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Anno 71° n.

2 - aprile 2019
Fondato nel 1948
Sped. in abb. postale
comma 20, lett. C
Art. 2 - Legge 662/96
Taxe perçu
Tariffa riscossa
To C. P. M.

Periodico della Famiglia Cottolenghina

RESURREZIONE,
RADICE DELLA
NOSTRA FEDE
Anno 71° n. 2 - aprile 2019
Fondato nel 1948
Sped. in abb. postale
comma 20, lett. C
Art. 2 - Legge 662/96

Periodico della Famiglia Cottolenghina

RESURREZIONE,
Taxe perçu
Tariffa riscossa
To C. P. M.
sommario
RADICE DELLA
NOSTRA FEDE

Fondata nel 1948


Anno 71 - n. 2 - Aprile 2019

4 7
Non cercate
tra i morti La virtù della Carità
Periodico della Famiglia Cottolenghina colui che è vivo
Periodico quadrimestrale
Sped. in abb. postale
Comma 20 lett. C art. 2 Legge 662/96
Reg. Trib. Torino n. 2202 del 19/11/71
Indirizzo: Via Cottolengo 14
10152 Torino - Tel. 011 52. 25. 111
C. C. post. N. 19331107
Direzione Incontri Cottolengo Torino
redazione.incontri@cottolengo.org
l Direttore responsabile:
Don Roberto Provera
l Direttore editoriale:
Salvatore Acquas
l Redazione:

13 19
Salvatore Acquas, Mario Carissoni, Gesù avvolto
Gemma La Terra Addio a Vito
negli stracci
l Collaboratori:
Don Emanuele Lampugnani,
Don Elio Mo, Suor Lucia Mossucca,
Suor Rosella Busnelli,
3 Il punto 16 Ogni aborto è una
don Roberto Provera sconfitta
Giuliano Pinna, Laura Bellizia,
Giuliano Pinna
Fratel Mauro Ripamonti 4 Non cercate
l Progetto grafico:
Salvatore Acquas
tra i morti 19 Addio a Vito
colui che è vivo a cura di Salvatore Acquas
l Impaginazione e ricerca fotografica: P. Giacobbe Elia
Giovanni Grossi 23 Una calda accoglienza
l Foto di copertina: 7 La virtù della Carità Dario Maurizio
Giovanni Miele Don Emanuele Lampugnani
l Stampa: Tipografia Gravinese 26 Buon compleanno
Via Lombardore 276/F - Leinì 10 Riabilitare scuola dell’infanzia
Tel. 011 99. 80. 654 don Carmine Arice “S. Luigi”
La Redazione ringrazia gli autori di articoli e sr. Raffaella
foto, particolarmente quelli che non è riuscita
12 La Carità spinge,
a contattare.
il Lavoro fortifica, 28 Gemme preziose
il Carisma unisce incastonate nella
Incontri è consultabile su:
www. cottolengo. org
Laura Bellizia Piccola Casa
www. avc-onlus. org a cura della Redazione
entrate a cuore aperto
13 Gesù avvolto
http://chaariahospital. blogspot. com/
negli stracci 31 Programma 2019
Questa rivista è ad uso interno della
Maurizio Patriciello Mater Unitatis
Piccola Casa della Divina Provvidenza
(Cottolengo)
il punto
don Roberto Provera

Nel nome di Dio,


il Clemente, il Misericordioso
Con le parole del titolo iniziano d’Egitto, Al-Malik Al Kamil, che lo che è il Creatore di tutto e di tutti,
le 114 sure, che compongono al accoglie con generosa ospitalità. vuole che viviamo da fratelli e so-
Qoràn, il testo sacro dell’Islàm e Il viaggio di Papa Francesco vuo- relle, abitando la casa comune del
nel libro dell’Esodo leggiamo: Il le riaffermare che il dialogo con creato che Egli ci ha donato. Si fonda
Signore, il Signore, Dio misericordio- l’Islam è possibile. Se ciò fosse qui, alle radici della nostra comune
so e pietoso (34,6). vero – qualcuno obietterà – come umanità, la fratellanza, quale voca-
spiegare le violenze dell’Isis, ancora zione contenuta nel disegno creatore
In nome di Dio che ha creato tutti gli oggi in Siria? di Dio. Essa ci dice che tutti abbia-
esseri umani uguali nei diritti, nei Certo, purtroppo è vero, ma questo mo uguale dignità e che nessuno può
doveri e nella dignità, e li ha chiamati non deve impedire l’incontro con essere padrone o schiavo degli altri.
a convivere come fratelli tra di loro, l’Islam moderato. D’altronde in Se non partiamo da questo pre-
per popolare la terra e diffondere in quante altre parti del mondo l’uma- supposto, è ben difficile convivere
essa i valori del bene, della carità e nità patisce violenza e non a causa pacificamente. Se fomentiamo,
della pace... In nome di Dio e di tutto di frange fondamentaliste islamiche, sfruttando episodi – pure veri di
questo, Al-Azhar al-Sharif – con i ma a causa di una spietata economia violenza, di rapine - sovranismi,
musulmani d’Oriente e d’Occiden- del profitto, nuovo idolo sul cui nazionalismi; se erigiamo muri, per
te –, insieme alla Chiesa Cattolica altare tutto viene sacrificato e milio- “difendere” noi stessi, ci condan-
– con i cattolici d’Oriente e d’Oc- ni di vittime sono immolate. niamo all’isolamento di noi stessi
cidente –, dichiarano di adottare Qualcun altro ancora obietterà che e allo scarto degli altri. Ma che
la cultura del dialogo come via; nel Qorano c’è violenza. È vero, ma mondo sarebbe mai quello? Altro
la collaborazione comune come non è forse così anche nelle pagine che globalizzazione!
condotta; la conoscenza reciproca dell’Antico e del Nuovo Testamen- Apriamo dunque il cuore e la mente.
come metodo e criterio. to? Tutto dipende dall’interpretazio- Spazziamo via individualismi, pregiu-
Così inizia e si conclude il docu- ne che si vuole dare a questi testi. dizi, sappiamo magari anche superare
mento firmato ad Abu Dhabi da Nel discorso pronunciato sempre momenti bui, e forse il mondo in cui
Papa Francesco e dal Grande Imam il 4 febbraio presso il Memorial’s viviamo potrà cambiare. E, se siamo
di Al-Azhar – il centro religio- Founder, Moschea-Mausoleo eretta credenti, non dimentichiamo che la
so-culturale dei Musulmani Sunni- in onore di Zayed bin Sultan Al luce ha vinto le tenebre, per quanto
ti, del Cairo - Ahmad Al-Tayyeb il Nahyan, considerato il padre fon- fitte, il bene è più forte del male,
4 febbraio u. s. datore degli Emirati Arabi Uniti, perché c’è un Dio, che ci conosce,
800 anni sono trascorsi dal giorno Papa Francesco chiarisce che Il ci ama, vuole il nostro bene... ed
in cui Francesco d’Assisi, lasciatosi punto di partenza [per il dialogo] è il più forte: Gesù, infatti, non è
alle spalle l’esercito crociato, va è riconoscere che Dio è all’origine rimasto prigioniero del sepolcro, ma
incontro pressoché solo al Sultano dell’unica famiglia umana. Egli, è RISORTO. n

Incontri n° 2/2019 3
Non cercate
tra i morti
colui che
è vivo
P. Giacobbe Elia spiritualità

Il misterioso agire di Dio


D
avanti al sepolcro, seduto sulla pietra che lo L’agire del Dio cristiano è misterioso e straordinario.
chiudeva, un angelo sconvolge le donne con Egli sceglie di valersi della testimonianza dei pastori
un annuncio inaudito: “Il Crocifisso è risorto!”. e delle donne per annunciare al mondo la nascita e la
Non dice Gesù è risorto, ma il “Crocifisso è risorto” risurrezione del suo Unigenito, mentre la Legge giudaica
(Mt 28,5s), accentuando il “modo” del suo supplizio, del tempo non riteneva credibile né la testimonianza dei
riservato a coloro che commettevano i delitti più pastori, accusati di bestialità e di abigeato, né quella delle
infami. Questo il racconto di Matteo. Più articolata è la donne e dei bambini. Ma proprio in questo cogliamo
redazione di Giovanni. La domenica di Pasqua “di buon un segno della Sua onnipotenza e della storicità dei
mattino, quand’era ancora buio”, Maria Maddalena si Vangeli. Se, infatti, tutto fosse stato inventato, gli
precipita al sepolcro e lo trova vuoto. Smarrita, corre ad evangelisti avrebbero affidato la testimonianza non a
avvertire Pietro e Giovanni, che la seguono e verificano
l’assenza di Gesù. Nel sepolcro ora ci sono solo le
bende e il sudario. Il mistero di Cristo culminante nella
Risurrezione prende forma. Maria però non torna con
loro a casa, ma rimane lì a piangere. A lei per prima
“ Risorgendo,
Gesù si è sottratto
appaiono gli angeli e poi il Risorto, che le dice: “Non mi allo scorrere del
trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma
va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e
tempo e si è fatto
Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” (Gv 20,17). Col contemporaneo ad
cuore in gola per l’emozione, corre dagli altri discepoli e ogni uomo”
annuncia festante: “Ho visto il Signore!” (v. 18).

Incontri n° 2/2019 5
spiritualità P. Giacobbe Elia
pastori e a donne, ma a notabili la mia parola e crede a colui che esitato a dare anche la sua morte?
stimati. Al contrario, illuminati mi ha mandato ha la vita eterna e Perché gli uomini stentano a
dallo Spirito Santo, comprendono non va incontro al giudizio, ma è credere che un giorno vivranno con
e narrano semplicemente ciò che passato dalla morte alla vita” (Gv Dio, quando già si è verificato un
è avvenuto, fino alla scandalosa 5, 24). Pascha è termine ebraico e fatto molto più incredibile, quello
incredulità di Tommaso che si non greco, come alcuni credono. di un Dio morto per gli uomini?”.
scioglie soltanto nel contatto con Esso non deriva dal verbo greco Questi misteri noi celebriamo
le piaghe del Redentore. Croce, paskein, “patire”, ma dal vocabolo vivendo la Pasqua del Signore.
piaghe e risurrezione compendiano ebraico Pascha, che significa Risorgendo, Gesù si è sottratto
visibilmente l’opera della nostra passaggio. Cristo, nostra Pasqua, allo scorrere del tempo e si è fatto
salvezza. è passato dalla morte alla vita e “contemporaneo ad ogni uomo”,
Agli occhi del Principe di questo ha aperto nella sua carne l’unica fino alla consumazione dei secoli.
mondo, la Passione di Cristo, via che porta al Padre. “Che cosa Padre “Tu hai disposto le cose
causa della nostra salvezza e della mai – esclama sant’Agostino – non presenti e le future e quello che
sua sconfitta, è il peggiore e il più devono aspettarsi dalla grazia di tu hai pensato si è compiuto”
inconcepibile dei crimini; per Dio, Dio i cuori dei fedeli! Infatti al (Gdt 9,5) e il tuo Cristo, nostro
invece, la Croce è ad un tempo lo Figlio unigenito di Dio, coeterno Salvatore, ha rinnovato nel suo
strumento e il prezzo del trionfo al Padre, sembrando troppo poco sangue la nostra vita “che ha
della carne sul peccato e sulla nascere uomo dagli uomini, volle inizio in virtù della fede, perché
morte. “Gesù nostro Signore è spingersi fino al punto di morire nella speranza siamo contenti e
stato messo a morte per i nostri quale uomo e proprio per mano nella sofferenza siamo pazienti,
peccati ed è stato risuscitato per di quegli uomini che aveva creato benché il nostro uomo esteriore
la nostra giustificazione” (Rom 4, Egli stesso… Come si può dubitare si vada disfacendo mentre quello
25). La Croce attua la Pasqua del che Egli darà ai suoi fedeli la sua interiore si rinnova di giorno in
Signore e la nostra: “chi ascolta vita, quando, per essi, egli non ha giorno” (2 Cor 4,16). n

6 Incontri n° 2/2019
LA VIRTÙ
DELLA
carità
spiritualità Don Emanuele Lampugnani

V
ogliamo in questo articolo descrivere quella
virtù che, scrisse san Paolo, “non avrà mai fine”,
che è “più grande di tutte le altre”: la carità.
Partiremo da una domanda: che rapporto c’è tra
le diverse esperienze di amore umano - positive e
negative - e la carità cristiana? Che cos’è, in realtà,
l’amore cristiano?
Il Cardinal Carlo Maria Martini cerca di rispondere
attraverso cinque riflessioni progressive.
L’annuncio dell’amore di Dio
in Gesù Cristo
Solo l’annuncio dell’amore di Dio in Gesù Cristo
è il fondamento di una concezione cristiana della
carità. Quindi, il fondamento di tutto ciò che si
dice sull’amore cristiano è l’annuncio dell’amore di
Dio che si rivela in Gesù Cristo. Questa è la prima
affermazione fondamentale: non è possibile parlare di * L’amore di ciascuno di noi per il prossimo. Disse
amore cristiano senza fare riferimento all’amore con ancora Gesù: “E il secondo comandamento è questo:
cui Dio Padre ci ama in Gesù, nel dono dello Spirito. Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mc 12, 31);
e poi “amatevi come io vi ho amati”; e addirittura
Le tre forme concrete della carità
“amate i vostri nemici” (Lc 6, 27).
Sono dunque tre le forme concrete della carità: l’amore
di Dio per noi; il nostro amore per Dio; l’amore di Le tre forme della carità
ciascuno di noi per il prossimo. sono una sola realtà
* L’amore di Dio per noi. Leggiamo nel vangelo di Queste tre forme della carità che spesso, magari
Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo da dare per necessità di discorso, consideriamo un po’
il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16); “In questo sta separatamente una dall’altra, sono in realtà
l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui strettamente collegate; ed è proprio tale unità che
che ha amato noi” (1Gv 4, 9). caratterizza l’amore nel senso cristiano.
* Il nostro amore per Dio. A chi gli domandava Non ci può essere amore cristiano del prossimo senza
quale sia il primo di tutti i comandamenti, Gesù l’amore preveniente di Dio, in Gesù, per noi. Se Dio ci ha
rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo amati per primo, a Lui va come risposta il nostro amore.
cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” D’altra parte, non c’è amore autentico per il Signore se
(Mc 12, 30). non c’è amore per il prossimo.

8 Incontri n° 2/2019
Don Emanuele Lampugnani spiritualità
Amore cristiano e amore umano Dove si esercita la carità
Ritorniamo ora alla domanda iniziale: quale La carità cristiana si esercita nelle cose più semplici.
rapporto esiste tra l’amore cristiano nelle tre forme Non dobbiamo aspettare né le grandi occasioni
precedentemente espresse e l’esperienza ordinaria delle né i grandi sentimenti; essa è in noi, invisibile, e
diverse forme di amore umano? ogni piccola circostanza è buona per esercitarla.
* Da una parte possiamo dire che tutte le forme Concretamente, possiamo sempre fare semplici atti di
positive dell’amore umano assomigliano a quanto amore per il Signore attraverso anche brevi preghiere.
noi esprimiamo con il termine ‘carità’; quindi la E poi ci sono gli atti di amore del prossimo: un sorriso
carità, come dono di Dio, come virtù, la carità come gratuito, un gesto di comprensione, di pazienza, di
atteggiamento teologico, entra di fatto nelle diverse benevolenza: la carità è eccelsa per se stessa e rende
forme dell’amore umano autentico per vivificarle. sublimi le cose più piccole, più semplici.
* D’altra parte, però, la carità cristiana si distingue La carità in noi si dilata nella misura in cui
dalle esperienze comuni e storiche dell’amore comprendiamo come Gesù ci ha amati e ci ama, come
tra gli uomini, perché è grazia, è dono dall’alto, Gesù ha amato e ha trattati i piccoli, i poveri, i lebbrosi,
scaturisce dalla fede e supera le connessioni umane, i malati, le persone moleste, lontane, i nemici.
in particolare nel caso dell’amore per il nemico,
del perdono gratuito. Per amare i nemici, per Eccelsa, lo sappiamo, era la carità di san Giuseppe
perdonare gratuitamente occorre qualcosa di più Cottolengo, tanto da essere chiamato da Papa
grande, che nasce solo dall’amore di Cristo. Benedetto XVI “un campione della carità”. Egli infatti
Dunque, l’amore divino va oltre quello umano, ed consumò la sua vita, soprattutto dopo l’inizio della sua
inoltre lo corregge smascherando tutte le deviazioni opera, per vivere la carità, per aiutare le bisognosi, per
dell’amore umano, che nascondono egoismo e ricerca alleviare materialmente e spiritualmente le sofferenze
chiusa di se stessi. delle persone povere e/o ammalate che incontrava.
Riportano alcuni testimoni: “Tale era la carità del
servo di Dio ed il suo affetto, che sempre diceva: carità,

“amore
Non ci può essere
cristiano
carità, era questo il suo motto, e nei poveri e poveretti a
nessuno poteva negar conforto” (P.O.: Dott. Granetti
III,113-114); “Ricordo ancora il sommo rispetto e la viva
commozione con cui il servo di Dio avvicinava i poveri,
del prossimo senza tanto che più volte l’ho visto mutare di colore in viso e
l’amore preveniente di con gli occhi pieni di lacrime avvicinarsi ai poveri, come
Dio, in Gesù, per noi” pure sentivo dirgli le parole più dolci, che un amico o un
padre avrebbe usato; soggiungendo spesso ‘è Gesù Cristo
che domanda’ ” (P.O.: Alberto Cottolengo IV,275). n

Incontri n° 2/2019 9
qualità della vita

don Carmine Arice

Riabilitare
Non siamo scarti umani

C
ari lettori, secondo la definizione disabile una persona, attraverso l’utilizzo di funzioni
dell’Organizzazione mondiale della sanità, rimaste integre, in modo da permetterle di “vivere” al
per riabilitazione si intende «quell’insieme di massimo delle sue capacità. Belle definizioni, ma gli
interventi che mirano allo sviluppo di una persona obiettivi sono per tutti?
al suo più alto potenziale sotto il profilo fisico, A volte mi chiedo: quale spazio abbiamo oggi, in
psicologico, sociale, occupazionale ed educativo, un contesto sociale come il nostro, per supportare
in relazione al suo deficit fisiologico o anatomico un processo così delicato, come quello riabilitativo,
e all’ambiente». In ambito strettamente sanitario, che richiede tempi lunghi di intervento per ottenere
obiettivo della riabilitazione è quello di ridurre, i risultati necessari o perlomeno accettabili, dove il
parzialmente o totalmente, il “deficit” che rende gioco di squadra tra famiglia, ambiente e terapisti

10 Incontri n° 2/2019
qualità della vita
è indispensabile, dove le risorse economiche compromessa? Quante persone hanno bisogno di
scarseggiano e le persone con disabilità non solo fanno terapie di mantenimento per non peggiorare la
fatica a trovare spazio e attenzione ma vedono ridursi situazione ma trovano porte chiuse, risorse inadeguate
sempre di più gli investimenti a loro destinati? La e, non di rado, terapisti demotivati!
questione è importante perché sono numerosissime le Cari amici, per affrontare un tema così complesso non
famiglie toccate da questo problema e i cittadini che possiamo fare a meno di andare alla radice e risentire
rinunciano alle terapie riabilitative necessarie sono in le parole di denuncia di Papa Francesco per una
forte aumento. Se a questo si aggiunge la difficoltà società che scarta prodotti umani che non sono più
incontrata in alcune specialità come la riabilitazione efficienti o che non servono più! Penso alla domanda
psichiatrica dove lo stigma per i pazienti con fragilità che mi è stata rivolta qualche sera fa, al termine di una
mentale è ancora alto, la situazione si complica. conferenza: «Perché investire nella riabilitazione di
E per completare il quadro aggiungo un’altra persone anziane con patologie neurodegenerative gravi
questione, tutt’altro che secondaria: siamo davvero che non riacquisteranno mai un’accettabile qualità di
sicuri che la considerazione di soggetti nei quali vita e non destinare quelle risorse verso persone che
la riabilitazione non è destinata al pieno reintegro abbiano buona speranza che possano essere nuovamente
delle funzioni, come può avvenire, per esempio, utili alla compagine sociale, accettabili nel loro modo
a quanti hanno subito traumi medio-gravi e le di presentarsi e che possono ritrovare la piena efficienza
ragioni per sperare a una piena riacquisizioni delle desiderata»? Mi sono venuti i brividi! Non aveva torto
funzionalità psico-motorie perse sono molto alte, sia il Pontefice quando, nel 2015, scrisse: «Quale grande
la medesima che si ha per chi ha una salute fortemente menzogna invece si nasconde dietro certe espressioni
che insistono tanto sulla “qualità della vita”, per indurre

“hanno
quante persone
bisogno di
a credere che le vite gravemente affette da malattia non
sarebbero degne di essere vissute»! Forse non abbiamo
ancora il coraggio di eliminarle direttamente, per
adesso, ma di trascurarle sì! D’altronde il mercato e la
terapie di mantenimento vita sociale hanno le loro esigenze delle quali sembra che
per non peggiorare la non si possa fare a meno! n
situazione, ma trovano
le porte chiuse? ”

Incontri n° 2/2019 11
testimonianza Laura Bellizia

La Carità spinge,
il Lavoro fortifica,
il Carisma unisce
S
ono le sei del mattino, esco di casa per recarmi al lare di dono, ci siamo trovati a dover
lavoro. Il manto notturno non ha ancora lasciato considerare l’amore e la relazione
la città. Lassù, tra i tetti, uno spicchio di luna fa come un sentimento, mentre per i
capolino e mi augura buona giornata. L’aria è fresca, primi cristiani, l’amore costituiva un lavoro necessario
accarezza le guance e non scoraggia il canto festoso a costruire la comunità e la famiglia. Questa visione
dei fringuelli - che bello il giorno nascente! - e tra le di dono offre un contributo illuminante: la recipro-
luci della città intenta a risvegliarsi, ecco scorgo in cità nella sua forma radicale. Il nostro Santo insegna,
lontananza una sagoma inconfondibile ai miei occhi, attraverso l’esempio, che non può esistere la reciproca
è San Giuseppe Benedetto Cottolengo nell’arco di Via indifferenza né la neutralità benevola.
San Pietro in Vincoli: Egli sta aprendo le braccia al Nella pratica medica che ogni giorno sono chiama-
sole che sorge sussurrando Charitas Christi urget nos! ta a svolgere, il dono è visto alla luce del reale farsi
Sono una Laica Aggregata alle Suore di San Giuseppe prossimo nella sofferenza: a sua volta la reciprocità è
Benedetto Cottolengo, medico dell’Ospedale Cottolen- condizione indispensabile nella vicinanza al malato nel
go, figlia, sorella, madre, ma soprattutto sono profon- momento del bisogno. Il dolore che tende ad isolare,
damente innamorata del Carisma del nostro Santo. E’ fa nascere la preghiera all’altro, il quale all’interno della
un amore contagioso, condiviso, gioioso; una fiamma relazione con la sofferenza, risponde con il dono di
che arde nel cuore di tanti fratelli e sorelle, che proprio sé nella compassione, cioè nel patire con il fratello. Il
come me, spalmano questo balsamo, ognuno nella pro- dono non esonera noi operatori sanitari dall’esercizio
pria realtà: familiare, lavorativa o parrocchiale. La fede dell’arte medica inserita nel tecnicismo scientifico,
è un dono che non può essere relegato ad una conver- peraltro indispensabile, ma restituisce dignità a quella
sazione privata con pochi intimi, ma deve essere spunto disciplina squisitamente umana, a cui l’evoluzione ha
di unione e fratellanza. La Carità, il dono di sé, sono al tolto il luogo di incontro e di alleanza.
centro dell’insegnamento carismatico del Cottolengo. Non tutti possono essere guariti, ma tutti possono
Il dono rappresenta un movimento continuo, che essere curati.
si ferma e ci avvolge; è allo stesso tempo un dolce Il dono di sé è quindi in grado di infondere la speranza
indugiare di cui non possiamo fare a meno, anzi di nel superare le fragilità, di valicare la distanza e la con-
cui abbiamo assoluta necessità. Nel contesto storico fusione operata dal nostro tempo tra carità, giustizia e
contemporaneo risulta particolarmente difficile par- compassione. n
GESÙ
AVVOLTO
NEGLI
STRACCI
I
l freddo che si fa gelo è il nemico avvolti in un silenzio surreale, quasi Volendo, ne possiamo trovare tante,
più cattivo dei senzatetto. Solo chiedendo scusa per il fastidio ma non è il caso. Il freddo che si
a Roma quest’inverno ne sono procurato. Sono stati in mezzo a fa gelo è il nemico più cattivo dei
deceduti 10. Una riflessione che ci noi, li abbiamo conosciuti e aiutati; senzatetto. L’ inverno non ama,
scuota la coscienza. forse avremmo potuto fare di più odia i vagabondi, gli sfortunati,
La tentazione è forte. I pensieri, per difenderli dalla morte. Senza i disoccupati. Un pezzo di pane,
l’attenzione spaziano sulle grandi bisogno di essere eroi, senza dare un cappuccino, si rimediano
questioni nazionali e internazionali. fondo alle nostre risorse, senza facilmente, purtroppo non
I giornali sono pieni di novità compiere azioni eclatanti. Sarebbe altrettanto accade con un letto. E il
interessanti e preoccupanti nel bastato poco. Uno sguardo più pensiero corre alle tantissime case
campo della politica, dell’etica, amorevole che si traduce in uno sfitte. Strano, anche tra i cristiani c’è
della religione, del terrorismo. Ci sguardo più attento e intelligente. chi si meraviglia che papa Francesco
sono notizie che fanno più notizia Lo sguardo di chi vede quello che ci richiami continuamente a volgere
e altre, invece, che passano quasi c’è da vedere e non quello che vuol lo sguardo ai più poveri tra i poveri.
inosservate. Non tutte le morti, per vedere; lo sguardo che non passa Come potrebbe essere diversamente?
chi legge, hanno lo stesso valore. La oltre. Dieci fratelli che scivolano Come potrebbe il vicario di Cristo
tentazione di voltare pigramente la tra le braccia della morte, avvolti in in terra abdicare al suo mandato
pagina del quotidiano che abbiamo una coperta di ghiaccio, sono tanti. e dimenticare l’esortazione e la
tra le mani nell’apprendere della Tantissimi. Se fossero morti per rassicurazione del suo Signore? «Lo
morte di un barbone, è forte. altri motivi, saremmo corsi ai ripari avete fatto a me», – disse Gesù – La
Eppure dall’inizio di quest’inverno alle prime avvisaglie. La notizia ci casa che hai avuto il coraggio di
gelido, solamente a Roma, ne fa male e noi tentiamo di ripararci aprire a chi dormiva nei cartoni,
sono morti 10. Se ne sono andati ricorrendo a qualche giustificazione. l’hai aperta a me. «Vi ringrazio –

14 Incontri n° 2/2019
Maurizio Patriciello specchio dei tempi
sembra dirci – per i fiori che portate alla mia mamma è passato nel tuo cuore mentre dicevi addio alla vita.
e le candele che accendete davanti ai tabernacoli dai Una cosa possiamo dire con assoluta certezza: avevamo
quali veglio su di voi. Apprezzo il vostro amore. Ma, vi nei tuoi confronti un debito di amore. Addio, fratello
prego, procuratemi un giaciglio caldo in questa notte povero. Tra poco sarà primavera. Il freddo infame
gelida. Fosse anche nell’androne del palazzo o nel smetterà di terrorizzare e uccidere i senzatetto; il sole,
capanno del giardino». Ascoltiamolo. Ricordiamo che i loro grande amico, li proteggerà. Allora sapranno badare
poveri ci rendono il quadruplo di quanto doniamo loro. meglio a se stessi, allora potremo anche distrarre un
Senza saperlo, sanno ricompensarci generosamente. poco lo sguardo. Adesso, no. Questo è il tempo in cui
Abbiamo bisogno di loro più di quanto crediamo. In metterli al centro delle nostre preoccupazioni, il tempo
mezzo a tanta vergognosa corruzione, frastornati dalla in cui adorare Gesù avvolto negli stracci insieme a
sfrenata corsa al potere, all’accumulo per l’accumulo, al loro. Accogliamo la sfida. Impediamo alla morte dalla
piacere per il piacere, i poveri ci riportano con i piedi maschera di ghiaccio di continuare a sterminare il
per terra, ci ricordano la vera essenza della vita. Roma, popolo dei fratelli senzatetto. n
città eterna, bella come nessuna al mondo, ombelico
da cui si misurano le distanze, libro sempre aperto
di fede, di storia, di arte, di cultura, continua a farti
onore, corri in aiuto ai senzatetto. Sii di esempio agli
altri. Che già lo fai, lo sappiamo. Evidentemente non
basta. Devi osare di più. Deve essere terribile morire da
“ Il freddo che si
fa gelo è il nemico
solo, con la febbre alta e la pioggia che ti gela. Forse,
fratello, hai chiesto aiuto, forse ti sei addormentato per
più cattivo dei
l’ultima volta sognando la casa dove sei stato bambino. senzatetto”
Non sapremo mai, ma possiamo immaginare, che cosa

Incontri n° 2/2019 15
Una pratica
dietro la quale
molto spesso
si nasconde un
dramma

E
ra un giugno di vari
anni fa, poco dopo la
legalizzazione dell’aborto.
Facevo, part-time, il medico di
famiglia (a quel tempo “medico
della mutua”). Mi si presentò
una giovane signora, che sapevo
sposa da poco, gentile, educata,
che mi chiese di prescriverle
un elettrocardiogramma.
Gliene chiesi il motivo e
mi rispose candidamente:
“L’elettrocardiogramma mi è stato
richiesto perché sono incinta e
ho deciso di abortire”. Turbato, le
domandai ancora:” Perché vuole
abortire? È sposata, lei e suo marito
avete un lavoro; perché non volete
un figlio?” La signora, sempre
educatamente e con un bel sorriso
mi rispose: “Ma noi un figlio lo
vogliamo! Però abbiamo deciso
di iniziarlo a settembre, al rientro
dalle vacanze; ora non vogliamo
rovinarci le vacanze”.
Ecco, io non voglio parlare di
queste donne: non valgono
l’inchiostro per scriverne!
Voglio parlare delle donne vere, che
affrontano l’aborto come un dramma
e che spesso, quando la tragedia si
compie (perché di tragedia si tratta,
essendoci di mezzo un morto) ne
patiscono le conseguenze per anni, se
non per tutta la vita.
Anzitutto va ribadita una verità:
piaccia o no l’aborto è un omicidio.
Già al momento del concepimento
in quella cellula o ammasso di
Giuliano Pinna riflessioni

Ogni aborto
è una sconfitta

cellule c’è scritto tutto: quanto l’individuo sarà alto, gradito e non paga l’affitto e magari è abusivo…
se sarà biondo o bruno, il colore degli occhi, il suo Quindi è un omicidio, diciamoci le cose come stanno.
temperamento, addirittura quanto lunga sarà la sua Almeno cerchiamo di essere onesti in ciò. Fatta questa
vita naturale (i gemelli monovulari ce lo insegnano). premessa, bisogna ammettere che la vita nelle sue
È ospite della madre, ma non è la madre: tanto è vero vicende esistenziali non è bianca o nera, ma è fatta di
che molto spesso ha un gruppo sanguigno diverso, mille sfumature. E nella realtà vissuta gli eventi vanno
che talvolta assistiamo a sindromi di rigetto da parte oltre i principi. Quinto, non uccidere, ma certe volte
della madre stessa (per es. se la madre è Rh negativa), bisogna uccidere. Lo stesso Mosè, che impose le tavole
ecc. Affermazioni come “l’utero è mio e me lo gestisco della Legge, uccise. Il soldato uccide. Il poliziotto
come mi pare” sono inqualificabili. Certo, la casa sarà uccide. Non uccidere! Ma se fosse riuscito l’attentato
la tua, ma questo non ti dà il diritto di ammazzare a Hitler quante vite sarebbero state risparmiate? E con
l’inquilino che c’è dentro, anche se l’inquilino non è l’ISIS? Gli esempi sarebbero infiniti.

Incontri n° 2/2019 17
riflessioni Giuliano Pinna
né dopo, se ha consumato la sua tragedia.
Mai condannare quel dolore, ma con-viverlo!
In Irlanda recentemente è stato depenalizzato l’aborto.
Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia
Accademia per la Vita, a tale proposito, dichiarava:
“Questo passaggio nell’Irlanda ci deve spingere ancora
di più non solo a difendere la vita, ma a promuoverla,
ad accompagnarla, creando le condizioni perché non
avvengano decisioni drammatiche. È sempre un dramma
quando si decide di interrompere una vita, come
dovrebbe essere sempre un dramma ogni volta che una
vita – anche nata – viene distrutta, umiliata, stroncata”.
La donna che abortisce, uccide (e ferisce se stessa). Ma Un ginecologo che non ha fatto obiezione ma che
il soldato che difende la sua patria, il poliziotto che soffre terribilmente l’aborto, dice: “Affinché le cose
difende la legge (non parlo ovviamente di quelli che cambino non basta fare obiezione, occorre invece
provano gusto a uccidere, purtroppo ci sono), sono fare prevenzione seria e, d’altra parte, la 194 è nata
volgari assassini? E, per tornare alla donna che nella proprio per limitare gli aborti e porre fine al dramma
sua disperazione si vede (a torto o a ragione) costretta degli interventi clandestini. Se venisse applicata
a uccidere, dobbiamo considerare quella donna una davvero, delle 90mila interruzioni di gravidanza
volgare assassina? Ovviamente, ovviamente! no. Anzi, annue la stragrande maggioranza non avverrebbe”.
attenzione a condannarla! Diventeremmo noi più Ma… Non si fa nulla, infatti, per rimuovere le
colpevoli di lei! Lei, la sua condanna se l’è già scritta, cause che hanno indotto la madre alla decisione
e spesso a vita. Non spargiamo sale sulle ferite! Noi, più innaturale, e lei affonda nella sua solitudine”,
Comunità, Legge, non possiamo lasciarla sola. Né e “Il dolore la tormenterà per sempre, soprattutto
prima (dandole tutte le opportunità per non abortire) quando avrà altri figli, e allora non cesserà di pensare
a quello mai nato”. Ecco, la dichiarazione di questo

“ Mai
ginecologo esprime tutto il dramma che noi, uomini,
condannare donne, società e, soprattutto, credenti dovremmo
quel dolore, affrontare e che non riusciamo in realtà a fare col

ma con-viverlo”
sufficiente impegno. Ogni aborto è una sconfitta.
Non solo della donna, ma anche nostra. n

gio in Panama,
Il Papa al ritorno in aereo dal suo viag
’aborto ha detto:
nella conferenza stampa, parlando dell
tutti. Dopo aver fatto questo
“Il messaggio della misericordia è per
blema non è dare il perdono,
fallimento c’è misericordia. […] il pro
so coscienza di aver abortito.
ma accompagnare una donna che ha pre
nel confessionale e tu lì devi
Sono drammi terribili. Bisogna essere
te volte quando hanno questa
dare consolazione. […] Io consiglio tan
lui. Cantagli la ninna nanna
angoscia: tuo figlio è in cielo, parla con
a una via di riconciliazione
che non hai potuto cantargli. E lì si trov
già il perdono, Dio perdona
della mamma con il figlio. Con Dio c’è
ori questo. Il dramma
sempre. Ma la misericordia, che lei elab
essere in un confessionale”.
dell’aborto, per capirlo bene, bisogna

18 Incontri n° 2/2019
Addio a
Vito
Addio a Vito
l’artista del Cottolengo
arrivato da Napoli in fasce
Nato disabile in un quartiere povero,
fu affidato alle suore. In tv disse:
“Qui ho imparato ad apprezzare la mia diversità”


Sono qui da tanti anni. Anzi, da quando sono e seguire le attività del gruppo sportivo.
uscito dalla pancia di mia mamma sono venuto La Piccola Casa del Cottolengo era divenuta la sua
subito al Cottolengo. Mi trovo bene. Ho imparato casa. Era arrivato all’istituto da Napoli, affidato
molte cose e soprattutto ad apprezzare la vita anche se dalla madre alle suore pochi mesi dopo la nascita
disabile. Bisogna sapersi accettare”. consapevole che non sarebbe sopravvissuto in uno
Così Vito D’Andrea si raccontava in un video alla dei quartieri più poveri di Napoli. Ma la sua città di
tv del Cottolengo. Il teatro e la pittura erano le sue origine gli era rimasta nel cuore, lo diceva la sua “fede”
grandi passioni. Lo chiamavano “il pittore” perché calcistica. A Torino si era diplomato e aveva trovato
bravissimo a dipingere. Come ogni artista, però, era l’amicizia di don Andrea Bonsignori, direttore della
critico verso quel che faceva e ha buttato gran parte scuola Cottolengo di Torino che tanti anni fa lo aveva
dei suoi lavori. È stato tra le anime storiche della persino portato in spalle fin sul Pordoi, sulle Dolomiti.
Piccola Casa della Divina Provvidenza Cottolengo, Nell’album del Cottolengo c’è anche una foto che lo
dove ha trascorso una vita intera e non c’è attività ritrae mentre gioca a calciobalilla con Matteo Renzi,
della Casa a cui non abbia partecipato. Focomelico durante una sua visita alla Piccola Casa.
dalla nascita, non aveva le gambe e come braccia Ricoverato qualche mese fa, è morto a 68 anni, per
due moncherini. Ciò non gli impediva di piegare le una malattia cardiocircolatoria. Al funerale la chiesa era
cartine stradali, fare l’educatore, lavorare al computer gremita: Vito era il più conosciuto al Cottolengo. n

20 Incontri n° 2/2019
a cura di Salvatore Acquas personaggio cottolenghino
Dall’Omelia al funerale di Vito
“Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me,
perché siate anche voi dove sono io”. (Gv 14, 2-3)

C
aro Vito, avevi un affetto che univa simpatia insegnare qualcosa a qualcuno;
sabato mattina per te e tenerezza. Ma il dono più ma è stata la tua vita ad essere una
queste parole si sono grande che il Signore ci ha fatto domanda di senso molto forte
compiute e il Signore è venuto con la tua presenza era la serenità per tutti, a tal punto che non si
a prenderti con sé perché la tua di fondo che ha lasciato senza capiva se il “poverino” eri tu o chi
grande voglia di vivere, dopo parole numerosissimi visitatori stava davanti a te con curiosità
sessant’otto anni, ora potesse di questa casa. Ho assistito tante e sorpresa. La cosa davvero
trovare pienezza nella casa volte a questi incontri, sempre straordinaria in te è stata la tua
del Padre, dopo un’esistenza casuali. Me li vedo ancora tanti umanità, la capacità di dare affetto,
certamente tribolata, ma vissuta giovanotti - verso i quali la vita, di essere una presenza positiva, di
con intensità e gioia da fare invidia a tuo confronto, sembrava fosse incoraggiare, di far sentire la tua
a tanti che hanno gambe e braccia, stata eccessivamente generosa - che vicinanza nei momenti difficili.
ma che non sanno regalare, con guardandoti facevano silenzio e, E sono certo che in molti, questa
ironia e sincerità, l’amicizia, il con un certo imbarazzo, assistevano mattina potrebbero dire la stessa
sorriso e la pazienza che tu hai al miracolo della tua pazienza unita cosa perché, prima ancora di
saputo donare a quanti incontravi. al tuo sorriso. In tali circostanze, il volerti bene, eri tu, che offrivi la
La vita ti ha saggiato e a volte tuo atteggiamento, non è mai stato tua amicizia!
proprio come oro nel crogiuolo! quello di una persona che voleva Il tuo schietto e sincero rapporto
Non ti sei fatto mancare niente
fin dalla nascita nel 1950, al tuo
ingresso nella Piccola Casa l’anno
dopo, il 1 aprile 1951, alla tua
malattia in questi ultimi due anni!
I giorni difficili non sono mancati e
la fatica di accettare una situazione
che sarebbe stata faticosa per
chiunque, l’hai dovuta sopportare
tutta. Quante volte ne abbiamo
parlato insieme!
Ma proprio in questa situazione
si è manifestata tutta la tua
grandezza umana e di fede: non
ti sei arreso a una vita scialba, di
chi si piange addosso per farsi
compatire, ma hai sempre reagito
e ogni attimo lo hai spremuto
come un limone per farne uscire
tutta l’energia possibile. E così,
se da piccolo hai fatto il portiere
nelle partite di calcio, da grande
hai fatto il telefonista, l’attore di
teatro, il pittore, l’assistente ai
bambini delle scuole per i quali

Incontri n° 2/2019 21
personaggio cottolenghino a cura di Salvatore Acquas
con il Signore, al quale ti sei anche ribellato, e la fede preti, suore, fratelli, volontari, operatori laici, amici
vissuta sempre con grande pudore, hanno colpito delle diverse associazioni a cui appartenevi, sono i
tanti, a cominciare dai pretacci, come amabilmente ci bambini divenuti, in questi ultimi anni, motivo di vita
chiamavi. Hai provato a essere un cristiano sincero che nel tuo servizio nelle scuole.
partecipava alla vita liturgica della Piccola Casa nella Tutto questo è un miracolo della Divina Provvidenza
libertà e con convinzione. che ha fatto meravigliare i papi che hai ossequiato
Oggi preghiamo perché il Signore, nella sua sempre con grande emozione, i politici che incontravi
misericordia, ti abbracci e ti doni la pienezza del suo e salutavi con la stessa naturalezza con cui parlavi ai
perdono. C’è un ultimo aspetto che vorrei ricordare, bimbi, i Ministri e i Presidenti della Repubblica e di
qui davanti al Signore e alla comunità riunita per Governo in visita a questa casa, i vari personaggi del
dirti arrivederci in Cielo: caro Vito, sei stato un mondo dello spettacolo e i grandi dello sport a cui hai
grande dono per la famiglia cottolenghina, ma anche dato la mano.
la famiglia cottolenghina è stata un grande dono per Preghiamo perché, se anche cambiano tante cose,
te. Tu sei la dimostrazione della forza straordinaria questa Casa non cessi mai di essere quella grande
di questo grande carisma che il Signore ha dato a san famiglia che ha sognato il Cottolengo e che è stata
Giuseppe Cottolengo e che lo ha portato a fondare la capace di generare anche santi. Qualcuno vede la
Piccola Casa della divina Provvidenza, che per tutta la disabilità come qualcosa che rende le persone meno
tua vita è stata la tua Casa. Vi hai trovato una famiglia dignitose, e purtroppo talvolta lo sentiamo dire
che gioiva ogni volta che ti vedeva crescere in età e in anche da chi ha responsabilità pubbliche. Tu ci hai
abilità e che ha assistito per 67 anni al miracolo del dimostrato invece che il limite, vissuto insieme, è una
tuo sorriso. E un’altra Casa non l’hai mai voluta! grande risorsa di umanità. Quando è arrivata la nuova
Noi diventiamo ciò che le relazioni ci permettono carrozzina, l’ultima, piena di elementi elettronici e di
di diventare! Se le relazioni sono vere, rispettose e luci da sembrare una giostra, con ironia e grande gioia
riconoscono il senso della nostra presenza e della mi facevi vedere che si alzava fino a farti diventare più
nostra dignità, la nostra umanità fiorisce. Perciò sono alto di me; mi pare il simbolo di quanto ora Dio ha
certo che, se ora potessi parlare, non mancheresti di fatto portandoti ben più su! La Casa per te era pronta,
ringraziare chi ti ha insegnato a leggere e scrivere, chi Egli è tornato e ti ha portato in Cielo. Per tutto, caro
ha lottato perché tutti i tuoi diritti fossero assicurati, Vito, benediciamo il Signore e cantiamo Deo gratias! n
chi ha difeso la tua incondizionata dignità e ha
valorizzato le tue numerosissime doti umane: sono Padre Carmine Arice

22 Incontri n° 2/2019
Una calda
accoglienza
Ristabilire un contatto
con il Padre

M
ancavano pochi mesi al magnifico traguardo
dei cinquant’anni di matrimonio, le
agognate nozze d’oro, quando la storia della
nostra vita insieme si è bruscamente interrotta.
Lo stato di salute della mia amata Katja, per anni tenuto
sotto controllo e curato, è collassato e nell’arco di due
settimane ha causato la fine della sua vita terrena e della
meravigliosa avventura della nostra unione.
Pur con la preziosa vicinanza di figli, nipoti, parenti e
dei tanti amici, ho vissuto i giorni del decesso e delle
esequie in una condizione di quasi extra corporeità,
sentendomi come il protagonista di una lugubre
commedia, nell’illusione che il tragico finale non fosse
vero o definitivo ma presupponesse il ritorno di una
inverosimile “normalità”.
Chi ha provato l’amara esperienza del distacco di una
persona amata conosce bene il drammatico intrecciarsi
dei giorni successivi. Tutti invitano, è normale, a farsi
coraggio, il tempo metterà le cose a posto… Poi, dopo
i giorni dell’emergenza e gli ultimi saluti il dramma
ha il suo crudo epilogo nella realtà quotidiana, che si
chiama inesorabilmente solitudine.
Si scopre un peso veramente opprimente e gravoso da
portare: il silenzio della casa vuota e, improvvisamente,
troppo grande, l’assenza del dialogo, tutte le cose che
parlano di “lei”, lo smarrimento, il cercare il contatto
con una voce che non sentiremo mai più. In questa
dimensione di stallo esistenziale emerge fatalmente la
domanda “Cosa farò adesso? Come continuare?”
Nello stesso tempo è subentrata in me la convinzione
che non avrei trovato nella solitudine della casa la strada
giusta per le risposte. Ho cominciato a cercare un dove,
un luogo o un ambiente dove poter recuperare, anche
solo per poco, il respiro di una vita possibile e anche,
soprattutto, la capacità di ristabilire un contatto con
un Padre molto cercato nei giorni dell’angoscia. Pur
senza volerlo coscientemente, sentivo di aver perso
vita cottolenghina Dario Maurizio
la comunicazione con Lui; ogni
tentativo di dialogo o preghiera
veniva sopraffatto dal nodo in gola e
da lacrime impossibili da trattenere.
Consigliato da cari amici sacerdoti,
due anni fa presi contatto con
il Monastero cottolenghino, il
Carmelo di Cavoretto. Il sorriso
accattivante di suor Maria Elena
ha dileguato la mia soggezione
iniziale. Mi si è aperta una realtà
nuova, in cui il battito della mia
ansia rallentava, ritrovando negli
spazi, nei silenzi e nei tempi a mia
disposizione, la capacità di fare
il punto della mia strada. Sono
riuscito a ri-sintonizzare cuore e
mente sulla “frequenza” di Dio
Padre, che immaginavo sicuramente
preoccupato per il (mio) dialogo arricchita dall’Eucarestia mattutina circostanza, che avrei desiderato
ridotto negli ultimi mesi. in cui le cui brevi e toccanti omelie ricevere dai tanti conoscenti che
Il ritmo quotidiano di preghiere, rivelavano un valore aggiunto alla gravitano intorno alla mia vita.
letture e meditazioni dall’alba mia riflessione quotidiana. Ho compreso, così, che anch’io
alla compieta serale, mi hanno In certi momenti della vita non è di in altre e analoghe occasioni, ho
aiutato come mai avrei saputo poco conto sentirsi fraternamente compiuto lo stesso peccato di
o potuto fare da solo. Quanta accolti, trovare Sorelle disposte ad omissione. La mia frequentazione
pace e ricchezza nello “stile” offrire un po’ del loro tempo per al Carmelo di Cavoretto, ne sono
della preghiera, nel salmodiare “fare due chiacchiere”. Proprio consapevole, non può certamente
delicatamente cantato; la giornata quelle due chiacchiere, non di essere risolutrice nella ricerca del

24 Incontri n° 2/2019
Dario Maurizio vita cottolenghina

“ Mi si è aperta una
realtà nuova, in cui
il battito della mia
ansia rallentava”

“cosa farò da grande”, ma è sicuro che, grazie a quella


piccola e preziosa comunità orante e operante, sono
riuscito a vincere la tendenza al permanere in quegli
stati d’animo negativi che la forzata solitudine può
determinare.
È divenuto abituale ormai scandire la giornata con
la liturgia delle ore, meglio se coincidente con i loro
orari, per sentirmi unito in una forma di spirituale
comunione. Confesso però di non essere solidale con
loro alla preghiera delle 5,40…
A più di due anni da quella calorosa accoglienza
sento di poter dire che ancora una volta la Divina
Provvidenza è intervenuta, eccome, nella mia vita.
Ringrazio di cuore quel caro gruppo di suore che
hanno saputo accogliermi con il mio doloroso fardello abbraccio idealmente ognuna di loro che con saggezza,
e che non mancano di farsi presenti se trascuro di dare sensibile attenzione e dolcezza, mi hanno aiutato a
mie notizie o manco per lunghi periodi a causa dei superare un tempo, per me ormai entrato nella “quarta
tanti impegni. Non potendo citarle tutte per nome età”, complesso e ricco di incognite. n

Incontri n° 2/2019 25
vita cottolenghina sr. Raffaella

BUON COMPLEANNO
SCUOLA DELL’INFANZIA “S. LUIGI”
125 anni di carità, tenerezza e cura materne

I
l 2019 segna per la Scuola dell’Infanzia costruire la scuola inclusiva, nella consapevolezza che
cottolenghina “San Luigi” di Pescantina il 125° a trarne beneficio sono sempre tutti i bambini, poiché
compleanno! Deo gratias! Nel 1894, infatti, gli tutti hanno la possibilità di crescere nel potenziamen-
allora parroci, in collaborazione con l’Amministrazione to delle proprie risorse, tante o poche che siano, e di
Comunale, chiesero aiuto ai Superiori della Piccola divenire più sensibili e attenti nei confronti di chi si
Casa della Divina Provvidenza per avviare l’opera trova in difficoltà.
educativa a Pescantina. La nostra è una lunga storia, una storia scritta anche
Da quel momento, nella Scuola dell’Infanzia “San Lu- con tante persone di Pescantina, di cui vogliamo fare
igi” operano le Suore di San G. B. Cottolengo, spinte memoria e per cui desideriamo esprimere la nostra
dal “Caritas Christi Urget Nos”, e in collaborazione con gratitudine. Stiamo organizzando alcuni eventi che
personale laico qualificato. aiutino a far conoscere meglio il carisma che ci ani-
Come tutte le scuole “Cottolengo”, anche la nostra di ma, a far riaffiorare ricordi, a suscitare gratitudine e a
Pescantina, è un’espressione della più vasta opera della confermare l’importanza dell’educazione nella prima
Piccola Casa e si impegna, quindi, a prendersi cura infanzia.
dei più piccoli, promuovendo la dignità di ciascuno I prossimi mesi ci vedranno impegnati in questi
nella sua originalità e diversità, offrendo esperienze di festeggiamenti, per continuare con gioia, entusiasmo
condivisione, di crescita e di fede. Vuole testimoniare e fiducia nella Provvidenza la strada che la Scuola
la Bontà di Dio Padre Provvidente nell’accoglienza dell’Infanzia “San Luigi” ha iniziato 125 anni fa, fatta
gioiosa di ogni bambino, in particolare del più biso- di carità, tenerezza e cura materne, gioia, condivisio-
gnoso, perché ciascuno possa sentirsi riconosciuto, ne,… certamente di santità. Penso ai sacerdoti che
amato, rispettato e valorizzato e nell’attenzione parti- hanno desiderato per Pescantina la Scuola, a tante mie
colare alle famiglie in situazioni precarie o di disagio; consorelle che, anche in tempi difficili, hanno vissuto
nel clima fraterno e di collaborazione tra gli operatori, il loro servizio educativo con passione, alle tante storie
con i bambini, con le famiglie e con le varie realtà che familiari, intrise di gioie e fatiche.
interagiscono con la scuola; nell’esperienza di abban- Anche noi, oggi, siamo in questa strada!
dono fiducioso alla Divina Provvidenza. La quotidia- E dunque: “Avanti in Domino… e liete”, come diceva
nità delle esperienze condivise a scuola, tra pari e con il Santo Cottolengo!
gli adulti di riferimento, è il momento privilegiato per Deo gratias…e Buon Compleanno, Scuola San Luigi!

26 Incontri n° 2/2019
GEMME PREZIOSE
INCASTONATE NELLA
PICCOLA CASA
Esistono dei luoghi, in molti casi quasi sconosciuti, che richiamano alla mente memorie e
sensazioni suggestive e straordinarie. Siano essi luoghi architettonici, naturali, religiosi o
pagani … tutti hanno un comune denominatore: l’emozione talvolta fino alla commozione,
che inducono quando per la prima volta li si può vedere ed ammirare dal vivo

S
ono in aumento le persone consolazione che si prende cura accedere ai reparti) e se richiesta, la
che chiedono di visitare dei più poveri soli e “scartati” della testimonianza di una ospite o di un
la Piccola Casa! Il servizio nostra società. volontario.
accoglienza gruppi negli Il servizio è offerto a gruppi variegati: Grazie alla disponibilità e com-
ultimi cinque anni è cresciuto scuole elementari, medie, superiori petenza del volontario Bruno
esponenzialmente. ed universitarie; a gruppi parrocchiali Doimo, da oggi la visita guidata è
Nell’anno 2017-2018 sono stati e di catechismo e molti altri. arricchita anche dall’illustrazione
accolti 5.304 pellegrini. A chi desidera conoscere la Piccola di due gemme preziose incastonate
Tutti coloro che intraprendono Casa viene proposto un incontro nel mosaico della Piccola casa: la
questo pellegrinaggio hanno dentro che prevede il saluto di accoglienza Galleria Mariana ed il Santuario
di sé una forte sete di umanità, con qualche riferimento alla spiri- delle Reliquie.
desiderano riscoprire il valore della tualità cottolenghina; la visione di Ringrazio personalmente di cuore
vita ed essere spronati a scoprire un filmato di 16’ che presenta la Bruno il quale ha permesso che il ser-
nuovi traguardi per vivere la fede figura del Santo Cottolengo e mo- vizio di accoglienza gruppi sia stato
nella società odierna. Infatti i cre- menti di vita attuale nella Piccola provvisto anche di nuovi splendidi
denti vedono nell’opera fondata dal Casa; la visita alla Chiesa Grande video e cataloghi che permettono di
Cottolengo un luogo santo dove con sosta nella Cappella del San- cogliere in profondità quanto il solo
Dio abita, ma anche i non credenti to Cottolengo; un percorso nella sguardo non vedrebbe!
riconoscono in essa una casa di struttura della Piccola Casa (senza Sr Lucia Mossucca

28 Incontri n° 2/2019
a cura della Redazione vita cottolenghina

D
alla porta in legno,
si accede a 3 piccole
cappelle che preludono
alla vista mozzafiato della chiesa
grande, indubbiamente una
delle più affascinanti di Torino.
A sinistra dopo l’ingresso in
chiesa, laggiù in fondo, ci sono
i pochi scalini che portano
ad un corridoio di passaggio,
“anticamera” del Santuario delle
Reliquie ed esso stesso piccola
meraviglia. È la Galleria Mariana,
che custodisce 500 immagini
della Madonna incorniciate, quasi
sospese, alle pareti del corridoio.
Sono tutte litografie e xilografie,
provenienti da 26 Paesi del mondo
e raccolte durante gli ultimi e spirituale dell’opera del Santo. Dovunque lo sguardo si volge, è un
decenni del 1800 dal Cottolengo e L’ingresso al pubblico della chiesa si tripudio di storie di religione, di
dai suoi successori. trova all’inizio di via San Pietro in fede, di martirio, di arte.
Un luogo, piccolo nelle dimensioni Vincoli, subito dopo il “ponte” con Qualche anno fa, grazie al
ma grande nei contenuti, è la statua del Cottolengo. Appesi paziente e certosino lavoro di
certamente il Santuario delle alle pareti, appoggiati sugli altari o un appassionato volontario, è
Reliquie situato nella Piccola chiusi in artistiche vetrinette, 256 iniziata la catalogazione di tutte le
Casa della Divina Provvidenza reliquiari contengono oltre 9.000 immagini presenti nella Galleria
di Torino. Il Santuario delle reliquie di Santi, Beati, Martiri, Mariana che ha portato alla
reliquie è sconosciuto ai più e si Vergini, Re e Regine, Cardinali e redazione di un preziosissimo
trova adiacente alla chiesa grande, Vescovi, Eremiti, Profeti, Apostoli, volume di cui parleremo nel
centro e cuore della vita religiosa Monaci, Abati e Abbadesse. prossimo numero.

Incontri n° 2/2019 29
vita cottolenghina a cura della Redazione
Come conseguenza del lavoro di catalogazione delle conclusione del lavoro) che raccoglie e contiene 42
immagini Mariane, è iniziata anche la stesura del reliquiari con 3.069 reliquie. Il secondo volume è in
catalogo del Santuario delle reliquie. Questo lavoro, fase finale di correzione prima della stampa, che è
impegnativo e metodico, ha portato alla realizzazione prevista nel mese di Marzo. Il primo volume contiene
del primo volume dell’opera (saranno tre i volumi, a 3.069 reliquie. I santi sono 927, le sante 349. I beati
e le beate 63. I martiri (uomini e donne) sono 775. I
Papi sono 53, i vescovi 182, le vergini 115, i Dottori
della Chiesa 23, gli Imperatori, le Imperatrici, i Re e le
Regine in totale sono 25.
Il Santuario delle reliquie e la Galleria Mariana,
dopo alcuni anni di chiusura al pubblico, sono ora
nuovamente visitabili, solo su prenotazione e con
visita guidata, il sabato mattina dalle ore 9,30 (durata
prevista 1 ora). La visita guidata comprende anche la
spiegazione della chiesa grande.
È possibile prenotare:
• Chiamando il 335 7466033 (Bruno)
• Scrivendo un email a: omiodb@gmail.com
• Dal sito www.cottolengo.org ed entrando in “visita
il Cottolengo”, specificando nella richiesta “visita al
Santuario delle reliquie”
Bruno Doimo