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Carlo Pedretti, Le macchie di Leonardo, Milán, Giunti, 2004, pp. 9-54. ''Perché dalle cose confuse l'ingegno si desta a nove invenzioni [porque de las cosas confusas el ingenio se despierta a nuevas invenciones]''. Un estudio asombroso ('arrojar sombras') acerca de la estética del borrón en Leonardo da Vinci; todo un modelo de investigación a cargo de uno de los mayores especialistas de todos los tiempos en la obra de Leonardo. Indispensable para abordar la "soledad confusa" de Góngora.
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CARLO PEDRETTI
Le macchie di Leonardo
“perché dalle cose confuse
Tingegno si desta a nove invenzioni”
(Libro di pittura, £35 v, cap. 66)
XLIV
LETTURA VINCIANA
17 aprile 2004 es
ta Weeo ohsuna der. ted
A inveligaccon ative
CITTA DI VINCI
Biblioteca Leonardiana
w =
COMUNE D1 VINCI NTIBIBLIOTECA COMUNALE LEONARDIANA
CENTRO DI RICERCA & DOCUMENTAZIONE
PER GLI STUDI LEONARDIANE
Via Giorgio La Pira 1 - 50059 Vinci (Firenze), Italia
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Teonardiana@[Link] fit
immagine in antiporta riproduce il frontespizio
i un'opereta che i igio di Cristoforo Colombo, Ferdinando,
acquistava 2 Roma, per "4 quatrenis”, nel giugno 1515,
«che ogg si conserva
nella Biblioteca Capitular Colombina
‘reso la Cattedrale di Siviglia,
Devo alla cortesia di Nuria Casquete De Prado Sagrera
Ta geneross accoglienza
nella prestigios isttuzione spagnola da lei dretta
che mi ha fciitato Io studio di questo
alt singolari document
Teonardiani.
ISBN 88-09-03761-8,
Copyright © 2004 Carlo Pedretti
er la presente edizione
© 2004 Giunti Editore S.p.A., Firenze - Milano
Biblioteca Comunale Leonardiana, VinciSommario
Premessa
Avvertenza
Le macchie di Leonardo
% Fortuna critica di una teoria leonardiana
nell’ Europa dei lumi
3 I pacsaggi “invenzionati” di Leonardo
% Macchie ¢ nuvole nella letteratura,
nell’arte e nella psicanalisi
APPENDICI
I. Le macchie al negativo di Goya
IL, Segantini ¢ le macchie nello “spugnato”
ILL. Morandi e il Trattato della pittura di Leonardo
ILLUSTRAZIONI
34
43
S7
60
62
6s{ LENOTR DU PITURA OU LIAAROO DA YING. |
NEL MANOSCRICT MITT A MADRID
VIII Lettura Vinciana
veAll'amico Giancarlo Faenzi,
Sindaco di Vinci
[J aim indica, diigre oporet;
ron, cum dilexers, idicare
Cicerone, De amici, xi. 85.
Al programma delle Letture Vinciane, che vidi al varo nell’ormai lontano 1960, ¢ con
le quali ogni anno la Cittd di Vinci intende celebrare nel modo pid degno la riconenza
del giomo natale di Leonardo, avevo gid partecipato in quattro ocasioni: la prima nel
1968 con I’ VIII Lettura su “Le note di pittura di Leonardo da Vinci nei manoscritti
inediti a Madrid”; Ia seconda, nel 1975, con la XV Lettura sul tema intrigante “Ec-
cetera: perché la minestra si fredda”, che ebbe Vonore, fra Valtro,.di essere stata prescelta
dallo studioso rasso Leonid M. Batkin come soggetio di tuto un capitolo nel suo Leo-
nardo del 1988, A questa segui nel 1979 una Lertura Vinciana fuori serie, nel senso che
{ft pronunciata a Palazzo Vecchio a Firenze il 12 maggio di quell’anno a conclusione
della prima mostra in Italia, in quella sede solenne, di cinguanta fogli di studi anatomic
di Leonardo dalla raccolta della regina di Inghilterra nel Castello di Windsor. Pu quello
tun intervento del tutto conforme allo spirito di queste nostre Letture Vinciane, che de-
vono inspors, infati, come esercitazioni ermeneutiche sul modello della Lectura Dan=
tis, in quanto ricortono normalmente a un testo di Leonardo come tema. E cost quella
lestura senza numero ebbe per titolo “Infra Vanatomia ¢ ’l vivo”. Nel 1982, invece, €
di nuovo a Vinci, si ebbe la XXII Lettura Vinciana, “La scientia di questi obbietti é
di grande utilita...”, alla presenza dellallora Primo Ministro Giovanni Spadolini ea
celebrazione della conclusione di un altro memorabile evento a Palazzo Vecchio, a
mostra del Codice Hammer. E ora la volta del mio quinto contributo a questa prestigio-
sa serie. E con questo ritorno al tema iniziale, che é poi ricorente nelle mie periodiche
sortte, il tema inesauribile delle note di pitura di Leonardo, tema che a sua volta si rift
a un'altra occasione ancora, quando Vinci si trovd, per cosi dire, a “giocare fuori casa”.
Mi riferisco all’evento veramente eccezionale organizzato dalla Biblioteca Leonardiana
di Vinci quando, nel 1995, usci la mia edizione critica del Libro di pittura di Leonar-
do col facsimile dell’ apografo archetipo conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
Si tratta ce della mostra allestita nel 1996 nientemeno che nel Palazzo Ducale di
Urbino dove il codice Vaticano Urbinate at, 1270 ritornava dopo cingue seco e dove
Ia mia presentazione nella Sala del Trono si atteneva ancora una volta al carattere di
queste nostre Letture per richiamare l'attenzione sull’importanza che la visita di Leo-
nardo a Urbino nel 1502 avrebbe avuto nello svolgimento delle sue teorie artistiche. La
mostra, compreso il codice leonardesca, fu poi trasferita alla Villa Medicea di Cemreto
Guidi, come a sotolineare la dimensione tenitoriale che Vind intende sempre attnibuire
alle proprie attivita celebrative leonardiane. Econ tutto questo in mente che ho accolto con
entusiasmo Vinvito dei miei amici di Vind a tenere questa XLIV Lettura Vinciana, per
la quale ho voluto scegliere un tema che non fosse solo un suggello — per cost dire — a
quanto ho fatto finora, ma che fsse soprattutto un rckiamo a quanto resta ancora da fare.
Los Angeles, 21 marzo 2004. cP.AVVERTENZA
La XLIV Letra Vinciana 2 riprodota gai di seguito etatamente come fi proms
cinta 17 apie 2004 « Vinci, senza slcona aggiana o modifies ma conedaa dt un
‘mpi apparca di note che spesto configano come skrexante “Teta” secondo
‘oleic e innovativ percors di icerca dh cus ofrone lean ext ele Appendic
{Le immagini prodott nelle stration sono da ftograe mes gentients a di-
sposiione dalla Biblioteca Comunale Leonardiana i Vine (ige. 1-5, dl Getey
Research Center di Los Angeles (Figg. 6-24), dlls Biblioteca Comrale del! Are
chiginnsio di Bologna (Figg. 6-2), dillsituto Geogratico Miliare di Firenze
(gg. 33-34), dil Masco Victor Hugo di Pai (Figg 6-74). sexo provene d=
VAtehivio Fotografie dell Editore Giunti di rene eda quello de Arand Ham
rer Center for Leonardo Sasdies preuo PUnivent dlls California «Los Angeles"A. Quando tit in ptr una machie dam pase, now vse tw
devises ot anima, omnes, ed ale asi? P. An
1%, plnle maul, ho id veduo anal fanatical, com
pepo figure nlite edvene. A. Cred che lesen in quale mile
‘het ved? D. Non miedo, A O dove sone? P. Nel fansice
relma inginative, melas del io cero. K. Che nome i dares
{seconds i to hud che conf «punt? P. Castell in aria
‘Anton Francesco Doni, Disgno[..], Venezia, 1549, 6 22
L RUOLO principale, anche se non dichiarato apertamente, delle
grandi istituzioni artistiche inglesi nell’Europa del Settecento era
quello di affermarsi con la pittura di paesaggio che per secoli era rima~
sta prerogativa dei fiamminghi ¢ degli olandesi. Il processo di recupero
andava preparato sulla base di una rigorosa impostazione teorica che in-
fatti non avrebbe tardato a formularsi, nel 1771, col quarto dei Discorsi di
Sir Joshua Reynolds alla Reale Accademia delle Belle Arti a Londra. Il tema
era quello dell’imitazione applicabile allo studio della figura come pure a
quello della natura in genere, ¢ quindi del paesaggio, e questo in rapporto
al concetto di creazione artistica 0 invenzione compositiva nell’affrontare
il soggetto da svolgere nel senso classico e albertiano di istoria Si trattava,
cio8, di veder chiaro nei principii generali dell’imitazione: la distinzione
ciog fra la natura ideale, dove la bellezza risulta dall'armonioso accordarsi
dei suoi componenti, ¢ quella oggettiva che si presta pur sempre a inter-
venti selettivi e combinatori. Di qui la necessit3 di valutare la pittura che
intende riprodurre la realt& naturale con precisione fotografica, a confronto
di quella che ricorre a una forma di generalizzazione i cui elementi natu-
rali sono selezionati e accostati ad arte come nel predisporre un giardino.
Reynolds conclude ponendo i paesaggisti olandesi, e con loro lo stesso Ru-
bens, nella prima categoria, ¢ nella seconda Claude Lorrain, da lui giudica~
toil modello per eccellenza della pittura di paesaggio e quindi con un ruo-
o determinante su quello che avrebbe dovuto essere il pacsaggio inglese:
[...] iloro dipinti (degli olandesi] sono sempre una rappresentazione di un
Tuogo particolare, e ciascuno nel suo genere & un ritratto molto fedele ma
molto limitato. Claude Lorrain, al contrario, era convinto che raffigurare la
natura cosi come la trovava raramente produceva bellezza. I suoi dipinti sono
composizioni di vari abbozzi, fatti in precedenza, di belle vedute ¢ scorci.
Rubens, comunque, ha fatto in qualche misura ammenda per le mancanze di
cui & colpevole; egli & riuscito a migliorare ¢ ad animare i suoi paesaggi, al-
trimenti poco interessanti, introducendo un arcobaleno, un temporale 0 un
2a Fortuna cttca
i una teora leonardiana
nell’Europa dei lumi10 CARLO PEDRETTI
particolare effetto accidentale di luce. Che la pratica di Claude Lorrain, ri-
guardo alla sua scelta, debba essere adottata dai pacsaggisti, invece di quella
delle scuole fiamminga e olandese, ¢fuor di dubbio, poiché la sua ragion d’es-
sere si fonda sullo stesso principio grazie al quale il pittore storico raggiunge
la forma perfetta. Tuttavia, non é facile determinare se la pittura di paesaggio
abbia il diritto di osare a spingersi fino al punto di rfiutare cid che i pittori
chiamano accidentalita in natura. Certo ¢ che Claude Lorrain raramente, se
non mai, si é avvalso di queste accidentalit3 [...]
» Discorso IV di Sit Joshua Reynolds (1723-1792) del 10 dicembre 1771. Per Fedizione
critica standatd, v. Joshua Reynolds, Discourses on art Edited by Robert R. Wark, New
Haven ¢ Londra, 1975. Questa &haeat alla prima ¢ la second edisione di tute le opere del
Reynolds, pubbiicate rspettivamente nel 1797 ¢ 1798 (non registrate da Ettore Verga, Bi-
blograia Vincana 1493-1930, Bologna, 1931): The Works of Sir Jshua Reynolds, Knt. Late
President of the Royal Academy: containing his Discourses, Iles, A Joumey to Flanders and Hol-
land, (now firs: published) and his commentary on du Fresnoy’s Art of Painting; printed from his
revised copies, with his last comectons and addons, in two volumes to which is prefixed an Account
of the Life and Writings of the Author, by Edmond Malone, Esq. one of his executors, London,
1797, Le citazioni sono nella mia versione italiana riscontrata con quella dell ediaione: Di
scorsi sull'art i Sit Joshua Reynolds. (Traduzione di Paola Prestini. Nove al testo di Brunello
Lott Introduzione di Andrea Gatti, Segrate (Milano), 1997, p. 53 Il modo di rapportae il
ppacsaggio alla struttura del corpo umano ricorre spesso nei testi di Leonardo che perd Rey-
nolds non po:eva conoscere perché non si trovano nella redazione abbreviata del Trattato
della pittura, Su questo concetto insite un secolo dopo John Ruskia (1819-1900), l'eminen~
te e prolifco critica che avrebbe riconosciuto in Joseph M. W. Turner (1775-1851) Vesito
auspicato da Feynolds in quanto “The trac ideal of landscape is precisely the same as that of.
the human form [...; there isan ideal form of every herb, flowic, and tree: itis that form
to which every individual of the species has tendency to arrive, ftced from the influence of
accident or disease” (Prefazione alla seconda edizione, 1850, dal primo volume del suo
“Modem Painter). Per dimostrate il suo assanto il Ruskin, dal 1843 al 1856, avrebbe scritto
uun‘opera in nove parti distebuite in cingue volumi, Modem Painters, che contiene un vero
¢ proprio trattato sul paesaggio sorprendentemente simile nel carttere ¢ nellimpostazione
~e anche nel tipo di illustazioni nel testo —, al materiale rimasty escluso dalla redazione
abbreviata del Trattato di Leonardo, quella part, cioe,resa nota con I'edizione del Manzi del
1817 (Verga 21). Si sa che il Ruskin, erudito clasicista e per di 9i8 provetto architetto
ingegnere idravlico, raccomandava il Trattato di Leonardo ai suoiallievi come ideale libro di
‘esto, Questocon wna prolusione a Oxford nel 1870 (Verge 1274; ef. »RRaccolta Vinciana»,
IV, 1908, p. 53), € se anche non lo menziona prima, sarebbe strano che non Pavesse cono
sciuto al tempo dei Modem Painters, dove pero non & ctato, B citato invece nel suecessivo,
Elements of Drawings del 1857, dove si pud accertare che egliricerre all'edizione inglese a
cura di John Francis Rigaud (1742-1810), membro dell’ Accademia Clementina di Bologna,
delle Accaderie Reali di Londra e di Stoccolma co titolo di “Historical Painter” peril Re
di Svezia; ediione pubblicaa a prima volta nel 1802, e ancora nel 1835 ¢ 1877 (v. Verga 16,
26 ¢ 25). In akre occasioni, come nel saggio A Review of Eastlake’: “History of Oil-painting”
del 1848 ¢ in una lettera non datata a Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), il Ruskin si serve
dell'edizione dei Classic italiani del 1804 (Verga 19), e sorprende non trovare alcun cenno
al'edizione completa del Manzi. (Si veda l'edizione italiana dei soi Elementi del Disegno €
delle Pituura, acura di E. Nicolello, Torino, 1898—non registrata dal Verga—, dove il radut-
tore aggiuinge numeros altri tiscontri col Trattato di Leonardo.) Questo ¢ un problema an-
ora aperto e sul quale aveva gid tichiamato I'atentione Ernst H. Gombrich, The Trttto
della Ptura, some questions and desiderata, in Leonardo e I'eta della Ragione. A cura di Enrico1 DI LEONARDO 11
Nel 1721 si pubblicava a Londra il Trattato della pittura di Leonardo, per
la prima volta in una edizione inglese basata sull'editio princeps apparsa a
Parigi nel 1651 in edizione italiana a cura di Raffaele Du Fresne e simul-
taneamente nella versione francese di Roland Fréart Sieur de Chambray.*
Come ¢ noto, si tratta di una redazione abbreviata dell'archetipo del Libro
di pittura, il codice Vaticano Urbinate lat. 1270, compilato da Francesco
Melzi intorno al 1540 attingendo direttamente agli autografi vinciani da
lui ereditati alla morte del maestro in Francia nel 1519. La selezione dei
testi preparata per la stampa quale si trova in numerosi apografi originati
a Firenze verso il 1580, oltre ad omettere la prima parte sul paragone delle
arti esclude le intere sezioni sul De ombra ¢ lume, sugli alberi e le verdure,
sulle nuvole ¢ orizzonte.3
Ballone e Paolo Rossi, Milano, 1982, pp. 141-169, v. p. 154 ¢ nota 25. Non mi & possibile
affrontare qui un tema che & complesso quanto entusiasmante, ¢ che richiede il ricorso con
tinuo ¢ oculato alla splendida e monumentale edizione di tutte le opere del Ruskin pubbli-
cata in trentanove volumi dal 1903 al ro12 a cura di E. . Cook e Alexander Wedderburn =
anch’esa non registrata dal Verga ~, nonché alle numerose pubblicazioni successive di carte
4 cia, biografie (come quella dello stesso E. T. Cook del 1911) e altri documenti, anche per
‘Quanto riguarda i giudizi del Ruskin sui dipinei ei disegni di Leonardo, come quelli a Wind
sor, al Louvre e 3 Venezia, un aspetto dela sua vastssima opera critica affontato in modo
‘cemplare puntuale da Lionello Venti, Le arta arte di Leonardo da Vind, Bologna, 1919,
DP. 144-150. V. anche la nota 11, inf, il saggio di Rita Severicitato nella nota 48, ifr.
2 Ttraduttore per la prima edizione inglese del Trattato della pittura di Leonardo & un
anonimo che a serve della versione francese, non necestariamente quella di Roland Freart
‘del 1651 ma piuttosto quella di formato tascabile di Pietre-Frangois Giffare del 1716, che &
appunto una ristampa delledizione di Roland Freart, Come tale include infit, p. 146, la
tavola con la riproduzione della stampa della Gioonda, Secondo il frontespizio il ricorso
all'edizione francese del 1716 silimiterebbe invece alla Vita di Leonardo: A Treatise of Pain-
ting by Leonardo da Vinci, Translated fiom The Original Italian, And ador’d with a great Nianber
‘of Cuts, To which is prefix'd The Authors Life; Done from The Last Editon ofthe French, Lox
don, Printed for J. Senex, atthe Globe in Salsbury Court; and W, Taylor, at the Ship in
Pater-Noster-Row. MDCCXXI Perle edizioni del Trattao, dalla prima del Du Fresne del
1651 a quella del McMahon del 1956, v. Kate Trauman Steinite, Leonardo da Vin’s Trattato
della Piura. Treatise on Painting. A Bibliography of the Printed Editions 1651-1956 {.- Com
penhagen, 19$8. Uleriori contribut allo studio degli apografi sono nel mio commentario
all antologia del Richter, The Literary Works of Leanardo da Vinci compiled and edited from the
eviginal manuscips by Jean Paul Richter. Commentary by Carlo Pedreti, Oxford, 1977, 2
voll, Vol. I, pp. 12°47 € 76-86. A questo si aggiumga: Leonardo da Vinci, Lilwo di pitta
Edizione in facsimile dl Codice Urbinate lat. 1270 nella Biblioteca Apostolica Vaticana a cura di
Carlo Pedreti. Tasrzione etica di Carlo Veece, Firenze, 1995, 2 voll. in particolare la mia
Introduzione, Vol. I, pp. 11-81, da integrarsi col saggio bibliografico The Book on Painting,
A Biblignaphy, in « Achademia Leonardi Vinci», IX, 1996, pp. 165-190, ¢ Vol. X, pp. 226-
227, Per la prima edizione in particolre, v, Hans Henrik Brummer, The editio princeps of
Leonardo da Vind's Treatise on Painting Dedicated to Queen Christina, in « Achaderia Leonardi
Vinci», 1V, 1993, pp. 117-124. Si veda inoltre Francesca Fiorani, Abraham Boss le prime c=
tiche al Trattate della eure di Leonardo, in « Achadernia Leonard Vinci, V, 1992. pp. 78-95,
» Sul tema delVorizzonte nell’ottava ¢ ultima parte del Libro di pittura di Leonardo si &
tenuto un seminario presso Universiti di Urbino (settembre 2002) con contributi i vari
1sR CARLO PEDRETTI
Cid nonostante, vi si trova un numero notevole di capitoli sulla rap-
presentazione o “‘invenzione” del paesaggio desunti dalla seconda e terza
parte dedicate alla precettistica ¢ allo studio cella figura umana considera~
ta anche nei suoi moti fisici e mentali. Gli aspetti accidentali della natura,
ai quali Reynolds alludeva affermando che Claude Lorrain non se ne ser-
“viva nellinvenzione dei suoi paesaggi, sono quelli forniti dalle macchie
sui muri, dalle nuvole ¢ da altre conformazioni naturali, come pietre e
acque, che Leonardo, come poi il suo amico ¢ collega Piero di Cosimo,*
studiosi che hanno congermato trattasi di testi perduti di Leonardo databil al periodo fan-
cese, intorno al 1518. Cfe. Anna Maria Brizio, I! Trtiats dela pitura di Leonardo, in Scrt di
storia delat in onore di Lionello Venturi, Roma, 1956, pp. 309-320, in patticolare pp. 310-
311, nonch il mio Leonardo da Vinci On Painting. A Lost Book (Libro A) (.., Berkeley and
Los’ Angeles, 1964, Part Two, pp. 95-174, ¢ in particolare pp. 158-163 (The Notes on the
Horizon), Fra i contributi urbinati di prossima pubblicazione nella serie dei “Quaderni del
‘Centro Studi Leonardo da Vinci il Rinascimento” (Cartei & Becagli Editori, Firenze) &
quello di Viadimiro Valerio, proprio sullorizzonte nelle Parte Ottava del Libro di petra, un
contributo ripreso ¢ ampliato in un seminario sulla prospettiva presso il Centro Getty a Los
Angeles il 4 maggio 2002.
*T testi di Leonardo sulle macehie che si offrono al commento nella presente Lettura
sono i seguenti: (1) il eap. 66 del Libr di pittua, la prima parte del quale si conoxce nell’ori~
ginale nel Ms, A, f 102 v (22 ¥),c. 1492, mentre la seconda parte, da un originale perduto,
pottebbe essere pill tarda, fors'anco posteriore al 15005 (2) il cap. 60 del Libro di piuura, da
originale perduto, nel quale Leonardo menziona Botticelli ed & databile intomno al 1492,
senza escludere una data pit tarda, intorno al 1500; (3) il cap. 189 del Libro di pittura, da
originale perduto ~ pure di data incerta, forse dopo il 1590 ~che si conclude col rferimento
a un'esperienza personale: “Io ho git veduto nelli nuvoli e muri macchie che m’hanno
desto a belle invenzioni di varie cose [...]". Per quanto riguarda Piero di Cosimo, v. Vasari
(V. 134; riferimenti al Vasari sono alledizione Milanesi del 1906, quando non si ricorre
alla prima o all seconds edizione, 1550 ¢ 1568), Vita di Pio di Cosimo: “Roecavasi spesso a
vedere 0 animalio erbe o qualche cosa che la natura fa pe istranezza ed a caso dimolte volte,
eneaveva un contento ¢ una satisfazione che lo furava tutto ase stesso, ereplicavalo ne" suoi
taponament fant vole, che venva tol, ancor chee nfavese piacere, fat,
Fermavasi talora a considerare un muro, dove lungamente fasse stato sputato da persone
malate, © ne cavava le battaglie de” cavagi e Te pi fantastichie cit € PHY gran paesi che i
‘vedesse ai simil faceva de i nuvoli de la aria. Diede opera al colorie aolio, avendo visto
certe cose di Lionardo fumeggiate e finite con quella dligenzia estrema, che soleva Lionar-
do quando e* voleva mostrar I'arte; ¢ cosi Piero, piacendoli quel modo, cercava imitarlo,
quantunque eglifasse poi molto lontano da Lionardo e da Valere maniere asa stravagante
[J ILmuso & sempre stato considerato non slo per gl stimoli che le sue matchie pos-
‘So facie genase nas suche er ieee coe Seerateg a ogi a
ia: Tait di questa praca consietudine anche al tempo di Leonardo nom Manzo,
‘Cosi come Giotto, sia, si esercitava da fanciullodisegnando sulle pierre. Secondo Vasari (ma
solo nella prima edizione, 1550, I, p. 949), anche Michelangelo “molto da se stesso nella sua
fanciullezza attendeva a disegnare per le carte e pei muri’. Si pud inolte considerare 'aned~
doto riguardante Fra Filippo Lippi nel racconto dello steso Leonardo, riportato nella prima
della quarta parte delle Novele del Bandello: “Comincis il fratello in luogo d'imparat let-
tere, tutto il di ad imbrattar carte © muta facendo qualche schizzo di pittura”, oltre allepi-
sodio della prigionia presso il corsaro Abdul Maumen ir Barberia, quando gli fece il itratto
a carbone st un muro, guadagnandosi cos, in ricompemsa, la liber. (Tutte le opere di MateoLE MACCHIE DI LEONARDO 3
non avrebbe disdegnato di prendere in considerazione come stimoli alla
fantasia. Questo addirittura come “precetto” che pervenuto nella compi-
lazione del Libro di pittura come parte dell’insegnamento impartito agli
allievi, sarebbe rimasto nella redazione abbreviata del Trattato della pittura
del 1651 ¢ quindi anche nelledizione inglese del 1721 — come pure in
quelle del Rigaud del 1802, 1835 e 1877.5 E infatti lo stesso Reynolds
non avrebbe mancato di prenderne nota raccomandandolo a sua volta ai
propri allievi col secondo dei suoi Discorsi pubblicato a Londra nel 1769:
Bandello acura di Prancesco Flora, Milano, 1952 [1934], Vol. I, pp. 647-650.) Anche il Vasari
(1. 6r4-615), menziona Faneddoto, ma é messo in dubbio dai commentatori che ignorano
la testimonianza di Leonardo, quando questa meriterebbe invece di essere addirieeura ripor-
tata fia i suoi scrtt. Di un altro pittore precoce, il bolognese Carlo Maratta (1625-1713).
circolavano simili aneddoti, di cui perd non para il Bellosi (Vita di Carlo Marat, Roma,
1731, pp. 147 $gg.) € nemmeno il Bottari (Dialog sopra le re arti del Disegno, Lucea, 1754,
col Maratta come interlocutore), e sui quali cosi commenta Carlo Gastone Della Torre
Rezzonico nei suoi Discos sul Diseguo del 1772-1775 (Oper ste, Milano, 1886, p. 123):
““Leggesi pure di Carlo Marat, che da fanciullodisegnasse Madonne sul muro, ¢ le colorise
con sughi d’erbe e ior e non mai abbastanza sar’ lodata la sua modesta per cui, ristorando
le pitture di Raffiele, non volle adoperar che pastell,affinché ritrovandosi, com'ei diceva,
un giorno aleun pittore piti degno di maritare i suoi colori a quelli dell" Urbinate, potesse
agevolmente cancellar la prima opera ed apporvi l migliore per gloria dell’are”. Un am-
rmonimento, questo, a chi oggi presume di misurarsi con i massimi pittori del passato nel
restauro o pitt speso ridipintura delle operc loro,
5 Libr di pitura cap. 66, il XVI nell’edizione del Teatat dela pitta (1651), P- 4 € 8p.
34 dell edizione inglese del 1721. E quest il tema della presente Lettura Vinciana (v. p.38,
infia), dove si considera anche il cap. 189 che a pp. 25-26 delleditio prineps, come cap.
LXXXXVIIL, omette il riferimento conclusivo ai nuvolie alle macchie sui muri (v. nota 40,
ina). A queste si accenna invece nel cap. 60 (1 IX a pp. 2-1 delledizione del 1651), dove
fa alto si riporta opinione del Botticelli, Per Giovanni Ponte, Leonardo prosatore,
va, 1976, p. ST, il cap. 66 (non il 60) proveniente dal Ms. A, £.103-v (22,
«1492, che la prima parte di quel capitolo e che sicita infu per la frase “mui im
di macchie o pictre di varj mist”, “sembra la rpresa modificata d'un osservazione
‘aH riferimeneo tat De pit, I. 25: “Anai la natura medesima pare si dilett di dipigne-
re, quale veagiamo quanto nelle fessore de? marmi speso dipinga ipocentaune pit facee di
re barbate ¢ crinate” (Leon Battista Alber, Ope? volgar, Volume primo [...]. A cura di
Cecil Grayson, Bat, 1973, p. 50). Questo precedente albertiano era gia stato considerato nel
fondamentale studio di H. W. Janson, The “Image Made by Chance” in Renaissance Thought,
in De artibus opisaita, XL. Essays in honor of Enwin Panofiky. Edited by Millard Meiss, New
‘York, 1961 (ristampato in 16 Studies dello stesso autore, New York, 1975, pp. $5-60), pp.
254-266, in particolare pp. 255-256 e note 9 ¢ 16, dove I'autore ne indica la fonte in Alberto
Magno, dopo avere esordito con un analogo testo col quale I’Albertiinizia il De statua: “lo
penso che le arti di coloro, che si messono a volere esprimere ¢ ritrarre con le opere loro le
ichter, § 508,
cffgiee le somiglianze de’ corpi procreat dalla natura, havessino origine da questo, che ess
per aventura scorgessino alcuna volta, o ne" tronconi, 0 nella terra, o in alti moti corpi cos
fatti,alcuni lineamenti, mediante i quali trasmutando in loro qualche similitadine, es gli
potessino rendere simili a’ volt atti dalla natura”. Si adotta qui la versione apparsa col testo
del Della pttura nell edito prineps del Trattao della pitura di Leonardo, pubblicata a Parigi
nel 16st, che é sostanzialmente conforme 2 quella nella edizione degli Opuscli morali di
‘Leon Batista Albert, acura di Cosimo Bartoli, pubblicati a Venezia nel 1568 (pp. 299-305).6-24,
14 CARLO PEDRETTI
Non so resistere a immaginare di vedere un promettente giovane pittore che
si trovi, vigile al tempo stesso, sia in casa o fitori del paese, nelle strade 0 nei
campi. Ogni oggetto che gli si presenta @ una lezione. Egli si rivolge alla
‘Natura dal punto di vista della propria professione [...], e come git Leonardo
da Vinci, egli da corpo alle fantasiose immagini che a volte sono suggerite
dalle fiamme del fuoco appaiono per caso schizzate sui muri macchiati.®
‘A complicare le cose, nel senso di frenare 'auspicata diffusione in In-
ghilterra del genere di pacsaggio ideale sancito da Claude, ¢ quello straor-
dinario episodio della codificazione di una teoria artistica del paesaggio
che fa capo addirittura a Leonardo. Mi riferisco a un altro documento che
come i Discorsi del Reynolds & sempre rimasto escluso dalle bibliografie
vinciane, cioe lo straordinario trattato del 1785, A New Method of Assisting
the Invention in Drawing Original Compositions of Landscape di Alexander
Cozens (¢, 1717-1786), opera esemplare per la chiarezza e la brevit’ con le
quali si affrontano le complessit’ ¢ dilflicolti di un procedimento che
comporta al tempo stesso destrezza ¢ acume ¢ che presuppone un clima
culturale di grande intensita c raffinatezza quale é quello che caratterizza
il ecolo dei lumi in Inghilterra,? che & poi quello dei paesaggi di Thomas
Geinsborough (1727-1788) ¢ John Constable (1776-1837).
© Reynolds menaiona il testo di Leonardo sulle macchie nei muri nel Discorso Il dellr1
dicembre 1760, pubblicato a parte nello steso anno: “I cannot help imagining that I see a
promising young painter, equally vigilant, whether at home, or abroad, in the streets, or in
the fields. Every object that presents itself, is to him a lesson. He regards all Nature with a
view to ais profession |...|, and, as LEONARDO DA VINCI has observed, he improves,
‘upon the fanciful images that are sometimes seen in the fire, or are accidentally sketched
upon a dacoloured wall” (ed. Wark, p. 37). (Nell'edizione italiana del Gat p. 24: “e, come
cosservd Leonardo da Vinci, egli rende pit belle le immagini bizzarre che tavolta si vedono
nel fuoco o che sono casualmente abbozeate su una parete scolorita”,) Robert R. Wark
nota di non aver trovato alcun testo di Leonardo in cui si consider il faoco alla stregua delle
rmacchie nci muri, B vero che nel capitolo 46 del Libro di pitta Leonardo parla anche di
“cencte del fuoco", ma questo nella seconda parte del capitolo, quella eselusa dalla redazio~
ne abbreviata del Trattato dela pttura (1651, 1721). La inspiegabile anomala potrebbe rsalire
a un'immagine evocata dal sovrapporsi del ricordo di un’altra letra, quella del testo del
Lomazzo (1584) che paragona la mutevole forma della fama alla michelangiolesea "figura
serpentinata”. V. Gian Paolo Lomazzo, Sort sulle arti. Volume 2. A cura di Roberto Paolo
and rene, 1974, P29 ha ea dl hs
Uno de primi sscontri positvi alla teoria del Cozens & quello di Uvedale Price 1747"
1829), che nel suo Esay on the Piqunsque, Londra, 1794, Vol- Il . 141 dell edizione del 1810,
seorda il precedente di Leonardo (non regisrato dal Verga): “The use of such indications [i
suggerimenti che le forme naturali casali ofrono alla imsmaginazione] even to men of high
invention, and the assistance which they give to that invention, may be leamed fom the prac
tice and recommendation of no less a man than Leonardo de Vinci, who advises artists to at-
tend to the stains in old wall; and indeed the singular and capricious forms as well as tints
‘which they exhibit, would asst the mos fruit painter's imagination. This isthe principle
‘on which that ingenious artist, M. Cozens, practised and recommended the making of com=
positions from blots". Cé. Paola Lavezzari (acura di), Alexander Cozens, A New Method ofLE MACCHIE DI LEONARDO 15
Non a caso, si direbbe, nell'affermarsi di questo genere elitario di cul-
tura artistica ispirata all'esempio di letterati ¢ filosofi come Gerard,
Hume, Reid, Shaftesbury e Steele, gioca un ruolo determinante un poeta
€ drammaturgo come Joseph Addison (1672-1719) con la frequenza ¢
puntualiti dei suoi interventi nel diffusissimo «The Spectator», che
avrebbero trovato un’eco in Italia nella fervida attivita giornalistica di
Francesco Algarotti (1712-1764). Di qui ’affermarsi del buon gusto, trat-
to che caratterizza il gentleman inglese, cui contribuisce il culto del fascino
¢ della bellezza della natura, delle virtt morali e dell’amicizia. Anche il
pacsaggio, come la natura artificiale dei giardini, viene proposto, inven-
tandolo, con grazia ¢ fertile immaginazione. Sembra che gii nel 1712,
Addison avesse presente il precetto leonardiano sulle macchie nei muri,
€ quindi ancor prima dell'edizione inglese del Trattato della pittura, Scrive~
va infatti in « The Spectator », n. 414, del giugno 1712:
Troviamo che le opere della Natura tanto pitt piaciono quanto pit s'assomi-
gliano a quelle dell'arte [...] Di qui la gioia che ci viene da una veduta ben
disposta, variata in campi e prati, boschi e corsi d’acqua, quale ci s offre ac-
ccidentalmente in paesaggi di alberi, nuvole e citth che a volte siscorgono nelle
xvene del marmo, nei variegati ricami in rocce e grotte e, in breve, in ogni cosa
“che con varieti o regolariti pud evocare l'effetto del disegno in quello che si
chiama lopera del caso.
Lo stesso metodo del Cozens trasse origine dal caso, come fa per caso
che egli venne a conoscenza del precedente di Leonardo. Lo racconta lui
stesso in sede di esordio:
Assisting the Invention in Drawing Original Compositions of Landscape (1785), Dosson (Treviso),
1981, p, CXXXIV e nota 438 a p. CCIX. Le Lecures di James Barry (1741-1806), tenute alla
Royal Academy dil 1784 al 1798 e pubblicate nel 1809 (efe. Verga 466 per ledizione del
1848), sono ulterior prova della icezione positiva della tora del Cozens da parte di un pro-
fondo extimatore del Trartato della pita di Leonardo. Cf. Lectures on Painting (..] Bany, Opie
and Fuse eited with an inudution and notes ctl and lute by Ralph N. Wornurs, Lon=
dra, 1889, Lecture [Ila 118-152, in pattcolae p. 129, Del resto, come bibliograia ewenzale
potreilimitarmi a Kenneth Clark, Landscape into an, Londra, 1949, in partcolae p. $3, ¢ alla
Sopractataedizione critica del trattato del Cozens del 1785 a cura di Paola Lavezzari nel 1981
(con bibliografia precedente), e a due mie pubblicazioni: The Drawings and Miscellaneous
Papers of Leonardo da Vind in the Collection of Fer Majesty The Queen at Windsor Caste. Edited
by Carlo Pedretti. Volume I: Landsapes, Plants and Water Studies, Londra ¢ New York, 1982,
¢ Vedizione critica del Lib ai pttura con facsimile, del 1995, eitao in nota 2, supra. Si veda
per Yormai clssica monogafia di A. P. Oppé, Alexander & john Robert Cozens. With a re-
print of Alexander Cozens’ A New Method of esisting the invention in drawing original Composi-
tions of Landscape, Londra, 1952, e quella ben pit ampia di Jean-Claude Lebenszten, Lat de
4a tae, Inroduction ta Nowvelle méthode d’Alexander Cozens [1785], Montélimar, 1990. Si
vveda pure lo studio di Henry Zemer, Alexander Cozens et sa méthode pour Vinvention des pay
sae, in «L."Oeil»,m. 137, 1966, pp. 28-33, nonché ilsaggio di Alessandro Parronchi,Ingan
‘Tonite, in-< Achademia Leonardh Vinci», TV, 1991, pp. 52-56, in particolare p. s6¢ nota 1278
16 CARLO PEDRETTI
Un giomo, mentre discutevo, con un allievo particolarmente dotato, della
composizione originale di paesaggio, contrapponendola a quella basata sulla
ripresa dal vero, lamentavo la mancanza di un metodo meccanico sufficien-
temente rapido ed essenziale per tirar fuori le idee da una mente geniale
portata all’arte del disegno. In quel momento, trovandomi sotto mano un
pezzo di carta insudiciata, e posandovi l’occhio distrattamente, con Ia matita
vi schizzai qualcosa di simile a un paesaggio, per cavame qualche suggeri-
mento che potesse poi essere sviluppato in una qualche regola. Riconsideran-
do poi lo schizzo, apparve evidente come le macchie nel foglio, per quanto
estremamente deboli, mi avessero influenzato, senza che me ne rendessi con-
to, nell'esprimere l'andamento complessivo di un paesaggio.
fatto colpi la mia attenzione: preparai una tinta con acqua e inchiostro, ab-
bastanza forte da lasciare il segno sulla carta, ¢ dopo aver tracciato a caso al-
cune forme approssimative (che, una volta asciutte, potessero rispondere allo
stesso scopo cui mi era dato di destinare le macchie casuali del foglio di carta
di cui ho parlato) ed avervi aggiunto, insieme, aleuni rapidi trattirispondenti
ad una mia concezione compositiva, presentai il foglio allallievo. Questi
subito claboré la macchia, chiamiamola cosi, in uno schizzo significante, e da
allora fece tali_ progressi nella composizione, da rispondere pienamente a
quanto di meglio potessi aspettarmi dall’esperimento.
Dopo avera lungo eseguito queste tracce per composizioni con inchiostro le
¢get0, sviluppai il metodo cominciando ad eseguirle anche con inchiostro pitt
forte: in questo caso gli schizzi relativi venivano derivati su carta trasparente,?
A questo punto Cozens porta in scena Leonardo:
Men:re andavo perfezionando questo sistema, venni a sapere che un’idea
simile cra stata formulata da Leonardo da Vinci nel suo Trattato della Pittura,
Si pwd facilmente immaginare con quanta avidita consulta il testo; dalla let-
tura del passo specifico, utile a confermare la mia opinione, mi é derivata la
possibilita di giovarmi di una voce autorevole che le persone d’ingegno vor-
ranno tenere in considerazione. Cos il passo in questione:
“Non resterd di mettere in questi precetti una nuova invenzione di specula-
zione, la quale, benché paia piccola, e quasi degna di riso, nondimeno é di
grand’utilita a destarl'ingegno a varie invenzioni, ¢ questo é: se riguarderai in
alcuni muri imbrattati, o pietre di vari mischi, potrai quivi vedere l'invenzio~
ne e similitudine di diversi paesi, diverse battaglie, atti pronti di figure, strane
arie di volti,e abiti, ¢ infinite altre cose; perché nelle cose confuse l'ingegno
si desta a nuove invenzioni” ?
* Cozens (1785), pp. 4-4: si veda pure, citati nella nota precedente, Lavezzati, pp. 4-5,€
Oppé, p. 168.
® Cozens cita dalledizione inglese del 1721 del Tratato di Leonardo, per la quale si veda la
nota 2, supra, ma pera versione italiana sricoree qui all’edito prineps pubblicata nel 1651, cap.
XVI. Sorprende che il Cozens non menzioniil testo che si trova.a 9p. 31-32 dell'edzione del
1721, ciot i cap. IX della redazione abbeviata del Trattao della pittua, che & poi il 60 del LibroLE MACCHIE DI LEONARDO 7
Nei paragrafi successivi il Cozens istituisce un confronto fra il metodo
di Leonardo e il proprio con osservazioni ¢ considerazioni che fanno della
sua analisi testuale una vera e propria Lettura Vinciana ante litteram, ¢ che
meriterebbero di essere riportate per intero, ma che si pud sintetizzare nel
tema che Cozens si propone di svolgere: “Mentre, secondo Leonardo”,
esordisce, “le forme confuse vanno cercate su vecchi muri, ecc., cosa che
raramente capita di incontrare; di conseguenza, lo scopo del compositore
pud alle volte andar fallito”.
La fortuna critica del Cozens ¢ del suo metodo include diverse voci
autorevoli che spesso insistono sul precedente di Leonardo (¢ ancora una
volta si tratta di autori non registrati nelle bibliografie vinciane), come nel
caso degli Anecdotes of Painters di Edward Edwards (1738-1806), pubblica-
ti postumi nel 1808, dove il metodo introdotto da Cozens & cosi esposto:
Alexander Cozens fu un pittore di paesaggi, ma in pratica fx soprattutto un
maestro di disegno. Egli insegnava in un modo che era nuovo e singolare, e
che pare egli avesse adottato seguendo una indicazione di Leonardo da Vinci,
al quale risale la raccomandazione di formarsi idee per paesaggi osservando le
macchie sull’intonaco di vecchi muri. Il suo metodo nella composizione dei
soi disegni pud essere considerato un perfezionamento di quello consigliato
da Leonardo. Questo procedimento consisteva nel buttar git su vari pezzi di
“carta un certo numero di larghe macchie a caso ¢ liberi svolazzi, dai quali egli
selezionava forme realizzando a volte grandiose idee, ma queste erano di
esecuzione troppo indefinita e spiacevoli nei coloris poiché essendo lavorate in
marrone scuro 0 in nero, esse si presentavano cupe e pesanti a non dire, dan-
do Teffetto di osservare le forme naturali atraverso occhiali con lenti scure."®
4 pttrae che gli srcbbe stato ancora pid conveniente citare 2 sostegno della propria teoria
poichésriferiscea una macchia che il pittore steso in grado i produrre col semplice getare
di una spugna intr di vari colori sw un muro, # questo Vargomento addotto da Botticelli,
secondo quanto ripora inftti Leonardo, per giustfcarsi di non dare importanza allo studio
del pacsaggio~ contrariamente all amico Leonardo ~ in quanto sarebbe bastato la macchia cos
prodotta a dime un'impressione pit che soddistacente (. p. 43, inf). Nel saggio del Janson
del 1961, cit. in nota 5, supra, p. 265, Pomissione da parte del Cozens da adito al sospeito che
«ssa fos intenzionale per non infirmare a proclamata novita del proprio metodo, in quanto
J macchia cui allude Botticelli in fondo la tesa che il Cozens crea ad arte. I Janson (p. 265,
nota 52) 2 cauto ad attribuirgh a conoscenea del testo su Botticelli, che rtiene di non facile
reperimento, non rendendosi conto che nelledizione del r7ar del Treatise of Painting di
Leonardo esto si trova te pagine prima di quello citato dal Cozens. Una motivazione diver-
sa &suggerita da Laverzar, cit. in nota 7, supra, p. 35 (nota 14 alla sua edizione del trattato
del Cozens: “Forse Cozens tascura la citazione del pasto proprio perché (eben in realth
critico del « non amore per la investigazione dei paesi», da leggersi come voce polemica nei
confeonti dllesttica idealizante neoplatonica) poteva essere interpretato come crtico nei
conffonti della utilizzazione delle macchie, e proprio relativamente ala tematica paesistca
(Nonché critico nei conffonti dell'esecuzione «di macchia» che le Regole cosruiscono,)”.
'» Edward Edwards, Anecdotes of Painters, Londra, 1808 (stampa, Londra, 1970), p. 119.
(Cf, Lavezzat, cit. in nota 7, supra, p. CXXXVI e nota 443 a p. CCX. Perla vicends critica
2325-30
3i-32
18 CARLO PEonertt
Liidea di Leonardo mediata dal Cozens si diffonderi con Vinsegna~
mento nelle accademie di tutta Europa per tutto il secolo successive, an~
che attraverso la trattatistica e con echi perfino nei procedimenti tecnici
del Turner, specialmente in anni ancora giovanili, e con gustosi episodi di
carattere aneddotico.'! E questo il caso dell’esperimento delle tre scodel~
line di colori ad acquercllo, rosso, blu ¢ giallo, che Turner affida a tre
bambini in casa di un amico con la richiesta di completare la parte non
finita, nel primo piano di un suo paesaggio, usando solo le loro dita intrise
dei tre colori a piacere. Scatenati nella singolare impresa i bambini vengo-
no improvvisamente fermati da Turner ¢ sul foglio coi loro spontanei, in~
formali interventi prende subito corpo un immaginario paesaggio sugge-
rito all’artista dalla colorazione accidentale prodotta da trenta piccole dita!
La “nova invenzione di speculazione” di Leonardo rischiava cosi di di~
ventare veramente “degna di riso”,
Non cosi a Bologna, dove un pittore come Givseppe Maria Mitel,
intorno al 1678, ritraeva in un suo libretto di appunti e disegni le imma~
gini di vere € proprie macchie nei vecchi muri della sua cittA per ricavarne
mbianze pit bizzarre in un singolare esercizio difisiognomica.* For-
deta pubbliarione del Cozens, ruta che positiva dopo un initio favorevole, v. Oppé,
op. cit. in nota 7, supra, pp. 40-41: “The last action of Coren life was the publiation of his
book, A Naw Method ofasistng the Invention in Drawing Ongnal Composition of Landscape,
which, through a complete misunderstanding of ts contens for which the author must
himself be held parly responsible, gained him the obloguy which was for long almost his
only memorial”
"WCfr,Lavezai, cit. n nota 7, sip, p. CXL, con rimando in nota 498 p. CCX P
G. Hamerson, The Life of J. M. W. Tumer, Londra, 1895, pp. 190-191, dove si riporta la
teitimonianza di Samiel Palmer. La linea concettale che untice Tamer a Corensé trace
ta con mirabile sinesi da Kenneth Clark, Landscape into at del 1949, itato in nota 7, pra,
P. 53: “Alexander Cozens was the mentor of that quintesential Romantic, Wiliam Be~
cord, and his son, John Robert, was fora time Beckford’s private painter, Now it was
John Robere’s watercolours of Switzerland which introduced Tamer to alpine scenery
“Through Cozens he painted ravines, glaciers, avalanches and snowy peaks long before he
had seen them [..]" Sul iolo di Beckford come interprete di Leonardo, v. Gloria Foss,
Beckford “nventor del La di pttra di Leonardo, in « Achadernia Leonardi Vinci, IX, 1996,
PP. 163-104, , della stessa atric, « Gif uti nae sud Tempio della Sb». Desde, segno
€ viagio nel gine Beckford, sn Nature seniment. Att del convegno a cura di Raffaele
Milani, Milano, 2000, pp. 121-133. Sul Turmer, che il Ruskin giudica come il primo grande
interprete del paesaggioaffermando iperbolicamente che inate & come Bacon in ilosofia
(Modem Printers, Pe. IV, Vol. 11, cap. xvi “Turner, the fist great landscape painter, sms,
take a place in the history of nations corresponding in art accurately to that of Bacon in
philosophy"), si veda fa nota 1, supe.
* Bologna, Biblioteca Comunale dell Archiginnasio, Ms. B. 4233, gi collocito in una
vetrina della Sala VIII, © ora conscrvato nella csaforte della Biblioteca. CR Lia Bigiavi, Un
volumeto d appunte dsc’ di Giseppe Mara Mitel, ine L'Achginvasio», LVI, 1963, n.
58, pp. 488-51, ll volumetto curiosamente simile ai taccuii tacabili di Leonardo, misura
11788 mm e consta di 18 carte, Al verso de foghio di guardia anterior & seritto: “Adi 29
Ouobre 1678 | Comincio il Libreto. lo Giuseppe M* Mitel | Bolognese”. Sul primoLE MACCHIE DI LEONARDO 19
senoné una coincidenza che nel Trattato della pittura di Leonardo, che gid
circolava nelle botteghe dei pittori ancor prima di essere stampato —e ne
2 testimonio Guido Reni, che ne possedeva una copia manoscritta -, si
leggesse come nelle macchie sui muri, oltre ai paesaggi, si potessero scor-
igere “atti pronti” e “strane arie di volti”.'? E improbabile che questo fosse
un episodio isolato nei programm delle academic e delle scuole d'arte in
Italia, considerando anche la gran voga delle cosiddette caricature di
Leonardo fra il Sei e il Settecento. Conferma di cid ci viene da un’altra
fonte omessa dalle bibliografie vinciane, i Dialoghi tra Claro, e Sarpiri per
istruite chi desidera d’essere un eccellente pittore figurista, di Carlo Pisarri, pub=
blicato a Bologna nel 1778,"* un libro che mostra quanto il Trattato della
foglio si legge: “Scherzi de |
| sinel muro come ne leg | etalei
materiali et nuuole tdenota
a wile ris Nail, ate in quel che T manchano cor
Trapis nero" Scrtti © disegni sono a penna, singuigna ¢ mati nera, Le riproduzioni qu
inchise 30n6 state gentilmente fornite dal direttore della Biblioteca, Dr. Picrangelo Bellet-
tin, per interessamento delamico Learco AndalS. Exe sono: £4, profilo di uomo con
berrettavoltoasinista (“machia del muro") £. §r, due profil (°machia del muro") 7,
due teste (“macchie nel muro”); £8, donna seduta con bambino in grembo (“machia nel
‘muro augiuntata dal arte”), £ 16 £, quattro teste, una di dona e tee di uomini ("Macchie
casate da vn mazmore devto | Brocadello di Spagna nello Studio | del S." Giacom.° Zanort
="), Una conferma indirete dellattenzione che | pitori prestavano agh aspeti sugges
delle macchice si ha da Filippo Baldinucci che nel suo Vocabolario toscano dell’ il diagno
{Roni 1687), p. 86, alla voce “maechia", piegs ff altro «I pittort usano questa voce per
saprimere hr qualiek @alcuni disegni,ed aleuna volta anche pituure, fate con istrzordinaia
facilits,e con tale accordamento, ¢ fescheeza, senza molta matita 0 colore,¢ in tal modo
che quasi pare, che ella non da mano d’Artefice, ma da per sé stesa sia apparta sul foglio ©
Ia tela, edicono: quesa una bella macchia”. Ancor pit pertineate tla voce “macchic” nel
Dizionaro delle Belle Arti del Disegno di Francesco Niliza-(Basaino, 1787): "Sw" mua VeE-
“Gono mia, che pajorio, specaimente ag arti, fxgare e grupp. E pare che parecchi 2r-
tis! abbian preso per modell delle loro composiioni le machi de" mus
"© Antonio Franchi [1632-1709], Lateorics della pitts, oowero Trattto dele matere pit ne-
«essai per apprendere con fondamento questa...) Laces, 1739, P- 47: “ed 10 mi ticordo, che
da glovanetto les i Tratato della Piceura del Vinci manoserito,uscito dalle mani del gentil
Guide Reni [1575-1642] dopo la sua morte; poiché in tal forma vagava per le mani degli
studiosi Pttori, prima che fosse stampato”. Cf. il mio commentacio all antologia del Ri=
chter (197), cit. in nota 2, supra, Vol. I, p. 33. Il libro del Franchi, pubblicato postumo da
Giuseppe Rigacci, ®istrato dal Verga,n. 193, slo pet ilziferimento al manoserito pos
seduto da Guido Reni, ma contiene numeros! alt iferimenti a Leonardo ¢ in paricolare
al Tratiato della pittura, ceil Franchi fece in tempo a vedere stampato (1651) ¢adotato (pp.
149-50) come libro di testo dalle principals accademie del tempo, come quelle di Firenze, di
Francia a Roma edi Venezia, Per alts riferimenti a Leonardo e al Trttato, v. pp. 25, 46,48,
52, 92, 108, 163-164 ¢ 198. Il manoseritto originale del Franchi, col nome anagrarmmato in
*Toannio Chifran”, si conserva nellArchivio di Seato di Firenze, Miscellanea repubblicana
11, n. 261. Cfz la mia Introduione alledizione del Libr di pitura (1995), P. 43, nota 45,
° U1 ibro del Pisare, che non é egistato dal Verga (cfr. Cicogmara 186; Thieme-Becker,
XXVIL 105-106), ¢citato per a prima volta nel mio commentaro all antologia del Richter
(1977), cit. in nota 2, supra, Vol. I, p. 33, nota 3, dove & considerato come “almost a whole
commentary on Leonardo's Treatise on Painting”, ¢infati i eapitoi dl Trattato sono spesso
Cita dalledizione a stampa, cioé dal’ dio prineps del 1651, Per i numerosisferimenti a
35
26
27, 28
3020 CARLO PEDRETTI
pittura di Leonardo fosse letto e commentato dai pittori della scuola bolo-
gnese, tanto piil che nel 1786 la locale, prestigiosa Accademia delle Scien
ze ne avrebbe pubblicata una nuova, splendida edizione basata proprio su
quella del Du Fresne che il Guercino, un secolo prima, aveva ricevuto in
dono dal curatore parigino appena pubblicata nel 1651." E cosi nei Dialo-
_ghi del Pisarri, alle pagine 85-86, ricordate “le pil strane ricerche che da
‘medesimi Carracci, mentre solevano sin nell’ore di ricreazione propor-
re uno all’altro degli indovinelli pittoreschi che obbligavagli a disegnare
vari chiribizzi, come riferisce il Malvasia”, si legge che “Leonardo da
Vinci anch’egli su Vimbrunire del cielo facevasi a guardare le nubi, da esse
traendo diversiti d’immagini, siccome ancora dalle macchie né” muri,
cosi dal puro caso talvolta servendosi di cid per sempre piti avvivare
Pestro lor naturile”."° Di qui l'idea di un imaginifico se non trasognato
Leonardo ¢ al suo Tiattat dela pittura,v. pp. 1, 16, 20, 45, 63-64, 65, 70, 73, 83, 85-86, 89,
91, 96-97, 98, 100-101, 106-107, 110, 112, 115-116, 122, 125, 129, 130, 131, 137-138, 143,
150, 154, 155, 160.
*s La notizia é data da Carlo Cesare Malvasia, Felsina pittice. Vite de pttor bolognes |...
Bologna, 1678, 2 vol, Vol. I, p. 288 (non registrato dal Verga), come ebbi a segnalare nel
1953: Un apograjo del “Trattato della Pttura” ai Leonardo da Vinci conservato nella Biblioteca
Comsiale del!’Archiginnaso di Bologna, Bologna, 1953. p. 19, nota 1. Cf. Brummer, op. cit.
in nota 2, supra, p. 121, nota 23. Ancora al principio dell'0o I'esemplare del Trattato della
pittura di Leonardo sppartenuto al Guercino si trovava nella biblioteca del principe Filippo
Hercolani a Bologna, dove si trovava pure lapografo cinquecentesco dello stesso Trattato
‘ora presio a Biblioteca dell Archiginnasio (Ms, B 313). Cfz. Jacopo Alessandro Calvi, No-
tizia della vita, ¢ delle opere del cavaiere Gioan Francesco Barbier detto Guercino da Cento [..-J
Bologna, 1808, p. 21 ¢ nota 28 a p. 163 (omesso dal Verga).
¥° Quasi con le stesse parole losservazione & ripresa da Francesco Algarotti nel 1756 €
ancora nel 1762 (cito da un‘edizione pid tarda, senza data, dei primi dell Ottocento: Saggio
del conte Algaroti sullechtetura e sulla pitura, Milano, s.4., p. 1533 edizione inglese, Londra,
1764, p. 175): “Vi fic un Maestro, che compita sua glomnata,facevas sulimbrunir del cielo
a guardar le macchie di una volta o di un muro; e gittava dipoi sulla carta quelle figure, ©
quel gruppi, che vi scongeva per entro la sua fantasia; cosa stggerita dal Vinci come ata a
destar Pingegno a nuove invenzioni, Per la diffusion delle teorie leonardiane presso le
sceademie ein eda in proaae Nes Poses, De etd dtl pitturae dele
Cagioni di sua decadenza. Dialog (..]- Aggiuntovi un piano di stanuti per formare wna publica
Accademia di Pittura, Scltura, ed Arcitettura,ideato dao stesso Autor, Napoli, 1795, due voll
(Vol. I, pp. 53, 137-138, 176-177; Vol. Il pp. 12, 16, 92, 153-154, 179, 188-180). Si tratta
di un’opera pure omessa dal Verga, nella quale 'autore, Nicola Passeri di Faenza, membro
dell’Accademia Clementina di Bologna, scrive un dialogo analogo a quello del Pisarri
(1778), col Mengs cil Winckelman come intedlocutori, at quali 4 spesso citare il Trttato
deta piture di Leonardo. A p. 179 del secondo volume st alferma che il I rttat di Leonardo
“racchiude un cesoro di ottimi insegnamenti". Cf. [Roger de Piles] L'idea de perfeto pittore
per servire di regola nel giudizio, che si deve formar atom ale opere de’ Pitor|...), Torino, 1769,
dove a pp. 24-26, si sifersce sul suggerimento di Leonardo di osservare le macchie sui mun
per stimolare la fantsia; opera git apparsa in francese col titolo L ide du Peintre parfait, pe
essa al suo Abrégé de la Vie des peintes, Parigi, 1699 (Verga 220, ed. di Amsterdam del
1767). V. anche Pedizione inglese, The Art of Painting and the Lives of the Paintes, Londea,
1706, p. 13. Il testo del De Piles, che riporto gui di seguito dalPedizione italiana del 1769,LE MACCHIE DI LEONARDO ar
Leonardo che vede animarsi di fantasmi umani le pareti dei vecchi muri,
immagine raccolta dai primi Romantici e quindi nella Germania di Tieck
¢ Wackenroder con pubblicazioni dal 1799 in poi, pure mancanti alle
ebbe dungue una vasta diffusione europea, e allude a qualche voce di dissenso precedente-
‘mente rivola alla tcoria vinciana delle macchie e ancora da verificare in sede erica (v. nota
18, inf) “Lionardo da Vinci scrsse gia, che le macehie, le qual si trovano sopra un antico
muro, formando delle idee confuse di varj obbietti, possono destar "Ingegno, ed ajutarlo a
produrre. Credettero alcuni, che questa proposizione facese del torto allo 'agegno, senza
pero allegare plausibili agioni. Eg é perd certo, che sopra un tal muro, 0 sopra tale altra
cose macchiata non solamente si ha luogo di concepire delle idee in generale, ma ciascuno
ne concepisce delle diverse, secondo la diversiti degl Ingegni, e che cid, che visi vede solo
confusamente, si sviluppa, ¢ si forma nello spirit, secondo il Gusto di colui in particolare,
che la riguarda. Di maniera che questi vede una composizione bella e ricea, e gli oggett
conformi al suo Gusto, perché fertile il suo Ingegno, e buono il suo Gusto. Ma qualun-
que sia il carattere degli spirit, ciascuno pud ritrovare in quell'oggetto di che accendere la
propria fntasia,e produrre qualche cosa, che gli appartenga. Riscaldandosi cosi a poco a
poco la fantasia, diverei capace colla veduta di aleune figure di concepimne un gran numero,
¢ di articchire la Scena del suo Soggetto con aleuni oggett indecisi, che vi daranno luogo.
‘Anzi potr facilmente avvenire, che si partoriranno con tal mezzo delle idee straordinarie, le
quali non si farebbero mai in altra maniera presentate allimmaginazione. § Perd il detto di
Lionardo da Vinci non fi alcan tort all'Ingegno; ana all'incontro pud servite a chi ne ba
‘molto del par, eda chi n’é sforito. Solamente soggiungerei a quanto egli scrive, che quan
to ¢ pia fertile Io ‘ngognio, tanto maggior numero di cose si scuopre in quella spezie di
macchie, 0 di linee confuse”. Cf quanto il Pisarri scrive a pp. 97-98 sulla necessita peril
pittore di essere universale secondo l'esempio di Leonardo, che “stima necessario questo
studio, consigiando a tener sempre pronta la matta per disegnare qualunque cosa partico
lare, in cui si avvenga, come dire architetture magnifiche, vedute di dirapi, alber, effeti di
ripercussioni di lumi, atitudini, espressioni di affett”. Quanto al Malvasiacitato dl Pisari,
sitratta della Felsina pte. Vite de pit’ bolagnesi di Carlo Cesare Malvasia (Bologna, 1678),
citata nella nota precedente, dove si menzionano, infatti (Vol. I, pp. 468-469), a proposito
dei Carracci, “queglenimmi,o divina
cli pittorii, che farono fia ess cosi frequenti, e che
ign graf dei Care, Dll Felina pte del Mavs (1678), Vol 1p. 468
in poche lince, © segni, gran cosa racchiudevano, ¢ rivelavano, come questi quattro per
csempio: Spiegando esser il primo [da sinistra a destra] un muratore dalla parte di li d’un
muro, che riboceando 0 stabilendo, sopravanza quello con la sommita della testa ¢ della
cazzuola;il secondo un pulpito, ove fatta un Capuccino la prima parte, si cra chinato a pren=
der Gato per la seconds; il terzo un cavaliere che di li dalla lizaa correa con la lancia in resta;
el quarto un cieco appoggiato per di li a una cantonata di un muro, scoprendone solo not
dalla nostra parte i bossolo e'I baston:
I primi due di questi enigm grafici sono conside-
rati da Ernst H. Gombrich, Art and Illusion, A Study in Psychology of Pictorial Representation,22 CARLO PEDRETTI
bibliografie vinciane.'” I primi echi di una lezione che Leonardo stesso
non avrebbe esitato a definire “quasi degna di riso” si possono avvertire
gil nel Cinquecento, per esempio con I’Armenini che nel 1586 considera ie
macchie addirittura come stimolo all’invenzione delle grottesche; ma
certo che questa Iézione si sarebbe affermata sempre pitt nel corso di quat-
ro secoli, recepita non solo dagli Impressionisti in Francia ¢ dai Mac-
“Ghiaioliin Italia, ma anche dopo, in cutto il mondo, fino ai giorni nostri."*
Washington, D.C, 1960, pp. 214-215, fig. 278. Ampio spazio in questo libro & dedicato alla
coria di Cozens (op. 183-187), eui segue un breve commento sui testi di Leonardo che
Yanticipano, V. anche le note 49, $0. $4, infia. Su Annibale Carraci ei Trattato dela pitura
Gi Leonardo, vil mio The Dart Caster, « Achademia Leonardi Vinei s, IX, 1996, pp. $5~
‘a, in particolare pp. 65-66 (con bibliograia). Annibale Carracci (1560-1609), al quale il
‘Trtato dela pitture di Leonardo, per sua ammissione tferta dal Felibien nel 1685, avrebbe
risparmiato venta di lavoro se Pavesse conosciuto prima, & molto probabilmente a
Roma, al tempo della Galleria Farnese, nel 1597-1598, o comungue prima della morte nel
1609, che ebbe modo di trate profita, E questo non solo per quanto riguarda larappresen
tazione del moto umano, come atcsta il Bellori nel 1672, ma anche ~ e non eredo che sia
stato ancora notate ~ nel pacsaggio col quale si prelude alle interpretazioni poussiniane delle
teore leonardiane, come nel caso del Paesaggio con la ua in Egito della Galleria Doria Pam
phili a Roma, databile intorno al 1600. Si veda anche la nota 19, fia
Mi niferisco alla prima edizione di Wilhelm Hinrich Wackentoder, Phantasien tiber
die Kunst fr Freunde der Kunst, a cura di Ludwig Tieck, Hamburg, 1799, in particolare nella
versione riveduta, che posseggo, pubblicata a Beeline nel 1814, pp. 36-37. Si trata di un
brano, nell'ampia verione dedicsta a Leonardo (pp. 29-51), che si conosee anche nella ver-
sione inglese in Wilhelm Heinrich Wackenroder's Confessions and Fantasies. Translated and An-
notated with a Critéal Intodction by Mary Hurst Schubert, University Park (PA) e Londra,
1971, p. 100, e che iporto nella versione italiana pubblicata in W. H. Wackenroder, Sct
ai poesia e di estetice, Inrodusione e traduzione di Bonaventura Tecchi, Firenze, 1967, pp: 27-
28: "Aveva anche Vabitadine ~ che « qualeuno sembrerh comica ~ di mettersia guardare, a
lungo e tutto assorto in sé steso, qualche veechio muro sul quale i tempo aveva impresso
come per gioco ogni sorea di meravigliose igure e di colori, «anche gualche pietra vario~
pinta, che aveva ala superficie strani discgni, Cosi gl venivan fuori, durante Vninterrotta
Osservazione, parezchic belle idee ci pacsaggi, di tumult di batraglic di strane posizioni e
strani visi. Einfat anche nel suo libro egli di come regola di osservare iligentemente e per
proprio gusto tai cose, perché il nostro spirito anche da simili sensazioni confuse spesso &
Stimolato ad inventare. Si vede bene da cid come un genio non comune quale fi quello di
Leonardo, ¢ che a32i dopo di lui non cbbe mai Puguale, sapessetrarre oro da tutte le cose,
anche dalle meno stimatee dalle pit piceole ». Il capitolo 9 dela stessa operetta (pp. 81-99
Gelledizione [Link] 58-65 dell'taliana)& dedicato alle straneaze di Piero di Cosimo con
analoghe considerizioni sui muri macchiati come fonte di ispirazione e con un acuto con=
fronto con Leonazdo (p. 64): “tuti ¢ due farono stimolati da uno spicto sempre vivace ¢
versitile; ma Pierolo fain mezzo alle tempestose region delle nuvole, Leonardo in mezzo ala
vvera natura cal brulichio della vita terrestre”. Nel Danan di Herman Hesse del 1919, lalezio-
ne di Picro di Cosimo, a proposito di guardare un muro su cui molt abbiano sputato”, sareb=
bbe stata atribuita out court a Leonardo, Cit. Sandra Migliore, Tra Heres e Prometo. Il mit dt
Leonardo nel Decadntono enopeo, Presentazione di Carlo Pedreti, Firenze, 1994, pP. 207-208,
che la difsione det precetti leonardiani sulle macchie avvenisse solo co
dazione abbreviata del Lilo di pina, ineiata a Firenze intorno al [Link]
5 di testi citati da Rafficle Borghi nel suo Riposo del 1583, poi seguito dal’ Ac~
1625. Ci, Marco Rosci, Leonardo filoses'. Lomazzo ¢ Borin’ 1584: du lince diLE MACCHIE DI LEONARDO 23
Tutto questo pud servire da preambolo a una semplice riflessione. “La
summa e principale parte dell’arte”, si legge nel capitolo 279 del Libro
di pittura un testo perduto databile dopo il 1500, “é la invenzione de li
tnadizione dei penser’ e prectti di Leonardo sullane, in. Fra Rinascimento Manierismo ¢ Read
Sorts di Stora dell arte in memoria di Anna Maria Brizio. A cura di Pietro C. Marani, Firenze,
1984, pp. 53-77, € la mia nota Il « Tratato dela pttura » di Leonardo plagiato da Pietro Acoli nel
1625, in «Raccolta Vineiana », XIX, 1962, pp. 292-294. Si veda perd Giovan Battista Arme-
nini, De’ veri preceti della pttura [...], Ravenna, 1586, pp. 193-194, dove s attribuisce alle
“macchie sui muri addirttura lo stimolo alliavenzione delle grottesche, e questo al ‘emp:
“della scoperta della Domus Asrea nel tardo’Quatirocento per affermarsi come vogz git nel
“secondo decennio del Cinquecento nell’ambito della scuola di Raffaclo ¢ anche con la
partecipazione di un allievo di Leonardo come Cesare da Sesto. Non sorprende quindi
che in questo genere di bizzarria decorativa, presto diffusa nell Italia settentrionale,affio-
rino perfino motivi caricaturali leonardeschi, tli da giustificare, si direbbe, la curiosa af=
fermazione dell’Armenini, loc. cit: “Laonde si stima che si cavassero [le grottesche] da
quelle toppe over matchie, Chest scuoprono sopra quei muri che gi erano tutti Bianchi,
inelle qual niacehie, considerandovisi sottiimente, vi si rappresentano diverse fantasie ¢
iiuove forme di cose stravaganti, Te quali non & che siano cosi in quclle, ma si ereano da
3€ nell intelletto nostro; iF quale, cost variando in. quei ghiribizzi, parc che con diletto si
gods di qeste forme”. Secondo Nicole Dacos, La découverte de ls Domus Aurea et forma
tion des groesqe Ta Renaissance, Londra-Leida, 1969, p. 126 e nota 1, ! Armenini avrebbe
sgrsoBpreceo d_Leogado ix modo deo media: sinsei Anion Fae
Doni, Disegio, part onamenti...], Venezia, 1549, f. 21 v-22 [Link] veda in par-
tcolafe dogo af 23, ctatoin esergo ap. 9, supra. Cir Tedigione critica dell Aienin,
«cura di Marina Gorreri (Torino, 1988), pp. 219-220. V. inoltre di Lea Beltrami, Leonardo
dda Vinci eg affiesci dela villa Medica Fracaolo, 11, 1905, pp. 3-7, € Le caricature di Leonardo
ds Vinci nella Villa Medi di Frascaolo,nello stesso periodico, VI, serie I, n. 10, 28 febbraio
1926, Nelledizione critica del Disegno del Doni a cura di Mario Pepe (Milano, 1970), p. 70,
oltre af est sulle macchie dalledizione Borzeli del Trattao della pitta di Leonardo (1914),
sicita Vasari (I. 174): “Gli schizi[...] chiamiamo noi una prima sorte di disegni che si fino
per trovar il modo delle attitudini, ed il primo componimento dell'opra; ¢ sono fat in for~
‘ma di una macchia, ed accennati solamente da noi in una sola bozza del tutto. E perché dal
furor dello artefice sono in poco tempo con penna o con altro disegnatoio o carbone
espressi, solo per tentare l'animo di quel che gli sovviene, percid si chiamano schizzi”.
Cz. Luigi Grassi, Fconcetti di schizzo, abbozz0, macchia, “non finito” ela costruzione dell’opera
‘arte, in Studi di onore di Piero Silva a cura della Facolts di Magistero dell'Universit di
Roma, Firenze, 1936, pp. 97-106. Sui Macchiaioli e Leonardo, nella mediazione di Gu-
stavo Usielli 1839-1911), v. Ellen Kaplan, ‘Macchia’ and Photography, in « Achademia
Leonardi Vinci, II1, 1990, pp. 115-122. Si veda inolere Gustavo Uzieli, 1872. Gita a
Vinci. Trasrzione dl manoscritto della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Fondo Uziel,
striscia 82, acura di Francesca Dini. ln appendice scelta di letee del Fondo Usiel (| acura di
Monica Taddei. Gustavo Uziell (e} Telemaco Signorini, Fucecchio (Firenze), 1999. Cf. il
catalogo della mostra Amerigo Vespucci ela scoperta dell’America negli studi di Gustavo Uziel-
i, a cura di Romano Nanni e Monica Taddei, Milano, 2003. V. anche nota 47, infa
Lauspicata ricerca, che ho appena impostata e che resta quindi vasta e complesa, sarebbe
utile anche per recepite eventuali note di dissenso (v. nota 16, supra), che non mi stato
ancora dato di incontrare se non si pud considerare tale quella in un commento che &
uno dei pochi e del tutto entusiasta nell’edizione di P.M. Gault de Saint-Germain del
Traité de la Peinture de Léonard de Vinci, Paigi, 1803 (ma cito dalla ristampa di Ginevra del
1820, che posseggo), pp. 20-21, un commento al cap. XVI (66 del Lib di pttua) che qui
riporto per intero, compreso la nota a pié di pagina su una pertinente riflesione di Diderot:
Lo yaganno
degh occhi
Lib. 3, cap. XL24 CARLO PEDRETTI
componimenti di qualunche cosa”."? E cosi per Leonardo anche il pae~
saggio é “invenzione”’. Il termine “invenzione” ricorre addirittura quat-
tro volte nel breve testo sulle macchie nei muri citato dal Cozens, piti una
LUNE imagination brillant, familiére avec la vétieé de chaque chose, trouve dans les nuages
ramassés, dans le foyer des cheminges, dans les taches des vieilles murals, dan les couleurs
ct les crayons melangés, dans les ruines, des effets et des formes qui rappellent une infinite
objets don't I'sprit est toujours préoccupée. On est quelquetois, dans ce cas, avorisé par
Ja fortune; ce sont Pheureux momens ("), mais on ne peut pas toujours espérer de grands
ssiecés dans la composition, avec ce moyen que nous regardons comme tn consel trés-fuble.
(le aut tree de son propre fonds, a composition; elle demande
tions, et un grand fonds dinstruction.
Diderot, pls dig’ par Vambition d'ecrire sur Tart de Is Peinture, que par gost, dit: “Quand on con
sidbvecenines figures, certsns caractéres de tte de Raphatl, des Carachese autres, on se demande
‘ies one prises, Dans one fmagination fre, dans esate, das Ls nes, dane les cies eu, das
les mains ete." ——
ese bien vii que es mines ofrent de belles choses 4 imagination; mais, dant a Peinture comme dans
la potse, es pati fites pour intreser ime, prennent leurs sources dans spi, dans le carr; Tes
attendre d'ailleus, on est foid ou extravagant Le got, le sentiment ela sensbilté découlent de cette
Source dans les vers de Racine et dans les tableaux de Raphael. On peut die deux ce que Plata dit
des vers d'Hoomése et des tableaux de Nicomague: “Outre les perfection et les prices don" (Bale,
ils one encore cet aanage, qui passsent 1 voiF eoate m aval of peine a leaue auteur”
‘i Diderot avai plus sent le sublime dela Peinare, i en aust ri avec pls de précsionphilosophi=
(qu, et ani it: Cet dans amature, dans une imagination fr dans ude contin du cer hai
1 des pasion de Ve.
coup de réflexion, dobserva-
19 B questa a frase iniiale di un lungo e complesso capitolo del Libro di pittura, 279, che
nell’edizione del 1995, pp. 256-257, considero “uno dei testi pitt celebri al tempo stesso
pit problematic dalintero Libyo di pittara, quello che, su testimonianza del Bellori (1672),
ebbe addirittura una prima illustrazione nel Poifemo e Adi di Annibale Carracei in un rigua-
deo della Galleria Femese”. L'entusiasmante e non semplice problema interpretative veniva
da me affrontato, aguisa di Lettura Vinciana, nel saggio The Dart Caster del 1996 citato in
ota 16, supra, dove toeco solo di passaggio (p. 57) la fase di apertura per suggerire che per
-omponimenti di qualunche cosa” Leonardo intendesse la “invenzione 0 componimento
i store, la qual com é il fine di tale scienzia” (cap. 39), cio’ della pittura che non pud af
darsialla sola riprodazione meccanica della realti per mezzo del prospettografo, ma pud pur
sempre evocare la realti attraverso 'immaginazione. Ecco dungue perché penso ora che
quel “qualtunche cosa” possaintendersi anche come riferimento al pacsaggio, e questo pro-
prio perché il paesaggio & suggerito dalle macchie sui muri come lo sono “diverse battaglie
€ atti pronti di figu:e”, e che, come tale, & quindi oggetto di “invenzione”, anche se pud
essere ripreso dal vero per mezzo del prospettografo. Cir. il cap. 90, “modo di ritrarre un
sito corretto” proveniente dal Ms. A, £104 r (24), Richter, § 523. ¢. 1492. Si veda anche
ilmio commento alcap. 39. E per portare avant la “ettura” di questo esordio, toma oppor
tuno ricordare essere questo il testo col quale Giuseppe Boss, senza indicaene la fonte, ini=
Ziava il capitolo conclusivo, Delle rierche di Leonardo intomo ai componient delle store, nel
suo Del Cenacolo di Leonardo da Vinci. Libri quatro (Milano, 1810), p. 226: "La somma e prin-
cipale parte dell'ante diceva Leonardo, & la investigazione [sic] deli componimenti di qualungue
cosa; &a questa parte, ch’ eli possedeva in grado eminente, devesi’efetto meraviglioso delle
sue opere ¢ quell'ato grado di stima che oftennero nella opinione degli uomini [..]". “Se
dungue Vinvenzione de’ componimenti& parte somma dell'ate”, conclude il Boss, “sark
utilssima cosa lo studiare i grand originali antichi in tal parte eccéllent:", con quel che se~
gue, Ed anche questo oggetto dela puntigliosa ed acre exitica di Catlo Vers, OserazioniLE MACCHIE DI LEONARDO 2s
quinta nel titolo, “modo di destar l'ingegno a varie invenzioni”. E la frase
iniziale, “A new method of assisting the invention”, nell’edizione inglese
del 1721, é precisamente la stessa che Cozens adotta per il titolo del pro-
prio trattato, A New Method of Assisting the Invention in drawing original
Compositions of Landscape.
Con questo in mente ci si pud domandare fino a che punto un disegno
0 dipinto di paesaggio di Leonardo possa o debba corrispondere a una scena
reale.*° Una indagine intesa a tentare di rispondere a tale quesito porterebbe
sul volume inttlato Del Cenacolo di Leonard da Vind Libri quattro di Giuseppe Bossi ptr (1,
Milano 1812, pp. 173-189, dove, a pp. 185-186, si pone Vaccento sulla “lezione” del testo
i Leonardo: “Ma debbo qui di necessth per corredo di quanto ho detto sopra questespic~
ztioni de’ pensier di Leonardo richiamareilletore al prineipio di questa parte del volume,
mi fard lecito di osservare esseri forse qualche diversi fea l'inesigazione dei componiment
a qualunque cosa, © Vinvensione de’ component intesa dal Sig. Cavalicte”. Qui il Ver sol-
leva dubbi sal modo come il Bossi intende “investigazione”” nel senso di “invenzione”, ma
silimita a chiedersi, per non avere accesso all‘originale di Leonardo, “se puosti ragioneval=
mente fire differenza fra investiga, cio® il riereare diligentemente,e Finventare, cio esse~
re il primo inventore, o il rirovare da prima; se diversa cosa &I'investigamento dal trv
‘mento. Classica questione di lana caprina destnata a cadere al momento in cui ci si rende
conto che il Bossi riporta il testo da un'edizione abbreviata del Tattoo dela pita (dalla
prineps del 1651, cap. CLXXXIL, o da quella del Pagani del 1792, cap. CLXXXIV, 0 da
Qquella~con ulterionvarianti~ dei Classci Italiani del 1804, cap. CLXXXID, dove si legge
cflettivamente “investigaztione”. La sicurezza con a quae il Boss intende “investigazione”
come sinonimo di “invenzione” pud traire i fito che allorail Boss avesse git conoscenza
del codice vaticano del Libr di pitta, che menziona a p. 52 del suo Conaole¢ che inten-
ddeva pubblicare, E appunto al £106 # di quel codice che la frase in discussione é rportata
secondo quella che doveva essere la lezione dell originale perduto di Leonardo, cio&: “La
summa e principale pare del'arte& la invenzione deli componiment di qualanche cosa”.
Alle Osservazion del Vers il Boss replcava con sobrie ma puntuali Posie alle Osservazion!
Sul volume intitolato Del Cenaclo di Leonardo da Vind Libri quatt [...], Milano, r812, dove
perd non entrain merito alla question filologica sollevata dal suo censore, forse perché non
Fiteneva meritevole di attenzionc I'attitudine denigratoria che questi gl siservava anche nei
riguardi di tutto cid che costtuisce la parte conclusiva del proprio libro, specialmente in
‘merito alVinterpeetazione del “componimento” della Sant’Anna nel piccolo schizzo da lui
poseduto e riprodotto dal Rosaspina nella splendida tavola posta di fronte alla carta 231,
inerpretazione ben giustficata da un documento da lui addotto come il sonetto del Casio
del 1525 € che solo pit tard sarebbe stata confermata da un documento di ben alta portat,
Ia letera di Fra Piero da Novellara del 101 che rifeise le parole stesse di Leonardo. Nem~
reno le Letterecofidensili di B.S. [probabilmence Salvatore Bett all'estensore delle Postile
alle Osserasiot[...] pabbliato subito dopo (Milano, 1812), toccano la questione filologica
del testo leonardiano citato dal Bossi, ma difende giustamente 'inteepretazione della Samt’An-
tua (pp. 90-91) con Menfis alla quale il Bossi aveva invece rinunciato con Vattitudine di chi
sa diavere ragione. Sul progetto bossiano che avrebbe preceduto la pubblicazione del Man-
2 del 1817, [Link] del Libro di pittura (1995) it. in nota 2, supra, Vol. I, p. $8, n0%a 7s.
Per la mancata aderenza alla reali nei paesagg: di Leonardo, in particolare quelli di-
pinti,v. il commento di E. H. Gombrich, Light, Form and texture in Ffienth-Century Pain-
fing Neon and South ofthe Alps, nel suo The Heritage of Apelles. Studies in the Ar ofthe Renais-
sance, Oxford, 1976, pp. 19-35, in particolae p. 33, a proposito del disegno del 1473 agli
Utisi, di soto considerato (aniche da me nel 1973) come ripresa dal vero di una veduta della
3526 CARLO PEDRETTT
molto lontano e bastera limitarsi a quanto afferma Leonardo stesso nei suoi
scritti dove al concetto di “invenzione” si affiznca quello di “imitazione”.
Questo gia in un testo del primo periodo milanese, databile intorno al 1492
= Leonardo aveva quarant’anni — ed escluso dalla selezione operata dal
compilatore del Libro di pittura, ma sorprendentemente prossimo al senso di
curiosita che il Reynolds, come s’¢ visto, riteneva dover indurre ogni gio-
vane pittore a privilegiare quelle forme di natura che pit! si avvicinano alle
forme create ad arte. La nota di Leonardo sembra infatti preludere al tiro-
cinio che un paesaggista inglese si sarebbe imposto con un viaggio in Italia:
Come per tutti i viaggi si po’ imparare
Questa benigna natura ne provvede in modo che per tutto il mondo tu trovi
dove imitare.”"
-vallata del’ Arno: “Te seems to me that it should be regarded asa study after a Netherlandish
painting”, opinione ripresa nel saggio The Trattato dela Pittura. Some Questions and Desiderata
del 1582, citato in nota 1, supra, pp. 144-169, in particolare p. 142.1 pi recenti conteibuti
allo studio del cisegno de! 1473 insistono sulla tsi della scena dal vero, sia pure con forzature
‘ompositive, per es, una certa tendenza a comprimerc la veduta a grande angolare, etenen-
do conto degli interventi al teritorio operati dal tempo e dagli uomini, Si veda la mia intro-
duzione al catalogo di Gigetta Dalli Regoli dei Disegni di Leonardo ds Vinci della sua Cerca
agli Ufizi (2085), pp. 19-22, seguito dai sagyé di Romano Nanni, Osserazione, convenzione,
ricomposizione wl paesaggio leonardiano del 1473, in + Raccolta Vinciana», XVII, 1999, pp.
3-37, ¢ Giovani Malanima, I punto di vista del diegno di Leonardo del GDSU, 8P rin «Bol-
Tettino della Accademia degli Euteleti della citti di San Minato», IXXX, n. 69, 2002, pP.
435-57. € Ancor sul disegno di Leonardo GDSU, 8P 1, nello stesso periodico, LXXXI, n. 70,
12003, pp. 21-36. Altri disegni di Leonardo, per esempio quelli dell'Adda del 1513, s0n0 cer=
tamente vedute dal vero come lo sono quelli delle colline pisane nel Ms. Il di Madrid, ff. 7
vve8 , per le quali si veda Ludwig, H. Heydenreich, “Qui é la veduta”. Ober einige Landschaf=
‘szcichnumgen Leonardo da Vines im Madrider Skizzenbuch (God. 836), in Studies in Late Medie-
tal and Renaissence Painting in Honor of Millard Mess, a cura di I. Lavin ¢ J, Plummer, New
York, 1977, pf. 241-248, vistampato nei suoi Leonardo-Studien, a cura di Ginter Passavant,
Monaco, 1988, pp. 163-174 € 187-188, Per le vedute dell’Adda rimando alla mia edizione
delle carte di Windsor (2982), pp. Ko8-r12, tavv. 49-53. Pure dal vero sono le vediite delle
Prealpi presso Lecco nei disegni i Windsor, RL 12410, 12411-12413 € 12414, tiprese dal tetto
del Duomo di Milano e altrove. Cf. Angelo Recalcati, Le Prealpi Lambarde ritate da Leonerdo,
in « Achademia Leonardi Vinci», X, 1997, pp. 125-133. Cf. ilmio Le “cartline” del Vincano,
in «11 Sole-24 Ore», n. 277, 30 giugno 1996, p. 29. B invece ben iit probabil che i paesaggi
nei dipinti (Givonda ¢ Sant’Anna) siano “invenzionati”, anche se i sono avuti convincent
tentativi di indicame la corrispondenza con precise localti in Toscana o in Lombardia. Cir
Carlo Starmazzi, La Giocona nella valle dell’Armn, in « Archeologia viva, XV. n. $7 ns. mage
gic-giugno 1966, pp. 40-51 (con tun mio intervento, Un'interesante ‘pote di lavor, a p. 48).
2°Ms, A, £111 v (31¥), Richter, § $04. Questa é la penultima neta di pittura in un fogtio
che ne contienealtre cingue, tute copiate nel Libr di pitturaad eccezione di questa che verne
esclisa di propesto, poiché non & contraddistnta dal segno "o” col quale il compilatore indi-
cava i test da tascrivere. I testi copiati sono, nel’ordine dall'ato al baso, i capitoli 417, 418,
4419, 420 83. Ritenuto forse un abbozzo destinato ad esere elaborato, questo testo &invece
‘tutto quello che Leonardo intendeva dire, ma viene da riflettere sul fato che nel 1492, quando
4 Milano scriveva quest testi, egli non poteva certo parlare per esperienza di viaggi “per tuttoLE MACCHIE DI LEONARDO 27
Qui é chiaro come Leonardo ricorra al vocabolo “imitare” per indica-
re il processo di “imparare” nel senso di copiare o ritrarre dal vero, con
riferimento implicit al paesaggio in quanto la condizione proposta &
quella del viaggio attraverso luoghi diversi che comportano l’'awvicendarsi
di scenari diversi, Dal processo di apprendimento postulato dal titolo
(“imparare”) si passa dunque al mezzo pratico dell'acquisizione della co-
noscenza, l'esercizio della copia che presuppone il modello da “imitare”
Si copia cioé la natura per capirla, cosi come nella tradizione teologica si
ricorreva al modello della divinita col principio dell’ Imitatio Christi. Si
pud dunque imitare un vasto pacsaggio o i singoli membri, cio’ partico-
Iti di esso, e nei disegni di Leonardo che ci sono pervenuti si avverte I'as-
siduiti ¢ Pimpegno che Partista poneva nei suoi studi di natura dalle pri-
me prove come nel celebre paesaggio del 1473 a quelle di quarant’anni
dopo coi piccoli paesaggi dell’Adda del 1513. Sono disegni ripresi dal
modello secondo la pratica del recarsi sul posto attestata gia dalla celebre
veduta di Firenze cosiddetta della catena, databile intorno al 1475, dove
nell’angolo a destra in basso appare il giovane pittore intento a ritrarre la
citta2? “Imitare” & voce dotta che Leonardo usa nella sua accezione clas~
sica € come tale non sorprende trovarla nei suoi elenchi di vocaboli nel
Codice Trivulziano, cio? al f. 12 v (p. 22). Non sorprende trovarla nel
famoso precetto: “Limitazione delle cose antiche & pid laldabile che
quella delle moderne”.*8 Ai model
antichi non ci si deve accostare con
ilmondo”, ed 2 probabile quindi che gi allora si diffondessero notiic sulle nuove terre che
Colombo andava scoprendo oltre Oceano. (Per ulterior rilesioni sal tema di Leonardo in
rapporto con la scoperta dell’ America, v. il mio Leonardo ei nuovi argonauti, in Domani, Le
raic del nuovo millennio, A cura di Giuseppe Barbieri, Cittadella, Padova, 1999, pp. 87-105,
€ Mario Brschi, La fma segreta di Cristoforo Colombo. La qabboalah e alre “curiasta” archivi-
stiche, Presentazione di Carlo Pedrett, Pistoia, 2003.) “Ogni cosa nuova viene alla luce pet
fecondazione, ed ogni fecondazione per l'unione di clementi, che si cercano l'un Faltro €
dai quali emana: combinazioni e nuove e infinite”. Cosi esordisce Gerolamo Calvi nella sua
brillante ricostruzione dei processicreativi di Leonardo in un saggio esemplare quanto or
sai dimenticato, Ossewazione, invenzione, espeienza in Leonardo da Vind, in Peril 1V° Cen-
tear della morte di Leonardo da Vinci. I maggio MCMXIX, a cura dell Istituto di Studi Vin-
ciani in Roma diretto da Mario Cermenati, Bergamo, 1919, pp. 323-332 (v. p. 341). In
questi processi, conclude il Calvi, “il caso stesso diviene un aiuto allinventore, che ha pre-
parato la sua mente ad un dato ordine di percezioni: al medesimo modo che le macchie det
‘muri, oservate dal pittore, che va contemplando i propr fantasmi, ne destano la mente a varie
invenzioni”.ILriferimento in nota él Ms. A, £ 102 v (22 ¥), ciot al cap. 66 del Libro di pttura
% Per la veduta “della catena”, cosi detta dll'immagine di una catena che la circonda a
‘mo’ di cornice, v. Plante e vedute di Firenze. Studio storco, topografic, cartografco di Giuseppe
Bofito ¢ Atilio Mori, Firenze, 1926, pp. 12-24 € 133-146. Per il paticolare della localita
“Sardigna” fuori Porta a Prato, v. la mia monografa I aval di Leonardo, Firenze, 1996, P. 8
CA, £147 -b [399 r] ¢ 1490, Richter, § 487. Questo & parte di un gruppo di osserva~
zionialtrettanto famose riportate dal Richter, § 1445, per le quali si veda il mio saggio Ilconeet-
to dibellezza e uid in Sant’Agostno e Leonardo, sn » Achademia Leonardi Vinci», V, 1992,
pp. 109-111, anche per quanto riguarda la bibliografia precedente, e in particolate p. 108,
35
36-38
33,3428 CARLO PEDRETTE
Pattitudine accademica del copiare ma con la percezione ¢ consapevolez~
za scientifica dell'imitare: “Imita quanto puoi li Greci e Latini col modo
del scoprire le membra, quando il vento appoggia sopra di loro i panni”.*
Paolo Giovio, contemporaneo di Leonardo e suo primo biografo, fu il
primo e forse é rimasto I'unico ad avere capito meglio d’ogni altro l’arte
di Leonardo, ¢ come Leonardo la insegnasse ai suoi discepoli impedendo
loro l'uso di pennelli ¢ colori fino al ventesimo anno di et per esercitarsi
invece col solo disegno a scegliere ¢ riprodurre con diligenza gl'insigni
modelli delle opere pitt antiche, a imitare con tratti semplicissimi la forza
della natura e i contorni dei corpi che si offrono ai nostri occhi con tanta
varieta di moti— prisconum operum egregia monumenta diligenter excenpendo, et
semplicissimis tractibus imitando naturae vim, et corporum lineamenta, quae sub
tanta motuum varietate oculis nostris efferentur 25 Nel Libro di pittura lo stesso
vocabolo ricorre con frequenza, e si pud dire che Leonardo lo privilegia
al suo sinonimo “copiare” proprio perché “imitaré” presuppone un eser-
‘Gizio che non & solo manuale, meccanico, ma é sofrattutto un processo
mentale che & proprio dell'arte intesa come forma di conoscenza creativa.**
% Libro di pittura, cap. $33, ¢. 1510-1515. 8 questo 'ukkimo di un gruppo di cingue testi
coi quali si apre la Parte IV del Libro di pitura, dedicata appunto ai panni,e che sono wn'ela-
borazione di abbozzi biffati nel foglio anatomico di Windsor, RL 1or2t r (C. IV. 15; K/P
117 #), databile intorno al 1510 se non dopo. Ci. il mio commentario allantologia del
Richter (1977), cit. in nota 2, supra, Vol. I, pp. 287-290.
2 Per il supplemento alla Leonardi Vinci Vita di Paolo Giovio, databile intomo al 1520,
¥. il mio commentarioallantologia del Richter (1977), cit. in nota 2, supra, Vol. 1, pp. 9-11
(con bibliograia precedente). Una nuova edizione & nel Leonardo di Carlo Vecce (Roma,
1998), pp. 351-355.
» Per una selezione di testi del Libro di pittura nei quali il vocabolo “imitate” & inteso nel
senso di “copiare” come processo di apprendimento, si vedano i seguenti capitol: 14, ori-
sgnale perduto, c, 1500-1505, “cosa pit degna limita le cose di natura che le parole”, eee;
81, dal perduto Libro A car. 13, ¢ 1508-1510, imitare la maniera di un altro; 115, originale
perduto, ¢. 1492, imitare i moti dei muti; 118, dal Ms. A, £90 & (10 7), «1492, la dspera-
zione del pittorenell'imitare il naturale (cfr. Donald S. Stong, The Painter in Despair: "Tra-
sparenta’ and ‘Rilievo” in Leonardo's Treatise on Painting, i « Achademia Leonardi Vinci, {,
1988, pp. 35-48); 120, originale perduto,¢. 1510-1515, imitazione della notte; 41, origina~
Ie perduto, c. 1508-1510, imitare un figliolino d'un anno; $11, dal Ms. A, f. 102 v (22 v),
1492, imitazione nei dieci uffici dellocchio; $33, originale perduto, ¢. 1510-1515, imitare i
Greci e Latini; 818, originale perdu, c. 1508-1510, imitare le cose vedute dal Sole; 819,
originale perduto,c. 1508-1510, imitare un sito huminnoso e paragonare Fimitante con Pimi-
tato; 925, originale perduto, c, 1508-1510, imitare i colori delle foglie, e cosi via, Per atti
aspetti del concetto di imitazione nel Riascimento, anche in rapporto alle teorie artistiche
4 Leonardo, mi limito a ricordare due studi ormai classci: Erwin Panofiky, Idea. A Concept
in At History. Translated by Joseph J. S. Peake, Columbia, S.C., 1968 (prima edizione, in
tedesco, Lipsia, 1924; edizione italiana, a cura di Edmondo Cione, Firenze, 1952); Reusse~
lair W. Lee, Ut pcturapoess. Humanistic Theory of Painting, in « The Art Bulletin », XXII, a.
4, 1940, pp. 197-269, in particolare il capitolo sullimitazione a pp. 203-210. Utile & pure il
contributo di Luigi Grassi, Costruzione della critica d’arte, Roma, 1955, ripreso e ampliato dal~
Fautore nel volume citato nella nota 47, iia. Ricordo infine i due contributi di EugenioLE MACCHIE DI LEONARDO 29
Si spiega allora anche Ja “invenzione” del paesaggio, quello creato
dalla fantasia ¢ quindi stimolato dalle forme stesse della natura, immagini
astratte e informali — pur senza arrivare a quelle antropomorfe del fiam-
mingo Jacques de Gheyn II nel primo Seicento®? — immagini come quelle
delle macchie sui muri, delle nuvole, delle pietre variegate, quelle che
Leonardo pensa addirittura di potere imitare con una materia plastica di
sua invenzione, il “vetro panniculato da me invenzionato”, cio? le “mi
stioni” per la produzione artificiale di pietre dure come nei vasi antichi
delle collezioni medicee che Isabella d’Este avrebbe voluto acquistare
affidandosi al suo consiglio ¢ valutazione. Il 12 maggio 1502 il suo corri-
spondente da Firenze le riferiva sull’esito dell’esame compiuto da Leo-
nardo, affermando fra V'altro: “Quello de amatista, ovvero diaspis, si
come Leonardo lo bateza, che é di varie misture di cholori et é trasparen-
te [...] Questo molto piace a Leonardo per esser chosa nova et per la
versiti de cholori mirabile”.* Di qui non solo idee per gioielli ma anche
Battisti, I conctto di imitazione nel Cinguecento da Refaello a Michelangelo, ¢ It Conceto di imi
tazione nel Cinguecento dai Veneziani a Caravaggio, « Commentaris, VII, nn. 2 4, 1956, Pp.
86-104 € 249-262,
» Jacques de Gheyn IL, Formazioni rziose com teste grottesche suggerite dalla vegetazione. Di-
segno a penna. Prima meti del Seicento. Parigi, Fondazione Custodia, Institut Nécrlandais.
Cf, Nevet Dolev, Leonardo's Amorphons Imagery and the Arcimboldo Outcome, in « Achademia
Leonardi Vinci, VIII, 1995, pp. 129-142, in particolare pp. 139-140, fig. 14, anche per
‘quaito rigiarda Ts fillace opinion che nelle immagini di Leonardo se ne possano scorgere
altre, oltre a quelle rappresentate. Cit. Roland Feldman, Leonardo: The Silent Language of
Hidden Images and Moving Pictures, in « Areforurn », XXII, 2, October 1983, pp. 51-56.
* Archivio di Stato di Mantova, Archivio Gonzaga, b. 1104. Lettera del 12 maggio 1502
di Francesco Malatesta da Firenze a Isabela d'Este a Mantova. Cf Luca Beltrami (a cura di,
Document memorieriguardanti la vita ele opere di Lzonardo da Vinc in ordineconolegico, Mila~
no, 1919, n. 116, I vasi superstiti, conscrvati nel Museo degli Argent a Palazzo Pitti, Firen-
ze, sono catalogati¢ riprodotti da Antonio Morass, I! tesor dei Medic. Orefcere, argenterc,
pict dure, Milano,’ 1963. Non & stato ancora accertato se fra questi vi siano quelli visti ¢
valutati da Leonardo. In base alle loro descrizioni nel documento, questo sembra molto
improbabile, Cif. il mio Leonardo. A Study in Chronolegy and Styl, Lonéra, 1973 (seconda
ed. New York, 1982), p. 132 fig. 139 (vaso simile a quello menzionato da Leonardo). V.
anche Paola Ventureli, « Diaspse,cristll et antista». Pete due e vetr di Leonardo, in “Tutte
le opere non son per istancarmi’. Raccolta di scrti peri setant‘anni di Carlo Pedreti. A cura di
Fabio Frosini, Roma, 1998, pp. 449-472, ¢ della stesa autrice, Leonardo e le arti preziose.
Presentazione di Carlo Pedret, Venezia, 2002, anche per quanto riguarda il “vetro pannicu-
lato” Cf, Licia Brescia e Luca Tomio, Leonardo da Vinci ei egreto del vetr rsalino, panni-
colato, flesibileeinfangibile, in «Raccolta Vinciana , XXVIII, 1999. pp. 79-92. “Anche la
curositi insistente con la quale Leonardo osserva le macchie sui muri ¢ le venature dei
marmi si inserisce nella concezione pittorica d’un mondo in fermento”. Questo afferma
Valerio Mariani nella VI Lettura Vinciana, Le ide di Leonardo sulla pittura (15 Aprile 1966),
Firenze, 1966, p. 8, rstampata in Leonardo da Vine lettoe commentato |...J, Letture Vinciane
I-XII (1960-1972), 4 cura di Paolo Galluzai, Firenze, 1974, pp. 149-173: V-in paticolae pp.
167-169. Il tema centrale della tesi del Mariani @ appunto iltesto sulle macchie nel Libro di
_pttur, cap, aroma ie una vera e propria “lettura” che pone la “macchia”
‘in rapporto concettuale con lo "schizzo',€ quindi con il “non finito”, secondo una fertile
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41-44
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195 2035440.
30. CARLO PEDRETTI
per pitture, che solo un secolo dopo sarebbero venute in voga col genere,
barocco delle immagini dipinte direttamente sulle superfici levigate dei
‘marmi variegati.2 Di qui l’affermazione lapidaria, pure esclusa dal Libyo di
‘pittura FORE perché indicata da Leonatdo stesso come traccia per una fa-
vola, in un taccuino del 1495 circa: “Il dipintore disputa e gareggia colla
natura”.° E si direbbe che nella disputa Leonardo alla fine abbia il soprav-
teaccia gi indicata dal Gantner nel 1953 anche per quanto riguarda il ruolo che il penscro
di Leonardo a esrcitato fino al ior nostri, Josept Gant, I problema del «no fini » in
Leonardo, Mchlenge Rodin, in At del seninari di Storia dell Are. Sua di Storia del-
Parte delllstituto ti Storia delPAte Medievale e Modema del! Universit di Disa», Pisa,
1953, Vol. IV, pp. 47-61. Siveda anche, dello stesso autore, Leoardor Visionen von der Sin
‘Tut und vom Untegang der Wel, Berna, 1958, p. 5354. Si veda anche la nota 47, inf, Pare
Pertinent in questo ambito € i saggio i Roberto Longhi, Difco di Leonardo, in « Para
fone (Arte), IIln, 29, magggo 1952. pp. 10-12, alquale rimando col mio Leonardo ined,
Firenze, 1968, p. 34, nota 63
~ Perla pittra su pier, si veda i aggio di Juris Bltrlsits, Pies images, nel suo
Aberations. Quatre esas su la lgene des formes, Pang 1957, pp. 47 € sg. V. anche Lando
Bartolie E. A. Maser, Il Miseo dl? Opi dele Piet dure, icenae, 1984, I Musodell’Op-
“iio delle pete dure a Firenze, cura di A. M, Gis, P. Matzoni, A, Parpaloni Martel
ntrodusione di Umberto Baldin, Milano, 1978. Nevet Dolev, op. cit. in nota 27, supra p.
132, nota 17 fig. 2, riporta Peempio manirista di Anton Mozate, The Laelies Crsing the
Red Seu, ctandone la fontein Lily von Sauer, Ein ches in Tol: Ambra nd seine San
lungens in «DU», January-June, 1966, p. 280, ig. 28
Ms. Forte Il, £44 ¥, «1495-1496, Richter, § 662. Questo appunto & seguito nel
rmanoserto da alt due schomi per fvole (Richtr, § 1324). E probable che Leonardo
{ves in mente una arta storela come quella raccontata nella CXXXVI novella di Fran
co Sacchetti: “Prova maestro Alberto che le donne fioreatine con loro sottigliezza sono i migliori di-
Pino del mondo, ancora quel, che og qua diabola fan diventare angel, vii contrat
€ort maaviglsament difezar coma dire che ¢ proprio la donna il pitore che “cispata”
¢ “gareggia® con la natura. "Questo non &, conclude la novela di Succhett, "che la natura
‘abbi fate tute bianche; mm per studio le pia, diner son diventate bianche, E cost e del
Toro visoe dello mbust, che tutti, come che naturalmente sano e dist etre scontori, da
Toyo con moti ingegni sono stati dott a bela proporzione. Or se io dco il vero, Topers lod
‘Tmaestro”. Su analogo tema € anche la novela succesiva V. Franco Sacchett, Ope. Acta
Gi Aldo Borlenghi, Milano, 1957, pp. 418-421. Forse non & una coincidenza che in ntact
in dello stesso tipo e dat, Ms, Porter Il £30 ¥, «1495-1497, trv testo dela “fcetia
Gi Madonna Bora che prendein parte la Novella XX1 del Sacchet. Cf Edmondo Solmt,
{Le ont dei manosoiti di Leonardo da Vind, Torino, 1908, p. 259. Per di pi, un'eco della con-
clusione di quell novela si avvertenelPabbozzo di lettra di Leonardo al fatello Domenico
nel Codice Atantico, £202 va [sal vc. 140s, Richter, § 1357 A, a proposto delTaver S-
luo "[] son tanto alcno da avere bono giudrio quanto t dalla prudenss, conciosi
SchE tise’ ralegate avert cresto un sollecito nemico, il quae con tut sua sudo dsde
era liberta, la quale non sari sanza tua morte”. Cff. Sacchetti, loc, cit.; J non che li fi-
tfiuoli mettesino la vita pe loro pads, ma gran fate desiderano ls foro more, per ere
Pilliben. Peril motivo del “tembile" ne doppio senso di “turibolo”e “ale dellasno” nella
folace novella XXXV del Sacchett con probabil rsconto Iconardiano nel allegria del “ter-
tbile e suave” (Ms. HP, £117 v,« 1493-1494, sportata nel commentaro alfantologia del
Richter, ct. in nota 2, supra, Vol 1, p. 391). il mio sapgio I vocal del exz=0 nel etalogo
della mostra Leonardo in Casetino. “Angel incamato” tt acologaelggenda, Sia, Palagio
Fiorentino, 1" lugio-a ottobre 2001, Firenze, 2007,pp. 71-75, in parole la nota 6 p 4LE MACCHIE DI LEONARDO 3
vento, al punto che con uno dei testi pitt tardi del suo Libro di pittura, il
cap. 936 sul “vero sito” dell’orizzonte, del quale non si conosce lorigi-
nale ma che é databile intorno al 1515-1518 e quindi forse gi francese, egli
arriva a “invenzionare” un paesaggio del Vicino Oriente descrivendo-
ne non tanto le componenti quanto il modo di metterle insieme ad arte:
Molto distante & Vorizzonte che si vede nel lito del mare d’Egitto riguardando
pel corso I'avvenimento del Nilo inverso IEtiopia co’ le sue pianure laterali,
vede lorizzonte confuwso, anzi incognito, perché v'é tre mila miglia di
pianura che sempres’inalza insieme co’ V’altezza del fiume, es'interpone tanta
grossezza d'aria infra'occhio el'orizzonte ethiopico, che ogni cosa sifa bian-
G4 € cosi tale orizzonte si perde di sua notizia. E questi tali orizzonti fanno
imolto bel vedere in pitura.
Fin qui l'immagine creata nella mente del pittore forse nella suggestio-
ne di un bagliore accecante evocato da una lettura. E che Leonardo stia
“invenzionando” un paesaggio lo prova la frase che viene subito dopo:
“Vero @ che si de’ fare alcune montagne laterali con gradi di colori dimi-
nuiti come richiede ’ordine della diminuzione de’ colori nelle lunghe di-
stanzie”. Con la pittura di Leonardo il paesaggio non solo é rappresentato
ma é soprattutto raccontato.
In un Egitto immaginario Leonardo vede dunque, raccontandolo,
“Vorizzonte confuso, anzi incognito”. Anche qui la confasione, quella
“che desta 'ingegno a nove invenzioni®, € una componente fondamen-
tale della visione pittorica di Leonardo. Si puo dire che sia I'essenza stessa
della sua prospettiva aerea, quella da Jui inventata perfino nel nome. Per
convincersene basta leggere le sue descrizioni di paesaggi in testi del
Libro di pittura nei quali la spiegazione scientifica condiziona la parola
nel rappresentare immagini di sorprendente suggestione poetica. Limi-
tiamoci a due soli capitoli del Libro di pittura, due testi consecutivi, 473
© 474, provenienti da originali perduti di periodo tardo, databili intorno
al 1510, e che nella redazione abbreviata sono incorporati e compen
1, insieme con altri adiacenti, in un unico lungo capitolo, il 332, intito-
lato “Varj precetti di natura”, tutti quindi in argomento di paesaggio e
in effetti tutti provenienti da una fonte perduta, possibilmente unica,
databile intorno al 1510-1515.
Con questo in mente verrebbe da riflettere sul fatto che i pittori di pa-
esaggio, soprattutto inglesi e francesi, leggendo questi precetti, anche a
secoli di distanza, potevano rendersi conto come Leonardo si accostasse a
uno scenario naturale per imitarlo in pittura nel senso di ricrearlo con la
memoria come esperienza emotiva, pur sempre attraverso la rigorosa ana-
lisi scientifica dei fenomeni ottici che l'esperienza visiva comporta. In
entrambi i capitoli, forse proprio nella sequenza che avevano nel perdutoTerenine?
cone ¥9° fai simile nel tao simulacro.
32 CARLO PEDRETTI
originale, il tema della prospettiva aerea nel paesaggio é subito affrontato
partendo dalla sua componente di “confusions” intesa come ambiguita
nella percezione delle forme nello spazio atmosferico. Leggiamo il primo
paragrafo del cap. 473:
Quando tu farai nelle lunghe distanzic le cose coznite e spedite, esse cose non
distanti ma propingue si dimostraranno. Adunque, nella tua imitazione fa
che-lle cose abbino quella parte della cognizione che mostrano le distanzie; e
sla cosa che ti sta per obbictto sara di termini confisi e dubbiosi, ancora tu
Fin qui il precetto. Al che segue il caso specifico delle ragioni per le
quali le “cose distanti” si presentano “di confusi e dubbiosi termini”.
Spiega dunque Leonardo:
Le cose distanti per due diverse cause si dimostrano di confuasi c dubbiosi ter-
i; Puna delle quali & ch’ella viene per tanto piccolo angoloall Occhio, ch’es=
“uidiminuisce tanto, cella Tuffiio delle cose minime, che, ancora chelle
sieno vicine all'occhio, esso occhio non pud comprendere di che figura si sia tal
corpo, come sono "unghie delle dita delle formiche o simili cose. La seconda
@, che infra Pocchio ele cose distanti 'interpone tanto d’aria ch’ ella si fa spes-
sa ¢ grossa per la sua bianchezza; essa tinge le ombre ¢ le vela della sua bian-
chezza, ¢ le fa d’oscure un colore il quale é tra nero ¢ bianco, qual é azzurro.
Qui il inguaggio s°¢ fatto scientifico, al punto di introdurre il parados-
so delle “unghie delle dita delle formiche” come a presentire la necessiti
dell’indagine al microscopio, una riflessione veramente stravagante ¢ tale
da indurre il compilatore della versione abbreviata del Trattato della pittu-
1a, quella diffusa con la stampa in tutta Europa, a un drastico intervento
redazionale per cui le dita diventano umane, ele formiche non sono che
un esempio di semplici “cose minime”’. Ecco il testo emendato: “come
sono Punghie delle dita, [virgola] le formiche, [virgola] o simili cose”.
Nel capitolo successive, il 474, Pesordio & una notazione scientifica sui
diversi gradi di “confusione” con la quale gli oggetti appaiono in diverse
condizioni atmosferiche:
Benché per le lunghe distanzie si perda la cognizione dell’essere di molte
cose, nondimeno quelle che saranno aluminate dal sole si renderanno di pitt
certa dimostrazione, ¢ Vatre nelle confuse nebbie parranno involte. Perché
in ogni grado di bassezza l'aria acquista parte di grossezza, le cose che saranno
pitt basse si dimostreranno adunque piti confuse, ¢ cosi de converso.
Quello che segue @ invece l'esito di un’esperienza emotiva. E il pae-
saggio “invenzionato” dal pittore che nella ineffabile suggestione delle
cose confuse recepisce lo splendore dorato di un paesaggio immaginato
come momento poetico ~ lo stesso dell’ora dantesca che volge al desioLE MACCHIE DI LEONARDO 33
Quando il sole fa rosseggiare c” nuvoli dell’orizzonte, le cose che per la distanzia
si vestivano d’azzurro fieno partecipanti di tale rossore, onde si fari una mistio-
ne infra azzurro e rosso, la quale renderi la campagna molto allegra ¢ gioconda;
e tutte le cose che fieno aluminate da tale rossore, che sieno dense, saranno
molto evidenti, e rosseggiaranno; ¢ Paria per essere trasparente ari in s¢ per tutto
infuso tal rosseggiamento, onde si dimostrer’ del color de’ fiori de’ lili. [...]
C’ chi ha insinuato che la Gioconda, se fosse ripulita dalla patina del
tempo, riacquisterebbe la squillante solarit’ dei suoi colori come in un di-
pinto di Fragonard.," Ma in tutta la sua dimensione europea, che si impo-
ne fra il Sei ¢ il Settecento, Leonardo non é né illuminista né romantico.
Resta un toscano del Quattrocento come il suo predecessore Leon Batti-
sta Alberti, c i paesaggi da lui “invenzionati”, vissuti come sono attraverso
Yanalisi scientifica della sua prospettiva aerea, che & poi prospettiva della
memoria, sono quelli della sua terra, del Montalbano coi suoi declivi ele
sue forre, i suoi uliveti e vigneti e i suoi boschi, che il sole illumina con
mutevoli effetti di luce al continuo avvicendarsi delle nuvole. Di qui la
percezione ottica piacevolmente ingannata in una condizione di ambi-
guiti, che & pur sempre “confusione”, ¢ che egli associa proprio alla me
moria del territorio con una straordinaria riflessione su un foglio del Co-
dice Atlantico, il 29 v-a [81 v], databile intomo al r504,** al tempo della
8" Kenneth Clark, Leonardo da Vinci. An Account of his Development as an Arts [...J, Cam=
bridge, 1952 (prima edizione, 1939), p. 116, cita la descrizione del Vasari ¢ commenta
“Red, rosy, tender, it might be the description of a Fragonard. Who would recognise the
submarine goddess of the Louvre?”. “There is in fict”, aggiunge in nota, “quite alot of
colouir still left in her checks, which might be revealed by cleaning: but who would dare co
clean her?”. Si veda anche Jacques Franck, The Mona Lisa: Should a Myth be Restored?, in
«Achademia Leonardi Vinci», VII, 1995, pp. 232-236.
"La datazione di questo foo al 1504 veniva da me proposta pera prima volta nel testo
di una conferenza, Il ‘bello spettaolo’, pubblicata in « Achademia Leonardi Vinci», V, 1992,
pp. 163-165. Nella mia cronologia dei fogli del Codice Atlantico, sia nella prima versione
el 1937 che nei due volumi del 1978-1979, questo foglio viene datato intomo al 1508-
510. V. Carlo Pedretti, Studi vincani. Document, analis e ineditileonardeschi In Append:
Sagpo di una cromoogia dei fli del « Codie Atlantco», Ginevra, 1987, p. 266; The Codex At-
lantiaus of Leonardo da Vind. A Catalogue ofits newly restored sheets (..]. New York, 1978-
1979, 2 vol, Vol. I, p. 59, con la seguente nota: “uno dei fogli appastenenti a un’ampia serie
di studi [geometrii} compiuti frail 1508 e il 1510. $i confront il Windsor 12280, per il
quale si rimanda alla scheda nel catalogo di Windsor [Clark-Pedretti, 1968, cit. in nota 4x,
infra)". Avevo sempre pensato, scnza mai dirlo, an posibile rapporto di sie e di contenu-
to con un altro foglio del Codice Atlantico, il f 87 v-b [237 vl, che contiene accenno a
Riviera Arva presio Ginevra (Richter, § 1059; eft. il mio commentario all’ancologia del
Richter (1977) cit. ir nota 2, supra, sub numer), ¢ che nella mia cronologia del 1978, p. 121,
risulta con la data. 1508-1509, con lo steso foglio di Windsor 12280 citato per il confronto
distilee contenuto. Dopo lunghe e ponderateriflessoni sui problemi geometrici che occu
parono Leonardo nel primo decennio del Cinquecento, potevo rendermi conto che cert
chemi che sembrano caratterizzare il periodo pi avanzato di quel decennio (per es. quelli2 I paesaggi
i Leonardo
34 CARLO PEDRETTI
morte del padre ¢ quindi nel ricordo di quando, all’et8 di 52 anni, cingue
secoli fa, Leonardo rivedeva i luoghi dell'infanzia. Ascoltiamolo:
Il giudizio nostro non giudica le cose fatte in varie distanzie di tempo nelle
debite e proprie lor distanzie, perché molte cose passate di molti anni parran-
no propingue e vicine al presente, ¢ molte cose vicine parranno antiche,
insieme coll’antichiti della nostra gioventd. E cost fa 'occhio infra le cose
distanti, che per essere alluminate dal sole paiano vicine all'occhio, ¢ molte
cose vicine paiano distanti
EL PUBBLICARE in edizione critica e in facsimile i disegni di pae~
saggio di Leonardo custoditi nella raccolta della regina d’Inghilterra
nel castello di Windsor, ritenni opportuno adottare un ordinamento
cronologico secondo una classificazione tematica che avrebbe consen-
tito di includere anche gli studi di piante e fiori, dell'acqua e dei diluvi. E
solo alcuni dei settantadue fogli raccolti potevano ritenersi studi prepara
tori per dipinti, come nel caso di quelli in rapporto con gli sfondi della
nei due fogli qui citati del Codice Atlantico) appaiono git nel Ms. Il di Madrid, databile al
1504 € 1505, nonché in fogli del Codice Adantico e dell'Arundel datati o databili al 104, €
fea questi sono ora incline a ineludere anche il 29 r-a, v-a [81 r-¥] col testo sulla prospertiva
della memoria, Proprio nella facciata con quel testo si rovano esercitazioni in tema di rap-
pporti proporzionali che rimandano al libro quinto di Euclide, definizioni decima e undeci~
mma, esattamente come nel Ms, K', £41 [40] r-v, un taccuino databile intomo al 1505, al
tempo della Batlaglia di Anghian; gi schemi al verso imandano invece a quelli nel Ms. Il di
Madrid, 2 24 v e 135 ev. Per di pit, Ja nota su: procedimenti euclidei in tema di propor=
zioni, in basso a destra, é in scrietura non inversa, ¢ come tale mostra lo stesso ductus della
notazione sulla morte del padre nel Codice Arundel, f 272 r (Richter, § 1372), dataea 9
luglio 1504. Resta ancora da spiegare ~e sarebbe un tema per un: Lettura Vinciana ~la data
“adldj 5 luglio 1438", scrtta proprio da Leonardo e proprio allo stesso tempo, intorno al
1 504, ta varie prove di penna al recto del nostro foglio: forse quella di un evento pitt fami=
fe che storico ¢ ormai lontanto nel tempo. Alla data del marzo 1458 nel Diario del Lan=
‘duce’ si ticordano le prime riscossioni del eatasto con sede press la Sala del Papa a S. Maria
Novella, e fra questa c la successiva data del 4 settembre si ricardano eventi speciali, “in
questi tempi, come T'inizio dei lavori alla lanterna della cupol: di S. Maria del Fiote, ¢ si
menzionano personaggi come il vescovo Antonino, Cosimo de’ Medici e Paolo dal Pozzo
Toscaneli, nonché le opere dei maggiori artisti cel momento, Donatello, Rossellino, Ca-
stagno, i Pollaiuolo e anche tun musico come Antonio Sguarcialupi e due maestri @abaco.
Cf. Luca Landucci, Diario fiorentina dal 1450 al 1516 [...] acura ¢i lodoco Del Badia, Firen~
ze, 1883, pp. 2-3. Per una visione pitt teritoriale degli avvenime ti del 1458, si veda Scipio~
ne Amumirato, isiore fiorentine. Parte Seconda. Tomo VII, Firenze, 1826, pp. 20-28. Nelle
Ibiore fiorentine di Nigcold Machiavelli, cap. XXXIV, si deserive lo spettacolare uragano che
nel 1456 sabbatté sal territorio da Empoli a Pistoia (cf. il mio Leonardo del 1973, cit. in nota
28, supra, pp. 11-13), ma non si menziona alcun evento sotto l'anno 1438,
© Per Pedizione del corpus dei disegni di paesaggio a Windsor del 1982, v. nota 7, supra
er un’amspia selezione dei test in questa opera, si veda Leonardo da Vink. Stu li Natura dalla
Bibliteea Reale nel Castello di Windsor. Catalogo di Carlo Pedresti. nttoduzione di Kenneth
Clark, Milano, Castello Sforzesco, Sala delle Asse, 26 maggio-r7 ottobre 1982, Firenze, 1982.LE MACCHIE DI LEONARDO 35
Madonna dei fusi, della Sant’Anna o della Gioconda, Pacsaggi dunque in-
ventati, 0, come direbbe Leonardo, “invenzionati". Di qui la categoria
che decisi di designare “Paesaggi narrati” in quanto potevano riconosce!
si come esercizi sul tema della visualizzazione di un racconto letto o pen-
sato, ¢ come tali in rapporto anche cronologico con una serie di singolari
testi vinciani di pura invenzione letteraria come quella del cosiddetto
“Viaggio in Oriente”, un incalzante resoconto di presunti avvenimenti ¢
fenomeni naturali che Leonardo finge di riferire con lettere al “Diodario
di Soria”, cio’ al Defterdar di Siria, Sultano di Babilonia, al servizio del
quale fa credere di trovarsi: un racconto cosi vivido nei patticolari ¢ con
vincente nella retorica che uno studioso come il Richter, nel 1883, non
esitd a prenderlo sul serio.) D’altra parte, la presenza nella biblioteca di
Leonardo di testi come il Morgante di Luigi Pulci, i favolosi viaggi di
Giovanni da Mandevilla, la Bella reina d’Oriente di Antonio Pucci, ¢
Pancor piti popolare Guerino il Meschino di Andrea da Barberino, & pro-
va indiziaria delle intenzioni di Leonardo di adeguarsi alla formula fortu-
nata del racconto popolare, forse proprio con esiti editoriali in mente.
4 Sul presunto viaggio di Leonardo in Oriente, v. Jean Paul Richter, Lionardo da Vinci
in Orient, in «Zeitschnf fir bildende Kunst», XVI, 1881, pp. 133-141, e quindi la prima
cedizione della sua ancologia (Londra, 1883), Vol. Il, pp. 385-394, doves discute, fia altro
(p. 387, nota), la confutazione di Gilberto Govis Alcuniframmenti artistic, lestera’ © geografid
di Leonardo da Vinci ine Ats della Re, Accademia dei Lincei», V, Serie 3, 1881, Transunti,
pp. 312 seg. Linterpretazione del Govi sarebbe stata poi confermata da Gerolamo Calvi
con ledizione del Codice Leicester (1909) ¢ con o studio sui manoscritt (1925). La possi-
bith di tin viaggio di Leonardo in Oriente, intorno al 1500, noné perd da escludersi sulla
base delle considerizioni di Gabriclla Ferri Picealuya, Veo Terasanta: econ reali e viggi
immaginari. Leonardo in Oriente, in AANV.. ll Camino di Gerwsalemme,a cura di Maria Stel~
Ja Calo Mariani, Att del II Convegno Internazionale di Studio (Bari-Brindisi-Trani, 18-22
maggio 1999), Bari, 2002, pp. 547-536 (con bibliografia precedente). Cft. Emst H. Gom-
brich, Leonardo i maghi: polemichee rvlité. XXII Lettura Vineiana, Citti di Vinci, Biblio-
teca Leonardiana, 16 aprile 1983, Firenze, 1984, in particolare pp. 20-24, figg. 13 € 14
® Per un resoconto aggiomato sui bei posseduti o menzionati da Leonardo, v. Leonar~
do da Vina, Seti. A cura di Carlo Vecce, Milano, 1992, in partcolare I'Appendice “t libri
4i Leonardo” a pp. 255-266 (con bibliografia precedente). Sul Guerio il Mescino, presente
nelf'elenco del 1504 nel Ms, 1 di Madrid, v. Franco Cardini, Orizzonti geograii¢ orizzonti
inti nel ‘Guerin Meschina’ in “ago Mundi’. La conosceza sentifia nel pensiew bassomedic~
vale. Convegno del Centro di Studi sulla Spiritualiti Medievale. Universiti degli Studi di
Perugia, 11-14 ottobre 1981, Todi, 1983, pp. 185-221. Cf. Alessandro Polcri La salita del
‘monte Olio ee «eter gran tempo ete prin il aso del ‘Mogante” di Li Puli in» Sche=
de umanistiche r,s, 1999, pp. 25-59. Sul poemetto La Bella rena d’Oriente come fone di
Leonardo, del quale ini sono gid occupato in altre oceasioni, ho intrapreso una ricerca
‘motivata dal fatto che di esso esisteste una ediione antica, precedente quindi a quella del
Bomucei del 1862, che é infati basata su copie manoscritte. L’edizione che ho esaminata ma
ron ancora studiata& la seguente: “Historia Dela Regina Doriente | Cosa Bellissima, | I=
pressa in Venetia per Jo Baptista | Sessa adi xxyij« del mese de zugno ° 1503" (v illustra~
zione in antiporta, supra). Non so ancora se ne esistono esemplari in Italia, Un indizio della
possbilia di tale presenza, del resto gid adombrata dal Bomucci, mi viene da un commento46
36 CARLO PEDRETTI
Intomo al 1487, a Milano, Leonardo pensava gii di scrivere un rac-
conto fantastico pure in forma di lettere, ciot la storia dell’apparire di un
fiero gigante che si diceva venuto dalle montagne d’Atlanta nell’ Aftica
del nord a terrorizzare le regioni del vicino oriente al tempo di Artaser-
se.2* Destinatario delle lettere era un singolare personaggio, I'amico Be~
nedetto Dei, viaggiatore ¢ avventuriero, lui stesso incline al racconto di
mirabolanti storie, mercante ¢ faccendiere accolto dalle corti di tutta
Europa e che con Luigi Pulci si trovava a Milano proprio quando Leonar-
do vi arrivava nel 1482 inviatovi da Lorenzo de Medici. Entrambi il Dei
cil Pulci avevano filo diretto con Lorenzo ~ fra altro il Morgante era stato
scritto per la madre di questi, Lucrezia Tornabuoni ~, € lo stesso si pud
dire di un altro singolare fiorentino pure trasferitosi a Milano e pure ami~
co di Leonardo, il poeta Bernardo Bellincioni, le cui Rime del 1493 con-
tengono i primi riferimenti a stampa a Leonardo, compreso un sonetto
sul ritratto di Cecilia Gallerani, la Dama con Vermellino 37
In questo contesto & sempre stato motivo di sorpresa, se non di perples-
siti, il fatto che a quel tempo Leonardo non menzioni mai Lorenzo de Me-
dici o almeno non alluda alla sua opera letteraria. Eppure di lui, proprio al
tempo delle lettere al Dei, ci ha lasciato un indiscutibile ritratto tracciato a
memoria in un piccolo disegno ritagliato da un foglio del Codice Atlantico
¢ ora a Windsor.* L'amico mecenate, suo coetaneo, non poteva non averlo
pendice Ila pp. 58-59,
infrs Sar comunque utile condusre wna ricerca minuziosa in questo senso anche se il risal~
tato non potra certo contraddire o modificare le conciusioni del Croce. Fra le poche ecce-
zioni (v. Gerokamo Calvi nel 1919, citato in nota 21, supra) merita denque ricordare Giusep-
pina Fumagalli, Leonardo. Omo senza letere del 1939, p. 250, peril commento al testo nel
Ms. A, f. 102 v (22 v), che & la prima parte del cap. 66 del Libro di pttura: “Il passo bene
iecheggia le fantasticheri lunghe del Vinci che lo tenevano assorto nelle ricerche prefeite
dimagini insole: naturaismo inedito ed esotismo vinciani, cos fivorevolia create il favo~
Joso". (A pp. 278-279 si siporta i testo sul paesaggio dal Libro di pitura, cap. 60, col riferi~
mento al Botticelli.) Nel sto Landscape nto Art del 1949, cit. in sila 12, supra, p. 46, Ken
nth Clark si sefferma a hungo sui testi di Leonardo sulle macchie e, benché notissii, i ita
quasi per intero (omettcndo solo il rferimento a Botticelli) perché illustrano un elemento
importante del paesaggio di fantasia, cioé “the manner in which it evolves out of a chaos of
forms, out of che undergrowth, the Grelight or the clouds, through an interplay of the con=
scious and the unconscious mind”, per concludere in singolare sintonia con Benedetto
Croce: “The backgrounds of che Mona Lisa and the St. Anne conferm entirely to this cha~
racter”, Alrove (pp. 53 ¢ 63) Alexander Cozens &ricordato, come seguace di Claude Lor-
nan, fai fautoei del movimento romantico senza perd menzionare il suo tattato del 1785
che si rif alla eoria Ieonardiana delle macchie sui muri. Solo in tempi pitt recenti si fata
steada la convinzione che nel candido e ingenuo consiglio di Leanardo si pud scorgere
Tasperto pit zezondido det suoistes proces creativi. Di qui Pacutatflessione di Ernst H.
Gombrich, che nel 1966 riprende, elaborandolo, un saggio del 19s«: “The passage [Libro di
pitura, cap. 66] has always fascinated psychologists concemed with artistic creation. (I rfe-
imento ¢ a E. Kris, Psychoanalynic Explorations in Art, New York, 1951, p. 531] It sugges
that Leonardo could deliberatly induce in himself state of dreamlike loosening of controls
in which the imagination began to play with blots and iregular shapes, and that these shapes
in tuen helped Leonardo to enter into the kind of trance in which his inner visions could be
projected on the extemal objects, In the vast universe of Leonardo s mind this invention is
contiguous with his discovery of the ‘indeterminate’ and its power over the mind, which
‘made hin the inventor’ of the sfumafo and the half-guessed form, And we now come to
understand thatthe indeterminate has to ule dhe dketch forthe samic reason, per destare 'in-
_gegio, to state the mind to further inventions. The reversal of workshop standards is
complete: The sketch iro Tonger the preparation fora particular work, buts part ofa pro-LE MACCHIE DI LEONARDO 3
gid in un’idea astratta, ma in un movimento di vita, indefinibile come
“ogni movimento vitale, somigliante a un germe che si esplica e che, pur
come germe, ha la sua perfezione, senza la quale non sarebbe possibile
“ces which is cons ind; instead of fixing the flow of imagina-
tion it keeps: ot and Form. Studies inthe Art of the Rena
“ance, Londra, 1966. pp. s8-63 [Leonardo's Method for Working out Composition], in partico
lare pp. 60-63.) Di qui il contributo di Martin Kemp, From “Mimesis” to " The
‘Quattrocento Vocabulary of Creation, Inspitation and Genius in the Visial Arts, aa Viator, VII,
i977, BP. 34 si pone Faccento su quello che & ormai considerato “it
‘elebre-Fesocont Sulleiivention’ rielle macchic sui muri" (Senza perd tener conto delle
considerazioni di Luigi Grassi [1955 € 1970], cit. in nota 47, supra; vedi anche il suo contri-
buto del 1956 citato in nota 17, supra), per concludere: “His process of projecting ‘varie
invention’ into the irregular patterns of wall stains inevitably embraces form and content
alike, since the forms in the stains will simultaneously suggest new subjects. The limitless
results are ‘infinite cose’ battles, figures in action, demons, dragons as well as more
obvious landscapes”. La nota 152 & pie di pagina, oltre a includere il citato contributo del
Gombrich ¢ un rimando al saggio del Janson del 1961, cit. in nota 5, supra, in particolare
alle pp. 260-262, riporta una comunicazione orale che mi era sfuggita quando nel 1992
pubblicai il “leaning” citato in nota 45, supra: “David Summers has kindly drawn my
attention to Leonardo's probable source in Lorenzo de’ Medici’s account of imaginative
1 early 148s (" ram
p ‘omiento ad alouni sont d'amore", in Sei sl-
Hed, E. Bigi [Turin 1953] 371) and to the ultimate source in Aristotle (Parva Natural
“De somnis 2. 4606)”. Speita dunque a David Summers la priorit della scoperca di questa
opetat Probable toned Leonardo che dopo le segasone del Kemp seb
stesso pubblicato nel suo Michelangelo and the Language of Art, Princeton, N.J., 198%, pP.
121-124, enota $5. 490, dove si cita Pedizione Simioni delle Opere di Lorenzo (v. nota
44, supra), Vol. I, p. 73. Come Summer stesso mi segnala,altra probabile fonte potrebbe
essere Lucrezio, De enum natura, IV. 129-142, a proposito delle immagini che vien fatto
i leggere Walle Bivole. Del resto, tuto il libro IV del De runt natura verte sul tema dei
sensi in generale e su quello degli effetti ottici in particolare, anche per quanto riguarda le
apparenze e ensazioni ingannevoli perfino nell ambito dei sogni ¢ dell erotisn
servazioni che trovano frequentirscontri in Leonardo. Cft. Luctezio, Il pooma delle Natura
Testo latino e versione poetca di Pictro Perela, Bologna, 1960, Vol. H, pp. 3-79. Sulle navole,
anche per il texto di Leonardo, si veda ora Hubert Damisch, A Theory of /Clouds/. Toward
4 History of Painting, Stanford, 2002 (edizione originale francese, Théorie du /nuage/, 1972),
in particolae p. 185, Siarrva cosi al Leonardo di Leonid M. Batkin del 1988, cit. in nota 42,
supra,che include, pp-t37=1 apitolo, «Le marche sl muro y, nel qual
i ‘questa come fa ogni alta espressione del pens -onardo, in linea guind
‘Gon quel Tu dedicat agli analoghi temi della “caverna” ¢ dell" eccetera”. Si vedano
inoltte i sferimenti bibliografci nelle note 2 p. 225, in particolae per il contributo di L.
Raudiauf, L'invention plastique sel les vues théonigues de Léonand de Vinci, in « Etudes Art,
nameros 8, 9, 10. L’art et la pense de Léonard de Vind, Communications du Congrts Inter~
national du Val de Loire (7-12 Juillet 1952), Pars-Arger, 1953-1954, pp. 311-318, anche in
rapporto con quello del Gombrich, Conceil de Léonard sures esquiss de tableaux, ello stesso
volume (pp. 177-197; con rimando alle pp. 185-186), poi ripreso nel 1966 nella versione
inglese e citato sopra. Il saggio di Roland Feldman del 1983 sulle “immagini nascoste” di
Leonardo, citato in nota 27, supa, erimasto escluso dalle pit aggiornate bibliografe vitcia-
ne, un'applicazione limite della psicanalisi e det meccanismi della percezione visiva, pro~
‘vocata com's dal eto alle macchic nel Labwo di pitura. Che tale approccio interpretativo
non sia rimasto un fenomeno isolato lo prova nientemeno un impeccabile catalogo di
xx
Casper wee
199954 cARLO PepReTri
la perfezione dello sviluppo”. “Da una macchia fantastica”, conclude iL.
Croce, “e non gia da un ragionamento, nasce il nodo armonioso di San-
Anna, della Vergine, del bambino Gesit ¢ dellagnello, nella Sant’Anna
del Louvre, 0 il sorriso della Gioconda”
mostra come quello di Martin Clayton, Leouardo de Vinci, THe Divine and the Grotesque,
Londra, 2002, pp. 164-165, dove il grotteseo di un animate net foglio di Windsor, RE
12367, &riprodotto capovolto per mostrarne tm presunto esito arcimboldsco,invero non
molto convincente.E la letura in chiavefillica dl braccio sinstro del Bambino Gest nel
cartone londinese& la tei iniziale de libro di André Green, Révelations de Vinachivement. A
propos du caon de Londres de Léonard de Vini, Pari, 1992. Del resto, quello del Feldman &
sperimento pericolosamente avvincente, e perdi pid con wa coraggiosa presa di post~
zione conchisiva contro il estauzo del Cenacle, alloraappena inizito, col quale sisirebbero
cancellate le testimonianze di “lettre” condotte nel tempo ~ da Goya a Duchamp in
{quanto quel muro dipinto era sempre stato un muro “imbrattato di diverse macchie" inf,
fi nel 1566 era appaso al Vasar in tal condizioni “che non s scorge pit se non una macchia
Abagliats” (VI. 491). E cos, per finire, mi piace sicordare ancora una volta il contributo di
Nevet Dolev, Leonardo's Amorphous Imagery and the Arcimboldo Outome del 1995, citato in
nota 27, supra, na preaiora e ben dactnignfata rasegna dei molteplici percors di ricerca
applicabil allo sudi e interpretazione dei testi di Leonardo sulla teoria delle “macchie”, con
tina aggiomata bibliografa e nuovi sondaggi nell'ate e nella cultura del Cingue e Seicent.
Letts in chive arcmbldesca (Martin Clayton)
da Windsor, RL 12367 (partcalare capowolto, 1513
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