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QUESTIONI SCELTE DI ANTROPOLOGIA TEOLOGICA

I. LA SVOLTA CRISTOLOGICA E TRINITARIA NELL’ANTROPOLOGIA TEOLOGICA

1.2 Rahner: Cristo principio e fine dell’antropologia

Estratti di Karl Rahner, Corso fondamentale sulla fede, Milano 1990, VI, §1-4.

1. “Cerchiamo le condizioni della possibilità di un genuino poter-udire e di un’intelligenza


del dover-udire il messaggio storico che parla di Gesù il Cristo.” (CFF, 236)

1.2.1 Cristo come punto massimo dell’evoluzione

2. “La materia si sviluppa per la sua intima natura in direzione dello spirito.” (CFF, 245)

3. “L’uomo è l’esistente in cui la tendenza fondamentale della materia a trovare se stessa
nello spirito perviene al suo traguardo definitivo mediante l’autotrascendenza.” (CFF, 241)

4. “La storia della natura si sviluppa in direzione dell’uomo.” (CFF, 248)

5. “Il traguardo del mondo è l’autocomunicazione di Dio ad esso.” (CFF, 254)

6. “La vicinanza immediata a Dio nell’autocomunicazione divina alla creatura spirituale e, in


questa, al cosmo rappresenta il fine logico di tale evoluzione.” (CFF, 253)

7. “L’uomo-Dio è il primo inizio della riuscita definitiva, del movimento


dell’autotrascendenza del mondo verso la vicinanza assoluta al mistero di Dio.” (CFF, 241)

8. “Noi denominiamo Salvatore assoluto appunto questo inizio della storia della salvezza
irreversibilmente riuscito.” (CFF, 257)

9. “La creazione è un momento parziale di quel diventare-mondo da parte di Dio. …
Possiamo pensare la creazione e l’incarnazione nel mondo reale come due momenti e due fasi
di un evento - … dell’autoestrinsecazione e dell’automanifestazione di Dio.” (CFF, 260)

10. “Il Verbo creatore, che pone il mondo, lo pone in partenza come una materialità destinata
a diventare la sua propria materialità.” (CFF, 260)

11. “Non tentiamo … di dedurre la dottrina cristiana dell’incarnazione come una
conseguenza necessaria e come prolungamento cogente della concezione evolutiva del
mondo.” (CFF, 238)

12. “L’incarnazione del Logos divino nella nostra storia è il miracolo assoluto che ci viene
incontro senza che possa essere dedotto e quindi senza che possa essere speculativamente
carpito.” (CFF, 272)

13. “Una cristologia transcendentale … di fatto e cronologicamente sorge solo dopo e a
motivo dell’incontro storico con Gesù quale Cristo.” (CFF, 267)
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14. “Sempre riflettiamo sulle condizioni di possibilità di una realtà con cui siamo già venuti in
contatto … per “mostrare che esiste un’affinità intima, la possibilità di una mutua
ordinazione tra la dottrina dell’incarnazione e l’odierna concezione del mondo.”
(CFF, 236…239)

15. “Tale concezione non nega affatto che Dio avrebbe potuto creare anche un mondo senza
incarnazione.” (CFF, 260)

16. “L’unio hypostatica, per quanto nella sua propria essenza è un evento unico …; è
tuttavia un momento intrinseco del conferimento complessivo della grazia alla creatura
spirituale.” (CFF, 264)

1.2.2 “Il Verbo si è fatto carne”: il farsi uomo della Parola di Dio

17. “Dio si assimila il mondo in tal modo che divenga non soltanto l’opera da lui posta bensì
la sua stessa realtà … Allora nel significato e nell’essenza del Verbo di Dio è implicito che
esso – e unicamente esso solo - è colui che inizia e può iniziare una storia umana.”
(CFF, 281)

18. “L’autoespressione immanente di Dio nella sua pienezza eterna è la condizione della sua
autoespressione al di fuori di sé. … Tale dizione (Aussage) fuori di sé è l’espressione (die
Aus-sage) della sua Parola immanente.” (CFF, 291)

19. “Il Dio in se stesso immutabile può, in un altro, essere mutevole.” (CFF, 288)

20. “Quanto è avvenuto in Gesù sotto forma di divenire e di storia … è esattamente la storia
della Parola stessa di Dio, il suo proprio divenire.” (CFF, 287)

21. “Questa sua umanità non è qualcosa che già preesiste, bensì qualcosa che diviene e sorge
nella sua essenza ed esistenza se e nella misura in cui il Logos si estrinseca. Questo uomo è,
esattamente in quanto uomo, l’autoespressione (Selbstäusserung) di Dio nell’auto-
extrinsecazione (Selbstentäusserung) di questa.” (CFF, 291-292)

22. “Potremmo definire l’uomo … come ciò che sorge quando l’autoespressione di Dio, la
sua Parola, viene pronunciata con amore nel vuoto del nulla non-divino.” (CFF, 293)

23. “Il Logos costituisce ciò che è distinto da sé nel mentre lo detiene come suo proprio, e
viceversa.” (CFF, 290)

24. “La creatura, in base alla sua essenza più intima e profonda, dev’essere concepita come la
possibilità del poter-essere-assunta …. Nel creare la creatura, nel mentre la pone fuori dal
nulla nella sua realtà propria, distinta da lui, Dio la abbozza come la grammatica di una
possibile automanifestazione divina.” (CFF, 290)

25. “L’apertura e l’autoespressione di D avviene in una misura insuperabile e in senso


radicale allorché questa natura umana così intesa si consegna al mistero della pienezza e si
spoglia di sé in maniera da diventare D stesso.” (CFF, 285)

26. “La divino-umanità è appunto il vertice più radicale dell’essenza umana.” (CFF, 285)
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27. “Possiamo dire che cosa è l’uomo solo se diciamo quello verso cui egli va e quello che va
verso di lui.” (CFF, 283)

Osservazioni finali

28. “La possibilità di esistere per gli uomini è fondata nella maggiore, più vasta e più radicale
possibilità di esprimere se stesso del Logos che diventa creatura.” (CFF, 291)

29. “Chi accetta completamente il suo essere-uomo (e prima di tutto, naturalmente, quello
dell’altro), costui ha accolto il Figlio dell’uomo, perché in lui Dio ha accettato l’uomo.”
(CFF, 297)

30. “Tutta la teologia di conseguenza rimane in eterno antropologia …. L’uomo è in eterno
il mistero di Dio espresso.” (CFF, 293)

1.3 Balthasar: il concetto cristologico-trinitario di persona

Estratti sopprattutto di Hans Urs von Balthasar, Teodrammatica, II, Le persone


del dramma: l’uomo in Dio, Milano 1978 (= TD, II) e Teodrammatica, III, Le
persone del dramma: l’uomo in Cristo, Milano 1983 (= TD, III)

1. “Il concetto di persona viene riservato a significare la singolarità irrepetibile di


immediatezza a Dio dell’uomo che Dio chiama.” (TD, II, 378)

2. “La persona significa l’irriducibilità dell’uomo alla sua natura. ‘Irriducibilità’ e non
‘qualcosa di irriducibile’ … proprio perché non può trattarsi qui di ‘qualcosa’ di distinto, di
un’‘altra natura’, ma di qualcuno che si distingue dalla propria natura.”
(V. Lossky, A immagine e somiglianza di Dio, Bologna 1999, 160).

1.3.1 La persona-missione di Gesù

3. “Una missione nessuno la dà a se stesso.” (TD, III, 146)

4. “La missio è radicata in una primordiale processio da Dio.” (TD, III, 145)

5. “In Gesù ci si incontra con uno che non è mai stato altro, né lo poteva essere, che è un
inviato da sempre.” (TD, III, 142)

6. “Questa persona, per mantenere la sua identità, deve essere d’impronta trinitaria, vale a dire,
deve aver bisogno del Padre e dello Spirito per sussistere.” (TD, III, 153)

1.3.2 Dal concetto cristologico al concetto antropologico di persona

7. “Essere a tal punto un inviato che la sua missione coincida con la sua persona.”
(TD, III, 142)

8. “Lo sfondo del teatro (il ‘ruolo’ che il singolo ha da recitare nella vita) è sempre in qualche
modo presente.” (TD, III, 197)
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9. “Tutto ciò che accanto a Gesù ancora merita un diritto ad essere definito persona lo può
pretendere, questo diritto, solo in forza di una relazione con lui e di una derivazione da lui.”
(TD, III, 195).

10. “In Christo sta per ogni uomo la speranza di non rimanere un puro soggetto spirituale
individuo, bensì di diventare, a partire de Dio, una persona, con un compito definito allo
stesso modo in Christo.” (TD, III, 206)

11. “La missione realmente vicaria di Cristo può essere non solo … un agire e soffrire che
risparmia all’altro il giusto castigo, ma un co-agire e con-soffrire insieme con coloro che sono
alienati da Dio.” (TD, III, 225-226)

12. “La persona-missione di Gesù dischiude in se stessa la spazio in cui possono finalmente
verificare drammi di altre persone create, drammi teologici di grande peso e valore.”
(TD, III, 153)

13. “All’interno della incomparabile singolarità di Cristo … c’è posto per una analogia di
singolari missioni personali.” (TD, III, 195)

14. “Gli uomini vengono ‘personalizzati’ in senso teologico, ciò vuol dire non solo
negativamente ‘redenti’, ma positivamente dotati di missioni (‘carismi’), che li rendono –
all’interno della missione radicale di Gesù – persone qualitativamente determinate.”
(TD, III, 216)

15. “Questa assicurazione del chi dello spirito individuale non può pero aver luogo a partire
dal mondo impersonale … oppure dalla sfera dall’interpersonalità umana …: può aver
luogo unicamente a partire del soggetto assoluto, da Dio.” (TD, III, 194)

16. “Un soggetto spirituale umano, diventando persona per una chiamata e missione
inconfondibile, viene allo stesso tempo deprivatizzato, socializzato e trasformato in uno
spazio e sostrato di comunità.” (TD, III, 252)

17. “Si realizza una dilatazione dell’individuo a portatore della missione e concentrazione
del collettivo in lui.” (TD, III, 255)

Osservazioni

18. “L’individuo che riceve la parole di Dio possiede una qualità nuova: quella della
persona irrepetibile.” (TD, II, 376)

19. “La zona non credente del mondo già appartiene a Cristo, che sulla croce è morto per tutti
e ha portato la colpa di tutti.” (TD, III, 261)

20. “Pensando a partire di questa coscienza che ha Cristo di esser stato sempre ‘presso Dio’
non si dà, come Karl Barth ha tante volte affermato, nessun istante in cui il Logos possa
essere considerato asarkos …, perché l’assunzione – senza tempo se guardata dall’eternità –
della carne è da sempre inserita nel progetto originario.” (TD, III, 239)