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Intervsta a Karl Popper, i tre mondi.

1 Professor Popper, da lungo tempo si è tentato di costruire una


scienza della nostra vita interiore, della esperienza umana, o se si
vuole dell'anima. In questo campo, Lei è stato spinto dall'approccio
oggettivistico, già adottato per la fisica, a sviluppare una dottrina
oggi molto conosciuta: la "dottrina dei tre mondi". Può darci allora
una definizione dei tre mondi e delle loro interazioni?
Ho chiamato i tre mondi semplicemente col nome di Mondo 1, Mondo 2
e Mondo 3, proprio per evitare che si attribuisse loro una misteriosa
profondità. Questo libro, ad esempio, in quanto oggetto fisico appartiene
al Mondo 1. Il libro è stato scritto da me ed io so quanto pensiero vi è
condensato. Il pensiero è qualcosa che accade senza essere
necessariamente accompagnato da un movimento esterno. Posso
pensare mentre giaccio immobile nel letto, mentre passeggio lungo una
strada o faccio ginnastica. Basta sapere che in generale si chiama
"pensiero" anche ciò che ci passa tristemente per la testa quando
abbiamo mal di denti oppure la paura. Queste cose le chiameremo
Mondo 2, senza per ora porre la questione dell'esistenza degli "oggetti"
che lo compongono. Alcuni, infatti, la negano, sostenendo che esistono
solamente oggetti fisici - libri, denti, cervelli ecc.-, ma non i sentimenti.
Tuttavia vi sono altri che parlano liberamente di sentimenti, pensieri e
cose del genere; in verità, ciascuno di noi ha un'idea abbastanza chiara
di tutto ciò. Potremmo dunque dire che il Mondo 2 è il mondo
dell'esperienza soggettiva, ammesso che esista.
A questi primi due mondi si aggiunge il Mondo 3; che cosa sia però è più
difficile spiegarlo. Questo libro contiene delle pagine stampate, che
rappresentano il Mondo 1. Ma in queste pagine vengono espresse certe
idee, che le pagine comunicano in forma comprensibile. È una strana
situazione: da una parte ci sono i libri, oggetti stampati e dall'altra il
linguaggio, parlato e stampato. Queste cose hanno in comune le idee che
esprimono: c'è dunque qualcosa che può essere tradotto in un'altra
lingua e dovrà trattarsi di qualcosa di "invariante". Questa stranissima
cosa è ciò che io chiamo il Mondo 3. Alcuni aspetti di questo Mondo 3 si
possono descrivere in termini di realizzazioni fisiche. Una volta
stampato, è perfettamente chiaro che un libro consiste di segni fissati su
un supporto fisico e pertanto appartiene al Mondo 1. Ma, all'interno di
questi segni e fenomeni del Mondo 1, ci sono cose cui diamo nomi
disparati, chiamandole talvolta "contenuto di un'affermazione", altre
volte "idee", o magari "proposizioni". Per "proposizione" intendo il
contenuto e ciò che di esso resta inalterato in qualsiasi lingua. Se quello
che sto dicendo verrà correttamente tradotto, avrà insomma il
medesimo contenuto, conterrà lo stesso messaggio. Immaginiamo che io
dica: "Oggi è domenica". Questo è falso, e rimarrà tale anche se lo
traduco in italiano, mentre se avessi detto: "Oggi è mercoledì", come di
fatto è, la mia affermazione sarebbe rimasta comunque vera, anche se
tradotta: verità e falsità sono infatti proprietà non dei simboli in quanto
tali, bensì del loro contenuto. Ora, questo libro è un insieme di
proposizioni a suo modo coerente. Possiamo capire certe opere
riflettendovi sopra, fino a interiorizzarle, sebbene, in quanto libri
stampati, esse restino comunque fuori di noi. Ebbene, tutto questo
mondo di pensieri e di opere create dall'uomo, è quello che chiamo il
Mondo 3. Abbiamo dunque tre mondi: il Mondo 1, delle entità fisiche; il
Mondo 2, delle nostre esperienze e dei nostri pensieri, delle nostre
speranze, delle nostre paure, ovvero il mondo dell'"anima" e della mente
umana; infine il Mondo 3, che consiste dei prodotti del Mondo 2.
2 Quali processi hanno luogo nel Mondo 2?
Per quanto ne sappiamo esistono dei processi cerebrali che sembrano in
stretta connessione con i processi di pensiero. Sir John Eccles, un
grande neurofisiologo, ha lavorato molto intorno a questo problema e ha
scritto un libro insieme a me sul rapporto corpo-mente. Il libro si
intitola L'io e il suo cervello, un titolo che, chiaramente, intende lanciare
una sfida. Esso trova fondamento nella mia convinzione che il Mondo 2
sia, sì, un prodotto del cervello, ma che, nel contempo, il cervello sia un
prodotto del Mondo 2. Il processo di interazione reciproca non è chiaro
specialmente agli scienziati, i quali parlano di evoluzione del cervello
affermando che da quest'ultima hanno origine la mente umana e i
processi mentali. Non dico che questa tesi sia sbagliata, però sostengo
che sussiste anche la relazione inversa. Se desidero intensamente
qualcosa, allora sarà il mio desiderio a spingermi a superare tutti gli
ostacoli, tutte le difficoltà pratiche che si frappongono al
raggiungimento dell'obiettivo. Non è stato solo il cervello, per esempio, a
permetterci di produrre le macchine volanti, anche se certamente
abbiamo ogni ragione di credere che senza il nostro cervello non
saremmo mai stati capaci di costruirle. Nel senso del Mondo 2, ciò è
altresì dipeso dal fatto che noi abbiamo desiderato con grande intensità
volare, sin dal tempo dei Greci. Così, attraverso il metodo per tentativi
ed errori, siamo riusciti ad arrivare alla realizzazione di macchine
volanti. Questo risultato è stato ottenuto grazie ai nostri sforzi e non
solo al nostro cervello (che però è indipendente dalla mia classificazione
dei tre mondi). Il Mondo 2, infatti, è altamente attivo e le esperienze del
Mondo 2 furono essenziali nel processo che ha portato alla costruzione
di macchine volanti. Senza il desiderio e una molteplicità di idee, che
sono processi del Mondo 2, queste ultime non sarebbero state mai
costruite. In altri termini, esattamente come questo libro, anche le
macchine volanti non sono soltanto oggetti del mondo fisico, non
appartengono solamente al Mondo 1. Fanno infatti parte anche del
Mondo 3, perché incorporano teorie e ipotesi, nascono dalle
affermazioni e dalle discussioni fra uomini e quindi includono anche il
risultato di sforzi mentali (Mondo 2). Questo risultato rappresenta il
Mondo 3, che è per l'appunto il mondo dei risultati oggettivi degli sforzi
e delle attività mentali degli uomini. Anche se, indubbiamente, nel caso
delle macchine volanti, non tutti gli sforzi necessari hanno un carattere
linguistico, senza il linguaggio non saremmo mai riusciti a costruirle.
Gli uccelli sono macchine volanti che si sono sviluppate senza il
linguaggio umano: ma non sono prodotti artificiali e quindi non fanno
parte del Mondo 3. Un aeroplano, invece, incorpora delle teorie , anche
se, forse, in un modo un po' diverso da come le incorpora un libro. In
entrambi, però, il Mondo 1 si sovrappone parzialmente al Mondo 3,
mentre non v'è nulla del Mondo 2. Mi spiego: sebbene ogni libro sia il
prodotto di certe riflessioni e di certi sforzi, che in esso confluiscono,
non è possibile ritrovarveli tali e quali; solo attraverso una forma
partecipe di lettura un'altra persona potrà apprezzare ciò che avevo in
mente all'atto di scrivere un libro. Quel libro, pertanto, appartiene solo a
due classi: quella degli oggetti reali e quella dei prodotti, dei risultati
degli sforzi umani.
3 Gli elementi del Mondo 3 talvolta sono definiti come prodotti del
pensiero umano, altre volte come contenuti dei nostri pensieri, delle
nostre speranze o delle nostre paure. La questione che si deve
indagare è quindi la seguente: se spero qualcosa, che potrei anche
non sapere esprimere bene, cos'è che fa parte del Mondo 3? Ciò che
sto desiderando o l'espressione di questa mia speranza, il prodotto
oppure il contenuto del mio stato psicologico?
Qui penso che si debba far riferimento al tempo. Le nostre speranze, i
nostri pensieri sono eventi, sono con ogni probabilità correlati
strettamente ad eventi temporali nel nostro cervello; non lo sono invece
il contenuto di un pensiero, di una proposizione o di una speranza. Se
invitassi qualcuno a fermarsi da me per la notte, il mio invito
esprimerebbe, ad esempio, la speranza che ho in un determinato
momento. Ma il contenuto del mio invito no: potrà essere infatti
riconsiderato in seguito, quando sarà stata rimossa la situazione
biologica immediata che l'ha originato. Il Mondo 2 è qualcosa che
probabilmente fa parte della nostra biologia. In esso avvengono processi
in qualche modo comparabili ai processi cerebrali. Alcuni sostengono
addirittura che il Mondo 2 non sia altro che questo: una serie di processi
cerebrali. Ma il Mondo 3? Posso andare nella mia biblioteca e aprire un
libro scritto seicento anni fa, o sei giorni fa: ciò è irrilevante per la mia
lettura. Supponiamo si tratti di una poesia; potrà essere per me una
lettura estremamente piacevole, anche se magari, quando fu scritta,
ebbe tiepida accoglienza. In ogni caso, il modo in cui il libro è venuto alla
luce non ha grande influenza sul mio piacere nel leggerlo. Facciamo un
altro esempio: nella Seconda guerra mondiale Churchill svolse un ruolo
al contempo singolare ed importante. La Francia era caduta,
l'Inghilterra non doveva assolutamente cedere le armi: parlando alla
gente e manifestando loro la propria determinazione, Churchill
influenzò psicologicamente gli Inglesi. Ma ad essere efficaci non furono
solo le emozioni, bensì un coacervo di passioni e di buone, anzi
eccellenti ragioni, tra cui soprattutto quella che non sarebbe comunque
valsa la pena di vivere sotto Hitler. Essa venne presentata alle persone
come un'idea oggettiva e in quanto tale ebbe una portentosa influenza,
scuotendo il popolo inglese, modificandone l'atteggiamento verso la vita
e verso gli obiettivi da raggiungere.
Qui abbiamo di fronte due poli: da una parte il popolo inglese, dall'altra
Churchill; ma fra loro c'era un legame di tipo prevalentemente
linguistico, fatto in parte di emozioni, in parte di ragionamenti e di
ragioni oggettive. È il contenuto di queste ragioni ciò che, che
essenzialmente, considero parte del Mondo 3. Il Mondo 3 è quindi molto
importante, ma certamente anche la parte emozionale è assai rilevante:
infatti, in quasi tutti i prodotti della mente umana, vi sono componenti
emotive.
4 Possiamo considerare tutti i contenuti delle diverse emozioni
oggetti del Mondo 3 allo stesso titolo degli altri contenuti di
pensiero?
Questo è un problema di scelta: se preferiamo, possiamo includerli in
una specifica classe di entità. Tuttavia, ciò che io considero il cuore del
Mondo 3, sono quei contenuti oggettivi che possono essere veri o falsi.
Certamente, non si può predicare il vero e il falso delle emozioni, se non
in senso metaforico. I termini "vero" e "falso" si applicano direttamente
solo ai contenuti delle proposizioni, perché le proposizioni contengono
qualcosa di invariante, anche se col tempo possono perdere o acquistare
interesse per noi. Il contenuto delle emozioni, invece, è qualcosa che
difficilmente sopravvive a lungo nel tempo. Alcuni grandi lavori
letterari vi riescono, ma le opere minori dopo un certo tempo non sono
più comprensibili. Uno specifico problema di classificazione sorge nel
caso della musica, la quale, chiaramente, non consiste di proposizioni
vere o false. Ciononostante, sono incline a considerare la musica e tutta
l'arte come appartenenti al Mondo 3, sebbene non possa essere oggetto
di discussioni critiche rigorose al pari delle nostre ipotesi razionali, dei
problemi e delle soluzioni di problemi che costituiscono l'ambito
scientifico. La cosa più importante del Mondo 3 è che, per come io lo
intendo, pur emergendo dalla vita biologica, esso superala biologia. Il
linguaggio è un prodotto della vita degli esseri umani, in quanto fu
inventato dagli uomini nello sforzo di comunicare agli altri certe idee,
certi contenuti: eppure proprio il linguaggio è al cuore del Mondo 3 nel
senso che ho appena indicato.
Riepilogando: esistono classi di oggetti, formate arbitrariamente per
nostra convenienza, che costituiscono il Mondo 1 degli oggetti fisici,
inclusi i corpi viventi. Poi c'è il Mondo 2 dei nostri sentimenti, sebbene,
probabilmente, anche gli animali possiedano qualcosa di simile, mentre
è dubbio che lo stesso si possa dire delle piante. Infine c'è il Mondo 3.
Biologicamente parlando, cose come le tele di ragno sono estremamente
simili ai prodotti del Mondo 3 degli uomini: rappresentano infatti il
prodotto del ragno, il quale può allontanarsi dalla tela che ha intessuto,
mentre quest'ultima resta lì a svolgere la sua specifica funzione
biologica. Le tele di ragno, come i prodotti umani del Mondo 3, sono il
risultato dell'ingegnosità, dell’intelligenza, in quanto non sono tutte
uguali: vengono infatti costruite in funzione delle diverse situazioni
ambientali. Ad ogni modo, il Mondo 3 specificamente umano è,
ovviamente, assai diverso, e più alto, rispetto a quello degli animali;
inoltre, é segnato da una certa invarianza temporale.
5 Professor Popper, può affrontare la controversa questione della
realtà o esistenza dei "tre mondi" e spiegarci quali soluzioni ne sono
state date?
Innanzitutto la mia terminologia relativa ai "tre mondi",
dichiaratamente arbitraria e la cui arbitrarietà ho cercato di
sottolineare usando i nomi "Mondo 1", "Mondo 2", "Mondo 3", serve
unicamente ad aiutarci a formulare i problemi. Uno di questi è, per
l'appunto, scoprire se questi tre mondi esistono, se e come
interagiscono, influenzandosi l'un l'altro. I filosofi hanno sostenuto le
tesi più sconcertanti sul conto di questi tre mondi. In forma più o meno
diretta, alcuni filosofi hanno sostenuto o sostengono che il Mondo 1 non
esiste, ma che esiste solo il Mondo 2: sono i cosiddetti idealisti. Costoro
affermano che l'unica cosa che esiste realmente sono le esperienze, in
particolare le percezioni. L'idea per cui esistono veramente gli oggetti
fisici che penso di percepire, non sarebbe altro che il frutto di un
processo riflessivo molto articolato, il quale potrebbe essere anche
errato. Sarebbe una sorta di costruzione logica, come hanno sostenuto
personaggi illustri, tra cui Bertrand Russell. Egli talvolta ha definito il
Mondo 1 una costruzione logica di elementi del Mondo 2, altre volte
invece ha detto che entrambi sarebbero costruzioni logiche effettuate a
partire da un qualche misterioso mondo neutrale, ossia né fisico né
mentale, composto di elementi fluttuanti, che potrebbero combinarsi
insieme per produrre su di noi una sensazione.
Personalmente le ritengo tesi piuttosto sciocche, perché ciò che
intendiamo per realtà è, innanzitutto, quel tipo di cose contro cui
possiamo sbattere la testa: un muro di mattoni, oppure un lampione.
Penso dunque che vi siano pochi argomenti contro la realtà del Mondo
1: esso - e non il Mondo 2 -, rappresenta lo standard della realtà.
Naturalmente qui sto parlando del mondo materiale di cui abbiamo
esperienza e col quale interagiamo. Ciò che la fisica ci dice sulla
struttura profonda della materia, ad esempio sugli atomi e gli elettroni è
un altro discorso. Penso che atomi e elettroni siano reali, ma
l'affermazione della loro realtà è soltanto un'ipotesi.
Il modello originario di realtà è costituito dalle cose contro cui possiamo
urtare. Ne L'io e il suo cervello ho suggerito che all'origine di questa
concezione vi sia l'esperienza del cibo, come di qualcosa in cui affondare
i denti. I neonati sondano la realtà delle cose mettendosele in bocca.
Successivamente la realtà degli oggetti viene da loro esperita
lasciandoli cadere ed ascoltando il rumore da essi prodotto, e così via.
La realtà viene dunque esperita dai bambini attraverso la dimensione
del Mondo 2. Ma degli oggetti appartenenti al Mondo 1 abbiamo buone
ragioni per supporre che fossero già qui prima di noi e della nostra
esperienza. Mi sembra sano pensare che il Mondo 1 sopravviverà alla
mia morte. In sostanza, sto, dunque, affermando che il Mondo 1 è reale:
questa è la migliore delle ipotesi.
6 Come si pone la questione della realtà in particolare riferita al
Mondo 2?
Credo che il problema non sia stato seriamente affrontato prima del
nostro secolo. Certo, in passato vi furono già gli atomisti, che lo
ritenevano effettivamente reale, ma solo perché costituito da atomi
dotati di proprietà particolari. Anche de La Mettrie se ne è occupato nel
suo L'uomo macchina, ma, essenzialmente, per protestare contro la tesi
di Descartes secondo cui solo gli esseri umani dotati di una mente
hanno esperienze del Mondo 2, mentre tutto il resto - animali inclusi -
non sarebbero altro che automi. Oggi, invece, ci sono filosofi che negano
seriamente le esperienze del Mondo 2, una tesi che mi pare assai
strana. Perché, allora, gli esseri umani accenderebbero la televisione?
Solo per lasciare che delle sensazioni colpiscano i loro occhi e le loro
orecchie, oppure perché sono interessati, o almeno sperano che ci sia
qualcosa di nuovo o di interessante da ascoltare? Ciononostante, se oggi
si ponesse ai filosofi l'alternativa tra queste due ipotesi - l'esistenza del
Mondo 2 o, viceversa, la sua inesistenza e la parallela riduzione di tutto
a fisica del cervello, dove la nostra consapevolezza non giocherebbe
alcun ruolo - probabilmente una larga maggioranza direbbe che non
esiste niente al di fuori del Mondo 1. Eppure, una cosa è sostenere che
gli elementi del Mondo 2, gli elementi mentali e psicologici, sono
anch'essi in qualche modo parte del Mondo 1, altra cosa è negare le
esperienze. Ma, per quanto davvero sconcertante, quest'ultimo
atteggiamento è oggi largamente accettato fra i filosofi. Io ci vedo
un'ideologia, una specie di follia, concepita magari come antireligiosa,
ma che in ultima analisi è pur sempre una follia religiosa.
L'unica cosa che si può dire in favore di questi filosofi, è che stanno
cercando di sviluppare una teoria del mondo molto semplice, e in un
quadro del genere risulta pressoché impossibile trovare posto per le
esperienze. In effetti, dobbiamo ammetterlo, c'è un problema difficile da
affrontare, quello del rapporto corpo-mente. Il problema consiste in
questo: ci sono veramente corpi e menti, da quale relazione sono legati,
qual è la struttura di questa relazione? Sappiamo qualcosa circa la
struttura dell'universo fisico e gli psicologi credono di sapere qualcosa
circa la struttura dell'universo mentale, psicologico, soggettivo. In
effetti, però, io sono molto scettico riguardo alla psicologia. Mi sembra
che contenga anche un gran numero di miti e questo rende
comprensibile come mai tanti filosofi vogliano farne a meno.
7 Professor Popper, si può parlare di "esistenza" del Mondo 3?
Per prima cosa vorrei far osservare che al Mondo 1 dei corpi di forma
osservabile e tangibile, sono stati aggiunti altri elementi, come l'aria,
che non è direttamente osservabile, ma che possiamo ugualmente
avvertire: l'aria, invisibile, produce effetti sul Mondo 1. In un secondo
momento, con la fisica di Newton, nel Mondo 1 sono rientrate le forze
invisibili di attrazione, nonché quelle di repulsione, come nel caso dei
magneti; abbiamo introdotto inoltre le forze elettriche. Con l'aiuto
dell'elettricità, del magnetismo, e così via, possiamo agire sul Mondo 1,
sui corpi pesanti. Si può dire quindi che, grazie all'idea delle influenze
causali, abbiamo ampliato ed esteso il Mondo 1, definendo "reale" tutto
ciò che influenza causalmente questo mondo, che rappresenta lo status
del nostro mondo fisico. Analogamente, possiamo affermare la realtà del
Mondo 2, perché, a prescindere dal fatto che nel nostro intimo lo
percepiamo indubbiamente come reale, esso influenza di fatto il Mondo
1: così, ad esempio, mentre sto parlando, posso muovermi secondo le
mie intenzioni. Per mostrare che il Mondo 2 esiste, posso cioè spostare
delle cose secondo i miei desideri: intenzioni e desideri non sono cose
fisiche.
Ciò premesso, che succede nel caso del Mondo 3? Io sostengo che il
mondo delle nostre ipotesi oggettive - vere o false non importa, purché
confutabili - influenza, tramite il Mondo 2, ossia quello delle nostre
menti, il Mondo 1. In altri termini, una catena causale può passare dalle
ipotesi oggettive alle mie personali esperienze, legate alla comprensione
di quelle stesse ipotesi, e da qui giungere al Mondo 1. Per chiarire meglio
le cose posso fare un esempio. Se scrivo un articolo di fisica, può darsi
che, per l'intrinseco interesse dei suoi contenuti, esso possa indurre il
direttore di una rivista specialistica, che l'ha letto, ad accettarlo e a
sottoporlo ai suoi lettori decidendo di mandarlo in stampa. Detto in
forma più precisa, accadrà che, grazie ai contenuti oggettivi
dell'articolo, che appartengono al Mondo 3 e sono stati apprezzati dalla
mente del direttore, costui deciderà di includere l'articolo nel prossimo
fascicolo della rivista. Questo influenza la mente del tipografo, che a sua
volta deciderà di mettere in moto le sue macchine tipografiche,
conferendo all'articolo la sua nuova e definitiva veste editoriale. Ai
molti che obiettano che a muovere le macchine non è il contenuto del
saggio, bensì il direttore della rivista, perché ha apprezzato il saggio,
rispondo che il Mondo 2 è necessario come stadio di passaggio dal
Mondo 3 al Mondo 1. Sino ad allora, il Mondo 2 seguiterà ad essere
necessario come legame perché i contenuti del Mondo 3 producano
effetti sui corpi fisici.
Sulla base esclusiva della fisica e della psicologia, alcuni ritengono che
questo Mondo 3 consista di pure e semplici favole, che cioè non esista
affatto. È precisamente questa la tesi che sto combattendo. Certo,
quando il direttore della rivista legge l'articolo scritto, sono i suoi occhi
a dirgli cosa c'è scritto, ma ciò che lo motiva alla pubblicazione non è
questo, quanto piuttosto l'eventuale novità dei contenuti dell'articolo.
Non è dunque la lettura in se stessa a spingerlo alla pubblicazione, bensì
la sua capacità di apprezzare l'originalità del testo. In conclusione, la
comprensione e l'apprezzamento del contenuto dell'articolo, che
rimandano alle esperienze del Mondo 2 del direttore, sono premesse
indispensabili; tuttavia esse dipendono, a loro volta, dal contenuto della
lettura, che appartiene al Mondo 3.
8 Un'altra difficoltà sollevata da alcuni critici nasce dalla tesi
dell'autonomia del Mondo 3, che viene intesa come se le entità del
Mondo 3, una volta create dalle menti umane, operassero in
completa autonomia, indipendentemente dai soggetti conoscenti,
come sembrerebbe suggerire il titolo di un saggio raccolto nel
volume Conoscenza oggettiva: "Epistemologia senza soggetto
conoscente".
Naturalmente ci si può fare un'opinione del genere se si legge soltanto il
titolo del mio saggio. Se invece legge tutto il saggio, allora ci si accorgerà
facilmente che in esso mi sforzo di chiarire come una certa autonomia
del Mondo 3 esista davvero, pur essendo, ovviamente, limitata. Finché
il Mondo 3 rimane completamente autonomo, mai metterà in
movimento ad esempio le macchine, che appartengono al Mondo 1. La
vera autonomia del Mondo 3 è questa: gli oggetti che lo costituiscono
possono stabilire specifiche relazioni, puramente logiche, con altri
oggetti del Mondo 3. Queste, una volta scoperte, ci permettono di
asserire che qualcuno ha scoperto, all'interno del Mondo 3, qualcosa di
nuovo, per la precisione una nuova conseguenza, tratta da una certa
teoria.
C'è, però, un ulteriore chiarimento da fare. Sebbene gli oggetti del
Mondo 3 abbiano, di regola, un'"incarnazione" fisica, la vera
caratteristica del loro mondo è che esso può contenere anche elementi
non incarnati fisicamente, come, ad esempio, le idee che possono
ugualmente mettere in movimento oltre che le macchine, anche le
parole e il pensiero, con esiti davvero importanti per la vita di tutti noi.
A questo proposito, prima di avviarmi alla conclusione, vorrei
menzionare solo un altro esempio, che mi sembra molto utile e
importante: la costruzione di un aeroporto. In un'impresa del genere
entrano in gioco aspetti del Mondo 1 e del Mondo 2, ma anche
considerazioni del Mondo 3, che riguardano varie conoscenze oggettive
sugli aerei. L'organizzazione della sicurezza aerea si basa in larghissima
misura sul Mondo 3; essa è il risultato di svariati tentativi: prima infatti
si cerca di individuare i pericoli, poi di creare una organizzazione che li
neutralizzi. Gli incidenti avvengono comunque lo stesso; si fanno allora
delle inchieste su ogni singolo incidente, cercando trarre insegnamento
dai nostri errori: si impara in questo modo ad evitarli. Se le nostre
indagini danno risultati corretti, le ipotesi che ne ricaveremo
giocheranno un ruolo fondamentale nel miglioramento della sicurezza
aerea, e, di conseguenza, del nostro benessere fisico. Naturalmente, ci
saranno ancora incidenti aerei; ma anche di questi si cercheranno
nuovamente le cause, e la sicurezza migliorerà ulteriormente. Ciò che
abbiamo imparato entra a far parte oggettivamente dell'organizzazione
tecnologica e modifica il nostro stesso stile di vita.
C'è, dunque, una intensissima interazione tra Mondo 2 e Mondo 3,
nonché tra Mondo 3, Mondo 2 e il Mondo 1. Mi pare impossibile negare
che certe scoperte oggettive non sono più nella mente di nessuno,
perché sono ormai diventate macchine, e che tuttavia influenzano le
nostre vite. Personalmente ritengo sia molto difficile dare una
spiegazione soddisfacente di ciò senza ammettere contenuti di pensiero
extramentali, accanto, ovviamente, a quelli mentali, che restano
comunque necessari. Ma nelle nostre macchine, come gli aerei, o
nell'organizzazione della sicurezza del traffico aereo, che comporta a
sua volta l'uso di altre macchine - i radar, i computer ed altre ancora
cose simili - sono "incastonate" moltissime ipotesi del Mondo 3, che
influenzano sia gli oggetti del Mondo 2, sia, per loro tramite, quelli del
Mondo 1. Se le cose stanno così, allora bisogna ammettere che gli
oggetti del Mondo 3 sono reali.
9 Professor Popper, l'idea dell'interazione tra i mondi è ampiamente
discussa nel libro L’Io e il suo cervello, dove, oltre all'interazione
reciproca fra Mondo 1 e Mondo 2, e alla creazione del Mondo 3 da
parte del Mondo 2, s'insiste molto sull'interazione inversa, quella
tra Mondo 3 e Mondo 2: in che modo, precisamente, avviene
quest'ultima?
È l'ultima questione che dobbiamo affrontare e tocca un problema
davvero interessantissimo. Secondo me, infatti, il linguaggio, che pure è
un prodotto delle nostre menti, non l'avremmo mai avuto senza il
Mondo 3; eppure, senza linguaggio, le nostre menti sarebbero del tutto
differenti. Il linguaggio ha, in realtà, una funzione importantissima,
soprattutto per il nostro sentimento di autoidentità: è soprattutto
tramite il linguaggio, infatti, che impariamo ad essere quel che siamo.
La nostra personalità è veramente tale solo se possiamo trasmettere le
nostre idee ad altri e imparare dagli altri. Ma ciò richiede il Mondo 3,
senza il quale perciò il nostro Mondo 2 sarebbe del tutto diverso:
addirittura, non ci sarebbe un Mondo 2 propriamente umano, se non
esistessero il linguaggio e la tradizione culturale. In altre parole, il
Mondo 2, inteso come un mondo di persone, o di individui, o di
organismi, sarebbe completamente differente se non fosse ancorato nel
Mondo 3.
Questo spiega anche la grande importanza che hanno le singole lingue,
che ci permettono di sbrigare agevolmente gli affari quotidiani; e spiega
anche perché il linguaggio giochi un ruolo così forte nel cosiddetto
"problema della nazionalità". Sono entrambi segni concreti del nostro
modo di essere ancorati nella cultura e nel linguaggio, che sono appunto
elementi del Mondo 3. Noi ci sentiremmo alla deriva se non
disponessimo di queste "ancore". Ecco perché alle minoranze nazionali
si dovrebbe lasciare una certa libertà di seguire i propri costumi o,
meglio, di restare ancorate alle proprie culture. A loro volta, queste
ultime sono centrate sul linguaggio; altri aspetti della cultura passano
velocemente da una nazione all'altra, mentre l'elemento linguistico no:
esso è davvero il più importante e il più difficile da cambiare o da
accettare su larga scala.

Popper illustra la sua teoria dei "tre mondi" e specifica come il Mondo 1
rapprensenti la sfera degli oggetti fisici, il Mondo 2 quella dei sentimenti
e delle emozioni, la sfera dell'esperienza soggettiva, ed il Mondo 3 quella
dei contenuti oggettivi del pensiero e del linguaggio. In seguito Popper si
sofferma ad indagare i processi che hanno luogo nel Mondo 2. L'analisi
dei rapporti e della diversità tra i tre mondi costituisce il contenuto del
libro, scritto insieme ad Eccles, L'Io ed il suo cervello. Viene messo in
evidenza come i risultati delle esperienze e delle attività mentali
proprie del Mondo 2 rappresentino i contenuti oggettivi che
compongono il Mondo 3 e l'importanza del linguaggio. Un altro tema
discusso da Popper, mediante alcuni esempi - importante per una
precisa definizione del Mondo 3 - concerne il rapporto sussistente tra il
prodotto e il contenuto di stati psicologici ed emozionali; rilevante è in
questo senso il fattore temporale. Per Popper, in termini rigorosi, al
Mondo 3 appartengono i contenuti oggettivi che possono essere veri o
falsi e che rappresentano qualcosa di invariante nel tempo; in ciò si
differenzuano dai contenuti delle esperienze emotive . Il filosofo passa
quindi ad affrontare il tema della realtà e dell'effettiva esistenza dei tre
mondi: gli idealisti, ad esempio, hanno sostenuto l'esistenza solo del
mondo 2 e così anche B. Russell. Popper sostiene la realtà del mondo 1;
questa a suo giudizio è la "migliore delle ipotesi". Oggi ci si spinge a
sostenere l'irrealtà del mondo 2, irrealtà non sostenuta, afferma
Popper, neanche dagli atomisti. Nella discussione sull'esistenza dei tre
mondi è insita la problematica del rapporto mente-corpo.