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K - t r a t t o d a lia Rivi-m di f u .1
Vo l u me X L V I - N . :, Lugl i o 1955
BENEDETTO CROCE E IL LIBERALISMO*

i. A i fini del chiarim ento del dibattito politico in Italia in


questi anni ritengo sia importante sapere se ed entro quali limiti
il pensiero di Croce possa dirsi liberale. Si assiste, da un lato, alla
pretesa dei seguaci di stretta osservanza di elevare Croce a filosofo
del liberalismo, a farne il pensatore che per prim o abb ia elabo
rato u na completa filosofia del liberalism o. D altra parte gli a v v e r
sari, soprattutto i marxisti, mostrano la tendenza a buttar v ia in
sieme con la filosofia di Croce, considerata come conservatrice,
reazionaria, se non addirittura filo-fascista, anche il l i b e r a l i s m o 1 .
E n tra m b e queste posizioni, pur essendo antitetiche rispetto ai ri
sultati, partono dalla stessa prem essa : che filosofia di Croce e
filosofia del liberalism o siano una cosa sola, che Croce sia stato il
m igliore, se non l unico, interprete, autorizzato dalla provvidenza
storica, a form ulare una teoria del liberalism o. una premessa
che a me pare fondata principalm ente sulla scarsa conoscenza della
storia del liberalismo, di cui stato in gran parte responsabile in
Italia lo stesso idealism o, e su di una scarsa esperienza di politica
liberale, onde finiscono per trar v a n ta g g io gli a vversa ri dello stato
liberale e pu derivar soltanto un aumento di confusione delie
lingu e, g i cosi frequente nei dibattici politici.
Dico subito che nonostante i dubbi che ritengo di dover so l
levare su lla teoria del liberalismo di Benedetto Croce, non ho a f
fatto l intenzione di sm inuire la funzione liberale che il pensiero
e la personalit del Croce ebbero negli anni del predominio f a
scista. C qu alcun o che per odio al liberalismo o per odio a Croce
vorrebbe disconoscere i meriti e il valore pratico della posizione
antifascista d e llautore della S to ria d E u r o p a . C h iu n q u e abbia par
tecipato alle ansie e alle speranze di qu egli anni, parlo s intende
di intellettuali, non pu dimenticare che la strada maestra per con
vertire a l l antifascism o g li incerti era di far leg g ere e discutere i

* Q uesto articolo Ja seconda parte di un sag g io che apparir completo in


un volume di prossim a pubblicazione presso l'editore Einaudi.
i. A n cor recentemente tra am m iratori e avversari di C roce si acceso un
dibattito a proposito della recensione di Salvem ini al libro del M autino su II
P o n te , m aggio 1954. pp. 8 10 -8 12 ; vedi le reazioni di V incigu erra sulla stessa
rivista, lu glio-agosto 1954, pp. 12 5 1-12 5 3 ; e la risposta di Salvem ini L a politica
di B . C roce, ibidem, novembre 1954, pp. 1728-1744.

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262 NORDERTO BOBUO

libri di Croce, che la m a g g io r parte dei gio v a n i intellettuali arri


varono a l l antifascism o attraverso Croce, e coloro che g i vi erano
arrivati o vi erano sem pre stati, traevano conforto dal sapere che
Croce, il rappresentante pi alto e pi illustre della cultura italiana,
non si era piegato alla dittatura. O gni critica a l l atteggiam ento di
Croce durante il fascism o astiosa e malevola polemica. Come tale
non merita discussione. C i che a me preme discutere se o gg i,
negli anni della ricostruzione di uno stato liberale e democratico
in Italia, la teoria politica elaborata da Croce negli anni in cui com
batt il fascism o in nome d e ll ideale morale della libert, ci sia
di giovam ento, e qual frutto crediamo di poterne trarre per orien
tare il nostro pensiero sui problemi del presente. Ci che viene in
questione nelle pa gin e seguenti non c la personalit morale di
Croce, ma unicamente la sua dottrina politica in funzione dello
svilu p p o della vita democratica in Italia.

2. R is a lia m o per un momento a l l affermazione, ripetuta


mente fatta dal Croce nei momenti pi drammatici della vita Ita
liana in cui non era pi possibile tenersi in disparte e ciascuno era
costretto a scegliere il proprio posto, che egli fosse un liberale per
temperamento e per sentimento. S a p e v a benissimo il Croce, fa
cendo questa afferm azione, che nessuno avrebbe potuto riconoscere
in lui un liberale per dottrina. In realt, la formazione culturale del
Croce era avvenuta interamente al di fuori della tradizione del pen
siero liberale. un fatto piuttosto sconcertante, e come tale merita
qualche commento, che colui che sarebbe diventato un coraggioso
palad in o di libert e secondo alcuni un insuperato teorico del libe
ralismo, non abbia mai dimostrato nel periodo della sua formazione
interesse per la storia del liberalismo, anzi abbia mostrato forte at
trazione per gli scrittori estranei a quella storia o addirittura
illiberali.
Il suo prim o maestro in politica era stato Carlo M arx, e per
quanto l infervoramento per i problemi del m arxism o fu, co m egli
stesso ebbe a confessare, pi teoretico che politico, certo che il
prim o contatto col m arxism o rappresent l inizio del suo interessa
mento alla politica dopo i primi anni di studi eruditi, e che l inte
resse che fin per essere prevalentemente teoretico per il marxismo
non fu senza lasciar profonda traccia nei suoi orientamenti politici.
R e s t a come documento fondamentale il passo della prefazione alla
1 1 1 edizione dei s a g g i marxistici scritta durante la guerra (19 17), e
che per quanto notissima siamo costretti a riportare anche noi per
BENEDETTO CROCE F, IL LIBERALISMO 263

intero : L a qual cosa [che la teoria della lotta di classe non sia
da consid erarsi pi v a lid a ] non deve impedire di am m irare pur
sem pre il vecchio pensatore rivoluzionario (per molti rispetti assai
pi moderno del M azzini, che gli si suole presso d noi con trap
porre) : il socialista, che intese come anche ci che si ch iam a rivo
luzione, per diventare cosa politica ed effettuale, debba fondarsi
sulla storia, arm andosi di forza o potenza (mentale, culturale, etica,
economica), e non g i confidare nei sermoni moralistici e nelle
ideologie e ciarle illum inistiche. E , oltre l am m irazione, gli serbe
remo, noi che allora erava m o g io v a n i, noi da lui am m aestrati,
altres la nostra gratitudin e per aver conferito a renderci insen
sibili alle alcinesche seduzioni (A lcin a, la decrepita m a g a sdentata
che m entiva le sem bianze di florida giovane) della D e a G iustizia
e della D ea U m a n it 2.
Il secondo autore era stato G io rg io So rel : V e d i s criveva
ad un amico io mi sono un tempo a p p assio n a to del socialism o
alla M a r x e poi del so cialism o sindacalista alla S o rel : ho sperato
d a l l uno e d a l l altro una rigenerazione della presente vita so
ciale 3. S u i rapporti c h egli ebbe col S o rel siam o ben informati
attraverso le lettere pubblicate su lla C ritica dal 1927 al 1930,
e sulle ragio ni della sua sim p a tia intellettuale per il teorico della
violenza ci d una notizia precisa la lu n g a recensione, che in
sieme un giu d izio co m p le ssivo s u l l opera soreliana e un incisivo
ritratto di quello straordin ario p e rs o n a g g io , pu b blicata nella C r i
tica del 1907, ove il S o rel a p p are come odiatore dei moralisti,
dei giacobini, dei retori, afferm ato re di una morale austera, seria,
sp o g lia di enfasi e di chiacchiere, di una morale combattente, atta
a serbare v ive le forze che m uovono la storia e le im pediscono di
stagnare e corrom persi *. Q u an do, qualche anno pi tardi, Croce
decret in una finta intervista s u lla V o ce che il socialism o, a n
che nella sua ultima incarnazione sindacalistica era morto 5, non fu
certo, come volle far credere in un tentativo di postum a riabilita
zione dopo tanti anni 6, per a ver abbracciato la fede liberale. C h e
2. M aterialism o storico ed econom ia m arxistica. V edz., 1927, pp. X 1 I-X IV .
3. Cultura tedesca e politica italiana (1914), in P a g in e sulla gu erra, I I edz.,
1928, p. 22.
4. C onversazioni critiche, I V ediz., 1950, I, p. 309.
5. L a m orte del socialism o ( 19 11) , in Cultura e vita m orale, I I ediz., 1926,
pp. 150-159. - Per la polem ica che questo articolo suscit vedi la risposta di
Croce in P a gin e sparse, N apoli, R icciardi, 1943, I, pp. 299-301.
6. C olpi che falliscono il segno (1947), in Due anni di vita politica italiana,
B ari, L aterza, 1948, pip. 142-145, dove ribadendo con ostinazione i concetti del
l infausto articolo del 19 11 aggiunse anche che quella nuova fede a cui aveva ac
cennato in fin d articolo senza dichiarai lo era la fede nella via della libert.
264 NORBERTO BOBBIO

ci volesse una nuova fede dopo che la fiammata socialistica era


spenta egli ben sap eva e predicava, ma questa nuova fede, nono
stante quel che ne disse rievocando dopo molti anni quella pro
fezia, non a veva niente a che vedere con la dottrina liberale. In un
articolo del 1 9 1 1 , intitolato per l appu nto F e d e e p ro g ram m a , che
pu sem brare l integrazione positiva della critica contenuta nella
profezia, deplorava l atomismo sociale (proprio ci di cui un libe
rale avrebbe dovuto rallegrarsi), la decadenza del sentimento del
l'u n it sociale e della disciplina nazionale, poich gli individui
non si sentono pi legati a un gran tutto, parte di un gran tutto,
sottomessi a questo, cooperanti in esso, attingenti il loro valore
dal lavoro che com piono nel tutto , e proclam ava la necessit di
una nuova fede da fondarsi tra l altro su lla convinzione che l in
dividu o gestisce u n eredit ricevuta dal passato e da tramandare
accresciuta a l l avven ire, che l uomo niente in quanto astratta in
dividu alit, ed tutto in quanto concorda col tutto . N ci sarebbe
stato rinnovam ento sino a che fam ig lia, patria, umanit non ripren
dessero il loro senso schietto e non riscaldassero i cuori come li
hanno sem pre riscaldati da quando la storia storia 7. E r a l i
deale politico, come ognu n vede, del perfetto uomo d ordine, per
il quale lo stato, questo ente ideale, sem pre benefico perch per
essenza interprete dei bisogni e degli interessi collettivi, ha sempre
ra gione, e gli individui che cercano di perseguire i loro interessi
come meglio possono dando talora qualche cruccio ai governanti,
hanno sem pre torto. Q uanto di pi illiberale, insomma, si potesse
im m aginare.
Il socialismo, dunque, per Croce era morto, ma non era an
cora nato il liberalism o. C i che era nato era una specie di socia
lismo patriottico che era lontano dal liberalismo quanto il socia
lismo della prim a maniera. A lla fine del 19 14 , a l l inizio di quella
gu e rra in cui egli avrebbe esaltato la teoria germ an ica dello stato-
potenza, scriveva che gli si era accesa la speranza di un movi
mento proletario inquadrato e risolto nella tradizione storica, di un
socialism o di stato e nazione e pensava che ci non avrebbero
fatto i de m a g o g h i di F ra n c ia , Inghilterra ed Italia, ma a forse la
G erm an ia, dandone l esempio e il modello a gli altri popoli 8.
P a s s a n d o dal socialismo marxistico a quello della cattedra, ci che
s alta va a pie pari era proprio la tradizione del pensiero liberale.

7. Cultura e vita m orale, pp. . 63 e 166.


8. Cultura tedesca e politica italiana, p. 22.
BENEDETTO CROCE E IL LIBERALISMO 265

Nel luglio dello stesso anno, come presidente del comitato eletto
rale del a F ascio d e llordine , che raccoglieva liberali moderati e
cattolici contro il Blocco dei partiti del progresso, da lui sde
gn osam ente apostrofato col Sorel come una raccolta di appetiti
democratici in gh irla n d a ta di frasi banali , a v e v a preso parte alla
c a m p a g n a per le elezioni am m inistrative di N a p o li, e dopo che il
Blocco ebbe vinto scrisse che il popolino napoletano non era
cambiato in nulla dal tempo dei B orbo ni perch, partito France-
schiello, si era formato altri idoli nei de m a g o g h i della sinistra
D urante gli anni della gu e rra esib un terzo autore, pi dei
due precedenti consono ai suoi ideali di conservatore, il T reitsch k e,
la cui opera principale fece pu b blicare al La te rza nel 9 1 8 racco
mandandone la lettura e lo studio tanta sapienza vi raccolta ed
esposta in form a sem plice e sostanziosa 10 ; e g i sin d a l l inizio
della g u e rra lo difendeva, come storico e come teorico della poli
tica, contro gli attacchi e gli insulti degli scrittori democratici " , e
da lui soprattutto traeva argo m ento per rafforzare il concetto dello
stato-potenza, che non era un segreto di fab b rica per la prosperit
della G e rm a n ia, ma un un iversale principio direttivo, utile del
pari a tutti gli stati, e che a tutti gli stati c o n sig lia la 'potenza' e
non 1 im p o te n z a '; il tendere tutte le proprie forze per costringere
gli altri alla stessa en e rgia di vita in v a n ta g g io d e l l umanit, che
solo col lavoro e con gli sforzi si s a lv a dalla morte e dalla pu
tredine
Questi tre autori gli o ffro no continuam ente occasione di risa
lire a colui che possiam o ben dire il suo quarto autore, ma che
avrem m o dovuto per l im portanza storica nominare per il primo,
Niccol M a c h iave lli, al quale ripetutamente attribu il merito di
aver scoperto l autonom ia della politica, e di appartenere per ci
stesso alla storia del pensiero a m a g g io r diritto che tanti frigid i
filosofi scolastici, e di cui si era occupato in una nota, che g i con
teneva il succo della sua interpretazione, in uno dei suoi g io va n ili
s a g g i marxistici 13, e che non cess in seguito di citare ogni q u a l
volta gli accadeva di sca g lia re fulm ini contro i pacifisti, i moralisti,

Q. Vedi i pochi documenti di questa cam pagna elettorale in P agin e sparse,


I. pp. 408-41T.
t o . P a gin e stilla gu erra , p. 235.
1 1. P a gin e sulla gu erra , p. 79 e se g g .
12. P a gin e sulla gu erra, p. 84.
13. P e r la interpretazione e la critica di alcuni concetti del m a rxism o , in
M aterialism o storico ed econom ia m arxistica, pp. 105- 07. S u llargom ento vedi
il sag g io di G . S a s s o , B enedetto C ro ce interprete del M achiavelli, in L ettera
ture moderne , numero speciale dedicato a B . C roce, M ilano, 1953, pp. 305-322.
266 NORBERTO BOBlltO

gli idealisti da strapazzo che avrebbero preteso fossero gli stati


g overn ati coi paternostri.

3. Non solo gli autori di politica che il Croce prediligeva erano


estranei, o addirittura ostili, alla tradizione liberale, ma egli av
vers, con passione costante e veemente, per tutta la vita e talora
derise quel moto di pensiero da cui la teoria dello stato liberale era
sorta, e al quale era storicamente connessa : il giusnaturalism o, che
egli accom un n e llavversion e aU illum inismo, tutto in blocco con
cepito e condannato come espressione della mentalit settecentesca
contrapposta alla pi matura mentalit storica ottocentesca, come
razionalismo astratto contrapposto a razionalism o concreto. Di
questa gu e rra aperta contro la teoria dei diritti naturali basteranno,
per mostrarne il perseverante accanimento, tra le tante che si po
trebbero andar sp ig o la n d o in tutte le opere, due dichiarazioni tra
le quali intercorre uno spazio di tempo di ben sessantadue anni.
L a prim a, notissim a, si trova nei P e n s ie ri d e ll arte, che recano la
data del 1885 (il C roce non era ancora ventenne), ove si parla dei
<( diritti innati come di spiritosa invenzione dei filosofi del se
colo scorso 14 ; la seconda si legge nella lettera inviata nel 1947
al Comitato promotore di una raccolta di s a g g i sui diritti umani,
a cura d e ll U n esco : L e dichiarazioni di diritti... si fondano tutte
su una teoria che la critica venuta da pi parti e riuscita vitto
riosa, ha abbandonato : la teoria del diritto naturale, che ebbe i suoi
motivi contingenti nei secoli dal X V I al X V I I I , ma che filosofica
mente e storicamente affatto insostenibile 15.
A l giu snaturalism o-illum in ism o Croce attribuiva due grosse
responsabilit : una pi strettamente teoretica, di aver dato ali
mento alle dottrine d e ll ottimo stato dei falsi idealisti i quali mi
sconoscendo la realt dello stato che forza gli contrapponevano
le alcinesche seduzioni deH umanitarismo, del pacifismo, d ell uni
versale abbracciam ento dei popoli, e in definitiva una concezione
fiacca della vita che lotta p e rp etu a ; una pi strettamente politica,
di aver offerto il fondamento filosofico a l l idea eg u alitaria secondo
cui tutti gli uomini essendo u guali per natura debbono essere uguali
in diritto, e la variet degli in g e g n i e dei caratteri e delle forze,
donde nasce il movim ento storico, viene misconosciuta in un mor
tifero livellam ento. Croce accentu, a seconda deile occasioni, or
Lu n a or l altra accusa, ma furono generalmente congiunte, e sono,

14. P a gin e sparse, I, p. 476.


15. D ei diritti deW uomo, M ilano. Edizioni di Comunit, 1952. p. 133.
BENEDETTO CROCE E IL LIBERALISMO 267

nei contesti in cui v e n g o n o espresse, mal s eparabili. Del resto de


rivano entrambe dallo stesso errore filosofico che egli considerava il
vizio di tutto il m ovim ento illu m in is tico : l astrattismo. A strattism o
nel giu d izio storico, nel primo caso ; astrattismo nel giu d izio poli
tico, nel secondo. S e v o g lia m o dar loro un nome facilmente rico
noscibile nella term inologia crociana, il prim o coincideva con la
mentalit massonica, il secondo con la mentalit democratica.
L a polemica antigiu snatu ralistica, in particolare contro la men
talit m assonica e contro la mentalit democratica, ebbe il suo mo
mento culminante durante la prim a gu e rra mondiale, ma ricorre
anche prim a e dopo e costituisce un motivo ricorrente nella sto
riografia crociana. Contro la prim a a v e v a g i espresso tutto il
proprio pensiero nel 1 9 10 tacciandola di astrattismo e di se m p li
cismo, di cultura ottima per com mercianti, piccoli professionisti,
maestri elementari, avvo cati, mediconzoli (ahim, come costoro
dove va n o dimostrarsi dieci anni dopo molto m igliori discepoli della
teoria per spiriti forti che il Croce a n d a v a p redican d o!) !8. Contro
la seconda, non tralasci di mostrare la sua ostilit ogn i qu alvolta
si trov di fronte ad una sua incarnazione storica, fossero il g ia c o
bin ism o della R iv o lu z io n e francese, il m azzinianesim o del R i s o r
gim ento, il socialism o degli anni dopo l u n it ; e a questo proposito
G ra m sci riteneva che la sto rio gra fia crociana dovesse essere con
siderata come una rinascita della s to rio gra fia della R e s ta u ra z io n e 17.

4. P ro p rio in questa condanna senza appello del g iu s n a tu r a


lismo e del dem ocratism o comincerei ad indicare una delle prin ci
pali ragioni d e l l insufficienza del liberalism o crociano e della sua
connessa sterilit negli anni della ricostruzione. Con qu esta con
danna infatti il C roce si metteva n e ll im p ossibilit di cogliere due
concetti che pur non potevano non confluire in una com piuta idea
dello stato liberale, e che gli avrebbero offerto, se accolti, a r g o
menti validissim i n e llopposizione, che egli pur si sforz di con
durre non solo politicamente, ma anche teoricamente, alla conce
zione autoritaria dello stato. Anzitutto non vide, o soltanto intra
vide, che il g iu sn a tu ralism o a v e v a posto le fondam enta non soltanto
della concezione democratica dello stato, ma anche di quella libe
rale ; in secondo lu ogo non diede mai seg n o di essersi reso conto

r6. L a mentalit m assonica, in Cultura e tata m orale, pp. 143-150. A n aloghe


accuse in L a storicit e la perpetuit delia id eo lo gia m assonica ( in P agin e
sulla gu erra , pp. 255-263.
17. A . G r a m s c i , I l m aterialism o storico e la filosofia di B . C ro c e , T o rin o ,
Einaudi, 1948, soprattutto p. 184 e seg g .
268 NORBERTO BOBBIO

che l egu alitarism o era un aspetto soltanto, e forse non il pi im


portante, della concezione democratica dello stato.
Cerchiam o di esam inare separatamente i due punti : la teoria
dello stato liberale in opposizione allo stato assoluto nasce ad un
tempo con la teoria dei limiti del potere dello stato. Nello stato
assoluto il potere orig in ario considerato al disopra di ogni limi
tazione giu rid ic a. N ello stato liberale il potere sovrano esercitato
da una pluralit di organi che agiscon o nei limiti delle leggi.
Q uando i giuristi nel secolo X I X ne elaboreranno la teoria formu
leranno il concetto di stato di diritto. M a g i , sin dal secolo X V I
con le prime teorie politiche calvinistiche 1S, e pi ancora nel secolo
X V I I in In gh ilte rra sino alla sistemazione del Locke, il giusnatu
ralism o offre il principale sostegno alla concezione dei limiti del
potere statale : il quale considerato come limitato perch al di
sopra della legge positiva posta la le g g e naturale da cui deri
van o agli individui diritti origin ari, precedenti alla instaurazione
della societ civile, che la societ civile una volta costituita non
pu in alcun modo violare, ma deve garantire a costo di dissolversi
e di aprire la strada a l l afferm azione del diritto di resistenza, che
esso stesso un diritto naturale. Questa idea dello stato limitato
dai diritti naturali, di uno stato la cui funzione non di creare un
ordinamento giu ridico nuovo, ma di rendere possibile, attraverso
l esercizio del potere coattivo, l adem pim ento delle leggi naturali,
trapassa d a l l esperienza politica inglese e dalla teoria di Locke
nelle dichiarazioni dei diritti che accom p ag n an o prima negli stati
americani, poi in F ra n c ia , e infine via via fino ai giorni nostri in
quasi tutte le costituzioni del mondo civile, la formazione dello
stato moderno.
S i pu o g g i contestare legittimamente, ed stata pi volte
contestata, la validit della teoria del diritto naturale a far da so
stegno alla teoria e alla pratica dello stato liberale. Quel che non
si pu respingere il nesso storico tra g iu sn aturalism o e libera
lismo, e la constatazione che la teoria dei diritti naturali, comunque
o g g i la si v o g lia giudicare in sede filosofica, stata la principale
ispiratrice di quella particolare tecnica della organizzazione statale
che la tecnica dei limiti giuridici del potere, fondata principal

18. Rispetto alle origini del liberalism o Croce distinse il calvinismo, di cui
riconobbe il contributo positivo, dal giusnaturalism o che restrinse con una inter
pretazione storica discutibile alle teorie egualitarie del secolo X V I I I . Si veda
E tica e poltica, f i ediz., 1945, P- 29 9 - E Per ^ contributo dato dal calvinismo
al liberalismo V ile di avventure di fe d e c di passione, 1936, p. 2 1 1.
BENEDETTO CROCE E IL LIBERALISMO 269

mente sulla ga ra n zia dei diritti in dividuali da parte degli organ i


del pubblico potere e sul controllo del pubblico potere da parte
dei cittadini e nella quale consiste la caratteristica principale dello
Stato liberale. L a id eologia da cui una certa tecnica ha tratto il pro
prio sostegno c a d u ta ; ma la tecnica rim asta. Q uali altri sostegni
ideologici abb ia trovato e se ne abbia trovati, non cosa che qui
ci preoccupa. Quel che conta che sinora nessun ordinam ento
che v o g lia mettere in atto un potere non dispotico, ha potuto di
questa tecnica fare a meno. O ra il Croce, non avendo dato alcuna
im portanza al nesso fra g iu s n a tu r a lis m o e liberalismo, e del resto
avverso com 'era al primo dei due indirizzi non era nelle m igliori
condizioni per avvedersene, fini per gettar via insieme col g iu s n a
turalism o anche la teoria dei limiti del potere dello stato, cio quella
teoria che differenzia ancor o g g i una dottrina liberale da u n altra
che liberale non .
S o rp re n d e infatti che a questa teoria egli sia passato accanto
quasi senza accorgersene. T r a gli scrittori politici, di cui esam ina
brevemente la dottrina negli E le m e n ti di p o litica , ve n uno solo
che a p p a r te n g a alla tradizione del pensiero liberale (il che dimostra
che anche dopo l interessamento per la teoria del liberalism o non
prov alcuna curiosit di risalire alle fonti) : B e n ja m in Constant
Ora il C onstant, il protestante e in glesizzante C onstant, proprio
nello scritto che il Croce a v e v a s o ttocchio (L a libert d e g li an tich i
co m parala a q u ella dei m o d ern i) esprim e una delle pi chiare for
mulazioni, rim asta anche in seguito esem plare, della dottrina del
liberalism o classico intesa come dottrina dei limiti del potere dello
stato, come afferm azione della << libert dallo stato in co ntrap
posto alla teoria antica (o a quella che il C on stan t reputa tale) della
m libert nello stato . Questo modo di vedere la libert dei mo
derni era l effetto della dottrina g iu sn a tu ralistica di origin e c a lv i
nistica che a v e v a contrapposto la sfera p riv ata del cittadino alla
sfera pubblica, il foru m in tern u m al fo ru m ext.ernum , in una pa
rola l in dividuo allo stato. Il C onstant, facesse o non facesse a p
pello im m ediatamente ai giu sn a tu ralisti e alla tradizione c a lv in i
stica, si presentava come l erede e il continuatore di quella tradi
zione. Croce add itava nel C on stan t colui che a vreb b e a v v ia ta la
soluzione del problema moderno della libert, ma invece di so ffer
marsi su ci che costituisce l elemento fond am en tale di quello
scritto, ne sottolinea un aspetto secondario consistente n ellavere il

io. Constant e Je liin e k , in E tica e poltica, pp. 294-302.


270 NORBERTO HOHillo

Constant inteso la libert moderna non come edonistica ma come


etica, n e llaverla intesa come lui, Croce, l avrebbe intesa, lascian
dosi s fu g g ir e che quella libert etica di cui p a rla v a il Constant era
in quel discorso, in quel contesto, il fondam ento stesso della teora
g iu sn aturalistica dello stato per la quale il valo re etico d e ll indi
vid uo oltrepassa i fini utilitari dello stato e perci stesso gli
pone limiti invalicabili, che insomma libert etica e teoria dei limiti
del potere si im p licavan o. Croce invece li d isg iu n g e v a , e mentre
metteva in evidenza il concetto etico di libert, si sb ara zz a va con
un gesto di fastidio, o p e g g io d impazienza, della teora dei limiti
del potere, come di teoria giurdica, empirica, non speculativa,
quando, com mentando la dottrina dello Jellin ek, asseriva che la filo
sofia non sa n d e ll individuo di fronte allo stato, n dello stato
di fronte a l l individuo, d e ll uno cio fuori d e llaltro e trattati come
due entit qu an d o sono invece i due termini di una relazione, defi
nibili l uno per l altro 20. In realt, dietro q u e ll indifferenza per
una teoria em pirica, non speculativa, si celava un modo diverso di
concepire l in d ividuo e lo s t a t o : si celava una concezione non per
sonalistica d e ll in dividuo ( l individuo come particella dello S pirito
universale) e una concezione universalistica dello stato (lo stato
come totalit di cui l in dividuo empirico parte). M a entrambe le
concezioni erano il normale fondamnto di una concezione poltica
che certamente il C on stan t avrebbe considerato come libert degli
antichi e a cui si sarebbe meglio adattata la fo rm ula di liberta
nello stato 21, che, f o g g ia ta in periodo di restaurazione romantica
dalle teorie organ iche, e come tale estranea e contraria alla tradi
zione del pensiero liberale, servita di poi eg regiam en te ai vari
dittatori per giu stificare ogn i colpo di mano sulla libert, e s in
tende su lla libert em pirica e non su quella speculativa.

5. O g n i qualvolta il Croce combatt la teoria e gli ideali de


mocratici mostr di non vedere nella democrazia altro che il trionfo
del meccanico, meramente quantitativo, materialistico, principio

20. Op. cit., p. 299. Cos pure nella Storia d 'E u ro p a del sec. X I X , a propo
sito del Constant condannava Terrore di astrattezza che si rinnova sempre che
si cerca di definire lidea della libert per mezzo di distinzioni giuridiche (p. 13).
2 1. Si veda ad esempio questo p a sso : L am ore allo stato collaborazione
con lo state, inserire nello stato e versare nella vita politica il meglio di noi
stessi... ; e questa partecipazione quel che, cor.- altra parola, si chiama la libert.
L a quale r.on dunque l'opposizione allo stato, l offesa alla sua maest, ma
la vita medesima dello s N concepibile libert nello stato che non sa
libert noiitica o, come si detto, c^L bor azione alla sua vita (V ecchie e nuove
questioni intorno all idea dello stato, in O rientam enti. Milano. Gilardi e N oto.
1934, PP- 15. 16)-
BENEDETTO CROCE E IL LIBERALISMO 271

d e l l eg u a!itarism o. P e r lui democrazia sig n ific a v a il d o g m a del


l astratta e g u a g lia n z a di tutti gli uomini, vecchio e anacronistico
do g m a settecentesco, superato dalla concezione storicistica che nella
fase pi matura del suo pensiero id entificava s e n z altro con la
concezione liberale della vita. C i facendo ele vava a concetto della
democrazia un uso non dico arbitrario ma certamente unilaterale
di q u e llabu satissim o termine. N e l l uso corrente e tecnico del ter
mine, democrazia indica non solo il regim e egu alitario , ma
anche lo stato a so vra n it popolare in contrapposto a quello a so
v ran it principesca, lo stato fondato sul consenso in contrapposto
a llo stato fondato sulla forza. Nel prim o senso g li si contrappone
di solito lo stato aristocratico o di p riv ile g io , nel secondo quello
autocratico o dispotico. In questo secondo senso democrazia
non sta pi ad indicare un certo ideale, ma piuttosto una certa
tecnica d e llorganizzazion e statale, alla cui elaborazione, non meno
che alla form ulazione di q u e l l astratto ideale, diede im pulso il
g iu sn a tu ralism o attraverso la dottrina d e l l o rig in e contrattualistica
dello stato.
N e l l opera di chiarim ento di termini disputatissim i come li
beralismo e democrazia , l uno troppo a m b ig u o e l altro troppo
v a g o , pu costituire, a mio a v viso , un prim o passo il rilevare che
entrambi i termini v e n g o n o adoperati sia per indicare u na certa
tecnica d e llorgan izzazion e statale, sia un certo ideale politico. P e r
liberalism o s intende non solo, come g i si visto, lo stato
fondato su lla tecnica dei limiti del potere statale, ma anche lo stato
che ha per ideale il m assim o sv ilu p p o d e l l in d ividu o come centro
autonom o di creazione di valori. P e r << democrazia s intende non
solo lo stato che ha per ideale l u g u a g lia n z a , politica, sociale, eco
nomica, ecc., ma anche lo stato fondato su lla tecnica del consenso.
N el contrapporre liberalism o a democrazia C roce, invece, non tenne
in nessun conto il significato tecnico di questi termini, ma li prese
entrambi come s ign ific an ti ideali, addirittura concezioni filosofiche
opposte. E siccome la co ntrapposizione c o m egli la vid e non poteva
esser pi netta si trattava nientemeno che d e l l antitesi di illu
m inism o e storicism o non si pose nella m ig lio r condizione di
vedere che liberalism o e democrazia, anzich essere movim enti an-
titedci, erano stati sp esso considerati, dal punto di vista delle
rispettive tecniche, come integrantisi si da dar o rig in e alla conce
zione liberale-democratica dello stato, o g g i dom inante in tutti i
paesi di tradizione liberale, e com m ise l errore storico, pi volte
ripetuto e che ebbe sulle nuove gen erazioni di discepoli un effetto
272
NORBERTO BOBBIO

disorientante, di consid erare l ideale liberale come pi maturo ri


spetto a quello democratico, e com unque cronologicamente poste
riore (l uno del secolo X V I I I , l altro del secolo XIX), mentre, pre
scindendo da ogni g iu d izio d valore su quale dei due ideali sia il
m igliore, pura questione di fatto che, considerati questi termini
nel loro legttim o uso tecnico, l organizzazione dello stato demo
cratico (fondato appu n to sul consenso) rappresenta una conquista
su ccessiva attraverso il g ra d u a le allargam ento del suffragio, ri
spetto allo stato liberale fondato sulla ga ra n zia dei diritti di libert.
Com e gli era accaduto d imbattersi in un genuino scrittore
liberale, il C onstant, senza accorgersi che in lui vi era non gi
e non soltanto una professione di fede negli ideali di libert ma
una teoria d e l l o rganizzazione statale contenente il nocciolo dello
stato che si chiam allora e si ch iam a tuttora liberale, cos s in
contr col pi gra n d e teorico moderno della democrazia trascu
rando ci che a v e v a reso celebre quella dottrina, vale a dire il ten
tativo pi audace e pi conseguente sino allora compiuto di spie
g are e giu stificare l organ izzazion e statale fondandola sul massimo
consenso dei cittadini. L e poche pagin e c h egli dedic al Rousseau
negli E le m e n ti di p o litica, oltre ad essere un pretesto per ribattere
i soliti torti de) giu sn aturalism o, contengono una rapida presenta
zione d e llautore del Contratto sociale come di uno spirito ma te
matizzante, incapace di comprendere la storia e la realt, tutto
assorto in una costruzione astratta che se forn armi e bandiere agli
innovatori, il pensiero pi maturo non pu considerare se non come
fantasticheria e vacuit 22. A n co ra una volta Croce mirava diritto
a gli ideali e non si cu ra va dei problemi di struttura. M a in tal
modo la sua semisecolare diatriba contro la democrazia e i demo
cratici non solo rischiava di essere iniqua, ma si ritorceva alia fine
contro lui stesso, contro il suo fiero atteggiam ento di uomo di cul
tura che difende la libert dalle spire d e llautoritarismo. Fi infatti
come si poteva difendere la libert ostegg ia nd o un grande movi
mento politico che era caratterizzato storicamente in primo luogo
d a l l a ver p ropu gn ato il principio della sovran it popolare, cio
della so vranit che si esprime attraverso la partecipazione at
tiva di un sem pre m a g g io r numero di cittadini al governo della
cosa p u b b lic a ? M a la tecnica del consenso, messa in atto dagli
stati democratici, non era stata escogitata in funzione di quella
m a g g io re autonomia d e ll in dividuo che era il fine precipuo dello

22. E tic a e politica, pp. 256-260,


BENEDETTO CUOCE E IL LIBERALISMO '273

stato liberale ? In questo senso di democrazia , liberalism o e de


mocrazia non erano solidali ? E r a mai possibile im m ag in are uno
stato liberale che non fosse anche, se non nel senso ideale, per
10 meno in senso strutturale, democratico ? E allora come poteva
11 Croce rifiutare la democrazia ed accettare il liberalism o proprio
nel momento in cui l a p p arire dello stato totalitario che era an ti
liberale (cio o pp re ssivo delle libert) e antidemocratico (cio g e
rarchico) li m ostrava strettamente legati ? L o poteva fare solo a
patto di predisporre il b ersaglio sulla propria linea di tiro, acco
glien do cio la democrazia per l ideale che essa rappresentava non
per le soluzioni giu ridiche che a v e v a avan zato, e di separare la
contemplazione degli ideali che sola gli pareva d e gn a del filosofo
dalla ricerca dei mezzi occorrenti per realizzarli, che a b b a ss a v a a
preoccupazione quotidiana da politici em pirici.
Invero, quan do negli E le m e n ti di politica tratt la questione
del rapporto tra forza e consenso, mantenendosi n ellatm osfera
rarefatta della disputa specu lativa, n dandosi la m inim a pena di
vedere quali problemi di organizzazion e del potere so vran o ci f o s
sero dietro i miti dello stato-forza e dello stato-consenso, se ne
venne fuori con la facile argom entazione dialettica che, usata l a r
gh issim am en te dai nostri padri spirituali stata som m am ente dise
du cativa e ha fatto credere a generazioni intere di gio v a n i pigri di
avere uno specifico che li rendesse padroni del sap ere e invece era
un potente sonnifero che li fece cadere in letargo, secondo la quale
;; forza e consenso sono in politica termini correlativi, e d o v l uno
non pu mai mancare l altro , ragion per cui, non c fo rm a
zione politica che si s o ttr a g g a a questa vicenda : nel pi liberale
degli stati come nella pi o p p re ssiva delle tirannidi il consenso c
sem pre, e sem pre forzato, condizionato e mutevole 23. Il che era
un modo, come ogn u n vede, non g i di risolvere il problema, ma
di scavalcarlo.

6. Q uello stesso fervore che C roce esplic nel contrastare il


passo al g iu sn a tu ralism o , che pur a v e v a ispirato il liberalism o, im
pieg n e llesaltare il rom anticism o (se pur il rom anticism o filoso
fico e non quello morale) 2i, che non a v e v a generato se non teorie
politiche illiberali. C he il secolo X I X a b b ia rappresentato un gra n d e
movim ento di progresso nello sv ilu p p o delle istituzioni liberali
fuori discussione : quel che rende perplessi che C roce dim enti

23. E tica e politica, p 2 2 1.


24. V edi la distinzione in Sto ria d 'E u ro p a , p. 48 e sepg.
274 NORBERTO BOBBIO

cando la cautela che egli a veva sem pre raccomandato di non trarre
troppo affrettate conseguenze pratiche da concetti filosofici, mise
al principio di quel moto il romanticism o speculativo che avrebbe
posto le premesse teoretiche del lib eralism o 25 e contrappose al
binomio giu snaturalism o-dem ocratism o, di cui abb iam o visto la
frag ilit, l altro binomio romanticism o-liberalismo che ci pare non
meno carico di fraintendim enti o per lo meno di forzature, dal mo
mento che non ci si pu trattenere dal constatare che i due m a g
giori rappresentanti del romanticismo filosofico, H e g e l e Comte,
ci lasciarono come loro testamento politico due libri, i L in e a m e n ti
di filosofia del diritto del 18 2 1 e il S y s i m e de p o litiq u e p o sitive
degli anni 18 51-54 , che non si potrebbero im m aginare pi antite
tici allo spirito del lib eralism o e pi estranei alla tradizione del
pensiero liberale, anche a non voler a g g iu n g e re la pi o vvia con
statazione che n e llet del romanticismo presero forza gli ideali
politici del nazionalism o e del socialismo che confluirono talora
nella corrente liberale ma pi spesso la osteggiarono o la ostaco
larono (come lo stesso Croce pi volte avvert).
L a s c ia m o al D e R u g g i e r o , il quale pur scrisse u n opera im
portante sul lib eralism o e che in altri tempi ci stata cara, la re
spo nsab ilit di aver afferm ato che il liberalismo tedesco offre,
contro le apparenze, un particolare interesse storico, non soltanto
per la g ra n d e elevatezza storica delle sue espressioni dottrinali, ma
anche per la sin go larit del suo svilu ppo 26 (e ci in un libro in
cui i due p e rs o n a g g i pi importanti di cui si parla nel capitolo
dedicato al lib eralism o tedesco sono H e ge l e Treit.schke !), e ancora
di aver posto al centro della sua storia d e ll idea liberale il pensiero
di H e ge l colui che avrebbe avuto il gran de merito di aver tratto
d a l l identificazione kantiana della libert con lo spirito l idea di uno
s v ilu p p o o rga n ic o della libert come sintesi tra l astratto razio
nalism o dei rivoluzionari e l astratto storicismo dei reazionari, co
me com pendio e anticipazione del moderno costituzionalismo te
d esco; Croce, pi avved uto e pi equilibrato, non si lasci fuor
viare dalla sua am m irazione per H egel sino a farne il filosofo per
eccellenza del liberalism o, anzi, come abbiam o visto, non si stanc
di criticarne la concezione d e lleticit dello stato, e se ammir la
tradizione politica tedesca per la elaborazione del concetto di stato-
forza, non l am m ir altrettanto per il contributo dato a l l idea e alla

25. Storia d 'E u ro p a , p. 50.


26. G. D e R u g g ie ro . Storia del liberalism o europeo, Bari, Laterza, 17 ediz.,
1941, p. 223.
BENEDETTO CROCE E IL LIBERALISMO 275

pratica liberale 2T. P e r a questo punto legittimo porsi la do


manda : quali sono gli scrittori romantici che avrebbero dato n u o vo
vig ore alla teoria del lib e ra lism o ? Certamente Croce non nascose
la sua amm irazione per gli scrittori reazionari della R e stau ra zio n e
che sono da legg ere per il forte sentim ento che li anim a dello
stato come autorit e consenso insieme, e come istituzione che tra
scende ii libito degli astratti individui ; oltre che pel loro antiega-
litarismo e pel loro a ntigiaco b inism o 28. M a da essi avreb b e do
vuto attingere il nuovo secolo nuovi lumi per l avanzam en to della
lib ert ? In un breve elenco di scrittori da lui reputati liberali ri
corda Constant, R o y e r C o llard, T o c q u e ville, M a c a u la y 28 ; ma come
possono essere p a rag on ati, al fine di una fondazione teorica del
liberalismo, proprio ci che il Croce va n ta come effetto benefico
del rinnovamento filosofico prodotto dal romanticismo, con i Locke
del secolo X V I I o con i M ontesquieu e i K a n t del secolo X V I I I ?
C he cosa c nei C on stan t e nei T o c q u e ville, per ricordare i m a g
giori, che g i non vi fosse nel costituzionalismo di Locke, nel g a
rantismo di M ontesquieu, nel liberalism o g iu rid ico di K a n t ?
In Ingh ilterra, nella prim a met d e lISoo, la teoria del libera
lismo si era svilu p p a ta oltre la critica del giu sn a tu ralism o fatta dal
B entham ; anzi, a v e v a trovato un fondam ento pi consono alla tra
dizione em piristica in glese e non pi so gge tto alle critiche a cui
ovunque la teoria dei diritti naturali era stata sottoposta, nel 1 uti 1 i-
tarismo di S tu a rt M ili. M a del M ill il Croce, se am m ira la sin
cera fede liberale, peraltro m eschinamente e bassam ente ragionata
merc dei concetti di benessere e di felicit e di prudenza , re
s p in g e aspram ente i poveri e fallaci teorizzamenti 30. D el resto
non sem bra che egli avesse dedicato molta attenzione a lla storia
del pensiero politico inglese. sorprendente il fatto che nella breve
storia della filosofia della politica che seg u e alla P o litic a in n u c e
non sia stato consid erato neppure uno scrittore in glese, e s che da
H ob b es a L o c k e, da H u m e a B en th a m , non m a n ca va certo il m a
teriale di studio e di riflessione. P i volte ritorn s u l l idea che
l In gh ilte rra a ve v a molto insegnato nei concetti liberali durante

27. una tesi costante dei libri sto rio grafici scritti durante la resistenza con
tro il fascism o. E g i nel saggio Contrasti d ideali parla dell'unit della G er
mania che si era fatta prescindendo dalle forze e dall'educazione liberale (Etica
e politica, p. 314).
28. E tica e poltica, p. 267.
29. Conversazioni critiche, I I ediz., 19 5 1, I V , p. 320.
30. Prin cip io , ideale, te o ria : a proposito della teoria filosofica della libert ,
in i l carattere della filosofia m odern a, 194 1, pp. 114 - 115 .
276 NORBERTO BOBBIO

i secoli X V I I e X V I I I ma poi molto appreso dai popoli del conti


nente nel secolo X I X 31. E solo negli scritti pi tardi si pu osser
vare qualche pi frequente riferimento alle benemerenze d ell In
gh ilterra nella filosofia politica, ma sem pre con la riserva che 1
liberalism o, sorto in Ingh ilterra, si era svilu p p ato altrove e co
munque in In gh ilterra a veva trovato pratica applicazione ma non
una sufficiente applicazione dottrinale 32. A n cora una volta il Croce
a n d a v a cercando non le istituzioni dello stato liberale, sulle quali
a v eva n o raccolto considerazioni utili per i posteri gli scrittori in
glesi, ma il concetto filosofico della libert, per il quale occorreva,
a detta sua, che il pensiero umano fosse giunto ad una concezione
di assoluto imm anentismo o ad uno spiritualism o assoluto che fosse
insieme storicismo assoluto, e non trovandone traccia nel pensiero
inglese, lam entava che il figlio prim ogenito del liberalismo >>,
rim asto per due secoli invischiato nellem pirism o sensistico e utili
tario, con annesso agno sticism o e possibilism o religioso, << fosse
stato a lungo tempo il meno adatto a dimostrare filosoficamente il
suo proprio ideale e il suo proprio fine 33. C i che non aveva tro
vato nella patria dei Milton e dei Mill, Croce e purtroppo con lui
in coro gli idealisti italiani, credettero di aver trovato nella patria
dei Fich te e dei B ism arc k , e tutti quanti andaron o dai maestri dei
dittatori a imparare la lezione della libert.
A n ch e su C roce e in genere, se pur pi gravem ente sugli idea
listi italiani, che si consideravano e va n tava n o eredi della tradi
zione hegeliana napoletana, pesarono due pregiudizi filosofici che
risalivano ad H e g e l : che l em pirism o inglese non fosse degno di
essere a ssegnato alla storia del pensiero filosofico, e che il popolo
tedesco avesse fatto teoreticamente, cio mediante la filosofia idea
listica, la rivoluzione che gli altri popoli, segnatam ente l inglese e
il francese, avev n o fatto praticamente. Il primo pregiudizio li
esonerava d a l l indagare i rapporti tra la mentalit trionfante in
Ingh ilterra che era la mentalit em piristica e il successo della
politica liberale inglese, e per usare la loro stessa terminologia, tra
la teoria e la prassi ; il secondo faceva metter loro il cuore in pace
di fronte a tanto divario tra il corso della storia inglese e francese

3 1. Storia d E u ropa, pp. 17-18.


32. L ib ert e giustizia (1943). in D iscorsi di varia filosofia, I. p. 2b9 ; Ancora
sulla teoria della libert (1943), in P e r la nuova vita d Italia, Napoli, Ricciardi,
1944, p. 10 0 ; Liberalism o e cattolicesim o (1945), in Pensiero politico e politica
attuale, B ari, L aterza. 1946, p. 6 9; P e r il congresso internazionale del partito li
b era le in O xfo rd (1947), ibidem, p .109.
33. P rin cipio, id eale, teoria, p. 114 .
BENEDETTO CROCE E IL LIBERALISMO 277

e quello della storia italiana e tedesca, perch la pro vviden za a ve v a


voluto per i suoi im perscrutabili disegni che a g li In g lesi e ai F r a n
cesi fosse assegn ato il compito di realizzare la libert, ai T edeschi,
e chiss anche a g li Italiani, di com prenderne l es s e n z a ; a quelli
di viverla senza saper che cosa fosse e a noi di farne la filosofia
in istato di perpetuo s e r v a g g io .

7. Quali erano dunque i concetti che il Croce de riva va dalla


filosofia romantica per la elaborazione della su a filosofia della li
bert ? Com e si visto, egli rimetteva in onore, se pur d iversa
mente interpretandola, l espressione, che fu g i di H e g e l e ripe
tuta e d iv u lg a ta , come lo stesso Croce osserva, dal C o u sin , dal
Michelet e da altri scrittori francesi (fra cui il Quinet), della storia
come storia della libert, con ci intendendo che la libert in
qu anto forza creatrice della storia di questa il vero e proprio
s o g g e tto . Invero, tutto ci che l uomo fa fatto liberamente,
siano azioni o istituzioni politiche o concezioni religiose o teorie
scientifiche o creazioni della poesia o dell'arte o invenzioni tecniche
e modi di accrescim ento della ricchezza e della potenza 34.
Qual g iovam en to si possa trarre da tal concetto per una mi
glio re com prensione del liberalismo, o quale incremento esso po
tesse dare alla teoria dello stato-libert, non facile intendere. G i
difficile capire in qual senso Croce usasse il termine libert
ed da dubitare che lo usasse sem pre nel medesimo sen so. N e l l e
spressione storia come storia della libert , s em bra che stia ad
indicare l essenza stessa dello S p irito , cio la forza creatrice, o
creativit, dello S p irito 35 in contrapposto ad attegg iam en ti come
ripetizione, imitazione, m anipolazione a rtificiosa e sim ili 36. il
vecchio concetto teologico di libert come attributo d ivin o . O nde
l espressione storia come storia della libert s ig n if ic a che la
storia il prodotto d e llattivit creatrice dello S p ir ito o dello S p i
rito in quanto per essenza attivit creatrice. noto, invece, che

34. P rin cip io , ideale, teoria, p. 109.


35. L'equ ivalenza dei due termini creativit e libert nel seguente con
testo : A l liberalism o come al comuniSmo il liberalism o dice : accetter o re
spinger le vostre sin gole e particolari proposte secondo che esse, nelle condi
zioni date di tempo e di luogo, prom uovano o deprim ano l'umana creativit, la
libert (P a gin e sp a rse, I I I , p. 3 1).
36. In E tic a e politica si dice, ir vece, che la libert a la vita che vuole
espandersi e godere di s, la vita in tutte le sue form e e sentita da ciascuno a
modo proprio, in quella infinita variet, in quella individualit di tendenze e di
opere onde s'intesse l'unit dell'universo ; e si spiega che cosi intesa la libert
non nient'altro che la gio ia del fare (p. 222).
278 NORBERTO BOBBIO

nel lin g u a g g io della dottrina liberale libert indica assenza


di vincoli o di impedimenti . In questa accezione non ha senso
parlare di libert senza che si risponda alla dom anda : da che
c o s a ? ; senza cio che si indichi da quale im pedimento essa
libert 37. M a proprio questa accezione che vien respinta di
chiaratamente da Croce l dove descrive la vocazione liberale del
l et della R e stau ra zio n e : E r a , dunque, affatto ovvio che alla do
manda quale fosse l ideale delle nuove generazioni si rispondesse
con quella parola libert sen z altra determ inazione, perch ogni
a g g iu n t a ne avrebbe offuscato il concetto; e torto aveva n o i frigid i
e i superficiali che di ci si m e rav ig liav an o o ne facevano oggetto
di scherno, e, tacciando di vuoto form alism o quel concetto, inter
ro g a v a n o ironici o s a r c a stic i: Che mai la lib ert? la libert da
chi e da che c o s a ? la libert d fare che c o s a ? 3S. E p p u re , proprio
in seguito a l l elim inazione di successivi impedimenti si pass dallo
stato assoluto allo stato liberale, e solo in base alla presenza di certi
non-im pedim enti e non di certi altri si giu d ica o g g i della m a g
giore o minore liberalit di un ordinamento giuridico. Dal concetto
teologico di libert come essenza dello S pirito universale al con
cetto empirico, utile in politica, di libert come non-impedimento,
non c p a s s a g g io : dal prim o non si trae alcun lume per com
prendere il secondo. L a teoria della libert dello S p irito tanto
estranea alla teoria del liberalism o, quanto la teoria del liberalismo
alla teoria della libert dello S p irito . S i pu benissim o im m aginare
una teoria spiritualistica in metafisica e illiberale in politica, cos
come una teoria politicamente liberale innestata sopra una filosofia
naturalistica. E a dir vero gli esempi storici in coraggiano questa
im m agin azio ne. E non c p a s sa g g io , soprattutto perch, se il s o g
getto della storia lo S p irito (e non l individuo singolo, di cui si
preoccupa il liberale) e questo S p irito per essenza creatore e
quindi libero, non si pu escludere che esso per realizzare se stesso
si debba poter servire tanto dei regim i liberali quanto di quelli non
liberali e quindi l esistenza di regim i illiberali perfettamente com
patibile con la libert della storia : tanto compatibile che essi sono
esistiti ed esistono, e se ci nonostante la storia storia della li
bert, vuol dire che la libert si attua anche per opera loro, e che
atti di despoti e di oppressori a p parten go n o alla storia della libert

37. P er considerazioni term inologiche sulla parola libert e sulla distinzione


di vari tipi di liberalism o si veda M . C ran ston , F reedom , A N ew An-alysis, L o n g
mans, 1953.
38. Storia d 'E u ro p a , p. 18.
BENEDETTO CROCE E IL LIBERALISMO 279

allo stesso diritto degli atti degli uomini di g overn o liberali 30. Il
che tanto conforme al concetto del Croce che egli fu costretto a
riconoscere che anche i momenti di oppressione ap p arten go n o bene
o male alla storia del prom ovim ento della libert, e vi app arten
gono per due ragioni : prim o, perch i dittatori non possono fare
a meno, se pur nolenti, di compiere opere di lib ert ; secondo,
perch non vi ferocia di oppression e che possa elim inare g li o p
positori i quali, bench nascosti o taciti, m itigan o la durezza del
presente e po ngo no germ i per l a vven ire 40. S e n z a dubbio, nella
storia si vedono altres regim i teocratici e regim i autoritari, regimi
di violenza e reazioni e Controriforme e dittature e tira n n ie ; ma
quel che solo e sem pre risorge e si sv o lg e e cresce la libert, la
quale, ora in quelle varie forme si f o g g ia i suoi mezzi, ora le piega
a suoi strumenti, ora delle apparenti sue sconfitte si vale a stimolo
della su a stessa vita C i sign ifica che alla storia della libert
sono necessari anche i regimi di non libert, o in altre parole che
questi regimi, non liberali dal punto di vista del loro ordinamento
sono liberali per i fini che ra g g iu n g o n o , ovvero, pur essendo non
liberali nel senso illuministico della libert come non impedimento,
sono liberali nel senso romantico di libert come creativit. L a
filosofia, com menta Croce, vede un N apoleone, distruttore an-
c h esso di una libert tale solo d a p paren za e di nome alla quale
egli tolse apparenza e nome, a g g u a g lia to r e di popoli sotto il' suo
dominio, lasciar dopo di s questi stessi popoli avidi di libert e
resi pi esperti di quel che veram ente fosse ed alacri a im piantarne,
come poco dopo fecero, in tutta E u r o p a , gli istituti 42. C i vede
la filosofia, ma la filosofia, a ppun to, romantica della lib ert ; ma
ci che vede la filosofia, una certa filosofia, non detto che sia
visto allo stesso modo da una certa teoria politica, per esempio
dalla teoria dello stato liberale. C on tin u a n d o l esempio de! Croce,
N apo len e appartiene alla storia della libert. M a appartien e anche
a quella degli stati liberali ? A ltro dunque giustificare Napoleone
sub sp ecie di storia u niversale, altro elaborare una teoria del libe
ralismo che possa essere opposta ai regim i autoritari, tra i quali,
appunto, vi anche quello di N apo leo ne.
39. P er una critica in questa direzione al concetto di storia come storia della
libert, vedi A . G r a m s c i , II m aterialism o storico e la filosofia di B . C ro ce, pp. 195
e se g g .
40. P rin c ip io , ideale, teoria, p. io.
4 1. Antistoricism o, in U ltim i S a g g i, TI ediz., 1948, n. 255. Si veda quel che
pc ire armo chiamare l inno a ila libert della Sto ria com e pensiero e com e azione,
B a ri, L aterza, 1938, pp. 47-50.
42. L a storia com e pensiero e com e azione, pp. 48-49.
280 NOllBEKTO BOBBIO

P e r u n altra ragione ancora dalla filosofia della libert alla


teoria del liberalismo non c' p a s s a g g io : poich la libert
s p ie g Croce l essenza d e ll uomo, e l uomo la possiede nella
su a qualit stessa di uomo, non da prendere letteralmente e ma
terialmente l espressione che b isogni a l l uomo dare la libert , che
ci che non gli si pu dare perch g i l ha in s. T a n to poco
gli si pu dare che non si pu neanche to g lie rg lie la ; e tutti gli
oppressori della libert hanno potuto bens sp eg n ere certi uomini,
impedire pi o meno certi moti di azione, costringere a non pro
nunziare certe verit e a recitare certe menzogne, ma non togliere
a l l umanit la libert, cio il tessuto della sua vita, ch, anzi, coni'
risaputo, gli sforzi della violenza, invece di d istru g gerla , la rin
sald an o e, dove era indebolita, la restaurano 43. S e la libert non
s intende come qu alcosa che caratterizza un certo modo di conce
pire i rapporti sociali nello stato, ed ha le sue istituzioni co nvali
date d a l l esperienza storica, ma la si concepisce s e n z altro come
l essenza d e ll uomo, che l uomo porta con s ovunque v a d a e in
qu alsiasi condizione si trovi, non difficile poi trarre la conse
gu e n z a che l uomo sem pre libero poich l essenza per defini
zione indistruttibile. M a appu nto egli sempre libero nel senso
della storia come storia della libert, per quanto possa non esserlo,
anzi possa essere in catene, nel senso della teoria liberale.

8. D a lla filosofia romantica Croce non trasse solo il concetto


della storia come storia della libert, ma anche quelhaltro, che
d o v e v a via via prevalere e far pi com mossa la sua voce ed alto
il su o m e s sa g g io negli anni di oppressione, della libert come
ideale morale. P ro p rio nella S to ria d 'E u r o p a , come si visto,
co n sid era va l ideale morale della libert come complemento pra
tico della concezione della storia come storia della libert 44. D a
questa considerazione della libert come ideale morale, attraverso
le p a g in e della S to ria com e p en siero e com e azione, in cui definiva
l attivit morale come quella che garantisce la libert 45, pas
s a v a nel s a g g io del 39 a identificare s e n z altro l azione promo-
vitrice di libert con l'azione morale, l ideale pratico della libert
con l ideale morale 46, e insom m a il principio del liberalismo col
principio stesso morale la cui form ula pi adeguata quella della

43. L ib ert e giustizia, p. 262.


44. Sto ria d E u ropa , p. 16.
45. Sto ria com e pensiero e come azione, p. 44.
46. P rin cipio, ideale, teoria, p. 117
BENEDETTO CROCE E IL LIBERALISMO 281

sempre m a gg io re elevazione della vita, e pertanto della libert


senza cui non concepibile n elevazione n attivit 47.
Quale fosse il riflesso di questa identificazione sul problema
dei rapporti fra politica e morale, non vorrei qui indicare perch,
come ho g i detto, il problema di tale importanza e com plessit
(uno dei problemi dominanti nel pensiero crociano) che merite
rebbe uno studio a parte. A n co ra una volta m im porta di capire
il nesso, se nesso c , tra la libert intesa come ideale morale e la
teoria del liberalism o. F u , infatti, soprattutto a proposito di questa
identificazione che il Croce disse con la m a g g io r chiarezza, e ri
pet non pi soltanto come filosofo ma come politico, in molte
plici occasioni negli anni della ricostruzione, che solo se della
libert si faceva il riflesso della coscienza etica essa non avrebbe
mai potuto essere com prom essa con le istituzioni storiche che, a p
punto perch storiche, sono transeunti, mentre la libert come
ideale morale ha per s l eterno. L a libert al sin go lare, sp ie g
nella S to ria d E u r o p a , non si a d e g u a mai e non si esaurisce in
questa o quella delle sue particolarizzazioni, n e g l istituti che ha
creato; e perci non s o lo ... non si pu definirla per mezzo dei
suoi istituti, ossia giu ridicam ente, ma non b is o g n a porre un le
g a m e di necessit concettuale tra essa e questi, che, essendo fatti
storici, le si legan o e se ne sleg a n o per necessit storica iS. D i
fronte alla qual separazione tra ideale della libert e tecnica della
sua attuazione politica c da osservare che, se questi istituti a v e
vano fo g g ia to un certo tipo di stato che si era venuto caratteriz
zando come stato liberale in contrapposto ad altri stati che per
essere caratterizzati da altri istituti erano detti totalitari, il distacco
tra la libert come ideale e la realizzazione dello stato liberale di
ventava ormai incolm abile. E d iven tava incolmabile proprio perch
la teoria del liberalism o, pur partendo dal presupposto della libert
come ideale, era la teoria di quelle istituzioni e non di altre, e la
storia del liberalism o era la storia dei vari tentativi, ora riusciti
ora falliti ma non mai abbandonati d a l l inizio d e l l et moderna in
poi, di creare, rinnovare, co rregg ere certi istituti, tanto che la eli
minazione e la cattiva applicazion e di quegli istituti a v ev a n o dato
luogo a stati che liberali non erano pi e contro i quali il Croce

47. Q uesta definizione della m oralit come elevam ento della vita che coin
cide col dispiegam ento della libert si ritro va in uno degli ultimi scritti In
torno alta categoria della vitalit, in In d agin i su H e g e l e altri schiarim enti filo
sofici, 1952, p. 134.
48. S to ria d E u rop a , p. 18.
282 NOltBERTO BOBBIO

stesso in nome d e ll ideale morale a v e v a resistito. E questi istituti,


pur diversi e diversamente fo g g ia ti a seconda dei tempi e dei
lu oghi, e certamente in quanto prodotti storici non mai perfetti e
definitivi, aveva n o in comune il carattere di persegu ire il mede
sim o scopo, che non abbiam o nessuna difficolt a ch iam are l ideale
pratico della libert, con mezzi sim ili e convergenti, ora a rgin an do
l invadenza dei pubblici poteri nella attivit in dividuale, ora conso
lidando e assicurando, pi larg a o pi stretta che fosse a seconda
dei b iso gn i, ma non mai abolendo, la cosiddetta sfera di liceit
d e ll in dividuo nei confronti dello stato, sem pre distingu en do ci
che n e ll uomo partecipabile allo stato da ci che non partecipa
bile, insom m a s a lv a g u a rd a n d o l individuo dalla totale riduzione a
membro della collettivit, dalla riduzione di tutta la su a attivit
ad attivit pubblica o politica, in cui consiste appunto la natura
degli stati totalitari.
C ontro questo distacco d e ll ideale morale dalle sue realizza
zioni storiche sono pur sem pre valide le obiezioni che mossero al
C ro ce da un lato l E in a u d i, che confess lo stringim ento di
cuore nel vedere con qual disd egno il Croce parlasse dei mezzi,
mentre per lui il perseguim ento del fine non poteva essere disso
ciato dalla ricerca dei mezzi i d o n e i 4*; e qui a conforto della tesi
d e ll E in a u d i si potrebbe a g g iu n g e r e che la teoria del liberalismo
e proprio la teoria di quei mezzi, e, vietata la discussione sui mezzi,
si parla di liberalism o a sp ro p o s ito ; d a l l altro il C alo g e ro a ffer
m ante che se il liberalismo consisteva nel perseguire l ideale mo
rale senz'altri a g g e ttiv i, tutti erano o avrebbero voluto dirsi libe
rali salvo poi a ritrovare le differenze n ellanalisi o nella volont
di quei particolari istituti che sono i diversi mezzi da ciascuno pro
p u gn ati per lo scopo comune 50, e salvo anche qui ad a g g iu n g e r e
che ci che permette di distinguere in una situazione storica deter
m inata chi liberale da chi non tale, proprio la considerazione
dei mezzi che p ro p u g n a , e non l identico fine di cui tutti sono
e gu alm en te fervidi assertori.
D ella nozione di lib eralism o o di stato liberale ci serviam o
e per questo importa chiarirne il concetto per due diversi scopi :
o per distinguere in sede storiografica uno stato liberale da uno au
toritario, o per proporre questo tipo di stato, in sede politica, come
modello d azione. N a l l uno n a l l altro im piego g io v a l iden

49. I.. E i n a u d i , I l B u o n g o vern o , p. 2 5 4 e segg.


5 0 . G. C a l o g e r o , D ifesa del liberalsocialism o, Rom a, Atlantica, 1945. soprat
tutto p. 32 e segg.
BENEDETTO CROCE E IL LIBERALISMO 283

tificazione della libert con l ideale morale e il conseguente


distacco d e ll ideale dalle istituzioni in cui si realizza. Non al p ri
mo scopo, perch anzi la presenza operante o l assenza della libert
come ideale viene provata (e altra via non c di provarla) d a l l e s i
stenza o meno e dal m a g g io r o minor funzionamento di quelle isti
tuzioni, quali la ga ra n z ia dei diritti di libert, la rappresentativit
di alcuni o rga n i fondamentali dello stato, la divisione degli organ i
e delle funzioni, la legalizzazione d e llopposizione politica, il ri
spetto delle minoranze e via dicendo. C he se poi si volesse dire che
l ideale morale, in quanto proprio di ogn i uomo, come non pu
scom parire e sem pre rinasce, cosi non mai venuto meno e in ogn i
epoca ha avuto i suoi confessori e i suoi martiri, si dovrebbe ri
spondere a m a g g io r ragione che il liberalismo non essendo di tutte
le epoche e di tutti i paesi non pu coincidere con q u e ll ideale, ma
un particolar modo della su a attuazione, caratterizzata dal fatto
che quello stesso ideale risplende di una luce forse pi blanda ma
pi diffusa, non g en ero so dono di pochi, ma costume di molti,
e tanto pi quindi non si pu prescindere per definirne il con
cetto dalle istituzioni che lo attuano. N questa identificazione del
liberalismo coll'ideale morale ci viene in aiuto per ra g g iu n g e re il
secondo scopo, perch per instaurare e mantenere uno stato lib e
rale bisogn a che l ideale si attui in solidi istituti, e io devo sapere
anzitutto quali istituti v o g lio conservare e quali respingere, e la
lotta politica lotta, in nome s di ideali o di ideologie, ma anche
pr o contro questa o quella istituzione.
Accadde perci che q u an d o venne il momento della ricostru
zione del nuovo stato liberale dopo il tempo d e llopposizione allo
stato autoritario, la filosofia della libert tacque, e se parl fu per
porsi, incontaminata e incorrom pibile, al di so pra dei partiti che
tutti riconosceva e c o n sa cra va . M a quali insegnam enti avrebbe po
tuto im p artire? L o stato liberale era un com plesso, a lungo provato
e riprovato, strumento di organ izzazion e sociale, un meccanismo
delicato e sogge tto a continui perfezionamenti, del cui c o n g e g n o
b is o g n a v a im padronirsi per metterlo in moto. C h e cosa s a p e v a di
tutto questo la filosofia della libert che tutt uno con l elevamento
della vita in ogni tempo e in o gn i luogo qu alu nqu e sia la strada
percorsa per c o n s e g u irlo ? T a n to alto era stato il m agistero cro
ciano negli anni della resistenza, tanto contrastato fu nel periodo
del rinnovamento, in cui qu egli stessi gio v a n i che a v e v a n o com
battuto nei pi diversi partiti in nome d e ll ideale morale della li
bert, si trovarono im preparati di fronte a gli enorm i compiti tee-
284 NORBERTO BOBBIO

nici che l organizzazione di uno stato democratico richiedeva.


Croce fu il mentore d e l l o p p o siz io n e; non poteva essere il s a g g io
consigliere della ricostruzione. P i che un teorico del liberalismo
fu l ispiratore della resistenza a l l oppressione ; n poteva essere
teorico di un problema di cui in fondo non si era mai, teoricamente,
troppo interessato durante tutta la sua vita di studioso, e quando
si era imbattuto in quel problem a spintovi dalle circostanze a veva
tratto ispirazione non dagli empiristi o utilitaristi in glesi, n dai
giu sn aturalisti o illuministi, n dai giuristi n dagli economisti,
da coloro che a v eva n o elaborato una teoria in continuo progresso
dello stato liberale, ma proprio da quegli scrittori romantici che
avrebbero contribuito con l esaltazione della L ib e rt a oscurare o
per lo meno a porgere pretesto e argom en ti a l l oscuramento degli
ideali liberali. E g l i predic con nobilissim i accenti (la cui eco ancor
ci risuona nella mente e di cui gli siam o grati) la religione della
libert. L a predic pi che non l abbia allora e dopo teorizzata. E
appu nto perch di religione si trattava parl da sacerdote pi che
da filosofo, e a rileg ge re ora quelle pagine si riscaldati dal calor
d e lloratoria pi di quel che si sia afferrati dal rigor dei concetti.
M a quando la religione, come accade di tutte le religioni, dovette
essere istituzionalizzata, cio quando la religione della libert do
vette trasform arsi in stato liberale, quelle pa gin e e tante altre che
scrisse poi restarono mute e sono ora quasi dimenticate.

9. Chi volesse o g g i capire il liberalismo non mi sentirei di


m andarlo a scuola da Croce. G li consiglierei piuttosto di leggere
i vecchi m onarcomachi e L o c k e e Montesquieu e K a n t , il F e d e
ratisi e Constant e S tu a rt M ill. In Italia pi Cattaneo che non gli
hegeliani napoletani, com preso S il v io S p a v e n ta , e gli metterei in
m ano pi il B u o n g o v e rn o di E in a u d i che non la S to ria com e p e n
siero e com e azione (che pur fu il libro certamente pi importante
dei movim enti di opposizione). O ppure, s, gli direi di andare a
scuola da Croce, ma non dal Croce filosofo della politica, ma da
quel Croce che non si stanc mai d a l l insegnare che il filosofo puro
un perdigiorno e che la filosofia non nascente dal gusto e dallo
studio dei problemi concreti vaniloqu io se non addirittura sp ro
loquio. In fondo, se o g g i ci mostriamo un p o insofferenti dei teo-
rizzamenti crociani su lla libert, perch abbiam o troppo bene
imparato la lezione crociana che i teorizzamenti non scaturiti da
amore per l oggetto e da ricerca adegu ata sono costruzioni di carta.
Croce non ebbe per l attivit politica n amore n profonda indi-
BENEDETTO CROCE E JL LIBERALISMO 285

nazione, come pi volte dichiar, n ci sem brato che fosse gran


conoscitore di cose politiche, e se lesse scrittori di politica pass
da M achiavelli e dai teorici della ragion di stato che accentuando
il momento politico lo indussero a risolvere la politica nella forza,
agli scrittori del periodo della R e stau ra zio n e che accentuando il
momento morale lo indussero a risolvere la morale nella libert,
saltando i due secoli rispettivamente delTillum inism o inglese e
francese lungo i quali si form la teoria dello stato liberale moder
no, che quello stato che mette la forza a servizio della libert e
si definisce kantianamente come la coesistenza, g aran tita coatti
vamente, delle libert esterne. S i com port nel dominio della filo
sofia politica un p o come non a m m ise mai che ci si com portasse
nel dominio della poesia, come colui che, assorto in cose troppo
grandi disdegna le piccole e quelle cose g ra n d i, poi, e su blim i, ci
si accorge che non sono utili agli altri e il filosofo viene g u ardato
con sospetto e deriso.
D a l l alto della filosofica sfera C roce tanto leg la concezione
liberale alla filosofia da farne una manifestazione di una determi
nata filosofia, della filosofia im m anentistica moderna in con trap
posto alla trascendentistica medioevale, e poi pi particolarmente
dello storicismo in contrapposto a l l illum inism o. C h i abb ia a p
preso la sua lezione metodologica di partir dai problemi concreti,
ir abbia cercato di a p p lica rla allo studio del liberalism o, ora stretto
dal dubbio che d a vvero g io v i alla com prensione del liberalism o
quel connubio. O s se rv a che lo spirito liberale nacque da concezioni
religiose e teologiche come quelle del ca lvin ism o e sinora nessuno
ha trovato m iglior argom en to contro lo strapotere dello stato che
il valore assoluto della persona. E o sserva altres che concezioni
immanentistiche, di storicism o assoluto, come il m aterialism o sto
rico, hanno favorito e continuano o g g i a sostenere la pratica di re
gim i non liberali. P i che una contrapposizione di concezioni filo
sofiche totali, quella di liberalism o e autoritarism o g li si venuta
chiarendo come una contrapposizione di mentalit o di a tte g g ia
menti spirituali, l uno em pirico di chi procede a g ra d i, esam inan do
una questione per volta e non accetta altro criterio di verit che la
verifica sperimentale, l altro speculativo di chi crede di essere in
possesso, lui solo, della verit una volta per tutte ed disposto con
ogni mezzo ad imporla. E di qua si fatta la convinzione che a
formar la mente a un modo liberale di vedere, di giu d ica re e di
agire, gio v e r leggere gli scrittori inglesi pi che i tedeschi, gli
illuministi pi che i romantici. E anche il problema, o l en igm a,
286 NORBERTO BOBBIO

del liberalism o che avrebbe avuto una patria pratica e una patria
teorica, non pi un problema n tanto meno un en igm a quando
egli osservi che esso prim amente si svilu ppato e ancor o g g i fio
risce dove pi forte stata la tradizione empiristica, mentre nelle
patrie che hanno nutrito i geni speculativi ha avuto di solito vita
g ra m a e di breve durata.
Il Croce ha staccato il liberalismo come valore assoluto dalle
istituzioni em piriche, mettendo l accento sul fine e non sui mezzi.
N el momento in cui il valo re era oscurato o tradito, questo suo
appello alla d ig n it del fine fu suscitatore di energie morali come
allora si richiedeva. O g g i che sul primato di quel fine nessuno di
scute o osa discu tere, anche coloro che forse lo rinnegherebbero se
disponessero di mezzi per attuarlo, conviene metter l'accento sui
mezzi. E infatti, se il valore della libert rispettato e anche i suoi
antichi e nuovi a vversari chinano la fronte al suo cospetto, il me
todo liberale, come cosa di minor momento che si nutre di minuta
em piria e non di gro sse speculazioni, rischia continuamente di
esser messo da parte o momentaneamente sospeso e riservato a
tempi m igliori. O g g i la coscienza liberale non pu prescindere
dalla so rveg lian z a sui mezzi che lu ng o la faticosa creazione dello
stato moderno sono stati f o g g ia ti e messi alla prova. E chi a questa
coscienza si ispira deve sforzarsi di persuadere i troppo impazienti
o i troppo rassegnati che il tener fermi i mezzi non meno impor
tante dei tener fermo il fine, e che l dove i mezzi sono negletti
anche il fine vien meno, e ad incitare coloro che si preoccupano
delle sorti della democrazia in Italia a non indugiare troppo a lun
g o su lla concezione speculativa della libert, che costretta a con
siderare momenti di libert anche i dispotism i, ma a perseverare
nella in d agin e e nella pratica dei problemi concreti di una libera
conviven za, dalle quali soltanto lecito sperare che il dispotismo
di ieri non generi per contraccolpo il dispotism o di dom ani.

N o rberto B o b b io