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Lao Tzu

TAO TE CHING
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QUESTO E-BOOK:

TITOLO: Tao Te Ching

AUTORE: Lao Tzu

TRADUTTORE:

CURATORE: Parinett o, Luc iano

NOTE:

DIRITTI D'AUTORE: no

LICENZA: qu esto testo Ë distribuito con la licenz a specificata al segue nte


indiri zzo Inte rne t:
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TRATTO DA: "Tao Te Ching",

di Lao Tzu;

a cura di Luc iano Parinett o;

collezione "Civilta ant iche, 1";

Edizioni La vita Felice;

Milano, 199 5

CODICE ISBN: 88 -863 -1423 -X


Lao Tzu

TAO TE CHING

I - DELINEA IL TAO

Il Tao che può essere detto


non è l'ete rno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'ete rno nome.
Senza nome è il princ ipio
del Cielo e della Terra,
qu ando ha nome è la
madre delle diecimila
creature.
Perciò chi non ha mai desideri
ne conte mpla l'arcano,
chi semp re desidera
ne conte mpla il te rmine .
Quei due hanno la stessa estrazione
anche se diverso nome
ed insieme sono detti miste ro,
miste ro del miste ro,
por ta di tutti gli arcani.

II - NUTRIRE LA PERSONA

Sotto il cielo tutti


sanno che il be llo è bello,
di qui il brutt o,
sanno che il bene è bene ,
di qui il male.
così che
essere e non-essere si danno nascita fra loro,
facile e difficile si danno compimento fra loro,
lun go e cor to si danno misura fra loro,
alto e basso si fanno dislive llo fra loro,
tono e nota si danno armonia fra loro,
prima e dopo si f anno segu ito fra loro.
Per que sto il santo
pe rmane ne l mestiere del non agire
e attua l'insegnamento non detto.
Le diecimila creature sorgono
ed egli non le rifiuta
le fa vivere ma non le considera come sue ,
ope ra ma nu lla si aspetta.
Compiuta l'opera egli non rimane
e proprio pe rché non rimane
non gli vien tolto.

III - TENERE TRANQUILLO IL POPOLO

Non esaltare i più capaci


fa sì che il popolo non conte nda,
non pregiare i beni che con difficoltà s'otte ngono
fa sì che il popolo non diventi ladro,
non ostent are ciò che può desiderarsi
fa sì che il cu or e del popolo non si turbi.
Per que sto il gove rno del santo
svu ota il cu or e al popolo
e ne riempie il vent re,
ne infiacc hisce il volere
e ne raffor za le ossa
semp re fa sì che non abb ia scienz a nè brama
e che col ui che sa non osi agire.
Poi chÈ egli pratica il non agire
nu lla v'è che non sia governato.

IV - QUEL CHE NON HA ORIGINE

Il Tao viene usa to pe rché è vuoto


e non é mai pieno.
Quale abiss o!
semb ra il progen itor e delle diecimila creature.
Smu ssa le sue punte ,
districa i suoi nodi,
mitiga il suo splendore,
si rende simile alla sua polvere.
Quale profondità
semb ra che da semp re esista.
Non so di chi sia figlio,
pare ante riore all'Imperatore del Cielo.

V - L'USO DEL VUOTO

Il Cielo e la Terra non usano carità,


ten go no le diecimila creature per cani di paglia.
Il santo non usa carità
tiene i cento cognomi per cani di paglia.
Lo spazio tra Cielo e Terra
come somiglia a un mant ice!
Si vuota ma non si esaurisce,
si mu ove ed anc or a pi˘ ne esce.
Parlar molto e scrut are razionalmente
vale meno che mante ne rsi vuoto.

VI - COMPLETA L'IMMAGINE

Lo spirito della valle non muore,


è la miste riosa femm ina.
La por ta della misteriosa femm ina
è la scaturigine del Cielo e della Terra.
Perennemente ininte rrotto come se esiste sse
viene usato ma non si stanca.

VII - OCCULTARE LA LUCE

Il Cielo è pe rpetuo e la Terra perenne .


La ragione per cui
il Cielo può essere pe rpetuo e la Terra
perenne è che non vivono per sé stess i:
perciò pos sono vivere a lun go.
Per que sto il santo
pospone la sua persona
e la sua pe rsona viene premessa,
app arta la sua persona
e la sua pe rsona perdura.
Non è pe rché è spoglio di inte ress i?
Per que sto può realizzare il suo inte ress e.

VIII - TORNARE ALLE QUALITA’ NATURALI

Il sommo be ne è come l'acqua:


l'acqua ben giova alle creature e non conte nde,
resta ne l posto che gli uomini disdegnano.
Per que sto è quasi simile al Tao.
Nel ristare si adatta al te rreno,
ne l volere s'adatta all'abisso,
ne l donare s'adatta alla carità,
ne l dire s'adatta alla sinc erità,
ne l corr egge re s'adatta all'ordine ,
ne l servire s'adatta alla capacità,
ne l muoversi s'adatta alle stagioni.
Pro prio pe rché non conte nde
non viene trovata in colpa.

IX - TENDERE ALL'INCOLORE

Chi colma ciò che poss iede


meglio farebb e a desiste re,
chi batte a fino ciò che è app unt ito
non lo mant iene a lun go int atto.
Un palazzo col mo d' or o e di gemm e
non si può conservare,
chi si fa arro gante pe rché ricco e nobile
pro cu ra da sé la sua rovina.
Ad ope ra compiuta ritrarsi
è la Via del Cielo.

X - SAPER AGIRE

Pr eserva l'Uno dimorando ne lle due anime:


sei capace di non farle separare?
Pervieni all'estrema mollezza conservando il ch' i :
sei capace d'e ssere un pargolo?
Purificato e mondo abb i visione del mistero:
sei capace d'e sser senza pecca?
Gove rna il regno amando il popolo:
sei capace di non aver sapienza?
All'aprirsi e al chiudersi della por ta del Cielo
sei capace d'e sser femm ina?
Lum inoso e comprensivo penet ra ovun que :
sei capace di non agire?
Fa vivere le creature e nut rile,
falle vivere e non te ne rle come tue ,
ope ra e non as pett arti nu lla,
falle cresce re e non governarle.
Que sta è la miste riosa virtù.

XI - L'UTILITA’ DEL NON-ESSERE


Trenta ragg i si uniscono in un solo mozzo
e ne l suo non-essere si ha l'ut ilità del carro,
s'impasta l'argilla per fare un vaso
e ne l suo non-essere si ha l'ut ilità del vaso,
s'apro no por te e fine stre per fare una casa
e ne l suo non-essere si ha l'ut ilità della casa.
Perciò l'ess ere costituisce l'ogg etto
e il non-essere costituisce l'ut ilità.

XII - REPRIMERE LE BRAME

I cinque color i fan sì che s'acc iechi l'occ hio dell'uomo,


le cinque note fan sì che s'ass ordi l'orecc hio dell'uomo,
i cinque sapori fan sì che falli la bocca dell'uomo,
la cor sa e la cacc ia fan sì che s'imbesti il cu or e
dell'uomo, i beni che con difficoltà si otte ngono
fan sÏ che sia dann os a la condo tta dell'uomo.
Per que sto il santo
è per il vent re e non per l'occ hio.
Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro.

XIII - RESPINGERE LA VERGOGNA

Favor e e sfavor e fanno paura,


pregiar la propria pe rsona è gran sventu ra.
Che significa
favor e e sfavor e fan paura?
Il favor e è un abbassarsi:
ne ll'otte ne rlo s'ha paura,
di perderlo s'ha paura.
Que sto significa
favor e e sfavor e fan paura.
Che significa
pregiar la propria pe rsona è gran sventu ra?
La ragione per cui ho gran sventu ra
è che ten go alla mia persona,
se non tene ssi alla mia persona
quale sventu ra avrei?
Per que sto
a chi di sé fa pregio a pro del mondo
si può affidare il mondo,
a chi di sè ha cura a pro del mondo
si può confidare il mondo.
XIV - INTRODUCE AL MISTERO

A guardarlo non lo vedi,


di nome è detto l'Inc olore.
Ad ascoltarlo non lo odi,
di nome è detto l'Insonoro.
Ad afferrarlo non lo prendi,
di nome è detto l'Informe.
Que sti tre non consent ono di scrut arlo a fondo,
ma un iti insieme for mano l'Uno.
Non è splendente in alto
non è oscuro in basso,
ne l suo volve rsi inc essante non gli puoi dar nome
e di nuovo si riconduc e all'imm ate riale.
la figura che non ha figura,
l'imm agine che non ha mate ria:
è l'indistinto e l'indete rminato.
Ad andargli inc ont ro non ne vedi l'inizio,
ad andargli app ress o non ne vedi la fine .
Attieniti fermamente all'ant ico Tao
per guidare gli esseri di ogg i
e potrai conosce re il principio ant ico.
que sta l'orditura del Tao.

XV - APPALESA LA VIRTU’

Que lli che in ant ico ecc ellevano come adepti del Tao
penet ravano l'arcano e comun icavano col miste ro,
erano profondi da non poter essere compresi.
Pro prio pe rché non poss ono essere compresi
io mi sfor zerò di darne i tratti.
Irresoluti erano come chi d'inv erno gu ada un fium e,
guardinghi erano come chi teme i vicini ai quattro lati,
rispettosi erano come chi è ospite ,
framm ent ati erano come ghiacc io che si va fondendo,
sch ietti erano come legno non anc or a sgrossato,
vu oti erano come valli,
torbidi erano come acqua motosa.
Chi è capace d' ess er motoso
per fare illi mp idire piano piano riposando?
Chi è capace d' ess er placido
per far vivere pian piano rimuovendo a lun go?
Chi s'attiene a qu esta Via
non brama d' esser pieno,
e proprio pe rché non si riempie
può starsene ne ll'ombra senza inn ovar l'ant ico.
XVI - VOLGERSI ALLA RADICE

Arrivare alla vacu ità è il culmine ,


mantene re la qu iete è schiette zza:
le diecimila creature insieme sorgono
ed io le vedo ritornare a que lle,
qu ando le creature hanno avuto il lor rigoglio
ciascuna fa ritorno alla sua radice.
Tornare alla radice è qu iete,
il che vuol dire restituire il mandato,
restituire il mandato è ete rnità.
Chi conosce l'ete rnità è ill um inato,
chi non la conosce insensatamente provoca sventu re.
Chi conosce l'ete rnità tutto abb racc ia,
tutto abb racc iando è equanime,
essen do eq uanime è sovrano,
essen do sovrano è Cielo,
essen do Cielo è Tao,
essen do Tao a lun go dura
e per tutta la vita non corr e pericolo.

XVII - LA PURA INFLUENZA

Dei grandi sovrani il popolo sapeva che esiste vano,


venne ro poi que lli che amò ed esaltò,
e poi que lli che te mette ,
e poi que lli di cui si fece beffe:
qu ando la sinc erità venne meno
s'ebbe l'insinc erità.
Com'e rano pensosi i primi ne l sopp esa r le loro parole!
Ad ope ra compiuta e ad impresa riuscita
dicevano i cento cognomi: siamo così da noi ste ssi.

XVIII - LO SCADIMENTO DEI COSTUMI

Quando il gran Tao fu ne gletto


s'ebbe ro carità e giustizia,
qu ando apparve ro inte lligenz a e sapienza
s'ebbe ro le grandi imposture,
qu ando i sei congiunti non furono in armonia
s'ebbe ro pietà fili ale e clemenza pate rna,
quando gli stati cadde ro ne l disordine
s'ebbe ro i ministri leali.

XIX - TORNARE ALLA PUREZZA

Tralascia la sant ità e ripu dia la sapienz a


e il popolo s'avv antagge rà di cento dopp ie,
tralascia la carità e ripu dia la giustizia
ed esso tor ne rà alla pietà fili ale e alla clemenz a
pate rna,
tralascia l'abilità e ripu dia il luc ro
e più non vi saranno ladri e brigant i. Que lle
tre reputa for mali e insufficient i, perciò
insegna che v'è altro a cui atte ne rsi:
mostrati semplice e mant ien iti grezzo,
abb i poco egoismo e scarse brame.

XX - DIFFERENZIARSI DAL VOLGO

Tralascia lo studio e non avrai afflizioni.


Tr a un pronto e un tardo risponder sì
qu anto inte rcorre?
Quel che gli altri te mono
non poss o non temer io.
Oh, qu anto son distanti e anc or non s'arrestano!
Tutti gli uomini sono sfrenati
come a una festa o un banchetto sacrificale,
come se in primavera ascen dess ero ad una torre.
Sol io qu anto son placido! Tutt’ ora sen za presagio
come un p argolo che anc or non ha sorriso,
qu anto son dimesso!
come chi non ha dove tornare.
Tutti gli uomini hanno d'avanzo
sol io sono come chi tutto ha abb andonato.
Oh, il mio cuor e di stolto
qu anto è confuso!
L'uomo comune è così brillante
sol io sono tutto otte ne brato,
l'uomo comune in tutto s'int romette ,
solo io di tutto mi disinte ress o,
agitato so no come il mare,
sballott ato sono come chi non ha punto fermo.
Tutti gli uomini sono affacc endati
sol io sono ebete come villico.
Sol io mi diffe renz io dagli altri
e ten go in g ran pregio la madre che nut re.

XXI - SVOTARE IL CUORE

Il contene re di chi ha la virtù del vuoto


solo al Tao s'adegua.
Per le creature il Tao
è indistinto e
indete rminato.
Oh, come indete rminato e indistinto
ne l suo seno racch iude le immagini!
Oh, come indistinto e indete rminato
ne l suo seno racch iude gli arche tipi!
Oh, come profondo e miste rioso
ne l suo seno racch iude l'essenz a dell'essere!
Que sta ess en za è assai genu ina
ne l suo seno ne racch iude la conferma.
Dai te mpi ant ichi sino ad ogg i
il suo nome non passa
e così acc onsente a tutti gli
inizi.
Da che conosco il modo di tutti gli inizi?

XXII - L'UMILTA’ CHE ELEVA

Se ti pieghi ti conservi,
se ti curvi ti radd rizzi,
se t' inc avi ti riempi,
se ti logori ti rinn ovi,
se miri al poco ottieni
se miri al molto resti deluso.
Per que sto il santo preserva l'Uno
e diviene modello al mondo.
Non da sé vede perciò è ill um inato,
non da se s'app ro va perciò splende
non da sé si glori a perciò ha merito,
non da sé s'esalta perciò a lun go
dura. Pro prio pe rché non conte nde
ne ssuno al mondo può muovergli cont esa.
Quel che dicevano gli ant ichi:
se ti pieghi ti conservi,
erano for se parole vuote ?
In verità, inte gri tornavano.
XXIII - IL VUOTO NON-ESSERE

Il parlar dell'Insonoro è spont ane ità.


Per que sto
un turbine di vento non dura una mattina,
un rovescio di piogg ia non du ra una giornata.
Chi ope ra que ste cose?
Il Cielo e la Terra.
Se perfino il Cielo e la Terra non possono persiste re
tanto più lo potrà l'uomo?
Perciò compi le tue imprese come il Tao.
Chi si dà al Tao s'imm edesima col Tao,
chi si dà alla virtù s'imm edesima con la virtù,
chi si dà alla perdita s'imm edesima con la perdita.
Chi s'imm edesima col Tao
ne l Tao si rallegra d'otte ne re,
chi s'imm edesima con la virtù
ne lla virtù si rallegra d'otte ne re,
chi s'imm edesima con la perdita
ne lla perdita si rallegra d'otte ne re.
Quando la sinc erità vien meno
si ha l'insinc erità.

XXIV - LA PENOSA BENIGNITA’

Chi sta sulla punta dei piedi non si tiene ritto,


chi sta a gambe larghe non
camm ina, chi da sé vede non è
ill um inato,
chi da sé s'app rova non splende,
chi da sé si glori a non ha merito,
chi da sé s'esalta non du ra a lun go.
Nel Tao qu este cose sono avanz um i ed escrescenze,
che le creature hanno semp re detestati.
Per que sto non rimane chi pratica il Tao.

XXV - RAFFIGURA L'ORIGINE

C'è un qualcosa che completa nel caos,


il quale vive prima del Cielo e della Terra.
Come è silente , come è vacu o!
Se ne sta soli ngo senza mut are,
ovun que s'agg ira senza corr er pericolo,
si può dire la madre di ciò che è so tto il cielo.
Io non ne conosco il nome
e come app ellativo lo dico Tao,
sforzandomi a dargli un n ome lo dico Grande.
Grande ovve ro errante ,
errante ovve ro distante ,
distante ovve ro tornante .
Perciò
il Tao Ë grande,
il Cielo Ë grande,
la Terra Ë grande
ed anche il sovrano è grande.
Nell'un iverso vi sono qu attro grandezze
ed il sovrano sta in u na di esse.
L'uomo si confor ma alla Terra,
la Terra si confor ma al Cielo,
il Cielo si confor ma al Tao,
il Tao si confor ma alla spont ane ità.

XXVI - LA VIRTU’ DEL GRAVE

Il grave è radice del legg ero,


il qu ieto è signore dell'irrequieto.
Per que sto il santo viagg ia tutto il giorno
sen za discostarsi dal bagaglio,
anche se poss iede palazzi regali
placidamente se ne sta distaccato.
Che sar à se il signore di diecimila carri
legg ero si fa ne l mondo?
Se è legg ero pe rde il fondament o,
se è irrequieto pe rde la sua signoria.

XXVII - L'USO DELL'ABILITA’

Chi ben viagg ia non lascia sol chi né impronte ,


chi ben parla non ha pecche né biasimi,
chi ben conta non adopra bastonc elli né liste lle,
chi ben ch iude non usa sbarre né paletti
eppu re non si può aprire,
chi ben lega non usa cor de né vinc oli
eppu re non si può sciogliere.
Per que sto il santo
semp re ben soccorr e gli uomini
e perciò non vi sono uomini respint i,
semp re bene socc orr e le creature
e perciò non vi sono creature respinte :
ciò si chiama trasfondere l'illum inazione .
Così l'uomo che è buono
è maestro dell'uomo non buono,
l'uomo che non è buono
è profitto all'uomo buono.
Chi non app rezza un tal maestro,
chi non ha caro un tal profitto,
anche se è sapiente cade in grave ingann o:
que sto si chiama il miste ro essenz iale.

XXVIII - TORNARE ALLA SEMPLICITA’

Chi sa d' ess er maschio


e si mant iene femm ina è la
forr a del mondo , essendo
la forr a del mondo
la virtù mai non si sep ara da lui
ed egli ritorna ad essere un pargolo.
Chi sa d' ess er candido
e si mant iene oscuro
è il modello del mondo,
essen do il modello del mondo
la virtù mai non si scosta da lui
ed egli ritorna all'infinito.
Chi sa d' ess er glorioso
e si mant iene ne ll'ignominia
è la valle del mondo,
essen do la valle del mondo
la virtù semp re si ferma in lui ed egli
ritorna ad esser grezz o. Quando que l
ch'è grezzo vien tagliato allora se ne
fanno strum ent i,
qu ando l'uomo santo ne usa
allora ne fa i primi t ra i ministri.
Per que sto il gran gove rno non danne gg ia.

XXIX - NON AGIRE

Quei che volendo tenere il mondo


lo governa,
a mio parere non vi riuscirà giammai.
Il mondo è un vas o sovrann aturale
che non si può governare:
chi gove rna lo corrompe,
chi dirige lo svia,
poiché tra le creature
taluna precede ed altra segue ,
taluna è calda ed altra è fredd a,
taluna è for te ed altra è debole,
taluna è tranquilla ed altra è pericolosa.
Per que sto il santo
rifugge dall'ecc ess o,
rifugge dallo sperpero,
rifugge dal fasto.

XXX - LIMITARE LE OPERAZIONI


MILITARI

Quei che col Tao assiste il sovrano


non fa violenz a al mondo con le armi,
ne lle sue imprese preferisce cont robatte re.
Là dove stanz iano le milizie
nascono ste rpi e rovi,
al segu ito dei grandi eserciti
ven go no ce rto annate di miseria.
Chi ben li adopra
socc orr e e basta,
non os a con essi acqu istar pote nz a.
Soccorr e e non si esalta,
soccorr e e non si gloria,
socc orr e e non s'insuperbisce,
socc orr e qu ando non può farne a meno,
socc orr e ma non fa violenz a.
Quel che s'inv igorisce allo r decade:
vuol dire che non è confor me al Tao.
Ciò che non è confor me al Tao presto finisce.

XXXI - DESISTERE DALLE OPERAZIONI


MILITARI

Ecco che son le belle armi:


strumenti del malvagio
che le creature han semp re dete stati.
Per que sto non rimane chi pratica il Tao.
Il sagg io, che è pacifico, tiene in pregio la sinistra,
chi adopra l'armi tiene in pregio la destra.
Ecco che son l'armi:
strumenti del malvagio
non strumenti del sagg io,
il quale li adopra sol o se non può farne a meno.
Avendo per supr eme pace e qu iete,
egli vinc e ma non se ne compiace,
chi se ne compiace
gioisce ne ll'uc cidere gli uomini.
Or a chi gioisce ne ll'uc cidere gli uomini
non può attu are i suoi inte nti ne l mondo.
Ne lle gesta fauste si tiene in onore la sinistra,
ne lle gesta infauste si tiene in onor e la destra.
Il luogote ne nte sta alla sinistra,
il duce supr emo sta alla destra:
assume il posto del rito fune bre.
Quei che gli uomini ha uc ciso in massa
li piange con cor doglio e con triste zza:
la vittoria in gue rra gli assegna il posto del rito
fune bre.

XXXII - LA VIRTU’ DEL SANTO

Il Tao in ete rno è senza nome,


è grezzo per quanto minimo sia,
ne ssuno al mondo è capace di fargli da ministro.
Se princ ipi e sovrani fossero capaci di atte ne rvisi,
le diecimila creature da sé si sottomette rebb ero,
il Cielo in mutuo accor do con la Terra
farebb e discendere soave rugiada
e il popolo, sen za alcuno che lo comandi,
da sé tro ve rebbe il giusto assetto.
Quando si cominc iò ad int agliare
si ebbe ro i nomi.
Tutto que llo che ha nome viene trattato come proprio,
perciò sapp i conte ne rti.
Chi sa conte ne rsi
può non corr ere pericolo.
Paragona la presenza del Tao ne l mondo
ai fiumi e ai mari cui acc orro no rivi e valli.

XXXIII - LA VIRTU’ DEL DISCERNIMENTO

Chi conosce gli altri è sapiente ,


chi conosce sé stesso è
ill um inato. Chi vinc e gli altri é
pote nte ,
chi vinc e sé ste sso è forte .
Chi sa content arsi è ricc o,
chi strenu amente ope ra attua i suoi inte nt i.
A lun go du ra chi non si diparte dal suo stato,
ha vita pe renne que llo che mu or e ma non perisce.

XXXIV - CONFIDARE NEL PERFETTO

Come è un iversale il gran Tao!


può stare a sinistra come a destra.
In ess o fidando ven go no alla vita le creature
ed esso non le rifiut a,
l'opera compiuta non ch iama sua.
Veste e nut re le creature
ma non se ne fa signore,
esso che semp re non ha brame
può esser nominato Picc olo.
Le creature ad esso si volgono
ma ess o non se ne fa signore,
può esser nominato Grande.
Poi ché giamm ai si fa grande
può realizzare la sua grandezza.

XXXV - LA VIRTU’ DELLA CARITA’

Verso chi tiene in sé la grande imm agine


il mondo acc orre,
acc orr e e non riceve danno
ma calma e pace grandi.
Attratto da musiche e be vande prelibate
si ferma il viator che passa,
ma que l che al Tao esce di bocc a
com'è scipito! non ha sapore
A guardarlo non riesci a vederlo,
ad ascoltarlo non riesci ad udirlo,
ad usarlo non riesci ad esaurirlo.

XXXVI - L'OCCULTO E IL PALESE

Quei che vuoi che si cont ragg a


devi farlo espandere,
que i che vuoi che s'indebolisca
devi farlo rafforzare,
que i che vuoi che rovini
devi farlo prosperare,
a que i che vuoi che sia tolto
devi dare.
Que sto é l'occ ulto e il palese.
Moll ezza e debolezza vinc ono du rezza e forza.
Al pesce non conv iene abbando nar l'abisso,
gli strumenti profittev oli al regno
non conv iene mostrarli al popolo.

XXXVII - ESERCITARE IL GOVERNO

Il Tao in ete rno non agisce


e nulla v'è che non sia fatto.
Se princ ipi e sovrani fossero capaci d'atte ne rvisi,
le creature da sé si trasformerebb ero.
Que lli che per trasformarle bramassero operare
io li acquiete rei
con la semplicità di que l che non ha nome
anch' ess e non avrebbe ro brame,
qu ando non han brame stanno quiete
e il mondo da sé s'assesta.

XXXVIII - ESPONE LA VIRTU’

La virtù somma non si fa virtù


per qu esto ha virtù,
la virtù inferiore non manca di farsi virtù
per qu esto non ha virtù.
La virtù somma non agisce
ma non ha ne cessità di agire,
la virtù inferiore agisce
ma ha ne cessità di agire.
La somma carità agisce
ma non ha ne cessità di agire,
la somma giustizia agisce
ma ha ne cessità di agire,
il sommo rito agisce
e se non viene corrisposto
si denu da le bracc ia e trascina a forza.
Fu così che
pe rduto il Tao venne poi la virtù,
pe rduta la virtù venne poi la carità,
pe rduta la carità venne poi la giustizia,
pe rduta la giustizia venne poi il rito:
il rito è l’abili tà della lealtà e della sinc erità
e fori ero di disordine .
Chi per primo conosce è fior ne l Tao
e princ ipio di ignoranz a.
Per que sto l'uomo grande
resta in ciò che è solido
e non si soffe rma in ciò che è labile,
resta ne l frutto
e non si soffe rma ne l fiore.
Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro.

XXXIX - UNIFORMARSI AL FONDAMENTO

In principio que sti ottenner l'Uno:


il Cielo l'otte nne e per esso fu puro,
la Terra l'otte nne e per esso fu tranquilla,
gli esseri sovrannaturali l'otte nne ro
e per ess o furono pote nt i,
la valle l'otte nne e per ess o fu ricolma,
le creature l'otte nne ro e per ess o viss ero,
princ ipi e sovrani l'otte nne ro
e per ess o furon retti ne l gove rnare il mondo.
Costor o ne furono resi perfetti.
Se il Cielo non fosse puro per esso
teme rebbe di squarciarsi,
se la Terra non foss e tranquilla per esso
teme rebbe di fendersi,
se gli esseri sovrann aturali non foss ero potenti per esso
teme rebbe ro d'annu llarsi,
se la valle non fos se ricolma per ess o
teme rebbe d'inaridirsi,
se le creature non vivessero per esso
teme rebbe ro di spegne rsi,
se princ ipi e sovrani non fossero nobili e alti per ess o
teme rebbe ro di cadere.
Il nobile ha per fondamento il vile,
l'alto ha per basamento il basso.
Perciò quando princ ipi e sovrani chiamano sé stessi
l'orfano, lo scarso di virtù, l'inc apace,
non è pe rché considerano lor fondamento il vile?
Ahimè, no!
Quando hai finito d'enume rare le parti del carro
anc or non hai il carro.
Non voler essere pregiato come giada
né spregiato come pietra.
XL - DOVE ANDARE E CHE ADOPERARE

Il tor nare è il movimento del Tao,


la debolezza è que l che adopra il Tao.
Le diecimila creature che sono sotto il cielo
hanno vita dall'ess ere,
l'essere ha vita dal non-essere.

XLI - EQUIPARA LE DIVERSITA’

Quando il gran dotto app ren de il Tao


lo pratica con tutte le sue forze,
qu ando il medio dotto app ren de il Tao
or lo conserva ed or lo perde,
qu ando l'infimo dotto app ren de il Tao
se ne fa grandi risate :
se non fos se deriso non sarebbe degno d'e ssere il Tao.
Perciò motti invalsi dicono:
ill uminarsi nel Tao è come otte ne brarsi,
avanz are ne l Tao è come regredire,
spianarsi ne l Tao è come inc avarsi,
la virtù somma è come valle,
il gran candor e è come ignominia,
la virtù vasta è come
insufficienz a, la virtù salda è come
esser volgo,
la naturale genu inità è come
sbiadiment o, il gran qu adrato non ha
angoli,
il gran vaso tardi si completa,
il gran suono è una sonorità insonora,
la grande immagine non ha forma.
Il Tao è nas costo e sen za
nome ma proprio pe rché è il

XLII - LE TRASFORMAZIONI DEL TAO

Il Tao gene rò l'Uno,


l'Uno gene rò il Due ,
il Due gene rò il Tre,
il Tr e gene rò le diecimila creature.
Le creature voltano le spalle allo yin
e vol gono il volto all o yang,
il ch' i infuso le ren de armoniose.
Ciò che l'uomo dete sta
è d'e ssere or fano, scarso di virtù, inc apace,
eppur sovrani e duchi se ne fanno app ellativi.
Perciò tra le creature
taluna diminue ndosi s'acc resce,
taluna acc rescendosi si diminu isce.
Ciò che gli altri insegnano
anc h' io l'insegno:
que lli che fan violenz a non muoiono di mor te naturale.
Di que sto farò l'avvio del mio insegnament o.

XLIII - LO STRUMENTO UNIVERSALE

Ciò che v'è di più moll e al mondo


assoggetta ciò che v'è di più duro al mondo,
que l che non ha esiste nza
penet ra là dove non sono inte rstizi.
Da que sto so che v'è profitto ne l non agire.
All'insegnamento non detto,
al profitto del non agire,
pochi di que lli che sono sotto il cielo arrivano.

XLIV - IL FERMO AMMONIMENTO

Tr a fama e pe rsona che è più caro?


Tr a pe rsona e beni che è più importante ?
Tr a acqu istare e pe rde re che è più penoso?
Per que sto
chi ardente mente brama ce rto assai sperpera,
chi molto accumu la ce rto assai perde.
Chi sa acc ontent arsi non subisce oltragg io,
chi sa conte ne rsi non c orr e pericolo
e può du rare a lun go.

XLV - L'IMMENSA VIRTU’

La grande complete zza è come spezzett amento


che ne ll'uso non si rompe,
la grande piene zza è come vuote zza
che ne ll'uso non si esaurisce,
la grande dirittu ra è come sinu osità,
la grande abilità è come
ine ttitudine ,
la grande eloque nz a è come balbettio.
L'agitazione finisce ne ll'algore,
la quiete finisce ne l calore:
la pu ra qu iete è la regola del mondo.

XLVI - ESSER PARCO NELLE BRAME

Quando ne l mondo vige il Tao


i cavalli ve loci sono mandati a conc imare i campi,
qu ando ne l mondo non vige il Tao
i cavalli da batt aglia vivono ai confini.
Col pa non v'è più grande
che sec ondar le brame,
sventu ra non v'è più grande
che non saper acc ontent arsi,
difetto non v'è più grande
che bramar d'acquistare.
Quei che conosce la contentezza dell'acc ontent arsi
semp re è conte nt o.

XLVII - SCRUTARE CIO’ CHE E’ LONTANO

Senza uscir dalla porta


conosci il mondo,
sen za gu ardar dalla fine stra
scorgi la Via del Cielo.
Pi ù lungi te ne vai meno conosci.
Per que sto il santo
non va dattor no eppur conosce,
non vede e più discerne ,
non agisce eppur completa.

XLVIII - OBLIARE LA SAPIENZA

Chi si dedica allo studio ogni dì agg iun ge,


chi pratica il Tao ogni dì toglie,
toglie ed anc or toglie
fino ad arrivare al non agire:
qu ando non agisce nulla v'è che non sia fatto.
Quei che regge il mondo
semp re lo facc ia senza imprendere,
se poi imprende
non è atto a regge re il mondo.
XLIX - CONFIDARE NELLA VIRTŸ

Il santo non ha un cu or e imm utabile,


ha per cu or e il cu or e dei cento cognomi.
Per me è bene ciò che hanno di buono,
ed è bene anche ciò che hanno di non buono,
la virtù li ren de bu oni;
per me è sincerità ciò che hanno di sinc ero,
ed è sinc erità anche ciò che hanno di non sinc ero,
la virtù li ren de sinc eri.
Il santo sta ne l mondo tutto timoroso
e per il mondo ren de promiscuo il suo cu ore.
I cento cognomi in lui affiggono occhi e orecc hi
e il santo li tratta come fanc iulli.

L - TENERE IN PREGIO LA VITA

Uscire è vivere, ent rare è morire.


Seguaci della vita sono tre su dieci,
seguaci della mor te sono tre su dieci,
gli uomini che la vita
tramut ano in disposizione alla morte
son pur essi tre su dieci.
Per qual motivo?
Perché vivono l'inte nsità della vita.
Or io ho app reso che chi ben nut re la vita
va per de serti senza inc ont rar rinoceronti e tigri,
va tra gli eserciti sen za indossar cor azza e arme
il rinoceronte non ha dove infil zare il corno,
la tigre non ha dove affondar l'artiglio,
il gue rriero non ha dove imm ergere la spada.
Per qual motivo?
Perché costui non ha disposizione alla morte .

LI - LA VIRTU’ CHE NUTRE

Il Tao le fa vivere,
la virtù le alleva,
con la mate ria dà loro la forma,
con le vicende dà loro la complete zza.
Per que sto le creatu re tutte
vene rano il Tao e onor ano la virtù:
vene rare il Tao e onor are la virtù
ne ssuno lo comanda ma viene ogn or spont ane o.
Quindi il Tao fa vivere,
la virtù alleva, fa crescere,
sviluppa, completa, matura,
nut re, ripara.
Le fa vivere ma non le tiene come sue
ope ra ma nu lla s'aspett a,
le fa c resce re ma non le governa.
Que sta è la miste riosa virtù.

LII - VOLGERSI ALL'ORIGINE

Il mondo ebbe un princ ipio


che fu la madre del mondo.
Chi è pe rvenuto alla madre
da essa conosce il figlio,
chi conosce il figlio
e tor na a conservar la madre
fino alla mor te non corr e pericolo.
Chi ostruisce il suo varco
e ch iude la sua porta
per tutta la vita non ha travaglio,
chi spalanca il suo varco
ed acc resce le sue imprese
per tutta la vita non ha scampo.
Illum inazione è vede re il picc olo,
for za è attene rsi alla mollezza.
Chi fa uso della vista
e tor na ad int roverte re lo sguardo
non abbando na la pe rsona alla rovina.
Que sto dicesi praticar l'ete rno.

LIII - TRARRE PROFITTO DALLE PROVE

Se avess imo grande sapienz a


camm ine remm o ne lla gran Via
e sol o di agire te meremm o.
La gran Via è assai piana,
ma la gente preferisce i sent ieri.
Quando il palazzo reale è tro ppo ben te nuto
i campi son del tutto inc olti
e i granai son del tutto vuoti.
Indoss ar ve sti eleganti e ricamate ,
por tare alla cintu ra spade acum inate ,
rimpinz arsi di vivande e di bevande
e ricc he zze e beni aver d'avanz o,
è sfarzo da ladrone .
E’ cont rario al Tao, Ahimé!

LIV- COLTIVARE E CONTEMPLARE

Chi ben si fonda non vien divelto,


a chi ben stringe non vien tolto:
con que sta Via figli e nipoti
gli offriranno sacrifici ininte rrotti.
Se la coltiva ne lla persona
la sua virtù è la genu inità,
se la coltiva ne lla famiglia
la sua virtù è la sovrabb ondanz a,
se la coltiva ne l villagg io
la sua virtù è la reverenza,
se la coltiva ne l regno
la sua virtù è la floridezza,
se la coltiva ne l mondo
la sua virtù è l'un iversalità.
Per que sto
conte mpla le pe rsone dalla sua persona,
conte mpla le famiglie dalla sua famiglia,
conte mpla i villaggi dal suo villagg io,
conte mpla i regni dal suo regno,
conte mpla il mondo dal suo mondo.
Come so che il mondo Ë cosÏ?
Da que sto.

LV - IL SIMBOLO DEL MISTERO

Quei che racch iude in sé la piene zza della virtù


è paragonabile ad un pargolo,
che velenosi insetti e serpi non attoscano,
belve feroci non artigliano,
ucce lli rapaci non adun ghiano.
Debol i ha l'ossa e moll i i
muscoli eppur la sua stretta è
salda,
anc or non sa dell'unione dei sessi
eppur tutto si aderge:
è la perfezione dell'essenza,
tutto il giorno vagisce
eppur non diviene fioco:
è la perfezione dell'armonia.
Conoscer l'armonia è ete rnità,
conoscer l'ete rnità è
ill um inazione ,
vivere smodatamente la vita è prodromo di sventu ra,
con la mente comandare al ch' i significa indurirsi.
Quel che s'inv igorisce allo r decade:
que sto vuol dire che non è confor me al Tao.
Ciò che non è confor me al Tao presto

LVI - LA MISTERIOSA VIRTU’

Quei che sa non parla,


que i che parla non sa.
Chi ostruisce il suo varco,
ch iude la sua porta,
smussa le sue punte ,
districa i suoi nodi,
mitiga il suo splendore,
si rende simile alla sua polvere,
dicesi acc omun ato col miste ro.
Per que sto costui
non può ess ere attirato
né può essere respint o,
non può ess ere avvant agg iato
né può essere danne gg iato,
non può ess ere nobilitato
nè può essere um iliato.
Per que sto è il più nobile del mondo.

LVII - RENDERE PURI I COSTUMI

Quando con la correzione si gove rna il mondo


con la falsità s'adopran l'armi:
il mondo si regge col non imprendere.
Da che so c he è così?
Dal presente .
Più num erosi ha il sovrano
i gior ni ne fasti e le parole proibite
più il popolo cade in miseria,
più num erosi ha il popolo
gli strumenti profitte voli
più i regni cadono ne l disordine ,
più num erosi hanno gli uomini
gli artifizi e le abilità
più appaiono cose rare,
più si fa sfoggio di belle cose
più num erosi si fanno ladri e brigant i.
Per que sto il santo dice:
io non agisco e il popolo da sé si trasforma,
io amo la qu iete e il popolo da sé si corregg e,
io non imprendo e il popolo da sé s'arricc hisce,
io non bramo e il popolo da sé si fa semplice.

LVIII - ADATTARSI ALLE VICISSITUDINI

Quando il gove rno di tutto si disinte ressa


il popolo è un ito,
qu ando il gove rno in tutto si int romette
il popolo è framm ent ato.
La for tuna si origina dalla sfortun a,
la sfor tuna si nas conde ne lla fortun a.
Chi ne conosce il culmine ?
Quei che non corregg e.
La correzione si conve rte in falsità,
il bene si conve rte in presagio di sventu ra
e ogni dì lo sconce rto del popolo
si fa più profondo e più durevole.
Per que sto il santo
é qu adrato ma non taglia,
è inc orrotto ma non ferisce,
è diritto ma non oste nt a,
è lum inoso ma non abbaglia.

LIX - MANTENERSI NEL TAO

Nel gove rnare gli uomini e ne l servire il Cielo


nu lla è meglio della parsimonia,
pe rché sol o la parsimonia antep one l'otte ne re.
Ante porre l'otte ne re significa accumu lare virtù.
Chi accumu la virtù tutto sottomette ,
qu ando tutto sottomette
ne ssuno conosce il suo culmine ,
qu ando ness uno conosce il suo culmine
egli può possede re il regno.
Chi possiede la madre del regno
può du rare a lun go.
Que sto si chiama
affondare le radici e rinsaldare il tronc o,
via della lun ga vita e dell'ete rna giovine zza.
LX - STARE NELLA DIGNITA’ REGALE

Gove rnare un g ran regno


è come frigg ere pe scioli ni minut i.
Quando si sovrinte nde al mondo con il Tao
i mani non mostrano la potenza loro.
Non che i mani non abb iano pote nz a
ma la potenza loro non nuoce agli uomini,
non che la potenza loro non nu occ ia agli uomini
ma il santo non nuoce agli uomini.
Que sti due non si nu occ iono fra loro,
per qu esto le virtù loro insieme confluiscono

LXI- LA VIRTU’ DELL'UMILTA’

Il gran regno che si tiene in basso


è la conflue nz a del mondo,
è la femm ina del mondo.
La femm ina semp re vinc e il mas ch io con la qu iete,
poiché ch iaramente se ne sta sottomessa.
Per que sto
il gran regno che si pone al disotto del piccolo regno
att rae il piccolo regno,
il piccol o regno che sta al disotto del gran regno
att rae il gran regno:
l'uno si abb assa per attrarre,
l'altro attrae pe rché sta in bass o.
Il gran regno non ecc eda
per la brama di pasce re ed un ire gli altri,
il piccol o regno non ecceda
per la brama d'e ssere accetto e servire gli
altri. Affinc hé ciascuno otten ga ciò che brama
al grande conv iene te ne rsi in bass o.

LXII - PRATICARE IL TAO

Ecco che cos a è il Tao:


il rifugio delle creature,
tesor o per il buono,
prote zione per il malvagio.
A parlarne con elogio si può tener mercato,
a seguirlo con rispetto si può eme rge re sugl i altri.
Degli uomini malvagi quale può essere respint o?
Per que sto si pone sul trono il Figlio del Cielo
e si nominano i tre gran ministri.
Anc he se costor o hanno il gran pi
per ottene re precedenza alla loro quadriga,
è meglio che se ne stiano seduti
ad avanz are in qu esto Tao.
Quale era la ragione per cui gli ant ichi
app rezz avano que sto Tao?
Non dicevano for se: ottiene chi con esso cerca,
con ess o sfugge chi è in colpa?
Per que sto è ciò che v'è di più prezioso al mondo.

LXIII - L'INIZIO FAVOREVOLE

Pr atica il non agire,


imprendi il non imprendere,
assapor a l'insapore,
considera grande il piccol o e molto il poco,
ripaga il tor to con la virtù.
Pro getta il difficile ne l suo facile,
ope ra il grande ne l suo picc olo:
le imprese più difficili sotto il cielo
ce rto cominc iano ne l facile,
le imprese più grandi sotto il cielo
ce rto cominc iano ne l picc olo.
Per que sto il santo non ope ra il grande
e così può completare la sua grandezza.
Chi pro mette alla legg era trova scarso credito,
chi reputa tutto facile trova tutto difficile.
Per que sto al santo tutto pare difficile
e così nu lla gli è difficile.

LXIV - ATTENERSI AL PICCOLO

Que llo che è fermo con facili tà si trattiene ,


que llo che non è cominc iato con facili tà si divisa,
que llo che è fragile con facili tà si spezza,
que llo che è minuto con facili tà si disperde:
ope ra quando anc or a non è in essere,
ordina quando anc or a non è in disordine .
Un albero che a bracc ia aperte si misura
nasce da un minuscolo arboscello,
una torr e di nove piani
cominc ia con un cumu lo di te rra,
un viagg io di mille li
princ ipia da sotto il piede.
Chi gove rna corrompe,
chi dirige svia.
Per que sto il santo
non gove rna e perciò non corrompe,
non dirige e perciò non svia.
La gente ne l condurre le proprie imprese
sul punto di compierle semp re le gu as ta
se cu ra ss e la fine come il principio
allora non vi sar ebbe ro imprese guaste .
Per que sto il santo
brama que llo che non è bramato
e non pregia i beni che con difficoltà si otte ngono,
studia que llo che non viene studiato
e ritorna su que llo che gli altri han travalicato.
Per favorire la spont ane ità delle creature
non os a agire.

LXV - LA PURA VIRTU’

In ant ico chi ben praticava il Tao


con ess o non ren deva perspicace il popolo,
ma con esso si sfor zava di renderlo ottu so:
il popolo con difficoltà si governa
poiché la sua sapienza è tropp a.
Perciò gove rnare il regno con la sapienz a
è la rovina del regno,
gove rnare il regno non con la sapienz a
è la prosperità del regno.
Chi sa qu este due cos e diviene simile al modello,
saper divenire simile al modello
è la miste riosa virtù.
Pro fonda e imperscrut abile è la miste riosa
virtù e cont rapp osta alle creature,
ma alla fine arriva alla grande conformità.

LXVI - POSPORR E SE’ STESSO

La ragione per cui fiumi e mari


poss ono ess ere sovrani di cento valli
è che ben se ne ten go no al disotto:
perciò pos sono essere sovrani di cento valli.
Così chi vuole stare di sopra al popolo
con i detti se ne pone al disotto,
chi vuol stare davanti al popolo
con la pe rsona ad esso si pospone .
Per que sto il santo
sta disopra ed il popolo non ne è gravato.
sta davanti ed il popolo non ne è
ostacolato. Così il mondo gioisce
di sospingerlo inn anz i e mai ne è sazio.
Poi ché egli non conte nde
ne ssuno al mondo può muovergli cont esa.

LXVII - LE TRE COSE PREZIOSE

Tutti al mondo dicono che il mio Tao è grande


ma che semb ra non esser simile a nu lla.
Pro prio pe rché é grande
semb ra che non sia simile a nu lla,
se fosse simile a qualcosa
l'impacc erebb e la sua picc olezza.
Io ho tre cose preziose
che mi ten go ben strette e custodisco:
la prima è la misericordia,
la sec onda è la
parsimonia,
la terza è il non ardire d'e sser primo ne l mondo.
Sono misericordioso e perciò pos so ess ere int repido,
sono parsimonioso e perciò poss o essere gene roso,
non ardisco d'e sser primo ne l mondo
e perciò pos so esser capo degli strumenti perfetti.
Oggi si è int repidi tras cu rando la misericordia,
si è gene rosi tra scu rando la parsimonia,
si è primi tras cu rando di posporsi.
È la morte !
Chi è misericordioso
ne l gue rregg iare è vittorioso,
ne l difendere è saldo.
Quei che il cielo vuol salvare
facendolo misericordioso lo preserva.

LXVIII - RENDERSI EGUALE AL CIELO

Chi ben fa il capitano non è irrue nte ,


chi ben gue rregg ia non è impetuoso,
chi ben vinc e il ne mico non dà batt aglia,
chi bene adope ra gli uomini se ne pone al di sotto:
que sta è la virtù del non conte ndere,
que sta è la for za dell'adoprar gli uomini,
que sto è rendersi eguale al Cielo,
il culmine per gli ant ichi.

LXIX - L'USO DEL MISTERO

Sull'adoperar gli eserciti c'è un detto:


non oso far da padrone e faccio l'ospite ,
non oso avanzar d'un polli ce e indietregg io di un piede.
Que sto vuol dire
che non vi sono truppe da schierare,
che non vi sono bracc ia da denu dare,
che non vi sono armi da impu gnare.
Sventu ra non v'è magg iore che oste gg iare alla legg era.
Se oste gg io alla legg era
son vicino a pe rde re que l che m'è più prezioso.
Perciò quando gli eserciti
si mett ono in camp agna per scont rarsi,
que llo che è più pietoso vinc e.

LXX - LA DIFFICOLTA’ DI INTENDERE

Le mie parole facilmente si inte ndono


e facilmente si attu ano,
ma ness uno al mondo sa
inte nderle, ne ssuno al mondo sa
attu arle.
Le mie parole hanno un progenitore,
le mie imprese hanno un princ ipe,
ma appunto pe rché non le inte ndono
non inte ndono me.
Poi ché que lli che mi inte ndono sono rari
que lli che mi imitano sono da tene re in pregio.
Per que sto il santo indossa rozze vesti
e cela ne l seno la giada.

LXXI - IL DIFETTO DELLA SAPIENZA

Somma cosa è l'ignoranz a del


sapiente ,
insania è la sapienz a dell'ignorante .
Solo chi si affligge di que sta insania
non è insano.
Il santo non è insano
pe rché si affligge di que sta insania.
Per que sto non é insano.

LXXII - AVER CURA DI SE’

Quando il popolo non teme la tua aut orità


allora sopravviene la grande aut orità.
Non trovare angusto ciò che ti dà pace,
non disgustarti di ciò che ti fa vivere,
poiché sol o chi non se ne disgusta
non disgusta.
Per que sto il santo
di sé conosce ma di sé non fa mostra, di
sé ha cura ma di sé non fa pregio.
Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro.

LXXIII - QUEL CHE LASCIA AGIRE

Muore chi ne ll'osare pone il coragg io,


vive chi ne l non osa re pone il coragg io:
di que sti due l'uno è profitto e l'altro è
dann o. Di que l che il cielo ha in odio
chi conosce la ragione ?
Per que sto il santo reputa difficile il primo.
La Via del Cielo
è di ben vinc ere senza conte ndere,
è di ben suscitar risposta senza parlare,
è di ben attrarr e sen za chiamare,
è di ben divisare con ampiezza.
La rete del Cielo tutto avvolge,
ha maglie larghe ma nu lla ne sfugge.

LXXIV - REPRIMERE GLI INGANNI

Quando il popolo non teme di morire


a che vale impaurirlo con la morte ?
Se faccio sì che il popolo semp re tema di morire
e que i che induc e in inganno
io possa prenderlo e mette rlo a morte ,
chi sarà tanto ardito?
Semp re mandi a mor te chi ne ha la pote stà,
mette re a mor te in vece di chi ne ha la pote stà
significa mane gg iar l'ascia in vece del gran mastro.
Que lli che mane gg ian l'ascia in vece del gran mastro
raramente non si feriscono le mani.

LXXV - I DANNI DELLA CUPIDIGIA

Il popolo soffre la fame


pe rché chi sta so pra divora troppe tasse:
ecco pe rché soffre la fame.
Il popolo con difficoltà si governa
pe rché chi sta so pra s'affaccenda:
ecco pe rché con difficol tà si governa.
Il popolo dà poca importanz a alla morte
pe rché chi sta so pra cerca l'inte nsità della vita:
ecco pe rché dà poca importanz a alla morte .
Solo chi non si affaccenda per vivere
è più sagg io di chi la vita tiene in pregio.
LXXVI - GUARDARSI DALLA FORZA

Alla nascita l'uomo è moll e e debole,


alla mor te è du ro e forte .
Tutte le creature, l'erbe e le piante
quando vivono son moll i e te ne re
qu ando muoiono son aride e secc he.
Durezza e for za sono comp agne della morte ,
mollezza e debolezza sono comp agne della vita.
Per que sto
chi si fa for te con le armi non vinc e,
L'albero che è for te viene abb attut o.
Quel che è for te e robusto sta in bass o,
que l che è moll e e debole sta in alto.

LXXVII - LA VIA DEL CIELO

La Via del Cielo


come è simile all'armar l'arco!
Que l ch'è alto viene abbassato,
que l ch'è bass o viene inn alzato,
que llo che ec cede viene ridotto,
que l che difetta viene acc resciut o.
La Via del Cielo
è di diminu ire a chi ha in ecc edenza
e di agg iun gere a chi non ha a sufficienz a.
Non Ë cosÏ la Via dell'uomo:
egli diminu isce a chi non ha a sufficienz a
per donare a chi ha in ecc edenza.
Chi è capace di donare al mondo
ciò che ha in ecc edenz a?
Solo col ui che pratica il Tao.
Per que sto il santo
ope ra ma nu lla s'aspetta
compiuta l'opera non rimane ,
non vuole mostrare di ecc ellere.

LXXVIII - PORTARE IL FARDELLO DELLA SINCERITA’

Nulla al mondo è più moll e e più debole dell'acqua


eppur ne ll'abradere ciò che è du ro e forte
ne ssuno riesce a superarla,
ne ll'uso nu lla può cambiarla.
La debolezza vinc e la forza,
la mollezza vinc e la durezza:
al mondo non v'è ne ssuno che non lo sapp ia,
ma ness uno v'è che sia capace di attuarlo.
Per que sto il santo dice:
chi prende su di sè le sozzu re del regno
è signore dell'altare della terr a e dei grani,
chi prende su di sè i mali del regno
è sovrano del mondo.
Un detto esatto che app are cont radd ittorio.

LXXIX - OTTEMPERARE AI PATTI

Se canc elli un' offe sa , ma un p o' offeso


rimani anc or a, credi che sia un b ene?
Se, per cont ratto, il sagg io è creditore,
dal debitore non esige nu lla.
Adempie al proprio impegno chi è virtuoso;
bada agli impegni altrui chi non è virtuoso.
La Via del cielo non fa parente le,
ma sta costante mente con il buono.

LXXX - ISOLARSI

Pi ccoli regni con pochi abitant i:


arne si da lavoro in luogo d'uomini
(sian dieci o cent o) il popolo non usi.
Tema la mor te e fuor i non emigri.
Se anche vi son navigli e vi son carri,
il popolo non tenti di salirvi;
se anche vi son corr azze e vi son armi,
mai e poi mai le tiri fuori il popolo.
E ritor ni ad usar nodi di corda;
e trovi gusto in c ibi e vesti suoi;
ed ami la sua casa, i suoi costum i.
Se stati vi vede ssero vicini
tanto che cani e galli se ne udiss ero,
inv ecc hino così, fino alla morte
que i due popoli: senza alcun cont atto.

LXXXI - L'EMERSIONE DEL NATURALE

Parole autent iche non sono adorne ;


parole ador ne autent iche non sono.
Colui che è bu ono, non sfogg ia parole,
e chi sfogg ia parole, non è buono.
Chi sa di tutt o, certo non è sagg io;
nè chi è sagg io, di certo, sa di tutt o.
Il ve ro sagg io per sè non provvede:
se si spen de negli altri, per sè acquista;
e, più dona, più ottiene per se stess o.
La Via del cielo aiut a, non fa dann i;
la Via del sagg io agisce senza lott a.

- FINE -