Sei sulla pagina 1di 2

13/5/2020 A.

La via ascendente: un'ipotesi interpretativa

A. La via ascendente: un'ipotesi interpretativa

Come può Platone teorizzare la menzogna politica entro un regime che fonda la sua legittimità sul
primato del logos e sull'amore per la conoscenza?

Questa aporia - talmente evidente da sembrare voluta - ha turbato gli interpreti del secolo scorso al
punto che molti hanno assimilato la Repubblica di Platone a un progetto totalitario e sono giunti a
rigettare la teoria in nome di una prudenza meramente empirica. La nostra interpretazione ha cercato di
spiegare l'aporia con l'ermeneutica del primato del punto di vista esterno.

José Trindade Santos suggerisce di leggere il Menone platonico prendendo sul serio il concetto
di anamnesis, cioè facendo retroagire ciò che è alla fine su quanto lo precede. 76

La Repubblica comincia con una discesa e si conclude con l'indicazione di una via ascendente, seguendo
la quale, si dice, anche noi potremmo rammentarci di quanto Er ha avuto il privilegio di ricordare.

Dal punto di vista della struttura del testo, la via ascendente che Socrate invita a imboccare potrebbe
essere, anche nel caso della Repubblica, quella di una lettura retroattiva. Quando Socrate è sceso al
Pireo, ha preso le mosse dal tema più facile, quello antropologico e politico, per cercare di legittimare la
filosofia come arte del governo; ma come apparirebbe la politica, se, seguendo la strada in salita, si
prendessero le mosse dall'autonomia dell'anima e dal suo amore di conoscenza?

Il mito di Er suggerisce che Platone non prende affatto sul serio l'antropologia: quello che conta è la
libertà dell'anima razionale, dalla quale discende anche l'adozione di questo o quel paradigma di
vita - anima che si identifica con l'amore per la conoscenza. Platone sorride di quanto, oggi, viene detto
drammaticamente "identità": essere uomo, donna, aquila, guerriero o artigiano è una situazione molto
temporanea e contingente, rispetto all'orizzonte di ciò che è sempre su cui si misura l'amore per il
sapere.

Tuttavia, una volta lanciati nell'avventura del nascere, nella natura e nella storia, dobbiamo affrontare il
problema politico, sia entro la nostra anima, sia nella relazione con gli altri.

Noi facciamo esperienza dell'anima non in quanto disincarnata, come nel mito di Er, bensì nella forma
del Glauco marino ricoperto di incrostazioni dovute all'ìmmersione prolungata nel mediumdella natura e
della società: ed è con questa concrezione che bisogna fare i conti, quando ci occupiamo di politica.
Collettivamente, la nostra cultura si forma nell'oscurità delle tradizioni e dei luoghi comuni delle società:
tutti noi nasciamo in una caverna. E anche con questo chi si occupa di politica deve fare i conti. Se
abbandoniamo la metafisica dell'intero, collettivo o individuale che sia, il problema politico è il
medesimo, sia sul piano intrapsichico sia su quello interpsichico: in che rapporto sta la ragione con la
natura e con la storia?

Nel mondo storico, una collettività può evitare di adagiarsi sulla tradizione e può sviluppare il pensiero
razionale con un esplicito progetto di paideia, affinché in ciascuno si sviluppi un reggitore divino e
saggio. Questo progetto, 77 per il quale la gerarchia sociale sarebbe di per sé provvisoria, e sarebbe
dunque possibile pensare una città ancora migliore della politeia si deve però confrontare con almeno
tre vincoli:

il vincolo della comunicazione: siamo in una condizione di imperfetta distribuzione del sapere, ed esposti
alla manipolazione poetica, che agisce sulle nostre emozioni

il vincolo dell'eros privatizzante, che tende a trattare la formazione delle persone e il loro codice come una
questione lontana dalla pubblicità della scienza

il vincolo dell'economia: Platone, pur non trattando la sua organizzazione schiavista come giustificabile, la dà
per scontata: in ogni oikos c'è un piccolo tiranno.

Questi tre vincoli, il cui contenuto si definisce relativamente alla situazione della città antica, producono,
in un ambiente teorico di uguaglianza potenziale, una disuguaglianza effettuale, che Platone fronteggia
col pharmakon della menzogna politica - un pharmakon tanto più coerente ed efficace quanto più viene
somministrato nella prospettiva del punto di vista esterno. La teorizzazione pragmatica è, proprio
perché pensata relativamente al contesto antico, la parte contingente della Repubblica di Platone.

https://btfp.sp.unipi.it/dida/resp/apa.xhtml 1/2
13/5/2020 A. La via ascendente: un'ipotesi interpretativa

La filosofia politica di Platone propone due vie: la prima facile, in discesa, e la seconda difficile, in salita.
Possiamo cioè partire da premesse antropologiche e politologiche, per porci dianoeticamenteil problema
di ordinare la collettività in modo da superare il conflitto di interessi in chi detiene il potere: in questo
caso partiamo da ipotesi empiriche e storicamente contingenti - ipotesi con le quali chi fa un progetto
politico deve tuttavia fare i conti: qui però bisogna essere consapevoli che il nostro progetto sarà
storicamente condizionato. Oppure possiamo procedere dialetticamente da ciò che nell'anima è
incondizionato, l'orizzonte dell'amore per il sapere, per mettere in discussione le stesse ipotesi che il
politologo empirico accoglie acriticamente dalla natura e dalla storia, e i progetti politici fondati su di
esse. Il racconto di Er indica chiaramente quale delle due vie, per Platone, sia quella più capace di
sopportare la misura dell'eternità.

https://btfp.sp.unipi.it/dida/resp/apa.xhtml 2/2