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Elettroacustica

[Mercoledì 6 marzo 2019]

Cos’è l’elettroacustica?

Il suono si propaga a 340m/s a 15°. Se nel mondo acustico il suono si muove con
una certa pressione dell’aria, nel mondo elettrico c’è un movimento/spostamento
nella differenza di potenziale elettrico (se la pressione dell’aria si muove lentamente,
uguale lo spostamento di corrente è lenta). Le due grandezze sono il voltaggio e la
corrente elettrica. L’elemento che fa da interfaccia tra il mondo acustico e quello
elettrico è il microfono, un trasduttore fonoelettrico. Allo stesso modo l’interfaccia
che collega il mondo elettrico con quello acustico è l’altoparlante, un trasduttore
elettroacustico. Questo è il mondo analogico, con gli anni si è passati anche nel
mondo digitale, con suoni che diventano sequenze di numeri (tramite ADC e DAC).
È nel mondo elettrico che negli anni ’10 nascono gli strumenti elettrofoni, che non è
uno specchio del mondo acustico, ma ha un processo di sintesi direttamente nel
mondo elettrico.

[Mercoledì 3 aprile 2019]

Classificazione microfoni: principio elettrostatico (microfoni a condensatore),


principio elettromagnetico (microfoni dinamici, microfoni a nastro), principio
piezoelettrico (microfoni piezoelettrici). Si possono dividere tra trasduttori di velocità
e trasduttori di posizione: nei primi la tensione di uscita è proporzionale alla velocità
del movimento del diaframma (dinamici). Nella seconda la tensione di uscita è
proporzionale alla posizione del diaframma del microfono (nastro, o piezoelettrici).

Caratteristiche microfoni:

Sensibilità, È la tensione prodotta all’uscita del microfono per unità di pressione


sonora, ovvero 1Pa. Usualmente viene data in dB riferito ad 1V/Pa (spesso indicata
in dBV).

Risposta in frequenza, è la tensione di uscita del microfono per una sorgente di


pressione sonora in asse al microfono stesso a frequenza variabile e riferita al valore
misurato a 1000Hz.

Rumore di fondo, è la pressione sonora equivalente alla tensione misurata in uscita


dal microfono in assenza di pressione sonora, in genere misurata in dBA invece che
in dBspl.

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Massima pressione sonora indistorta, è la pressione sonora sopportata da un
microfono per un dato valore di distorsione della tensione di uscita; in genere il
valore di distorsione di riferimento è l’1% (o lo 0,5%) e la frequenza di misura è
1000Hz.

Dinamica, è la differenza in decibel tra il massimo livello sonoro con un certo tasso
di distorsione ed il rumore di fondo del microfono stesso.

Diagramma polare, risposta del microfono al variare dell’angolo di incidenza


dell’onda sonora.

[Martedì 30 aprile 2019]

Microfoni a carbone: praticamente non più utilizzato, il microfono a carbone sfrutta


la variazione di resistività di granuli di carbone sottoposti a compressione
meccanica dalla sottile membrana che chiude la capsula che li contiene. Economico
da costruire, può tuttavia coprire un campo di frequenza molto limitato. Erano di
questo tipo i primi microfoni radiofonici (quelli stile anni '30, che si vedono nei
vecchi film), ma anche le capsule microfoniche adottate per i telefoni a cornetta fino
agli anni 80; agitando tra le dita la capsula, è percepibile il movimento dei granuli.

Microfoni dinamici: sfrutta il fenomeno dell’induzione elettromagnetica per


convertire il movimento di una membrana (la parte destinata a raccogliere le
pressioni sonore, normalmente costituita da una pellicola di mylar, poliestere dello
spessore di pochi decimi di mm) in forza elettromotrice, grazie ad un avvolgimento
di filo conduttore sottilissimo meccanicamente fissato alla membrana stessa
chiamato bobina mobile. La pressione dell’aria muove la membrana, che è collegata
alla bobina mobile, mentre il magnete è fisso. Gli ingegneri hanno deciso di far
muovere la bobina che è leggerissima, che “interagisce” con il magnete fisso. Tale
struttura è immersa nel campo magnetico generato da un nucleo
di magnete permanente. Il movimento della bobina mobile nel campo magnetico
genera, ai capi del filo di cui è composta, una tensione elettrica alternata
proporzionale all'ampiezza dei movimenti dell'avvolgimento e quindi, in definitiva,
alla magnitudo del segnale acustico: questa tensione costituisce il segnale elettrico
audio il quale viene trasferito al preamplificatore. È per questo motivo che i
microfoni dinamici non hanno bisogno di alimentazione: la corrente viene creata dal
principio sopra descritto. Questi microfoni presentano al loro interno delle cavità
risonanti, che servono per far risuonare di più determinate frequenze, e quindi
permettono di appiattire in parte la risposta in frequenza.

NB: il principio di funzionamento degli altoparlanti è esattamente il contrario di


quello del microfono, perciò attraverso i cambiamenti di corrente viene mossa una

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bobina mobile che è collegata ad una membrana che quindi muovendosi produce
pressione sonora all’esterno.

Microfoni a condensatore: Il funzionamento si basa sulla variazione di tensione ai


capi di un condensatore, di cui un'armatura è fissa e l'altra è costituita dalla
membrana del microfono stesso. Alla membrana è fornita una quantità di carica
Q=V*C: essendo la carica costante, poiché la tensione di polarizzazione è fornita
attraverso una resistenza solitamente di 1ohm, ogni piccola variazione della
distanza fra le armature dovuta alla vibrazione della membrana provoca una
variazione della capacità che produce una variazione di tensione. Per funzionare
necessitano di un piccolo circuito elettronico adattatore di impedenza. Tale circuito
deve essere alimentato: per questo si può usare una batteria, ma spesso si
preferisce fornire l'alimentazione tramite lo stesso cavo microfonico (phantom).
Sono considerati i microfoni con la risposta in frequenza più piatta.

Microfoni a nastro: usa un nastro sottile e, a volte, ondulato sospeso in un campo


magnetico. Il nastro è collegato da un circuito elettrico all'uscita audio del microfono
cosicché le sue vibrazioni nel campo magnetico possano generare un segnale
elettrico. Sia il microfono a nastro che quello a bobina mobile hanno in comune la
caratteristica di produrre il suono per induzione magnetica.

Microfoni a contatto (piezoelettrico): non c’è nessun principio di cattura della


vibrazione dell’aria, ma esclusivamente di vibrazione di un corpo solido. Il tipo più
comune di piezo è costituito da un cerchio di ceramica piezoelettrica avvolta intorno
a un sottile disco di metallo.

Connessioni analogiche: XLR, RCA, TRS, mini. Connessioni digitali: AES/EBU,


SP/DIF, ADAT.

L’RCA è sbilanciato sempre, perché sono due cavi: uno porta il segnale, uno porta
la massa. L’XLR bilanciato è invece costituito da tre fili, due mandano il segnale
(uno in fase e uno in controfase) e uno la terra. Il rumore eventuale caricato durante
il percorso va ad affliggere solamente il segnale sul primo filo, che viene “copiato”
anche sul secondo filo che però viene sfasato. Alla fine del cavo i due segnali
vengono sommati, ed è per questo che viene eliminato il rumore di disturbo. Il
segnale sommato viene semplicemente diviso per due per riportare l’ampiezza del
segnale buono ad un livello normale. Nel jack TRS bilanciato il principio fisico è
uguale.

Nelle connessioni digitali l’AES/EBU porta due segnali nello stesso cavo, attacco
XLR. L’SP/DIF attacco RCA, fatto da Sony e Philips, due segnali nello stesso cavo.
L’ADAT è una connessione in fibra ottica, che lancia impulsi luminosi dentro ad un

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sottilissimo cavo di vetro. La velocità di trasmissione nell’ADAT è di 2/3 la velocità
della luce. Otto segnali nello stesso cavo (a 44.100 o 48KHz, altrimenti 4 a 96KHz).