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13/5/2020 Il piacere più grande

Il piacere più grande

Socrate propone un ultimo argomento a favore della superiorità della vita filosofica. Se confrontiamo fra
due stati opposti dell'anima, il piacere e il dolore, ci rendiamo conto che ne esiste anche uno
intermedio, e cioè una sorta di quiete. Questa condizione appare comparativamente piacevole quando
segue alla cessazione di un dolore, o spiacevole quando segue alla fine di un piacere. Chi attraversa
l'esperienza di un mutamento di stato proverà dunque piacere e dolore, ma solo relativamente alla sua
condizione precedente (584b-e).

Le condizioni di indigenza, come la fame e la sete, sono forme di privazione per quanto concerne la
situazione del corpo; analogamente, l'ignoranza e l'insensatezza sono forme di privazione per quanto
concerne lo stato dell'anima (585b). Tali mancanze si riempiono, rispettivamente, con il nutrimento e
con l'intelligenza (nous). Ma il nutrimento che è più vero e che partecipa di più dell'essenza, ed è quindi
maggiormente stabile, è quello dell'intelletto (585c ss): i piaceri dell'anima appetitiva e di quella
irascibile, oltre ad essere relativi, sono anche contingenti. Imparare non significa riempire una lacuna,
provando piacere finché non si raggiunge un certo limite, con la certezza che questo vuoto si
ripresenterà uguale, ma permette di acquisire un patrimonio di conoscenze durevole; il conoscere,
inoltre, può crescere e rimanere piacevole indipendentemente dalla condizione di partenza in cui ci
troviamo.

Il piacere dell'anima razionale è dunque superiore perché, a differenza degli altri, non è né relativo né
contingente.

https://btfp.sp.unipi.it/dida/resp/ar01s46.xhtml 1/1