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· Dire l'uomo

11. Dall'immagine di Dio alla somiglianza


La salvezza comé divinizzazione

Lipa
T
7. "CREDO IN DIO PADRE CREATORE"

Divinizzazione e creazione
"Jo vedró [...J. Conoscere non e dimostrare, né spiegare,
ma accedere alfa visione. Ma p er vedere bisogna prima par -
tecipare. Questo e un duro tirocinio" (A. de Saint-Exupéry,
Pilote de guerre, in Oeuvres, Paris 19 74, 287).
"Ogni esiliato e un Ulisse in cammino verso Itaca. Ogni
esistenza reale riproduce l'Odissea, la strada verso Itaca, ver-
so il centro. Sapevo tutto questo da molto tempo. Ció che sco-
pro al!' improvviso e che e offerta l'opportunita di diventare un
novello Ulisse a qualunque esihato [...]_ Ma, per rendersene
canto, !'esiliato dev'essere capac e dipenetrare il senso nasco-
sto del suo errare, d'intenderlo come una lunga serie di pro-
ve iniziatiche [...] e come altrettanti ostacolisulla strada che
lo riporta a casa (verso íl centro). Ció significa vedere deise-
gm dei significati nascostt dei simboli nelle sofferenze, nel-
le dep ressionz; negli inaridimenti di tutti igiorni. Vederli e leg-
gerli anche se non ci sono; se livede, si p uó costruire una strut-
tura e leggere un messaggio nello scorrere ammfo del/e cose
e ne!flusso monotono detfattistorici" (M. Eliade, Giornale,
tr. it. cit., 126).
". . . conviene che prima parliamo della creaz ione del!'uni-
verso e di Dio suo creatore, a/finché sipass a comprendere ade-
guatamente che il rinnova mento di esso e stato compiuto dal
Verbo che /,o creó all'inizio [...]. Il Padre ha operato la salvezza
dell'univ erso in colui per mezzo del quale !'ha creato"
(Atanasia, lnV 1:SC 199, 262).

"[...] La cosmalogia deve, in p rimo luogo, parre in rela-


zione il mondo con Dio, superando la sua particolari ta, e in
secando luogo deve separare, distinguere il mondo da Dio.
Bisogna evitare Scilla, cioe il p antesimo con il t·ischio d 'im-
mergere il mondo nell'aceana della divinita, e Cariddi, cioe il

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Dire l'uomo II / M. Tenace

cosmismo astratto, in cuí !'essere del mondo smarrisce ilpro-


prio legame con la Divinitd. Questo e il compito della co-
smología cristiana" (S. Bulgakov, La Sposa dell'Agnello, tr.
it. cit., 63-4).
"La logica dell.a creazione e la sua bella.za e !'amare di Dio,
la cuí forza deriva dall' abnegazione reciproca e autosacri/i-
cante delle ipostasi, e anche dalla reciproca kenosis del tutto,
mediante cui questo tutto si ritrova nella propria pienezza e ne/-
la propria gloria. Dio e amare: cio si ri/erisce non solo all'ama-
re reciproco e personale delle ipostasi trindarie, ma anche al-
ta vita divina, al!' autorivelazione di Dio, alla Sofía divina
{ J Non c'e niente nella divinztd che non sia pervaso dallafor-
za dell'amore: «E non c'e niente neUa natura che non spiri ama-
re». Lo spirano ugualmente la logica e !'estetica, poiché esiste
una reciproca relazione di amare tra la Verita e la Bellezza nel-
la So/ia divina. L'amore e l'unitJ-del-tutto, la sapienza perfetta,
!'altruismo cosmico. Il mondo divino e di per sé organismo
d' amare, la scala del!'amare che scende e sale. [...] in veritd,
!'amare contiene in sé la piú elevata necessitd, come anche la
piú grande liberta. L' amare e autovolere libero, che ha in se
stesso il proprio /ondamento inalterabile. L'amore e la beati-
tudine della propria identitd, con cui viene del tutto superato
l'essere-altro, che e prigioniero o della necessitd o dell'arbitrio
della liberta. L' amare divino e assoluto, non ha niente al di/uo-
ri di sé, ma tutto abbraccia nell'universalita della vita di Dio.
Percío esso congiunge in sé l'incondizionata necessitd e l'in-
condizionata liberta. Nell'amore la non-liberta sarebbe una con-
traddizione. E in questa pienezza d'amare non e'e posta per cio
che e maggiore o minore, per cio che e inevitabile a e soltan-
to possibile: tutto e concluso e liveUata dalla forza del!'amare"
(S. Bulgakov, La Sposa dell'Agnello, cit., 72-3).
"Aperta la mana dalla chiave del!' amare, fe creature ven-
nero alla luce" (Tommasa d'Aquino, In libros sententiarum,
2,1,2,2,1).

"Che vi sarebbe di straordinario se Dio avesse tratto tl


mondo da una materia preesistente? lnvece, la potenza di Dio
si manzfesta precisamente in questa, che egli parte dal nulla
per /are tutto ció che vuole" (Teofilo d'Antiachia, Ad Auto-
lycum, 2, 4: PG 6, 1052).

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7. «Credo in Dio Padre Creatore»

'TJío infinito e inaccessibile, nella sua bonta si e /atto pic-


colo e, discendendo dalla sua gloria irraggiungibile, si e rivestito
delle membra di questo carpo e si e cinto di esse, e mutando
aspetto per la sua bonta e il suo amare per gli uomini assume
un carpo e si mescola alle anime sante, a lui gradite eJedeli, le
prende con sé e diventa con esse «un solo spirito» (1Cor 6,17),
secando leparole di Paolo. Diviene, per cosí dire, un'anima per
l'anima, una sostanza per la sostanza, a/finché l'anima, se e de-
gna di luie a lui gradita, possa vivere nella divinitd, gustare la
vita immortale e diveníre p artecipe della gloria incorruttzbile.
Da! non essere all'essere, infattz; ha dato origine afia creazio-
ne visibíle che prima di esistere non era, con tale immensa va-
rietd e diversitd di creature" (Pseudo-Macario, Omelia 4, in Id.,
Spirito e fuoco. Omelie spírituali, M agnano 1995, 88-9).

Credo in Dio Padre Creatore

L'ORDINE NEL CAOS


Da dove viene ilmondo? Noi, da dove veniamo? Dove an-
díamo? Da dove viene e dove va tutto cio che esiste? Seno le
demande con le quali l'uomo affronta la ricerca di un senso glo-
bale, che includa tutto. In queste domande si intuisce che do
che si afferma dell'origine vale per la fine: se si potesse affer-
rare il "da dove", si capirebbe anche il "perché ", il "dove" e
il "come". La chiave che apre il mistero dell'inizio potrebbe
aprire anche quello della fine, e viceversa. Ma, soprattutto, aiu-
rerebbe a valutare il presente con le sue domande sempre
nueve. L'evoluzione della scienza, ad esempio, ha contribuito,
specialmente negli ultimi secoli, a far sorgere tante domande-
corollario: siamo soli nell'universo? 11 credente non sí do-
nebbe spaventare all'idea di altri mondi e di altri abitatori
3.ell'universo, come se la possibilita mettesse in questione la sua
:'"ede. Anzi! "Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati
ialla parola di Dio" (Eb 11,3). San Paolo parla di "mondi" al
;:iurale, non solo del visibile e dell'invisibile, ma di quelli che
;fa conosciamo e di quelli che, pur creati, non ci sono cono-
duti. In quanto Creatore, Dio e in rapporto con tutto cío che

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Dire l'uomo JI Í ,\í. Tenace

esiste, benché per via della venuta di Cristo come uomo sulla
terra si affermi particolare il modo della relazione con l'uomo,
coinvolto in una dinamica di immagine somigliante. La fidu-
cia in Dio Creatore porta a credere che la creazione non sia un
caos casuale, ma l'opera intelligente e personale di Dio, avve-
nuta tramite il Lógos e lo Spiríto.

LA CREAZIONE EX NIHILO

Dalla teologia della creazione ci viene trasmessa per fede la


creazione ex mhih Espressione tabú per un credente comu-
ne, che ha invece fatto la gioía della teodicea.
Questa espressione, creazione ex nihilo, va capita come
andrebbe capito ogni dogma: non solo per cío che nega ed
esclude, ma soprattutto per cío che apre e contíene. La fede non
si alimenta tanto pensando ad un Dio che crea dal nulla. Ma,
forse, alla contemplazione di un Dio che crea da sé, si ríscal-
da íl cuore di chi crede, di chi riconosce nel creato un segno
di vkinanza del Creatore, di chi percepisce un senso com-
plcssivo. "C'e un solo Dio creatore [. . .]: questi e Padre, Dio,
fondatore, creatore, artefice , colui che ha fatto le cose da se stt>
. s-
so, cioe per mezzo del Lógos e della sua Sapienza",1 cioe il
Figlio e lo Spirito Santo, che sono le sue due maní. Questo e
ilvero sfondo della teología della creazione ex nihilo. Da una
parte íl dogma della creazione dal nulla afferma che non c'e
niente con cui Dio abbia creato, nessuna materia preesistente,
nulla che abbia esistenza fuori di Lui. "Che vi sarebbe di
straordinario se Dio avesse tratto ilmondo da una materia pree-
sistente? [...] Invece la potenza dí Dio si manifesta precisament e
in questo, che egli parte dal nulla per fare tutto ció che vuole.2
D'altra parte, si afferma che comunque la creazione dal nulla
non e la meraviglia piú grande della fede, ma cio che essa in po-
sitivo significa: ilfatto che Dio non crea da nessun 'altra realta
se non dal suo amore, cioe crea da se stesso come Amare.

1 AH, II, .30, 9; se 294, 320. Cf AH, IV, 20, 1: se 100, 626.
2 Teofilo d' Antiochía, Ad Auto Lycum, 2, 4: PG 6, 1052.

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7. «Credo in Dio Pad<e Creatore»

CREAZIONE E FEDE IN Dro PADRE


La teologia della creazione non sí interessa di dare alla ra-
gione argomenti per credere. 11 Credo riflette l'ordine reale e
la gerarchia delle verita. Prima si dice di credere in Dio Padre
onnipotente e poi si aggiunge che Egli e insieme Creatore di tut-
to cío che esiste. E prima ancora della confessione dí fede ncl
Padre, c'e la proclamazione di fede nel Figlio che ci rivela il
Padre, fede nel Cristo Signare, Dio da Dio, Figlio di Dio,
morto e riso1to "per noi e per la nostra salvezza". I1 catecumcno
recitava .il Credo alla fine del suo percorso, non all'inizio.
J;impossibilita di un approccio razíonale a Dio sembra a pri-
ma vista in contraddizione con quanto afferma la tradizione cat-
tolica (il Concilio Vaticano I, ad esempio). In realta si tratta di
un equívoco che riguarda la parola "Dio". Dio e ilPadre del
nostro Signare Gesú Cristo e non un Essere astratto, una sar-
ta di primo motare. Ed e come tale, come Padre, che noi cre-
diamo in Lui e confessiamo di conoscerlo nella relazione di
amore a cui lo Spirito Santo, nel Fíglío, ci da accesso. La spie-
gazione del dogma della creazione del mondo da parte di Dio,
se mediata dalla conoscenza interiore e dall'amore, cambia
completamente nella comprensione. Le famose "cinque vie" di
san Tommaso per arrivare a Dio non sono altro che un'cspres-
sione della tradizionale contemplatio natura/is, cíoe un modo
di partire dalla natura per arrivare a Dio, cosí come insegna-
vano iPadri grecí. L'ordine della fede non mette prima la co-
smologia e poi l'antropología , ma parte dall'antropologia per
comprenderc la situazione dell'uomo insieme al creato di fron-
te a Dio. Perció l'esistenza del mondo non puó essere di per sé
argomento a favore della fede, ma neanche contro.

CREAZIONE E SCIENZA

In che termini si pone il problema del rapporto mondo-


Dio? TI mondo ha bisogno di essere spiegato come legato a Dio
(senza identificarsi con Lui, perché aliara si cade nel monismo,
o nel panteísmo o nell'emanazionismo) e diverso da Dio (sen-
za pero essergli estraneo, perché allora esisterebbe un dualismo

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Dire l'uomo JI I M. Tenace

tra ilmondo e Dio). Per il mondo, essere "legato e diverso " e


ilvero contenuto, ilvero significato dell'essere "creato" che tro-
viamo nella fede giudeo-cristiana e che permette di superare sia
il monismo (dire che ilmondo e Dio sono la stessa realta) che
il dualismo (affermare due realta a confronto, separate). En-
trambe le soluzioni sano fondarnento dell' ateismo, perché
l'uomo non si puo situare in nessuna: l'uomo e creato e non e
identíco a Dio; ma e creato ad immagine di Dio e non e iden-
tico al mondo. Fra Dio e l'uomo non c'e né confusione né se-
parazione, come pure fra l'uomo e ilcreato.
Per affrontare una teología della creazione che parli dell'es-
sere e non del milla , bisogna cambiare prospettiva, modo di ra-
gionare, riferimenti , esempi. .. E il modo di parlare di Dio in
fondo ad essere in questione.
Occorre anzitutto uscire dall'ossessione della scientificita. A
Dio non si puo applícare il ragionamento della scienza mecca-
nica: la categoría della causa prima e del primo motare in que-
sto caso non e digrande utilita. "La creazione non soltanto non
e inclusa, ma anzi, in un certo senso, e esclusa dall'idea della cau-
salita o del primo motare, in quanto, mentre la creazione e per-
sonale, la causa e ilmovimento sono meccanici e impersonali ".3
Il rapporto con Dio e nello stesso ordine delle relazioni umane,
tanto piú vere e vitalí quanto meno seguono una logica stru-
mentale. Lo stesso vale della creazione artistica. La logica del-
la creativita obblíga a spostare l'attenzione da cío che e creato
(oggetto analizzabile in peso, misura, colore ecc.) a colui che crea.
Perché Michelangelo ha fatto una bellissima statua della Pieta?
Non c'e nessuna causa, nessun rapporto che possa spiegare la
creativita all'infuori del fatto che I'vlichelangelo e un artista. E in
lui, non la spiegazione, ma ilmistero della sua arte. E proprio
della vera arte non poterla ridurre a spiegazioni razionali.
Dall' amore ogni creativita e possibile, ogni novita e conce-
pibile nell'onnipotenza di Colui che crea. Proseguendo su

3 S. Bulgakov, La Sposa dell'Agnello, tr. it. cit., 69.

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7. <<Credo in Dio Pad f'e Creatore»

questa logica, si arriva a non percepire piú una totale estraneita


fra la materia e Dio che l'ha creata. Percio la materia puo ren-
dersi teofanica nell'eucaristia, la corporeíd puó essere assun-
ta da Dio nell'incamazione. Non c'e conflitto né opposizione
fra creato e increato, benché ci sía distinzione. Tutto ció a noi
sfugge nel suo "come" e nel suo "perché" a causa della resi-
stenza all'amore dovuta al peccate che ci rende lenti e tardí di
cuore.
Perció la vera demanda sulla creaziene non riguarda ilnul-
la e come sia successe che qualcosa esista, ma che senso abbiano
queste parole riguardo all'integrita della rivelazion e. Dio e
amare, ed in ció deve consistere l'ultima spiegazione del rnistero
della vita e della marte, dell'origíne e della fine.
Se l'ídea della creaziene e "non scientifica per definizione",
bisogna quindi rinundare ai criteri della scientificita. "La crea-
zione del mondo puó essere saltante l'oggette di una fede e il
contenuto di una rivelazione. Questa verita sul mondo, verita
che si trova oltre i confini del mondo, in quanto ha relazione
con Dio, non puo essere stabilita in virtú del pensiero umano,
che, come tale, resta immanente al mondo. In questo senso, es-
e
sa un limite per ilpensiero" .4

Per quanto la scienza oggi si fermi perplessa e rispettosa da-


vanti all'ordine che traspare dal caos, non esiste un principio
scientifico che giustifichi ilcollegamento della creazione con
Dio. Ma e anche vero che non esiste un principio scientifico che
possa negare l'esistenza di un Dio Creatore. Il rapporto fra
scienza e fede come provocazione vale fino ad un certo pun-
to. Oggí sembra diventare piú significativa che mai la frase di
Louis Pasteur: "un po' dí scienza allontana da Dio, ma molta
riconduce a Lui". Chíssa se lo stesso non si possa dire della fe-
de: la poca fede teme la sdenza, la malta la promuove ..,
Comunque sia, affermare l'esistenza di un Dio Creatore non e
compito della scienza che "allontana" o "riconduce", e che non

4 Ibzd ., 25.

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Dire l' uomo JI / M Tenace

fonda l'esistenza di Coluí dal quale ci si allontana o ci si avvi-


cina. Troppi cristianí soffrono di una sorta di complesso di in-
ferioriú, come se la fede fosse solo W1'opinione soggettiva, sen-
timentale, mentre la scienza fosse universale, oggettiva, indi-
scutibile. La fede e conoscenza, dicono molti autori orientali:
"Che cos'e la conoscenza? 11 senso della vita immortale. E
che cos'e la vita immortale? Sentire tutto in Dio. Perché l'ama-
re viene dall'incontro. La conoscenza unita a Dio compie ogni
desiderio. E, per il cuore che la riceve, essa e, nella sua totalita,
dolcezza che si riversa sulla terra. Perché non c'e niente che as-
somigli alla dolcezza della conoscenza di Dio"; la fede-cono-
scenza-amore da accesso alle veríú che sano oltre la scienza e
le raggiunge meglio della scienza perché si pone in relazíone,
dal di dentro, con le cose che conosce. "Penetrare fino al cuo-
re e al midollo delle parole celesti, contemplarne i profondi e
occulti misteri con lo sguardo purificato del cuore, questo
non l'otterra né la scienza umana, né la cultura profana, ma sol-
tanto la purezza dell'anima, con l'illuminazione dello Spiríto
Santo".6
La veriú sul mondo e una verita che si trova oltre i confi-
ni del mondo, e percio non puo essere scientifica. Ma non per
questo la creazione e inconoscibile. La creazione e conoscibi-
le, "non dal pensiero, ma dalla fede".7 La fede e riconoscimento
dell'esistenza di W1 altro_ Infatti, nel Credo, la fede e rivolta a
Dio Padre. 11 legame tra Dio e il mondo, se e un limite per il
e
pensiero, non lo per la fede. Ma se manca la fede?

CREAZIONE E ATEISMO

L'espressione "Dio Creatore", svuotata dal presupposto di


una fede evangelica e di un'antropologia erística, e stata la mic-

5 Isacco ilSiro, Discorsi ascetici, 38, Oeuvres spirituetles, cit., 165.


6 Giovanni Cassiano, Collationes, XIV, 9: SC 54 (1967), 195.
7 S. Bulgakov, L'Agnello di Dio, tr. ít. (or. russo Paris 1933)
Roma 1990, 178.

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7. «Credo in Dio Padre Creatore»

cia della rivolta contra Dio e ilmotivo divaríe forme di ateísmo.


Che cosa e successo ai pensatori da cui ha preso origine
l'ateísmo sístematico e ideologico dei secoli scorsi? II nucleo
e
delle loro teorie, con le dovute differenze, la difficolta di con-
ciliare una tradizione povera di contenuto circa ilsigrúficato di
Dio Creatore con una ricca e positiva concezione dell'uomo che
si andava elaborando negli ambienti lontani dalla Chiesa: l'uo-
mo e libero, l'uomo e creatore del proprio destino, l'uomo e ca-
pace di bene e di condivisíone. Il mondo in cuí vive e fatto dí
schiavitú, di miseria, di .ingiustizia, di sofferenza. Davanti a que-
e
sto dramma, ilragionamento di un ateo facile da seguire: ícri-
stiani sembrano ragionare come se la realtii cosí com'e fosse
quella voluta dallo stesso Creatore, avanzano soluzioni utopi-
stiche di armonía e di giustizia con proposte generiche e sen-
timentali. Ma, perché la vita sía migliore, bisogna trasformare
il mondo e liberarsi da chi lo ha fatto tale, o tale lo vuole man-
tenere. Per migliorare la condizione umana, bisogna liberare le
forze creative che ci sono nell'uomo, ma per fare questo occorre
prima di tutto liberarlo dall'idea di un Dio Creatore che man-
tiene lo status qua di una situazione .inaccettabile.
Il dubbio del non credente lo porta ad affermare che, se Dio
e Creatore onnipotente, non si spiega allora perché non met-
ta tutta la sua potenza al servizio di un'umanita cosí .infelice. La
sua potenza-onnipotenza di fronte all'uomo bisognoso e im-
potente e un'assurda prepotenza. Tutta la responsabilita del-
la situazione negativa ricade su chi puo e non fa in modo che
le cose vadano diversament e. Inutile aspettare da un Dio
Creatore (o onnipotente-cattivo o impotente -inutile) che si
curi del mondo e dell'uomo. La conclusione del ragionamen-
to ateo e chiara; basta con la favola del Dio Creatore onnipo-
tente di cuí l'uomo sarebbe la creatura onnidipendente.
Ali'origine di questa ímpostazione di pensiero non c'e l'im-
magine del Dio buono della Sacra Scrittura che crea per e
dall'amore, ma un'idea falsa di Dio sclerotizzata dalla storia,
l'immagine di un Creatore che usa inmodo arbitrario del suo
potere-div.inita, senza dare all'uomo nulla, anzi lasciandolo
nella versione piú impotente della sua umanita. Davanti ad un

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Dire l' uomo JI !M. Tenace

tale Dio, l'uomo non sarebbe altro che uno schiavo, un eterno
bambino. lnvece l'uomo ha tutto per essere adulto, padrone e
non schiavo: e intelligente, libero, capace di essere giusto.
Altra conclusione logica alla base dell'ateismo: l'uomo e "mi-
gliore" di Dio, se si libera di Luí... Quindi, quando l'uomo vi-
vra senza Dio, il mondo sara migliore, e si vedra che Dio non
esiste affatto. Impossibile uscire da questo circolo vizioso che
mette a confronto Dio e l'uomo come due rivali nclla condu-
zione della storia e nel progresso dell'umanita. "Dio e morto",
e stato lo slogan che ha segnato la liberazione dal pericoloso ri-
vale e la proclamazione di un mondo migliore sotto l'unica re-
sponsabilita dell'uomo. Alla base di tale equivoco, d sano fal-
se immagini dell'atto di creazione.

LA CREAZIONE COME FABBRICAZIONE?

Se il peccato ha trasmesso false immagini di Dio, lo stesso


ha fatto con la creazione. Una di esse viene addirittura presa
dalla stessa Sacra Scrittura e si riferisce ad un versetto del pro-
feta Geremía: "Ecco, come l'argilla e nelle maní del vasaio, co-
sí voi siete nelle míe maní" (Ger 18,6). Quella del vaso e del va-
saio e una bella immagine, ma, fuori del suo contesto, diven-
ta ambigua.
Dio non crea come fa l'artigiano che costruisce un ogget-
to, che usa una materia gia esistente e alla quale non e lui a da-
re l'esistenza. Dio crea l'uomo col suo soffio, da se stesso; non
lo crea come oggetto, ma come soggetto, come liberta, come
responsabilita, come partner del creato, come immagine e so-
miglianza. Lo crea come un "tu" umano di fronte ad un "Tu"
divino, in Wla relazione paritaria, tant'e vero che, se vuole, l'uo-
mo puó rifiutare il rapporto. Il "tu" creato nella liberta e in-
serito in Wl divenire, affinché ncl tempo storico d sia spazio per
la liberta della risposta. La relazione del Creatore con la crea-
tura e espressa in chiave di "storia della salvezza", "alleanza",
"passione", e lí dove Dio richiama il suo diritto di Creatore, e
per impedire che l'uomo distrugga l'opera da luí creata, di-
struzione associata alla violenza, all'ingiustizia dell'uomo. Si trat-

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7. «Credo in Dio Padre Creatore»

ta quindi di richiami alla fraternita, alla cura gli lillÍ degli altri,
al perdono, alla condivisione dei beni.
L'idea di un Dio che "fabbrica'1 l'uomo come un artígíano
non corrisponde al contenuto teologico della rivelazíone cri-
stiana. Inquesto senso, la rivelazione dí Dio come Creatore non
e né cronologicamente la prima, né tipícamente cristiana. Il
rapporto fabbrica zíone-oggetto, per esempío, non rende can-
to della liberta dell'uomo e della sua chiamata alla partecípa-
zione alla vita divina. Senza questo sfondo non si capisce la gra-
vita del peccato che ha costituito la pcrdíta della vita divina , e
non la perdita dí un qualche potere. Percío Cristo ripetera con-
tinuamente la verita della partecipazione alla vita in termini di
dono, di amare. Tuno cio che e suo e nostro , come tutto ció che
e del Padre e del Figlío. Cristo, Figlío dí Dio Padre Creatore,
in quanto vero Dio e vero uomo ci ha resi partecipi di tutta la
sua umanita e di tutta la sua dívinita. Partccipi della sua divi-
nitiilo siamo nell'effusíone dello Spirito che e pegno di vita nuo-
va, dí incorruzione e di vita eterna . "A tutti coloro che custo-
discono il suo amare, accorda la sua comunione. Ora, la co-
munione dí Dio e la vita, la luce e ilgodimento dei beni che ven-
gono da luí".8

LA CREAZIONE LIMITATA AD UN ATTO CHE INIZIA NEL TEMPO?


Parlare dell'atto della creazione come di un atto che inizia
nel tempo significa racchiudere l'infiniti e l'incommensurabi -
lita di Dio nella logica spazio-temporal e umana.
Il verbo "iniziare" contiene implicítamente l'idea di una
conclusione. Invece la creazione e un 'azione che non termina,
che continua oggi e continuera domani. La creazione va capi-
ta nell'ordine di una causa-amare che riguarda ilpresente e il
futuro. Non basta neppure dire: "Dio ha creato ilmondo a cau
sa dell'amore"; semmai si puo dire: "Dio ha amato ilmondo
nel crearlo, lo ama ora, lo amera perché eterno e ilsuo amore
ed eterna la sua fedelta ». Per un cristiano ha quindí senso ti

8 AH, V, 27 , 2: se 153, 342.

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Dire l'uomo II / M. Tenace

flettere sulla creazione all'interno della sua relazione con Dio,


a partire dalla fede, a partire dalla rivelazione, per non trovar-
si a trarre conclusioni che esulano dall'ambito della fede. "Dio
e amare, e la creazione del mondo e amare, cosí che l'essere del
mondo e inscrito nell' amare di Dio" .'1 L'amore come "fonda-
mento dell'essere" di Dio non si puó comprendere con cate-
gorie di necessita e di causa che spesso alla leggera, senza mal-
ta riflettere sul loro significato, vengono adottate. Bisogna in-
fatti domandarci che cosa e l'amore.1 l'
Gesto e parola di amare di Dio, l'atto creativo si percepi-
sce dentro alla categoría della relazione. Relazione all'interno
di Dio stesso (la creazione e un atto trinitario), relazione fuo-
ri di Dio (la creazione e tutta per l'uomo). La creazione riguarda
direttamente l'uomo perché e la concretezza della relazione che
Dio stabilisce con lui. Le categorie della relazione el.icono di piú
della logica causa-effetto, perché includono il divenire come
"spazio-tempo" dato alla liberta per realizzare la risposta di
amore.

IN PRJNCIPIO ... IN CRJSTO


Il racconto della creazione dei primi capitoli della Genesi
va letto alla luce del prologo di Giovanni: "In principio era il
Verbo, e ilVerbo era presso Dio e il Verbo era Dio [...] e noi
vcdemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pie-
no di grazia e di vcriti" (Gv 1,1.14). "In principio" significa "in
Cristo". "Infatti ilVerbo di Dio e veramente creatore del mon-
do. E questi e ilnostro Signare che si e fatto uomo negli ulti-
mi tempi". 11 "Quando ilVerbo sí fece carne, [. . .] mostro ve-
ramente l'immagine, divenendo egli stesso ció che era la sua im-
magine, e ristabili saldamente la somiglianza, rendendo l'uomo

9 S. Bulgakov, La Sposa dell'Agnello, cit., 84.


10 Cfibid., 73.
11 AH, V, 18, 3: se 153, 244.

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7. «Credo in Dio Padre Creatore»

simile al Padre invísibile attraverso il Verbo che si vede".12


e
L'azione creatrice dí Dio un'azione che dura, percé fonda-
ta sulla Persona eterna del Figlio. Qualsiasi affermazione sul-
la creazione di Dio non puo essere racchiusa nel tempo, ma
esplicita nella Persona. Include passato, presente e futuro,
perché la creazione non e un atto cronologico, ma un atto on-
tologíco: in tutto cío che esíste c'e Dio che crea nel Figlio.
Mentre l'uomo respira, Dio continua a creare e a trasmettere
la vita, perché l'uomo che e in principio, in Cristo, lo e per sem-
pre. L'atto creativo di Dio e un atto che sara compiuto solo al-
la fine <leí tempi, quando saremo tutti uno in Cristo. E un at-
to relazional e di comunione immerso nel tempo che sara com-
piuto quando tutta la creazione e tutti gli uomini saranno ri-
tornati all'amore da cui sono stati creatí. Noi facciamo passa-
re la creazione dal milla all'essere quando amíamo i fratelli, po-
tremmo díre, parafrasando san Giovanni. E in questo passag-
gio dal nulla all'essere, la materia da il corpo della redenzione
e il viatico della salvezza, partecipa quindi dell'amare. "Chí puó
comprendere l'amore se non colui che ama? lo mí unisco
all'amato, la mía anima lo ama. Nella sua pace la sono ío. Non
sono piú uno straníero...".ll

Alkanza, liberazione, creazione


Il concetto di Dio Creatore e un 'idea comune a molte reli-
gioni: in Mesopotamia si credeva che la creazione del mondo
fosse dovuta alla guerra fra gli dei; sulle piranúdi egizie era rac-
contata la storia della creazione del mondo per mezzo del dio
Atum; ad Ugarít il dio supremo, El, era chiamato "il creatore
delle creature". E nella stessa linea, in ebraíco, Dio, YH\XTI-I,
e una parola che secondo una vecchia radíce potrebbe signi-
ficare "Colui che fa essere", dunque il Creatore. E interessan-

12 AH, V, 16, 2; se 153, 216.


13 Odi di" Salomone,3, in The Odes and Psalms oJSalomon, ed. R.
Harris - A. !vlingana, II, Manchester 1916, 215-6.

197
Dire l'uomo JI I Af. Tenace

te notare che i testí sacri di tutte le religioni con cui Israele era
a contatto spiegavano la creazione con un politeismo piú o me-
no raffinato e conflittuale, mentre l'originalita della fede di
Israele presenta l'inízío del mondo legandola all'unicíta del Dio
che crea, dando cosí alla creazione un'impronta di bonta e di
armonía. Nella Genesi, ilracconto della creazione e scandito
da questo ritornello applicato ad ogni cosa creata: "ed era co-
sa buena ". 11 racconto dell'opera creativa di Dio vuole elimi-
nare ogni mitizzazione del creato, mettere in evidenza che e un
Dio personale a coinvolgersi personaLnente nella creazione
dell'uomo, della coppia umana e dell'ambiente dove essi sono
chiamati a vivere e a crescere. Il destino del mondo creato non
e legato a nessun atto arbitrario: e legato alla qualita della re-
lazione fra l'uomo creato e ilDio Creatore.
Anche se talvolta, da un punto di vista poetico, le immagi-
ni sí somigliano, ilmodo in cuí ilgiudeo-cristianesimo presenta
l'atto creatore sfugge completamente alle concezioni mitiche
delle altre religioni. L'essenza della fede e che Dio e diverso dal-
le cose create; non c'e ombra di politeísmo o di immanentism o.
Dío e persona; l'aspetto piú impottante di questa nuova reli-
gione e la relazione interpersonale, l'alleanza appunto. Come
e
ogni relazione fra le persone, anche quella con Dio una di-
namica storica fatta di chiamate e di risposte, dí fedelta e dí tra-
dimenti, di pentimento e di perdono, ossia un'alleanza di amo-
re che verra sigillata come memoriale nella pasqua. Cío che co-
stituira poi la specificita del messaggio cristiano e precisa-
mente la visione uníficatrice e sacramentale della vita riassun-
ta nell'eucaristía.
Per Israele, l'identita di Dio come Creatore sara rivelata
nell'esperíenz a di fede che }'israelita sperimentera nell'allean-
za e nella liberazione dall'Egitto. Le opere di Dio lo rivelano
nelle categorie che sono quelle dell'uomo: la storia, la situazione
geografica , quella economica e psicologica. Tale rivelazione
punta a far acquisire all'uomo le categorie di Dio, la sua f orma
mentis, affinché si realizzi nella creatura l'immagine e la somi-
glianza con il Creatore.

198
7. «Cl'edo in Dio Padre Creatore»

PROGRESSIVA COMPRENSIONE DELLA CREAZIONEt 4

e
Quando Israele un popolo nomade, Dio si fa presente in
una situazione dí incertezza e di instabilita con la promessa di
dare una terra feconda e stabile, facendosi garante del cammi-
no per giungerví. Dio guida ilpopolo alla ricerca dí luoghi dí
n
vita. patto stipulato garantisce la fedelta di chí guida e di chi
cammina. Altrimenti, come arrivare a destinazíone? L'alleanza
in vista di una terra promessa e ilfondamento della religiosita
di Israele, píccolo popolo nomade fra gran.di nazioni. L'allean-
za e fatta di fiducia e di non possesso, di attesa e di riti, di con-
tinue partenze e di ricordi. Nell' alleanza e'e anche la percezio-
ne del carattere esclusivo della relazione con Dio per via dell'ele-
zione sía da una parte che dall'altra. Gli altri possono avere i lo-
e
ro dei. Ció che conta che Dio ha fatto un' alleanza con noi...

Nel momento ín cui ilpopolo in cammino arriva alla terra


promessa , alla sua mentalita di nomade subentra quella dei po-
poli sedentari. Sí attacca alla terra, si físsa in luoghi fertíli, si
identifica con ció che possiede. Anche l'esperienza di Dio pas-
sa attraverso la terra, ilcreato: ilculto, i sacrífící, la benedizione,
il sabato. Il Dio dell'alleanza e anche il Dio del creato, e il
Creatore, íl Signore di tutto cio che esiste, il Signare del tem-
po che ci vuole per il cammino, ilSignore dello spazio, Colui
che con la sua benedizione fa essere ogní vita. Questa espe-
rienza porta ad una constatazione teologicamente nuova: lo
stesso sole, la stessa pioggia, le stagioni sono uguali per tutti gli
uominí. Se il mio Dio e il Dio Creatore della natura, aliara e
l'uníco Creatore dí tutto e di tutti. L'enfasi di Israele sull'aspet-
to creatore di Dio corrisponde all'intuízione dell'universalira
del monoteismo: esíste un solo Dio per tutti i popoli. C'e quin-
di un'interessante antinomia fra il percepirsi come popolo
unico, popolo eletto, e ilconfessare che lo stesso "mio" Dio e
ilDio di tutti gli uomini.

14 Cf G. Cusson, Notes d'anthropologie biblique, Roma 1977.

199
Dire l'uomo JI! M. Tenace

Quando si vive in esilío, potrebbe venire la tentazione di fa-


re del fallimento un motivo di accusa a Dio che non ha guidato
bene, che non ha sostenuto íprivilegi del popolo eletto, che ha
lasciato che ilproprio spazio vitale venisse occupato da altri.
Eppure, proprio nei momentí di fallimento, Israele continua ad
approfondíre la sua conoscenza di Dio: alla luce di una rifles-
sione sincera su ció che e successo, fa una sorta di bilancio esi-
stenziale o di "revisione di vita" senza mezzi termini. Tali mo-
menti portano alla confessione del peccato. Non solo: porta-
no alla confessione della grandezza dell'uomo creato e au-
mentano la fede in Dio, fanno crescere nella comprensione del
contenuto della promessa. L'essere il popolo eletto, il possedere
la terra, la benedizíone ad Abramo , la grazia dell'esodo, i1 re-
gno di Davide, tutto convive con tanta infedelta, perversita, pec-
cato. Allora nasce la domanda: che cos'e l'uomo perché Dio se
ne curi cosí tanto e gli sía cosí fedele, nonostante tante cadu-
te e durezza di cuore? Nel fallimento politico, nella sofferen-
za dell'esilio, nella coscienza del peccato, ílpiccolo resto del po-
polo di Israele cerchera sempre la soluzione in Dio, sicuro del
legame che sempre riman e tra l'alleanza con Abramo, la libe-
razione dall'Egitto, la perdita della terra promessa e l'esilío. E
nel periodo dell'esilio che viene composto ilracconto della crea-
zione, proprio come frutto di quella fede che interpreta la
storia come dinamismo della relazíone tra l'uomo creato come
amico di Dio, divenuto peccatore, chíamato sempre alla sal-
vezza, e questo stesso Dio: la storia e interpretata e scoperta co-
me storia della salvezza e la creazione ne contiene iprimordi.
Sí puo capire perché una teología della creazione possa de-
rivare e non "fare da premessa" alla fede che presuppone
l'esperienza dell'alleanza e della liberazione.
Dal punto di vista della comprensione di Dio, l'Alleanza vie-
ne prima, la relazione e la prima realta che l'uomo accoglie co-
me iniziativa di Dio che lo riguarda , che lo qualifica nella sua
verita divino-umana: inpiú (e degno diessere l'alleato di Dio!)
e in meno (ha bisogno dí Dio, che dal canto suo "non ha bi-
sogno" dell'uomo). L'alleanza definisce l'essenza stessa della re-
ligione come relazione. Pero, dal punto di vista dell'esperien-

200
7. «Credo in Dio Padre Creatore»

za vitale, psicologica, fenomenologica, l'alleanza e preceduta da


un evento preciso di liberazíone in cuí si e manifestato ilbiso-
gno dell'uomo e la salvezza avvenuta per intervento di Dio.
e
Quando la vita, cosí come l'uomo capace di gestirla ed or-
ganizzarla, arriva al suo esaurimento, quando la marte sotto
ogní forma minaccia l'esístenza, l'esperíenza di liberazione di-
venta la categoría esistenziale che aiuta a stringere ilpatto con
Dio.
Partire dalla pretesa dí essere pari a Dio ha portato l'uomo
lantano da Lui, fino a non essere piú capace di vedere l'ama-
re del Creatore per la creatura. Partire dal bisogno di salvez-
za potra a volte aiutare a riacquístare la capacita dí vedere le
cose nella loro realta. Ma non basta. Lo scopo della liberazio-
e
ne la vita piena, non solo la confessione del vero Dio (que-
sto lo fanno anche í demoni !),la vita piena nclla relazione giu-
sta, terra promessa dell'amicizia iníziale.

CREAZIONE E STORIA DELLA SALVEZZA

L'ordine dato ai vari libri della Sacra Scrittura privilegia il


punto di vista cronologico. Prima la Genesi che lega creazio-
ne, peccato ed alleanza. Poi ilibri che raccontano la liberazione
(l'Esodo), l'acquisto del possesso della terra, per raccontare di
nuovo ilpeccato, l'esilio... Seguono poi libri che, ciascuno a suo
modo, dícono la storia della salvezza con isuoi alti e bassi, di-
cono ilbisogno e l'attesa di una nuova creazione, una nuova li-
berazione, una nuova alleanza.
Il Nuovo Testamento (Nuova Alleanza) sta ad indicare che
non si puo prescindere dalla storia di Israele di cui Cristo e com-
pi.mento e rivelatore. Creazione ed alleanza contengono in sé im-
plícita una promessa. I1 nuovo ordine, come quello iníziale
dell'annonia del creato, sara eterno e totale. In questa nuova pro-
spettiva infinita - la prospetúva crisúana - í disegni dí Dio sí
idemificano con la perfezione dell'origine dopo illllilgo esilio del
12eccato. La storia santa non si ferma sul passato, né sul presente.
E un cammino verso un termine escatologico che viene capito
come nuova creazione (con ildono dello Spirito Santo), come

201
Dire l'uomo ll / M. Tenace

nuova liberazione (dal peccato), accompagnata dai prodigi del


nuovo esodo (attraverso la morte), come nuova Gerusalemme
costruita come citta santa, comunita santa (la Chiesa).
Non e qualcosa che riguardi esclusivamente ilfuturo. In Ez
11,19 e 36,26-35 YHWH promette di cambiare ilcuore dell'uo-
mo per introdurlo di nuovo nella gioia dell'Eden. Se chiedia-
mo un cuore puro (cf Sal 51,12), siamo sicuri di partecípare al
cammino che Dio stesso sta portando avanti, e nel rinnova-
mento del nostro essere vivremo l'antícipazione della nuova
creazione che verra compiuta in Cristo e con il dono dello
Spirito Santo.

CRISTO, LA NUOVA ALLEAN ZA PER LA VITA ETERNA

La Sacra Scrittura non spiega ilmistero delle orígini (crea-


zione), ma dice la presenza del místero che accompagna scm-
pre l'uomo (paternita di Dio) nella storia verso la sua perfezione
(la trasfigurazione, o manifestazione della gloria di essere figli).
Questo mistero in Cristo rivela la sua immagíne, il suo volto,
ilsuo essere, si offre come vita, verita, cammino. Creazione, al-
leanza, liberazíone sonovari aspetti dell'amore di Dio Padre per
l'uomo, varie porte dalle quali l'uomo puo intravedere ilmistero
e far ritomo come figlio a Dio. La liturgia della notte di pasqua
non racconta altro. Dio crea prima la luce e poi ilcielo. La lu-
ce e Cristo. In Crísto, Dio crea il sole e tutto il resto. "E Dio
che disse: Rzfulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostti cuorí,
per far risplendere la conoscenza della gloria divina che riful-
ge sul volto di Cristo", afferma san Paolo in 2Cor 4,6.
Cristo e colui per ilquale tutto e stato creato, in virtú del
quale esistono tutte le cose e noi esístiamo per Luí (d 1Cor 8,6),
che e "potenza di Dio e sapienza di Dio" ( lCor 1,24), "irra-
diazione della sua gloria e impronta della sua sostanza" (Eb
1,3), "immagine del Dio invisíbile, generato prima di ogni
creatura" (Col 1,15), Colui che sostiene l'universo con la po-
tenza della sua parola. Egli e la Parola di Dio, ilVerbo che esi-
steva presso Dio e che doveva farsí carne quando fosse venu-
ta la píenezza deí tempi (dGal 4,4).
7. <<Credo in Dio Padre Creatore»

La straordínaria novira del cristianesimo e che non c'e piú


bisogno di fare teorie sul Dio Creatore, perché la dottrina del-
la creazione trova il suo compimento nella contemplazione del
Figlio di Dio, modello e fine dí tutte le cose.
Tutta la legge si compie ormai nella persona di Cristo: ció
che abbiamo fatto ad un altro, lo abbiamo fatto a Lui, dice il
Signore. Cristo sí assume tutto ilbello e tutto ilbrutto che l'uo-
mo puó fare, perché in Lui il bello rimane in eterno, il male vie-
ne trasfigurato dal perdono, in una líberazione definitiva, in
un' alleanza eterna. In Cristo ínizia la nuova crcazione. La tet-
ra promessa che Cristo porta e la vita riconquistata, la vita
nell'amore reciproco, il perdono dei nemicí, la capacita di vi-
vere in armonía con il mondo. La parola "risurrezione" e sí-
nonimo di "pienezza di vita "; e la preva del dono della vita
eterna offerto all'inizio , nella prima creazione, e offerto dí
nuevo con Cristo come pegno nello Spirito Santo per una vi-
ta simile alla sua. "[. ..] per mezzo di luí sano state create tut-
te le cose [...]. Egli e prima di tutte le cose [...]. Egli e [...] il
primogenito di coloro che risuscitano dai morti" (Col 1,16-18).
La novita di Cristo e la risurrezione: nella risurrezione tutto e
riconcilíato, e portata a compimento l'alleanza nuova, non
sulla base della legge, rna sull'amore concreto: e intomo all'eu-
caristia, intorno al corpo e al sangue di Cristo che si compie,
vivendolo, il mistero della creazione.
Con Cristo inizia una generazione di uominí nuovi rigene-
rati dal battesimo (cf Col 3,9-10) cbe rende nuove creature (cf
Gal 6,15). In Cristo ilvecchio Adamo e rnorto, il mondo divi-
so e di nuovo unito, !'incapacita di fare il bene diventa parte-
cipazione possibile all'opera di Dio: "siamo infatti opera sua,
creati in Cristo Gesú per le opere buone che Dio ha predísposto
perché noi le praticassimo" (Ef 2,10). La custodia della crea-
zione, l'ecologia, la promozione della cultura, l'attenzione al-
la víta politica sono madi di mettere in pratica la fede in Dio
Padre Creatore e quindi di testimoniare un rapporto corretto
con la creazione e degli uomini fra di loro.
Secando l'antica radice greca dipoíein, "creare", questo ver-
bo indica anche fondare una citta, cioe rendere abitabile un po-

203
Dzre l'uomo JI / M. Tenace
sto inospitale. Meditando sulla creazione, possiamo percepire
che la divinizzazione dell'uomo, nella forza dell'amore, fara pas
sare l'universo dal caos senza senso, dal vuoto del peccato, ad
un mondo abitabile e fraterno per via della santiü, perché la
divinizzazione porta nella fede una promessa: quella di posse
dere la terra. San Francesco esercitava una vera "signoria" sul
creato perché amava, e percio ha potuto comporre un camico
delle creature, un cantico da innamorato di Dio. L'uomo di fe
de profonda vive in una relazione nuova con la creazione in
tera, affinché la tetra possa essere non piú solo giardino, ma
citta santa, nueva Gerusalemme costruita con pietre preziose:
gli uomini risorti.

Dal nulla all'amore: la nuova creazione come co


munione di ri.sorti
Una caratteristica osservabile nell'uomo in via di diviniz
zazione e il complemento che c'e sempre tra aspetto persona
le-intimo, e aspetto comunitario-pubblico della salvezza accolta.
La fede cambia il creciente nella sua vita privata, nella sua
vita interiore, ma lo rende sempre anche protagonista di una
novita relazionale che riguarda il suo popolo, la sua comunita
di vita, la sua discendenza diffusa nello spazio e nel tempo.
Nell'Antico Testamento, l'alleanza, la liberazione, la vitto
ria sul male e sulla marte vengono incarnate in molte figure di
patriarchi, profeti, re, semplici uomini e donne chiamati da Dio
per dare una testimonianza, un esempio, indicare un cammi
no. Ricorderemo qui soltanto Abramo, Mose, Giobbe a cau
sa della testimonianza che la loro fede ha portato e che e di
venuta modello e anticipazione di quel cammino che fonda l'es
sere stesso della Chiesa nella storia come nueva creazione.

ABRAMO E LA FECONDITA DELL'ALLEANZA

La storia di Abramo e senz'altro un riferimento di primo va


lore. Quest'uomo, vissuto, secando coloro che optano per
una data píú antica, tra il2000 e il 1700 a.c., e tuttora chiamato
il"nostro padre nella fede", ossia colui che riguardo alla fede

204
7. «Credo in Dio Pad;·e Creatore»

ci ha preceduti e generati, pcr ilfatto che ha dato la sua mas


sima adesione a Dio e cosí ha avviato una tradizione vitale sul
modo giusto di essere credente: la fede e una totale fiducia nel
Signare. Caratteristica della vicenda di fede di Abramo e
quell' aspetto molto personale, intimo, interiore del suo dialo go
con l'Altissimo. Non c'erano precedentí in questo modo di
colloquiare con il mistero, non c'erano esempi di un Dio che si
rivela personalmente nell'intirnita del cuore, interpellando
l'intimíta della risposta. Inuna cultura di religiosita tribale, cul
tuale, Abramo fa esperienza di un Dio che gli rivolge la paro la
in prima persona e che tratta con luí di argomenti del tutto
personali: la terra da lasciare e quella da ricevere, il figlío che
non c'e, la discendenza che potrebbe venire. IlDio che parla ad
Abramo invita a pensare la vita in un altro modo: invita ad
uscire dal paese vecchio (quello che conosce), per avviarsi
verso una terra prom essa che sara caratterizzata dall'abbon
danza di mezzi per vívere e per vivere bene. Ma soprattutto Dio
promette ad Abramo una discendenza numerosa come le stel le
del cielo e la sabbia del mare. Una vita abbondant e in cam
bio di una vita che in tutti i sensi si avvia alla marte. L'allean za,
nella storia dí Abramo, non e fra uguali. Cosa puó dare
Abramo in cambio? Solo la sua adesione. 11 suo sí costituisce la
sua dignita di fronte a Dio e lo fa essere uno dei due prota
gonisti di un'alleanza che si condude come fra due liberta
"uguali".
L'esperienza di fede profonda , intima, che irrompe nella vi ta
di Abram.o, lo rende fecondo insieme alla moglie, e nello stes so
momento in cui fa succedere qualcosa nella sua vita di uo mo
(diventa padre di un bambino) fa succedere anche un
cambiamento nella storia dell'umanita: questo figlio sara il
primo di una moltítudine. "Padre di una moltitudine" verra a
significare padre di tutti gli uomini che credono. Diventare pa dre
di Isacco potrebbe sembrare un affare che riguarda solo un uomo
e sua moglíe, ma dare una posterita ímmensa nel tempo riguarda
solo Dío. Cosí, caratteristica della promessa e che vie
ne accolta da Abramo, ma e realizzata da Dio. Tocca ad
Abramo lasciare la terra; tocca a Dio fare arrivare nella terra

205
Dire {'uomo JI I ,\{Tenace

promessa. La fede dell'uomo ha ilsuo corrispettivo nella fedelta dí


Dio.
Dalla relazione di Abramo con Dio (che rende feconda la
sua relazione con Sara), dalla sua fede nella promessa sorgera
lsacco, i1 figlio della promessa, ilfiglío nato dall'arrúcizia tra Dio e
Abramo. Quest'amicizi a, che sara ricordata come l'i.nizío di
un nuovo rapporto di Dío con l'uomo dopo ilpeccato, se e
gnalata gfa come una nuova creazione dove abbondano le pa role
dí benedízíone: "ti benediro'', "diventerai una benedi zione" ,
"in te si diranno bcnedette tutte le famiglíe della ter ra" (cf Gen
12,2-3). Abramo diventera benedizione per tutta l'umanita che, a
partíre da luí, entra in un nuovo ordine dí vi ta: la fede fa
entrare in un'altra terra, crea un altro popolo, un 'altra
famiglia, un'altra comunita, un'altra discenden za. Questa
discendenza , come tutto il contenuto della promessa, quando si
realizza? Abramo non ebbe in proprieta neppure l'orma diun
piede, rimanendo ospíte e straniero. La proprieü della terra
promessagli da Dio, che non ottenne durante i1 suo
soggíorno, l'avra insieme con la sua díscendenza, cioe qudli
che temono Dio e credono in Luí, nella risurrezione dei
e
giusti. La sua discendenza il nuevo popolo di Dio che rice
ve l'adozione divina nella fede in Gesú Cristo. "Sappiate dun
que che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede"
(Gal 3,7). Dunque quelli che provengono dalla fede saranno be
nedetti con Abramo credente come sua discendenza. Dio pro
mise la terra ad Abramo e alla sua díscendenza, a tutti quelli
che saranno giustíficati per la fede. Beati quellí che pur non
avendo visto crederanno, dice Gesú a Tommaso. Se siamo fi gli
di Abramo per la somiglianza della fede, lo siamo anche per la
somiglianza della promessa di ereditaY L'eredíta della fede
e e
la vita eterna, la promessa la risurrezione.
La storia di Abramo potrebbe ridursi tutto sommato ad wrn
storia comune, la storia di chi ha ottenuto una grazia, un figlio, e
fermarsi lí.Ma, come discendenza di Abramo , quelli che han-

15 Cf AH, IV, 7, 2: se 100, 460.


7. «Credo in Dio Padre Crc: ·:

no la fede sanno che la salvezza non si ferma alla "grazia o::-:


nuta" , ma rimane nel dono seminato da far crescere , in vista ¿
una promessa che e ben pÍÚ completa e per }a quale va CUStC'·
dita l'alleanza di generazione in generazionc. Abramo ha Yis
suto quella fede che da un evento del tutto personale lo ha por
tato ad essere "benedizione" per tutte le famiglie della terra (ci
Gen 12,3) in virtú di Cristo per ilquale Dio Padre "d ha be
nedetti con ogni benedizione spiriruale nei cieli" e ncl quale "ci
ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e im
macolati al suo cospetto nell'amare, predestinandoci ad esse
ri suoi figli adottiví" (Ef 1,3-5).

MosE E LA LIBERAZIONE DEL POPOLO


Anche l'esperienza di Mose ci viene proposta come model
lo dí fede: ma la sua vicenda, all'opposto di quella di Abramo,
lo porta da un'esperienza di fede con sensibilira piú comunita
ria ad una vera e propria mistica dell'incontro con Dio faccia
a faccia.
Quando vive in Egitto, Mase ha una precompren sione di
Dio attraverso la storia. Il popolo di Israele e ilpopolo eletto,
ma la schiavitú in cuí vive non e la vita secando la promessa di
Dio. L'episodio Ji Mase che ammazza nn egiziano per aiutare
un suo connazionale ebreo e significativo: Dio non lo confer
ma in questo tipo di liberazione, ma propone un' altra via piú
radicale. Vuole l'impegno di Mose per la giustizia, vuole far fa.
re al suo popolo l'esperíenza totale della líberazione e annien
tare nel Mar Rosso i simboli dell'oppressione e della marte, i
cavalli e icavalieri, ossia annientare la forza con la debolezza ,
le armi con l'impotenza. Tutto questo affinché si riveli l'asso
luta signoria di YHWH, unico Dio, perché attraverso tali se
gni ilpopolo sia incoraggiato a stipulare un'alleanza definiti''ª·
Cí vuole l'esperienza di guida del popolo per far cercare a
Mose illuogo della sua intima relazione con Dio, la solitudine
sul monte di Dio, e la scoprire che bísogna cominciare col to
gliersi i sandali, deporre ogni illusione sull'in1portanza della pw
e
pria persona. Diá e Dio. L'uomo creatura. Senza quesra espe-

207
---
Dire !'uomo II !M. Tenace

rienza, si ripeterebbe l'inganno del primo peccato, dove il pa


ragonarsi e stimarsi simile a Dio aveva reso l'uomo ingrato ver so
ilsuo Creatore, impedendogli di vedere l'amore di Dio per
l'uomo. 16 Mose "vede" Dio dopo essersi tolto isandali. Da quel
momento e veramente profeta dell'Altissímo e non profeta dí se
stesso. Mandato da Dio, puó compiere ogni prodigio, men tre da
auto-mandato non poteva che dare la marte a qualcuno per
sistemare le cose. Anche Mase a suo modo diventa per icre denti
un padre nella fede. InMase vediamo un aspetto com
plementare all'esperienza di fede di Abramo: Mase e quello che, se
cosí si puó díre, ha avvicinato e percepito di piú il mistero di Dio
(il roveto ardente) e ilmistero dell'uomo nell'umilta del "togliersi
isandali" e nella dolorosa esperienza della ripetuta infedelta del
suo popolo. La rivelazione sul monte era destinata al popolo di
Israele, ma lui, Mose, ha dovuto per primo esse re coinvolto nel
rapporto con il mistero. Ireneo scrive che Mose ha "visto"
Cristo nel roveto , ha parlato con Luí e lo ha preannunciato nei
segni che ha compiuto per portare ilpopo lo eletto dall'Egitto
verso la tetra promessa, dalla schiavitú al la liberta, dalla marte
alla vita. "Non si possono enumerare i passi neí quali Mose
mostra il Figlio di Dio. Non ignoro nean che ilgíorno della sua
passione, rna lo preannuncio figurata mente chiamandolo la
pasqua; e proprio in quello stesso gior no, predicato tanto tempo
prima da Mase, ilSignare parí por tando a compimento la
pasqua" .17
La pasqua non sí compie nel passaggio del Mar Rosso, ma
nel passaggío dalla marte alla vita. La pasqua ci aspetta alla fi
ne, dopo l'Esodo, dopo il deserto, dopo la manna ... E la pro
messa fatta ad Abramo e a Mose da Dio, "Dio Padre, che ha
plasmato l'uomo e ha promesso l'eredita della tetra ai padri, che la
dara alla risurrezione deí giusti e porta a compimento le pro messe
nel regno del suo Figlio e poi offre, nella sua paternita quei beni
che occhio non vide, né orecchio udí, né passo per

16 Cf AH, III, 20, 1: se 211, 386.


la mente dí alcun uomo". 18 Cosa comunica? La sua stessa vita.
e
Per questo ci necessaria "la rugiada di Dio'', cioe o
Spirito Santo, per non essere sterili, terra arsa, "bruciati e in-
fruttuosi" .19

GIOBBE: LA PROMESSA DI PARTECIPARE ALLA VITA DIVINA

Nella figura di Giobbe non troviamo piú le categorie


dell'esperienza di fede come vicenda personale (Abramo), né
quelle legate alla storia di una comunita (Mose). Gíobbe non
e neanche un profeta, non e mandato per nessuna missione,
non gli e chiesto niente di speciale. Giobbe e l'uomo che nel
la sua urnanita vissuta negli aspetti piú positívi ("tutto va be
ne"), come in quelli piú negativi ("tutto va male"), scopre
l'uníca fonte di questo "tutto". Dio e oltre il bene , oltre il ma
le, oltre ilnostro bisogno di spiegazioni razionali e oltre la lo
gica delle cause-effetto. Non c'e spiegazione né alla bonta che
riceviamo (non e a causa della nostra bravura), né alla soffe
renza che incontriamo (non e a causa della nostra cattiveria).
L'esperienza di fede viene presentata come esperienza univer sale
di accettazione del mistero assoluto che costituisce la vita stessa,
atteggiamento di riconoscimento assoluto dell'Altro, del
Trascendente come Persona libera e sempre in relazione. La
vicenda di Giobbe rappresenta un invito ad una fede sobria di
concetti, una fede che tace per rispetto davanti alla soffe renza,
ma che non viene meno alla forma píú alta dell'adesio ne:
l'abbandono gratuito a Dio e la fiducia nel suo amare.
Giobbe lascia nella Sacra Scrittura ilmodello di una fede pro
vata, modello pero di un possibile, universale, credere in Dio a
partire dal fallimento, dalla sofferenza, dalla malattia, dalla
croce...
L'uomo di fede non e esonerato dai problemi che gravmo
sugli altri uomini e <leve prima o poi situarsi davanti al venta-

18 AH, V, 36, 3: se 153, 464.


19 AH, III, 17, 3: SC 211, 336.

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Dire !'uomo JI !,\,f. Tenace

glio delle soluzioni sui problemi della vita, della marte, della
giustizia, della sofferenza innocente. Credere, infondo, non si
gnifica forse tanto vincere gli. argomenti della non-fede, gli.
argomentí della ragione . Si tratta di víncere non perché si sa,
ma perché si ama. Si vince con l'amare, abbandonando ilpro
prio spírito nelle maní di chi ci ha creati. L'uomo di fede te
stimonia di non credere solo quando ricevc le grazie chíeste,
quanda nella vita tutto gli va bene: non crede per comodita o
per abitudinc, rna in virtú della "visione ": "lo ti conoscevo per
sentita di.re, ma ora i miei occhi ti vedono" (Gb 42,5). Sono le
parole di Giobbe che Gesú completera dicendo: "In verita, in
verita vi dico, chi crede ha la vita eterna " (Gv 6,47).

IL SUO COMANDAMENTO E LA VITA ETERNA


Rllnane pur sempre un Isacco da sacrificare e un popolo da
fare uscire dall'Egitto. Ma la novita della fede si dovra scontrare
con ilsímbolo stesso dell'uomo non libero, del vecchio Adamo:
la morte. Percio l'ultima parola di Giobbe si apre sulla buena
e
notizia che Cristo: "lo sano ilpane della vita [...]. Chi man
gia questo pane vivra in eterno" (Gv 6,35.58). L'esperienza di
fede come esperienza di salvezza e legata alla pasqua , perché
la marte di Cristo e la tamba vuota rivelano la vera dimensio ne
della fede: Dio, che ci ha creati a sua immagine, trionfera con
l'amore e anche noi trionferemo del male con la forza dell'ama re
"per mezzo dello Spirito Santo che ci e stato dato" (Rm 5 ,5).
Chi ama passa dalla morte alla vita e chi non ama rírnane nel la
morte , dice san Giovanni (cf lGv 3,14). Alla sofferenza
dell'uomo , Dio non da una spiegazione, da una proposta di vi ta.
L'uomo si divinizza nella misura incui passa dalla morte al la
vita, dal non-amere all'amore. Passa dalla fede che "pensa" alla
fede che "ama", "vede" Dio, ama e compie tutti i coman damenti
nell'unico comandamento: "E io so che il suo co
mandamento e la vita eterna" (Gv 12,50). "L'amore rende
l'uomo perfetto" .20
7. «Credo in Dio Padre Crea/ore»

Si puo dire allora che l'amore e l'uníco invito che da sem


pre Dio rívolge all'uomo, sua immagine , e che accende il di
namismo della somiglianza: "[...J quando questa figura sara
passata e l'uomo sara stato rinnovato e sara maturo per l'in
corruttibilita, cosí da non poter piú invecchiare, ci sara il cie
lo nuovo e la nuova tetra, nei quali dimorera l'uomo nuovo, che
conversa con Dio in una maniera sempre nuova ".2 1 La nuova
creazione sara la manifestazione dei figli di Dio. Questo e e sara
la Chiesa.
Animata dallo Spirito Santo, nelle opere dell'amore -la li
turgia e la carita fraterna -la Chiesa manifesta dí vívere effet
tivamente il "gia" e il "non ancora" della redcnzíone: il "gia"
si rivela nell'epiclesi, nella trasformazion e realc del pane e del
vino in presenza del Signare, il"non ancora" ci viene segnalato
nella proclamazione della parola che invita alla conversione, nel
la preghiera di perdono, nell'esortazione al pentímento e alla
condivision e dei beni. Percio saldo e ilcammino di quelli che
appartengono alla Chiesa,22 come saldo e ilcammino dí quel
li che accolgono lo Spirito Santo. "La Chiesa infatti e stata pian
tata come un paradíso in questo mondo: «mangerai dunque del
frutto di tutti gli alberi del paradiso» (Gen 2,16), dice lo Spirito
di Dio. Ossia: Mangia di tutta la Scrittura del Signare, ma
non mangiare l'orgoglio".2; "Queste cose [Dio] ha ricapitola
to in se stesso, unendo l'uomo allo Spirito e facendo abitare lo
Spiríto nell'uomo, divenendo egli stesso capo dello Spirito e
dando lo Spirito perché sia capo dell'uomo: infatti per mezzo
di luí vediamo, udiamo e parliamo".24
"La Chiesa e il cosmo cristianizzato . Cristo penetro nel
cosmo, vi fu crocifisso e vi risuscito, e tutto fu modificato e rin
novato. Tutto ilcosmo partecipa del suo calvario e della sua ri
surrezione. 11 cosmo cristianizzato in cuí il caos e vinto costi-

21 AH, V, 36, 1: se 15.3, 454.


22 Cf AH, V, 20, 1:se 153, 254.
23 AH, v, 20, 2: se 153, 258.
24 AH, V, 20, 2: se 153, 260.

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Dire l'uomo JI /},f. Tenace

tuisce la bellezza; ecco perché la Chiesa puo essere definíta co


me !'autentica bellezza dell'essere. E ogni acquísizione di bel lezza nel
mondo e in senso profondo una crístianízzazíone. La bellezza e ilfine
della vita universale, la deificazione del mon
do".25 La Chíesa opera infavore della trasfigurazione dell'uma nita e
dell'universo mediante il ripristino della loro unita con Dio, affinché
la creazione intera divenga la fedele immagine del la Trinita. L'uomo , la
Chíesa , la creazione portano nel loro es sere !'impronta dello stesso
Dio e pcrcio sono uniti nello stes
so progetto. "L'uomo e chiamato a continuare la creazione, la sua
opera e gia in qualche modo quella dell'ottavo giorno" .26

25 N . Berdjaev, Spirito e liberta, tr. it. (or. russo París 1927-8) Milano
1947, 458.
26 N. Berdjaev, citato in P. Evdokimov, Il Cristo ne!pensiero rus- so, tr. it.
(or. fr. Paris 1970) Roma 1972, 161.

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