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Giulia Ferrari

Classe 5B
Anno Scolastico 2012/2013
Liceo Scientifico Aldo Moro

Shopenhauer :
"La vita come una
bolla di sapone"

-Chardin:"Les bulles de savon"

Petronio, Satyricon:
"Nos non pluris sumus quam bullae"

LA
TI
NO

FILOSOFIA

TE
AR

-Manet:"Les bulles de savon"

Le bolle come allegoria


di fragilit e precariet
della vita umana

LE BOLLE DI SAPONE

Le bolle come

modelli scientifici
stabili

MATEMATICA

Lo studio delle

superfici minime e
massime

PREMESSA: perch le bolle di sapone?


Fate una bolla di sapone e osservatela: potreste passare tutta la vita a studiarla.
Lord Kelvin

Questa affermazione del grande scienziato britannico Lord Kelvin, potrebbe sembrare, a prima
vista, estremamente esagerata: cosa c di pi semplice di una bolla di sapone? Chi non si
mai divertito durante linfanzia nel realizzare queste magiche sfere trasparenti?
Fare bolle di sapone infatti stato, ed tuttoggi, uno dei passatempi pi diffusi tra i bambini di
tutto il mondo, perch molto semplice ed economico. Con mezzi comuni si possono creare
questi globi iridescenti che si uniscono se si incontrano, volano lontano in presenza di vento,
altrimenti ondeggiano nellaria e restano in equilibrio nel vuoto. Il loro fascino per destinato a
svanire in breve tempo: dopo qualche istante infatti la bolla di sapone scompare, lasciando il
nulla dietro di s.
Il fenomeno produce un sicuro effetto di meraviglia, ma vale davvero la pena occuparsi di un
argomento cos inconsistente ed effimero come quello delle bolle di sapone?
Secondo il mio punto di vista, s.
Il mio primo incontro con le bolle di sapone risale a molto tempo fa, quando, ancora bambina,
scoprii che grazie ad un magico composto profumato, ero in grado da sola di creare delle
meravigliose sfere di mille colori.
Solo molto pi tardi mi resi conto che in quel momento la mia meraviglia si soffermava soltanto
sul lato ludico di un fenomeno che in realt riveste moltissimi aspetti diversi; soltanto grazie alla
lettura del saggio Bolle di sapone. Tra arte e matematica di Michele Emmer, professore di
matematica alluniversit La Sapienza di Roma, ho scoperto che le bolle di sapone
racchiudono in s un intero mondo.
Superati perci i miei iniziali timori circa lapparente leggerezza e superficialit dellargomento,
decisi che, come questo tema aveva colpito me, forse sarebbe riuscito ad affascinare altri.
Le bolle di sapone, cos fragili, definite da Mark Twain la cosa pi bella e la pi elegante che ci
sia in natura, hanno infatti profonde radici nella storia.
il XVII secolo quello in cui si manifesta la maggiore attenzione per le bolle di sapone, e la loro
lunghissima storia non parte dalla scienza, bens dallarte.
I primi ad esserne affascinati furono artisti e pittori: gli uni colsero fin da subito il loro evidente
simbolismo legato alla vanitas e fecero delle bolle di sapone lallegoria della fragilit della vita
umana, gli altri aggiunsero a questo significato simbolico, linteresse per i giochi di luce delle
bolle, che erano molto difficili da rappresentare per via della loro mutabilit.
In questo secolo dunque lutilizzo della bolla di sapone con il simbolo di vanitas diviene una
costante nellarte.
Una serie di opere olandesi del XVI e XVII secolo, ritenuta linizio della fortuna delle bolle di
sapone; si tratta di alcune incisioni realizzate da Hendrik Goltiuz (1558-1671), pittore ed incisore
olandese del primo periodo Barocco. La pi celebre quella dal titolo Quis evadet?, (Chi
sfuggir?), del 1594, la quale simboleggia un destino cui nessuno pu sfuggire.
Un altro dipinto chiave nella storia delle bolle di sapone sono le diverse versioni che Jean
Baptiste Chardin, pittore settecentesco, realizz del dipinto dal titolo Les bulles de savon nel
1734.
Vi poi forse il pi celebre dipinto sulle bolle, collegato indubbiamente al precedente, di Eduard
Manet, dallomonimo titolo Les bulles de savon, del 1878, oggi a Lisbona.
Ad essere affascinati dalle bolle di sapone furono poi anche molti poeti.

Lidea di paragonare la vita delluomo ad una bolla ha origini molto antiche: nel dialogo di
Luciano di Samosata (120-180 d.C), Caronte o gli osservatori, si parla di bolle:
Hai vedute le bolle che si levan nellacqua sotto la cascata di un torrente? [] Cos la vita
degli uomini. .
Anche Petronio (I sec. d.C.), nel Satyricon presenta unimmagine analoga:
Nos non pluris sumus quam bullae.
Ma il mondo delle bolle ha affascinato anche poeti pi vicini a noi come Gabriele DAnnunzio
(1863-1938), che scrisse la poesia La bolla di sapone e Gianni Rodari (1920-1980), poco pi
tardi, con Gli uomini di sapone.
Le conclusioni pessimistiche dei componimenti permettono di evidenziare il preciso significato di
precariet attribuito alle bolle di sapone. Esso ci viene poi confermato da varie allusioni ad esse.
Scopriamo cos che il filosofo Schopenhauer, nella sua opera pi importante Il mondo come
volont e rappresentazione, scrive:
Nel frattempo continuiamo la nostra vita con grande interesse e molta cura, fin quando
possibile, come si gonfia il pi a lungo e il pi ampiamente che si pu una bolla di sapone, pur
con la ferma certezza che scoppier..
O ancora il celebre Mohandas Gandhi, fondatore della non-violenza e padre dellindipendenza
indiana:
La vita sulla terra solo una bolla di sapone.
Non ci sono dubbi che largomento di cui si parla per sua natura, almeno apparentemente,
molto fragile, ma come si sar iniziato a capire non lo affatto largomento bolle di sapone.
Tra laltro, le bolle di sapone, non sono affatto fragili, almeno come modelli scientifici, e il loro
impiego nella risoluzione di problemi matematici, ha fatto acquistare loro unimportanza speciale
anche agli occhi di chi non si concede molto alla divagazione sulla bellezza, sullo svago e sui
risvolti filosofici: gli scienziati.
Le bolle, infatti, possono aiutarci a risolvere complessi problemi matematici riguardanti lo spazio,
poich le lamine saponose rappresentano sempre la pi piccola superficie tesa tra tre o pi
punti. Questa importantissima caratteristica permette loro di dare risposta ai problemi di
massimo e di minimo: nello spazio, le bolle, a parit di superficie esterna, racchiudono il maggior
volume possibile, oppure a parit di volume contenuto minimizzano la superficie esterna.
Le propriet suddette ci sono utili nelle applicazioni pratiche. Ad esempio, in architettura, le
tensostrutture (strutture ideate con modellini di bolle di sapone) permettono di minimizzare, a
parit di suolo ricoperto, la quantit di materiale utilizzato, diminuendo i costi e creando forme
davvero originali.
A questo proposito dobbligo nominare larchitetto tedesco Otto Frei che ha utilizzato le bolle e
le lamine di sapone come modelli per disegnare e costruire alcune delle sue opere pi
importanti, come la copertura del celebre stadio olimpico di Monaco di Baviera, e il cosiddetto
Watercube, lenorme piscina delle olimpiadi di Pechino 2008.
Lutilit delle bolle di sapone allinterno del mondo della scienza non si limita, tuttavia, nemmeno
ai problemi di massimo e minimo. Le bolle di sapone sono usate infatti, per le loro caratteristiche
fisiche e strutturali, come la superficie molo sottile in relazione al diametro, come modelli della
nostra atmosfera. Gli scienziati hanno scoperto che in realt i vortici che si formano sulla
superficie delle bolle hanno un comportamento simile a quello dei vortici degli uragani.
Riscaldando lequatore della bolla e raffreddandone i poli, sulla pellicola si creano vortici dai
movimenti a prima vista casuali. Dal confronto delle traiettorie di molti celebri uragani (tra i
quali il famigerato Ivan) e dei vortici sulle bolle, sono per emerse somiglianze tali che, grazie al
nuovo modello fisico, gli esperti hanno adesso fiducia di poter capire meglio come si sviluppa il
moto di una delle pi pericolose e spaventose forse della natura.
Scopriamo allora che liniziale affermazione di Lord Kelvin tuttaltro che esagerata, al contrario,
essa rispecchia molto chiaramente la vastit dellargomento trattato.

LARTE DELLE BOLLE DI SAPONE


Flos novus, et verna fragrans
argenteus aura
Marcescit subito, perit, ali, perit illa
venusta,
Sic est vita hominum iam nunc
nascentibus, eheu,
Instar abit bullae vanique elapsa
vaporis.

Il fiore appena sbocciato, e che emana


il suo fragrante profumo nellaria
primaverile
Appassisce repentinamente, e
scompare quella bellezza,
Cos la vita degli uomini fin dalla
nascita,
simile anche a una bolla e al suo
inconsistente vapore una volta
scoppiata.

abbastanza naturale supporre che tra i primi a essere ammaliati dalle bolle di sapone siano stati
gli artisti, i pittori in particolare. Per quei giochi di colore che si muovono sulle superfici laminose,
per la loro lucentezza, per la loro leggerezza. Ma soprattutto per la loro fragilit. Mentre per i
matematici, come si vedr in seguito, le bolle di sapone sono modelli di una geometria delle forme
molto stabili, per gli artisti, le bolle di sapone sono state oggetto di interesse non tanto per il loro
aspetto ludico quanto come simbolo, come allegoria della fragilit, della caducit delle cose
umane, della vita stessa. La bolla di sapone si inserir in quel filone artistico che si interessa della
vanitas, della vanitas vanitatum, dellassurdit delle ambizioni umane. Tutto cos volatile e di
poca durata come una bolla di sapone.
Nel XVI-XVII secolo la rappresentazione della bolla di sapone da parte degli artisti diventa una
costante del pi vasto tema della vanitas, tema che vede laccostamento delle bolle ad altri oggetti
simbolo, quali il teschio, il fumo, i fiori secchi.
Dovendo fissare un periodo e un luogo per lesplorazione dellargomento bolle di sapone
nellarte, dobbiamo partire dal Cinquecento e dallOlanda. Una serie di opere, in paricolare,
ritenuta linizio della fortuna delle bolle nellarte olandese; si tratta di alcune incisioni realizzate da
Hendrik Goltzius (1558-1617), pittore e incisore del primo periodo Barocco, noto per una tecnica
molto sofisticata e per lesuberanza delle sue composizioni. Lopera, dal titolo Quis evadet? (Chi
sfuggir?) del 1594, presenta, nellincisione che compare ai suoi piedi, liniziale frase latina.
Il titolo dellopera di Goltiuz quanto mai esplicito: simbolo del destino a cui nessuno pu sfuggire.

Le incisioni di Goltiuz per la loro larghissima influenza sugli artisti dei periodi successivi,
rappresentano linizio, o perlomeno linizio ufficiale, della storia artistica delle bolle di sapone che
attraverser trasversalmente larte dei secoli successivi, nella declinazione duplice da un lato di
allegoria della fragilit umana, non disgiunta dalla riflessione sulla Vanitas, dallaltro per il gioco del
putto/ragazzo. Questa ambiguit e complementarit, presente fin dalle prime opere degli artisti
che si sono occupati delle bolle: a volte prevale uno degli aspetti, a volte laltro.

J. B. S. CHARDIN LES BULLES DE SAVON

J.B.S. Chardin Les bulles de savon. Metropolitan Museum of Art, New York.

Nel 1734 viene realizzato un dipinto chiave nella storia delle bolle di sapone: Les bulles de savon
di Jean-Baptiste-Simon Chardin.
In questo quadro un ragazzo affacciato alla finestra sta soffiando una bolla di sapone. Sia lui sia il
bambino vicino a lui sono pienamente immersi nella divertente attivit.
Un quadro di rara bellezza e suggestione che presenta caratteri di novit rispetto ai dipinti e alle
incisioni sul tema dei periodi precedenti. Le bolle di sapone, infatti, interessano Chardin perch lo
interessano gli adolescenti, il loro mondo, i loro giochi; non il caso di ricercare nellopera, al di l
dellevidente allusione alla fragilit della vita umana, alla Vanitas, contenuti morali e filosofici troppo
complessi. Prevalente nel quadro lindagine sui fanciulli che osservano con stupore le bolle come
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oggetti quasi magici. Lo stesso aspetto fisico delle bolle dipinto con cura e con una certa
attenzione alle iridescenze che si formano sulla loro superficie. Da un lato la sorpresa e la
meraviglia dei fanciulli, dallaltro il fascino del fenomeno fisico.
Il quadro di Chardin, per queste sue caratteristiche, permette di analizzare levolversi del tema
nelle opere di pittori ed incisori che hanno preceduto lartista francese, e di vedere poi come il
soggetto sia stato ripreso e modificato negli anni successivi da altri artisti che non hanno potuto
prescindere dallopera di Chardin.

DUARD MANET LES BULLES DE SAVON

Vi poi quello che forse il pi celebre dipinto in assoluto sulle bolle: Les bulles de savon. un
dipinto ad olio su tela realizzato nel 1867 dal pittore impressionista francese duard Manet. La tela
conservata al Museu Colouste-Gulbenkian di Lisbona.
Nel corso della sua attivit, Manet ha sempre guardato al lavoro di altri grandi artisti del passato.
Egli soprattutto, trae spunto anche dal lavoro di giovani artisti che apprezzava. Ad esempio, gli
impressionisti, che influenzano la trasformazione nella sua pittura in atto proprio a partire dalla
seconda met dell800. Questo rifarsi al lavoro di altri artisti non rappresenta un indice di
debolezza. Proprio il contrario. Manet non ha timore di confrontarsi con il lavoro di coloro che per
lui rappresentano punti di riferimento e punti di partenza per la propria evoluzione stilistica e per la
rivisitazione personale di soggetti e temi gi conosciuti

La tela presa in questione si riferisce a un periodo in cui Manet guarda a molti modelli che
ha modo di studiare nelle sale del Louvre. I contemporanei riconobbero in questo dipinto
riferimenti artistico-storici proprio a Jean Baptiste Simon Chardin.
Il soggetto richiama alla mente lopera di Chardin; il personaggio qui ritratto Leon
Leenhoff, allepoca quindicenne, figlio naturale di Manet.
Molti, come si visto, sono gli artisti che a partire da Goltzius si sono cimentati nel rappresentare il
soggetto bolle di sapone, divenuto presto quanto mai accademico e codificato nei suoi elementi
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compositivi. Tuttavia prima Chardin e poi Manet hanno voluto vincere una scommessa contro
lovviet e la standardizzazione del tema: degli elementi che caratterizzano il soggetto alcuni sono
presenti, altri assenti. Ognuno dei due artisti scopre qualcosa di diverso nellimmagine del ragazzo
che giocano le bolle, anche se le posizioni dei protagonisti, alla finestra in Chardin, a mezzo busto
in Manet, rientrano nella tradizione.
La posa appare quindi tradizionale, cos come tradizionale per lepoca il tema delle bolle di
sapone, che anche in questo caso rappresentano un richiamo alla vanitas: simboleggiano, cio, la
precariet della vita. La presenza stessa di un adolescente suggerisce questo tipo di richiamo.
Lallusione alla fragilit della vita umana per affiancata, come nel caso dellopera di Chardin,
allinteresse per lumanit dei ragazzi.
D'altra parte, in Manet le implicazioni simboliche giocano un ruolo molto marginale. Infatti,
l'interesse dell'artista quasi sempre non si rivolge tanto ai valori contenutistici dell'opera (il
messaggio, i simboli, le allusioni), quanto piuttosto ai valori formali (composizione, qualit del
disegno, freschezza della pittura).
L'opera non si propone di insegnare o dimostrare alcunch. E' priva di ogni traccia di
sentimentalismo. E' tutta centrata sulla figura del ragazzo e sulla corrispondenza tra zone in luce e
zone in ombra. La pennellata sciolta e rapida. La freschezza della pittura tale da conferire al
soggetto grande realismo e immediatezza.

LETTERATURA LATINA: Noi non siamo pi che bolle


[..] Minoris quam muscae sumus. tamen aliquam virtutem habent; nos non pluris
sumus quam bullae. [..]
Petronio, Satyricon, 44
(Siamo meno delle mosche, quelle tuttavia hanno qualche virt, noi non siamo pi che bolle.)

Fragilit della vita, caducit, assurdit delle ambizioni umane: tutto cos volatile e di poca durata
come una bolla di sapone.
Trovare autori che hanno dedicato intere poesie alle bolle impresa assai difficile, tuttavia molti
scrittori le hanno utilizzate come metafora della caducit della vita delluomo o hanno dedicato loro
citazioni venate di pessimismo.
Lidea di paragonare la condizione umana ad una bolla, sia essa una bolla daria nellacqua, o di
sapone nellaria, ha origini molto antiche. Se ne parla gi in un dialogo di Luciano di Samosata
(120-180), Caronte o gli osservatori: Caronte: Io voglio dirti o Mercurio, a che mi paiono simili gli
uomini, e tutta la loro vita. Hai vedute le bolle che si levan nellacqua sotto la cascata di un
torrente? Quelle boliviane che compongono la schiuma? Alcune di esse sono piccine e subito si
rompono e svaniscono. [] Cos la vita degli uomini.. Ma Luciano non il primo ad aver
utilizzato lallegoria. Tra gli autori che si riferiscono alla condizione umana in termini di bolle,
compare Petronio, che nella sua opera pi importante, il Satyricon, scrive: Nos non pluris sumus
quam bullae. Dal romanzo, infatti, traspare, attraverso le parole dei personaggi il forte pessimismo
petroniano circa la vita delluomo, attraverso il pi vasto tema della Morte. Il tempo sfugge, la
morte si avvicina ad ogni secondo trascorso, luomo vive per morire. Analizziamo il tema allinterno
dellopera attraverso le parole degli stessi protagonisti.

IL SATYRICON
Il Satyricon un romanzo in prosimetro della letteratura latina attribuito a Petronio Arbitro (I secolo
d.C.). La frammentariet e la lacunosit del testo pervenuto in et moderna hanno compromesso
una comprensione precisa dell'opera. La parte superstite stata raccolta dagli studiosi moderni in
141 brevi capitoli, senza alcuna suddivisione in libri: comprende parti in prosa (dominanti) e brani
poetici (in tutto 33, di estensione e di metro diversi). La narrazione condotta in prima persona da
Encolpio, protagonista della vicenda; ma allinterno della storia principale vengono ad inserirsi,
secondo la tecnica del racconto ad incastro, ben cinque novelle, affidate a voci narranti diverse.
Possiamo orientativamente suddividere il lungo frammento narrativo che ci pervenuto in cinque
blocchi:
- le avventure di Encolpio, Ascilto e Gitone in una Graeca urbs dellItalia meridionale
(presumibilmente Pozzuoli);
- La Cena Trimalchionis;
- Nuove avventure nella Graeca urbs;
- Episodio sulla nave di Lica e Trifena;
- Larrivo a Crotone.

FRAGILIT DELLESISTENZA E ANGOSCIA DELLA MORTE NEL SATYRICON


La complessit del Satyricon e dei problemi ad esso collegati hanno reso e rendono tuttora difficile
la comprensione del significato profondo di questo "romanzo", che, a torto, per la sua
impostazione satirica, stato troppo spesso considerato solo nel suo lato parodistico. Solo in
tempi abbastanza recenti, una lettura pi approfondita dell'opera ha consentito di evidenziare
alcune linee tematiche, la cui presenza fornisce un'immagine certo diversa e pi ricca di significati
a chiunque si avvicini al romanzo petroniano.
Bench la frammentariet dell'opera renda necessario un maggiore impegno per la lettura di una
fonte antica, appare comunque, senza alcuna forzatura del testo, quanto la paura della morte e
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l'angoscia della vita siano presenti in tutto il romanzo. Direttamente o indirettamente, la morte pu
essere infatti considerata lo sfondo di molti passi dell'opera petroniana, in cui o la si cerca col
suicidio, o la si inventa con funerali simulati, o la si usa come mezzo per conseguire la ricchezza,
ma solo una volta in Satyricon, parr. 99-115 la si constata come realt.
Lossessionante ricorrere del tema della morte particolarmente evidente durante lepisodio della
Cena Trimalchionis; in esso se ne parla per allontanarla, per assaporare il fatto di essere vivi di
fronte al grande timore di non esistere pi.
Fin dallinizio del blocco narrativo possiamo notare la presenza del tema: uno schiavo del retore
Agamennone descrive ad Encolpio il ricco liberto con queste parole: un uomo che non bada a
spese, cari miei. Un tipo che ha nel triclinio un orologio e un trombettiere sempre pronto a
segnargli l'ora per fargli sapere quanto della sua vita se n' andato". Fin da subito quindi
Trimalchione appare con le sue pi evidenti caratteristiche: l'angoscia della vita e l'ossessione
della morte. Egli ha fatto porre un orologio ad acqua nella sua sala da pranzo, non solo per
ricordare che la vita fugge, ma anche e soprattutto per avere il privilegio di sentire trascorrere il
proprio tempo. Sapremo infatti, da un passo successivo del romanzo, che egli ha interpellato un
astrologo riguardo a quanto gli resti da vivere e, poich ha saputo che vivr ancora: "trent'anni,
quattro mesi e due giorni", la presenza dell'orologio lo rassicura: la sua morte non non lo coglier
di sorpresa. L'episodio anticipa di fatto l'atmosfera dell'intera vicenda, che si snoda attraverso una
sorta di ciclicit fra il tema della morte e quello della ricchezza o dell'abbondanza: il pensiero della
morte inevitabile stimola infatti, enormemente, quello della ricchezza, causa prima di ogni
godimento.
La "Cena" si apre al capitolo 28, quando Trimalchione, dopo il bagno, viene trasportato adagiato
su di una lettiga, cosparso di profumo ed avvolto in un manto, preceduto e seguito da un piccolo
corteo. Gi questa scena ricorda assai da vicino un classico funus; gi questo primo segmento
narrativo, infatti, prelude a quelli che saranno i morbosi atteggiamenti di Trimalchione verso la
morte e prefigura la centralit del tema. Dopo questo promettente antefatto, la cena ha inizio e con
l'ingresso nella sala di anfore di vino, le cui etichette indicano un invecchiamento di cento anni,
Trimalchione esordisce con considerazioni amare sulla fragilit della vita, dicendo: "Ahim, il vino
vive dunque pi di noi, poveri omuncoli (homuncio)?". E aggiunge subito dopo "vita vinum est", il
vino forza vitale.
Tuttavia, nonostante il vino esalti i piaceri dell'esistenza, c' in Trimalchione la consapevolezza del
destino inevitabile delluomo, sottolineata dal successivo ingresso nel triclinio di uno schiavo che
reca, al padrone di casa, un piccolo scheletro articolato d'argento. Trimalchione gioca con lo
scheletro, facendogli assumere le posizioni pi svariate e recitando pochi versi in un metro
popolare, a commento della caducit della condizione umana: Ahim, miseri noi, che cosa da
nulla un pover'uomo. / Noi tutti saremo cos il giorno che l'Orco ci prende. / Ma allora viviamo,
finch godere possiamo.
Nel suo continuo rivolgersi alla morte, Trimalchione, manifesta un attaccamento morboso alla
propria esistenza materiale. In fondo con lui la vita stata generosa: da schiavo divenuto liberto,
da povero diventato ricco; ma c una cosa che non pu mutare, e questa la sua vera grande
angoscia: deve morire.
Le stesse preoccupazione sono comuni anche ad altri liberti che prendono parte al banchetto.
Costoro infatti intervengono nella conversazione uno per volta, durante la momentanea assenza di
Trimalchione, con discorsi tra il comico e il serioso, nei quali viene concesso largo spazio al
problema della precariet dellesistenza. "Il giorno meno di un attimo (dies ... nihil est) dice il
liberto Dama , ti volti dall'altra parte ed gi notte". A questa considerazione cos breve e cos
tremenda, segue il racconto di un altro liberto, Seleuco, relativo alla morte dell'amico Crisanto.
Levidente rassegnazione di Seleuco al proprio destino si coglie con chiarezza dal giudizio che egli
esprime riguardo alla condizione dell'uomo: "Siamo delle vesciche gonfiate che camminano
afferma , meno delle mosche. Quelle, almeno, qualche resistenza ce l'hanno: noi, bolle d'acqua,
ecco quel che siamo (nos non pluris sumus quam bullae)".
Ogni discorso alimenta un senso d'angoscia e d'incertezza in quasi tutti i partecipanti al banchetto.
Essi condividono pienamente con Trimalchione il timore dell'ignoto, l'incertezza riguardo al dopomorte e la continua ricerca di enfatizzazione della vita, quest'ultima esemplarmente sottolineata
dall'ammirazione che dimostrano di fronte alle abbondanti e portate servite durante il convito.
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Gli ospiti di Trimalchione da quando egli ha abbandonato il triclinio, fino al suo ritorno fanno
della morte e dei morti un topos per la discussione; Trimalchione riesce per, al suo rientro a
riportare fra i convitati il senso della fine come minaccia oscura di ci che non si conosce o non si
controlla e che per questo si teme pi di ogni altra cosa. Con la narrazione dell'incontro della
Sibilla la presenza della fine ultima nella Cena si fa ancor pi incombente e inquietante.
Da questo momento in poi, in effetti, diventa un elemento essenziale in tutte le storie che verranno
narrate a tavola: da quella del vetro infrangibile, il cui inventore viene fatto decapitare
dall'imperatore Tiberio, a quelle terrificanti del licantropo / lupo mannaro e delle streghe rapitrici di
bambini defunti.
Molti studiosi hanno a lungo analizzato la figura del ricco liberto, il suo atteggiamento plebeo, il suo
cattivo gusto, vedendo nel quadro fattone da Petronio la pi significativa testimonianza del
disprezzo e dell'amarezza provata dall'autore, raffinato senatore, di fronte a questo mondo
emergente dei ricchi parvenus. In effetti, facendo un paragone fra la figura di Trimalchione e quella
del protagonista Encolpio, uomo corrotto, ma pur sempre libero dalla nascita e dotato di una certa
preparazione culturale, sembrerebbe quasi che la sorte abbia privilegiato il primo a scapito del
secondo: e questi, infatti, pi che nell'ossessione della morte, vive in uno stato di perenne
angoscia, legata alla sua vita colma di tribolazioni. Encolpio non ha nulla da perdere, oltre che
augurarsi una misericordiosa sepoltura.
Meditando sulla triste verit del destino in agguato, Encolpio amaramente commenta: "ubique
naufragium est", dappertutto ti minaccia un naufragio, cos come, poco prima, avvertendo la
propria fragilit e l'inutilit di ogni sforzo, aveva sentenziato: "O nati per la morte, riempitevi pure il
petto di grandi ambizioni!".
Ecco allora che forse, dietro allelaborazione fantastica e genialmente satirica del romanzo, si fa
strada una visione pi pessimistica del mondo. Lo stesso rapporto di Petronio con la morte (il suo
suicidio), pu essere considerato una denuncia della decadenza di cui egli, aristocratico sconfitto,
prende atto, astenendosi da ogni giudizio morale.
Tuttavia, nonostante una lettura pi attenta dellopera, lincertezza regna sovrana quando si tenta
di arrivare a conclusioni certe su Petronio e su ci che realmente abbia voluto esprimere con la
sua affascinante opera. Noi non sappiamo, infatti, se lautore del Satyricon trov mai le risposte al
problema della morte ed allangoscia dellesistenza: unico indizio rimane il suo suicidio.

FILOSOFIA: La natura effimera dellesistenza


Ma ora guardiamola anche dal punto di vista fisico; chiaro che, come il nostro
camminare non notoriamente nientaltro che un cadere continuamente trattenuto,
cos la vita del nostro corpo soltanto un morire continuamente trattenuto, una morte
rinviata ad ogni istante: nello stesso modo, infine, lattivit del nostro spirito una noia
continuamente allontanata. Ciascun nostro respiro un allontanare la morte che ci
assale; una battaglia in ogni secondo; a cui se ne aggiungono altre a intervalli pi
lunghi, ogni volta che ci nutriamo, che dormiamo, che ci riscaldiamo. Alla fine la morte
deve vincere: ad essa, infatti, che apparteniamo, per il semplice fatto di essere nati;
essa gioca soltanto un po di tempo con la preda, prima di inghiottirla. Nel frattempo
continuiamo la nostra vita con grande interesse e molta cura, fin quando
possibile, come si gonfia il pi a lungo e il pi ampiamente che si pu una bolla
di sapone, pur con la ferma certezza che scoppier.
(Schopenhauer, Il Mondo come Volont e Rappresentazione)
Il testo presentato, tratto dalla pi importante opera di Arthur Schopenhauer, Il mondo come volont e
rappresentazione, mette in luce la pessimistica interpretazione della condizione esistenziale
delluomo, propria del filosofo.
Lesistenza dellindividuo, manifestazione della Volont, in ogni momento inserita nellorizzonte della
morte, che in ogni caso destinata a vincere; per cui la lotta per lesistenza, che caratterizza la vita,
comunque insensata. Inoltre, finch riusciamo a rimandare la morte, la nostra esistenza oscilla tra il
desiderio, che mancanza, e quindi dolore, e il temporaneo soddisfacimento, che genera
inevitabilmente la noia. Lidea della precariet della vita di ogni individuo presentata attraverso un
paragone ad una bolla di sapone: fragile, precaria, impotente e insignificante, proprio come
lesistenza a confronto con linfinit del processo di costante autoriproduzione della Volont.
LA FILOSOFIA DI SCHOPENHAUER
Il punto di partenza della filosofia di Schopenhauer la distinzione kantiana tra fenomeno e
noumeno, ovvero tra cosa cos come appare e cosa in se. Il fenomeno per Schopenhauer il
mondo della rappresentazione formato da soggetto rappresentante e oggetto rappresentato,
parvenza, illusione, sogno, il cosiddetto velo di Maya, mentre il noumeno quella realt che si
nasconde dietro l'ingannevole trama del fenomeno, e che il filosofo ha il compito di scoprire.
Sulle orme del criticismo, anche Schopenhauer ritiene che la nostra mente, o pi esattamente il
nostro sistema nervoso e cerebrale, risultino corredati di una serie di forme a priori, la scoperta delle
quali un capitale merito di Kant, un immenso merito. Tuttavia, a differenza di Kant, Schopenhauer
ammette solo tre forme a priori: spazio, tempo e causalit. Quest'ultima l'unica categoria, in quanto
tutte le altre sono riconducibili ad essa. Tant' vero che dire materia, puntualizza Schopenhauer,
dire azione causale.
Poich Schopenhauer paragona le forme a priori a dei vetri sfaccettati attraverso cui la visione delle
cose si deforma, egli considera la rappresentazione come una fantasmagoria ingannevole, traendo la
conclusione che la vita sogno.
Ma al di l del sogno esiste la realt vera, sulla quale l'uomo, o meglio il filosofo che nell'uomo, non
pu fare a meno di interrogarsi. Infatti, sostiene Schopenhauer, l'uomo un animale metafisico,
che, a differenza degli altri esseri viventi, portato a stupirsi della propria esistenza e ad interrogarsi
sull'essenza ultima della vita. Ci avviene proporzionalmente alla sua intelligenza.
LA VOLONT DI VIVERE
Schopenhauer presenta la sua filosofia come unintegrazione di quella di Kant, poich si vanta di aver
individuato quella via d'accesso al noumeno che il filosofo della Ragion pura aveva precluso. Egli
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infatti riprende la possibilit per luomo di conoscere lessere, possibilit che era stata abbandonata
dopo Kant. Ma come possiamo fare a conoscere il noumeno?
Se noi fossimo soltanto conoscenza e rappresentazione non potremmo mai uscire dal mondo
fenomenico, ossia dalla rappresentazione puramente esteriore di noi e delle cose. Ma poich siamo
non solo rappresentazione, ma anche come corpo, non ci limitiamo a vederci dal di fuori, bens ci
viviamo anche dal di dentro, godendo e soffrendo. Ed proprio questa esperienza di base, che
permette all'uomo di squarciare il velo di Maya rappresentato dal fenomeno e di afferrare la cosa in
s. La condizione necessaria affinch ci sia una conoscenza noumenica, che questa non sia
mediata, non deve esserci lintervento dei sensi o della ragione o dellintelletto, ma deve essere una
conoscenza intuitiva, immediata, che egli fa corrispondere alla conoscenza del nostro corpo,
considerato come la nostra fisicit. Noi infatti sentiamo il nostro corpo senza mediazioni. Lessenza,
che il risultato di ci che sentiamo, la volont di vivere, le cui manifestazioni sono gli organi. La
volont di vivere un impulso prepotente e irresistibile che ci spinge ad esistere e ad agire;
qualcosa di immutabile, eterno, irrazionale, onnipotente, che non ha alcun fine. Le sue
manifestazioni, gli organi, invece, non sono eterni e hanno una fine, la morte. Pi che intelletto o
conoscenza, noi siamo vita e volont di vivere, e il nostro stesso corpo non che la manifestazione
esteriore dell'insieme delle nostre brame interiori: l'apparato digerente non che l'aspetto fenomenico
della volont di nutrirsi, l'apparato sessuale non che l'aspetto oggettivato della volont di
accoppiarsi e di riprodursi, e cos via. E l'intero mondo fenomenico non altro che la maniera
attraverso cui la volont si manifesta o si rende visibile a se stessa nella rappresentazione spaziotemporale. Da ci il titolo del capolavoro di Schopenhauer: Il mondo come volont e
rappresentazione. Schopenhauer afferma che la volont di vivere non soltanto la radice noumenica
dell'uomo, ma anche l'essenza segreta di tutte le cose, ossia la cosa in s dell'universo, finalmente
svelata.
LA VISIONE PESSIMISTICA DELLA VITA DELLUOMO
Lanalisi filosofica della Volont fornisce la spiegazione della visione pessimistica delluniverso e della
vita delluomo che caratterizzano il pensiero di Schopenhauer. La Volont, essendo al di la del
fenomeno, non sottoposta alle forme a priori dello spazio e del tempo, ed quindi unica ed eterna.
Allo stesso modo estraneo ad essa anche il concetto di ragion sufficiente, di casualit: non solo non
soggetta a nessuna forma di casualit, ma non neppure espressione di nessuna finalit. La
sostanza delluniverso dunque irrazionale, cieca, senza scopo ne significato. Il passaggio dalla
Volont agli individui avviene in un processo di progressiva oggettivazione dal principio. La volont si
oggettiva in archetipi delle cose, in idee, uniche, immutabili ed eterne, che si organizzano in ordine
gerarchico in relazione alla distanza dalla Volont che le ha prodotte. Il destino degli individui non ha
perci alcuna rilevanza per la volont che interessata unicamente alla conservazione della specie;
gli individui vengono anzi sacrificati a vantaggio della specie e la loro sofferenza o la loro morte sono
irrilevanti per la natura, cio per la volont. Luomo quindi un semplice burattino del genio della
specie, che lo induce ad agire tramite stratagemmi: lamore, per esempio, inteso come ros, per
Schopenhauer non altro che uno di questi mezzi di cui la volont si serve per sedurre l'individuo e
indurlo alla perpetrazione della vita.
Nel pensiero di Schopenhauer lindividuo sembrerebbe quindi occupare una posizione marginale, in
quanto mera espressione delle idee che costituiscono il primo grado di oggettivazione della Volont.
Tuttavia, nonostante il carattere universale della Volont, nellindividuo che se ne coglie lazione. La
filosofia di Schopenhauer perci unanalisi dellesistenza umana, anche se lindividuo costituisce
soltanto il punto di partenza, che deve essere superato.
Lanalisi di Schopenhauer si basa sulla consapevolezza della precariet della vita dellindividuo, in
quanto la Volont ne penetra lesistenza e ne segna tragicamente il destino. Affermare che lessere
la manifestazione della volont, equivale a dire, secondo Schopenhauer, che la vita dolore per
essenza. Infatti, volere, significa desiderare, ma desiderare significa trovarsi in uno stato di tensione
per la mancanza di qualcosa che si vorrebbe avere. Per definizione, quindi, il desiderio assenza,
vuoto, mancanza, dolore. Ci che gli uomini chiamano godimento e gioia non sono altro che una
momentanea cessazione di desiderio, e quindi di dolore. La stessa cosa non vale per il dolore, esso
non cessazione momentanea di piacere, ma la realt durevole di tutte le cose, della quale il
piacere solo una funzione derivante. Accanto al dolore e al piacere, Schopenhauer pone come
terza situazione esistenziale di base, la noia, la quale subentra quando viene meno il desiderio
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La Volont, infatti, usando ogni individuo come semplice strumento della propria oggettivazione, fa s
che solo il desiderio sia considerato da ognuno motivo per lazione e che quindi, quando esso venga
rimosso dallappagamento, questo stato sia considerato negativo e spiacevole. Lassenza di desiderio
infatti la noia, che luomo percepisce come morte spirituale e perci tenta di vincere con sempre
nuovi e insaziabili desideri.
Ma poich la volont di vivere lessenza di tutte le cose, il dolore non riguarda solamente luomo,
esso investe ogni cosa, tutto soffre. In tal modo il filosofo perviene ad una delle pi radicali forme di
pessimismo cosmico di tutta la storia del pensiero, affermando che il male non solo nel mondo, ma
nel principio stesso da cui esso dipende.espressione di tale dolore universale la lotta crudele di
tutte le cose.
Il tentativo di autoaffermazione della Volont universale in ogni singolo essere in quanto istinto di
conservazione lunico principio morale o piuttosto antimorale proprio di ogni uomo: legoismo.
Legoismo rende il destino umano intrinsecamente tragico, perch ognuno fa dellautoconservazione il
proprio fine esclusivo, pur sapendo di essere destinato a perire. La morte, e la consapevolezza di
essa, costituiscono lorizzonte ineliminabile e contraddittorio di ogni momento dellesistenza umana.
Al pessimismo esistenziale si accompagnano quello sociale e quello storico. Schopenhauer si
scaglia, infatti, di frequente contro la bont e la socievolezza delluomo: gli uomini vivono insieme,
non per simpatia o per socievolezza, ma per bisogno; e se esistono lo stato e le sue leggi, solo
perch luomo possa difendersi e regolamentare gli istinti aggressivi degli individui.
Per quanto riguarda invece la storia, Schopenhauer apre una polemica contro ogni forma di
storicismo. Egli contesta prima di tutto che la successione degli eventi costituisca un divenire
razionale. La storia non lo sviluppo razionale dello Spirito in cui tutto acquista significato, ma il
regno del caso. Schopenhauer ripercorre sinteticamente le tappe dello Spirito oggettivo (letica) e
assoluto (larte e la conoscenza) di Hegel invertendone la valenza e dimostrando come il divenire
storico mostri dinamiche e processi esattamente opposti di quelli di Hegel.
LE VIE DELLA LIBERAZIONE DAL DOLORE
Il volere la causa prima dellinfelicit umana, perch ogni volere deriva da mancanza, quindi da
dolore, ma anche perch il volere chiude lindividuo in se stesso, rendendolo un inconsapevole
strumento della Volont. La tragicit della condizione umana determinata dal fatto che ognuno
costretto nei propri limiti individuali da tutto ci che genera il desiderio, e la liberazione dalla propria
individualit consiste perci nellandare oltre questi limiti.
Dato che lesistenza dolore e la morte ne costituisce comunque lesito finale, si potrebbe pensare
che la cessazione volontaria dellesistenza possa rappresentare la soluzione migliore. Schopenhauer
si pone questa domanda, ma la sua risposta nettamente negativa; egli rifiuta e condanna il suicidio
per due motivi di fondo:
- perch il suicidio lungi dallessere negazione della Volont, invece un atto di forte affermazione
della Volont stessa, in quanto il suicida vuole la vita ed solo malcontento delle condizioni che gli
sono toccate, per cui anzich negare veramente la volont, egli nega piuttosto la vita;
- Perch il suicida sopprime soltanto una manifestazione fenomenica della volont di vivere,
lasciando intatta la cosa in se, la quale, pur morendo in un individuo, rinasce in mille altri, simile al
sole che, appena tramontato da un lato, risorge dallaltro.
Pertanto, secondo Schopenhauer, la vera risposta al dolore nel mondo non consiste nelleliminazione,
tramite il suicidio, di una vita o di pi vite, ma nella liberazione dalla stessa volont di vivere. Com
possibile, per luomo, spezzare le catene della volont, se questultima costituisce la sua stessa
essenza e la struttura metafisica delluniverso?? Pi che concentrarsi su una vera e propria
giustificazione teorica di questo passaggio chiave della sua teoria filosofica, Schopenhauer preferisce
richiamare lattenzione sullesistenza di individui eccezionali che in tutti i tempi hanno intrapreso il
cammino della liberazione di se stessi dalla volont di vivere. Il filosofo intende dimostrare che
quando la voluntas perviene alla coscienza, tende a farsi noluntas, cio negazione progressiva di se
medesima; in altre parole, con la presa di coscienza dellattivit della volont in noi che prende via il
cammino di liberazione dellindividuo.
Liberarsi dalla volont vuol dire neutralizzarla, ma ci richiede un percorso lungo e difficile, che passa
attraverso tre momenti essenziali: larte, la morale e lascesi.

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MATEMATICA TRASPARENTE
Fate una bolla di sapone e osservatela: potreste passare tutta la vita a studiarla.
Lord Kelvin
Lord William Thomson, noto come Lord Kelvin (Belfast, 26 giugno 1824 Largs, 17 dicembre
1907), fu un importante fisico ed ingegnere britannico. William Thomson comp importanti studi
all'Universit di Glasgow nell'ambito dellAnalisi matematica, e per merito delle sue scoperte gli fu
conferito il titolo nobiliare di Lord Kelvin. Il suo nome conosciuto per aver sviluppato la scala
Kelvin, che misura la temperatura assoluta.
Ma perch un matematico della portata di Lord Kelvin arriva a parlare di un argomento cos
effimero come quello delle bolle di sapone?
Le bolle di sapone affascinano da secoli gli scienziati. Queste semplici strutture, infatti, risolvono
spontaneamente problemi di grande importanza matematica, tra i quali un quesito geometrico
semplice da formulare, ma molto pi difficile da risolvere: quello delle superfici di area minima.
Le lamine di acqua saponata sono, infatti, tra tutte le superfici possibili che si appoggiano a una
linea chiusa, quelle che hanno la superficie pi piccola possibile, perch rispondono a un principio
di economia universale secondo il quale, in natura, avviene sempre ci che porta al minimo
dispendio di energia.
I problemi che interessano le bolle sono generalmente dei problemi di minimo o di massimo. Nello
spazio, le bolle, a parit di volume contenente, minimizzano la superficie esterna. Oppure, a parit
di superficie esterna, racchiudono il maggior volume possibile. Nel piano, invece, le possiamo
utilizzare per minimizzare la lunghezza totale del percorso da costruire per congiungere svariati
punti prefissati.
LINTERESSE DEGLI SCIENZIATI PER LE BOLLE DI SAPONE
Fu probabilmente la grande diffusione del sapone e di conseguenza del gioco delle bolle, con la
loro iridescenza e la loro meraviglia, a determinare linteresse degli scienziati, stuzzicando la loro
proverbiale curiosit .
Perch si forma una bolla di sapone? Perch mostra questi colori? Perch la sua forma sempre
perfettamente sferica?
Soffiando su una lamina, di qualsiasi forma geometrica, immersa precedentemente in soluzione
saponata, la superficie si espande e quando smettiamo di soffiare essa tende allequilibrio,
assumendo la forma di una sfera, che cattura il volume massimo daria con la minima area
superficiale rispetto a tutte le possibili superfici a parit di volume.
Si deve ad Archimede e poi a Zenodoro (200 100 a.C.) questa importantissima osservazione, ma
solo nel 1884 esse venne dimostrata da parte del matematico Schwarz: questa propriet detta
isoperimetrica e vale sia nel piano euclideo che nello spazio a tre dimensioni. La propriet
isoperimetrica afferma che la circonferenza racchiude la massima superficie con il minimo
perimetro. Probabilmente lisoperimetria era nota anche nellantichit , anche se empiricamente .
NellEneide Virgilio racconta che la regina Didone arrivata sulle coste africane chiede a Labra, re
della regione, un pezzo di terra dove fondare una citt. Il re per schernirla gli propose tanta terra
quanta cerchiar di un bue potesse un tergo ( Eneide : libro I, 360-368 ); un pezzo di terra
grande solo quanto la pelle di un bue. Ma la furba Didone tagliando la pelle di bue in strisce
piccolissime cucite insieme e, partendo da un punto sulla costa si mise a recintare con le strisce la
terra , affacciata sul mare, su cui fondare Cartagine. Il problema che doveva risolvere Didone era
quello di circondare con la lunghezza delle strisce la maggior estensione di terra possibile, e
risolse brillantemente il problema disegnando un semicerchio.
Didone aveva risolto un problema di massimi e minimi!

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LAMINE SAPONATE E SUPERFICI MINIME


Utilizzando le lamine di sapone possibile verificare con semplicissimi esperimenti che la
soluzione proposta da Didone era quella corretta.
Se simmerge in una bacinella contenente acqua e sapone un telaio
di filo metallico, opportunamente piegato e richiuso, e lo si estrae con
cautela, si ottiene una pellicola trasparente dalle caratteristiche molto
interessanti. La matematica ci dice infatti che la lamina assume una
forma di minima energia; usando un qualsiasi contorno piano,
otteniamo una lamina piana, ossia proprio la superficie di area minima
per quel particolare contorno.
Usando ad esempio un filo metallico di forma circolare, lo
immergiamo nellacqua, poi lo estraiamo. Si nota subito che al filo
rimane attaccata una lamina che prende istantaneamente la forma di
un cerchio, figura che, come abbiamo detto, ha la propriet
isoperimetrica.
Charles Vernon Boys (1855-1944) nelle sue Bolle di sapone e le forze
che le modellano (1911), parla di un esperimento molto interessante.
Suggerisce di legare un filo non teso attraverso un anello metallico in
modo che i due estremi del filo siano fissati e di immergere lanello
nellacqua saponata. Quando lo si tira fuori, dentro di esso si distende
una lamina su cui il filo si muove liberamente. Se poi con un dito si
rompe la lamina di sapone da una delle due parti in cui divisa dal
filo, immediatamente il filo viene stirato il pi possibile dalla pressione
della lamina rimasta. Boys not che si ottiene un arco di circonferenza
perfetto, precisamente la forma geometrica che consente, a parit di
perimetro, di racchiudere larea massima, lasciando cos allesterno,
dove tesa la pellicola di sapone, la minima superficie possibile.
Losservazione delle pellicole di sapone ci apre cos una porta sul mondo delle superfici di area
minima. Reciprocamente, lo studio teorico di tali superfici ci consente di spiegare le propriet
geometriche delle lamine saponose.
Se ci spostiamo nello spazio tridimensionale, il solido che a parit di volume ha la superficie
minore la sfera. Quando si forma una bolla di sapone la lamina trasparente si chiude attorno
allaria soffiata e la confina in uno spazio delimitato dalla pi piccola superficie possibile,
rispettando quindi la propriet isoperimetrica. La sfera quindi il solido che, assegnato un volume
da contenere, contiene quel volume con la minor superficie esterna.
Cerchio e sfera sono stati utili modelli per la costruzione rispettivamente di citt e di strutture
architettoniche. Basti pensare agli igloo, i quali non sono altro che una semisfera!
J. A. FERDINAND PLATEAU E LE SUPERFICI MINIME
Unimportantissimo scienziato che si interess alle bolle di sapone fu J. A. Ferdinand Plateau
(1801-1883). Fisico e matematico del XIX secolo, egli condusse studi sulle lamine di sapone e
formul le Leggi di Plateau, che descrivono la forma di questo genere di superfici.
Nel 1873 Plateau pubblica il risultato di quindici anni di ricerche: "Statique exprimentale et
thorique des liquides soumis aux seules forces molculaires".
Una delle cose pi stupefacenti che osserva Plateau che se si soffia con una cannuccia in una
soluzione di acqua saponata, comunque sia elevato il numero di lamine di sapone che vengono a
contatto fra loro, non vi possono essere altro che due tipi di configurazioni. Precisamente le tre
regole sperimentali che Plateau scopre a proposito delle lamine saponate sono che:

Un sistema di bolle o un sistema di lamine attaccate a un supporto in fil di ferro costituito


da superfici piane o curve che si intersecano tra loro secondo linee con curvatura molto
regolare.

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Le superfici possono incontrarsi solo in due modi: o tre superfici che si incontrano lungo
una linea o sei superfici che danno luogo a quattro curve che si incontrano in un vertice.

Gli angoli di intersezione delle superfici lungo una linea o delle superfici curve di
intersezione in un vertice sono sempre uguali, nel primo caso a 120 e nel secondo caso a
109,28.

Lenorme scoperta di Plateau si estende a tutti gli agglomerati di bolle, anche ai pi complessi. In
pratica, quando laviamo i piatti o ci facciamo una doccia, creiamo milioni di lamine saponate con
una struttura tuttaltro che caotica e casuale come ci appare!
Plateau utilizza le regole scoperte per dare forma a un gran numero di strutture di acqua saponata,
alcune delle quali estremamente interessanti. Per fare ci utilizza dei telaietti di ferro che immerge
nellacqua saponata; estraendoli si ottiene per ognuno un sistema di lamine che dimostra
empiricamente il problema di Plateau per quel telaietto. Si verifica che in ogni caso le regole di
Plateau sugli angoli sono sempre rigidamente soddisfatte.
Plateau prov prima con il cubo, ottenendo un sistema di lamine che rispetta le regole degli angoli
e una lamina centrale di forma quadrata, incontro delle altre lamine, che disposta parallelamente
rispetto a una delle facce del telaio cubico. Egli inoltre prov ad immergere il telaietto in acqua
saponata, ad estrarlo parzialmente in modo che le lamine catturassero un piccolo volume daria e
poi ad estrarlo del tutto. La bolla daria catturata si dispose, per motivi di simmetria, al centro della
struttura laminare; in questo modo ottenne un piccolo cubo di acqua saponata, le cui facce erano
collegate tramite altre lamine al telaio cubico. Il cubo centrale aveva facce leggermente convesse
per rispettare la regola sugli angoli: si otteneva una bolla di sapone di forma quasi cubica. La
figura ottenuta quasi identica a una delle proiezioni tridimensionali del cubo a quattro dimensioni
o ipercubo, nel quale tuttavia le lamine sono piatte e la figura centrale, che rappresenta una delle
facce dellipercubo, un vero e proprio cubo. Il fisico belga prov anche con altri telai, ad esempio
con il tetraedro, con il prisma regolare e con lottaedro; risultati particolarmente affascinanti sono
quelli che ottenne con il dodecaedro.

Cubo

Cubo con volume daria


Ipercubo

Dodecaedro
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RETI MINIME
Quando trattiamo problemi di ottimizzazione, nella vita di tutti i giorni, incontriamo senza volerlo
problemi di massimi e minimi.
Reti elettriche, telefoniche, stradali, ferroviarie, reti con cui veniamo a contatto praticamene ogni
Quandogiorno,
trattiamo
di come
ottimizzazione,
nella
vita
di tutti
i giorni,
incontriamo senza
possonoproblemi
essere viste
un insieme di linee
che si
incrociano
in vari
modi, collegando
loro diversi
volerlofra
problemi
dipunti.
massimi e minimi.
Qual il tracciato
pi brevestradali,
per collegare
un certo numero
di punti?
La rispostaa contatto
semplice se
i
Reti elettriche,
telefoniche,
ferroviarie,
reti con
cui veniamo
praticamene
punti
fissati
sono
due:
un
segmento
di
linea
retta
risolve
il
problema,
ma
se
i
punti
sono
tre
o
ogni giorno, possono essere viste come un insieme di linee che si incrociano in vari modi,
quattro? In matematica i problemi di questo genere, in cui il numero dei punti pu anche essere
collegando
lorosono
diversi
molto fra
elevato,
noti punti.
con il nome del matematico tedesco Jacob Steiner (1796-1863) che tra i
primi se ne occup.
Qual La
il tracciato
breve
collegare unusando
certo numero
di punti?
La risposta
semplice se i
risposta sipi
pu
avereper
empiricamente
una pellicola
insaponata:
essa indica
automaticamente
il
percorso
giusto,
attaccandosi
su
un
plastico
a
piccola
scala
che
riproduce
punti fissati sono due: un segmento di linea retta risolve il problema, ma se i puntilasono tre o
distribuzione geografica dei vari punti.
quattro?

RETI MINIME

La risposta
si pu avere empiricamente usando una pellicola insaponata, essa indica
Tre punti
automaticamente
il percorso
giusto,
attaccandosi
su un diplastico
a piccola indichiamo
scala checon
riproduce la
Se vogliamo collegare
tre localit,
sempre
con un percorso
minima lunghezza,
distribuzione
deie vari
A, B e Cgeografica
le tre localit,
con Opunti.
il punto interno al triangolo nel quale i tre lati si incontrano con
angoli di 120. Le tre lamine si incontrano formando, a coppie, un angolo di 120 simile a una Y. Il
punto O detto punto di Steiner. Se modifichiamo la posizione dei pioli, la situazione sempre
caratterizzata da un incrocio interno con angoli di 120 a meno che un vertice del triangolo non
abbia un angolo interno maggiore o uguale di 120, allora la situazione data dai due lati adiacenti
a questangolo.

Le tre lamine si incontrano formando, a coppie, un angolo di 120 simile a una Y. Se


modifichiamo la posizione dei pioli, la situazione sempre caratterizzata da un incrocio interno
con angoli di 120 a meno che un vertice del triangolo non abbia un angolo interno maggiore o
Esperimento con le bolle di sapone
uguale di 120, allora la situazione data dai due lati adiacenti a questangolo.

E nel caso di quattro punti? sempre una soluzione in cui i segmenti partono dai vertici e si
incontrano in un punto centrale (forma a X)? La risposta no, tenendo presente la prima legge di
Plateau che ci dice che le lamine si possono incontrare tre alla volta e formando angoli di 120,
possiamo accorgerci che se scegliessimo la forma a X gli angoli avrebbero una misura15inferiore e
quindi il percorso pu essere migliorato. Se infatti cerchiamo configurazioni a forma di H storta
o a doppia Y, ci accorgiamo che questa soluzione pi breve proprio perch ci sono due
intersezioni, ciascuna formata da tre lamine piane, disposte ad angoli di 120.

Quattro punti
E nel caso di quattro punti? sempre una soluzione in cui i segmenti partono dai vertici e si
incontrano in un punto centrale (forma a X)? La risposta no, tenendo presente la prima legge di
Plateau che ci dice che le lamine si possono incontrare tre alla volta e formando angoli di 120,
possiamo accorgerci che se scegliessimo la forma a X gli angoli avrebbero una misura inferiore e
quindi il percorso pu essere migliorato. Se infatti cerchiamo configurazioni a forma di H storta o a
doppia Y, ci accorgiamo che questa soluzione pi breve proprio perch ci sono due intersezioni,
ciascuna formata da tre lamine piane, disposte ad angoli di 120.

Si pu aumentare il numero dei punti e scoprire la soluzione grazie alle lamine. Tuttavia, per un
numero elevato di punti si possono ottenere configurazioni che non sono quelle ottimali. Il
problema generale non ancora stato risolto per un numero qualsiasi, molto elevato, di punti.

Consideriamo ora cinque punti disposti nei vertici di un pentagono regolare. La configurazion
lamine ottenuta e rappresentata da tre intersezioni, ciascuna generata da tre segmenti che s
incontrano,
come sempre,
a 120. punti disposti nei vertici di un pentagono regolare. L
Consideriamo
ora cinque

lamine ottenuta e rappresentata da tre intersezioni, ciascuna generata da tre


incontrano, come sempre, a 120.

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