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13/5/2020 Un'immagine dell'anima

Un'immagine dell'anima

Tutto questo non ha ancora dimostrato perché per l'anima sia importante essere giusta e non
semplicemente apparire tale. A questo scopo Socrate propone un'immagine dell'anima che si compone:

per la parte maggiore, di un mostro multicolore (poikilos) e policefalo, con molte teste di animali selvatici e
domestici, capace di trasformarsi

per la parte intermedia, di un leone

per la parte minore, di un essere umano

Queste tre creature sono racchiuse entro qualcosa che, visto dall'esterno, appare come un uomo (588b-
e).

Questa immagine ci fa capire che chi pensa l'ìngiustizia come vantaggiosa, crede che sia utile, per la
propria anima, indebolire e affamare l'uomo interiore, in modo che le altre due parti abbiano il
comando, e che convenga lasciare le due creature animali alla loro conflittualità. Chi invece la ritiene
svantaggiosa farà in modo che l'uomo interiore sia il più forte, riesca ad allearsi con il leone e si prenda
cura del mostro variopinto in modo tale che le parti della sua anima cooperino fra loro (589a-b).

In generale, per tutti è preferibile essere governati da un reggitore divino e saggio, che può essere
interno alla nostra anima, quando l'uomo interiore riesce a governarla, oppure esterno, quando l'uomo
interiore è debole 68 (590d-e). Lo mostra anche il governo dei bambini, cui non permettiamo di essere
liberi finché, coltivando la loro parte migliore, non si siano organizzati in una costituzione come in
una polis e non abbiamo insediato in loro un costude e governatore simile a noi (591a)

La ripetizione dell'immagine dell'uomo, come involucro complessivo esterno e come principio interno
all'anima, serve per dirci che la razionalità e la coerenza o unità della persona non sono un dato
naturale o metafisico, ma sono frutto di una costruzione e di un impegno morale e intellettuale. Un
discorso analogo si può fare anche per la città, che si fonda su un ideale di moralità dei singoli, in modo
tale che le doti di ciascuno possano distribuirsi a tutti. Questa città - obietta però Glaucone - esiste solo
nei discorsi. Socrate gli risponde così:

Ma in cielo forse ne esiste un esemplare [paradeigma] per chi voglia vederla, e vedutala fondare se
stesso. Non fa nulla del resto se ci sia o ci sarà da qualche parte, perché solo di questa [l'uomo
giusto] si curerebbe, e di nessun'altra (592b).

Socrate aveva già detto altrove che la giustizia politica è solo un simulacro della vera giustizia, che è
quella dell'anima. La conclusione del nono libro, però, suggerisce addirittura che l'ordine esteriore
progettato nella Repubblica possa essere soltanto provvisorio, finché ciascuno non avrà raggiunto la
capacità di governare se stesso. Che la politica, in altra parole, sia connessa esclusivamente ad una
condizione di minorità.

https://btfp.sp.unipi.it/dida/resp/ar01s47.xhtml 1/1