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13/5/2020 La definizione di Trasimaco

La tesi politica: la giustizia è l'utile del più forte

La giustizia – rivela finalmente Trasimaco - è l'utile (sympheron) del più forte. Questa definizione,
tramite le domande di Socrate, viene politicamente chiarita così (338c):

... ciascun governo istituisce leggi (nomoi) per il proprio utile; la democrazia fa leggi democratiche,
la tirannide tiranniche e allo stesso modo gli altri governi. E una volta che hanno fatto le leggi,
proclamano che il giusto per i governati è ciò che è invece il loro proprio utile, e chi se ne allontana
lo puniscono come trasgressore della legge ed ingiusto. Questo, mio ottimo amico, è quello che dico
giusto, il medesimo in tutte quante le poleis, l'utile del potere costituito. Ma, se non erro, questo
potere detiene la forza. Così ne viene, per chi sappia ben ragionare, che in ogni caso il giusto è
sempre identico all'utile del più forte (338e-339a).

Per Trasimaco la giustizia si riduce in tutti i casi a uno strumento del potere costituito - sia esso
democratico, aristocratico o tirannico - finalizzato al suo utile. 11

Socrate dice di essere d'accordo che il giusto sia qualcosa di utile, ma di non aver chiaro il senso
dell'aggiunta "del più forte". E comincia a interrogare Trasimaco, seguendo una linea di attacco simile a
quella usata contro Polo nel Gorgia: se il giusto è l'utile del più forte, e questi, ingannandosi, ordina ciò
che gli sembra utile, ma non lo è, i deboli che gli ubbidiscono non fanno in realtà l'utile del più forte.
Forse si dovrebbe dire, suggerisce un altro dei presenti, Clitofonte, che Trasimaco identifica col giusto
ciò che il più forte stima tale (340a).

Trasimaco pensa che Socrate voglia tendergli una trappola e la evita, precisando che per kréitton, più
forte, intende colui che è più competente e non sbaglia: il governante, in quanto è al governo e fin
tanto che riesce a rimanerci, non sbaglia, e stabilisce il giusto come suo utile (341a).

Trasimaco compie questa precisazione per impedire a Socrate di ricorrere alla strategia argomentativa
del Gorgia per la quale chi ha potere senza avere conoscenza è debole e impotente, perché fa ciò che
gli sembra bene, ma non fa ciò che veramente desidera. La sua precisazione connette strettamente
potere e conoscenza: chi è al potere, lo è perché ha una competenza tale da permettergli di mantenere
la sua posizione.

Socrate, allora, passa ad esaminare quale sia il contenuto di questa competenza. L'esperto di
una techne si qualifica come tale non tanto perché sa badare al proprio interesse economico ma perché
sa fare l'utile di ciò di cui la techne stessa è oggetto: un bravo medico, per esempio, non è in primo
luogo un abile uomo d'affari, ma uno che sa curare i malati. Analogamente, un buon governante non si
occupa tanto del proprio utile, quanto di quello dei suoi sudditi (342e).

Trasimaco reagisce in modo sprezzante: i pastori e i bovari, certo, si preoccupano che il loro bestiame
sia grasso, ma per il loro utile e non certo per quello degli animali. E così fanno anche i governanti nei
confronti dei sudditi (343b). Questa replica serve da raccordo per estendere la tesi di Trasimaco
all'ambito morale. Il lato politico della definizione secondo cui il giusto è l'utile del più forte può essere
ricapitolato così:

Il più forte governa (realismo politico)

Chi governa fa leggi nel suo interesse (realismo politico)

Chi governa, finché conserva il potere, non può errare nella valutazione del suo interesse (realismo politico)

Il giusto è obbedire alle leggi (positivismo giuridico), imposte da chi è al potere (Machtpositivismus)

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