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<366093530800'U

<36609353080014

Bayer. Staatsbibliothek
jfa&é. &m
>
1

L A

FILOSOFIA

MORALE-

i
(yt^. ât/L*
MORALE-
LA • l|

FILOSOFIA MORALE
DERIVATA DALI/ALTO FONTE
DEL GRANDE
ARISÏOTELE STAGIRITA,;
DAL CONTE, ET CAVALIER. GR.AN CROCE
DON EMANVELE TESAVRO,
PATRITIO TORINESE.

Itf TORINO, M.DC.LXm


Fer Battoloraco Zapatta *
Con príuileglo dl S. A. R.
fi/ litinf* dt* Suftritr}.
! »
AL REALE IttïAKTE
VITTORIO AMEDËO
FRANGES C O,
PRINCIPE DI PIEMONTE.
DELL^t STl%PE Dl S^tSfOT^ol
l'ANTlCA , L'ALMA , L'AVGVSTA i
AVGVSTiSSIMO GERME.
DELL^t LlNE^t Dl 'ÈEKOLDO
IL FEROCE , IL FORTE, IL FORTVNATO i
FELICISSIMO DISCENDENTE,
Dl EM^NVELE FILIBETÇTd
IL CORAGGIOSO , IL COSTANTE,
IL CONQ^ISTATORE .
CENEROSISSIMO ABNEPOTE.
Dl C^HJLO EM~4NVELE 7>1{JMO
IL MAÏSTOSO , IL MAGNANIMO , IL MAGNO t
' >• DEGNISSIMO PRONIPOTE. ' '*
Dl VìTTOiqO IaMEDEO
IL GIVSTO , IL BELLICOSO , IL PACIFICO ;
ISPRESSISSIMO NIPOTE.
DÌ CsAULO EM^ANVELf. SECONDO
L'OTTIMO, IL MASSIMO, L'INTREPIDOi
GLORIOSISSIMO PR1MOGENÍTO .
DELLE V1HJV DI TVTT1 ÇtA <ANTEN^tTI)
CHIARISSIMO SPECCHIO.-ET EPILOGO.
V tíumilisiSmt &• Ftieltfùmo Vajsalli
IX EMANVELETESÁVRO,
guetta fie* scnile, &■ perde débile ;
M* offiqHicfd , 'perche commandât*- fatic* i
PONA, DEPICA, ET CONSACRA-
tfrMi âtl Priuìlegio ii S. U.%
CARLO EMANVEL PER CRATIA DI DIO
DVCA DI SAVOIA , PRENCIPE Dl
PIEMONTE, RE DI C1PRO, &c.
Aile supplication! fatteci dallo Stampatorc Bar-
tolomeo Zapatta.acciò che sidignalfimo per-
mettergli dipotcre stampare âbeneficio publico la
FilosofîatMorale del Conte, e Caualier Gran Croce
D. Emanuel Tesauto coo le opportune inhibitioni
ad ogn'altro di quelle stampare , e vendere nelli
Stati nollri; benignaiiiente inclinando tantpper
gli Uidcrti , quintoper altti degni rispetti l'animo
nostro mouentì • Per le presenti di nostra certa.
scie: 2.i , piena posianza , particìpato insieme il pa
rère del Couseglio conctdiamo liccnia a! medesi-
moBartolomto Zapatta dipoter stampare la sudes
ta rilosofia Murale , p; chibendoad ogn'altro Stam
patorc , e chi si fia di quella stampare far stampare,
nelli Statï nostri per , & duranti anni dieci pioflimí
íenxa espreflò consenso , e permiflìonc delPistelib
Zapatta, sotto pena délia petdiu dei libri, che con-
«o la forma di queste si ritioueranno stampati ,in-
trodottï , à posti in vendita , e di scudi ciuquanta
d'oro per ciascuno, & ogni volta che fi contrauerrâ
al Fisco nofco applicanda ; Mandiamo per tanto ,
lc ordiniamo à tutti i Magistrat! , Ministti , Ofljr
ciali nostri , & à chiunque altro spettarà d'oslcrua-
te , e far inuiolabilmente ofleruare le presenti
senza vc'runa difficoltà. Che cal e nostra mente»
Dat. in Torino li dieci d'Apiilc , mille seiesntokt
tanta vno •
Ç. EMANYEL.
V. BVSCHETTO .
* l*<o * dcl Sigillé .
DELLA
FILOSOPIA MORALE
LJBRO PRIMO.
€*i «** f*»
ÏINE, ET ESSENZA
DELLA VIRTV MORALE;

CAPITOLO PRIMO,
FINE DELLA FILOSOHA MORALE .
Cioè,
La TtlicitÁ Humsqx, & il Sommo Beni .
•¥• du TT
CHE Artefelice , lâ' quale itisegna
ad ester felice í mà ò somma infelicí-
wm tà de' Mortali ; i qiiali nulla maggîor-
mente defidetano, che la Ftlicità: tí
nnlla maggíormente aborriscono !
Mà che marauiglia ; se í maggiori Fi-
losoíîcombattédo fietamence fràloro
nel definirla ; perdono la Félicita mentre la cercano ?
Trè Imagini di Beni fi parano dauanti agli occiii
«U coloro, che bramano d'ester felici • Beni Zfttritri,
Beni Corportli , 4c Beni itlViAnìm . I Beni più vili
son più lusinghieri : & i migliori son più penosi : quci
del Corpo son più fuggitiui; queî dell'Animo son più
soggiti . Doue dunque trouerem nôi U vera Felicitâ
ftá tante falset
ALlettano con maraoigliosa sorra le cupide Menti
i Bçni cfterioti ; cioè le lilecht^t, & gh «»»«•»
A Ben»
i BHXA ÏILOSOFIA MORALE
Bení yframentepiù nobíli , che i Corportli : perche
gl'Esterni sono fondati nella Opinione , propri» dell'-
Huomo : e i Corporaji nel Senso , commune agîi
Animait • 'i
Mà corne può estere Bene delTHu»nno ciò , che
nell'Huomo non è î Et come ester poslòno nell'Huo-
mo questi Beni sel'Honore stà nell'Honòrante , &
non nell'Hsnorato » & le Ricchezze sono nella Callà
del Ricco, e non nel Rjcco .
Con molta ragione leRiechezze, te gl'«o»ori si
chiamano Beni délia Forcuna : la quai non potendo
donar molto , e donarcà-moltii nllace , & fugace ,
hor li dona, horli toglie : neli' incostanza sola co
ûtante ;• -"
Mâ quai Beni può donar la Fortuna , chebencon-
si.lerati , non si ino più vani , che vajhi i âc moite* vol
te, più permtiosi, che pretiofiî
Che sono gl'Ori , e le Gemme , se non lucide fecî
délia Tetra , che ne' Tesori , e ncglí Scrigni , impri-
pioiun» il cuor di colui che gl'imprigiona ; &pos-
st-ggono il loio posleditore ?
Che sono leLodi famolê , senon fumosiliáliti dél
ie bocche populari : e formate dalle labra vicine a*
denti : perche contijua al bacio dclla Lode , è. la
mordacità deU'Inuidia ?
Che sono le Curulí Consulari , e i Troni Regali ;
senonsplendidiprecipitij , doue molti che si credea-
norclici , misurandola silita con la caduta , trouacono
sommi horrori ne* sommi honori ?
Non si può chiamar Felice, chi dipendendo dalla
inftabile Fortuni, pende continu» frà il godimento,
& il peticolo i fra la speranza e il timoré .
Misera chi terne , & più misera chi non terne :
perche quello sempre temendo ciò , che souente au-
uiene ; sente la sciagura prima, che auuenga ; âc que-
sto non teinendo ciò , che gli può auuctiire i mérita
che gl'auuenga ciò che non terne .
SE danque ne' beni Esterni ester non può la ve-
ra Félicita : veggiarao s'ella ester può ne* Beni
Corpouli : quai sono U Suniti , h Rotofiff^ , i
( irptrci fintcri f
Beni '
I.I3R.O PRIMO. 1
li Ben! senza dubio tanto maggiori degli Eller ni ,
!■ quanto più intimi, più reali, Se più niellati alla
jll Vita. Onde gl'Estetn» si chiamano Beni Vtili , perche
seruono a' Corporali : 6c questi si chiamano Beni Di-
;t letteuoli : perche consentano U sostanza Jel Corpo
v Humano ; quelli s'invaginano, quelli si sentono .
S; Ma d'altra parte, come può la Felicita propria
li dell'Huomo .consistere in Beni , che non sono propri
dell' Huomo ! Proprio non è , quel che eoa alni è
i commune . .
0 i Commune con le Quercie è la Vita ; le quali na-
, te con noi , mà più robuste , Se più vinai, i . ancor
Y fon {iou ani , quando noi siamo canuti • Communi
con le Bestie sono i sensibili Piaceri : le quali iàrcb-
,. bero tanto più felici , quanto eslè più ne abbondano ,
t & manco apprendano n'cllcrne prtue .
Anzi quai Beni sono cotesti , che vanno con tanti
j mali così strettamente congiunti ?
j. Con gran mistero i Romani adorauano ad vn tem
po Volupia, & Angetóna ; quella Dea de' Piaceri,
questa de' Dispiaceri . A ciascuna dedicarono il suo
j. Tempio : mà nel Tempio dell'vna sacrisicauano all'-
1 altra : perche vanno così congiunte ; che mentre;
j quella gioita, questa si teme : &mtntre <ju ita nuo
ce , quella si spera ; & l'vna nell'altra in vii momento
si cangia .
Alla Mosca volata nel miele , il miele strilo seme
. di Visohio : Se Volupia si cangia in Angcróna .
Mà che cosà è la Voluttà , senon vii' alteritione ,
incompatibile con la duratione? Che la Sanità , se
non vna temperie de" quattro Humori , sempre convr
battuta dalle quattro Qualità > Che è la Vita, senon
vn frullò di successiui momenti , de' quali nascendo
l'vno al morir dell'altro i all'hora l'Huomo comincia
à morire , quando comincia à viuere ? Che è final
mente il Corpo , senon vna portatile infermeria ; in
cui non sono tante Membra , che più non siano i
Morbi, che le dimembrano ?
H Or se la propria felicità dell'Huomo, nonsiri-
troua ne' Beni Esterni , & Vtili : ne ancora ne'
Corporali , c Dilctteuolj : forza è che consista ne*
A X Boti
4 DILLA FILOSOFIA MORALE
"Seni Htntlìi ; cioè nelle Virtù dell'unir)» : Beni
propri dell' N uomo, somma perfettione della Natu
ra Ragioneuole , 8c mirabile parucipatione della Di
urna .
Questi fon veri beni , che l'Huomo può acquistar
da se steslo , e donare à se stellò , e godere in se
stello , senza inuidia , & senza timore : estèndo sicu
ro , che il Cielo à lui non li vuol torre ; & sotto il
Cielo , niuno gliele può torte ; perche sono ascosi
nell'Anima .
Ncll.i Bilancia di Critoláo più pesa vna piccola
Virtù, che tutto l'Oro del Mondo i perche non è pro-
porcione tra le cose Diurne, Ce le caduche . f.
Egli è vero, che la Felicità non risiede negli Ha-
biti, mà negli Atei delle Virtù .
Sicome l'Elletc è ordinato all' operare ; così l'HaT
bito della Virtù è ordinato all'Action Virtuosa J Se
quello ch'è ordinato à qualche fine , estèr non può
l'vltimo fine. Che se la Felicità (come concordano
tutti i Filosofi ) è l'vltimo Fine deli'Huomo ; il som
mo de' desiderij > il colmo de' Beni : egli è chiaro ,
che Li Felicità non consiste nell'Habito della Virtù ,
mà ocH' \ttione
Non è Felicità sema giocondità , come vdirai :
Se la giocondità della Virtù , non si sente senon vir
tuosamente operando ■ . .
L'Artefice mentre dorme polfiede l'Habito dell'
Arte]; il Virtuoso mentre donne poflìede l'Habito
della v irtù : mà ne l'Artifice mentre dorme sente il
diletto dell'Arte ; ne il virtuoso mentre dorme sente
il diletto della v irtù .
Perciò il Felice , per la metà della vita , non è
differente dall'Infelice : perche non è Infelice chi
non sente la sua miseria ; ne Felice , chi non sente
la sua Felicità: ne sentir si può , quando i Sensi, ò
dalla Morte fon tolti , ò dal Fratel della Morte so
no legati. ...
Non gode il Pittorequando le Regole nell'Intel
letto , e i Colori sù la tabella , si stanno otiosi : mi
quando con quelle Regole , dal seme di que Colori
fi nascere. nella motta, tela vn» vìim Imagine, che
•• * . . non
I LIBRO PRIMO, f
non hauendo senso , inganna i j*.i.ù dì chi la mira ,
te l'Artefice gode Ji estere i'In£antiatore .
Quinci , coti il Virtuoso dalla sua Virtù, come
. l'Artefice dall'Arte propria , con gagliarde scoile vien
di continuo interpellato , e sospinto all'Attione : Si
se dà forza elterna lYilrrcirio dell'Habito è impedi
to : impedita è la Felicità ; perch'elij non viuc nell-
Habito, mà nell'Anione . /
DVnque ogni virtù contribuisce alla Feliciti pei
la sua parte ; perché sicomc la Virtù è vn Ge
nere , che contiene molte Virtù , l'vna maggior dell'
altra » così la Felicità è vii Bene che contien inciti
Beni , l'vno più eccellente dell'altro . La Felicità
dunque condite nella opcratione delle Vitui m
principalmente della più sublime , Se eccellente > che
asuotempo si faràchiara.

C ~4P I T 0 LO SECONDO
Heqtùfiti dtlla Filiciii , & adirata Dtsinitïtiu i
*f**t> TRANAMINTE nlosofarono gli Stoici,'
* o Í che soli i Beni dell'Anima siano Beni : gli
gì <J !$ Esterni , ei Dilettevoli, siano Mali e non
&&&& Beni : non solo inutili , mà noccuoli ai-
la virtù : & per ciò vere pesti dell' Hu
mana Felicità .
_ Sosteneano costoro , le Ricchezze , gli Agi , la Sa
nità , gl'Imperi , la Prole , non ester Beni : perche
quello non può esser Bene del Viituoso , che ancora
dal Vitioso fi può godete : & essendo la Felicità vn
Bene immutabile , & permanente : alla Felicità ripu,
gna ciò che ripugna alla duratione .
Sosteneano per i/contro , che l'Inopia , i Disagi ,
l'Orbità , le Contumelie, i Morbi , i Dolori, non pose
sono eslèr Mali all'Huom Felice, perche, serbando
nell'Animo la Virtù, serba la Felicità tutta intiera.
Agghiacci costui nelle neui del Caucaso ; ò frigga nel
Toro infocato di Palaride : basta la sola Virtù per
Eolo beatissimo ne' Tormenti .
A i Questo
t DELLA PltOSOFlA MORALE
Questonon era filosofire da Huora Ciuíle , ma fo-
fisticare da Huom scluaggío ; dishumanando gli Hno-
mini i dimaturando la natura i 6c con dette meszo-
gne ingomhrando il vero .
Non distingueuano»coloro il Mal dal Bene ; ne il
Ben dal Miçliore ; ne il Troppo dal M»deratOi ne U
Félicita adéquata dalla inadeejuata .
Ilnostro filososo discorrendo da Huomo , e non
âï Belua ; si corne cbiania Buono tutto ciò , che la
Natura ordina á Fine Buono : così diuide i Bcni in
trè Classi ; altti Piccioli, altri Mc^tni, altri Çjrandi .
Piccioli chiama i Bcni Esterai ; Mczzani i Corpo-
fei ; Grandi le Virtù ; ma gli vni íubordinati agli .al-
tri : perche gl' Esterai seruono al Cerpo > il Corpo
ftrue all'Animo i l'Animo scruc aile virtuose Opera-
tionii cioè, alla Félicita. "
EgK è vero che paragonati aile Virtù i Bcni Ester*
ni , sono lieui e faliaci > & i Corporei sono frali , &
«aduchi corne si è detto : mâ non son fallaci ne firali ,
mentreche attualmente vníti con laVirtù-j seruono
aU'vkimo, & felicissimo fine . ■4 •
Anzi a non douria poflèdere i Beni Minori , senon
colui, che poíliede i Beni Mnggiori .
Quegli mérita l'Armi , ilqual piti for-temente le si
maneggiare : & quegli mérita i Beni del Corpo e di
Fbrtuua , ilqual te ne sàpiù virtuolàmente sernirc .
Le Kjchezze , ncHe mani del Virtuoso son Beni Vti-
li: in quelle del Vitioso son Beni pernitiosi. Onde
il prouido Nume , più amator de' suoi Simili , che
de* suoi Contraii ; non per li vitiosi > má pet li Vit-
tuosi há f'itto il Mondo .
Kisiede adunque la Félicita formalmente ne' Beni
dell'Animo , & conseguentemente negli altri Beni :
cslèndo quella vn' Aggregamenco di tutti i Btni,Grart-
<S> Mezzani , e Piccioli . Che scbenquesti, corne
molto minori , non fàcciano la Félicita molto più
grande : nondimeno la loro priuatione ■ grande-
meute la seenu .
Toglie VeSa alla siamma : chi toglie questi Beni
auuentici alla Virtù ,
Noopuòcserciur la Liberolità , chi noa hà facol
LTSRO PRIMO. '7
t.ì : ne U ïortexza , chi non hà forai : • nela somma
Prudenxa , chi non hà Fafci , od Impeto . Quanto fi
tcglic alla Virtù, tanto si toglie alla Felicità .
Chc se la sola priuatione di questi Bcni , nuoce
cotanto al Sommo Bene; quarto piú lo peggiorano
i Mali positiuamente contrari ; l'inopia , le dojjhc , le
ft rite, gli eculei, e gli scardassi ?
Latrino pure il Cínico dalla sua botte, & Métro
dóro dalla sua grotta quella msognata più tosto , che
kisegnata Impassibilità nel Toro di Faiaridc > niun sa-
no credera mai , chesiano naturalnaente coinpatibili
ad vn tempo in vn Corpo humano Hue mouimenti
contrari ; l'estère atrocemente torinentato , & per-
íéttamente Bcato. Il senfo commune sinentisce la
loro insensatezza .
U Corpo è l'Organo deli'Anima : nialamente può
FAnima operarc, seguasto è l'Organo: 5e impedi-
ta l'Operatione, la Felieità resta impedica .
NO N è dunque petfcttala Felicità ne* soli Beni
dell' Animo ì mà-oe perferra , ne impersecta
ester può , senza due proprietà inherenti à Iei, & ria»
ftenti l'vna dall'altra ; Htntfi, & ^itaniitì .
Non è Felicità , se non è Honeltà ; perch'ella na-
sce dagli Habiti Virtuoiì , che sono i Beni Honcsti .
Mà honelta ester non può, che non sia Gioconda;
perche proprio è déll'Habito , il lendcr diletteuola
IaOperatione .
Che se la Felicità è il sommo de'Disiderî, ella è
necestariametite il sommo de' Diletti : mà Dilettî
degni di Honore , & non esposti all'lnuidia , eslendo
vn'altezza di Vittù, senza alccrezza: gioconda à chi
la possiede , à niun dannoíá .
A queste due Doti interne, vanno congiunte altre
due Doti mcno eslèntiali , mà più importants ; la
frtsptrità, e la &im tQf .
• Sicome la Felicità noa è compatibile col Dolore s
così non è compatibile col Timoré . Perche noa
tanto rallegra il ben che si gode , quanto attrista il
mal che si terne .
Somma Felicità paiea quella del Tiranno di Sira-
tuCt; straboccheuolmente íòurabbondando displenr
A 4 dàde
* DELIA HLOSOHA MORALE
dide tnense , immense delitie , c sommi nonôri ; ana
pure egli era infeliciflîmo ; perrhe sempre im.igim-
ua sopta il suo capo vo' arfilata spada pendente à fra-
gil silo . Tante vere dolcczze gli amareggiaua vn*-
iniaginato pcricolo: ogni soaue beuandâ gli parca
tosco . .. '
Ma henche tanta sia la fedeltà ddla Fortuna , ò la
fiducia délia Mente, che disgombri ogni timoré; quan
ti disastri auucngono, ciie non si temono ì
La Félicita temporaria ben può chiamarsi Alle-
grezza , mà non Félicita : perche l'AUegrezza è vn
mouimento dell'Animo i la Félicita è vna continua-
ta prosperità : queil.» si misura dagh Oggetti prelcn-
ti , <ju.lra dagli Hibiti peimanccii :,<juella dal ptin-
cipio ; quclta dal sine .
Non è prospéra nauigatione quella cbc a* f.iUOxe-
uoli Fauonij spande le vele , se nel destiruto porto
non le raccoglie .
Anzi non è naufragio più miserabíle dLquello che
succède ad vna relice voga : ne infèlicità più tragica
di quella che sorprende vna vita felice .
L'vltima linea è quella , che <alla geometrica figu-
ta impone il nome . L'vltimo paflb è quello che fà
venturosa , ò disaltrosa la coisa nello Stadio Olim-
pif.o . L'vltimo giomo è quel che dichiara , se Cras-
ib c C reso si.ino felici ò inselici . ^ispttta U Fine,
dicea Solone à Creso : perche, il Fiai i'Ofrd, i U
Dì Uda la Sira .
DAll'antidetto puoi tù fàcilmente raccogliere l'a-
dequata , & perfetta Definitione délia Félicita
alla mente del nostro Filosofb, 6c non degli Stoici.
La ftticiti ì vna Opcralhnt dillt Viriù ittP-
tAnitma ; & printìpalmtnli dilla ptrfitussima : ntn
ftn%a i '£mi tfltrni , i Ccrpirali , tvmt aiuianri :
accompagnât* dalla tíonifìa\ & Gioctndita , comt in -
bircttli , & dalla SicurtQa , & Trofpirità ami'
nuata .
Questo è quello aggregamento di tutti i Beni , che
tnerta il nome S Somma Btnt , ^Adiquatt íilkiti ,
Bcatitudinc naturalt : perche ildiscotretc délia Céle
ste , uon « salma da Filolbfo | nu da più alto lntendi.
«ote . c vi.
LIBRO PRIMO.
*ï* «*î «»
C sAPIT OLO T EXZO
Dìffittltì stprx tjutiia Dtfinitìint , &■ fut Ttifit/lt .
O M' è poflîbilc ( diraitù) che ran:i Beni
35 C 3S '^CI*'g'' ■ œn ""te Circonftanzc diffi-
X * cultose , natmalmcnte concorr.mo in *n
Mortale?
Troppo radi son qufgl; che tocchino insicme le
Mete délia Fesicitàe cWla vita ; & nel Tempiodella
Fortuna, daila Foriuna mcdcsima flan sepellui .
Se aile Grandi ircù, gran Richezzi, gran Vigo-
re, Dignità grandi Wsognano : & sc le Digniià, il
Vígor, la' Ricchezzi, sono Beni ntiubffi per 1110
menti ; corne si può fondare sopra inltabile arcru
Kn'alta Torre .
La Fortuna , & la Natura sono dointrici cL grandi
cose, ma non maliíuidrici de' loro doni .
Niun' Huonio fii giamú copioíb di tutti i Beni ,
suoti , cbe Augulto Cesire negli anni maturi . H uca
somma Virtù con sommo sipete : sommi agi con
somma moderatione : somme attioni con somma
robustezza : (bmmi tesori con somma iîcurezza :
sommo Impeto con somma Pace : somma concor-
dia délia Moglie , giouíalità di Amici , amor de*
Popoli : SC ciò che ad altri non aauene ; délie som
me foc Fortune , non doué niente alia Fortuna , mâ
alla sola sua Virtù .
W à pur frà tanti sommi Beni , tronarono luogo i
sommi afíànni: per la prfuifti nequitia dell'Herede:
per gli affiettati cataletti de' Figliuoli : de per gli letti
intimi délie Figliuolc .
Vera Félicita par quella di Agláo , i] quale st chja*
raato dall'Oracolo il più felice di tutti gli HuorruV
ni ; perche conosciuto sol dase steflo'; 8c perciò non
fotendo ríceuere,ne fàre ingiuría ; poco haueua,
Oc nulla pi ù delîdcraua : k coltioando vn suo piccolo
Campicello, battante à nutrire il suo Coltiuatote ; in»
HtOi (tcseiiuo, e mono,di queljo non vscì mai» •'•
A f Baftaua
I» DEUA FItOSOFIA MORALE
B.istju.i dunque dcfinire la Fcliciti Un* Vira imt-
ttntt, isr ctntent* > con: c quella dcl Sccolo dcll' Oro .
Et f cr contrario , ri par chc la Fclicitá définira dal
jiostro Filosofb , fia piu Idéale , cbe Reale : ò che la
Moral Filosofia fia più inutile > che neccstària -, poicfae
il suo Fine , bisogncuole di tanti Beni , si può delide-
rare, má non sperare .
HOr'io ri vuò consentire , che la fclicitá dipinta
dal Filosofo , sia vna tara , & alra ldea : má pu
re à quetla ldea la Moral Filosofia prende .la mira i
accioche chi nonvi può giugnere,s'auuicini.
IlPiioto che non puo eorrcre vn Vento intcro,
corre vna Quarta : & se la Vela non volge tutto il
seno alla pcppa , alquanto si piega ad orza > e tutto c
dcll'Aitc, purche si nauighi .
Così la Sapicnza , così l'Oratoria, così la Poetica ,
così la Pittura s'inl'egnano pet ldea ; acciòche chi al
sommo salir non può , laglia fin doue può : & se
non è Apelle á dipingere Heroi ; sia Ludione á djpúv
gerBifblchi
La Filosofia Morale , considerando l'Huomo come
Animal Conuerléuolc , èV ncn >clu.igjio : ordina prin-
cipalnente gli liioi precctti alla Viw Ciuíle , à cui
conucngono grandi Beni , per le grandi Virtù , che
riguardano il publico , Liberalità , Magnificcuza , Ma
gnanimité, Impero Politíce, & Milítare ,
Pochi beni baftano al solingo Aglio : perche gli
bastano piccole Virtù i La Félicita del Secolo deUV
Oco bairtua'al Mondo usante, quando crano coii
felici í P.^stori , come le Pccorelle ; ne l'vno era
maggior delfaltro. Má ctescíuto il Monde, neces-
sariamcntecrebberole Dignità.le Atti, le Scienze i
te coniinciarono co' Viti) grandi le grandiVirtù .
Egli è vero che la lleflà Filosofia ancora insegna
gli Precetti délia Vita Solinga per chi non è naro
per altri , che per se steiíb i acciòche , se non è capa-
*e dcU'adcquata Ftlicità del grande Augusto , si goda
insecreto la Tranquillitá del pouero Agláo .
Chi non può conl'eguite ciò che rìcsidera i defi-
i < i i ciò cbe può conseguire . Se i Beni di Foituna
ira mincij ud bisogn» , tornentjsi Ut'Bcui di Na
nti
LIBRO PRIMO. M
tura i che eli poco è contenta : & se quelli fon mi-
nori del desiderio > goda le sue Virtù , che fon sii ure :
& se non può esercitare le «irti» Maggiori , eserciti
le Minori.'.
M à quando pure, non solamente la Forruna , te la
Natura pentite de' loro doni , mi il Nemico , il Ti
ranno , il Fato, congiurili» ro contro al Virtuoso:
non solo spogliandolo di tutti i Beni ; mi grattan
dolo di tutti i M Ji , Inopia , Morbi , atroci DóTnri ,
crudelissimi Tormenti . Non dirò con gli jtoici i
chei Mali sian Beni: mi che sii i Mali lì può godere
gran Bene •
Non dirò , che il Virtuoso tanto Ila Beato nel To
ro di Palaride , quanro nelle Terme di Baia : e tanto
lieto frài Rasuoi , te le Ruote come trà le Lane , te
le Rosei ne che sia degno d'Inuidia, e non di coni-
passione . Questo è souuertire i vocaboli per far cre-
dere l'incrrdibile .
Dirò, che allora il Virtuoso tormentato , sari ve
ramente Infelice : mi non tanto , quanto il tor
mentato Vitiolò.
Due cose insegna la Moral Filosofia , Protacciare
ìBeni, Se Soffrirei Mali: goder moderatamente la
Prospe iti: & tolerar fortemente l'Auuersiti. Non
può edere Beatitudine senza Virtù ; ma può ester
Virtù senza Beatitudine .
Sclamerà , gemerà ne* tormenti , perch'egli è Huo-
mo ; mi perch'egli e Virtuoso , sentirà vn conforto ,
che iì Vitioso non può sentire . >
Si consolerà con la sua innocenza , le con la sua
Virtù: sapendo che questa fola , in dispetto di For
tuna, e di Natura, e del Tiranno , e della Morte,
tanrosto porteti seco di li da Lete ; Lunando in Ter
sa vna somma gloria .
Que/to insegna la Moral Filosofia, insegnando le
Virtù . Non è piccola Scienza il sàper'enere Infelice .
tf "V* »v •** m
-o . . . V V V

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n DELLA HLOSOHA MORALE
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C <A P I T O L O §JJ <A HT O
Chi casa fia Vin u Mirait .
•frt^'fr G N I Sostanza creata hà qualche propria
§rv| Opcratione : & ogni Facultà opératrice,
. * con nome generale si chiama Vitiù i cioè
V^Wv Potenza, Sc forza dioperate.
Di queste Virtù , alcune sonoinnate, &neceslàrie :
altre voluntaríe, &c acquiltate .
Non è Pietra , ne Planta , ne piccolo Animaluzzo ,
ehe naturalmente non habbia qualche occulta Virtá
di manifcsti, & mirabíli elfetti producitrice , ò per
ptopria conseruatione , ò à beneficio del Génère hu~
mano>per ciii tutto il Moncio è n lauoro .
L'Antora hà Vittù di suclenire il velenoso Na-
pcllo : la Saffifragia , di tpezzare i raarmi senza maz-
za : la Calamita , di rabat' il ferro senza mani : ta
Torpedine , di legare il Pcseator senza funi : l'Eche-
nide d'inchiodar iiell'onde senza chiodo li volant»
Vaselli .
All'Huomo isteslo, diede Natura la Virtù ponde»
ratiua deiMisti ,1a Vegetatiua délie Piante, la Sen.
sitiua degli Animali , & la Intellettiua degli Angeli ,
compendiando in lui solo, le naturali Vittù di tutto
il Mondo .
Màoltre ciò, ad Hercole diede somma íbtza -, ad
Elena somma bclkzza : ad altri rtupcnde Vittù indi-
uiduali : onde Aleflàndro spiraua odori i Tiberio ve-
deadinottei Pirto ûnaua i morbi coltoico; Ate-
nagora fia le vipcre scheraaua illeso : & ad altri die
de altre Proprietà , le quali quanto accrescano di ma-
xauiglia alla' ignoranza i tanto minuiscono di fede
al veto .
Queste dunque sono Virtù Operatiue sì , mà na
tutali , 8c percio neceflarie , non a*quistate : scatu-
rendo naturalmente la Viltù dalla ïstenia i & l'O-
peratipne dalla Vittù •
MA
Ï.IBR.OPR1UO. ij
MA tralasciando queste Vittù Natutali : le Vit»
tíi volunutie , 6c acquittate . son quelle chc
l'Huomo dona à se medcsiino , formando dentro il
se col lungo vso vna Qualità Opératrice, di Attioui
nobili, & proprie dcll' Huomo .
Queste son le Virtù , chc , con Nome più pro-
prio , & piùdegno , si cbjaroano Habici Virtuosi , ò
Virtù habituali i quasi egli siano vcri vestimcnti , &
ricche adornature dell' Anima ; tanto più honore-
uoli délie Virtù Natutali; inquantale Naturali son
donate dalla Naturas queste piocacciate .dalla inju-
stria : Sc di quelle Virtùacquiitite , ultrc lonolntel-
lettuali, alire Morali ,
Intellettuali son quelle , che persettionano l'Intel-
letto Speculatíuo ò Pratico , in ordine aile Scieme ,
Sc .illc Arti . Morali son quelle , che persettionano il
Sensitiuo , & il Ragioneuole Appetito , cioè le l'.ii-
sioni, & la Voluntà ; in ordine a' Buoni Costuini : cor
me dimostta il Nome . ,
Perche , le Intellettuali si acquistano co* Precetti ;
ma le Morali si acquistano prjncipalraente con la
Jducatione , 6c col Costume . Quelle si auinentanq 1
eltensiuainente , aggiugnendo Precetti à Precetti
queste si aumentano intensiuamente , aggiugnendo
Atti ad Atti> corne à suo luogo vdirai . ,
igli èvero, che se «msiderianio ilSoggetto dcll*-
Habico, le Intellettuali sono più Nobili délie Mo
rali : peròche l'intelletto è più Nobile dell' Appe
tito . Mà se consideriamo il Fine : le Morali lono
più Nobili délie Intellettuali : perche le Intellettuali
fan buona l'Opera > le Morali fan buono l'Operante .
L'Arte del dipingeie fà bella la Pittura , mà non
fà buono il Pittore : perche la Bontà íntellett uale ,
si miliiia dalle Regole dcli'Ai.c : mà la Bontà mo
ral! , si misura dalla Moneltà délia intentions .
Niuno fù più Dotto di Giuliano Apostata , mà
niuno più seelerato . Sapca ben discoriere : mà non
volcua ben' operare : anzi del suo lâpere sol si ser-
niuaper saper nul'opiare . £glicravn Centaurp b^
forme , mez.z'Huorno e meizo fiera, perche lune»
6nol'InwUtno,ej;iwstala yòliuti, " ~'.
M DïtLA FTLOSOFIA MORALE
' Sebene l'Habits Vitiosa n«n può diuenir virtuo
se») ne l'Habito Vírtu; su può diuenir Virioso i non- .
«Jftneno vu' Opéra , con subita Mcramaifosi , può
tramsormarsi <li Virtucsa in Viiiosa , ò di Vitiosa in
Virtuosa, mutato il Fine.&l'Intentione .
■ Scolpisce Ptjflìtcle la Venere di Gnido ; scolpisce
fidia la Minerua di Atcne > ambi non per altro ,
che per esercitare* il lor talento . Queste son'opere
tntellettuaii , mi non Morali: perfeitiflime in génè
re delFArte : ma indiffèrenti in génère di Costumi,
Aii seFidia scolpisce la suaVenere per deftarnain-
me lasciue: se Prassirele scolpisce la sua Minerua per
rompor gli Animi alla Modestia : quelle Opère In-
. tellettuali , & indiffèrenti, diuengono Opère Morali :
«k degli Artefici , l'vno è Lasciuo , e l'altro Honesto .
Consiste adunque laBonti Inrelleituale nel cnn-
«crío délie Circvnstarie , che rc'ndono i's»pera hlìca-
menre perfetta in génère dcll'Arte : consiste la Bon-
là Morale nel concorso délia Circotistanza , che ren-
áono l'opera moralmente petfctta in génère di Co-
ftumi , & dell'Honestc. : cioè , che l'Oggetto sia ma-
íalmeme buono , buona la lntentione , buoni i
. Meiii .
' 11 dedicare vn Tempio a' Falsi Dei , è Opéra Ví-
»iosa per l'Oggetto medesimo . Dedicare il Tempio
Stlverolddio , per vana ostentation di Pietà ; l'Ope*
»a è Buona per 'lOgetic, mi Vitiosa perrintentione , •
Dedicare il Tempio al vero Iddio . âccioclie sia ado-
*ato, mà conspecunia rapita :l'Opera è Buona per
ÏOggetto , Buona per l'inténtione ì mi Vitiosa per
ilMezio, che muta l*OpraM«gnifica in Malefica.
Sichc i fifre vn'Opcra moraímïnte buona , tutte le
Circonrhiìxe Hnnelte demio concorrere : i farla Vi
sio £1, balta il difètto di vna sola .
ECcoti adunque , che sebene il Soggetto délia Fi-
losofia Morale fia la Virtù , non ogni Virtù per-
éanto sotto quelle insegne ì arrolata .
Hon è yeraVirtù , senon quella , che ha il Vi-
tto per suo Nemico: ne veroVitio, senon quello,
the hà la TurpituJine per suaCompagna .
fccftauo énatfit tteçiditt doila JqfnM Morale je
, LÏ-BRO PRIMO. tf
Virtir NaturaU: perche non eflèndo acquístate con fa
propria Virtù , mà incalmate dalla Nitura ; incjarnp
s'insegûerebbe ciò , che nasce con l'Huomo sciua
impararlo .
Ne si poflono queste con vniuoco , k proprio
Nome chiaraar Virtù : perche sicomc i diretti Na-
turali non sen Viciosi i çosi, le Naturali perfettionl
non son Virtuose .
Ingegnosa è l'Ape , Prouida la Formiu , Pietoíà U-
Cìcogna , Generoib il Leone : mà niuna di quelle ,
ioloro, è Virtù Morale , perche non è voluntaria.
Restano dipoi efcluse le Virtù Jntcllettuali Mica-
niche, corne le Arti illiberali , la Pittura , la Scultu-
ta , la Fabrile . Perche , sebcn cjuestc dall' Huo ma
voluntatiamcnte si acquistino, elle nondimeno ( co»
me si è detto ) rigmrdano la bontà dell'Opcw estí i-
n.i , e non l'interna bontà delta Pcrfona , . ■
Se l'Artefice pecca contra l'Arte , non pecca per»
çiò contro a' buoni costumi : satà mal'Arti fîce , ma
non mal' Huomo . Anzi chí pecca voluntaiiamente
contra l'Arte , non è perciò rtial'Arteficc : mi chl
voluutariamintc pecca contro»' buoni Costumi , è
ver.unentc Vitioso, e Scostumato ,
. E lecito rinutrlare à bejlo studio le Regole dél
ia Pittura per dipingere vn Mostro : mà non è Iecita
rinuerûr le Regole délia Ragione pet tare vn'Atto
lahonesto . ,
Le Virtù délie Atti si annouerano fra' BcniVtili.
ò Diletteuoli perche setuono al commodo-, od al
diletto délia Humana Vita : ma le Vittù Morali son
Beni Wonesti , k ingenui ; perche sono desiderabilí
per íc- st. ilè. Ondeilvalor di quelle Opte , si adegua
coldenaro: maturtol'Oro delMondo, corne diceaj
Çrjtolao , non c. nuapesa aUa minima virtù Morale,,
Dico di più, che neanene le Arti Libefau , nc le
alte Science , e sono Virtù compresc dalla Morale ,
perche quantunque sianu ingénue , & honoteuoli t
fan l'Huomo più dotto , ma non roigli jre .
■ Due parti compeende ciò che nell'Huoino si chia-
ma Ragione : l'Appíenniia , che conosce ilVerçn
l'Appetttina , thC segue il Bttono . Le Scien»
f» MUA m-OÍOnA MORALt
benche sublimi , perfettionano solamente la prima f
ma le virtò inorali , perfettionano ad vn tempo
l'vna can h Prudenza , & l'altra con le altre Virtíí ,
Vna gran Sapienza è il saper'eslèr Buono .
In oltre a quantunque le Virtù IntellcttuaU si.mo
Voluntarie nch'acquístn , nonposlbno pcrtanto chi.i-
m.uli Elettiue ; intriníèca conditíone dclle Virtù
Morali : perche , nr>n è inarhitrio dcll'Suovno il far
che la Scienza (lavera ò saisi : mà ben si, il far
che l'Opra fia nioralmciite buona ò cattiua .
Aggiugni che degli H ibiti dclle Scîenz? 1' Huomo
G può seruire in maie , & in benc , corne rlell.i Ric-
"chezza, drila Robustezia, dell'Armi, de' Caualli .
Mi dclle Virtù Morali , non può l'Huomovfar senon
bcnc : perche l'Habito non può ester buono , se il
írie è catriuo . Non è diínque astbluto bene , quel*
lo che può seruire ancora al maie .
Non è vergogna al Cainpagnuolo , ne al Bifolco ,
J'eslère idioto , mà lien' è vergogna l'eslèr vitioso :
perche tutti gli Huomini non sono obligiti ad ester
Pof.i, mà tutti sono obligati ad ester Buoni .
L'istestò Nume , tutto Sapienza , e tutto Bontà ,
gu.irdando alla Voluntà, non ail' Ingegno ; dispenfk
ì) Premio délia sua Gloríi , non à misura délie Scien-
»e Speculatricí , ma délie Virtù Moral! , ne premi»
•hisà ,-ni'chi fì. '■■ ■ l_
ConchiudQ , che ficome chi dice Vitie anronoma-
fticamente , íìgnifica Vitio Morale ; così chi dice
Virtù antonomaftiramente significa Virtù Morale?
▼n contrario si conokeper l'alcro .
DA tutto ciò che si è dettò , puoì tu taccogliere
l'adequata Desinitione delta Virtù Morale, alla
jnente del uostro Filosofo, in questa Forma .
L* Virm Motalt , i vn Habif tlrtn'u» ncll»
fett»l» *Apptùliua > il axai dispoitt l'Huomê ni
tftrar ost Hoatstt steonit il dettamt dtlU Trl(-

*******
VlB O PMUO,
M» **»
«
C^iPlTOLO îiVlNTO
Trtpritt* dtiic Virtù Mnali,
S5ENTIALISS1MA Proprletà délia VÍruk
E* Morale, è l'tsl'erc Hcnoriucle : & dd Vi-
« tio, l'effere liafimeutlt .
MM"©1 L'Honore , secondo i Filosofi , altro non
i , che vu* esterno comrasegno délia Stima , la quale
interiormente facciamo deil'altrui Ercel/tn^a : & il
Dishonore , é vn concrasegno dcl A^w^íw/i Ci»
ttitê, che interiormente fbrmiaino deil'altrui Viiti .
La Eccelleuza mérita Eltimationc : & la Estima-
lîone c ilPremio del Merito . Mà eflèndo la Elti-
matione inuisibile , sarebbe insenlibilc à chi la mer-
ta , se l'Honore non folle vn vilibile Testimonio délia.
EAirnatione, che non si vede .
Duncjue la Etcilltn^a cagiona *Amniratint t
l'Animiratione cagiona Vntrunnt : la Veneratione
cagiona vn Timtr riucmti , corne di vn" Inferiore
verso di vn Superiore : & tuito qucito & chiarru
tfiimutifl .
Dalla Estimation poi nascono i Segni tstcrni , le
Lcdi , gli Inchini , gli ~4ppU*fi, le Palm ,1e L 'sront:
te qutfto è i'Hcr.ori . Ma trà ì'Hintrt, &c la Loda.
vi e differenxa : perche l'Honore risguarda l'intimo
délia Persona : la Lode risguarda le Attioni esterio*
ri : l'Honore Aima l'Ecccileuza Morale , la Lode
pregia ancora le naturali Perfcttioni ■ Siche moite
cose son degne di Lode , mà non di Honore > ca
me vdirai . La Eccellenza dunque è nell'Honor*.
lo , & non neli'Honorante : l'Honore è nell' Hono
rante i & non neJl'Honorato . Mà quantunque l'Ho
nore fia vn bene estrinseco, al Virtuoso : nondimev
no l'eslère Honoreuole è vn bene imriuícco alla
Virtù ... ; , ... .
Tutto quelto è verissimo : mà comúenti poi men
te , che l'Eccellenza è vn Neme Equiuocofi ilqual
suona in moite e diderentj iìgni&anze : Oi* ì
. colui,
i8 DHiA FILOSOFIA MORAtE
r<oIui , che additando vn Vecchio Ventrabfle , diflê ;
SlHtfti ì vu' EcctlUnu FiUsofe , rispose vn BtfFardo
El qutíìì è vn Eccellente Cuciniere . Ciascuno prc-
gia\e cose conforme al suo talento .
Quiucli è , che sicome il più degli Huomini son
pcífìini elrimatori : così estima;ulo più Eccellente,
iton eiò rtìe più eccede in Virtù ; ma ciò cíe più
gioua , à- più diletta : follrmente honorano il dis-
pregieuole, & dispregiano l'honoreuole .
Mu se irhtnmintt st-giaiiet ( dice il nestro Fl-
losofb ) U soit Vin» mérita Honore , perche solo
îl Vitio mérita vimpero . ' .
VHunrpa , te VHenort si danno mano, 8e à pat
paslò proecdono : íc perche la- sola Virtù è il Bene
Honesto , corne hai veduto » la Virtù sola è il fiene
honoreuole .
■ Egli è ve:0 , che sicome il ridere è proprio dclP
Haomo ; nrà metafbricamente si trasporra aU'Arae-
mtà d;' Prati , alla Gratia de' Fiori , alla Screnitâ
dclCielo, & al Fauore délia Fortuna: così i' Hono
re , è proptíctà délia' sola Virtù Morale , mà figuM»
lamente si atthbtnsee etiandio aile Neetuneli Virtù
délie PkiJte, & degli Animal! . I !.»• >
Claudiano lodòil Porcospino comevn Forte Cam-
fione , armato di se medesiino . Simonide fè vn
Panegirico alla Mula vincitrice nella Carriera de*
Giochi Olimpici racendo inuidia al- Virgíliano En»
comio délia velccc Camitla . Temisóne lodòl'her-
-fca Pianragine , Ai'clcpiadc , l'Aitemisia ; Fánia-, l'Or-
«ica : Ic altri paflàndo oltte le mete délia Iode , a*
Caualli, &a' Canigenecosi, dtizzarono Statue, Pi*
ramidi, e Mausolei .
llPoetico Ingegno, che con imagirtario mítacolo
anima Ic cole inanimi , & disanima le aniinate , mc-
tafofeggiando dalla piopria all'analogica Eccellenza ?
fcigc che tutto ciò che giona sia . virtù benefatfjee > C
«utto cià che nuoee sia maliti olà Petsidia .
Mà questa istesla Metafora dimostra , che il vero
Honore, è peoprio délia sola Virtù Morale > peroche
fol tanto ft honorano quelle Piante, & qoelleFiere,
Jnquamo si singe , che le (^ualità Naturali siVnoIinagini
dcli» Vátù Motali , rjK0
LIBRO PRIMO, tf
Dlco l'isteflò deglij Huòmmi , quanto tilt Dni
iniuii , 6c non acqujiiatc da loto , corne U
BeUezrn , & U Foria .
Poflòno queste Ooti Naturali eflcre Oggetti di
Iode > ma non di Honore : perche per ellère .ilcu-
na coíà lodeuole , bafta la perfection Fiûca- in qua-
lunque Génère : mà per eflcre llonoreuole , egli c
neceslàría la bontà Morale deliaPcrsona .
Anzt la Lode fbndata nella V irtù Naturale , & non
nella Morale, non è Iode vera , nc Iode propria delF-
Huomo .
Chi lodò la ínespugnabil sorza di Alcide , Sc la
bekà délia .rapita Elena , non lodò loro , ma la Na-
rura ín loro ; non racn lodeuole net Toró , 6c nel
Pauone .' Ben disse íl Poeta : Ciì ctt in ati <i«o è
fattot apena fi pua dir nvfltri .
Ma se di queste Doti, colui che navaralmente I«
possiede , vlrtaoíàmente si serue ; allora non solo ;
mérita vera Lode , ma verr, aOQOIe , perche seben
UQualità fia innat.i, & naturale, l'Vso però è vo-
luotario , Sí morale .
LE -Arti Mittxlcht , corne la Fabrile , la Pittura,
Ja Scultura ; son degne di Maggíor Lode, che le
Virtù Naturali , perche sono vn piccolo rnmpollo
délie Vin ùjntelletttuii , te acquiirate. Et ftà loto >
tanto son più lodeuoU , quamo píù perfctte son le
]or Opte > & le Opre tanto più sonperfette , quanto
più pattecipano délie Arti Liberali .
Tal'è la Pittura , la quai co' ptincipij délia Perspet-
tiua , fa parer vicino il lontano , & veto il falso.
£c l'Horologio â ruote, doue secretamente vna Ma-
tematica. Inteliigenza agjira le Cclelti-Sfere dentro
vn guscio di Ctistallo . E le manif.itture di Archita ,
ilqual facea caminât pei terra le Statue , & vokrpex
aria Vcelli di legno.
Mà benche questi Arti fian degne dí marauigl ia e dí
•Iode, non, sono però degne di veto Honore s perche la
loro Erccllenza , fà filicamente buone le Opère estet-
ne, mà non fà moralmente buonigli Artefici.
Quinci , le Fatiure loro non si appiezzano con Ho-
' Bore, mà con dcnari : perche sono Vtili , ma non' Ho*
noixuoli.
id DEtLA FÍLOSOFÍA MORALE
áoreuoli*. £;nno tstim.irìa Fattura, non la Persona .
Non è veio Bene Honoreuole, senon qucllo, che,
(iiconsccitia quahmque Vtilità e Drlctto i, pcr la sua
fropria bo tà soljineme , si pregia . La vera Virtù
«on è Mercenaria .
La Eccellcnza di Aristide nclla Pittura , fr può
misuMr dal Prczzo dcile sue Opère ; perche vna so
in fù compra dal Re Atr.ilo per cento Talenti di ai-
íento, te non la compri troppo cara . Poteua Ari-
ikide c on quell'argemo comprare vna Statua d'oro >
ma se il Re con vna Statua rt'cro hanesle. honorato
Aristide : si potea dubitate chi hauestè majgior sen-
J»o , ò il Re , ò la Sutua ■ Et con che poscia honorax
iaFortezza di vn Timole6ne liber . tor délia Pitiia !
Ma se pure in honor di Aristide corne di Tiruo-
Jfoue ban; Île dirizz.ito vna Statua d'Oro : l'Oro di
quclla, al psri diquesta ; sarebbe ltato Oipello : ia.
forma auuílirebbe lainaterh .
Vi è dirrèrenzâ da fìouore ad Honore , corne ^da
Eccelienzâ ad Eccellcnza . Con la Ghirlanda di Air
loro si honorano i Poetiei Tríonfanti : ma l'Allo»
ro de' Poeti à parageh di quello de'Trionfanti i vna
Irasca : perche quello incorona la viuacità dellMjî-
içegno; & guesto b Fortezza dell'Animo .
PEr la steflâ ragione dobbiain' dire , che quantun-
que l'intelletto fia potenza píù Nobile , che
PAppctíto i nondimeno le Viriù , che rigolant l'^.p-
pet if co' buoni Costumi ; sono più Honoreuoli di
quelle , che Hlni»in*m tl»itUitf con k ahe Con-
lempl.itíoni • '
Raccoglia vna Mente quanta Dotttina semioarono
PI i winc negK ameni Horti di Acadèmo , St, Aristo.
tt* ne'poluerosi Portici del Licéo : habit ino in quel
Capo tutte le Mesu, corne neU Acate di Pirro : quai
gloria è il íàpere tutte le cosc citerne , & l'eterne , &
•on conoscere se medesiino? qual'honore , l'ester pie-
no di Scienze , & vuoro'di Virtù ? quai cola è vn Dot-
to Vítioso , senon vn Giumento carco di Lettere i
Sono adunque; sommamente Lodeuoli le ScUaff
Cmtmpltirici : ma non sono veramente Honoreuoli ,
senon in quanto sctuono-ajlc Vmù Moialt i ò con loi
fitongiungono . Sono
Sono vtttttamente confédérale V'AvïetVm» , e \'\%-
tellettiua , corne tantofto vdirai . t4( n si può per-
settaraeme tifr.hiatat VlnteUetto . .mentre V'A.nima-e
ingombrata datte Paslìom : ne sgomhr.it si poflòno le
nubi délie Paslìoni , se chiari non risplcndono i rajjî
dell'lntclletto .
Quindi è , chc sebene trà le Virai Intellertuali,
la Prudcfiza è men Nobile délie Scienze Contempla-
trici, per raggion delSog^etto: sedendo la Sapien-
za neU'Intrlletco Speculatiuo, 6c Vniuerlàle: íc laPru-
<lenza nel Prjtico, & Particolare : nondimeno l| Pru-
ìdcnza è piú Honoreuole > perche co'í! la Misiira délia
Retca Ragione , rcgolando la Voluntà , & le Paslìoni ;
<e!la sola è Virtù Morale trà le Intelletruali , j& Intel-
lettuate trà le Morali : come à íuo luogo vdirai .
La Prndema dunque è Reina dille scieme , 4e
Scienza de' Régi ; munira di Fasci , lucente d'Ostro ,
adorara da* Popoii , nonche honorata : perclie , mea-
tre le Scienze Sptculatiue , otiosamente sedenti ,
contempl íuo il Gielo : qnelta con ottime Lcggi st*.
bilisce gi'ìmperi , e regge il Mondo . Onde veggfa-
mo i S..pienti con lacero Farfetto mendicare alla
porta de" Prudenti .
Perípicaciífimo Filosofo Speculatiuo su il gran Fa-
fcréo ; honorato con tante Statue quanti sono i gior-
tìi dell* anno : mà non otteone quelle Honoranze
come Filosofo , ma come Prudente ; hauendo per
diece arffií sostenuta col tàuio íuo Capo la cadente
Republica Ateniese .
Dotristímo su Solone : nia s'egli ginnse a" Somrai
Honori , non giunse come Dotto , ma come Pruden
te ; perche hauendo copiate tfaf suoi propri Coltumi
le Leggi Ciuili i canceUò lc inciuili e Tiranniche Lcggt
del lier Dragone .
Aggiugni , che tutte leScienze, benche ingénue,
& libère ; ibno ftà loro con secreti nodí catenate :
ma il primo Anello délia Catena , è nelle manidclU
Virtù Morale . • -'
Tutte le Scienze Pratiche condiiconoalleCoiitera-
flatiuc : & tutte le Contemplatiue Naturali , natuial-
ménte eonducono alconoscimento dell'Autoie dclU
.. .« Nitura,
i» BÎLLA FILÔS. MOR. LIB. PRIMO.'
Natura', per adorarlo : & quefta gran Virtù Morale ,
èl'vlrimo Fine délie vittù Intcllettuali : lequali .da
questo fine riccuono il loro Honore .
COnchiudi adunque , che sicome al Vitio solo si
deue il vero Biasimo : così il vero Honore , &
)a Somma Lodesideue alla sola Virtù Morale, Ima
gine délia Diuina : Sc_ perciò folk da Dio pregiata , 6c
premiata .
Sauiamcníe adunque le ordinate Republiche in-
ïtituirono grandi Honori , & publiche Laudationi aglí
Huomini sorti , & Virtuofi : & à (lion di Trpmbe
preconizzauano nelle plane le generosc Attioni de*
Citndini Quegli Honori erano Tributi aile Virtù ,
fc Vituperi del Vitio . Il fiato di quelle Trombe
TÍÍUegliaua l'Emulatione , e ssiataua l'Iauidia .
Egli è vero , che la Virtù non si pasce di Lodî ,
«e si gonfla di Honori . Ella mérita tutto , e niente
•erca : & perche cercare ciò , che trouato ella spre-
gia î La Lode è l'Orabra délia Virtù ; & aguisa, delT-
Ombra, fugge chi hsegue, & segue chi la fugge .
Dunquc , sicome la Proprietà dell'Huomo , non
« il Ridere attualmente , mà l'estèr Risibile : così la
Vroptietà délia Virtù ; non è l'esler lodata , ma T*t
<èr Lodeuolc : non è l'estère honorata ; ma l'estere
Honoreuole . II metito è del Virtuose , l'eftetto -è
délia Fortuna , cieca distributrice , che ben louent*
Quel cht merit* vmtall'a!tro pùrge ,
L'Honore è Bene esterno , ícespofto all'InuiJia s
FHonoreuole è Bene interno , & fuor deH'Inuidia í
eslèndo la stesia Virtù, laqualniuno tipuò donare,
ícniunti puòtogliere .
Quel gran Falerfo , honorato dagli Ateniesi con vu
Popolo di Statue : hauendo inteso , che tutte quelle
Statue dal Popolo ir.grato e ruribondo, erano state
abattute : sorridenclo rispose : Han potuto colore»
abattere le mie Inugini : mi non la raia Virtù .
MA oltre al merito délia Lode , & dell'Honore |
di ttè ait e nobilistime Proprietà è dotata la
Virtù Morale : cioè , di render faeili , gìttnii , Sí
vnifírmi gli Atti Vircuesi . Ma quelle dipendona
«U cid, cjie segue .
Vllr
FILOSOFIA MORALE
IIBRO SE CON D O .
«»«**«*»
DEGLI ATT I
ET HABITI MORALI
IN GENERALE.

CAPITOLO PRIMO,
DELLE NATVRALI POTENZE
Bon* nascono gli Haliti M orali.

I C O M E la Scienza Fisica è íanatrice


de' Corpi ; così la Scie.iza Morale è
ûnattice degli Animi. Onde Plato-
nc , andando à tisormarc i coítumí
peruersi delRè Dionigi , dicté ccn ve-
ticà ; /» VAÌ» à risanar UCìcitia, cht
hà mut di Caft .
Perche dunque ogni Arte considéra il proprio Sog-
getro : perciòla Filìca considéra la conctitutione de*
Corpi , socendone diligente Anatomia ; & U Morale ,
senza vna particolare Anatomia degli Animi, non può
conoscere Je proprie Attioni .
Tre sono le Parti dell'Anima Humana. La Pri
ma totalroente Irragionetiolè : la Seconda , in par
te Ragionenole , in parte nò : la Terza totalmente
Ragioneuole .
La Puma è h Vfgetatiiw commune aile riante :
H DîLLA FILOSOFIA MORALE
La Mezzana è il Senso , in pafte çpmmune aglS Anl-
mali; Sc in parce no: laTerza è la Mente, ò fia la
Rajionc, totalmentepropria dcU'Huonio.
Ttahsci.ua <iunque la Prima corne inutile alla
Scienza Morale , perche non vbidilcealla Ragíone :
anzi , corne già vdisti , per la metà del tempo la
disenta col sonno, & opéra senza ester sentita .
ta Parte Sensitiua , & la nationale hanno ciascuiu
due Facultà , l'vna di Apprendete , Paîtra di Appe-
lire : perche ogni Animante appetisce il suo Bene»
mà niuno appetisce quello, che non apptende .
Quattro adunquc sono le facultà Naturali , che
partoriscono gl'Atti Morali : áue Sensitiue , & Cor-
poree ; Sc due Spiritual! , Sc Ragioneuoli .
• V^ApfrtnfiM Ctrpore* : laquale ancora chiamía-
mo Imaginatiua , ò Fantasia ; è vna Facultà délia
Inferîore , Sc Sensitiua parte dell*Anima, che per via
del Senso commune raccogliî, & conosce tutteT'k
Imagini degli Oggetti piaceuoli, ò difpiaceuoli , che
daU'Occhio , d.iIl'Orecchio , & dagli altri Sensi ester-
ni , elploratori sigaci , 8c fcdcli , le son transmeflè :
pîngendone in se steflàcon piùviui, & permanent]
eolori , quti sallaci fantasimi , che ancor nel sonuo
fantrauedcre chi non li vede .
U^pp'iitì** arpirea , ò sia Seníuiuo Appetito,
ì similmente vna Facultà dell'istesta inferior Parte
dell'Anima , la quai br ima i piaceuoli , e f'ugge i di
spiaceuoli Oggetti , rappresentatili dalla consedera-
ta imaginatiua . Questo è vn Mostro biforme , tutto
gielo , e tutto fuoco -, perche da due contrat! mcui-
menti viene agitato , Ira è Cupidigia : da quella,
per fuggire il DirEcile : da questa , per segúire U
Diletteuole : i quali mouimenti , chiamiamo Aitctti,
c Pastîoni .
VxAppnnfmú T^gúmuttt , è l'Intellettn : Pocen-
ta Spirituale, Sc sublime ; chedi quelle Imagini ma-
teriali dalla Imaginatiua rappresentate , &perciò ca-
duché , forma in se nuoue Imagini Spirituali , Sc eter-
ne ; riponendole nell' Archiuio délia Memoria pet
adoperarle ne' fiioi discotsi .
fiiuLacute l'Appetitiiu Ratjoaajc > è U Voluntà i
Rein».
tlBRO StCONDO; V
^ema dette Poterne : la quai fo\a eslèndo libéra , tí-
beramente vuole ò tìfiuta gli Ogeetu, che dall'ln-
telletto con quelle intcllig&ili Imagmi le son posti
dauantí : Sc indi commanda ai Sensi , Miuiltri , & i.v
telliti suoi , di seguirli ò fùggirli .
DI qui puoi tù cenoscere, che la Imaginatiua è
quasi vn'Intelletto matetiale ; Sc l'Intelletto è
quasi vna Imaginatira Spitituale . L'Appetito Scp.lt-
tiuo , è vna Voluntà materiale : íc la Voluntà c vn'-
Sema la Fantasia , Pfntelletto sarebbe cicco ; per
che nulla entra ncl Tempio dell'Intelletto , che non
paflî per le potte de' S*nlì : ma senza l'iatelletto ,
la Fantasia sarebbe pazza , perche confbnderebbe il
Vcro colFantastico . Siche con reciproco beneficio ,
la FaHtasia guida PIntcllerto ; & l'Intelletto corregje
gl'errori dclla sua Guidattice .
L'Appetito Sensiuuo, & PAppctito Rationale ,ben-
che sianô ambo Colleghi , 5c collegati ; nondimeno ,
perche I*vno è tetreno , l'aitro Céleste ; qucllo mor-
tale, quefto eterno ; hor troppo si odiano, hor troppo
íì amano : sempre viuono insieme , Sc sempte qtií-
ítionano : l'vn cerca di ttarre l'aitro à se : ma egli è
più facile che Flnfttiore tr.ig»a ilSuperiore; perche
gli Oggetti Sensibili , più muouono che gFiniellitibili :
íc-è più racile il prccipi:.ir, che il salire .
L'Appetito Scnsitiuo, se non parcecipafle l'infln-
nea délia Ragione , sarebbe totalmente Irragione-
uole : 8c cotrerebbe neceslàriamente à qualunque Og-
getto diletteuolepropostogli dalla Fantasia, corne gli
itolidi Animal! . Onde gF impeti dellMta , Sc délia
Capidigia , quamio preuengano la Ragione , non son
virii 'si ne vírtuosi : mi mtútaU, 4c animaleschi .
Igli è dunque l'Appetito Senlìtiuo vna Potenza ,
parte Irragíoneuole, Sc neccliària : parte Ragioneuole,
Sc libéra . è Suddito délia Voluntà ; ma Suddito
Politico, ôcnonDispótico: Vaíallo Ciuile, ícnoa
Schiauo à catena : onde souente ribella alla Rcina >
dìsprcgía le lue Leggi, & le vliirpa l'ínjpero .
Ne men contumace t.Jhora all'Intellettosimoltxa
1a Volmità , percompiacere alla Voluitá lusinghicra .
* B L'Of-
li DELLA HLOSOFIA MORALE
L'Oggetto dell'Intelletto è il Vcro : & FOggett»
délia Voluntà è il Buono . Ma l'Intelletto prcndé
souente l'Apparenza perda Verità ; corne » Caoi la-
trauano al Can dipinto da Prastîtele . Et souente il
Voluntà se^ue il Benc apparente per il vero ; comc
il Cane lasciò la Carne per l'Obra . Et souente ancora
ben configliata datt' Intelletro , ronosce il Bene: 8c
voluntàriam ente si aopiglia al Maie .
Considéra hoia tu quanto fia diríkile ail* Huomo
il non far maie ; eíscndo tanto facile il prendere ab-
bagliamento tra'l Maie, 8c il Bene .
*s* «» m
CAPITOL O S ECO I^D O .
Se qutste Tfaturali Pttm\e fi&no pi» pirfitttin
un H Homo i che in vn ahro .
•t>E*3'S,'ISPERrENZA ci fà vedorealcuni Huomi-
ffi T >Éi COSI ft°rcnt' > csle paion Corpi senz'A-
* <ï> nuna : & altri cosi spiritolî , che paion
•Ç'c^K'tj' Anime sema Corpo.
Qucsta diucrsità fè credere à molti , che diuerse di
perftttione suuo frà loro le Anime Humane .
Naturalmenre Ingegnoso ftì l'iatonc : naturalmen-
te Fatuo fu Wargíte . Dunquc se l'Anima di Plato-
iie fûstè entrata nel Corpo di Margíte : te l'Anima
di M.irgítc nel Corpo di Platone : Margite sarebbe
riuscito gtandemente Ingegnosa, Cc Platone sarebbe
tiuscitovn gran Fatuo .
Così fìíosorarono grandistìmi Huomini délie Pa
gine , & délie Clitistiane Académie : mi il noltto
Filosorò, che tutto s<ppe . c'insegna, che la raag-
gior petfetuone délie Anime procède dalla maggior
perfettione de' Corpi .
Non di oglii legno si scolpiua la Statua di Mercu-
ria : ne di ogni Corpo si sormano gli Huomini spi-
ritosi e valenti '
11 Corpo è l'Organo délie Operationi dell'Anima :
e tali sono le operationi naturali dell"Anima, qual'è
l'Organo : parlasi délie Naturali, non délie Libère .
■ Chiaro
tlBRO SECONDO. 17
Chìaro atgomcnto nc rendono le Operitioni ac-
cidentali . Se il Ccrpo è sono , le Opcrat ioni deU*-
Anima son più vigorol'e : se infermo , più fiacche :
se bilioíò , più proiice : se Hemmatico, più tarde : se
batnbino, sono impedite inguisa , corne se l'Aniina
Rag:oneuûlc non habitaflè in quelle membra .
Non s'incolpi dunque il Creator ddlc Anime , che
non le habbia fatte tutte vgualmente perfettc : ma
la Natura.iehc non può fat tutti i Corpi vgualmente
perfetti . ' 1
L'hereditaria qualità, de' Cenitorí , il mouimeoto
degli Astri , l'apricitá de' Iuoghi , la formation dél
ie membra i variano il temperamento< de* Corpi :
îl vario temperamento rende vn' occhio più perspi
cace dell'altro ; vn.i Imaginatiua più forte deU'altra;
vn'Appetito più impeiuoso dcU'altro: vn'Intelleito
più spiritoso dcll'a.'tro v & vna Volunrà naturalincn-
te meglio inclinata deU'altra : k perciò l'Anima par
p:.ù petfetta, peroche il Corpo è più perfetto .
' II vero è , che sicrnie la Natura prouida , riguarda
al bene dell'Vniueiso ; così giudicando cll.i neccìll-
rie al Commertio Humano vatie Arti , Sc varij Or-
dini di Persone ! (incora giudicò neceíl^ria la diuer-
fità délie Perfettíoni Natur. gli degli Huomini; per
che gli più impersetti son nati perseruire a' più Pcr-
fttti : & chi nen è capacedellei Arti ingénue , è de-
stinaro aile mecaniche ,
DI qui snoderatiquella nodosa difKcoItà í sc fia h
potere di ciaícun' Huomo ilgiugnere al sommo
délie Virtù MoTali. Non parla délie Sopranatutali ,
& Infuse il noftro Filosofo , perche non era Teologo ,
9t pet sua disgratia, non conobbe la Gratía .
Discorreano dunque gli Stoici in qutsta forma .
Sc la libéra Vclunta è quella che fà l'Atto Vitioso
ò Virtuoso : dunque l'eslere Virtuose ò Vitioso è in
arbitrio délia Voluntà, Voglia dunque l'Huomo eslere
più Vitioso ; il sarà : voglia eslere più Virtuoso i il
ûrà quanto vuole: perche jl Volere altro contrario
non há, che il Non volere .
Ui odi corne il nostro Filosofo , con quel che siè
detto, soluc ogni dubitatione.
B 1 L'Huo-
i8 BELLA FILOSOFIA MORALE
l'Huomo è comporto di Materiale , Se di Spiritua
le: di Senso e Ragione . Egli è vero , che U Parte
Rigioncuole , può volare col desiderio à sì alto Se
gno : m i la Sensitiua laqual'è più pollènte in vn che
in va'.litro , fà contrapeso al volo della Volutiti più
in vn che in vn'altro .
Ognuno può ester Forte , & Prudente ; mi egli è
ben difficile , che con le forze naturali , tutti poll ino
• estere così Forti come Achille , Jc così Prudenti co
me Vliste : eccedendo in alcuni la Passion de] Timo
re ; ò mancando la perspicacia dell'Intelletto . Onde
la Volumi, non potendo ester efficace à lì alto volo,
fari velleità .
Vero è pertanto , che nella Carriera della Virtù ,
dee ciascun procurare , s- non può riportar la prima
Palma , riportar la seconda :& doue giugner non può
con lesone, giugnerui col Desiderio. Peroche sol
nell'acqu sto della Virtù , è lecito di desiderare ciò
che non puoi conseguire ; pcrch'ella è infinitamente
desiderabile .
Felici dunque coloro , che nascono dotati di Na
turali Potenze sommamente disposte alle grandi Vitr
tù Morali : mi qualunque sia il Suolo , conuiensi di
renderlo più fecondo che si può,con la coltura .
Colui , che gioca a* dadi , desidera il punto più fa-
uoreuole : mi qualunque gli venga , procura con eslb
di migliorare il suo gioco .
Niun' Huorno è stato più costumato di Socrate ,
che hauendo recata nelle Scuole la Filosofi» Morale ,
iurta la espreslè ne" suoi Costumi . Se si foste perduto
i lsuo Libro, iipotea leggere nella sua Vit*v
Vn granile Astrologo , che noi conosceua , .veder*-
do i tratti del suo volto , & la Figura natale , inbor-
e distè : Ctfiui i di certo it più malunfU , té*

fatrafcat; 'tJsiîîlmio n*t*r*U , m» f» U fiUfif*


thi fUftruH .
LIBRO SECONDO. if
*34 »î *»
■CviPITOLO TEKZO,
.©/ Prînii Stmi , ihe priducone £Íì Habiri *M»**lì,
• ■
4" VATTRO cose concorrono nc'Vegetabi-
S/") SÊ > >1 Suoio, il Seme.la Piauta.e il Frurta :
& ahretame corcorrono
Porenzencllc Virtù Mo-
■$■€4,}^?• r^li . Le JJ.iiurali ; ecco il Suo»
lorgb Primi Atti, cccoi S<mi dcli'Habito : l'Ha-
bito prodctto da-jli Atti \ ecco 1.1 Pi.inta : &.' gli Atti
iip:odotti dali'Habito; ecco i Freuí deBa viità .
Già (ì è parlato délie Pmcnze Naturali : hor par-
ler-emo d> qut*Prìir.i Aui , cheibno i Sfmrdell'Ha-
bito virtiioíò.
CRsn contendcma fíitr.i' Filososi , seleVirtii V
Vittj prouengnno tinM imiijediatameme dalle
Poienz* Naturali delFAnima s che con Yerità si pos-
' sa ho c hia marc inn.it i ; attribucndtme se locîi ò il bia-
feno alla Natura Humana, & non all'Huomo .
DaTvha parte ; ficome í'Haomo , prima viue co
rne Animale , che corne Huonio ; vfindo prima il
" Seíiíb , ch* la Ragione ; non par marauiglia cn'eglî
naturalmente piti iflclini al v itio , che alla VÍnù :
bâlrando rtaseere, ptr mal'opcrate • '
Dall'altra parre , cflèndo le Leggi Naturali drirra-
men te confbrmi alla Ragione : forza ì , che l'Huo
nu Ragione uolc naturalmentc più inclini alla Virtù ,
che al siio contrario : bastando nascer' Huomo , pet
■ ben*oprare«. '
Si aggingne da quella parte- . che alcuni effcmial-
mente fortiseono vna Natura tanto rebelle al proprio
beno , che maggior' antipatnia prouato contra la Vir-
tù, che la Vite contra la Bráffica .
Siagg/ugne daqucíh ; clie altrl dalh Natura bí-
nigna son tanto rauoriti , che minor dcglia'serúireb-
betoàsofnVir mille raorti, che á cominettere vn* atto
jndegno #.
HOra per venirne à capò, negat non si può , che
de' primi Scmidclle Virtù , altsi non fianoin-
8 i r.atj
J* CEILA FltOSOFIA MORALE , -
i. Nuomo è coropotto di Mareriale , & d< Sp*ntU3'
.d. Seoso e R-gkrae . Egli ? — rh* la P^c
"S-oncnole, r.jò vohre coldesiderio i sì *Jto S''
f ° :, U Senfiriua Uqual'è più possence in vn che
ovn Otro, conrraptso al volo áella Volunrà p>«
bf^'ïïao P"0 ^ Forte, Sc Prud-nte ; mi eg'>e
■efliï ■ ,che con lefonenaturaJi, tutti po/l mo
me viT Forti cotuc Achille . Sc cosî Prudenti co-
v nae : eccedendo in alcuni la Pjssion dcl Timf
I UvZ nu?c-,ndo Li pcrspicùcia delflnttlletto . Onde
ùtì vwîeità nonPotendoeslcrelfic-'tce i "alco vo10'
j,)r"0r * P«ronto , che nella Orriera dclla VÍrtù ,
PilmC' . "Procurée, s- non può riportar la prima
M ' ,'nP°"af la seconda :& doue giu-ner non puo
■MlP ' S'uSn<™'' co! Dcsiderio . Pfroche sol
ci» n " d:UjVittù, è lecito di ddîderare cio
des,d'tìbne°l conl<'Suire 1 pcrch'elU è infiiiiranientc
ntaîl'o ciua<ìue «>!oro, che ruscono dotati di Na-
"i M« r -s™TOmtDIt disposte aile grandi Vir-
renJ.,1™ ■» *?a qualunrjue su il Suoío , conuieníî cil
CoU.f P't sec.ondo'he « P»o,con la colrura . V;
" • =rte g,ocaa- dadt, dcsidera il punto più fi-
oie: Ma WtÊÊm S" venáa , prosura con eslo
.le Naturali
biti Mot.>li .
n U inúia-
B< rVnu'W Fan-

snaue
mature i
lo:j;. hnk: _ CQD
t>"0 prodco^S te ij'età ferma .
lisxioni ii'a.in _ Cacciatori à
cl Cinghiale
ion temano
oito vinoDfe. ella fi nia y u-
GR'B com«ifc!B fiì'nTJdj^; tf,-. ittUi alla Lp-
Vítif jwoo-:»! eu» g-". on à veJei'-
ÏDitEK NìtwaS Wtóm . ^ 'iusciuanp or-
• hbo chiamare imari'i —'imAu t hâl
feiio.iIliN,iiiir3Humaai,atDon - tanto Vitiofi,
che i piopriè
,«e .Annule ,. che con»
cm* Hum»,
*,„,„ . ™
^ * » lutnralmente
^Z'í^^;mía,ì voile Fanciullo
^**">«f rz?K<tm , <Wíe imp*TAft
gfemclrfw j,r. tJ. studiato , seppe,
ira •
agine
Patemo
ella Pa
jO DELLA FILOSOFIA MORALE
luti nel proprio suolo , .tltri acquittât! di fuora .
Trouansi talu. ica in alcuni le facultà Naturali sì
ben disposte , ehe senza forèstiero ammaestramento
ne forze veruna i per se medcsiine producono gli
Atti Morali . .
Quefh spontanca fecondità fi vede ancors negli
Habiti Intellettiui : peroche molti senz' aiuto dell'-
Arte inuentarono Arte noutlle .
Cadino illirerato inuontò le Lettere , nuouo tor-
mento dcgl'Ingegni : perodie molti pianscro per irn-
pararie, & altri piansero per hauerle imparate . Anaí-
íîmandro inuentò l'Horologio Solare : marauiglian-
dosiil Sole steflò di vedersi preso ia vna Rete d.i po
che righe . Dipelo inuentò la Statuaria , che con vu
ferro acuto , corne Pallade con lo Scudo, cangiò gli
Huominí in Saffi .
L'ísteílà fecondità si vede nelle ficultd Appetitiue
circa i Costumij corne nelle Intcllettiue circa le
Scienze : peroche alcuni Anitni , fortunati Discepoli
di (c rtessi , suegliarono. se inedesimi à grandi Atti
Morali , , .,,
Camilla Fanciullina, di ferino latte nutríta nelle
' Selue di proprío iflinto prese amorc alla Pudicitia :
. & eonseruolla inespugnabile nella Reggia de' Vql-
schl, senza Proie , non senza gloria , Achille educato
frâ le,molli Donzelle , accioch'csteminato nelle de-
litie non conosceile la Cuerra ; rifiutò gl'Ostri , e i
moníli te elesle l'Atmí chenonhauea redute mai,
ger far'opere sorti .
Ciro gittato aile Fiere affinche non régnasse ; e
dalle Fiere pasciuto > cominciò il Regno fia Pastp-
telli : tauto impeuoso sopra vno scanno di faggío ,
conte dopoi sù l'aureo Trooo di Persia . Et Marco
Catone ancora Infante , già parlaua da Console ; in-
teuipestiuarr.ente inaturo : onde si distè , che di set-
te anni non era fanciutlo ; fie di settanta non era
vecchio ■
La. Natura non dona le virtù ; rnà inuece délie
Virtùdona a'Bambini certi adombraincnti iusormi,
che alcuna volta da se stcílî prendono forma . A co-
fioro 1e Virtù furono abbozzatï nelle compleslìoni ,
ni»
LIBRO SICONDO. 31
ma fotmate dopoi con la ptoptia iti.UilWi.i . ..
TVtti cjiiesti furono S mi innati nelle 'Natuiali
Poterne , che germogliatono guHabiti Motali .
A!tri S mi son trasportati di ruota , ò con la imita-
ticne , ò con la Forza .
La vert ftagione difp.irgere questi Semi è la Fan-
eîullczza perch' ella è ■ più procliuc alla Imitationt i
& perciò più docile .
Ne'.lt railice délie Viti nouelleposto alcun snaue
odore , odorole alì'Autonno tende lc Vue matures
& le Iinagini délie Vircù inserite ne' teneri anní con
la Imit.uicne , fan geuerose lc Attioni neiPetà ferma .
Alli Cagnolini Jattanti inlcgnano i Cactiatoti à
lattat contro alla pelle del Ceruo , ò del Cinghiale
nel suo Carulle ; accioche fàtti audaci , non temano
quelle Ficre alla foresta ; la Imitation délia situa pli
gna tojlieil timor délia vera .
Gli Ateniesi esetcitauano i lor Fanciulli alla Lo-
ta , alla Musica , & aile Scienie , mà non à vedei-
eseropli de' buoni Costumi : & perciò riusciuano or-
timi Arlet! , e Danzatori , e Sofisti : mà rauto Vitiosi,
che l'Attico Nome i nfamò tutta la Grecia .
Niuuo èraiglior Maestro deileVirtù, che i pioprí
Genitori : perche niuno £íen:plare naturalmente , è
più facile ad imicare. , ,
Agáficle quel Virtuoío Re , non voile Fanciullo
niun Ptecettote ; dicendo : Da tttui dibbt tmparart
du '(*»* son nate . Prima di hauete studiato , seppe,
I che niuno gli potea date i documenti Uella Vúa , roe-
gko di colui, che gli hauea data la Vita .
Più altamente s'impionta l'Jmagine délia Virtû ,
quando caldo Sigillo è l'Amor Paterno , & molle:
Ceta l'vbidienia figliale . Mà nella Paterna Scudla
, più insegnano i buoni Escmpli , che i buoni íreceui :
• perche pift fedeli íbno gli Qggetti dell'occhio , che
deirotecchio , 8c è più facile U bea comuiaodate j
che il beii'eseguire .
U Granchio riprertdeua il suo retrogratlo pargolet- ]
to, dicendo. Figtiuol mit, tit min cam'mì Jirino .
Etquesto rispose. Padre mie, ìt cumine ctmt
g:> , ihc tucamixi . . ,t-1. . ,,,
m B 4 Vit-
J* DELIA ItLOSOFIA MORALE
Virtuoso deu'esserc il Genitore , se vuol , che gli
nascano Virtuosi Figliuoli . Perche altro non eilèndo
il Figliuolo, che vn.1 Imagine del Padre ; sari vn Mo
rtre di Natura , 0. il Figliaolo padreggia nel sembian-
te, & non ne' coltumi . •
DEbbonlì dunque le Virtiì insegnate con piaeeuo-
kzii , & affttto : per non rendere odioíà la più
amabil cod dtl Mondo . Mise l'Ajnot non gioua
dce giouare il Timoré .
La strada délie Virtù íï troua da* Generosi- al raggío
délia Gloria > ma da*"VÌllani al lampo délia Sserza .
I Cerui ridotri aile angallie da' Cani, coirono in
grcmbo alfHuomo d i cui fiiggiuar.o ! & il Jfitioso ,
pcr isfijfgir la emcnda ch'ei te me , ricorce alla Virtù
ch'egli aboi riua . *
Soli I Pianeii hanno vil mouimento contrario aile
altre Sicile deU'Ocridente all'Oricnte ; ma la Suprc-
ma Sfera , Violcntemente li rapifee corne le alrre
dall'Oiicnte all'Occidente . Alcuni Fanciulli , di pro
pria peruersa inclinatione , van contra il Ragioneuo-
ìt ; nu dal Primo Mouentc del mgorofo Correggitore
fi deono riuolgcre alla Ragione .
Brllèroíbnte cònThasta yccise laChimcra, laquai
c& siioi monitruosi Capi Ipiuentaua quei délia ti-
<ia, che non vscislero aile opère loro : & il Sauio
Maestro con la Sierra , toglie a' Fanciulli que* fàn-
faftici Capricci , che li ributcano dalle Virtuose Opc-
raiioni.
H Ai tu dunque veduti trè Genïj difrérenti círca
l'entrar nel camino délia Virtù : l'vn pcr pro-
prio mouimento ; l'altro per Imitatione ■ l'vltimo
per fofta'.
Di tutti tre vn Secolo solo vide nobile Isempio
in ttC femolï Per sonaggi , i quali , appreslò Seneca ,
con différente motiuo giunsero glonosi all'vlthna
Meta délia Virtù Morale : cioc Spicúro , Metrodóro ,
íc H&maco .
Ma Hétmaco entrd nella via délie Virtù > fpin-
toui a forza da Metrodóro I Metrodóro fácilmcnte
vi enttò , seguendo le pedate di Epicúro : Ma Epi-
euro , scnza pxccctfi ne piccettori> ínsegnò la stra
da à fc fccno con AtúVirtuosi cUFancmUino.
Tutti ttè da fecondi sementi produsteto alte Pal.
me di Habiti Hetoict. II Primo con Ani forzati •
il Secondo con Atti imparati : ilTerio con Atti suoi
propri : non douendoue gratie senon à se steflò c
alla Natur.l .
Ammirabile il Terzo i' lodeuole il Secondo ; ma
non biasimeuolc il Ptirao : eslendo aslái meglioildi-
uenit Virtuoso perfbrza, che Vitioso pet elettione .
Mentte adunque il Vulgo ignorante ; & etiaindio
non Vulgari Personaggi , che ci danno Epicúro ptt
raro Esempio délia Vita voluttuofà, & Sensuale .
Non fan coloro quai Voluttà foffe quella , Jone
Epicúro lipolé la Félicita Humana . Era benlontana
da quelLa sua Voluttà, la Vita Voluttuofà .
Toltone quell'crrore , commune à tutti gK Stojci
di quel tempo , che col Corpo si estingua l'Anima,
da lot giudicata Coipotea ; er,li è cetto , che niun
Romito ville vita piú austeta , ne più soffétei'te di
picuro
* Voluttà chiamaua cgli , quella íimperturkibile fc-
tenicà délia Mente , & impaffihile tranquillità dcHe
Paíîïoni-: acquistata , non cori leotiose piume , e splen
dide menle : mà con l'incdlite ilitorpo ad ogni
dojli.t , & l'animo ad ogni mgiuria délia Fortuna ,
fîache la Sensiulità pcrdeslèilscnso, Sc ancota den-
tro ilToto di Falátidc, l'Huomofoflc Beato .
Tal Félicita non tlegjciebbeto pet se steflì gli suoì
Çalunniatori.

c vìpito lo sy^iuro:
Dell' Habita Martlt.
Q(gpa<$> GNI Seme benche piccolo , ne* felicî'Ca*-
« r\-9t j» produce la Piama délia stfssa Naturt :
9 ^;3» ScogniAttoHumanoi, benche fugace , la-
-Ct**-*!- scia neU'Anima vna permanente Qjtaljtà
ddla sua Specje .
S« gU Attí Intellettuali ; '"Híbito s»i Jt**-
g. f lettualct
|4 DEIXA FILOSOHA MORALE
letcuile , corne le Scienze : se sono Morali ■ 1*H tbito
s.irà Moule ; 8cfaràl'Huomo degno dilode, ò di
biasimo i di Honore , ò dí Vergogna.
Altro adunque non è i'Habitt Mirait, chevna
Qualità imprefla nell'Anima : la quai díspone i'Huo-
mo ad opérât cose honeste .
Queíta Quilità quando è impcrfettamenre impres
sa con^ochi itti.ò leggieti, si chiama simpliçe Dispa-
pojìliene ,8c non H .bit 3
Ogtu gtan pianta ncl suo principio è vn fragil Vir-
gulto , che pet poco fi secca , ò suelle : mà nutrito
dalTempo, al Tempo résiste: & di parepletto diue-
nuto Gigante ; tide la Bruma , 4c il Sitio Cane .- lotta
con l'Aquilone , 4r con 1- Austro : occupa il Ciel co"
lami.e laTcrra conle tadici .
Cobi la Dispositione al principio è fraie, & poco
íàlda : ma nutricata ion att! fîcquenti , & con l'vso ,
diuiene Habitocosì robulto , che ne fbrzaesterna ,
ne corpota! debilezza, ne la falce del Tempo , ne
quclli délia Morte ilrecidc, perche col Tempo l'Ha-
biio diuienNitura.
Egli è dunque vero ciò che auuisa il noftro Filo-
sofo : che ne vna Rondine fà Prinutieta > ne vn'Atto
solofàl'Habito.
Niuno nakuralmente diuien Vitioso ne Virtuoiò
in vn ttatto î Gtan iniracolo fù , che Arescusa , in
vn giorno diFcmina diuenille Maschio : ma egli è
mnegior miraeclo, che vn Vitioso habicuato con
vn 'Atto solo si cangi in Vittuoso ,
Mà put vedraíTì questo Miracolo, quando quell*-
Atto fia tatitovehemente, che imprima qualità equi-
ual'fate à molti Atti : sicome à muouete vn peso ,
fcà maggior. tbrz.a vn' impeto gagliatdo, che cento
linicssi, ; m
Ancotafra* Gentil! , esscndo OioValerio di dif-
sokjti anzidifperati costumi ; Publio Licinio pcifat-
iotiuono, ilft Pontcftce diGioue Olimpiro..
<. hi vdi gianui riuedio più Itiinoia nul! Coftu-
rai ? CoHnaettergli la Sacra Dignità , perch'ejlî è
S.ierile^o : e datfli il prcmio per castigatlo ? Put tan-
W s'irnpteilç aeiij mente scclcr. u rapprensidn di
S«el
. L1BRO SECONDO. W
que! Sacro Honore t te così generoio fii il íuo Propo-
niniento, dinon marchiac con Attion vergognofail
candore délia Sacra Bcnda ; ch'cgli non hebbe vgua-
le, ne in Vitij prima del Pontificaio i ne in vi.su da-
poi, çhe fù Pontefice .
Non si può dunque disfar l'Habito amico , se
dacolui, che lo rece : contrapontndo Atti adAtij,
Habito ad Habito ; & quasi Natura à Natura .

r C.APITOLO SQ/IXTO, .
Troprietà telC Htiit» Mirait '.
♦ E !■ primo Libro * hauenje noi tocca Ja
«j vj * Principal Ptoprietà délia Virtù Morale ;
2, IN S cioè l'eflèr degna di Honore , 6c di Lo.ie :
•frWH'-fr ci riscrbaramo di diícorrere di alrreTre
Proprietà, che le conuciigono inqunico Habito, cflen-
do communi à tutti gh Habiti, ciiamdio délie Atti
Liberali, e Mec.iniche . . ■ •; .
Qucste sono il diípor l'Huomo ad operare fuit-
mente diletteuolmente , & vntfarmemente .
OGni Habito Virtuoso al principio è difficile ;
perche , sicome vdisti ; la Virtù è nell'arduo ,
il vitio è nelptocliue ; repu^nando jquella il Senfò ,
Jcnon à questo . .... y i,
L'Habito adunque , íuperando à poco à poco !e
scabiositi" i produce con juìlitì qucgli Atti , che
pcr.iuanti eian dirficili »■
íiual'Arte più difficile di quelta dal Funamboio !
ilqual, pastèggia in Aria sopra vna lunghezxa scnza lar-
ghezza , co'l precipitio dall'vno e liall'altro lato , e la
Morte dauanti Jgli occhi î
Et nonpertanto » col lungo Habito peruiene à tal
íicurfzza , che la fantasia non apprende i l'occhio non
Vacilla ; il cuor non palpita i hor prende;hot si libia,
hor s'innarca 1 & hora&icca íàlti, che.anèor nel.pia6'o
lùdlo íàrian mortalí ; fiche ogn'vn tente la. cadura,
senon à chi tocca .j i. '■ i - >
'Hor* à qticcto Icgno peniiene vn longo, & costn
j< RELIA FTIOSOÏIA MORAlE
mato Habito nelle colê Morali ; raslìcurando l'Ani-
no à camlnare ptr ladiritra via délia Virtù , sent»
prccipitare ne all'vno , ne all'altro esttemo .
Moite coi'e son dirEcili nelle Vittù ; non perche
(Un cali : ma perche per t.ili fi apprendono . Ai Ca-
iialli , che adombrano , camínando peu luoghi non
vsiti , vn ûslò pare vn Monte : vn troneo sembra yn
Serpente ; & laftlsaopinione generando vn veto ípa-
uento , précipita il Cauallo e il Caualiere .
Tai sono molti quando entltno nclla via del'a
Virtù : illusi da pánici timoti si laseiano ibigottirc,
Bcabbattere da vani oggetci . Ma licorne il riniedio
a" Giiulli ombrosi , non cspigucrli oltre à fòrza co*
pungiglioni a* fianchi ; ma fermargli , & tir loro odo-
rare, & conofeere ciò chc temeuano . quelro apunto
f.ì l'Habito a* Pusillanimi : fa' che si diiiiigannirio per
se Itcssi, & si ridano dellor timoré .
NE solamente rende facili gli Atti dimVili , bu
piaccuoli gli dispiaccuoli .
Niun' arbore hà più amare radici , che l 'Arbore
lotos : ma niuna partorisec seutti più dolci . Ella hà
il fiele nelle radici , e iliicttarf nelle cime : la cui dol-
cezza fù la Rémora délie Naui divliiie, trattenendo
nellaspiaggia Tirrena i Nauijanti .
N'ente è pin amaro al Sensitiuo Appetíto, chequeí
primi Atti , i quali partoriseono l'Habíto délia Fortez-
za, ò drlla Temperanza : ma gli Atti ripartoiiti daìT-
Habito l'ono soaui .
Giugne à tal segno l'Habitual Fortczza di Mutio
Sçcuola , ch'egbjpatiscepiùànon poter' cseguire con
la sua destri vn'Atto forte contro al Nemico délia
íattia ! che icuocerS la désira dentro le rumine : &
più iniiorridisce il Nemico , à mirai c il tormentodi
Seeuola, ibe Sc- uola à sofP rirlo .
Niuna opération naturale è dispiaceuole : Natn-
Kl le condí tutte con difrèrenti piaccri., V Habito
continuato è vn'alera Natura , dicc il neliro Filuso-
to : eslèr dunque non può, senon pjaceuele .
Allora l'Habito Vitioso è giunto allô estremo >
quando si gode nel mal'oprare : 8e allora l'Habito
Virtuoso è giunto alla ptrfsiuQue . qHgnUp si-sente
tWcucrKU'oïiaibçne» Finete.
tìnche U fruito è acerbo > non è matuto - ne matu»
ro è i'Habîto finche ritiene qualche acctbczza . Satì
Dispositionc , 6c non Habito : & pecciò sac ile à la-
djearsi .
Epicúro mrntre moriua di aeetbirEmi doloti dcl-
le viscère infracidite ; sema diroofrtarlo in yen»*
Atto : agii Amici che l'addirnandatono com'egli sta-
ua : risposc » <t pt'jsa ftlictmente cjutfî' •vltimo £>#riig
délia miaVin , & mandò l'vltiino fUto prima , cjic
vn gemito .
Qucsto elrremo goclimento nejli estremi dolorï,
ficce proua , chc l'Habito era Vetetario, e non Tiróne ..
DIssi sinalmenn , che l'Habito Virtuoso cagiona
la -Vnifirmiià negli Atti ch'egli produce .
T.ili sono le Operationi , qual'è il Principio cfcl
cuí si muouono : se il Principio è vn'Habito Virtuo
se , curte le Operationi da quello nascenti sar.ir.no
Virtuose, êc perciò Vniformi .
Gli eftetti si raslòmigliano aile lot Cagioni : dun-
que gl> Iflfétti divn'isteslà Carionc, fci loto neert-
sariamente si raslòmigliano . -«
tni opéra per Habito , opéra sempre à vn modo t
perebe il Prir.cipio è intrinseco , & permanente ; non
potendo eslet' Habito , se non è permanente > & in
trinseco . f"
La Luiu sempre si muta : il Sole è sempte l'ísteflo r
perche queRa riceue la luce difnori , qucsto hà il
Principio de] suo fulgóre interno, & eterno . .
Se si opéra á caso ; "caso sarà che l'Opéra fia huona t
penche il Caso è vn1Principio variabile, &c esterno .
11 Caío insegnò ad vn Pinoie à dipingere con Lt
Spugna la Spuma del freno » volendola cincellare :
ma se acceriò. vna Tolta , non haurebbe arcertato
la seconda .
Cni opéra per Piffione , indi.à poco opérera" il: '
contrario : perche seben la Paflìone è vn Principio
intiinseco i ella èperò moroentanea ; murandosi còn ■
gli Oggrtti, corne il Mare co' Venti .
Chi opéra per lraitaúone , non farà PopreTnîfòl—
a>i; petche utibtwto k Copie, quai sono gUOxfc
• i« DELIA KlOSePIA MORALE^
Chi opérs perNatura, opéra serapre â vn modo
isteflò : & chi opéra perhahito, opéra perNarura:
perche l'Habito continuato si cangia in Natura , corne
sièdetto.
Le Sta'ue délia Blastica fon tutte vniformi , per-
chetune siformanoda vn'ístestò Modello , e tutri g!i
Atti vsehi da vn'Habito Viituoso son Virtuosi : perche
l'Hibito Virtuoso è vn Moilcllo , che bà per Forna
la Retta Ragione, inaherabile, &eterna. - . \,\,
L'isteslò auuiene dfgli Habiti Vitiosi , à contrario
sentb. Chi opéra con l'Habito délia prodifalità fa-
. risempre Atti prodigali. Chi can l'Habito dell'Aua-
ritia eli Atti foran seinpre áu.iri . Chi con PHabko
délia Liberalirà : sempre gli Atti saranno liberali : per
che qual'è l'Habito, ul'èl'Atto. . v
Mi se alcuno vgualmente fbflè priuo dcgli Habiti
délia Liberalità , e délia prodigalirà , & dell'Auariria :
corne i fànciuHi , c i fàtui : costui <]«aittuncjue doni ,
ò non doni , non è Libérale , ne Pcodigo , ne Auaro ■
perche gli Atti non nascono dall'Mabito délia Libe-
ralità , ne de* vhij eltremi , de* qu.-Ji non è capace :
ma da impeti fortúiti e brutali ; & perciò sejnpre
diísimjli ,
j
*» «f* . .• . iîrt»,
• • '. ' ' r ? 7. * ■ ■
C^iPITOLO SESTOt *
Vt&lt sAtù Spontané! j & non Spontanei . -'■
*ON Buô cipire , che tosi Si l'Atto Mtort-
fu'î le, chi non caoifee quai fia la difFcrenza
JN « frà l'Atrinne Deliberata, & l'Indeliber'a-
•WW'Ô1 ta : fíà la Spontonea , la non Spoutanea ,
8( la Mista.
Spontmin è quell" Attione ; che FHuômo hâ nrl
fbo ajrbîtrió ; & liberanièntc la (i conoscendo le
Circost-nze M cîò che f3 .
Enea , in.singolar duello vincitere , vecide Turoo
oench- supplice , perche Turno senza piétà gli ha-
ueua Vc-.-isoirsuopaHante. Quefh fti Attione Spôo-
» 4í deliberata ; anzj di lungo ttrr.po pretnedira-
u;
LIBRO SICONDQ. j»
ta : consider.uido secs , che pictà non naerta chi pic*
laiionhà.
ATlione non ifantdnta è quella , çhe si fà pcr Igno-
ranza, ò^per forza .
Pet Fa%f, quando l'Attione non e in potere di
chi la fà , ma di colui, che U fà face , Così VliíTe non
fegue gli suoi Compagni dopo la fede data ; perche
dalCiclope vien ritenuco dentro la Gratta «
Per Ignont^f , qumdo l'Attione è in libero po-
tere di chi la fj : ma non conoscendo qualche circo-
stanza, di çiò che fî , Così il profugo Orcste caccian-
do saettavn Ceruo: nonsipendo die il Cetuoè saaa-
to à Diana ; diuenutoReo, benche innocente .
ATtione MìfU di Spontaneo, & non Spontaneo ,
è quando chi la fà , non votria fàtla i ma put
Xj vuol fire , per isfuggir qualche gran maie , ò pre-
cacciar qualche gran bene . Così Ajaménnone íi-
ctiïci la Figliuola, pet timot di non eíìct' egli da
"Grcxi ficrisicato .
HOra , nelI'Attione Sponranea , l'Huomo férue
piacere: nella Forzata, fente difpiacfte : nella
Ignorante , ne piacere > ne diípíacere : nella Mista ,
piacere insieine , &ç dífpiacere ,
NeU'Attione Spontanea, la bontà ò lamalítiasi
misurmo dalla bontà òmalitiadtll'Oggetto^del fi
ne ò de' Mezzi, corne dicemmo . ', v
NelI'Attione Ignorante, se la ctrcostanza ignora-
ta.deu*eiìcr nota à ciascui.o col lame Nstural*, du
c la Sinderesi, VIguotanza è malitiosa . Talfù quella
di Stawimáro , che hauenda tubato il Ti.soro délia
Repùblica di San Marco ; si sçusodjceniTO ; U cridiua
che It cefi pMUbc fositrt dìthiìe fiff'14 ^ . ,
I/Attion forzata , se pet se steslà ,è çattiua , Scia.
Volunti.vi acepusente ; l'Qpera è Vitiosa . Ma Ce la
Voluntà résiste quantopuò: n«n solo l'Opera nooè
Vitio'i i 1113 eMa èXpdeuole , & Virtuolà ; corne au-
uenne alla G.dfci Romana . L'adulterio fù nelTiraft-
no . Sc non iftW - , perche non in lei , ma nel Tiran-
no fù voluntario .
Nell'Attïon Muta; seilTimor' òil Dolore ylnce
lit çostajoa d» ypHuorno Forte > J*í>peia, benchç
40 bkxa mosoriA MORALE
cattiuìj è compatibile : perche quanto si mînuísce lo
Spoutaneo , tanto si minuisce la cplpa . Ec questi so
no gli più propri soggetti délie Tragédie ! quando
vu porsonaggio , ne totalmente Reo , ne totalmente
jrnocente, merta castigo e compassione .
Mà se l'Opera è totalmente perucrsa, tome il Par-
tîcîdio , il Tradimento délia Patria , e l'idolarria :
ella fa l'Huomo totalmente pcrir iso : & l'horrore
linorza la compassione: essendo bene indegno di vi-
«Kre, chi con tal'Atto comprò la Vita .
Miche direm noi délie Opre sitte perímpeto di
Passione ? Ejli è Regola genefalc , che se la Passione
preuien la Ragione > l'Opera non è Vitiosa ne Virtuo-
ía ; mi indifférente ; perche non è vuluncatia , mà
naturale . Ma s'ella e preuenuta ò accompagnât*
dalla Voluntà , sari Vitiosa ò Virtuose conforme ail'»
Og<etto buono , ò cittiuo .
Giâ vdisti, chel'Appetho sensitiuo dell'Huomo,
« in parte Ragioncuole , & in parte irragioneuole .
Igli è irrasioneuole , & Animalesco per se medcsimo ;
perche intrinsecamente non è libero , ma determi-
nato ilill'Oggetto , corne l'Appetito degli Animali .
Siche preser.tandosi vn'Oggetto grandemente piage-
«ole di Cupidigia ò di Vendetta , l'Appetito neces-
Ciriamentc si muòue corne il famelico siumento all*-
hcrb.i, ò il sasso al centro .
Ma dMtra parte , egli si chianti Ragioneuole , in-
çaanto la Veluntà , col lungo habito , ò con impe-
tioso ateo , lo modéra , & lo cotregge col sténo del-
h Ragione .
Dunque gl'impeti prirai * 8c subici délia Passione,
jnentre , ne l'Intcllettq ne la Voluntà vi concorre. :
BOn eflèndo vohintar! ne hberi ; mà naturali , St ne-
ceffari-, come quel délie fiere ; non son virtuosi ne
Kitiosi; ma indiftèrenti . '• '
L'irieslò.ì degli Ebri , e deTuriosi , le cui brutalj
.Attioni , mentre il senno i irigombrato dal vino ò
4aî furore- ; non- eslendo libère ; non fon piopráf-
B&eme v hiose , ne v írtuose . ' ' ;n
BgB èveroche moite Artiord , benche non siano
plantai* itfreifi.,,0 , sono IWtMÌ, vfcHn^oe «jk
etpoB^^ptrciÔTiwsíí; ^
In due rn.ir.icte la Çagiose fi può chtsmat vo-
lu maria . L'vnaptof&ma . quando colui Uqual cono-
íce , che il vino íuilmente l'inebria , & l'ebrietà fi»,
ramente lo fa futiare ■ coctuttociò. scientememç
si espone al peticolo , estcndo obligato à fuggitlo .
Pítche chi vuolla Cayoue, vuol conseguentemen-
te i'Etfètto. Onde Pittaco, ûuin Legiilatore , de-
cretò agli Ebri furiosi .doppio castigo > i'vn perl'Ef*
ífetto , l'altro per la Cagione .
Lîaltra maniera, alquanto più^encrale, Í£ rerootj,'
c, i! non hauer con Habiti Virtuosi domate ingnilh
le impetuose Passion! , che i'Habito stelìo a' subiti
bolloti dell' Ira à délia Cupidigia fi contraponga ..
Ami , coloroche agli empiti ptimi délia Paílione
ioccombono, e perdono il senno ,<nV>fcaàb cíii.iro
ch'egli banno da' facinDrolì e bestial! auuezzamenti
l'Anîmo totahneme corrotto .
Odine vn grande Esempio in vn gran Monarca .
cíoè nel Grande Aleslandto, quando in vnlieto con-
uito piaccuolmente motteggjato dal più Ihuioecaie
Commensde, con l'Hasta il trafife , St vccise .
Potea feus te Alessandro il subito ardor dcjl'Ira
«he toglie alTAtto lo'pontaceoi & phVl'ardor del
Vino, che toglie il senno : & l'iuuer 1l'Hasta viciiu,
pronta ministta del suo fuioio.. Sicbe, il colpó fil
prima cseguuo > che delibeiato ; St il Vinútoi d«l
Mondo i daUa Paffione fù vinto ..
Ma quelle isteste ragioni, che pottano scusaie il
fouo , più l'accusauano . . "
Conosceua egl b:nissinx> per moite amecedemî
Ipet-ienze il suo temperaroento iracondo . Conosceua,
che in lui la vinolcma suegliauala violenza : &peiciò
non doueuainebtiatlì, nctenerl'atmi vicme . .. j
L'Eb brezza non fà glí Atti vitiosi,mj desta gli Habiji
vitiolì, che stanno neli'Anima conic ííete legatc,ÍC
Bacco diâòJuc la Catena . Siche l'Atto per se indiiïr-
rcnte,fù crudele nella sua cagiune . Okicc!ie,s'egli ha-
uea senso à conoscere l'acutezza del Mottoipotc hautt
senno à conoscete ìa nialuagità nella sua opta .
Anzi douea geaue al fcdelc Amico , e sauio Mae
stro ( pciochc «icota Clito fù ìuo í jlosofo, ) che mto

41 ' DELLA HLOSOFIA MORALE
ire la publica dulatione fomcntatia il suo rriorbo :
egli íblo , con vn dettoarguto procuré dj s.ma r'.o :
acciòche per memirû Figliuol di Gioue , nonj fàces-
se adultéra la Madre , ridicolo il Padre, se steflò
"Spurio , é sucrgogiiato .
Difátto Aleslàndro ilefio ben tosto rauuilato , fù
accusatore , & G u lice del suo delicto i & ancora ef
fet ne voleua il Carncfice , ie non fbslè stato ratte-
nuto. Mi.Urò nella feiira dell'Amico lasua feinà i
le quanio sangue baueasparso dal petto aiirui , tao-
10 pianto verso per gli occiii suoi ,
«M «** €*í
V^T/T OLO SETTIMO,
Imptditntnti dtll* Vinit. .,
■fr fc&î'fr ! A" vdísti , che la Virtù non è naturalí,
S6 /-« SB "là nea*che contraria allaNatura, laquai
* W '£ generalmente , ne dona le Virtù , ne k
•$c*î-t> rifîuta.
Ma sicome habbiam detto , chealcuni nascono eon
le Poteuze Naturali megliodispolte , cbe aitri , aìia
Virtù: così possiam dire.riie alcuni hánl'lntcllecto più
indocil r,& l'Appetlto piii ritroso agli AttiVirtuosi : fc
non si vince la stcrilezza del Suolo con la cohura .
Temistocle , virtuusiílimo Principe , potè insegna-
le il suo Figliuol -Drifànto àdomarseroci Destrieri :
m à non potè insegnargli à domar se ìnedeGmo . Po
tè renderlo nella Dotttina superiore a' Dotti ; uii
non potè farlo con la Virtù diflîmile da' vitiosi .
ta Natura, cheadaltriè Madre, à coltuisù Ml-
trïgna : malcficamcnte benefica : disponendolo à jú-
«etiere tutti li Beui, fuorchc ilveroBene . Gipaane
Mcgne di pieti, nunpn^li perdono.v perche da Ní-
-Wtàpotè intlinarc'ilsao Appetito , ma çon iorzaila
' 4ua Voglia : líqnal poteua con la contumace t.iuca ■
>fo;zar la contumace Natura . >" - ' m
Talche, con doppia & giulla querela , poteua egli
incolpar lei , & ellcre da lei iocolpato tquella .con-
dcrmau, 3c cilapunito . ' •» . :Z n .. • 11 • )" < ,il
Nasce
LIBRO SECONDO. aï
N A/ce dunque il primo inceppo dall'Intellerto ,
guida délia Ragione . Perche seben l'Oggeno
dell'intelterro Generale sia ii Vero : nondimeno in
alcuni piiì che in altri, l'/ntellerto particolare , ò
dalla saisi Imaginations , ò dalla propria debilcua
abbagliato, prende -l'App .rente per Vero: St lafis
guare Voluntà prende perBene ilprophomale .
Quando compaiono in Ciclo due Soli , gli Huonu-
ni Idlori stimano vero Sole il Riflcslo , te Rifleslb il
Vero : così gli sciocchi , & mal fotmati Intelietti ,
trà te Circonstanze proprie, te te improprie , follc-
mente prendono enore .
MA pur soueme auuienc , che qnanturxnie Pin.
telletto sia ben regolato , 1a Voluntà , pcruka-
cetroppo , ò troppopigra, tifìuta gli moi Constgli ,
rapita dalla Passione .
Ottimo è chi sà : Buono , chi non sapendo , dcsi«
dt ts di sapere ■* Pcflïmo chi non sà , ne vuol íàpere .
Et Grailmente , Ottimo è chi sejuc la Vinù : Buono,
chi desidera di seguirla : Píflimo, chi non la lègue,
ne hì volunrà di seguirla .
La Virtù è in se cantobella , che , se si vedesse con
gli occhi , rapiria tutti i cuoti . Mà perch'ella , go-
dendo délie «ose djfKcili, alberga inluoghi alpeîbi
& JÍiabrosi insul principió , & è lontana da' stnfi i b
Voluntà pusillanime , relia più atterrira dall' asprei-
za deleamino, che allettata dalla bellczza dcl Ter
mine ; come si è detto. ,
Quindi è , che aborrendo la via , aborrisce chi
gliele insegna : Se come Aspido sordo , si chiude le
orecchie per non ascoltare il salmeuolc incanto de'
buon Consigli . .,,
D'altra parte, la ciurmadrice Vo'.uctà, sedendo nclla
fiorita suida sia te clelitie de' Senti, lusinga la scioperau
Voluntà : laquale bruche nata Reina, se non comman
da, vbídísce : & con roiserabil vicenda , con la cacena
délia sua Schiaua , è tratta nel precipjtio . . 1
Giuiò la Crecia di non dar pace a'Troiani , sei
che dentto à Troia habiraua colei , che cou dannod
bellcua , rapito haueua il suo Rapkore . Non jspeti-
no mai pace con la Vin ù gli Anjáú Mumani , firtche
da
44 DEttA r LOSOFIA MORALE LIB.. Ifc
da se non discacciano la vezzosa ma vúiolà HeleM
TÍelIaVoluttà .
Questa è la prcftigiosa Circc , beneficâ inuitatric« ,
te venefica tcadttrice dcgli Hospíti suoi : iqiiali con
xn dolce néttare beuendo vn trasfbrmatiuo veneno ,
dou'eranô entr.iti Huomini, divftniuauo Animali « '
Lia nwl'gnità délia Natura si aggiugne moite vol-
A1 i te la prauità dell'Educ.nione .
Timóteo Maestro délia Ceira, volea doppio sti-
fendio da que^Discepoli , che haueano"già iraparato
'soteo vn m .1 Catcrista : perche egli è più facile f.ir
imparare il bene, che non si sà, che for'obliare Jl
maie, che ^ià si sa .
Sterili sono i Precetti, che trouano l'Animo pet
la cíttíua Educatione già imbosciiito da' mali Costa-
mi i perch'egli èdoppia fatica. schiantar le ma luagie
rádici, e sp irgetui le seconde sèment i.
Ma tanto più cresce b difficoltà , quanto è prO
i radicato il mal costume . U Vitio pargoletto è nclla
pieoa potestà di cb> k>{enera : mi quândo è adul-
to :,egli diuiene padron delPadte: te inuecchiamlo
con l'Muomo , tanto più acquitta di forze , quanto
pin l'Haomo ne perde . !>
' 1h ímlnieme , ta peggior perte délia Vittù è il Com-
-F' meicio co' Vitiosiv ' 11
Dal contatto nasce il Contagio : e tanto inclina b
Natura alpwplore , che dal sano non si risana il gua-
#o ; ma dal guasto si guasta il ftno : Se più facihnente
vnVitioso faii Vitiosi cento Buoni i che cento Bue-
vi facciano Buono vn Vitioíb .
1 Bel voto Si quel d'ifòerate , cht i vitiosi hauts
sero in front» vn segnale ; come a Euoi , clie dan di
'«ótho, si líga il fieno al corno.acciò sian fuggití.
Mà la Natura no! voile' farc , ner due cagioni' •
Vvna Perche ■ Vitiosi, pur troppo da se si fan conofte-
' Te con k opère , & con la voce . L'altta, acçiochc alli
Virtaosi , veggendosi pochi » non venga voglia di met-
terfi nel gran Numero . Sauiameme negli doe Car
taloghi drile cose Finite , k dclle lnfinite.scrirlè i Vi-
uesi nel Numero del »íù , 6c li virtuesi nel Numero
«Wratno. ..
DE IL A
DELL*
FILOSOFIA MORALE
LIBRO TERZO.
€4W "£44 tí1}
DELLE VIRTV PARTICOLARI,
DE' IORO MEZZI , ET VITII ESTREMI.

CAPITOLO PRIMO,
DELLE QVATTRO VIRTV
PRINCIPALI:
Et in qttal Parte dell' Anima rijitiane .
iAa *3fe*
I IA' vctísti ester quattro le Facoltà dell*
Anima capao di Virtù : cioè, IVra-
fiiíilt , & h Cmcupiscibile nella Par-
teScnsiuiu: Vlnttllttto, &la Valuntì
nclla Parte Rationale.
In ci.ilcuna di queste facoltà risicde
vnaVittù Regolatrice , & Macstra de"
buoni Coflumi; corne i'opta il domeuole Puledro siede
il Coizon , che lo Joma .
Vna vinù modéra V/rafi!bilt ; spingendol» ò ri-
Kahendola > secorxlo la Ragione , circa le cose Ar
due i & è la FORTEZZA .
Vn'alrra modéra la Cupiáifiií circa ìe cose Dilec-
teuoli i consonne al detuto dclla Ragione : & quest*
è la TEMPERANZA .
Vn'altra modéra la Vtluntì , íhclinandola aile co
se Giuste , che riguarcttno il bene altrui : 8c quesU
i la GIVST1TIA .
Vn'altra sinahnente illumina Vlnttllttte circa le
COsc AgibiJj i lion» U raisUra aile J-egii; c à tucte le
Virt"
Ai DFLLA FILOSOFIA MORALE
Virtù dona la Lcgge-: &è la PRVDENZA .
QVesti adunqiu: sono i Quattro Cardini délia Moral
Filosofia rperche libranotutta la Sfera délia Vi-
ta Humana : ilche si conoíce con cuidenza dal lot
Contrario, in questa guisa ... „ •
Alcuni oprano maie , perche non conoscono il
Ragioncuole. Altr^il conoscono, ma per volunta-
tia malitia nol vogliono seguire . Altri finalmente
vorrebbero seguirlo : mi la Passion del Timoré , ò
la Passion délia Cupidigia , frastoraano la Voluntá ,
&TIntelletto dal lor douere .
Dunque per moralmente operare ; egli è nccel-
sariala Trudcti^a, che illumini l'intelletto": laGi'*-
fìitW, che regoli la Voluntì: la FirttTJa , che.rí-
icaldi il freddo Timoré: &la Ttrìiferan^a , che rat-
temperi il «ldo Desío .
Di qui tii puoi giudicarc qual'ordine di Preminen-
xadebbano serbar fiàloroqueste qu.ittro Virtù ; po-
nendo mente aBa prerogatiua délie quattro naturali
Facoltà, onde ricònoscono i lor Natali .
Peroçhe senza dubio, la Irasiibiie , che inipren-
de cose DirEcili, è molto più Nobile délia Ccncu-
piscibile, che traccia le eoseDiletteuoli . Et la Vo-
iuntì , che siede nella Parte Rationale , vince di
Nobiltà la Concupiscibile , & l'Irascibile , che giac-
ciono nel Scnsitiuo Appetito . Mà Vlntctlttio , che
siede nel più, alto Soho délia Ra&ione > molto è più
Nobile délia Voluntâ : eflendo il Lume , & quasi
Nume , del Cielo Humano . '-
Siche tù puoi conchiudere , che queste Quattro
Virtù , milùraudo la loro Nobiltà dalla Origine ; nel
Concilio délie Virtù siedono con qutlV ordiiie ,
"Prudents , Oiustiiìa, Ferte^a , Ttmperan^a ,
Che cola dunque satebbe vn'Anima sema virtù?
ciò che sarebbe vn Corpo senz' Anima ; vn Mondo
senza Habitanti , vu Cielo senza Stelle ; vn'Empireo
senza Beati .
MA qui veggio nascete nel tuo auueduto lnge-
gno vna graue Dubitaiìone , ciie diipartì le
opinioni di gran Filosofi .
Peróche, se slón può veruiY Atto esser Virtuoso,
che
-L î B R O T E R. Z O. Jfr
clie non sia libcro , & volunt rio : com'è poslibilc
che la Fortezza , Sc la Temperanza risiciUno ndf-
A^perito Sensitiuo , il quai (perselolo)' nonèPo-
tcnza libéra , mi naturalc ; quai' é quclla degii Ani
mal! ?
Ma se pur l'Appetito si può dir Libcro , inquanto
soggiace ail* Impero délia Voluntà : dunque nella
Voluntà , & non nell' Appetfco Sensitiuo , habiteri
la Temperanza , & la Fortezza : ouero , ne l'vna , ne
l'altia sarà veta Vittù .
Che se questi due Habiti Virtuosi vestissero l'Ap-
petico caduco , e non la Voluntà immortale : dun
que dappi che Morte haurà detratta ail* Huomo U
Spojlia Corporea , &Sensitiui: 1"Anima tiinarrcbbe
ignuda dî due vaghi , 8c pretiosi ornamenti : port in-
do seco la Prudenza , ic la Giustitia : ma non U
Temperanza , ne la Fortezza .
Dall'altra parte , egli è pur chiaro , che in quella
Potenza è necesliria la Vittù ; laquale inclina al Vi-
tio opposite : dunque nel Scnsitiuo Appetito è necef-
saria ù Fortezza , e la Temperanza : perche il Senso
è quello che inclina alla Iutcnpperanza, & jI Timoré .
L'Elefantc diAntioco, fù coltumatoà combatte»
te intrepidaincntc : il Leone diDomitiaRO, fa co-
stumato ad astenersi dalla Preda cUe gli íliierzjua •
nelle fâuci . Quella potea chiamatsi Fortezza ; 6c
questa TernyeraBxasensitiua, & animalcsca . L'vna,
& lViltra fù partorita dal lungo vso , con l'imprcífion .
de' Fantaftmi nella Itnadnatiua rti quelle Fiere .
Le Operationi- deU' Anima Sensuiua nell' Huomo
e negli Animali , précisa l'Opera délia Rigionc (co
rne già vdisti ) fono communi : cgli è dunque necsf.
latio , che ancora nel Senso Humauo , s'imprima col
Itingo vso qu.ilche. scnsibile qualità per costumarlo à
seguire il Difficile, & aiteneriì dal DiletreuoJe .
Q Veste Hagioni per l'vna e per ì'altra parte così
g.igliarde i striusero alcuni dottissimi Maestri ;
non solo d«ile Filoíòfali , ma délie Tcolog .li Aca
démie , à conchiudere ; Che sun nccesiári ncU'Huo-
irto due Habiti circa la Temperanzi : ( & il simile
dc lla Fortezza } l'vno neila Voluntà l'altro nel senso .
Pero
|8 DELLA FILOSOFTA MORAtE
Perochc, se l'Appetito Sensitiuo , corne SucMit©
contumace, souente rutella alla Voluntà : fie souen-
tc la Voluntà scioperata , fi lasda vincere t trascin*-
rc dalFAppetito Sensitiuo: dunque son ncccslàri due
Habiti ; l'vno nella Voluntà per ben commandait j
l'altro nell' Appetito per bene vbidire .
Ne stimano superchio qnefto indoppiamento .
Peroche , sicome neIle Operationi Appreufiue i oitte
aile Specie materiali delta Fantasia , si ammcrtono le
Specie spiritiuli dell'Intelletto : cosi nelle Opera
tioni Appetitiue , non disconuiene, che okre all'-
H.ibito del Seoso , fi ammetta l'Habito délia Volun
tà , circa i medesinri Oggetti délia Cupidigu , ò del
Timoré .
Ben'è vero , che trà l'vno è Paltro Habito ticro-
Oanograndiflèrenza : Quello délia Voluntà ( dicon»
effi ) e lavera, îc propria Yirtù délia Temperanza, &
dclla Fortezza : perche la Voluntà è Potenza liben,
& rationale . Mà l'Habito del Senso , che per se steslb
è Potenzi nccestària , 8c quasi brutale ; dispone vera-
mente ìl Senso alla Virtíi i mà non è degno del No
me dí Virtù .
Et quinci facilmente risoluono il dubio , se la For -
fezza , fie la Temperanza siano Vittù ímmortalì , ò
«aduche . Peroche l'Habito dcli'Appetito Sensitiuo -,
•orne Corporco , muore colCorpo: ma qu:lIo délia
Vc/lumà , corne Spirituale i sopraurueflell'Anima beit-
«J>e seiolta.
QVesto è il parere dí que'Sapienti: ne par die
si allontani dalla Dottiina Peripatctica .
Haueua il noítro Filosofo dichiirato, che nell*-
Huomo , 1 Appetito Sensitiuo è parte Irragioneuole
fie parte R.aj<ioneuole . Irr.igioneuole, inquanto Sen-
lîriuot fie commune conglí Animali : Ragioncuolc ,
iiiquanto soggiace aHa libéra Voluntà .
Collocando egli dunque la Fortezza , Scia Tempcw
ranza nell'Appetito Sensitiuo , inquanto Ragioncuo-
le -, cioè, participante l'influsto délia Voluntà : egU
ò çhiaro, che nonpoflòno quelle due Virtù adecju^-
«mente riscdcrc nella soU Yoluntà , nooeo ncl tòlo
M.à
-II BROTERZO. 4fl
Mi ccmuttociò si chiainano vinù deli'Appctito,
ctnon délia ''oluMtà, considerandosi la Facoltà , che
dilia vinù riceue il Regolamemo , íc la Petfcc-
tione .
Síche dourein dire , chc la Prudenxa è Virtù
Atll'inttlltut ; perche l'intelletto è quelio . che di
Prisicipij Agibili riceue rcgola , e perfettione . ben-
che cíìò regoli tutte i'altre Vinù . Et la Giustitia c
"Virtù dtlU Voluntá : perche h Voluntà è quclla,
che riceue la rertitudíne , &: la persettionc , circa
l'oprar cose Giuste .
( osì dunque la Fortezza è Virtù dtíln Irisiiliilt ;
perche i'Irascibileè quella , che vienmod raca e d í-
posta circa le cose DirKcili . Ec la Teruperanzi è
Vinù dtlla CùncupifiiLUt : pe:che la Cor.cupi:cen-
za da lei siperfetticma, e riceue Regola circa U cusc
DiletccuoU .
Mm t^feï
C xAP 1T 0 LO S EC O <V D O ,
Cemt si distinguant qiicflt Quattrt Virtù 4*lh a/trt
Virtù Moral! . ■
■r>f*î'$1 LTRE à queste Prirc:pali Virtù , fiorisce
fy-v 3g vna bella, & nusnecosa Famigliadi altre
^■J <£ »iri* , che tosto ti couiparranno dau.imi
•$'t*3"í' co* loro Titoli, e Diuiíe.
Mh vn graridilTimo equiuocameiito grandiifimi Fi-
losc.fi h.mnn pteso circa queste Qu.ittro Vinù ; imagi-
narido ch* tune I'altre nalcano di queste Madri , co
rne S^ccie Susr.lterne dal'e, Generiche .
Queíto è confondcrele virtù nel distinguerle : e
disti ugger l'Arte nell'inscgnarla . Qu-lìo è imbro-
gl. r le Définition;, i Piecetti.e il -..giitcro i fa»
ct. do qucíta Sciciiza , ò treppo corta , ò uoppo
lucga .
la ciaicuna Pi.mta neceiîàriamente concerrouo gli
Quattro Elementi : ma niuna Pianta 5 chiama Spe-
cie Ui vao Elemcnto purticojarc , la ciaseun'Ari'
di Liberalità queUc Quattro Vinù sou acccâàrie
C SU
fó DELLA FILOSOFIA MORALE
tua la Liberalità non è vna Specie ili alcum di quelle
quattro Virtù . ,
Conutensi dunque auuertire , che in due maniere si
poslòno distinguere fra loro le Virtù Morali . L'vni
per via de* Trincivi/' dilte Opemtioni : l'.ltra per via
deli Oggetti . Quella distingue generalmente gli At
ti Virtuosi da' Vitiosi : quella distingue vna Virtù
l'articolare da vn'altra Partico'are .
Egli è vero , che quelle 'Juittro virtù considerate
nella pri-iia guisa , sono generili Eleme ci di tjtte
le Virtù : perche in tuets è ncc^lraria la Prudents
Generale nella Rettitudine dell' Intelletto : la Giti-
flitia Generale nella Rettitudine delli Voluntà . Li
Forre^J* Se la Tcnptr&*\A Generale , aecioche le
Palloni non offuschino la Ragione .
Ma la Prudtn\* Pertico/are , che qui si cerca ; non
si estende à tutte le Rettitudini dell'Intelletto ; ne
la Giustitia T'articolare , à ruttc le Rettiru lini della
Voluntà : ne la Fthtfjd rp-ariietlare , à tutti i Ti
mori : ne la Temperanza Particelare , à tutte le ca
se Diletteuoli ; ma cialcuna si contiene dentro le
confini del proprio Oggetto , senza turbare la Giuri-
dittion delle altre
Di qui si conchiude , che quelle, Quattro Virtù,
Prudenza , Giuditta, Fortf^Ja > e Temperanza , co
me si considerano in questa Dottrina , non sono Ma
dri delle /irtù Morali , ma Sorelle . Mi p.'rche gli
Oggetti loro sono più Nobili , Se più intimi all*-'
Huomo , Se più difficili : perciò quelle Quittro me
ritamente si chiamano Virai Principali , mi non Ge
neriche : le altre si chiamano Secondarie , ma non
Subalterne . Tutte Sorelle , ma quelle «aggioti ■. Se
perciò nel Simposio delle virtù Morali, menano li
primi h >non .
Dunque , non da que' Generali Principi) , ma dal
riguardo delle Naturali Potenze a' .propri Oggetti ,
singolarmente ricercò la Panitione di tutte le Vir
tù Morali il nostro Filosofo , che con due soli occhi
vide allài più , che gli occhi irisieme di tutti gli altri
Filosofi, come vdirai .
LIBRO TE11.Z O. : fi

C^APITOLO TE\ZO,
Diuisiçat ii tune le Virtìt Meraii sttendt
gìi prtpri Oggetti.
E LL*A Faceltk Hftie-mle, vn.i Vittù retv
g" •wj ÌJ tjfica l'Intellett» circa il ben Consiilt.ire
3 W * & Deliberare : & questa è la Prude»{*
•Î^'H&§•ÍI• Partieelare . L'altra rettifica la VrHunts
cicca Ic Distributioni & le Commutation! : & questa
è la Giuftitia Ttrtiecfare .
N Elle Pasiitni , l'vna modéra il Timoré circa gK
Oggetti distruggitorí délia vita:& questa è U
Ferlera Ptriicelare . L'altra modéra 1a Cupidigia
circa gìi Oggetti conscruateti délia V ita : & quclU
c la Temperunfj Partiçoiare .
Ne'Heti &'■»«' Mali esterai i vna modéra l'Af-
fctto circa li B< n> vtili Mediocri : & è la Liberaliti ,
Vn'altta lo modcra circa li Beni vtili Grandi : te è la
tMjgnifi-erQ . .
Vna modéra l'Astnto circa li Beni Honoreuoli
Mediocri : 6c è la M'defiia . Vn'altra lo modéra cir
ca í Beni Honoreuoli Grandi ì 8c è la Mugittnmitrà .
Vn'altra modéra la Paflione circa i Mali esterai , che
prouoeano l'Ira : &C quelta èla Meisuetuiine ,
NEU.í Ciutl enucrsmiene ; vna- Virtù conforma
IcPaíole al ptoprio Pensiero :& è la Vermitì .
Vn'altra conforma le Parole al diletto altini iiílle
cose Giocose: & è la Facetudine . Vn'altra confor
ma le Parole & i fatti al pneete alirui ntlle cose
série : & c la FucnuA^g* .
QVeste sono le vere Virtù : ma tulle P siìtni re-
_stano due altre Mcdiocrità, qu ul Virtù adul
térins", te non vere ; percíje da radice iiiretta ram-
pollaho . Ma perche son belle, sono ascritte pet pri-
mlegionella Famiglaa del'.e Virtù .
L'vna è il timor del Biasirno per propria fatto vi
le : Bc questa è la VrrecindU . L'altra è il Dolore
de' Beni alirui , rgaj rneiitati: k questa èï'lndiz**-
limt. C i Hor
ïx DEIXA MtOSOFIA MORAlî
H Or sopra quelta Diuisionc doutai primíeramen-
te auuertire , che se qualche Ingegno Sofìstico
la volestc astòtigliare con la mordace lima délie Me-
tafisiche Partition! : sarebbe impertinentilfimo .
II ' noltro Filosofn sopra la p. rta délia sua Scuolà
Morale , affine vn Cartcllo con questo Scritto . Che
Ktllt ïtiV»rj , gli cui priticipif slno Prchabili , &
Persuâjìui il cercart Dimoftratitni » t impirlìner^ï,
& p.ÇTj*. • > .i • ... .
Egli hà volute» , con quefta Portion degli Og-
getti. insegnare vna Scirnza finita, 8í merodicá , che
con alire P irtitioni sirebbe ii'finita & confusa .
Ma cettaraente , niun'.iltra virtù Morale verra nel
pensiero ad alcuno , che á questi Oggccti non si rí-
duca, (icome tu vedrainel progrellò .
ìnsjmmiciò che nelle Scitsi? non vide Ariiìote-
le, non ilpeii di vederlo alcun Mort île .
Finalincnte tu puoi conoscere , che die sele Vir-
tû hahitano nci Régal Palagio* délia Ragione , cioè ,
rPruitt,^t e Çiuflitia : tutte l\tltre albergano ne'
Sobborghi délie Palfioni , cioè nell'Appctito Sensiti-
uo, nella maniera che già si è detta .
Ne perciò si dec calouníar h N-ttura , che dentro
l'Huomo habbia rinchiuse le Paflìoni, ntmicheuoli
pcruirbatrici dell'Anime : p;roche scuza quelle , l'A-
iiimo tàrebbepriuo di tante belle Virtù .
Vira , è la Cote délia Fortciza : la Ctncupiscibilt,
c la Conciliatrice deH'Aniicitia : il Timtre è il Con-
ligliero delta Pmdenza: l'^mbiticnt , è lo Stimolo
délia Magiúficenza : il Dtltre , e il Maeltro del!»
Temperama . Dal Faiigo nastono i Gigli , e dal
Senso iiascono le virtù .
L'Huomo non è Ccrpo simplice , ne Mente astrat-
la; ma vn Miíto di Spirito , & diCorpo. L'Autore
délia Nitura , che alla perfettione 8c ornamcnto
dall'Vniuerso , non lafciò mancare cosa niuna j ha-
uendo creato vn Génère di Enti , tutto Stiso , cioè
gli Animali : 8c vo'altro tutto Spirit» , cioè gli An-
geli : douea cre.,rne vn'ahro Mexzano , coinposto di
Stiso , e di ifiriu , 8c queíto è l'Huomo .
- Nellc Bcllie vencnifcrc » U Natnu prouida , In-
- sicmc
. 1 1 B R. O T E R Z O. it
fieme col Veneno , hà posto il Contuueneno . Po-
co lontana da'.la Paflìone è la R.igione , che U coi-
regge : vicíne a' Vitij esttcrai son le Vinù , corne
vuirai.. '■• e
f*3 «H t*»
* - • 1 r
C-APnoLO sv^V0 1 í i ■;
Gtneelefia délie Virtit Merail,
i & ii Ut Vitij istreni . * 'f
i " jI *.
RíTT 1TVD INE. i
DtiïIntel'ette , circa il ben Censuliart .
Imprudenza PR.VDENZA. Astutczza.
Drlia Velwità circa il ù'fi-rïjui't > rewK/*ir# .
i.igiustiti.i nel più GIVST1TIA Ii giuùiria nel meno.
Dtlîi P. ftionr t/Vrj i Midi Cerperti . >
CoAirdía IORTEZIa: TcmetitJ.
Circa t Btni Corserait .
Stupiditi TEMPERANZA. Intcmpe;anza.
T^fBeni ciltrni : circagltvt-li Medìocri . . »
Atwittt, ■ UEERAUTA. Prodigalità.
Cireá i Ben i Viili Gcandi .
Paruisictnza MAGNIFICENZA. Oltradeccnza.
Circa i Beni Honoreuoii MtàUtri .
Non cutanza MODÍST1A . Ambitionç.
CircA i Beni Honereuoli Grandi »
Pusilhnimità MAGNANMITA. , Supcrbiâ.
'Circa i s\iali cìierni , cri uocanti f1 r.í .
Inscnfatpçine MANSVETVDINE. Irarundi*
Nella Cenuersatione: circa il parlar ii se .
Fintione. VERAUTA. Arroganz.1.
Circa il Cùmpiacere ad ait ri ntl Gìccose •
Rustichezza. FACETVDINE.- ScurriJici.
. Circa il' cempiacere ad a/tri ntl Sert» .
Adulation» PIACEVOLEZZA. Contradicenza.
t irca il Tinter del preprio Dishonore .
Timidezza VERECONDIA. Sfacci.itagiiie.
Circa il Dílor df * Beni altrui tien meritati .
Iuuidia 1NDIGNATIONE. Malcuol efiza ,
C
Ï4 WLtA rilOSOFIA MORALE
•£*î «*» H»
c *i r i T o l a gjv i n t o
Dtl M<Xli Virth-
t^S-tS- VESTA Gene. Iogica Tauoh délie Virtù, te.
* de'.vitij colìatterali ; ti fà chiaramente ve-
.dere, che la Vittíi altro non è , che vna Me*
Jïi&i'Qr dioirim fràgli EstreiiiiVitiosi. Etpercon-
stgueme ti f i conoscerc , qunnto fia vicino qnaggiù il
Maie al Brne -, il Falso .il Vcro .
Quai cofà è niigliore délia Virtù ! quai peggiore
del Vitio ? & pure ciascuna Virtù si troua due Vitij
a'funchi, l'vno ereedeme nel pnì, l'altronel meno .
Basttrebbi cjuesto Argomento per dimostrarel, che
nel tt omlo i «-iticsisono il doppio più de* Vinuosi s
peroche le Virtù sono quauirJfà , & i vitij son
Vntìttl» . Ma peggio è , che la Virtù è va , 8c î
vitij sono inftiití : peroche, in vna maniera sola si
dà nel Segno i in infinité si trauía .
Com'è dunque possibíîe il caminire alla Virtù »
ft t.into angulto t il calle , che si và sempre , à mo-
de' Funambuli , col precipUio dall'vno c dall'al-
tio lato}
L'Occhio , mirando la Luna sotto il Sole , con*
giugne l'vu Pianeta con l'»ltro : & pjtgli divedere,
è vna Luna di fan-o , ò vu SoJ d'inchiollro : Scl'Hii-
man giudicio , prendendo l'Eltrcmo pri U Virtù ,
non sì .jnjí lodi, ò quai Jetesti .
taSciocchí'zia di Cl.u.lio , a" Sciocchi pareaPru-
dema : ne si conobbe f non al chiaror dell'Oltro.
La Temerità di Alcslàndio , perche In fertunata, a*
Ttmerari pauie Fonczza : & kidídi-roM ciò che
douean corrp.ttire^ La Crudeltà diSilli , a' Politici
parue Giustitia : degni di hauci per Giudice vn tal
Giultitii re , . -
MA- che co(à è cjtiesto M<%£, doue tanto an-
guftn soggio iià u Virtù .
Io ammjro che sia/tara cotanto .mimir.ua quclla
Senticia, che afcri attribuirono à Hiante , alttiàSo-
lone ,
1I B R O T ER2 O. ff
lone i aUri à Pitagora, & altri all'Oracolo , tiquai
défini iTmezzo dtlla Virtù ton duc parole : rsICjylD
H1MIS . rNiinttfin Ircppc.
, L'Oucolo fù sciocco i perche non défini la Viriù ,
Zenon per metâ. Ancor douea dire , NEQyiD PA-
RVM . Hitxte fie. pic» . ^
Alquanro pi» intere , & più chiarefùrono qaeftc
altre Définition! . DIMIDIVM PI.VS TOTO : £.««
,*4<t* t piu dil tutto . NEC CITRA, NEC VLTRA :
A;, di tu, Ht dit U . OMNIA CVM MODVLO :
Cgni icsa cen mìsur* . Ma quíste Misure , Filìche
più cht w.oaY) ; non conuengono mtglío aile Orent
délia-vjttù , che aile future deli'Architetto , deJFa-
-bro.de! Calzolaio . . • .
K.clto più ptpprie Ton tfit&e, QVOD DÏCET:
Ci» cht cemim. QVOD 1I( ET : Ci» iht /ici.
Peroche questi son termini di Misora Morale , te
ron F sica . M à tutto dir^i i«vn:<p rola , sc tu di
rai, IL RACIONEVOLE • Perche h. Virtù non è al-
tio , che vna Metiiocrità prescritra dalla Rjgione :
iîche chiude tutte le Virtù , & f'ouhiude tutti gli
Êstrcmi .
Ma quefta Metà m cui consiste la Ragione , noa
è ^írìiiruiìcc, come la Metà numérale , ch'è sera-
pre l'isteslà , benche applicata a differenti soggetti,:
ií serepre vgualmcnte c discosta da* suoi clhcmi .
Gli lbcri asttigneuano tutti gli Adulti à cignersi il
ventre convn cintolino délia st;flà misura: & chi
l'eccedeua era punito pet crapulo.'ò . Più degni di
punigione erano que' Legíslatoti ; iquali se foslèro
diuenuti Hidrópici , haurebbono violata la Legge ,
rompendo il Cintolino .
Ma la Misura délia Ragione è (jtmtiiica , ciré
Picportion.ile : perche ciò che, ad vno è pi ço , ad
altri scii srptrchio : Sc la Mediocrità deli'vno , làrp
Eccíslòdéll'j'tro. Ond'clk è relatiua aile Pcisonç,
non agli Estremi .
. Mal conuiene al Pigméo il Cot-urno di Alcde :
ne à piccol nxtito le smoderate irxrccdì . 11 Giuíìo
non misura tutti i furti con l'isteflá run* . II Forte ,
non versa per vil cagioac il genetoso Cangue douuto
C 4 alla
yí DELIA FltOSOFIA MORALE .
alla patr'ta . 11 Libérale non è vgualmcnce splendido
verso vu P'ebeío, & verso vh Nobile . ■
Il Regolo ci ferro di Polidéto non si ad.attaua
scoon solamcnte âlSiílò diriito e piano : ma il Re
golo di piombo de' Leshiesi, giustosì, mapieghc-
uole , si addattaua al Saflb piano , al curuo , al coa-
cauo , Sl à quâltmque figura : scmpre picgheuole , Se
semprt gïiisto .
Rtgolo dí ferro era il Cintolo degli Iberí : ma
la Regola délia Ragicne i non iolamente misura i
Soggctti generali 8c immútabili ; ma considéra le
Circònstanze particolari, cioè , la Perfîna . \'<Attiont,
il Luo£», ilTcnp», i JMttyit la Maniera , & la Ca-
gitnt ; corne à suo tempo vdirai . Et al cangiamen-
10 di queste l incníìtinìt , fi cangia il MfVfe dtll*
U contento dell'Armonía richíede il concerto' di
tntte le cordr : ma pc r çuastarlo, basta vna falsa corda .
So!o il Sole sàíaminare per la linra indiuisibile
rtclla Eclitrica sçr.za trafalire a' toostriBoreali : ne
'diruparc i" Mostri Australi . Tutti gli a tri Pianeti,
quasi scioethi Faetomi , hora sormontando verso fat-
toPolo; îc hora precipitando verso il Polo basíb ,
non fan fernurfi m l 'inetio vn momento -, perciò
detti Errant! . ' -,
Com'è dunque poffibíle aile Humine menti il non
«tare.! ■ ■•■ • '
• * ■ ■ - m «** '• x " ' i
c ^ ■? rr O l 0 S EST 0 J
Cime si trtuìil MiTJj itìle Vin» frà gli Efltmi '.
A N.nura |; corne già vdisti ) non dona le
ft t t Virtiì ; ma dona vn chiarolumeper poterie
Sp ** * conoscerf . - -
•ít &S^ Agli Animali diede l'Iristinto , per saper
distín,uccc l'H*rbe salutavi dalle noceuoli : all'Huo-
mo diede la Si»itrtfi,btt saper distinguere il ben da
Ml?. ' " 1
Skcine.qucsla Lee!slatrice setiicò giníliiTime Leg.
£ii
ÚÏRO THIO. J7
g! i trorpo ragiusta t'atebbe stata , sc non le hauestè
promulgue 8c affilie nelle Menti di coloio che oslèt-
uar le doueano .
ll Vitio può filtre senza Gíudice ; ma non i gí.i-
rn.ii scnza Accusatcre , ne scnza caltigo: hauendo
p< r Accusatrice la sua i orsin Xj , 8c Punitorc illuo
T^ìmrso . Ma che cosa fia qudla touscier.za. i dit
scorrerassi pienamcnte àstio luogo»
Non è du-que Viticso il Bíniniuo , ne il Forsen-
rato , iquali non ronoicono il \ iiio : ne pccca roli:i ,
che nonsà di peccare . Ma chi conoíce il VhiOjCO-
rolce la tinti, prrche chi conoscc glj lílr: rai , co
rolle il mczzo
N cnèScicnza più chiara d*l!a Conscicnza: quan-
do dalle Pefiittù non siaoscurata .
I fumi vaporosi dell'ana , non lasciano vedere la
vera misura , ne il ver colore del Sol nalcente : íc
perciò lalinaginatiua lo crede corne i'Occhio lo ve»
de , più rujicondo 6c più grande : così la tiimosiù
délie Paffioni , altéra il vero giudicio, Sc la misura
dclla Ragione .
Mamoliopiù se il Giudicio è guasto díM;li Habiiì
fríuì , iqtuli srnza paflïo:ie eprano raalc ípignendo
FAnirno agli Ellrem; .
II lii.íccio rotto , niai non si tertà nel mezzo al
si.oiuogo: se il raddrizzi davnap.rtc, ctérì dall*-
ktir.a . Et l'Huoin perueiso , se il rimoui dall';vuo
iltrcmo , darA neU'ahro? non si terrà giamai nel R.T-
[ioneucle : ò sali Piodigo , ò sarà Scarso : arderi
•ínnerstio , ò tremerà cod.ifdo : pallcià scnxa mczzo
áiah'Adulatione alla v ilL.iúa ,
félicita è dunque la primiera via , & la più facile
per cjnr.sLcrf il Mezzo dclla vinù: ígombrar dah'-
Auimo le P.issioni . e i mali Costutni ; accioche ri-
splcnda qiiílsaiito iume délia Sin.ìértsi : perche gli
Uifli ingonibri , già detti , che in.pediicDdo l'acqui-
ílo délie V irtù , ancura iiripedis.tno ii conoscimcnco
dtl Mízzo .
MA salira maniera per discernere più cfciatt»
mente il Mezzn di' suoiîltremi, è la ?*
imlJt ; laquai* alla Naiur^l Siadértsi ■ujfufoe gti
C í eftemi
ï$ DHXA.ntOSOrlA MORAïE
esterni ammacst'airi'.mi , frV il pr< pno Efj'rrmenro ,
Lume più 'itçfdç , iru più < ifn.Ue, S; più tardo
ptiche non si dona dalla Ruina, mi si aequista coi
lunro vfo
Nel Templo solo delta DeaNímesila Publici Mi-
sura del Cubiio si conferuaua : & nel sol Tempic»
dcl'aPtiidenza, è r!p Ita la Misura del R.igioneuole .
I Vitij Lacerali lemyiemai litigino délie confiai
con U Virtù . Ma ficorne toccaua al Giudice Aruále
ilpicfig^ere t Tertnini de* Campi litigiosi : così tocca
al sol PÍrudenw ilprtfiggere í LimitidcUaRagione ftà
il ireppo & il poco .
De'd.do, con incerate penne fuggendo à vofo rLU*-
lsola crndele alla Tetra arnica ; diede al suo Icaro
quêito ríiordo* Figfcucl mit, tien volar tant'altê >
íbe l* Sftra dtl Fueco ti ahbruxi le r. le : ne t- riìo kt>f-
/* , rhe il vaper delC ^cqua U immolli : £<r la vùtf
itl M t^jj íh trieraiJìfuro »
Infàtti, Dédilo, corne Vecchio prudente, seppe
tener la via mezzana ; & felicemente approdò : ma
l'inc-nto Garzone , dal giouenil baldóre treppo in
alto portnto : si collé l'stíi nel Fuoco , e ruoii nelì*-
Acqua • paflàndo dali'vno all'altro estreœo , pernoa,
hauersaputo tenere il Mtzzo ..
Ogni Arte è difficile nel suoprîncîpio . Glî An-
geli soli hebbero fonrnia di nafeere Prudenti . A que-
gli surouo infuse le l»uaj ni délie colé Agitili : agli
Huoioini coouiene acquistaile à bell'jgict con la Pru-
denza.
I nip.ua il Pilote» la Kautica con la naufea, temen>-
«o à principío tante tombe quante onde : ma dopoi
con l'vso adanirno riposato > septa il fluttuante Ele>
mémo paflèggia il Mondo .
Non è tanto difficile la Scienza délie vimì , quan-
to quetla délie, più infime Arti Libcrati . Più facilî
Regole , ic più chiare bà la Vhtù Morale , che la La-
«ina Poesia, che liga la libéra Orarione in numerose
catene : & con infinité Leggi , compastà i Versi co*
Picdi , e g'.í Piè con le Sillabe ; & di ciascuna Sïl ilsa
«ìisura la quamità , Jibra gliaecenti , partisce il suo-
JWníepcseiliìato .. .
LIBR.O T E R Z O .
pm diiîìei'.e tilfare vn v ttso Luiiio, clie vn'Atto
Virtiioíò: f,ù f. cilir.eKte si ci nosce le Ciicoll.a.ie
del Ragionci:oie,cue i v.ilor dcllc SilUbc» .
Clic lc c n l'vi'o si m de r'cilc vnaPcritia crsì
ditEcilc k gli cui Pc nc pij non son fbndaií ne in Nù-
tura » DC in Ragioi.e ; ina rell'.ubiirío di capriccolì
In.egni, che le ne f. ctro LegisUiòri : qu.ir.io più
racikncDte »' jnpat.i à cordon il R. gionei o'c ctl
Luwe diNaiura, con la ncbil E lue.ïtiouc» cou j'A-
mor délia Lod», col Timor délia Pena, co' vocali
Pcecettj , con iferctti Libii , con le publichc Lfggi ,
con gli elt ìr.pii . Itrui , & con ii picrrjo ijicuintuio .
clie *dt gr i cQía pi eu.de ì
«3* m m
, * . C^P1T0LO SETTìMO
Pamgont itgli due Eflrtmi frà ler»-
•fr .$VANTVNQ_VE l'vnoe l'altro Elirem»
t£ ^<_S dimeno l'vi o è roen d' forme d. H'altro ,
'frfeìM'î' perche l'vno è più simiku{Ja Viaù » che
(là nei m zzo.
Più lïmile alla P.udçr.za è i'Astntia , chc l'irnpri*-
denia. Più simile alla Forteiiaèla Ttmciuà, che
laCcA.rdíi , PíùGraUe alla Láberatttà è la Prodiga
lité, chel'Auariiia . Perche. TErceffo, r.au puòcc-
cedere il M«z.o , çbenon l'ag^^agli ; ma ílD íeito
non potcr.do giugnetc al Mcz»> ddla Virtùi e niau-
çosimite.-iilj Vitiù , clieTEcceflo .
Corne dinotte vna Eselatione actesa, da' scioechi
ammirsrori è giudic.ua v»a Stella ; coiì l'Estrem©
più simili alla Viaù, ícuecte sipiende «1 JÍcin.bio
dclla Vírtù .
f! Vitio più simile alla Vírtù , e men ve/gognoso
dfli'aliro per che làràpiù difficiles & men liruile )>
bencke fia più pcrnitioío {jrçiù fìeto.
Più lì puniíce chi pugeo çontra il diuicto, che
.fhi luggì dalla, pugna : nu è più vcrgegnoio il (x>£~
ÇÍt dilïa pugna , che il fugnaic couua, »\ djuieto
C 6 çeichc
ío DELLA FILOSOslA MORAtE
perche quella è \ ih.-i , virío pîebejti : nuetta è Te-
merita , vitioanimolb , & percío. píù sim:le alla For>
tejtï.a .
M.inlio, douane infelice , contra il bando publí-
cato dal Padte Diuruorc à siion di tromba , bauen-
do fbrtemente pugnato , e vinto il Nemico : per cotì
glorioso deKtto , l.ifciò !btto l.i Sccure il Crpo lais
re.rco : & A i tutti compatito e lodato , hebbe il trion-
fo ne' fiiiieraH .
Più sieiftnente si ríducealla vïrtù il vitro , ch'è
píù- si'.nilc à lei . Con miner Kirici diuerriForte il
Tenierarfo , che il Codardo : perche più facil cosa è
trôner l'fcceilò , che supplire al Difetto : & più
dirHeile l'vguagliare alla Mcdiorrità ciò che non vi
giugne , che ciò cL* eccede .-
Fil rniracolo di Natura , che Torquato diuenifîê
tanto vtil? alla Republica co' suoi Trionfi ; coîui
ch't ra stato; tanto inutile , à: vile ; che dal Paire fù
inai.tro à guárdat gli Arment! , a* quali cra simile .
Et mággior rniracolo f» , che il Superiore a€. icano,
specchio de" Giouani ìiella Vita dislbluta è laltiua:
díuenisle dopoi specchio a' Gucrricri délia Vita con
tinente & m odesta . ' ■ '■
Parue , che la Natura nel formarc i Protratti di
que* gemini Hcioi .aceioche più viui spireflero i
tâmi 3í Ile grandi Virtù ; vi hatiestè apposte i'ombre
fosclie délia priltina Vita . ^
Ma cgli è veto , che nuinmnque i Vitij taluolta
faccian triegua con la Virtù i fanno però ttà loto
perpétua gaerrj .
Quclro solo di buonoh'.n gli Seorpioni , che ft*
loro sivecidono : così ptouíde Natura , che la pro-
pagatione di quella peste non annieiuatVe i! Génère
Humano . ït qutsto (Mo han di itmono i Vi-i) , che
corne son più íccondi che !e Virtù, cosi l'vnvitio
e dïll'ahro caruetìçe , e strrggito. e .
la Prodigalità vecide l'Aiaritia : l'Auarim vceî-
de l'Ambitione : l'Ambitione vecide b Codardía :
la Cedardu vecide la Temerità ; aguisa de' Cam-
r:°ni di Cadmo , ihe insieme nati e iknnati; con
'«'proche feritevecidendosii litOíruiwno allaTe»-
1 ■tfíiano vscjú , * _ Au*»
tsBROTERZO. «t
Anzî ogni Vítio eltremo , inrcrisce contra sc strrVi,
6: per íeíivccide .
Nie.ite è più contrario al!a ProJi^iliti , chc Ìì
Prodigalité; no alla Tcmetìti , che laTeinetiti : ne
all'lt.i , che l'Ir.i : nc alla Libidine , clic U stesl.'i Li.
bidine. Tmto ciò r.he giugne all'erttemo , ofisrrc-
sta , ò ric.ide sopra íê stcslè/ : Si vicne i:i odio al
proprio Aurore .
II Drago mirandoíì ntllo Specchio , flonpii coi
suo vclî-no : 8c vn gr.in Scclcraro , spccçiiian losi nc*
Virtuosi. òl borre la sua Scelrrate-zza .
L'Atto vitiosp consifte netU Dcfettnki i Sc ognî
P.itto defctme & mcstruoso , (p.ment.i i propri Gs*
Ritori. Et ccsì , moire volt - il tcdio , c i'm rror del
Vitio, rjconduce i! Vitiolo „lla Vin ít .
Per contrario» le Vitré, Pro'.e Diuina , trá loro
sevbano cor.cordia e pace: perche Uiue lbno con-
f.irmi alla Ragione . Non può cst'.'re odi.ita livírtùj
perche c troppo amabile Non può fwacere à fie
ltisli, perche è troppo bella . Non M termine dcl
rrffccre , perche non può in.iuc.nlc aliraento . Non
ten e, perche è ircolpábil : . Non siigge U htec , per
che è i.onoreiiole . Non si penne , perche tn.il non
opra . Nc-n può veìiite à r.oi.i , perche sempre ic:idt
•11.1 Félicita, come il Vitio *IU Mílería.
VO.-!..> Vîatre allô sciogl;mcn o ili vna dubietâ ,
ch- pitrtbbc nascerc n:llatui mente ; perche
naccue n lia mente di gt ndiffini Filososi ; sopra
epirl -che 8 è dcuo del M'Xfe djetla vinù l &í délia
Differema de* l'uoi Eíìrtml r
i t . , ^

C ^*t> 1 T O 1.0 OTT ^iV O


Se rutii i sitaoVguaii.
E R l'vna p.-rre i Se il A/<$î> dtiU Virtù
* p * é vn< Linta índiuífihilc fia duo Estremi ,
S * * çome la Equinotri.ik-flà g|i due Poli i dun-
que il iraígrcdir quesia Linra verso l'vnç
iycilo i'aU'ro Eltr«rno , tciiiiauiumc çontìlU- iuvr.t
€i DEltA HtOSOTlA MORALE
Inâìmfíìlt.che se vii'lndiuisibilc non può edere mag-
giot dell'altro : dunque vn Vitio Eluenio , eflèi uon
può nwggioi dellMiro ,
Non C'.ii danque, Vitio Maggiore l'oltraggîoíà Su*
feríia , clic Ki ntroí.i Tufìlttinin.ità : ne laiuinoía
T«wrrir< ,.che U timida Çtdardt.t ; ne la pétulante
ihttn>pert>n\0 i che la frccida StufidiiÀ t perche íia\
tvno e i'ahro Esirínio , altro non è di mczzo che
yp Puvto indìu j.liít , vna Jirripliit Nfgatiene .
Çiò che si dite citile uue Strrníiià , fi pnò dir di
due V i t ij délia nii-fma Spnit . Non puo eílcre Tn
(urit maggior deU'.dtro, ne m< meugle di magtior
punigione .- perche il M<zzo délia Gíuttiiia è Áh
iifurftr quel d'altri i fùntro l.r n^/i.t. Ec qutit.Q
ancera £ vn Punto indiuisibile .
Tanto e ir.giulto adunque il furarc vn Denaro ,
cjuanto íl furar centoTalenti ; * tar.to è cr»û ingiu»
lta,e contra fede i il nonrrndere il Dcprsito di va
Pfavto , quante il non rendirlo di cento Talenti .
t'íttci del Sacttatore non consiste nclla ma^gio-
te ,ò minor lontan.11.za diíSfgno : nia ncl i or.colpi-
re il mezzo dt 1 S -groo . Si.i dunque piccola òuunJe
la Quamità del Furs % la Transgtcfliouc del Mczzo
iindiuisihile ; adunque i fntti son tutti vguali .
Quel che si dicede* vitij délia (testa Speçie , aiicor»
S può dir de' Vitij di Oiiirt di£crt»ii ,
11 Ifr-Lia délia Retu Région,-, tome diceaimo ;
* QVíL CHE LICl. Tra il Ikiio it lo Xllicito
nulla è'ii mezzo : perche relier licito è vn Punto
•faip-Htihile . ,. .
Non è dunque maggior Crime VHmìcìdù , che
it Funt i perche non epiù licito il Furto che l'Ho-
wicidio . Che se il Furto sodé più licito che l'Homi-
«idio , si trouerehbe il Mtzzo crà le Contíadmionj j
ttouandpsi tr» il Licìu , 8c il Hm Luìto .
Non può dunque vna GiufitU ester più Giustâ
deli'.ilira : rit vna in^iufiiiii più lngiulta deU'altra :
oe vna 1{itiìtudìni più Retta dell'altra ! ne vn Vitit ,
jiùvîtioíb eìell'altro Vitio : Scper conséquente > tutti
4 Vitij iemo ftì loro Vguali ,
M» >\o*&* giúla dwcòrrtiM il gran Maestro d> íW
1 wne,
LrBRO TERZO. f%
tone , con h sua i 'gida Scuoìa . Non w an>emep«
inir.uirc i Vili)-çtandi , vjaigliandogli a' fi.cn'U
nia set aggcnliie i vitij piccoii , v u.i lía.nogii a*
giandi : acciochc |>li tiuouiim non p. níllcro dalla
Rcttitudine ; ctVendo ogni pKcol I.ìUo va jtan Dc-
litco > & ptrciò degno di gran caftigo .
MA non ostanti quelle so::iii..» d ■' Socr liri -t
iqu. li ( corne accenna il nollo Filoloíò ) piî
coíe iniegnauano, che non praitfcatMno : :toppo è
veto ■ thedc1 vitij, aUuní pin che altri son G»a4i ,
C Gpmmì , & Enormi ; & ptttiò degni di'pm : g . . . a
Caftig -mer.to .
Tante senj le dis tente <te'Vítij » quinte dfile
Vinív aile quali si opporgano : &, le Viltù íono uu.-
ftioti vna deli'alua pet ^li Ofjtiti, pet ilfmi, í<
pet le circfian^t ; coinc hai già vdito .
Negat non Iv può> che vn'O-getro non fia M g-
giot delî'alcro . I Beu» Hmtrtu.ti scnr> Maggioti ,
che i Cetporali , íc i Cotpoia'i, chr i Si»> «<i Ftrmtia.
%> pet conséquente , la M^n^nimiia è M"gg'Of v it-
tù , 1 hc la fur;r^ ; & la Fottezza che la Liì>ct<\IU* 1
petche U piinu è citca i Beni HonotcLoii ; la secon-
4.i ; tirci i.Corpotci ; l'yìtinu, citca. le Rischette .
Con liftess* otdine adunque , la Jrfî-nsritnt i
jnaggior Vitio che L'iCtmci'jgi ; &l*Ho:nicidio. che
ùfurit : petche il t-uito. íiiuóia i Beni d) íerdonj
l'Honaki&o » i Beoi Cvrpùiali k la Ir.farnatione »
B.: ni tfono'íMi/i . Ond' gli ethnutpti du*v< ti B; ni „
(bouton» minet niale UiS{m U Motte , cúe il Diiho-
note »
lí ti tonuien dunqjie ivuesicc i non laseíaítî al-
îacciate te* T«titíín« caoiHosi s p.islàndo-cjalla Quid-
dt.à alla Quaiúà í ò duli%ftr.itjo al Concte:o, ò dal<
facstènza aJU Circoslanza . 11 GigaiKC G^majognon
i píù Hooiîw*, cheM jlio Pigaiea : iri.j"GeinJg>>g è
f'.ù grande Hitonv che Manio . Vt&tpia. (t)(tú)(iK
i'Huoino da quel che nan è Huoino s jf Cifíolt .n-
xe Ag5 ..ccuti díttíngiiono ïL'Hiïhino* tla vn'.dtro.
liiaino . La DiíEr'-'iíi ípfcífi:a , distingue il Futto
da ciò che nou è Furto : nu ls cittoltiBie dal^iu-
ywaovûTvutc <UlTaluoFuu«,
Cotl
6> DELLA ntOSOFM MORALE
Çoîi dunqne pcr là Dcfìnkionc Gencrícì , Vn Ví-
tio n. n è più .vîiÍJ delTaltn : kilhncto pcr ester
Vitip , l'tflrr C'mifth cìlx \ttti Kayext : mi lc
C rcsnítar.ze 3gç,r.u.1nti rcndono vn Vitio maggior
ck'iiMtia .
' Fíiuîmcutc si vuole nuuertire, che non so'.o pcc
le Circ.níia'-ze.iuuentitie, nia per Wnrrinseco Mgr
niciito, vi/HtUtoVúiofo, può diucnir più Vitíoso
dí ft medesiniû .
Nd Corpo htimano , il tcmperamento , & lo (tcm
peramento degri humori , n>n coníìíîono in vno in-
di:»lllii> , main vnj cal latitudjnc fiûca , che la Sa-
l-.it-à s;ràpiù ò manco peifetta ; Sc l'Altérations poò
•iittenire di Fcbre (ìnipliee, Frhte morale .
Condunque Lell'Animo ; laVitù può cresccre ì
'aï scgno ai ptrfcttione , nvlla Reuitudínc" dell* In-
(lUetto, ò deU'Appciito t che di Virtíl Simplice , di-
ucirà V:t:ù Herciira ; & quasi Diuina : sidie vii'Huo-
mo pirrà cangíjto in • emidío.
Et similmente l'Hahito Vitioso può crescfTC à ta!
pnurrli-.à , che di Vitio simplice , diuerrâ Fcrità ; &
& PH;onio parrà trasformato in vn Dcmonio. Ma

-6 diíFinituno frà lorc , non si 1 mente per glrOg-


jetti ; ma ancora per le Circur.^an^r , dil'.c tjtìaíí prin-
tip.dr.cnte diuende 1a Malít'a ò la Bontà Murale :
tefi.i che tu conosdii , nuai siano cjuclle che <juì fl
»>iiair.ano r_iicostimt' ,

ÇsAtU
1IBRO THZO.

■C P I T O L 0 7^,0 S Ó .
& auxmt fiant It CiritHan\r itU»
lAititni Merci: . .
O N è S«stanxa niuna Ccrporr» , che non
§ XI' S ^a ^ v'1r' ^cc'<lfra' accompagnata , da'
•N 3» qualiella riceue prrfettione, ò detrimcnto:
«^MM-fr & si difrèremia àiìie altrc íbstanxc <k])a
mcdcsimi Specie.
L'Arborc è vn Ctmftsil» it Cerf t di ^4mmt Ve-
gitatiua ; questa è la Qukidità , 6c la S. stanza dellV
Arbore : mafessere Verit à Ç/iaili, , Grandt i Ticu*
le, Fruttncsò à Stérile: qoesti fono Accident! cbeac-
tompagnando la Sostania, difièremiano'vri'Arhorc da
vn'ahro : ícqucíte si chiamíno Ci'royîitn^» Fifiebt.
Così apumo V^fran Morale, benehe inquamo
Atrione , si numcii da" Dialeitici frà gli Accidnui ;
potcndo l'Huomo oprrare , ò non op'iarc : nond*.
mfno ella # considéra c me vna Stft**X* , ò lia
grtidiit* , in riguardo degli Accident! che l'accor»
pagnano , 8i la difrcrentiano di vn* alcra Arcione ;
rendendola più Virtuesit á 'Ùivtf* : 8c queste sono
lc CÌTl»fi'in\e Merati, conit già vdíli.
Hor ««este Morali i i cofranxe communcmcntcsi
ïidueono àsene, comprise in quefto Carme . i
Sl»!' ■ S^uid . Vèí . £uHtU aux: lis l . Cur . Suimciê.
Chi . Cht . Doue. Ctn che . Perche . Ctme QuauJ, ,
Odinchora h spicgaiione .
jh// . Quefta significa tanto la Tirfana civile ;
quantoh Perfona Paiimli : perche l'vna e l'alua «Jtf-
ftrem/.i J'Atr:'o;ie , aagratiaiidoLi, ò minuendbla .
ghtid . Qiicíî.i non signiíîca h Quidditi dcil'Ai».
tione: perche J.i Softanaa non è < ircolranza : rru
significa qiiaJche Effetto, ch? daH'Attion fia seguico. I
VU. SignirTc.iilZ.wfa dou"èf.;tta l'Actione : Pre~
fane à Sacro \ 'Puhlico è Secrète .
Qitìbut tkxilifi .■ Sjgniíici con quai -Mt\X'. > c>
1 quali
*í CELLA FHOSOÏIA MORALE
yuli •^íúiii.c'on nuali Iníìrumtnti si íìa tatta l'Attïone.
r«r. Signifie i !.. Ca^tne , il.f « , & i'i nti nticni:
ptrche moite volte la Cagíouc van !a ípccic del fatto.
SÌHumcdt , Significa ìlMidt olw fi e tenuio ncll-
©pcrare : ^dptfîatAmtme , ò imprcuidamtkji : cen
froda > ò c«« b ^ na fedt , t ,
Sl«máo, Signifiea il Ttmpt in cuifiè fattarOpe-
IM V'*taii> « ptrmtjji : ii gitriêi i di mtt» : *-JÌ44
1cm 0 , 0 fktr di temfn . ; -t . ' ,
ÊÇtone vn cliiaro eseropio . <A*f*fl' Ctfìre /senir
; prt, advrato ty- /empre injidimtc des sûfli Ttmani ,
fig^iernand0 in fyaticia , rictut ccrt-.fsimi afuofí ) cht
M.H: i<j c bina , hêhiit su* uin*Jricr> » awMo <cme Fi-
£timloi& s'.pr* ruili btfífjkato ; « si^gr/lunt di Mar-
«4 ydnftiiu ■ «4 congiuralo a 1 :-ic..ú 1 U tul T/mtii* i
tfu.thâo 3 seftndo il suo ciuíuma tcjruin€ tfard u Sa*
it.su o ; bantndt snf per f.tkttrl't . ctmpliit dti.dttit-
ío g/i ^ M. iliufirì Corti^fti-ni di ~~:uguïìv : porsai.do
■ tiaf-Mt'l pugnaletn s<n naftefi . ' ,
Adunque t) Jí^«i»^;i deii'Attione è quefta . fiV
M dtlibtràtt di ■vuidtrt xAuguflt »i Homicidio
fia tieguitocon i'Animo , prima che cou la mono.:
na niolto più aggrauato dalle Circostange /egucijM.
Chi.Cinna uraato da ^ «(»/?» t Iwncrìcatc. : ^u-
j>* lin Benerattor-e di Cimu,tc suo Primipi: délie tjuali
jatticolarità ,1'ïìia aggiugne alla fietciia |a,/JigM/*v
tudin : l'altta cangia l'HomlciJio in Parritidit .
C-he. Quefta C ircoiranza inaggiormente lo aggrar
ua : perehe tla cjuell'Hornicidjo nafce CoMiÀ dtls-
imptro ; te rin.ìlce la Outrr* Cimiit,ih'.cfl gia cltinta.
JBcw , Qufsta MWftl al Dtljtto noua itialítia :
«ormnetienuxlo nel Ttmpio ; dauanti *f/í 0«4> ( co-
mt çi cde-uanoi Gentill ) de' ftmmi Sij : onde tinu-
neua offesa la Ht mana Mat stà, ií la Diuina .
Cui ihe , più atlee il Delitto pet li MlXìf ^
«juâli Ciona si serue nell'eslcj,uitlo : chitnuniio per
tAiwTti i e partccjpi délia soa sellonía pin altti No-
bili ; & nascoudeiido nel seno i Pugnaìi , arma ptodi-
•ort.i , &. wfauie p< 1 i'.islàffinamento di Giulio Cesare .
Ftrcbt . Qinsta oìticmcdo aumenta il delitto :
«slèndo rjli anoU'a , non da gcuerolb risentiiuento
- Pet
11BRO TEB.ZO.' <7in-
per qiulche offrfa : ma da vilílfimo 8c brutale*T
stinto di tradire il suo Signore ,per ecmpiaeere ad *An-
tait; o T^emico publico i (jr rUeutrru qu»hhe mtrcedt .'
Came . Manco infâme sarebbe stato il Delitto ,
s'egli hauesle ponatein campo le Árme contro Augu-
sto scnprrtamente : come haBean fatto aleri fcebelli .
M" fingt* f'd' • & tmêti verso il TrêHtt ; viuer
délia sua Mensâ ; & prtditoriamtnte injîdijre alla
■vita di chi in lui si fieli tu i quelto c vn* eccelíb dél
ia persidia .
gHtndo . Questa Cireostanza rinchiiule te (asm
di horror tutte l'altic . 7(el Tempo ifitffi tbc il huon
Principe sacrifie* per la pubiiei félicita , Cinna vool
sacrisicare il Principe alla publica desol.uioae . So-
pra l'isteflò ^i/tari , il Sacetdote Augufto yrsa if
sangue délia Vittima per plaraf gli Patrij Dei : & Cin
na versa il langue del Sacerdote per Idolatrare vn
Nemico délia Patria, Marco Antonio': lasciando in-
certl i Romani quai foflè maggiore , ò U Pie tà del
Tradito , ò l'Empietà del Traditorc i che aggiugne
al parricídio il Satrilegit .
f~\ \umrro : cieè , quante volte qu<ír\tttionesia
stata sitra . Ma questa lï chiama pluralitá di Attioni ,
tt n on Circoitaraa di vn'Attione .
Altri vi aggiungono alite Paiticolarítà delli Noue
Predicantcmi accidentaii de' Didetici : nu tutti (ï
riferisç. no á queste Sette Circostaiue . Et qui con
siste l.i maggiot perspicacia del prudente Intelktto
per benconsult ire , 8c efiminare le Aitioni huiivnc/
Qowdo pista il rajgio del Sole per luogo oscuro ,
si veggiono minuti Atomi per l'atia vagirai,, che su r
di qucilo fu.goi;o l'octliio ; 8c l'Intclleito più jllw
miiuto , vede Cìri e-lìai ^e più singolati , îc indíuidue,
che i men pruden'i non veggiono : 6c megiio
scernele Attioni i iituose rldle vitiose .

9 % ❖ fr % <F

O EL-
a
DEL L A
FILOSOF1A MORALE
LIBRO QV ARTO.
■H» «H t**
DíLU F O ET*. Z Z A,
ET DE* SVOI ESTREMI.

, CAPITOLO PRIMO,
INTRODVTTIONE AL TRaTJATO
Stll* Fortes» .

CC0T1 primamente vfure in Cam-


po ouella Nobil Vin» Cauallercíca s
' laqua) co* g?nctosi fatti nobilita le Fa»
; miglie ; illustra le Persone ; ftegia gli
Scudi coh gemilische Diuite : ricca di
Spoglie &di Ferite: ornaudi C ocone
Cìuichc, te di Poluere Campcstre : sicome del Valo-
re , cosí dell' Honore, soptaogni altra Virai prétende
llVsnto. 's*.
Richi a ríianfene d'altra p.-.rte !e due Pacifiche, ma
S-.uiie Sorclle , Qi*Biti«ït tn4t*\* : Sc centrappo-
nertdo l'Autontà délie Leggi alla Fcrza delFAimi i
i Fasci aile Bandicre ; la Togi alla Clamide : la Lau-
rea Dottorale allaTrionfale : lî adontano , che vna
Virtù dcll'Anima Sensitil», commune aile Fiere: oíi
«li anrimettfrsi à d ue Viriù dell'Anima Rationale ,
proptia dcli'Huomo .
Et ecco riibr^ete l'antica Ute di Nobiltà , frà le
lArmi ôc le Lattre, con Lettcre 8c con Arrfli sì lun-
gamente diuentilata fta' Soldati Togati scriuendo
• - qiielti
DEIXA F1LOS. MOR.. L1B. IV. £*
questi con Tlnchioilto erudito ; ic quegU col viu»
S ingue dclle sente le lor îUgioni .
Et benche da tutte le si'osbfiche Scuole con ret-
(a dilKnitione , si giudichi à fauore délie Togate
V irtù Pruicn\* e Giuftiti* , ptr le R,.gicn i di jy r-
neaUgicA Prtctien\* , che nell'antécédente Libro si
son vedutï : egli è perciò vero , che la Ferlera è
più siuorita , te con guiderdoni maggiori , honorata
da' Piincipi grandi , k potenti ; fquali sinno pii't
conto di vn Capitano , chê di cento Dottori .
Di questa partialité irueflijtanjo il nostro Filoso-
fb ne' suoi Problemi , la politica Rigione ; sauii-
mente discorre in questa guiia.
l'initllrtii Humant Jtceme pastionatî efíimateri ;
non tflimdn» Migliari quelle case , che sent Veramenfe
vMìgiioriin se medefime : ma que/tt che fan Migliari
àchi te fiima ; mìsurande l tfonor dal P**fita .
Quindi» conchiude , che sicome i Pr'ncipi Grandi,
sèmprema. ò molestano i V-icim, ò d.-.' Vicini son
moleftiti ' senipre tnmano Guerre , ò le temono :
così, & per difendersi , Si per offe: dfte , hanno
magiiot biíogno dclle Anni , che deìle Lrggi i dclla
BcllicosaPallade, die délia Dotta Min<rua: & per
ciò maggiorniente honorando la Forc.zza che la
Dotttina : degli Hiomini Dotti nrn *ànno stima se-
noníòlo ai bisogno i nia degli Huo nini Fotti , in
ogni tempo .
■ Siche la Causa ddla Giustitia, è b più gmsta : m»
la Causa délia Fottczza , è la più forte .
Mà non insoperbisca qui la Fortezza , dal vedersi
antiposta allealtre vírtù dal nostro Filosofo: quasi
per sentenza definitiua di lui , àleiconucnga il pri-
mo Seggio .
Egli è certo , che sceondo l'Ordíne di Nattira ,
nell' inlègnar queih Scienza douea egli cominciare
da quelle due Virtù Princípali . Ma perche l'Ordine
délia Dottrina richiede , che dalle cosc più facili si
procéda aile più difKcili î ha egli voluto incomiueia-
rc dalla Fartera , e dalla Temper*n\tt , & altre Vir
tù regolatrici délie Paslïoni come più facili ad m-
tcaderc , perche più sensibilí :«sçrb,indo níll'vltimo
t " la
7b» DiLLA FILOSOFIA MORALE
la ÇiufUtin & U Pruicn\* : lequali efléndo più Spì-
rituali & pi ù sublimi , rie hicJono mag£Ìor'opera , âc
più altamueirigatione .
Noi dunque , non intendendo di farci giudici di
vna Lice che hà clienti si grandi , & Partiggiani
così potenti ; seguiremo l'Ordine Iteflo che il no
stro Filosofb ci iià prescritto .
«4 raf»
C jl P IT O LO SECOX D O.
Ss.il as» si* U Virtù dill* FtftifJ* ; & fi*
i"Hucmi Fêrtt • i
fyî<SfòQr A Fortczza è Virtù, che modéra la PafTìone
St t j Irascibile , circa il teniere , ò non temere i
S * Mali , che distruggono la Corporea Vita ;
S&î'íl' per quilche dirficiie, ma hanoteuol fine .
Ma , hco>ne ii fulgente Vcelle Micro-fenice , non iî
può vcdeie , senon di notte : coii cjuesta Illustre Vir
tù , non si può comprendere , senon fri l'Ombre de*
Vitij estremi , Codardí* , e Temtrlti .
II Codardo ogni cofà teme : il remeratio in ogni
cosa confida : il Forte ■ non teine doue bifogru con-
fidare ; ne confida doue bisogna temere .
Propongasi vn'Ojgettop'ricolofo, e fiero: il Co»
dardo tutto considéra; il Tcincratio, non considéra
nulla : Il Forte , tanto sol considéra quanto deuc ; ac-
cio:he l'Attionesia honorau.
LA N.itur.i non fece tutti gli Muomini vgualmente
dispolli alla Fortezza , perche non dk'de à tutti
il Çorpo vnifoime . L'Huniano conuitto nehiedetu
«liuerse Arti, C ontcmplatiue od Attiue ; Signoiiliò
Seruilí i Pacifiche ò Guerrière . Le Arti diuerl'e ri-
chiedono diuersi Talenti : & la diuersirà de* Talent»
nasce dalla diuería Teinpra délie < ompl'.iTìoni t le
quali nondimeno si denno regolare > ic corregçere
con U Virtù . Perche l'Inclinatione è Naturale , il
Vitio è Pcrsonale .
CÍi Huomini troppo fteddi, son di Natura Timidi :
jli troppo ardeati , naturajjaente son Temerari : il
Forte
tt»*.0 Q.V ART d. fi
Fofte hà Temperamento misto di Bilioso e flew-
matico .
S' inganna S'ì il Vulgar detto , chi giudict più Forte
colu! , che hà il Cuor prù grande . Niuna Fiera è più
Forte del Leone : 6c niun i lià il Cuor più piccoto .
à proportione : perche il Cucrrpiccolo serbando gli
Spiriti Vital! più raccolti epiùferuìdi, rne^lio riscal-
da il petto .
La temerirà procede da sjpcrchio calor de* Pol-
moni , come il furor dfg<'/racondi > e degli Ebri ; il-
qual noa lascia considerare il pencoîo .
Per contrario, la Codardia naíòe da soperchío ri-
freddamento df1 petto s come ne' suòitani sbígottî-
menti ; chc subiHindo il Calore nelle parti /brune »'
abbandona le forze Vicali, & le Animal! .
Percíò il Terneratio suda ■, il Codudo triema :
ma il Forte , non hauendo ne calot soperchio , ne
soperchía f'reddezza ; opéra con corr.içgio & cou
giudici».
Ancora nello esterno aspetro ne niostra i íègni t
peroche il Corpo c 'Instromento dell'Animo .
L'Occhio trà 6>ro e Iieto : >1 Color rtì bruno e
vermiglio : il Viso tti lieto e mesto P FEta frà Gio-
«enile & Senile : il Petto ljrgo : il Corpo muscolo-
so ; era la eonliitutiyne dí Hercole , IJea de' Forti .
MOIto petò vi contribuiscelahereditenole gene-
rofìtà de' viaggiori .
I Forti nascono da' Forti . Gli Píìlli' riconosecana
j l'i'liuoli persu ii , se posta loro dauanti La vipera ,
la maiiejgi mano senza timoré & senza danno : 8c le
bellicose Fainiglie conoscouo glisuoi Parti, seoppo-
siti al pericolo il mirano inttepidi, e fertui .
Nati dall*Adultéra Madre Hercole & Ificle ; Her-
colc (ùgiudicato figliuol di Gioue , & Ificle di Anfi-
trione : perche aslaiiti entrambi da vn' improuilo Ser
pente i Ihcle fuggì , & Hercole lo ltrozzò . il Co-
dardo Sc il Forte moirrano gli lot differenti Narali ,
qaando apparendo il Nemico , l'rno Volge le fpalle ,
e l'altro la fronre .
MA senza l'hcroica Educatione traligni ne' Mi-
poti la Virtû degli Heroi.
Délia
fi DF.LLA FILOSOFIA MORALE
Delta fiera Caçna di Licurgo , vn Catellino nuirî-
to alla Scluafùfieroconttoalle fieic : l'altro nutrico
alla Cucíiia , diuenne ghiocto ■ & imbellc , Et in vgual
pioua di due dislîmili Oggetti nella sua làla ; l'vn code
jdietro alla Fiera; te l'altro corse all.i Zuppa .
Oilëruano i Naturali , che la Quarta Generationc
de' Forti dégénéra in Furiosi : sopra chï si diuisi con
sottili & problematiche ragioni . Io credo non eíler-
ui ragioa pin certa di queíb . Che sicome gli Huo-
Jnini Forri bajano più aile Cverc esterne , che aile
dimestiche : cosi ne' FigUuoIi resta la voglia , OM
non, l'insvgnainento , <li far'Opere forti i & perciò
paiono Furiosi perche son Temerari : altro non eslèndo
laTeinerità, che vn'ardir sema senno .
ANcora h P aria ta g'i Huoroiiii Forii , non mer»
che i Padri .
Sola ^parta era Patria di Mtsehi : perche l'aprici-
tà dêl Sito li facca yigorolî , Sc h pennria del nutri-
mento > forzatugli à procacciavsi il pan cou la fiom-
boi t .
Daqucllo Scoglio niíam Fanciulli più del na-
tiuo Scoglio colhnti Sc insenfibili al dolore . Vede-
uausi dalle lacère carni grondar tutto il sar.gue senza
vna lagríma : prima vsiiua lo soirit,>, che vu íòspito .
MA l'Habîto sinalinente i quelloche stabililce Si
aslòdiqiielta Virrit
Più è formidaoile vna Ccnturia di Veterani , che
vna Légion di Nouelli : perche questi ad ogni lam-
po di spadasi credono morti : Si qutgli schtrz.uij con
la Morte, corne suoi FamigUar? .
Il Forte, quantunqut i'Ecì , 8c le Feritegli fran-
gano le sorze ; hautà l'Anúuo íntero : & con qualche
Atto, molrrerà l'Haoito -
Il Decrepi'o PriatBO, vlrimo auanzo delh PatCM
rlistrutta ; veggendosi addoiìò l'iaaútibil ferco del
fiero Pirro , crie hebbe cuor d'nnmolarlo alla rrodo-
lenta Vitroria sopra l'Altare : ancora inuitto benc.te
vinto : con languida ìruno > m i forte Anirno buciò
contto al Barbara il Datdo imbelle : che (trisciaiido
conrducosuonoriiiipcnetrabile icudo i rjcadde seuia
ttitto, non senza gloria. •
»astò
IIBRO QUARTO. ft
Bastò quell' Aico ad honotar U srbrtmu 4e* Viuti, e
íuergognarh gloriade' Vincitori.
«» «» «4 ■
cJl'P ITO LO TZ1(Z O
De^liOggttli itlla Ftriton mtfM Mali MM r
ò »»a «7 F»rfí .
•Ç-KH-Í^ Cs'ri' ant'qui ( dice il nostro Filososo ) noa
X r 9 apprcndeuano niun pericolo . 1 Ciclopi si
35 1 S pregiauano,di iprcgi.ur ]i FuJmini di Gio-
«^W&î'fr ue : anzi, di potei fùliuinar saisi contra il
Fulminante : e tonat* infamie contra il Tonantc .
Non ogni Peticolo è Oggetto délia Fortczza . Teme
il Forte i Fulmini dcl Cielo , nu non quel délia Spada .
Tcme lepublichePestilenze : ma non le proprie fe-
rite . Teme i Nauftagi del Mare : ma non la innon-
dationdelsuosangue. Perche tanto c Temerario chi
non teme i pericoli maggiori délie forze numane s
quanto'è Codai Jo chi teme i Pericoli vguali aile
sue .
Teme il Forte le minaccie de' Principi , & il su-
ror délia Moltitudihe : perche qufllison Dij Terreni ;
& questa è Fiera di mille Teste : íc tre fole baftano
percomporre vnaformidabil Chimera .
Alcidc , idea dell.i Fortczza , como si è detto : pu-
gnando cíTo solo centra due Competitori ne' Giochi
Olimpici i rittiase vinto . Et perciò non volendo pu-
gnar solo contra l'Hidra palustre , & il Granchio Ma
ri no ; chiamò loláo in suo aiuto : on !e nacque il
Prouerbio apreslô Platoae ; Ntaott titrait contra
due •
Non & gloria all'Afialítore , Paflàlk con vantag-
gio : ne vergogna aJl'Aflàlito , l'agguagliar lo sitt«-
taggio .
II Forte adunque , non incontra Pericoli mag
giori délie sue íirze: ma noa fi cimenta contra For-
zeminori délie sue.
Sisdrgna Ascanio di cacciar pícciole fiere ; espen-
dei gli beroici Stnli contra à Dammc fugaci : rot
D btanu
74 DEÉtA tttOSOFIA MORALE
brama che fccnda- digli alti Moiíti vn'anîirìoíb Leo
ne : od vn scioloso Mostro délie Selue . Et il Forte
non volgel'Armi contro va vile Auucrsario ; dcue il
vincere non è glocí.i, &Teffrr vinto è vcrgogna .
Terne ancora il Forte g!i onrosi accident! délia For-
tuna : le Catene diGiugurta: la Carcere diSiface ;
í-Difprcgi di Craflò; 1- Fi unme di Crefo: rna molco
più fjl accidenti oritosipfrproprioratto .
hi toléra i m.ili più vergogaosi che honesti , è

mat compatîbile, che il mcritato .


Due grandi Reine , con PisteUt temerit.ìj proúà^
canio Vnpíù Poc nre ì mcritarono l.rrteslà sciagu-
ra i Cleop.ítra , e Z nó )la. : nia quai fïï più force?
l'vna moftrò di hauer (route à íòrírir h Vergajct
del Trionfo: l'altra canccllò il roflòr délia Vergcî-
gna , col Pallor délia Morte . L'vna fà dal Tiranno'
trionfara: l'attra tri infò-delTiraiino ; iïqàdl creden-
dofi di condar dietro al Cario'Cteopátr i .icouiiiSè
vm statua. S?eh? 'Zetióma Jclla fin Temtrirà. vit-
raente portô le pene : 6t Clcopáua con la faina di
Forte ; purgò fimíniì di Tomeraria
Conchiu le aduncjue il hostco Filoíaso ; che H Ve-
ro , 8í propri i í£-sitpr*mo Og-jetto délia Fottezza , ù\
laMorte f.à l'A-mi, à belle cagioni f Sccon tal proe
portione di torte , che confia Vittù poisa virilmence
propulsaria , ò rbrtemeiue softìrirla .
' Allora la Mme è trionfále , quando si app.íra la
Srrada con la Porpora : 8c entra per gliArclií délie
ferire . Et allora la Fortezza fà il somtno de 1 siio po-
ttre, (ju.mdo supera insoiranodclletoseTerfibili-. ■
La Morte non può farpeggio, che tor laVitat
rie il Forte può Far meglio, ch'e difueggiarla . ; "' '-
"• Chi do ìa le Facultà ; TÍlèrba gli Ho.iori : thpfi spó»
glia degli Hoaori ; nserba la Libertà : chi perde .1.1
tibertà ; rilcóa lâ Vira : ma chi dona líi Vira , rutto
dona; fuorche
«te lascia laVartùchï
in Terra . porca' seco ,Si la i'.-..
."!■'■ Fama m
.m • ; • . .:• va ..
•«••.• -t •» . . . ; » t , , ç ut i: . .>tl- iii ai
cu-
. • C^PITOLO gV^AUJO
Ter quai Cagione operi il Ferle.
L Forte non prouoca i Pçricoli i upa oodIì
3; t faggc > quando da Cagion degna vi ûa in-
5> * 2. uitato é •-
•$fâp3-$ T.iuto prctiosoè il Sangue Uîli'Huonio
Forte; che speoderenon ûdeue» tenon per coíi digran
m - d .r ■
Natura il ripolc dentro quelle Vene , come infUi»
jnabili Rubini dentro lo ScrigoOi per raï .0 p I ■ ...
occaíìoni lolcnni ..-
• F-gli è piodigiosa ptodigalità , che talTesoro íî ver-
si per beni diFortuni ; per ingiurie lieu» ; per • dj
priuati; per puntigUosiDuellivipiù degnl di lupplicio,
die dmiontO-.
- Niuna cosa è più vile del Sarigue Humano gettato
via per viL Cagione : niuna è più pretiolà del niede-
simoà Bella C agione consecrato.
Bella Cagione adunque alla Fortezza , è giudicata
la Gloria . Belcontratto , convna brieue Morte c«m-
prare vn'eterjia Fama . Bello scambio , accreiceie
alla Immortalità, ciòche, toglic alla Vita . 1
Caro co'tò à Manlio il Titolo di Torquato : i
Curio, di Dcntatn : à Costò , d> Romano Achille:
ma pur soprauiuer.do alli loro Tit&li i goderono ín>
sieme , e la Gloria , elaVita. Ma è più oloriis.nl
cangiare in vu raomenio la cara iuce Vitale , con U
enivra luce di vn Nome eterno : & è piiïdcguo,
scriucrlp ibpra la Tomba, cbe sbpragli Arclii.
Ejjli è vero , che presto muore lj Fama, íênonò
foílenuca i-'i vira con lo Spiriro de' Lod.uoi j : & po-,
co vola, fenza le penne d^gli Sctittoii (amosi . •, y
Figlìo dil /cdatissìmo V/ift ( diiìé Pallade à î elfl-
maco ) ■•■/ Ftrtí ; accieche tu ancora troui vn Ltdtttre,
cerne U tua Tadre .
Questít íbla Félicita fïï degna di eíTere inuidiata da,
Alcslindro ad Achille ; da Cesare ad Akli.indrpî
vn'Oméro. D x Nina
fi DELIA FltÒSOFlA MORAIS
Niun suoao scuoteil sonno à sonnacchiosi Nipotî ,
più, die il canto d- Ile Lodi de' valorosi Maggiori .
Ai soli Soldati cra fatto il Priuilegio , di scriucre it
lor Teítamento Militare col sangue délie fetite , su
la vagina délia Spada . Più valeua tlTestamento cljer
1'Httedità : niun pattimonio più opulentò potean
laíciatc a" Figliuoli , che l'Esempio délia loro For-
tnu,
MA debil motiuo all'Huomo Forte , c la Fama
dopo la Morte . II premio non pagai'Opera . •
Vane sarebbero Itate 1c sorti Attioni di tanti Pro
di , che mai non turono scritte , senon ncU'Acqui di
I.ete : ne cantate , senon ai Venti : ne vedute , senon
dall'Ombre .
La F.ima è viuaaiVmi, e morta a' Morti . Ami
inco a' v iui , la Paflìoue prodigamente la dona con
tra meríto : ò la Inuidia malígn.inie.ite la togtie con-
troàr.gione .
Sich? , più vale vn giorno di Corporea Vita , ch:
vn Sccolo di Vicaimigiuria : ne tanto monta, per
viuere in Imagine , diitrvigçere l'Originale .
Ma la vera Gloria dell'Huomo Forte (corne già
vdilli ) « .'Action Gloriosa : la vera Fama , è il suslir-
ro dcll • Consceaia : il vrro appiauso % è quel che á
semedesimo cgli fi; giudicando dthaucr benfatto .
Più vale vn' Attione honesta di vn sol momeiuo , che
miile Seeoh di vita.
Epaminonda traiKtto nella Battaglia eh* egli reg-
gtua ; prima di lalciuisi traite il dardo dalla irrita,
doman.iò se il suo Scudo rra silwo , e vinto il Ne-
mico:Sc aflìcuraro dcli'vno e dell'.iltro ; giubiLuido
dillc « Adt(so Ç.p*mìn<tn&<t naf*t , ptrche cvsì muerc .
Ft ail ra si lascià ttarre dalle viscère il Dardo , col
quale vl'.i la Vita: c trionfò nel Utto di honore dcl
Catatetco.
Niun fatto potea trouar più nobil Loduore ; &
niun Lodatore più nobil fàtto .
La vrra Gloria dwnque délie Forti Attioni , conlî-
ttt nella Cariant che ípinae â ratle ! K la vera Ca-
jione, none la propria Iode; ma l'alcrui Benefîció:
Kqtianto magiioi' cil Bçncficio , t.tnto è inaggiorc
/TIÏRO QVAH.TO. rr
U Glotia vera délia Forrezza . T il'è iVpor la Vitaptt
il Padte, pcr U Patria, 6c per jl Principe .
Indegno è dclla Vita , chi non la eiponc pc r chi
ladicdc.
II bénéficie» di hauerla riceuuta ; non si può ¥gtu-
glîate con al tro bénéficie , cbe col drdicarla al pio-
prio Antore .
Dalla fcrita diGíone, mccjuc PaHade anratapcr
viiidjcar'.o . X>iedc Natura l'amor dclla Proie a' Go
nitori , pcr fcauer aU'occasione Diflnsori non inui!-
•tente obligati .
Pcr difendere il Padre da* Patrie idi, Natnnioo-
dò la icutola lingua al su o bambino Ndb f* rúrj
dtlle labra iofantili , hauea gouernato lo Strale di
qutlla lingua pcr s> bel colpo . Vna piccola lingua
liir.uzzò lutte lc Spadc de' Congiuiati .
Moho ai Genitoti si deue , da quai B nasec : ma
più alla Patria, pcr cui si natee .
Non è cosa più dolce cbe l'Amor dclla Puri.i :
ne pin desidcrabile cbe il viuere neila Pau la : nepiù
honorara, che il niorír pcr l.i Patria .
Allai ville- , chi per la Patria morì : troppo Tislê ,
chi à lei lôprauistè : poco visse , chi mori piiina di
,'uuír rt so alla Patria quabbe grao Benctkio .
l'Haila di Romolo pi.-.nuta in terra , diuínne vi,'
Arbore frondoía -> te à qucll' ombra si ricreauano i
Cittadini . Niun'ombra e più jrat» alla Patria , cbe
quella délie Arme de' Foui i ne più dolce Frutt»,
che quel délie Palme de' trionfàli Compaukxi .
Chi dice Patria , dice il Principe , che n'è il Sî-
gnore . Clii tutti p rotegge , deue da tutti eflèr Fro
tetto .
Quando il Serpe c anaJito i tutto il volume délit
iieûìbjlí membra li accorce dintorno al Capo , in cui
■isiecfe la Vita di tutro il Corpo , Fincbe il Principe
£ viuo , la Republica i viua .
Tut te quelte ion belle & ho.nest? Cagioni al For-
te, da cïcrcitare !a sua Fortnza. Ma vn'aiira re n'è
allai più nobile, Oc più sublime ,
Altra coû c , ii morirc per Ciuse hooeíie i aJtra
ì i U morue pet VHoatûo , corne ci muiA il no/ho
~ D i fila-
-T» nBlLA-FUOSOHA MORALE
lilososo.; le cóse honcste ion* raut.ibiii ; I'Houê-
sto, è imruutabile : quelle momentanée ; qucsto.,
etcrno : quelle sono visibili ; qutsto inuisibile : quel
le sono Licite ; mà questa è l'Idea ; laquai risiede
nella mente Diuina , & abbraccia le Cose Diurne ;
cstringe tutte le Viiut in vna sola ; th'e l'Astratto,
8t l'Ellratto di tutte l'altrte .
k^ucslo è dùrique il più alto Oggetto chè polli
•mitai' il fdrte quando espone la Vitï: VWêmf»H il
T(a£Ìon(ua/e . . ~ • .» »
U gran Nome , la Fama , le Statue , i Maufolci ,■ gli
ïlogi , le Hiitoríche Memorie, e tutti gli Hoiìotì del
Mondo ; non vaglionovna dramma di Honesto .
Saluafe i siioi ! soltener la PatrHi ; difendere il
Principe ; tutte l'altte Cagioni : tanto sono Hono-
icuoli , quanto partecipano più ò rrieno di questj
Idea ...il. < ,
Gran topo fà dunque il sorte àsestesio & al suo
Sangue ; se mentre1 lo fparge, non hà quell'Ofgetto
dauanti agli Occhi, più tosto che la Fama, «i le Pom
pe trioiifuli. . . . "i .1*1
«*»«*»€«*
C^iflTOLO SyiNTO,
- In quai modo tptri il Fort* »
*.» . i '• i
>$€3&-$ ELLE Operationî de! Forte, gran diflèrenza
Si Kl iÉ ' ' S'cf Pu'ína Au.picij altrui , ò
•* IN ÌB sotto i propri.Se il Pericolo è Premeditato,
'&<*3"í> ò impiouíiò. S'epli è açcompagnato , ò
s'egli è lòlo . Se il Pericolo è li.petiore aile forie hu-
Tnane ; ò vguale aile sue . Qticfte cose , auaBti Ogni
eoíi, considéra seco il Forte . - '
S'ecji commanda, sarà piùguardingo : s'egli ese-
guisce , sarà più risoluto : perche in quel Caso , il suo
voto
Patriaè. salu.tr
- • U ■ Patria
. .. . i in quclto , il morir per la
Nc' Pcricoli prcnieditati ■ hauià niaggior Çonsi-
d.mza i ne' repentúii , mùggior Fortízza . Mr.o i. r
Fortm» è , l'acctuare i Mali dailai Fdstuna .theTia-
. -~ contrarU
VllBRO QUARTO. - m
çpntrarli-per Elcftiorie : perche la Voglia, tadilofcHce
\p cQfc aruare; &.Ja Keccíïuà.aniareggialedoici.
Egli non abbandena i Compagni del Perkcio ; n{
•ùti.'c}Ure abiaudoiuito . Ma iV.!i c j . n'.oaato,
■non abbandona Te itestò . Dità coinc il Capiuno at>
.bandonato cU' Tirsidi Atenicsi. lttnt ; tulf mii si-
ra il Carr.po : híiuro ptr Ctmpagnt il mio FAit»» S
». H: Force non «au i Pericoíj maggíori délie Fores
i ..;:-.. n i corne si c detto : ina se Fortitua , ò Nccrf
ii. A ve )o ipingef; si moftrerà Huomo, i seacúli;
u... v.:C> tìie h. t.c>n:t>, à soirînii.
' S'CfcH è dolorosamente serito : non dcsidcr* I*
.moue coSnje Ntilp i ne laccrca corne Hercole : ma
;fc.iFi&!a Vira corne vna rnaiiugia Goulotte : c quand»
ìr.corfj.esce <W1 Mondo.c nonfugge .
Ancora nel ìnaiufcslo >J..ufragio ; benciie à tutti
Cl vgu. le il Peticolo ; gli A"' delFHuonro Forte
Taian différend . Farà ciore i sc stt slo , & a" Com-
4>agni : e in DKitD alla icmpesta , h»urà l'Auirno in
calma . Gli dorr.ì di non pots re mo/rrarlasua Forza :
ma ceichtrà di moslrare: la sua Forcezza . Vcdrà la
•Meut fènza teuierla ; peroche sempre i'hi preuedu-
ta . linalmcnte sommeríb non saprai 4'e^li sia inot-
.bito dail'onde , ò se le allorba .
\/f A P°^° *n c'lr'ei"° vj,uale , con foixe vyuli .
:1V L cône Manlio 1: Giouane, comro ai Callo i e
Qviinto Costb , contro alFfíispano: prima délia Pb-
-gna; il Forte considéra, non il dolor d*11a Morte;
nia la decenza délia dgionc : cflèndo vn fia troppo
caiOi perder il sangue, tk acquittât biasuno .
11 Forte modestamente jninaccia . Farebbc torto
al Nimico.à diipregiar sesttslo: faiebbc torio à se
cttílò à díípregiare jlNiuiico. Perclie íè il Numco
À vile,- si dee rinurare; se valeme, non si dcueauuili-
*c : loda se sleslb il Vincitore, iodando il Vinco .
-. Doue abonda valore; le roinaccie iôno soperchie :
doue manca il valore : le múuccie sono ridicoic :
doue il valoi' c pari ; conuiejisi riucrJr Marte , Sc la
fereuna : perche quclio è gíornaliero ; & ouest» è
iraditricc .
D 4 II
J
«o T)IU A FILOSOFIA MORALÏ
Il Temci.irio sdegnale Armature ; il Forte si .-WlYiaVÍ
ferche il Tcineiario confida nclla jitirata i il Forte»
nelb pugna .
Quando Altflàadro vestiua l'Armi, MM tutto :
quando le hauea veftxe , ftcea tremar tutti . C'reice
il Core so1to la Corazia : e lo Scodo j rotegge ch i lo
frotegge.
Dirà il Forte ciò che coh* iStrse : W*/' tu petuft,
» Hf pusitrt afiimn il Mus , • Jf<^r« >°i M*nu
yAltf.m* nulh trairai fihiijfcilt , (ht pr.jsMriit
fianco ùi vu Sp'rtmt ^Armait . fSpcílò ritomeran-
nogli cslèmpli deglì SpaitSBÍ : perche negli cscrapU
bail i mirât Mdea . )
Al suon del Corno , i Can! Cacciatorl fetrano : i
Cani Çasareccî , vtlano : così al suon delfa Tromba
dissipatrice, il forte giubila i il Codardo sbigotisce.
Qucllo Iià il viso ti.ì lit to c fieio : questo l'haurà
tra morto e viuo . AU'vno par giorno di Nozze i
all'altro diEsequie.
Sicome il Forte « tardo al deliber.ire i così sari
Veloce all'escgulre i perche , non c sciocchetza mag-
giore , che raettersi à pericoio délia Vira , sema pre-
meJit.ua cagione : ne vi è pericoio maggiore, che
esporfi i vna calda Occasionc , col Cuor geláto .
ENtra il Forte nello Steccato , & lascia fuori cgnî
timoré. Et chepuò renierecolui , the hauendo
eouseirata la Vúa alù iytria , la espone sopea quel
Campo ; corne topra l'AJrare vna Vittima non piò
Tua roa vuol che costi caio à chi aidiice di saeri-
ficai la .
Arma il Forte dl hauerc Spcttaton : non pet ap-
pTauditoti dcllaVirtù; ma per Testimoui del vero .
Nieme dolcua agli trecenno Spartani il douer com-
batterc coutro à trecento mila Peisiatú > senon ver»
che non haueano Spetutori neutrali : dicendo i
Tuait Jìcrtdtrà , quanit il Pttfim Uri . Mal cau-
telataèla Iode, che dipendc ilalla bocca di inalc-
tioli lodatoti . Ma quando il Forte non habbia Spet-
taton -, egli i te solo iarà Spettator' e Spettacolo.-
pctch'cgli solo cl'Auuore, e il lodítore délie sue
Atuoni ,
A&lç
UBH.O QUARTO. ti
• AstMe ìl Forte con gt.uide aidote; nia eou la racine
trsnquilla.il t'uoco del Cuotc gli sçalda il Ptttoima non
gli jfîuim la Mentc.Clii hà virue le sucP. ssioni regola le
lue Attioni.Sicoroe nella Giostta preluse alh B.-ttagli.u
coíì nella Battjg'ia, più non si turba.clie nella Giostra .
SelaFortuna seconda il siio v.ilo'C ; ejli seconda
la sua Fortuna, . Hon perde i vantaggi , ne perdons
aicolpi : studia in vn uniro, cou la Spada e con la
Scudo, alh dites.i, 8: alla orRsá .
S'egli vincc il Ntrnico suo cou la Forai i rince se
ftciio con 1.1 Clemema : non cccede- contra chi ce>
de : picnde p« se la vittor ía, & à lui doua la Vira i
ilNcinico. non più Nfin.cu , s.rà fc:tu.i viuaalruo
trionsj .
Ma se la Fortuna , íbuentc Nimica délia Fortczza .
lo tr.-.difcc al Niinko i egli non cedc , non icfli .
Niío , menue hauea la Porpora ne* Capc»,li , non
POtcui ester vinto : & il Forte menue hà la Porpoia
nelle vene , non farà vn'atto sommeflo , ò vile . Non
priega , non si piega > non fvg;c : vorrá" più- tosto
Vouai ta Morte vu paiìò auanti , chc la Salute vn
paflò indietro. Speziate l'Arnie i caduta la Spadi ;
non gljcade il Cuorc : firà dí mue ii Corpo Arma
oífeusiiia .
Nella Guerta contra D.irio, eslèndo dagll Ateniesi
fugati li Pcisiani fia dentro allefùe Naui -, Cir.égiro
perle,^-nJogli , afferrò vna Natte ruggitiua con U
foite (ua Dcltru ; troncatagli la Deitra , l'.ifterrà
ton 1» iinistra : uoacatagli la Smiftra , l'arrèrrè co*
Dcnti , t la tenue solda. Chi none tedc la fou.-, te
nace délia Rémora itener laide le Naui': miri Ci»
Bcgiro : più forie délia Rémora, è vn'Huomo Forte .
Iiualmeme f csaulto il Sangite i morendo per ho»
nette Ogioni , & pet la Patria ( ch'eia UsuoVoto-)
non si duole , nor» geme : anxi gode , & si tallcgra
seco medesimo i consola i Çonsolatori : mirasenza
lagrime le hgiime degli Ajb(c\ Sc le riprrnde . Alr
lota ptegia la soaVitn , c^iaricjo la perde . Diià esta
ancara cou ïp.inunonda i //«jgi rintsn ^ fiib» ai
Si- DEIXA FÎLOSOFIA MORAIE
AQuesto segno «nrltKÎsia Fortezza de' Gemilí con
la Moral Filofofia ; non cïedendo che dopo
questa misera Vira , restasse »ha Vitamigliore.
Hor quai sarà la Fortezza d'vn'Heróe Cristiatio-i-
ilquale , mirando l'Eterna Vita coll'occhio délia Fc>
de, muor perla Fede ?
Mostragli tutti i Tormenti , che la Tirannesca bar»
barie macbinó contra i Corpi > per abbarter gli AnK
mi : per non sentire i tormenti Diuina M.igía. c la
Sperania : anzi rormento maggiorgli larebbe l'eslère
men tormentato. - »
; Non lo spuemaano, ne i dolorosi puguali di Ge-
sare ne il dolce veleno di Socrate : poco iniper-
tandogli , ch'entri la Morte con la Cicuta ; ò chî
col Sangue ésea la Vita , purche l'Anitna quaggiù
non rclti . • •' .
I Non l'atterisce più la lunja veglia di Re$olo ne*
rasói ; che il breue sonno di Seneca nelle Terme :
eslèndogli indifférente, che sian chiuseod aperce le
finestre dcl. Corporeo Albergo ; purche ad Albcrgo
migh'ore l'Anima paíG .
MinacciagK vna subira Morte i dolce minaccia è ,
vna subita teslicità . Fagli strtrggere lentamente la
Vita; non si giunge mai tardi a vn Bene Eterno .
Mostragli .spauentoíè Voragini de! Mar tempefto/ô :
al Porto ou'egli alpira , il Naufiagio è Nocchiero
Mostragli Scogli pendenti, e dirupatiprecipitij : per
salire oue mira, gli precipitij son gr.vá . Trefcntalo
a'íàmclici denti délie Ficre: antipotrà quelle Tom
be animate ai Mausoléi . Gittalo nelle iilgorde Fiam-
Jne délie Babilohcsi Fornaci ; vscirà Fenice immor-
tale à nouella Vita .
ïnsomma , tanto è íuperiorc la Fortezza Oriítiana
alla Morale, quanto le cose Diuine al!e cose Huràa-
ae . lt l'istcslo ti dico dituttel'altre Virtù .
■ . » ■ ,. ■ > ■ . »
» , * *■ ~ * *******
** ****** **
• ' ******* *° >*
tiBR.0 QVAR.TO. ft
H» . •
*r . '
C U P IT O LO S EST O
• . DiìU Ttmerilà , & éeiU Ctdarii* .
& A Tcmtfità, 8c la Ccdardía Ccrn Vitij cstre-
Sg t SB mi délia Irafcibile : queila nell'incontrarr,
8» «l> questa nel fiiggire i Pericoli , contre al
douere.
: H.-.nno ambedue la Incell>grnza taflto gtnsta «Lili1
Habicu perucríò ; che non considerano , cc quaipc-
rjcoli ; De pet quai c.igione ; ne in quai modo , l'vna
incomti, e s'altra fugga .
Nluno Animale è più simile all'Huomo > cor la
Scimia ; ma nitu.o è più. dtforme . Niente c
più simile alla F.ortezza, che laTemerità ; ma quairo
quel!aè8.agioneuolc, tanto questa è Brunie .
11 Temerario ; come dislì i nostro Filososo iiclU
sua Fisionomia ; haurá tutte simili al Perte le l ■•:(...
ze ; ma l'Animo tutto différente . Inconrrerà gli st; (fi
Pericoli; ma il Forte límisura dalle suc toi ze i íc
egli d.dsuo calore. . í ." . • .
1 Romani Ccnsori puniuanc il Soldato troppo Au
dace , col fargh cacciar langue dal braccio destto : Jc
«on gransenno. Perche, sicome la Temcrità proce-
de fisicamente dalla soperchia cfttrueseenza del San-
gue ne' Polmoni : così la Pena steflà , era la Mcdic».
ria i ignorr.iniosa insieine, Scíalutare .
L'ilrcstò impeto lo ípinge ad ineonrrar Pericoli
roolto m.-ggiori diquegli che incontra il Forte itc
akuna vclui, coii vn prícipitio così fauorito dalCa-
so , che i Nimici, benche molro piii soiti ; non di
scernerait) il vero daU'apparcntc , si danno alla fuga :
& i Popul.Sri , non dilcernendola Temerità ftrturu-
ra, dalla V'írtucrfà Fortezzj, glifauno applauibi. »
. U Veccbio Scipíone , cou ancor Veechio '; daTt»
merita gioucnile si lasciò trasnorçre à fîdarsi con due
íbleNifui, alla duhia reda dcl poderoíb, Sifáce .s la-
sciaudo lasalute , • ò Ì.H ruiaa pubjica , soipcïâ tìai dú-
tiocuemo, ò .dXsitìaç iiiipr^osuta-dà^Scipk■;-« i
■''••■m t> 6 è d.
8+ DELIA FltOSOFTA MORALE
ò di Scipione vcciso da Sifáce . L'Eiiro inlpfrate ,
rauuiuò le morte specanze . L'Atiionc , fù lodata da'
Sciocchi , & vituperata da' Saggi . L'Attore , ia.parà
da questa prima, à non rame ahrá íìrr.ile . '
Ma egli è generalc Aforífoio , che le Attioni del
Temeraiio succedono danr.oscal Publico, &vergo-
gnosc ali*Aurore . Peroche,lì com'egli prima fà,& pol
penla t cot! trouinoo diiricokà iuipensate i nqn fi
vergogna di dire quella vergognosa Parolai It nm
K.lhno per mille , Ccpione coniro a'Cimbri, Si
Minutio eoatro a' Peni : l'vno e l'alrro , bi.isunando
la lentezza de' loro S.iui Collcghi > non tardarono à
veder la Strage de' loro Eu rciti , e la propria infamía .
Non si muouono i Temerari aile ardue lmprese pet
queli'Honcsto , ch'è il sine fiilò & immutabilc delU
Ftrtczza , conie la Cinofura de' Noccbieri . Ma chi
per inconsiderarion brutale -, chi per Vanagîcria ; chi
per Odio del Nimico i cbi per Cupidigia di preda ;
chi per confidanza di aiuti .
Ho'ra , sicome questi fini sono eontingemi & va»
tiabili ; cojì mutato il fine, si muta l'Aniino ■
. Chi è nioslò dalla incoi fidrratione : conÊdêran»
do poscia l'inopinata faeci i délia Morte , iHaborri*
«iiiie . C hi per Vanagloria : cedendo la Vanità délia
Mente alla vtiitA île] pericoio , si auuilisee . Chi pei
Odio : superato l'Odio del Nirnieo , dalj'amor delU
Vita , vilmente U chiede . Chi per Cupidigia : cac»
tiata la speranza délia preda dal timor delta Spada ,
compra la Vita . Chi per Coi ridanza I mancandpgli
aiuti, manca di Cuore >
Nella Pugna , i! modo ch'egli setba , i il non ser-
bat modo. Si giiteií corne il Re Codro, inerme
contra gli atmati :. ò ceme il Re Cigno , portera
l'Armi per pompa, non per difesa? Ma s'egh incon
tra vn'incenuo graae ; più non gliírruela Celata,
cheàectar ilíuo pallote: ne le penrie del Çimiero>
*he à fuggir più Itggieto .
iiisomina i in ogni cofe inconstante , fi£ diflimile
•la lc tkt&a t hot tutto Cuore , het senza Cuore t
J>« più chc maiebio , £0r meu th« femina t no.
11BKO QUARTO. «f
«ninaceìoso , & hot supplice : pauentoso ncU'aflàlto ,
pauroso nella fuga s iniblei.te nclla Vittoria , abict-
tiflîroo mlU perdita : paslà senza mezzo , dalle bal*
«Janzosc parole , a' fatti indcgni S âe d ili'Eùi cmo dél
ia Temeri.à aJì'Estfe 1110 JtlU Tiaútíiu : CtlU (jual
vengo à patlare ,
LA Temcrità è Vitio pià peticoloso ; ma laTimi-
dezza è Vitio píú vergognoso : perche quell.^
{luuemura più çhe non deuc ; 6ç auesta rispatinia cid
fhe non dcue ,
In tutti i Vitij > il di.'hto è pià vfrgpgnoso , clic
l'Ecceslo: Sc è più facile ester timido doue bilògM
ardire.che reflète audace doue bi(p;n i teinere M
11 Codatdo ion considéra nel Peçicolo le Circo.»
statue honoreuoli ; nu splamçnte le dolpcosc ; fie
putche rugga il Periçolo ; laíci.i agi) altri Honore >
£c per se ptepik U Sicuerzza ,
Chi non vuol conl'egnaie alla Gloria il DepositO
«MU Vita > reriderâ alla Nat ur.1 i) Capitale , con vsuia)
di molti mali ; hoggi vn dente ; Romane vn'occhio ;
ûidi il senno ; al/îne la Vita ilreslà, diuenutapiù vile ;
& per fuggire vna Morte, ne soífie mille .
MA Molto più yergpgnoso è cjucsto Vitio à çh{
profeflu l'Honot ìnihiate ,
Cli Huomini I»fttciatj son timidi ; perdit hauen-
do la Scienza in luogo délia Fottcxi,. ; considérant)
più viuamcntc il pericolo délia yita 1 ma al Solda?
fo , chc ha pattuito cqlïoldoil pericolo dcija tyorec;
Ja fugga è iosirne ,
Hiun Soldato èpiù de. no di víuete , chc chi fprej-
?a la yita: Sc uiuuo piu indegr.o deji» viu , the chf
ttrnefx Motte,
Era iegçe de* Aíarfdonl , chc il Soldat o , il quai
«onhaueslè ycciso va Ncmiço ; inuece fiel CnjgçlQ
siilitare , poftafiè yn Çampejtr.o, Pafcua ygualrn<ttf.ç
Konvicid» > riu togliea.ii Vita à vn Çittadjno, pej
/oltraggio; & chipeiJoiMu laynaal fubljco Nunj»
10 , pet codatdía . -, ,,«■.■•,-;
Ira ieoxa fa-.^yn-SoliLto fraJ Çreci , chc hautílí
ìo S-cdosenaa Simholo , tV li Sp.,da ìenza Çarijjuç ne?
rnico : auioCAl">tnKÁiií *nc cw pcítka la. Syada, y
^îwdp, • ... m.
Si DELtA FÍLOSOFlA- MORALE
Gli' Spárunì bandirono Arcliíloco lot Cittadino «>
perche ne' snoi Poemi si ttouò scfitto questo Verso s
Mtflíìtì ptrdcr U Scuit, cht ta Vìta .
L'eslèr Pote.i siluollo dalla Morte | non dall'Esilio .
Stimarono quel Poeta intiegnotli Sparta , per quelle-
parole indegne di Spartano ; Non era à lui dclitta *
l'cseguite il suo detto , nia lo scriuedo .
Nella occasion délia Pugna ; il Forte, più vicir.o
al Pericolo , e più veloce : ícilCodardo più vici-
rio alPeticolo, vàpiùrilcnte : perche quelloèmo»
to Natutalc i qucíto è moto Víolento : qm llo è Spon-
uneo ; quelto è mistodi Spontaneo,e di Forzato ;
II Codardo loda publicamente? gli Huomini Forti .
Inanimisce i Compagni , per parer'animòso : doaa il
Cuore, ch'egli non hà. Aguisa délia Conìacchia ; chia-
uia la pioggia , e stà in aseiutto. ; '• :i
Ariítognonc Huomo di grande aspetto, c piccol'-
animo ; scinpre fómito d'arme lùcentj , û'altro non
/arlando che lii giierra , di battaglic , Sí'di stragi : et*
tìimato vn Marte Ateníese . Ma quar.do vdìsonarU
Tromba: compame in nublico scnia Spada , appoggia-
to ad vn baitone , con vna garSba fasciata e zoppican-
te . Onde , berrito da Foclòne , lascrò il Prouerbio a*
Codardí; xArìfìogìtónt lhppiett-%
•Allora il Tem'erario cemincia à- stiniar la Vita
«juando è' vicino à perderla r perche in lui con la
Vira fi estíngue ogm suo Bene. Ma al Forte, ehe
hi wli'Animo Béni mnggieri , k eterrii s nonduole
y diperdere quelle cose, enc gli poflòno ester tolte :
f«che;hdn''ie gimte cósé flie . ■ :»"•'••'« • vi
' ' Vorrà nòrfdimeno il Codardo partecipar délia Glo»
lia : anzi deile altrui fâtiche si arioga il vanto". 1
Visio fiì questo', non folo dPSoMati' Ftioati ; ma
«îe*' Cesarî dégénérant! da qu'elles orfde presero il
Nome . Sedeano ali'ombra ; e mandauano al Carnpo
gli loro Auíjiicij: i Capítani vinceano in Asia: Si
effi triofifauano m Roma . ■ ■■'=■■ ..»
., Ccsaredopo il Trioufo , seminòle coéeole délia fui
tatireí; aceioehecteV/iascenri Allori di queHa Selua si
eoîdhtóèro g!j Tirai Sucoeftoii; mipítaado da lui i
*e-ptlmîit dá'tóetifareiíc^ iM«u&i**i»<:r hawei
LIBRO QVAR.TO. »T
Main corti annf seccarono) , con mua la sua Con
sanguin ità , qucgli Allori : Sc pet insimarli tuiii ,
l'vitirao íù Neronc, Idea de' Lodardi .
SoloÁuguito simostrò degno delTAJotthianome
di Cesare . Ma eslò ancora -, di quella gran Victoria
contra Pompeo aile Mile i cttennc la Uurea sema
haueria bagnaca col suo Sudore . Fugli rînfaccijto ,
che mentre il vigilante Agrippa forteraeiKC viuccaai
^agusto concocenrio il vino , altamcnte donniua :
& apen?. àlzò gl'ocrhi vacillanti à mirare Agrippa,
quando gli portò le felici noueiíe delli Virtoria .
Insomma , bentficio maggiore haarebbe facto Ce-
sarcTtib Pattla ; selasciauapiù tosto vo Scminario di
Capi degni di L-uro ; che vn Seminaxio diLautihi»
fognosi ch Capi ,

.... ~« .
-• . . . > ... ■—.»■:: mi. t ■•»>»
r

DELLA
FILOSOFÍA MORALE
LIMR.Q QVÍNTO*
«•» «** «M
PELtA TEMPERAMZA
ET D B" SVOI ESTREMI.

: CAPITOLO PRIMO»
C«X CQS4 SU TBMTZRAKZA*
«*. V À»
A TIMPER.ANZA è tfft%> <WAj
C»ncufis,i:,ile, che modéra la troppa
Stupidit* ; te la trOfpi Cupidhà de*
Çorporali Piaceri ..
I/Huomo non è Saíïb , »e Aiih
maie s, non è tutto igscnsato > ne
íutto senso.
Naiw» ryuol che l*Wuomo conseruî ìt'CApo v 3c-
«ioche iï;€orpo seruaallo Spitito, H C orpo brama
Pue n : h> Spirito anu Sobriété . VI»i"*p*r**t*
opprime lo Spitito con soperchio aliniento : !o f/*-
fido abbandona il Corpo con sopeichia Sobrietj : il
Istmpiranie fi giuftitia al Corpo, tC al!o Spirito ; rt.
woiundo mezio , che ne à quello manchino foi ze vi-
Mli '■ ne questo nunchi aile Oper.itioni SUtionaU .
Ma perche la Tempetan^a ambidestra , dee coin-
kmeie ad vn tempo contra due Moltri ïstremi;
«om'Beuole contro al Crjnchio , Sc contre ali'Ht-
4a quello tutioffeddo eritroso, quefta tucta gole ,
* lutta famot t neceflàiíamenre ella dura niaggica
saie-, nel vincer l'Hidra.chï il Ciauchie • \iCapidtti».
VOXK TILOSOFIA MORAU 1TB. V. I»
Dunque . ilptincipaVïfFetto délia Temperama 2
rnoderare iuguisa l'Appetito de' Piaceuoli oggerti ;
chc laloro préserva non generi soperchio Piactre:
nc U lontananzageneri sopeichio Dolore .
Ma lien la bilancia délie lagrime te de) riso : de?
sospiri <kl giubilo ; délie voglie , te dette dojlie.
St corne b Fortezaa fi l'Ardimento timido ; te il
Timoré ardimentoso : cos) la Tempcttraa con giu-
ûo ecjuîlibrío , leode la meftitia piaceuok . 0c il
placer nxfto ; pet údurl'vno è l'altro alla fgualiti
deU'Honcsto .
Manclvero, e-:K è pin difficile , rnoderare i) DU
leteo dcll'Oggctio preseute , chí il Colore dcll'Og-
getto lontano .
Peroche, sicomr la Nnni.i í arnica del Piastre I
tí ncinica del Dolore: cojì contto al Dolore detPV
Oggerto lontano , combatte h Virtù te la Ritnu l
ma contro al Piaceie dcU'O^rttn présente; com
batte la Virtù sola : te ì più difficile impf<si,vinccif
due Nemici, cbe vn sol Neinico ,
Si aggiunge ■ cbe l'Oggetto lontano , £ gode toa
la sola Irru^irutione : ma il présente, colscnso. If
perche l'íroaginaiiua è facoltâ più Spiricuale te più
débile ; il Senîo è facoltà più corporale te piùgagliar-
ii : perciò manco rauoue l'Oggetto Imagmabik, chc
il Scnsibik . Ond'c macstreuok quelFArorisiao :
La lontunur.^, tgn gran fiaga falàa .
Sempre sarebbe veto quefto afotiuno , se tutti gli
Huomlui folVc ro di vna tempra .
Doue domírul'Atnbile , la Imagínatîua prédomi
na al Senso , con tal'ecceûo ; chc coloio piu soueme
yarlano seco steffi , chc con altrui : te benche vicini
a noi con la Personal vagano col pensiero molto kmta-
oi , aguisa di Estatki & Anfanatori .
A simili Ingegui, corne la Iniagip.it!iu è più ga-
gliarda te più tenace ; così maggior dolore cagiona
rOggctto lontano, che godimento jlvkino. Perche
IMmaginatíone sel fingt cjuale il desidera ; & il Scnso
nol troua quale l'imjginaua .
Frà k cosc caduche , ogni Persetto hà. il suoDi-
ftttot M» ncll" Qggettc lontano , la imaginatione
fO DELIA flLOSOEIA-MCBjMB: yS .
«stratta «onlìdfra le .P.«tfVjïici.i fnjzt i ftj^MMl &
piùlo brama : ncll'Ctygctio preleiitei» il Sfúío^ritrot-
ua più Difctttche Pttfeitii»ni ;. fi tost© l'ubbqrre í
& cangiando Opínidne, ceugia idesío .
' Il Lince f;inelico, btnjché poslegga la Predâ ; se
per <aso ail altra Preda-, loïlana* liuolge l'octlu'o'-,
fascia ciò che i;à, per seguife ciò che r.on hà : pc-
tpch'egii bà l'Imagiiiatioiie seuta , ilSenfò«ttuíb .
!ì Tarera; Tcíi.o ; eheícmpíc vago.di forestière. BeK
kïte ; yrima JUdrori ,cfec .M.'iitr . •& íaceua i Suor
ceri col parriadioi e le Moglic con.larapiri«:: p«t
iftuolâr-íe Reine , tútbaua ïía j:3 aitnui ;e subito ù-
lotid-j Je diicacliaua dalsuo-. <...;■ w* Á ^ i
Ripudiò Ai.aslo per fapir-Perifrea ;iiiîmò Pcjibéa
pertappe; i)ucsta yti Ataíc^t*! Aatíope pei Arfer.-
Ua'i SArbutarper Egle -, £gle> pua Fcdim. .Tutu la Faié-
rja vuMÒ C upído , pdr procacci.-rgli Preda sempre
n«*.v Nimì iJodo d'Huaei.co pctea-legar íì itretta-
mentêfluel l'uo maliiíconico A moic.cht nen volaflè.
L'occhio era subito suio , l'Imaginatiónc non raai .
'O.-Vcrámente mal parlò Ctiûppo , che le Paífioni hu-
aiane.,. alirp non suno. che Opinioni : corne, à suo
iicgo. vrtlrai . Ma pui'ê vero , che lejatliarde Ap-
picníîoiii ûiegliano le gigliarde PafEoiii : & le Dpi-
nifcni de' Malínòonici sono gagliartie Apprensioui .
I_i Ttinperl/iza duncjue, correggendo U scorreo»
ra Opinione 6c modecando l'òuidità df'l Scnso ■ ri-
ducc. con 1,1 giusta sua Ijbra , il Piaccr délia Postes-,
fione ; & il dil'piaccr délit Priuatióiie , alla „'.í«£«.
ciità dclla R'agiòuc «; -, •. . .4 •»
í.. » '. i- i ii t.i ,:. . '. •*..■■ t . * . .
i .v •• .i «3» €»»
A j .u. \ti. i * . ~ i ■■
C iAP ITO LO S ECO 9 ■
-aï ji • : .i Siyxi pu UTtmpirantt-f,- . i <• .
i: ;,•>;■. ! . i •i a-. ..-f * iV" 1
■fr îíáfrA Tf'nipenr.nia.è vn Sole in Líbra, trà W>
âj T'8} siiuo Solstíiio.aclaBrumaHicmale. Vna
«S ~ * Zon.i Ttmpeiata/rà l'Algcme, & l'Ardén-
WW te. ViiaVirlù Mczzana.tìi la f>í<tt<i Stu-
fèiïii, êc la f </t<;Viiintcníperara». ' V. . ', ,. .:;
■■"-liu Dmi-
LIBROQVINTO.. ji
Dunque !1 Tempérante , haurà viu Tw , ni
Frtdda e Cil in : vn.i Complcslîone trâ K»::. •„ ,
& Sanguigna : vna Età propria txa'l bolloi Giouenilc ,
íclaCelata Canutezza
Haurà Costomi sempre corhposti : Animo semprt
vguale : Volco sempre vniforme : in cui oy,a 6 an-
nuuola l'Ira, ne folgora il Riso : ma corne sopra U
cima del Monte Olimpo, soauenicutc riiuce vn'ira-
prrturbabil sereno .
Sciocca fû la Doctrina degli Stoici , cbe lc Pallioní
non entrino nel petto del'Huomo Saggio. Faccauo
migliori gli lor Sapiemi.chei loroDij .
Conuerrebbe cheilSauio perbandir dal suopttt»
le PaíTioni , bandisl'e il Cuore , dou' elle hibitano ,
corne vdirai . [ .
Non è Sauiezza il non hauer le Faslìonii ma il
sapersene benseruire corne de' Caua'Ji , délie Ataiî ,
dclle Rirchezze . Non sono Virtù , ma-h postòno can»
giarc in Virtù ; dominandole , senza lasciarli domi,
nare ..
Di Socrate a/rermano , che non mostrò vise dis
ferente íf giorno délie Nozze , ic il giorno che heb-
beia Morte . Ne fù marauiglia : perche ,çonie Ten».
perante , non eflèndo egli dominato , ne da'.pkccu
délia' Vita , ne dal dolor delta Motte -, aUïi-Spéíà ic
âlla1 Moite fece' Fisteslo viso, che solea fore a' suoi
Amjci . ' • .
Ancecai climi dtìle'^i^mì , &. il Sito délia Ssera
Céleste, dispongono il Soggettoà questa Viriù . j
Alla Fonte del Gange niscono Popoli tanto Asti-
nenti , che hauendo le Nan per Boccai hanno per
Cibo l'odor de' Fiori . Et íòtto la Zona coinbufh,
iráscono Popoli tánro- voraci , che si raríií.ono il
Corpo di Corpi iimnani. Qncgli , nonHuomini , m»
Cainaieonti : qtietti, Lupi rabbiaii, éc non Huomini .
Alcuni Popoli ncll'Améiica son tanto Stupidi , che.
ptrindurgli aile Nozze, Paraninfa è hSférza . Etalrri
son tanro Brtftali j che vaganjo ne" canSpinaísi lascwi
Armenti ; han per mogli le Madrí , & per Figliuoli i
Fratelli. siche qm%lip.iio.i riati dTSaíB, ò qucsti
da Bclue.
Dunque,
íi MUA F1Î.OSOFIA MORALE
Banque, egliè gran bénéficie del Ck!o il nascc-
tt fottovn buon Ciclo. Le Regioni più temperate
/crmano Cotpi più Tempérant!: pcroche i Corpi i>.
{uono il icinperameuto degli Altri ; k gli Animi ssy
«ente il temperamento de' Corpi .
Gli più Iracoadi son più Intempérant! , dicea ti-
ugora . Non perche i'InterBpcranza sia Porto délia
Irâconrlia : Ma perche , mal pnò dornare i Sensi Este*-
ni, chi non hà oomato grjnterni ,
Quiadiè, che gli Huorr.ini più cflfërati , sono gli
piii Estèminati : perche ruscono d..li* ifteflb Princi-
pio , la Fi*ceua ettrema verso altri , 0c la estremx U-
eenza verso se stessi .
MA i più Tempêtant! loncjtiesli, «he ttntri
■Ami vi han rattú l'H'.bito, dice il nostro Fi»
.
L'Habito cattiuo < corne già vdisti 1 « vna Veste,
Itquale ciiscun può vestú quando vuole i ma quan
do vuele , non può facilmerne deporla . Et fia tutti
gli akri , l'Habito délia fciteinperanxa i che più di
tutti gli Habit! è attaccato alla C.u ne ,
11 Fanciuktto adunque inconuncia ad ester* tem-
sciante , qtundo tomincia à vergognat6 di quel
tke deue .
II Roslòr l'ell' Atli.i fa sperare 11 G'omo fa eno ;
tt i'Erubcsceiu» nelli onJida Pucritia , là iperare
vna Vita honesta . Peiocbe , chi arroHiscc dauanij
agli .iltti i arroltîrà di se stestò «juando sia solo : Sí
il Veigogna il diflendarà dalle Attioni vergognose ,
Chirone nan era Hcróc ; tt cta il Maestro degli
H; roi ; la Veríiondi.» non t veu Vinù i & è la
Macfba délie Vinù .
11 yero è, che la Yereeondia è vn Timoré : t<
«gni Timoré par che atwilisca gli Animi bellicolì,
Ma bisogna imitar l'isteHo Chirone > che in vn tem
po insegoaua agli Hciói , à non temet l'asialto de'
leoui ; te ì temer la Vergogiia degli Atti vili : pci
#he , ciu h» petto il Roslòrc ,non hà pin Houeic ,
IIBB.O QJItfTO : 9i
£»€*}««»
C JIP l T O LO TE11ZO,
£>«« fiant gli 0g£Mi ittt* Ttmpcran%*
•^MpÏ-Í» A Forrezza non è circa tuttî gli Oggetudo-
f-r $j locosi :& la Teniperanza nonècirca tutti
* giiOfjtnti iiltutiuli, corne Tctifti
•ï>£#9^ L'Huoino è vn Tricerbero di tre. auid/A
sime goie , Ragions, Opinione , & Senso esterno : 8c à
ciascuna di queste dfede la Prouidcnza gli suoi pro-
portionati alimcnti i conditi ( com'ella íùole in ogni
íuo dono ) di marauigliosi, Piaccri , Intttligibiti , à
Snsiíiti, ò Mtl&tni .
Vlnttllettt , come Ragioneuole , è iníàtiabile di
Sipere. La Opinhne , i insatiabile diTel'ori, 8c <Ji
Honori. II Sens» esterno, è insatiabilc di Coipoiv.lt
Piaccri .
I Piaccri deirintellcto ion commun! con gli An-
geli ; Sc perciò Angelici . Qucgli lella Opinione, so
no propri dell'Huomo ; & perciò Hurcuni. QuLgli
del Senso esterno , Ion coinmuni con gli Aiiiin.ili i
Sc perciò Aniinaleschi ; & qiunto più neceslàri , can-
ro più vili.
DVnque la Temperani.i , non modéra i Piacerí
dell'Uuellctto , il cui Eccestb , si chiama Cuiio-
sità ; moderata dalla Prudenza .
Nemeno modéra ï Piaceri Jella Opinione : perche
son moderati dalla Liberaliti, & d.;11a Mo leiti.t .
Modéra ella dunque i Piaceridrl Stnso E/ltriort ,
infîmo di tutte le Facultì Hum..ne : il cui Ecceflò è
l'inremperanza : & contra questi Piacerí lià imau
cterna guerra .
ANzi , perche de'Sensi tfterni, lOtchi; VOrtchlt,
& YOdoratt , sono alquanco più Spirim ili , ti
perciò più nobili i seruendo aile R.igioacuoli 0?e-
tationi : l'Ocehio ail'Attrología : l'Ore:cliio alla Ma-
sica : l'Odorato alla Fisica , nel conoscimento de"
Scmplici t la Tcinperanza modéra solaincnrc- i Pia-
cul diquegli dueinfimistnfi , chcscmono aile pi*
vili,
9*, DELLA FILOSOFIA MORALE
vi li , 6c toulmente Animalesche Operationi; al Gusto,
& al Tutu .
La Prpuidenza non è tanto improuida , che per
conseruar la-Sfiecíe délie sue Opre , voglia perdere
gl'Indiuidui : ne pet conseruar gl'lndiujdui , voglia
pcrder la Specic . ,
Hauendo ella dunque «pli Huomini soli,' daca lit
Ragione pet lesúblimi Opération' : diedeincpm-
mune agK Huomini &wigb Animali quci due vilillí»
niiSensi, il Gusto , eiìTatto,. Qutl:o , pef cpnsct-
uat la Vita delj'Indiuiduo col Ciao : questo. perche
l'Iadiuiduo consetui la suaSpccie con la Proie .
Hora , pctche _gh Animali. non ,11.111110 .-.((to.fíne,
cliela vks, e la Proie: fti ta Prouidenza verso loroi
prodiga di voluttuoso piacere citcaquesti ducSenlî :
negando liro il dilerto degli altri ire- Sentiment!
più nobili i lenonse per accidente , iuquanto setuor.o
di Èsploratoti à questi due .
Non godono gli Animali la proportion de' Colo-
tì ; ne 1'h.irmonía dtlle Vocii ne la fragrairaa degli
Odori. , " ; .5 .'
Ami atcuni muoiono ah'OJor délie Rose : molti
Vrlano al suono de* Muiici Stronienti : niuno riccue
piacere délia Pittura ,.come Pittura. Percchc qucsio
Piicere suppone vii' inganno delii Imagiuatina , clie
il Eúito. fia veto; ic v.i diftnganno dell' Intelletto ri-
flessiuo, che non fia Veto, ma Finto : nelquale disin-
ganno consiste form.dmente il Piacere délia Pittura ,
dagli Animali non co ìolUuto .
Che se alcuni Aninvili çorseto aile Vue lusinghíe-
te di'ïeusi , & alla Gitimenta dipintt da Praflitele :
ben potè jngannarsi la lor fantasia; ma non rirlette-
re sopra ilsuo ánganno . Que* Coloti non piacqueco
loro , senon corne tappresentanti gli O'getti propot-
rionati al loro Senso\ Quello non fù piacimento dél
ia Pittura ,; ma dell'O^getto : ne l'Oggetto passò U
Sfcra degli due Senfi animalescbi, Gusto, eTatto.
La Tempcranza dunque , ptopriamente non cor-
feggc quegli tre Nobili Sentiment!, inquanto struo-
no aile Operationi intellettiue ; l'ecceslò dellequali
«on è Intcmperania propria, ma metafbrica ; ò più
tosto
-11 B R Ô "<fV INTO ." jf
rollo Ciirioíîtà ; sutropoila al corieggimento dtlta
Pmdenza . *; i
Ben'è vero , che licorne la Temperanzâ , dîritta-
rrxiitc risgtíardâ gli due vltiuii & viliiîroii Sensi : &
modéra gif ior Piaceri , eomrsuni agli Animal!: così
per accidente, & Indirittameme modéra ancou l'Oc-
chio , l'Viirto , te rO'ldr uo ; qumdo seruóno di
Mezzani agli due Infimi Sensi , contre aH'r4onelro.
L'occhío con osceni SprcttcoJí : l'Orecchio con fìioni
lasciui: l'Odoralocon le profàunate delitie . '*•/-.%•
Anzi, per il medetimo fine, la Temperanzi ze»
lante deli'Honestà , fà forza etiamdio alla Porli-, U
aile Scienze , quando auailiscono l'Jnge^no pe. ftre
ingegnoG questi due 'orutali e iloïidi Senfi .
■ 1 ôracmáni ne' lor opulent! conuíti ,' applicauano
H !oro alto S ipere ne' Sapori eíquìíìti e nuoni , délie
Viuande . l ifelice Intel tetto, càc de&ioan d.d Cie»
lo ad alte O;>erationi , apriilò coloto cliuennc vu
buon enchère'. 1
"*" Mi pegítor ft» rpie! fetente Capron di Tiberio;
c%e'ncU'iiitàiue Scuoia dí dpri propose p-emi] i chi
trotwa. píii ingè.'nese Usciuic . I Bncmá .i non man-
giauano per filosufae , ma silo osiuano per min-
giare • coitui p-igaua dotti Maeltti perdiuenirc, non
<ti Bestia Hoomo , ma di Huomo Bertia . Anzi peg-
gior dellc Ecstíe : perche à guette , la Natuialiniiia i
piaceii, come la Rxgione ngli Huomini : ma Tiberjo
atterrò tutti i limiti de'ila Natura e d^lla Rrgione .
DAil'anfidetto puoi tu ritrarre , che la Tempe
ranzâ è la mea nobile di tu te le Virtù : ma
lTrîtemperanza è ■! più vergognoso di tutti i Vitij .
H íi[*er Grammatica , è pocalode; ma l'ignorarla è
çra'n vérgogna : perche-g'i Oggeiti délia Gr :mmatica,
ìçin<3 gî'i.-jrîmí dí rurte l- 6cie:izc : ,1 o. :,m , de:, t
Temperanzâ, sono gl'insimi di tutte le Virai .
*'Ma bcnctœ-cip ih veto , se si considéra U Vilti de*
Piai'er» ch'cll.i aiiodéra : nondimcno se si c inlìdera
la DirKcoità iJel modenrli per Ii ripuçn mz.. dclla
Natura : quelri sicfciam.i il Lustro délia Viriù He-
roka s perche rende l'Huomo lîœile .i' Stmidéi :
coaie A suo luogo vdirai . ■•
tt DELLA FILOSOFIA MORAtE
tSA ww
W7 £d6* vap»
S&A
c jifiroLo «ru <AHJ 0 .
Tir quai fin* l'Huime fia Ttmpiranti ,
^{4$$ 'Vnico sine dell.i Tempersnza h?Hinista) .
§t * Chi è Tempérante per altra Cagionc, non
OS è Tempérante .
•faf&i-fy Leotíchiib Spartano, jr.terro3.1to perche
gli Sparrani non vláílcro vino : risposj , ^ccihihe gli
mltri non tenfitltint pir nti . Et con ragione : perche
il Vino otíuscail Vcro, & palesail Secreto: Q^ucsta è
trudcn^a : m.i non Tempérant» .
I Filotbfi Sroici , per ben Filofofare , erano Tem«
peranti: & con ragione . Perche l'Olìo nucre la Lara*
pade -, l'Olio soperchio l'eltingue : Sc l'alimcnto il
lumina l'Iiitelletto ; il souerchio alimento l'ingon>
bra . Querta è Sapim^a ; ma non Temperanza .
I Corridori nello Stadio , erano Astinenuslîmi : te
con ragione. Perche la Sauna fàcorrcr più Q'At le
Naui tlt treppa ialma le afiònda . Cjueita è *Arf
tìimnaBica ; ma non è Temperanza .
I Farisci erano temperantissimi , per eíTere ammí-
rati : perche , chi si sfxnga dalle corpocee Volurtii
pare Spirro Céleste , & non Corpo terreno . Quest*
c Htpnrìfia, ma non è Temperanza .
Altri finalmente son Temperanti, ò per siuor dí
Natura , ò per disfàuor di Fortun.i . Queiti no.'.son
Temperanri; ma gUvni Stupidi, c glialtn r»utri .
Tucti costnro interrogati , perche amino la Tem
peranza ; asiegiiaranuo vna Cagionc estrinseca , te
lunraua da questa Virrù . Ma se t n inrerroglii il Tem
pérante : Ttrcht ami tu la Ttmftran^a ì rispondcrà' :
Tirch'ella ì la Ttnptran\a .
Tutti qutlu sono Arti misti di Sponuneo e no*
ípontani'o, come quello di Agime mone : peche
AcríKcano la cara Volutti contra TOgli i , per andat
Jà. doue la Voglia li giuda . M . il vero T-. mperante ,
non hauendo altro fine , che la HontlU ; i.on ami
ne odia la voluuá , st non eonsonne allHonerto:
&ferc» l'Atro ò Spontaneo . Cal
LIBRO QVINTO. rf
Chî è Tempérante oper.i ptr Habits. St l*Hibito
fìgli Atti risoluti , e secili , & vniformi : ma doue
non è l'Habito » l'arumo stari perpleflb tri la Vtr-
luttà & la Honestâ ; fie l'Atto sari rmito di volua-
taiio & inu luntario .
Hereole giunto ad vn Biuio , ttouò due Strade (
l'vna decliue, vestita di platani , e lastricata di fion ;
l'altra tipida , rupinola , ípinosa . Sedcuano quiui due
Donzelle; l'vna tutta restante e vaga : Triera matura
e gtaue . Dellequali , la Giouine ùeta , l'inuito ven-
zoíàmente 4 segtiirla perla viafîorira : au l'aitta gli
prometea miglior sorte , se la seguiua per qucli'crto
ëtfaticoso camino,
guefio ( diceua il Filosofb Prodíco ) è il Huit iil.
laltumatta •Vit*. Le due vie son quella dcl Senso ,
8c quella «teUa Ramone . Le due Danzelle , sono la
Voluttà, 8c l'Honeftà . Hereole ncl Biuio, i l'Aiiimo,
ilnu.il non hauendo ancora l'Habito délia Temperan-
za , ne délia Intemperanza -. timan lospel'o : natural-
mente però più acclino al Senso, che alla Ragione .
A quefto Bjuìo peruenne il Giouinetto Scipione,
dice Silio Iralico : &vdite le persuasioni dell'vna e
dell'altra Oratrice i jmp.irando dalla v irtù i diuoda-
re i fallaci Argomenti délia volutti; deliberò d'in-
caminarsi per l'aspro ca Ile : onde peruenne a'gloriosi
Tríonfi : & rinouò senza fauola il fauoloso Escmpio
di Hereole .
La Volutta, co« vn Sillogísino opetatiue, piùinteso
che vdito; 6c pin Naturale chc Dialcttico (diceil no-
stro fjlosofo ) inganna gl'inc.iuti, con quefti termini.
Il Baoia ì appttibile.
l a Teinta i luona.
Dunque /a Vituttà ì appttibile.
Ma la Virtù rifpondendo, scopre Tinganno del cauillo-
<b Argoraento. Peroche.ammctrend» U Miggior Pro-
positionc per vera i corne sondata nellaDcfinítione
delBuono : distingue la Minore in questa forma .
La Ualuttà i butina, mentrecbtsitta/c, t tutta ,
tT ptr tal ca^itnt , & intalmtit. ftari di auesìi
limiti drl Hftunnult , etla nm ì imita-,
Qucsta c dìwqae ia diffèrenza fri'l Tempérante , 3e
£ l'ia-
yg DEUA FJLOSOHA MORALE
rintempeiauce,& lo Stupido.L'intemperante .immet
te subito & vniuersalmcnte quella Minore.Lo Scupido
vniucrsilmt nte U niega . IlTemperante la distingue :
stiman fc> solamente Buona h Voluttà Ragioncuole .
Teodora , Donna pcr le sue infamif f.imolà ; beP-
fandoSocrate , qudgran Maestro délia Filosofia Mo
rale ; gli diilè. Sucrate t tu sai moite: mm ie sópin
di le. Penne , tu non sabrai ùrart a te nìuno de'
miei Dtsce^cli ; (y io fapro ttrare à me tutti gli tuoi «
Socraie risposci r\enmarau'glia : perche ry/i è pi»
faciltprteipitarc vn sujc, cheportâtloin alto.
«» -m m
CUflTOLO QJV 1 JV T O
Quai modo tenga il Tempérante .
'O'ÍÍ&ÍMÎ'N tutti gli Oggetti de' Sensi la Prouidenza
| > 1 pose il diletto nella Mtdinrita icmpeiau
5 • » íntra duo Esttemi .
"0"fe&â •Ô" Dal tempetamento dclle Voci , nasce il
dil ico dell" Armería : dal tcmperainemo de' Colori,
il diletto de!!a Vedut«: & da quel degli Odori , il di-
letto délia Fragran^-t . Dunque il diletto degli altti
Scnli,tutce dalla moder.itione fià il Troppo,e il Poco.
Queíti Mezzanhà consiste ( corne già vddti J nelle
Circostanze : lerucndolï l'Huonio di quegU Oggctti ,
quali cenuient , quante conuitnt , Sc cerne ceauiene .
Cotì
G fi U ilappétit!
Tempérante . sono pochi : gli Artificiali
NaruraU
sono molli : i disotdinati sono infiniu .
Cirea il lòstegno ilclla proptia Vita ; la Sete è Ap-
petito di freddoic humido : la Famé è Appetito di
caldo e sceco . Per plac.it quclla , prouítie Natura
di fresche Fonti : petphear quetia , ptouídc di sos-
tanticuoliFrumentí : & pet seconde mense , di dol-
ci, & odorosi, e coionti Ftutti ; che in vn tempo
ticreano ttè Semimenti . A tutti apparecchiò la Ter*
ra herbosa per letto ; e i verdi r uni , per Tctto SC
per ortina : Bc per conciliare il sonno , vi aggiunlc
la delitia de' Musici Vcelletti .
Di
L
IIBH.O QV I N T O. 99
Di quetti seinplici apparccchi , quelle scmplicí
genti del ptimó Secolo , che senza l'Oro fû SecoV
d'Oio; vistèro più robuste, più liete, 8c più inno-
centí : senza viucre dell'altrui morte : ne dopo il
vestimento , esiggere le lor carni : ne diuorar con le
Mcflî , gli Coltiuarori . Giamai la Temperanza non
fù più tempérante .
 qucsto Secolo", non imagínario , ne finto i ma
vero & practicheuole , il Diuíno Pitagora rinuitò U
suoi taccnti Discepcli .
Insegnò Joro con dotti detti , che doueano con»
tentaríl diefiggere dagl'innocenti Agnellini le molli
lane per coprirsi, Sc il dolce latte per pasccrsi : e
dall- fcrtili Piaiiteglifmtti soaui : Tributj gioucuoli
al Padrone , e rinascenti a' Tributari ; senza farcirsi
il Corps ili Cadaueri ; diuenendo voracissimiLupi al
ptoprio Gregge.
Se à queste natutali prouígion! , si aggiunfero di-
poi ne' Secoli più nobili , più nobili viuandc , Sc bc-
Ueraggi , & agli maggióri per Muommi più degm te
Signorili : ancora in queste Preminenze , adopra la
Temperanza rna morale Mediocrità , con la Rcgola
Geometrica délia Proportienei che stá nelle ra.ini
délia Prudenza .
Troppo è íuegli.ito ch! troua duro il Sonno , senon
sopra le piumc . Troppo è suogliato chi non ttou a sa-
porito il Cibo , senoii vien d'oltcaniare : ne dolce il .
Licor di Creta, senon nella Geinmaifùggendo più t osto
la Tazzacon gli occhi > che il licor con le labra .
Ne* suo Conuiti , moderara sarà la Copia ; 4C mo
déra» la squisitezza délie Viiunde.
Silla il Tiranno , per vn Conuito di molti giorni
al Popoio tmto : spopolò tutté le Seluc : auanzando
o^ni giorno víuinde da satollare , & vmo da ine-
briare il Teuere : mancando chi le godeslè . Tanto
crudele nella strage degK Animali per giouiali'à i
qu.mto de' Cittadini per Crudeltá .
Nerone ilOudele, fecc vn Conaito di i.inguedi
Pauoni, condite in illrane guise. Mai nondièpast»
più dolce aile lingue del Popolo Romano : ilqual
riprendeuasoiamentí;, che .vi niancaslc lalínguadel
Coeuiunte. £ z U
ico t)ÏLlA F1LOSOFIA MORALE
II Sapore nnn nascc dalla squilîtczza de* cobJì-
menti : mi dalla dispositione délia facolti n.iturale .
Dario dopò la battaglia arso di sete ; abbattutosi .id
yn limoso e putrido gorgo : cmpicndone la celata i
giiirò di non híuer beuto tfamai con maggiorgutro .
Tali saran le Cene del Tempérante , che la Cola
non geneti Inuidia : e tali i parenti, chc il Luftro non
degeneri in Luslb .
Gli vcelli mentte bcono, alzano souenrc gli or-
clii al Cíelo : & il Tempérante , ancor* alla Mens»
riuolge nell; mente alti pciisieri : & piii nutrisce i'A-
nimo di eruditi ragionaiuentí ; che il Corpo di con-
diti alinienti .''
La ttoppa dilicatezza del Condimento : è vna Si-
gnorile supcrfluita . La troppa cppia del Cibo ; è m»
Seruile inciuíltà' . La ttoppa copia del Vino : è vna
Humana Beltialità.
MA niuna Voluttà è più vergog'icsa ; ne pin pos-
sente à dinenir l'Aninio d .Ile honoratc At«
tioni ; che l'Ecreslb délia Libidinc .
psdone Celibe , era più ch'Heraina . Stauasi tut
ti intcsíi à llabilire il nouello Irapero délia gran Car-
tagine ; lpauent..ndo l'AIïica con l'Atmi , e*l Ciel
con le Toni'. Ma non hebbe apena piegato l'Afrèc-
to a' pellegrini Amori di colui , che portà seco neUa
Líhia le Fiamme di Troia ; eh" cccola ftastornata
dill'Heroiche Imprtsc, dalle cure clelfUgno, dalla
Magnírïcenzj deIle inormoree Sttutture .
T^tììan lOprt inumttt : c ptnden qtutle ,
Cht minaccianii il Citlo , tcctlse Têrri .
Et quanti famosi i. apitaní , nel mezzo délie felici Im»
prelè , disturbatí da' voluttuofi pensieri , nella pania
di Cupidine inuiscarono Pah alla Volante Victoria >
Il Tempérante adunque, non bandisce la Hone»
sta per accoglicre la Voluttà : perche questa è mo-
} mentanea , 8c quella cterna : & há i Piaceri nell'»
! Anima , e non fAnima ne' Piaceti .
Verso gli Oggetti illeciti non si appassiona : îC
verso i lecíti , modéra la sua Passione .
Se gli Oggetti sono lontant , non s'iaquieta pet
haueríj. Seprescnti, noncccedc .perche non s'io»
, quictò .
1HRO Ç.VINTOÍ 101
quieto . Se soggiti , non piange ; perche non recédé .
Insornma , può viuere senza Piaccri -, non vuo!
viuerc senza Vinù : haucndo nella wrtù il Aio Pia-
cere . Vn'Intelletto nato per coutemplare il Ciclo,
sdegnala íchifihà délia Terra .
MA la Piouidenza non i ranto nemica deila Vir-
(ù, che voglia príaire il Virtuoso dcll* hone-
stod</îo ; di lasciar' Heredi del suo S.ingue , & Suc-
cesiòri dcHa sua Virrù .
Perciò hà propolto vn giocondiífimo , Sc nobilis-
sinio Oggetto ; per construar la Proie & l'Hcncstà :
cioè , l'Ainor Maritale , che con vna sacra Face , spe-
gne mille F.ici profane .
Tal piouidenza non vsò verso gli Animali. Per
che, hauendoli destinati.il Giogodtll'Aratro; lascio-
gli sciolti díl Giogo Congiugale : jífeeo importando
onde nascano, ò cerne viuano; ru: che muoiano per
nuuir l'Huomr» , ò viuai.o per rícrearlo .
VoHf ch« l'Huomo solo , l'opra l'Altar délia Fe-
de murisca quel Fucco eterno : corteorrendo ancora
gliAttri co* Ioro eternilunjià Talami G<.niali:non
contrahendosi Nozze felici in Terra , che non siano
ilipuíate nel Cielo .
A quai segno peruenga h félicita dell*Amor Ma-
riraje , chiaro eíempio ne fecero due felicislîme &
amantiífime i oppie ; Euadne & Capanéo in Grecia :
tliutìo & OrtstilU in Italia .
Non si può Giudícare la selicicà di que* Maritaggi,
senon dall'Amore : non si può rnisurar l'Amore.senon
dalla Concordia : non si può eltimar la Concordia
délia Vita; senon daquelk délia Morte : onde questi
seli chiaroax sipoterono veri Ctnfurii .
Premorro Capanéo , Euadne si geitò nel Rogo di
Jui : & premorta Oreirilla, Plautio si gettò nel Rogo
diJei . Aise Euadne nella íiamma del Marito : arse
Plautio nelJa Fianjma délia Conforte . Corne nel Cuo-
re vn dell'altro hauean J'Anirna , la spirarono iufieme :
& l'irtcslà Face , che auspicato liaueua iJ Talarao , ac-
cese la Píra .
Potè la Morte diuiderc gli loro Corpi : ma l'A-
more iadjutso li ricongiiuisc . Paslàrono i SuperíUrj
£ } aile
io» fi DELIA FIL0S0HA MORAIE
aile seconde Nozze co' lor Dcfonti . Secondo Tala-
ino ft la Catasta i & l'econdo Prónuba fïi U Morte .
I/ilMlà Morte gli trouò vnánimi : fisteslà Fiamma
gli accullè abbracriati : & l'iíUsta Vrna li confemò
cAinti : Te estime eflei poflòno Ceneri tanto Illustti .
Saiebbe témérité il rredere, che quell'Amore ha-
uefle mai potuto raffredvlarsi vn solmoinento , men
tit1 víueuano s poiche tanto arscro , ancora estinti .
Ben si può dubitare , qu.il'Amor sia più ardente .
quel de* Mariti , òquel délie Mogli : perche la Fiam
ma , che décidé ogni didìcoìtà, lasciò quefto Caso
indeciso .
«f3
C iàÎ I T O LO SESTO,
DtlU Siupidiià, & dtìla InttmftrMfa .
•9- 8*?$" C C O T 1 gli due Mtíiri , cor,:rû a' qiiaií
JR tj SB combatte la Temperanza: il (franchit ,e
* * VHirtr* . Questa così ardente , ehe nel
•fr giclo butta flamme : quello così gelato.che
irà le flamme non arde . Quelta così conoiciuta , che
há mille nomi : queHo cosi raro al Mondo,chene da*
Creci.ne da' L.tini conolciuto per proprío Noirìe,me-
tafoticamente fùchiamatoSi*/>ítò«,ò sia Frtddttf*.
Dalle coscpredette tu haï potuto conoscete, co
rne nella Deffinitione sian diffèrent! fi à loro s & am-
bo dalla Temperama : bastando dire > che l'vuo è U
Disent , el'altro l'EcceJss .
Lo Siupido impastato di flemma , panà vna Statua
di Neue.L'intemperame, tutto langue con occhi ba-
lenanti; se h?utà vu mescolatodimelancolía>mostte-
rá nel viso la somma e il fumo di Mongibello .
Due íbrti di Calamite prioduce la Natura : simili
diapparenza, mà di proprietà contr.ipposte : peroche
l'vna, verso il Ferro sentendo grandilsima Simpathía ■
& l'altra grandislima Antipathía : quella cupidamen-
te l'attrahe i quelta díspettosamence il ributta . Tai
Calamite sono Tlntemperante , & lo Stupido . Quel
lo voricbbe i piaceuoÛ Oggetti íéuipte vieilli : Qge
LTBROQVINTO. K>f
sto li vortebbe sentie Io.it. i.i : 8c pui'cnttambi son
Huomini .
Lo Stupido , è pin difettuoso degh Anim ili : pffi
che , anim to corne k Piame , par senza l'Auima
Sensu ma . L'intemperante è peggiore d'ogni Anima
le : perche, hauendo 1*Anima Ragioneuolc , adopta
solo la Sensitíua ■ Qursto non ama i piaceti per la
Vita : ma la Vita per li Piaceri : Quello più non in
clina ai piaceri Hucnani , che se non haueslè il Corpo
humano .
L'Intempérante , circa i dilétti cibali , è ïcome l'in-
gnrdo Filosséno , che si desiderata il Collo délie
O ù i amando più il sapote, che il nutrimemo. Lo
Stupido é corne suogliato Inrermo , che desidcra la
salut e , & odia l'alimento , che la co» frua .
Ambi querelano l'Autore délia Natura . L'vno ,
' perche habbia datoagli huomini pochi Piaceti : l'al-
tro perche ne habbia dati souerchi . Et perciò , fvn
dcsidcra cose impoflìbili l'ultro vortebbe , che an-
cot le cose Neceflarie , foslèro impoflìbrli : che si
pou fie viuere senza viuande .
Ne! cuor dello Stupido , FAraote non fa maggìor
colpo, che la Saetta nello Elefante , cuinon ti.ipastà
la prima cute . Nel cuor dell'lntemperante , fi tanto
colpo, corne aU'iinmondo Animale i ch'efléndo trop-
posensitiuo; per piccolaferita,manda eftremi stridori.
L'Amor di qucllo , è Cmìle al Fuoco Greco , che
dentro l'Acqua piu attampa : 8c egli nelle repulse*
rnaggiormente s'insiamma . L'Amor di Quelto , è
íìmile al Fuoco Fatuo . nascente sopra i Sepolcti ;
che par Fuoco, e non arde; esiendo vn volante va-
por sema eorpo.
L'Intempérante è corne vn Saflo fuori del Centto ;
perche agli Oggetti voluttuosi , corne al fuo Centto
jmperuolàmeute précipita . Lo Stupido , è corne Sai
si» nelj sûo Centro , perche godendo in se lleslb ma
stupida quiet c ■ da niuno aflerto si maoue .
EtpercicV negli amori 6c negli odi , quelb è vio
lente : Questo de' bench'cij non ì conoseente ; délie
oUtse non si riscnte, perche non le sente .
Qijel ricegno dalle Voluttà , che nel Tempérante
£ 4 Curebbe
184 BEILA FILOSOFIA MORALE LIB.V;
sarebbe Virtuoso , nello Stupido non è virtù : pfcj*
che è difetta di Natura ; n n efretto di Elettrone .
Et quell'Impeto , che negli Animali non è vitro,
nelWntemperante è vitioso : perche in quelli non può
e?èr Vitio , doue non è vso di Ragi ne : ma Questo
hi l'vso di Ragione, ma guasto dall'Habito .
IN questo solo conuengono lo Stupido , 6c Fin-
temperante , che non guardano Circostanza nin
na , ne di Causa , ne di Quantità , ne di tempo ;
Quello nell'afteherfi i Questo nel non astenersi , diagli
Oggetti voluttuosi .
L'vno e l'altro Vitio , sono i più Verdognoli di
tutti i Viti) > perche eli Oggetti sono i più vili . Ma
la Stupidezza, benché sia minor Vitio , eflèndo più
simile alla Temperanza : egliè nondimeno più incu
rabile , che la Intemperanza . Perochc per ridur Fvno
e l'altro alla Mediocrità; tanto è piùdifKcile spin
gere lo Stupido , che ritrarre l'Iintemperante ; quan
to è vn
care piùViuo
difficile
. rauuimre
J vn Mono , che mortifi
Auucrti nondimeno primieramente à non con
fondere l'Intemperanza con la Inconrinenza : perche
l'Intemperante opera per habito & per Elettrone ,
hauendo guasto il principio della Ragione: & per
ciò crede che niuna voluttà gli sia negata . Mà l'In
continente conosce che mal'opra : de nondimeno si
lascia trasportar dalla Cupidigia à mal' oprare . Si-
• ch'egli pecca più ti sto per Impeto , che per Habita:
come à suo luogo vdirai .
Auucrti ancora che il nostro Filosofo non hà qui
ragionato di coloro, iquali voluntariamente sipriua-
no delle Terrene l oluttà per acquistar le Celesti .
Questa non è Stupidità ru.i stupenda Virtù ; aliai più
Heroica, Jc Diuina che la Moral Temperanza . Pes
che questa modera li piaceli ; quella B sacrifica. Si
priua di quel che piace , per meritar quel cbefpera:
cangia il Momentaneo con l'Eterno viue in Cor
po Mortale Angelica Vita . Ella è Virtù tanto Subli
me , che l'occhio de' Profani Filosofi mai non Vi
giunse. ,• ,
& DELLA
IO}
DELLA
FILOSOFIA MORALE
LIBRO SESTO.
«M 9» "
DELLA LIBER ALITA,
ET DF SVOI ESTREMI.

CAPITOLO PRIMO,
CHE COSA SIA LA LIBERALITÀ.
VAV /
I A Prouidenza che regge il Mondo ,
non fece tutti Ricchi , ne tutti Po-
ueri: accioche chi abbonda , seccor-
rendo chi abbisogna ; si mantenga il
Commercio di vn'Huomo con l'al
tro : divn Regno-con l'altro Re
gno : di vna Patte del Mondo con
l 'altra Parte .
Furono dunque neeeslarie le Ricchezze per misu
rar gli prezzi delle cose necestàtie alla Vita huma-
na . Et perciò furono qttelle chiamate Beni della
Opinione ! peroehe tanto Vagliono , quanto l'Opi
nion commune li fa! valere. Beni di Fortuna : per
che la Fortuna con ciica mano à chi ne dona , à
ehi ne toglie . Beni Vtili i perche aguisa di Vcrtun-
no , si trasformano in tutto cià che desidera chi li
poííiede ■
t'Oro, fra Nobili Metalli il più Nobile, il più-
illustre , il più laido , il più raro ; & perciò più caro ;
fù la misura di tutti gli Prezzi : ma insieme la misura
di tutti i Mali, quando non sia ben maneggiato >
• - J I * Qgami
tóí DELIA FILOSOFIA MORALE
Quanti martori sorrcrisce questo Martelli, per st;
fteslò innocente » Chi lo flagella con Marteíh , Sc
contra l'Oro infietisce il Ferro suo Cognato . Chi
10 sbrana in lamine : chi losuisccra coltrafóro: chi
l'ardc nellc Cnimichc ri.immc ; & pec trouailo , 'A
perde î per moltiplicarlo.l'annienta »
Ma niun supplicio piùv:rgognoso eglisofKe v che-
nelle maui des Prodigo , & dell' Auaro . Questo ,.
per soperchio affètto il sepellisce , & scpulto I'ador.i :
quello per soperchio diípregio il dissippa , & disper-
dc in vû tanto indegni ; che il misero , più volontiers
sosrrirebbe la Carcere dell'Auaro .
Era dunque al Mondo neceflària la Libéralisa ;.
che moderaBdoiltroppoalíètto, 8c il troppo diípre
gio verso questo prttioso dono délia Fortuna ; mo-
deratamente donandolo , & riceuendolo ; honella-
mente ne godesfe, & ne faceflè altti godenti . 1
LA L1BERAL1TA' dunque è Vin» mcdtrutrict:
de/f Humant affttto , tire* il dnnurt 0* rice*
utrt lt T(icche^etperfol meíiuo de/la Honcftì ^
Ne sono due cosc contrarie nelLiberale il Dcaa-
rt » & il "Kictntrt : ne perche ricèuc , egli fà ver-
gngna alla Liberalitài se si considéra il suo Fine»
Perche, non riceueper ritenere ; ma per poter donare,
Og'ii Artesi.ce suppone la Materta del suo Art Ji-
cio r maneata quella , inanca l'Atte . L'Oio è la
Matetia délia Liberalità , come il Ferro délia Fabri-
le . Chi sempre dona ,. ne mai riceue ; presto, non.
haurà più che dom te •.
H Mare è 1» Fonte di tutti i Fiumi r ma tosto si;
Msciugarebbero iFiumi -, se ilMar donando sempre
11 suo, non ticcueslè mai dall.*altri» : ladoue donan
do e riceuendo » si fa quel circolo di Perpétue Mo
to, che mantiene il Mare , & rlcréa tutu la Tetra .
Danque , îl diritto è principal Fine del Libérale ,
f il Donare à bénéficia délia sua Patria i 8c il Rice-
uere ,è vn fine conséquente . Onde ilRiccucte St il
Donare , nen sono Attioni iucompatibili con la Li
beralità : anii tanto è Atto di Libetalità il Riceucte
i Doni come il Donare . Peroche il libérale i non
«touando per lieeueie i ma riceuendo per donare i
dam,
SESTO. tor
dom memre ticeuc : rictut ndo dagli vni con la m»,
no, c donando adaltri con U ìntentione .
QVesta D< Bnitione pritnieramente ci diffetemii
_ la Libernlità dagli due Eítremi Viriofi .
II Prodigo, troppo dispregia l*Oro : l'Auato , trop
po lo pregia : il Libérale , ne troppo lo pregia ; ne
troppo lo spregia. Perche non può pregi.ii troppo , ciò
cli'cgli dona » ne troppo dispregiare.cià che riccue .
II Prodigo gitta l'Otb senta ragione, 8c senia r»
gione il r .pisce • L'Anaio anida mente lo cetca . Se
follecitamcme lo serba . Il Libérale , fò dona , & nol
lapisce : nol dimanda , ma nol rifiuta : l'accetta sol
pet donarlo. Perche il Prcdijjo è moflò tla impro-
uida Br wt.i'úà t l'Aœro ; da sardida Cupidità: il
Liberáîe,dá VittuosaHonesti .
Per conséquente i l'Oro , second» il Poslêditore »
muta natura. Nelle mani del Prodige , è Benver-
gognoso : nelle mani deli'Aoaro , c Bene inutile :
iii quelle del Libérale * è Bene vtile , giocondo , &
honorcUolc . Perche il Prodigo ne abusa : PAu. ro
non ne vfâ t i) Libérale ne vsa corne conuiene »
Siche l'Oro del Libérale è vn piacido. Firme- »
che tutti ricrea > 3c sempre abbonda . QiieQb del
Prodigo è vnTorrcnte impetuoso , che hora «inon
da , hòt resta insecco. Quel dell'Auaro , è vna li-
maceioíà P.tlude i che , non correndo , inutilmente
inarcisce -, e rende l'Aujro del suo Celote »
Di qui puoi tu conoscere , che l*Àtto> del Dona-
re, nel Prodigo è quasi inuoUintatio i tome qucllo
degliEbri, e dc'Funosi . Nell'Auaro , è Attomisto
di spomaneo e sorxiito t perche non dona , senon «on-
«ra cuore .Mi nel Liberae, è Atto ioteramente Spon
taneo : perche donando sente somino diletto : & non
potendo donare, sente rainarico ■ v-
D Alla sterlà Dsfinitione , si conosce ancora la
Di/fèrcnia trà la Liítraliti, & la JAmnift .
Perche , sebene quelle due Viltà paiono sol dirtè-
lenti trà il più, St ilmeno j rhe non varia la Spe-
eje délie cose ; corne vn Gigantc St vn,Pj«mío : díf-
fercutîSimi nondimeno sono i Fini , e gli Oggetì»
(áel'vna Si dell'altra Virtù .
I t Cvn*
loS DELLA FILOSOFtA MORAIE
L'vna souuiene le paiticolari Persone con pecu-
iiialî donatiui , dcntto ccrti termini , ne'. lot bísogni :
l'Akra fa risplendere la Maestà Regale con publj-
che & memorabili Opre . t^uella , si œisuta con la
Geometrica Proportione , all'Animo & aile Perso-
nc: Quilta, con la Fisica miiiira deUa Quantiià te
grandezza dcll'Opra , corne suona il suo Nome .
In qualunque angusta Capanna può enttare vna
grande Liberalità : ma la Magnifiçenza non entra se-
non ne' grandi & Rcgal Palaggi . Perche piii Libé
rale saià vn Pouerello , donando vn piccol denaro
con grande aninio i che vn Ricco, donando vna gran
somma con animo angufto . Ma nella Magnifiçenza,
l'aninio non fà l'Opéra grande , s'ella none grande
in se steslà ; 4c nata da Pcrsona grande : tslèndû que-
sta , VirtH Ktylt ; & quella , Viriù frìuatA .
Non ogni Libérale , adunque , può eslèt Magnifi-
io:nia o/jai Magnifico può cflère Libérale. Pero-
che > quando vn Principe grande fi donatiui medio*
cri , si dee chiamar Libérale , ma non Mignifico : 6c
quando fà Opre grandi e sontuose ; dee chiamarsi Ma
gnifico, & non Libérale .
Et con qufftajdistintione osseruarono i Sapientí,
che ancora il Monarca Etemo g quando prouíde gli
Vcelli & le Formiche di vegetabili aliment! ; eser-
citò la sua Liberaiità: ma quando ereflè lasplendi-
da Molc del Cielo per díamantino pauimento degli
Angeli , & ricco Tetto degli Huomini , esciçkò la sua
Regale MagiufeCMa .

C vif IT O LO S MCOX D 0 .
gual fia il Liitrate .
Jïi&ì&A Liberalita rjehiede Libertì dalle Paffio.
Ê T St "i • Perche , ficome la Passione è vn Velo
•v*"*^^ Qhc ingombra l'intelletto : così perdonarc
non lascia
vedereleneceslárieciicolianze
& riceucre corne conuiene .
Ma principalmeme la Sperania > Si il timoré l
.> » .* ferthe
* l I B R O 5ESTO. 10»
Perche quella è la Madre délia frtJigéitiià ; te queflo
è il Padre âeW^iuAtitia : sperando tèmprc il Prodt-
go, che nieme gli poflà raancare ! ic terneudo senipre
l'Auaro, che ogni cosa gli maniai .
Per conséquente , Pfiti prapria per ester Libérale ,
c la Mezzana , tri la Giouentù 8c la Vecchiezza .
Perche nel Giouine > doue manca Spericnza , ab-
bonda Speranza i nel Vecchio , la troppa Sprrienta
gênera troppo Timoré . L'Età di mezzo , non hauen-
do ne tcoppa Sperienza , ne troppo poca : ternpra la
Speranza e il Timoré : & questo teniperamento [è il
proprio del Libérale .
Aleflindro ancor Giouínetto , nonancor Migno ;
accingendosi alla sua prima Impresa i donò tutti U
Fondi , e Posl'tffioni Paterne a* suoi Capitani . Per»
dica Saggio Capitanoi rifmtò vnricco Podere, di-
cendo : Et che riserbtrui Tu perTt ft'Jscì Rispoíè
Alestàndro : lo mi riseríio la Speranza* Se la For-
tuna più pazza di lui , non fauoriua la prodíga sua p.iz>
zia : la Speranza , la qatle il sece pouero nel partirc ,
l'hauria £uro ridícolo nelritorno .
Nluno è più Libérale, clie chi succède á vn P*
dreAuaro > 8c niuno più Auaro , che chi suc.
cède á vn Padre Libérale. Perche quello , non può
cancellar l'infamia délia paterna Tenacità ; senon con
altretanta gloria di generosa Liberalità : 8c Quello ,
non può riparare il dispendio délia Paterru Libérait-
tà-, senon con altreuntoRiípatmio . y
Niuno è più Prodigo , che chi trouò raccolta 'a
MeiVc dcllc Ricchezie , senza coltura dtlla sua indu-
stria : niuno è più Auaro , che chi le seminò co*
suoi sudori . Perche , Questo , considerandole coma
propri Parti, affeituosamente le ania • Et qucllo,
micandole senza aSmo , come Parti non íûei ; Je
diíprogia : £c non iâpendo come venganp , non cura
come vadano . Per questa Ragion naturale ; più rii£
po/io è alla Liberalità . chi Jiercditò ie Ricchezzc >
chechilefece.
Più Libérale Tara chi non hà Prèle, che chi n«
bi . Perche sebene il Libérale è Padre délia Pa
llia » Jc bencáca i CKHiiiflj come Ui»i Figli: norv
dimcaç
Uo DELIA niOSOFJA MORAlS
dimeno l'Atfetto Vittuoso , non toglie l'Ordine Na>
tlirale. laonde , it lotte .agli suoi, per donare agli
Stranicri i non è Ljbcrali» , ma liigiustitia : ic il
negare ag!i Stranieri péri donare a* l'uoi > non è Atto
dr Hbernliii,ma de! ito di Giustitia Sicbc, quanto U
dona al a Giustitia, t.mto dalla Libetalitàsi distalca .
QVtUo sopra ogni áltro sarà Libérale , chc hà
itarnpate nell.i Mente alcune MaSìme houora-
te , chc cìamio. il meuimcntoalla sua Libéralisa . Et
pet contrario le Maffime sèruili , & sordidamente-
Iconomiche , la rattengmio. . Pircue la nuno noa
r!«q«:sie Tenon ciàcbe la Mente commanda : ne la
Mente può çommandare Attioni splendide & ge-
ccroíé i s'ella è irabeuuta di Maslùue plebcic , le
anare .
Due Gran Re , congiumi di Sangae , & simili di
Home ; haueano itnpreflè nella Mente Maffime bea
diffimili : Tolornéo Red» EgitKu e Toloméo Redi
Cpri . Quelio solca sempre dire i Egli ì mtglìo far-
Kltihi , chc tjj'tr Hjcco , Quclto per contrario solea
rfiie ► Eglit mentit guder^cht donare . Et perciò quel»
lo líberalmente donando le sue Riccbezzc, fù cliia-
uiato Totctnío il Libcratc . Queíto sordidamente
cercandole , ru chiamato , Tclcmú U Mmh detu
'Pccunia «
Flnaimente , il libérale sarà sptendJdo nelle sit-
peliettili ; pulito nelle vesti ; lieto nel sembiantet
íSabitc nclla conuetlatrone ; gratioso nelle attionii
libero c franco nel dite , conte nel date r non po*
«ecdo nascondetc i secreti del Cuott , chi í tutto
Çuote . rnsomma, la Pietta mostra ilvalor dell'Qro t
l l'Qro mostra il valorc dílla Persona .
tlBRQ SESTO. in

C *AP IT O LO T E\ZO -
Oggiui dtll* Ltbtttlìti .
"^f*9 í-íNI Oggeii* délia Liberatita , e Bénéficia ;
8" í$( ma non' °&n* "^""fi" * °&l''t° delú Li-
•$'&$lJ,íìl Don.ir salutari Cnfiglì a' perpleíïï ; non
è Liberalitá, ma Humanité . Donar* +4iuti ctn boni
efficif apreslòa'Potenti i non è Liberaliti ma Olfi-
ciolità. Douar Conforti agliafïìirti i non è liberali
tá, ma Picti . Douane il Snget fer U futria ; non
è Liberalhà.ma Fortezza »
Gli Oggetti délia Liberalitá sono i Beni ii Ftrtw
nu , che í misùrano ccn TOro s perche circa cjiiesti
la Liberaliti per proprio OtRcio , modéra l'aíFetto
humano. .
JÍSucceslòre dell'tmpero & delTodio di DarioHii
ftaspe ; non contenta di euêrc ítiperiore ad ogni bu-
rnana Potenia , se non gareggiaua con la Ounipo-
tenza Diuina ; getrando. ncl Mare due Cepp' d'Oto »
iinaginò di rendcrfi Sclúauo quel lempre íugaçe Ptó-
teo ; & chiudere dentro due Anella vn si grah Corpo.
Solo il Libérale fi cjuefto miraçolo . N'»" M&rt
ì ceit tempeilcfa &• agìtatùda fiutti , ttant il Ttfelt %
distê il Romano Otatore , che lo' prouò . Ma vna.
XJapo Libérale -, mentxe dona ad vn Cittadino va'-
Anello ; ad vn'altto Denari ; & ad vn'altjo vna. C*-
tena d'Oro, ne* lor biíògni : oblija alcuni, e lega
tutto ilPopolo,: perche la sua Liberalitá non èlirnj*
tata á particolari Persone i rna à chiunque del Po-
polo A luiraccf rre . Questo é mettere il Mate in
ceppi, cVsitJoSchiauo» ' i ,
Il ctancire del libérale-, non è solamente iljtranfr
serire h propriété di vna Gemma, ò di vcasoinnia
d'Oro , in colui che riçeue : ma Ipenckre largamente
in filendidi salami , tmtne Ville , delitiefi <ji.ardini\
e Fonti , e Statut, e Pmure freticse , &{tregri»*
fitrt non pei di'Uiusiw m* del Vopole i meneur
* Acant
toa DÎUA rilOSOHA MORALE
done la Picptieià > per firne vsusruttuari glíocchî di
tutti . Peroche siceinc l'Auaro , con cento catenacci
«hiudendo le sut Case, & le sue Cnfle.pcr farle im-
penetrabili anco al Scie : aguisa del vigile Serpente
deeli Honi Heíperij ; non ne gode , & non ne lascia
godcre : il Libérale per opposito , allora gode quan-
áo gli alui ne godono: lìche veramente cluamarfi
poslòno Dtlitit dtl PtfcU , le sue Delitie .
Cimone Aceniesc , quel tanto fainoso pcr U sua
Stupidezza nella gioueníl'Età ; quanto per il suo Va-
lore neli'Eta virile : diuenuto l'Idca delta Fortczza
Martiale ,& delk Liberalità Popuhre , sece spiarrat
lefìcpi délia sua Villa | perche foflè publico dilettoj
altrofrutto non raccogliendonc , chc la publica be-
jniuolema . Doueano Pomóna e Flora gare^giar fri
loro in quella Villa , per non mostrarsi inanco Libérait
ferso il Padrone , che il P.'.dronc verso i Cittadini .
Ma veramente , ò i imone era ritornato alla pri-
stina Stupidezza ; ò egli haueua altre Ville più riíer-
bate : douendo il Libérale retier gran conto ( corne
însegna il nortro Filofofb ) de" suoi Poderi , & de"
fuoi Prauenti : ma con fine ben diiflrente, dall'-
Auaro , .. .
Peroçhe , se il Libérale gode più «el donare, che
nel riccuere : ícciò cli'ei riccue, non vguaglia mai
ciò che dona : ^1 fondamento délia sua Libéralité.»
deu'eílère il preprio Fondo ; & chi lo trascura , è
Prodigo , e non Libérale .
L'impír.uore Alessandro Seuero, ogni giorno dal
ípo Tesoro ípargeua doni : & ogni giorno da' Teso-
ijeri prendeua i conti . Era Alellàndro nella Libéra
lisa ; & Seuero nch'Eíittezza . Bílanciaua quel che
donaua , con quello che gli restaua ; per poter se»r>
pie donarç .
Egli è perciò vero , che come l'Auaro è rigoroso
Kell'tsiggere da' Debitori . e scarso ncl pagarc i Cre-
ditori : tutto diuerso è il genio del Libérale . Perehe
verso i Creditoiri , llima Auaritia il non eflirre pun-,
| «uale : tV verso i Èebitop , stirna Líbeialità l'vsar
tonmuenza ; îc liseiarsi, fino à ccrroseino , inganrw
K ?: non iu^annando se fteslò , ;J, .
Mille
LIBR.O S E S T O . nj
Maie hauea fattoisuoicontiqucl Prodigo , ilqual
hauendo diuor.no il Patrimonio, & vomitaro il Pa-
lagio : più non restandogli , ne con fhe Lussureg-
giare , ne doue habitare inquesto Mondo i fù fona«
to â calarsi nell'altro Mondo , con vna sone . Non
hauria fatta così vergognosavseita ; se raeglio prendea
le miiura délia sua Entrata . *
Ma benchc il Libérale sia buono Ecónomo de*
suoi prouenti ; non trahe perciò prouenti da cose
vili . > itio fù quefto che Iporcò la Gloiia eciamdio
di Principi Libcrali .
Hippia , illustre Tiranno di Atene , impose vna
misura d'Orgio sopra ogni Mono . Altri, fuorche
vn plutone Ateniese , non potè imporre simil Gabel-
la i fácendo pascolo de* suoi Caualli , il Ciniitéro.
Questo Tributo de' Morti spauentò i Viui . Fù cac-
ciato dal Regno, accioche viucilè co" suoi Tiibu-
tári .
Ancora Velpasiano ( chi lo crederebbe ? ) coluí che
incoronò Roma cel suo Anficcatro ; infamò quel
suo Miracolo delta Magnificchza . col vil Tributo
délie Cloáche . Rípreso dal proprio Figliuolo di
tanta sordidezza > gli fié odorare vna Moneta d'oro i
dicendo : Suffi" ' itllt clticht ; & fur m» fett .
Non seteua aile nari di Vcfpasiino . ma feteua à
quelle del suo Figliuol > : perche il Figliuolo , era
figliuolo di vn'lmpcradore ; 3c Vespasuno , di va'-
Huom priuato.
Tanto è vero , che gli Animi auari , se imraprea-
douo caluolta qualche Opra Libérale ò Magnificai
íênipre la sporcano con qualche segno dtlìa loto
Auaritia. •
■4 DILLA HIOSOriA MORALE
«H 4*J €*»
CsIPITOLO sty^furo
*ftr quai Carient tfirì ii Lit trust .
♦ *ORO, te Gemme, e tutt! gli alcri Doni ;
g r i non hannoniun valore , senon petl'lnitn-
tioKt concui sondonati. Percche sicome
Q il Dcnc ah o non è , che vn Segno visibile
dcil'Anmo, cbe nen si vede : così non l'Oro che si.
dona , ma l'Animo con cui si dona, è il Bénéficie» .
Le Corone di Quercia , di Alloro , e di Gramigna ,
craiio Fraîche : & pur quelle Fraîche costauano il
Sangue víuo à cotuî che le porraua ; pcrch'eiano pie-
«oli Segni di vn grande HçHíore .
Quando Fabritio il ^otiero , si vide innanzi agli
occhi qttt' ricchi DoUi de' Sanníti ; domandò , se í
Sanníti ne dauano alfretanto à tutti gti altri Citra-
«ttnî Romani : & rispondéndo i Legati ; £*ri/t, ift-
X/n figno dfila flima ptrtictlare , cht i Sanníti fs-
tram dc/la fui Pirsona ; Fabritio benche Pouero,
licusò i Doni , & accusò i Donatori di mala Fedc .
Mi rò Fabritio ali'Intcmion de'Sanníti, prima che
a" loro Doni ; per saper conoscere , se quegli erano
Doni , ò Laccí , Perche , l'iítelib Argcnto , ilquai
donato á tutti , làtebbe stato vn Dono Libérale per
honorât la Republíca : donato à lui solo , gli parue
auaro prezzo da comprar la sua Fede .
Dunque , l'Animo dd Donante , ì l'Anima de!
Jíono. Qucllq fà l'Qro pretioso ò vile ihonoreuole
è vergognoso ; libérale ocl auaro .
U Prodigo , ne* suoi Donatiut ha per fine la Va
nna : l'Aiuronel riceuere, hà per fine la Cupidità:
il Libérale ( cómc già vdisti ) nel donate & nelrice-
«ère } hà per fine la sola H""iì* dils^Attitnt ,
Et questo Fine distingue la Liberalità , da moite
altre vittù à leí simili t.tutte cohabitant! neU'Anim»
wdJLìberate, ' capace
, HtAuaro e capace diogni
* —di ogni Vitttu come l'Anima
—' " V Vitio.
«Tu
l'isttífc Oro , donato «1 Crsditow , saià Çjiustitìtx
; iibro sisto. tir
donato al Benefanote, sarà <jrttitudint : al Miser**
bile, sari M istrìtordi* : all'Amico, sarà •AmicitU-,
al Principe , su à Ojsequio : à ItHio , sarà Htligiont .
La Liberalità Ichiecta , non riguarda niun'altro mo-
tiuo quantunque v irtuoftumo , sei cm VHontfli dtl
dtnartt inquanto modéra il troppa affèuo * ò il trop»
po dispregio di quefii Beni terreni .
Anzi ■ Li GUri* , ch'èil nunimento délia Fortes»
u, délia Magnifieenza, & di moite altre Vittù, è
il tossico detia Libérant;! . Niuna Virtù è più- lode-
uole i & niuna odir magçiormentc la Iode. Niuna
mtrrx è più pretiosa che la Gloria , quando si acqui
tta colSangue d ill'rttiomo forte: ma niunapiù ver-
gognola clìe la Gloria, quando si compra con l'Oro
dal Libérale .
Vn Fauorito, che vradeua í Fauoci Sc le Gratîe
de 1 prenominato Imperatot Seuero ; tu da lui tu ta
íbsiocar nel ftimo , con questo Elogio : Mturt lut
fumt , M jumt vtndt . A chi dona ì'Qío pet ambi-
rione , si può mucir l'Elogio iu questa guisa : Mitre
ntl f*mt , chi fumo compra «
ll veto Libérale, mírando nel donare la sofa Ho
restà del donare ; purche il dono £Ìoui , non cura
che siVsappia ondevenga.
Apelle Chio , glacendo. insermo in gran pouert.} ,
vltima ticeuitrice de* Vittuosi; entrò nella sua ca>
pannuccia Arcesiláo, con vn libricciuolo in m.mo,
e gli diste : *Apeittt ìo vengt di pajïeggio À vederii.;
47* ptrsiò non ho aprtjso di tntnntia , sinon quefto /i»
bro àtglì Elemtnti di Zmpídocli . Et abastànáosi per
abbracciarlo , mscosamente gl'infinuò sotto il g.san-
ciale vn sechettino pieno di Oro • Ttouollo à c..(ò
la Fante , ketndone marauiglie . ti mtraiti-
glitre > dicte Apelle > antíìo Jìcuramcntt i vit fioct
di ^Arttsilát .
Così scheria il Libérale mentre boncsic.i .• dona
l'Oro , e nalconde la mano : fa il benesicio , e íug-
gt il fumo • Chi dona pergloria, non dona ad altri ■
ma à se medesimo : vende il Benesicio > compra
il biaiuno , e perde il denaro .
CsA-
ikS DÏUU HLOSOHA MORALE
«S» €®9 *»
C^IPITOLO gVIKTO,
Jn quai mtdt si tftrtiiì la Lilitra/itì.
tyVZA fy 1 qualungue bene Humano , può l'Huon»
SE T"\ jîj viâr bene ò maie : Colui folamente sà
S U * btne vfarne, ilqual sà l'Arte .
^Çà&i-llf Chí sà maneggiar l'Armi, difende k
ftcslò , le ofrènce l'Auuersario : chi mal le maneggia ,
cffende folamente se steslò . f
La Saetta di Hercole , nclle mani di Hcrcole , cra
»n Fulmjne fatale contro a'Troiani: nclle inani. di
Filotté'te , fù vn fulmine pazzo , clic dalla mano incp
peria glí caddc fui piè cou tal dolore, che tic pa-
simò . - i
L'Oro, non men che il Ferro, è vn'Vtile Instro-
nicnto ! ma teunle nelle mani dell'Aiuro : Perni-
rifo in quelle delProdigo . 11 fol libérale hà l'Acte
di bcne adoprarlo .
Questa grand'Arte consiste ntl ben eonosecre le
Giicostanze che si son dette : Quanto, & à chi , &
Perche, & in quai modo si debba lionar' & riceuere »,
LA Prima & vnastîma Regola è, di prspêrtitxart
il Dofio cita Qualità dì chi dona,&di chi tictuá.
Qjjesti son due cotrela.tiui, inseparatili dalla Vútuoia
Mcdiocrità .
, Vn silosose délia Sçtta Canína ( la più aftamata tC
fiù iabbiosa di tutte le Sctte : insamatrice più costo,
che amatrice délia Sapienia . )hcbbe scoute di chic-
áere vn Talento l cioe seicento Scuti ) ad Amígono ,
Succeflèr di Aleflàndro. Rispose Antîgono : guc/l»
i ireppo ftr vn Cìnuo . V n'altra volta gli cbiese due
Benarj . Rispose Antîgono : S«tfi» « trtpp« psco ptr
vnT(i\tí paîsò oltre . »
: Pcr contcirio , Aleflàndro il Grande , ad vn sim-
plice Soldato che glidomandò vna piccola merceue ,
donò vna grau Ciità . L'attonito Donatario dislè:
Siffle i treppt ptr vn Sol-date . Rispose ilDonarore.-
£*pfí, i pue pcr vn'vtltpandr» .
L'voo
" UBRO S EST (K trf
LVrio e l'altto Re convna falsj Díalettìca ingaa-
narono la Libcraliti , diuenendo Fvno Auire , e l'al-
tro Prodigo . ■
Antígono difHnsc il Cinico dal Re , pet non dar«
nar nullj : Akfl'andro diltiiìse il Re dal Soldato,
pctdon.it croppa .
Dourua A itígono trou.ire yn Dono rr.ezzano fti
l'viu e Paîtra domandai senza eseludere i'vnael'al-
tta con due r fi iti indegui di vnRe. Doueua Alesr
sandro sir" vn D.wo mezz :no ni ilRc & il Solda-
to , pet non ecccdere il ragioneuole ■
Non vole.i l'EquitA , ch vna Cuti conquist.ita col
sangwe di molti , roslè na?r.-ede di vn solo . Se Alcs-
sandto volea misufirtittti li D ni daili Petsona so-
la del Bonatote ; vu giorno solo liaurí.i consontc
tutte le sue Rapine . Pu'i libérale firebbe stato à ra»
pir m.inco i che prr don.it le C'utà^r ipite i Re^ni .
II Libérale .ulunque , donand i ad og ìi gr.ido d!
Persone, Mggiori, Mrzzine, & [nE.nr; tnisural'Oro
con la Regola chi imita dagli Atitmetici H'gol* et'Oni
cioè Repol i di Ptopottione i proportion indo i Donî
ai Gr.idj délie Persone, & aile sue forze .
DA queita R'gola neceflàriamente s* inferisce?
quell'altra : Che U Libérale Han dont tuttt ai
lin sala . Petoche , estèndo egli Padre délia P.uria s
deuc disttibuirc i Doni a' Cittadini corne a* proprí
ïigliuoli , dentto a' mcíiti di ciaseuno & fuor dcll'-
Innidia dell'vno a'.l'.iltto .
Il prememonto Setie , prese tanto amore ad vna
sola Pianta diPlácmo, ftìle mille che otn.utano il
suo Viuaio ; ciie le ornaua il Troncô di ricchi Moni-
li:le inanellaua i tami : l'incoton.iu.i di Regali Tií»
re : l'inebriaua di ndorifen & pretiosi licoti ,. Se
quella Pianta hauesle hauuto senno ; hauria pregato il
Re, di nonmetter lei soia inranta inuidia apreslòle
altre Piante : ne se steslò in concerto di non Juuct
più senno che vna Pianta. . ; ,-."•« *- •
Ma coluiehe hauea poruto con ceppi d'oro , sire
Schiáuo il Mare : ben pote» cou la Coronj, d'oro ,
sir'vna Pianta Reiru.
J •■ ■ ■ «
Ht DÎXLA FtLOSOFTA MORALE
A ì Rigola più eflèntiale , che il Lihtrultnn
disptnji gti stioi Doni à gent* Vitiofà &inf**
me . Pfrche, ficoine l'Oro con la liga d'jltri Met.tlli
si auuilisce & perde il suo íplendore : cosi ancora
contrahe la cattiua qualità délie Persone che lo ma-
neggiano .
Perciò il Libérale , non riceue Doni da'Vitiosi ,
per non infamare il suo Erario : ne dona a' Vitiosi ,
per non instaure i suoi Doni .
Oltreche , licorne l'Oro donato a* Virtuosi nutrisce
la Virtù : cosi , donato a* Viciosi , nutrisce i Vitij : Si
ciò che fi dona a" Cittini, si toglie a' Buoni .
E^li è veto , che ancora ad vn Vitioso posto in mi-
séria , non si deue negar soccorso i questa nondime-
no sarà vn'altra Virtù del Libérale > ma non sarà U
Virtù delli Libéralisa.
11 noltro Filosofo che hà farta la Legge , ci hà io-
segnata la Eccettion col suo esenipio . Perche addi-
mandato da vn suo Discepolo , per quai ragione ha-
titsse donato denari ad vn Poucro Huomr» , publica-
niente conosciuto per Vitioso & infâme ■ rispose:
Non ho benfjicato colui corne Hunno , ma corne HHomo .
Volendo dire > ciò che giì dicemmo ; che il donarc
à genti ìnfàmi quando son miserabili ; non è Libe-
ralicà ; ma Humanité, & Debito naturale .
NE mena è proprio dcl Libérale il far Donatiui
ad Huornini Ricchi , & abbondanti : perche
l'Oto dtl Libérale , è comineslb alla Virtù Distribu-
ciua per giouare , non per gi-.tare : & quanto alla
Liberalit i, tucto è gittato ciò che nongioua .
Non fù Libcralità qucila del Filosofo , che per silo-
sofire gittò nel Mare tutto il suo Tesoro . oinin-
ciò costui la lu i Sapienia davna gran pauía , peg-
gior di qu.Ha di Serse : Serse voile con l'Oro far
Setuo il Mare : Questo ilvolle far Ricco ; eflèndo il
M. ir più riaco di lui • Moltrossi costui , non Amator
délia Sipienza-, ma Odiator» délia Virtù : volendo
più tostoa/rbgar l'Oro tra'Pesci , che farlo viuere rra'
Virtuosi . >. . ;
Gctta Oro nel Mare il l ibérale , quando lo dona à
eni niente gioua , potendo ad altri giouare . fifn puà
eslèrc
LIBR.O SESTO. fi»
efiere Cortesia, Amicitia, i iuiltá, il dorure a'Ricchi •
ma non Liberalità ; corne si è detco .
AGgiunge il nostro Filolofo > che il libérale pir-
ticolarmente impieg < la sua li erJki nel
uare aile Arti liber.ili , & A coloro che le coitiuano :
EJsenit Vtrgfgn* délia Virtù , quinJt le Muse men
diâtno .
QuaeJo Minerua nacque , Gîoue piobbe dal Cie-
lo vu Ncmbo d'Oro . Gioue , è il Libérale , perche
gioua : Minerua > è l'Ingegno : Pioggia d'Oro , è
l'Oro dtl Libérale : vero Ltte degl'Inge^ni , & dcllc
Muse. _ -.
Tanti felici Ingegni fiorirono nc' tempi di Augu-
ftoi perche viuca quel Mecenjte , che ìparge.i Ncm-
bi u'Oto . Qiiello fù lapersitta I.iea de' Liberali :
îc sempre che rinaseono Mecenati , rinascono lnge-
gni ; distè il Lirico .
Quattro sorti di Pcrsone compongoao la Repu-
blica ; Migílrrati, Siujiolì, Soldati , 8c Arcigiani . Gli
Artigiani viuono délie loro mercedi : i Soldati del
loroSoldo : i Magistrati del lor Mmcggio : i Poeti,
« l'altre Muse Liberaii, viuono di iode: & chi si
pasce di Lode, si pasce d'Aria. Quegli , che illu-
strai.o le Citcà , gíacciono all'oscuro : quegli , che
con le penne innajano gli Heroi , gíacciono â terra
qucgli , che dan vita agli eltinti , muoiono délia la
me , se i Maccnati non piouono il Nnr.bo d'Oro .
L'Vltima Regoíi , 8c sopra lutte phu1î!>ilislì.iia, è,
, che dent con Gtauialità, & TreHi^Jj . Il Dono
scnza questc due Qualità ; è viuanda teriza condi
ment" . Perche , il Btneficio consist . nelh Voluntâ ;
k questi due sono i veri Segni dclla Volutità erri-
cice.
Il donare , nell'Auaro e Moto violento -, nel Libei
rale.è Motonatur.de: &perciò qucllo c lento, St
senec pena : qutsto è veloce,&: sentesucere .
S'cgli non può, preílo níega : s'e^li può, presto
concède k l'vno e l'altro è benefìcio . Perche quello
non inganna le jSperanze ; & questo non istanca le
preghiere. ; v
Non è Dono ciò che si eoaipra : vn'ajiimo inge- ,
I1U0,
no DELLA ÏILOSOFIA MOftALE
nuo , niente comprapiùcaro , di ciò che coda prîeghi
ínsanguinati di reliure . Et perciò ama megtio pagar ,
che pregare ; 5: patir, che arroílìre .
Chi dona tosto , dona duc volte : perche , sicome
la Morte stentata , è doppia Morte : così ilBenefieio
accelerato, è doppio Beneficio .
Tiberio , ncll'vno, CcncU'altro fùsempre Tiberis .
Perche, nel condennare, soleua eglidire al Carne-
fice , Fagli stintur Ici Marte : & nel beneficare , fi
folea dir di lui i Ciì che vurl dinars , promette tard!.
Ma quel che incorona l'Opra del Libérale : d/
'%entftcij ch'eglì riceue rende U doppio: di quegli che
f», nulla prendt h prétende-, perche, scríue quegli ntl
marmo, & questi nell'arena .
QVelta è dunque laVirtùpiù ditutte gioconda,
&honoreuole. Gioconda in sestcfl.'i, perche
mantien l'Animo in vn perpetuo eseteitio doppia-
ment? díletteuole ; di far gratie, & riceuerne rin-
gratiamenti..
QueU'Oro , che ad altri è principio délie ínquie-
tudini , per la difficoltà nell'jcquisto ; anSetà nella
conseruationc ; & tristezza nella perdita ; non può
inquietar l'Animo del i iberale . Perche non dona ,
senon quel che poflìcde : non poffiede , Tenon per
•ionare : 8c non si perde quel che si dona ; anzi si
colloca â grande vsura: restandoin sicuro ilbene-
fìcio in chi lo riceue ; íc il merto immorale in chi
le fi.
Ciro addírhandato da iranien Ambasáadori do
ue COHseruaflè gli suoi Tcsori : mostrò loro i>li suoí
C malien, .dicendo ; Eccoui quegli che gli conseru&nó .
Tamo solamente ftimaiu di poflèdere , qaanto haue-
ua donato .
MA molto mafgiore vsura è , Tifttumi ttVjtf*
pUnso che ne riceue . Perche , sicome apreílb
al Popolo , ['Honore akto non « , che vn'Opinione
délia Potenza bcnefàttiua , corne insegnò il nostr»
filosofo : niuna Virtù è più popularc , & plausibile
«he là Liberab'tà : niun' Huomo è più honorato e
pregiato , che il Libérale ; viua fonte di Beneficij .
*£'i è benemeriio di tutti , & adsiato d» tutti
corue
LIBRO SESTO. i«
tome vnNume Terrestre . Chiam.uo dispensiero de'
Poueri : Protertor de* Ricchi : Meccnate de* Vir-
tuosi : Padre délia Patrza . In esto hanuo i Vecchi
che ammirare : i Giouani , che imparare : i M Ria»
ni , che imitare : i Prodigi , che correggersi : gli Aua-
li incorregïibili , che vergognarsi .
Niuno viue pjù sicuro icpiù libero da' Inuidioíî ,
da' M.deuoli , e da' Nemicj . Perche niuno inuidia
chi niente poflîede íenon per don.irc : niuno odia
chi tutti ama : niun p«ò flier nemico dcl Libéra
le , che non fia neuiico dcl ben publico > délia Patria,
di se medesimo <
Quindi è che alla sua Morte si ode vn publics gé
mira per appkiuso , e tutu volti vestouo à duolo .
Piangono i Popòli , piangono le Virtù , piangon le
Museorfane, e desohte: cniamanoinf.uue LiFalce
délia Motte , che habbia toko di Vita , chi à tutti
daua la Vita: Scingiusta laNatura che ad vn'Auiiuo
Céleste , habbia dato vn Corpo terreuo •

C.APITOLO S EST O
Hella Trtdigalitì , (? dill'^Autritit .
•fr&ï'î'G' ALSA è quella Rigola generale, Che due
S r £ Cosc contrarie ad vna Terza , ftà lot coa-
3> * * uciigono.
<J-Î*îifr La Prciigtlitì 8c V^íuaritU son due
œortah Nemiche délia Li'jtralita » ma più Nemiche
Fri loro .
U Prodígo iprezza trcptio lcRicchezze, Scperciò
legetta: l'Auaro troppo lcaraa, 8c perciò le con
serua . Chi fà spesc lòuerchie per Sensualità , i
Sensuale , e non Prodigo : chi per arobiYone , è
Ambirioso, e non Prodigo . Chi conserua le Ric-
ihezzc per mercarare , è Mcrcitante , 6t non Aua-
ro: chi per giocare , è Giocatore , & norjAuaro. Il
Ptodigo aducciue sol dora per afîèiro didonare : J'A-
turo conserua , per solo jfrcuo di coasuiaie : l'vao
t l'-altr» , fuoi del douere.
F Ojni
lil DïLLA FIlOSOFIA MORALE
Ognï Vitio hi i suoi Lodatori . La Prodigalità ì
color.ua col titolo di Libéralisa1 : ît l'Auaritia , col
titolo cli Parsimonia : Sc pcrcià , quella è iodsta da
Giouani , & quella cfa* Vecchi : perche la Prodigali-
tà c Vitio Gíoucnile : l'Auaritia Senile . Ma corne
laPietra di Paragoue fà conoscere la diferenz.i tri
l'Oro vero , e l'Oro fallò: cesì la Liberalità fà co
noscere 1a diUèrenza tri l'Oro Prodigo , & l'Oro
Auiro .
I! puodïjo rapisce l'a'trui quaudo gli manrhi clie
gettare : l'Ausro non gode ill'uo , purche artri nou
ne joda . Qucllo è fimile al Fiume di Lidia , che
ruba l'Oro al Monte Mída , per getrarlo a! Mate.
Qntííi è tim-Ie a' Fctmiconi de' Montî Arimafti ;
chegouernano le- Minière d'Oro ; non per seruirie-
oe , ma perche altri non íe ne senia .
Il Prodigo , non è Vitioib per se steflò ; ma pet
accidente : perche l'Oro gettato senzi Vinù , è il
Semé di tutti i Vúij . Et l'Auaro per se Irellô è ca*
pace di ogni vitio i ma per accidente parri Virmo-
fo . Sarà sobrio, per non Spendcre : non giocatote,
per non perdere : non ambiuoso , per non parer rie-
co: non commetteiA delitto, per rimor delfisco:
ma vn"Vitio solo baita pet tutti i V'itij .
Più fitcilmepte si riduce al Mezzo délia Virtù il
Prodigo, ciic l'Auaro . Perche, al Prodigo non ma'ir-
ca l'Attione , ma l'Intentione : ati'Aturo mltbl l'vim
c l'altro . Ojjello pecca per troppa fîducu ; quello
per troppo timoré . Et perçiò quello quanto più vi-
ue , diuienc più considerato , Sc manco Prodijo : St
iù inuechia > díuien più timido -
II Prodigo doria quel che non deue ; & non dona
quel che deue . L'Auaro dona quel che deue > Sc
non dona quel che petrebbe douare . Perche il Pr«-
di>o, donando per suo diletto & non per l'honcsto J
sente più diletto à donar per elettione , che à paga
ie per debito . Et l'Auaro , non godendo di donare
per eletnone : paga sol que! che deue i accioche noa
gti sia toko quel che no» deue .
ïina>
LIBR.O SESTO. m
Tînalmente , tjnto è pazzo^ il Prodigo rjuant»
l'Auare., Perche quello, non miferando ciò che do
na , fifiísee le softanze prima di finir la vita : Qujr>
flo , temendonon gli manchino te soltanze, sinilce
U vita senza seruirsene. L'vno, per vsarrrop-
po le sue ricchezze , muore pouero : Til-
tro , viue pouero per morir ricco.
Quello agli Heredi lascia il Te-
soro di Epaminonda , pieno
di Amicirie , vuoto di
denari , Qaesto
lascia il Te-
lbro
di Paosania , pieu di
dciuri , vuoto
. • diAmíci.

» X ... «LIA
DELLA
FILOSOFIA MORALE
LIBRO SETTIMO.

DELLA MAGNIFICENZA
ET DE" SVOI EST REMI.

CAPITOLO PRIMO
CHE COSA Sl A MAGSIFICESZA.
**.*¥» Ju
A MAGNIFICEVZA è Vitm »t!F
Estima , circa ta Mrdìocrità délit
SpifcGrandi, ftr sine Kanttìa .
Aslìirda nel primo iogresse può pa
ì rère ad alcuno questj D finitione
del nostro Au.ore . reródie, !e il
Piccolo & ri Grande, son gli duoestrcmi del Mrdlt-
trt : coin'eslèr può Médiocre vna Cosa GranJe ? & se
nella Mediocrità consiste la Virtù : com' ester p ;ò
Virtùciò che ttascende h Mediocrità !
Sappi noudimeno che ancora nella Graadeíza si
troua Mediocrità, k nella Mediocrità si troua Gran-
dezza Proj ortionale . Ctpitnlina , Grande & Ma
II Simt/acra di Giom
gnifie i Opéra fù in se steslì : ma fù Médiocre , ris-
petto al!a Statu* di Pompéo , ch'era Minore :& al
Ccliffi di T(oJi , ch'era Miggiore •
Ami ilColoflb diRodi , al cui p.iragone tutti i
Coloflî del Mondo eran Pii>mé'i ; paragonato al suo
Fine, era così Médiocre , corne gli altti paragonati
La' Fini loro . Peroclie h Statua di Pompéo, per ho-
nor di vn Piiuato : ôc U Gróuc çapitolino , per va
jran
»eixa filos. von.tiB.vn. «f
gran Ttmpio : 6r il C olosiò cìî Rodi , per Pentrata
di vn Porto ; non erano mínori ne maggiori de!
Conucneuole: 6c in quelta Conuencuolezza consiste
la bftdìicrit* Prtporticnalt .
Per contrario , se ru dedichi à Pompco il Colof-
fo di Rodi : & sopra il Porto di Rodi tu collochi il
Gioue Capiioliro t'ccrta cosa è , che soimbiati i Fi-
ni & !e Propoitiom , tu togli ta Vediocritá : pctchc
l'vno sarà Maggiore ; l'altro sarà Minore drl conue-
neuole:& quelle Oj-rc M ignifiche.sitanrídicole .
Dunque , la Magnificcrza riguarda in vn tempo
tte "Ttrmini corrclatjui , cioè : la Cm»ìH< itlt-
Cfra : la ÇranitT£* itlF Optrtnti: tch§MUÊÌtU
\a d,l Fint per cui si Opéra . la Crindezza dtlP
Cpcra si misura dr11a Mole": quclla dell'Operante d.il»
la suadigmtà: quella delfine dal Publico Bene . Et
queste tre Misurc insieme vnite, couvn sol nonic fi
chiamano IL DIXORO .
Saui.menrc adunquc dal nostro Filosofb qoefta
GranVirtù chiamata siì con due grandi Norni ; simi
li , ma non sinonimi ; cicè , MAGNlFJCFNZA , k
MAGNIDECENZA . Magnificenza, perl\isloluta Crart-
dezza materirfle deU'Opcra . Magnidicfnzt , per la
GrandVtza comparatina ■ proportionata al Uecóio
elella Mole, deilj Petson.i, fie del suo Fine .
DA questo discor'b primanirnie tu puoi eono-
scere, che la Medioctità Magnifica , è molto
maggiore d'Ha Mediociiià Libcrik : perche; sicome
il pi" piccolo E'.efame , c maggiore del più grande
Agnello : così la tninpt* Opeta M.îgoiSca , sap ta la
maggior'Opera Libetale .
Fabio, Malïìno diF<r«zza, e tenue di fortune ;
vendè vnsuo p cct.lo & vnico Podcrerro i per pre-
scioglicre con queli'Oro , da' F<rri di Annihile , gli
Óptiui di Canne : perche giudicò men vergognoía
alla Republica , la Pouertà del suo Gcnerale , che la
Caitiuit à de* suoi Soldau .
II Popolo Roinano , hauendo conquistato il Re-
gno dell'Asia Minore; ne fece dono al Re Attalo :
perche stimò cosa più degna délia Romana Maestà
il Tare vn grau Re, che il poilëderc vn gran Regnot%. -À
f i
ilt DELIA FILOSOFIA MORALE
Se siconfrontano questedue Opère àmifura Jel!'-
AfFetto e délie Forze del Donatore ; astai più do-
nù Fabio , donandovn C.impo > chc il Popolo Roms-
no donando vu Regno . Peroche , chi dona quanto
hà nel Mondo, dona tutto il Mondo .
Pet contrario , il Popolo Romano : poco donò ,
xispetto à quello che potea donat» . Put nondimcno,
il Dono di Fabie tu Libérale , & non Magnifier : il
Dono del Popolo fù Magnifico , & no» Libérale .
Perche ( sicome gíà vdisti ) fOpra Magnisica , non 6
misiira dalle Forze , ne dall'Arrètto > ma dalla Gran-
dezza & duU'Effètto .
Tu vedi oltreciò , che sicome la Magnificcnza è
Vùiù différente dalla Liberalità : così gli Eftrtmi
délia Magnificenza , son différend dagli Eíìremi dél
ia Liberalità . Qucstí fiirono ehianiatí *Au«ritìn ,
Sc troiiftilltà :-ma quegli , auanti al nostro Filosofo
non hauean Nome .
O tanto rata âpreslô gll Antichi fù la Magnificen
za, che, ne di Nome , ne di Semblants fù conoscio-
ta ; ò. tanto eran poueti di senno , che abbagliati
dallo splendore di qiulunque Opra Magnifica, non
discerneuano il Mezzo da' suoi Eftremi . Et corne può
filoíofate chi non sà definire : ò corne può definire
thi non sà il Nome }
U nostro Filosofo adunque i sicome hauea cono-
sciuto , che la Mediocrità fbrmale di questa gran
Virtù consistea nel Decóio ; così con nuoui ma pro-
pri Nomi, chiamò la Virtù, MAGNIDÏCENZA : il
Difctto Vitifíso , PARV1DECENZA : & il Vitiosç>
Ecccsso , OLTRADECENZA . y j /
La Magnidecenza , c vna Miluta délia Crandezza
conueii-u.We : la Paruidccenza non giugne alla Mi-
sura : la Oltrasleçenzai'eecede .
' Di qui tu puoi conoscerc finalmente , quanto fia
ditficíle questa Scienza , & quanto neceslatia á chi
vuol fare Opre Magnifùhe . Peroche , sicome nulla
« tanto dirficile , quanto ìîconoscerc la Proportione
del Uecoro , per le innumerabili Circostanze dalle
q«uu dipende : così troppo è facile il fiillire in al»
mna t«;oítuiza i e troppo coita ogni fallo : pef
che
LÎBS.0 SETTIMO. nf
che mancando , od cccedendo il Oecoio : fi gettane
Teíòri pet acquist.it Biasimo .

C sA P I T 0 LO S ECO O^D 0

'Opra MagniSca, sicomesuona ilsuoNome


S t S vuol*eltet Grands. Grande adunque eon-
uien che sia celui die Li fi: accioche U
V<$3^ Decoro propouioni fEfficíente aH'Efrctto.
Vgual Mostro larebbe ; nascere da vna Pecorella va
V.one : & da Persona vil* vn'Opta Magnifia.
Non può ester Magnínco chi sc pr.i vn' Opra Grafi-
dc , non può scriucre vn No.ne più grande ; perche
il Noine ingrandiíce i'Opcra , più che dali'Opera sia
ingvanJito.
Egliègran vitup?rio nel noslroSecelo , che il Tí-
toìo di Magnifiai sii tanto dica:!uto dalla sua Cran-
dezza < che apeiM gli Scarpincili c' T.iuernicri si der
gnano di .-.ccettarlo : quclío , che di siu crique con-
uenia sclamcnte a-' Gi.m Re , & Potentiifiiiii Impï-
radori . Et tome può ester M.-gnifico,, chi noa può
skie Opte Magr.ificbç > Et cçme Magiufica è l'Opra,
se l'Autorc è Plebeio qu.uitu.iQue ricco ì ,' »
Piiina ctepò il Ranocciiio fauolo;b , che col gon»
fiaisi , poteise agragJiar la gr.:ndezza drl BÙ : &
prima, si consumera il Rk-o Ignolúle , che chiamar
si pesta degnaniente Magnisico . Perché la Viltà délia
Pcrsona, auuilisccl'Qpra quanuwque grande .
Báttr.ico e Saura, ikchílUml Auh««ci , si pvcffe?
lirono à fabricare il Te.t.o di Ouauia à propiio
costo : sol che potestèro scolp;tui li Noini loro .
Gli Edíli noUbfFrJrono i ^iudicando , cheiàMagni-
ífccnza dïll/Opra (áíia proî'aruta dali' Oro plebeio ,
e dal mecanico Nome di Artiftci ; oscuti diS^ngue >
benche chiari di F.uiia çell'Ane loro .
Ha vituperosa M .gnirîcer.za ru quella tli Ródcpe ,
Jehiaua fainosa , J.i cui bellizza di molti Btincipi e
R.cji tiiont'attice ; de' vcrgo^n. fi gwadagni crgçnda
ut DELLA FILOSOFIA MORALE
vna eccelsa Piramide , ostentò a! Cielo la sua igno
minia , & l'altrui .
Fece Inuidia all'Honestà quel Trofeo dishoncsto î
& la publica infamia, diuenne pubtico Ornamento .
Tolse quelh Piramide la marauiglia alle altre Pi
ramidi dell'Egitto i non più marauigti.ir.dosi il Mon
do, clje alla Piramide del Re Cléope trauagliastèro
tanti Schiaui : poiché alla Piramide di vna Schiaua ,
contribuirono tanti Re .
Egliè dunque più conueneuole à chi è di ricchez
ze grandi , & piccoLi condicione ; partire il silo Te
soro in Opere l iberali , che perderlo in Moli son
tuose t potendo acquistar'il merito di Munifico ; ma
non meritate il Titolo di Magnifico .
Il Tesoro de* Mercatanti , nauiga con la volubil
Véla della Fortuna . Quel de' ricchi Poderi , dipende
«lalle Nuuole . Quello de' Principi Crandi , è come
,il Campo di Piéria , doue l'Oro hauea radice : non
posando mancar gli Tributi, se non mancano i Popoli.
Dunque i Principi soli poflono honorare vn'Opra
Grande, con vn gr.m Nome .
Nasce col Principe nonsoche di eccelso & di cele
ste, chiamato Maestà ; che in lui traspare, e traifon-
«endosi nellesue Opre, le rende venerabili , e grandi ;
Allora dunque vn'Opra è- sommamente Magnifica,"
quando ella supera l'altre in grandezza : le il suo Au
tore supera gli altri in Maestà .
Egli è vero ( come già vdisti ) che sicome l'Huo-
mo non opera sempre come Ragioneuole : ma talo
ra come Sensibile i Se ta'ora come Vegetabile! così
va Principe noti opera scmpic come Magnifico , ne.
come Principe .
Il Sole eslentialmente altro non è, che vn Fuoco
luminoso, & Vitale, collocato nelPVniuerso per be
neficio di tutte le Corporali Sostanze , che gli stan
ilo dintorno come Bambini i per sugget luce , Se
prender vita.
li Principe è il Sol de' suoi Popoli : 6c il Sole è SI
Principe di tutti gli Aliti . L' Etlèntial Proprietà del
, Sole , è il risplendete : & l'Eslcatial Proprietà del
i Principe , e il giouare ,
Se
m R O SITTIMO. il»
Se il Sol non lucelVe, r.on saiia Sole , 8c se il Piin-
cipe non giouasl'e , non saría Principe . Se il Sole
pailàllè vn giorno sema rilucerc i quel giorno non
íària Giorno, ma Nottecieca: & se il Principe pas
sa vn giorno sema giouare ad akrtu i quel giorno ,
corne dicta Tito, è pet lui perduto, perche non opéra
corne Principe.
Dunque , ic il Sole illumina vn Corpo panicobre ;
limita la sua Virtù : ma sc illumina l'Viìiuerso : ag-
guiglii roggetto délia sua benefica pollànza : & il
Piincipc ( già l'babblam detto altrCKC ) quant.'o con
berxfioj mediocri gioua à Particobri Periòne : ope-
ra come libérale: ma quando íiì Opre Grandi à
publico bencficío Sc orn.imcnto : allora , rsercitait-
tlo il sommo dtlti Maestà , opéra corne M gni-
sico.
CM «f» «*»
C 1 TO LO T E\Z 0 ,
guJÌ/Ì4l>Q gli Qgfftiì dilla Magnifiant* .
Iconie dellj Liber.-lita sù derto, che moîtí
S, C & Cinno gect^re , ma pochi smno donare :
* " & così nella Maghificenxa, cgli è più facile far
gr..n<ii Spcse, che fàile Magnitìchc .
Alcimi Vcelli concepisconò al!o spirar di Zcfiro ;
ma li'ricono i'Vovupicne di vento ; cliiamate ptTciò
Zcpkyri* : u s\ taìuolta Petsonaggi Potenti ; prtgni
di Vento dtll' armbuione , pirtoriícono dispendiose
Opeie ; ma vi'.ote di fcnno, 8c di Decóro .
Le Idée de Ile Opre Magni6che , fuiono quelle che
il Mondo ciiíanlò. li Sttte suoi Miracoli : cllcndo.
ítata cola vcr.;mrnte mir.ibjle , che il Mondo anfo-
ra rozzo , partoriflè Cuen tanto grandi per concepir-
le i & Menti tanto jngeniose perpartorirle .
MAguifico fil il TansU il' DUna ; erctto in îfc-
so d.i tutu l'Asu in dugent'anni , sopra cent»
Colonne , fibricatc da cenro Re : di pari v.isto , o
vago , K eterno i se vna solaljcc , non hauestè ter-
jninau i'íiuuuà in yaa Motte : ò pex fer lume 1
ÛELLA FILOSOFsA MORALE
Nome oscuro di chi Paccese : à per far Fuoco cUOîo».
ia il sir.m Natale di Alestàndro i'oelqualDiana, Olìre-
tricc de' Parti, era quella Notte occupara .
Le Murtt di liíi/ci.ia : raltczza délie quali pre-
scriii.-uu iivolo agli Vcelïi : St Li speslézza, fornnua
■vn largo Stadio aile cóncorrcntí Quidiighe. Mira-
colo ;iiù mirabile ; perche , non da cento Re in Ju
gent'anni ; ma da. vna snla Reina in poclù Lustri fà
cominciato & finiio . Ella t'ece vedmr, ihe non ht
htnghezza dcl Tempo, nu la erandezza dell'Animo
fàl'Opre Grsndi : capendo FAnimo ili tanti Mo;-ar-
chi in vna Fcmina .
Vl'ii:rìar.i PirimUi: non Pirctnidi, ma Me""'
£A ncihili S:sssi ; traiportsti djIPArabia m itto , per
iepclare i Rcgi ; ma prima gti lot Tclbti .
Magnifìc*ìiza superaca dalla Reina di Caria net
gr.m ilíws.ltt : per setbar l'Oflà de! suo ConC>rte f"
dop'ii rii hitcr scrbate 1c Ccrteri dentro se íteflà .
Ciie 's'c'.ò il Mondo solpeso, quai Tomba fofle più
beila, ò la Marmoiea , ò la Vina .
II premeiuor.ito C c/ojso dtl Sole , clic rcrniua di
P.'ra di bro.no al Porco «fi Rorli : di tanta altezza
&tam':.r:ei che il Sole, ícgrlosito di vedersi viciuo
rn'aitrp se , più di se ammirato , crollmdo la Tcrtaj
lo nbSattè, per «on perderla jloria rii est r Silo .
La Ttrrt dit F*re ; che fia 1? ténèbre r.otmnie
Kioíirando il Porto a' Nocchieri^ton la sua Fiamma i
fè la siia fama sì chiara à tutto ílMondo i che rr.o ri
più nauigaaano per v -ilcr UToac , che 1» Reggia di
Alodaii.íro à eni llruiua..
rmalmeute yil grail (imehero Ji Gicue Olìn/tiio,
di sodo Auorio : Mitacclo del Diuino ScMpcifo di
lidía; che tenta prtpkfli glj Adoratori , <jiul folle
più^dorabile , ò Gioue, òchá lofl'ce. >
DA qurste Id.e tu puoi conoscere , che l'Opre
Mt£OificjQC vogliono eiîvrc Soxtuosc , QmWi",
MÌT*kiii , & tfmutaiA' : perche dalla Sontuosui
nasec Gtandezza : dalla Gr.ind zza , Matauiglia : dalr
J.i niar .uUlia , Vcneratione , & Honore .,
Ma imperserte saranno qarste quattroDoti, seal-
Iu ducnon danao ali'òpta i'vUima inano .
L'vaa
IIBRO 51TTIU O. IJt
L'vna lYVtìlità : fiche um'oru non su sr.miu>
to Copra rtctili i'aslì . L'altta è l'Elrrairà: lì.hr il
Vecc'rio ing->r.lo, che dniorn i propriP.irci ; dimorno
à vu P.irto ccsì Codo si tompa indamo It Zanne .
Chiunque aH'isteflò prcizopuò f.ue vn'Opcra etci-
na , & la fà momentanea : vuol m ile a' suoi Poste-
li : & sjrà d.' Poílcri rnaluoluto : odia le suc ric-
ebezze > & si peiuitá di hauecle odíatc , cjaando le
haurà poniute .
i_e Sucse clic'si fannoin Píile, Pin'pi, r Diamait-
tí nii3Mtunqne preticí-fîmi; son degne víramente di
vn'Huoiti Uagpisico ; nia non sono Opt e Magnisiclie ,
Manca U Grandt^Xj (îel'a Mole : chiiidcndosi vn
gr.n Tcsoro dentro la buccía di vn.i Noce . AUnca.
Jn F"»<'\Z'' : effendo vn T;soio mobile , & non
istihile • Manca la ticuriX^* : eslendo vij Tí>òro in-
si.|i.:to , & sottoposto aile vnghte di vno Schmtio .
M ; ica la Villhà : eflèo.lo vn Tesoro sepolto dtn-
tro vno Scrígno . Manca il vero Vaia'rt : eílèndo vn
Tt s 'to , il cui prezzo dipende lialla vulgarc opt-
nÍLUie .
Et in satti , quella Fenice de' Diamami. dí Carlo
di BoYgogna , eccedeua ogni prezavo , perciï'eci.e-
deua ogni nullira: eg.'i era vu gtan Te soro in epm-
»pendio. Nondíintno cjueíloAlcmsnno, cfae il treuô
îbtro vn'Carro , ftà le ipogiie di quel gtan Principe ,
■nuuto f. à' Guerrieri , e vir.to da' Pccoiai > il vende
pcv vii'oicíuolo di vino.
Et ferse ne iù miglior'cstim.-.tore , che i Giolel-
lieri : peroche ancora il G.illo di Eiópo , quando
tronò il Dúamante nel Lttamaio, diA ; Vtmi p!»
tajìo h.iuer trpuut» vn •/Ami lii Q*li», the -vr,* Gtm-mit,
Sono adun.Tue ibniiv.ameme Libéral! , tfa co;i
14 .jji;inYhe simili Spese : non perciò disconucnecoli
ad vn Principe M.ignisico : ptrclie, cnfpossiede il
Virrù rnaggiore dee poljcdlt li minore • M : fàgrai»
tmto a' li:oi Tesou , impiegando i,'irteili> prezzo m
Opère di rninorpre^io .
Generosc Munificeme , ma non vere Hisinineen»-
W , furono i VittorUti Dokmìhì dt' C"iàri ; j,iuaU
aj i»opolo da.vtu man Libérale ; & da mille auarç
I f uraa»
IJ» Dî-U-A FH0S0Ï1A MORALE
ìrt.nii rapiu, con tanto tuiuulio , Uic il Prem-îo di
vna Vinoria Hostile > parea p.incipio di vna Gucf
ra i iiule . Olrreche , impouerendo in poca d'hort
l'Etario ; poco ne toccaua à ciascun particoLre , Se
ricnte .il Puhlico .
L'isteslò dieu tlelle T'ub/nbt Cene di Cesare, &
di Silla , per pesc.ire ali'esca l'.unor dtl Popolo : ij-
quale in vn sol giorno s'in^hioitiua il prczzo di
Opère grandi & eterne . Et ben fouenre, il Conui-
to comincíato con aiîiistà & allegr.zza i finiua nel
Conuito dc'Lápiti, Si Crnt.iuii : & laFuria vi
fcittaua aile frutte il Pomo ác)U Diliordia •
Ma se si fbndano illustu •^í/îírjfci , con istabili
preuenti , per accoglier' Hoipiti.: benebe l'Hospirali-
tà fia cosa Libérale i la Perpcttlkà è cosa Magnifica :
perrhe condoppío beneficio , .í'empre obliga gli Stra-
nieri , Sc íempre honora la P. tria : &c ancor dopo U
mono, d i quel Fomìo raccoglie lodi .
Qjiinci c , clie febene i GiutM Ttitrait, *Anfi-
tu&tli, Chats ,*H*lt*li , erano Opcre Libcr..li i
nondiincno i Tcutri , gìi Anfitcatri , i Circhi , e la
Nauinachíe ; erano Opre Magnifie!»* : perche i Gij-
ehi er.,no momentani ; e gli E.iificij eterni ; cjuelii
ricreauano i Cittadini ; questj ornausoe la Cjttili
qucgli erano mirabilí ; questi erano Mir.icoli .
Opère similmeme Magniíìche furono gli ^frthi
Ttioafíli i le ítlùtint historiais délie Vutorie di
Traíano , ouero oílentatrici de' Trosei di Augusto !
il Maujclét iì^iirinmt 1c Ttrmt simili à inarnio-
ree Città : V^nsitutn di ■Vtsfttfians -, che fece om
bra aglj Settc Miracoli dclMondo, numerandosi per
l'Otrauo , majgior di tutti .
Ma se quell'Qpre son più Magnifûhe , lequali con
la marauiglia dcll'Arte , & sontucsità ddla Mule ,
congiungono alcun publico , e scgn.il.ito , o perpe-
tuo Beneficio : «he cosa erano gli Arcbi trionrâli ,
enon Porte inutili ; smoderaumente sjuarwiate , sol
perche vi potcll? entrare tiittala Romana Supcrbiaî
Che le Colonne diTrabno e di Auguste , senon Li-
bri di memorie de' Barbaii , per vindicai le sue in-
í>unc inJeltbikntntc scolpitc i the Ja Mole di
Adíuuo ,
HîRO SETTIMO: - H}
Adríano > senon vn Monte di Piètre , per portare in
aria vn Cadauero! Che le Terme , senon Acque iu«
sa!ub:i alli Vieilli Sc a' virili Costumi ï Che final»
mente quel grande Anfitratro, senon vn gran Ma-'
ce'lo di Carne humana ; doue , ò le Fiere degliHuo»
mini ; ò vn'Huom dell'a'tto , cran Carncfici »
Opcra più di que Ile Magnifica ( chi lo credereb.
l>e) eta la più schifosa di lutta Roma , cioè le cUá-
tht . Opeta tanio schifola , che in se raccogliendo
tutte le Romane immondezze , fi nascondcua lungî
dagliocciii: ami pei r.Csi conraminar gli oreechi col
pt. prio Nome , con Nome permutaro , & più decc->
uole era chiamata Nitifét : qualì le Ninfc fostèro
S'-Tofe , delitiancio nel sucldume .
Ma dall'Altro lato , clla era Opra tanto sonmosa
per la feruttura cl'inuncnti & archeçgiatí SrÛi : cha
h.nia mentir lì dicena, che Roma era piùbellalot»
to terra , chesopra , Tanto salntirera i che da Iciso-
la ricoiiosieua Roma la sar.ità , £<: Upuiiuzza dej
suo cran Cc rpo , Tmto importante , cbe allìcuraua.
Renia co' sotteranei spir.igl), du' tremitj fafwgiiarj
à quella Ipiaggia. Tarro profittciiole al connnercio ,
ihe ihiiidcndo in si no nauigabili Fiaini , portatw
si'tto terra Ic merci , e l'aboond.inz.i . íinalmente ,
tanto Alagníhca , che daPlinio ru giudicata lamag»
giore di tutte i'Opre di Roma ; & mevuò per Autoiev
ilmigliordi tutti gli fyí, i
Ma nfgar nonsipuò, che 1a sorí'dczxa non con-
taniini iaqualche modo lo sptendor deU'Opra Ma-»
gnisica ; & 1 vtU.ià non livergogn? tlcHa viltà .
Dl'Ihjuc aflàí più Magnihca fù quella di AppÍQ
Claudia i ilqnal-iifoslaricfo laTTtna, coprì con le
©fia di Ici la VU Militari , per condur sofra le
Vah'i , e lot to i Monti le Romane Lcgioni dal Me-,
diterrancoairAdrintico i onde vu paflággio faticeso ,
diuer.nc vn delitiûsopasleggío ,
<i£etti íuvera M- gnificenza , che reselaSomuo-
fità vtiliifltnai & l'vtilità sontuo(ìínma ; & la Via,
puM;ca meiitò il Nome del proprio Aurore . Mcn«
tre la Via era calpest.'.ta , ilsuo Norne era esaltaKM
cgni pallò iniprjmeiu vu vístigio délia sua gloiia.
«4 TOStCrt rtlOSOFl/V MORALE
JOe ì quefta cedè Puiao l'Opr.i d: Claudio Ijhpe»
more, cuca gli ~4tqutiati ., Mcctrc che Romain
miao aile acqtre dcl iiio liinoío Teluo ardea di í~e-
ft \ sù le marraorte sp.Jle di ;iit iHìmi Archi penò
«orne ín.trionfb per aria í Fiumí sdúbii ; chc lir-
pendoalle ptibliche & ptnwetonti , recarono àqncl
»ran Popolo delitia & lalute .
Ma il maggiot inir.ico!o fu , chc vu Capo ccsl
íceino foflè c.;p.-.ce di così magnifko penliero '. Pen-
iiero llcpial 1-..UÒ per farlo chiamare Augiifto íenzj
ironía : se però il Penliero fïîsuo \ aiiiaiuìo cglipiù
tosto le Botti, chc gli Acquedòtti.
Ma frà tucte Ir Opte, la più Magnifie > è (corne
tonchiude il nostro filosc.'b ) il dedicir Simo/acfi I
Tims-Ií à Dia ^tanto íomuou e tnírabili, che i'Opr.i
jBUiti lapublica Pietà: Sc 1.. Pietà inuiii l'immoital
>Jume ad habitai co' Mortali .
Qucsto è il più grande & p:ù perfeuo Oggetto
délia Mag: ificenza : perche niuna Moie è piiì epa-
ce dellc ucllczxe ddl'Artc : niuil Fine è più iìidìì-
»ne : & niuna Oikraèdi tnagrior bcntf.cío aile Re-
juHiclje,the la pubi ic:r Religione ..
1 V i Tenìpio inconnociallano i Romani !c Militari
Jfpeditioni ; & al Tcinpio tiport.iu.ino le Spoghc .
r>.J Ttmpio pt ndeano gli Ai^ípicij dellc grand, ri-
ío4uri<>!ii ; ác Dïl Trmpio ìendcan le Graiie de' fór-
«uiuti silcccîfi. ttpí-rciò , inquanto hà cicchi errori
«Ici CcmiksiuiO órjticc'laua il loto luielhtw j giaJi-
tìtoncfsempre, niuna Opéra oouet'etìere con lUaggioi
MagnihVtnza c spL'rîdorcordinara, 6c comp:u:a •
L'Klcílo R.' che meditò le Ckiáche per fat Roma
■$;na i'œcditò jl gtiu Tempio di Gioue Capirolino,
pet fi RoiaaSatfca. Et beochr queKicue Fuiìuiiu-
<ore , più vo'.tc fuhnin.-.Hè tjuelklua Mo'.e : sempre
nondinìeuo rimeque più hclla & preiioíà d^ìle lue
famine : fiche a' tempi de* Cetón , mentreil Loio
«HRonin, ciiucnne Maimo: +1 Matmo ii ^mlTtuv
|»o , iaciiiie Oro .
LtBRO 8ETTIMQ. «jj
«» 8*í

Ter quai fint tperi it Mátffáfift»


■frK&î^" A ciò chesi èdetto délia Uberalità, tu puol
Ít\S discarrete .délia Ma$ni&chza': perche il
5Ì U $ Fí'negcner.ile dtll'vna , c dell'.drra è ilmc-
•fr^î-Ô" dtlmioi cioè, YHtlfin ma gli Afotiílni
partie oLri son <ìifïcreiiti .
L'Opera Magnifiai C può confident MutetiJmm-
tt , òPcmt/rrunlc . La Mat< ria , è la Mole che cou
gliocchi livede; vn'Arco, vnTcatro, vn M.urfò.'éo '„
v;i Temple». La Fomn è Inuiíibile , & u.iscoû reU.»
tmtnvsm dell'Optr.'nte , laqualclona vita aile Opte
Virwtofr, ò Vniose, corne YAnima al Coi po.
' L'Imcnrion di chi opéra magtjficAuienre , è VHf
ntfìa deil'Opera stestà i comí si è detto . Et senzx
«jueftofir.e, vu'Opcra qtiantumjue Grande S:Rtg.i-
le ; à (ii à vitioía; ò sarâ quakhe alau yktù dtfrè-
inv.e dalla Magnírìcthza .
Vn'Hcrb.i si dice haiicx tóita forza dialreiarç la
Imagínacíua clichi ne mangia, che altro non fàse-
lion volgef &iiuoljerSlifi . Tal'è la disposr.ione di
atcuní , jquali , non per fríonclïà M ignifica > nia pet
cetto natutal §ntìt , sid;rtno i dístruggete íefabri-
«are , hor superai P.ilag: , i;or eccelí'e molí , sema bi-
íôgno, íYnz.i dccQtdj & íenza Iode .
T.d'e.a ilgtniu di Domitiaho ■ carjear Roma di
Piètre ; 2c le situe di Oro ; con sì [ìoeo dcooro get-
tato ! come raccolto . Di Oro coprì > eosì la Soglía,
ro:ne it Solia : tosà le Stalle , corne le Sale : tesi
il Tcmpio di Cône, to*'e la t-Aa délie Concubi
ne. Plotarco lo stiroò ihatto : íc arjutaraenit diia»
mò quella fui Magniftccslza , t*P*\1>£ UU7Ì£' Mida,
Volea, che cpniîío eeli tòccaua , folíè Oro j di cui
patì tanta faute i cite di samedi motì .
A'.tti si muouono à far'Opre rSiagnífiche per Imi-
■ t*r le altrui Magnr'ficenie'. Àguila délie Scirtúe..
ÚX ovo csl'vJWg HuQiliilu, £ stiidií.o.0 di far tutu»
ciò
ljtf DEtLA HLOSOÍlA MORALE
ciò che veggiono ure agli Htiomirú . Qucfta noni
Magnificenza , ma Scinda dclla Uaguificeraa : perche
non haucndo i» se la Idca dclla Magnificenza , U
piglia inprectito .
Ma b-nchc gl'lmitatori sian chiamati dal Satirico ,
Grtggt scrv.lt : nondimcno, il Sau;o Zcnónc c'.bt»
laua i Poteuti Cittadini ad imitar le Mágnisicer.ïe
di Péticle : perche , ma^gior gloria è l'eslcr'Imitator
«lelle cose grandi , che Autor délie piccole; ne sarà
t>uono Autore , chi non ru buono Imitarore .
Alquanco più degno motiuo délie Opéré Magnifi
ent è qucllo di Vìucrt ntllt suc O/irc . [neusesn*-
JHuomo nasce vn sc-mmo desio dclla ImmottalitJ ,
Ml perche la Natura prescriiie à quaianque indiui.
duo ii termine délia Vita : la Natura íiestà inscrì
quel conforto di poter scprauiucre Dclla Proie : &
à ciii non lià Proie , surrogò vn Babil pensiero di
fir'Opere grandi , accioche i:i este viua la sua me-
inoria : & se non si può dire , Ctiuivim > ahr.cn fi
djea , Celui viMf ,
Ma benche questa Intcntîone fia drgna di cias-
ci'ja'Huomo , ilqual non si penta di ester nato : ella
noRdimeno è vic'na à quel Vitio, che guastala Magni-
íccm.1 ; cioè , YamUthsí 'Òfitnteùmt .
Nacque cia questo Vitìo quasi col Mondo ; in
qucgli Huomini brutali, tanto vasti di corpo , quau-
to corti di senno : iquali s'inuogliaror.o di si! rica-
ic vna Torrc , che meriumente si poicste chiamar
Torte ÒV Ciganti , é Gíganteflâ délie Toni: accio
che pOi;;iando fino al Ciclo ; portasic vna Inscrimo-
ae col >Jorre loio i'opra le Stelle .
Kiuna Opéra fi'i giamai ne più Magnifica , ne. più
pizza . Se. fbsler viff. cenío nútliaía di Anni , & di
tutto il Globo dclh Terra hauester fjbricito Mat-
tmii : prima sarebbe loro rpanc.ta la Terra , che
>"Opra finita . Ma' ncile Ofic Magmfichc quanro
più iVg* PAmbitici.é , tanw più da lungi si íco
fie la ìiolititzxa .
Cli Anibhiosi non afEggoco l'Inscrittione per ha-
ucr fan 1" Opéra : niafanno l'Opeia per irfifget-
w l'Xoscrnúouc ; perche U loi fine , none sir l'O-
' . ' p «a
tlBRO SïTTIMO- 137
pera grande, senon per far grandi se steflî .
Anzi corne i Pittori sciocthi , ad ogni n5ur-.cc fa
sottoscriuono iINome loroi così gli Ambitiosi , sopra
il Sepolcro , sopra glí Altari , sopra ogni Pila , scoipir-
conp il Nome e FArme ; agoisa dell'Herba Paiietî-
lia , che à tutce le patéti si attacca .
II Magnifico adunquc , non istima cosa honorata ,
il fàr cose lionoieuoli per mendicare Honore ; ma
perche rHonestà dell'Attione così lichiede : bastan-
dogh di hauer* appagató se steslò .
Lueullo, hauea régalât! ncl suo Apolline f cieí ,~
col più magnifico fjplendore } gli Anibasciadoii di
Sparta : iquali stupcsiiti e confiisi, fbrzauano la lo-
ro breuiloquenxa per ringratiarlo, che in graua loto
hauess'cgli fatte cose sì grandi. A' quaii riípose lu
eullo . xAlcunn n/à ho farta in gr*tia di voi : ma
pÌH ho fjttt » gyaiia di Lucu/fo .
Non potea far risposta phi degna délia Roman»
Magnificenza . Se in quel fontuoso accoglimento
haueslè mirato ad obligare alli Repubtica gli Stra-
nieri ; sarrebbe stata Prudenza Politica . Se ad espri-
mere il suo affètto ; sarebbe stata Amicitia • Se ad
ostentar le sue douitie ; sarebbe stata Vaniti .
Ma la Intention del Magnifico , dríttamente miíâ
à fare vn'Opera degna di se . Quamunque il fin dellí-
Opra matetiale su la Hospitalisa : nondimeno il fui
dcll'Opra Fonnale, èl'HonefH: potendosi fate vna
Hospitalítà non Magnifica : ouero vn'Opta Magnifi-
C3, non Hospitale .
Quindi è, che il Magnifico, non si vanta, ne
superbisce délie sue Attirais perche non opéra per
l'Honore , ma pet l'HoneliJO : Si hà sempie FAnî»
irjo maggior delî'Opra . . .- ^
Non cura che l'Opera fia lodata dal Popoîo.
Igli n'e il foi lodatore, perche n'è il tolo estima-
tore . '<.-.'
Non cura di meteerui sopra il suo Nome, òl'In*1'
ícritrione i poco importandcli che altri sappia ch»
I'hà fatta, ne à quai fini. Perche se l'Opra è pic-
cola', non la giudica degna del suo Nome : se gran
de; ii suo Nome non cerca i veditorí >maí VediV.
ton
,);S DÎTXA FIAOSOFIA MOR.AIE
•cri Gcrcano il Nome , che dalla Fama , ò dagli An»
>a)i succeslìu.Timcnte si firriue nclle metnorie .
Che se.taJ<;olta l'Autore ínseiiue all'Opera il íiio
Home 4 nol fi ( corne già vdiíìi ) per render più
«Jii.iro il file Nome con lo s^lendor dell'Opera : n:a
più chkra ì'Opera con lo splendeur del suo Nome .
Chiunque ,vedea quel Magr.íficentissimo Pánted
profana Jdéa rie' SacriTempli i cen Crlonne di poi»
i lo, Terni di bronzOj e Cietoid'Qro ; capace, e
J'gno, dí albergare il vero D-io con tutti i Santi;
non che Marte con tutti li f'-!si Numi : giuuic.'.ua
niutia Opéra poter t-slëre più Grande , ne píiì maro»
uigliesa . Wa lfggrmlo poi qfecll* tre parole , MAÎl-
CVS AGRIPPA FF.CIT : p.reigli chequell'Opia rre-
fcesle il doppio ingr.n dezza , & rorr.-.uiglia . Paieua
fM Agrippa fo.Te trasfotm^toin queli'Opera , ò I'O
pera in Agrippa : l'vno si vrni-r. u i ne'l'aitro .
. Iglî è veto , cbe U M.-igninimo desidera Honori
grandi ) pp-poriionati alla gt.uuiezza délie sue Ar-
li-vni : te percrò metitamence poteua Agrippa delîar
gloria e Iode di sì grand' Dora , Ma quel deiulcrio
sarebbe ílato pioprio di Agrippa Magnanimo'í &
nen di Agrippa Magi.ifico.: perche la Magnanimité
â paire di Honctípcrr©pera grande : nu LiMigui-
feeoza si pasee dciLgrai;dezza dtU'Opcra
t*3 í*î €*»
C^PlTOLO siyi^TO.
* Cerne eperi il Mu^nìfict • ,
♦t4M-frA Vagi ificenza , ceme accenn ,mrno , ì
St* vna gran Scrcnza: perche richiede vnpcr-,
Z Li 5> setro cODofcimento d'iniiumer.ibiU Cit-
•»**»•'> coftanze , nellequali consiste il Décora
Tiell'Opra. ,
l 'Oltntdutntt , non fiì nier.a ccnsideratiorje alla
«cnur níenza , purthe ï'Opra 6a Grande .
IL-PjrKií/fi ir.it , íi mnggior coníideratíone sopia
la Soniltzza «ieila Speià. , tue supra ii Detoio dtlí-
L1BRO SETT1MQ. n9
Il Mtgnìficù , si propone WOpeta grande , ma
conueneuole al Fine, alla Períbna , aile Forxe, Sc
aile altre Circostanie i ponendo ogni studio , che
nulla niancbi alla persettione , Sc al Decoro . CM
non considéra quel che fa > non può saie quel chs
desidèra .
LA Prima Sc somma Regola è, ebe il Fini fi»
conueneuole all'Opr » , & ì'Ofr» al line ; dice
íl jiostro Filosofo .
Ridicola fà dunque la Magnificehza del suo Ales-
iandro, che mal prosirtando di quelto Docomento ;
al mono Bucéfalo dedicòvna Ciità del suo Nome ,
Sc qniui gli t resse vn Régal Mausoleo , con la sua
Scatua, St rinscrittione .
S'cgli credeua che l'Anima del Re fuo Padrc fjflè
palTata iu quel Outllo ; si mostcò sciocco : perche
il fuo Maestro dannò la Pitagorica tranfinigratione .
Se nol credea -, si mostrò ingrarn : perche non fece
tanto honore a! Padrc , quaato al Caaillo .
Alt ru non imncaua, st non dedicarglí vnTempio,
Sc adorarlo : pet non lasci.irc in dubbio , quai sosie pi ù
infeníàcn, il Cau.illo , ò il C-.mlicre.
Ne maggior senno mostrò quel Cimqne Arenrele
deico il Magnifia ; ilquale , aile Mule che gli hauea-
no guadagnato il Pálio al corso ne' Gíoclii Olímpici -,
erse vn magní&o Scpolcro vicino al fuo . Poreua Mt
notarié del fuo propr o Sepolcro , con vna liiscrlttion
commune : Qyl GIACCIONO TRE BESTIE VIT-
TORlObE: DVE MVLE, ET IL PADRONE, .'
Non cunuengono gli rtessi honori ttgli Animal»
che agii huomini : & molto meno gli stem honori
agh"huomini , che agli pij , dice il nostro Filosofo :
esttndo maggior l'indccenza , dou' t maggiort il
disgUJgl'O . -,
Ma pure , à r il'cstremo traftndò ^adulation del
Senato , che orF rì i 'Tiuetio , iouéee di vu" Arcs»
Trionthle ,' vn Magnifico Teinpio, per adorar'il lùo
Nome, Sc ilfuoNume. Tibfiio, benche gclofo di
Oloiia , lîutando quell'Honore , iì rifiutà ! dicendo,
ntn vc/ert ultra Ttmpio che i lire CMtri'Mt tlíti Ira**
fini, chs i» iort M-mari.i, -■ .•i-t'»
*ao DPttA FtlOSOFiA MORALE
Pareagli gii di vedtre dopo la sua Morte , qóel
Tcmpio Tradicato : dannato ilsuoNome : il fuo Nu
ire derifo: le soc Imigini trascinate nelFRMM ; co
rne gtiilò il Popolò alí'Originale r Tiùerits in Tibf
rim . Tibcrioíu gittato nel Tebro .
Non ne fisrono prrò tamo schifi glisuoi Siiceefîb-
ti : perche poco à pcco, nssucfacendosi à quelle Me-
«amórfulì di Huomini in Numí, chianiate ^Apotrcfî :
fi persiiadeuano di cssere ciò che g'i altri díeeano :
*e le continue- Congiure ; ne ilSangue òellc férue;
w le Moni infarrîi vna dopo Palm i batlaua'no à
chiariitli ch'CflieranoDciràndicole ; poichc coloro
«de gliface.n Di), li disfaceuano .
Considéra in ohre il magrisico h ConiKni'nia
tlell'Opera af Jtjiniti Lucge , & del Popolo , à cuí
la dona .
In Tebe It Opte più cenueneuoli Sc piiì gr.idirc ,
•erano i Templi : & in Isparta K Fa/íBrt de' b«l-
ilci apprcndimcnti : perche tal'era il Genio Iota:
onde fù detto ,
Tebe alls Case Sacre , e Sparta êitjtrmi .
InAtêV.eí Liie'i, & le F:losu:ali ^êzadcmit : & in
Creta le Terme , ic li Teatri : .perche quegli tran
Dotii , e questi Voiuituosi : onde correa que 1 vulgai
detto: Cretesi , ítHìe ì & veniri pivji . Quin-
diè, che inRoma egnigenete di Opre Magnifiche
ftirono condecemi ; perche in^eslà regnauano vgualr
jnente tutteleVirt», e tutti i Vitij .
Ne solameme alla qtialiti del Luogo ; ma aile
Cutfiuttiure dilTemf t, misura le i\az Opte il M..-
Jnihco .
11 Re SeruioTuIlo délia Preda delta Vittoria 11-
cina, faVívò la Statua di Gicue Capitolino, per de-
dicargli le Sjtoglie. Appio Claudio , à cui , corne
Cenlor MjíTimc , si apparteneua la Militar discipli
na giudicò , ficorae vdisti , di non poter fare- Opta
5>iû conuentuole, che la Via Militare , tri le cui Rui
uc anche-oggi
ne ai testa inteto il suo Nome .
Dapoi che Augusto , col langue de' Conginrati ,
D.
k fcebt
kebbe pLcata l'Gnibra Paterna ; Marco Agrippasuo
I Genero,
Gent tteslè quel Tcmpio Idéale à Marte Vindi-
v' ' catorc .
n.
IIBRO SETTIMO. 141
catorí . Et Vespasiano , vedeudo eltinta col silo lin-
fera la-C'iuil Guetta de* Vitellij , & de$liOttoni : St
tienriata in. Ronn corne vn Hume oouello , U fuj-
gitiua Pace : eteilé il Tempio délia Pace, Scl'Anlí-
teatto : queilo per rentier gratte a'íiioi Numi ha-
mottali : qacsto pet allegrsre il (úo Popolo semiui-
uo . Opre , chediGt.itiiitzz.iic belti hauendo tu*-
ta ogní altra Magnifica Mole : eo.»tecdca»o sol»,
meme trà loto .
Pet contraria, intempestiua íc imp^opiia Magné-
ficenza fà qjulU diAiyullo, che in tempo estre-
inoi mentre che iu ogni contrada cadeuano i Citta-
dini conie secchi Scheletri pet la faine : celebrò U
più Magnifico & lplcndi Jo Conuito , che mai si vé-
deslè, con Dame & Canalicti : vestiro eflb da Dio
Apolline , & tutti gli aliri da v.irijNumi.
Raddcppioísi 1a puhlica penuria con l'opulenza dí
pechi . Aitro non si vdiua ò v;dea per Roina , senon
gemiti rabbiosi , e rr.otd.ici libtlli con questo Motto :
<he mAt&uìglia, t se i T^cmani muoion dì famé, pei-
tljt gli Dij fi hanat mandata latin In Vtttnttfi* t
Crudele Malcficenza , & non Magnificcnza di così
Sauio Iraperadore : senon minuisce la niarauiglia,
l'Impero di tante Veneri sopra vn'Apolline : b.dtan-
do vna fola Vcnerc per farc impazzir diece Apolbni .
Propostosi adunque vn Fine conueneuole , coliri
che íiaccingead vn'Opéra veramente Magnisica ; pro
cura gli più famosi e perití ^IrtefiJ per ideaine U
Disegno . Perche vn bel Fine dipende da vn bel
Principio ; 8c così lc Moli , corne le Pitture , dal,No»
nie deU'Artesice indoppi.1119 il prezzo .
Delle Sette Marauiglic delMondo, il Coloflb dí
Rodi ctebbe iì doppio per il Nome di Carére Dilce-
polo di Lisippo . II Gioue Olimpico, perlaFamadl
Fidi.i . II Mausoléo di Artemilîa , per il Magistéro
di quartro impareggiabili Architetti che si partiront)
la gloria & l'Opera : Scopa Bríáce, Timóteo, &
Leócare . £t il tempío di Diana diílègnato da Co-
reho , proseguito da Metágcne , sii finito da Temó-
c'e : tutti più immortali délie lot Moli : poiche le
Moíi sou sepoltc, Sc essi sopraujuono .
tii DELLA TIlOSOFtA MORALE
•Ne scnza Ragione gli Architctti furono chíamatì
Ingesneri perche con tanro Ingegno studiáuano il
Decóro & le proportion! nelle Opreloro, che l'At-
te Mecanica diuenne Atte Libérale .
Sicome trlla Qii Uitá délie Vittime , i dotti Misti :
iosì negli Ornamenti de' Templi i pcriti Archicetti
filosoEirono .
Agli Drj Setaggí , fabricauanû Templi di Arclií-
tettuia Rnsticana , baslà , tarchiata , emislìccia, chia-
maca Oriìnt'Ttf s . Agli Dij Mczzani , VOrdìnt De
rite alquanto più ,lto & ado'rno . Agli Dij Maggiorî
YOrdìnt Hnko di più maestolâ ericca ptoportione.
Maàvenere, àGiunone, & à Diana, addattaua-
Jlo VOriìne Coriitit , con più tìoríte vaghezze di
Basi» di Capitelli , e di Cornici . Finalmente aile Mh-
se,cnme siiblimi épure Menti , l'Ordine Ccmptsif ,
il più suelto, e sottile , & delicato di tutti glì Ordini .
Poítaíi dunque dauanti vna bella & sauia Idéa »
considéra maturamente il Magnifico Principe , se la
Cafioyu merti la Sf'fi , ò la Sptst meriti la Cagimt :
Sfttnche , ò délia Spesa, ò dell'Opéra non si ripienta .
! Adriano Imperatore , nella solennità dell' Adot-
tìone di Cesónio ; in Festereccie Magnifícenze , Fa-
briche , Giochi, Conuïti , Donariui publici e priuati ,
& superbiflimi Parati, consumé diece Millioni cTOro.
Finite le Feste , cominciò il pianto : Cesónio infer-
*iiò à morte . Adtiano cjuasi impezzì esclamando :
Misera me: qwtntt Oraho h ítttMtê .
Più gli dolea la perdita del denaro, ehe del Fi-
gliuolo : perche più facilmente poteua adottare altri
diece Cesónij , c!ic adunare altri diece Millioni : 8e
eol medesimo prezzo haurebbe fatta vn'Opera me»
giouiale, ma più gioueuoleal Pubhco . La Via Ap-
fi.i non costo tanto .
Ma più doueua pentirfi. vn Demetrio , che ípese
éugento mila Marche ci'Ofo inispese Meretticie : ÍC
vn Messála , che consumò due Patrimoai opulenri
in Comedianti : diuenuto dipoi Messála, Fauola Ccr
mica i corne Meflálina Fauola Tragica.
Ma più importante consideratione è il biland.ir
l'Opera "ko» lc sue Ftr\t . Senta cjucílo bilaucio
■~L 1 B R O SETTIM O. (4;
non si può fuggir l'yno di due inconuencuoli . O che
l'Opra si n'mauga iniptrsetta, Jc l'Amorprouerm.ito :
ò che l'Autor procacci dmaro per vie icoaucncuoli .
Perche, come sc.i9e il PoHcico , l Ertrit tfruïit
am'oìtisnc , fì ri<mpie an sce/traggirii.
Girci questo secondo inconuejv uo'e, basta pet
mille cseinpli il solo escrr.pio di quella gr.m Pira-
mide di Cléope Re di Egitto ; ecccdeme in altezza
ogni perísiero : ìîicritamente celenrata frà gli Sctte
Mir.icdi dell'Vniuerso. D'intornoa questa , haiendo
Cléupe finici gli ítioí Tesdri , senza poterla finire ;
trouò vna nu'jua minicra d'Oro in Casa propri.i; veri»
dendo l'Honore dell.1 propria Figiiuola .
Dica hwta il nostro Fîlcsoíô , che il sine Jell.t U2-
gnitì enza è girurdar l.iHonestà : Cléope, sema gct-
tax l'Hcmestà fuor di Casa , non pocea finire la sua
Piramide.
Grande inconuenirma è , non inisurar le sue si»
cokà : ma non è minai l'altra , di non misurar la
suaDiVit* .
questa fiirono esempio arPrincipi , altri tfue
Miracoli del Mondo: il Mausoléo di Artemisia, Se
il rempio Ertsiiio . Opère , lequali non poteano per-
setciineme ibrgere sopra rtrra , che i loro Autori
non foílero sotto terra. Chi lecominciò , non heb-
be il giubilo di vedctle finite : íc chi le fini , non
hebbe la gloria dí hauétle cominciate .
Okreche , gran Miracolo conuien che sia , che il
succestòrc finisca TOpera dell'Antecestbre . Peroche
ciaseuno ama gli propri Concetti : e stima gran dis-
pendk) e poca gloria , spender le proprie sostame
per oomplwe gli altrui diiegni : pguisa del tidicola
Vcello, 6he coua l'Vuoua non sue .
1 £glt è ben vero ciòchc a sua liiogo vdiraieffer
eosa da M.gnanimo lasciar l'Opre irnpcrfétte. £>i-
mostrando , che ncl lûo Petto alberga vn'Animo
znaggior délie fbrze; & che più facilmente il Teni-
poi lui mancheri , ch'egli al Tempo. Ma Ja Ma-
gnanimirá non è Magmficenza : quella miíùra J'Aní.
mo, e questa, l'Opera .
' íiiuim.iite, ji M-ffiifico, in tuuçl'pptc sue *f
m
144 DELIA FIIOSOFIA MORALÊ
în ciascuna Opra, sarà Diliftntt, Sc Esttf , e Splenii-
4a ; acciò null.i manchi alla Petsettione & al Becóro .
Paolo Etnilio meritò questovanto , che qnalunque
cosafaceslc, Fabckhe, Giochi , Conuiti; la fbrniua
magnificamente , &í csattiflìmamente . Scupiuano i
■Creci, che vna Meute applicata à ccse grandissime,
íbflc così diligente nelle minute . A' quali rispoa-
deua ; Efftrt vn*^4rtt medtsima Catiinar bene vis
Stttagfi* a & vnt Mtnsa : qutila per ftrfi temtr dit
H^gmiii ; quefia per fats Am.trt da* Cittatttni .
Solo Patrasio tra' Pittori , meritò il Tuolo «^í-
ndittui ; cioè, Eíàtto e Dilicato : perche aile sue
Pitture daua tanto sinimemoeperfcttione ; che do
ue tutti gli altri Pictori molcrauano di non haucrle
ínite ; per ruettere le imperfcrtioni à coperto : &
Apelle isteflb lòttoscriueua , ^itptlUs ftcubat : egli
Jòlo potea sottoscriuere , Parrhasius ftcit . Cósì tri
turte le Opre Magnifîchc ; solo il Pánteo meritò quel,
la laseriuione; MAR.CVS ACR1PPA E£C1T.

C w*? IT 0 LO SESTO
lulU T>it<àitctn\t , & dclia Oltr»itctnXj*
'Ohnittntt , te il Ttruidtcentt , altro
ST 'nSco"crc non adoprano nelle Opre loro ,
«? ^ <S che il proprio Geiiio . Perche quantunque
•fr'î^PÌÍ' bcllissiino lia il Modello , l'vnoeíakro lo
guasta. Qu?llo .peraggiugneriú sproposicue grandez-
jie : questo per diminuir- del lauoro , e del costo : noo
couoscendo nt qucilo , ne qucllo.> «ò <htualaPro>
pottione, 5ci'B;cóto .
L'Oltr.idecente , epera spomaneameute ma senzi
gìudicio . L'operatione del P-ruidecente è mista di
Volunratio e foraato: spingendolo l'Atr.òiiier.e , Si
M.ihendolo FAuariua .
Perciò l'vno précipitera l'Opera con la rrpfpa
çeleriti ï l'altro ia guasterà' con la troppa lentczza .
Quello è limite al Lcopardo , che se luqtutoo ía!t\
nen fíccde Uftcda, i'^bbandoua . queito c Cuilf
«II»
1 I B R O S ETTIMO. t4W"
àlU Montagna , che pregna di vn grau Parto , dopo
moltoromore partotì vnpiccol Topo .
Nejle Opte dcll'Oltradecente tu vedrai grandi ef-
íetti d'aniino generofo ; ma sempre vi sirà qualche
marca di stolidezza . Et nette Oprc del Paruidecentc,
tu vedrai sforzi di Magnificenza ; ma lémpre qualthe
direct di sordidezza .
Sicomc i Parti Bige neri , cioc , generati da duc
Animali di Specíe diffèrenti i l'empre simigliano alla
Specic ptggiore : così le Opte di coloro, nalcendo
da vna Vittu jnescolata con vn Viîio , íempre simi
glíano al Vitio píù toit© che alla Vinù .
Matta rti l'Oltradeccnza di Nerone , che dítde
fiioco à Ronia , per farla rinasetre più bella , che
da lui prendeílê Nome Ntrmía • Ma più crudelc fù
la Pazzia , perche ridendo i pu'ulici gemiti ; in ha-
bitodel Poeta Homcro , con la Lira in m.iua : men-
tte Roma ardeua , canraua i versi dell'ínct nJio di
Troia . Ma UXroia fè sue vtnJette: iíl'Homero,
dopo il canco ne pianse .
Rjdicola fù la P.truidccenza del suo Amcceflòrc
Calígulaj ílqu.ile orgoglioso délia scgnalau Victoria,
chVgli ríportò per relacíone , scriílè al Scruto que-
ste mernoraHilí parole : PARATE QVA M MAXI-
MVM TRIVMPHvM QVAMMINIMO SVMPTV„
Apparecchitite vn grandiílìmo TfSoiifbi con picca-
liflìma spdà . Doue tu vedi io queli'Aninio íiccop-
piata la Magp.ificenza e (tréma , con l'estrenia Spi-
lorcciia Quefto era vh Moltr:) Bigenero .
D Aile còse antidette , si può ritrarre ; primicr.i-
mente , quamo poche fiário state al Monda
le Opte perf'ettament.' Mjgnjfiche : petoche anco-
ra negli Otto Miracoli delMondo , tu ci vedrai di
se tri eflcntialmcntc ripagnantí .Jía vera Magnirì-
cenz a .
Quanto al Temfiìo di Diana: sebene il più no-
bile Oggetto dt llc Magnificeitza fia il Tcnipío, per
r*ccellenza del Fini : osta però à quello , la falsità
del Nulne : finto da vaneggi inti Poeti , ma da niun
Saegio creduto . Siche tu non íii quai pazzia mo-
ueslé t.wti Re, à sond.ue vnasìvasta, c dispendio-
G sa
Mi DELLA FIT.OSOFIA MORAtE
ù Mole , sopra vna Poetica vanità . Ikhe Tà cre-
dere , chc colui ilquil l'abbrwiò , foflè più Saggio
di tutti co!"ro cb» i1 fabricarono . Qualche zclaii-
te Filosofb ellcr dnura qatllo Heroilrato ; degno
che il suo Nome rjsplendesle con quolla luie ; t i
Nomi d< gli Autori li cimaneflero al buio .
M.i olttetiò qu.intan<j!it l'Opra follè stata vera-
meme Magnifie , ; à M si doucua il Titolo di Ma-
gnifùo.' Non à chi la fondò , perche non la fiuì;
non à chi la fini , perche non la fondò , cerne si è det
te Onde quel T<-mpio da Martiale fà chi.imato Opt
ra met r, &: d i Ct..tino , Optra Itntt: te il suo Aiciii-
tetto-Coréno, acquistò il sopranoaie JiTemriario .
M'gnisica íiì veramfntc la Mile dì ^Anerripi,
per la Materia, pcrj'Aite, cVpcri'AUezza , ch'en>
pieua il vuoto deU'Aiii , esate cantò Martiale . Ma
se si considéra i! Fine , di tiasfvrire vu Mcote di
lauorati Marmi , pet nafeondere il líinafugíij d'vn'-
i;icenerito Cadautío ; sema niun puhlico bemneio :
cjuella certamente non rù ver.i Ma<jnitìcenza ; ma iu-
laua Oltradeceuza i che died*.' l'Eicmpio c il Nome
ad .;!tre simili inlaoíe •
L'iíteslo d r.ii ielle 'Barbare Tirtmidi dell'Egitto ,
clie prr l'iiteilo iuiitiSissimo fine , impouerituno i
Re^ni : Sc prmoipalmente d; quclla -lel Rè Cléope ,
più smiiurata di tutte , & più vergognosa .
Iì Qicut Otìmpicj ; sc si considéra il Soggetto , era
cosa Ptofana. ie la Materia; megUo si conueniua
à Giouc vna Sntua d'oto , che di Corna di Elcfanti ,
scheCiiie da Martiale . Sc la Grandezza ; non cri
uiaratiigliosi : non estènjo vn Corpo lodo.ma pià
fr.uninenti commf lTi. Se il M.igilicro dcil'Arrefice ;
potca sar IVptra prctiòsa, mà non dipcndioíà i 8c
perciò n- -n Magnifica.
Il Colessï di Hfii, benche tantoMirabile per la
grand' zza, che i Rodiani n'hebbero il Nome di Co-
ïo&eâ : fù peró nel Soggetto rappresentato , vna Poe-
tic j Meufbia, St FaUdla vana : &: così rrul r'-ndata
nella Mole, coaie nell'Inucntionc .
Non si .aiuiddero coloto , che vn sì gran Corpo
librato da du- piedi , non potea lungamentc soflilte
re
IIBRO SETTI MO. 147 •
re in vna Isola, crolata souentc da' Terremoti . Et
in efrètto , quel ft vn Miracolo <ii cinqu.int'Anni ,
S: non più : perche la Terra tremantc , scoslé nel
Mare l'inutil peso : ic il Sol di Rodi hebbe va sitbito
rxcaso senza ris rgimento .
La Ttrrt dtt Fars , píù dî tutte l'Opete preme-
morace , fù gioueuole .-.1 publico , & ncceilària , pet
inscgnare il Porto, si:pplendo al So evna Fiamma .
Per questo fine la sodtzza tk altezza era dtceuole:
ma gli ornamenti <]ispendiosi , er.m lbuerchi . Et
perche sol perquesti era maraui^liosa : quanta più
mar.iuigliola fù , tanto ancora più Oltrai'tcente . Et
ctic peggio è , il suo lume inscgnò il Porro a' Batbari
che lVccupano .
Sola í'Opcr* Ai Stmir'tmide ft interaraente Ma
gnifie- , per la grandezza , per U f nuiositi , & per
il Fine ; artesa la maniera deii'e.pu^nationi di que'
tempi i ne' quaîi niuna altezza , e niuna sp< [U.n
délie mura , era soviet, h a . Ma per JífenJere , non
ci volet ininor Populo , di quello di Bibilonia , ne
miner ■ cuoie di quello di Scinirarnide , cb'era mor-
tale.
Fin.ilmenre , V^Axpttttrt di V'Jptsijm ; che, lico
rne scrisle Rutilio, íp iuectaua gli Dij celefti : con-
siderato per seíolo, & per i! suofióe i non stopra
grands mente Magnifie.' : scruendo à Roma Oriosa i
Sc non à Roma Religiosa , ne Bellicosa . Ma se si
vnisce con l'altra Opéra dcl TempiodelU Pace ( cir-
conscrirtoTerrore dcl Gentilesimo ) negai non si peò,
che quel Cesare non porri U vanto délia Magmficenza
lbpra tutti i Gentilí .
Siche tù vedi quanto scabroCi Virtù sia la Magnî-
fîccnza : essendo tanto difficile il far l'úpte M igni-
siche ôc canto facile il biasimarle .
. #* *** *
*o* *» *» ** *%
» » »*
DELIA
FÎLOSOFIA MORALE
LIBRO OTTAVO.

DELLA MAGNANIMITA.
ET DE' SVOI ESTREMI.

CAPITOLO PRIMO.

«*.
VESTA Virtù h.ì Mine belle, & ec-
celkntí Prorrictà, che alcuni Filo-
fofi l'hanno confuû con la Fortt^-
£«,ptrche CeJtiC cosc gruii . Altri
cou la Msgn'\$cen\a , perche Qpra
cose grandi. Altri con la GinfìitU,
perche non p me dal Retto . A!tri
cen la SàuitXX* , perche sà dominate l'vna, e l'altra
Tortuna .
Questo è confbndere la Materia con la Forma : o
le l\Cprict.l con U Eslènza hiuendo le Virtù frà
loro tanto arniltà , che l'vna non isdegfta di sernire
all'altra. Ma il nostíoFilosofo, che diltingne la Vir
tù per via de* loro Oggettí ; la dttìnisce in quefta
guiíà .
LA Magnanimità « w Virtù ni}P*4nimt ; che
cmsilìe netla Mtdhmtà cìrci gli Houri frun-
di, per fil mttiue itlCtìmtSìo .
Hor questa Definitione ci ilirreremîa primîera-
mente b Magnanimità da tutte l'alttc Vittù , che
noa riguardano gli Honni perp-optio Oggetto.
Dipoi
LIBRO OTTAVO. u>
Dipoi la discerne dalla MtitHit : pctche la Mo-
dcstia risgtarda gli Htmri Meáìttri : & la Magnant-
rr.ità gli límori Cjranii : tome la Magnisiccnza si
diffcreiuia dalla Líbfr.ilità ; perche questa si aggira
circa le Spese Mediocri ; & quelia circa le Spese
Grand. : eílendo la Grandtzxa, cosa eflentialc agli
Oggetti loro, come al lor Nome
Finalmenie distiDgue la Magnanimité dag'i due
Viti) tstremi ; cioè ,l>usiUnnimita , 6c Ge»sit%Ja . i
Perche , la Pusillanimítà : benche babbia grandi
Virtù , non si iiima derna di honon Grandi • La
Gonfïezza , aspira ad Honon Grandi ; benche non
-habbia Grandi Virtù . Dunque , la Magnanimità è
quelia, che conoscendo in se Grandi Virtù ; sistima
degna di grandi honori . . _
Ancora questa Virtù (come dicemmo délia Ma»
gnificenza ) hà la sua Mediocrità nclla Gtandezza.
Anzi queila sua Mediocrità , comprende moite , &
grandi Mediocrità .
Conosccre in se vn gran Merto , & afpirare à
grandi Honori ; è vna Giusta Mediocrità ; perche la
Giustiria Distributiua , à maggior Mcrto aflègna Pre-
mio majgíore .
Sc i'Honor.glívien rîomto, non sentir grande al-
lcgrezza ; &'fe gli vie n nrgato, non sentir grande
afflittione : questa è vna Filostifim Mediocrità .
Setuitfî de' Grandi Honori come conuiene : &
rísemirsi de" Dishonori fol quanto conuiene : questa
è vnajDi/îrtií Mediocrità ■
Bramar grandi Honori , e dilp'regi.ìrli : questa è
Mtgnamm* Mediocrità ; corne à iuoluojjo vditai ..
ifo DELIA FU0S0F1A MORALE
Uc4 fi&i
•2P7 r^to.
Wí W}
CviflTOLO SECONDO,
Qu.it fut il Mugnaniìm •
EBENE la Magtunìmlti, formalmeme non
2 C ï fil Ll FerttQa, ne U M*gnifict»X* > ne
S ~ K la Giufliii* ne la &wï«^« , corne si è
^HPÎ'fr detto : nondimcno il Magnanimo sari
Ti,ttc , M«g»nnimt , Giuflo , fnuit : & haura tutte
le Virtù moderatrici deila P.ftìone, délia Voluntá,
8c dcllo Intclktto . Perche ágoaitar la somma Pet-
fettione dell'Animo , hath vna Imperrèttione : come
i guafiu la somma Bellezza del Corpo > basta vn
dirVtto .
S ri il suo Cuorc, l'AIt-ir délia Honestà : il suo
ArFetto , sgombro di ogni baflà aírèttione : la sua
R.tgione, misura del Raeioneuole : la sua Prude n îj,
face del vero, e saler: del dubioso .• la sua Mente ,
Jcila délie Virtù , e Scuola drll- Sr.ieme : maScienie
profìiteuoli più che curiiase : & grandi più che sot-
lili : fi'osofárKÍo egli sero pin. volentieri co* dotti
Silentij di Pitagora . ch- co:i !e strepitose cauilla-
•ioni di Prot .gor.t , ò di A-adémo .
Siche polTt^m dirt- , che la Magnanimité i vn me-
éerate dcfio t/e' Grandi Jfcnoti , fondatl nel/a ^ran-
ir\T* dituitt ItVirtù imfiimt táumAH . Ouero.chc
la Grandczia di tutte le virtù, Ht k Materia délia
Magnanimité ; & il moderato lludio de' Grandi Ho-
■ori, fia la sua Fotma . Onde dal nostio Filosi to ,
la Magnanimi.à è cliiam.<ta y. I* Cinn* di tutu U
Vinìt,
DA que sto gran Titolo di Msgnanimo , proucnst-
ro tutti oucï Tiuli di tfo*on , che a* Principl
Grandi dal Popolo ammiraiore rurono degoamenie
appropiati : presumrndosi , che alla grar.dcíza de la
Dignité cotrisponda la Grande n t dcll'Ajúir.o , c dél
ia virtù : non sol ne' Prinçigati Elettiui ; per la Pru-
dem.i dctIi Elctiori, che scieglic l'Qttimo fra' Buo-
■i: ma Bc'Ttúxinati Sutcrtsmi j pti la Forxa délia
1IBRO OTTAVO. ip
Edticatione , che rende i Princrpi Nati , degai di ef
ser" Eletti_.
Aí Princíp! Magnanimi adunque ft attribuito ii
Titolo à'illustn: perche Ja Magnanimità si risplea-
dere cutte le virtù i corne la Luce fi ccmparirc tutti
î Ccjlûri de,* v ôrpí opachi .
11 Titolo di Ecctll<n\ti; corne discorre il nostro
Filosoío ; èproprio del M.tgnammo . Perche l'Eccel-
lenz.i è Termine relatiuo, che contiene il ineno ,
& vi rggiugne ilsoprapiùi Sc la Magnanimitì, so-
pra la Vutù commune , aggiugnc va'eccesto di Pef-
fettione .
Di qui ancora il Titolo di *AhtQá : perche il
Magnanino paragcnato aglialtti Virtuosi i e come il
Monte Vésulo, paragonato a' contigui Momi : perche
doue gli altri siniscono, egli comincia .
Di qiù per conséquente, il Titolo di Simili.
Perche la Mente del Magnanimo , come il vertice
del Monte Olimpo \ trascendendo le nubi , ; 1< pro-
celle ; godevn petpetuo & impcrtuibuhil screno .
Di qui dunque jl Titolo di Mafnt ; attribuito me-
ricamente i Ponipcío , imœeritamfnte ad Aleflán-
dro rperoche , níun Bene èquaggiù veramente Gian-
de , senon b Virtù ; te l'Auimo del Magnanimo è
capace di tutte le Virtù .
Quinci finalmente i Magnanimi fiirono chiamaii
*'«», cioè Stmidei , & Figliuoli di Gíoue. Onde
. Achille da Statio fù detto , magnanimo lícide, Pro-
genie formidabile del Tontine Gioue . Perche , se
la sola Virtù é.quella che rende gli Huomini simili
à Dio : non è nwrauiglia , se vna Virtù tamo supe-
riore aile Virtù Hiímane , si annoueti sià ie cose Di-
uine : te chi la possiede , sia ripu.ta.to vn Dio Ter-
teno .
Allaínrerna Grandezza dell'Animo , naturalmen-
tc corrilponderà la Corporatiira eirrriore : cs-
sendo la Natiira v«' Architett» intendentissiœa dell'-
turitmía .
Sara dunque il MagiuwÌKt Grande , ma propo--
tionato dalla Per(ona . Gran corpo , gran capo , i
chi grandi, paslò graue, voce alta , color fermo .
6 4 l/aui-
ifi DELLA HLOSOFIA MORALE
L'anima, dice il Panigcrista, ò troua vu Corpo
condeguo , òlofà. Corne il Retlelle Api, in mci-
10 al folto Sciame volante , dalla grandezza e mae-
ftá fi conosce : còsì daU'aspetto si conoi'cerà il Ms-
gawiiiio fra' Vinuosi . Chimique il vede . dira >
In guejla gran Ttmpit non habita vn picctl 7^»mi .
Tai íattezze ci cspresle Homeronel suo Agaménno-
ne Idéa del \'».îgnauiino: Stpra gli altti spicraua H
sut Stmbhntt . A proportion deli'Animo i) Corpo
crebbc .
Per contrario, ïïTusilltnimo ci vitn descritto dal
noílro t ilosofb ncl Líbro délia Fisionomía ; minuto
di f.iccii , d'occhi piccoli , voce tenue , ilatuia brie-
uc : onde à viderlo conoscerai , che in taie alber-
ghetto non può habitare vn'Anima grande. Et per
ldéa del PusiUanimo , ci propose recadio in Corinto.:
Huonio di gran >» irtù , nia di dfbit cuore .
Scimia del Magnar.imo nell'aspetto , sarail Gtnsi»
snzi più grande, più tronfio, e pettoruto ; ma in
quell'aspetto trasparità nonsoche di vano e difiero:
quai fù descrúto dal Poeta Italiano l'orgoglioso Or-
ante .
Délia Superbta t r del Fnrore c Figlit •
In bocça hà ftmprt le minaccie e l'tnìe :
Trauerst il gaar io , t teneùnst il c>gsn <]

C ~i P I T O L O T E\Z O
Oggetti itlU Magnammità .
•fr£*ì$'OGGETTO délia Magnanimità èquel Ptf
* t JR mi' chesldcue al Magnanime per le sue
* SB Grandi Vinù , corne la Palma al Vincitore.
ftMM4 Maqualsarà questo gtan Premio . r
Ben'hauiaí letta , od vo'ita quclla famosa Proposi-
Ctione dialcuni Filosofi : C ht la s /a Virtìt fia Prt-
mit à se medefima : ma questa è Piopoíìtioae, ò trop-
pofàlEi; ò poco imeû . Parodie il Mérita del Pre-
mio, non può ester Premio .delMerito: eslèndo il
ícrito vna cjualità imtinscw & antécédente i «c il
* Pie-
LIBRO OTTAVO. ifi
Premîo vn'efFetto etttinfeco & conséquente . Che
se b Yitiù si yotcfle méritait dalla steilà Virtù '■ ella ,
suel.be ctfetto e cagionedi se meáVsirna; 8c sc folle
estetto di vn'altra Virtù ; si darebbe vn procellb Cau
sait in hifinito .
Molto menoèvero, che la NtíUti , la Hcl/t%-
, la U/m, negli altri Dmi di Naiura , siano Pre-
irii ilcrlla Magnanimità > Perche non si mérita úò ,
che già si polsiedc auanti al Merito: èiDoni diUa-
tuca i precedono ì'acquisto délie Virtù : 8c principal-
mente dclb Magnanimità , laquai preíùppohe i'acqui-
sto di tutre lealtre Virtù, & le incoiona .
Sc duiique la virtù è ilMerito interno : Scil Frc-
mio c vn Bene esterno : que11a è acquifcta dal Vir
tuose , & quelto e donato da chi sim la Virtù ; con-
uien conchiudere , che al Miglior di tutti i Bcni dett-
Anima ; qual'è L Magnanimità : si dtbba in P^emío
il m.íggior' & migliore di tutti li Beni clk-mi • gtui't
l'HoNorc .
Sicome !a Virtù altro non è , che l'honcsto : cosi
l'eslcntial Proprietà délia Virtù è l'curre Honoic-
uo!c : & si.ome la Virtù è vna Qualità Diuina , che
rende l'Huomo simileàDio, corne si èdetto: cosi
elknonpuò eiTère prù degnamente rirr.unerata , che
lonHonoíi: perche ni ente di migliore poflìatu do-
nare aU'iitciîoladio .
Perdonsi le Ricchezie perconseruar la vitatper-
desi la Vita perconseruar l'Honoie : perche tar.ro
cedono i Beni Corpotali a' Beni Honoieuoli ; quan-
to i Benî v tili a' Bcni Ccrporali .
Erra dunque il camino chi vuol salire al Tempio
deli'Honore , sema paflar per qutllo déliaVirtù : es-
sendo l'vno, l'Arrio dcU'altro,
Adone'o Re de' Molossi , volcua accaíâre la bellis-
sima sua Figliuota, & Heréda ; à conditione , che
chi aspirr.ua aile Nozze di lei , & alla succeffiooe
dclLi Corona ; vincesiè vn mostruoíb Cane chiarua-
to il Utrhírt . Bellislìvna Sposa è la Çflcrìa : maspp-
Sah non può chi non atterra ilVitio : Cérbero di i
píù Capi .
Chi ptetende diísl'ere honoratopei lc Vì"" ck*
G $ tuo»
1Í+ DELLA IILOSOHA MORALE,
sijui Ma;gioti : fi fà esittorc degli aitrui crédita ; 8c
co' iuoi V'ítij-tliscrcdita gli Crcuitori .
Chi pet altiui fiiuore, piíi chc pet proprio meri-
to , inalzato aile dignità, ptetendc Hqnori : è simi»
le à quel Giumeiuo che si credea fatte à se le ado
ration! , lequali si ràceano alla Statua délia Dea IíUe»
ch'egli fui dorsoportaua.
Hota se la Magnaniraità è la più Grande > la p:ù il-
luítre , la più eccellentc , la più Diuina délie humant
Vi'tù : nccellaria mente ella è degna de" più Grandi
& illustri Honori , che attnbuir si poflàno si vn M,or»
taie .
Falía c dunque la Deciíîone di Seneca ; EJstr ro/ï
da Magnanime il cenrentarji dìpUceli Hcnorì. Que-
sto è il Vitio del Pusill inimo , che non conosecudo la,
lùa Virtù, non misura il sno Merito .
NelTempio di Hercole , non entrauano Mofcheï
Sc nel Cuordel Magnanimo nonenirano preunsioni
dipiccolc honorante, ne dapiccola Gente.
1 Lconi che si conduccuano inghirlamlati difiori , à
spfttacolo del Teatto ; stracciau msi sdegnos.tmcnte
le guirlande , veggendone l'ombra : & prr contrario,
le Victime imbelli , lasciauansi guidare cjuasi per pom
pa , con le ceruici iufiorate , 8c le cotna índorate , al
Sacrisirio ,
Tal dirrererta è fiâ il Pusillanime Sc il Magnani
mo : qucllo fa pompa di piccoli applausi : quelto gli
speegi i, & li rifùita .
L'Honore adunque è il vero Oggetto délia Ma-
gnjnimitâ , percl.'egli è il vero Premio deila Virtò .
Ma perche chi mérita il più , mérita il meno : d*
bionon è, che cki méritai Sommi , & quasi Dmini
Kinori ft;ì gli Huomini ; mérita le Ricchezze, iç
íranPodeiii metira i Fascr te le Coronc : percher
Bcni minari fcno appendici de' mag^iori ; a* quali
luturaluiente sono ordinati .
Siche il Magnanimo , ò ûrà grandemente Ricco ,
A rnerita grmdi Rio.htzze : ò sari Principe i ò me-
il Prmcipato . r<rche, chi domina la Fertuua ,
£pràsrruirlii di'Beni diFortuna: íc chi sà coimhan-
•' ' àlcftcHò i sapià cojuuwndaie ad ahrui .
Ouï»
L I B R O OTTAVOi rrf
Oîtríche , senzi il Principato, Euà otiosa la liu
gran Prudenza : & lènz.i le RicaÍKJz ■ s.,rà otioû U
sua grande magniliccnza : & qutU'Animo Grande,
don potràfarc Opère Grandi.
MA conie tuttociò lia veto , egli i però verilfi-
mo, che ad vn'Animo grande, niuna cosa i
Bande senon 1a Vittù. Perche licorne i grandi Ho-
nori , e' sommi imperi , e" ricchi Tesoti ion Beni
elterni : e tutte 1» cose estcinelònr» t inu iní.rio-
ri aile interne virtù, qujmole colé huntane & ca
ducité, aU'eterne cediuinc: cosi il Maguaramo Iti-
roa più la sua Vitra ■ che quanti Honort e quanii
Beni haobia il Monda .
Conûdcra egli 4c si , che gli Honoti son îfjni
tfttriori deir*ltrui Opìniune , laqualc mal li ceno-
scc. Sà che i Reni di Fortuna non sono più ft.ibili ,
che la Ruota dclla Itestà Fortuna . Sà che le dijni-
tà quatuo hanno più alto il colmo , han più pcofon-
do il preeepitio. Sà che i beni del t orpo non io,\
inigliori delCorpo; vile velriroento dell'Anima ; ii-
qual da se prestamente infrácída , se gJoriosamerite
non sidtpone .
Quindi c , che il MagnarJmo, mérita sì questí
Beni , ma li disprfgia . Li ticonosce corne Premij '. .
ma Prcrmj niclto insetiori al í'uo Mcríto . Li pré
tende , perch'cgli è degno di loto : nu li vilipen
de, percii'eglino sono indegni di lui . Stimacosa in
décente Fcflctne pnuo i & poco rilcuar.tc l'esttrne
pollestòre . Insomina , egli hà tanti meriti , che im-
pouctisce Li- Natura di meteedi : petche r.iun bene
U agguag'ia alla Vittù ,
ln questo sentimento adonque si deue intende»
re quella Sentenii , che la Vin» fA.% t Trtmìt c»o-
i<ier.it à se fltjja . Non perche i Grandi Honori
Bon rïano il vrro Preiojo délia Magnaoinu Vittù :
ma perene non poten.do eflète tanto honoiata, quant*
fila è honoreuole ; si appaga di se medtfuuj .

Û 4 ÍVt
ifá DîLLA HLOSOFIA MORAIE
€*î «H €99
C^tPlTOLO Sy^KJO
Sjtpl fia il Fini dtl Magnanimt ,
QffifàJjr L Magnanimo non desidera gli Honori
Sj T * Grandi per ambitions : ne li rfiuw per Pu-
H! * 3. siilanîuiità' .
VCiHfft Aimiitioso non è ■ perche non desidera
pin di cjutllo cheà lui si deue : Pulillanimo cílèr non
puòipcichc hà l'Animó grande i & conosce quello
che gli si deue .
Dunque ò riceua gli Honori, ò li rifiuti ; non può
haucre altro motiuo che l'Honcsto , & il Conuc-
ncuole .
Fidà & somma regola è , che l'Hcnesto non si può
amar per altra cagione , senoil solo perchVgliè Ho-
neíio . Chi i'ama perch'egliè vtile , ò dilctteuole , jò
glorioso : non ama l'Moneito , ma se medeímio .
11 M.ignifico ra Opre grandi , per se stcsse lode-
uoli ; ic non le B per eflèr lodato : ma perche al
la suaVirtù cosìconuicnc i & se non le ficelle , fa-
rcbbe maie . Così il Magnanimo desidera Honori
grandi : non per essere honorato : ma perche la sua
Virtù così richiede : & satia biasimeuole il non desi-
dcrarli .
Ar.7j egli sprcgia gli Honori , come si è dette :
& perciò , se li desidera , il suo desio sarà modera
to , e indifférente . Non tontende con alttî , per
eonscguirli : non ispoglia chi li possiede , per poslè-
dcrli : non sospira per giugnete doue aspira .
Se rifiuta leDignità , non le rifiuta per timoré
come il Pusill.inimo : ma perche conuerra che lc ri
fiuti . Se le r.ccerta ; non sarà egli andato àectcarle,
-come il Gonfio : ma íaraimo esse veuute à cercar
lui , & lc accetterà come Hospite cortese , píù tosto-
pet honoratle: che per eslere da loro hcnoraio .
Eslcndo per nequitìa de' GitUici , !o Scudo dí
A> tulle totcato al veríîpelle Vliflè , & non al Ma-
i jnammo Aiitte : Jo Scudo jitcslò , gallcggiando sù
LIBRO OTTAVO. 157
l'Onda Marina , andò A trouace Aiace benche si>
polto . Lo Scudo insenfato hebbe miglior scnso che
i Giudìci : ccccato daU'imnicriteuole , muÌò à cct-
care chi lo metitaua .
Mentrcche Scrrano e Cincinnato, lontani dalla
Cutia e dalle Cure , 6c quasi inorii agli Honori ;
l'vno femina c l'altro araua gli lor terreui : il Con-
sulato andò à fupplkar Setrano : la Dittatura andò
à fupplicai Cinciunauo . Quellone' solchi, inuece*!»
Meífi raccolíe i Faíci: quedo fui Cotpo ancor ppl-
ucioso vcsti la clainide : pos;ta la Stiúa strinse U
Sp.-.da ; pof.ua la Spada tcrnò alla Stiua . Parue ha-
ucr'aífictuia la Victoria pei finite il 6ìo fo'co .
•m m e*î
CiAPlTOLO 3JV IN T O
Came eptriil M»* "jÉ'ttÀ.%W
•fr &53 4* VESTA è la più bella d:l!e Virtiì Moraîì i
5<0 2-' niì 'aPlu ""'"fa à coloro che la conoi-
«&'&ï>3••Sl• Peroche , sicome ì colui chí íìede so-
pra ■vn'alciUîma Torre , tutti g)i Ôuoníini th'ei vçde
abballò , paion Fortvjiche : cosi rl Magnui.imo
pregia ìk. iîà pernien.te ogni Huomo particolai c, quán-
mnque Ricco , c Nobile , e Potente : siimandosuanto
fuperíore à loro in Gtado , qiu-.to esli à lui louo in-
fetioii in virai .
Egli è oc:upato dertro se stesso ; & così pago
dell'Eccelknci sue Qij.li;à, che non cura di /npeje
ciò che íacciano &h altri i ne cura che altri' iàppi.1
ciò ch'cgii fà . . i • .
Egli non r^puta cofa niuna grands , scnon le grai>
di Virtù i ch'egli conofee in je senja inganno ; &
perciò noji soupira niente di que/io che gli ójeti
aruaùranp .
Quindi è 1 ch'egli non 16da «e^ biasima njuno t
perche biadinando, par chYjdi ostetui le áttionial-
rrui : & lodacdole , çar che le stimi . Moltp me.
no cjsji adula.; voira pin toíto oifeudetc u>n la
ift DÏLM FIIOSOHA MORALE
verità , che gradire con la rcemogna .
Per la ftestà rag'one , non cura <ii ester lodaro , ne
biasimato da loro . Perche, non prcgia le lodi da
coloro ch'egli dispregia : ne poslòno dishonorarlo.,
qucgli che nol poflono honorare . Siche , rinchiuso
«entro seltcHò-, non sente pitt le punture délie al-
«rui lingue , che la Tcstudine il píníco délie Moschc .
Propiio è dunque del Magnanimo l'eflèr Díspra-
giatore . Et perciòiapreflò a' saisi estimatori , il Pu-
ídlanimo s.irá giudicato modesto: & il Magnanimo
Jàrà giudicato Orgoglioso : quello £irà da loro piiì
rnnato : 4c questo più remuto .
MA quantunque il Magnanimo disptegî ciaícun
indiuiduo ; non dispregia però la Miltitudinti
considrrando , cbe quantunque la Virtù di ciascua
p.-.tticolare , su raolto inferiore alla sua : r.ondimeno
tutti insieme p eslonn hauer Virtù eguale , 8c anco
maggio&A'OnïWMa Moltitudine ( coine dite il no-
&fu Filosofo ) si dee venerare , & temere .
Niente al Mondo è sì debole e vile , corne vna
ftilh di pioggia : ma nulla è si rapido, corne tutte
le ilille vnite . Ciascuna per se sola è dispregieuo-
k > tutte insieme abbattono gli argini ; rodono i
jnonti, ingoiano le Cittá . Onde s.miamente auuisò
.Pariandro, Çjuaráxti da Mtlti . v '
Questa diffèrenia è tra'l Pusillanime» , il Gonfio, &
il Magnanimo . Il Pusillanimo stima i Particolari :
íl Gonfio spregia la Moltitudine : il Magnanimo spt*-
fiai Particolari, e stima ía Moltitudine.
Ama egb dunque il Popolo : honora il Magistra-
K> c^e repola il Popolo ; venera il Principe in cúi
6 eon-prende la fotia del Popolo, fie il senno dcl
tyagistrato .
Pregla in ohte i Mtgnammi à se simili , purche
ífi Contengano nella simplice Parità . Perche , licorne
ía Simjglianzi gênera Amore : così la Parità gênera
îmulatior.e : 6c l'Emulatione con akuno Súantag-
«alc ,. dégénéra in inuidia ; Sc questa in Odio mot-
gio r
MitríJane , fû i,je3 ,je» Magnanimi per la Splen •
*dctta deil» LiberaJitâ, M*gnifi«JiM dtUc O'prr,
fc
ÍC grindczza LTBRO d'Ammo fVa'OTTAVO. _ t». ■»
Barbari dell'Orîente
Delle niedrsiine lícti era ornato Naiáno altre-
tamo Tcitente & R cco Sire . Formauano ainbidui
viu P lè'.i di due Soli chiarissiini , & sjlutcuwli ì
tutta l'Aùa .
Ma siccir.e l'Oggctto de' Magnanimi i vrt mrdb-
fimo i cicè i Grandi Honori : non parendo à N'.kí-
no che il suo Honor fefle Grande y mentreche ha.
ueua yn'Eguale; entrò in^vu h\ ro proponiinento di
leuar dal Mondo il suo Siroile, per rtttar solo . Ic«
eoti in quai Pusiilanitnicà caluolm précipita la Ma»
gnanimicà .
Eí h.'.urcbbe i! dtsegno hauuto estltto, se ISsterîò
Minídanc , ilcju.il sempre hauea proseflito di conv-
pi.'.ccre ad ogn'vno s per compíiicete anco al NciruV
co i non gli hauesle corcesemente offr rito ciò > che
crudelrnente coluî desideraua ï cioè , l.i propiia Test.!.
A quoU'atto trascendente ogui liumana M -gnai i-
takì , stupidi talmente Natáno ; rhe giuaioscgli »•
piedi, st r" ce Suddito del suo Rurale .
Stíina accora gli *Amitì ii Magnanime , le cg!i ho.
nora fol peiche gli ama . Ma questi ftranno pochi i
perche più caro è quel ch'è raro ; & perche in po
chi si accolgono !e conditioni chVj:H ricerca ne' su<ii
Amie» • ^fftniont s<*X* njsttíarime : riutrtnX* /•»•
^4 vìlia: fatandia stn^.t ïaquatità : itigegno asneni i
jofîumì fiaiéi : vaier dtfiretc : sçìt > ntn , t-.ui to'.i:
tx (opta Uiutlo, grado inferUrt Q" vìrtitnon
It alla sua. Perche verso i Maggiori non c dirae*
sticheiza; vtrfo gli vguali è gtlcsia: Je benche gl}
Amici suno infcrioti , l'Amoje gli sarà vguagli serv
zj soipeteo.
Taii ;puuto erano gli due Amici di Auguste il
ÌAagaxéttno : cioè , M.rce Agrippa, e McccuiKe,
Con questi due soli si dimeìiitaua : i questi iô!i
apriua jlsuo Cuore; da questi soli íoflsiiua diestè:«
£Oi rsigtiat(*i íí correcte corne direino ,
Peí contrario , il Neim'co pii odiolb & insorrri-
bile al .Magnanimo > (ai M l>'»ft\ perche quefto c
YU falso Mag 'laniron .
(I CUoj ve.kjiwo Ja/lS ÙíCi Imagine denlio Iq
iío DELIA FILOSOFIA MORALE
Specchio, si ringalluzza & siadira: & col rostro e
con Talc insulta à quel vano simulacre di se stcsîo .
Così cflcndo la Gonficzza vna bugiarda Imagine dél
ia Magnanimiià : perciò il Magnanimo aborriíì-e il
Confia ,& acerbamontf il perscguitasinoall'estiemo .
Non sedxa miitero si f.iuoleggiò , che Gioue ha-
uca l'emprc vicina A■•rallia , Dea delta Indign.itione,
per abbattere gli Orgcgliosi , che sagliono okic al
douere .
Quclta fù la sola cagione dell' odio irr.placabile
di Catone Contra Celàre. Gonsio , ma non Magna
nimo era Cesare ; perche rapiua , ma non meiiraua
»! sommo Honore . Vero Magnanimo era Catone ;
perche ne più gran Virtù , ne più grande Anima vi
de la Patria .
Non con rama ostinatione si oppose Hcrcole alT-
Hidra , corne Catone. à Cesare . Non per occupar
l'Impero ch'ci meritaua ; nia perche immeritaincnte
da! Goníìo nen sosie occupato . Egli solo hebbe cuo-
le da sostenerc la cadente Libertà Publica . Et se la
I-iberrà steslà si.vuole precipitare , egli almen mot!
Jibero : perche , ne la Libertà à Catone : ne Catone
alla Libéria soprauislè .
DA quelle premeslè si può argomentare, che il
principal propesito del Magnanimo c il viutr
liíero •
Prima si accopieranno quelle due strernità, Fiam-
ma e Giclo > che queste due , Magnaniinità & Scr-
uitù . Perche non srà grande quelFAnimo , che si
put) Irringtre con seruil nodo i ne sarà degno di
fornmi Honori , colui che soggiace ail'altrui cenno .
Onde hahbiam detto più sepra che il Magnanimo ,
òsarà Principe ; ò sirà degno di efler Principe .
la Natura fece i Liberi : la Fnrtunafece i Serui:
la Forxa fece gli Schiaui. II Magnanimo non pcide
giamai la Libertà Naturale, perche non fi cola niu-
na per fi. ua: ne mai foccombe alla Fortuna .
It che cola è Libertà , senon poter oprare à vo
gua siia ; Bt thi può meglio operare à sua voglia ,
(he colui ilqual conforma la sua Voglia alla Rigicnt >
Nou puòdunque la LrggeDiuina ò'ia Naturaie,
tc-rie-
X I B R O O T T A V O. Ut
torre al Magnanime' laLibertà . Perch'cslêndo l'vna
e l'altra fòndata nella Retta R gione : & non vo-
lendo il M.ignanimo scnon quello che la Retta Ra-
gjon vuole : egli non opra sorzato dalla Le^ge ; ma
in j'tinto dalla sua propria Voluntà í laqual'è Leggc
te Legislatrice i se iuedeuma .
Dico il medeûin • délia Legge Ciuile k Humana .
Perche se la Legge é giufti, & conforme alla Ra-
gione, com'cflër deue : non può far forza alli Vo
luntà del Magnanime ; laquale altio non vuole , sc
non quelio che la Ragion vuole .
Che se la Legge folle inioua & indegna di Huom
Virtuoso : mun Virtuoso la dee volere : & molto
raeno >1 Magnanimo , più Virtuoso, di tutti gli altrí .
E. perciò, niuna minaccia, ò lusingha ; aiun'esilio,
oil ergáitulo i mun dolorcso , ò mottifero iaJrtu-
mento , forzerà gïamai la Voluntà del Magnanimo
ad es- guirla .
Vn Glouinuto Spartano , preso da' Corsali , 3c
venduto alla Otait < ; fù commaiidato dal suo Par
drnne di far vn'opra seruile, indegna dt'suoíNa-
tali . Negò francamente il G.rzone di volergli vbi-
dire . Ma dicendo il Padrone : Sifarai ci'ie ticem-
prai per ifl-hiauo : riípose i Herhera tu vedrai íìua-
le Sihiauo h 'khi tu cemprate : & gittatosi" dal balco-
ne ; voile più tosto rouipersi il collo che piegulo .
Niuna cátenapuò legare vn'Arúmo xisoluto di nio-
riie , prima che vbiuire .
Ben può la Fortuna far cadete grandislìmi & stli-
cifli.i.i personaggi nelle mani del Vittotioso Nitnico :
come Régolo Trionratore ; Sí valeriano lu p r.ito.t:
& Perse o Re di iMacedonia , & Siráce Re di Nu-
midia : nia il Magnanimo si mostrerà superiore alla
Fortuna : 4c nel , orpo vinto & auuiino , ictt.-rà i'A-
ni.no inuitto-e iibero . >■"'•<»
Régolo , dopo il Trionfo ;Af<icano-, preflò daglí
Africani â tradigione : & da lqro mandatp à Roma
à tract u la Pace , consigliò i Romani à continuar
la Guerra . Perilqual conljglio promettendosi la più
acírba di tutte le morti, ritornò al suo cateere, per
aspettaxla • f.t U Mii deutro vu'AiM , armaa di
acutc
i«*> DELLA HIOSOFIA MORA1Ï
atatc minte di ferro '» con gli Occhi senza: palpct>re t
fcmpre rnirando la fui Morte , îc minacciando la
Guerra a' suoi Nemíci . Niun'Animo íà mai più li-
hero , che quel di Régolo rinchiuso in vna Caflà .
Pérsco , per il contrario , caduto nelle mani di
Imilio, gli caddc a'pírdi: gli nbbiaccià le ginoc-
<hi , piange,;;;ìo crime vu fanciullo , e il0m.-md.1nda
merci al Vincitore ; ikjua) giurò cbe si vergognaua
«li h.iqer vinto va'Hnom sìvile. Quello ffi vn'ani-
Hio pusillanime, deguo delli Carena in cui morì .
N^n-viiol dunqae seruire il Magnanimo . Aggiurt-
jo i che per le Iteslà ragione , non ama di comman-
fíare : perche < come díslè vn Sauio ) 1>n grande Im-
.' ftro, è vna £>an Struitu î c tanto c noioíb com-
mandare àBeftie, come seruire à Bestie .
La Mcdicina , mentte considéra i Prineipîj VníueT'
Cli , è alta filoibfia : ma quando scende aile opre ■
partko'ari , dégénéra in Maestria . Così la Politica ,
fitrinandosi nelìá Vniucrsal Cognitione , è la Reina
délie Srienie : ma le particolan Auioni del Gouer-
to Poliiico ; altro non sono , che vna sollecïta ser
ait» . ' " '
Portare il peso dcgti affiri e deglî afFinni : n»»
ripostre perche ciascuno r,pofi , empiersi gli orecctf
dipoblicîie qucrimcnie , îc gli occhi di priuati Li-
belli : adoperare , hor la simulatione , hora il terro-
re i & hor la for»a cintra iìia voglia : opprimçre 1
Nemici; reprimtre íYuoií deprìmere i facinorosi í
jpargere il langue di color th'tgîi an» come Fi-
•Ikioli , quando più nuoce la Clemenza che il Rigo
le : qucíto è scruitù così penosa , che l'impefador più
-auido dell'Impero, inodiò il giorno cu'egli imparò
ad imperare.
H Magnanime adunque hon ama, acdiobcdire
ne d» commandare , senon a se medcsimo : perche
«ojì egli commanda i chi volentieri vbidisec : Sc
vbidisce à chi è degno di comiiiandargli , leua pei-
«lere la liberia" .
Gode penanro delhr amen* ìblitudini : non co
pine Tiberio , per coimersar più libciamentc co' ScC-
: nia «orne ciro , per coaueiser |iù libeianien
LIBRO OTTAVO.
te fèco stesto , mirando i mirabili Ipettacoli del
Cielo , te délia gran Madre vniuetsale : oggetti gran
di edegni di vru gran Mente .
Non ertò dorique il noliro Filosofò , dicendo ,
che U Sùlìtario siiri , i vn Di» ê vna 'BtftU , ci oè ,
ò Persona totaliuente inscn&ra . che teme tutti : ò
totalmente Ma»nanima che sprrgia tutti . Ne lìur-
bano 1 1 sua Soljtudine i cari Ainici > perche sono
con eflb vna cola istesià .
QVefto è dunque il principal Voto del Magna»
' nimo ; mfiriurl»sua Libtrti : ddqcul de*
tiuano i Magnanimi suoi c stnmi.
Egli non (ctuc ?\lt HiccbtQt : nonpregi.i gh' /pa-
tir.fi Podéri, ne li Ipatiufi Piráti; gli £f>len<lidi Par
Jagí, ne le pretioseSupellctrin' ; le si igcil iti Pitture,
ne le famose Scoltute : per: he tutto qucllo che cob
noia si perde, CDuseltecita tine sipoífiede: & ogni
piccola sollecitudine, í vna Seruitù
Poflèderà dunque i! Magnanimo questi Béni , ma
non û:i poílèduto da luro : efíendo necestari pet
altri, per lui souerchi : tante indifférente i perdcili ,
quanti, ad haucrli : perche non si perdono à chi glâ
ha , ma à chigli gode.
Egli nan scrue al suo Ctrpt , pfi-he non lo con-
fidcia senon corne vno Sch'úuo Jell Aiima, Sari
dunque fplendido Verso gli altri ne' Donattai 4c ne*
Coi.uiti: mane'Jasua Pcrsona, putito più che porar-
poso : e frugale più che dilicnto . V an.io veiso il iuo
Cofuo laEconomia douuta verso gliSchiaui: fiche ,
ne iuficuolisca pet la nectftìtà i ne ini'olentjsca pet
la morbidezza ,
Egli non lerue alla ptopria VU* : perche non »>-
UC pet cotiseru. ria , ma per finir]* con glande ho
nore > non considuando che fia hmga , purebe fia
grande .
Si tome quel la grande Anima è píena di grandi

Ví c difR-renza tra'l Forte & il Magnanimo , co


rne tri due Diamanti , l'vn púcolo , l'altro grande
Ambo fyn Gemme nobHi JfWitte -, ma satebbe
i*4 t>£UA HLOSOFIA MORALE
îndiícrcta prodigalité , iVslèr così libérale de" Dia
mant! grandi , corne de' piccolj i esl'endo tanto dif
férente il tuloie, 6c r.ome ta rarità .
Molli poslòno cfler Forti , ma pochi Magnanimi :
perche h Ft rtezza èvna sola Vinù : la Magnanimità
1* compïende tutte in gfâdo Eccclleme .
Egli non férue alla F*m* ; perche non serne all'-
a'tnii opinione . •
Piùvale vua tertezxa ddVero, che infinité opï-
niaiii : & niim può hauer errtezza délia bouta «leH"-
Opra tenon coluLche las»; perch'egli lòlo conosce
ton qual'aniino egli la fà : & perciò il Magnanimo
piiì Aima la sua propria Conícienza , che l'opinione
di tutti gli H'ioni ni . •
Hcrcole inftitur'vn Sacrisicío al siicno délie May
îedicenze: per dichiarare che vn grande Anirno de
tte oprar.bene senza curatsi che glialtti nedican bene.
Ijli perciu non censura le oiniuti attrui ; perche
non le giucjicadcgne del suo giudicio : ne teme Paî
trai censura ,■ perche non seruc al giudicio di chi
che fia.
Momo , figliuol del Scmno e délia Notte , proses
-sandosi Ccr.si r Maffimo degli Dei , riprendcua le !or
filtur* . Che i! Toro portaflè le corna fui cape ; e
.ion lui dotfo . Che l'Huomo non híueste voa fine»
lira nel petto. Che il Pakgío di Minerua non cor-
Itslè iopra le ruotc .
Ma corne del malsdíco Momo , quasi ridicolo Mi-
rno gli Dei celesti prendeauo trastullo, iknon isde-
gno : coiì il Magnanimo , solo Censore delle sue
Opte , ride tutti gli altri Cenfori , corne notturni
Cufi, ePipistrelli, figli del Soano , e délia Notte.
Igli nop férue aile proprie Ptsiitni : perche te-
golaiidofi con la Ramone , laquai è sempre i'istelìà ,
ejjli è setnpre lMtcsto .
Sente le cose prospère modestamente ; au'ueríè
fcttemerue : leindirretenti vjualmente . Vjue seaza
timoré , perche la Ragione in lui preuale . Ma se
Rigion vuolc ch'cgli castighi ; castra senza serore.
coireggendo ii Belicto , e compatendo al Delinquen-
v . Corne taluolta il ciel solgora S & c sereuo ;
\ibra
LIBRO OTTAVO. ríf
vlbr.i egU il serto col cuor tianquillo .
Egti tìnalmente non scrue alla Fortum \ laquai
non sà corne aftèrrarlo . Perch'eiîcndo sicuro il Ma-
gnanimo; ch'ella non gli può donar, ne torre la sua
V ictti i qualunque alrro bent ò gli doni , ò g'i tolga »
non lo commuons- . Délia Feìíckà non liíid.i; dell'-
Auuersicà non í\ turba : anzi auânti che gli auuen-
gar.o i fortunolî accident! gh hà preuenuti con l'A-
nimo , 5c col pecto arinato gli asucua : siche non
eiîenrlogli niente improuito; mente il sorprende.
H.iuendo Socrate iucomiuciaio vn suo dotto dif-
corso con vn de' suoi vdícori ; gli sopr .uenne l'ino-
pinato auuiíu che Sorronkco i.:o F/giiuolo cra
innrto .
Een crederà ogntin che hà fenno ; che la voce, íl
colore , il langue , gli corser» al cuoie : e il dolor gli
troncò , se;ion il fi!o dc!la viu i il Sb ahneno del
suo discoriò . Pu Socutc, senu ruebarsiú co.'linucì
ríncomiaciaco ragionamento : ilqu.il sinito , dide i
H r andi-mo a far gt: vltimì bonori *f Sas- enìfo •
DA queítogr.in Praponimento d- I Mignanimo ,
tu puoi> coaóscerc quanto ut vero quel Para-
dollò , Che il S**ie s.ln t Libère : i tutti gli tltri
son S'rui . Et da quefto Principio n.iscona nel Ma-
gnanimo .ilcun- Propticrà , che apt^slo al Volgopar
ion nate dal Vmo ; 8c son fondue nclU Virtù .
Prunierjmente eg:i pue Oiìinate ; & pe:ciò ist-
correggíl>ile ; coin; nel suo Catone ollctuò Piutar-
co . Perche sicome ncíAnimo cgli è seiuptt divn
tenore ; così nel! Intetteuo cgli é leinprc di vn*
opiiiioue . Ond.- fi íuol dite , che i peccati de' Saui ,
sono i p' cc.ii -.e^h Aneelî. Perche iicome la vita
degii Huonaurf è liicce iiua , & la vit.i degli Angeli è
jnltant i.icj : così gli Huoiníni hog'i peccano, donu*
ne si píiitono : ma gli Augeli di quai voglia foi»
vna voira , eieinanieutc làranno .
Ma certamente nel veto Magnanimo questoViti»
non è . Il Pulìllanimo per akrui persùaiione cangia
fácilmente propositoi perche à tuiti cie.ie. IlGon-
fio non crede i munj : & perciò incomincim<-
va'Opéra ingiusta , stuiu coltuizailcoiiuiiuarl» . A:
tes DELLA FILOSOFfA MORALE
U Magnanime, «vr.mdo con laRagione, st.irà sald»
oell'Opr.i, sevna Raggion Migliorenon Ioconuince.
Egli è vero , che sicome egli è più Saui* degli
altri ; così è dirfcile , che la Ragion degli altri I".:p-
paghi più délia sua .
Et oltte ciò : s'ei piglia qualche ttrore circa il sit»
to ( rome circa il fttto ogni Angelo , nonche ogní
Huomo, può errare) niuno ardisce ammonirlo , se
non è intrinfoco Amico , gli cui correggitnenti vo-
Icntieri ascnlta il Magnaniwo : perche l'Amico è
vn'.:líro lui : 8c ficorne ei sofKe di este r vinto ntU"-
Ainore ; anrora lost'te di ester vinto nella Oginíone .
Augufto Ccsare , dopo hauer pubtic.it ; la Legge
lulia contra gli Adúlteri : scopri che GÌulía sua Fi-
gliuola era Adulteta . La Legge , che da Giuiio hauei
preso il nome , da lei poteua prenderlo . Augufto le
diede il bando : te p ublicò a tutto il Mondo rinfa-
niia , che in vn'angelo délia sua Corte fi ltaua ascosa.
La Rea bandita dal Padre , bandi da se la V ere-
«ondia : 8c cominciò à proseslàre con li'iettà ciò
che furtiuameme' conmicttea con timoré: 8c di sé
créta Adulteri , di'ienne pubJica Meretrice .
Cono-.be allora Auguito , m i troppo tardi , che
quuido i dflitti non Ù postfi-.o pHnire scr.za infaaiia
del Puniiore ; meglio è copnrli che palesirii. taonde^
íiiceedendo a!Io sd<gno va grun prntimento ; pu»
detestò il suo faHb che quello délia Figliuola i elcla-
man.-'o : H*r« etnrflo qutnto ho aerdutt pirdendt
•slgrinpt t Mtcttinii . Se fostèro stati viuî , egli noa
fàrebbe tr.iscorso in quello enore .
VItio del M .gnauïino pare altresì quella Grm'uì
ciie suol' flèr madie délia Solitudine : âc quel
disprrgio , non sol-délie Opte alirui, leqmali non de-
gna di iodare , ò correggere : ma degli honorî , Bc
degli oSèquij che à lui si f'inno .
Ojjindi è che se benc il Magnanimo fà Benefici'í
«d altri ; djgli altri pcrònon ne rieeiK ; perche il
Beheficio è vn ìegamc ripngn iite alluLibeita ; noa
potendo obligar , che non lighi .
Et se put taluolta accettetà qualche Dono "S tosto
«ï ticambictà con Dono molto maggiore: perche in
ut
1IBRO OTTAVO. K7
til guífa ■ non solamente it íl.ga . <na lig.t chi lo ligò .
Ami taluolta ritorcerâ il Doao con altro Dona
scherzeuole : pcc far'inteudcre al Donatote , ch'cgli
non prcgia i Ooni .
II Magnaniuao Re Coti , ad vi:o Scranicro che gli
h uic -, donato vna Tigre , donò vu Lt one ., Et Papa
Léon Decimo ; ad vn Chímico , d .laualc h.iuca ri-
ceuuto in d no vn Libro. molco élaborato deli'Arte
di far S'o-o ; donò in ricambio vna Borsa vuoea.
Et ad vna Poeta che gli hauea pieseutato vn gran Pa-
ncgírico délie lue Uaudi ; presentò vn'Epigrainina in
lande di lui . Non ru Auackù , ma Cuia Magnaui-
mità, donar fìato per fi..to.
Ma la più insigne di tutte le sue Proprietà , & più
odiofa a" Grandi , è questa .• che sebcn'egli , aguisa
de* buoni Atkti , sdej;na di cimeataríi contro a* più
debili : 6c , aguisa del Magrunimo Leone , non eíet-
cica le sue fo:ze contra piccole Fiere : nondimeno
contro a' Pottaii Jiuutrftti rencemente contrasta .
Aleílàndro addimandato dai Padre, se correrebbe
à proua ne' Giochi Olimpici : rii'pose i Ctrttrt , st
haurù 7(tgi ftr corxorrettíi .
E cola 'da Magnanirno, raostrar gran tuore con
tre a* Grandi, qaando da loro fia prouoeato :;ue vi è
spettacolo più ilegrw al Moudo , ne più fiero ; che
vna gran V irtù pnpuocata .
O non sirppone il Magnanime i ò si oppone con
tutto Vanimo . Non perde la sua quiète i 8c non
dona quiete al suo Ncmico .
Di Marcello diccua Annibale -, /• hì à far an
wrítíiumoi tiquait ne vimitar ne vintt ,$iamai fi
ficqueta •
£0li è la Palma, che rabbaslata dal peso , con raag-
giorfoiza sirinnaiza. Egli è ilSóui'roche maggior-
mente soroinc-rso , maggiormerue galleggia . Egli è
( corne díceua il Magnanimo Cario Einanucle iiclla
sua Oiuisa ) il Cempajsj Sftria, chtçtme pi»sifri
tte , vit pi» fi allarga .
La Potcnza di Romolo crebbe con le ruine de*
Potenti che il prouoearono . 11 contralto di Amúlio
Re degli Albaní, £ù h prima sua gloria : Se le mue*
Ai
iíS DF.IXA FILOSOTIA MORALE
di Alba fabricarono Roma . I Fídcnáti , i Camírîj ,
& in vlcimo i V'eij , meritando il suo sdegno con
l'irritarlo ; altro non fccero che allargare il Romano
Impero . Vn gr.in Ncmico hà colui che il Magnanimo
giudica degno del suo sdegno .
COnchiudo , che il Magnanimo ì sari Trincipe ;
h sari timutt da Printifi: perche atna il Po-
polo; Sc le sue grandi Vircù il lendono amabile al
Popolo . Ma in vn Gouerno Populate i cgli £arà l'o-
racolo de' Conlïgli : egli {'Arsenal dcl Valore : cgli
il sommo Orn.imento délia Patria ; Sc la ìmggioc
marauiglia degli Stranierí ; non potcndosi moitrar
Ioro cosa più grande .
Corne si n.iuigaua à Gnído per vcder la Statua di
Vencre ; Sc quclla di Diana à Segeste i così à Corin-
to sinauigaua, per vedere il Magnanime Timolcó-
ce , benche acciecato dalla vecchiezza ; Sc riposinte
nella sua Villa , corne vn'auuanzo de' suoi Tro fei , ò
Troféo di se medesimo .
Quiui nelle grandi vrger.ze , per prendere da lui
consiglio ; sopra gli horueri del Popolo era porcato
nel gran Teatro : doue acclamato da, tutti i O'tti-
dini , rammentanti le sue prodezze in Cicilia & in
Asrica: setmandoíîalquauto ad ascoltar le sue lodi,
St respirât negli apptiusi i & poi rispondeua : mo-
stra.ido ne* suoi pareri , che più chiaro vcdeanodue
occhi di yn Cieco, che tutti gli occhi de' suoi Cit-
cadini .
*5>3 €*í **»
C ^iP IT 6 LO SEXTO
Délia Pufil/animìtà , t dclla Ga*fii\la
t^V O Splendor degli Honoti , e dtlle publi-
»■.'}' che Dignità fa due contr,iri crtctti m dif-
% JU X serf nti Perfbne . Peioche alcuni , corne
*-î*»^ Fatselle, aliénât! da quella Luce , tanto
vísiaccostano, che si abbrucciaiw Pâli : &: quelti so
no i Gonfî e Superbi . Altti, corne Nóttole , imp.iuriti
da quel soperchio chiarore, f'uggon tiài'ombre: Sí
queiti sono i Pusillanimi t
11
1IBRO OTTAVO. líj
U Genfù , non h.ì grandi virtù , ma sistima dtgno
di grandi Konori. II Tufilltnime hà Virtù grande,
ma non si stima «pace di Honori grandi .
" Quello si chiama §onJ>o ; perche hà l'Animo vuo-
to di Virtù , & pien di Vento délia vana anibitione .
Questo si chiama Pusillanime j perche hà l'Animo
ripieno di Virtù ; ma non hà coravgio di farle appa-
rire nc' (plendidi maneggi délia Repûblica .
Ma dirai tu; Corne puo tfîtr pitne di grandi Vir»
tií celui , che nen hà Gtnere/ità dk tscrcitarle f tT
teme pue ejser vuete di granVirtu celui , che hà mag-
gier'^Animo dtl Pusillanime .
Rispondo, che il vitio délia PusiUanïmità nasccda
vn difetto più"tosto rmuril, che morale . Peroche ,
sicome egli hà vra 'corpor.il compleífione dirrerente
dal Magnanimo': così <juanto il Magnanimo è caldo
di cuore i altret.into è frcddo di cuore il Pnsil aniino .
Quinci , sicome l'Aniina stguita il Corpo : tosì
quella natural fteddeiia , gli t'a parère i.superabili
moite ditrîcoltà nelle «Jre Dignirà: 8c perciò le ne
astiene ; & si contenta di piccòli Honori .
Il GonHo , per contrario , non h lucndo molta Vir
tù nell'Ariimay ne mnlto l'enno ntlí'Intelletto s hâ
nondimcno ncl cuore ranto calore &piu , che il Ma
gnanimo : & peróiò con baldinzoio ardimemo a£
pira aile Glorie, & aile alto Dignítà , délie quali non
e capace corne il Magnanimo .
Ma tu replicher.ú : Se il Tufillanime hà melle &
grandi Vìrtn ; haurà nec<Js*rUinenie vn* eran Fer
se '• ma ccnie pue tjstr Fette cbi è coútimidot
Aciò ìífpondo , che la Viia Hcì'Hcnirc sono Og-
getti difrVremiflìmi > percha i'vnoèbene Corporale :
l'altro è bene dfll.i Opiuioie . Hon egli è terto,
che sicome il Leone più renie il Gai! i imbelle , che
vn Pardo féroce : così l'Animo humano più teme
vfi'Oggetto che vn'altro .
tt Pusillanimo non teme i pericoli délia Vira i ma
teme i pericoli deli'Honore : perche ad espor la
Vita , o^ni buon Soldato è disporto : ma il sostener
le ptibiiche Dignítà, e cosa tanto íc3brosa ; cheaiv-
ccti Foitislìnii &Sauissimi Huomini , più volent ieri
H cftrci-
170 DEtLA FILOSOFIA MORALE
esercitarono le loro Victù aU'ombra de' solinghi Mu-
séi , che neila publíca Luce de' Poiitici jJìù.i : se-
guendo quel ùuìo Arbrismo , %Ama nrsciri .
Per conuctlb, il Gonfio auidirTmio di publici ap-
plausi , e splendidiflìme Dignità : temerariamente vi
aspira: perche non luuendo senno, non apprendc
il peric'olo di cadére .
DA questo dilcoiso rrimieramente raccogli , che
la Goiifitr.za è píù simile alla Magnanimità ncll*
apparenta ; ma più diffimilc nella sostanza : & l>
Pniill.miivmà » è più simile nella lòstanza , ma più
diáimile ncU'apparenza . Perche il Gonfio hi più ar-
dimenio che meri;o : &c il Pulillanimo , hà più uiç-
rito che ordrrneato •
Quindi è > che sicome il Prodigo è la Scimia del
libérale -, ic il Tenterai io è la Scimia delFoite : co»ì
il Gonfio è la Scimia del Magnanime . Perche con
viiu ostentatione alíètta di œostratfi Magnauirao ;
per parer mérite uolc di grandi Hcmori .
Siche aprellò a' Vulgari , che giudicano dalle ap-
parenze ; il Gonfio sarà stimato M..gnanimo ; & es.d-
tato , benche Viti iso : & il Pusi'lanimo , benche or-
nato di grandi Virtù , non sarà riconosciuto .perche
non è conosciuto.
11 Gonfio spregia ttoppo i Maggiori , il Pusillani-
mo stima troppo i Minori. Qucllo per giugnere al
suo disegrjo , minaccia & offende ; questo per otte-
nerlo , s'humilia e pregi • Qucllo di ogni piccoli
oiîèsa prende acerba vendetta : questo inicrn..men-
te si amigge , & si lunenta . Qucllo biasima l'Ope-
re aUrui , benche ccccllcnti : quelto le lod.i , benche
mediocri. Qnt IIo vedendo attioni M.ignanime pren
de bahtai.zidi superarlc : quelto si Iconfida di vgua-
gliaile . (Jucilo desidera ciò che dourebbe fuggire :
Sc qutito fúfge ciò che dourebbe desiderare .
^ sihniimcà &. G nrìezia i più racilmenre lì può
ruiurre all.i Virtù délia Magnanimità il Pusillmimo,
che il Confia : benche h Puiìlhniinità paiapiùVer-
gognosa e i'eiuile i & la Coufi'.zza più houorata &
lig«oriic .
La
LIBRO OTTAVO. 17Ì
La Ragione è questi : che al Gonfio manca U
toìbiBi délia Magnanimiti , corne si è dctto ; cioì
il Senno dcU'Imelletto , & le Vittù deil'Animo. Al
PulîUanim > fol manca il calor 6C il Cnraggio . Si-
-che poflîam dire, che il Pusillinimo fia vn timido
Virtuolb ; & il Gonfio , vu* insolente Vitioío .
Se dunqae la freddezzâ del Pusillanime vien tis-
caldata daqualche véhémente p .ssiouc : ò Itimola-
ta dalle periu.isioni de^li Amici : ò commostà dalle
pteghieie délia Patria : ò neccflitata da qualche vt»
gente occasione : & princípilmcnte aiutata da ûuí
Cohsiglieri , & periti Míuitiri : apena egli comincia
à riconoscere le sue forzc, fie sit'esperimento di se
medesimo, clie facile. g!i riesce il dirE'.ile ; & egli
acquiftando fî.lucía e sicurtà , di Pusillanimo diuien
Magn.mimo . ,
Chi fù più timido degli Honoti , che Galéfo Fi-
gliuolo di Aristippo nobilistìmo ciptioto ! che per
fuggirla luce, non pur de' public! afFari i ma délie
conuerfationi ciuili ; canjtà la vita cittadina e gen-
tilesca -» in vna vica ìnccanica fie agi este fia* suoi
CoBtadini .
Ma chi fù poscía più di lui eoragiioso nell' anî-
tno ; fi: illustre in fatti ; quanJo PAmof delli bel-
lislîina 6c nobiliflima Ih'genía, à caso incoutrata in
vna Selu.r, daquel'a Selua il tisospinse nella Cittá :
fit Ia riualita del Rodiano Pasimonda aprì la strada.
al suo valore , & à tante mirabili Vittù , che dentro
quelTaninia p-,rean n.\scose.
Ma che il Gor.fio diuenga vcranieme Magnani-
mo i satebbe troppo raro mitacolo . Leggesi che
Vespasiano raddriizò ilpièd'vn'istcitpiato Romano :
ma raddnzzrìie vn'ifrorpiito Lntellctto , non è pos-
sibile , se non si can^ia la Testa .
Flnalmente ne segue , che il Pusillanimo fia più
in sicuto , che il Goiifio . Perche quello non
salcndo ttopp'alto , non può fat alta caduta ; 6c U
sua vittù , è il suo sostegno, accioehe non caggia.
M.i il Gonfio leuandoíi á sommi Honoti senza so-
«kzza di Seano e di Vittù i quauto più alto sali •
H i pi*
• '7? DELLA FILOSOFsA MORALE
«erciurono leloroVírtù all'ombra de'lolinghí V
, che ae.U publica Luce de' Poîin'ci tSj.il :
gUÌ"do 1ue' ÛUÍO AfbriOno , „</"«« . :
«f conucrib, II Gonsio auidistimo di public i
P •>"«, c /p.eudidi/îìme Dignicà: temerariamente
'P'": perche non Juuendo seuno, non aprrc
"l>«icolodicadcre.
jf~\A quf/bdilcoiropriniicramcnte raccogVi.
■*~/ la Confiera è più liiníle all.i Magnanimiia
«Fpjreiua ; ana piiì dissimile nella fostanza : f
díflìimle neli'appjrenza . Perche il Gonfio hàpi
dnuento che mertto : & il Puiìllanimo > hà più
Quindi é , clie íìcorae il Prodigo è ia Scimi.
libérale; & ,J renierai 10 èJaScbiiia delFoite
1 Gon/io è Ja Scimia del Magnanimq . Perche
»ia o/rejn.iciojie arîêrta di. irostraríii Magnaiu
er parer mérite uolc di grandi Honori .
Siche aprelìò a' V'ulgari , che giudicano dal'
renze ; il Gontio fard stimato M.-gnanimo ; &
o , benche Viti.jíb : &c iJ Pulï'l uiimo , benclr
o di grandi Virtù , non làrà ticonoíciuto ,p
Gon/io sprcgiì troppo i Maggiori , il Pu'
stíina troppo i klir.oii. Quello pcr giugiv
íi/cgno, míaaeaa Sc ofTende ï questo pcr
, s'hwnilia c pcegi . Q^ello di ogui Ç
prendc acerba vendetta : questo inten
lfi/gge , &: si lamenta . Quello bi;isima
ri , benche eccellcncí : quêTto le lod i , l
ri. (^íí l/o vfdendo artioni Ala&naninv
aijZ"i cíi fuperarìc : queïco si feonfiib ci
Qu'-Uo cksijer.» ciò che dourebbe su
>/básfc- Ci° che dourebbe delïderare .
cogìíe ia oitre, cheidi <|ueíti dut- vb
mica &. G- «rie-zza ; pjiì fbeilmente
'/•« Virtù délia Magninimità ii PuGl
iA"ç> : henclie la J>ii/ïll miinítà paia |
letuile ; & Ja GoiiH;zza ptù hoi:
11BRO OTTAVO. rH
la íjgionc è questi : che al Gorâo mxa li
Sofhnza délia Magaanimiù , coaae 6 è dcrtc , óoi
il Senao deU'Intcllerto , & le Vírià deii'Ania». *
Puíillamm > sol mjnca il crfor ÍL" il C-ff^g» . St.
-che poffiam dire, cbe il Pulîil .hìoto nj »j dsdt
Virtuoìb ; 8c il Go-.do , va' insolente Viriaáo .
Se dunaue la treddezza dcl Puû/laiiiao ri» rit !
caldata daquakhe vehemenre p Aojt : à ftroú- '
ta dalle petlóafioaî de^li Amici : • coraBWÍilf T
pregh;ere délia Pacru : ò acceíSkia da çuíicàr n» / -
gente occasione : & prino'p Lucaxe aáita ií á' '
à riconosccre le tiae rorze , âr rârVfberi aevrj â St
mtdcGmo, che facile g'i rírsce il daS ve . *<jf /
acquiltindo hlucía e sicurti, dr FaJilidn» £■» ^JJj
Chi ru p:ù tínvdo degli Ffmori, oie Gi>é B- jjqj
gliuolo di Aristippo njN.iCiM C>fT«oeo î ùt par
fuggirla luce, non pur de" l'U-dici *&ri « ut dríir
corme ríâtioni ciuílr i cjrrgio U viu cirsdms fMB»
tilelca^ in vna viu laec-aica i jpcnV 6/ ici omel
Ma chi st no/oa più di lai con-::oí~ trTtm- Speíè n
mo ; ir illdbe in fia»; qiunJo ÏAanf Jeli id- a Mndi
Iiúïmâ te DobiliSinu ingénia t i cxò rxxK-tna m "fi , è í
vna Se'ua . da que/ a Selua 3 rilbipose ac£a Osi : "i Mu
& /a riu.lità del Ro-Iiat» Paliaundi -pn ta tbnU
al suo vilùtt , & à tante miraali Virai , the > MoraI<
Ma che il Corfio diuenji vira-nerar Uaprr»- ' Houot
van ; sirebbe troppo ra-o miixolo . Ugri ^ 'PP° poc
Velp.ilîano raddnzaò il piè ívn'ilbtjiao ìj-sj^ . 110 conu
rua
sibileraddrin:re vn'istDrpijto
, Ce non si can^ia la Tcûah^eictw
. , aa trf. do Medli
Flnalmente ne íëgue , che S HUm fc m' lo"> ' lf
in ícuro
ùltado , enc, non
ttopp'Jco il GoJm . txàic
può fj» jfa ^mía» , " hà Mi
Cn'

Mj
«kiiail <liGontio
Stanoleuand.ili i <oaaii
e di Vitra . 30x33 m _t^^"
y P°f"'onaJai(
171 DELIA HLOS. MOK.AIE LIS. VIII.
più ruinoCmiente précipita > 4c nella sua ruina ínuol-
ge quella dclla Republica .
Cosi Faeconte , selle Garzone , vedendo la ghîr-
landa di Rrggi, & l'aureo Carro delta Luce, & le
ingemmate lédini degli alati Corsieri ; pasimò iìi
voglia di silituí sopra , per vedrrfì Auriga del Gior
no , c il!ustr:torc deH'virucrfò : non consideraruío
quante teiKbre ali'Vaiuerso S: à lu; , douea partorire
«juelU gran luce .

DEUA
m
DELLA
FILOSOFIA MORALE
LIBRO NONO.

DELLA MODESTIA,
ET DF S VOI VITII
ESTREMI.

CAPITOLO PRIMO,
CHS COSA SIA LA MODESTIA ì
'¥*
; I A vdisti, che sicome la Moderinone
circi le Spese grandi , è Magnifiesn-
: 13 : tV circa le Spese mediocri , è Li
beralità : crisi la Mnderatione circa
gli Htntri granài , è Magnanimità:
I circa gli Htverì Mediocri, è Mc-
.!:■!:, .
Che questa fu vna vera Virtù Morale , chiaramen
te fi vede : perche Aauc si trouano Estremi, fi tro
ua Mediacrità . Se dunque gli Honori Mediocri si
postono amar troppo , ò troppo poco i che sono
£ftrcmi Viiitp : l'amarli quanto conuiene farà M>-
dittrtti Viri»,fi .
Dunque ; colui che hauendo Mediocre virtù , si
stima degno di Mediocri Honori j è il Modella . Chi
hi piccola Virtù , Sì si stima degno degli Honoti
Mediocri ; è l'^imiiiioso . Chi hà Mediocre Virtù,
& non si reputa degno de' Mediocri Honoti ; è il
Trascurato .
Sich* , la Modesti» proportionalmcnte risponde
H j alla
174 DELLA HLOSOHA MORALE
alla Magnanimità: l'Ambitione , alla Gonfiezza : la
Trascuragine, alla Pusillanimità . Etquanto più glo-
riosa Virtù è la Magnanimità che la Modestia : tan-
to mcn vergognosi sono gîi estrcmi délia Modeltia ,
che dclla Magnanimità i perche la corruttela delT-
Ottiino , c- il Pcssimo .
Os,ni Magnanimo potrà esset Modesto > ma non
ogni Modesto potrà ester Magnanimo : ficome ogni
MagnìHco può ester Libérale; ma non ogni' Libéra
le pu ò ester Magnifico : perche, chi può il più, può
ancora ilmeno: ma non lègue , che chi può il mo
no posta anco il più .
Dunqne, se il Magnanimo conoscendosi degno de*
/ommi Honori ; non rifiuta di eícrcirare mediocri
Dignità per giouare alla Patria n quella non c Ma
gnanimità , ma Modestia .
Ma chi eslendo meriteuole di Honori grandi , si
contenta de' Mediocri , perche non riconosce ilsuo
merito : Modesto non sarà , ne Magnanimo ; ma
Pusillanimo : ma pure dal Vulgo ignaro sarà piudi-
cato Modesto : perche niolii virij sono denrro de-
sormi , e di fuori speciosi i & il }*opolo giudica lii
ciò che vede •
«*î cm «a
CJP1TOLO S £ sO.V D.0,
Cmt , &• tni quai fne eperi il Mtdtjtt.
jfr f&fâfy L Modesto si contiene dentro delta proptîa
3£ t É Sfitra : ue stendf le ali ruor del suo nido .
tt * S Non tutti nascono a* Sommi Honori i
«^-'c^B-O- ne stàncli'.;rbjirio diognuno ilmerirarli.
Anzi à molli sarà più difficile il meritarli , che il coa-
stguirli .
Alcuni semi vogliono il Colle , & altri il Piano
doue son nati : & chi muta il sito délie Scmenti,
perderà il f'tutto e la coltura.
Mohi han senno perle Mediocri Dignità : innal-
zati aile suhlími , seno ridicoli .
Xstèndo stata locca dal selgorc la Testa del gran
Colol-
... _ ^ . I
1IBRO NONO- 17s
Coloflò di Minetuaiin Atéue ; fiì commeflâ slla cmu-
latione di Hue famesi Scultori lidia , & Alriment
l'iinprcsa di tipar :rl,i . Arahi à g.T.i si accinsero all'-
oprj : ambi elposcro al publico il lor lauorîo.
lu Testa di Fidia cra si roua . che pareua vna
Palla mal tonda : quclla di Alcámenc così diligente
che veder non fi potea cesapiù fina ne piú miiti.
A questa dunque acclamarono i Giudicí con íbmmi
appl.-usi : tutti si freer beíFe di Fidia , iìejuaj beffàn-
do i befiatori , dislé : *>(im ■vogliatt ^iuiiìftr fit
tvna nc ftr l'attru , fi (ht fvia r salira »«» Ji*
€cfiocata mi proprìo /i-oon.
Pofta pet tanto sopta il bufto dell* alto Simola-
cro quclla Tcfta di Alrámene così perfetta , patue
vna masla informe : ma postaui l'altra che pateua
vn'abbozzo , riuscì tanto ptoportiouata , che nierai
più petsetto fece i'Artc giamai . Kc marauiglia : 1 vna
era fatta pt r ester vcdraiin alto , el'altra abaslb .
Confiât! ò il Sauio Scultote , che l'ahezta cangî»
lc ptoponíoni Sc le app.irenze : 6: perciò ntlla lua,
gli occhi , g'iorecciii, le nari, le guinde, chepa-
xean tubercoli , e cauitá fatte à caío ; dalla subli-
mità si riduliero à perserta siminetria : ad? altra ,
la minutezza délie fattezze dalla troppa díitanza
rcitò confusa .
Alcuni son nati per rnezz.-ne Dignità Togate , à
Militati : & à questi nulla è così periccloso come
il salite aile Digniià sublimi . Taie satà buono- pet
Senatore ; ma non pet Capo del Consiglio : & taie
altro íarà buon Ttibuno ; ma non buono Impera-
tore : la Testa non è propottionata à tanta altezza .
Galba ne" priuati commandi fù giudirato fauiift-
mo : nel sommo Impero , riuseì llolidiflìrpo . Tito
jtllo incontre , nella baflà Fortuna parut pernhioso
alla Republica ; íaíito all'alto Solio , parue mandata
dal Cielo .
•iuello parea degno diregnare, se non hauelîere-
gnato : questo non fù giudicato degno di regnare, se-
nonquando regnò . Perche q[ieilo,hàuendo yiu Vinù
limitata, non potea sostenere vna gr.in môle : questr»
hauendovn'animoaugusto, no« potea sossrire vtfan-
£<iíh Fortuna . H 4 Pex-
17* DELIA FILOSOFIA MORALÏEv .
Perciò , quello con publica sella ft assijnto alP-
Impéro i òc con publica feíii fù vcciso : qutsto con
timot commune alibnse l'Iinpero ; coo rlolor com
mune il lasciò .
I.'vno e l'aliro poco regnò : Quello per piei» del
Cielo -, ilqual non vuole che il pubkco mal fia lungo:
Qucsto , per inuidia del Fato , che non sof&e quag-
gii'i gcui tempo le grandi félicita .
S*egli è dunque c sì difficile l'ellèr Magnanimo,
grandiftìtiio conforto ad vna Médiocre » irtù fat à la
Medeltij : licorne aslài di gloria acquista colui , che
non potendo ester M^gnifìco , sarâ Libérale .
Ami , ficome aprestò il Popolo è più aggrade-
uole il Libérale che il Magnifico : perche la Magni
fie enza gênera ammiracione ; la Liberalità gênera
amore : così la Modestia è più grndita che & Ma-
gnanimità ; perche il Magnanimo dispregia tutti íë"
non se steslo : il Modcsto sorRe la parità di moj-
ti , Sí con tutti è benigno Onde il Magnanimo è
più ammirato ; il Modelto è più anuto.
Contcntasi dunque il Modesto di Mediocri Hono
ra : non per timor dicaduta, corne il Pusillanime ;
ma perch'egli è cosa honesti e décente, che l'Ho-
nor li misuci dal proptio Merito i 8c il Merito dalla
Virtù .
Pongli dauanti i Fasci , e le Tiare: eglidirì fran-
camente : »»> è per me : efliè tmpp' : u»f
«m» fait il mm mtrtt : cercane nttri più di;ni ,
Niuna Heroica virtù meritò tanto applaulo , quantO
qucsto lifiuto .
E Tanto basti hauer detto circa la Medestia . Pe-
roclie rutte lc altre Circostanze, ciascun che ha
scuno paò faciimente ritrarle per se medefimo da
ciò che dicemmo délia Mufnonimitì , í de' suai
íthipii ; serbata la Kcgola di Proportion* ua'l Più,
& il Meno . i
• il
LIBRO NONO. '77
«M €*í «&*
CAPITOLO TE\Z 0 ,
Della Humilti ChriliUna .
•jj-fc^}^ VESTA è fiVri* EvuxgtUc* , laquai può
S it.irc con la Modestia , & con U Mignara»
4>v£_3> mità Morale: perche chi hà gran V;rtù ,
•^•t^&3■"í^• & chi hà mediocre Virtù , può eslei'Hu-
milc , à proporzione .
Egliè vero , che con h Magnanimità ella è più illu
stre ; perciic quanto è maggior'il M erito , l' Humilti
è più diiScik : ma ella è più simile atia Modestia,
perche fugge li grandi Honoti .
Ami apteil'o a' profani rilofofi , ella farà più fimi»
le alla Vitiosa Tr.-scuragine , che alla Virtuosa Mo
destia : perche non mancandole Merito ; non lì cu
ra di Honore, come il Trascurato ò il Pusillanimo .
Ma vi è gian differenza tàXBtmU* , òc il Tu/ili**
ritmo . » .
Il Pusillanimo fugge gli Hbnori , pesche non co
nosce la sua virtù . L'Humile conosce la sua Virtù ,
& pur fugge gli Honori ; perchVgli conesce in se
stellò quel eh' e suo proprio , Se quello che non è
suo .
Egli non è come le Talpe , che non hann'occhi il
conoscere se medesime : ma come i Celesti Augelli
eli Ezechiele , che aguisa di Arghi hauean cent'Oc-
chi > ma nascosi sotto le penne ; e tutti riuolti à con-
templar'intimamentc se ltcssi .
Conosce l'Humile adunque le sue Perfcttioni :
ma conosce altresì le sue Imperfettioni .
Sì che quanto hà in se di Perfetto , tutto è da
Dio : & perciò non si gloria . Ic quanto hà d'inapei-
fetto , è tutto suo : & perciò si humilia , íc si con
fonde .
Sà, che il Figlimi dì Dit fùil Maestro di questa
Virtù . Poroche precisamente conoscendo in se stes
so , ciò ch'egli hauea di Diuino ; & ciò che hauea di
huuur.o la yna sttfli Persona : per l'Humano , hue
"... H j mitilo»
J7« DIIXA FFLOS. VOK. HB. IX.
raiiiaua I.i sua Peisona al Padre , à «ui péril Diuino
cra vguale .
Sà , die con questo esempio l'isteflò fìgliutl di
Dis inscgnò agli . huomini bench'Ecctllenti, di hu-
niili.irsi agl'Infcriori , nonchc agli vguali : conside-
rando c.ascuno ciô che insehâdidjfettoíòi 6c pa-
ragcnandolo à ciò che negli altti conosce eslèt da
r>iO .
Sà fuahnente , che licorne il Fi^tìml di Vit,
quànto si tiumílíò i Dio, t.into sù esiltato da Dio :
tcsì promise alì'Htimile di es.iltario altrctamo in
titîo, qu.into egli si humilia in Terra .
D/.ll'aiitidctiopuoi tu raccogiiere , che PHumil-
tà è molto più Magnaninu ■ che b Morale Mi-
gnaìiimitá : perche questâ fi l'Huonio suptriore agli
ami Huoinini : ma quella il fa sunile à Criito .
Et oltreciò il Magnanimo ípngia g!i Honoti pio
coli perche aspira ai più grandi fra' MortaH : ma.
l'Hi.mile , sprrgia tutti gli honoti Terreni , perche
aspira ai Cclesti . Qucsta è Magnanima Humilta .
Che se l'Humile s.ná stretto ad accett.it le Di-
gnità ch'cgli mérita, e cli'egli fugge : le susterrà con
«igocCi & condecoro . Et beuebe non istirw da p;ù
la lua Persona : vuol nondiineno che la fiu Supe-
riorità sia stiinata & sità più geloso dtl douuto
Honore, che «jualtinque Magnanimo .
bicorne rimagine di Dio , si adora , non corne
Vna ttladipinta, macome vn'cffigie tappresrntattice
di Dio : così vn Prelato humilissuno , vuol che 4a-
gi'inftrríori fia hcoorata la sua Diguità ; non corne
ornamento deila sua Persona ; ma corne Imagine dcl-
h Diuina Autotità che in lui risplende.
Conchiudo » che se il nostro Filosofb faaurflè co-
nosciuta la Christian.! Humilia ; &nza. dubio h.-.uteb-
be íietto , Che U Mtjtuttimiti i nuçgtt di nu»
O Virtu Mnali : ma l'hurmttà i na^int dtt/t
*Maj[nanimilà .

r DELIA
rj9
DEL LA
FILOSOFIÁ MORALE
LIBRO DECIMO.
r

DELLA M ANSVETVDINE,
ET DE' S V O I VI T I I
ESTREMI.

CAPITOLO PRIMO
CHE COSA SIA MJNSVETVD1SB.
V A
VESTA « Virtù mtitratrirt dilU
Iractndìa , prauocuta et* qua/the
gÌHrìofo iltrafgî» alfa Vtndetta .
Siche.quanio eflèntiali circostan-
ze eoncorrono nell.i Manfuetudine:
V^pprrnfioni dell'lngiuria : Vira
prouocata : \'^4ppetitt délia Ven
detta : Sc la IdodertiUnt délia Ua , e délia Ven»
detta .
Non è dunqne Manfuttt » chì aguisa di Isutm tti
ligno , non seine l'Ii-giuria , e non si adira . Ne chi
aguisa di Fìtr/i , troppoal vìuo sentendo l'ingiutla .
rapit si lascia dalla Iftcondiaoltre al douera .
Ambi sono Estremi Viciosi, : l'vno è chiamato /*■
smfttt^» ; l'alcro , fnuMM) : quello eccede nel
meno i qutsto net più : qiiello « Acqua » quísto è
Fuoco .
Dunque il ManfUett è come Déd.ilo , che carov-
fwdo uà l'Ac^ua & il fuoco , senia attuSà'si < <K
1Í « fenxî
1*0 DÏUA FltOSOHA MORALE
seni'ardere ; fente l'Ingiuru quanto conuiene, &si
adira quanto conuiene .
' P.irruti adunque chc il Nome di Mdnsttetuâìnt
non significhi l'enon la metà di questa Viriíi ; inuol-
gendo Paîtra metì net fileraio . Perche facendo ella
due Otficij , l'vno di non adírarsi fuor di ragione ;
l'altto d! adirarlì quanto laragionc richiede : chi di-
ce Mansuetudinc , par cbe dica lòlamente Non adi«
rarfi ; c faccia torto à chi r.igioneuolmente C adira .
Piacquc nondim«no à que1 gran Filosàfi di pren-
dere il Nome da quella parte ch'è più dirHcile , Si
perciò puìglorii sa ; cioè dal noiiadirarri .
Così la Fortcizi, benebe signifiehi vna Mcd/ocri-
tà Ira il temere i perigli , e il non temerli ; prese
il nome da q.ielLi parte ch'è più difficile ; cioè ,
dal non temerli , più tosto che dal temerli .
Ma poco rilieua il suono del Nome , purche U
Dcrînitione fia conosciuta . Perche le Définition i so
no fondate nella inuariabile soltanza délie cose'i
íc i Nomi , nel vatio bentplacito di chi gl'impone .
Hora per insegnar più chiaramente queita Virtù ,
seguiremo vna metodo différente Aille antidette.
Peroche, nellealtte, sièricercata la Virtù, prima
de' Vitij estremi i ma qui riceicheremo i Vitij estre-
mi prima délia virtù ; perche quelli son pin sensi-
Jb'ûi, 6c, apparent! squefta piùastratta , 8c attruû.
«N «»««
CkAÍITOLO S ECO 7{P 9
Dtllt Uttiniìa .
•fr t*3"t> 'IRACONDIA si può confiderare in due
S T í£ manière, ò Moralmcme, òFilîcamt me.
Quanto all'eslcr Morale , ella è Virìt
^í*^ MfíUnu nitíré & ml dtsio dtlU Vin-
dttia ptt li Ingiurit cht Jlrìttutai.
Doue tít deinotare, che l'Ita propria , c la Na-
-ir.il pjssione : Sc l'iracondia e l'Habko vitioso
«li cotui che lasciandasi accendere facrlmente dali'-
** ; si chiaroa Iraceudo . Ma fcuente si chiama
t I BRO DECIMO. 181
Ira , non fui la Passione, ma l'Atto dell'adiratvì .
Peroche , licorne ogni Huomo naturahnenie ama
se Iteslò , e Je cose sue : così tiitto ciò che ofsen-
de il Corpo i come lepercosle Sc le setitc : Sc cià
che osièmìe la Fama i come le maledicenze e i dit
pregi : & ciò che danneggia le Soítanze i come i
tutti , e le rapine : 8c ciò che si oppone aile piace-
uoli Voglie ; come vietar la fonte al sicibondo , e i
dadi al giocatote : tutti sono oggetti , íqualì dalla
imaginatiua rappresentati corne inghuioU , sueglia-
no l'Ua alla vendetta .
Ma qu.'.mo aU'eflèr Fisico , l'ira i rms vamp* ,
dall' ìma^inato eçjf/íftf subilamtnte accès* dintorna ai
i note , che fá bollite il singuc; & con lènsibjli scolle
vibtando il Cuote contra colui che offese , inuoue
l'estcrioti potenze alla vendetta .
Vcdtsi queito fifico effettt ( corne diremo nel
Trattato dejle Pa(siom ) in tutti gli Auívnali peifet-
ti : cúrfein de' qualii sentendosi effel'o , arde di que»
sta vampa , s'infhca negli occhi , arrufr.i il pelo , irjfie-
lisce la voce; e lguainando l'atmi dalla Naiur i riceuu»
te ; inipetuoiâmente siauaenta contta l'Olîènditore ,
Hora , perche negl'lmpeti n.iturali , l'Huomo non
è diíKr-.nte dagli Anima!!: ancorain petto all'riuo-
mo adirato questo fuoco si actcnde : onde Tira»
condia fVroce , acconciamente tù detta Ep-andisctn*
\a , come vu Ferro touente .
Anzi perche pet l'antiperístasi, il calor concen»
trato raftredda l'ainbiente ; peteiò tu vedi neU'Irar
to vn conflitto di cjualitá e mouhnenti contrari ,
arj«ra c fftU .
Arde il Cuore perla vampa interna i e s'arríccia-
no i cfúti per vn sieddo rijor délia cute . U vllb
hor vermiglio , hora saiorto ; niesce le neui del eau-
easo con le fiamme di Mongibíllo. Versano glioo
chi acqua e fuoco ; folgorando di rabbia , e Jagti»
manjo di doglia . Fumano le nari , e trcmanolt
labia: auimpa il petto i e gelano le patolc : sente
in vn tempo vn» dolorosa allegrczza , e vn lietçj
dolote i cambattendo il cruccio dcU' ofFcsa > con la
ijperaxM delta Ycudttu •
VH«Ç>
i*: DEl! A FILOSOF1A MORALE
L'Huoino insomma diuiene vna Fiera , composta
di tmtc le Fiere : muggbin corne Toio, ruggilèe come
Leone , fixhu (tome Drago , moide come Orne >
■graflìa come Otso : lcálpita U Terra , min.-iccia il
Ciclo , e percuote se stestò prima che il suo Nemi-
CO . Onde puoi tu arguîre quanta sia la deformità
«i quell'Anima , pokiic û sconciamente disforma
il Corpo.
Quinci Platone consiglia r'Huomo adirato à mi-
rarsi dentro lo Specchio . Pcroche (ìccime Minerua
fernando il Flauto sopra vna fonte , 8c mirandosi
nell'onda le gote enfiite e*l viso conttafitto ; heb-
be horror di se stefla , e gittò il Flauto : così J'ira-
to , guardando la sua effigie , odieri la sua Ira , 8c
Aaurà spauenco di se medtsimo .
H Or questa fiamma più facílmente si accende
nclle Compleflioni più calde „ come in ra3ce-
lia più preparata à ticeufria 6c à nmrirla .
Per eccjtare vn grande incendio , non importa
■quanta sia l'csca , ma doue cada .
Più pericolosa è vna scintilla caduta sopra la stipj,
•he vna gfan fiamma sopra vn macigno-.
Ma per altro riguatdo , l'IracOndia t più acuta
doue minori sono le fbrz,e : perche mancando la
posta » ahbonda la voglia .
Come scli Animali piùimperfctti Sc imbelli, alíe
Vipère, agli Scorpion! , a'Ragni, alleVespe, diede,
Matera più pronte & venenose armi alla vendetta :
così l'iracor.dia negl'Infermi c più robusta , ne' Vec-
«hi più verde , nelîe Fcmine più virile ■ onde fu det-
.to , che
Osai pitnt* Mes.a 'bì la fÙ4 bile.
f\ Vesta è la vera Iracondia , di cui fin qui si è
patlato : impetuoià e scoperca ; & perciò men
witiosa: perche aslài férue , molio minaccia , presto
C spcg'ie. Onde feuiarnente fi'Kdetta , Brtut Pj£-
ftfa , Fitror correnu t Ehrtelà dcìl'*4»ima, Esímtr*
xitlmta -, ic perciò poco dureuole; perche il vio-
fcnto non è perpetuo.
Ma vuVJtto grado d'Jra, piû vitioso , & più fie»
«Q, «c inhununo , ci desciiUé à noftro Filofcfoi
coi»-
LIBRO DECTMO. iti
fhîamandola Ira dìjsu'ilt, & malmùnttA .
Perche !a prima è sondatt nel S injue , che presto
ffrue c presto inti' pidisce : rua questa , coua nell'-
Atra bile , che conie humor più fteddo c píù te
nace , dirficilmcnte si concóce , ò si riloluc : Sc
quanto meno appare , tanto piii nuoce .
Perciò , íicome dtll'vna e del!':iltr.i diffèrent! son
le cagionii così différend sono isintómi, ci ttisti
effati .
Quelli spargefuoco nelviso.e questa sumo : es-
scmio quella vn fanc,ue bolleme, & qucfrt vn tizzo
couancc tòtto le ceneri : onde babíru tlmente ì'ir.a-
condo fcià del color dfl Sarigue ; ic il Difficile 1
délia nera Bile :& i! colore molira'i costumi •
■ Qiiindi è , che quella précipita il coníìjlio i 8í
portaia dalt'irupeto 1 prima opta > c poí ptnîa :quc~
ira con aniino riposato fredduriKme diícotrc seco,
Çc tlecge i mczzi più fi.ri : &; alla vej'ia dclnuo-
cerc a^gíungc l'anc.
QuetLi pciciò , con le parole e con g!i atti di-
chi.ua i'AÛitno ; & prima tuoea con le miaiccie,
che fulmini con la Ipada i 6c per ijpiù si risque ia
vano lampo . Ma qutsta , con prodiroria Lonacciï
prtparando la cemp:-sta ; con tacira simulatíone , «g-
^iusta il colpo , e sorprende INncauto à wadiaiel>-
to .
Quella , comt la P. gliese Tarántola » col dolce
suono di jroiclicuolt peisuasioni mitiga il suo vele-
do : qcicfla , corne l'Aspido sordo, da níun canto di
Cilutarí amnjonimemí s'incanta.
Quelli , quasi Cojudnlly , dopo il satto si pente»
& lau.i 1? r'eritc ecl t.'.rdo piaiuo ; questa come rab-
biosa Tigre , sluu* il viuo, e si sbratca contra il
«adauero .
C^uellí , come morbopatticolare, si addiiîiacon-
tro vn solo inJiuiduo ; & da chi offei'e i prende lc
uene : qiiestn persegne wirtala Srirpe, e rutta la Na-
lione : & ofi-eía'di vn'Huoruo , diuien aemica, di
tutto il genert Hum.cr.o .
L'vna e l'altra inretroinpe il fonno , e turba il ri«
jc(u : n* qxclla , pet l' impatiente dcûo «U1U venr
i»4 DELLA FH-OSOriA MORALE
detta : quelb í per la fillâ attemione aile mank te
ciel vendicariì ,
M.! l'wia souente mutandosi nell'altra , diuien
peggior di le stesili : perche Tira inuecchiata (iiuie-
ue oùío pettinace : & l'Odio insiammaio , diuiene
finania .
«M «» H»
CiAPlTOLO TE\Z 0
Cerne cptri tlructnit .
•ftf^.J. ! A vdilli, quai siano le complefliom , gli
Á.g-> SB °Soíni • e 'e difrèrenze dcll' sracondia :
•S VI retta ciie discortiamo in qua! modo ella
•Wt» ecceda, e sfiioglii il siio veleno.
L'Eccesib dclla Iracondia consiste BcU'adirarfi per
k Cakst , che non deue : te Cintra cui non deuc :
& PiU di quello che dece .
LA vera & propria Cagione dell' Iracondia , è il
Diffusa . Patio dclì'iracondia dcgli Huouiini ;
*. non deirimpeto degli Animali.
Sente ogni Huomo quantunque baflb, vn'alro defio
délia Eccellenxa , dentto la propria Sfcra : à cui
dirittamente si contrapone il Vdipcndio : & questo
X la vera Ingiuria, che accende Tira .
Qgnj nocimerito c.igiona doglia , ma non ogiii
doglia c".giona Iracondia; se l'offtso non Spprende
il inal'animo di chi l'oflèse : senza cui , l'Ofifisa sarà
yiù tosto nocente , che ingiuriosa . Ma net maTAiúV
no , pin viuaraente fi apprende il dispregit , che il
dauno . ^
Achille , veggendofi.inuolata dal Re Aggaménnone
la sua Briscida ; s'infoeò d'ira ineitinguibiíe > perch'-
egli apprendcua, nonl'eslèt priuo dtlla toft più ca-
»a ; ma l'eslèr vilipeso dal Re . E;li mi'bì rifutif
xia'Huomitiarta da nutla : mi ki /hoglìait dtl mi*,
l»mt ï/o vil fartse, vn satcarda , %im sebiauo .
Ma le Fiere.capaci didolore, & non di honore;
fcnte;ido l'offesa , ma non conoscendo l'ingiuria i si
•cceudeno di furore, ma non di vera Iracondia .
Qubci ,
IIBRO DEC1MO. 18c
Quint! , ttà gente humilia ; à cuî , soffiirc il cîo-
lore é Fortezza , ma sofftire il díspregio è viltà ;
ogni grande Ingiuria si ripara con l'humile sommes-
sione di chi la fece: parendo ridotta al'aperequa-
tione , ie si rende all'ofEfso altretanto di cíiimatio-
ne e di pregio , quanto il dispregio gli hauea tolco .
Può dunque raluno" riceuere ofrèsa , ma non in-'
giuria ; ò rie encre Ingiuria , nia non contîderabile .
Sarà stato caiò , ma non auuertenza : làtà stata au-
uertenza , ma non rrulitia ; sarà stato scherzo e non
scherno .
La Ira ìçinatione segue la Pallìone : 6c la Paffio-
ne fà i'clretio dell'Occhiale conueslò , che dilatan-
do le specie visiue de' piccoli oggetti , fa parère la
Pulce vn'Elefàme ,
Così flracondo eíTenJo di gagliarda lmaginatím,
sarà il caso grande perche l'imigina : ogni píccoU
orîesa parrngfí vn graue oltraggio s stimtjà degno
di riilà , cíò ch'è degno di rua ,
Taléte , quel gran Filosofo , ma gtandemente ira-
condo , mentre con l'Attrolabio aiid.au contenir
plando le St'elle, cadde invna foslà. LaFante.ch"-
era femina allfgra, e motteggeuole , sorrideudo vn
pocolino , mentre l'aiataua ad vscir délia foslà , gli
dillè ; Tu vuii ntuscitl le icse tiau «Ile, & nul
tenosci tjutllt che ti iìanno daunnti a* pieát .
Pot iu eglî riCpondere : Merci che bàgtíccthiin
tuft , e non Jie' pieái. Ma perch'egti era iroso , la
lisposta si fù , che vfcito deila foslà , quanto potì
co' piedi, e con le mani, & con vn pezzo di làli-
galtro , pestando la melchínclla , semiïnorta Uíciot-
la in quella foslà, dou'rgli meriuua eslèr lasciato»
Et che marauiglia , se Tibtiio , ilqual noo era Fi
losofo , nu Tiranno ; haliendo addimandaco al gran
Redore Zenóne quai fbsle laDialettodi vn suoGre-
co ragionamento : & haucndogli Zenóne buonamen-
te rispolìa , ch'egli vsaua la Dialetto di Rodi ; in-
concanente l'vccisc, corne altrouedicemmo . rero
che corne Tiranno di acuto ingegno , & di .acuta
ira ; inrerprerando la simplice riíbosta in duppio
seniò > imijinò ch'ei gUvolcik riasecciari'csilio di
lie CïLLA HLOSOFIA MORALE*
Xi-.'i : e trouò c.igion di vendetta nella innocen-
Che marauîglia , se Aleflândro , fa cui dottríni
eostòtrcppo c.iro a' suoi Maestti ; con perueríà íòt-
tilezza , inrrrpretindo anch'eflò ingiuriosa mabgní-
tà la Filbsc'ifica Librrtà ;rti onróíì disprcgi le ami*
ehfuoli ammonltioni ; diede Caliistene aile catene ,
Lisimaco a* Leoni , e Clito alla sua Ira , peggiote di
fìitni Leone , perche i Leoni conobbero la Virrù di
J.iiìmaco i e non nocquero ali'innocente : nia Ales-
s ndro non riconobbe il mcrito di Caliistene , Se
detì'innocenre fanpué s'imrise .
L'Altro ccceflò d< ll'Ir.-.condo , è l'elërcitar ejoella
indomica psíTìone Centra *ui npn dent*
Adirarsi contra' Snperiori , è arrcginza t douen-
Josi più tosto humilmente pheare, che temer.uia-
nente irritare colui, che hauendo potuto fartvn'in-
gìuria , ne può fare vn'altra m.-geiore .
Adiraisi contra gl'infîmi , è follía : peroch'eslèn-
«lo data JTra pfr auualorar le debili forze contra gli
vgualí ; ella e soperchia , doue le fcrie son supe-
iiori .
Adirarsi contra g!i Amicì , è íngratitudine : vo-
Icndo maie à chi defidera bene : & se l'amico è
vna cosa niedesima i cgli è siendïa l'mficrire contra
Je «• flò .
Adinîjfi contra gl'Inncxenti , ì ingiustitia i non
petendo lueritar ira , chi non mérita pena i ne nic-
litar pena , chi non há colpa .
Ma l'Iracondo, hauendo l'occhio délia mente ab-
kagliato dalla PaMïone , non discerne il Supcriore
daìl'Inferiore , l'Infimo dall'Vguale , l'Amico datNe-
«nico , l'Innocente dal Reo : aguifà del Fuoco Gre-
to , arde cosi nell'acqua , corne nel capecchîo .
suai, *gli bà l'Imaginatiua tacto guaîla dalla Pas-
ïone , che ancora negli Aniniali irragioneuoli ap-
4>rendendo malitioso discorlò , contra loro fi adira .
Ttsisonte Pancratiaste , cioè Vincitore di tutti li
-€Ìnque Giochi Olimpici ; hauendo da vna Mularice-
*ito vu. calcio ; voltoflî fúriosamente dotso contra
•«rfti i à licalcitrat tontra la Mula .
, " Vide
LIBRO DECIMO. ìty
Vide tutta Olimpia va.i nuoua coppia di Lottatori ,
vn'Huomo e vna Bestia ; non sapcndo quai folle
Bestia maggiorc • Senonche > roentre l'Huomo fti-
maua la Mula hauer'vlb di ragt'one ; egli maltraita
<ii eslêrne pnuo . Ma tutte le Corone e le Palme
ehe Tesifbnte hanea guadagnate in cinque Giochi;
le gtudagnò la Mula in questo solo ; perche colui
che abbattutí hauea cinque Competitoti , da qucsta
soU Competitrice abbatuto , c.nlè riuerfo »
D'altra parte, niuno hà più gagliarda imaginati-
ua-che rir.con.do ■ Pcreche tanto viuanicnte s'im
prime in lui l'Imagine di chi l'ofRse , che douun-
que si volga pargli di vederiosi auanti , e tutto ciò
chVgli mira, imagina ester'complice, ò queldeslòî
onde si ltizza c si sfuoga contra le colè che non
han senso > corne ìlCan contro alsaslb .
Neronc mentre cenaua , hauendo iniesà la Ribel-
Jion dclla Gallia, riuersòlaMenfa, e ftacaí>ò i VaS
di cristallo , che délie sue delirie , erano la deijtia
maggiore. Larjuolta delRegno g!i riuoUò la men
te : paruegli queUa Men& ester la Gallia : imaginoslì
di atterrât tanti Vafalli , quanti Vasi buttaua m terra,
Quanto più fàuio motiuo hebbe il Re Coti al ruc-
desimo effcttoT Che hauendo riceuuto in dono af-
cuni Vasi di cristallo di rnarauiglioû bellezza i rimu-
nerolli con regia M.ignificenza : ma tutti inconta-
nente li ruppe ; pet non adirarfi , se alcun pet casa
gb haueile rotti .
Skhe, Nt rone , perche contra i Rubelli era adi
lato , si adirò contra i Vasi : e Coti si priuòde-
Vasii per non adir..rsi contra i Dimcstici : quella f*
batbatie, qucsta piecà : quella inlàuia t qucsta iàù
utezza . _ '
Ma quai pazzia maggiore , che l'adiraisi contra se*
steslo? .
L'Orsa rerita, non potendo soírrire il dolore, si
ícc» nella ferita e Ipine , e chiodi , e tutto ciò che
troua : mtdicina peggior del maie ; che inuece di
curarlo il rende incurabile .
1 Tal'Orsa rabbiata fiï Iccelíno , che riceuute moi
te fuite» nu liiligeiKcraente meditate 8e bendate.»
dapoi
1ÍS DELIA FIlOSOnA tfORAU»
•Tapoi che imese la rotta de! suoEsercito : non po
tsndo adirarfi comro alvincitore, fi adirò c ont roi
se fteffo ; f ftemendo comt vna Fiera ; eo'denti e
eon Hvnghie straccioslì le bcnde k le ferite : e iH-
rooffì vendico detla pcrdita delPhonote , pcrdcndo
(a vin.
L'Vltimo ccceflô delFlracondo i cire» il Mtit:
petendo amienire , che alcuni si adiri contra chi
- dette ; & per la cagion ch'rgli dette : ma con rmg-
giot'intentloiie , & vehemema diquel che dette.
Ogiu Agenre naturale opéra fbl quanto puo : ma
FAgente libero , corne l'Hupmo, vuol tiluolta ope-
rare pitt dï quello che ptsò . peroche il natiiralc in-
stinto è lirrmatoi la cupidigia infinita . Et perciò à
«uelta succède lepiù volte , inselicisrnno fine .
Nobtte esempio ne diè Lncio Silla > vera Scilh
itHa Rotnana R eptiblica .
Hnucagli Gránio promeslo di firgll contribuire
Jalla sua Proitincia fra corto termine, vrugran som
ma per la rîparatione dfl Capitolio : ma il tempo
jafiò, £c il den.iro nen venne .
Hauca Silla ragioiie diadirarfi: perche Jeben Grl-
tiio non mancò à Silla ,' ma la Prouinc ia à Gtánio :
.tondimeno a* Potenti , ò non si dee promertere , i
S deue atter.dere . Et principalinente à Silla ; la Cul
troppa félicita non permetteua interaaUo ira'l vo-
lere, flcThauere.
Cbiamato adunque à se Gránio , contra lui si sthf
»ò con tanto împeto , che forzando l'hortibi! voce
per minjcci.irgli la morte ; ruppesi la vena dcl petto »
t vomitò il sangue con le minaccie .
Non potca que! Tiranno cen pena più conuene-
uple punir la sua Ira . Perche se l'Ira è vn bollor del
éngue ; altro humore non ci volena per ismorzarla .
Mà su scarso compenso á tanti fiami di sangue oltrui,
quel poco del suo .
CHe Se tanto fiera e terribile i ciascuna pane
dcll'Irarondia per se sola > quai Fiera fia queftj,
fe tu la poteslì vedere in Idtfa con tutte le sue par
ti < e suoi terrori í Hora tu puoi vedctla con gli
occhj , e contemflarbj st tuti pon daiunti l'iraa
fine
LIBRO DECIMO. i«#
gìne díGtulío Cesare, vera 8c hortibile liéi deli'lt»
acuta . e délia mania» ; délia ù-igui.-.m ■ e delU ne
Di dell'impetuosa , e délia tentai délia hutaaní , ç
délia crudele .
Se tu voleslî rangiare il nome all'lracondia ■ po-
trcsti datle il nome di Cesare , e dlpmgerla con v»
colttllo in mawó*.
II suo Nome fù il suo Augurio : clii non potè na-
sèerc leronper lefetite délia Madre » non po:c r>
gnare » senon per quelle délia Pattu : ne monte .
senon per le sue .
Sill.i , il più úacondo diRoma, conobbe , che quel
F.mcii llo, douea riusciie peggiof di lui . Dalla veste
rilatïàra , e disciolta , comprele i diilbimi costumi ;
pq£hc non potrebbe C >nrire alcuna Legge i dii no»
potea (bítrir la proptia clôtura .
Nella Edilita, facendo recitar nelTcatro; perche
il romor délie nubi Iturbaua le voc i de' P.'momíaii,
si aditò contro al Tuono con isrbrmato gri.lo > pet
farlo animutolire .
Nella dimanda del Consulato mmdò in Senato
vn Capitano i minacciandp , che se da !o ro non l'ot-
teneua, gliele darebbe h Spada. Nuoup stile i ûti
Candidato col Sangue.
Fatto Console , taaco si adirò contro al Colleg*
per la Le^ge Agrátia , che à forza diic joci" llo dA
Foro ; e tanto l'atterrì , che stette lèmpte in casa na-
scoso, tome vnConiglio . Laonde per due Cónibli
si contaua Cesare solo.
L'Ira di Cesarc fù laprima ad imrodurre il nuo»
uo esempio di sciogliere le Veighe de' Falci Consu-
lari , coii sopra le terga de' Senatozi > corne degli
Schúui : accioeiie die si potcílè : gutst* inusitat*
barbarie , in T^ama è -usariXa. , * ,
Tanto iinpaticnte fù la sua ira, elie non potend»
aspettare il giorno chíaro, facea decapitarc gi'Illurtti
Senatori , & le Nobili Matrone , al lume délie lu-
cerne nel suo giauiino : & saria bastatoil fuoeo de
gli occhi suoi , senia altro lume.
Lasio di adirarsi tante volte contro à tanti Ro«
nuoi , desidecò die uttto il Topalo Romano iu>-
Oíslc
193 , DELIA HLOSOFIA MORALE
Ufstc vna testa soh , pet troncarla in vn colpo .
Che più ! neanebe i Celesti furono eccerwati dal
la sua Ira .
Dando vn lieto conuito a'suoi Amici, quanto più
finiiii à lui, canto più cati ; perche il lampo de' ftil-
mini atterriua liConuitati , surse in piè, e traita la
ípada disfidò Gioue á singolaf certafle .
Mostrò che veramente l'Ira è P.<zzia : imagina*
do che il Nume non poteua vecider lui ; & cgli po-
icua vecidere il Nume »
Ad ojni modo , questa vltima Ira , irritò i Con-
giur.iri : iqu.ili più non poterono tolerar colui, che
non potea toler.ire alcun Dio,
Così, con gli coltelli entratonel Mondo ,Sc con
gji coltelli tolto dal Mondu ; Cesare>nacque
Besare si maiì .
tm■ ¥» m
t<ATlT0LO $V~4\TO
Dell* ínscnsatiQ*.
^■W&<Q> VESTO « Vitit de/la trascîiïle, Uqual
*|-v g» amsifie net dtfetlt deltlra circá id Ven-
*^Vw5* delta .
Nisce questo virio da naturale Stupídi-
tà , & íeruile abbandonamento di íénlò circa le in-
giuric : fiche poto ò nulla apprendendole , nulla a
poco si adira-i áeperciò non si vendica Ctmt dtut,
ne J^Ktnrf» deue , ne Centra cui dtut.
Par questo Vi:io affi.ie dclla Iiiambitione, ícal-
quanto ne p.irtecip.i per accidente ; nu la sostanta
e diueríâ . L'Ioambicioso nondesijera i mericati ho-
■ori : Yiitsensati ìblfre i dispregi : quello è scemo
di Cnpidigia ; c questo d'Ira .
Gli Animali senza hcle , benche habbiano l'armi,
non afptr.ino .dia venderra; &ri ~sensato, non sen-
tendo !o stimolo délia Iracondia i benche habbia
forze , non cu.-,i cìi .:dopcr.irle .
Egli hà il vniro sempre vniforme i ne ìnfiammato
«wll'Ica, ne fqualjdo per Paura i perche ne Trna, nc
l'altM
jLIBRO DE CI MO. i<K
l'altra gl! fa imptcflìone . Siche aguisa d'Huomo in-
tronato , prima dimcntica l'ingiuria, che la consije-.
ri ; prima sente íl danno , che h temenza ; & pri
ma riccue la seconda viilania , che si vcucticbì dél
ia p.'ima .
Srimolato à far vendetta , odierà chi lo stimola.
Minuirà egli iteflb "cffcsa ; c scuserà chi la fecc .
Cerchctà egli il primo l.i pace; te acectterà vnaver-
gognoia conditione perpagamemo .
Copriià la sua viltà con rìioiòtaii aforismi : Effirt
Tnaggior pit-teriavincer tira , che vinitre il Semico t
La m4ç£Ìor vendetta dette ingiurie , ejsere il disprf-
gtarle f Vanima air* sormoniare agni ojfesa . Et che
il Somma Iddio non strnpre fulir.ina quando è affiefê. %
Vorrá far pailàre la Polcronciia pet Manftietudiue .
EGli è vero , che licoine il Tiuhdo peï alcunoac»
cideme diuiene Anlito i Sc il PuníLuaimo rau-
ucdenduî diuien M gnmimo; corne a' suoi luoghi
diccmmo : così l'inltiisato allelngiurie; pet inopi-
nare cagioni fatto più accoito &c sfliftiiW • cangia
n.unra .
Odiue vu' illustre esempio . Dopo il conquisto
dc'ìla [erra Santa sotto gli auspicij di Gotifrtdo Bu-
gUone ; íl primo Re di Cipii fil Principe buono per
altto , & innocente ; ma così da poco , e di îiiì-
mo così rimeslò , e ftnpído : che con la Virtù del
non fàre ingiurie , congiugnea questu Vitio di non
sentirie .
Chimique de' Siidditi liauea col Re qualche crue-
cio : con farc à lui alcuna onti ò vergogna , potea
sfogarlo : & ellb , corne di concordia , la digeriua
íenza adir.afi , ne vindicarla.
Auuennc clic vna nobil Matrona di Guascogna,
ritomando da' Luoghi Santi in habito pellegrino ; fil
in Cipri da sederati Huomini allàlita i & iicU'ho-
nore villanamente oltr.iggiata .
JLa Geniihfonna inconsolabilmente addolorata ,
andò per chiederne giustitia al Re : ma per alcuu
le tù detto, che il suo raccorso paltserebbc l'ingin»
ru , ma non otterrebbe giustitia : perche ilRe non
sarebbe più rigoroso à pmui le vergogne altrui, che
le sue . tinesty
!9r DEIXA HLOSOFIA MORAtE
Qnçsto sconsortamento alla dolente non toise
l'íni.no i anzi l'accrebbe . Perche consigli itasi roi fuo
dolore, portofli d.iuami al £te , ilcju le hauendo pre-
íëntito il caso dalla faina ptecctla , alquanto ne ha*
ucuaiiso, e motteggicuolmentepreso púcere.
Ella dunque <on moite lagrime , ma con alta vo-
ce gli diílë . Sire , io nttrvengo à te per vendetta
th'i» speri délia uillanta che ho riceuuta net rue T(e-
%ne : ma solo eccioehe tu nìittseoni > cime tu f.fferi
cruelle , che ognidi , cerne intende , à te vengon fatte .
X)a te imparanào , ferse potrò compartar* paiienît-
mente lamta Ingìuria '. laquai t se petessi , VoleHtie-
ri à te douerei y pouhetu seicetìbuen périmer dél
ie sue .
A quelle voci il Re , che infìno alfiiora era stato
Insensate e vile > quasi da vn profondo sonno hiis-
uegliò . L'Ira gelata e pigra , incominciò à riscaî-
einíi dintorno al cuoee , e iìimolarlo alla vendetta .
11 Re adunque, cominciando dalla Ingiutia fatta
«la'suoi Suciditi à quelta Donna > acerbissircunien te
la vendicò : & niuu Re con più vigor & rigore ,
puni chiunque aile teggi , & all'Autorità Reale ha-
ucllc futu da indi inanzi alcuna offtsa . _
í*í f*í €*»
c^ipitolo svinto,
Délia Medietrìtì frà l'iractnditt
& U l»sensate\$a .
fyVSAty O R A tu puoi facilmente conoscere quai
j| ii * su la Maiìsuetu/íine . Peroche se l'adiranî
3» <ï> iroppo, è Vitio ; & l'aditaisi troppo po»
co , è Vitio : l'adiratsi niediocrernente
íarà Virtù : 8c questa è la Mansteiuiine .
Dirai che non corre questo argomento . Perche
fe" >1 rubar molto , è vitioso ; & il rubar poco
e vitioso ; dunque il rubar mediocremente sari
Viitù .
Riípondo non eslèr pari la eonseguema . Peroche
il cubaff, in se stefl0 e sempre fitioso , perche setn
-XI B R O D E C I M O ; ijj
ptese contrario alla GiuAitia: ma l'Ira in ft stestà
non è cosa mala , estcndo Passione donata dalla Na-
tura, corne la Cote délia èottezza, lostimolodel
Timoré, il Focíle dell'Ingegno , l'instrumemo più
neceflario aile ardue Opcracioni .
L'Oratoce irato , più vigorosamente déclama t 11
Poeta irato più ingeniosainente verseggia: il Trá-
gico irato più patetícamente commoue : il Cani-
pione irato più fortemente combatte . Ma in tutte
qucstc ire , la Moderatione è neceflària , accioche
non facciano etìctto conrrario .
Dirai tu: Se Cojfts» bà fer[e , Clr* i fipercbìa;
fi non bistrot , Clr* è pdRi* ftrtbc qutllt f*i
vtndicarfi fini* turbarjï : Cy qitcflt inxtct di yen-
dìcarc vna ojsesa , ne preutca duc .
Rìspondo , che l'Ira auualora le forze vguali ; ac*
cresce le minori ; e sueglia le maggiori .
L'Elcfante , benche fia vna Rocca animatn, Sc hab-
bia la tromba per hasta , & la cute impenetrabile
per Joríca : egli -nondimeno è fteddo e ilupido co
rne vn Monte di ntue alla battaglia , se vu panno
verniiglio , per la sin.p.ithía del colore , nongliris-
calda il langue , e accende l'ira .
Chi era più poderolb à vendicar k ihgiurie pro
prie te le altrui , che il prememorato Re di Ciptiî
& put'egli si lieue neghittoso c insehûto » insinche
l'Ira, rial generóso rimpróuero ,-non gli fùnelftcd-
do petto ínhammata . i
Sia pure atinato di fascî , c rinto di Satélliti e
Pretori.ini il Console , od il Sourano : trattiiî di vin-
dicare , non álcuna ingiuria propria , ma la trans
gression délie Leggi : sia il Reo non armato. e fugr
giciuo , ma incurie & legato : ancora è necòflàrio
vn mouimento dell'Irascibile , ò per rifcaldare ln so-
uerchia freddezza : ò per superare la natural com-
passione .
Ni'ima çosa è più pernitiosa che risparmiare il lan
gue de* Scélérat* -, ne più barbara, che valárlo á
langue íreddo .
vjuel mouimento dell'Animo , se riguarda la pro-
pria olfcíá.uchianialra : se ì'oSéà délia Legge.fi
I chiaiua
t*4 DEIXA FILOSOHA MORAEE
chiama Zelo . Ma cosi il Zelo , corne l'Ira, se non è
moderato con la Ragione ■ sari indilcreto .
Non è dunque la Mansuetudine vn calore impe-
tuoso , ne vna gclata stupidicà : ma vn* Modérant,
ne délia Iraftibile , che per le riceuttte ingiurìe jitji
fcalda ne fi rajfrcdda , senon per ta ragìtn che dette
Cr courra cut dette , ûr rtel modo che dette ,
Questa raisura può hauerla ogni Huera capace di
ragione : peroche la Sindéresi gtida ne!l'Anima : 8c
à chi ben l'ascolta , inlègna lc coafiui frà il ctoppo
e il poco. —« • : , • i - . -, • .o .1 ; ,
Non pecca chiunque nonconolce di peccace, &
di fur maie : & chi conosce il Maie, conoíte il Bcne.
IL Munsueto ne si adira-, ne si placa , senon per
i'Htneft; cioè, pet la ragionpuole conuenenza .
Egli è conueneuole all'Humano conuittojche chiun
que daneggia ò dishonora , nparj íl danno e il di-
shonore, accioche si conserui l'egualità nella Repu-
blica .
Ma principa'.mente se l'ingiuria è graue , & di
mal'esempio , & di peggiori consequenze , & con
animo d'ingiutiare : perche pocendo nuoeere à tut
ti , chi nuote àvnsolo; vn'ingiuria ptiuata, dttiien
causa publica .
Dunque il Mansneio , benche non sia insensibile
alla proptia ofièsa corne lo Stupido ; \Sc ne desideri
il ristoro: non si muouepcrò pctl'impeto dcli'ira,
ne per godimento deU*álttuJ m Je , come flracondt:
ma perche à chi offese, conuiene la punig'one .
Che s'egli si placa ; non si placa per debi ezia di
cuore: ma perche non è conueneuole che vi.'Huom
fia inhumano , ne che vn petto mortals arda d'ira
immortale .
Perciò , egli è cosa pericolosa il fare ingiutia à
Persone Spirituali . Peroche se vna volta aprendo-
no , che fia conueneuole & del seraigio di Dio , íl
caltigarne l'Autore : mun Mondano sirà giamai t.m-
To implacabile . Egli farà sehza Iracondia ,-ciò che
apena farebbe vii'lracondo.
II Manfueto considéra in oltre la Perfina contra
<ui si adira , ò si rajtiga ,
llcaae,
"I I B R O DECIM O. iss
II Cane, vdendo bussare alla porta , subito si adita
e latra : ma poscia conoscendo ch' egliè il Padro-
ne ,' incontanente il carezza , e gli fà resta .
Così l'Huom manfueto , sentendofi offeso ; rifen-
te l'offesa , & ( corne composto délia masia commu
ne )siturba comra l'autore , benche sconosciuto.
Ma se conolce , ch'egliè il suo Signore , ò vn ca-
ro amico , ò vu'innocente , ò vn'infcruato , ò vn vil
plebéo : col Signor non si stizza i nia fà intendete
sua ragione : con l'amico si duole , ma si riconci-
lia : con l'Innocente uon si vendica : all'lnseusato
compatisce : al Vile s.icilmente perdona, perche trop-
po è facile la Vendetta, v ■< /
Finalmente , circa il" Mode ; il Manfueto , non
permette alla fu i Ira di pastare oltre al douere .
Anzi trà gli due Trópici del Trôppo e del Troppo
ftca ; più inclina à quïsto , che à quelio .
Troppo è facile all'Irato il dar nell'scceflb : &
perciò ia Mansueçudine fà nuggiot sorza nel frenar
î'Ira , che nell'irrkada »,. .
Quclto è plu consonne alla humanità , te all'vso
délia ragione : perche chi opéra con manco ardore ,
opéra con più consiglio.
Pirro , gran Maestro délia Gíinnástica , daua que
sto principal ricordo agli Atléu , Sc a* Gladfyori ,
di frenar Vira : perche l'Animo perturbais) guat-
dando piùad offendete, che à difendersi; restafj-
cilmcnte sorpreso . '
Perciò il Manfueto , sapendo che l'Ira è vna in-
fedel Consiglicra , non c precipitoso , ma lento alla
vendetta , per dar tempo all'Ira di rafrieddarsi .
II gran Filofofo Atenodóro , dimorato alcun tem
po apreslò Augusto : licenti.:nd6si per tornarsene in
Grccia, gli die quest'vhímo documento . Ctsare ,
jjuand» tu sarai adiratt , nm ftrt , nt dir c«ft níuna ,
prtm* di hautr rtcitali tutti t^ilfabétt .
Non sò se Augusto recitasse l'Alfabéto ncl subito
castígo délia Figliuola . Ben- sò che praticò quelto
consiglio Archíta Tarentino , ílqual'offcso da* suoí
Villaui , dislè loro , lo vi ctfti&hcrt!, st ntn f<-s>'
a.iir.ito •
l i Tard»
iS<" DELIA HLOS0F1A. MORALE
Tardí adunque fi muoue il Mansueto , Sc Frcïl-
mente si mitiga , con ragioneuoli satisfimioai à gin»
dicio di amíci anzi che al suo ; perche niuno è
Giudice compétente in propria causa .
Ancor si contentera ili tnanco del gïudicaroi e
scuserà l'intentione dr colui che l'ostèle ; perche ,
licorne ti è detro , la Mantuetudinc inclina più al
difetto , che ali'ecceílb .
Anzi , corac la calce con l'acqua si accende , &
con l'oiio si estirigue ; così l'ira del Mansueto , con
la oppositione più arde , con le sommefle & humili
parole deirofFenditore , si ipcgne .
La Mansuetudirae è magoaniuu : à chi insiste ,
résiste : à chi coufeflà il failj , si placa .
tome il.Tuono di Primauera è senza fulmine ;
coà le miuaccie del Mansueto > saranno soucnte
senz i vendetta í Sc si.iiu Tira , finirà U mcmorá
deli'ofïèiâ .
«» «*» €*»
- CotP tT O LO .S EST O,
DiffimX* tri U M-tnsuetudine (y gli smi simili .
■^t* €"3e?3 "4" O ' diccninio à príneïpio , che la maníiie-
SjJ >J (B tuJinc (uppoue quatuo drcoltanxe . Vap-
4* ^ í» pr-en/ìon delix Ingturia : Ylm pretucatd
•Ç,'S4l?ì,$' dalt isipprrnsiint : Y^ippeiito dtlla Vin-
delta : Si ia Mtderatitu dtll'lr* , è dilli Vtn-
delta .
Primieramente adunque , si distingue \iMansue-
tudine dagli f'uoi Etlremi , Iracondìa & Insetisatetf* .
Distíutionc à prima fronte dirficililfima ; estcndo
il meizo così conrulo con gli eltrcini , che le il
Mansui ro ii adira , parrà Iracondo : sc non lì adira»
parrà Insensato., £v .
Et per ronucrso , se l'Iracondo si vcndica , parrà Ze-
iaute : ftjfInsensato non siycndica , parrà MÌnlîiCK) .
c osì cattiui estimatori son gli Haomini de* vitij
Sc délie virtù , corne gl'incspetti Gioiellieri , délie
®-innre F.ûCe Sc dcllc vert .
Pi
' , . 1IBR0 ÛECIMO. i>7
' ìì paie adunque , che ci vorrebbc la sinestrctta
di'Sócrate, per fìslâr gli occhi nelle Conscienze al-
trui , i misurare i pensieti , & le intcntioni i pet
giudicare senza lemcrità .
Ma facilissimo sarà questo giudício «ongetrurale,
se si considcraria quelle tre Circostanxe, che si son
dette :' la !£ual!tì délia Ingiuiia : la Cndìtimt dél
it perfonc : & U Trtpartiuu délia Vendetta.

4"íl3&î,$,A Mttrfuttuditu suppófie l'Apprension


§T S! c'c"*1 perso-.iale , che naturalmcnte
3» accende l'Ira alla'Vcndctra priuata . La
^••£#§<<í c/imtn{* suppone l'.ipptension délia Os»
fcsa'cíeíla legge , 6c délia publica Giustitia , che
sinoue i' Zelo.al gástigo . î*
t'Ifa è vn mouimento délia Passione , che mol-
té volte commanda alla Ragione . 11 Zeío è vn mo
uimento délia Ragione , che muoue aneor sonencc
la Píiffione con itciproco consentimento .
Sichel'íra paè èslcre inuolamaria ; ma ïl Zelo.è
volunurio : elièndo vn mouimento délia Vohuiti st-
luminata dall'hitelletto : îc petciò moite volte pet
fille dell'Imellctio il Zelo saià indiscrète.
Dunque , siconie !a Mr.nsuerudii.e è vna medioerf-
tì siá l'Jracondiae la Insensatczza ; ccsìla Cltmtw
è.vna tMtdiocril* fra'l trtpp* rì^ort i & l& tnpm
fa fhd*/teii%a . Et perciâ ta Clemcnza, è propria de'
Soúrahi Magistrat! e de* Principi : U Mansuctudine
è prbpria deilc Períòne priu,ue . - i i ,ji
Ben'è Verb j ft ntlla o/fèsr publiía concorre
làxjfFeíà pèrltínale del Principe : in questo casopotrà
çonporrere, la Mansuetudine con la Clemcnza.
Ròmário con la prmettione di Mítridáte : k fingolar
Niraic» di Pompéo coì dilpregio délia 1 sua W*
ij.n.. I I yinto
19* DEUA FlLOSOFlA MORAIE
Vinto dipoi dalla Fonuna di Pompéo , ò tradico
dalla sua ; gittò l'Armi e la Corona a' piedi del
Viiicitore : ilqu.l potendo c.istigar la publica , &
vindicar la propria offesa : eohduniM'vBa cen U
Clcmenza , c l'altra con la ManíUecúdine . Peroche
postagli la Corona in eapo , e le braccia al collo ; ri-
poselo nel Regno , & nclla príllina beniuolenza . Ma
délia clcmenza verrà il proprio Luogo nel Twtato
délia Giultitia .
■ s fi»
*** w& «a
C xA P I T O L 0 0 T T yi-V <k ,
DìffcrtnX* trà U MunfuttuHnî ,
i " & la Mistriccrdit • . ./ • ■ .
♦«W^-IMTLE alla Moosuttudmt è la Mistrior-
S Ç k <*>« appreslb al Vulgo , roa non appreslo
35 y « a' Eilosofi ; icruali non l'annouerano tra
«frî*?^ le Virtù , cóme la Mansuetudine .
Peroche la Mansuetudjne modéra la Passiooe con
k Ragions í ma la Misericordia è vna debilcz-
ìa delta Passione , che per la natural iirnpathla ap-
prendendo! .la míseria altrui come i'ua , fa compa-
rire â chi. patisce ; & muoue le lagrime etia.i.dio
lènza cagictne . -• • r , . -
: Perciò ella è propria de' Timidi ,. degj Interau ,
delìe Feminette , e de' Vfcchiarelli , che pet soper-
ehia tenertzza di cuore, piangono al píanio : e ge-
mono ali gemúo de' facinorcsi , meriumente. p(*-
mifii
Ne ..solameme si commouono V ; '■per-,le vçr.e
<■'•'■rouerie,
íi rj
ma per le finre , ò dipinte i come ne' quadiì rappre-
sentami alviuo il supplicio di Prométeo i & ne' Poe-
mi le lagrime diDidone i & nelle Tragédie la ftia-
pira diEdipo: benchechile piange, sappia che fon
fittioni .. f s i < ■ i' i. , ■>,...' tj .M Mnífa
Quindi è che nelle Republiche furcwp dal.íowici
jnstitui«e le Tragédie , e j Gktçhi de' G|adiatoii,,ptt
purpre con la fìcqucriza de' iruserabjii ipciiacoli,
o saisi , ò »eii, quellá Simpáihica debjlezza
i i minât*
LIBRO DICIMO. w
mir.1t '. nimica dclla Fortezza , e dfila Gíustitìa . On
de ne] Senaco di Atcne , era vietato agli Ocaiori
ili commouere i Giudici con tencti afiètti alla Mi-
fcticordia > e alla Compallîone .
i Ma se pur si volcflè ridurla à Vitic > ò Virtù y po
trebfctsi tí-i coi : cbe la Misericordia , se ce/un ra-
gione inuoue gli Animi esteminari , e secmi di giu-
dicio , à c ii p .ii ire oc the compatir non si deue ,
,è vero p sinto : si riduea .-ilvitio délia Irìsensatczza.
Et per contrario, se si compatisce alla vera misexia
ragionenolmente compacibiïe .- fi liduca alla Virtù
dclla Mansuetndine. •
lì «■ • .'. ■ t il.- • ■
i *•*■". i '
^■úiw . ,C *4 P l T 0 L 0 T^O N 0 .
X>iffin>i\a Irà la Mansut/ndint Mcialt ,
& la Euangilica .
"frtíM'í' A~ Mtnsuttuïmt Mirait ; suppone loSta-
* t [£ tp di Natura plaquai permetre aH'ofTeso
♦ «- la É^ioneups Vejislètta etiarndío di pro-
p.!* mano ; conforme à quella Regola
del TabóAe , £*cd qwstfut fait* fatiiur . Chi ne
fi, ne Vlpetta . . . ,' '
La Mtr.shttudìnt EuatigtlUa , suppone lo StatO
dclla Gratia . xelcjuale il Verbo Eterno, volendo i
suoi Fcdèll. simili i se, vietò loro' la Vendetta , riser-
bandola úlla Pròuulcnza Diuina : conforme à quel
la Regola Céleste, Mihi Vitdiílam > & 'g' rttribuam .
Siche la Mansiietudine . nlosófica , modéra l'ira per
motiuo morale : l'Euaiigelica,iriodera Tira per motiuo
sopranaturale . Qnclla hà'per fine la Bcatitudine Tem
porale : questa hà per fine .la Beatitudinc Etetna .
Egli è vero , cl>e licorne il Vangélo non intende di
fiuorír l'ingiuliitia cen l'irnpunítì délie ofíëse : così
non viera alla Giustitia di castigarle ancora in terra:
putchc il c .stigo non procéda dall'aidor delì' Ira i
œa dal Zelo délia Giustitia : non per amor dclla
Vendetta, ma per correggimento delReo : non pet
il nul di chi oiíbse, ma per il publico Bene .
•U M 1 * Simil-
*eo DELLA FILOSOFiA MORAlt IIB. X. .
Similmcnte non intende íl Vangélo , che chí hi
ríceuuco daimo e dishonore , non poflà richiamar-
sene al Giudice per eslerne ristor.iro . Perche , se ì!
Giudice tiene il luogo di Dio ; l'offèíò rimetre à
Dio la sua' ofièsa , quando la rimettc nelle mani dcì
Giudice ; ilquale detíefler giusto , poiche Iddio è
giusto .
Ma íh quefto cafb altresì , la Mansuetudine Eu.in-
gelica & la Morale, richiede, che l'ortcso non B
muoua per sete délia Vendetta , ma per conuenen1-
za délia Giustitia . ' 1
Ma il vero è , che quando l'offèsa è graue ',- •'&
Tira è mossai egliè ben difficile il separare qucsti
due fini ; & superar l'impeto delta N.uura con la
Mansuetudine Morale: ma non «difficile alla Man
suetudine Euangelica con la Gracia sopranatutale ,
«he mai sinieSa à chi U chieue. * ■ I

DILLA
»CI '
D E L L A
FILOSOFIA MORALE
LÍBRO VNDECIMO .. ,
t*î {*î M»
DE t ]L A ïtï A B I, L I T A, '

'c>ò m;p i a c e n z a,
ET Î>F SVOI ESTREMI.

CAPITOLO PRIMO.
DELLA CONVERSATION CIVILE,
.tT. ' .)n /» gfnernUi 1 "
:. .. ..i i.-i i ; ..- 1. -■■ • i ; ■ • • ; •

EGll Animal!', altrí sono Instcittì


e Solinghi , eome gli Vcelli di ra-
pina : alsti Ctmpagntuolì e fámî-
gliari, corne Ic Api . Perche qucl-
li , fol procscciarrdo per il pro-
prio Inrliuiduo , armno solamente
fe stelfi : qurftt viuendo in com
mune , amano la sua Specie .
Gli Huomini so" píù' Sctfali di tutti ^li altri Ani-
manti . Perche ficelle non nafcono tutti a tutto ;
ma l'vno imp.ira dall'altro , te l'vn «felPaltro ha bj-
sogno: così neceffiiii imente aman&Ia Vita Sociale i
te la Conuersaríone è la mutin ConscniatioOev
Perciò la Prouitlcria diè loto ta FamtU e Tarte
deflo Striutrt, per parlar di viçino , c Ai hin"î*; &
comiersate cpn lustb il Mondo; giugnenip le pai»-
■"C doue, jwd giiyrv; l.i voco , i y■ ' T>urw-
loi DÍIXA HLOSOFIA MORALE
Dunquc , chi non 'ama Li Cìuìl Conutrsationt, non
può Ulér menibro del Coipo Politico ; separaudoíi
dal Comnttriio, ikjual'ê il vincoto dclla Republic'a .
Onde íl nollio Filoíbfb conchjufe, che l'Huom so-
litario sarà vu Dio , ò vua Bestia : . perche Iddio go
de di se íòlo ; ic le Bcstie rapáci nefn amano tom-
p.-i£nia . î .\c$
TRe cose adunquí rendono disetteuole la Çiiu'l
Comieríàtionc : duc áirca íl s'erh ,-%c4flJrcit-
ca il Giucso .
O ca il Strié, vn dilettò si dona, nell' fjsentire ,
lodarci déni t Sinfi altriif : Ta)tfo si ricruc, nel
Communies ri altrui gli propri íensi . Circa ilGictosc.
si dona & si ricïilt.yilettolnella.'wleipraca $>iacfug?
lezza de' Mciti rideuoli & siceti ; perche la conti
nua sériera si aflnóuèra fta* îe noie : & l'Ariitno , co
rne l'Arco , è pi» yijj©ioso , fctaluolta siállrntj .
Da queitc tre circftlhnze trê nobilí Virtu diítin-
gue il nostro Filoíbfb cirç^». la Ciujl ÇpnBersaûûne.
la Prima, nel rodai? gli aítrui sentirnenti : & si
cliiama-^í^jAiV//*, òÇ»U)p*;ccnz,>, ò Amoreuolezza.
La Seconda , nel' communicare altrui li sentiment!
ptupri : & quelta è la Vtrçtìt^ ,
L'Vltima , nel ricreàrsivicendeuolmente con mot-
teggiaruenti facçtj & gioeqsi. , data perdo
DJ Cjuesté tre yirtù verremo partitamente à t
seprrere negji tre j,»uti íèguentj i incorrúncian-
do dajia Prima. ! - í < il
t r:. m m* $**
C*4PITÓLQ, SECOKDO,
, _ Dtlì' ^lffaí/ìl\lìtà , o fut CtmpUcinX* . , -
"fr H&îí1 VESTA > corne si è detto , è vu» Mtiìt-
g-* 3» trità (ìrca il tortpiacere o etHlrariar* aI+
S-^i.* trui , {juanio copuitnt , ntlia Çiuil Conr
u.-fztUni . ,.. j » ...
Chi recède nel compiaccre , è Y^idulattre , Chi
««de iicl contwiiar», è il Cm'Mhso. Chi rno
-LJBAO VNDEClMO.i xoj
deratamente corapucc ò çonttadicc è X'^íjsMlt.
Ma questa Vinù , íome la iwansuetudir.e , mal st
cono'ce dal jiroprio Noine. Perche facendo elladue
ctfici) difftrenti , i'viio di compi.iccre, l'altro di cnn-
trari.ue : il nome Hi Comphcenza non è adequato >
sigiiificandoyna parte sola délia iua Dihnuione.
Anzi ella c tanto conh-£i con gli duo tlrrcmi ;
clie'.s'ella corrpiace. , p.irrà che aduli ; le contraria,
parrà che coutralti . Et vicendcuolineme, l'Adulato-
ré parrà Compiaccme s âç il Contcmi jsoparrà Con
trariante . Siche. neanco dalla Dcsi.mione porrai co-
uoscere , se que sta Vinù fia. piaccuole ò dilpi.icejo
le : le punga ò palpi : se uaorda ò baci .
Egli è dimqtie neceílàrio ancor qui t dí conoscere
p;iii;ieramcnie gli Estrtmi , conie più seiîûi>ilí &
apparent! : &: pcscia la Mediocriià , ch'è più inm-
sunpata, >,& cputúsa. '
«B .t»«Ì: : " ,'
. . ,j ; . , : .y. t 1 ...
C~4P I TOL O TE\ZO r :. i , - ,
Bttt~4dul*tioni . q■ . .
$ <?• Vtsto èmiZitfffi diCmpUctn\í, & ^nu*
JT y-v * TincltX^* íir.ca il induré i dttti, i sensi & ll
«Jí^^JE ariioiii aitrui n ella Ciuil Ctnuersaiione .
<$-t3p3-H$- Ma corne Timante dal pollice misurò
tutto il Corpo dcl gran Colofl'o : cosl cía questa dime-
stica Adulatione , ciascun pottà conoscere à prepor-
tiouie l'^idulatin» dd!e Certi e de' Confiai : es-
sendo di questa maggiari le conseguenze , ma l'iíles-
sa natura . ■
. Tre cose adunque fi considerano in questo Vitío .
Quai íuno le Tersene che siadulano . Quai Fiai rniri
colui , eh* adula . .Et quai Manier* egli tenga nell'-
aduljte !!.,<■( -• . •> , : lï ■
ET qmntoalla Prima; commune i tutti glíHo>
nuni « íl dtiidtrio di tsltr lodati . Questo de-
siderio in selltflòucn è vitioso : ami cglí è vna io-
deuole proprietà dclla Magnanimità , íe le lodi st>n.
grandi ; ò délia MoJestia, se sonmediocii .
104 DH-tÁ mOSOHA MORAtE
La Natura diede filmer délia Lcde , pet îltimolo
délia Vittù: & il Timor del Bhfimt, pet fren del Vicia.
Chi non çulta ta Iode , non terne il biasimo : fie cbî
non teme il biasim" , non fente vergogna : & chi non
fente vergogna del Maie , sirà procliue à tutti fraali .
Temistoclc mteruemito à vn congreslò di molli
Musici canrantî à gâta : esièndcf addimandato quai
vnce più gli foflè piaciHta ; tíípoft : che can-
ti le mie heti . Et hauci ragione ; perche lelodi per-
settamente coníbnatiano al vero .
Temistocle merifaua di ester lodnto : fie percíò
egli era il vero & proprio Oggetto délia Laudatione ;
nia nio'ti senta merito âmar'le lodi : fie questi sono
i! proprio Oggetto dell'Adttiatione .
L'VcelIo di Paradiso sl pasce d'Aria; fie d'Aria si
pasce il Camaloonte . Mal quellp volando in altoiî
pasce d'Atia sincera e pura : il Camaleonte ferpen-
do á terra, fipaset d'Aria irnjfura e corrotta . II vir- '
tuoíb , & l'Ambitio.'b si pascono dí Iode: maquello,
di lodi vete de' Vírtuosi: questo di lodi false, fie
contaminate1 dall 'Adulatîonc ,
Non è perlbna così priuo di merito, che non h.iB-
bia buoaa opinion dise steflb : fie ciò che si présume }
sicitmrnte (î crede : prínc'palmente se in quel gé
nère cli'egli c iodito , siseme qiukhe dispositione .
Ogi-i Donna derbrme corne vna Gorgone , senten-
dosi chíamar ÇePa , ne g«dc , credendosi almeno di
ester médiocre. H*tD( tmadi médiocre beltl, vdes-
dosi chianw B-- líifïima , ne çode , credendosi à giu-
dicio altnii (ti eslère t.,le . la Donna BellítTnua, vden-
dosi chiam,ir»vn'Aiw;<to , vna Dea , ne gode; cre-
dendosi che atttá il creda pokbe lo dice . >>' ■•-
l gradi del merito son tar.to contigui , che l'infi-
mo si confonde col meizano , fie il mezzanocol su-
premo .• fie p- rciò labuona opinion di sc fteflb , per
poco che sia aiutata di ruort , equiuoca sacilmente da
vu rr.idoaltfahro".
1 Romani Ccsaii dali'adnlantc Senato chiamati Nii-
mi i à principio si vergognatr.no , dopoi dubitauano ,
nl fine sel credeano percke t'ambitione à poco à po
™. f(1«c che potìieílct veto civ cliç rooltiaiftfr
1 LfBlCo'^NDSCIMOi ìef
Percìò > sfàcciâtameme accettando quegli Alutî,
che sfacciatamente il Senato offeriua loro ; crcdeanlt
di hauere vn Nume in petto , e i Raggi in viíò '.' ;
Egli è veto che vn*Adulatione rl-.iaumentc bugfar-
Ja è Jt lieue momento , ad vn merito eccrllente ca-
gioua sdegno: perche tatuoha vna vile Aduiatione ,
minuisce il credito aile vcrc lodi .
Anstóbolo hautndo çompolto vn Panegtrieol dél
ie Prodeize di Ateflàndió ■ vNnseri via OfKciosa mcn»
togna i ch*C|li haueïïè convno ftralcvcciso in guet
ta vn'Elefante . Aleflandro gittò quel Pancgrriço ries
fiumc Hictaspe , c di poço íalli che non vi gittastèil
Panegici(ta .
Quclla eravna Iode inuerisimîle, perche nel cuoio
degU Elefcnti, lo ftrale nonfà -miggior rlrita , che
l'ago di vna. Mofca denro l'açciaio. - ' ' " **
Ma perche non girtà nel Libîço fuirne l'Arr.moriio,
Sacerdòte, che io chiahiò fr^lrual di Giout ? Adula»'-
tione ranro maggiordi quella ; cjuanto è pià ftcíle
l'vccidere con la laetta ini'£lerarjt,e , che l'ellcr ìjeiier
r.uo da Gioue .
Non odiaua duncjue'Aleslàodro 4'Adulatíone ; ma
odiaua vna píccpla Aduiatione , che pcicua facilitât
le m ggiori . - . '. — :!
A gran corpo , gran pasto : à Pctson.iggi grandi ,
grandi Adulaiioui > perche grandifltim è l'opinion di
se sttslì : & godono di vederfi maggioii di lestés!}
nelia opiniont dcgli altri ; tome ognun gode Sc tìJcí
à mirer oegli Specchi patabelici u iua ràceia moite/
maggîoíe.' ■* 1 • *i V ■ V*
Qnindi ì , che le lodi, benche fian falft , & dal lo-'
dato conoseiute pertali, sonùrr.pre grate. Perche,'
licorne la veriti di chi contradice , geneta odio : eosì
la bugia di chi loda, gênera auicre : cV dira corne,
quel Prelato i St tkt m'idúH T & pur mi pitter, j <i
Egiiè duncjue difficile il diliinguere l'Adulatorc
dal Lodatore > ma più difficile il distingiiîro chi edia.
fAduiatione , da chi la brama ì petci.c tajuno pro
testa di non voki'tlkre adulato , e ti sdogn» se non
l'aduli .
Atabbo «dujato daglj suoi ladouiu , che l'ankaa*
»aií DFiLA FttpSOEiA -.MORAIE
tuno ■ ^i||Wìgfi3,)JjiJy iìí.W^B îiichéa.í./» »«'
sten^turo per'tl-nuntt mi Dia veto , ihc tumi dithi il
vtrt fjiyfctiuUtmi.. .Miche.i, migtiur iudouino per
altt^he ,per .se jïcSpLgfc pailp cliiaro : r» ii<<'-
r*i «lU ptijinx > f*rtf vfàji : ,11 R,e, adÍLail} [spedita-
nuçriiCj^. ícce pj.ig:onc i:..Ia protaìa upm|in)euo ,li
Mmero i andd al)a pugna, & £ù vçcist!,.^ , . . .
. Q nltiule âc impençirabili yoglip dV pp'tenti i ira
più irppenetrabiii Dccreti del Po^entiíTìmo Kume 1
^iK.c Icoiigiut* il Proseta cta :nonl'adiijlj , Sc per
che apu l'-td^la , l'vtcide . II Proreu , per vbidire al
Rc» diçeil.vero ; ÍSc perche ha detto il veto porta le
pene . llprouido Nurae , amiuedendo la peitidiadet
Re , hauta preordinato, che il Prpfeta fbslè Martire,
j>er hauer detto il vero : & il Re ÍLíTe reciso > per non
iuuergli creduto .. 0 , : u , ;; , . jj, ,
. tonale advmtjue è calui che »nyi l'Adulatjpnc Çhi
hà buona option di :c itrllo : cl u vuol cikre in buo>
na opinion* apteilo gli aliri. .yîc chi faci'arjecte cie-
dje ciò che graudtrnençe de«a,
• í.< ' fs . . i

""cJtPÌTOí'o £V *4.T(j.'4 ,

& VANTO simili sono i ngmi di ADVLA.


Sf> & T0RE & LAVDATORE» compoi-eiidoli
i ><L * '1 Vitio & la Virtit délie medçsua« lctqeic }
ítsba-í' Ma quar.to simili sonos A'»*»' > afcretamo
«liiiviMiii sono i ior f ini . 11. Lodatore mica ad iio-
<M»«e > : l'Adulat«e àprefkcare : l'vço «1 Ui.c tûwii
l'altro al .ben (up.\ .(i.-j. i . !■ • .-j.
Da «juefto viliflìmo-, e seruilissitnò fine , gli Adula-
tori acquiltarono i Nomi infami»» o" ; ■ 7 :■•( i
1/Jmpcrador CouWujnogli chiimò Scrci FnUiini:
A.rK>lfil,ío , Tìinutlt IUIU iirsi : D:óiene, Cani Ht.
11 ■ aWl , -Siimit ElUpicItt, Piilti' ttrrtjiri , C»,t-
'°u í'"f alla
alludendo m,'fi> VttlUurí
gentil ii> J,»i,
fauolctu VtUktfunam
de! fngicîSeruo . ■■ i
J VolP«f "edeudo ilCotuo feltaiuc fcpr» »n>«
IIBRO VNDÎC1MO. to?
ira, convn pezz,uolo di carne in bccco i glipçUua-
se, ch'egli eu miglor Musico chc l'vGguuolo efc^
Calandra : Sc confortollo à tarne proua cul dolce can-"
to . II Corbo sel cresc ; & nel voler cant.>rc , gli
cuide di bccca la pceda, &la Volpc cattiuella scia
ingniò. .' »'«•»** i
Corbo di nere pimne pet l'habito Monacale , ma
candida d'alma , eca Pieiro Muironr; dato poi Ct-,
li/ìint . Antica. Volpe era Benedetto.CJÍetaJio , chia»
jnato apuntone' Saccí Ainali , Vitpt af/un, & /«•
ífrdt^. Costui, vedendo Celestino s.ii.'Ç al p'ù.altu
ífZgto ., ^icificamente godere il merirato Pap.ito i
s'inui jl o d'inuolargli quel buon boccoue .
| Cb(ivne:.ò egli dunque i célébrai con tante ludn-
ghe U Vktù ai lui, & la feliçità délia sua pristina,
Vira, quando cantate ftà gli Angcli nel sua Coro 1
chc il buon Palrore, nel Consistoro di Napoli , man-
dando fuori quel Canto maipiù vdito, £j» Caltstinvi
6cc. rinciiuò al l'oritificato : ÍV; la VoJpe ingotda, col
fauor del Re Carlo , se l'abboceò , _ >
Scriuono moltiche quelfontefice non pià Ponte-
fice , quar.do dall'eCto conobbe la frodolenxa , fi.ce
c)i Benedetto questo ptesagio : Ej^li tnitì tapi» V*l-
pi ; TtgncrÀ çtntt Lttr.c \ £r morrà ron.s C*nt.'. tutlçv
fú veto . Et sopra simili twttì darmosi .dl'AduLuo ,
& gioueuoli ail' Aduiatote , foudato fil lV'UÍco Si"»
gerbio : ll Ctrb» non hà cMtutt fer ft, roa ptr U
Vtip'>. - . .' , 4 ; f' '
Ma queíîe almena sono Adulation! addiriiiate aj
alto sine ; vituperate quando fallano , ma hjnorat,e
dal Vulgo quando colpisçono : perche aprrflb à ça*
lotû, che gíndicjno dagli euenti ; vn grande honore
cancella vua gran vergogru: & se il rnezio sibiafi»
ma , il fin C loda .
Ma ínfaini adulatoti son qucgli > che per vilimn-
uii vilmeníciodano , e mcmono ■ £líèndo cosi iri-
degna, che la Lode . laqual'é il maggioi SaCiificia,!
ïheoffrtirsi poltà alniWBo Iddio , duunga mçrce*
ruiia Yittitna di sordida Aduij'.ione ,
Vitio ni gente scioperatr. e pigw , .che fiíjgendcj
U foica a e l'op.c hocoieuci; , conuoeucnv tutw
iof DÉttA mOSOÏIA MORAU
farte el'intlustria alla Itngua Mentitric'e, per viuer.c
dell'alrrui.
Picgano le gînpcehra , torcono il collo iguisa d'h 1-:
mopcr pescatc vna ccna . ! Non è indigniià che lion
facciano : non è nffromo che non soffcano , purche
veggiano sua ciuauza v
'• Qigct gtan Campionc fcastrúccio C.'.Hracári, , che
lodaua se steslo con le foc attioni ; . ccoTgendosi che
▼n di questí Formióni , ò íçrmicoíji '; gsi dalla lodi
per riceucr dcnari , sputò in faccia «Hó ssicciaio.
Colui' con rermo vifo , senza tergersi ,' distè : // Pe-
fíaure fi Itscìx ètignar lutt» iaï Mare per \pescart
vnt SardtiU : bm pcsi'ìo' lasciarmi íannjr't il vise,
per stfikre vtià "Sap/hc . Ma senza Sr.ídcHa , e senza
Ragosta , col víso bagnaro e boríh ásciutta, fc neti-
*on:ò . • i
im
. „ C^iPlTOLO gVINTO
• 'ìfii maillera ten^a neìl'iAdttifrt .
'ADVIATORE sfrontato e sciocco, altro
S! T 3Ê PTC:i:'0 non merta , che il Pesc.itore del
Sb *-> * Castracani . Non è petito Adulâíore chî
♦íí'í'fr non hà I »xetM : ilqual" troppo è docile,
quando è Macstra la rame.
Ma la principal maestria dell' ingegneso Adula-
tore, consiste nel siper conoscere il gnh aîirùi, 8c
nel sapcrlo secondaie con parole , con £uti , te cou
cflequi .
Sicome "Adulatione è la Scimía delPAmicitia í
<osì niun segno di Amorc ì -pitì naturale , cbe il
conrormarsi inguisa all'Amico > che paia in duc Cot'
pi vn'Anima sola . •'
Ma l'Adulatorc è corne POmbra ; laqua! non ti
«w » c pur ti segue , te fà tutti gli ani che tu sai
saxe. . «
Aristónc tri baltiutíente i t i Client! suoi ba!b*i
temvo . Kironceracuruo ; e r suoi Discepoli s'incitr-
•iwno tfj AoanU dcgli Arthitetú . Akliao.
dia
ÏIBRO VNDECtMO. , »°» .
dro pìegaua il collo ; e i suoi Cortigiani il píegauv
no aguisa d'.irco , per meglio colpire . Non sòfr PaV
rróclide Adulator del Padre di Aleslândro , si haurebk
bc eauato vn'occhio pet imitire il Padrone-
ConsiSrmasi i'AtnJaforeal'ruo ptelènte stato : af
ferma se tu affermi,' niega se nìeghi: loda sílodi,'
vitupéra se vitupcri : ride se ridi , piange se piangi :
ne eercherà di consolant per non conrrariate ; ma
fogerá di sentire inconsohbilmcnte il tuo doIore.;
Eglí è come H Polpo , chc secondo il tempo cre-'
fce ,' ò scema ; è secondo i! luogo eangia colore f
fiche i pcsctolini e le farfaïïe, non discerncndo if
Polpo dallo Scoglio , frdatamente fi apprcflàrto , c
restan cohi. ■"■'!
Ma queste (bno industrie scírhiatìche & fupeifi-'
etalJ ■ conformandosi ì qnelle cofej che senzifor-l
23 d'iogegno i' ma conprofitto, si pòflùtoo irhit.íre .'
Altri con maggiore artificio , penetìando i oosttf*'
W & le inclination! déll'Animo; con ttdíhifliigMe-
IC, oVvitij fìnno Virtù: & à modo de' Poeti , ed«
prono il veto cOlverííùnile, .t.- <
Se sei Temerarío ri chiaroa Farts, se Trmido ,'tî
chianu Ccnsidirttt : se Ambiriofo ti esalta per M*-'
gnanimo ; con quelPafbrismo ; Che btnt bà t'jnime
btfio , tbi Jìjfft "on Juperiore .
Ma più ingegnofi , í£ piùdannosi fon quegli , chef
aanjuano Padulatione con quaiche spiritofo acumêY
«ke renda gratiosa la Iode , benche afFettata ,
Arguto Adulato te fù Eudemoníco i ilquale vdondo»
il Tuono , yoltoslì verio Aleflàndto , e gli dislè ; Srr
t* fitfi chc tuthi , • Figliiìí di Gine f £< Niccha ve-
dendo fui viso a] medefimo vna Mosca : dKiè , O
Mest* botta' fri 'tutti faltrì ; láatuJ sti'dcyta di
guffarc im fingu D!uînt\'",'*:'~ •'• 1 ,,:> J*
Piacqrwro qudte luíînghe à quel Monarca , & 1e
premiò coíi ricchi dont , perche' con ingegno, tè
senta Jiuore secondauano la sua pansa : ma non Hic
cedè così fèlicemepte al Filosofo , ilqual vídendolov
fetito , e 'versante sangue i gli dist'e quel verso di tío-
mero . ' A^'V •■' *
j. Sifítt , náftsit itffi Dis immrulï. ^»*>i
iio DEIXA FILOSOFJA MORALE
Bel'.iflìmo ft il motto ; ma più belloera il non dir-
lo : perche più dolse ad AÌeslàndro che la ferica :
«ccorgendosi. che l'isteslà Iode ncgli altri fù Adula-
«ione i m qacfto > ItQnía .„,, ,, ..-f v., -.tt .;-•»,!
Grandi acc ntexza ci yuole pcr.rdulare in rnaníe-
m rhe l'Ai'.uI.v.o B- n & vcrgogni.dî eflère actulato*
ác ' l\ifFctwuoacip.iUaJ&KÌone . ... u ; ..
fili Adulii<,ui Tarraconefi , volcndo fare ad Áugu-
fiq vn'iiigegfo!b preiagio di vittoria e trionfo ; gji
dislèro .chpscpru l'Aliare da loto lluí 4edicato.era
uau ynaPa)rua,. Ajígufto che hauea nqiglipr.nnsp;,
riípose COn^OCchio biccoi ìegno , che l oi sacrificaít
fnuenle seprjt il mio .Altart . .>,. r- \ -JX
La lispostaRornana fù più ingegnosa , che la fro»
posta Spagnuola ; Sc l'Adularíone retiò conuiiti- da
se medeÇmji . Esljcndo cM.io , che se coío,ro haofjj
serp , souente scciiÇpando , aççcso iLfiipço.lòpya lîAfc
tare , b Palma non ûria .^ça w , .,0
fa* <h* px.-^fntnriftt-.-f tf. a<$uE :,-j|rK})e/Ì^lodji
jnáft)Cttata sorprende la cpimprìef, Sí pin dijetut,-' ,
, , l'AiicílIa (jS. fiìanvi» apicslb Plauto ,-pe.r piiî
«&£;r )a. pglkfz^ ,ç(el!a Padrora , le mt..ii.- ,;r-
•Atìr.Wfilí» çhkdfa-.pcrabbeUarsi ,. PtrctechÇ*.
mandarido la Ccruflá per irnbjanca;si il vtfo. rjspùse i
Ja*non la x uc d .rL ; perche fani.le ìm'oiátiCar
ri» 4tn iir.íhiíilro . E dpinandandole aciiuaallç iu^?
ni, risresc^ Ntn ti fà lisant :■ perthtle tue m*»i
tÌ^,ÌJC'Jfi""' p'Js'P» Uuar /Uíjm. y eh'ejj\r 4fMf'
liW* i"¥1'< i ;!£ :,.■< )V s?; ;ir.\- , OC ! T h
iTraftica^i;^ ejutste;, genefC», & ,realítjosa*uL'v!tim$
ftgno fù ,1'Ádii'ajiíin^ydjjyi? ycucraiido.PadTe Cbof
JfrittO . AîXWjssi jp giorno cóííui juipíeo Serntw
îí liuolio còntri TibVrio cçn fjçci^auf^cri, a^altj^
yocc^lífdiflè» Jf'^í'»;, ^/if tempi UrÀnuìyjiP**
firn ,
SK11 dilui, jî !.. 3i«3-; -• !í' > '!>•>■>
Soggioiiíe eplui : ^swlta,t Cifirt , vMJu*grt*>t
dissinm ingiufittiA i ji lui tutti il Stnatc li tiprttdt>
ahg - * *" " U
LIBRO VNBECJMO. m
11 Senato 3 queste voci rrerhò ; c Tiberio più del
Senato; afpettando lo scoppio di alcuna sécréta con-
lpiratione .
Scguì poscia coluí : Tu , c Tiítrit , dai lutto i
mi i priuandi te- fttfîo dcgli vtili d, 11 Erario . Tu
tilgili di nottt > acenche nti fituramentt dormiamt •
Tu maceri il tuo corpo nelle incejsibilìfatiebe , aflìn-
che noi ntgliagi t nelle ielitiemtniam la uìta • Co-
tefía ì manifesta infiuffitia , in grau pregiudiciodel/a
Ttepitllica , e deìVlmfero 3 tbt inuendo son la tua
Vit* 1 Viutr non pue ft ÍH li spregi ,
Caflìo Seufro , spiritnsifllmo antiuedítorc , Vilite
quelle parole , diflè subito a' suoivicini. Ter Gif
ue , ejutfta adulatìont hà da ejsere A ruina di Tiberio ,
£ t così fil : Tiberio si diè id vna vita voluttuosa e
crucìele, nelle lasciue grotte deB'lsola di Capri : non
haueudo Roma altro segno rmipíò che Tiberio era
viuo , senon le mótti 4e' suoi Cictadini . Maintauto
l'Adulatore fè siio profiuo : Tiberio commandaua.
ì Roma , egli 4 Tibeifip . , ..* , 7?" > • ' ' .*
t^êì ÍSÍ ';
1- ì
CviïiTêLo SEtro
Bel Contentieso , ì fia Litighfi .' r "
❖«««❖'ÁDVtATÍONÉ è Ptpteuo 'i Ja Conten-
jfe f £ tione i) Difetto ; perche nella 'Ci lil Con-
X 3> ucrsacione , quanto quella reca di piacére
V't&i'Q' lodando 3 tanto ne toglie quella contia-
áicer.do,',!, f
Ognuno ama Te stesiò , e le cose sue i & molcopiù
le proprie Opi^íoni ; corne più nobili parti délia più,
nobìl parte deli'Aiiirha . * '
Quiudi è 1 che la Mente humara > vdericîòsi dal
Comcntioso mord iceraente. criticaie Je sue Opinio-
ni'i ne sente quel r.im.,rico \- th. f emiua Rea , quan-
do il malígno VtttirriQ le díuoraua U cari Parti .
ueseio déU' Adulatore nell'
1 *Apparen%a . Perchis M^lBFoTe sari giouialc ,
Mando , bioncio , alsettatiàìo , pulito , tutto veui c
. Sxaxor
in ^ DELIA FILOSOïlA MÒr'aM_
imanctiíe . 11 Litigioso è Satuçnino , maninccmîeo \
secco , bruno , arrurTato^ disidornu , tutto rigóglio e
djsperro. Peroche, cM aduh, sistudia di piacere ; 8c
cfci contrasta , di dilpiacere .
Diucrso è dell'vne e dell'altro il t il inmt
iiìU Vtci, com'è diuerso dal Can che lufinga , il Can
the ringhia : perche qucllo è moslò dalla Concupi-
fcibile ; e quelto dalla Irascibilc ; che son passioni
ftàDmetso
lot contrarie ." " âcnell'altro U Vïgor dell'Inge-
è rielTvno
íflo . Egliè cosa altretanto sciocoa il dur mal Bene:
çjanto inr/gnoíi, il dit ben Maie .
Per adultre , basta di saper'approuare col cénno o
«on la voce : mà per contradire conuièfisaper ripro-
uare con sottili ragioni , tome i Cinici ; 6c i Sofistr.
Onde l'Adulatore porta il miel «i ía lingua : il Con-
tentioso poita iljfiele nt'denti. Et se pur rjuelio fe-
lisce , dolcetnente ferisce : ma queíto arriaramente
morde, lacera ,' e sbrana . " ','
Quinci con odiosissimi sopranomi > altri íîgnifican-
ti l'Attione , altri l'fffetto , ci fù al víuo dipínto il
Comemioso. *^>J £"?»
Dall'Auion fu chiamato , Crititt puntiglUso , Sé-
Dagli effetti , Cnn faflidiifi ,Ódit , Nkufis, Ta^Jf»
tutti í inc^iatò & ruggïro corne ìl Kibbio dápivctV
Jetti i baitandt/ vn loi di co.'oro ad ítttistate ogni
lieta brigata , coíne vna sola voce discordante tafia
j>ei iscoheertare ogni soauc concerto .
Iusomma , Diogene riçercato , quai délie Bestie
luuesse il moríb più cattiuo ; sauia'míme tisposc
ITSRO VNDECIWO.

Jg. t S} è-^isfiíii : dellc^uali altte sono Spiula-


32 * tin» , & altre lAgibili : altre VniuerfJi ,
•é•í*3•S• & altte VarticeUri.
Sptcolatiua è qiiesta : Che la Lana è pi* piao/a
dilla Terra . Agibile, Che il Principe dtue Mm.
dare ailla Cltmet,\a. Vniuersale ; Che U Btlle'tf*
ì vn luflro dtW ÍAnima . Particolare ; Che Htlent
è ta pi» hella dtlla Grteia . '
Tuttele Proposition!, ò verc , ò fàlse , fosion ca-
dére nella Ciuil Conurrs.uione : e tutto ciò che ci-
r\e ni-Ua Ciuil Conuerfatione i può ester Oggcrto
dcl Contentioio i pcrch'cglj à iutto,con;radíce .
Conoscano ester veto , q conoseauo* çiier fartb cíà
rhe tu r.igioni : l'Adulatore afferma se' tu affermi-,
nega se neghi . il Contradicente , nega je tu affermis
afferma se tu negiii i se tu Ipdi» egli biasiuM ; se tu
bi. snni , egli loda : se tu coiisigli , egli iconlylia i íc.
tu fbonfigli , egli ísorta; ,• „,,:-
Dt , t.j'i 'Jie bclh il mtrìr ptr ,/« Tatria : dira ,
■ch'eglic più bello ilviuerpçr la ?atria.,,
Digli , che altuno i ricco : dirà , ch'egli è il Peco-
ronc délia l.rna d'oro . Digli ciic colui è poueio :
dirà , an£; ni ; perche hà nasiose nel ventre tutto il
fno palrtmonie .
l.oda la bclrà di vm Dama : rifpondcrà , che stip-
p/ific csn l\Arie doue manci IfatHra . Digli ,1a cale
è deíbnne: risponietà, i ícllijtim* diCtr-
po. t ri/pttto all'iAnima .
V T E lblamcnte ai Dttti , ma ai Fatti contradiceil
trafa la voce i ride s gesti i biasula i costunii ; seliet-
nisce gli habiii . K.
Se tu vcsti aU'v&ta tua fo£gia; tichiama vn'anti-
tjtixrio : sï aili modcrna ; ii biff; corne vna Scimi*
imita-
it4 DELLA FILOSOflA MÓRALÈ
imitatrice. Setu fei liber.ile ; ti chiama Figiiiul Prt-
dige : se fei frugal* i ti chiama Misère e Tidocchiosa .
Ogni cola gli a>ure , & gli fà naulè.i : ogni cosa è
materia délia sua'Arté , 8c fucína de' suói terri .
Insomma lè tu vuoi dipingere ii Contentioso , tu
dei ritrarlo corne Amífilo ritr..flc il Capriccio ; 8c
•yarrásio il Getiio di Aténe; tutto contruridâi'tutto
sttanfzze. ^Allegro ad vn tempe , çjr malincenice : len
to infiemê, eyveicce : timorés» e- ifaccìaie : prodige
(y auaro . Peroche , sicome l'Adulatore à tutti fi íì
•simile ; così il Contemioso à tutti si fà contrario , {

CAPlTOLO OTT*AVO
gu»l fia il Fine del Contentioso .
'WWyON íï muoue il Contentioso à contradire
i M S Per °0*'1 " Prcm'° » come il Causidico: ne
<x> aN K pfr chiarczza dcl vero corne il Filosofo :
•frW&î-O' ne per dcsio di fama, corne il Superbo :
ma per vna innara e malnata rabbia di contradire ,
<hiamata con proprio vocabolo > Spirito di Contra-
dittione
O fia . questo Spirito vna diabolica instigatione .
corne chiamano i Sami lo Spirite ii Superbia , i di
Libidìne : ouero vna inclination naturale & tmíiui-
duale dell'Animo i phi maligno tentater di fc Itel-
so, clie l'iltelso Demonio.
Tal'eia lo Spirito di Saulle , che senza sap'.T per
che i impugnaua l'hasta contro alGiouinetto Dauid ,
mentre íbnaua la Ct tra perrilánarlo .
Egli è il vero , clie questo Spirite di Centrad'.ttie-
ne saii sempre inscparabil ctflcga dcllo Spiiiie di
Superbia : volendo che la sua Opinioue preuaglia
all'opinione degli a!tri ; accioche paia che il suo in-
gegno fia superiore agli altri inergni i ch'è septafina
superbia .
fM.* nel Contentioso , che qui si oppone íl Com-
piacente ; lo Spirito délia Superbia íetue allo Spiri
to di Conaaditiioiicconieimperaotc: perche il air
tIBRO VNBECIMO. lis
tiut del Coutentioíb , non ê contradire permottrare
ingegno i ma mostrate ingegno per conttadirjB c'
Ma per raflòtiigliar qutlti materia . fi -tie' oflèr-
u.ire , che quelto Spirito di Contradiction* , è ge-
nexato da vno Spírito più maluagio : cioè , da vn'-
0.110 inhumano concra tutto il genete Humano .
Peroch'egli non fa guerr.i alla Faltuà più clic alla
Vcrità ; purch'egli tappiadiofïèndere , c scompiacetc
■eolui ciie-parkr. y. "
Zoilo famosa Idea de' Contentiosi i & perciò chia-
mato d.i Lctcerati il Can raíbioso intcrrogato da
qualche ramigliare ( poiche non Poteua hauere Ami-
ci vn commun Nemico ) come fbflè ar^ico di biaiì-
marc i Libri di Hometo e di Pl.itone , riput ui vni-
ucrlalmente da' Saui , e dîgli Oracoli ,'Opre diuiue :
ardicainer.te rispose: I» Ht» mal dt^li Scritti , ptrche
non pcjso far malt agli Scrittori . . 'ï
Rabbiaua queito C.:ne di mordere & lacrrare an-
co l'oúà de'Morti , perche rurono Huomini : & ciò
non potendo ; sfogaua l'odio contra i Líbn , ne' quali
■gli Huomiuí lopiaujucuio .
JDout-a qui-sto Oaiaror del Génère hununo , odia-
re ancor i Ce tieslò ; senon ch'egli , come il dishu-
mati.no Licione , era stato dalla Xua rabùia mituu»
di Huomo in Fiera . 1
•'a > . • lî : o ' i - ) r-: .. '>
e. . i; Qfâr fçfcî 'c^&4
C *A P I T O L O 1^0 N O
1.Ì.* . , " Comt operi il Contentiosi . ' *
^■m^ VTTE le Propositioni Agibili ò Specolatî-
«R '£ ue ; Vniucrùli ò Particolari , ciit si fono
•ft * accennate ; si pofibno atFerinare ò néga
tif £»!?3 fr re , cou ragioni ò vere , ò apparent! ,
problematicainente, per Rvna , & perl'altra parte.
Nelle Ciuili Cenueríationi , qualunquc Propositio
ns che ti esca di bocca , l'abbocca subito il Conten-
tioso : & bencbe chbra più del Sole , cercherà
d'orFuscarla con cauillose contr.idiciioni : & l'intel.
lertochehà per oggetto il vtro i díucrrà p.irteggiaiK»
dclla rnenïogua < Sjcome
art • DELIA FILOSOFLA MORALE' f
Sicome i Giocolieri con l'agilità dclle nuní gab-
bano gli ocohix così li Sofilli co:i fallaci ragioni fan
trauedere gl'incauti ingegni .. . .
Cli Actdeinici Sceptici , ptofesiâuauo di sostene-
ce le Propositioiii contradittorie ; faccndo parere che
il Veto c falso , e il Falso è vero .
Sosteneua Anaslàgora , che la Neue è itéra : íc Ze
non e che niutia osa fi muue : ò se si muouc , un
•vehcememe corrtrà via Ftrmic» , came vn barban
Ctrridtre .
Quai cosapiù miserabile alcotpo, che U Febre;
ali'Animo , che la Pazzia > 6c put con apparenti pa-
ralogismi , Fauorino la Febte , & Erasrno la Pazzia ,
lodarono pec cola buona : ambo degni di ottenerc
in prcmío de* lor Panegirici , ciòrhelodauano'.
Di queila Settaè il Contcmíoso. Vortà sostene-
ic chè il W è osiur» , se tu dì , ch'egli è cliiaro . Ne
curerà di efltr vitùpetato pcr mentitore , purche go
da di farti cotiucciare col contradire altuo discorso .
Ne iblamente gode di contrapportî alla Verità
de'le tue Proposition! corne Sofista : ma tralaseiatt
Ja foftanza , si appiglieià aile grammaticaii minutez-
ze de' Voeaboli i aila qualità délie Sillabe, agli ac-
•cenii , alie virgolcttc ; per farti maggiormeiite ar-
tabbiare.
Cosi alcuai Critici, nel leg»ere Je Historie di Li-
uio , non cur.mdo di apprenderé i fatti illustri de'
Romani: ftriuaronsi à censurare alcune parole Pado-
uane . Aíinio contra Ckctone : e Cacoibo contra
Virgilio , vifaiarono la sserza grammaticale , délia
«jual'c/Tì eran degni; scioccamente gastigando aicflOC
fiasi, senza badare .il Soggetro .
Virgilio , leggendo Emiio , cauaua oro dal t_ngo '
coloro, leggendo Virgilio , cauauano fango dalForo .
Aguiù délie Vcj>" > volaudo attoruo alla mclj, siap-
gueauano al fracido , e lasciauano il sano .
Peggio è , che iu queste ininutislinie & freddiûìnie
censure , ranto si riicalda il Contenticso i che vna pa
roi» trahenrfo Paîtra i & la rispolra irai replica ; lòr
oente si psocede dalle parole a" ratti i e dailo liilc
«Jlo ftilo . . i
Così
LIBRO VNDECIMO. 1Î7
Così la Censura del Castelueiro sopra i Gigli d'Oro
di Ami i bal Cato ; stuzzicò tutto il Vespaio di vna
Dotta Academia . Le Penne troppo a - mzjte del V aU
laedelPoggii versirono molto d'inchioltro , &più
di singue . Et vna piccola Ortografia nella Inscrittio-
ne délia Statua di Anassénore ; diè fuocoalla guetra
tra' Magnesij , & le Città circonuicine ; corne altroue
habbiamdetto.
MA vn'altra maniera più velenosa del contradi-
te coìHiasimo , è il cuntradir con la Lide .
Loda egli taluolta , ma vi aggiugne vn Ma , che
guasta la Lodc : agnisa dell'ApC , che porta il miel
nella bocça , e il velen nella coda .
Se fi célébra la Dmtrina di vn Senatore : dirà ,
J»^ dubit <ii«»« , tiliì Stnatere ditanta dtttrina,
e di tant* giuftitia , che ne hì d* vendere . Cioè ,
egli è dotto . ma ingiusto . Et se si dice. che vna Da
ma è Bella ; ibggiugncrà : Veramente ogni dama fi
pilyii setter gleriesa , se fesse tanto btlla , quanta toiei
si crtde di ejsert .
Taluolta loderà con bellissime parole, ma ironí-
camente ; ò corne dice il Poera, Con sì fialtri midi .
Che sent Vituperi t e païen Ledi .
Siche niun può íàpere se Jodi , ò vituperi , senon co-
lui , che conosce i pensieri humaní .
Taluolta ancora > se tu lodi alcun moderno , lo
derà più gli antiqui ; non per lodar quelli, ma per
rabbafljr quello. O se tu lodi vn solo , loderà tutti ,
per non lodar niuno : pereche , corne diílè Martia
le à Zoiloi *Achi tuttè fin Buoni, chi pucejser cat-
ÙM ?
Finaltnente se tu lodi ; non contradírà , ma ror-
cerà il muso : ò ghignerà : & più malédico sarà il
Silentio che le Parole s ílR,iso, e gli Occhi&ranli-
belli scmosi .
QVella villania cheniostra il Contentioso nelluo
discorso , la mostreri neli'Opre , & in qualun-
que ^Atte : nnscendo in lui le parole & l'opre dall'-
iltess'odio intellino conira il Génère Humai.o .
Chiedigli alcun seruigio : ò villanamente ilnega,
ò villanamente il fà : eflèndo migliore vna ripulià
ii8 DELLA FH-OSOFIA MORA1E
con gracia , chevna gracia con villania . Ma proprío
è dr! Malcdíco este r Malcfìco : ne può chiamar bc-
i icrit o , chi ft ben, contra cuore .
Nelle altrui melticie crionse ; nelle allegrezze si
attrista . Se interuiene à vn conuitto , ghuerà fopra
la menlá il Pome dclla Diseordia s per tutbar la con-
cordia , de' Commenlàli . Nella maggiore allegrczza
vedrai percolpa di vn solo suscirarsi trà le viuande
la battaglia de' Lápiti e de' Centauri : e le uzze , e
le stouiglie , nate per nutrimencj > diuenfee armí ho
micide: Scilvinoentrato pet lefauci , vscire per le
ferite .
m mm
C -AP1TOLO DECIM O
Dr/U MtiÌKrití frà gli due tiìrimi.
•frí&^OR la deformità di questi duo Vitiosi
*n ft Estremi , sirà chiaramence conosecre la
2Í M X bellezza ieW'^ffMlità , ch*è la Virtú po-
sta in mezzo, trà PEcceslò, e il Difetto .
Sicome ne' Corpi Milti , vi sono i simplici Ele-
menti , ma con le loro quaiuà cosi rintuzzate ; che
il Fuoco non arde , nel'Acqua bagua : cosi nell'Ar-
fábiliri entrano doe operationi contraposite , U
Ctmfìactn\a & 1.1 Contraiitiionc : ma cosi rempera-
te , che la Compiacenza non adula , 8c la Contradit-
tione non elàcerba : & perciò nonrompono l'Ami-
citia , ne la Ciuil Conucrsationc : anzi laraflodano
& la coiiscruano .
Alcuni sites, fi ! Se fu i! Maestro Heraclíto ; so-
stenneto che l'Auiicitia fu più tolto t'ondata nella
Gontrarietà , che nella SinoigUabia : cicando quel
Verso . sAmti turso Terrtno ì sresthî Nembi .
II nostro Filosofo riproua quelto errore con vna
sottíliífima distintione j cioè, che qtundo il Soggecco
è mal dispolto, ania il suo contrario; ina quando è
l»endispofto , ainail suosimile. Et perciò , se l'Huo-
■w auampa diardor fébrile, .mule acque agghùc
1IBR0 VNDECIM.O; ti>
cítate & «opiose : ma s'cgli è di fana tempra , ama
la temperatabeuanda.
Se tutti gli Huomini' foslèro ben disposti alVero
& al Giusto : altro orlicio non conuerrcbbe ali'Affa-
bile , che compiaccr , & lodare : ma perche l'bn-
mano ingegno moite volte ne' deui , o fatti , trauia
dal ragioneuole : egli è necesiàrio ancor l'altro orfi-
cio di Contradire 8c riptedere quanto conuenga .
Egli èvcro, corne si è detto a ptincipio, che l'Aflà-
bílità ò (ìa Amoreuolezza,mira pcimieramétc la f
fiactn\a ,&c quasi accidentalmente la Ctntradittint .
Perche questa Virtù suppone che si tratti con Huomini
ben disposti al vero e al giusto ne' fatti, te ne' detti lo
to ; ii à questi ditittamente dil'pone il suo discotso :
ma se ode, ò vede il contrario, esercitaPaltro eíficio .
Ma nell'vno e ntlTaltro serba la JAticraiime ,
Sc il Decítt ; contenenjosi dentro i termmi del ra
gioneuole : cíoè , non tralignando ■ ne aile Viltadi
3ell* Adulatore ; ne aile persidie del Contentioso ,
che si son dette : & questo è il Mezzo délia vittù .
DVnque l'AfFabilc . non ha per motiuo il proprio
profitto corne l'Adulatore ; nel'oftesa altrui ,
corne il contentioso ; ma l'Honeslo e il Conucne-
uole . Pcroche l'arràbilúà è vnj particclla potcntiale
délia Giultitía , liquale insegnaà rompiacere ad ogn-
vno quanto si può . Chi non hà quel hue , non haurà
questa Vittù.
A tutti adunque s.uà Compiaceuole ; ma non à
tutti all'istcflo modo. Con gli Atuici larà fomiglia-
re ; con gl'Inferior» benigno , co' Supeiiori ostèquio-
so ; co' vecchi scrioso , co' Giouani giocondo , co"
Fanciulli ancora vezzoso .
• U R.è Agesiláo nnn si veïgegnaua di trastullar co*
suoi Pargolctti, caualcaudo con lor le cannuccie , e
piccando il cemb.illo . Dellequali leggierrezze mara-
uigliandosi alcuno nelIaPcrsona di vngran Principe :
rispoíe , Tu nen fui che fa i'cjser Paire .
Anccra verso i Nemici sarà coinpiacente, & affi-
hi!e:& non minori vittorie r. pportcrà ,guadagnan-
do i cuori con la piaceuokzza , che superando 1c sor-
ze -col valore .
Kz Sci-
Scipione con b sua naturale aAàbilità , concílíò
à Romaui quel fier Siface , che per niuna forza , ò
terrore , potea Ipogliar l'odio e la barbarie con lui
cresciuta .
REsta di vedere corne l'Aflfàbile si porti con l'Adu-
latore, & col Contentioso , che sono i íuoi mag-
giori Neniici , perche sono Ncmici délia sua Viriù .
La Ciuil Conuersatione , è vna reciproca commu
nication de* Pcnsieri : corne i'Amiciiía è vna reci
proca communication degli Affetti .
Perciò l'AtFabile , ama di compiacere & di eflère
compiaciuto ; corne chi ama vuol eflère riamaco .
Similincnceama di conrrariare , & di eflère contra-
riato : perche l'altercatione acuisce gl'ingegni ; 6c, per
ciò diletta.
Gelio fainoso Oratore, douendo patrocinare vnsuo
Cliente , gli andaua rileuando li suoi mociui : a' quali
il Cliente nallaopponendo, tuttn approuaua. Onde
Celio Idegouo, gli difle : Dìmmi tjuaUbc cesa centra ,
acaoche aime» paia chefiant» due . v
Ma tante nella Iode quanto nella. Contrariera ser-
ba le leggi dcldecóro , corne si è detto .
Egli non adula , perche non loda per suo profitto i
6c se darà qu.ilche Iode alquanto eccedente il veto ,
non lárà adulatime , ma scherzo : perche con vna
Hipèrbole siesprime il vero .
Egli ama la Lode,ma non l'Ad ulatione: perche non
istinu Iode quella che viene da va lodator tr.ercena-
rio : ne quella che per luûngar gli orecchi , ripugna
al vero . • \
Ma i'egli si conosce adul.ito > non sputcr.ì in fac-
cia ah'Adulatore come Castruccio : perche vn'ecceslò
di cortelia, non si paga con villania : ma con quai-
che niotto piaceuole , rifiuterà l'Adulatione senza
oltraggiare 1 Adulatorc: mostrandosi affàbile anenra
verso lui.
Siraiónko fámoso citaredo , ad vn'AduIatore che
lo prcrìriua ad Orféo , & al Dio Apolline i si sttinse
"ejll Ipalle, e rispose : isimkc ìe fin pi» pouere di te.
tu bcli* maniera di rifiutar l'adulatione, è il non
P'HSaíla : (^uCj Soiutorc te pcrdei la voce al Cantato
LIPRODVODECtMO. Ul
re , non facendogli vdirc ilsuono dell'.ugento.
Mapervn Principe generosonon sarebbe aílài af-
fabile quella lisposta. I noltri Príncipì porrano pet
marca la mano d'oro corne í Pelopidi la íp.ill.i diauo-
tio. 11 Duca Errunuel Filibefto , libérale , & faceto
ad vn Pocta forestitro , che glj presentò vn'Adulato-
rio di alcuni yersi poco buoni ;. fece dar ^inquanta
icuti ,dicendo : £5/1 i vn luon Pal* : perche bà det-
todl me yTitnquel cb'è i ma queiie cb'ejscr deurebbe .
Trouò quel Princijte vn'erudita rnanicra di preiniare
iVersi.ma rrattar da bugi irdo í'Adulatore . Perche
il Poeta fi difFereiitia in ciò dall'Hiltorico che que
llo scriue quel che è : & quello quel ch'esler può , od
etìèrdourebbe.
Ne meno affabile si dimostra verso il Contentio-
so; benche sia Vitlo piii ineriteuole di aspri fatti ,
che di dolci parole .• eflèndo giusto , che chi dice
quel che vucle , oda quel che non vuole . Ma l'afrâ-
bile troua manière di ripiccar piaccuohneme i pic-
chi malédici .
Aristippo, di pari fii gran Filosofo ! e gran Corteg-
giano -, & percío da tutti i Filosofì odiato ; perche
adulando al Tiranno Dionigi ; hauea fàtto diuenir la
Filosofìa Vccllatrice ali'escato di vna lautamensa.
Coltui pafl'mdolungo vn rio doue il pouero Dió-
gene lauaua i suoi legumi, gli diste i Se ancer tuadu-
ittsti À Dionìçr , non mttngiarefìi catefle cese . A cui
tosto rispose Diógene : St tu mangiasii di trueïlt
tese , non adulartìli à Dionigi .
Ma regola più sicura su giudicata quella , di non
ricorrere conacumi gli aculei de' Malédici , per non
frugar nelle bragíe con la punta del coltello ( corne
chcea rit. gota ) accioche le scintille non tì siltino à
Çl'occhi ■ Et perciò ester megiío di troncar discorso,
o piegar per non tompere •
Zenone abbattendosi in vn Conuerfàtione>dou'era
vndícjucsti Contraponi da lui conrsziuto : addiinan-
dato da coltui , se la Viuù è cosa buona : seccamente
rispose , Ni , & se ne andò . Conobbc Zenone che
quello spirito contradicente voleua entrare m dis
puta.
K } Ma
tîi DELIA. mOSÔFlA MORALE
Ma phi affibile fù vn'altro, che da vn'alrro sirnî»
le spiritello ricercato i Dimmi quai è l'eecbie cbe Vi
de f'it lentant > il drille , t il manet > ridendo lis-
pose , Sln'l pi» vi fioce : te andostène .
Ma ií tutti ilmiglior consiglio è quello che ci dà
íl nostro Filosofo , di fuggit queste pesti , per non
conteodei con loto , ò per non diuenire íLnili à
loro.
,uu W7
*W Ajca m*
vSFr
C^tPlTO LO V T^DEC I MO,
Cbe tefi fia U Butta Cttan%a .
Qtfàty 'V* conosciuta per Nome , &per vso, che
•g p SE Per la propria Drfmitione , è qucllaNo-
W í * bile Qijalità , che tra' Canalieri 8c Cor-
ÍWÍV teggianj si suol chiamare B VON A
CREA NZA .
Con pi» Nomí honoreuoli , alttí più generali , le
altri più ristretti , ci fù dipinta questa bella Virtù .
Pcrochc, sicome le Virai Mor.ili ordinariamente S
apptendono con la EducstíonC > le poi con l'vlb,
ò fia Costume : così queita con Nome gcnerale su
detta "Butta ÇtiaMta , te Butna Cefiumalt^a , co
rne ogni altro H.ibíto Virtuose.
Ma perche questo particolaimente è vn Costume
Nobile , che non s'impara , nc û csercita in Con-
tado frà Zotici , e Villani ; ma nelle buone Cittâ ,
& nelle Ciuili conuersationi : perciò da' Latini fù
nominata Vrbtniw ; te Ciuilià dagl'ltaliani , che
suona il medesimo.
Ami perche singolarmente si profestà nelle Corti ,
fia Donne te Huomioi Gentili ; con Voce più pro
pria si chiama Certtsia , te <jtntileX£a : te anco Les
fiadria ; te Leggîadri si chúm.ino i Ben creati ;
quasi ofièruatori* délie leggi di Ciuiltà , che ogni
Giouane Caualiere , per cslère aggradeuole nelle Cor
ti , deue sipere .
Per il contrario , color che son priui di queftj
V«tu , comunque siano di Nobil Sangue ; con ver-
gogiosi
1IBRO VNDECIMO. nj
gognosi sopranomi vengono prouerbiati . Colui 4
vn Malcreate , vu" lrx'milt , vno ieefìitman ■ Vn
Villane .
Ma quantunque hopgimai d.iscun présuma di «•
première altrui , come Censor MalTimu délie Créan
ce , dicendo • Ceiefta è cattìua crejnfa . Sjtella i
vna Inciuiltà . EtU i tesa da Campagnuele , e rien
da Caualitre . Egli imagina di tfiere in Villa , (y
tun in Certe . Si è nondimeno , clie l'inscgnare vna
Buona Creanza , & ripienderne vca cattiua ; è a£
íai più secile , che lo stabilire con vna netta Defi-
uitione, ihe cesa fia la Buona Creanza*
Ne di ciò trouerai molto chi.no lume aprestb
gli Antichi Filosofi . Peroche , licorne la Vira Fílo-
lòfale affettò seinpre la libertà : & per conséquen
te la saluatichezza & la solítudine : così coioro
non curarono di viuere à modo altrui , ne di confor
mât g'i loro costumi aile leggi Corteggiane , ma
solo alla propria Conscienza ottima legislatrice ,
tome già vdisti .
Onde , per iscusarc alcuno di poca Creanza ò
Ciuiltà , si suol dire , Eglii vn Filesefe . Benche
conuenga distinguere tri Fílosofb k Filoíbfo : tri
vn' Aristippo habitator délie Corti , & vn Cínico
habitator délia Botte.
Ma quel Romano Ingegno che scrisse l'Arte del
saisi amare ; mal da lui praticata verso di Augusto
suo Signore : tra* più fleuri & erEcaci Secrcti di
cjuell'Amatoiia sua Incantagion de' Cucii i insrgnò
quesío ; che i'Amante su Ben creato ; schifando ogni
Atto rustico & inciiúle : come il pettinarfi It ,th:»-
me, ildirugginarsi i demi, & rtiidtrsi le vgnt da-
nanti aile Versent di rispette : perche ( dice egli )
moite cose piacciono quando son fatte ; ma non
mentre si fiu.no. . .. • .i
Biasima il ridtn ílrtfitese , meftrande i denti t
** . 'tme vu' ^ismelle ragghiantt . Auuisa ,
che il portamento délia Tersena mile andare , »•»
fia scempefie ne frelteleso ; ma infime gratte & lep
giadre .
Che il cibo si carpifea ecn TcHrtmità dtlle dita,
K 4 s'"lí
»14 BELtA TILOSOFIA MORALE
fin^a vgnirfi U musa cime lerii ^Animalì . Che
nan Ji presenti auanti la faccia altruì , cih /a faccia
succìda , ne fiera arcigna : portando in viso
fdice egli) i semi dell'Odio, e non dell' Amore.
Ancora queiraraeniflîmo Spirito famigliare degli
Estensi , nccoppiando ncl suo Poema le Armi e gli
Amori délie Donne & C.;u;Jieii, ne* tempi di Car
lo t^-agiio : accoppiò gli Atti Heroici che appar-
tengono alla Forttzza Milit.ue ; con le l'artrjie 6c
le Gentilízie , che appartengono alla Ciuiltà Cu-
rialc. Perche la Forteîza è propria per farsi teme-
rc ; & la Ciuiltà è propria per farsi amare .
In egni tempo adunque su questa Virtù giudi-
cara vn' efleatiale , nonche acceflbria Proprierà
de' Caualieri e Comggiani . Ma nel paslàto Secolo
pet la Barbarie délie Fitrioni che hauean disciolta
ogni Humana Socíetà : cílendo fuggito chìàf Italia
ogni Buon costume : rinacque al Mondo Catone
Risormator de" Colturni , nella Petsona di quel Sa-
uio Huoino Giouanni délia Casa .
Quelti, eslendo nato & edurato in quella Cíttà ;
laquale , pér il suono del Nome , per la puìitrzza
délie Conttade, êc per la gemilezza de" CittaJim ,
con verità si potca chiamai' il FIORE délie Città
Italiane : così hauendo egli osteruata ogni minu-
tezza contraria aile Buone Creanze ; diede al gior
no quel l olumetto , piccolo Spccchio délie Buone
Creanze , & gran Flagello délie cattiue i da loi co-
gnominato IL GALATEO.
Con tanti apphusi fù accolto da tutta Italia quel
nobil Porto , che non solo i Padri di samiglia , e i
Precettori ; ina i Direttoti délie Académie , & i
Chironi de' Principi , di quello si serUiano » corne
délia Rigola di Policleto per emendare i Costumi
te le Creanze de' loro Achilli: bastandodire, Ci*
ttïÏ9 xAtto i tintrari* al dilatée . .1 ■'
Va come pure sopra tal Soggetto , moite coft
belle & singolari habbia discorsc : non trouerai
pertanto nel suo Trattato, la Dottrinal Definitione
di questa virtù ; ne come si distingua formalmen-
«e dalle altie : ne quai Juogo tenga nella gcnealcr
LIBRO VNÇECI MO. Ac.
gía délie Virtù Morali : ne quai siano precilamen-
te gli sus i Estreini . Merirando pure questa Vinù
c!i tslere inserita anch'efla , & Filolbfalmente esa-
minata co' ptíncipij délia scienza Morale. ■
Peroche sebene al Vulgp . ne questa Virtii , ne
il Virio rppusito , paiano di grande importanza alla
Víta humaiia : egliè nondimeno ceriislîmo , che
troppo importano per la. Vita l iuile . Peroche ,
sicome da' piccoli segni del viso, i periti Filìónoini
conoscono le coinplcíîìoni de' Coipi : così dalle
Buone & dalle Maie Creanze , iPrudenti conosco.
no i Costuini dell'Animo .
Et questo senza dubio > fù 1'intcndimento del piíi
Sauio di tutti gli Huoniini, in quelle sacre parole.
Il Vtftimento dtl Ccrpt , il Kisê dt dtnti , & il
camìnar dtll' hluomo , dimv/lrano quas tf,li fia .
IO dunque per queste ragioni , gíudicaudo pro-
prio del mio aslunto, il consultare ancor íbpra ciò
il noftro Oracolo , che tutto dislè : osseruai , che
la Buona Creanza . ò fia Ciuilrà , è compresa frà
le Tre prenominate Virtù , che condiscono la Ci-
uil Conuersatione , cioè , ^íffabilità , Veracìià, te
Facetudìnt .
Ma frà queste tre, ella è compresa propriamen-
te nella prima , la quale hauendo per Oggetto il
compiacere de gradire nelle col'e série à colorOj
co' quali conuersiamo : si chiamò ^ffaíiiitd ,
Ma qui conuiecti auuertire , che il nostro Fllo-
sofo nrll'flfibiUri) considéré principalmente la Com-
piacenza nel Udare & affintire a' sentimenti al-
trui : non Contradicendo villaiiamentc ; nevilmen-
te Adiibiido. 1 ■•
Mi leben questa fia l'Attion principale dcH'Af-
fàbilítà : nondimeno il soo nome non agçuaglia tut
to il giro délia sua sfera : sicome i Nomí délia
Fortezza , & délia Liberalità , significano la parie
più sostantíale di quelle Virtù , lasciando die la,
Dottrinal Definitione spieghi il restante »
Così dmique, se si riguarda il Nom» dell'Afb-
. ï- f -a •»«K>íl»tà»
lit DEIXA FiLOSOHA MORALE
bilità , tratto dal faut/lare infirme ; . parti ch'egli
ristringala Buona creanza alla sola Compiacenza nel
Colioquit .
Ma oltre aile parole , l'Astàbilità si estende alla
Cìuiltà nclU scriuere : compiacendo altrui nelle
lettere miflìue co* Ciuili l omplìmenti , & co' 77-
tcli di honore délie soprascrittioni ; Sc co" termini
di rifpetto & di sommestione nelle sortoscrittioni ,■
serbando però tal decoto , che la Compiacenza so-
petchia , non six dolcezza di sale .
Anzi la stefli Affabilità estende ethmdia la pia-
ceuolezza â tutti gli *Attì esterni & Indìffcreniì
délia Ciuil Conuersatlone .
Perche sicome si può Adulate , & Contradire con
parole, con cenni , & con fàttí ; corne vedesti ; così
con parole , con cenni , & con fatti fi può eserci-
tare l'Affabilità , che è la Mediocritá frà l'Adula-
tione,& b Cnntradittïone. -
Diflì, kAuì Indifi renti . Perche qui non si par
la délie Attioni di sua Natuva rnaluagie ; ma di
quelle che senza dclitto , si polsono fat con manie
ra rozza e dispiaceuole ; ò con maniera gentile e
gtata .
Et similmente , la Ciuilti délia Creanza ; non
è la Ltgge Ciuilt , che tegola i Contratti con la
Giustitia : ma vna le/j^e Curiale , che regola il
modo délie Attioni con la Compiacenza . Quella
fi chíama Socìeti i questa , Conuerfalìone .
Dessi dunque studiare l'Afsabile , che non solo il
suo parlare , il Udure , & il cemplimentare , ma il
fefJire t il ridere9 lo fare , il fédère, il caminare ,
il veíìire^ il pulirfi , il cibarfi , il oiaeare , Yhonera-
re , e tutte le altte Attioni lndifrèremi , che far si
sogliono nella Conuersátiou di Gente Ciuile i si
facciano con tanta Ciuiltà e decoto , che non sol
non orfèndano , ma aypaghino chi le vede .
Hor tutti quefti sono Oggetti dell'Affàbilità ;tut-
to è Compiacenza Virtuose, tutto è Buona Creun-
■ & Certefi* -, che nelle honoratc Conuersationi
dona piacere , te riceue Amore . Et pet iscoruro,
ciU c.Maicrea.to in quecte cose , dalle Gentil»
Peisone
LIBRO VNDECIM'O. «7
Períbne è aborrito 8c iscliif.uo comc Inùuìle.
PER. venir dunque ad vna chiara Detìiiiiione ; di-
eo'che la Buona Creania , aìtro non è the la
fìtjs" Virt» ttìttAfthitità , inquantt nel/a Ciuil
Conutrs. lione , procura di compi/icere altrui con modi
Stri'fittT "rttsi aille Taro/e & ntgli ,Atii quint»
rhhiede il Decoro •
Da questa Definitione puoi tu primieramente co-
noscerc ; che l'eilere Malcreato ; non íignifica ester'
Empio , ne , Ladre , ne Vccisore : Et pfr iscontro
l'cflère Bencre.uo , non signifies eflër Ftrie , ne
Libérale, ne ÇJik/ï» . Petoche questi Vitíj , & que-
ste Vittù , himio altri Oggetti i e Nomj propri ;
& proprie Dtfinitioni .
Ma la Creania altro Nome non iià che di Afrà»
bile compiacenza , ne altra legge che il Nobile
Costume : ne il niancat' è delitto i perche non na-
sce da Malitia > ma da Ignoranza : & perciò non
nie ru altr.ipena , che l'esit-re schifato & befEito .
In oltre tu puoi conoscere che la Buona Crean
ia non sppartiene propriamente ne alla Vtracità ,
ní alla Facnudine , ma .lìi'^tff.íiliii .
Non alla Vetaciii: perche ltslèrVerace , 8c non
Bugiardo ; è legge Naturale imposta ì cilcun'Huo-
mo , sn pur Caualíevo ò Villano . Ma l'eflère Af-
fabile 8c Bencreato , è vna legge di conuenienza Ci-
uile 8c Curiale ; la quale al villano non si confS;
più che la Clamidt 8c Bertuccione , . ■• • i il
Ne men si .ipparticne alla Facitudìn'e propria»
mente: perche sebene la'Facealdine nelle Conuer-
sationi sia Compiaceuole : ella nondimeno com1
piuce nel (jiteost , fondas in .qita/che Difermitk
contro al Decír» , conie à suo luogo vîtirai . Wâ
J'Afíàbilità compiace nel Stri» ; (y con dittro : te
questa è h Buona Creania.
Ne senza ragione si è inserito nella Definitione
il Petore y che riguarda il luogo, il tempo', fis le
Persone. Pcrochealtre Creanxe si psaticano tra ViV
Jani c Viirani ; & altre fri Caualíeri e Caualieri-.
Onde tal'Atto tri Famigli è Costume , che trà O
nalieri èyillania. -o» . ... . . ■* •' • •*
■i-.-ii X í Ami.
llï DELIAULOSOFIA MORALE
Anzi , ancora tra' i aualieri , tal coû in Villa
& ttà gli scheizi non disdirà ; che oel Scrio , 8C
nellc Stanze di Coite, sari ripresa . Et talc altra,
con gli stretti Ainicl sjrà confidanza , che i n pre-
scnza di Stranieri fàrà IntiNí/ià : Perche l'Aiuico
è vn'altro se : & di se steflò m'u 'o si adonta .
Aggiugni , che ral cosa in vn Paeíè è inciuile ,
che in ."n'altro iarà Ciuiiissimi . In alcune Città
d'ítaiia perche son súccidc i il luogopui degno nel
caminarc , è verso il Muro : & in altre più puli-
te & asciutte , il luogo più degno è la Min
destra.
In Ponfnte si honora attrui con lo scoprirsi il
Capo : te lo scoprirsi il c.-.po in Leuanre , è coû
inciuile . Lo sc.ilzarsi vna pianella auanti Persona
Signorile , sarebbe atro Vilhno : Sc in certe Regioni
délie Indie , qw sto è il láluro più honoreuole .
Dunque la misura dtlla iuiltà , é il Dtcórt: &
il Dccóio non s'imp.ira senon col giudicio , ò col
Jeggcre , ò col pr.ìticare con Persone Ciuili .
Ma principalmeme dalla lreslá Dffinitione pottai
comprendeie i» qu.i/ modo i*ptri il Hemreat» .
Peroch' eslèndosi detto , che la Buona Creanza
consiste nelle Parole & n gli Atti manierosi &
tompiaceuoii : in due manière procède il Ben-
creato : l'vna guarúantlosi di rapprtsenrar negli Atti
H nel!e Parole , alcun* Of/ntt , che aile honotc-
uoli Persone con cui conutríà , cigioni noia e dis-
piacere-, L'jltra , ítudiandcsi cne le Parole & gli
Ani riaian loto positiuamtme aggradcuoli & gentil! ,
con Decoro, . .- . '
punque, degli Oggetti Ktitvcli & ùiu'uHi , aîtri
oftèndcno l'Occhk) , & gli iltri Stnfì Efftrieri .
Alrri ofFendorio j Smsi lititr:ori ; cioè l'Imajina-
lione, & la Passion*. Et altri ofíèndono la ^«jiV
i cioè rintell tto & la Voluntà .
Se iù rjppirscuti agli Occhi di Persone Ciuili
alpin' Ogf.no fi-did, , schifefi -, questa è gran
Viilania. Perche l'Occhio è il Sentimemo più di-
heato : íc moite cosc ♦ come dice il noltro Filoso-
*>) mcglio è non veder, che vedeile,. - . • > • • '
tlBRO VNDECtMO. 119
Sîmilmente , perche l'Oggeito più aggradtuole
all'Occhio, c la proportion drltt cist ; grindemcnte
I'orTciide il porramento délie Vesti Iconcertnto e
strano ; ouero il portamento délia Pcrsona disror-
niato e scomposto , ncllo st.ire , nel fédère 8c nel
muoucrsi : comc quegli che caminando d.'inenano
le braccía, quasi seminasfcro vn rampo . Et altri
parlando , dimenano il Capo, corne se pariaflc.ro
da vna barea dondolante.
Altri Oggetti offendono Wiitt ; come sonar la
tromba llamutendo ; ò surfòlat* 8c fìscliiare comc
Birolchi alla Campagna:. ò far cotali ri/à sciocche
e smoderare ; ò scrosciar co* demi come Cingbiale
sti/iÍLo : ò far romore mcntie altri r.igioua , ò
dorme .
Altri Oggetti offendono tOcíittH , come far
siutare alcuna cosa che pute : od ismorz.ire vn lu-
me col soffio , od accorhr parlando la facria alla
taccia altrui , hauendo l'bilito guaíto- : ò dopa
hauec bento , ò manicato viuanda di odor sotte.
Ne gioua il portar' imloûo mufco'o 4c ambra : per
che , come diflè Martiale à qu.lla Dama 1 'tfot
femprt frntt buont cht femprt fente t' uo' o .
Così discorri degli - It ci due Stnjì. Poteiidosi of-
fendere il Çu/io délie Gentili peri'one , fccendole
aslaporat cosa che cagioij afftczia ò naufta . O
astrigrieudole con viU.ina Ciuiltà à beie contra vo-
glki ; ò mettendo le mani m-Ile lanci puma de'
più dfjni : ò prendendo con le branche la viuaiv
da per porgerla a' comaiensaii : perche tali Atti ,
à Dihcati f'.nno fastidio .
Ma circa il Tait*, qui non si tratta dil non se-
rire , ò percuotere altrui : perche , come vdisti , la
mala Creania non è Malignità , Ma si pi'ò vsar ter:-
mini vijLiu , fpìptunit , ò mioppando altrui inconû-
deraramente : ò tf crandoil viib di honoieuoli Per-
sone per tergerne vna macchia : ò catenando al
trui con mala gratia , come l'Asinc di Esopo , cUe
rizzandosi per abbracciare il Padrone assisté i k log
gia , & il Padrone nuersò in terra ;
Hot venendo agU Oggeuith» offendono Ví»»<r
" »5o DEttA ÏIl©SO?IA MORALE
ginationt , ò b Pastìotit : egli è gran vìltania il n*
tminar cose osccne , ò stom.icheuoli nellc honorate
Conuersationi . Perche fifttflì nausra che senti l'oc-
chio vcdendo tali Oggetti : ancor la sente l'Imj-
ginationc vdendonc i nomi : perche i Nomi altro
non sono che Imagini délie cose , che si Stampa-
no nel Senfo Commune .
Símilmcnte si ofíènde la imeginttìmt col tìcot-
itr quelle cose clie furono altrui di biasimo , e Ai
Vetgogna . Ilche caluolta si fâ malitiosameme per
motteggiar ciò che duole : & taluolta per iscônsidt-
títi\\ti . Quella è lnjtur'w : quclra è Inciuiltà i
kqual nondimeno aile Pctsone suspicaci somma-
meute dispiace.ic mal ne coglie.
Così Tiberio vdendo nominar VlfíU di T(cdi,
snbîto si credea rimprouerato CEfflio clie quiui hi-
uca rabbiosamente sofferto . Et il Con'ble Eutropio,
ch'era Eunucc, 6c dalla Cttten* di Schiiuo , fhlito
ai fasci ■ vdend ) nominar Ctlulli , e Cíitnt , si
credea rinfaccíati gl' Instrumenri de' suoi vituperi .
Allequali singolarità il Bencreato pon mente ; l'In-
ciuile non bada .
Circa le T'/5»»i sinsiiili -, egliè Bail Creara.1
l'attristar le altrui alítgre^e ; corne il Villano , che
mentre Hercole ad vna lauta eena si nstoraua dél
ia diurnafatica contra DiomeMe : diegli scioccamen-
«e la dolorosa noaella délia Morte di Alcesti : la-
^uale Admíto , corne Hospite Benaeato , gli ha
utes celata .
Et per contrario , se altri è sommamente tfflitu
ii alcun doloroso accidente ; mentre la piaga è
fresca , parlargli à boeca ridente , sema dar segni
di ondoglienia : ò far tali condoglienxe, che inuece
di scem.ue il duolo , l'accreícano . Ouero condo-
Jersi tanto tardi , che il dolor già stdato si rino-
uelli . Come i Tcbani : a" quali dispose Tiberio : Et
10 mi condoglia ron voi délia Morte di Hercole .
Restanq quegli Oggetti , cli» oftndono Vlnitl-
« ValuntÀ. Et circa il ptimo , già vdi-
w çhil Viuo più villano & più nemico deU'AÊ
Maj ' c 11 f,ntr*ri*rt *ttt tlirui Ofinúm : pe-
* roche
tIBRO VNDECIMO. tjl
toche ckiscuno auu g!i propti Parcti corne glipco-
pri Parti .
Ne minor'inciuiltà suol'eflere , ì'inttmmptrt l'A
Disiorso di chi ragiona , oueio dorrnire, ò sbadi.
gliare menue quegii ragions . Perche tu rnoítrí
che non gradjíci , auzi dilprcgi , & lui per niente
il suo ragionamento .
Finalmente, circa la Vctuntà , estrema inciuilti
è , il Ctntrurim tilt aitrui wglit : non già per
il proprio iuterefle , ma per certa innata Rusticità :
corne i Villani délia Licia , à Latona eo' suoi Bann
bini pellegrina & aria di sete ■ vietauano il diA
sctarsi con l'acqua dcl Lago > meiitamente da Ici
cangiati in ranocchioni -, acçioche stropre beueilèrg
ciò che negauano aitrui ,
Et perche ogni Huomo honorcuole naturalmente
desidtri di cor.sfruar' il suo hcmrc , éc il suo gr*~
dí : tgliè vu'Atto altresì Villaniifimo , íc contrai
rio al Deccro ; il non riutrir chi mérita : ò prett.
dere al Maggiore il luogt fi» dtp» , per camino,
ò alla Mema , ò in vn conseilb : non per sopen
chia arroganza , ma per mancanza di Ciuiltà , che»
non mérita sdegno , ma be/fà , e riso , corne il
Guso tra' Cigni , prese il luogo di mezzo ,
Restaci di stabilise quai suno gli due Vhy Estft-
mi délia Bhmu Crtnxfa. Hor queíli facilmente si
conoscono dagli Estremí dell* ^ffabilitì : Perche i
sicome l'Afibilità è vna Mediocrità frà la ViHan^
Contradittione , & l'AfFettata A :ulatione : peccan-'
do questa nel più , îc quella nel meno : così la Ci
uiltà ( corne vdisti ) è vna Mcdkcrità ,hì UVil*
UnA Imiuihì , & YiÂffettat* Ciuihi
Nel meno adunque pecea la Villtnit > çhf * U
PrtU'Uione di Ciuiltà , e di Ctmpiaceti^a : vsendo
«egli Arti & nelle Parole tai modi , che ofFeud*-
jno la dilicatezza itf-êtmimmti FM"«i,Q del Se»'
fi Jtittm , ò dell' minima Inttlltttiua , comevdii
fti ■ Et perche di questi allai si è detto , non è çho
aggiugnere . ' ' i.
Ma nel iòpetchio , pecca l'altro ~Vitì« > men diS*
RÌMC«ole YtHMCnte neU'ayj>arenza , êi quasi jidi'
Ut " DILLA FILOSOHA MORALE
colo : ma moite volte più fastidioso . QueRo è fci
Seper*bìa ttJsettAtìone di Ciutl/À . laqaal taluolta
nasce da l^noran^A ; dihdir.-indo veramente colui
di vsare i Termiiii Compiaceuoli & Ciuili ai mag-
gior segno : ma non h.iuendo in se , b giusta nii-
sura del Compiaccuote , rrappafla scioccamente íl
Decoro, c diuitn tidicolo .
Tal fù quel Giouanetto L»mbardo , die andato
A vineggia i non sàpendo corne cola iï rucciano
le Riuerenzc ; & pur volendo piosondamente alla
Lomb rda riuerire vn Clariífimo in Rialto , tanto
fi abbassò , che cadendoli col Capo trà le gambe
balzò il Clariífimo nel Canale .
Altre volte l'AíFeitstione procède da leggierez-
jsa , eccedendo alcuno nella pulitrzza délie Vesti,
coltura de Ha Persona , eflseminatezza neU" and^re ,
per parère auucncnre & piaceuole in compagnia :
& tjuesti ficilmente eccedono neU'Adulatione per
più compiacere .
Alcuna volta nondimeno questa AfFcttatione di
Ciulltà procède da vna profond» ^Amhiùone : po-
roche alcuni sonimamente bramosi idi eslère ho-
norati , eccedono naV honorare & nel mostrarsi
pontuali ne Termini di Ciuiltà : ma se tu non
corrispondi ver loro con altretanta puBtualitá ;
eccoti vna Querela . Si ch'cgli è irieglio conuer-
sar con villaní , che con sì faui Soffici , e Tnti-
jHofi. i

C^ÍPITOLO DVODEC1MO
DtUt Cattim Crcan\t intrtdttti dulTehiiu.
♦ ^ N gran Problemi fi è vemdlato trà' Po-
Sj y SJ litici , se più di mal che di bene habbia
♦ " * rerato al Mondo Vecchio lo scopriniento
♦ del Mondo Nuouo.
Ne piicolo esempio ( per tralasciarne abri mag»
fion ) vien giudicato , Veflèr venuto dalle Indie
Occidentali Tn villauo Niaico dellc Buone Oreao;
IIBROVNDECIMO.
it , detro il Tahacco ; da cui pare interamente auui-
litala Venerabile Autorità, & cancellate le Leggi d< 1
GalattD , che si conformanoalla Moral Filosofia .
Egli è vero , che )1 bi.isim.ir Pvso di questa Herba
íàrebbevn biasimare il prouido Cre.uore . ilquale ad
ogni Fianterfib, quamunque negletta e vle.dicde
alcuna Virai salutare ali'Humaiu Vita.se folle da noi
conosciuta .
Ma questa sià tutte le altre Piante fù priuileghta
di tante , & tantomarauigliose Vinù, ch'10 non sò se
forsc questa si.1 st.ita l.i Diuina Peonia di Homero ,
vnic.t Medicina à tutti i mali »
Ella fùritrouara invna délie Prouircie dell'Amé'-
rica Settentnonalc ; Florida di Nome , ma stérile di
Terreno : ricca di minière , ma pouera di denari : trà
Popoli pin stolidi & píù sordídi dtli'Occidente :cer-
cati solamente per l'Ora da lor dispregiato ; & per
questa Herba , che fù sempre trà loto insoinmo
pregio .
Pcrccbe , tutta quanta è , ò verde ò secc.i : arsa od
infusa : con le Fogiie , col fiore , col seme, col succ :
iupoluere, insumo, in censerua , in istillato.- aile
frbri.allc dpglie , aile pia he diíprrate da ogni me-
dica mjDo ; quasi in mir.icoloso modo porgea salure .
Anzi qursta sola (severisono i racconti ) col sol
vapore attratto per le aari , secb la famé & la sere .
Ilche fotse fè dire agli Stotici , che alcuni Popoli dél
ie Indie viuono diOdori. Et ineffetto agli Escrcití
Spagnuoli viene in tanta copia lomministraio il Ta-
bacco , perche mancando à Soldati le Munitioni ,
férue di Nuirimcnro alla famé , 6c di Medicina alk
ferite .
Meritamente adunque il Tabacco da' nostti Europct
fù honorato col Regio Titolo di Hcrba Reina . Per
che , seben veraineme ella hebbe quel sopranome
dftll.i Reina Catetina Reggitrice délia Francia; à cuj
daU'Arnbasciador di Porrogallo , corne vn Miracolo
del MondoNuouo,fù presenrata : nondimenola Plan
ta ilteslà per le iniìgni sue prerogatiue potea preten-
dere di cslèrc preconizzata LA REINA DE IL'
HERBE. "
Ma
1J4 DELI A FILOSO?IA MORALE
MA qu.mtunque tatte queste cose fian vere , egliè
nor.dimeno ben difterente l'vsodiquesta Piau-
ta , in online alla Sanità di vn Corpo ; & l 'Abufo dél
ia medetlma , in ordine alla Moral Conuersationc .
Peroche, seben sia libcro à ciascuno il prendere
r.e' suoi biscgniqualunque génère di Medicine quan-
tunque schifbiè , purche gioueuoli : non è perciòcon-
ucneuole alla Ciuiltà , di prenderle m ogni tempo, in
ogni luogo i te al eospetto di ogni persona . Perche
moite cose son gioueuoli à chi le prende , ma storoa-
chnioli à chi le ipira .
Qui dunque non si discorre deil'vsare ilTabacco prí-
«atamente per necesluà; ma dell'abnsarntpalescmente
ptr vitioso coltume , ad ogni momento , in ogniri-
trouo , al eospetto di og;îi personi ; hora suggendone
la immonda polucre : hot mifticandone le putrefatte
frondi : hora sorbendone il Fetidoso fumo : hor ac-
cettandolo > & hor porgendelo altrui , sema rij
do di coloro che ne sentono abortimento , & ne s
gono al solo odore .
HOr se la V irtù Morale dell'AíFabilità -, & la Buo-
na Crcanx.i, consiste ( corne fié detto ) nel /•-
gïìtrt tutti qutgti Oggttli tbt naturalmtnte offtnáer
pojsenoi Sensi^'o i Imagìnatíont èillt Ciuìti Ttr/onf S
te se quefta è la vera Òtfiniiitni délia Creanza s Se lo
Scopo del Çalatío : chi può negare , che l'abusiuo
costume del Tabaeco > non habbia sbandito dal Mon-
io il GcLÌtti» con le sue leggi Morali.
Beft sò che i Vocaboli soli di quelle sordideue ,
fcnno schifo : eflerdesi detto , che quegli Oggetti ,
iqnali vrduti offendono l'Occhio i ancora vditi,offen
dono l'Imaginatione .
Ma eflendo pur iieceflàrio il recarne alcuno Esem-
pio . Prcscrisle il Cjultité» ntlle principali siie leggi ,
che il Bencreato , in vna nobile Conuersationc , sen-
ter.dosi astretto ad efereare, ò Iputgare il naso i ti-
Uolga il viso i ne lasci pur v edtre à se stefib , non che
aá altti , ciò ch'egli habbia estreato , ò raceolto nel
faxidetto: perche fràtutte le ìmmcndezie del Mon-
• niuna ètanto ftoraacosa , quanto le superfluità
oelCoipohuouno, ^ .
Quai'
LIBR.O VNDECIMO. ìîí
" Qual'immondezza è dunquc più contraria à quest»
Natural legge -, che il fìccarsi publlcamente nel nalb
con le dita ii fracidume di quella poluere í ò suggerla
con le naríci infcltrate e lorde délia VíUana ordura
che ne distilla : accoglicndola , & ostentandola ne
larghi lia î , aslaipiù lordi e fetenti di qualunque stro-
finaccio da péntole, òdalaueggi?
Qual'Atto piiì stomacoso , che ragionjndo con al-
tri, ruminar fta'denti quella tetra e leraminosa ma-
teria ; versando per condituta délie parole , sijorghi
bauosi , & haliti puzioleutí ?
Che se lo stainuto, è-vno seotimento del Cerebro,
tanto violento , e paurntoso , che chi l'ode, chiama il
Cielo in aiuto : & perciò commanda il Galatío , che
il Bencreato, ritronandosi in compas nia, cerchi di aste»
nersene quanto più può i ò di suftòcarlo col biancc»
lino , che non rimbombi ; per non cagionar noia a*
Circottantí : che sirà il prouocar voluntariamente, ad
ogni momento , sema bisogno niuno , quella brute»
e strepitosa Conuulsione i mordicando le cartiLigiui
dell'Odorato col sulfiireo fetore di quelle Polueri : 6c
alpettar poi, che ciascuno vditore applaudi corne ad
vn grande sferzo, dicendo , Iddit viaiuti ?
Ma quai più horribile Spettacolo che immergerfi
nella sua bocca , la boeça di vn torto Corno , farcito di
quel siiliginoso e fiammante succidume ; sorbendone il
tartareo vapore per le siuci , 8c esalandolo per le Na-
rici > eguisa che i Caualli di Dioméde, e íTori di Gia-
íòne» Dalle nari vemean fum» e fauille, : •
Più alire Jniaginj stomachtuoli potrebbono anr.o-
uerarsi di quell'Abuso: lequali.sc ofiendono vu'Huoaf
Cíuile ad vdirle > maggiotmente l'offendeiebbouo
à vederle . .1
MA qui potrà perauuentura rispondere alcuno 4
Etli i vin , chi ta Mala Crean\a c quella >
tbe effendt i Scnfi délie Perfine Centili cen c»i si cm-
uerfa . Ma ktgf>i\tnn fil» i Soldai! di Cuarnigit-
n* t e i treecoHt délie Barattent ; ma mehi honort*
uc/î Cittadint , e ynelti Kobili Caualieri hanna queilor
tuilume st ■familiare , che la nausea rìè diuenuta d-ì-
leu» : (7 queUn che 4' lempi di <jaUiío f» inciuil*
t*
ijí DELLA FILOSOFIA MORALE
pi , ì áintnuta Ciuiltà : fcrcht t^Abusc si è f.ìtta
Vse ; Et sertis U Tjbtttc» ne» dérapa alla Virtii dtil*
^faillilà ; perche si èmttT fi frtndt ptr Compia
A ciò risponde la Moral Filosojìa cbe sicome l'Adu-
larione ancora , è vn'ecceflb di Compiacenza i & pur
non è Virtù , ma vn Vit oso estremo délia Afràbilità ;
perche queila Compiacenza non st.» ne' limiti delta
R ìgion Naturale : così ta Compiacenza ncll'Abufo del
Tabacco, non è Compiacenza Virtucsa , ma Vitiosa ;
& innaturale . ©nde l'Eftremo délie Virtù non può
ester Virtù i perche l'Ecccflò non può ester il Mezzo.
Sicome dunque, se tutti gli Huomini soflero Adur
htori, e tutti godeslèro dell'Adulatioiie ; non sise-
rebbe perciò mai, che l'Adulatiooe fostè Virtù . Così
fc tutti gli Huomini godeslèro dell'Abuso del Tabac*
eo al modo che si è detto , nelle Conuerfationi Ciui-
li : non seguitebbe perciò mai , che tal'Abuso fbste
Virtù.
Siche la Regola detla Ciuiltà nó si prende dalla Con-
rùetudine di chi opéra inciuilmente, ma da chi giudícá
reeondo la Ragion Naturale , àí Morale come il Çj*-
tttio ,
. Che se tutti i Saggi cotanto biasimarono in Anni
hile l'Ecccslo délie odoroléDelitie dt' Capuani Vn-
guemi , bcnche ricreastcro con la soauità i Circo-
Stauti : che harebbero scritto di coloro , ch'ecredono
■elle fetenti Delitie degl'Indiani Tabacchi, natural-
mcr.te spiaceuoli ?
Aggiungasi chequell'Ecceflò , non solo alla Ciuiltà,
Ma alla ccrporal Salute è pernicirso : perche de' Ta-
bacchisti molri si son trouati conli Precordijabbrucia»
ti i & il Cerebro affumato ,odarsiccio . Eslèndochia-
»o, rheíl rerebro continuamente prouocato , poiche
ha consumato l'Humor soueichio , consuma il na
turale .
Ogni Ecccslo alfin nuoce : & per l'abuso ogni salu-
bte Medicina, ò perde la Virtù , ò si conuerte in
Tele no .
Ben si pUò Hire conTfriti, non eslèrui persona
"*na "onoreuole , di quelle che ftequentano talCo-
ttume
tIBRO VNDECIMO. ìjy
stume laquai ndn coufeffiquello eslèrVitìo, più die
Bisogno : & non coudauni in se , ciò chc fréquenta •
Conchiudcsi adunque , ciòche à p incipio sièdet-
to ; non douersi bialiinar l'vso di quclta Virruoli
Pianta , ne délie altre sordide Medicine, adoperareia
ptiuato. & à proficco : eflsendo ciascuno custode délia
propria salure i & padfone in casa sua , e tra' suoi fa-
migli .
Ma inquanto alla CHiilConucrsatione, benche no«
siano sottoposti alla Censura del G .tatéo le Gcnti vili
e Plebeie : nondirneno Je Persone Cíuili, 8c capaci
délia &íora! Disciplina , di cui si'ragiona ; non denuo
dipartirsi dalle ieggi délia Virtii, &del Decóto : 1c
perciò tutto couultc nel nwdo 3c nelk Mi.uu .

DEIXA
D E L L A
FILOSOFIA MORALE
LIBRO DVODECIMO .

DELLAVERACITA".
ET DE' SVOI ESTREMI.

CAPITOLO. PRIMO.
CHS VIKTV il A LA VEKÁC1TA.
*A* a^u
ELLA Ciuil ConuerCition* U Vittù
antécédente riguardò principalmen-
le i Pensieri, cbe gl'altri communi-
cano i ìioi . Questa tisguarda i Pin-
sitri,the nei cemmunìchiamt agli al-
tri : & perciò quella richiede Com-
fiaceioa : quêta VERAC1TA .
Petche sicome noi approuiamo ì
rletti altrui , credendoli veji : oosì gl'altti non appto-
ucranno gli detti nostri , credenJoli saisi: te la Con-
iierûtione non techetà quel reciproco piacere per cui
fi cerca .
Conuien pertanto auuertïre, che qui si parla délia
"Veracità délie Ctnuerfttitni: & non délia Veracità
ne' Contratti .
Quell.i è vna conformità delTeffetto alla promeP-
û ; que/ta i vna conformità de ntstri detti aile »f-
Ure attioni, le quati vetuntariamente communiihia-
w» *' Col/,cuteri . Quella è vna pjirte essentiale dél
ia Giustitu, che rende il íuo à ciascuno: quelta è
vus. Porticell» potentialc deÛ* Ttroperanza , per ri-
ccucre
DELLA HLOSOFIA MORALE XII. 139
tcuete íc dw diletto nelle collocutioni .
Egli è però vero , che chi hi l'habito délia Virt\-
citÀ nel Colloquio ; sarà più dispoíto alla Veracítà
de" Contratti : perche : chi s verace pet elettione , il
satà maggiormente per obligatione .
DVnque la Veracirà di cui patliamo : t Vt'hthi-
tt virtuofo itïC xAnìma , iltptil anffte ntll a
Medìocrità 1 ircA la Verit* dàjuellc tese , cht mi cerne
munichlamo ad altri nelle Ciuìli Cunnersaliitti : &
principalmenle délie nvfìrt Ledi .
Peroche , nelì*e£primece queste cose , licorne è V i-
tio il dir più che non è : 8c Viiio parimente il dir
manco che non è , quando li neerca il vero ; così
il dir quel che è , & quando coniuen dirlo ; è vna
Mcdiocrità Virruosa.
L'Eccestb, è chiamato ^AlfTipG^t.MZ^i : il Di-
setto , SlMVL^iTlONE : la Mediocrità, si chiam.t
Hor quelta Virtù , più chiaramente si conoscerì
pet se steslà, che pet gli suoi Estrcmi : petche b Vfl-
ricá è vna cola certa , & singolare ; la Menzogna è
cosa incerta , & infinira .

C kAP ITO LO SEC 0 71P 0


°íí'*'' delta Virtciti .
ONI Huomo Sociale, naturalmente gode
áj /-» * di rat communi alConipagno gli suoi pen-
J^' * sieti ; & princípalmenre quelle cose , che
<$"{4^3<$ sono honoteuoli à chi parla, te piaceuolî
à chi ascolta.
Corne i secreti aflfànni , così le fterete consolatio-
11i stiffocanoil cuote , se non eíàlano nel colloquio :
perche gh arrànniraiuuiscono.îc le consolationi creí-
cono , col parrcciparlc agli Amici .
Ognuno adunque sente piacere nel ragionat dél
ie sue Virtit , del suo Sasère : délie sue belle ~4ttìt-
ni; degli suoi str ini , e sortuncsi xAuidenti , délie
ÍMulli i délia Famiilin, dcW/nditc dc'suoiíìgliuo
li i
HO DELLA FILOSOFIA MORALE
li; delle honortuoli amichi* ; e de' Fnutrì che da'
Gr indi egli ciceue .
Tutte queste cose , che son piaceuoli à dire , sono
ancora piaceuoli ad vdire Tslèndo due inclinationi
egualmente naturali , il fat sapere le cose sue , & il
sapere cose altrui .
Ogni huomo hà vna insatiaHle ingordigia di sa
per tutto : &per saper#utto , manda lcmpte attorno
quattro sagacissime spie , due occhi , e due orecchie .
Et benché à ciascuno più importi il conoscere seme-
desimo : si è nondimeno , che aflai più gode di sa
pere gli fatti altrui » che gli suoi propri .
Ne sólamente l'Hucmo è curioso di sapere le co
se di tutti quelli che viuono , ma di tutti quelli che
morirono molti Secoli auanti ch'egli naseeflè : inue-
ftigmdone le nitide dalle Historie , dalle Irucrictio»
ni , da' Saffi delle Tombe , & dalle antiche Mem
brane .
Ma non è compiuto il suo piacere, se di queste
cose ynon conosce la Verità : perche il saper cose
false , non è sapere : & il Viri, è il vero oggetto
dell'intelletto.
Dimido , Grammatico nasutissimo , compose quat
tromila libri di curiose anticaglie , ricercando la Vi
rila de/le Favole, Qua! foslèla vera Madre di Enea,
& la vera Patria di Hcméro . Se veramente Gioue
iposò la Sorella : 8c se áafo Potcrfr fù veramente
pudica , ò Meretrice .
Le quali cose, & infinite altre simili , benché tanto
iriileu nti & in- ite, che chi le sapeste , dourebbe di
menticarle : piacciono tuttauia , perche la Verità per
se stella è piaceuole > & perche s'impara senza fati
ca , ciò che con fatica immensa colui laminò den
tro a' libri .
.Che se tanto diletta il conoscere vn lieue fumo
del vito di coloro , che nati col Mondo , al nostro
Mondo noa appartennero ; quanto più diletta il co
noscere quai, siano veramente colorai quali con noi
coimersano ?
Non basta dunque la Piaceuole ira nel raccontare
ad altri le cose ncitrt i sé la Veracità non accom
pagna
LIBRO DVODECIMO. 141
pagní L» Piaceuolezza : perche , sicome i Racconti
lòno l.t Maceria principale delle ComierCàtiom ; cosi
la Verità è l'Anima de' Racconti .
DISSI, Materia principale. Peiochc siconie si parli
non solo con Parole, ma co' Scritti,to' Ccnni.co*
Fatti; con gli Haliti, col Sileutio iltcliò, cime già vdi-
sti : così con tutte quelle lingue lì può dir il veto , ò
mentire : con tutte si persuade , od inganna : tutta è
materia del Verace, e del Bugiardo . La frinir, gli
t chi , il V»lio sovente mentono ima più finente la
lingua ; disti' colui .
La Volpe interrogata ila' Cacciatori doue foste
paslàta la Lepre i rispose di non saperlo, per non tra
dir la Comp-.gna > ma ras paslì insegnò loro b ilrada .
Et quella Volpetta di Filotte'te, hauendo giuratoad
Hercole moribondo , di non insegnate ad alcuno il
suo Sepolcro : interrogato poscia da' Greci oue sepol
to foslt ; gridò ad alca voce , li nulli ; k battendo
col pie la tei ra, tiuelò il luogo .
L'vno e l'altro parlò ad vn tempo con la lingua ,
& col piede : il piede distè il vero , la lingua menci >
l'vno e l'altro in insieme Bugiardo , e Veridico : ma
non Verace : perche la Veracità non si accopia col
tradimento, come vdirai.
«*»««(•»
CAPITOLO T ET^Z O
Sfyal sia il Mttìtu del Veraci .
^f#9-£ OLVI chesimuoneà dire il vero per aip:
JE bitioneì non è Verace, ina ^Ambitisi . Chi
>-/ X per gola di gu.id.gno ; non è Verace , ma
•$4*3 ~4*>ro . chi per rimor di pena, none
Verace, ma Timidi, effi per oBITgo dipromeslà,
non è Verace .. itia.^mff*. : ....
Il Verace alrromotjuo non hà, che la stesla Veraci
tà ; cioè l'Hibito di questa yirtù, jj quale inclina l'A
nimo à conformarc i detti al cuore, & il cuore al Ve
ro, principalmente circa le cose sue : perche l'Honcsti
& la Ragione il richiede : Se il contrario è cosa brutta,
8t VÌJl»o.t. I Chi
«H DELLA HLOSOFIA MORALE
Chi per altri Motiui tìice ilvero-i tanro sari Ve*-
race quanto dura il tíotiuo : chi hà l'habito delU
Veracità , sempre sari Verace . Perche l'Habito hà
salde radici ncirAnima ; & l'Anima sponraneamen-
tc 8c lietamcnte riduce l'Habito all'Atto , quando
conuiene .
Veto è , che quefto Habito , ageuola gh Atti di
altre maggiori Virtù fuori ilella Cinil Conuerfàtione .
Peroch'edèndo le Virtù fià loro itrettamente confé
dérale contro i Vitij ; vn'Habito Virtuoso nou piiò
serqir ad alcun'Atto Vicioso i ma ben sì agli Atti
délie .y irtù confédérale. :; , .1 :
II Verace (corne ft c detto ) sari più fedele à con-
sormar gli eflvtti aile promesle ne' suoi Ctntruri ,
facendo voluiitaria la nécessita.
Sarà più ineorrotro nel dar luo Voto ne' politi-
ci , ò Senatorij ConsigU; antiponendo la Veritá al
la Dirniti.
Sari più libero nelle giglîarde Kjsvcflt à potínti
Nemici per la sua Patiia : corne Dámade captiuo , à
lilippo, gonfiato dalla Vittoria d i Coronéa .
Sarà più fincero nelle testimonianie solenní degli
Atti jiudicîali . O ide si daua maggior ftdei Senó-
crate sema giuramento , cheagli altri Greci con giu-
ramento , bastando dire , Jpst dlxii : Senocrate Phi
detto: perche in tutti gli suoi detti era Verace. Et
per contrario all'Accusetor di Rabirio tanto men si
credea , quanti più Numi giuraua .
Insomma , chi non sà mentire parlaado délie co-
se sue , per se , & contra se : molro meno saprà men
tire , parbndo délie cosc altrui . ' '
IIBRO DVODÏCMO. l-H
«H «*» «*»
t JltlT 0 LO sy UHTO
In quai maniera epcri U Veract •
4Q- £$9$>A Medio:ri:à diqiiesta Vinù consiste ne!
fT 3< ^'te vero "e"c Conaetràticmi <gim»-
2! da , e C«M , e Dout , & puante con-
u;fnc . hauendo seinpre la Distrttitn pet
misura (sel dire , & del c.\cere .
Qu.intunque mai non conuenga il dite la falsitá r
non stmprc conuien dire laVeritá. Tuttociòche
si dicedeu'íller vero : ma non tutto ciò ch'è ve
ro si deue dite . Perche moite cose meglio è non
saper, che superlc : & è meglio tacerle , che pa-
lesirle.
Coráce en vn bellissimo 5c bianchiífimo Giouiaet-
to : ma perche palesò qualche pecca délia Pidrona ,
quamunque vera ; fil cangiato in nero Corbo , e cac-
ciato alla feint. Perche chi fcuopre Venta noceuoli
all'alttui fama ; mérita corne Villano , di cllèr tac-
cíato dalle Ciuili Conuersitioni .
Ne tampoco il Verace , nelle Conucrsitioni dirà
eosevergognose diseíteslb, quamunque vere : per
che non è lecíro il dir se qtu'lle cose , che se altri le
diceslè , meriterebbono riparation di Honore .
La buona Fama da noi si acquitta: ma quando è
acquist.ua, non è più nostra . Ella è délia Pacria ;
de" Figliuoli , de'Parenti , e degli Amici : ne pofliam
gettar via la nostra parte, senza vitupero i ne MMl ,
senza ingiustitia . '• »'«>-' i.'i
Non tutte quelle Verilà che fi comrhunicherehbe-
ro all'Amico , fi denno commumeare a* Compagni
ntlle Conuersitionî.
Con questi è amoreuolezza , ma non amicitía í vî
l cortesia , ma non confidanza : vi è ciuiltà , ma «on
eordialità . Onde tràl'Amor de' Compagni ,Sc degli
Auiici , è differenza , corne trà PAmer délia Specie,
8c dell'Indiuiduo : pirchc ne* Compagni son molti
Animj: ma neU?Anncítia , è vn'Animo (blo.
L i Siche
144 DEUA F1LOSOFIA. MORALE
Siche , clii parla ndlc Conuersitioní , parla ad al-
tri ; chi parla all'Amiro, parla àfeltríi'o : & peraò
con maggioi sicunà con l'Ainîco , che uelle C >n-
uerfâtínni > può l'Hjomo discoprire gli suoi Vitij , c
le sue yiuù . .
Dunque , se ben qutst.1 Virtù richiede , che il Ve-
race con candida sinceri-.à (cuopca le suc lodi i e'
suoi difetti ; perche la sincerità gênera amore ; Sc
(va senza l'jltro non par smcero : conuicn tu:tauia
ttelì'vnò Sc ncll'aUro adoper.ìre molta inoderatioue .
Peroche sicome mile Conucríàtioni , tegna sem-
pte inalcuno piùdiriuilità, che di l'cluettezza : più
di nera inuiJb, che di candida beniuolenza : così
apreU'j de' mal dilposti , le lodi saran suspetre di
ambiti me , & i difvtti saran cteduti più che non so
no : & il Vetace , inuece di amore , acquista biasi-
mn ; come conuinto di propria bocca .
Sari dunque il vetace iuiceroco' linceri ; simula-
to co' simulât! ; mezzano co* mezzani : ne perciò
lascierà di ester Verice . Peroche la Virtù délia Vc-
racità , non è la Virtù délia G.ullitia ; come lî è det-
to . Non è vna giudicial Confeffione del facto; ma
vna voluntaria partecipatione de' nastri Coxcctti:
de' quali neceflário non è dire ogni cosa ; purche
fia conuencuole, íevero, «ò che li dice : 5c quelta
è la Mcditcr'ui Virimsa,
Per questa ragione , se l'iuuita íl discorso à ragio-
nar dalle suc Opte, délia suaNobiltà» de' suoi Ho-
nori , de' suoi Figliuoli , de' suoi macauigliosi Acci
dent! : non solo ne pariera senza f.isto , senza mil-
Jantetia : ma r itaglierà qualche cosa dal vero , pet
cslèr manco inuidiato , & più creduto ,j
Et benche il rnezzo délia Vecità , consista net non
dir più ne meno di-quelche è: nondimeno il mez
zo délia Veracità , nel parlare délie ÍUe Lcdi ; con
siste ncl dir meno di quel che è ; per dite quel
die conuiene : eslèndo conuencuole di.hauer riguar-
do alla modestia di chi parla , & alla inuidia di chi
ascolta .
Et similmente circai Difttti: scinverità foQèto
grandi. Ce, vergognosi ; U VCíAcíta , non yuol che si
tIBRO DVODÏC1MO. i4f
'dici U Verità che può infamar chi la dice ; c seari-
dálczzar chi l'ascolta .
Laonde , il mezzo della Verità, è indinisiHIe , te
aritmetico : ma il meno della Veracità è Propor-
tionale & Geometrico ; perche non consiste nel dire
tutto ciò che è ; ma tutto ciò che cornitene, ha-
ueitdo riguardo al luogo , al tempo , e alle Per
sone .
VEro è , che il Verace non dice coso niuna per
lodarsi , ne per ester lodato : ma dirà cose de
gne di lode: Se se tali non seno , egli medesimo sa
ri il suo Censore ; perche pin stima le verità , che
la lode-.
Anzi egli non è solamente Verace nelle parole , ma
in turte l'opre , e in tutta la sua Persona ì la quale ,
coloro che ammettono le Platon:che Idee , potreB-
•bono mostrare per viua Idea della Veracità .
Verace fari V^sputo: non contrafatto dalla pen
sierosa Tolpinerfa : ne sopraciglioso per la dispettoià
arroganza : ma lieto , placido , e sincero ; fiche nella
fronte serena traspaiano i Pensieri ; & per le finestre
degli occhi si veggia iL Cuore » - .
Verace sarà il culto della sua Persona . S'egli è
bello i non adora lo specchio come Narciso : ne si
sfregia il viso come Spurina . S'egli è squalido > non
medica il mal colore con mendicati colori • S'egli
è canuto : non rade le bionde cahnrie de*' Morti pei
indorar il vino argento dt' suoi capelli . S'egli è de
forme : non fi nasconde al chiaro ; ma scherza con
sali arguti sopra la sua deformità , come Socrate:
procurando di far mentile la bruttezza del volto con
la bellezza dell'Animo . •
Verace sarà nel Vfttrt & vigor corporale . O gio
chi , ò danzi , ò giostri, ò armeggi in campo ; fà quel
che può; ti buonamente confeslà quel che non può .
Se vince , non si vanta i s'è vinto , non si confonde :
con l'istestò volto riceue la palma , e la dona , accet
ta le lodi , e loda il vincitore .
Verace farà circa i N/iali . S'egli è Nobile , orne
rà gli atrij con le fumose Imagini de' Maggiori, per
estere «onorato . Se Ignobile, non isdegna le inse-
L } 6n«
14* DELLA FILOSOFIA MORALE
gne de* pou; ri Amenai i , per honotarli : -corne îl Re
Agátode , per fconorare il Padre ch'era Figolo ; or-
Baua co'piatelli di cret.i le sue vense Regali .
Vcrace sari ne^li ^Aftttì. S'egliama-, ò se odia ;
tosì nudo íari l'Odio suo , corne l'Amore . S'egli
brama , ò se rifiuta ; non camínerà per bístortc , le
occulte vie dou'egli tende : il rifiuto non parri bra
ma : ne la brama parri rifiuto . Pretenderà franca-
m< nie k digu tà se n'è degno ; ò le ricuscrá'se n*è
indegno : Tcrentio Varrone dopo la sua insclice bstt-
taglia délie Canne , non voile accettar lo Scettro
de 11a dittatura . Et CKerone non voile accettar la
Pretura , stiinandone più degno il Figliuolo del gran
Scipionc .
Insomma il Verace nella Vita Ciuile ottfrrà casa
rara , Ltit s"'X» Inuidia ; perche il suo merito i
senza ambiiione . Anzi , sari così lodato quando
fcr.pre li suoi Difetti , corne le sue Vírtù : naseendo
l'vno, e l'altto dalla Vcraciià , laudabile insieme, te
amabile .
(Al
IfUrJ XjU
WrJ taA
vxv
C oiP IT O LO £V 1 WT O
Dlls *Arrt^an\a t & diltn Simulations «
•(kf^H^ VESTE son due Nemiche délia Véracité ;
* * rna più Nemiche ftà loro . L'vna Gigan-
2 ^i.* teflà , l'altra Pigméa ; Perche qùcllai s'in-
•î'Wpî'Ç' nalia sopra il Veroi quefta ínfia il Ve
to ti abbaflà . Ambe bugiarde : ma la Maggiore più
folle ; la Minore , più induite .
V^írrcgAì.\d , è corne il dimestico Panone ; che
salcmlo sopra il più alto colœo , con petto gonfio e
capo altéro , siede sopra la sfera luminela délie sue
penne : e con mille occhi vagheggiando se stestoâc
inuicando tutti gli occhi à riinirarlo , alia il grido
quanto può : quasi cHca , Mirtttmi .
La sìmuUùonc , è corne il Gnfb leluaggio i che
Fuggendo la chiara luce i tutto raccolto c chiuso nelle
ftcpimne , nelte più astrií.- bûche , odioso à se stet
tIBRO DVODECIMO. M7
fa , si riiicuuerna : 8c conoscura voce allô scuro , pat
chedka, Hfjsunmi inardi
Se si parla cîica la Dittrix*; l'Arrogante, benche
non sappia nnlla , vanta di saper tutto : il Simulatote
benche sappia .líïài , singe di saper poco. Cirea le
HitchtXXf ; l'Arrogante , erme Timágme , benche
poucro.iî orna di gemme falsc : il Simulator, co
rne gli Spartani , benche ricco , potta velli neglctte .
iCirca il Valore; l'Arrogante, corne il Capitano di
Plauto ; solfia le Legipni quasi foglie voLinti : il Si-
mulatore » benche hnbbia valore , non vuol niostrar-
1b : 8c íè fà quakhe prodezza , ne lascia ad altii l'oo-
nore .
Per la Ciuil Connersatione ; l'vno e l'altro è inei-
tíslìmo « perche FArrogante con hiperbolici aggran-
diiricnti altéra la Verità : il Simnlatore con basse dï-
minuiioni la opprime : l'vno e l'aitro priua i CohV
pagni di quel piacer che si fente nel conoscete il ve-
ro de' fàtti altruí : peiche à quello che dice troppo .
non si crfde nulla : à questo che nulla dice , non si
sà quai cosa credere . i '
îgli è vero, che parngonati frà Ioro , l'Arrogante
sarà più conuerfeuole che íl Sírnul..tore : perche quel-
la più èapeito, questo piùcupo : quello è più sa-
coodo , questo più taciturno : & quandc. sian concj-
/ciuti , quello è ridicolo i questo sospetto. Siche
quantunque la vanità oeil'Arrogante sia noiosa a' Sc-
rij ; sarà petò gioconda à chi vuol ridere . Ma il Si
roulatore da' Scrij è tetnuto , da' Giouiali odiato ,
perche non coramunica g'i suoi pensieri . Et perciò
l'Arrogante ama la Cor.uers.itione per dispedirle sue
merci ; ic ils mnlatcre nonsapendo con cuiconuet-
£itt, sol con se steflb conucrsa . ;
CREDONO alcuni ne questi due Vitij nascano
da due Virtù . L'Arroganza dalla Gjenerifità :
ja Simulatione délia McâeíHa : nia questo è falso,
perche d gli Habiti Virtucsi nascer non posiòno Atti
Vitiosi .
Nascono dunque da due naturali k contrarie im-
perfettioni . L'Arroganza dal souerchio calore , che
rende audace : la Simulatione da souerchia seeddez.-
L 4 xa,
i4S DEtLA FILOS OHA MO RAil
13 , che rende timido . Et perciò l'Arrogants , 3p-
prende le cose sue più che non sono ; 8c le prcdica
più di ciò che le ipprendc : il Simul.uore, terne i
giudici) altrui ; e scomidà di semtdelîmo , e Jclle
colè sue.
Ma nell'vnaêc nell'altra , concorre alcuna debilez-
za deU'inrellctto . Perche la corrotta opinione, tan-
to del più , nuamo del meno ; è vna vena di pazzia :
laquai sebene à principio fia lieue : nondimeno col
tempo moltiplicando gli Atti , gênera vn'Habito coà
guasto , che di Vitio Mcralc , diuiene Pazzia forma
it . Príncipalmente se dagli adiuteri per compi»
cenza > ò da' malitiosipor gioco , quella interna opi
nione , esternamente viene aimata .
fmpcdoclc Medico , tanto era costumato ad e&î-
tare in quell'Artc il suoMagiftero , cheal fin siper-
suase che le sue cure , non trano optrt humane :
masuprahumani miracoli : délia quale infermiti pio-
curarono gli altri Medici di guaiire il Protomedico ,
con altra iBfermità molto maggiore . Misergli in ca-
po, ch' egli non era Huomo, ma nel suo corpo habitai»
■'Anima del Dio Esculapio . llche subito ctedendo
Empédocle più che vero : aggiunscro , gran vergogna
ellère i vu Dio iimnortalt , t.ip'nar fra' Morcali .
Xi questo similmente Empédocle , Sc altamcme fer-
salir più toílo al
Cielo Empireo , fi gittò nelle somme di Mongi-
bello .
L'istefla fbrza hal'Habito délia Simulitione; co
rne li vide in Vibio Gallo ; che dilettandosi di laie
il pazzo da scherzo , diuenne pazzo dauero. Ma
più si vide nella premrmorata Setta de filolbfi Sc<p-
tici , i quali f'rà gli altri Filosofi comintiarono à pro-
seslàrsi ignonnti . Perche á principio con proble-
niatii ht ragio ni dubitando di qtiaìunque cola più
the euidente : finalmente credetteto , niuna cos*
potetfi sapere , se non questa , Cbt ne» fi /atì s'ftr
"h/U ; Nitnte tjstr ctrtt , st ntn tht nitntt al Mtn-
*« « ctrtt : te benche tu haueflì loreotti gli occhi
M rajgio del Sole > negiuano che il Sol su chiaio .
LtBRO DVODECIMO. 14»
IL vero moiiuo aduuque di questi duc Viti) , non
c il far torto adalcunoi ne alFcttar dignità; ne
vcelar guadagni . Questi sono fini di altri vitij : cioè ,
délia Ingiuftilia , délia GonfitXJ* . dell* ^naritfa I
opposti alla Giustitia , alla Majnanimitá , alla Libc-
ralità .
Ma il proptio Motìuo di questi duevitt'i opposti
alla Veracuà , fi specificada^li steffi Habiti Vitiofiir»
ordiue al proprio fine .
L'Arrogante simuoue da vna sua naturale , od ha
bitude inclinatione praua , d'ingrandire oltre al ve
ro , non pur le sue lodi , ma tutro riò ch'eg!i rac-
conca . E per vna contraria inciinatione, colui che
qui chiamiamo Simulatore , le appicolisce . L'vno
e l'.iltro sente in questavitiosi opéra, sodisfutione ,
6c piacere ; perche non è sorzata , ma voluntiria .
Dall'ancidetto si può conchiudere , che questi due
Habiti , benche siiro veramente vision" , inquanto
partono dalla Mtdiocrità Virtuosa : non lbno ttuta-
uia per se stessi maluagi, perrhe non hanno vn fin
nialuagio: & se nclla Ciuil Conueriatione ncnreci-
no diletto, neanco recano danno .
Ami le Hiperboii deU'Arrogante, corne si è dct-
to , danno trastullo à chi vuol prenderlo ; corne le
brauate di quel Guascone , che fiichiarnato il Tam-
buiro de' Capitani : 8í le vane iattanze di quell'Ap-
piónc che fù chiamatoil Cembaló delPvniuerso .
Similmente , se il Simulatore mimiiscc ò ricopre-
le sue lodi , più nuoce à se steslò clie agli altti . Anzi
parrà modesto, perche pare vna cbiara Virtù íosca-
r.ir le proprie Vitiù t consonne A quel r ko: do ;
*Am* laitrt . :. .
Ma bugiarda è la Modestia cbe copte h Verità :
perche scia Modestia toglie à se ilefla la Iode; b
Mcnzogna toglie dalMondo il Commertiohumano .
MA piceele proue 1011 queste dell'Arroganza , 6c
delta Simulatione acjia Ciuil « onueriátione ;
peggiori disordini se ne veggiono in cose gratú. í'c-
locbe sicome l'Habico dtila vcracitá innestito con
altri Habiti più Vlrtuciì , pioduce virtuosiífimi estèt-
tjtcoù questi duc Habiti Viúosi.se si congiungono «o»
>i iy alttî
iço DELLA FILOSOFIA MORAtE
altri Habiti più vitiosi , prcducono esfetti pernitio»
sissimi al piiblico , & agli ltíssi autori .
Quai dnordini cagíonò l'Arrogania congiunta con
l'Ambitone de* grandi honori .
Argutamente fàuolleggiò Luciano , ch'eslendosi in-
oaghito il vile Aûnello di saisi Re délie Fiere: íc
hauendo ritfouato per auuemura va Léon morto -,
postosi dauanti al volto il íuo teschio , & la pelle
indolln per alcun tempo fù honorato dalle Fiere ,
e teinuto da' Pastori, cbe maipiù veri Leonihauean
veduti . Ma finalmente da vn'Arméno rsato alla cac-
cia de' t eoni, riconosciuto per ímpostore, e smas-
«herato i perde filtrai pelle , & la sua .
In tutti t secoli sono state simili Bestie , che ve-
ftita la Iarua del Leone per acqiiift.tr Regali hono-
ranze ; tutbarono le Republiche , & ruinarono se
medesimí .
Hauendo Tíberio fatio vecidere il giouine Agi ip-
pa Nipote di Augnito , à cui toccaua la succession
dell'Impcro ; lo Schi.iuo di Agrippa fimilifliino al suo
Signore , si fiiise Agrippa campato dalla M rte ; 8c
chicdendo aiuti , commosïè tutto l'titipcro í e pose
Tiberioin sommo pericoîo . Ma coltui iiriait herato
con inganno da vn Compagno iiifedele , fù condot-
to in catene dau.inti à Tibcrio : dal qu.-le mterro-
gato : Corne ti st< tu f*itt ^í^rippa ? audacemente
rispose i Ctmt ti sti tu fut* Cisart » Ma quelie fur
le vltime parole ch'egli disle .
Ma turbolcnze nuggiori dettò quel P.iUfreniere,
che fingendosi Caio Gracto Tribun dcll.i Pkbe (cbe
in odio délia Plèbe era stato veciso dilSenato > oc
cupé la Tribuniria Potestà corne sua : & quanuinque
da MeceUo Censore , ilqual hauea coroícmra tinta
la Famigli) de'Gracchi : imascherato, e fcoperto : pu
re per akun tempo balettrato da contrarie fortune :
hot carcerato dal S.'nato , hora liatcetato dalla Plè
be : daquelb acquistò honori i daqueHo infamie í
& a tutti costò molto langue .
Ma quai cosa più neixiica dell'Htrmana Societa-»
che la SiHiuUtione cooEionta con U I»fedcltà mite
& í. . . U
Marco
tIBRO DVODECIMO. ïyi
Marco Atilio si gloriò in Sciiatú di ruuer'impro-
uisamente debe'lato sotto promeHè di pace , êi: di
aœici»iatilReCteco. îeceto applaufoi gúwni Se*
natoti , »che rAAuJa de' Greci , dalPAstutia ctc' Ro
mani fosse Mata beffàta . Ma i Vccchi Sen.nori 011-
tosamente' li vituperArouo , dite Liuio r allegando
eflère'sempre stato Roman costume , di viuctre col
ïalore , non con la fraude : ne muouere akuna Guer
re prima di denontiarla .
Tmte le gloriose attioni del Cran C'ap'tano Gon-
saluo , furoao inf.im.ite da quelle due , che da bìui»
Secolo íaran tacciute . L'vna che hauendo hauuto
Táranto con promeslà giurata sù l'Hoslia sacra , dj - 1
l'asciar libero il Duca di Calabria ; mandolto prigkme
al Re di Spagna . L'altra , che hauendo promessa
protettione , & fatti grandi henori al Duca valenti-
no alla sua r'ede rtfuggito : contra sede in Ispagna
tûndoBo preíb .
Quella destra cîie acqoistò tanto applauso con ta
Spada , il perde con la penna : non ìapendosi più ,
se sodé dcítra , ò siniitra : ne se la sua fede fòfle
Spagnuota , ò Grcca .
Ma non è mai pià permtiosa , ne più infâme fa
Shmilacione , cue quando alla Hipocrisía fi congiun-
ge, la quale apunto dalla Simulatione , Hipocrhraj
fù chiaroata : perche l'Hipocrita î aguisa dell'Histrio-
ne, cambiaudo fâccia k altro è , altro parc . altro par
la , altro pensa : con superbahumiltà ; con procuiati
pallori ; con lagrime spremute ingannando tutti glt
ecchi clie non veggiono il cuore : sotto sembiante
dj Religione : la Rcligione souuerte , te sotto spogtía
di Agncllo copretido vn Lupo rapace i U Greggia di
Ctisto dislìfa , e dîuora .
MA qiù conuien guardare à non confbndere la
Simulatione contraria alla Veracità , con 1*A-
ihitczza contraria alla Prudenia . Ne con Tiionia
giocosa , ebe spetta aíla Facetudinc . Ne coti la DiP •
ïmulaiion Virtuoíà ; come qoclla drDauíJ che per
fuggir daUe man» nemichesifinse mentecatto. Ter
K(ii diqueftcfide'r.-gionare a*propriluoghi
DELLA
FILOSOFIA. MORALE
LIBRO TERZODECIMO.

DELLA FACETVDINE,
ET DE* SVOI ESTREMI.

CAP1TOLO PRIMO
VTlllTA DSLLA .
Jìa *V a^a
ERERE lang.iracnte fatícata nella ri
esrci délia ProíeVpina fotto glî abislï
aJtamentc nnfcofo > mentreche íopra
ya sasto ; chumatoil S'JJi ìrrisibilr ,
nelle solitudiui di Elcusi , sempre áJía
íùa Prosérpina tipensando ', tutta di
malîneonia si consuinaua ; Iambe fnceta Vecchiaret
la , cort giochíuoK Motti h fecc ridere .
' Qninci.negK arcani Sacrifie!J di Cererc , al Serio
délie venerande Cérémonie, il Ridicoto de' Factti
Mttttggi si" siummettetia : onde naeqyc il ptouei-
bio , *Ant« à gti Dij pitet il Gitctfi .
Vollero, que' Nobili Ingegni , poeticamenre filosi>-
ftndo accennare che nel seriofò mucstigamenio deL-
la Verita nafeosta nel profond» délie Scienze : ta
Mente hamana dioenendo malinconosá e solinga i
mono consuma del corporal vigore : ne potrebbe
lungameme dtìrare , se tatuolta cor Ttifi , & cori lt
Fmett gi,uiatiti , non prendeslè conrahulando afcun
k ciuile
ciui rincreamento . * ' "'. "
Mtfiitia , segug<£ delta Serictà , strîgnendo il
CUOICi
L
DEtL/V HT.OS MOS.ALE UB. XIII. 10
cnorc , imprigiona ,gli spiriti viuli .■ &r <ir.eddan>i.>
il petto, raggrinza il viso , e chiude il vatco alla
voce: onde , chi èpieno di cure , escatso dr parole.
Per contrario, il7yf«> segnace délia FmttU, All.ir-
gando tl eoore fprigiona gli spiriti opprefl» 4c risej?.
dando il petto , spirga la sionte , e ípinge gran fttta.
ail'organo délia Voce , come a fao luogo vdirai .
Sicoroel'Otioe il riposo del Corpoi cosi la FA-
CETIA è il riposo delTAnimo; ma non riposo otioso,
ne spersierato : perche Hmeiletto è racola fpirituale ;
& lo ipiríto, se non è legato dal soiuio , toot'opera
cjuanto viue , perche la íua vira è operarc.
Anzi , se ne' Motti setiofi è più di sôdezza ; nc*
Motti faceti è píù di acutezza : in quegli è più di
giudicio i in questi è piùd^jngegno, percche quellí
nascono dalla Verkà délie cose ; questi sipartorisco
no délia tecondità dell'lntcllctto ( ilqual ticonolìen-
ctolí per propri parti , maggiormeme ne gude ; 8c
nella itcslà Operatione troua il riposo.
Sono athnwHe fiduteuoli le Fucttìt a Ha conseruj-
tione dcirind.uiduo : ma più alla conuerfitione coq
gli altri . Perche rîcome fa natuta ligò gli Huoiniiii
«ra Ioro con oceulti viicofi di Simpathia : & la Me-
ftitia delfrno, tiiierberaneí viscTdcll'Jtro : coiì vu
viso ridaite, rallegra il cuore di chi lo mira : St perciò
il Fáceto gnadigna il cuordiccloro con cui ragiona .
Le Facétie dnnque sono i più- dclci condiment*
délia Ciuil Conuerfatione, nel p.itleggio , ne' circoli ,
nelle veglie , ne*grocht,& nc'conuiti. Menue che
l'vno le dice , Taltro le ascolca : qutTio gentiLiien-
te le liBcia ; questo amkheuolmente le riertie K
le ritorce : agniia de'Cígnolini che tra loro scher-
zanffo con denticelii innocent i ( [islano e itarme iá
pace , si mordono 8c fi carezzatio . *'
Perciô con r.igione It faíetic del nostro Filososo
son chjamare Vrban'tà , cicè Ciuiltà t perdre ca
me si è ctctto d'ellabuona Creanza , non nascono net
fbolo incolto de" fêlu.rggi e rufticani ceraetli ; ma
nelle menti citt. d:ncsche , lfcjuali, ò per costume ,
ò per arte , ft* diaennte ingegnose .
£gli è ectio (beache ahriiucmi senuno ífa**"!
M4 D£U A FI1.0SOF>A MORALE
ïheancora délie facette si troua ilMagistero , & TAr»
IC vera : come habbiam dimostrato nelCannocchia-
ìc Aristotetico : délie cui Dottrine conuerrà qui ri-
•crdate akuiu cosa ; peroche colà noi h mémo spe-
«olato moite íòpra qitesto articolo di Acístotele .
(Ai WTtSA WT
CyATITOLO SECOSDO,
Cbt tes* fia Vrbtnitì , i Facetin .
'frCW^VESTION veramente curioíà , & impor-
s~\ SU unte a' n"^10 íostfcwoi pet saper cono»
,-2"^_* scerecomesi distinguant) le Facétie Dut-
trinali dalle Mtrah ; & le Craui dalle
"Ridkilt : & quali cqnuengano al Principe, quali al
Cittadint , & quali al í*?a» «
Discorrendo adunque generalmente ; La Facetia ,
o siaVtbanitâ, è t/u Opiratìtnt itlPlnttHttf^tbt
■inscgna alcuna cosa etn maniera Ingegntsa .
Maniérée ingegntsa è quella , che signifka le co-
<é, non per gli mezzi propti e commun»: ma per
Jiiezzi figurati , e sinti dall'íngegno ; & perciò nuoui
$í inaípettati ; come i CocKeeci Poetíci , the non son
•veri , ma imitano itvero. Come se tu, volendo di
re AMORE, dicefn* FVOCO . Perche tunonsigni-
fichi quella Passione col proptio vocabolo , ma con
va vocaboki ngurato e sinto dal tuo Intelletto; ma
vúumente espreílìuo ; Sc perciò dilccteuole.
Hor quella Ing tgimsità ft accoglie taluoltain vna
icla Tartl-i ingegnosi : come nell'EscEipio sudetto,
«h'c nu Metafbra simplice. Taluoka eonsisteiì in
•na Prtftsititnt. come le Sentenre , EcleFoflcrliOBi
i'gegnofe. Tatuolta furma vn' ^irgtmentt ingegno-
íirneme cauillofb : onde it Faeeto dal uoítio. Filo-
fcfb è chiamatQ,. Leggiadro Catòttattrt .
-Parlauasi in vn Ciicol» di vn Giouane Ciciliano
»l«Juale amaua > ma nos atdiua di fcopriíe i) su»
a»nore.
Vn de'CoHocutorrtinciòquestc. Uotto-.Tranfiltt ì
'' • >' faut, iìuffa i psueia Wetaseúca, &jnge^aosa.
V»*
LIBRO TE RZODÏCIMO. 't*
Vn'altro disic . St Transiltt hauejse il fwct m
ttsa , gridtrebbt . Qbefta è Propoíìtione Ingcgnosa .
Vn'altro soggiunle . Voleté tjoì saptre perche ii
fnnco nol fa gridart l tg/iè il Fuote situa . Queíto
« Argomento ingegnolb : perche il Fuoco' faruo , il-
qual nasce ne ciiniie'ri , non scotta i trattando colui
da folle .
Vn* alrro più mordace , dislè . <An%i tgsi t i! Fur
et ' nfirnalc cht tormenta i Diauoli , e non li fà gri-
dart ; iratt.indo quel Giouine da rmliragio .
fia vn'altro piùingegnoso îc più ciuile, conchiuse .
I^en sapote Voi cb*e^lit Citiliano t quetlo ì il fuoio
tlelli.su* Etna , ilaual manche hà firfy di I qui-
dar h neue cbegli stà interw trattandolo da Aman-
tio fieddo . Questi son CauilU ingegiioíi , & faceti .
Hora due colc compongono !» F.icetia , cioè Mm~
ttria e Forma : dellequili ptr )l fin che íi è detto »
coniúen diC-otrere, àicoiriinciando dalla principale
€^3* í^t?^
CiAPlTOLO TE\ZO
§H*lfia la Forma dilla Facetta : (? tfoatm*
fiant ft sut Dijsiren\c .
^WK^A Forma del Motto f.iceto consiUe neffa
Sì T % ^etta l"&tgr.ofiià : cioè , ncl significnre
S> *■» X vna tcCi non per via dt' Terniini pro-
"ífrc'SPÎ'fr pii iV confueti : ma per via di Terniini
Mer.iruúcj &Égurati: perche querbi è op.; ra d?l sulo
ingegno .
Hota qucsta Ihgegnosití fi diuidc in tante Specie
geueriche , quinte sono k difstrenie délie Figure
Metafoiiche r corne babbitmo ddmolìraco nei no-
1(10- Cannocchi.iîe.
La frima è dí Trtptrtione ; che signifia vna coíà
prr meizo di vn'alcra Simile : preudrndu l'vna pet
faltra : corne quetla dí Antíftene. c tpstâón mit pru»
t vn^Artmato , tb* non oiora se nan t htn ptfìa,
Vokntto signirkainc , cfec pei tBfcac í«u%»o bifògpa
»tí í>eixa fîlosoíia Morale
La Seconda è di *AttributìeHt ; che signifie! vn*
cosa pet via di vn'altra congiunta : corne b Trom
ba per b Gucrr.i , b Toga per la Pace . Così i Fran-
«û minacciocono la guetta a' Fiorentini se non ti-
merteano loto Piaize sorti : dicendo ■ Seveinel fa
ts • ioi finereme le milre trombe . Et i Fiorentini
riíposero , Se voi sontrttt le veílre trombe ; & nti
scntrtmo le rustre Campane . Perche al suono délia
Campana del Commune , il Popolo à stotmo pren-
deual'Armi . La quai facetiagli atterì.
La Ter\a i di Etfuinoce , schenando sopra il No
me . Corne à Metello huomo incostante ; ilqual fi
gloriaua di hauer'hauuto per Maestro quel gran Re-
icrico chiamato il Ceruo : facetamente rilpole Cicé
rone . Certamente c/uel Ceru» finsigne pi» teste i vt—
lar i che À par/are.
La Quarta e d'HipotipíJÎ , che mette /otto glioc-
cjii U cosa con qualche Metafora attuoía c viua .
Corne Diogene di quel Prodigo che giocaua il suo
Palagio : disse . Costui depi biner mandate il Patri-
«js.h'o , v*mit* la Cosa .
La guinta à'Hiperbéle . Corne quella di Lisímaco
à Páside Ambasciatore de' Bisantíni . Odessa i Bi-
sintini •uer.g.mn âme, óieaneU la lancia mìa recta il
Ciile . Et Páside , voltandogli le spalle , disse à suoi,
^Andìancine , prima thr cestui etn qnella sua lantitì
ijoniando il Ciilo ; non ci schiecci .
La Stíìa ptr via di Laconisme-, ilqual signinVa pi»
cbx non dice : al contrario délia HipcrboIe,la quai di
te più , rhe non signirïca . Così gliSparranj , aile mi-
nacceuoli lettcie drl Re di Macedoi.ia , altro non
ilfposero che queste due parole in vn gran foglio .
■Dionigi in Cerino. Volendo dite . ^ardaii cbe
Dienì/j per la saa h. ld*n\x iifcacciaie dat K/gno ,
anJè in Cerinte à lenere Seuil* a* fanciulli : mntande
lo Stertro in vna frufla per viuere : & così farttne di
■fe * fe ci brcintrai .
La Sestima i di Centrappe/le i che hí certa forza
nel perfùadere : facendo maglio spiccare vn contra
rio per l'. tto . . Corne Biante , sconsigtíaua ad vn Gio-
«Qf u Matrimcnio, Uicçnde . Se lu I» prend, in*
■' M»
I.IBRO TERZOD E CÏM O. ifr
tá t à'ispiactr'a i te: se h prendi belt t , piacerà Mgtí
nllri . Et il giouinenlpose . ^»\> se la prende bel*
la > piacerà A me: st ta frende brxtta > nen pincer à
agli altri.
Vvltiraa è <ìi Demtìent , la quai propiamertte fi
chiama il Metio inopinate > quando egli finisce diuer»
íiniente da quel che l'vditore aspetraua . Corne quel-
lo di Martiale à Zoilo . Mente celui ihe ti chiama.
scélérate , Ue ntn sci scélérate , masti la Sctlerag-
t>»' '•íl'ff'- ■ , ; ♦ —t'
EGli è veto che liccrae délie Plante fi ftnoo inne
fti , & vna sola Planta produrrà frutti di specie
difrèrenti : così in vn Motto saceto poslòno entrar
più figure iiigegnose d'incorporare Metafore : & per-
ciò íàrà più lodaio . j
Fin qyù délia Forma : hora parla remo délia Ma.
terá .
» t
m

Maieria e St£&et:e délie gtcetht. *V


■frt*3^EI.t£ Facétie, altrefono Cran! , te alïre»
§T% Si fjdietle . S'ing.wnano color'i quali si cre-
" * dono che il nostro Filo'orò cliiami lola-
"$"&%3-fr meme Facétie lí Motti Ridlcoli. Egli co-
nobbe le vne te le alite in qiiosto isteilb Capitolo ;
mtntre ci auuisò , che il Fac&o con Períbne allegfe
vseri Motti giocofi ; ma con Períbne Graui vseri.
Motti più graui . '
Sicome l'Atte Sofistica férue vguafcnente aile Ca-
uiilaticniridicolc, 8c aile série.- così i'iitisso Mabito
virtuoso délia Facetudine , scrue aile Facétie ridi-o-
1« | & aile graui . .
Ma dirai tu i se la Facetudine fi contrappone alla-
Serietà, perche queftocagiona rrulinconia ; & quella.
giouialita : com'eflèr può vru Facetudine séria , odh
vna Seiiet.ì ficeta ? vna giouialita mesta , od vna
Mestitia giouiale .
i Hor'io ríspondo , che non c seggetto niuno così
. • graue,
BILLA TIIOSOFIA MORAtE ■
fraue , ne cotì mrsto , ne così ficro , che non pofla
diuer.ir si.-tto con la Materia , & con la Forma .
t}ual Soggetto c p»i grauc te pi ù serioíb, che le
Stclle del Cielo : 8c quai Propcsitione è più ítùosi
c dottrínale , che il dit eos» 3 Le Stelie sent parti
pi» fada & opnebe dell'Elerea Hegicne , che rifiatten-
da i raggi del Sale diuenvene Inminafa . Quefta c
Proposition dotta , ma non Lca.i .
Che ictu dicessi : Lt St, Ut fana Lterei speeeki:
iejuali apeantunque faschi ; se in es» U Salfi vaebet^-
jia , natwni Sali diueneéna . Questa èja ltesla dot-
«tina : & put c alquanto face» > perche iTermini*
sella Macetía Bí nella Forma , sono alquanto Mttafo-
sici : te quanto pià si scotterarino da' Termini pro-
pri , la Proposiuoiie diueirà più fàccta , & alibi ri-
«iicola,
Facetamant» Çraue sarà questa Prcpositione : Lt
Sicile fana /acre Lampadì delÏErerte Tempia di Dia .
Sella ùuà questa. Le Stclle fana gemmatì ritcami
del Ticdiilien del Mania .
Lieta siràqueftl. Le Sicile sotte btillanli Fiari
d.i Giardr» de' Beati a
Zrudita larà questa . Le Sicile sa» gli aechi del
Cestfie , tkt vegliatin luttai la natte fapra i
Mariait . ,,
Fiera sari questa . Le Stella fana telefi Mcgltt ,
àntreccìata il crine di radiajì strpentì i par ientr lan»
tani dal Ciela i cattîui .
Méfia hii questa . Le Sicile fana fati luffiiti
tUlla Cattila ardente nel fanerai del Sele.
Per contrario > l>idictla sari questa . Le Sicilefa
it» Lúcchle valanti per ii tcrulei prati dti Cilla .
itidtcilaùtÀ. Lt Stella fane le Lanterne de-
ffi Vif quanda vanna atlarna di natte .
Tin T^dieala . Le Scelle fana i Mktli caicntidal
Candiliet e del Sait.
Finalmentese tu fàrai dal Cielo vn Cribbàa , tn par
irai cm la Stiliani bnffenefcantente chiamar lt Stclle.
Val Céleste Criutl B»ckì itutnti .
O* questi esempli tu puoi conoscere > che tutte
**ue Piopositioni iono faccic per vna foia Forma
inge-
LIBH.O TERZODECIMO. is>
ingegtiosa i cioè per la Mttàfora di Proptrliêttt, che
prende il simile per il fimile : ma tutte diffèrent! per
la Mat cria ; laquai in atcune è più Tactile, inalcre
più Vil* : in quelle più BtUa , in q.ielte più Dt-
farmt . «
Dico dunque . che secondo il nostro Filoíofo, fa -
Matcria délie Fatuit \idicclt , è ia Turpiludini , ò.
fia DifetmiiÀ . Et per conséquente U Materia délit,
Fncti* Graui , è la BtlItQa , ò fia Dtcnjj .
ET circa leRidicole, due sorti di Deformità' si
denno intendtre ; l'vna Fijie* , J'alira Mtnlt,
deliequali si cornpcne vna Tïr».a Fìfiimtrtlt.
La Deformità Fific* è vna fproportione di qo*~
lunque cosa naturale od artefata ; ch'ecceda ò ma*-,
chi alb douuta Misura : corne vil Mus} torto : vn
gt.in Naso in piccol vise» : vna Fabrica sconcert.ua :
vna Mufica dislònante , & ogni ítomacheuole sihi-
sosità.
ia Deformità Munit , è vna Conueneuolfzza de*'
coftumi , eccedenti , ò mancanti al mezzo délia Ra-
gin; c : come la Sciocchezza, ò li Fraude: la Co
dardia , ò la Temerità : ti ogni <ju_iità dishonorau,
t vergognosa . ■•
La Deformità Mistn è que11a degíi Huomîni , che.
rapprescuta akun difetto animales. □ ; come vn gru->
gno succido pignente in fuori con lunghi demi,
aguisa di vr Porco . Et quella degli Animali ■ che.
rappresenta alcun vitio huniano : come b Scimia ■
ebe stmbra vn'Huomo brutto e maíitioso , che non
parli , per non trauagliare ■
Hor la deferinhá , così .Fific* come Mirait , è dk
due sorti . L'vna più vnpt' °s* cbe dannosa : l'.dtra
più d.innosn che vergognosa . La Temerità è più dau-
nosa che la Codardia : & l'inghïfticb che l'IntemA
peranza : ma l'Intemperanza è pin vergognosa , che
l'IngUuzitia , & la Codardia che b Temerità ■
Detsi finalmeme auuertire , che la stesl.a Deformi
tà sarà più vergognosa in vn soggetro , che in vn' al»-
tro . Corne b Ignoranza in colui che fi il Dotto : la
Codardia in colui che fi il Prodc : & la Laidcna in
colui che fi il vago Si il galante. . . . ' >'->
lío DEUA FHOSOHA MORALE
1t) dico adunque , chetutie queste Deformítisoi
no Mitetia dclle facétie : ma non tutte sonó
Materia dclle Facétie Ridicolc .
Perche schene vna Faccia bistotta fa ridere ; ron-
dimeno s'ella è historia per c.-.gione di vn fênden-
le, che squarciai do la guancia, con gran dolore la
disforma : più non muoue riso , vna compaflîone, ed '
honore .
Perciò soggiunge il noltro Fílosofo , che la *Ma-
ttri* dil Hfst , t U C'firmità sin\f del.tl; corne
vna fàccia tort i , che nondoglia.
Dalle quali parole pcstìam ritrarre due importanri
eonseguenze . La prima , che i vitij i quali son più
dannosi che vcrgognòsi , non son Matetiadi Facétie
ridic le: ma di facetie satiriche & attreci , da ban-
diisi dalla Ciuil Conueisatione . Et ptr conséquente
le Ridicolc son quelle, che scherzano sopra i Vitij
più tolto vergognosi che dannosi , corne la codardia,
la ignoranza > la dishonestà , l'ebrczza , che son vi
tij più vïli & più scruili .
L'altra eonsequenza , ì che ancora sopra tai Mate-
tk vergognose e vïli i le Facétie non son ridicole ,
quando , ò troppo fui vhio si punge alrrui : ò troppo
ehiaramente si parla di cose sordide , & dishonefte .
Peroche quelle dolendo à chi è ofrèlo : & queite
sturaicando chi< ascolta ; chiamar m n si poflòno
Drftrtiìià stn\» dcfìia : Sc perciò ancor qucste nel-
la ciuil Conuersatione si banno àfuggire.
Egli é vero che § ttouano Huomini tanto feu ,
che prendono ì scherzo la crudcltà : & alrri ranto
Jsordidi , che ne' sordidi ragionamenti si godono co
rne la scrofa nell'ordura .
Pirro mentre vecideua il vecchio Priamo Ibpra
Paîtare , scherzo con Motti faceri . Et Aleslàndro Sc-
«ero, per ifeberzar nel supplkio di vn suo Fauorito
ehe vendea gli honori Curiali : fecelo morit suflò-
«ato d. l f'uino : con questo Scritto , Fumt périt,
5»» Fttmum ■viniiiii : facetta degno di Seuero.
Eliogábalo poi , più addonato alla lasciuja che alla
crudeltH i proponea premio à chi inuentaua Motti
P*« osceni • Ma quefti non sono i condiment! delû
■ 01 Ciuil
LIBR.O TERZODECSMO. lit
Ciiiil Conuetsatione che qui II cercano .
In due manière adunque il Motco Cttì insieire
Hidicela & Ciuile. L'v.-a, se la derbrmità ètanto
lieue, che il Mono Mlctichi , ma non dog'ia • Per
che non può hauer la Virtù délia Facetudine, chi al
uni pizzicaa Se non vuol cst»te pizzicato . 1
Ma oltreciò , non sempre le facétie caggiono so-
pra li presenti : ma (bpra gli allènti : & cijieuno con
orecchk- più ptopitie ascolta ciò che gli aliii fe-
nsec .
L'altra maniera è , quando la Defbrmità , sii pur
succida . ò mordacc > fia pur vergognosa > ò dannola ,
si trauclte cosi leg'iadrarneme con la figura inge-
gnoù; che la Forma rabbellisea la Matcria ; la mor-
d teità paia lode.Sc i'úfaonefto seitVjri honesto: perche
se non si loda la lbst inza dt 1 Motto.si loda l'ingrgno .
Vedesi ancora nelle Jropositioni délie cosc tìliche
J'eifato di queíla leggiadria . Non d Isle Martiale
per termini propri , // tua Hngno è pace cuide , Ma
diile : Se lu vuei cotifcruare i Pefti ; mettili net rua
Bagno ■ Nondistè: ££uefla ttan\% è trappe hurr.iiai
ina , Getia Pefii tjuà tntre , e pui^feranne . Non
diíîc ; Tongiliane hà vn grrtn Nasa : Ma la veggia
il Nnfidi Ttngtliane & lui nen ve;git>; Non dille
Horjtio i Ceftui è vn erandene , erba di vrìecckio .
Ma, Ter dan\nr Uci-.íap* , nan ba hif.gne di mus-
(hem . Ec di vn' iltro ; à cui "occhio dritto manc.iua ,
& il siuiUro gocciol ua ; fù detto : Ctteli» subi*
piange 1* morte Ad BrnftiUe.
In questa guisi diuetfgoi>o facete le Dirbrmh.ì
morali, qnantnnquc mordaci, ò vergogtiose . Conie,
soprj vnStruo Ladroncello : costui e l'vnico Sciuo,
À cui nullaj chìuso . Et di colui che portaua vna saisi
capelliera ; & era ripuríto fallace ne" suoi detti:
S'egti ha duetejle, haura due lingue. Et di vn Me-*
diço ignorante : Sì^eiìe è vn Médite , che nenjafcla
moite. laguire gli suei Patienti . Et sopra il Ritxat-?
to <ii vna Dama che s'imbellettaua ! Lu Pittura nen
è simile à leii m» elU i fimìle ail» Pittura . Etsi*-
pta vm Giouane di color bruno , veltita di bianeo.
la CUÍ si m.i «a íòlpeKa : ÉlU i VU Cigna , chl hà ne-.
xíí DELtA FIÎ.OSOFIA MORALE
ra la carne v & biambe le senne : ma le martes la
buena vece. Et délia Moglie di vn Giudice poco ho-
aesta: Ëenctnuiene cbe tju< l 9 iudice fia Çìuft» ì-pei'
che hà in cusa la ficjsa Oiuftitia , che donail fin 4
eàascunt . Et di colui , chc h ucj la Moglie piccola ,
m.ì uilta : Colui di mclti mali ha prefi il minore •

C^ÍPIJOLO gVsNTO,
Ltlle Facitii Qrauì .
•ÍJ'H&î'G' ABBIAMO accennato chesicome laMate-
jt rj * teria délie Ridicole , è la Turpitudine , d
«v**-* fia Deformità, così Fisica , come Mora-
Hj-É*»-^- le : neccslàii.imente la Materìa délie A'»-
bili e Çjraui conuien che sia la Be/le^Ja , ò sia , la
Terfettion dette cse,coû JMerali, come Naturali,
& Slrtisiciese, che meriin Iode , 6C marauiglia .
Maquìancora conuien notate , che sebene tutte
le Proposition! lod.itiue saranno Gtaui : non tutte
petclò saran fàcete ; se la Materia Graue non è vestita
con la Forma ingegioft .
Se tu dira! che la T(osa è il fier più ùelle di tutti
t Fiori , che la Natura hahbia prtdnti : questa íàrà
Proposition Nobile , & Graue ; ma non faceta ,pero-
che ell'è significata per gli veri e propri terminì , co
me hiítoricamc-nte .
Faceta e graue la sece Saffo , dicendo ! Se Çjieue
y€reajse vna licinade* Fieri, ejuefta firebbe la Ti*fa.
Et se ri piaceslè di continuaie l'Allegoría, potrelti
dire , che le ipini sono gii suoi Satelliti , e Pre-
loriani .
Et finalrnente le Attioni Fisiche & ca suai! , con in-
gegnose rinVsliom diitengnno gr.memente facete. Co
me Icherzò Martiale sopra quella Fiera , la quai da*
Cacciatori ferita , nell'iíteflò tempo partorì . Diana
*d vn tempt esercitò tvnee Paîtra su' vffitit di Cot-
ciatrice : &■ di Olìetrice .
Che se si vedeslè vna Dama , & vn suo Bambino
"nb« beliissimi, ma aœbi priui diyn'occhio: in vna
Ciuil
L
L IBRO TERZODECIMO. *tfî
Ciull Conueriatione grauemente 8c facetamente ík
potríadice ; Se queíio Bambin donaseVocchìo sua *t~
la Madre ; egli sarebbe il Cite» uinure ,0" ejsa U
bclla Venert .
Et di questa génère sono le lodi délie belle Sra-
tue , & délie Sculturc , 5c di ogui altra Opéra manu-
f.icca.
f^y Veste íbr.o Facette fondatc nella Materia Fisicet.
Hor ciïca la Btllefta Murale ; se Martiale ha-
Ueilè detio di Nerua : QucSío è -vn Principe tant»
buono , che rende lo Stato JÂcnarcalt più desiderabile
a' Bueni-t che le State di 'RepuLlUa , Questa íârebbe
stata Proposition lodatiu.» e geaue i ma historie» êc
nonfaceta. ««*
Ma grauemente saceta la fè diuenire in questo
modo » ^Adejse il , che Catone , se ritornajse al Mari'
de , iìuerriaC esariant . Peroche Catone taato abor-
riualo St.no Mon.irc.ile, che si vecise pernon veder
Principe siiurio Ccsate '. Siche l'isttííà Propositione ,
con queHa figurata , 8c laconica aUusione , acquistò
facétudine scnza perderegmuiti . • ' , , »
Con fimil figura loiò Aiigelo Politian» qnrlla fà-
eonda Cicca da Siena JUnemífitre ( ch'era la Madre
délie Muse ) viendi partir Cicca , dìffe . quand* ho i»
partwrìta la décima Fi^linalai Perdire» Cicca nella
Facondia pare vna Musa, •
Et di vna Bella , e pudica . Ella sà che fia fejsert
ámata : ma non sà che fia l'^Amare . *Aguisa de1 Par*
ti, sattta gli *Am mti mtntre li fugfe.
Et di vni Dama Sauia , Ricca , è Bclla . St si fogi
trauata al giuikio di Paride , ella scia guadagnauet
il Porno d'Oro Me tre Hiuuli . Perche Minerua era
la Dca délia Sauiezza , Giunone délie Ricchezze , ve-
nere délia Bcltà : & costei , in se sol.i vniua queste
tre doti .
Ma tuprouerai che la figura di Oppositione , ren»
derà le Proposition! più secete , S: più graui , che
niun'altra Figura . Come se tu diceflî : Hisogna ama-
re , corne se tu douesi odiare : (y ctiiart , cerne se tu
denesti amare . Et quell'altra piw vile per la materia >
an non ruen bclla peiìa.fotnw. "íifigna mongUr
a&fr DEIXA-FILO SO FIA WORALÏ '
fur viuere , & nin vivere per mangìare •
DA questi esemp'.i tu puoi conoscere, che nella
Facrtie gtaui , b grauità non toglie U piace-
tlolezxa i & vna ciuile giocositi ; laqa.ll sebene non
è ridicola, muoue nondiraeno vn soaue riso ; non
sonore e scoraposto come le Facétie scurrili : ma pla-
cidoc serteno, coin? quando veggiamovn caroami-
co i ò vn belKslìmo voko; ò; òvnvna perfettapittura
ò vn'amena prospettiua mirabile,& impro-r;
uíso cangiamento di scena : perche la nouità &la
rnarauiglia sommamente dilertano . Et queste nclle
«iota Conucrsutioni son le Facétie migliori .
êSA WT
XW Mb* WT
*3ó*
C JlïlTOLO SESTO,
Vfi délie Facétie mile Canutrsatieni Ciuilí .
ty&SÌ& l due fortí fon 1c Facétie , cioè , di Ta-
S S *** ' & ^' ■ La Facetia di Parole
es $ proprianiente si chiama Dicaxìtà d.il Di-
•$-í4ri'^ re . Quella de* Fatti più singoiarmente si
chiama Facetia , dal Fare . Et da queste due si corn-
pone la Facetia Mlita di Parole & di Fattb . Et
tutte tre vengon bene nella Conuerlàtíon Ciuile.
PArlando adunque primieramenre délie Facétie
didaci. II primo víb è nclle "RispoRe: le quali
coramunemente deono consonare aile Prep»!ìe : co
me il ritoicere con l'aculeo i Motti aculeati : ò cou
la lods! ■ Motti iodatiui.
Innaauti Clémente Ottauo , f.imiliarmente si dif
carreua in quai maniera si poulie ricana qualchc
denaro. sema rincrescimento del Pooolo. Era pré-
fente l'Arm?Uini , il qua! si credeua ellere inaentore
di simile graueixe . Perilche vn Cortcggiano riden-
do diste : Deiìra Santità cauerà da' Tepeli fen%* mi.%
%r*n denare , se mandera attorna la pelle di que/le
^ArmcUine. A cui l'Armellini riipose . le aiment i
ametr meru sari bueme à mualcht fsa ; ma vel sett
vna Bcfila che ne viua ne merta mm val nulU .
SimiliHcnte in yníímigliar tinfieCamento di pre
tiofi
LIBRO TERZODECIMO. x<f
tìosi vini: mentrcche l'vno si accustaua la Cazia aile
labra , distègli ptr ilcberio il suo Compagno : Çuar-
eialtui à non vcrsirlo in cattiua botte . te eiïo anco-
ta scherzando , riíposc : Voi vtlete dire , ch'ie ntl
verst neiU vestra : & sel bebbe . '•
Et questi ripicchi sou più saceti quando v'entra U
Tigura del Concrappolto . I» vna l oniietsatione so-
prauenne vnGiouine molto spiritoso , ma così magro
e minuto, che apena compaciua sopta la titra . Vn
de" Coropagni saluiollo con questo Mj; to . Ben vc~
nuto , spirìte sen%* cerpe . Et egli : Hen trouât» , cor*
pe sen\a f- iris.
Ma n< lle nsposte lodeuoli ,si mesce la sicetudine
«on la grauiiá i contendendo di cortesia e d'inge-
£no • \ '
Pietendeuano la Pretura Cuttío e Lelio 'ambi pet
altro amicissimi : laquai fù da Cesare data à Lelio .
Curtio con l'amico ciiúïmemesi rallegrò , dicendo .
'Perche il Induré in pr>scn\* stntt fadulutiene ; i»
non mi ra/legro con voi > che habbiate certseguita vna
degna Preturt.»: ma mi rallegre con la Pretura > che
habbia censtguite vn degno Pretore .
Riípose Lelio . Voi sopete che dou'è mm diPru-
dr»{n è fi» di Fertuna : & perciè mi* è la Tretu-
ra , & vefire il mérite . •
Replicò t urtio . Nen hà luog» la Fortuna deu'en
tra Prudenfa, cerne voi dite : perciò ne/la Vofìra
Elettiene effínde entrata la Pruden\a di Cesare , la
Fortuna nonvi hebbeparte .
Rispose Lelio: / Ctftrifen Dìj delta Terra : gli
Dij eprana tojuelta cose ptr dimetlrare il somme sa~
pere,& altre per dimefirar /afelute petere •
Et soggiugnendo Curtio altte ciuiliâ : conchiuse
Lelio ■ CemunaueJta , te mi fludiero di tien frauda-
re ne la Bletti»» diCesare ; ne la vefira Opinione.
Altre rispolte non saranno mordaci ne lodatiue :
maperò fâcete per la celerirâ Àc\\'l»eegn» .
la vna Conuersation fù proposto . Quai son le
«ose che mal si accordano insieme ì Va tispose ;
Duel Sigrnri in vn a\me . L'altrò ; Due Hjuali in
VitntTt . Et cert jtiiddî di nuouo : Quai son le co
M ie
lií DELLA rrtOSOFlA MORAtE'
k che più lî accordjno insieme ? Vn lispose ; Il
» , & il Zoppo: perche l'vna imprefia i pitdi, t Val-
tre gl'acchi al Campugm.
Et più fhcete satauno le risposte, se vi entra la
figura dell' Innspettata . Corne Str.uónico interto-
g.ito i Suai naui fin p'ù fi'ure i le lunght , i ll
tondes Risposei Qurllt che jìanna in porta.
\ J N'altto vso è pet modo di vna Ttrflessitnt ingt-
nouella che si racconti .
Contoffi che Gorgi.i eta nato nel sc'retro , meinre
pottauano la Madre alla sepoltura . Sopta che Vale-
rio fece quello tisteslò. Cosa mirabile : ta Dtnnt
vscita dal monda diuenne Madre: & il Figliuala ,
prima, di ventre al Mande fia partait alla tomba .
In altre , la Hifiisíiexc sarà pet modo di alserma-
tione ò negatione . Corne alla nouella, che Lábt.ice
sciocco Buífone, cta caduto in Mate. Vn dillè : Hi
pttabene: perche , efenda.insulsa , acauifterà vn pa
ce di sale . Vn'altto disse : Nan è pcrUela che vada i
fende, perch'egli i fuma .
Vn'altto vso è pet modo di Sillogisme cauiìtosa e
f.illace,in matetia tidícola. Corne quel di Senec*
schereâme col suo Lucillo pet fargli confessire di
hauer le Corna . Ciàche tunanhai perduta ,tu Thai
ancara . Tu non hai ylrdute le C arna : Dunque tu
hai le Cerna. ' ' é
Ma rrtolte volte l'Argomento non &ta disteso m
fotma di Sillogismo : ma jnuoito in vna Conchiu-
lione, ò Cans,guen\a Enùmtmatua . Corne allora che
LadisláoRe diNapoli daua tutte le Dignità à qucM
di Gaeta , benche incapaci i petche da' Gictani tu
nutiito nella iua disdetta : vn Contadino diste al suo
Asino : O te tfortunata Ciuecia mia i Se tu ftfiiuUê
in gaeta, sarefli Senattrt , ì Cafieltana .
Vn'altto vso è pcr modo di ptoporte IndaumclU
k Enigmi l'vno ail' altro . Corne fù quello délia
Sfinge . Suai i quelsminimale ile/ual prima eamtnt
i quattra pie : dipai À due : & alla fine ì tri . Et
Edipo , indouinando ch'egli era l'Husmo > acquistò
vn Rcg'no .
Oucro yer mpdo <ii vifilep , insegMndo «jualr
*
LTBR.O TERiODUCIMO. 1Ì7
che moral docuraentocol finto dilcorso di Animal!,
ò iì cose liunimi . De' quali Apólogi , akri sono più
rídicoli : corne quello V*AJìno , pi» nen petend»
seffrir le battiturc dejiderè dimorìre: ma dope la
inerte scerticate, t fane delta pelle vn tamburo ; f»
melte pi» battute morte cheviue. Per insegnare che
molti crcdendosi fuggire vn maie , kiconcrano il peg-
giore .
Ptùscrioì quell'altro. Il Culte rusptnte troue vn
Diamintc ,e disse: Verreì più teste hiutr treiutevn
frtnille di Orgie. Per accennatc , checiascun pregi.t
îe cose conforme alla propria inclinatione .
Simileè l'vso de* Treuerbifaceti; perche apreflò
alla gente Populare hanno forza di populari Argo-
menti 1 che altauiente s'imprimono . Et di queííi ,
altri sono piiì vili : corne quello : La Tadella dUt
al- Paiuelo ; fftti in là, the tu nen mi tingi . Altri
più nobiti ; come quello ; ^Aquila nenprende Mesche:
cioc , il Magnanimo non acceua piccoli booori .
L'isteslâ distintione si fa délie Sentence facete .
Crauemente siiceta è quclla : uA/kì t» chi lacer là.
Ridicela è quell'altra . Vn bel fu&g'r lutta la Vtt*
scampa . '
Vn'altro vfb piaeeuolifTîmo è queilo délie JiW-
Ihuiini facete , per esprimere alcun graue d ridicolo
semimtnco : dal nostro Filosofb chiamate Imagini ;
perche rappresentano al viuo i nostri concetti, Ri-
di cola fù quella del Seslá Varatiro 1 ilqual c à coloro
che stupiuano come poteslé inangiar ranto i Solea
tiípondere ; llveutre è similead vnx Cifierua retia.
Ma graue fii quella di Demostcne i ilqual in po
che parole dipinse agliocchi Ateniesi il Genio délia
Plèbe : Ella è fimile al Timen dette Naui, rebujìe
ma torte.
L'vltimo vso i nelle Narration!: quando nelrac-
eontaro alcuna colâ graue ò ridicola i si adopranó
Parole ò Motti figurati Sc fáceti , ò gtaui ô ridicoli ,
> quali viuamente & graúosamente espriinono ciò
che 11 narra . -
Sicome tri tuttc le parti delta Oratione , nluna
TCn'tù che j>iù faecii «badigliar i'Aseoíwtore , che
M 2. vrta
líî DELLA FtLOSOFIA MORAtE
,vna lungadeuveslere
ngo'altta 8c frrjosa illuminata
Narratione, :&cosi questa con
rallegrara più dí
ic
figure ingegnosc chc fi son dette.

C *AT> IT O LO S ETT I M Q
F.unie de' Fatt't .
VESTE ancora nelle Ciuíli Conuetsationi
Sì vengono bene quando non íìano troppo
mímiche Trà queste annouerò primie-
ramente quelle de' Ctnni; che sono Ima-
gini de" Concetti , corne le Parole : onde poifiaro
cbiinurli parole rautole i ò voci senzasuono.
Hortensio inentre oraua , esprimeua coiì al viuo
con le mani , corne con le parole, ciò che diceua .
Onde Cicérone suo Einulatore , chiamaua li suoi ge-
sti i ^Argutie àelît dita ; & molti correuano più pei
vcderlo che per vdirlo .
Hora cosi de' Cenni , corne délie Parole , aUri son
faceti, tícaltri nò.
Quelli 110:1 lòn Faceti, ! quali significano natural-
mente i Concetti . Corne il battere palma à palma,
ò Ipiccar salti per allcgrezia : percuoterti il petto ,
e riraríî il crine per dolore : stendere il braccio pei
minaccia ; inarcar le cigh'a per istupore : giugner lc
mani per chieder mercè .
Faceti son quelli , che Cgnificano concetti per se
steslï raceti . I Popoli Seri oltte all'Indo , parlauano
solo a' Cenni i & pur trà ioro giocosainente motteg-
giaua.no, e lcheruuano : perche, tanto i Cenni co
rne le parole sono imagini dell'ingegno i te l'ingegno
è la fonte délie Facétie.
I Pantomhni col mouimento délie mani e di rut-
to il corpo imitauano tutte le attioni lidicolose, Si
vili i ouero atroci , & crudeli .< '
Atroce Facetia de' Cenni fù quella di vn Panto-
mímo , che giocando dauanti àNerone sopra laSce-
nai convn'atto di nuotare, signirîcaua il Naufragio
d» Nerone ordito aiU Madre , Et cou vn'aito di
beie,
LïBRO TERZOD EC t M O . 1Í9
bere, fignificaua il veneno th'egli hauea d.uo al sua
Padre. N _ ■
Ma píù faceti sono i Geftì metaftrtci ; corne quel-
]o délia maluagia Fcmina ; laquai rinfacciaui le Cor
na al su« Marito : & perciò da lui gittata al fiume
nicmitche si affogaua , ancor alzando due dita sòpra
J'acqua gli rinf.icci.iua la fusa torte .
Metarorico ancora fùilccnno di quell'akro , che
rr.tntre il suo compagno si tag!i.iua le vgne , ne rjc-
eelse vna reciditura , & appliçpflcla al piede : scJier-
zcuolaicntc volendo dite i Tu set U gran testia ; la
cui vnghia fana il granfo . '.
It vn'aUrOt vdcudo vn Musico che liauea la voce
. da R.mocchia ; si pose attorno vo feltro da pioggia >
quasi diceflè: il tempo è à piorgia , la7{ana tama-i
Ancora tta le facétie de' f.uti si numerano atcuoi
Ciochi, e destrezze, che fanno trauedere : ic altii
che impensatameme fan c.xic're il tompagno senza
offtsa ! perche si ríduce alla Figura Detettiene . Che
se cadendo reliasse ofrèso ,non sarebbe facctia : per
che non potria chiamarsi Veformnà st»\* diltrt .
«» í&ì €*î - '
. •, C <A P I T. O t. 0 O T T *i V O
Facétie Miflt di Fatti t Parole . r
^{43$* AI furono quelle due del Pantomime»
* auanti Nerone • Perche recitando vn Veft-
* 2» soTragico : Miser» Padre, & misera mi*
■fr'Ê'áW $ Madre . Mentre diceua Misera Padre %
fece il gelto di bere : & mentre diceua Misera mia.
Madre » fece ilgcfto di uuutarc : & con vn verso non,
lue , fece vna satira . >
Ancora sarà Facetta in fau» , & inparole , quan-
do si rappresentino i Coltumi di alcuuo > con qual-
che Imagine dipinta ò sculta , sopra la quale sia scrit-
to quaishe Motto faceto : Augusto fece vn conuit»
samuoso aile Dame in tempo di etlrema cateftía :
doue le Dame ncll'habito rappresentauano varie Dee,
& esso rapprcsijntaiu Apolline . Onde il Popolo eu-
M j eerbato,
170 MUA FILOSOFIA MORALE
•erbato i pose il nome di *4ug*flt sopra mlmagt-'
ne di ^ftll'mi cht fiirticau* Marsia : chíainando
Augusto ^Aftllint Sttrlitattrt .
Ouero fi sormano Imprese , ò D iuise con .irgati
Wott i per biasimare alcuno , ò Mario . Corne pec
rappresentarc vifAuaro fudipintovn Pofco iàgina»
to : col Motto i TANTVM FRVGI . Cioè, vtiìe so-
lameme c|u.ind'egli è morto . Et in Iode ili vna Da
ma dottiftima , chiamau Laura t fùdipinta vna Co-
rona di Liuro col Mono i NOMEN ET OMEN.
Cioè-> 11 Nome fù augurio dcil'Effitio : i laura £
douea 2a Laurea.
Alcuna volca ciò che si poctebbe significare con
parole si spiega con oualchr àniant factia , epoi
fi dichiara. VnbelfHuniore , cinuit.no conaltritfa
vn loro amico ; vedendosi d.mmti vn pezzo di car
ne dura si leuò con furia dalla mensa, e stetteaf-
quanto fuot délia Sala , rimanendo i Compagni at-
toniti . indi ricornato , & addimandaeo perche fosle
partito > ríspofe . Quundt vidi auelía tant mi par
ut- la spatla êclla min Mula : ma mtrtìà Dh i'hi
Irtuata viua . Poteua egli dire siinpltcemcnte , Sjtt-
fía tant t dura itmtcaput di Mula : nu ton i'at-
tionc auuiuò il decto .
Non rise perciò di simil f.icc m vn Buffbne, che
vedendo ponar'alla tomba vn Desonto , présente Ti-
berio , f'ece fèrmar la bara , & linse di parbr allf-
oreccbioal Morto. Etritercato daTiberio, checo-
sj li hauesle detto . Gli ht d tut ( tispose ) ckt an-
iandi all'altrt monda , riftrisca ad ^Aufustt , cht n
«in paçhi li sut i t-tati. E Tiberio, facendo cotai i
tisa iìere i Mtglit firà ( distè > cht tu litjst ut ftrti
ad viuguílt It ntuillc : 6c fecelo vccidere .
Vn'altra maniera ingegnosa è quella di mescolat
nel Çjttct Mtttifactii , che paiono alladere al Gioco>
& alludono i secreti pensierï de) Caualiero e délia
Dama che insiemc gkx.mo : cepertameme equiuo^
cando , & acutameute rispondendo ail' eouiuoco .
Tanto più accord «juanto più si meitcano simplicÀ
11BR.0 TER.Z0DEC1M0. -1*
MM
r U P t T 0 LOI^ON o.
Dtli Habitt Virtutst dilU Futtuiint»
'Ó•í#í•S■ RESVPPOSTE le ântecedenti notifie i bí-
3} p S» fterì dire , che la Facetudine , « vn'Habito
* * * delIMnima , circa'irdire & vdire lcoofè
•$tì&3H{l> Faeete & giocose > eon la Mediocriti che
eonuienc nella Conuersaiione di Persone Ciuili 8c
hcnorate. *
I.'H3hito déficiente da questa Vírtuosa Mediocrí-
tì , si chu ma HutHcht\\á , ò Vitlanta : L'Habico e«-
cedentc si chiama Scurriliti, ò BufFonetla .
Non è sì bel Fiore che in alcun terreno fbonra^
«eamente non nalca . Così in alcun'ingegni felici ,
naturalniente fioriscono arguti e ráceti Motti . tn
altri fi eoliiuano con l'esercitio , ò con lo studio ;
fc d.igîi Atti ftequenri si forma l'Habit».
Conçhiude ilnostco Filosofo, che il parla re argu-
lo & faceto prceede dali'lngegno ■ é dall'tsercitio .
Ma che le Facétie siano deccnti ft virtuose i cieè,
«ne nella Ciuil Conuetíàiione , ftiano demro i Ter-
mini délia Mediccrità i tjucsta è opeta délia Moral
Fitosofia . >-
PArlando adunque dell'Habiio naturaîe : dico ,
che aile Facétie decemi , naturalmeme sari diC-
posto colui , che haurà complcflìone Tcmperata di
íingiiigno e malincorico : aspetto mifto di graue &
giouiale : occhi più tosto lieti che mcsti > nia non
xideati . Perche il Sangnigno contribuilce la giouia-
lità' ; ma la malinconia conttibuisce l'acume: & l'vna
i la modératrice dell*ikra . Tal'cra quel Crailó ,
Romano Oratore , grauemente piaceuole , che sema
discomporsi , lanciaua taluolia Motti , che faceano
finaftellar dalle rïsa, ne mai rîdeua.
v- Ma circa l'Habito Morale , si dec considerare per
quai Fiat & in quai Modo opeti l'Huom Faceto :
peiochc, délia Matciia edçlb Forma già l\c parlato .
M 4 C*è-
^7» DEUAFILOSOFIA MORALE
*»«»«»
CsAtlToLO DEC1MO,

4> " (V 1 IIJUCIU I IM r T tut» » i 1^1


•jl-'Wfé^ so dalle serie occupation! ■ Ma non hi
inteio 1'Habita , ci» yolonticri altrui mottcggia , Sc
non vuol*eslcre motteggiato .
La Faeetudine , è >no Scherzo amcheuote r e tra
-gli Amicl tutto t commune „ Chi dona , &non ac-
cettai doni , è piíi Prodigo che i ibetale : chi burla ,
fc non accetja le burle , è più Rustico che ïactto .
glie cosi da Vespa e da Scorpione , pungere altrui,
íí non sofFrire di ester tpeco . ■ •
Molto più villana è la F.icetia che per dilettar gli
•vni , oflfènde gli attn . Detta perciò Satirica , cla que*
Seluaggi Huomini , nemici degli Huomini ; che lï
dipinjono come vna Beltia con faccia humana s ò
eome vn'Huomo insetito. sopra vna Beìlia: perche
gli Scherii mordaci , han più del feiino che dehV
Lumano .
Ma più vile è la Facecîa » che vende il Riíb per
p rezio : & rallegra chi l'ode, per paseete chi la dice .
Questa fù da* Greci argutamente chiamata Bomo-
lachía : cioè arte de* Parasiti e Buflfòni : detti Bo-
mólochí , da que* rainelici Vcelloni , che rubauano le
carni sopra gli Altari. Ouero dalle sporche Harpie ,
che volando attorno aile mense > inuolauano le vi-
uande
Non. sertie dunque la Facetudine ad alcun Vitio .•
ma ben può seruire ad alcun'altra Virtù > cangiando
ftie 4c non sonna . ■
Di lei siseruirà TOratecia, per consondcre ilReoe
perche licorne lo Strale vnto d'olio , pénétra mag-
g'ormeme: cosi vn'improperio adJolcito con la Fir
cetia, fa nwggior colpo . —
Ancora scruuà per rinituzar le punture , Sc abbae-
tcrç
tIBRO TtRîODECIMO. ijf'
tere gli Argomcnù deU'Aunetutio : perche vna ti-
dicola rispolta st perder la fbrxa aile g.iglúrde Og-
geciioni : corne la lana molle ai Fuimini e aile Soin-
barde .
Così Cicérone bombardato da Marco Antonio cot»
Itf Inuettiue , si schermiua con le facétie : & m.ig-
gjori ferite faceua agli Auuersart co' ridicoli acumi,
che con- le sode ragjonî . Quai fil cjueli'i<igcgnoso
Equiuoco suo contra te inique Leggi di Vetre i Cf
me fuò tfier buono il lut Verrino?
Tanto piùserue la Facecudine à spiegar gli ^iffttti
noílii , e pieg.it gli animi altrui . Onde Aíercuiío Dio
dclla Facondia si fiugeua accompagn.ito dalle Gratie :
6c. Çjratit apunto si. cbiureino le F.icetie : peroche
le gratie addimandate con gr.itia , pin ficilmenre lì
ottengpno : & à conciliar'araore tanta fbrza hà va
bef detto, quanta vn bel volto »
Che più> ancora bellicosi Capitant seruirsi délia
Facetudine per animare le sue Squadre à fortemen-
tc combattere . Come Lcón id.; , altora che i suoi »
strigortiti dalla mottitudîne de' Nemici , gli diffère»
(com'era veto) Tante son fcite le ter Saette, cht
tfturano U Sole : riden^o risposc ; Combatterem*
aduntjia alsombra . Et con questa facetia facendo.
loro. vergogna % cacciò. st timoré -

In quai modo operi il Fauto .


H^S*}^ H r A R A cosà è , che- quefta Virtù con-
* SJ siste nella Mcdiocrità : ma non è cosi chia-
I ^ 35 ro, in che consista la Medioctità.
Akuni Legislatori diuietarono le Fa
cétie Mordaci . & le DishenelW ; perebe quelle in-
fefiano, te queste infectano gli. animi.
Ma eni toglie aflòlutamentc quelti foggetti ,'con-
uien che togïia dal MoRdo il R.tdicolo : fie chrlaseia
il Rjdicolo , mal può alîègnar le co nfini dcl lecito ,
8t 4clk> stíccKO , Olttechc , quaV Ugislacore puô
174 DÎIZA FILOSOFIA MORALE
mettcr legge agl'Iugegni ò prouocati , òp.-flìonati?
Altra legge adunque non hà la Viitú délia Face-
tudine , siiorche il Giudicio di coltii che la posticde .
Non si parla quà con Mordaci ò Sporchi Animal! r
uon con Satiri ò Paras íii : ma con Persone Ciuili êc
Virtuose & il vittuoso è Legislatore à se fteflb .
Ottima dimque 8c eterna Legge sarà , serbar le Leg-
gi del Decoro dclla Ciuil Conuersatione: conside-
rando §Mai Facette si dicalio ; f hi !e dica ; & à Cui
si dicano . Queste sono tre Regole genctali ; che
dall'Huom giuditiofo si deimo npplicare ad ogni oc-
easione , ò congresib p.irtkolare .
Quanto alla Prima Rcgola ; Décente sará la Face-
ria, la quale ( corne si è detto) accennerà qualche
Deforir.ità die non doglía : ò qi! khe Conuenienz»
ingegnosa 8c arguta . Perche i Rídicoli che orrendo-
no , e non son rídicoli : & i Concetti senaa acume,
non son fàceti .
In questa maniera la Facetin non sarà mordace »
ne osceni: non CiràSatiresca .neScurrile: sarà mo-
destamente piaceuole , 8c piaceuolmente modesta í
eslèndo il Fine délia Ciuil Conuersatione vn diuer-
timento honoreuole .
Ancora sarà deetnte , fc al Luege Sc al Tempo sarà
eonuencuole .
Altre facétie fi aflânno ad vn giouial ritrcuo , 6t
altre ad vn seiioso eonscûò . Catone , benche aulte-
ro Censore , godea di Mutti giocosi ; 8c ne compile»
vnlibro ; & molli ne diccúa , cEie vftiuano da queW
la sua tetricità , corne il baleno da nuuoli : ma quan-
do attendcua al suo vfficio , non ne volea dite » ne
vdire : il zuccheio gli parea tosco . I" *
•Sedendo vn giorno nella Censoria Seggia ; fc esa-
minando Portio Nafica Giouial Caualiere : giumo i
quel consueto Interrogarotio : H*i tu MegHe À fi~
dhfattien tua ? Nafica lilpose subito : M mollit >
non à fidìjfattUn tua. > • •
Questa inopinata , & perciò faceu Risposta > se
Catone l'haucflè vdita in villa; non sol ne haurebbe
»iso i «ia l'haueria regislrata nel suo palimpseste . Ma
ecafideraudo il luego doue fù data, tanto. se rue
'•" •■' t. silcgpù»
1IBRO TERZODI CIMO. *ft
13egnò,clic piiu.nolo dcl Cingolo , e dcl Caml'.o,
àl rttbtmò : & iti Caualiere il fece Fuite .
Altre Facétie conuengono in tcmpi lieti ; & alire
ín teinpî mesti : in quegli . lc série saran siedde ; m
questi, ftedde saran lc ndicole . Chi piangej odia
cm ride : chi ride , odia chi piarge .
Ntl mese di Décembre , ancota i Senatcri depo-
fta laToga, insieme co' Serui saltauano in tarsettoi
e dicean Motti l'vn contra l'altro ; che in akro tem
po sarebbero hastati per cacciadi dalla Curia corne
íorsennati : & più tbrseunato era creduto , chi più
sauio si dimoltraKa . Quello era il lor Carnuuale .
Ancora nette Noue si componeuano & íî cantj-
uano i Fescenníni : licentiosissimi c lbididiíîimi Car-
mi , ma ingegnosi & arguti . Ne solamente i Priimi
li componeuano sopra gl'Imperatori : corne Clau-
diano sopra Honorio: ma gi'Impcratori sopra i Pn-
uati , corne Auguslo sopra Poilione . Et que' Motti,
in tal tempo erano Vczzi ; che in altro tempo sa-
rebbqao it.iti Sacrilégi .
Nmna cosa è più sciapita , che le Facétie intem-
pelriue. Tomaso Moro , quel sauislimo, ma inseli-
cissirno capo drl Consigho délia Gran Bretagna ; fe-
ce vn tal liabito aile Facétie , ch'etiamdio salendo
la scala per lasciar la testa veneranda sopra il palco ;
Aide ridendo ad vn de' Satc.liti. \Aiutami digrmìA
4kl salir* » ibe ntt/o sstndtre non thìtdero aìuto à
niuni . Tutti lo piangeuano > St ellb tuttauia sehei-
z.iu.i .
4-» Chi U die*. ■' - ■ , /
:■ Sicome altti Motti conuer.gono al Tragico Sencca,
te altti al Comico Atiítólv.ne : & nelia Comtdia
ltesl.1, altri fonoi Motti dí} Vtcchki E*.liéne ; altri
del Uiouine ticóníde ; altri del Famiglio Stróbilo»
& íhti <lella Zitella F&Jria -, cgsì second© l'età , if
grado , & la coiulitionc di x ia . chc<!i;m , dirTerentì
efler denno le Facétie, nclle Conuetfationi Ciuili»
L'Imperadoi Catlo Quinto sommamente godeua
de'ridicpli ihli di yp Nano Polacco di Adriano Aii»
unte «U Caméra , & <Jj Pedricco dja SajRte Etbàs su#
U 6
vjS DELIA FttOSOFiA MORAL* •
BufFáne r ma se vn Caudíere hiueflè dctto simili
facétie con vna toru.i occhiata l'.itterriua ; ne più
lo promoueua agit bonori , corne scriuono nella sua
vir.i •
L'Afinp di Esopo vedendo che il C.ignolino &
rizz.iu.i in piè, fucendo vezxi al Padrone, 8c riceuca
regali délia suamenfà, dillc rià se : s'ioíàrò simil
fest.i al Padrone , simili fiiuotiotterrò-anch'io . Riz-
z-irosi adunque per carezzarlo , il Padrone & la seg-
gia riuersò in terra , k inuece di rcgili hcbbemazr
zate .
Luigi Vndecimo » ancor DfIfino , & esiEato in Bor-
gogna , per occasion délia Caccia , capitaua souente
alla Casetta ili vn pouero Contadino allai giouiale ,
& con eflb fiunigliarmente m.inghua cklle sue rapek
Je più groste che mai si vedcílfro .
Poiciie il Delsino guizzò .il Reguo , il Cpntadina
fû i rallegrarsene ; 5c con sue Facétie gli presenrò vna
Rapa di maratrigliosi groflètza . Il Re con gran sella
la riccuerte ; 8c nella sua guard.irobbane fì conseru.il
rimunerando con nulle Scuti d"oro il Donatote .
lui à pochigiorni , vn Caualiero , vdita la httu di
cjueita libéralisa i prcsentò al Revu CatulkS accom-
pagnandolo con fcceti Morri . Il Re in contrjcjm-
bio gtj mandò cjiietla Rapa inuolta in vna cai ta bian»
<si . II Caualiero Yedendosiúoppiamenteberïàto, ne
fecc far gran doglicnza al Re , ìlqu. 1 rifpose . Dite-
f[li che nan hà rag'cK di àolt-fi : perche /* typ* mi
eeftn mille senti d'oro , & il sue Cauallt. ntnne Vul
sel. .. !
LA Terza Regola ,. raolto più dilficulcosa , è qvev
cta, di accommodât ie facétie i Celer* i enifi
àieene ,
Quante (bn le faccie «îegli Hitomini i tantiíbnoì
genij trà lor dìueisi : altri lirti alrn mefti ; altri dbtti
abri idiott i altri mi«i altri ídcvnotï r chi çode di vn
lbggctto , & chi Hi vnMtro ; cbí si offende di vna co-
fa , & chi di vn'altra ► 1 .
Gran senno adunque ci vaole , per andare à" veríî
a ciascwio neUe Facétie i fiche à tutti pucciano.íí
«Mnattflnutuio, ' t . .„ . • ■
ïtrcià
IIBRO TtRÏODICtMOï *T»
Pcrciò il Faceto dal nostro Filososo si chiama nel
Greco Idiònia Eutripelo , cioè versatHe » e destro »
che al Genio di tutti si acconcia » corne lo Spccchiu
à tutti t volti .
Con l'crudito più eruditi vserà i motti i conl'lM-
gfgnoso , più acuti ; con llnlítrerato , più piani i con
fe Matrone, più honesti tiu ptincipatrnenre co»
il Padtone & il Principe, più rispettosi i non eflend»
rriolto sictuso lo scherzar. con Lcoui , benche dime-
stici .. >
Augusto- compose alcune satiriche Facétie- conte*
Pollióne , per prouoeare quell"argutiflSmo Ingegno .
Ma Pollióne non voile rispondere ,. dteendo > It niit
Vue- scriuere contra tbi mi pue proscriutre •
Ramíro~R.e di Spigna » era tanto simplice, chc a*
simplici p.irea scemo :. onde da molti Nobili quelia
Maestà venia fpregiata ; & con. ridicoli motteggia-
^nenii. posta- innouelle. Restraaglí nondimeno tanto
di senno cbe seppe lanciar in aria querlo tootto .
%Ahmi parlano treppo : ma al suono d'vna* Campa-
na y diuerran. tutti mutclì*
II suono fù cotale-, che h rruttina seguente vidclï
ncíla Pwzza vna grande Campana sopra vn pilco :
e d'intomo all'oilo dtlla. Campana moite Teste di
principaltBatoni , che l'haueano motteggiato : Sc so
pra la Campana vn C:<rtellone con queste parole ï
NESCIT VVLPECVLA. CYM QVO L.VDAT . la
Volpetta non sà con cui scherzi . Qjietla fù la Cam
pana che fere ammucolit tutti : gli vni con la rnor»
te , gli aliri col terrore . Et quefia. Facetta fini le
facétie i
.•J •.
«»

«S»
|7« DitLA mosorrA moraib

CtsíPITOLO VLTlìiO
ï)t?la tABidtQ* , & dc/U Sturrilità.
IÂ vdisti che h Qjffc*«<ft«, è il disettes
S f X ^ 'a Srurr'l>,*< e l'ecceslò délia Fí«-
* *J SB tudint . Etper faîne quà vn paralello dell*-
^■fsH^ vas e dessalera.
DIco , che h ^usticht\^i procède da due ca.-
gioni difrerenti , l'vna più vitiosa delPaltra •
Peroche alcuni circa le Facétie son Rustici ptr
Usina tCingi/ni ; nen hauendo attitudine al p.irlar
igurato: anzi à bistento fan parlatc ne' propti tcr-
jnini i nonche conoscere l'acutezza de' Menti : mo-
ctr.tndo vn'indole zótica îcvillana.
Quinti , sicome gli Aniniali générât» di pmredimv
^iarnai non si poflòno dimesticare : così questi taK
ìngegni ignobili, evili.amano piùtosto le villcresche
solimdini , che il commercio de' Cittadini : ami an-
tora tra' Contadmi -satanno fauola , e moueranno à
»iso con la sciocchezza : corne Cimóne di cui par-
lammo .
Ma di costoro non conuien qtiì ragionare i perche
11 lor difetto nonèvitioso ; non potendo chi è fa-
«uo tflèr fàceto . V '
Vn'altra Rusticità è più vitiosa , perche pin volun-
taria : cagionata non da œancamento d'ingegno , ma
4a fifinkii StrinH. . 'j. .
Peroche sicome taluolta r.obili Bambini nutriti dal
le fiere nelle Sclue dinennero seluagsi e fieri : così
alcuni nobili ïngegni» tantcísi applicano aile dottri-
"e H aile seriose occupation! ! che perdono il gusto
•elle cose gioeoft : & faiemlo vn' fcabito contrario
alla Facet«dine , inguîia di Huomini rigídi e Seluag-
ií, ne preBdo.no, ne danno djletto nelle giouiali
•Conuersationi . .
Tafteiaquel Senocratt +4£tltftt , cioè incapace di
V'° ; tanto graue , che la sua Imagine , ò
«« íŒajinatjonç, toinposlCH» j yvl'.i, r gli ani-
IIBRO TER.ZODECIMO, IM
m! troppo gioiosi . Onde Filippo c!i Moccdonu ,
haucndo couuhati ad vn listo festino tutti gli An»-
basciadori Atenielî , Colléghi di lui ; kiiiblo esclulc ,
accroche la sua grauità non attristaflc FaUegrezza .
Ma vna Rulticitâ li ttoua molto pin vitiosa ; lt«t-
data in vna TtruerJiiM coinMturah , di aborrir 1a
VitaS^cble : aguilà di quel Timone odiaiot degli
Huomini > quai ricordammo patlando ùfìl'Auwtc-
uolezza , ò Coinpúcenza . Chc íu grani/equiuoca-
tione délia Natuia , ntl dai scrabiante humano ad
vn Serpente. •
Costoro adunque benchf liabbîano îngcgno per
dil Mctti Giocefi : nondin cno , se ne odono , gli
odiano > perche odiano chi ii dice : & se ne dico-
no , li dicono tabbiosi & amati ; perche non j uò
sputar dolce , chi hà hele in bocca .
Se tacciono , pcnlàno anale ; fe ahri «ace , hanno
à sospctco il filentío : se parlano , irafiggono > se>
altri parla, si credono trafitti t perche clú è maligno,
eslcndo luípicace; íîcome non mottcggia , senon pet-
Jiuore ■> imagina the per liuote gli altri raotteggino .
Siche costoro, eslcndo ncmici del Consortio huinî-
no ; non deono conuersare senon cou Beítie ; cioè >
seco medcsinii .
HOt quanto alh Scurrilità , simihnente due sono,
le distvrenie : ambe eccedenti nel e Facétie»
nu l'vna per nnturale Çjarruiità -, l'altra ptr cupida
Chlottùntttm . Quella proptia di Huomini facondi
ma liberi ; queifa di Butfbni 6: infami : âc pcrciò cir-»
ca le Facétie, quella eccede nclU copia indititetai
questa nella qualità insolente . í »
Sicome lo ftomaco à cui mnecano le fibre obi*,
que, non può ritenere il cibo : cos» gl'Ingegnolì aï.
qoalí manca giudicio , no» poflono ncene te i cuu •
cetti : Sc quetti sono i fftrtuli. 1 ?
Altri, purche colfâriidere altrtií, cragganopr»
fitto : non guardano alLi moúcltia , ne aU'honetrà
de' Mot» , o de* Gefti hautccio venduto PHonore
alla Speranza: & quelti sono i "Bomiltchi.
Ma finalmente i'vna e l'altor Settfiiliù viene à
â»Wi jet due ragjwaij . >Au
t&> DÏLlA FïtOSOFIA MORAIE
l'vna, ch'etléndo iropeslìfcile pariât scmpre .ínge-
gnositntnte , & p. thir ruolto t auuic::e lerp ciò che
ad vu Romano Dcclamatore* ricordato dalveechio
Seneca : che non volendo dit cofá niuna senon ar-
guu ; ò, ricaata.ua lc Itefle Argutie ; è iriuece di Ar-
fentic dicea ftcddure » Che se il dilctto de* Motti
arguti , nasce deiracutezaa e dalla noujtà* : nunte
Oiuoue inaggior nausca agl'ingegni , che vtfArgutei-
aa tiscald.ua , ò sciapita .
•l/alcta ragione è questa , ch*essendo così piccola
Jiítinza dal Ridicolo aï dishonesto , & a! mordacc :
uon potendo il Motto esiere acuco , che nnn punga i
perdò. le lingue lincentiose fonda tutti temute ; 6t
da tutti si ociia cià che si terne ..
VE.ucmìo'adunque al Paralelle diquefti duo Estre-
mi dclla Facctudine :dico che nel \Mflice pie»
domina la malinconla ncra , ch'il tende sicramente
iòliogo e tettico . Ncllo Smrrilt ptedomina.il fan-
gué biíîofo , ck'il tende fonirnamente ccnuerseuole
& giocoso . ■ ,.
Quello haurì net volto i vestigì délia villana tri.
;ftezza , ftonte tugosa , occhi mefti, colot sosco, vo
ce gtaue > Questa haut à negli ocehi e nella bocca.i
linéament! d'vn' huom che tide ; faccia ifacciata ,
«olor. tubicondo , voce chkta : petche dellVno c
dcil'altto» qual'è l'alto dell'opetaie » tal'è ladílpo-
£tione habituale.. ■ /,
Quello nelle vesti satà negfctto , neHo batba incid-
to : questo tua astèttato & pulito: perche l'vn tugge
le CiiùT» Conuetsàtioni ; e l'altto. le cerca -
II Rustico i nelle parole sari patco » & píù morda-
«e che dishonesto. : lo Sçurrile làrà copiofo , 8c più
iijhotiesto che- mordace * Perche quello è più mali
gne» & più graue r quest» è più simplice & ridico-
*>fo • ìc la Tutpitudine è il propno. foggetto del
lifii -
Finiilmsnte if Rustico > alla fraisera» délit parole
accompagna alb scarseiza de*gefti , clic r, do più. de-
cfiio. alla specobtiua cbc alfatthia . Ma. lo Scuriile
abbonderà così di c«nn i e di attioni , Corne di pâ
te* lid-wic : jnúttado le Yocàdegtl HaorniskruitJ
LIBRO TERZODECIMO. 18»
parlant! , & degl: Animal! sordidi ', e i gcfti mímicí 5
c le atrioni vili edeformi: studiando al lidicolo,
non al decóto . , ,".»■»>
Ma se tu vuoi vedere in dué Filosofi , due Protra»-
ti contraposti, del Kustico , e dellu Souri le; ponti
dallant! agli ocsiii gli due Genij diuerfi di Eraclito
& di Den ócrito : de' tjuali , il primo di ogni Come-
dia facea Tragedia : l'.iltro , di ogni Tragedia fàcea
Comedia . Peroehe di tutto ciò chc vt dtf.no , que!»
lo troppo seiioso trabeua nota , e ramarico i questo
traheua facétie e gioco s il mesto piangeua k tifitc
del giocoso : Sc il giocoso rideua il piangotoggio del'
mesto . Talche i Saui non sapeano gual foslè pm
matto : senonchc Pvno , sempre ridendo , vitteua lier
toi 6c l'ahro, sempre piangendo , si consurruua >
B t L L A
FILOSOFIA MORALE
.LIBRO QFARTODEÇIMO .

DELIA VERECONDIA,
ET DE SVOI ESTREMI.

CAPITOLO PRIMO.
CHE COSA S1A VERECQSDIA .

VE gagliarde Paflîoní pofè Na


tura ncl Sensitiuo Appetito : Fvna
per fuggir gli Oggetti dolorofi
benche honorât! -, l'altra per fug-
tir le Attioni vergognose benche
ilttteuoli : la CtiuiU , & la
4 Vtrtfcndia ,
Vvta r l'.iltr.i sono perturbation) délia Irascibilc
eircs il Timtri : ma quello è vn Timoré ignobilc &
seruile : quefto è vn Timnr nobile ic ingenuo . Per
che , quanto è biasimeHole chi teme i Ptricoli hono
rât! i tanto è lodeuole chi fugge le Attioni infamj .
L'vno e l'altro Timoré , perturbando l'Aoimo ,
muta il scmbiant e : ma quello in cenere , questo in
luoco : quello st impallidire , quefto arrossire .
Quando l'Huonio patisce , la Natura manda il lan
gue in soccorso al luogo del patimente . Et perche
nei timor delli Morte patisce il Cuore , fonte délia
Vita i & nel Timor di Vergogna patisce ilVolto,
îi"'™ deU,Honore ! PCTCÌÔ ncl Timor délia Morte ,
Jl Anjuc, abbaadona il volto peu torrere-al Cuore ;
î>£LtA FOOS. MOR. «K XIV. 1»)
tl nd Timor «i Vcrgojna U sarigue abbandona 9
Cuote per correre alvolto. • ■• "
La VÍta e vnbene interno; Se perciò pet difen-
derlo , il sangue si raccoglie dalla superficie alcen-
tro : l'Honore è v» bene csterno > & perciò per in-
contraclo , il langue si lancia dal centro alla super
ficie. •» ■
rinalmente, nella Verecondia il sarigue correagli
Occhi : perche, estcndo questi le Sentinelle delTAni
ma sono gli spettatori di chi honora , c di dit
spregia . * '»
- A loro'dúnqite ptisícipalmeme la Natura manda
soccorso per coprirli con vn purputeo velo : ic te
ma ni cottono per nascondetli ; accroche ne veg-
giano, ne Kan vectuti : perche mirando eonsestàno
la colpa ; & cslïndo mirati sentor.o pcna .
Presero pertamo il nostto Filoibso ', e Platone , dal
Poeta Euripide questo detto : Ntgli ècihi babil* U
"Uerftiiu ; perche Vergogna non sente chi occhi
non hì. ' »
Quinct , se îl cuore è confipecole , gli orchi fi
rrfiilàno al suolo : quasi bramino di occult.iríì fct-
•erra > per non esser veduti : perche ad vn Cuoc
nobile & lioncrato , è più facile suffciir Motte , cne
Infamia .
le P.iflîoni non sono Viriù , ma Impetî naturall t
ferche non si acquistano con Atti liberi , xna prece-
dono l'human discorso : non perfettionano l'Animo
ma petturbano il Cuore , te alterano il sembiante .
Così dunque la Verecondia , pet le stesle ragioni
non può chiamarsi Virtk : ma principalmente , per
che, seben l'ErFctto sia buono, la Cagíon'ècattiua ;
hauendo tadice in quakhe Attione indegna : Sc niu-
no Effeito di cattiua cagione , dssokitameme si chia»
ma buono • .■>.'.,'
M.» quantunque la Verecondia non fia vnHabitó í
dia ènondimeno vn'lmfrta Ingenuo: bérichenonsii
Perrettione ; cfi'e vna Jmperfettione defiderabile ' :
& se non è Virtù , è vn pentitnento ciel Vitio i tt
perciò è lodeuole ; & ogni eosa lodcuole , ò pet met-
to,ò per ptiuilegioeaua neieorodelk Virtù Moiali.
— , »€»'«
ií-4 CILLA HLOSOÏIA MORALS
BEn'è veto , che questa Passione si diuide in due
Speeie > çioè, Vtrtctniio-, te Uf'^'g»*» l'vn.i na-
feeme dall'altia, 4c l'vna più imperfêtta dell'altra .
la Yereeandia precede l'Attion vergognofi ; la V etr
gogna la fiegues quella è vn Pedagogo, che rattiea
. l'Huomo daí commettere vn" Atto vile ; questa c
voa sserza che castiga l'Anima dopo» di hauerlo
cemmí-slo. . ••;>, ":•.)•-, 1 "
la Vtrtctnii* dal nostroTilosorb .propriameme si
défini! ce in questo luego, Tiaitr ieU* Inftmia , per
che h preuiene .
Xa Vir^cfMo idat medesimo Belle Retorithe si dé
finisce , JDtiar dtlU Inf imin ; petch'egli è pteue-
tìche tri queste due Passion! «f è diffèrenia corne
trà il Timor del fallo , & il Timor del eastigo . La-
3 dilftrenia chiaramente si vede nella diuersiti
*1 Reslòie , che l'vna e UUtra sparge nel viib .
Due Specie di Porpora oflèruano i Naturali , dif-
ferenti di valore, e di colore ■ L'vna 'è la Porpora
4<Ue Madriperle , che sembra vn Sangue : florido e
gioucftile ; & perciò; piùpregiata t l'alt.raè la Porpo
ra del Buccino , con/usa di vn violatx) liuidore , co
rne vn. Sanguc cortotto íc rappreso i & peteià più
vile . . .
1 Dunqtie liVirtttndU pinge te guancie délie fio-
nelte Donzelle di vn raodesto vetmiglio simile à
quello délie Madriperle . La Vtrfopt» tinge tutto il
viso de' Penitenti di va fosco roslòre simile à quelle»
dtl Búccino.
. Non ritH)uarono giamai le industriose LisciatricI
Pcsporc più naturali ne più fcaui pet imbellettate
voici, che quelllngenuo colore, compagnp délia Mo-
de íti.i , cuito.le deUfioneità , cltctna uurc.i délia iu-
«Ctna VÍrtù . .
-Con molto senno , Pitlua degna fígliuola del nCa
stro Fiiosofo , addi mandata dalle Compagne quai de*
Colon le pateflè il più vagon tiipoíè ■ SutUt itli*
Vtrttcndi, .
Ma il Roslòr délia Vtr^na riipetto à quello del
ta Yctccoadia perde (auto dipregio» edibcUexzai
quanta
LIBRO QVARTODICIMO. iSf
«jujnto la forpora dcl Búccino rifpctto à quílho dél
ie Madriperle : peroche quello è vn sirupbct Si inno
cence timor JclU colpa : ma questo , cor.sopeuole
délia Colpa i confonde il colot dell'Erubesccnza, col
liuido dolor délia Infamia già meríuta. --i"1.
Ma benche il roflore délia Vergogna, sia molcoput
ignofcile d< 1 roflòr délia Verecondia : cgliè nondi-
meno in alcunmodo lodeuole ; perche la prima Io
de è il cemcv.cn": d.il niaroprare ; & la seconda ■ il
penrirsi del nul'oprato .
DÍOjjene vedendo vn Giouinetto arroiTìre dopo
vna mala attione , coneilo lui (i rallegrò , dicendo :
Fà cttort ro Bìfrliudo :Veg£Ìo il ctlort delta Viri»
sopra il ruo visa»
Se dopo vna procellosa notte , cominciano le os-
cure nubi à roflcggúre , si ptende augurio di vn gior
no sereno : te se dopo le ptaue operationi il volto
arroflìsce , si prende lieto presagio di einendationc
Finche batte l'jrtetia nel Corpo infi rino, vi è spe-
ranza di vita : êc finche chi raal'opcò si vergogna s
la Virtù non c disperaca . Per contrario, dopo le ver-
gognose attioni non vergognarsi , è segno manisesto
di vna diíperata peruersità d> costumi .
Gli ftutti checresono all'ombra , nui nonattin-
gono vermigliezza ne maturità ; ma serbano iniìnclie
nurciscano, il làpor aspro , e il ma! colore : & chí
non sente vergogna e roUòre , moltra seguí di édu
cation vilUna , edicolhimi aspri , e crudi, &pro-
cliui ad ogni turpe & inbonesta operatione .
. IXill'alcio lato, U tieppa Verecondia , oude pec
lieue apprensione l'Aaimo si percurba,& si confon
de i ò terne il dishonorc doue non è • ò per rroppo
timoré di firergognarsi , fugge lepubliche & honore-
uoli Aitio i ; & si nascondc quaitdo conuien compa-
lire : egli è vn' altro bruttiísimo Vitio . Perche
tanto è biasimeuole chi non opéra ciò clic deue ; co
rne chi opéra ciò clie non deue .
D Aile cose ancidette tu puoí conoscere che co-
sa sia la Verecondia e gli suoi fcsircim • Pero-
che , chi non terne la Vergogna, è Inmrecondo e
síacciato i chi uoppo U teuie , c Ttrotff' e vile.,
l'vno
ae deixa ntosoHA morale
L'vn» e l'.iltro biasimeunle ; perche quello è difct-
co , & questo ecceílb del íUgioneuole . M.i chí
terne la înraoiia quanta conuíene , è il Veretendt .
Sicbe , la Verecondia è va* Medìuriià cire*
il Timtr di quelle tast ehe aeportano dishonorc •
Onde ta puoi conoseere , che s'ella non è vinù ,
è però simile alla Virtù : perche doue si trouant)
«lue Eticemi Vitiofi > U Medioctiia saià viituoû,

CUPITO LO SECOND 01
Degli Oggeiti cttlU Vireeendit .
VTT! i Vi»y sonvergjognosi , perche trii
á-r | uìano dall'Honefto . Sicome tutte le VirtA
a$> 1 X sono matetia di Laudation! , di Encomi ,
^•HÉÍ^* e di Panegirici : così tutt'i Vitij sono
matetia di Vitopéti , di_ Satire , e di Pasquinate .
Tutti partoriscono Infamia , perche si oppongono
alla buona Faraa.
Ma pei duc Capi vn Vitio s<rà più vergognoso
deU'altro cioè i pet V^lreciià, &per la DijbmejlÀ .
Atroci sono il Tarrieidi» âcla Fellini* ; Diíhontsti
la Ekrieti 8c la Libìdine .■
Ma broche il Parricidio sia più hi-.rribile che la
Dishonestà : nondimeno la DishonelH è più vergo-
gnosa che il Parricidio. Peroche in questo, la tut-
pìrudine i meseelata di rerità, che rende l'Attione
fin ardua : îc in qucUa,la vilià dell'Attione cagio-
ria m.iggior rostote .
■•yQuindi è che di tutti gli aliri Vitij , gli Istr emi più
Sríli, son pin. vergognosi di quelli , ne' quali traluce
alcuna rosi di arduo , benche più danuoso e fiero ,
corne altroue si è diuis.ito .
Più vergognosa è la StuliitU di Claudio , che
T~4lìmrtXJ* di Annfbale . ta Vetial Giufìitt* di Si-
fairine , cíie l.i Viu"t*\* di Amúlio. La SpiUrMtri*
di Menippo, che la Pndirtlit* di Apício. La Ce-
dardU m Artíinone , che & Ttmtrìt* di Manlio . tf
Tradimeitit di Pe'iope , che UCrndel/.ì di Mittidítc .
Dunque,
LIBRO QVARTODECIMO. »*r _
■ Dunque , sicomcla Iniempertn^a serue ai Seníìpíu
vili cioè , al Gullo , 3c alTatto : perciò ella è ripu»
tata il Vitio più vergognofo . Principalmenre in quei
Seslb , delqualelaSobrietà, & la Pudickia, sono U
proprio & principale ornamento .
Pcrciò alcuni Filosofi chtaniano la Verecondi*
Parte intégrante délia Temperanza ; perche sebene
la Paflìone délia Verecondia , e/îendo vn Timoré ,
appartenga allalrascibile; serue nondimeno alla Tem
peranza , chc è nella Concupiscibile .• im in effett»
clla nasce da tutti i Vitij . llcht manifi stamente û
vede i perrlie ogni Atto vile , ilqual denui da qua-
lunque vitio » è vergognofo . "'•
Vcigogiiosissima cola è negare il Dtposito ; pcre'lî*-
egli è vn'Atto contrario alla Çjiuíiitia . ^Gittar lo
Scudo in guerra peich'egh è contrario alla FortiXJt .
Esigger tributo da cose sordide ; perch'è contraria
alla Libtralità di vn gran Principe : & benche *
Vespasiano non putislè lo stercorario Argenro; pu«
tiua però al Popolo la sordid'zza di Velpjsiano . i
Ne solamente le Attioni , ma i Segti mcmtraflui
délie Arrioni vergognosc , son vergognosi .
Claudiano suergognaua il Consule Eutrópro , rín-
fàcciandoli il Jiuidor délia catena , & de' ceppi ser-
uili . Et Cicérone ad Antonio , le rrtarchc de' baci
délie sue Adultère . Et Antonio ad Augulto le mats
dell'Auolo, tinte delFO o delcóllibo: cioè.l'Arte
ignobile de' Prestatori ad vlúr.i .
Finalmente, gli lleslí Accdcnti , che ad alcun»
iâranno honorcuoli , ad v./altro saranno vcrgognolû
fecondo le eagioni honoreuoli , ò vergognoíe .
Vgualinente dogliono le f'erite riceuute comt>at«
tendo , ò fuggendo : ina quelle son degne d'inuidJa,
& queste di vitupero . v gualinente era d<forme la
cecirá d'Ilo , & di Demácrico ! .iiettemlo horrorc
»* riguardanri quelle still inti cauerne dell* vna 8c
dell'altra ftonte , corne anella senza gemme, & sac-
Mate senza finestre.
Ma l'ilti fli d formità in Demóeríto fù gloriosa ,
in IIo fù vergognosa : perche quelto f» acciecato
aclla sacríiega rapiiu dfl PalUdtì) ; Scquellç» siac-
.. ( ' * ciccò
_ iS8 DELLA FItOSOFIA MORALE
cìecò pet artenJere alla silosoral contfrnplatione ;
«hiudcndo i lumi del Corpo, per apnr quegli d*U-
^nimo. Onde hauria veramente detto Euripide , che
negli occhi. d'ilo,, babitaua la Empiéta Sc l.i Vrrgo-
gna: ma in quegli, di Demócuto , habit aua la KJo»
luiu & la Gloiú .

c fr 0 LX> T E\ZO
'\ Ça&itnt délia Vtrettndin .
$ E N différente délia Cariant délie vete
S] n S Virtù , è la Cigione délia Verecondia .
25 * Perche in quelle, la Cagione è l'Hone-
^•'8*3 Ito i in questa il Turpe i nascer.do la Ve-
lecondia da quttihc brutta %Attiont , fatta , o àx
f*rsi, corne si è detta.
Gran piiuile^io fece Natura prouida ail' Huomo
solo , di poiere atroslîre ; perche l'Huom solo hà
sentimento di Honore. Gli Anima li , i .quali oprano
per diletto , non per honore ; sentouo timoré , ma
.non vergogna .
Dunque due sorti di Persone nou senrono pertur
bation di Vergogna: chi è sommamente virtuoso ,
& chi è sorainimente Vitioso : perche quello non
fcà cagien di arroíïïre , & questo hà consumato il
rc flore, t^uello non teme di perder l'Honore , per
che non pecca : questo pecca sema vergogna : per
che nu 11a stimando l'Honore , njn hâ -pauxa di per»
dere ciò che non liá.
Propria è pertanto la Verecondia di Animi buo-
jni , m i non perfetti ; peroche licorne l'Honore è
vu benc délia Opinione , mezzano tra' beni del Sen-
fo c délia Ragione : & perciò la Verecondia è mez-
zana trà la Brutalité & la virtù ; e tanto II muouc
«j'.unto apprende il Dishonore.
Nel viso incalito alla lusamia, non Q impreflîone
la Verecondia : e doue muore la Verecondia , nasec
Ja Sficcíatezza.
Propri» de' Cjouani,i Jj Verecondia, te non de"
Vetchj s
LIBRO QJ/ARTODECIMO. ií?
Vícchi : perche ne' Giouani la tenerezza delh cuti,'
Sc la sottilczza del Sangue vermiglio , concède al
Roslbre velocissimo traggitto aile Guinde i lequali
fredde 6c arate di rughe , non frnno anoflîre .
Et oltre à ciò, i Giouar.i non han í,tto l'habito
a' Vitij : & i Vecchidenno hauer futto l'habito aile
Virtù . Onde la Verecondia si loda ne'Gíouaiii, &
non nc' Vecchi : pctoche in quegli è vna fiotita
speranza di virtù senile ; in queiti èvna tacita sot
pectione di Vitij ancor giouanili.
Trecose ne' Giouani desideraua Soctate ; Simpli-
cita nel cuorc ■ Siltnth nella bocca ; Vrrtctndia nei
volto : Scalttetante ne' Vecchi ; Grauitì nel volto i
Dtlce\l<i nelle paroles Trudeau nel cuorc.
Ma íîtana metamotfoû ft cfuella di molli grani ,
& venerabili Pe'tsonaggì ; & principalmentc degli
due Catooi; iquali cílèndo stati ncll'eta verde spec
chi di. Virtù Sí norma de' costumi ; nella vecchiczza
si diedcro l'vno alla diurna ebriecà ; & l'a'.tro aile
uottume lasciuie .
Si scandalezzauano i Giouani , da Catone rigida-
raente censurati : lï vergognauaoo i Figliuoli, da Ca
tone làntamente educati : si stupiuai'.ò i Romani,
di Catone csemplarmente riformati.
Plutarco , gran Filosofo Morale , ncslc lot vite ne
rallie la marauigtia ; discorrendo così : che la Eti
insieuolita Scopprcst'i dalle setiosc occupation! délia
Mente ; círcaua rilloro ne' piaceri del Senlb . Ter
ri ò non si vergognauano di qutllo, che ne' Gioua
ni sarebbe st.ito vergognoso : perche haticndo già
eslï adnn.no tanto capitale di honore con le Attio-
ni gioucuoli ,J pubiico ; non temeanodiscagitarne ,
scnoii con Attíoni dannose al publico .
Ma il nostro Filosoíò , discorrendo de' Coítumi
de' Giouani e de' Vecchi, nel Secondo délie Reto
uche ; conchiude , che la Verecondia è propria de'
Giouani, 6c non de' Vecchi i perche la Giouinezza
ainbitiosa , antipone l'Houore al cormnodo : & la
Vecchiczza bcr.emerrta , antipone il commodo ail-
Honore .
Dessiinolucauu.err.ire, che non ogni Er.A'f<-'»\*
N ève-
193 DELLA FILOSOFIA MORALE
è vcreconda . Alcuni son più da temere quando ar-
roflìscono , che quando únpallidiscono . Tal'era S il-
la , dice Seneca : & tal'era l'ingrato Discepolo di
Seneca ; il cuivifo, sitnílc al nome, & all'Aniina-,
quando inneriua, pareua fàngo .impastuo di langue .
Quella non era Erubescenza délia Verei.ondia ; nia
simóma délia Cru.lehà.
La purpurea Bandiera spieg.ita ncj Pretorio , era
segno di battaglia ; & quel rollóre , apparso nc 1 vol-
ro di Silla e di Netone , era prenoncio di strage.
Perche allora la pcrucrsi Natura vomitaua laVcre-
condia , per dar luogo alla fierezza : quel langue-,
cfajainaua langue •

C^tPlTOLO sy^íTtjo
In quai maniera cpcn il Vertctnio .
'frt'&î'fr L Modo consiste nell'arroflìr délie Perfi-
8t T 3S r'ie b'^S1" » ^c"e c'-f* cae bisogna •
u» *> 35 &c Quattro bisogua .
Niuno arrcssisce per la presenza degli
Animait , ne de' S.iíïî , ne délie Imagini , qu.ukio
mall'opra ; se forse la pauroíà coivcienza non fii ge
in quegli Anintali discorso humano ; & in quelle
Statue
Moitespirito
voltee levita . Imagini alla paurosa Imagi-
pinte
natione paiono viui Original] ; corne auueniua à Cas-
sandro, vedendo il Protratto di Alcslindro, quan-
tunque m~rtoTeoderíco
AH'Etnpio . , dapoi di hauere troncata i
Simtnaco la veneranda Teíta , la Testa di vn gran
Pesce rccatogli lopra U mensa , parue la Testa di
Simmaco; & ne morì di spauenro . La stelli+orza
délia Iinaginatiua, che g!i hiuea fatto trauedere il
<le!itto nella innocenza di Simmaco ; gli fè traue-
der l.i siu morte trà le viuande : ma riinagination
fece cafo .
C ufeuno adunque hà vergogna di coloro ch'egli
«eme , tome ffeniuri , Matíiri , e JUariflrati .- ít
di
LIBRO QV ARTODEO MO. i»l
di coloto ch'egli stima, 8c da' quali desidera di et
sere stimato i corne Vlrtuofî , T(iuat!, Popotë , t Sira
nien . Et di coloro che poflrino dirFamarlo co' lot
r.ipporti i corne Fanciulti, EmnUtcri, Sttirici , e
tufint
Pctciò , vn bel scereto per nstenersi Halle vergo-
gnosc opete , insegnarono i Saggi : che ciascuno si
figuri di hauer présente aile sue Attioni alcun gra-
uislimo 8c venerabfle Spettatere . Perche non si può
emendare il difetto di vnalinea bistorta , senz'ha-
uerne dauanti vna diri'.ta.
Stando in punto il Senato Atcniese di scriuere il
gran Decreto circa la partigion délie Terre de'Sa-
mie'li ; Cidí iáe fiinofo Oratore pregò i. Senatori à
fi^urarsi tutta la Grecia presente-à quel Decreto .
t^uelto auuisoop rò, che qucgli Animi non ottusi,
imaginandosi di vedere in quel Conclaue sette Re-
gni i & sopra quella pagina , laFama ò la Infamia •
del Senato; posposcro aï guisto le lorpassioni , ben-
che gigliarde .
Seneca consigliò il suo Lucilio i proporsi dauanti
vn Ceníòrino, ouero vn Lelio ; da lui creduti ccle-
sti IHce délia Rcttirudine • Ma quai tlcue hauere
più viua rbrza ; Pimaginaria preí'e' za di vn Morta-
le , ò la verace Sc ineuit.-.hii prdema di Dio Zin-
mortale ; che non solo l'estcrne attioni , ma l'inter-
ne intention! , ancor nei buio vede chiace , 8c le
tegistra ?
Ancora i Gfntili bauean terrore &Toslôre di quel
Dio Eltnct , che vedea ruttel'opre indegne ; e tutte
le scriuea nel palimpscsto , per tarie castigare à sua
st.iíionc •
Ma quando non foflë ne in Ciel , ne in Terra
riguardator niuno délie hemane triltitie : pur deue
l'Huomo ■ come auuis.iuu Pitagora , ver6ognarsi di
Je medesimo; à cui mal'opundo principalmente fa
ingiuría & onca .
Pcrciò dedicuono gli Ateniesi il Tempio al Th-
díre ; peroche quando mancaflè al uondo ogni Nu-
»ne , la Verecondía ltïflà , alla rctta Conscicnia l'a-
ICbbe inuece diNuìue.
N * &
m DEUA rilOSOFlA MOR.AIE
In vn chiuso condaue , in vn solingo deserto , nel-
le ténèbre délia notte , chi hà senno vede se steflò ,
& odia la sua raal'opra . Chi si vergogna d'altri , e
non dise medesinioihà spauento, ma non vergo
gna ■ perche apprende la pena , e non la colpa .
EGli è grm Vitio, comesi èdetto, il vergogn.irí!
délie rose non vergogne se ; Sc non vcrgognarli
dclle vergognose • Catone Vticcse niente minore
>del fuo grand'Auo : qtianiìo i Romani fclreg^ianti ,
pomposamente vestiiuno cforo e d'ostro , vsciua in
habito bruno, à piedi scalii ,>ome vn plebéo : per
auuezzatsi ( corne olserua Plutjrco ) à non vergo-
gnarsi senon délie Atcioni veramente dishonorate .
Et qticsto semimento imprineua ne" suoi Soldati,
volcndogli Timidi aile cote dishoneste , & Animolì
aile honelte ; (taxa dipendere dalla opînione degli
altri . 1 - '
• Inciò si distingue dall'Inuerecondo il Verccondo ;
che ne' siibiti accident! ne mostra il scgno .
Olimpia Madre di Aleflandro, íorpresa dalferro
.dcl fier Castandro , mentre per le ferite le vsciua
l'Anima ; ad alcro non pensò che á cadére honelta-
mente, scrrnndosi le veiti incorno con ambe niani •
II timor délia, vergogna > cacciò il tinior délia
morte .
Esempio memorabile in vna Matrona i rai più mi-
rabile in vn Guerriero . Giulio Cesare , per vintitre
ferite morrali improuisamente ri ceuuteda'Parricídi,
spirando l'Anima ; solamente si ricordò d'inuolgrrlì
attorno la Toga , per cader con decenza, corne ferme
il suo Historico .
In v.i'istcslò sittto , la Matrona mostrò Fortczza
virile i & íl Cíphano mostiò Honestà matron.de .
Ambi fecero proua di va'h ibito verecondo ncllalor
vira . perche l'vltimo lor pensiero fù , l'hauerpiù cu
ra deli'íionorc', che délia vita . Occuparono le mani ,
non à suppli'care , non à difendersi , non ad olTen-
drre ; ma àricoprirlì: più temendo gli occhi , che i
ftrri de' Parricídi.
<A>;cítj- modestia resepii'i honorata la rausa degli
vccjh ; Sc più infime la ctudeltà degli vecisori .
Fer
L1BR.0 QVARTODECIktO. W
PIr contrario, il vergcgrursi dí ciò chc noncoi»»
uieiie , non è Ingénu tà Ytiêconda ; nu viltà
più di ciò che conuiene ! vetgognosu ì 4c sopra dan»
Bo, mérita biasimo i
L'Huoin siuio i délie colpenonsue, hen sipuô
affliggere, ma non vergognare : perche l'afflitiione ,
nasccndo da natural compailione , sente il dolorc
altrui corne proprio : nia la vergogna, ellendo ac
cuse di vn voluutario missatto ; non può giustamen-
te accusare chi nonhà colpa .
]1 prcmemorato Vticese , giusto cstimatcre delta
vera Farrta i non cangiò viso , ne portò bafio il ci-
glio , perche due siglíuolc & due Moglí fbsícro in-
fami . Et il sauio Simónide , ellendo imprLucrat©
che la sua Figliuola con dishonclta vita lo l'ucrgo-
gnaua ; rifpoíc : T'ir;g«nni : tlla r.on pik diihoncra
mt et' suci Vìtij , ih'io kpntrí Iti un le mit Virw -
Ma egliè sc occhezza maggiorecon erronea imagi-
nntione'fár diuenir vcrgcgnofà vn' Atticn Virtuose.
Quai e.-.rrp:one t'ù mai più forte ne più glorio-
so di Cttíade Spartano ! ilcjuale r.tl gr.-.n Ducllo di
trecento Sparuni ; e trecento Athiui , per troncar
con la spada sopra vn pi, cel C. ir.po, la lite degli
Campi Tirai ; essendo cgli solo riinafo padran dcl
Campo , vinciter délia lite , trionfator délia morte :
tanto fi vergognò di non cfser morto con gll altii
Commilitóni , che da sc fU flò fi vecise .
Condanrò costui il giudkio dcl ciclo , che lui
íclo hauea giudicato dcgr.o di viucie : arreflirono
di vergogna qucgli ecchi, che doueano sfauillar di
aîlegrezza : acquiitò la Vittoria alla Patria . & veci-
so il Vincitcre: & col suo langue , diuenuto più pre-
tieso , follementc spo;cò il suo rrionib.
Quai Matrona sù niai più pudica tltila M.-glic di
Bruto i laqualr , Ii.uk n Jo fortcinenrc tributtati gli
prieghi , & rifiutati li doni del Barbara : espugnara
nel Corpo chc succombe al a forza ; mainespugna-
bile ncIÍ'Aninpo dou'è la Rocca délia Pudicitia : te-
roendo più la fols.» opinions altrui , chc la propria
conscienza ; puni contra giustitia l'adulterio dcl Ti-
fannoa ncl suo petto pudico: & noncredendosi po-
N j t«
»J4 DKIXA FILOSOFIA MORAtS
ter fuggire vna imaginât» vcrgogna , sc non fuggîia
dal Mondo : toise al Mondo il vero Simolacro delli
Honesti .
Pi» metitaaano quella ferita î Parent? , ebe U
petmcslero , che chi la fece . Apreflò à cbi giudica
sioamcnte , non acquistarono tanta Iode à vindicit
rut 11 1 morte , quanto biisimo à petmetterla : per
che , permettendola , dichi irarono Lncretia Rea, coa-
tro allavevità : te viodicjmlola , dichiararono Lucre-
tia innocente, & se stessi Rei délia sua motte.
Egliè finalmentc vna vergognosi infermità quel
roflor di vergogna , che nelle PM.che mr Htntntt
%Àuuni , infianima ilvolio, iíriffredda ilcuore.
Infermità nasc nte d.i vna folle apprension del
eospetto delb moltitudine . Egli è vna vana il'uíione
•emere il giudi >o di molti vniti ; ciascun de'quali
è diíprezicuole separato. Moite piccole forze coii-
giunte , fanno vna forza grande : ma molli /ciocchî
congiunti , ma non farasno vn Sapiente .
Talc non terne gli EfiKciti armati in C<ropo aper-
to , che temeiá l'aspetto délia Turba imbelle ne*
Rostti , ò nelTeatto. Vacillftà di memoria .• con-
fonderà i "concetti : hésitera atlle parole : & soepte-
so da vna subita febre, tremerà corne fronda .
Quel gran Pompéo , che fácea tremare tutti gli
Re : douendo fauellare in publico , senipre arroifi-
ua e temeua ( corne dice Seneca) í'aspetto de', Po»
pulari . Et quel Cicérone con cui nacque la Elo-
tjre iz i , conrVllà che mai sali nella ringhiera pet
crclamare i che ncl ptincipio non si scoteflè tutto ,
di vn p.iuroso tremore ; intìnche con l'atdor del di
re acccndcflc l'atdire, $c di Lèpre diuenistè Leone.
Quindi è , che alcuni di debil cuote , non po-
tendo superare que'la Imaginatione , si perturbaao .
Et sicorae chipatiíce vertigine , Cilito in alto, cade
per tinior di cadíre i cosi colui trouandosi sopra la
fcggia > si foergognerá per pauta di suetgngnatsi .
"*W -»-*»-«• "•■^r*-'
• í
1IBR0 QVARTODECIMO. JJJ

C^iPITOLO SVI'NJO
Dtir liatrtctndt t itl Timtrist .
♦ I A' Vdifti, che la VertctniU è vnâ Me-
8 f Ét d'ocrirà ^ g" duo E<tremT, IxutrtcoiáU
J « * e Timertsiti : ma cgli è più facile il co-
noscere l'vn che l'altro Estremo , per pro-
prio nome . Perche eflèndo la Intierecoudia f»«
friuaiion dtll.t Dtrttetidia , niente è più facile che
il conoscerc vn Contrario allato all'altro .
• Ma il Timor dell'lnfamia , consondendo iljiome
col Timor del Dolore ; mal si può nominale con
m vocabolo particolare . Bastici nondimeno l'inten-
dere , che la Inuerecondia è il Difut» ; Sc la TimO-
tosità è VEtctJTo délia Verecondia.
Gli Ofgiiti dell'vno e dell'altro Vin'o sono ! me- '
desimi : cioè , le xAti'uni htmrmt , ò verftftns' '■
ma in maniera contraria confiderate . li Timorcso
leapprende troppo, e l'Inurrecondo troppopocos
ic perciò l'Iimcrecondo non hà vergogm de' V't'î
6c ilTimoroso hi paura délie V'ittù .
Il Timoroso è simile al Pusillanimo i & I'Inuere-
condo al Baldanzoso .
» 11 Pusillanimo fugge gli honori benche meritatî ,
per falsa opmione di non mcritarli : & il Timoroso
tugge leAttioni honorâtes per filso timoré diaon
poterie honoraramente fînire.
JI Baldanzoso dispregiando i pericoli si espone ad
ogni pericolo : & l'inuerfcondo dispregiando l'in-
famia , è capace di qualur.que operainfame .
Perciò PInuerecondò darà vgualmentc negli VÍiij
estrcnii : sar» ingiurioso & adul ttore; prodigo & au*
ro i temetario e crdardo : perche non hi la Vexe-
condia laquai è il freno di tutti i Vitij .
Il Timoroso fuggirà indirTerentemente tutte le
Attioni plausibili -, le concorrenze il'armi e di lette-
*e i le opre libéral! e magniíïche ; le publiche ar-
ringhc, e gl'importanti consigli : perche teinendo
N 4 a
i?i _ DEtLA HLOSOFÍA MORALE
J! giudicio publico 1 quanto più gloriosa è l'Attîonè
tanco più terne di suergognjfsi . •
Sicile l'Inucrecondu , è vitio Signorile ínsieme.íe
Animalcsco : pfrche , >! ncn dipenderc dall'opinio-
ne shrui , è cosa da Huom iil-ero : & il lion potc-
re arrossire , è coía da besti < inleniàta .
ta Timorositì c Vitio flperbìflîmo infirme , 8r
vi!i(Timo : perche ama sominamente la riputitiòne
6c non ha cuore per acquist.irîa : & pente la'glotia
pf r paura di pciderla .
Infrmma l'vno hà la íbJitudine ; Taltro la síâc-
ciataggine per suo rifugio : & perciò il eastigo di
qucllo deu'estère più veigognosò chf doloroso : &
il eastigo dí quelto dcu'tslére più doloroso che vet-
gORllOlb . 1
Ondepuoi tu ronchiudere : chí il non potsr pee»
eate , è Felici'à Dinir.a : l'alteiicrsi dal peccato per
la vergegna , è Jngtxp.ítà bumana î ilvergognatsi do-
po il peccato , è Inftlicità loJeuele : il r.on vergo-
gnarsi délie Attioni vergognoiè , i Sfa'cìate\Xa ani'
maltsta : hc il glcriarséne, è Pertinaria dia' c!ha .
MA dirai tu : Se la Verccmiia nen è Virtk, m*
■ma Terturbatiine inuolw.taria, cbe nen si pn»
tte precacciar ne scacciare : nuance suranné Vilif jç/i
suei Estremi : ma imptii it.utluntari , & naturali .
Dunijue , à che scrue il trattarne in qutíla Siui/a
Morale ; se in arbitrit nefïre nen è sarressre » ò
il nen arresiite , pi» cbe il far pitteere , • sert*
tiare f
Rispondo , che sebene la Verecondia è vn'impeto
noturale : nendimeno dia nasce dalFApprer.fione di
vn'Attion vetgognola êcvoluntatia. Etperchele At
tioni volunratie dipcndor.o dalnostto atbitiio : per
ciò nel nostro arbitrio sarà il togliere al volto il
ttslòre, togliendone la cagione . '<«
Chi mal non npra non arroslrsce. Non è rlunque
in arbitrio dí ciii m.il'opra , il non arroslìre : ina
egliè in arbitrio di cialcuno il nonoprar maie . Anzi,
corne sièdeito.chi mal'oprando non si vergogna ;
Huoino r.on c , ma Yn'AnimaJe molio peggior degli
Au*-
UB RO QVARTODECIMO. :J7
Animali : perche qucgli r.on cor.oseono hor.cte , fie
l'Huon.o deue GOHosçiilo .
Dlco di i iù , chc rjucflo Impero naturale , come
tutti lu altri ; s« in vn iep;ntinN peturb uiciito non
fi puà toglierc; fi può col tempo modérai e > mo-
derando gli fuoí E/írtrr ! .
Hoc questo ;i può molto hene con la I il-ssic»
Ttrsu.isior.e . Ptrochc sicome i.i Ycrecondia natu-
ralmcnre si muouC per l'Appreuiicn dcgii Ug&eiti
vergognosi : così con U Períujsione si può ottfne-
re , chc chi poco .-çprende l'iní inía , l'.ppmida
più : &C chi vanaincnte rapprends , l'appicnda menc.
Quante TCiecocde Donzi Ile , comparendo alla
luce délie genti , si copnuano il viso con modeste)
rollore : ma cì.ipoi cbe per eoiniraudo . ò per bi-
sogno , si allùtftccro à comparir lèniinude col ccm.-
halo , ò cen la ectta sepra la Sccna ; incallita fa
fronte , & caucellato il rosière, diuennero síaccia-
tc Saltatrici] & dipoi publiche Mcretrici;
Siclie , quannmque U Verecoudia fi.i vn' Impeto
naturale » noncTimeno tgìi si ò altroue dímovtrato ,
clie gl?(oipeti e lc Pallier.; naturali , così ncgli Huo-
miní, corne nellc Fierc , si vincono con b Consue-
tndinc ; perche la conílietidiue è vn' altra N.uura .
Hor tutto ciò chc pucte vnalunga Coníuctudinc ,
il può senzadubio vna gagliatda persuasione : laquai
con la fbtza degli A;gomtmi , 8c degli Escmpli ,
ivma i conectti licll'Apprer.siua : & mutati li con-
ce iti hucnii , íi ìr.utano lc Attioni esterne.
Trouollo la misera Mirra .laquai délie Pnerne
tellezze ltranamcmc inuajhíta ; tremaua , Se ardea di
la fr.ee col proprio sarutie. A cui nondimeno il fà-
condo miiiiiícro d'. lia iibalda Nutrice, con anima-
ltschc ragioni , & pr.ui escmpli, tanto scemò la
Vcrecondia ; chcspogli.ua del rosiòrt e deilc vesti;
cjsò di ("alite l'inceltuofo Ictro dell'ing.'.unato Padre ;
e diuenir Génitrice d:l (uo Fratcllo .
F.t per contrario , qu..l Giouane più inuerecondo
g'uioai fù dip'nuo nciìe Historie , che il prcniemo-
ÍUO Polemónç Ateiliese î ilqaalc. scapestratameme
N f CODU
1S8 DEILA FILOSO^tA MORALE ITR. XIV.
continuando j giomi aile notti nelle disnoneltà ;
non che remeflè h mala Faim , anzi pompeggiaua
delta íua Insemil . E: pur quelto Animale con la
Perso isione inaundo i coucecti deU'animO , mutò
natura ■
CuP.ui p.utiro rlalle menfe lasciue con l.i ghirlan-
d.i di fi.iri in capo , cnme la Vitttma délie B.iccan-
ti > & pciulantemente entraio nella lobria S. uola
di Senocratc per heffàrsi ciel Maeltro , & peruertire
i DTcepoli ; vdendo il discorso di quel gran Filolo-
fb intorno a.la Tempcrania 8c alla Vcrecondia » tan-
to cambiò le imagini dclla mente, che vcigognan-
dosi di se ítetlb , gittò la ghirbnda ; e spogliandolî
de snoí viti) ; in quelle mura dou' entrato era vna
Bestia , diuenne Huomo : 8c di vn'infàme stialacqua-
tore, sì gran Filoíbso ; chevgguag'iò di Mûdcstia,
8c superò dl S.pienza il luo Maestro.
D E L L A
F LOSOFIA MORALE
LIBRO QP7NTODECIMO .
«H fô) í©
DELLA INDEGNATIONE ,
ET DE' SVOI ESTREMI.

CAPITOLO PRIMO.
CHE COS^Í SI~4 L^l I7iDE$HytTi07Qi..

V E S T A è qutlla Dea , da Esiodo


detu Kémesi , da Homcro ^idra-
íìéa, Figliucla délia Giustltú , che
dágli antichi Filodfi po'etando fù
colloeata allato al Tribunal dí Gio-
ue , con viia Géométrie» k iíura
in roano : Acerbiilìma Nemica di
coloro , i quali , non mjsurando il proptio inerico >
íiiinalzaÇo oltre aldouere.
Ancor qtieita è vna P.íîîon namr.ile , p!ù testo
che spGntanea Virtù : Liqual nondimeno ( corne la
Verecondia ) per ia sua bellezza meritò di ester*
aggregata aile Morali Virtù . Onde la puai degna-
nietue cbiarnare vna generosa & honorata Pertui-
batione .
La bellezza di queíla Semiuîrtù (ì conosce dalla
desb. mica de' suoi Iltrcmi , MUiuclthJa & In-
nid!a .
la TnmiifM , è vna /rrgelata Trfilant , tht fi
duci dtl Etnt AÏtriti , benthe merhata . La -M*-
U\Jín\at è vna frtitUta NPefsìint, che si rJl'l"-
< M ■
}60 DELLA FILOSOHA MORALE
dtl Malt alíïUì , bencht ncn mithato.
Dunque ].i Indignation! , è 7 nu Passion rtgtlutd ,
l ttjufl fi rttlligra dil Stin di'Butni ,& dtl Mal de'
Cttttiui : &*confrguentementc fi Juolc del Hen dt* Cat-
títti , (£r dtl Mal dt* Duotà , conforme allaTfygianr .
Di qùi tu vedi chc il Nome á'indrgnatiene fpie-
ga (òhmente U metà di quefta Viníi : cioè , il
iclttfi del ben di colcro clie ne feno indegni . Ma
chi hà ítnno dee compi(re lvltr.t parte ; cioè, ìl
rallegrarfi del Bene di co'.oro che ne son degui .
Ma gu.ird.i che iu col Vnlgo ignaro , non consens
di la Indegnatione con lo Sdegno délia Iracondia .
L'Iracoi.dia è vu Vitiofo Estrcmo délia ManfUem-
dine; ilquale auanip.indo nilla Irascibile spmge alla
Vendetta. Ma b Indc-gnationcè •Lnanobil Ptfsìint
délia Concttpifcibile , cht modéra il Tiaccre & il
Dìífiacere cìrca lecofe atttui , fen^a p*t>prio intcrtjsi.
Quinci , se alcun si r.imiuatica del Ben de' Catriiiî
per hauerne sentita ingiuiia ; s.tr.i Iracundia . Se pet
paura di dishonorc ; 0.rà Vtntgint . Se per timor di
qtulehe suo danne ; [xáTimtrt , ma non Iadegai-
tione .
Qucsto adunque li.in commune la Indegnaihni ,
la Inuidia , &c h Mateutlen\* , che la loro AUc-
grciza & il Dolorc circ.i deg'i altrui Cafi , i;on gu.-r-
dano al proprio cominòdo . Ma in ciò son dirre-
renti , clie la Inuldia & la M.;lcuolenza si muouono
brutalmcnte contio Ragione : ma l'Indegnationc II
rallegra , ò û duolc, seconde la Ragione , & il do-
acre.

CvÀPITOLO SECONDO,
Quoi fiant tli Oggitli àtlU Indtgnatitne •
'frf**'^ ElLA Initgnuhnr, délia Inuidia, tl del-
23 T> S la Maltut:len{* , gli Oggctti sono gli
* * stessi : cioè, que' Beni , & que' Mali»
VV&fip chc auuengono giornaisnente a'Moruli.
Ma la Indeguatione .considéra se que' Beni , ò que'
Mali conircngono à coloro a' quali auucngono .
Dunque,
LIBRO CLVtNTODECIMO. m
Dunque , il p-.ojprio & primo Oggetiô ddla ln-
degnationc, son le 9^icèt^f,i Pitagi , i pingui Pif
dcti , gli opulintiT^iifgi , i thrauati Tifiri , se non
conuengono à colui che li poflkde . Ouero la Inv
pia , i Naufra^i , le **J$ SupeUttíi/i, gli ajfumali Tu~
gúr! , i Fallimtmi imincritamente í'oprauenmi agli
Huomini Foui e vítiucti , pet alnui malitia, ò per
malignità délia Fortuna .
Chi potca senza siicgno nútar quello Schiauo di
Claudio Imperadorc , chi.miato Narcilo i cangiaii i
Ceppi in Colane, & le Maneilc in Amila Equcííri ;
iinprigionar tant'oro , che i Ttfori di T^atcifo, paí-
sarono inprouerbio ccme qucgli díMida!
Et à ritonrro , vedere »a Eeiisatio con quclla
mano trîoufàle , che tante Palme liauea rappcttate
aU'Iir-pcradcr GiuíVíniano , limosmare vn dcnaruzzo
da' pastàygieri , sestza potet vedere chi lu porgeua .
Gran delitto dclla Foïiuna : laquil peto paie.»
scuíàbile, perche cieca : ma delitto maggiore iii cjnci
Cesiti ; l'vn de' cjuali spogliò l'Etatio publico per
arricchire vn'Jnftme ; l'altro spogliò vnf.imoso Cam-
pione pet compiacere vna Fernina.
Ma molto più muouc à Sdegno la Sproportion
degli Fíor.ori . Le Ttgatt Trifmurt agí'lgnorami,
& le Militari a' Poltioni ptepoítet.mierte distri-
buite . Et pet contrario, vài Dotto vilipeso ; &vn
valence Gucrriero lasciato in vn'ango'.o , sema iir.»
piego .
Corne si potea sema nausea , mirar l'Eunuco Eti-
ttopio , di Guardian d<! Ginecéo , eportatot dell'-
Ombiella fcminile diuenuto Sopraca'po del Seua-
toRoniano: sedet tià" que'Fasci che ráccan crenu-
re il Mcndo ; per lui diueuuti ìidicoli: come vnar
grinzosa Bettuccia , trauestito délia Trabea Consu-
lare , Ijqual di vetgogna più che di Porpora parue
atto/îrta ? ."
Qv"csti sono gli Oggetti principal! délia Indegna-
úoac; dalla pazza Fortuna ( non perciò senza
ainbitione degli Esaltati , ò sciocchezza degli ;EC1-
tatoti ) indegnamenie distribuitt . Ma taluolta an-
cora i Hcni di Huma, «mie Btlti , Sanit* > N—
?ot DEM.A FltOSOHA MORALE
tìltà ; sono Oigetti dtlla Iodegnationc , quando al
la Quanta del Soggetto non paíono confaccuolí .
. Grande malignità délia Nattrra parue quella; che
ad AchilJa , -il più petuerso esceierato di tutra Ro-
ina, foíTeíoccato il più tel Cerpe che si vedeslè gia-
mai : & à Socrate il più Sauio & più Virtucso di
lutta la Grecia > vu Corpo mon/ìrutso ; biltorto corne
vu Serpe, simo corne vna Scimia , caluo corne val
cocozza , îrsuto corne vn Sátiro , parendo rubati i
pelí al campo e datí al corpó , per farlo ridicolo .
Egli stellò hanea spauento di se medesimo : onde
aile due Mogli Santippe & Mirra , che per geloíìa
di lui frà loro quistionauano , distè : Che fontende
te voi per me , di eui nittnn cosa pi* déforme fret,
VHquemai /u NatttrA ?
Sicbe, contra la Natura doppiamente ctouea sde-
gnailì ogni Huom prudente , dell'hauer dato ad A-
chilla il Cotpo douuto à Socrate ; 8c à Socrate il
Corpo douuto ad Achílla : fàcendo habitarc l*vn-
Anima e l'altra fuor del suo Corpo, quasi à pigione .
Aggiungo, che quantunque i Hexi itll'^Animn ,
come la Scicn\<t , il Vtlcre , & le *Arù Libtrxli ,
e JHecnnicke , non siano veri Oggetti deila Indcgna-
tiqne, perche vna Virtù non sisdegna contra l'altra
Virai , anzi l'ama, & la honora : nondimeno , an
ima questi Beni taluolta tnuouono Indegnatione ,
quando siano in Soggetti per altro Vitioíî > ò Ma-
Jigni , ò Superbi & Altieri : siche la Virtù paia su£
fragatrice del Vitio.
Niuna cosa è tanto mal collocata come la Scien-
1a in vn'Huomo peruerso . Egli è "peggíor di qua-
lunque Fiera . le fiere possono uuoeere : nia questo
può & sà nuoeere ; perche con la peniers.i Natura
««ngiunge l'Atte.
Manco dannoso alla Cristianità sarebbe stato Giu-
liano, ie hauefïè manco studiato . Nienteèprù pe-
itifero che la Scienia quando per l'abufo cortetta,
* «muette in veneao .
*********
LI B S. O Qiy 1 N T 0 D E C líi O . }OJ
i*î «B •
C ^IP 1T O LO T E\Z O
Quai fia il Metiut àtlU Indignxtì»*ie .
❖ t^S' INSERO i Pcti , che i Beni & i Mili
4 r| rollcro accolti initie Vasi, liquah à piin-
* * <?> ctpio del Mcu do dJla Sorte vftsui alla'
■frt^î'fr iii-fula sepra In Terra; fiecan fcl ci ò ini-
seri i Monali, die ûVran tocciri.
Ma vn'Huomo di narura irgenua , & bcn'incli-
nata , feorae nauiralmcnte apprtnde , che il Mo
do diuVlïerc gourrnato con Proutdenza ; così ptr
vna sua innara probi à , giudici che i Berri di qu,u>~
giú debbano eflèr Premio de" Virtuolî ; Sc i Mali »
iufplicio de' Sceler ti.
lìuinci niuna cesa tanto commuoHe vn' Anima
buona , ouanto il veder souuertito queít'ordine cou
1a tclicitá de" Trilti , & con la cáiamità de' Vir
tuolî .
Piouisiquesto Affetto ancora nelle ínsniitute Pit-
ture, ne' rabulosi Poemi , & nelle ttagiche Scène ,'
rappresentanri vn'Aclultero Egiflo , pacisico occupa-
torc dell'Hercdiià pupillare , & prosperoso : & vn
C^sto Hippolito, nclîa íbmma innocenia calimnia-'
to » dcìPaitrui nequiua portar le pene . Lequali it>-'
conuegnenze quat.do si veggono, òlilcggono; ben-'
che si.in íinte , per n.uur. 1 mouiincnto accendoho
di veto sdegno vn'Animo ben composto .
Egli è vero che f'rà gli antichi Filosofi , questa
bell i P.slione cra conrusa con mohi errori : íd'Iin-
peto Bancale, seguina il Difcorso mentale.
Alcuni , vedendo qu .ggjù si mal diltribuiti i Bé
ni , e i Mali i scandakzzati del mal gpiicmo ck*'
loro Dij , fermaraente credettero , che niuna Pro^
uidercza Celelte , nia il C so à caso riuolgtsl'e l'Vr-
na délie humanc Sotti . Cosi cantò vn Poeta ve-
dend:> loScetio delVOtientil Couerno in mono ad
vuo Infime ,
< Cbud.
îo4 dhía nrosenA morale
Claud. Quando i* zeggio cfuaggik tcnto confuse
IuRlíE F>à le tet-.elte ogKer h voci títtrnane í
E l.ingHÌrc i pietosi , e siorir glï empi ;
La. T^eligitn d^lVanìmt mi eade -,
Ei rni forge v* penser , che qui/ì* Monâ%
Si gouerui per ctso , & non per arte :
*7^e vi fin Numei è pur ài noi non curì .
"Altri filoíofarono , çhe gli Dij ver.imciite, & «t-
Ijunentc gouernallèro gli Huomini ; ma sepra gli Pij
pendcllè vna ieggc occulta , chiamata il Fato ; srfilla
ail) Ercrnità cou chiodo di Diamante d'imittuubjle
neccfíùài alla qualc,iu certi calì, gli stcífi D:) non
potelìcro cootrauenire ; corne cantò vu'.iltro Focu:
Sencc. Non è in pour de* Nntni il canctliare
îr.Oedíp.O» cht con Lege^e *l Fat* scrìjse .
Ahri poi liatu'.rono , cheniuna S'irtà lia l'enza pie-
mio, pian Misratto senzapena; ma il premio c la
pcna vadauo à lento p.iílo , £c la tardczza con U
grauità íi compcníi.
Claud. Con prospéra Empiéta sorgon in alto ,
in RuíF. Tcríhe à sccseio maggior ceggì&tm al su*>lo .
Ma perche moite îceleratczzc tï veggiono pur lù-
nente sema castigo : & vno Silladopo tante rapine,
& sì cruduli maíïácri, portsr tutta huera la sua fë-
Jicità fino alla Tomaa : i p!ù saggi FiloioS liberaro-
noiloroDj dalla publica inuidia, & dalla irgiusta
«uercia ; cou vna Dotuína molio cohérente alla
Criftiana .
lnsegrurono, che se fia* VÍucnti molli Delitti quaí-
sù reírano senza punigione , non reítano perciò im-
puniti: hauendo la Diuina Giustitia nel fosco Rcgno
dcll'Infernal Flcgetome , vn più rigorol'o & implaca
ble Tribunale, per djscuterli senza paísione »<Scca-
stjg.irlí senza appellagione .
Virg. g. ciì cht qui fece tgnun , leggì» patisce :
jEueid. 7^el fui huître rieadt cgnì Délits :
Et dall efempio sua prende lepene .
Tpv Vnque sicome sopra ciò diffèrent! furono !e opi-
nioui ilegl, Huomini : cesì differenti Affetti ca-
£ionauano oeli'animo loro .
Ocmétiito, pctíhe vcrsmçjîte crcdçiu che H Mon-
" '• - -- do
LIBRO QjníîTODEClMO. jo*
do si gouernaile à caso ; considerandolo cojjie vna
Comedia ridicoU > di tutti gli Humani accident! , ò
buoni ò cattlui, come otioso spettacorc , facea per
pétue* ri fat e •
Pei contrario > Ifcntlito > ilquale attricunua cgnî
cosi alb ineuitabile Ncctssità di vna Legge fatale :
deplorando la misera & irropir.ilile Sotte bumana ►
k compatendo agli stesli Di) i di qualunque acciden
te f.xtua inconsolabil piauio , -pir non potet dac
legge alb eterna Leggc.
Ma il nostro ïilososo , e tutti coloio íquali natu-
ralmente formauano più ragioneuoli , & più veti
ccncttti délia Ptcuidenza Diuina I icntiuano nell'A-
ninio più tagionenoli Afòtti . * „\
Pcroche , consormando i lor sentimenti al sentir
mento dcll« Diuina Ncmesi , ne potendo sofFrite »
clie i Vitiosi , come ingiusti vsurpjtcri , godeflèro i,
Brni > cbe a' Virtucsi erandouuti ; ardeuano di giu-
Ito sdegno : & pcr comterlb > qtnndo vedeano de-
pteslî i Cattiui,e í Euoni prospérât! ; sentíuanne
marauig'iosopiacerc, qu:.lî tongi atulando alla Pio-
uíderza de' loro Dij .
Quinci .sicome Platone chiamaua la'Némcsi, «^»-
£tlt dtlUtjiuflìii* , mandato da Gicue a' Principi,
& a' Magiltrati : cosi gli Huorpini Virtucsi e Saggi ,
giuftamcme sdegnandosi > li-fàccano Afleílòri délia,
Diuina Giustitia . » ,,
Hor qudla veramentc era vna Indegnatione E!et-
tiua àc totalmente Virtuosa : perche nasceua da vna
dotttinale & pertima Persuasicne : ordinata alla Giu-
stitia ■ accioche habbia ciascuno i! Cuo douere • Ma.
quest.i Indegnatione Scmiuittuofo di cui II parla ;
ccnsistendo simplicemente nella natural Pjsihne, ò
Ttrtutbmiunt dtlt ~Animt ingtnut & natur.ilmcnte
acconcio al Ragioneuole i non giugne alla eccellen-
za di quell'altta , ne si numera trà le Peifette Vit-
tù i ma con la Scienxa ben vi può peruenirc .
Sicome la Verecondia non è l'Honestà > ma l'eÇ»
si rne priuo , è fegno di Animo poco Honesto : cosi
la indegnatione non è GíuHitia ; ma l'eslérne pti
uo i c conuaXegno di vn'Animo poao Giustp . _ ■
fot DELLA HLOSOHA MORALE
m m
capitolo gy^iiçro ..
Ih guai modo ostri fladtgitvtv.
+€9>î£ I A* vdisti che quattro grandi Effetti opera
>% C Î questa Virtù nell'Animo di chi la poifie-
* 3? de , Dolersi iti Bete di chi non lo me-
riti : ÍC ^ttlegrarfi del Male di chi Io
inerita . allegrarsi iti Ben di chi lo merita , Se
f>oltr(i iti Male di chi non lo merita .
Hora in ciascuno di questi Effètti , l'Huom Virtuo
so naturalmenre c nforroa .gli suoi Affètti alla Ra
gione & con differenti motiui accresce ò minuisce
sacralmente l'Allegrezza & il Dolore de' Beni , ò
de' Mali altrui . :
IL Vulgo giudica per Presumione . Il Vetro in dito
ad vn Nobile sarà crrduto vn Diamante : & il
Diamante in dito ad va P'.ebéo saràcreduro vn Ve
tro . Cosi apreflò à molti , il Vitio di Persone Il
lustri , sarà honorato come Virtù : & la Virtù di
Persone depreslè , sirà spregiata come Vitio .
Ma chi hi la Virrù della lìidegnatione ; distingue
il Vero dall'Apparenre i Se ccnla Misura del meri
ta ; si duole , à si rallegra quanto conuiene .
Tanto è maggiore lo Sdegno del Bene de' Mal»
uàgi ; quanto la Maluagità è più grande , & il Bene
più honoreuole . Perche lo splendor dell'Honore,
maggiormente fà comparir le macchie dell'Animo •
te maggiormente vitupera se medesimo .
• Per conséquente ramo più si sdegna del Mal de'
Virtuosi , quanto- la Virtù è più conosciuta , & il Mal
più graue : perche par doppia Ingiustirìa , 8c lmpro-
uidenza i non solamente non premiar la Virtù , ma
*astigarla~.
Ma molto è maggiore l'Indegnatione , quando la-
Prosperità de' Cattiui ridonda in detrimento de*
Buoni. Perche ad vn tempo apreslb al vulgo , il Vi-
«>o acquitta molto di credito-i & la Virtù del tutto
'o perde» • .
Grande
ITBR.O QV INTODECIM&. S07
Grande ancet.i c lo Sdegno , quando TIndegno
compéte col Degno ; il Vile col Nobile i il Vitioso
col Virtuoso . Onde apreslb Homero freramente si
ÍUegnò Gioue , quando Vlislè ardi contendere con
Aiace per le Arme di Achille ; & le ottenne : Iascian-
<io incerro quai inorttaslè minor giudieio, ò i Giu-
dki à donarle , ò vlillè à pretenderle : eflendo l'At-
mi douiue ai Forti , non agli Astnti .
Di fimile Indegmrione arse il Srnato Romano
quar.do Vatinio entrò in competenza con Porcio
Catone per la Pretura : il più Indegno col più De-
gno ; il più Infâme col più Famoso de' Romani ; ÍC
da suffraggi del Popolo racilmente li ottenne .
. Giudieio simile à quello di Tmolo , nella Conte-
sa di Máiíh con Apolline : i'.qual douea più tosro
scorticatc il Giudice che il suo Competitore : per
che nel mal competere, il Priuaro offtnde laGÍu-
ttítia: nu nel mal giudicare , la GiustitLt ofsende il
Publico.
Ma crelèe al Sommo la Indegnatione , quando i
Cattiui imperano a' Buoni , e 1 Serui a* liberi : pa-
tendo rinuersatala Prouidenza Céleste , mentie le
eose Humane vanno à riueríb .
Per.ciò Platone, pereuit.ire questogrande scan-
dalo nella sua Republica , ordina che i Virtuoli siano
astre tti à gou: mare il Publico i per non eilére go-
uernati da Gente indegna .
1 Cretesi non permetteano a' Serai ne I ettrre , ne
Arme : quelle, accioche non sapeslero 1 queste ,ac-
cioche non poteslero commandare . Perche, se it
Donrinio de' Serui è intolcrabile ; & altretanto è in-
tolerabile la depressione de* Buoni: intolerabiliflîmo
fan il congiungimento dell'vna mgiustitia con l'altra.
Gode adunque Plndegnabondo delLi Prosperita de*
Virtuosii perch'estèxdo egli virtuose spera di eflère
anch'eiló dal Giel prosperaro ; vedendo i Beni di-
stribuki alla misura del meheo , 8c non all'.itbitiiò
délia Fortuna .
Gode per conséquente del Supplicio de" Cattiui :
& principalmente se il Supplicio corrispondc al De-
litto con proportione •

Soi DELLA HLOSOHA MORALE
Così S.iliuónro, per filtre creduto vn Nume , imí"
«ndo i Fulmini , fiì fulmineto . Et Perilio primo
ritrotutore del crudel Toto di Bronzo ; primo inse-
gnò i! suo Toro à mandare dolorolî mugjiti . Et il
F.uiorito drll'!mperajor icuero , che vendea il Fume»
de' F.moti > tiì suSòcsto col Fimo . Et giudiciosa-
mei te U Legge , al Fuggitiuo taglhua i ptedi , & aJ
Lai!:o ie mani .
Pi simili SpeitacoVi srrr.mamcnte gode l'Inde-
gnahrïido , vedendo regclnrsi la Giustitia al rttto
T'.iglicne di Radamanio : ^ued yíifjitr fteir, patitur.
Ghi ne fi , ne aspetta .
>îe sol . mflite si sdegna contra gl'lndegnî esaltati >
ma molto p iù contra coloro chegli esaltann : eslèn-
<!o ir.cn colpeuolc il Supcrbo i che chì lo fà superho:
ilqiulc amando vn Cattiuo , acquitta Podio di tutti
i Éuoni .
Et più aneora si sdegna con>ra coloro che ado-
lano, & applaudono alla Dignità deU'Indegnarnin-
te efititato : perche i Fautori paiono Autori .
Quel famoso Catone andaio in Grecia con som
ma autorisa » videsi venire íncontro vn lunghiilìmo
lhiolo di Atenieii , Candidat! , çon rami di Vliuo
in mr.no : il sornmo dfgli hmoreuoli incontri .
Wentre Catone benignameute gli accoglicua , colo
ro mirandolo fiffamente in viso , ristettero , & l'ad-
dimandarono , fitu'i Dtmitrìtf
Quislo Demctrio era il liberto più fauorito dí
Toinpco. Catone rimase insieme confuso e ltoma-
cato, che cjuella Pompa fostc indrinata ad vn Setuo,
8c non à se . Più stimauano Coloto vn Liberto di
Pompéo , che vn General dell'Esercito . Aprt slò à
loro , il Nome di Catone era r.ulla rispcuoà quel
«li Dcmetrio , perche apnflo Porop^o potfUa più
vn Famiglio , che vn. Galanthuomo .
I Serui per le cui mani pafláno i fcuori del Prin
cipe , sogliono cflère più adotati che il Principe :
perche la Causa immediata , è più conosciuta che la
rnedtata . It perciò i Fauòriti che han senno , libe-
«no i Principi dalla iimidia, & se ÍUŒ dal pre<i-
•piuo con la Modeilia .
C
tlBRO <àyiNT0DEÇlMO. )op

C^iPlTO LO SyiNTO,
Effttti dtlU Indcgnmhnt .
■frW&î^A che gioua al Virtuoso il rodcrsi in ter»
S \A S namente il Cuore ; Zc con l.i taçita Inde»
Jg iVl^J gMtione consumatsi di doglia; dando i
■í'-E'ÍW'í*' se steslò la pena dtlle pazzie délia
Forrana ?
Satebbe questa la più doloroià & la più inutile
délie humane P.islìoni , Conuerrcbbcci far deeli oc-
chi due perpétue fomi , corne H:raclíto ! perche
(corne dice Seneci ) da quilunque parte l'Htipmo
si volga , vtdtà seinpre nuouí & grandi O^getti
d'Indegnatione . Siche sc di ogni Oggetto noicuoje
fi dee pertutbare il Virtuoso , non solo dourà ist-
degnarsi, ma arrabbiare , senza profitto .
Ogni Paffionc dalla.Ruuca è data all'Huomoprr
quakhe Attione . Ogni Semiuirtù dee seruire à qti.ì!^
che Virtù . Dunque la Indcgnatione , eílèndo Ra-
gioneuole > nonsi serina iv.li'interno piacere ò díí-
piacere ; ma Minolta risiieglial'Jra, & paíìàaU'Opc-
re esterne.
Sicome la Verecondia férue alla Teniperinza ;
l'Indegnatione férue alla Ginílitia . Si r.tmmanca
délie cose indegne ; & ne procura il áegnO riparo :
facendoíî Aíliltrice délia Giultitiá Hun ana , & dck
la ProuiJenza Diuina : siche , la sitnpljcç Pailione,
díuicne Elettione .
Il primo EíFetto délia Indegna'ti Jne infin del Tem
po degli Hetói , f'ù hptmmar l'^Auimo tara ,tntr.t
fil Orgtftitsi\ ond'hebbe il nome di Némtsi, cioè
%Adirata: & di ^tirtftA , CJOÌ Vindicc de' Suplrbi ,
Tal'cra quell'inuitto Alcide, ilquale, corne Delc-
gito di Gioue , douunque íbtgcslc alca i fainoso Pre-
ditore, ò iniquo Vsurp itore dígli jltrui Regni , ò
fier Tiranno de' suoi Papoli : vn i aco, vn Eusíri ,
vn'Ar.téo , vn Gcrióne -, non da cupidi^ia di preda ,
IBS 4a qtttífo hçroica- Vinù attizzato , corse ad at-
í«ratio,
iio DELLA FILOSOFIA MORALÉ
terrarlo ; & purgò il Mondo di tutti i Multri .
Ma trjl.isci.mdo que* Personaggi , che si prendea-
no maggiore angoscia délie cosc lontane , che délie
vicine : questa è quella Virtù che accinée i Giuilci ,
»* M*gistr*ii à vindícargli'Opprefli , & opprimere
gli Oppreslòri : eflèndo ttoppo ftedda qudla Ven
detta , che à nipdo degti Animali senza fiele , vcci«
de senza adírarsi .
Et raolto più conuiene u' Principi e Monarchi i
beiiesicio di tutto il Popolo ,' per abbillàrenonche
abballâre d'Infolenti , & esaltare i Virtuofi , disuen-
sando à proportion di Merito i Fauoti , e Disfcuori .
Ma le p.ìtliamo dclle persone ptiue di auxorítá ,
& dipodere: in queite ancora l'Indegnatione favn
geoetoso i ma pericoloso Erletto i dot la Libtri*
dtltá Lingua .
Se vede correre a!!o ingiù l'Onda de' Beni e de-
gti Honori à Persone indegne i & í Virtuofi con le
loro alte Virtù reítare in aicítma ; non può taccre •
Par suffocata nel petto l'Indegnatione, se non esala
per le labra , à honore délia Giustitia , & à publico
beneficio . Ma molti penfieri , sono ottimi raentre
son chiusi > che quando csaiano > nuoeiono à coluí
ehe nou li chiude. N
Nel tempo de' Consoli, eiîèndo Roma libéra , libè
re furonole yttlinù Sc le Parole ■ Sotto Augullo, co-
mintiarono à puuirsile ^Atthni , nu non le ParJt.
Sotto Tiberio le Partit , & i P,»sieri diue.inero
s.icrilezgi : & allora la Virtù con la Libertà suggiro.
uo di Roma : tslèndo incoropatibile , corse dice
Tacito , la Libtrià ecn Vlmpéro .
Bcllilsima adumjue è la Vircù deila tndcgniiionc :
ma pcricolofidupa seuza la Discrctionc.
Í.IBR.O QVINTODECtMO. JH
«»«£»€«
C AP ITOLO S. EST O ' .
Délit Mattuolcnl* , &• dclU Inuidia .
Ss&3'*î' A Maleuolenza è vnti Ptruersiti nttu~
2î T Í& ra^e ' &*oifie ^ Mate cjíruï . La
«g» JC Inuidia è vna naturel Temerjítà , che
•tj ccl»3 y? attrìîla, dell' altrM ; come liai
vdiro .
La Maleutlen\a è VHa Paflìon bestiale . Non S
parla qui di vna Maleuolenza parricolace per qual-
che OtFesa ; ma di vua innaca pr.iukà , chesiesten-
de à tutto il Génère HJtnano ; baítando ester*
Huomo per eslere da roltui maluoluto . Et benche
per la Morte ognun finisca di ester' Huoma ; noa
perclò finisce di eslere odi.ito : perche il Maléuolo
odia tutti quci che sono , & quei che furono ; íti-
roarido tutti Cattiui , & degni di ogni Maie .
Ma la Inuidia è vna Palíìone di più corta villa ;
mirando solamente i vicini , & vguali di Ei.ì, ò di
Facoltà , ò di Bellezza , ò di valore , ò di Sapere ,
ò di Profelfione ; perche vorrebb'eflère maggi r di
]<>ro. Siche l'Iimido non soffire niuuo vgu.ile : & il
MjIcuoIo non sostre niuno al M ndo : quello odia
le Persone . èc quello la Vinù délie Períbne .
L'vno e^'altro hà questo di buono , che- non fâ
maie â neslúno fuorche à se steílb : perche il mali-
gno Aítcuo iuterno, come la Febre, sol tormentï
chi l'hi. . .
II Maléuolo hà il rolco ri dente , ma fiero e tonio :
perche ilgioiredell'altrui maie , è vnpascersi divele-
no. LTnuiJo lii l'ocrhio líuijo.il volto squalido,
îcamm igrito: perche i'affliggeríî dell'altrui bene è
vn rodere ilproprio cuore
Publio Siro, qtiando vedea mesto &: afflitto Mu-
tío, huomo muidiofo ; diceua : O qua/che Maie t
eiuuenuto à ,'íit?:o 6 ai altri qualíhe Bene .
La Mtleuo'enza taluolta è Passion virile : ma la
Inuidia è sempre Vua Paflìan vile : perche la Male
uolenza
|U CILLA HLOS. MORAIE
uolema odul'alcrui difetto •- & la Inuidia odîa l'al-
trui pctsettione : R: perciò è meglio l'eflète inui-
diato , chc maluoluro .
Ma chi odia tutti.: mérita di eflèr'odiato datur-
ti , corne huomo inhumano : & chi inuidia ad alcu-
no , mérita di non esserc inuidiato da neflìino , co
rne huom pusillanimo
Benclie la Maleuolenza íc Ialnuidia siano simplî-
ci Paflîoni interiori ; nondimeuo anch'este riscalda-
te col tempo , cagionano maluaggi ErFetti elteriori .
II primo EfFetto à.e\Maltuch è, l'ester Mtlcdict .
Gli Anímaluizi che non han forze , hanno l'acul.'o >
come le Vespe : 8c il Maléuclo che non può nuocc-
ie co' fattí , nuoce non la lingua : onde pet Simbo- .
1o di Archlloco fuxono incise le Vespe sopta la sua
Tomba :
,«■ Qnesto è fimilmente il primo ssorzo délia Inui-
dia , come più putìllanima : perche sconfìdando di
superat l'altrai merito , procura di auuílirlo .
Drance, inuidiando il Valor di Turno, ne d/cea
maie . Codro , inuidiando 1 1 Iieale Iliade di Home-
ro; gli Icristè contro fHtmcrsrxdfiige ; cioè, la Sier
ra di Homero . Meuîo, inuidiando la Diuina Enéide
di Virgiiio: gli íciiílè cotuto l' Enciiomíflìgt : Por-
cio Larrone , inuidiando l'inarriuabile facondia di
Cicérone i gli scrifle contro il Cictrmkíììgt . Fla-
gcllatori degnt di ester flagellât! .
Chi crederebbe Che anco vn'Horóe feflse capace
di qtiîfto viliflìmo VttioJ ? iCesare , inuidiando la
Fama di Catone , perche tu esaltata da Ciccrone ;
gli scrislè contro l'*dnt!c*tt*t.. Ma tutti finalmeiv
te accrescendo honore , sgl'Inuidiati , dishonorarono
sc medesimi .
Trouafi vn'Animale (Bónaso il chiamano alcuni )
che non potcudo con le rintuzzatc corna orfcaile»
re i Cacciatori , getta contro loro vna ordura , ne-
ra «orne inemostro , ardente come fuoeo , putente
comelaStige. Tanto fanno i Malédici i in ciò dif
férend, chc co' loro sordidi Inchioílri scorcano so-
Jamente se iteslâ .
Veto è , che nc la Iniùiu ne la Máttmlnf* si
ferrruno
tlBR.0 QVltfTODECIMO. }ls
ftrrnano nellc parole , ò iiegli sciitti : perche ogni
Vitio hà vn mouimento , non inílantaneo , mapro-
grelîtuo . Dalla Maleueltn\a si procède alla Mote-
dicen^ji : d.:l!a Maledictti\a , alla Maliscer.^a ; pur»
che habbia forze .
Quel prememor.iro Tiniónc Atenirfe, detto il Mi-
sántropo , cioè l'OJíatoc dcgli Huoinini ; non sol de-
sideraua, ma procur.uia l'annientamenio di tutto il
Génère Humano . Mai non fece buon viso i niun
viuente , fuor solamente ad Alcibiadc bellistiino
Fanciuletto : di che marauigliando í Cictadini : Ken
vi flupite ( riípoíè ) i* ame ijuefto Pargelette t perche
io preuegge che sarà la ruina dilla nejlra Patria ,
t di tutti Voi .
Questo Tirr.ór.e con h homicida sua Filosofn ,
trahea le Genti ad impiccarli : 8c solo amaua la Vi
sa, perpotec godcrc dell'altrui Morte.
Salito vn giorno in ringhíera , t'ece al suo Popo-
10 questo imnto . Ho ie allate alla nia casa vn
belCsArbere di Fia , à cui gii melti di vei fi son»
appefi . fiera il mi cenuien succìdere per fibricare l
CÎr perde, se alcuni di voi si vuote apfendere, venga
teste .
_ Crudeliífinio Voto : ma più crudele fu qucllo di
Giulio Cesare : il.ju.il lallo honnai di troncar tante
Teste de' Cittadini à rainuto : dcsideraua che tutto
11 Popolo haueslc vna Test» sola , per potcrla «on-
care in vn sol colpo .
Non è tanto gencrale il Voto délia Inuidia : ma
eglié più perfìdo . Perche la Maleuolenza c libéra ,
e scoperta : rua l'Inuidia , perche pusiUanima , c
tradittice .
Apeua il Mondo vscì dalle fascie de! Cáos , che
ne vide il proditoiio esempio ne' due primi Fratelli.
Infallibileauguiio, che il Mondo eosìdouea finire,
corne cominciò . '—- .. "
MA dirai tu > In quai maniera pest'it ttmpart
da qucstc due Tefli Maltutlen\a (T Inuidta !
Socrate , ricer.rato dal suo Alcibiade , comc po-
teslé fuggirTlnuidia : risposc : St tu viuerti da Mar-
ííti ; che fù il più sciocco , & il più vile del Gre-
O co
co Elercito. Mi questo èrimcdio peggiot del maie .
Rjlpondo adunque à Gente Honorata ; che il gê
nerai rip.u o concro alla Malcuolenza & alla Inuidia,
è il giugiiere à tanco alco grado coa le Herehht
xAtthnì , che la Malcuolenza fine innamari , JSc la
Inuidia ttta'mtntt dify-rì di vguagliAre ,
Se piccola è ta Virtù , la Malcuolenza la confon
de col Vitio : & s'ella è médiocre, l'Inuidia ípe-
ra di opprmierla. Ma s'ella è cranscendente : il Ma-
lúiolo si vfrgogoa di odiarla , pernon efltre da tutti
odtato : & l'InuiJo d'inuidiarla , per non estere tía
tiitti beffeggiato. Anji allora la Maleuo'.enza diuie-
ne Inuidia, 8c la Inuidia diulene giaulatioue , com-
p.itibile con l'Arnore.
In oìtre , con la HwtfictnX* si corregge il vcle-
no délia Malcuolenza : & con la Modesli.i si spe-
gue il fuoeo délia Inuidia , ilqual con l'Orgoglio si
accende .
Ma se dopo questi tipari , il Malcuolo vorràtut-
tauia maluulí rc , & l'Ii!uidiolb vorrà iuuidiare ; la-
sciali c.istigate à lor medesinii . Hiarbíta , forzin-
dolì per Inuidia di ag^uaglíar lafácoudia drTimá-
ginc , alfïn crepò .

DELtA
D EL LA
FILOSOFIA MORALE
LIBRO SESTODECIMO .
«&J
DELL A GIVSTITI A,
ET DE* SVOI ESTREMI.

CAPITOLO PRIMO
CHS COSA S1A LA GIVST1TIA.
Jc V A
ISTERIOSAMENTE fauoleg.
giarono gli antichi Filosofi che Gio-
tie ncl Secolo di Ferro , temendo
non tutti gli Huomini cot Ferro si
eílerminaslèro frà loro i m.mdò in
| i » » i Terra due Numi salutari , il Tuât-
rt , & U Çfiufiltia : accíoche coloro
íquali non erano rit'nutc dalr'ing''nuo Timor <ii
Vergog'ia ; folleio rarFrenati dû seruii Timor dél
ia pcna.
Sauinmente adunque il nostro Filosofb , dopo la
Verecondia fà comparir la GlvSTITIA , Numc sot
te e tremendo s senipre amito 6c odiato ; buono a'
Buoni , te nocenre »' Noccnti ; porche cieco ai Joui
& sordo a' prieghi ; tenendo la Spada & le Bilanci ,
peíá 1c colpe , & le eastiga .
Questa dunque , délie Virttì che sinquì sono corrt-
patite , è la Reina : ò si consideti la sua Dlfniri ;
perche ella (ìede frà loro rantopiù sublime , quanto
più alto Solio i la Voluntà , che il Sensitiuo Appetn
(O : ò si conlìdcci la sua TtffimX* ; pecoche quelle .
O i rego-
Jil DELL*. flLOSOFlA MORALE
rcgolandu 1c PalUoui iwctne , riguardano il Ben prî-
u.uo : & quelìa regolando le Attiooi cstetne , ri-
guard.i il Bto commune ■ ítcouieruaia , conlemâ'í
Re^ni .
Ma qtù conuienti rifouuenire di ciò che gi.ì di-
cenvtio atprincipio ; Che le quattro Viuù Cardinal!
si poflòno onsiaejaie , ò corne qii.mro Elcincnti
necellàri A cialcum Vim\ Morale ; ò come quattro
Virtù p.uticobri distiiite di tutte l'altre pcr il pro-
prio Oggerto .
Cost dnuquf b OinfBtta Elimtnttrt R troua in
tuttc le Virtù , Inquanto à tutte è necellària ia Rc t-
titudine oclto Voluntà -, & chi opéra moralruente ,
opéra rertamentc . Ma h^iu/litU PurtUtUrc che
qui si ccrca , r.on può compacité sotto altro nome,
che di Çiusihii .
Tuttaì'opcra dunqu; consiste nclrînuenir la pro
pria , & nuestreuole Definitione délia Giustitia di
cui si ragiona in questo luogo : inchicsta di più alto
Jauoro che tu non credi .
IL noir.ro Filosorb , sicome nelle ardue Que stioni ,
non moltra suSito le Desinitioni, nu le ricerca ;
odorandone i vestiji dalle communi scntenze ; pfr
csaininale dopoi col fuo giudicio : cosi circa que-
sta Virtù , più nobile & importante ; mà più auui-
hippata & confusa délie altre ; dalle più tàmose De-
finitioni d?gli altri Filosofi raccoglic questa Dtsini-
tìcne .
La Giustitia , è vn'HMtt ■ fer cui CHutm» ì in-
clinnt» elle ose <Jiufle , & i farte , & à vtlerle
fa,..
La tngiulritia , è vn'Haíite » fer cui l'Huemt i
inclinait «lie erse InfinHt , (7 à strie , & vtlerli
ftrt •
Doue dei tu oslèruare, che questa non èlamae-
strale & clìtta Desinitioncdi' Aristottlc circa la Giu
stitia ; corne altri si credono : ma vn complelîò di
' rc Dtfinitiom degli altri Filosofi > alcnni de' quali
definiuano la Giustitia dalla tlifpofitione del Giudi-
ti» iutellettiuo ; altri dagli ElFecti k altri dalfHi-
í ito délia VoluDt», Mí tutti podeado il Giusto pec
pro-
LÎBR.Ò SISTODIC1MO. )1*
fffipíío Oggctto délia Giuítiii.i , laiciauano al bai*
cm cela il Giufto si toste .
Takhe îî Définition di costoro hi lósegJX) di
vn'altra Uefinitione : conte le imcnognii , Ckc tas*
i/a FortêK* ! rilpondtllero ; I lia i vu Mutin cbt
inclina, á far le Optri fini : a' quali tónuien re»
f!icarr , Che usa i sOptra fttttì 3c «jui ítà tutco
iì dirEcile. 1 .
Ma il nostro Filofôfb , oceettando pcr quafito va-
gliono qricstc communi Stnienze, le chiama primi
lineamenti délia Giustith : volendo dire , che lopra
queita s'.ozi.uura ûpri egli con più nui colorí «ii-
pirjcrc la pcrfeua Ima^ii.e délia Giuíb ia, con la
rláttta Uefii.i.icne , dopoi thch.uit.ì chiarito clic co
in sia il Giuftt .:
Ma intamo da quelle Définition! egli ritrahe quev
ste generali notifie , che incominciauo à spianaic ít
emino ali'ardua impresa .
ta Primai, che la Giustitia nen è vn'Habito cl*
lettiflchi le Paffioni , corne le altre Virtù chr li leu
dette, in ordine alla bontà dt ll'Indim'duo : ina ret»
linct la Vo'jsit.ì , in orditie alic Attioiú esttriori che
riguardnno il bene aîttni .
Siche, nelle altre Virtù si considéra principalme»-
te conné l'Huomo fi.iírsctto : íc conscquentemenre
corne operi : ma nella Giultitia , fi considéra princi-
palmente come opeti FHuomo ; Ht. constguememeu-
te coine egli fia affetto . reroche le Operationi ria*
scono dalla interna dispositione »
Inoltrc, ciiela rettiuidinc délia Volunt.ì suppone
la miitudinc dcll'ImelSetto pratico > frr,za cui clia è
vna cieca Reina letiza guida ; potctuìo bere la Vo-
Juntà risiutare il retto consiglio , ma non opru retca-
mente íënza il retto corsiglio dell'lntelletto .
Ma seben l'Intellcttn tonofta le cose Çiuste, & le
Ingiuste, te laVoIumà fia libéra à çj-.este- & à quel
le : nondimeno l'Hab'-o de!!a Giuttjtia inclina sol.t-
mente aile Opre Giuítc 1 tt la Ingiustitia aile In
giuste .
Perche la Cognitione si esterde à-due contrari \
ma l'Habito è determin.ito ad vn solo . Sicoroe la
O } Scien-
}io DPttA FflOSOrlA MOH.ALÏ
Scienza délia Sanità considéra h S.iriit4 & la Infcr-
miti : ma l'Haoito délia Saniti inclina so!ainent«
aile Attioni fane • Siche pec ester Gitilto , basta di
hauer l'Habito detla Giultïtia : ma per insegnar che
fia la Ciustitia eonuiene ancora insegnare che tu í'In-
giustitia . *
Finalmente conchiude , che glí Habiti inrerni si
conoscono dalle opte esterne; & da vn Coiitrariosi
conosce l'altio Contrario': & in quante Specie si di-
oide vn Contrario > l'altro ancor si diuide in alrre-
tinte.
Ferciò la Giustitia & la Inghistitia si conoscono
ueramerte dalle lor'Opre : ma dalle Opre Ingiuste
più facilmente si conoscono le Opre Giulte : quan
te sono le Sperie dcU'Ingiusto ■ tante sono ajtresì
le Specie dd Giusto .
Et eccoti, che di questo lomano & alto giro scen»
de al conoscimenso del Giusto , & délie sue Parti ,
trahendolo dil suo Contrario, in questa guisa .
ÌN due manière sogliamo intendere, che alcuno
opeti Ingiustamente : l'vna , s'egli opéra contro
alla Leigt seritta : l'altra , s'egli opéra contra alLa
Etjuìtà naiuraltyi tiuìh. L'vno si chiama llligalt ,
perciie non dona aile Leggi il suo douere , eslendo-
obligato ad ollèruarle . L'altro si chiama Iniaxo r
perche prende piw de* Beni , ò manco de' Mali dj
ciò che deue, viuendo vita Sociale •
Hora noí parleremo primierameme dtlla GìuRi-
fia Lcgaft > che si oppone alla Irigimflìiia Ltgalt s
lí dipoi délia Equità , che si oppone alla /niauhà :
chiamando qiiella , (jiuíìitia ffmtrali ; Sc queíta ,
Ciuíìiiia Partùiian .

(£43? <5t*3P
tIBR'O SESTODECIMO. jii

** * ' * •
•'• e^PlTOLO tECOt^DO.
Villa GiufììiU Ligalt , & Centrait .

St T SB pxktìtht 7(tfolt dtlU vlta dnitt , trdi-


35 X »<rí <t//j Felicitì itlU Hzpuhlict .
•©■í#3<î" Già vdilli , che la Félicita principal-
mtme consiste neila Virf* , laqual'è il sommo. de*
Beni humani . Et perciò la materia délia Legge ,
abhraccia tutte le Virtit , pet escludere dalla Rcpu-
blica turti í Vitij , che alla Félicita dirittamente fi
©ppongono , corne i itiorbi alla perfetta salute .
Togli i vitij , ic hai tolte lc Leggi . licurgo no»
«iiede Legs;! scritee agli Spartani ; perche per Leggi
baucano gli buon costumi; (critti dalla Natura ne' viui
petti ; & non da' Leglslatori nelle morte membra
ne .
Non erano Leggi nel Sccolo delfOro, perene no»
erano sceleratezze : allora nacque Ll turisprudenza-,
quando nacque la Ingiustitia : i Vitij han partorica
questa bella virtù , come le infermità p.morkono
J'Arte del Medicare.
Dunque cslendo giusto il fine délie Leggi , giuste
fcno le Leggi : & se giuste non fosteto , non sareb-
ber Leggi , ma lacci délia publica Libertà , & véne
rie i Aforismi .
Hor se ciascun Cittadino è parte délia RepubKca ;
& ogni Parte de' conformarsi a tutto il Corpo : egliè
chiaro che la Legge , laqu.il'obliga tutto il Corpo ,
obliga chítuna Patte . OncTelIa fi chiama I egge dal
leggerfi , & dal Jegarc ; perche lega chi la legge ,
astrlgnendolo ad eSère Virtuoso .
Egli è veroche le Virtù ilteslè objigaiio PHuomo
à fuggire i Vitij : la Temperania , à non luflìireg-
giare i la Fortezza , à non gettar lo Scudo ; la Man»
íuetudine, à non vccìdere . Ma pjrchepiù volte la
Vplunti ripugna alla Ragíone ; 8c al proprio Bene :
la Giustitia Légale , alla naturale obligatione che n-
■.-.■/. O 4 ffnvi*
jit DILIA FIlOiOFIA MORAU
guarda il Bcne dell'itidiuiduo ; tiggtugne íl pcnaf rJ-
gore i pet sonate i restiui ad e(j t Giusti in riguar-
elo del Ben commune . Ne peteiò J.i Legge scricta
tiraneggia hiliberià , eflèndo conSarin* aUe Legg»
délia Nainra . - . ,
Che non conuenga Rapîr l'altrui ; ne Vcciderc
Tn'l n ioi t-f t • r ne Giiirare il falso > ne Pugtiaic co;>-
ifo alla P.itria ; sono Rtgole , che incju .mo st*
fiiggcnre aìi'Hucrno d-.Ua Vittù i si chuinmo le ei
Mitur.di : Ma inquinto lbn promulgate a) p< polo
di' Legislatori i tï cuianiano Ciuítitia legatt , tt
GfneiJe .
Altro ndunquc non è la Giusthia Legate , che la
Ik SCt Vittù diucisamente considerata . Peruche , in-
ejuanto clla fà buono il Soggctto in cui si troua , si
chianti Htbitt Viriuts* .- 6c inquanto riguarda il 3eo
commune fi entama cùfiítU •
Molti son buonï pet ii publico , che non sin buo»
«i in l'e fterli : òc altti son buoni e vítcuosi in se slcflî ,
che pet il publico sono inetti . Ben dislè Biante ,
•he il Principato fà conoscete quai fia l'Huoroo.
Quil Repiù nnocente del buon Ramíto i in cui
tegnatono tut te le vittù ptiuate ? ma egli si conob-
bc tanto insoâìciente ai commando publico , che si
clelse di commandare à se solo dentro vmcella.
Quali Huotnini tì.roiio più scelciati e sporcati di
ognivitio, chePattitlo e Tribonianoí ícquelti fu-
tono gli Arterici dellus ("iutle , sono il più .iodott»
de' Cesati : ilqual ptendendo la Legge da vna Femi-
ru , diede la Legje àtutto il Mondo.
C'onchiudc adunque il noftro Filofoso , che la Giu-
fiitia Légale lia la Tt£Ì** deiít Vin» pet due tagioni ;
I'»na , perche abbraccia tutte le Virai : l'alrta , per
che riguarda il Ben commune i & le Vittù che più.
giouano , sono maggiori : licorne i Vúij 'he più t.uo-
ciono , sono peggioti .
IIBRO SESTODÊC I M O . 315

C^iPlTOLO TE\7.0
Del/a Equilà 1 0 Gin/liiij Pzr tut/are •
•ij* Wjj>3 Ebcne ogni Virtù siconfoimi al Dcttame"
Sri délia Legge N.uurile : non c perciò che
<» * * ogni viaù proptiamecne si ciìiami Giu-
^"KH-^- fiitia & Hquit* Purticciare .
Alcune Attioni vitiose si veggiono fra' Mo rali ,
che non ficl.ijm.ino col nome di alcun'.iltro Vítío,
seno.i d'Inicumà , ò fia Disuguaglianza circa la p.ir—
tecipatione » ò distributione de' Bcni & de' Mali nel
cominercio humano .
La Fugi dalla Pugna , l'Ebrieta1, laRillà, benelie
siailo trauiamenti dalla Legge Naturalc ; portai
tmt.iuolta il proprio nome di Co'lardia , d'intem-
peranza , e d'Iracondia . Ma il prendere in detri-
nicnto altrui p'i'i che parte de' Beni , ò manco de*
Mali ; non hà il nome di altro Vitio che d'/«-
gadiik : laquai restando fia' Priuati si chiacia /is-
£ÌkF}it!a Tartiítlarc .
Veto , è che raluolta i Vitij S danno mano . Co
rne le Góígoni s'imprcitauano fcà loto l'Occhiove-
nérìco & commune : cosi l'vn Vitio impresta all'al-
tro la fin Malitia . Onde auueria die la Ingiuítitia
siconfonda con alcun'.-.ltro Vitio; ncllaqual mesco-
lanx» ,l'Opra vitioûîpíenie il nome dal principal
fine .Aft'Operanteu ..i. ■ j 1 .
Chi tuba per adulterare , ê píù Adultcro che La>-
<ko 1 te coi adultéra per rubare, è più ladto che
Adtiltero ; più Ingiuito che Intempérante. Due dé
liai' tooeôrrono iii vn dïlittoi íc la principale jii-
tcntiòrie spécifier principalmeute l'Attior.e . Ma la.
propria Malitia délia Ingiustifia Patticolare , benche
niesrol.ua con altri Vitij. , è solarncntela inequa/ità,
Che i Laiinichjatnr.no Jnitjuhà.
Se duncjuesi troua vna Ingiuítitia p. rticolîte, son»
íata «ella Inicjmtà : ncccslaiiameme lî troua vna
QiufiitU PartifUri fonclata «ella Equiti ; non pren
r
DELÏ.A ÏPIOSOFIA MORAIÎ
ienào per se , ne distrituendo agli altri più derBìe»
ni, ò raanco de" Mali di ciò chc deue»
Qaesta è quclla Libr* ; chetiene in mano laVcr-
gine Astréa , cicè , l'inccrrotta Giustitia , ch'eflêr giu-
st.i non p ò , se l'vtu e l'altia tance non hanno il
peso eguale.
Qucsta è quella Mi/ira che si pcneua m mano
aQa Dea Némesi : ii cui inczio era il Giafit , e auto-
eiò che declinaua verso gli estremi , ò eforbitaua,
dalla drrittuca, et» l'Jugiuftc . Et Shnbolo di questat
Misura è lo Scettro degli Re , & la Verga de* Giu-
áici: significando quel Oggetto délia Giustitia, chc
fi chiama j! 1(ttiti , il Gitfto , la Egualità .
Gîustitia dunque è vn Nome Gcnerale , ilqual'vni-
nocamente si diuide nella Giustitia Légale , & nc!b,
Equkà . Bellíííìmc SoieHe , & degni Parti dclla Ce-
leste Aftre'.t ; ma la Minor di et» , è la Maggiore
di degnità : & la Primogenita , perche più inno
cente t è nren pregiata .
Tanto è piíi Gioûiie Ta Gîustitia Légale , che la
Giustitia Particolare, quantoèpiù arnica laEquità
che la Legge . Ma quella , Dota col Mondo , altre
Leggi non hauendo che quelle délia Natura ; nelle
anguste & àffumate capanne d'incrmi & innocent»
Pastori , più amau che tcmuta , priuatamente ù
viflè . . » ■
Ma la Giustitia Légale, nata dopor nel Secolo de*
Radamanti e Dragoni , coronata di raggi , e circon-
dara di Fasci e di Satéllhí, siede;. riel Régal Trono »
più adorata che amata: perche molto amar. ibn ft.
può ciò che si terne. " .«!«' - i.« »»■ ú
Simili dunque Sc dissirniU sono ftà loco . £iruílt>
cjtianto al Soggetto : perche l'váaí l'altra fono V it
ti relatiuc , disponenti la Voluati aile Attioui este-;
riori che riguardano almú . Ma dislìraile p*r il Ftut,
per la Mmtria, per gli Ofgtlti , íí per H ftrtM -
Peroche la Légale , fondara nel lœ publico , riguai-
da il Ben commune t l'Equità ristrttta nel luipt».
uato} rlguarda il Ben de' particolari . : < .cuo .
QueHa è'circa i Bcni che Màli.cflèr nonpDÍfcnob
ejoè, lc vfctù *he sempte sou bwoue : questa .è cii
LIBRO SESTODECIMO. w
caí Beni ciie poslòno efler mali all'vno oJ all'altro
Soggetto particolare : cioè i Beni Ccrporaíi ,1e \ic-
cktfjfy , & gli Hnnori .
Quella si varia sccondo la vaiietá de' I.uoghi , e
de* Tempi à giudicio de'Le^iàlatoii : ma la Equità,
dettata d..! la Natura vniucisal Madre ,iu ogniiuogo
c la medesima . > ■

C^iPITOLO 3JV*A\T0.
Dell* Epitfiéìa.
&&ëìty RA' la Legge & laEquitâ, vi è vnamei-
S r S m Giustitia , che interpréta la Legge
* * leconJo la Equiti : & quísta Grecamente
■Ç-í<ï>3-fr íi chuina EpiftU.
La Legf,e giusta si de' santamenre ofleruare : la
ingiulta si de' aslblutamente annullare: la dubbioíast
de' tiui„mcntc interprerare .
Mctcllo mutò interameme le Lcggi dc'Turij con
quelle de' Romani aflài più giuste : & gli Ateniesi ,
con quelle dí Solone mutarono le Leggídi Dragonc ;
L<ggi apunto da vn Drago , e non da vn'Huomo :
scritte col sangue , non con inchioíiro , perche ogni
lieue f.dlo , puniua col più graue supplicioi toglieu-
do il somma Bene délia Natura à chi hauest'e toko
altrui vn piccoljlsimo Bene délia Fortuna.
Inhumana era la l egge di Tcante in Taúride ,
di sactifìcare à Diana ogni Pcllcgrino : onde il P«l-
legrino Oteste nel procinto di eflêre sacrifìcato , sa-
ctiricò il Lcgislatoie, & col Sangue 4i lui canccllò
la sua Legge. . .... , -j
I Romani , non cancellarjono le Leggi délie Dodici
Tauole, ma le imrrprecjrono : ende i loro lurecon»
sulti nonfurono chiamaci Riformatori , ma Interpreti
délie Le,gi .
Alcuni t^iiadti di prospettiua , se li miri da vn lato
ti r.'ppresenuno vn mostto i se d.ìU'altro , li rappre-
sentauo vna t'accia humana . It alcune Leggi lcttcral-
incntc mime paiono fiere : fauouuolrnence intet-
O 6 pretate
;it DEUA ritOSOFIA MORALE
ptetate con li Epichéia saranno humarie .
La Malitia più inclina alLi libcrtA cbe all'oiïêF-
uanxa : & perciò k Legge più inclina al terrore , che-
alla clcmenza . Ma la Epichéia corne Arbitra Bc me-
diatricc frà l'vna e Paîtra ; guardando più costo a*
pensicri r che aile p.irole dcl Legislatore , stima or-
tima Legge il patrirlï talaolta dalla pablica Legge.
La Natura , che de' fuoi beneficij mai non si pen
te ; intende alla conferuatíon délie cose per proprio
instiuto ; alla corrurtione , ptr accidente : & la Ecjui»
tà che si conforma alla Natura; mira piùtoílo alla
censcruation , che al suppíício de* Ciitadini.
Creontc per la str.ige de' Tebáni salito al Regno>
di Tebe ; cor» tigorola Legge ordinò > cbe íèpcllito
sestê vhio , chi sepellhia morto Tcbano ; Antígooe
pietofà , contraueneudo al bando , scpclU Polinice
i'uo Fratello .
Qucsta chiamata da Creonre in giudicio, ftanca-
mente rispofe. tíï h , Crttnte ; víidita alla. Ltgfe »
Arfl« à quella , fhe bitrValtrt tu impontíh a Tftià-
ni: ma quella fchê da tutti iSecvli, à tutti i Poptli
ì statu rmftíia ,
Questa era la Legge di N3tura , ancor dalle Forroi-
che oflêruata . Et questa è l'Equità ; con laquale An-
tígonc interprété piùúnamentela Legge di Ci conte,
che Creonte medesimo, jlquJl'baueafatta. Cioè
Che in quel diuieto mn si umfrindia la Serilla
itl Disent»; tjsendt contre al Drittt Saturait .
Bunqut il primo vfilcio délia Epichéia è , mode-
rare con la Equità íl rigor délia Legge Scritta: per
che il somma rigore è somma ingiuria .
Vn'altto vrHcio è il supplice con la Jntcrpreta-
tione alla breuità délia Legge .
Nelle Dodici Tauble , le Leggi erano poene . &
le parole erano coite : c taie vuol Platone die úarr
* Leggi .
Non i ípedirnte al gouerno délie Republiche la
moliitudine délie Leggi . Quando fr uonca vn tral-
cio alla vite , molti ne naseono ; 8: prendono se-
condità dalla falce : & la falce délia Legge molti-
plísa « deUtti , «noltlulicando i- diuicti .
- • Molto
tlBRO SESTODECIMO. ;«r
* Molto mcno c spediente la molutudìne délie pa
role : perche , corue diceScneca , sopra ogniparòli
délia Legge nasce vna Lice . Giulio Celáte volea tì-
torn.it'il lus Cíuile a va piccolo volumttto : ma í
eclrelli de' corgiurati vccilao coiì txll'opra dentro
il iùo petto . î. "
Pcrciò quelle prime Lcggí crano come i Rerponsi
degli Oracoli ; tanto più venerandi quanto più corti .
Mi siemne l*Ed'nuo , instinto dal yimioso affl.íio ,
interpretaua l'Oracolo ; fuppleodo à ciò che quello
raceua : così l'Huom O.uio , seguendo la natural'-
Equità , interpretaua la Legge mutola ; te fàcca par
la re il mono Legislatore con la sua Voce ,
Apelte dtpingca le figure prir.cipali , lalciande g!»
fiioi Dit'cepoli dipingesliro quelle opère più minute j
ch'egli ehiaimua Ttnrga ; cioè finimenti ocabbel-
limemi dcl l^uadro : così le prir.cipali Iniagini dél
ia Vita ciuite , furono detineaie sopra quelle Dojici
Tauole i lasciando che nclle coi'e particolari , l'£quH
v\ degl'Intcrpréti defle all'opra compimento .
Aggiungafi che qiiantunquc le Leggi fosléro state
diffuse , eglí sirebbe molto difficile di applkatle a*
easi índhiidnatj ; a' qualiil Legislarore non può pro-
uedere , perche non li può preuedere , non eflendo
indouino .
Le f ircostanze son quelle > che sermano, ò ag-
grauano , ò minuisconoil deliuo. Condanna la Leg
ge chi aîtrui ft ri te Alcuno hauri ferko , ma leg-
giermente: haurà grauemente feiito , ma non vo-
luntariarotme : votunurio farà il coJpo , ma non li
bère : suA libère , nia prouoeato da graue orRíá : chi
alrrui prouoea , cercá di eflere offelòi 6c ingiutiauon
lì fa à chi la cerca
Gli Architetti , per lanorare i marrai délie co
lonne tkonde , non adoprano il Ttsgoh Ai tiMítt ,
di rigide scrro & infleslibile : ma Sl(?gili Lrsíio di
piombô ciiiitto inSemeSc pieghtucle ; adattar.do »
non il inarmo al Rcgnlo , noa il Rcgolo al mai me...
Regola di feno è la Legge , & Regola di piombo
è la Equità : arpbe dit it te , perche fondate nclla Ra-
giont i m» <fu«lU inuariabilmcntc considerando il
' ' Caso»
}xS DELLA mOSOFIA MORALE
Caso , & non !e Circoltanze , è troppo rigícla : que»
sta considerando le Circoítanze, si piegacic si varia;
aggiustando la Legge al Caso , Scnon il Caso alla
NeceíTària finalinente è l'Epichcta per concordat
le Leggi ; quando frà loto paion discordi .
Era vna Legge in Atene, che nrun Peregrine salijse
fipra le Mura . Vn'altra Legge otdinaua, che sonats
dafi a/l'^rme, tutti salijsere sopra le Mura . Soloile
Législature parue vn'Oracolo parlante Ambági .
Ellèndo adunque Atene ass.ilita , Sempronio , fot-
tiífimo Peregrino , sali 1opta le Mura i & precipitan-
do il Nimíco già salito & vincitore ; liberò la Cítti .
Sempronio tri* publici applausi chiamato dauan-
ti al rigoroso Arcopágo : (ù accuíato di contr.nien-
tione aìla Legge dt'Pcrcgrini : dir'eso dall'altra Leg
ge del gênerai concoriò . ■ j :
Vna Legge combattea contra l'altra . Questa con
I» gêneralità , derogiuaalla Spécialité : quella con la
ípe^ialirà-idcrogaua alla generalità : îc í'infelice tri
le due Leggi ftauasi- ttà la mazza & l'incudine ; tr.i
il Trionfo & U Supplicie
Fù dunqii" nectlliria la Epichcia, accioebe!, intre-
pretando l'vna e l'altra Legge dal lorofine; il Vin-
eitote non sosie condennato iligli Atcnielì , & g!i
Atenifsi dalla Fama, di liauete veciso il Vincitore
per non prerniarlí* . .
C> ÍA* intendtsti che la Giuftitia Légale mira il
J fieti Piiblico ,&tj'Particol..re jl Ben.Priuaio :
Sc cortseqfientemente quella si appartieqe al Politico
yer rafroteimi i.cgislaeori : & queíta al Morale pet
lire ottimi Cittadmi . . .
II nostro Filosofo adunque ,'de'JV:ia, e de!l'a!tr.i
Scirnzi Piotomacllro , riierbandosi al Libro délia
Politica i) trartar délia Giustitb Légale: Katta qui
íolamente délia Giultitía Particolare , diuidendola
in due Specie adéquate, secondo le duc principali
Opcrationi di Ici »
1IBR.0 SfSTODECIMO. }%»
«» ,
C^APITOLO gVll^TO,
Delta Çhtfihì* DiflriËutiua , & Cemmatatime
in gentrale »

S? S "'M" lìiftribuiion dt' BtrJ dtt sullicc a\


3. VJ 2E 0/0 Ptrfine 1 ftrba la preporîior.e Gicme*
Qf&PiQ itira j stctndo fa qutsirà di thì riceue »
La Coramut.itiua è quella che serba la vgK.1glir.11za
Atiiir.ctiiv. ndle Commutation! e contratti h.ì rri»
uatn , e Priu.no .
Aïhbe danno a eiascuno U suò douere con vgna-
gli.mza . Ma l*v£iiagrianzri délia Distriburiua, è pro-
pomonalc ; mil'uranrlo la Sluatiià dclla Perforai che-
recette a î.'vgif.iglianza délia Comrnnt,uíu.i è indj-
uiiìbilc ; ir,i:in.ii,uo la Huintità dii/a osa ckt fi
desfL'vna
. e Taltra Vf-uaglianza consiste nella MtdU-
crità ; perche non donano ne più ne mener di ciò
che vuofla Ragi, ne . Ht perciò lVnae l'altra sono
Virrù ; perche la Vírtù siede nel uiezzo degli duo
Iírrr
NemH}sarà
i. rmfageuole ad mtendere perche l'vaa
fi chiami Geometrica e Taltra Airitmeika.
lArhmttica fi chiaina la Ccmmutatiua i perche
ponfistc in vn mtao ínapattibíje coinei miniers, il»
«juelto modo. Titit fi i eiligait à Semfrtni» fer
merci compre , di pagarli tenu libre íw quelto
è comratto Commutaiiuo : 6c le cento Bore, sono
il Numéro in enr fi vguaglía il debiro & il credíto :
perche , se di 100. si paga ico. rest.iztro.
Onde , quando Titiç.fia ctu.im.HC, in giudicio da
Sempronio , perche non attiene ilpromcflò; se il
Ciuíice toglie à Titio cèplo libre rl"óro , îc le dona
à Sempronio ; è fatïa ^Giuftítia Ccmmutatiua , te
Nguaglianza ^iritmitita > jerebe il Numéro c ade-
Ma
jto DEIXA FItOSOFlA MORALE
Ma la Giultitia Diltributiua si chi.inu lìeemelrict ~
perche consiste ne!U proporcione di due coíi.- à duc
«ose .
Titio legt l*Aliments) ì due Serui, l'vno Pigmén ;
l'jltro Gigante . Cçrca coCi è , clie con la me.Htsi*
nu quauiuà dicibo ilPigmeosi manterrà, & i! Gi-
gante si morrà dell.i famé ; onde la I.egge vuole che
: li Alimcnti, si distribuiscano à proportion? dcl'e
Pcrlbne .
Deue dunque il prouido Distributore coasiderjre
quanto cibo lia conuencuole al Pigméo : Sc à pro-
ponkroe , qtunro sia conueneuole ad vn corpo quat-
iro volte m.iggiore.
iìot questa proportione consiste in quattro Ter»
mini disgivr.ui : cicè , due cose che si danno , e due
Peisone che le riccuono : & quelti Tcrmini si rap-
prcsentinocon la figura di vn Quadrtte Géométrie .-
11 Primo Termine Tari il Pigiuco : il Secondo l'Ali-
mento del rigmeo : il Terio il Gigantc : il Quari»
l'AIitnenro del Gigante .
Hor questo Alimento fi calcola dal prudente Di
stributore dallo AltmCnto del Pigmèo con qucllj
Regola di Proportione , ihiam.ua la Regola d'Oro :
St à nutrire l>n Pigméo di due paírrù bisoguano dite
libre di frumenít : tju<i*irc libre bifegneranno per vn
Gigame di atlo pxlmi?
Allora dunque si ollècUa la Ciultiiia distrîbiititu >
*>' Geoniçtrica , quando il quarto Termine hà la me-
desima proportione col terio , che il fecoudo col
priruo. Et rfciprocamenre il secondo col quarto hì
rae^ícfiina proportione che il pr,imo. col terio ;
in- ouest) forma. ' ' '. : . r '

i Kg-
LIBR.O SESTOBiCI MO. n*
i Pigméo. ì Gijante.

% due libre 4 ctto fibre .


Horache si sono Ipiegatí î Termln» «tella Gíustítia
Ceoirecrica»& Atitroeiica ; Dist.-iburiua & Ccmmu-
tatiua : dell'viu te delT alita paiiiumctte <iareiuú
gli Aferisini.
t Êâhi
«W uy .Cri*!
CviPlTOi.0 S S S T o,
Dt/ia ÇiuHitia Diíiribtíiìun .
4* (944* í ci.iscun Chtadico è patte dtl'a Rfpu-
Sj r S Mica ; dcu'efleie partecipe de' Ileni & de'
4> « S M.ili dtEa Republici : così ikhiede la
■4»-Ê*î'0' Società, & hÇiuAHia.
Ma qui duc cosepuoi tu cercate : l'vna, se çiaf
cun debba participante +Aritmtticamentt , pet pauí
vguali : ò Çttmttrittmtnu ; à propottion átlla íjua-
lità délie Persone. L'altra , quai su la Qu.iliiàcLe
rende le Petsone pin ò ttien meritcuoli.
I'veb e l'altro dubio dipende dalla ferma defla
Rcpulilica líiittibuti-ite ; & dalla rutura dt'sjeni di-
fitibuiti . Pcrochc i Boni seguono il merito ; & il
merito segue la forma délia Rcpublica .
Quattto sono, secondo il nostro Filorofb , le For-
rac íimplisí ieíif Republiche . la Jl>**rthU , Go
uccao
]H- < OtLlA FILOSOFlA MORAL! :
uerno. di vn Po.ente : 1'\AriS1tcraiU , Gouerno de'
Vittuosi .• l'Otìgarchíi. , Gouerno da' Nobili t & la
Dimocratíi , 6oucrno del Popolo . Ma di queste
simplici Porrae varie mescolanze sifanno, tome de*
quattto simplici Çoloii se ne compongono irjfiniti .
La MtHurebín è il Gouerno pfù nobilçf pcr chî
joucrna ; ma più graue per íni è Gouerâato , di-
pendendo tutti dal eenno di vn solo . ;
V\Ariïìttcratí<x è Gouerno di poctii > ma Virtuosi
e Sapicnti : corne fù- quello de' filosofi , t Druidi,
e Sacerdorî di Egítto. *V j
Voiigatíhíar'àû noltro Filosofb î chianiata Go
uerno dc'Rícchl, pcrçh'egìi defmisce la'Nobiltà,
^Antìquità di Sangut con Ttjcchitfe . Ricchezza sen-
23 Nobiiia, è inuidijsi ; & Nobilcj ferm Riceheiza ,
è ridicola . E cal Gouerno fil quello áei Senato Ro-
inano dopo glî Rè , & prisia del Tribunato . Siche
il Numéro de'Signori, era ma'ggîofe dell'Atistocrar
•fey, & mínóre del'Populare . * ■
Finalmente h Dtmacraiía è il Gouerno píù igno».
bile , raa píù libero : eslèndo tutti popuUri , ma tutti
íourani : perche tanto vttle il voto del Tessitore quan-
10 quel del Dottore : corne in IflMtta .
Dunquê;nella totmoermia, più degfio & pîíi me-
riteuole de* Béni è coltii , cbe più- sostScne la pu.
blica libertà . Nella Oligarthít chi è più Nobile :
TltW'xArtliocratí* , thi è più Virtuoso': & neíla Mf
mtrthía , chi hà maggior gradôafresso ilMon.nca.
Ma perche ogni orpò hâle sue M embra, vn più
nobil dell'altro , benche délia mcdcsima creta (otr
nïafí : cori ogni Republiea , quantunque Populaire ,
è* cpmpaginata di più Oidini vn più degno deU'al
tro , fecondo gli OtHci; e Ministeri Superiori, Mei-
lani , & infimi : ' ■ •
In, ogni Republiea ben formata sempre furono
Sacitdíli i MagiSrati, Militi ,iArtifi) : raa fecon
do là soi ma délia Republiea l'rn Grado erapiùstì-
rtáto delFaltro : in Tebe i Stutrdtti , in Atene i
f•rr'. in Isparta i fcìdatì , in Roma i Nêbiiì: te
>n alcuna Republiea il Macellaio . Et oltrecid vna
Peisona più benemeiiu del publico , farà sempre
dal
LIBRO SE5T ODECÏMO. f»
dé publico pin honorat.i . Siche in ogrri Republica
quamunque AtítT»ctica , si trouera seir.pte la Geo-
mettica propcrtione délie persone .
L'Altra dirFeienza ècirca i Tîe»i che il Publico af
Priuati suol compartire .
Perodicalcuriison Pattuiir ptr tittìienn~eji , to
me gli Stipendi ciuili e Militari , &le Mirctdi drgtl
Operieri . Altri 7^'mufitraiÌHÌ hohoreuoti y come i
Tritnfi y le Ccrtne , le Statut , i Triui/fgi per gene-
rosi fatti in scruigio del PhMìco . Altri Ontresi iiA
fitmt , & Hcmreuclì r corne le Digniti $ i-Fafii Ccn-
fihri, 8i le Prtfttturt lAtmigtre & Ttgati. Altri
MtrAtntntt (j ratuiti per obligarsi l*afrètto de" CitUP»
dini & de' Soldat! : come i Ccngiatif e X>t»ati*ir
in Sommt pecuniati t ònMisur* dr frumenti f o. nellai
PartìgUiìt de Cumpi, e délie S/nglit.
Tutti quefti sono Oggetti dtlla Giustitia , rsa nom
tutti delfa Distributiua . 'u - '- . • '» 4
I Pegamtnti t gli Stipmd! r benche ì Perso»!
disuguali ; poiche sonpattuiti, non fi distribuiscano»
per Giustitia Geometrica, ma <-4ritmttiea ; peiocbe
non si considéra la Qualità di cbi riceue , ma la
Quantità strettameme douuta . Ne si considctà i>
Commune come vn Superior verso il.Suddito; rtia
come vn Priuato verso vn'altro Priuato : perche it
Contratto recipcoco legn vgualmemé li Contrahemi .
Ne* Trtwij hcnertutli . non istrcttameme douutâ
per patro , ma per conuenienza te publico esetnpio ,
dtflî nella distributione serbar la Giustitia (jtimnrica
alla proportione deile Persone ; aceioche non si di-
tizzi vna Statua di Pietr* al Cran Pompco , & vna
d'Oro à Demetrio suo Liberto J Tanto più , che i
Signi di Henori per lo più coltano Ipoco all'Hono-
tante -, & mslco allUonorato . 1 • •— ■
Grandi gratiedeuè Roma ad AtliKo Edile , ilqiial
fà il primo ì premiare il Senato conl'Aria . Pero-
che hauendo i Senatori e i Nobili per cinquecento
Anni srduto con h Plèbe confuràmence nel Tia-
iro ; diè loco vnluoge più nobile . Con laquai Giu»
stitia Dífttihutiua , meritò l'ainorc di tutti» Nobili >
te l'odio di tutto il Popolo .
)}4 MUA r!I.OSOF=A MORALI
Mi gratie nuggiori deono tuttr |« ïlrpiiblích*
aU'Atenícír , b:;i ! fù l.i prnticra iui.c iucibma»
l>il pffuo aile rogiie úeg'i Arboti, iiicorona.iik>ne
tpn m ratnictllo «tì Oliuo i V'ncitor» .
Lc foglie di quclla Pianta nui irono IV.Iot ini.'i-
•are, p ù chc il suofuco lc L-mp. «!i . Non si siipcua
le più honorasse il VÍBcjtoc la Corona , òi.i Coron»
il Vincnore . Dopo quel Gioinj, gìi Oliui fi-iono
fiù ca: i , & il S^ngue più vile i versaodosi ncl Cnnv
fo per rjppc.it.re vna fraíca .
Ci ci le Di^niti si esercitano due Giustitie : la
tthtiibutiua ncl proportion» le Caiiche aile Pcrti-
ac : 6c la Coimr.at.uiua ncl pagar li conuenuti St*
pendi .
Lc Di vit* sono pesi honotcuoli , Sc hemori one-
rosi . Et perciò giustanieme si chiamano Carkhe ,
pcrci.c son silicose ad isctcitve , & dispeuúiose à
fbstenere ; se allcggieiitc non sono con g!i Ytili , Sc
cou gli honori .
Ncccslàrie sono adunque le due Gmllitie , per di-
fitibuir le Dignitadi à Persone .lcqua'i, ò perinca.
p.v.itj non comptÍBOi ò per pouctti non vendauo,
h Giustitia .
t^uesto si puòmeg'io nella iíiMfii" che nclïe
altte. Republiche . Petche ntll* Ai istccr..tí.» rIì più
Vittuosi non sono i più attiuí. Nella Oligarcbía, i
fiù Nobili non sono i più Vii tuosi . Li nella Deino-
ciaiía, le nobili Degriita si cìistribuiscoiio. à più voti i
iquali sacilmtnte si vendono da cbi è pouero i âe
chj ccœpia la Giuititia , )a vernie .
Mi nella Monarcbíi pttò il Principe Giusto dalla
àsdtncience roiniera di .tutti gliOfdiui, trasceguere
Soggctti proponionati à tutte le Degnità & Officij
sofclinii , meizani, íc infinii , Virlit, Vmlitt , KM-
M , V"*'îî? . * :**4* . . h ■>.;:■ ... .
Bcn'è vero , che .petche nelîe Monarchie moloo
poflòno 4e paflionj, & li fauori > gemini pesti dclk
Ilcttitmi ; ne tr. ggpno i Politici qui Oo Atoiiímo,
die m- Ile a lire Rcpuolichc più soutint si veggioiio Pcr-
sonaggj di eccedente y.Uore .
finalmentc nc'publicj' D«a*tm > ít £ dispensaoa
à pto«
I.IB5.0 SESTOnîCIUO.' JJf
i prcportioa de' unerici & dell'Erario, entrano due
grandislìine v'mù , ^í?gtifictn^* ntl donare. te Gui-
stiiU r.t1 distribulrc ; & obligano íl publica a!h prtr
■ >ci , Sc li priu iti al pablico .
Mj sc i Dofflttiui si gettano indiscretamente pet
capi , fie Icnzi nécessita ; irupouírillono i! public»
& nou obi g ino niun priuaco : Anr.i íànno ri iiccl»
il Donatore , corne gli eccfflìui C oiigî.irij di Au/iiiío,
di cuî preuerbiando si oiceiu , NAii fili fiiqwt
prêter Calum & Car.um. fglt non llà lalciaco tiu'U
per se, fuorch: il Cie'o 6c il Tango.
Insomma rjucl Principe taià fîoiire la fui R.ept>
blica , ilcjiul darà le Giudicaturc a' piiì Dotti , it
Arme a' più Forti , U B. xù a' più Fc Icli , la Censura
a* più Giuiìi , i Gou-.'tni a' più Pmdcnti , le Fatiche
a' più Robasti .
CIò che si è detto dclla Distributione de' Bni
ctmmmi si deuc intenderc délia Difhil uiion
de* Mali communi : cjmi sono í Trijuti , le Cepiiti-
tiofii > le lAlloggUtt , e Seruigi militari; fie le /"*«-
blich'Vie. Perche, corne anuisa il noltro Filolòfò,
la Giultitia s'impara d.i' suoi Contran': &èpr<>prij
délia Società non Lconina , participár del Dttuto ,
corne dcl Lucro .
Le fréquent! rubellioni dcgli Hebrci al Popolo
Roniano, nasceuano ( dice Appiano) dalla giulta «J'Je-
rela.cli'cssi fuilero più gratuti di lutclH diSoría, e
Cappadócia , & altri Popoli Tribiuari . '
Non si dolcano delp.-tò , ma delta disuguagliniiî
del peso. Non è grauc qudla filma , che^i tmti
vgualmente si porta . La Vgualità è Madre dcil'A-
more & délia Pace : la Ineni ■lit à , dcli'OJio tí dél
ie Rifle .
Percíò la CApit/t'ìint è il peso' più srattuoíb ma
più inicjuo , perche diuidendoli sytriimtiimtntntt i
portion! vginii , fie non Gctmtiricamtnte à propor-
tione ; l'jlrcHò tribu:o al ricco è insensibilc, alpo-
uero è insonÇibíle .
Era vietato Parai con vn Eù îc vno Afccllo ; per
che il giogo die pende scprailpiùpiccolo ■ c rr.oî-
to più gr.'.ue .
Quefta
ì-,6 DELLA HLOSOFIA «ORALE
Questa fû l'iniquità di Au^usto , ilqu.il nel lits»
Libro serine i Nomi di tutti, ma non 1? Ricchezze
di tutti. Ripararono i Succcslori ì quetto d isordine.
scriuendo le Ricchezze di tutti , per collettarle 2
proportion Geommica Quel I.ib'O ft la vera Li-
bra ; che bilanciò í pesi, &; lefbrze di ciascun>.
H Ota conuiensi auuertire , chc considerandosi qui
la Giusticij , no» Política , ma Morale , inquan-
10 s.i giulto ogni Huom priuato : ciò ehe si è detto
délia Diltrihudua del Principe & del Commune,
dessi particolarmente applicare à Miniítri i iquali di-
stríbuiscono i Béni e' Mali di commeflà del Principe
& del Commune .
Troppo souente auiíne , che l'Ordine è Diuino,
& la Eseçt.tione Diibolica. La mente del Principe
sità giusta e pia ; ma quella díll'Esecutore , torta &
pieg.in al proprio commodo : per le Simplcgadi , si
nauíga al Vello d'oro ■
I Publiráni , pegjiori de* Ladroni , Esittoii de' pa-
biici Tiibuti ; con ingorde vsiire, & crudeliviolenze
opprimendo i Popcli , iiiíàmau.ìiio il Gouerno del
pietoso Augusto . Et perçiò , con santissuno Editto ,
die i Tribun dirittamentt si ponaílero nell'Erario ,
quella infâme progeníc tu cacciata dalla Romana Rc-
publica .
Vn'altra iniquità studio llFauorito di AlcMandro
Seuero : già da noi pin sopra accennata . Costui ,
qumdo l'apea che il Padrone volea d'stribuire Ic Di-
gnitì ; preueniua coloro ch'erano destinât! i p.utcg-
giamlo di voler loro procurar quegli honori , se gli
donauano la buoaa ltrena . Aleltmdro, chequando
vedea qualciie ingiustitia ne' suoi Minittri, vomiuua
la bile ; il fè morir corne mericaua vn venditor del
fumo .
Non deue il Principe tar paísire glí suoi Donatiiá
per nitre mani clie p;r le sue. Galba diede ad Ot-
tone duemiJa cinquecento Scuti da distribuíre a' po-
ueti Soldat! . Ottone con eslïcorruppe le Cuardie ,
Sc vecise Gilba .
II Principe deu'esler geloso délie sue Gratíe : per
che il Popolo bacia la mano clie dona , e non quell»
che
LIBRO SESTODECIM0.
che fà dorure, H Mite beue il Fíuinc , 5: non co-
nosce U Fonte •
«» «»
C JIT IT 0 L 0 S ETTt MO
Dell* GìttHiùt Cummutiti»* .
RIMA che -l'Oro íprlgbnato mandasse in
3C p SÈ bando l'Aurco Secolj : ogni contratto ii
3> * * fiçe» per via di Permuta ; daado ctascu-
•í» k&ì no di ciò che glî abbondaua , per rie e-
uer di quello che gli mancaua •
Il Fígolo petmutaua col Sarto tante liouiglie dí
tet ra , che agguagliaslèro il valor délia verte : & íl
Sarto permutait! con l'Architetto tante yeíti , che
il valor délia Casa restaíîè vguale . O.ide da'prezji
tu puoi couoscete quai folle la pompa di quel buon
Secolo : & quai tesori poteíle rAuaríua nascondere
ndli scrigni .
Perciò i Contratti si chiamauano Ccmmmatitni .
& la Ciustitia , Ccmmulatiua .
Ma perch'egli cra vn troppo grande Jmpaccio l'in-
gombrar le Casuccie di tanti arrtel» ; çosi ditficili à
transserire, come àguardare : trouò l'Auaritia nuo
uo ripiego di darprezzo all'Oro ; trà tutti liCorpi
naturali il più nascosto , & perciò più cercato : tanta
più caro, quante più raro .
L'Oro adunque, accendendo negli occhi vn mara-
uiglioiòamore délia (iia luce » diueiine ûi'.iito la nu,
sura de" prezzi & degli Jesidéri . perche chi haueua
Oro, haueu.1 ogni cosa > & ogni cosa n .icoadeu.t
dciuro vna Calla.
Allora cominci.irono i Principi à sotterrar viui gli
Schiaui , pet dtllòtíerare queíto non men pernicio-
so che pretioso Métallo : ne oosì tofto compatue
l'Oro , che il Fcrro vící fuori per tormentarlo ,
Allora lit rlagellato nelle Officine , quando i Prin
cipi glidiedero la loto Effigie pet fatlo doppiatnerj-
te adorabile . Onde non è maiauiglia , se l'Oro tot-
racntaro digM Huornitii, c il totmento degli Huct
rniuii
|}l DEIXÀ FIT.OSOFTA MORALE
mini : 6e vendics con le rillc lc suc prrcoslê l
Ma benche con queita nouclU foggia di contrat-
tare la Commutatione si fia cangiata in Paganiento :
nondimeno tutti li Co:itratti riienuero l'antico no
me di Commutatiui .
Perciò la Giustitia Commutatiua è cjuella che ara-
mcnda & cortegge PinequaHtì de' Conttatti frà Par-
ticolare & Particolare ; togliendo à chi hà più del
doucte, pet darlo à chi ne hà meno.
Laondc, sicoitie la Giustitia Distributiua trajrêt'i-
see alcuna cosa dil Commune al Priuato : cotì la
Com.nut.ulua trasfèrisce alcuna cosa da vn Ptiuito
all'altro Ptiuuo ; pet mantenct l'vguiglità nel Com-
mereio humano .
Queíto Mondo è eome yn Teatro , gli cui sedtfi
ion communi à tutti mentre swn vuùti : ma chi
prima vi prenSc il luugo , ò billb ò alto , il ra suo
propiio ; 3c hi ration di difjndeilo ; ina non di oc-
cupare qael che l'ajtro posiude.
LaNamra , M.idre commune , fece il Mondo com
mune : ma colui che pet retaggio , ò pet eontratto ,
ò per nltro legitimo titolo ne poflìede alcuna pjr-
te , ò piccol i ò grande , hi ragione di conseruarla :
& aliora il Mon fo è in pace , cjaando ciascuno pa-
cilìcamente posliede il suo .
Benche le parti frà loro sian disugu.ili ; se ciascu
no è contento délia suapjrte, allora , nella dilhgua-
glíanza steflì , mantienû Pegualili dcl commetcio .
Egli c vero , che moke volte Frà Priuato c Priua
to, per diucrsitàdi opinion!, l'egualiti è controucrsa.
Noí ci crediamo che gli Aniípodi lti.mop.ndciiii
sotto gli noih i piedi : & gli Antlprtdi ctedono che
jioi pendúmo sotto gli piedi loro col CJpoia giù r
perche il Ctelo non hà vn principio ch* dimostrí
cjual sit la parte superiore , ci li inferiore .
Tai sono te Conitouetsic trà P rie & Parte, pre-
cèndeado eijscuna , che l'altra oíFcnda laEguah'tà :
perche non si vede chiaro quai íìa il ífezzo délia
Wisura t il Bílico délia Bilancia ; il Punto fislo deilj
Ragione : onde souente non si può solucre il No-
<«»■. kna la fjud»,
Hoi
tlBROSt-STODECIMO. íi»
Hot questo è il proprio vfficio d".lGiuJic? meri
tamente chiamato Dicafìci, cioè Mediatore : per
che vdite le Ragioni d'ambe Parti > formandosi nel-
Ja mente qual sia il vero Mezzo irà l'vno e l'altro
Estremo i Se ciò che l'vno habbia di più , e l'altro
meno del giusto : riduce l'vno e l'altro à quella
rguditi , ch'egli lià siila nel suo pensiero .
Perciò deue il Giudice vdir l'vna Parte e l'altra,
lenendogli dato h Natura due Orecchie, à questo
fine . Perche, chi giudica vdendo solo vna parte ,
ancorché giudichi :l giusto , è Giudice ingiusto.
Perciò , non d ue piegar l'affètto più all'vn chi
all'altro: perche, chi pende da vna parte non è più
Mediatore , ma Parte ; Se conseguentemente noa &
più Giudice , ina Piatitorc .
Perciò , non de' mirar la dignità , ne la Nobiltà ,
ne la Virtù de' Clienti , ma sol la cosa ritenuta e
douuta . Perche giudicando Aritmeticamente , te
non Geometricamente , giudica secondo la propor
tion» di vguaglianzl , Se non secondo l'vguaglianz»
di proportione .
Insomma , egli deu'estèr úle , che la Giustitia
Commutatiua prende la Corporea Imagine di lui :
Se con la voce di lui parli a' Mortai», fer constr-
uare il Commercio.
H Ora degli hum.mi Commerci) , alcuni sono Vt-
luntatij Se ci*M a alni Iniututiuti Se Male
fìci . Alcuni di cose Materiali Se Corporei ; Se altri
di cose Immateriali Se incorporee : ma la Regola
della Commutatiti! Giustitia è la medesima .
Voluntnri Si Ciuili, sono Vendile , Compre ,
catoni , Depòsiti , e tutti gli altri Contratti, che ri
chiedono il reciproco & libero consentimento d'am
be le Parti .
Inuolunari & Malèfici , sono Huitimenti . Percojse ,
Calunnie , e tutti gli altri danni , che to^liono altrui
doiostmente le Sostanze , l'Honore , ò la Salate ,
contra voglia dell'»na Parte • Non si ti ingiuria,
scnon volendo : ne si riceue , senon non volendo .
Chi vuole il suo male, merita peggio ; Se à chi
vuol i'nigiuria , non fi fa ingiuriai se però il ron-
P senso
jao DELLA FsLOSOFIA MORALÉ
íenlò è libero e non fon.no . Ma benche non fi fac-
cia ingiuria à chi la vuole , fi fi nondimeno icgiu-
rij aili Giustitia ,laqual giamai «on vuol l'ingiusto.
Egliè dunque Regoh generale délia Giustitia Com-
mu uiui , che cbiunque coflîe l'altrui ( fia Denaro ,
lu F.:ma, fil vn'Octhio , ò fia ia Vie.) ) ritienc aptes
so di se quel ch'egli hi tolto : & bà fátto guada-
gno dell'altrui perdita . Ne mai la Giuiticia è appa-
gata , finclie chi ha il guad.igno , non rende il tolto,
ò l'cquiualcnte , à chi sente il danno . Et questa è
la Commutatione che serba l'vguaglianza neU'iiu-
mano Commercio , Ciuile, ò Crimiiulc.
Et con quelto Principio tu conosccrai facilmente
che cosa fia quella Pfna sì giusta , & si rigorosa ,
laquai chiamano del Tagitant , di cui conuienc pai-
ticolarmence discorrere •
ttp3* íí&î MM
C iA P / T 0 L O O T T ^4 V O
Del'Tagitant , ò Jìa Cantrapajsa ,
•frHH^VEl Rad.imanto , che facendo Ministre
ff\ S di Giustitia le Muse , cantò in dolci versi
. *><_3Í quelle L-ggi , che doueano fat pianger
nu-là : fù R.e tanto Retto , Legislator
tanto inflíflî -ile , & Giudice tanto Idéale nella Lícia ,
che da' Pocti ancora fù eletto per Trióuuiro ,àgiu-
dicar le Anime de' Dannati .
Questi desciiuendo in isorcio la Giustitia Coin-
muutiua, riduslé tutte le legji à questa Legge.
St ciflsatn ptitìra t/uel ch'egli hâ fatta ,
*AU* Santa Çiu/litia hà fiditfeutt .
Questo è quel prememorato lus"e\adamantét tan
to famoso , detto i! Tagitent : ditanta equità, che
quasi Diuino Oracolo fù registrato da' Moral! , pro»
mulgato da' Legislatoti , ptaticato da' Giudici, scritto
fin da' Poeti íbpra il Tribunal d.-li'Inferno à lettere
grandi . QVOD QVISQVE íEOT , PAT1TVR .
' iafiu» pfit.sie cla che feet .
<^u?sta c quella Miíura infleflïbile áclla Nénesi,
con
LIBR.O SE STODECIM». ì#
con cui si misura , non solameme tutto il Ciustu Ci-
uilc 8c Cciminale : m* le Leggi steilè di tutti i Le-
gislatori . Perche ttoppo crudeli son gtudícate , le
paílàno questa mísura : e troppo indulgcnti , se non
la vguigliano.
Trcppo indulgente fù la Legge di Lícurgo , laquai
non mettea pen.; al Ladro, se nrm eta colto insul
fatto . Non castigaua il delitto , ma la negligema
net commetterlo .
Troppo crudele fïi la Legge di Dragone , laquai
< come si è defco ) ogni leggierissinio furto puniua
«on la vita : compensando il miiumo de' guadagni,
col malfiino délie perdite .
Niuna Legge adunque parue giarnai più giusta, ne
più moderata di qucsta , Che ogi'vn parisa de cbt
bà fatie . Chi inuolò pecunia , ,perda pecunia ; chi
scosle vn dente , perdi vn dente • chi cauò vn'oc-
chio, perda vn'occhio, chi toise la vita , petdala
vita • Questa è l'Aritmetica commuiacione .
Pero;he , supponendo moralmente la Legge, come
sicdetto, che ciascuno habbia apreflò dilcciòche
ad altn hï tapito : quai pena può parer tanto vgua-
le , quanto il reltituir per giustitia , ciò che si riticne
contra giustitia?
Niun Rio da qucsta natural sentenia par che si
posta apprllare : perche egli steflò , mentte fura od
vccidc, scriue di propriopuguo la sua cond.inn ggio-
ne : sapcndo che quanto egli fà , tanto à lui sarà
íitto .
Chimique fa vn Delitto > st vu Contratto i obli-
gandosi alla Giustitia tacitamcn te , di pati r quel ma
ie , che ad altri egli fà : ;& perciò di niun'akro si può
dolcre , che di se steflò .
VEro è , che questa Commutatione AritratticíT
seben camini quanto ai danni di cose MaterUíi
Sc Corftrti che Arirmeticainente misurar (i poslbno
Sc numerare : non camina però circa le cose incer-
peret , ouero Dithentste : come le Villaníe , le Jalsi-
tà , gli Aduitéci : non potendosi pesât la Fama ò
l'Inúuiia i ae castigate va delitto con vn'altro de
litto .
P » Et
J4i DELL* FllOSOFIA MORALÇ
Et pure ancora iu qucste cose il retto Giudiíî»
trouò il suo Equiualentc -, fece vîsibile ciò che non
hà eoipo ; & commuté lc colpe dishoneste con pê
ne houelte .
Colui chc oSèndem con villane parole la Faim
altrui ; era vnto di miele ; & espofto nudo aile ves-
pe à Sol roucnte : accioche ton l'aculeo de' vele-
nolî Animait , imitante l'aculeo délie ma lédiche lin
gue i chi akrui trafitle , folle trafitto . Quelto è U
T.iglione .
Al Ttrgivrt troncauano la liage» : al Fals*r!t
troncauano lamano: accioche quella Lingua , laquai
fana c partante hiuea insegnata la ralsità ; mutola e
nioïza predicastè la Verità : & quella mano che viua
te congiunta, hauea contrafatta la verità : spiccata
e morca , additatle la £Y»suá . Questo è il Taglion? •
AW^nlúlitrt cau.uiano gli occhi : ail ^Adúlitr*
lasciauan g > orchi ma troncauano il nafo : accioche
l'Aminte, perd ni gli occhi che allô illicito Amore
sono le guide -, hauestè bisogno degli occhi altrui :
& l'Adultéra ,-xhe allô specchio abelliua il suo vi-
so per alletrar gli Amanti , dallo specchio folle atter
rit! , 6c dagli Amanti aborrita : restando in dubio
quai fbflè à vna Donna maggior tormento .
Così con giusto Taglione , per gli (testi mezzi chi
peccò fù punno : c il dolo dal dalore fù coir.p:nlàto .
Giuílisi'î.iio era dunque in f« stcílò il Taglione di
Radamanto ■ ma in vna cosa p itcua rigorotùTrno ;
inquiuto non laschua luogo ail' Arbituo , ne ail»
Quilità délie Tetsone .
Egli giudicaua apu:.to e Nobili , e Ignobili ; e Rie-
chi , e Pezzenti ; e Doui , e Idioti i e Benemcriti ,e
^.«lenisriti ; corne Corpi ignudi di Anima i nell»
guisa che nell' IntCMO giudicaua le Anime ignude
di Corpo . Guardaua al Fatto , non all'Autore .
Et qucíU era la Maslìma di tutti i Legislatori ;
Ciudici che pro'Vfliuano il Taglione Radamantéo;
non fir diltèrenia da K.eo i Reo. Era la Legge píù
•nflcsllbile del Feiro ; Sc il Giudice più inflessibile
délia Legge, La C tinrn?* d.i qucstoForo erasban-
dita .
Zeleuco
tIBRO SISTOftîCIJÍO. 54,
Zsleuco Legislator de' Locrési ; disccpolò di Ra-
damawo : hauea publicata U preacennata Lrgge ,
ehe aU'Adúltero foslrr cauatí g'i occhi . Auucnne à
lui corne à troppo S.ipicr.ti , che troppo cere.ndo,
rinouano il prcpiio maie : il primo ttansgreflot dél
ia siia Legge, fù l'vnico suo Figiiuolo .
Tutto il Senato supplicò Zaleuco à perdonar al
Figiiuolo i & conscruar quegli occhi, ch'erano lc Sici
le Polari délie íperar.ze de1 Regno .
Ma Zaleuco era più duro& inesorabile che ilTar-
tareo Rad,.manto. Sapendo clie jlnoire di Gíudi-
re è più facto, che quel di Padre i & che le Leggi
son gli occhi délia Giustitia : gíuc'icau.1 più conue-
ntuole dieflequirla Legge , acciecanrfo il sigliuolo:
che viol, ndo la Legge , acciecar la Giustitia .
Ma con più gênerai commotione sipp'iciro Za
leuco di non lafïiare Orbo il Rrgno , per la O/bità
dcl SHccellbre : dnpo mohi rifiisii , alla fine così rit
yose .
Hì U fina/mentt ptnsatt vn rislift fit tompia-
ttre ail' xAmtr dtl ?epolt , & sodijfate al rigor
dtlta Lrtgt . Il F',gliuoIo & il tairt sono vna
Ttrflna mtdrfima : cauifi dunque vn'occhìo fi/o al
mit Figiiuolo , ÈT sattro à me : & coil la Lrggt
non sarà offrsa, t il Tranjgrtjsort non sari citeo ,
Et veramente se si parla d<l Dannoaltrui ; niuna
Clemcnza par che dispensar posta alla Legge , scritta
da Radamanto,ma dertara dalla Natura • Perch'eí-
semlo sondata in vna Re^ola così mitorale , Cbecias-
CHH rend» lii che ad a/tri dolosirrtntl hà toltt :
ben può il Principe Clémente condenar l'ofFes.1 che
tocca à lui , tna non il danno che tocca a! Terao ; se
il Principe lion sodisfà dcl proprio chi è danneg-
giato .
MA il rigor del Tat lione di Radamanto , non
era la Infleflìbiltá' , n< 1 non perdonare à niu-
iio : ma la iniquitâ nel punir tutti vgualrhente per
simil fano-
Peroche , sicome sauiamente disacne il nostro Ft-
Jolbfo , se nell'iftcsse setto , tutti gli Huomini fofle-
P } ">
5^4 BELtA TILOS. MORAIE ' '
»o vgualmeme .iffttti, e tuttelc circoítanze fbfljèro
vguali : eflendo l'Ingiuria vguale , & vguale dnurebbe
ester lapena . Ma perche lo Iteílo furto sirà piíicri-
jninofo in vn che in vn'altro : & la steflà percoflà
pià ingiuriosa Hall'vn che dall'Alrro : egbè iniqno
Taglione , punir le Ingiurie maggiori e minori , ton
pena vguale .
Non è cosa da tutti íl saper mífûrare la quantiià
délia Ingioria ,
L'Oracolo di Delfo hauea commandato a* Greci di
■duplicar l'Altare di Apolline , se voleano iinperrare
«iò che <hiedeuano . Coloro , tenendo tanto tlcura
•l'impetratior! délia gratia, quanto facile la duplica
tion <!»iì!Altare : chiamati subito li Fabri ; allo AIr,>r,
ch'era quadrato , fecero accrescere vn'altto quadrato
«li vgual mirera .
L'Oracolo cauilloso , cìie non voleua rsáudirli;
délia scioerheria loro si fece befFc : ptrche J'accre-
scere vn quadrato ad vn quadrato , non è duplicare
il quadrato forrnalmente , ma. solo matetialmente :
ami è disformarlo s facendone di vn quadrato Equi-
latero , vn bislungo Quadrangolo , Ma laformale du
plication dtrl Quadrato , è vn'alto secreto , di delcri-
uere vn Circolo attorno al Quadrato: íeposcia vn'-
ahro Quadrato attorno al Circolo • Peroche il Qua
drato elteriore , è giustamente il doppio dcll'inte-
xiere ; corne dimostrano li Geómetri .
AU'isteflò mòdo , ogni sciocco saprà giudicare> che
íl Furto di cento Sicli , è jl doppio più del Furto di
cinquanta Sicli : ma questo è vnmisurare UQuan-
*ità materiale del furto , & non la formale : laquai
solamente da' periti Giudici si rnisura» , non Aritme-
ticamente , ma Gecmetricamente ; e&minando U
Peisona, il Fine, il Luogo , ;il Tempo , & tutte le altre
Circoffcinze del Fatto , che rendono maggiore ò roi»
cor la malitia , laqual'è la forma del delitto .
Egli è certo che il rubar cento Sicli al Tempío , è
maggior del itto , che tubar cento Sicli ad vn Priuato»
Anzí, formamiente maggior delitto è, furar diece
^cli alTempio, che cento al Priuato : perche quç-
"«cFurtesimplicc, fc quelloè Síciilegio.
Molco
1IBRO SESTODECIMO. Mr
Molto maggiore ingiuria è (dice il nostro FílosofoJ
vna guanciata al Senatore che al Contadino : perche;
quello è pcrsona publica : & l'ingiuria sitta al Pu-
blico , è molto maggior di quella che si fi ad v» Fri-
uato.
Siche , giusta la Regola di Proportion Geometri-
ea ; quante è maggiore 1a Perfona del Senatore à
quclla del Contadino: tanto è maggior l'ingiuria fat-
ta al Senatore , che al Contadino . Etperciò ,»on è
giusta la Regola di Radamanto, $u*r,io alcun fà ,
tanto patisca. Peroche, se colui chediè vno íchi.vrFo
al Contadino , mérita vno schiastò : ccrtaniente colui
che diè lo schiatfo al Senatore mérita maggior pena .
Ma dirai tu : St ntll.i ^iufUtia Comm.utatiua.S fi
Jt' aieprare la Proportione Difirihutiua & Gitmt-
trica: non surtn dunque dut Specit di Giuíli:ìa,ma
vna fila ì
Riípontlo, che nel sar giultitia vi ion due Attio»
Iii : l'vna è, Misurar la ingiuria ; l'altra %Misur*f
ta fena .
Circala ptima dctie ilGiudice adoperaií la Pro
portion Geonietrica, considerando 1; Circostanze &
le Pcrsone : ma circa la seconda deue açjoperare la
Proportione Ariimetica , senza confiderar le Períò-
ne. Siche la ingiutia m.iggicrehabbia pena maggio-
It : la minore , minore : la vguale , vguale . Queste
son le Bilanci di Astréa.
Et in questa maniera si deue intendere il Taglio-
Jie di Radamanto : g£""t> «/ta» ficc, patisca . Con
siderando il F.itto ■ non materi.ilmente ; ma formal-
mente : non l'Attioiie , ma la Maiitia .
L'istcsiò intender C deue del Tagl'une Ctmmuttti-
m ne' Comratti Ciuili ; /ondato iu lìtiiil Regola:
guasto alcuxo hà di Dannt , tanto rUtua ditmv
lumtnto .
Peroche , sicoroe nella Società , & Commercio Ci-
■uile, la Commutation délie merci , si vguagiia con
Ja eítimatione de' prezii, la cui misera è il Denaro :
così nelle conirouersie ciuili , due son le parti del
Giudice : l'vua eltiraar g)i prezzi : l'altra vguagliare
•jl dcn*lt) aldaono. la ptima richiede Troftrtim
j4< DJ-lIA nLOSOFlA MORAlE
Cicmtirlta : l'altra , la Vgutiflian\n lArimttit* î ac-
ciochc ciaûuna délie parti habbia il í'uo douerc .
ttM "K^î tí?^
CiAPITOLO HpNO.
Dil 1m Ciuilt & Saturait .
A Gtusticîa , tra g!i altri simolaerí inge-
|R t SJ nioft , ci fù dipinta inguisa di vn Nuroe
d|tre Faccie , & di tte Ncmi ; ilqualc ad
•ft-t^î^ vu tempo habitando inCielo, in Terra,
& nell" Infeino i in Cielo si chiaroaua Temidc i m
Terra , Legge ; nell'Inferno , Dite .
Voile ro quegli eruditi Ingcgni figursrci rreDiffè-
renie dcl Cilllto , Scurana, Mt\\ana , & Irfima : il
lui Diuiao, vcnuto dal C'tlo : il lui C iulir, ptcprîo
degli Huomini : ìc il ìm Naturalt , commune con
gli Animali .
^Adtrarc un Dit Trint dr Vm , è del lus Diuino :
perche da ^uclh : íente ci fù infegnato , che vcde le
cose inuisibili . E'.ftnâtrt U ptopria Vit» , è del Iiis
Naturale : perche á qualunque Animale dalla Natu-
ra è infegnato . Manttntr ftit ni Contrtui, è del
lus Ciuile , ò fia , délie Genti : perche dalla Ciuil
Sodctà gli Huomini l'hanno apprefo , col lume dél
ia Rigionc .
M.i trataseiato il lus Diuino à più alta Scola :
due grandi equiuocationi nafeono fra' Sapienti ck-
ca il lus Naturale, & il lus Ciuile.
Peroche , siconie l'Huomo è partecipe délia Na-
tuta Sensitiua , commune agli Animali i & dclla Na-
tuva Ragioneuole, propria dell'Muomo: così alcuni
chiamano folamente lus Naturale, il commune aglí
Animali : & altri chiamano ancora lus naturale il
Ragioneuole : corne , Strbtr U Ftdt ru' Centrait! .
Simílmente, per lus Ciuile , alcuni intendono fo
lamente la Legge Scritta : & altri vi cosnprendono
aucora la legge Naturale Ragioreuole .
, ^a «1 nostro filosofo , silolotando da più alto prim
"P'o ; gcucrolmcnte diiudc il lut Ciuile adéquat».
menec
LIBRO SESTODICIMO. 547
mimé indue Specie ; cioè.nclla Ltfft Scritt*,tc
nella Nttmit ; non distinguendo nejf Huo-
mo la Naturale Ragioncuole , dalla Naturale com
mune agli Animali , inquanto ltruono alla ciui'e
Società .
Peroche, licorne sià gli Animal! , la Lcgçe Natu
rale è più pctfctta in vn , che in vn'alrro : la Socie
tà Congiugale nelle Tortore , chsne'Paslcr! : la Edu
cation délia Proie, nelle Rondini , che oeUe Acjuile :
U Prouidenza econcmica , nelle Formiche , che nel
le Moùhe: ilgouetno Politico, nelle Api che nelle
Formiche : cesi tutte queste Leggi n.itut.ilî iòno più
perfette negli Huomini che 1 egli Animal! , perche
son regolate dalla Ragione & dalla Lcpgc .
Sicome circa le Scnnze , la Natura infcgna certî
Principij gênerai! , da quah' l'humano ingegno filo-
fofarido racenglie le Míflùn e dottrinali : cosi tirca
Je cofe agibili, i! Jumc naturale fà conoscerc alcuní
Principij comn.uni agli Animali , & altri communi
à tutti gli Huomini.- che cen l'inespericnza&con la
pruucni.i si tiducono à miglior forma perla Società
& il Commcrcio : & questo è il lus Cíuilc cenerale .
DVnque, il lus Ciuile gcnerale, seconde il no-
stro Filcsofo , è vn Co.npoíto di Legge Scruta
e di L:gge Naturale ; ordinato alla conleruatione
délia Socieià Ciujle . Ma ciii legge attento le sue
Domine, vcdià ch'egli diltingue vn lus Ciuile più
rillretto & più preprio : cioè, SLutlU cbt l<±* vn
fopoh îcn Aj Lepgt ftrhta .
Sithe , la Società Ciuile , latgtmmti , signifies an-
cora la Cónuersation Ciuile , l'Arr.ibilità, la sacetu-
éine . Ma la Socierà Ciuile, ílritiixrrintt , signifies
vn numero di Petsor.e libère, inqain-.oi'vna non ç
lòttopolta all'altra i ma. tutte sctropoíte alla medç-
fima Legge Sçtitta i il cui fine è , che Tutti partecjpi-
no de' Beni, c de' Malidel publico : & con le ceci»
proche commutation! mantengaro tri lero il com-
mercio per le cosc necefl'arie al'i'Humaua vita . Ma
quelra l egge serina è sonckta ntila Naturale.
. la Natura che in ogni cola a ma l'armonía ; hà
4mo a|li Hucreini , corne le veci e i sembiami ,
f j eosì
J48 DELLA flLOSOFIA MORALE
eOsì le inclination! c le tempre-diffèrenti ; accioche
abbisognando l'vn dell'altto , sono sociali , & forrai-
no con la concordía vn Coro armonioso .
Vn'Huom íblo non û Società ; perche vna corda
sola non ft armonía • Egli ( corne già diífi ) sarà , ò
vna Bestia selaaggia, che octia tutti : ò vnDio celc-
stc , ch'vuopo non hà di niuno .
Più Huomini di Leggi scritte diffèrent! , non ftnno
Società Ciuile ; perche non senno vu Commune : &
più Huomini délia stessa Legge > ma dell'i ílcss'Arte ,
non fanno Società Ciuile ; perche non commerciano
ftà loro con le Commutationi . Onde si siiol dire
che il fígolo al Fígolo ; & il Medico al Medico non
porra amore .
Nella Republica Mondiale vn' Elemento è simfle
all'a'tro in vna Qualità : ma difîîmile in vn' altra :
sccioche l'vno habbia bisogno dell'altronell'operare.
Se tutti foflèro in tutto simili ; l'amor sarebbc infe-
tondo, mancando le produrtioni : Sc l'Vniucrso non
íàtebbe Vniuerso mancando la Varictà délie cose .
Ma corne neU'Vnmerso tutti gli elemcmi benche
diuersi , son gouernati da vna sola Mente Sourana ;
così in vna Republica, tutti li PatticoUri, benche
libcri son fottoposti ad vna Lcgge , & à quello che
fapprelerita la Lcgge: cioè al Priacipe, ch'è Ja Leg-
ge viua i &il lus Ciuile animato e parlante.
Sia pur quclto Principato , ò Monarcále, ò Ari-
ftocrático , od Otigárchico , ò Democrático :Vgli è
certo , che doue non è Principe , non è Legge Scrit-
ta : & doue non è Legge Scritta non i ptopriamente
vn Corpo Ciuile . '
Di qui puoi tu comprendere quai fia il Im del
Legitinio Principato : quai sia il siio Pint : 8c fi"
doue fiejlenda i] suopotete.
Tamo si estende l'Autorità del Soutano, cnunto
fi estende l'Auroritj délia Legge Sctitta: cioè.C»»-
feruar la Libéria & l'Eguslitì del Commercio dt
T*pol:\ nella participation dé1 Béni, e de'tMalti&*
mita Commutation de' Contrdtti . Qticsto è TOffi»
«o dcHa Legge; & qucstoè I'OfEcio del Prëicipe .
Con moisi gloriosi Soprinorai Md*Jâ«kí
^ ï * ne
1IBR.O SESTODECIMO . 34»,
ne volcua iiinaizareil Nome di Péricde fuo Princi
pe , fopra gli altri. Ma Péricle rrfiut mdali tutti , di-
chiarò di voler'esière denominato Péricle it Gtnfto '
8c fù acclamato da' Popolí con tanto applaufo quel
nuouo Titolo, che nelle Historie anche hoggi risuona.
D eue il Principe astumere tutre le Virtù : nia non
può senz.v nota di ambitione astumere il Titolo di
verun'altra Virtù , beiiclle minore : corne se si faceP
se chiamare , 11 S**ù , II Fcrti , Il CttHt , U Magna
nime , Il Tio .
11 Titolo di ffiuiït, èilmaggíore deg'i alrri Tî-
toli , perche la Giustitia è U mjggiore délie Virtù
Morali : ma benche fia il Titolo più glorioso , egli
è nondimeno il manco ambitioso ; perch'cgli è il
Titolo proprio délia Legge i 6: del Principe , chc rap-
prefcnta la Legge .
Et sicome la Legge ingiusta , benche ptesidiata
d'.ir ni , non è Legge : così il Principe ingiusto , ben
che adorno di tutte Paître Virtù , non è Principe ,
ma Tiranno . Talche , se il Principe si può senz'am-
bitione notninar Principe : ancora si può lènz'ambr-
tione nommar Ginfie .
: Et oltre ciò , i Titoli di tutte l'altrc Virtù cílèr
polînno inuidiosi agli S aitri Principì ,• potendo vn
Principe ester più Virimso dell'altro i più Sau!» , più
Torte , più Tempirato . Ma il Titolo ai Giufíí , non
/bggiace aiVlnuidia, petche non ammette maggio-
rani.i : non potendo vn Principe ester più giusto âtU'-
altro ; perche il Giusto consiste ( corne si è 'detto ) in
vn punto indiuisibile. , ' . ',
Ma vu' .titra più importante confeqU"nia di qui
ne ritrahe il nostxo r.losofo ; & è , che sicome la Leg
ge non serue à fe stesta , ma à coior che sono sotte
diki:così il Principe non dee mirate l'ytil pro-
prio, ma l'ytiie d.' h;o\ Soggctti . .'.
- La Giustitia , ir.quanto tíultitia, è Virtù relatiua,
•orne si è detto : perche , non considci ando princi-
paliiiente la borna del Soggetto ; ma l'operatione
xetso gli altti ; dona à cuseuno il fuo doaere . Così
il Principe Giusto , non viue à se , ma al s«o Popo-
lai pticfae R.egna pet il Popolo.sanipeï íeiteiïb.
• / P 6 tt
ÎJO DELLA HLOSOFIA MORALE
Et perche la maggior délie Opcre huirune è it
Regnare i & l'opre maggiori mertano maggior pre
mio : deue il Principe ( soggiugne il nolíro Filoíb-
fo) ester contento di riceucre in ptemio ÇUrU &
Htmrt .
Gloria & Honore , secondo gli ar.tichi ínterpreti ,
dice il noltro Filosoro . Ma i più moderni , a" quali
l'Aura délia Gloria 5c dell'Honore , parcua vn Pre-
mio da paicere Camaleomi , e non Principi : iuucce
di Gloria & Honore , han voluto leggere i Gloria , &
Tributi ragioneuoli , che degn.imente lì chúmano
Honorari douuci al Principe .
Ma scben questi siano ragioneuolmente dcuuti >
nondimeno il nostro Filosoro parla di quel Premio
che il Principe gode tutto per ft : 8c non di quello
ch'egli rìronde ne'Popoli, per disenderli , quai so
no i Tribut! . -
Dipoi , egli parla dcl Premio vguale ail' Opeia ;
JaqualVíìei do Diuina , vguagliar non si può > senon
«on quello che à Dio si dona .
Finalmcnte , egli parLa digenti libère ; & non sog-
giogate : de distingue vn Péricle , ilqual mira il Ben
PuWico : davn Dionigi, tiquai mira il Ben Proprio .
Et perciò soggiugne ; Et ibi di Gloria & di Htuut
ain ì «tlíW ,acaì Princift : m Tirtnat .
<** m <*î-
CiAPlTOLO DFCIMO
Dtl ìiu CÌU'lt lmfrcprio ,(y Ecoaomioo.
Et Primitramtau dtl lui fultra» .
4*9 ♦ ALLA Definitione del lus Ciuile , potrai
X -r\ * per te steslb facilmente compreudere quai
S " * sia quel Im, che (i ritratto al Ciuile , ma
^•t<SH^» veramentenonc . Giàsi è dettoche il/m
f halo , ì mtttlU citvaisctva Corso Socialt folio va»
medrfima Ltogi : 8c doue nonè /.yí* ■ nc totitti ,
ne V^uagliaa\a , non può efiir vero 8c proprio
lus ciuile . '
r>m»que il Im Puttri», sou è propiiainenrc lus
Ciuile.
LIBR.O StSTODECtSÍ 07 fft
Ciuile. Peroche tnanc.indo uel Fijliuolo 1.1 Liberti
& l.i Lgualita col Padre , manca la Società ï pren-
dciido gli alnncnti dal Padre ; manca la reciproca
commutationc : & esl'cndo cg!i coû propria ciel Pa-
drc ; non può verso le cose proprie eil<*r Legge Scrit-
tai perche r.on vi è Ingiuítitia Ciuile, ma sol Na-
turale .
Quiiidi è ; che i legislatori non impostro al Pa
dre niuna Legge ; supponendo che naturalmente niur»
voglia nuocere à (e medesimo : & chi m.oce alla
Proie , nuocc à se Iteslò .
Ogni Artifice naturalmente ama le opre suc : &
benche siario imperfette i à lui paiono belle ; pprs-
che in <flè ama se medesimo . Siclie per Legge Ci
uile balta la Naturale ; perche in luogo del Timo
ré , è il Patrio A more .
Mositi furono Bel Mondo, vu Manlio , vecisordi
Manlio suo Figlfuolo : & vn Toloméo , vcciíbr di
Toi oméo suo Padre : à cui h Fama appesc l'Infame
sopr.-.nome di Parricída.
£gli è íncerto quai più ofFendcslè la Natura 'i ò
chi tollé la vita à chi l'hauea data; ò chi la ritolse
n chi l'/iauea h.iuuta. Ma possiam dire , che il Paí-
ricíila soslè più ingr.no i & J Figlicída più dispie-
ratoLa. Natura diuidendo gli efficij : infuse ne* Figliuol»
h Oblìgatione -, & ne" Padri l'Amore , ilqual'è vn
iucco di contraria Natura al siioco ElcmemaIC;
che queíto ascende , & quello discende . Sich'cgbe
niaggior Mofîro vn Padre cdi itor del Figliuolo, che
Vn Comuttociù
Figliuolo ediator del Padre
h Lrgr.e Scritta. da' Gentil! impose
arrocislîmi supplicij al Pjrricída, 6c niuno al Figba-
da : permetteudo al Padre di eiporre i Fígli aile. Fie
ls , ò rrucidarli : con quella irragiontuoïe ragiciie »
Che dtlh crst priyrit cUscunt i tibert disptnittrt :
quasi í Figliuoli náscono solo al Padre , & non alto
Patría, nc alHYm'uerso .
Ma gli Egittij Lf gVatoii men Barbarí ; ali'vceîsoi
del Figliuolo iiigiunléro quelto caltigo , che pe* u*
giotui ( ben custodito da' Satélljti , sedeslê dauanti
K* DEU-A FIIOSOHA MORAtE
aD'mscpolto cadiucrc , occ'i oehe mi rato da tutto «1
Popolo, mirai! e ciò che h.iuc.i s.uto .
Quai supp'icio pià mite ne più crudcle î qual'ía»
punita più punit i nej>iù indulgente ! era il Foro vn
T-eatro di Cittadiai inhorriditi ; Accufatore il Mor-
ig ; Testimoni gli Occhi ; G indice U Conscienza i
gemini Camrsici l'Amore & il Dolere .
Quiui íàtto spettacolo e spettazore ; rnentre si con-
lìimaua quel Corpo fracido e putente ; consùmaua
ii I'adre di dahlia • Que' vetmini fchifosi , tndeano
le carni almorco, el'animaalviuo. Quel freddo
iàngueehe alla presenza deH'vccifcrc riholle ne'ca-
daueri , vsciua dalle fe/ite ; & con tacite voci rim-
ptouetaua al Padre la sua fiereiza . Et questo era il
Taglione , non di Radamanto , ma di Mczentio, chc
insegnò a' niotti à tormentare i viuer.u .

C IT 9 LO VT^DECIMO.
»• . i>cl Im Htrílt , litrfi i Scrut .
OTREBBESt primieramente>ccrcare , se la
* p «g Sema» sia délia Ragion Naturale : pa-
2> *■ 3! tendo pure che la Natara di tutti Madre,
■jfrfíW-ç?- tutti Libeti habbia voluti.
Egli è d'auuertire , che la Natura Particolare mi
sa fcmpre la Perfettion délie eose Patticolari . Uì
ferche , pet difetto délia Mater ia , non tune le co-
fe poflemo tiuscir Perfette ; non è pertantolmpet-
fettion veruna , che alla Natura vniuetsale pctfep
lamente non serua per çjualche publico beneficio .
Non tutti gli Frutti di vn'Atbore prouengono con-
ditionati e sani pet le seconde mense dcgli Huomi-
nì ma niun ftutto« cosi acerbo e fracido, cU non
fcrua di paíto agii Animali , ò di Fine al Sucb .
Miuna cola al Mondo è soperchia .
Tali apunto son gl'ingegni degli Huominï . Altri
■ascono cosi accorti f petretti , che paiono formati
pet commandais : & alcri coù ltolidi c sceruellati ,
«« yaiono dtstinati à scrujre : perche , çhi non hà
scano' '
IIB RO SESTOD E CIMO: W
íènno ptoprio , dee régieisi col senno altrui .
Hor quesli è l.i Struil» Satumîe : vtilc â chí
fente Sc à chi commanda : perche niuao è così di-
sutilaccio , chc non fia buono à sugger'acqua ,' ò pot- '
tar faíci , ò guatdare arment! : opre che ad vn per-
fetto ingegno mal si conuengono : & reciprocameu-
le , chi ad altrui seruc , dell' altrui viue .
Quel clie si dice di vn'Jndiuidito si può dir di vn
T'polt intero . Ncll'America si son trouate Nationi ,
ò cantó crudeli, ò tanto stolide ; che viucndo co
me Fiere , ò come Atmenti niun beneficio maggio-
re poiea loro auuenire, che Peslère soggiogate . Et
ín questa guisa i Romani beneficarono i Sá.-mati ,
gl'lllnici , e i Gelóni ; col fârgli schiaiii , per fargli
Huomini . Ma conuerrà distinguerq ttà Scruo , e
Schiauo , come vditai . ...
T T Ora , ciò che si è detto del lut Pairrne , à pià
II sorte ragidne si deue intendere del Itu Htríle s
cioè , del Padrone verso i Serui .
Degno è di libertà chi mai non la conobbe: de-
gno è di pietà chi la perde per isciagura : deguo è
di seruire chi la vendè per denari . Ma in qualunqu»
modo , la Scruitù rimuoue la Società, & per confie»,
guenza il lm Ciu'li . >••-"«
Anzi,tra'l Figliuolo te ilPadre, senon è Società,
yi è però Amore : ma con la Scruitù tanto è incotn»
patibíle l'Amistà ; che seconde» iipioaerbio aotico\
guanti son Strui , tanti soft Tfjmiti . ■,«»
- Chi lempre desía la Libéria , non può ama re la
Jéruitú : & chi odía la Scruitù, non può amare H
sadrone : &guai a' Padrani,se i Serui sinumeraflèroj
L'Vcello ingabbiato, benche ben pasciuto , «erci
<<igni feflìira de' suoi mneelli per isfuggire i£i il-Ser-
uo desidera píù tosto ester mendíco e hbeto , che
nutriro e nvincepato . Aggiungasi la misera vita dél
ia Scbiauitudine ; p ù v-le & piùfaticosa di quella .
lie' Giumenti : lfcarlá di cjbo e Carca di serti ; fk se- '
tondo il lus xntío , così soggetca alla libéra poteftì
-del Padrone , che Vedendo il Padtone, vedea ilCa*-
nctìce « Et ci niaraiiigliam» poi, che quanti Serui »
íoflero fcum Nwiii í V- » *v "
S-.. :<j ïilippo
ftl DELLA FILCSOFIA MORALE
Filippo Macedoncsc , hauendo cspugnata &: aria
Olimo CittA degli Atcniesi ; vendè ]i Cittadini alla
Caustt. Parrásio famcsiflìmo rittore Ateniese , pcr
dipinger Prométro cruccinto da Gioue (òpra lo scc-
glio, coroprò il piùNobilc, il pin venerando & il
più afflitto Vecchion di Olinto .
Pet rappresentare il sembiante di Promítcp , ba-
ftaua quel volto squ.ilido dalla fama", Cs: d. 1 dolore
di h-ucr perduta la Patria , i Figliuoli , le RicchczzCi
& la Libectà .
Ma Parrásio per esprimere più viuamente g!i tratti
«Jet -,iso addolorato , il liuidor degli occhi , l'enfia-
tnento de! petto , I o sfono de' nmscoli , la fpiccatu-
Ta délie ofsa di Proméieo, fecc stendere igmidoquel
huon Vecchio , & con tanta violenza fè ftraziare da
Torcitori quelle membra semiuiut, che ilmiscto di
ípasima si morì ncl tnrniento.
Trattò pejgio Parrásio il Scruo , che Filippo il Ne-
mïco . Filippo non l'vccise ,per venderlo: Parrásio
il comprò, per vccitíerlo . Anzi peggiofìì tormen-
«ato l'Innoccnte Olintio dal P.-.dione amico, che il
Reo P:on:e'teo da Gioue irato . Gioue íòlamente l'af-
fcsle pcr pur.irio : Parrásio Fv'ccíse per dipingerio
nfflitto .
Ogni cosà al liccntioso Pittcr'è licito di dipingerei
ma niun'álfro Pittore si fece licito di vecidere l'Ori-
ginale , fa dipinger i'Inugioe . Ma la Içggc permet-
«ea m.iggior licenia al Padron , che al Piucre .
Ridamanto nel giusto suo Taglione , hauria con-
«lenpato Parrásio , ad eflère dipinto in forma di Ti-
«io , con l'iltess'arte , con cui haucua csli dipiao
folintio in forma di Proméieo.
NE' nostri Secoli più humani , più giusta & più
sicura è la condition di que' Serui , chepatttg-
giando 11 lor scruigio ad arbittio ; con viccndeuole
Commutatione , danno le lor fatiche , & riceuono il
meritato salarie) : & così fccilmerìte fàcendo diuor-
«io corWa Seruitù , corne spoíàndola , emancipano se
fteflì píû non yolendo seruire. Non mancano mai
J-ldrcui a' Serui, ne Serui a' Padroni .
Wrta guiti si congiiigne la Secittà con l'Ine-
gnalità
HBRO SEîTODICIMO. #r
gua'.îrà-, la Libertà con la Seruitù , & il lus Heríle cot
lus Cíúle . Siche 'la Famigìia è vna pkcola Rtpu-
blica i il Scnio vn piccolo Vaifallo ; Sc il Pudrone vn
piccol Re . '" ' *
Hen qiifsti son Serai , ma non Nemici rlel Padro-
ne > perrhe non forzati : anzi son cari amici, perche
bcm fic.iti î & perciò più fedéli , perche più amici .
Con questi trattá più ciuilniente il Paarone , sa-
pendo per cottdiani casi, cjtunto facitmente può egtl
pailàre nella 1. ro somma. Ogm Seruo èvcnuto da
vn Re , & ogni Re è venuto da vn Seruo . Anzi per
che ogni Sígnore ítì sotto vn maggior Signore ; eosì
tratta con cslì , corne vcircbbe dal maggiore cflcj
tratrato . *

i «n «4 mr
C*AHT'D LO DV O I>EC I lí O.
Dtl Im Mutilait.
' OLTO più diffii.il cose è il dítfinire quai
JS? \jl 2J J0
•g iVl^ '"s ch'egli
debba chiamarsi il Mutilait
non fia , ne ; paren-
del Im Dìuìko",
■frfSH* ne del Ciuilt , ne d,llt $i rai , tìé del
'Q^atura/e . "*.»
Del Dtuim non par che fia > perche ciafcun'Huo-
mo sarebbe obligato à prender Moglie » reo di
tann homicidij , quanti Figliuoli per istracufanz»
di Nozzc , non tributaflè al Mondo , 6cJí Dio.
Anzi ranto è púì gradeuole à Dio lo Stato Virgi
nale che il Maritale ; quanto è più limite alla Diuina
Natura loSpirito, che la Carne. Che s'egliè giudi-
eata vna gran V irtù il non paslàre al'a seconde Nozt
ze , maggior Virtù sari il non p.iflàre aile primer
Molto meno par ch'egli dipende dal lm Ciuile*
•Peroche , se il Maritaggio fù da prima che la Fami-
glia : & la Famiglia che la Cictà , & la Città che il Jus
Ciuile: per conseguenza, il lus Maritale. ; da pri
ma che il lus Ciuile : perche le parti cornponectt
sono ameriori al Composito .
Et olttcciò , se illus Ciuile , come S è detto , non
». è
»t DELIA EILOSOTIA MORALE
i ai Suptriurt (T Infirinri, mi cri gli Egum/ti fgKè
incompatible la vguagliania de* C< ngiugat i i eíTendo
il P.idre di fâmigli» corne il Sol ne! Cielo ; il Prin-
•ipe nel Régna i & il c.ipo nel Corpo hutnano : tt
ferciò la N.ituu all'Huonio diede il Senno , & alla
Donna lo toise .
Einalmente , íe il lus Cíuile è ordi'nato al publico
beneficio, leggi tutte le historie, Σ trouerai ■ chepei
*na Donna çhe habbia fjtto aknn bene alla Repu-
Mica : le mígij.iij , áí grandirsiuii máli furoo «agio-
»e.
AflàJ m.inco pat che concordi il lus Maritale col
im dtJlt Gtntì . Perche quefto principalmente
consiste neíla Vita Secia/e , & nella Prepri* Liierti:
■ma! cosa è più contraria all'vno 3c all'altro bene, cbe
il Maricaggio .
Pcrocbeprimicrameme , eglîe troppo veto , che la
Cnccrd'a ì Madjc dei Matrirnonio ! ma il Matrimo-
nio è Padre deVla Discordia .. Apena Amore accese la
Face Niutiale , che l'odio la /pegne : tra corto in-
rertiaUo succède al routuo consenso , ilmutolo pe«-
timento ; & a* lien Himenéi , li mesti Oméi . Siche
per isperienza conchiusc vn Sauio ; Che due fi/igitf
mi ftliciric* al Marin la ìitjlit : 1«'l dtUe HtfJi,
& que/h dtl Fun traie.
Ma quantoalli l ibettà : cjual Libertà è piùseruile
di CMiella , quando due libère Persone fi danno inpo-
«cita l'vn íicll'altro : & ambi socco'Jano vn giogo
che voluntariamemc si cerca , & foixatamente fi por-
«a : perche vna moinentanea voluntà , dmiene vna
perpétua nécessita.
Che se pur si ottiene la séparatisme de* Talamì ;
Mato peggioi'c la condíiione : perche tu non sei
'^iÙSeruo , ma non sei Libero ; tunnn sei pin di Ici,
naa non sei tuo ; perche non puoi ester -d'altta : siche
dopò la sefaiauhudine , ancor tíascíni la tua «tena .
fcbe se pur tu la rornpi con libtro Diuortio i cer-
«amente, ò tu confeslï che mal a Società ì la Coniw-
>ale : ò ne meric! ceiito , st d'vna non tî coutenfi .
Egli par sinalmente , che mal si confaccu il lut
Congiugaij *oJ ài*$w*Jt ; fMchc rjuaotunque Na-
tu»
LIBRO SESTODECIM ©. it*
tura H Animal! habbia dato l'Arrsoi dclla Proie ;
non hà petò legaro il loro Amore ad vn solo Indi-
uiduo . Éc oltre ciò , à tutti gj'lndiuidui dclla mede-
snt Specie , donò i medcsimi coitumi : onde ncll.i
elettionc dclla Compagna, gli Animali non poslo-
no ettar , ne penrirsi .
Ma nellc Donne son tantî costumí c tan|i vitij
tri loro dífferenti corne i scmbi.imi i ma tutti na-
scosi sotto vn leggiadro e modesto viso, corne Serpi
tla* Fioii i Siche conei'cere non si poslòno , senorj
quando il conoicetle più non gioua i- perche , eslèn-
do ogni aJtro timedia peggior del mile , «oouieo
sofftirle, ò iùggirle i
■ Ma oltre a' vitij indiuiduali, ví sono í commun}
à tutto il Seflb . Perocbe , se la Donna è impudi-
<a , ò che vcrgagna ! se pudica , ò che arroganz.i |.
S'ella è pouera , ò che diípendio ! se ricc.i , à che
impeiiol S'ella è stérile, (quante iiti 1 se seconda.,
quanti nemici ! S'ella è giouane , sarà vana : se at-
temp.ua , satà gelosa . S'ella è brutta , dilpiace à chj,
l'hà : se bella , piace i chi non l'hà : 6c quai C'Mò
più difficile â custodirc , di quclla che à mal;! piace «
Insomma , Protágora pet iàre il peg;ior de' mali
al suo Nemico , gli diede vna iùa fígUuoìa per Mot
glie.
A d'altra parte , egli pare che il !m Jliarlidlt
JLV1 comprenda in se tutti gli altri .
Egli è certamente dcl 1m Diuinc , perche min*
ftituito da Dio, con vn gênerai Piecetto , obligany
te tutto ilGeoere Humano à licmpiere il Mpndo,
che per lui era Gtco • t
Ami potendo Iddio fabricar -di sua njano tutti
gli Huomini cerne il primo; non li voile archetipa-
■nente creati ; ma procreati vn dall' altro i per con-
seruar l'auiore verso la Proie , tt la Soeietà Con-,
jiugale .
Perciò trasse la Donna, non dal Capo.non dal
Pie ; ma dal franco del Marito ; per eUchiarai che
la Moglie non è aslbluta Padrona , ne vile Ancillai
ma irtdíuidua Cornpagru i Sc de' btni c de' mali se*
dcl Conforte, ....... •
- .» Ma
ìit BELLA FltOSO-FIA MORALE
Ma dapoi che per le vniuerCUi propagation! , msg-
jior bisogno hebbtro i Popoli di habiratione, che
l'habitationt diPrpoli: & rien piuro il Mondo , re-
ftjua solo di riempicre il Cteto : U Ltggt di Nstura,
ccdèalla Ltgti ái (jrátÌA -, & la glotia délia Ftaa-
i'nì , cedè alla glotia délia Virgmti , te dei Ctli-
èato . Restando tuttauia il Precejto délia Propaga
tions à tutto il Génère luimano in generale , ma non
â ciascuno Pariicolarei finchc à chi fece il Mondo,
piacciàdi comeruarlo .
Ma oltrc à que/to Serreto > Hall' antica FiloíbnVt
non eonosciiito ; ancora è certo, che il lui Maritale
grandemerue atpaitiene al ímCiuile.
App irtiene prunicramente per ragiene del
truite di vtrt Stcitià fràdue persone , lequaii à prin-
«ipio libère, accommunano fri loroi beni de 'le Per
sone :nelqual Commercio petendo accadere ingiu-
na e dannq , hà luogo la Giullitia , & la Legge .
Ne osta , che il Matrimonio , sia ftaio anteriore al
ItM Ciuíle : Perche ancora le Vittù e i Viti) fuiono
ameiiori alla I.c ge : Sc pure la Legge diuietai vi-
lij , & ordina le Virtù .
Dipoi , si ;.ppartiene per ragion del Fine Ttliticr,
rslenjo il Matrimonio il Seminario délie Republi-
the : lequaii senza quello , veirebbon meno ; tome
i giariíini senza il V uaio. » ,
Qijindi è, che alli Congiogari, come benemeriti
áella Republica, i Romani L<-gislatori concedettero
Je Iuimunità profitteuoli , k le honoreuoli preferen»
xe . Et gli Spartaiii, à coloro che non erano Con-
giugati , non dauano luogo nel Teatro ; non nume-
rando rra'Xittadirú , chi non accresceua il numero
de* Cittadini .
Molco maggiormeme appartiene il lus Coniuga-
le al ìm dttltíjtmi: perch' eflendo l'Huomo do-
tato di maggior'ingegno per le cose vniuersali > & la
Donna di maggior* accuratezza pet le cose partico-
lari : nientre quello íérue alla Patria s qucita conser-
«a la Casa : quelle fatica per nutrir la Proie questa
la custodjscc : quello commanda aile Squadrc i St
questa ai Seriu . Siche la Donna con le mani del
*■ Mariio
LIBRO SÎSTODICIMff. Js»
Marito milita il Camp j , bruche stia in Casa : & il
M irito co» gli occhi délia Donna guaida la Caù.,
benche llia in Campo .
Ma inoltre , quai Pcrsona è più solkcíta per l'Huo-
mo che la Co i oicc de'.la sua Som ! quai più aflî-
dua nelle infcnnità ? quai più arrisrhiaca nf' peri-
coli î quai più dolce nclle ..tHittbni ? quai più fo
ciel ne' confiai > hauendo spcrimeiitato il più sauio
de* Cesiti n;.la congiura di Ci.ma , chc scnxi il silo
délia sua Donna , egli non s*peua vscir del Labé-
linto délie cotidiane Co- giure .
Finalmence , che il lus Coniugale appartenga ai
lut Nmurait ; egliè truppo chi.uo > Perocii't stendo
il rìne délia Natura la conseru ition ddGcnere hu-
mano : 8c non potendo gl'Iudiuidui ellerc immot-
talí ; ne nascere tutti à va ttatto pet la scarsezia dél
ia terra à tanto nuincro : co mien che succeflìua-
jnente morendo , rinascono nella Proie : 8c la mor-
talità degli Inditiidui, s'immortali nella suaSpecie.
Oltrcche , estendo bflloperla diucrsiri YVwuei-
Co ; se dall'Huoinosolo nascefle l'H'ioino i tutti na*
scerebbero dclle medrsiinc fáttczzc & délie medesi-
ìne qualità , corne gli Frutti da vna riants : lidoue ,
dalla distèrenia del Sestb , corne djll'inlcrimeuto di
varie Piante ; nasce la diuerfcà de' sembi. mi, &
de' coíluiiii , 6c de' talenti à varie ^irli .
Ne perciò è conueneuole all'rfuomo , corne ?glï
Animali , la Ventre vagn : accioch-- l'Arnor diuit'o
non generi più Hti che figli ; & più Figli che fàcut-
tà : hauendo le Famiglie & le R -pub'iche inaggiot
bisogno délia certezia, 6c concordii , che dîlla inol-
titudine délia Proie . Onde la Natura stellà agl i Ani-
mih più nobili Sc p ù petí'ecti , diede maggtor rc-
delià & coltama ne' loro amori .
Clie poi nelle Donne siano più Vitij , che negli
Huomi'ji : non è marauiglia : altro non estendo U
Donna, che vn'Huomo imperfetto . Ma coiiuiene
auuertire , che i Vitij loro non sian cagionui da,"
Vitij del Marito, che (cm più fieti I onde la Natu
ra stesli agli Animali più imbelli diede ilveaeno»
Si aile Fcraine U Malicia, pet lor diíel'a .
atfo DFXLA FILOSOFIA MORAtt
Ad ogni modo i Vítij délie Mogli non furono mai
d'intoppo alla Virtù de* Mariti , Non pote nuocere
h stranezza di Santiponc, á Socratc il Fiiosofo : ne di
Paola > i Cacone il Censure : ne di Scribonia , ad
Augusto il Forte.: nedlSabína, ad Adriano il Ma-
gnanimo . Ami , non potendo sir migliori le lot
Donne col batterie: feccro migliori sesteífi eolta-
lerarle .
Ma egliè troppo fiaile airHuom che hàsennoil
saper carpire la Rosa/enia le spine > scegliendo vna
Moglie Tttlla, Ntbile t, e T(kca ; ma Pxdica, Saut* ,
C Medtfítn la diîficoltà è solamente, doue ttotuda.

C^PlTOLp TEKgODEClMO.
Del lut ehe bì l' Hunmt stpra st íítjst .
"fr Ç<Í44* N C O R A íopra Se medestmt hà ciascun*
§A jfi Huomo vn certo lue , secondo cuí può
" * giullamente ò ingiustamente operare. Ma
questo sarà vn sas Imprtprìt 6c Mtit-
strict •
Peroche se l'humano Composite si considéra corne
yha pùttÍA Famielt* , in cui lo Spirilt & la Carne son
duc Ctnfirti, a' quali vbidisce la Truie délie passio-
ni , & serue la Cìurma de' Sensi : quanro souente
«man viol ato questo lus Economico , pet eslere trop
po indulgente chi regge , ò troppo contumace chi
íerue / • .
Ouero se l'Huomo si considéra , corne vna j>ír«/.«
Hepithlicf, in cui la Mente sostiene il Monarcal Prin
cipale; gli \Afftiti sono i Nobili ; Sri Sensi esterni
la Plèbe : quaruo siuente violato è il lus Politico ,
perche il Principe eûggc eose illccite , ò questa Plèbe
«ontro al Principe si rubella .
Ma perche proptiamente il Giusto e l'Ingiusto è
fcrâ Perfine éiíUme , vna délie quali preteudendo più
ehe non l/ce, ò prendendo piu che non deue , per-
ucrt?. ^ G,ustitú Distributiua ò la Cominutátiaa 3
pctcio quelle lus singojjre j non è proprj.imente
Ecf
f _ LIBaO SESTODEdMO. f€t
Etïnvmìct , n€ Talitiie-'. ma Mtfaftrìcox íflquantQ
k Parti d'v.i'istello Compositosi fingono corac /"«f»
sent fia lor distinte .
Et questa fù apraato la Metáfora con ctii quel Ci-
uio Agrippa r'è raur.eder la Pkbc ammutinaca con-
tro al Senato neU'Auentmo : paragonandola aile
Mrmbta ammurinate roncro al Ventre ; à cui vo»
lendo nuoeere , noccuino á se medesime .
DI qui puai tu rifoluere due fàmose question! .
L'vru , Se celui chtfi veciit , ficcU ingiuria 4
st fttjji • L'altra* St celui ilqualtvccìde ebivuel ts-
stre vteiso ( facctA ingiuria edl'Vccisa , Ilche si deue
intendere di tucri gli altri danni di Honore ò di Fa-
coltà.che alcuno voluntariamente si ta, ò da alcrí
voluntariamente riceue .
Et círca la prima, facilmente puoí tu rispondere,
comc si è detto ; che se pur foslè ingiuria in danneg-
giare spontaneamente semedeíìmo ; saiebbe ingiuria
JUttafortca ; inquanto due Potence neli'ísteslò Com
posite} indiuidualmente congiunrc , si fîngono due
ttrstne fràloro veramente distinte, & inScme az-
zufrate ; sithe l'vna sia dall* altra njmicheuolmente
qhraggiata . Aguisa di quel Mostro il due Capi e
quattro braccia trà lorpugrunti'e tipugnanti : fiche
J'ilteíïò mostio, nemico di se medesimo , riceuea le
fcrítc & le seceua .
Ma parlando propriamente, egli è impoffîiile , che
l'Hnomo faccia ingiuria à sc ftefle». Perche , sico-
me non si può rare ingiuria , senon voluntariamente :
cosi non si può riceuere ingiuria , senon inwlunta-
riamente : eíîèndo questi terinini COrreîatiui .
La Volunrà sola è la sonna dcll'fngiuria . Chi al-
truj ostende ignorantememe , ò fbrzatamente , può
ben far cosa ingmsta : ma «on ingiuria : perche l'in-
giulto si misura dalla Legge : ma l'ingiutia , si misu-
ra dalla Volunti : quella è cosa mala raatctialminte ,
queíta è cosa formalniente malitiosa .
Siche , il fare ingiuria forraale ; nonè il far mile
alttui , ma volere far maie altmi . L'Aquilafece ma
ie adEschilio, ma non gli sece ingiuria • quandola-
sciò cader h Tcstugine fograil caliioíiio capo, cre-
dendolo
fi: DELIA FILOSOTIA MORALE
dendols vna piccra . Volea Ipciiar la Testuggíne i
te non vci iderc vn Pocta : dilïderaua il beu pro
prio, e non il maie altrui • - -
Hora io dico cbe rrtuomo ben può far danno à
se stestò, ma non può íir'ingiutia à se stestò > pero-
che non può volere íl proprio maie . Che ieben
posta 'volece alcuna cela à se steflo mala : non può
voletla formahnente corne mala , ma corne buona:
íslendo il Buono il proprio Oggetto délia Voluuti :
tome il Vero , dell'Intellect© .
, Hcrcole, nonpotendo sofftir' il dolire del Tangue
di Ntslò che gli diuoraua le carni , fi gittò nelle
fiamme : & Catone per nonbaciar le mani armate
del suo Nemico , si suenò col íúo ferro . Ambi deû-
deratono li Motte ; non corne Oggetto noceuole;
ina l'vno ekslè le rumine per medicina del suj do-
lore ; & l'altro il ferro , pet chi.me délia sua Libertà .
L'vno e l'altro cttimò difare kgmria alla raaluigia
íottuna , non à se stestò .
Ma, per venírne ul le proue più partícolarí ; se l'vc-
cidcrlì è vn fare ingiuria à se medesimo : vediamo
à qu.il délie due Giustitie appartenga l'emcndamen-
to di questa Ingiuria ; {e alla Gíustitia FarliccUrt ,
ò alla Ltgale .
Alla P.irticolare , non già , Peroch'eflendo il me-
desimo che fà l'Ingiuria 2c la patisce : l'istestb sari
il debitore & il creditore . Djuendosi dunque dalla
Commutniiua ordinare il rifacimento dell'lngiuria se-
condo la egiulirà ^Arumiticn : conuerrebbe resti-
tuire à I ùi medesiino l.i Vita ch'egli si toise: ouer» ,
le l'Anima vecise il Corsa ; conuerrebbe che il Cor-
po vecideflè l'Anima.
Quanto allâ Gíustitia Legile; negar non si paò,
alcuni Legislatori non habbiano otdinato , che i (':.-
daneri di coloro iqualí vecideano se medesimî , rb£
fer glttati a!!a Foresta : accioche hauendo infietito
contra se íitfíì ; altro stpolcrb non haueslèro che le
viscère Helle fiere .
Tagli-me vtrjmcnte deceuole : Sl ispauento de'
viui , più che castigo de' morti. Ma quefto ben pro-
ua . che coloro secero ingiuria alía Patrja oflfcndcn-
do
LIBTÍO SrsTODECIMO. it)
do la t-égge i m.» non che facestcro ingiuria d se raî»
defimï . -
Nascendo tutti g!i Huomini per la Patría , corne
altroue diccmmo, quellVccisione fù voluntaria ri-
spetto all'vcciso ; ma inuoluntatia rispetto alla Pa-
tria ; Sc perciò fïì ingiuriosa alla Patria), non all'vc-
ciso .
Consermasi questa domina con vn nobile esem-
pio . Marsiglia , altte volte libéra , & ben regolata
Rcpublica , era implacabile punkrice de' voluntati
Carnefici di se medesimi : ma ella secbaua nel pu-
blico Archiuio la vclenosa Cicuta, corne vn saluci-
feto Panctesto à tutti i mali , se con légitima per-
irJlfione del MagHhato si.adopfraua . »
Sc dunque adalcun Cittadino afllitto da* morbi,
ò poco amato dalla Fortuna , foílè venuta In odio
la vita i chiedeua supplicheuolmente al Magistrato
la facoltl di (initia : ilqual giudicando ragioneuol!
le allegate cagioDi .glífecea dono del mortiferobe-
ueraggio ; con cui à suo agio , dispolte le cose di-
mestiche , soauemente rtddormcntato , vsciua délia
vita & degli aflfanni . " • '
Getmanico Celàre, aprcslo Tacito , di questo pie-
toso e barbato instituto vide il magnanimo esperi-
mento in vn.i insigne Mattona ; misera insieme , te
felice . . -.
Da questa Legge scritta à debil lume di Natuta ,
8c non al chiato deH'Eoangelo : tu puoi conoscere
primicramente , che ancofà giudicio di que' Sapienr
ci, chivecide se steflô fà ingiuria alla Patria quan-
do la Patria non acconsente all'vccisione : ma non
quando ella permette 1a morte , gran benefieio à
chi la brama .
Dipoi , che molto meno fa ingiuria à se mede-
fimo , prouenendo quell'Atto dalU Voluntàpropria,
& nondialtrui , Ami rend' ua á se steflb vn gran
seruigio : perche con quel breue & dolce antiue-
leno , togliea le íbrze al lento e doloroso veleno dél
ia stentata vita : & facendo piaceuale 1a più terribil
co!i dell'Vniuerso. soauemente vogaua dal Sonno alla
Motte invna, Tju|,
Con
fi4 DELLA FItSÒtIA_MORALE
COn l'antecedente Dotttina puoi tu facílmente
p'rosciogliere l'alcra quistione : Se colui che vc-
eide chi vuol'eslere vcciso faccia ingiuria aliVcciíb .
Egli è certo , che nelle Commutationi niuna Giu-
sticia chiaraa dannificato, chi vuole il daono ; ne in-
giutiato t chi vuol ringiuria .
Nella permuta délie Armi , che in segno di reci-
proca lega fecer tri loro Dinméde & Glauco : ben-
ehe le Acini di Glauco foslero dioro, & quelle di
DioméJe di fetro : non fù petciò Dioméde coudcn-
nato à rídurre alla vguaglianza la disuguaglianza del
prezzo : perche la disuguaglianza era materialc , ma
non formale ; il ltbero consenso suppliu» al dctri-
mento , elìendo ognano Padron del silo . Cosi co
lui ilquale vccide chi vuoFessere vcciso , può ben far
cosa materialmente ingiusta , ma non formalin ente
Migiuriosa .
Metitamente tu dal nostro Filosofo riprefo Orestc
nella Tragedia di Euripide : petelic conféstando e
scusindo il suo delitto ; rispose , se hauere vccifa U
-Madre.
Velcns vclentim , vil nelentemnen vêlent .
S'ella voleua estere vccisa , l'vccisi volendo : s'ella
non voleua, Pvccilï non volendo . Nitin detto in quel
gran Poetare più tragiço.ne più sciocco .Non sò quai
più vanïggialïê , Oteste, ò il Poeca, iiqu.il mentre
feula Orcste , l'accusa : perche quiui form.itmerue è
il delitro dou'è il lúo principio, & il principio del
delitto è la Voluntà .
Bastaua dunque il dire . "Vcci/i lu Madre , perch'-
ella Voile ejscre vccisa quand*ell* d&ll'iAdniiero fe-
et vccidtrt il mi» ttire . In questn guisa O: cite ira-
pucaua il delitto al suo autore : perche 1» Giultitia sup-
pone che chi vuol la Cagione , voglia l'Efretto neces-
sariamente congiunto .
Non tiouea dunque dire, Vêlent velemim, m» più
tosto , Kclemvelentem: perche la Voluntà fjri.ua,
non è Voluntà : & doppiameme fbrz.ita era quella
di Oteste, dalla nécessita délia vendetta delPadre,
& dilprecrtto dcll'Oracolo .
■Che se la Voluntà interpretatiuo, dell' Vcciso, bastj
ptrciic
1IBRO SESTODECIMO. Jíf
perche l'Vccisore non faccis ingiuria : quanto mena
fa ingiuria , quando la espreslà c libéra Volunti dell'-
Vcciïb sollicita l'Vccisore» Se chidiptopria mano si
-vccide , non fa ingiuria à se stcfiò , come si è detto :
perche riceuerà ingiuria ; sc dall'alcruí mano egli
vuol'eslère vcciso >' Egli steflò è l'Vcciso , & l'Vcci
sore .
Era il Re Saullo mortalmente feriro : ma perche
l'Anima contumace , ò non víciua dal Corpo , pet
tonnentarlo : ò troppo angusta porta alla sua Super-
bia stimaua vna sola ferita : il roisero , ne mono ue
viuo , penaua e non periua .
Commando egli dunque ad vn suo Soldato Ami»
lechíta che finisse di vccidetlo : ilquale per oflequio
îc per pietà ; con più ampio squarcio , allai gò l'vsci-
ta all'Anima , Sc l'entrata alla Morte .
Quai malefico fù niai pjù bcneficio > Chi chiamctà
ingiuria vn'vbidicnza tanto salúbre al suo Signore .
Ma -dirai ta ; Se t'%Amalecbíta non fcce ingiuria al
su» S'fnere ; perche iuàaut Dauidde tans Stuie e
tante Santé , fi merire f^Amalechíta fer quefie faites
Se colui non fù ingiusto : dunque ingiulto fù D uìJ
à eondennate vn'Innocenre . Se Dauìd giustamente
il condennò ; dunque nen è vero , che non si faccia
ingiuria ad vccidere chi vuoreftere vcciso .
Rispondo sema più , che sicome chi vccide se stes-
so , non fà ingiuria à se stcslb , ma alla Pattia : così
Dauidde non condennò l'Araalechíta perche haueslë
fatto ingiuria à Saullo ; ma per l'ingiuria fatta â Dio,
ilquai per mano di Samuelle l'hauea oonscerato .
Quel facto Crisina eta la Saluaguardia di quel Cor
po . La Vita del Re , è nelle mani di Dio : in quelle
i'Amalechíta douea Life iarla . E li fece quel che vole-
ua Saullo, ma non sece quel che Iddio volcua . Se sot-
se quella non rû vana iattaiua dello Amalechíta .
}iS DELIA HLOSOF1A MOR AIS
t*3- {*î £#J
C^APITOLO SV^ÏRJODECIMO.
Sjtal fia la liera & pt'fetta Desinititnt
délia Giuftitia .
LCVNI Teologi la DefimTcono così. La
Sg A * Giuflitia è deilinare il malt , & far be-
* S os . M questi confondono la Reina del-
•ï^í,í>^^í, le Virtù con le sue Ancelle. Perche an-
cora il Tempérante, ilMansueto, il Libérale , fan-
no bene c schifano il maie : perche tengono il
Mezzo délia Virtù, e schifano gli estremi : ne pet-
cià la Temper mza , ne la Mansuetudine , ò la Li
béralisa son 1a Giustitia.
Aristide, quel proíclîoc délia Giultitia , che aflon-
se il sopranome di Giuílo ; interrogato checosi fbílë
Gultitia, rispose : l^on desiderare ttni altrui .
Meglio scpp'egli pruicarla che definitla . Meritaua
sol la meta d -1 suoNome, se non hauellì fàtto di
più délia sua Uefinitione ; laquai tagliando laGiutri-
tia per m. tà , potea bastar per lui , ma non per gli
altri .
Molto più intera è la Dcfinitione de' lurisperití .
La Giuftitia , è vna co/ïante, & perpétua Votuntà di
dare d tutti ilsuo dauere . Ma ell'è pin populare che
doctrinale , perche in luogo del Gcnere pone il Sog-
getto : óc quantunque la Sostanza fia vera , lc Cir-
coltanze sono soperchie : perche ancorla Forcezza ,
e le aitre Virtù Morali richiedono la codante & pei-
petua Voluntà di praticarle .
Più dialecticaniente & più atnpiamente fù dehni-
ta da quegli antiqui Filosofi . corne à principio di-
cemmo . La Gì'i'iiti* è-vn Habite, perilauale /'//«••
m» i dtspofÌQ à far lecose Gìufle , & à volerie fartt
Senouche uictreuaoo in chiaro il Génère, cioè ,
che la Giultitia fia vn'Habito : ina laiciauano al buio
la Diffèrenza : restando cosi oscuro quai siano le
Cose giuste ; corne , che eosa' fia la Giuttitia . Sicue
non pat dcfinitione t ma Collusione .
Dun-
tIBRO SESt ODEC1MO. ìh
Dunque il nostro Filosofo fòpra quelli priini li-
neamenti hauendo trauagliato : & stp.ir.urt il Glu/1*
Légale che comptende lutte le Virtù ; dat Giillt
Tarticelare , che riguarda l'egualità nclle Distribf
litni, & nclle Commutatitni; finalmentc ci dipingjf
al naturale la propia Síperfetta Iffigie délia Giusti
tia con questa Definitione , che da' l'uoi detti si rac-
coglìe .
La Giuflitia è tma Virtù iper la quale /< Ve/uif
1À ì inclinât* à fare «»« relto giudicìo le cese Giuflei
à dare à se agli altri con preptrtitne&ngua-
ffian\a il sut doutrt ; nelle Diftributitni & ntllt
CemmutatierJ ,
• Nellaqual Definitione-tuvcdí tspreslà tutta la So-
stanza délia Giustitia Légale , (sr Tariìcelare ; k la
dirH-rcnzo.
JMorali. da' suoi • EUremi
v ; & dalle altie Vin»
• Igli hi detto primietamcnte che la Giustitia è
vna Virtù, ò fia vn Habita Virtuest : petoche il su©
Vocabolo signífica l'vno e l'altro . Doue dei tu au»
uertire , che sicome il GIV5TO si può intendere m
due signification! ; cioè, ò per l'Oggetft délia Giu
stitia ; ò per la Perfìna che la fà : così per GIVS-
T1T1A si può intenderr. ò i'iAtlim , ò i'tíabitt
trella Giustitia .
Peroche- , hauendoci già il nostro rilososo auuî-
fcti , che la Giustitia inquamo ^Attitne , nguardail
Ben degli altri , a' quali è crdinata : ma inquamo
Habita íà moralmente buono colui , che l'hà : in
questo sentimeuto patli egliquì, diuenuto Maestro
de' buoni Còstumi : & questo è il Génère commune
à tuetc le Virtù Morah : eíTendo tutte Haíiti iiuli-
nanti aile ^íttioni Virtuose délia sua Sptcie .
Cheinclini la Vclunti , ci accenna il Seggett ain
cui la Giustitia risiede . Petoche , sebene à tutte le
Virtù generalnicnte concorre la %iuituiine delta,
Voluntâ ; nondimeno , la Giustitia particoLrmcnte
hà per Sjggetto la Valuntà £c non le Paslìoni conie"
l'altre Virtù che si son dette . Onde il Iureconsulto
chiaroò la Giustitia .Ctfíaute & perpétua Valuntà,
ptcudendo il Soggetto per l'Habito , come si è detto .
3«S DELIA FILOSOFIA MORALE
Et perche laVolunti non opéra rcttaniente sema.
Ia Tttttitudine dtl Giudicio pratico , chc è la Prtt-
dcnza ; v'aggiugne ; Con cttto Giudicic ; pcroche frJ
tutte l'altre Virtù , quella partico!armentc richiede
Yn'.ittento Giudicio per conoscere la giustezza del
Mezzo •> onde ! Giudicí hebbero il nome .
Ne senza rnistero vi aggiugne quelle parole ge-
serali che paiono Sinonime con la Giustitia : <ti-
cendo , che quest'Habito inclint à tutlt Itcifi Giuftt:
volendo accennare la Giufìitia Ligule , che comman
da moite Vittù, lequali senza la Legge sarebbero di
sola Elettione i ma con la Legge , diucngcno di Giu-
stith .
Conchiude , rh'ellâ ríguarda la Proportions &
Vguagliat.^a nelU Difiriburioni & mile CommutM*
titni : che è la Piopria Difrèrei-za délia G'mstiiitt
1>*rtic°Ure da tuite l'altre Virtù : comt già vdiiti.
Ma oltreciò , eon questi Termini , di Proportion»
& Vgunoli**^* , che significano la Proportione Geo-
mttrìcx nella Difiributiua' & \'~4riimtticM nella Com-
mutMtiua i ci fcuopre vn più ptofbndo lecreto i cioè ,
qu.ú siano gli Estrtmi dtll» tìiufiiti» ; & quanto
nan difFerenti dagli Estremi di tutte l'altre Vnuì ,
corne vdirai .
Egli è veto che ciascuna Virtù, è vna Mediocrirà
posta in mezzo tra'i Più , Sc il Meno , che sono i lo-
10 Estremi ; cioè l'Ecccílb Sc il Difetto . Così la
Fortezza è vna Mediocrità frà il Tcmer troppo , Sc
i) Tcmer troppo poco . La Liberalità , írà il Donat
troppo, & il Donat troppo poco .
Ma il Troppo tk il Troppo poco délie altre Vittù
son due Malitie procedenti da due Habiri vitiosi
frà loto incompatibili , & difficili à diitinguere dal
Mezzo délia Vittù. Etperciòson chiamati con No-
mi drfrèremi .
Gli Estremi délia Fortezza , sono la Temtrità nel
Troppo poco ; h Codardía nel troppo temcre . Et
quegli délia Liberalità, si chiamano Prédisaiità nel
'onar troppo : & *4iuritU nel donar Troppo poco .
che vn'Estccmo c incoirpatibilc con l'aldo Elire..
u.
LIBR.O SESTODK CIMO. ì«*
Ma per contrario, la Mediocrità délia Giustítia,
stà in mezzo à due Termini correlatiui ; compaiibili
neU'isteflb, tempo i & ptocedemi Ail medesimo Vi
sio i cioè, dalla lagiuftìii* . Petche, se l'Huonio fi
considéra corne Giudice : l'Ingiustitia ferà nel dare
all'vno Pi» ; Sc all'altro Munit del douere . Se fi
considéra eome P.irte ; l'Ingiustitia sari il prender
per se /»« M dtiari : Sc donare agli altri m*nn drl
• dcmre. •
Siche la Giustítia , altro non è che X'Egualiti , te
nel Ti» , l'altra nel Mtm . L'vna Atthu Sc Volun-
taria ; l'altra Inuoluntaria Sc "Paítìui . Laonde , sico-
nie l'vno e l'altro Estrcmo hà l'isteslb nom» ; cioè
Ixttualità, ouero Iniufiitia , così sogliam dire, ché
U Virtù délia Giustítia hà ra solo Esttemo ; Sc le al-
tre.due.
Di qui aneora tu puoi conoscere quai fia ì'Intju-
ilili* Cinilt < êc la Criminaìt . Perche , se Pinriusti-
tia non è voluntaria , sari íngiuHt'tit maitrhle, S\
Ciuile : se voluntaria Sc Actiua i sari In^iusiitU ftf_
aw/t , Sc vera Ingiuria .
í*î *54 «K>
CkAPITOLO SyilïTODtClMO
Da/fa Ingiuflitia ,
Et Paralellt dtlsHutm Gíufta CT dtlslngiuHt .'
AL L A Definîtione délia Giustítia" perla
f-rv * predetta Regola de* Contrat! , tu puoi co-
33 noseere quai fia la Definîtione délia In-
«frtSÎ'fr giustítia : cioè .
La IngiuBiti* « W Habitt VitUst , pttilqutìt
tHuomo i inclinait à fart vtluntariamtnlt qutltt
iost tbt ftnt Ingiufit : nm strbandt ntttt DiSìri-
butitni & Commutation! , U Prtftrtisnt ; & l*
£gu*lità •
Ma perche quel grande Ingegno di Santo Agosti-
no , tirò in iscorcio la Desinitione di Aristotele in
questa guisa , seguíta da'Teologi.
ïfo DEIXA HtOSOFIA MCTRALE
Ld Giufïitia è vna Uírtì*, laquai dma a ciascun»
il suo douert Poíîìam dire altresì , che la Ingiùstr-
tia íìa vn Visio, che non dona à tUftuno il suo douere •
Et queste poche parole b.:st no à dipinger con ví-
uo paralello le Imagini deU'Huomo Giuito , & dell'-
Ingiusto . • •• i\ í.^-.i ,
PErciocheil giusto , porrato d.Jl'Habito Virtuoso
A Tytte le cose Giuíte , sommamente gocic deiíí
£guità . Et \')ng!ufo traspottato dall'Hnbito vitioso
à Tutte U cse Imiufic , sommamente gode délia
iniquìt* . Perche , se la Natural'inclinatione rende
secili & soaui le Operationi ; l'Habito è vn* altra
N.ìtu: ,1 .
Circa la Giuîlitiit I.rçuli Giusto hauendo la
Leggeper Voluntà , odiageneralmcme tutti li vitij :
l'Ingiusto, haufndo la sua Voluntà per sola Leggei
edia gcneralmente tutte le virtù. Perche , íìcome
tutte le Virtù son commanda te dalla Legge ; coíj chi
dal suo animo sbandisce la Legge > apre la porta ì
tutti i Vitij .
. Cke poi ae\\ì,Vita Cnileî 11 Giusto nelle Distri-
butioni , h.-î per misura del Premio , il Meríto délit
Pcrsonc : l'lugíusto, hà per misura dell'altrui meri-
to , il proprio sauore:& perciò , quello antipone i
Virtuoíi a' Potentì: questo antipone i Vitiosi a' Vir-
luosi : perche il Vitioso premiando i Vitiosi , premia
se stestó .
Ne* Contrttii Commutât!a i, îl Giusto preferendo
il Giusto all'Vtile; ò compri, ò venda i nulla vtìole
hauere oltre al douere : l'ingiusto . preferendo il gu-
sto al Giusto i £e vende , inganna : se compra , ruba :
fiche con colui che ama ilguadagno : ogni Contral
to finisce in vn i omrasto .
Deponi Oro t Gemme nelle lor mani : nelle maní
del Giusto corne nell'Altar délia ïede , tanto troue
rai quanto hai deposto : dalle mani deíl'Ingiusto co
rne dal Pozzo dí Acheronte , egliè jmposlîbile à
trame fuori ciò che vi metti .
Commctti all'vno& all'altro hVtrga Eburne» dí
vn priuato Giiidicio ! quella Verga nella mano del
Giusto sarâlaRegoladiPolick'to, che ne par amo;
* «* "
LIBRO SESTODECIMO. J?i
re ne per timoré si può piegare : nella manp dell'-
Ingiusto , è b Regola di Lcsbo , chc U si piega , do
ue lï piega il íuo volere .
Commetti all'vno & all'altro la Libra dtl Vuílîu
Magifìrtio ■ nella Libra del Giusto , i falli de' Poue-
ri e de' Rícchi son tutti vguali : nella Libra dell'In-
giusto, le colpe de' Piccoli sono grandi sSò le colpe
de' Grandi son piccole . Perche à quegli , nulla ; à
quetti lutto , permette ; & à chi dona , perden.i .
» Se troppo dur*, ò troppo escura c U Lt/gt ; il
Giusto si Legge la Natural'Equità : & per 1.1 boeca
di lui, il Deíonto Legislatorc dichiarao modéra se
mrdesimo: l'Ingiusto, ò irpppo indulgente , ò trop
po fiero ; Jfá interprète délia Legge la sua Paflìoné:
onde le Leggi , à chi è da ki amato, son Retidi
R.igni: à chi è odiato , son le diamantine Reti di
V'uLano .
Ne maggior'Equità serberà nel lus famgliart, che
r.el Ciuile . Terrà coitui la Conforte per Concubins,
í Figliuoli per Serui , i Scrui per Giumenti : íc per
oppolito , il Giusto vsa a' Setui Clemenza , a' Figliuoli
Carità, alla Moglie Eede , à tutti Amore .• perche que-
sto riama.chi l'ama i & qucllo non può àmare , fc-
uon se steslb.
Verso di Si mtdrsime , il Giusto esercita il gouerno
Morjáfiico aguila di vn gouerno Mouárchíco : facen-
do vbjçliie JePaflîom àllaVolumà : & la Voluntàalr
ia Ragione : ma l'Ingiusto , peruerte il gouerno di
íí firji, corne dcl Publico ; sottomettendo la Raj
gienc alla Paflîone i & la Paffìone a' Sensi esterni ,
Quello finalmente donando à tutti il suo douere ;
via bcniuolenz.a a' Minon, fcdcluLgli Vguali , riue,-
icma a' Aíaggiori, oflequio a' Prir.cipi.Religione i
t>io : questo non hà ne bencuolenza-, ne fedeità, ne
liuerenza , ne Religicne ; perche ruuendu la Mente
iniquaj & perciò confusa ; confonde ogni Dtjttç.
Dìuiat , humant > Ciuili , délit Gcmi t & di
fur» . -,

j DELLA
DELLA
FILOSOFIA MORALE
LIBRO DECIMOSETTIMO.
«H KB
DELLA PRVDENZA,
ET DE' SVOI ESTREMI.

CAPITOLO PRIMO.

**«*¥***.
1VNA cosà in questa Scuola Morale,
velisti risonar più soueme, che il
nome della RETTA RAGIONE :
& con ragione . Peroche, in ciuciti
consiste il Mezzo della Virtù : da
questa dipende ogni sauia Elettio-
ne : per questa fi difFcrentiano le
Anioni degli Huomini da quelle
degli Animali : sema questa finalmente , l'Huomo
è vna Talpa .
Hora qual cosa è la Retta Ragione , senon la Tra-
ien\a; laquai compasti & misura , se dirittamente si
aggiusta la Intensione con la Equità i & i Mezzi con
rintrntione .
Come MnemêSnc è la granMidce di tuttele Mu-
Te i così la Prudenza è la gran Madre di tutte le
Virtù . Perche il Conoscere precede l'Operare ; & il
Rettamente conoscere i precede il Rettamente Ope
rare .
Hor perche questa gran Virtù è di vii iegn?ggio
Mo pjù nobile «Ielle altre , quanto è più nobile
DEUÀ FILOS. MORALE LIB. XVII. m
l'Intelletto di tutte le altre Poteuzc dell' Anima î
Oncle la Prudcnza fi pregia di eflèr più tôsto anno-
uerata frà levittù Intellettual i, che frà le Morali ;
egliè neceslàrio di ricercaroe da più alte Gcnealo-
gie délia Scienza deU'Anim.i , gli íiioi natali .
B En ti dee, souuenire di ciò che dicemmo ne'pri-
mi Libri , che due sono le Parti délTAnima :
l'vna IrratUnale , commune con gli Animal! ; l*ahra
Tfatienale, proptia dcll'Huomo : & che ciascuna Pirte
hà due Pcten^e , l'vna Conufiiiiua, l'alcra ^pptiitiua .
Pcrciic ogni Animale appetisce il íuo bene : & niu-
no appetiiee ciò che non conosce.
Similmente , che nella Pane Irrationale ; la Cono-
scitiua c la Fantasia ; l'Appetitma , è V^Appttitt Stn-
sitiu» . Et nella Parte Rationale , la Conoicitiua è
Ylntillttto ; l'Appetitiiia è la Voluntà . Siche la Fan
tasia , è quasi vu'liitelletto matcrialc : & l'Intelletto ,
vna Fantasia Spiritale . L'Appetito è quasi vna Vo
luntà materiale : & la Voluntà , è vn' Appetito
Spiritale .
Fina'mcnte , che Volette dellTmelletto è il Ve
to : Sc l'Oggttto délia Voluntà è il "Bucno : ma moi
te volte l'intelletto ptendendo l'Apparcnte per Vero,
jnganna la Voluntà : SC la Voluntà prendendo il fal-
so bene , per ben reale , inganna l'Huomo : S: cori
la Voluntà , come l'Intctlctto , moite velte dall*Ap
petito e dilla Fantasia sono ingannati , te ingannano »
Hora, sicomedegli Og^mi dell'Intelletto, alcuni
sono Vniutrsaíi, neceílàri, & inuariabili i come l'Es-
senze délie cose : & altri sono Partictlerì , contin
gent! > evariabilii come qnest'HEomo, quest'Albe-
10 , questo Saflb : così à conoscere Oggctti di génè
re diffèrent! ; diiretenti sacoltà si ricercano .
Siche quella sacoltà Intellettiua che conosce »U
Oggetti Vniuctsali i dal noítro Filosofo è chiamata
lnitllctt» "Uniuirsali : & quclla che conosce g[i Oj-
geiti Particolati > Intilíctu Par/ictiare.
Similmente se circa de' propri Oggetti, l'Lrttellet»
to si ferma nella cognitione di qualche Vetità spe-
colatiua , & astratta : II chiama InttUtttc ipeuUtim ,
cTcorico. Mai'egji addirizza U cognitione á qnaV-
Q^í «1
m DELIA F1LOSOFIA MORALE
che fine Agibile & Pratticheuole , G cuiama Tntit-
Itttê Pmttico .
QVestaè la Genealogia dcllePotenzedell'Anima:
dalla qmle col proprio ingcgnr puoi tu discor-
tere ingencraìe , chel'Habíto deìla Prudenza habiti
neWlattllctiina ; perche il Regolare , il Consigliare.
il Oíriggece , il Render ragione sono Atti ^pparte-
nenti airintcllettopiouido, non alla Voluntà cieca i
& molto meno aile Passioai Brutali , ne all'Appetito
fallace .
Inolcre; che la Prudenza non rísiede ncll'Intelleti
to Vnmersile, e Specolatiuo ; ma nell'ImeHetto Praf
tico & Partìcolare : Peroche hà per Oggeito le cose
lAgibili c contìngtKii > & pt r fine le cose Mtrali (T
'Virtuose , corne à lùo luogo vdirai .
Reíh solo al présente di risaper , quai luogo hab-
bia la Prudenza frà le Virtù Intellctcuali : & corne
dalle altre Sorelle sia dilíèrente .

C• ITO LO S ECO 0 '.


Delle VirtH Jntellettuali .
I A' vdisti che gli Habiti sono Perfettîoni
jS Sj délie Potenze dell'Anima .
«»> *J §î A ciascuna Potenza , la Natùra , che
'tyfd&'fa niuna cosa opéra indarno , diede certe
indmeuolí Dispositicni alla Virtù , che si poflòn chia-
mare Vìnìe abbe\\aie ; per lasciare alla humons in-
dustria il darle sonna , & persettione .
Ancor ne' tcneri anni, fù eonosciuta 8c prefagíta
da Druso la inslcffibí!e grauità di Catone : da Sci«
pione , la politica Prudenza di Mario : da Potnpéo >
íâ Costahre Liberté di Cassio : & da Silla , 1.1 inarii-
uabile Magnanimità di Pcmpco •
Quelle grandi Virtù , adorobrate ne' piccofi petti
dali'ijidole naturaie ; riceuendo dai loro Vh-tuo(ì
Habiti lMtima mano ; riconobbcro da se stellé , te
»on dalla Natura, la lor grandezza.
Tante fono aduncjue le diftiçnze dtgli Habiti ,
munie
LIBRO DECÎMOSÏTT1MO . ijf
quante délie Pótcnze Naturali da loroperféttionate»
& tanto f.à lorn son diffìrenti lePotenze ; quante*
son diffcrenti gli loro Oggctti : perche ogni Relati-
uo si spécifies dalsuo Cotrelatiuo.
Di qui dunque tu conosecrai ptiraieramente due
fommi Generi di Habiti Virtuosi . Pcroche quegli
jquali perfettionano le Poterne Intelletdue , si chia-
mano Vtrtù InttlltuuM : & quegli che perfettio-
nano le Potenze Appetitiue ; si chianiano Vtrtù Mi
rait,
Lasciando adunque în disparte le Virtù Moral! ,
dellequali già si è parlato ; & sol pariando* drfle In-
telleuuali: queste, ò peifettionano l'Inte lktto Spe-
ictatiut & Vnìuersalc : ò peiretûouano l'inteiletto
Trtitict & PartinUre : & eccoti duesommi Gene
ri di Virtù Intellettuali : cioè , Virtù Sptalatìuc, &
Vil tù Tratiitbt.
Hora le Virtù Specelatìut i se perfettionano l'in-
tellctto circa il conoscimento de' primi Trhdpij
Uniuirfali ; ne nasce quella nobíl Vittù antoionia*
stic.îmente chiamata , Habite dtll'lnttllctu . Ma se
perfetuonane* l'Intelletto circa le Ccnchiu/ìtm Jhrni'
Utiue, che da quegli Principij si raccogliono ; ne na
sce quell'altía più nobíl Virtù , che da' Fjloscsi fi
chiauia Scìen^a ,
Ma se queria Scienza hà per Oggetto le cose ï*-
b'timisiime & Diuine ; ella si appeÙa Sapitn\a , SC
Reina hanoreuolissima délie Virtù .
Gli Habiti Prattici S se perfettionano l'intelletto
Prattico in ordine aile Fatturt tsttritri ; ne nasce
¥ \Artt . Ma se lo perfettionano - iiv. ordine agli
^irti Humant ; ne nasce la Pttdtn\a , chequìcei-
chiamo .
Questi son gli Habiti perfetti & le Virt» ïnttUet'
tuait : ma restanci ancora due tíaiiti imptrfetti ;
ïwìo ueli'lxttltttn SpuíUtiut, e l'altro neíí'/Oifí-
Itttc Prattico . Quelio discorre per congetture sopci
le cose Vniuerkli; & c Vopinicni . Queito discorre
per congetture sopra le cose Particolari i Sc è U
Stfytttitine .
Mapetcbe. la Cogniúone fbncUta in Congettuta»
i oiti
1?4 MUA FiLOSOFTA MORAtE
ì più fállace che sicura ; perciò qiiesti due Habití
non son perfette Virtù i ma Semimrth : aguisa di
que' Semianirmli Zoófiti , che sono vna Spccie mei-
xana fià le PiaBte 8c gli Animali ; men sentîriua che
jli Animali , & più che le Piante , corne le Spugne .
Hora , sicome altroue ti ponemmo dauanti aglí
Occhi l'\Arbore Généalogie» di tutte le Virtù Morali,
fcpra vna pagina : voglianti sire Tjsteflb dclla §e-
ntalogí* dette "Jirm lntrìleiturji , auasti di discor»
xere sopra cíascuna paiticamente •
VIRTV INTEI.1ETTVALI &PECOLATIVE.
Se perfeitiestno f/nte/lent circa lìPrimi Principij .
i H^iTslTO DELL'INTELLETTO .
Se ta perfettionano circa le Cmclusitni .
SC.IENZ^Î .
'íí circa gli Oggetti honorent* ìifslmi e Diuir.i.
S^iPlEN Z^l.
VIRTV INTÏLLETTVAU PRATTICHE.
Se perfettinaano flmtllette F ratlic» cita le faiture .
<ATÇTE :
Se le perfettienane circa te xAttienì Humatu •
FXTJDENZiA.
Semiuirtù net? Intel/etttt SpiccUtiuo.
0P1N10NE.
Semiuirtù nelVlntellitn Ptáttk» •
SOSPETTW2ÌE .

r^í P r TO L O T E\ZO
PeH,Ha&ilaáell,Intellette,,ìsia , digti Principe? .
*rNTELtETTO humano fii íosl chiani*-
* * ,Jg to da' Filosofi , avafi liius légat : perche
* -L1 i legge le coíè dentro se steilb .
"frí*î-fr ta Vélumà icgge Je cose fùori di se:
perche (î mooue, in cetromodo> mirando gli Og-
ferti eítcrnj ch'elta défia : fiche, non li specola ,
■m li siegoe.
Ma flntclktto Specoiatiuo , è vn Ubro animato ,
che
tIBRO DECIMOSETTIMO. J?7
che leg^e le mcd-simo : perochc tutto raccolto fa
se steflò ; contempla le col'e belle, ch'tgli hà dcntro
di se : aguisa del pauonc , godedi vagiícggiar le bel-
lezze cii'egli hà d'intoino i Spcttatore & Teatro i
se medeûino.
Ma lc più balle Idee , ch'egli contempli nel Musío
délia sua Mente , sono i Primi Principj , 8c gli Vni-
ucisili Aslìómi : iquali non ít pieu xo contagions!
ma con eflì ognî cola proua colui che ragiona : Scien-
ze nonlono > maSemi délie Sçienze.
Di quelii , alcii sono più Pariico/ari ; corne te
Définition i\í.' Generi, & délie Specie : altrí più l'ni-
xerfi/i , & più conosciuti col lume natunle s corne
Cjuestí : ;/ Tutto è maggior che la Parte , Oshì Caus*
i anteriore alC Ejfetto '■ £>i nulla, nul/a fifà*
Altri sinalmente sono Vwìurfttisimi t 8: prrciò
chiamati Dignità, & Verità iircfragabili ad ogni sa-
no Intclletto : quai sen quelti : Eglii impcssìbilt ,
íhe vna ce/a fia e non fia . Di due Prepofitioni io.«-
tradìttorie , niiçffarUmeme Vvna ì vira , e Vtitra,
i fa/fa .
Quefti sono lumi naturali , accesi nella Potenza In -
tellettiua , per poter ragionare sopsa le cose Prncti-
che, ò Specolatiue ; aiutati dagli Habiti .
Niuno parlò de 11c Scienze più sejoccamente clic
il filososo stimato Diuino .
< redè Platone , che il SommoTattore , dopoi dï
hauer fabritate tutte le Anime à vn ttatto > in cjas-
cuna infuse tutti Ji Principij YjiíuerCiii > ç tutte le
Scienze in perfettione .
Aggiunge che immergendosi dopoi le Anime nc*
Corpi materiaii ; & succeslìuamente trapaslàndo da
vn Coipo in vn'altro : perdono la meraoría délie
Scienze che inprima haueano i ritenendo però ,U
jnemoría degli Ptiticipij VnhierlàK.
Talche , secondo il suo parere ; glî Huomini îœ-
prendendo le Scienze , non imprendono ciò che non
làpeano : ma si raniniímorano ciò che haueano di-
menticato : non bauendo p.etciò dimenticati gli Vmi-
turfali Trìiuipy.
Cb* vdi giaí&ú lagioní jiù irta^ioncucíe > re p>"
feU
%ft DELIA FILOSOFIA MORALE
folle Filoscfia! Se Uiiio infuse le Scieuze perfette ;
à che seruíuano i lor Principij disgiunti? & selaSti-
gc de'.(-orpi non fc obliare i Principij ; corne soru-
merse le Scienze à lot congiunte .
Che è la Scienza , altro che vna Intellettual con-
Tteslìone délia Conciiiulìone co" suoi Principij ! Clie
se dall'istessa mano Diuinala Scienza co' suoi Princi
pij | fù lecitta neU'Anima immotcalc : neceslàrii-
roente , ò insieme doucan ducaie , ò inllerne ci-
oiencicarsi . : ..'
II vtìo è duncjue , che l'Intelletto à ptincipio è
»na nudt Pstnff corne tauola rasa , naturalmínte
petò inclinât* à riccuer le Itttfinì degli Oggctti , co
mc la Matcria Puma le Forme : indi à legar!e rrì
loto e fbrmarne PftpKtuw : & lìnalmcnie dalle
Proposition! dedur Cmfiquin\t , ch'è l'vltimo sfoi-
■o dçli'intelieuo.
Altro adimque non sono i Principij de' quai par-
iiamo : senon 'Prtptfitieni Vnimrsati , mu ìpartt-
rire te íciwfr «» WUirtù i/ttirice dtltlmtulttt» •
Quiodí è , che l'Intelletto nel contemplas que*
Trincipij ( coni'io diceu.i ) sommamente si gode : pe-
roclic , hauendo cgli il Vire per proptio Oggetto i
lùuna coû vede più Vera di quelle Massime generali :
pojche la Scienza intanto è vera , inquanto è vtro il
Principio ond'clla scende : non potendo il rio ester
più chiaro délia sua fonte .
Ma sebene i Principij Vniucriali ; aguisa di qurgli
VctUi l'cll'Ardenna i portano seco il lume con cui
mile ténèbre si ùn chiaro : cio< l'innata 6c indirno-
ftrabilc Verni de" Tcrrmni stesfi , alla quale natural-
jner.te ma iroperfettamente la Potcnza inclina : no»-
«îinicno , accioche l'Intelletto ne formj vn serroo
giudicio, & con versetile sicilit.i se ne senuti gli è ne-
cfslàrio vn'Habito partorito díll'isperknza : che è
•jucst'Wai/^ ddl'lnitllcitt, di cui pailiamo .
Dmjqucl.i Viril* dt/fa Stiu\f, si conosce per la
R.'gionc : ma la Viriià de Principij, non si conosce
ycraltuna Ragione ; ma per la sola Ir.duttior.eipc-
r'mcntak qall« cosc indiújduíli , che l'U teHetio vi
• seco oficru»i4o .
1IBRO SDECIMOSETTIMO". '379
Sìc'ne l'Huomo comincia à impararli, quando co
mincia à viuere : te finiíce d'impararli quando hi
sormato VtinUn de' Principij. Nepuò dimenticàdi
menti c che sino fa l'Intellctto : potendo à Ul cor~
ruttela, per infemmà ò per farnetico , giugnere Ja
tbrta Apprensiua ; che si dinaenchi del proprio no
me; come di Orbilio, già dottifliino Huomo , co
rne raccontanq . *"
Ognuno che ha Intelletto , si vergognerà di con*
tradire à qaesto Principio, Il tutto èmaggior che l»
Parte :il bastando
tutto hauer glidelocchi
Corpo è niaggior Capoper
. Jconoscere chic
Ma cbíhà l'Habito deli'Intelletto , hautà fbrmato
vn pien concerto diquelL Propofitione , d.illa sen-
fibjle Intuition di molti Indiuidui di Gcnc rc diffe-
renti : come Hál Tutto %Aritmetieo ; dal Tutto Geo-
mrtrico : dal Tutto <jtrmonico ; dal Tutto Gtnerito ;
dal Tuttt titrait ; dal Tutto Pclltico ; dal Tutto
Composite ; ilqual'è maggiore de! Cómpenente .
* Quefro' medesimo Habho giouetà inolto ali'Intel-
letto per inscrire Schntifielu Ccr./tíutr.^e, applican-
tlo quel Principio à diffèrent! Soggetti .
CheilTcno, è più annonico del Scmítono,^»'"
the ii Tutto ènuggier ditla tutti. Ch'egli è ltcito
cauarsi vn'occhio per làluar la vita : ptj^cht il Tutt»
* vieggìor délia Parte . Che íl Cittadino deu'espot-
re la vjta per il Principe: perche il Principe rappre-
senta tutta la Republica;8ci7 Tutto è pi* délia Parte .
Che la Giustitia Légale è maggior Virtù che la For-
tezza : perche quelia coniprende tutte le Virtù , 8c
quesia vn.t sola ; & il Tutto è migfùt* délia Parttp
Ma molto più necefiàrio è l'Habito de' Principij
nelle Diíputatkni : perche quamunque i Principij
non si poilino dimostrare , si podòno tuttauolta di-
fendere .
Niuna VerítS è al Mondo, che non fia stata impu-
gnata, ò per ignoranza , òpermalitia.
Quai Principio è più Vniûersale , ne più euidente
di quello , che Delle dut Ctntradittorie , necejsarid*
mente tvn* t vera , t taltra falsa l non potendo.
vaacosg ad vn tempo , essere, 8c non çslère ?
Oijesto
ì$a DE1XA FIIOSOFIA MORALE
Questo è quel Principio > cheoieue fine aile Díf
sure, e strigneil laccio alla gola degli ostinati- Et
f*re questa Vcrità più chi.ira dcl mrzzogiorno, tro
ui» due Noitole , allecjuali parue più fosea délia me*»
13 notte . i
Anaseágor.i per non sapersi diuiluppare Ha vn Sí-
logìsoto fallace : & Protágora per auuilupparc alrrai
co'suoi fâstjci Paralogismi; combattean» courra que-
fia Veiiià, comeí Titánì contra il Sole
Sostcneuano che il lo'e i thUrt , (sr non i thUn,
«he il Fuofo è caldt , & non ì caldo : che il Fiume
nelfistesto punto totri i ntn ctrrt . Negauino tutto
ctò chetù affirinmi ; aíFerm u.t o tutto cíò che ta
negaui ; il sì St Si Ni* apteflò loro era il roede-
fi o .
Et corne poter conuíncer cclcro, che speizauano
luire J'armi , con cui poteuano ester vinti ?
Se la sol i rete iia intricare i pertiuaci, «elle filo-
Ibfiche altcrcationi , e il ridurli alla ncceflìtà di con-
tr i; lut- à ie stissi :. quai' Aristèo poteua legar oue'
Prorej , che affèrmando e negando ogni cota ; cou
due fole parolette, íi& Nì , scioglieuano prcltigio-
íaimmc ogni legame ì
Ambi adunque hauendo corrottol'Habité d£ Prìn*
tì/ ij , haueano lUiuelIetto tanto incurabile con la
JUgione ; che il nostro Filososo, benche scefo dalla
Airpe di Esculapio > come afrerrnano gH Scrittori dél
ia luavita; perde verso loro il tempo & le medici-
mt , ne' Libri délie Metefîsiche .
' Cenftflà egli peiò eflère (lato più insanabile Pro-
*tígora , che Anssiágora : petche questo hauea Fi»
fermità nell* Intelletio -, ma quello nella Voluntá .
Anas: agora err.iua per ignofanza ; Protágora peifi.
diaua per rnalitia ; come hoggidì fauno i veri Hc-
leticr.
> Quinci , chi pecca per ignoranza ; con vn lungo
discorso conttadicendo à se medesimo , può rauue-
dersi ; ma il voler curare chi non vuol'eilèr curatoi
tynsudar pctmiiia , come Hcicolc contro alGran-
4».
Conchiudc il Fitosofo, cbe contra chi niega g!i
frimi
Prim> n .L1!R? DECIMOSETTIMO: ìtt
disputât ca'fV ? "/"S* P" ignorania , .si dee
curar con I'EÚcoí ' se f" pazzia.sidee
dee disputât col bait™ . c " mf8a P« malitia, si
Di quiVirtù
questa puoi. Perche
tu conosèerc
, alcunia. lnU"m'
_ v!"''/î di
J)iuna certezza de' Principij : 8c queítS0," kiniio
luntratíXi di Ktgatim . Altri s'jinprimono ífflíU?
pij filsiífimi, tenendoli per veri : 6c questa è /n*.
ran\t Ai (rai* DiSptfitimt ,
r"
CsAPlTOLO S&> *>l\TO.
Ditl* Suin^ii .
***** CCOTI il piibell'Hahîto che posta vrstire
SE P 3? vn Principe. Le purpurce Ttabee de'Ça-
» ** * pitanî , le ricebe Pretefté de' Pattitij , i
HfriíS'í* p.ilmaú Paludaroenti de' Tiionfanti > le
lucenti Abolie de* Régi , le gemmatc Clamidi de»
gl'Imperadori , son poueri arneiì à paragon degli H*>
biti délie Scienze.
Quelli yestono ilCorpo, & col Cotpo jnfracidi-
seono : questi vestono J'Aniina , & con l'Anima do-
po morte sono îmtnortali ,
Licinio Impendote chiamanale Sr!tn\i , veleni e
pesti de'Principi . Ma che marauiglia? poichc non,
sapea scriuere ilsuonome sottoi Óecretí,
Infamatia le Lettere per non sentir J'infamia dell'-
esterne ptiuo : asluefiitto alla Ignotanza , corne Mi-
tridáte al velenoj spregiaua la ícienza , ch'è l'jnti-
uelcoo deH'Ignoranza .
M oie o più sauio fù Vespafiano, che nat o «Ile Sci en-
ze , ma nutrito frà l'Atmi : benche non fbfie Dotto,
amaua i Dot ti : e troué il secteto di posleder le Scicn-
ze scnza hauerle imparate .
Sicome cjuegli èticco che quantunque non habbu
l'Oro in seno i hh le Minière dell'Oto in suo potete:
cosi è letterato cbj apreslb di s« hà gli Huomini
ktteuii. " v .>■
rdice
3Í» DELIA HLOSOnA MORALE
fcliee Alctlàndro , se haueflè s.iputo v^'S*j;^
torte Hmeua egli in casa U MfojS&^fc. Poe-
,e, ecleand-w cetcíDcloaUroWf^ ,e hauea ^
fie di Homero .1 sno viatjg^., .
jiomom scno, d.^ c^ie^ifad i Libti dd
s w -"J'^m-i vnpazzo Intelletto sipascea deJJí
V°. qe' Poeti, (k rimancua digiuno .
Grandissime liiíhque fù la fciicità di que' Monar-
chi, iquali cslendo tssi Sapienti , conuerfauano co'
Sapienti ; corne Périclc in Gtecia, Toloméo neli'Egit-
to, Augustoin Ronía. .. .
Qjiesti.insegnando ciò chesapeano , & imparan-
do ciò che non sapeano ■ moltiplicatiano à grande
Vsura il lor sap ère : non eflendo al Mondo ne più
firuttuoso , ne pi» gîoeondo commercio , che donare
H suo senza perderlo : & acquistar l'altrui senza suo
costo.
DVe cose adunque considéra il nostro Fildsorb
circa l'Habito délia Scienza : l'vna , quai sia il
iùo Ojgtttm: l'altraqual sia la sua íw« . Ma per
che gli Oggctti délie Scienze scno tràlorsì eonfusi,
che confoiidono ancora gli Habiti i non ti lârà no-
Jofo , cred'40, di vdirne vna breue e distinca Eco-
Tiomin , ríntraceiaudola da più alto principio de' loi'
Oggetti , m questa guisa .
Già vdisti , che délie Scienze , altre son Prtttùbi,
te altre SficoUtiui .
Hora, délie Tntticie , alcune regolano gli Atti
interni appartenenti all'Appetìto : 8c son le Scienze
Mtr+lì • AUre regolano gli Atti interni dell'Intel-
Jetto in ordine al Diseorso > & queste sono le Strmt-
aali \: cioè la Viahttica che troua ragioni circa le
«ose Disputabili : Sc la Htiint* , che troua ragioni
circa le ense Fersuasibili . Ma questa comprendc tre
a'tre Facultá : cioè , la Miioria , che narra il Vero :
Ja Pctsit , che narrando imita il Vero : & b Grtm-
tnatic», cheinsegnaàparlare correttamente . Queste
ibno Je Pnttiiht. •
'Hoía circa le SptciJaiiHt, che pon liguardano altro
*n» che 1a cognitione dei Vero » Alcuoe contera
piano
• LIBRO DECIMOSF.TTiMMO. ìli
plano le cose Materiali sottoposti alla Mutatiotic :
& queste sono le Fisiche , cioè Naturali ; che ancor*
comprendono la Medicina Teorica . Altre contem
plano la Quantità astratta, dalla Materia .• queste
sono le Matematiche: cioè, la Gimetria, circa U
Quantità" Continua : Se F'Aritmetica , circa la Quan
tità Discreta . Altre fon mi/te di Fisica & Matemati
ca : cioè la Geegrafii che misura Li Terra: Se \'*AHrer
UgU che misura il Cielo : Se la Musica , che misu
ra le Voci .
Vn'ahra più sublime di tutte , contempla le cole
altt & Diurne astratte totalmente dilla Materia Si
dalla quantità : & ella è la Metafisica, cioè , Suprana-
ttirale : l.iquale, se diiìorre con la cognition natu
rale, si chiami Metafisica Naturale : se- con Principi)
nudati da Dio ; quella è la S^cra Tethgia .
H Ora sicoine tutte le Gemme fon più pretiose
delle Pietre communi ; ma vii i Gemma è più.
pretiofa dell'altra , perche l'Acqua è più pura , Se
più sola: così tutte le Scienze sono più nobili del*
le Arti; ma vna Scienzi è tanto più nobile delle
altre, quanto \'Oggetto è più certo , fic più puio; cioè,
più astratto dalla Materia sensibile . t
La minima delle Sciente , è più nobile che la più
nobile delle Arti ; perche l'Arte è circa le fatture
esterne , materiali ( e sensibili .• Se le Scienze sono
operationi dell'Intelletto , Spirituali Se interne .
Perciò la Grammatica , infima delle Se ienze , ç
più nobile della Pittura , suprema delle Arti : perche
quella è Serrnonaje , ic questi smina : quella regola
vn'Attiene Humana ; queita vn' Opera estera* .
Più nobili fono le Scienze SpccoUtiue, clic le Praf»
teche: perche, sicome quegli è più Nobile ilquil* c
più libero da ogni semini : così quella Scienza è pili
nobile che manco seme alle altre: bauendo per so
lo fine il conoscimento dal Veto .
Altra cosa è la Scienza Liberale : altra la Scicnfy
Libera . Liberale è quella ch'è degna di Persona li
bera & ingenua, non mécanisa & seruile', come fon
tutte le Atti Liberali . Ma Scienza Lìbera è quella,
che sol per se stelli è desiderabile i come la l entera-
_i_ - _ w - e'-u-
Siche,
584. DELLA HtOS. MORALE
Siche , tutte le Scienze Libtrt fon Liberali : ma
non tutte le Liberali fon Libere: onde la Dialetti
ca > che serue alle Specolatiue per ben discorrere > è
Liberal, ma non Libera.
Ma trà le Spectlatiue : più nobili sono le Mute-
mâtùht delle Fisiche : perche le Fisiche considerano
le cose Naturali , come Materia sensibile , & muta
bile : ma le Mitsraatiche consijerano la Matcrit
i»tellig!ùi/e ; cioè la Quantità astratta dalla Ma
teria .
Considera per esempio la Sfera , come vna Su
perficie equidistante dal Centro -, senza considerare
s'ella sia di fasto , ò di bronzo , à di legname .
Per conseguenza , le Uetafsicht fon tanto più no
bili & più sublimi delle Matematiche , quanto l'Og
getto è più puro 8c più sublime : considerando l'Eni,
teme Ente : cioè l'Ulema delle cose , astratta da qua
lunque Materia Sensibile & Intelligibile .
Non lenza ragione gli Architetti furono chiamati
^ingegneri ; perche grande ingegno mostrarono nelle
lor'Opte -, & principalmente ne* cinque Ordini delle
Colonne , che sono gli Elementi dell'Arte : propor
zionati i cinque differenti altezze de' Corpi H*
inani.
L'Ordine T^uHin , eflèndo di manco diametri >
quanto hi più di corpo , hà manco di altezza . L'Or
dine Compatito estèndo di più diametri ; tanto hi
pili di altezza , quanto hà manco di Corpo . Et per
ciò quello rappresenta Persone rozze & seruili : SC
questo rappresenta le Muse , sign'ficando che le Scien
ce , come hanno manco di materialità , così fon
più nobili & sublimi .
Dunque la vera Srien^a di cui qui si parla, non è del
le cose S'ngil.tri, cioè degl'Indiuidui sottoposti all'-
dechie, ne agli altri Senfi: pttch? la cognitione del
ÌSeniò , tanto sol dura , quanto l'Oggetto è presente;
te il sentire, non èfàpere .
Gli Animali sentono le cose , ma non le sanno ;
perche il sapere , è vn conoscere le cose dille sue
«pusc > & qaesto è proprio dell'Intelletto : & perciò
» tose più jotjtane, dall'occhio corporale, meglio fi
LIBR.O BECIMOSETTIMO . t»f
conoscono con l'occhto délia rofntc •
Ne tanpoco h vera Scienza è délie cose Con
pnti, 6c sottopoUcà cangiamento : pctoche , se fOft
getto è mutabile , mutabile sarà la Scierai : & cio
che hoggi è veto , dimme sarà falso .
Deue dunque l'Oggetto dclla Scienza estère Im-
mutMit, 6c Eterno; (Scperciò Initllì^ihilt , & Vni-
uersale : perche le cose Vniuersali son fisle & neces.
sarie : le Particolati Ion momentané & cadúche .
Egli è veto, che ancota degl» Oggttti mmMli S
può dare petfetta Scienza, nu solo inquanto sotto-
stanno aile Ragioni Vniuersjli &Eterue.
Ancor di Fioti caduchi , 6c più fugaci d'Il'Auro-
ra.cheli dona e li toglie , ti ranno ptrpetuc Eslén-
ze dali' ingegnoso Spagitico ; ilqual srp.irando cià
ch'è di crallò e di corrotribile da que* nobilí Parti
délia Natura ; n'esttae gif odoriferi spiriti > 6c le-qua-
lita virtuose , 6c permanent! .-fiche nel più rig'.roíc»
Verna , tu senti l'aaima d;l riore , Jc non vedi il
corpo . '•
Così il Fifico spccoluore , mentre filófofi soprâ
la Produttione 6c la Putresattione délie cose Natu-
rah ; separando ciò ch'è di Ctntìngtntc 6c Sin^olart ;
n'estraevn'eUèntial súblimito di Vniutrsalì Sc Stm-
pttrnì concettí , sopra'qinli sonda le sue dottrinali
Bc inrallibifi dimoírrationi . i^ntlro è quanto all'Og-
getto: hora délia Cagione .
LA Cduft de!la Vera e Perfetta Scienia sono î
Prinrìpij Vniutrsuli, da' quaîi con il Discors»
dcll'íntelletto dimoírraiiu miente si deducono gli Es-
fetti dalle vere & immédiate Gagioni! . Altro non
eslèndo la Deinostratione , che vn Discorso ilquale
iasegna à sipcre perfettamente alcunacosa>
Non- è dunque pers'ctti Scienza il conoscere vn*
Oggetto con la simplice ..Jpprtnfiva; ne con la sim-
plice ÇiudicMtiva , corne si conoscono gli primi Prin»-
cipij che si son detti : ma è necestaria la Ter7a Opt-
ratitne dcll'íntelletto , deducendo pervia diSillo-
fism* vna colà da vn'altra : onde il vedere vru co
la , non è saperla .
Hon è perfetta Scienza. il conoscere yna Vtriti
l jet
j&í. DELLA FlLOSOFIA MORALE
per iniwttitnt : corne ,che il Fuoco abbrucí, perche"
cjuesto, &quello, & queli'alrro fuoco abbrucia le
colè combustibili . Peroche l'Inductione è fond iu
neU'Esperimento de* Sensi : & ciò ch'è più vicino
a' Seníï , è più lontan dalla Scienza. Et perciò me-
glio sjrcbbe st.ito à Plinioil crederlo, che il prouarlo.
Non è vera Scienza in conoscer gli Og^etti per via
di Httiitni prtbabìli à ptrsittfi'oili , corne le Dialet-
tíçhe & le Retoriche : perche , corne infinité piètre
>ulgari non (ànno vn Diamante.- così infiniti atgo-
menti Opinatiui , non fanno \.i'*Arg»mcntt Dimt-
fíratìuo .
Molto meno è vera Scienza il conoícer le Con-
clliuíioni , per mezzo di 'rgtmtnti fallaci i benche
paiono insoluhili ; corne que' de Sofistici , giocolieri
jmpudenii ; che presero il nome dalla S..pienza per
vendere l'Ijnoranza .
Diógene , à quell'infolubile Paralogismo , con cui
Zenó.ie conchiudeua cheniuna cosasiposlà muoue-
te , altra risposta non fecc, senon leuarsi dallo scan-
jjo, íccaminare . Coíì , noi> potendo lciogliere l'At-
gomento con la mente , lo íìiolse co' piedi .
Ne meno è vera Scienia il conuincere la faltiti
tleli'Auucríàno , col ridurlo allo Itrettoio degli osti-
natii cioè, alla Cmtruíittiunt: perche il farcono-
scere l'alctui Ignoranza , non è la vera ptoua délia
Verita. Onde ndla Questione dell'Infinito» tu puoi
più facilmente impugnar l'opinione altrui , che afie-
gnarc vn'adcquata ragion délia un .
Oltre ciò , períetta Scienzaiion èilfar conoscere
la Cagion daíi'Effèrto ■ Se tu dicesti : Le Sttllt cht
von fàntillant, fan pittvicinc À noi *l PUneti nonsein*
tillano i Dmqnt fan più viciniinoi* Qucstaèvna
Dinioltration certa , perche gli Eíretti sono da noi
più conosciuti che le Cagioni : & il nonsciiuillate •
non è C.igion , ma Effctto délia Vicinanza .
Ma perche le Gagioni di naturaíiia sono anteriorí
agliE/ticti, cgli è vna prcpóstera Filososia il dimo-
strai la Cagion dagliEfFetti . Ma se tu diceflî : / Lu
m* piùyìcinì i mi nan scintillant . I PUneti fin pià
UùiniÀnù. PnnfHi um {'WilUn • Questaèpro
P'i»
LÍBRO DECIMOSETTIMO. (87
pra &regolata Dimctlratine; perche proua l'Erret-
[O dalla Cagione .
Finalmente perfetta Scienza non è , se la Cagione
non è Immediatà . Egli è vero , che vn'Eiïètro può
dipendere da pîù Cagioni tutte vere 6c necessarie ;
ma subordinate l'vna all'altra corne ie anella délia
catena di Homère. E sono quasi tinte ie Demo-
strationi di Euclide : perche l'vna dipe:ide dall*-
altra .
L'Huomo si marauiglia délie cose nuoue , perche
seco discorre délia 1 agion ctíe non sà : 8cl'Huomo
seco discorre ; perch'egli è Animal Ragíoneuole .
Siche, Feslere Ragíoneuole, è la Ragione immediara
dell'eslere Ditèorliuo: & l'eslere Discorsiuo è la Ra
gione immediara dell'eslere Aminiratiuo .
Dunque fe ru proui che l'Huomo è ^Ammìratim :
perch' ejrli e DìÇctrstm , la Scienza non è perfetta ,
perche seben fia Ragion vcra & inunediacai ellahì
bisogno di eslèr prouita con vna Ra ion lupenoré .
Et similmentc , se tu proui che l'Huomo c ^4mmï»
ratìuTt perch'egli è Tfagìoniuole ; la Scienza non è per
fetta : perche la Ration Mediata hA biíògno délia
Ragione più Immediatà .
Che se tu congiuugi l'vna e l'altra Ragione grada-
tumtnte ; la Scienza sarà perfetta in te , ma imper-
fetta nell'insegnarla : perche l'Intelletto deltVaUO-
re , precipit ito per vna Scala di Ragioni , si rimarrì
più tollo perturbato, che petsuaso.-
Qninci alcun disse, che questa forma di Argomen-
tO , c'etta tyradjriont , Ò Sortie i tiene alquanto dcl
Sofilèico <6c cauilloso : non perche £1 cale, ma per
che il simiglia ; 5s fà paura .• eslemlo costumati i So-
fiiti à teíler lacci con fái ïo<«'n'.
- t onchíudesi dunque.che la Perfetta Scienza, è vnt
infaltibile & evtidtntt Cegnititne di qualihe Effeit»
Jbrroì ■ itun , dimofìrato per viadì ïiltogts/no da Vni»
tursali & N ecejsarie F ropcfitieni , ctntinenti tlmme*
iÌAta Cagione . • '.
Et per non partiisi d.;g!i Escmpli del nostro Fi-
losofo ; tal Oimostratione iàtà , se tu proui , Chi
frè ffì %Antm*ntì , ffíucmo i tapact di ^tmmaf
j38 DELLA FILOSOFIA MORAIE
tiramento ; perche /'Kuomo è capace di 7(agione .
Ouero , che la Luta fi Ecclissa ; perche la Terra
fi frappane trai Sole çy la Luna ■
Peroche queste sono le vere , Se adequate , &
immediate Cagioni di quegli Effetti .
Restati à sapere , che sopra ciascun Soggetto ,
quattro Questioni si postòno dimostrare .
La Prima , ~An sit . Come, se nel Mondi, -vi fi*
la Luna , ò no .
La seconda , jjkiUsit . Come , che cosa sia la Lu
na. Se vii'Astro, ò vn Globo Terreno.
La Terza , <%uale sit . Come , se la Luna per si
Slessa sia chiara o fosca •
La Quarta , Vropter quid Tale sit . Come , Per
qual cagione la Luna diuenga oscura.
Hora di queste quattro Questioni , le tre prime
si postòno dimostrar dagli Effetti . Benché la se
conda sia più tosto Desinitione , che Diuioltra no
ne .
Ma nella Quarta sempre si dimostra l'Effetto
dalla sua Cagione ; Se perciò questa è la vera Di-
mosteatione i quando la Cagione riabbia le Circo
stanze , che si fon dette : perche non tutte le Ca
gioni sono adequate , & scientifiche .
H Ora di qui potrai facilmente conoscete quai
siano gli Estremi Villosi di questa Virtù, co
me si è detto de" Principi) . C'oè , l'Ignoranza di
Negatione, ò sia Ignoranza (implico . Et l'Ignorai'
%a di Praua Dìspofitione : laquai può nascere , ò
da falsi Insegnamenti , ò da Infamità > ò da .Ma-
liti.1 .
La fimplice con la Verità si guarisce. Della se
conda più difficile sia la cura : perche , se pro-
uiene da falsi Insegnamenti; doppia pena ci vuo
le , per estirpare il Falso , -Se inserite il Vero . Se
da Infermità ; si sana con l'Elleboro . Se da Ma-
litia , come la sofistica , laquai conosce il vero e lì
attiene al falso per ingannare altrui ; questa non
si cura guani , senon con la mazza .
LIBR.O DECMOSETTIMO . }Ì9

C^PlTOLO SIVIT^TO,
Délia S.r^nïa .
VESTA è quella Gran Vinù , chenal no-
S&f-\ !Ì| stio Filosofo è stata incoronata|, & con
«5ív£_ÌS alto preconio proclamata 7(ein* htntrt-.
^ÍSS-hS- mlissimt dtlle Virtù.
la ciascun Génère délie Vere Virtù , vna soli
porta Corona : perche adunando in se le preset-
tioni délie Inferiori ; ella é l'vltima perfettione
délia Potenza .
Trà le Vittíi regolatrici délie Passion! , la Virtù
lítmiet è la Reina : perche chi la possiede , diuien
cosi aslblutoSignore délie sue Paslìoní , che aguisi
de' fauolosi Heiói , parrà manco che vn Dio , &: più
che vn'Huomo .
Trâ le Virtù regolatrici délia Volunt.ì , \n-Giufl!ti*
è la Reina : perche , non può non voleie tutte le
Virtù Morali , chi vuole il Giuíio .
Dunque trâ le Virtù Regolatrici deH'lntelletto ,
vna sola è la Reina : laquareminentemente com-.
prende le perfettioni di tutte l'akre : Sí qucsta è
la SipimXjt .
Ami , perche nella Hierarchía dell'Vniuerso, l'in-
fimo délia Sfera Superiore , è più nobile che il sii-
premo délia Sfera Inferiore : onde il supremo délia
Sfera Suprema aflòlutamente raaggioreggia sopra tut
te le Sfere : necelsariamente ne segue , ch'eflendo la
Voluntà più nobile délia Passione ; & l'Intelletto deh
la Voluntà : & nell'lntelletto ottenendo la Sapien*»
il più eccelíbseggio : ella sola di tutte 1e Vinù Hu-
mane è la Reina .
Dirò più : che scben la Sapienza è vn'Accldeate
dell'Anhna , acquistato dall'Huomo ; ella nondimer
no è rnolto più nobile che l'Anima stessa fabricata
da Dio .
La Luce è vn'Accidente auuenticcio a'Ie Solranze
Corpotce : ií pur quello Accidente è più nobile che
R i il
tfo DELLA FILOSOFIA MORALE
il Coipo cpáco. Soltanza è l'Anima -, Accidente c
la Scienza : & puce la Scienza è più nobile dell Ani
mai perche FAnima scnza la Scienza, è corne va
Corpo prluo di luce .
Che se la Scienza rifpctto alla Sapienza è vna siac-
cola rifpetto al Sole; quanto pin nobile & più ho-
rtoteuolc íàtâ la Sapienza, benche qualità ..c-;uiita-
ta &i .icc.hlent.ile ; che l'Amma di qualniique Mo*
natca non S piente •
MA quai latà qoesta Imperadrice délie Vire u ,
più Sauia délia Scienza ; îk più perfetta di tut-
te le Perfertioni ?
Giudica