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Innovazioni

utili e sostenibili
Repertorio delle innovazioni,
dei prototipi e delle buone prassi
(Attività 3 - Catalogo delle innovazioni,
dei prototipi e delle buone prassi)
Innovazioni utili e sostenibili
Repertorio delle innovazioni, dei prototipi e delle buone prassi
(Attività 3 - Catalogo delle innovazioni, dei prototipi e delle buone prassi)

a cura di:
Futuridea

Coordinamento Scientifico:
Carmine Nardone, Salvatore Rampone, Antonio P. Leone

Coordinamento Attività:
Rossana Maglione

Realizzazione Staff Futuridea:


Roberto Caruso, Gianni D’Angelo, Mario Festa, Imma Florio, Antonio Iadicicco,
Francesco Nardone, Arnaldo Palombi, Giancarlo Postiglione,
Simone Razzano, Roberto Romano, Maria Luisa Varricchio

Collaborazione CNR-ISAFoM:
Antonio P. Leone, Fulvio Fragnito,
Giovanni Morelli, Salvatore Purificato

Impaginazione
Arti Grafiche La Regione srl
Contrada Pesco Farese, 4
86025 Ripalimosani (CB)
www.artigrafichelaregione.com
in copertina: foto @PanaceaDoll - depositphotos.com

È vietata la riproduzione delle informazioni contenute in questo documento


senza l'autorizzazione dei Gal partner di progetto
Indice
Nota Metodologica .................................................................................................. 7

Premessa ................................................................................................................ 9

1. Sostenibilità globale............................................................................................ 11
1.1. Generalità ................................................................................................................ 11
1.2. Riduzione del consumo di combustibili fossili e Riduzione delle
emissioni di CO2 .................................................................................................. 15
1.3. Autonomia energetica ...................................................................................... 17
1.4. Azioni per la sostenibilità.................................................................................. 19

2. La riconversione energetica nelle attività produttive agricole .............. 21


2.1. Eco-serra a emissione zero .............................................................................. 21
2.1.1 Generalità ........................................................................................................................ 21
2.1.2. Copertura fotovoltaica e brise-soleil ................................................................ 24
2.1.3. Micro eolico creativo ................................................................................................ 25
2.1.4. Water Tank e depuratori d’acqua ...................................................................... 26
2.1.5. Illuminazione ad alto risparmio energetico: Green Dy LED ................ 26
2.1.6. Trattori e macchine operatrici a emissione zero ........................................ 29
2.1.7. Tracciabilità e anticontraffazione. Etichette intelligenti........................ 29
2.1.8. Controllo ambientale elettronico ...................................................................... 31
3
2.2. Eco-magazzini rurali. Costruzioni in legno e paglia ............................ 33
2.2.1. Generalità ........................................................................................................................ 33
2.2.2. Climatizzazione dei magazzini passivi tramite pompe di calore
geotermiche .................................................................................................................. 35
2.2.3. Mini-eolico ...................................................................................................................... 39
2.2.4. Installazione di pannelli fotovoltaici nei magazzini passivi................ 40

2.3. Biomasse .................................................................................................................. 41


2.3.1. Micro-biomasse – Recupero degli scarti ........................................................ 41
2.3.2. Produzione di biogas ................................................................................................ 42
2.3.3. Mini - pellettizzazione .............................................................................................. 43
2.3.4. Compostaggio on-farm ........................................................................................ 44

2.4. Risparmio energetico ........................................................................................ 47


2.4.1 Il problema delle correnti armoniche nella gestione delle apparec-
chiature elettriche ed elettroniche ...................................................................... 47
2.4.2 Tecniche di attenuazione delle correnti armoniche di linea................ 49

3. Tecnologie per l’agricoltura di precisione .................................................... 53


3.1. Spettroscopia Vis-NIR per l’agricoltura di precisione .......................... 53
3.2. Tecnologie per l’irrigazione per l’agricoltura di precisione .............. 56
3.3. Semina su sodo .................................................................................................... 56

4. Ricerca innovativa (Marker Assisted Selection) .......................................... 59


4.1. Nuove tecniche di selezione .......................................................................... 59
4.2. Alimenti funzionali.............................................................................................. 61
4 4.3. Health Claims ........................................................................................................ 62
5. Modifica degli ordinamenti produttivi: nota metodologica .................... 65
5.1. Vegetazione intelligente dedicata .............................................................. 66

Bibliografia ................................................................................................................ 67

Allegato 1 ................................................................................................................ 73

Allegato 2 ................................................................................................................ 77

5
© Anyka - Fotolia.com
Nota Metodologica

L’evoluzione rapida delle innovazioni e delle tecnologie sollecita un approccio “on de-
mand” tra realtà aziendali e offerta delle innovazioni.
Si tratta di procedere sempre verso soluzioni personalizzate a seconda delle specificità
aziendali e di contesto.
Quest’approccio è ancor più ineludibile per quelle strategie innovative orientate alla com-
patibilità tra sostenibilità e competitività ed al conseguente approccio per sua natura
complesso e sistemico.
Per queste ragioni, il primo screening effettuato è stato predisposto sulla base delle co-
noscenze informali della domanda di innovazione territoriale ed è un primo contribu-
to all’interazione tra la domanda e l’offerta di innovazione.
La seconda parte decisiva è legata all’analisi di dettaglio dei fabbisogni dei diversi ter-
ritori scaturiti dalla valutazione dei questionari proposti alle aziende che hanno ma-
nifestato interesse.

7
© chukov - Fotolia.com
Premessa

La presente pubblicazione è stata elaborata nell'ambito del Progetto “Territori che


fanno la cosa giusta”1 dallo staff tecnico di Futuridea in collaborazione con il CNR-
ISAFOM.
La selezione delle innovazioni auspicabili che viene presentata è risultato da una
parte, dall'analisi produttiva e sociale dei territori interessati, attraverso l'ascolto di
testimoni privilegiati operanti nelle comunità locali; dall'altra da una selezione del-
le innovazioni e nuove tecnologie più rispondenti alle esigenze e specificità ter-
ritoriali.
Tutta l'attività di studio delle innovazioni più utili sono state condotte avendo come
riferimento un modello di sostenibilità globale e in grado di rendere compatibili
a livello locale più competitività e più sostenibilità nonché al conseguimento di
una maggiore consapevolezza da parte delle realtà produttive ed illustrare qua-
litativamente le innovazioni proposte da Futuridea al fine di fornire agli operato-
ri soprattutto soluzioni economicamente convenienti
L'evoluzione rapida delle innovazioni e delle tecnologie sollecitano naturalmente
un approccio “on demand” tra realtà istituzionali, aziendali e offerta delle innovazioni.
Per questa ragione è ineludibile procedere sempre più verso soluzioni personaliz-
zate a seconda delle specificità di comparto aziendale e di contesto istituzionale.
Questo documento è stato predisposto a conclusione di due fasi: una prima ba-
sata sulla conoscenza informale e formale della domanda di innovazione territo-
riale e una seconda sulla base di precisi strumenti (vedi questionario di scouting)
che hanno contribuito a fornire elementi utili di interazione tra la domanda e l'offerta
di innovazione.
Questo lavoro è da considerarsi non in una visione statica bensì in una collocazione
continua e dinamica del rapporto tra innovazione e sviluppo, ovvero la base di un
9
processo di continua personalizzazione delle soluzioni aziendali e di supporto alle
attività istituzionali.
La stessa selezione dei temi (agricoltura, sicurezza alimentare, energie rinnovabi-
li e risparmio energetico, rifiuti) rappresenta una sintonia con le priorità dei piani
di sviluppo locale e con il contesto istituzionale di riferimento.
Infine è utile sottolineare la eterogeneità delle soluzioni proposte trattandosi di
innovazioni al diverso stato di maturazione, nel senso che l'insieme contiene so-
luzioni già disponibili sul mercato ed altre in fase di prototipazione, validazione e
industrializzazione.

Nel presente report vengono affrontati i seguenti temi:


 la sostenibilità globale
 la riconversione energetica nelle attività produttive agricole (eco-serre, biomasse,
geotermia, eco-magazzini, ecc.)
 agricoltura di precisione (spettrometria VIS-NIR)
 ricerca innovativa (Marker Assisted Selection)

Il report contiene inoltre allegati tematici di approfondimento.

10
1. Sostenibilità globale
1.1. Generalità

I rapporti dell’ONU sulle previsioni di crescita della popolazione mondiale parla-


no chiaro. Nei prossimi decenni il pianeta dovrà sostenere un incremento de-
mografico di circa 5 miliardi di persone. La crescita si concentrerà soprattutto nei Nei Paesi in via di sviluppo la popolazione urbana
cresce ad un ritmo doppio della popolazione globale
centri urbani la cui popolazione costituirà circa l’80% di quella globale. Ogni 12 mesi, 5 nuove città raggiungono le dimen-
sioni di Pechino

Questi dati diventano decisamente allarmanti se valutati contestualmente ai rap-


porti della UNCCD (United Nations - Convention to Combat Desertification) che
mette in guardia dal rischio di impoverimento delle terre coltivabili, dall’aumen-
to dell’inquinamento e dall’uso irrazionale delle risorse idriche.

Anche se a livello internazionale esiste tuttora una controversia sul fatto che la de-
sertificazione sia effettivamente un’emergenza ambientale o piuttosto un mito glo-
bale, alcuni numeri danno un’idea dell’entità del fenomeno:
 1/4 delle terre emerse del pianeta è minacciato dal fenomeno;
 3/4 delle terre aride, nel nord America e in Africa, sono ad alto rischio di deser-
tificazione (e questo dato dimostra chiaramente che il fenomeno non interes-
sa le sole aree africane, ma anche parti del nord America e, in alcuni casi, del Ca-
nada e circa il 18% del territorio italiano);
 900 milioni di vite umane sono minacciate in Africa dalla desertificazione;
 3,3 miliardi di ettari di suoli agricoli in zone aride risultano degradati;
 il 20 per cento dei suoli agricoli irrigui, su un totale di 250 milioni di ettari a li-
vello planetario, è interessato dal processo di salinizzazione, vera e propria an-
ticamera della desertificazione;
 10 milioni di ettari di foreste sono distrutti mediamente ogni anno per incen-
dio o per cambiamento di uso del suolo.
11
Il fenomeno desertificazione è destinato ad aggravarsi Il fenomeno interessa anche il bacino del Mediterraneo dove un aspetto impor-
per effetto dei cambiamenti climatici in corso tante della desertificazione è rappresentato dall’inevitabile pressione sugli ecosi-
stemi naturali derivante dall’esplosione demografica. Nei Paesi del Mediterraneo,
infatti, si è passati dai 90 milioni di abitanti (inizio secolo scorso) agli attuali 300 mi-
lioni. Secondo le previsioni più ottimistiche, si prevede di raggiungere quota 850
milioni entro il 2050.

In Italia l’impoverimento dei suoli riguarda circa il 50% della SAU (superficie agra-
ria utilizzata).
Secondo Franco Miglietta, ricercatore dell’Istituto di Biometereologia del CNR (Ibi-
met) i suoli agricoli italiani, all’inizi del novecento contenevano 130 tonnellate di
carbonio per ettaro, oggi quasi la metà.
Questo è il risultato più evidente per la mancata chiusura dei cicli a livello locale1.

Il fenomeno desertificazione è destinato ad aggravarsi per effetto dei cambiamenti


climatici in corso. I più autorevoli istituti di climatologia, quali l’Hadley Centre (Gran
Bretagna) e il Potsdam Institute (Germania), secondo uno scenario “business as usual”,
prevedono per l’area del Mediterraneo, prima della fine del secolo in corso, un au-
mento di temperatura compreso fra i 2° e i 4°C e una riduzione delle precipitazioni
di circa 1 millimetro al giorno.
Risulta chiaro quindi, da questo quadro generale, che l’intreccio di diversi fenomeni
(incremento demografico - desertificazione - produzione di cibo) presenta mol-
teplici aspetti, complessi e di diversa natura, di cui è necessario tenere conto se
si vuole far fronte al problema con azioni concrete.

L’interrogativo al quale siamo chiamati a rispondere è: saremo in grado di fornire


alimenti in quantità sufficiente per soddisfare in maniera sostenibile una domanda
di cibo ed acqua che tende a raggiungere livelli inediti nella storia dell’umanità?

12 1
Cfr. Barry Commoner (The closing Circle 1972).
Questo interrogativo ha suscitato un dibattito sempre più alimentato positivamente La mappa, dal sito ONU, mostra la situazione della
desertificazione in tutta l'area del Mediterraneo
da soluzioni e contributi tecnici. Si tratta di elaborazioni che forniscono nuovi ele-
menti conoscitivi, nuove soluzioni progettuali e idee su aspetti fondamentali del
tema della sostenibilità dello sviluppo ed in particolare del nesso cibo-energia-
crescita demografica, in grado di affrontare il consumo dello strato di ozono, l’ero-
sione dei terreni, l’erosione genetica, il degrado delle risorse non rinnovabili, la de-
sertificazione, la deforestazione, la scarsità d’acqua, la povertà, la disoccupazione.
Uno sforzo complessivo per definire una nuova carrying capacity del pianeta, in-
dicando con tale espressione un complesso sistema di variabili: tecnologie, clima,
impatto ambientale, distribuzione delle popolazioni ecc.

La crescente insostenibilità delle concentrazioni urbane, l’inquinamento atmosferico


sempre più incontrollabile, impongono scelte non più rinviabili per passare da de-
cisioni congiunturali ed emergenziali a svolte di carattere strutturale a livello glo- La carrying capacity (letteralmente "capacità di
carico") traducibile il italiano come “capacità portante”
bale e locale. Ripensare la precondizione è ripensare senza ritardi e con tutta la ra- dell'ambiente, è la capacità di un ambiente e delle
dicalità possibile al rapporto città-campagna, e cogliere tutte le implicazioni di un sue risorse di sostenere un certo numero di individui.
La nozione deriva dall'idea che solo un numero
mondo che ha come prospettiva realistica il 50% della popolazione assiepata in definito di individui può vivere in un certo ambiente,
nuove forme di gigantismo urbano e il resto della popolazione in aree rurali sem- con a disposizione risorse limitate.

pre più desertificate e depauperate.

La contemporanea crescita demografica e desertificazione dei suoli è alla base di


un gigantesco fenomeno correlato noto come Land Grapping2 ovvero accapar-
ramento delle terre da parte di multinazionali e investitori.
Si tratta di acquisti o concessioni in uso di lungo periodo da parte di multina-
zionali e fondi d'investimento o di enti governativi stranieri del diritto di sfruttare
terreni coltivabili. Il fenomeno facilitato da burocrazie locali corrotte per lo più a

2
Cfr tra gli altri Franca Roiatti, Il nuovo colonialismo. Caccia alle terre coltivabili, Università Bocconi editore Milano.
E Stefano Liberti, Land Grabbing. Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo, Minimum fax, Roma, 2011. 13
danno delle popolazioni locali. In questo contesto di corsa selvaggia alla terra la
FAO3 sottolinea che: “L’aumento della popolazione mondiale e la crescente do-
manda di cibo pongono grandi sfide all'agricoltura. Negli anni a venire si dovrà pro-
durre più cibo usando meno risorse naturali e facendo fronte al cambiamento cli-
matico”. La stessa agenzia dell’Onu, infatti, ha stimato che la produzione alimen-
tare mondiale dovrà aumentare del 60 per cento entro il 2050, per la maggior par-
te in terreni già coltivati.
La prima questione cruciale è dunque quella di rivedere e prevedere di conseguenza
il modo di produrre il cibo: produrre più cibo nei centri urbani e in maniera più
sostenibile (serre fotovoltaiche idroponiche, green centre di produzioni agricole mul-
tifunzionali e reti di orti di condominio) e uso della terra per lo sviluppo massivo
di coltivazioni arboree (in grado di dare maggiore sostenibilità per la loro capaci-
tà di abbattere CO2) e di leguminose (piante azoto-fissatrici). In pratica si tratta di
un profondo processo di contestuale riequilibrio urbano e rurale. Meno consumi
energetici per il trasporto con l’avvicinamento dei luoghi di produzione ai luoghi
di consumo del cibo, riduzione dei consumi energetici in agricoltura, riduzione del-
l’uso di concimi e fitofarmaci.

Per “Sviluppo Sostenibile” si intende soddisfare i bisogni delle attuali generazioni


senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri.
La sostenibilità in ambito energetico si traduce nella necessità di adottare tecnologie
di conversione ed utilizzazione delle fonti energetiche ad alta efficienza, tenendo
presente le conseguenze che ne derivano in termini economici, sociali ed ambientali.

3
La FAO ha promosso un nuovo database, chiamato Global Land Cover SHARE, contiene dati estratti da più fonti
e partner, controllati e armonizzati attraverso definizioni e norme riconosciute a livello internazionale. L’archiv-
io, pubblicato il 20 marzo 2014 è stato studiato per rendere semplice la consultazione di una vasta mole di in-
14 formazioni che abbracciano l'intero pianeta.
1.2. Riduzione del consumo di combustibili fossili e Riduzione
delle emissioni di CO2

Tali obiettivi sono strettamente correlati, e possono essere raggiunti tramite l’im- Fonte: Michael E. Weber “Le Scienze” n° 523/marzo
2012
piego di fonti energetiche alternative ai combustibili fossili, ovvero le cosiddette
Fonti Energetiche Rinnovabili (FER), riuscendo a soddisfare efficacemente i fabbisogni
energetici per le attività produttive. L’adozione di tecnologie che sfruttano FER ab-
battono le emissioni inquinanti anche a livello locale, incrementando di conseguenza
la qualità del prodotto agricolo finale. Inoltre, l’impiego di tali tecnologie consente
alle realtà produttive di risparmiare sui costi di approvvigionamento energetico.

La scelta di un’agricoltura più sostenibile è ineluttabile per dare cibo alla popola-
zione esistente e agli altri cinque miliardi di persone che incrementeranno la de-
mografia globale nei prossimi decenni.
Una maggiore sostenibilità non può essere raggiunta prescindendo da una rivi-
sitazione del “ciclo”, quel meccanismo straordinario della materia organica che si
distrugge nella respirazione e si rigenera nella fotosintesi.

Dopo l’affascinante messaggio del biologo americano Barry Commoner autore del-
le “quattro leggi dell’ecologia”4, non si è potuto fare a meno di riflettere sull’idea
di “ciclo chiuso” in natura, magari alterato dall’uomo, che ha turbato l’equilibrio eco-
logico impedendone la chiusura, per assumere pienamente la complessità e la re-
sponsabilità della sostenibilità del fenomeno “vita”. L’agricoltura è fatta di cicli che
si aprivano e si chiudevano su base locale. Con i modelli attuali questo non è più
possibile; squilibri devastanti ne sono stati la conseguenza.

La produzione di cibo, dunque, non sarà più sostenibile considerando l’aumen-


to demografico e della concentrazione urbana, il depauperamento della super-

4
Cfr. op. cit 15
ficie agraria esposta sempre più al fenomeno di desertificazione e di perdita ge-
neralizzata di sostanza organica, il crescente uso di risorse (acqua, energie, carburanti)
in zone con carenza d’acqua e problemi di inquinamento.

Uno dei modi di ripensare concretamente alle condizioni complessive del modo
di produrre cibo è quello di produrre gli alimenti anche nei sistemi urbani attra-
verso agro-housing, riqualificazione urbana, eco-serre etc.

Questa esigenza vede impegnata in prima fila la moderna architettura nel proporre
edifici-serre nei centri urbani delle metropoli di tutto il mondo, in grado di accorciare
la filiera fra la produzione del cibo e il suo consumo, e di razionalizzare l’uso del-
le risorse preferibilmente generate da fonti rinnovabili e non inquinanti.

Esplode così la creatività nell’ipotizzare forme di architettura verticale, con la pre-


visione di grattacieli in grado di produrre cibo per gli abitanti.

Image Credits: Michael Leef, Tahel Shaar


Finalist 2011 Skyscraper Competition
http://www.evolo.us

16
1.3. Autonomia energetica

La diffusione dell’agro-energia ha subito negli ultimi anni un exploit in tutta Eu- Campo fotovoltaico in suolo agricolo. Il suolo è
sottratto alla coltivazione
ropa e nel mondo. Hanno avuto un grande successo i campi fotovoltaici. I terre-
ni agricoli sono stati usati per l’istallazione di impianti medio/grandi, ma in una vi-
sione più sostenibile non si può “usare” il suolo agricolo e rurale. Piuttosto biso-
gnerebbe “integrare” sotto ogni profilo gli impianti con i sistemi colturali e non ve-
derli come “impianti separati”, ma come un insieme coordinato di attività in cui il
processo di produzione razionalizzi l’uso delle risorse (energia elettrica, acqua, etc.)
autoprodotte in loco (fotovoltaico, minieolico, depurazione acque) per consen-
tire la coltivazione fuori contesto naturale, o migliorare la qualità di colture autoctone.

Risale a molti anni fa l’esordio di tecnologie finalizzate alla coltivazione di piante


in luoghi diversi dal contesto naturale. Fin dagli anni sessanta vennero condotti
studi finalizzati all’illuminazione artificiale della pianta al fine di poter ricostruire le
condizioni ambientali ottimali per i rendimenti produttivi.

Le serre diventarono lo strumento per poter coltivare vegetali in luoghi con ca-
ratteristiche ambientali sfavorevoli al loro sviluppo o in periodi stagionali avversi.
Contemporaneamente si sviluppano ricerche e studi scientifici sui diversi aspet-
ti delle coltivazioni cosiddette “fuori suolo”, “idroponiche” ed “aeroponiche”. In que-
sti casi si fa a meno del suolo per utilizzare ambienti realizzati totalmente per la pro-
duzione vegetale.

Il dato che colpisce maggiormente, però, è che attualmente, anche nei paesi in-
dustrializzati, l’energia utilizzata è ricavata quasi esclusivamente da combustibili fos-
sili (gasolio, metano ecc.). Ciò comporta non solo l’emissione di CO2, ma anche meno
qualità alimentare e costi di produzione decisamente alti.
17
Per questo, una proposta ragionevole per una “svolta sostenibile” vera, è quella di
procedere ad una radicale riconversione tecnologica della produzione in “serra”,
orientando tutto il sistema verso l’assemblaggio virtuoso delle nuove tecnologie
(fotovoltaico, eolico, recupero delle acque piovane, depurazione delle acque re-
flue, illuminazione a led, mezzi elettrici ecc.).

Le nuove aziende ad agricoltura verticale, la ristrutturazione dei quartieri degra-


dati, la riconversione ecologica di siti industriali dismessi, porterebbero ad accre-
scere, insieme alla diffusione dell’agro-housing, una nuova possibilità, per i siste-
mi urbani, di abbattere o contenere devastanti dinamiche inquinanti. Produrre ali-
menti con le tecnologie appena menzionate significherebbe ridurre l’uso di pe-
sticidi, di erbicidi, di fertilizzanti nonché ridurre drasticamente l’uso di combusti-
bile per le macchine agricole. Lo stesso riuso dell’acqua per l’agricoltura signifi-
cherebbe risparmiare molte risorse idriche di falda.

Image Credits: Knafo Klimor Architects


Winning submission for a site in China in the second
Living Steel international design competition in 2007
http://www.ryerson.ca

18
1.4. Azioni per la sostenibilità

Riassumendo, il contributo di FUTURIDEA e del CNR-ISAFoM è finalizzato al perse-


guimento dei seguenti obiettivi:

 Consentire la produzione di cibo all’interno degli agglomerati urbani


Una nuova agricoltura sostenibile non può prescindere dalla considerazione che
nel prossimo futuro l’incremento demografico, il fenomeno della desertificazione
e il crescente utilizzo irrazionale delle risorse, renderanno particolarmente utile la
produzione sostenibile di cibo all’interno degli agglomerati urbani. Tale produzio-
ne potrebbe essere sfruttata per la riqualificazione urbana e di impianti industria-
li dismessi.

 Consentire la produzione di cibo in zone aride


L’integrazione delle moderne tecnologie rende possibile la produzione agricola in
territori aridi. In particolare la produzione di energie da fonti rinnovabili, la razio-
nalizzazione dell’uso delle risorse e nuovi modelli di coltivazione possono consentire
la produzione di cibo in zone aride dove la tradizionale agricoltura non avrebbe pos-
sibilità di successo.

 Aumentare la produttività
Si intende promuovere una tecnologia innovativa per aumentare la produttività e
sfruttare in maniera sostenibile i fattori di produzione che sono maggiormente mi-
nacciati, cioè acqua e suolo.

 Favorire lo sviluppo delle produzioni autoctone


L’accresciuta domanda interna ed internazionale di prodotti mediterranei tradizionali
di alta qualità offre un’opportunità importante di aumentare il livello di redditività
dell’agricoltura dei paesi mediterranei e di renderla più competitiva a livello globale. 19
La tecnologia che si propone promuove la tracciabilità, che garantisce qualità e si-
curezza al consumatore, con grosso impatto su tutte le attività legate alla sua pro-
duzione. Si presterà attenzione anche all’aspetto comunicativo del prodotto
offerto, realizzando un’azione di marketing trasparente e garantendo la tracciabi-
lità e l’anti-contraffazione attraverso l’uso di tecnologia digitale.

 Ridurre l’inquinamento
Nei paesi nord africani che si affacciano sul Mediterraneo è in aumento l’inquina-
mento da scarichi industriali (sono numerose le aziende che operano con tecno-
logie obsolete) e da smaltimento dei rifiuti, soprattutto nelle aree costiere in cor-
rispondenza dei grandi agglomerati urbani. La proposta intende promuovere una
tecnologia in grado di ridurre l’inquinamento e garantire la salubrità del prodotto
attraverso l’utilizzo di strumenti ad emissione zero, la produzione di energia da fon-
ti rinnovabili (fotovoltaico e minieolico) ed il riciclo dell’acqua.

 Migliorare l’efficienza dell’uso dell’acqua


L’adozione di tecniche e metodi irrigui in grado di migliorare l’efficienza dell’uso del-
l’acqua (water use efficiency) potrà contribuire al miglioramento delle produzioni pri-
marie, all’introduzione di nuove specie e ad una consistente riduzione dei consu-
mi idrici, con positive conseguenze sia in termini economici che ambientali (irri-
gazione sostenibile).

 Riusare gli scarti delle produzioni vegetali


I prodotti residui delle coltivazioni potranno essere utilizzati come concimi orga-
nici (compost on farm), con positive ripercussione sulla qualità dei suoli.

 Migliorare il bilancio energetico


Attraverso la riduzione del rapporto energia da combustibili fossili/energia alimentare
(attualmente fino a 1/10 in USA) oltre che attraverso la riduzione del consumo to-
tale di energia fossile.
20
2. La riconversione energetica nelle attività pro-
duttive agricole
2.1. Eco-serra a emissione zero
2.1.1 Generalità
Al fine di realizzare e favorire la nascita e lo sviluppo di produzioni agricole autoc-
tone di alta qualità e creare ulteriori condizioni di agricoltura a Km zero, è ipotiz-
zabile la creazione di “Eco-serre”; l’innovatività della proposta si basa sulle caratte-
ristiche della produzione e soprattutto del prodotto finale in termini di:
 eco-sostenibilità;
 salubrità;
 rintracciabilità;
 autenticità.

L’Eco-serra è una tecno-serra ecologica


attenta anche all’estetica, che sia in gra-
do di integrare, con basso impatto am-
bientale, tutte le tecnologie utili alla so-
stenibilità. In virtù delle sue caratteri-
stiche, è in grado di perseguire i se-
guenti obiettivi:
 realizzare l’agricoltura verticale
all’interno dei centri urbani;
 produrre energia da fonti rinno-
vabili, razionalizzandone l’uso;
 riciclare l’acqua piovana e depu-
rare quella di coltivazione;
 utilizzare solo mezzi elettrici (ri-
ducendo le emissioni inquinanti);
21
 garantire la condizione ambientale ottimale riducendo di conseguenza gli spre-
chi d’acqua e i trattamenti fitosanitari;
 garantire la qualità dei prodotti, la loro tracciabilità e rintracciabilità.

Di seguito si riportano le tecnologie integrabili nella realizzazione delle Eco-serre:


 Copertura fotovoltaica e brise soleil;
 Mini-eolico;
 Water Tank e depuratori d’acqua;
 Illuminazione ad alto risparmio energetico: Green Dy LED;
 Trattori e macchine operatrici a emissione zero;
 Tracciabilità e anti-contraffazione;
 Etichette intelligenti;
 Controllo ambientale elettronico;
 Depurazione delle acque reflue.

In particolare Futuridea ha depositato innovazioni e marchi per le seguenti tecnologie:


 DAMA, una tipologia di fotovoltaico in grado di far passare la luce necessaria
per la fotosintesi delle piante e contemporaneamente produrre energia;
 GREEN DY LED, una lampada LED con frequenza personalizzata della luce fino
ad un risparmio del 93%;
 Etichette Intelligenti con la tecnologia RFID per garantire alta sicurezza alimentare;
 Macchine elettriche a emissione zero prodotte da Oelle (azienda associata a
Futuridea) adatte alla lavorazione sotto serra;
 Impianto di sterilizzazione e depurazione di acque reflue e produzione di bio-
gas.
 Disponibilità di energia elettrica autoprodotta
 Emissioni inquinanti nulle
 Copertura autoconsumi elettrici (es. illuminazione)
 Accesso ad incentivi statali
22
L’idea alla base della proposta si sviluppa a partire dalla creazione di “isole verdi” nel
territorio individuato così da realizzare e favorire la nascita e lo sviluppo di produ-
zioni agricole autoctone di alta qualità; l’innovatività della proposta si basa sulle ca-
ratteristiche nella produzione e soprattutto finali del prodotto in termini di: eco-so-
stenibilità, salubrità, rintracciabilità e autenticità.

L’isola verde è una tecno-serra ecologica attenta anche all’estetica che sia in gra-
do di integrare, con basso impatto ambientale, tutte le tecnologie utili alla soste-
nibilità. L’isola, dunque, è in grado di realizzare l’agricoltura sostenibile: produce ener-
gia da fonti rinnovabili razionalizzandone l’uso; ricicla l’acqua piovana e depura quel-
la di coltivazione; usa solo mezzi elettrici e, dunque, non inquina; è in grado di ga-
rantire la condizione ambientale ottimale e di conseguenza riduce gli sprechi d’ac-
qua e i trattamenti fitosanitari; garantisce la qualità dei prodotti, la loro tracciabili-
tà e rintracciabilità.

Lo sviluppo di tali produzioni sarà realizzato attraverso una serie di strumenti alta-
mente innovativi in grado di garantire il rispetto dei criteri di qualità individuati.

I prodotti ottenuti, secondo precisi processi e strumenti messi a punto per realiz-
zare le “isole”, saranno identificati con una “firma” ideata nell’ambito del progetto, sui
mercati nazionali ed internazionali.

Di seguito riportiamo le caratteristiche tecniche degli strumenti produttivi da rea-


lizzare nei diversi territori.

23
Alcuni pannelli Mosaico e Dama in esposizione nella 2.1.2. Copertura fotovoltaica e brise-soleil
sede di Futuridea
L’Ecoserra è una struttura autosufficiente dal punto di vista energetico, alimenta-
ta da moduli fotovoltaici specificamente progettati. Una volta modificata la strut-
tura portante in modo che possa sopportare il carico statico senza rischi di cedi-
menti e destabilizzazioni, si garantisce un giusto rapporto tra luce e habitat. Per
tale ragione viene escluso il ricorso a pannelli ordinari a favore dell’adozione di pan-
nelli realizzati specificamente per tale utilizzazione
Futuridea ha elaborato due modelli, denominati MOSAICO e DAMA (marchi depositati
alla Camera di Commercio di Benevento). Si tratta di modelli, affidati alla società Elet-
trosannio per la produzione, che consentono il passaggio della luce garantendo
contemporaneamente le condizioni ottimali del rapporto luce-fotosintesi, e la pro-
duzione dell’energia necessaria per il funzionamento della serra (riscaldamento, raf-
frescamento, ventilazione, illuminazione e controllo in remoto.). La possibilità di “go-
verno” del rapporto luce-fotosintesi consente di ottimizzare il rapporto tra la fase
Il pannello Dama viene realizzato con materiali leggeri
e flessibili luminosa e la fase di fissazione del carbonio o, anche, fase oscura.
La scelta è ricaduta sul pannello denominato DAMA perché, anche graficamente,
rappresentativo di un sistema di alternanza di celle fotovoltaiche e materiale tra-
sparente, che garantisce, senza penalizzazione della capacità produttiva della ser-
ra, luce ed energia. Esso è caratterizzato da una disposizione a scacchiera delle cel-
le fotovoltaiche. In base alla trasparenza desiderata, in rapporto alle specifiche esi-
genze di ombreggiamento variabile da coltura a coltura, si commisura la dimen-
sione della scacchiera. L’innovatività ha riguardato anche l’integrazione tra i pannelli
e la copertura complessiva della serra, attraverso nuovi sistemi di fissaggio alla strut-
tura portante e di connessione tra i singoli pannelli in grado di assicurare protezione
dalle infiltrazioni di acqua. A questi primi modelli si è aggiunta una attività di stu-
dio e progettazione di moduli con le stesse performance ma realizzati con mate-
riali più leggeri e flessibili facilmente integrabili su serre già esistenti.
Riassumendo, il criterio base è l’integrazione di moduli fotovoltaici innovativi pro-
gettati ad hoc con un sistema protettivo ed ombreggiante dove la densità dell’ombra
24 viene modulata in funzione della coltura prevista. Questa innovativa struttura è in
grado di integrare, oltre al campo fotovoltaico, ogni forma di automazione a ser-
vizio della produzione agricola (irrigazione, illuminazione, aerazione etc.).
Anche le facciate dell’isola possono diventare generatori di energia con l’uso di
particolari pannelli fotovoltaici denominati “brise soleil”.

2.1.3. Micro eolico creativo


Un’altra fonte di energia da sfruttare è indubbiamente il vento. Piccoli rotori eoli-
ci ad asse verticale, creati con criteri di efficienza ma che siano gradevoli dal pun-
to di vista estetico, possono contribuire alla generazione di energia da investire
nelle coltivazioni.
L’utilizzazione di tale sistema è fortemente legata alle condizioni ambientali e alle
caratteristiche specifiche di ogni singola unità produttiva. Ferma restando la ricerca
in corso per modelli di turbine microeoliche a più alto rendimento e a più basso
costo di produzione, con le dovute garanzie di affidabilità e durata, va sottolineato
che il mercato già offre tipologie di assoluta garanzia.
Il ricorso al minieolico, inoltre, consente l’accesso ad una serie di vantaggi legati
al nuovo quadro normativo recentemente introdotto il quale prevede procedu-
re autorizzative semplificate fino ad una potenza massima di 200 KW, ed ulterio-
ri maggiori semplificazioni per i sistemi con potenza fino a 60 KW.
Tra le ricerche più interessanti è da segnalare un aerogeneratore FX18 con una po-
tenza di 60 KW realizzato dall’Università di Padova ed il dipartimento di ricerca e
sviluppo del gruppo ESPE. Si menziona, infine, la predisposizione di nuovi proto-
tipi in corso di realizzazione da aziende del Sud (Elettrosannio, etc.).
Una raccomandazione importante è la scelta tra generatori ad asse verticale od
orizzontale. Nel primo caso, si tratta di una tecnologia a minore impatto ambien-
tale in grado di sfruttare il vento generato dalle turbolenze procurando rumoro-
sità trascurabile. La controindicazione è nel costo attuale che, a parità di potenza
installata, è più elevato rispetto ai minieolici orizzontali. Per tali ragioni si attende
la nuova generazione dei verticali. 25
2.1.4. Water Tank e depuratori d’acqua
L’acqua piovana può essere raccolta all’interno di speciali contenitori da interra-
re o installare in spazi inutilizzati, per essere poi adoperata per molteplici scopi, dal
lavaggio dei mezzi e delle strutture fino alla irrigazione delle piante non destina-
te all’uso alimentare. Opportunamente depurate, le acque possono essere utiliz-
zate anche per le coltivazioni idroponiche e, in generale, per l’irrigazione delle col-
ture. Allo scopo, le strutture di copertura delle serre verranno opportunamente do-
tate di sistema di canalizzazione indirizzato ai contenitori interrati.

2.1.5. Illuminazione ad alto risparmio energetico: Green Dy LED5


L’evoluzione delle nuove tecnologie e una conoscenza più approfondita dei pro-
cessi foto biologici hanno consentito di delineare una nuova generazione di lam-
pade straordinariamente efficienti.
Studi molto raffinati hanno consentito di conoscere l’importanza della correlazione
tra l’utilizzazione dei colori dello spettro luminoso e la vitalità vegetale. L’integra-
zione di questi studi con la tecnologia LED (Light Emitting Diode), notoriamente ca-
ratterizzata da un basso consumo energetico, apre gli orizzonti a nuovi sistemi di
illuminazione ad altissima efficienza.
Futuridea in collaborazione con alcune delle aziende associate lavora da tempo
al progetto Green Dy Led. L’idea di base è implementare un sistema dinamico di il-
luminazione per le serre al fine di ottimizzare i consumi energetici, migliorando-
ne la qualità e l’efficienza. Green Dy Led è un sistema che utilizza Led ad altissima
efficienza governato nelle sue funzioni da una combinazione di sensori e moto-
ri (CMS) e da un driver per la modulazione della luminosità e selezione della cro-
maticità e delle lunghezze d’onda (PMLC).

26 5
Studio realizzato dall'azienda Eulux srl partner di Futuridea
I risultati della sperimentazione sono stati stupefacenti sia dal punto di vista del
risparmio di energia che da quello della ottimizzazione della crescita delle pian-
tine esposte.
L’utilizzo di Led ad altissima efficienza ha assicurato un risparmio di circa il 70% (vedi
tabella) rispetto alle tecniche tradizionali di illuminazione con lampade ad alogenuri
metallici o similari. Un ulteriore 18% di risparmio è derivato dall’attivazione del si-
stema CSM che consente di posizionare le fonti di luce direttamente a ridosso del-
le piantine. Mentre un ultimo 10% di risparmio è stato guadagnato attraverso l’uti-
lizzo del driver PMLC che ha permesso di modulare la luminosità emessa dai Led
e di selezionare la cromaticità e le lunghezze d’onda utili alle singole tipologie di
piantine. In sostanza, grazie all’utilizzo delle lampade Green-DyLed, il risparmio con-
seguito è stato globalmente di circa il 98% rispetto alle lampade da serra tradizionali.
Le piante assorbono alcuni colori meglio di altri. La clorofilla assorbe bene la luce
rossa e quella blu, ma non quella verde. Dunque tutte le componenti del verde,
dell’infrarosso e dell’ultravioletto generate dalle lampade tradizionali risultano inu-
tili, e, in alcuni casi, addirittura dannose.
Le lunghezze d’onda utilizzate dalle piante spaziano da 430 nm (luce blu) a 670
nm (luce rossa). Le normali lampade di crescita, quindi, emettono una buona par-
te di luce che le piante non utilizzano. Infatti le classiche lampade di crescita (HID,
incandescenza, fluorescenza), utilizzate per coltivazioni in serra, producono una
luce con lunghezza d’onda da 380 nm (lampade UV) a circa 880 nm (lampade a
infrarossi). Recenti studi hanno appurato che l’equilibrio ideale è costituito dall’utilizzo
di circa il 92% di Led rossi e dell’8% di Led blu. Se si utilizzano, dunque, solo Led
rossi e blu, quasi il 100% della luce viene assorbita ed utilizzata dalle piantine. 27
L’utilizzo dei Led in serra offre, oltre al risparmio energetico ed alla ottimizzazione
dell’illuminazione, altri notevoli vantaggi rispetto all’utilizzo dei tradizionali siste-
mi di illuminazione, come la durata elevata (dagli 8 ai 15 anni di vita), la bassa tem-
peratura (che consente di posizionare le luci vicino alle piante), l’alimentazione a
bassa tensione e la possibilità della copertura uniforme delle superfici illuminate,
grazie all’angolo di proiezione della luce.
Il Green-DyLed è, dunque, un sistema dinamico di illuminazione per serre com-
posto da un corpo illuminante che comprende Led e modulo CMS, gestito da un
modulo PMLC.
Il modulo CMS è un sistema elettronico dotato di periferiche in grado di trascina-
re la fonte luminosa del Led a ridosso delle piantine. Tale esigenza deriva dalla cir-
costanza che l’intensità luminosa in un punto è inversamente proporzionale al qua-
drato della distanza della sorgente luminosa dal punto stesso. Ciò vuol dire che una
fonte luminosa posta al doppio della distanza rispetto ad un’altra dal punto da il-
luminare, per assicurare la stessa luminosità è costretta ad erogare il quadruplo del-
la potenza. La luce fredda del Led, invece, consente di avvicinare la fonte lumino-
sa alla piantina senza arrecarle alcun danno, con un risparmio enorme sulla erogazione
di potenza. Il cuore del modulo CMS è costituito da un piccolo processore che pi-
lota due periferiche (motore bidirezionale e fotodiodi) verso il posizionamento idea-
le. I fotodiodi percepiscono la prossimità della piantina, mentre il motore bidirezionale
utilizza le informazioni ottenute dai fotodiodi per posizionare correttamente i Led.
La crescita della piantina viene assecondata con lo spostamento graduale verso l’al-
to del faretto, in maniera da lasciare costantemente immutata la distanza.
Il modulo PLMC è una scheda elettronica che gestisce sia l’intensità che la compo-
sizione della luce generata dai Led. Il PLMC sfrutta la totale flessibilità del Led nel ge-
nerare un fascio illuminante in funzione della presenza o meno di luce solare ed in
funzione della tipologia di coltura. Il modulo è in grado di operare su tutte le frequenze
dello spettro della luce, attenuando o eliminando del tutto frequenze indesiderate
dalla piantina. Il PLMC è costituito da una consolle touchscreen dove è possibile se-
lezionare una serie di combinazioni cromatiche reimpostate, oppure combinarne di
nuove in funzione delle diverse esigenze. Il modulo è in grado di gestire tutta la ser-
28 ra in ambiente wireless, collegandosi con tutti o con multipli di sistemi CMS presenti.
2.1.6. Trattori e macchine operatrici a emissione zero

È noto che in un luogo chiuso gli ossidi di carbonio, aldeidi e idrocarburi polinu- Prototipi macchine agricole elettriche realizzate da
Oelle srl partner di Futuridea
cleari aromatici (IPA) provocano danni sia alle persone che ai prodotti agricoli (nel
caso di produzioni in serra). Al di là delle norme relative all’adozione di impianti
di estrazione dell’aria che ne garantiscono un sufficiente ricambio, esistono pos-
sibilità concrete per adottare macchine operatrici e trattori a motore elettrico ed
emissioni zero, compatibili con l’ambiente.
Futuridea, in collaborazione con alcune delle aziende associate, ha già elaborato
dei prototipi di diverse macchine elettriche ad emissioni zero: dal trattore, al tran-
sporter multiuso, alla macchina taglia e raccogli verdure. Tutte le macchine sono
in grado di garantire l’uso continuo per un intero turno di lavoro; semplicità nel-
la sostituzione e/o ricarica delle batterie; prestazioni costanti fino all’esaurimento
totale della carica.

2.1.7. Tracciabilità e anticontraffazione. Etichette intelligenti

Quello della tracciabilità è un approccio che garantisce qualità e sicurezza al con-


sumatore, con grosso impatto su tutte le attività legate alla sua produzione. Un tag
RFID5 (Radio Frequency IDentification) posizionato nel packaging o nell’etichetta del
prodotto, può contenere le informazioni sulla provenienza, sull’anno ed il luogo
di produzione.
L’RFID è un minuscolo chip alimentato e comunicante tramite la radiofrequenza,
emessa, a piccola e media distanza, da appositi lettori. Quindi, all’interno delle eti-
chette RFID vi è un micro-chip, un antenna miniaturizzata, un condensatore (se
di tipo passivo) o una piccola batteria (se di tipo attivo) che, attraversando il cam-
po magnetico generato dai dispositivi di lettura/scrittura trasmettono o ricevono
le informazioni memorizzate.
29
La tecnologia RFID può essere applicata non solo per L’interesse crescente verso la tecnologia RFID deriva dalla sua natura, in grado di
scopi di tracciabilità del prodotto ma anche a difesa assegnare un identificatore univoco e universale a ogni singolo oggetto e di far-
dalla contraffazione
lo acquisire in modo automatico da apparati a radiofrequenza, in modo simulta-
neo e senza visibilità diretta. Il codice univoco è cablato all’interno del chip, quin-
di nel silicio, e non può essere modificato. Per accedere alle informazioni conte-
nute nell’etichetta è necessario un lettore fisso o portatile. Il vantaggio offerto da
questo tipo di tecnologia rispetto ai sistemi di identificazione attualmente più uti-
lizzati (codici a barre e lettori a banda magnetica), è che il lettore non ha bisogno
di avere la visibilità ottica rispetto all’etichetta e funziona in tempi estremamente
ridotti (circa 1 decimo di secondo).

Sarà il prodotto stesso a parlare di sé: con appositi lettori il consumatore potrà con-
sultare le informazioni inserite all’interno del tag RFID. Sarà inoltre possibile, per i
produttori, i distributori ed i rivenditori, essere al corrente dell’assortimento di pro-
dotti in un magazzino o in uno scaffale.

La tecnologia RFID può essere applicata non solo per scopi di tracciabilità del pro-
dotto ma anche a difesa dalla contraffazione.

L’impiego della tecnologia RFID associata alla tracciabilità e anti-contraffazione han-


no un unico obiettivo: l’aspetto comunicativo del prodotto offerto, informando
il consumatore sulle caratteristiche del prodotto, realizzando un’azione di marketing
trasparente e garantendo la tracciabilità e l’anti-contraffazione attraverso la tec-
nologia digitale.

30
2.1.8. Controllo ambientale elettronico

L’intera coltura può essere monitorata con strumenti elettronici. Un sistema di sen-
sori rileva una serie di parametri ambientali (temperatura dell’aria, umidità dell’aria
e del suolo, luminosità) in base ai quali una centrale elettronica opportunamen-
te configurata in base alla coltura, aziona degli attuatori per eseguire delle normali
operazioni come: umidificazione o deumidificazione, aerazione, irrigazione, ferti-
lizzazione, illuminazione. Per facilitare la programmazione del processo produtti-
vo un software sviluppato ad hoc consente la riconfigurazione della centrale con
un’interfaccia user-friendly. I dati di sensing raccolti saranno utilizzati a fini di ricer-
ca e come integrazione delle informazioni da immettere nell’etichettatura intelli-
gente.

Questo genere di controllo ambientale consente di monitorare la coltura e pre-


venire le situazioni critiche garantendole sempre la situazione ottimale. Ciò è par-
ticolarmente utile per evitare i trattamenti fitosanitari “curativi” e predisporre solo
quelli effettivamente necessari.
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2.2. Eco-magazzini rurali. Costruzioni in legno e paglia6
2.2.1 Generalità

La proposta di eco-magazzini rurali è stata formulata con riferimento particolare alla


convenzione europea sul paesaggio e nel nostro caso, al paesaggio rurale.
Alla luce della Convenzione Europea del Paesaggio si tratta di individuare i ‘paesaggi’,
nel nostro caso quelli rurali, e darsi degli obiettivi di qualità del paesaggio e, sulla
base delle specificità, definire diversi livelli di salvaguardia.
Come scrive Ian Chambers, negli ultimi anni “Il mondo si è frantumato in diverse
geografie, ognuno il luogo di sensi e direzioni diversi”. Le aree rurali, che soffrono
di svantaggi in termini di infrastrutture, servizi, saperi tecnici ed opportunità, sono
caratterizzate da elementi fortemente connotativi come la sostenibilità e l’identi-
tà culturale. Nel tempo della crisi, stiamo cominciando a considerare l’ “emergen-
za” di nuovi valori culturali, sperando che essi possano portare ad una riflessione
profonda anche di tipo socio-economico. Se “gli artisti possono essere scintille pos-
sibili della futura interazione tra cultura e società” (Yukiko Shikata), fare esperienza
della ruralità attraverso l’arte e le nuove tecnologie può aiutarci a “ridisegnare” il ter-
ritorio rurale secondo logiche innovative e sostenibili.
 al nuovo quadro normativo sulla conservazione degli alimenti e dei prodotti
agricoli in generale in rapporto alla sicurezza;
 riciclo completo degli scarti agricoli.
Al fine di valorizzare gli scarti di lavorazione agricoli, con particolare riferimento alla
paglia, sono state sviluppate tecniche architettoniche innovative che consentono
di realizzare strutture adibite a magazzini rurali impiegando esclusivamente legno
e paglia. Tali tecniche consistono nella realizzazione di edifici prefabbricati, con strut-
tura portante in legno, preparati in uno stabilimento e successivamente assemblati
in cantiere. Le pareti della struttura sono riempite con materiali isolanti a matrice

6
Lo studio è stato coordinato dall'Architetto Mario Festa, dell'Associazione Ru.de (Rural Designer) partner di Fu-
turidea". 33
rinnovabile e rivestite con pannelli realizzati in legno. L’impiego della paglia presenta
le seguenti caratteristiche:
 Adeguata resistenza meccanica;
 Isolamento termoigrometrico;
 Traspirabilità;
 Comfort abitativo;
 Costi ridotti;
 Basso consumo energetico per la realizzazione dei componenti.

Sfruttare tale tecnologia per la realizzazione di magazzini rurali destinati allo stoc-
caggio di prodotti agricoli consente di ottenere i seguenti vantaggi rispetto ai ma-
gazzini realizzati in maniera tradizionale:
 Elevata efficienza energetica, da cui deriva una riduzione del fabbisogno ener-
getico del magazzino stesso, con conseguente riduzione dei costi;
 Isolamento termico efficace (trasmittanza = 0.12 W/m2K);
 Costi di realizzazione ridotti del 50%;
 Resistenza al fuoco (90 minuti a 1000 °C);
 Ecocompatibilità riferita all’intero ciclo di vita della struttura.

34
2.2.2. Climatizzazione dei magazzini passivi tramite pompe di calore geo-
termiche
Per soddisfare il fabbisogno energetico dei magazzini passivi, relativo alla neces-
sità di controllare temperatura ed umidità per la corretta conservazione delle der-
rate, si impiegano pompe di calore geotermiche. Tale scelta progettuale presen-
ta le seguenti caratteristiche economiche, tecnologiche e ambientali:
 Costi di impianto: 15000 € (superficie di 150 m2);
 Risparmio economico annuale;
 Ritorno dell’investimento iniziale: 10 anni;
 Elevata Efficienza energetica (COP 4-6);
 Riduzione delle emissioni di CO2 fino alla totale eliminazione se accoppiati con
pannelli fotovoltaici;
 Eliminazione del ricorso alla combustione;
 Impiego di energia “a km zero”;
 Eliminazione dell’impatto architettonico ed acustico dei tradizionali impian-
ti di condizionamento;

Tali caratteristiche consentono di mantenere gli stessi livelli di qualità del prodotto
conservato.

La realizzazione di un impianto geotermico prevede l’avvio di una procedura di


cantiere atta alla perforazione per la posa delle sonde geotermiche. È necessaria
una valutazione preliminare per la verifica dell’idoneità del sito nonché una valu-
tazione di fattibilità tecnico-economica, in quanto l’adozione di tale soluzione ri-
spetto a quelle “tradizionali” (impianti più semplici ed economici) implica una mag-
giore spesa iniziale a fronte di un risparmio nella gestione. È ovvio che la conve-
nienza di una siffatta scelta deve essere sempre analizzata e valutata secondo gli
usuali criteri del rapporto costi/benefici. Si può stimare che il costo complessivo
per la perforazione, fornitura, posa delle sonde geotermiche e riempimento del
foro si aggira intorno ai 40-50 €/m. 35
Una volta installato, l’impianto geotermico è praticamente autosufficiente. La na-
tura stessa della pompa di calore rende il generatore di calore molto affidabile e non
è richiesta alcuna manutenzione. Si consiglia un normale controllo periodico del-
l’impianto di funzionamento ad opera di personale specializzato. Una sonda geo-
termica ha un vita media di circa 20-25 anni.

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36
Applicazione di un Impianto Geotermico: “Cantine D’Uva”
L’azienda vinicola Cantine D’Uva di Larino

L’esperienza dell’azienda vinicola “Cantine D’Uva” di Larino (CB) è un esempio di buo-


ne prassi nel proprio territorio.
L’azienda in questione ha scelto di investire in tecnologie innovative, ad alta effi-
cienza energetica, al fine di perseguire i seguenti obiettivi:
• Ottenere un risparmio in termini di consumo di energia necessaria per i diversi
processi produttivi che ne caratterizzano l’attività;
• Incrementare sensibilmente la qualità del prodotto finale.
In particolare, si fa qui riferimento alle tecnologie impiegate per realizzare un ri-
sparmio energetico per il funzionamento dell’impianto di condizionamento che
interessa il processo di maturazione del vino.

Tecnologie adottate: impianto geotermico


Il processo di maturazione del vino in botti richiede il controllo costante dei pa-
rametri temperatura ambiente ed umidità. Infatti, le botti in legno, essendo tale
materiale poroso, tendono ad assorbire i liquidi con i quali entrano in contatto, in-
cluso il vino in esse contenuto. Pertanto, nel tradizionale processo di maturazio-
ne in botte, si deve prevedere una perdita percentuale del prodotto che può ar-
rivare al 30% del volume iniziale. Le botti in ambiente condizionato
È perciò necessario, per evitare l’infiltrazione di aria nelle botti (fatto che provo-
cherebbe il proliferare di specie batteriche indesiderate) che le botti vengano ri-
colmate costantemente con nuovo mosto. Il controllo dell’umidità in ambiente
di maturazione consente di limitare l’assorbimento di vino delle botti fornendo in-
vece umidità dall’esterno attraverso un apposito impianto di condizionamento.
A tal fine, nell’ambito della riqualificazione energetica del sistema edificio-impianto,
l’azienda ha ritenuto vantaggioso dotarsi di un impianto di condizionamento del-
l’aria (HVAC) alimentato tramite pozzo geotermico.
L’impianto è costituito da un pozzo geotermico, realizzato tramite una serie di tre
tubazioni interrate (mandata e ritorno) ad una profondità di circa 3 m sottoterra. 37
Pozzo geotermico interrato Lo scavo è realizzato in maniera tale da non impattare, né visivamente né ai fini
agricoli, sul territorio circostante.
Le serpentine interrate consentono di alimentare l’unità di trattamento aria (UTA)
del locale cantine con un fluido (acqua) ad una temperatura più bassa in estate
e più alta in inverno, grazie allo scambio termico con il terreno.
L’impianto di condizionamento della cantina è corredato di un refrigeratore (chil-
ler) e di una caldaia elettrica di integrazione per coprire le eventuali richieste di ener-
gia termica che l’impianto geotermico, in condizioni particolarmente gravose (mol-
to caldo in estate o molto freddo in inverno) non riuscirebbe a soddisfare da solo.

Benefici dell’impianto geotermico:


• Risparmio energetico ed economico per la climatizzazione invernale ed estiva del-
Collettori delle serpentine geotermiche le cantine;
• Controllo ottimale dei parametri temperatura ed umidità;
• Assenza di emissioni (gas esausti e CO2) grazie alla mancanza di dispositivi di com-
bustione (caldaie a combustibili);
• Impatto ambientale-paesaggistico nullo (impianto interrato non visibile);
• Nessuna superficie agricola sottratta all’ordinamento produttivo (terreno di ricopertura
del pozzo sfruttabile);
• Minore perdita percentuale di prodotto in fase di maturazione grazie al controllo del-
l’umidità (minore assorbimento del vino da parte delle botti in legno);
• Miglioramento delle prestazioni e conservazione ottimale delle botti di legno, man-
tenute ad una umidità costante.

Conclusioni
L’azienda Cantine D’Uva è un esempio virtuoso di come l’innovazione tecnologi-
ca si sposa con attività a carattere fortemente tradizionale, quale la produzione vi-
nicola italiana, e ne determini un sensibile incremento della qualità. L’investimento
iniziale, più consistente rispetto ai sistemi tradizionali di conversione dell’energia,
si ripaga in un arco temporale relativamente breve (5 anni) grazie al risparmio eco-
38 nomico che l’impianto realizza durante il suo funzionamento.
2.2.3. Mini-eolico
Il Mini-eolico risulta essere tra le soluzioni tecnologiche che è possibile adottare
per:
 soddisfacimento dei propri fabbisogni elettrici (auto-consumo);
 possibilità remunerative dovute all’immissione in rete di un eventuale surplus
di energia prodotta;
 conseguimento di una maggiore autonomia energetica.

Si intende per mini eolico un sistema in grado di convertire energia eolica in energia
elettrica per potenze da 1 a 20 kW.
Il costo di un sistema mini eolico installato chiavi in mano, è compreso fra 3.000
e 5.000 Euro per kW installato, dove il costo a kW maggiore è riferito alla taglia d’im-
pianto più piccola. Per macchine di taglia maggiore di 20 kW il costo unitario si ri-
duce.

Esempio di investimento per una macchina da 20 kW con una produzione annua


stimata di 1400 – 1600 – 1800 ore equivalenti:
 costo “chiavi in mano”: 60.000 euro + IVA (10%);
 vita utile impianto: 20 anni;
 sistema di incentivazione scelto: tariffa fissa onnicomprensiva;
 ricavi da Tariffa fissa onnicomprensiva: 0,30 euro per kWh prodotto ed immesso
in rete (fino al 15° anno);
 ricavi da meccanismo di Scambio sul Posto dal 16° anno al 20°: 0,18 euro per
kWh prodotto;
 costi di manutenzione: 200 euro/anno;
 costi di esercizio: 50 euro/anno.

39
2.2.4. Installazione di pannelli fotovoltaici nei magazzini passivi
Un ulteriore elemento che incrementa l’autonomia energetica dei magazzini pas-
sivi è costituito dall’installazione di pannelli fotovoltaici sulla copertura degli stes-
si. Tale sistema fornisce energia elettrica per l’azionamento della pompa di calo-
re geotermica e riduce o, in condizioni ottimali, azzera la dipendenza dalla rete di
distribuzione per la fornitura di energia elettrica. L’installazione di pannelli fotovoltaici
consente la copertura del fabbisogno elettrico del magazzino (azionamento del-
la pompa di calore, illuminazione) ed inoltre è possibile considerare l’opportuni-
tà di scambio sul posto dell’energia elettrica in esubero. Bisogna tener presente
l’eventualità di accesso a forme di incentivazione per l’installazione di impianti fo-
tovoltaici.

40
2.3. Biomasse
2.3.1. Micro-biomasse – Recupero degli scarti

Le aziende agricole hanno l’opportunità di riutilizzare gli scarti di produzione sia


per il recupero energetico (valorizzazione) sia per l’impiego come fertilizzante; la
natura dello scarto agricolo disponibile, ovvero la qualità dello scarto stesso va-
ria a seconda dell’ordinamento produttivo, e ne determina le possibilità di valo-
rizzazione.
Di grande importanza è l’integrazione tra scarti dell’agricoltura e riqualificazione
vegetazionale dei terreni marginali delle bordure dei corsi d’acqua e in genere del-
le alberate di protezione del suolo. Un’attenta politica paesaggistica finalizzata al
rafforzamento delle rete verde di protezione può essere la base di una rinnovata
economia locale. Fermo restando la predilezione di specie vegetali autoctone e
i rischi all’introduzione di specie estranee agli habitat locali si segnala la rinnova-
ta attenzione sulle funzioni di difesa del suolo e di contemporanea valorizzazio-
ne energetica di una pianta classica nella storia dei nostri territori: la canna comune
(Arundo donax). Lo sviluppo di un nuovo vivaismo nella produzione di nuove spe-
cie vegetali a rapido accrescimento (pioppi, salici e canne), consente di avviare stra-
tegia di riqualificazione vegetazionale significative e competitive. Un’azione di ri-
qualificazione territoriale in sintonia con gli indirizzi di programmazione regiona-
le può essere la base di una nuova slancio economico-produttivo sostenibile dei
territori rurali.

Le soluzioni proposte sono le seguenti:


 Produzione di biogas;
 Mini - pellettizzazione;
 Compostaggio on-farm.

41
2.3.2. Produzione di biogas

Negli ultimi anni si registra una miglioramento complessivo delle tecnologie di pro-
duzione di biogas sia da reflui che da altre matrici di scarto. Particolarmente si-
gnificativa è la ricerca condotta dal CNR (Ibimet) per una procedura di gassifica-
zione che consente di produrre contemporaneamente biogas e un composto so-
lido utile (biochar) in corso quest’ultimo, delle procedure autorizzative da parte del
Ministero per le Politiche Agricole come emendante agricolo.
A queste tecnologie richiamate stanno lavorando i principali centri di ricerca di tut-
to il mondo ed in particolare il suddetto CNR (Ibimet) dove un gruppo di ricercatori
coordinato da Franco Miglietta ha già ottenuto risultati importanti. Il biochar dun-
que è un carbone vegetale che si ottiene per pirolisi dei più svariati tipi di biomassa.
Per queste ragioni risulta particolarmente adatto alla valorizzazione energetica de-
gli scarti agricoli: potature, scarti di paglia, steli di mais, gusci di frutta secca, fogliami
secchi ecc.). Questa tecnologia può rappresentare, se opportunamente pro-
grammata su piccola scala, una soluzione in grado di coniugare nel concreto più
competitività e più sostenibilità dei sistemi locali.
Si rimanda allo studio realizzato dal dott. Domenico Tanfoglio (Piromak srl) e Car-
mine Mongiello (ENEA) ed in particolare alla relazione della “Pirodistilgasogeno” ( Al-
legato 1 pg. 73).

42
2.3.3. Mini – pellettizzazione
È un processo meccanico che consente di ricavare un combustibile di qualità a
partire da biomassa ligneo – cellulosica (es. scarti di lavorazione del legno, steli di
tabacco); sono disponibili in commercio macchine di piccola taglia per l’elabora-
zione di quantità anche modeste di biomassa residuale, rendendo disponibile in
uscita al processo un pellet utilizzabile per autoconsumi. Una mini-pellettizzatri-
ce è caratterizzata da una produzione oraria che varia da un minimo di 20 kg/h
ad un massimo di 90 kg/h a seconda della biomassa di partenza (legno tenero, le-
gno duro o cereali/concime), per una potenza attiva installata di 4 kW; le dimen-
sioni sono piuttosto ridotte (700x700x1270 mm) e il peso è contenuto (140 kg). Il
costo della macchina è di 5800 € + iva. Un vincolo tecnico è costituito dalle ca-
ratteristiche della materia prima in ingresso, in termini di:
 Morfologia: granulometria tra 0.5 e 1.5 mm;
 Grado di umidità: inferiore al 14% (MAX)
 Materiale puro: esente da materiali ferrosi e altri inquinanti.

Tali specifiche possono essere soddisfatte inserendo nel ciclo produttivo delle tec-
nologie per il pre-trattamento della materia prima, quali un raffinatore per l’omo-
geneizzazione della granulometria, posto direttamente all’uscita dei silos di stoc-
caggio.

43
2.3.4. Compostaggio on-farm
È un processo biochimico impiegato per biomasse il cui rapporto C/N (carbo-
nio/azoto) sia inferiore a 30 e l’umidità superiore al 35%. In tale processo si realizza
un accumulo di matrici organiche ad opera di microorganismi naturalmente pre-
senti nell’ambiente; tali microorganismi sono responsabili della demolizione delle
molecole organiche, a partire da quelle più semplici fino a quelle più complesse.
Garantendo un’opportuna aerazione e periodici rivoltamenti del cumulo di biomassa,
nella fase finale si ottiene un compost che si presenta di colore scuro e bio-stabi-

@ gcpics - depositphotos.com
lizzato, cioè privo di odori sgradevoli.
Si è dimostrato come l’utilizzo di compost come ammendante del suolo può es-
sere una soluzione efficace per il recupero ed il mantenimento della fertilità biolo-
gica del suolo e per favorire il sequestro del carbonio.
Numerose sono le iniziative finalizzate alla realizzazione di impianti che diano risul-
tati ottimali per un compost con caratteristiche qualitative di pregio ad un costo con-
tenuto. Uno di questi è, ad esempio, il progetto Biocompost, finanziato dalla Regione
Campania attraverso la misura 124 del PSR, finalizzato alla realizzazione di un impianto
per la produzione di compost di qualità a basso impatto finanziario. Con questo pro-
getto si è inteso raggiungere il duplice risultato sia di ottenere un ottimo ammen-
dante da riutilizzare in azienda sia di eliminare il problema del riciclo dei residui del-
le coltivazioni. La tecnica innovativa introdotta prevede “l’insufflazione attiva” di aria
mediante tubazioni di gomma che attraversano la massa arieggiandola di continuo
ed eliminando, in tal modo, il problema del rivoltamento della stessa. Con l’utilizzo
di questa tecnica ed altri accorgimenti, si può ottenere la maturazione del compost
in un periodo di 4-5 settimane.
Le ricerche continuano in tal senso anche per la realizzazione di impianti a scala azien-
dale. Per risolvere problemi quali l’aereazione della massa a costi energetici conte-
nuti, la giusta proporzione di sostanza organica, la correzione della salinità, ecc., FU-
TURIDEA sta lavorando alla preparazione di un prototipo che racchiuda le innova-
zioni idonee a superare questi gap e a rispondere alle esigenze anche di piccole e
44 medie aziende.
Astro7, il progetto innovativo per il compostaggio di comunità

Presso il Centro Ricerche ENEA Casaccia è stata recentemente avviata un’attività


sperimentale per il trattamento della frazione organica dei rifiuti prodotti gior-
nalmente dalla mensa mediante l’utilizzo di una tecnologia innovativa, il “com-
postatore di comunità”, che muove i primi passi nel contesto nazionale e che si può
considerare una tecnica evolutiva del compostaggio domestico.

Questa tecnologia è stata acquisita dall’ENEA nell’ambito Progetto strategico “Ecoin-


novazione Sicilia: Per uno sviluppo ecocompatibile del tessuto produttivo e del
turismo nella Regione Sicilia e nelle sue Isole minori”. Questo progetto prevede in-
terventi sistemici sul ciclo integrato dei rifiuti ambientalmente sostenibili sulle iso-
le minori. In particolare, sulle isole Egadi è prevista un’attività innovativa di com-
postaggio di comunità rivolta a qualificare i diversi aspetti legati al processo di re-
cupero e valorizzazione delle frazione organiche in loco e all’ottimizzazione del si-
stema integrato di gestione dei rifiuti.
L’attività di autocompostaggio di “comunità” riguarda l’utilizzo di macchine di di-
mensioni ridotte, adatte al trattamento in loco di frazioni organiche prodotte da
piccole comunità quali, ad esempio, condomini, mense, hotel; tali macchine, an-
cora poco diffuse, si collocano tra il grande impianto e quello domestico (com-
postiera). In questi piccoli impianti il processo aerobico viene condotto e accele-
rato, rispetto alle compostiere domestiche, dal continuo apporto d’aria.
Gli impianti, ancora poco presenti sul mercato e tipicamente di produzione nord
europea, possono essere suddivisi in due tipologie: quelli che per muovere il ma-
teriale hanno una camera rotante e quelli che fanno uso di bracci meccanici. L’im-
pianto acquisito dall’ENEA per l’Attività Sperimentale del Trattamento dell’Orga-
nico (Progetto ASTRO) appartiene a questa seconda categoria.
Vi sono poi impianti dotati di un’unica camera ove si completano i processi e al-
tri che invece sono provvisti di due camere separate, come nell’impianto ASTRO,
7
Fonte: www.enea.it 45
destinate alla biostabilizzazione e alla successiva maturazione.
L’utilizzo di strutturante è poi fondamentale nel processo di compostaggio per ga-
rantire l’aerazione (controllando di conseguenza il grado di umidità) e l’apporto
di carbonio (richiesto per un corretto bilanciamento del rapporto C/N) alla mas-
sa sottoposta a trattamento biologico aerobico. Nel compostaggio domestico, lo
strutturante è costituito semplicemente da sfalci d’erba, trucioli di legno, rametti
e cortecce; a livello di grandi impianti sono utilizzate anche cassette in legno, po-
tature derivanti dalla gestione del verde pubblico e/o privato, cippato e sacchetti
in carta paglia o in bioblastica utilizzati nella raccolta differenziata.
Nelle macchine per il compostaggio di comunità lo strutturante è fornito essen-
zialmente dall’apporto di segatura o di pellets, aggiunti automaticamente o ma-
nualmente da un operatore, in contemporanea con il conferimento dell’organico.
I tempi di compostaggio dichiarati dai produttori sono dell’ordine di 40 giorni, tem-
pi che sono in corso di verifica con la sperimentazione nelle diverse configurazioni.
La sperimentazione ENEA, condotta dal Laboratorio “Gestione dei rifiuti” dell’Uni-
tà Tecnica “Tecnologie Ambientali”, riguarda le prove con diversi strutturanti, le in-
tegrazioni con principi attivi acceleratori di processo e i possibili sistemi di moni-
toraggio e di gestione avendo cosi modo di verificare l’efficienza delle diverse fra-
zioni organiche nel processo. Questa attività potrà rivelarsi di grande interesse, ol-
tre che gli addetti ai lavori, anche per le Pubbliche Amministrazioni che dovran-
no regolamentare l’uso di questi impianti.

46
2.4. Risparmio energetico
2.4.1 Il problema delle correnti armoniche nella gestione delle
apparecchiature elettriche ed elettroniche

Il crescente impiego di apparecchi elettronici nella vita quotidiana ha notevolmente


accentuato le problematiche causate dalle correnti armoniche nelle reti di distri-
buzione pubbliche in bassa tensione. Infatti, determinate apparecchiature elettriche
ed elettroniche, costituenti carichi non lineari, inducono correnti armoniche nel-
la rete di alimentazione (in aggiunta alle normali distorsioni delle onde sinusoidali).
Esempi di carichi non lineari sono: i raddrizzatori, alcune tecnologie per l’illuminazione
elettrica, i forni ad arco elettrico, le saldatrici, gli alimentatori switching, i compu-
ter, ecc.
Le correnti armoniche possono provocare:
 aperture involontarie degli interruttori;
 malfunzionamenti nei sistemi UPS e nei generatori;
 problematiche di misura;
 malfunzionamenti nei computer;
 sovratensioni.

Le correnti armoniche non possono essere individuate tramite i tradizionali am-


perometri, sono necessari multimetri a vero valore RMS; il controllo di tutte le ap-
parecchiature introducenti armoniche costituisce una buona prassi da parte de-
gli esercenti di un qualsivoglia impianto/sistema.
Dal punto di vista economico, la presenza di correnti armoniche comporta per-
dite monetarie conseguenti ai malfunzionamenti delle apparecchiature.
Al fine di conservare la qualità della distribuzione nelle reti BT, fu formulato lo Stan-
dard Europeo EN 60555-2 per fissare i livelli di correnti armoniche iniettate nelle
reti dai carichi. C’è stata, tuttavia, una lunga discussione circa le classi di apparec-
chiature e le limitazioni da applicare alle apparecchiature elettroniche in genera- 47
le ed alle apparecchiature di alimentazione in particolare. La norma EN 60555-2
è stata sostituita in seguito con la EN 61000-3-2, la quale fissa alcune regole pra-
tiche aggiuntive e fornisce una più dettagliata definizione delle classi di appa-
recchiature.

L’applicazione delle EN 61000-3-2 e EN 61000-3-12 prevede l’impiego di alimen-


tatori switching al fine di filtrare le armoniche. I vantaggi ottenibili con tale stra-
tegia si sostanziano essenzialmente nel risparmio energetico conseguente all’eli-
minazione delle armoniche non funzionali.
Gli incentivi all’implementazione delle tecnologie di attenuazione delle correnti
armoniche sono:
 migliore affidabilità delle apparecchiature;
 minori perdite per fuori servizio;
 con le armoniche, minori correnti di guasto a terra;
 necessità di sovradimensionamento dei conduttori di terra in presenza di ar-
moniche.

48
2.4.2 Tecniche di attenuazione delle correnti armoniche di linea

L’attenuazione delle correnti armoniche può essere ottenuta impiegando tecni- Andamenti della corrente con e senza correzione di
armonica (a) (b) (c)
che differenti. Le tecniche più comunemente utilizzate sono:
a. installazione di filtri, impiegando componenti passivi;
b. realizzazione di circuiti elettronici attivi.

L’impiego di componenti passivi (induttanze e capacità) introduce elevate impe-


denze per le correnti armoniche, attenuando quindi la corrente in ingresso al-
l’apparecchiatura elettronica, così come mostrato nella figura seguente.
La tecnica alternativa, che prevede l’utilizzo di circuiti elettronici attivi, consiste nel
modellare la corrente in ingresso ad un apparecchio elettronico in modo pro-
porzionale alla tensione di rete applicata, ottenendo in tal modo una corrente si-
nusoidale in ingresso in fase con la tensione di linea. L’apparecchiatura elettroni-
ca impiegata è denominata Circuito di Correzione del Fattore di Potenza (Power
Factor Correction - PFC), sebbene tale definizione non sia quella più appropriata,
tuttavia accettata quale sinonimo di attenuazione della corrente armonica di linea.
In figura sono riportati gli andamenti della corrente di ingresso alla linea AC con
e senza attenuazione della corrente armonica. Si nota che, senza alcuna misura di
attenuazione (a), la corrente di ingresso raggiunge valori molto elevati essendo
limitata dalla sola impedenza, molto contenuta, dell’alimentazione (dovuta ai fil-
tri e ai conduttori). Introducendo delle induttanze addizionali (soluzione passiva)
si riduce la corrente in ingresso così come il suo contenuto armonico (b). I migliori
risultati si ottengono utilizzando i circuiti PFC attivi (c).

49
Sistema “E-rgon” ELETTRO SANNIO s.n.c.
Al fine di realizzare gli obiettivi sopracitati di risparmio energetico (sia nel comparto
Modulo per comparto luce luce sia per la generazione di forza motrice) e di conservazione della qualità del-
la fornitura elettrica, l’azienda ELETTROSANNIO s.n.c. ha sviluppato un sistema di
trasformazione innovativo denominato “Ergon”.
Il sistema si differenzia in base all’ambito di applicazione, che si particolarizza o nel
solo comparto luce o nel comparto forza motrice congiuntamente al comparto luce.
Nell’applicazione al comparto luce, il sistema consiste in un autotrasformatore a
gestione elettronica, il cui esercizio consente di ottenere risparmi energetici va-
riabili dal 5% al 30% rispetto all’impiego di autotrasformatori tradizionali.
Il campo di applicabilità del sistema è vasto, e comprende: aeroporti, parcheggi,
metropolitane, autostrade, ospedali, centri commerciali e direzionali, case di cura,
aree industriali, fiere, negozi, concessionarie, alberghi, centri sportivi, e in genera-
le tutte le utenze caratterizzate da consumi per illuminazione per almeno 6 ore
continuative nell’arco della giornata.
Modulo per comparto luce e forza motrice Nel caso di applicazione congiunta ai comparti luce e forza motrice, il sistema si
presenta come un’apparecchiatura di trasformazione elettromagnetica a controllo
di armonica, conservando l’ingombro caratteristico di un tradizionale quadro elet-
trico trifase. I risparmi energetici complessivi sono compresi tra il 6% ed il 20% ri-
spetto all’impiego di sistemi tradizionali.
In questo caso, il campo di applicazione è esteso a tutte le piccole utenze elettriche
ed elettroniche (quali computer e stampanti) e ad utenze industriali con poten-
za complessiva maggiore di 30 kVA.
I sistemi E-rgon vengono installati tra il quadro di alimentazione generale e l’uten-
za, consentendo di:
 tagliare i picchi di corrente;
 abbassare la tensione;
 ridurre notevolmente i disturbi sulla rete elettrica, ovvero le correnti armoni-
che non funzionali, incrementando l’efficienza dei carichi.
50  aumentare il fattore di potenza da 0.90 fino a 0.98-0.99.
Condizioni essenziali affinché si possa conseguire l’efficienza ed il risparmio ener- Posizionamento dei sistemi E-rgon
getico attraverso tale tecnologia sono:
 Presenza di un insieme di apparecchiature difformi ed elettricamente scolle-
gate tra loro (Network elettrico);
 Disturbi, in termini di correnti armoniche, e quindi aumento dei consumi dei
carichi da gestire;
 Assorbimento di potenza significativamente variabile nel tempo (funzionamento
non costante).

I vantaggi conseguibili sono:


 Installazione semplice e non invasiva;
 Riduzione dei costi di fornitura di energia elettrica;
 Riduzione dei costi di manutenzione;
 Ottimizzazione della trasmissione dell’energia elettrica;
 Maggiore protezione delle apparecchiature dai disturbi di rete;
 Riduzione dei disturbi elettromagnetici dell’impianto;
 Aumento della disponibilità di potenza impegnata;
 Riduzione delle dispersioni termiche di natura elettrica;
 Riduzione della potenza reattiva;
 Riduzione delle correnti di spunto;
 Riduzione delle emissioni di gas serra;
 Possibilità di controllo remoto;
 Possibilità di contabilizzazione del risparmio energetico;
 Possibilità di accesso ad agevolazioni fiscali (detrazione IVA e deduzione del-
l’imponibile)8.

8
Fonti: Harmonic Current Emissions - Guidelines to the standard EN 61000-3-2”, EUROPEAN POWER SUPPLY MAN-
UFACTURERS ASSOCIATION, 2010-11-08; “Reference Document on Best Available Techniques for Energy Efficiency”,
European Commission, February 2009; n“Sistema E-rgon”, ELETTROSANNIO s.n.c. 51
Risparmiatore Energetico: Archimede

La EASY s.r.l., costituita nel 2008, è un’azienda sannita che opera a livello naziona-
le nel settore elettronico ed elettrotecnico. La EASY si avvale di 10 collaboratori e
di un laboratorio per progettazioni e collaudi in conformità alle norme internazionali,
in grado di affrontare con estrema flessibilità sia produzioni prototipali che di se-
rie. Realizza trasformatori, induttori e alimentatori sia switching che lineari di po-
tenza che vanno da 10 VA a 10 KVA. La EASY ha sviluppato, grazie all’esperienza nel
settore dell’elettronica di potenza, il VARIATORE di FLUSSO LUMINOSO che permette
di risparmiare energia elettrica negli impianti di pubblica illuminazione tra il 25 ed
il 40%.
Questo tipo di apparecchiatura applicata agli impianti con tecnologia a led per-
mette di avere un ulteriore risparmio di energia del 30%, oltre al risparmio già ot-
tenuto con i led.
Inoltre la EASY ha realizzato ARCHIMEDE. Si tratta di un sofisticato stabilizzatore di
tensione che, oltre a proteggere le apparecchiature in casa, ufficio, azienda, per-
mette un risparmio fino al 25% di energia elettrica.

52
3. Tecnologie per l’agricoltura di precisione
3.1. Spettroscopia Vis-NIR per l’agricoltura di precisione
Il suolo è costituito da una miscela eterogenea di particelle minerali di dimensio-
ni diverse, derivanti da rocce alterate e da sedimenti, particelle organiche, costituite
da composti in diversi stadi di decomposizione, organismi viventi, acqua, aria e so-
stanze chimiche, rappresentate da nutritivi minerali associati alle particelle o alla so-
luzione circolante del suolo stesso.

I fattori di formazione del suolo, come il parent material, il clima, la topografia, la


vegetazione e l’impatto antropico determinano, nel corso del tempo, una varie-
tà di differenti tipologie di suolo nel mondo. I processi pedogenetici agiscono an-
che a scala regionale, suddividendo a volte i territori in ambiti con differenti tipologie
di suolo. Insieme ai processi agenti a scala locale, ciò può causare considerevoli
variazioni delle proprietà del suolo all’interno di appezzamenti apparentemente
omogenei (van Vuuren et al., 2006). Tale variabilità ha conseguenze per la produ-
zione delle piante, poiché le condizioni di crescita possono differire all’interno del-

Un modo per investigate la variazione del suolo


potrebbe essere quello di produrre carte dei suoli
basate su un numero di analisi tradizionali, chimiche,
biologiche e fisiche. Tuttavia, tali analisi sono lunghe e
costose (Odlare et al., 2005).
Un metodo alternativo per valutare le variazioni
all’interno di un appezzamento potrebbe essere l’uso
della spettroscopia della riflettanza nel dominio
visibile-infrarosso vicino (vis-NIR). 53
l’appezzamento in termini di nutritivi per le piante e di disponibilità idrica (Delin
and Lindén, 2002; Delin and Berglund, 2005).

È possibile ottenere benefici economici e ambientali adattando la gestione del suo-


lo alla sua variabilità all’interno del campo (agricoltura di precisione o sito-speci-
fico) (Bouma, 1999).

La spettroscopia vis-NIR riguarda la misura della riflettanza spettrale, cioè del rap-
porto tra la radiazione elettromagnetica riflessa dalla superficie del suolo (o di un
atro oggetto) e quella incidente su di esso. Nella spettroscopia vis-NIR i campio-
ni di suolo sono analizzati nell’intera regione spettrale 350-2500 nm, utilizzando
uno spettroradiometro. In questa regione, ciascun costituente della miscela inor-
ganica e organica ha proprietà di assorbimento uniche della radiazione elettro-
magnetica dovute a transizioni elettroniche (nel visibile) e vibrazioni di tipo stret-
ching e bending dei legami molecolari (nell’infrarosso vicino) (Leone, 2000). La spet-
troscopia vis-NIR ha attirato l’interesse dei ricercatori del suolo come possibile tec-
nica per migliorare le analisi del suolo, consentendo misure rapide, non distrutti-
ve ed economiche, e per le possibilità di determinare alcune proprietà del suolo
simultaneamente (Viscarra Rossel et al., 2006; Leone et al., 2010, 2012, 2013).

I dati di riflettanza del suolo possono essere immagazzinati e manipolati per pro-
durre carte digitali dei suoli. Per descrivere e comprendere la distribuzione spaziale
delle misure di riflettanza spettrale di campioni di suolo raccolti in campo, in cor-
rispondenza di punti geograficamente referenziati vengono normalmente utiliz-
zati metodi di analisi geostatistica (Leone et al., 2014).

54
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3.2. Tecnologie per l’irrigazione per l’agricoltura di
precisione
Si rimanda allo studio realizzato dal CNR ISAFom ed in particolare alla relazione del-
la dottoressa Anna Tedeschi PhD, “Tecniche irrigue innovative per la gestione ir-
rigua sostenibile” (Allegato 2 pg. 77).

3.3. Semina su sodo9


Plantule di mais coltivato su sodo in consociazione Le aziende agricole vocate ai seminativi hanno una doppia possibilità per contri-
con erba medica. Sono evidenti i residui della coltura
precedente, importante serbatoio di carbonio che buire alla mitigazione del cambiamento climatico: (a) ridurre il proprio carbon sour-
può essere stoccato nel terreno. ce, ossia ridurre le proprie emissioni di CO2, e (b) accrescere il proprio potenziale
di carbon sink, ossia rafforzare la capacità di assorbire la CO2 atmosferica stoccandola
in modo più o meno stabile all’interno del sistema agricolo. L’attività agricola è fon-
te di emissioni di anidride carbonica sia dirette che indirette (a).
Le emissioni sono connesse essenzialmente al consumo diretto e indiretto di ener-
gia fossile. Tra i consumi diretti c’è sicuramente il carburante impiegato per il fun-
zionamento delle trattrici. Tra quelli indiretti, invece, vi sono l’impiego di fertilizzanti
e di prodotti di sintesi chimica oltre che l’usura delle macchine e degli attrezzi che
vengono impiegati prevalentemente nelle fasi di preparazione e lavorazione del
suolo. Questi consumi contribuiscono in modo considerevole nell’amplificare l’im-
pronta carbonica del processo produttivo di molti prodotti primari come le gra-
nelle. L’attività di coltivazione del terreno, però, ha anche una potenziale funzio-

9
Lo studio è stato coordinato dal direttore tecnico scientifico Danilo Marandola di AIPAS (Associazione Italiana
56 Produttori Amici del Suolo) partner di Futuridea.
ne di carbon sink (b). Con questo ci si riferisce alla possibilità di immagazzinare ani-
Una seminatrice da sodo impegnata nella semina di
dride carbonica nel suolo sotto forma di sostanza organica (es. humus). veccia sulle stoppie del mais precedentemente
In questo senso il suolo agricolo può essere considerato un vero e proprio serbatoio coltivato in consociazione con erba medica.
di carbonio che può essere rimpinguato o svuotato a seconda delle modalità di
conduzione del terreno stesso: un terreno sfruttato e profondamente perturba-
to dalle lavorazioni generalmente diviene fonte di emissione di CO2, contrariamente
a quanto accade ad un suolo che, sottoposto a otazioni e a regimi agronomici spe-
cifici, può divenire punto di accumulo di carbonio.
In sostanza, dunque, l’azienda che vuole divenire più virtuosa da un punto di vi-
sta del bilancio complessivo del carbonio può intraprendere due diverse strade:
ridurre i propri consumi energetici (diretti e indiretti) e accrescere la propria capacità
di stoccare carbonio nel suolo. Queste due strade hanno la possibilità di incrociarsi
grazie ad una particolare tecnica agronomica chiamata SEMINA SU SODO.

La Semina su sodo, nota anche come No Till o Zero tillage, è una tecnica di agricol-
tura conservativa che si basa sulla totale assenza di lavorazioni meccaniche del suo-
lo. Per questa ragione è considerata alternativa ai metodi agronomici convenzionali
che prevedono l’aratura e tutte le altre forme di preparazione del letto di semina.
Nasce in America negli anni ‘70 del XX secolo, ma inizia a diffondersi maggiormen-
te negli anni ‘90 grazie allo sviluppo di tecniche e mezzi dedicati. Oggi viene adot-
tata in tutto il mondo su oltre 110 milioni di ettari per produrre essenzialmente gra-
nelle e foraggi (cereali, oleaginose, leguminose). Negli ultimi anni la superficie col-
tivata “a sodo” si espande nel mondo a ritmi di 2-3 milioni di ettari/anno, specialmente
nelle regioni agricole più competitive e vocate ai seminativi, ma anche nelle aree
in via di sviluppo dove la diffusione del sodo viene promossa come elemento di svi-
luppo rurale sostenibile.

I vantaggi ambientali e aziendali della semina su sodo:


 Riduzione del carbon footprint e non solo;
 Contenimento del 60-80% di consumi energetici diretti (carburante) e indi-
retti (macchine e prodotti di sintesi), con conseguente riduzione delle emis- 57
sioni di anidride carbonica (Es. tutto il ciclo di produzione del girasole, dalla
semina alla raccolta inclusa, può richiedere con il sodo soli 30 litri/ha di ga-
solio);
 Aumento del contenuto di carbonio organico nel suolo e/o riduzione dei pro-
cessi di mineralizzazione della sostanza organica, con conseguente aumen-
to del potenziale di carbon sink;
 Contenimento dell’erosione fino a 80-90% (specialmente in aree acclivi), gra-
zie all’assenza di lavorazioni meccaniche, alla copertura costante del suolo (re-
sidui + cover crops) e alla presenza continua di radici (vive e morte) nel terreno;
 Contenimento fino al 70% delle perdite per evaporazione di acqua dal suolo
grazie alla copertura/pacciamatura del suolo, alla non-lavorazione degli stra-
di sotto-superficiali di terreno, alla porosità “naturale” permanente creata dal-
le radici e dalla microfauna tellurica (es. lombrichi).

Oggi si parla tanto di No Till, specialmente in UE, per i vantaggi ambientali che con-
sente di conseguire rispetto alle tecniche agronomiche convenzionali. Il successo
della tecnica, infatti, si basa essenzialmente sulla necessità di mantenere (o miglio-
rare) lo stato di salute del suolo: suoli (naturalmente) ricchi di sostanza organica, di
elementi nutritivi e di biodiversità, ben strutturati, non compattati e non dilavati/erosi
sono più produttivi e più facili da coltivare rispetto a suoli stressati e depauperati dal-
le pratiche agricole intensive. Nell’ambito del PSR 2007-2013 diverse Regioni italia-
ne hanno previsto una specifica misura agro-ambientale dedicata a stimolare l’ado-
zione della semina su sodo nelle aziende vocate ai seminativi. Questa possibilità ver-
rà confermata anche nella programmazione 2014-2020 che, in modo più forte rispetto
al passato, dovrà dimostrare di contribuire a mitigare il problema del cambiamen-
to climatico.

58
4. Ricerca innovativa (Marker Assisted Selection)
4.1. Nuove tecniche di selezione
L’importanza strategica di questa tecnica di miglioramento genetico risiede nel fat-
to che consente di orientare contestualmente la ricerca alle condizioni ambien-
tali specificità del suolo, condizioni idriche e valori nutritivi (ogni pianta adatta al
suo ambiente)
Si tratta di un’alternativa agli OGM che accelera la selezione ma offre più possibi-
lità in tempi rapidi dell’ottimizzazione genetica intraspecie.
Finora la sperimentazione ha dato buoni risultati e ha riguardato 344 colture er-
bacee e 179 colture arboree (Dati FAO)
Questo consente di selezionare nuove varietà in grado di combinare il migliora-
mento delle proprietà nutritive (alimenti funzionali e nutraceutici) con la resistenza
a criticità abiotiche come la salinità e la siccità.
© FikMik - Fotolia.com

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4.2. Alimenti funzionali Il farro è più digeribile del grano duro e del grano
tenero, e, consumato allo stato integrale, è un ottimo
alleato contro i problemi che possono colpire
l’apparato digerente, come gastriti o tumori. Possiede
Secondo la Commissione sulla scienza degli alimenti funzionali in Europa che ha proprietà lassative ed aiuta a prevenire tumori
lavorato al progetto Fufose (Functional Food Science in Europe) una definizione di dell’apparato intestinale, evitando specialmente il
ristagno della bile nell’intestino crasso e favorendo il
alimento funzionale potrebbe essere: ‘un alimento che ha un effetto benefico su transito intestinale. Povero di grassi e ricco di fibre, il
una o più funzioni nell’organismo, al di là degli effetti nutritivi, in modo rilevante farro è consigliato nelle diete dimagranti in quanto
sazia e non fa ingrassare. Il farro decorticato rispetto al
per il miglioramento dello stato di salute e benessere e/o per ridurre il rischio di farro perlato possiede maggiore quantità di fibre
malattia, consumato come parte di un regime alimentare normale. Non è una pil- insolubili.
lola, una capsula o qualsiasi forma di integratore alimentare’. (EUROPEAN COM-
MISSION - European Research Area -Food, Agriculture & Fisheries & Biotechnology Food).

Nell’ambito dello stesso progetto, si è anche scoperta una varietà di fragola ricca
di antiossidanti, fornendo il 27% di tali sostanze necessarie per una dieta corret-
ta e ben il 60% del fabbisogno giornaliero raccomandato di vitamina C. A questo
si deve anche aggiungere il basso contenuto in carboidrati e sodio e l’elevato con-
tenuto in potassio, rendendo il rosso frutto un importante alimento funzionale, il
cui consumo è consigliato per controllare i problemi di ipertensione.
E il peperone non sarà da meno proponendosi con elevati livelli di vitamine A e
C e di molecole antiossidanti naturali. Alla cicoria vengono attribuite proprietà depurative e
disintossicanti, con particolare riferimento alle radici,
che sarebbero in grado di stimolare l’attività del
fegato e dei reni.

61
4.3. Health Claims
Indicazioni nutrizionali e sulla salute10
 Regolamento n. 1924/2006 re- I prodotti alimentari che vantano indicazioni nutrizionali e sulla salute sono sem-
lativo alle indicazioni nutrizio- pre più diffusi sul mercato dell’UE. Un’indicazione nutrizionale afferma o suggeri-
nali e sulla salute fornite sui sce che un alimento ha proprietà nutrizionali benefiche del tipo “povero di gras-
prodotti alimentari si”, “senza zuccheri aggiunti” oppure “ricco di fibre”. Qualsiasi affermazione che fi-
 Regolamento n. 353/2008 del- guri sull’etichetta, oppure impiegata a fini pubblicitari o commerciali, secondo la
la Commissione che fissa le quale il consumo di un determinato alimento può essere benefico per la salute,
norme di attuazione per le do- è un’indicazione sulla salute, ad esempio l’affermazione che un prodotto alimen-
tare può contribuire a rafforzare le difese naturali dell’organismo oppure miglio-
mande di autorizzazione rela-
rare la capacità di apprendimento.
tive a indicazioni sulla salute
 Regolamento n.1169/2009 che
Quadro legislativo dell’Unione europea
modifica il regolamento (CE) Nel dicembre del 2006 i responsabili decisionali dell’UE hanno adottato un rego-
n. 353/2008 che fissa le norme lamento in merito alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti ali-
d’attuazione per le domande di mentari. Il regolamento stabilisce norme armonizzate a livello di UE per l’utilizzo
autorizzazione relative a indi- delle indicazioni nutrizionali o sulla salute da apporre sui prodotti alimentari sul-
cazioni sulla salute. la base di profili nutrizionali. Uno degli obiettivi cardine del regolamento è quel-
lo di garantire che le indicazioni nutrizionali apposte sulle etichette alimentari nel-
l’Unione europea siano chiare e corroborate da prove scientifiche.

Ruolo dell’EFSA
Tra i compiti dell’EFSA rientra quello di fornire consulenza scientifica su:
 Indicazioni “funzionali generiche” sulla salute ai sensi dell’art.13, paragrafo 1, del
Regolamento CE
 Nuove indicazioni funzionali sulla salute ai sensi dell’art. 13, par. 5, del Rego-
lamento CE

62 10
Fonte: http://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/nutrition.htm
 Indicazioni su riduzione dei rischi di malattia e sviluppo o salute dei bambini
ai sensi dell’art. 14 del Regolamento CE
 Criteri per definire profili nutrizionali
L’EFSA ha il compito di verificare le argomentazioni fornite in tal senso dai richiedenti
per giustificare le indicazioni nutrizionali, che possono essere già in uso o il cui uti-
lizzo viene proposto dal richiedente. Di queste informazioni si avvalgono poi la Com-
missione europea e gli Stati membri, cui spetta decidere se autorizzare o meno le
indicazioni.

Come presentare una richiesta di autorizzazione


L’EFSA ha predisposto un documento orientativo sulle modalità di presentazione
delle richieste di autorizzazione per le indicazioni, al termine di un approfondito
processo di consultazione con l’industria e con altre parti interessate. Si raccomanda
a quanti desiderino presentare un’indicazione di seguire le istruzioni della guida.’

L’EFSA è costantemente impegnata con le parti interessate per definire e chiari-


re, laddove necessario, le procedure seguite dal gruppo di esperti scientifici NDA
nella valutazione delle domande di autorizzazione, e sin dal 2007 ha offerto linee
guida, sia grazie a consultazioni on-line che nel corso di incontri scientifici. Tra il Opinion of the Panel on dietetic pro-
2010 e il 2012, l’EFSA ha portato avanti il dialogo con le proprie parti interessate ducts, nutrition and allergies (NDA) on a
per fornire ulteriori chiarimenti su come sta svolgendo il proprio lavoro e per met- request from the Commission related to
tere a disposizione dei richiedenti informazioni più particolareggiate sulla prepa- scientific and technical guidance for the
razione delle domande di autorizzazione di un’indicazione sulla salute. L’EFSA ha preparation and presentation of the ap-
poi organizzato una serie di consultazioni su temi specifici per offrire ai richiedenti plication for authorisation of a health
orientamenti supplementari. Sono state operate le seguenti consultazioni on-line, claim - Pubblicato: 26 luglio 2007.
alcune delle quali seguite dall’organizzazione di un incontro scientifico:
 settembre 2010: indicazioni sulla salute relative a funzione intestinale e im-
munitaria;
 febbraio 2011: indicazioni sulla salute relative a risposte glicemiche post-pran-
diali o al controllo della glicemia; indicazioni sulla salute relative al controllo
del peso corporeo o all’assunzione calorica o al senso di sazietà; 63
 maggio 2011: indicazioni sulla salute relative alla protezione da danno ossidativo;
Frequently Asked Questions (FAQ) related
indicazioni sulla salute relative alla salute cardiovascolare;
to the EFSA assessment of Article 14 and
 settembre 2011: indicazioni sulla salute relative alla salute di ossa, articolazio-
13.5 health claims applications - Pub-
ni e cavo orale; indicazioni sulla salute relative alla funzione cognitiva;
blicato: 30 settembre 2009.
 febbraio 2012: indicazioni sulla salute relative alla prestazione fisica.
A integrazione del primo documento orientativo pubblicato nel 2007, l’EFSA ha
poi reso noto un documento contenente le risposte alle domande più ricorren-
ti (FAQ) in merito alla preparazione e alla presentazione delle richieste di autoriz-
zazione per le indicazioni sulla riduzione dei rischi di malattia e sviluppo o salute
dei bambini, di cui all’articolo 14, e per le nuove indicazioni funzionali sulla salu-
te di cui all’art.13, paragrafo 5, del già citato regolamento. La versione aggiornata
delle FAQ tiene conto dei commenti ricevuti durante la consultazione del mag-
Documento informativo per le parti in- gio 2009, come anche dei dibattiti svoltisi e dei commenti ricevuti nel corso di una
teressate sulla valutazione delle do- riunione tecnica con i richiedenti tenutasi il 15 giugno 2009.
mande di autorizzazione di indicazio-
ni sulla salute di cui all’art. 13, par. 1 e Nel 2011 è stato pubblicato un nuovo documento con aggiornamenti relativi alla
5, e all’art. 14 - Technical meeting with valutazione delle domande di cui all’art. 13, par. 1 e 5, e all’art. 14. Il documento ha
stakeholders on recent developments re- tenuto conto degli esiti dei dibattiti svoltisi in occasione di una riunione con le par-
lated to health claims. ti interessare nel giugno 2010 e di tutti i commenti ricevuti grazie alla consulta-
zione on-line del maggio 2010.

64
5. Modifica degli ordinamenti produttivi: nota
metodologica
Premesso che nell’orientamento verso nuovi ordinamenti produttivi si sconsiglia
l’introduzione di colture OGM, sia per le procedure complesse sia per evitare il pa-
gamento delle royalties, si pensa di orientare gli operatori del settore sulla scelta
di nuove colture attraverso l’approccio metodologico basato sull’analisi di fatto-
ri complessi sia sito specifici sia su larga scala.
Ampio spazio, invece, deve essere dato ai risultati ottenuti attraverso le tecniche
MAS che, non solo riducono notevolmente i tempi di selezione delle nuove cul-
tivar, ma soprattutto hanno l’effetto positivo di produrre “soggetti” non solo estre-
mamente compatibili con l’ambiente in cui devono essere inseriti, ma che esal-
tano alcuni caratteri d’interesse quali: qualità nutritiva, produttività, resistenza a stress
abiotici e biotici, ecc.
Il primo punto essenziale per indirizzare su nuovi ordinamenti produttivi è l’ana-
lisi fisico-ambientale dell’azienda oggetto di variazione, ossia l’applicazione di quel-
la che è scientificamente conosciuta come Land Suitability Evaluation11 cioè la va-
lutazione dell’effettiva capacità d’uso del suolo attraverso la conoscenza di carat-
teristiche quali: contenuto in sostanza organica, capacità di assorbimento dell’acqua
e dei nutrienti, ecc.
Altro punto essenziale è l’analisi di mercato ossia la fattibilità commerciale delle
potenziali nuove coltivazioni. È necessario infatti capire, in particolare, quale mer-
cato può essere interessato ad accogliere nuovi prodotti, se si tratta di grande di-
stribuzione o di vendita a Km zero.
Una volta appurate le caratteristiche fisico-ambientali sito specifiche e l’effettivo
assorbimento del mercato, il passo metodologico successivo è rivolto alla verifi-
ca della compatibilità tra le cultivar scelte per il nuovo ordinamento colturale e le
caratteristiche del suolo.

11
Land Suitability Evaluation 65
La scelta della cultivar deve essere fatta anche tenendo conto di altre caratteristiche
quali resistenze a fitopatie (es. melo resistente alla ticchiolatura), gusto del con-
sumatore, particolari esigenze colturali (es. idriche, termiche, ecc.).

5.1. Vegetazione intelligente dedicata


Estremamente importante è la valorizzazione delle colture di protezione attraverso
la creazione di una vera e propria rete verde non produttiva. In questo processo,
grande coinvolgimento dovrebbero avere gli Enti competenti per creare indiriz-
zi sulla scelta della vegetazione non produttiva (bordure, aree franose, frangiven-
to, ecc.) valorizzando, soprattutto le specie autoctone che meglio rispondono alle
esigenze di uno specifico territorio. Per affrontare lo studio di questo aspetto spe-
cifico, bisogna avere una nuova concezione intelligente che tenga conto di: bio-
diversità vegetale e animale (prolungamento del periodi di impollinazione delle
api); protezione del suolo (frane, smottamenti); abbattimento di CO2; valorizzazione
paesaggistica; utilizzazione per l’aumento di energia da biomasse. La scelta delle
essenze da introdurre, anche in questo caso deve essere fortemente personaliz-
zata alle caratteristiche del suolo e dell’ambiente in genere.

66
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Alimenti funzionali
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Allegati
Pirodistilgasogeno di D. Tanfoglio e C. Mongiello
Tecniche irrigue innovative per la gestione irrigua sostenibile di A. Tedeschi e G. Ghi-
nassi

71
© Kara - Fotolia.com
Allegato 1 di Domenico Tanfoglio (Piromak srl) e Carmine Mongiello (ENEA)12

Pirodistilgasogeno
(N. brevetto 0001378386)

I rifiuti che la società moderna produce sono cospicui e di varia natura, renden-
do sempre più problematica la loro eliminazione fatta nel pieno rispetto delle nor-
me vigenti; tanto è vero che nel corso degli anni sono stati condotte molte ricerche
e studi.
La ricerca fatta in proprio dalla PIROMAK SRL, nella persona dell’Ing. Domenico Tan-
foglio e che detiene molti brevetti nel campo della rigenerazione dei rifiuti, nel 1981
ha prodotto il DCS: il primo disgregatore molecolare con gestione della fauna ato-
mica ottenuta.Nel 2007 viene brevettato il PIRODISTILGASOGENO (N. brevetto
0001378386) che,a differenza del DCS del 1981 (N. brevetto 1180345 fin d’ora pro-
dotto in più di 1200 esemplari) anche essendo analogo il principio, è capace di pro-
durre da qualsiasi materiale organico olio di sintesi, Syngas, carbone attivo, non-
ché separare automaticamente metalli ognuno nella loro specie, e materiali iner-
ti di alto valore edile in quanto privi di materiale organico, naturalmente poi con
il gas e l’olio si può ottenere energia elettrica e termica oppure si possono ven-
dere come materie prime.
L’impianto base è composto da un capannone di dimensione adeguata all’impianto
in funzione della matrice da trattare; essoècostituito di un’adeguata area esterna
dove collocare le attrezzature, nonché di una viabilità, per il trasporto della mer-
ce in entrata ed uscita. Il materiale entra nel capannone tenuto in depressione in
modo che da esso non fuoriescano odori mentre l’aria all’interno viene conti-

12
Futuridea nel segnalare questo brevetto si riserva di una verifica tecnica scientifica dello stesso. 73
nuamente bonificata, quindi il rifiuto in entrata viene scaricato in una vasca di con-
ferimento e da essa inserito progressivamente nel ciclo di trasformazione al fine
di ottenerne dei prodotti commerciabili oppure ritrasformabili in energia elettri-
ca o altro.
La tipologia dei materiali che il PIRODISTILGASOGENO trasforma è quella dei ma-
teriali organici che consistono circa in un milione di molecole diverse, tali sono le
molecole organiche che conosciamo in quanto catalogate, tanti pensano che i ma-
teriali organici siano le deiezioni piuttosto che lo scarto che si produce in cucina,
per organico si intende anche plastica, gomma, medicinali, diossine, vestiti, ecc.
praticamente quei materiali composti da carbonio/idrogeno/ossigeno. Pertanto
nello stabilimento potrà essere trattato qualsiasi tipo di rifiuto anche batteriolo-
gicamente pericoloso come rifiuti ospedalieri, carcasse di animali anche infetti, me-
dicinali, rifiuti industriali, terreni da bonificare, materiali provenienti da cimiteri, fan-
ghi organici di ogni tipologia.
L’impianto per il trattamento e la trasformazione dei rifiuti consiste in un parco mac-
chine progettate specificatamente per il caso, le macchine vengono fornite com-
plete degli accessori riguardanti le stesse, ed ognuna porterà il marchio CE in con-
formità alle norme europee.Il pernocentraledell’impianto è il PIRODISTILGASOGENO,
pertanto tutte le altre macchine che lo compongono, chiamate satelliti, sono as-
servitiallo stesso.Il PIRODISTILGASOGENO lavora in direzione dello sfruttamento del-
la materia organica tramite disgregazione molecolare nonché la riformazione mo-
lecolare ecologicamente diversa finalizzato alla produzione dei tre prodotti base
. Il tutto avviene mediante un processo didisgregazionemolecolare con l’otteni-
mento di quattro tipologie di prodotti quali syngas, olio di sintesi, carbone attivo
ed energia termica.La macchina si presenta come un monoblocco al quale ag-
giungere determinati componenti in base alle effettive esigenze del cliente rife-
rite al materiale che ha a disposizione.Le emissioni in atmosfera sono conformi alle
disposizioni europee e le acque di processo hanno le caratteristiche previste dal-
74 le autorità locali e normative europee.
Il PIRODISTILGASOGENO serve per la disgregazione molecolare di rifiuti organici
come biomasse, legname, arbusti, fibre vegetali, fanghi organici, sanse di oliva, vi-
naccioli, residui vegetali delle trasformazioni industriali, strato essiccato del sot-
tobosco, sterco animale essiccato, scarti di macellazione, filati, cuoio, RSU, CDR, ri-
fiuti industriali, terreni da disinquinare da PCB, e diossine di ogni tipologia, alghe
marine, acque di sentina, inoltre gomma (pneumatici) plastiche varie (P.e.t, polie-
tilene, PVC ecc.) La disgregazione consiste nello spaccare la molecola che com-
pone il rifiuto utilizzando temperature di non oltre i 350 °C ottenendo una fauna
atomica, contemporaneamente si libera uno ione dal metallo che costituisce il tubo
fusorio il quale toglie la memoria agli atomi liberi nel tubo, in un secondo momento
si ha la riaggregazione molecolare determinata dalla natura stessa ottenendo un

1 Caricatore a palette per Piro


2 Caricatore Piro
3 Depuratore emissioni del DCS
4 Ciminiera emissioni depurate DCS
5 Caricatore DCS
6 Condensatore separatore gas da olio di sin-
tesi
7 Polmone gas per generatori di corrente
8 Silos a scarico automatico per carbone
9 Propulsore DCS
10 Generatore di corrente a Syngas
11 Pirodistilgasogeno
75
gas (CH4+CO+H2+C3H8+C4H10ecc.) che ha mediamente una potenza termica
di 9-10.000kcal/kg che può variare in funzione della matrice in ingresso,in funzione
del materiale introdotto si otterrà anche una concreta quantità di olio di sintesi ,
composto principalmente di alcool metilico (CH3OH) benzeni e tutta la catena
di idrocarburi aromatici.Alla fine del processo inoltre si ottiene un particolato car-
bonico assomigliante alla carbonella di legno(carbone attivo) e come tale può es-
sere commercializzato o si potrà usare come combustibile per il processo di di-
sgregazione inserendolo nel DCS. Il carbone attivo che esce dal PIRODISTILGA-
SOGENO ha una temperatura di 400 °C e pertanto bisogna portarlo alla tempe-
ratura al di sotto dei 100°C per evitare che una volta venuto a contatto con l’aria
prenda fuoco; il raffreddatore consiste in un tubo in acciaio inossidabile a ciclo rin-
viato con scambiatore di calore aria acqua, in tal modo il carbone verrà raffreddato
e potrà essere veicolato al silos di raccolta, il calore ricavato dal carbone entra nel
circuito di cogenerazione specialmente nel circuito di riscaldamento cisterne idro-
carburi, il carbone veicola nel raffreddatore tramite coclea intermittente trainata
da un motoriduttore a bagno di olio. La durata industriale del PIRODISTILGASO-
GENO è stimata in almeno 50 anni lavorando non meno di 8000 ore anno.

76
Allegato 2 Anna Tedeschi13 - Graziano Ghinassi14

Tecniche irrigue innovative per la gestione irrigua


sostenibile
L'acqua è il fattore chiave per l’approvvigionamento alimentare, senza, le colture sem-
plicemente non possono crescere. L'acqua unisce tutti i protagonisti del settore agri-
colo, in tempi di scarsità abbiamo tutti la responsabilità di utilizzare l'acqua saggia-
mente, efficientemente e produttivamente. Il settore agricolo è il più grande uti-
lizzatore di acqua, questo in tutto il mondo, occorre circa il 70% di acqua per garantire
le rese produttive annuali. L'acqua è sempre più scarsa sia per la crescente com-
petizione per questa risorsa sia per la pressione esercitata dai governi per destina-
re la risorsa idrica ad altri settori produttivi.
Pertanto due sfide si aprono per il settore agricolo cioè nell’applicazione dell’irrigazione
si deve fare di più con meno, questo vuol dire che la produzione colturale deve au-
mentare per unità di acqua ed energia utilizzata. Questo obiettivo deve essere con-
seguito nel rispetto della protezione e sostenibilità ambientale.
Tale approccio può essere conseguito attraverso l’irrigazione di precisione oppure,
laddove non c’è la disponibilità di tecnologie e mezzi avanzati, attraverso l’applica-
zione dell’irrigazione in deficit.
L’irrigazione di precisione consiste nell’ottimizzare l’allocazione dell’acqua irrigua. Per
fare questo è importante conoscere la performance del sistema irriguo e conoscere
bene le proprietà fisiche del suolo in quanto entrambe influenzano l’efficienza di
applicazione dell’acqua irrigua. La caratterizzazione dei suoli nello spazio e lungo la
profondità può essere effettuata attraverso varie metodologie di monitoraggio. Il cam-
pionamento del suolo attraverso un approccio di distribuzione statistica sono di-
spendiose in termini di tempo. Pertanto al fine di ottenere migliori o simili risultati

13
CNR-ISAFOM – Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo, Via Patacca 85 - 80056 Ercolano (NA)
14
GESAAF - Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali – Università di Firenze 77
ma con procedure più speditive e con un numero minimo di campioni si ricorre re
alla “Automatic Resistivity Profiling (ARP)“. ARP consente rapide
indagini della distribuzione spaziale dei vari strati di terreno, vale a dire il profilo at-
tivo della zona radicale, attraverso la proprietà del” Soil Electric Resistivity (SER)”. Sup-
portato dalla tecnologia GPS, nel caso studio illustrato sono previsti 30.000 valori mi-
surati per ettaro. Mappe della resistività a diversi strati (cioè, da 0 a 170 cm) sono sta-
ti restituiti dalla tecnologia ARP. Poiché SER è correlato al contenuto di argilla, map-
pe della distribuzione di argilla del suolo possono essere forniti in tempo reale. La
suddivisione del campo secondo le variazioni di resistività in campo può aiutare nel-
la valutazione della scelta dei siti di campionamento del suolo. L'installazione di set-
tori di irrigazione o altri stratagemmi possono essere organizzati in modo da abbi-
nare alte efficienze di applicazione (AE), che influisce di conseguenza l’uso di acqua
ed energia stagionale.
L’irrigazione in deficit è quando l’apporto idrico fornito è inferiore alla domanda eva-
potranspirativa.
Per applicare tale tecnica bisogna tener conto di molte caratteristiche suolo-pian-
ta-atmosfera che giocano un ruolo individuale ma anche la loro interazione. Pertanto
bisogna avere una chiara conoscenza delle proprietà fisiche ed idrauliche del suo-
lo, della riserva idrica del suolo al momento della semina, essa gioca un ruolo im-
portante in quanto s’intacca questa riserva quando l’apporto idrico non è sufficiente.
Il monitoraggio continuo del contenuto idrico del suolo e della evapotranspirazione
sono necessari nella gestione dell’irrigazione in deficit. Nell’applicare tale tecnica bi-
sogna considerare la massimizzazione della water productivity (WP) piuttosto che
la massimizzazione della produzione. Inoltre bisogna valutare il fattore di risposta del-
la resa (Ky) che mette in relazione il decremento relativo di resa (1-Ya/Ym) e il defi-
cit relativo di evapotranspirazione (1-Eta/Etm). A parità di (1-Eta/Etm) si possono ave-
re, a seconda delle specie, diversi Ky. Valori di Ky<1 la perdita di resa non è preoc-
cupante, mentre a Ky >1 il decremento di resa è significativo. I Ky possono essere
stimati per la stessa coltura nelle diverse fasi fenologiche , conseguendo informa-
zioni sulla fase fenologica più sensibile allo stress idrico, informazione utile nella ge-
stione dell’irrigazione.
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