Tutto Sulla Luce
Tutto Sulla Luce
Teoria corpuscolare
1
I colori dell'arcobaleno venivano spiegati tramite l'introduzione di un gran
numero di corpuscoli di luce diversi (uno per ogni
colore) ed il bianco era pensato come formato da
tante di queste particelle. La separazione dei
colori ad opera, ad esempio, di un prisma poneva
qualche problema teorico in più perché le
particelle di luce dovrebbero avere proprietà
identiche nel vuoto ma diverse all'interno della
materia.
Teoria ondulatoria
Il fatto che le onde siano capaci di aggirare gli ostacoli mentre la luce si
propaga in linea retta (questa proprietà era già stata notata da Euclide nel
suo Optica) può essere facilmente spiegato assumendo che la luce abbia
una lunghezza d'onda microscopica.
1
𝑐=
√𝜀0 𝜇0
L’esperimento di Galileo
5
La misura di Ole Rømer
Ole Rømer, un astronomo danese, effettuò una misura della velocità della
luce nel 1676 utilizzando le osservazioni delle eclissi dei satelliti di Giove.
Rømer osservò le eclissi di Io, uno dei satelliti di Giove, e notò che il tempo
di inizio e fine eclisse variava a seconda della posizione della Terra rispetto
a Giove. Quando la Terra era più vicina a Giove, le eclissi avvenivano più
frequentemente di quanto previsto, mentre quando la Terra era più lontana,
le eclissi avvenivano meno frequentemente. La posizione di Giove rispetto
alla Terra cambia nel corso dell'anno a causa delle orbite dei due pianeti
intorno al Sole. Ci sono due posizioni importanti da considerare:
Rømer ipotizzò che la variazione nel tempo di eclisse fosse dovuta al tempo
impiegato dalla luce per percorrere la distanza tra la Terra e Giove.
Utilizzando le osservazioni delle eclissi di Io, Rømer calcolò che la velocità
della luce era di circa 220.000 km/s.
6
La misura di Rømer fu importante perché fornì la prima stima quantitativa
della velocità della luce. Sebbene la misura non fosse precisa secondo gli
standard moderni, rappresentò un importante passo avanti nella
comprensione della natura della luce e della sua velocità. La velocità della
luce moderna è di circa 299.792 km/s.
L’esperienza di Finzeau
4. Specchio: uno specchio piano posto a una distanza nota dalla ruota
dentata, solitamente tra 5 e 10 km.
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✓ Una parte del fascio di luce veniva riflessa dallo specchio divisore di
fascio e non veniva utilizzata.
✓ La luce passava attraverso uno spazio tra i denti della ruota e veniva
riflessa dallo specchio posto a distanza.
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Teoria quantistica
1. esiste una frequenza minima della luce al di sotto della quale non si
ha emissione di elettroni, mentre Maxwell esclude l’esistenza di tale
frequenza di soglia.
2. L'energia degli elettroni emessi dipende dalla frequenza della luce
incidente, ovvero maggiore frequenza della luce maggiore l’energia
degli elettroni, inoltre tale energia non viene modificata dall'intensità
della luce.
3. Il numero di elettroni emessi è direttamente proporzionale
all'intensità luminosa.
10
proseguire un breve ripasso su cosa si intende per intensità luminosa e
frequenza della luce.
11
Aumentando l’intensità a basse frequenze non vengono emessi elettroni
mentre aumentando l’intensità ad alte frequenze aumenta il numero degli
elettroni emessi ma non la loro energia cinetica che dipende dalla velocità.
Ora torniamo al primo esempio nella parte ad alta frequenza:
• Luce di intensità 10 Cd, frequenza 𝟖 × 𝟏𝟎𝟏𝟒 Hz, EMISSIONE DI
N ELETTRONI A VELOCITÁ V
e questa volta aumentiamo la frequenza non l’intensità:
• Luce di intensità 10 Cd, frequenza 𝟖 × 𝟏𝟎𝟏𝟔 Hz, EMISSIONE DI
N ELETTRONI A VELOCITÁ 10 volte V
Ovvero aumentando la frequenza non aumenta il numero di elettroni emessi
ma bensì la loro energia cinetica che dipende dal quadrato della velocità.
Da questi esperimenti si conclude che:
1. vi è una frequenza minima al di sotto della quale non vengono emessi
elettroni, a prescindere dall’intensità.
2. superata questa soglia avviene l’emissione e, se si aumenta la
frequenza, aumenta l’energia degli elettroni emessi non il loro
numero.
3. se la frequenza è oltre la soglia di emissione, aumentando l’intensità
aumenta il numero di elettroni emessi ma non la loro energia.
Ora questi tre fatti erano inspiegabili con la teoria ondulatoria della luce,
ma Einstein trovò la soluzione del problema.
Einstein riprese una precedente ipotesi di Planck, elaborata per risolvere un
altro problema inspiegabile per la fisica del tempo “la radiazione di corpo
nero”. Planck ipotizzò che l’energia della luce fosse composta da “quanti”,
ovvero particelle di energia con valore dipendente dalla frequenza.
Quindi la luce, e tutta la radiazione elettromagnetica, si comportava come
se fosse composta da quanti, cioè da corpuscoli o meglio da particelle
possedenti una data energia e non da onde. Questi quanti di radiazione
elettromagnetica saranno in futuro chiamati “fotoni”. Dunque l’energia di
ogni singolo fotone è legata alla sua frequenza, maggiore frequenza
maggiore energia.
𝐸 = ℎ𝜐
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Per cui in un raggio di luce incidente sul metallo l’energia è legata alla
frequenza dei singoli fotoni, mentre variando l’intensità luminosa si varia il
numero di fotoni che colpiscono il metallo ma non la loro energia.
Ora ogni elemento chimico ha una frequenza di soglia differente, ad
esempio per il rame essa vale 1,08 × 1015 Hz.
Einstein parlava chiaramente di urti, di interazioni fra la “luce” e gli elettroni,
di "scontri", ovvero dava credito alla natura corpuscolare, quantizzata, della
luce.
È divertente notare come Einstein con questa spiegazione eresse uno dei
pilastri della futura meccanica quantistica, la quale diverrà uno degli “incubi”
(scherzosamente parlando) della sua vita futura.
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elettroni si comportano come singole particelle. Per la scoperta dell'effetto
omonimo Arthur Compton ricevette il premio Nobel nel 1927.
14
Tali esperimenti, ma se ne potrebbero fare molti altri, suggeriscono che la
luce si propaga, almeno in un ambiente trasparente e omogeneo, seguendo
rette uscenti dalla sorgente, dette raggi luminosi.
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Principio di Fermat
Principio di Huygens-Fresnel
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L’INTERFERENZA DELLA LUCE
L'interferenza è un fenomeno mediante il quale due onde si sommano
generando un un'unica onda. Dal punto di vista dell'ottica, affinché si abbia
interferenza è necessario che le onde elettromagnetiche la stessa frequenza
e siano generate da due sorgenti puntiformi e coerenti. Tali onde possono
essere descritte dalle due equazioni:
𝑌1 = 𝐴 · cos(𝜔𝑡)
𝑌2 = 𝐴 · cos(𝜔𝑡 + 𝜙)
Adesso cerchiamo di capire perché queste due onde sono sfasate. Per
capirlo dobbiamo considerare l'esperienza di Young.
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Consideriamo un punto P posto
alla distanza y dall'asse passante
per il punto centrale tra le 2
fenditure. Sia s la sorgente
monocromatica
coerente, ad una distanza L vi è lo
schermo con le due fenditure e alla
distanza L+D c'è lo schermo di
proiezione. In posizione y sullo
schermo di proiezione le due sorgenti presentano due percorsi diversi l 1 e
l 2.
𝝀
𝒍𝟏 − 𝒍𝟐 = 𝒏𝝀 ⇒ 𝒍𝟏 − 𝒍𝟐 = 𝟐𝒏
𝟐
𝝀
𝒍𝟏 − 𝒍𝟐 = (𝟐𝒏 + 𝟏)
𝟐
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Adesso introduco un'altra ipotesi, infatti ipotizziamo che la distanza d tra le
2 fenditure sia molto più piccola della distanza l tra le fenditure e lo schermo
di proiezione; vediamo allora alla luce di queste considerazioni cosa
succede:
𝒍𝟐 − 𝒍𝟏 = 𝜟𝒍 = 𝒅 · 𝐬𝐢𝐧𝜽
𝒚
𝐬𝐢𝐧𝜽 ∼ 𝐭𝐚𝐧𝜽 =
𝑳
𝒅𝒚
𝒍𝟐 − 𝒍𝟏 = 𝒅𝐬𝐢𝐧𝜽 ∼
𝑳
𝝀 𝒅𝒚 𝝀 𝑳𝝀
𝒍𝟐 − 𝒍𝟏 = 𝟐𝒏 ⇒ = 𝟐𝒏 ⇒ 𝒚=𝒏
𝟐 𝑳 𝟐 𝒅
𝝀 𝒅𝒚 𝝀 𝑳𝝀
𝒍𝟏𝟐 − 𝒍𝟏 = (𝟐𝒎 + 𝟏) ⇒ = (𝟐𝒏 + 𝟏) ⇒ 𝒚 = (𝟐𝒏 + 𝟏)
𝟐 𝑳 𝟐 𝟐𝒅
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LA DIFFRAZIONE DELLA LUCE
𝒅 · 𝐬𝐢𝐧𝜷 = 𝝀
𝒅 𝝀
𝐬𝐢𝐧𝜷 =
𝟐 𝟐
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quindi
𝝀
𝐬𝐢𝐧𝜷 =
𝒅
vediamo adesso cosa succede per un angolo β2, per il quale vale:
𝒅𝐬𝐢𝐧𝜷𝟐 = 𝟐𝝀
𝝀
𝒅𝐬𝐢𝐧𝜷 = 𝒏𝝀 ⇒ 𝐬𝐢𝐧𝜷 = 𝒏
𝒅
𝒚
= 𝐭𝐚𝐧𝜷 ∼ 𝐬𝐢𝐧𝜷
𝒍
𝝀 𝒚 𝝀 𝒍𝝀
𝐬𝐢𝐧𝜷 = 𝒏 ⇒ =𝒏 ⇒ 𝒚=𝒏
𝒅 𝒆 𝒅 𝒅
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𝟑
𝒅𝐬𝐢𝐧𝜷 = 𝝀
𝟐
𝟑 𝝀 𝒚 𝟑 𝝀 𝟑 𝒍𝝀 𝒍 𝝀
𝐬𝐢𝐧𝜷 = ⋅ ⇒ = ⋅ ⇒ 𝒚= ⋅ ⇒ 𝒚=𝟑⋅ ⋅
𝟐 𝒅 𝒍 𝟐 𝒅 𝟐 𝒂 𝒅 𝟐
se invece si ha
𝟓 𝝀 𝒍 𝝀
𝐬𝐢𝐧𝜷 = ⋅ ⇒ 𝒚=𝟓⋅ ⋅
𝟐 𝒅 𝒅 𝟐
𝒍 𝝀
𝒚 = (𝟐𝒏 + 𝟏) ⋅
𝒅 𝟐
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Il Reticolo Di Diffrazione
Il reticolo di diffrazione è una superficie piana in cui
sono praticati diversi fori o incisioni in modo
da riflettere o lasciar passare la luce e generare per
opportuni angoli interferenza costruttiva.
𝟏
𝒅=
𝒑
𝝀 𝒚 𝝀
𝒅𝐬𝐢𝐧𝜶 = 𝒏𝝀 ⇒ 𝐬𝐢𝐧𝜶 = 𝒏 ⇒ =𝒏
𝒅 𝒍 𝒅
𝝀
𝒚 = 𝒏𝒍
𝒅
𝝀𝟏
𝒚𝟏 = 𝒏𝒍
𝒅
𝝀𝟐
𝒚𝟐 = 𝒏𝒍
𝒅
𝒍
𝒚𝟏 − 𝒚𝟐 = 𝒏 (𝝀𝟏 − 𝝀𝟐 )
𝒅
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Allora se n=0 non si ha
dispersione delle lunghezze
d'onda, per n=1, primo
massimo laterale possiamo
affermare che la posizione del
massimo dipende dalla
lunghezza d'onda e così pure
per i massimi successivi.
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Lo spettro elettromagnetico
1. Spettro continuo
2. Spettro con righe in assorbimento
3. Spettro con righe in emissione.
Lo spettro a righe si genera in presenza di un gas, quando il gas si frappone
tra noi e la sorgente si generano righe in assorbimento, invece quando il
gas viene riscaldato ed emette si genera uno spettro con righe in emissione.
Lo spettro continuo invece è tipico dell’emissione luminosa dei corpi solidi,
ad esempio il filamento di una lampadina ad incandescenza.
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4. L’elettrone tende sempre ad occupare spontaneamente il livello di
energia più basso, cioè quello più vicino al nucleo
Consideriamo ora tre livelli di energia,
i livelli 1, 2 e 3. Se l’elettrone si
trovasse sul livello di energia 3 con
energia E3 si verificherebbe una
situazione instabile che nel breve
periodo farebbe decadere l’elettrone
al livello di energia E2 con l’emissione
di un fotone di luce di energia:
𝐸 = ℎ𝑓 = 𝐸3 − 𝐸2
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si verifica che un ottimo conduttore elettrico è anche un conduttore termico;
invece dal punto di vista teorico a fare la differenza tra un conduttore ed un
isolante è l’energia delle bande di orbitali di conduzione e delle bande
orbitali isolanti. Nella seguente tabella riassumiamo le tre situazioni:
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occupare una banda di conduzione, accade l’emissione continua dovuta alla
sovrapposizione di fotoni di diversa frequenza.
Un buon modello di corpo nero, dato nel 1860 da Gustav Kirchhoff (1824-
1887), è un blocco di materiale con una cavità interna e un piccolo foro che
viene riscaldato fino ad una data temperatura. Alla fine del XIX secolo si
tentò di spiegare la radiazione di corpo nero con la fisica classica, ma senza
avere successo. Il fisico tedesco Max Planck (1858-1947) propose una
formula empirica che funzionava per tutte le lunghezze d'onda. Gli atomi
della cavità si comportano come oscillatori elettromagnetici. Gli oscillatori
scambiano (cedono e acquistano) energia con la radiazione attraverso
pacchetti discreti. Ogni pacchetto energetico ha energia
𝑬 = 𝒏𝒉𝝂
𝑹 = 𝝈𝑻𝟒
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Dalla quale è possibile ricavare la potenza emessa o l’energia
complessivamente emessa da un corpo, nel primo caso terremo conto solo
della superficie del corpo:
𝑷 = 𝝈𝑻𝟒 𝑨
dove con A si indica l’area del corpo irraggiante, mente per l’energia totale
emessa occorre tenere conto della durata in cui avviene l’emissione e
diventa:
𝑬 = 𝝈𝑻𝟒 𝑨𝒕
Il fisico tedesco Wilhelm Wien (1864-1928), premio Nobel per la Fisica nel
1911, descrisse la legge di proporzionalità inversa che lega la lunghezza
d'onda del picco alla temperatura. Questo significa che la radiazione di picco
emessa cambia colore con l'aumentare della temperatura, da rossa a gialla,
azzurra, bianca. La relazione di Wien è
𝝀𝒎𝒂𝒙 𝑻 = 𝒌𝒘
Laser è una sigla che sta per Light Aplification by Stimulated Emission
of Radiation. Si parla di emissione della radiazione stimolata da altra
radiazione, vediamo in cosa consiste questo fenomeno. Sappiamo già
che quando un elettrone si trova su un livello energetico 𝐸2 > 𝐸1 ,
l’elettrone scende spontaneamente di livello energetico facendo
emettere all’atomo un fotone di energia ℎ𝑓 = 𝐸2 − 𝐸1 . Il numero di fotoni emessi ogni secondo
da un cristallo con atomi eccitati è:
𝑛 = 𝐴 𝑁2
dove A è la probabilità di emissione spontanea da parte di un atomo che si trova con gli
elettroni nello stato di energia 𝐸2 mentre 𝑁2 è il numero di atomi nel cristallo che si trovano
con gli elettroni allo stato di energia 𝐸2 . Nel 1917 Einstein intuì che
un treno di fotoni potesse stimolare e amplificare l’emissione
spontanea, era quindi sufficiente “illuminare” con fotoni dell’energia
corretta per aumentare in alcuni cristalli l’emissione spontanea. In
questo caso il numero fi fotoni emessi ogni secondo da un cristallo
con atomi eccitati è:
𝑛 = 𝑊1,2 𝑁2
dove 𝑊1,2 è la probabilità di emissione stimolata da parte di un atomo che si trova con gli
elettroni nello stato di energia 𝐸2 mentre 𝑁2 è il numero di atomi nel cristallo che si trovano
con gli elettroni allo stato di energia 𝐸2 . Naturalmente per alcuni cristalli la probabilità di
emissione stimolata è maggiore di quella per emissione spontanea. Veniamo dunque al
funzionamento di un laser, prima di procedere però è necessario parlare di popolazione dei
livelli elettronici. In condizione di equilibrio termico la popolazione dei livelli energetici è
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𝐸
proporzionale all’esponenziale di Boltzman: 𝑒 −𝐾𝑇 dove K è la costante di Boltzman, T è la
temperatura ed E è l’energia del livello. Da questa espressione si deduce che i livelli più
popolati sono quelli ad energia più bassa come mostrato in figura:
fornendo però energia con dei fotoni è possibile però creare una situazione
termodinamicamente instabile in cui la popolazione è invertita:
Nei laser come i puntatori per mezzo di un fotodiodo, un dispositivo simile ai led che
attraversato da corrente emette luce viene creata un
fenomeno di inversione della popolazione degli orbitali,
insieme alla radiazione in grado di invertire la
popolazione viene stimolata l’emissione tra due livelli
energetici. Consideriamo il caso a tre livelli energetici, il
diodo genera radiazione assorbita dal cristallo ( in
genere composto da Yttrio o Rubidio) causando in esso
il pompaggio ottico P che provoca un’inversione
di popolazione sul livello 3. Il livello 3 instabile
provoca una caduta veloce senza emissione
perché il fotone viene assorbito dal cristallo1, nel
livello 2 l’elettrone decade al livello 1 emettendo
radiazione monocromatica che non viene
assorbita dal cristallo perché il livello 1 è
spopolato dall’inversione di popolazione. La radiazione viene collimata da lenti, filtrata da un
taglia infrarosso e può quindi uscire in un fascio luminoso collimato.
1
Mentre il fotone viene assorbito un altro atomo del cristallo si porta al livello di energia 𝐸3
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Lo spettro elettromagnetico
Sir William Herschel, l'astronomo dilettante che ha scoperto Urano nel 1781,
ha rivelato l'esistenza della luce infrarossa nei primi dell'Ottocento.
Herschel, venuto a conoscenza della scoperta di Newton, e cioè che la luce
può essere diffusa con l'aiuto di un prisma di vetro. Scoprì che ai singoli
colori appartengono diversi livelli di calore e lo dimostrò con un
esperimento. Infatti, lo stesso Herschel, fece passare la luce solare prima
in una fenditura e poi attraverso un prisma di vetro in modo da farla
disperdere nello spettro di vari colori, in seguito ha disposto dei termometri
sulla superficie colpita da vari colori della luce per misurare la temperatura
dei singoli colori uno ad uno. Herschel, dopo aver misurato la temperatura
dei singoli colori, ha constatato che la temperatura aumentava passando
dal viola verso il rosso.
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stanza dove Herschel conduceva i suoi esperimenti lasciando che uno dei
termometri occupasse la posizione al di là del rosso dove non arrivava
nessuna fonte di luce. Herschel si accorse che il termometro che registrava
la temperatura più alta era quello che era posizionato al di là del rosso.
Doveva quindi esserci una radiazione invisibile al di là del rosso che
trasportava molto calore, tale radiazione venne chiamata dallo stesso
Herschel con il nome di radiazione infrarossa.
Onde radio, luce, raggi X sono tutte manifestazioni differenti dello stesso
fenomeno: le onde elettromagnetiche. Abbiamo già visto l’effetto
fotoelettrico mediante il quale, Einstein ha dimostrato che tutte le radiazioni
elettromagnetiche possono essere pensate come particelle di energia
𝐸 = ℎ𝜈. Solo le onde che hanno una lunghezza d’onda compresa tra circa
700 nm e circa 400 nm possiedono un’energia sufficiente a generare
reazioni chimiche nelle cellule della retina e diventano visibili a noi. Le altre
radiazioni elettromagnetiche sono invisibili a noi e costituiscono il resto dello
spettro elettromagnetico.
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radiazione fossile del Big Bang. L’atmosfera è parzialmente trasparente a
queste radiazioni.
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con cui fece importantissime osservazioni del cielo. Per fortuna l’atmosfera
è opaca ai raggi X e il telescopio è stato montato su un satellite.
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La riflessione della luce
𝜽𝒊 = 𝜽𝒓
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La rifrazione della Luce
𝑐
𝑣𝐴 =
𝑛1
37
𝑨𝑫 𝑨𝑫𝒏𝟐 𝐬𝐢𝐧𝒓
𝜟𝒕𝟐 = =
𝒗𝑩 𝒄
e semplificando si ottiene:
𝒏𝟏 𝐬𝐢𝐧𝒊 = 𝒏𝟐 𝐬𝐢𝐧𝒓
ora se
𝒏𝟏 < 𝒏𝟐
se invece
𝒏𝟏 > 𝒏𝟐
La riflessione totale
Se invece
𝒏𝟏 > 𝒏𝟐
𝐬𝐢𝐧𝒓 = 𝟏
𝒏𝟏 𝐬𝐢𝐧𝒊 = 𝒏𝟐
𝒏𝟐 𝒏𝟐
𝐬𝐢𝐧𝒊𝑳 = ⇒ 𝒊𝑳 = 𝐚𝐫𝐜𝐬𝐢𝐧 ( )
𝒏𝟏 𝒏𝟏
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Ma qual è il significato di n?
𝑬=𝒉·𝒇
𝝀𝒗
𝝀𝒎 = ⇒ 𝒄 = 𝝀𝒗 · 𝒇 ⇒ 𝒗 = 𝝀𝒎 · 𝒇
𝒏
da cui
𝝀𝒗 𝝀𝒗 𝒇 𝒄
𝒗= 𝒇= =
𝒏 𝒏 𝒏
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Costruzione delle immagini con specchi sferici
Considero uno specchio di diametro D, raggio r e raggio di curvatura R per
il quale vale la relazione con la distanza focale f
Come si vede dal grafico dello specchio sferico la distanza del centro o dallo
specchio è il doppio della distanza del fuoco f dallo specchio
𝑹
𝒇=
𝟐
𝟏 𝟏 𝟏
= +
𝒇 𝒑 𝒒
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COSTRUZIONE GRAFICA DELLE IMMAGINI
1º caso
𝑹
𝒇=
𝟐
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2º CASO
3º CASO
42
4º CASO
5º CASO
I raggi sono divergenti pertanto non possono formare una immagine reale.
Si genera l'immagine dietro lo specchio che è virtuale e ingrandita.
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SPECCHIO CONCAVO
LE LENTI SOTTILI
Ci sono due tipi di lenti sottili, le lenti convergenti che hanno la proprietà di
avvicinare i raggi paralleli e le lenti divergenti che hanno la proprietà di
allontanare i raggi paralleli.
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La principale differenza rispetto gli specchi è la presenza di 2 centri di
curvatura; vediamo le regole per costruire le immagini. Definisco il centro
della lente l'intersezione tra l'osso ottico e l'asse di simmetria tra i centri di
curvatura.
𝟏 𝟏 𝟏
= +
𝒇 𝒂 𝒃
Vediamo ora alcuni concetti di base nel trattamento delle lenti sottili:
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a- il centro della lente O è l'intersezione tra l'asse ottico e l'asse di
simmetria della lente
b- la distanza tra il fuoco e il centro della lente e detta distanza focale
ed è indicata con f
c- l'asse ottico è una linea retta passante per il centro
della lente e per i centri di curvatura
d- la lente ha due fuochi, uno a sinistra del centro l'altro a destra
entrambi alla stessa distanza f
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L 'OGGETTO E POSIZIONATO SUL CENTRO DI CURVATURA
47
DISTANZA DELL'OGGETTO PARI ALLA DISTANZA FOCALE
In questo caso i raggi escono paralleli dopo aver attraversato la lente e non
si forma alcuna immagine
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POTERE DIOTTRICO E INGRANDIMENTO
𝟏 𝟏 𝟏
= +
𝒇 𝒂 𝒃
𝒂
𝑮=
𝒃
𝟏
𝑫=
𝒇
COMBINAZIONE DI LENTI
𝟏 𝟏 𝟏
= +
𝒇 𝒇𝟏 𝒇𝟐
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Effetto Doppler con la luce
quando la velocità vr è molto più piccola della velocità della luce c, cioè
sorgente e ricevitore si muovono a velocità basse e non relativistiche è
possibile usare la relazione approssimate:
𝒗𝒓 𝒗𝒓 𝒇𝒆 − 𝒇𝟎
𝒁= ⇒ =
𝒄 𝒄 𝒇𝟎
da cui si ottiene
𝒗𝒓
𝒇 𝒆 − 𝒇𝟎 = 𝒇𝟎
𝒄
quindi
𝑣𝑟
𝑓𝑒 = 𝑓0 (1 + )
𝑐
𝒗𝒓
𝟏 + 𝒛 = 𝜸 (𝟏 + )
𝒄
50
𝟏
𝜸=
𝟐
√𝟏 − 𝒗𝟐
𝒄
𝒗
𝟏 𝒗𝒑 𝟏+𝒄
𝒁= (𝟏 + ) − 𝟏 = √ 𝒗−𝟏
𝒗 𝟐 𝒄 𝟏 −
√𝟏 − 𝟐 𝒄
𝒄
sostituendo la definizione di Z
𝒗𝒑
𝒇𝒄 − 𝒇𝟎 𝟏+ 𝒄
= −𝟏
𝒇𝟎 𝒗 𝟐
√𝟏 − 𝟐
𝒄
moltiplico per f0
𝒗𝒑
(𝟏 + 𝒄 )
𝒇𝒆 − 𝒇 𝟎 = 𝒇𝟎 − 𝒇𝟎
𝒗 𝟐
√𝟏 − 𝟐
𝒄
𝒗𝒑 𝒗
𝟏+ 𝒄 𝟏+𝒄
𝒇𝒆 = 𝒇𝟎 = 𝒇𝟎 √ 𝒗
𝒗 𝟐 𝟏−𝒄
𝟏 × √𝟏 − 𝟐
𝒄
51
A causa dell'espansione
dell'universo la galassia si
è allontanata.
Consideriamo il grafico
riportato, sia Re la distanza
all'epoca di emissione del
fotone, Ro la distanza
attuale e 𝑐 ⋅ 𝑡 il percorso
della luce, fondamentale
per conoscere i parametri fisici della galassia. Risulta:
𝑹𝟎
𝟏+𝒛=
𝑹𝒆
𝑴𝒎
𝑼(𝒓) = −𝑮
𝒓
𝒉𝒇
𝒉𝒇 = 𝒎𝒄𝟐 ⇒ 𝒎 =
𝒄𝟐
𝑴 𝒉𝒇
𝑼(𝒓) = −𝑮 ×
𝒓 𝒄𝟐
𝑮𝑴 𝒉𝒇𝟎
𝑼(𝒓) = − × 𝟐
𝒓 𝒄
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fino alla distanza infinita in cui
𝑼(𝒓) = 𝟎
𝑮𝑴 𝒉𝒇
𝑬 = 𝒉𝒇 − × 𝟐
𝒓 𝒄
𝑬 = 𝒉𝒇′
𝑮𝑴 𝒉𝒇 𝑮𝑴
𝒉𝒇′ = 𝒉𝒇 − × 𝟐 = 𝒉𝒇 (𝟏 − 𝟐 )
𝒓 𝒄 𝒓𝒄
𝑮𝑴
𝒇′ = 𝒇 (𝟏 − )
𝒓𝒄𝟐
𝟐𝑮𝑴
𝟏−
𝒄𝟐 𝒓𝒓𝒊𝒄
𝟏+𝒛=√
𝟐𝑮𝑴
𝟏− 𝟐
𝒄 𝒓𝒔𝒐𝒓
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