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topifolo 3& Dirr.-azione

ISBN 5-4()8..1342X

3/i.3

Dilfrazione da singola fencJi/um: posizione dei minimi

8S9

36.1 LI aspetto fisico


La fisica, nello studio delle onde luminose, focalizza la sua attenzione sulla descrizione e sull'impiego pratico del fenomeno di diffrazione, che si ha quando la luce passa attraverso una fessura o - come vedremo ~ attorno a un ostacolo stretto o a un bordo netto. Abbiamo sfior~to}' argomento nel capitolo precedente osservando come i fasci di luce si espandono, per diffrazione, nel transitare attraverso le fenditure dell' esperimento di Young. La diffrazione. attraverso una fenditura genera un fenomeno anche piil complicato perch il fascio, nel produrre una figura d'interferenza. interagisce con se stesso. anche in relazione a tale complicazione che la luce offre una gran variet di opportunit applicative. Anche se a prima vista il fenomeno della luce che diffrange passando attraverso una fessura o di fianco a un ostacolo sembrerebbe di puro interesse accademico, una quantit di studiosi e di ricercatori dedicano la loro vita a questi argomenti e il numero di applicazioni che ne sono nate in tutto il mondo probabilmente incalcolabile. , Prima di passare a discutere di queste applicazioni dobbiamo vedere perch la diffrazione legata alla natura ondulatoria della luce.

rispetto agli altri ascoIwDri.. nmegafono uno strumento che riduce il fenomeno diffrattiva grazie all'~ della bocca d'uscita, consentendo cos di dirigere il suono emesso prevaIentrmtnlP: odla direzione frontale a vantaggio. di una maggiore intensit per chi lo riceve, e quindi della possibilit di percepirlo a una maggior distanza, purch l'ascoltatore si uovineUa di!:1ozlonefrontale. Gli ascoltatori laterali, quando chi emette il suono usa il megafono, SODO invece svantaggiati dal suo impiego.

Lo macchia luminosa di Fresnel


La diffrazione f:acilrw:nIe spiegabile con Ja teoria ondulatoria della luce. Thttavia, questa teoria, elaborata da Huygcns verso la fine del 1600 e abbracciata da Young 123 anni dopo per spiegare r~ prodotta da unadoppia fenditura, fu accettata solo dopo molto tempo, soprattutto percbsi opponeva alla teoria di Newton, che sosteneva che la luce fosse costituita da un flusso di particelle. L'opinione di Newton prevaleva nell' ambiente scientifico del tempo. Poi venne Augustio Fresnel, un giOYllDC ingegnere militare che si dedicava ali. sua passione per l'ottica durante il tempo che riusciva a sottrarre ai suoi impegni. Fresnel credeva nella teoria ondulatoria della luce e sottomise alla Accademia Francese delle Scienze una memoria in cui descriveva come la teoria ondulatoria della luce potesse spiegare i risultati dei suoi esperimenti. Nel 1819 i membri deil' Accademia, ove dominavano i sostenitori di Newton, pensando di sfidare la teoria ondulatoria della luce, indissero un concorso a premi per un saggio sulla diffrazione.. 1.0 vinse Fresnel, Tuttavia i newtoniani non-rimasero n convinti n tacilati. Uno di essi, S_D. Poisson, obiett che, se le teorie di Fresnel fossero state corrette, le onde luminose attomo a una sfera avrebbero dovuto flettersi entrando nella zona d'ombra e producendo al suo centro un punto luminoso, il che sarebbe stato certamente uno strano risultato, La commissioue che presiedeva la gara richiese una prova di verifica e scopri (vedi fig. 36.3) che la macchia luminosa di Fresnel,come viene oggi chiamatal, esisteva veramente! Non c' niente di pi efficace, per convalidare una teoria, che verificare sperimentalmente tma sua predizione inattesa e lontaaa'dalla nostra immaginazione.

" C}.,Ttirr..,o ~ bu
figura 36.1 Figura di diffrazione prodotta .su unti .scbemo da una luce che passa ..-verso una sotliJefessura verticale. ilprooesso di diffrazione fa defiettere la luce perpendicolannenteai lati ,~ungb.i ,dcl:la fenditura.Esso produce inoltre llIDB figura d'interferenza che consiste di 'un la!go massimocentrale,
d massimi secondari di minore intensi-

<:Gpl-U..I

36.2 D;ffrazione e teoria 'ondulatoria della luce


Nel capitolo 35 la diffrazione stata sommariamente definita come lo sparpagliamento di un fascio di luce che emerge da una stretta fenditura. Tuttavia, la diffrazione qualcosa piil del semplice sparpagliamento, perch la luce produce figure d'interferenza dette figure di diffrazione: Per esempio, quando un fascio di luce monocromatica proveniente da una sorgente distante (o d. un laser) passa attraverso una stretta fenditura e viene intercettato da uno schermo, su quest'ultimo si osserva una figura di diffrazione come quella mostrata in figura 36.1. La figura consiste di un massimo centrale, ampio e intensamente luminoso, e di un certo numero di massimi pi stretti e meno luminosi (detti massimi secondari) ai due lati. I massimi si alternano ai cosiddetti minimi. Le figure di diffrazione non sono prevedibili in base ai princpi dell' ottica geometrica: se la luce fosse composta di raggi che seguono un percorso rettilineo, la fenditura semplicemente consentirebbe il passaggio solo ad alcuni di essi, e questi formerebbero su uno schermo una rappresentazione netta e luminosa della fenditura. Come gi nel capitolo 35, si deve qui concludere che l'ottica geometrica non che un'interpretazione approssimata dei fenomeni connessi alla propagazione della luce. La diffrazione non si genera solo quando la luce passa attraverso strette aperture (come una fenditura o un forellino circolare). Essa si osserva anche quando la luce passa rasente a un bordo, come quello di una lametta da barba (fig. 36.2). Si notino le linee dei massimi e dei minimi, press'a poco parallele ai bordi, sia all'interno sia all'esterno della lama. Quando la luce passa, per esempio, vicino al bordo verticale sinistro, deflette a destra e a sinistra e subisce interferenza, formando la figura che si vede lungo il bordo stesso. La porzione destra di questa figura di diffrazione si trova all'interno di quello che sarebbe il margine dell' ombra della lama se prevalessero le leggi dell' ottica geometrica. Probabilmente l'esempio pi comune di diffrazione si ha quando, guardando un cielo sereno, si vedono punti traslucidi o catenelle, che sembrano galleggiare e spostarsi. Queste moSCM volanti, come sono chiamate, sono dovute al passaggio della luce attraverso piccole masse di umor vitreo (il materiale trasparente che costituisce la maggior parte del globo oculare). Questi frammenti, che si sono staccati dalla massa principale, si muovono nel supporto acquoso proprio davanti alla retina, sulla quale si forma l'Immagine, Le mosche volanti non sono altro che le figure di diffrazione create <la uno di questi corpuscoli vaganti. Se si guardasse attraverso un piccolo foro circolare di una superficie opaca, in modo che la luce colpisca l'occhio approssimativamente come un'onda piana, si potrebbero distinguere i massimi e i minimi della figura di diffrazione. La diffrazione un fenomeno di natura ondulatoria. Avviene cio perch la luce un' onda, e si manifesta anche con altri tipi di onde. Forse non ve ne sie~ mai resi conto, ma le onde sonore che escono dalla vostra bocca subiscono considerevole diffrazione perc.h ~'apertura de~cavo orale piuttosto stretta relativamente alla lunghezza d'onda. Difat!i' v~ PO~SO?o u~ non ~olo quelli che stanno di fronte a voi, ma anche quelli che stanno m dUCZ100l ben different da quella frontale. E l'ascoltatore che sta di fronte non usufruisco in maniera determinante del vantaggio di ricevere una maggiore intensit del suono

Figura 36.3 Figull di diffrazione'prodotta da un disco.Si notino gli anelli di diffmzioneconcentrici e, al centro della figura, la macchialwninosa di Fresnel, L'esperimento illustrato essenzialmente identico a quello predisposto dalla commissione dell'Accademia Francese delle Scienze per verificare le teorie di Fresne],poich sia la sezione della sfera usata in quel caso sia quella del disco della figura hanno un profilo circolare,

tedi minimi. in:frammezzati.

36,3 Diffrazione da singola fenditura: posizione dei minimi


Si,.qQnsiderLma un'onda di luce piana con I~pghe~a. d:Q.DAA,~-,~.iffr;ttta..da.una Iungafendi1!Jr8SO~~~f:bPfOi~~ l! 11!1.9, ~.!Jemw._9P_~B.,,~'!.11l,~ 1pOS,tra,t9. vstadalin l' a1~.':lI;)J.aJi..gma .4a. Quando la IU,ce. ~ cli1fra~:raggil1l!g..!CJ. ~chelTl!<?, ,)!;'R1!!!!?_l!. proveng~~?, d,ll,J>Wd.i.~ ~ fenditura subiscono interferenza e Jl!:'O!!u.c.!Q..s,!1l!.<?.~~q unlL'!~ eli ~one ~tuita da bande chiare e scure (massimi e minimi di interferenza). Per trovare la posizione delle bande seguiremo un procedimento simile a quello usaroper lefiDi~ da-Wia figwj'i1nkif~rii~ i!,idoppffepditia. TuttaVia, poich l'analisi 4elIa, difIiazione pi complessa sotto l'aspetto matematico, affronteremo il proble~,~o~?JJer.1e fJ;angescure. PrimJ!.~~ a)la trattazione matematica, comunque, si pu giustificare la presenza dcl,I!IL_~II11,IIJl.~ ~~ visibile nella figurll36, 1 notando che le onde 'che escono da ogni P..1!!!...~.~.~fiiI!!m_(lIlCCOrr01l0 all'incrcala stessa distanza per raggiungere il centro del!a. ~Il!'@~.~ e pertanto sono nfase in quel punto. Delle altre bande chiare po~~,?~c:bI; ~ si troVII11.CJ.aM:i:n.irca."a strada tra bande scure ,adiacenli.. m~ Per trovare la posiziooe delle frange scure ricorreremo a un accorgimento semplificativo, colquale lIaIIf:remo aroppie le onde provenienti da porzioni della fendituza, con l'intent<f:t!i-..:s;;fumare SOllii-:-q0!i!n:ooOiZiOiii' sse si umiJlliD.o viceric;lev!ID.ente.La figue ra 36.4 a ~~~c )ie!~,i!ille~'irvah: ii!. Posizione della poma, frangia scura. sitnata , Datalunl! ~"""",""di -. gioccb~ fu i. ellelliqucst'ullimo a dodume analiticame re l'esisb=a. se egli _ suTJ Iaconsegw:nzassurda di 'ipoll:Si a c:mIa. (N.d.T.]
ah

InlU'fere"",
complementaJe
dislnltlva

r,

P,

,, , ,

ah

t
1

b IJ

r.
Po

---AsSe~tr;J;--Schermo

Onda incidente

18
<a>

d osservazione C

flgUJ:a 3li.2 r.\gwa di diffrazione prodotta da una lametta <la barba, vista in lw:e 'IIlODocromatica. Sinolino le frange :illeman:'eorrispondenti a massimi e minimi "'-'intensit

anche

Figuro 36.4 (8) Le oadr: cile~no dai punti superioridi dueelementidi larghezza ,,/2 subiscono un'intm'erenza totalmentedistruttivanel punto P, dello sIcImo di pmiezione C. (b) Se D a si pu assumereper approssimazione che i raggi '1 ed ~ siano paralleli e formino con l'asse centn1elD1aagdoll_

DiFfrozione
nel punto p). Dapprima si ~1!!.1!l~ntalmente la fenditura in due segmenti di uguale larghezzap/.2~Q!.!~tende fi!!.~!.,eU,t!!E.U!o di luce rt dal punto pi alto del segriiento superiore e un ramo di. luce .~~punto pi~aito-dersi;gmenOiD1'enOre.-Sniaccia un asse. centrale dal centro ql)! fe!,di~!llJ.Q.s.~~g~~,~~.sr~~e.PI Stttia 'D:iJgolo 9 rispetto a t,a,lc llS~. '''''''-''.--...- ... AlI'in.!!;!!1.Q._~I)!!, fen.<!i.~l!!!t~ ..Qfl~.~L~m..D. !:~:t!2~.!!Q.in ~~~.1!9.i!;!t_~_Q!igful!,110 dallo st!ls!iQ.ir9!l.~_I!.:Q!L(I;L(.i!.~..!~.Y~~!_\!t~E~l1I!.~L1:1l!l2:'da ..qul!ll~? .raggiungono PI .t~s~,.PJlL~.Mro.e, una frnllgiA ~.l!.!:iI".c,!~X9.!lQ.~!$~..!~~!&.Q!.Y.1S.!~do dis~'perla COIU qall,'Pn!4 r2 pet.raggi].1llg~~l'.Lmaggjo!!; ..4t'i.1!~!!~~r.2.Q.cI!..<!!ilr.Q!!Q!.!l.Lo sfasa .. mento ..delle.due"onde,~I!Il .. .l'.I,~..c.!QXl!lR@!!I\.m.Y~r~.l!1Pg!!".~~~ a .. e!l'1:l11?'i~j.p~!:.~::s.i. Per ~ ndvduare.questa.dffezeazas jj~~iUll.PU!llq.p.s1!\raggiQ.rl t:;l!eche i)..p~r.o.~o_c.!.b aPI sia !J.l!lgCl uanto, queJJ911i.~b1.a_4if(.e.1l7<!!.Qj" .lmllniM_I,!;!\j.\!H~_I!ggi..ug1Jo~~._!!lJi' q distan .. za,trai1~pt:m ..~lll,\,feqdinw._e Q. Se )Cl,!?Rl:le!1P-2. .~.viiQ9..!i.U.Q.$ll~rnl9_Q,.,QIllej~ fig.,1p.:4Il..la.descrizione matemati ca ge1J,a.A~.(li dffrazone su C complicata. Si semplifica ~tP"notevolmente,la trattazi'?I.1.~ U~,doJa. li$_~ .Q..l!'!i.t ~!1~.sEQ~. .!Ilo!!O maggiore dell'ampiezza a della fenq ditura, Si possono in q,!esto..~as~.coI.1siderare .appross\mativ=.ente paralleli i raggI..n ed rl, che fo~o entrambi ?"~l.~s.~ ~~I.1!I'~,<.~apg~\Q.!!i.BIl)p'iEzA,t1.(fjg. .~6.4,b). Si pu inol .. ~. assumere che il triangolo formato ..dal punto b con l'estremit superiore della fenditura e cOl!jl S1,1Q.,<:eA!;9~~a!,!,_~~go!o rettangolo e che sia uno degli angoli interni di tale ... triangolo .J,.apjff.E~~trei cammini di r) ed'r2 (che ancora Ia distanza trailcentro della f~!\.<lj~~.gp_u.!1..t!>1.q~iE.~~ \lgu~e:-aa{il72Jsin'9. ' " _ .. Si_p.uJ:ipe~ere, ql,l,,-s!:a.~~J.Pr;:.Lq~5l.&.tI!..!!QP'P'!!. di nggi che,---o!,i~~~o dai C?rr!~P.Q.n,~r;:r.tJ.Pl!'l.tj1lei~u~~egmenti .(PI?:~.~IlJ:!lPi()~~ _p.u~ti."'??tralidei segmenti), rag. glu!!gQno, il.punto PI, Per o$"una di qUeste coppie di raggi le lunglieZze dei percorsi differiscono di (a/2)sin 9. Se questa differenza, comune a tutte le coppie di raggi, /2 (la condizione imposta per ottenere interferenza distruttiva), allora

3&..4 fnlensjfO: nella dilfrazione da singola fenditura: trattaZIOne qualitoNva la fenditma in un l1IIIDICIO maggiore di segmenti (sei, ClUO,. ) di aguale laIgbezza. n numero di segmenti deve sempre essere pari in modo cbe i segmenti nessi (e le rispettive onde) possano essere accoppiate come in precedenza. 'J'row:rcmo in questo modo che le frange seme saranno sempre localizzabili in base aD'eqwzione generale che segue:

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a sin

e = ml.,

con m = 1,2,3,...

(minimi, frange scure).

(36.3)

Per ricordare facilmeDle questo risultato si disegni un triangolo come quello di figura 36.4b, ma per l'inteIa Jaxghezza a della fenditura e si tenga presente che la differenza di cammino tra il primo raggio in basso e l'ultimo in alto della fenditma pari ad a sin li. L'e quazone 36.3 dice insomma che:

>-

NeU.l\.difIi'Izl()Q!;.~.~J.~.!!LIl!!'!~f!.'!!!I~~~~~Iad"<!,?~~~~~ camminoa.sm9 lIainggiproy-"nienti.dagli,es.tmlQ.~.~J_'l9-!!1!!!!iR!Q_4!.~:

... ,

------D

Questa atreanaziooe potrebbe apparire sbagJiata, perch le onde di questi due raggi particolari sono esattamente in fase l'una rispetto all' altra. 1Uttavia ciascuna di esse fa parte di una coppia di onde in cooJro1se tra loro; quindi ciascuna si e1ide pec effetto di qualche altra onda. Le equazioni 36.1, 36.2, e 36.3 sono valide quando D Tultaviaesse si applicano anche quando, posta una lente oltre la fenditura, si colloca lo schermo C in modo che si trovi nel piano focale della lente. In questo caso i raggi che colpiscono un punto qualsiasi dello schermo sono esauamente (piuttosto che approssimativamente) paralleli dopo aver attraversato la fenditura, e sono come i raggi inizialmente paraUeli deU.a figura 34.123, che vengono concentrati da una lente verso un punto.

a.

=:::::=-- - --------c
(a)

Po

VERIFICA 1: ~

Medianle una lunga e stretta fenditera illumill8b con luce azzurra produciamo una figura di dilfraziOIle su uno schenno. Se (a) soslimiamo la luce con DD fuscio giallo o (b) 'slringiamo l' apertnra.la figura di difliazione si allarga o si contrae?

::sin9 2 che d a sin

=~

2 '

e = )..

froblema svolta 36.1


(primo minimo). (36.1) Una fenditura di largb=a a ~ illuminata da una luce bianca (cbIa dalla sovrapposizione di blIIIe le lunghezzo d'onda visibili).. (a) Per quale valore di a il primo minimo per la luce rossa (l = 65Oom) sottenderun angolo B = 151 '

~ ______

----~.

D~e~wa di cammino tra ~./ TI edr2

:
~/

~e=
______

di cammino tra 1'3 ed",.

___=~

(1:

onde

che provengo-

Data una fenditura di larghezza a e una luce di lunghezza d'onda x.Pequazone 36.1 fornisce l'angolo IJ relativo alla prima frangia scura sopra e sotto l'asse centrale, Si noti cbe, se inizialmente a > ;t. e poi stringiamo la fenditura mentre >..rimane costante, l'ampiezza dell'angolo relativo alla prima frangia scura aumenta; cio l'effetto di diffrazione maggiore per una fenditura pi stretta. Se a 1..,l'angolo sotteso dalle prime frange scure 90. Poich queste frange scure delimitano la frangia chiara centrale, quest'ultima deve quindi estendersi all'intero schermo al di l della fenditura. Per trovare le seconde frange scure, sopra e sotto l'asse centrale, si procede come per le prime, dividendo ora la fenditura in quattro segmenti di uguale larghezza a/4, come mostra la figura 36.5a. Si tracciano quindi i raggi rh 1'2, '3 ed r4 dalle estremit superiori dei segmenti al punto Pl. la posizione della seconda frangia scura sopra 1'asse centrale, Le differenze tra i cammini di rl ed rz e tra I) ed r4 devono essere uguali a ),,/2. Se D si pu assumere che i quattro raggi siano approssimativamente paralleli e formino con l'asse centrale un angolo 9. Per valutare le differenze tra i cammini si tracci una retta perpendicolare ai raggi, come in figura 36.5b, che forma una serle di triangoli rettangoli sovrapposti, per ognuno dei quali un lato uguale alla differenza tra i cammini. Esamnando il primo di questi triangoli si vede che la differenza di cammino tra rl ed rz (a(4) sine. Si pu dimostrare che anche la differenza di cammino tra '3 edr4 (a/4) sinIJ. E in effetti la differenza dj cammino per ogni coppia di raggi che originano da punti com .. spondenti di due segmenti adiacenti (a/4)sinIJ. Poich in ognuno di questi casi la differenza di cammino pari a >"/2, si ha

SOWZlONE: Come ideamiaveconsideriamo questo massimo come posto all'incirca a met strada tra il primo e il secondo minimo (caratterizzati da. m = 1 ed m = 2 rispettivamente) generali da luce di lunghezza d'onda pari a l'. Lo troveremo dunque con buona approssimatio". poncodo m = I,S DeU'equaziooe 363 e oIIene.do quiodi
asme

SOLUllOHE: ~ un'ideo d n:odctsi conto che il fenomeoo di dilli:-azi<>ne avviene per ciascuna lungbezza d'onda separatamente e che la posizione dei minimi per ciascuna lunghezza d'onda data daUa (36.3). Ponendo in essa m = 1 e inserendo i dati noti, si trova

= 1,5l.'.

Risolvendo .rispetto a l' e ntroducendo i dati si ottiene l..' = asinB 1.5

a=;;;e

m~

(1)(650 n:m) = siniS' = 2511 nm"'2,5I1m

= (2511 nm)(sin15')
1,5

_ 430nm.

Affinch la luce incidente ddletta sensibilmente (:I: 15') la fendilDra deve essere davvero mollo sIn:lta; a deve essere in questo caso attomo a quattro volte l, Si consided che il diametro di un capello soaile di circa 100 IW(b) Per quale lunghez:zn d'onda l' il primo massimo secondario di dif.. frazione si trova a un lIIIgQIo di 15', coincidendo cos con il primo minimo per la luce rossa?

La luce di qnesta lunghezza d'OJlda~ di colore violetto. D primo massimo secondario ddJa luce con lunghezza d'onda di 430 nm coincidex sempxe con il primo minimo deUa luce con lunghezza d'onda di 650 JlIIl,indipendentemente dalla lacghezza della fenditura. Se quest'ultima ~ Rlativamente stretta, l'angolo 1/ coi si verifica la scvrapposizione sar n:la!i'V3lQtnteampio, e viceversa,

-,~ri<>:ri di quattro seg====",,:zz:a ./4 subiscono ~ ,,=tr"u.ttiva nel punto P2. . ..::::i. pu assumere per i raggi 'lo 1'2, r3 ed -e :fonnino con l'asse

36.4 Intensit nella diffrazione da singola Fenditura: trattazione qualitativa


Nel paragrafo 36.3 si visto come trovare i massimi e i minimi nella figura di diffrazione prodotta da una fe:nditnra singola. Ora si consideri il problema pi generale, che consiste nel ricavare un'espressione per l'intensit! della figura infnozione dell'angolo IJ, che d la posizione angolare di un punto sullo schermo d'osservazione.

-_==he

che d

a sin9 = 2>" .(~eco.n~~~o).


Si pu proseguire a trovare le successive frange scure della figura di diffrazione

(36.2) dividendo

--==:==::a- ".

.,
I

_;_a;;.~

..

862

~M

Djffrazione

ISBN

88-408-1342-X

36.5 Intensit nella diffrazione da singola Fenditura: trcr:tuzionequantitativa Se si aumenta ancora un pocc. lacontrazione della spirale fa diminuire Ee, e con esso anche l'intensit della luce. Per un certo valore ancora maggiore, la punta dell'ultimo vettore di fase incontra nuovamente la coda del primo, come in precedenza. Si cos raggiunto il secondo minimo. Si potrebbe continnare a determinare i massimi e i minimi seguendo questo metodo qualitativo; oppure possiamo passare ad analizzare un metodo quantitativo.

863

A questo scopo si divida la fenditura della figura 36.4a in N segmenti di uguale larghezza Sx, cos piccola da poter assumere che ogni segmento sia una sorgente puntifonne di onde elementari di Huygens. Si sovrappongano le onde elementari che arrivano a un punto arbitrario P, con angolo rispetto alla normale allo schenna, in modo da poter determinare l'ampiezza E. della componente elettrica dell' onda risultante in P. L'intensit della luce in P proporzionale al quadrato dell'ampiezza. Per trovare E. occorre conoscere la relazione che lega le fasi delle onde elementari in arrivo. La differenza di fase tra le onde elementari di segmenti adiacenti data da

~~~:nza

di fase) = C:)(differenza

di cammino).

Per il punto P che sottende un angolo e, la differenza di cammino tra i raggi provenienti da segmenti adiacenti t:;.x sin Sicch la differenza di fase 1!.4> tra le onde elementari di segmenti adiacenti data da

e.

VERIFICA 2:

La figura seguente

rappresenta un diagramma dei

vettori di fase (i vettori DOO. si distinguono per via del loro numero elevato e la loro piccola dimensione), relativo a punti sui lati opposti di uo certo massimo di diffrazione. (a) Di che massimo si

oo
<a)

tratta? (b) Qual il valore approssimativo di m (nell'eq. 36.3) che corrisponde a questo massimo?

(b)

1!.4> = (2re) T

(1!.xsine).

(36.4)

Figura 3l4iD J1lettori-di fase nella diffrazoae da:Siq",otila fenditura per N = 18. Sono .JnO.Stmfe le -ampiezze risultanti E. (a) iin,~pondenza del massimo centIak;,f(l)per unadirezone () leggermente :5CO'St:lla.ida.l massimo centrale, (c) in comsl.'.on'denza del primo minimo. (~::81':primo massimo a lato di quello=imilc.

Si assuma che tutte le onde elementari che giungono in P abbiano la stessa ampiezza 1!. E. Per trovare l'ampiezza E. dell' onda risultante si sommano le ampiezze 1!. E col metodo dei vettori di fase, cio si costruisce un diagramma con N vettori di fase, ognuno dei quali corrisponde a un segmento della fenditura. Per il punto Po individuato da = o e situato quindi sull'asse centrale di figura 36.4a, l'equazione 36.4 stabilisce che la differenza di fase 1!.<I> tra le onde elementari zero. Cio le onde elementari giungono in fase. il corrispondente diagramma di fase rappresentato nella figura 36.6a; i vettori di fase adiacenti rappresentano onde elementari provenienti da segmenti adiacenti e sono disposti in modo che I'origine di ciascuno coincida con l'estremit del precedente. Poich la differenza di fase tra le onde elementari nulla, nullo anche l'angolo tra ogni coppia di vettori di fase adiacenti. L'ampiezza E. dell'onda risultante data dalla somma dei vettori di fase. Questa disposizione dei vettori di fase quella che d il massimo valore Em di E., e quindi la massima intensit della luce sullo schermo. Si consideri ora un punto P che sottende un angolo rispetto all' asse centrale. L'equazione 36.4 dice che la differenza di fase 1!.<I> tra onde elementari provenienti da segmenti adiacenti non pi nulla. La figura 36.6b mostra il corrispondente diagramma dei vettori di fase; come per il precedente, i vettori sono disposti in modo che l'origine di ciascuno coincida con l'estremit del precedente, ma questa volta si ha un angolo 1:;.<1> tra vettori adiacenti. L'ampiezza Ee ancora la somma dei vettori, ma minore di quella ottenuta nel caso della figura 36.6a; in definitiva in questo caso l'intensit della luce inferiore. Aumentando l'angolo 1!.4> tra i vettori di fase adiacenti aumenta, fino a che questi, ricongiungendosi a catena, formano una linea chiusa, vale a dire che la punta dell'ultimo vettore coincide con la coda del primo (fig. 36.60). L'ampiezza Ee ora nulla, e di conseguenza lo anche l'intensit della luce. Si raggiunto il primo minimo, o frangia scura, della figura di diffrazione. il primo e l'ultimo dei vettori di fase ora hanno una differenza di fase di 2" rad, ci che comporta uua differenza di cammino tra il primo e l'ultimo raggio della fenditura pari a una lunghezza d'onda Ricordate che questa la condizione per avere il primo minimo di diffrazione. Continuando ad aumentare l'angolo 1!.4> tra vettori di fase adiacenti aumenta, la catena dei vettori comincia ad avvolgersi a spirale, realizzando angoli maggiori di 360. L'ampiezza E. aumenta fino a raggiungere un valore massimo nella disposizione mostrata . in figura 36.6d. Questa disposizione corrisponde al primo massimo secondario della figura di diffrazione.

36.5 Intensit nella diFFrazione da singola fenditura: trattazione quantitativa


L'equazione 36.3 permette di localizzare i minimi di una figura di diffrazione da singola fenditura, proiettata sullo schermo C della figura 36.4a, in funzione dell'angolo che compare nella figura stessa. Si vuole esprimere l'intensit l della figura di diffrazione in funzione di Affermiamo, e dimostreremo, che l'intensit data da

,,-V

In~iti

rela 'va

,...... <,
~=

sina)2 I=Im ( ~ dove


a

(36.5)

= 4<1> = rea sinB.

20

15

IO

(36.6)

5 O 8 (gradi) <a)

lO

15

20

e,

Si pu considerare a un parametro utile per mettere in relazione () con I dell'equazione 36.5. In questa equazione 1m il valore massimo dell'intensit, che si manifesta nel centro della figura di diffrazione, in corrispondenza di Il = O. Nell'equazione 36.6, 4> la differenza di fase (m radianti) tra i raggi che provengono dai punti pi alto e pi basso della fenditura, Lo studio della funzioue espressa dalla (36.5) dimostra che si hanno minimi di intensitquando (36.7) a = m", con m = 1,2,3, .... Se si introduce questo risultato nell' equazione 36.6 si trova m 'rt __ sw " rea ovvero a sinI! = m, con m = 1,2,3,... (minimi, frange scure), (36.8)

ln<Cnsiti rela 'va

'7 "\ \
NJ~

a=

/
2015105 O 8 (gradi) (b)

1\ \
lO 15 20

e,

conm=",

123

... ,

Id

easiti rei. iva

e,

r \
I
2015105

7\

=1

~ " ,, ~.__ "';:;:u.UlC'~e U1.


>ii:!i~io superiore

Uv

ettoreQJ. "fase

..-

del raggio inferiore

<a)

(b)

(c)

(d)

che esattamente l'equazione 36.3, cio l'espressione precedentemente ottenuta per la localizzazione dei minimi La :figura 36.7 mostra la distribuzione d'intensit di una figura di diffrazione prodotta da una singola fenditw:a, calcolata con le equazioni 36.5 e 36.6 per tre valori di apertura: a = , a = 5, a = 10. Si noti che, quando la larghezza della fenditura aumenta (in termini di lunghezza d'onda), la larghezza del massimo centrale di diffrazione diminuisce, cio il fascio di luce viene deviato di meno al passaggio della fenditura, I massinni secondari diminuiscono pure di larghezza e diventano pi deboli. Al limite in cui la larghezza a della fenditura diventa molto maggiore della lunghezza d'onda , i massimi secondari spariscono; non si ha pi quindi fenomeno di diffrazone da singola fenditura, permane solo il fenomeno diffrattivo dovuto ai bordi dell' ampia fenditura, come quello illustrato nella figura 36.2.

l'
O 8 (gradi) (c)

\ \
lO 15 20

Figurn36.7 Dis1ribuzioned'intensit in una diffi:aziooeda singola fendi tura per tre differenti valore del rapporto a j"A.
Quanto pi larga la fenditura, tanto pi stretto il picco di diffrazione cen-

trale,

864

(opilolo 36 DifFrazione

ISBN

86-408-1342X

ISBN

88-408-1342-X

36.6 DifFrazione

aitroverso un foro circolare

865

Dimostrazione delle equazioni 36.5 e 36.6


1>,

Problema svolto36.2

,, , ,, ,, ,, ,, ,

, ,

L'arco segmentato di figura 36.8 mostra i vettori di fase che rappresentano l'ampiezza e la fase delle onde che -lliipWito-iibirano- raerpuiiio-CiIlflgur.,:-:r6.4: spondente a un angolq ._L:,,!!,pieZ'?"J"~!~~_i?...!' e dati! dll soiiii:iii 'diqusti vttori di fase -,Se..'-'IWlile]a.:fen~.I\U:lI<I! figura ?6-4..in e.i!,menil~Iarghezza illfirntesiIDa-ch, l'arco segmentato W lgl!8.?,~.EQip~ide Ol). l'arco di circonferenza di raggio R, m"dicato nella fgurastessa.Lahmghezza dell'arco Em, l'ampiezza al centro.della fi;;;;:r;i:di diffrazione, poich al centro della figura tutte le onde sono in fase e questo arco diventa una linea retra come n fi.gura 36.6a e in figura 36.8. . . . ....

ragg;ungono e

Eo

rom:

Si determini l'intensit dei primi tre massimi secondari della figura di diffiaziooe prodotta dalla singola fenditura di figura 36.1. io rapporto all'intensit del massimo cmIr.lle.

.!.. = (sina)2 = (Sin


1m a tiva

t~ r
m+2'1t

H)2.
= l,

m=l. 2. 3..

D primo dei massimi secondari si ha per m

e la sua intensit reIa-

SOLUZIONE: un'idea miove considerare i massimi secondari circa a met


strada tra i minimi, la cui posizione angolare data dall'equazione quindi

36.7 (a = mr.). Approssimativameote sono dati da

i massimi

secondari

.!.. =
i;

(Sin [(1+ !),,])2 = (Sin(l.5lt)2


(l + i)"
1,5"

,
Em
.. "!'-. :

L'angolo <i\'iielliiparteWei:Ore-'llii figura 36.8 la differenza di fase tra i vettori infinitesimi che occupano gli estremi dello arco E m- Geom~tricamente si vede che anche l'arigole tra i due raggi R indicati ~ella figura. fue tratteggiata che biseca I; angolo l/> forma due. triangoli rettangoli uguali. Dall'esame diquesta figura si pu scrivere .

La

a= (m + )-rr.

m=

1.2.3 ... idea chiave consiste nel mettepunto della figura di diffra-

= 4.50 . 10-2 '" 4.5 %. Per m = 2 ed m = 3 si trova che 1/ lm = 1.6 % e 0.83 %. rispettivamente. L'intensit dei massimi secondari successivi diminuisce rapida-

----;~~,

.. --'.;:-.-;"--.,...--'._.:. ~

usata per calcolare l'intensit in una diffrazione da singola fenditura. qui analizzata la stessa situazione della figura 36.6b.

Figuro36.8 a':~o~truzioDe

E. = 2[Rsin 01/).
Se lo esprimiamo in radianti.

ove a espresso in radianti. Una seconda re in relazione l'intensit l in un qualsiasi tione con

(36.9)

q, vale

(considerando

Em un arco)

I'jntensit 1m del massimo centrale attraverso l'equazione 36.5. Se si sostituiscono dunque i valori approssimati di a per i massimi secondari ncl'equazoae 36.5. si ottiene l'intensit relativa di
quei massimi:

mente. La fotografia riprodotta Della figura 36.1 stata intenzionalmente sovraesposta per mettere in evidenza questi massimi secondari
di bassa intensit luminosa.

Combinando

queste due equazioni

si ottiene dopo qualche passaggio

Ee =

(f;)

36.6 Diffrazione attraverso un foro circolare


sin(~q,). (36.10) Si.onsideri ora la diffrazione prodotta da un foro circolare.come Iill<!J"'!te.. onvergente, c attraverso.cui.passa la.luce. La.figura 36.9 mostra.l'immagine.che .. J.Ila..sorgente.di luce. I puntiforme distante (per esempio una stella) forma .su una pellicolafotografica.posta.nel piano focale di una lente convergente ...Quest:im.m.l\gine non. un punto, come suggerirebbe un'analisi condotta secondo le approssimazioni dell'ottica geometrica, maun disco circolare circondato.daanelli.secondari diintensit_viaID.minore.Jl.cllllfronto.conJa figu-. ra 36.1 non lascia dubbi sui fatto che si tratti, anchein.questo caso,.di un.fenomeno di diffrazione. Qui, tuttavia, l' apertura non una fenditura rettangolare, bens un foro circolare di.diametro d.: L'analisi di questo fenomeno complessa Esso mostra tuttavia che il primo minimo della.figura di diffrazione prodotta da un foro circolare di diametro d data da sin -

Nel paragrafo 33.5 si ~ visto che l'intensit di un' onda elettromagnetica proporzionale al quadrato della sua :ampiezza. Nel nostro caso questo significa che l'intensit massima 1m (al centro della figura di diffrazione) proporzionale a E~ e l'intensit in un punto caratterizzato dall'angolo ti proporzionale a Possiamo dunque scrivere

EJ. .!...= Ei
[m

E~' con
Cl,

(36.11) che lega l'infiguro 36.9 Figura di difliaz.ione prodotta da un'apertura circolare. Si noticentrale e j massimi

Introducendo la (36-10) e sostituendo tensit all'angolo O:

(~I/

si giunge a un'espressione

1=[m

sina)2 ( ~

no il massimo

e = 1.22~
d

(primo minimo; foro circolare).

(36.12)

Questa esattamente l'equazione 36.5, una delle due che ci proponevamo di dimostrare. Resta da stabilire la relazione tra l'angolo Cl e l'angolo O. La differenza di fase q, tra i raggi che escono dai l'unti pi alto e pi basso della fenditura legata alla differenza di cammino dei due raggi dall'equazone 36.4. cio

secondari ad anello. La figura stata intenzionalmente sovraesposta per mettere in evidenza i massimi secondari, cen-

molto meno intensi del massimo rrale,

L'angolo-O quello compreso tra l'asse centrale e 1. direzione che jndividuaqualsiasi punto sulla.circonferenza del primo !lJ!.nintO, S!.~.oEfr.(:)Qtiques.ta. quazione ~'!Il.Ia 36,1, e sinO = ~ (primo minimo; singola fenditura). (36.13)

q, = (~)
dove a la somma delle larghezze quazione si ridnce alla (36.6).

(asinO).

che individua il primo minimo per una fenditura lunga e stretta di larghezza a. La differenza principale il fattore 1,22, caratteristico della forma circolare del foro.

fu degli elementi infinitesimi. Ma

q, = 2".

sicch l'e-

Potere risolvente
Il farto che le immagini delle lenti siano figure di diffrazione importante quando si voglia risolvere, ossia distinguere, <iue-ogg;!tti-Pntifonll lontani la cni distaoza angolare piccola. La.figura 36.10_mQ~~ lejm!!!agil'i_di ~9.ne e le corrispondenti' distribnzioni d' intensit peL@eogg"l\ipuntiformidistanti(peresempiostelle)conpiccoladistanzaangola. re.Nella figura 36.!Oa.g)i oggetti non sono risolti, a causa della-difIiaz:ione; ci significa chele loro figure di diffrazone (ein ..~<:?I~.!.Ioro_~.siJni_~"ntIlIli) sisovrappongono al punto tale che i due oggetti non sono distingnibili da un singolo oggetto puntiformc. Nella figura 36.10b essi sono appena risolti, e nella figura 36.1Oc sono largamente risolti. Nella figura 36.10b la distanza angolare delle due sorgenti luminose puntiformi tale che il massimo centrale della figura di diffrazione di una sorgente coincide con il primo milili;;;;dell1i~-di~o.ne~du;8i.tr3, iIDC;ondizione detta criterio di Rayegh per

In un esperimento di diffrazione da singola:ti:ndinua si usano due differenti lungbez:z.ed'onda, 650 e 430 nm. La figura ne mosb::a insultati come andamenti dell'inteusidJio funzione dell'angolo 8 per Jedoediverse figure di diffrazione. Se si Inviano entrambe le lunghezze d'onda simultaneamente. che colore produrr la figura di diffraziODC
combinata agli angoli (a) corrispondente al valore A e (b) conispomI.ente al valore B?

VERIFICA 3:

866

Capilolo Diffrazione 36
ISBN 8840S-1342.X ISBN sa-406-1342-X

36Jj

DjfF.-ozicne attroverso un foro circolore

867

Figura 36.10 per mezzo

Immagini

prodotte

da

sorgenti puntiformi lontane (stelle) di lenti convergenti. Sotto sono riportate Je rappresentazioni dei profili di intensit delle immagini. Nel caso (a) le stelle sono cos vicine che le loro immagini possono essere distinte a fatica. Nel caso (b) le stelle
sono un po' pi distanti e la loro separazione risponde al criterio di Raylcigb sulla risoluzione delle immagi-

ni: il massimo centrale di una figura di dffrazione coincide con il minimo di primo ordine dell'altra. Nel caso (c) le stelle sono ancor pi separate e le loro immagini vengono risolte chiaramente.
(b)
c.: , "

(c)

dipinti sta nella sottile, qnasi inconscia variazione di tinte che si ottiene modificando la distanza di osservazione. La variazione cromarica in relazione alla possibilit dell' occhio di risolvere singoli punti colorati. Guardando il dipinto da molto vicino, la separazione angolare (J dei punti maggiore di l< e quindi possibile distinguere i singoli ponti colorati: essi appaiono del colore usato dal maestro per realizzare la sua opera. Allontanandosi dalla tela, a un certo punto la separazione angolare 8 diventa minore di ~ e di conseguenza risulta impossibile distinguere i singoli punti La miscela di colori cbe in tal caso raggiunge i nostri occhi da un qualunque gruppo di punti ci induce ad attribuire un certo 0010re a tutto il gruppo, magari persino inesistente nel gruppo di punti La tecnica pointilliste sfrutta insomma il nostro sistema visivo per creare i colori delle sue opere d'arte. Quando si vuole usare una lente per distinguere oggetti di limitata distanza angolare opportuno avere il disco centrale della figura di diffrazione pi piccolo possibile. Secondo l'equazione 36.14, ci non si pu ottenere aomentando il diametro della lente o diminuendo la lunghezza d'onda. Per questa ragione nei microscopi si usa spesso luce ultravioletta, che, pe' la sua minore lunghezza d'onda, permette di esaminare pi dettagli di quanti sarebbero visibili impiegando, con lo stesso microscopio, radiazione visibile.

la risolvibilit. Secondo tale criterio l'e il' 3612 . , I 'bili' '. " .,.,'. q ~oIle.: Impone che due oggetti appena nso VI presentino un angolo di separazione l< pari a ' l< = arcsin I,22 d . Dato ~he ~ m radianti; angoli .in questione Sono piccoli, possibile sostituire sin c. co ". VR TI VR espresso ,\,

VERIFICA ~

4: Supponete di essere a stento in grado di risolvere due punti rossi, a causa della diffrazione della vostra pupilla. Se si aumenta genericamente I'ijtuminazone dell'ambiente in modo che la pupilla si restringa, la risolvibilit aumenta o diminuisce? Considerate solo la diffrazione. (potete anche provare.)

Problema svolto 36.3


La figura 36.12> un rappresentazione schematica di punti colorati in un dipinto di scuola pointiliste. Si assimilino i punti colorati. a cerchi molto vicini tra loro, per i quali la distanza D tra icentri sia. 2~Omm.. Se il diametro della pupilla dell'occbio d = 1,5 rom, secondo Il eriterio di Rayleigh qual la distanza minima da cui i punti non sono pi distinguibili singolarmente?

~ = 1,22

if

(criterio di Rayleigh).

(36.14)

Ilcriterio di Raylei"'" per la risolvibilit l' '. t di n' :",li. ',. e ,so o un approssimazon-, giacch la risolvibili--- d pe, ,~da mola fattori, quali I rntensna relativa tra la sorgente e l'.intorn la turbole _
e_I'oss~rv~tore il P~c~pio di funzonameme del ~istema ibil 'da' re. L espenenza indica che la minima separazione angolare di fatto risolVI e un~s~ervatore standard di poco maggiore del valoredato dalla (36.14). Thttavia ::odit ~calC<ilo.tra~eremo l'equazione 36: 14 cQmeJosse, un criterio preciso. Se la " ~ .rragli oggetti maggiore di I<, I due oggetti sono risolvibili: se mino-re,'-CIO Don e possibile. ' Il criterio di Raylcigh ci ti] Il . . 'l , . 'HU e ne o Scuo a pOmIluzste, come quello di figura 36 spiegare la percezione . dei colori nei dipinti di I I -r- 1 . . di.classiche ._ . . . '.' .la e te~ruca ~r~tonca prevede la stesura non .pennellate, ma di, una mmade di minuscoli puntuu colorati, Il fascino di questi

Osservatore
b

Punto
::

-.l.
D

I----L---I

'8
(b)

~~od:~,==!sor~ente

vis~-

SOLUZIONE Si considerino due punti adiacenti qualsiasi che siano visibili singolarmente quando si abbastanza vicini al dipinto. Allontanandosi dal dipinto - una prima ideo chiave- i punti sono distinguibili fino a quando la loro distanza angolare (relativamente al punto di osservazione dell'ammiratore) non sia diminuita fino al valore imp0sto dal criterio di Rayleigb.:

Figuro 36.1 2 Problema svolto 36.3. (a) Rappresentazione di alcuni punti di un dipinto pointilliste, La distanza media tra icentri D. (b) Schema geometrico della distanza D tra i punti, della loro separazione angolare 8 e della distanza visuale L.

e"

= 1,22

)"

(36.15) centi di colore rosso (corrispondenti a una lunghezza d'onda relativamente grande) diventano indistinguibili prima dei punti adiacenti di colore blu, Quindi, per trovare la distanza minima L a cui risultano indistingmili punti .di qualsiasi colore attribuiamo a le il valore di 400 nm (luce blu o violetta) e inseriamo gli altri dati nell'equazione 36.17, trovando L

La figura 36.12b illustra, vista da un lato, la separazione angolare () dei punti, la loro distanza reciproca D e la distanza di osservazione L. Poich il rapporto D/L piccolo, altrettanto la separazione angolare e si pu assumere per approssimazione

8=T'

(36.16)

Ponendo, nell'equazione 36.16, () uguale a e" dell'equazione 36.15 e risolvendo rispetto a L, si ottiene
Dd L=--.

(2,0-10-3 m)(I,5 10-3 m) (1,22)(400 . lO 9 m)

6 ,1m

1,22.).

(36.17)

Hgura 36.11 La Senna a Herblay,


dipinto di scuola pointilliste di Maximilien Luce, costituito da migliaia di

Dall'equazione 36.17 si vede che L aumenta al diminuire di . Cosecco una seconda idea chiave - allontanandosi dal dipinto i punti adia-

A questa distanza o a distanze maggiori i colori di tutti i punti adiacenti sembrano mescolarsi. TIcolore percepito in ogni punto pu non esistere come tale, ma essere il risultato di un mescolamento di colori non risolti.

puntini colorati.
vicino colore

Guardando

la tela da

Problema svolto 36.4


Si usa una lente convergente. con diametro d = 32 rom e lunghezza focale f = 24 cm, per formare l'immagine di oggetti puntifcrmi lontani sul piano foeale della lente. Si supponga che sia = 550 nm.. (a) Considerando la diffrazionc prodotta dalla lente, qual la distanza angolare che devono avere due oggetti puntiformi lontani perch sia soddisfatto il criterio di Ray!eigh?

si distinguono i punti e il loro reale, Alla normale distanza di

osservazione del quadro, j punti Don si possono risolvere a occhio e quindi si mescolano confondendosi tra IOTO_

SOrnZIOIIE: La figura 36.13 mostra due oggetti puntiforrni lontani P, e Pz; la lente e uno schermo d'osservazione sul piano focale della lente. Illustra anche, sulla destra, un piccolo grafico dell" intensit luminosa l in funzione della posizione sullo schermo per i massimi centrali dell'immagine formata dalla lente. Dalla prospettiva della lenle la separazione angolare 60 dell'oggetto eguaglia la separazione angolare 9J. eld

863

(opiIoIo 36

Djffrazjone
i dati:

ISBN

B8-408-1342-X

36J DjHrazjone da doppia fendituro

869

(per angoli piccoli).

Si ha dunque

sostituendovi

~
P,. non sono pumformi.

. j ~~d
I------ f --,------1
2 l con andamento dell'inrappresentato sulla destra. La separazione 6i; t massmi cen-

80

= O; = =

e.. = l,22a
angolare

(1,22)(550.10-9 m) 10-5 rad. 32 . lO 3 m = 2,1 .


ciascun massimo

A questa minimo

separazione

centrale delle due


esattamente al primo

curve di intensit

di figura 36.13 sovrapposto

dell'altra curva.
!::..X nel piano focale della lente tra i centri delle massimi di

(b) Qual la distanza

Figuro"36J 3 Problema svolto 36.4. La luce proveuienteda.due oggetti puntiformi lontani Pi e P2 passa attraverso una lente convergente e forma immagini su uno schermo sul piano focale della lente. Per ciascun oggetto disegnato solo un raggio rappresentativo.. Le Immagini
ma figure di diffrazione, tensit qualitativamente angolare degli oggetti

immagini, ossia quanto sono distanti; curve?

diffrazione suJJe due


<lx

SOLUZIONE: L'ideo chiave qui sta nel mettere in relazione la distanza


con l'angolo Approssimando Bi, che noto. Da uno dei triangoli tan compresi

tra le lente e

frange chiare d'interferenza hanno la stessa intensit La figura 36.14b mostra la figura di ~one relativa a una feeditnra re~e. con un largo massimo centrale e massimo secondario di minore Inteasit (a l'i~). La fi~d ~6.14c mostra la fguradjnterferenza prodotta da una fenditura doppia, ricavabile usando la curva di .diffrazione della figura 36.14b_ come fosse un invilHppo per la curva d'intensit di figura 36. 14lLLa posizione delle frange non cambia; solo la loro intensit viene modificata. . La figura ~6.15a mostra la reale figura in cui si distinguono sia l'interferenza da doppia fenditura SIa la diffrazioae, Se una delle due fenditure viene chiusa si ha la figura di diffrazione da singola fenditura della figura 36.15b_ Si noti la corrispondenza tra le figure 36.15a e 36.14c, e tra Ic figure 36.ISb e }6.I<\h Confrontando queste figure si tenga presente che le foto di figura 36_15 sono state intenzionalmente sovraesposte per rendere visibili i deboli massimi secondari, e che i massimi secondari sono due (invece di uno), Tenendo conto degli effetti di diffrazione, l'intensit di una figura di interferenza da doppia fenditura data da .

un'

lo schermo di figura 36.13, si vede che tan (0;/2) = <lx/(2/).

80 e quella delle immagini trali delle immagini distano tra loro ID:.

e con e e risolvendo
ID: =

rispetto

a tu si ha

1= (36.18) ineni

Im(cos

{J)

(sina)2 .-",-

(doppia fenditura),

(36_19)

IO;,
i dati si ottiene

l'immagine. Sicch - questa l'idee chiave - se l'immagine deve rispettare il criterio di Rayleigh per la risolvibilit, le separazioni angolari su entrambi i lati della lente devono essere dati dall'equazione 36.14

dove Bi espresso <lx

in radianti.

Introducendo

= (0,24 m)(2,1 . 10-5 rad) = 5,0 um ,


e

fJ = Jfd sin ____ J.. ..

'

(3620)

36.7 Diffrazione da doppia fenditura


Neldescrivere I'esperimentocon la doppia fenditura (cap. 35) si assunto che le fenditure fossero moltostrette rispetto alla lunghezza d'onda della iuce che e illUilliia, dOa . Quando le duefenditure sono cosstrette, ilrnassiID-entra;;-dellijli:1L,:!iflE1:i5,ne relativa a ognunadelle due copre l'intero schenno.Inoltre, l'interferenza della luce che esce da esse produce frangeluminose (chiare) cOlI intensitapprossimativamente ilgiiiiIe (fig. 35_11)_ In pratica, tuttavia, quando si ha a che fare con luce visibile la condizione a raramente soddisfatta. Per fenditure relativamente -larghe -l\nterlerenza della luce in uscita da.esse.produce.frange ... chiare con inJ~ntdive>e:Tlro lltensi;-inftti, controllata dalladiffrazione della luce che attraversa ognuna del~d~~f~;;diM~.---_--.. --. L". fignra 3.6_14a esemplifica la situazione mosrrando la figura di diffrazione da doppia fenditura prodotta da fenditure infinitamente strette (quindi certamente a ); tutte le

a=

T sin e .

Jfa

(3621)

Intensit relativa

'\

1/

\
1\
O

20

15

IO

O fJ (gradi) (a)

20

/
V
15 \O

-,
10

1-15 20

(gradi)
(b)

Qui d la distanza tra i punti centrali delle fenditure e a la larghezza della fenditura, Si noti che l'equazione 36_19 Cl,!presentlt ilprodono didue fattori. (l) nfatto",-diilzieifi'-renza cos? {J dovuto all' interferenza tra due fenditure i cui punti' centrali distano d (come si ricava dalle equazioni 3522e 3523). (2) llfatt..ore_didiJfrazione[(sina)/",]2 dovuto alla diffrazione da una singola fenditura di larghezza a (come si ricava dalle equazioni 365 e 36-6)Esaminiamo questi fattori. Per esempio, s nell'equzione 3621 a -+ O, aIloraa -+ O e (sina)/a -+ 1. Quindi I'equazion 36.19 si riduce, come atteso, a un'equazione che descrive ..Iafigura d'Interferenza .!:eIativa auna coppiadifenditure estremarnentestrette i cui centri distano d. Analogamente, imporre d = O equivale a farsovrapporre le due.fenditure in una singola fenditura di larghezza a. Se d = O, nell'equazione 36.20, si ottiene {J ='0 e cos? {J = L In questo caso l'equazione 36.19 si riduce, come atteso, a un'equazione che descrive la figura di dift'razione relativa a una singola fenditura di larghezza a.. La figura da doppia feedaura descritta dall'equazione 36_19 mostra il legame intimo esistente tra interferenza e diffrazione, come illustrato nella figura 36.15lL Entrambi i fenomeni sono effetti di sovrapposizione, e si calcolano' sommando in un dato punto Ie.perturbazioni ondulatorie, tenendo opportunamente conto delle differenze di.fase __ Se.le.onde che SI combinano provengono da un numero finit~ (e generalmente piccolo) di sorgenti elementari, coerenti, come nell'esperienza della doppia fenditura con a , I'etfeno chiamato interferenza. Se le onde che si combinano provengono dalla suddivisione di un'onda in sorgenti coerenti infnitesime, come nelcaso della fenditura singola, l'effetto chiamato diffrarione. Questa distinzione tra interferenza e diffrazione utile e conveniente, ma non deve far perdere di vista il fatto che ambedue i fenomenisono effetti di sovrapposizione e che spesso sono presenti simultaneari:tente, come nell'esperienza della doppia fenditura (fig. 36.15a)_

Figuro 36-14 (a) Intensit delle frange d'interferenza che verrebbero prodotte da due fenditure, la cui larghezza si pu considera-

re infinitesima. Cb)Intensit per la figura di diffrazione prodotta da una fenditura di larghezza finita a. (c) Intensit delle frange
d'interferenza formate in (b) agisce come un 20 15 O fJ (gradi) (c) 20 da due fenditure di larghezza invluppo che limita l'intensit a. La curva delle frange

Figuro 36.15 (a) Frange d'inrecfereoza per un


sistema a doppia fenditura; si confronti con la

111111I
.
;.

in (a), prodotte da una doppia fenditura. Si noti che il primo minimo della figura di diffrazione sopprime le frange prodotte dalla doppia fenditura vicino al 12 ordine.

figura 36.14c. (b) Figura di diltr.azione prod.otta da una singola fenditura deUa medesima

larghezza; si confronti con la figm:a36.14b.

~ 1 .~' ...
..

,~

j".";.:

','
-

"""':'
.)"

870

Copuolo Diffrazione 36

ISBN

88-408-1342-X

ISBN

88408-1342-X

36.8 Reticolidi diffrazione

871

Problema svolto 36.5


esperimento con un sistema a due fenditure la lunghezza d' onda della sorgente pari a 405 nm. la distanza tra le fenditure li vale 19.44 p.m e la larghezza delle fenditure a di 4.050 l'm. Esaminare l'interferenza prodotta dalle due fenditure e la diffrazione attraverso ciascuna di esse.
N eli' (a) Quante frange chiare si contano po di diffrazione? entro il picco centrale InViluPPO di diffrazione /
...... 2=0 1

delf'mvilup-

SOLUZIONE: Analizziamo dapprima i due meccanismi fondamentali


responsabili della figura ottica che appare nell' esperimento; Diffrarione da singola fenditura. Questa l'idea chiave:i limiti del picco centrale di diffrazione sono i primi minimi di diffrazione generati da ciascuna fenditura considerata individualmente (fig. 36.14). Ciascuno di essi collocato a un angolo 8 dato dalla (363). Scri0.1 8 (rad) 0,2 0,3

fica-,!"LI);l.QdJ;l!Q.!ipisg.~L~t\C!?!o_,!!:'!.s'!.e.to_in.figura 36.18a. Nella figura 36.18b riprO<!.~~o_ chevedremmo ci realmente su uno schermo inviando attraverso un reticolo luce rossa prodotta ad esempio da un laser a elio-neon. Qui i picchi sono divC':!'tati molto stretti (e. quindi si chiamano righe) e sono separati. da regioni scure relativamente molto ampie. Utilizziamo il procedimento ormai familiare per trovare Iaposizione delle righe luminose sullo schermo. Assumiamo innanzitutto che lo schermo sia abbastanza lontano dal reticolo da rendere praticamente paralleli i raggi. che, provenendo dal reticolo, si concentrano in un certo punto P sullo schermo (fig. 36. I 9). Poi applichiamo a.ciascuna coppia di fenditure adiacenti lo stesso ragionamento gi visto per la doppia fenditura. La distanza d tra le due fenditnre detta passo del reticolo. Se su una larghezza w si hanno N incisioni, allora d = wfN. La differenza di cammino tra raggi provenienti da ciascuna coppia di fenditure adiacenti (fig. 36.19) data dad sin ovee l'angolo tra l'asse centrale e la direzione individuata dal punto P. Si avr in P una riga luminosa se la differenza di cammino. !J:a. '."":ggi.adiacenti uguale a un numero intero di lunghezze d'onda,.ossia ._~-------_._--_._-'
,

Intensit 3 2 l m:1:0 l 2 3

iLLLLLLe
O
(a)

!;Ij;"I'i\\liIil'l:H
3 2 l m=O
(b)

'''-4>,'!/t!
l 2 3

Figura 36.18 (a) L'andamento dell'intensit prodotta da un reticolo di diffrazione con numerose fenditure consiste
di stretti picchi numero d'ordine contrassegnati dal

m. (b) Le corrispondenti frange chiare viste su uno schermo si chiamano righe e sono pure numerate
secondo il valore di m. Sono qui com-

a sin 9 = ml. in cui ilpedice l vuole significare che ci riferiamo aI fenomeno prodotto da una singola fenditura. Poniamo quindi per il primo minimo m = l:
viamo questa equazione come asin8=. (36.22)

Rguro36.16 Problema svolto 36.5. Una met del diagramma di intensit per un esperimento di interferenza da doppia fenditura; I'inviluppo di diffrazione suggerito (con espansione in verticale) secondo picco dalla linea punteggiata. L'inserto mostra il diagramma di intensit per il primo e il

4~!nJi.=.!7'&,_on

m=O, 1,2, ...

(massimi: righe chiare),

(36.25)

prese le righe fino al terz' ordine.

laterale di diffrazione.

dove la lunghezza d'onda della luce. Qui m detto numero d'ordine deUariga considerata, come in figura 36.18; m = O corrisponde 'ill rig~' c~~tr;;i;,-() di ~;~~ro;;" =l a quella di primo ordine, e cos via. .... . .. ... . .. . Seriscriviamo la (3625) come ' = arcsin(mJd), vediamo che, per un dato .. eticolo, r di diffrazione, l'angolo tra l'asse centrale e Ulia certariga, poIlj'lffio_,""te!Z'l, dipende dalla lunghezza d' ondad~Jgt}!":" in questione. Cos, mediante misurazioni degli angoli, specie per righe di ordine_eleYal:Q, s;lJ.i.iiiii,lili_~l"ne g~gJ,retlC91Q; usando la (36.25) possibilerisalirealla lungill;=!~o!lda_difasi.di.lucejgnoti.che Io.investono. Non lo si pu fare invece con la doppia fendituradel paragrafo.36.'1-,.anche.sesi applicano le stesse equazioni esi g'!.ll!!il*~_<!iP"I!ge~9?lla!ungrr~z~a d'onda, Semplicemente, nel caso della dop.piaJen,ditur;l)".fr""gechi= .QO\Utea duelunghezze.d'onda diverse si sovrappongono troppo p!,r P<>terledistinguere.

Interferenza da doppia fenditura. Questa ]'idell chiave: le posizioni delle


frange chiare della figura d'interferenza che scriviamo come da doppia fenditura sono date dalla (35.14), dsine

= m2, conm2 =0,1, 2, ....

(36.23)

Qui il pedice 2 allude al fenomeno prodotto dalla doppia fenditura.


Possiamo individuare a
m2.

SOLUZIONE: Qui l'ideo chiavesta nel considerare che i limiti esterni di questi primi massimi secondari sono i secondi minimi di diffrazione, posti ciascuno a un angolo B dato dalla (36.3) ponendo m l = 2: a sin = 21.. (36.24)

V 'v/
~

Al puntoP sullo schermo

Dividendo la (36.23) per la (36.24) si trova


il primo Introducendo
m2

minimo

di diffrazione

della

figura

a
m2

frange da doppia fenditura dividendo la (36.23) per la (3622) e risolvendo rispetto poi i dati si ottiene

= -;; =

2d

(2)(19,44 j.Lm) 4,050l1m


minimo

= 9,6.
avviene poco

'!. =
a

19,44 j.Lm = 4,8. 4,050 p.m

Da qui si vede che il secondo prima Sicch, chiare

di diffrazione

17/ ~=o l' _


T~8'
~
8 tra

raggr adacenti

della frangia d'interferenza associata a m2 = lO nella (36.23). entro il primo picco laterale di diffrazione abbiamo le frange
da
m2

che la frangia chiara d'Interferenza associata a m2 = 4 rientra nel picco centrale della figura di diffrazione da singola fenditura, ma non altrettanto succede per la quinta frangia. Sicch, Da

qui si capisce

Larghezza delle righe

=5 a

m2

= 9 e quindi

le frange

chiare

d'interferenza dal primo

sono 5 (vedi disegno nell'inserto della figura 36.16). Tuttavia la prima


frangia (m = 5) appare minimo di diffrazione. solo parzialmente, perch tagliata

diffrazione abbiamo la frangia chiara centrale (m = O), e quattro frange chiare (fino a m = 4) su ciascun lato rispetto al centro. Quindi le frange chiare sono in totale 9. Nella figura 36.16 sono mostrate le frange chiare su una met del icco centrale
entro il picco centrale di p ~) ~uante ~range chiare sono contenute sumlaterali? entro Uno dei due primi "

~VERIFICA 5.
sorgente

. Aumentando a 550 nrn la lunghezza d'onda nel problema svolto 36.5, stabilire se aumentano,

della

mas-

d~uis~ono o res~o invariati (a) la larghezza del picco centrale dI diffrazl.One e Cb) 11numero di frange chiare entro questo picco.

36.8 Reticoli di difFrazione


p

L__~--:::::::~..-r

c
Figuro 36.17 Una sorta d reticolo di diffrazione contenente solo cinque fenditure produce una figura di interferenza su uno schermo lontano C.

.Unodegistrumentipiutli nellostudio dellaIuccedeglioggetti chelaemettono e la assorbono iJ,retio]o;<!id~~aYone. In analogia alcaso dell~~()PI'[af~;j;~.a :<li.figra 36.10, questo dispositivo e dotato di un numero N molto pi grande ..dHegditure, talvolta.chiamate incisioni, che posso.no ess~reanchemigliaia nello spazio di un millimetro. Un reticoloideale, !'Q.~tit!ritQdi,soJQHel!gi~e,3'.rapl'resentato nella figura 36: 7. Quando si investono-le,fendinJre.con.luce monocrornatica, si peresempio a determinare la lunghezza d'onda della luce. I reticoli. di diffrazione possono essere anche superfici opache in cui si scolpisce un gran numero di intagli paralleli e molto vicini.icome sono le .fendture ..La luce che viene riflessa e diffusa da queste intagli forma ~ge di~d.~~_~Qm~ ~_,,'L~m~e,tr.~.1pe~s~.~attr,aveJ;'So fenditur~.. . Per.nn.fascioincidente rnonocromatico, al crescere del numero di fendirure da 2 fino a u_n....grnA .!I~m> ~ ~<'_t~_d-'"-l!.ejra!!~ ..!!!~\llj~at:ipica: !,Clt?f:orm.az:i()ne rodotta dalla p dopp.!<!.fe!l<li!Il,J;;!,.!ljjig'iIa_?6.14irlJOrIrJ.ewolto pi complicate,finch iillafin~i sempli-

La~jliuli.\l!1I!'J:icQ!Q_aJisolvere (distinguere) differenti lunghezze d'onda dipende Rgura36.19 I raggi uscenti dalle fendidallalarghezzadellerighe. Ricaviamo .. n'espressoneprima.per.Ia u larghezza della-riga ture di un reticolo di diffrazione diretti centrale.On =.. O).e.pni per Ia Iarghezzadelle righe successive. Definiamo la larghezza della .,. verso un punto lontano P sono pressoriga centrale come l'intervallo angolare !le. tra il centro della riga centrale.ove e =.O~, e la ch paralleli. La differenza di cammino posizioneangolare (fig. 36.(0) doveI'jntensit efficace della riga decade a zero e inizia il tra due raggi adiacenti d sin, ove e primo minimo scuro -,In tale tratto scurodi minimo gli.Nraggi provenienti dalle Nfenditul'angolo indicato. Le fendimre si estenre si elidono, l'un l'altro, Per la verit lalarghezza della riga 2 Il.e, ma usanza confrondono normalmente al piano del foglio. tare la larghezza.delle .righe.riferendosi alla met larghezza. Nel paragrafo 36.3 abbiamo ragionato sull' annullamento che subiscono. gran parte dei raggi, in quel-caso perla diffrazione.da singola fenditura. Abbiamo.ricavatol'equazione 36.3 che, grazie all' analogia tra le due trattazioni, pnssiamo usare anche adesso per trovare il minimo. Questa equazione. stabilisce, che il primo miuimo.cadeJaddo.ve la. differenza di cammino tra i due raggi estremi eguaglia . Nel caso di dffrazione da singola fenditura questa differenza a sin ()..Per un.reticolo diN incisioui, con passo d, I" distanza tra le fen-

cre~ostr~ttefr~ge-dnntrlerenzalli.ili

Intensit. 1.8
l lol l l l l l l

----~~L-~------8

, ,

misurata

Figuro36.20 La larghezza 1J.e della riga centrale convenzionalmente tra il centro della
su un diagramma d 1

riga e il minimo adiacente

in funzione di e, come in figura 36.18a.

872

('pil,I,36

Diffrazione

ISBN 88-408-1342-X

36.8 Reficoli di diffrazione

873

I~
e\

VillPO ~
~6 \,

supenore Al pomo muumo

~~<:.E.s!!"em,,_ J:ld (fig. 36.21). Di conseguenza mi qui Nd sm(M). n primo minimodatoda


Ndsm(!'J.f})

la differenza di cammino tra i raggi estre.---.---.. -- .. ---.. - .... --- 0_ _ ....

Figurn36.14
tro visibile,

viste attIavcrso uno

Righe di eruissione del cadmio nello spetspettroscopio a reticolo.

= _

(36.26) !'J.11.~molto piccolo e 9J!iAdi

Raggio infenore

Ossia, considerato che per un massimo cen~'L'!:l.Q!!Q.~o (se misurato m radianti) coincide praticamentecol suo ~n.o,
!'J.f} = N d

(larghezza del massimo ceotrale).

(36.27)

~o

Aggiungiamo, senza dimostrarlo, che in generale, se uoa.riga si trova a.un.angolo.d.rispetto all'asse centrale, la larghezza di tale riga data da
!'J.f}

Figura36.21 Le due fenditure estreme di un reticolo avente N incisioni sono distanti Nd. I raggi cbe passano per queste due fenditure hanno differenza di cammino pari a Nd sin /18, ove 68 l'aogolo indicato. (Qui esagerato per motivi di chiarezza.)

= N d cos f}

(larghezza della riga m corrispondenza

di 8).

(36.28)

Si osservi che,dati la lunghezza d'onda e il passo d,la larghezza delle righe si striage al crescere di N. Sicch i reticoli con maggior numero di incisini sono pi idonei a distinguere tra due lunghezze d' ooda vicine, perch le righe di diffrazione sono pi strette e quindi si sovrappongono dimeno. -- -.---- ..-.. ". '.. . ..

TI terzo ordine nella figura 36.23 non mostrato, per motivi di chiarezza. perch si sovrappone sia al secondo sia al quarto ordine. La riga rossa del quarto ordine manca perch non si forma con il tipo di reticolo qui impiegato, Infatti se risolviamo l'equazione 36.25 per trovare 8 in corrispondenza della lunghezza d'onda del roSSQ e per m = 4, risulta sin maggiore di l, ci che impossibile. Si dice quindi che il quarto ordine incompleto per quel reticolo; potrebhe non esserlo per un altro reticolo con passo d maggiore, che allarga meno le righe a confronto della figura 36.23. La figura 36.24 una fotografia delle righe di emissione prodotte dal cadmio nello spettro visibile.

Grafico a ottica variabile

rJ~

Spettroscopio a reticolo

~I

Ireticoli di diffraziooe sooo ampiamente usati per determinare la lunghezza d'onda di luce emessa da una qualsiasi sorgente, sia essa una lampada O una stella. La figura 36.22 mostra un semplice spettroscopio a reticolo, usato a questo scopo. La luce emessa dalla sorgente S viene focalizzata, tramite la lente L, su una fenditura S, posta nel piano focale della lente L,. La luce parallela cbe emerge dal collimatore C un' onda piana che colpisce perpendicolarmente il reticolo G, dove viene diffratta, con l'ordine zero (m = O) posto a un anzolo IJ = O lungo l'asse centrale del reticolo. o Possiamo vedere la figura di diffrazione che apparirebbe su uno schermo a qualsiasi angolo f} semplicemente orientando il telescopio T m corrispondenza di quell' angolo nella figura 36.22. La lente Z, del telescopio focalizza i raggi diffratti all'angolo IJ (coo una certa ampiezza angolare) sul piano focale F F' nel telescopio. Guardando attraverso l'oculare E abbiamo a disposizione una vista ingrandita dell'immagine focalizzata. Cambiando l'angolo f} del telescopio possibile esaminare, ingrandita, qualsiasi parte dello spettro di diffraziooe. Per ogni valore di m diverso da zero lo spettroscopio a reticolo disperde la luce origiaale m funzione della lunghezza d'onda (o colore) e consente di determiaare tali lunghezze d'onda mediante l'eqnazione 36.25. Se la sorgente di luce emette un ampio spettro di lunghezze d'onda discrete, muovendo il telescopio attraverso un ordine si pu vedere una sequenza di righe colorate: l'angolo f} relativo all' estreruit m cui compare il colore di ruinore lunghezza d'onda minore di quello del colore di lunghezza d'onda maggiore. Per esempio, la luce emessa da una lampada a vapori d'idrogeno emette quattro lunghezze d'onda separate nello spettro visibile. Guardandola direttamente ha l'aspetto bianco. Se invece la osserviamo m uno spettroscopio a reticolo, possiamo distinguere, a molti ordiui diversi, le righe dei quattro colori corrispondenti alle quattro lunghezze d'onda, chiamate righe di emissione del gas. Nella figura 36.23 sono riportati quattro ordini. Nell'ordine centrale (m = O) le righe corrispondenti alle quanro lunghezze d' ooda sooo tutte sovrapposte generando cos un'unica riga bianca a f} = O. Negli ordini superiori le righe appaiono invece separate. Schema di un semplice
a reticolo usato per ana-

Gli ologrammi si ottengono registrando su pellicola fotografica la luce diffusa da un oggetto investito dalla luce di un laser. Dopo lo sviluppo, si pu riprodurre un'Immagine dell'oggetto illuminando l' ologramma con la medesima luce laser. L'immagiae accattivante perch, a differenza delle comuni fotografie, d il senso della profondit e, cambiando l'inclinazione visuale dell' oggetto, ne modifica la prospettiva. Si era pensato che I'oIografia costituisse una valida misura antifasificazione per le carte di credito e altri tipi di tessere personali. In realt presenta parecchi svantaggi: l) L'immagine olografica appare netta quando la si vede alla luce laser, che coerente e incidente m una sola direzione. Alla luce normale, per esempio di uo negozio, appare invece piuttosto cupa e lattiginosa (la luce ordinaria una luce diffusa cbe proviene da molte direzioni ed una luce incoerentej.Un cassiere di supermercato improbabile che esamini l'immagine sulla tessera a distanza cos ravvicinata da rendersi conto se si tratta. di un 010gramma vero o simulato. 2) Un ologramma si pu facilmente contraffare perch l'immagine fotografica di nn oggetto reale. I falsificatori non fanno altro che costruire un modello dell' oggetto, fame un ologramma e stamparlo sulla tessera falsa. La maggior parte di simili tessere ora portano immagini grafiche a ottica variabile, che generano un'immagine per diffrazione della luce diffusa mediante reticoli mglobati nel supporto. I reticoli generano centinaia e talvolta migliaia di ordini differeoti.. Chi guarda la tessere intercetta alcuni di questi ordini e la loro combinazione crea nn'immagine virtuale che costituisce, per esempio, un marchio. Nella figura 36.25,., ad esempio, i rericoli presenti nel punto a generano una certa immagine quando l'osservatore guarda con un orientamento A, ma generano un'unmagine diversa se l'osservatore guarda con r orientamento B. Le immagiui sono nette e brillanti perch i reticoli sono progettati per funzionare in luce diffusa. Un'immagine a ottica variabile molto difficile da disegnare perch il progeuista deve lavorare a ritroso a partire dall'immagine da riprodurre, come il marchio. Deve detemllnare per ogni punto dell' immagine le propriet del reticoln m grado di generare differeoti immagiui quando viene osservato sotto diverse angolazion, Un lavoro che richiede complesse programmazioni al computer. n progetto completo che cos ne risulta t:almente complicato che la sua riproduzione, senza la disponibilit degli stessi mezzi, virtualmente impossibile.

(a)

Figura 36.22
spettroscopio

0_,","',li::';,,~"~c"'",-,;,i':_
(b)

lizzare le lunghezze d'onda della luce emessa dalla sorgente S.

distanziano

Figuro36.23 Righe emesse dall'idrogeno nel visibile agli ordini O, 1,2 e 4. Si noti che le righe si sempre pi ad angoli via via crescenti. Sono anche sempre pi larghe e deboli, cosa che qui non messa in evidenza.

VERIRCA 6: La figura qui sotto mostra le righe di due ordini diversi prodotte da luce rossa monocromatica attraverso enredcclo di diffrazione. (a) n centro della figura si trova a destra O a siaistra? (b) Se anzich rosso il fascio monocromatico usato fosse veroe,lalaxgbezzadelle ri"oile di ugual ordine aumenterebbe, diminuirebbe o resterebbe uguale?

Figura36.ZL. (al n reticolo situato nel punto a di un'immagine a ottica variabile invia luce all'osservatore sotto un'orientazione A, creando una certa
immagine virtuale. (b) Il reticolo del

punto b invia all'osservatore luce con orienrazione B, creando UDa diversa immagine virtuale.

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Copitolo 36

Diffrazione

ISBN

B8-408-1342-X

36.9 Reticoli: dispersione e potere risolvente

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36.9 Reticoli: dispersione e potere risolvente


Dispersione
Pe.!52..~~I!.~ di distingu~ci~_L'!l!~E:" risolv~e.le.reJatiyJUigIKdi.l:!iffu!zio.!!e~Q!!];m CQIDJL d'~!!!9lto _Yif:~tl!I retico~P9tere sep.M1!.?ione->..l!.~1!a !lig>J'.nW!!tiQ~finita

Dimostrazione del/' equazione 36.32


Si "9!JSideri l'.equazione ;>6.33,'ic:ava!!'_ ~.(~:~0:~~.~..QQ~~one angolare delle righe di una figura di diffrazione formata da un reticolo. ~Ula iccola c!ifferenza di lunghezza d' onda re!ativaa'cueoidediffraite dal reticolo e tJ..e la differenza tra le le:#> posmoni angolari nella:fi~.ilf~~~~di M -il.Hi~:!igJlo in grado di consentire la risoluzione tra le due righe. per il criterio di Rayleigh esso deve essere ogiWe alla larghezza di ogni riga, che e dta iliill'eqiliiZiOri'30:28:' . ' . .. - ... ._---- .

-_

__

D = tJ.e (dispersione).

........_.42;_. __

_.
due

(36.29) differiscono di tJ.. di ~missione di_l!!!JJ;ycoo'ln corri---. Sostituendo

IlO=---.

NdcosO
si trova

Qui A8. .ladistanza ..@gillID"e.!J:adue.rigill:Je.!,ui)ung!lzzgopda Quanto Ri grande P ...anto maggiore Ua.>.iis~~gol",e.tra t che differiscono ..di~.LI"li=streEI!lQ..!nLIlQ!O..Q...11~!~-'!i.s~rsiQne spoDd7.~_~~~~~~?at~_da
m

l' equazione 36.33 con questa espressione N=mtJ.l..

dgh~~

da cui segue R=-=Nm. tu. Questa l' equazione 36.32. che intendevamo .. imostrare. d

D = dcose

(dispersione di un reticolo).

(36.30)

Per !~~~ EP~~~_<!i~jg!1.l'.!,,-i!!c~ioni.d! reticolo.devonoessere.molro.vicne, cio d deve essere piccolo ed meglio osservare gli ordini elevati (m grande). Si noti che la di~o~ non dipende4JiiJ!\!m;;rQ:a1.1iC!S!.QO;;~riiilliinIiliSraSIpe,:D il rad/m.

Confronto tra dispersione e potere risolvente


Il pot.<m:.@.risQI~Otl".4! un. reticolo non deve essere confuso con la dispersione da esso prodotta. La tabella 36.1 mo~];.l~tihe ditre~bcoll,-:-gniiiOilliIiijatii-Con luce di lunghezza d' onda = 589 mn. La luce diffratta vista in corrispondenza del massimo &'pimo ordine (m = l nell'eq, 36:25)":"DOvreste' verificare che i valori di D ed R della tabella 36.1 possono essere calcoati dalle equazioni 36.30 e 36.32. rispettivamente. (D dOV essere espresso ingriiailiDicrofuetroilivec-li"'iiirndiiinti/nietro.) Nefi"egndizloni presentate ne)laJ:!lge.lla 3.6.J .ireticoli.a e B hanno la stessa dispersioneJ~tiC9li,A e .b~o lo stesso potere di risolusione. La figura 3626 mostra la distribuzione d'Intensit di due righe .con , e 2 vicine a 589 nm, prodotte dai reticoli della tabella 36.1. Il reticolo B. che ha un elevatopotere di risolazicce, prodnce righe. strette e pertanto in' gado<i.risovere righe con Iunghezze . d'~-,]~oJto pi vicine di quelle ndcate in figura Con reticolo c. che ha un'elevata dispersione, la separazione angolare tra le righe risulta maggiore. TABEllA 36.1 TrereIiOIIi. mnIronto"
8 (gradi)

Potere risolvente
Righe conJlJJlgl)e~.<:I:Qnd.~ m91!Q.simili.sono tanto pi risolvibiliquanto minore la loro largh.e"za:_ Ovvero, il reticolo dovrebbeaver un elevato potere di risoluzione .o.risolvente, R. definito come Le sottili incisioni (0,5 J1m) su un disco ottico formano un reticolo di diffrazione. Quando il disco illuminato da una piccola sorgente di luce il fascio diffratto forma tracciati colorati che derivano dalla composizione delle figure di diffrazione prodotte dalle incisioni. (potere risolvente). (36.31)

]l
O

f\Reti~7\
13.4' 8 (gradi)

Qui I la media delle lunghezze <l' onda.di due. righe dello spettro appena risolvibili..e tJ. Ja loro differenza Al crescere di R si riduce la distanza a cui due righe.sono.risolvibili ..Si veo/~_~.~~t()."~~.i!.P."tere ~~_~~one di un reticolo dato dalla semplice espressione ~---~-.-_._._.- -_.~~-------'. R = Nm Per~ete...llILelevato..poteIe ess~d-,_~~.u!~.'llla:.ione CJx:tere risolve~re..di un reticolo). (36.32)

Il
O ha il maggiore

f\Reti~olo 1\
25.5' 8 (gradi) potere risolvente.

Reticolo ..risoly.entejLretico]Q.de:ve.Ay.ere_molte.fenditure 36.32. .cio N deve


A

d(nm) 2540 2540

8 13.4' 13.4' 25,5' 23.2 23,2 46,3

Dimostrazione dell'equazione 36.30


Es~mi~il\!!lg.l'.Nllgion~. 36,f.?_~1!.e esprime le posizioni angolari delle righe dello spettro di diffrazione di un reticolo: . ~ -.- -'- ..- ..... _ - ..__............ --- .._.

B C "Valori per

10000 20000 10000

1370

R Figuro 36.26 Distribuzione d'intensit 10000 . di due righe di due diverse lunghezze d'onda prodotte dai reticoli della tabel20000 la 36.1. Il reticolo C presenta la mag10000 giore dispersione. mentre il reticolo B

= 589 nm ed m = L

-.D-

dsine = m.
Siano O.e.~ le variabili; differenziando si ha

Problema svolto 3U
Un reticolo di diffraziooe dotato di 1.26. 1(1" incisioni uniformemente spariate su una Juughezza w = 25.4 mm iIlominalD perpendico_ daUa luce gialla di una Iampada a vapori di sodio. Questa luce c:outiene due righe molto vicine (il noto doppietto del sodio) con luugb<:zzc d' onda 589.00 nm e 589,59 nm, (a) A qoaIe angolo si hai! primo massimo (su entrambi i Iati rispetto al massimo centrale) relativo alla prima delle due luugbezze d' onda? di i dati nella (36.25) si ottiene 8 =3ICSinm
d
ee

~(c~s~)~e_,:,.!'!...,u. -'-_.
Se gli angoli .sono sufficientemente m!ni di ~erenze finite piccoli. possiamo esprimere questa uguagli= . .... - ...._'. .. '. in ter-

arcsin ((1)(589.00nm)
2016nm

= 16.99" '" 17.0 . (b) Qual la distanza angolare tra le due-righe disperse dal reticolo al primo ordine?

d(cos~)~.e.
ossia tJ.O
tJ.

=_ m ~.~'
m

(36.33)

SOlUZIONE: L'ideochiave nel localizzare i massimi generati dal reticosta lo medianIe r eqcazlcee 36.25. n passo d caratteristico del reticolo
d

tJ..e
ll_r~pporto -:- semplicemente ne 36.30. tJ.
.

= dcose .
=

D (vedi eq. 36.29) .p.er cui abbiamo ricavato.lequazio.

li =

25.4.1(,3 m 1,26-10'

2.016.10-<> m=2016om.

n massimo

di primo 0Idi0e corrisponde a m = L Introducendo quin-

SOLUZIONE: Una prima ideaooovesta nel ricordare che la separazione angolare tra due righe dipende dalla lunghezza d'onda e dalla dispero sione D del reticolo. secondo l'equazione 36.29. Una seconda ideo chio ve la dipendenza di D daIl' angolo 8 a cui si opera, Possiamo assumere che. al primo Otdine,1e due righe del sodio siano abbastanza vicine dapennetterci di va1utareDin conispondenzadell'angolo8 = 16.99

.44.

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