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Società degli Archeologi Medievisti Italiani

Congresso Nazionale

VIII
di Archeologia Medievale

VIII CONGRESSO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA MEDIEVALE.  VOLUME 3


a cura di Francesca Sogliani, Brunella Gargiulo, Ester Annunziata e Valentino Vitale
CONGRESSO NAZIONALE
VIII.3
DI ARCHEOLOGIA MEDIEVALE
Volume 3

Sezione IV. Luoghi di culto e Archeologia funeraria

Sezione V. Archeologia degli insediamenti rupestri

Sezione VI. Produzioni, commerci, consumi

a cura di
Francesca Sogliani, Brunella Gargiulo
Ester Annunziata e Valentino Vitale

Chiesa del Cristo Flagellato (ex Ospedale di San Rocco)


Matera, 12 - 15 settembre 2018

€ 56,00
ISSN 2421-5910
ISBN 978-88-7814-869-7
e-ISBN 978-88-7814-870-3
SAMI-VIII-3

All’Insegna del Giglio


ISSN 2421-5910
ISBN 978-88-7814-869-7
e-ISBN 978-88-7814-870-3
© 2018 All’Insegna del Giglio s.a.s.
Edizioni All’Insegna del Giglio s.a.s.
via del Termine, 36; Sesto Fiorentino (FI)
tel. +39 055 8450 216; fax +39 055 8453 188
e-mail redazione@insegnadelgiglio.it; ordini@insegnadelgiglio.it
sito web www.insegnadelgiglio.it
Stampato a Firenze nel luglio 2018
Tecnografica Rossi
Società degli Archeologi Medievisti Italiani

VIII
CONGRESSO NAZIONALE
DI ARCHEOLOGIA MEDIEVALE
Volume 3

Sezione IV. Luoghi di culto e Archeologia funeraria

Sezione V. Archeologia degli insediamenti rupestri

Sezione VI. Produzioni, commerci, consumi

a cura di
Francesca Sogliani, Brunella Gargiulo
Ester Annunziata e Valentino Vitale

Chiesa del Cristo Flagellato (ex Ospedale di San Rocco)


Matera, 12 - 15 settembre 2018

All’Insegna del Giglio


Programma

VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale (SAMI)


Chiesa del Cristo Flagellato (ex Ospedale di San Rocco)
Matera, 12 - 15 settembre 2018

mercoledì 12 settembre venerdì 14 settembre


15,30 Saluti delle Autorità 9,00 Sezione V
Saluto e Relazione Introduttiva, Francesca Sogliani Archeologia degli Insediamenti rupestri
Prolusione, Giuliano Volpe, Presidente SAMI coordinatore Elisabetta De Minicis
16,30 Sezione I 10,45 Coffee break
Teoria e metodi dell’Archeologia Medievale,
11,00 Riunione del Consiglio Direttivo SAMI
coordinatore Paul Arthur
12,00 Partenza per escursioni (su prenotazione e numero
19,00 Aperitivo di inaugurazione
minimo di iscritti): Parco storico archeologico
delle chiese rupestri e della Murgia Materana
Pausa pranzo
giovedì 13 settembre
16,00 Assemblea dei Soci SAMI
9,00 Sezione II
18,15 Coffee break
Insediamenti Urbani e Architettura
coordinatore Andrea Augenti 18,30 Cerimonia di premiazione del Premio Francovich
10,45 Coffee break 20,30 Cena sociale
11,00 Sezione III
Territorio e Paesaggio
coordinatore Marco Valenti
sabato 15 settembre
Pausa pranzo
9,15 Sezione VI
15,00 Sezione IV Produzione, commerci, consumi
Luoghi di culto e Archeologia funeraria coordinatore Alessandra Molinari
coordinatore Federico Marazzi
11,00 Coffee break
17,00 Partenza per escursioni (su prenotazione e numero
minimo di iscritti): Matera, visita guidata al circuito 12,00 Saluti e conclusione lavori
delle chiese rupestri; Museo Archeologico D. Ridola 14,00 Partenza per escursioni (su prenotazione e numero
minimo di iscritti): Il Museo multimediale della Torre
di Satriano e l’insediamento fortificato medievale
di Satrianum (Tito, PZ)
Indice
Sezione IV
Luoghi di culto e Archeologia funeraria

11 La chiesa di Sant’Andrea a Mombasiglio (CN): note sulle fonti scritte 88 Il vestibolo superiore e l’ambulacro A2 della catacomba
e sui sondaggi di scavo di S. Gennaro a Napoli: dati preliminari sugli scavi del 1987
Nunzio Enrico Bonina, Bruna Casanova Guindulain, Paolo Demeglio, Carlo Ebanista, Maria Grazia Originale
Giulia Rosati, Giulia Scano, Silvia Summa, Tommaso Vagnarelli
94 Primi dati sui corredi funerari della catacomba di S. Gennaro
16 Arsago Seprio: la pieve di Arsago (VA): prime note per un’indagine a Napoli: i complementi d’abbigliamento
Paola Marina De Marchi, Stefano Tappa, Luigia Vanoni Carlo Ebanista, Andrea Rivellino
22 Note sulla sequenza delle campagne di scavo 2014-17 presso il sito 98 La cripta di San Marco dei Sabariani a Benevento.
di S. Benedetto di Leno (BS) Primi dati per uno studio del manufatto architettonico
Maria Bosco, Andrea Breda, Fabio Saggioro
e della sua decorazione pittorica
26 Genova. Ricerche archeologiche nell’ex chiesa di Santa Fede Federico Marazzi, Alessia Frisetti, Nicodemo Abate, Marianna Cuomo,
Alessandra Frondoni Daniele Ferraiuolo
29 Costruire il sacro: le pievi in area centro padana 103 Studio antropologico dei contesti funerari dell’insediamento
Eliana Bertamoni (+ 2017), Piermassimo Ghidotti fortificato di Satrianum (Tito, PZ)
33 Approcci multidisciplinari per lo studio dei contesti cimiteriali Francesca Sogliani, Maria Serena Patriziano
longobardi: il sito di Spilamberto Cava Ponte del Rio (MO)
110 La necropoli altomedievale di Fosso Marascione (Banzi, PZ): risultati
Maurizio Marinato, Alexandra Chavarría Arnau
preliminari e prospettive di ricerca
38 Forma, tipologia e funzione. Le chiese tardoantiche e altomedievali Romina Pirraglia, Giuseppe Guerra, Rocco Mitro, Giuseppe Garofalo
della Toscana come paradigma indiziario?
Gabriele Castiglia 114 Sepolture infantili nei cimiteri di età medievale in Puglia: prime
osservazioni
42 La diocesi aretina dal V all’XI secolo: trasformazioni spaziali
Brunella Bruno, Giorgia Tulumello
della rete ecclesiatica
Cristina Menghini 119 Un primo esempio di archeologia urbana in Puglia: il sito
47 Miranduolo (Chiusdino, SI). Nuovi dati sullo spazio funerario archeologico di San Francesco de Fora a Barletta (campagne
Valentina Galante di scavo 1981-1982)
Ruggero G. Lombardi, Italo M. Muntoni
51 Miranduolo (Chiusdino, SI). Lo spazio funerario: studio
bioarcheologico delle sepolture 124 Il complesso catacombale di Canusium: indagini
Valentina Galante archeo-antropologiche negli ipogei F e G (anni 2016-17).
55 Pava (SI): il cimitero della Pieve e le tombe privilegiate Nuove acquisizioni e spunti di riflessione metodologica
Paola Marina De Marchi Paola De Santis, Ginevra Panzarino
60 Pievi sovrapposte a siti di età romana nel Montefeltro: un rapporto 129 Sepolture medievali in Piazza G. di Vagno, Corato (BA)
con, o senza, soluzione di continuità? Il caso del Municipium di Valeria Della Penna, Fabrizia Andriani
Pitinum Pisaurense e della pieve di S. Cassiano 134 La chiesa di Santa Marina a Ruggiano di Salve: da luogo di culto
Daniele Sacco, Siegfried Vona rurale a centro di pellegrinaggio
65 Analisi antropologiche del sepolcreto sommitale del castello Marco Leo Imperiale
di Monte Copiolo. Nuovi dati in progress 141 La chiesa della Michelizia di Tropea tra fonti storiche ed indagini
Francesca Beltrami, Daniele Sacco, Maria Giovanna Belcastro,
archeologiche
Siegfried Vona
Mariangela Preta
70 Campo della Fiera (Orvieto): dalla domus publica alla chiesa
altomedievale 144 Le indagini alle Mura Greche di Hipponion (VV). Primi dati
Danilo Leone archeologici su sepolture post-classiche anomale
Fabrizio Sudano, Maria D’Andrea, Cristiana La Serra
78 «…E apparve all’improvviso il fregio antico della chiesa»: l’oratorium
del Sacro Speco di Subiaco (Roma, Lazio) 148 La trasformazione dei templi in chiese nella Sicilia bizantina
Giorgia Maria Annoscia, Lorenzo De Lellis Stella Patitucci Uggeri
83 L’antica insula episcopalis nolana rilettura dei dati archeologici 153 Tra Oriente e Occidente: riflessioni sulle ‘architetture del sacro’
e nuove acquisizioni documentarie nel primo Medioevo
Giuseppe Mollo, Antonia Solpietro Gabriella Di Rocco

Sezione V
Archeologia degli Insediamenti rupestri

159 Il rupestre e il sacro. Spunti di ricerca per un confronto tra contesti 182 Spazi della religiosità in grotta. Approfondimenti dai territori
latini e contesti greci nell’Italia medievale di Avellino, Benevento e Caserta
Elisabetta De Minicis, Francesca Zagari Consuelo Capolupo
163 Impianti produttivi ed economia agricola nella Tuscia rupestre tra 187 Ricerche archeologiche sulla Murgia materana. Il complesso
Medioevo ed Età Moderna rupestre di San Falcione
Elisabetta De Minicis Brunella Gargiulo, Francesca Sogliani, Valentino Vitale
167 Attività produttive ed evidenze rupestri in un centro a continuità di 193 Le chiese rupestri di Vitisciulo (Matera): analisi e interpretazione
vita. Il caso di Orte (VT) attraverso l’archeologia dell’architettura
Giancarlo Pastura
Santino Alessandro Cugno, Franco Dell’Aquila
171 Il rupestre e il sacro. I possedimenti dei monasteri di fondazione
197 Il Parco rupestre di Lama d’Antico (Fasano, BR): dalla gestione per la
romana nella media Valle del Tevere
Giancarlo Pastura valorizzazione alla ricerca per la fruizione
Giuseppe Donvito, Maria Potenza, Roberto Rotondo, Daniele Mittica
175 Il rupestre e il sacro: i romitori di S. Michele (Nemi, RM) e S. Angelo
in lacu (Albano, RM). Due casi di studio a confronto 202 Epigrafia rupestre medievale. Metodologia di indagine epigrafica
Nicoletta Giannini applicata alle iscrizioni rinvenute dai contesti rupestri della Puglia
centrale
178 Strutture sussidiarie e abitative ipogee a L’Aquila: una facies poco
Ruggero G. Lombardi
conosciuta della città
Fabio Redi, con la collaborazione di Mauro Panzanaro, Gian 207 Gli insediamenti rupestri nelle valli di Otranto
Luca Ricciardulli, Alberto Liberati Stefano Calò
212 Cripta del Palazzo dei Veneziani una cappella rupestre intra moenia 230 Gli insediamenti rupestri della Sicilia sud-orientale.
nel centro storico di Parabita (LE) Note metodologiche e dinamiche di sviluppo
Stefano Calò, Stefano Cortese Giuseppe Cacciaguerra
216 La riscoperta della Grotta affrescata di Santu Liu a Caria di Drapia 234 L’insediamento rupestre a Modica: primi dati cronologici
(VV) Salvina Fiorilla, Anna Maria Sammito, Giuseppe Terranova
Cristiana La Serra 239 Per un progetto di conoscenza, conservazione e valorizzazione.
221 Ricerche archeologiche nel sito di Brancaleone Vetus (RC) La banca dati “Cappadocia-Arte e habitat rupestre”
Mariangela Preta Maria Andaloro, Paola Pogliani
225 Le modalità di conservazione degli aridi nella Sicilia medievale. 243 Complessi residenziali “a corte” nella Cappadocia rupestre.
Il dato archeologico rinnovato Alcuni esempi dal territorio di Nevşehir
Antonio Alfano Michele Benucci, Giuseppe Romagnoli
247 Una nuova chiesa rupestre a Petra in Transgiordania
Silvia Leporatti, Andrea Vanni Desideri

Sezione VI
Produzioni, commerci, consumi

253 Le armi da tiro tra Marche e Romagna: un bilancio 325 I reperti metallici provenienti dagli scavi del criptoportico romano
Siegfried Vona di Alife (CE). Ritrovamenti ipogei per la lettura dei fenomeni
257 Ravenna. Primo chiostro del Museo Nazionale. Ritrovamento sub divo
di ceramiche (a. 1968) Nicodemo Abate, Consuelo Capolupo, Raffaella Martino
Paola Novara 330 La ceramica dipinta a bande rosse del criptoportico di Alife (CE).
261 Ricontando “ancora” la sigillata africana. Flussi commerciali Un aspetto della ripresa socio-economica di un’area urbana
nella Toscana tra IV e VII secolo dell’antica colonia
Stefano Bertoldi Luigi Di Cosmo

266 Poggio Imperiale a Poggibonsi (SI). Due botteghe di fabbro 335 La storia di un butto. La mensa, le monete e … un terremoto
del XIII secolo: i reperti metallici nella cattedrale dell’insediamento fortificato di Satrianum (Tito, PZ)
Francesco M.P. Carrera, Dario Ceppatelli Brunella Gargiulo, Ester Maria Annunziata

271 Poggio Imperiale a Poggibonsi (SI). Due botteghe di fabbro 341 Allevamento, produzioni animali e consumi alimentari a Salapia,
del XIII secolo: gli spazi di lavoro tra Tardoantico e alto Medioevo: i reperti archeozoologici
Vittorio Fronza dall’amb. 4 dell’insula XII
Giovanni De Venuto
276 Pava (SI): manufatti in metallo e osso dall’area della Pieve.
Età tardoromana e alto Medioevo 345 La ceramica in Puglia tra tarda Antichità e alto Medioevo:
Paola Marina De Marchi produzioni locali e manufatti di importazione dal complesso
episcopale di S. Pietro a Canosa (saggio I, scavi 2001-2004)
281 Miranduolo (Chiusdino, SI). Nuovi dati sulla ceramica di IX-inizio Valeria Monno
XI secolo
Cristina Menghini 350 Ceramiche da un pozzo nel monastero delle benedettine di Santa
Scolastica nella Città Vecchia di Bari
287 Nuovi dati sulle ceramiche di VII e VIII secolo dal villaggio Dario Ciminale
di Miranduolo
Alessandra Nardini 356 Mettendo a fuoco il XII secolo: rinvenimenti di età normanna
nel castello di Lecce
293 La produzione del vetro ad Orvieto in età altomedievale. Il caso Paul Arthur, Marco Leo Imperiale
di Campo della Fiera
Vincenzo Valenzano 360 I materiali ceramici dai silos medievali di Rocavecchia (Melendugno,
LE): primi dati
297 Un castello della valle tiberina tra la fine del Medioevo e l’inizio Riccardo Guglielmino, Brunella Bruno, Eda Kulja
dell’età moderna. Stratigrafia e materiali di un pozzo da butto
nella rocca di Graffignano (VT) 365 Tecniche agricole e miglioramento varietale nel Salento
Francesca Alhaique, Lavinia Piermartini, Giuseppe Romagnoli bassomedievale: il caso della fava
Silvia D’Aquino, Anna Maria Grasso, Marco Nicoli, Milena Primavera,
302 Storie da Palazzo Altemps. Le case, la torre e le botteghe medievali Girolamo Fiorentino
attraverso la cultura materiale
Barbara Ciarrocchi, Marco Ricci 369 Caltagirone (CT): gli stucchi della cattedrale di San Giuliano
e la sinagoga di Mineo
309 Economia, commerci e consumi in area tuscolana, alla luce Salvatore Distefano
della cultura materiale
Valeria Beolchini, Gianluca Mandatori, Marta Moreno García, 373 Ceramica rivestita dal Castrum Mesianensis. Nuovi dati per la
Leonor Peña-Chocarro, Guillem Pérez-Jordà, Jacopo Russo regione del Poro (VV, Calabria)
Cristiana La Serra, Fabio Lico
313 Riciclaggio di oggetti metallici e litici a Peltuinum (AQ) in età
tardoantica e altomedievale: alcune considerazioni sul fenomeno 378 La frontiera arabo-bizantina in Sicilia orientale (IX-XI secolo):
Fabio Redi per uno studio dei modi di produzione, circolazione e consumo
della ceramica
316 Nuovi dati da Corfinio (AQ): la produzione di campane Lucia Arcifa, Michelangelo Messina
e la stabilizzazione delle maestranze abruzzesi fra XI e XII secolo
Vasco La Salvia, Gessica Di Felice 384 L’atelier medievale di Agrigento: un impianto di produzione
ceramica in ambito monastico?
320 Tracce di attività artigianali ed estrattive dagli scavi del complesso Giuseppe Falzone, Giuseppina Schirò
monastico di San Vincenzo al Volturno
Federico Marazzi, Alessia Frisetti, Daniele Ferraiuolo, Nicodemo Abate
La cripta di San Marco dei Sabariani a Benevento.
Primi dati per uno studio del manufatto architettonico e della sua decorazione pittorica
Federico Marazzi*, Alessia Frisetti*, Nicodemo Abate*, Marianna Cuomo*, Daniele Ferraiuolo*
* Latem (Laboratorio di Archeologia Tardoantica e Medioevale) – Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli (federico.marazzi@unisob.na.it; afrisetti81@gmail.com;
abate.nicodemo@gmail.com; cuomo.mar@gmail.com; danferr81@gmail.com)

1.  Introduzione absidato, l’unico probabilmente ancora in uso. La porticina, ampia circa
60 cm, potrebbe aver sostituito una precedente fenestella confessionis.
Nell’ambito di uno studio intrapreso sulla cripta dell’abbaziale
La scala ad essa collegata ha lasciato evidenti tracce sulla parete ovest,
dei SS. Ruffino e Vitale (Amandola, FM) e sulle cripte “a corridoio
nonché resti di malta sulla porzione centrale del pavimento (fig. 1c).
trasversale” (secondo la definizione data a questo tipo di spazi ipogei
Allo stesso momento sembra attribuibile, anche il rialzamento del
in Guidobaldi 1994), nella primavera del 2016 il LATEM (Laboratorio
piano di calpestio nell’area absidata, realizzato in cocciopesto e nella
di Archeologia Tardoantica e Medievale dell’Università Suor Orsola
cui porzione centrale si conserva ancora la traccia rettangolare di un
Benincasa di Napoli) ha compiuto un primo sopralluogo conoscitivo
probabile altare (cfr. Tomay 2009).
presso la cripta di San Marco dei Sabariani, per essere poi ufficialmente
È interessante notare la presenza di spolia in punti non casuali
invitato dall’Amministrazione Comunale di Benevento a fornire un
dell’ambiente. Ricordiamo ad esempio le due soglie in calcare di
supporto tecnico-scientifico al progetto di recupero del manufatto,
attualmente in corso di definizione insieme all’Istituto Superiore per epoca romana, impiegate come ultimi gradini delle scale d’accesso,
la Conservazione e il Restauro del MIBACT. All’interno di tale quadro il frammento di cornice modanata sull’ingresso tompagnato ed altri
d’intervento è maturato l’approfondimento che si presenta in questa elementi inseriti lungo la linea d’innesto della volta sulla parete ovest.
circostanza che, nonostante i problemi derivanti dalle condizioni allo Le evidenti crepe verticali in questa zona, potrebbero tra l’altro far
stato attuale quanto mai precarie della decorazione pittorica superstite, pensare che questi elementi siano stati introdotti per risolvere qualche
offre un primo momento di riflessione su un edificio d’importanza problema strutturale (inquadrabile forse nella seconda fase dell’edificio)
cruciale per la conoscenza dell’architettura e delle arti pittoriche in al riguardo del quale al momento non è possibile essere più precisi.
Benevento in età carolingia. La presenza dell’intonaco e del ciclo pittorico non consente di
F.M. aggiungere molto sulla struttura, tuttavia, osservando le pareti ai lati
della scala nord si nota che gli spessori sono piuttosto consistenti (circa
1 m) e che i paramenti sono in opera incerta con grandi ciottoli levigati,
2.  La struttura e le fasi misti a bozzette in calcare e pochi frammenti di laterizi. Più regolare si
La cripta si posiziona in un isolato centrale della città tardoantica presenta la muratura del vano visibile nell’angolo sud-est, dove preval-
nata dal restringimento di quella romana, al disopra di un’area che, gono i ciottoli di fiume. Si tratta di una tecnica piuttosto diffusa nella
stando alle indagini geo-diagnostiche, è attraversata da un segmento penisola, soprattutto tra VIII e IX secolo, e ben attestata a Benevento
dell’antica viabilità romana con andamento nord-ovest/sud-est (Rotili anche nei secoli successivi, tanto nell’architettura religiosa quanto in
2006, p. 25, fig. 11). Distrutta dal sisma del 1688, la chiesa soprastante quella militare e civile. A tal proposito basti ricordare alcuni tratti delle
viene ricostruita nell’angolo nord-ovest dell’isolato all’interno dell’edi- mura urbiche (Rotili 1986) e la chiesa di Sant’Ilario (Carella 2011) che
ficio della famiglia Sabariani, in posizione opposta rispetto alla chiesa consentirebbero, anche se con le dovute cautele, di avvalorare l’ipotesi
di Santa Teresa. Nell’isolato, si conservano ancora ben visibili alcuni di datazione dell’edificio tra fine VIII e IX secolo. Questa proposta di
pontili (in via F. Pacca e via G. De Vita) con archi in opera listata di datazione si accorda anche con il riscontro di due elementi: la tompa-
probabile origine altomedievale ed i limitrofi edifici con paramenti in gnatura della nicchia/apertura vicina all’accesso sud – precedente la
opera incerta ed opera mista. stesura degli affreschi – con una muratura in opera listata e, la presenza
L’edificio presenta una semplice pianta rettangolare, lunga 12,90 in alcuni punti di piccoli lacerti di una precedente pellicola pittorica.
m e larga circa 2 m. La linearità è interrotta da un’abside con curvata A.F.
irregolare (larga 2,40 e profonda 4,30 m) al centro del perimetrale
est. Due accessi (di cui quello sud-ovest tompagnato) conducevano 3.  ICT e Beni Culturali: la cripta di San Marco come esempio
all’ambiente ipogeo, una piccola nicchia (o apertura) si conserva sulla delle nuove tecnologie applicate al patrimonio culturale
sinistra dell’accesso sud-ovest, mentre due finestre nelle pareti nord e
sud ed una nell’abside dovevano consentire l’ingresso della luce. Il vano Negli ultimi anni, lo sviluppo delle tecnologie per il rilievo tridimen-
si conserva per un’altezza massima di 2 m, ossia fino all’innesto della sionale, nonché la loro apertura ad un pubblico sempre più vasto, sotto
volta a botte che doveva coprirlo interamente e i cui elementi crollati forma di software open source o con licenze dai costi contenuti, ha reso
sono stati rinvenuti in fase di scavo (fig. 1b). Il piano di calpestio, assente estremamente agevole e veloce l’acquisizione e l’elaborazione delle
alle estremità dell’ambiente, è in laterizi rettangolari alcuni dei quali con informazioni di siti archeologici, manufatti ed edifici, con un indubbio
tracce in negativo del passaggio di animali domestici, indizio che la fase vantaggio per la ricerca, lo studio, la conservazione e la fruizione dei
di asciugatura, come di consueto deve essere avvenuta in aree esterne. Beni Culturali (Russo, Guidi, Remondino 2011, pp. 169-198; Russo, Remondino
Al momento non è dato sapere se questi siano stati fabbricati ad hoc 2012, pp. 141-170).
per l’edificio di San Marco ma, le dimensioni abbastanza omogenee dei Il rilievo della cripta di San Marco è stato eseguito in molteplici
pezzi indirizzano verso quest’ipotesi (fig. 1c). La presenza delle finestre steps. Il primo è stato identificare e rilevare i punti perimetrali dell’i-
fa supporre che il vano dovesse essere semi-ipogeo: pertanto, deve pogeo tramite l’utilizzo di una stazione totale, per la creazione di una
essere riconsiderata la ricostruzione proposta dell’edificio superiore planimetria accurata. Successivamente, si è proceduto con un rilievo
(cfr. De Martini, Taddeo, Tomay 2007). Questo, accessibile dal perimetrale fotogrammetrico per la creazione del modello tridimensionale (Remon-
nord e probabilmente lungo 15,30 m e largo 12,50 m doveva essere dino, El-Hakim 2006, pp. 269-291) (fig. 2).
a tre navate con un’area presbiteriale rialzata e raggiungibile tramite L’elaborazione delle foto è avvenuta tramite il software Agisoft
una scala centrale. Nelle navate laterali dovevano poi aprirsi le due PhotoScan che permette di operare su gruppi di immagini per la cre-
scale (ampie 1 m circa) che conducevano alla cripta. All’impianto si azione di nuvole di punti, mesh e modelli texturizzati.
aggiunge poi, in un momento non precisato, una sagrestia a nord ed Sul modello tridimensionale (hight poly) sono stati, successivamen-
un campanile nell’angolo sud-ovest (fig. 1 a-d). te, identificati i punti registrati tramite l’utilizzo della stazione totale così
Probabilmente, anche sulla base dell’analisi del ciclo affrescato, da poter ottenere un modello scalato e prossimo al reale.
bisogna immaginare una seconda fase di vita della struttura, che La lettura del palinsesto decorativo risulta, ad oggi, estrema-
deve aver comportato la chiusura dell’accesso sud e della nicchia sulla mente compromessa dall’elevato stato di degrado degli affreschi,
parete ovest. Questa fase potrebbe aver visto anche un ampliamento anche all’interno del modello texturizzato. Tuttavia, la presenza di un
delle finestre, in particolare quella sud, la cui cornice taglia la pellicola cospicuo numero di fotografie presenti in rete e sul bollettino della
pittorica. A queste attività segue una terza fase che vede, stando ai dati soprintendenza, prodotto al momento del rinvenimento, ha rappre-
di scavo, la realizzazione di due muri perpendicolari alle pareti est ed sentato un ottimo spunto, e base di partenza, per un’operazione di
ovest. Questi muri, che presentavano un’intonacatura solo sulle facce photoenhancement delle texture e la creazione di un, seppur piccolo,
interne, avrebbero determinato una riprogettazione dell’ambiente restauro virtuale che ha portato ad una più nitida visione delle scene
ora diviso in tre piccoli vani, con una porta d’accesso al vano centrale raffigurate, mantenendo la connessione di spazi e volumi fornita dal

98
fig. 1 – a. Ipotesi ricostruttiva della chiesa; b. piano sezionato alla quota delle aperture; c. pianta della cripta; d. ipotesi ricostruttiva dei piani di calpestio della cripta e della
chiesa (Elaborazione: A. Frisetti).

è rappresentato un miracolo compiuto da un santo, seguito da quattro


o forse cinque individui.
Sul muro nord si conservano i resti di due figure; una è provvista
di evangelario mentre l’altra è tagliata da un’apertura, che in origine
doveva essere di dimensioni più piccole (Frisetti supra); sul plinto si
stende un velario a maglia geometrica ed orbicoli.
È probabile che la scena raffigurasse una teoria di santi convergenti
verso il centro, date le assonanze con la parete sud dove, ai lati di una
finestra, sono dipinti due individui, di cui uno è un santo giacché in
alto a destra si riconosce un frammento di aureola.
Alle spalle delle figure sembra che vi siano due cortinae aperte in
corrispondenza della finestra, poiché nel mezzo affiorano tracce del
blu che ricopre l’intera parete.
Riguardo l’apertura, è probabile che fosse più piccola poiché obli-
tera una sorta di pannello rosso delimitato da una cornice blu, uguale
a quello che attornia la finestrella dell’abside; il pannello si trova al
centro del muro, più in basso rispetto all’attuale finestra ed a quella
est, dunque, si potrebbe con le dovute cautele pensare che fungesse
da cornice di una nicchia per reliquie.
Sul muro sud-ovest si trova la Deposizione di Santo Stefano, iden-
tificato da un’iscrizione (Ferraiuolo infra), mentre lo zoccolo è affrescato
con un velario, che doveva arrestarsi in corrispondenza dell’accesso
sud, insieme al resto della scena.
Di fronte sopravvivono i resti di un santo vescovo, sotto al quale
è possibile riconoscere un primo strato d’intonaco.
fig. 2 – Modello tridimensionale della cripta (N. Abate). Alla destra, restano il corpo di un individuo disteso con indosso
modello tridimensionale. L’operazione di restauro virtuale è stata ef- i medesimi abiti di Stefano, ed i lacerti di tre figure di cui una, più in
fettuata ancorando le immagini pubblicate in passato al di sopra delle basso, sembra reggere un frammento di veste; è probabile che la scena
texture ottenute per fotogrammetria, grazie al software Gimp, dopo raffigurasse la lapidazione di Stefano e la deposizione dei mantelli ai
aver rielaborato il modello low poly in Blender. In questo modo, seppur piedi di Saulo (At. 7, 58-59).
in maniera del tutto virtuale, è stato possibile ripristinare lo status quo Tuttavia, resta il dubbio che l’episodio possa alludere al dissep-
della cripta di San Marco dei Sabariani al momento del rinvenimento pellimento del santo e che quindi, insieme alla deposizione, racconti
(Abate, Corvino, Giansante 2017, pp. 133-136). l’invenzione delle reliquie del martire.
N.A. Sotto, si trovano i resti di un clipeo perlinato con al centro una cro-
ce, attorniato negli angoli da macchie che, per consuetudine iconogra-
fica, potrebbero essere identificate con i simboli dei quattro evangelisti.
4.  Il ciclo pittorico: ipotesi ricostruttive ed inquadramento Nell’abside non restano che la strana cornice attorno alla finestrella
cronologico e, su uno strato sottostante d’intonaco, una coperta di evangelario.
Dell’originario apparato decorativo della cripta poco oggi resta; Sulla parete sud-ovest sopravvivono un piede scalzo su fondo
ciò che è ancora visibile è coperto da veline e da uno spesso strato di ocra ed una cornice blu, sotto la quale emergono tracce di rosso piut-
sali, mentre in altri punti esso si mostra mutilo di parti importanti per tosto estese; più avanti, ad angolo con l’attuale accesso è dipinta una
la sua ricostruzione iconografica. colonna scanalata in verde, uguale e speculare ad una seconda sita
La seguente analisi mostra dunque tutti i limiti di una lettura sulla parete opposta.
fortemente ostacolata dall’attuale stato di conservazione delle pitture, Nell’analisi del braccio nord torna utile l’iscrizione sul sarcofago,
di cui un più pertinente ed approfondito studio sarà possibile solo a poiché l’analisi paleografica ha evidenziato un’esecuzione più o meno
restauri compiuti. contemporanea (Ferraiuolo infra) e, dato che essa rimanda ad un pre-
ciso passo degli Atti (At. 8, 2), è probabile che la fonte letteraria sia la
4.1 Descrizione dei resti pittorici ed analisi iconografica medesima.
Entrando dall’attuale accesso, sulla sinistra sono presenti i resti Con le dovute cautele, si potrebbe ipotizzare che l’episodio alluda
di un vescovo non identificato (Ferraiuolo infra) e raffigurato nell’atto alla “Resurrezione di Tabita” avvenuta per opera di San Pietro, primo
di benedire una giovane avvolta in un sudario, ed una terza figura vescovo di Roma (At. 9, 36-42). Nel testo il versetto 38 recita: «[…]
inginocchiata. Lo zoccolo è decorato con finte crustae marmoree, Proprio in quei giorni si ammalò e morì. La lavarono e la deposero in una
uguali a quelle che si trovano sul plinto del perimetrale opposto, dove stanza al piano superiore […]». La fanciulla è raffigurata all’interno di

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fig. 3 – a. Martirio di Santo Stefano, muro sud-est; b. Deposizione di Santo Stefano, muro sud-ovest; c. Santi diaconi (?), muro sud; d. Santi diaconi (?), muro nord.

fig. 4 – e-f. Resurrezione di Tabita (?), muro nord-ovest; g. Sbarco di San Paolo a Malta (?), muro nord-est; h. Sant’ Aspreno al Porto di Napoli, angelo, particolare della volta.

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fig. 5 – Rilievo delle iscrizioni visibili all’interno della cripta (D. Ferraiuolo).

un ambiente domestico, sul cui pavimento sono poggiati un’anfora ed al Volturno (prima metà del IX secolo), insieme alla rotondità dell’ovale
un bacile colmo di acqua; nonostante il contesto funebre, ella ha gli di Stefano, vicina alla maniera di concepire le figure vulturnensi; segue
occhi spalancati, le gote e le labbra di un rosso accesso, sicché è viva, un simile sistema di cornici (uguali sono soprattutto quelle rettilinee
dunque è stata miracolata. del braccio nord).
Ritenendo gli Atti, la fonte ispiratrice del ciclo, l’episodio nord-est I panneggi mostrano invece delle analogie con quelli della conca “b”
potrebbe essere interpretato come lo Sbarco di Paolo sulla costa di nella chiesa dei Santi Ruffo e Carponio a Capua di IX secolo, e con quelli
Malta (At. 28, 1-10). della seconda fase della Grotta di San Biagio a Castellammare di Stabia,
Tuttavia, nella scena il santo sta scacciando delle vipere verso il datata alla seconda metà del IX secolo (Belting 1968, pp. 19-20, 68-70).
mare; dunque, iconograficamente essa potrebbe essere stata tradotta Si segnala infine l’assonanza delle fisionomie del settore nord con
come la “Liberazione dell’isola dai serpenti”. Sulla stessa parete, a sinistra una testa di angelo conservata nella chiesa di Sant’Aspreno al Porto
è presente una scena purtroppo illeggibile, a causa delle velinature. di Napoli (fig. 4h), datata alla seconda metà del X secolo (Falla 2016),
Dall’analisi dei resti sembra emergere la centralità di Santo Stefano, ma che potrebbe a questo punto essere anticipata alla prima metà;
a cui potrebbero essere ricondotte le figure dei bracci corti (della cui gli esempi si connotano infatti, per tratti caratteristici simili e costruiti
contemporaneità cronologica si discuterà più avanti), in quanto il loro attraverso spesse pennellate nere, rafforzate in rosso.
numero ammonta a sei (sicuramente dovevano essercene altre due sul M.C.
lato sinistro della parete nord), dunque, potrebbe trattarsi dei diaconi
che, insieme a Stefano, furono sette (At. 6, 1-5).
5.  Riflessioni su due iscrizioni dipinte
Sembra quindi che l’idea alla base del ciclo sia stata l’esaltazione
di Stefano, insieme alla diffusione della parola di Cristo, per mezzo Lo stato di conservazione del ciclo pittorico sopravvissuto nella
dell’attività apostolica. Cripta non consente, al momento, di riconoscere molte tracce dell’ap-
parato didascalico originario. I tituli picti superstiti si concentrano
4.2 Fasi del ciclo esclusivamente nell’angolo sud-ovest del vano, mentre un piccolissimo
In altre sedi, il ciclo è stato suddiviso in due fasi distinte; una prima lacerto di iscrizione dipinta è in corrispondenza di una figura posta in
ascrivibile all’edificio primitivo ed una seconda più tarda di VIII-IX secolo prossimità dell’angolo nord-ovest. Ci limiteremo dunque ad analizzare
(De Martini, Taddeo, Tomay 200, 2009). queste due testimonianze, in attesa di interventi di restauro da cui
Tuttavia, dall’analisi dei resti sembra che la prima fase decorativa emergeranno sicuramente nuovi dati.
si possa riconoscere nei pochi frammenti dell’abside e del muro sud- Partendo dall’angolo sud-ovest, lungo i bordi del sarcofago che ac-
est, mentre gli altri sembrano appartenere tutti alla seconda fase di coglie le spoglie di un santo nell’atto della sepoltura corre un’iscrizione
vita dell’edificio. in caratteri bianchi su fondo scuro di dimensioni abbastanza costanti,
La deposizione di Stefano è infatti coeva alla scena con la pre- che si aggirano intorno ai 3,5 cm di altezza (cfr. fig. 5). Dell’epigrafe
sunta lapidazione sulla parete sud-est, poiché l’individuo disteso ha originaria si può osservare un’unica riga che si arresta, per la caduta di
gli stessi abiti del santo e rivela la medesima costruzione (fig. 3 a-b); intonaco, a 60 cm dall’angolo di partenza: forse per esigenze dettate
a loro volta le due scene sono contemporanee ai resti sud, giacché le dalla limitatezza degli spazi a disposizione, l’esecutore ha impiegato
figure presentano spesse linee di contorno nere e panneggi resi tono su dei nessi in corrispondenza della seconda parte del testo, il che lascia
tono, attraverso pennellate più scure e rafforzate con il bianco (fig. 3c). immaginare lo stesso anche per la restante porzione andata perduta.
Inoltre, medesima è l’intelaiatura, costruita attraverso cornici rosse L’esame paleografico suggerisce, senza troppi dubbi, un inquadra-
entro bande blu nell’intradosso dell’arco, soltanto in blu tra la parete mento cronologico nell’ambito dell’alto Medioevo: la scrittura è una
superiore ed il plinto. maiuscola di tipo capitale dallo sviluppo verticale e lieve compressione
Il pannello rosso e blu sul muro sud si riconnette con la seconda laterale; il tracciato delle lettere è omogeneo e non tradisce l’utilizzo di
fase dell’abside; gli affreschi sud sono inoltre riconducibili ai resti espedienti chiaroscurali in prossimità delle curve o delle aste; l’assenza
nord sia per analogie iconografiche e strutturali, sia per le motivazioni di apicature (se non per due tratti rettilinei al termine delle aste di N) e
stilistiche sopra descritte e per il medesimo sistema di cornici (fig. 3d). di elementi grafici inequivocabili non permette di avanzare una data-
I tituli picti a sud-ovest sono confrontabili con l’iscrizione nord- zione particolarmente dettagliata. Ciò nonostante, la morfologia della
ovest, raffigurante la presunta resurrezione che, dunque, dovrebbe lettera A, con vertice quadro e traversa spezzata che oltrepassa le aste, e
essere coeva alla deposizione; a sostegno di tale ipotesi concorrono della R, con coda arrotondata, potrebbe essere indice di appartenenza
la consueta abitudine a costruire le figure, ed altri elementi come lo all’VIII-IX secolo (si vedano, ad esempio, i tituli della Cripta di Epifanio
sfondo verdastro degli intonaci ed una particolare capacità descrittiva, a San Vincenzo al Volturno), ma si tratta di una mera proposta (fig. 5a).
evidente nell’accuratezza con cui sono raffigurati i personaggi ed i loro Indizi di un certo interesse si ricavano, invece, dall’analisi del conte-
ambienti (fig. 3b; fig. 4 e-f) nuto. Tentando di isolare le tracce di colore rispetto alla patina formatasi
Contemporanee sembrano essere anche le scene nord-est e per l’azione dei sali si riesce ad ottenere [-] epel[-]erunt Stefanu[-] [---],
nord-ovest: la fisionomia della giovane miracolata mostra i medesi- da cui, con una buona dose di sicurezza, si ricava la seguente edizione:
mi caratteri dei volti dell’opposta teoria di teste, costruiti attraverso [S]epel[i]erunt Stefanu[m] [---]. Su queste basi, si può non solo avanzare
incisive pennellate nere doppiate in rosso, e caratterizzati dal taglio l’ipotesi che la figura raffigurata sia in effetti quella di Santo Stefano, ma
orientaleggiante degli occhi, dalle bocche carnose e da pomi rossastri anche risalire al testo che ha ispirato l’esecutore, ossia l’ottavo Capitolo
in corrispondenza delle gote e della fronte (fig. 4 f-g). degli Atti degli Apostoli (versetto secondo) in cui è riportato per l’ap-
A questa fase doveva appartenere anche il lacerto di piede sul punto «Sepelierunt Stefanum viri timorati et fecerunt plantum magnum
muro sud-ovest, esso infatti non può essere più tardo, poiché in una super eum» («Persone pie seppellirono Stefano e intonarono una grande
terza fase l’abside fu isolato dal resto della cripta, restando l’unico lamentazione su di lui»). Questi elementi aprono alla possibilità, dun-
ambiente in uso (cfr. Frisetti infra). que, che le braccia dipinte nell’atto di adagiare Stefano nella tomba – a
seguito del suo martirio, avvenuto per lapidazione – appartengano in
4.3 Conclusioni realtà ad uno degli uomini pii ricordati nella fonte e che, sempre però
Alla luce delle analisi paleografiche e strutturali, il ciclo di San Marco con il beneficio del dubbio, l’iscrizione corresse in origine per intero
trova una ragionevole collocazione temporale nel IX secolo. Tuttavia, lungo il bordo del sarcofago.
un più preciso inquadramento può essere tentato confrontando i resti Passando a considerare invece l’angolo nord-ovest dell’ambiente,
con altri casi di pittura beneventana. per il momento le uniche tracce che si possono documentare sono
La particolare attitudine narrativa e l’attenzione descrittiva delle quelle relative ad una brevissima iscrizione di circa 10 cm dipinta in
pitture di San Marco richiamano gli affreschi della cripta di San Vincenzo bianco, che accompagna un personaggio stante nei pressi della figura

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avvolta nelle bende (fig. 5b). L’apparato grafico non si discosta molto da delle chiese, di realizzare superfici ben più ampie e articolate, come
quello osservato per l’epigrafe di Santo Stefano, se non per l’accentuata plasticamente mostra il fatto che proprio nell’abbazia marchigiana
verticalizzazione dei caratteri (es. S) ritenuta necessaria, forse, per lo dei SS. Ruffino e Vitale, la ricostruzione della chiesa, avvenuta nel XII
spazio ridotto entro cui essi sono inquadrati: ciò consente di assegnare secolo, determinò l’obliterazione del sacello ipogeo altomedievale
la testimonianza allo stesso orizzonte cronologico. e la costruzione di una vasta cripta “a sala”, che obbligò, nella chiesa
Il testo è composto da tre lettere, EPS, organizzate su di una sola soprastante, all’adozione di un presbiterio sopraelevato.
riga scrittoria e marcate da una sopralineatura rettilinea priva di ele- In quello che, efficacemente, Maria Teresa Gigliozzi (Gigliozzi 2004)
menti esornativi. Valutando quest’ultimo come segno abbreviativo è definisce il passaggio della funzione della cripta da confessio ad oratorium,
possibile sciogliere il testo in Ep(iscopu)s, che potrebbe aggiungere che si compie pienamente durante il XII secolo, ambienti come quello di
qualche elemento in più per l’identificazione della scena adiacente. San Marco dei Sabariani – che pure avevano assicurato, con l’anticipo di
D.F. qualche secolo, questo tipo di funzionalità – si trovarono inevitabilmente
inadeguati di fronte ad opzioni progettuali molto più elaborate.
F.M.
6.  Conclusioni
L’analisi della cripta di San Marco dei Sabariani offre con chiarezza Appendice
un suo inquadramento cronologico nell’ambito del IX secolo, con una Gli autori desiderano ringraziare i Sindaci del Comune di Benevento, Fausto Pepe
probabile preferenza per la sua prima metà. Il vano ipogeo beneven- (sino al giugno 2016) e Clemente Mastella (dal giugno 2016 ad oggi) per l’invito ri-
tano è da ascrivere certamente ad una tipologia di cripta, ben indivi- voltoci allo studio del monumento, di cui l’Amministrazione Comunale ha da tempo
in animo il recupero. Insieme al Sindaco Mastella, si desidera ringraziare gli Assessori
duata da Guidobaldi nel saggio ricordato in introduzione, meno diffusa alla Cultura della sua Giunta, dr. Oberdan Picucci, e alla Pubblica Istruzione, prof.ssa
rispetto a quella anulare, ma ugualmente importante nel contesto Rossella Del Prete, per la continua e proficua interlocuzione durante le fase di svolgi-
dell’architettura cristiana di età carolingia. Si tratta di una cripta – come mento della presente collaborazione, e il personale tecnico dell’Assessorato alle OO.PP.,
quella “ad oratorio” attestata ad esempio nella Santa Maria in Cosmedin nelle persone degli architetti Pasquale Palmieri e Giovanni Coppola, per il costante
ed insostituibile aiuto offerto. Un grazie al dr. Italo Mustone della Soprintendenza
di Roma, nel San Salvatore di Brescia e nella fase 3 del Saint-Germain Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Caserta e Benevento, memoria
d’Auxerre – pensata non solo per una devozione “peripatetica” verso storica del ritrovamento della cripta dei Sabariani e sempre prodigo di informazioni e
le eventuali reliquie collocate al suo interno, bensì anche per ospitare consigli preziosi. Un ringraziamento particolare desideriamo infine rivolgere all’arch.
piccoli gruppi di persone in preghiera e in raccoglimento. Cesare Crova, dell’ISCR di Roma, per essersi fatto tramite presso il suo Istituto di
appartenenza della richiesta di coinvolgimento del medesimo nella progettazione
Benché la cripta dei Sabariani presenti evidenti affinità con quelle
del restauro del manufatto.
dei SS. Ruffino e Vitale di Amandola e di Epifanio a San Vincenzo al
Volturno, il caso che offre il confronto più puntuale è quello della cripta
Bibliografia
della basilica funeraria romana di San Valentino sulla via Flaminia, data-
to a cavallo fra VIII e IX secolo, che però non occupa tutta la larghezza Abate N., Corvino A., Giansante F. 2017, La cripta di San Marco dei Sabariani: una
proposta di enhancment fruizionale, in M. Mieli, F. Talongo, C. Volpe (a cura di),
della soprastante (e preesistente) basilica (Marazzi et al. 2016, cui si
Conferenza GARR_16. Selected papers. The Creative Network. Uno spazio per
rimanda per la bibliografia di riferimento sui confronti). condividere e creare nuova conoscenza (Firenze, 30 novembre-2 dicembre
La “famiglia” cui appartiene la cripta beneventana può essere 2016), Roma, pp. 133-136.
allargata a comprendere anche i casi di due celebri cripte lombarde Belting H. 1968, Studien zur Beneventanischen Malerei, Wiesbaden.
della seconda metà dell’VIII secolo – quelle di San Felice a Pavia e Carella S. 2011 Architecture religieuse haut-mèdièvale en Italie méridionale: le
San Salvatore a Sirmione – che però, differentemente dalla nostra e diocése de Bénévent, Rome.
da quella romana (ma anche da quelle vulturnense e marchigiana), De Martini V., Taddeo V., Tomay L. 2007 (a cura di), Gli affreschi ritrovati. Uno scavo ar-
propongono una terminazione orientale a tre absidi, riprendendo con cheologico in Piazza Sabariani a Benevento, Catalogo della Mostra (Benevento,
ciò la planimetria della chiesa superiore. Quella pavese, in particolare, Archivio di Stato, IX Settimana della Cultura 2009), Benevento.
Falla M. 2016, La cappella di Sant’Aspreno a Napoli e la sua decorazione pittorica,
mostra ancora ben leggibile il rapporto fra lo spazio del vano ipogeo
in J.M. Martin, R. Alaggio (a cura di), Quei maledetti Normanni: studi offerti a
e gli apprestamenti per la devozione, costituiti dalle arcae marmoree Errico Cuozzo per i suoi settant’anni da colleghi, allievi e amici, Ariano-Irpino,
collocate nei vani absidali (e tuttora presenti) per custodirvi reliquie. Nel vol.1, pp. 439-454.
caso beneventano è da considerare la possibilità che le due estremità Gigliozzi M.T. 2004, Cripta, secoli 11°-14°, «Enciclopedia dell’Arte Medievale», 5,
del corridoio, dove adesso risulta mancante la pavimentazione in lateri- Roma, pp. 480-488.
zio, avessero originariamente ospitato apprestamenti per la devozione, Guidobaldi F. 1994, Cripta. Dalle origini all’inizio dell’11° secolo, «Enciclopedia
che potrebbero essere consistiti (analogamente a quanto vediamo a dell’Arte Medievale», 5, Roma, pp. 472-480.
Pavia) in manufatti non addossati alle pareti, come suggerisce il fatto Marazzi et al. 2016 = Marazzi F., Abate N., Cuomo M., Ferraiuolo D., Frisetti A., L’abbaziale
che la decorazione pittorica è stesa su tutte le superfici parietali di dei SS. Ruffino e Vitale (Amandola – FM) e le sue preesistenze altomedievali. Note
questa zona e doveva quindi essere visibile. L’ipotesi potrebbe essere per un inquadramento generale sul tema delle cripte “a corridoio trasversale”,
«Siris», 16, Bari, pp. 263-289.
suffragata dal fatto che gli accessi alla cripta, contrariamente agli esempi
Remondino F., El-Hakim S. 2006, Image-based 3D modelling: A review, in Photogram-
romano, marchigiano e vulturnense, non si trovano a ridosso delle metric Record, 21, s.l., pp. 115, 269-291.
pareti di fondo dell’ambiente, bensì spostati verso il centro, cosa che si Rotili M. 1986, Benevento romana e longobarda. L’immagine urbana, Benevento.
può spiegare proprio immaginando che i due spazi all’estremità (dove Rotili M. 2006, Benevento nella tarda antichità. Dalla diagnostica archeologica in
manca il pavimento) fossero occupati da un qualche tipo di struttura. contrada Cellarulo alla ricostruzione dell’assetto urbano, Napoli.
La tipologia della cripta “a corridoio trasversale” conoscerà una certa Russo M., Guidi G., Remondino F. 2011, Principali tecniche e strumenti per il rilievo
fortuna, sebbene limitata, anche in seguito e sempre – come nei casi tridimensionale in ambito archeologico, «Archeologia e Calcolatori», XXV,
più antichi precedentemente ricordati – in rapporto ad edifici sopra- Firenze, pp. 169-198.
stanti di dimensioni contenute. Si ricordano a tal proposito la chiesa Russo M., Remondino F. 2012, Laser Scanning e Fotogrammetria: strumenti e metodi
di rilievo tridimensionali per l’archeologia, in G.P. Brogiolo, D.E. Angelucci, A.
capuana di San Michele a Corte (X secolo), le chiese tiburtine di San
Colecchia, F. Remondino (a cura di), Teoria e metodi della ricerca sul paesaggio
Silvestro e San Pietro (fine XI/inizi XII secolo) e quella montefeltrana di d’altura, Mantova, pp. 141-170.
San Pancrazio a Sestino (di pieno XI secolo). Non ne troviamo esempi Tomay L. 2009, Benevento longobarda: dinamiche insediative e processi di trasforma-
più tardi probabilmente in ragione del fatto che essa dovette risultare zione, in G. D’Henry, C. Lambert (a cura di), Il popolo dei Longobardi meridionali
superata quando l’evoluzione delle tecniche costruttive di età romanica (570-1076). Testimonianze storiche e monumentali, Atti del Convegno (Salerno,
avrebbe permesso, per l’innesto di vani ipogei nella zona presbiteriale 28 giugno 2008), Salerno, pp. 119-147.

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