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agli Amici del Beato


Francesco Paleari
Anno XXXVIII – N. 1
I Semestre 2020

P. Italiane - Sped. in A.P.


«D.L 353/2003
(conv. in L. n. 46, 27.2.2004)
art. 1, c. 2 - D.C.B. TO»
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A G L I AMICI
D E L BEATO
F R A NCESCO Spedizione in abbonamento postale
PA L E ARI Anno XXXVIII - n. 1 - I semestre 2020

SOMMARIO

– EDITORIALE ......................................................... 3
Direttore Responsabile – LA PAROLA DI PADRE ........................................ 4
don Lino Piano In cammino con il Beato Francesco Paleari

Redattore FATHER’S WORD ................................................ 5


Don Emanuele Lampugnani On the journey with Blessed Francesco Paleari

Collaboratori – BIOGRAFIA .......................................................... 7


Don Nicholas Kirimo Beato Francesco Paleari
Don Marco Lattuada sulle orme del Santo Cottolengo
Redazione e Postulazione BIOGRAPHY ........................................................ 10
Piccola Casa Blessed Francis Paleari
Della Divina Provvidenza
Via Cottolengo, 14
in the footsteps of Saint Joseph Cottolengo
10152 Torino – COMMEMORAZIONE . ........................................ 13
Eppure è più facile
Tel. 011-52.25.111
causa.paleari@cottolengo.org – RIFLESSIONI . ....................................................... 15
Voi siete tutti fratelli
Il bollettino non ha quota – APPROFONDIMENTI ........................................... 18
di abbonamento ma è
La cura personalis nella vita
sostenuto con offerte
libere dei lettori: del Beato Francesco Paleari
C.C.P. 20956108
– AREA RELAX ....................................................... 22
intestato a:
Piccola Casa – NEWS . ................................................................. 24
Divina Provvidenza
14-18 Settembre 2019
specificando la causale
del versamento – INTERCESSIONI ................................................... 27

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EDITORIALE
Carissimi amici del beato Francesco Paleari,

sono lieto di presentarvi, assieme a don Marco Lattuada e


don Nicholas Kirimo, un nuovo numero della rivista riguardante il
beato Paleari, che esce con qualche mese di ritardo anche a causa
dell’emergenza sanitaria legata al covid-19.

In questo numero troverete la “parola del padre” nella quale


il superiore generale della Piccola Casa, padre Carmine Arice,
descrive le novità della rivista oltre che fare un doveroso ringrazia-
mento a don Francesco Gemello per il lavoro svolto in questi anni.

Seguono poi una serie di articoli: una sintesi della vita del
nostro beato, una riflessioni sulla sua spiritualità svolto da una suora
cottolenghina del monastero di Pralormo e un approfondimento sulla
vita del beato frutto di uno studio fatto da don Nicholas Kirimo.

Un evento importante avvenuto negli scorsi mesi è stato il


passaggio delle reliquie del Beato Francesco Paleari dal suo paese
natale Pogliano Milanese: troverete in questa rivista due articoli su
tale evento.

Infine una sorpresa per i più giovani ai quali saranno sempre


dedicate alcune pagine.

Don Emanuele Lampugnani (S.S.C.)

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In cammino
PAROLA DEL PADRE
con il Beato Francesco Paleari
Cari Amici del Beato Francesco Paleari,

sono lieto di rivolgermi nuovamente a voi attraverso le pagine della rivista.


Ringrazio quanti in questo tempo hanno continuato a tenere viva la memoria del
nostro Beato nei modi più diversi, con la preghiera, la diffusione degli esempi di vita,
le celebrazioni in sua memoria, come ha fatto la comunità parrocchiale di Pogliano
Milanese che ha desiderato e ottenuto il ritorno del Corpo di don Franceschino, per una
settimana, nel suo paese natale.
Permettetemi anche di rivolgere un ringraziamento particolare a don Francesco
Gemello che in questi ultimi anni ha seguito la pubblicazione della rivista e che
ora, per motivi di salute, ha chiesto di essere avvicendato in questo servizio.
Affidiamo don Gemello all’intercessione del Beato Paleari perché il Signore lo
ricompensi e gli conceda forza, serenità, salute e tante benedizioni dal Cielo.
Sono lieto, ora, di comunicarvi che i nuovi “animatori” della rivista “Agli amici
del Beato Paleari”, ma non solo, saranno tre giovani sacerdoti cottolenghini: don
Emanuele Lampugnani, don Marco Lattuada e don Nicholas Kirimo. La beatificazione
e canonizzazione di un figlio della Chiesa è un dono della Divina Provvidenza concesso
alla comunità cristiana più utile alla terra che al soggetto canonizzato; egli infatti già
gode della vita con Dio ma siamo noi che abbiamo bisogno di conoscere la sua fede,
la sua speranza e la sua carità per seguirne gli esempi e camminare, come lui, verso
una pienezza di vita; per questo chiediamo anche la sua intercessione. Ecco allora
l’importanza di avere, oltre la rivista, qualcuno che studi la sua biografia, i suoi scritti,
ne tenga viva la memoria, promuova la sua venerazione e inviti alla sua intercessione.
Il prezioso lavoro che abbiamo affidato a don Emanuele – che è il coordinatore del
gruppo – a don Marco e a don Kirimo va in questa direzione: con linguaggio capace
di parlare a bambini, giovani e adulti del nostro tempo, con un occhio alla storia e uno
al dono dello Spirito ricevuto dal Beato Paleari, farci scoprire sempre meglio l’attualità,
la bellezza e il messaggio che ci ha lasciato don Franceschino.
Con l’occasione rendo noto ai tanti Amici del Beato che la sua salma è stata
spostata presso l’altare di san Giuseppe dove troverà la sua definitiva collocazione,
speriamo anche con l’esposizione del suo corpo mortale; anche la cura del luogo dove
riposano le sue spoglie vuole tenere viva “la presenza” del Paleari tra noi.
In questo tempo nel quale tutti sperimentato la fragilità e provvisorietà della
condizione umana a causa della pandemia di coronavirus, abbiamo bisogno di orizzonti
di senso che aiutano a vivere in pienezza ogni esperienza di vita, gioiosa o dolorosa
che sia, un aiuto che alzi il nostro sguardo verso Colui che è il Signore e dà la vita e
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il Beato Paleari in questo è stato un vero maestro accompagnando alla conoscenza
di Cristo generazioni di sacerdoti, religiosi, religiose e laici.
Cari lettori auguro a tutti di scoprire l’amore e la sapienza che ha caratterizzato
la vita del beato poglianese.
Padre Carmine Arice

FATHER’S WORD
On the journey
with Blessed Francesco Paleari
Dear friends of the Blessed Francesco Paleari,

I’m glad to address you again through the pages of this magazine. I thank all those
who in this time have continued to keep alive the memory of our Blessed in the various
ways, with prayer, the dissemination of examples of life, the celebrations in his memory,
as the parish community of Pogliano Milanese did when they desired and obtained the
return of the body of Fr. Franceschino, for a week in his native land.

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I would also like to thank Fr. Francesco Gemello, who has followed the
publication of the magazine in recent years and who has now asked for his support
for this service for health reasons. We entrust Fr. Gemello to the intercession of
Blessed Paleari so that the Lord will reward him and grant him strength, serenity,
health and many blessings from Heaven.
I am pleased, now, to tell you that the new “animators” of the magazine
“To the friends of Blessed Paleari”, but not only, will be three young Cottolengo
priests: Fr Emanuele Lampugnani, Fr. Marco Lattuada e Fr. Nicholas Kirimo.
The beatification and canonization of a son of the Church is a gift of Divine Providence
granted to the Christian community more useful to the earth than to the one
canonized; he already enjoys life with God but it is we who need to know his faith,
his hope and his charity to follow his examples and walk, like him, towards a fullness
of life; that’s why we also ask for his intercession. So here is the importance of having,
beyond the magazine, someone who studies his biography, his writings, keeps his
memory alive, promotes his veneration and calls for his intercession. The precious
work we have entrusted to Fr. Emanuele – who is the coordinator of the group –
to Fr. Marco and to Fr. Kirimo goes in this direction: with language capable of
speaking to children, young people and adults of our time, with an eye to history and
one to the gift of the Spirit received by Blessed Paleari, to make us discover more and
more the actuality, the beauty and the message that Fr. Franceschino left us.
With the occasion I make known to the many Friends of the Blessed that
his body has been moved to the altar of St. Joseph where he will find his final location,
we also hope with the exposure of his mortal remains; even the care of the place where
his remains rest aims at keeping alive “the presence” of the Paleari among us.
In this time when we all experienced the fragility and temporariness of
the human condition due to the coronavirus pandemic, we need horizons of meaning
that help to live in full every experience of life, joyful or painful, a help that lifts our
gaze towards the One who is the Lord and gives life: blessed Paleari in this was a true
master accompanying to the knowledge of Christ generations of priests, religious men
and women, and lay people.
Dear readers I wish everyone of you to discover the love and wisdom that
has characterized the life of the Poglianese blessed.
Father Carmine Arice

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BEATO FRANCESCO PALEARI

BIOGRAFIA
sulle orme del Santo Cottolengo
Francesco Paleari nacque a Pogliano Milanese il 22 ottobre 1863 da Angelo e
Serafina Oldani, contadini poveri che lavoravano sodo, ma con serenità e fiducia in
Dio per allevare i cinque figli rimasti degli otto nati.
Il parroco di Pogliano scorse in lui la vocazione e per superare l’indigenza della
famiglia scrisse alla “Piccola Casa della Divina Provvidenza” perché san Giuseppe
Benedetto Cottolengo, oltre che accogliere persone affette da ogni malattia e
handicap, aveva fondato numerose istituzioni religiose e un seminario, dove la retta
minima consentiva ai giovani di studiare e diventare sacerdoti, scegliendo se restare
alla Piccola Casa o passare al clero diocesano.
Padre Luigi Anglesio, primo successore del santo Cottolengo, accettò Francesco
Paleari tra i Tommasini (così erano chiamati i seminaristi della Piccola Casa). Venne
ordinato sacerdote dall’arcivescovo Cardinale Gaetano Alimonda il 18 settembre 1886
ad appena 22 anni e con una dispensa di 13 mesi e 5 giorni.
Decise di restare alla Piccola Casa nella congregazione dei preti Cottolenghini,
chiamati dal santo fondatore preti secolari della Santissima Trinità.
Il santo Cottolengo fu un riferimento continuo nella sua vita, certamente il
maestro più amato e l’esempio più seguito; alcuni valori infatti che furono tratti
fondamentali e caratteristici di san Giuseppe Cottolengo, come l’amore ai poveri,
la fiducia nella Divina Provvidenza, la certezza incrollabile del Paradiso come luogo
di eterna consolazione, l’attaccamento al confessionale, furono vissuti con particolare
intensità da don Francesco Paleari.
A chi faceva rilevare al piccolo prete del Cottolengo la sua somiglianza con il
fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza, don Francesco Paleari
rispondeva con semplicità disarmante: “È il mio padre”. Il Cottolengo veniva chiamato
“il Canonico buono”; di don Franceso la gente diceva: “È il prete che sorride”.
Un sorriso inconfondibile, mite, accattivante, segno di una bontà che lo faceva amare
da tutti.
Era anche chiamato “angelo della Piccola Casa”; lui stesso diceva: “Non passerò
nelle infermerie senza lasciare una buona parola di vita eterna a ogni malato che
visiterò”. Aveva una predilezione per le persone bisognose con le quali “si fermava
a lungo come l’angelo di Dio”.
Fu inoltre molto apprezzato e amato anche come confessore degli alunni
della scuola elementare all’interno della Piccola Casa, svolgendo tale incarico per
più di quarant’anni.
Per 53 anni don Francesco Paleari fu quindi amico e consolatore dei piccoli, dei po-
veri e degli ammalate, ma anche maestro, predicatore, confessore e direttore spirituale.
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Già da chierico e poi da giovane sacerdote fu incaricato di insegnare molte
materie: italiano, geografia, latino, storia e filosofia ai chierici della Piccola Casa e a
quelli dei Missionari della Consolata, su richiesta del loro fondatore, il Beato
Giuseppe Allamano.
Fu esaminatore dei Seminari diocesani, a Chieri, per la filosofia, e a Torino, nel semi-
nario di via XX Settembre, per la teologia; i suoi ex allievi dicevano: “Per lui la cattedra
era altare e pulpito”. Cercava di trasmettere ai suoi allievi il suo grande amore per
Gesù: “Sì, miei cari chierici... abbiamo nel tabernacolo Gesù, abbiamo la Sua croce:
ecco l’albero della vita, appiccichiamoci ad esso; stringiamoci a Gesù, doman-
diamogli perdono dei tradimenti passati, confidiamo e speriamo di dargli e di
ricevere il bacio dell’amore, della pace eterna”.
Nella predicazione a volte si fermava come impedito a proseguire dal pianto
quando parlava della Passione di Cristo; andava in estasi quando parlava della Sua
nascita a Natale al punto da aver coniato un detto che ripeteva spesso: “Volete andare
in estasi? Pensate... un Dio... bambino... per me...!”
Gioviale sempre di spirito desiderava la gioventù lieta e serena, e la pace profonda
che godeva, la sapeva infondere nei suoi alunni.
Le sue tante doti lo fecero apprezzare. Il rettore del Seminario teologico di san
Gaetano a Regio Parco, don Ascanio Savio, chiese al Padre della Piccola Casa, cano-
nico Bartolomeo Roetto, di dargli un sacerdote come confessore dei chierici, ai quali
comunicò: “Verrà a confessare un sacerdote giovane e piccolo che è un altro San Luigi”.
Nessuno aveva mai l’impressione di fretta o di superficialità in don Paleari, ma la consa-
pevolezza di aver ricevuto la parola necessaria per il progresso spirituale.
Così dal 1892, non ancora trentenne, confessava i chierici e per un quarantennio fu
direttore spirituale del Seminario, dove risedette dal 1924 su richiesta dell’arcivescovo
Giuseppe Gamba, senza abbandonare il ministero alla Piccola Casa tra le persone
povere ed ammalate. Diceva infatti: “Sono sempre un prete del Cottolengo”.
Predicava ritiri ed esercizi spirituali in seminario, al clero, ai religiosi, alle religiose,
ai laici impegnati i quali rimanevano ammirati dalle sua fede, che, da degno figlio del
santo Cottolengo, era veramente grande.
Dissero di lui: “La sua celebrazione della Messa era una mezz’ora di Paradiso per lui e
per noi”, “la fede gli sprizzava da ogni poro e la preghiera aveva il profumo della fede
viva e operante”.
A riguardo dell’Eucarestia, lui stesso diceva: “L’Eucarestia è sorgente di ogni bene,
l’Eucarestia è il capolavoro dell’onnipotenza e dell’amore di Gesù Cristo per le anime”.
Si susseguirono gli incarichi: revisore delegato della Curia cui spettava dare
“imprimatur” alle pubblicazioni, esaminatore post-sinodale nei concorsi per le
parrocchie, consultatore per la destinazione dei parroci. Il 3 novembre 1931 l’arcive-
scovo Maurilio Fossati nominò don Paleari pro-vicario generale ed il 4 novembre
vicario per la vita consacrata.

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Svolgeva quindi una incredibile mole di lavoro; scrisse in alcune lettere del 1931/2:
“Avrei bisogno di un paio d’ore in più delle 24 quotidiane”, “Mi resta solo qualche
mezz’ora mattino e sera per il mio caro Cottolengo”.
Il futuro cardinale di Torino, Padre Anastasio Ballestrero, da giovane sacerdote,
venendo a confessare le carmelitane ne approfittava per confessarsi da don Paleari
dal quale apprese una giaculatoria che non dimenticò più: “Signore insegnami ad
essere furbo”.
Significativi sono anche altri suoi detti: “Tendiamo alla santità soprattutto con
l’umiltà e la pazienza”, “Prontezza nel cominciare, pazienza nel continuare, perse-
veranza nel terminare”, “Fate del bene, fatene tanto, e poi gli altri pensino bene
o male di voi poco importa”, “Rompete tutto ma lasciate intatta la carità”, “Chi ha
pazienza in ogni loco, non fa poco, non fa poco”, “La pazienza stanchi l’altrui
malvagità”, “Facciamo furbi, il Paradiso è eterno!”.
La mole incredibile di mansioni e servizi ne incrinarono la salute: nel 1936 fu colpito
da crisi cardiache che lo costrinsero all’inattività; diceva: “Dobbiamo essere nelle mani
di Dio, come un pallone nelle mani di un bambino che gioca. Quanto più forte la palla
viene buttata a terra, tanto più rimbalza in alto”.
I superiori, per restituirgli la salute, lo mandarono a Celle Ligure. Inutilmente.
Lo riportarono così a Torino. La sua stanzetta diventò una cappella dove trascorre tre
anni di sofferenza: “La Croce prima è amarissima, poi amara, poi dolce ed infine rapisce
in estasi. Il Signore ci manda le sofferenze per tre P: per pena, per prova, per premio”.
Morì il 7 maggio 1939. Ai funerali affluirono molti ex allievi, vescovi e sacerdoti,
gente comune e professionisti, giovani e tanti poveri. Il 6 maggio 1946 la salma
venne tumulata vicina a quella del suo “padre”, il santo Cottolengo. Nel 1947 si aprì
il processo diocesano che nel 1979 approdava alla Congregazione per le cause dei
santi. Il 6 aprile 1998 venne promulgato il decreto sulle virtù; il 10 dicembre 2010
viene riconosciuto da Benedetto XVI il miracolo necessario per proseguire il cammino
verso la beatificazione; il 17 settembre 2011 nelle chiesa della Piccola Casa,
don Francesco Paleari viene proclamato Beato. Sulle orme del santo Cottolengo,
è così il primo beato della “Piccola Casa della Divina Provvidenza”.
Don Emanuele Lampugnani (S.S.C)

Fonti
- Ettore Bechis, Il canonico Francesco Paleari, Pinerolo, 1961.
- Articolo de “La Voce del Popolo”,
di don Giuseppe Accornero, 26/12/2010.
- Luigi Crivelli, Il venerabile Francesco Paleari, Torino, Ed. San Paolo, 2001.

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BLESSED FRANCIS PALEARI
BIOGRAPHY
In the footsteps of Saint Joseph Cottolengo
Francesco Paleari was born in Pogliano Milanese on October 22, 1863 to Angelo and
Serafina Oldani, poor farmers who worked hard, but with serenity and confidence in
God to raise the five remaining children of the eight born.
The parish priest of Pogliano saw in him the vocation and to overcome the poverty
of the family wrote to the “Little House of Divine Providence” because St. Joseph
Benedict Cottolengo, in addition to welcoming people suffering from all diseases and
disabilities, had founded numerous religious institutions and a seminary, where the
minimum tuition allowed young people to study and become priests, choosing whether
to stay at the Little House or move to the diocesan clergy.
Father Luigi Anglesio, the first successor of the saint Cottolengo, accepted Francesco
Paleari among the Tommasini (so they were called the seminarians of the Little House).
He was ordained a priest by Archbishop Cardinal Gaetano Alimonda on 18 September
1886 at the age of 22 and with a dispensation of 13 months and 5 days.
He decided to stay in the Little House in the Congregation of Cottolengo priests,
called by the holy founder Secular Priests of the Holy Trinity.
St Joseph Cottolengo was a continuous reference in his life, certainly the most
beloved master and the most followed example; some values that were fundamental
and characteristic traits of St. Cottolengo, such as love for the poor, trust in divine
Providence, the unshakable certainty of Paradise as a place of eternal consolation,
attachment to the confessional, were experienced with particular intensity by
Fr. Francesco Paleari.
To those who pointed out to the little priest of Cottolengo his resemblance to the
founder of the Little House of Divine Providence, Fr Francesco Paleari replied with
disarming simplicity: “He is my father”. While Cottolengo was called “the Good Canon”;
Fr Francesco was said to be, “the smiling priest.” He had an unmistakable smile, meek,
captivating, a sign of a goodness that made him loved by everyone.
He was also called the “angel of the Little House”; he himself said, “I will not go out
of the infirmary without leaving a good word of eternal life to every sick person I visit.”
He had a fondness for the people in need with whom he “stopped for a long time like
the angel of God.”
He was also highly regarded and loved as a confessor of the elementary school
pupils within the Little House, carrying out this task for more than forty years.
For 53 years Fr Francesco Paleari was therefore a friend and comforter of the
children, the poor and the sick, but also a teacher, preacher, confessor and spiritual
director.
Already as a cleric and then as a young priest he was commissioned to teach
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many subjects: Italian, geography, Latin, history and philosophy to the seminarians
of the Little House and those of the Consolata Missionaries, at the request of their
founder, the Blessed Joseph Allamano.
He was an examiner of the diocesan seminaries, in Chieri, for philosophy, and
in Turin, in the seminary along Via XX September, for theology. His students said:
“For him the chair was altar and pulpit.” He tried to convey to his students his great
love for Jesus: “Yes, my dear seminarians... we have in the tabernacle Jesus, we have a
cross: here is the tree of life, let us stick to it; let us hold on to Jesus, ask him forgiveness
of past betrayals, we trust and hope to give him and to receive the kiss of love, of
eternal peace.”
In preaching sometimes, he stopped as if impeded from continuing by tears
especially when he spoke of the Passion of Christ. He was ecstatic when he talked about
his birth at Christmas to the point of having coined a saying that he often repeated:
“Do you want to go into ecstasy? Think of this... God... a Child... for me...!”
He was always jovial and longed to see a happy and serene youth, and he knew how
to instill the deep peace he enjoyed in his students.
His many gifts made him appreciated. The rector of Theological Seminary of
St. Gaetano in Regio Parco, Fr Ascanio Savio asked the Father of the Little House,
Canon Bartolomeo Roetto, to give him a priest as a confessor of the seminarians. He
communicated in reply: “A young and small priest who is another St. Louis will come to
confess”. No one ever had the impression of haste or superficiality in Fr Paleari, but the
knowledge that he had received the necessary word for spiritual progress.
Thus, from 1892, before he was thirty years old, he started confessing seminarians
and for forty years was the spiritual director of the seminary, where he resided
since 1924 at the request of Archbishop Giuseppe Gamba, all this without abandoning
the ministry to the Little House among the poor and sick. He said: “I am always
a Cottolengo priest.”
He preached recollection days and spiritual exercises in the seminary, to the clergy,
to the religious men and women, to the committed laymen who admired his faith,
which, as a worthy son of the saint Cottolengo, was truly great.
People said of him, “His celebration of Mass was a half-hour of Paradise for him
and for us,” “faith sprout from him from every pore, and prayer had the scent of
living and working faith.”
About the Eucharist, he himself said: “The Eucharist is the source of all good, the
Eucharist is the masterpiece of the omnipotence and love of Jesus Christ for souls”.
Many appointments followed one another: auditor-general of the Curia who
was responsible for giving “imprimatur” to publications, post-synodal examiner
in competitions for parishes, consulter for the destination of parish priests.
On 3 November 1931, Archbishop Maurilio Fossati appointed Fr Paleari as pro-vicar
general and on 4 November vicar for consecrated life.

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He was therefore doing an incredible amount of work; he wrote in some letters from
1931/2: “I would need a few more hours than the 24 daily,” “I only have a few half
hours left in the morning and evening for my dear Cottolengo.”
The future cardinal of Turin, Father Anastasio Ballestrero, as a young priest, coming
to confess the Carmelites took advantage of it to confess to Fr Paleari from whom he
learned an ejaculatory that he no longer forgot: “Lord teach me to be smart”.
His other sayings are also significant: “We tend to holiness especially with
humility and patience”, “Readiness to begin, patience in continuing, perseverance in
completing”, “Do good, do so much of it, and then whether the others think well
and or badly of you, that should matter little for you”, “Break everything but leave
charity intact”, “The one who has patience in every place, does not do little, he doesn’t
do little”, “May patience tire the wickedness of others”, “Let us be smart, Paradise is
eternal!” .
In 1936, he suffered heart problems that forced him to become inactive. He said,
“We must be in God’s hands, like a ball in the hands of a playing child. The stronger the
ball is thrown to the ground, the more it bounces up.”
The superiors, to restore his health, sent him to Celle Ligure. Unnecessarily.
So, they brought him back to Turin. His little room became a chapel where he spent
three years of suffering: “The Cross first is bitter, then bitter, then sweet and finally
it hijacks in ecstasy. The Lord sends us suffering for three P: for penance, for probation,
for prize”.
He died on May 7, 1939. Many alumni, bishops and priests, ordinary people and
professionals, young people and many poor people attended the funeral. On May 6,
1946, his mortal remains were exhumed and reburied next to that of his “father”,
St. Joseph Cottolengo. In 1947 the diocesan process opened, which in 1979 landed
at the Congregation for the Causes of the Saints.
On 6 April 1998, the decree on heroic virtues was promulgated; on 10 December 2010,
Benedict XVI recognized the miracle necessary to continue the path to beatification;
On September 17, 2011, In the church of the Little House, Fr. Francesco Paleari was
proclaimed Blessed. In the footsteps of the saint Cottolengo, he is thus the first blessed
of the “Little House of Divine Providence”.
Fr. Emmanuele Lampugnani, SSC

Sources:
- Ettore Bechis, Il canonico Francesco Paleari, Pinerolo, 1961.
- Articolo de “La Voce del Popolo”, di don Giuseppe Accornero, 26/12/2010.
- Luigi Crivelli, Il venerabile Francesco Paleari, Torino, Ed. San Paolo, 2001.

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Memoria del Beato Francesco Paleari

COMMEMORAZIONE
CELEBRAZIONE EUCARISTICA
OMELIA Mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano

Eppure è più facile


1. Eppure è più facile
Eppure è più facile essere buoni invece che cattivi e si vive meglio e l’animo è più lieto.
Sembra che venga più spontaneo farsi valere con l’arroganza, farsi strada con la prepo-
tenza, farsi notare con l’ostentazione.
Eppure è più facile essere magnanimi invece che meschini, essere umili invece che
superbi, e i rapporti diventano più semplici, e l’incontrarsi è più gradito.
Sembra più naturale pensare ai propri affari e prendersi cura della cerchia ristretta dei
familiari.
Eppure è più facile essere generosi con coloro che sono nel bisogno piuttosto che
chiudersi nell’indifferenza o nell’egoismo, nell’ossessione per la propria sicurezza e
il proprio benessere. E la generosità anche verso chi risulta estraneo e addirittura
antipatico o persino ostile abita il cuore come una specie di beatitudine.
Sembra inevitabile reagire al male con il male, cercare la vendetta e far soffrire chi
ci ha fatto soffrire, aspettare l’occasione per farla pagare a chi ci ha causato un danno.
Eppure è più facile perdonare invece che conservare rancore e risentimento verso chi
ci ha fatto del male e l’animo è più tranquillo e il pensiero dell’incontro con Dio
nell’ultimo giudizio è più sereno e fiducioso.
Eppure è più facile essere misericordiosi e lasciarsi ispirare da pensieri di compassione
piuttosto che essere calcolatori, avidi, vendicativi.

2. Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi
Non parlate troppo male dell’umanità, piuttosto leggete la vostra vita e la vostra
esperienza.
L’esperienza ci insegna che è più facile e fa bene essere buoni e amare. La rivelazione
ci aiuta a entrare in questo mistero e a capire da dove venga questa inclinazione al
bene che abita nell’umanità.
E infatti il bene è più facile del male perché noi siamo figli di Dio, siamo stati amati
da Dio e creati a sua immagine e somiglianza. Carissimi, se Dio ci ha amati così anche
noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Tutte le manifestazioni dell’amore possono
esistere perché sono generate da questa appartenenza. La misericordia è la manife-
stazione di questa familiarità con Dio: siate misericordiosi, come il Padre vostro è
misericordioso. Il perdono è frutto del perdono ricevuto: “come il Signore vi ha
perdonato, così fate anche voi”.

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3. Il beato Francesco Pogliani
La vita di quel santo prete che è stato il Beato Francesco Pogliani è una testimonianza
persuasiva della via raccomandabile per una vita facile e serena. Non sono mancate le
fatiche a don Francesco, non sono mancate le sofferenza, non è mancato l’incontro
con il dolore innocente e i drammi delle persone accolte nella Piccola Casa. E tuttavia
don Francesco ha sempre dato l’immagine di un prete sorridente e contento di fare
del bene. Ha vissuto una vita credendo alle parole di Gesù e mettendole in pratica, con
sollecitudine caritatevole e attenzione anche alle piccole cose che rendono più facile la
vita agli altri.

4. Una responsabilità per la comunità di Pogliano?


La comunità di Pogliano ha un grande affetto per don Francesco e ha vissuto la sua
beatificazione con intensa partecipazione. Ne venera ora le reliquie. Forse ci si aspetta
anche un miracolo perché la Chiesa proceda alla canonizzazione.
Il miracolo da chiedere stasera è piuttosto che Pogliano assuma la responsabilità che
consegue al fatto di essere il paese di don Francesco Paleari.
Pogliano non ha fatto molto per don Francesco. L’ha consegnato ancora ragazzo al
percorso formativo dei Tommasini presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza del
Cottolengo e poi l’ha ricevuto come un santo. Il miracolo che chiedo questa sera è che
la carità, la misericordia, la generosità che Gesù comanda nel vangelo diventi pratica
quotidiana, diventi convinzione condivisa ed esperienza ordinaria. Che tutti gli abitanti
di Pogliano si convincano che è più facile fare il bene, che è più facile essere generosi
e attenti ai bisogni degli altri, che è più facile cercare la riconciliazione e il perdono e
certo è più lieto l’animo che condivide i sentimenti di Gesù e si rivela consapevole di
essere figlio di Dio e di assomigliare a Lui, il misericordioso Padre di tutti.

14
Voi siete tutti fratelli

RIFLESSIONI
Queste parole del Signore Gesù contengono una profondità di vita e di esperien-
za che non finiamo mai di scoprire e fare nostra. Quest’appartenenza comune che ci
libera il cuore e ci permette di andare incontro a ogni persona così com’è, con i suoi
doni, la sua storia e i suoi limiti, di amarla, servirla e saper gioire della sua presenza, a
volte è oscurata e sfigurata, ma i tempi di prova e di difficoltà come quello che stiamo
vivendo, ci aiutano a rafforzarla. Tutti abbiamo qualche episodio da condividere, ed è
bello cogliere qualcosa dalla testimonianza di don Paleari. Predicando ai chierici ebbe
ad affermare: “Non c’è un solo Padre di tutti noi? Non ci ha creati un solo Dio? Siamo
tutti uomini senza distinzione di sesso, condizione, di patria, di partito, di classe, di
casta ecc... Così amava S. Giovanni Evangelista, S. Paolo, S. Vincenzo de’ Paoli, il Beato
Cottolengo, così più o meno tutti i santi. Non così il mondo. Esso distingue tra ricco e
povero, tra dotto e ignorante, tra il genio e lo scemo, tra carcerato e libero, tra savio e
pazzo. Vorrebbe perfezionare la specie umana, come una razza di bestie, facendo una
selezione degli individui migliori e gli altri abbandonarli e magari sopprimerli. Orribile!
Come cristiani siamo tutti fatti a sembianza di uno solo e siamo anche figli di un solo
riscatto!“ (1).
E non erano solo parole... il profondo rispetto verso l’altro in quanto altro e portatore
di una luce propria, di un mistero irriducibile alla propria limitata comprensione gli
ispirava propositi come questo: “Incontrando un povero qualunque dirò col cuore: io
sono più misero di lui e se mi saluta non lascerò di risalutarlo, anzi se mi sarà permesso
sarò io il primo a fargli segni di rispetto” (2).
Appartenenza comune è capacità di solidarietà, nelle gioie e nei dolori ad imitazione
di quel Dio in cui crediamo che sa soffrire, come ogni padre e ogni madre. Quando un
giorno lo scopriremo, ci vergogneremo di tutte le accuse che gli abbiamo rivolte in
vita. Don Paleari partecipava di cuore alle sofferenze che, come sacerdote, veniva a
conoscere.
Scriveva alla famiglia Mocchetti in un momento di difficoltà: “Prendo viva parte
alla vostre pene e vi raccomando tutti come se foste di mia famiglia nella S. Messa,
affinché Gesù vi dia presto tante consolazioni quante sono le presenti tribolazioni.
Che volete? Gesù e Maria hanno operato la nostra redenzione in Croce e sotto la croce
e bisogna che anche noi compiamo la nostra salute per mezzo della Croce che è la
Via Regia che conduce al bel Paradiso. Coraggio e avanti in Domino” (3). Di fronte

(1) Meditazioni ai Chierici, Vol. IX, 265 -266


(2) Propositi esercizi spirituali 1888, Vol. I
(3) Lettera a Orsolina Mocchetti, 1933, Vol. XXXI, 260

15
alle oscurità interiori che sembrano inghiottirci senza rimedio don Paleari sapeva dire
qualcosa: “Creda che quelle lacrime che veggo talora cadere dagli occhi di Carolina
le sento cadermi sul cuore come gocce di piombo fuso...non piango perché temo
di accrescere la sua ambascia, ma dentro mi sanguina il cuore. La prego pertanto
di stare allegra in Domino e di persuadersi che Gesù le vuole tanto, ma tanto bene,
incomparabilmente più di quanto Le possa dire io o lei possa immaginare. Deponga
quindi quei dubbi infondati, quei vani timori, quei quasi scrupoli che troppo affannano
il suo spirito retto e delicato” (4). Appartenenza comune è saper considerare propria la
gioia di un altro e saper incoraggiare: “ Il Signore vi diede non uno o due, ma cinque
talenti: tocca a voi farli fruttificare “ (5).
Flaminia Marchisio ,fondatrice e direttrice dell’opera di assistenza sociale per mino-
renni “Pozzo di Sicar”, ricorda: “Una ragazza colombiana non vedendo nessuna speran-
za di sistemazione né per sè né per suo figlio, era in preda alla disperazione e pensava a
un suicidio. Ma dopo aver conferito col servo di Dio si sentì così tranquilla e rasserenata
che depose ogni idea di suicidio, e si adattò con piena rassegnazione alla sua condizio-
ne” (6).
Appartenenza comune è saper guardare a se stessi come alla cellula viva di un corpo
e avere fiducia nel bene che Dio opera attraverso di noi. “Nessuno è isolato a questo
mondo e nessuna vocazione è egoistica. Chi può dire l’influenza che una persona esercita
sulle altre col suo esempio, colle sue esortazioni e con i consigli, con la preghiera, con
la stampa, con l’autorità? Nessuno” (7). Appartenenza comune è camminare in mezzo
al popolo di Dio, insieme al popolo santo a cui apparteniamo in forza del Battesimo e
a cui siamo felici di appartenere per crescere nella fede, nell’umiltà e nella carità: “Due
sono i fattori della fede: la grazia di Dio e la libera cooperazione dell’uomo. Quella che
rifiuta la fede non è la sapienza, ma la superbia. Nel popolo si trova più fede non perché
c’è più ignoranza, ma perché c’è più umiltà. Eppure non bisognerebbe dimenticare
che siamo tutti popolo dinanzi a Dio, i dotti sono popolo, i grandi sono popolo: guai
a quei pigmei miserabili che vogliono fare i giganti...Dio solo è Grande! Servire Dio è
regnare!” (8). Appartenenza comune è saper ricevere l’incoraggiamento degli altri e
potersi fidare nel mostrare la propria debolezza, come accadde a don Paleari quando
nei primi attacchi della sua ultima malattia poteva scrivere all’ex- prefetto di Torino
suo caro amico: “Avevo bisogno anch’io di provare certe illusioni della vita non mai
sentite: anch’io ho perduto la sanità, la memoria molto diminuita, l’intelligenza debole.

(4) Lettera alla Sig.na Martinolo, 1912, Vol. XXXI, 290


(5) Lettera a don Felice Pozzo, 1929, Vol. XXXI, 137
(6) Positio p. 164
(7) Vol. XXVIII, 64
(8) Meditazione ai Chierici, Vol. XIII, 204

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Non parlo delle dimissioni dalla Curia e dal Seminario dove da anni esercitavo il mio
ministero.. sono rimasto quel semplice sacerdote in servizio dei poveri del Cottolengo
che mi voleva la mia vocazione. Sono di nuovo il Don Paleari che fui per anni e stavo
molto più tranquillo coi miei poveretti soltanto. A questi spero di dedicare quel po’
di tempo che la Provvidenza vorrà lasciarmi ancora. Oh vanità delle vanità diceva
Salomone... ma altro è dire, altro è sentire questo vuoto... come mi pare di sentirlo al
presente. Ringrazio del ricordo che avete avuto nella cappella della Porziuncola per
questo poveretto” (9).
Appartenenza è l’esperienza di chi sa di avere un Padre nei cieli. “È il Padre nostro,
che pensa e provvede a tutti e noi lo dobbiamo imitare. Per mostrare l’amore che
abbiamo per gli altri uomini come fratelli preghiamo a vicenda. Considerarlo Padre
nostro toglie le invidie, la superbia, le inimicizie e unisce le forze. Tutti pregano per i
singoli e i singoli per tutti. Il Padre nostro è nei cieli: “I cieli sono i cieli del Signore e
ha dato la terra ai figli degli uomini” (Sl115,16). Egli è Colui che è nei cieli, non il cielo
corporeo. Solleva la mente da terra, esercita la tua speranza. Obiezione: da un trono
così alto non mi perde di vista? “Abita in alto e guarda verso l’umile” (Sl 138,6). Non
posso avere Dio qui in terra? Tu sei come un bambino del re che non potendo salire i
gradini del trono obbliga il Padre re a discendere. Il Padre può tutto perché domina
tutte le creature a lui sottoposte.” (10).

Quella benedetta appartenenza comune


Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta
inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e
disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare
insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti...
La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò
che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con
abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di
evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per
far fronte all’avversità.
Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo
i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora
una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci:
l’appartenenza come fratelli. (Venerdì, 27 marzo 2020, Meditazione del Santo Padre)

MONASTERO COTTOLENGHINO
“ADORATRICI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE”

(9) Lettera ad Agostino Traci, ex Prefetto di Torino, 1936, Vol. XXXI, 247
(10) Meditazioni ai Chierici nelle ferie fatte all’Eremo, Vol. XI, 175-178

17
La cura personalis
APPROFONDIMENTI
nella vita del Beato Francesco Paleari

Introduzione
La santità è solita a dare fiori e frutti in ogni stagione e la comunità dei credenti
gode fecondità. La vita del Beato Francesco Paleari (ottobre 22, 1863- maggio 7, 1939),
era per i suoi figli spirituali, e in modo tutto particolare per i figli della Piccola Casa,
un susseguirsi di fiori e frutti, consumati per nutrire il cammino di fede. Con tutta
probabilità, accoglieva i suoi molteplici impegni nel servizio del popolo di Dio nelle
diverse mansioni sempre in obbedienza ai superiori. Sono in molti a godere ancora oggi
dei suoi frutti, grazie alle testimonianze, i suoi scritti e la conferma della sua santità
da parte della Chiesa. Afferma Cardinale Angelo Amato, «Il tempo non tocca i santi,
perché la santità è come una pietra preziosa o come l’oro,che col passare delle stagioni
acquista più valore» (1).
In questa breve presentazione, si vuole mettere in evidenza i molteplici servizi affidati
a lui come una cura personalisspecificamente sua, mostrando l’accompagnamento
spirituale alle persone singole come elemento centrale non solo del suo ministero ma
anche della sua spiritualità sacerdotale.

Accompagnamento spirituale come elemento della spiritualità del Beato Paleari


E ben documentato l’aspetto della vita del beato cottolenghino, come abbiamo
rilevato, nel suo impegno di accompagnare i suoi figli e figlie spirituali nella loro
esperienza di crescita umana e spirituale. Questo impegno è molto più evidenziato nel
suo premuroso aiuto ai giovani seminaristi nella ricerca della volontà di Dio a riguardo
della propria vita.
A partire da una visione di crescita spirituale, si può individuare il percorso che
ha trascorso nel raggiungere un primo insieme di qualità essenziali (2). Viveva la sua
vita convinto della necessità dell’accompagnamento spirituale per la crescita nella vita
interiore. Scriveva: La nostra ragione e coscienza ha bisogno del dono del Consiglio.

(1) A. AMATO (Cardinale), “La santità alla luce dell’esortazione apostolica


«Gaudete et Exsultate» di Papa Francesco. Riflessioni”, in Mysterion 12 (2019/1), p. 8.
(2) Cf. CH. A. BERNARD, Teologia spirituale, 373.

18
Il consiglio è parte della virtù della prudenza e la perfeziona con molto tempo e fatica.
Invece il dono del Consiglio in un istante ci fa vedere il da fare… Per ottenerlo ci
vuole la preghiera, l’umiltà, un gran sentimento della nostra pochezza di mente, di
esperienza, distacco dalle nostre opinioni; inoltre prendere consiglio, non dai cattivi
consiglieri, dagli adulatori, ma dai veri amici, dagli uomini saggi, dal proprio padre
spirituale (3).
I seguenti accostamenti sono emersi come importanti nel definire la spiritualità
sacerdotale del beato cottolenghino.

a) Uomo sottomesso a Dio e alla sua Chiesa


La consapevolezza che tutta la sua autorità veniva solo da Dio e che svolgevail suo
servizio della Chiesa e nella Chiesa era evidente.”Bisogna obbedire a Dio piuttosto che
agli uomini’’ (Atti 5,29). Questo grande principio biblico sull’obbedienza ha un carattere
profondamente liberante, rende il credente veramente libero e capace di rendere la
sua vita feconda. Nella visione biblica, infatti, l’obbedienza è inseparabile dalla libertà
La libertà a sua volta è fondamentale per la crescita umano-spirituale, e solo obbedendo
all’Evangelo si entra nella pienezza della vita. Questo principio sembra essere stato
chiaro al nostro beato. Predicava ai chierici:
- l’obbedienza ha tre gradi. L’eseguire, il conformare la volontà a quella di Dio,
conformare il giudizio (a quello del superiore) per quanto si può. Quando mi
fosse evidente che l’ordine è maldato per malizia o per ignoranza, ma non è
peccato evidente, non posso conformare il mio giudizio al suo, però non perdo la
perfezione dell’obbedienza pensando alla volontà assoluta o permissione di Dio, i
cui giudizi sono sempre giusti, e conformo il mio giudizio a quello di Dio (4).

b) Missione del portatore di verità


L’accompagnatore spirituale deve essere una persona con una sana dottrina e una
teologia che sia in grado di riconoscere la centralità di Dio, la realtà dell’uomo come
creatura, l’importanza dell’indifferenza come espressione di una piena libertà, l’esistenza
del peccato come una realtà contro la grazia divina, l’importanza dell’Incarnazione di
Gesù, il Figlio Unico di Dio e il vero sentimento che dobbiamo avere con, nella e per
la Chiesa. «Voglia il Cielo – dice Papa Francesco in Gaudete et exsultate, 24 – che
tu possa riconoscere qual è quella parola, quelmessaggio di Gesù che Dio desidera
dire al mondo con la tua vita».

(3) FRANCESCO PALEARI (Beato), Gli Scritti, Meditazioni ai Chierici, Vol. IX,
314-315 (corsivo è nostro).
(4) FRANCESCO PALEARI (Beato), Gli Scritti, Meditazione ai Chierici, Vol. XIII, 110.

19
Il beato Paleari era in grado di collegare questa sua conoscenza della teologia con
la realtà della sua vita e la vita dei suoi figli e figlie spirituali. Il beato cottolenghino
si è lasciato plasmare, trasformare, e rinnovare dallo Spirito. Come dice il Papa nello
stesso paragrafo, «Il Signore la porterà a compimento anche in mezzo ai tuoi errori e
ai tuoimomenti negativi, purché tu non abbandoni la via dell’amore e rimanga sempre
aperto allasua azione soprannaturale che purifica e illumina».

c) Esperto di esperienza spirituale


Si intravede la convinzione del nostro beato sulla vita interiore e la necessità
dell’esperienza spirituale, cioè, il “gustare” Dio. Scrive:
Alcuni si contentano della vita esterna, ma questa non basta. Dice Gesù nel Vangelo:
“Se la vostra giustizia non è maggiore di quella di scribi e farisei...”(Mt 5,20) e
la giustizia di costoro era tutta esterna, belle apparenze, sepolcri imbiancati.
Ci è necessaria la vita interiore, che ci fa trovare Dio, gustarlo, ascoltarlo (5).
La figura del beato spicca come uomo di un’esperienza spirituale profonda, la quale
era in grado di essere vicina nel processo dell’itinerario dell’uomo verso Dio.

d) Ascoltatore dinamico
Don Paleari si mostrava capace di sviluppare la prudenza, come la manifestazione
della sua capacità di esprimere un giudizio pratico e accertato sui propri bisogni e sulle
disposizioni delle persone accompagnate.Questa capacità emerge da una meditazione
durante un corso di esercizi predicati ai preti:
La nostra vita è come un viaggio che facciamo dall’esilio di questo mondo alla nostra
patria del Paradiso. Nel viaggio spirituale della perfezione si trovano tre termini:
il peccato da cui dobbiamo dipartirci e ciò si fa per mezzo della via purgativa, le virtù
per le quali dobbiamo passare per giungere al nostro ultimo fine il che si ottiene per
mezzo della via illuminativa, e finalmente Dio, al cui possesso dobbiamo giungere,
come al fine ultimo di tutto il viaggio spirituale. Distrutto il male bisogna edificare (6).
Nell’ascolto dei suoi figli e le sue figlie spirituali il beato teneva conto non solo del
male da sconfiggere ma soprattutto il rapporto con Dio da costruire, che in fin dei conti
era l’unione con Dio. Il direttore spirituale è soprattutto quella figura che a nome della
Chiesa assicura il credente dell’aiuto necessario per proseguire nel cammino di santità,
ruolo che il Beato ha saputo incarnare lungo la vita.

(5) FRANCESCO PALEARI (Beato), Gli Scritti, Vol. XXVIII (manoscritti), 298.
(6) FRANCESCO PALEARI (Beato), Gli Scritti, Esercizi al clero (manoscritti), Vol. IV, 554.

20
e) Uomo in contatto con la propria miseria
Il beato Paleari visse come una persona in continuo contatto con la propria miseria,
capace di esprimere questo con sincerità ed umiltà, e soprattutto di discernere gli spiriti
alla luce della volontà che Dio, comunicandolo a chi accompagnava. Ebbe modo di
esprimerlo cosi, scrivendo a suo nipote:
- se io avessi corrisposto bene alle grazie fattemi da Dio, certo avrei da rallegrarmi in
Domino. Ma la mia coscienza mi ricorda purtroppo le mie ingratitudini e infedeltà
e mi sento più voglia di piangere che di ridere penso tante volte di essere la brutta
copia di prete e che voi ne sarete la bella copia e questa speranza mi consola (7).

CONCLUSIONE

Oggi più che mai, abbiamo bisogno di uomini capace di comprendere la vita di
fede, l’esperienza spirituale stessa ed itinerario di maturazione spirituale come il nostro
beato. In una sintesi estremamente schematica finirei così:
a) Nella curapersonalis,il primato è la consapevolezza del primato di Dio, e quindi,
l’obbedienza dovuto a Lui e la sua Chiesa;
b) l’accompagnamento spirituale considera soprattutto l’esperienza spirituale, fattore
evidente dalla vita del beato Francesco Paleari;
c) per comprendere bene la dinamica della direzione spirituale, occorre anche
esercitare l’esperienza spirituale in modo personale, per comprenderla e per
sottoporla alla prova.
La sua vita santa sia ancora oggi un richiamo alla centralità dell’accompagnamento
spirituale per i credenti.
Don Nicholas Kirimo S.S.C.

(7) FRANCESCO PALEARI (Beato), Lettera al nipote don Ambrogio Chiesa,


1911, Vol. XXXI, 66.

21
AREA RELAX

IRENE RICCIOTTI - V PRIMARIA SCUOLA COTTOLENGO

tre P:
“Il Signore ci manda le sofferenze per
per Pena, per Prova, per Premio
Se tale è la volontà di Dio bisogna farla per forza ed è meglio
rassegnarvisi volenterosamente e il Signore penserà e provvederà.
Non per forza, ma per amore, o meglio per forza d’amore”.

unisci i puntini
e colora

22
IL BEATO PALEARI ORIZZONTALI
2 Signore insegnami
scopri quanto ti ricordi del Beato ad essere...
1 ripeteva il Beato
3 Un detto del Beato:
2 “la .... stanchi
l’altrui malvagità”
8. Una delle materie
insegnate
3 4 dal Beato ai chierici
9. Mese di nascita
del Beato Paleari.
10. “Soprannome”
dei seminarististi
della Piccola Casa
11. Nome del Beato
5 6

10

VERTICALI
1. Sacerdoti Cottolenghini
della Santissima...
4. Concessione all’autorizzazione di stampa...
5. Come era soprannominato
il Beato Paleari?
11
6. 17 Settembre 2011
7. Piccola Casa
della Divina Provvidenza, ovvero... “la soluzione sul prossimo numero”

23
14-18 Settembre 2019
NEWS
La Comunità Pastorale “Beato Francesco Paleari” in collaborazione con il Comune
di Pogliano Milanese ricordano l’80° Anniversario della morte del Beato Paleari
accogliendo la sua urna.
SABATO 14:
l’urna del Beato Paleari arriva
alla chiesa parrocchiale
di Pogliano Milanese.
DOMENICA 15:
S. Messa nella festa
della Comunità Pastorale
presieduta dal superiore generale
della Piccola Casa della Divina Provvidenza
Cottolengo, P. Carmine Arice
LUNEDÌ 16:
S. Messa e momento di preghiera
per gli ammalati
MARTEDÌ 17: anniversario della Beatificazione
MERCOLEDÌ 18: memoria liturgica del Beato Francesco Paleari

Marzo 2020
Il Collegio Direttivo della Piccola Casa della Divina Provvidenza, su proposta del
Padre, ha deciso di dare definitiva collocazione delle reliquie del Beato Francesco
Paleari sotto l’altare della Cappella di san Giuseppe, come quelle del Beato Luigi
Bordino sono state collocate sotto l’altare del Sacro Cuore di Gesù.
Il reliquiario è stato disposto temporaneamente accanto all’altare della Cappella
di san Giuseppe, perché vi è l’intenzione di esporre direttamente il corpo, essendo
ancora integro, provvedendo solo ad una sottile maschera di cera.
In attesa dunque di questo ulteriore intervento, il 18 marzo 2020, avendo
purtroppo la Chiesa chiusa al popolo a causa dell’epidemia di coronavirus, privata-
mente la teca contenente il corpo del Beato Paleari è stata spostata dalla cappella
della Madonna del Rosario a quella di san Giuseppe.
Voglia questa maggior visibilità delle sue reliquie, aumentare la nostra fede, la
nostra speranza e la nostra carità sull’esempio di don Franceschino che ha amato
Dio e i fratelli con generosità e spirito evangelico.

24
Giugno 2020
Il 6 giugno 2020 presso la cappella della comunità dei sacerdoti del Cottolengo,
il seminarista Janaiah Eeri ha rinnovato la promessa di obbedienza al padre
generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza. A lui i migliori auguri per
il suo cammino verso il sacerdozio.

Janaiah Eeri rinnova la promessa di obbedienza al Padre generale


della Piccola Casa don Carmine Arice

Il 7 giugno hanno festeggiato il 50°


di ordinazione sacerdotale don
Pasquale Schiavulli e don Roberto
Provera. Si tratta di un traguardo
importante. Preghiamo affinché i
confratelli festeggiati continuino il
loro servizio sacerdotale sull’esempio
del santo Cottolengo e del beato
Paleari.

da sinistra a destra:
don Pasquale Schiavulli,
don Roberto Provera

25
Il «DEO GRATIAS»
riconoscente

La nostra RIVISTA «AGLI AMICI DEL BEATO PALEARI»


viene inviata gratuitamente a quanti ne fanno richiesta.
Saremo grati ai lettori
che vorranno inviarci indirizzi di persone
che gradirebbero la pubblicazione.

Per la relazione di “Grazie ricevute”


o richiesta di immagini, biografie e ricordi
indirizzare a:

Via Cottolengo, 14 -10152 TORINO


Tel 011.52.25.111
(chiedere di don Emanuele)
Email: causa.paleari@cottolengo.org

Per offerte:
c/c postale intestato a:
Piccola Casa della Divina Provvidenza n. 20956108

causale: per la causa “Beato F. Paleari”

Bonifico intestato a: Piccola Casa della Divina Provvidenza


presso: INTESA SANPAOLO spa
P.zza P. Ferrari n. 10 - 20121 Milano
IBAN: IT52 X030 6909 6061 0000 0062 850
causale: per la causa “Beato F. Paleari”

26
PREGHIERA AL BEATO INTERCESSIONI
O Dio Padre misericordioso,
che hai reso il Beato Francesco Paleari, sacerdote,
capace di farsi tutto a tutti,
concedi a noi per sua intercessione di imitare generosamente
la dedizione apostolica di cui rifulse la sua vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen

27
«Non per forza,
ma per amore,
o meglio:
per forza d’amore»

Reliquiario contenente il cuore


del Beato Francesco Paleari

Impaginazione e stampa: Daniele Meriano (Riva presso Chieri / Trofarello) • e-mail: info@danielemeriano.it

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