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Diritto costituzionale

Di Aljs Vignudelli

2.5. L'ordinamento feudale

Le origini dell'ordinamento feudale vanno fatte risalire alla caduta dell'Impero


Romano d'Occidente nel 476 d.C., pur affermandosi come formula
organizzativa dominante in Europa in epoca carolingia, a partire dal
IX secolo e fino al XIV secolo (Calasso).

Le origini d tale sistema di organizzazione del potere vengono


generalmente fatte risalire agli assetti politici vigenti tra le popolazioni
barbariche al momento della dissoluzione dell'impero romano. All'interno di
tali formazioni sociali il comando veniva affidato soprattutto in vista (e per la
durata) di determinate imprese belliche, ed il capo, pertanto, non controllava
direttamente tutto il territorio a lui sottoposto, stabilendo, piuttosto, rapporti
di tipo personale coi migliori guerrieri della trib (i vassi), assegnatari del
controllo (militare) su zone specifiche. Schema, questo, che, all'inizio del VII
secolo, la dinastia franca dei Pipinidi evolve, estendendo i cmpiti di
governo dei vassalli sul proprio fondo (chiamato feudo), in modo
che essi non dovessero solo occuparsi della difesa, ma potessero anche
esigere tributi, amministrare la giustizia, assicurare l'esecuzione degli ordini
provenienti dal centro, eccetera, fino ad arrivare a stringere legami del
medesimo genere con altri vassalli minori (talora addirittura di terzo o
quarto grado: valvassori e valvassini). Pi precisamente,
nell'organizzazione feudale il rapporto tra signore e vas-sallo era basato sulla
fides (o fideliias), che s'esprimeva attraverso: 1) l'omaggio feudale
(Mannschaf): colui che riconosce un superiore diventa uomo di un altro
uomo, 2) la fede, ossia il giuramento di fedelt. Ed a differenza
dell'omaggio che, impegnando di colpo l'uomo tutto intero, era ritenuto non
rinnovabile, la fede poteva essere ripetuta pi volte nei confronti della stessa
persona. C'erano dunque parecchi atti di fede senza omaggio, ma non si dava
omaggio senza fede (Bloch). Si cre, cos, una complessa gerarchia
distribuita sull'intero regno, che, tuttavia, poteva reggere soltanto a certe
condizioni: ad esempio, che ciascun vassallo adempisse ai propri obblighi
verso il proprio signore, e viceversa; che il signore fosse effettivamente in
grado di negare a un vassallo inadempiente lo sfruttamento del feudo,
conferendolo ad un altro; che alla morte di un vassallo il suo feudo tornasse
nelle mani del signore, o passasse a quell'erede solo se questo si assumeva
effettivamente i relativi obblighi; infine, che a ciascun livello ci fosse una
certa omogeneit tra gli obblighi costituiti tra tutti i vassalli di un determinato
signore, e che questo se ne servisse per fare svolgere attivit politiche
relativamente simili (Poggi). Ed facile comprendere che un meccanismo
cos articolato abbia ben presto incontrato notevoli difficolt di
funzionamento, specialmente se si considera come tra i doveri dei
feudatari ci fosse quello di mantenere e rafforzare la loro capacit
militare, che non di rado fu per utilizzata (sia contro il proprio superiore, sia
contro gli altri subordinati) allo scopo di rafforzare la propria posizione
personale.

In detto contesto storico non esiste ancra uno Stato in senso proprio per
diverse ragioni, a cominciare dal rilievo che non v'era un unico
ordinamento sovrano ma una pluralit di soggetti (di fatto)
indipendenti. Correttamente, infatti, s' parlato in proposito di
parcellizzazione della sovranit (Volpi), dal momento che, sebbene
spettasse teoricamente all'Imperatore od al Papa, in realt essa veniva
esercitata dal singolo feudatario il quale, a sua volta, era legato al
sovrano da un rapporto fiduciario di natura personale (amplius, infra, 2.14).

L'Europa di quei secoli, a causa delle continue invasioni barbariche, si


presentava come un'immensa distesa di vegetazione e di foreste (Amato),
abitata da piccoli gruppi familiari che vivevano in villaggi sparsi, separati da
enormi distanze e poco raggiungibili per l'assenza di adeguate e sicure vie di
comunicazione. Ogni feudo costituiva un ordinamento autonomo, posto
sotto il dominio politico del singolo feudatario, il quale viveva nel castello
insieme ai propri soldati cui assicurava mantenimento e alloggio in cambio di
determinati servizi militari e civili. A loro volta, i contadini che coltivavano i
campi circostanti il castello s'impegnavano col loro signore a fornirgli i
prodotti della terra che lavoravano in cambio di protezione e sicurezza. Ed
era proprio in questo scambio di reciproche prestazioni (protezione e
sicurezza da una parte, servizi civili o militari dall'altra) che consisteva il
nucleo essenziale dell'ordinamento feudale (Idem).

Il quadro mut parzialmente a partire dal XII secolo, con l'affermazione


delle realt comunali (con propri statuta e con propria organizzazione
interna), e del primo embrione di centralismo burocratico rappresentato dai
prevosti, funzionari inviati dalla monarchia capetingia nelle contee al posto
dei conti, e dai balivi o siniscalchi. L'ordinamento feudale era, inoltre,
patrimoniale e privatistico, perch il Re (od il signore), da un lato, non
distingueva i beni personali da quelli pubblici e, dall'altro, non si
proponeva di soddisfare i bisogni generali della collettivit, quanto
piuttosto i propri. E persino i rapporti che s'instauravano tra il re (od il
signore) ed i feudatari, e tra questi e quelli minori, erano di stampo
privatistico, perch fondati sul fcedus (retro). Infine, il sistema feudale era
anche sprovvisto di un apparato militare permanente, stabile,
centralizzato e composto da professionisti; al contrario, l'esercito era un
insieme di milizie private, provvisorie e contingenti se del caso integrate
da soldati mercenari prive di un'adeguata preparazione.

2.6. Lo Stato assoluto

Come s' detto nel S 2.1, la condizione di profonda precariet della


popolazione europea durante l'et feudale spinse i paesi europei, tra il XIV e
XV secolo, ad accentrare il potere politico nelle mani di un'unica
autorit sovrana, superando, cos, il particolarismo medievale (Volpi)
e dando vita al c.d. Stato (nazionale) assoluto.

L'espressione assolutismo deriva dal latino absolutus, il quale, a sua volta,


viene dal verbo absolvere, che significa essere svincolato da (qualcosa);
inteso in questi termini, il potere assoluto (potestas absoluta) starebbe ad
indicare un potere sovraordinato rispetto a qualsiasi altro e, quindi, non-
controllato (Sartori).

L'impianto teorico dell'assolutismo dev'essere ascritto ad Hobbes,


nonostante venga solitamente fatto risalire a Bodin. Infatti, mentre Bodin,
nei Sei libri della Repubblica (1576), nel definire la sovranit come potere
assoluto e perpetuo ch' proprio dello Stato, la sottoponeva al diritto divino
ed alle leggi della natura, Hobbes poneva il monarca al di sopra di ogni legge,
anche divina (Sartori).

In ordine alle vicende dello Stato assoluto s' soliti distinguere due fasi
(Pa-ladin): quella dell'assolutismo empirico e quella dell'assolutismo
illuminato.

In relazione al primo, si parla di Stato patrimoniale in quanto permane


la confusione (ereditata dalla fase precedente: 5 2.5) tra bilancio statale e
bilancio delle casse reali, fra patrimonio dello Stato e patrimonio del sovrano.
Gli stessi rapporti intercorrenti fra il Re ed i suoi sudditi erano risolti in chiave
privatistica (Volpi), e coloro che esercitavano funzioni esecutive e
giurisdizionali erano ritenuti fiduciari del sovrano e non funzionari dello Stato
(le cariche pubbliche venivano compravendute alla stregua di una qualsiasi
merce). Alla fine del XVIII secolo, invece, s'entra nella fase
dell'assolutismo c.d. illuminato e si parla, pi propriamente, di Stato di
polizia, la pi compiuta espressione del quale furono probabilmente le
monarchie austriaca e prussiana.

Il termine polizia deriva dal greco polis, per cui lo Stato di polizia non
dev'essere confuso con lo Stato poliziesco, tipico delle esperienze totalitarie
del secolo scorso (in-fra, S 2.11). Esso indica una attivit di governo
libera nella scelta dei mezzi come dei fini, volta alla realizzazione del
benessere dei sudditi (Paladin).
Lo Stato di polizia si caratterizzava per l'universalit dei fini che si
proponeva di conseguire (lo Stato patrimoniale, invece, era uno Stato
minimo), il che comportava un forte intervento dell'apparato statale in
diversi settori anche relativi alla vita privata dei sudditi (come la religione, la
sanit, l'istruzione, l'alimentazione, il commercio), allo scopo di realizzare
per essi il massimo di felicit possibile. Conseguentemente, dal punto di
vista normativo, lo Stato di polizia si differenziava da quello patrimoniale per
la completezza dell'ordinamento, perseguita tramite codificazioni: si pensi al
codice fredericiano, elaborato in Prussia verso la met del XVIII secolo.

Tanto premesso, tratti caratterizzanti dello Stato assoluto sono


individuabili:

a) nell'accentramento del potere nelle mani di un unico sovrano, il


quale non riconosceva l'esistenza di altri centri d'autorit sovraordinati
(superiorem non reconoscens).

Proprio in quanto fondate non pi sul principio della reciproca fedelt, ma


della gerarchia, le monarchie assolute non furono soltanto un (livello di)
potere che andava ad aggiungersi a quelli gi esistenti, ma furono
qualitativamente diverse (Amato).

b) Nell'eliminazione degli organismi intermedi dell'et feudale (in


particolare, venne meno il rapporto di fiducia tra il signore ed il suo
feudatario).

A tale opinione stato, per, obiettato (Amato) che l'avvento delle monarchie
assolute non determin automaticamente la scomparsa delle vecchie
corporazioni medievali: queste, infatti, sopravvissero trasformandosi in veri e
propri ceti, con una propria organizzazione politica (c.d. diete territoriali) e
giurisdizionale, giungendo persino ad impadronirsi degli apparati burocratici
grazie al principio dell' incolato, secondo cui i funzionari degli uffici decentrati
dovevano essere necessariamente del posto. A ci, come detto, si deve
aggiungere la prassi, gi diffusa in epoca medievale, della vendita delle
cariche pubbliche, tramite la quale lo Stato si procurava le entrate necessarie
al finanziamento dell'apparato amministrativo e delle guerre, creando, nel
contempo, un nuovo ceto nobiliare di matrice burocratica. C spiega perch,
secondo alcuni, si dovrebbe parlare di Stato per ceti, anzich di Stato
assoluto (Volpi).

c) Nella legittimazione non rappresentativa bens divina del


potere, in quanto tale, trasmissibile solo per via ereditaria secondo regole
che impedissero la vacatio del trono. Pertanto, mentre nel medioevo, alla
morte del sovrano (Re o signore), era sempre incerto chi avrebbe preso il suo
posto, con la monarchia assoluta s'afferm definitivamente il principio della
continuit del potere (G.U. Rescigno).
La successione al trono doveva quindi compiersi in modo immediato ed
automatico, secondo apposite leggi riconosciute come universalmente valide
e vincolanti alla stregua di quelle divine. Leggi che rappresentavano gli unici
limiti cui era sottoposto il monarca il quale, per il resto, era, come detto,
svincolato dal rispetto di qualsiasi altra legge.

d) Nell'affermazione, a corollario di quanto detto al punto


precedente, del principio dell'impersonalit del potere, che spettava
non pi alla persona fisica del Re, bens alla corona, considerata quale
sede impersonale del potere stesso (retro, 2.3). Tale idea dell'impersonalit
del potere s'estrinsecava, poi, in vari istituti giuridici, quali la distinzione fra il
patrimonio personale del Re alienabile e disponibile , ed il patrimonio
della corona inalienabile ed indisponibile o la formazione, seppur
embrionale, d'un apparato burocratico professionale col cmpito di
perseguire, in nome e per conto del re, fini di tipo pubblicistico (Volpi).
Tale apparato era composto da funzionari stipendiati (ecclesiastici, giuristi e
nobili) e da un esercito permanente costituito di soldati di professione, al cu
mantenimento era finalizzato un apposito sistema di esazione d tributi.

e) Nella mancanza di diritti in senso proprio dei governati (azionabili,


cio, direttamente nei confronti del pubblico potere: infra, S 4.1): il popolo
non era formato da cittadini, ma da sudditi (retro, 2.2) che potevano
tutelare le proprie prerogative solamente qualora queste fossero state lese
dal fisco con atti c.d. di gestione, e non anche qualora la lesione fosse
cagionata da atti c.d. di imperio (Paladin), in quanto, mentre i primi
incidevano sulle loro pretese privatistico-patrimoniali (Volpi), i secondi erano
considerati, all'opposto, espres-sione della sovranit rgia in materie di
pubblico interesse.

Da ci emerge chiaramente che, sebbene nello Stato di polizia esistessero


concretamente situazioni di libert, ossia privilegi ed immunit, esse erano
pur sempre concessioni del sovrano, come tali, revocabili in qualsiasi
momento: lo Stato assoluto non era, infatti, uno Stato di diritto (ultra,
S 2.7), vale a dire basato su di un concetto di diritto come limite dell'autorit
del monarca, ma, al contrario, esso si fondava su una sovranit illimitata
ed arbitraria (quod principi placuit legis habet vigorem). O Nella distinzione
fra potere politico e potere economico (Volpi): mentre in epoca medievale il
grande feudatario li deteneva entrambi (quello economico, basato sulla
propriet fondiaria, e quello politico, basato sull'esercito personale), con la
monarchia assoluta tale unit venne meno.

Cominciava, infatti, ad emergere una nuova classe sociale, la


borghesia, vera protagonista, prima in Inghilterra e poi nell'Europa
continentale, delle rivoluzioni che, tra il 1600 e la fine del 1700 (retro,5 1.11),
portarono alla nascita dello Stato liberale. Con la sua ascesa s'afferm
anche un nuovo modo di produzione della ricchezza, quello
capitalistico, che sostitu lo scambio in natura medievale (merce
contro merce) con quello merce contro denaro e port al superamento
del vecchio sistema economico chiuso ed autosufficiente, (basato sul
feudo), in favore di uno aperto alla libera circolazione delle persone e delle
merci (basato sulla libert di concorrenza dei privati). Ci determin anche un
forte incremento demografico nelle citt a causa dell'esodo dalle campagne
(c.d. prima rivoluzione industriale).

Infine, prima di concludere, occorre ricordare che l'assolutismo non s'afferm


in ugual modo ed in ugual misura in Inghilterra e nel resto d'Europa: in
Inghilterra, la forma di Stato assoluto riusc ad imporsi solamente in
parte, e solamente durante la dinastia dei Tudor nel corso del XIV
secolo, ma gi nel secolo successivo fall il tentativo degli Stuart d'adeguare
il governo assolutistico anglosassone agli standards degli altri paesi europei.
Ci stato spiegato alla luce della circostanza che il sovrano inglese, per
decidere su determinate materie (diritti di libert, imposizioni fiscali e leva)
doveva essere espressamen-te autorizzato da una legge del Parlamento
(principio di legalit: ultra, 3.4, sub B). In tal modo, il potere politico non era
accentrato unicamente nelle mani del sovrano, bens distribuito fra organi
diversi (principio di separazione dei poteri: amplius, 5.1). A ci si deve poi
aggiungere il perdurare dei particolarismi e dei privilegi feudali, basati su
antiche consuetudini ( 3.14) medievali, le quali implicavano che il sovrano
doveva negoziare le sue prerogative coi ceti nobiliari e borghesi titolari delle
antiche franchigie (Amato).

L'ordinamento inglese era infatti storicistico ed ancorato alle tradizioni


medievali. Pi precisamente, lo Stato era il prodotto non della volont umana
(teorie contrattualistiche: v. anche 4 1.2), ma della storia, per cui le stesse
libert e la forma di governo erano il portato di una certa fase storica e,
quindi, dovevano essere accettate dall'uomo, pena il sovvertimento
dell'ordine sociale e politico. Per alcuni, quindi, quella inglese sarebbe stata
una forma di Stato, diversamente da quella degli altri paesi europei,
trapassata direttamente dall'ordinamento feudale allo Stato costituzionale
moderno (Fio-ravanti).

Se si guarda, per contro, alla Francia quale paradigma della parabola dello
Stato assoluto nel continente europeo, si pu notare che l'ideologia
assolutistica vi s'afferm pienamente.

Il potere estremamente ampio ed incontrollato (e quindi arbitrario) della


burocrazia, nonch il mantenimento degli antichi privilegi feudali e della
ricchezza fondiaria da parte di nobilt e clero, a discapito della borghesia,
furono i fattori che determinarono, in un primo momento, un forte
accentramento dei poteri nelle mani del monarca e, in un secondo
momento, lo scoppio della Rivoluzione francese (1789).