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Alessandro Rubino

Mat. 1499

Corso di Acustica Musicale

M° Stefania Rinaldi

La Trasformata di Fourier
Un “Prisma” per le onde sonore

In questo breve lavoro, senza pretesa alcuna di completezza e precisione, è presentata una
discussione riguardante la Trasformata di Fourier, un procedimento matematico in grado
di separare le diverse onde costituenti un segnale acustico (ma non solo). In questo testo
porremo l’accento sull’aspetto divulgativo della questione, mettendo in evidenza a grandi
linee il processo di trasformazione e alcune delle sue applicazioni pratiche.

LA TRASFORMATA DI FOURIER !1
Cenni sulle onde sonore
Com’è noto un’onda sonora è caratterizzata da tre grandezze: intensità, frequenza e timbro.
Ognuna di queste grandezze concorre all’identificazione e all’unicità di un suono emesso da
una data sorgente.

INTENSITÀ
Rappresenta il volume di suono emesso, ossia il livello di pressione acustica espresso in una
data unità di misura (dB SPL). Valori più alti di questa grandezza corrispondono a percezioni
uditive di suoni che chiamiamo “forti”, viceversa piccoli valori di intensità sono associati a
suoni chiamati “deboli”.

FREQUENZA
La frequenza rappresenta il numero di oscillazioni di un’onda nell’unità di tempo, il numero di
volte cioè in cui un’onda ripete sé stessa (la sua forma grafica per intenderci) in un secondo.
Se indichiamo con T il tempo occorrente ad un’onda per ripetere il suo andamento (periodo),
la frequenza f di un’onda è legata al suo periodo T da una semplice relazione di
proporzionalità inversa:

f = 1/T

Appare chiaro quindi che quanto più grande è il periodo di un’onda tanto più la sua frequenza
sarà bassa e viceversa onde di periodo piccolo avranno frequenze alte. Questa nomenclatura,
lungi dall’essere un’astrazione algebrica, trova la sua concretizzazione nel fatto che il nostro
orecchio percepisce onde sonore di alta frequenza come suoni acuti e le onde di bassa
frequenza come suoni gravi. Di seguito, come esempio, una figura rappresentante tre onde con
diversi periodi T1, T2 e T3 via via più piccoli corrispondenti a frequenze sempre maggiori.

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IL TIMBRO
È la caratteristica che ci permette di distinguere da quale sorgente sonora è stata emessa la
nota. Infatti se una stessa nota viene prodotta, a parità di intensità, da due strumenti differenti
il nostro orecchio è in grado di distinguere le differenze sonore esistenti nei due casi e, con un
minimo di allenamento, determinare lo strumento che ha prodotto ognuna delle note.

Questo fenomeno è conseguenza del fatto che una nota musicale prodotta da un qualsivoglia
strumento non è in genere un’onda pura con una determinata frequenza di vibrazione. Essa è
invece costituita da un’onda principale, detta portante, di periodo pari a quello della nota che
rappresenta, a cui si “sommano” i cosiddetti armonici, ovvero onde sonore ausiliarie prodotte
per simpatia principalmente dai componenti della struttura fisica dello strumento (p.es. il
legno e altri materiali che lo costituiscono).

Nella figura a seguire abbiamo una rappresentazione grafica semplificata di quanto detto, si
tratta dei grafici di tre onde, tutte corrispondenti ad una stessa nota musicale. La prima un
onda pura, la seconda prodotta da un violino e la terza da un pianoforte:

Come è possibile notare pur avendo tutte le onde la stessa ampiezza e lo stesso periodo
(attraverso cui riconosciamo la nota specifica), ognuna di esse presenta andamenti grafici

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peculiari dovuti ai diversi armonici secondari che si generano e vanno a sommarsi alla
portante principale del suono. È proprio grazie a questi armonici, come detto, che siamo in
grado di distinguere tra una nota prodotta da un videogame degli anni ’80, da un violino o da
un pianoforte.

La Trasformata di Fourier
La figura di J.B.J. Fourier è una delle poche a gettare un pizzico d’avventura e romanticismo
nella storia della matematica. Fourier, rimasto orfano a 10 anni, ebbe infatti una vita
incredibilmente avventurosa e impegnata. Dapprima fu poliziotto segreto durante la
Rivoluzione francese, poi prigioniero politico, professore universitario, Governatore d’Egitto,
Prefetto di Francia e amico di Napoleone, solo per citare alcune delle sue varie esperienze. Fu
inoltre esperto di egittologia (pubblicò 21 volumi), fine e apprezzato diplomatico e, come se
non bastasse, trovò anche il tempo per divenire uno dei pionieri nei campi della matematica e
la fisica de tempo, regalando al mondo due tra le più belle equazioni mai scritte: quelle della
Trasformata di Fourier appunto. Equazioni che hanno favorito sviluppi teorici, aperto nuovi
campi nella fisica-matematica e fatto lavorare ingegneri per secoli a venire fino ai nostri
giorni.

Ma cos’è questa trasformata in breve? Si tratta di un procedimento matematico attraverso cui


è possibile analizzare un segnale periodico (non solo il suono quindi) estraendo da esso tutte le
sue componenti. Vediamo cosa significa tutto questo in relazione ad un segnale acustico.

Come abbiamo visto, nello specifico del campo musicale, una nota è in realtà un’onda
periodica composta da diverse parti: una portante principale e tutta una serie di armonici che
ad essa si sommano. Naturalmente ognuna di queste parti ha una propria ampiezza (la più
grande essendo posseduta dalla portante) e una specifica frequenza.

Bene, senza entrare in troppi dettagli che richiederebbero conoscenze di analisi matematica
superiori, possiamo immaginare la trasformata di Fourier come una scatola in cui entra un
segnale sonoro (la nota suonata ad esempio) e ne escono tutte le sue onde costituenti,
comprese di ampiezza e frequenza: una sorta di prisma per le note musicali.

Inoltre la trasformata di Fourier dà la possibilità di ottenere i risultati sia nel cosiddetto dominio
del tempo, dove ogni onda è rappresentata da ampiezza e frequenza sia in quello delle frequenze
dove per ogni frequenza dello spettro è indicata la presenza o meno di un’onda nel segnale e
la sua ampiezza. Nella figura a seguire è riportata schematicamente la situazione.

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UN ESEMPIO DI APPLICAZIONE
Nella figura seguente è mostrato il grafico nel dominio del tempo della nota La (440 Hz)
suonata da un clarinetto ottenuta da un’oscilloscopio:

Come si può notare si tratta di un’onda periodica non pura per la presenza di tutti gli
armonici secondari (o altri suoni provenienti dall’ambiente) che si sommano alla frequenza
portante principale.

Applicando la Trasformata di Fourier a questo segnale in dominio di frequenze otterremo un


grafico rappresentante le frequenze di tutti i segnali (e la loro ampiezza) presenti nel suono
prodotto.

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Dalla figura sopra riportata possiamo vedere come il suono sia costituito da una grande
quantità di onde sovrapposte (ora separate, grazie Fourier!). In particolare notiamo una
grande presenza di un segnale a 440 Hz indicato con un pallino rosso (la portante, ovvero la
nota suonata) e diverse altre frequenze con ampiezze minori e differenti tra loro: andando a
musicare tali frequenze troveremmo che esse altro non sono che i cosiddetti armonici della nota
(termine musicale), prodotti in maniera peculiare dallo specifico strumento (un’altro
strumento avrebbe prodotto più o meno gli stessi armonici ma con ampiezze diverse e/o
frequenze multiple).

APPLICAZIONI: ANALISI E RIDUZIONE DEL “RUMORE”


Come già accennato la Trasformata di Fourier trova applicazione pratica nei campi più
disparati dalla fisica, all’ingegneria aerospaziale passando per medicina, telecomunicazioni e
matematica astratta. Volendo restare in campo musicale, accenniamo brevemente come la
trasformata può essere utile per l’eliminazione del rumore da un segnale sonoro.

Analizzando le sotto-componenti di un segnale possiamo, grazie alla trasformata, filtrare


l’onda iniziale eliminando da essa tutte quelle frequenze che reputiamo di disturbo
(nell’esempio sopra potrebbero essere le piccole onde sulla destra, verosimilmente provenienti
dalla vibrazione di oggetti presenti nell’ambiente). Una volta ripulito il segnale possiamo
riportarlo nel dominio del tempo (cioè alla situazione iniziale) usando l’anti-trasformata (un
procedimento inverso a quello della trasformata) ed ottenere un suono più pulito.

Grazie alla tecnologia operazioni del genere, prima possibili con costose attrezzature da
laboratorio e con enorme dispendio di energia, sono oggi disponibili a chiunque abbia un
personal computer medio ed opportuni software o capacità di programmazione.

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