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Dopo le scale dobbiamo studiare gli arpeggi.

Parleremo ora brevemente di questa


forma importantissima di tecnica.
Cos’è l’arpeggio? Sono le note dell’accordo fatte sentire successivamente.
La maggiore difficoltà dell’arpeggio è il passaggio del pollice, che è molto più
complesso nella sua effettuazione di quanto non sia nelle scale, perché la
distanza che deve percorrere il pollice è molto superiore di quella di tono o di
semitono che si ha nelle scale: molte volte essa è di terza o di quarta, talvolta
anche di quinta. Perciò abbiamo bisogno di una grande agilità del palmo nella
sua distensione, contrazione e rilassamento, e di una grande attenzione nei
muscoli che riguardano il dorso della mano, i quali devono sempre stare a riposo
quando non servono e devono funzionare al momento giusto; detto questo, siamo
sempre nelle norme generiche e non abbiamo ancora risolto niente.
C’è stato un momento in cui tutti i trattatisti si sono lanciati su un elemento della
tecnica che si chiama rotazione dell’avambraccio, ed hanno basato tutto su
quest’ultima: è vero, la rotazione dell’avambraccio deve avvenire nell’arpeggio,
ma essa non deve significare un sollevamento di tutto l’avambraccio. In parole
povere, la rotazione non è questa… nel momento in cui ho fatto il passaggio del
pollice, ho già fatto una rotazione dell’avambraccio: anche se non si vede, esiste…
in questo fulcro avviene la rotazione.
Come si studiano gli arpeggi? Più o meno con la preparazione che abbiamo
usato per le scale. Facciamo un esempio: prendiamo l’arpeggio sull’accordo di Do, e
abbiamo il 3° dito sul Sol ed il 1° sul Do. Ripetiamo queste due note tenendo la mano
e il braccio in una posizione conseguente al giusto atteggiamento muscolare, e poi
aggiungiamo una nota sopra e una sotto, un’altra nota sopra, un’altra nota sopra…
ecco una piccola rotazione (la chiamerei piuttosto piccolo spostamento laterale)… e
così avremo costruito la prima fase dell’arpeggio; aggiungendo poi un Mi, un Do e un
Sol e infine un altro Do, avremo ottenuto un arpeggio per 2 ottave; potremo poi
proseguire per 4 ottave consecutive.

Dunque: prima di tutto, percussione; poi, spostamento laterale dell’avambraccio


che però deve venire spontaneamente, non dev’essere provocato, e sarà più o
meno ampio a seconda della lunghezza delle dita dell’esecutore: maggiore sarà
questa lunghezza, minore sarà lo spostamento, perché il raggiungimento del
tasto sarà più facile.
Io faccio studiare questi arpeggi su una serie consecutiva di accordi del vecchio
metodo pianistico di Beniamino Cesi, dove c’è una serie di accordi con la nota
comune; a questi io faccio aggiungere accordi di 4 suoni, cioè quello di settima
diminuita, di settima di dominante, di settima maggiore, e poi finalmente l’accordo
perfetto maggiore.

Su questa serie di accordi possiamo sviluppare gli arpeggi.


Contemporaneamente, voglio farvi vedere un altro schema per lo studio delle
varianti, che vi raccomando assolutamente: studiate come volete, suonate il
pianoforte come vi hanno insegnato, ma fate le varianti! Vi ho già fatto vedere le
varianti delle terzine, ma oggi vedremo quelle delle quartine, che in generale vengono
mal consigliate, perché proposte solo in alcuni aspetti, mentre invece dovrebbero
essere approfondite in tutti i dettagli possibili.
Qual è il concetto della variante? La variante deve far passare sotto controllo
tutte le note del passaggio; quindi, ogni nota di una quartina dev’essere
controllata o con una sosta, o con un accento, o comunque con qualcosa che la
sottolinei. L’errore più diffuso nell’insegnamento del pianoforte è quello di
consigliare queste due varianti:

Questo è un modo sbagliatissimo di consigliare queste varianti, e purtroppo è segnato


in metodi e studi rivisti da famosi musicisti (per esempio Cortot, Casella)… non sto
dicendo che non abbiano consigliato un bel fraseggio, ma solamente che hanno mal
consigliato una cosa meccanica (…)
Dunque, dobbiamo controllare tutte le note: quali sono allora le varianti? Le
conoscete già più o meno, perché sono quelle tradizionali. Facciamo un esempio
dell’arpeggio di Do studiato a quartine con le varianti delle quartine:
Questa figurazione è approssimativa, perché io consiglierei un doppio o anche
un triplo punto di valore, ovvero tutto quello che è possibile per prolungare la
nota tenuta, che andrà suonata pesante, e velocizzare il più possibile la nota
rapida, che andrà suonata leggerissima. Poi facciamo l’inversione di questa
variante, facendo la fermata sulla seconda e sulla quarta nota della quartina:

Ora facciamo un piccolo passo avanti. Questa variante in genere non viene
consigliata, a invece sarebbe bene effettuarla. Si tratta di fare due note lunghe due
note corte:
Poi facciamo il contrario:

Adesso viene questa fatidica variante della nota lunga e della terzina:

Però, come dicevo prima, dobbiamo fermarci sulla seconda nota della quartina, non
subito sull’ultima:
adesso sulla terza:

e finalmente, adesso, accentiamo l’ultima nota della quartina:

Adesso faremo quattro note sostenute e quattro veloci (quattro crome e quattro
semicrome):

e poi il contrario:

Una volta fatta questa preparazione con le varianti, che vale non solamente per
gli arpeggi, ma anche per tutti i passaggi di quartine, potremo poi studiare
anche gli arpeggi con il metronomo, facendo prima due note per ogni battito ed
aumentando poi la velocità, fino ad arrivare a quattro note per ogni battito, per
poi eliminarlo.
Anche per gli arpeggi bisogna tenere presente che gli atteggiamenti del braccio
sono infiniti. Noi esaminiamo due aspetti fondamentali: quello dell’avambraccio
piuttosto rilassato e quello dell’avambraccio sospeso. Facciamo un esempio con
l’avambraccio piuttosto riposato, senza correre troppo (fa eseguire gli arpeggi):

Il secondo accordo lo faremo facendo una piccola caduta da vicino e riposando bene
l’avambraccio:

poi, proseguendo con la serie di accordi dati all’inizio:


Naturalmente in questo caso abbiamo due quartine in più, perché l’accordo è di 4
suoni, ma la velocità dev’essere sempre la stessa.
In questo accordo io faccio passare anche un errore di armonia, perché l’accordo di
settima di quarta specie dovrebbe risolvere sul Do e basta; invece io faccio tornare
anche indietro, perché è utile (tanto al giorno d’oggi siamo abituati a ben altra
cosa…).
Questo è un esempio di un arpeggio fatto con l’avambraccio piuttosto riposato.
All’inizio si può fare anche una fermata sul 5° dito, come ho consigliato per le
scale (fa eseguire con la fermata sulla nota superiore dell’arpeggio): si tratta di una
fermata che richiede una profonda riflessione su quello che è il rilassamento
dell’avambraccio e la tensione del dito in contrapposizione al rilassamento di
tutta quella parte dell’avambraccio che non riguarda il dito (perché il dito, in
definitiva, fa parte dell’avambraccio); dunque la fermata deve essere un
controllo della forza del dito e del riposo dell’avambraccio.
Questa è una prima fase di allenamento per gli arpeggi. Poi si possono fare
anche gli arpeggi con il braccio sospeso, il che è frequentissimo; così come
abbiamo fatto per le scale, ciò avviene con la contrazione del tendine flessore
profondo dell’avambraccio: vedete, adesso ho il braccio sospeso…perché se ho il
tendine flessore in contrazione, il mio braccio ricade, ma le dita lo reggono; invece,
contraendo il tendine ho il braccio sospeso, e le dita sono libere di percuotere
autonomamente i tasti.
(Fa ripetere gli arpeggi con il braccio sospeso, sempre fermandosi sulla nota
superiore e su quella finale. Il suono è molto più leggero…).
Come avete visto, lui ha sorretto l’avambraccio, anche sull’ultima nota; appena
eseguita l’ultima nota, ha contratto rapidamente questo tendine e l’ha sospeso. Tutto
questo pare facile, ma è difficile poterlo raggiungere (…) se vi sembra troppo
difficile, non interessatevene: fate le varianti, studiate gli arpeggi, e qualcosa verrà
sempre fuori; piuttosto che pensare al braccio rissato, a tutte le cose che sto
dicendo… dimenticatele, ma non dimenticate le varianti!
Adesso vorrei fare un esperimento con qualcuno di voi, disposto a venire qui e a
vedere l’argomento delle varianti, scegliendo un passaggio da qualche libro. (Gli
viene portato un testo, e fa delle osservazioni riguardo alle annotazioni presenti,
dicendo che sembra una carta geografica… “Io non metto mai segni sui libri, a parte
la diteggiatura, che è alla base della sicurezza”). Prendiamo questo passaggio di
quartine dalla Patetica (battute 114 – 116, mano destra):
Cominciamo dal Fa:

La nota sfuggita dev’essere rapidissima (la esegue come se ci fosse il doppio


punto); non devi avere il tempo di fare alcuna contrazione; NON dare la stessa
energia alla nota rapida di quella che dai sulla nota lunga, altrimenti la variante
perde il suo scopo!

Ora facciamo il contrario:

E adesso facciamo l’altra variante (non troppo lenta):


Non aggredire le due note rapide: sono più leggere!
Adesso fai il contrario:

E ora fai la variante con una nota lunga e una terzina:

Adesso fermiamoci sulla seconda nota di ogni quartina:

sulla terza:
e sulla quarta:

Adesso facciamo quattro note lente e quattro veloci:

il contrario:

e, infine, così com’è scritto:

Ecco fatto. Questo è un metodo sicuro, però bisogna farlo come ho detto: la variante
va fatta piuttosto velocemente, altrimenti il risultato sarà solo parziale…