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Funzione di Green per la risoluzione

dell'equazione di Poisson in coordinate sferiche

Davide Pelliciari

21 Gennaio 2019
Indice

1 Funzione di Green in coordinate sferiche 1


1.1 Funzioni di Green . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.2 Le coordinate sferiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.3 Equazione di Laplace in coordinate sferiche . . . . . . . . . . . . . . 3
1.4 Funzione di Green per l'equazione di Poisson . . . . . . . . . . . . . 13

1
Sommario

Quella che segue è la discussione sulla risoluzione delle equazioni di Poisson e di


Laplace in coordinate sferiche, utilizzando il metodo delle funzioni di Green. Alla
ne della discussione si ottiene la forma della funzione di Green in coordinate
sferiche associata al laplaciano.
Capitolo 1
Funzione di Green in coordinate
sferiche

1.1 Funzioni di Green

Sia dato un arbitrario operatore dierenziale lineare Lx che agisce su un oppor-


tuno spazio di funzioni, nella generica variabile ~x = (x1 , . . . , xn ). Un'equazione
dierenziale, che è in generale alle derivate parziali, è scritta nel seguente modo:
Lx [f ] = h (1.1)
dove f è una generica funzione e h è la cosiddetta funzione sorgente.
La funzione di Green associata all'operatore Lx è denita come la distribuzione
(o soluzione fondamentale ) G(~x, ξ)
~ tale che:
~ = δ(~x − ξ)
Lx [G(~x, ξ)] ~ (1.2)
~ è la delta di Dirac tale che:
dove δ(~x − ξ)

~
Z 1, ξ ∈ Ω

~ 3~x =
δ(~x − ξ)d
R3
0, ξ~ ∈

/Ω

E' possibile dimostrare che la soluzione della (1.1) è esprimibile nel seguente modo:
Z
f (~x) = ~ x, ξ)d
h(ξ)G(~ ~ n ξ~ (1.3)

In questo documento ci preoccuperemo della risoluzione dell'equazione di Pois-


son:
∇2 φ = 4πGρ (1.4)

1
Dove ∇2 è l'operatore laplaciano, φ è il potenziale gravitazionale, G la costante
di gravitazione universale e ρ una distribuzione continua di masse che produce il
potenziale φ.
Considerando la funzione di Green associata all'operatore laplaciano, cioè la fun-
zione G tale che:
~
∇2 G = δ(~x − ξ) (1.5)
Allora il potenziale gravitazionale, soluzione dell'equazione di Poisson, risulta:
Z
φ(~x) = ~ 3 ξ~
4πGρ(ξ)G(~x, ξ)d

Dalla coordinate free rapresentation della divergenza del campo gravitazionale


g(~x) è stato possibile ottenere:
 ~x − ξ~ 
~ = 1 ∇·
δ(~x − ξ)
4π ~ 3
k~x − ξk
Tenendo conto che ρ(ξ) ~ = mδ(~x − ξ) ~ , e che per una distribuzione puntiforme di
massa φ(~x) = − k~xGm~ , è possibile scrivere, seguendo la (1.4):
−ξk
 Gm  ~
∇2 − = 4πGmδ(~x − ξ)
~
k~x − ξk
Ovvero è possibile esprimere la delta di Dirac nel seguente nuovo modo:
~ = − 1 ∇2
 1 
δ(~x − ξ) (1.6)
4π ~
k~x − ξk
Dalle equazioni (1.5) e (1.6) è possibile ottenere la funzione di Green associata
all'operatore laplaciano:
1
~ =−
G(~x, ξ) (1.7)
~
4πk~x − ξk
La soluzione dell'equazione di Laplace, allora:
Z
φ(~x) = ~ 3 ξ~
4πGρ(ξ)G(~x, ξ)d
Z  1 
= 4πGρ(ξ) − d3 ξ~
~
4πk~x − ξk
Z ~ 3 ξ~
ρ(ξ)d
= −G
~
k~x − ξk
Che è esattamente l'equazione per il potenziale gravitazionale generato da una
distribuzione continua di massa ρ(ξ)
~.

2
Figura 1

1.2 Le coordinate sferiche

Si consideri lo schema in Figura 1. Le formule di passaggio tra coordinate carte-


siane a coordinate sferiche sono le seguenti:

x = r sin(θ) cos(φ)

y = r sin(θ) sin(φ)

z = r cos(θ)

Seguendo queste trasformazinoi è possibile scrivere il laplaciano in coordinate


sferiche:
1 ∂ 2∂ 1 1 ∂ ∂ 1 ∂2
2
∇ = 2 r + 2 sin(θ) + 2 2 (1.8)
r ∂r ∂r r sin θ ∂θ ∂θ r sin (θ) ∂ 2 φ

1.3 Equazione di Laplace in coordinate sferiche

Il nostro obbiettivo è risolvere l'equazione (1.5) in coordinate sferiche. Dal mo-


mento che la delta di Dirac non è una funzione e che essa assume valore nullo in
tutto il dominio tranne che in una singolarità, ci interessiamo per ora all'equazione
omogenea:
∇2 G0 (r, θ, φ) = 0 (1.9)

3
dove con G0 (r, θ, φ) indichiamo la funzione di Green, soluzione di vuoto della (1.9),
in coordinate sferiche.
In coordinate sferiche la (1.9) può essere scritta attraverso la (1.8) come:
1 ∂  2 ∂G0  1 1 ∂  ∂G0  1 ∂ 2 G0
r + sin(θ) + =0 (1.10)
r2 ∂r ∂r r2 sin θ ∂θ ∂θ r2 sin2 (θ) ∂ 2 φ
Questa equazione può essere scritta con più facilità e ordine denendo i tre lapla-
ciani:
1 ∂ 2∂
∇2r := 2 r
r ∂r ∂r
2 1 ∂ ∂
∇θ := sin(θ)
sin θ ∂θ ∂θ
2

∇2φ := 2
∂ φ
e ipotizzando che almeno una soluzione sia fattorizzabile:
G0 = U (r)V (θ)W (φ) (1.11)
In questo modo la (1.10) si riscrive nel seguente modo:
U (r)W (φ) 2 U (r)V (θ) 2
V (θ)W (φ)∇2r U (r) + ∇ θ V (θ) + ∇ W (φ) = 0 (1.12)
r2 r2 sin2 (θ) φ

Dividendo per U (r)V (θ)W (φ) e moltiplicando per r2 sin2 (θ) si ottiene:
!
∇2r U (r) ∇2θ V (θ) ∇2φ W (φ)
r2 sin2 (θ) + 2 =− (1.13)
U (r) r V (θ) W (φ)

In questo modo il LHS di (1.13) dipende solo dalle coordinate r e θ mentre il RHS
dipende solo da φ. L'unico modo per soddisfare la (1.13) è che entrambi i membri
siano uguali a una costante, in particolare:
d  ∇2φ W (φ)  ∇2φ W (φ)
− = 0 =⇒ =α (1.14)
dφ W (φ) W (φ)
Questo è possibile solo se le coordinate r, θ e φ sono indipendenti le une dalle
altre.
Dal momento che stiamo cercando una soluzione particolare dell'equazione (1.9),
è possibile fare ragionamenti di tipo sico che permettono di porre restrizioni sulla
scelta della costante α.
Infatti ∇2 φ = 0 è l'equazione per il potenziale nel vuoto, in assenza di massa.

4
Facendo un giro completo attorno a un corpo massiccio, il lavoro svolto dal campo
gravitazionale, essendo conservativo, deve essere nullo.
Perciò la soluzione deve essere periodica in φ:
G0 (0) = G0 (2π)

Questa restrizione sica impone la scelta sulla costante α: infatti essa deve essere
uguale a un intero m al quadrato.
Ci si può arrivare analiticamente considerando la prima delle (1.14):
d2 W (φ)
= −AW (φ)
d2 φ
Questa è un'equazione dierenziale ordinaria del secondo ordine a coecienti
costanti, e ammette la seguente soluzione generale:
√ √
W (φ) = α1 ei Aφ
+ β1 e−i Aφ

La condizione di periodicità risulta W (0) = W (φ), quindi:


√ √
α1 + β1 = α1 e2πi A
+ β1 e−2πi A

Ovvero:
 √   √ 
α1 e2πi A − 1 + β1 e−2πi A − 1 = 0

Che porta alla scelta A = m2 , dal momento che i coseni e i seni derivanti dagli
esponenziali nelle parentesi hanno periodo P = 2π .
Il numero intero m viene detto numero quantico azimutale dell'operatore di
Laplace, e con questa scelta possiamo scrivere:
W (φ) = αeimφ + βe−imφ

Considerando m = ±1, ±2, ±3, . . . allora:


W (φ) = αeimφ (1.15)
Proposizione. La base delle soluzioni W (φ) è ortogonale.
Si può dimostrare infatti che:
Z 2π
(1.16)
0
eimφ e−im φ dφ = 2πδm,m0
0

5
Z 2π
Per il caso m = m l'integrale si riduce a:
0
dφ = 2π .
0
Per il caso m 6= m0 , si ha:
Z 2π Z 2π
imφ −im0 φ 0
e e dφ = eiφ(m−m ) dφ
0 0
h eiφ(m−m0 ) i2π
=
i(m − m0 ) 0
 e2πi(m−m0 ) 1 
= −
i(m − m0 ) i(m − m0 )
=0

Dal momento che e2πin = 1, con n = m − m0 un intero.


eimφ
In questo modo è possibile aermare che la base di soluzioni W (φ) = √ è

ortonormale.
Una funzione periodica generica h(φ), allora, si può espandere in serie di Fourier:

eimφ
(1.17)
X
h(φ) = hm √
m=−∞


e−imφ
Z
dove gli hm = √ h(φ)dφ vengono detti coecienti di Fourier.
0 2π
Tornando all'equazione (1.13), anche il LHS deve essere posto pari a una costante
ν ∈ Z:
!
∇2r U (r) ∇2θ V (θ)
r2 sin2 (θ) + 2 =ν
U (r) r V (θ)

Che si può riscrivere:


∇2θ V (θ) ν 2
2 ∇r U (r)
− = −r (1.18)
V (θ) sin2 (θ) U (r)

L'equazione (1.18) è detta Equazione dierenziale di Legendre.


Un'altra volta ritroviamo un'equazione separata nelle coordinate. L'unico modo
per soddisfare la (1.18) è che entrambi i membri siano uguali a una costante:
d  ∇2θ V (θ) ν  ∇2θ V (θ) ν
− = 0 =⇒ − = −µ
dθ V (θ) sin2 (θ) V (θ) sin2 (θ)

6
Esplicitando ∇2θ si ottiene la forma trigonometrica dell'equazione di Legen-
dre:
1 ∂ ∂V (θ)   ν 
sin(θ) + µ− V (θ) = 0 (1.19)
sin(θ) ∂θ ∂θ sin2 (θ)
Questa è un'equazione dierenziale lineare del secondo ordine, e come tale am-
mette due soluzioni linearmente indipendenti denominate in letteratura Pµν (θ) e
Qνµ (θ).
Sostituendo x = cos(θ), allora dxdθ
= − sin(θ) si ottiene la forma algebrica
dell'equazione di Legendre:
dh dV (x) i  ν 
(1 − x2 ) + µ− V (x) = 0 (1.20)
dx dx 1 − x2
Per conoscere la forma e le caratterestiche delle funzioni Pµν (θ) e Qνµ (θ) è necessario
enunciare tre teoremi molto importanti. Infatti se vogliamo conoscere le proprie-
tà delle equazioni dierenziali è necessario conoscere il comportamento delle loro
singolarità.
Teorema 1 (di Fuchs). Se le soluzioni di una equazione dierenziale lineare hanno
singolarità, allora esse possono trovarsi solamente nelle singolarità dei coecienti.
Inoltre le soluzioni vicino alle singolarità si comportano in modo diverso a se-
conda che esse siano regolari o essenziali.

Denizione 1. Una singolarità z = z0 è detta eliminabile se: limz→z0 f (z) = L ∈


C, ovvero che i termini negativi della serie di Laurent siano tutti nulli.
Denizione 2. Una singolarità (o polo) z = z0 è detta regolare se: limz→z0 (z −
z0 ) f (z) = L ∈ C, ovvero che i termini negativi della serie di Laurent siano niti.
n

Il numero intero n è l'ordine del polo.


Denizione 3. Una singolarità z = z0 è detta essenziale se i termini negativi della
serie di Laurent sono inniti.
Teorema 2 (di Frobenius). Vicino a una singolarità regolare la funzione non può
comportarsi peggio di una singolarità algebrica del tipo (x−x1 0 )α o di una singolarità
logaritmica del tipo ln(x − x0 ).
Dall'equazione (1.20), risolvendo la parentesi quadra, si ottiene la forma ca-
nonica dell'equazione di Legendre:
2x  ν  V
00
V − 0
V + µ− =0 (1.21)
1 − x2 1 − x2 1 − x2

7
Da cui si individuano subito i coecienti:
  ν  1
a0
 = µ−
1 − x2 1 − x2
2x
a1
 =−
1 − x2
Per il teorema di Fuchs, se la soluzione ha delle singolarità allora le deve avere nei
punti di singolarità dei coecienti a0 e a1 , quindi in questo caso nei punti x0 = ±1,
che sono singolarità regolari.
In questi punti le soluzioni Pµν (θ) e Qνµ (θ) possono comportarsi come una singolarità
algebrica o al più come una singolarità logaritmica.
Analizzando le soluzioni è possibile dimostrare che le soluzioni Qνµ (θ) si comportano
male (logaritmica). Anche le soluzioni Pµν (θ) si comportano male tranne una, che
prevede la scelta seguente per le costanti ν e µ:
(
ν = m2
(1.22)
µ = l(l + 1), −l ≤ m ≤ l

In questo modo le soluzioni dell'equazione di Legendre trigonometrica (1.19) ven-


gono dette funzioni associate di Legendre Plm (cos θ), e risultano essere:
dm
(1.23)
m
Plm (x) = (−1)m (1 − x2 ) 2 Pl (x)
dm x
dove Pl (x) = Pl0 (x) sono detti polinomi di Legendre.
Teoria di Sturm-Liouville
Un'equazione dierenziale ordinaria del secondo ordine è detta di Sturm-Liouville
se può essere ricondotta alla seguente forma:
dh dy i
− p(x) + q(x)y(x) = λω(x)y(x) (1.24)
dx dx
dove ω(x) è detta funzione peso.
Teorema 3 (di Sturm-Liouville). Siano y1 e y2 due soluzioni linearmente indi-
pendenti, λ1 e λ2 gli autovolari corrispondenti e a, b l'intervallo di integrazione.
Indicando con W(y1 , y2 ) il wronskiano, allora:

W(b) = W(a)

y1 ⊥ y2 ⇐⇒ o (1.25)

p(b) = p(b)

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Dimostrazione. Si considerino due soluzioni y1 e y2 linearmente indipendenti, con
autovalori corrispondenti λ1 e λ2 .
Dal momento che y1 è soluzione di (1.24), allora:
dh dy1 i
p(x) + q(x)y1 (x) = λ1 ω(x)y1 (x)
dx dx
Moltiplicando per y2 :
dh dy1 i
p(x) y2 (x) + q(x)y1 (x)y2 (x) = λ1 ω(x)y1 (x)y2 (x)
dx dx
Si consideri l'intervallo reale a, b , e si integri l'equazione ottenuta su tale inter-
 

vallo:
Z b Z b Z b
dh dy1 i
p(x) y2 (x)dx + q(x)y1 (x)y2 (x)dx = λ1 ω(x)y1 (x)y2 (x)dx
a dx dx a a

Svolgendo il primo integrale per parti:


h dy ib Z b dy1 dy2
Z b Z b
1
y2 p(x) − p(x) dx + q(x)y1 (x)y2 (x)dx = λ1 ω(x)y1 (x)y2 (x)dx
dx a a dx dx a a

Utilizzando lo stesso procedimento partendo dalla soluzione y2 si ottiene:


h dy ib Z b dy1 dy2
Z b Z b
2
y1 p(x) − p(x) dx + q(x)y1 (x)y2 (x)dx = λ2 ω(x)y1 (x)y2 (x)dx
dx a a dx dx a a

Sottraendo le due equazioni ottenute:


h dy ib h dy ib Z b
1 2
y2 p(x) − y1 p(x) = (λ1 − λ2 ) ω(x)y1 (x)y2 (x)dx
dx a dx a a

Riconoscendo con W(y1 , y2 ) = y1 dydx2 − y2 dydx1 il wronskiano delle due soluzioni y1 e


y2 , si ottiene:
h ib Z b
W(y1 , y2 )p(x) = (λ1 − λ2 ) ω(x)y1 (x)y2 (x)dx
a a

Indicando, quindi, con:


(
p(x) = 1 − x2
ν
q(x) = −
1 − x2

9
L'equazione di Legendre (1.20) si riconduce alla forma di Sturm-Liouville:
dh dV (x) i
(1 − x2 ) + q(x)V (x) = −µV (x) (1.26)
dx dx
Si ha poi che p(1) = p(−1) = 0 quindi per il teorema di Sturm-Liouville le soluzioni
Plm (x) formano una base ortogonale.
Z 1
Plm (x)Plm
0 (x)dx = δl,l0 · cost



−1
Z 1 (1.27)
0
Plm (x)Plm (x)dx = δm,m0 · cost



−1

La parte angolare della soluzione G0 risulta quindi essere del tipo:


Ylm (θ, φ) = Nlm Plm (cos θ)eimφ
Queste funzioni sono chiamate armoniche sferiche. Non entriamo nel dettaglio
del calcolo del fattore di normalizzazione Nlm ma diamo il risultato per la generica
funzione armonica sferica normalizzata:
s
2l + 1 (l − m)! imφ m
Ylm (θ, φ) = (m) e Pl (cos θ) (1.28)
4π (l + m)!

con (m) = (−1)m per m ≥ 0 e  = 1 per m ≤ 0.

Proprietà delle armoniche sferiche


1) Le armoniche sferiche sono ortonormali in θ e φ.
Z Z π Z 2π
m∗ 0
m
Yl (θ, φ)Yl (θ, φ) sin θdθdφ = Plm (cos θ)Plm
0 (cos θ) sin θdθ eimφ e−im φ dφ
4π 0 0

Dalla proprietà di ortonormalità si può, dunque, espandere una generica funzione


f (θ, φ) in serie di Fourier-Legendre in quanto la parte in φ è espansa in serie di
Fourier, mentre la parte in θ è espansa in serie di Legendre attraverso le funzioni
associate di Legendre Plm (cos θ):
+∞ X
X l
f (θ, φ) = fˆlm Ylm (θ, φ)
l=0 m=−l

dove i coecienti di Fourier-Legendre fˆlm sono deniti nel seguente modo:


Z

fˆlm = f (θ, φ)Ylm (θ, φ) sin θdθdφ

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2) Il complesso coniugato Ylm (θ, φ) = (−1)m Yl−m (θ, φ).

3) Le armoniche sferiche sono autofunzioni dell'operatore laplaciano angolare


∇2φ
∇2Ω = ∇2θ + con autovalore −l(l + 1), cioè:
sin2 θ
∇2Ω Ylm (θ, φ) = −l(l + 1)Ylm (θ, φ) (1.29)
Dimostrazione. Derivando l'armonica sferica Ylm rispetto a φ:
∂ m
Y (θ, φ) = imYlm (θ, φ)
∂φ l
Facendone poi un'ulteriore derivata parziale:
∂2 m
Y (θ, φ) ≡ ∇2φ Ylm (θ, φ) = −m2 Ylm (θ, φ)
∂ 2φ l
Allora il laplaciano angolare applicato all'armonica sferica Ylm risulta:
m2 m
∇2Ω Ylm (θ, φ) = ∇2θ Ylm (θ, φ) − Y (θ, φ)
s sin2 θ l
2l + i (l − m)! imφ 2 m m2 m
= e ∇θ Pl (cos θ) − Y (θ, φ)
4π (l + m)! sin2 θ l
s " #
2
2l + i (l − m)! imφ 2 m m m
= e ∇θ Pl (cos θ) − 2 Pl (cos θ)
4π (l + m)! sin θ

Esplicitando ∇2θ , dentro la parentesi riconosciamo l'equazione di Legendre trigo-


nometrica (1.19):
s
2l + i (l − m)! imφ h i
∇2Ω Ylm (θ, φ) = e − l(l + 1)Plm (cos θ)
4π (l + m)!
= −l(l + 1)Ylm (θ, φ)

Dunque risolvendo l'equazione di Laplace ∇2 G0 = 0 in coordinate sferiche abbiamo


ottenuto la seguente soluzione:
G0 = U (r)Ylm (θ, φ) (1.30)

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Inoltre l'equazione di Laplace può essere scritto, come già visto:
1 2 U (r)
∇2 G0 = ∇2r G0 + 2
∇Ω G0 = Ylm (θ, φ)∇2r U (r) − 2 l(l + 1)Ylm (θ, φ) = 0
r r
Il che ci porta all'equazione radiale:
r2 ∇2r U (r)
= l(l + 1) (1.31)
U (r)
Esplicitando il laplaciano radiale:
d 2d 
r U (r) = l(l + 1)U (r) (1.32)
dr dr
d2 d
r2 2 U (r) + 2r U (r) − l(l + 1)U (r) = 0 (1.33)
dr dr
L'equazione (1.33) è una equazione equidimensionale di Eulero, cioè è scritta
nella forma più generale:
n
X
ai xi y (i) (x) = f (x)(= 0)
i=0
h1i
Moralmente, infatti, una derivata seconda ha dimensione e una derivata
h1i r2
prima , quindi moralmente tutti i termini dell'equazione (1.33) hanno stessa
r  U (r) 
dimensione .
r2
Studiando questo tipo di equazioni, Eulero dimostrò che esse ammettono come
soluzione la funzione: U (r) = rλ con λ ∈ C. Andando a sostituire in (1.33) questo
tipo di soluzione si ottiene la seguente equazione
r2 λ(λ − 1)rλ−2 + 2rλrλ−1 − l(l + 1)rλ = 0

h i
rλ λ(λ − 1) + 2λ − l(l + 1) = 0 (1.34)
Che è soddisfatta se e solo se è soddisfatta l'equazione algebrica in λ:
λ(λ − 1) + 2λ − l(l + 1) = 0 (1.35)
La (1.35) ammette due soluzioni:
(
λ1 = l
(1.36)
λ2 = −(l + 1)

12
In questo modo la parte radiale della soluzione U (r) sarà la combinazione lineare
delle due soluzioni nella forma rλ :
U (r) = Arλ + Br−(l+1) (1.37)
Ricordiamo che lo spettro di valori che può assumere il numero quantico l è l =
0, 1, 2, . . . , quindi ci saranno innite soluzioni radiali ognuna a seconda del valore
di l. Possiamo dunque scrivere:
+∞ X
l  Blm  m
(1.38)
X
l
G0 = Alm r + l+1 Yl (θ, φ)
l=0 m=−l
r

Dunque la soluzione di vuoto G0 dell'equazione di Laplace in coordinate sferiche


è espansa in serie di Fourier-Legendre.

1.4 Funzione di Green per l'equazione di Poisson

Abbiamo trovato la soluzione di vuoto per l'equazione di Laplace, ma il nostro


obbiettivo è trovare la forma della funzione di Green in coordinate sferiche,
soluzione dell'equazione di Poisson (1.5):
∇2 G(r, θ, φ) = δ(r, θ, φ) (1.39)
La delta di Dirac è nulla in quasi tutto il dominio, tranne che per ~x = ξ~, quindi
useremo la soluzione di vuoto G0 per ricavare la funzione di Green.
Innanzitutto è necessario capire come cambia la delta di Dirac nel passaggio da
coordinate cartesiane a coordinate sferiche.
Teorema 4. La delta di Dirac multidimensionale può essere espressa nel seguente
modo:
~ = δx1 − ξ1 δ(x2 − ξ2 )δ(x3 − ξ3 )
δ(~x − ξ) (1.40)
Considerando un sistema di coordinate curvilinee ortogonali (q1 , q2 , q3 ) con
fattori di scala hi :
" # 12
 ∂x 2  ∂y 2  ∂z 2
hi = + + (1.41)
∂qi ∂qi ∂qi

Allora la delta di Dirac in coordinate sferiche, dove ~q = (q1 , q2 , q3 ) = (r, θ, φ), può
essere scritta come:
~0
δ(r − r0 ) δ(θ − θ0 ) δ(φ − φ0 )
δ(~q − q ) =
h1 h2 h3

13
In coordinate sferiche i fattori di scala risultano, dalla (1.41): h1 = 1, h2 = r e
h3 = r2 sin θ. Si noti che |J| = h1 h2 h3 = r2 sin θ è lo jacobiano per il cambio di
coordinate tra cartesiane e sferiche.
Quindi:
δ(r − r0 )δ(θ − θ0 )δ(φ − φ0 )
δ(~q − q~0 ) = (1.42)
r2 sin θ
Quindi l'equazione di Poisson risulta:
δ(r − r0 )δ(θ − θ0 )δ(φ − φ0 )
∇2 G(r, θ, φ) = (1.43)
r2 sin θ
Dal momento che le armoniche sferiche sono una base di funzioni ortonormali sia
in θ che in φ, e dato che per ~q 6= q~0 la delta si annulla l'equazione si riconduce
all'equazione di Laplace per cui la soluzione di vuoto viene espressa in serie di
Fourier-Legendre, allora ipotizziamo che la funzione di Green sia espandibile in
serie di Fourier-Legendre:
l
+∞ X
(1.44)
X
G(r, θ, φ) = Ĝlm (r)Ylm (θ, φ)
l=0 m=−l

Applicando il laplaciano alla (1.44):


l
+∞ X
2
X h
m Ĝlm 2 m i
∇ G(r, θ, φ) = Yl (θ, φ)∇2r Ĝlm (r) + 2 ∇Ω Yl (θ, φ)
l=0 m=−l
r
l
+∞ X
X h Ĝlm i
= Ylm (θ, φ)∇2r Ĝlm (r) − l(l + 1)Y l
m
(θ, φ)
l=0 m=−l
r2
+∞ l
X X h Ĝlm i
= ∇2r Ĝlm (r) − 2 l(l + 1) Ylm (θ, φ)
l=0 m=−l
r

Abbiamo quindi ottenuto:


+∞ X
l h Ĝlm i δ(r − r0 )δ(θ − θ0 )δ(φ − φ0 )
(1.45)
X
∇2r Ĝlm (r) − 2 l(l + 1) Ylm (θ, φ) =
l=0 m=−l
r r2 sin θ

Moltiplicando il LHS e il RHS per YPQ , per la proprietà di ortonormalità, si indivi-


dua solo la funzione armonica YPQ = Ylm (P e Q arbitrari). Integrando sull'angolo


solido Ω (dΩ = sin θdθdφ):
Ĝlm δ(r − r0 )δ(θ − θ0 )δ(φ − φ0 ) m∗
Z
∇2r Ĝlm (r) − 2 l(l + 1) = Yl sin θdθdφ
r Ω r2 sin θ

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Per la proprietà della delta di Dirac otteniamo la forma del generico termine del
LHS dell'equazione di Poisson (1.45)
Ĝlm δ(r − r0 ) m∗ 0 0
∇2r Ĝlm (r) − l(l + 1) = Yl (θ , φ ) (1.46)
r2 r2
Quindi la singolarità risulta essere solo sulla componente radiale.
Esplicitando il laplaciano radiale:
1 d 2d  Ĝ (r)
lm δ(r − r0 ) m∗ 0 0
r Ĝlm (r) − l(l + 1) = Yl (θ , φ )
r2 dr dr r2 r2

d2 2 d l(l + 1) ˆ δ(r − r0 ) m∗ 0 0
Ĝlm (r) − Ĝlm (r) − Glm (r) = Yl (θ , φ ) (1.47)
d2 r r dr r2 r2
Considerando l'equazione omogenea di (1.47):
d2 2 d l(l + 1) ˆ
Ĝlm (r) − Ĝlm (r) − Glm (r) = 0 (1.48)
d2 r r dr r2

vogliamo che la derivata prima di Ĝlm sia equivalente alla funzione θ di Heaviside,
in modo tale che la derivata seconda di Ĝlm sia la delta di Dirac. Tuttavia la fun-
zione θ di Heaviside ha un gradino (discontinuità) pari a 1, mentre qui il gradino
dovrà essere pari a r12 Ylm (θ0 , φ0 ).

Notiamo la somiglianza tra l'equazione (1.48) e la (1.33): l'equazione appena tro-


vata è un'equazione equidimensionale di Eulero. La soluzione sarà quindi della
forma:
Blm
Glmˆ(r) = Alm rl + l+1 (1.49)
r
In particolare possiamo scegliere:
(
Glmˆ(r) = Alm rl + rBl+1
lm
, r < r0
Glmˆ(r) = Clm rl + D lm
rl+1
, r > r0

Dal momento che non vogliamo avere soluzioni che esplodono per r → +∞ e per
r → −∞ i coecienti B e C devono essere nulli: B = C = 0.
La condizione di continuità in r = r0 si scrive come:
Dlm
Alm r0l = (1.50)
r0l+1

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Dato che la derivata prima deve essere lo scalino (funzione θ di Heaviside) richie-
diamo anche la derivata prima continua in r = r0 :
1 m∗ (l + 1)Dlm
lAlm r0l−1 + Y l = − (1.51)
r02 r0l+1
dove abbiamo aggiunto il gradino r102 Ylm .

Quindi abbiamo ottenuto il seguente sistema per Alm e Dlm :



Alm r0l = Dlm

r0l+1
lAlm r0l−1 + 1 Ylm∗ = − (l + 1)Dlm

r02 r0l+1
Risolvendo per Alm e poi sostituendo il valore nella seconda equazione, si ottengono
le forme per i due coecienti:
∗ ∗
Yl m Yl m
Alm = − , Dlm = − r0l (1.52)
(2l + 1)r0l+1 (2l + 1)

Quindi le soluzioni si presentano nella forma:


 ∗
Yl m
Glmˆ(r) = − rl , r < r0


(2l + 1)r 0l+1
∗ (1.53)
ˆ Yl m
Glm (r) = − r0l , r > r0


(2l + 1)rl+1

Sia ora r> := max(r0 , r) e r< := min(r0 , r), allora possiamo scrivere le due soluzioni
a sinistra e a destra di r = r0 in un'unica forma:

Ylm  r< l 1
ˆ
Glm (r) = − (1.54)
(2l + 1) r> r>

La funzione di Green associata all'operatore di Laplace in coordinate sferi-


che, espandibile in serie di Fourier-Legendre con coecienti dati da (1.54), risulta
essere:
+∞ X l ∗
Ylm (θ, φ)Ylm (θ0 , φ0 )  r< l 1
(1.55)
X
G(r, θ, φ) = −
l=0 m=−l
2l + 1 r> r>

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