Sei sulla pagina 1di 5

Affrontiamo adesso la tecnica del doppio meccanismo.

Vi sembrerà strano che io


parli di questo argomento prima di aver affrontato le note tenute: lo faccio perché
esso riguarda una sola formula tecnica, nel senso che o lo si fa con la
percussione, o lo si fa con il peso; non si può far agire un dito con il peso e l’altro
con la percussione.
Le scale di doppie terze di doppie seste non hanno niente a che fare con le note
tenute; questo meccanismo va però affrontato quando quello a note libere sia
stato veramente allenato a fondo ed ampiamente.
La difficoltà maggiore della terza (e dunque delle scale di doppie terze) è quella
della percussione simultanea delle due note (doppie terze “arpeggiate”) o, altre
volte, della mancanza di una delle due (le cosiddette doppie terze “cieche”).
Perciò, vi rendete conto di come io debba essere padrone delle dita per poter suonare
la terza simultaneamente; è dunque necessario preparare con degli esercizi
elementari la percussione della terza, studiando prima gli esercizi a note libere, e
poi quelli relativi alle doppie terze. Ci sono alcuni metodi (ad esempio quello di
Rossomandi, che è stato veramente un caposcuola, e con il quale ho avuto l’onore di
fare lezione) che invece affrontano parallelamente le varie difficoltà: note tenute,
esercizi per le dita isolate senza il passaggio del pollice, passaggio del pollice per le
scale, passaggio del pollice per facili arpeggi, e doppie terze facili. Io trovo che
questo sia assolutamente sbagliato, perché lo sviluppo della tecnica dev’essere
graduale: noi dobbiamo arrivare alla doppia terza, non possiamo iniziare lo studio
del pianoforte con essa.
La difficoltà maggiore è dunque la percussione. Ogni insegnante che conosca il
mestiere può inventare tanti esercizi preparatori per le terze: esistono centinaia di
metodi e di libri ma, mi raccomando, sempre senza la nota tenuta. Ad esempio,
Tausig presenta degli esercizi di trilli e di terze con la nota tenuta, che sono utili, ma
vanno fatti in ultima istanza e non come preparazione.
Il problema è dunque quello dello scavalcamento e dell’uguaglianza. Quando noi
facciamo questo:

la difficoltà è arrivare al 1° e 2° senza far sentire slegato il passaggio fra 3° e 1°


(Mi-Fa), che avviene se si abbandona troppo presto il 3° dito: esso dev’essere
invece tenuto a lungo, e il 2° dito deve scavalcare allungandosi sul 5°. In parole,
deve avvenire questo, e non questo (esplicita con un disegno…): il 3° dito dev’essere
in questo punto, quanto più possibile, ed il 2° deve scavalcare sul 5°, facendo questo
salto…; a sinistra, ovviamente, avviene nella maniera inversa. Questo è il punto più
delicato delle scale a doppie terze, ed è un momento che bisogna allenare
isolatamente, prima di effettuare tutta la scala.
Riguardo alle diteggiature, voi ovviamente le conoscete già, ed è inutile che vi dica
che da molti anni a questa parte noi abbiamo trovato un criterio, diciamo così,
“ad usum delphini”, della diteggiatura unica. Quella diteggiatura, in linea teorica,
non permette di legare bene, mentre nel metodo di Cesi, che ho citato, ci sono delle
diteggiature veramente molto difficili, che però se ben effettuate permetterebbero un
perfetto legato delle terze (in realtà esse sono di Thalberg, che gliele aveva dettate
senza prendersi la briga di verificarle).
Il primo gruppo è 345 (Mi-Fa-Sol), e il secondo 2345 (La-Si-Do-Re); l’alternarsi
di questi due gruppi permette l’effettuazione abbastanza agevole delle scale di
doppie terze.
(Parliamo sempre del dito esterno, essendo comunque a quel punto fissato anche
quello interno, con la sinistra ovviamente simmetrica rispetto alla destra):
1° GRUPPO: destra 13 – 24 – 35
sinistra 53 – 42 – 31
2° GRUPPO: destra 12 – 13 – 24 – 35
Sinistra 53 – 42 – 31 – 21

Vediamo ora quali sono le scale che cominciano con la prima nota del primo gruppo:
sono Do, Sol, Re e La. Stessa cosa per le corrispondenti minori.
Le scale di Mi e di Si cominciano con la seconda nota del secondo gruppo. Non deve
ingannare il fatto che la scala di Mi cominci con 13, perché al 1° e 3° deve
corrispondere il 2° e 4°; infatti il 2° e 4° è il corrispettivo del 1° e 3° del secondo
gruppo. Dunque la scala di Mi comincia con il 1° e 3°, ma si tratta di un 1° e 3° che
appartiene al secondo gruppo (Sol#-La-Si), e poi viene il primo gruppo (Do#-Re#-
Mi) perché qui abbiamo questo (Fa#), che è la prima nota del secondo gruppo. Così
anche per la scala di Si.

La scala di Fa invece comincia con la prima nota del secondo gruppo.

Ora vediamo come funzionano le scale sui tasti neri.


La scala di Do# comincia con 24-35, che è però il 24-35 del secondo gruppo.

La scala di Mib comincia con 35, che sono il 35, terza nota, terzo (e ultimo) bicordo
del primo gruppo. Stessa cosa per Lab.

Per la scala di Fa#: 24-35-12

Sib: è invece l’ultima nota del secondo gruppo


Riassumendo: Le scale di Do, Sol, Re e La cominciano regolarmente con la
prima nota del primo gruppo. Le scale di Mi e Si cominciano con la seconda
nota del secondo gruppo, e poi procedono regolarmente. La scala di Fa comincia
con la prima nota del secondo gruppo. La scala di Do# comincia con il secondo
bicordo del secondo gruppo. La scala di Mib comincia con l’ultimo bicordo del
primo gruppo, e così quella di Lab. Quella di Fa# comincia con il secondo
bicordo del primo gruppo, e la scala di Sib comincia con l’ultimo bicordo del
secondo gruppo (è vero infatti che è 35, ma è il 35 dell’ultimo gruppo, perché a
sinistra è 12).