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LUCA CHIESI

La struttura
nascosta
del mondo
(sintesi)

Una pubblicazione della Società Editrice Andromeda


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Luca Chiesi

La struttura nascosta
del mondo
(sintesi)
Luca Chiesi
Via Cavalieri di Vittorio Veneto 13,
42030 Puianello (Reggio Emilia)
clim77@email.it

Puianello, Luglio 2006


Introduzione
Da sempre l’uomo si è posto il problema di osservare e
descrivere il mondo in cui si trova: dall’alba dei tempi, esso ha
cercato di scoprire se esista un ordine nell’universo e se questo
possa essere descritto e comunicato ad altri.
Di volta in volta, a seconda del punto di partenza, ecco nascere
scienze, filosofie, religioni.
La scienza occidentale, in particolare, è senz’altro molto
all’avanguardia nel campo dell’osservazione del mondo: i più
remoti confini dell’Universo, così come il mondo pre-atomico,
sono stati oggetto di innumerevoli ricerche, osservazioni e
speculazioni, che hanno fornito abbondante materiale per teorie
sempre più vaste e onnicomprensive.
Al giorno d’oggi, in realtà, non sono molte le ricerche “innovative”,
nel senso letterale del termine: da oltre 80 anni, i paradigmi
accettati dalla comunità scientifica (prima di tutto la relatività
einsteiniana e i modelli dell’atomo), pur essendo messi in
discussione da sempre più ricercatori, hanno tracciato una
strada così profonda che (per varie ragioni che non staremo qui
a commentare) solo in pochi osano avventurarsi sui… sentieri
laterali della ricerca pura.
Ciò non ha impedito, d’altra parte, l’osservazione di numerosi
fenomeni inspiegabili in base alle attuali teorie riguardanti la
struttura della materia, per esempio produzioni anomale di
energia o bilanci impossibili causati da comparsa o scomparsa di
elementi: se fosse vero che questi fenomeni avvengono solo a
partire da elementi radioattivi o in presenza di temperature tali da
riuscire ad ottenere una fusione nucleare (come si dice
“ufficialmente”), essi non potrebbero verificarsi. Ma la realtà dei
fatti si è dimostrata diversa!
E’ interessante notare come le prime pubblicazioni scientifiche
che parlavano di questo genere di fenomeni risalgano già alla
fine del 1700 e come, col tempo, esse siano cresciute in maniera
esponenziale trovandone riscontri in chimica, fisica, astronomia,
biologia, veterinaria, agricoltura, ecc.
La ricorrenza in ambiti così differenti non fa che evidenziare la
natura assolutamente generale di questa “anomalia”; ma prima
di credere che il mondo contenga anomalie o eccezioni alle sue
stesse leggi, è più semplice ipotizzare che siano le teorie su di
esso ad essere miopi o parziali.
Partendo da questo punto di vista, iniziamo il nostro percorso per
scoprire innanzitutto quali siano questi eventi ufficialmente
inspiegabili, che nel loro complesso sono conosciuti come
“reazioni nucleari a debole energia”.

Le reazioni nucleari a debole energia


Dagli inizi del secolo scorso la scienza si è preoccupata
soprattutto di esplorare la strada inaugurata da Rutherford, cioè
quella delle Alte Energie, sulla scia dell’entusiasmo per i risultati
del suo metodo che lo avevano portato ad esprimere
un’opinione rivelatasi fuorviante per lo sviluppo della neonata
fisica atomica1:

"... La diffusione di particelle cariche di alta velocità da parte degli


atomi è uno dei più promettenti metodi per indagare la loro
struttura";

tutto questo a spese di quella regione delle Basse Energie nella


quale 2

"c'è tanto da imparare quanto nella regione che si trova tra la più
alta energia finora ottenuta e l'infinito",

ma che per vari motivi pare essere stata dimenticata dai più.
1
E. Rutherford, Phil. Mag. S6, Vol.21, N°125, May 1911, P.669.
2
R.Boscoli, R.Monti. Il modello "criogenico" di fusione nucleare. Seagreen N°4, P.22
Se le Alte Energie, per definizione, richiedono normalmente
temperature elevate (vedi per esempio il funzionamento della
bomba nucleare) o velocità prossime a quelle della luce (come
avviene negli acceleratori di particelle), nel corso del tempo sono
stati invece osservate almeno 5 tipologie di reazioni a Bassa
Energia, che portano a credere che sia questo il modo più usato
dalla Natura per produrre nuovi elementi ed energia:

1. a temperatura e pressione ambiente (per esempio


nel metabolismo delle cellule);
2. per via elettrochimica (per esempio nei processi chimici o
fisici indotti da un agente esterno);
3. per via microbica (per esempio nelle colture in vitro)
4. ad alta pressione (per esempio nelle presse industriali);
5. a bassa temperatura (per esempio all’interno delle stelle).

Le differenze principali tra Alte e Basse energie stanno nel


rendimento e nella velocità di reazione: le prime forniscono molta
energia in poco tempo con un basso rendimento; le seconde
forniscono, al contrario, poca energia ma per tempi molto più
prolungati e con alti rendimenti. L’uomo, evidentemente dalla vita
breve, ha preferito concentrarsi su quei processi che forniscono
rapidamente l’energia di cui ha bisogno; d’altro canto la Natura,
che non ha problemi di tempo, ha scelto quei processi che
danno il massimo risultato con il minimo sforzo e le minori
perdite. Processi che sono sfuggiti per tanto tempo
all’osservazione da parte dell’uomo, ma che ora possiamo
analizzare più in dettaglio, confortati da centinaia di studi e
pubblicazioni in merito.
1. Reazioni a temperatura e pressione ambiente

Osservando da vari punti di vista il comportamento delle cellule


di organismi complessi si è potuto riscontrare come esse
utilizzino queste reazioni per mantenere o raggiungere un
equilibrio termico. Studi compiuti nel deserto del Sahara3, per
esempio, hanno dimostrato come il corpo, per equilibrare la
temperatura interna all’eccessivo calore esterno,
sintetizzi potassio (escreto dalla pelle nel corso di molti
mesi in quantità molto superiore a quanto immesso
nell’organismo) a partire dall’ossigeno e da un eccesso
di sodio assunto tramite l’alimentazione: l'energia
necessaria a tale reazione nucleare a bassa energia è
quella fornita dall’eccessivo calore del sole e dall’attività
fisica intensa. In questo modo si è evidenziata in un
modo certamente inaspettato la grande importanza
rivestita dal sale per le popolazioni dei paesi caldi, che in
passato compivano anche migliaia di chilometri per farne
provvigione.

Ma questa capacità di sintetizzare nuovi elementi negli


animali non era sconosciuta: già dal 1799, con studi di
Vauquelin sulle uova di gallina che evidenziavano
anomalie nei bilanci del calcio, il meccanismo della
calcificazione si è rivelato un problema irrisolto. Più
recentemente4, lo stesso problema è stato affrontato nella
comprensione del processo di produzione
dell’esoscheletro in crostacei a digiuno, in acqua priva di
calcio e con una quantità di tale elemento disponibile nel
sangue molto inferiore a quanto richiesto: gli animali
hanno mostrato di riuscire a produrre gusci calcarei anche

3
(studi su lavoratori in condizioni di calore estreme di Metz, 1957 - Lambert, 1959 - Kervran,
1959).
4
(studi sulle uova di gallina di Vauquelin, 1799 - Fausta Setti 1973; studi sui topi di Bronner,
1967 - Heroux e Peter, 1975; studi su granchio e astice di Drach, 1939 - Kervran, 1969).
in totale assenza di calcio, se in presenza di alcuni altri
elementi come il magnesio o il potassio.

E’ possibile fare una verifica semplice e diretta di


questo fatto: mettendo una gallina ovaiola (nel periodo
produttivo) in una gabbia metallica sospesa da terra e ben
pulita, prima di tutto controllare che produca circa un uovo
al giorno (che verrà tolto subito per impedire che lo
becchi), poi iniziare un’alimentazione a base di sola avena
(povera di calcio) e acqua naturale. Nell’arco di pochi
giorni la gallina dovrebbe iniziare a produrre uova prive di
guscio, cioè completamente molli, come una pergamena.
Dopo averne avuto conferma per più giorni, si può iniziare
a dare alla gallina della mica muscovite ben tritata (senza
calcio ma ricca di potassio), che ragionevolmente non
dovrebbe interessarle, non essendo un nutrimento;
invece, la gallina comincerà a beccarla con avidità. Nel
giro di pochi giorni, essa ricomincerà a produrre uova col
guscio calcareo, che scomparirà rapidamente togliendo
l’integrazione di mica alla dieta della gallina.

Ciò ha fatto ovviamente nascere molti interrogativi anche


sul meccanismo della calcificazione nell’uomo, che in
effetti ha rivelato alcune sorprese, come, per esempio, un
aumento della velocità e della capacità di calcificazione in
presenza di una maggiore assunzione di silicio
(particolare già risaputo anche dalla tradizione popolare,
che per riprendersi velocemente dalle fratture consiglia
l’equiseto, erba particolarmente ricca di silicio).

Se invece di esaminare un animale in periodo produttivo


osservassimo un suo equivalente vegetale (per esempio
un seme nel periodo della crescita) noteremmo gli stessi
processi: da oltre un secolo è stata riscontrata5 anche una
variazione dei sali minerali nel corso della germinazione
dei semi.
Il rapporto tra Potassio e Calcio contenuti nei semi
d’avena, per esempio, coltivati senz’alcun apporto o
sottrazione di questi elementi, scende nel corso delle 8
settimane della germinazione da 4,5 a 1,5 e rimane circa
costante dal momento in cui finisce l’azione degli ormoni
della crescita del seme. Questo mostra come un
organismo “giovane” (o comunque con l’attività ormonale
ancora intensa) abbia una certa facilità a gestire gli
elementi disponibili persino trasformandoli in base alle sue
esigenze; se mai ce ne fosse bisogno, ciò sottolinea
ulteriormente l’importanza dell’alimentazione in particolare
durante l’età della crescita e il fatto che dopo una certa età
non è più possibile mantenere gli stessi vizi alimentari di
sempre: se da giovani gli eccessi vengono in qualche
modo trasformati, in seguito ciò avviene con molta più
difficoltà.

Parlando di cibo, è interessante notare come vi siano variazioni dei


sali minerali anche durante la stagionatura: numerosi studi su
frutta, verdura e legumi (soia, pisello, banana, uva, castagna,
pesca, pera, mela, leguminose, ecc.), oltre alle normali
tabelle di composizione degli alimenti, mostrano durante
l’essiccazione naturale delle variazioni di minerali non
proporzionali a quanto atteso dalla sola perdita di acqua;
per esempio, nel fico essiccato il selenio si mantiene
costante, mentre il ferro cresce di 2,38 volte e il sodio di
ben 4 volte. Analizzando una prugna il risultato è ancora
più vistoso, come si nota dalla tabella seguente (per la
sola essiccazione di dovrebbe notare una concentrazione

5
(von Herzelee 1875 - Baranger, 1959 - Zündel, 1974)
di sali minerali di 6,2; i dati in tabella sono tratti da "Tables
de Composition des Aliments" di Lucie Randoin):

Queste reazioni nucleari a debole energia (alcuni elementi


scompaiono, altri appaiono) indicano con chiarezza la possibilità
di valutare con precisione l’età di ogni prodotto stagionato , come
vedremo meglio in seguito, ma da qui a valutare l’età in generale
di altri fenomeni il passo è breve.

Ultimo ma non meno importante riscontro è stato quello avuto


dall’esercito americano: in uno studio6, disponibile integralmente
anche su Internet, è stata dimostrata non solo la capacità degli
organismi viventi di effettuare trasmutazioni a debole energia
degli elementi (cioè sintetizzarli ex-novo), ma anche il guadagno
netto di energia che la cellula ottiene nel corso di tali processi;
tramite l’azione degli enzimi e di molecole come la Magneso-
ATP, la cellula riesce a fare ciò che gli scienziati moderni
ritengono possibile solo tramite l’uso di acceleratori di particelle o
reazioni termonuvleari.
E’ quindi dimostrato come la Natura utilizzi queste reazioni
anche per produrre energia.

6
Rapporto Goldfein, U.S. Army Laboratory, 1978
2. Reazioni per via elettrochimica

Già dagli anni ’60, per opera dello scienziato e filosofo


giapponese George Ohsawa (Nyoiti Yukikazu Sakurazawa),
conosciuto in tutto il mondo per aver diffuso la teoria e la pratica
della Macrobiotica, si hanno notizie di reazioni nucleari a debole
energia ottenute tramite processi chimici o fisici indotti da un
operatore esterno.
George Ohsawa, in collaborazione con il suo allievo Michio
Kushi e altri, negli anni 1963-64 è riuscito a sintetizzare atomi di
Ferro con particolari caratteristiche fisico-chimiche: questi
isomeri, ottenuti in molti modi diversi (tramite circuiti elettrici fatti
con materiali di facile reperibilità e a basso costo, come si vede in
figura) partendo da Carbonio e Ossigeno, mostravano
interessanti proprietà, per esempio quella di arrugginire con
difficoltà, oltre a reagire meno al calore. Nel corso degli stessi
esperimenti attraverso uno spettroscopio sono state osservate
altre reazioni di questo tipo, per esempio il passaggio da Sodio a
Potassio o quella da Carbonio a Boro.

In base alle analisi riportate, è stato confermato che più di 35


elementi (come Si, Al, Ca, Mg, Mo, Ni, Na, K, Pt, Au o Hg)
possono essere prodotti a partire da elementi leggeri.
Più recentemente, sulla scia di questo tipo di esperimenti7,
sono stati riscontrati anche più di trenta nuovi elementi in
una sola reazione; il Palladio, e non solo da questo punto
di vista, si è dimostrato essere uno dei materiali più usato
e che ha dato agli scienziati più soddisfazioni.
In molti, infatti, avranno sentito parlare anche della
cosiddetta “fusione fredda”8: dopo il falso annuncio di
Fleischmann e Pons nel 1989, essa ha fatto molti passi in
avanti, tanto da essere stata ripetuta persino in un istituto
superiore italiano9. In reticolati metallici di Palladio e
Idrogeno è stato possibile fare avvenire, più volte e per
tempi sempre più lunghi, una consistente produzione di
energia. L’attività in questo campo degli scienziati italiani è
fin dagli inizi di primo piano anche a livello internazionale.

Proprio in Italia, presso il laboratorio ENEA di Frascati, è


stato riscontrato come per via elettrochimica sia
possibile ottenere persino la variazione del periodo di
semivita delle sostanze radioattive: numerosi
10
esperimenti hanno dimostrato come Uranio e Torio,
che dovrebbero dimezzarsi in tempi dell’ordine dei
miliardi di anni, siamo diminuiti in certi casi anche del
70% nel giro di pochi giorni, se sottoposti ad ignizione
con particolari misture di elementi. Questi stessi risultati
sono stati ottenuti e verificati anche da altri laboratori
indipendenti, mostrando una probabile “falla” alla
precisione delle datazioni fatte tramite l’analisi degli
atomi radioattivi; prima di avere queste conferme, infatti,
si riteneva impossibile influenzare il periodo di
decadimento di tali sostanze.

7
Ohsawa e Kushi, 1963-1964 - Singh e Dixit, 1994 - Sundaresan e Bokris, 1994
8
Speri e Zorzi,1974 - Jones, 1989 - Ohomori e Mizuno, 1999 -Dattilo, Cirillo e Iorio, 2004
9
Franco Raverdino et al., “Fusione Fredda ad Asti,L'esperienza di un liceo astigiano.” 5th Asti
Workshop on anomalies in Hydrogen / Deuterium Loaded Metals
10
F. Troiani, 1997-1998 - Monti, 2002
Lo scopritore di un metodo per smaltire le scorie
radioattive (il fisicolo bolognese Roberto Monti) si è reso
protagonista11 anche nella sintesi di Oro e altri metalli
del gruppo del Platino: a partire da un particolare
isomero del Mercurio, ottenuto con procedimenti che
ricordano molto quelli probabilmente usati dagli
alchimisti del passato e facilmente replicabile, si è
ottenuto dell’Oro di eccellente qualità e persino una
ridottisima percentuale di Platino; la sintesi di questi ed
altri elementi, anche in pubblicazioni scientifiche
successive, si è dimostrata una costante.
Pur non essendo un processo economicamente
favorevole (troppo costoso), la portata di questo fatto è
ovviamente enorme dal punto di vista della ricerca.
Ecco alcune fotografie del procedimento:

11
Monti e Champion, 1995 - Mizuno, 1996 - Bokris e Minevskii, 1996
3. Reazioni per via microbica

E’ stato facile ipotizzare che anche i micro-organismi siano in


grado di fare ciò che l’uomo compie in laboratorio e infatti metalli
preziosi sono stati ottenuti anche in provetta: è stato possibile
sintetizzare Platino tramite colture di Saccaromices Cerevisiae, il
comune lievito di birra, in acqua contenente sali di Tungsteno e
Berillio. E’ recente l’osservazione12 che il rendimento di tale
processo aumenta di circa 100 volte utilizzando, al posto di
monocolture come nell’esperimento di cui sopra, particolari
combinazioni di migliaia di micro-organismi diversi in simbiosi.

Come già visto in precedenza, questi micro-organismi utilizzano


queste reazioni nell’ambito dei normali processi metabolici.
Avere riscontrato la proliferazione di certi batteri anche in
ambienti assolutamente ostili alla vita (come nel vuoto dello
spazio, nell’acqua dei reattori nucleari o a temperature estreme)
ha portato ad ipotizzare un loro utilizzo anche nella bonifica di
sostanze radioattive; ciò è stato recentemente13 dimostrato più
volte: una consistente variazione del periodo di semivita di certe
sostane radioattive è possibile, e risultati più che incoraggianti
sono stati ottenuti su numerosi isotopi di Europio, Americio e
Cesio.

Ma se è possibile per i batteri persino lavorare con una certa


difficoltà queste sostanze, essi dovrebbero logicamente farlo
molta più semplicemente a partire da elementi più comuni; in
effetti, è una costante l’osservazione di bilanci non nulli di azoto,
magnesio, ferro ed altre sostanze in agricoltura. Solo per fare un
esempio, in Francia negli anni ’60 è stata riscontrata una
presenza inspiegabile di Potassio pari a circa 143 Kg per ettaro
in più di quanto atteso, che saliva in particolari situazioni fino a
875 Kg per ettaro: ciò significa che i micro-organismi presenti nel
12
Kornilova e Vysotskii, 2003
13
Komaki 1965 e 1993 - Reiter e Faile, 2003 - Vysotskii 2003 e 2005
terreno e attorno alle radici delle piante avevano trasformato altri
elementi (che ovviamente diminuivano) in Potassio, in quantità
tali da lasciare poco spazio ad interpretazione. Questa presenza
era stata riscontrata anche dove non vi era alcun apporto
esterno di tale minerale, evidenziando la capacità dei micro-
organismi presenti nel terreno di sintetizzare nuovi elementi e di
auto-regolare la composizione dei suoli.
Ciò suggerisce innovativi modi per affrontare la fertilizzazione dei
suoli e in generale tutto il processo agricolo.

4. Reazioni ad alta pressione

Parlando di terreni, sono innumerevoli le evidenze in natura di


rocce composte da molecole che sarebbero letteralmente uguali
se non fosse per la presenza di un elemento chimico al posto di
un altro (per esempio: Grossularia - Ca3[Al2(SiO4)3], Piropo -
Mg3[Al2(SiO4)3] e Almandino - Fe3[Al2(SiO4)3]): in effetti, a
differenza di quanto si afferma normalmente e si legge
nei libri di testo, si può affermare senza timore di essere
smentiti che le rocce possono essere trovate in
particolari disposizioni non solo per intervento delle
cosiddette "migrazioni" (la cui postulazione spesso
genera più problemi di quanti ne risolva), ma soprattutto
per formazione in loco, per trasmutazione dovuta alla
pressione degli strati sovrastanti e al tempo; ogni
minerale è infatti legato ad altri da strette relazioni di
trasmutazione (per esempio silicio e alluminio, come
avviene tra ortoclasio e muscovite;
o calcio, magnesio e ferro, come visto sopra), che
evidenziano una comune origine.
E’ evidente che queste reazioni ad alta pressione
riguardano principalmente i pianeti nel loro complesso,
fornendo molti spunti per nuovi studi sulla datazione
delle rocce e sulla orogenesi; ma per quantità molto
ridotte di materiale si possono studiare anche con
l’ausilio di presse particolari, in grado di generare
almeno localmente altissime pressioni.
In effetti esistono studi14 sulla sintesi artificiale delle rocce e sulle
impactiti, relativi a centinaia di osservazioni sulla sintesi “in loco”
di nuovi minerali, che suscitano molti interrogativi relativi alla
nascita e all’evoluzione dei pianeti: lo scienziato francese Louis
Kervran, che per primo ha affrontato in maniera sistematica le
cosiddette “trasmutazioni a debole energia” fin dagli anni ‘70, ne
ha riscontrate innumerevoli in geologia e biologia (alcune sono
riportate di seguito, tutte sono reversibili).

(Lapadu-Hargues, 1949 - Winkler, 1960 - McGregor, 1965 - Akella e Kennedy, 1971 -


14

Choubert, 1973; studi sulle impactiti e sull’orogenesi di Choubert, 1973 e 1977)


Esse lo hanno portato ad ipotizzare che molti minerali potessero
non esistere quando la massa da cui ha avuto origine la terra era
ancora liquida: essi si sarebbero formati solo in seguito, a partire
da quelli più abbondanti già presenti, vale a dire Idrogeno e
Azoto.
Un’osservazione diretta15 di come la pressione influenzi i nuclei
anche delle sostanze radioattive è relativa a Tecnezio, Bario e
Niobio: essi vedono diminuire il loro periodo di semivita, se
sottoposti ad alte pressioni.

5. Reazioni a bassa temperatura

Negli anni ’50, Don Carlo Borghi aveva ottenuto la sintesi


del neutrone a partire da plasma freddo d’idrogeno,
dimostrando che il neutrone (instabile, se non all'interno di
nuclei atomici) è un particolare stato dell'atomo di
idrogeno, cioè un protone legato ad un elettrone. Questo
fatto si lega a una nuova ipotesi sulla struttura del sole.
Anche dopo più di 50 anni di osservazioni, infatti, non ci
sono prove dirette che all’interno del sole avvengano
reazioni termonucleari; inoltre, il modello attualmente
accettato soffre di molti altri problemi: i neutrini emessi
sono troppo pochi rispetto a quanto atteso; esso non
spiega come il sole possa non tanto esistere quanto
essersi formato; inoltre si osservano periodicamente
pulsazioni radiali e variazioni della luminosità, senza
contare l’esistenza di un avanzo inspiegato del perielio di
Mercurio.

Vengono in soccorso alcuni dati sperimentali:


l’effetto Ranque (conosciuto dal 1933) :“Una qualsiasi
massa di gas, quali che siano la sua densità e la
temperatura iniziali, qualora intervengano una o più
15
(Hensley, Basset, Huizenga, 1973).
cause, esogene od endogene, a porla in rotazione
assiale, andrà via via raffreddandosi nella zona vicina
all’asse di rotazione, e si scalderà nella zona
esterna”;
l’esistenza delle freddissime protostelle chiamate
globuli di Bok (con temperature di 10°K);
l’esistenza di sorgenti infrarosse alla temperatura di
20-40°K che emettono 20 volte più energia del nostro
sole.

Sulla base di tali osservazioni, Renzo Boscoli e Roberto


Monti hanno proposto nel 1984 un modello criogenico di
fusione nucleare, che spiega tutti i dati attualmente
disponibili, oltre a risolvere i problemi esposti in
precedenza: masse fredde d’idrogeno, in rotazione assiale
(come se ne osservano molte anche nella nostra
galassia), per effetto Ranque vedono raffreddare il loro
centro, permettendo un afflusso di ulteriore materiale
dall'esterno (che sarebbe altrimenti impossibile se la
temperatura crescesse per effetto della sola pressione e in
assenza di pareti che impediscano alle particelle di
uscire); in questo modo, ad un certo punto la bassa
temperatura permette l’innesco del primo processo di
fusione nucleare, che per collasso gravitazionale produce
la sintesi del neutrone a partire da protone ed elettrone.
Tale fusione nucleare produce la stessa quantità di
energia rispetto a quella “a caldo”.
Le stelle sarebbero quindi fredde dentro per essere calde
fuori, agendo perciò esattamente come frigoriferi su scala
cosmica, che tolgono calore all’interno veicolandolo
all’esterno; da notare un fatto molto importante che fa
apparire questa immagine meno “impossibile” di ciò che
potrebbe sembrare a prima vista: come tutti gli altri cicli
presenti in natura, esso sarebbe associato ad una spesa
minima di energia, che permetterebbe ad ogni stella di
durare molto più a lungo di quanto normalmente ipotizzato
in presenza di reazioni termonuclari, con la conseguenza
di diminuire di molto la validità delle stime attuali sull’età
dell’universo.

Come e perché
Nel corso del tempo molti hanno tentato di spiegare come
siano possibili queste reazioni nucleari a debole energia.
Da un punto di vista più filosofico e sintetico è stato
senz’altro il giapponese George Ohsawa, già citato in
precedenza, a fornire la migliore spiegazione di tali
fenomeni, descrivendo nelle sue opere (in particolare la
più recente, “L’Era Atomica e la Filosofia d’Estremo
Oriente”, Vrin, Parigi; di prossima pubblicazione in
italiano) un’intera cosmogonia nelle quali esse sono la
semplice conseguenza di altre leggi naturali.
Da un punto di vista più scientifico e analitico è stato
invece il fisico bolognese Roberto Monti a suggerire, a mio
parere, il modello teorico più completo per spiegare
queste ed altre reazioni: in particolare egli ha proposto un
nuovo modello dell’atomo, evoluzione del modello a
particelle alpha della stereochimica e per questo chiamato
“Modello Alpha Esteso”. Vediamolo più in dettaglio.

Il “Modello Alpha Esteso” dell’atomo:


caratteristiche principali

L’atomo è visto come una struttura rigida, a blocchi e


periodica di periodo 4 (la base diventa infatti la particella
alpha, cioè l’atomo neutro di Elio, compreso dei suoi
elettroni).
Come costituenti elementari (ma non puntiformi) di un
atomo vengono considerati elettrone, protone e neutrone.
Si suppone che i campi elettrici di protone ed elettrone a
livello atomico siano sostanzialmente bidirezionali.
Una sostanziale asimmetria a livello nucleare del campo
elettrico di protone ed elettrone permette di ipotizzare la
presenza di zone stabili di equilibrio tra queste particelle
all’interno dei nuclei, evidenziandone quindi una struttura
rigida. Come già definito da Harkins agli inizi del '900, il
neutrone è visto come un protone legato ad un elettrone:
n (pe),
stabile solamente all'interno di un nucleo.
La possibilità che ha un protone, in particolari condizioni,
di catturare un elettrone diventando un neutrone permette
di ipotizzare la presenza all’interno dei nuclei più pesanti
(superiori a 20Ca) di “polineutroni”, come la particella 0,
risultato della doppia “cattura K” da parte di una particella
dei suoi elettroni. Le particelle fondamentali, in accordo
con Harkins, diventano perciò:

e(elettrone), p (protone), P (prozio), P0 (neutrone),


D (deuterio), D0 (2n), T1 (trizio), T2 (elio-3), T0 (3n),
(elio-4), 0 (4n).

Queste particelle ed i loro composti, sono considerati


immersi in un mezzo materiale (che è essenzialmente ciò
di cui sono costituite le onde) con il quale interagiscono
continuamente in conformità al “Principio di Azione e
Reazione”.
Si suppone inoltre che questo mezzo materiale - cioè
l'etere - sia in grado di accumulare energia, non rendendo
necessarie interazioni che avvengono sempre e solo
tramite scambio di particelle.
La Ricostruzione della tavola periodica secondo il
modello alpha esteso è semplice e si può fare
letteralmente a tavolino; con essa si possono conoscere
in anticipo i risultati possibili delle reazioni nucleari a
debole energia, essendo queste in linea di massima
semplici somme e sottrazioni di elementi ben definiti.

Il “Modello Alpha Esteso” dell’atomo:


le prove sperimentali

Le prove sperimentali a suo favore documentate e


pubblicate sono numerose; tra quelle citate in bibliografia
le più importanti sono:
sintesi del neutrone, effettuata da D.C. Borghi e D.C. Giori
nel 1957; sintesi di Deuterio, Trizio, Elio-3 ed Elio-4;
produzione e decadimento di Elio-8, evidenza
sperimentale dell’esistenza del gruppo 0; produzione e
decadimento dei nuclei da 11 a 18 , evidenze
sperimentali della formazione di un gruppo 0 a partire
dall’inserimento di un gruppo all’interno di un nucleo;
fusione fredda di Ferro-56, effettuata da G. Ohsawa, M.
Kushi, M. Torii, e alcune sue estensioni, come gli
esperimenti al B.A.R.C, alla Texas A&M, quelli di J.
Champion e collaboratori e quelli di Takaaki Matsumoto;
produzione di elementi superpesanti via fusione fredda;
fissione fredda, già osservata da Kervran, oltre alla
fissione a debole energia di isotopi stabili effettuata da
Bokris nel 1992, la fissione “accelerata” di isotopi
radioattivi effettuata da Monti nel 1992, le reazioni Hg-Na;
la fusione e fissione fredda in reticoli metallici; le
configurazioni isomeriche o forme allotropiche dell’atomo
di Carbonio e di monoatomi degli elementi di transizione.

Il “Modello Alpha Esteso” dell’atomo:


le conseguenze

Le conseguenze sono numerose, ma ne evidenziamo due:


l'atomo è più facilmente divisibile o accorpabile di
quanto si pensi, essendo composto da blocchi rigidi, che
per esempio possono essere spezzati intervenendo su
zone di minore resistenza (esattamente come per aprire il
guscio di una noce) o uniti per formare elementi più
pesanti.
non esistono elementi propriamente "stabili": la
stabilità apparente della materia è in realtà un equilibrio
dinamico, risultato di continue trasformazioni.

Balza subito all'occhio una notevole differenza tra l'agire


dell'uomo moderno e quello più generale della Natura: per
intervenire sull'atomo l'uomo utilizza mezzi rapidi e
violenti, che possiamo definire "maschili" (le alte energie),
mentre la Natura preferisce generalmente modi più lenti e
gentili, per così dire "femminili" (le basse energie).
Se l'uomo di fronte ad una porta chiusa la abbatte con la
forza per entrare, la Natura per ottenere lo stesso scopo si
limita ad usare la chiave giusta.

Applicazioni
Essendo quanto descritto sopra riferito alla struttura
stessa della materia, le possibili applicazioni spaziano in
tutti i campi dell'attività umana: evidenziamone quattro.
La prima riguarda il controllo della qualità tramite
nalisi isotopica, sviluppatosi notevolmente negli ultimi
20 anni e che permette la completa tracciabilità di
alimenti di origine animale e vegetale. Pensiamo
all’esempio del vino: analizzando la concentrazione di
isotopi di Idrogeno, Carbonio, Azoto, Ossigeno e
Stronzio è possibile conoscere con precisione la
provenienza geografica, la stagione di produzione e la
varietà della pianta, oltre a smascherare eventuali
frodi legate all’aggiunta di zucchero o acqua.
Un'innovazione originale a tali processi riguarda la
tracciabilità temporale, per esempio la verifica del
tempo di stagionatura di prodotti tipici occidentali e
orientali come il formaggio, l’aceto, il vino, il tamari, il
miso, le umeboshi: l’attività trasmutatoria delle cellule
era già stata evidenziata dalla variazione degli
elementi durante la germinazione dei semi e dalla
variazione degli elementi durante l’essiccatura; ciò
suggeriva di ricercare variazioni anche a livello di
isotopi, e in effetti questa personale ricerca ha avuto
successo: il riscontro è stato trovato16 nella
fermentazione del vino.

Questo indica la concreta possibilità di tracciare delle


“curve di trasmutazione” concettualmente simili alle
ben note “curve di decadimento”, in modo da valutare
con precisione l’età di un prodotto invecchiato
naturalmente.

La seconda riguarda lo smaltimento di sostanze


tossiche o radioattive (attualmente un problema
16
Zhang B.L., Fallourd V., Role C., Martin G.J - “Comparison of isotopic fractionation in lactic
acid and ethanol fermentations”, Bioorganic Chemistry 31, 2003, 227-236
senza soluzioni a misura dei tempi dell'uomo), per
esempio quelle derivate dai processi di lavorazione
dell'industria petrolifera: il decadimento accelerato di
sostanze radioattive è stato dimostrato pubblicamente
presso l’università di Stoccolma nel 2002, con risultati
sorprendenti (vedi grafico);

un primo impianto pilota esiste e si trova in Canada. Il


processo è concettualmente semplice: una mistura di
sostanze radioattive e alcuni reagenti contenenti
anche tutto l’ossigeno necessario alla combustione
viene posta in un reattore rimovibile di acciaio
inossidabile, collegato tramite tubi a tenuta stagna a 3
contenitori riempiti per 2/3 di acqua distillata de-
ionizzata. Tramite una fonte di calore esterna si
procede alla ignizione: i fumi si raffreddano poco a
poco passando per i contenitori, fino a far uscire solo
vapore dal filtro posto alla fine del percorso. Dopo il
raffreddamento, è possibile analizzare i resti presenti
nel reattore, nell’acqua e nei vari contenitori per
constatare il successo dell’operazione.
La terza è la sintesi di elementi dalle particolari
caratteristiche fisico-chimiche che, come già visto
prima, è stata effettuata fin dal 1964 da Ohsawa e
Kushi; i loro metodi sono disponibili con numerose
varianti. Attualmente quello più studiato è basato su
celle elettrolitiche con catodi di palladio o tungsteno.
Le opportunità che si aprono in questa direzione sono
sicuramente almeno due: una è la eventuale sintesi in
loco di elementi utili ma poco presenti (un paese sul
mare che importi potassio dall'estero, per esempio,
potrebbe sintetizzarlo dal sodio presente in grande
quantità nell'acqua di mare); l'altra riguarda la sintesi
di materiali con strutture atomiche differenti da quelle
normalmente presenti in natura, che presentino
particolari proprietà fisico-chimiche di interesse
industriale, economico o sociale: come esistono vari
isomeri del carbonio (grafite, diamante, fullerene) o
del ferro (le cui diverse forme allotropiche si
ottengono semplicemente a diverse temperature),
nulla vieta che esistano anche per molti altri elementi.
La ricerca di base in questo senso è completamente
assente e richiederà intere generazioni di studiosi,
tanto è inesplorato questo campo.

La quarta investe il settore primario ed è un


innovativo metodo di agricoltura naturale, proposto e
adottato dal microbiologo giapponese Masanobu
Fukuoka da oltre 50 anni: esso è praticato in ogni tipo
di clima, con eccellenti risultati anche nel
rimboschimento di zone desertiche. I principi su cui si
basa sono pensati in modo da assecondare al
massimo la capacità dei microrganismi, dei vegetali e
degli animali presenti nel suolo di provvedere
autonomamente alla fertilizzazione, e ad un
agricoltore tradizionale potrebbero sembrare assurdi:
non arare, non fertilizzare, non sarchiare, non usare
pesticidi.

Assieme a tecniche di “irrigazione vegetale”, e cioè


effettuata tramite apposite combinazioni e disposizioni di
piante, questo metodo permette di ottenere risultati
quantitativamente paragonabili a quelli tradizionali, ma
qualitativamente migliori, oltre ad arricchire costantemente
il terreno col passare degli anni.
Conclusioni
La visione "ufficiale" della struttura della materia non
riesce a comprendere una numerosissima serie di
esperimenti ed osservazioni riguardanti le cosiddette
reazioni nucleari a debole energia, che creano quindi la
necessità di formulare nuovi modelli dell'atomo e del
nucleo in particolare: dal punto di vista scientifico, il
"modello alpha-esteso" dell’atomo offre una promettente
via per spiegare tali fenomeni, in aggiunta a quanto già
conosciuto. Nel caso in cui, come sembra, questo modello
(o altri che riescano a spiegare anche le reazioni nucleari
a debole energia) si dimostrasse più conforme alla realtà
di quelli attualmente accettati, si prospetta una vera e
propria rivoluzione scientifica, perchè molte pietre angolari
del pensiero scientifico occidentale attuale crollerebbero
rovinosamente.
Il mondo che esce da questo modello è sostanzialmente
più semplice nelle sue strutture e più unitario nelle sue
funzioni, con l'infinitamente grande che opera
letteralmente come l'infinitamente piccolo e con due ben
diversi modi di agire e modificarsi, a tutti i livelli: quello
maschile (ad alta energia) e quello femminile (a debole
energia).
Sommario

Introduzione................................................................................3
Le reazioni nucleari a debole energia .........................................4
1. Reazioni a temperatura e pressione ambiente.................................................. 6
2. Reazioni per via elettrochimica ...................................................................... 10
3. Reazioni per via microbica ............................................................................ 13
4. Reazioni ad alta pressione............................................................................ 14
5. Reazioni a bassa temperatura....................................................................... 16
Come e perché ..........................................................................18
Il “Modello Alpha Esteso” dell’atomo: caratteristiche principali ................ 18
Il “Modello Alpha Esteso” dell’atomo: le prove sperimentali ..................... 20
Il “Modello Alpha Esteso” dell’atomo: le conseguenze .............................. 20
Applicazioni .............................................................................21
Conclusioni...............................................................................26
Sommario .................................................................................27