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Carlo Buldrini

NEL SEGNO DI KALI


Cronache indiane
Prologo

In Occidente Kali 1 è forse la divinità meno compresa del


pantheon hindu. È ritenuta una dea sanguinaria e terribile. Per
un seguace di una religione monoteista, Dio è il Bene e il demo-
nio è il Male. L’hindu crede invece in un unico Potere Universa-
le che è al di là del bene e del male.
Kali crea e nutre. Kali uccide e distrugge. Sono gli esseri umani
a scorgere il bene e il male nelle cose. È così che il dualismo de-
gli opposti caratterizza le nostre esistenze. Nel pensiero hindu
bene e male non esistono. L’intero universo altro non è che il gio-
co della maya (il potere nascosto che crea illusioni) di Kali, la
Madre Divina.

Gli dèi erano esausti. La lunga battaglia contro i demoni


li aveva lasciati senza forze. Fu allora che Mahishasura, il
re degli Inferi, cercò di trarre vantaggio dalla situazione. Si
mise alla testa di un esercito di creature infernali e si pro-
clamò «Signore del Cielo» e «Padrone dell’Universo».
La bestemmia giunse all’orecchio di Vishnu. Il dio, infu-
riato, fece partire dalla sua fronte un potente raggio lumi-
noso. Anche Shiva era furibondo. Si scosse dal suo perpe-
tuo torpore e lanciò a sua volta un raggio di luce accecante.
Brahma, Indra e gli altri dèi del cielo, fecero altrettanto.
10 NEL SEGNO DI KALI

Tutti i raggi di luce si concentrarono in un unico punto.


Qui, lentamente, prese forma una figura femminile.
Il raggio di Shiva le diede il volto. Quello di Yama, i ca-
pelli. Quello di Vishnu, le braccia. La luce di Chandra, il
dio Luna, le formò i seni. Indra le modellò i fianchi. Varu-
na, le cosce. La Terra le diede le labbra. Agni, il dio Fuoco, i
tre occhi. Tutti gli dèi contribuirono così al manifestarsi
della Grande Madre.
«Vittoria alla Madre Kali» gridarono all’unisono gli dèi,
mentre i demoni dell’esercito di Mahishasura marciavano
compatti contro di lei, accompagnati dal suono prolungato
delle conchiglie, dal rullare dei tamburi e da alte grida di
guerra.
Kali era enorme, un facile bersaglio. I demoni l’attacca-
rono da tutte le direzioni. Cercarono di colpirla con le frec-
ce, le mazze, le spade, le lance. La dea, in gesto di sfida, ri-
spose con un’assordante risata. Poi partì al contrattacco.
Spezzò le armi dei suoi nemici. Li afferrò a decine e li finì a
colpi di spada.
Il demone Raktavija sembrava poterle resistere. Aveva
poteri magici. Da ogni goccia del suo sangue caduta a ter-
ra, prendevano vita nuovi demoni. Il processo era inesauri-
bile. Kali, allora, sollevò il demone in aria. Lo stritolò con i
denti e ne bevve il sangue, in modo che nessuna goccia
raggiungesse il terreno.
La battaglia andò avanti senza sosta. La presenza di Ka-
li oscurava il cielo, carico di nuvole nere trafitte da lampi
improvvisi. Pozzanghere di sangue denso coprivano il ter-
reno, assieme alle carcasse degli elefanti e dei cavalli ucci-
si. Ovunque c’erano demoni privi di braccia e di gambe:
orribili torsi mutilati.
Quando vide il proprio esercito sbaragliato, l’ira di
PROLOGO 11

Mahishasura non ebbe limiti. Il re delle creature infernali


assunse la forma di un bufalo. Caricò, nella direzione della
dea. Cercò di colpirla ripetutamente. Ma ogni suo tentativo
fu vano. Alla fine fu Kali ad avere il sopravvento e uccise
Mahishasura con la sua spada insanguinata.
Sul campo di battaglia nuvole di polvere spargevano nel-
l’aria l’odore acre della pelle bruciata e il fetore della carne
in decomposizione. Il silenzio di morte era spezzato solo da-
gli ululati delle iene e degli sciacalli. Non c’era più nulla da
uccidere. Ma Kali, intossicata dal sangue bevuto, continuava
a colpire furiosa i corpi dei demoni ormai privi di vita.
Gli dèi, dopo aver festeggiato la vittoria della Grande
Madre, erano adesso impauriti. Come fermare la terribile
dea? Intervenne Shiva. Scese dal cielo e si sdraiò immobile
sul terreno cosparso di cadaveri.
La dea continuava nella sua opera di distruzione, quan-
do si accorse di aver posato il piede sinistro sul corpo di un
giovane uomo ricoperto di cenere. Lo guardò, e capì che
era Shiva, il suo consorte divino.
Per la vergogna Kali mostrò la lingua e, in quel preciso
istante, pose fine alla sua macabra danza.

Kali è pura energia in forme sottili. A volte, per neces-


sità oppure per gioco, si manifesta.

1
La dea Kali non va confusa con la divinità che dà il nome al Kali Yuga,
l’era degenerata in cui vive adesso l’umanità. Kali, in questo caso, è il
nome di un demone con il muso di un suino. Il Kali Yuga è iniziato alla
mezzanotte del 23 gennaio del 3102 a.C. Durerà 432.000 anni e avrà ter-
mine con la venuta di Vishnu sulla Terra sotto forma di Kalki, il suo ulti-
mo avatara. Con incendi e inondazioni Kalki distruggerà il mondo.
Indice

9 Prologo

NEL SEGNO DI KALI


13 Il giorno del sole nero
21 Dote
39 L’India di Indira
53 La regina dei banditi
67 La battaglia del Tempio d’oro
89 A colloquio con J. Krishnamurti
99 Sati
109 Caccia agli assassini di Rajiv
129 Intoccabili
141 Ayodhya
159 Massacro nella terra di Gandhi
177 Satyagraha
195 La «Silicon Valley» dell’India
215 Kali
227 Bibliografia