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P. Italiane - Sped. in A.P. - «D.

L
353/2003 (conv. in L. n. 46,
27.2.2004) art. 1, c. 2 - D.C.B. TO»

Anno XXXVII – N. 1
I Semestre 2019

1
A G L I AMICI
D E L B EATO
F R A N CESCO Spedizione in abbonamento postale
Anno XXXVII - n. 1 - I semestre 2019
PA L E A RI

SOMMARIO

– Editoriale p. 3
- L’80° anniversario della morte
del Beato Paleari p. 4
- Una preziosa testimonianza
sulla morte del Paleari p. 5
– La Passione di Gesù commentata
da don Francesco Paleari p. 6
Direttore Responsabile – La carità umile del Cottolengo p. 11
d. Lino Piano
– Notizie cottolenghine:
Redattore
d. Francesco Gemello – Convegno: la salute un diritto
Redazione e Postulazione anche per gli indigenti? p. 13
Piccola Casa Della Divina
Provvidenza – La ristrutturazione
Via Cottolengo, 14 della succursale di Alba p. 15
10152 Torino
– Firenze: inaugurato l’alloggio
Tel. 011-52.25.111 “Pier Giorgio Frassati” p. 17
– Cuneo: la mostra
Il bollettino non ha quota
di abbonamento ma è “Con i miei occhi” p. 18
sostenuto con offerte
libere dei lettori: – La Piccola Casa è approdata
C.C.P. 20956108 a Goa (India) p. 20
intestato a: Piccola Casa
Divina Provvidenza – Presso la tomba p. 22
specificando la causale
del versamento – Il «Deo Gratias» riconoscente p. 23
2
EDITORIALE

Il presente numero della rivista del Beato Paleari esce con notevole ritardo
per impreviste difficoltà di stampa e miei problemi di salute.
Nel frattempo sono state celebrate nella Piccola Casa due importanti ricor-
renze festive: la Santa Pasqua e la festa di San Giuseppe Benedetto Cottolengo.
Non mancano negli Scritti del Beato Paleari le prediche relative alla Pasqua
e alla festa del Fondatore della Piccola Casa.
Ci limitiamo a riportare un suo “Commento alla Passione di Gesù” e
“La carità umile del Cottolengo”.
Pogliano Mil.se ha ricordato l’ottantesimo anniversario della morte del
suo amato Franceschino ed ha comunicato la bella notizia dell’arrivo dell’urna
in paese nel prossimo settembre.
Seguono alcune importanti notizie su avvenimenti della Piccola Casa.
A tutti gli amici e alle comunità cottolenghine auguro di cuore “Buone
Vacanze”.

Don Francesco Gemello


Via Cottolengo 14 - 10152 TORINO
“dongemello@gmail.com”

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L’ottantesimo anniversario
della morte del Beato Paleari

Carissimo don Gemello,

domani a Pogliano - con una solenne concelebrazione eucaristica pre-


sieduta da Don Aldo Sarotto, sacerdote cottolenghino - sarà ricordato l’ottante-
simo anniversario della nascita al Cielo del nostro caro Beato don Paleari.
Sarà occasione per annunciare a tutti una grande notizia che avremo la gioia di
comunicare a seguito di una richiesta inoltrata qualche mese fa al Cottolengo e
che ha trovato risposta positiva presso il superiore generale Padre Arice.
La salma di “don Franceschino” sarà venerata nella sua terra natale, a Pogliano,
dal 14 al 18 settembre di quest’anno.
Ringraziamo il Signore per i prodigi che ha compiuto in questa terra
donandoci un Suo umile servitore su cui è rifulsa la luce del Suo Amore.
Deo Gratias!

Pogliano, 6 maggio 2019 Mario OTTOLINI

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Una preziosa testimonianza
sul Beato Paleari

Padre Lorenzo Chiesa del PIME, tommasino dal 1937 al 1942, compaesa-
no e compagno di classe di don Benvenuto Paleari, ordinati presbiteri lo stesso
giorno, in data 10 gennaio 2019 ci scrive:

La ragione principale per cui le scrivo è per ringraziarla dell’ultimo numero


di “Agli amici del beato Francesco Paleari” di cui lei, ho notato, è il redattore. L’ho
letto dalla prima all’ultima parola facendo la fatica di uno come me, che ha un
occhio inservibile e l’altro quasi, e che si destreggia con la lente d’ ingrandimento.
Per fortuna viviamo nell’era dei PC con i quali è possibile ingrandire i testi…Ho
frequentato anch’io il beato Paleari, gli ho servito la s. Messa che egli celebrava
in privato nella cappella che, se non sbaglio, era detta delle Reliquie. Ogni due
settimane chiamava in camera il pronipote Benvenuto e me, entrambi tommasini
di prima e seconda ginnasio. Lui sapeva che eravamo lontani dalle famiglie e che
non ricevevamo molte visite. Ci dava qualche caramella o biscotto, s’interessava
dei nostri studi senza insistenza per evitare un eventuale nostro imbarazzo e,
naturalmente, dava una benedizione a noi e a suor Angelica.

Il ricordo più vivo e più prezioso che


ho di lui è quello di essere stati presenti
(don Benvenuto e io) alle ultime ore
prima del suo passaggio in Paradiso.
Non so chi abbia avuto l’idea o l’ispi-
razione di chiamare al suo capezzale
due bambini di quasi tredici anni come
noi. Ricordo vari dettagli di quella sera
di maggio. Io ero in piedi alla sinistra
di don Paleari all’altezza della sua mano, Benvenuto alla destra. Non c’erano
molte persone in quella stanzetta piuttosto piccola da contenere a fatica il letto,
un modesto scaffale di libri e uno scrittoio appoggiato su una pedana di legno
per ripararlo dal freddo del pavimento. Seduto allo scrittoio e attento ai segni
di vita di don Paleari, c’era don Carlo Chiesa, prevosto milanese a Baggio di
Milano, originario di Pogliano e fratello di una suora di clausura del Cottolengo.
In fondo al letto, inginocchiata su uno sgabello, c’era una Suora che, calcolai

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dopo, era la Superiora della Suore del Cottolengo. Naturalmente era presente
suor Angelica che assisteva don Paleari dall’inizio della sua malattia.

Non ricordo di essere stato presente al momento del trapasso. Qualcuno ci


deve aver detto di ritornare alla Famiglia dei Tommasini, perché era ormai quasi
sera e l’ora della cena.

Caro don Gemello, smetto augurandoti un Anno nuovo sereno con qualche
fastidio in meno e qualche consolazione in più. Memento ad invicem.

p. Lorenzo Chiesa, pime

La Passione di Gesù commentata


da don Francesco Paleari
Calava il sole del giovedì e l’ultima sera si avvicinava per Gesù.

Cenato l’ultima volta coi suoi discepoli e dettato quasi il suo testamento
con le sue più infuocate parole, Gesù leva gli occhi al cielo e: “Padre, dice, l’ora
è giunta, io vengo a te”, esce dal Cenacolo, scende nella valle di Giosafat,
valica il torrente Cedron, entra nell’orto del Getsemani. Taciturni e mesti
lo seguono i discepoli. Portiamoci anche noi in quell’orto; qui comincia la
dolorosa passione Gesù si volge ai discepoli: “Sedete qui… pregate, affinché
non entriate in tentazione”. E presi con sé Pietro, Giacomo e Giovanni (testimoni
già della sua gloriosa trasfigurazione ed ora del suo dolore), comincia ad essere
spaventato e grandemente angosciato. Gesù dice loro: “L’anima mia è afflitta
fino alla morte, restate qui e vegliate con me”. Quanto è dolce vegliare con Gesù
al letto dei suoi poverelli…. Andato poi innanzi, quasi una gittata di pietra, si
prostra sulla sua faccia e prega: “Padre mio, se è possibile passi da me
questo calice, però non la mia, ma la tua volontà sia fatta”. Pregò e agonizzò
per un’ora…. Noi adoriamo, tacendo, quel solenne momento di dolore e di pre-
ghiera. Benedetta preghiera, unico conforto di un cuore angosciato e che ci con-
forma alla volontà di Dio!
Non l’intesero gli apostoli che dormivano. Gesù venuto a loro li rimpro-
vera dolcemente: “Così non avete potuto vegliare un’ora sola con me, vegliate
e pregate che non entriate in tentazione, lo spirito è pronto, ma la carne è
inferma”. Ritorna alla preghiera e di nuovo ai discepoli che trova ancora

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addormentati. Allora entra in agonia ed ecco il sudore, ecco il sangue che goccia
per terra.
Chi lo percuote, chi lo schiaccia? Non sono i flagelli, non è il peso della
croce, sono i nostri peccati, la nostra ingratitudine…. Gesù non è colpevole e
piange a lacrime di sangue. Noi siamo i peccatori, piangiamo almeno lacrime
di vera contrizione; non vogliamo più dormire come gli apostoli, veglieremo
sui nostri sensi e pregheremo. Finalmente Gesù si leva, confortato dall’angelo
del cielo, si avvicina ai discepoli e svegliateli: “Basta, dice, l’ora è giunta, il Figlio
dell’uomo sarà consegnato in mano dei peccatori, su,andiamo, il traditore è
già vicino”: Ed ecco apparire tra pianta e pianta un fioco barlume, ecco udirsi
un cupo rumore di voci confuse e di passi concitati. Era Giuda con la feroce
masnada. Gesù l’attende, il perfido gli si avvicina e simulando il consueto
saluto dei Giudei lo bacia sacrilegamente in fronte. Oh, ipocrita scellerato!
Ma che? Giuda tradisce Gesù una volta sola, ed io quante volte? Gesù mi
stampò più volte in faccia il bacio del perdono, ma io risposi col bacio di Giuda.
Io merito un ben più duro rimprovero di quello che Gesù fece a Giuda colla
sua dolcezza: “Amico, a che sei venuto? Giuda, con un bacio tradisci il Figlio
dell’uomo?”
Tali parole dovevano squarciare un cuore di pietra; nulla fecero sul cuore di
Giuda, tanta cecità di mente, tanta durezza di cuore può portare una passione
trascurata nei primi suoi moti disordinati!
Intanto gli sgherri, al noto segnale, si fanno sopra Gesù. Questi li interroga
con mansuetudine: “Chi cercate? Gesù Nazareno. Sono io”. Gli sgherri come
fulminati retrocedono e cadono percossi dall’onnipotenza di Gesù. Rialzati
poi da Gesù stesso, furibondi gli si avventano addosso. Pietro fatto impe-
tuoso taglia l’orecchio ad uno sgherro, ma Gesù lo rimprovera e rimette l’orecchio
a Malco. Così si vendica Dio; sono tali le nostre vendette? Gesù legato stretto
è trascinato fuori del Getsemani. I discepoli sono fuggiti. E Pietro che ha
giurato di andare alla morte piuttosto che lasciarlo? Gesù si lascia legare
perché noi abbiamo spezzato i dolci legami della sua legge. Gesù si lascia
trascinare dagli sgherri insultanti perché noi non abbiamo voluto seguire le dolci
sue ispirazioni. Gesù, non permettete che io ancora abbia a lasciarvi come i
discepoli. Lontano da voi non ho pace, tenetemi sempre stretto a voi, unico scudo
dell’anima mia, unico riposo del mio cuore.
2ª parte. È notte buia e silenziosa. Solo il rumore della sbirraglia che
trascina Gesù rompe il silenzio. Si entra in città e data intorno la voce che

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Gesù Nazareno è tradotto legato innanzi alla giustizia, il popolo ebbro di
gioia infernale trabocca dalle case e si accalca sul passaggio di Gesù per
insultarlo. Quanto è volubile Gerusalemme: cinque giorni prima la stessa
folla con le palme e gli osanna applaudiva quello stesso Gesù. Ma chi di noi può
contare i voltafaccia dati a Gesù? Il Divin Redentore così beffato ed umiliato
giunge al palazzo di Anna, suocero di Caifa, in quell’anno Sommo Pontefice
dei Giudei. Ecco Iddio, giudice supremo del cielo e della terra, innanzi ad una
vilissima creatura per essere giudicato o piuttosto schernito e condannato.
Anna manda Gesù da Caifa e si cominciò il giudizio di Gesù. Ma in quale forma?
Presso gli Ebrei nessun delitto capitale si poteva giudicare durante la notte,
i testimoni si dovevano accordare, non si poteva in un giorno compiere il pro-
cesso di condanna capitale, né la sentenza si poteva profferire in giorno
di festa, il condannato doveva prestare giuramento. Orbene, quale di queste
leggi fu osservata per Gesù? Nessuna; tutto fu trascurato iniquamente. Si voleva
Gesù morto per la Pasqua….
Interrogato quindi Gesù sulla sua dottrina e intorno ai suoi discepoli, Gesù
mansueto risponde: “Io ho parlato apertamente...”. Tale risposta piena di verità
non andò a sangue d’un sergente che era là, il quale diede un orribile schiaffo
a Gesù, urlando: così rispondi al Pontefice? Gesù senza turbarsi risponde:
“Se ho detto male, tu fanne testimonio, ma se ho parlato bene, perché mi
percuoti?” Bastava questa risposta per assolvere Gesù, ma lo si voleva morto
e crocifisso. I testimoni depongono il falso, l’uno smentisce l’altro, non importa,
Gesù deve morire e si calpesta tutto. Il Pontefice lo interroga, lo scongiura di
rispondere se Egli è veramente il figlio di Dio. Gesù allora soggiunge: “tu l’hai
detto io sono”. E il Pontefice smaniando grida: “Ha bestemmiato, che bisogno di
testimoni?” e si stracciò le vesti e tutti furibondi gridano: è degno di morte e si
slanciano addosso, lo percuotono, lo sputacchiano, lo scherniscono. Oh, pazienza
e mansuetudine di Gesù!
Volgiamo lo sguardo ad un’altra scena, non così dolorosa, ma piena di
umiliazione. Ecco Pietro nell’atrio del palazzo non curando il pericolo a cui
si esponeva… Povero Pietro! Egli ha rinnegato il suo Maestro, il suo Gesù!
Ciascuno di noi, per poco che frughi nel suo santuario, troverà ripetuta in sé
più volte la caduta di Pietro. Fortunati noi se, come Pietro, dopo la rovina
gettammo l’occhio a Gesù. Egli ci perdona. Pietro uscì piangendo amaramente
il suo peccato. Chi si fida della propria virtù, chi cerca il pericolo, sia pure un
S. Pietro principe degli apostoli, al pari di lui cade precipita miseramente.
Sorgeva l’alba e Gesù, dopo aver passato quella notte tempestosa, fu condotto

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da Pilato, proconsole romano che governava la Giudea e si trovava in
Gerusalemme. I sacerdoti, temendo di contaminarsi coll’entrare nel palazzo di un
pagano (sepolcri imbiancati), chiamano Pilato fuori di casa. Ma Pilato fa entrare
solo Gesù e dopo avergli mosso varie interrogazioni esce e dice ai Giudei: “Quale
accusa trovate voi in quest’uomo?” Tutti ad una voce gridano: “Se non fosse
un malfattore non te lo avremmo condotto qui”. Malfattore Gesù, che aveva
passato la sua vita benedicendo e risanando tutti! Pilato rispose giustamente
che se lo sapevano reo, lo condannassero pure secondo la loro legge. Ma quelli
replicarono con atto di servilità: “A noi non è lecito uccidere nessuno, tocca a
te, se non vuoi perdere la grazia di Cesare. Egli è reo di tre delitti: sommuove la
plebe, nega il tributo a Cesare e si dice re”. Pilato fu tocco al vivo e voltosi a Gesù:
“Sei tu, gli dice, veramente re dei Giudei?.... Gesù è mandato da Erode, perché
era galileo. Erode sentì piacere indicibile di vedere Gesù, pensando di poter
vedere Gesù a fare qualche miracolo. Ma Dio non si rivela ai superbi; non gode
le divine dolcezze chi è infangato nei piaceri della terra. Tale era Erode e
Gesù tacque, non un solo segno. Erode, sdegnato di questo divino e sapientis-
simo silenzio, lo fa vestire da pazzo in bianca veste e lo rimanda carico di
obbrobri a Pilato.
E Giuda? Dove è andato? Vedetelo disperato là sotto quel ramo d’albero
dove si è impiccato. Sciagurato discepolo! La sua avarizia l’ha condotto a tradire
il suo divin Maestro, la sua disperazione l’ha appeso a quel capestro.
Pilato, avuto di nuovo a sé Gesù, pensò di acchetare le voglie infernali
dei Giudei col farlo flagellare. Ecco Gesù spogliato di sue vesti e legato alla
colonna. Oh Gesù, diteci voi i patimenti che soffriste sotto quella grandine di
colpi!... Ora comprendo quanto costano a Gesù i miei peccati. Io pure ho me-
nato i miei colpi su quelle carni santissime. Gesù perdono! ve lo domando con
le lacrime, perdono, peccati non più. Stanchi di quello strazio, i manigoldi lo
incoronano da re di burla con una corona di spine, gli gettano addosso uno
straccio rosso, gli pongono in mano una canna e col sogghigno infernale lo
salutano re dei Giudei. Così è trattato Gesù a cui i Serafini non fanno degna
corona, a cui le stelle trapuntano il suo manto, a cui dato lo scettro del cielo
e della terra. Mostrato Gesù in quello stato, tutto piaghe, lividure e sangue,
il popolo grida:” toglilo, toglilo, crocifiggilo! Pilato teme, cede, “volete sangue,
esclama, abbiatevi sangue, io me ne lavo le mani del sangue innocente”.
Innocente e lo condanna. È il nostro rispetto umano. Il popolo urla ferocemente:
il suo sangue cada su di noi e sopra i nostri figliuoli. Lo invocarono quel sangue
divino e cadde veramente e fu vendicato. Quarant’anni dopo Gerusalemme

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fu distrutta, arso il tempio, quasi due milioni trucidati, gli altri venduti schiavi,
ancora raminghi sulla terra, senza patria, col marchio di infamia che il deici-
dio scolpì sulla loro fronte. Ma noi non fummo al pari dei Giudei colpevoli di
quel deicidio? Il Signore ancora ci risparmia la sua vendetta, invece versa il suo
sangue sulle nostre anime per lavarle, per purificarle le sozzure. Ecco l’amore
di Gesù per noi, noi non sentiamo la vendetta, ma abbiamo i frutti dolci del
suo sangue. Deh, promettiamo che lo apprezzeremo quel sangue, che ce ne
serviremo a bene, non grideremo più “crucifige” contro Gesù, ma contro di noi,
contro le nostre passioni, ma Gesù viva e regni sempre qual vero nostro re, nei
nostri pensieri, nei nostri affetti. Altro re non vogliamo avere fuori di lui: viva Gesù,
nostro Dio e nostro Re.
3ª parte. Gesù, caricato del legno della croce, si avvia al monte Calvario.
Siamo giunti all’ultima scena della luttuosa tragedia… Io non dirò degli spasimi,
delle angosce sofferte da Gesù mentre saliva al Calvario. Taccio le sue dolorosis-
sime cadute, gli strappi, gli urtoni, i pugni, i calci, le bastonate, ve li suggerisca
la vostra pietà. Taccio del barbaro sollievo che gli diedero caricando la croce sul
Cireneo per avere la gioia satanica di vederlo morire in croce. Ma un pensiero non
posso tacerlo: fortunato quel Cireneo che fu degno di portare la croce di Gesù.
Ma noi più fortunati ancora che possiamo alleggerire Gesù per tutta la nostra
vita, se portiamo la croce che Egli ci pone sulle spalle e disgraziato chi rifiuta
di portare la sua croce dietro a Gesù. La croce che si tenta di schivare si fa più
pesante, mentre la croce che si porta con Gesù si fa leggera e soave. L’amore
nostro per Gesù fa leggera anche la croce più grave, più pesante.
Saliva Gesù e ad uno sbocco di strada, ecco Maria, sua madre. Oh, cara
Madonna, perché siete venuta qua? Sosterrete di vedere il vostro Figlio Gesù in
quello stato? E Gesù che farà? Che le dirà? Sono vicini, si incontrano, occhi con
occhi, cuore con cuore, ma non reggono a tale vista, Maria si copre la faccia col
velo, Gesù china gli occhi a terra e prosegue il suo cammino, piangono le pie
donne e chi non piangerebbe?
Gesù tocca la cima, quella cima infame che brulica delle ossa dei malfat-
tori ivi giustiziati…Viene tolta la croce a Gesù, lo spogliano ed egli vi si stende…
funi, chiodi, martelli, tutto è in opera e Gesù è inchiodato con orribili strazi delle
sue mani e dei suoi piedi. È rizzata la croce, è quasi l’ora sesta, cioè mezzodì.
Ecco Gesù crocifisso! Vedetelo: è ignudo, pallido come la morte, squarciato…
Povero Gesù, in quale stato vi ha spinto l’amore per noi! Dov’è la vostra
maestà divina, dov’è la vostra bellezza umana? Tutto è scomparso! Non ha

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più specie né decoro, non ha più figura d’uomo. La sua divinità è schernita,
bestemmiata, l’anima sua santissima naufraga in un mare di angoscia, il suo
corpo adorabile tutto una piaga, il suo sangue prezioso tutto sparso…. O Padre
eterno soffriste uno spettacolo così crudele, così indegno? Perché non ripeteste
le tremende parole che diceste prima del diluvio: “Mi pento di aver fatto l’uomo,
lo distruggerò”. Il sole si oscura improvvisamente, già la divina Giustizia alzava
il braccio onnipotente per vendicare il Crocifisso, quando a fermare la mano
dell’Eterno si leva dalla croce stessa una voce più eloquente di quella di Abele
che grida:”Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Grazie, caro
Gesù, che la prima delle sette parole dette dalla croce sia per noi peccatori. A
queste voci di perdono il ladrone crocifisso a destra di Gesù s’intenerisce, cessa
dagli insulti e volgendosi al compagno di sinistra:”Noi, dice, patiamo giustamen-
te, ma costui che male ha fatto?” E fissando Gesù con occhio di compassione gli
mormora umilmente:”Ricordati di me quando sarai nel tuo regno!” E Gesù subito
lo consola:”Oggi sarai con me in Paradiso!”
Sac. Francesco Paleari
Scritti, vol.23, pp.175-191

La Carità umile del Beato Cottolengo


La rosa, come sanno tutti, è il simbolo dell’amore e della carità. Non però
tutte le rose sono simili tra di loro, ma differiscono e per figura e per colore e
per profumo…. Così della carità: una nella sua sostanza, variatissima per la
diversità dei suoi soggetti e per la diversità delle forme.
La carità di Camillo de Lellis è tutta compassionevole e premurosa verso
gli infermi; quella di Filippo Neri è tutta allegra; quella di S.Ignazio è piuttosto
prudente; quella di S.Francesco di Sales è tutta miele. E la carità del B.Cotto-
lengo come fu?
La carità del Cottolengo fu umile, nascosta, silenziosa, non ambiziosa, non
chiassosa.
Umile nel suo principio, umile nel suo termine, umile nelle sue
manifestazioni. Padre Alberto, degno fratello del nostro Beato, lo interrogò
una volta che cosa volesse fare dei quattro letti della Volta Rossa. “Oh, chi sa,
rispose il sant’uomo, che cosa vorrà la Divina Provvidenza! A noi non tocca
d’interrogare Iddio, ma tocca di secondarlo.

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La Divina Provvidenza è tutto! Io sono un povero ciabattino”. Una pia
signora, grande benefattrice del Beato, tentò un giorno di baciargli la mano.
Egli la ritrasse subito dicendole:”Non baciarla che sa di pece. Non sai che io
faccio tutto il giorno il ciabattino?”
“Lei Padre, con tanto da pensare e da provvedere, avrà la testa ben gonfia!”
“Niente affatto, ho la testa libera. Io qui dentro non faccio nulla. Chi governa
la Piccola Casa è la Divina Provvidenza, la quale vuole servirsi di me, perché
sono il più miserabile strumento. Io non fo che guastare; il mio nome è guasta
mestieri”.
Carità umile nel cuore. Quando riceveva lodi: “Io un santo? Un santo dalle
corna. Io un galantuomo? Sono una birba, quanto più invecchio, tanto più divento
cattivo, borbottone e maligno, eppure desidero cambiare”.
Il B.Cottolengo poté fare tanti prodigi di carità, perché fu un prodigio di
umiltà.
Carità nelle forme o manifestazioni più umili. Per molto tempo al mattino,
prima che giungessero le suore, andava egli a fare ai malati quanto di più basso
e vile si può immaginare. Giunte le religiose trovavano già tutto in assetto.
Carità verso i più poveri. I poveri sono i nostri padroni e i più ributtanti sono
i nostri padronissimi, le gemme più preziose.
Guai a chi disprezzava uno dei suoi meschinelli! Era come pungergli la
pupilla dei suoi occhi.
La nostra carità, afferma il Beato Paleari, deve venire dall’umiltà del
cuore; deve manifestarsi in modi umili e deve esercitarsi di preferenza verso
i più miserabili.
Sac. Francesco Paleari
Scritti, vol.27,
pp. 28 ss; 66 ss.

Urna
di San Giuseppe
Benedetto Cottolengo
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NOTIZIE COTTOLENGHINE

Convegno: La salute un diritto anche per gli indigenti?


Dopo 40 anni dalla riforma sanitaria
italiana, la Piccola Casa ha promosso
un convegno su di un tema di gran-
de attualità e importanza: il diritto alla
salute di ogni cittadino.
Il convegno ha avuto luogo il 18 feb-
braio nel salone della Piccola Casa con
la presenza dell’Arcivescovo di Torino,
Mons. Cesare Nosiglia, del Presidente
della Regione Piemonte, Dott. Sergio
Chiamparino, del Procuratore Generale
della Repubblica presso la Corte d’Ap-
pello, Dott. Francesco Enrico Saluzzo ed
altre autorità religiose e civili.
Tre gli illustri Relatori: Padre Carmine ARICE, superiore generale della Piccola
Casa, Mons. Stefano RUSSO, segretario generale della CEI, Mariella ENOC,
presidente dell’ospedale “Bambin Gesù” di Roma.
1) Padre Carmine ha ricordato che ai tempi di san Giuseppe Clottolengo la
salute non era un diritto esigibile per tutti e che la Piccola Casa ha avuto
origine proprio da un caso di mala sanità: la morte di Maria Gonnet non
ammessa negli ospedali cittadini del tempo. La Piccola Casa fin dalla sua
fondazione ha accolto sia malati acuti che cronici e persone con varie disa-
bilità, molte delle quali hanno trovato nella famiglia cottolenghina la loro
casa per tutta la vita.
Oggi le sfide che la Piccola Casa deve affrontare, afferma Padre Carmine,
sono soprattutto tre: culturale, economica e innovativa.
Sfida culturale. La cultura dello scarto, come la definisce Papa Francesco,
tende a diventare una mentalità comune, perciò è difficile apprezzare
un’opera come la nostra che accoglie persone considerate inutili o troppo
onerose.

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Sfida economica. P.Carmine ringrazia le istituzioni pubbliche per il contri-
buto economico, ma dice che il 50% delle spese per la cura e l’assi-
stenza degli ospiti permanenti della Piccola Casa è a carico dell’ente. Ricorda
inoltre che l’ambulatorio “Granetti”aperto presso il nostro ospedale offre
gratuitamente prestazioni sanitarie fondamentali. A questo ambulatorio
accedono assieme ad immigrati anche molti italiani.
La sfida innovativa. Occorre coniugare nel tempo carisma di fondazione
e missione.
La nostra scelta preferenziale per i poveri ci chiede oggi di riflettere sulle
nostre presenze e, se fosse necessario, di riconvertirle e aprire nuovi servizi
per rispondere a nuove emergenze quali la salute mentale e gli anziani nella
fase terminale.
2) Mons. Stefano Russo elenca alcuni risultati positivi conseguiti con la
riforma sanitaria, in particolare quattro: - l’aver posto l’attenzione oltre che
sulla cura anche alla prevenzione e alla riabilitazione; - l’aver migliorato
sensibilmente l’aspettativa di vita, diventando tra i Paesi con gli abitanti più
longevi al mondo; - l’aver contribuito in modo significativo alla ricerca e ai
progressi scientifici, offrendo luoghi di eccellenza per la cura di numerose
patologie; - l’aver definito i livelli essenziali di assistenza con un monitoraggio
continuo dell’evolversi delle situazioni.
Restano però molte questioni aperte e alcune criticità, rese particolarmente
gravi dalla crisi economica. L’accesso alle cure sanitarie sta diventando un
privilegio per pochi, le liste di attesa sono più lunghe; si è di fronte ad un
dilemma: o ti impoverisci o rinunci alle cure.
La povertà sociale fa aumentare la povertà di salute. Se uniamo a questo
fenomeno l’aumento delle malattie croniche e l’investimento economico
necessario per curarle, la situazione si complica ulteriormente.
3) Mariella Enoc afferma che il controllo e la trasparenza sono criteri essenziali
ed imprescindibili per una corretta conduzione delle Opere cottolenghine,
perché raggiungano gli obiettivi prefissi. I due criteri sono fondamentali per
rendere visibile il carisma oggi. Il controllo non deve essere attuato solo nei
momenti di crisi, ma è un esercizio da eseguire nella quotidianità. Il controllo
va attuato in maniera scientifica e trasparente, in modo che ogni giorno tutti i
nostri collaboratori siano informati. Controllo vuol dire avere una supervisione
della gestione, delle singole voci, dei singoli reparti di un’Opera per sapere

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dove le cose stanno portando benefici o dove invece si traducono in falli-
menti. Sapere poi che un’Opera è in perdita non vuol dire chiuderla, ma
discernere se risponde al carisma, perché una Congregazione non può
mancare alla sua vocazione vera, al suo carisma, ma deve essere molto
attenta nella capacità di sostenere l’Opera e di vedere quali sono i cam-
biamenti nel tempo. C’è una grande responsabilità non soltanto verso le
persone che assistiamo, ma anche verso tutta la comunità che ne fa parte,
come chi lavora con noi e per noi.
Trasparenza e controllo vanno di pari passo. Essere trasparente vuol
dire mettere in atto un percorso di comunicazione, non soltanto dall’alto
verso il basso, ma soprattutto dal basso verso l’alto. Dobbiamo responsa-
bilizzare tutti i nostri collaboratori, tutti devono prendere parte alla vita
della nostra Opera. Senza una comunicazione trasparente si rischiano incom-
prensioni tra i diversi lavoratori, tra le diverse funzioni. Non si deve aver
paura di condividere le difficoltà esistenti, perché siamo lì apposta per
risolvere i problemi.
La trasparenza si raggiunge soltanto se si avvia un forte processo di comuni-
cazione.
Comunicare è informare, coinvolgere e ascoltare.
La redazione

La ristrutturazione della succursale di Alba


Nel Settembre 2018 sono ultimati i lavori di ristrutturazione della Casa Cottolengo
di Alba. Gli ospiti sono stati collocati nei nuovi Nuclei, e la Casa ha preso final-
mente il suo nuovo volto.
Ora la Casa, “messa a nuovo”, bella e confortevole, è costituita da n. 6 Nuclei,
e più precisamente:
Nucleo Suor Maria Carola, Nucleo S. Anna, Nucleo Beato Paleari, Nucleo Santa
Lucia, Nucleo Beato Frassati e Nucleo Beato Fratel Luigi.
Accoglie persone anziani parzialmente e non autosufficienti, persona disabili
medio-gravi, e gravi, per un totale di 99 posti letto.
I Nuclei sono di 12, 15 e 20 posti letto.

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Ad oggi i posti non sono
ancora tutti occupati,
perché vengono occupati
gradatamente.
Oltre ai Nuclei di vita, ci
sono ambienti collettivi:
l’area sanitaria, la fisio-
terapia, i laboratori, la sala
per le attività creative, la
sala conferenze, la sala
polivalente, la portineria,
il bar, la cucina, la lavan-
deria.
Inoltre c’è la Comunità Suore che accoglie n. 10 Suore.
La Casa di Alba si trova nel Centro della Città di Alba, è facilmente raggiungi-
bile perché l’accesso non ha barriere architettoniche, e questo facilita molto
il movimento “in entrata e in uscita”.
Molti ospiti escono, con parenti e amici, e molte persone vengono da noi a
trovare gli ospiti. Sono molte le associazioni, i gruppi, le parrocchie che vengono
a trovarci e organizzano momenti di intrattenimento.
Operano nella Casa operatori con diverse professionalità:
OSS, educatori, infermieri, fisioterapisti, medici, cuoche, polivalenti, e un buon
numero di volontari.
Tutti insieme collaborano al raggiungimento del fine della Casa Cottolengo:
accogliere e prestare una cura competente e rispettosa alle persone disabili
e anziane che, per motivi diversi, non possono più stare a casa.
Offrire loro un ambente accogliente, caldo e sicuro, come quello di una famiglia.
Occuparsi della persona “integralmente”: corpo, psiche e spirito.
Questa è la cura che intende offrire la Casa Cottolengo di Alba, e speriamo
che, con l’aiuto di tutti, possa continuare a realizzare questa bella missione,
raccogliendo l’eredità di San Giuseppe Benedetto Cottolengo.
Sr. Nadia Pierani

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PICCOLA CASA DI FIRENZE:
INAUGURATO L’ALLOGGIO «PIER GIORGIO FRASSATI»
Un seme di umanità gettato nell’oggi

Il 27 marzo alla Piccola Casa del Cottolengo di Firenze è stato inaugurato


l’alloggio «Pier Giorgio Frassati», una struttura residenziale rivolta a cinque persone
con disabilità, prive di un sostegno familiare che possa prendersi cura di loro.
Si tratta del progetto «Domani con Noi» («Do.No»), frutto di un percorso di
co-progettazione tra la Piccola Casa, la Società della Salute e i servizi sociali
del Comune di Firenze in seguito al provvedimento della Regione Toscana
sull’applicazione della legge 112/2016 “Dopo di Noi”.
Il padre generale della Piccola Casa don Carmine Arice, aprendo l’incontro
d’inaugurazione presso l’Rsa San Giuseppe Cottolengo, ha sottolineato il
senso dei 70 anni di presenza cottolenghina a Firenze e ribadito «la coerenza
di questo progetto con la mission cottolenghina: occuparsi dei più poveri soli
e abbandonati, rispondere alle esigenze delle fasce più fragili della società,
essere segno di vicinanza e consolazione per i fratelli più bisognosi».

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L’assessore al Welfare del Comune di Firenze Sara Funaro ha voluto evidenziare
il profondo legame della Piccola Casa con la città: «l’alloggio Frassati»,
ha detto, «sarà la casa per ogni persona che vi entrerà; un luogo in cui potrà
vivere e lavorare sul percorso di autonomia».
Il Direttore della struttura don Massimo Zanatta, cottolenghino, ha poi intro-
dotto la dott.ssa Silvia Sforzi, rappresentante della Società della Salute, e
Monsignor Andrea Bellandi, vicario dell’Arcivescovo di Firenze cardinale Betori
intervenuto in rappresentanza della Chiesa locale.
Il momento in salone si è concluso con l’intervento di Madre Elda Pezzuto,
superiora generale della Congregazione “Suore di San G. B. Cottolengo”, che con
la sua presenza ha testimoniato il desiderio di accogliere nell’abbraccio materno
della Piccola Casa questi «nuovi figli».
Usciti dal salone, il corteo formato da autorità, ospiti residenti nella Rsa, suore,
dipendenti, volontari e ragazzi del Servizio Civile si è diretto verso l’ingresso
principale dell’Alloggio Frassati per il taglio del nastro e l’affissione del quadro
dedicato al Beato Pier Giorgio Frassati.
«Ho suggerito di dedicare l’Alloggio al beato torinese», sottolinea padre Arice,
«perchè amava spesso recarsi alla Piccola Casa di Torino esortando con
questa espressione altri giovani: una visita al Cottolengo farebbe bene a tutti
gli uomini».
A noi non resta che dire il cottolenghino Deo gratias per questo seme di
umanità gettato nell’oggi!

La mostra “CON I MIEI OCCHI” a Cuneo


Dal 16 al 31 marzo 2019 è stata portata a Cuneo la mostra ormai itinerante
“CON I MIEI OCCHI”, mostra che era stata esposta al Palazzo della Regione di
Torino dal 14 al 25 novembre 2018.
La mostra a Cuneo è stata esposta al Palazzo Santa Croce, ex Ospedale S. Croce.
Il giorno 16 marzo per l’inaugurazione erano presenti molte persone; nel saluto
a tutti i convenuti ho sottolineato l’importanza affettiva del luogo dell’espo-
sizione, per le figlie e i figli di San Giuseppe Cottolengo. Infatti il 21 dicembre

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1836, 14 sorelle accompagnate personalmente dal Santo arrivarono in questo
Ospedale, e qui hanno pregato, accolto, consolato e donato con amorevole
dedizione la cura ai malati.
Le testimonianze sia del Vescovo che del Sindaco hanno messo bene in luce
l’opera del Santo e il suo attuale carisma.
Il Vescovo Mons. Piero Delbosco, mette in risalto l’intensa spirirtualità delle
Suore del Cottolengo, ereditata dal loro Fondatore e che ancora oggi è un
messaggio per l’umanità, che tende a scartare chi è debole e fragile. Ha ricor-
dato che il Santo, con la sua vita e la sua opera ha lasciato anche nel cuneese
un profondo segno: la sua grande attenzione verso i poveri, per ridare a tutti
dignità. Il Vescovo ha invitato a vedere i lavori esposti alla mostra, realizzati
dagli ospiti, dai più piccoli, ai disabili e agli anziani. Sono loro i protagonisti,
è proprio dando loro fiducia e credendo nelle loro possibilità, sono stati
capaci di realizzare con arte i propri sentimenti ed emozioni. Questo è una
bella testimonianza.
Tutto questo ci fa del bene e ci dice che ogni uomo è importante agli occhi di Dio
e per il Signore non c’è differenza tra sano e malato, tra povero e ricco, ma siamo
tutti suoi figli e siamo chiamati a camminare nella prospettiva del Vangelo.
La parola poi è passata al Sindaco di Cuneo Dott. Federico Borgna che ha
ringraziato e si sentiva onorato ad avere in città questa esposizione per il suo
alto valore educativo. Ha poi aggiunto: “È giusto esprimere alle Suore del
Cottolengo la gratitudine della città, per la preziosa opera che svolgono quotidia-
namente all’interno della comunità. Voi testimoniate l’attenzione per gli ultimi,
chi fa più fatica nella vita dovrebbe essere un punto di attenzione per qualsiasi
comunità laica o credente.

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Far conoscere alle giovani generazioni, una visione altra della vita, del mondo,
degli eventi, delle persone con difficoltà è un messaggio educativo, e credo sia,
un evento che dà a tutta la nostra comunità un’opportunità di crescita.”
La mostra è stata visitata da un buon numero di persone e ci auguriamo
come ha detto Fratel Mauro, (fratello cottolenghino) curatore dell’esposizione:
“Se chi verrà a vedere queste opere e ne uscirà trasformato, nel cuore e
nell’animo, allora la mostra avrà raggiunto il suo scopo”.
Sr. Lidia Bolis

La Piccola Casa è approdata a Goa (India)


Daddy’s Home of Joy
Il 12 maggio 2019 è stata una giorna-
ta della grazia del Signore Provvidente
che ci ha dato la occasione di apri-
re la nostra presenza cottolenghina
nella terra dove è custodito il corpo
mortale di San Francesco Saverio.
Attraverso un sacerdote di nome Don
Valmiki Gonzales Dias, della dioce-
si di Goa, abbiamo ricevuto l’invi-
to di portare la nostra presenza in
questa terra, dopo che lui aveva
visitato la nostra comunità di Whitefield. Sinceramente lui ha voluto la nostra
collaborazione per far fruttificare il suo progetto “Daddy’s Home of
Joy.” In questo progetto lui si prende cura degli anziani che non hanno
nessuno e delle persone handicappate mentali, ma autosufficienti.
Domenica 12 maggio, alle ore 16.00, l’arcivescovo della diocesi di Goa e
Damen Mons. Filipe Neri Ferrao è arrivato per l’apertura di Daddy’s Home
of Joy, costruita da Don Valmiki con l’aiuto dei suoi benefattori, volon-
tari, amici ecc. Il direttore di Daddy’s Home of Joy Don Valmiki Dias insieme
con i laici che erano presenti, la nostra Rev.ma Madre Generale Elda Pezzuto
e la sua consigliera generale Rev.da Sr.Jacintha Mukkath, la nostra Provinciale
Rev. Sr.Francesca Panakaparambil, il direttore Generale della Piccola Casa
Sr.Liviana Trambajoli, le tre consigliere provinciali, Sacerdoti cottolenghini e i

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preti della diocesi di Goa, suore religiose e alcuni studenti handicappati
insieme ai loro genitori hanno dato il benvenuto al Vescovo e lo hanno accom-
pagnato verso l’entrata della nuova casa per la cerimonia dell’inaugurazione.
L’arcivescovo ha tagliato il nastro, tutti sono entrati e andati nella Capella
per la benedizione. Dopo è iniziata la concelebrazione della S. Messa. Durante la
S. Messa Don Valmiki ha letto il progetto “Daddy’s Home of Joy”. Dopo la Messa
il vescovo è stato accompagnato da don Valmiki a benedire tutta la casa.
Finita la benedizione della casa ci
siamo tutti radunati insieme con l’ar-
civescovo La famiglia cottolenghina
è stata accolta dal direttore, che le
ha detto il benvenuto. Dopo la nostra
Rev.ma Madre Elda Pezzuto ha letto
il Decreto di Erezione della nuova
comunità di Chandol, che farà il
servizio degli anziani nel Daddy’s
Home of Joy, e ha introdotto le sorelle
chiamando ciascuna per nome.
Sr. Seena Chalaveetil, La Superiora
Sr. Kochutheresia Mini Thareparambil
Sr. Mary Shalet Karunabaram
che presteranno il loro servizio in questo progetto. Dopo le parole dell’arcive-
scovo, Don Valmiki ha spiegato il servizio del Daddy’s Home of Joy. Alla fine il
direttore Rev.do Don.Valmiki ha ringraziato con cuore pieno di gioia e gratitudine
ogni persona che ha aiutato a realizzare il suo desiderio secondo la Volontà di
Dio. Si è concluso questa cerimonia con un rinfresco. Tutta la gente del paese era
presente ed era molto contenta dell’inizio di questo servizio.
Deo gratias alla Divina Provvidenza che ha donato un posto vicino alla presenza
di San Francesco Saverio per dare una testimonianza del nostro carisma cotto-
lenghino tramite il servizio agli anziani del centro.
Deo gratias!

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Presso la tomba
O Dio Padre misericordioso, che hai reso
il Beato Francesco Paleari, sacerdote,
capace di farsi tutto a tutti,
concedi a noi per sua intercessione
di imitare generosamente la dedizione apostolica
di cui rifulse la sua vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen

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Il «DEO GRATIAS»
riconoscente
OFFERTE per la CAUSA del Beato Francesco Paleari
dal 1/11/2018 al 28/2/2019
Dalla cassetta in Chiesa Grande
2018
NOVEMBRE euro 52,00
DICEMBRE euro 27,00

2019
GENNAIO euro 10,50
FEBBRAIO euro 7,00

Varie 2018
12/11/18 Masi Benito ccp
21/11/18 Tedeschi Guido ccp
31/12/18 Felicita Moroni Polizzi ccp

2019
03/01/19 Bettin avv Roberto bon
05/01/19 Manino Angelo ccp
14/01/19 Fontana Giuseppe
05/02/19 NN. Tramite don Boggio

Deo gratias!
La nostra RIVISTA «AGLI AMICI DEL BEATO PALEARI» viene inviata gra-
tuitamente a quanti ne fanno richiesta. Saremo grati ai lettori che vorranno
inviarci indirizzi di persone che gradirebbero la pubblicazione.

Per la relazione di “Grazie ricevute” o richiesta di immagini, biografie e ricordi,


indirizzare a:
Postulazione Causa di Canonizzazione del Beato Francesco Paleari
Via Cottolengo, 14 - 10152 TORINO Tel. 011.52.25.111 - 011.52.25.121

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N

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me re »
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glio mo
: per forza d’a
Reliquiario contenente il cuore del Beato Francesco Paleari

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Impaginazione e stampa: Daniele Meriano (Riva presso Chieri / Santena) • e-mail: info@danielemeriano.it