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AFFIDABILITA’ SISMICA DEI CONTROVENTI CONCENTRICI A V:

INFLUENZA DEI CRITERI DI PROGETTO

SEISMIC RELIABILITY OF V-BRACED FRAMES: INFLUENCE OF


DIFFERENT DESIGN APPROACHES

Alessandra Longo, Rosario Montuori, Vincenzo Piluso


Università degli studi di Salerno
Dip.to di Ingegneria Civile
Salerno, Italia
alongo@unisa.it, r.montuori@unisa.it, v.piluso@unisa.it

SOMMARIO
Nel presente lavoro viene brevemente sintetizzata e applicata, al caso di controventi a “V” progettati in accordo
con due differenti criteri, la metodologia recentemente proposta da Jalayer e Cornell per la valutazione
dell’affidabilità sismica delle strutture. Il primo criterio di progettazione considerato corrisponde alle
disposizioni fornite dall’attuale normativa europea, mentre il secondo è basato su una rigorosa applicazione della
filosofia del Capacity Design. Lo scopo del lavoro è finalizzato alla determinazione, da un punto di vista
probabilistico, dell’affidabilità sismica delle metodologie di progettazione considerate, attraverso la
combinazione dell’analisi probabilistica del rischio sismico (PSHA), l’analisi probabilistica della risposta
sismica strutturale (probabilistic seismic demand analysis o PSDA) e l’analisi della “capacity”.
Con riferimento alla tipologia strutturale considerata (V-braced frames), sono state eseguite analisi dinamiche
non lineari, al fine di ottenere i parametri rappresentativi della legge di distribuzione della demand, condizionati
al valore della misura dell’intensistà sismica (IM).

ABSTRACT
The methodology, recently proposed by Jalayer and Cornell, for evaluating the seismic reliability of structures is
herein briefly summarised and its application to concentrically “V” braced steel frames, designed in according to
different criteria, is presented.
In particular, with reference to the design of the analysed structural schemes, two design approaches are
considered. The first one corresponds to the provisions suggested by Eurocode 8, while the second criterion is
based on a rigorous application of capacity design criteria. The aim of this work is to focus on the performance
of these design methodologies from a probabilistic point of view, by properly combining probabilistic seismic
hazard analysis (PSHA), probabilistic seismic demand analysis (PSDA) and the capacity analysis. Nonlinear
dynamic analyses have been carried out in order to obtain the parameters describing the probabilistic distribution
laws of demand, conditioned to given values of the earthquake intensity measure.

1 INTRODUZIONE
La filosofia di progettazione denominata Performance Based Seismic Design (PBSD) riguarda il
raggiungimento di obiettivi prestazionali che associano definiti livelli di prestazione strutturale a
definiti livelli di intensità sismica. In tale contesto, è stata recentemente riconosciuta la necessità
di impiegare un approccio di tipo probabilistico al fine di tenere opportunamente conto di tutte le
sorgenti di incertezza che influenzano la previsione e, quindi, la verifica delle prestazioni sismiche
delle strutture[1,2]. In tale ambito, l’obiettivo prestazionale viene definito in termini di probabilità
di superamento di un certo stato limite. La formulazione probabilistica del PBSD nella sua forma
più generale porta in conto sia le incertezze di tipo naturale (ad esempio la frequenza e l’intensità
degli eventi sismici futuri) che le incertezze di tipo epistemologico (ad esempio la modellazione
strutturale in campo non lineare), tuttavia nel presente lavoro viene illustrata una applicazione del
PBSD che tiene conto delle sole incertezze di tipo naturale e , in particolare, solo quelle dovuta al
sisma, ossia alle caratteristiche della registrazione accelerometrica (record-to-record variability).
La metodologia che consente di valutare la frequenza annua media di superamento di un certo
stato limite richiede una opportuna combinazione dei risultati derivanti dall’analisi probabilistica
della risposta (demand) strutturale (PSDA), dall’analisi probabilistica della capacità strutturale
(PSCA) e dall’analisi probabilistica del rischio sismico (PSHA). In tale contesto, la metodologia
di Jalayer e Cornell [2], sotto alcune ipotesi semplificative consente di pervenire ad una
formulazione in forma chiusa dell’integrale che fornisce la frequenza annua media di superamento
di uno stato limite a partire dalle leggi di distribuzione statistica dei parametri coinvolti (demand,
capacity e rischio sismico).
Nel proseguo viene brevemente presentato l’approccio di Jalayer e Cornell. Successivamente,
esso viene applicato al caso di controventi concentrici del tipo a “V” progettati sia secondo le
indicazioni fornite dall’attuale normativa europea, sia secondo una metodologia proposta dagli
autori [5] basata su una rigorosa applicazione della filosofia del Capacity Design.

2 APPROCCIO DI JALAYER E CORNELL


L’approccio recentemente proposto da Cornell e Jalayer per la valutazione dell’affidabilità
sismica delle strutture consente la determinazione della frequenza annua media di superamento di
un dato stato limite attraverso una strategia di analisi che, nella formulazione più generale,
prevede l’introduzione di tre variabili intermedie: una misura dell’intensità dell’azione sismica,
IM (Intensity Measure); un parametro della risposta strutturale, EDP (Engineering Demand
Parameter); una misura del livello di danno, DM (Damage Measure).
La frequenza annua media di superamento di un fissato stato limite può essere espressa nella
seguente forma:

 dλ (im) 
λLS = ∫ FC (dm)∫ f DM IM (dm im) ⋅ IM ⋅ dim  ⋅ ddm (1)
 dim 
dove FC (dm) = P[ DM c ≤ DM DM = dm] è la probabilità che la capacità sia minore o uguale
della domanda strutturale dm e si ottiene dall’analisi della capacità strutturale; f DM IM ( dm im ) è la
funzione densità di probabilità della domanda strutturale condizionata ad un dato valore della im e
si ottiene dall’analisi probabilistica della risposta strutturale (PSDA); λIM(im) viene ricavato
tramite un’analisi probabilistica del rischio sismico di un dato sito (PSHA) ed esprime la
frequenza annua media di superamento di un dato valore dell’intensità sismica im. Nel seguito
come parametro di misura dell’intensità sismica verrà impiegata l’accelerazione spettrale Sa.
Per la determinazione della soluzione in forma chiusa della equazione (1), si fa riferimento alla
procedura sviluppata da Jalayer e Cornell [2] che è basata sulle seguenti ipotesi semplificative:
• la curva di pericolosità sismica viene approssimata nell’intorno della probabilità
corrispondente allo stato limite mediante una relazione che implica la linearità nel piano
logaritmico della curva di rischio sismico:
λ S ( sa ) = P[S a ≥ sa ] = k0 ⋅ sa
−k (2)
a

• il valore mediano dei risultati delle analisi dinamiche non lineari ηDM|IM viene espresso in
funzione dell’accelerazione spettrale mediante la relazione:
η DM IM = a ⋅ sa ⋅ ε (3)
b

in cui a e b sono i parametri della regressione lineare dei dati nel piano logaritmico, ε è una
variabile aleatoria con distribuzione lognormale avente mediana unitaria e dispersione pari a:
σ ln (ε ) = β DM IM (4)
Numerosi sono i metodi per la stima dei tre parametri a, b, e β DM|IM. In generale questi
parametri vengono stimati mediante regressioni dei risultati di un certo numero di analisi
dinamiche non lineari, in particolare i metodi più noti sono quelli a nuvola e a strisce [10].
• funzione che esprime la capacità strutturale FC(dm) segue una distribuzione lognormale con
)
valore mediano η DM C = C e la dispersione β DM C .
Il primo passo della procedura è la valutazione della frequenza annua media di superamento da
parte dalla risposta strutturale DM di un valore specifico dm, ovvero la soluzione dell’integrale
racchiuso tra parentesi graffe dell’equazione (1). Tale termine è detto Demand Hazard:
dλ (im) 1 k2 2 
λDM (dm) = ∫ f DM IM (dm im) ⋅ IM ⋅ dim = λSa (sadm ) ⋅ exp  ⋅ 2 ⋅ β DM Sa 
(5)
dim 2 b 
In cui sadm si ricava dalla inversione della equazione (3):
1
dm b (6)
sa =
dm

a
Come suggerito dalla (5), la variabilità della domanda strutturale dovuta all’aleatorietà dell’input
sismico, data la misura dell’intensità sismica im, viene tenuta in conto per mezzo della PSDA. La
PSDA combina la pericolosità del sito, espressa in termini di curva di rischio, con i risultati delle
analisi dinamiche eseguite per la struttura in esame considerando un opportuno set di
accelerogrammi.
Combinando la domanda con la capacità strutturale, ossia sfruttando la terza ipotesi semplificativa
assunta da Jalayer e Cornell [2], si determina la frequenza annua media di superamento di uno
stato limite λLS:

λLS = ∫ FC (dm) ⋅
dλDM (dm) )
1 k2
(
⋅ddm = λSa (sa ) ⋅ exp  ⋅ 2 ⋅ β DM
C 2
) 
+ β C2  (7)
ddm 2 b 
Sa

in cui saC, come sadm, si ricava dalla inversione della equazione (3) ottenendo:
)
)1
b
C (8)
sa =
C

a
L’equazione (7) mostra che la frequenza annua media di superamento di un certo stato limite LS
risulta proporzionale al rischio sismico lSa(saC) valutato in corrispondenza del valore
dell’accelerazione spettrale saC corrispondente al valore mediano della capacità strutturale e ad un
altro fattore che è legato alla aleatorietà della risposta strutturale e della capacity. La formulazione
brevemente descritta considera solo l’aleatorietà dovuta al sisma (record-to-record variability) e
quella propria della “capacity” strutturale. Al contrario, non vengono considerate le incertezze di
carattere epistemologico. Tuttavia, gli stessi Jalayer e Cornell hanno sviluppato anche le
formulazioni atte ad includere questo tipo di incertezza [2] che, per semplicità nel presente lavoro
viene trascurata.
3 MODELLAZIONE DELLA PERICOLOSITA’ SISMICA
La sismicità di un sito può essere rappresentata mediante una funzione di rischio lSa(sa), la quale
fornisce la probabilità annua media che la variabile aleatoria Sa (accelerazione spettrale
corrispondente al periodo fondamentale della struttura) nel sito considerato sia uguale o maggiore
di uno specificato valore sa. La curva di pericolosità può essere ottenuta effettuando una specifica
analisi probabilistica relativa al sito in esame (PSHA, Probabilistic Seismic Hazard Analysis). In
generale, le curve di pericolosità possono essere ricavate in funzione della PGA, Sa o di un’altra
IM per cui sia stata sviluppata una specifica curva di attenuazione. In questo lavoro, allo scopo di
utilizzare una curva di rischio rappresentativa delle zone di maggiore sismicità in Europa, sono
state impiegate le formulazioni suggerite dall’Eurocodice 8 [3] al fine di valutare l’accelerazione
di picco al suolo corrispondente ad eventi sismici aventi un periodo di ritorno diverso da quello di
riferimento (475 anni). Il valore di progetto dell’accelerazione di picco al suolo ag,475
corrispondente al periodo di ritorno di riferimento tr0 è legato alla sismicità della regione. Valori
tipici di ag,475 sono 0.35g, 0.25g e 0.15g rispettivamente per zona sismica di prima categoria,
seconda categoria e terza categoria. Inoltre, l’Eurocodice 8 [3] fornisce una relazione che, con
buona approssimazione, rappresenta il legame esistente tra la suddetta accelerazione di picco al
suolo e quella, ag, corrispondente a periodi di ritorno diversi da quello di riferimento:
ag t 
z (9)
=  r 
a g ,475  tro 
dove ag è l’accelerazione di picco al suolo corrispondente all’evento sismico di periodo di ritorno
pari a tr. Il valore dell’esponente z è strettamente legato alla sismicità della zona, tuttavia,
l’Eurocodice 8 suggerisce un valore compreso tra 0.30 e 0.40. In letteratura, le curve di
pericolosità hanno una espressione fornita dalla equazione (2) dove i coefficienti k0 e k
definiscono la forma della curva in termini di accelerazione spettrale. Al fine di determinare i
coefficienti k0 e k che caratterizzano la curva di rischio, si utilizza la (9) ricavando tr in funzione
della variabile ag :
 a 
1/ z (10)
tr = tr 0 ⋅ 
g 
 a g , 475 
 
Considerando che l’inverso del periodo di ritorno è uguale alla frequenza annua media di
superamento dell’evento sismico, si ricava l’espressione della curva di rischio sismico del sito in
termini di PGA:
1/ Z
 a g ,475 
⋅ 
1/ z
1 a g , 475 −1 / z (11)
λa g ( a g ) = = ⋅ ag
tr 0  a  tr 0
 g 
Pertanto la (11) può essere posta nella medesima forma (2), ossia λa = k0' ⋅ a g− k ' ponendo: g

1/ z
a 1
k '0 =
g , 475
; k '= (12)
tr 0 z
Noto il periodo fondamentale di vibrazione della struttura considerata, attraverso l’utilizzo dello
spettro elastico di progetto fornito dall’Eurocodice 8 [4], è possibile determinare il rapporto tra
l’accelerazione spettrale corrispondente al periodo T0 della struttura e l’accelerazione di picco al
suolo:
S (T ) S (T ) (13)
f = a 0 ⇒ ag = a 0 ;
ag f
Sostituendo la (13) nella (11) si ricava la curva di pericolosità in termini di accelerazione spettrale
Sa(T0):
−k '
 S (T )  k '
λS a ( S a ) = k0 '⋅ a 0  = −0 k ' ⋅ Sa (T0 ) − k ' (14)
 f  f
da cui si desume che per la formulazione tipo Eurocodice 8 i parametri k0 e k della (2) sono:
k0=k0’/f--k’ e k = k’. La scelta dell’utilizzo della formulazione dell’Eurocodice 8 per la definizione
dei coefficienti che caratterizzano la curva di pericolosità è stata anche supportata dal confronto
con i coefficienti rappresentativi di curve di pericolosità fornite da studi specialistici relativi alla
regione Campania [5].
4 ANALISI PROBABILISTICA DELLA RISPOSTA SISMICA (PSDA)
Lo scopo del presente lavoro, è la valutazione dell’affidabilità sismica di controventi concentrici
del tipo a V dimensionati utilizzando due distinte metodologie di progetto. La prima metodologia
è fornita dalla normativa europea [4], la seconda costituisce una rigorosa applicazione del
Capacity Design proposta dagli autori di questa memoria [6], che consente di dimensionare le
zone non dissipative in funzione delle massime azioni che quelle dissipative sono in grado di
trasmettere quando sono completamente plasticizzate. Tale secondo metodo di progetto mira al
conseguimento, nella condizione di collasso per la struttura, di un meccanismo di tipo globale, che
si intende raggiunto quando tutte le diagonali tese sono plasticizzate e quelle compresse
instabilizzate. Il caso di studio è costituito da controventi a 4 piani inseriti in maniera simmetrica
in un edificio a pianta doppiamente simmetrica. Nella tabella 1 vengono riportati i profili scelti
per i suddetti controventi, sia progettati in accordo con le raccomandazioni dell’Eurocodice 8 [4]
che in accordo con la metodologia proposta dagli stessi autori [6]. Si può notare che i controventi
progettati non differiscono in maniera sostanziale in quanto hanno circa lo stesso peso (variazione
del 2% circa) e lo stesso periodo fondamentale di vibrazione (pari a circa 0.50 sec).

Fig.1: Curva di pericolosità espressa in termini di Fig.2: Curva di pericolosità espressa in termini di
accelerazione di picco al suolo (cm/sec2). accelerazione spettrale (cm/sec2).
L’analisi della risposta strutturale è stata condotta eseguendo una serie di analisi dinamiche non
lineari considerando un set di 30 accelerogrammi storici tratti dal database del PEER. La scelta
degli accelerogrammi non è casuale in quanto sono stati considerati solo eventi sismici la cui
forma spettrale fosse compatibile con quella dello spettro di progetto fornito dall’Eurocodice 8 per
suolo tipo A [4].
Il metodo utilizzato per l’esecuzione delle analisi dinamiche incrementali (IDA) è del tipo a
multi-striscia. Ciascuna striscia rappresenta l’insieme di risultati ottenuti dalle analisi dinamiche
condotte scalando tutti gli accelerogrammi in modo da avere lo stesso valore di Sa in
corrispondenza del periodo fondamentale di vibrazione della struttura. Le analisi dinamiche
incrementali sono state condotte per mezzo del codice di calcolo PC-ANSR [7].
Tabella.1: Profili delle strutture analizzate [6]
Eurocodice 8 Procedura proposta
Piano Diagonali Travi Colonne Travi Colonne
1 HEA 280 HEM 550 HEB 500 HEM 550 HEB 450
2 HEA 260 HEM 500 HEB 300 HEM 500 HEB 300
3 HEA 240 HEM 450 HEB 200 HEM 450 HEB 220
4 HEA 200 HEM 320 HEB 100 HEM 340 HEB 160

L’applicazione della PSDA presume la scelta di parametri di danno che siano rappresentativi della
risposta strutturale. Nel caso specifico vengono considerati i seguenti parametri di
danneggiamento: il massimo interstorey drift (MIDR); il rapporto tra la duttilità ciclica delle
diagonali di controvento ed il valore limite dello stesso parametro (mf/mfmax) [8]; il rapporto tra lo
sforzo normale attinto nella generica colonna e la corrispondente resistenza all’instabilità fuori
piano secondo la formulazione dell’Eurocodice 3 (Nsd/Nb,rd)[9]. I parametri suddetti sono stati
selezionati in quanto sono causa di modalità di collasso differenti: eccessivo danneggiamento di
piano, frattura delle diagonali e, infine, instabilità fuori piano delle colonne. Le analisi dinamiche
sono state condotte per incrementi di Sa fino all’instaurarsi del fenomeno dell’instabilità dinamica.
L’accelerazione spettrale di collasso per instabilità dinamica viene definitacome il valore di Sa per
cui, per un piccolo incremento dell’intensità sismica, i parametri di danno (DM) aumentano
considerevolmente con un comportamento di tipo asintotico. Un chiaro indicatore dell’insorgere
dell’instabilità dinamica, e quindi del collasso strutturale, è la non convergenza numerica della
soluzione delle equazioni del moto. Nella Fig.1 si riportano le curve IDA ottenute considerando i
controventi progettati in accordo con la metodologia proposta, considerando come DM
l’interstorey drift. Si evidenzia come nell’istante in cui si innesca l’instabilità dinamica la singola
curva IDA tende ad un asintoto orizzontale.
L’applicazione della PSDA richiede la stima dei parametri statistici della domanda strutturale
rappresentata dalla DM. L’estrema variabilità dei risultati delle analisi dinamiche non lineari,
aggiunta al verificarsi di fenomeni di instabilità dinamica nei quali si osserva la non convergenza
della soluzione numerica, non consentono l’uso del metodo dei momenti per la stima dei
parametri statistici delle varie popolazioni di risultati. Al fine di cogliere gli effetti del collasso
strutturale per instabilità dinamica nella stima della mediana ηDM|IM e della dispersione β DM|IM dei
risultati è necessario impiegare statistiche più robuste; in particolare, nell’applicazione presentata
si ricorre ad un modello a tre parametri. In particolare, i frattili possono ricavarsi mediante le
seguenti equazioni:
( −1
dm p (sa ) = a '⋅sab ' ⋅ exp β DM NC ⋅ φDM NC ( p )
) per sa ≤ sa0 (15)

( −1
dm p ( sa) = a '⋅sab ' ⋅ exp β DM NC ⋅ φDM NC ⋅ p (sa sa0 )
−β c
) per sa > sa0
(16)
I coefficienti a’ e b’ della (15) e (16) sono ricavati da una regressione del tipo potenza dei dati
mediani (valutati con il metodo delle statistiche contate) condizionati al non collasso
(η DM NC = a'⋅sa b ' ); β DM NC è la dispersione dei dati condizionati al non collasso. Inoltre, il
rapporto (sa sa0 )− βc esprime la probabilità di non collasso condizionata al valore
dell’accelerazione spettrale [10]. La mediana, i frattili al 16% e all’84%, condizionati alla Sa,
vengono ricavati dalle (15) e (16) ponendo la probabilità pari a 0.5, 0.16 e 0.84, rispettivamente.
Infine, Sa0 rappresenta il valore della IM per il quale la probabilità di non collasso è pari a 1.
Mediante tale procedimento, per ciascuna DM, si stimano i frattili e conseguentemente la
dispersione β DM|IM. Tuttavia, deve essere precisato che la dispersione si può definire fino a che la
probabilità di non collasso non sia inferiore al 50%. Tramite l’interpolazione del tipo potenza dei
valori ottenuti del frattile al 50% (mediana) determinano per ciascuna DM i valori dei coefficienti
a e b da inserire nell’equazione (5), riportati in Tabella 2.
Tabella 2: Stima dei parametri caratteristici della PSDA
Eurocodice 8 Procedura proposta
DM β DM IM a b β DM IM a b
MIDR 0.07 0.0006 1.3368 0.08 0.0006 1.2955
mf/mfmax 0.03 0.0385 1.1619 0.05 0.0349 1.2245
Nsd/Nb,rd 0.02 0.4020 0.6312 0.02 0.2354 0.6933
Come si evince dalla Fig.2 il valori della dispersione βDM|IM non è costante al variare di Sa, ma tende a
crescere al crescere di Sa. Al contrario, la formula (5) per la valutazione della λDM(dm) si basa su
ipotesi di dispersione costante (omoschedaticità). Pertanto, ai fini della individuazione del valore di
βDM|IM da usare nella (5) è stato impiegato un procedimento iterativo. A tale scopo, si fissa un valore
della βDM|IM e si di calcola la λDM(dm) per un dato valore dm della DM, attraverso le formule (5), (6) e
(14). Noto λDM(dm), attraverso la curva di rischio sismico si calcola il valore dell’accelerazione
spettrale corrispondente ad un rischio lSa(sa)=λDM(dm). A tale valore dell’accelerazione spettrale
corrisponderà, in generale, un nuovo valore di βDM|IM che verrà utilizzato per calcolare nuovamente
λDM(dm). Il procedimento converge quando la variazione di βDM|IM tra due iterazioni successive diventa
trascurabile.
Il valore di βDM|IM (con IM=Sa) riportato in Tabella 2 per i diversi parametri di DM è quello ottenuto a
convergenza della suddetta procedura, per le strutture esaminate.
5 FREQUENZA ANNUA MEDIA DI SUPERAMENTO DI UNO STATO LIMITE
La “capacity”, ossia il valore limite della variabile di danno, definisce il limite accettabile del
comportamento strutturale. In altre parole, da un lato la “demand” sintetizza il comportamento
non lineare della struttura sotto sisma, dall’altro la “capacity” è la variabile che individua il valore
limite della fissata demand. Nella formulazione generale di Jalayer e Cornell anche la capacity è
Fig.2: Andamento del MIDR per i controventi progettati Fig.3: Rappresentazione della probabilità di non
in accordo con la metodologia proposta, collasso per i controventi progettati in
rappresentazione della mediana e dei frattili al accordo con la metodologia proposta (Sa
16% e 84% (Sa espressa in cm/sec2) espressa in cm/sec2).
considerata una variabile aleatoria, caratterizzata da una distribuzione lognormale con valore
)
mediano η DM C = C e dispersione β DM C . Al contrario, nel presente lavoro tale parametro è
considerato deterministico e pertanto caratterizzato da una dispersione nulla. Inoltre, poiché sono
stati analizzati tre parametri di danno, tre sono le capacity corrispondenti: il valore limite di
MIDR, il valore limite della duttilità ciclica delle diagonali ed il valore limite dello sforzo normale
nelle colonne.
Per quanto riguarda il valore limite di MIDR, data la scarsità di risultati sperimentali per i
controventi concentrici, si è assunto, a titolo di esempio, un valore pari all’1% come
rappresentativo dello stato limite. Invece, con riferimento al valore limite della deformazione delle
diagonali, e dunque della duttilità ciclica, si è preso come riferimento l’espressione fornita da
Tremblay [7] che sulla base di risultati sperimentali disponibili ha fornito la seguente relazione
empirica per la determinazione della duttilità ciclica corrispondente alla frattura delle diagonali di
controvento:
µ f , max = 2.4 + 8.3 ⋅ λ (17)
Il limite di duttilità ciclica dipende, pertanto, dalla snellezza adimensionale delle diagonali,
cosicché ciascuna diagonale è caratterizzata da un valore di duttilità differente.
Conseguentemente, la capacity assume un valore diverso per ciascun piano. Al fine di svincolarsi
da tale dipendenza, avendo assunto una “capacity” deterministica, è stato analizzato, come
parametro di danno, il rapporto (mf/mfmax). Pertanto il corrispondente valore di capacity, avendo
assunto la capacity deterministica, risulta η c = Cˆ = 1. Analogo discorso risulta valido per il
DM
rapporto NSd/NRd il cui valore limite assume valore unitario. Nella tabella 3 si sintetizzano i valore
delle capacity considerate.
L’applicazione della espressione finale (7) consente di determinare la frequenza media annua di
superamento di uno stato limite. I valori ottenuti per le strutture esaminate e per i parametri di
danno esaminati sono riportati nella Tabella 4. Si può osservare che sia per il parametro MIDR
che per la duttilità ciclica, entrambe le procedure di progetto conducono a buoni risultati in quanto
il periodo di ritorno associato al valore della corrispondente capacity è di gran lunga superiore del
periodo di ritorno di riferimento per le verifiche allo stato limite ultimo (475 anni). Comunque, il
controvento progettato con la metodologia proposta risulta meno deformabile di quello
dimensionato in accordo con l’Eurocodice 8 [4]. Per quanto riguarda, invece, il valore del
rapporto NSd/Nrd, si può notare, come riportato nella Tabella 4, che le strutture progettate in
accordo con l’Eurocodice 8 sono molto più sensibili a fenomeni di instabilità fuori piano delle
colonne. Infatti, tale risultato si evince confrontando il valore della λLS corrispondente a tale stato
limite (instabilità delle colonne fuori piano) per le due strutture considerate. Per i controventi
dimensionati in accordo con l’Eurocodice 8, la frequenza media annua di superamento dello stato
limite considerato, pari a 0.007038, corrisponde ad un periodo di ritorno di 141 anni che è circa 5
volte inferiore al valore attinto per la seconda tipologia di controvento cui corrisponde un periodo
di ritorno di 704 anni.
Tabella 3 Tabella 4
DM Ĉ βC Eurocodice 8 Procedura proposta
MIDR 1.0 % 0 DM λLS 1 / λ LS λLS 1 / λ LS
mf/mfmax 1 0 MIDR 0.000381 740 anni 0.000135 2534 anni
Nsd/Nb,rd 1 0 mf/mfmax 0.000243 4106 anni 0.000275 3630 anni
Nsd/Nb,rd 0.007038 141 anni 0.001412 704 anni

6 CONCLUSIONI E SVILUPPI FUTURI


Nel presente lavoro, la procedura proposta da Jalayer e Cornell per la valutazione dell’affidabilità sismica,
espressa in termini di frequenza annua media di superamento di uno stato limite, è stata applicata al caso di
controventi concentrici progettati in accordo a due metodologie differenti. L’approccio considerato evidenzia le
buone prestazioni dei controventi dimensionati in accordo con la procedura proposta, per tutti i parametri di
danno considerati (DM). In particolare, confrontando tali risultati con quelli ottenuti nel caso di controventi
progettati in accordo con la normativa europea, si osserva che è soprattutto il valore della frequenza annua media
di superamento dello stato limite per instabilità delle colonne fuori piano a raggiungere dei valori nettamente
inferiori rispetto a quelli ottenuti nel caso di controventi progettati in accordo con l’Eurocodice 8. Il periodo di
ritorno associato a tale stato limite per la procedura di progetto proposta è circa 5 volte maggiore di quello che si
attinge per i controventi progettati in accordo con l’Eurocodice 8. Si precisa, inoltre, che i controventi
considerati hanno pressoché lo stesso peso strutturale, ma tale peso è distribuito in maniera differente tra le varie
membrature. In particolare, l’Eurocodice 8 conduce a colonne di base più grandi rispetto a quelle che si
ottengono applicando la seconda metodologia di progetto, al contrario di quello che si ottiene per le colonne di
sommità (vedi Tabella1).
In conclusione è possibile affermare che i controventi a V progettati in accordo con le disposizioni della norma
europea, esibiscono scarse prestazioni in riferimento allo stato limite ultimo per instabilità delle colonne fuori
piano mentre, quelli dimensionati con la metodologia proposta in [5], esibiscono buone prestazioni per tutti i
parametri di danno considerati.
Si sottolinea, infine, che l’approccio è stato applicato senza considerare l’aleatorietà della capacity che si intende
portare in conto negli sviluppi futuri della presente attività di ricerca.

BIBLIOGRAFIA
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[8] Tremblay R., “Inelastic seismic response of steel bracing members”, Journal of Constructional Steel
Research, Elsevier, 58, 665-701, 2002;
[9] CEN (1992). PrEN 1991 – Eurocode 3: Design of Steel Structures. Part 1: General Rules, and Rules for
Buildings;
[10] Giovenale P., “Valutazione del rischio sismico di strutture: caratterizzazione dell’azione e tecniche di
analisi”, Tesi di dottorato in Ingegneria delle Strutture XV ciclo, Relatore: M.Ciampoli, Università degli Studi di
Roma, 2002.

PAROLE CHIAVE
Performance Based Design, controventi concentrici, curva di pericolosità, instabilità dinamica, analisi
probabilistica della domanda.