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NUMERO 5 GENNAIO 2012

Economia malata,
alla radice della crisi
. . . .
contributi di Massimo Adinolfi Silvano Andriani Enzo Balboni Enrico Bellino Simona Beretta
. . . . .
Emiliano Brancaccio Luigi Bruni Natale DAmico Massimo DAntoni Stefano Fassina Daniel Innerarity
. . . . .
Mauro Magatti Ronny Mazzocchi Alberto Melloni Giovanni Moro Tommaso Nannicini Ugo Papi
. . . .
Lapo Pistelli Pier Luigi Porta Maria Joo Rodrigues Helmut Schmidt Roberto Seghetti
. . .
Gianni Toniolo Lanfranco Turci Giuseppe Vacca Vincenzo Visco
SOMMARIO
NUMERO 5 - GENNAIO 2012

FOCUS 76 La sinistra italiana ed


Stefano Di Traglia europea dopo il tramonto
Direttore responsabile della Terza via
Profili della crisi globale Lanfranco Turci

Franco Monaco 5 Aspetti del nostro tempo: 81 Una lettura della crisi oltre i
Direttore editoriale novit e deja vu luoghi comuni
Gianni Toniolo Tommaso Nannicini
Alfredo D'Attorre 11 La vista corta della politica La scienza economica
Coordinatore del Comitato editoriale Vincenzo Visco
e la crisi
Valentina Santarelli 15 Mercati e governo politico
Segreteria di redazione Massimo DAntoni 87 I modelli dominanti nel
pensiero economico
20 Gli USA divisi nel Pier Luigi Porta
COMITATO EDITORIALE fronteggiare la crisi
Massimo Adinolfi Lapo Pistelli 95 Colpe vere e presunte degli
economisti
Mauro Ceruti 25 Non solo Brics: le economie Ronny Mazzocchi
Paolo Corsini in rapida crescita
Stefano Fassina Ugo Papi 101 La pretesa autosufficienza
della scienza economica
Chiara Geloni 31 Linformazione e il pensiero Daniel Innerarity
Claudio Giunta mitico
Miguel Gotor Roberto Seghetti 109 Questioni di antropologia
economica: oltre
Roberto Gualtieri lutilitarismo
LEuropa e leuro nellocchio
Marcella Marcelli Massimo Adinolfi
Eugenio Mazzarella del ciclone
114 La ricerca in ambito
Anna Maria Parente 37 LEuropa al bivio tra economico e le cause
Francesco Russo rifondazione e dissoluzione profonde della crisi
Walter Tocci Silvano Andriani Enrico Bellino
Giorgio Tonini 44 Uno standard retributivo 120 Un nuovo patto sociale per
................................................................ europeo per salvare crescita ed equit
leurozona Luigi Bruni
SITO INTERNET Emiliano Brancaccio
www.tamtamdemocratico.it 50 Per una nuova narrazione DOCUMENTI
delleurozona
E-MAIL Maria Joo Rodrigues 126 La Germania in e con
redazione@tamtamdemocratico.it lEuropa
57 Laltra faccia delleuro discorso inaugurale al Congresso della SPD.
Giovanni Moro Berlino, 4 dicembre 2011
Tam Tam Democratico Helmut Schmidt
spazio di approfondimento La sinistra e il punto di vista
del Partito Democratico 135 Gramsci e lanalisi delle crisi
numero 4/2011 - revisione 1
della dottrina sociale della commento a un paragrafo dei Quaderni del Carcere
Giuseppe Vacca
Chiesa
62 Per un neo-umanesimo del ALTRI CONTRIBUTI
lavoro
Proprietario ed editore Partito Democratico Stefano Fassina 142 Bankitalia: una riserva della
Sede Legale - Direzione e Redazione Repubblica
Via Sant'Andrea delle Fratte n. 16, 00187 Roma
Tel. 06/695321
68 Oltre la grande contrazione: Natale DAmico
verso una crescita di nuova
147
Direttore Responsabile Stefano Di Traglia
Registrazione Tribunale di Roma n. 270 generazione Piccola nota sul
del 20/09/2011 Mauro Magatti cattolicesimo politico
I testi e i contenuti sono tutelati da una licenza Creative Alberto Melloni
Commons 2.5 CC BY-NC-ND 2.5 Attribuzione - Non 72 Razionalit economica: un
commerciale - Non opere derivate orizzonte da dilatare 150 Ancora sulla sussidiariet:
Simona Beretta noi (e Dossetti) non siamo
COMUNICAZIONE statalisti
progetto grafico/sito internet Enzo Balboni
dol - www.dol.it

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Profili della crisi globale
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

Aspetti del nostro tempo:


novit e deja vu
Gianni Toniolo

I
insegna Economia alla Duke University, North Carolina, e alla LUISS

due decenni a cavallo del secolo sono stati ricchi tanto di straordinarie
novit quanto di eventi che hanno tutto il sapore del deja vu. La fine del
cosiddetto impero sovietico e la nascita dell'Europa monetaria sono
avvenimenti per i quali impossibile trovare precedenti nei libri di storia.
Con qualche forzatura si possono cercare discutibili analogie (la fine
dell'Impero Austro Ungarico nel 1918? L'Unione Monetaria Latina
dell'Ottocento?) ma si trattato di eventi sostanzialmente unici per genesi,

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FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

concreta realizzazione ed effetti di lungo andare sulla politica


e l'economia del pianeta.
La maggiore novit del nostro tempo certamente la fine
La maggiore novit della Grande Divergenza, durata per 500 anni, tra l'Occidente
del nostro tempo atlantico e il resto del mondo, in particolare l'Asia culla di
civilt antichissime e progredite. Per mezzo millennio, anno
certamente la fine dopo anno, si era lentamente ma costantemente allargato il
della Grande divario tecnologico ed economico tra l'Europa, alla quale si
Divergenza, durata aggiunsero poi alcune delle sue proiezioni oltre gli oceani, e il
per 500 anni, tra resto del mondo. La rivoluzione industriale del primo
l'Occidente atlantico Ottocento aveva enormemente accelerato la divergenza. Il
e il resto del mondo, cosiddetto sviluppo economico moderno che scatur dalla
rivoluzione industriale inglese si diffuse all'Europa, al Nord
in particolare l'Asia America, all'Australia e al Giappone ma per un secolo e
culla di civilt mezzo non and oltre i confini di queste aree. L'assenza di
antichissime e sviluppo economico moderno ha significato per gran parte
progredite dell'umanit povert diffusa, breve durata della vita media,
subordinazione alle lites feudali interne e alle potenze
coloniali arrivate dal mare. Il crescente divario tra il ricco
Nord Ovest del pianeta e quello che a lungo fu chiamato
Terzo Mondo stato, per la mia generazione, un problema
centrale nelle preoccupazioni politiche ed economiche della
sinistra, seppure declinato nei modi pi diversi: anti-
colonialismo, ricerca di nuovi modelli di sviluppo,
rivoluzioni proletarie, riformismo. In quest'ultima categoria
ricadevano dibattiti un po' tecnici ma vivaci tra chi
propendeva per la strada degli aiuti ai paesi sottosviluppati e
chi suggeriva la promozione del commercio internazionale,
tra chi demonizzava e chi valorizzava l'apporto delle imprese
multinazionali, tra chi suggeriva una crescita lenta ed
equilibrata e chi propendeva per la concentrazione di tutti gli
investimenti in pochi settori chiave. In diversi momenti e
luoghi queste ricette furono un po' tutte consigliate e spesso
adottate. Malgrado ci, tranne che in pochissimi casi di
successo (le cosiddette Tigri Asiatiche negli anni Cinquanta),
a livello globale la divergenza continuata, apparentemente
impervia alle soluzioni proposte dall'esterno, a volte ma non
sempre con le migliori intenzioni. Alla fine, come sempre, la
spinta alla crescita venuta da riforme interne che trovarono
la via adatta ai singoli casi: quando questa via stata

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Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

imboccata dalla Cina e dall'India ha preso abbrivio la fine


della Grande Divergenza semi-millenaria lungamente attesa. Dopo avere
L'evento talmente nuovo che ancora non siamo riusciti auspicato la fine
pienamente a comprenderlo, a valutarne potenzialit e rischi. della divergenza,
La sinistra ha verso questo enorme evento storico oggi le reazioni dei
atteggiamenti contrastanti: dopo avere auspicato la fine della progressisti al pi
divergenza, oggi le reazioni dei progressisti al pi grande
fenomeno del nostro tempo sono quantomeno ambigue.
grande fenomeno del
Esso viene da molti demonizzato sotto l'etichetta ambigua e nostro tempo sono
fuorviante di lotta a questa globalizzazione e al liberismo quantomeno ambigue
che ad essa si accompagnerebbe. Si tratta di pre-
comprensioni largamente ideologiche di un evento la fine
della Grande Divergenza a lungo auspicato ma realizzatosi
poi al di fuori degli schemi del passato, al di fuori del deja vu.
Ci limita la lucidit della valutazione a cominciare
dall'impatto di un fenomeno rivoluzionario: la lenta ma
costante uscita di masse enormi di persone dalla povert che
si verifica per la prima volta nella storia dell'umanit.
Meno chiaro resta, mi pare, il contenuto di novit
dell'altro grande evento del nostro tempo: la rivoluzione nelle
tecniche dell'informazione e della comunicazione. Si tratta,

7
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

indubbiamente, di una di quelle tecnologie che impattano su


Che impatto ha una larga gamma di attivit umane e che gli storici economici
avuto la tecnologia chiamano tecniche a scopo generale. Prima del microcip,
informatica sulla hanno assunto questo carattere la macchina a vapore, la
produzione, sugli dinamo (il generatore di elettricit), il motore a combustione
stili di vita? interna. Anche l'organizzazione fordista della produzione di
massa rientra probabilmente in questa categoria. Le
Accanto alle novit tecniche a scopo generale sono state molto diverse l'una
straordinarie che, dall'altra ma hanno avuto anche tratti essenziali comuni. Si
nell'ottica del trattato in genere, e le tecnologie ICT non fanno eccezione,
lunghissimo periodo, di innovazioni che hanno dato i propri frutti sulla
sono la sigla della organizzazione della produzione e della vita sociale molto
tempo dopo il loro primo apparire. Per fare un solo esempio,
nostra epoca, taluni
ci volle oltre mezzo secolo perch la macchina a vapore di
aspetti della storia Boulton e Watt, installata nel 1785 in una fabbrica di birra
recente hanno invece per rimpiazzare la forza di un cavallo, avesse un impatto
il sapore del deja vu rivoluzionario sulla produzione manifatturiera, sui trasporti,
sulla vita quotidiana delle persone. Gli storici dunque non si
sorprendono se il microchip brevettato da Intel negli anni
sessanta ha cominciato ad avere un impatto diffuso e
certamente rivoluzionario sul mondo produttivo e sugli stili
di vita solo a distanza di oltre quaranta anni. La tecnologia
tipica della nostra epoca , dunque, indubbiamente una
novit ma non priva di analogie con precedenti innovazioni a
scopo generale che ci consentono di intravvedere paralleli e
porre domande sul suo significato. Che impatto ha avuto la
tecnologia informatica sulla produzione, sugli stili di vita? Le
esperienze di ciascuno consentono di dare una gamma di
risposte diverse a questa domanda, gli aspetti di deja vu
aiutano per a orientarci confrontando, per esempio,
l'impatto delle nuove tecnologie odierne con quello avuto
sull'economia e la societ dalla macchina vapore e
dall'elettricit. In questa luce, probabilmente, la nostra epoca
appare meno rivoluzionaria di quella caratterizzata dalla
rivoluzione dei trasporti, delle comunicazioni e della
produzione legata alla macchina a vapore nella seconda met
dell'Ottocento.
Accanto alle novit straordinarie che, nell'ottica del
lunghissimo periodo, sono la sigla della nostra epoca, taluni
aspetti della storia recente hanno invece il sapore del deja vu.

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Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

Quel sapore che ci interroga sul perch la societ impari


tanto poco dal passato, perch sia cos lenta nel correggere i
propri errori. Mi riferisco in particolare alle crisi finanziarie.
Antiche quanto la banca e la finanza, ciascuna di esse ha
caratteri specifici che tuttavia si svolgono in sequenze che
tendono a ripetersi con regolarit che, pur essendo
abbastanza note agli storici della finanza, continuano a
cogliere di sorpresa sia gli economisti sia i responsabili della
politica economica. La crisi che ancora stiamo vivendo non
ha fatto eccezione. La sequenza stata quella di sempre, dalla
mania dei tulipani dell'Olanda del Seicento alla Grande Crisi
per antonomasia degli anni Trenta: innovazioni (finanziarie e
non), credito a buon mercato, rapida crescita
dell'indebitamento, illusione che questa volta il boom
possa durare per sempre (o possa per lo meno sgonfiarsi
ordinatamente e senza fare danni), politica monetaria troppo
prona ad assecondare i mercati, illiquidit o insolvenza di
qualche intermediario finanziario, diffusione del contagio (in
alcuni casi vero e proprio panico fino alla corsa agli sportelli),
trasmissione della crisi finanziaria all'economia reale
(produzione ed occupazione). Deja vu sono anche l'hubrys dei
banchieri e degli economisti, la prudenza dei governi e dei
regolatori nell'intervenire, lo scatenarsi (o semplicemente
l'emergere) di comportamenti criminali.
A onore del vero va detto che, nel 2009, dopo lo
scoppio della crisi che non avevano saputo o potuto
prevenire, governi e banche centrali dei principali paesi
hanno reagito in modo ben diverso che nel 1929-30. La crisi,
potenzialmente pi distruttiva di quella degli anni Trenta,
stata tamponata con un aumento della spesa pubblica in
disavanzo, con enormi iniezioni di liquidit e salvataggi mirati
di intermediari finanziari. stata utilizzata l'intera panoplia
degli strumenti a disposizione. Il tutto avvenuto in modo
cooperativo tra le autorit dei diversi paesi. Rilevammo allora
con soddisfazione come la lezione degli anni Trenta fosse
stata debitamente metabolizzata. In virt di questo impegno
a evitare gli errori del passato, la crisi dell'economia reale
stata bloccata. Ha preso l'avvio una ripresa dell'economia
mondiale, seppure pi lenta di quanto desiderabile negli Stati
Uniti e in Europa.

9
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

L'amnesia storica, tuttavia, ben presto tornata. Passato


Oggi l'Europa (apparentemente) il pericolo sono mancate sia la forza sia la
rischia di restare volont politica di procedere a una migliore regolazione dei
vittima di errori mercati finanziari, alla lenta ma costante correzione degli
molto simili a quelli squilibri nei conti con l'estero dei principali paesi, al
cui condusse nel contenimento dei debiti privati e pubblici. Anche questo deja
vu Peggio ancora: oggi l'Europa rischia di restare vittima di
1931 il clima errori molto simili a quelli cui condusse nel 1931 il clima
avvelenato delle avvelenato delle relazioni internazionali. stato adombrato
relazioni addirittura che rischiamo di essere vittime di una nuova
internazionali guerra dei trent'anni. La lezione del 1931 cristallina:
sarebbe servita una forte cooperazione per coordinare le
politiche economiche attuando nei paesi in surplus politiche
espansive che compensassero la deflazione resasi necessaria
per correggere il disavanzo di altri paesi. La Germania era
allora nella posizione in cui versa oggi l'Italia. Non fu aiutata
dalla virtuosa Francia che si trovava nella forte situazione
della Germania di oggi. Come sappiamo, and male a
entrambi i paesi e al resto dell'Europa sia sul piano
economico sia su quello politico e sociale. Una riflessione
seria sulla storia del 1931-33 aiuterebbe assai. Scongiurerebbe
un altro tragico deja vu.

10
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

La vista corta
della politica
Vincenzo Visco
gi ministro delle Finanze e del Tesoro, presidente di Nens

11
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

L
intera economia mondiale tuttora ostaggio
Siamo ancora degli effetti della grande crisi finanziaria iniziata
lontani dalla a fine 2007. Dopo una ripresa nel 2010, il 2011
soluzione sia dei ha riproposto problemi irrisolti vecchi e nuovi,
e il 2012 si prospetta molto problematico:
problemi che hanno ormai certa una recessione nella zona euro, la cui entit e
generato la crisi, sia durata difficile da valutare; per gli Stati Uniti si prevede una
di quelli creati dalla crescita moderata, ma gli effetti (negativi) della crisi europea
e della svalutazione dell'euro si faranno sentire; anche
crisi stessa l'Inghilterra di nuovo in recessione, e il Giappone
difficilmente riuscir e crescere. Molti osservatori, inoltre,
prevedono una riduzione della crescita della Cina e alcuni
sottolineano anche il rischio dello scoppio della bolla
immobiliare che andata crescendo in quel Paese negli ultimi
tempi. La caduta della domanda in Europa, Stati Uniti e
Giappone rende pi difficile sia le esportazioni di beni di
consumo (Cina) sia quelle di materie prime; la crisi politica
nei Paesi arabi contribuisce tuttavia a mantenere elevati i
prezzi dell'energia. In sintesi siamo ancora lontani dalla
soluzione sia dei problemi che hanno generato la crisi, sia di
quelli creati dalla crisi stessa, al contrario essi sembrano
aggravarsi, dal momento che i Paesi in surplus rifiutano
misure economiche espansive o la rivalutazione delle loro
monete e quelli in deficit sono costretti a politiche
deflazionistiche e recessive, col rischio di gravi tensioni
sociali, mentre i bilanci pubblici di tutti i Paesi sono oberati
La latitanza della da deficit e disavanzi di dimensioni inusitate e crescenti, e
politica rende pi quindi dispongono di margini di manovra limitati o assenti.
difficili e Mancano leadership politiche forti in grado di proporre, far
contraddittorie le accettare, ed attuare le politiche coordinate tra i Paesi che
sarebbero necessarie. Nessuno in grado di proporre alle
misure tecniche che proprie opinioni pubbliche soluzioni valide per il futuro e a
vengono adottate e coinvolgerle su progetti di una nuova e pi sostenibile fase di
tolgono dal tappeto crescita basata sulla cooperazione internazionale, ma
ciascuno indotto a assecondare le reazioni di chiusura e la
gli argomenti pi radicalizzazione delle posizioni dettate dalla paura.
delicati: come la Ci troviamo quindi in una situazione di stallo e di
riforma del sistema transizione da cui non chiaro se e come saremo in grado di
monetario uscire. La latitanza della politica rende pi difficili e
contraddittorie le misure tecniche che vengono adottate e
internazionale tolgono dal tappeto gli argomenti pi delicati (e importanti):
evocata in passato come la riforma del sistema monetario internazionale
da Sarkozy evocata in passato da Sarkozy.
L'unica esperienza paragonabile con la crisi del 2007-2008

12
I cattolici e la ricostruzione italiana FOCUS

quella della grande crisi del 1929-33. I due eventi sono


molto simili e purtroppo anche l'evoluzione dei
comportamenti politici nei due periodi appare ora
pericolosamente analoga; nonostante gli insegnamenti della
storia e il fatto che, consapevoli dei rischi, i governi abbiano
adottato nel 2008-09 una corretta strategia coordinata che ha
evitato che la recessione si trasformasse in depressione dopo
il fallimento di Lehmen Br. Subito dopo per lo spirito
cooperativo si affievolito e si sono manifestati conflitti,
incomprensioni, diagnosi divergenti e terapie difficilmente
conciliabili. Pi precisamente gli Stati Uniti, nonostante le
notevoli pressioni esercitate, non sono riusciti a convincere
l'Europa (e soprattutto la signora Merkel) a considerare come
rilevante il tema della crescita accanto a quello del
risanamento. E non un caso che gli Stati Uniti accusino
l'Europa e la Germania di rischiare di provocare il collasso
dell'intera economia mondiale, e che il FMI internazionale
abbia paventato il rischio di una nuova depressione
provocata dalla possibile crisi dell'euro. Al tempo stesso,
tuttavia, Obama, condizionato dalla propria opinione
pubblica, dai repubblicani e dalla scadenza elettorale, sostiene
che l'Europa deve cavarsela con i suoi mezzi e rifiuta di far
partecipare gli Stati Uniti al progettato aumento delle
dotazioni anticrisi del FMI. Dal canto suo Cameron, invece
di sollecitare e aiutare l'Europa a cambiare politica, si tira
indietro e si arrocca al di l del canale, seguendo le pulsioni
isolazioniste e nazionaliste prevalenti nel suo Paese. La Cina
vorrebbe ( e avrebbe interesse ad ) aiutare l'Europa, ma
chiede in cambio condizioni di favore e trattati commerciali
privilegiati difficilmente accettabili. Dal canto loro Merkel e
Sarkozy sono riusciti in un vero e proprio capolavoro: pur
essendo infatti le condizioni complessive della zona euro
nettamente migliori di quelle di USA, Giappone e Gran
Bretagna, le errate decisioni adottate a partire dalla crisi greca
hanno fatto s che oggi sia la moneta unita ad essere posta
sotto attacco e in gravi difficolt. Sarebbe stato sufficiente un
anno e mezzo fa garantire integralmente il modesto debito
pubblico greco (300 md., il 4% del PIL europeo) imponendo
al tempo stesso obblighi di risanamento cogenti al Paese, per
evitare ogni rischio di contagio. Cos non stato, al contrario
la terapia greca stata imposta anche a Irlanda, Portogallo,
Spagna e Italia, senza tener conto della diversa natura e
origine delle difficolt di ciascun Paese, e soprattutto
ignorando il dato di fatto che l'aumento dei disavanzi e dei

13
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

debiti nei Paesi europei, e in tutto il mondo, stato una


Una qualche forma conseguenza della crisi finanziaria e non la sua causa. Inoltre
di ristrutturazione si rafforzata la tendenza a chiusure nazionalistiche da parte
dei debiti sovrani di tutti i Paesi affermando che ognuno di loro doveva fare i
compiti a casa, ignorando e non capendo che questo
dovr prima o poi invece il momento della massima cooperazione.
essere prevista e Al tempo stesso la Germania rifiuta di fare i propri
concordata; il che compiti a casa, vale a dire espandere la propria economia
evitando di precipitare l'intero continente in recessione.
implica una gestione Durante la crisi del '29 fu proprio la cattiva
dei rapporti tra interpretazione della sua origine e delle terapie necessarie, e
creditori e debitori la mancanza di cooperazione internazionale, a farla
come elemento precipitare in depressione, a porre fine alla prima
globalizzazione, e sollecitare nazionalismi e protezionismi, a
essenziale della provocare sconvolgimenti sociali e conflitti che portarono al
conclusione e potere o rafforzarono il fascismo e i movimenti comunisti e
superamento della provocarono infine la seconda guerra mondiale.
Vi inoltre un altro problema che dovr essere affrontato
grande crisi da tutti i Paesi e che appare di difficile soluzione senza una
cooperazione e un accordo molto stretto. Si tratta dello
smaltimento degli eccessi di debito che si sono accumulati
per via della crisi nei bilanci pubblici di tutti gli Stati e che
rischiano di paralizzare le possibilit di ripresa. Ci significa
che una qualche forma di ristrutturazione dei debiti sovrani
dovr prima o poi essere prevista e concordata; il che implica
una gestione dei rapporti tra creditori e debitori come
elemento essenziale della conclusione e superamento della
grande crisi.
Questi sono i principali problemi che la politica dovr
affrontare nei prossimo anni. Non sar facile.
Il fatto che la razionalit non una caratteristica propria
n della politica n dei mercati: ambedue soffrono di veduta
corta, ma a differenza dei mercati la politica ha il compito di
garantire non il profitto a breve, bens la sicurezza a lungo
termine della popolazione. Si tratta quindi di porre fine a
conflitti e rivalse, di esorcizzare paure e irrazionalit e di far
comprendere alle opinioni pubbliche i loro veri interessi di
lungo termine. Se questo non avverr le conseguenza non
solo saranno drammatiche per l'economia e le condizioni di
vita della popolazione, ma anche per gli assetti democratici
dei Paesi e le stesse libert economiche.

14
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

Mercati e governo politico


Massimo DAntoni
insegna Scienza della finanza presso lUniversit di Siena

P
er il loro valore simbolico, il 1989 e il 2008 sono
date che resteranno nei libri di storia. Tra le La grave crisi
tante differenze, un parallelismo pu essere economico
individuato tra la caduta dei regimi comunisti e finanziaria del
l'inizio della crisi economico-finanziaria tuttora
in corso. Il collasso dei sistemi pianificati, la loro incapacit 2008 sembra
di tenere il passo delle economie capitalistiche nella creazione segnare la fine
di benessere materiale (oltre che dal punto di vista delle dell'idea che le forze
libert individuali) ha segnato la fine dell'illusione che il del mercato possano
controllo per via politica, attraverso la pianificazione, potesse
sostituire integralmente il mercato. Ha cio sancito in modo rappresentare l'unico
forse definitivo la consapevolezza del limite della politica. principio regolatore
La grave crisi economico-finanziaria del 2008 sembra dell'attivit
segnare la fine di un'utopia di segno opposto, in parte
alimentata proprio dall'evidenza della vittoria storica dei
economica
sistemi capitalistici: mi riferisco alla convinzione che le forze
del mercato possano rappresentare l'unico principio

15
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

regolatore dell'attivit economica; che in assenza di indebite


La separazione tra interferenze i sistemi economici debbano ineluttabilmente
un mercato che crea convergere verso il sistema di capitalismo nella sua
ricchezza e la versione anglosassone; che il modo migliore per garantire la
politica che crescita sia quello di vincolare la sfera politica e limitarne le
interferenze con l'operare della concorrenza di mercato.
interviene solo sulla Anche nella sua versione pi moderata, quella per
sua distribuzione intenderci del liberismo di sinistra, tale visione limita lo
una lettura spazio di intervento pubblico alla funzione redistributiva (da
semplicistica, che non realizzarsi attraverso strumenti fiscali) e all'approntamento di
una rete di protezione mirata a scongiurare il rischio di
trova riscontro nella povert. Tuttavia, sopravvalutando la capacit di
moderna riflessione autoregolazione del mercato, essa fa propria una lettura
economica sostanzialmente negativa del ruolo del politico, cui fatica a
riconoscere le altre due funzioni fondamentali di promotore
di efficienza e di strumento necessario di stabilizzazione
macroeconomica. Prigioniera di una rappresentazione
riduttiva dei rapporti economici, essa reputa efficiente
soltanto l'interazione condotta attraverso il mercato e la
concorrenza, e considera fonte di distorsioni (nella migliore
delle ipotesi un costo inevitabile) la composizione degli
interessi attraverso forme aggregative e strumenti di azione
collettiva.
La separazione tra un mercato che crea ricchezza e la
politica che interviene solo sulla sua distribuzione una
lettura semplicistica, che non trova riscontro nella moderna
riflessione economica. Non si tratta di assumere una
posizione pi o meno liberale. infatti proprio all'interno
della tradizione liberale del riformismo britannico che sono
maturate alcune delle critiche pi forti al laissez faire del
liberalismo classico e si sviluppata una linea di riflessione
(che da John Stuart Mill passa per Sigdwick, Pigou, e poi per
Keynes) tesa a sottolineare i limiti della mano invisibile del
mercato e il ruolo insostituibile del governo nella
promozione della crescita, dell'uso razionale delle risorse,
dell'efficienza allocativa. Se il liberale Pigou sottolineava i
fallimenti del mercato dovuti alla sistematica discrasia tra
costi e benefici privati rispetto ai costi e benefici sociali, il
liberale Keynes difendeva la necessit di un'attiva politica di
stabilizzazione e di un ruolo degli investimenti e della spesa
pubblica per riattivare un'economia altrimenti condannata
alla stagnazione. dell'economista americano Musgrave (il
maestro della moderna public finance) l'idea di un triplice

16
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

ruolo del governo: redistribuzione, stabilizzazione


macroeconomica e efficienza nell'allocazione delle risorse.
questa la base concettuale che ha fatto da sostegno alle
politiche di crescita e coesione del dopoguerra, e che
conserva tuttora la sua attualit (uscendo semmai rafforzata
dagli studi pi recenti dell'economia dell'informazione o della
cosiddetta economia della felicit).
Eppure, l'idea che il mercato sia il luogo della creazione
di ricchezza e la politica quello del conflitto distributivo (una
concezione propria della tradizione di pensiero conservatrice
della public choice), sembra fornire sostegno teorico ad alcune
posizioni oggi diffuse: il sospetto verso soluzioni cooperative
e l'avversione verso la concertazione, che si ritiene debbano
inevitabilmente risolversi in un dispendioso gioco a somma
zero; il mancato riconoscimento di un ruolo anche positivo
alle forme di associazione che sorgono sul mercato (si veda a
questo proposito la parzialit di alcune letture delle
liberalizzazioni, da parte di chi non riconosce alcun ruolo
positivo alle istituzioni di sostegno presenti nei mercati
caratterizzati da rilevanti imperfezioni informative).
La crisi del 2008 ci costringe insomma a ripensare quel
rapporto tra governo politico e mercato che da sempre al La prospettiva di un
centro della riflessione degli economisti e non solo. La
rilevanza delle politiche di stabilizzazione, il ruolo della
ritorno della
regolazione dei mercati, la dimensione dell'intervento politica
pubblico, questioni che sembravano in qualche modo risolte un'opportunit
fino a pochi anni fa (se non in ambito accademico per lo importante per una
meno nel dibattito pubblico) sono state riaperte con
prepotenza. La prospettiva di un ritorno della politica forza di
un'opportunit importante per una forza di centrosinistra, e centrosinistra, e in
in particolare per il partito democratico. Il recupero di un particolare per il
pensiero che accetta mercato e governo politico come Partito Democratico
strumenti certamente imperfetti ma entrambi necessari per la
creazione di benessere, e in larga parte complementari per
una crescita equilibrata ed un razionale utilizzo delle risorse,
rappresenterebbe esso s, se il termine non fosse ormai
abusato, la base adeguata per individuare un'autentica terza
via. Il Partito Democratico dovrebbe trovarsi in una
condizione privilegiata per elaborare la propria linea di
politica lungo questa direttrice, senza cercare troppo lontano
da s i punti di riferimento. Una visione del mercato del
lavoro che ne riconosce la peculiarit e il carattere di
istituzione sociale, una visione del sistema di welfare non

17
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

come mero costo ma come ingrediente essenziale per la


L'elaborazione crescita produttiva, la valorizzazione del ruolo del sindacato e
di una visione il ruolo dei corpi intermedi, sono elementi che
equilibrata dei accomunano la tradizione socialista e quella cattolica, cos
rapporti tra politica come buona parte del liberalismo sociale.
L'elaborazione di una visione equilibrata dei rapporti tra
ed economia, lungi politica ed economia, lungi dall'essere questione astratta, ha
dall'essere questione ricadute importanti sul modo in cui affrontare le sfide pi
astratta, ha ricadute urgenti della politica economica.
importanti sul modo Da un primo punto di vista, necessario partire da
un'interpretazione corretta della crisi stessa. Continua infatti
in cui affrontare le a trovare sostenitori, anche all'interno del perimetro del
sfide pi urgenti centrosinistra, una lettura che tende ad enfatizzare quale
causa primaria dell'attuale crisi delle economie europee la
scarsa disciplina dei governi nelle decisioni di spesa. Non
una tesi molto diversa da quella espressa ad esempio
dell'economista conservatore Michael Boskin (gi consigliere
di Bush senior), per il quale la crisi europea il risultato di un
sistema di welfare troppo generoso e quindi insostenibile.
Da tale lettura discende l'idea che la soluzione vada
perseguita attuando politiche di austerit (una rapida
convergenza al pareggio di bilancio in tutti i paesi europei
contemporaneamente) e puntando ad una drastica cura
dimagrante del settore pubblico, aumentando in modo
corrispondente lo spazio del mercato. Si tratta di
un'interpretazione parziale e sostanzialmente non corretta,
che trascura il ruolo centrale giocato dagli squilibri
commerciali e quelli del credito privato, che istituzioni di
governo incomplete a livello europeo non sono stati in grado
di controllare ed evitare (e forse nemmeno di vedere fino a
poco tempo fa). Semmai, un difetto di governo e di politica,
non un eccesso.
Un corollario dell'idea che si debba limitare quanto
possibile la discrezionalit dell'azione di politica economica
l'enfasi data alla riforma del mercato del lavoro in direzione
di un'ulteriore deregolamentazione, perch possa pi
rapidamente assorbire i contraccolpi degli aggiustamenti
richiesti dagli squilibri macroeconomici. Proprio il contrario
della lezione duramente appresa negli anni 1930 e messa in
pratica nel successivo quarantennio: che le politiche
monetarie e fiscali dovessero servire a ridurre i costi sociali
degli aggiustamenti derivanti dall'instabilit dei sistemi di
mercato capitalistici.

18
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

Un secondo nodo, che ha a che vedere con la soluzione


della crisi stessa, quello della possibilit di un governo
democratico delle politiche economiche nell'ambito della
rifondazione del patto interno all'Unione Europea. Una
risposta all'altezza della sfida ancora manca, ma ormai a
tutti evidente il fallimento di un sistema che si pensava fosse
in grado di autoregolarsi in assenza di una politica fiscale
comune (che cosa ben diversa da un sistema di vincoli alle
politiche fiscali nazionali) e con una politica monetaria
imbrigliata dal dogma monetarista del mero controllo
dell'inflazione.
Il trilemma che abbiamo di fronte espresso in modo
estremamente chiaro dall'economista Dani Rodrik, che
afferma l'impossibilit di avere allo stesso tempo piena
integrazione dei mercati a livello internazionale
(globalizzazione), autodeterminazione degli Stati e
democrazia. A meno di rinunciare al progetto di integrazione
economica (o quanto meno arretrare rispetto a quanto finora
raggiunto), il rischio che la cessione di sovranit che ci Il rischio che la
viene ora richiesta si traduca in una riduzione degli spazi di cessione di sovranit
democrazia. Questa la vera sfida che ha di fronte una forza
democratica e di centrosinistra, laddove il pensiero che ci viene ora
conservatore pu persino trovarsi a suo agio nella richiesta si traduca
prospettiva di soluzioni tecnocratiche. Non una sfida che in una riduzione
possa risolversi con un richiamo romantico e ingenuo agli degli spazi di
Stati Uniti d'Europa, richiamo cui pure siamo tutti
emotivamente sensibili. Basti pensare alle difficolt di far democrazia
funzionare un vero sistema di rappresentanza in assenza di
una comunit linguistica, o di evitare che nella scelta dei
propri rappresentanti l'appartenenza nazionale prevalga
sull'orientamento politico. La stessa unione fiscale, che date
le differenze di reddito tra gli stati non pu che prevedere
sistematici trasferimenti dal centro alla periferia, richiede la
costruzione di un'identit europea e di un senso di
appartenenza che non opera di pochi mesi o anni (si pensi
al precedente della costruzione delle identit nazionali e a
quante resistenze ha suscitato).
La sfida ardua, cominciamo col mettere a punto
strumenti concettuali adeguati.

19
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Gli USA divisi


nel fronteggiare la crisi
Lapo Pistelli
responsabile Esteri e Relazioni Internazionali PD

I
n meno di due anni il debito federale americano
cresciuto del 50% passando da 10 trilioni di
dollari (cio 10.000 miliardi di dollari) a oltre 15
trilioni: una bolla senza controllo, una cifra
enorme, equivalente all'intero prodotto lordo
americano. Se a questa montagna si aggiungono i debiti
contratti dai singoli Stati e le garanzie della Federal Reserve
tuttora aperte per i fallimenti di Fannie Mae e Freddie Mac,
le due societ che impacchettavano e vendevano mutui
immobiliari inesigibili, il rapporto fra debito e Pil schizza al
120%, un numero che in Italia conosciamo tristemente bene.
Fred Bergsten, guru del Peterson Institute for
International Economics, dice con chiarezza che la crisi
gobale, esplosa in America con la bolla immobiliare e quella

20
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

della finanza fasulla ed esportata in Europa sotto forma di


crisi dei debiti sovrani, potrebbe nel giro di poco ritornare La sfera pubblica
indietro sempre che l'Europa riesca a rientrare in
carreggiata e far saltare tutte le contraddizioni del
americana un dato
capitalismo americano contemporaneo. che sfugge ai pi
La sfera pubblica americana un dato che sfugge ai pi non conosce il
non conosce il dibattito all'europea, quello che s'interroga dibattito
con moto perpetuo sulle motivazioni di una scelta compiuta,
sulle responsabilit dei decisori, sulle conseguenze prodotte; all'europea, quello
essa anima al contrario una discussione assai pragmatica sul che s'interroga con
cosa facciamo oggi, come se la storia si risvegliasse tutte le moto perpetuo sulle
mattine come una pagina interamente bianca. Non provate
dunque a ingaggiare un americano in una discussione sulla
motivazioni di una
legittimit della guerra in Iraq o sul bilancio dell'intervento in scelta compiuta, sulle
Afghanistan. Lo perdereste al primo minuto. Parlategli responsabilit dei
semmai su come si esce da un teatro di guerra o su quali decisori, sulle
siano le nuove sfide e vi seguir. Cos stato per l'economia.
All'indomani della convenzione che incoron Barack conseguenze prodotte;
Obama come candidato presidente, esplose la crisi che essa anima al
travolse Lehman Brothers, AIG, Citigroup, Fannie Mae, contrario una
Freddie Mac ed altre societ. La tempesta colp velocemente
un sistema debilitato dai 3000 miliardi di dollari spesi in 8
discussione assai
anni fra Iraq e Afghanistan, una guerra al terrore pragmatica sul cosa
incredibilmente dispendiosa. facciamo oggi, come
difficile attribuire una responsabilit personale specifica se la storia si
della crisi del 2008 a George Bush ma graniticamente
sicuro che le follie finanziarie di quella stagione furono risvegliasse tutte le
possibili solo grazie ad un clima di completa mattine come una
deregolamentazione che chiuse non uno ma due occhi pagina interamente
davanti al crescere di una bolla del mercato immobiliare
alimentato da mutui regalati, e davanti a ricchezze gonfiate,
bianca
fondate su prodotti finanziari improbabili, figli di calcoli
probabilistici e di scommesse sempre pi rischiose sul futuro
partorite da operatori spregiudicati.
Cadde Wall Street, cadde fragorosamente, e cadde anche
John Mc Cain, il candidato repubblicano, l'eroe di guerra del
Vietnam, un'agenda tutta giocata sull'esperienza del veterano,
sull'orgoglio patriottico, un uomo che non aveva per la pi
pallida idea di come affrontare la valanga finanziaria che
stava travolgendo il Paese. E vinse Barack Obama che in
pochissimi mesi dovette allestire un gigantesco stimulus
package per salvare il salvabile, rilanciare la crescita e i
consumi.
Chi cercasse traccia in quei mesi di un serio dibattito

21
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

nazionale su come diavolo siamo arrivati fin qui! non


Una parte trover niente: nessuna riflessione autocritica da parte
consistente del repubblicana, nessuna recriminazione sull'operato di Alan
partito repubblicano Greenspan sotto i cui occhi crebbe la voragine, ma nemmeno
querule lamentele democratiche sull'eredit ricevuta. Dal
incanaglito in day one, dal primo giorno in cui un Presidente in carica, i
un'agenda anti-tasse problemi sono suoi e a lui tocca risolverli.
che ha allontanato La natura federale del sistema americano ha fatto s che in
questi due anni non si producesse nemmeno alcun
da s ogni allineamento delle scelte statali a quelle di Washington ma
responsabilit della che ciascuno Stato proseguisse imperterrito la propria
stagione passata politica economica: cos, specie in quegli Stati la cui
radicalizzando lo normativa prevede una garanzia statale sul pagamento delle
pensioni, cresciuta l'emissione di titoli di debito.
scontro Se l'Europa ha i suoi PIGS (maialini), Portogallo,
Irlanda, Grecia e Spagna o PIIGS con l'inclusione dell'Italia,
l'America ha i suoi CANI (California, Alabama, New York e
Illinois), gli Stati caratterizzati dal pi alto debito: oltre a due
stati importantissimi come la California (fra le prime 10
economie del pianeta se considerata singolarmente) e New
York, c' anche quell'Illinois di cui originario il Presidente.
Ma il re dei paradossi politici stato il fenomeno dei tea
party: lasciando da parte le campagne di calunnia personale
sul Presidente, ci che sorprende e sconcerta che una parte
consistente del partito repubblicano, invece che collaborare
con la Casa Bianca nello sforzo di ricostruzione di una
finanza disastrata e di rilancio della crescita, si sia incanaglito
in un'agenda anti-tasse che ha allontanato da s ogni
responsabilit della stagione passata radicalizzando lo
scontro.
Alle elezioni di Midterm i candidati del tea-party hanno
avuto una grande affermazione sottraendo la maggioranza
democratica al Congresso e condizionando l'agenda dei
candidati repubblicani che hanno iniziato a competere per le
prossime elezioni presidenziali.
Della promessa di Obama sulla fine della
contrapposizione fra i rossi e i blu in nome degli Stati
Uniti d'America rimasto ben poco: la super Commissione
congressuale che doveva negoziare l'estate scorsa un maxi
accordo sulla riforma del bilancio per contenere il rischio
default paventato dai mercati ha prodotto ben poco.
I candidati repubblicani alle cariche elettive proseguono il
rituale del pledge, della promessa solenne di non mettere
nuove tasse, cos che il risanamento dei conti pubblici passi

22
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

solamente attraverso il taglio selvaggio di trasferimenti e


servizi e l'impossibilit della mano pubblica di correggere la Il feticcio delle tasse,
distribuzione del reddito. Ed singolare notare come proprio dello Stato minimo
il feticcio delle tasse, dello Stato minimo sia oggi l'unico filo oggi l'unico filo che
che lega le diverse correnti repubblicane. Se solo otto anni fa,
l'agenda della destra americana era indirizzata lega le diverse
prevalentemente sui temi sociali e valoriali, dal capitalismo correnti
compassionevole al ruolo della religione nella sfera pubblica, repubblicane.
dall'aborto alla ricerca sulle cellule staminali, oggi sono le
tasse l'unico slogan che tiene assieme il Great Old Party.
I democratici, dal
I democratici, dal canto loro, insistono invece sulla canto loro, insistono
necessit che le fasce dei redditi alti siano chiamate a invece sulla necessit
contribuire in maniera progressiva, dato che l'ultimo che le fasce dei
decennio ha registrato negli Stati Uniti un aumento
sbalorditivo della disuguaglianza fra ceti sociali. redditi alti siano
Nella politica americana, il partito del Presidente il chiamate a
Presidente medesimo: si deve dunque guardare a Barack contribuire in
Obama per vedere quali mosse faranno i democratici nel
corso di quest'anno. E siamo lieti di vedere la consapevolezza
maniera progressiva
attiva che il Presidente ha mostrato in questi mesi, spingendo
l'Europa a un salto in avanti nella propria integrazione
politica, esortandola ad adottare programmi di crescita

23
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

comune, cambiando radicalmente l'impostazione


washingtoniana dello scetticismo sull'euro verso una
consapevolezza che l'economia globale intreccia i destini di
tutti. In fondo, anche se i pesi del mondo stanno cambiando,
l'Europa resta sempre il primo partner economico e
commerciale degli Stati Uniti: la nostra crisi continentale
trascinerebbe inevitabilmente anche l'altra sponda. Barack
Obama dovr invece fronteggiare quest'anno cifre allarmanti
sulla disoccupazione domestica, cifre pi alte di quelle del
tempo del suo insediamento, cifre con le quali cos dicono
gli appassionati di numeri nessun Presidente stato
rieletto. C' dunque intanto da sperare nella guerra civile che
infuria nel campo avverso.
I repubblicani, cos, continuano a ballare da soli. Lo
shifting di agenda dai temi sociali a quelli economici ha
sdoganato Mitt Romney, il mormone considerato inadatto
solo quattro anni fa a causa del suo orientamento religioso e
oggi ritenuto lo sfidante pi in grado di prevalere nell'aspra
competizione intestina. Pur essendosi sbranati a vicenda su
ciascun tema relativo al proprio passato e pur se i caucus
dell'Iowa Stato piccolo, rurale, ultraconservatore non
vanno presi sul serio pi di quanto meritino, tutti i candidati
repubblicani si sono trovati d'accordo nel ripetere il mantra
isolazionista dell'economia l'America non scucir un
dollaro per risolvere le crisi altrui confermando
quell'attitudine da potenza globale ma introversa e senza
passaporto che non ci mai piaciuta.
Una ragione in pi, per noi democratici, per ribadire, al di
l dell'Atlantico, la nostra scelta di campo.

24
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

Non solo Brics:


le economie in rapida crescita
Ugo Papi
giornalista e responsabile Asia e Pacifico PD

D
al 2008 il mondo si trova di fronte ad una crisi
economica globale senza precedenti. La capacit di
L'epicentro siamo noi, i paesi industrializzati. reazione delle
Stati Uniti e Europa in testa. Ma la crisi globale
investe necessariamente il resto del pianeta e la economie in rapida
capacit di reazione delle economie in rapida crescita crescita determiner
determiner per il futuro una nuova gerarchia nel mondo che per il futuro una
abbiamo conosciuto sino ad oggi. Negli ultimi dieci anni
abbiamo fatto riferimento ai Bric, o Brics se si aggiunge il
nuova gerarchia nel
Sudafrica a Brasile, Russia, Cina e India. L'acronimo stata mondo che abbiamo
una geniale intuizione di Jim O'Neil, un economista di conosciuto sino ad
Goldman Sachs. Nel 2001 il ricercatore statunitense mise oggi
assieme paesi grandi in rapida crescita, valutando che entro
un orizzonte temporale di una ventina di anni avrebbero
superato il Pil dei paesi industrializzati del G7. Da allora

25
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

paesi che avevano poco in comune dal punto di vista storico,


geografico e politico, sono stati considerati come un nuovo
blocco. Il bello che nonostante le differenze, l'idea
piaciuta agli stessi Brics che da alcuni anni, in pi occasioni,
si sono riuniti per confrontare idee e fare blocco comune
nei casi di conferenze internazionali o prima del G20 del
quale, nel frattempo, sono divenuti parte integrante.
Considerati assieme i Brics occupano il 28 % della
superficie del pianeta e rappresentano il 44% della
I nuovi paesi popolazione mondiale. Nel frattempo i nuovi paesi
emergenti si sono emergenti si sono moltiplicati e gli osservatori economici
moltiplicati e gli aggiungono un'altra ventina di paesi ai cinque gi menzionati.
osservatori economici Nel 2011 che ci siamo lasciati alle spalle come anno nero per
le economie e la finanza di Stati Uniti e vecchio continente ,
aggiungono un'altra il loro Pil aumentato di oltre il 6% e continuer a salire nel
ventina di paesi ai 2012 del 5,9%. Tra questi paesi vi sono Vietnam, Nigeria,
cinque gi Indonesia, Ghana, Quatar, Malaysia. Paesi di aree diverse del
mondo in grado di tallonare e a volte superare in termini di
menzionati. velocit di crescita economica anche Cina e India, i giganti
Il loro Pil asiatici. Per questi nuovi protagonisti del pianeta si usa ormai
aumentato di oltre il il termine di Paesi in rapida crescita piuttosto che
6% e continuer a emergenti, termine datato e non pi corrispondente alla
dinamicit delle loro economie. Si tratta di Nazioni assai
salire nel 2012 del differenti tra loro. Alcune stanno sfruttando al meglio le
5,9% risorse naturali e le materie prime disponibili in quantit. In
altri casi riforme economiche e investimenti dall'estero
hanno fatto da volano allo sviluppo. In altri casi ancora il
basso costo della manodopera ad agire da volano. Il livello
degli investimenti diretti verso questi paesi raddoppiato
negli ultimi 10 anni. Uno studio di Ernst&Young calcola che
il totale degli investimenti diretti nei 25 paesi in questione
(Brics pi i venti paesi in pi rapida crescita) arriva al 50%
del totale mondiale. Ognuno dei paesi in questione, anche
quelli che hanno sfruttato al meglio il basso costo del lavoro
per incrementare le esportazioni seguendo il modello cinese,
hanno oggi sviluppato un loro mercato interno con una
crescente domanda interna e un aumento dei consumi.
Sempre secondo Ernst&Young, oggi l'export dai Paesi in
rapida crescita sceso a favore dei consumi domestici, tanto
da rappresentare la met circa del Pil (nella zona Euro il
40%). I nostri paesi esportano sempre di pi nelle nuove aree
in questione e entro il 2020 ci si aspetta che il 33% delle
esportazioni delle economie avanzate andr verso i paesi in
rapida crescita. Insomma si delinea uno scenario nel quale la

26
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

crisi globale sembra un po' meno globale, se vista da altre


aree del mondo. A rendere possibili gli scenari di una crescita
di altre aree del mondo sono anche i bassi tassi di
indebitamento dei nuovi emergenti, i forti investimenti
pubblici e una maggiore capacit di guidare i processi
economici, da parte delle elites dei paesi in questione. Se
dovesse per approfondirsi una recessione dell'area euro
assieme al tardare di una ripresa americana, il Pil dei Brics e
dei Paesi in Rapida Crescita dovrebbe essere rivisto al
ribasso, con conseguenze pi pesanti sia per i paesi
esportatori di materie prime, come Russia, Indonesia e
Brasile, sia per quelli che ancora hanno un forte settore
legato all'export. Tale rallentamento potrebbe creare
inflazione e disoccupazione, nuove sfide con le quali gi si
confronta la nuova potenza per eccellenza: la Cina. Il 2012 si
prospetta per il Dragone come un anno difficile come mai
negli ultimi venti anni. La crisi globale ha rallentato l'attivit
manifatturiera. I prezzi degli immobili scendono con il
rischio che scoppi la tanto paventata bolla. Le esportazioni
segnano il passo. Gli investimenti stranieri diminuiscono e le
piccole e medie imprese entrano in sofferenza a causa di una

27
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

stretta delle banche che prestano con meno entusiasmo di


La crisi globale prima. Ma la prima preoccupazione l'inflazione galoppante
sembra un po' meno che le autorit sembrano ora in grado di controllare dopo
globale, se vista da una lotta durata tutto il 2011. Il modello di crescita degli anni
pre crisi ha avuto i paesi ricchi come consumatori, la Cina e il
altre aree del mondo. resto dei paesi asiatici nella parte dei produttori e altri paesi,
Se dovesse per come la Russia, il Brasile o i paesi del Golfo come fornitori
approfondirsi una delle materie prime. Il risveglio della Cina negli anni 80 si
basato sulla possibilit di svilupparsi senza avere all'inizio n
recessione dell'area la tecnologia necessaria n un sistema finanziario strutturato.
euro assieme al Gli investimenti stranieri sono stati attratti dal basso costo
tardare di una del lavoro e da lauti guadagni. Ma gli investimenti erano
ripresa americana, il comunque a rischio, in un paese appena uscito dall'era
maoista e con leggi arretrate che non garantivano le imprese
Pil dei Brics e dei straniere. Per questo motivo i primi investitori nelle aree
Paesi in Rapida speciali, furono quelli di Hong Kong, Taiwan e Singapore. La
Crescita dovrebbe diaspora cinese ha subito intravisto le opportunit e sapeva
come evitare i rischi grazie alla conoscenza della lingua e
essere rivisto al della mentalit dell'universo cinico al quale apparteneva.
ribasso Ma con l'avvio delle massicce esportazioni a prezzi
stracciati, e con poche importazioni, la Cina ha accumulato
rapidamente enormi riserve valutarie ben presto investite in
obbligazioni a stelle e strisce. Sono state le obbligazioni a
rappresentare la vera garanzia per gli investimenti stranieri in
Cina. Senza questo sistema di reciproco controllo, sarebbe
stato difficile per il gigante asiatico attirare tanti investimenti
diretti da farne il primo paese al mondo. I cinesi
risparmiavano senza consumare, per permettere agli Usa di
consumare senza risparmiare. Con l'inizio della crisi
economica globale la Cina corsa ai ripari. Scoprendosi
troppo esposta, ha cercato di spostare la propria economia
da una forma attualmente radicata sulla produzione a basso
costo e trainata dalle esportazioni, verso un sistema
innovativo e basato sul consumo. Per il dodicesimo piano
quinquennale del 2011, si indica una crescita del PIL del 7%,
ugualmente incredibile, ma ben pi basso dei tassi sopra al
10% degli ultimi decenni. Questo spostamento dell'ottica
economica ha visto un ingente quantit di denaro pubblico
investito in lavori pubblici, green economy e a supporto dei
consumi, con il risultato di ritrovarsi alle prese con
un'inflazione in aumento per tutto il 2011. Il desiderio delle
autorit cinesi quello di cambiare il modello economico
mantenendo larmonianella societ senza disordini sociali
o proteste, ma la cosa risulta assai problematica. La frenata

28
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

dello sviluppo economico porta con s un aumento del


dissenso e rafforza le tensioni sociali. Ce lo ricordano Sono state le
giornalmente le violente esplosioni di rabbia operaia nelle obbligazioni a
fabbriche che chiudono, le proteste per le requisizioni forzate rappresentare la vera
della terra e l'insoddisfazione crescente che compare nei
social network. Eppure, per l'Impero di mezzo, questa rapida garanzia per gli
riconversione l'unica strada per non dipendere pi in futuro investimenti stranieri
dai paesi industriali e soprattutto dagli Usa. Il problema che in Cina. Senza
questo cambiamento richiede tempo e per ora il Dragone ha
ancora bisogno dei tassi d'interesse americani e di un'Europa
questo sistema di
economicamente forte. L'interesse cinese nel sostenere reciproco controllo,
l'Europa evidente: l'UE il primo partner commerciale di sarebbe stato difficile
Pechino. Il volume di scambi commerciali tra l'Europa e la per il gigante asiatico
Cina sono pi forti di quelli con gli Stati Uniti. Il surplus del
paese asiatico rispetto alla UE imponente. Lo scorso anno attirare tanti
ha toccato la vetta di circa 170 miliardi di euro. Sostenere investimenti diretti
l'Euro per Pechino significa salvare le proprie esportazioni, da farne il primo
tanto pi vantaggiose per i consumatori europei, tanto pi la
moneta europea si mantiene forte e la sua economia
paese al mondo
dinamica. Il tempo stringe anche per le nuove potenze
economiche del pianeta. Se saranno loro a resistere
trascinando in una nuova congiuntura positiva i paesi
industrializzati o se saremo noi a bloccare, almeno
temporaneamente, l'inarrestabile ascesa dei nuovi mercati,
sar il futuro prossimo a renderlo chiaro a tutti.

29
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

L'informazione
e il pensiero mitico
Roberto Seghetti
giornalista e capoufficio stampa PD

I
n tutto il mondo, ma in modo particolare nei
paesi pi avanzati, l'informazione ha assunto la
stessa funzione che il sangue assolve nei
confronti del corpo o che la moneta assolve nei
confronti dell'economia: garantisce che tutti gli
organi funzionino correttamente e che abbiano il carburante
per farlo. La rivoluzione informatica, delle comunicazioni e
dei trasporti hanno accentuato in modo esponenziale
l'importanza di questa funzione. L'informazione pulita
diventata in questi anni, e lo sar sempre di pi, una pre-
condizione della democrazia e dell'efficienza dei mercati in
una societ tecnologicamente ed economicamente avanzata,
in cui i tempi di decisione sono diventati brevissimi e
l'opinione pubblica si forma prevalentemente attraverso il

31
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

rapido consumo di notiziari e dibattiti organizzati dai mezzi


L'informazione di informazione.
pulita diventata L'accentramento del potere di informare o la possibilit
in questi anni, e lo che l'informazione sia inquinata rappresentano dunque un
fatto potenzialmente distorsivo destinato ad avvantaggiare i
sar sempre di pi, pochi che hanno fonti proprie di conoscenza o la capacit di
una pre-condizione influenzare i media e a svantaggiare, invece, i molti che
della democrazia e devono usare le notizie disponibili per compiere le proprie
scelte. Si potrebbe dire che, se fa difetto la fondatezza e la
dell'efficienza dei completezza delle notizie messe in circolo dai media, alla
mercati lunga si rischia di ridurre il grado di democrazia e di capacit
di intervento popolare.
Da qui, la necessit di porsi alcune domande: i media
garantiscono davvero un racconto aderente, per quanto
possibile, alla realt? E ancora: garantiscono che le decisioni
di politica e di economia o le semplici notizie possano essere
capite per ci che sono?
Sono domande fondamentali. La scelta razionale, sia da
parte dell'operatore famiglia sia da parte dei policy maker
(che pure hanno la possibilit di accedere a studi e dati di
prima mano, ma che inevitabilmente risentono anche del
contesto culturale e conoscitivo generale), diventa del tutto
aleatoria se fa difetto il presupposto sul quale si basano tutte
le decisioni: la fondatezza delle informazioni di cui ciascuno
La necessit di riesce a disporre. Di pi: l'influenza dell'ambiente in cui
avviare una opera il policy maker fa s che, anche in presenza di
informazioni esatte e di scelte razionali ponderate, queste
riflessione su questi ultime possano apparire fuori centro se il contesto sociale
temi, in particolare non in grado di riconoscerle come tali.
su come i media La risposta alle domande sull'affidabilit dei media non
pu essere univoca, naturalmente, n riduttiva rispetto ad un
possono diffondere fenomeno che per sua stessa natura complesso. Ma alcuni
letture e esempi, riferiti alla crisi economica in corso ed al modo di
interpretazioni della affrontarla, rendono evidente quantomeno la necessit di
realt capaci di avviare una riflessione su questi temi, in particolare su come i
media possono diffondere letture e interpretazioni della
rendere difficile, se realt capaci di rendere difficile, se non impossibile, l'effettiva
non impossibile, fruibilit da parte del pubblico di informazioni razionali.
l'effettiva fruibilit Il primo esempio che viene alla mente riguarda il
comportamento della Germania. Tutte le analisi razionali
da parte del pubblico indicano che l'introduzione dell'euro e la conseguente
di informazioni disciplina hanno giovato enormemente all'economia tedesca
razionali e in particolare all'industria esportatrice. Il surplus
commerciale accumulato dalla Germania grazie alla moneta

32
Il tratto forse di maggior rilievo,
ed insieme pi allarmante,
nell'evoluzione della nostra
moderna vita politica il sorgere
all'improvviso di un nuovo potere:
il potere del pensiero mitico
Ernest Cassirer
La tecnica dei nostri miti politici
in Simbolo, mito e cultura, Laterza 1985
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

unica e quindi all'assenza di una concorrenza basata sul


Fin dall'inizio tutti cambio enorme. I paesi che prima godevano di un
i media specializzati meccanismo competitivo grazie alla moneta debole hanno
in economia, per finito per esportare di meno e importare di pi da Berlino.
L'euro un affare gigantesco per l'economia tedesca,
larghissima parte di talmente grande da rendere quasi impercettibile il sacrificio
cultura e propriet che la stessa Germania avrebbe potuto fare per salvare la
anglosassone, hanno Grecia all'inizio della crisi. Eppure, l'idea-mito di una
superiorit del sistema tedesco, dell'etica tedesca, della
considerato l'Europa tenacia tedesca, ha finito per trasformare questo vantaggio
un'eccezione straordinario dell'euro in un fatto secondario di fronte alla
volont e alla necessit (quasi fosse questo l'inevitabile
destino dei migliori) di correggere il comportamento
leggero dei paesi pi deboli e meno regolari, come la
Grecia, come la Spagna, come l'Italia. Questa idea accreditata
dalla stampa ha trovato terreno fertile nella coscienza del
popolo tedesco. Il governo di Berlino, nolente o volente, ne
ha dovuto tenere conto per non incorrere in un disastro
elettorale. Con il risultati economici e politici che in Europa
tutti abbiamo oggi sotto gli occhi.
Il comportamento dei mezzi di informazione, dalla
stampa tradizionale ai pi diffusi social network, passando
per la televisione, il mezzo principe in quasi tutti i paesi del
mondo, dunque decisivo. Tanto pi che la commistione tra
informazione e spettacolo, informazione e pubblicit,
informazione e televisione da intrattenimento tende a
favorire, piuttosto che l'analisi puntuale dei fatti,
l'accettazione acritica di qualsiasi narrazione, purch
suggestiva, colorita, curiosa, a prescindere dall'aderenza alla
realt e perfino della verosimiglianza. L'acqua del Po per la
Lega Nord, la giovent di un leader di oltre 70 anni con
pruderie sessuali, il machismo delle scelte compiute in un
attimo su problemi complessi (i consigli dei ministri da
cinque minuti, solo per stare in Italia). Sono, queste,
moderne forme di pensiero mitico (il superuomo, l'uomo
della provvidenza, l'eroe invincibile, il popolo superiore)
suggerite dalla politica e alimentate spesso dall'informazione.
Questo fenomeno, che sarebbe un errore giudicare con
un atteggiamento di superiorit, riguarda per larga parte
proprio i media che si occupano in modo specialistico di
economia. Tutta l'informazione economica che conta nel
mondo anglosassone, cio proviene da una cultura che
negli ultimi decenni ha fatto della finanza la sua industria
prevalente. Il Wall Street Journal di Rupert Murdoch. Al

34
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

colosso canadese dell'informazione finanziaria Thomson fa


capo Reuters, principale agenzia di stampa internazionale
specializzata nell'informazione economica. A questi si
aggiungono i britannici Financial Times e The Economist e
gli statunitensi BusinessWeek e Fortune, il gruppo
Bloomberg o Cnbs.
Pensare che questa caratteristica non abbia influenza sul
contenuto e sul punto di vista dei media rappresenta
un'ingenuit. Se anche lo volessero, i giornalisti di queste
testate non potrebbero fare a meno di partire dalla propria
cultura, dalla propria realt. Basti qui ricordare, a titolo di
esempio, la diffidenza con la quale stata accolta fin
dall'inizio la possibilit di un'evoluzione positiva dell'Unione
europea e dello stesso euro. Difetti ve ne erano, come tutti
hanno potuto constatare e come la realt si incaricata di
dimostrare. Ma fin dall'inizio tutti i media specializzati in
economia, per larghissima parte di cultura e propriet
anglosassone, hanno considerato l'Europa un'eccezione,
quasi un'anomalia, perch il modello europeo eccentrico
rispetto al modello dell'economia Usa o britannica sotto
diversi punti di vista. A cominciare dalla corposit dei sistemi
di welfare. Non importa che con quello stesso sistema di
welfare, anzi addirittura pi pesante, la Germania sia
diventata un caso di successo, come pure l'Olanda, la
Danimarca o i paesi scandinavi. Il punto che il welfare
secondo il modello dell'Europa continentale un concetto
inconcepibile per il modello culturale-economico
anglosassone, in particolare per quello statunitense. Di pi,
un virus da animale debole, da debellare prima che si
propaghi al di l dell'Atlantico.
Senza voler semplificare il ragionamento o generalizzare
singoli casi, questi piccoli esempi indicano che, se si vuole
capire meglio che cosa accaduto nella crisi globale e come
se ne pu uscire, necessario anche avviare una riflessione
sul rapporto tra realt, dati, informazioni misurabili e questa
moderna forma di narrazione mitica della realt alla quale
sono interessati, o anche che subiscono, governi, gruppi di
potere, istituzioni. Una forma di narrazione mitica capace di
imporsi e allargarsi a macchia d'olio grazie ai media, che per
larga parte hanno nel proprio azionariato proprio quegli
stessi gruppi di potere, istituzioni, governi, aziende. Il caso
italiano , da questo punto di vista, il pi eclatante. Ma ormai
non l'unico. In tutto il mondo l'informazione diventata
ancella di qualche altra intrapresa.

35
LEuropa e leuro
nell'occhio del ciclone
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

LEuropa al bivio
tra rifondazione e dissoluzione
.
Silvano Andriani
presidente del Centro Studi Politica Internazionale

A
sostegno della politica di austerit si cerca di
diffondere l'idea che l'Europa stia vivendo al di Negli ultimi decenni
sopra dei propri mezzi e che ci dipenda i paesi ricchi sono
dall'eccessivo costo del welfare. Se un paese
vive al di sopra dei propri mezzi si pu vedere vissuti e vivono nel
dalla bilancia dei pagamenti: se essa strutturalmente passiva loro complesso al di
vuol dire che il paese consuma pi di quanto produce, e sopra dei propri
viceversa. Negli ultimi decenni i paesi ricchi sono vissuti e mezzi
vivono nel loro complesso al di sopra dei propri mezzi, ma
ci dipende essenzialmente da un gruppo di paesi a modello
anglosassone Usa, Inghilterra Irlanda, Nuova Zelanda - che

37
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

hanno bilance dei pagamenti in passivo e si indebitano


sull'estero.
E l'Europa come sta? Una ipotetica bilancia dei
pagamenti europea costruita con la somma delle bilance
nazionali risulterebbe in sostanziale pareggio, ma purtroppo
quell'equilibrio risulta dal bilanciamento di situazioni molto
squilibrate. Ci sono paesi con passivi strutturali forti e paesi
con attivi altrettanto forti: l'attivo di Germania ed Olanda,
rapportati al Pil, sono maggiori di quello della Cina. Il fatto
che ad essere in attivo sono paesi con i sistemi di welfare pi
forti al mondo, che sono anche quelli con i bilanci pubblici
pi sani, demistifica alla base la tesi che individua nell'eccesso
di welfare in Europa la causa della crisi dei bilanci pubblici.
La controprova sono gli Usa: il paese ricco, ma con il welfare
pubblico pi debole, il paese che pi di ogni altro vive al di
sopra dei propri mezzi.
La formazione di questo squilibrio stata
profondamente influenzata dal come stata gestita
l'introduzione dell'euro il cui effetto principale stato
l'allineamento dei tassi di interesse per i paesi dell'area al
livello della Germania: ennesimo grave errore commesso dai
mercati, giacch il trattato costitutivo dell'euro non lasciava
dubbi sul fatto che, pur in presenza di una moneta unica, il
rischio di credito restava differenziato per i diversi paesi. I
politici europei hanno venduto l'abbassamento dei tassi di
interesse come il frutto pi prezioso dell'euro, ma si
trattato di un frutto avvelenato.
La forte riduzione dei tassi di interesse ha indotto le
L'Italia purtroppo famiglie dei paesi pi deboli e pi rischiosi a indebitarsi per
uno dei paesi che ridurre il divario nei livelli di consumo con i paesi pi ricchi. I
paesi che tradizionalmente puntavano sulle esportazioni per
vive al di sopra dei la loro crescita hanno accentuato quella tendenza. Tale
propri mezzi decorso stato favorito anche dal fatto che il tasso di cambio
dell'euro, fissandosi ad un livello intermedio tra i potenziali
dei vari paesi, risulta troppo alto per i paesi deboli che ne
sono svantaggiati e basso per quelli forti che ne traggono
vantaggio. Olanda e Germania sono al mondo i paesi con i
pi alti attivi di bilancia dei pagamenti rispetto al Pil, pi alti
di quello della Cina.
Come sta l'Italia in tutto questo? L'Italia purtroppo
uno dei paesi che vive al di sopra dei propri mezzi. vero
che l'indebitamento delle famiglie italiane, pur essendo

38
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

cresciuto sensibilmente, rimasto, rispetto al reddito


disponibile, il pi basso d'Europa, ma gli italiani hanno La Banca Centrale
ridotto drasticamente il tasso di risparmio ed hanno venduto Europea non ha
all'estero parte consistente del debito pubblico. Gi dall'inizio
degli anni '90 l'Italia aveva un debito pubblico doppio ritenuto di doversi
rispetto alla media europea, ma esso era quasi totalmente occupare
finanziato da risparmio italiano, dopo l'entrata in funzione dell'eccessiva crescita
dell'euro, esso stato acquistato per circa la met da dell'indebitamento
investitori esteri. Gli italiani hanno in parte finanziato cos la
crescita dei consumi e l'eccesso di domanda cos generato ha
privato e dello
prodotto un crescente passivo della bilancia dei pagamenti: squilibrio
esso ora pari a circa il 3,5% del Pil, mentre l'indebitamento finanziario fra i
netto sull'estero pari a ben il 25% del Pil. paesi dell'area
La formazione di un enorme squilibrio finanziario
all'interno dell'area euro, che si accompagna ad un crescente
divario nei livelli di competitivit, avvenuta sotto gli occhi
impassibili della Banca Centrale Europea (Bce) che, fissata a
controllare inflazione e bilanci pubblici, non ha ritenuto di
doversi occupare dell'eccessiva crescita dell'indebitamento
privato e dello squilibrio finanziario fra i paesi dell'area che
minava la stabilit dei mercati finanziari. Il comportamento
della Bce non stato dissimile da quello di Greespan che,
invitato a fare qualcosa per evitare la formazione delle bolle
speculative, sostenne che quello non rientrava nei compiti
della Banca Centrale.
Che fare? I dati sopra esposti mostrano chiaramente che
non vi alcun bisogno di comprimere la domanda nell'area
euro che nel suo complesso in equilibrio con il resto del

39
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

mondo, e che l'Europa dovrebbe poter risolvere da s i suoi


Il patto di stabilit problemi. Alcuni paesi, tra i quali l'Italia, devono ridurre la
certamente fallito. domanda di consumi e smettere di vivere al di sopra dei
Aveva eretto le difese propri mezzi, ma certamente non devono indebolire la
propria capacit produttiva in quanto debbono aumentare le
nei confronti del
esportazioni per ridurre il passivo della bilancia dei
debiti pubblici pagamenti. I paesi in attivo dovrebbero aumentare la
mentre l'assalto domanda interna. Coordinare le politiche economiche a
venuto dal debito livello europeo non vuol dire che tutti debbono fare le stesse
privato. cose, cio l'austerit, come accade ora, ma che i
comportamenti debbono essere complementari e, se
Il patto di stabilit necessario, opposti. E poich lo squilibrio non scomparir di
andrebbe non colpo, gli eccessi di risparmio dei paesi in attivo dovrebbero
rafforzato, ma essere utilizzati non per aumentare i consumi di quelli in
cambiato passivo, come avvenuto in passato, ma per finanziare
strategie di investimento europee dirette anche a ridurre gli
squilibri nei livelli di competitivit. E questo comporterebbe
una crescita dell'unit politica dell'Europa.
Ci detto esiste anche il problema del patto di stabilit.
La tesi della necessit di un suo rafforzamento inasprendo le
sanzioni, sostenuta dai tedeschi e diventata linea ufficiale
dopo il recente vertice di Bruxelles, nasce da una lettura della
crisi che vede la sua origine nel debito pubblico, la stessa tesi
che sta alla base della strategia dell'austerit. Tutto ci
contrasta con ogni evidenza. Ormai anche i bambini sanno
che questa crisi nata dal debito privato e che l'attuale stress
dei bilanci pubblici conseguenza e non causa della crisi. Il
patto di stabilit certamente fallito, altrimenti l'Europa non
sarebbe diventata il punto di maggiore instabilit
dell'economia mondiale, ma fallito non in quanto non
stato ben applicato, ma perch non poteva funzionare: aveva
eretto le difese nei confronti del debiti pubblici mentre
l'assalto venuto dal debito privato.
Il patto di stabilit andrebbe non rafforzato, ma
cambiato: i parametri di riferimento dovrebbero essere
invece dell'indebitamento pubblico il debito totale - somma
del debito pubblico e privato- il debito sull'estero e il saldo
della bilancia dei pagamenti di ciascun paese.
Ma il discorso sul Patto non finisce qui. All'origine
esso si chiamava Patto di stabilit e di sviluppo e, poich
era destinato ad operare in una dimensione
macroeconomica, per coloro che cos lo chiamarono voleva

40
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

dire che, ferma restando la necessit che con politiche


strutturali ciascun paese e l'intera Unione debba puntare ad
aumentare il proprio potenziale di crescita, la politica
macroeconomica deve, attraverso la regolazione del livello e
della composizione della domanda, far s che quel potenziale
di crescita venga effettivamente realizzato.
Se nei fatti la parola sviluppo scomparsa dalla concreta
gestione del Patto per il prevalere di un approccio
tipicamente liberista che ritiene che la politica
macroeconomica non abbia alcun ruolo da svolgere per la
crescita. La scelta dell'austerit su scala europea rappresenta
la fase suprema di tale approccio, ed ora che anche Obama,
dopo il Fondo Monetario Internazionale, invita gli europei a
desistere da questo approccio che, sprofondando l'Europa in
recessione, potrebbe nuocere all'intera economia mondiale,
quella dell'austerit appare come una partita che la destra
europea sta giocando contro il resto del mondo.
Sarebbe necessario cambiare sostanzialmente l'approccio
se non si vuol fare diventare il sempre pi frequente richiamo
alla necessit della crescita un semplice espediente retorico.
Bisognerebbe, appunto, partire dalla crescita e non dalla
stabilit: bisognerebbe fissare per l'area euro i tassi di crescita
del prodotto lordo nominale e dell'occupazione e regolare su
di essi la politica macro definendo il tasso di inflazione ed il
livello dei deficit pubblici accettabili in una determinata fase
ed articolare il tutto tra i vari paesi dell'Unione anche con
l'obbiettivo di ridurne le divergenze di competitivit.
Se si guarda invece ai problemi strutturali, il pi grosso
ed importante , come si visto, di dimensione europea e
consiste nelle tendenza a crescere delle divergenze fra i paesi
dell'area euro. Poi ci sono le politiche strutturali specifiche
per ciascun paese. La vulgata neo-liberista tende a ridurle alla
riforma delle pensioni ed alla flessibilit del mercato del
lavoro. Gli esperti del Fondo Monetario Internazionale,
valutando la situazione greca hanno individuato come
problemi strutturali il cattivo funzionamento del sistema
politico e dell'Amministrazione, l'eccesso di evasione fiscale e
di corruzione, una societ organizzata in caste. Per l'Italia si
possono aggiungere la tendenza al crescere del divario fra
Nord e Sud e un sistema industriale che, se ci consente di
essere il secondo paese manifatturiero in Europa,
composto da imprese mediamente troppo piccole. Le

41
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

politiche strutturali dovrebbero essere dirette ad affrontare


questi problemi. Se si guarda invece
Naturalmente esistono anche il problema del sistema ai problemi
previdenziale e quello del mercato del lavoro. Per quanto strutturali, il pi
riguarda le pensioni l'Italia la riforma la ha gi fatta ed il
grosso ed importante
sistema stato posto in equilibrio finanziario nel lungo
periodo, salvo ritocchi. Resta aperto il problema su quale , come si visto, di
debba essere il ruolo dei sistemi previdenziali in un welfare dimensione europea e
che tenga conto dei nuovi bisogni che sorgono in seguito al consiste nelle
mutamento della composizione demografica della tendenza a crescere
popolazione e della crescita della longevit.
Il tema del rapporti di lavoro di importanza
delle divergenze fra i
fondamentale, ma non pu essere trattato, come avviene paesi dell'area euro
ancora ora, come semplice problema di flessibilit del lavoro
dando luogo ad un'utilizzazione usa e getta del lavoro con
conseguente aumento del precariato e blocco della crescita
della produttivit. Si tratterebbe invece di costruire un
sistema contrattuale in grado di favorire una distribuzione del
prodotto tra capitale e lavoro tale da creare per i lavoratori e
per le imprese incentivi per una crescita di lungo periodo e di
assicurare un aumento della domanda interna senza che esso
comporti una crescita dell'indebitamento delle famiglie e
dello Stato; di organizzare il mercato del lavoro in modo che
vengano non solo riprodotte le specializzazioni esistenti, ma
ne vengano create di nuove, confacenti con l'esigenza di
cambiare modello di sviluppo; di agevolare la mobilit del
lavoro nel quadro di una gestione complessiva delle risorse
umane a livello dell'intero paese, il che implica una
riclassificazione delle attivit di formazione e delle politiche
di welfare.
Tutto ci implica di avere una strategia di crescita a
livello europeo e fare compiere sia pure gradualmente un
salto all'unit politica Unione o quanto meno dell'area euro,
ed ormai non occorre meno per evitare la rottura dell'euro.
Questo dovrebbe essere l'obbiettivo di fondo di un
approccio europeista. L'alternativa sarebbe fare un passo
indietro. Dichiarazioni tipo se crolla l'euro crolla l'Europa
possono risultare irresponsabili se poi non si fanno le scelte
conseguenti. L'Unione esisteva prima dell'euro e potrebbe
continuare ad esistere anche dopo se, in mancanza di una
scelta coraggiosa, una ritirata fosse concordata e gestita in
modo responsabile.

43
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Uno standard retributivo


europeo per salvare l'eurozona
Emiliano Brancaccio
insegna Economia politica presso lUniversit del Sannio

S
embra un incubo, una trama fantapolitica,
eppure la zona euro rischia davvero di
esplodere. Perch mai questa eventualit,
appena pochi mesi fa impensabile, si fa ogni
giorno pi concreta? L'opinione prevalente in
ambito politico individua negli eccessi di indebitamento
pubblico l'origine di tutti i mali: alcuni paesi spendaccioni,
caratterizzati da elevati deficit e debiti statali, starebbero
mettendo in pericolo la tenuta dell'Unione monetaria. Ispirati
da questa interpretazione, i governi dei paesi membri
dell'Unione insistono con draconiane politiche di restrizione
dei bilanci pubblici. Il problema che, nonostante queste
misure, i famigerati spreads tra i tassi d'interesse sui titoli
tedeschi e quelli dell'Italia e degli altri paesi periferici
dell'Unione monetaria europea continuano ad aumentare.
L'austerit in questo senso non aiuta, ma pare anzi aggravare

44
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

la situazione.
La crisi dell'Unione monetaria europea dipende in realt
da determinanti ben diverse rispetto a quelle evocate
continuamente dalla vulgata. La principale di queste cause
consiste nel fatto, ormai evidente, che l'Unione stata
edificata su basi competitive insostenibili. Un esempio tipico
di competizione non sostenibile risiede nella politica di
deflazione relativa dei salari che la Germania pratica da oltre
un decennio. Tra il 2000 e il 2010 le retribuzioni nominali
medie dei 17 paesi membri della zona euro sono aumentate
del 27,2%, mentre in Germania sono cresciute di appena
l'11,5%. Ci ha comportato un aumento medio dei salari
reali europei del 5,2%, a fronte di una crescita in Germania
pari appena allo 0,5%. Se si guarda poi alla quota salari (che
corrisponde al rapporto tra salari reali e produttivit del
lavoro), il divario viene ulteriormente confermato: nel corso
del decennio, tale quota diminuita in media nella zona euro
dello 0,7%, mentre in Germania crollata del 2,7%. Dopo
innumerevoli allarmi sui pericoli del dumping cinese, fa
indubbiamente un certo effetto scoprire che in questi anni il
dumper per eccellenza stato il paese leader dell'Unione
europea. Tale orientamento, si badi, non pu esser motivato
dal fatto che la Germania ha tuttora salari pi alti dei nostri.
Sul piano macroeconomico, infatti, non contano i livelli
assoluti delle retribuzioni ma le loro variazioni relative,
rispetto alla produttivit e rispetto agli altri paesi (un dato,
questo, che alcuni commentatori faticano tuttora a
comprendere).
Quali sono allora gli effetti della politica tedesca di
compressione relativa delle retribuzioni? Perch mai essa
rende insostenibile la zona euro? La risposta risiede nel fatto
che tale politica ha contribuito ad alimentare la crescita del
surplus di esportazioni sulle importazioni e il conseguente
accumulo di crediti esteri della Germania, in particolare verso
i paesi del Sud Europa. Per la fine del 2011 Eurostat prevede
che la Germania registri un surplus verso l'estero pari al 5,1%
del Pil, a fronte di un deficit corrente verso l'estero del 3,2%
per la Francia, del 3,4% per la Spagna, del 3,6% per l'Italia,
del 7,6% per il Portogallo e del 9,9% per la Grecia. Questo
pesante squilibrio in seno all'Europa rappresenta una prova
del fatto che per anni la crescita della produzione e del
reddito dei tedeschi stata in larga misura stimolata dalla
domanda e dal relativo indebitamento dei paesi periferici
dell'Unione. Questi ultimi, in sostanza, hanno rappresentato

45
La crisi dell'Unione monetaria europea
dipende in realt da determinanti ben diverse
rispetto a quelle evocate continuamente dalla
vulgata. La principale di queste cause consiste
nel fatto, ormai evidente, che l'Unione stata
edificata su basi competitive insostenibili
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

il vero motore dello sviluppo economico europeo di questi


anni. Economisti
Economisti mainstream e critici convergono ormai nel mainstream e critici
ritenere che il vero tallone d'Achille dell'euro risieda proprio convergono ormai nel
in questa sorta di sviluppo sbilanciato e insostenibile,
alimentato dalle spinte competitive dei tedeschi. Essi cio ritenere che il vero
ritengono che le attuali difficolt della zona euro non tallone d'Achille
dipendano tanto dalla crescita dei debiti pubblici, quanto dell'euro risieda
piuttosto dall'accumulo di debiti verso l'estero, sia pubblici
che privati, da parte dei paesi periferici. Non a caso le
proprio in questa
ricerche empiriche rivelano che i famigerati spreads risultano sorta di sviluppo
pi sensibili all'andamento dei disavanzi esteri che alla sbilanciato e
dinamica dei disavanzi pubblici. Il motivo in fondo insostenibile,
semplice: man mano che la crisi avanza, aumenta pure la
probabilit che i paesi in deficit verso l'estero a un certo alimentato dalle
punto decidano di sganciarsi dalla zona euro per riprendere il spinte competitive dei
controllo della massa monetaria e svalutare il cambio, in tedeschi
modo tra l'altro da recuperare competitivit e individuare
all'esterno dei confini nazionali nuovi sbocchi per la
produzione. In sostanza, i paesi deboli potrebbero
rispondere con una improvvisa svalutazione alla decennale
politica di deflazione salariale della Germania. Poich una
simile eventualit comporterebbe inevitabilmente anche una
ridenominazione e una svalutazione dei titoli dei paesi
periferici, gli operatori finanziari si cautelano esigendo tassi
d'interesse sempre pi alti. Ma i tassi alti, a loro volta,
aggravano la crisi e accrescono ulteriormente le probabilit di
deflagrazione della zona euro.
Come si pu interrompere questa funesta sequenza ?
Non certo insistendo con le politiche di restrizione dei
bilanci pubblici, che fanno solo danno. Bisognerebbe
piuttosto verificare le condizioni politiche per modificare
l'attuale, insostenibile assetto competitivo dell'Unione. Tra le
possibili soluzioni, in tal senso, vi l'adozione di misure di
coordinamento della contrattazione salariale, quali ad
esempio quelle contenute nella proposta di standard
retributivo europeo. Tale proposta verte su tre pilastri. 1) In
primo luogo, tutti i paesi membri dell'eurozona dovrebbero
garantire una crescita minima dei salari nominali che punti a
una tendenziale convergenza della quota salari verso un dato
livello obiettivo. Quest'ultimo agirebbe da attrattore per
tutti i paesi, e dovrebbe essere non inferiore a quello corrente
in ciascun paese. L'obiettivo di interrompere la ormai ultra-
trentennale caduta delle quote salari in Europa e favorire, nel

47
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

lungo periodo, un loro allineamento. 2) In secondo luogo, lo


L'idea di standard standard retributivo europeo aggancerebbe la dinamica dei
retributivo europeo salari nominali all'andamento dei conti esteri di ciascun
inedita ma non nasce paese, in modo da favorire il riequilibrio tra paesi in surplus e
paesi in deficit verso l'estero. In particolare, i paesi
dal nulla. caratterizzati da surplus sistematici verso l'estero sarebbero
Lo standard tenuti ad accrescere i salari nominali oltre il livello di crescita
appare infatti in minima stabilito dal primo pilastro. Sia che tale maggior
crescita dei salari nominali comporti inflazione, sia che
grado di assicurare provochi aumenti ulteriori della quota salari rispetto agli altri
all'Europa un nuovo paesi membri, in entrambi i casi essa contribuirebbe
e pi equilibrato all'assorbimento del surplus. 3) Infine, la cogenza: i paesi nei
profilo di sviluppo quali gli andamenti delle retribuzioni fossero divergenti
rispetto alla dinamica richiesta dallo standard dovrebbero
esser sottoposti a sanzioni analoghe a quelle previste dai
Trattati europei nel caso di deficit pubblici eccessivi.
L'idea di standard retributivo europeo inedita ma non
nasce dal nulla. Essa pu esser considerata una sintesi tra la
cosiddetta clausola della valuta scarsa originariamente
avanzata da Keynes e in seguito immessa, sia pure
depotenziata, nello statuto del Fondo Monetario
Internazionale e le cosiddette clausole sul labour
standard che da tempo l'Organizzazione Internazionale
del Lavoro suggerisce di inserire negli accordi internazionali
sul commercio. Al tempo stesso, chiaro che la proposta di
standard retributivo europeo suggerisce innovazioni che
metterebbero in questione una parte non trascurabile dei
Trattati in vigore e dell'attuale impianto politico-istituzionale
dell'Unione europea. Ci solleva evidentemente un
problema: in uno scenario politico europeo tuttora
riottosamente conformista, come si pu sperare nella
implementazione di una simile proposta? A questo riguardo,
pu essere interessante notare che lo standard fa luce su una
possibilit politica finora negata dalla vulgata: e cio che
l'interesse generale alla unit europea pu coincidere con
l'interesse dei lavoratori europei, siano essi tedeschi, italiani o
greci. Lo standard appare infatti in grado di assicurare
all'Europa un nuovo e pi equilibrato profilo di sviluppo, e di
generare al tempo stesso una potenziale convergenza di
obiettivi tra lavoratori appartenenti a paesi diversi. Sarebbe
questa una novit assoluta in uno scenario europeo in cui le
vertenze del lavoro hanno finora raramente oltrepassato i
confini nazionali, e talvolta hanno visto i lavoratori dei vari
paesi europei in aperto conflitto tra loro. Lo standard in un

48
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

certo senso ribalta tale scenario. Per questo motivo non pare
azzardato definirlo un esempio inedito, concreto e non
retorico, di nuovo internazionalismo del lavoro. Un
internazionalismo sul quale
varrebbe forse la pena di
scommettere sul piano
politico.
Beninteso, l'attenzione La proposta di standard retributivo europeo
nei confronti di questo, stata inserita nel Programma Nazionale di
come di altri strumenti di Riforme 2011 del Partito Democratico (Europa,
coordinamento europeo, Italia. Un progetto alternativo per la crescita, Edizioni
appare tuttora limitata, e Solaris, Roma 2011). Per approfondimenti sul
non sembrano esservi
all'orizzonte concreti tema, si veda E. Brancaccio (2011), Crisi
segnali di svolta nella dell'unit europea e standard retributivo, Diritti
visione generale del Lavori Mercati, 2. Si veda anche E. Brancaccio
palinsesto della Unione. (2011), La bilancia commerciale? Pesa quanto
Una novit sul piano della deficit e debito, Il Sole 24 Ore, 19 agosto.
coscienza politica tuttavia
merita di esser segnalata.
Con il prolungarsi della
crisi pare infatti diffondersi
la consapevolezza che l'unit europea minacciata da forze
centrifughe alimentate da un assetto competitivo
insostenibile, che si manifesta tra l'altro attraverso una
continua rincorsa alla deflazione salariale da parte del paese
leader. La pretesa di contrastare queste forze affidandosi alle
consuete ricette liberiste potrebbe generare effetti contrari
alle attese e danni potenzialmente irreparabili. Che l'attuale
zona euro sopravviva o meno, da tale consapevolezza che
bisogner ripartire per la costruzione di una pi solida,
equilibrata e credibile unit europea.

49
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Per una nuova


narrazione
delleurozona
Maria Joo Rodrigues
insegna presso lInstitute for European studies, Universit Libre de Bruxelles

50
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

L'Eurozona ha bisogno di una nuova narrazione per


uscire dalla crisi o ci saranno forti rischi di spaccatura
politica. Assistiamo da un lato a un'escalation dello
scaricabarile di responsabilit e dall'altro ad appelli alla
solidariet che restano senza eco. Una nuova narrazione
dovrebbe ricordare l'interesse reciproco e la situazione win-
win che hanno costituito la base dell'integrazione europea e
sono il collante del triangolo competitivit, cooperazione e
solidariet di cui parla sempre Delors. Per raggiungere
capillarmente tutti i cittadini, questa nuova narrativa
dovrebbe rispondere a quattro domande: Perch l'Euro un
must? Come possiamo garantire una sostenibilit a lungo
termine dell'Eurozona? Come dovremmo affrontare le crisi
del debito sovrano? Come possiamo creare nuovi impulsi
positivi?

Perch l'Euro un must?


L'Euro un must per l'Europa perch facilita
la circolazione dei beni, dei servizi, dei capitali e
delle persone e aumenta il potenziale del
mercato unico; perch in grado di attirare i
capitali internazionali per finanziare gli investimenti europei e
fornisce una protezione dalle turbolenze finanziarie; perch
pu promuovere la crescita e l'occupazione assicurando
stabilit economica, tassi d'interesse pi bassi e accesso a
maggiori opportunit di mercato. Infine, perch rafforza la
competitivit europea nell'economia globalizzata.
Prima della crisi finanziaria, l'appartenenza all'Eurozona
ha comportato notevoli vantaggi per tutti i suoi membri.
Senza l'Euro, oggi il tasso di cambio del Marco tedesco
sarebbe molto pi alto e penalizzerebbe le esportazioni e la
crescita della Germania. Senza l'Euro, numerosi Stati membri
avrebbero tassi d'interesse molto pi elevati.

Come possiamo garantire una


sostenibilit a lungo termine
dell'Eurozona?
Per garantire la sostenibilit a lungo termine
dell'Eurozona, dobbiamo attuare i seguenti
principi: una disciplina dei conti pubblici con il principio
della giustizia fiscale e un ragionevole margine per gli
investimenti pubblici; sistemi finanziari basati sul credito
responsabile; un coordinamento europeo per la crescita, gli
investimenti e la creazione di occupazione, sostenuti dalle

51
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

riforme strutturali per una crescita pi verde, pi


intelligente e inclusiva; la convergenza tra i membri
dell'Eurozona non soltanto nella riduzione del disavanzo e
del debito pubblico, ma anche nello sforzo fiscale, nella
capacit competitiva e nel miglioramento delle norme sociali
e ambientali.
Possiamo raggiungere un accordo su questi principi
comuni? In caso affermativo, dobbiamo completare
l'architettura incompiuta dell'Unione economica e monetaria.
in atto un'importante riforma che dovrebbe essere valutata
a fronte di questi obiettivi e comprendere diversi elementi
portanti: il Patto di stabilit e crescita, la sorveglianza
macroeconomica e la Strategia Europa 2020 per la crescita e
l'occupazione che devono essere tradotti in programmi
nazionali di riforma, in nuove prospettive finanziarie e infine
nell'EFSF, nell'EFSM e nel futuro Meccanismo europeo di
stabilit (ESM) che sono i meccanismi per affrontare la crisi
e la gestione del debito sovrano. Il Patto EuroPlus costituisce
il nuovo ombrello focalizzato sull'Eurozona.
necessario intraprendere un nuovo corso, combinando
tutti questi elementi al fine di assicurare l'attuazione dei
quattro principi descritti sopra. Un migliore coordinamento
della disciplina dei conti pubblici, la sorveglianza
macroeconomica, le riforme strutturali, la crescita e
l'occupazione dovrebbero essere le naturali controparti di
strumenti finanziari europei pi efficaci, quali il bilancio
comunitario, l'EFSF-ESM e i nuovi strumenti a sostegno
degli investimenti prioritari. Questo l'embrione di una vera
unione economica.

Come dovremmo affrontare le crisi


del debito sovrano?
Innanzitutto conoscendoci meglio ed evitando
gli stereotipi caricaturali sugli Stati membri. In
secondo luogo, progettando soluzioni su
misura che affrontino i problemi specifici per ogni caso. In
terzo luogo, presumendo che tutti adottino comportamenti
responsabili in relazione al bene pubblico comune, vale a dire
all'Euro. In quarto luogo, stabilendo chi trae vantaggio da
questa crisi del super-indebitamento con ricorso eccessivo al
prestito in alcuni paesi, ma anche con prestiti irresponsabili
concessi da alcune banche per espandere i mercati in altri
paesi. Pertanto, tutti dovrebbero collaborare a una soluzione
comune.

52
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

Oggi, il caso Grecia un importante test e al di l del


grande sforzo intrapreso dal governo greco nelle necessarie
riforme strutturali, per affrontare la crisi del debito sovrano
occorre sviluppare nuovi strumenti europei e: elaborare
programmi di adeguamento pi equilibrati che uniscano al
risanamento dei conti pubblici l'obiettivo della promozione
della crescita; ridurre i tassi d'interesse dei mutui, prorogare
le loro scadenze per consentire la ripresa e praticare
condizioni pi favorevoli per il rimborso del debito;
acquistare sui mercati primari, ma anche sui mercati
secondari, attraverso lo swap dei bond nazionali con la tripla
A con i bond forniti dai nuovi strumenti europei. In questo
swap, gli investitori privati dovrebbero accettare qualche
perdita.
Infine, l'UE dovrebbe istituire un'agenzia di rating
europea per assicurare che tutti questi sforzi non siano
vanificati da agenzie di rating non allineate sui criteri europei
di credibilit.
importante spiegare che, per l'Eurozona, tutti questi
sviluppi saranno molto meno costosi e rischiosi degli effetti
domino che deriverebbero da una ristrutturazione drastica.
anche importante spiegare che non esiste alcun
trasferimento dal creditore ai paesi salvati, ma esistono
prestiti, peraltro piuttosto remunerativi, pi le garanzie, che
costituiscono le condizioni per l'attivit creditizia a livello
europeo. Un pacchetto di salvataggio pi efficace dovrebbe
essere un importante strumento per assicurare una maggiore
stabilit finanziaria, economica, sociale e politica
nell'Eurozona.

Una nuova agenda degli


investimenti per creare nuovi
impulsi positivi
L'esigenza reale di spostare la focalizzazione
politica, di non parlare pi di trasferimenti, ma
di fissare una nuova agenda per gli investimenti. Ci
richiederebbe un trattamento specifico da accordare agli
investimenti produttivi nella procedura per i disavanzi
eccessivi e un impegno per il risanamento dei conti pubblici;
un migliore mix degli strumenti disponibili, quali i fondi
strutturali, la BEI e i futuri project bond; una pi forte
focalizzazione del nuovo bilancio comunitario sull'attuazione
della Strategia EU 2020 e sulla riduzione degli squilibri
macroeconomici; i project bond per gli investimenti privati nelle

53
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

nuove reti europee dei trasporti, dell'energia e


dell''informazione dovrebbero essere sorretti da garanzie
pubbliche fornite dal bilancio comunitario e dalla BEI per
attirare un maggior numero di investitori privati, ad esempio
i fondi pensione; il Meccanismo europeo di stabilit
finanziaria gestito dalla Commissione Europea dovrebbe
essere in grado di emettere eurobond per la concessione di
mutui a sostegno degli investimenti prioritari, per
promuovere il potenziale di crescita. Se non svilupperemo
questi nuovi mezzi per sostenere gli investimenti privati e
pubblici, in molti Stati membri l'attuazione della Strategia UE
2020 rester un pio desiderio. Un'Eurozona pi forte
dovrebbe essere sostenuta da un'agenda europea per gli
investimenti pi ambiziosa.

Un new deal per l'Eurozona


Per sostenere questa fase in direzione della
coesione europea, i protagonisti proeuropei
dovrebbero proporre un corso pi ampio per
l'Unione monetaria europea, basato su tre
principi fondamentali: una maggiore coesione europea per
una maggiore responsabilit e un maggiore coordinamento.
Questi due principi possono essere attuati potenziando gli
strumenti esistenti in fase di negoziazione.

Maggiore responsabilit degli Stati membri:


. Revisione del Patto di stabilit e crescita per una maggiore
disciplina dei conti pubblici, lasciando spazio agli
investimenti prioritari.
. Sviluppo di una nuova sorveglianza macroeconomica,
conservando un approccio equilibrato.
. Migliore attuazione dei programmi nazionali di riforma,
per sostenere la crescita, l'occupazione e le misure di
risanamento dei conti pubblici.

Maggiore coordinamento delle politiche a livello


europeo:
. Il Patto EuroPlus strutturer un pi profondo
coordinamento delle politiche in materia di bilancio e in
ambito fiscale, economico, sociale e finanziario al fine di

54
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

promuovere non soltanto la sostenibilit dei conti pubblici


ma anche la competitivit, la crescita e l'occupazione.

Maggiore coesione europea:


. Il nuovo bilancio comunitario dovrebbe servire a ridurre
non soltanto i gap regionali ma anche i forti squilibri
macroeconomici. Dovrebbero essere introdotte nuove
risorse proprie, sotto forma di imposta sulle transazioni
finanziarie a livello UE.
. I project bond per gli investimenti privati nelle nuove reti
europee dei trasporti, dell'energia e dell'informazione
dovrebbero essere sorretti da garanzie pubbliche fornite dal
bilancio comunitario e dalla BEI per attirare un maggior
numero di investitori privati, ad esempio i fondi pensione.
. Gli eurobond dovrebbero essere utilizzati anche per
sostenere gli investimenti pubblici prioritari e, a tal fine,
dovrebbero essere emessi dalla BEI o dall'attuale
Meccanismo europeo di stabilit finanziaria (EFSM), basato
su garanzie del bilancio comunitario e gestito dalla
Commissione Europea. L'accesso a questi eurobond
dovrebbe essere vincolato al rispetto della disciplina dei conti
pubblici.
. L'EFSF e il Meccanismo europeo di stabilit (ESM)
dovrebbero evolvere in un reale meccanismo europeo,
soggetto al processo decisionale dell'UE, per la concessione
di mutui a un tasso d'interesse pi basso e a condizioni pi
equilibrate, a sostegno del risanamento dei bilanci e della
crescita prevenendo, per quanto possibile, il default.

55
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

L'altra faccia dell'euro


Giovanni Moro
presidente di FONDACA e insegna Sociologia politica presso lUniversit di Macerata

I
l 1 gennaio di dieci anni fa l'euro, la moneta
unica europea, entrata nella vita di alcune
centinaia di milioni di persone, tra cui noi
italiani, in sostituzione delle vecchie monete
nazionali. In vista di questa scadenza qualcuno
si chiesto: decennale o funerale?
La battuta fin troppo facile, a giudicare dagli eventi degli
ultimi mesi. D'altro canto, riesce difficile pensare che una
ipotesi come il ritorno alle vecchie monete nazionali o
l'uscita di alcuni paesi dalla Eurozona siano scontate. Forse,
formulando queste ipotesi, non si considera che le principali
banche dei paesi dell'euro sono in credito per centinaia di
miliardi verso i paesi e le economie sotto attacco; che tornare
a lire, franchi o pesetas vorrebbe dire polverizzare il valore di
capitalizzazioni, patrimoni e rendite delle famiglie e delle

57
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

imprese; che, secondo recenti ricerche, l'uscita dalla Zona


Non viene euro anche della sola Grecia costerebbe ai cittadini dei paesi
considerata la ricchi dieci volte di pi di quanto sta costando loro il suo
dimensione nascosta salvataggio; o che il paese pi forte della Eurozona, la
Germania, perderebbe d'incanto il suo principale mercato,
della moneta unica, che la Eurozona stessa. A chi potrebbe convenire tutto
ossia all'insieme di questo? Forse solo a quelli che Amartya Sen ha recentemente
fattori culturali, definito boss della finanza.
In ogni caso, ipotesi di questo genere andrebbero
sociali, politici e di dibattute con il coinvolgimento della cittadinanza che ,
economia della vita per cos dire, il pagatore di ultima istanza e sulla base di
quotidiana una visione non semplificata della realt dell'euro, come
stata invece spesso proposta dal passato governo con quelle
che difficile non definire chiacchiere da bar. Ci sarebbe
bisogno di un effettivo processo di deliberazione, ossia di
una discussione approfondita perch informata, in cui sia
coinvolta la cittadinanza e che porti a dare forma a decisioni
e orientamenti della politica.
Proprio a questo scopo ho pubblicato di recente La
moneta della discordia (con la collaborazione di Lucia Mazzuca
e Roberto Ranucci, Cooper editore), un libro che costituisce
uno dei risultati di un programma internazionale di ricerca e
dialogo intitolato The other side of the coin, l'altra faccia della
moneta, promosso a partire dal 2009 da FONDACA, un
think tank europeo con sede a Roma che si occupa di temi
connessi alla cittadinanza.
Al di l delle chiacchiere da bar, infatti, in questo dibattito
pubblico, non certo accademico visto che tocca la vita e il
destino di tutti, c' qualcosa che non viene considerato ed
invece della massima importanza. Mi riferisco alla
dimensione nascosta della moneta unica, ossia l'insieme di
fattori culturali, sociali, politici e di economia della vita
quotidiana che hanno avuto e hanno un effetto diretto sul
nostro essere cittadini europei; un effetto cos forte che
ormai difficile distinguere cosa europeo da cosa
nazionale. Le focalizzazioni sulla dimensione
macroeconomica e su quella finanziaria che dominano la
scena concorrono al silenzio su questa dimensione.
Questa faccia nascosta della moneta costituita ad
esempio dai simboli contenuti nei pochi centimetri quadrati
di monete e banconote: simboli delle tante identit nazionali
(nelle monete) e insieme della identit comune in
costruzione, a cui alludono le immagini di porte, finestre,
archi e soprattutto ponti raffigurati nelle banconote. Non

58
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

un caso che i cittadini dei paesi della Eurozona vivano la loro


identit europea in modo molto pi forte di quelli dei paesi
che non hanno adottato la moneta unica. E ci del tutto
compatibile con il fatto che di questa moneta si abbia una
cattiva opinione: come diceva Jacques Delors, non ci si pu
innamorare di una moneta, ma i suoi effetti identitari si
verificano in ogni caso.
L'euro, inoltre, ha creato un nuovo ambiente per i
cittadini europei, costituendo l'unico linguaggio comune di
23 lingue diverse e lo strumento per relazioni di
comunicazione e scambio in un territorio che coincide solo
parzialmente con quello della Unione. Queste relazioni sono
tangibili nelle transazioni economiche (due terzi dei cittadini
calcolano in euro le loro spese ordinarie e la met di essi
anche quelle straordinarie come acquistare una casa), ma
anche nei viaggi: nel 2010 quasi la met dei cittadini della
Eurozona ha visitato un altro paese europeo, essendo la
libert di movimento il primo e pi sentito significato della
cittadinanza comunitaria.
L'euro, poi, ha inciso e incide profondamente sull'essere
consumatori dei cittadini europei. Questo risultato evidente
nella divaricazione tra inflazione reale e inflazione
percepita che si verificata nei primi anni dell'euro e che
ha sicuramente concorso a una specie di autoriduzione dei
consumi che ha avuto un effetto diretto sulla debole crescita
economica dell'Europa. In Italia ci stato dovuto anche a
una drammatica assenza della politica nella fase di passaggio
alla nuova moneta (da Tutto a 1.000 lire a Tutto a un
euro), con conseguenze che stiamo ancora pagando. La
moneta unica, quindi, non solo il dito che indica la luna,
come viene affermato autorevolmente, ma ha anche
responsabilit dirette in ci che sta accadendo.
L'euro infine, come diceva Tommaso Padoa Schioppa,
una moneta senza stato: una anomalia, visto che il battere
moneta un elemento distintivo della sovranit nazionale. La
sua introduzione, per, sta costringendo la litigiosa
partnership europea a porsi il problema di rafforzare la
dimensione politica della Unione, superando quella che
Romano Prodi, nella intervista contenuta nel libro, chiama
leadership barometrica: pi attenta ai sondaggi, cio, che al
destino della cittadinanza. Se questo tipo di leadership,
all'epoca della introduzione dell'euro, caratterizzava
soprattutto i dirigenti britannici, oggi sembra diventata una
vera e propria epidemia delle classi politiche europee.

59
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Questi fattori nascosti hanno a che fare con quelli pi


La anomala visibili soprattutto perch su di essi che si fonda quella
fiducia sociale che la condizione perch le monete
cittadinanza della funzionino: infatti grazie alla fiducia orizzontale, tra i
Unione fornisce alla cittadini, e verticale, tra questi e le istituzioni che presiedono
moneta unica la al funzionamento della moneta che si realizza la magia per
necessaria fiducia di cui un pezzo di metallo o di carta accettato da tutti come
mezzo di scambio, unit di calcolo e deposito di valore. In
chi la deve utilizzare altre parole, mentre l'euro in questo decennio ha contribuito
decisamente a dare forma alla cittadinanza europea (un
esperimento evolutivo unico nel suo genere), proprio la
anomala cittadinanza della Unione che ha fornito e fornisce
alla moneta unica la necessaria fiducia di chi la deve
utilizzare: non solo i boss della finanza, ma anche i cittadini
consumatori, risparmiatori, lavoratori e imprenditori. Un
indicatore della persistenza di questa fiducia senza dubbio
la impennata nell'acquisto di piccole quote di titoli di stato
italiani nelle aste delle ultime settimane. Si tratta di una
risposta a chi prevedeva la fioritura di un mercato nero di
dollari nel nostro paese.
L'euro, va da s, legato a molti dei problemi che stiamo
affrontando: o come dito che indica la luna, o come loro
causa diretta. Tuttavia, mentre passeggiamo sull'orlo
dell'abisso, il caso di non dimenticare questi aspetti nascosti
ma di importanza cruciale.

60
La sinistra
e il punto di vista
della dottrina sociale
della Chiesa
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Per un
neo-umanesimo
del lavoro
Stefano Fassina
responsabile Economia e Lavoro PD


forte in ciascuno di noi il desiderio e il senso di
urgenza di capire meglio la grande
transizione in corso. Il paradigma egemone
nell'ultimo trentennio, il neo-liberismo, appare
inadeguato ad orientarsi. Sono, invece, di
grande interesse le riflessioni dell'ultima enciclica di
Benedetto XVI, la Caritas in veritate, in particolare intorno al
paradigma del neo-umanesimo integrale. Non una
riflessione improvvisata, come ovvio, data la fonte. La
riflessione di Benedetto XVI mette in discussione alla radice
il paradigma liberista, il primato dell'economia sulla politica,
la logica di funzionamento dell'ordine economico e sociale
Il primato stratificatosi a partire dall'inizio degli anni '80. E, soprattutto,
dell'economia sulla mette al centro della prospettiva una visione dell'uomo e
della politica incompatibile con l'impianto dell'individualismo
politica ha portato al metodologico, ossia con la visione fondativa del liberismo.
rattrappimento delle Infatti, evidente che se il bene comune il risultato della
democrazie delle massimizzazione di utilit strettamente individuale, ossia di
interazioni di individui senza legame sociale (la societ non
classi medie, non solo esiste, proclamava a met degli anni '80 la signora Thatcher)
ad enormi la politica sostanzialmente inutile o finanche dannosa
disuguaglianze ed perch introduce principi morali, ossia di inefficienza, nella
alla conseguente fisiologia perfetta ma strettamente economica della societ.
inevitabile, pertanto, la negazione alla radice dell'intervento
paralisi economica pubblico a qualunque finalit. In particolare per correggere le
disuguaglianze.
Le conseguenze del trionfo liberista e degli interessi
materiali ad esso sottostanti sono sotto gli occhi di tutti. Il
primato dell'economia sulla politica ha portato al
rattrappimento delle democrazie delle classi medie, non solo
ad enormi disuguaglianze e alla conseguente paralisi

62
La riflessione di Benedetto XVI
mette in discussione
alla radice il paradigma liberista,
il primato dell'economia sulla politica
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

economica. Ha portato alla regressione delle condizioni del


lavoro e allo svuotamento della civilt del lavoro caratteristica
di fondo dell'economia sociale di mercato. la regressione
delle condizioni del lavoro e la conseguente disuguaglianza
nella distribuzione del reddito, della ricchezza e delle
opportunit di mobilit sociale la causa prioritaria della
rottura dell'equilibrio dell'ultimo trentennio. La regressione
del lavoro nel suo insieme, incluse le classi medie. la
regressione delle condizioni del 99% della societ, come
scritto sui cartelli portati in giro dai ragazzi e dalle ragazze di
Occupy Wall Street a Zuccotti Park a Manhattan.
Degenerazione della finanza e polarizzazione nella
distribuzione del reddito sono facce della stessa medaglia.
Oggi, il lavoro subisce rapporti di forza sfavorevoli come mai
stato nel secolo alle nostre spalle. Il capitale fa shopping
globale di lavoro. Gli strumenti istituzionali, politici e
sindacali per affermare il lavoro sono spuntati in quanto
chiusi nello Stato nazionale. Oggi, siamo di fronte ad una
"emergenza giovani". Non solo precariet, ma
disoccupazione e inoccupazione. Tuttavia, ecco un punto
rilevante di discussione tra di noi, i giovani sono l'area di
sofferenza pi acuta di uno smottamento che ha segnato
l'insieme del variegato universo del lavoro del settore privato.
Non soltanto le fasce pi in basso, ma anche, ecco la novit
economica e politica, la stragrande maggioranza delle classi
medie. Il 90% dei lavoratori ha perso reddito e ricchezza a
vantaggio del 10% pi in alto.
La nostra sfida valorizzare il lavoro come fonte di
La nostra sfida identit della persona e fondamento della democrazia. Il
lavoro come questione di senso, secondo il titolo di una
valorizzare il lavoro bella raccolta di saggi curata da Francesco Totaro. La nostra
come fonte di stella polare l'art 1, l'art 3 e l'art 4 della prima parte della
identit della nostra Costituzione. Il lavoro inteso nella sua generalit.
persona e Innanzitutto, l'anello pi debole della catena, l'area sociale
che pi ha sofferto l'offensiva liberista: il lavoro subordinato,
fondamento della in tutte le sue forme esplicite o coperte dal contratto a
democrazia progetto o dalla Partita Iva. Poi, il lavoro autonomo vero. Il
lavoro professionale. Il lavoro dell'imprenditore datore di
lavoro.
La nostra sfida per la dignit del lavoro, decent work
secondo il lessico dell'Organizzazione Internazionale del
Lavoro. Anche qui, la Caritas in veritate offre spunti
interessanti di riflessione nell'interpretazione dell'aggettivo
decente riferito al lavoro. Una riflessione articolata

64
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

nell'analisi dell'inedita questione sociale, sempre pi


intrecciata ad una rischiosa questione democratica, svolta dal necessaria la
Consiglio Pontificio Giustizia e Pace nel documento per il ricostruzione di una
G20: Per interpretare con lucidit l'attuale nuova questione eticamente autonoma
sociale, occorre senz'altro evitare l'errore, figlio anch'esso
dell'ideologia neoliberista, di ritenere che i problemi da funzione e posizione
affrontare siano di ordine esclusivamente tecnico. Come tali, del lavoro.
essi sfuggirebbero alla necessit di un discernimento e di una necessaria una
valutazione di tipo etico. Ebbene, l'enciclica di Benedetto
XVI mette in guardia contro i pericoli dell'ideologia della
soggettivit politica
tecnocrazia, ossia di quell'assolutizzazione della tecnica. culturalmente
La nuova questione sociale impossibile da affrontare autonoma del lavoro
senza andare oltre il paradigma liberista e senza assumere
una visione radicalmente alternativa dell'uomo, inteso non
pi come monade che massimizza la propria utilit
individuale, ma come persona e, in particolare, persona che
lavora. Come chiariscono Bockenforde e Bazoli in Chiesa e
capitalismo, il principio di solidariet, decisivo per affermare
l'antropologia della persona, non pu essere principio
correttivo di una logica di funzionamento esclusivamente
fondata sul principio dell'individualismo proprietario. Il
principio di solidariet deve essere principio ordinante,
definitorio. Per essere tale, non si pu affermare secondo una
logica auto correttiva, alimentata da una spinta morale o,
almeno, non soltanto. necessaria la ricostruzione di una
eticamente autonoma funzione e posizione del lavoro.
necessaria una soggettivit politica culturalmente autonoma
del lavoro.
Attenzione: l'innovazione lessicale segnala una
discontinuit culturale decisiva. La persona che lavora non
sul piano culturale ed etico il lavoratore o la lavoratrice. Qui
si compie un'evoluzione rispetto alla tradizione socialista,
socialdemocratica, laburista del movimento operaio. Un
ventaglio di tradizioni decisive per l'emancipazione dell'uomo
nel corso del '900, ma un ventaglio di tradizioni concentrate
sulle relazioni economiche e sociali della persona, non sulla
sua irriducibile unicit. Era la classe operaia, l' operaio
massa, l'aggregato sociale di riferimento. Non la persona
che lavora. Il Cardinale Bagnasco a Rimini a fine ottobre ha
posto con una certa ruvidit, ma con chiarezza, il punto. Il
riferimento diretto stato al socialismo reale, ma la
valutazione era a valenza generale. Com' noto scrive il
Card. Bagnasco - l'errore fondamentale del socialismo non
stato innanzitutto di carattere economico, ma antropologico.

65
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Non stata la decrepitezza economica o una


modernizzazione ritardata ad essere la causa primaria della
sua fine, ma la negazione della verit sull'uomo. Se la persona
non riducibile a molecola della societ e dello Stato, il bene
del singolo non pu essere del tutto subordinato al
meccanismo economico-sociale, n possibile pretendere
che il bene economico si possa realizzare prescindendo dalla
responsabilit individuale. L'uomo sarebbe ridotto ad una
serie di relazioni economiche, e scomparirebbe la persona
come soggetto autonomo di decisione morale. Il Cardinale
Bagnasco ribadisce il primato dell'uomo sul lavoro e il
primato del lavoro sul capitale e coglie una contraddizione
vera nell'impianto culturale ed etico di matrice socialista.
Tuttavia, le tradizioni socialista, socialdemocratica e laburista
non possono essere liquidate come uno sfortunato e
sgradevole incidente del secolo breve. Sono state,
nell'Europa occidentale, motori di progresso, di
civilizzazione del lavoro e di costruzione delle democrazie
effettive. Hanno colto la rilevanza della dimensione
economica e sociale nella definizione della persona,
dell'effettivit dei suoi diritti e delle sue libert. Hanno
ecceduto in determinismo economicistico. Ma gli squilibri
nella dimensione economico-sociale non possono essere
rimossi. La presenza di interessi materiali diversi nella societ
delle persone non pu essere ignorata.
Assunta tale discontinuit etica, mettere al centro
dell'identit culturale e politica del Pd il lavoro inteso come
attivit della persona che lavora non ritorno indietro,
sguardo al futuro. la via maestra, anzi, l'unica via possibile
per costruire il Pd come partito a vocazione maggioritaria.
Valorizzare la persona che lavora condizione per
promuovere lo sviluppo sostenibile, per l'affermare un'idea di
sviluppo inteso come promozione dei beni comuni e dei
consumi di cittadinanza. Qualit del lavoro e qualit dello
sviluppo sono le due facce della stessa medaglia. Valorizzare
la persona che lavora condizione per segnare in senso
progressivo la transizione in corso e rivitalizzare le
democrazie delle classi medie e, cos, uscire dal tunnel buio
della recessione.
L'impianto culturale della nostra posizione sul lavoro, la
posizione proposta alla Conferenza per il lavoro a Genova
nel giugno scorso e alla recente Conferenza per il lavoro
autonomo e la micro e piccola impresa a Monza, sono
incentrati sul rapporto persona-lavoro-democrazia. Sarebbe

66
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

stata una scelta impossibile da fare senza il contributo della


pluralit di culture presenti nel Pd. Di tutte le culture presenti Valorizzare la
nel Pd. L'amalgama qui pare riuscire. Allora qui sta la sfida persona che lavora
affascinante per il Pd. Possiamo mettere al centro della condizione per
nostra visione la persona che lavora, come nella tradizione
del cattolicesimo sociale, senza perdere l'attenzione alle segnare in senso
asimmetriche relazioni economiche e sociali al centro delle progressivo la
culture socialista e laburista? Possiamo partire dal paradigma transizione in corso e
del neo-umanesimo integrale e provare a costruire il
profilo culturale e programmatico del Pd lungo il sentiero da
rivitalizzare le
esplorare di un neo-umanesimo laburista? In conclusione: il democrazie delle
neo-umanesimo laburista pu essere una traiettoria di ricerca classi medie e, cos,
culturale e politica, prima che programmatica, lungo la quale uscire dal tunnel
costruire l'identit del Pd e la tessitura di una inedita alleanza
sociale, di uomini e donne, di soggetti e interessi, sia a livello buio della recessione
nazionale, sia a livello europeo e globale?

67
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Oltre la grande contrazione:


verso una crescita di nuova
generazione
Mauro Magatti
preside della Facolt di Sociologia dellUniversit Cattolica


ome hanno scritto i due economisti di Harvard
Questo testo un C. Reinhart e K.Rogoff,ci troviamo nel mezzo
breve estratto del libro di una grande contrazione, cio all'interruzione
in uscita in primavera di una fase di crescita che, mediante quelli che
da Feltrinelli e dal 2008 sono stati chiamati "eccessi" finanziari,
intitolato ha sostenuto un'economia basata sul consumo a debito.
Oltre la crisi di valore Scompaginati i delicati equilibri che sostenevano il circuito
I fallimenti della libert e espansivo, qualunque strada si adotti, il deleveraging (cio il
le vie del suo riscatto percorso di riassorbimento del disordine finanziario) avr
bisogno di parecchi anni per essere completato.
Questa considerazione getta ombre sul futuro dei paesi
avanzati. Le speranze, coltivate nei primi mesi post-crisi, di

68
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

una rapida ripresa si sono rivelate illusorie. E oggi si fa strada


la convinzione che la contrazione durer a lungo. Peraltro, Per rilanciare la
evidente la contraddizione: per rilanciare la crescita siamo crescita siamo
sollecitati a consumare di pi mentre da un lato i tagli dei sollecitati e
bilanci pubblici e l'aumento delle imposte ci fanno tutti pi
poveri mentre la mancanza di liquidit nel circuito del credito consumare di pi
frena gli investimenti. Con il rischio di rimanere impigliati in mentre da un lato i
una spirale negativa. tagli dei bilanci
Si pu pensare che tutto ci costituisca solo una iattura.
Oppure, si pu attraversare questo periodo, indubbiamente
pubblici e l'aumento
difficile e carico di rischi, in cui le risorse saranno pi limitate delle imposte ci
come un'occasione per smaltire le tossine sociali e culturali fanno tutti pi
del tecno-nichilismo, in modo tale da creare, un po' per volta, poveri e la
le condizioni per un nuovo modello di sviluppo. La necessit,
come si suole dire, aguzza l'ingegno. mancanza di
Per molti aspetti ci troviamo in una situazione simile a liquidit nel circuito
quella degli anni '70. Come allora il capitalismo societario, del credito frena gli
cos oggi, a distanza di trent'anni, il capitalismo tecno-
nichilista che ha esaurito la propria spinta propulsiva: il suo
investimenti. Con il
dispiegamento e il suo successo creano, attraverso la crisi, le rischio di rimanere
condizioni per il suo superamento. Oggi,un tale modello impigliati in una
appare obsoleto rispetto sia alle nuove richieste sociali che spirale negativa
alle nuove condizioni economico-politiche. Da qui l'esigenza
di ripensare la natura stessa della crescita, nel quadro di un
contesto turbolento sul piano interno e internazionale.
Venute meno le sue premesse, insistere a rianimare il modello
degli ultimi decenni significa solo perdere tempo, - un po'
come chi, negli anni '80, si rifiutava di riconoscere la
necessit di superare una visione stato-centrica..
Si tratta di creare le condizioni per l'emergere di una
nuova "economia psichica", meno dissipativa e distruttiva,
pi costruttiva e relazionale, capace di riconciliare ci che il
tecno-nichilismo ha separato. I due corni del dilemma sono
chiari: da un lato, c' il fallimento di una libert che ha
immaginato di essere assoluta. Dall'altro,c' l'impossibilit di
tornare indietro, rimettendosi sotto l'ala di qualche sistema
autoritario (con buona pace di chi ci spera e di chi ci
prover). Ma che cosa c' in mezzo? Le democrazie mature
come possono sfuggire alla loro liquidazione derivante dalle
loro incapacit di adattarsi ad una nuova stagione che loro
stesse hanno creato?
Tutti i discorsi di questi anni sulla crisi suonano
contraddittori. Alcuni insistono sulla ripresa dei consumi
interni che resa impossibile dall'indebitamento e dal

69
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

generale clima di sfiducia e di instabilit. Altri parlano di


Se letta con onest competitivit per sottolineare lo sforzo che occorre compiere
intellettuale, la crisi per essere all'altezza dei competitor. Ma entrambi questi
ci aiuta a prendere discorsi, sicuramente corretti, peccano dal lato della
motivazione: perch dobbiamo essere competitivi? E quali
atto dei fallimenti nuove forme istituzionali potranno, pi positivamente,
del modello mettere a frutto la qualit umana delle societ libere?
autoreferenziale di Cominciamo col dire che la grande contrazione si
prolungher per qualche anno. Ci significa che questo il
libert di massa momento per fare un investimento di medio-lungo termine.
posto in essere dal Ma in che direzione?
tecno-nichilismo. Da Se letta con onest intellettuale, la crisi ci aiuta a
questo punto di prendere atto dei fallimenti del modello autoreferenziale di
libert di massa posto in essere dal tecno-nichilismo. Da
vista, la crisi, prima questo punto di vista, la crisi, prima che tecnica, spirituale.
che tecnica, Se intesa in questo senso, essa pu costituire uno stimolo
spirituale prezioso ad andare oltre lo stato attuale delle cose. Infatti, la
crisi esacerba i problemi di sostenibilit della transazione tra
individuo e istituzioni nel modo in cui essa si venuta
strutturando negli ultimi trent'anni. Infatti, quella
transazione, realizzata attraverso un aumento dell'efficienza
tecnica delle istituzioni a supporto dell'(esigito) ampliamento
del potere di azione individuale, ha operato a scapito dei
processi di ricomposizione dei significati. A livello soggettivo
come a livello sociale. Lo slegamento tra funzioni e
significati, se ha agevolato il processo di razionalizzazione
alla base di una stagione di crescita economica planetaria, ha
altres determinato gravi squilibri, la cui insostenibilit, oggi
pienamente manifesta, richiede una stagione di forte
innovazione istituzionale che, auspicabilmente, non pretenda
un (impossibile) ritorno ad una societ cristallizzata attorno a
significati rigidi e precostituiti.
Gli effetti collaterali del capitalismo tecno-nichilista - una
montagna di debiti accumulati, lo svuotamento del senso,
livelli di disuguaglianza crescenti, squilibri sociali, ambientali
e istituzionali sempre pi accentuati - indicano che la crescita,
per non implodere, dovr essere capace di integrare
dimensioni rimaste dissociate tra loro in questi decenni.
Ripensare la crescita comporta, prima di tutto, un nuovo
atto di intelligenza: la democrazia e il mercato ossia le due
principali istituzioni moderne - si misurano oggi con le
conseguenze negative della spirale espansiva potenza-
volont di potenza. Affannarsi a cercare di far ripartire
questo circuito nel modo in cui ha funzionato negli ultimi

70
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

decenni non porta da nessuna parte. Pertanto, crescere


diversamente significa tentare di creare nuove condizioni in
cui, partendo da una definizione antropologica meno
unilaterale, impariamo a riconoscere che la volont di
potenza non si traduce solo in acquisizione quantitativa e
che, per quanto prezioso e vero, tale movimento non
esaurisce l'intera esperienza umana.
In questo senso, superare la crisi significa trovare le vie
per andar oltre la grave "crisi di valore" che attanaglia le
democrazie avanzate, nel suo sfarinamento
ipersoggettivistico e nella sua mutevolezza continua che ne
segnano il carattere di equivalenza impressosi a livello di
consapevolezza.E che hanno permesso ad un sistema
tecnico autorefenziale di affermarsi indisturbato.
Per questo, al di l degli opportuni e necessari
tamponamenti tecnici che consentono di guadagnare tempo,
occorre, un po' per volta, apprendere la lezione che la crisi
vuole impartirci.
Alla fine della seconda guerra mondiale, il valore stato
riconosciuto nella ricostruzione e nella integrazione sociale,
sbilanciandosi sul versante istituzionale e assegnando
centralit al lavoro che diventava misura e strumento della
crescita economica e sociale.
A partire dagli anni '70, sono l'espansione e lo
slegamento - espressione dell'immaginario della libert
individualistica e adolescenziale - ad essere rivestiti di valore
nell'ottica della scambiabilit e manipolabilit: nel quadro
della fase della razionalizzazione planetaria e della
mediatizzazione dell'esperienza, il consumo come indicato
- diventato il criterio di riferimento del valore.
Oggi, al fine di immaginare una nuova stagione di
crescita,le societ occidentali sono chiamate a trovare una
diversa soluzione alla questione del valore. Ci ha a che fare
con quella che E. Erikson chiama libert generativa: una
libert cio che, senza mortificare la tensione desiderante che
ci contraddistingue come essere umani segnando anche la
spinta alla crescita, la riqualifichi rispetto al senso, al contesto,
ad una storia e ad altri.
Un tale immaginario pu aiutaci a pensare un nuovo
modello di sviluppo. La crescita di cui abbiamo bisogno ,
oltre che economica, anche sociale, culturale e istituzionale.
Si tratta di pensare se e come slittare, almeno un poco,
dall'espansione all'eccedenza. Da una crescita solo
quantitativa ad una pi qualitativa. Una crescita spirituale.

71
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Razionalit economica:
un orizzonte da dilatare
Simona Beretta
insegna Politiche economiche internazionali presso lUniversit Cattolica

L
a realt, anche la pi dura, ha sempre dentro un
La crisi finanziaria germe buono. Ci provoca, ci sveglia, ci proietta
ha rivelato la nel tentativo di comprenderla e di reagire alle
difficolt. Anche la crisi finanziaria realt
fragilit di un molto dura, soprattutto per le sue conseguenze
sistema di relazioni sul lavoro pu svegliarci: in tempi di crisi, diventa pi
economiche sottili, immediato cogliere la falsit dell'idea che il sistema
economico sia il grande meccanismo in cui ciascun individuo
estemporanee, dove gioca la sua partita come lavoratore, come risparmiatore,
prevale il calcolo come consumatore dentro mercati dove l'identit di
miope ciascuno non conta, perch contano soprattutto le grandezze
monetarie e finanziarie. La crisi finanziaria ha rivelato la
fragilit di un sistema di relazioni economiche sottili,
estemporanee, dove prevale il calcolo miope. Invece la
qualit delle relazioni conta: l'economia (finanza inclusa)
uno spazio di reale interazione fra soggetti, con nome e

72
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

cognome, strutturalmente in relazione gli uni con gli altri.


La qualit dell'economia, della societ e della politica La questione di una
dipende cos dalla qualit e dallo spessore delle relazioni che buona finanza
le abitano. Si pu forse dire che la radice della crisi sta nella pubblica dunque
determinazione, tanto diffusa quanto perversa, a censurare la
questione sostanziale della virt nelle relazioni. Pensare che uscire un problema reale,
dalla crisi sia innanzitutto un problema di carattere tecnico- che c'entra con la
formale (regolamentazioni prudenziali, riforme degli apparati qualit della spesa e
di controllo) oppure di aggiunta di considerazioni etiche al
business solito (codici etici, tetti massimi alle remunerazioni
con la qualit della
dei manager, destinazione di profitti a iniziative benefiche) fiscalit
significa davvero illudersi.
Non basta rispettare le forme, conta la reale virt
nell'agire di ciascuno, nel qui e ora delle piccole e grandi
scelte. Indebitarsi per un progetto coraggioso che fa crescere
in dimensione e qualit una impresa, non garantisce il buon
esito, ma non alimenta l'instabilit sistemica; la alimenta
invece chi, indipendentemente dal bene dell'impresa, si
indebita solo per assumersi rischi finanziari rincorrendo
potenziali profitti pur correndo il rischio di gigantesche
perdite (improbabili ma, come si visto, non impossibili). Ma
non facile distinguere dal di fuori chi sta facendo che cosa...
Analogamente, un debito pubblico non diventa insostenibile
e fonte di instabilit sistemica solo perch tanto, ma
soprattutto perch la spesa che l'ha reso necessario non ha
rafforzato le basi reali per il progresso del paese progresso
indispensabile per poter ripagare in futuro il debito. La
questione di una buona finanza pubblica dunque un
problema reale, che c'entra con la qualit della spesa e con la
qualit della fiscalit. Anche in questo caso, la linea di
giudizio passa nel qui e ora concreto di chi decide, anche ai
livelli pi bassi.

Abbiamo bisogno di pi pensiero economico La crisi attuale


Decidere in condizioni di interdipendenza, sulla base di documenta la
valutazioni fiduciarie, richiede l'impegno della ragione umana sostanziale
tutta intera: non solo la ragione strumentale, calcolante. La
prima sfida della crisi che la ragione economica prenda le inadeguatezza di
distanze dalle sue forme mutilate, ristrette, banalizzate, una visione
dominate dall'analisi tecnica; occorre recuperare l'orizzonte meccanicista e
pieno della ragione, denso di una intelligente passione per la
realt.
tecnicistica
La crisi attuale documenta la sostanziale inadeguatezza di dell'economia
una visione meccanicista e tecnicistica dell'economia; nello

73
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

stesso tempo, offre l'occasione per ripensare a quanto di


buono c' da valorizzare nella cassetta degli attrezzi del
pensiero economico. Penso ad esempio al ruolo centrale
delle aspettative (che sono cos personali da confinare con la
speranza, ma allo stesso tempo cos legate al concreto vivere
insieme); alla capacit delle aspettative di auto-realizzarsi, nel
bene e nel male; alla possibilit che da una determinata
situazione di partenza si possano raggiungere molteplici
risultati (equilibri multipli). Penso ai problemi di
informazione asimmetrica, all'azzardo morale e alla selezione
avversa... Tutti questi ben noti contributi dell'analisi
economica non fanno altro che confutare proprio la visione
meccanicista e tecnicista dell'economia.
Il fatto che negli ultimi decenni non abbiamo usato gli
attrezzi che pure avevamo nella nostra cassetta
intellettuale, lasciandoci trascinare nell'euforia collettiva
dell'indebitamento e dei guadagni finanziari facili, dimostra
secondo me una cosa: che davvero la radice della crisi
antropologica. Occorre vivere la quotidianit economica
nella virt, cominciando col recuperare la ragione economica
in tutta la sua ampiezza. Pochi lo ripetono con la decisione e
la lucidit di Benedetto XVI.

La dottrina sociale della Chiesa e la ragione


economica
La dottrina sociale della Chiesa, in questo recupero della
La dottrina sociale ragione intera, una risorsa preziosa, poco usata e talvolta
usata in modo riduttivo. Non un discorso che si limita a
della Chiesa, in sfornare buoni pensieri rassicuranti, a denunciare abusi e a
questo recupero della instillare buoni propositi. Basta il buon senso comune a
ragione intera, una condannare gli eccessi della speculazione, i comportamenti
egoistici degli operatori che lucrano cospicui guadagni
risorsa preziosa. dall'instabilit, l'iniquit di andamenti finanziari che
Usa parole scomode, colpiscono negativamente i risparmi delle famiglie e arrivano
forse le pi scomode: a precludere le possibilit di sopravvivenza dei pi poveri. La
verit, carit, dottrina sociale della Chiesa una lama che incide pi in
profondit: risveglia la ragione, giudica la realt e proietta
gratuit nella costruzione. Usa parole scomode, forse le pi scomode:
verit, carit, gratuit.
Per passare dalla denuncia, che trova facile consenso, alla
costruzione di relazioni e istituzioni finanziarie pi giuste e
pi stabili per tutti, la dottrina sociale della Chiesa chiede
innanzitutto un lavoro sulla verit dell'economia e della
finanza. L'economia infatti ha bisogno dell'etica per il suo corretto

74
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

funzionamento; non di un'etica qualsiasi, bens di un'etica amica


della persona Occorre adoperarsi l'osservazione qui
essenziale! non solamente perch nascano settori o
segmenti etici dell'economia o della finanza, ma perch
l'intera economia e l'intera finanza siano etiche e lo siano non
per un'etichettatura dall'esterno, ma per il rispetto di esigenze
intrinseche alla loro stessa natura. (Caritas in veritate 45,
corsivo in originale).
Per cogliere le esigenze intrinseche della finanza serve
la ragione umana tutta intera, che non ha paura della verit;
in questo la dottrina sociale davvero una risorsa: un
conoscere illuminato dalla fede, che cerca il cordiale dialogo
con tutte le scienze e tutti i tentativi umani. Ho gi accennato
al possibile contributo positivo del pensiero economico alla
costruzione di un'economia e di una finanza amiche della
persona; vorrei qui sottolineare il grande realismo della
dottrina sociale nel porre la questione antropologica. Un'etica
amica della persona parte dalla consapevolezza della nostra
originale dipendenza (non ci siamo fatti da noi stessi!) e allo
stesso tempo della nostra infinita grandezza (creati ad
immagine di Dio). Tutti abbiamo in comune la tensione a
questa grandezza, a fare, conoscere e avere di pi, per essere
di pi (Populorum progressio, 6). Eppure la natura umana
ferita: vorrebbe il bene, ma cede facilmente al male.
Ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male,
causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica,
dell'azione sociale e dei costumi (Caritas in veritate 34).
Io mi sono convinta, vivendo, che le cose stiano proprio
cos. Sarebbe dunque irrazionale illudersi, da un lato, che
bastino nuove forme (regolamentazione finanziaria, codici di
autoregolamentazione) per realizzare la giustizia a cui
aspiriamo. D'altro lato, neanche il pi intenso sforzo etico
potrebbe stabilmente assicurare giustizia: la presunzione di
essere all'altezza dei nostri desideri di bene finirebbe per
tradire anche noi, come tutti i tragici tentativi umani di creare
societ perfette.
Non si esce dalla crisi invocando riforme ed etica, come
non si esce dalle sabbie mobili tirando verso l'alto i nostri
capelli. Una finanza amica della persona l'esito sempre
provvisorio di un io-in-relazione in cammino, teso a
rispettare le esigenze intrinseche alla natura dell'economia
e della finanza, ben conscio del suo limite, capace di affidarsi
a quella speranza (che) incoraggia la ragione e le d la forza
di orientare la volont. (Caritas in veritate 34).

75
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

La sinistra
italiana ed
europea dopo
il tramonto
della Terza
via
Lanfranco Turci
portavoce del Network per il Socialismo Europeo

L
a crisi di rivoluzione
questi anni sta neoconservatrice della fine
cambiando degli anni '70. Il recente
lentamente, saggio di Berta Eclisse
troppo della socialdemocrazia ci
lentamente, i paradigmi ricorda come nel primo
culturali della sinistra. E il dopoguerra Schumpeter
PD in grave ritardo sul parlava di capitalismo
cammino di questo laburista, mentre alla fine del
necessario cambiamento. governo Blair si poteva
Veniamo da anni in cui ha parlare di socialdemocrazia
dominato quello che capitalistica.
sinteticamente stato In Italia, pur senza
chiamato il pensiero essere passati davvero per i
neoliberista e l'insieme di trenta anni d'oro del
politiche economiche compromesso
riassunte nella formula socialdemocratico proprio
delWashington di altri paesi europei, nella
consensus. In quegli anni fase di dissoluzione del PCI
gran parte dei partiti l'assunzione della cultura
socialisti europei si liberista stata anche pi
adeguarono a quella che rapida e meno mediata
pareva la marcia trionfante culturalmente. La soluzione
del capitalismo uscito dalla delle aporie intellettuali che

76
Questa dunque una crisi del capitalismo o meglio,
per la prudenza appresa dalle lezioni della storia,
diciamo del capitalismo che abbiamo finora conosciuto
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

avevano paralizzato il PCI fu individuata nell'adesione al


nuovo compromesso fra liberalismo e socialismo del modello
Blair e nell'abbandono dell'idea iniziale di dar vita a un grande
partito socialista di tipo europeo, a favore della costruzione di
un partito di centrosinistra, secondo l'evoluzione Ulivo-PD. Il
compimento della chiusura del PCI doveva dunque tradursi
nella esclusione di ogni antagonismo sistemico, nella
liquidazione della categoria delle classi nell'analisi del conflitto
sociale e nella liquidazione di ogni approccio critico al
capitalismo che non stesse nell'ambito del pensiero
mainstream. Insomma quello che a me pare una sorta di
liberalismo sociale poco pi che compassionevole. Non si pu
negare che questa sia stata l'ispirazione dominante nella
costituzione del PD, anche se negli ultimi tempi Bersani sembra
rivendicare un recupero pi marcato delle radici sociali da cui
proviene la parte maggioritaria di quel partito e qua e l nel
gruppo dirigente pare prendere corpo un'area politica di un
certo spessore, culturalmente in sintonia con le letture critiche
della crisi.
Il mio distacco dall'evoluzione liberista del PCI, la revisione
profonda cui ho sottoposto l'insieme delle idee che mi hanno
guidato nel passato, il mio ritrovarmi oggi in un'area di
socialismo di sinistra, fuori dal PD, quale si esprime
nell'associazione Network per il socialismo europeo, ha
origine dalla insoddisfazione per lo sbocco politico culturale
della maggioranza dell'ex PCI. Basti constatare le difficolt del
PD a misurarsi con la profondit della crisi in cui siamo entrati
dal 2008. Una crisi, ricordiamolo sempre, economica, non solo
finanziaria. Alla base c' l'accresciuto squilibrio fra le classi nei
paesi capitalistici avanzati, con la continua perdita di reddito e
di diritti del mondo del lavoro negli ultimi 30 anni. Il tutto in
un contesto di spostamento dell'asse dello sviluppo economico
verso la Cina e degli altri paesi dell'area BRIC. Cause e effetti di
questi processi sono la totale libert di movimento dei capitali,
il trasferimento di larghe quote di produzione mondiale in
queste aree, l'accumulo di grandissimi deficit commerciali da
parte degli Stati Uniti e di altri paesi sviluppati, il degrado dei
mercati del lavoro nei paesi forti.
La crisi porta alla luce il fallimento dei principi sottesi a
questo tipo di sviluppo: i dogmi dei mercati autoregolati, della
razionalit dell'homo oeconomicus, dell'individualismo, della
crescita senza limiti sociali e ecologici. Questa dunque una
crisi del capitalismo o meglio, per la prudenza appresa dalle
lezioni della storia, diciamo del capitalismo che abbiamo finora
conosciuto. La portata di queste questioni mette in luce la
povert del bagaglio ideologico di un riformismo che si in

78
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

gran parte adattato a questi dogmi. Basti pensare al


capovolgimento di significato della parola riforme. Nella storia Il problema sta in
socialista e comunista le riforme, anche quando evocate contro questa nostra
coloro che volevano fare la rivoluzione, erano intese come
politiche tese a ridurre il potere del capitale, a migliorare le
Europa costruita
condizioni di vita e i diritti dei lavoratori e dei ceti popolari. essenzialmente sulla
Ora per riforme nel linguaggio corrente, ma anche in quello apertura dei mercati,
istituzionale europeo, si intendono quelle ispirate alla politica
dell'offerta, quelle tese a liberare il mercato, a garantire pi
sulla libert di
flessibilit del lavoro e a ridurre lo spazio del pubblico. Si veda movimento delle
la proposta di modifica dell'articolo 41 della Costituzione o merci e dei capitali,
quella gi in via di approvazione circa il pareggio di bilancio. La
ripresa di un intervento pubblico nella sfera economica e la
su politiche pro
riconquista di un efficace peso politico e sociale del mondo del mercato
lavoro nelle sue nuove e varie articolazioni non possono oggi
che passare attraverso una dimensione sovranazionale.
In questo contesto si muove, sia pur lenta e faticosa, la
revisione politica e culturale in atto nei partiti socialisti in
Europa, lo sforzo di delineare una alternativa su scala europea
alle politiche dell'austerity e della compressione del lavoro e
dello stato sociale, che sono ancora dominanti nell'Europa del
governi di centro destra. Il problema sta in questa nostra
Europa costruita essenzialmente sulla apertura dei mercati,
sulla libert di movimento delle merci e dei capitali, su politiche
pro mercato come quelle del trattato di Lisbona, o su parametri
di debito e deficit del tutto cervellotici come quelli di
Maastricht. Un'Europa costruita su una Banca Centrale
vincolata a una filosofia deflazionistica, impedita per statuto a
occuparsi dei problemi dello sviluppo, dell'occupazione e della
garanzia del debito degli stati membri. Un'Europa senza un
governo comune delle politiche economiche e fiscali, senza una
leva di finanza pubblica, basata su un deficit impressionante di
democrazia, il risultato coerente di una impostazione liberista
lontana anni luce dal sogno europeista di Altiero Spinelli. su
questa base che sono arretrati i diritti sociali, che il welfare,
orgoglio dell'Europa socialdemocratica, ha subito drammatici
ridimensionamenti, che gli squilibri fra i paesi membri si sono
aggravati in termini di competitivit, di bilance commerciali e di
costo del debito pubblico. La crisi partita dagli Stati Uniti si
poi innestata su queste contraddizioni facendole esplodere. I
deficit commerciali della Grecia, della Spagna o dell'Italia sono
l'altra faccia dei surplus della Germania e dei paesi centrali. E
non per caso che le banche tedesche o francesi siano piene
dei titoli del debito pubblico e privato del paesi deboli. Solo il
risultato della differenza fra paesi virtuosi e paesi indisciplinati
come dice la vulgata corrente? O invece soprattutto il risultato

79
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

di un meccanismo di mercato lasciato a se stesso, senza


obiettivi e vincoli decisi da una programmazione di soggetti
pubblici e democratici in un'ottica nazionale e europea?
Possiamo davvero illuderci che a contraddizioni di questo tipo,
che ci stanno portando al rischio di deflagrazione dell'euro e
dell'Unione Europea, possiamo rispondere con politiche
dettate da quella stessa filosofia? E possiamo pensare che, ora
che abbiamo pagato il salasso di una manovra deflazionistica in
un quadro che gi di recessione su scala mondiale, ora che
abbiamo dimostrato alla virtuosa Germania che siamo pronti a
purgarci dei nostri vizi di debitori impenitenti, otterremo senza
una battaglia politica in Europa una svolta nella conduzione
della BCE, un rilancio qualificato della domanda e uno
spostamento degli equilibri di reddito e di potere a favore del
mondo del lavoro e dei ceti popolari? Perch questi sono gli
obiettivi che ci dobbiamo proporre su scala nazionale e
europea.
Nessun governo tecnico ce li pu garantire, tanto meno
sono compatibili con le politiche della coppia Merkel-Sarkozy.
Ma la sinistra italiana non si sta muovendo su questa lunghezza
d'onda, o meglio non si sta muovendo con la determinazione
necessaria. Da un lato c' l'impaccio di un europeismo retorico
e declamatorio che si dimostra imbelle di fronte alla dinamica
concreta di questa Europa a comando tedesco, di fronte a
scelte politiche esiziali per l'Europa e autolesionistiche per lo
stesso mercantilismo tedesco. Basti pensare all'accoglienza
acritica di larga parte della sinistra verso la lettera della BCE, e
prima ancora verso il patto Europlus del marzo 2011. questa
mancanza di parametri alternativi di analisi e la debolezza della
proposta programmatica che ha fatto s che il PD si trovasse
impreparato di fronte alla crisi del governo Berlusconi e finisse
per accettare il governo Monti, diviso fra la giustificazione dello
stato di necessit da parte di alcuni e il sentimento di totale e
entusiastica adesione da parte di altri. Insomma una divisione
fra un'area convintamente liberista e un'area tendenzialmente a
vocazione socialista. Credo che se non si scioglier questo
nodo, il Pd non uscir dall'attuale impasse e in questo modo
non potr essere approntato uno schema di programma e di
alleanze politiche e sociali per l'alternativa in Italia e in Europa.
Non bastando a ci la iniziativa di Sel, n tantomeno gli
opportunistici salti di quaglia di Di Pietro.

80
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

Una lettura della crisi


oltre i luoghi comuni
Tommaso Nannicini
insegna Econometria presso lUniversit Bocconi di Milano

N
el dibattito italiano sulla crisi economico-
finanziaria a livello internazionale circolano idee
che, come tutti i luoghi comuni che si
rispettino, contengono granelli di verit
impastati con approssimazioni di non poco
conto. Pu essere presto per separare i primi dalle seconde.
Ma vale la pena tentare, visto che a noi italiani questi granelli,
se male interpretati, possono andare di traverso. Fuor di
metafora: una lettura superficiale delle cause e delle
ripercussioni della crisi rischia di avere effetti negativi sulle
scelte che dovremo affrontare, aggravando, anzich risolvere,
i nostri problemi di crescita economica.
Proviamo a prendere per le corna, allora, quattro luoghi
comuni. Primo: questa crisi ha connotati epocali e si discosta
da quelle che l'hanno preceduta per natura e intensit; di
conseguenza, niente sar pi come prima nel campo della
politica economica. Secondo: le cause della crisi risiedono
negli eccessi di un mercato selvaggio e senza regole. Terzo:
gli economisti hanno fallito, perch non hanno saputo
prevedere tempistica e portata della crisi. Quarto: la crisi
segnala il fallimento di quell'ideologia liberista di cui anche la
politica italiana, a destra come a sinistra, stata vittima negli
anni Ottanta e Novanta. In quanto segue, cercher di
argomentare perch i granelli di verit che si nascondono in
queste quattro idee non sono sufficienti a rendere meno
pericolose le superficialit che parimenti contengono. Per
limiti di spazio (e di competenza) rimander ad analisi
interessanti su questi temi.

Niente sar pi come prima?


Gli economisti Barry Eichengreen e Kevin
O'Rourke si sono presi la briga di raccogliere un
po' di dati per confrontare la crisi attuale con
quella del 1929 ("A Tale of Two Depressions",

81
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

VoxEU). Il quadro che ne emerge (aggiornato al 2010)


La crisi ha colpito chiaro. Nel primo anno, la produzione industriale mondiale
ha subito un calo pi forte con la crisi attuale rispetto a
duramente quella del 1929, ma c' stata una ripresa che ha portato a
l'economia mondiale, recuperare velocemente i livelli pre-crisi, mentre nel 1929 la
ma si rimangiata discesa proseguita per tre anni. Lo stesso avvenuto per il
solo una piccola volume degli scambi commerciali e per i valori azionari, ma
in questo caso la ripresa non bastata a recuperare i livelli
parte della crescita pre-crisi.
precedente Dietro queste differenze, ci sono due novit
dell'economia globale: il nuovo protagonismo di economie
emergenti la cui produzione industriale ha risentito in misura
minore della crisi; la maggiore integrazione economica
internazionale e il pi sofisticato sviluppo dei mercati
finanziari (che ne hanno aumentato la reattivit). Si tratta, in
altre parole, degli stessi cambiamenti politici e finanziari che
hanno assicurato due decenni di forte crescita della
produttivit e del reddito in molti paesi. La crisi ha colpito
duramente l'economia mondiale, ma si rimangiata solo una

82
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

piccola parte della crescita precedente. Il problema che


alcuni paesi, come l'Italia, non hanno ricevuto i benefici di
questa fase, ma ne stanno subendo I costi.
Tutto bene nell'economia globale, dunque? Niente affatto.
La crisi stata grave, al pari delle sue ripercussioni
economiche e sociali. Molte cose non sono andate per il
verso giusto (sopratutto nel settore finanziario) e vanno
modificate alla radice. Ma non siamo nel 1929. Non serve un
ripensamento radicale del ruolo tra stato e mercato; solo una
serie di aggiustamenti chirurgici, a livello di regole e
istituzioni, per far funzionare meglio stato e mercato.

La crisi colpa del mercato?


Le cause superficiali della crisi sono note: lo Dietro a queste
scoppio della bolla immobiliare negli Stati Uniti cause superficiali
e la reazione a catena sugli intermediari
finanziari, complice una loro eccessiva della crisi (la miccia
esposizione al rischio (basata su aspettative erronee di detonante), si
crescita illimitata dell'economia e dei valori immobiliari). Qui, nascondono cause
francamente, i fallimenti del mercato e dello stato (della
politica) si sono rafforzati a vicenda. Non c' dubbio che ci
profonde legate agli
sia stata un'eccessiva assunzione di rischi da parte dell'intera squilibri
industria finanziaria (attirata da profitti facili e remunerazioni macroeconomici (la
da capogiro, che non internalizzavano i rischi di lungo polvere esplosiva)
periodo) e una disattenzione delle autorit di supervisione
monetaria (convinte che certi squilibri erano diventati pi
sostenibili rispetto al passato, grazie alle innovazioni
finanziarie e alla posizione di privilegio dell'economia
statunitense). Ma la politica ha dato il suo contributo. Non
tirando il freno di una crescita che appariva sempre pi
drogata, per ragioni elettorali. E alimentando il sogno di una
casa per tutti, anche per chi non poteva permettersela. In
uno studio empirico ("The Political Economy of the U.S.
Mortgage Default Crisis", American Economic Review), Atif
Mian, Amir Sufi e Francesco Trebbi mostrano come le due
agenzie pubbliche dei mutui immobiliari, Fannie Mae e
Freddie Mac, avessero investito ingenti risorse in lobbying
per ottenere favori legislativi da deputati e senatori eletti in
collegi con alta concentrazione di mutui subprime.
Dietro a queste cause superficiali della crisi (la miccia
detonante), si nascondono cause profonde legate agli
squilibri macroeconomici (la polvere esplosiva). In un libro
che dovrebbe essere una lettura obbligata per chiunque sia
interessato ad approfondire questi temi ("This Time Is

83
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Different. Eight Centuries of Financial Folly", Princeton


University Press), gli economisti Carmen Reinhart e Kenneth
Rogoff hanno ricostruito un imponente database sulle crisi
bancarie e finanziarie nel corso dei secoli. Il loro messaggio
semplice: i dati mostrano che siamo stati qui prima (e
probabilmente ci torneremo in futuro). Al di l delle sue
dimensioni quantitative, sul piano qualitativo la crisi attuale
non ha niente di eccezionale, cos come non hanno niente di
eccezionale la sottovalutazione dei rischi prima di arrivarci e
la sopravvalutazione degli effetti una volta che scoppiata.
Succede sempre cos. Il deficit di bilancia dei pagamenti degli
Stati Uniti e l'eccesso di indebitamento di governi, famiglie e
banche erano segnali che, sulla base delle esperienze passate,
mostravano con chiarezza che una battuta d'arresto, anche
brusca, era ormai inevitabile.

Gli economisti non avevano


Accusare gli previsto niente?
economisti di non Sinceramente, accusare gli economisti di non
aver previsto quando sarebbe scoppiata la crisi,
aver previsto quando un po' come accusare i politologi di non aver
sarebbe scoppiata la previsto quando sarebbe caduto il muro di Berlino. Molti
crisi, un po' come economisti avevano prodotto analisi e interventi che
denunciavano l'insostenibilit degli squilibri di cui sopra
accusare i politologi (Obstfeld, Rogoff, Krugman, Roubini, Setser, solo per
di non aver previsto citarne alcuni). Certo, ci sono state sottovalutazioni anche
quando sarebbe nella letteratura economica, e non mancano lezioni che gli
caduto il muro di economisti dovrebbero trarre dalla crisi. Uno dei pi brillanti
economisti sul panorama internazionale, Daron Acemoglu,
Berlino ne ha ricordate alcune in uno stimolante intervento di natura
divulgativa ("The Crisis of 2008: Structural Lessons for and
from Economics", MIT website).
La prima lezione che il ciclo economico e la volatilit
aggregata resteranno con noi, a differenza di quanto alcuni si
erano frettolosamente spinti a negare. Anzi, proprio le
innovazioni finanziarie e l'integrazione economica, che
possono assicurarci contro i piccoli shock e garantire il
benessere, ci espongono di pi al rischio di grandi shock a
bassa probabilit ma dagli effetti dirompenti. La seconda
lezione che la scienza economica pu aiutarci a rendere
ancora pi improbabili questi eventi, disegnando regole e
istituzioni adeguate, a partire dal settore finanziario. Mercato
libero non significa mercato senza regole. Per definizione, il
mercato un'istituzione che si regge su un insieme di regole.

84
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

Come renderle pi solide per garantire lo sviluppo e


assicurare i rischi un continuo cantiere in corso. Il terzo
insegnamento riguarda la centralit della crescita economica.
Distruzione creativa, innovazione e continua riallocazione
delle risorse, per quanto costose nel breve periodo per alcuni
soggetti (soprattutto quelli pi deboli), sono l'unica ricetta
che conosciamo per creare benessere sostenibile. l'unica
strada che abbiamo per sfruttare a nostro vantaggio la
volatilit insita nelle economie di mercato (che non
destinata a scomparire), domandola come un surfista che
cavalca un'onda piuttosto che restarne travolto.

L'Italia deve riprendersi dalla


sbornia liberista? Col liberismo
Questo ci porta all'ultimo luogo comune: l'idea selvaggio i problemi
che la crisi sia qualcosa di esterno all'Italia, i cui
problemi deriverebbero dalla congiuntura italiani non
internazionale o dagli attacchi di avidi speculatori senza c'entrano un bel
scrupoli. Francamente, come ho avuto modo di scrivere niente
altrove ("Mi chiamo Mork e polemizzo col liberismo", qdR
magazine), col liberismo selvaggio i problemi italiani non
c'entrano un bel niente. Sarebbe bello, perch facile da
aggiustare, ma purtroppo non cos. L'unico modo per
rimettere in moto l'economia italiana rimettere in moto gli
italiani, che si sono impigriti, adagiandosi su una ricchezza
diffusa e rendite che non possono essere sostenute
all'infinito.
Per le economie, come per ognuno di noi, i momenti di
crisi pongono di fronte a un bivio. Possiamo approfittarne
per metterci in discussione e cambiare vecchie abitudini. O
possiamo rinchiuderci nei nostri vizi, accusando il destino
cinico e baro dei nostri problemi. Per noi italiani arrivato il
momento di guardarci allo specchio e scegliere con decisione
la prima strada.

85
La scienza economica
e la crisi
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

I modelli dominanti
nel pensiero economico
Pier Luigi Porta
insegna Economia politica presso lUniversit Milano-Bicocca

N
on un mistero che le idee economiche, a
differenza delle teorie della fisica, influenzano il
comportamento dei loro oggetti, che siamo poi
noi, ossia i soggetti della attivit economica. Un
grande economista e intellettuale come John
Maynard Keynes conclude la sua opera maggiore affermando
che le idee (giuste o sbagliate che siano) di economisti e
filosofi politici, sono assai pi potenti di quanto
comunemente si creda. In effetti governano il mondo. Gli
uomini pratici, che vantano la propria indipendenza da
fantasticherie intellettuali, (dice ancora Keynes) sono in realt
quasi sempre gli schiavi di qualche economista defunto.
Sono certo egli conclude, rispondendo indirettamente a
Marx che il potere degli interessi costituiti venga
enormemente esagerato rispetto alla azione graduale delle
idee.

87
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Che l'economia politica in particolare possa trasformarsi


Che l'economia in un potente inquinante della atmosfera intellettuale
politica in un'idea che oggi risorge: non certamente nuova. Specie da
quando, prima di Adam Smith, l'Illuminismo lombardo dei
particolare possa Verri e dei Beccaria ha visto nella economia politica la
trasformarsi in un autentica scienza nuova dell'era degli illuminati, il sospetto
potente inquinante nato nei confronti di essa. Da allora l'economia politica attira
della atmosfera su di s sempre maggiore attenzione da parte del pubblico e
tuttavia non mai diventata, n lo oggi, una disciplina
intellettuale popolare. Se guardiamo indietro nel tempo vediamo ben
un'idea che oggi facilmente che si tratta di una vecchia questione. Prendiamo,
risorge: non per esempio, il caso del Regno Unito che spesso (non senza
buona ragione) considerato la patria della moderna economia
certamente nuova politica, almeno da Adam Smith in poi. Proprio lass hanno
preso forma talune delle pi brucianti invettive contro
l'economia politica dalla sua formazione. Il nome di triste
scienza (appioppato all'economia) coniato da Thomas
Carlyle, grande letterato romantico scozzese, nel primo
Ottocento. Nella stessa epoca David Ricardo, tra i massimi
economisti di ogni tempo oltre che deputato nel Parlamento
britannico, era guardato con riverenza e con sospetto a un
tempo: era troppo vicino al radicalismo filosofico di
Bentham e seguaci, personaggi che trasmettevano una
immagine di eccesso di fiducia in s stessi e nelle
elucubrazioni scientifiche loro proprie. Le proposte di
Ricardo sono invariabilmente giudicate intellettualmente
finissime, ma politicamente rozze. Edmund Burke, filosofo
politico e autore del citatissimo pamphlet di riflessioni a caldo
sulla rivoluzione francese, cogliendo questa stessa sensazione
del pubblico nei confronti dell'economia, scriveva che l'et
della cavalleria chiusa: le succede l'epoca dei sofisti, degli
economisti e dei calcolatori. John Ruskin, il grande
intellettuale vittoriano, sar ancora pi esplicito allorch
definir l'economia politica come una pestifera infezione che
toglie la parola ed capace di ammorbare il cervello umano
sino al rincretinimento e alla paralisi. Sembra esagerato: ma
se uno pensa a certi eccessi della finanziarizzazione,
incomincia gi a intravederci qualcosa di vero.
Anche fuori dal Regno Unito non mancano fenomeni
similari. L'economia politica, come oggi la conosciamo, ha
avuto un suo momento costitutivo fondamentale, di enorme
successo, alla met del Settecento ad opera di autori francesi
capeggiati da un medico, fattosi economista, Franois
Quesnay. Chiamati poi con lo strano appellativo di 'fisicrati',
questi autori hanno lasciato tal segno da continuare per quasi

88
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

un secolo ad esser chiamati gli economisti, per eccellenza.


Sono esempio massimo di una sistematicit e un rigore del
tutto francesi, specialmente in tema di libert economica:
di loro conio l'espressione di laissez-faire per significare il
liberismo assoluto. Anche essi finiscono sostanzialmente
fuori dalla politica perch eccessivamente 'illuminati'.
Questi episodi sono spesso rievocati e tornano alla ribalta
in particolare al momento attuale. La profezia di Burke si ,
ahim!, avverata e siamo, chi pi chi meno, finiti nelle mani
degli economisti. Dopo la esplosione della crisi, specie dal
settembre 2008, sono numerosissimi gli interventi di
economisti autorevoli che hanno puntato il dito con
veemenza contro l'insegnamento e la ricerca soprattutto
macroeconomica, con l'accusa di avere di fatto reso del tutto
incomprensibile la lettura della realt e di avere determinato
reazioni di politica economica inappropriate e scomposte
con effetti dannosi, in molti casi contro il pi elementare
buon senso. Basta sfogliare testate come il Financial Times o il
New York Times tanto per citarne due molto popolari e
frequentate da economisti. L'Economist ha dedicato al
problema una delle sue sempre efficacissime copertine (luglio
2009) raffigurante un testo di Macroeconomia che si dissolve
in palta pronta ad essere gettata nella latrina.
Tra gli episodi pi recenti che hanno destato scalpore, lo
scorso mese di novembre 2011 un gruppo di studenti di una
delle massime Facolt di economia del mondo, quella della
Universit di Harvard a Boston, ha abbandonato l'aula, in
segno di protesta contro il popolare corso introduttivo di
economia, Economics 10, tenuto dal collega Greg Mankiw. Il
motivo? Il corso sposa un'ideologia conservatrice di scienza
economica che contribuisce a perpetuare la disuguaglianza
sociale. Non difficile rendersi conto in una crisi grave
quale quella attuale delle responsabilit della ricerca e
dell'insegnamento. Il problema, come ho detto, riguarda
soprattutto la macroeconomia e si applica certamente alla
crisi finanziaria originata negli Stati Uniti con l'aggiunta per
l'Europa dei problemi di costruzione e conduzione del
Sistema Monetario Europeo, forse purtroppo il maggiore
capolavoro della macroeconomia recente.
Uno dei volumi oggi pi citati in proposito, di due
notissimi economisti Carmen M. Reinhart e Kenneth S.
Rogoff, uscito anche in italiano dal Saggiatore col titolo
ironico Questa volta diverso. Dopo cinquecento pagine di
analisi raffinate e interessantissime, gli autori raggiungono la
confortante conclusione che una eccessiva accumulazione di

89
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

debito (che sia pubblico, delle banche, delle imprese o delle


famiglie) spesso pone rischi sistemici molto maggiori di
quanto non sia percepito nella fase ascendente del ciclo. Si
tratta di una conclusione davvero geniale dimostrata (se la
ricerca empirica pu dimostrare qualcosa) da una enorme
messe di rilevazioni sulle crisi in diverse epoche e tempi; una
conclusione che, ironia della sorte!, stata (chiss come)
completamente trascurata dai pi scafati economisti a livello
internazionale che, fino a pochi anni fa, avevano descritto
l'epoca recente, gli ultimi vent'anni del millennio, come la
grande moderazione. Anche da noi quanti Colleghi,
convinti di trovarsi ai vertici storici della ricerca
macroeconomica, sono stati vittime del mito del Questa-
Volta--Diverso! Cos accadde quando (nei ruggenti anni
Novanta) sostenevano, a gran voce e col pi severo cipiglio
scientifico, a tutto campo (dalle riviste scientifiche al Corriere
della sera) che il ciclo economico era definitivamente sconfitto
e la crescita diveniva illimitata nella nuova era della tecnologia
informatica! Hanno di fatto semplicemente contribuito a
ingigantire una enorme bolla, mentre (sull'esempio
imperituro di don Ferrante) sostenevano (confortati
ovviamente dalla macroeconomia pi avanzata) che le bolle
non esistono! La c.d. macroeconomia delle 'aspettative
razionali' (per citare il caso di una scuola a lungo
popolarissima, corteggiatissima e affascinante) ha in uggia la
irrazionalit degli agenti e si condanna cos a non capire nulla
del funzionamento dei mercati in generale e, ancor peggio,
dei mercati finanziari.
Chi di noi ha appena un po' di dimestichezza con la
storia sa bene che, per esempio, la stampa americana dei
Chi si ostina a ruggenti anni Venti fu piena esattamente delle stesse cose,
ignorare la storia, si specie della illusione della fine del ciclo economico, una
trova poi costretto a illusione rispetto alla quale il crollo di Wall Street
nell'autunno del 1929 rappresent per molti un rude
recitarla di nuovo, risveglio. Ma tant: questa volta diverso! si preso a dire in
parola per parola anni a noi vicini. La realt per un'altra: chi si ostina a
ignorare la storia, si trova poi costretto a recitarla di nuovo,
parola per parola. L'ignoranza gli fa da anestetico, cos che
probabilmente non si accorger mai dell'abisso nel quale
precipitato, se non quando arrivano vere lacrime e sangue.
Ma anche allora negher ogni addebito. La storia maestra di
vita, ma (come noto) ha sempre avuto assai pochi allievi.
solo da sperare che questo terribile principio-guida non
debba avere altre e anche pi costose applicazioni nel
futuro prossimo, in una situazione di crescente instabilit

90
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

politica cui si tenta di porre rimedio nel sud dell'Europa con


governi pi tecnici.
Personalmente mi sono permesso, data la seriet della
situazione, di rivolgere un appello ai colleghi
macroeconomisti: che essi consentano ad accettare di
svalutare i parametri di impact factor dei lavori della loro
sottodisciplina di almeno, diciamo, un buon cinquanta-
sessanta per cento. Sarebbe un segnale importante per
riacquistare la fiducia del pubblico. assurdo che i lavori in
materia siano valutati tramite gli impact factor correnti, ossia in
proporzione della massa delle citazioni, che oggi non
rappresentano altro, specie in questo campo, se non il segno
evidente di una iperbolica degenerazione di quella che
Thomas Kuhn chiamava scienza normale. Quanti tra i
Colleghi macroeconomisti ha avuto la ventura di partecipare
a qualcuna delle riunione scientifiche annuali della European
Economic Association (nel 2011 svoltasi a Oslo a fine
agosto), per esempio, ha certo visto la marea impressionante
di lavori, soprattutto empirici, su temi e con metodi talora
irrilevanti o completamente fuori da ogni logica realistica, che
competono non gi per portare luce su questioni vitali, ma
per conquistare un posto su una rivista dall'impact factor
appena pi alto di quello del vicino. Alla base c' il
disinteresse pi plateale per i contenuti di una scienza sociale
e politica, quale dovrebbe essere l'economia politica, con esiti
di frustrazione diffusa ormai diventati un dato preoccupante
dei nostri dottorati a livello internazionale.
Con un simile coraggioso gesto si darebbe dunque un
segnale importante ai giovani: certi magnifici giovani nei corsi
di dottorato di ricerca sparsi nei maggiori Atenei del mondo
fanno talora la stessa impressione di quei valorosi volontari
che la mattina dell'11 settembre 2001 salirono gagliardi le
scale delle Torri Gemelle nell'ardito progetto di salvare
qualcuno. Nessuno li aveva purtroppo avvertiti del rischio
sistemico che correvano con le torri ormai in procinto di
crollare al suolo. una immagine che nessuno di noi potr
mai dimenticare. O come quella giovane ricercatrice, al lavoro
nel suo ufficio alle Torri, che riceve una telefonata dalla
mamma (la mamma!): Guarda che sta succedendo qualcosa
di terribile proprio l dove tu lavori!. E lei: Lasciami
mamma: ho una riunione e devo consegnare il modello! Non
sta succedendo proprio niente: l'altra torre che ha dei
problemi, non la mia! Calmati!.
Un grande macroeconomista americano, il premio Nobel
Joseph Stiglitz, apre un importante recentissimo contributo

91
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

su una della maggiori riviste scientifiche sotto il titolo Re-


Si oggi troppo thinking Macroeconomics con una efficace quanto semplice
rispolverata l'idea definizione dei modelli macroeconomici: sono dei
paraocchi. davvero cos semplice ed tempo di scoprire
che pi finanza l'inganno: una questione di epistemologia e di buon senso a
significa pi un tempo, una volta tanto unite. Talora i modelli della nostra
sviluppo, come se il macroeconomia sono utili: una questione di misura. E la
mondo non avesse misura tutto, specie per chi sta investendoci sopra gli anni
migliori con giuste e grandi aspettative. Quando la misura
conosciuto fenomeni colma, anche il semplice buon senso diventa un
rilevanti di ripresa e provvidenziale richiamo alla realt.
di sviluppo, per In realt la grande moderazione ha cullato macroeconomisti
e policymakers nella pretesa illusoria di sapere come condurre
esempio la politica economica. La crisi li ha costretti a mettere in serio
nell'immediato dubbio quella pretesa e a studiare gli errori compiuti per
dopoguerra fino agli costruire una nuova impostazione della politica
macroeconomica.
anni Cinquanta e ora piuttosto difficile ricostruire in poche battute i
Sessanta, pure dibattiti che hanno per anni dilaniato la macroeconomia, fino
poggiando su un ad approdare allo svuotamento dei modelli keynesiani e alla
affermazione di forme estreme di monetarismo. Il clima che
sistema finanziario si era cos creato aveva messo in dubbio praticamente ogni
di dimensioni forma di intervento attivo di politica economica ed aveva
limitate aperto la strada a una crescente integrazione e
liberalizzazione dei mercati, specialmente dei mercati
finanziari.
Tre aspetti possono qui essere in breve enucleati, la cui
affermazione stata all'origine di disastrosi errori. Solo oggi
incominciano a essere messi in questione. In primo luogo si
dato un incredibile credito alla ipotesi di mercati efficienti.
Questo ha significato supporre che mercati perfettamente
liberi con agenti razionali tendono a funzionare bene
determinando equilibrio nel sistema. Di qui la negazione in
radice di squilibri e processi cumulativi con il conseguente
pratico divieto di qualsiasi tipo di interferenza col
funzionamento dei mercati. In secondo luogo, soprattutto a
partire dalla fine degli anni settanta, si proceduto a una
progressiva de-regolazione o liberalizzazione finanziaria che ha
condotto ad abolire qualsiasi restrizione ai movimenti
internazionali dei capitali contestualmente con la
restaurazione della Banca universale. La crisi ha qui scatenato
una ridda di interventi e di opinioni dominate soprattutto
dalla richiesta di pi stretta sorveglianza sul funzionamento
dei mercati. Il che certamente necessario, ma
probabilmente non basta. I nostri padri, al tempo della

92
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

grande crisi degli anni trenta, commisero altri errori, ma


furono assai pi pronti di noi nel tagliare decisamente le
unghie a un sistema finanziario espanso oltre ogni limite
ragionevole. Si oggi troppo rispolverata l'idea che pi
finanza significa pi sviluppo, come se il mondo non avesse
conosciuto fenomeni rilevanti di ripresa e di sviluppo, per
esempio nell'immediato dopoguerra fino agli anni Cinquanta
e Sessanta, pure poggiando su un sistema finanziario di
dimensioni limitate. Infine si dato eccessivo credito a
schemi di inflation targeting. Questo modo di procedere ha
condotto a una enfasi eccessiva sul contenimento della
inflazione, a scapito di altri obiettivi, nella agenda delle
Banche Centrali, assoggettando le medesime a meccanismi
decisionali meccanicamente preordinati. Lungi dal creare
trasparenza e indipendenza, quei meccanismi hanno distrutto
fiducia, oltre a creare le condizioni per eccesso di liquidit e
sovraespansione dell'indebitamento privato e pubblico.
La situazione della ricerca e dell'insegnamento della
macroeconomia altamente drammatica. Essa andata ben
oltre quanto si poteva immaginare circa la proliferazione
canceriforme, teorizzata e prevista da Thomas Kuhn, della
scienza normale. Le Universit e gli istituti di ricerca avanzata
sfornano molto spesso tecnici assolutamente impreparati ad
affrontare i problemi reali della macroeconomia con la
intelligenza interattiva che quei problemi reali richiedono. La
conseguenza un crescente utilizzo di piloti automatici di
scarsa affidabilit dalla cui pericolosit diventa urgente
difenderci.

93
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

Colpe vere e
presunte degli
economisti
Ronny Mazzocchi
insegna Economia monetaria e finanziaria presso lUniversit di Trento

L'economia politica era, nell'opinione pubblica prevalente


all'epoca in cui ero studente, un'Arte di notevole importanza
sociale, una somma di intricate regole, di cui la conoscenza era
necessaria all'uomo di Stato, all'uomo politico. Il solo torto delle
regole era di essere fondamentalmente errate.

E
sordiva con questa battuta amara Maffeo
Pantaleoni in una conferenza tenutasi a Parma
nel settembre del 19071. Oggi, ad oltre cento
anni di distanza davvero difficile sostenere
che sia cambiato qualcosa. Lo stato di salute
della teoria economica dopo lo scoppio della grande crisi
finanziaria non sembra migliore di quello dell'economia reale.
La pubblicistica sulle colpe degli economisti diventata uno
dei business di maggior successo degli ultimi anni, secondo
forse soltanto a quello sui costi della politica. Il quadro che
ne emerge vede gli economisti colpevoli un po di tutto:
negligenza e inerzia nei loro studi, incapacit di percepire i
mutamenti troppo rapidi nel mondo finanziario, eccessiva
fiducia nei propri strumenti previsivi, presunzione
professionale e di casta, ingiustificata predilezione per la
formalizzazione matematica a discapito della conoscenza

_______________________________

1. Maffeo Pantaleoni, Una visione cinematografica del progresso della scienza economica, in Erotemi di economia, Laterza, Bari
1925, vol. 1, p.189 (conferenza tenuta a Parma il 27 settembre 1907).

95
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

della storia dell'analisi economica e della storia in generale e


infine - totale mancanza di autocritica.
Sebbene non poche siano le imputazioni condivisibili,
infatti proprio nel restano tuttavia molti aspetti non convincenti che
richiederebbero una analisi ben pi approfondita e meditata.
campo della Innanzitutto bisognerebbe restringere il campo dei presunti
macroeconomia che si colpevoli ai soli macroeconomisti. infatti proprio nel
realizzata quella campo della macroeconomia che si realizzata quella contro-
rivoluzione che, a partire dalla seconda met degli anni
contro-rivoluzione Settanta, ha riportato la teoria neoclassica e il liberismo
che, a partire dalla nuovamente al vertice dello Zeitgeist, permenando di s
seconda met degli l'accademia, la politica e il senso comune. Ed stato proprio
anni Settanta, ha nelle maggiori universit americane specializzate in
macroeconomia che iniziato quel processo di produzione e
riportato la teoria selezione delle classi dirigenti economiche e politiche che
neoclassica e il sono andate a costituire la Weltanschauung del mondo
liberismo nell'ultimo trentennio. Con una rapidit che ha davvero
dell'incredibile, nelle facolt di economia dei principali atenei
nuovamente al vertice anglosassoni si affermata un'impostazione metodologica
dello Zeitgeist, neopositivistica, empirista nella ricerca della conoscenza,
permenando di s improntata all'individualismo metodologico nella spiegazione
dei comportamenti, valorizzatrice delle capacit previsive
l'accademia, la quale criterio per vagliare ogni teoria. Fra gli strumenti di
politica e il senso indagine hanno quindi assunto un enorme peso alcuni
comune spezzoni della matematica e della statistica. In alcuni casi
l'analisi economica ha cos finito per coincidere con questi
specifici algoritmi, indubbiamente utili sotto determinate
condizioni e per particolari finalit di ricerca, ma incapaci di
esaurire, da soli, il metodo dell'economia. In pi, lo
strumento matematico scelto dagli economisti ha finito per
essere funzionale pi all'apprendimento da parte degli
studenti e all'utilizzo da parte dei policymakers che
all'effettiva capacit di rappresentare fenomeni complessi e
turbolenti come quelli che caratterizzano le moderne
economie del pianeta. Come ha riconosciuto con molta
onest un celebre matematico come Michio Morishima2 gli
economisti del dopoguerra sono scaduti nel conservatorismo
di non far corrispondere le loro teorie alla realt, di tendere
bens ad adattare la realt alla teoria.
Hanno quindi sicuramente ragione i molti che oggi
spingono i macroeconomisti ad intensificare i loro studi
empirici, rimettendosi a pedinare da vicino il mondo della
_______________________________

2. Micho Morishima, Capital and Credit: A New Formulation of General Equilibrium Theory, Cambridge University Press, Cambridge,
1992.

96
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

finanza e dell'economia, troppo spesso lontani dall'attenzione


non solo dell'accademia ma anche dei tanti che hanno La colpa grave degli
occupato posizioni di responsabilit nelle principali economisti, spesso
istituzioni politiche ed economiche internazionali. Tuttavia la
ricerca applicata, in economia, sempre guidata dal faro della
dimenticata, infatti
teoria, e questo faro ha puntato per troppo tempo nella quella di essersi
direzione sbagliata. La colpa grave degli economisti, spesso rinchiusi in un
dimenticata, infatti quella di essersi rinchiusi in un paradigma teorico
paradigma teorico inappropriato a comprendere la
complessit dei sistemi economici moderni, accettando inappropriato a
acriticamente ipotesi microeconomiche antiquate proprio comprendere la
mentre la microeconomia si spingeva ad esplorare strade mai complessit dei
battute prima. Esperti settoriali e ricercatori di primo ordine
hanno fornito nel corso degli anni trattamenti analitici dei sistemi economici
comportamenti individuali ben pi profondi di quanto non moderni
fosse stato fatto in passato, ma tali studi non sono stati mai
presi seriamente in considerazione dai macroeconomisti,
nemmeno quando la lunga egemonia keynesiana che aveva
dominato il mondo post-bellico aveva cominciato a volgere a
termine.
Marginalizzati furono i contributi di Kenneth Arrow,
George Akerlof e James Tobin sulla natura intrinsecamente
instabile dei mercati finanziari, e sui problemi informativi e i
conflitti di interesse che ne potevano minare l'efficienza.
Ignorati furono i lavori di Herbert Simon e James March sui
limiti cognitivi e di razionalit che caratterizzano gli agenti
economici, oppure quelli di Daniel Kahnemann sul fatto che
gli esseri umani non sono quasi mai in grado di gestire
decisioni rischiose in modo ottimale e che imitazione ed
emotivit hanno conseguenze importanti soprattutto nel
generare fenomeni come le bolle speculative. Dimenticati,
infine, sono stati i contributi di Robert Solow sulla peculiare
natura del mercato del lavoro e sul fatto che equit sociale e
standard comportamentali possano influire notevolmente
sulla definizione delle allocazioni finali, alterando i risultati
teorici e le politiche ottimali da adottare.
Mercati imperfetti, norme sociali, limiti razionali e
cognitivi non hanno avuto quindi cittadinanza nella
macroeconomia sviluppatasi a partire dagli anni Ottanta, che
invece si basata interamente sui presupposti di aspettative
razionali, informazione completa, mercati finanziari efficienti
e inesistenza delle istituzioni sociali. Dalla scelta di queste
ipotesi cos discesa quasi naturalmente la convinzione che il
settore finanziario fosse stabile e svolgesse in modo ottimale
il proprio compito di allocare il risparmio lungo il sentiero di

97
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

crescita dell'economia, che i mercati bancari non fossero un


problema e che la miglior scelta per le autorit politiche fosse
quella di non interferire o addirittura - di rimuovere tutti
quegli ostacoli di natura istituzionale che avrebbero limitato il
libero funzionamento del mercato.
Nel 1997 l'American Economic Review, la pi nota e
prestigiosa fra le riviste economiche mondiali, ha pubblicato
un numero speciale intitolato C' un nocciolo della
macroeconomia pratica a cui tutti dovremmo credere?. Nei cinque
articoli che costituiscono la rubrica non vi una sola
citazione delle parole banche e insolvenza, mentre il
rischio viene citato solamente in una nota a pi di pagina.
Viceversa, l'espressione pi utilizzata stabilit economica
seguita da rigidit. quindi chiaro che in questo tipo di
macroeconomia non c'era davvero nulla che potesse servire a
prevedere la crisi e cosa forse addirittura peggiore - non
c' nulla che possa servire a curarla ora che scoppiata. Lo
spieg con invidiabile chiarezza e rara onest Robert Lucas3,
indiscusso leader intellettuale della contro-rivoluzione
neoliberista, che rievocando le proprie origini keynesiane
poi ripudiate riconobbe i limiti della nuova macroeconomia
classica che pu essere applicata soltanto a fenomeni regolari
che sono stazionari e non cambiano nel tempo e che non
permette di pensare all'esperienza degli Stati Uniti degli anni
Trenta o alle crisi finanziarie e alle loro conseguenze.
Tutto ci finiva per espellere dall'ambito di validit della
teoria macroeconomica gli squilibri, l'instabilit, gli errori
nelle aspettative, i fattori psicologici e come risultato
chiaro solo di recente anche le crisi economiche. Il fatto
che le imperfezioni intrinseche dei mercati finanziari e
bancari, i loro rischi per la stabilit, la necessit di monitorarli
e controllarli accuratamente siano sparite dai piani di studio
dei macroeconomisti e dai radar delle autorit di politica
economica stata forse la colpa pi grave della disciplina. Sul
perch questo sia successo le spiegazioni sono varie. Senza
andare a disturbare Francois Mitterrand4, fermamente
convinto che l'economia fosse una invenzione della destra e
degli altri funzionari per limitare i margini di manovra del
potere politico, basterebbe andarsi a rileggere la Nobel
lecture di Joseph Stiglitz5 in cui il celebre economista

_______________________________

3. Robert Lucas, My Keynesian Education, in M. de Vroey e K. Hoover (a cura di) The IS-LM Model: Its Rise, Fall and Strage
Persistence, Durham, Duke University Press, 2004.
4. Jacques Attali, C'tait Francois Mitterand, Fayard, 2005, p. 118.
5. Joseph E. Stiglitz, Information and the Change in Paradigm in Economics, Nobel Prize Lecture, Stockholm 8 December 2001.

98
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

americano arrivato a sostenere che la fiducia in questo


paradigma e le prescrizioni di politica economica che da esso Qualunque sia la
derivavano hanno servito certi interessi. verit, resta da
Qualunque sia la verit, resta da trovare un modo per
restituire una dignit agli economisti dalle cui scelte dipende
trovare un modo per
comunque in modo cruciale la felicit, la salute e la stessa restituire una dignit
sopravvivenza della societ civile. Alcuni si sono spinti a agli economisti dalle
chiedere agli studiosi di economia di prestare un giuramento6 cui scelte dipende
prima di iniziare la propria attivit professionale, sulla
falsariga di quanto accade per i medici con il giuramento di comunque in modo
Ippocrate. Non chiaro fino a che punto i medici cruciale la felicit, la
conformino la loro attivit al giuramento prestato, ma salute e la stessa
probabilmente anche questo rito rischierebbe di essere
insufficiente vista la diversa natura dell'attivit svolta sopravvivenza della
dall'economista. Infatti, mentre il nesso causale fra le societ civile
decisioni di un medico e gli effetti sul paziente diretto ed
evidente, le conseguenze delle teorie sviluppate degli
economisti sui cittadini sono per lo pi indirette e
difficilmente imputabili ai singoli, ma al tempo stesso pi
devastanti come la recente crisi ha mostrato con grande
chiarezza. La scorciatoia di promesse e giuramenti non pu
quindi funzionare. Dopotutto alla fine si viene giudicati dai
risultati, non dalle intenzioni. solo sul terreno delle idee e
di una teoria basata sui risultati della ricerca sviluppata in
altre parti della disciplina e in altre scienze sociali che
l'economia potr riscattare le proprie colpe e tornare ad
essere, di nuovo, economia politica.

_______________________________

6. Emanuel Derman e Paul Wilmott, The Financial Modelers' Manifesto, (January, 08 2009).
URL: http://ssrn.com/abstract=1324878

99
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

La pretesa autosufficienza
della scienza economica
Daniel Innerarity
insegna presso l'Universit dei Paesi Baschi ed direttore dell'Instituto de gobernanza democrtica

L
a crisi economica ha intaccato anche gli
strumenti che dovrebbero descriverla, ossia la La perdita di fiducia
cornice intellettuale e concettuale che sostiene nei meccanismi
la nostra comprensione delle realt
economiche. La perdita di fiducia nei finanziari ha
meccanismi finanziari ha inaugurato l'ra di una pi generale inaugurato l'ra di
sfiducia verso la scienza economica vigente, sulla quale grava una pi generale
il sospetto di essere rimasta ancorata a una concezione sfiducia verso la
troppo ristretta delle cose umane, fondata unicamente sulla
massimizzazione dei benefici e legata a un modello scienza economica
meccanicistico che pecca di semplicismo e che appare sordo vigente
alle dimensioni sistemiche e sociali della realt economica. E
se l'attuale crisi, che si palesa attraverso un processo di
distacco e svincolo tra il campo economico e quello sociale,
fosse stata preceduta da una scienza economica che aveva

101
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

bellamente trascurato tale interazione? Ora, fermo restando il


pieno diritto degli studiosi di elaborare modelli e teorie
astratte, tuttavia ci si chiede: quando si tratta di influenzare
decisioni riguardanti la collettivit, le disquisizioni teoriche
non dovrebbero fare i conti con una legittimit pubblica da
mettere in relazione agli effetti sociali che produce?
Molti analisti hanno scritto che la recente crisi finanziaria
Non sempre le teorie prende le mosse dall'evoluzione della scienza economica a
partire dal 1970. Le cause abitualmente citate per spiegare
sono innocue, a volte l'attuale crisi sono indubbiamente vere, tuttavia non
possono influenzare andrebbero tralasciate cause epistemologiche o scientifiche.
quanto accade Non sempre le teorie sono innocue, a volte possono
influenzare quanto accade. Naturalmente abbiamo assistito
ad avidit sconsiderate, a effetti di contagio e a mancanza di
regole, ma tutto ci non stato forse preceduto da un
determinato pensiero economico? L'economia, in questi
ultimi anni, ha costruito una rappresentazione molto astratta
del mercato come meccanismo quasi perfetto di
autoregolamentazione. La razionalit degli agenti economici
stata considerata una verit incontestabile, cos come
l'efficienza dei mercati e un'impostazione degli affari
economici completamente avulsa dall'ambiente sociale.
La crisi ci costringe ad assumerci nuove responsabilit.
Agli economisti offre la possibilit di dirigere uno sguardo
senza indulgenze sulla professione che esercitano,
considerando che alcune delle loro principali perplessit si
devono all'inerzia di una costruzione epistemologica che
struttura potentemente la loro pratica, soprattutto quando ha
ceduto alla tentazione di chiedere, ottenendolo, uno statuo
scientifico che le desse garanzia di esattezza e di
specializzazione.
Da un punto di vista epistemologico, si potrebbe dire che
la volont della scienza economica di costruirsi come un
sapere esatto e iper-specialistico abbia comportato la perdita
della capacit necessaria a comprendere la complessit
sociale delle realt economiche. L'economia ha perduto,
insieme al suo carattere di scienza sociale morale e politica, la
propria capacit critica. La matematizzazione dell'economia
conferisce una precisione fallace a un campo pervaso da
premesse discutibili, modelli troppo semplicistici, e prese di
posizione ideologiche.
L'infanzia dell'economia in quanto sapere autonomo
contrassegnata dall'ambizione di assomigliare il pi possibile
a una scienza. Nell'epoca in cui l'economia si costituisce

102
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

come scienza tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo
la scienza dominante era la fisica. Ora, per assomigliare ad
essa, per diventare la fisica delle realt economiche,
l'economia doveva spogliarsi di ogni dimensione soggettiva,
ossia di quegli aspetti antropologici e sociali che le
impedivano di formalizzare giudizi esatti. La storia
dell'economia come scienza oggettiva la costruzione di un
edificio da cui sono esclusi tutti gli elementi che ne
potrebbero mettere in discussione lo statuo di scienza esatta.
L'economia politica si trasformata prima in analisi
matematica e poi finita col diventare matematica
economica, econometria, una pura tecnica di analisi di dati
applicabili ovunque, in qualsivoglia societ. Se fino agli anni
Settanta l'economia finanziaria apparteneva al campo della
teoria economica, adesso fondamentalmente nelle mani di
statistici; la disciplina si resa autonoma al punto tale da non
essere pi in relazione con la macroeconomia finanziaria
tradizionale. In un certo senso la crisi attuale anche la crisi
della divisione del lavoro tra gli economisti.
Sedotta dall'obiettivo dell'esattezza, l'economia sembra
aver dimenticato il proprio carattere di costruzione sociale. I Leconomia sembra
mercati non sono curve di offerta che si incontrino su carta aver dimenticato il
con curve di domanda, bens costruzioni sociali e storiche,
istituzioni umane, reti sociali e luoghi di potere. I prezzi sono proprio carattere di
condizionati da opinioni correnti, disposizioni psicologiche, costruzione sociale. I
convenzioni sociali. I valori economici non hanno quella mercati non sono
consistenza intrinsecamente oggettiva attribuita loro dalla curve di offerta che si
teoria economica: diversamente non si spiegherebbe la loro
caduta a sguito del venir meno della fiducia sociale. Persino i incontrino su carta
modelli con cui cerchiamo di capire i comportamenti con curve di
economici sono costruzioni sociali. L'osservatore o il teorico domanda, bens
agiscono potentemente sulla realt che studiano. L'economia
non pu presumere alcuna esattezza se non capace di costruzioni sociali e
misurare l'impatto delle proprie teorie sull'oggetto studiato. storiche, istituzioni
Nessuno ha fatto un modello, ad esempio, del modo in cui umane, reti sociali e
gli stessi modelli possono essere utilizzati per dare una falsa luoghi di potere
sensazione di sicurezza al settore finanziario.
Dimenticando la sua dimensione sociale, l'astrazione
economica diventa una vera e propria distrazione. Il
desiderio di esattezza d luogo a un'enorme inesattezza
sociale. Questo spiega il fatto che la scienza economica cos
esercitata formalizza male gli aspetti sociali e politici di
un'economia di mercato. L'efficacia della divisione del lavoro
nella ricerca economica si traduce in perdita di intelligibilit

103
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

delle interdipendenze che agiscono in qualsivoglia processo


economico, che , non si dovrebbe mai dimenticarlo, un
evento sociale. Qui troviamo una prima contraddizione
meritevole di essere esaminata criticamente. L'economia si
autorappresenta come una scienza dura e specializzata, il che
non compatibile con la sua vecchia aspirazione a mantenere
un discorso generale sull'ordine sociale, sul governo delle
persone e sul destino delle nazioni. Si pu pensare che
l'esattezza che comporta la specializzazione non abbia alcun
prezzo?
Il prezzo non poteva essere molto diverso da quello
pagato per ogni eccesso d'attenzione: la perdita della visione
d'insieme e della sua capacit di gestire ci che, per sua
propria natura, mal si presta a quadrare con un modello di
esattezza matematica. Gli economisti hanno ottenuto la
precisione dei loro modelli a costo della verosimiglianza delle
loro previsioni, il che non sarebbe particolarmente grave se
non avessero cercato di convincerci che l'esattezza
conquistata rendeva non necessaria l'attenzione alle variabili
meno precise. Il fallimento degli economisti, incapaci di
prevedere la crisi, si spiega con l'anticipazione e
frammentazione delle diverse specialit, anzi, pi
concretamente, con l'illusione di calcolabilit che tale
specializzazione provocava. Ne deriva il curioso paradosso
che i migliori esperti non siano stati capaci di rilevare
neppure una bolla mentre, come segnalava un economista
americano, tutti i tassisti di Miami potevano descrivere ai loro
clienti le caratteristiche della bolla immobiliare che aveva
cominciato a formarsi a partire dalla met degli anni 2000.
L'economia si trova oggi in una situazione paradossale:
quando sembra che sia nelle migliori condizioni di spiegare i
fenomeni economici e sociali, si trova sprovvista e perplessa
nel mezzo di una crisi finanziaria che non stata capace di
prevedere.
Il mito dell'esattezza inizia con un'estrapolazione
ingiustificata. nell'ambito macroeconomico che la teoria
economica risulta pi verificabile empiricamente. Ora, la sua
trasposizione a spazi economici pi complessi o all'economia
globale ha enormi limitazioni. Ci sono tutta una serie di
elementi non lineari e reazioni impreviste che entrano in
gioco a livello macroeconomico e che le teorie
microeconomiche non possono anticipare. Questi limiti dei
modelli che si vorrebbero estrapolati dai processi globali si
devono fondamentalmente al fatto che non conosciamo

104
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

bene le leggi di probabilit per gli avvenimenti estremi che


sono poco frequenti; l'economia incapace, per esempio, di
spiegare come la copertura ottima di un rischio a livello
macroeconomico possa sfociare in una crisi di sistema. La
teoria neoclassica dissimula l'immensit delle situazioni mal
comprese o instabili. Qualcosa che gi difficile da spiegare
per chiunque, risulta incomprensibile per i modelli
riduzionisti: com' possibile che la somma di comportamenti
individuali che erano razionali nel senso della teoria
economica abbia potuto condurre a risultati irrazionali a
livello di massa?
Contro quest'idea semplicistica dell'esattezza c' anche il
fatto che le norme contabili siano uscite dalla loro neutralit
fotografica nel corso di questi ultimi anni. Da molto tempo
non sappiamo pi bene cosa misurino esattamente i nostri
modelli di misurazione esatta. Dal caso Enron, conosciamo
meglio i limiti di alcuni principi contabili che sono rimasti
dentro una visione economica risalente alla rivoluzione
industriale.
Parallelamente sono stati messi in discussione i nostri Valutare la qualit
indicatori per la misurazione economica. Siamo sempre pi dell'ambiente, la
coscienti del fatto che le misurazioni economiche non sono
atti neutrali ma implicano una serie di preferenze. Si impone sicurezza, il
una lettura sociale dei dati economici affinch gli indicatori di dinamismo culturale
crescita non mascherino altre domande circa la loro o il sentimento
distribuzione nella societ.
Intorno a tale questione gira tutto il dibattito sui nuovi
gratificante di vivere
indicatori di ricchezza. Il fatto di valutare la qualit in una societ giusta
dell'ambiente, la sicurezza, il dinamismo culturale o il mette in rilievo che il
sentimento gratificante di vivere in una societ giusta mette nostro benessere
in rilievo che il nostro benessere soggettivo dipende da beni
che non sono esattamente all'interno del mercato, da risorse, soggettivo dipende da
prodotti o servizi il cui valore d'uso non pu essere beni che non sono
correttamente riflesso dal valore di scambio. Questo esattamente
rinnovamento concettuale stato l'obiettivo della cosiddetta
commissione Stiglitz sullo sviluppo economico e il
all'interno del
progresso sociale (con la collaborazione di Sen e Fitoussi). mercato, da risorse,
Proponendo una modifica del modello di calcolo del PIB, prodotti o servizi il
chiedendosi come dar conto del benessere o di come cui valore d'uso non
affrontare le questioni ambientali attraverso i dati statistici, si
trattava di orientare l'economia verso una misura del pu essere
benessere che oltrepassa lo stretto quadro di riferimento correttamente riflesso
mercantile e il dogma della crescita. Questo dovr essere dal valore di scambio
l'obiettivo da proporsi al di l dell'occasionale uscita dalla

105
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

crisi o del discorso rituale sull'altro modello economico:


misurare meglio la ricchezza senza focalizzarsi su una misura
in relazione alla quale gli estremi sarebbero quantit
insignificanti.
Le teorie economiche di stretta osservanza tendono a
ignorare le altre scienze sociali o ad assorbirle all'interno del
proprio modello di riferimento. Dunque la scienza
economica ha messo tra parentesi la natura profondamente
soggettiva dei comportamenti economici con l'obiettivo di
autoaffermare le proprie pretese d'esattezza e favorire lo
sviluppo della propria matematizzazione. Dobbiamo rivedere
la concezione della scienza ereditata dalle scienze della
natura, dal suo modello meccanicistico, dalle sue astrazioni
statistiche, rivedere la concezione riduzionista della causalit,
l'idea che ci sia una sola soluzione possibile
La crisi sembra aver suggerito che si poteva percorrere
un'altra rotta, per esempio quella che potremmo chiamare il
ritorno a un'economia delle passioni. Si percepisce un
desiderio di recupero di una visione integrale dell'economia
come una realt antropologica e sociale, articolata con le
scienze umane e sociali, che prenda in considerazione le
passioni umane e le ripercussioni sociali, oltre i modelli
astratti in uso. Il ritorno alle passioni nel vocabolario
economico un ritorno alle origini del pensiero economico
che dai tempi di Adam Smith situava l'economia in un
contesto antropologico. In tale quadro di riferimento si situa
lo sforzo di Amartya Sen, che propone di ampliare la portata
della razionalit economica alle capacit, criticando l'idea
dell'idiota razionale proposta da Arrow e che stato il
fondamento della teoria economica dominante. Sulla stessa
linea di Sen, si possono attestare altri lavori che vanno nello
stesso senso; ne cito qualcuno. (Sen; Latour / Lepinay;
Cohen; Aquerlof / Shiller).
Non sembra un caso che tra gli economisti che meno si
sono sbagliati rispetto alla crisi si trovino proprio quelli che
esercitano tale scienza tenendo in molta considerazione altre
scienze affini. Potremmo citarne molti, ma io sottolineerei
Stiglitz o Akerlof, che hanno messo in discussione l'ipotesi
neoclassica che gli agenti di mercato dispongano di
un'informazione perfetta, e hanno richiamato l'attenzione
sull'importanza di considerare i fenomeni di psicologia
gregaria al momento di spiegare i fenomeni economici. La
crisi della ragione economica fa appello all'attivazione di altri
modi di razionalizzazione, dove si giocano anche risorse

106
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

simboliche e cognitive, fondamentalmente la governance dei


beni sociali e le istituzioni che strutturano il campo sociale.
L'autonomizzazione dell'economia come disciplina
accademica tributaria di un'interpretazione estremamente
ingenua del campo economico. Non ci sono relazioni
economiche senza istituzioni, senza stati, senza regole, senza
linguaggio n cultura. necessario che l'economia torni ad
essere una scienza sociale e storica, che recuperi la propria
alleanza con la filosofia sociale e politica e non utilizzi i
modelli matematici se non in modo accessorio e strumentale.
Se gli economisti pi vicini alla politica o alla sociologia si
sono sbagliati di meno rispetto alla crisi probabilmente
proprio per questa ragione. Dato che la crisi economica si
deve a una dissociazione tra il campo economico e quello
sociale, si richiede adesso un pensiero economico che capisca
il vincolo tra entrambe le dimensioni dell'attivit umana.
L'economia una delle tante scienze sociali e il lungo
periodo in cui si separata da esse rivendicando la propria ora di tornare a
piena autonomia non stato soddisfacente n per essa n per
il resto delle scienze sociali. La complessit crescente delle
coloro i quali hanno
questioni economiche giustifica la specializzazione tecnica, sempre considerato
sia in economia che in qualsiasi altra scienza, ma questo non l'economia come una
bisogna farlo a costo di perdere di vista il luogo scienza sociale e non
dell'economia nell'insieme degli strumenti di spiegazione
delle realt umane, specialmente le relazioni tra l'economia e come una scienza
la politica. ora di tornare a coloro i quali hanno sempre esatta
considerato l'economia come una scienza sociale e non come
una scienza esatta. Applicare teorie al mondo reale richiede il
dominio di un gran numero di conoscenze sulla politica, sulla
storia e sul contesto locale. Cos la intendevano Smith, Marx
o Keynes, che in comune avevano il pensare l'economia
come un sistema di relazioni e non come una semplice
raccolta di mercati giustapposti. Potremmo menzionare
anche l'importanza che assegn alla sociologia economica la
ricca tradizione di Weber, Durkheim e Polanyi. La
interdisciplinariet o multidimensionalit delle attivit
economiche dovrebbe portarla a praticare quel che Richard
Bronk chiama eclettismo disciplinato (2009, 282). Si
dovrebbe sollecitare la collaborazione di tutti i saperi,
liberarsi dalle spiegazioni univoche e privilegiare le riflessioni
fondate sull'interattivit, l'incertezza e la complessit. In
definitiva, l'economia deve uscire dall'economia si vuole
comprendere i fenomeni contemporanei che abbiamo di
fronte.

107
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Come contrasta l'attuale esoterismo con la semplicit di


Alfred Marshall, che era senz'altro un gran matematico, oltre
che un grande economista, quando raccomandava a uno dei
suoi alunni di fare tutto il possibile per evitare che la gente
utilizzi la matematica quando la lingua inglese tanto concisa
quanto la lingua matematica. (Marshall 1996, 3, 130).
Le richieste di costruire un altro mondo, l'impulso che
sostiene la critica morale al capitalismo, sono un segno che
l'altromondismo concede troppa realt al modello che
combatte. Se bisogna transitare verso un altro mondo, ci
dicono, perch questo ormai irrimediabile e la sua
spiegazione monopolizzata dai realisti. Ora, non per
nulla chiaro che il realismo che chiede per s la scienza
economica possieda la consistenza che generalmente le viene
concessa. Se qualcosa mancato all'economia adesso
possiamo dirlo con una prospettiva accreditata dalla storia
recente il realismo.
C' inoltre un effetto perverso di questa critica: la morale
non basta a modificare l'economia e pu persino servire
come contrappunto della logica mercantile. I
monopolizzatori del realismo economico possono sentirsi
abbastanza tranquilli se i loro critici non chiedono loro conto
del piano descrittivo della realt bens di quello dei valori. La
critica al capitalismo contemporaneo, se vuole essere pi
radicale che moralistica, deve volgersi a combattere il
presunto realismo della scienza economica dominante.
Non possiamo continuare a considerare, come affermava
Popper, che ci resta solo da scegliere tra l'astronomia e
l'astrologia, che non esiste altra possibilit che optare tra
l'esatto e l'irrazionale. Oggi la cosa pi rivoluzionaria una
buona teoria economica. La questione non immaginare
un altro mondo bens elaborare un'altra economia per
descrivere questo e poter migliorarlo. Non un altro mondo
bens un'altra economia ci di cui abbiamo bisogno.

Traduzione italiana di Lucio Sessa

108
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

Questioni di antropologia
economica: oltre l'utilitarismo
Massimo Adinolfi
insegna Filosofia teoretica presso lUniversit degli Studi di Cassino

T
ra gli effetti della crisi economica e finanziaria
che ha investito l'Occidente negli ultimi anni si Ad essere
possono mettere anche le parole con le quali economica, a
Chris Hann e Keith Hart aprono la loro recente
sintesi sullo stato attuale dell'antropologia compiere cio scelte
economica: scrivono infatti che la crisi ha opportunamente razionali nel senso
dimostrato che la questione non soltanto un affare da della razionalit
eruditi antiquari. definita dalla
Quale questione? Ma appunto quella che riguarda
l'antropologia economica e la sua domanda fondamentale, massimizzazione del
che rimane quella di stabilire se le forme dell'economia di valore da parte
mercato, che negli ultimi due secoli hanno permesso alle dell'individuo, non
societ nordatlantiche di dominare economicamente il
mondo, si basino o no su principi di validit universale. sarebbe soltanto la
Poich la posizione di una siffatta questione sembra voler fortunata
mettere inutilmente in discussione il primato indiscutibile che popolazione che vive
l'economia di mercato si guadagnata sul campo, essa stata oggi in una zona
negli anni accantonata, con l'imprevisto contraccolpo di
vedere i principi dell'unico agire economico ritenuto limitata del pianeta
razionale (principi che si ritengono pi o meno Terra, ma la vita
perfettamente concretati nelle istituzioni delle societ civili stessa, ieri e sempre:
occidentali) estendersi a macchia d'olio, fino a investire le pi
diverse sfere del comportamento umano: se l'economia lo la biologia non
studio delle scelte che la gente fa, e tutto quello che succede sarebbe altro che
non che la conseguenza di queste decisioni razionali, allora l'economia del
evidentemente tale disciplina abbraccia interamente la vita e vivente in quanto
l'evoluzione umana (e forse anche quella di gran parte del
mondo animale). Il passo successivo, gi annunciato nelle vivente
righe citate, consiste nel contendere addirittura alla biologia
l'ambizione di costituire la disciplina scientifica
fondamentale, quella in grado di assicurare la pi ampia
unificazione dei fenomeni entro un unico campo teorico.
Ad essere economica, a compiere cio scelte razionali
nel senso della razionalit definita dalla massimizzazione del
valore da parte dell'individuo, non sarebbe soltanto la
fortunata popolazione che vive oggi in una zona limitata del

109
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

pianeta Terra, ma la vita stessa, ieri e sempre: la biologia non


sarebbe altro che l'economia del vivente in quanto vivente.
Perch infatti i viventi non dovrebbero, in generale, ridurre al
massimo i costi e accrescere al massimo i loro benefici?
Perch e in nome di che dovrebbero trascurare il loro
interesse, la loro convenienza? Che queste domande, seguite
sino in fondo, portino a concludere che, dunque, l'unico
scopo del vivente non che vivere, e che questa lampante
conclusione si meriti lo scherno con il quale Hegel derideva,
nella Fenomenologia dello spirito, le spiegazioni tautologiche
dell'intelletto astratto, cosa che possiamo in questa sede
tenere da canto.
Resta invece, la seduzione esercitata da quelle domande, la
Lantropologia loro forza retorica. Orbene, lo studio antropologico
economica orientata dell'economia umana, nelle intenzioni di Hann ed Hart,
dovrebbe proprio sottrarre la ricerca scientifica (e, in linea di
in senso critico ha il massima, anche l'azione politica) alla fascinazione che essa
compito di subisce per la prepotente evidenza che si vorrebbe veicolata
mantenere viva una da quelle domande, e dal relativo programma di ricerca. La
crisi, almeno in questo, ha dato una mano, se non altro
qualche sensibilit perch diminuisce il numero di coloro che si considerano per
storica che il davvero fortunati per il fatto di vivere nella porzione di
fallimento di visioni mondo che, grazie al mercato, compie ogni volta le scelte
e progetti di societ migliori, vista almeno la flagrante diseguaglianza nella
distribuzione della ricchezza non solo fra aree del mondo ma
alternative al all'interno delle stesse societ pi evolute (o pi razionali: le
mercato nella due espressioni sarebbero addirittura equivalenti).
produzione e Il modo pi diretto per revocare in dubbio il paradigma
della razionalit dominante consiste naturalmente nel
allocazione dei beni mostrare che, di fatto, le cose non vanno cos. Che cio gli
ha inevitabilmente uomini (lasciamo perdere il pi ampio regno del vivente in
attutito generale) non si comportano affatto, ovunque e sempre,
come se nelle scelte, individuali e collettive, l'unica stella
polare cui tendere fosse la massimizzazione dell'utile. La
semplificazione comportata dall'adozione di questo
paradigma di danno, in particolare, alla logica di istituzioni
che soddisfano requisiti di razionalit diverse. Si vuole cio
anche avanzare il dubbio che l'individualismo metodologico
troppo spesso esagera, e finisce con l'erodere la sostanza di
corpi, organizzazioni, strutture che non sono semplicemente
il precipitato di comportamenti individuali e della logica che
li ispira. Istituzioni politiche o religiose, costumi sociali,
regole di condotta morale non possono essere facilmente
considerate prodotto di mere scelte razionali. E, d'altra parte,

110
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

possono invece costituire l'alveo in cui quelle scelte


divengono possibili e vengono effettivamente compiute.
Oltre a ci, l'antropologia economica orientata in senso
critico ha il compito di mantenere viva una qualche
sensibilit storica che il fallimento di visioni e progetti di
societ alternative al mercato nella produzione e allocazione
dei beni ha inevitabilmente attutito, lasciando cos che il
risultato di un certo corso della storia umana venisse
considerato come un risultato naturale, quello cio al quale la
razionalit delle cose (e di nuovo: della vita stessa, nel long run
dell'evoluzione prima biologica, poi storica e sociale) non
avrebbe potuto non condurre gli uomini: le famose tesi di
Fukuyama sulla fine della storia non fanno che mettere in
forma brillante e provocatoria questa idea.

Che, peraltro, non viene confutata osservando che la


storia, ben lungi dall'essersi arrestata, s' invece rimessa in
movimento dopo la caduta del Muro e la fine del socialismo
reale. Solo se si ritiene che la storia umana l'incastro di
tempi e razionalit diverse (quindi anche modelli
antropologici diversi) si pu dar veramente torto a
Fukuyama: tutti i sussulti della storia degli ultimi vent'anni

111
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

potrebbero altrimenti essere considerati meri movimenti di


aggiustamento in vista del definitivo allineamento delle
societ umane agli standard ottimali di razionalit espressi
dalle istituzioni del mercato nei paesi liberaldemocratici.
(L'intendenza, insomma, seguir).
Tempi e razionalit diverse, dunque: per questo,
l'antropologia economica pesca ovunque non siano gi
arrivati i moduli inesorabili della razionalit di mercato, per
mostrare che non vi un solo e ineluttabile modo di regolare
i rapporti economici fra gli uomini. Questo, certo, significa
che ormai non le restano che angoli in ombra della storia e
pochi isolotti del Pacifico. Qui per c' bisogno di uno
sforzo teorico in pi. facile infatti e scontato che tutte le
belle parole degli antropologi sull'economia del dono o su
ipotetiche forme di comunismo primitivo lascino il tempo
che trovano e suonino, a voler esser gentili,
meravigliosamente utopiche. Alla buon'ora: quello che infine
abbiamo non sono che i pozzi petroliferi, le multinazionali, la
propriet privata e tutto il resto (ivi compresa, si spera
perlomeno, qualche buona regola e uno Stato che non se ne
stia semplicemente a guardare). Ma la teoria non serve solo a
rovesciarsi improvvidamente nella realt, con i disastri che
sappiamo. Serve anche a mantenere un briciolo di distanza
critica.
Prendiamo allora il primo visionario, Karl Marx. E
scegliamo un passaggio dei Manoscritti economico-filosofici del
1844, quello in cui il giovane filosofo di Treviri dichiara di
attendersi dal comunismo, cio dalla soppressione della
propriet privata, niente di meno che la completa
emancipazione di tutti i sensi e di tutti gli attributi umani:
non semplicemente uguaglianza e giustizia sociale, ma
letteralmente nuovi occhi (una nuova capacit di vedere), e
una sensibilit tutta rinnovata: La propriet privata ci ha resi
ottusi e unilaterali, scrive infatti, e sembra perci che, tolta
l'unilateralit, l'uomo sar finalmente restituito alla sua
interezza e integrit. Una botta di vita, insomma (e un'altra
antropologia). L'ottusit di cui parla Marx nel '44 non era per
la verit cos campata in aria, viste le condizioni di lavoro
nelle fabbriche inglesi, ma il vero guaio che non funziona
cos, come se tolta la parte bell'e ripristinato l'intero:
l'intero alla cui emancipazione Marx mira non altro, a ben
vedere, che il sogno della parte; nulla, quindi, di reale in s.
come con gli angoli complementari che si studiano in
geometria: il complemento tale solo in rapporto a ci di cui

112
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

complemento; tolto l'uno, purtroppo tolto anche l'altro,


che aveva solo natura di complemento. Tolta la propriet
privata, non si realizza dunque l'emancipazione integrale
dell'uomo, ma casomai si finisce col sopprimere persino la
sua immaginazione.
Bene. C' per ancora un movimento teorico da
compiere. Una volta scoperto che l'intero solo il sogno della
parte non da tirare la conclusione che, allora, c' solo la
parte, perch a sua volta la parte, in quanto parte, vive solo
come parte dell'intero (che pure non c'). Altrimenti, per
dirla fuor di metafora, si estingue pure la possibilit di vedere
l'ottusit e l'alienazione del lavoro di fabbrica. Questo per i
tempi di Marx e per i nostri: la mercificazione del lavoro, la
monetizzazione dei diritti, la formazione meramente
utilitaristica delle preferenze individuali e in definitiva
l'estensione incontrollata di un unico modello di razionalit
alla totalit dei rapporti sociali.
La proposizione la quale dice che l'uomo non soltanto
homo oeconomicus (nel senso dell'economia neoliberale e dei
principi ad essa sottesi) si situa dunque su questo sottile
crinale, che il crinale della critica: segnala il pericolo di ogni
riduzionismo, che tanto pi grande quanto pi svapora il
sogno dell'intero, e al contempo, se anche non conduce pi
all'intero, perch l non si pu mai giungere, invita per ad
andare almeno da parte a parte (C. Sini), evitando che la
parte che ci oggi toccata in sorte rimanga sempre la stessa e
si spacci per unica e sola.

113
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

La ricerca in ambito
economico e le cause
profonde della crisi
Enrico Bellino
insegna Economia politica presso l'Universit Cattolica

L
a teoria economica spesso accusata di non
aver saputo prevedere in tempo e di non saper
dare indicazioni utili al superamento della crisi
economica e finanziaria che stanno
attraversando le economie occidentali. In
questo articolo ci si propone di fornire alcuni elementi per
poter affrontare pi compiutamente tale questione.
Per affrontare il opinione diffusa, anche se non condivisa da tutti, che
nostro tema fra le cause principali della crisi ci sia l'eccessiva sovranit
possiamo cominciare data al mercato e la progressiva riduzione delle regole di
domandandoci se gli funzionamento dello stesso. Per affrontare il nostro tema
possiamo cominciare domandandoci se la ricerca economica
economisti abbiano sia direttamente responsabile di ci, cio se gli economisti
indugiato abbiano indugiato eccessivamente o unilateralmente nello
eccessivamente o studio e nella esaltazione delle propriet benefiche del
capitalismo e del libero mercato. La risposta a questa
unilateralmente nello domanda negativa: posizioni marcatamente liberiste hanno
studio e nella sempre convissuto, anche negli ultimi tempi, con studi che
esaltazione delle hanno evidenziato i diversi possibili fallimenti del mercato
e la necessit di interventi delle istituzioni pubbliche per
propriet benefiche superare i loro effetti negativi. Secondo chi scrive tuttavia
del capitalismo e del lungo una linea parallela a questa direttrice che possibile
libero mercato individuare le cause profonde delle difficolt che le teorie
economiche contemporanee hanno incontrato nel prevedere
e nell'affrontare la crisi.
L'approccio teorico dominante da ormai pi di un secolo
nella ricerca economica quello neoclassico, diffusosi nella
seconda met del XIX secolo per opera di Jevons, Walras,
Pareto, Marshall, ecc. Tale approccio caratterizzato dal
cosiddetto individualismo metodologico. Lo sforzo
costante in tale ambito quello di ricondurre l'analisi dei pi
disparati fenomeni economici ai comportamenti razionali

114
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

dei singoli individui. Il comportamento di un agente


economico (consumatore, risparmiatore, lavoratore, impresa,
stato, ecc.) definito 'razionale' se pu essere descritto
attraverso un problema di ottimizzazione sotto (uno o pi)
vincoli: per esempio il consumatore deve decidere le quantit
da acquistare dei diversi beni, la quantit di lavoro, di terra e
di risparmio da offrire in modo da massimizzare la sua
soddisfazione tenendo conto che ha una dotazione di tempo,
di terra e di potere d'acquisto limitate. Con riferimento al
sistema nel suo insieme il problema economico principale si
configura cos come quello della allocazione di un insieme
di risorse scarse, i cosiddetti fattori della produzione
(lavoro, terra e capitale) fra i diversi usi alternativi possibili.
Tutto ci passa attraverso i mercati, dei beni prodotti e dei
fattori, su ciascuno dei quali si confrontano da un lato la
domanda, espressa da tutti gli individui (consumatori e
imprese) che desiderano possedere quel determinato bene o
fattore produttivo, e l'offerta, espressa da tutti gli individui
che desiderano cedere quel determinato bene o fattore.

115
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Tanto maggiore sar il prezzo tanto minore sar la domanda


di quel bene o servizio e, corrispondentemente, tanto
maggiore sar la sua offerta. Il prezzo serve cos a
razionare la domanda e incentivare l'offerta. Il prezzo al
quale il bene sar effettivamente scambiato sar quel prezzo
al quale la domanda uguaglia l'offerta (equilibrio di mercato).
Assieme ai prezzi di equilibrio dei beni si ottengono cos le
remunerazioni 'di mercato' dei fattori della produzione: salari,
rendite e profitti. Tali prezzi riflettono cos la scarsit rispetto
alla richiesta del bene di consumo o del fattore produttivo a
cui si riferiscono.
La quasi totalit della ricerca economica attuale si muove
nell'ambito di questo quadro teorico. Sebbene esso sia stato
inizialmente concepito per mostrare, sotto certe ipotesi, le
capacit di auto-regolazione dei mercati e la desiderabilit
(efficienza) delle allocazioni cos realizzate si cercato di
ricomprendere in esso situazioni via via pi complesse, nelle
quali il venir meno di una o pi ipotesi (la perfetta
concorrenza, la flessibilit dei prezzi, la perfetta conoscenza
dell'ambiente in cui i diversi operatori interagiscono, ecc.)
evidenziasse le cause di possibili fallimenti del mercato.
Ecco cos che anche coloro che hanno cercato di evidenziare
i limiti del mercato si sono trovati a fare riferimento pi o
meno esplicito a questa impalcatura teorica.
indubbia l'efficacia della visione d'insieme cos proposta
dei fenomeni dello scambio, della produzione, della
distribuzione del reddito e delle loro interazioni. Non
mancano tuttavia i limiti di tale approccio: prima di tutto ci
sono limiti di carattere logico, legati all'impossibilit di
includere nello schema in maniera soddisfacente il capitale
come un fattore di produzione dalla cui interazione fra
domanda e offerta si determina il profitto: in questo modo
viene inficiata la logica della spiegazione anche delle altre
quote distributive. Non questa per la sede per una
disanima di questo punto.
Un secondo limite, per chi scrive, deriva dal fatto che la
diffusione di questo schema ha fatto s che la teoria si
focalizzasse quasi esclusivamente sugli esiti di mercato delle
interazioni fra gli agenti, trascurando lo studio di quelle
relazioni e di quelle configurazioni che sono funzionali al
buon funzionamento dell'intero sistema a prescindere,
almeno inizialmente, dal comportamento dei singoli agenti.
Per esempio, gli squilibri attualmente osservabili tra
remunerazioni di alcune professioni, anche 100 volte
maggiori delle remunerazioni ordinarie, non sono funzionali

116
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

al manifestarsi di una domanda aggregata di beni capace di


assicurare il pieno impiego della capacit produttiva di un
sistema e, in particolare, della sua forza lavoro. Tuttavia, la
teoria dominante non pu che essere agnostica di fronte a
questi squilibri, trattandosi di ci che il mercato decide.
Analogamente, come dire qualcosa circa l'adeguatezza o
l'inadeguatezza delle valutazioni di mercato delle attivit
finanziarie (azioni, obbligazioni, ecc.) che si registrano in
certi periodi? Per toccare un punto molto sentito
recentemente, come dire se i titoli del nostro debito pubblico
hanno effettivamente un valore cos basso da giustificare lo
'spread' cos elevato di questi tempi?
I valori di borsa (che il mercato per eccellenza)
appaiono spesso slegati da ci che il buon senso
suggerisce; ma, appunto, il buon senso a percepire questa
differenza come anomala; la teoria economica prevalente
oggi no! Il prezzo di equilibrio frutto dell'interazione tra
domanda e offerta che, oltre a riflettere l'opinione prevalente
della collettivit degli acquirenti e dei venditori, in alcuni
casi distorta da aspettative di guadagni o perdite futuri indotti
da fenomeni speculativi; non ci sono elementi oggettivi a cui
la teoria in grado di ancorare la valutazione di un bene o di
un fattore o di un'attivit finanziaria.
Pi in generale manca un'analisi approfondita di quelle
condizioni che 'tengono insieme' un sistema e che gli Manca un'analisi
permettono di realizzare le sue potenzialit di crescita, approfondita di
occupazione e soddisfazione dei bisogni materiali degli
individui. Mi riferisco, per esempio, alle condizioni che
quelle condizioni che
garantiscono il pieno utilizzo della capacit produttiva e della 'tengono insieme' un
forza lavoro, al prevalere di una distribuzione del reddito che sistema e che gli
sia funzionale alle esigenze di sviluppo del sistema, al permettono di
prevalere di relazioni di debito e credito (cio di relazioni
finanziarie) che siano funzionali al sistema reale e che non realizzare le sue
alterino in maniera significativa l'assetto distributivo del potenzialit di
sistema, ecc... Guardare a queste condizioni come a degli crescita, occupazione
obiettivi che devono essere realizzati in un sistema,
indipendentemente dal fatto che la sola interazione degli e soddisfazione dei
agenti sui mercati sia in grado di realizzarle o meno, una bisogni materiali
prospettiva che i fenomeni di instabilit e di crisi sperimentati degli individui
in questi anni hanno mostrato di essere di estrema
importanza. Questa prospettiva non trova spazio nella teoria
economica oggi dominante, probabilmente proprio perch
incompatibile con la metodologia individualistica
richiamata all'inizio.
Esistono per approcci teorici alternativi a quello

117
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

neoclassico dove tali prospettive trovano spazio. Uno di


questi quello che si rif agli economisti classici (Smith,
Ricardo, Marx, ecc.), a partire dalla riformulazione in termini
moderni proposta da Piero Sraffa e di altri economisti italiani
e non, prevalentemente formatisi nell'Universit di
Cambridge (Gran Bretagna) negli scorsi anni sessanta e
settanta. Un altro filone teorico, parzialmente connesso col
primo, legato al nome di John M. Keynes. In tali schemi
teorici pi netta la demarcazione fra le relazioni fondamentali
e quelle di carattere istituzionale, quelle cio che includono i
comportamenti, individuali e pubblici. Questa separazione
permette di individuare immediatamente le condizioni che
devono prevalere in un sistema economico affinch esso
possa realizzare, come detto prima, le sue potenzialit: la
possibilit di ripetere i processi produttivi nel tempo, la
crescita, la piena occupazione della capacit produttiva e della
forza lavoro.
La riproducibilit delle merci si realizza attraverso il
Si delega cos prevalere di un certo sistema di prezzi relativi senza dover
imporre un'unica configurazione distributiva (come invece
all'opinione della accade nella teoria neoclassica, dove il mercato determina
maggioranza la congiuntamente i prezzi e le variabili distributive): diversi
decisione di ci che livelli di salari e profitti (ovviamente scelti all'interno di un
intervallo finito di valori e legati fra di loro da una relazione
vale; non ci si vuole inversa) sono compatibili con l'equilibrio della produzione.
prendere la La ripartizione della 'torta' del reddito nazionale pu dunque
responsabilit di un essere considerata una questione istituzionale: dipender dai
giudizio di merito rapporti di forza delle diverse parti sociali e pu cambiare da
societ a societ, da periodo a periodo, a seconda degli
per evitare, si dice, obiettivi che la societ si d, senza compromettere la
gli abusi di potere riproducibilit delle merci. Il perseguimento della crescita
dei 'baroni' nelle economica e della piena occupazione saranno poi obiettivi
che richiedono il prevalere di un adeguato livello di profitti
progressioni di per finanziare la crescita e di salari per sostenere la crescita
carriera degli attraverso la domanda finale dei beni.
accademici Un'ultima annotazione appare rilevante ai nostri fini.
L'approccio classico-keynesiano, dopo una fase di sviluppo e
dopo aver dato luogo a diversi dibattiti con gli esponenti
neoclassici pi noti a livello internazionale, ha subito negli
ultimi anni un forte ostracismo, soprattutto in Europa, dove
si sono diffusi in maniera massiccia i meccanismi di
valutazione della ricerca basati sui cosiddetti indicatori
bibliometrici. Tali indicatori attribuiscono valore a un lavoro
scientifico in base al numero delle citazioni ricevute dal
lavoro stesso o, abbastanza sorprendentemente, dal numero

118
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

delle citazioni ricevute dalla rivista scientifica in cui essi


compaiono. Si delega cos all'opinione della maggioranza la
decisione di ci che vale; non ci si vuole prendere la
responsabilit di un giudizio di merito per evitare, si dice, gli
abusi di potere dei 'baroni' nelle progressioni di carriera degli
accademici. Ma, a prescindere dal fatto che il sistema delle
citazioni e delle accettazioni sulle riviste pi citate ora
diventato il terreno dove si fronteggiano nuovi 'baroni',
questi sistemi di valutazione privilegiano di fatto il
conformismo e danneggiano il pluralismo della ricerca: se si
premiati in base alle citazioni ricevute, chi si muove in filoni
di ricerca di minoranza sistematicamente discriminato.
Prevalgono cos soltanto le ricerche sugli argomenti pi di
moda, da analizzare secondo le modalit pi in voga1. Per
tornare alle questioni precedenti, se un'analisi non viene
impostata secondo i criteri dell'individualismo metodologico,
se non viene cio micro-fondata, non viene neanche presa
in esame per la pubblicazione sulle riviste pi quotate.
Questo spiega perch la tradizione di ricerca keynesiana si
praticamente spenta nel giro degli ultimi 20-30 anni in
ambito accademico: la maggior parte degli economisti aventi
a cuore le tematiche keynesiane ha accettato di assoggettarsi
a questo imperativo di micro-fondare qualunque risultato.
Ma proprio questo che secondo chi scrive impedisce
all'analisi economica di prendere in esame le relazioni
fondamentali di un sistema nell'accezione prima
richiamata.
auspicabile che la crisi economica in atto, oltre a
stimolare un profondo ripensamento sul modo di 'fare'
economia, induca un'inversione di tendenza sul modo di fare
ricerca in ambito economico e sul modo di valutare
quest'ultima. Alcuni segnali positivi sembrano profilarsi
all'orizzonte: diversi autorevoli economisti italiani e stranieri
hanno avviato una seria riflessione sulle pressanti emergenze
economiche dei giorni nostri sapendo andare al di l degli
steccati teorici e ideologici. La cooperazione su questo
terreno la responsabilit che oggi attende tutti.

_______________________________

1. Una lettera aperta su questi argomenti (si veda www.LetteraApertaValutazioneRicerca.it) era circolata tre anni fa fra gli economisti
e aveva ricevuto l'adesione di pi di un centinaio di essi (alcuni fra i pi autorevoli).

119
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

Un nuovo patto sociale


per crescita ed equit
Luigi Bruni
insegna Economia politica presso lUniversit Milano-Bicocca ed Economia civile presso lIstituto Universitario Sophia
(Loppiano, Firenze)

P
artiamo da una premessa di detta) creare ricchezza solo attraverso
carattere generale. La algoritmi sofisticati, va cercata fuori della
soluzione ad ogni grave crisi sfera economica: la si trova nella vita civile,
economica come quella nei desideri e nelle passioni della gente, che
attuale che ha le sue radici in sono i pozzi che alimentano la vita di
trent'anni di capitalismo finanziario e di quell'animale simbolico chiamato homo
carta, frutto di una ben precisa ideologia e sapiens, compresa la sua vita economica.
cultura economica e civile che pensava di Nessuno si lancia nell'avventura umana e
poter rilanciare un occidente invecchiato e sociale di dar vita ad una nuova impresa per
triste, con una stagione inedita di strumenti ridurre il debito pubblico, n per lo spread
finanziari che avrebbero dovuto (a loro n per queste ragioni ci si alza tutti i giorni

120
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

alle sei per andare a lavorare. Queste cose si fanno per


realizzare dei progetti di vita, dei sogni. Noi esseri umani
siamo anche capaci di fare grandi sacrifici, ma c' bisogno
che dietro ad essi intravvediamo qualcosa di pi grande del
sacrificio che facciamo, qualcosa di grande capace di
muovere cuore e azioni, di riaccendere l'entusiasmo.
Si vive e si muore solo per queste cose, come ci dicono, in
un controcanto angosciante a questi tempi di manovre, i Senza una nuova
suicidi sempre pi frequenti di imprenditori, testimonianza
che le questioni innegoziabili della vita non riguardano solo il alleanza fra
suo inizio e la sua fine, ma anche il durante. Questi impresa, sindacati,
imprenditori suicidi ci dicono un fatto nuovo nei nostri politica, societ
dibattiti culturali e politici: che si muore anche di economia, e
non solo di fame e nel lavoro (questo lo sappiamo gi), ma civile, famiglie, che
anche nell'attivit di impresa; a ricordarci, perch ce ne siamo premi gli
dimenticati troppe volte in questi ultimi decenni che imprenditori e
l'imprenditore quando non speculatore, in quella sua
impresa non ci mette solo capitali e macchinari, ma anche la
penalizzi gli
sua anima, il suo cuore la sua storia, la sua identit speculatori, da
individuale e comunitaria. Si capisce quindi che senza una questa crisi non
nuova alleanza fra impresa, sindacati, politica, societ civile,
famiglie, che premi gli imprenditori e penalizzi gli speculatori
usciremo mai o ne
(che sono la vera malattia di questo nostro sistema usciremo peggiori
capitalistico contemporaneo), da questa crisi non usciremo
mai o ne usciremo peggiori.
Lo abbiamo saputo fare in tanti momenti del passato,
anche recente (resistenza, lotta al terrorismo): perch non
ora? Occorre per che ognuno di noi usi bene quel brano di
conoscenza e di potere sulla realt di cui dispone, traffichi
bene i suoi talenti, si impegni di pi e meglio. Dobbiamo
quindi tener presente una delle lezioni pi importanti e meno
ascoltate del novecento, cio che lo sviluppo e la crescita di
una nazione dipende poco dai governi e dai Leviatani, e
certamente ne dipende molto meno di quanto se ne parli e
racconti quotidianamente nei dibattiti pubblici, poich il
potere di cambiamento distribuito fra milioni di persone e
nessuno pu agire al posto loro, se vogliamo salvare la
democrazia e la libert. Ecco allora che se vogliamo che
questa operazione decisiva abbia successo c' bisogno di riti e
di liturgie pubbliche, della forza dei simboli, dell'arte, della
bellezza, di gesti solenni e collettivi. Sono questi i veri
strumenti sui quali la politica, i governi e la sfera pubblica
hanno un effettivo controllo e che sono capaci di rimediare
l'entusiasmo e la speranza civile di milioni di persone, almeno
della parte migliore di esse. Stiamo uscendo, in Italia, con

121
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

grande fatica, da una situazione civile molto simile alla


guerra di tutti contro tutti di cui parlava Hobbes. Possiamo
non uscirne, e continuare cos il declino civile ed economico;
possiamo uscirne creando un Leviatano, il coccodrillo
mostruoso che fa anche parte della storia e del DNA di noi
italiani, e non solo per il fascismo.
Ma possiamo liberarci e uscire da questa trappola di
Ma possiamo povert sociale ed economica nella quale siamo caduti,
rilanciando una nuova stagione di virt civili e un nuovo
liberarci e uscire da patto, il solo terreno che ha generato e genera creativit,
questa trappola di entusiasmo e voglia di vivere, da cui fiorir anche la crescita
povert sociale ed economica. In particolare in questo tempo di attesa che
speriamo non sia molto breve perch il tessuto politico e
economica nella civile molto sfilacciato ed il rammendo richiede molto
quale siamo caduti, tempo, dobbiamo dare vita ad una sorta di Giubileo
rilanciando una nazionale di perdono reciproco, perch in questi ultimi due
decenni il Paese e la politica hanno reagito nella maniera
nuova stagione di peggiore alla morte della societ tradizionale e non siamo
virt civili e un stati capaci di dar vita ad un bene comune che venisse
nuovo patto, il solo prima dei beni particolari: ci siamo incattiviti nei rapporti
civili e politici e cos facendo l'Italia uscita dalla leadership
terreno che ha culturale ed economica di cui godeva.
generato e genera C' un rapporto molto stretto fra il mancato parto di
creativit, questo nuovo patto sociale e la grave questione della
entusiasmo e voglia disuguaglianza. Un noto studio pubblicato qualche anno fa1
metteva in luce che gli europei soffrivano di pi per
di vivere, da cui diseguaglianza rispetto agli abitanti degli USA. In particolare,
fiorir anche la si mostrava che la felicit soggettiva degli europei era pi
crescita economica sensibile, rispetto a quella degli americani, alla diseguaglianza
presente nel loro Paese. Noi europei soffriamo di pi non
solo la nostra povert individuale, ma anche nel vedere una
ineguale distribuzione del reddito attorno a noi. In altre
parole, per europei ed italiani la diseguaglianza considerata
eticamente negativa e ingiusta, poich la nostra cultura pi
comunitaria e cattolica attribuisce pi peso alla felicit
pubblica di quanto non faccia la cultura calvinista e
individualista.
L'idea dominante per lungo tempo riguardo la
diseguaglianza era quella di un andamento ad U rovesciata:
cresce nelle prime fasi dello sviluppo per poi decrescere nelle
fasi pi avanzate. Questa teoria portava a considerare
legittima una certa crescente diseguaglianza quando decolla

_______________________________

1. Cf. in particolare Alesina, Di Tella e MacCulloch (2004).

122
Economia malata, alla radice della crisi FOCUS

lo sviluppo, come il grande economista Albert Hirschman


mostrava con la metafora dell'ingorgo: se siamo bloccati in Oggi, in una societ
autostrada e ad un certo punto vedo che le auto della corsia post-moderna e
accanto iniziano a muoversi, anche io sono felice perch frammentata, questi
penso che in breve anche la mia corsia si muover. In
secondo luogo, si pensava che esistesse un compromesso servizi e diritti di
necessario tra equit (eguaglianza) e crescita (efficienza), base sono sempre
poich essendo i talenti distribuiti in modo ineguale nella meno garantiti a
popolazione, occorre lasciare ai pochi molto efficienti di
crescere pi della media, in modo che poi gli effetti di questa tutti, e invece occorre
maggiore crescita di pochi possano ricadere anche sui pi iniziare ad
poveri, sotto forma di trasferimenti, tasse, e beni pubblici e affermare con forza
meritori (scuola, sanit, welfare, ).
In realt, dati recenti, anche relativi all'Italia, fanno vedere che anche i diritti
che quella teoria non ha raccontato la storia reale. Infatti, da sociali ed economici
una parte la diseguaglianza, dopo una fase di diminuzione, debbono diventare
negli ultimi due decenni ha ricominciato ad aumentare, e
l'Italia oggi uno dei paesi europei con il pi alto indice di presto diritti umani
diseguaglianza (Indice di Gini), una disuguaglianza che per la universali
ricchezza e i patrimoni pi del doppio di quella relativa al
reddito.
Negli ultimi venti anni poi la quota del reddito prodotto
destinato al lavoro (salari) diminuito molto rispetto alla
quota andata alle rendite finanziarie e alle rendite in generale
(anche per precise scelte fiscali); se la povert relativa
aumenta, come in Italia, e aumenta soprattutto quella delle
famiglie giovani, facile capire che i consumi ne risentono
seriamente, e con essi la crescita del Paese. Ecco perch oggi
la questione dell'equit direttamente la stessa questione
della crescita.
Negli anni cinquanta e sessanta l'Italia ha vissuto il
miracolo economico poich, ad di l dei dati statistici incerti,
certamente il sistema economico ha saputo includere milioni
di persone rimaste fino ad allora ai margini della vita
economica, e quindi civile. La fabbrica, l'immigrazione, lo
Stato sociale, hanno svolto assieme una funzione di riduzione
dell'ineguaglianza sostanziale, la povert assoluta e relativa, e
di aumento della ricchezza nazionale e individuale. Ma questo
miracolo, assieme economico (crescita) ed etico (inclusione e
eguaglianza), fu possibile anche e soprattutto perch furono
garantiti a tutti servizi sanitari di base, educazione, pensioni e
diritti umani. Oggi, in una societ post-moderna e
frammentata, questi servizi e diritti di base sono sempre
meno garantiti a tutti, e invece occorre iniziare ad affermare
con forza che anche i diritti sociali ed economici debbono

123
FOCUS Economia malata, alla radice della crisi

diventare presto diritti umani universali. Pensiamo ai nuovi


poveri, agli immigrati, ai vecchi non autosufficienti senza rete
famigliare, alle famiglie giovani con bambini: basterebbe solo
il tema degli asili nido municipali e le enormi differenze tra le
diverse regioni del Paese (che si riflette anche sulle
opportunit di lavoro e di carriera delle giovani madri, ancora
molto svantaggiate al Sud).
E senza questo aumento della uguaglianza sostanziale tra i
cittadini la crescita non pu riprendere, perch manca non
solo la domanda di beni di consumo, ma manca l'entusiasmo
e la gioia di vivere dei giovani, senza dei quali nessun Paese
mai cresciuto.
Poich quando passa qualche tempo e la corsia del vicino
continua a correre e la tua resta ferma, gli automobilisti
iniziano a voler passare nell'altra corsia, il traffico si complica
di nuovo, si creano nuovi ingorghi, e a qualcuno (soprattutto
in Italia) viene la tentazione di passare illegalmente nella
corsia d'emergenza. Inoltre, in una societ italiana dove, a
differenza di cinquanta anni fa, i cittadini sono pi istruiti e
pi moderni, si accetta sempre meno (come dicono anche i
dati) che un manager pubblico o un funzionario europeo
percepiscano redditi decine di volte superiori a quelli di un
insegnante, un sentimento di ingiustizia che se cresce oltre
una soglia critica pu distruggere gli ultimi fili del gi molto
sfilacciato legame sociale.
Infine, sono convinto che oggi gli studi sulla
diseguaglianza e sulla povert dovrebbero essere
profondamente rivisti, tenendo conto delle conquiste fatte
dalla scienza economica. Innanzitutto, come accennato, nelle
misure della povert e della diseguaglianza al reddito
individuale e famigliare occorre aggiungere i beni pubblici,
poich avere 1000 euro a Trento (con asili nido, trasporti
pubblici efficienti, ospedali vicini e funzionanti ) ben
diverso che avere 1000 euro nell'interno della Basilicata.
Inoltre, come ci ha insegnato soprattutto A. Sen, la povert e
la ricchezza non sono tanto una faccenda di reddito e di
beni, ma di capacit di fare, di come la gente capace di
trasformare le risorse, poche o tante che siano, in attivit,
libert, sviluppo.
E tutto ci ci riporta al tema delle relazioni, dei rapporti,
dei legami che tengono assieme una citt e un Paese, che
oggi in Italia sta diventando sempre pi tenue; e senza
ricreare un legame che si chiama nuovo patto sociale,
nessuna riduzione della diseguaglianza n aumento della
ricchezza nazionale saranno possibili.

124
Documenti
DOCUMENTO Economia malata, alla radice della crisi

La Germania
in e con lEuropa
Helmut Schmidt
gi Cancelliere della Repubblica federale tedesca

discorso di apertura al Congresso SPD Berlino 4 dicembre 2011

Cari amici, signore e signori, della moglie] ho dipinto il seconda battuta costituito dai
lasciatemi cominciare con una manifesto di invito per la SPD compiti e dal ruolo della nostra
nota personale. Quando Sigmar ad Amburgo. Allo stesso tempo nazione nella dimensione
Gabriel, Frank-Walter Steinmeir devo tuttavia riconoscere: ineludibile della cooperazione
e il mio partito mi hanno invitato rispetto a ogni politica di partito, europea.
ancora una volta a portare il mio io sono ormai giunto per effetto Nel contempo sono lieto di
contributo, mi tornato in dell'et al di l del bene e del poter condividere questa tribuna
mente quando 65 anni fa in male. Gi da tempo ci che mi con il nostro vicino norvegese
ginocchio con Loki [soprannome interessa in prima e anche in Jens Stoltenberg, che, di fronte

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Economia malata, alla radice della crisi DOCUMENTO

alla tragedia che ha colpito il suo il campo di battaglia decisivo. catastrofe degli ebrei europei e
Paese, ha dato a noi e a tutti gli Quando i detentori del potere, dello Stato nazionale tedesco.
europei l'esempio di una guida gli Stati e i popoli nel centro Prima tuttavia gi i polacchi, le
salda, ispirata ai principi dello dell'Europa erano deboli, allora i nazioni baltiche, i cechi, gli
Stato di diritto, liberale e loro vicini dalla periferia si slovacchi, gli austriaci, gli
democratica. spinsero avanti. La pi grande ungheresi, gli sloveni e i croati
Quando si diventa molto distruzione e le perdite umane in avevano condiviso il destino dei
anziani, si portati a pensare in proporzione pi grandi ci furono tedeschi, nella misura in cui tutti
uno spazio temporale lungo, sia nella prima guerra dei trent'anni, loro da secoli hanno subito gli
all'indietro nella storia, sia verso dal 1618 al 1648, che si svolta effetti di questa loro posizione
il futuro desiderato e sperato. per la parte essenziale sul suolo geopolitica centrale nel nostro
Tuttavia, qualche giorno fa io tedesco. La Germania era piccolo continente europeo.
non sono riuscito a dare una all'epoca semplicemente Oppure detto diversamente:
risposta univoca a una domanda un'espressione geografica, diverse volte noi tedeschi
molto semplice che Wolfgang definita in maniera non rigorosa abbiamo fatto subire agli altri
Thierse mi ha rivolo: Quando la solo come spazio linguistico. Pi questa nostra centrale posizione
Germania diventer un paese tardi vennero i francesi con Luigi di potenza.
normale? Io ho risposto: nel XIV e poi con Napoleone. Gli Oggigiorno le aspirazioni
futuro prossimo la Germania svedesi non sono tornati una territoriali configgenti, i conflitti
non sar un paese normale. Di seconda volta, ma sono tornati linguistici e di confine, che
fronte a noi c' il nostro pi volte gli inglesi e i russi, ancora nella prima met del XX
immenso, per quanto irripetibile, l'ultima volta con Stalin. secolo hanno giocato un grande
carico storico. E oltre a ci Quando tuttavia le dinastie o ruolo nella coscienza delle
abbiamo di fronte la nostra gli Stati nel centro dell'Europa nazioni, sono diventati de facto in
posizione centrale, erano forti o quando si sono larga misura privi di significato,
preponderante sul piano sentiti tali!- si sono viceversa in particolare per i tedeschi.
demografico ed economico, nel diretti loro verso la periferia. Mentre nella coscienza
mezzo del nostro piccolo e Questo accaduto gi con le dell'opinione pubblica e delle
multiforme continente, articolato crociate [in tedesco letteralmente: vie nazioni europee la conoscenza e
in stati nazionali. della croce], che allo stesso furono il ricordo delle guerre del
Con questo sono giunto nel vie della conquista, non solo in Medioevo sono largamente
mezzo del complesso tema della Asia Minore e a Gerusalemme, scomparse, il ricordo delle due
mia conferenza: la Germania in e ma anche in direzione della guerre mondiali del XX secolo e
con l'Europa1. Prussia orientale e di quelli che dell'occupazione tedesca gioca
oggi sono i tre Stati baltici. In per ancora un ruolo
Motivi e origini epoca moderna ci accaduto potenzialmente cruciale.
I dell'integrazione nel caso della guerra contro Per noi tedeschi mi essere
europea Napoleone e delle tre guerre di sembra decisivo il fatto che
Bismarck del 1864, 1866, quasi tutti i vicini della Germania
Anche se in alcuni pochi dei 1870/71. e inoltre quasi tutti gli ebrei in
circa 40 Stati nazionali europei Lo stesso accaduto ogni parte del mondo- ricordano
l'attuale sentimento nazionale si accaduto soprattutto con la l'Olocausto e le azioni
sviluppato tardi (cos in Italia, seconda guerra dei trent'anni dal spaventose che sono state
in Grecia e in Germania), esso 1914 al 1945. accaduto, in commesse ai tempi
tuttavia ha prodotto sempre e particolare, con l'espansione di dell'occupazione tedesca nei
dappertutto guerre sanguinose. Hitler fino a Capo Nord, al Paesi della periferia.. Noi
Si pu interpretare questa storia Caucaso, a Creta, alla Francia tedeschi non abbiamo
europea osservata dall'Europa meridionale e addirittura fino a sufficientemente chiaro che quasi
centrale- come una successione Tobruk nei pressi del confine tutti i nostri vicini manterranno
senza fine di conflitti della libico-egiziano. La catastrofe probabilmente una diffidenza
periferia con il centro e dell'Europa, provocata dalla latente nei confronti dei tedeschi
viceversa. Il centro resta sempre Germania, ha portato con s la ancora per molte generazioni.

127
DOCUMENTO Economia malata, alla radice della crisi

Anche le generazioni tedesche uomini di Stato di allora in corso della mia vita, in materia di
nate successivamente devono Europa e in America (intendo integrazione europea soprattutto
convivere con questo peso George Marshall, Eisenhower, per la sua concezione di un
storico. E anche le generazioni di anche Kennedy, ma soprattutto processo graduale, passo dopo
oggi non possono dimenticarlo: Churchill, Jean Monnet, passo.
stata la diffidenza di fronte a Adenauer, De Gaulle o anche De Da allora io sono diventato e
un futuro sviluppo della Gasperi e Henri Spaak) non rimango tuttora un sostenitore
Germania, che nel 1950 ha agivano in alcun modo sulla base dell'integrazione europea e
fondato l'inizio dell'integrazione di un idealismo europeo, ma dell'inclusione tedesc,a sulla base
europea. sulla base di una conoscenza della visione dell'interesse
Nel 1946 Churchill aveva due della storia europea fino a quel strategico della nazione tedesca,
motivi, quando nel suo grande momento. Essi agivano sulla non per ragioni idealistiche. (Ci
discorso di Zurigo chiam i base di una visione realistica mi ha condotto allora a una
francesi a giungere a un accordo della necessit di evitare una controversia con il mio leader di
con i tedeschi e a fondare prosecuzione del conflitto tra partito, da me enormemente
insieme a loro gli Stati Uniti periferia e centro tedesco. Chi stimato, Kurt Schumacher,
d'Europa: in primo luogo, la non ha compreso questo motivo controversia per lui priva di
comune difesa di fronte originario dell'integrazione importanza, da me invece,
all'Unione Sovietica percepita europea, che tuttora un all'epoca trentenne di ritorno
come una minaccia, ma, in elemento decisivo, manca di un dall'esperienza bellica, presa
secondo luogo, l'inserimento presupposto irrinunciabile per la molto seriamente). Ci mi ha
della Germania in una pi soluzione dell'attuale e molto condotto negli anni '50
grande unione occidentale. incerta crisi europea. all'approvazione dei piani
Infatti Churchill prevedeva con Quanto pi nel corso degli dell'allora ministro degli esteri
lungimiranza la ricostruzione e il anni '60, '70 e '80 l'allora polacco Rapacki. All'inizio degli
rafforzamento della Germania. Repubblica federale tedesca ha anni '60 ho scritto un libro
Quando nel 1950, quattro anni acquistato peso economico, contro la strategia occidentale
dopo il discorso di Churchill, militare e politico, tanto pi ufficiale della rappresaglia
Robert Schumann e Jean l'integrazione europea diventava strategico-nucleare, che allora
Monnet si sono presentati con il agli occhi dei governanti veniva minacciata dalla NATO
loro piano Schumann per dell'Europa occidentale nei confronti dell'Unione
l'unione dell'industria pesante un'assicurazione di fronte a una Sovietica, strategia a cui siamo
dell'Europa occidentale, ci preponderanza della potenza ancora oggi legati.
accaduto per lo stesso motivo, il tedesca. Le resistenze iniziali nel
motivo dell'inclusione della 1989-90, ad esempio, di Margaret L'Unione europea
Germania. Charles De Gaulle, Thatcher o di Mitterand e II necessaria
che dieci anni dopo ha teso la Andreotti rispetto alla
mano per la riconciliazione a riunificazione dei due Stati De Gaulle e Pompidou hanno
Konrad Adenauer, ha agito per tedeschi del dopoguerra erano portato avanti l'integrazione
lo stesso motivo. chiaramente fondate sul timore europea negli anni '60 e nei primi
Tutto ci avvenuto sulla base di una Germania forte al centro anni '70 per legare la Germania,
di una visione realistica di un di questo piccolo continente non perch volessero legare il
futuro sviluppo della forza europeo. loro Stato nella loro e nella
tedesca, ritenuto possibile e Mi consento a questo punto cattiva sorte. Successivamente la
insieme temuto. Non l'idealismo un piccolo excursus personale. buona intesa tra me e Giscard
di Victor Hugo, che nel 1849 Io ho ascoltato Jean Monnet, d'Estaing ha condotto a un
aveva invocato l'unificazione quando ho fatto parte del periodo di cooperazione franco-
dell'Europa, n un qualsiasi altro comitato Jean Monnet Pour les tedesca e alla prosecuzione
idealismo stava nel 1950-52 alla tats-Unis d'Europe. Era il 1955. dell'integrazione europea, un
base dell'integrazione europea, Per me Jean Monnet rimane uno periodo che dopo il 1990 si
all'epoca limitata all'Europa dei francesi di pi ampie vedute prolungato da Kohl e Mitterand.
occidentale. I pi influenti che io abbia conosciuto nel Nel contempo la Comunit

128
Economia malata, alla radice della crisi DOCUMENTO

europea, dal 1950/52 al 1991, economie reali di gran parte del globale, ossia alla creazione di
progressivamente cresciuta da sei mondo si sono 'globalizzate'. valore dell'intera umanit. Fino al
a dodici Stati membri. Detto in tedesco: quasi tutti gli 2050 caler fino al 10%; nel 1950
Grazie all'ampio lavoro Stati del mondo dipendono l'uno era ancora collocato al 30%.
preparatorio di Jacques Delors dall'altro. E soprattutto gli attori Ogni singola nazione europea
(all'epoca presidente della sul mercato finanziario globale rappresenter nel 2050 neppure
Commissione europea), nel 1991 hanno acquisito una potenza per l'1% della popolazione mondiale.
a Maastricht, Mitterand e Kohl ora del tutto incontrollata. Questo significa: se noi europei
hanno dato il via al progetto E allo stesso tempo in vogliamo avere la speranza di
della moneta unica, che maniera quasi inosservata- avere un significato per il
diventato poi realt dieci anni l'umanit cresciuta di numero mondo, possiamo farlo solo in
dopo, nel 2001. Alla base vi era in misura esplosiva fino a 7 comune. Infatti come singoli
ancora una volta la miliardi di esseri umani. Quando Stati in quanto Francia, Italia,
preoccupazione francese di una io sono nato, erano appena 2 Germania o in quanto Polonia,
Germania preponderante, o, miliardi. Tutti questi enormi Olanda, Danimarca o Grecia-
detto pi esattamente, di un cambiamenti hanno esercitato alla fine potremo essere misurati
marco tedesco preponderante. potenti effetti sui popoli europei, non pi in percentuali, ma solo
Nel frattempo l'euro sui loro Stati e sul loro in millesimi.
diventata la seconda valuta pi benessere! Da ci deriva anche l'interesse
importante del mondo. Questa D'altronde, le nazioni europee strategico di lungo periodo degli
valuta europea stata negli ultimi invecchiano e dappertutto si Stati nazionali europei alla loro
dieci anni, all'interno come riducono i numeri dei loro cooperazione e integrazione.
all'esterno, pi stabile sia del abitanti. Nel corso di questo Questo interesse strategico
dollaro americano che del marco XXI secolo presumibilmente all'integrazione europea
tedesco. Tutto ci che si dice e si addirittura 9 miliardi di esseri acquister un significato
scrive di una presunta crisi umani abiteranno crescente. Esso finora in larga
dell'euro una chiacchiera contemporaneamente sulla terra, non percepito dalle nazioni. Ed
superficiale di media, giornalisti e mentre le nazioni europee esse non ne vengono rese
politici. rappresenteranno solo il 7% consapevoli dai loro governi.
Dal Trattato di Mastricht del della popolazione mondiale. Il Nel caso in cui l'Unione
1991/92 il mondo per 7% di 9 miliardi! Fino al 1950 e europea nel corso dei prossimi
potentemente cambiato. per circa due secoli gli europei decenni non dovesse pervenire a
Abbiamo vissuto la liberazione avevano rappresentato pi del una, per quanto limitata, capacit
delle nazioni dell'Europa 20% della popolazione d'azione comune, non da
orientale e l'implosione mondiale. Ma da circa 50 anni escludere una 'auto-provocata'
dell'Unione Sovietica. Abbiamo noi europei caliamo non solo in marginalizzazione dei singoli
vissuto la fenomenale crescita di numeri assoluti, ma soprattutto Stati europei e della
Cina, India, Brasile e di altri paesi in relazione all'Asia, all'Africa e civilizzazione europea. Cos
emergenti, che prima venivano all'America Latina. Allo stesso come non si pu escludere in
definiti in blocco come terzo modo cala il contributo degli questo caso il ritorno di conflitti
mondo. Allo stesso tempo le europei al prodotto economico di concorrenza e di prestigio tra

Nel frattempo leuro e diventata la seconda valuta piu importante del


mondo. Questa valuta europea e stata negli ultimi dieci anni, allinterno
come allesterno, piu stabile sia del dollaro americano che del marco
tedesco. Tutto cio che si dice e si scrive di una presunta crisi delleuro e
una chiacchiera superficiale di media, giornalisti e politici.

129
DOCUMENTO Economia malata, alla radice della crisi

gli Stati europei. In questo caso il politica estera dei nostri politici e Infatti tutti i nostri avanzi sono
legame della Germania con il governanti tedeschi. Per un'altra in realt i deficit degli altri. I
resto d'Europa potrebbe non parte, essi si fondano sulla forza crediti, che noi abbiamo nei
funzionare pi. L'antica dinamica economica della repubblica confronti degli altri, sono i loro
tra centro e periferia potrebbe federale tedesca riunificata, debiti. Si tratta di una seria
ancora una volta ripresentarsi. sorprendente per il resto del lesione dell'equilibrio
Il processo del progresso civile mondo. La nostra economia dell'economia internazionale,
su scala globale, la diffusione dei diventata a cominciare dagli finora da noi elevato a ideale
diritti umani individuali e della anni '70, quando era ancora normativo. Questa violazione
dignit umana, dello Stato di divisa- la pi grande in Europa. non pu non inquietare i nostri
diritto costituzionale e della Essa dal punto di vista partner. E quando ci sono voci
democratizzazione non tecnologico, politico-finanziaro e straniere, per lo pi americane
riceverebbe pi alcun impulso politico-sociale una delle anche se vengono da diverse
dall'Europa. Da questo punto di economia pi efficienti del parti- che chiedono alla
vista la Comunit europea mondo. La nostra forza Germania di assumere un ruolo
diventa una necessit vitale per economica e la nostra pace di guida in Europa, tutto ci
gli Stati nazionali del nostro sociale, da decenni molto pi suscita nei nostri vicini
vecchio continente. Questa stabile rispetto ad altri Paesi, un'ulteriore diffidenza. E suscita
necessit comprende i motivi di hanno sollevato anche invidia cattivi ricordi.
Churchill e di De Gaulle, cos per quanto il nostro tasso di Questo andamento economico
come di Monnet e di Adenauer. disoccupazione e anche il nostro e la contemporanea crisi della
Essa include anche i motivi di livello di indebitamento siano capacit d'azione degli organi
Ernst Reuter, di Fritz Erlers, di nell'ambito della media dell'Unione europea hanno
Willy Brandt, come pure di internazionale. spinto la Germania di nuovo in
Helmut Kohl. Tuttavia a noi un ruolo centrale. Insieme al
Aggiungo: certamente si tratta sufficientemente noto che la presidente francese la cancelliera
ancora una volta dell'inclusione nostra economia in notevole ha accettato volentieri questo
della Germania. Perci noi misura integrata nel mercato ruolo. Ma in molte capitali
tedeschi dobbiamo fare chiarezza europeo e insieme fortemente europee cos come nei media di
sui nostri compiti, sul nostro globalizzata, il che la rende alcuni dei nostri Stati vicini c' di
ruolo specifico nell'ambito dipendente dalla congiuntura nuovo una crescente
dell'integrazione europea. globale. Per questo preoccupazione di un
sperimenteremo nei prossimi predominio tedesco. Questa
La Germania anni che le esportazioni tedesche volta non si tratta di una potenza
III ha bisogno non cresceranno pi in modo centrale predominante sul piano
di continuit speciale. Contemporaneamente militare e politico, di un centro
e affidabilit si prodotto un serio squilibrio predominante economicamente.
nel nostro sviluppo, vale a dire Qui necessario un
Se guardiamo la Germania alla un perdurante avanzo del nostro ammonimento per i politici
fine del 2011 dall'esterno, con gli bilancio commerciale e del tedeschi, per i media, per la
occhi dei nostri vicini prossimi e nostro bilancio delle partite nostra opinione pubblica, da
meno prossimi, essa suscita da correnti. Questi avanzi valutare con seriet e attenzione.
un decennio una sensazione di rappresentano da anni circa il 5% Se noi tedeschi ci lasciassimo
disagio, e anche nuovamente di del nostro prodotto nazionale. condurre, sulla base della nostra
preoccupazione politica. Negli Essi sono grosso modo grandi forza economica, a rivendicare
ultimi anni sono emersi dubbi come gli avanzi della Cina. Noi un ruolo politico di direzione in
considerevoli sulla continuit non ne siamo consapevoli, Europa o anche solo una
della politica tedesca. La fiducia perch essi non si ripercuotono funzione di primus inter pares, una
nell'affidabilit della politica in avanzi in marchi tedeschi, ma crescente maggioranza dei nostri
tedesca si incrinata. in euro. per necessario che i vicini si difenderebbe
Questi dubbi e preoccupazioni nostri politici siano consapevoli decisamente contro questa
si fondano anche sugli errori di di questa circostanza. prospettiva. La preoccupazione

130
Economia malata, alla radice della crisi DOCUMENTO

della periferia rispetto a un gratitudine. E allo stesso tempo abbiamo fatto dai tempi di
centro dell'Europa troppo forte abbiamo il dovere di dimostrarci Adenauer. E naturalmente
si ripresenterebbe molto degni della solidariet ricevuta Grecia, Portogallo o Irlanda
rapidamente. Le probabili con la nostra solidariet nei sono stati sempre incassatori
conseguenze di un tale sviluppo confronti dei nostri vicini! netti. La classe politica tedesca di
sarebbero devastanti per Di contro, un'aspirazione a un oggi pu essere non
l'Unione europea. E la Germania nostro ruolo autonomo e a un sufficientemente consapevole di
cadrebbe nell'isolamento. nostro prestigio nella politica questa solidariet. Ma finora essa
La Repubblica federale mondiale sarebbe piuttosto stata auto-evidente. Altrettanto
tedesca, per quanto molto inutile, probabilmente perfino evidente e inoltre anche scritto
grande ed efficiente, ha bisogno dannosa. La stretta nel Trattato di Lisbona- il
dell'inserimento nell'integrazione collaborazione con la Francia e principio della sussidiariet: ci
europea anche per la protezione con la Polonia resta in ogni caso che uno Stato non in grado di
da se stessa! Per questo, dai indispensabile, cos come con regolare o gestire da solo, deve
tempi di Helmut Kohl, dal 1992, tutti i nostri partner in Europa. essere assunto dall'Unione
l'articolo 23 della Costituzione ci mia convinzione che sia uno europea. Dai tempi del piano
obbliga alla cooperazione per degli interessi cardinali, strategici Schuman, Konrad Adenauer,
lo sviluppo dell'Unione e di lunga durata della Germania grazie al suo giusto istinto
europea. L'articolo 23 ci quello di non isolarsi e di non politico e contro la resistenza sia
obbliga a questa cooperazione lasciarsi isolare. Un isolamento di Kurt Schumacher, sia
anche sulla base del principio all'interno dell'Occidente sarebbe successivamente di Ludwig
della sussidiariet. L'attuale crisi pericoloso. Un isolamento Ehrard, ha accettato le offerte
della capacit d'azione degli all'interno dell'Unione europea francesi. Adenauer ha valutato
organi dell'Unione europea non o dell'euro-zona sarebbe correttamente gli interessi
modifica questi principi. altamente pericoloso. Per me strategici e di lungo periodo della
La nostra posizione geopolitica questo interesse della Germania Germania, nonostante la
centrale, il nostro ruolo infelice si colloca chiaramente pi in alto perdurante divisione del Paese!
nel corso della storia europea di ogni interesse tattico di tutti i Tutti i successori cos anche
fino alla met del XX secolo, la partiti politici. I politici e i media Brandt, Schmidt, Kohl e
nostra efficienza attuale, tutto tedeschi hanno il dannato Schrder- hanno proseguito la
questo richiede a ogni governo obbligo e dovere di rappresent- politica di integrazione di
tedesco una misura molto alta di are costantemente questa visione Adenauer. Tutte le tattiche
capacit di compenetrazione all'opinione pubblica. Quando politiche quotidiane, interne
negli interessi dei nostri partner tuttavia qualcuno fa intendere come internazionali, non hanno
europei. E la nostra disponibilit che oggi e in futuro in Europa si mai messo in discussione
all'aiuto indispensabile. parler tedesco; quando un l'interesse strategico di lunga
Noi tedeschi abbiamo ministro degli esteri tedesco durata dei tedeschi. Cos tutti i
accresciuto la nostra capacit di ritiene che una comparsa nostri vicini e partner hanno
ricostruzione negli ultimi sei televisiva a Tripoli, a Il Cairo o a potuto per decenni contare sulla
decenni non da soli, non solo Kabul sia pi importante dei stabilit della politica europea
con le nostre forze. Questa contatti politici con Lisbona, della Germania e questo in
capacit non sarebbe stata Madrid, Varsavia o Praga, con maniera certamente
possibile senza gli aiuti delle Dublino, Copenhagen o indipendente dai cambi di
potenze vincitrici occidentali, Helsinki; quando un altro ritiene governo. Questa continuit
senza il nostro inserimento nella che occorra evitare un'unione di richiesta anche per il futuro.
Comunit europea e nell'alleanza trasferimento europea, tutto
atlantica, senza gli aiuti dei nostri questo semplicemente L'attuale condizione
vicini, senza la svolta politica un'ostentazione di forza IV dell'Unione europea
nell'Europa centro-orientale e dannosa. Certamente la richiede forza d'azione
senza la fine della dittatura Germania stata per lunghi
comunista. Noi tedeschi decenni un pagatore netto! Noi I contributi concettuali
abbiamo ragioni per la potevamo sostenerlo e lo tedeschi sono stati sempre

131
DOCUMENTO Economia malata, alla radice della crisi

comprensibili. Ci deve rimanere discorso, egli ha affermato che ministri-, dal superamento della
immutato anche in futuro. Con noi oggi dovremmo concentrarci fase acuta della crisi delle banche
questo non dobbiamo comunque su ci che necessario fare oggi. nel 2008 e fino all'attuale crisi dei
precorrere il futuro lontano. E che a questo fine noi debiti pubblici che alla prima
Cambiamenti dei trattati dovremmo cogliere le collegata, hanno offerto un aiuto
potrebbero solo in parte opportunit che il Trattato molto limitato.
correggere le scelte, le omissioni vigente dell'Unione europea ci Per il superamento dell'attuale
e gli errori compiuti vent'anni fa offre in particolare per il crisi di direzione dell'Unione
a Maastricht. Le proposte rafforzamento delle regole di europea non vi alcuna ricetta
odierne di modifica del vigente bilancio interno della politica miracolosa. Abbiamo bisogno di
Trattato di Lisbona mi appaiono economica nello spazio pi passi, in parte
di scarsa utilit per l'immediato monetario dell'euro. contemporanei, in parte
futuro, se ricordiamo le difficolt L'attuale crisi della capacit successivi nel tempo. C' bisogno
incontrate finora con la necessit d'azione degli organi dell'Unione non solo di capacit di giudizio e
della ratifica di tutti gli Stati o gli europea istituiti a Lisbona non di azione, ma anche di pazienza!
esiti negativi dei referendum pu durare anni. Con l'eccezione Per questo i contributi
popolari. della Banca centrale europea, concettuali tedeschi non
Io concordo perci con il tutti questi organi il possono limitarsi a parole
Presidente della Repubblica Parlamento europeo, il Consiglio d'ordine. Essi non devono essere
italiana Napolitano, quando alla europeo, la Commissione di presentati sulla piazza televisiva,
fine di ottobre, in un importante Bruxelles e i Consigli dei ma piuttosto con fiducia

132
Economia malata, alla radice della crisi DOCUMENTO

nell'ambito degli organi Martin Schulz: arrivato il regolazione del loro comune
dell'Unione europea. Noi momento che lei e i suoi colleghi mercato finanziario. Dalla
tedeschi non possiamo cristiano-democratici, socialisti, separazione tra normali banche
presentare ai nostri partner come liberali e verdi insieme e con commerciali, da un lato, e
modello o come metro di decisione vi rivolgiate banche ombra o di investimento,
valutazione n il nostro all'opinione pubblica. dall'altro, fino al divieto di
ordinamento sociale ed Probabilmente il tema della vendita allo scoperto di titoli a
economico, n il nostro sistema vigilanza su banche, borse e scadenza futura, fino al divieto
federale o le nostre regole in strumenti finanziari, rimasta in del commercio di derivati, nella
materia di finanza e di bilancio, uno stato del tutto misura in cui ci non sia
ma semplicemente offrirli come insoddisfacente dal G20 del consentito dalle autorit ufficiali
esempi tra diverse possibilit. 2008, quello che si adatta di vigilanza della borse, e fino a
Per ci che la Germania oggi meglio per una tale iniziativa del una efficace limitazione delle
fa oppure omette di fare, noi Parlamento europeo. attivit riguardanti l'area euro
tutti portiamo la responsabilit In effetti alcune migliaia di dell'agenzie di rating, finora del
per le future ripercussioni in operatori della finanza negli Stati tutto incontrollate. Signore e
Europa. Noi abbiamo bisogno a Uniti e in Europa, e inoltre signori, non voglio appesantirvi
questo fine di una razionalit alcune agenzie di rating, hanno con ulteriori singoli punti.
europea. Ma noi non abbiamo preso in ostaggio in Europa i Naturalmente la lobby
bisogno solo di razionalit, ma governi politicamente globalizzata delle banche
anche di un cuore che sappia responsabili. Non c' da utilizzerebbe ogni mezzo per
immedesimarsi nei nostri vicini e aspettarsi che Obama possa fare opporsi Essa ha gi finora
partner. molto contro questo, e lo stesso impedito ogni incisiva
Su un punto io concordo con vale per il governo britannico. regolazione. Essa ha reso
Jrgen Habermas, che di recente Certamente negli anni 2008-9 i possibile, estendendosi
ha parlato del fatto che noi governi di tutto il mondo hanno attraverso l'effetto-leva, che il
stiamo nei fatti vivendo per la salvato la banche con garanzie e branco dei suoi operatori
prima volta nella storia con il denaro dei contribuenti. mettesse i governi europei nella
dell'Unione europea uno Ma gi dal 2010 questo branco di necessit di inventare sempre
smantellamento della manager della finanza super- nuovi paracadute. Se gli
democrazia. In effetti: non solo intelligenti, e allo stesso tempo europei trovassero il coraggio e
il Consiglio europeo incluso il inclini alle psicosi, ha ripreso il la forza di produrre una incisiva
suo presidente, ma anche la suo gioco sui profitti. Un gioco regolazione del mercato
Commissione europea compreso d'azzardo a carico di tutti i non- finanziario, noi potremmo
il suo presidente, e inoltre i giocatori, che io e Marion diventare nel medio orizzonte
diversi Consigli dei ministri e Dnhoff abbiamo criticato gi una zona di stabilit. Se invece
l'intera burocrazia di Bruxelles negli anni '90 come un pericolo noi falliamo in questo compito, il
hanno insieme messo da parte il mortale. peso dell'Europa diminuir
principio democratico! Io ho Se nessun altro vuole agire, ulteriormente e il mondo si
commesso l'errore di ritenere, allora devono agire i partecipanti svilupper in direzione di un
quando il suffragio popolare fu alla moneta unica europea. A duumvirato tra Washington e
introdotto per il Parlamento questo fine si pu percorrere la Pechino.
europeo, che il Parlamento si strada dell'articolo 20 del vigente Per l'immediato futuro
sarebbe conquistato da solo il Trattato di Lisbona. L previsto dell'area euro restano certamente
suo peso. Nei fatti esso non ha espressamente che alcuni o molti necessari tutti i passi finora
esercitato finora alcun degli Stati membri dell'Unione pensati e annunciati. Ad essi
riconoscibile influsso nella europea possano istituire una appartengono i fondi di
gestione della crisi. Infatti i suoi cooperazione rafforzata tra di salvataggio, i limiti
pareri e le sue deliberazioni loro. In ogni caso gli Stati che all'indebitamento e i relativi
rimangono prive di efficacia prendono parte alla moneta controlli, una politica fiscale ed
pubblica. comune dovrebbero economica comune, e inoltre una
Perci io vorrei appellarmi a intraprendere una incisiva serie di riforme di politica fiscale,

133
DOCUMENTO Economia malata, alla radice della crisi

sociale, della spesa, e del mercato obbligano oggi alla solidariet Facciamo perci in modo di
del lavoro, da attuare nei singoli europea. lavorare e di lottare perch
Paesi. Ma transitoriamente Certamente anche nel XXI l'Unione europea, esempio
diventer inevitabile anche un secolo l'Europa consister di storico unico, si tragga fuori
indebitamento comune. Noi Stati nazionali, ognuno con la dalle sue attuali debolezze e
tedeschi non dobbiamo rifiutarlo sua lingua e la sua storia. Perci proceda nel suo cammino con
sulla base di un egoismo dall'Europa non sorger alcuno consapevolezza di s!
nazionale. Stato federale [Bundesstaat]. Ma
Non possiamo in nessun l'Unione europea non pu Traduzione italiana
a cura di Alfredo D'Attorre
modo propagare per tutta nemmeno deteriorarsi in una
Europa una politica mera lega di Stati [Staatenbund]. ______________________
estremamente deflativa. L'Unione europea deve restare
Piuttosto ha ragione Jacques un'unione [Verbund] dinamica 1. N.d.t.: Questa e le successive nel
Delors quando propone di che si sviluppa. Non vi nella testo tradotto sono le parole o frasi
sottolineate anche nel testo originale.
affiancare al risanamento dei storia dell'umanit alcun esempio
bilanci l'introduzione e il precedente. Noi 2. N.d.t.: La traduzione italiana di
finanziamento di progetti che socialdemocratici dobbiamo Bundestaat, Staatenbund e Verbund
sostengano la crescita. Senza la contribuire allo sviluppo non rende bene la determinatezza
crescita, senza nuovi posti di graduale di questa unione storico-concettuale dei termini tedeschi.
Schmidt qui riprende la posizione di
lavoro, nessuno Stato pu [Verbund]2. una larga parte della dottrina giuridica
risanare il suo bilancio. Chi Quanto pi anziani si diventa, tedesca, richiamata anche in diverse
ritiene che l'Europa possa tanto pi si tende a ragionare su sentenze della Corte Costituzionale, che
risanarsi solo con risparmi di spazi temporali lunghi. Anche caratterizza l'Unione europea come una
spesa dovrebbe studiare l'effetto come uomo anziano, io mi tengo forma istituzionale inedita,
Staatenverbund, unione di Stati dotata
fatale della politica deflativa sempre fermo ai tre valori di un proprio ordinamento giuridico,
adottata da Heinrich Brnings fondamentali del programma di irriducibile sia alla forma del
nel 1930/2. Questa politica ha Godesberg: libert, giustizia, Bundesstaat, lo Stato federale (in cui la
causato una depressione e un solidariet. Inoltre penso che sovranit di ultima istanza trasferita
insostenibile aumento della oggi la giustizia richieda dai singoli Stati al livello federale), sia a
quella dello Staatenbund, la semplice
disoccupazione, e con essa il soprattutto uguaglianza di lega o associazione di Stati (in cui il
tramonto della prima democrazia opportunit per i bambini, gli legame di tipo patrizio-
tedesca. studenti e per i giovani nel loro internazionalistico e la sovranit
complesso. rimane interamente nelle mani dei

V Ai miei amici Se guardo indietro al 1945 o al


1933 all'epoca avevo gi 14
singoli Stati).

In conclusione, cari amici, non anni- il progresso che abbiamo


c' bisogno in realt di fare compiuto fino a oggi mi pare
grandi sermoni alla incredibile. Il progresso che gli
socialdemocrazia in fatto di europei hanno oggi raggiunto a
solidariet internazionale. Infatti partire dal piano Marshall del
la socialdemocrazia orientata 1948, dal piano Schuman del
da un secolo e mezzo in senso 1950, del quale dobbiamo
internazionalistico, in misura ringraziare Lech Walesa e
molto maggiore di generazioni di Solidarnosch, Vaclav Havel e a
liberali o di conservatori. Noi Charta 77, tutti i tedeschi di
socialdemocratici abbiamo Dresda e Berlino a partire dalla
tenuto ferma la dignit e insieme grande svolta del 1989/90.
la libert di ogni singolo essere Che oggi la gran parte
umano. Insieme abbiamo tenuto d'Europa goda della pace e dei
fermo il valore della democrazia diritti umani, non avremmo
rappresentativa e parlamentare. potuto prevederlo n nel 1918,
Questi valori fondamentali ci n nel 1933, n nel 1945.

134
Economia malata, alla radice della crisi DOCUMENTO

Gramsci
e lanalisi delle crisi
Giuseppe Vacca
presidente della Fondazione Istituto Gramsci di Roma

commento a un paragrafo dei Quaderni del carcere

135
DOCUMENTO Economia malata, alla radice della crisi

Il testo che proponiamo tratto storico molto pi lungo, dell'economia sulla politica.
dai Quaderni del carcere (paragrafo caratterizzato dal manifestarsi di C' stato un breve periodo,
5 del Quaderno 15) e fu scritto nel quella contraddizione e dalla durante il 2010, in cui le vicende
febbraio del 1933. un testo inettitudine delle classi dirigenti a dell'economia mondiale venivano
chiave per l'interpretazione del risolverla nell'unico modo rappresentate come guerra delle
pensiero politico di Gramsci, ma possibile, cio adeguando le monete. Anche questa era una
non questa la ragione per cui lo forme e gli spazi della interpretazione inadeguata, ma
si ripubblica. Abbiamo pensato regolazione politica a quelli di almeno sollecitava le menti a
di riproporlo perch pu essere un'economia sempre pi domandarsi: quando
un utile punto di riferimento pienamente mondiale. Dal 2007 i cominciata la guerra? Chi fa la
nella discussione attuale su quella paragoni fra la crisi attuale e guerra a chi? E come se ne pu
che comunemente definita una quella del 1929 ricorrono di uscire? Insomma, era un modo
crisi finanziaria, cominciata frequente, ma sono quasi sempre di raccontare le vicende pi
negli Stati Uniti nel 2007 e impropri e superficiali, poich le vicino a una interpretazione
divenuta progressivamente una spiegazioni della crisi attuale storica e quindi al senso comune
crisi economica globale. Ci vengono riassunte in slogan del dei cittadini, che vorrebbero
limitiamo, perci, a commentare tipo la globalizzazione della capire e non sentirsi oppressi
alcuni punti dello scritto di finanza espropria la politica, dall'impotenza dinanzi a fantasmi
Gramsci che ci sembrano oppure si riducono alla denuncia indecifrabili come l'economia
particolarmente significativi per dell'enorme crescita delle che espropria la politica, la
riflettere sulla crisi attuale. disuguaglianze redistributive speculazione internazionale
Vorremmo innanzitutto come causa degli squilibri che minaccia la sovranit degli
osservare che quando ci si trova dell'economia mondiale o, infine, Stati, e simili. Ma quel periodo
in presenza di una crisi all'accusa alla speculazione di finito proprio quando
economica di proporzioni creare le crisi dei debiti sovrani. quell'approccio avrebbe dovuto
mondiali erroneo e fuorviante Ma, per fare solo un esempio, essere affinato per investigare la
isolarne un aspetto o cercarne come si fa a spiegare con uno o crisi dell'euro.
una causa sola; si deve invece l'altro di quegli slogan Se il contrasto tra il
ricostruire un intero periodo l'esplosione dei debiti sovrani in cosmopolitismo dell'economia e
storico nel quale le Europa quando del tutto il nazionalismo della politica era
manifestazioni economiche della evidente che l'apprezzamento o una chiave esplicativa delle crisi
crisi che variano nel tempo e si la svalutazione dell'euro, per non interne e internazionali della
differenziano da paese a paese, dire dello spread fra i titoli del prima met del '900, esso appare
possano essere spiegate in modo debito tedesco e quelli del debito ancora pi esplosivo in un
utile a risolverla. In altre parole, di altri paesi europei, dipendono periodo storico in cui la
necessario non isolare gli aspetti dalla politica del governo globalizzazione dell'economia
puramente economici del germanico? Riflettere sullo mondiale molto pi estesa, le
fenomeno se non per comodit scritto di Gramsci pu servire, classi dirigenti imputabili di
analitica, a condizione che quindi, ad attivare qualche difesa nazionalismo sono ben pi
vengano inquadrati in una immunitaria contro quelle numerose e al tempo stesso sono
ricostruzione storica complessiva narrazioni o quanto meno a inclini a unneomercantilismo
nella quale si possano eliminare gli aspetti continentale piuttosto che al
individuare gli attori e le strategie contraddittori di nazionalismo politico o
necessarie a creare nuovi rappresentazioni in cui pu economico tradizionale. La
equilibri mondiali e una nuova capitare di ascoltare nello stesso chiave di lettura dei loro
stabilit. discorso una ricostruzione comportamenti potrebbe quindi
Applicando questo criterio puntuale del modo unilaterale e ricavarsi dalla ricostruzione dei
all'andamento della crisi tra il aggressivo in cui la Germania ha loro successi e dei loro fallimenti
1929 e il 1932, Gramsci ne esercitato la sua leadership nel governare le interdipendenze
individuava l'origine nel contrasto nell'Europa dell'euro fino a e le asimmetrie di potenza che
tra il cosmopolitismo dell'economia e il determinarne la crisi, e caratterizzano la struttura del
nazionalismo della politica, e perci spiegazioni della crisi mondo a datare da quarant'anni.
proponeva di iscrivere quel complessiva fondate su un Non mi pare proponibile, invece,
quadriennio in un periodo presunto, fatale predominio il paragone fra la crisi odierna e

136
Economia malata, alla radice della crisi DOCUMENTO

quella del '29 sotto altri aspetti. Il Europa. Poteva indicare, cos, un attori e alle asimmetrie di
primo che i paesi protagonisti nuovo modello di potenza che originano le loro
del conflitto economico organizzazione delle masse e tensioni, non consente di
mondiale di allora potevano dell'economia che, diffondendosi prevedere se e quando si potr
ricorrere alla guerra mentre, per nel mondo pi sviluppato, raggiungere l'obiettivo. Si pu
il bene dell'umanit, questa avrebbe modificato e spostato osservare, incidentalmente, che
possibilit sembra oggi pi avanti quella contraddizione, le economie nord-atlantiche nel
definitivamente preclusa. Ma con effetti incredibilmente loro insieme costituiscono il pi
paradossalmente il numero progressivi. Non mi pare che grande aggregato di risorse che
maggiore dei partener nella crisi attuale si possa potrebbero essere messe a
dell'economia mondiale odierna ravvisare nulla di paragonabile a disposizione di un nuovo ordine
rende ancora pi imprevedibili la cui potersi aggrappare. Molto pi mondiale e sono la parte pi
durata della crisi e le possibilit plausibile, invece, appare il integrata e interconnessa del
di accordi che generino un raffronto con un altro aspetto globo. Ma non si vede come esse
nuovo equilibrio mondiale stabile dell'analisi gramsciana: l'enfasi potranno concorrere a creare
e progressivo come fu quello dei sulla stabilit monetaria nuovi equilibri e una nuova
tre decenni successivi alla internazionale come soluzione stabilit dell'economia mondiale
seconda guerra mondiale. della crisi dell'economia senza superare preliminarmente
Inoltre, un anno dopo aver mondiale. E' l'elemento oggi il dualismo fra euro e dollaro il
scritto questo testo, Gramsci evocato da quanti auspicano cui antagonismo forse la vera
mise ordine fra le note dedicate una nuova Bretton Woods. causa delle crisi parallele,
all'americanismo e individu Naturalmente una moneta o un americana e europea, dell'ultimo
nel taylorismo e nel fordismo le paniere di monete di riserva decennio.
leve di un nuovo industrialismo, negoziato a livello mondiale non
che avrebbe potuto espandersi potrebbe coincidere con nessuna
mondialmente e sovvertire le moneta nazionale e anche
strutture antiquate della vecchia questo, insieme al numero degli

Passato e presente. La crisi


Quaderni del carcere, 5, Quaderno 15. Antonio Gramsci

L
o studio degli Semplificare significa snaturare e
avvenimenti che falsificare. Dunque: processo
assumono il nome di complesso, come in molti altri
crisi e che si prolungano fenomeni, e non fatto unico che si
in forma catastrofica dal ripete in varie forme per una causa ad
1929 ad oggi dovr origine unica. 2) Quando cominciata
attirare speciale la crisi? La domanda legata alla
attenzione. 1) Occorrer prima. Trattandosi di uno svolgimento
combattere chiunque e non di un evento, la questione
voglia di questi avvenimenti dare una importante. Si pu dire che della crisi
definizione unica, o che lo stesso, come tale non vi data d'inizio, ma
trovare una causa o un'origine unica. solo di alcune manifestazioni pi
Si tratta di un processo, che ha molte clamorose che vengono identificate
manifestazioni e in cui cause ed effetti con la crisi, erroneamente e
si complicano e si accavallano. tendenziosamente. L'autunno del 1929

137
DOCUMENTO Economia malata, alla radice della crisi

col crack della borsa di New York punti da chiarire con esattezza.
per alcuni l'inizio della crisi e si capisce Altro punto quello che si
per quelli che nell'americanismo dimenticano i fatti semplici, cio le
vogliono trovar l'origine e la causa contraddizioni fondamentali della
della crisi. Ma gli eventi dell'autunno societ attuale, per fatti
1929 in America sono appunto una apparentemente complessi (ma meglio
delle clamorose manifestazioni dello sarebbe dire lambiccati). Una delle
svolgimento critico, niente altro. Tutto contraddizioni fondamentali questa:
il dopoguerra crisi, con tentativi di che mentre la vita economica ha come
ovviarla, che volta a volta hanno premessa necessaria
fortuna in questo o quel paese, niente l'internazionalismo o meglio il
altro. Per alcuni (e forse non a torto) la cosmopolitismo, la vita statale si
guerra stessa una manifestazione sempre pi sviluppata nel senso del
della crisi, anzi la prima nazionalismo, del bastare a se
manifestazione; appunto la guerra fu stessi ecc. Uno dei caratteri pi
la risposta politica ed organizzativa dei appariscenti della attuale crisi
responsabili. (Ci mostrerebbe che niente altro che l'esasperazione
difficile nei fatti separare la crisi dell'elemento nazionalistico (statale
economica dalle crisi politiche, nazionalistico) nell'economia:
ideologiche ecc., sebbene ci sia contingentamenti, clearing, restrizione
possibile scientificamente, cio con un al commercio delle divise, commercio
lavoro di astrazione). 3) La crisi ha bilanciato tra due soli Stati ecc. Si
origine nei rapporti tecnici, cio nelle potrebbe allora dire, e questo sarebbe
posizioni di classe rispettive, o in altri il pi esatto, che la crisi non altro
fatti? Legislazioni, torbidi ecc.? Certo che l'intensificazione quantitativa di
pare dimostrabile che la crisi ha origini certi elementi, non nuovi e originali,
tecniche cio nei rapporti rispettivi ma specialmente l'intensificazione di
di classe, ma che ai suoi inizi, le prime certi fenomeni, mentre altri che prima
manifestazioni o previsioni dettero apparivano e operavano
luogo a conflitti di vario genere e a simultaneamente ai primi,
interventi legislativi, che misero pi in immunizzandoli, sono divenuti
luce la crisi stessa, non la inoperosi o sono scomparsi del tutto.
determinarono, o ne aumentarono Insomma lo sviluppo del capitalismo
alcuni fattori. Questi tre punti: 1) che stata una continua crisi, se cos si
la crisi un processo complicato; 2) pu dire, cio un rapidissimo
che si inizia almeno con la guerra, se movimento di elementi che si
pure questa non ne la prima equilibravano ed immunizzavano. Ad
manifestazione; 3) che la crisi ha un certo punto, in questo movimento,
origini interne, nei modi di produzione alcuni elementi hanno avuto il
e quindi di scambio, e non in fatti sopravvento, altri sono spariti o sono
politici e giuridici, paiono i tre primi divenuti inetti nel quadro generale.

138
Economia malata, alla radice della crisi DOCUMENTO

Sono allora sopravvenuti avvenimenti dei Deputati).


ai quali si d il nome specifico di La moneta e l'oro. La base aurea della
crisi, che sono pi gravi, meno gravi moneta resa necessaria dal
appunto secondo che elementi commercio internazionale e dal fatto
maggiori o minori di equilibrio si che esistono e operano le divisioni
verificano. Dato questo quadro nazionali (ci che porta a fatti tecnici
generale, si pu studiare il fenomeno particolari di questo campo da cui non
nei diversi piani e aspetti: monetario, si pu prescindere: tra i fatti c' la
finanziario, produttivo, del commercio rapidit di circolazione che non un
interno, del commercio internazionale piccolo fatto economico). Dato che le
ecc. e non detto che ognuno di merci si scambiano con le merci, in
questi aspetti, data la divisione tutti i campi, la questione se questo
internazionale del lavoro e delle fatto, innegabile, avvenga in breve o
funzioni, nei vari paesi non sia apparso lungo tempo e se questa differenza di
prevalente o manifestazione massima. tempo abbia la sua importanza. Dato
Ma il problema fondamentale quello che le merci si scambiano con le merci
produttivo; e, nella produzione, lo (intesi tra le merci i servizi) evidente
squilibrio tra industrie progressive l'importanza del credito, cio il fatto
(nelle quali il capitale costante che una massa di merci o servizi
andato aumentando) e industrie fondamentali, che indicano cio un
stazionarie (dove conta molto la mano completo ciclo commerciale,
d'opera immediata). Si comprende che producono dei titoli di scambio e che
avvenendo anche nel campo tali titoli dovrebbero mantenersi uguali
internazionale una stratificazione tra in ogni momento (di pari potere di
industrie progressive e stazionarie, i scambio) pena l'arresto degli scambi.
paesi dove le industrie progressive vero che le merci si scambiano con
sovrabbondano hanno sentito pi la le merci, ma astrattamente, cio gli
crisi ecc. Onde illusioni varie attori dello scambio sono diversi (non
dipendenti dal fatto che non si c' il baratto individuale, cio, e ci
comprende che il mondo una unit, appunto accelera il movimento).
si voglia o non si voglia, e che tutti i Perci se necessario che nell'interno
paesi, rimanendo in certe condizioni di di uno Stato la moneta sia stabile,
struttura, passeranno per certe crisi. tanto pi necessario appare sia stabile
(Per tutti questi argomenti sar da la moneta che serve agli scambi
vedere la letteratura della Societ delle internazionali, in cui gli attori reali
Nazioni, dei suoi esperti e della sua scompaiono dietro il fenomeno.
commissione finanziaria che servir Quando in uno Stato la moneta varia
almeno ad avere dinanzi tutto il (inflazione o deflazione) avviene una
materiale sulla questione, cos anche le nuova stratificazione di classi nel paese
pubblicazioni delle pi importanti stesso, ma quando varia una moneta
riviste internazionali e delle Camere internazionale (esempio la sterlina, e,

139
DOCUMENTO Economia malata, alla radice della crisi

meno, il dollaro ecc.) avviene una Stati egemoni. La storia degli Stati
nuova gerarchia fra gli Stati, ci che subalterni si spiega con la storia degli
pi complesso e porta ad arresto nel Stati egemoni. La caduta dell'Impero
commercio (e spesso a guerre), cio Romano si spiega collo svolgimento
c' passaggio gratuito di merci e della vita dell'Impero Romano stesso,
servizi tra un paese e l'altro e non solo ma questo dice perch mancavano
tra una classe e l'altra della certe forze, cio una storia negativa e
popolazione. La stabilit della moneta perci lascia insoddisfatti. La storia
una rivendicazione, all'interno, di della caduta dell'Impero Romano da
alcune classi e, all'estero (per le ricercare nello sviluppo delle
monete internazionali, per cui si sono popolazioni barbariche e anche oltre,
presi gli impegni), di tutti i perch spesso i movimenti delle
commercianti; ma perch esse popolazioni barbariche erano
variano? Le ragioni sono molte, conseguenze>meccaniche (cio poco
certamente: 1) perch lo Stato spende conosciute) di altro movimento affatto
troppo, cio non vuol far pagare le sue sconosciuto. Ecco perch la caduta
spese a certe classi, direttamente, ma dell'Impero Romano d luogo a brani
indirettamente ad altre e, se oratorii e viene presentata come un
possibile, a paesi stranieri; 2) perch enigma: 1) perch non si vuole
non si vuole diminuire un costo riconoscere che le forze decisive della
direttamente (esempio il salario) ma storia mondiale non erano allora
solo indirettamente e in un tempo nell'Impero Romano (fossero pure
prolungato, evitando attriti pericolosi forze primitive); 2) perch di tali forze
ecc. In ogni caso, anche gli effetti mancano i documenti storici. Se c'
monetari sono dovuti all'opposizione enigma, non si tratta di cose
dei gruppi sociali, che bisogna inconoscibili ma semplicemente
intendere nel senso non sempre del sconosciute per mancanza di
paese stesso dove il fatto avviene ma documenti. Rimane da vedere la parte
di un paese antagonista. negativa: perch l'Impero si fece
questo un principio poco battere?, ma appunto lo studio delle
approfondito e tuttavia capitale per la forze negative quello che soddisfa di
comprensione della storia: che un meno e a ragione, perch di per s
paese sia distrutto dalle invasioni presuppone l'esistenza di forze
straniere o barbariche non vuol dire positive e non si vuol mai confessare
che la storia di quel paese non di non conoscere queste. Nella
inclusa nella lotta di gruppi sociali. questione [dell'impostazione storica
Perch avvenuta l'invasione? Perch della caduta] dell'Impero Romano
quel movimento di popolazione ecc.? entrano in gioco anche elementi
Come, in un certo senso, in uno Stato, ideologici, di boria, che sono tutt'altro
la storia storia delle classi dirigenti, che trascurabili.
cos, nel mondo, la storia storia degli

140
Altri contributi
ALTRI CONTRIBUTI

Bankitalia:
una riserva della Repubblica
Natale DAmico
consigliere della Corte dei Conti

ormai un luogo per chi abbia a mente la definizione di Lord


comune quello secondo John Maynard Keynes secondo il quale le
il quale la crisi che economie moderne sono economie
viviamo sarebbe nata monetarie basate sul credito, perch
nella finanza e si virtualmente impossibile distinguere le
sarebbe poi trasmessa cause finanziarie di una crisi dalle cause
all'economia reale. Come tutti i luoghi reali.
comuni, si tratta di una ricostruzione dei Ma tant'; in ogni caso, non v' dubbio
fatti in s discutibile. Sul piano empirico, che la crisi che viviamo sia anche, almeno
perch il crollo delle quotazioni degli anche, una crisi finanziaria; una crisi nel
strumenti finanziari in primis le asset-backed corso della quale alcune istituzioni
securities stato preceduto dal crollo dei finanziarie fra le pi importanti del mondo
prezzi di assets reali in primis il prezzo han finito per essere o statizzate o
degli immobili. Sul piano teorico, almeno addirittura cancellate dal mercato; in cui

142
ALTRI CONTRIBUTI
molte altre hanno pericolosamente C' di che riflettere. Come pure c' da
traballato; in cui la sfiducia ha prosciugato riflettere sul fatto che gi in numerose
come raramente si era visto il mercato occasioni senza andare troppo indietro si
interbancario; in cui molti titoli di societ pensi soprattutto ai Governi Ciampi e Dini
finanziarie, banche, assicurazioni, gestori il Paese, di fronte al blocco della
del risparmio, hanno lasciato sul terreno politica, cio alla sua incapacit di adottare
una porzione enorme del loro valore pre- misure ritenute comunque necessarie per
crisi. fronteggiare situazioni di emergenza, ha
A livello globale una serie di istituzioni fatto ricorso a misure non ordinarie,
sono in prima linea nel tentare di comunque inusuali nel mondo, cio ha
contrastare la crisi, di attenuarne gli effetti affidato funzioni di guida del governo ad
reali, di ricostruire le condizioni di alti esponenti della banca centrale. Nello
fiducia e di approntare sistemi di regole e stesso Governo Monti, a prescindere dal
strutture patrimoniali degli intermediari che rapporto sempre intenso, anche se spesso
rendano meno probabile in futuro il dialettico, fra il Presidente del Consiglio e la
ripetersi di simili condizioni di stress. Fra Banca df'Italia, sono presenti esponenti di
queste istituzioni, e certamente non fra le spicco (il Ministro Barca, il sottosegretario
meno importanti, vi sono la Banca Centrale Ceriani), che hanno svolto la gran parte
Europea e la neo-costituita European della loro attivit professionale nella nostra
Banking Authority. Entrambe sono banca centrale. In questo senso gli esempi
presiedute da italiani, rispettivamente Mario sono innumerevoli. Soprattutto se si allarga
Draghi e Andrea Enria. Entrambi lo sguardo dagli esponenti di vertice della
provengono dalla Banca d'Italia. Con il che Banca d'Italia, quelli provenienti dal
la nostra banca centrale ha espresso le Direttorio, a esponenti che hanno lasciato
persone che ricoprono le due principali la Banca prima di accedere al vertice, e che
posizioni di cui nostri connazionali siano hanno svolto o tuttora svolgono ruoli
investiti a livello internazionale. Tutto ci in importanti nella politica, nell'alta
un contesto generale di crisi di fiducia che amministrazione, ovvero alla guida di
si fa particolarmente critica proprio per il importanti rappresentanze di interessi.
nostro Paese, come testimonia il livello del Vien quindi da chiedersi: ma quali sono
tasso di interesse inusitatamente elevato dei le caratteristiche, le prassi, gli ideali, la
nostri titoli sovrani. Si pu dunque dire che cultura aziendale che hanno trasformato
Draghi ed Enria sono stati chiamati a la nostra banca centrale in una sorta di
rivestire queste importantissime posizioni riserva della Repubblica alla quale
nonostante la crisi di sfiducia che investe attingere, molto pi che altrove, e molto di
il nostro Paese; certamente partendo da pi di quanto avvenga in altri Paesi a noi
caratteristiche personali del tutto speciali; consimili, nelle condizioni di emergenza? E
ma anche giovandosi del prestigio anche queste caratteristiche sono riproducibili, e a
internazionale dell'istituzione dalla quale che condizioni ?
provenivano, e che era in grado di superare Una risposta compiuta a queste difficili
l'handicap costituito dalla crisi di sfiducia domande non pu prescindere da un
che ha investito l'Italia. attento esame della ampia bibliografia1
_______________________________

1. Molta di questa bibliografia citata nel bel libro di Alfredo Gigliobianco, Via Nazionale Banca d'Italia e classe dirigente. Cento
anni di storia, Donzelli Editore, 2006.

143
ALTRI CONTRIBUTI

prodotta sul tema. Ma non certo questa la , cio a Paolo Baffi. Fu infatti Paolo Baffi
sede per ripercorrerla. E' qui solo possibile pi di ogni altro, in una lunga vita vissuta in
estrapolare alcune di queste caratteristiche, Banca d'Italia per oltre mezzo secolo, fino
tentando di isolare quelle maggiormente diventarne il primo Governatore di origine
riconducibili a quell'effetto riserva della interna, a impostare un metodo attento alla
Repubblica di cui si diceva. evoluzione della ricerca teorica, ma
Anzitutto occorre sgomberare il campo altrettanto attento a confrontarne i risultati
da un equivoco: quelle caratteristiche non con una evidenza empirica scientificamen-
risiedono nell'aderenza della Banca d'Italia te raccolta, costantemente aggiornata e
o dei suoi principali esponenti a una arricchita. Quel metodo dunque costituito
particolare scuola economica. E' pur vero dalla stretta interrelazione, dal continuo
che per larga parte di questo dopoguerra confronto fra la ricerca teorica e la verifica
esistita una qualche relazione speciale empirica. Entrambe piuttosto estranee2 alle
fra la Banca d'Italia e le due Cambridge; e tradizioni delle principali burocrazie
che, volendo a posteriori ricostruire la nazionali. Un metodo che pu basarsi sui
teoria economica nell'ambito della quale rigidi criteri di selezione, incentrati su
collocare in prevalenza l'attivit di ricerca di concorsi pubblici molto selettivi, sempre
molti esponenti della Banca, non difficile praticati dalla Banca.
rintracciarne i legami con le teorie Un primo corollario di questo metodo
Keynesiane, in particolare con quella che fu stato costituito da quel che in una parola
detta la sintesi neoclassica. Ma questa possiamo chiamare rigore (e qui il
ispirazione ideale era quella al tempo riferimento al breve ma determinante
prevalente nella gran parte delle banche governatorato di Luigi Einaudi
centrali del mondo sviluppato; e comunque d'obbligo): i riferimenti teorici non sono
anche in Banca d'Italia non furono affatto ammessi se non attentamente e
escluse eccezioni. In fin dei conti, quando faticosamente studiati; l'evidenza empirica
la stagflazione degli anni '70 fece emergere non viene costruita alla ricerca di conferme
quella che fu detta nuova macroeconomia dei propri assunti teorici, bens alla ricerca
neoclassica, con la rinata attenzione al delle ben pi produttive falsificazioni, della
formarsi di aspettative dette razionali, la messa in discussione dei punti di partenza.
Banca d'Italia non tard a dar spazio alle Chi scrive ebbe il piacere di seguire nella
nuove teorie (che in molti casi erano la seconda met degli anni '70 il corso di
riemersione di teorie risalenti nel tempo). Storia e Politica Monetaria dell'allora
Quindi non negli schemi teorici, nella Governatore Paolo Baffi presso la Facolt
scuole di pensiero che possiamo di Scienze politiche dell'Universit di Roma.
rintracciare quelle caratteristiche che Ebbe modo di sperimentare quanto fosse
cerchiamo. invece pi produttivo di faticoso quel rigore. In tempi nei quali il
risultati un tentativo che affronti la rapporto degli accademici con i discenti era
questione del metodo. Il che ci riporta alla molto improntato all'accondiscendenza,
figura che forse pi di ogni altra ha non vi era in Baffi alcuna accondiscendenza
influenzato la Banca d'Italia per come essa verso i suoi allievi. Richiedeva loro lo stesso

_______________________________

2. Seppure con notevoli eccezioni: si pensi a Pasquale Saraceno e alla sua capacit di porre la politica di intervento nel Mezzogiorno
sulla frontiera della ricerca teorica.

145
ALTRI CONTRIBUTI

rigore che egli applicava ad ogni sua bisogno di motivare la scelta; ma io so che
argomentazione, a ogni sua lezione. Le posso compiere la scelta nell'ambito delle
risposte alle domande degli studenti a volte tre o quattro persone che gli altri all'interno
risultavano addirittura urticanti; erano della Banca - i loro superiori, i loro colleghi,
sostanzialmente del tipo pensi bene prima i loro sottoposti - ritengono adeguati alla
di parlare e soprattutto studi bene prima funzione; se scegliessi fuori da quella
di parlare. Fu allora di conforto verificare cerchia ristretta, finirei per distruggere la
come quel suo atteggiamento fosse il motivazione degli altri; prima o poi
medesimo quando si rivolgeva ai giovani cercherebbero altrove la propria fonte di
ricercatori del servizio studi della Banca che legittimazione e di avanzamento;
spesso portava con s a lezione, perch l'autonomia della Banca non
illustrassero i risultati delle proprie ricerche. sopravviverebbe. Sembrano ingredienti
E alla prima reazione di rigetto segu invece semplici: interazione fra ricerca teorica ed
nei suoi studenti la gratitudine per esser analisi empirica, severe selezioni in
trattati, in molti casi per la prima volta, ingresso, rigore, merito, autonomia.
come persone adulte. Certo, il contrario di Semplici se non fosse che a questi si
quella liceizzazione dell'Universit aggiunge la storia. In termini di moderna
italiana che in quegli anni si avviava e che teoria dei giochi, si direbbe che si aggiunge
non si pi interrotta. E vi anche un un gioco con interazione strategica:
secondo corollario di quel metodo, forse ciascuno sa che sulla base della sua capacit
ancora pi rilevante ai nostri fini. Se il di studio della teoria e dei dati, sulla sua
confronto all'interno della Banca d'Italia capacit di legarli fra di loro con onest
avviene pubblicamente, sulla base di intellettuale e di costruire su di essi
riferimenti teorici fondati e di evidenza argomentazioni rigorose sar giudicato; chi
empirica attentamente vagliata, senza sta al gioco, e si crea una reputazione, sar
spazio per diplomatismi e approssimazioni, premiato; gli altri saranno esclusi dai livelli
da quel confronto segue anche un generale di maggiore responsabilit, o si
riconoscimento delle capacit di ciascuno; autoescluderanno. Ma il gioco deve
in qualche modo, il meccanismo di appunto prevedere interazione strategica,
avanzamento interno, di selezione dei deve essere ripetuto; ciascuno impara
dirigenti di grado pi elevato, perch ha visto la reputazione costruita
conseguenza di quel metodo e di quel da chi lo precede premiata, e le defezioni
riconoscimento generale. Da qui il criterio (approssimazioni, dati costruiti ad hoc per
del merito3; e da qui la gelosa tutela confermare la propria tesi, e simili)
dell'autonomia dell'Istituto, il merito sanzionate.
essendone il primo presidio. Un successivo Come ben si comprende, una cultura
Governatore della Banca d'Italia, assurto aziendale non facile da trapiantare, e forse
alle massime responsabilit repubblicane, ancor meno da innestare su culture gi
spieg un giorno a chi scrive: lo Statuto stratificate in altre branche della
della Banca mi d la facolt di scegliere in amministrazione pubblica. Il che non un
solitudine i massimi dirigenti, e senza buon motivo per non cominciare.

_______________________________

3. Cfr. Luigi Guiso, Una cultura chiamata Bankitalia, in Il Sole 24 Ore, 23 ottobre 2011

146
ALTRI CONTRIBUTI

Piccola nota
sul cattolicesimo politico
Alberto Melloni
Fondazione per le Scienze religiose Giovanni XXIII

lla fine, forse, canter il continente nella politica, finir per trovare
gallo: e i tanti dinieghi nella spregiudicatezza moderata di ogni
su una riorganizzazione destra qualcosa di pi attraente di quello
del cattolicesimo che offre il riformismo nevrotizzato della
politico, con rimpianti sinistra. E ingabbier la chiesa in una
orientati verso sezioni posizione che la rende sempre pi afona
diverse della dc, produrranno quello che davanti alla condizione delle persone e a
qualche vescovo chiama gi il partito del alle attese dell'umano.
12%. Un partito che vorrebbe poter Quando il gallo canter -- e qualche
decidere quale sar dei due schieramenti schiarirsi d'ugola gi arrivato -- questo
maggiori a governare e che alla fine, finch minicattolicesimo politico praticher uno
non si torner a riflettere teologicamente degli sport pi praticati in Italia e di cui gi
sul nodo della responsabilit propria e di si vedono all'orizzonte nuovi campioni:
chi serve il proprio paese o il proprio quello dell'autoassoluzione. Il rapporto

147
ALTRI CONTRIBUTI

organico stabilito con il berlusconismo, con politici colpevoli del disastro, i fabbricatori
i partiti e le correnti che ne sono state di allarmi e di falsi, ha eroso davvero le
espressione, il sostegno dato e quello istituzioni. E riattivare una fiducia
richiesto, l'indulgenza e l'adulazione che democratica non pu essere l'ennesimo
hanno fatto credere che si potesse ottenere compito delegato al Quirinale, sperando
da Arcore una sorta di che san Giorgio ammazzi anche il drago del
nazionalcattolicesimo appena pi qualunquismo, della insofferenza, della
scollacciato del dovuto verr cancellato, tensione sociale, della disperazione
come fosse un nulla: e per converso giovanile.
l'antagonismo antiprodiano -- da quello Se in Italia, dopo questa stagione post-
banalmente ideologico che almeno democratica, si riattiver una dialettica
Berlusconi ha sempre recitato con democratica autentica -- foss'anche quella
convinzione fino a quello sottilissimo di cui di una grande coalizione tripartisan -- ci
stato protagonista il presidente della Cei e accadr perch i partiti sapranno riprendere
braccio una ristretta cerchia di firme -- il loro ruolo di ascolto della societ, di
apparir come un atto dovuto, un semplice selezione della classe dirigente, di
assecondare la debolezza della cose alla somministratori di verit amare. E l si
quale attribuire il naufragio dei due vedr quanto grande sia stata la
esperimenti guidati dal professore responsabilit o il merito della chiesa.
bolognese. Perch da circa trent'anni - dopo Moro,

Riattivare una fiducia democratica non pu essere l'ennesimo compito delega-


to al Quirinale, sperando che san Giorgio ammazzi anche il drago del qualun-
quismo, della insofferenza, della tensione sociale, della disperazione giovanile

E per come fatta l'Italia tanta per farla corta - la chiesa italiana ha vagato
autoindulgenza, tanta miopia sar alla ricerca di un mestiere, avendo
perdonata; o anzi corteggiata perch in rinunciato al suo, che quello di formare
politica contano i numeri. E i numeri delle coscienze: anzi, quando si trovata
dicono che in Italia non c' un prete che davanti qualche coscienza da lei formata
sposti un voto: ma per poterselo dire, per bene e dunque solida, convinta di dover
giudicare di ci che la chiesa fa, serve una decidere prendendosi delle responsabilit e
leadership e una conoscenza profonda di senza invocare necessit storiche o soggetti
quel mondo che oggi fra i politici o manca collettivi d'improbabile decifrazione (al
o non interessa o entrambe le cose. netto degli errori di staffing, non era questa
Poco male, si dir nella sinistra italiana: in la cosa che rendeva Prodi odioso ai
fondo congelandosi un poco anche vescovi?) - ha avuto come un moto di
l'inverno del nostro discontento, di cui orrore, e s' subito precipitata a censire chi
Monti la forzosa insegna, si muter era disposto a sparlare dei vescovi in
shakespearianamente in una gloriosa estate. privato, ma a era altrettanto pronto ad
Speranza avventata: perch l'odio per i ossequiarli in qualche day. Forse prima,

148
ALTRI CONTRIBUTI
ma senz'altro nel ventennio ruiniano questa Il bipartitismo italiano imperfettissimo
stata la scommessa della chiesa: poter far nei suoi componenti: dal lato conservatore,
a meno della formazione delle coscienze la logica proprietaria del partito non ha
per concentrarsi nel rapporto col potere, fatto il gioco dei conservatori, che oggi
ovvero, adottando lo slogan ciellino della devono domandare ai tecnici le cose che
emergenza educativa, far credere che quella non hanno saputo fare; dal lato
vocazione prima - l'umanizzazione progressista, l'autoipnosi delle primarie (che
dell'uomo senza la quale non c' theosis - funzionano solo quando non servono) non
potesse essere evasa da qualche soldino in ha giovato ai riformisti che devono sperare
pi, privilegiucci, comandi, appalti, di avere una chance pi limpida di quella
concessioni e avanti avanti lungo una via ma-anchista che ha costretto elettori di
che porta un disdoro che non si smacchia un collegio innocente a votare Scilipoti in
nemmeno col centuplo dei soldi onore di Di Pietro; e nel centro, la logica
guadagnati. E se non fosse stata della matrioska (un terzo polo, con tre
autoevidente la triste storia di don Verz e leader, ciascuno dei quali ha tre vice, ecc.
della tanta stima che il pi inodore degli ecc.) crea uno stato di frammentariet che
argomenti gli ha saputo guadagnare non annuncia niente di buono. Ma il
aggiunge la prova regina che convincerebbe compito della chiesa come comunit e
anche i pi scettici. come serbatoio di idee non quello di

Il compito della chiesa come comunit e come serbatoio di idee non quello
di immaginare alchimie, ma di dirsi e di dire se in ciascuno di questi
schieramenti possono stare dei credenti capaci di pensare politicamente

La chiesa di Bagnasco e di Bertone, con immaginare alchimie, ma di dirsi e di dire se


la concorrenza fra due visioni certamente in ciascuno di questi schieramenti possono
antagoniste anche se non facile dire il stare dei credenti capaci di pensare
perch, avrebbe potuto concorrere politicamente.
altrimenti a questa fase di ricucitura del Senza astuzie per carpire un beneplacito
paese, aver le carte in regola per dire parole su temi etici sui quali o ci sono leggi che
sagge e non autoindulgenti: il fatto che nessuno vuol toccare o ci sono vuoti che
abbia dovuto consegnare al Quirinale nessuno vuol colmare o ci sono prassi che
desiderata tutt'altro che sorprendenti e che delle leggi fatte e non fatte se ne
abbia dovuto accettare il downgrade del infischiano. Ma con la seriet di chi sa che
proprio ticket, un segno che l'arroganza lo Stato pu essere s il moloch dal quale
debole che il ruinismo ha consegnato al difendere la persona: ma nella democrazia
futuro dell'Italia richieder molto tempo che abbiamo costruito sulle macerie di una
per essere mutata in una autorevolezza guerra ormai pericolosamente lontana
dolce e severa. Che non verr dal sogno di anche lo strumento nel quale mostrare la
un partitino cattolico che nemmeno a chi in convinzione che essere il sale della terra
quella esperienza s' fatto le ossa pare non impone di sognare che diventi una
piacer poi tanto. saliera.

149
ALTRI CONTRIBUTI

Ancora sulla
sussidiariet:
noi (e Dossetti) non siamo statalisti
Enzo Balboni
insegna Diritto costituzionale presso lUniversit Cattolica

opo gli interventi nel proprie di ogni attivit avente carattere


forum di discussione , generale. Chi prende l'iniziativa se ne
per adesso, sufficiente assume oneri, benefici e responsabilit,
attenersi al nucleo perch anche le azioni che nascono da un
essenziale del nostro libero convincimento, e sono espressione
tema ribadendo la del c.d. privato-sociale, debbono entrare,
novit politica e costituzionale inserita nel per cos dire, nella sfera pubblica
Titolo V, l dove viene chiesto agli enti dell'amministrazione e gestione di quei
pubblici territoriali, dallo Stato ai Comuni, servizi che hanno per destinatari i cittadini,
di favorire l'autonoma iniziativa dei cittadini accettandone i caratteri basilari .Questi
singoli e associati per lo svolgimento di vanno dalla limpida declaratoria dei fini, alla
attivit d'interesse generale. Ed a questo trasparenza e onest dei mezzi, cio delle
proposito che l'art 118, 4 comma, strutture di ci incaricate, per proseguire
menziona il principio di sussidiariet, che con la pubblicit delle procedure, la
agisce dunque come criterio sufficiente per controllabilit delle azioni concretamente
l'esercizio di attivit amministrative al di svolte, la non discriminazione e almeno
fuori del novero degli enti politici. tendenziale universalizzazione del servizio
Beninteso tali attivit, che usualmente si reso alla cittadinanza(alla quale, come
muovono nei settori dell'istruzione- noto, sono equiparati per molti servizi
educazione, assistenza e tutela della salute pubblici i non cittadini, sia dell'Unione
(ma non c' un elenco tassativo) debbono europea che extracomunitari).
svolgersi nel quadro delle regole che sono Queste regole, ed altre correlate che

L attivit dei privati agenti in sussidiariet non sarebbe, a mio avviso,


concepibile e meritevole di apprezzamento se non evidenziasse
robusti e qualificati apporti di tipo volontario e gratuito che
consentano di abbassare i costi

151
ALTRI CONTRIBUTI

adesso non posso dettagliare, sono quelle distinzione tra ci che pubblico e ci che
che giustificano il contributo parziale alle statale. Forse l'uditorio al quale dovrebbe
spese di funzionamento che i soggetti del rivolgersi rappresentato dai liberisti ad
privato-sociale evidentemente in oltranza - alla Ostellino o alla G.Alvi
condizione di parit con gli altri operatori piuttosto che dagli statalisti matricolati
offerenti un servizio simile e provvisti dei alla Ferrero e rifondatori vari ma forse ne
medesimi requisiti, e dunque in gara verrebbero toccati, non certo sul piano
trasparente possono richiedere a titolo di degli immacolati princpi bens su quello
sgravio delle spese che verrebbero delle pratiche quotidiane, anche gli amici di
altrimenti sostenute dalle amministrazioni CL (pardon della Compagnia delle Opere) se
.Tali spese sono, di regola, maggiori per gli solo sostituissimo la qualificazione statale
enti pubblici, dal momento che l' attivit con regionale (o almeno ci pare valere
dei privati agenti in sussidiariet non sotto il bel cielo di Lombardia).
sarebbe, a mio avviso, concepibile e Anzi, per marcare una nostra vittoria
meritevole di apprezzamento se non ideologica, non resisto all'idea di citare
evidenziasse robusti e qualificati apporti di Massimo D'Alema, che, all'esito deludente
tipo volontario e gratuito che consentano della sua Grande Occasione, scrisse nel
di abbassare i costi. 1997, nel libro cos intitolato, un elogio del

Tutti enti, associazioni, imprese,autonomie sociali e cittadini concorrono,


ciascuno con un proprio ruolo allo svolgimento di attivit con modalit
pubblica perch sono tutti soggetti costitutivi della Repubblica

Questo peraltro il significato pensiero cattolico-democratico ritenuto


autentico di quel subsidium afferre che capace di reinventare una nozione di
discende dai venerabili testi ecclesiastici , pubblico diversa da quella di statale per il
ma gi Dossetti lo aveva attualizzato, nel fatto di assumere un significato analogo a
famoso o.d.g. all'Assemblea costituente, quello di funzione di garanzia, di indirizzo e
prevedendo una scala ascendente delle di controllo che non coincide affatto con la
comunit intermedie che, sulla base dei gestione diretta da parte dello Stato (p.74).
principi di adeguatezza e di efficienza- Ripeto: non vi nulla di
efficacia, non poteva che contemplare lo particolarmente innovativo rispetto al testo
Stato come realt politica e amministrativa costituzionale del 1948, che gi
di ultima istanza (e quindi per tutto ci contemplava il diritto dei privati di istituire
in cui quelle comunit non bastino, nello scuole e universit, di dar vita ad opere
Stato). assistenziali e di svolgere attivit in campo
precisamente questo il punto di sanitario (quest'ultima, la pi rilevante dal
dissenso rispetto alle argomentazioni di punto di vista quantitativo, per il combinato
Armillei, il quale non vorr insegnare ai disposto degli articoli 32 e 41 e della legge
dossettiani ( per me un onore vedermi del 1978 istitutiva del servizio sanitario
assegnato questo titolo) la scontatissima nazionale) dando corpo e vitalit al

152
ALTRI CONTRIBUTI

principio che tutti enti, associazioni, Tornando adesso alla piccola disputa
imprese,autonomie sociali e cittadini ideologica che si manifesta nel forum, sono
concorrono, ciascuno con un proprio ruolo allo d'accordo con le argomentazioni svolte per
svolgimento di attivit con modalit pubblica ultimo da Filippo Pizzolato, la cui messa a
perch sono tutti soggetti costitutivi della punto dell'idea di sussidiariet non solo in
Repubblica. linea con quanto da me sostenuto, ma
Ovviamente, ogni organismo operer arricchisce il dibattito facendolo alzare dal
sulla base di autonome giustificazioni, che basso livello degli slogan a quello, che gli
saranno di tipo doveroso per gli enti proprio, di uno tra i principi ordinatori di
politici, a partire dallo Stato fino al pi una Repubblica democratica costruita sulla
piccolo Comune, e frutto invece di libera base del pluralismo delle opinioni e dei
scelta per i privati, sia di coloro che sono soggetti abilitati a perseguire il bene
spinti da una motivazione for profit sia di comune. Ci detto, prendo spunto da
coloro che sono animati da uno spirito not Franco Monaco che, senza tanti
for profit. Va per sottolineato che entrare infingimenti, dichiara che il principio di
nelle rete pubblica (si ripete: non statale) di sussidiariet di tipo regolativo e va
un servizio esige il soddisfacimento di orientato e subordinato a un fine che lo
quelle regole di parit formale e sostanziale trascende e prosegue spingendosi a
alle quali prima accennavo, che non postulare un sano e virtuoso
consentano situazioni di vantaggio o di interventismo. Siamo, ovviamente, in
favore per nessuno, di fronte all' inevitabile piena ortodossia costituzionale, supportata
potere discrezionale in capo a coloro che, letteralmente dal basilare art.2, che,
sul piano amministrativo, gestiscono affermando lo sviluppo della persona, non
risorse che saranno sempre scarse, sia pu non alludere a soggetti che si
rispetto ai bisogni che al numero dei prendono si debbono assumere - la
potenziali offerenti: il che impone di responsabilit di promuoverlo in maniera
scegliere tra costoro alzando al massimo il efficace (in primis, dunque, lo Stato con le
livello di pubblicit , trasparenza e sue leggi e le sue amministrazioni). C',
controllabilit. inoltre, l'altrettanto fondamentale art.3, che
Non disponiamo, a questo riguardo di assegna alla Repubblica (di nuovo, per
studi e ricerche indipendenti e di dati certi primo, allo Stato e ai suoi organi) il compito
o almeno attendibili che attestino di una infinito di perseguire l'eguaglianza
amministrazione e gestione che, in questo sostanziale e la partecipazione dei lavoratori
settore sensibile e facilmente attaccabile dai a tutti gli aspetti della vita del Paese. Si deve
particolarismi, deve essere trasparentissima poi fare riferimento, in modo specifico, agli
e specchiatissima, avvalendosi di verifiche art. 41, dove si parla di fini sociali che
ex ante (sull'effettivo possesso dei requisiti indirizzano la pur libera iniziativa
per l'accreditamento, ad es.) e di controlli ex economica privata, e 42 dove viene evocata,
post (sull'efficienza ed efficacia della addirittura, la funzione sociale della
gestione) che valgano a schiarire le opacit propriet.
che avvolgono il nostro campo di Siamo tutti adulti e vaccinati per non
osservazione, per dissolvere i dubbi di una ignorare che la Costituzione, essendo figlia
conduzione che finisca per premiare gli dei suoi tempi, usa un linguaggio che pu
amici e i soliti noti. apparire datato, ma solo ed

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ALTRI CONTRIBUTI

eventualmente perch sembra omettere perch mi domando cosa mai il nostro


quella parte che pu riassuntivamente interlocutore voglia dimostrare. Se non ci
essere denominata di tutela del mercato fosse al vertice ma solo alla sommit
concorrenziale, che poi entrata anche della scala delle autorit e responsabilit
formalmente nei nostri testi attraverso pubbliche una organizzazione politica per
l'adesione alla Comunit europea. Essa fa di la decisione(normalmente chiamata Stato),
quel principio e dei suoi corollari una delle dotata al tempo stesso del potere e del
architravi della nostra convivenza civile, la dovere di intervenire e di agire per il bene
quale, tuttavia, non per questo richiamo, comune, (ovvero per l'interesse generale, se
potrebbe ignorare gli obblighi di solidariet piace di pi un lessico laico), a chi potranno
e coesione sociale. rivolgersi i cittadini quando abbiano a
Ma il cenno di Monaco, che volentieri reclamare un riconoscimento e la tutela dei
faccio mio, non poteva non attirarsi gli loro diritti magari davanti ai giudici, tutti
strali di una certa opinione che non esito a e solo statali, o alla Corte costituzionale - o
definire cripto-liberale e, forse, cripto- vogliano chiedere l'avvio di nuove politiche
agnostica, ben rappresentata, sia pure per nel segno del progresso/sviluppo,
scorci e baleni da Giorgio Armillei, che ci attraverso la legislazione ovvero
accusa di una forma speciale di dossettismo l'amministrazione pubblica? Cosa possono
statocentrico, per il fatto che sosteniamo fare : si iscrivono a CL o prendono la
che allo stato (rigorosamente con la lettera tessera dell'ARCI o di una Coop?
minuscola) spetta comunque una funzione Per concludere, la qualit di agente di
di sintesi della dinamica sociale. Inevitabile ultima istanza spettante allo Stato non
, a questo proposito, il richiamo di un una chimera o un sortilegio del supposto
testo eretico per gli orecchi ultraliberali : la statalismo dossettiano, anche se vero che
mitica Relazione del 1951 ai giuristi cattolici Dossetti nel discorso citato (pi famoso
che, bont sua, il nostro commentatore che capito) esortava con forza i cattolici a
trova non priva di accenti statalisti comuni non aver paura dello Stato!, quando
a posizioni consistenti della sinistra costoro gi si avviavano, purtroppo, a
socialdemocratica. Armillei concede che la concupirlo e ad occuparlo nei suoi gangli
sussidiariet dossettiana nasce in un centrali e periferici. Vorrei, per finire,
orizzonte pluralistico ed esprime la stendere un velo pietoso sui paradigmi della
precedenza dei diritti della persona rispetto sinistra (?) modernizzatrice che Armillei,
allo stato. Ma ci non lo appaga perch, con molta buona volont, individua nei new
perfidamente e senza dimostrazione alcuna democrats (ma chi sono? quanti sono? e
(salvo la citazione di un'improbabile riga di soprattutto cosa predicano?) e nel
Scoppola avulsa da ogni contesto), afferma labourismo non socialista che, ormai
che Dossetti finisce con l'affidare allo deprivato della luminosa guida
stato il soddisfacimento di quei diritti. La tonyblairiana, pare invitato a seguire
frase finale dell' argomento armilleo, l'ardimentosa scia della Big Society tracciata
dettata per infilzare il drago catto- dal capo dei conservatori David Cameron.
comunista, tale da non ammettere Se sono queste le politiche che ci vengono
repliche : per Dossetti ' lo stato il indicate come moderne ma anche vincenti,
curatore di ultima istanza del bene allora non siamo messi bene.
comune. Siamo alla fiera delle ovviet,

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