandi – elogiando largamente l’Abecedario che, tramite un comune glia di Virginio Orsini, duca di Bracciano e di Flavia Peretti, sorella quindi
amico, Renzi poté avere tra le mani fresco di stampa44 – di avere acquista- di Paolo Giordano Orsini. Il passaggio dei disegni alla raccolta Borghese è
to, alla morte di Lazzaro Baldi, stampe e disegni provenienti dalla bottega in effetti documentato nel 1630, a ridosso della morte dell’artista, da un
dell’artista. Tra di essi vi erano: “80 e più ritratti del Padovanino di alcuni pagamento molto consistente, 500 scudi, che Scipione Borghese versava a
pochi Uomini Illustri, e la maggior parte de Pittori in lapis nero”; Renzi, Caterina Cucchiaroni e al figlio Ippoltito per: “quadri, disegni et altre rob-
che stava componendo un libro di Vite di Pittori, racconta a Orlandi di be venduteci”46. Il cardinale non aveva perso tempo per accaparrarsi l’ere-
avere iniziato a illustrare le biografie con i ritratti leoniani, e di averne for- dità leonina, desiderando evidentemente acquisirla in blocco.
mato un volume45. Stando alle indicazioni del collezionista, i Pittori dove- Ottavio e Scipione si conoscevano da tempo. Il Padovanino aveva ritratto
vano dunque essere parecchi, almeno una sessantina di fogli. Scipione molti anni prima, fresco di nomina cardinalizia, in un disegno
La notizia riveste una notevole importanza, oltre che per la ricostruzione che rappresenta una delle più vivide immagini del grande mecenate quan-
della vicenda dei ritratti degli artisti, anche per la storia della dispersione do ancora arrancava per mettere insieme una collezione degna di un prin-
dei disegni leoniani. Baglione, che, evidentemente era molto interessato al- cipe, mezzi leciti o illeciti poco importa (cat. 26)47. In quel mentre Cara-
la sorte dei ritratti, annota accuratamente che all’epoca (ante 1642 al più vaggio, appena rientrato da Genova, dove era fuggito a causa dell’ennesi-

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ma disavventura giudiziaria, riceveva l’incarico capricciosa Anne Marie51. Del resto l’inventario post mortem dei beni di
di dipingere una pala per San Pietro in Vaticano, Flavio venne effettivamente stilato nel 1698 in favore della dama. In esso
che nel giro di pochi mesi sarebbe finita nella compaiono diversi dipinti di proprietà Orsini, tuttavia nessuna traccia di
collezione del potente cardinale. I committenti disegni, ma il fatto non è di per sé probante, poiché il materiale grafico è
erano i palafrenieri di San Pietro, che avevano raramente registrato negli inventari seicenteschi52.
chiesto al Merisi un dipinto raffigurante la Ma- Se la sorte dei disegni già appartenuti a Scipione Borghese, risulta meno
donna con il Bambino e sant’Anna (Roma, Galle- sfocata, resta comunque molto difficile stabilire se il cardinale abbia ac-
ria Borghese; ill. 12) destinata all’altare che ave- quisito l’intera produzione di Ottavio.
vano faticosamente conquistato nella basilica Il Padovanino aveva infatti certamente eseguito più di una serie di disegni.
petrina. La vicenda è di quelle ancora poco chia- La più semplice da ricostruire venne iniziata da Leoni nel 1615, e il nucleo
re, e a sciogliere gli enigmi si sono provati in tan- più cospicuo è conservato presso l’Accademia Colombaria di Firenze53. I
ti, per certo sappiamo che Caravaggio aveva ac- protagonisti di questa straordinaria raccolta variano da prelati di impor-
cettato di dipingere la pala per una manciata di tanza eccezionale, quale il cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio
scudi: installare un dipinto in San Pietro era evi- XV (cat. 29)54, principi, aristocratici, letterati, a gente comune come quel-
dentemente un’occasione imperdibile, e il pitto- l’Anna “copertara” (ill. 13) che Ottavio magistralmente immortalava nel
re doveva tenerci moltissimo. L’opera, uno dei novembre del 1620, evidentemente in un momento di riposo dal lavoro55.
capolavori dell’artista, fu pronta di lì a poco, e il Sulla datazione della serie abbiamo notizie precise. Presso l’Accademia
4 aprile del 1606 veniva collocata sul nuovo alta- Colombaria di Firenze sono infatti raccolti oltre un centinaio di ritratti,
re della confraternita all’interno di San Pietro, che recano tutti data e numerazione autografe a partire dal Ritratto di
per essere tolta 12 giorni dopo, il 16 aprile. I con- monsignor Stefano Sauli, segnato al recto con il numero 106 e datato mag-
fratelli persero infatti nel frattempo il privilegio gio 161856. Uno dei disegni più recenti della serie, che in alcune annate la
9. Caravaggio, di un altare all’interno della basilica, faticosamente mantenuto tra alti e numerazione permette di individuare come fittissima (per esempio negli
San Matteo e l’angelo. bassi fino a quel momento, in quanto da anni titolari della vicina chieset- anni che vanno dal 1619 al 1622), il Ritratto di Joseph Heintz, risale al set-
Già Berlino, Kaiser
Friedrich Museum
ta di Sant’Anna48. Non sapendo ormai che fare della tela, furono sollevati tembre 1629 e reca il numero 431. Si tratta di un foglio magnifico, di gran-
dal problema da Scipione Borghese che acquistò il dipinto per un prezzo de libertà e sapienza inventiva e di acuta penetrazione psicologica, che te-
certamente molto basso, ma comunque maggiore di quello percepito dal stimonia la straordinaria abilità raggiunta dall’artista giusto un anno pri-
Merisi, che nel frattempo era definitivamente fuggito dalla città, dopo i ma della sua scomparsa57. Il British Museum possiede il foglio successivo,
tragici avvenimenti in cui era stato coinvolto49. Degli acquisti di Scipione il numero 432, Ritratto di Urbano VIII58 e la Pierpont Morgan Library di
colpisce la tempestività: arrivava per primo, sempre e comunque, anche New York il 434: Ritratto di Settimia Manenti Salernitana, che a oggi mi pa-
quando da un pezzo aveva perso la carica di cardinal nepote. E così era suc- re il numero più alto del gruppo59.
cesso con il povero Ippolito Leoni: col fiato di Scipione sul collo, appena Andando a ritroso, nel tentativo di individuare gli estremi più antichi, si
dopo la scomparsa del padre, aveva alienato in quattro e quattr’otto l’ere- può pescare nel fondo di Palazzo Rosso a Genova, che raccoglie una cin-
dità di Ottavio. Si è finora genericamente ipotizzato che dalla raccolta Bor- quantina di ritratti dell’artista, appartenenti a periodi diversi della sua car-
ghese i ritratti fossero passati in quella di Jean Bouteroue d’Aubigny, in riera, acquistati sul mercato bolognese dalla famiglia Aldrovandi60. Vi è
vendita a Parigi nel 1747, dove la vide Pierre Jean Mariette. Alcune notizie conservato il Ritratto di un cardinale, inedito, e visibilmente appartenente
che qui si presentano per la prima volta appaiono decisive a favore di que- alla stessa serie della Colombaria, cui lo riconduce la medesima tecnica a
sta ipotesi. Mariette sussurrava infatti che il d’Aubigny aveva avuto i quat- matita nera e rialzi di gesso bianco naturale su carta azzurra, nonché le
trocento e più ritratti dalla principessa Orsini. Sono le Memorie di Saint Si- scritte autografe a penna e inchiostro al recto. Il foglio reca il numero 42
mon a narrare l’avvincente storia di “Anne Marie de la Trémoïlle Noir- e la data aprile 161661. Nell’aprile del 1616 il Leoni aveva dunque eseguito
moutier, Princesse Des Ursins” (1642/45-1722), sposata in seconde nozze 42 disegni di questa serie, che circa due anni dopo erano arrivati a 108, co-
a Flavio Orsini (1675), per lungo tempo residente a Roma, dama di corte me testimonia il foglio più antico della Colombaria. Facendo una media
dei Savoia, con i quali passò a Madrid e in seguito a Parigi. Come da co- di una trentina di disegni l’anno, per quanto può valere la matematica in
pione, Anne Marie aveva una relazione molto chiacchierata con uno scu- simili casi, possiamo far risalire la serie con buona approssimazione al
diero, tal “monsieur d’Aubigny”, che la seguì costantemente nei suoi viag- principio del 1615. Senza entrare nel merito della questione, Spike aveva
gi. Ora, Mariette afferma di non ricordare esattamente la provenienza dei comunque fornito un importante regesto dei disegni leoniani a lui noti,
disegni d’Aubigny dall’Italia o dalla Spagna, dove il proprietario era stato segnalando un Ritratto femminile ad Amburgo datato al gennaio del 1615,
al seguito della principessa Orsini50. Se si tiene conto del fatto che Marcan- che reca il numero 662. Si tratta dunque di uno dei pezzi più antichi, e mi
tonio Borghese, scomparso senza discendenti diretti, aveva sposato Camil- pare molto significativo che Leoni abbia iniziato a gennaio. Sono infatti
la Orsini, mi pare più che probabile che i disegni fossero rimasti nelle ma- convinta che a un certo punto della sua carriera, egli deve aver deciso di si-
ni della famiglia della moglie, fino al matrimonio di Flavio Orsini con la stematizzare il lavoro, portando poi avanti questo progetto per tutta la vi-

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ta, archiviando anche ritratti che aveva eseguito in precedenza, probabil- 10. Caravaggio, Amore
mente copiandoli, oppure duplicando opere eseguite per altre occasioni, vincitore. Berlino,
Staatliche Museen,
per creare una sorta di database di immagini: né più né meno di un’agen- Gemäldegalerie
zia fotografica. Da questo punto di vista mi pare significativa la storia di
un inedito foglio raffigurante Maria Aldobrandini, marchesa di Caravag-
gio, ora in mostra in quanto esponente dell’illustre famiglia che protesse
Caravaggio per tutta la vita (cat. 32)63. Negli inventari Aldobrandini, è in-
fatti registrato un ritratto della marchesa di mano di Ottavio Leoni, che la
registrazione afferma esplicitamente realizzato per essere spedito a Cara-
vaggio, al marchese Giovan Paolo Sforza, sposo della gentildonna64. Sem-
pre alla Colombaria è poi conservato un altro ritratto della Aldobrandini,
eseguito quattro mesi dopo il precedente, apparentemente meno finito e
più frettoloso del primo, complice anche lo stato di conservazione non
ottimale (ill. 14)65. Probabilmente uno dei due era destinato a prendere la
strada di Caravaggio, a meno che Ottavio non avesse tratto dall’uno o dal-
l’altro una copia a olio da spedire allo sposo.
La serie degli oltre quattrocento fogli iniziata nel gennaio del 1615 non do-
veva essere il primo tentativo in questo senso. Il notevole Ritratto del duca
Sforza (Genova, Palazzo Rosso), reca infatti la data settembre 1613, e il nu-
mero 26766. Si tratta forse di un foglio appartenente a un’altra serie più ri-
stretta, che Ottavio terminò probabilmente poco dopo, prima di iniziare a
dedicarsi ai pittori, nel 161467.
La sensazione è che queste gallerie non nascessero in modo casuale, ma
fossero indirizzate a destinatari diversi, con esigenze ben precise. Lo pro-
va, per esempio, la richiesta da parte di Ferdinando Gonzaga, duca di
Mantova (cat. 25)68, di ritratti di gentildonne romane nei panni di ninfe,
avanzata nel 1621, quando il Gonzaga aveva ormai lasciato Roma da al-
cuni anni69. E certamente, quando venne colto dalla morte, il Padovanino
stava intagliando una galleria di pittori e poeti per un progetto editoriale
di cui ancora sfuggono i contorni, la sua “fatica virtuosa”, come la defini-
sce il Baglione, un’indicazione che Giuliano Briganti seppe magistral-
mente riprendere, facendone la chiave di lettura, acuta e forse insuperata,
dell’opera dell’artista70.
Alla luce di questi dati, non è difficile dunque immaginare che Scipione
Borghese desiderasse ardentemente possedere l’archivio di immagini più lista del Cinquecento), dove fu acquistato dopo il 1810 da Marcello Du-
importante di Roma, ritratti di artisti a lui sommamente cari compresi, ma razzo73, lo stesso gruppo che entrò nella raccolta di Palazzo Rosso a Ge-
che Ippolito Leoni poté tenere per sé il resto dell’eredità paterna, che cer- nova. Per alcuni nuclei si può certo immaginare un’alienazione parziale
to non doveva essere poco, a giudicare dai sopravvissuti ritratti disegnati da parte dei Borghese: la principessa Orsini poteva infatti essersi riserva-
che non appartengono alla serie descritta, senza contare i rami per le inci- ta soltanto una parte dei ritratti, mentre l’altra potrebbe essere stata og-
sioni, e soprattutto i quadri che si trovavano in bottega al momento della getto di una dispersione progressiva, tuttavia in altri casi il passaggio dai
morte dell’artista, quando vennero inventariati. Borghese sembra meno scontato.
Di fatto, ormai molto tempo dopo la scomparsa di Ottavio, sappiamo che In particolare il gruppo che finì nella bottega di Lazzaro Baldi ha tutta l’a-
un gruppo di ottanta disegni era nella mani di Lazzaro Baldi, e dunque ria di appartenere a un’altra storia. Se si tiene conto che Ippolito Leoni e
ancora a Roma fino al 170471, un altro nelle mani della principessa Orsini Lazzaro Baldi dovevano essere in ottimi rapporti, partecipando entram-
(lo stesso che lasciò certamente l’Italia prima del 1747), un terzo in quel- bi alle riunioni della Compagnia di San Giuseppe di Terrasanta negli ul-
le dello scultore romano Bartolomeo Cavaceppi (1717-1799) – dal mo- timi decenni del Seicento, pare difficile che i disegni fossero passati una
mento che buona parte dei disegni conservati a Berlino proviene dal fon- prima volta nelle mani dei Borghese (dove si trovavano comunque ne-
do di Vincenzo Pacetti (1746-1820), che aveva acquisito i fogli dalla bot- gli anni quaranta del XVII secolo, stando alla ricordata testimonianza di
tega di Cavaceppi72 –, un quarto gruppo si trovava sul mercato antiquario Baglione), per poi essere nuovamente immessi nel mondo delle botte-
bolognese presso un tal Ulisse Aldrovandi (omonimo del celebre natura- ghe romane74.

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di Giovanni Baglione (nato come risposta tutta romana a Vasari e a Bor-
ghini76) la produzione ritrattistica di Ottavio77.
A distanza di poco più di un decennio dal volume di Amidei, i ritratti dei
pittori di Leoni ricompaiono a Parigi. Pierre Jean Mariette infatti raccon-
ta che nel 1747, alla morte di “monsieur d’Aubigny” si vendevano a Parigi
quattrocento disegni di Ottavio Leoni78. Il collezionista ne riservò quindi-
ci per sé, degli altri non si conosce la sorte79. Egli fortunatamente dà noti-
zia dei ritratti dei pittori inclusi nella serie riportandone i nomi: “Camillo
Grafico da Civitale80; Antonio Caron [Giovanni Antonio Carosi81]; Ottavio
Mascarino Bolognese; Paolo Veronese; Durante Alberti; Federico Zuccari;
Federico Barocci; Cristoforo Pomarancio; Cherubino Alberti; Oratio Bor-
giani; Gregorio Fonditor82; Ercole Pedemonte mantuano, miniatore d’età
105 anni nel 161483; Gio. Maggi [Giovanni Maggi84]; Tomaso Sabini [Tom-
maso Salini]; Antonio Casano architetto e scoltore d’Ancona [Antonio Ca-
sone]; Michel-Angelo Merigio da Caravagio; Mecherino Sanese [Domeni-
co Beccafumi]; Lucha Cambiaso [Luca Cambiaso]; Ambrogino sculptore
1614 [Ambrogio Buonvino]; Pietro Faceto Mantuano [Pietro Fachetti];
Sigismondo Tedesco [Siegmund Laire]; Antiveduto della Gramatica; Filip-
po d’Angeli Romano [Filippo Napoletano]; Cav. Gaspero Celio Tivoli [Ga-
spare Celio]; Paolo Brilli 1616 [Paul Bril]; Girolamo Mafei Luchese [Giro-
lamo Maffei]; Guido Reni, 1614; Paolo Rosetti da Cento [Paolo Rossetti];
Gio Ambrogio Maggi Milanese, 1614 [Giovanni Maggi85]; Carlo Saraceni
Venetiano, 1614; Guilelmo Bertoloti [Guillaume Berthelot86]”. La lectio in-
certa dei nomi riportati dal collezionista lascia intendere come egli tra-
scrivesse l’iscrizione apposta a ciascun foglio, ed è molto interessante che
11. Caravaggio, Tornando dunque ai ritratti dei pittori, mi pare ormai chiaro, in partico- Mariette definisca “pittori” anche incisori e miniaturisti87.
Presa di Cristo nell’orto. lare dai dati provenienti dal carteggio Renzi/Orlandi, che essi furono in- Da questo elenco, che rappresenta per noi una testimonianza importante
Dublino, National
Gallery of Ireland
dividuati da subito come una serie autonoma rispetto al resto della pro- per ricostruire la storia della serie leoniana, e la sua collocazione cronolo-
duzione dell’artista e che poteva peraltro essere utilizzata per illustrare gica, dal momento che i ritratti risultano sovente datati, possiamo dedur-
biografie. re che soltanto Paolo Veronese e “Mecherino senese”, che va probabilmen-
Prende così una luce nuova il tentativo compiuto nel 1731 dal libraio, te identificato con il Beccafumi, non rientravano tra i contemporanei di
stampatore e finanziatore di imprese editoriali Fausto Amidei, di illustra- Ottavio, mentre i loro ritratti sono significativamente documentati presso
re le Vite di alcuni artisti, con i rami del Padovanino. Nella maggior parte l’Accademia di San Luca88. Per il resto i pittori, che dovevano peraltro co-
dei casi (Ottavio Leoni, Ludovico Leoni, Tommaso Salini, Giovanni Ba- stituire un nucleo ristretto rispetto ai quattrocento disegni del Leoni di
glione, Cristoforo Roncalli e Antonio Tempesta) Amidei illustrò le biogra- proprietà d’Aubigny, formavano una straordinaria galleria di personaggi
fie pubblicate nel 1642 da Giovanni Baglione, tuttavia mi pare molto si- attivi a Roma al tempo del Leoni.
gnificativo che per la Vita di Bernini l’editore sia ricorso al testo del Baldi- Non soltanto nelle fonti, ma anche sulla base dei ritratti superstiti, non
nucci, mentre per il Guercino Amidei ripubblichi la biografia dedicata al- sembrano risultare grandi incursioni nel passato. Il Leoni, per esempio
l’artista da Malvasia. A quelle elencate, segue poi l’inedita Vita di Carlo non appare preoccupato di formulare un’immagine dei due unici artisti di
Maratta, scritta da Giovan Pietro Bellori e un’ekfrasis belloriana sull’Apol- cui compare costantemente il ritratto nelle gallerie degli Uomini illustri
lo e Dafne di Maratta. Inediti a parte, è evidente che l’editore era partito dai messe insieme tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento: Miche-
rami di Leoni, e li aveva poi accompagnati con quella che all’epoca era giu- langelo e Tiziano89. Il modello di Ottavio e, di conseguenza dei suoi patro-
dicata la migliore biografia di quegli artisti, pescando sul territorio nazio- ni, insomma, non mi pare possa essere definito “gioviano”, se non alla lon-
nale. Di Fausto Amidei (1694 circa-1765) sappiamo che possedeva una tana. Esso non contemplava infatti nessun enciclopedismo, ma appare to-
bottega al Corso, “sotto il palazzo del Sig. Marchese Raggi”, e che, dopo es- talmente volto a restituire un’immagine di contemporaneità, che rappre-
sere stato un semplice libraio, a partire dal 1730, si era messo anche alla senta la cifra dominante della ritrattistica leoniana, in questo senso del tut-
guida finanziaria di imprese editoriali75. to in linea con la nuova moda naturalistica.
Quella messa in opera dallo stampatore, rappresenta evidentemente il A questo proposito è molto interessante focalizzare il problema delle gal-
punto di arrivo di una tradizione critica profondamente radicata nell’am- lerie di Uomini illustri che, a partire dal ben noto modello del Museo di
biente artistico romano del tempo, e che legava, almeno in parte, al lavoro Paolo Giovio (alla cui formazione lo storico aveva atteso già prima del

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1521 e fino alla morte avvenuta nel 1552)90, si erano formate nell’ultimo 12. Caravaggio,
quarto del Cinquecento, in particolare a Roma. Madonna con il Bambino
e sant’Anna, detta
Il Museo Gioviano divenne normativo praticamente a ridosso della morte Madonna dei palafrenieri.
del suo proprietario. Nel 1553 infatti venne replicato da Cristofano del- Roma, Galleria Borghese
l’Altissimo per conto di Cosimo I de’ Medici a formare la raccolta oggi agli
Uffizi, e di lì a cascata da Ferdinando del Tirolo che costituì una raccolta
nel castello di Ambras, da Federico Borromeo, la cui galleria si conserva
quasi nella sua integrità presso la Biblioteca Ambrosiana e che acquistò ad-
dirittura esemplari dalla collezione gioviana, da Caterina de’ Medici, alla
cui morte nel 1589 furono inventariati ben 341 ritratti raccolti nel castello
di Blois91.
Se a Firenze i Medici radunavano le enciclopedie, a Roma portavano i ta-
scabili. Esisteva infatti un’edizione ridotta della galleria fiorentina, in tut-
to 186 ritratti, ordinata nella villa al Pincio per volontà del cardinale Fer-
dinando de’ Medici. Mi pare di grande interesse apprendere che già nel
1579, il giovane abate Del Monte, non ancora eletto alla porpora, scriveva
al duca di Urbino, Francesco Maria della Rovere, chiedendogli se fosse in-
teressato alle copie della galleria e, in quell’occasione parlava di 115 ritrat-
ti, una settantina ne furono eseguiti entro il 1588, quando la galleria rag-
giunse il suo apice92.
I ritratti medicei furono certamente sotto gli occhi di Caravaggio. È Ba-
glione a informare che il copista più ambito era infatti Antiveduto Gra-
matica: “E per copiare quegli Huomini illustri, che stanno dipinti nel Pa-
lagio del Giardino de’ Signori Medici, non ci era più atto di lui; e non ve-
niva in Roma Principe o Personaggio che non facesse ricapito di Antive-
duto, per fargli ritrarre le teste di quegli huomini illustri; & in questo es-
sercitio avanzossi con buona somma di guadagno; e di vero che erano bel-
lissime, e con buona maniera condotte si, che acquistossi il nome di gran
Capocciante”93. È molto difficile reperire le tracce di questa attività che per
sua stessa natura risulta camaleontica. Non facciamo fatica a credere a Bel-
lori che, postillando la vita baglionesca di Caravaggio, annotava: “poi la-
vorò in casa di Antiveduto Gramatica mezze figure manco strapazzate /
Michelangelo ritraeva tutte le sue figure da un lume medio et le faceva tut-
te a un solo piano senza digradarle”94. Forse a questa produzione di copi- mistica, e non a caso spesso i proprietari risultano membri delle gerarchie
sta avrà partecipato per qualche tempo lo stesso Caravaggio per guada- ecclesiastiche, sovente legati agli Oratoriani98. Tuttavia, come si può evin-
gnarsi da vivere, e certo dalle parti di villa Medici il lavoro non mancava. cere dai succitati elenchi, anche la sfera più “laica” non sembra immune
Anni dopo sarà Gramatica a guardare alla pittura del Merisi, assimilando- dalla moda dei Viri illustres, spesso legata alla celebrazione familiare, come
ne l’innovativo dettato stilistico e diventando di casa a palazzo Madama del resto aveva fatto il Giovio lasciando ampio spazio ai personaggi illustri
prediletto da Del Monte95. Così lo vide Ottavio, immortalandolo nel ri- delle famiglie dei propri patroni99.
tratto oggi al Louvre (ill. 16), da cui deriva anche la tela dell’Accademia di Comprendere il meccanismo di riproduzione di queste opere mi pare apra
San Luca qui esposta (cat. 5). D’altro canto, se già nel 1579 Del Monte sem- uno spiraglio anche su alcuni aspetti della produzione di Ottavio Leoni.
bra sovraintendere agli Uomini illustri dei Medici, proponendo copie ai si- Da questo punto di vista, è di estremo interesse notare che uno dei pro-
gnori d’Italia, è chiaro che l’attività di copista di Antiveduto non dovette blemi fondamentali di queste gallerie era il concetto di “verae effigies”, la
passare inosservata, agli occhi del cardinale che possedeva oltre tutto egli corrispondenza cioè tra il dipinto e l’effettiva immagine del suo protago-
stesso una galleria di Viri illustres, ben più nutrita di quella medicea96. nista100. Una volta raggiunta questa certezza di carattere squisitamente ico-
D’altro canto, a ben vedere, a Roma molti mecenati di Caravaggio, soven- nografico, la qualità della traduzione pittorica veniva generalmente sub-
te ritratti da Ottavio Leoni, si erano creati la loro brava galleria, è il caso, ordinata all’effetto101.
per esempio, di Giovan Angelo Altemps97. Molto significativo mi pare per esempio il caso di Alfonso Chacón (1530-
È stato giustamente rilevato come istanze di carattere religioso e morale 1599). Lo spagnolo, appartenente all’ordine dei Domenicani, a Roma per
abbiano dato impulso a simili raccolte, soprattutto in epoca controrifor- volontà di Pio V fin dal 1567, penitenziere di San Pietro e consulente del-

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la Congregazione dell’Indice, possedeva una no- l’idea dominante è quella di una produzione
tevole raccolta di Uomini illustri (in tutto 267 quantitativamente massiccia a soddisfare una
quadri) che decoravano la sua biblioteca radu- clientela, alta o bassa, che evidentemente richie-
nata nella casa ai piedi del Pincio. In una lettera deva a ogni livello riproduzioni di immagini. Da
del 1578 a Lavinia Fontana, autrice di quattro di questo punto di vista, la tenuta qualitativa dei di-
questi dipinti, scrive il Chacón: “Fin hoggi sono pinti leonini, sovente diseguale, lascia intendere
fatti fino a duecenti di uomini famosi per santi- che la gestione dei disegni fosse nelle mani di Ot-
tà di vita, dignità imperatoria o Regia, per valore tavio, ma che egli potesse servirsi anche di aiuti
de armi o veramente per lettere et arti nobili co- per la traduzione pittorica. Sembra questo il ca-
sì anco de donne famose senza altri duecenti che so di alcuni ritratti di pittori dell’Accademia di
ho ragunato per regurgli a quadri grandi de pic- San Luca, di cui l’esempio forse più celebre è il
coli”102. È evidente che il sistema con cui si tra- Ritratto di Caravaggio (cat. 15)110.
smettevano queste immagini era quello del for- La sensazione è dunque che durante il suo prin-
mato ridotto, più maneggevole e agile da spedi- cipato, Ottavio si fosse impegnato, forse su istan-
re, meglio ancora se si trattava di disegni; in un za dello stesso cardinal Del Monte, a fornire le
secondo momento l’immagine veniva tradotta matrici per proseguire e completare la galleria
in grande, uniformandola alla serie103. dei ritratti.
In proposito è interessante registrare come, al L’episodio non significa comunque che il Pado-
momento della sua morte, in casa dello stesso vanino e il cardinale si conoscessero solo a quel-
Giovan Battista Marino, oltre a molti disegni di la data, non sarebbe credibile, visto lo scenario
cui non si conosceva il soggetto, furono ritrova- sin qui delineato, i rapporti di Ludovico Leoni
ti: “uno fascio de disegni a mano de diversi Uo- con il cardinale e soprattutto il patronato di
mini Illustri”104. È noto che Marino fu in contat- Francesco Maria Del Monte sull’Accademia di
13. Ottavio Leoni, to con Caravaggio e con lo stesso Ottavio Leoni, entrambi autori di un ri- San Luca, un’istituzione in cui Leoni è documentato a partire dal 1604111. 14. Ottavio Leoni,
Ritratto di Anna tratto del celebre poeta. Per quanto riguarda il Merisi, nonostante i nume- Esso vale invece a mio avviso come attestazione di stima e omaggio da Ritratto di Maria
“copertara”. Firenze, Aldobrandini, marchesa
rosi tentativi, non mi pare si sia ancora giunti a una convincente identifi- parte di Ottavio nei confronti dell’istituzione e allo stesso tempo del pro- di Caravaggio. Firenze,
Accademia Toscana
di Scienze e Lettere cazione del dipinto, che lo stesso Marino celebrò in una lirica giustamen- tettorato delmontiano sui pittori accademici. Niente di più facile, infatti, Accademia Toscana
“La Colombaria” te famosa105. Il Ritratto di Giovan Battista Marino (ill. 15) di Leoni invece, che fosse lo stesso Del Monte a sua volta proprietario di un’importante di Scienze e Lettere
incluso nell’album dei virtuosi del suo tempo e per giunta tradotto a stam- galleria di Uomini illustri a suggerire a Ottavio di dare il via all’iniziativa “La Colombaria”
pa, resta una delle immagini più note del celebre personaggio106. L’incisio- di ritrarre i colleghi accademici112.
ne reca stranamente la doppia data 1623 e 1624, gli anni del soggiorno ro-
mano del poeta, quando venne eletto principe dell’Accademia degli Hu- Le scelte di Caravaggio
moristi. Leoni, pur dimostrandosi qui estremamente equilibrato nella re- Immaginare che il ruolo di protettore dell’Accademia di San Luca ricoper-
sa del volto di Marino, non può tuttavia trattenersi dal sottolineare una to per anni (1595-1626) da Francesco Maria Del Monte si sia limitato a
certa spavalderia sotto i baffi arricciati: “un D’Annunzio camorrista di una serena e placida benevolenza, sarebbe un errore. Bon gré, mal gré il car-
quegli anni”, su quest’opera si incollano le parole di Longhi, e non si può dinale dovette invece immischiarsi parecchio con le vicende dell’istituzio-
fare a meno di riascoltarle107. ne. Nel 1624, infatti, egli si trovò costretto a sciogliere la compagnia per poi
Da questi riferimenti è comunque chiaro che il ritratto in miniatura, si ricostituirla, a causa delle lotte interne fra diverse fazioni di artisti113. Te-
trattasse di olio o disegno, era sovente il primo passo per una traduzione nendo presente questo scenario, non può non sorprendere l’assoluta li-
in scala maggiore. E Ottavio Leoni non sembra sfuggire alla prassi. bertà dagli schemi con la quale il prelato raccolse in casa e sponsorizzò an-
Seppure nell’inventario della casa del Padovanino a via del Babuino redat- che personaggi che con l’Accademia ebbero ben poco a che fare, come Ca-
to post mortem a istanza della moglie Caterina e del figlio Ippolito, tra i ravaggio.
moltissimi quadri sono segnalati per esempio: “Quattro teste in carta su le A questo proposito, c’è da chiedersi cosa sarebbe successo se il Merisi fos-
tavolette senza cornice”, oppure: “cinque disegni piccioli con sua cornice a’ se rimasto a Roma più a lungo, se non avesse cioè dovuto lasciare preci-
torno”108, evidenziando così l’uso di montare i disegni su tavola o entro pitosamente la città nell’estate del 1606, a causa dell’omicidio di Ranuc-
cornici, a mo’ di dipinti. Tuttavia è chiaro che la caratteristica della produ- cio Tomassoni. Nel 1607 vennero infatti approvati i primi statuti accade-
zione del Leoni, appare innanzitutto la serialità. Dal caos di ritratti “finiti, mici, che, anche dal punto di vista giuridico, sancivano il passaggio dal-
non finiti, principiati, sbozzati”, su rame, su pietra, su tela, fogli disegnati, l’Università dei pittori, associazione corporativa di stampo largamente ri-
tutti annotati in serie: “Quaranta quattro quadri da testa feniti e non feni- nascimentale, all’Accademia come era stata concepita nella riforma di Fe-
ti di Cardinali et altri Ritratti”109, per fare un esempio, sembra evidente che derico Zuccari, che prese il via nel 1593, sotto il protettorato del cardina-

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le Federico Borromeo114. È molto interessante notare che tra i nomi degli 15. Ottavio Leoni,
artisti deputati alla redazione di essi (Girolamo Massei, Durante Alberti, Ritratto di Giovan
Battista Marino. Firenze,
Antiveduto Gramatica, Ambrogio Buonvicino, Giovanni Baglione, Ca- Biblioteca Marucelliana
millo Mariani e Paolo Guidotti)115, non compare nessuno di quelli che Ca-
ravaggio riteneva “valent’huomini”, e di cui traccia spudoratamente il ca-
talogo nel processo del 1603. Mi chiedo, se il suo destino fosse stato a lun-
go romano, che posizione avrebbe preso nei confronti di un’istituzione
che, a rileggere questi statuti, si percepisce sempre più tentacolare e inva-
siva nei confronti del milieu artistico e del mercato dell’arte. Non è dav-
vero un caso che giusto l’anno prima dell’impresa, Carlo Saraceni e Ora-
zio Borgianni furono accusati da Giovanni Baglione di averlo aggredito,
per mano di Carlo “il Bodello”, mentre usciva da messa a Trinità dei Mon-
ti. Alla richiesta del possibile movente del crimine da parte del giudice,
Baglione risponderà: “perché volevano fare un capo a modo loro [...] e
questo per esser miei malevoli et aderenti al Caravaggio”: il nesso tra l’in-
cipiente caravaggismo e le controversie accademiche appare dunque am-
piamente scoperto116.
Altrettanto evidente mi sembra poi come il Merisi, ormai lontano da Ro-
ma e, per giunta, tenutosi sempre allegramente alla larga dal consesso ac-
cademico, non fosse per nulla estraneo alla questione, anzi, egli viene qui
individuato come una sorta di capo fazione. Se Carlo Saraceni, scapigliato
e talentuoso veneziano, vanitoso come un damerino, almeno a giudicare
dal bellissimo ritratto che ancor oggi si conserva in Accademia di San Lu-
ca (cat. 12), e dal racconto di un Baglione, tutto sommato ancora livoroso:
“Costui faceva del bell’humore, e voleva andar sempre vestito alla France-
se, benché egli non fusse mai stato in Francia, né sapesse dire una parola di
quel linguaggio. E perché egli professava di imitare Michelagnolo da Cara-
vaggio, il quale menava sempre con sé un cane barbone negro, detto Cor-
nacchia, che facea bellissimi giuochi, menava seco ancor esso un cane ne-
gro, e Cornacchia lo chiamava come l’altro”117, non si dimostrerà poi trop-
po addentro alle questioni accademiche118; di tutt’altra pasta era fatto Ora-
zio Borgianni, che in Accademia non militerà tra i soldati semplici, ma ri-
coprirà spesso cariche di una certa importanza.
Se infatti Giovanni Baglione non poté probabilmente essere contrastato
nelle sue mire accademiche sul momento, trascorso poco più di un anno,
tra il novembre 1607 e lo stesso mese del 1608, Orazio venne eletto rettore racci di fronte alle disquisizioni accademiche del fratello, ma le cose sareb-
della compagnia, sotto il principato di Palo Guidotti, detto Borghese, per bero cambiate ben presto anche a Roma, e il processo Baglione contra Ca-
il legame con il grande mecenate119. ravaggio segna una sorta di spartiacque in questa direzione122.
Rientrato da poco da Madrid, dove aveva partecipato alla fondazione del- Al banco degli imputati figuravano Filippo Trisegni, Onorio Longhi, Ora-
la prima Accademia spagnola, Borgianni era evidentemente molto interes- zio Gentileschi e Ottavio Leoni, chiamato secondariamente in causa come
sato alla gemella istituzione romana120. Estroso e bizzarro, egli consegnò presunto complice del Gentileschi, trascinato in quel guaio dalla simpatia
un’immagine di se stesso ai colleghi accademici assolutamente scevra da per Caravaggio, che conosceva probabilmente da tempo123. Vero o falso che
ogni ufficialità, raffigurandosi come una sorta di guitto, ben lontano dal- fosse, a domanda, il pittore lombardo dichiarò di conoscere il Padovanino,
l’elegante e dignitoso pittore di Juan de Lezcano, segretario dell’ambascia- ma di non avergli mai rivolto la parola.
tore spagnolo, immortalato da Ottavio Leoni in un foglio giustamente ce- In quei giorni di interrogatorio c’erano stati quasi tutti quelli che contava-
lebre, conservato all’Albertina di Vienna (ill. 17)121. no nella professione. La faccenda si presentava complessa e Ottavio avrà
Il più volte ricordato processo del 1603 intentato da Giovanni Baglione probabilmente sperato di riuscire a uscirne indenne. Subito dopo il pro-
contro Caravaggio, resta per noi l’unica, preziosissima occasione di ascol- cesso si era iscritto all’Accademia di San Luca, desiderando probabilmen-
tare il Merisi ragionare di pittura. “Noialtri pittori habbiamo da parlare te rientrare nei ranghi.
con le mani”, aveva ripetuto soltanto qualche anno prima Annibale Car- Le due parti in causa erano veterane degli affari giudiziari. È difficile, in

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assenza di tutti gli atti processuali del tempo, glione ne il Gentileschi ne Giorgio Todesco per-
stabilire chi tra Giovanni Baglione (di cui qui si ché non me parlano, gli altri tutti mi parlano et
espone l’Autoritratto dell’Accademia di San Lu- conversano con me. Degli pittori che ho nominati
ca, che risale al 1619, cat. 7) e Michelangelo Me- di sopra et per buoni pittori Gioseffe, il Zucchero,
risi da Caravaggio abbia frequentato con mag- il Pomarancio, et Annibale Carraccio, et gli altri
gior intensità le aule dei tribunali capitolini, per non li tengo per valent’huomini. Li valent’huomi-
quanto il primo dalla parte dell’accusa, il secon- ni sono quelli che si intendono della pittura et
do della difesa. Quando si trovarono uno di giudicaranno buoni pittori quelli che ho giudica-
fronte all’altro tra la fine di agosto e la prima to io buoni e cattivi; ma quelli che sono cattivi
metà di settembre del 1603, nessuno dei due era pittori et ignoranti giudicheranno buoni pittori
comunque un novizio124. gli ignoranti come sono loro. Io non so che nes-
I primi giorni i giudici avevano ascoltato l’accu- sun pittore lodi et habbi per buon pittore nessu-
sa e i suoi testi: Giovanni Baglione e l’amico no de quelli pittori che io non tengo per buoni
Tommaso Salini, il suo “angelo custode”, come lo pittori [...]. Io non so niente che ci sia buon pit-
definirà il Merisi con fine ironia125. Egli sostene- tore che lodi per buon pittore Giovanni Baglione.
va che Caravaggio e i complici avevano compo- L’opere di Gio Baglione le ho viste quasi tutte,
sto versi beffardi ai suoi danni poiché il Merisi cioè alla Madonna dell’Orto la Cappella Grande,
era roso dall’invidia a causa della commissione a S. Gio Laterano et ultimamente al Gesù la Re-
della pala con la Resurrezione, che in quei giorni surrezione di Cristo. Quella pittura della Resurre-
Baglione aveva licenziato per la chiesa del Gesù. zione li al Gesù a me non me piace perchè è goffa
Della tela perduta resta oggi soltanto il bozzetto, et l’ho per la peggio che abbia fatta et detta pittu-
individuato da Roberto Longhi e oggi al Lou- ra io non l’ho intesa lodare da nessun pittore et
16. Ottavio Leoni, vre126. Dagli atti di un altro processo, contro Onofrio Santacroce accusato con quanti pittori con cui ho parlato a nessuno è piaciuto. Se non fusse lo- 17. Ottavio Leoni,
Ritratto di Antiveduto di matricidio, cui Giovanni Baglione sarà chiamato a deporre il 15 settem- data da qualcuno che va sempre con lui, che lo chiamano l’angelo custode, Ritratto di Orazio
Gramatica. Parigi, Borgianni. Vienna,
bre 1603, soltanto pochi giorni dopo che il tribunale aveva ascoltato Cara- che stava là quando la fu scoperta a lodarla che lo chiamano per Mao”. In- Albertina
Musée du Louvre
vaggio, apprendiamo che durante la quaresima di quell’anno il pittore sta- formando il giudice circa i rapporti con gli altri imputati Caravaggio di-
va alacremente lavorando all’opera, che fu scoperta il giorno di Pasqua127. chiara: “Può essere che [Tommaso Salini] se diletti et impiastri anche lui an-
D’altro canto le schermaglie tra i due artisti andavano avanti ormai da due cora, ma io non ho mai visto opera nessuna d’esso Mao […]. Io cognosco
anni, e il processo era l’ultimo atto di una commedia i cui toni si erano fat- Honorio Longo quale è molto mio amico et cognosco anco Ottavio Pado-
ti decisamente striduli128. vano. Ma a Ottavio Padovano non gli ho mai parlato”131.
In una Roma che possiamo immaginare ancora calda e assolata, in quel- Non è facile per noi “moderni” valutare la pittura dei “valent’huomini” ci-
l’aula di tribunale c’erano dunque “quasi tutti li pittori di Roma”, chi di tati da Caravaggio alla luce della sua definizione di virtuosismo. Egli rico-
persona, chi per verba, una data storica ai nostri occhi, ma certo anche a nosce infatti l’eccellenza di Federico Zuccari, Annibale Carracci, del Cava-
quelli di Ottavio Leoni, che di quei visi trasse un’impressione che lo ac- lier d’Arpino e di Cristoforo Roncalli detto Pomarancio, tutti artisti che la
compagnò per lunghi anni. critica successiva giudica tra i protagonisti della stagione artistica di primo
Caravaggio fu arrestato soltanto quindici giorni dopo l’inizio del processo, Seicento, in alcuni casi non solo italiana. Fatichiamo tuttavia a compren-
come racconta egli stesso al giudice il 13 settembre 1603: “Io fui preso l’altro dere come quel: “in pittura valent’huomo [vuol dire] che sappi dipingere
giorno in piazza Navona, ma la causa et occasione perché sia io non lo so. bene et imitar bene le cose naturali”, possa essere declinato nella produ-
L’essercizio mio è di pittore. Io credo cognoscere quasi tutti li pittori di Ro- zione di un Roncalli, per esempio. Il discorso condurrebbe molto lontano
ma et cominciando dagli valent’huomini io cognosco Giuseppe [Giuseppe e non è questa la sede per farlo. Importa invece sottolineare due aspetti del
Cesari, detto Cavalier d’Arpino, cat. 3], il Caraccio [Annibale Carracci, cat. pensiero sulla pittura espresso da Caravaggio: da una parte, nonostante la
1], il Zucchero [Federico Zuccari, cat. 2], il Pomarancio [Cristoforo Roncal- rivoluzione pittorica di cui egli fu a capo, il Merisi sembra qui piuttosto
li, detto Pomarancio, cat. 9], il Gentileschi [Orazio Gentileschi], Prospero tradizionale nelle scelte. Eccezion fatta per Annibale Carracci. Federico
[Prospero Orsi], Gio Andrea129, Gio Baglione [Giovanni Baglione, cat. 7], Gi- Zuccari e Cristoforo Roncalli in questo contesto non rappresentavano cer-
smondo e Giorgio Todesco [Siegmund Laire]130, il Tempesta [Antonio Tem- to l’avanguardia, e comunque tutti questi pittori venivano da una tradi-
pesta, cat. 10] et altri. Quasi tutti delli pittori che io ho nominati li sopra so- zione disegnativa molto forte, il che non pare scontato per l’idea di Cara-
no miei amici ma non sono tutti valent’huomini. Quella parola valent’huo- vaggio che il successivo discorso belloriano ha innescato nella storia della
mo presso di me vuol dire che sappi far bene dell’arte sua, cosi in pittura va- critica d’arte. D’altra parte è straordinario come le scelte del pittore si sia-
lent’huomo che sappi dipingere bene et imitar bene le cose naturali. De no rivelate vincenti. Tutti gli artisti citati, infatti, Annibale in primis, sono
quelli che ho nominati di sopra non sono miei amici ne Gioseffe ne Gio Ba- ancora oggi giudicati ai vertici della pittura del Seicento. Lungi dal mesco-

36 37
18. Ottavio Leoni, 19. Ottavio Leoni,
Ritratto di Michelangelo Autoritratto di spalle.
Merisi da Caravaggio Firenze, Biblioteca
come cavaliere di Malta. Marucelliana
Già Avignone, collezione
D’Arton

larsi a simpatie personali, che pure l’artista dichiara, chiamato a misurarsi Molto diversa è questa immagine familiare, allusiva, quasi colloquiale, da
sulla pittura, il giudizio di Caravaggio risulta qui di una purezza adaman- quella ufficiale dell’Autoritratto che apre il medesimo volume (ill. 20), e
tina, svelando l’anima di una personalità, che seppur faziosa e attaccabri- che intende annoverare Leoni tra i pittori virtuosi del suo tempo. Nell’Au-
ghe nella quotidianità, appare invece assolutamente gratuita e libera nei toritratto di spalle invece non c’è retorica, sembra piuttosto di essere in pre-
confronti dell’ideale artistico. senza di una firma, una vera e propria quarta di copertina con foto del-
l’autore, da far invidia ai best sellers americani del secondo millennio. In
L’album di famiglia questo senso ci aspetteremmo un fuori testo, invece il disegno si pone a
Ben diverso il punto di vista di “Ottavio Leoni Romano detto il Padovani- chiusura della serie di ritratti dei poeti, come se Ottavio ne facesse parte.
no della cui mano sono questi ritratti de virtuosi illustri del suo tempo”, Sul fatto che l’intero album, per quanto privo di frontespizio133, nasca da
così la rubrica che correda ad indicem l’Autoritratto di spalle (ill. 19), a sug- un progetto unitario e si presenti come un’operazione editoriale in gran-
gello della serie di ventisette meravigliosi ritratti à trois crayons tutti di ma- de stile, non mi pare sussistano dubbi. A questo proposito basta scorrere
no del Padovanino, che, rilegati insieme, costituiscono uno dei volumi più l’indice posto a chiusura del volume. In esso vengono elencati i nomi dei
preziosi della storia del disegno italiano132. protagonisti dei ritratti di per sé anonimi, suddivisi in quattro categorie:
Di spalle, ammiccante, l’artista si raffigura in una posa inconsueta: mentre pittori, scultori, matematici e poeti. All’inizio di ciascuna arte la numera-
si volta verso lo spettatore, distogliendo gli occhi da un foglio che tiene in zione riparte dal principio. La grafia dell’indice, certamente seicentesca,
mano, forse un lavoro in fieri. appartiene con ogni evidenza a un calligrafo, che trascrive da un elenco re-

38 39
datto da chi ha assemblato il volume, come testi- gi conservate alla Calcografia Nazionale, può es-
moniano alcuni errori riscontrati nella trascri- sere utile per capire se fosse prevista la pubblica-
zione134. Sembra inoltre significativo il fatto che i zione a stampa del volume. Di fatto solo alcuni
nomi degli effigiati vengano elencati in calce al dei ventisette personaggi raccolti nell’album co-
volume, e non apposti ciascuno ai margini del ri- noscono una traduzione grafica e, peraltro, co-
tratto, o sul retro, come sovente avviene nei fogli me ha giustamente rilevato la Sani, i disegni non
sciolti di Ottavio135. Insomma, tutto sembra indi- possono considerarsi matrici esatte delle incisio-
care che l’album è frutto di un preciso progetto. ni: dal momento che queste non risultano in
Già, ma quale? E di chi? controparte. Stampe e disegni furono dunque
Fortunatamente uno degli ultimi fogli del volu- realizzati autonomamente. Confrontando dise-
me riporta una bellissima filigrana136, che ci aiu- gni e incisioni, ci si rende conto che le assenze
ta a far luce sulla data dell’album, consentendo pesano tanto quanto le presenze145. I ritratti tra-
di stabilire una cronologia molto alta per l’as- dotti a stampa appartengono ai seguenti perso-
semblaggio, contrariamente a quanto sinora naggi: Giovanni Ciampoli (1627), Tommaso Sti-
supposto137. Si tratta di un santo nimbato ingi- gliani come cavaliere dell’ordine di Malta
nocchiato, recante una croce entro uno scudo138. (1625), Pierfrancesco Paoli da Pesaro (1625),
Ora, mi pare di grandissimo interesse notare co- Giuseppe Cesari d’Arpino (1621), Cristoforo
me la filigrana che affiora sul foglio dell’album Roncalli detto Pomarancio (1623), Giovanni Ba-
della Biblioteca Marucelliana compaia identica glione (1620), Ludovico Leoni (1612), i due au-
sulla carta dove è stampata un’incisione della toritratti (1625 e senza data), Simon Vouet
prima edizione della Galleria Giustiniana139. Ci (1625), Marcello Provenzale (1623), Tommaso
troviamo dunque a Roma intorno al 1630-1635, Salini con due teste (senza data), Gabriello Chia-
e nel medesimo ambiente in cui visse e operò brera (1625), Giovan Battista Marino (1623), Gian Lorenzo Bernini 21. Ottavio Leoni,
(1622), Antonio Tempesta (1623), Giovan Francesco Barbieri, detto Guer- Ritratto di Annibale
20. Ottavio Leoni, Ottavio Leoni, che, è forse utile ricordarlo, scomparve proprio nel 1630140.
Autoritratto. Firenze, Carracci. Firenze,
Intorno a quest’epoca dovrebbe risalire anche il montaggio dei ritratti nel cino (1623), Galileo Galilei (1624)146. Biblioteca Marucelliana
Biblioteca Marucelliana
volume che raccoglie i disegni di Ottavio, che non può appartenere a un Si avverte per esempio in modo bruciante la mancanza della traduzione a
momento né troppo precedente né troppo successivo141. L’assemblaggio stampa del Ritratto di Michelangelo Merisi da Caravaggio (cat. 16), che co-
dovrebbe essere avvenuto dunque quando l’artista era ancora in vita, o stituisce uno dei pezzi più belli dei disegni della Marucelliana. Allo stesso
comunque nell’arco di circa quindici anni dalla sua scomparsa, un’indi- modo sembra inspiegabile l’assenza di Annibale e Agostino Carracci147. Ma
cazione di primaria importanza poiché, se anche non possiamo stabilire tra i pittori, Caravaggio e Annibale (ill. 21) non sono gli unici a mancare
con certezza che l’album venne messo insieme dallo stesso Leoni, mi pa- all’appuntamento: accanto all’omissione di questi grandi personaggi, si re-
re evidente che il progetto vada assegnato a una persona profondamente gistra l’assenza dei ritratti dei pittori che, quantomeno ai nostri occhi, ap-
legata a Ottavio. paiono più strampalati nel contesto dei virtuosi di primo Seicento: Giro-
Chi altri avrebbe avuto interesse a sottolineare così smaccatamente la pa- lamo Nanni, Domenico Ambrosino148. Alla stessa stregua anche tra i mate-
ternità dei disegni da mettere ben due autoritratti dell’artista a apertura e matici e tra i poeti si registra l’assenza di Christoph Scheiner, il cui astro
chiusura del volume? La fama e il consenso riscosso da Leoni nella Roma tramontò velocemente, e quella del misterioso Scipion Cicero, poeta na-
del tempo dovevano certamente essere internazionali, come testimonia- poletano, il cui nome ha il sapore di uno pseudonimo, e che fatichiamo a
no le ammirate parole di Baglione: “E ritrasse non solo li sommi Pontefi- ritrovare tra gli scrittori dell’epoca.
ci dei suoi tempi, ma li Principi cardinali, e Signori titolati, e d’ogn’altra Stando a queste considerazioni, la scelta dei ritratti dei pittori destinati al-
qualità pur che famosi fussero, sì religiosi come secolari, in diversi tempi la stampa, e dunque a una maggior divulgazione, sembrerebbe critica-
fatti”142, tuttavia è difficile che un qualsiasi collezionista avrebbe sottoli- mente più canonica di quanto non appaia l’album della Marucelliana, sic-
neato il nome del Padovanino con tanta enfasi da mettere in rapporto i ché a oggi non mi sembra che si possa pacificamente affermare che si aves-
virtuosi con la biografia del pittore, come sembra indicare la citata legen- se in mente una pubblicazione del volume in quanto tale, a meno di non
da dell’indice143. prendere alla lettera Baglione che narra della prematura morte di Ottavio,
Sembra invece più plausibile che il progetto dell’album risalga allo stesso intossicato dai materiali utilizzati per creare le lastre incise, e dunque im-
Padovanino, e che, se anche non fu lui a realizzarlo in prima persona, sia maginare il lavoro interrotto sul più bello.
passato nelle mani del figlio Ippolito al quale l’artista aveva lasciato i “ra- Dal punto di vista della storia della critica dell’arte, la scelta dei virtuosi ap-
mi intagliati dei Pittori e Poeti”144. pare, come si è accennato, a dir poco singolare. Se Annibale e Agostino
Una volta chiarito l’ideatore del volume, è bene tentare di comprendere la Carracci, seguiti da Caravaggio, dal Cavalier d’Arpino e da Giovanni Ba-
sua destinazione. Una verifica con le quaranta lastre incise da Ottavio, og- glione, collegano immediatamente il pensiero di chi ha composto questi

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fogli a quello di Giovan Battista Agucchi, di Vincenzo Giustiniani e di Giu- 22. Ottavio Leoni,
lio Mancini, dunque a un’egemonia culturale e figurativa che godeva di un Ritratto di Paolo
Giordano Orsini. Firenze,
riconoscimento universale; se Antonio Tempesta e Cristoforo Roncalli Accademia Toscana
rappresentavano due dei pittori più prolifici dell’Urbe nei primi decenni di Scienze e Lettere
del Seicento, ci si chiede, come si diceva, che ci facciano i poco noti Gero- “La Colombaria”
lamo Nanni e il semisconosciuto Domenico Ambrosino tra cotanto senno.
D’altra parte i ritratti di Simon Vouet e di Guercino raccontano di un
mondo che non è più lo stesso di quello di Caravaggio e dei suoi patroni,
cui fanno invece riferimento i pittori elencati.
Analizzando poi gli scultori: il padre di Ottavio, Ludovico Leoni, un giova-
nissimo Gian Lorenzo Bernini e Marcello Provenzale, intrinseco di Ottavio,
tanto da essere nominato suo esecutore testamentario149, è chiaro che siamo
al cospetto di un album di famiglia. Questi fogli sembrano dunque raccon-
tare il mondo di Ottavio, e le scelte culturali che dovevano governarlo.
Spostando l’attenzione sulle date, il testo viene a collocarsi agli esordi del-
la critica romana del Seicento, e costituisce un punto di vista straordina-
riamente autonomo rispetto a quella che oggi ci aspetteremmo come la
scena artistica romana dell’epoca di Ottavio. Invano si cerca infatti una
posizione critica tra quelle della Roma seicentesca a cui il testo possa far ri-
ferimento.
Va innanzitutto tenuto presente che, se si tiene per buono il 1615-1645 co-
me intervallo cronologico per l’assemblaggio delle Vite, i testi relativi alla
storia delle arti figurative a Roma erano davvero limitati. A stampa era ap-
parso soltanto la Pittura trionfante di Gigli, che comunque non uscì a Ro-
ma, ma a Venezia. Il Trattato di Agucchi non vide mai la luce, la Lettera sul-
la pittura di Vincenzo Giustiniani fu pubblicata per la prima volta nel 1675
e le Considerazioni sulla pittura di Giulio Mancini vennero date alle stam-
pe soltanto a metà del Novecento. L’unico progetto critico in grande scala,
dunque, era rappresentato dalle Vite del Baglione, composte intorno al
1635, che uscirono a Roma nel 1642. In ogni caso l’eclettismo delle bio-
grafie baglionesche non sembra rispecchiare il carattere gerarchico rap-
presentato da questo fiore di virtuosi, dietro il quale si cela un pensiero
molto personale, maturato all’ombra di una cultura di marca strettamen-
te accademica.
Leoni fu comunque figlio del suo tempo, e se si cerca a tutti i costi una do-
minante che in qualche modo leghi questi pittori e scultori virtuosi, l’Acca-
demia di San Luca sembra, a onor del vero, la soluzione migliore. Tuttavia
la presenza massiccia dei letterati e ancor più quella dei matematici sembra
restituire un clima diverso da quello della Compagnia di San Luca.
Più affine al mondo culturale rappresentato nell’album, è quello dei Vir-
tuosi al Pantheon, che comprendeva anche letterati e musicisti, tuttavia al-
cuni degli artisti qui rappresentati non vi misero piede, e lo stesso vale per
alcuni letterati e scienziati.
I virtuosi nelle lettere risultano in compenso quasi tutti membri dell’Ac-
cademia degli Humoristi, ma non si può dire altrettanto degli artisti150.
L’album non sembra insomma essere in grado di rappresentare gli interes-
si di nessuna delle maggiori istituzioni culturali della Roma del tempo.
Scandagliando il terreno, tuttavia, per cercare una possibile chiave di volta
della vicenda151, un personaggio è parso particolarmente enigmatico e in-
solito, in un contesto in cui Giovan Battista Marino o Annibale Carracci

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non sarebbero mai potuti mancare. Si tratta del Roma e cinque anni dopo, scomparso Virginio,
gesuita tedesco Christoph Scheiner (1573-1650; Paolo Giordano entrò in possesso del feudo di
ill. 23), matematico e astronomo legato al Colle- Bracciano. Nel 1621 sposò Isabella Appiani,
gio Romano, dove fu docente dal 1624 al 1633. principessa di Piombino, vedova di Giorgio
Sotto lo pseudonimo di “Apelles post tabulam”, Mendoza: il matrimonio incrementò notevol-
scrisse tre lettere sulle macchie solari, che aveva mente la ricchezza dell’Orsini, consentendogli
osservato nel marzo del 1610. Le epistole erano un ménage principesco. Amico di letterati, Gio-
indirizzate a Mark Welser, un allievo del gesuita van Battista Marino e Tommaso Stigliani gli de-
e banchiere ad Augusta152. Nell’inverno del 1611 dicarono versi, egli stesso fu autore di liriche158.
Scheiner fece giungere la prima delle tre lettere a Amatore d’arte – tra i suoi favoriti figurava Si-
Galileo (ill. 24) tramite il Welser, chiedendo il mon Vouet, con il quale entrò anche in rappor-
parere dell’astronomo pisano. Mentre Scheiner to epistolare nel 1621, quando l’artista si trova-
aveva scritto in latino, la risposta di Galileo giun- va a Genova159 – il duca di Bracciano si dilettava
se in italiano e venne tradotta per il gesuita da egli stesso di pittura. Di grande interesse è nota-
Welser. Il dibattito verteva sulla possibilità che le re come dall’isola d’Elba il 2 luglio 1621, l’Orsi-
macchie non fossero satelliti del sole, come pen- ni chieda a Roma di inviargli “carta turchina per
sava Scheiner, ma apparissero direttamente sulla disegnare e carta grossa bianca e del gesso [...]
superficie dell’astro, secondo le osservazioni di un’ampolla di vernice et uno fiaschetto di olio di
Galileo. La terza lettera del gesuita tiene conto noce”160. Questi strumenti evocano immediata-
delle idee galileiane, a cui risponde. Il matemati- mente i disegni di Ottavio Leoni, che in effetti
co toscano pubblicò l’anno dopo le sue tre lette- ritrasse ripetutamente il duca di Bracciano.
re sull’argomento a Roma nel 1613, a cura del- Fa parte del gruppo questo notevole foglio, con-
l’Accademia dei Lincei, di cui nel 1611 era entra- servato all’Accademia Colombaria (ill. 22)161, im-
23. Ottavio Leoni, to a fare parte153. Fino a questo momento i rapporti tra i due matematici magine provocatoria, bizzarra, al limite della caricatura, certamente nata da 24. Ottavio Leoni,
Ritratto di Christoph erano improntati a grande stima, soltanto nel 1623 Galileo ebbe a lamen- un pensiero preciso, per la quale la Sani ha ipotizzato addirittura un’idea- Ritratto di Galileo Galilei.
Scheiner. Firenze, Firenze, Biblioteca
tarsi di chi si era appropriato della scoperta dei fenomeni celesti. Non- zione comune tra Paolo Giordano e Ottavio162. Di grande effetto è inoltre il Marucelliana
Biblioteca Marucelliana
ostante probabilmente lo scienziato pisano non alludesse a Scheiner, il ge- disegno conservato a Truro, Cornwall, Royal Museum163, dove il pastello
suita, in quel momento a Roma, docente nel Collegio Romano, se ne ebbe marrone, una tecnica raramente utilizzata da Ottavio e solo a partire dagli
a male, schierandosi contro l’astronomo nel citato trattato del 1630. La vi- anni venti, prende il sopravvento, creando uno spettacolare effetto pittori-
cenda non fu certamente di aiuto al Galilei, contro le cui dottrine iniziava co, degno dell’eclettica personalità del duca164.
tre anni dopo il processo del Santo Uffizio. È certo insomma che Ottavio ebbe occasione di incontrare Scheiner alla
Dal punto di vista caravaggesco è estremamente interessante che Galileo si corte dell’Orsini, intorno alla quale gravitavano peraltro buona parte dei
fosse rivolto a due vecchie conoscenze del Merisi come Paolo Gualdo e a personaggi presenti nell’album: Filippo Napolitano, Simon Vouet, il Guer-
Maffeo Barberini per la traduzione dei testi del matematico tedesco154. cino che, scrivendo a Cristina di Svezia, Orsini annoverava tra i primi,
Galileo osservò le macchie solari probabilmente nel luglio del 1610, e ne Gian Lorenzo Bernini, mentre abbiamo già osservato come furono in con-
parlò durante la sua visita a Roma nel 1611. Nel 1630 Scheiner pubblicò la tatto con il duca Tommaso Stigliani e lo stesso Giovan Battista Marino165.
Rosa Ursina155, un trattato dove venivano radunate tutte le osservazioni e le Galileo e Scheiner, nel contesto dell’album di Leoni, non si affrontano già
idee di quindici anni di studi, trattato che fu irriso da Galileo. All’altezza nel campo delle scoperte astronomiche, ma si elevano a un piano emble-
del 1611-1612, l’interesse dell’astronomo per le teorie di Scheiner era in- matico, adombrando le figure dei rispettivi patroni: il cardinal Del Monte,
vece molto più vivo, e conseguentemente anche la stima per l’autore. e Paolo Giordano Orsini, due figure di mecenati entrambi cresciuti al-
Dal nostro punto di vista, la Rosa Ursina costituisce un documento inte- l’ombra dei Medici, ma profondamente diversi. Il loro mondo culturale
ressantissimo per aprire uno spiraglio sulle frequentazioni di Ottavio sembra infatti rispondere a momenti storici ben distinti, gli stessi che si av-
Leoni. Il trattato scientifico, come recita il titolo stesso, e dichiara aperta- vicendano nel percorso artistico, biografico e umano del Padovanino: il
mente la dedica, risulta una smaccata celebrazione di un personaggio primo tutto giocato all’ombra delle simpatie caravaggesche, il secondo de-
eclettico e singolare, Paolo Giordano Orsini II duca di Bracciano (1591- cisamente aperto all’universo barocco.
1646), che si assunse l’onere di finanziare la pubblicazione del trattato
presso lo stampatore di fiducia Andrea Fei156. Figlio di Virginio Orsini e di
Flavia Peretti, Paolo Giordano fu educato a Firenze dove crebbe alla cor-
te di Ferdinando de’ Medici, in un clima di intenso fervore culturale e
mondano157. Alla morte del granduca nel 1610, gli Orsini rientrarono a

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1
Il biografo olandese Karel van Man- infamanti ai danni di Baglione con (1570-1623) è stata rinvenuta da (sulla vicenda Sani 1989, p. 188). La relative a dipinti che ancora non tro- mato a Firenze per restarvi fino al 30
der raccontando del Merisi giusto l’aiuto di Orazio Gentileschi. Tordella 2001, p. 319. Sul carteggio si fama e l’apprezzamento dei ritratti vano pace nel complesso e diversifi- gennaio del 1599. La letteratura sui
nel 1603, sottolinea, in un passo di- Il padre di Ottavio, Ludovico Leoni veda inoltre Furlotti 2003, p. 23; Sa- di Ottavio appare, dunque, fin dai cato mondo del caravaggismo a Ro- rapporti tra Caravaggio e il suo pri-
venuto celebre, il seguito di giovani (1542-Roma), la cui prima biografia ni 2005, pp. 25 e 48, nota 40. La Sani suoi esordi, internazionale, un giu- ma. Parallelamente si sono mossi gli mo grande patrono, il cardinal Del
che l’artista raccoglieva a Roma: risale a Baglione [1642] 1995, pp. 2005, p. 48, nota 44 pubblica anche dizio ampiamente confermato dalle studi di Maria Teresa Rizzo (Rizzo Monte, è vasta. Qui merita richiama-
“Per quanto riguarda il suo stile, 144-145, si è rivelato una figura chia- la risposta che circa un mese più tar- pagine dedicategli da Mariette 1999 e 2002) e Carmen Roxanne re i testi fondamentali per ricostruir-
questo è tale che piace molto ed è ve per la formazione artistica e gli in- di, il 10 aprile 1599, il cardinal Mon- nell’Abecedario (Mariette 1856, III, Robbin (Robbin 1996 e 2000), densi ne le tracce: Spezzaferro 1971, From-
una maniera meravigliosamente dirizzi dell’intera produzione di Ot- talto indirizzava a Vincenzo Gonza- pp. 178-181). Modernamente la fi- di apporti documentari e tesi a rin- mel 1976, Wázbiński 1994. Il casino
adatta per essere seguita dai giova- tavio Leoni, non soltanto quella gio- ga. Sul soggiorno di Ottavio a Man- gura di Ottavio Leoni, in relazione tracciare un coerente percorso bio- del cardinale, dove Caravaggio rea-
ni” (Van Mander 1604, per una re- vanile. Su questi problemi ci vide già tova, si veda recentemente Tordella alla sua feconda produzione grafica, grafico che mettesse in luce anche la lizzò l’unico dipinto murale a oggi
cente traduzione del passo relativo a chiaro Giuliano Briganti, indivi- 2001; Sani 2005, pp. 25-28. Tornere- fu delineata da Thomas 1906, per meno nota produzione pittorica del noto, è stato oggetto di reiterati stu-
Caravaggio, si veda Vite di Caravag- duando nella “fatica virtuosa” di Ot- mo più avanti sul patronage artistico poi ripiombare nell’oblio per circa Leoni. Un filone di studi che viene di fino al recente Whitfield 2008.
gio 2010, pp. 31-37). Dell’adesione tavio la chiave di lettura della sua di Alessandro Peretti Montalto. quarant’anni, fino a quando Giulia- ampiamente ripreso oggi dalla voce 7
Degli stentati esordi romani del Me-
al caravaggismo della maggior parte personalità (Briganti 1942). Nel cor- 5
La principale fonte per ricostruire la no Briganti abbozzò in poche pagine che Francesco Petrucci dedica a Ot- risi, più volte rimarcati dalla critica,
degli artisti coinvolti nel processo so di questo contributo daremo ulte- figura di Ottavio Leoni, la bonaria una prima acutissima lettura della tavio e al figlio Ippolito nella Pittura parlano chiaro innanzitutto le fonti
Baglione contra Caravaggio, daremo riormente conto delle vicende relati- biografia di Giovanni Baglione: “Il personalità del grande artista (Bri- di Ritratto a Roma nel ’600 (Petrucci antiche: Van Mander 1604, ed. 2010,
conto nelle pagine seguenti. Mi pare ve (in particolare per il saggio di Bri- Padre volle che attendesse alla Pittu- ganti 1942, per il cui contributo si 2008, pp. 146-149; 328-336). Accan- p. 34; Mancini [1617-1621] 1956-
di un certo interesse sottolineare qui ganti, si veda nota 70). Per Ludovico ra, e particolarmente a far’i ritratti veda nota 70). La vera ripresa della to a queste indagini, si muovono 1957, p. 223; Baglione [1642] 1995,
i testi che hanno affrontato il pro- Leoni si veda qui avanti nel testo e alla macchia, in cui anche Ludovico moderna fortuna critica dei ritratti quelle, dense di novità, di Piera Gio- p. 136.
blema in relazione non solo a que- relative note. s’era essercitato, ma in forma picco- di Ottavio è tuttavia segnata dal sag- vanna Tordella (in particolare Tor- 8
Wázbiński 1994, I, pp. 28-31. La me-
stioni artistiche e pittoriche, ma an- 3
Per il Ritratto di Vincenzo I Gonzaga lina, e per questa sua professione ec- gio di Roberto Longhi (Longhi della 2001; 2003 e 2007b) cui si deve daglia in bronzo è conservata a Lon-
che biografiche ed esistenziali. Si ve- (Genova, Palazzo Rosso, inv. 2440), cellentissimo divenne; e di vero in 1951b), che iscrive quei testi figura- l’importante focalizzazione dei rap- dra, British Museum (inv. 13309) e
da dunque almeno Longhi 1943; che Ottavio realizzò sull’onda del tale genio non hebbe nell’età sua chi tivi nell’ampio raggio del naturali- porti di Ottavio con molte delle più risale al 1566-1567, al verso è inciso
Longhi 1951c, p. 65; Romano 1994. soggiorno mantovano, insieme a lo pareggiasse. E ritrasse non solo li smo caravaggesco. Mi domando che illustri famiglie romane (i Peretti l’emblema della famiglia Del Monte
Per i risvolti sui giovani artisti pie- quello di Eleonora de’ Medici (Ge- Sommi Pontefici de’ suoi tempi, ma nesso avesse quel testo con quello di Montalto, i Cesi, i Ludovisi) e inoltre con il motto “Sidera lambit”. Sulla ri-
montesi e lombardi, di stanza a Ro- nova, Palazzo Rosso, inv. 2432), e li Principi Cardinali, e Signori titola- Alfredo Petrucci uscito praticamen- un’inedita attenzione agli aspetti trattistica a Padova in questi anni, si
ma, si veda inoltre Terzaghi 1999. della sorella Margherita, duchessa di ti, e d’ogni altra qualità, purché fa- te in contemporanea (Petrucci tecnici della grafica dell’artista, che veda ora Lo spirito e il corpo 2009.
Per le problematiche relative al gio- Ferrara (Oxford, Ashmolean Mu- mosi fussero sì religiosi come secola- 1951), che affrontava nuovamente il la studiosa valuta in rapporto all’e- 9
Dopo i contributi di Spezzaferro
vane Reni, si veda Terzaghi 2007, pp. seum; Parker 1956, II, p. 883, ill. 3), si ri, in diversi tempi da lui fatti” (Ba- problema della grafica di Ottavio, voluzione stilistica del Padovanino. 1971 e Frommel 1971, lo studio più
312-327, con bibliografia preceden- veda la relativa scheda in catalogo glione [1642] 1995, p. 321), si è rive- anche se indipendentemente dalla Per una completa e puntigliosa disa- esaustivo su Del Monte resta
te, e ora l’acuto intervento di Tosca- (cat. 24). Vincenzo Gonzaga fu in lata anche un’efficace interpretazio- chiave naturalistica proposta da mina della letteratura su Ottavio, Wázbiński 1994. A esso si aggiungo-
no 2009. rapporto anche con Caravaggio cer- ne critica dell’oeuvre dell’artista. Il Longhi, che conosceva comunque il comprese le frequenti citazioni nella no anche le recenti indagini di Pa-
2
Ottavio Leoni (1578-1630) era stato tamente a partire dal 1602. Su consi- ruolo decisivo della produzione gra- Ritratto di Caravaggio di Ottavio guidistica romana, si veda Rizzo mela Jones (Jones 2004a e Jones
coinvolto nel processo che il pittore glio di Pietro Paolo Rubens e di Pie- fica leoniana è significativamente Leoni (Firenze, Biblioteca Marucel- 1999, pp. 26-27, nota 4 e Sapienza 2004b).
Giovanni Baglione (1566-1643) ave- tro Fachetti, il duca acquistò infatti messo in luce anche da Francisco liana, si veda cat. 16), fin dal 1943 2005. 10
Di un certo interesse ai fini del no-
va intentato contro Michelangelo nel febbraio di quell’anno la Morte Pacheco, più o meno in contempo- (Longhi 1943, p. 55). Nel prosieguo 6
Il primo documento a riferire del stro discorso, è notare come Ludovico
Merisi da Caravaggio (1571-1610), della Vergine (Parigi, Musée du Lou- ranea con la stesura delle Vite di Ba- degli studi, Alfredo Petrucci appare rapporto tra Caravaggio e il cardina- Leoni eseguì anche una medaglia con
accusato insieme a Onorio Longhi vre; ill. 5), destinata ai Carmelitani glione (per la cui datazione al 1635 del resto affascinato dalle ricerche le Francesco Maria Del Monte il ritratto del cardinale Federico Bor-
(1568-1619), architetto, Orazio scalzi di Santa Maria della Scala e circa, si veda J. Hess, in Baglione longhiane, tentando, probabilmente (1549-1626), è il processo del 1597, romeo (Melasecchi 1998, pp. 5-6).
Gentileschi (1563-1639) e Filippo quindi rifiutata, l’acquisto fu trattato [1642] 1995, II, pp. VII-XV, e H. sull’onda del successo della mostra dove l’artista depose in qualità di te- 11
Francesco Maria Del Monte otten-
Trisegni (dell’artista non si conosco- anche da Giulio Mancini (ho rias- Röttgen, ivi, II, pp. 30-36), un testo milanese del 1951, a ricostruire una ste e venne definito “pittore del car- ne per Galileo la cattedra di mate-
no gli estremi biografici, Salvagni sunto la vicenda, che da qualche an- messo in luce da Kruft 1969, p. 454. traccia per la produzione grafica di dinal Del Monte” (Marini, Corradini matica a Pisa nel 1589 e quando, nel
2008, p. 53 lo identifica con il Dome- no conosciamo meglio grazie al car- Di grande interesse è che il teorico Caravaggio (Petrucci 1956). Dopo 1993, pp. 25-28, si veda anche Ma- 1611, il Galilei venne a Roma, ormai
nico Trisegni registrato in Accade- teggio Mancini, reso noto da Mac- spagnolo intuisca una linea di svi- questi fuochi, cala nuovamente il si- cioce 2003, p. 63, doc. 64). Caravag- al servizio dei Medici, favorì la sua
mia di San Luca dal 1588 al 1607, cherini 1997, pp. 76-78, in Terzaghi luppo del ritratto disegnato in Italia pario su Ottavio Leoni fino al già ri- gio stesso dichiarerà l’anno dopo in ammissione all’Accademia dei Lin-
senza però giustificare la diversità 2008, pp. 33 e 56, note 8-10). A lu- che discende da Leonardo, passa per cordato articolo di Kruft sull’album relazione a un arresto subito poiché cei. Nel 1616 si schierò dalla parte
dei nomi), pittori, di aver composto glio, quando ormai si trovava a Na- Federico Zuccari, Henrick Goltzius, della Biblioteca Marucelliana (Kruft sorpreso a girare armato: “Io fui pre- dello scienziato, accusato di eresia da
versi ingiuriosi ai danni del pittore. Il poli, il Merisi, in assenza di Rubens, il Cavalier d’Arpino, culminando in 1969), mentre negli anni ottanta è so Hier sera circa dui hore de notte Tommaso Caccini. Galileo donò a
processo si celebrò a partire dal 28 pittore di corte, fu ingaggiato dall’a- Ottavio Leoni: “Izo tambien retratos Spike (Spike 1984) ad assegnare al- tra piazza Madama e piazza Navona Del Monte il cannocchiale e, in cam-
agosto 1603. Gli atti furono resi noti gente del duca Gonzaga per la stima en debuxo el grande Leonardo da l’artista un posto d’onore nell’ambi- perché portavo la spada quale porto bio, il cardinale gli inviò un quadro
da Bertolotti 1881, II, pp. 53-55. Si della notevole collezione di Matteo Vinchi, Federico Zuccaro, Enrique to della produzione ritrattistica ita- per essere Pictore del Cardinale Del raffigurante una Madonna con il
veda la completa trascrizione in Ma- di Capua (Iasiello 2002, pp. 358- Golzio, el Caballero Josefino, pero liana del Seicento. Successivamente Monte che io ho la parte dal Cardi- Bambino. Per un’antologia del car-
cioce 2003, pp. 120 sgg., docc. 139, 359). Sfuggono i contorni di una quiem ha hecho mas estudio en Ro- Bernardina Sani affronta il proble- nale per me et per il servitore et al- teggio Del Monte/Galilei, si veda in
141-147, con la bibliografia relativa commissione diretta di Gonzaga a ma ha sido el Paduano” (Pacheco ma della giovinezza di Leoni (Sani loggio in casa. Io sto scritto al rolo” particolare Wázbiński 1994, II, pp.
ai documenti (del testo esiste una ri- Caravaggio cui fa riferimento una [1638] 1956, II, p. 146, si veda anche 1989), dando il via a una serie di stu- (Bellini 1992, p. 70, ripubblicato in 479-491. Per una lettura della figura
edizione rivista e aggiornata: Macio- lettera dell’ambasciatore romano del Sani 2005, p. 33). Il trattatista, elen- di che culmineranno nella recente Macioce 2003, p. 71, doc. 72). Mi pa- di Caravaggio alla luce delle dottrine
ce 2010, che si è scelto di citare solo duca, Giovanni Magni, scritta l’anno cando i personaggi illustri ritratti da monografia (Sani 2005). Le indagini re interessante notare che nel mag- scientifiche e filosofiche galileiane si
nel caso di novità documentarie, successivo (Morselli 1987, pp. 666- Ottavio mi pare inoltre in stretto della Sani mirano ad affrontare il gio del 1598, quando Caravaggio veda innanzitutto Bologna 2006, pp.
poiché nei casi di documenti noti, la 668; Morselli 2002, p. 74). rapporto con la descrizione dell’o- problema dei disegni e dei dipinti venne fermato dai birri, Del Monte 85-92, per un recente consuntivo sul
trascrizione non è integrale come 4
La lettera a Ludovico Leoni venne pera grafica dell’artista fornita da leoniani in relazione al panorama era lontano da Roma: si trovava pri- rapporto tra Galileo e le arti si veda il
nella precedente edizione). Nell’am- pubblicata da Bertolotti 1885, p. 42, Baglione. Del resto Federico Zuccari pittorico della Roma dei primi tren- ma a Ferrara, insieme alla delegazio- catalogo della mostra Il cannocchiale
bito del processo, Ottavio Leoni ven- mentre quella indirizzata al cardina- (Zuccari 1893, p. 59), definì il Leoni: t’anni del Seicento, proponendo una ne di Clemente VIII, quindi sulla via 2009. Vorrei comunque segnalare la
ne accusato di avere composto versi le Alessandro Peretti Montalto “Eccellente miniator di Ritratti” serie di nuove attribuzioni all’artista del ritorno, a luglio, si sarebbe fer- recente ripubblicazione di uno dei

46 47
testi chiave sul problema: Panofsky 20
Per la vicenda si veda Terzaghi 2007, schieramenti formatisi nei conclavi 26
La storia della commissione delle durante l’ultimo conflitto bellico, 28
Una prova diretta risiede in una let-
2008. pp. 276-279 La registrazione dello sti- cui prese parte Peretti (1590, che vi- tele laterali della cappella Contarelli, ma nota grazie a una fotografia): lo tera che risale al 13 agosto 1605,
12
Ludovico nacque a Padova nel pendio semestrale passato dal Mon- de l’elezione di Gregorio XIV Sfon- raffiguranti il Martirio e la Vocazione racconta Baglione [1642] 1995, p. Francesco Maria Del Monte raccon-
1542, come risulta dagli Stati delle talto a Prospero Orsi è stata pubblica- drati; 1592, dove venne eletto Cle- di san Matteo (ill. 6-7) è troppo nota 137, e di fatto l’opera è documentata ta a Ferdinando de’ Medici di essere
Anime, che registrano la famiglia ta da Granata 2003, pp. 46-47. L’ami- mente VIII Aldobrandini, la cui can- perché debba essere qui nuovamente nella collezione Giustiniani (Danesi stato lui a procurare al Montalto la
dell’artista a Roma nella parrocchia cizia tra Prospero Orsi, noto anche didatura fu brillantemente sostenu- raccontata. Ai fini del nostro discor- Squarzina 2003, Inventari I, pp. 388- Madonna di Costantinopoli, che il
di Santa Maria del Popolo (per i qua- con il soprannome di Prosperino del- ta da Montalto; Paolo V Borghese so basta chiarire che l’incarico uffi- 389). Il rapporto di Giustiniani con Peretti teneva in camera, commis-
li Rizzo 1999, pp. 33-37; Terzaghi le Grottesche, evidentemente legato nel 1605 e Gregorio XV Ludovisi nel ciale giunse a Merisi il 23 luglio 1599 Caravaggio fu profondo e decisivo. Il sionandola a Jacopo Ligozzi (Hei-
1999, pp. 23, nota 44 e 37, nota 151, al genere pittorico nel quale eccelleva, 1621), che evidentemente godeva di (Röttgen 1965, pp. 49-50, ora Ma- Merisi dipinse per il marchese alcuni kamp 1966, p. 65; Wázbiński 1994,
e, da ultima, ma senza bibliografia è innanzitutto suggerita da Baglione una stima che andava ben oltre le cioce 2003, pp. 77-78, doc. 77; Simo- tra i suoi capolavori (basti qui accen- II, p. 527; Tordella 2001, pp. 320 e
precedente: Sani 2005, pp. 47, note 2, [1642] 1995, p. 137, che ricorda l’Or- convenienze politiche dell’ultima nelli 2005, pp. 140-145. Nel docu- nare all’Incredulità di san Tommaso, 333, nota 20, dove la studiosa ricor-
6 e 14), e si spense a Roma nel 1612 si come “turcimanno di Michelagno- ora (su questi temi è intervenuta an- mento si fa esplicito riferimento al oggi a Potsdam, Bildergalerie von da anche la lettera dello stesso Ligoz-
(Thieme, Becker 1929, p. 87). La per- lo”, un termine che forse oggi si po- che Russo de Caro 2002). programma steso in precedenza da Sanssouci, o all’Amore vincitore a zi al granduca sul medesimo dipin-
sonalità artistica di Ludovico, am- trebbe tradurre come “agente”, o “gal- 23
La lettera venne resa nota da Hei- Virgilio Crescenzi, esecutore testa- Berlino, Gemäldegalerie, ill. 9), e, to). Tuttavia anche in precedenza i
piamente sbozzata da Baglione (Ba- lerista”, se si volesse ragionare in ter- kamp 1966, pp. 64-65, 74, nota 14 e mentario di Matteo Contarelli, con il d’altro canto, la passione per il natu- due prelati sembrano legati da un in-
glione [1642] 1995, pp. 144-145) mini di contemporaneità stretta. I ripresa da Spezzaferro 1971, p. 80, Cavalier d’Arpino il 27 maggio 1591, ralismo di marca caravaggesca im- tenso sodalizio. Alla notizia del tra-
presenta ancora molte ombre, e non due artisti erano già amici nel 1594 (o nota 118; Marini 1974, p. 65, nota per il quale si veda Röttgen 1964, pp. prontò le scelte collezionistiche e il sferimento di Francesco Maria Del
è questa la sede per darne conto in 1595, a seconda di come venga sciolta 116; Spike 1984, p. 13; Wázbiński 205, 207-208, nuovamente in Ma- gusto della straordinaria raccolta di Monte nell’Urbe, il 30 aprile 1588
modo dettagliato (si veda in partico- la controversa lectio della data), quan- 1994, I, pp. 95-96 e 196-202; Rizzo cioce 2003, pp. 43-44 e Simonelli Vincenzo Giustiniani, che promosse Montalto scriveva infatti a Ferdinan-
lare Sani 2005, pp. 22-24). Il soggior- do presenziavano insieme al turno 1999, p. 34, che concordano sull’i- 2005, pp. 130-132). È noto che Virgi- l’attività romana dei molti artisti do de’ Medici di essere felicissimo
no romano è documentato a partire delle Quarantore durante la festa di dentificazione, problematica invece lio Crescenzi fosse intrinseco del car- stranieri che, giunti nell’Urbe, veni- della sua venuta (Wázbiński 1994, II,
dal 21 luglio 1574, quando divenne San Giuseppe indetta dalla Confra- secondo Tordella 2001, p. 320, che dinal Del Monte (da ultimo Pupillo vano catturati dalla novità del lin- p. 347). I due si conobbero certa-
incisore della zecca pontificia, succe- ternita dei Virtuosi al Pantheon, cui poi in seguito la giudicherà ancora 2005), il che rende ragione delle pa- guaggio pittorico caravaggesco e ne mente tramite il cardinale Ferdinan-
dendo a Giovanni Antonio De Rossi, entrambi presero parte (Waga 1994, più severamente (Tordella 2003, p. role acuminate del Baglione: “Per seguivano le orme (su questi proble- do de’ Medici cui Del Monte fu pro-
un impiego che, tra alti e bassi, con- Berra 2005). Ad alcuni anni di distan- 348); mentre Sani 2005, pp. 41-42, opera del suo Cardinale hebbe in S. mi si vedano recentemente Caravag- fondamente legato, e che fu tramite
servò certamente fino al 1586 (sulla za dalla morte di Caravaggio, Prospe- appare possibilista. Luigi de’ Francesi la cappella de’ gio e i Giustiniani 2001 e gli studi di per l’ascesa politica del porporato (si
vicenda Sani 2005, pp. 22 e 47, nota rino pare detenesse il mercato più 24
Wázbiński 1994, I, pp. 95-96 e 196- Contarelli” (Baglione [1642] 1995, p. Silvia Danesi Squarzina 2004). Da veda per esempio l’Avviso di Roma
13). Nel 1578 è ammesso all’Accade- prolifico della città di copie da origi- 202 aveva ipotizzato la residenza del 136). Le tele risultano molto proba- questo punto di vista la preferenza del 17 giugno 1587, che vede ban-
mia di San Luca (Sani 2005, pp. 24 e nali di Merisi, come traspare dalle Leoni presso il cardinale. Sappiamo bilmente finite il 17 luglio 1600, accordata a Jusepe de Ribera, sulla chettare alla tavola del Medici, il Pe-
48, nota 30). carte di uno dei più facoltosi acqui- tuttavia che Ottavio abitava con il quando i rettori di San Luigi dei cui vicenda romana si è alzato il si- retti e il cardinale padovano Federi-
13
Torneremo su questo aspetto della renti il duca Giovan Angelo Altemps, padre almeno dal 1601 (per gli Stati Francesi ricevono dalla famiglia Cre- pario da pochi anni (in particolare co Cornaro (Wázbiński 1994, I, p.
questione a proposito delle gallerie ritratto da Leoni in ben due occasio- delle Anime che informano sulla re- scenzi il saldo dei 400 scudi pattuiti grazie agli studi di Gianni Papi, se ne 69), il cui segretario Paolo Gualdo fu
degli Uomini illustri, pp. 29-33. ni: 1612 (Firenze, Accademia Toscana sidenza dell’artista si veda qui sopra con Caravaggio come compenso veda un completo consuntivo in Pa- anche lui in rapporto con Caravag-
14
Dwyer 1990. L’inventario del Mu- di Scienze e Lettere “La Colombaria”, nota 12), ma nulla vieta di pensare (Röttgen 1965, p. 51 e quindi Macio- pi 2007, sul tema si veda inoltre Spi- gio. Sul sodalizio politico e culturale
seo del Benavides nel palazzo di Por- inv. 21 (già D8/47), si veda cat. 27), e che le cose stessero nello stesso mo- ce 2003, p. 89, doc. 90, Simonelli, pp. nosa 2003, pp. 16-48; Squarzina dei cardinali Montalto, Del Monte e
ciglia, è stato pubblicato da Favaret- 1619 (New York, The Pierpont Mor- do anche in precedenza. La citata let- 140-145). I falegnami che si occupa- 2006 e 2009), appare emblematica. Pietro Aldobrandini (per il cui ri-
to 1972. gan Library, inv. I, 25D, si veda Sani tera del Gonzaga che si sente in do- rono di issarle sulle pareti della cap- La Lettera sulla pittura composta dal tratto eseguito da Ottavio Leoni, e
15
Gualdo 1607. 2005, pp. 77-78, fig. 106). vere di ragguagliare Ludovico Leoni pella presentano comunque il conto marchese intorno al 1610 e indiriz- per il rapporto del potente nipote di
16
Sul proficuo rapporto tra Galileo e 21
Per la committenza Montalto si ve- sulle vicende del figlio, sembra sot- dei lavori eseguiti nel dicembre del zata a Theodor Amayden rappresen- Clemente VIII con Caravaggio, si ve-
Giovan Vincenzo Pinelli, si veda in dano i più recenti Russo de Caro tintendere anche un legame lavorati- 1600 (Bousquet 1953 e quindi Ma- ta poi una delle prime e più lusin- da cat. 19) ha pagine illuminanti
particolare Stella 1995. 2002, Granata 2003, Granata 2008, vo tra i due. cioce 2003, pp. 100-101, doc. 103), ghiere codificazioni teoriche del fare Wázbiński 1994, I, pp. 137-140.
17
Matita nera, bianco di piombo su che forniscono la completa biblio- 25
Si tratta di una “Testa di S. Maria data entro la quale le opere erano artistico di Caravaggio (Giustiniani 29
Per il testamento si veda Wázbiński
carta azzurra molto scolorita, 226 x grafia precedente. Maddalena” (Wázbiński 1994, I, p. certamente in situ. Altra vicenda è in Bottari, Ticozzi 1822-1825, pp. 1994, II, p. 637, che però stranamen-
152 mm, Berlino, Kupferstichkabi- 22
I conti del cardinal Montalto con- 199, nota 77; II, p. 580). La Rizzo quella della pala d’altare, raffiguran- 121-129). te non sottolinea questo dato nella
nett, inv. 17101, Sani 2005, fig. 124, servati nel banco Herrera & Costa 2002, p. 103 sottolinea giustamente te San Matteo e l’angelo eseguita due Di Giuseppe Cesari, detto Cavalier ricca disamina sul rapporto de due
che data il disegno al 1622 circa. vanno dal 1602 al 1616 circa, e sono la difficoltà delle attribuzioni a Otta- volte dal Merisi in circostanze anco- d’Arpino (1568-1640), un personag- prelati.
18
Accademia Toscana di Scienze e stati da me interamente visionati, vio Leoni o Alessandro Varotari, en- ra in parte da chiarire (per un con- gio chiave per il debutto romano di 30
Una congiuntura singolarmente
Lettere “La Colombaria”, inv. 743 ma non è questa la sede per illu- trambi soprannominati “Padovani- suntivo della vicenda, Terzaghi 2008, Caravaggio, che transitò per alcuni fiorentina vedeva anche coinvolta la
(già D 41/6), pubblicato da Tordella strarli in dettaglio (su questi proble- no” all’interno dell’inventario del- pp. 32-40). Ai fini del nostro discor- mesi nella bottega dell’artista all’ini- famiglia Peretti in un avvenimento
2001, pp. 321-322. Francesco Peretti mi si veda anche Terzaghi 2007, pp. montiano. La studiosa si dichiara so mi pare interessante rilevare come zio del suo soggiorno romano, si ve- sul quale si è più volte riflettuto
(1595-1655), figlio del principe Mi- 38-41). Essi vanno comunque con- comunque a favore dell’identifica- il marchese Vincenzo Giustiniani – da qui il bellissimo e austero Autori- (Ginzburg Carignani 2000, pp. 151-
chele, fratello di Alessandro, fu erede frontati e integrati con i registri dei zione di Ottavio con l’“allievo” del di cui si espone il ritratto (cat. 20) tratto dell’Accademia di San Luca 153; Terzaghi 2007, p. 22, e, in rela-
spirituale dello zio, proseguendo tra conti conservati presso l’Archivio cardinal Del Monte (Rizzo 2002, pp. tratto da un disegno di Claude Mel- (cat. 3). Il fratello di Giuseppe, Ber- zione a Leoni, Tordella 2003), ma
l’altro i lavori di edificazione della Cardelli, Archivio Storico Capitoli- 102-103). Va in ogni caso tenuto pre- lan (ill. 8) e preposto all’edizione nardino, anch’egli pittore, sodale di che merita forse di richiamare qui
chiesa di Sant’Andrea della Valle av- no di Roma, più volte consultati in sente che per Del Monte Ottavio rea- della Galleria Giustiniana, la raccolta Caravaggio, fu forse il tramite del nuovamente. Nel 1614 infatti Giaco-
viati dal più anziano cardinal Mon- questi anni da chi si è occupato del lizzò la pala raffigurante i Santi Car- di incisioni di opere d’arte antica rapporto tra i due artisti. Per il Ri- mo Cicognini, accademico umorista
talto. mecenatismo di Montalto. Su queste lo, Francesco e Nicola per la chiesa di presenti nella sontuosa collezione tratto di Bernardino Cesari conserva- di origine fiorentina dava alle stam-
19
Ringrazio Sonia Amadio che ha at- vicende tornerò in altra sede. Mi Sant’Urbano ai Pantani, oggi conser- del ricco banchiere (si veda cat. 20) – to all’Accademia di San Luca, forse pe l’Amor pudico, una favola teatrale
tirato la mia attenzione su questo di- preme qui soltanto sottolineare che vata presso il Conservatorio di compaia qui per la prima volta nella copia di un perduto originale di Ca- scritta in onore del matrimonio tra
pinto, per il disegno di Leoni si veda l’aspetto pietistico che si rileva da Sant’Eufemia a Roma. Creduta dis- biografia caravaggesca acquistando ravaggio, si veda cat. 4. Michele Peretti, fratello del cardinal
anche cat. 17. Sulla traduzione pitto- queste carte può contribuire a dare persa, è stata invece segnalata da Riz- per la propria collezione la prima 27
Il cardinale rimase a Firenze fino Montalto, e Anna Maria Cesi, figlia
rica dei disegni di Leoni, si veda più ragione del grande successo politico zo 1999, p. 30, la si veda riprodotta versione del San Matteo e l’angelo all’11 dicembre 1602 (Wázbiński del duca di Ceri (Cicognini 1614). La
avanti nel testo. del cardinale all’interno dei vari da Sani 2005, fig. 95. (ill. 9, un tempo a Berlino e distrutta 1994, I, p. 199). Tordella ha ricostruito in particolare

48 49
la vicenda della giovane moglie di de Campi Elisi [...]” furono eseguiti realizzazione della Presa di Cristo 33
Si tratta di una serie di disegni cui proposta dal Center for Advanced condo l’uso moderno): “Item lascio
Michele Peretti, Anna Maria Cesi, fi- dal toscano Baccio Ciarpi, per poi nell’orto (Dublino, National Gallery Ottavio diede il via nel 1615, e che Study in the Visual Arts di Washing- a Hipolito figliolo di detta Caterina
glia di Cornelia Orsini e di Andrea essere dipinti da “Rinaldo Lombardi of Ireland, ill. 11) saldata al pittore l’artista proseguirà almeno fino al ton. [si tratta della moglie di Ottavio, Ca-
Cesi, primo duca di Ceri, ritratta veronese” e “Baldassarre Lauri fiam- lombardo il 2 gennaio 1603 per 125 1629, per la quale si veda più avanti 42
Sulla dispersione dei ritratti degli terina Cucchiaroni, Ippolito era fi-
giovanissima nel 1611 da Ottavio mingo”. La congiuntura delle nozze scudi (Cappelletti, Testa 1990, p. 77, nel testo, pp. 21-33. Per quanto ri- artisti conservati in Accademia di glio di primo letto della donna] tutti
Leoni in un’attitudine singolare e Peretti fu dunque capeggiata da un e 1994, p. 140). Il quadro fu l’unico guarda il Ritratto di Paul Bril del San Luca, è nota la lettera di Paolo li miei disegni, che per aver impara-
pressoché inedita per la storia della artista di formazione fiorentina, e degli acquisti di Ciriaco Mattei a ri- Louvre, la Sani 2005, p. 70 pensa a Falconieri ad Apollonio Bassetti, se- to la mia professione se li convengo-
rappresentazione femminile di pri- certo Del Monte, che già aveva pro- manere a lungo presso la famiglia, un d’aprés del Ritratto di Matteo gretario di Cosimo III, che da Roma no, et ancora li rami intagliati de Pit-
mo Seicento: immersa nella lettura cacciato a Montalto opere di pittori passando nelle mani di monsignor Bril, conservato a Roma, Accademia il 29 marzo 1681 scriveva a proposi- tori, e Poeti”.
di un libro (il disegno è stato pubbli- toscani, e ricopriva la carica di am- Paolo, figlio di Asdrubale Mattei, che di San Luca, che in realtà dovrebbe to dei Ritratti dell’Accademia di San 44
La prima edizione dell’Abecedario
cato e ampiamente discusso da Tor- basciatore granducale, non poteva Caravaggio dovette conoscere pro- essere un Autoritratto (la tela non Luca: “Per quelli della Sala di San Lu- pittorico del bolognese Pellegrino
della 2003, 345-352, fig. 6; si veda essere estraneo alla vicenda. Ciarpi, a babilmente da ragazzino, e che Otta- compare comunque nella recente ca, s’è rimasto che Ciro [Ferri] pigli Antonio Orlandi vide infatti la luce a
inoltre Sani 2005, fig. 67). A questo Roma fin dal 1610, risulta inoltre al vio Leoni immortalò anni dopo in monografia dedicata all’artista: l’appuntamento col custode di essa, Bologna, per i tipi di Costantino Pi-
proposito mi pare di grande interes- soldo dei Peretti proprio in anni un bellissimo disegno (cat. 21). Dal Cappelletti 2006). senza del quale non si può vedere, et sarri nel 1704 (Orlandi 1704).
se notare come Ottavio aveva evi- contigui alla festa nuziale (per i pa- processo del 1603 apprendiamo tut- 34
Sull’esecuzione della serie dei ri- a questo si darà per motivo la mia 45
Guerrieri 2009-2010, p. 78; Appen-
dentemente colto la parte più intima gamenti relativi al 1613 e 1615, si ve- tavia che Caravaggio abitava per suo tratti dei pittori, e il rapporto dei di- curiosità. Dice però che non ne cave- dice Documentaria XXIX, p. 227:
e segreta della personalità della fan- da Granata 2003, pp. 52, 55), figu- conto, sganciato dunque dai ruoli fa- segni di Ottavio con i ritratti degli remo nulla, perché i buoni cred’egli “Nella morte di Lazaro Baldi io com-
ciulla. Oltre a un’indubbia pietà, cui rando, tra l’altro, tra gli artisti che miliari cardinalizi che, se comporta- accademici conservati presso l’Acca- che abbino messe l’ali, e che questi prai certe stampe, e disegni, e trà
solitamente il libro nelle raffigura- nel 1617 e nel 1619 avevano sotto- vano qualche dovere, garantivano in demia di San Luca, si veda qui avan- non sa che fussero delle mani pro- q.sti vi trovai da 80 e più ritratti del
zioni femminili rimanda, richia- scritto gli statuti dell’Accademia di ogni caso una certa protezione so- ti nel testo. Tende a circoscrivere il prie, ma d’altri, et in specie si ricor- Padovanino di alcuni pochi uomini
mando all’universo della preghiera, San Luca (Wázbiński 1994, II, p. 555, ciale. Tutto questo, par quasi sconta- rapporto tra Ottavio e Del Monte al- da di quello del padre del Bernino, Illustri, e la mag.r parte de Pittori in
Anna Maria doveva essere un perso- secondo lo studioso: “I nomi degli to ripeterlo, non faceva per lui: l’ambito dell’Accademia di San Luca, ch’era o è di mano del cavaliere, ma Lapis nero, e così l’amico che mi ha
naggio di grandi interessi culturali. artisti che hanno sottoscritto le due ascoltiamo in proposito il Van Man- Tordella 2001, p. 320, che limita l’in- bellissimo” (Prinz 1971, p. 189, doc. imprestato il suo bel Libro me ne
Ella godeva infatti di particolare sti- copie degli Statuti appartenevano in der giusto in quel 1603 “Opera anche fluenza del prelato sull’attività leo- 82; Montanari 2007, p. 167, doc. 56). servo p. illustrarli, che già avevo co-
ma nell’ambito della Confraternita prevalenza alla cerchia delmontia- a Roma un Michelangelo da Cara- niana, ritenendo Leoni piuttosto Secondo Incisa della Rocchetta 1979, minciato à farlo con molta fatica ne
dei Virtuosi al Pantheon: ammessa, na”). Ciarpi compare tra gli accade- vaggio il quale fa cose meravigliose. una creatura di Montalto. Su Ottavio p. 14 la notizia della sparizione dei Libri delle Vite de Pittori, che come
tra le consorelle, era la sola donna, mici anche nel 1618 (Prosperi Valen- Anch’egli […] è faticosamente usci- e l’Accademia di San Luca, si veda in ritratti degli accademici era diffusa a sa sono diverse che il solo nome ne
insieme a Olimpia Aldobrandini, cui ti Rodinò 1981, p. 220) e vi figura to dalla povertà grazie alla sua appli- particolare Wázbiński 1994, I, pp. Roma, tanto che nel 1881, al mo- ritratti, di cui ne ho formato libro, e
i confratelli donavano il cero, un nuovamente nel 1627, quando viene cazione, al coraggio e all’arditezza 198-199 e Sani 2005, pp. 66-72. mento del dono all’Accademia del- benche sia una bagattella m’è caro
onore che lo stesso giorno delle due proposto al principato, carica asse- con la quale intraprendeva e accetta- 35
Sulla validità giuridica del libello, l’Autoritratto di Federico Faruffini assai e molti di q.sti Pittori, e dilet-
gentildonne, il 3 febbraio 1619, rice- gnata invece a Ottavio Leoni (Nohels va tutto, come fanno quelli che non che Wázbiński 1994, II, pp. 553-556 un giornale locale “La libertà – Gaz- tanti, e sopra tutto il P. Resta lo sti-
vette anche il cardinal Francesco 1969, doc. 159). vogliono rimanere sottoposti per riteneva valido a tutti gli effetti, ha zetta del Popolo” scriveva redazio- mano molto”. La lettera risale all’8
Maria Del Monte (Tiberia 2002, p. 31
Per i termini cronologici del sog- ignavia e pusillanimità, ma franchi e argomentato negativamente Salva- nalmente: “Questi medesimi ritratti novembre 1704. Sono molto grata a
221). Anna Maria risulta tra i Vir- giorno di Caravaggio presso Del intrepidi si spingono sempre avanti e gni 2008, pp. 71-72, nota 110. dei suoi illustri soci erano già l’orna- Marzia Guerrieri per aver favorito la
tuosi al Pantheon ancora nel 1632, Monte, ancora in parte da chiarire, si cercano audacemente il loro vantag- 36
Per quanto riguarda la numerazio- mento più bello delle sue [dell’Acca- consultazione della tesi e per aver
quando ricevette nuovamente il do- veda qui sopra nota 6. Ancora l’11 gio; il che, se fatto con onestà, misu- ne del ritratto di Francesco Maria demia di San Luca] sale, ma disgra- discusso con me questi problemi. A
no delle candele, insieme a Olimpia ottobre 1601 il pittore dichiara di es- ra e gentilezza, non è da biasimare. Del Monte e del ritratto di Paul Bril, ziatamente sotto la presidenza di Pie- questo proposito il parallelismo con
Aldobrandini e al cardinale Borghe- sere al “ruolo del cardinale Del Mon- Giacché spesso la fortuna non si of- va comunque detto che essa rientra tro da Cortona questi credette bene le Vite di Nicola Pio, il cui mano-
se (Tiberia 2005, p. 168), una ceri- te” (Bellini 1992, p. 70, quindi in fre a noi da se stessa; allora dev’esse- in un progetto più ampio, che non per proseguire la fabbrica iniziata di scritto risulta ultimato nel 1724, e
monia che si ripeterà fino al 1640 Macioce 2003, p. 105, doc. 115, con re cercata, incitata o rovesciata. Que- comprende solo gli artisti, per il qua- venderli tacitamente al cardinale de’ che prevedevano l’illustrazione con
(Tiberia 2005, p. 200). Nel 1624 ella bibliografia). Il fatto ha indotto a sto Michelangelo ha già acquistato le si veda qui avanti, pp. 26-28. Medici, lasciando all’Accademia le ritratti commissionati dall’autore ad
si offrì di restaurare a sue spese la credere che il soggiorno presso i con le sue opere fama, onore e rino- 37
Incisa della Rocchetta 1979, p. 11. copie”. Di fatto non si sa nulla di più artisti diversi (Clark 1967; Bjur-
cappella di San Giuseppe nel Pan- Mattei nel 1601 sia stata una sempli- manza” (Van Mander 1604, pp. 34- Sulla raccolta si veda quindi preciso circa queste voci. Per il Ritrat- ström 1995) appare evidente.
theon, a patto che fossero conserva- ce parentesi nei rapporti tra i due 35). Wázbiński 1988, pp. 557-615; 1993, to di Pietro Bernini (Roma, Accade- 46
Robbin 1996, p. 458.
te le memorie dei confratelli ivi se- (Wázbiński 1994, I, p. 191), poiché il È molto difficile che Caravaggio pp. 123-136; e 1994, I, pp. 198-199, mia di San Luca) si veda comunque 47
È il caso del ben noto sequestro del-
polti (Tiberia 2005, p. 35. Nel testo, primo dei pagamenti per i quadri avesse nuovamente incontrato il car- II, pp. 562; 564-566. Wázbiński ipo- Montanari 2007, p. 156, cat. C1. la collezione del Cavalier d’Arpino
stranamente, la “Principessa Peretti” eseguiti per Ciriaco Mattei, la Cena dinal Del Monte a Napoli quando tizza un ruolo importante di Leoni 43
Riporto il passo del testamento che nel 1607 (l’inventario dei beni se-
viene identificata con la figlia del in Emmaus, ora a Londra, risale al questi, nel settembre del 1607, si nel completamento della serie, ac- risale al 31 agosto 1630 (disponibile questrati venne reso noto da De Ri-
principe Peretti, si veda Angela Cala- gennaio del 1601. Ammesso e non portò nella città partenopea in com- canto ad Annibale Carracci e Cara- in due copie: l’originale che si trova naldis 1936, si veda quindi più re-
no, in Tiberia 2005, p. 143, nota 26). concesso che Caravaggio nell’otto- pagnia, tra gli altri, del cardinal vaggio. Si veda inoltre il lucido testo presso ASR, 30 Notai Capitolini, Uf- centemente Herrmann Fiore 2000).
Anna Maria scomparve il 14 novem- bre del 1601, quando venne arresta- Montalto (Wázbiński 1994, I, p. di Sparti 1996 e ora Lukehart 2009. ficio 19, Testamenti, vol. 11, 1629- Sul rapporto di Ottavio, ritrattista
bre 1647 (per la precisazione della to, non stesse barando, dichiarando- 192). I documenti maltesi registrano 38
Wázbiński 1994, II, pp. 564-565; 1630, Tranquillo Pizzuti, cc. 471r-v, ufficiale dei Borghese, si veda Rob-
data di morte Tordella 2003, p. 18). si al ruolo del Del Monte, egli avreb- infatti la presenza del pittore sull’i- Lukehart 2009, pp. 376-379. segnalata da Sani 1996, p. 61; Robbin bin 1996. È interessante notare come
Tornando alla festa di nozze, gli ap- be comunque potuto lasciare palaz- sola a partire dal 22 luglio 1607 39
Sparti 1996. 1996, pp. 456-458, e la copia: Archi- già dal 15 ottobre 1612 e ancora fino
parati sono descritti in calce al testo zo Madama poco dopo per trasferir- (Ashford 1935, pp. 168-174 quindi 40
Incisa della Rocchetta 1979, p. 18, vio Storico Capitolino (d’ora in poi all’11 settembre 1621 ricorrano pa-
da Romolo Paradiso, che indirizza il si dai Mattei. In ogni caso egli lavorò Macioce 2003, pp. 127-128, doc. 348, nota 6. ASC), Archivio Urbano, Sez. XIX, gamenti a Ottavio per quadri e in
ragguaglio al fiorentino Giovan Bat- per la potente famiglia, di cui faceva con bibliografia) 41
Archivio di Stato di Roma (d’ora in vol. 25, segnalata e parzialmente tra- particolare ritratti, mai per disegni
tista Strozzi. È di estremo interesse peraltro parte il cardinale Gerolamo 32
Sarasota, John and Marble Ringling poi ASR), Trenta Notai Capitolini, scritta da Robbin 1996, app. II, p. 458 (Robbin 1996, p. 458).
notare come i disegni per l’apparato, (1547-1603), intrinseco di Francesco Museum of Art, inv. 832, reso noto Uff. 15, 1627, pt. II, vol. 112, c. 708r, il e Rizzo 1999, p. 38, nota 55), fonda- 48
Per la vicenda degli altari di San
in particolare: “Tutto ciò che si vide Maria Del Monte, con il quale aveva da Spike 1984, pp. 13-14, 17, appen- documento è stato digitalizzato in mentale per la comprensione del Pietro, si veda Rice 1997.
delle Pitture estrinseche alla scena; condiviso il soggiorno ferrarese nel dice n. 26, per la bibliografia sul di- http://www.nga.gov/casva/accade- pensiero di Ottavio (nella trascrizio- 49
Le ragioni del rifiuto sono indicate
della Roma ruinosa; delle nuvole, 1598 e la passione per la pittura ve- segno si rimanda alla scheda nel pre- mia/html/eng/ASRTNCUff15162706 ne ho sciolto le abbreviazioni e reso da Baglione [1642] 1995, p. 138 e
degli Scogli del mare; della Spelonca, neta, per un intero anno, fino alla sente volume (cat. 18). 29.shtm. Ho adottato la trascrizione accenti, maiuscolo e minuscolo, se- Bellori 1672, p. 231 nella mancanza

50 51
di decoro: “ritratti in esso la Vergine protagoniste di vere e proprie tran- spondere a molte altre ritrovate sui tuosi al Pantheon, si veda Tiberia 88
Compaiono infatti nell’inventario gio con Federico Borromeo, angu-
con Giesù fanciullo ignudo”, dice ches de vie, pur essendo raffigurate disegni di Ottavio. Prima del 1615, 2005, che ne indicizza i passaggi. del 1633: Lukehart 2009, pp. 377-378. stiato per la sorte dei beni del Pinelli
quest’ultimo. La vicenda è stata am- immote e con pochi tocchi di matita. comunque, Ottavio era solito datare 75
Lo ricaviamo dal frontespizio del 89
Si vedano su questo le tabelle di Sul problema Terzaghi 2002, pp.
piamente affrontata da Spezzaferro Forse meno magnanimo nei con- i disegni ma non numerarli (si veda Mercurio errante di Pietro Rossini, Herklotz 2009, pp. 136-142. 348-351.
1998. fronti della gente del popolo appare il catalogo di Spike 1984, e la mono- stampato a Roma per i tipi di Amidei 90
La bibliografia sul tema è, com’è 100
Sul problema si veda Herklotz
50
Saint Simon 1948, II, pp. 1238- invece Pasquale Nerino Ferri, pro- grafia di Bernardina Sani 2005). nel 1750, una guida alle bellezze di noto, molto vasta. Ricordo qui sol- 2009, pp. 130.
1239. fondo conoscitore dei disegni delle 68
Ferdinando protesse Caravaggio fi- Roma “antiche e moderne” (un tanto alcune delle principali voci: 101
Tuttavia Barbara Agosti ha chiarito
51
Mariette 1856, III, pp. 178-181. biblioteche e accademie fiorentine, no alla fine dei suoi giorni, peroran- esemplare è posseduto dalla Biblio- Klinger 1993 (con completa biblio- come Giovio, almeno in taluni casi,
52
Per l’inventario dei beni di Flavio che nello stilare l’inventario dei pez- done la grazia presso Paolo V. Ba- teca Provinciale di Roma, si veda Ti- grafia precedente); Michelacci 2004; non nutrisse solo un interesse stori-
Orsini stilato nel 1698 in favore del- zi della Colombaria nel 1917 omette glione [1642] 1995, p. 138, sostiene pografi 2006, p. 94). Maffei 2004; Agosti 2008. co ma anche artistico e pittorico nei
la principessa Annamaria: “Marian- i nomi dei personaggi più ordinari, che il Merisi stesse rientrando a Ro- 76
Quasi inutile ricordare l’incipit del- 91
Oltre alla biblografia citata a nota confronti dei ritratti del suo Museo
na della Tramoglie des Ursinis” si ve- registrando invece quelli dei nobili. ma sulla base delle parole di Ferdi- la dedica della prima edizione delle 90, si veda Casini 2004. (Agosti 2008, pp. 43-47).
da (Rubsamen 1980, pp. 26-46). 56
Accademia Toscana di Scienze e Let- nando. Sugli ultimi giorni di Cara- Vite: “Ciò che manca a Giorgio Vasa- 92
La lettera, segnalata da Lothar Sic- 102
Galli 1940, pp. 115-115; Cantaro
53
L’Accademia Toscana di Scienze e tere “La Colombaria”, Fondo Disegni, vaggio l’ombra mi pare ancora piut- ri, & a Raffaello Borghini nelle Vite kel, è citata da Herklotz 2009, p. 114, 1989, p. 305; Herklotz 2009, p. 113.
Lettere “La Colombaria” possiede inv. 712, (già D 10/48) (inedito). tosto fitta, nonostante le accurate ri- de’ lor Pittori, Scultori, & Architetti, nota 21. Sulla raccolta di villa Medi- 103
Di questa idea è Herklotz 2009, p.
un fondo di un centinaio di dise- 57
Accademia Toscana di Scienze e cerche di Pacelli, confluite in Pacelli hora è supplimento di questa mia fa- ci si veda Deswarte-Rosa 1991; But- 113.
gni di Ottavio Leoni donati da Lettere “La Colombaria”, Fondo Di- 2002, e le ultimissime ipotesi avan- tica” (Baglione [1642] 1995, pp. ters 1999, pp. 26-27. 104
Fulco 2001, p. 90.
Alessandro Rivani (1746-1832) nel segni, inv. 802 (già D100/69), si veda zate da Fabbri 2010. n.n.). Sulle Vite e la loro genesi si ve- 93
Baglione [1642] 1995, p. 195. 105
Su questi problemi si veda Gazzara
1823, rilegati in album tuttora Sani 2005, fig.158, che riporta l’iden- 69
La notizia risale a Tordella 2001, pp. da innanzitutto Röttgen 1995, in Ba- 94
La postilla si trova nel manoscritto 2006 e, per l’ipotesi di identificazio-
conservati (per i quali cfr. tità del personaggio come “Giorgio 323. glione [1642] 1995, II, pp. 30-36. delle Vite del Baglione conservato ne del dipinto, Marini 2002.
http://www.memofonte.it/home/fi- Hainz di Besuccio”, seguendo l’iscri- 70
Briganti 1942. Commuove leggere 77
Da questo punto di vista, mi pare presso l’Accademia dei Lincei a p. 106
Firenze, Biblioteca Marucelliana,
les/pdf/AACF_%201_6V.pdf; si veda zione al verso del foglio, mentre Tor- quelle pagine apparse il 1° marzo molto interessante che Amidei pon- 146 (Mariani 1935, pp. 136-139, ora Fondo Disegni e Stampe, vol. H, 21.
inoltre La Colombaria 1985, pp. 86- della 2007, p. 25 suggerisce a ragione 1942, in un momento di disordine ga ad apertura di volume le Vite di Macioce 2003, pp. 317-318, F10, con Per l’album si veda più avanti nel te-
87; Sani 1989, p. 193; Tordella 1994, che possa trattarsi del pittore di Am- politico e civile di una gravità inau- Ottavio e Ludovico Leoni, gli altri bibliografia). sto. L’incisione è conservata a Roma,
pp. 13-14). Per ragioni di conserva- burgo Joseph Heintz il giovane. dita, sulla rivista “Primato”, quindi- artisti rappresentati sono Tommaso 95
Il Gramatica è stato beneficiato di Istituto Nazionale per la Grafica. Ga-
zione i disegni vennero in seguito 58
Spike 1984, p. 18. cinale diretto da Giuseppe Bottai e Salini, Cristoforo Roncalli, Antonio due monografie: Papi 1995 e Riedl binetto Disegni e Stampe, F.N. 39384
smontati dagli album e conservati in 59
Ibidem. Tuttavia Robbin 1996, p. Giorgio Vecchietti, accanto ai rac- Tempesta, il Cavalier d’Arpino, lo 1998, più recentemente si veda in (5533), Fondo Pio, vol. 33 (Ficacci in
passepartout. Nel 1917 Pasquale Ne- 437 sembra conoscere anche un nu- conti di Cesare Pavese e Leonardo Si- stesso Giovanni Baglione, Simon particolare Papi 2003; Triponi 2003; Claude Mellan 1989, pp. 148-149).
rino Ferri, compilò un catalogo dei mero 435, di cui però non specifica il nisgalli, e ai contributi di Giuseppe Vouet, il Guercino, Gian Lorenzo Benedetti 2009. Sul rapporto di Ottavio Leoni e Gio-
fogli, per il quale si veda ora soggetto. Nel 1996 la Robbin contava Fiocco e Gianfranco Contini. Com- Bernini. 96
Volpi 2001, p. 69, ipotizza che Gra- van Battista Marino, si sono soffer-
http://www.memofonte.it/home/fi- 244 disegni datati e 273 privi di data, muove per il tentativo disperato de- 78
Mariette 1856, III, pp. 178-181. matica avesse dipinto copie dai Viri mate Barnes 1989, pp. 81-92, che ri-
les/pdf/AACF_%201_6V.pdf, a cura dunque in tutto i disegni noti di Ot- gli intellettuali di buona volontà di 79
Dalla raccolta di Mariette, i disegni illustres di villa Medici per lo stesso tiene la produzione di ritratti di Ot-
di Vaima Gelli. tavio arrivavano a 708. dare, attraverso la cultura, una rispo- entrarono al Louvre tramite la colle- cardinal Del Monte, un’ipotesi su cui tavio Leoni, spesso distinta in cate-
54
Alessandro Ludovisi (rappresenta- 60
Boccardo 1999, pp. 85-86. sta positiva all’inarrestabile escala- zione Saint-Morys. non concorda Herklotz 2009, p. 116, gorie, assimilabile ai ritratti che oc-
to da Ottavio Leoni in una rara im- 61
Genova, Palazzo Rosso, Fondo Di- tion di violenza di quegli anni (ricor- 80
Dell’incisore friulano racconta Ba- nota 23 poiché la raccolta delmon- cupano un posto notevole nella Ga-
magine precedente l’elezione al so- segni e Stampe, inv. 2418. do che il primo numero di “Primato” glione [1642] 1995, p. 391 tiana era di circa cento pezzi più ric- leria, e Sani 2005, pp. 164-165, che
glio pontificio, per la quale si veda 62
Spike 1984, p. 17. vide la luce a Roma, il1° marzo 1940 81
Si tratta del pittore genovese Gio- ca di quella di villa Medici. I ritratti sembra prendere le distanze dalla
cat. 28) acquistò il casino già di pro- 63
Chi ha inseguito palmo palmo le e l’ultimo il 15 luglio 1943). Che vanni Antonio Carosi, registrato nel- di Del Monte sono genericamente posizione della studiosa americana,
prietà di Francesco Maria Del Mon- tracce di Costanza Colonna Sforza Giuliano Briganti non sentisse que- la Compagnia di San Giuseppe di segnalati nell’inventario post mortem leggendo l’opera di Ottavio alla luce
te per il cui gabinetto alchemico Ca- marchesa di Caravaggio, protettrice ste pagine fuori luogo, la dice lunga Terrasanta l’8 luglio 1629 (Tiberia del 1627, si veda Frommel 1971, p. della cultura barberiniana e di una
ravaggio aveva realizzato l’unico di- del pittore fin dalla giovinezza lom- sul valore dell’esperienza culturale 2005, p. 64). 31. piena poetica barocca. A mio avviso
pinto murale della sua carriera arti- barda e poi ancora a Roma e a Napo- che stava vivendo, lui uomo, prima 82
Sfuggono i contorni di questo per- 97
Nel caso di Altemps, Ottavio Leoni occorre innanzitutto contestualizza-
stica, raffigurante Giove, Nettuno e li, quando dopo la morte del pittore ancora che intellettuale. Tra gli studi sonaggio. prese addirittura parte alla forma- re storicamente il contatto tra Mari-
Plutone (per il murale si veda in par- ricoverò in casa propria i dipinti su- recenti ha saputo cogliere il valore 83
Non si conosce il ritratto dell’arti- zione della raccolta, eseguendo, qua- no e Leoni. Egli sembra aver ritratto
ticolare Trincheri Camiz 1992; Zuc- perstiti dell’artista, è stato Berra 2005. del contributo di Briganti, Bernardi- sta, tuttavia egli compare in un’inci- si certamente a olio ritratti di uomi- il grande poeta nel suo ultimo pas-
cari 1998). 64
L’inventario è pubblicato da Testa na Sani 2005, in particolare p. 10. sione di gruppo che Leoni intitola ni di casa. Egli celebrò inoltre anche saggio romano, tra il 1623 e il 1624,
55
Il ritratto è pubblicato da Sani 2004, pp. 148-149; si veda cat. 32. 71
Essi sono comunque irrintracciabi- “Li Sicari”, insieme a Cosimo Orsini, a matita i membri della casata. Di come indicano le date dell’incisione.
2005, p. 66, fig. 109, che giustamente 65
Firenze, Accademia Toscana di li nel ricchissimo inventario post Siegmund Laire e Leoni stesso (la si Giovan Angelo restano ben due ri- Più avanti avremo modo di vedere
sottolinea l’abilità di Ottavio nella Scienze Lettere e Arti “La Colomba- mortem dell’artista, pubblicato da veda pubblicata in Sani 1995, fig. tratti eseguiti a sette anni di distanza: come, a questa altezza, Leoni era sot-
resa psicologica di un gruppo di ri- ria”, inv. 754 (già D52/51). Pampalone 1979, pp. 147-165. 104). il primo, conservato a Berlino, nel to la dominante di Paolo Giordano
tratti femminili conservati alla Co- 66
Genova, Palazzo Rosso, Fondo Di- 72
Per le vicende della collezione dello 84
Si tratta evidentemente del pittore 1612 (cat. 27), e il secondo, che si Orsini e della sua eclettica e strava-
lombaria. Mi pare infatti sbalorditi- segni e Stampe, inv. 2422, pubblicato scultore Bartolomeo Cavaceppi, e incisore Giovanni Maggi, di cui trova alla Pierpont Morgan Library gante personalità, ed è in quel conte-
va la capacità di sintesi nella caratte- da Sani 2005, p. 158, fig. 64. A un scomparso a Roma alla fine del 1799, racconta Baglione [1642] 1995, pp. di New York, inv, I, 26 D (Sani 2005, sto culturale che avvenne probabil-
rizzazione del personaggio esibita da controllo, numero e data risultano si veda in particolare lo studio di 393-394. Non mi pare possa essere p. 78, fig. 106). mente l’incontro col letterato, che
Leoni in questo gruppo, penso per coeve al disegno. Barberini, Gasparri 1994, per il col- identificato con il “Giovanni Am- 98
Herklotz 2009, pp. 115-122. comunque Leoni poté certamente
esempio alla civettuola Faustina Va- 67
Non ho reperito altre notizie di lezionismo dei disegni di Vincenzo brogio Milanese”, registrato più sot- 99
Un esempio che mi pare diretta- conoscere anche durante il suo pri-
leri (la si veda riprodotta in Sani questa serie che sembra precedere Pacetti, da ultima Prosperi Valenti to da Mariette, che fa risalire il ri- mente connesso con il nostro discor- mo soggiorno romano, tra il 1600 e il
2005, fig. 108) con l’enorme cappel- quella del 1615. Il che fa sorgere Rodinò 2006, su Pacetti si veda an- tratto al 1614. so è quello di Giovan Vincenzo Pi- 1605, quando il poeta frequentava la
lo di paglia sulle ventitré, che, tra qualche dubbio sulla vicenda. Non che la recentissima monografia di 85
Si veda nota precedente. nelli la cui raccolta di Uomini illustri cerchia di Giovan Battista Crescenzi
l’altro, la dice lunga sulla moda fem- volendo dar credito ai dati che emer- Donati 2009. 86
Mariette 1856, III, pp. 178-181. a ornamento della biblioteca allesti- e degli Aldobrandini. Come si è det-
minile del tempo. Le donne raffigu- gono dal foglio, si potrebbe ipotizza- 73
Boccardo 1999, pp. 85-86. 87
Sul rapporto tra Leoni e le arti mi- ta a Padova e poi trasferita a Napoli, to, la suddivisione dei Viri illustres in
rate in questi ritratti sono talmente re che l’iscrizione sia spuria, per 74
Per la presenza di Baldi e di Ippoli- nori a partire da questi disegni si è a è ricordata da Paolo Gualdo, e diven- categorie è affare troppo diffuso nel-
caratterizzate che le immaginiamo quanto in realtà, essa sembri corri- to Leoni nella Confraternita dei Vir- ragione soffermata Sani 2005, p. 72. ta oggetto di un interessante carteg- la Roma di primo Seicento per met-

52 53
terlo sul conto dell’uno o dell’altro vicino al suo secondo principato. In mortem pubblicato da Frommel Terzaghi 2009b). erano all’epoca vicini di casa: Rizzo spesso nei registri dell’Accademia di
inventore, o proprietario di simili particolare il 28 novembre 1627, 1971, che tuttavia non cita i singoli 121
Il foglio è datato 1614 e reca la cro- 1999, pp. 37-39 e Terzaghi 1999, pp. San Luca. Egli fu ritratto da Ottavio
raccolte. A un accurato controllo, quando ancora era rettore, figura per personaggi effigiati, ed è di scarso ce che indica l’avvenuta scomparsa 23, nota 44 e 37, nota 151. È comun- Leoni in un’incisione intitolata “Li
comunque, non mi pare sussista nes- la prima volta anche il figlio Ippolito aiuto, dunque, per identificare la dell’artista, certamente apposto que molto singolare che nel vasto re- Sicari”, insieme a Cosimo Orsini, e lo
sun legame strettamente iconografi- (per l’anno di ingresso di Ippolito in fonte delle immagini, quindi De- dunque in un momento successivo pertorio di volti di Ottavio non stesso Leoni (la si veda pubblicata in
co tra i personaggi ritratti da Ottavio Accademia – che Spike fa risalire, swarte-Rosa 1991; Butters 1999 e ora all’esecuzione del ritratto, giacché compaiano quelli di Orazio Gentile- Sani 1995, fig. 104).
e quelli che Marino immagina come sulla base di un ritrovamento docu- Herklotz 2009, p. 114. Borgianni scomparve nel 1616. Que- schi e della figlia Artemisia. Orazio 131
Come già detto, gli atti furono resi
protagonisti della propria quadreria. mentario di Ann Sutherland-Harris, 113
La pubblicazione dei documenti sti dettagli consentono di identifica- faceva per giunta parte dell’Accade- noti da Bertololotti 1881, II, pp. 53-
Per quanto, se un dialogo fu mai av- al 1627, mentre la Robbin lo anticipa relativi all’iniziativa delmontiana, re il disegno con quello visto ed elen- mia di San Luca dal 1593 (Salvagni 55. Si veda la completa trascrizione
viato tra i due, non posso immagina- al 1625 – si veda Robbin 1996, p. 457, inedita nel contesto della storia cato da Mariette nella collezione 2008, pp. 47-48). Di Artemisia, come in Macioce 2003, pp. 120 sgg., docc.
re che abbiano parlato d’altro se non nota 21). Ottavio Leoni partecipò dell’Accademia, risale a Wázbiński d’Aubigny in vendita a Parigi nel si è detto, esisteva un ritratto in Ac- 139, 141-147, con la bibliografia re-
di illustrare con i ritratti di Ottavio i anche attivamente alla Confraternita 1994, I, pp. 219-225. Per la storia del- 1747. cademia. lativa ai documenti.
versi del poeta. dei Virtuosi al Pantheon (o Compa- l’Accademia di San Luca, oltre ai ca- Nessun documento prova in modo 124
Caravaggio compare infatti quale 132
Firenze, Biblioteca Marucelliana,
107
Longhi 1951b, p. 101. D’altro can- gnia di San Giuseppe di Terrasanta), nonici Alberti 1604; Missirini 1823; diretto la conoscenza di Caravaggio teste in un processo del 1597 (Mari- Fondo disegni e stampe, vol. H, 27. Il
to Marino stesso nella Galeria offre a partire dal 4 aprile 1621 L’Accademia 1974; Pevsner 1982 si con quelli che il registro di fonti e ni, Corradini 1993). È recente invece principale e per ora unico studio sul
una delle più interessanti raccolte di (Wázbiński 1994, I, p. 198, nota 75 e vedano i contributi di Lafranconi documenti, e soprattutto la produ- la notizia del coinvolgimento di Gio- volume nel suo insieme risale a Han-
Viri illustres codificando la tipologia ora più ampiamente Tiberia 2005, 2004 e Salvagni 2008, che hanno il zione pittorica, attesta come due de- vanni Baglione nel processo per l’ef- no Walter Kruft (Kruft 1969), che ol-
all’interno della collezioni di pittura, pp. 30, 36, 63 e quindi ad indicem). Il merito di focalizzare l’attenzione gli artisti che per primi assimilarono ferato delitto Santacroce, che si cele- tre quarant’anni fa, dedicò all’album
suddividendo i personaggi in sedici rettore della compagnia era in quel anche sui primi anni di vita dell’as- il linguaggio pittorico inaugurato brò a pochi giorni di distanza dalla un contributo importante nel quale,
categorie, aggiungendo una raccolta caso Giovanni Baglione, insieme a sociazione, e ora Lukehart 2009. dall’artista lombardo. È noto tra l’al- causa con il Merisi (su questa vicen- oltre ad analizzare i personaggi ri-
separata di donne famose, includen- Ottavio venne ammesso anche Do- Fondamentale è la digitalizzazione tro che Saraceni nel 1607 fu chiama- da, recentemente emersa agli studi, tratti e inclusi nell’album, si interro-
do poi in una categoria anche “Ri- menico Ambrosino, di cui l’artista degli atti relativi all’Accademia pro- to a sostituire la Morte della Vergine si veda Terzaghi 2009a). gava sul possibile nesso tra la ritrat-
tratti di diversi signori e letterati fece il ritratto includendolo, nel vo- venienti dalle filze dei Notai dell’Ar- di Caravaggio (ill. 5) con una pala di 125
Tommaso Salini (1575-1625) fu tistica, così bene esercitata da Leoni e
amici dell’autore”. Tra di essi soltan- lume della Marucelliana, tra i pittori chivio di Stato di Roma, consultabili al analogo soggetto. Oltre al documen- uno dei soggetti più amati da Otta- le dottrine accademiche del suo tem-
to Gabriello Chiabrera fu ritratto da virtuosi del suo tempo. Si tratta in seguente indirizzo to del 1606 qui sopra riportato, è be- vio Leoni, che eseguì svariate versio- po, compiendo a questo proposito
Ottavio (Firenze, Biblioteca Maru- realtà di un pittore assai modesto, a http://www.nga.gov/casva/accade- ne rileggere in proposito un brano ni del ritratto dell’artista, includen- una lunga e attenta disamina sulla
celliana, vol. H, 22). giudicare dai due dipinti che egli li- mia/index.shtm. delle Considerazioni di Giulio Man- dolo, insieme a Baglione, tra i Vir- concezione del ritratto espressa nei
108
L’inventario (ASR, 30 Notai Capi- cenziò per la compagnia: il Ritratto 114
Ha chiarito il lento processo di tra- cini, dedicato alla “Schola del Cara- tuosi del suo tempo (Firenze, Biblio- principali trattati d’arte europei del
tolini, Uff. 15 cc. 319r-332v, 3 settem- di Paolo V (Roma, Pantheon, Sede sformazione con l’appoggio di do- vaggio”: “Che questi viventi si ridu- teca Marucelliana, vol. H, 12) fino XVII secolo. Sull’album in quanto
bre 1630), è stato segnalato da Sani della Pontificia Insigne Accademia di cumenti inediti Salvagni 2008. cono a quattro ordini, classe o ver alla tela a olio dell’Accademia di San tale è intervenuta anche Bernardina
1996, pp. 63-65 e lo si trova trascritto Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al 115
Ha pubblicato l’importante docu- vogliam dir schole, una delle quali è Luca qui esposta, e per la quale si ve- Sani (in particolare Sani 2005, pp.
in Rizzo 1999, pp. 39-40, nota 56. Pantheon) che i Virtuosi ricevettero mento Wázbiński 1994, I, p. 226; si quella del Caravagio, assai seguita, da cat. 8. 172-180). Numerosi sono poi i rife-
109
Rizzo 1999, p. 40, nota 56. il 13 agosto 1628 (Tiberia 2005, p. 63) veda quindi Salvagni 2008, p. 50. camminando per essa con fine dili- 126
Longhi 1963. Sulla vicenda si veda rimenti ai singoli ritratti del volume,
110
Il ritratto di Ottavio si conserva a e il San Giuseppe istruisce Gesù giova- 116
Per il documento e la sua rilettura gentia e sapere Bartolomeo Manfre- più recentemente Smith O’Neil talvolta celeberrimi (come nel caso
Firenze, Biblioteca Marucelliana, netto (Roma, Pantheon, Sede della nel contesto dell’Accademia e del di lo Spagnoletto, Francesco detto 2002, pp. 17-20. Per Baglione e il di quello di Caravaggio, di Marino o
vol. H, 2, si veda anche più avanti nel Pontificia Insigne Accademia di Belle mercato dell’arte, si veda Spezzafer- Cecco del Caravaggio, lo Spadarino processo, si veda anche Strinati 2010. di Galileo), di cui daremo via via
testo. Per quello di Annibale Carrac- Arti e Lettere dei Virtuosi al Pan- ro 1975; Salvagni 2008, pp. 47-52; et in parte Carlo Venetiano. Proprio 127
Terzaghi 2009a, pp. 19-22. conto nel testo.
ci, si veda Incisa della Rocchetta theon), donato il 12 dicembre 1632 Terzaghi 2008, pp. 40-43. di questa schola è di lumeggiar co lu- 128
In risposta all’Amore vincitore che 133
Il volume (410 × 270 mm), rilegato
1979, p. 36. (Tiberia 2005, p. 63). Sono queste le 117
Baglione [1642] 1995, p. 147. me unito che venghi dall’alto senza Caravaggio aveva eseguito per Vin- in cuoio rosso e oro, lavorato a im-
111
Per l’ingresso di Ottavio Leoni nel- uniche notizie relative all’artista se si 118
Dopo la monografia dedicata al- reflessi, come sarebbe in una stanza cenzo Giustiniani, Baglione aveva pressione, comprendeva certamente
l’Accademia di San Luca, dove com- eccettua quella riportata da Thieme, l’artista (Ottani Cavina 1968), il ca- da una fenestra con le pariete colori- dipinto un Amore divino che vince un’antiporta che fu poi ritagliata (re-
pare per la prima volta nell’ottobre Becker, I, 1907, p. 389, relativa a una talogo di Carlo Saraceni è stato og- te di negro, che così avendo i chiari e l’Amore profano per il fratello cardi- sta chiara traccia del margine decur-
del 1604, si veda Salvagni 2008, p. 71, sua presenza a Roma nel 1604, ma si getto di molteplici assestamenti, ag- l’ombre molto chiare o molto oscu- nale Benedetto che gli donò una ca- tato ad apertura di volume). Si apre
nota 106) ha puntualmente docu- veda anche più avanti nel testo. Per giunte e riletture, sulle quali fa ora il re, vengono a dar rilievo alla pittura, tena (Roma, Galleria Nazionale con due fogli in carta cerulea. Al f. 2v
mentato la costante presenza di Ot- quanto riguarda Ottavio, egli presen- punto Testa 2010. Per Saraceni e ma però con modo naturale, né fat- d’Arte Antica, Palazzo Barberini). (la numerazione è mia, poiché i fogli
tavio nell’istituzione dall’ottobre del ziò frequentemente alle varie riunio- l’Accademia, si veda ora Salvagni to, né pensato da altro secolo o pitto- Gentileschi sosteneva che Amore non risultano numerati) si nota con
1604 all’ottobre del 1607. Egli fu co- ni dei confratelli fino alla morte, e 2008, pp. 51-52. ri più antichi come Raffaello, Titia- vincitore doveva esser “nudo e put- chiarezza il segno di un’antica carta
munque eletto due volte principe curiosamente anche oltre. Se i regi- 119
I passaggi di Borgianni in Accade- no, Correggio et altri” (Mancini to” e non rivestito di corazza come un tempo sovramessa e poi strappa-
(1614 e 1627) e nel 1624 divenne ret- stri pubblicati sono corretti, egli fu mia si trovano ora in Salvagni 2008, 1621, pp. 108-109). Non è chiaro se quello di Baglione. Questi dipinse ta. Al centro dei fogli dell’album in
tore dello studio (Wázbiński 1994, I, presente anche alla riunione del 12 pp. 51-52. Bartolomeo Manfredi sia identifica- poi una seconda versione della tela, carta bianca, sono inseriti i disegni
p. 198, nota 75). A queste notizie ottobre 1631 (Tiberia 2005, p. 167), il 120
Gli studi su Orazio Borgianni han- bile o meno con quel “Bartolomeo dove Amore appare meno corazzato realizzati su carta azzurra, incollati in
vanno aggiunte quelle che proven- che è di fatto impossibile dal mo- no fatto passi notevoli negli ultimi servitore” che, stando agli atti del e raffigurò forse nel diavolo ai suoi modo tale che i fogli del volume, rita-
gono dai documenti dell’Archivio di mento che Ottavio risulta sepolto il 4 anni, acclarando il ruolo chiave del processo del 1603, avrebbe da poco piedi un ritratto di Caravaggio (la gliate in prossimità dei margini del
Stato di Roma (per le quali si veda settembre 1630 in Santa Maria del pittore che, anche negli anni italiani, lasciato il servizio di Caravaggio vicenda è nota da tempo, si vedano disegno, costituiscano una sorta di
ora la documentazione digitale: Popolo (Sani 1996a, p. 61; Robbin risulta straordinariamente legato al- (sulla questione si vedano Nicolai in particolare Baglione [1642] 1995, cornice del ritratto.
http://www.nga.gov/cg i- 1996, p. 456). Purtroppo l’archivio l’ambiente spagnolo (la bibliografia 2008, pp. 68-70 e Terzaghi 2008, pp. p. 202; Röttgen 1993; Caravaggio e i 134
Per esempio il calligrafo sbaglia la
bin/search_accademia_eng.cgi?ue= della Confraternita dei Virtuosi al è fitta e ne elenco qui solo le tappe 45-51, con bibliografia precedente). Giustiniani 2001, pp. 208-301. trascrizione del nome di Caravaggio,
html%2Fita&ue=_ita.shtm&q=ot- Pantheon è fuori consultazione, risul- più recenti e significative a partire Si è convocato qui in mostra quello 129
L’artista non è stato identificato. per questo problema, si veda cat. 16.
t a - ta dunque impossibile per ora sanare dalla monografia di Papi 1993a, che si è rivelato essere l’Autoritratto 130
Mentre “Giorgio Tedesco” resta Riporto qui di seguito la trascrizione
vio+leoni&cmd.x=63&cmd.y=15) l’equivoco. quindi Papi 2003; le molteplici ricer- del Manfredi, conservato presso misterioso, Siegmund Laire è un ar- dell’indice: “Pittori / I. Ottavio Leoni
relative agli anni che vanno dal 1620 112
Per gli Uomini illustri di proprietà che di Gallo, in particolare 1992 e l’Accademia di San Luca (cat. 13). tista che, pur non avendo ancora un Romano / II. Annibale Carracci / III.
al 1627. Ottavio compare in moltis- di Francesco Maria Del Monte, si ve- 1997, ora confluite in Gallo 2010. Per 122
Mahon 1947, p. 254. catalogo, dal momento che nessuna Agostino Carazi Bolognese / IV. Mi-
sime sedute, soprattutto nel periodo da innanzitutto l’inventario post il rapporto con la Spagna, si veda ora 123
Orazio Gentileschi e il Padovanino opera è stata identificata, compare chel’Angelo Merssi da Caravaggio /

54 55
V. Antonio Tempesta Fiorentino / VI. blicata a p. 478, n. 4), che ne rileva ad apertura di secolo, per l’amico che parte dal 1621 (Tiberia 2005, ad Haskell 1985, pp. 159-163, senza tut- n. 102: “Un Ritratto del S.r Duca di
Gioseppe Cesari d’Arpino / VII. Gio una presenza massiccia sia nel primo Caravaggio. Su questo problema ri- indicem), egli dovette essere un arti- tavia beneficiare di uno studio mo- Bracciano con cornice d’oro di man
Francesco Barbieri da Cento / VIII. che nel secondo tomo della Galleria. mando a Terzaghi 2008, che riassu- sta vivacemente presente nella Roma nografico. Per consuntivo recente, del Padoano 3sc.” (Rubsamen 1980,
Filippo Lagno Napoletano / IX. Cri- Mi pare molto interessante rilevare me i termini della questione e dà del tempo, quanto meno in contesti anche in relazione al problema di p. 11), e infine al n. 241: “Un ritratto
stofano Roncali da Pomarancio / X. come la filigrana presente sul Ritrat- conto della bibliografia precedente. accademici. Giovanni Baglione non Ottavio Leoni, si veda Benocci 2006. del S.r Duca [Paolo Giordano] mor-
Simon Vouet Francese / XI. Giovani to del cardinale Ludovico Ludovisi 144
Per il testamento di Ottavio si veda poté gratificarlo di alcuna biografia, 157
Ricordo che il padre di Paolo Gior- to dipinto dal Padoano sc. 10” (Rub-
Baglioni Romano / XII Tomaso Mao della Colombaria (cat. 29) – l’aquila qui sopra nota 43. essendo egli ancora in vita nel 1643 dano Orsini, Virginio (1572-1615) samen 1980, p. 11). Le tavole raffigu-
Fiorentino / XIII. Domenico Ambro- iscritta in un cerchio sormontata da 145
Già Briganti 1942, p. 112 avvertiva: (Tiberia 2005, p. 217), quando la sua era figlio di Paolo Orsini e di Isabel- ranti Cupido e Andromeda come
sino Romano / XIIII. Girolamo Nani una corona – compaia anch’essa nel- “La scelta dei Ritratti che egli incise raccolta di Vite vedeva la luce. Egli la de’ Medici. opera di Caravaggio (Rubsamen
Romano / Sculttori / I. Gio. Lorenzo la Galleria Giustiniana (Iovinella deve richiamare la nostra attenzione, risulta peraltro in stretto contatto 158
Orsini 1648. 1980, p. 15), sono in realtà da identi-
Bernino Napoletano / II. Ludovico 2001, p. 478, n. 2). Per l’identità e le ma tra tutte le immagini di principi con Ottavio Leoni dal momento che 159
La corrispondenza dell’Orsini è ficare con opere di Polidoro da Cara-
Leoni Padovano / III. Marcello Pro- varianti delle filigrane si veda Ash, papi eccetera, lo interessano i “vir- vengono ammessi insieme nella stata pubblicata da Kampf 2001. vaggio, come si evince dalle successi-
venzale da Cento inventore del nuo- Fletcher 1998, p. 27. tuosi”, cioè delle persone d’arte di Compagnia di San Giuseppe di Ter- 160
Benocci 2006, p. 17. ve menzioni inventariali. L’inventa-
vo Musaico / Matematici / I. Galieleo 140
Per la datazione della Galleria Giu- scienza, d’intelletto più famose dei rasanta il 4 aprile 1621 (Tiberia 161
Firenze, Accademia Toscana di rio più ricco è senza dubbio quello
Galilei Fiorentino / II. Pdre Cristofa- stiniana, generalmente fatta risalire suoi giorni. E dobbiamo ringraziare 2005, p. 63). Conosciamo invece me- Scienze e Lettere “La Colombaria”, che risale al 1696, dove le stime sono
no Skeiner todesco / Poeti / I. Monsi- al 1630 poiché nel 1631 cadono i questo suo criterio, rispondente in glio Girolamo Nanni, grazie alla bio- inv. 763, matita nera, matita rossa, di Guseppe Passeri (Rubsamen 1980,
gnor Cianpoli Fiorentino / II. Gio mandati di pagamento a molti inci- fondo alle intime ragioni di una vo- grafia del Baglione (Baglione [1642] gesso bianco su carta azzurra, 222 × pp. 25). Mi riservo di tornare in altra
Batta Marino Napoletano / III. Ga- sori, ma forse terminata nel 1635, si lontà caratterizzatrice che trovava 1995, pp. 385-387). 159 mm: Sani 1994, p. 14; Sani 2005, sede sul vasto problema della qua-
briel Ciabrera Savonese / IV. France- veda Stewering 2001. più ampio campo di svolgersi nel 149
Rizzo 1999, p. 38, nota 55. pp. 182, 189, nota 83, fig. 137; Pe- dreria degli Orsini.
sco Bracciolino Piestoiese / V. Pier 141
Sulla datazione delle carte antiche, maggiore interesse psicologico offer- 150
Si trovano per esempio quasi tutti trucci 2006, p. 45, fig. 21 (che strana- 165
Per il carteggio di Paolo Giordano
Francesco Paoli da Pesaro / VI. Sci- a partire dalle filigrane, Briquet 1968, togli da tali soggetti, se possediamo citati nell’elenco fornito da Maylan- mente pubblica il disegno con la col- Orsini con Cristina di Svezia, già ci-
pion Cicero Napoletano / VII. To- I, pp. XX-XXI ha espresso criteri un’immagine così viva e attuale del- der 1926-1930, V, pp. 375 (Francesco locazione Firenze, Biblioteca Maru- tato da Haskell 1985, pp. 162-163, si
masso Stigliano Pugliese / VIII. Otta- piuttosto precisi, a cui mi sono atte- l’intellettualità del primo Seicento”. Bracciolini e Giovan Battista Mari- celliana). Il catalogo dei disegni e dei veda Montanari 1998.
vio Leoni Romano detto il Padovani- nuta anche nel caso della filigrana 146
Le incisioni sono conservate a Ro- no); p. 376 (Pietro Francesco Paoli e quadri dedicati da Ottavio a Orsini è
no della cui mano sono questi ritrat- della Marucelliana: in presenza di fi- ma, Istituto Nazionale per la Grafica, Giovanni Ciampoli); p. 377 (Ga- stato stilato da Petrucci 2006. Il ma-
ti de virtuosi illustri del suo tempo”. ligrane identiche il lasso di tempo del Gabinetto Disegni e Stampe, F.C. briello Chiabrera). Sugli elenchi de- teriale è certamente interessante,
135
Lungo il margine della carta bian- loro utilizzo può variare di quindici 93011, vol. 50 K49; F.C. 93020, vol. gli affiliati all’Accademia degli Hu- tuttavia non mi pare si possa concor-
ca sulla quale è montato il disegno, anni prima o quindici anni dopo, ri- 50 K49; F.C. 93021, vol. 50 K49; F.C. moristi, si vedano le precisazioni di dare sull’attribuzione all’artista del
un anonimo bibliotecario otto o no- spetto alla filigrana datata. Vorrei 93023, vol. 50 K49; F.C. 93024, vol. Gallo 1992, p. 321, nota 66. ritratto a olio su tela in collezione
vecentesco si è peraltro sentito chia- inoltre sottolineare come la filigrana 50 K49; F.C. 93026, vol. 50 K49; F.C. 151
Un quesito con il quale si sono mi- privata (Petrucci 2006, fig. 28, che
mato a compilare a matita il nome da me riscontrata sull’album della 93027, vol. 50 K49; F.C. 93028, vol. surati: Wázbiński 1994, I, p. 200, no- esprime tuttavia delle riserve). An-
del rispettivo virtuoso. Marucelliana e quella su due disegni 50 K49; F.C. 93042, vol. 50 K49; F.C. ta 89 che legge il volume come un che a favore dell’autografia del di-
136
Gli studiosi che si sono occupati di Ottavio Leoni conservati presso 93029, vol. 50 K49; F.C. 93031, vol. omaggio alla cultura del cardinal Del pinto conservato ad Ajaccio, Musée
del volume tacciono della filigrana. l’Accademia Colombaria (per cui si 50 K49; F.C. 93041, vol. 50 K49; F.C. Monte; Tiberia 2005, p. 64 che rin- Fesch (Sani 2005, p. 182 e Petrucci
137
Kruft (1969, p. 448) e Sani (2005, veda la scheda del Ritratto di Ludovi- 93018, scatola 36; F.C. 93019, scatola traccia i nomi di molti affiliati alla 2006, fig. 27), che sembra più vicino
p. 172) ritengono infatti che l’assem- co Ludovisi nel presente catalogo) 36; F.C. 93030, scatola 36; F.C. 93025, Compagnia di San Giuseppe di Ter- ai modi del Leoni, non mi pare sia
blaggio dell’album sia successivo alla non hanno a che fare con le filigrane scatola 36; F.C. 93022, scatola 36; rasanta; Sani 2005, p. 179 che pensa ancora tempo di sbilanciarsi.
scomparsa di Leoni e probabilmente che sono state rilevate sui disegni di F.C. 93017, scatola 36. invece a un omaggio alla cultura bar- 162
Sani 2005, pp. 182-183. Secondo la
avvenuto alla fine del Seicento. Cristoforo Roncalli, eseguiti per de- 147
Anche Evelina Borea (Borea 1986, beriniana. studiosa dal disegno di Ottavio di-
138
Briquet 1968, I, p. 418, n. 7629. corazione della cupola della basilica pp. 308 e 311, nota 7) notava come 152
Scheiner 1612. Il matematico tede- scenderebbe il busto conservato a
139
Claude Mellan 1989, pp. 374 e 377, di Loreto (Iovinella 2001, p. 281), un non esistesse una riproduzione a sco non fu in ogni caso il primo a oc- Bracciano, già attribuito a Bernini.
cat. 88. Secondo Ficacci (ivi, p. 301) pittore certamente ben noto a Otta- stampa del Ritratto di Annibale Car- cuparsi del fenomeno, già osservato 163
Sani 2005, pp. 182-183, 189, nota
si tratta di una carta utilizzata in Ita- vio. Lo studio delle filigrane, e in par- racci di Ottavio Leoni (ill. 21). Pres- da Thomas Harriot (1560-1621), e 86; Petrucci 2006, p. 45, fig. 22.
lia Centrale tra la fine del XVI e l’ini- ticolare di quelle cinque e seicente- so l’Accademia di San Luca, è con- sul quale Johannes Fabricius (1587- 164
Su Paolo Giordano Orsini si veda
zio del XVII secolo e se ne ritrovano sche, è di primario interesse per il servato un ritratto di Annibale Car- 1616) fu il primo a pubblicare (Fa- da ultima Benocci 2006, con biblio-
varianti (mentre è importante sotto- mondo della grafica, come è emerso racci che discende dal disegno. bricius 1611). Per la figura di Schei- grafia precedente. Mi pare impor-
lineare che la filigrana della Galleria dal recente convegno Le tecniche del 148
Su Domenico Ambrosino – un ar- ner si veda recentemente Ingaliso tante segnalare che l’inventario post
Giustiniana e quella dell’album della disegno 2010, e in particolare Meucci tista di cui si conoscono soltanto due 2005, con bibliografia precedente. mortem dei beni del duca conservati
Marucelliana sono esattamente 2010. Sul tema si veda inoltre il re- modeste prove, entrambe conservate 153
Galilei 1613. nel palazzo a Monte Giordano, con
identiche) in una stampa di France- cente intervento di Tordella 2007, presso la Sede della Pontificia Insi- 154
Sulla vicenda e sul rapporto tra relativo elenco di quadri e oggetti
sco Villamena (Istituto Nazionale con ampia bibliografia sull’argomen- gne Accademia di Belle Arti e Lettere Gualdo e Galileo, si veda in partico- d’arte, è stato pubblicato da Rubsa-
per la Grafica, Gabinetto delle Stam- to. La Tordella (2001, pp. 357-358, e dei Virtuosi al Pantheon: il Ritratto lare Ronconi 1995. men 1980, pp. 6-16 (7 maggio 1656)
pe, F.C. 31224), incisa a Roma nel 2007, p. 14) è intervenuta anche in di Paolo V, consegnato il 13 agosto 155
Scheiner 1630. Sulla Rosa Ursina, si e si apre con l’indicazione di: “Cento
1603; in un disegno di Ciro Ferri particolare sulle filigrane di Ottavio 1628 e il San Giuseppe che istruisce veda Ingaliso 2005, passim. cinquantasette ritratti di diverse per-
(Istituto Nazionale per la Grafica, Leoni presenti nei disegni della Acca- Gesù, donato alla compagnia il 12 di- 156
Come recita il frontespizio di sone di Casa Ursina tutti senza cor-
Gabinetto delle Stampe, F.C. demia Colombaria. cembre 1632 – tacciono le fonti sei- Scheiner 1630. Le edizioni promosse nice in tela da testa scudi 73”. Oltre a
128571) e di Guglielmo Cortese 142
Baglione [1642] 1995, p. 321. centesche. A giudicare tuttavia dalla dall’Orsini furono generalemente dipinti di Filippo Napoletano e di Si-
(Istituto Nazionale per la Grafica, 143
Non abbiamo infatti nessun dato frequenza dei suoi passaggi accade- pubblicate dal romano Andrea Fei, mon Vouet (“un ovato d’un putto
Gabinetto delle Stampe, F.C. che lasci ipotizzare che le opere di mici a San Luca (per i quali si riman- che stampava anche a Bracciano, co- che ride” al n. 39, del valore di 4 scu-
126928). La filigrana della Galleria Ottavio, belle o brutte, si acquistas- da alla più volte citata digitalizzazio- me nel caso del trattato di Scheiner. di), compare anche: “Un Ritratto
Giustiniana è stata poi attentamente sero all’epoca a gran prezzo per il so- ne dei documenti sul website del CA- La bibliografia sul personaggio è va- d’un Giovane, tela da testa del Pa-
studiata da Iovinella 2001, pp. 477- lo fatto di essere da lui eseguite, co- SVA), e nella Compagnia di San Giu- sta e sparsa in contributi diversi, a duano”, n. 92, valutato uno scudo
479 (in particolare la filigrana è pub- me invece era accaduto, per lo meno seppe di Terrasanta in un periodo partire dalle illuminanti pagine di (Rubsamen 1980, p. 10) e inoltre al

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