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Libreremo

Questo libro il frutto di un percorso di lotta per laccesso alle conoscenze e alla formazione
promosso dal CSOA Terra Terra, CSOA Officina 99, Get Up Kids!, Neapolis Hacklab.
Questo libro solo uno dei tanti messi a disposizione da LIBREREMO, un portale finalizzato alla
condivisione e alla libera circolazione di materiali di studio universitario (e non solo!).
Pensiamo che in ununiversit dai costi e dai ritmi sempre pi escludenti, sempre pi
subordinata agli interessi delle aziende, LIBREREMO possa essere uno strumento nelle mani
degli studenti per riappropriarsi, attraverso la collaborazione reciproca, del proprio diritto allo
studio e per stimolare, attraverso la diffusione di materiale controinformativo, una critica della
propriet intellettuale al fine di smascherarne i reali interessi.
I diritti di propriet intellettuale (che siano brevetti o copyright) sono da sempre e soprattutto
oggi - grosse fonti di profitto per multinazionali e grandi gruppi economici, che pur di tutelare i
loro guadagni sono disposti a privatizzare le idee, a impedire laccesso alla ricerca e a qualsiasi
contenuto, tagliando fuori dalla cultura e dallo sviluppo la stragrande maggioranza delle
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reprimere i contenuti culturali dal carattere emancipatorio e proporre solo contenuti inoffensivi o
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Lignoranza, la mancanza di un pensiero critico rende succubi e sottomette alle
logiche di profitto e di oppressione: per questo riappropriarsi della cultura che sia un
disco, un libro, un film o altro un atto cosciente caratterizzato da un preciso
significato e peso politico. Condividere e cercare canali alternativi per la circolazione dei
saperi significa combattere tale situazione, apportando benefici per tutti.
Abbiamo scelto di mettere in condivisione proprio i libri di testo perch i primi ad essere colpiti
dallattuale repressione di qualsiasi tipo di copia privata messa in atto da SIAE, governi e
multinazionali, sono la gran parte degli studenti che, considerati gli alti costi che hanno
attualmente i libri, non possono affrontare spese eccessive, costretti gi a fare i conti con affitti
elevati, mancanza di strutture, carenza di servizi e borse di studio etc...
Questo va evidentemente a ledere il nostro diritto allo studio: le universit dovrebbero
fornire libri di testo gratuiti o quanto meno strutture e biblioteche attrezzate, invece di creare di
fatto uno sbarramento per chi non ha la possibilit di spendere migliaia di euro fra tasse e libri
originali... Proprio per reagire a tale situazione, senza stare ad aspettare nulla dallalto,
invitiamo tutt* a far circolare il pi possibile i libri, approfittando delle enormi possibilit che ci
offrono al momento attuale internet e le nuove tecnologie, appropriandocene, liberandole e
liberandoci dai limiti imposti dal controllo repressivo di tali mezzi da parte del capitale.
Facciamo fronte comune davanti ad un problema che
Riappropriamoci di ci che un nostro inviolabile diritto!

coinvolge

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noi!

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Prima edizione: giugno 1987


Seconda edizione: ottobre 1987
Copyright 1987 Roberto Massari
Copyright 1987 Edizioni Associate
Via Cavour 47,00184 Roma. Tel. 06/47.42.373

Copertina, di Paola Azzolini

Indice
Gap. I Gli anni della formazione
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.

Contrapunteo argentino di asma e yerba mate


Ad Alta Grada
Avventure, viaggi e archeologia
Letteratura francese e ispanoamericana
La medicina
La tradizione latinoamericana
Con gli occhi di un contemporaneo (1937-56)

Gap. n

1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.

1.
2.
3.
4.

1.
2.
3.
4.
5.

P.
p.
p.
p.
p.
p.
p.

113
124
135
155
167
177
193

p.
p.
p.
p.

204
213
233
247

p.
p.
p.
p.
p.

256
263
277
291
298

Rivoluzione e politica

La borghesia nazionale
L'esperienza cubana
Guerra di guerriglia
Lmtemazionalismo

Cap. V

p. 64
p. 88
p. 103

Economia e socialismo

Riforma agraria e contadini


Ministro dell'Industria
La legge del valore
Pianificazione e transizione
Contro la burocrazia
Autogestione e classe operaia
Coscienza e progresso tecnologico

Cap. rv

7
10
16
20
29
36
52

Filosofia e marxismo

1. "San Carlos" (Marx)


2. Leninismo e Partito
3. n ruolo della personalit
Gap. Ili

p.
p.
p.
p.
p.
p. p.

Umanismo e utopia

I giovani
La donna, l'amicizia, il compagno
Arte e cultura
L'etica dell'odio e dell'amore
Utopa e distopia

Bibliografia
Indice dei nomi

p. 309
p. 323

Capitolo I

Gli anni della formazione

"I due Io che lottano dentro di me,


il socialista e il viaggiatore".
(Lettera alla madre, 10 maggio 1954)

1. Contrapunteo argentino di asma e yeiba mate.


Dalla casa in cima alla collina si vedono barconi che scivolano lenti
sull'ampia distesa del Parane. Al di l si schiude inaccessibile la grande
foresta paraguaiana. E' l'estate del 1928 e nella residenza dei coniugi
Ernesto Guevara Lynch e Celia de la Sema si appena aggiunta la presenza
del piccolo Emestito (1).
Iscritto all'anagrafe di Rosario, il primogenito dei Guevara trascorrer
in questa vergine e selvaggia landa d frontiera i primi due anni della
propria vita. Siamo in una regione sperduta del nordest argentino; a Puerto
Caraguatay, territorio di Misiones. Nomi che nella loro semplicit evocano
lontane reminiscenze, suggestive di storia. Altri popoli, altre epoche...
Caraguatay l'antico toponimo, tramandato nella lingua degli indios
guarani. Un tempo essi avevano dominato da signori incontrastati l'intera
Mesopotamia argentina - vale a dire il territorio compreso tra i fiumi Paratia

(1) La data di. nascita il 14 giugno e non luglio. L'errore della Cronologia
nell'edizione Einaudi degli Scrtti .si 'trasferito ad altri lavori: per es. all'Appendice
di Mio figlio il Che, Editori Riuniti, Roma, 1981. Nell'occasione di una verifica si
pu rileggere il commento che il Che dedica al suo ultimo compleanno: "Sono
arrivato ai 39 anni e si avvicina inesorabilmente un'et che mi d da pensare circa il
mio futuro guerrigliero; per ora sono 'in forma'" {Diario di Bolivia, 14 giugno
1967).
7

e Uruguay - spingendosi ben oltre. Le culture dei Tupi-Guaranf erano


arrivate al bacino .amazzonico, fino alle sponde settentrionali dell'Atlantico.
Ed erano anche il primo grande gruppo etnico ad estensione realmente
continentale.
Misiones oggigiorno la provncia del nordest argentino. Nel sec.
XVII la Compagnia di Ges vi install le sue prime missioni. Esse si
sovrapposero alla cultura indigena, ne sottomisero la vitalit e divennero
cos potenti da pensare seriamente realizzabile il grande sogno sacrilego: la
fondazione di uno Stato a s, collettivistico nell'economa, a rgida
centralizzazione ed interamente confessionale. Ma ricco. Soprattutto ricco,
da far paura. E le grandi potenze europee una ad una ne ebbero paura.
L'espulsione dei gesuiti inizi nel 1767 ad opera del governo spagnolo.
Ad essi subentrava direttamente il regime coloniale della metropoli iberica,
come vicereame del Rio de la Piata.
Pucrto Caraguatay fonde il vecchio con il nuovo, lo storico con il
preistorico, alludendo nel nome alla grande arteria di comunicazione tra
quell'impervio entroterra argentino e il grande delta del Rio de la Piata.
Solo grazie alla navigazione sul Parane si era potuto raggiungere e
valorizzare economicamente la regione. E ci valeva ancora in notevole
misura negli anni di avvio del nostro ventesimo secolo.
Paradiso lussureggiante di vegetazione, il territorio di Misiones favoriva
con l'umida fertilit del suolo lo sviluppo di alcune grandi coltivazioni
subtropicali: mais, riso, tabacco, manioca ed ovviamente mate. H tenace
arbusto le cui foglie sempreverdi hanno dato orgine nella notte dei tempi
alla bevanda .ancor oggi pi 'popolare tra le genti del meridione
latinoamericario.
L'infuso di yerba mate, gradevole e vagamente eccitante, scorre da
secoli nelle vene degli abitatori delle foreste e dei fiumi che si riversano nel
letto dell'alto Par a n i Gli antichi guarani, gli iberici, i lusitani e poi tutto
l'intricato crogiuolo di razze che costituisce la moderna, nazione argentina.
Nelle vene d Ernesto Guevara gi scorreva sangue irlandese e
spagnolo. Presto prender a scorrervi anche il mate, una bevanda di cui
rimane adepto accanito per il resto dalla vita. I genitori continueranno ad
inviargli quelle preziose foglioline nei luoghi pi disparati del suo futuro e
lungo vagabondaggio per l'America latina. E sar l'unico aiuto "materiale"
che il Che adulto accetter dai genitori, che anzi solleciter insistentemente
nella lunga e vissuta corrispondenza con loro.
La piccola zucca essiccata in cui si prepara l'infuso, il contatto caldo e
pieno col palmo della mano, la bombila, il modo in cui si aspira, la
concentrazione favorita, la fragranza, il gusto.... Dall'aroma di una bevanda,
cos intima si sprigiona un intreccio fluido ed invadente di culture, quasi
l'anima di. un intero continente. E' la trasposizione meridionale di quel
8

contrapunteo cubano del tabaco y el azcar che ormai da mezzo secolo ha


fatto assaporare anche alle nostre ment il grande antropologo avanero
Fernando Qitiz,
Il padre di Emestito possedeva un'intera piantagione di mate. E per
qualche anno ad essa si dovette l'agiatezza dei Guevara.
'
C'era poi la presenza quotidiana, uno straordinario spettacolo pagano,
d e l a natura selvaggia di Misiones, La violenza dell'ambiente fisico e
l'inesorabile mutevolezza del fattore climatico, conferivano alla "regione tra
i due fiumi" 'il fascino suggestivo, ma a l a lunga anche intrigante di una
bellezza esotica, pletorica e chiassosa. Il rigoglio della vegetazione, gli
insetti policromi e l'habitat incontaminato; grandi sbalzi metereologici, le
piogge torrenziali, gli uragani; e poi gli odori, i suoni e l'immediatezza del
contatto con la natura.
Il padre di Emestito ci descrive una loro gita fluviale alle celebri cascate
dell'Yguazii. Spettacolo superbo ed assordante, incomprensibile, forse, ma
affascinante anche per un bimbette Era sul finire del 1929. Ben altro
genere di cascata prendeva forma in quello stesso anno negli USA e nelle
relazioni finanziarie del commercio intemazionale.
Il territorio di Misiones, fascinoso e inaccessibile, era stato una meta
ambita di molti grandi esploratori, scienziati, naturalisti. Il botanico
francese Aini Bonpland vi giunse con Alexander von Humboldt, ma poi
torn da solo per restarvi. Il geografo spagnolo Felix de Azara ne esegu i
rilievi geodetici. Una schiera di altri studiosi ne avevano sfidato la
leggendaria pericolosit - tramandata anche nelle saghe orali dei guarani per rivelare le bas naturalistiche dei suoi misteri in montagne d ponderose
pubblicazioni. Coperti di polvere e dimenticati, quei volumi riaffiorano di
tanto in tanto tra le pile dei libri accatastati sui banchi degli antiquari in
avenida Corrientes a Buenos Aires, a Rio de Janeiro, nelle ramblas a
Barcelona ed a volte, perch no, sulle bancarelle della rive gauche a Parigi.
Qualcosa di quelle vecchie relazioni restava anche nella casa dei Guevara,
come racconta il padre di Emestito:
"La mia biblioteca si riemp di cronache di viaggi, di libri scientifici e di saggi
su quel luogo incantevole e i suoi abitanti. Mio figlio Ernesto, come del resto gli
altri miei figli, ascoltava con molta attenzione quanto raccontavamo ai nostri parenti
e amici su quello che avevamo visto, udito e toccato in quelle terre lontane" (2).
E tra quei libri doveva curiosare anche il piccolo Emestito, incantato dai
racconti e colpito dalle bizzarre illustrazioni di quei volumi, dalle xilografie
d'epoca. Ma tutto ci doveva accadere anni dopo, quando i Guevara
- (2) Ernesto Guevara Lynch, Mio figlio il Che, Roma, 1981, p. 25.
9

avevano abbandonato Fuetto Caraguatay e s'erano trasferiti per curare


l'asma, gi cronica a due anni, del loro figlioletto.
Una natura seducente e generosa, come si detto, ma anche infida e pericolosa. Un'imprudenza banale - un'esposizione al vento dopo un bagno sommatasi ad una precoce polmonite, doveva fare di Ernesto un asmatico
per il resto della vita. E quell'asma si inserir come una nota di continua, e
a volte acuta sofferenza, in tutto il percorso della sua vita. Essa lo
accompagner negli anni dell'adolescenza e d e l a maturit, di Cuba e della
guerriglia, fino alle ultime ore prima della morte: vibrer incessantemente,
al modo di un ossessivo discanto, in quel contrapunteo argentino de asma y
yerba mate che ha scandito i ritmi biologici dell'intera, esistenza del Che.
Dall'umidit subtropicale dell'alto Paran, la famiglia Guevara - in
procinto di accrescersi con l'arrivo delia piccola Celia, - dovette trasferirsi in
luogo asciutto, nel clima austero e continentale della Sierra di Cordoba. La
foresta vergine, tuttavia, non scomparir mai del tutto d a l a vita del Che.
Essa raffiora come ricordo ancestrale nei diari e nelle corrispondenze in cui
il nomade Guevara descrive i molti altri luoghi selvaggi e inaccessibili,
in cui egli giunge nelle sue peregrinazioni in cerca di antichi monumenti
precolombiani, d lebbrosari o di basi sicure di guerriglia. La freschezza e il
carattere immediato di quelle descrizioni non sar mai interamente fratto di
maturazione linguistica o letteraria, quanto invece il precipitato mnemonico
di una familiarit precoce, quasi una 'immedesimazione fisiologica, con quel
mondo incantato e quello stravagante paesaggio naturale della prima
infanzia.

2. Ad Alta Gracia.
Sulla Sierra, d. Cordoba i Guevara arrivarono ad insediarsi, dopo alcune
tappe intermedie, quando il piccolo Ernesto aveva superato da poco i
quattro anni. Egli doveva restarvi per altri undici circa, inframmezzando gli
anni dell'infanzia e della forni azione adolescenziale con periodi di studio a
Cordoba. Ad Alta Gracia il primogenito dei Guevara impar
definitivamente a parlare, poi a leggere e infine a, scrivere, secondo il
significato che a queste tre fasi dello sviluppo culturale conferisce lo
schema autobiografico immortalato da un grande scrittore, futuro
ammiratore del Che (3).
Quando si parla di splendori spagnoleschi l'immaginazione corre
immediatamente ai grandi capolavori dell'architettura castigliana, alle
(3) Le Parole di Jean-Paul Sartre. L'incontro del filosofo con la rivoluzione cubana
descritto nel lungo racconto-intervista Sartre visita a Cuba., La Habana, 1960.
10

residenze imperiali del Messico o alle sfarzose costruzioni missionarie negli


antichi territori ispanoamericani, alcuni dei quali sono stati da tempo
annessi come stati meridionali degli USA.
Ad Alta Gracia c' un po' di tutto ci, ma con una. patina di sobria
austerit, determinata dalle sue origini gesuitiche, dalla tenace
sopravvivenza delle pi antiche strutture architettoniche, dalla .sua
collocazione, periferica, nonostante fosse stata la sede di un vecchio palazzo
vicereale. Sopravvivono gli .ambienti e le ramificazioni della vecchia
missione, muti testimoni di un'arcaica operosit semifeudale, di intricati
modi di produzione agli albori di un colonialismo iberico-gesuitico, su cui
ancora aperto il dibattito degli studiosi per stabilirne le effettive
determinazioni di classe: servit encomendiera, schiavismo, colonia,
capitalismo mercantile, collettivismo primitivo, economia di sussistenza,
autarchia? (4)
Alla solennit dell'atmosfera religiosa ed architettonica ereditata dai
passati splendori coloniali s contrapponeva, gi in quei lontani .anni '30, lo
spettacolo della miseria e dell'abbrutimento dei ceti popolari pi diseredati.
Analfabeti, sbandati e malvestiti, i marginali della Sierra e il
sottoproletariato dei vicoli cittadini arrivavano al punto di guardare con
invidia alla condizione di inumano sfruttamento delle collettivit di minatori
sparse nella zona. Questi un lavoro almeno lo avevano e con esso la
sicurezza d'un pasto per l'intera famglia. Al Alta Gracia. non era ancora,
arrivato in quegli anni il vento vivificatore, della crescita d'una coscienza di
classe del proletariato cordobese, quale risulter invece in epoca pi recente
dal processo intensivo e peculiare di industrializzazione e di conseguente
accelerata, urbanizzazione negli anni del dopoguerra. (5).
In che misura influirono sull'adolescente Guevara la fisionomia
urbanistica e le contraddizioni sociali cos marcate della citt d Alta Gracia?
E' difficile rispondere, e probabilmente non si ha il diritto
d'oltrepassare un piano puramente congetturale: qualcosa deve pure aver
provato il giovinetto alla vista di tanta miseria umana. E vi deve aver
riflettuto .amaramente, dentro se stesso, se vero che poi partito .alla
(4) Problemi affrontati da vari autori. Citiamo tra i tanti Richard Konclzke,
America centrale e meridionale. La colonizzazione ispano-portoghese, Milano,
1968; Celso Furtado, La economia latinoamericana desde la Conquista Ibrica
hasta la Revolution Cubana, Santiago de Chile, 1973; Assadourian-CardosoCiafardini-Garavaglia-Laclau, Modos de production en America latina, Cordoba,
1973.
(5) Di questi processi ci siamo gi occupati in una ricerca svolta a Cordoba nel
1973. Si veda il nostro "Le Cordobazo", in Sociologie du Trovali, n. 4,1975.
11

ricerca dei pi diseredati tra i poveri d'America ed ala loro emancipazione


ha dedicato la vita. E' difficile immaginare che egli non abbia colto, ad un
certo punto del proprio sviluppo intellettuale, il contrasto tra quei residui di
un'austera eleganza postcoloniale - tramandati ed ancora inconfondibili nei
modelli di comportamento sociale o nella vita quotidiana delle ricche casate
tradizionali - e lo spettacolo abbrutente della pi estrema marginalit umana
e sottoproletaria.
Sull'argomento cozzano per due testimonianze posteriori, entrambe
apparentemente inoppugnabili. Per Guevara Lynch, padre del Che, ad Alta
Gracia Ernesto
"conobbe l'ingiustizia nei confronti degli operai" ed in lui "nacque forse allora quel
sentimento di ribellione che non lo abbandoner mai nei confronti della classe
sociale che sfruttava e opprimeva la classe povera... In tutte le sue conversazioni e
nei giochi c'era sempre qualche segno rivelatore del problema fondamentale delle
classi sociali in lotta" (op. cit., p. 53).
Ben diverso invece il giudizio retrospettivo dello stesso Che,
diventato ormai ministro dell'Industria a Cuba. Nel giugno del 1963 egli
indirizza una lettera allo scrittore cubano Lisandro Otero per impedire che
sul retro di copertina della prima edizione dei suoi ricordi d e l a guerra
rivoluzionaria compaia una ricostruzione agiografica degli anni da lui
trascorsi nella regione cordobese e poi a Buenos Aires, 11 tono perentorio:
"Non nutrii mai preoccupazioni social durante l'adolescenza e non partecipai
minimamente a lotte politiche e studentesche in Argentina".
Eccesso di modestia? (come potrebbe far pensare il tono di rimprovero
con cui si apre la lettera):
"Nessuno pu saper da se stesso fino a che punto sono meritati gli elogi. In
ogni caso non mi piacciono e li considero superflui" (IV, 494) (6).
Oppure onest-ammissione e realistico convincimento d'aver trascorso
gli anni giovanili nella pi completa indifferenza verso i problemi della
propria citt e d e l a propria gente?
Vedremo poi come il problema si complichi con la constatazione d un
(6) Per le citazioni delle opere di Guevara ci siamo avvalsi, salvo diversa
indicazione, dell'edizione Feltrinelli (Milano, 1968-69) in quattro volumi, a cura di
Carlos Varela. D'ora in avanti indicheremo col numero romano il volume e con la
cifra araba le pagine corrispondenti. Per le lettere ai familiari la trad. it. utilizzata
di L Gallo e B. Vignola (in E. Guevara Lynch, op. cit.).
12

interessamento innegabile da parte dell'adolescente Guevara, per una serie


di importanti avvenimenti politici internazionali che a partire dalla guerra
civile spagnola si verificarono nel mondo. Non c' dubbio, comunque, che
dai diari e dai suoi ricchi epistolari assente un qualunque accenno a l a
situazione sociale e politica argentina, anche in epoche in cui il giovane
Guevara si interessava a quel tipo di problemi in altri paesi. Il silenzio verr
rotto con una tardiva ammissione di colpa per aver sottovalutato e
misconosciuto il fenomeno peronista. Ma ci avverr molto pi tardi, dopo
il golpe contro Perori e l'inizio dell'ondata restauratrice nota comunemente
col nome di "Revolution Libertadora" (si vedano le lettere ai familiari a
partire dalla primavera del 1955). Ne parleremo pi avanti.

Nel quartiere di Villa Pellegrini, l'abitazione dei Guevara dominava con le sue fondamenta scoscese e su pi piani - la via Avellaneda. Era
l'estrema periferia residenziale di Alta Gracia, dopo la quale iniziavano le
baracche d e l a povera gente, Nella casa non mancavano i contrassegni di
una relativa agiatezza e di un discreto livello inteUettuale. Questo era
insolito anche per uno strato sociale tradizionalmente sensibile al richiamo
della cultura, come il resto del ceto medio benestante, di pi o meno recente
provenienza nordeuropea, da considerare ovviamente in relazione a l a
composita struttura deU'immigrazione argentina.
Tra i molti segni esteriori (in senso fisico), simbolici (di uno status) ed
interiori (in senso spirituale) d e l a vivacit inteUettuale dei Guevara, un
posto di rilievo al Alta Gracia certamente occupato dai libri. Da varie fonti
possiamo farci un'idea di quanto ampia fosse la biblioteca di famiglia e
quale interesse il giovane Ernesto dedicasse a l a lettura. Racconta per
esempio il padre:
"L'asma lo costringeva solitamente a stare tranquillo ed egli ne approfittava per
leggere e rileggere. A dodici anni possedeva la cultura di un giovane di diciotto. La
sua biblioteca era zeppa di ogni tipo di romanzi, libri di avventure e di viaggi, vi si
trovavano Salgari, Stevenson, Giulio Venie, Alessandro Dumas e in genere tutti
quegli autori che erano stati di svago e guida a molte generazioni. Abbondavano i
libri di viaggi, in particolare di spedizioni in zone sconosciute. Egli esercitava sugli
altri ragazzi quel fascino che d la cultura" (op. cit., p. 60).
Vi sono poi i ricordi, di Alberto Granados, il grande amico con cui
Guevara compir il suo primo viaggio nei paesi del'America latina:
"Ho approfittato molto della biblioteca che aveva suo padre, il cui principale
lettore era Ernesto e in secondo piano io stesso, al punto che conservo ancora
come ricordo alcuni dei libri che presi senza chiederne il permesso, per leggerli pi
13

comodamente a casa mia.


E' innegabile che fin da piccolo aveva una sensibilit intellettuale che gli
permetteva di distnguersi in tutti gli aspetti della vita" (7).
Abbiamo infine il racconto di un altro amico d'infanzia, Jos Aguilar,
figlio dell'esule spagnolo Juan Gonzlez Aguilar, un tempo ministro della
sanit nel suo paese:
"In quel periodo leggevamo molto. I nostri autori preferiti erano Veme e
Dumas. .Ricordo che mio padre,, che ci aveva gi raggiunti, si meravigliava che
Che leggesse Freud a 14-15 anni...
Da piccoli, i Guevara e noi Aguilar, discutevamo su Galds e altri autori. Loro
difendevano gli autori francesi, noi gli spagnoli. Lui diceva che chi guarda la
pittura la contiene, e mentre la contiene e si confronta con essa, mette qualcosa di
s. Crea un'epoca. E eoa per la letteratura. Vi partecipava" (8).
Sono gli echi postumi del grande amore per la lettura che Guevara
eredit dai genitori e conserv nell'intero arco d e l a propria vita. Una
contnua ricerca, venerazione e trepidante preoccupazione per quegli
strumenti cartacei di trasmissione del sapere, sempre angustiato dalla
consapevolezza d e l a loro deperibilit fisica ed intellettuale. Nelle lettere e
nei diari del Che, libri occupano un posto notevole, spesso in contesti
imprevedibili o in situazioni paradossai. Dal testo archeologico che viene
"consumato" sul luogo, magari la notte prima di una visita agli scavi, a l a
valigia piena di libri che viene trascinata attraverso frontiere andine (a
scorno dei doganieri, come a Puno, tra la Bolivia e il Per) o sui fiumi delle
selve amazzoniche, nei camion o sulla moto. Oppure nello zaino del
combattente, fino all'improvvisa ed enorme disponibilit dopo la vittoria, e
d e l a quale ancora si racconta negli uffici del Ministero a Cuba. Ricorda
Fidel Castro:
"Per lui non ci sono state ore di riposo! Alle finestre dei suoi uffici la luce
restava accesa fino alle ore piccole, perch studiava, lavorava e studiava. Era uno
studioso di tutti i problemi, un lettore infaticabile. La sua sete di conoscenza era
praticamente insaziabile" (Discorso commemorativo 'del 18 ottobre 1967).
Ma anche allora, quelle centinaia di volumi dedicati per esempio al solo
(7) Alberto Granados, "Un largo viaje de Argentina a Venezuela", in OCLAE, n.
11, novembre 1967, p. 4.
(8) Jos Aguilar, "La niflez del Che", in Granma, 16 ottobre 1967 [trad. il, in
Carlos Franqui, Diario della rivoluzione cubana, Roma, 1977, pp. 54-6],
14

tema degli scacchi (come riferisce il maestro e campione argentino Najdorf)


non stanno forse a dimostrare anche un attaccamento morboso al miraggio
scientfico e letterario rappresentato dai libri? Una sottomissione a volte
inerme al fascino che il feticcio libresco racchiude ancora in questo lembo
estremo e declinante di un'epoca "felice" e felicemente definita come
"galassia Gutemberg"?
Sulla Sierra boliviana, nelle condizioni precarie al limite della resistenza
umana in cui si dibatter il piccolo esercito guerrigliero prima di essere annientato, il Che trover ancora la forza per addolorarsi alla notizia che i
suoi libri, nascosti con armi e radiotrasmittenti, ormai "erano fradici, alcuni
disfatti" (Diario, 11 gennaio 1967). Pi avanti .annoter con rammarico la
scomparsa da un altro nascondiglio, ad opera dei soldati di Barrientos, di
un libro "ingombrante" in tutti i sensi, come la Storia della rivoluzione
russa di Trotsky.
Ma con questo siamo .gi arrivati all'epilogo del. contrapunteo, a l e
ultime letture ed a l a morte. A noi interessa invece, tornare a quela prima
biblioteca di famiglia, al rapporto del giovane Guevara. con la letteratura,
cosiddetta "per ragazzi" e sulla quale invece sono diventate adulte le ultime
generazioni di donne e uomini fino ad oggi (e che, ci sia permesso di
sperare, continueranno a diventarlo, presumibilmente e nonostante la
mostruosa epidema di teledipendenza che contagia il presente, e minaccia, il
futuro intellettuale delle nuove generazioni).
Parleremo pi avanti dell'ampio spettro di letture politiche, economiche
e filosofiche del Guevara adulto. Qui ci interessano invece i referenti
cultural dominanti in quel periodo d e l a formazione del Che, che secondo
un limite ormai convenzionale facciamo arrivare anche noi ai primi anni
'50, pi o meno all'epoca del suo impegno politico nel Guatemala di
Arbenz. Siamo confortati in questa periodizzazione dalle molte (anche se
spesso discutibili) biografie, e soprattutto dalle riflessioni, personali dello
stesso Guevara (per esempio la lettera alla zia, Beatriz, del 12 febbraio
1954, o quele alla madre dell'aprile e dicembre delo stesso anno).
Per comodit espositiva, abbiamo suddiviso le letture del giovane
Ernesto in sei raggruppamenti tematici principali, ben consapevoli delle
lacune e dell'arbitrariet di un tale procedimento. Esso non tiene conto
infatti dell'intreccio cronologico tra i vari generi di letture e soprattutto
dell'osmosi inevitabile che s crea tra gli argomenti, mano a mano che essi
si rivelano alla coscienza. Un'osmosi determinata da fattori esistenziali e
caratteriali dell'individuo Guevara, oltre che dalla composizione e dalla
struttura lingustica delle stesse opere. E poi, chiunque sia stato un lettore
pi o meno accanito n e l a propria adolescenza, sa anche quanta casualit
domini quel primo fondamentale approccio col magico mondo evocativo
d e l a carta stampata.
15

Tenendo conto delle difficolt incontrate nella ricostruzione della "prima


biblioteca" del Che, e nell'assenza pressoch totale di repertori o
descrizioni documentarie, ci sembrato di poter suddividere il campo delle
sue principali letture giovanili in:
a) romanzi di avventure,
b) racconti di viaggi e scoperte,
c) archeologia,
d) letteratura francese,
e) letteratura iberica e ispanoamericana,
f) opere di medicina ed a carattere scientifico.

3. Avventure, viaggi e archeologia.


I romanzi di avventure prediletti dal giovane Emesto sono da tempo dei
"classici". Gli stessi che avrebbe potuto leggere un qualunque giovane
europeo nel periodo tra le due guerre o negli anni immediatamente
successivi all'ultimo conflitto. Possiamo immaginare alcune centinaia di
titoli possibili e il lettore li pu immaginare insieme a noi, coli'avvertenza e
la difficolt di aggiungervi alcuni romanzieri locali, assurti a momentanea
celebrit nell'Argentina degli anni '30 e '40. Nessuno di questi per mai
nominato da Guevara ed a noi sembra significativo menzionare solo gli
autori che in un modo o in un altro hanno lasciato una traccia visibile nella
sua memoria, in forma di citazioni, riferimenti impliciti, ricordi di amici.
Tra "classici" Alessandro Dumas l'unico del suo genere che
potremmo definire come "avventuroso' allo stato puro". E forse esso
potrebbe anche essere incluso negli interessi di Guevara per la letteratura
francese, su cui torneremo. Per il resto, gli autori che affiorano
all'attenzione appaiono tutti catalogabili nel genere "avventuroso-viaggi". E
ci ha ovviamente una rilevanza particolare alla luce dell'evoluzione
successiva del Che, la sua costante e pi volte confessata passione per il
vagabondaggio, l'infaticabile ricerca d avventure alla scoperta di s e del
mondo.
Emilio Salgari il massimo esponente di questo genere e l'Argentina
stato il paese, dopo l'Italia, in cui racconti fantastici di quel vecchio
capitano detta marina mercantile hanno avuto il maggiore successo, per
tradizioni linguistiche ed anche per il peso predominante in certe epoche
deffimmigr,azione di provenienza italiana.
Molte delle vicende degli eroi salgariani si svolgono del resto in un
ambiente antillano e questa poteva essere una ragione di fascino ulteriore,
per il giovane lettore argentino o latinoamericano.
Accanto al veronese non mancava l'intramontabile Verne, che netta
16

mente di Emesto coniugava la passione per i viaggi con quella scientifica, e


poi Stevenson a partire dall'opera pi nota (L'isola del tesoro).
Per quanto poco rilevante, ci si potrebbe anche soffermare sulle
analogie nella vita del Che con alcuni di questi autori, approdati perloppi
nella maturit - e non a caso - al romanzo di viaggi e di avventure. Si pu
qui ricordare per tutti, e sia pure per semplice curiosit, che lo scozzese
Robert Louis Stevenson era stato avviato a diventare prima ingegnere e poi
avvocato, ma la tisi lo costrinse a numerosi viaggi all'estero, che si
trasformarono in un giro del Belgio con la canoa, nella scoperta della
California e del Far West, in una crociera sul Pacifico e nell'installazione
definitiva nelle isole Samoa.
Vi sono anche personaggi ""mitici" di quelle prime letture giovanili che
si sedimentano nelle pieghe della memoria, per trasferirsi poi nella vita
quotidiana dell'uomo maturo. Cos pu avvenire che un "tipico eroe"
dell'altrettanto "eroico viaggiatore" London, riesca a scivolare con
naturalezza "cinematografica" in una pagina guevariana di storia personale
vissuta.
E all'indimenticabile e sfortunato cercatore d'oro di Farsi un fuoco,
che ripensa il Che nel racconto d come fu ferito ad Alcgria de Pio. Niente
d pi naturale che in quel drammatico episodio, descritto nei "Ricordi della
guerra rivoluzionaria", sa riaffiorato realmente alla memoria la pagina d
un'antica lettura giovanile:
"Restai disteso per terra: feci fuoco verso la macchia obbedendo all'oscuro
impulso del ferito. Immediatamente mi misi a pensare al miglior modo di morire in
quell'istante, in cui tutto sembrava perduto.
Ricordai una vecchia novella di Jack London in cui il protagonista, appoggiato
a un tronco d'albero si appresta a concludere dignitosamente la propria vita,
sapendosi condannato a morte per congelamento tra i ghiacci dell'Alaska. E* la
sola immagine che mi rimasta" (1,13).
Verso Jack London Guevara dovette certamente sentire una particolare
attrazione e un senso di familiarit per l'aspetto radicale e socialmente
impegnato d e l a sua letteratura. London del resto stato una lettura favorita
di molti altri rivoluzionari, di orientamento marxista e socialista. Ed anche
nel suo caso non si pu non pensare alla giovinezza avventurosa, al
radicalismo filosofico, al vitalismo romatico, all'entusiamo per
l'evoluzionismo, dapprima biologico (Darwin) e poi sociale (Spencer, ma
anche Marx letto in questa prospettiva erronea), fino a l a scoperta di una
disposizione personale ad un discorso di realismo critico e di impegno
sociale fortemente ideologizzate.
Antoine de Saint-Exupery fu addirittura un asso dell'aviazione civile e
17

militale, oltre che scrittore (nel 1934 tra l'altro realizz' il primo
collegamento aereo Buenos Aires-Punta Arena). Guevara lesse Le petit
prime e lo rilesse poco prima di lasciare Cuba per l'impresa bolviana,
come sappiamo da una sua lettera all'amico Pepe (Jos Aguilar, IV, 510).
La fiaba filosofica del Principino, con la sua tenera e suggestiva evocazione
dei temi dell'amicizia, della solitudine e della determinazione personale, si
inserir quasi naturalmente nelle riflessioni pi organiche e pi mature che
Guevara dedicher a quegli stessi temi, sui quali torneremo parlando del
suo umanismo e delle sue idee sulla morale.
A dicembre del 1951 Guevara parte coll'amico Granados per il lungo
viaggio in motocicletta che lo porter a visitare la maggior parte dei paesi
latinoamericani e che si concluder per lui ad agosto del 1952 a Miami. Gli
episodi avventurosi che accompagnano quel viaggio si possono considerare
come una concretizzazione del mondo fantastico ed immaginario evocato
dalle letture giovanili; come lo sfogo pratico - e quindi anche il superamento della tensione emotiva, dell'ansia di avventure, accumulatesi nel carattere
del Che negli anni dell'adolescenza. Ma ovviamente, nei momento in cui la
fiction si fa realt, essa esaurisce anche la propria funzione evocativa. Ed
infatti,, sono altri gii itinerari di studio e di lettura che appaiono dominare
ormai l'orizzonte mentale del giovane Guevara.

Un discorso analogo si pu fare per le molte letture dedicate dal giovane


Ernesto al mondo degli esploratori, delle scoperte geografiche e poi
definitivamente dell'archeologia. L'interesse per i racconti dei primi celebri
ed impavidi viaggiatori nasceva dalla biblioteca paterna e sulle prime
sappiamo che prevalsero le avvincenti descrizioni dei naturalisti e dei
geografi che visitarono il territorio di Misiones e il corso dell'alto Paran,
dei quali s' gi detto. Ma non potevano mancare ovviamente anche le
relazioni dei viaggi nella Terra del fuoco, nelle foreste delFAmazzona e
sulle vette pi impervie della cordigliera .andina. E" lecito supporre che vi
fosse anche la celebre Historia de las Indias, del Padre Banolom de las
Casas (che Guevara legger in ogni caso nell'epoca dei suoi interessi
indianistici), oltre alle consuete opere su Cristoforo Colombo e gli altri
grandi navigatori.
Vi sono pagine del diario d viaggio con Granados in cui vengono
descritti minuziosamente ambienti naturali di particolare interesse scientifico
e paesaggistico, feste locali e riti tradizionali di indigeni, nelle quali si
riversa inconfondbile lo stile narrativo-descrittivo di quegli antichi ed
appassionati viaggiatori.
In una lettera alla madre dell'aprile 1954, Ernesto, ormai medico,
confessa di aver avuto in una fase della propria vita la seria intenzione di
18

dedicarsi all'antropologia ed all'archeologia. 1 proposito staro


abbandonato, ma la passione rimane.
Il primo vero e proprio incontro di Guevara col mondo del passato
precolombiano avviene in mezzo .alle rovine dell'impero incaico; sparse tra
la Bolivia e il Per. Scrive entusiasta a l a madie nell'agosto del 1953: '
"Siamo stati sulla riva del lago Titicaca e Copacabana, e abbiamo passato' un.
giorno sull'Isola del Sole, famoso santuario del tempo degli incas dove si
realizzato uno dei miei pi grandi desideri di esploratore: in un cimitero indigeno
ho trovato una stamina di donna della dimensione di un dito mignolo, ma pur
sempre un idolo, fatto col famoso chompi, la lega metallica degli incas".
Da Cuzco si reca a visitare le rovine incaiche di Oletactembo, Machu
Pichu (su cui scrive un articolo), Husina Pichuc. E-ad ogni rientro a Cuzco
si precipita a l a biblioteca nazionale per immergersi nella lettura delle opere
specialistiche sull'argomento. Tra le molle egli stesso segnala La citt
perduta degli Incas di Hiram Bingham e L'impero socialista degli Incas di
Louis Boudin.
Sulla cultura degli indigeni apprezza particolarmente i Comentarios
reales del meticcio inca Garcilaso de la Vega (1539-1615). (Nativo di
Cuzco e splendida figura di umanista latinoamericano, la circolazione d e l a
sua opera era stata proibita nel 1781, dopo una rivolta, indigena sulle
Ande). Nel 1954 Guevara legge anche il romanzo indianista Hitasipungo,
dell'ecuadoriano Jorge Icaza, sul quale torneremo.
In Guatemala visita i monumenti dell'antico impero dei maya. Scrive
alla madre ad aprile del 1954:
1

"Quello che non voglio perdermi una visita alle rovine del Poteri. L c' una
citt, Tical, che una meraviglia, e un'altra, Picdras Negras, assai meno
importante ma dove l'arte dei maya raggiunse un livello straordinario: Nel museo
di qui c' un architrave tatto rovinato che per una vera opera d'arte per qualsiasi
posto al mondo... Ai miei vecchi .amici peruviani [gli incas, n.d.a.] mancava la
sensibilit del tropico, per cui non potevano fare nulla di simile, oltre a non avere
la pietra calcarea cos facile da lavorare che hanno quelli .di questa zona",
"La passione per l'archeologia era pi forte di quella per la medicina",
commenta il padre, sottolineando giustamente la trasformazione che in
Guatemala si delinea negli interessi culturali e professionali del figlio.
Ancora, in un lettera alla madre, a maggio del 1954:
"In Salvador..,. me ne sono andato a conoscere le rovine dei Pipiles del ramo
dei Tlascaltccas che si erano spinti alla conquista del sud (il loro luogo di origine
era in Messico) e qui si fermarono sino alla venuta degli spagnoli. Non avevano
19

niente a che vedere con le costruzioni maya e tanto meno con quelle incaiche.
Andai poi qualche giono al mare in attesa della decisione su un visto che avevo
chiesto per .andare a visitare rest archeologici in Honduras, che sono splendidi.
Ho dormito nel sacco a pelo in riva al mare..."
Nel 1955 in Messico si interessa ai resti della civilt azteca, ma in un
periodo in cui iniziata anche la collaborazione col gruppo dei fuoriusciti
cubani, che lo porter in breve tempo alla spedizione del Granma. Di l
nasce una rivoluzione, ma muore il sogno dell'archeologia: un grande
amore che non si potr sviluppare. Sopravvive invece, ed anzi si accentua,
la passione per i viaggi. Ed anche come dirigente di primo piano del nuovo
governo cubano, il Che riesce a trascorrere lunghi periodi all'estero. E'
inutile dire che utilizzer quei viaggi non solo per assolvere ad incarichi
"diplomatici" di vario genere, ma anche per conoscere nuove realt
politiche e sociali. Le ultime peregrinazioni della sua vita lo porteranno a
pi riprese in Europa orientale, in Africa, in Asia e poi nuovamente, ma per
l'ultima volta, in America latina.

4. Letteratura francese ed ispanoamericana.


L'interesse per la letteratura una costante nella vita di Guevara, con
una predilezione particolare per quella francese, come ricorda anche l'amico
Aguilar.
"Che frequent il liceo nella scuola statale Dean Funes. Studiavamo un po' di
letteratura spagnola e argentina, ma controvoglia. Loro insegnavano inglese. A
Emesto piaceva il francese, che impar dalla madre che lo parlava. Amava leggere
le poesie in francese, molte poesie" (op. cit., p. 56).
Tra gli autori francesi prediligeva Verlaine e Mallarm, ma soprattutto
Baudelaire, secondo la tesimonianza di Alberto Granados. A voler
proseguire il discorso delle analogie esistenziali, si potrebbe osservare che
anche il grande poeta parigino aveva avvertito in giovent l'irrequietezza e
il fascino del viaggiare, come dimostra l'anno trascorso sul mare diretto
verso l'India: un viaggio poi interrotto per fermarsi all'isola Mauritius. Ma
non erano queste ovviamente le ragioni vere degli interessi baudelairiani nel
giovane Guevara.
Nell'autore de Les Fleurs da mal il pessimismo romantico di una
generazione - ma sarebbe giusto dire di un'epoca - si era fatto espressione
lirica, dimensione trasfigurata di una realt umana intessuta di aspirazioni al
sublime, di palpitanti immagini e sensazioni, racchiuse nella cornice di una
20

scelta di vita essenzialmente emotiva. Per gli occhi di un giovane irrequieto,


che si accingeva a compiere le prime decisive esperienze, quell'invito ad
una dimensione "estetico-sentimentale" dell'esistenza poteva rivelarsi
irresistibile fin dal primo incontro. Esso poteva poi accompagnare per un
lungo tratto la crescita d e l a tensione interiore, di cui si alimentavano i
turbamenti dovuti alla scoperta dell'insospettata profondit d'un proprio
mondo affettivo.
Anche in questo tragitto ideale, tuttavia, il ragazzo Guevara seguiva pi
o meno inconsapevolmente un processo di affinamento della propria
sensibilit umana e di maturazione critico-letteraria dei gusto, comune a pi
d'una generazione di giovani intellettuali europei. Vale forse la pena,
quindi, di sottolineare solo il fatto che tali letture fossero compiute in et
precoce, direttamente in francese e soprattutto che fossero mediate
psicologicamente dalla presenza spiriturale della madre: una donna di
notevole impegno e cultura, politicamente combattiva, che ebbe senza
dubbi un'influenza determinante siala crescita inteUettuale del futuro
comandante guerrigliero. Lo dimostrano le tante e bellissime lettere che il
figlio le scrisse dai viaggi. Ed a noi fa piacere pensare che essi fossero
insieme, in avenida Corrientes, quando Ernesto assistette a l a rappresentazione di Madre Coraggio di Brecht (9).
Tralasciando altri riferimenti sparsi possiamo ricordare la dimestichezza
dimostrata dal Che con i romanzi di Anatole France e le opere di J. P.
Sartre. In un genere pi particolare va poi segnalato il suo interesse per
Frantz Fanon. Lesse / dannati della terra con la prefazione d e l o stesso
Sartre e si era ripromesso di scrivervi un'introduzione per l'edizione
cubana.
In traduzione francese, quasi certamente fu letta anche la raccolta di
noveUe intitolata Spineto e roseto, del poeta turco Ahmed Hikmet. S
fondevano in quel'opera due degli ingredienti letterari favoriti del Che: il
fascino d e l a fantasia con l'ardore politico (nazionalistico). In due lettere ai
genitori (dal carcere e poi daUa clandestinit in Messico, estate-autunno dei
1956) viene citato un verso dei poeta turco, molto significativo come
esempio di un simbolismo lirico intimamente vissuto. Nel tradurlo in
(9) Cit. da Franco Pierini, Che Guevara, Milano, 1968, p. 120. Il libro un
reportage giornalistico, ricavato dal materiale utilizzato per la serie di articoli
dedicati alla morte del Che e apparsi sull'Europeo ad ottobre-novembre del 1967.
Sul francese del Guevara maturo abbiamo la testimonianza di un altro
giornalista: "La conversazione si avvi senza difficolt e in francese; I Che lo
parlava scorrevolmente, verificando solo di tanto in tanto, con una punta di
civetteria, se il suo lessico non risentisse troppo di idiotismi spagnoli". K. S.
KsaA,La guerriglia al potere, Milano, 1970, p. 51.
21

spagnolo Guevara impiega due espressioni diverse che riponiamo di


.seguito:
"Solo porter sotto terra la tristezza di un canto incompiuto".
"Solo porter nella tomba la malinconia di un canto incompiuto".
E' un momento decisivo della sua vita e la seconda lettera ha gi il
senso di un malinconico commiato dai genitori, nella consapevolezza di
poter presto morire nella spedizione che si prepara verso Cuba. La lettera
richiama alla mente quella scritta, sempre ai genitori, al momento di lasciare
Cuba per l'impresa boliviana e che inizia con la celebre reminiscenza
donchisciottesca. Ma della patria letteraria di Cervantes, dobbiamo ora
parlare.

Del Don Qmjote de la Mancna il Che ebbe quasi una venerazione,


costante per tutta la sua vita. A ci lo spingevano la cultura nazionale
argentina e quella della vecchia metropoli iberica, ma anche la sua etica
personale - per l'appunto "donchisciottesca" - di rivoluzionario, umanista e
visionario. Sono molte le prove dell'avvenuta autoidentificazione con
l'immagine romantico-cavalleresca, quale si affermata col tempo, di quel
grande paladino della libera divagazione fantastica. Per esempio, il brano di
una lettera alla madre, nel'autunno del 1956:
"Ho deciso... di battermi contro l'ordine delle cose, scudo al braccio, tutto
fantasia, e poi se i mulini non mi avranno rotto la testa, scrivere".
Oppure dieci anni dopo, nella lettera ai genitori:
"Cari vecchi, una volta ancora sento i miei talloni contro il costato di
Ratinante: mi rimetto in cammino col mio scudo al braccio".
Sulla Sierra Maestra il Che legger degli estratti del Don Quijote come
testo formativo per le nuove reclute della guerriglia, a conferma del suo
passaggio da un apprezzamento alle origini essenzialmente, fantasticoletterario dell'opera pi celebre di Cervantes, ad un interesse politicoeducativo. Fu quella del resto la prima opera di cui i dirigenti cubani fecero
pubblicare un'edizione massiccia dall'Istituto nazionale del Libro,
aU'indornani d e l a presa del potere, nel 1959.
Guevara apprezzava anche l'opera di un grande contemporaneo di
Cervantes, portatore a sua volta di una forte carica di critica e satira sociale.
22

Di Francisco Gmez de Quevcdo y Viliegas, madrileno (1580-1645), il


Che aveva letto per l'appunto alcune satire, che nel panorama della
letteratura spagnola - e non solo di quella seicentesca - si caratterizzano per
l'intreccio di personaggi grotteschi e situazioni burlesche, ma anche amari
sarcasmi sull'illusoria realt della vita. Il mondo come farsa, la morte come
vero significato dell'essere al di l delle apparenze convenzionali, la
violenza delle rappresentazioni riflessa sul piano linguistico e soprattutto
nella difesa di ben precise idee filosofiche, al di l della cortina di tetro
umorismo. Sono tutti elementi che danno un carattere smisuratamente
passionale al fosco pessimismo programmatico di de Quevedo. Guevara
avr forse apprezzato la forma espressiva di simili contenuti, per altri versi
diametralmente opposti al mondo delle sue precoci ed ottimistiche
convinzioni sul futuro dell'uomo.
Un altro autore spagnolo, celebre e significativo, di cui - il Che
conosceva l'opera, Benito Perez Galds (1843-1920). Uno dei massimi
esponenti del realismo iberico del sec. XIX, Galds trascorse un'esistenza
semplice e modesta, cercando di fornire un'interpretazione della vita sociale
del suo tempo, attraverso la descrizione del mondo popolare, delle classi
medie madritene e delle principali vicende storiche del suo paese. Tutti
elementi che finivano per col rappresentare soltanto lo scenario
dell'interesse autentico di Galds: la condizione umana e il mondo
spirituale che su questa si innesta, nel quadro di un contesto storico-politico
accuratamente ricostruito.
Per il resto non sappiamo molto di pi sui rapporti del giovane Guevara
con la grande letteratura classica della penisola iberica, se non che egli ne
era un discreto conoscitore, anche se in generale un ben tiepido
ammiratore. Per quanto riguarda gli autori moderni, il padre racconta come
negli anni della guerra civile spagnola egli frequentasse un gruppo d
fuorusciti, che s incontravano pcrloppi nella casa d via Avellaneda e
soprattutto in quella di Juan Gonziez Aguilar. L si leggevano poesie di
Rafael Alberti (che si trasferir poi a vivere in Argentina) e di altri giovani
poeti del campo repubblicano (tra questi Leon Felipe, su cui torneremo):
"Ricordo qualche numero del Mono Azul cui collaboravano molti di coloro che
sarebbero divenuti grandi scrittori e poeti spagnoli, alcuni dei quali si stabilirono
poi in Argentina. Il Mono Azul ci offr la possibilit di leggere per la prima volta le
poesie, di Rafael Alberti, che poi conoscemmo personalmente e che tanto
ammirammo... Ernesto cresceva in questo ambiente e pot conoscere non solo gli
evend della guerra civile, ma anche la nuova letteratura che nasceva nelle trincee"
(op. cit., p. 90).
1

Rafael Alberti sar uno dei tanti che ad ottobre del 1967 esprimer il
23

proprio cordoglio dedicando una poesia alla morte del Che (10).

Per quanto riguarda la letteratura propriamente ispanoamericana,


abbiamo gi detto dell'interesse d Guevara per le culture indigene
precolombiane e quindi anche per le correnti "indianistiche" della narrativa.
Abbiamo ricordato finora le opere a carattere pi propri amente archeologico
od antropologico. Ma coll'ecuadoriano Jorge Icaza e il suo romanzo
indianista Huasipungo (1934), affiora invece un intento letterario orientato
anche in senso radicalmente politico, di denuncia delle responsabilit del
colonialismo e dell'imperialismo nella distruzione della civilt indigena. In
particolare nella degradazione di tale civilt ad uno stadio d barbarie
spiri turale e culturale, che spinge Fautore al punto d prefigurare un
contesto generale di disumanizzazione, in cui si accomunerebbero alla fin
fine oppressi ed oppressori. Il carattere distintamente triste e "sordido" di
questo romanzo - d importanza fondamentale per la maturazione d una
coscienza radicale, sia pure intrisa di connotati populistici - stato spesso
sottolineato (li). Ed proprio in questo spirito di radicalismo emergente, di
confuso populismo, che esso stato letto dal 'Che, .alimentando la
componente indianistica della sua indignazione per il ruolo storico
dell'imperialismo in America latina.
Su temi analoghi, ma con un taglio molto diverso, si sviluppa il
romanzo, del peruviano Ciro Alegria, El mando es ancko y ajeno (1941). Il
villaggio degli indios acquista nell'opera i tratti di una comunit ideale,
quasi idilliaca, aperta a possibili e positivi sviluppi di tipo modernistico, nel
quadro per di un diverso regime sociale. Come membro dell'Apra di Maya
de la Torre, Alegria intendeva dare in questo modo veste letteraria ad alcune
delle illusioni riformistiche del suo movimento.
Guevara conosceva il romanzo forse ancor prima di entrare in contatto
con gli ambienti dell'aprismo di sinistra. Ci accadr attraverso l'incontro
con Fulda Gadca, la giovane peruviana che diventer ben presto sua moglie
e madre di Hildita. Era il 1954, in Guatemala, quando la conobbe e Fulda,
una giovane di notevole cultura e carattere intraprendente, era all'epoca

(10) Rafael Alberti, "A Ernesto Che Guevara", in Meri Franco-Lao e Fabio Perini,
Ilasta siempre! Canti e poesie del mondo a Ernesto Che Guevara, con testo a
fronte, Roma, 1977.
(11) Per es. da J. Franco., Introduzione alla letteratura ispanoamericana, Milano,
1972, pp. 293-4.
24

ancora una militante dell'Apra, anche se di orientamento critico e di sinistra


(12).
Con lei e coi suoi amici egli discuter lungamente, tra le tante cose,
anche di quel libro che con gli anni era diventato estremamente popolare
negli ambienti del radicalismo latinoamericano. Il 'Che gi allora non ne
poteva condividere l'orientamento "riformistico", cos come non poteva
riconoscersi per altro verso nell'acre pessimismo di Icaza. Ma certo che
entrambi quei romanzi avevano ormai contribuito ad aprire una via di
riflessione e maturazione politica per la vasta cultura indianstica da lui
accumulata negli anni della grande passione per l'archeologia.
La morte impedir purtroppo a Guevara di conoscere ed apprezzare a
fondo il superamento di quelle due varianti contrapposte dell'indianismo
tradizionale, che sul piano letterario verr rappresentato dal romanzo Cien
anos de soledad (1967), del colombiano Gabriel Garda Mrquez.
L'ipernaturalismo fantastico che .distrugge dall'interno lo schema realistico
del romanzo "classico" di impegno sociale - a nostro giudizio - la
caratteristica letteraria che il Che avrebbe potuto pi apprezzare nella saga
dei Buendfa e nel mondo dell'innocenza primitiva di Macondo. Ci s

(12) L'adesione di Hilda Gadea all'aprismo fu solo una fase giovanile, anche se
molto importante della sua vita. In seguito essa abbracci con entusiasmo le
posizioni teoriche del marxismo, .difendendole con rigore e competenza contro le
deformazioni di provenienza "ortodossa" e neoriformistica. Negli anni
dell'amicizia e della collaborazione che ci hanno accomunato, abbiamo avuto la
possibilit di apprendere molto da lei, dalla sua cultura realmente
"internazionalista".
Alla memoria di Hilda abbiamo gi dedicato un nostro precedente lavoro sul
terrorismo, ma la sua presenza certamente pi viva e pi sentita in queste pagine.
Alle lunghe ed intense discussioni con lei dobbiamo anche una buona dose della
sicurezza con cui esponiamo alcuni aspetti meno noti del pensiero del Che.
Pure, restando a noi l'intera responsabilit di quanto scritto in queste pagine,
possiamo affermare con serenit che Hilda avrebbe condiviso lo spirito di questo
nostro lavoro, il cui.primo abbozzo fu pensato con lei, agli inizi appunto della
nostra amicizia. Era il periodo immediatamente successivo .alla morte del Che, che
per lei signific una tenace e combattiva ripresa di attivit politica in Europa e in
America latina, per ottenere tra l'altro anche la liberazione del fratello Ricardo
Gadea, un noto esponente dell'estrema sinistra, all'epoca detenuto nelle carceri
peruviane.
L'atmosfera politica di quella nostra collaborazione si pu ricostruire
agevolmente da una lunga ed accesa polemica epistolare, apparsa nei nn. 42 e 47 di
Rinascita (ottobre e novembre 1969), tra Roberto Giammanco, Roberto Massari,
Luigi Nono da un lato e Renato Sandri dall'altro, a proposito del Per di Velasco
Alvarado.
25

permetta invece di pensare - in via puramente ipotetica, ma alla luce di


quanto scritto e fatto dallo stesso Guevara - che, tra i romanzi
contemporanei della nuova narrativa latinoamericana, avrebbe accolto con
ancor maggiore entusiasmo e convinta adesione critico-letteraria, la fusione
poetica di impulsivit esistenziale e razionalismo politico incarnata dalla
splendida Storia di Mayta (1984): il guerrigliero fattilo, antieroe per
eccellenza nel romanzo del peruviano Mario Vargas Uosa.
Per tornare ai "classici": Guevara fa pi volte riferimento (per es. nel
diario di viaggio con Granados) al Martin Fieno, che doveva conoscere
pressoch a memoria, come ogni giovane studente argentino che si rispetti.
Scritta nel 1872 da Jos Hemndez, la storia del-gaucho Martin Fieno fattosi bandito perla crudele ingiustizia che domina la societ e schiaccia gli
umili- diventata il prototipo del poema epico, argentino alle origini, poi
universalmente riconosciuto come latinoamericano (13).
Le motivazioni del bandolerismo gauchesco di Martin Fierro non hanno
la stessa pregnanza sociale e rivoluzionaria del vero bandolerismo dei
marginali, quale raffigurato in tanta letteratura latinoamericana o per
esempio nel cinema del brasiliano Glauber Rocha. Tuttavia quel poema
rimane come uno dei testi fondamentali per la formazione umanisticoletteraria di ogni giovane argentino. Guevara tra questi.
Dell'uruguaiano Jos Enrique Rod il Che conosceva a fondo l'opera
pi nota, Ariel (1900). Ne apprezzava ovviamente, come tutta la
generazione di intellettuali radicai che lo aveva preceduto, la raffinata
denuncia dell'utilitarismo statunitense e l'appello rivolto all'intellettuale
latinoamericano a porsi come un modello di comportamento etico oltre che
culturale (14) : un appello che Guevara. raccoglier pienamente, come
vedremo, sul piano filosofico oltre che pratico-politico. E' comunque
interessante vedere l'utilizzo che di quell'antiquato ma dignitoso messaggio ispirato al pi puro evoluzionismo sociale - il Che pot fare in apertura del
primo dei suoi discorsi alla Conferenza dell'OEA, a Punta del Este (8
(13) Non ci possiamo dilungare, ma ci sembra che sull'influenza reale del Martin
Fierro nella formazione del pensiero radicale argentino, sia ormai tempo di
procedere ad un approfondito aggiornamento. Per un'interessante chiave di lettura,
in termini essenzialmente linguistici e letterari, si veda invece J. L. Borges, El
Gaucho Martin Fierro, London, 1964.
(14) "Se Ruben Dario fu considerato il maggior poeta del suo tempo, Jos Enrique
Rod fu giudicato il pi grande degli scrittori in prosa... Come pensatore, si
devono a lui l'originale dottrina dell' 'etica del divenire' e gli studi intorno a fatti e
ad orientamenti della vita .sociale e della cultura in America", Cit. da Fedro
Henrfquez TJrena, Storia della cultura nell'America spagnola, Torino, 1961, p.
110.
26

agosto 1961):
''Vorrei inoltre ringraziare personalmente il Presidente dell'Assemblea per
l'omaggio che ci ha fatto dell'opera completa di Rodo e vorrei spiegargli che non
iniziamo questo discorso con una citazione di quel grande americano per due
ragioni. La prima che torniamo oggi ad Ariel, dopo molti anni, per cercare
qualcosa che in questo momento rappresenter le idee di qualcuno che, pi che
uruguaiano, della nostra America, dell'America che va da Rio Bravo al sud.
E se io non Io cito, perch Rod manifesta in tutto il suo Ariel la lotta violenta
e le contraddizioni dei popoli latinoamericani contro la nazione che ormai da
cinquantanni continua a interferire nella nostra economia e nella nostra libert
politica" (II, 325).
Guevara lesse fin da giovane ed apprezz l'opera dei grandi poeti del
continente, tra i quali per esempio il cileno Fabio Neruda. Ricorda Jos
Aguilar:
"Passavate giornate recitando Neruda..." (op. cit., p. 56).
Oppure il francocubano Alejo Carpcntier, la cui formazione affondava
nei pi avanzati circoli letterari parigini, nel surrealismo ed altre esperienze
d'avanguardia. Notevole stima espresse anche per il poeta cubano Nicolas
Guilln, una delle voci pi vive dell'africanismo e del negrismo
latinoamericano.
Del guatemalteco Miguel Angel Asturias, Guevara apprezz certamente
e in modo particolare il romanzo Week-end en Guatemala (1956),
ambientato all'epoca del governo di Arbenz e del suo rovesciamento con
un'invasione filoimperialista dall'Honduras. Vedremo tra breve quanto
importante sia stato quell'avvenimento per la maturazione politicorivoluzionaria del Che. Possiamo immaginare quindi la commozione con
cui dovette rivivere nell'epopea letteraria quel tragico avvenimento, cos
decisivo anche per lo sviluppo futuro della rivoluzione latinoamericana.
Quel libro fu una delle primissime opere che i'Imprenta nacional de Cuba
pubblic dopo il trionfo della rivoluzione (nel settembre 1960) con un'alta
tiratura. Per inciso, si pu ricordare anche il profondo interessamento di
Asturias, nei suoi anni giovanili, per la cultura e la civilt precolombiana
dei maya.
Tra le correnti contemporaneee della narrativa latinoamericana un posto
a parte spetta all'argentino Ernesto Sbato, molto ammirato dal Che ed al
quale egli scrisse una celebre lettera, importante per i suoi riferimenti al
problema dell'ideologia rivoluzionaria (12 aprile 1960):
"Stimato compatriota... quando ho letto il suo libro Uno e L'universo, che mi
27

affascin... non pensavo che sarebbe stato lei - detentore di ci che era per me la
cosa pi sacra del mondo, il titolo di scrittore - a chiedermi con l'andar del tempo
una definizione, un impegno di ridiscussione... " (15).
"La cosa pi sacra al mondo, il titolo di scrittore " In quell'iperbole
c' tutto l'itinerario guevariano, di studio ed amore per la cultura, che
abbiamo fin qui cercato di ricostruire. E non s tratta di un'affermazione
casuale. Accenti analoghi di ammirazione per la funzione dello scrittore si
ritrovano in una lettera del Che al poeta spagnolo Leon Felipe. Questi
morir nel 1968 nell'esilio del Messico, in tempo per per dedicare
anch'egli una poesia alla memoria del "guerrigliero eroico": "El gran
relincho" (il grande nitrito).
"Maestro - gli aveva scritto Guevara - sono ormai vari anni, da quando prese il
potere la Rivoluzione, che ricevetti il suo ultimo libro, con la dedica.
Non l'ho mai ringraziata, ma l'ho avuta sempre presente. E magari le interessa
sapere che uno dei due o tre libri che ho sul tavolino da notte El Ciervo. Poche
volte posso leggerlo dato che a Cuba dormire, passare il tempo senza far niente o
riposare , semplicemente, peccato di lesa dirigenza.
L'altro giorno fui presente ad un atto per me molto significativo. La sala era
piena di operai entusiasti e c'era un clima di uomo nuovo nell'ambiente. Affior in
me una goccia del poeta fallito che porto dentro e feci ricorso a lei, per polemizzare
a distanza. E" il mio omaggio; la prego d'interpretarlo cos" (21 agosto 1964, IV,
507).
Leggiamoli questi brani di Leon Felipe che il Che aveva citato a
memoria, nella cerimonia di consegna dei Certificati del lavoro comunista
(15 agosto 1964):
"... l'uomo un bambino laborioso e stupido che ha trasformato il lavoro in
un compito faticoso, che ha trasformato la bacchetta del tamburo in una zappa e
che invece di suonare su questa terra un inno di gioia, ha cominciato a scavare...
Voglio dire che nessuno ha saputo scavare al ritmo del sole e nessuno ha
ancora tagliato una spiga con amore e con grazia" (HI, 529).
Sappiamoormai che di quel poeta repubblicano il piccolo Ernesto aveva
sentito parlare per la prima volta in casa propria e in quella degli Aguilar,
negli anni di Alta Gracia. L, a nostra volta, dobbiamo ora tornare.

(15) "Lettera a Emesto Sbato", con commenti di Ernesto Sbato e Antonio Melis,
in Idoelogie, n. 2,1967, pp. 13542.
28

5. La medicina
Negli anni trascorsi nella regione cordobese, il giovane Guevara non si
limita a leggere e sognare. Studia, lavora e intraprende una serie di attivit
tra loro molto disparate, alcune delle quali verranno ben presto
abbandonate. Vale la pna comunque di citarle.
Studia disegno per corrispondenza con l'Istituto Oliva di Buenos Aires,
Una cartella coi suoi primi lavori porta la data del 1942.
Studia grafologia, ad imitazione probabilmente di un analogo interesse
del padre. Questi ricorda una frase scelta da Ernesto per confrontare i
mutamenti d e l a propria grafia attraverso gli anni. Tratta da qualche storia
della Rivoluzione francese, quella frase recitava:
"Credo di avere la forza sufficiente - e la sento in questi momenti - per salire al
patibolo a testa alta Non sono una vittima, sono una goccia di sangue che fertilizza
la terra di Francia, Muoio perch devo morire affinch il popolo sopravviva" (op.
cit., p. 104).
Si appassiona al gioco degli scacchi e sviluppa una certa abilit. In
Argentina del resto quel gioco molto diffuso e conta su una forte
tradizione. Di lu dir il maestro Najdorf, rispondendo alle domande di un
quotidiano di Buenos Aires:
"Come giocava? Era un giocatore abbastanza forte,
Preferiva il gioco d'attacco e faceva sacrifici, ma ben ponderati; posso pertanto
definirlo di prima categoria".
Svolge varie attivit lavorative per pagarsi gli studi. Prende lezioni di
volo a vela e pratica numerosi sport. Tra questi predilige il nuoto (in
particolare lo stile a farfalla), il golf, il rugby, l'alpinismo e - come ovvio
per un argentino - il calcio. Di quel ritmo frenetico di attivit, studi ed
interessi, dir il padre molti anni dopo:
"Ho pensato molte volte a dove trovasse il tempo per fare quelle cose.
Frequentava la scuola pubblica, leggeva ogni tipo di libri, romanzi, avventure e
ogni genere di letteratura. Studiava inoltre filosofia e archeologia. Senza tralasciare
gli studi giocava al calcio e al rugby; faceva gite a piedi e a cavallo, nuotava e
faceva alpinismo e, ogni tanto, in bicicletta o a piedi viaggiava in lungo e in largo
per la provincia di Cordoba. Non fin gli studi di disegno. Bisognava pagarli e in
quel periodo io ero abbastanza a corto di denaro. Cerc un pretesto qualsiasi e
smise (op. cit., p. 103).
A marzo del 1947 Emesto abbandona un momentaneo interesse per
29

l'ingegneria e si iscrive a Medicina, all'Universit di Buenos Aires. In


quella citt si trasferita da due anni anche la sua famiglia.
Da paziente di un celebre .allergologo - il dottore Salvador Pisani - si
trasforma in un suo collaboratore. Inizia cos a lavorare nella clinica in cui
Pisani svolge delle ricerche sulla desensibilizzazione degli allergici,
utilizzando vaccini preparati in laboratorio, sulla base di alimenti
semidigerit.
Nel 1951 viene assunto come infermiere nella flotta mercantile di stato.
A gennaio del 1952 parte in motocicletta con Alberto Granados. Il motivo
ufficiale la visita ad alcuni celebri lebbrosari. Tanto basta perch il
giornale El Austral di Temuco (Cile) pubblichi un pezzo dal ttolo
altisonante: "Due argentini specialisti in lebbra percorrono il Sudamerica in
motocicletta" (19 febbraio 1952),
A Lima vengono ricevuti dal dottor Pesce, uno specialista della lebbra
di fama intemazionale. Ne visitano l'ambulatorio, ma Guevara gi comincia
a pensare ad altro, visto che del dr. Pesce ammira soprattutto la "cultura
marxista formidabile e la grande abilit dialettica". In Brasile visitano il
lebbrosario di San Pablo, sul Rio delle Amazzoni ed Ernesto parla di quelle
esperienze in una lettera alla zia Beatriz:
"L'intenzione di studiare la lebbra si insinuata in me con notevole intensit e
non so per quanto tempo. Il fatto che il modo in cui ci salutarono i malati del
lebbrosario di Lima di quelli che invitano a continuare...
Tanto affetto dipende dal fatto che eravamo stati con loro senza fare gli
schizzinosi e avevamo dato loro la mano come a persone qualsiasi, e ci eravamo
seduti fra di loro a parlare e avevamo giocato al calcio con loro. A te sembrer una
bravata inutile, ma incalcolabile il beneficio psichico che per questi malati, trattati
come bestie selvagge, rappresenta il fatto che la gente si comporti con loro come
con gli esseri normali, e il pericolo che si corre assolutamente minimo" (16).
Ad agosto del 1952 Emesto torna in volo da Miami a Buenos Aires,
dove decide di dare in breve tempo tutti gli esami rimasti. Ne supera
quindici in sette mesi. Sono quasi tutte "cliniche", ma tra queste campeggia
anche una Patologia generale medica di impegno non indifferente. Nel
(16) La lettera del 1 giugno 1952. Un anno prima (7 giugno 1951) era andato in
scena a Parigi // Diavolo e il Buon Dio di Sartre. Nel dramma il grande Goetz,
l'eroe senza vie di mezzo - feroce come capitano di ventura ed abietto come
penitente - si sottopone nel secondo atto ad una "bravata" analoga, coi famigerato
bacio del lebbroso. E' una prova cui si sottopone per sentirsi umano ed affratellato
cogli umili (non vi riuscir comunque e torner allora a combattere). Qualcosa di
quello stato d'animo e di quell'indimenticabile personaggio si ritrova nel modo in
cui Guevara parla nelle lettere delle sue ''inutili bravate" coi lebbrosi.
30

corso dell'anno si laurea con una tesi sulle allergie. Ed un medico quello
che riparte immediatamente in viaggio.
In Guatemala, all'inizio del 1954, comincia a lavorare intorno al
progetto di un libro su La funzione del medico in America latina, mentre
prepara una bibliografia sulla ialuronidasi. Ad aprile scrive una lettera alla
madre, netta quale si avverte che l'impegno politico comincia a precisarsi
ed approfondirsi, prevalendo sugli altri interessi. Anche il suo orizzonte
professionale comincia di conseguenza a farsi pi confuso:
"Di due cose sono certo: la prima che se arrivo alla fase autenticamente
creativa, verso i trenta o trentacinque anni, mia occupazione esclusiva o almeno
principale sar la fisica nucleare, la genetica o una materia di questo tipo, che
raggruppi molte delle cose pi interessanti della conoscenza; la seconda che
l'America latina sar il teatro delle mie avventure con un peso molto pi grande di
quanto avrei creduto".
Sappiamo ovviamente quale delle due direzioni doveva prevalere.
Ciononostante, a dicembre, il libro sulla funzione del medico sembra in
fase avanzata. Mentre termina due ricerche e ne inizia una terza sulle
allergie, scrive ancora alla madre:
"In campo scientifico ho molto entusiamo che sfrutto perch non dura... molto
lentamente continuo a raccogliere materiale per un libricino che vedr la luce -se la
vedr - nel giro di vari anni e che porta il pretenzioso titolo La funzione del medico
in America latina, Posso parlare del tema con qualche autorit giacch se vero che
non so molto di medicina, l'America latina la conosco bene. Certo aldil del piano
generale di lavoro e di un tre o quattro capitoli non c' nient'altro, ma il tempo mi
avanza".
Sull'argomento legge un libro di Maxenee Van deer Meersch, intitolato
Corpi e anime. Ormai lo affascinano decisamente la branca della "medicina
sociale" e la questione della deontologia professionale del medico. Egli del
resto ha sempre considerato immorale il fatto di farsi pagare privatamente le
prestazioni e pi in generale di svolgere la professione per ragioni di lucro.
Rifiuta anche di entrare a lavorare in un laboratorio farmaceutico, a
proposito del quale scrive alla zia Beatriz (9 aprile 1955):
"Del famoso posto di cui mi hai parlalo in varie lettere posso dirti soltanto - per
fare il serio - che nonostante tutti i miei vagabondaggi, la mia scarsa seriet e altri
difetti, ho convinzioni profonde e ben definite, e queste convinzioni mi
impediscono di accettare un posto del tipo da te descritto, perch sono covi di
ladroni della peggior specie che trafficano con la salute umana, che si suppone sia
sotto la mia qualificata protezione".
31

Pubblica alcuni lavori di carattere scientifico sul problema delle allergie,


sfruttando parzialmente la rinomanza del dottor Pisani ed il fatto di aver
collaborato per anni al suo laboratorio.
Un mutamento singolare si verifica anche nel linguaggio d e l e sue
lettere. Termini come "subconscio", "Io" ed altre espressioni tratte
direttamente dal vocabolario d e l a psicanalisi, compaiono ora con
frequenza, con estrema naturalezza e senza forzature intellettualistiche.
Evidentemente le letture di Freud iniziate nella casa paterna verso i 14-15
armi cominciano a germogliare, trasformandola percezione che Guevara ha
di se stesso. Non sembra comunque essere il medico che impiega quei
termini, quanto piuttosto lo studioso, che spinto dall'insoddisfazione verso
il linguaggio corrente, tende ormai ad acquisire una terminologia
psicanalitica.
Nel Guatemala di Arbenz, Guevara s entusiasma per l'esperienza di
democratizzazione popolare in corso e pone le proprie capacit
professionali a disposizione del governo. Entra quindi nel servizio di
pronto soccorso medico, anche se contemporaneamente si iscrive alle
brigate giovanili per l'addestramento militare.
La vittoria di Castillo Aimas muta radicalmente la situazione di Ernesto
anche sotto il profilo professionale. Egli costretto a riparare
nell'ambasciata argentina, poi a nascondersi ed infine a considerare la
medicina solo come una possibilit di trovare un lavoro immediato. Scrive
infatti alla madre che egli si accontenterebbe anche di ottenere "di
contrabbando" una condotta di medico rurale vicino alla capitale.
Sul piano delia ricerca scientifica comincia a rendersi conto che le sue
conoscenze accademiche e le sue passate esperienze con Pisani sono
insufficienti rispetto al cammino che la scienza medica ha compiuto nel
frattempo, per esempio negli Stati Uniti ed in particolare nel campo che a
lui interessa.
Presenta una nuova ricerca ad un Congresso di allergologia ed ottiene
una borsa di studio all'Ospedale generale di Citt del Messico. 1127 maggio
1955, in una lettera al padre, parla ancora in termini specialistici e
professionali d e l e proprie ricerche:
"Dopo aver presentato il mio lavoro... mi sono dedicato a cercare di dimostrare
'in vitro" la presenza di anticorpi negli allergici (credo che fallir); a cercare di
ottenere i cosiddetti propectani, un poco di alimento digerito da far ingerire
all'ammalato in modo tale che quello stesso cibo, mangiato in seguito, non faccia
pi male (credo che fallir); a dimostrare che la ialuronidasi - vediamo se ne sai
tanto quanto dici - un fattore importante nel meccanismo di riproduzione dela
malattia allergica ( la mia pi viva speranza); e a due lavori in collaborazione, uno
imponente con il capo dell'allergia di citt del Messico... e un patologo molto
bravo... e un .altro con uno dei buoni chimici che ci sono in Messico, attorno a un
32

problema sul quale ho solo intuizioni, ma credo che uscir fuori qualcosa di molto
importante. Questo il mio panorama scientifico".
1

Da altri passi della stessa lettera si arguisce chi siano i "chimici ' e le
"intuizioni" .alle quali lavora in Messico, il "chimico" uno principalmente:
il Generale Bayo, ex-combattente della .guerra civile spagnola, incaricato
dell'addestramento militare del gruppo di fuorusciti cubani organizzato dai
fratelli Castro. L"'intuizione" consiste nel partecipare ad uno sbarco
insurrezionale nell'isola di Cuba. E' questa, del resto, anche l'epoca in cui
si fa veramente sistematico lo studio dell'opera di Karl Marx, su cui
torneremo.
La medicina invece si dilegua improvvisamente dalle lettere ai familiari.
Egli stesso descrive le ragioni di questo mutamento in una lettera alla madre
del settembre 1956:
"Dopo questo periodo sar un carro armato in questioni economiche bench
abbia dimenticato come si prende il polso e come si ausculta... La mia strada
sembra allontanarsi lentamente e fermamente dalia medicina, ma mai tanto da non
provocarmi nostalgia dell'ospedale. Quello che vi raccontavo della fisiologia era
una bugia, ma non del tutto... In ogni caso ora appartiene al passato. San Carlos
[Marx, n.d.a.j ha fatto un buon acquisto. Del futuro non posso dire nulla.
Penso di cambiare l'ordinamento dei miei studi: prima mi dedicavo pi male
che bene alla medicina e il tempo libero lo dedicavo allo studio non organico di San
Carlos. La nuova fase della mia vita esige anche un mutamento di organizzazione:
ora San Carlos al primo posto, il centro, e lo sar per gli anni in cui lo sferoide
mi ammetter nella sua fascia pi estema; la medicina un gioco pi o meno
divertente o estemporaneo..."
Conclude confessando di aver rinunciato a terminare il libro sulla
funzione sociale del medico. Ormai non pu pi sottoscrivere nemmeno la
parte etico-politica di quel lavoro. Ben altra la "medicina sociale" che ora
gli appare praticabile e necessaria.
"... quando le patate bruceranno sul serio, allora saprai che tuo figlio, in un
soleggiato paese americano, maledir se stesso per non aver studiato qualcosa di
chirurgia in modo da aiutare un ferito e maledir il governo messicano che non gli
ha permesso di perfezionare la sua gi rispettabile mira per abbattere fantocci pi
facilmente. E la tolta sar a viso aperto, come negli inni, per "vincere o morire".
Ti bacia di nuovo, con tutto l'affetto di un addio che si rifiuta di essere
definitivo, tuo figlio".
La lettera arriva a destinazione quando lo sbarco del Granma gi fallito
e i giornali di tutto il mondo annunciano la morte di Fidei Castro con il suo

33

gruppo di temerari. C' per qualcosa di vero, visto che una parte d e l a vita
di Ernesto Che Guevara sembra ormai definitivamente morta.

La lettera a l a madre del settembre 1956 contiene l'ultimo riferimento


significativo a l a medicina. Negli anni successivi, le rare volte che Guevara
avr occasione di tornare sull'argomento, si limiter ad accennarvi, senza
manifestare un interesse particolare o una nostalgia per q u e l a vocazione
professionale mancata (17).
Sar lui "il medico'' d e l a Sierra, di cui all'epoca parleranno i giornali in
tutto 1 continente. La fotografia che accompagna il celebre servizio
giornalistico di Herbert Matthews per 1 New York Times lo raffigura
accanto a Fidel e g altri, con la didascalia: "H medico argentino dela
spedizione, Ernesto Guevara". Ma egli assolve a quella funzione soltanto
nella fase iniziale. Nei Ricordi d e l a guerra rivoluzionaria, racconter
l'episodio della sua "storica" decisione di abbandonare la cassetta dei
medicamenti per recuperare q u e l a dei proiettili, nell'agguato di Alegria de
Pio:
"Fu forse quella la prima volta che mi trovai di fronte al dilemma tra la mia
dedizione alla medicina e il mio dovere di soldato rivoluzionario" (1,13).
In un'altra occasione, rendendo omaggio alla memoria di Cantilo
Cienfuegos e ricordando i primi giorni dopo lo sbarco, sembra ammettere a
malincuore:
" A quell'epoca io ero pi medico che combattente..." (IV, 297).
Ecco alcuni riferimenti al'attivit di medico del Che, tra i suoi ricordi
d e l a guerra rivoluzionaria:
"In quel periodo dovevo eseguire i miei uffici di medico ed in ogni paesetto o
localit in cui arrivavamo effettuavo le mie visite. Erano visite monotone perch
non avevo molti medicinali da offrire ed i casi clinici della Sierra non offrivano, una
grande variet: donne prematuramente invecchiate, senza denti, bimbi dai ventri
enormi, parassitismo, rachitismo, avitaminosi in genere, erano i marchi dela

(17) Per esempio con la specialista di psicologia del lavoro , nelle conversazioni
stenografate al Ministero dell'Industria nel 1964: "Vorrei rispondere una cosa alla
dottoressa. Non per fare una controversia scientifica, giacch un bel pezzo che
ho abbandonato questo campo, nel quale del resto non ho mai brillato troppo". Cit.
da "Il Piano e gli uomini", in II Manifsto, mensile, n. 7,1969, p. 39.
34

Siena Maestra...
Ricordo che una bambina assisteva ale visite che facevo alle donne della
zona... La piccola quando arriv il turno di sua madre, dopo i tanti cui aveva gi
assistito in precedenza nell'unica stanza del capanno che mi faceva da ambulatorio,
le sussurr: 'Mamma, questo dottore racconta a tutte la stessa cosa'.
Ed era una gran verit; le mie nozioni non andavano molto lontano, ed inoltre
tutte le pazienti presentavano lo stesso quadro clinico e raccontavano
senza saperlo la stessa storia straziante" (1,67)
"Il giorno 26 debuttai come odontologo, per quanto nella Sierra mi
affibbiassero il titolo ben pi modesto di 'cavadenti": mia prima vittima fu Israel
Pardo... Alla mia scarsa perizia si aggiungeva la mancanza di tenaglie, oltre al fatto
che, dovendosi risparmiare gli anestetici, ricorrevo spesso alla 'anestesia
psicologica', insultando abbondantemente i miei pazienti, quando si lamentavano
esageratamente dei miei armeggi dentro la loro bocca" (1,90)
Nel gennaio del 1959, pochi giorni dopo l'ingresso dell'Esercito ribelle
all'Avana, il Collegio medico nazionale di Cuba decide di conferire al Che
la laurea in medicina "honoris causa". Modesto e schivo, il suo discorso di
ringraziamento lascia trapelare solo un interesse immediato per lo sviluppo
della medicina sociale a Cuba e poche parole di commemorazione per
"l'apporto di sangue e uomini" dato dalla "categoria dei medici" alla
Rivoluzione. In un vago e malinconico riferimento al proprio passato si
limita a constatare:
"Se la mia vita avesse seguito i canali della scienza, non sarei mai arrivato qui "
(IV, 119).
In realt i suoi rapporti con "la scienza" non terminano affatto con la
vittoria della rivoluzione cubana, ma anzi ne traggono ulteriore stimolo nel
senso di un approfondimento ed un ampliamento verso discipline
precedentemente ignorate. L'abbandono della medicina non impedisce al
Che, ministro dell'Industria, di prendere lezioni di costi ed organizzazione
produttiva, di economia, di matematica e di programmazione dallo studioso
Harold Andcrs.
Nel gruppo guerrigliero della Bolivia, "El Medico" un peruviano, che
si viene a trovare per ben presto in penose condizioni fisiche. Dal Diario
del Che siamo informati che egli stesso quindi svolge in prima persona tale
funzione, compiendo degli interventi medici e chirurgici di notevole
complessit. Dalle estrazioni di denti a Gamba, Arturo, Chapaco ed altri
("Giornata stomatologica", titola per es. il Diario del 17 settembre 1967),
alla cura di una suppurazione alla rotula di Raul (con estrazione del liquido
purulento), fino al disperato tentativo di intervento chirurgico al fegato e
35

agli intestini di Tuma (21 giugno).


Compiuti con mezzi di fortuna, questi interventi richiedevano pur
sempre una formazione cinica, che non poteva essere, per il Che, quela
appresa sui libri all'Universit di Buenos Aires. E' evidente quindi che egli
s'era sottoposto ad un addestramento medico particolare, nel periodo
preparatorio alla spedizione del Granma e forse nuovamente prima di quela
boliviana.
Ciononostante, questo tardivo ritorno a l a medicina "da campo", non gli
impedir di portare con s n e l a guerriglia scorte insufficienti dei medicinali
con cui si curava l'asma E cos costretto a subire fino agli ultimi giorni la
sofferenza e gli attacchi insopportabili di q u e l o stesso male che aveva
accompagnato tutto l'arco d e l a sua vita, dalie acque del Paran a quelle del
Nancahuazu. Perlomeno con se stesso, Guevara non fu mai un buon
medico.

6. La tradizione latinoamericana
E" impossibile immaginare una corrente di pensiero rivoluzionario, nata
in un qualsiasi paese del'America latina, che non abbia avuto ad un certo
stadio del proprio sviluppo una proiezione continentale. Si potrebbe
addirittura andare oltre e dire che la dimensione sovranazionale ha
presieduto - in forma pi o meno determinante - alla formazione di tutti i
m o d e l ! interpretativi d e l e distinte realt storiche e sociali del'America
latina, prodotti e formulati nell'ultimo secolo e mezzo e poco pi: dalle
prime guerre di indipendenza ai nostri giorni. E ci va inteso a prescndere
dal'orientamento politico - conservatore o progressista - dei pensatori
impegnati n e l a costruzione di t a l modeli teorici. Alcuni autori, dalla
ristretta visuale nazonalstica, facilmente individuabili paese per paese,
costituiscono l'eccezione di una tale linea di continuit che ha ormai
acquisto 'una valenza storica.
L'insubordinazione d e l e giovani borghesie creole e la rivolta contro
l'oscurantismo d e l e metropoli coloniali, spagnola e portoghese, hanno
sempre spinto quasi spontaneamente q u e l e nuove lites emergenti ad una
valorizzazione teorica dell'organica e sistematica unitariet dell'universo di
discorso sociale, derivato alle origini dal'illuminismo europeo (Rousseau
in prima fila) e in seguito dal positivismo. Lo stesso marxismo
latinoamericano acquister un'irreversibile proiezione continentale, gi per
opera del suo primo grande esponente, il peruviano Jos Carlos Maritegui
(basti pensare ai Siete ensayos de la realidad latinoamericana).
Non quindi nella dimensione continentale del pensiero politico di
Guevara, che va vista una sua presunta originalit od un'improvvisa
36

apertura di respiro teorico, come stato ingenuamente e da pi parti


sottolineato nella letteratura compilata in gran fretta subito dopo la sua
morte. Quella dimensione era ormai un dato acquisito per la formazione del
pensiero del Che, come lo era stato per Fide! Castro e i molti altri esponenti
del radicalismo latinoamericano del dopoguerra e che qui sarebbe troppo
lungo elencare. Semmai originalit vi fu, essa va piuttosto ricercata nel
tentativo compiuto da Guevara di innestare quella tradizione continentale,
con le correnti pi dinamiche - ed allo stesso tempo pi avanzate - del
marxismo europeo a lui contemporaneo. Un processo poco lineare e molto
sofferto sul quale torneremo.
Qui interessa invece ricostruire - sa pure sommariamente - il rapporto
intrattenuto dal suo pensiero in via di formazione, con il patrimonio teorico
della tradizione latinoamericana, quale emerge dalle analisi fornite dallo
stesso Guevara. Con l'avvertenza preliminare, tuttavia, che molto scarso
il materiale da lui prodotto e dedicato esplicitamente a tali argomenti,
soprattutto se si considera l'incidenza che la riscoperta delle tradizioni
autoctone ha avuto nel corso d e l a sua movimentata giovent.
E in effetti, al d l dei pochi scritti organici sulla questione, si
potrebbero cogliere delle manifestazioni vistose e concrete di
quell'aspirazione ad una visione continentale, proprio nei due grandi viaggi
"d'avventure" che il Che comp tra le varie repubbliche latinoamericane
prima della rivoluzione cubana. Non vi sono dubbi, almeno per noi, che
con il "terzo" di quei grandi viaggi, iniziato sui monti della Bolivia e
destinato ad uno sviluppo insurrezionale "intercontinentale" - per usare
un'espressione tratta dal Diario boliviano - il Che si riprometteva di portare
a compimento pratico anche un proprio itinerario personale di vita e di
pensiero, iniziato su quella stessa cordigliera andina quindici anni prima.
Concreto e visionario fino all'estremo, non a caso stata vista in lu anche
una delle massime espressioni di rivoluzionarismo "pragmatico" (18).
Nell'aprile del 1954, gi all'epoca del secondo viaggio, si era confidato
con la madre, scrivendo:
"L'America latina... ritengo davvero di essere arrivato a capirla e mi sento
iatinoamericano con caratteristiche peculiari rispetto a qualsiasi altro popolo del
mondo".
Ma anche per Guevara - come per molti altri noti esponenti del pensiero
sociale latinoamericano - la scoperta della dimensione continentale aveva
preso le mosse dall "indanismo", vale a dire dallo studio e dalla diffusione
,

(18) Per es nell'intervista con Laura Bergquist, in Look, 8 novembre 1960.


37

extraterritoriale dei valori e dele costumanze delle primitive societ


indigene. Un procedimento teorico-antropologico che ha acquisito una
significativa dignit letteraria con Asturias, studioso appassionato d e l a
societ aborigena dei maya, o che ha avuto un illustre precedente politico
nella formazione dell'Apra di Haya de la Torre.
E' probabile che n e l a biblioteca del giovane Emesto, accanto ai
romanzi di avventure tradizionali d e l a cultura "occidentale", vi fossero
anche storie e racconti ambientati nel mondo d e l e lotte tra indios e
spagnoli, sulla cui mitizzazione era fiorita nel secolo precedente una vasta
messe letteraria. Di modesto livello perlopp, ma sufficiente ad accendere
la fantasia di un giovane; e questi sar tanto pi disposto ad appassionarsi
al romanzo d'avventure, quanto pi lo sentir legato .alle origini d e l a
propria gente, d e l a propria terra.
Tra i molti romanzi di ambientazione indoamericana, noti e reperibili
negli anni di vita ad Alta Gracia, il giovane Ernesto potrebbe aver letto come titoli che qui citiamo a scopo esemplificativo - La cruz y la espada,
scritto n e l o Yucatn da Eligio Ancona, o il pi celebre nel genere,
Enrlquillo, del dominicano Manuel de Jesus Glvan.
Abbiamo gi ricordato l'interesse di Guevara per i Comentarios Reales
d e l i n c a Garcilaso de la Vega Figlio di un capitano spagnolo .e una donna
nca di sangue reale, questi scelse deliberatamente il soprannome indigeno,
per distinguersi dal suo omoriimo iberico, ma soprattutto per rivendicare
con orgoglio la mescolanza di sangue n e l e proprie vene, che faceva di lui
un metccio, una specie d paria n e l a societ spagnolesca del XVI .secolo.
La sua particolare esperienza esistenziale, unita ad una profonda
formazione culturale sui testi dell'umanesimo europeo, gli forn gli
strumenti per gettare le fondamenta storiche - e preistoriche - di un
discorso molto avanzato nell'epoca sua: per rivendicare il valore culturale
ed universale della fusione operatasi con la Conquista tra il mondo
spirituale degli incas e quelo cristiano degli spagnoli.
Nonostante alcune ambiguit "filoccdentali", il libro d e l i n c a
Garcilaso pu essere considerato come il primo grande affresco
indigenistico nella storia .culturale dell'America latina... E come tale esso fu
certamente recepito dal ventiquattrenne Guevara, che lo lesse in Perii e
soprattutto lo discusse con un maestro di Puno, un aprista perseguitato dal
governo, studioso delle tradizioni indigene locali e di origine india a sua
volta... Ce ne parla il Che nel suo diario di viaggio con Granados:
"La voce ispirata del maestro acquistava uno strano suono quando parlava dei
suoi indios, di quella che in altri tempi era stata la razza ribelle degli aymar, e
cadeva in uno sconforto profondo quando parlava dello stato' attuale dell'indio,
rimbecillito dalla civilt e dai compagni impuri - i suoi pi acerrimi nemici - i
38

metcci che scaricano su di loro tutto il rancore di non essere nulla di definito...
Il destino di questi infelici di vegetare, occupando qualche oscuro posto nella
burocrazia, e morire con la speranza che qualcuno dei loro figli, grazie alla
miracolosa azione della 'goccia' di conquistadores che portano nel sangue, riesca a
ragiungere gli obiettivi cui loro anelarono e che riempiono anche l'ultimo momento
della loro vita".
A partire dal momento in cui l'interesse si fa archeologico e l'antica
civilt indoamericana assume le forme fisiche-concrete dei reperti e dei
monumenti - visitati per la prima volta in Bolivia e in Per - un altro
genere di letteratura che comincia ad esercitare una significativa influenza
su Guevara: sono le ricerche a sfondo preistorico e storico-sociale
sull'impero degli incas e la Conquista, come quelle di Hiram Bingham o di
Louis Boudin, gi ricordate parlando della sua grande passione per
'.'archeologia.
Ma volendo dare a quella passione una dimensione pi ampia,
"antropologica" nel vero senso del termine - e seguendo cosi una linea di
sviluppo che effettivamente matura nel giovane Guevara "viaggiatore" - si
potrebbe ora aggiungere l'opera assai nota dell'argentino Joaqufn Gonzlez
(1863-1923), che fu certamente letta ed apprezzata.
Gonzlcz raggiunse la celebrit con Mis Montanas, una serie di quadri a
sfondo descrittivo, quasi paesaggistico, dedicati alle usanze di villaggio, ai
modelli di vita andini e soprattutto, per la prima volta, all'ambiente naturale
caratteristico. Che non si trattasse di un parto letterario estemporaneo,
dimostrato dal fatto che lo stesso scrittore argentino aveva riversato i
risultati d e l e proprie ricerche s u l e origini dei miti e delle leggende locai, in
un'opera rivolta a valorizzarne l'eredit per 1 processo di formazione
culturale dcl'Argcntina "moderna". Quel lavoro era intitolato La tradicin
nacional.
Nel maggio del 1954, Emesto scrive dal Guatemala alla madre, reduce
da una delle sue tante visite a resti di monumenti precolombiani (nel
Salvador, per l'occasione):
"Ci sono delle piccole ma interessanti rovine. In questo posto ho finito di
convincermi di quanto il mio americanismo non voleva convincersi: i nostri
paparini sono asiatici... Ci sono delle figure in bassorilievo che sono Budda in
persona e tutte le caratteristiche li denotano perfettamente eguali a quelli delle
antiche civilt indostane".
Queste annotazioni di viaggio acquistano un significato particolare se si
pensa che in quello stesso periodo che Guevara legge il romanzo
indianistico Huasipungo di Icaza, di cui si gi detto, traendone certamente
ispirazione per una concezione politica pi dinamica ed attualizzata, dei
39

destini della popolazione indoamericana. Questa viene vista ormai non pi


come razza, ma come proletariato, reale o potenziale, in ogni caso sfruttato
e negletto. Quindi anche come un soggetto sociale suscettibile di una rapida
maturazione rivoluzionaria.
Nelle discussioni sull'argomento con Hilda Gadea ed in polemica coi
suoi amici apristi, Guevara utilizza certamente anche gli scritti di
Maritegui, dedicati agli indios ed all'indianismo, apparsi sulla rivista
peruviana, dal significativo nome di Amauta (19). Abbiamo del resto gi
osservato che mentre O r o Alegria (El mando es ancho y ajeno) rappresenta
il punto di vista del'aprismo, ottimistico e "modernista" sul futuro delle
comunit degli indios, forge Icaza appare come l'interprete del versante
opposto, "infrarealistico" come stato detto. Huasipmgo si conclude con
una sollevazione degli indios e col loro massacro, senza che n u l a si salvi
dei valori e dell'umanit che aveva presieduto a l e origini d e l a lotta..Questo
secondo romanzo esercita per un'enorme influenza sul Che, anche per il
luogo e il momento storico in cui lo legge: il Guatemala di Arbenz. E stato
detto, con un'analogia un po' azzardata, che quest'opera potrebbe aver
avuto per la sua formazione, un'influenza simile a quela che Les paysans
di Balzac ha avuto perle idee di Marx sui contadini (20). Verificheremo pi
avanti, fino a che punto ci sia stato vero.
1

La riscoperta del valore antimperialistico continentale - sul piano


programmatico e non pi solo propagandistico - dell'ideologia d e l e guerre
indipendentiste anti spagnole del sec. XIX, stata un prodotto politico d e l a
rivoluzione cubana. In assenza di un preciso referente culturale ed
istituzionale di tipo partitico, davanti all'urgenza di adeguare il discorso
politico ad una realt sociale in rapido mutamento e nel rifiuto di modeli di
pensiero d"'ortodossia marx-leninista" d'importazione estera, 1 gruppo
dirigente fideista decise di compiere una particolare scelta ideologica. E
cos, immediatamente dopo la conquista del potere, cominci ad
attualizzare, valorizzare e se necessario riscrivere, con ottica retrospettiva,
le pagine pi significative e gloriose della guerra antispagnola cubana e
continentale, E ci per ritrovare nel pensiero dei suoi ispiratori le matrici
ideologiche che giustificassero i nuovi orientamenti politici e le
trasformazioni in corso. 1 processo si rivel poi pi. difficile e complicato
di quanto non avessero potuto prevedere i dirigenti guerriglieri d e l a Sier-

(19) "Saggio" degli incas.


(20) Cfr. Michael Lowy, La pense de Che Guevara, Paris, 1970, p. 120.
40

ra (21).
Per quanto discutibile, arbitraria e spesso ingenuamente celebrativa,
quella riscoperta della tradizione indipendentista ebbe a Cuba un suo
itinerario originale e significativo. Sotto rincalzare degli avvenimenti, essa
dovette trasformarsi n e l a Prima e soprattutto nella Seconda dichiarazione
dell'Avana (1960 e 1962): bench aperti nel nome di Jos Marti, quei testi
divennero infatti un'esplicita scelta di campo per il socialismo ed un
manifesto politico rivoluzionario per l'intero continente latinoamericano.
Sulla scia di quelle Dichiarazioni ed attraverso il contributo di studiosi
provenienti anche dagli altri paesi dell'America latina - generosamente
accolti in riviste e pubblicazioni cubane, all'epoca molto diffuse ed
apprezzate - la riscoperta della tradizione indipendentista si fece
immediatamente sovranazionale, continentale per l'appunto.
Il Che visse in prima persona questo processo di trasformazione
ideologica, apportandovi d suo soltanto una maggiore cautela e un'istintiva
diffidenza verso gli eccessi potenziali o gi visibili di quel
"sovranazionalismo continentale", passibile pur sempre di deformazioni
semplificatrici, di stampo patriottico e localistico. Ci spiega anche la
parsimonia con cui i nomi o le figure dei grandi dirigenti delle guerre
d'indipendenza - Artigas, Bolfvar, Marti, Macco, ecc. - ricorrono nei suoi
molti scritti e discorsi. Un'incidenza che appare ancor pi modesta se
paragonata ad analoghi riferimenti a Marx ed alla tradizione di pensiero
marxista, letteralmente disseminati nella sua vasta e composita opera
teorica. Addirittura insignificante poi se confrontata, colla presenza di quei
Libertadores nei discorsi .di Fidel Castro.
Per quanto riguarda Guevara, i nomi dei grandi condottieri
dell'indipendenza antispagnola degli inizi dell'800, compaiono per la prima
volta in forma sistematica e politicamente significativa, in un discorso del
17 agosto 1961, tenuto nell'Universit di Montevideo, in Uruguay. Per
una piena comprensione di quel discorso, tuttavia, dobbiamo esaminare
preliminarmente alcuni antecedenti molto significativi.
Rispondendo ad una lettera, dello scrittore argentino Ernesto Sbato (12
aprile 1960), il Che affronta per la prima volta con una certa attenzione il
problema d e l e radici ideologiche d e l a rivoluzione cuana, soffermandosi
sul ruolo subordinato dell'intellettualit insulare e sottolineando le evidenti
analogie col caso argentino. Egli dichiara di affidare per il momento al suo
manuale d e l a Guerra di guerriglia la speranza di avviare una migliore
comprensione del processo di formazione del gruppo d e l a Sierra. Ed egli
stesso sintetizza il modesto patrimonio teorico di quel gruppo in formule
(21) Sulla questione si veda il terzo capitolo del nostro Storia di Cuba, Societ e
politica dalle orgini alla rivoluzione, in queste edizioni, Roma, 1987.
41

inequivocabili:
"... questa Rivoluzione la prima genuina creazione dell'improvvisazione... il
caos pi perfettamente organizzato dell'universo".
Nel corso della lettera Guevara accenna anche ad una timida analogia tra
il radicalismo argentino di Irigoyen e quello di Chibs, il maestro spirituale
di Fidel Castro e di un'intera generazione di rivoluzionari cubani. Conclude
poi con un richiamo implicito alla necessit di compiere un lavoro di anlisi
sistematica dell'ideologia d e l a rivoluzione cubana, enunciando a l o stesso
tempo i pericoli di una tale operazione:
"Per questo ho paura di cercare di descrivere l'ideologia del movimento;
quando mi decidessi a pubblicada, tutti penserebbero che si tratta di un'opera
scritta moli anni prima" (22).
Ed invece quel'opera vide la luce pochi mesi dopo ( s u l a rivista d e l e
Forze armate Verde Olivo, ottobre I960), col ttolo molto impegnativo di
Note per lo studio dell'ideologia della Rivoluzione cubana. Essa sembrava
scritta, pero - al contrario di quanto aveva temuto Guevara - molti .anni
dopo e non ''prima" d e l a rivoluzione. Conteneva infatti una ricostruzione a
posteriori di un processo di formazione e maturazione teorica, che in realt
non c'era mai stato nel Movimento 26 di luglio, e tentava artificialmente di
riportare l'ispirazione rivoluzionaria del gruppo dirigente castrista ad una
presunta continuit d metodo col marxismo (sia pure con tutti i distnguo e
le cautele del caso).
La cosa pi sorprendente, tuttavia, era che quel tentativo di
giustificazione teorica era completamente privo di riferimenti ai teorici ed
a l a tradizione d e l e guerre antispangole - cubana e continentali. Vi era solo
un breve inciso su Bolfvar e il Messico, ma collocato in funzione di un
giudizio su Marx ed Engels e non per un richiamo esplicito .ala tradizione
dei Libertadores, che la propaganda ufficiale avrebbe invece e senza
esi stazioni indicato come gli "autentici" ispiratori dell'ideologia d e l a
rivoluzione.
L'uso strumentale e giustificazionistco che stato fatto di questo testo
del Che ha sempre impedito di cogliere queste palesi incongruenze. Ed
invece, proprio un'analisi pi accurata di quel vago riferimento a Marx,
Engels e Bolfvar, avrebbe aiutato a chiarire - anche se non a risolvere alcuni aspetti contraddittori dell'analisi proposta da Guevara. Rileggiamo il
brano il questione:
(22) In Ideologie, loc. cit.
42

"A Marx, come pensatore, come studioso delle dottrine social e del sistema
capitalista in cui si trov a vivere, si possono evidentemente obiettare alcune
inesattezze. Noi latinoamericani possiamo, per esempio, non essere d'accordo con
la sua interpretazione di Bolfvar, o con l'analisi che lui ed Engels fecero dei
messicani, dando per scontate certe teorie sulla razza o sulla nazionalit che sono
oggi inammissibili..." (1,369).
Di che si tratta?
Marx si occupato effettivamente anche di Bolfvar. Lo ha fatto
redigendo alcune voci della New American Cyciopaedia, pubblicata in 16
volumi a New York, tra il 1858 eil 1863. La coordinava Charles Anderson
Dana, un giornalista progressista nordamericano, dirigente per un
ventennio del New York Daily Tribune. Tra le voci significative per capire
l'accenno di Guevara vi erano quelle di "Ayacucho", elaborata insieme ad
Engels e "Bolfvar" che Marx redasse da solo, ponendo una certa enfasi
sulle aspirazioni dittatoriali dell'aristocratico venezuelano, il suo
autoritarismo ideologico e le evidenti mene bonapartistiche, quali apparvero
in tutta la vicenda della Nueva Granada, nel rapporto con San Martin e n e l e
sue stesse e pi celebri dichiarazioni.
Quel taglio critico non piacque nemmeno al Dana, che sollev delle
difficolt per la pubblicazione (e il pagamento) del testo sul "Libertador",
esigendo da Marx chiarimenti ulteriori, fonti giustificative, insomma
un'attenuazione del tono. Di questo siamo inforniti dallo stesso Marx, che
il 14 febbraio 1858 scriveva ad Engels da Londra, utilizzando quel tono
franco e paradossale che cos spesso ricorre nella corrispondenza col
grande amico:
"Dana fa delle difficolt per una voce piuttosto lunga su 'Bolivar', perch
sarebbe scritta in a partisanstyle, e chiede le mie authorites. Nasalmente gliele
posso dare, sebbene sia una stana pretesa. Per quel che riguarda il partisanstyle,
vero che mi sono un po' allontanato dal tono generale dell'enciclopedia. Veder
celebrato, come un Napoleone I il pi vile, il pi volgare e il pi miserabile
straccione, era un po' troppo. Bolivar il vero Soulouque" (23).
Del Messico Marx ed Engels si erano occupati invece solo di sfuggita,
nel contesto delle osservazioni dedicate alla guerra con gli Stati Uniti e
(23) In Marx - Engels, Opere complete, XL, 294. Faustin Elie Soulouque (17821867), negro ed ex-schiavo, fu eletto presidente della Repubblica ad Haiti, nel
1847, auloproclamandosi in seguito imperatore col nome di Faustin I. Impose al
paese una dittatura sanguinaria, costituendo intorno a s una corte, ad imitazione ma in realt una tragica parodia - di quella francese. Deposto da una rivolta nel
1858, riusc a salvarsi e partire per l'esilio.
43

soprattuto per la spedizione che Napoleone ITI invi in appoggio a


Massimiliano d'Austria (1863-67). I due amici espressero in pi di
un'occasione la loro stima perle capacit militari del generale Santa Anna e
sostennero il diritto di Benito Jurez a non rimborsare i crediti francesi
(Marx ad Engels, 6 maggio 1862). Si erano poi occupati pi in generale del
Messico e del Per, perla loro storia della "marca", operando un confronto
tra le comunit indigene di quei paesi con analoghe istituzioni celtiche e
slave.
Il riferimento di Guevara, quindi, non pu che riguardare il contenuto
di una lettera di Marx, ad Engels (2 dicembre 1854), in cui il burbero
filosofo di Treviri si lascia andare ad una delle sue imprevedibili e mordenti
sfuriate. Questa volta l'oggetto dell'irritazione l'incapacit militare sia
degli yankees, sia dei messicani, nel conflitto che li aveva visti contrapposti
alcuni anni prima:
1

"Sentimento di indipendenza, e abilit individuale degli yankees, forse anche


pi che negli anglosassoni. Gi gli spagnoli sono degenerati. Ma ora, uno
spagnolo degenerato, cio un messicano, un ideale. Tutti i vizi degli spagnoli,
fanfaronaggine, spacconeria e donchisciottismo alla terza potenza, ma senza quel
tanto di solido che quelli posseggono.
La guerriglia, messicana una. caricatura di quella spagnola, e anche le fughe
delle regolar armies, sono infMtamenie al 'di sotto. In compenso per anche gli
spagnoli non hanno prodotto alcun 'talento come quel Santa Anna" (24).
Marx aveva appena terminato di leggere in quegli stessi giorni La
Conquista de Mexico di Antonio de Solis, sulla spedizione di Hernari
Cortes e The War with Mexico di Roswel Sabine Ripley, un ufficiale
nordamericano che aveva partecipato alla guerra contro il Messico dei 184648. Di l era nata l'idea di un confronto "tra le due conquistas" (Marx ad
Engels, 30 novembre 1854) e dai ricordi del secondo probabilmente
l'indignazione per lo svolgimento delle operazioni militari.
Non si tratta quindi di riferimenti importanti e significativi. E' evidente
che nella lettera citata pu sorprendere la virulenza di Marx, ma non al
punto di attribuirgli pregiudizi razziali o mancanza di rispetto perle istanze
progressiste del nazionalismo messicano. Per quanto poi riguarda Bolfvar,
bene ricordare che il giudizio di Marx sulle sue ambizioni accentratrici e
l'autoritarismo della sua ideologia ormai condiviso ampiamente dalla
moderna critica storica (25).
(24) Marx - Engels, Opere, XXXTX, 434.
(25) Per es. Tulio Halperin Donghi, Storia dell'America latina, Torino, 1968, pp.
111-2.
44

Ad onor del vero bisognerebbe .anche aggiungere che al'epoca del


discorso citato, Guevara era reduce dalla lettura di .alcuni scritti' di Jesus
Silva Herzog, l'economista messicano autore del progetto di legge per
l'esproprio delle compagnie petrolifere, che il governo Crdenas aveva
approvato nei 1936. 1 Che, che aveva conosciuto e stimato* Crdenas,
riviveva in prima persona nel 1960 q u e l a pagina gloriosa d e l a recente,
storia messicana, nel momento in cui si accingeva ad espropriare anche a
Cubale stesse - anche se pi modeste - compagnie petroliere straniere. Ci
pu contribuire a spiegare il risentimento verso il giudizio troppo sbrigativo
di Marx. Non spiega per 1 suo silenzio su Bolfvar e gl altri noti esponenti
del'indipendentismo continentale, proprio i n q u e l o stesso saggio, dedicato bene ricordarlo ancora una volta - a l o "Studio del'ideologia d e l a
rivoluzione cubana".
Guevara aveva ovviamente una conoscenza approfondita d e l e guerre di
indipendenza antispagnola, come qualunque altro, uomo di cultura politica
che abbia compiuto i propri studi sul continente latinoamericano. Ed anche
riguardo a Cuba, egli era familiare con lo svolgimento delle sue guerre di
liberazione d a l a Spagna, ancor prima di conoscere i cubani del Movimento
26 di luglio e seguire loro corsi all'accampamento. (Si vedano per es. i
riferimenti ad Antonio Maceo e Jos Marti nelle lettere a l a madre,
novembre 1956, ed alla moglie Hilda Gadea, anche se ormai dalla Sierra, il
28 gennaio 1957).
fl suo studio e la sua immedesimazione con quelle pagine di storia
continentale furono rafforzati ovviamente d a l a rivoluzione cubana, ma
rimasero sempre un'acquisizione personale: un fattore culturale proprio,
filtrato attraverso l'ottica di un giovane ribelle argentino, con difficolt a
farsi veramente utilizzare in funzione di un discorso ideologico compiuto,
prepositivo e propagandistico che fosse, come sar invece il caso di Fidel
Castro.
Ebbene, con questo grande retaggio del passato, il Che sapeva di dover
fare i conti nel momento in cui si fosse accinto a ricostruire le matrici
storico-ideologiche d e l a rivoluzione cubana - senza essere per convinto
detta sua effettiva attualit. Cos forse si pu cominciare a capire anchequale fosse il tipo di paura cui e g l faceva riferimento n e l a lettera ad
Ernesto Sbato, annunciando la necessit di una rigorosa analisi storicoideologica.
Egli s mise poi al lavoro, ma nel'arco di quei pochi mesi (aprileottobre 1960) dovette necessariamente compiere una nuova ed accurata
riflessione sui temi della tradizione, a l a ricerca ansiosa d'altre fonti,
proprio per non scrivere la nuova storia con gli occhi del passato. Ed in
quel'occasione si imbattuto probabilmente anche nei giudizi stroncatori di
Marx su Bolivar e la guerriglia messicana (che, per inciso, non sono
45

nemmeno tanto facili da reperire).


Il suo stato d'animo di allora non poteva che farglieli respingere, non
solo per la forma e il tono sprezzante, ma forse anche perch preoccupato
dalle implicazioni di un loro eventuale approfondimento. Non si incrinava
invece la sua entusiastica adesione alla validit del discorso marxiano, che
nelle Note si presenta, addirittura, in una veste metastorica, 'di esaltazione
ingenua ed apologetica, in accordo ad una concezione meccanicistica
dell'evoluzione del "marxismo" che Guevara abbandoner completamente
solo alcuni anni dopo.
Da tutto ci si porrebbe concludere che il Che, pur non condividendo la
forma dei giudizi marx-cngelsiani, sa rimasto impressionato dalla loro
sostanza. Potrebbe addirittura essere stata una "rivelazione", perch per
quanto sommario e sbrigativo, era pur sempre un modo anticonformistico
d guardare alla tradizione latinoamericana, dovuto per giunta agli illustri
fondatori del "materialismo storico". Si imponeva quindi un riesame pi
maturo dell'intera questione, e per tale motivo Guevara potrebbe non
essersela sentita di ripetere nelle Note le proprie vecchie convinzioni
sull'attualit in assoluto dell'ideologa indipendentista antispagnola. Ci
spiegherebbe, quindi per quale ragione i riferimenti alla tradizione fossero
del tutto accantonati in quello scritto, quasi ad ammettere implicitamente
una qualche fondatezza per le critiche marxiane: quelle effettive, ma.
soprattutto quelle che se ne sarebbero potute ricavare. Probabilmente gi da.
allora il "sovranazionalismo continentale" cominciava ad andare un po'
stretto per l'internazionalismo" del Che...

Dopo questa lunga parentesi, che ci sembra per indispensabile,


possiamo finalmente tornare al discorso di Montevideo dell'agosto 1961.
In quell'occasione, esaltando lo spirito unitario e solidale di tutti i popoli
del continente, Guevara cita come massime espressioni storiche di una tale
dimensione della politica, l'uruguaiano Artigas, il cubano Marti, il
venezuelano Bolfvar e l'argentino San Martri.
La figura di Jos Artigas appare forse come la meno usuale e la pi
significativa tra quelle indicate, visto che egli capeggi la prima grande
rivolta organizzata di contadini nel cono sud del continente, incarnando cos
la direzione d'uno dei conflitti sociali pi radicali dell'intero movimento
indipendentista latinoamericano. Verso il 1815, del resto, la sua influenza
si era estesa fino alla stessa Cordoba, sconvolgendo .alcune divisioni
cristallizzate nei rapporti d classe, indotte d a l a tradizionale stratificazione
agraria n e l a societ coloniale argentina. Gi a quel movimento si possono
far risalire le prime manifestazioni d e l a componente catilinaria - come s
diceva al'epoca - del'insurrezionalsmo antispagnolo.
46

Con quel termine ci si riferiva al contenuto di classe e plebeo della


rivolta sociale, alla minaccia anarcoide ed eversiva che tale rivolta
rappresentava per l'ordinamento sociale tradizionale. "Catilinario" stato
definito - in questa nostra epoca dominata da "Catoni"," "Cesari" e
"Ciceroni" - ogni dirigente rivoluzionario che abbia fatto' ricorso alla
mobilitazione degli strati pi sfruttati ed emarginati della societ civile,
arrivando a minacciare con la forza popolare l'effettiva distruzione
dell'ordine sociale vigente.
"Catilinari" furono Robespierre, Trotsky o Zapata, cos come lo stato
considerato ovviamente e da pi parti anche Guevara (26). E tale lo si
doveva certamente considerare nell'accezione latinoamericana del termine.
Agli occhi del Che, il radicalismo sociale di Artigas e il dinamismo
internazionalista di San Martin dovevano certamente apparire come
un'affascinante miscela ideologica, valorizzatele in una prospettiva di
rievocazione storiografica e pi facilmente integrabile in un discorso
rivoluzionario continentale. A quella miscela di diversi insurrezionalismi,
Martf avrebbe apportato la sua carica di umanismo e il suo ardore patriottico
pi di mezzo secolo dopo.
Molto significativo - per la dimensione indo e panamericanista in esso
contenuta - il quadro generale di riferimento storico tracciato nel discorso
di Montevideo:
"San Martin, morto esattamente centoundici anni fa, era un uomo
dell'America; non possiamo dire che Bolivar sia appartenuto ad un paese, come
non possiamo dire che Martf ci appartenga, Sono prodotti della nostra civilt, del
nostro substrato culturale, risultato di tutto ci che maturato per anni e anni, di
ci che si aggiunto all'elemento indigeno primitivo con l'arrivo del negro
trascinato schiavo, dello spagnolo venuto a colonizzare, di razze di altri luoghi del
mondo, delle nostre condizioni sociali specifiche; tutti questi elementi hanno creato
l'uomo americano che parla praticamente la stessa lingua e che, in ogni modo, si fa
sempre capire dovunque si esprima.
Noi abbiamo compreso oggi questo valore" (II, 395).
1

Quel '"valore" finalmente "compreso" consiste nell'individuazione di una


comunit di intenti sovrarazionali, che avrebbe fuso le aspirazioni
rivoluzionarie dei popoli del continente nelle varie fasi della lotta:
a) contro il potere coloniale spagnolo,
b) contro l'imperialismo e i nuovi padroni neocoloniali,
c) per la sopravvivenza di Cuba in un contesto latinoamericano di
(26) Per la "fortuna" politica dell'epiteto di "catilinario" e l'analogia con celebri
rivoluzionari della storia, si veda l'introduzione di Pietro Zullino al suo Catilina,
Milano, 1985.
47

isolamento ed aggressione continua.


Quel quadro di riferimento, tuttavia, Guevara pu applicarlo
compiutamente solo a Cuba, per evidenti ragioni storiche: sull'Isola la
guerra di liberazione antispagnola inizi molto tardi, nel 1868, e si concluse
solo .alla fine del secolo, quando s'era per gi trasformata nella guerra
ispanoamericana (la prima guerra imperialista d'America). In un periodo in
cui fu quindi facile e quasi spontaneo il travaso del programma politico
anticoloniale in quello dell'opposizione .alla neocolonia.
Un terreno che era stato effettivamente preparato sul terreno ideologico
dall'opera - eccezionale per l'epoca sua - di Jos Martf.
E poi anche perch all'epoca del discorsi di Montevideo, a Cuba una
qualche forma di rivoluzione bene o male aveva vnto e nel suo processo di
trasformazione pragmatica - per quanto ideologicamente confusa - diventava possibile ed anzi addirittura indispensabile, un recupero di tutte le
opposizioni passate, indipendentemente dal contesto storico e dalla loro
effettiva commensurabilit.
Per contribuire a questa operazione di recupero, Guevara s documenta,
studia e si immerge nella realt storiografica cubana, riscoprendone da parte
sua gli aspetti nazionalitari pi radicali. Coll'entusiamo e l'immediatezza
che lo caratterizzano, si immedesima .colle pagine pi drammatiche o
gloriose di quella tradizione, rileggendole a l a luce della propria, esperienza
personale.
Un esempio di questo suo atteggiamento dato dal discorso tenuto sulle
scalinate dell'Universit dell'Avana (27 novembre 1961), per
commemorare l'anniversario della fucilazione degli otto studenti di
medicina, voluta novantanni prima dal potere coloniale spagnolo, per dare
un esempio .alle correnti dell'opposizione. I giovani giustiziati erano stati
prima processati, e condannati con l'accusa pretestuosa e bigotta di aver
profanato un corteo funebre che trasportava dei cadaveri, all'obitorio.
Nella sua allocuzione Guevara stabilisce una connessione organica tra
quell'episodio della lotta antispagnola e la nuova generazione
rivoluzionaria, rievocando i nomi dei leader studenteschi pi celebri d e l a
storia cubana, tutti martiri - necessario ricordare - della causa per cui
lottavano: da Jos Marti, ovviamente, fino a Julia Antonio Mclla, Rafael
Trejo, Jos Antonio Echevarrfa e Frank Pais. Un processo storico, afferma
il Che, che si. sarebbe verificato a Cuba seguendo
1

"una. linea ascendente di lotte popolari nate anche prima di quel 27 novembre
che stiamo oggi commemorando, che sono nate anche prima della guerra del "68,
con lo stesso spirito di libert che era presente nel nostro popolo quando i negri e
gli indios dell'epoca di Hatuey si rifugiavano sulle montagne, preferendo morire
che essere schiavi" (TV, 64).
48

Un'altra occasione fornita (il 7 dicembre 1962) dalla commemorazione


del sessantase ie s imo'anni versano della morte d Antonio Macco,'il "Titano
di bronzo". Quel capitano mulatto era stato l'esponente dell'ala pi radicale
tra i capi militari della guerra di liberazione antispagnola. Guevara ne
ricostruisce accuratamente la figura storica, soprattutto in riferimento alla
.'pagina pi nota e pi gloriosa della sua vita 'd combattente (la protesta di
Baragu, contro la sconfitta mascherata da compromesso, del Patto del
Zanjn, 1878). Con gli occhi chiaramente rivolti al presente ed alle proprie
convinzioni personali, il Che indica le principali caratteristiche positive di
Maceo nell'intransigenza esasperata, portata ai limiti di una politica
dell'impossibile, e nelle sue eccezionali capacit militari, dimostrate
ampiamente nell'organizzazione detta guerra popolare antispagnola.
Per quanto riguarda Jos Marti, abbiamo gi accennato all'attaccamento
di Guevara per questa grande figura - sa in senso reale che simbolico - di
intellettuale rivoluzionario latinoamericano, morto cotte armi .alla mano nel
corso di una coraggiosa quanto disperata, spedizione militare (27). Con un
suo verso molto suggestivo inizier il messaggio del Che alla
Tricontinental; cos come nel nome 'di Martf e con la citazione di un lungo
brano - tratto da un articolo da lui scritto contro la Prima conferenza
panamelicana (1889-90) - era iniziato proprio il discorso di Guevara a
Punta del Este, dove egli 'dirigeva la delegazione cubana alla Conferenza
interamericana dell'OEA (OSA, Organizzazione degli Stati americani,
agosto 1961).
L'analisi pi completa delle figura di Jos Martf per fornita ancora
una volta dall'occasione di una commemorazione: quella del
28 gennaio 1960, organizzata, per i centosette anni dalla' nascita.
dell'Apostolo. Il discorso di Guevara. sottolinea innanzitutto gli aspetti pi
apertamente .antimperialistici ed etici di Marti, secondo una tradizione
divenuta ormai iconografica nella Cuba rivoluzionaria, ina che in questo
caso ha dei fondamenti re ah. Viene poi rievocata anche la. dimensione
americanistica del suo pensiero:
"Perch [Marti] molto pi che cubano: americano, appartiene a tutti i venti
paesi del nostro continente e la sua voce viene ascoltata e rispettata non soltanto qui
a Cuba, ma in tolta l'America" (IV, 271).
E* invece estremamente significativo ed estraneo al modello
_ iconografico tradizionale, il tentativo compiuto alla fine del discorso
commemorativo, di apparentare quella figura di patriota al tema della lotta
(27) Per un'analisi del pensiero poltico di Jos Marti dobbiamo rinviare alla nostra.
Storia di Cuba, cit., ed .alla bibliografia sull'argomento ivi contenuta.
49

di classe ed alle prime forme d'autorganizzazione del proletariato


nordamericano. L'occasione fornita a Guevara da un lungo articolo di
Martf (apparso su La nacin di Buenos Aires nel 1888), contenente
un'accorata denuncia dei mali sociali degli Stati Uniti, una descrizione delle
pessime condizioni di vita dei lavoratori e soprattutto la protesta indignata
per l'impiccagione dei quattro .anarchici accusati del lancio di una bomba a
Haymarket: il tragico episodio da cui prende origine la tradizione del
Primo maggio nel mondo (28).
Si tratta evidentemente di una forzatura, visto che l'articolo di Martf si
svolgeva sul filo della denuncia umanitaria e non certo della solidariet
classista, per quanto sincera ed appassionata essa fosse. Per quel genere di
operazione si sarebbe prestato meglio allora il necrologio scritto da Martf in
occasione della morte di Karl Marx... La sostanza del vero messaggio
marti ano era invece inequivocabile e bene espressa in una celebre frase
dell'Apostolo che Guevara cita, in questa come in altre occasioni,
avvertendone la profonda affinit, personale e morale, col proprio
atteggiamento nei confronti dell'ingiustizia:
"Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato a
qualunque guancia di uomo".
Dobbiamo ricordare infine un'ultima occasione commemorativa, in cui
Guevara ha ritenuto di poter valorizzare un aspetto inconsueto della
tradizione cubana. Ci riferiamo al discorso pronunciato l'8 maggio 1961,
per il ventiseiesimo anniversario detta morte di Antonio Guiteras, una delle
figure pi discusse della storia cubana nel periodo tra le due guerre. Da
fondatore del Directorio Estudi antil ad organizzatore della resistenza armata
nella provincia di Oriente, eroe del movimento insurrezionale che nel 1933
port atta caduta del. dittatore Machado, fu poi ministro degli Interni nel
governo di Grau San Martin, organizzatore dei gruppi armati detta Joven
Cuba dopo le dimissioni di quest'ultimo imposte dal giovane Batista, fu
ucciso a El Morrillo, mentre tentava di preparare uno sbarco rivoluzionario
sull'isola.
Sempre osteggiato come avventuriero e considerato un rappresentante
estremista delle correnti pi radicali della piccola-borghesia cubana,
Guiteras si scontr ostinatamente con l'incomprensione del vecchio Partito
comunista. La sua sconfitta fu dovuta in gran parte anche all'isolamento in
cui l'aveva tenuto quest'ultimo.
(28) L'attentato avvenne a Chicago, la sera del 4 maggio 1886. Guevara indica
erroneamente la dala del "1872", operando una confusione probabilmente con la
grande ondata di scioperi insurrezionali, svoltasi per nel 1877.
50

Di tutta questa controversa ed appassionante vicenda politica non resta


molto nel discorso commemorativo di Guevara. E' quindi difficile,
retrospettivamente, dire fino a che punto il Che fosse al corrente
dell'esistenza di una "questione Guiteras" nella storiografa cubana e del'
carattere "delicato" di quella commemorazione, che in quanto tale gi
andava contro la tradizione "antiavventuristica" del vecchio Partito
comunista cubano.
Bisogna aggiungere ad onor del vero che Guevara dimostra di non
conoscere molto bene nemmeno la vicenda del guerriglierismo di Guiteras e
della sua Joven Cuba, quando gli attribuisce l'intenzione di
(

"utilizzare le regioni contadine come fattore fondamentale per sviluppare la


battaglia... il suo spirito eia il medesimo spirito mambf" (IV, 277).
Al contrario, Guiteras era stato un accanito sostenitore del movimento
nette citt, dell'armamento operaio sui luoghi di lavoro, mentre la sua opera
di organizzatore dei gruppi di resistenza nell'interno dell'isola aveva avuto
una precisa funzione di sostegno atta prospettiva insurrezionale urbana.
Anche nella morte di Guiteras, tuttavia, Guevara riesce ad esaltare un
epi sodio di internazionalismo latinoamericano, ricordando la presenza di un
altro combattente nell'agguato di El Morrillo:
"Insieme con lui, in quel mattino luttuoso, cadde un altro grande combattente
antimperialista, il venezuelano Carlos Aponte, che aveva inoltre condiviso i sogni
di Sandino a Las Segovias e che veniva qui, accompagnando nella lotta e nella
morte il suo amatissimo amico Antonio Guiteras" (ibidem).
Ma con Guiteras siamo arrivati alla generazione del '30, alla quale
appartenevano gi alcuni degli uomini che entreranno nel Movimento 26 di
luglio e parteciperanno agli avvenimenti pi recenti della rivoluzione cubana
(29). E questa per il Che non era ancora "tradizione".

Volendo sintetizzare in poche frasi l'atteggiamento di Guevara verso il


coacervo di realt politiche e sociali del suo continente, non vi sono parole
pi espressive di quelle da lui stesso pronunciate all'Assemblea generale
del'ONU, l'I 1 dicembre 1964:
(29) Per esempio, uno dei fondatori del Directorio Estudiantil era stato l'exministro degli esteri cubano, Raul Roa. A lui si deve anche un ritratto emblematico
del Che, come intellettuale rivoluzionario, apparso in El Caimn Barbudo, n. 35,
1969, pp. 8-9.
51

"Sono nato in Argentina, non un segreto per nessuno. Sono cubano e sono
anche argentino e se le loro signorie illustrissime dell'America latina non si
adombrano, mi sento patriota dell'America latina, di qualsiasi paese dell'America
latina, nel modo pi assoluto, e qualora fosse necessario sarei disposto a dare la
mia vita per la liberazione di qualsiasi paese latinoamericano" (H, 461).

7. Con gli occhi di un contemporaneo (1937-1956)


Ad una scelta politica di vita si pu arrivare in tanti modi: a volte i pi
imprevedibili e incongrui. L'esperienza di determinati avvenimenti "storici"
anche se spesso casuale oppure ricercata solo inconsciamente, dovrebbe a
rigor di logica favorire la maturazione d una scelta di campo, "politica" per
l'appunto. Ma il rapporto di causa-ed-cffetto non invece cos immediato,
come lo stanno a dimostrare il qualunquismo dei reduci di tante guerre,
l'orientamento policromo dei movimenti studenteschi e giovani! di tutto il
mondo, il conservatorismo di certi gruppi sociali che pure hanno
partecipato a lotte partigiane o di liberazione nazionale.
E' evidente che nella maturazione di una scelta politica entra qualcosa di
pi complesso. Un insieme di fattori, che si pu certamente riassumere
n e l a comoda formula d e l e "reali condizioni di esistenza". Che poi sono
q u e l e , per capirsi, che con un bel giro di parole "determinano la
coscienza", in modo che a l a fine ci si ritrova a saperne pi o meno come
prima.
L'analisi retrospettiva di una determinata scelta politica invece pi
facile, e quindi pi insidiosa. Si ricostruisce una storia di vita ed a l a luce di
ci che l'individuo diventato si interpretano i prodromi e le anticipazioni,
sperando di poter individuare le immancabili "Mnce di tendenza". E'
probabile che anche gran parte di questo lavoro - nonostante la nostra
buona volont "metodologica" - ripercorra ingenuamente le consuete
trappole del causalismo, dela trasposizione meccanicistica.
Potrebbe essere uno di quei limiti inevitabil, uno di quei Mas, che la
moderna scienza sociale preferisce definire e dare per scontati fin
dal'inizio, dopo averli ovviamente ridotti al minimo, senza la pretesa per
di eliminarl del tutto. Un po' come la situazione sperimentale in
laboratorio, che dovrebbe in teoria tendere a ridurre a zero le varibiali
accidentali. U guaio - o la fortuna, a seconda dei punti di vista - che la vita
umana, individuale o colettiva, non la si pu ridurre ad un laboratorio, ed
anche la nostra comprensione dei fenomeni sociali ben lungi dal
funzionare con i criteri di una ricerca scientifica. Ma sarebbe gi molto,
tuttavia, se si cominciasse ad apprezzare anche il semplice tentativo d
avvicinarsi a simili criteri.
52

Questa premessa per mettere in guardia contro eventuali meccaniche


trasposizioni di aspettative preesistenti nell'analisi retrospettiva del pensiero
guevariano. Ci vale in modo particolare per questo paragrafo, dove si
descrivono nell'ordine cronologico gli avvenimenti politici ai quali il
giovane Ernesto dedic la propria attenzione, fino al "momento in cui
cominci egli stesso a fare politica, contribuendo cos a determinare il corso
della storia, finalmente come attore invece che come critico o entusiasta
spettatore.
Il primo evento politico di cui Ernesto pu sentire gli echi tra le mura
della sua casa di Alta Gracia la guerra tra il Paraguay e la Bolivia, la
cosiddetta "guerra del Chaco". La Bolivia, alla ricerca di uno sbocco
fluviale verso il mare, tenta di impadronirsi del Chaco Boreal rivangando
un vecchio diritto risalente addirittura all'epoca di Bolivar. Scoppiata nel
1932 e combattuta fino al 1935, la guerra si conclude con la concessione di
un corridoio alla Bolivia e l'inizio di una lunga serie di violente crisi
politiche nel regime intemo paraguaiano.
E padre di Ernesto parteggia apertamente per il Paraguay, sia perch
paese aggredito, sia perch meno favorito dagli intrighi nordamericani, sia
infine perch gli anni trascorsi nel territorio di Misiones lo hanno
familiarizzato con gli ambienti dei paraguaiani insediati nella zona dell'alto
Paran. E suo racconto:
"Pur essendo allora molto piccolo, Ernesto seguiva con vivo interesse le
vicende di questa guerra che tanto tormentava i suoi genitori... Quando andava a
giocare alla guerra con i suoi amici, fingevano che fosse la guerra tra Paraguay e
Bolivia. Nella contesa non potevano non essere schierati con il Paraguay...
L'interesse mio e di mia moglie per le sorti della guerra influ senz'altro sul piccolo
Ernesto e su tutti i suoi amici" (op.cil., p. 87).
Durante la guerra civile spagnola Ernesto Guevara Lynch fonda ad Alta
Gracia un comitato di sostegno alla Repubblica iberica, nel quale si
raccolgono liberali e gente di varia sinistra. Tra loro anche dei rifugiati
poltici, come la famiglia di JuanGonzez Aguilar, ex-ministro della Sanit
nel governo di Azaria. Nella casa degli Aguilar si riuniscono spesso dei
fuorusciti spagnoli ed il piccolo Emesto la frequenta come amico dei figli.
Racconta ancora il padre:
"Ernesto ritagliava minuziosamente notizie dai giornali, e in camera sua
seguiva su una grande mappa i movimenti degli eserciti fissando bandierine
sull'uno o l'altro fronte...
Ernesto conobbe molti dei combattenti che vi avevano preso parte... man mano
che si sviluppava la guerra civile Ernesto cominciava a capirne il perch. Ormai gli
esiliati spagnoli erano per lui come dei fratelli (op.cit., p. 89).
53

Una conferma di quell'atmosfera di solidariet umana e politica ci viene


da Jos (Pepe) Aguilar, il grande amico d'infanzia, che anni dopo
ricorder:
"Noi fummo esiliati dalla Spagna e mandati in Argentina nel 1937... La nostra
situazione economica era molto brutta ed i Guevara ci .aiutarono molto" (op.cit., p.
54).
Emesto e Pepe frequentano la stessa scuola, "Manuel Belgrano", ed
immaginabile che questa amicizia dia al giovane Guevara il senso di un
legame spirituale diretto, quasi fisico, con la tragica vicenda spagnola, da
lui vissuta come epopea.
Tra gli ospiti pi graditi della famiglia Guevara c' anche il generale
Jurado, comandante d e l e forze in campo, in battaglie importanti come
Guadalajara, Brunete e l'Ebro, poi tra gli organizzatori d e l a ritirata dopo la
disfatta dell'esercito catalano (30). E" una fonte inesaurible di racconti e per
il giovane Emesto rappresenta un monumento storico vivente a l a gloriosa
Repubblica spagnola.
Di un altro celebre comandante d e l a guerra civile, Guevara far la
conoscenza alcuni anni dopo, in Messico. E' il generale Alberto Bayo,
l'uomo incaricato di addestrare il gruppo di cubani che si prepara per la
spedizione del Granma. N e l a penisola iberica il suo nome rimasto legato
all'organizzazione dei primi gruppi di guerriglia antifranchisti ed a l o sbarco
dei repubblicani a Maiorca (31). A luglo del 1956 verr arrestato dalla
(30) Cfr. P. Brou - E. Tmime, La Revolution et la guerre d'Espagne, Paris,
1961, pp. 372,481.
Un'eco di quel giovanile entusiasmo per i combattenti della guerra civile
spagnola si ritrova anni dopo in un discorso pronunciato all'Avana, in occasione
della visita a Cuba del generale Lister, il 2 giugno 1961. E" interessante notare
come nella conclusione del discorso (celebrativo, si badi bene, e non di analisi
politica) il Che riesca ad introdurre una lieve ma sostanziale vena polemica.
Riferendosi alle parole pronunciate da Lister sulle possibilit di lotta "pacifica" che
si sarebbero aperte nella Spagna franchista degli anni '60, Guevara fa i suoi pi
sentiti auguri perch ci sia vero, ma aggiunge subito che "se cos non fosse... e il
popolo... dovesse impugnare nuovamente le armi e riprendersi ci che gli spetta
nel modo che pi gli piacer", potrebbero contare ovviamente anche sulla sua
pistola. Segue un verso di Antonio Machado (IV, 330;-1).
(31) Da lui stesso descritto in Mi desembarco en Mallorca, Guadalajara, Messico,
1955. Sulla sua partecipazione all'impresa castrista si vedano Mi aporte a la
revolution cubana, La Habana, 1960, con una prefazione di Che Guevara, e 150
preguntas a un guerrillero (trad. il Teoria e pratica della guerra di guerriglia,
Milano, 1968). Bayo morto a Cuba nel 1967, insignito ufficialmente del grado di
54

polizia messicana insieme a Castro, Guevara ed altri futuri partecipanti


all'impresa del Granma.
Quando scoppia la Seconda guerra mondiale Ernesto ha undici anni.
A l a fine ne avr diciassette. Suo padre organizza ad Alta GraeiaVa sezione
locale di Action Argentina, un movimento impegnato a ' combattere
l'infiltrazione del nazismo nel paese. Al piccolo Ernesto vanno la tessera
dell'organizzazione giovanile e l'orgoglio di accompagnare il padre nelle
spedizioni sulla Sierra di Cordoba, a l a ricerca di eventuali nascondigli o di
convogli sospetti, provenienti d a l a Bolivia. Assiste anche ai comizi in cui il
padre, denuncia la minaccia della penetrazione del nazismo in Argentina.
Ascolta, ma evidentemente si fa anche delle idee proprie, visto che negli
anni successivi rimproverer spesso il padre - affettuosamente, vero - di
aver avuto una posizione troppo entusiasta nei confronti del'esercito aleato
e quindi degli USA. Si trova traccia di quella lieve, ma insistente polemica
politica tra padre e figlio, in una lettera da Bogot del 6 luglio 1952 ed in
altre successive.
La prima occasione di assumere una posizione apertamente e nettamente
antimperialista comunque offerta al giovane Guevara nel 1950, con la
guerra di Corea. Ha ventidue anni, ma la politica continua ad essere assente
dagli interessi di Ernesto. Il suo sguardo rivolto al passato archeologico
e il presente gli appare come una tumultuosa ed emozionante scoperta
dell'uomo. Alla ricerca di quest'uomo mitico - e di se stesso - viaggia per
l'America latina, esprimendo indignazione soltanto per gli aspetti pi
drammatici della miseria e dell'arretratezza.
La politica, nel pieno senso del termine, appare improvvisamente nella
sua vita solo col secondo grande viaggio. E per un'amara ironia d e l a
storia, proprio la Bolivia - il paese della sua tragica fine - a spalancargli
gli occhi sulla vicenda, violenta e quotidiana, della lotta tra le classi.
In una lettera al padre da La Paz (24 luglio 1953), il neolaureato
Guevara descrive l'inizio di una rivoluzione, n e l a quale si venuto a
trovare per puro caso. E' una delle tante destinate a falire nell'arco della
sua breve, ma intensa vita politica:
1

"Questo un paese molto interessante che vive un momento di particolare


effervescenza. Il 2 agosto si vara la riforma agraria e si prevedono reazioni e
tumulti in tutto il paese. Abbiamo visto incredibili sfilate di gente armata di fucili
Mauser e di piripipi [mitragliatrici] che sparava senza ragione. Ogni giorno si
sentono spari e ci sono feriti e morti da arma da fuoco.
generale, con intento onorifico, visto che il titolo assente nella gerarchia militare
cubana. Un suo ricordo del Che come allievo guerrigliero non poteva portare altro
che il titolo di "El mejor alumno", in El mando. La Habana, 19 ottobre 1967, p. 4.
55

Il governo dimostra una quasi totale incapacit a controllare e dirigere le masse


dei contadini e minatori, che per rispondono in una certa misura, e non c'
dubbio che nel caso di una rivolta armata della falange, il partito di opposizione,
questi staranno dalla parte del MNR.
La vita qui ha poca importanza e la si d e la si toglie senza porsi troppi
problemi'".
E' in Bolivia quindi che egli si incontra per la prima volta, fisicamente,
coll'esstenza di un movimento di massa, agguerrito e parzialmente armato.
Ma cosa accade esattamente?
In un clima di grande mobilitazione sociale, le elezioni del maggio 1951
avevano dato la maggioranza assoluta a Victor Paz Estenssoro, dirgente
del MNR, un movimento nazionalista radicato tra i minatori e i ceti
popolari, con una forte tradizione di lotta contro l'oligarchia. Questa aveva
reagito coll'aiuto dell'esercito e dieci giorni dopo le elezioni aveva
consegnato il governo nelle mani d una giunta militare. L'intreccio
combinato di una crisi intemazionale nel mercato dello stagno, l'impotenza
del governo e l'ascesa di un impetuoso movimento di massa culminavano
per ad aprile del 1952 in un'insurrezione popolare. Veniva occupata La
Paz e grazie alla mobilitazione dei minatori e delle masse contadine,
l'esercito veniva sconfitto dopo tre giorni di scontri sanguinosi.
Sulla spinta del movimento armato delle masse popolari, Paz
Estenssoro assumeva la guida di quello stesso governo che non aveva
saputo difendere dopo la vittoria elettorale. Il suo vice era Juan Lechfn
Oguendo, dirigente dei minatori, prestigiosa figura di leader sindacale della
neocostituita COB, la centrale sindacale unica dei lavoratori boliviani.
Con la partecipazione dei sindacalisti al governo, l'anima proletaria
della rivoluzione (rappresentata essenzialmente dalla stessa COB) finisce
coll'irretirsi nelle scaramucce di palazzo, mentre la sua azione all'esterno
viene praticamente paralizzata dalle esigenze della collaborazione al livello
istituzionale con il MNR. Di l nasce la crisi di sfiducia e il graduale
ripiegamento del movimento di massa, che nel giro di alcuni anni (dodici)
porter al golpe del generale Barricntos (ilresponsabile dell'assassnio del
Che, dopo la sua cattura nella guerriglia di Nancahuazu).
Nel periodo in cui Guevara vi si trova per la seconda volta in vita sua,
la Bolivia vive la fase eroica e pi esaltante della sua storia moderna. Nel
paese esiste virtualmente un dualismo di poteri (COB. e MNR); i sindacati
contadini nascono come funghi e cominciano ad occupare le terre, esigendo
la Riforma agraria; n e l e miniere e sui luoghi di lavoro si formano milizie
operaie e popolari. Il governo costretto a concedere il suffragio universale
(luglio 1952); la nazionalizzazione d e l e miniere (ottobre 1952), che
passano sotto l'amministrazione della Comibol (un organismo statale
56

appositamente creato); la Riforma agraria (3 agosto 1953), che consacra


una situazione venutasi a creare di fatto con le occupazioni delle terre e la
costituzione dei sindacati contadini. E" chiaramente il tetto massimo del pror
gramma sociale realizzabile in un regime nazionalista, in una societ dipen
dente e nel quadro di una democrazia borghese a forte sostegno popolare.
L'incontro fisico di Guevara con questa rivoluzione in corso di
svolgimento ha un'importanza decisiva per la sua formazione politica,
come l'avr per tutta una generazione di latnoamerican che su quell'esperienza continua ancor oggi ad interrogarsi e riflettere. Le notizie
provenienti da La Paz, che negli anni successivi raggiungeranno Guevara,
impegnato in prima persona in esperienze analoghe a quella boliviana, non
potranno non rievocare in lui il ricordo del primo incontro: di quell'estate
pazzesca del 1953, quando i destini di un paese gli erano apparsi per la
prima volta appesi alle canne dei fucili, sulle spalle degli operai e dei
contadini.
:

Alla fine di dicembre del 1953, Guevara arriva in Guatemala. E'


passato per il Costarica, il Nicaragua e l'Honduras, ovunque verificando
con sgomento l'estensione degli immensi possedimenti della United Fruit
("queste terribili piovre capitalistiche", scrive in una lettera) (32).
Nella grande repubblica bananiera, culla un tempo della civilt dei
maya, al governo dal marzo del 1951 l'ex-ministro d e l a guerra, Jacobo
Arbenz Guzmn. Sotto la sua presidenza sono state portate a compimento
alcune importanti riforme democratiche, analoghe a quelle della Bolivia di
Paz Estenssoro. Suffragio universale; libert e sviluppo del sindacalismo;
adozione di una legislazione a tutela del lavoro; avvio della lotta contro
l'analfabetismo; infine, ma soprattutto, la Riforma agraria, che mentre
rafforza la piccola propriet contadina, colpisce al cuore gli interessi della
United Fruit. L'appoggio via via crescente che al governo del Fronte

(32) A convincere Guevara dell'utilit "politica" del viaggio in Guatemala, sarebbe


stato l'avvocato argentino Ricardo Rojo, secondo la sua stessa testimonianza
(confermata da Alberto Granados nel diario citato, ma contestato decisamente da
Emesto Guevara Lynch in op. cit., pp. 192-4). Rojo - che era reduce da una
spettacolare evasione dal carcere diBuenos Aires - lo accompagn in quel viaggio e
rifer poi di incontri da loro avuti con Rmulo Betancourt, Raul Leoni e Juan
Bosch, noti esponenti delia sinistra democratica latinoamericana. Cfr. Ricardo
Rojo, Mi amigo el Che, Buenos Aires, 1968 (trai it Passione e morte di Che
Guevara, Milano, 1968). U libro di Rojo si attiro all'apoca forti critiche. Per es. in
un opuscolo pubblicato a Buenos Aires da Norberto Frontini o da Int Peredo in Mi
campana con el Che.
57

nazionale democratico viene dato dai comunisti del PGT, un indice


dell'esplosiva situazione politica che esiste nel paese. Ma anche un
pretesto per l'intervento militare che gli Stati Uniti preparano attraverso un
loro esercito-fantoccio.
A marzo del 1954, ia Conferenza interamericana riunita a Caracas, vota
una risoluzione "anticomunista", autorizzando praticamente l'invasione del
paese. Questa inizia il 18 giugno a partire dal territorio dell'Honduras, sotto
la direzione del colonnello Castillo Armas. Arbenz rifiuta di armare la
popolazione per respingere l'invasione e fa invece appello alle Nazioni
unite. Alla fine di giugno il governo si dimette e se ne va in esilio. Castillo
Armas ne prende il posto, dando inizio a una feroce repressione ed allo
smantellamento sistematico di tutte le conquiste sociali ottenute attraverso i
governi di Arvalo ed Arbenz, ivi compresa la restituzione delle terre
espropriate ai grandi monopoli.
Guevara assiste allo svolgimento di questo dramma, partecipando
attivamente alla mobilitazione in difesa del governo di Arbenz. Le lettere ai
familiari riflettono fedelmente questo nuovo stato d'animo, da "militante
politico" direttamente coinvolto. Essetuttavia contengono ormai anche delle
lunghe analisi, molto accurate e politicamente inconfutabili, sulla dinamica
dei principali avvenimenti.
A giugno del 1954 Ernesto invia alla madre una descrizione del clima
d'intensa agitazione, che si impadronito del paese nei primi giorni
dell'invasione honduregna. Il tono ottimistico riflette l'entusiasmo di quanti
vedono in quell'avvenimento una grande occasione per spingere il
Guatemala ancora in avanti, sulla via della completa indipendenza
economica e politica dall'imperialismo.
"Il colonnello Arbenz un duro - scrive Ernesto - senza alcun dubbio ed
disposto a morire al suo posto se necessario. Nel suo ultimo discorso non ha
fatto altro che riaffermare ci' che tutti sapevamo ed esortare alla calma... Il morale
del popolo molto alto... c' un vero e proprio clima di battaglia.
Io mi sono gi offerto per il servizio di pronto soccorso medico e mi sono
iscritto nelle brigate giovanili per l'addestramento militare e per affrontare
qualunque cosa".
Ma bastano due settimane, perch in una nuova lettera alla madre (4
luglio 1954) esprima tutta l'amarezza della sconfitta:
"Tutto accaduto come in un bel sogno che si cerca di far continuare anche da
svegli. Il tradimento continua ad essere patrimonio dell'esercito e una volta di pi
resta provato l'aforisma che indica nella liquidazione dell'esercito il vero principio
della democrazia...
Aggiungo un'altra lettera, piena di sogni gloriosi, che ho scritto poco prima di
58

andare a un fronte dove non sarei mai arrivato, a morire se era necessario per un
fantoccio divenuto un simbolo. La cruda verit che Arbenz non ha saputo essere
all'altezza delle circostanze...
Non pens che un popolo in anni un'arma invincibile, nonostante l'esempio
della Corea e dell'Indocina. Avrebbe potuto armare il popolo e non volte, e il
risultato questo".
L'analisi della vicenda guatemalteca tra le pi lucide e lungimiranti tra
quelle prodotte dal Che nella sua vita politica e rappresenta una svolta
teorico-pratica decisiva nell'orientamento del suo pensiero (33). Egli stesso
lo confermer .anni dopo, in una lettera del 4 maggio 1963, all'esiliato
guatemalteco Guflermo Lorentzen:
"Sono nato in Argentina, ho combattuto a Cuba e ho cominciato ad essere
rivoluzionario in Guatemala. Questa sintesi autobiografica forse serve da
attenuante per immischiarmi nei suoi affari" (TV, 493).
Gi nel febbraio egli aveva manifestato l'intenzione di avviare una
collaborazione pi stretta col PGT, stabilendo contatti organici con un
gruppo di intellettuali comunisti e una loro rivista. Il proposito esplicito di
aderire al Partito. Ma dopo l'amara delusione provocata dal ritiro senza
combattere di Arbenz, la vocazione "comunista" di Guevara si fa pi
radicale e pi precisa allo stesso tempo.
I limiti oggettivi e soggettivi di qualunque rivoluzione democraticoborghese in un paese dipendente, che non si trasformi rapidamente in
rivoluzione socialista, gli appaiono ormai chiari: drammaticamente chiari,
come mostrano le analisi d e l e sue lettere guatemalteche. E s u l a questione
egli finisce col trovarsi in dissidio con lo stesso PGT, che mantiene invece
immutata la propria adesione a l a teoria staliniana d e l a "rivoluzione
democratica a tappe".
La ricerca di un certo tipo di impegno poltico anima quindi Guevara,
nel momento in cui si accinge ad abbandonare il Guatemala di Armas.
Decide di raggiungere I Messico, dove Hilda Gadea pu mutarlo ad
introdursi negli ambienti pi radicai del'emigrazione cubana. Quando dal
Messico scriver nuovamente a l a madre (10 ottobre 1954), n e l a sua mente
gi compiuto 1 passo che lo porter due anni dopo ad imbarcarsi sul
Granma:
"Adesso mi sono definitivamente convinto che i mezzi termini non possono
(33) A settembre del 1954 scriver un articolo intitolato "Yo vi la calda de Jacobo
Arbenz", del quale per si persa traccia. Cfr. l'Introduzione di R. E. Bonachea N. P. Valds a Che: Seected Worksof Ernesto Guevara, MIT, 1970, p. 7 n.
59

significare aler che l'anticamera del tradimento...


La mia fiducia nella vittoria finale di ci in cui credo completa, ma non so
nemmeno se sar un attore o uno spettatore interessato all'azione. La verit che i '
barabba vanno sempre controcorrente e io non ho deciso di smettere di esserlo".
Prima di abbandonare questa parte di vita politica - avventurosa e
contraddittoria, ma essenziale per comprendere la formazione del futuro
Comandante Guevara - dobbiamo menzionare un'ultima "parentesi
mentale", nel cammino del Che verso Cuba e il socialismo. Nella
panoramica sintetica, ma densa di temi, che abbiamo fin qui esposto si sar
notato infatti un vuoto sorprendente, un'assenza apparentemente
inspiegabile, E il suo paese natale? E l'Argentina?
Questa molto lontana dal Ccntroamerica degli anni '50. E non solo
geograficamente. Lo nel senso politico del termine, giacch essa sta
vivendo dal dopoguerra un'esperienza nazionale che non ha precedenti n
riscontri nella realt latinoamericana. Juan Domingo Perori alla presidenza
d e l a Repubblica dal 1946, sostenuto massicciamente dai sindacati operai
raccolti nell'agguerrita e possente CGT (Confederacin general del
Trabajo). La sua politica di concessioni vistose al movimento operaio gli
assicura l'appoggio d e l a stragrande maggioranza della popolazione
lavoratrice, con un entusiasmo e in dimensioni mai viste prima in un paese
capitalista dipendente (o semidipendente come l'Argentina). Trasformazioni
sociali radicali e riforme economiche si affastelano nel programma
pcronista che, definito come "giustizialismo", in realt costituito da una
miscela di provvedimenti corporativi e autarchici, pi qualche ilusione e
molta demagogia (34).
La politica estera del peronismo accesamente nazionalista, ai limiti
dello sciovinismo, ma si aumenta a l o stesso tempo di forti aspirazioni
progressiste-nazionalitarie, presenti tra le classi e gli strati emergenti d e l a
nuva societ argentina, fi governo pe ranista violentemente ostile agli
USA e all'Inghilterra. Ed anche anticlericale, al punto che da Roma dovr
partire la scomunica per Pern. Una serie di aspetti originali, quindi, che
acquistano un ritmo frenetico e spettacolare a partire d a l a rielezione del
Caudillo a novembre del 1951.
1 padre di Emesto antperonista. Non certamente l'unico in
Argentina, ma le sue trascorse simpatie per gli USA lo collocano in una
posizione difficile, classificata al'epoca del primo peronismo con una
terminologia denigratoria, partorita d a l a viscerale intolleranza del
(34) Alla specificit storica dell'esperienza giustiziahsta abbiamo dedicato il nostro
Peronismo e movimento operaio, Milano, 1975, al quale non possiamo che
rimandare.
60

movimento. Abbiamo difficolt ad immaginare il modo in cui Ernesto


viveva questa amarezza politica del padre ed anche la disposizione
psicologica con cui egli guardava al trionfo e all'apparente consolidamento,
del peronismo.
Per anni egli non si pronuncia e non mostra il bench minimo" interesse
per le vicende del proprio paese (come egli stesso ammetter anni dopo
nella lettera ad Otero gi citata) (35). Poi improvvisamente, dopo la partenza
dal Guatemala e l'arrivo in Messico, compare un primo accenno in una
lettera alla zia Beatriz (settembre 1954):
"Perni abbastanza pia in gamba di quanto non si creda. Non c'entra niente
ma non importa"...
Sembra incredibile, ma per il momento tutto.
Il 16 giugno 1955 fallisce a Buenos Aires una rivolta della Marina. E' la
prima grande avvisaglia dell'imminente insurrezione dei militari, che a
settembre si estender d a l a regione di Cordoba al resto del paese,
costringendo Pern a l e dimissioni ed all'esilio. Questo si protrarr per ben
diciotto anni, prima del trionfale ritomo nel 1973.
1 giorno dopo i fallito pronunciamento, Guevara scrive a l a madre
preoccupato per le notizie che dall'Argentina arrivano in Messico. A luglo
ritoma sull'argomento, ma pi lungamente, contestando l'analisi che degli
avvenimenti argentini gli aveva fornito la madre in una lettera precedente.
Egli continua a non pronunciarsi s u l a natura del governo peronista .
nel'ultima fase di sopravvivenza al potere, ma insiste sul carattere
apertamente reazionario ed antipopolare delle componenti d e l a borghesia
che hanno contribuito alla sua caduta. Anticipa lucidamente gli eventi che in
effetti seguiranno, affermando che l'insurrezione militare apre la strada
al'annulamento d e l e conquiste sociali dei lavoratori ed annuncia
inevitabile un'ondata di violenze contro i movimento operaio. Segnala
infine il ruolo indiscutibile avuto dagli USA e d a l a Chiesa nel fomentare il
golpe militare.
(35) Preziosa e toccante una testimonianza del suo stato d'animo d'esule
argentino. Scrive alla madre il 17 giugno 1955:
"Oggi ricordandomi di te mi venuta, come nei tanghi, una melanconica
necessit di sentire nostalgia dei tempi in cui 'minga de labaro escolociabd [verso
di un tango: 'neanche un lavoro c'era'] o qualcosa del genere; l'essenziale che mi
sento tanguerie vale a dire un poco argentino, condizione che ho quasi sempre
misconosciuto. Credo che sia il primo segnale della vecchiaia... o semplicemente
che ho nostalgia di questo dolce e tranquillo focolare, dove tra i dolci accordi delle
discussioni familiari trascorsa la mia infanzia e la mia adolescenza".
61

1 2 4 settembre le scrive .ancora:


"Ti confesso con tetta sincerit, che la. caduta di Pcrn mi ha profondamente
amareggiato, non per lui, ma per quello che significa per tutta l'America latina,
perch tuo malgrado e nonostante il forzoso tentennamento degli ultimi tempi,
l'Argentina era il. paladino di tutti noi che pensavamo che il nemico stesse .al nord.
Per me, che ho vissuto le amare ore del Guatemala, si trattato di un calco a
distanza...
Pern caduto come cade la gente della sua razza, senza la. dignit postuma, .di
Vargas [suicidatosi prima di cedere ai militari brasiliani, n.d.a.], n la denuncia
energica di Arbenz, che indic con nome e cognome responsabili
dell'aggressione".
1

L'analisi si sofferma ora sun'mpossibilit a governare per Frondizi e il


radicalismo istituzionale (come effettivamente accadr), delineando i tratti
della futura inevitabile ondata restauratrice (che .andr sotto il nome di
"Revolution libertadora").
In una lettera scritta a novembre riferisce di un suo polemico intervento
a favore del PC argentino nel corso di un dibattito pubblico tenutosi in
Messico, confermando la sua precedente analisi sugli avvenimenti
argentini. La lontananza dal paese non gli impedisce di sentire il polso della
situazione e di considerare "un'aggravante" il fatto che "la popolarit di
Pern sia rimasta intatta fra gli operai".
"Ottimo per l'imperialismo: se la gente che al governo vuole restarci, per
venire a patti con Washington; se Pern vuole tornarci, per venire a patti con
Washington".
Accenna, poi al linciaggio morale e propagandistico che viene compiuto
contro i trascorsi peronisti del movimento operaio argentino,
paragonandolo ai discorsi del deputato di destra Calvo Sotelo, alla vigilia
dell'insurrezione franchista e delle stragi della guerra civile spagnola.
Molti di questi argomenti riaffioreranno nelle .analisi della, nuova
opposizione di classe in Argentina, trovando una certa fortuna anche in
alcuni ambienti del peronismo di sinistra. Tra quanti cercheranno di
coniugare il patrimonio radicale e populista del peronismo con il pensiero e
l'esempio della rivoluzione cubana (e dell'"argentino" Che in particolare),
va ricordato il nome di John William Cboke.
Da questa riflessione e da altre esperienze politiche nascer
quell'immagine del "peronismo guerrigliero'' che per molti anni sar
incarnata politicamente dai gruppi armati della giovent, peronista e
daH'organizzazione clandestina dei Montoneros.

62

"Chi sa - scrive Guevara alla madre, dopo averle esposto le proprie idee su
Pern - che ne sar stato intanto del tuo figlio giramondo. Forse avr deciso di
stabilirsi nella sua terra natale (unica possibile) e cominciare una lotta autentica...
Forse una pallottola di queste cos frequenti ai Caraibi porr fine,alla" mia
esistenza o forse continuer semplicemente a fare il vagabondo per il tmpo
necessario a costruirmi un solida preparazione e togliermi le voglie che mi sono
aggiudicate nel programma della mia vita, prima di dedicarla seriamente a
proseguire il mio ideale.
Le cose corrono con una rapidit spaventosa e nessuno pu predire dove sar
(e perch) l'anno prossimo ".
(

E' il 24 settembre del 1955. A novembre avviene l'incontro con Fide!


Castro n e l a casa di Maria Antonia Gonzlez. N e l a notte tra il 24 e il 25
novembre dell'anno dopo, il Granma salpa da Tuxpn con a bordo
ottantadue uomini. Un medico argentino, marxista e visionario, asmatico e
ribelle tra loro.

63

Capitolo II

Filosofia e marxismo
"La verit che i barabba
vanno sempre controcorrente
e io non ho decso di smettere di esserlo".
(Lettera alla madre, 10 ottobre 1954)

1. "San Carlos" (Marx)


"Erano una famiglia cattolica, ma non praticante", i Guevara - percome
li descrive il vecchio amico d'Alta Gracia, Jos Aguilar. Ed il cattolicesimo
non deve aver occupato un posto significativo nell'adolescenza del Che, se
egli stesso non ha mai sentito il bisogno d farvi i conti o di soffermavicisi a
riflettere - sia pure retrospettivamente - nella fase d e l a sua piena e matura
adesione all'atesmo.
Da un buffo episodio avvenuto nell'estate del 1952 , nel'lebbrosario di
San Paolo sul Rio d e l e Amazzoni, s ha l'impressione che Ernesto, ormai
ventiquattrenne, giovanotto" intraprendente ed agitato da problemi
intellettuali d'ogni genere, mantenesse ancora un rapporto di passiva
condiscendenza col mondo d e l a religione. 1 lebbrosario era infatti tenuto
da suore, che non ottenendo giustificazioni plausibili dai due giovinastri
(Ernesto e Alberto) s u l a loro assenza d a l a messa, riducevano per
punizione le loro razioni di cibo. Nei molti diari e testi di riflessione intima
del Che, non si trova molto di pi sul problema d e l a religione.
Il veicolo d e l a formazione religiosa nelle famglie di tradizione cattolica
(specie se di cultura "ispanica" o "latina"), era un tempo normalmente la
madre. C e l a de la Sema invece, fu sempre una donna animata da vivaci
interessi intellettuali, di orientamento non necessariamente razionalistico,
ma certamente estranei al conformismo culturale del cattolicesimo in
Argentina. Un paese, per giunta, in cui la Chiesa non ha avuto vita facile e
men che mai negli anni d e l a presidenza peronista.
In una lettera da la Paz del 24 luglio 1953, Ernesto chiede notizie di una
conferenza su Spengler, tenuta dalla madre a Buenos Aires. Questo
1

64

riferimento all'autore del celebre Tramonto dell'Occidente, con la sua


deterministica concezione della filosofia della storia e col suo pessimismo
immanentistico sul futuro dell'uomo, poco ha a che vedere coll'ottimismo
volontaristico del giovane Che. Ma la teoria ciclico-relativistica della storia
e del pensiero umano proposta da Spengler aveva gi avuto' degli echi
celebri in America latina. Per esempio nel peruviano Victor Raul Haya de la
Torre, che vi si richiam per la sua teoria dello spazio-tempo storico (36) e
nel messicano Jos Vasconcelos (La raza csmica, 1926), iniziatore di una
lunga scuola di studi e teorie ispirate al mito conservatore della "specificit
culturale".
Ci quindi difficile immaginare cosa possa aver detto "Dona" Guevara
de La Sema sull'argomento "Spengler", trattandosi tra l'altro di un pensatore difficile, intriso com'era di evoluzionismo sociale, ma dotato anche
di una corposa formazione matematica e tecnico-scientifica. Ci si pu
limitare quindi a registrare la complessit del tema e la seriet con cui Celia
si muoveva tra i tanti e imprevedibili volumi della ricca biblioteca familiare.
Quella seriet di studi si trasferir ad Emesto e l'accompagner per tutta
la vita, fino agli ultimi giorni della guerriglia boliviana, quando il suo zaino
continuer ad appesantirsi di testi di formazione politica (37).
Una prova precoce di queffatteggiamento verso lo studio ci offerta dal
"Dizionario filosofico" che il Che prese a scrivere alla fine del liceo. Ne

(36) Uno spazio-tempo europeo e uno spazio-tempo americano o indoamericano,


due cicli culturali incomunicabili, come le civilt di Spengler. Cfr. Juan Jos
Sebreli, Terzo mondo mito borghese, Firenze, 1977, nostra traduzione, pp. 36-7 e
45.
(37) Anche gli zaini degli altri guerriglieri si appesantiranno di libri, dietro
l'esempio del loro Comandante. "Rolando" (Eliseo Reyes Rodriguez), per
esempio, porta con s una copia de La Certosa di Parma di Stendhal (ne parla nel
suo Diario, il 10 gennaio 1967), mentre si tengono corsi pi o meno regolari di
formazione politica e culturale: grammatica spagnola, matematica, storia, lingua
quechua, economia politica e francese. Cfr. Diarios de Bolivia: Rolando, Pombo
Braulio, Ed. Fuerte, 1971, pp. 16-8.
Si veda anche la testimonianza di Inti Peredo:
"L nasce anche quella che potremmo definire come la prima 'scuola-quadri'.
Tutti i giorni dalle quattro alle sei del pomeriggio i compagni pi istruiti, capeggiati
dal Che, impartivano dei corsi di grammatica ed aritmetica, a tre livelli; storia e
geografia della Bolivia e temi di cultura generale oltre a corsi di lingua quechua. La
sera, a chi voleva assistervi volontariamente (i corsi del pomeriggio erano
obbligatori), il Che dava lezioni di francese. Un altro tema cui egli dava
grandissima importanza era lo studio dell'economia politica". Mi campana con el
CAe.EdiboI, 1971, p. 54.
65

troviamo un accenno vago e indiretto in un suo discorso di alcuni anni


dopo, ma ne abbiamo una descrizione contemproranea e molto attendbile,
ancora una volta grazie all'amico Aguilar:
"Mi diceva che in quel periodo stava facendo un dizionario di filosofia per suo
uso personale e lo scriveva nell'ufficio in cui lavorava a Buenos Aires. Ci gli
valse una promozione, perch un giorno arriv il capoufficio e trov che era
l'unico al suo posto di lavoro, in un'ora in cui avrebbero dovuto esserci tutti gli
altri. Infatti lo elogi per il suo senso del dovere, ignorando che si trovava l per
lavorare al suo dizionario filosofico" (op. cit., p. 56).
L'ufficio era l'annona del municipio di Buenos Aires e Guevara era
ormai quasi ventenne: di pi purtroppo non ci dato sapere su quel lavoro,
che avr certamente avuto le caratteristiche di un diario intellettuale, una
specie di promemoria filosofico delle tante idee e letture che si
affastellavano in quegli anni nella sua mente. L'esistenza di un tale
"Dizionario", tuttavia, rimane un dato importante, a riprova del tentativo di
dotarsi di una formazione organica e sistematica, fin dall'epoca del liceo.
In quella sistematicit non mancava ovviamente Hegel. Al padre d e l a
"fenomenologia dello spirito' , Guevara torn poi certamente nei periodi
della propria vita che furono dedicati anche a l o studio del marxismo e di cui
tra breve parleremo. Ma sar sempre e per l'appunto una lettura
propedeutica a l o studio del Marx "filosofo", del "giovane Marx" in
particolare, secondo un itinerario divenuto ormai classico. A titolo di
curiosit possiamo citare tra i riferimenti sparsi all'hegelismo, uno del
gennaio 1954 (in Guatemala quindi, al'epoca d e l e prime approfondite
letture d marxismo).
Ernesto racconta in una lettera a l a sorella di aver conosciuto un gringo,
che non parla spagnolo e si dice perseguitato dal FBI.
In realt, aggiunge Ernesto, il gringo stesso sospettato di essere un
agente provocatore anche se a proprio merito annovera il fatto di "scrivere
articoli furiosamente antiamericani" e di "leggere Hegel". "Non so da quale
parte penda", scrive Guevara, intrigato da quele due modeste prove di
spirito progressista (ed ignorando probabilmente i criteri indicati da Lenin
per l'individuazione d e l e spie, quando dagli archivi zaristi venne a l a luce il
caso "Malinovskij"). 1 fatto che tra i due le dicussioni comunque
avvengano - sia pure "in una lingua nostra", annota il Che - testimonia
perlomeno un esordio linguistico nel campo del'inglcse, destinato a
svilupparsi. (Da giovane, ricordiamo, Ernesto aveva fatto un po' di inglese
a scuola, ma aveva preferito studiare 1 francese con l'aiuto dela madre).
1 primo incontro di Guevara col marxismo...?
E' difficile dirlo e molti ci si sono provati prima di noi con criteri e
1

66

risultati in genere poco attendibili. A noi sembra plausibile che nelle


riunioni degli esuli antifranchisti, nella casa degli Aguilar, si sia parlato
anche di "'marxismo", ma in riferimento all'ideologia ed alle posizioni dei
comunisti staliniani nella guerra di Spagna. Per il giovane Ernesto non era
certamente quella una buona luce sotto la quale fare conoscenza con la
futura filosofia dominante della propria vita.
Molto meglio e pi entusiasmante l'incontro con uno studioso
peruviano di marxismo, avvenuto a Lima, a maggio del 1952, e del quale ci
parla il padre:
"L conoscono il dottor Pesce, famoso specialista di lebbra, noto a livello
intemazionale, del quale sapevano, per il viaggio che avevano fatto, che era una
persona molto famosa in Per, un vero 'maestro', come lo chiamavano, esperto di
lebbra, fisiologia, politica e filosofia.
Secondo Ernesto, possedeva una cultura marxista formidabile e una grande
abilit dialettica. Fece amicizia con il dottor Pesce e mantenne in seguito una
corrispondenza con lui" (op. cit, p. 167).
Si possono indicare agevolmente, invece, due periodi ben precisi d
letture delle opere di Marx, corrispondenti agli anni del soggiorno in
Guatemala-Messico (1954-56) ed .al periodo del grande dibattito economico
a Cuba (1963-64).
In Guatemala Guevara ha la "fortuna" di innamorarsi di una dorma
come Hilda Gadea, all'epoca molto pi formata di lui nel campo della
letteratura politica e del marxismo. Il gruppo dei giovani apristi di sinistra,
che per il tramite di lei Ernesto comincia a frequentare, gli offre l'opportunit di familiarizzarsi col loro dibattito interno e la loro maturazione
teorica. Sono dei militanti insoddisfatti, critici delle posizioni di Haya de la
Torre e che cercano nella lettura di Marx dele possibil alternative.
Hilda presta al Che suoi libri, tra i quali c' molto Marx ed ancora
poco Lenin. Lo stesso fanno i suoi compagni di partito. L'atmosfera
quella d e l e discussioni pi accese, ma anche delle grandi ed esaltanti
scoperte collettive (38).
Mario Dalmau, un cubano esiliato in Guatemala dopo l'assalto al
Moncada, lo incontra nello stesso periodo c dichiarer anni dopo che il Che

(38) Dai ricordi che Hilda Gadea ci ha riferito su quel periodo. Un'immagine pi
pittoresca di quelle discussioni in una lettera del Che (aprile 1954):
"Prendo mate quando c' e faccio discussioni interminabili con la mia
compagna Hilda Gadea, una ragazza aprista che con la mia caratteristica dolcezza
cerco di convincere ad abbandonare questo partito di merda. Ha. un cuore di platino
almeno..... Luzmila ha immediatamente diagnosticato innamoramento".
67

aveva letto "tutta una biblioteca marxista", disponendo gi di una notevole


preparazione sull'argomento (39). E' chiaramente un'esagerazione. Al
contrario, su quella fase troppo cauto il giudizio di Hugh Thomas, il
grande storico di Cuba, quando afferma:
"Alla fine del 1955 Guevara era un rivoluzionario ma non necessariamente un
marxista, se con questo termine si intende semplicemente la convinzione che il
cambiamento politico nasce dal cambiamento dei mezzi di produzione" (40).
TJ Che stesso ha comunque riassunto la propria situazione ideologica di
allora, scrivendo alla zia Beatriz dal Guatemala di Arbenz (12 febbraio
1954), nel pieno d e l a sua entusiastica partecipazione a quell'esperienza,
destinata ad un precoce tragico fallimento:
"La ma posizione non in alcun modo quela di un dilettante chiacchierone e
nient'altro: ho preso decisamente posizione per il governo del Guatemala e al suo
interno nel gruppo del PGT, che comunista, mettendomi peraltro in contatto con
intellettuali di questa tendenza che pubblicano qui una rivista".
E' l'ingresso quindi in un secondo ambito inteUettuale, dopo q u e l o
degli apristi di sinistra. Ora s tratta di comunisti ed intelettuali, raccolti per
giunta attorno a una rivista. 1 Che non pu che avvertire l'urgenza di
accelerare lo studio del marxismo. Ma per le ragioni politiche che
sappiamo, deve interrompere quelle letture e proseguirle poi in Messico,
coi Mbri che gli amici continueranno a prestargli.
Un argentino, Arnaldo Orfila Reynal, direttore d'una casa editrice
messicana (Fondo de Cultura Econmica), gl fornisce i tre volumi de //
Capitale. E questi fanno probabilmente dei miracoli, visto che nel giro di
pochi mesi Guevara si trova ad impartire addirittura dei corsi su Marx
("San Carlos", come lo chiama scherzosamente, forse per rifare il verso
agli "eroi" de La sacra famglia}. Gl allievi sono i cubani del Movimento
26 di luglio, alcuni suoi attiri compagni di spedizione. In una lettera un
po' cifrata, per ragioni di sicurezza, scrive a l a madre il 17 giugno 1955:
"D'altra parte ti dir che ho una quantit di ragazzetti del sesto anno ammirati

(39) Granma quotidiano, 29 ottobre 1967.


(40) Hugh Thomas, Storia di Cuba. 1762-1970, Torino, 1973, p. 665. Ancora pi
drastico K. S. Karol che ricordando un suo incontro con il Che nel 1961 scrive:
"1 Che non era mai stato un comunista... ma era assolutamente allergico alle
manifestazioni di anticomunismo", in La guerrglia al potere, Milano, 1970, p. 50.
68

delle mie avventure o interessati a imparare qualcosa di pi sulle dottrine di San


Carlos; a questo dedico le mie ore di ozio che sono ora poche".
Ma in quella stessa lettera, al neofita marxista s affianca come sempre e
in funzione quasi di contrappunto, il visionario:
"Questo te lo racconto perch tu senta di non essere vissuta invano, perch
oltre alle scimmiette burocratiche che hai partorito hai messo al mondo un piccolo
profeta ambulante che annuncia l'avvento del giudizio finale con stentorea voce
che" (41).
Ce un'altra lettera "cifrata" che ci offre una testimonianza diretta
sull'argomento (ala zia Beatriz, 8 gennaio 1956):
"Mi sento forte, ottimista, salgo spesso sui vulcani [addestramento coi cubani,
6jcLaJ, vado spesso a visitare le rovine, leggo spesso San Carlos e i suoi
discepoli, sogno di andare a studiare I cortisone [i paesi d'oltrecortina, n.d.a.] con
una di queste francesine che sanno tutto (per intrattenimento e nient'altro) e con
tutti voi miei familiari che tanto amo. Arrivederci my low".
D tono scherzoso contnua, in una lettera del 15 aprile al padre. Ecco

(41) E' l'occasione per spiegare l'origine di questo celebre soprannome. Proviene
dal guarani e il suo significato nella lingua indigena "io", "me", dativo chev. Nei
paesi del bacino del Piata (Argentina, Uruguay e Paraguay) si trasformato in una
specie di vocativo, un'interiezione familiare per rivolgere la parola a qualcuno o
per richiamarne l'attenzione. Il Che lo utilizzava con tale frequenza, che i suoi
amici centroamericani finirono col farne un suo soprannome, trasformatosi col
tempo in un vero e proprio nome.
Si veda la voce corrispondente a cura di Marcos Augusto Morihigo in
Diccionario de Americanismos, Buenos Aires, 1966, p. 181-2: "CHE. Certamente
alterazione fonetica dell'antico c, impiegato per richiamare l'attenzione// Come
interiezione in Bolivia, Cile e Rio de la Piata, per chiamare o rivolgersi a qualcuno:
che, ascolta! dammi, che!, non posso, che!)! In Honduras e Venezuela: quia! non
mi importa// Costarica: fare che a qualcuno, 'disprezzarlo, respingerlo.
La presenza dell'interiezione che documentata nelle campagne di Buenos
Aires verso la fine del sec. XVII. Tenendo conto che i guarani, che costituivano la
maggior parte della servit nelle case e nelle fattorie, anteponevano il che, "mio",
"me" ad ogni vocativo, come in che padrone, che signora, che amico, non si pu
escludere del tutto l'origine guarani e bonaerense del che argentino.
In Paraguay, dove il guarani una lingua viva e dove il che conserva il
significato vernacolare di "me", "mi", l'accezione argentina si cominciata a
diffondere agli inizi di questo secolo tra i giovani ed considerata ancora un
elemento tipico del dialetto di Buenos Aires"
69

come "traduce" il suo reclutamento, ormai avvenuto, come medico nella


spedizione del Granma:
1

"Tra poco tempo diventer una personalit della scienza medica, se non come
scienziato o professore per lo meno come divulgatore della dottrina di San Carlos
dagli .alti seggi universitari, perch mi sono reso conto che la fisiologia non il mio
forte, ma il resto si".
Nelle ultime lettere dcU'autunno 1956, quando ormai la partenza
prossima si accumulano i riferimenti a quelle letture (che si svolgono ormai
in biblioteca, nell'isolamento e nell'attesa semiclandestina dell'imbarco):
"Cara mamma... credo che dopo questo periodo sar un carro armato in
questioni economiche... Quello che vi raccontavo della fisiologia era una bugia,
ma non del tutto... in ogni caso ora appartiene al passato. San Carlos ha fatto un
nuovo acquisto. Del futuro non posso dire nulla".
Ancora in una lettera a l a madre:
"Prima mi dedicavo pi male che bene alla medicina e il tempo libero lo
dedicavo allo studio non organico di San Carlos. La nuova fase della mia vita esige
.anche un mutamento di organizzazione: ora San Carlos al. primo 'posto, il
centro, e lo sar per gli anni in cui lo sferoide mi ammetter nella sua fascia pi
esterna".
D a l a tesimonianza d un altro m i n a n t e cubano, Dario Lopez, sappiamo
che fu il 'Che a scegliere le opere di marxismo per la biblioteca "sovversiva"
sequestrata d a l a polizia messicana nel campo di addestramento del 26 di
luglio.
Guevara s trova cos ad essere l'unico combattente del Movimento 26
di luglio, con un'autentica formazione marxista, a bordo del Granma e lo
sar poi s u l a Sierra: ma non certamente l'unico a sentirne il bisogno. La
volont di formarsi una cultura personale sui testi radicali e rivoluzionari di
altre correnti politiche - e quindi anche sull'opera di Marx - presente nel
gruppo di Fide! Castro fin da quei lontani giorni del Messico. Se vi fosse
stata da parte di Fdel un'ostilit preconcetta verso il marxismo - come
hanno suggerito fonti tendenziose - egli non avrebbe mai incaricato il Che
di "indottrinare." i partecipanti a l a spedizione. Nemmeno in cambio d e l a
seriet con cui Guevara si sottoponeva a sua volta ai corsi sulla storia di
Cuba, che si tenevano n e l o stesso accampamento.
Secondo 1 noto giornalista del New York Times Herbert Matthews,
"Che Guevara. e Raul Castro erano entrambi filocomunisti fin dal tempo in

70

cui erano studenti" (42). Ed anche se erano gli unici ad avere un tale
orientamento, il fatto in s dimostra l'attenzione del gruppo dirigente
fideista verso le posizioni del marxismo. E questo anche se l'esperienza di
Raul era diametralmente opposta a quella del Che: s limitava al fatto di aver
partecipato all'et d ventun anni a un festival mondiale della giovent a
Bucarest, compiendo in quell'occasione anche una vsita dei paesi
d'oltrecortina.

Il secondo periodo di intense letture e riletture delle opere di Marx il


1963-64. Lo stimolo dato dalla necessit di affrontare con strumenti
teorici adeguati il dibattito economico iniziato sulla rivista Nuestra Industria
e di cui dovremo riparlare. Vi sono anche degli interlocutori europei,
marxisti di lunga data e "professori" del livello d'un Bettelheim o d'un
Mandel, e la portata teorica dei problemi in discussione tale da richiedere
ben pi che una semplice lettura dei testi. Si tratta ormai di farli "cantare"
quegli stessi testi, di ricavarne indicazioni di metodo e conclusioni pratiche,
tali da favorire o perlomeno da non compromettere il futuro economico e
sociale della rivoluzione.
E questa considerazione ha un'importanza epistemologica eccezionale,
visto che per la prima volta netta storia del movimento operaio - dopo
ovviamente l'irripetibile esperienza bolscevica del 1917-23 - dei capi di
Stato o suoi ministri, si rivolgono alla lettura di Marx per trovarvi risposte
teorico-pratiche e non soltanto argomenti "ideologici" da utilizzare per la
scomunica degli avversari politici, reali od eventuali.
La freschezza di questo nuovo rapporto addirittura paradossale nel
caso di Guevara, visto che proprio nell'introduzione ad uno degli articoli
pi strettamente "economici" di questo periodo - "A proposito del sistema
di finanziamento d bilancio", (in Nuestra Industria: Revista Economica, n.
5, febbraio 1964) - compare una lunga riflessione d'ordine metodologico
sul "giovane M a r x " . In particolare, su un suo brano tratto dai Manoscritti
economico-filosofici del 1844.
In Europa si sono smorzati da poco gli echi della grande polemica sul
rapporto tra il "giovane Marx" (quello appunto dei Manoscritti ed .altre
opere filosofiche giovanili) e il Marx cosiddetto "maturo" (quello de //
manifesto e // Capitale, per riassumere). Tempestosa soprattutto in Francia,
quella polemica ha per avuto una risonanza europea ed intemazionale, per
la portata della posta teorica in gioco e per i nomi degli studiosi coinvolti: J.
Hyppolite, M. Merleau-Ponty, J. P. Sartre, H. Lefebvre, P. Naville ed
altri.
(42) Herbert L. Matthews, La verit su Cuba, Milano, 1961, p. 127.
71

Guevara ha letto molto, ma conosce personalmente solo Sartre, uno dei


primi ad interessarsi della rivoluzione cubana ed autore di una celebre
visita. Ed ora - primi anni '60 - quela polemica, che era stata animata dagli
intenti di ricostruire una lettura "umanistica" di Marx, rivalutando per
l'appunto alcuni suoi scritti giovanili, sta per riaprirsi su iniziativa del
versante opposto.
L'antiumanismo programmatico di Althusser riconoscer che
effettivamente possibile una lettura "umanistica" del giovane Marx, col
proposito dichiarato di dimostrare che appunto non di Marx si tratterebbe,
ma di qualcos'altro. Ed a l a separazione ("rottura epistemologica") del
presunto "vero Marx" da quel "qualcos'altro", egli dedica i suoi due pi
celebri lavori (Leggere il Capitale e Per Marx, entrambi apparsi a Parigi nel
1965).
Ma Althusser, a sua volta, non sembra nemmeno ignorare l'esistenza di
una letteratura marxista "indigena" nei paesi dipendenti, verso la quale
invita a rivolgersi con attenzione, in una nota del suo primo importante
lavoro. E 1 suo riferimento a Cuba non pu riguardare altro che la
produzione teorica del 'Che:
"La medesima cosa vale per quelle nuove opere marxiste che, in forme talvolta
sorprendenti, recano in s qualcosa di essenziale per l'avvenire del socialismo: ci
che il marxismo produce nei paesi all'avanguardia del 'terzo mondo' che lotta per
la propria libert, dai partigiani del Viet Nam a Cuba. E' vitale per noi saper
leggere' in tempo queste opere" (43).
Fin qui per riassumere, molto succintamente, il contesto in cui Guevara
si accinge a fornire una sua lettura delVurnanismo" marxiano, n e l a piena
consapevolezza del ginepraio teorico in cui si addentra.
Egli definisce il periodo del "giovane Marx" come gl anni in cui il
linguaggio teorico del grande tedesco riflette apertamente la sostanza d e l e
idee filosofiche che hanno contribuito a l a sua formazione, mantenendo un
certo livello di imprecisione sul piano della terminologia pi propriamente
economica. Ci non sarebbe per 1 frutto di inesperienza secondo
(43) L. Althusser - E. Balibar, Leggere II Capitale, Milano, 1968, p. 75 n. Esiste
tutta una scuola di nuovi marxisti latinoamericani che ad Althusser si ispirata,
dopo aver seguito perloppi i suoi corsi a Parigi La pi nota Marta
Harnecker,autrice di opere come Los conceptos elementales del materialismo
histrico, Mexico, 1974, ed altri testi a carattere manualistico, che hanno avuto
un'ampia diffusione in America latina, ed in modo particolare nel Cile di Allende.
Per quanto ci riguarda abbiamo esposto una sintesi molto critica del pensiero di
Althusser in "Per Marx... e un po' anche per Althusser", in Quotidiano dei
Lavoratori, settimanale, n. 36,1980, p, 29.
72

Guevara, visto che nel '44 Marx ha gi compiuto le scelta politica d e l a sua
vita: dalla parte degli umili, e lo teorizza apertamente.
E' invece una scelta filosofica ben precisa, vale a dire la volont d far',
riferimento all'individuo umano concreto nel suo processo di liberazione:
un processo in cui l'individuo si realizza e si manifesta nel suo essere
sociale, nel suo esser parte - fisica, vero - ma pur sempre di strutture
sociali storicamente determinate. Tali quindi da potersi raffigurare in
termini astratti, vale a dire in termini di contraddizioni e di storica
ineluttabilit del loro esplodere ("incrinarsi" dice Guevara), nella
prospettiva politica di aprire in tal modo una dinamica di transizione. Ma in
questa lettura del "giovane Marx" - aggiunge Guevara - non ancora
ammessa esplicitamente la necessit di quell'identificazione tra le strutture,
in cui si organizza l'essere sociale degli individui, e i rapporti di produzione
(quindi nemmeno e per estensione, con la lotta di classe quale si configura
storicamente).
E' interessante osservare come a questa sintesi di posizioni marxiane
gi sufficientemente diffuse e discusse nella letteratura marxista d quegli
anni, (posizioni sulle quali Guevara non sembra esprimere ora apertamente
un giudizio di merito), venga aggiunta invece una sua considerazione molto
personale: la "meccanica dei rapporti di produzione" - egli afferma - con le
sue conseguenze sul piano della lotta di classe (da intendersi quindi come
manifestazione soggettiva delle contraddizioni esistenti) "nasconde in una
certa misura il fattore oggettivo ', vale a dire il fatto che sono degli individui
concreti "quelli che si muovono nell'ambiente storico". Sono gl uomini
quindi ad apparire come il substrato materiale su cui si articola la lotta di
classe, e non le categorie economico-sociali astratte, con la loro
"ineluttabile" proiezione nella lotta di classe.
Marx non apparirebbe pertanto - e secondo il Che - nemmeno in questa
fase come un filosofo del soggettivismo volontaristico, che colpito' da
giovanile entusiasmo avrebbe sposato per ragioni etiche la causa del
proletariato. (Una conclusione cui arrivavano pi o meno esplicitamente
molti dei lettori "umanistici" del "giovane Marx"). Da quell'attribuzione del
carattere di reale oggettivit all'azione storica degli uomini, agii uomini
concreti nel loro farsi storia, apparirebbe invece
-

"il carattere umanista (netta migliore accezione del termine) delle sue
inquietudini" (II, 233).
E poich l'interesse del socialismo ha come centro l'uomo fisico
concreto, aggiunge Guevara, il carattere umanistico di quelle inquietudini
marxiane acquista un'importanza fondamentale: "rivoluzionaria" per
l'appunto.
73

Segue la lunga citazione di Marx dai Manoscritti (44), utilizzata per


dimostrare l'uni tarler e la consapevolezza che regolano il passaggio dalla
"positiva soppressione della propriet privata" come "autoalienazione
dell'uomo" al comunismo, vale a dire alla "reale appropriazione dell'umana
essenza da parte dell'uomo e per l'uomo": il comunismo che in quanto
compiuto naturalismo si fa umanismo e che in quanto compiuto umanismo
si fa naturalismo.
"Esso la verace soluzione del contrasto dell'uomo con la natura e con
l'uomo, la verace soluzione del conflitto fra esistenza ed essenza, fra
oggettivazione e affermazione soggettiva, fra libert e necessit, fra individuo e
genere. E* il risolto enigma della storia e si sa come tale soluzione" (Marx, bidem).
La chiave di lettura del brano viene esplicitamente indicata in quel "si
sa" (" consapevole", nell'edizione messicana del 1962 utilizzata dal Che).
Consapevolezza che per Marx la soluzione reale delle contraddizioni interpreta Guevara - e che svolge un ruolo fondamentale per il ruolo
dell'uomo nel movimento della storia. H comunismo non il risultato
inevitabile di contraddizioni giunte al culmine della loro maturazione (ed il
Che non ignorava quanti manuali di ."'marxismo sovietico" contenessero
proprio quella visione meccanicistica dello sviluppo storico), ma il
prodotto dell'azione dell'uomo, fattosi attore consapevole della storia.
"Senza questa consapevolezza, afferma Guevara, che comprende quella del
suo essere sociale, non pu esservi comunismo".
La posizione espressa dal Che riguardo alla questione teorica
fondamentale su cui ruotava l'elaborazione althusseriana - quella della
"rottura epistemologica" tra un "giovane Marx non-marxista" e il Marx
"maturo" - appare qui diametralmente opposta ed inequivocabile (45). Non
solo viene negata una tale "rottura", spiegando le differenze solo in termini
di orientamento metodologico e non di contenuti, ma viene operata anche
una netta rivalutazione del carattere "umanistico" del discorso marxiano,
affidandosi non al terreno della pura soggettivit (facilmente traducibile in
(44) Marx - Engels, Opere complete, IL pp. 323-4.
(45) Di diverso avviso David AUport che parla .addirittura di "un'alleanza tra
l'antiumanesimo teorico del professore della Normale e l'umanesimo di Fidel e di
Guevara". Una coincidenza che, secondo Allport, si sarebbe verificata
essenzialmente sul piano politico, mediata attraverso il celebre allievo di Althusser,
Rgis Debray. Cfr. Che Guevara, da Cuba al Terzo mondo, Milano, 1968, pp. 1812.
74

quegli anni in termini cristiani, metafisici, talora anche esistenzialistici), ma


a quello della consapevolezza.
E con questa il Che non si riferisce all'azione conoscitiva o puramente',
speculativa di un io cogitans, ma all'azione storica cosciente. D, intendersi
a sua volta come azione dell'individuo che si affianca ad altri individui, nel
processo di acquisizione di una propria coscienza politico-filosofica, di
un'autocoscienza quindi, non solo della necessit, ma anche d e l a
possibilit della propria liberazione. Ed in questo processo che, secondo
il Che, egli si fa essere sociale.
Tali enunciati sono ancor pi significativi se si pensa che l'ambiente
teorico cubano in cui Guevara formulava queste posizioni non era affatto
favorevole ad una lettura "antidogmatica" ed "umanistico rivoluzionaria"
del pensiero di Marx. Per fare un solo esempio - e per risparmiare al lettore
l'elencazione degli articoli di rigida "ortodossia" marxista pubblicati in
Cuba Socialista o in altre riviste a cura dei quadri del vecchio PSP citeremo la nota monografia monumentale di Auguste Corrai, dedicata alla
formazione giovanile di Marx ed Engels. Del voi. I del Carlos Marx y
Federico Engels (46) si stava preparando un'edizione cubana proprio in
quegli anni. Un progetto abbastanza impegnativo e del quale Guevara era
certamente al corrente.
La scelta d quel testo, tra i tanti dedicati .all'argomento, non era casuale, '
tenendo anche conto che i mezzi a disposizione dell'editoria cubana erano
molto limitati e che quel tipo di pubblicazioni perla formazione dei militanti
del Partito rispondeva sempre a dei criteri di scelta editoriale molto precsi.
Ebbene, Corn, come esponente d'un "materialismo-dialettico" storicofilosofico di chiara ispirazione "ortodossa", avvertiva nella nuova
prefazione alla sua vecchia opera, che essa aveva avuto il difetto di
'presentare il passaggio di Marx dal liberalismo democratico al comunismo
e dall'idealismo al materialismo storico come un'evoluzione lineare".
Mentre dialettica avrebbe voluto, secondo Corn, che si sottolineasse "il
fatto che abbandonando con il liberalismo gli interessi di classe della
borghesia, Marx cominciava a difendere quelli del proletariato".
L'accusa a Marx - e a quanti l'avvessero voluto seguire sulla sua strada
"giovanile" - era quindi, come si pu vedere, un tantinello pesante... (47).
(46) A cura dell'Instituto del Libro de La Habana, fu pubblicato definitivamente
nel 1967. In quel voluminoso lavoro si fondeva la tesi di dottorato di Corn del
1934 (La jemesse de Karl Marx, Paris, 1934) con uno stadio sulla giovent di
Engels [ Trad. it., Marx e Engels dal liberalismo al comunismo, Milano, 1968.]
(47) La prefazione appare nell'edizione cubana citata. Al lettore suggeriamo, come
miglior introduzione a tutta la vicenda di questo dibattito, elaborata con seriet e
75

Ma attraverso quel tipo di posizioni era passato anche Guevara e non era
stato nemmeno troppo semplice, per lu, come vedremo, liberarsene. E"
probabile invece che in questa maturazione egli abbia tratto ispirazione per
le proprie idee sul "giovane Marx" (per lui quindi "Marx" tout court), dal
lavoro di un suo connazionale, l'argentino Anibal Ponce (1898-1938),
ripubblicato a Cuba nel 1962, forse per iniziativa detto stesso Che (48).
Ponce aveva gi risposto con trent'anni di anticipo a quell'esigenza ora
riformulata da Guevara, di evidenziare in Marx "il carattere umanista (nella
migliore accezione del termine) della sue inquietudini". Per il vecchio
marxista attentino, infatti, .anche l'umanismo andrebbe definito nei termini
del materialismo storico e si dovrebbe quindi distinguere tra un umanismo
della borghesia (regressivo sul piano dei suoi contenuti sociali) e un
umanismo del proletariato. Quest'ultimo, mirando alla realizzazione
dell'uomo "totale", unificherebbe al proprio intemo teoria e pratica, cultura
e lavoro, societ e natura, nel quadro storico-rivoluzionario del processo di
emancipazione dei lavoratori. E' evidente l'analogia col procedimento
teorico del Che. Possiamo ora concludere affermando che la scissione
operata nel pensiero di Marx, tra contenuti umanistici ed antiumanistici, si
ricompone nell'interpretazione di Guevara in termini di umanismo
rivolmmnario. E una questione cruciale, sulla quale dovremo tornare pi
volte.
L'articolo sul "Sistema di finanziamento di bilancio", finora citato a
proposito del "giovane Marx" prosegue in realt nella sua analisi delle
posizioni marxiane, operando un salto molto significativo dai Manoscritti
del 1844 alla Critica del programma di Gotha (1875). Un salto azzardato,
ma in parte giustificato sul piano filosofico, visto che quelle "Glosse"
rappresentano la pi sintetica e la pi avvenirstica concretizzazione in
termini politico-statuali del discorso umanistico-rivoluzionario contenuto
nelle opere filosofiche giovanili di Marx.
Guevara tuttavia non dimostra di essere consapevole fino in fondo di
tale collegamento ideale, giacch nei suo richiamo si limita a citare un
celebre brano sulla transizione: l dove si afferma che nel passaggio dalla
profonda comprensione dei problemi, la ricerca di Ornella Pompeo Faracovi, //
marxismo francese contemporaneo fra dialettica e struttura, Milano, 1972. Alla p.
265 vi anche un fugace accenno all'importanza avuta da Guevara per
l'ispirazione delle nuove correnti marxiste contemporanee.
(48) Ponce stato ano dei pionieri del marxismo in America latina e il suo libro,
Humanismo burgus y humanismo proletario del 1935, stato pubblicato
dairiiriprenta Nacional de Cuba. L'influenza del libro di Ponce su Guevara
sottolineata anche da M Lowy, La pense de Che Guevara, cit, p. 19.
76

vecchia ala nuova societ, le norme del diritto borghese continueranno


siile prime a regolare la distribuzione dei beni, pur essendo gi stato
soppresso quelo stesso diritto nel campo d e l a produzione.
Marx ricava da quele premesse una serie di considerazioni.- essenziali-,
tutte rivolte nela direzione storica di un crescente egualitarismo sociale e di
una perdita di funzioni repressive da parte d e l o Stato di dittatura del
proletariato: le stesse che Lenin recuperer e svilupper in Stato e
rivoluzione e nelle Lettere da lontano. Ma nel discorso del Che non appare
nula di tutto ci e si ha l'impressione che la preoccupazione per la
discussione economica sui criteri di calcolo, finanziamento e ripartizione
del ciancio, impediscano un'effettiva comprensione del significato reale
del testo marxiano citato.
La stessa impressione del resto si ricava da un altro riferimento a l a
Critica del programma di Gotha (49), dove viene attribuita a Marx la
concezione di "un puro e semplce periodo di transizione" senza ulteriori
periodizzazioni (III, 17). In questo caso si tratta addirittura di un vistoso
errore di lettura del testo marxiano, provocato forse da una versione
difettosa della celebre opera o da una "scelta" di brani infelicemente
"taglata".
In un articolo apparso in Cuba Socialista (n. 31, marzo 1964), Guevara
espone una formulazione pi matura e sintetica dele proprie idee sul ruolo
dela consapevolezza e dela coscienza:
"Noi non concepiamo il comunismo come la somma meccanica dei beni di
consumo in una data societ, ma come il risultato di un alto cosciente; da ci
l'importanza dell'educazione e, quindi, del lavoro sulle coscienze degli individui
nell'ambito di una societ in pieno sviluppo materiale" (TI, 285).
L'articolo si conclude con una lunga citazione di Marx dal III libro de //
Capitale, in cui si esalta l'importanza avuta dall'economia classica nel
dissipare la falsa apparenza del processo di produzione dela ricchezza
sociale, la mistificazione del modo di produzione capitalistico, la
materialzzazione dei rapporti sociali, "il mondo stregato, deformato e
capovolto in cui s aggirano i fantasmi" del capitale e d e l a rendita, "come
caratteri sociali e insieme direttamente come pure e semplici cose". Sono
questi in realt i contenuti nascosti, il segreto "arcano" come lo definiva
Marx, di ogni societ di classe.
Nel dar loro cos grande rilievo, Guevara echeggia - qui come altrove (49) "Il socialismo e l'uomo a Cuba", a Carlos Quijano del settimanale uruguaiano
Marena che lo pubblic il 12 marzo 1965. (Apparso poi su Verde Olivo, il 15
aprile 1965).
77

ima particolare sensibilit verso la problematica del feticismo e d e l a grande


mistificazione sistemica operata dallo sviluppo d e l a formazione storico. sociale capitalistica. Sono i temi affrontati a l a fine degli anni '40, n e l a
forma forse pi organica e ricca di intuizioni, da Henri Lefebvre. Ci
vero in particolare per i lavori in cui delinea una continuit di sostanza
nell'umanismo di Marx. Ed essa si potrebbe ricostruire, secondo il filosofo
francese, proprio attraverso la coniugazione di economia e filosofia che si
opera all'interno d e l a nozione di "feticismo". Una nozione effettivamente
presente nel'impianto teorico de // Capitale, come elemento costituitivo
della critica marxiana del'economia politica.
Di Lefebvre Guevara poteva aver letto ed apprezzato il vecchio Critique
de la vie quotidienne, ripubbleato a Parigi nel 1958. Il suo campo di
interessi - la sua "problematica" - riflette comunque alcune dele principali
preoccupazioni di Lefebvre, anticipando parte dei temi che questi affronter
in anni pi recenti, stimolato anche dagli avvenimenti del maggio 1968 nel
suo paese.
Alcuni mesi dopo, in polemica con Bettelheim, Guevara sviluppa ancor
pi ampiamente il proprio discorso sul ruolo storico d e l a "consapevolezza" divenuta nel frattempo, per il suo linguaggio, forma di coscienza ed
autocoscienza, espressa concretamente d a l a lotta di classe. Egli ammette
che lo sviluppo delle forze produttive, arrivato a un certo stadio di
maturit, pu portare ad un conflitto sociale, di classe. Tale scontro per
non " meccanicamente detcrminato da un'accumulazione di forze
economiche": esso si presenta invece come un evento dinamico, fondato su
fattori quantitativi e qualitativi a l o stesso tempo. Intendendo con i primi le
forze propriamente identificabili con lo sviluppo economico e con i secondi
il superamento storico e politico di una. classe da parte di un'altra.
Per l'uomo quindi - di cui Guevara offre ora una definizione come
"espressione vivente d e l a lotta di classe" (li, 317) - anche la
sovrastruttura, vale a dire la base giuridica che maschera i rapporti tra le
classi, avrebbe caratteristiche concrete ed oggettive, E' una "verit
palpabile ', afferma Guevara, cominciando per altro verso a delineare in
questo scritto alcune caratteristiche eccessivamente pragmatico-operative
che condizioneranno i successivi sviluppi della sua riflessione teorica.
Una riflessione che senza dubbi immune da vizi di dogmatismo e
scolasticismo. Si possono invece cogliere alcuni sbandamenti in senso
meccanicistico, in un periodo ben preciso d e l a sua elaborazione (primi anni
'60), dovuti perloppi ad ingenuit di adesione a posizioni altrui.
E" il caso del celebre "Note per lo studio dell'ideologia della
Rivoluzione cubana" (in Verde Olivo, ottobre 1960), dove il senso
dell'essere marxisti nell'ambito d e l e scienze social viene accomunato
al'autodefinizione che di s d lo scienziato nel campo delle scienze
-

78

naturali, fisiche o matematiche. Non si chiede a un fisico, secondo


Guevara, se sia "newtoniano", n a un biologo se sia "pasteuriano". Essi lo
sono naturalmente e per definizione, pur consapevoli che nuove scoperte,
determinate a loro volta da nuovi fatti, non toglieranno automaticamente
ogni traccia di verit a quegli stessi strumenti teorici, per ii'solo'fatto
d'essere stati "superati" (I, 369). Einstein con la teoria della relativit e
Planck con quella dei quanti n u l a dovevano toglere a l a grandezza di
Newton: lo hanno invece superata, ma solo nel senso che "lo scienziato
inglese rappresenta 1 passaggio necessario per questo ulteriore sviluppo".
Secondo Guevara, le verit sociali del marxismo sarebbero entrate da
tempo a far parte d e l a cultura e della coscienza dei popoli e con altrettanta
naturalezza esse sarebbero ormai accettate. (Ci poteva forse sembrargli
vero dal suo osservatorio cubano, ma se avesse guardato meglio, anche
solo tra i movimenti pollici presenti al I v e l o della sua Tricontinentale.., ).
E g l prosegue quindi l'analogia con la matematica, che un tempo era stata
cinese, araba, ind e poi aveva spezzato ogni frontiera per divenire
universale. E come si avuto n e l a storia "un Pitagora greco, un Galileo
italiano, un Newton inglese, un Gauss tedesco, un Lobacevskij russo, un
Einstein, ecc", analogamente nel campo d e l e scienze social si potrebbe
tracciare l'itinerario di un grande processo di accumulazione dei sapere, da
Democrito (citato da Guevara), fino a Marx (e si spera ovviamente anche
oltre...).
L'intento inizialmente antidogmatico di questo discorso - troppo
semplificativo e lineare, vero, ma condivisbile per quanto riguarda la
realt storica di un'accumulazione del sapere (insieme ad un suo processo
di diffusione e sviluppo, aggiungiamo noi) - quell'intento appunto
soggetto a trasformarsi in un piatto meccanicismo quando da espediente
analogico si trasforma in strumento metaforico per la costruzione di un
m o d e l o "epocale", sostrato di un evoluzionismo culturale, equivoco ed
inconsistente. Ci avviene immediatamente, poche righe dopo, quando
Guevara se ne serve per tracciare una linea di continuit tra "Marx, Engels,
Lenin, Stalin, Mao Tse-tung", arrivando ad includere addirittura i "nuovi
governanti sovietici e cinesi".
Sarebbe facile rimproverare Guevara di aver fatto una gran confusione,
mescolando sotto lo stesso tetto personaggi storici di diverso calibro
teorico, espressioni a loro volta di classi
e strati sociali diversi
(proletariato, contadini, alleanza tra i due, caste burocratiche, ecc.),
portatori di programmi politici ed ideologie a volte diametralmente
contrapposte (rivoluzione e controrivoluzione, soviet e dittatura,
nazionalismo ed internazionalismo ecc.) (50).
(50) Questo scritto di Guevara ha raccolto molti pi plausi di quanto meritasse.
79

Del resto, che non si tratti di una svista momentanea, dimostrato da


vari altri scritti di analoga ispirazione. Nel settembre del 1961, per
esempio, in un'intervista al giornalista e studioso nordamericano Maurice
Zeitlin, Guevara. riprende la similitudine conia biologia, rincarando la dose:
"Noi guardiamo al Marxismo come ad una scienza in. via di sviluppo, proprio
come la biologia. Un biologo porta il proprio contributo a ci che altri hanno fatto,
mentre lavora nel proprio campo specifico. La nostra specialit Cuba" (51).
La verit che vi un periodo, nei primi anni della trasformazione
rivoluzionaria di Cuba, in cui Guevara ha manifestato apertamente
un'adesione acritica ad alcuni modelli di marxismo sovietico, importati ed
ingenuamente accettati sull'Isola, in tutto il loro grezzo e brutale
meccanicismo, ad opera soprattutto dei quadri del PSP (il vecchio Partito
comunista), entrati a far parte della nuova direzione cubana.
Col tempo e l'esperienza, tuttavia, Guevara se ne libera. E gi negli
anni del dibattito economico (1963-64), il suo pensiero appare molto pi
autonomo, in grado di marciare su binari propri ed originali, orientato per
giunta verso una critica sempre pi dura ed accurata proprio di quel
"marxismo di tipo sovietico" che a Cuba aveva spadroneggiato nei primi
anni della rivoluzione (52).
Ne "I socialismo e l'uomo a Cuba" (aprile 1965), per esempio, viene
criticato aspramente
"lo scolasticismo che ha frenato lo sviluppo della filosofia marxista"

per ragioni che sarebbe lungo stare qui ad elencare. Dispiace comunque che uno
studioso, per altri versi lucido ed attento come Charles Wright-MiEs, abbia scelto
proprio tale testo del Che, per inserirlo alla fine della sua. antologia, pubblicata, nel
1962: / marxisti, Milano, 1969. Ricordiamo che Wright-Mills stato uno dei primi
studiosi a cogliere l'originalit della rivoluzione cubana con il suo Listen, Yankee,
New York, 1960 [ Trad, il., Lettere cubane, Milano, 1962].
(51) L'intervista apparve in appendice a Robert Sheer e Maurice Zeitlin, Cuba, an
American Tragedy, Penguin, 1964 (trad. it. Ili, 186-9,5). Dello stesso Zeitlin va
qui ricordato Revohaionary Poltics and the Cubati Working Class, Princeton,
1967, cui ha dedicato una lunga recensione polemica Harvey O'Connor, in
Monikly Review, ed. it, n. 6,1969.
(52) La migliore esposizione critica e sistematica di quel modello di pensiero
importato dall'URSS, rimane il classico lavoro di Herbert Marcuse, Soviet
Marxism, Parma, 1968.
80

e si propone francamente di riprendere' in esame tutte le caratteristiche del


periodo, per arrivare a formulare una vera teoria economica e politica:
"La teoria che ne risulter non potr fare assolutamente a meno' di dare la
preminenza ai due pilastri basilari della costruzione: la formazione dell'uomo
nuovo e lo sviluppo della tecnica" (III, 17).
Un esempio di adesione acritica da parte di Guevara alle forme d
pensiero del "Diamat" (vale a dire alle concezioni meccanicoevoluzionistiche del cosiddetto "materialismo-dialettico", onnicomprensivo
ed onnisccnte dell'epoca staliniana) ci dato ancora da un testo del gennaio
1962. L'occasione fornita dal povero Engels, tanto bistrattato ai nostri
giorni per la tarda deformazione del suo pensiero in senso scientistico ed
organicistico. Citiamo integralmente il brano, perch pu essere veramente
utile per verificare l'abisso che separa questo ed altri testi di diretta
ispirazione sovietica, dalle originali riflessioni su Marx, sull'uomo e sul
socialismo, proposte dallo stesso Guevara in molte altre parti, pi articolate
ed originali, della sua opera teorica:
"Il concetto della vita che il materialismo dialettico ci offre diverso da quello
che offre l'idealismo, cos come anche il concetto di scienza diverso per il
materialismo dialettico [teoria equivoca delle "due scienze", borghese e proletaria,,
n.d.a.].
Molti anni fa Engels defin la vita come modo di essere della materia organica;
si trattava di una nuova concezione che in quell'epoca rivoluzion le idee [non era
nuova, non rivoluzion nulla ed era per giunta errata, n.d.a.].
... Un mondo capitalista, un mondo cio che determina tutta una serie di
pregiudizi che rimangono al livello inconscio e si riflettono nell'atteggiamento di
ognuno. E" proprio per questa ragione che dobbiamo trovare tali basi, cio
imparare a pensare con propriet applicando a ogni campo il metodo del
materialismo dialettico, non unicamente in discussioni politiche o in occasioni
determinate, ma come metodo in ciascun obiettivo scientifico o pratico da realizzare
[con Stalin si arriv ad applicare il Diamat alla linguistica, alla psicolgia ed alla
genetica n.d.a.]. L'interpretazione della tecnica, e sopraituto quella dell'economia,
cambia enormemente alla luce del materialismo dialettico rispetto a quella dei
concetti falsi del capitalismo" (III, 275).
Esistono rettifiche da parte di Guevara a queste deformazioni del suo
pensiero "marxista", la cui originale e contraddittoria evoluzione si invece
cercato fin qui di descrivere?
Ve ne sono a iosa, ed appariranno mano a mano, nel corso d tutto
questo lavoro. Perora ci limitiamo a ricordare i resoconti stenografici delle

81

conversazioni tenute ai Ministero dell'Industria nel 1964 (53). Sono dei


materiali informali, ma che riguardano questioni fondamentali e che
riflettono un periodo di transizione nel pensiero del Che ben delimitato nel
tempo. Essi denotano l'abbandono, per l'appunto, del meccanicismo
analtico ed espositivo del triennio precedente, rivelano una partecipazione
intimamente vissuta ai temi del dibattito economico e preannunciano una
nuova apertura mentale verso i grandi problemi e le feconde intuizioni che
irromperanno nella sua riflessione del biennio successivo. Vale la pena
per , preliminarmente, di aprire una parentesi su una questione che
potrebbe sembrare di dettaglio, quasi aneddotica, ma in realt a nostro
avviso molto significativa.
1

Da un resoconto stenografico del 12 dicembre 1964 risulta che Guevara


aveva discusso con i dipendenti del Ministero la nota vicenda della
governante di Engels, della donna che per anni era stata la sua compagna di
letto. La morte di questa donna, cui Engels era molto affezionato e il
silenzio epistolare d Marx al riguardo, indotto probabilmente
dall'atteggiamento "benpensante" della m o g i e Jenny, aveva incrinato per
una volta il rapporto di intesa tra i due vecchi amici.
Guevara conosceva la vicenda dal Carteggio tra i due, oppure dalla Vita
di Marx, scrtta da Mehring (e pubblicata a Cuba); ma ci che a noi sembra
interessante non solo il fatto che il Che affronti in pubblico un aspetto
cos poco "iconografico" d'uno dei fondatori del socialismo scientifico, ma
che l'intero suo discorso sia ispirato ad una volont di dissacrazione,
umanizzazione e in fin dei conti giustificazione per il comportamento di
Engels. Vanno ascoltate quelle parole del Che e confrontate con quanto
veniva ricordato poco sopra, riguardo alla critica del dogmatismo e dei suoi
eccessi in epoca staliniana:
"L'uomo per certi aspetti un animale fisiologico come tutti, ma per un altro
supera questo limite ed in grado di dominare i propri istinti. In quale misura
debba farlo, I metodo esatto (per risolvere questi problemi) non stato- trovato in
nessun paese. In certi casi, anzi, si scaduti negli estremi che oggi definiamo
come 'stalinisti'..,"
In un resoconto del 5 dicembre 1964, Guevara racconta di una
discussione avuta all'ambasciata cubana a Mosca con degli studenti
sovietici, incuriositi dalle sue posizioni "eretiche" sul problema degli
incentivi morali:
(53) Non inclusi nelle Opere della Feltrinelli e pubblicati in Italia, col titolo "Il Piano e gli uomini", dalla rivista mensile // Manifesto, n. 7, dicembre 1969, pp. 3041
82

''Quando abbiamo cominciato a discutere stata una cosa violenta; c'era una
B:bbia, il Manuale - perch disgraziatamente la Bibbia non II Capitale, ma II
Vjmiale - e veniva impugnata da varie part, compreso da alcune argomentazioni
pencolosamente capitalistiche, dalle quali si sviluppa una tendenza revisionista.... " .
1

Questi comment ironici sul "Manuale" (quasi certamente il Manuale di


Economia Politica dell'Accademia delle Scienze dell'URSS: ma poco
importa l'autore, visto il rigido conformismo di questo genere di
pubblicazioni), contrastano felicemente colla presentazione che proprio il
Che aveva fatto il 30 maggio 1963, d'un altro analogo "Manuale". In
quell'occasione, Guevara aveva scritto una prefazione elogiativa, ingenua,
al limite del bozzetto oleografico, per il libro // Partito Marxista-leninista,
pubblicato a Cuba a cura del PURSC. Esso conteneva un capitolo di un
testo molto diffuso nell'area "culturale" sovietica: il celebre Manuale di
Marxismo-leninismo' di Otto Wilhelm Kuusincn, un leader del comunismo
finlandese, rimasto fedele fino alla morte (1964) all'ideologa del vecchio
Komintem staliniano.
Gli elogi di Guevara a l a miseria teorica di quel libretto e il tentativo di
mostrarne una coerenza coi discorsi di Fidel Castro inseriti artificiosamente
nella stessa pubblicazione, non meriterebbero neppure d'essere nominali,
se non ci fornissero i segni tangibili di una momentanea confusione, un
travaglio interiore sofferto sul piano teorico ed umano... Soprattutto
"umano", avrebbe detto senz'altro il Guevara antidogmatico di qualche
anno dopo (54).
Importante invece, perle sue implicazioni teoriche e metodologiche, il
resoconto stenografico in cui Guevara traccia una linea di demarcazione
molto netta, quasi una contrapposizione, tra lo studio dell'opera di Marx e
quella di Lenin. In particolare quella dell'ultimo Lenin, da Guevara
considerato in una luce sostanzialmente negativa, sotto il profilo teorico. La
questione molto importante, ma vi torneremo tra breve.
Da molti altri testi del Che emerge infine una lettura molto attenta del I e
III libro de // Capitale. Tale lettura era iniziata in Messico, ma era poi stata
ripresa coi seminari di studio e formazione sul pansiero 'di Marx ed Engels,
organizzati al Ministero dell'Industria dallo stesso Guevara, nel 1961. Ora
quello studio continua, dominando lo spirito e la lettera dei suoi interventi
nel dibattito economico. Ne parleremo per soltanto in quell'occasione,
(54) Su tutta queste vicenda dei manuali, 'dello scolasticismo e del conformismo
dei molti ed ingiustificati pretendenti all'eredit del pensiero marxiano, consigliamo
la lettura di un brioso libretto, pungente e documentato, del venezuelano Ludovico
Silva: Antimanuale ad uso di marxisti marxiani e marxoloei, Milano, 1977 (nostra
traduzione).
83

perch l'utilizzo che viene fatto de 11 Capitale - con citazioni lunghe ed in


genere pertinenti - riguarda strettamente problemi pratici della pianificazione e del calcolo economico, con scarsi riferimenti ad un quadro
teorico pi vasto. Guevara non sembra dimostrare alcun interesse per le
discussioni, le interpretazioni e gli aggiornamenti, che pure non erano
mancati nei primi anni '60, per quell'opera, fondamentale del pensiero di
"San Carlos".

Del resto non sarebbe giusto cercare nell'opera di Guevara quello che
non c' e che difficilmente vi sarebbe potuto essere. Manca infatti proprio
l'approfondimento sistematico di alcuni temi marxiani fondamentali (55),
tale da poter ascrivere a suo merito anche quello di averci fornito un
arricchimento personale ed originale della teoria marxista: un
aggiornamento di quei"vecchi" strumenti metodologici, oggi pi che mai
indispensabile perla formulazione di una teoria della rivoluzione.
Gli impegni al Ministero, i viaggi e soprattutto il lavoro di preparazione
della nuova offensiva guerriglera sul continente, non lasciarono il tempo a
Guevara di sistematizzare per iscritto la messe di idee, spunti e suggestioni
che si affollavano nella sua mente e che affiorano ancor oggi agli occhi
attenti del lettore, dai suoi articoli, brevi saggi e discorsi. La morte fece il
resto, stroncando nel pieno della maturit (39 anni) una delle intelligenze
pi vivaci e avide di conoscenza d e l a nostra epoca.
Dovr probabilmente passare molto tempo, prima che si realizzi
nuovamente in un individuo l'incontro tra quel grado di tensione
conoscitiva, spinta fino all'angoscia, ed un'altrettanto tenace forza di
volont, incarnata in una prassi cos frenetica e multiforme. Eppure proprio
da quefl'incontro - tra vecchia teoria e nuova prassi, quindi - poteva
scaturire la. scintila di una originale, forse anche geniale rilettura del testo
marxiano. Una scintila che per molteplici ragioni tarda a scoccare ai giorni
nostri, nonostante lo strofinio di migliaia di nuovi zolfanelli in tutti gli
angoli del mondo, in particolare in queli accademici, che spesso per sono
anche gl angoli pi umidi ed ammuffiti.
Il marxismo di Guevara sembrava immune da deformazioni
tecnicistiche, intelettualismi forzati, cedimenti a l a moda o da altalene
linguistiche, come q u e i e che riempiono da decenni, con insopportabile
verbosit, la carta stampata d e l e pubblicazioni specializzate in "marxismo",
E per giunta 1 Che non aveva ancora esaurito l'arco d e l e scoperte teoriche,
possibili perchi ancorasi avvicini - animato da sincera curiosit intelettuale (55) E" quanto rileva anche Laura Gonsalez nella sua Premessa a Che Guevara,
Scrtti, discorsi e alari di guerrglia. 1959-1967, 'Torino, 1974, p. VII.
84

al pensiero di Marx. E in questa nostra epoca di dominante eclettismo, resta


pur sempre essenziale e "fruttuoso ' il confronto delle teorie marxiane per
esempio col freudismo, coi dati della moderna antropologia o cogli sviluppi
scientifici del pensiero umano, forniti da alcuni grandi studiosi, non sempre
noti come meriterebbero . E' difficile stabilire che cosa sarebbe potato
nascere da simili esperienze culturali, col passare degli anni e mentre si
dipanava una serie di processi storici contemporanei, sui quali l'attenzione
di Guevara era fortemente concentrata. Possiamo invece affermare con
relativa certezza che da quela eventuale riflessione, difficilmente sarebbero
potuti scaturire dei contributi guevariani significativi per un arricchimento
della strumentazione pi propriamente metodologica e conoscitiva del
marxismo .
La sua non era una mente "speculativa", nel senso d una naturale
predisposizione all'indagine dei fondamenti gnoseologici di una
determinata teoria. N s'era ancora mai sviluppata in lui la capacit di
elaborazione "minuziosa", mattone su mattone, delle strutture del discorso
teorico, fino ad arrivare a l a costruzione d un universo di discorso, vale a
dire di quel'edificio sistematico della "grande generalizzazione", cui si pu
poi anche dare il nome di "nuova acquisizione teorica". (1 destino di un tale
edificio, si sa, per quanto ben costruito comunque di crollare in pezzi,
appena se ne offra l'occasione teorica, proprio per aprire la strada ad altre
speculazioni e generalizzazioni).
E* evidente invece che la problematica marxiana pi congeniale al
"campo di interessi" del Che - ed evitiamo appositamente di parlare di
"campo d'indagine" - rappresentata dal rapporto teoria-prassi.
Esso da intendersi nel senso pieno del termine. Vale a dire come
sintesi teorica (e reale nelle sue conseguenze pratico-politiche) d e l e diverse
fasi e d e l e distinte propriet qualtative che si manifestano nel'azione
pratico-conoscitiva del soggetto "cosciente": Un soggetto individuale, ma
che si pensa come co!lettivo;cx in coerenza con tale consapevolezza storica
trasforma il proprio essere sociale; e che in questa trasformazione libera
nuove capacit individuali e nuove potenzialit teoriche e sociali. Questa ci
sembra l'unica sintesi attendible e proponibile della "filosofia sociale" di
Guevara, dela sua concezione "marxista" del rapporto teoria-prassi.
In tale concezione la tensione etica ad imprimere la dinamica
necessaria a l o svolgimento del processo di trasformazione storicoindividuale. Un processo che quindi e in primo luogo interno
al'individuo. Un individuo che si sa come colettavo e reale, e che si lascia
solo in parte determinare dal sistema dei rapporti di produzione che lo
circonda.
Potrebbe- sorgere a questo punto il sospetto che in ultima analisi non sia
altro che la "volont" la m o l a del'agire storico, dela massa-uomo che si fa
-

85

essere sociale cosciente, rivoluzionario e trasformatore: un agire storico,


ma per moto proprio, in base cio ad un meccanismo intrinseco al suo
divenire "politico". Insomma, si ridurrebbe forse tetto al solito banale
soggettivismo "etico", ai "volontarismo" individualistico, cui si sempre
cercato e da pi parti, di ridurre il "marxismo" del Che? (56)
A noi sembra di poter rispondere negativamente. E per dimostrarlo non
ci resto che riprendere il discorso iniziale sull'umanismo rivoluzionario del
Che. Questo "umanismo" ci appare ora rame la proiezione all'esterno - nella dinamica conflittuale di una formazione sociale storicamente determinata
(quella capitalistica, ovviamente) - delle potenzialit conoscitive e creative
dell'individuo fisico-concreto, impegnato politicamente nel suo farsi
soggetto collettivo e portatore di autoconsapevolezza sociale. E che in
questo suo agire storico-quotidiano, tanto pi s fa consapevole, quanto pi
agisce sul quotidiano, vale a dire sulle manifestazioni reali dell'esistente.
(Ci -da intendersi in termini di agire qualitativo, ma anche quantitativo,
visto che per questo secondo aspetto pragmatistico esiste un'innegabile
propensione del Che, un'autentica debolezza del suo pensiero).
Le gambe pratiche su cui marcerebbe un tale umanismo eticorivoluzionario, sembrerebbero essere quelle della "lotta di classe". Ma
anche a questo riguardo non si deve attribuire a Guevara il solito
schematismo, di frasi fatte e pedissequamente ricalcate a fini
propagandistici sulle intuizioni ben pi brillanti dei padri fondatori del
marxismo. La sua una concezione dinamica della lotta di classe, fatta di
analisi, precise (ma anche passionalmente vissute) e di partecipazione
diretta alle manifestazioni conflittuali pi rilevanti, nel sistema dei rapporti
politici internazionali a lui contemporaneo.
Per il Che, quindi, s deve parlare di una visione d'insieme del quadro
storico, in cui interagiscono eventi conflittuali, soggetti emergenti e nuove
conquiste sociopolitiche (come quella cubana), che sarebbe riduttivo nel.
suo caso definire nei termini tradizionali di "lotta di classe". Preferiremmo
dire allora che la dimensione storica reale dell'umanismo rivoluzionario
guevariano marcia sulle gambe d'una dialettica della liberazione, attualizzata
e materialisticamente intesa. E" questo il nodo etico e dinamico d e l a sua
concezione del rapporto teoria-prassi d ascendenza marxiana.
Parlando di "dialettica, della liberazione", tuttavia, i problemi si
moltiplicano, invece di ridursi, visto l'uso e l'abuso del termine. In
1

(56) Citiamo'tra i tanti, David Aliport, Che Guevara, cit. (in particolare i capitoli
intitolati "Debray tra Guevara e Althusser'' e "Avventurieri e dilettanti");, Nls
Castro, "Che Guevara e la maniera contemporanea di amare", in Ideologie, n. 11,
1970 , pp. 151-2; Eduardo Calcano, "Che Guevara. Il Bolivar del nostro tempo?",
in Monthly Rcview, ed. it., n. 10.1969, p. 21.
1

86

America latina esso arrivato ormai ad identificarsi con qualsiasi impulso al


rinnovamento, purch dotato di un minimo di rilevanza teorica. In
quell'espressione si pu mescolare un autentico progressismo (quindi
ancora una volta un umanismo etico-rivoluzionario alla maniera del Che),
con qualunque forma di ribellismo, utopismo visionario, idealismo
evolutivo, fino alla dimensione escatologica pi consolatoria della nostra
epoca (che rimane sempre - a nostro personale avviso - quella del
cattolicesimo, sia pure nella versione "radicale" latinoamericana di una
"teologia de la liberacin").
Di questa "dialettica" esiste invece una dimensione che propriamente
"guevariana". Non la si pu ricostruire solo dai testi scritti dal Che e
nemmeno dedurre da singole scelte personali, per quanto emblematiche e
significative esse fossero. La si pu ricavare soltanto aBntero arco della
sua vita, sulla base di una comprensione di quell'esperienza, umana e
teorica allo stesso tempo. Si potrebbe allora partire dal significato
"liberatorio" di quela sua originaria disponibilit personale nei confronti del
conoscere e dell'agire (la giovent, ma poi anche il resto d e l a sua vita);
passare poi attraverso la concretizzazione pratica di entrambe quelle tensioni
nel processo vittorioso d e l a rivoluzione cubana; arrivando infine al
superamento d'ogni resduo di dualismo tra pensiero e azione nel
significato politico-concreto del suo esempio e del suo messaggio
rivoluzionario per i popoli del mondo.
L'etica guevariana tutta in questo arco di vita emblematico e ci non
vero soltanto a l a luce di un'analisi retrospettiva. La valorizzazione di
quell'etica personale era gi n e l e intenzioni e n e l e aspettative del Che:
sono molti e spesso assai noti i suoi scritti in cui testimoniata un'estrema
lucida consapevolezza d e l a portata storica, etica ed esemplare, che il suo
agire - per esempio come "ministro-combattente" - poteva acquistare agli
occhi del mondo. E vi sono aspetti simbolico-espressivi in questo suo
consapevole superamento del dualismo teoria-prassi, che forse
meriterebbero di essere meglio sviluppati. Vi torneremo.
Ora vorremmo invece concludere sull'argomento, ricordando che una
fonte di ispirazione per questa concezione cos fortemente eticizzata d e l a
storia e del divenire umano, stata certamente per lui l'opera del grande
marxista latinoamericano Jos Carlos Maritegui.
La rivista Tricontinental - nata per diretta ispirazione del Che e da
lui nobilitata col celebre "Messaggio" - pubblic nel 1967 proprio un
capitolo sull"'Etica del socialismo", tratto da un lavoro pi ampio del
fondatore del Partito comunista peruviano, dal titolo Difesa del marxismo.
Ebbene, lo scritto di Maritegui - la cui pubblicazione era stata decisa
mentre il Che ancora combatteva in Bolivia - si attaglia perfettamente a l a
concezione etico-rivoluzionaria del'umanismo guevariano.
87

Esso contiene una polemica con Henri de Man e quanti "rimproverano


al marxismo una pretesa antieticit, le sue motivazioni materialistiche".
L'accusa viene invece rovesciata, affermando che non sono le condizioni
economiche a determinare lo sviluppo etico del lavoratore, ma la sua
partecipazione cosciente al movimento d e l a lotta di classe. E la possibilit
di una tale crescita di consapevolezza soggettiva, al di l della
determinazione oggettiva del rapporto di produzione, viene qui sottolineata
in aperta polemica con le degenerazioni meccanico-evoluzionistiche d e l a
Seconda internazionale (in seguito- varranno contro lo stesso kautskismo).
Le fonti con cui polemizzare sullo stesso argomento, a Guevara non
sono certo mancate, e ne riparleremo a proposito d e l a sua critica ad alcuni
partiti comunisti del continente. Qui interessa rilevare invece 1 filo di
continuit che lega q u e l a dimensione rivoluzionaria dell'etica - presente
quindi fin dalle origini nel pensiero marxista latinoamericano - col ruolo
cruciale che essa ha assunto all'interno dei discorso teorico guevariano.
Le "inquietudini" per l'esistenza di un'etica del socialismo, si possono
forse ora intendere "nell'accezione migliore del termine" - per parafrasare
l'interpretazione del "giovane Marx" fornita dal Che. Ed in tale veste esse
diventano il tramite teorico-pratico mediante il quale l'umanismo
rivoluzionario d Guevara si fa realt, si cala nel processo storico individuale e colettivo - di ci che abbiamo definito come "dialettica d e l a
liberazione". Sono questi dei punti fermi n e l a formazione filosofica di
Guevara, ai quali egli arriva attraverso un itinerario originale sul piano
umano ed esistenziale, ma grazie anche alla passione ed a l a lucidit con cui
s'era dedicato un giorno lontano a l o studio dell'opera di San Carlos.

2. Leninismo e Partito
"L'Avana mi attrae particolarmente per riempirmi il cuore di paesaggi, ben
mescolati con passi di Lenin".
- E' il 27 maggio dei 1955 e Guevara accenna scherzosamente al progetto
rivoluzionario cui sta ormai lavorando col gruppo dei fuorusciti cubani. La
bellezza naturale del'isola del Caribe per ora soltanto un miraggio, un
sogno giovanile costruito sull'antica fama d Cuba, alimentato con due o tre
film di ambientazione avanera, udito nei versi di qualche vecchia guaracha o
dal racconto commosso degli esuli. Lenin invece non pi un miraggio da
qualche tempo.
Guevara conosce ormai le opere principali del grande rivoluzionario
russo, ne discute con Hilda Gadea e i suoi compagni apristi, ne parla lui
stesso con passione al gruppo dei combattenti cubani, Non ancora in grado
88

di cogliere l'effettiva portata - e forse nemmeno la reale complessit - del


discorso leniniano, avverte certamente il richiamo concreto all'azione ed
alla pratica politica dell'autore del Che fare ?.
E" quella del resto l'interpretazione pi corrente del messaggio leniniano
ed il Che non dispone degli strumenti teorici adeguati per oltrepassare il
livello detta "vulgata"; Lenin il grande teorico del comunismo e
deU'antimperiatismo, che ha costruito il nucleo d'acciaio del Partito
bolscevico ed ha diretto la rivoluzione; qualcuno poi non meglio precisato
ha guidato la guerra civile fino alla vittoria, mentre Stalin avrebbe
completato l'opera di costruzione del socialismo, distruggendo con pugno
di ferro tutti gli avversari della prima repubblica soviettista detta storia.
E" questo il "leninismo'" del Guevara che, a dicembre, del 1953, in una
lettera dal Costarica aveva dichiarato alla zia Bearti z la propria
"lucida (?) fede nell'avvenire socialista",
dopo averle confessato di aver
"giurato davanti a una fotografia di pap e pianto sul compagno Stalin che non
avr riposo finch non vedr .annientate queste piovre capitaliste".,
Stalin era morto a marzo di quello stesso anno e Guevara viveva una
fase di impetuosa scoperta e fremente indignazione davanti ai crimini
dell'imperialismo n e l e repubbliche "bananiere" del Centroamerica. Nulla di
pi facile che sentirsi affratellato a quel presunto "grande combattente della
causa dei popoli", salvo ricredersi pochi anni dopo, alla luce di migliori
informazioni e dopo un contatto diretto conia realt sovietica. Ma ad aprile
del 1955 ancora si firma in calce a un'altra lettera alla zia: "Stalin II".
Eppure egli non ignorava di certo che qualche "leggera" differenza
doveva esistere tra la propria persona e quella del "Grande fratelo", visto
che 1 suo primo annuncio di voler aderire a un partito comunista (quello
guatemalteco) era stato accompagnato da ammissioni molto compromettenti
su proprie tendenze ed abitudini decisamente "piccolo-borghesi", come le
seguenti:
"Presto o tardi entrer nel Partito; quello che soprattutto mi impedisce di farlo
per adesso che ho una voglia satanica di viaggiare per l'Europa e non potrei farlo
una volta accettata una disciplina rgida. Arrivederci a Parigi, mamma" (novembre
1954, corsivo nostro).
Non and mai a Parigi con la madre, ma non accett nemmeno mai la

89

rigida disciplina del Partito comunista guatemalteco, col quale insorsero


ben presto dissapori d'ordine politico. Ritrover un rapporto con un
vecchio partito comunista solo a Cuba (col PSP di Blas Roca), ma alla fine
della guerriglia e solo per assorbire nel progetto della direzione castrista i
quadri di quell'organizzazione disposti ad accettare la nuova "disciplina",
meno rigida certamente, ma pi rivoluzionaria
Nel dibattito economico del 1963-64 si ritroveranno alcuni riferimenti
sparsi all'opera di Stalin, che vogliamo qui richiamare sommariamente per
sottolinearne il carattere contraddittorio.
Nell'articolo sul "Sistema di finanziamento di bilancio", viene citato un
brano da I fondamenti del socialismo (57), per attribuire a Stalin la
"sistematizzazione dell'idea [antimperialista n.d.a.] fino al punto da considerare
possibile la Rivoluzione socialista nelle colonie" (II, 234),
Si tratta di un errore grossolano, ma anche molto curioso, visto che il
brano di Stalin citato non contiene le affermazioni che a Guevara farebbe
piacere leggervi. Del resto proprio su tale questione che Stalin e Trotsky
si contrapposero violentemente e per la prima volta. E" infatti ormai storia
nota e facilmente documentabile che nella strategia per i paesi coloniali il
primo sosteneva la possibilit di un "blocco d e l e quattro classi" (borghesia
"nazionale" inclusa) e l'avvento di un regime democratico, "intermedio" tra
capitalsmo e socialismo; mentre il secondo elabor la celebre teoria d e l a
"rivoluzione permanente", proprio per dimostrare l'impossibilit storica di
un tale regime e la necessit d e l a trascrescenza del movimento nazionale in
rivoluzione socialista, anche per assolvere ai compiti d e l a rivoluzione
democratico-borghese. La tragica conclusione d e l a rivoluzione cinese del
1927-28 diede ragione al secondo, ma il Kqmintern staliniano non v o l e
mai ammettere la natura del proprio errore. E da alora la "trascrescenza
socialista" d e l a rivoluzione nazionale nei paesi coloniali o neocoloniali
diventata un tab. Forse uno dei principali. Nel 1964 Guevara sembra
addirittura ignorare l'esistenza di questo lungo e drammatico dibattito
storico.
In "La Banca, il credito e il socialismo" (marzo 1964), il Che riprende
un altro lungo brano di Stalin da Le questioni del leninismo, ma vi
aggiunge un commento molto restrittivo, quasi a voler sottolineare in via
(57) D Che aveva letto quell'opera di Stalin gi in Messico, come racconta uno dei
pi tenaci e documentati antistalinisti cubani: "Ricordo di allora la mia discussione
nella prigione -di Miguel Schultz con il Che e Fide! a proposito del libro di Stalin, I
fondamenti del socialismo", Carlos Franqui, / miei anni con Fidel, Milano, 1981,
p. 157.
90

cautelativa lo scopo limitato di quel riferimento:


"Lo citiamo semplicemente per 'dimostrare che s'impone uno sforzo tenace di
organizzazione amministrativa prima di poter istituire un qualsiasi sistema" (fi,
285).
- ' "
Abbiamo invece gi ricordato i resoconti stenografici del settembre dello
stesso anno in cui il ministro dell'Industra critica, riferendosi al campo
dell'etica,
"gli estremi che oggi definiamo come stalinisti".
Ora vanno ricordati per anche i resoconti stenografici del dicembre
dello stesso anno, in cui la "crisi di teoria" che travaglia il movimento
operaio intemazionale viene da Guevara polemicamente attribuita
"al fatto che ci si dimenticati che esistito Marx e che ci si basa soltanto su una
parte del lavoro di Lenin" (58).
Eppure lo stesso Guevara che nel settembre del 1961 aveva usato ben
altro tono, rispondendo al giornalista Maurice Zeitlin, che gli chiedeva
chiarimenti sul ruolo del "leninismo" a Cuba:
"E valore del leninismo enorme, nello stesso senso in cui il lavoro di un
grande biologo valutabile in rapporto a quello di altri biologi. Lenin
probabilmente il leader che ha portato il massimo contributo alla teoria della
rivoluzione. Egli stato capace di applicare il marxismo in un dato momento ai
problami dello Stato e di venir fuori con leggi di universale validit". (Ili, 192).
Gran parte dell'argomentazione del Che nel corso del dibattito
economico suffragata da riferimenti molto ampi e significativi alle opere
di Lenin, in particolare a quelle dedicate ai problemi della costruzione del
socialismo in Russia. Sono esplicitamente citati due degli scritti leniniani
pi noti di quel periodo ("Sulla parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa"
e "Problemi dell'edificazione del socialismo e del comunismo in URSS"),
ma si avverte una notevole familiarit con altri testi di analogo .argomento e,
si deve ora aggiungere, di analogo orientamento. E questo perch ora c'
qualcosa che va mutando proprio nelT"orientamento" del Che.
Abbiamo gi accennato alla trasformazione che si opera in senso
antidogmatico nel carattere del suo marxismo proprio nel corso del 1964.
Ora dobbiamo aggiungere che anche la sua riflessione sul contributo
(58) In "Il Piano e gli uomini", cit, p. 38.
91

leniniano alla teoria marxista acquista dei connotati critici, frutto di una
riflessione personale ed assai rilevanti per le loro implicazioni.
Guevara infatti non si Imita ad esprimere un atteggiamento pi
favorevole verso la lettura di Marx (in toto) rispetto a quella di una certa
parte di Lenin, ma accenna anche a delle precise linee di demarcazione
all'interno dell'opera teorica di quest'ultimo: linee effettivamente esistenti,
ma molto raramente sottolineate dagli autori, e mai certamente da esponenti
ufficiali del "marxismo ortodosso". E' un altro tab, che il Che viola,
affermando:
"Il Lenin degli anni '20 solo una piccola parte di Lenin, perch Lenin visse
molti anni e studi molto.
Una volta mi capitato di dirvi che di Lenin ce n'erano alimento tre; ora c' chi
dice che non sarebbero tre ma due. Sta di fatto che fra il Lenin di Stato e
Rivoluzione e eWImperialismo e il Lenin... [registrazione difettosa, ma quasi
certamente "della NEP' n.d.c.1 c' un abisso.
In questo momento si considera soprattuto questo suo ultimo periodo,
assumendo come verit cose che teoricamente non sono vere, che furono imposte
dalla pratica, che vanno riviste anche sotto il profilo pratico e vanno analizzate
teoricamente, come tutti i problemi dell'economia politica e del periodo di
transizione" (59).
Cos' accaduto nel corso del 1964 all'imprevedibile ministro
dell'Industria cubana?
Dal 4 al 18 novembre stato a Mosca, a capo di una delegazione
per i festeggiamenti del quarantasettesimo anniversario d e l a Rivoluzione
d'ottobre. E' il suo quarto soggiorno in URSS, dedicato questa volta
essenzialmente ai problemi economici. Visita l'Esposizione industriale
permanente di Mosca, l'Istituto di cibernetica, alcune fabbriche e centri di
produzione. Discute con uno dei massimi esponenti delle "riforme"
economiche sovietiche (Vladimir Trapeznikov), con alti dirigenti del
PCUS, con operai e con studenti. Per le sue posizioni si attira malevole
accuse di "trotskismo" (non dagli operai ovviamente, ma da alcuni
"studenti").
Al suo ritorno appare profondamente deluso da ci che ha visto e
(59) 5 dicembre 1964, in "li Piano e gli uomini", cit Sulle oscillazioni teoriche di
Lenin e sull'esistenza inconfutabile di adattamenti empirici al mutare delle
situazioni politiche non si pu non essere d'accordo con Guevara. Nel passato noi
stessi abbiamo ricostruito alcuni degli itinerari pi contraddittori di Lenin, in
riferimento a due questioni cruciali: i "soviet" (ne Le teorie dell'autogestione,
Milano, 1974) e il "terrorismo" (in Marxismo e crtica del terrorismo, Roma,
1979). A quei lavori si rimanda per un approfondimento della questione.
92

comincia a parlare apertamente di tendenze "filocapitalistiche" nell'orientamento economico dei dirigenti sovietici. Ed il fatto Che quelle
tendenze siano accompagnate ed apertamente suffragate dai teorici di Mosca,
con montagne d citazioni da Lenin (il Lenin della NEP, ovviamente), lo"
spinge a rivedere alcune questioni teoriche.
Crollano le certezze e scompare quela visione lineare e meccanicistica
del marxismo che per un certo periodo aveva caratterizzato il suo pensiero e
di cui abbiamo gi parlato. La trasformazione non ovviamente cos
immediata, anche perch vi molta confusione n e l a mente del Che al
ritomo a Cuba, insieme ad una gran voglia di capire e di riprendere a
studiare.
Di queste preoccupazioni egli parla francamente coi suoi collaboratori al
Ministero (Minind). Ed una fortuna che a noi restino i resoconti
stenografici di alcune di quelle conversazioni, oltre a testimonianze verbali
di chi l'ha frequentato in quel periodo. Possiamo cos ricostruire
parzialmente, ma fondatamente, il suo travaglio intellettuale di q u e l a fase.
Restano comunque anche molte zone d'ombra, che probabilmente non
potranno mai esser chiarite.
Come reagisce Guevara a l e accuse di "trotskismo" ricevute a Mosca?
Ascoltiamo il suo resoconto:
"D'altra parte (volavano) le accuse di trotskismo. A questo proposito io credo
che o noi abbiamo la capacit di distruggere con argomenti le opinioni contrarie o
dobbiamo lasciare che si esprimano... Non possibile distruggere le opinioni con
la forza, perch questo blocca ogni liberei' sviluppo dell'intelligenza.
Anche dal pensiero di Trotsky si possono prendere una serie di cose, anche se,
a parer mio, i suoi concetti fondamentali erano sbagliati, la sua azione successiva
fu erronea, e nell'ultimo periodo anche non chiara.
... Ad ogni modo (finisce che in questo tipo di discussione) c' sempre chi
lancia l'accusa di trotskismo".
E' .al corrente Guevara dei termini r e a ! dei grande conflitto in seno al
Partito bolscevico e d e l e posizioni del fondatore e primo grande dirigente
dell'Armata rossa?
Per dire la verit, a dicembre del 1964, delle molte opere di Trotsky il
Che non ha letto praticamente nula. Le sue fonti di "informazione" sono
essenzialmente quelle d e l a "storiografia" sovietica ed edizioni ufficiali d e l e
opere 'di Trotsky a Cuba non ve n'erano mai state. La pubblicazione de La
rivoluzione permanente invece era stata addirittura impedita con la forza
alcuni anni prima, nel 1961, e lo stesso Guevara aveva espresso una
condanna pubblea per quel'episodio di intoleranza e vandalismo politico.
L'iniziativa d e l a pubblicazione, infatti, era stata presa da un gruppo
93

politico preesistente al trionfo dela rivoluzione cubana, raccolto- intomo al


giornale Voi proletaria e legato a l e posizioni del'argentino J. Posadas (uno
dei dirigenti pi noti - nei bene e nel male - dele molte organizzazioni
intemazionali che in America latina s richiamavano a Trotsky, pi
preoccupate in genere di raccoglierne la prestigiosa eredit che non di
svilupparne il pensiero). La vicenda di q u e l a edizione abortita comunque
ricostruita anche nel'intervista con Maurice Zeitlin gi citata:
M. Z.: "Che ne sar dei trotskist, per esempio? Carleton Beals faceva rilevare
recentemente che la loro stampa qui era stata annientata e che essi non erano in
grado di completare la stampa delle copie de La rivoluzione permanente di Trotsky.
Guevara: "Cos stato infatti. E' stato un errore commesso da un funzionario
di secondo rango. Hanno fracassato le lastre. Non doveva succedere" (III, 190)
(60).
Con quegli stessi cubani di Voz proletaria 1 Che aveva sostenuto
precedentemente una polemica per le critiche da loro rivolte ai Consigli
tecnici di consulenza, degli organismi di rappresentanza di base, costituiti
anche per ispirazione dello stesso Guevara e poi rapidamente estnti
(essendosi rivelato ovviamente impossibile costruire dall'alto, per decreto,
degli strumenti di mobilitazione dal basso). Lo scontro, tuttavia, al di l
d e l e questioni di merito, era stato particolarmente virulento nei toni. E i
quadri staliniani del vecchio PSP avevano poi contribuito a rincarare la
dose, cominciando a riversare nell'Isola tutto il materiale di propaganda
"antitrotskista" d e l e edizioni in lingua estera del PC US (61).
1 tono di quela polemica continuer a crescere negli anni seguenti,
culminando nell'attacco molto violento che Fidel Castro pronuncer contro
alcune organizzazioni "trotskiste" (una del Guatemala in primo luogo), nel
discorso di chiusura d e l a Prima conferenza d e l a Tricontinentale, a gennaio
(60) Di quell'episodio Guevara aveva gi discusso in un incontro con una
delegazione di trotskist uruguaiani, avvenuto a Punta del Este, il 13 agosto 1961.
E' interessante osservare che quell'incontro pubblico ebbe luogo, nonostante la
decisa opposizione del PC uruguaiano. Cfr. "Uruguay: entrevue avec Che
Guevara", in Quatrime Internationale, n. 14,1961, pp. 22-3.
(61) Informazioni e commenti su queste vicende ci furono date all'Avana, nel
1968, da Javier de Varona, all'epoca uno degli esponenti pi preparati e brillanti
della nuova generazione di marxisti cubani. Critico lucido ed appassionato dei
nuovi orientamenti del gruppo dirigente castrista negli anni successivi alla morte
del Che, espresse nelle conversazioni con noi una stima profonda e sentita per
l'evoluzione positiva del "marxismo" di Guevara, De Varona si purtroppo
suicidato a marzo del 1970, all'et di trentaquattro anni.
1

94

del 1966, Poi cesser di colpo.


A Cuba verr invitalo tra gli altri il pi noto esponente del "trotskismo"
europeo, l'economista belga Ernest Mandel. Si tradurranno scritti suoi e di
altri studiosi (per es. nella rivista teorica Pensamiento critico) e ' n e l T 9 6 t
verr addirittura pubblicato - anche se per i soli quadri del Partito'- lo Stalin
di Isaac Dcutscher. un'opera fondamentale per ristabilire la verit storica su
una serie di questioni "scottanti", riguardo all'Ottobre sovietico ed a l a sua
rivoluzione.
Questioni sulle quali Guevara aveva per dimostrato una notevole
disinformazione fin dall'epoca dcl'intervista con Zeitlin (per es. sul
rapporto mantenuto da Trotsky col Partito bolscevico fino a l a sua
espulsione dall'URSS) oppure, qualche anno dopo, in riferimento al
dibattito tra Lenin e Trotsky sui sindacati.
Lo stesso, per inciso, si sarebbe potuto dire per la figura storica di
un'altra grande "eretica" del movimento operaio internazionale, quale Rosa
Luxemburg: sulla sua figura Guevara sembrerebbe essersi pronunciato
un'unica volta, con un giudizio lapidario e decisamente riduttivo:
'Fu una grande rivoluzionaria e mor da rivoluzionaria, in conseguenza dei
suoi errori politici" (III, 192).
Cosa potrebbe impedire ad un critico in malafede di usare oggigiorno
quello stesso tono per esprimere un giudizio altrettanto liquidatorio
sull'esperienza boliviana del Che? E' questa del resto la celebre "astuzia"
della storia che, come si vede, continua ad operare, lenta ma inesorabile,
nela sua "riparazione" dei torti.
Con queste informazioni possiamo tornare ora al dicembre del 1964.
Dopo aver ricevuto le accuse di "trotskismo" a Mosca, Guevara si rende
conto di ignorare tutto di quel grande rivoluzionario e lo dimostra ancora
una volta n e l e discussioni al Minind. Per 1 momento per soprattutto
Lenin al centro del suo ripensamento critico. L'incontro con la personalit
teorica di Trotsky, tuttavia, non pu tardare ancora molto.
Guevara vi spinto dal carattere .antidogmatico d e l a sua formazione
marxista, dal suo spirito istintivamente ribele verso qualunque forma di
ingiustizia, d a l a sua voglia di andare a fondo dei problemi e farsi le idee
per proprio conto. Vi sarebbero poi notevoli coincidenze d'ordine teoricoideologico (sulla rivoluzione permanente, le borghesie nazionali, la
democrazia operaia, la lotta armata e l'internazionalismo), ma per il
momento Guevara ne completamente all'oscuro.
Sappiamo da testimonianze verbali che riesce a procurarsi la trilogia di
Dcutscher su Trotsky (qualche copia, in un'edizione messicana era in
circolazione negli ambienti del Partito, come riferisce anche Karol a
95

proposito di Fidcl Castro). Ed ovviamente aveva gi letto l'intervento di


Mandel nel dibattito economico, restando colpito dall'affinit di posizioni.
Parte infine per l'impresa boliviana.
A La Paz incontra i dirigenti dei due POR, i principali gruppi che in
quel paese si richiamano alle posizioni di Trotsky - entrambi legati da una
lunga tradizione al movimento sindacale dei minatori. E ormai sappiamo
anche che due loro quadri verranno accolti come combattenti n e l e file
dellELN (62). E' in Bolivia infine che 1 Che decde -di leggere La storia
della rivoluzione russa di Trotsky.
Ne porta una copia con s n e l a guerriglia Dal diario si ricava il suo
disappunto a l a notzia che il libro andato perduto dopo la scoperta di un
nascondiglio ad opera dei soldati di Barrientos. Non ci dato sapere quali
siano state le sue reazioni a quela lettura, come non conosceremo
nemmeno mai molti altri aspetti del suo amaro e profondo ripensamento
sull'esperienza staliniana e quella dei suoi epigoni alla direzione dello Stato
sovietico.
Sappiamo per che quel ripensamento ci fu - ce lo confermano gli scritti
e le testimonianze - e che fu radicale n e l a sostanza e perentorio n e l a forma,
come era nel carattere del Che. Il resto lo si pu dedurre d a l e sue scelte
politiche concrete.

E difficile riassumere in un quadro omogeneo le posizioni espresse da


Guevara sulla questione d e l a "forma-Partito". Per quanto riguarda la sua
esperienza diretta, gi sappiamo che avrebbe voluto aderire al PGT fin dai
primi momenti della sua radicalizzazione politica. Ci non avvenne per ed
egli comp le grandi e decisive esperienze politiche d e l a propria vita. - dopo
il movimento di massa guatemalteco - nell'Esercito ribelle di Castro. Vale a
dire in una struttura poltico-militare, gerarchizzata come un partito, ma
confinata sui monti e per giunta in un ambiente sociale particolare, come
q u e l o dei contadini.
Del "partito", l'esercito guerrigliero non poteva assolvere
nemmeno alle funzioni pi elementari e tradizional. E questo perch
l'obiettivo miltare prevaleva costantemente su qualunque .altra
considerazione d'ordine programmatico, formativo ed organizzativo. Del
resto, per anni 1 Partito comunista cubano continu a non esistere, anche
dopo la rivoluzione.
Uno stato di cose che di fatto non termina nemmeno quando vengono
(62) Cfr. la rivista OCLAE, ottobre 1969, p. 42. Per la questione del libro di
Trotsky si veda oltre .al Diario del Che (op. cit, p. 178), .anche Hugo Gambini, El
Che Guevara, Buenos Aires, 1968, p. 490.
96

create ufficialmente le ORI (Organizaciones revolucionarias integradas) con


la fusione del Movimento 26 di luglio, il Direttorio rivoluzionario, il
vecchio PSP ed altri organismi minori. In quell'ibrida formazione politica
tuttavia, Guevara fin dall'inizio uno dei membri della direzione nazionale. '
A marzo del 1962 anche le ORI vengono ristrutturate (in Partido unido
de la revolution socialista de Cuba, PURSC), dopo l'espulsione di una
parte del vecchio gruppo stalinista, i cosiddetti "settari" raccolti intorno ad
Escalante. Il PURSC muter poi il nome in quello di Partito comunista
cubano, che per non avr un suo primo congresso e non comincer a dare
segni di vita politica fino ai primi anni 7 0 . Ed anche allora con una certa
parsimonia.
Se ne ricava, quindi, che netta vita del Che non vi mai stata
l'esperienza pratica detta militanza (nel caso suo sarebbe stata comunque la
"direzione") in un partito di tipo leninista, fondato sul centralismo
democratico e legato atte masse lavoratrici (com'egli dichiarava invece
necessario ed auspicabile nelle occasioni in cui ebbe ad occuparsi
dell'argomento).
Ne II socialismo e l'uomo a Cuba (aprile 1965), Guevara espone in
forma sistematica il proprio ideale di "partito operaio", non molto diverso
da quello che viene normalmente indicato come un modello storico,
deducibile dai principi teorici del leninismo: partito d'avanguardia;
ammissione selettiva; minoranza di quadri formati; impegno ad elevare il
livello delle masse; comunismo come programma (in realt come
ideologia); carattere esemplare e pedagogico della militanza; spirito di
abnegazione e sacrificio.
Si pu cogliere facilmente l'intento propagandistico che anima questa
sintetica esposizione guevariana dei tratti che dovrebbero caratterizzare un
"moderno" partito rivoluzionario, prima e dopo la conquista del potere. Ma
gli occhi del Che sembrano rivolti pi al "dopo", visto che per il "prima"
non arriver mai a convincersi della necessit di un partito organizzato, sia
pure dotato di un programma adeguato e di un apparato militare. Del resto,
subito dopo l'elencazione di buoni propositi citata, egli stesso si affretta ad
aggiungere un discorso tipicamente "guevariano", in contrasto coi principi
tradizionali del leninismo sulla questione del partito, e che tradisce il suo
vero pensiero al riguardo, pi di qualunque ulteriore commento:
1

"E adesso vorrei spiegare la parte che ha la personalit umana, l'uomo come
individuo dirigente dele masse che fanno storia..." (Il, 21).
A queste posizioni personali di ibrido "umanismo partitico", tuttavia,
Guevara arriva molto lentamente, attraverso un processo di maturazione e
riflessione teorica, su una serie di esperienze negative, vissute nei primi
97

anni dela rivoluzione.


Ed infatti, gi a maggio del 1961, egli aveva dovuto diramare una
propria circolare che proibiva nel Ministero le indagini da parte
del'Amm inistrazione sull'orientamento ideologico dei dipendenti. Erano
quel! i primi abusi di una nuova leva di aspiranti burocrati, che gi si
preparava ad invadere tutti i possibili liveli decisionali del partito in
formazione.
A settembre del 1961, nel'intervista a Zeitlin pi volte citata, Guevara
sembra voler cercare un antidoto a quele deviazioni originarie. Ma 1 suo
pensiero appare orientato in una direzione francamente economicistica,
foriera, nel caso di una sua applicazione (che per non avvenne mai) di
degenerazioni burocratiche pi profonde e sostanziai di quele da lui stesso
denunciate.
Rispondendo ad una domanda sul "centralsmo democratico", Guevara
esprime l'auspicio che gli organismi del'amministrazione, ai vari liveli,
posssano fungere da tramite per la trasmissione dele idee verso i liveli pi
alti della gerarchia di partito, esercitando una funzione di controllo sul
meccanismo decisionale del partito stesso.
Per l'occasione Guevara arriva ad affermare addirittura che il
centralismo democratico potrebbe trasformarsi in un struttura dela
"pianificazione economica", confondendo chiaramente funzionamento del
partito e funzionamento dela societ: due entit storiche che quanto pi
rimangono distinte, tanto pi se ne avvantaggia lo sviluppo sociale d'un
popolo.
Anche su questo aspetto, comunque, e g l Gambiera molto presto
opinione, probabilmente dopo aver verificato nela pratica il caos
economico ed il burocratismo partitico, che una tale commistione o
identificazione di funzioni pu arrecare, anche nel meglio intenzionato dei
partiti di questo mondo.
Va poi aggiunto che Guevara non si mai pronunciato contro il
principio del partito unico - in aperta contraddizione con le sue idee sulla
democrazia sociale su cui torneremo - e che nella stessa intervista a Zeitlin
si pronuncia espheitamente contro la formazione di correnti in seno al
partito, vale a dire contro un principio irrinunciabile della democrazia
politica, anche al'interno dela societ di transizione.
Le correnti vengono da lui accomunate, secondo la terminologia
d'obbligo, a puri e semplici focolai di frazionismo, senza tener conto che
esse esistono in ogni caso al'interno d'ogni partito (io forma ovviamente
nascosta) e che la loro esistenza pubblica pu invece favorire il dibattito e la
stessa crescita poltica dei militanti. Guevara non poteva nemmeno
immaginare che di l a qualche anno le sue stesse posizioni - sull'economia
prima e sulla rivoluzione continentale poi - sarebbero diventate patrimonio
98

di una "corrente di minoranza", non dichiarata, ma fisicamente presente per


tutto un periodo, e certamente scomoda anche per il nuovo Partito
comunista cubano.
La storia d e l e prime degenerazioni d e l a vita di partito ricostruita da
Guevara in uno dei suoi interventi pi organici s u l ' questione
dell'organizzazione poltica. In "1 quadro politico, spina dorsale d e l a
Rivoluzione" (settembre 1962), vengono analizzate le ragioni d e l e prime
deformazioni burocratiche nella costruzione del nuovo apparato e viene
indicato nel processo di formazione dei quadri, lo strumento politico
migliore per combattere e distruggere sul nascere t a l deviazioni.
Del quadro di partito egli esalta ora la formazione teorica, 1 senso
pratico, la preparazione professionale, la disciplina ideologica, l'autonomia
di analisi, la creativit ed ovviamente, ancora una volta, lo spirito di
sacrificio (fino a l a rinuncia a l a propria vita, se necessario). E g l non
sembra fare invece molto affidamento s u l a spontaneit di una selezione
"naturale" dei quadri emergenti dal seno d e l a massa lavoratrice, ma
suggerisce una buona ed efficace politica di selezione e formazione (HI, 3842). Tutti concetti che verranno poi ribaditi a marzo del 1963), in
un'assemblea per l'accettazione dei nuovi candidati all'ingresso nel
PURSC, con un discorso dal titolo assai significativo: "Per il vero
rivoluzionario non sacrificarsi deve essere un sacrificio".
A maggio del 1963, nella prefazione al Manuale di Kxiusinen gi citato
(// Partito Marxista-Leninista edito dal PURSC), Guevara echeggia, n e l a
forma pi esplicita e pi ingenua, le formule stereotipe e propagandistiche,
con le quali i partiti di ispirazione sovietica celebrano normalmente se stessi
ed il proprio regime interno burocratico. Egli difende ora il ruolo d'esempio
e guida del PC US e dei partiti fratelli "marxisti-leninisti" di tutto il mondo,
auspicando, secondo la formula convenzionale
"l'applicazione pratica di quelle idee generali alle nostre specifiche caratteristiche".
Anche il "marxismo-leninismo'' viene ripetutamente presentato come un
"vessilo", una sorta di "professione di fede", mentre per la descrizione del
molo del militante, viene dato fondo a tutto il bagaglio retorico propagandistico pi tradizionale, improntandolo ad un "superomismo"
equivoco ed estraneo a tutta la precedente formazione intelettuale del Che:
"I marxisti [i quadri di partito n.d.a.] devono essere i migliori, i pi capaci, i
pi completi degli esseri umani... militanti di partito che vivono e vibrano con le
masse; orientatoli che plasmano in direttive concrete i desideri qualche volta oscuri
delle masse; lavoratori infaticabili che danno tutto di se stessi al loro popolo, che
sacrificano alla Rivoluzione le loro ore di riposo, la loro tranquillit personale, la
99

loro famiglia e perfino fa loro vita, ma che non sono mai indifferenti al calore del
con (atto umano" (HI, 61).
C' un'eco di Ortega y Gasset, come si vede, ma anche molto Sorel e
Nietzsche, n e l a loro versione pi retoricamente irrazionalistica. Va
comunque tenuto presente, ancora una volta, il momento particolare che
Guevara attraversa nel 1963-64, fatto di confusione ed oscillazioni teoriche
su molte questioni, unite ad un momentaneo entusiasmo da neofita per le
posizioni meccanicistiche e pi dogmatiche del "marxismo-leninismo" di
ispirazione sovietica.
Ma di ci si gi detto. Ora possiamo solo aggiungere che quele
posizioni cos esasperatamente "idealstche" sulla questione del partito,
contavano gi degli ilustri precedenti nella storia del "marxismo" europeo.
Per esempio, Gyrgy Lukcs scriveva nel 1920 in un articolo dal titolo gi
in s molto significativo ("La missione morale del Partito comunista"):
"Il Partito comunista dev'essere la prima personificazione del regno della
Mbert. E' qui che deve immediatamente regnare lo sprito della fraternit, della
vera solidariet, dell'abnegazione e della dedizione al sacrificio" (63).
Nel corso del 1963 vi sono altri accenni a l a problematica del partito,
analoghi a quelli citati. In seguito l'argomento scompare quasi
inavvertitamente d a l a riflessione del Che. Pur non estinguendosi n e l a
societ di transizione cubana, ma anzi rafforzandosi 1 ruolo d e l o Stato, del
Partito e degli organismi preposti a l a repressione - per ragioni che non
qui il caso di analizzare - il loro ruolo sembra invece estinguersi mano a
mano nella mente di Guevara. Come vedremo per lo Stato, anche il Partito
scompare d a l e sue preoccupazioni d'ordine metodologico e poltico. E"
questa una sicura riprova che al periodo d e l e effmere e pi rozze certezze,
subentrata una dose di salutare dubbio problematico.
1 Che si lascia assorbire interamente d a l e questioni del'economia
ancora per tutto il 1964, prima di riprendere le proprie peregrinazioni
(63) G. Lukcs, Scritti politici giovanili 1919-28, Bari, 1972, p. 102. Molti sono i
temi in comune tra il giovane Lukcs e Guevara e non tutti per fortuna di segno
cosi negativo. Per esempio l'articolo 'dell'ungherese su "La. morale nella
produzione comunista" anticipa sul piano filosofico le ben note posizioni del Che e
di cui parleremo. Contro le concezioni deterministiche della formazione della
coscienza politica, oltre al celebre Storia e coscienza di classe, Lukcs formul
concetti molto vicini a quelli di Guevara, come il seguente:
"Dipende dall'autocoscienza, dalla, sostanza spirituale e morale, dala capacit
di giudizio e dallo spirito di sacrificio del proletariato stabilire l'indirizzo da
imprimere all'evoluzione dela societ", in Scritti politici giovanili, p. 71.
100

"diplomatiche" all'estero, a l a ricerca di una nuova dimensione


internazionale d e l a rivoluzione. Nei viaggi e nei soggiorni a Cuba lavora
indefessamente a l a costruzione di nuovi organismi politici sovranazionali,.
come la futura OLAS (originariamente una sua diretta-creabira) ,e la
Tricontinentale. Al di l d e l e parole, egli dimostra con qusti fatti di
considerare superata la vecchia "forma-Partito", morta e sepolta
l'esperienza dell'organizzazione politica "marxista-leninista", soprattutto
n e l a versione "nazionale". Un tale strumento, impegnato n e l a gestione
quotidiana dell'esistente - vale a dire n e l a traduzione pratica di direttive
centrali, s u l e quali pure egli avrebbe molto da ridire - privo di un'effettiva
capacit d proposizione autonoma, appare a Guevara ormai come un
organismo senza vita, senza dinamica e senza potenzialit rivoluzionarie.
La costruzione dei nuovi organismi di coordinamento continentale
sostituisce ormai n e l a concezione del Che la funzione dei vecchi partitini
rivoluzionari a base nazionale. Ma c' anche una differenza importante,
determinata d a l a struttura stessa di questi embrioni d formazioni politiche
sovranazionali: la loro esistenza pensabile solo prescindendo d a l e
divisioni ideologiche tradizionali. Cos perlomeno pare al Che. Ed anche
questo fatto contribuisce a mandare in frantomi tutto 1 modesto apparato
dogmatico-ortodosso da lui propagandato per un breve arco di anni.
In realt, alcuni steccati "ideologici" rimangono n e l a pratica e
nell'orientamento politico d e l a direzione cubana, ma non pi per iniziativa
e diretta responsabilit del Che. La conferenza del'GLAS, per esempio,
viene convocata mentre Guevara agisce in Bolivia e non invita delegazioni
ufficiai dei partiti latinoamericani d orientamento "trotskista" e "marxistaleninista" (cio filocinesi). Col risultato poi di trovarsi dominata
essenzialmente dai partiti comunisti filosovietici, che dichiarano a parole
d'essere per la lotta armata continentale, ma che nei fatti continuano a
preoccuparsi solo del proprio inserimento nei meccanismi elettorali dei
rispettivi paesi.
N e l a clandestinit boliviana, invece, Guevara si muove con un altro
orientamento "sovrapartitico", prendendo contatto con tutte le formazioni
della s inistra boliviana, dai "trotskist" ai radicai "democratici" di Lechfn ed
insiste instancabilmente n e l e direttive ai suoi uomini perch anch'essi si
muovano in tale direzione (64). La prova concreta di tale orientamento
fornita dal molo di primo piano attribuito n e l a guerriglia di Nancahuazu a
Moiss Guevara ed al suo gruppo di orientamento maoista dissidente.
(64) Si veda II Che in Bolivia: l'altro diario, Milano, 1970, con la documentata
introduzione di Saverio Tutino. Il diario di "Pombo" (Harry Villegas Tamayo)
offre la dimostrazione concreta 'di questo orientamento, per es. .alle pp. 77,88,90
e soprattutto 109.
101

Il superamento della forma-Partito acquista negli ultimi anni di vita del


Che dei connotati chiaramente militaristici, con la teoria del "foco"
guerrigliero: in questo senso non sarebbe nemmeno corretto parlare di
"superamento", trattandosi di due funzioni tra loro insostituibili, quella
politica e quela militare. Ma su questo torneremo. Si pu intanto osservare,
tuttavia, che il modo in cui Guevara concepisce la vita intema del gruppo
guerrigliero si avvicina per molti versi a quela di un organismo politico:
molto dinamico sul piano organizzativo (senza rigide gerarchie militari),
profondamente democratico al proprio intemo, dotato di strumenti di
formazione (le "scuole-quadri" di cui parla Inti Peredo) e proiettato
al'estemo verso l'assolvimento di funzioni sociali e di propaganda politica,
strettamente legate per a l e esigenze militari del gruppo.
Dal Diario boliviano sappiamo d e l e discussioni inteme, o perlomeno
dei tentativi compiuti per alimentare e disciplinare tali discussioni, ad opera
di un "comandante" Guevara profodamente amareggiato e deluso. E g l
avverte le debolezze "umane" dei suoi "quadri", e tenta l'impossibile per
creare un'atmosfera di franca collaborazione, di fraterna soldariet, quindi
di crescita colettiva umana e politica. E' un tentativo empirico di
concretizzare per la prima volta i principi del suo "umanismo eticorivoluzionario" di cui abbiamo gi parlato. La cornice politico-organizzativa
si rivela per e ben presto inadeguta. Di questo e g l pare rendersi conto
n e g l ultimi mesi, prima d e l a morte. Non poteva del resto nemmeno
chiudere gli occhi davanti al gran numero di diserzioni (17 su qualche
decina di bolviani), n davanti ad episodi gravi (come l'uccisione di Lolo
colpito a l a testa durante un litigio da un suo compagno, Diario, 30 aprile) o
meno gravi (il furto continuo di latte condensato, per esempio).
Quel tentativo rappresenta forse il vero "donchisciottismo" dell'impresa
bolviana del Che - al di l di altre considerazioni - perch l'aspetto che
meno tiene conto d e l a provenienza del materiale umano con cui la
guerriglia ha a che fare. Chiusa la porta all'influenza negativa e
demoralizzatrice del Partito di Monje, 1 Che verifica ciononostante che
al'interno del piccolo "esercito" si riproducono quei comportamenti di
incomprensione, ostilit e competizione, che egli credeva di aver eliminato
col passaggio dalla vita "alienata" in una societ borghese-dipendente,
all'azione pratica, a l a lotta armata.
Il suo rifiuto d e l a "forma-Partito", anche se visto sotto questa luce
particolare, appare quindi pi come un esorcismo, che non un'autentica
soluzione pratico-politica. Un problema quindi che rimane "aperto" ed
irrisolto e per 1 quale le suggestioni semplificatrici e tendenzialmente
miltaristiche dell'ultimo periodo non hanno rappresentato alcun passo
avanti, alcun arricchimento teorico. Rimane comunque il fatto che la
pregnanza di significati ricavabili d a l a pratica del'ultimo Guevara, non ha
102

niente a che vedere con la pochezza e la fragilit delle teorie "antipartitiche"


che accompagnarono l'impresa boliviana.
L'esempio pi noto di quella pochezza teorica rappresentato*,
certamente dall'opuscolo di Rgis Dcbray, Rivoluzione nella rivoluzione!
di cui non varrebbe nemeno la pena di parlare, visto che l'autore stesso lo
ha da tempo rinnegato e non rimane pi un solo difensore tra le schiere di
intellettuali che a suo tempo si levarono per applaudire alle confutazioni
della "forma-Partito" fatte in chiave esasperatamente militaristica da quel
tragico libretto. E' bene comunque riaffermare che il Che non ebbe mai
alcuna responsabilit per quelle ingenue e dilettantistiche semplificazioni del
rapporto "Partito-guerriglia", n per l'utilizzo che alcuni ambienti politici
vollero fame.
Sappiamo inoltre dal Diario boliviano che Guevara aveva fatto d e l e
annotazioni critiche ai margini del libretto di Debray e che diffid
istintivamente del personaggio, sotto il profilo umano e politico, fin dal suo
primo apparire nella guerriglia. Non dovuto passare molto tempo, perch
l'esperienza facesse giustizia di q u e l e semplificazioni, ponendo
nuovamente le questioni n e l a loro effettiva e salutare dimensione
problematica. Ed 1 Che avrebbe certamente avuto qualcosa da dire
sull'argomento, anche e soprattutto n e l a nuova fase apertasi con gli anni
70 n e l a realt del continente latinoamericano.

3 . 1 ruolo d e l a personalit
Nel'claborazione classica del marxismo la funzione storica dell'uomo,
considerato n e l a sua dimensione esistenziale e individuale, non ha mai
avuto l'attenzione che avrebbe meritato. Preoccupato soprattuto (e
giustamente) di troncare i legami d'origine col vecchio idealismo
soggettivistico, il materialismo storico ha anche soffocato sul nascere i
propri germi fecondi di riflessione sul ruolo dell'individuo, sull'uomo
inteso come "personalit". Nata da un'accesa polemica col"'antropologia"
di Feuerbach e col"'umanismo" di Moses Hess, la critica marx-engelsiana
ha sostanzialmente trascurato questo aspetto essenziale d e l a realt, salvo
poi recuperarlo sotto un'altra non meno importante angolazione: q u e l a
rivolta a determinare il processo di estraneazione dell'individuo nel modo di
produzione capitalistico ed il processo inverso d e l a sua riaffermazione
come entit sociale, nello svolgimento dela sua lotta per il comunismo.
E cos mentre da un lato la successiva riflessione antropologica del
marxismo si addentrava, con Engels, nel vicolo cieco dell'organicismo

103

sociobiologico (il processo di "umanizzazione della scimmia") (65),


dall'altro molti decenni dovevano passare e molte rivoluzioni fallire, prima
che la problematica dell'alienazione ridiventasse attuale e si reindirizzasse
nel suo alveo naturale: la riscoperta dell'uomo fisico-concreto, ma nel
quadro della sua specifica funzione storico-sociale. Ancor oggi, come
abbiamo visto, si continua a combattere aspramente questa componente
umanstica del marxismo. Data per liquidata ad ogni nuova "rivelazione" dei
crimini compiuti in qualche parte del mondo in nome del "comunismo"',
essa continua cionostante a riaffiorare, imponendo perentoriamente un
riesame del'intera questione.
Ci spiega anche la fortuna ciclica di uno scrittarello di tal Georgij
Valentinovic Plechanov, dal ttolo celebre e significativo: La funzione della
personalit nella storia (1898) (66). Lo scritto di Plechanov rivendica la
coincidenza tra necessit e libert dell'individuo, come corollario sul piano
dell'esistenza umana dell'intreccio inscindibile tra realt ed ideali che si
manifesta nello sviluppo del movimento storico. Animato da una
concezione fondamentalmente positiva di tale movimento, egli esprime
tuttavia, in riferimento al destino dell'individuo storico concreto, una
visione catastrofale che anticipa analoghi accenti di molti lucidi marxisti
successivi.
Tra questi Guevara
che settantanni dopo tradurr nel proprio
linguaggio caratteristico concetti ed espressioni di Plechanov come le
seguenti:
"Fino a quando l'individuo non abbia, conquistato questa libert mediante uno
sforzo virile del pensiero filosofico, esso non ancora pienamente padrone di se
stesso e con le proprie sofferenze morali paga un tributo obbrobrioso alla necessit
esteriore, che gli si contrappone".
(65) Per un'introduzione al problema utile il lavoro di Antonella Marazzi,
Evoluzionismo biologico ed evoluzionismo culturale, 'Tesi di laurea in biologia,
Roma, 1973 (dattiloscritto).
(66) In realt Plechanov, bench padre riconosciuto del marxismo russo, non si
trovava nelle condizioni migliori per richiamare all'attenzione dei- suoi
contemporanei su quell'aspetto tanto bistrattato della teoria del materialismo
storico, vista la sua aperta adesione alle posizioni pi francamente evoluzionistiche
e meccanicistiche del marxismo europeo e della Seconda intemazionale.
Ma forse le sue prime esperienze politiche, ispirate all'ultrasoggeuivismo del
movimento populista e filoterroristico della Zemlja i Volja condizionavano ancora
sul finire del secolo l'evoluzione del suo pensiero (per altri versi ormai avviato
irreversibilmente sul viale del tramonto politico, in quel ruolo di fiancheggiatore
del menscevismo in cui doveva sorprenderlo l'esplosione della Rivoluzione
d'ottobre).
1

104

Ma poi aggiunge il marxista russo, dimostrandosi ancora una volta


come il vero padre spirituale di Lenin
"la coscienza della inevitabilit assoluta di un dato fenomeno non pu che
aumentare l'energia dell'uomo che simpatizza con esso e che si considera una delle
forze che provocano questo fenomeno".
La polemica indirizzata da un lato contro le posizioni del determinismo
filosofico che, intrise di naturalismo positivistico, negano una reale libert
di scelta nelle funzioni dell'individuo; ma dall'altro anche contro il
soggettivismo idealistico che non vuole ammettere il ruolo contraddittorio,
ma determinante, delle leggi che regolano il movimento storico
dell'umanit: per Plechanov quelle del modo di produzione capitalistico e
della lotta di classe che vi s contrappone (67).
JJ suo discorso s conclude con l'affermazione seguente:
"Dunque le particolarit personali degli uomini dirigenti determinano la
fisionomia individuale deg' avvenimenti storici e l'elemento casuale nel senso
indicato da noi, sempre esercita una certa influenza sul corso di quegli
avvenimenti, il cui orientamento viene determinato, in ultima analisi, dalle
cosiddette cause generali, vale a dire dallo sviluppo delle forze produttive e dai
rapporti che esso determina fra le persone occupate nel processo economico e
sociale della produzione".
Guevara conosce molto bene lo scritto di Plechanov. Non lo cita
espressamente, ma alcune sue formulazioni riecheggiano quasi la lettera del
discorso elaborato dal vecchio marxista russo. Ci avviene soprattutto ne II
socialismo e l'uomo a Cuba. E non a caso, visto che quel lavoro la
sistemazione pi organica dedicata dal Che al problema dell'individuo: un
individuo che viene descritto e prefigurato nel suo divenire, nel suo esser
parte ("perno dinamico", dir in un altro lavoro) del processo storico del
socialismo cubano, ma inserito al di l di questo anche nel processo pi
generale della sua nuova "umanizzazione rivoluzionaria" (della piena
(67) In questo egli fa sue quasi integralmente le riflessioni di Sainte-Beuve sulla
rivoluzione francese e sul ruoio che in essa svolsero i conflitti intersoggettivi, le
qualit individuali delle personalit pi direttamente impegnate, senza per perdere
di vista i limiti che all'azione di quelle stesse personalit imponeva il processo
storico pi generale. Anche la "casualit" viene in questa luce ad avere una sua
funzione, purch essa non diventi sinonimo di "inconoscibilit" (quindi, ancora
una volta, espressione di un movimento storico apparentemente "irrazionale").
Le citazioni sono tratte da G. V. Plechanov, La concezione materialistica della
storia, Roma, 1970, pp. 83,100,108.

105

riscoperta di s come soggetto capace di un'autentica azione sociale ed


eversiva allo stesso tempo).
Guevara parte, come Plechanov, dalla precisa definizione del posto che
l'individuo occupa netta gerarchia dei valori sociali del capitalismo e nel
suo modo di produzione. Lo fa con un linguaggio proprio, divenuto ormai
molto pi attento anche a l e elaborazioni pi recenti del marxismo europeo
(siamo nel 1965):
"-(Nella societ capitalistica) l'uomo guidato da un freddo orientamento che di
solito sfugge al domnio della sua comprensione. L'essere umano, oggetto di
alienazione, ha un invisibile cordone ombelicale che lo lega alla societ intesa nel
suo complesso: la legge del valore.
Essa agisce in tutti gli aspetti della sua vita, e va modellando la sua strada e il
suo destino . Le leggi del capitalismo, invisibili per la gente in genere, e per di pi
cieche, agiscono sull'individuo, sema che questi se ne avveda. Egl non riesce a
scorgere altro che la vastit di un orizzonte che gli appare sconfinato...
Tenter ora di definire l'individuo, attore di questo dramma singolare e
appassionante che la costruzione del Socialismo, nella sua duplice esistenza di
essere unico e di membro della comunit" (III, 12).
1

Il conflitto "individuo-comunit" questione annosa n e l a storia del


pensiero sociale. Per non risalire troppo indietro nel tempo, basterebbe
pensare al ruolo che esso occupa nel'avvo di un moderno pensiero
"sociologico" in senso stretto: in Germania per esempio. Non quindi lo
scritto di Guevara che pu fornire la risposta compiuta ad una simile
problematica, vero e proprio inghiottitoio per i prodotti teorici d e l e migliori
intelligenze d e l a nostra epoca.
Guevara indica tuttavia una direzione di ricerca in cui tale questione pu
almeno essere affrontata, se non risolta. E' il discorso sulla
"incompiutezza" dell'uomo storico-concreto, visto nelle sue determinazioni
politiche e social (1 vecchio citoyen ne "La questione ebraica" di Marx).
Questa imperfezione epocale - vale a dire 1 suo essere avviato s u l a va
dell'emancipazione poltica, senza per poterla ancora realizzare - farebbe
dell'individuo contemporaneo un soggetto inadeguato ad affrontare un
rapporto equilibrato e maturo - quindi costruttivo - con la comunit.
Occorre riconoscere, secondo il Che, "la sua qualit di essere non fatto,
di prodotto non finito", sia in senso personale, sia come eredit incompiuta
di un passato storico-capitalistico, che agendo su pi generazioni ha
determinato anche una loro deformazione. 1 passato, vale a dire 1 processo
di formazione d e l a societ capitalistica, con la sua perpetuazione attuale e
attraverso la produzione d e l e categorie mercantili, determina la "coscienza"
di questo individuo "non fatto", di questo "prodotto non finito".
L'isolamento dell'individuo", il "sottosviluppo economico", T'inte1

106

resse materiale" e le "chimere" egoistiche di vario genere che lo sviluppo


della formazione sociale capitalistica implica per l'individuo", sono i limiti
che Guevara cita esplicitamente come determinanti per l'imposizione, di.
quella mutilazione sociale dell'individuo di cui s qui parlato. ,11 conflitto
"individuo-comunit" quindi destinato a sopravvivere per tutta un'epoca quella della fase di transizione al socialismo - producendo effetti negativi e
ritardi d'ordine storico, come condizioni inevitabili del parto storicopolitico rappresentato per Guevara dalla nascita dell'"uomo nuovo".
Non si tratta quindi di una soluzione teorica al problema, quanto di una
sua enunciazione. Ma gi rilevante che un dirigente statale - un ministro
dell'Industria, per giunta - si ponga organicamente tale problema dopo la
conquista del potere e non soltanto prima (come per esempio nell'illustre
precedente di Sfato e Rivoluzione), dimostrando inoltre sulla questione dotidi notevole lucidit e sensibilit.
A ci lo spinge in primissimo luogo la propria formazione personale,
vale a dire quella storia di esaltazione illimitata delle capacit intellettuali e
fisiche che ha intessuto gli anni della sua adolescenza e delle successive
peregrinazioni per l'America latina. C' molta autobiografia d'ordine
psicologico in questo suo chinarsi ad osservare l'evoluzione dell'individuo
all'interno della societ capitalistica
Ed anche se il linguaggio riflette ora la nuova acquisita maturazione
della strumentazione teorica del marxismo - per es. quando descrive
l'effetto che la sopravvivenza delle categorie mercantili esercita sulla
coscienza individuale, la "reificazione" di lukacsiana memoria - pur
sempre l'individuo" Guevara che parla del "suo" conflitto con la societ. Il
fatto che egli si trovi alla direzione di tale societ - e quindi implicitamente
anche del conflitto - non sembra spostare i termini del problema. Qui per
necessario aprire una parentesi.
11 conflitto "individuo-comunit" si gi espresso a Cuba apertamente
fin dai primi anni del nuovo potere. Sono pagine non sempre gloriose,
soprattutto quando le giustificazioni per limitare determinate libert
individuali appaiono politicamente pretestuose ed in contrasto con gli stessi
valori umanistici apertamente dichiarati dal gruppo dirigente castrista: la
repressione degli omosessuali, di certi intellettuali ed oppositori
"democratici", ne sono gli esempi pi noti. Altri se ne potrebbero
aggiungere.
Guevara non favorevole, per carattere e formazione, a questi iniziative
d'ordine repressivo. Ci appare chiaramente anche da testimonianze dirette
e molto critiche (come quella di Carlos Franqui, in / miei anni con Fidel ),
oltre che da dichiarazioni e provvedimenti adottati dallo stesso Che (per es.
contro le indagini sull'orientamento ideologico dei lavoratori). Di quelle
iniziative per egli condivide la responsabilit politica, come membro di
107

una direzione collettiva.


La verit d i e quella direzione non veramente collettiva. Al suo
interno vi una "personalit" che domina su tutte le altre. Anzi, sarebbe pi
giusto dire che si sostituisce alle altre, attribuendosi nei fatti il ruolo di
direzione unica centrale. Ci riferiamo alla figura, contraddittoria e
imprevedbile quanto s vuole, ma pur sempre autoritaria, di Fidel Castro.
Non basterebbe un volume per descrivere il ruolo d e l a sua "personalit"
nell'intera esperienza cubana, a partire come minimo da quel lontano 26 di
luglio del 1953, giorno dell'assalto al Cuartel Moncada.
11 Che consapevole dell'esistenza anche di questo secondo aspetto,
nella problematica del rapporto "individuo-comunit-storia". Ed infatti egli
attribuisce alla personalit del dirigente rivoluzionario in generale, una
funzione storica fondamentale, soprattutto nella fase di avvio del
movimento di massa, quando cio si ricercano ancora alla rinfusa e
spontaneamente le strade d e l a Iterazione.
Guevara ammette per esplicitamente che tale ruolo di guida del
movimento pu essere assolto anche da uomini politici borghesi, purch
dotati di determinate caratteristiche personali e capaci di agire come autentici
trascinatori d e l e masse. Le differenze tra i leader del primo e del secondo
tipo, finiranno comunque col manifestarsi n e l o sviluppo e n e l a persistenza
del movimento.
Quando questo movimento trionfa, come nel caso d e l a rivoluzione
cubana, l'individuo-massa pu effettivamente trovarsi in una situazione di
apparente "sottomissione a l o Stato". Ma ci vero, secondo il Che, solo
se non si vede che il processo si svolge al'interno di una societ di
transizione. Ed per l'appunto in questa dinamica storica che al'individuomassa viene offerta l'unica grande possibilit a lui consentita per elevarsi
d a l a sua condizione d "sottomissione" e per realizzarsi compiutamente
nel'azione collettiva di costruzione d'un nuovo ordinamento sociale. In
questo processo le distanze culturali e politiche tra le personalit dirigenti e
gli individui storici-concreti vanno scomparendo, finch si realizza
un'esatta coincidenza tra i due poli, ma al livelo pi alto: allora che si pu
parlare di formazione dell'uomo nuovo. Un processo formativo che, per il
marxismo di Guevara, "marcia paralelamente a l o sviluppo di nuove forme
economiche".
Questo m o d e l o interpretativo d e l a dinamica sociale, che renderebbe
possibile la piena affermazione del'individuo, pu forse presentare d e l e
analogie - ammette il Che - col'esperienza storica d e l a nascita e
formazione di una coscienza di classe del'individuo "borghese" a l e origini
del capitalsmo. Ma la differenza determinata, in questa nostra epoca, dal
ruolo d e l a "consapevolezza". Non sottoposto al dominio cieco d e l a
casualit, dominante a g i albori d e l a societ capitalistica e poi rimastavi
108

come caratteristica socioeconomica permanente, l'individuo che si fa e si sa


rivoluzionario, quando agisce consapevole della propria funzione storica
e misura questa sua conquistata consapevolezza con gli orientamenti del
nuovo potere sociale. Il suo contributo anzi pu ripercuotersi direttamente
su quel potere, influenzandolo e determinandone gli sviluppi.
"Nonostante la carenza di istituzioni, che dovr venire gradualmente superata,
ora sono le masse che fanno la storia, ira quanto insieme cosciente di individui che
lottano per la stessa causa. L'uomo nel socialismo, ad onta della sua apparente
standardizzazione, pi completo... la sua possibilit di esprimersi e di far sentire
la propria voce nell'apparato sociale infinitamente maggiore" (TU, 16).
E' a questo punto che il Che inserisce e sviluppa l'aspetto pi rilevante
del suo discorso, analizzando
"la parte che ha la personalit umana, l'uomo come individuo dirigente delle masse
che fanno la storia".
L'esempio pi significativo di "personalit" che presente alla sua
mente e .alla sua esperienza senza dubbio, come gi ricordavamo, quella
di Fidel Castro. Ma egli estende il discorso alla personalit del
rivoluzionario pi in generale, dichiarando nel suo consueto linguaggio
appassionato che
"il compito del rivoluzionario d'avanguardia insieme magnifico e angoscioso".
E' "magnifico" per la grandiosit dell'impresa, per l'immensa dose di
umanit che si richiede all'individuo: questi, nel porsi alla testa di un
processo storico di liberazione deve farsi gi simbolo e portatore di valori
umani, mente di quella stessa lotta di liberazione. L'acquisizione di tali
caratteristiche un dovere, quindi una via obbligatoria, afferma Guevara,
riecheggiando il discorso di Plechanov sul rapporto tra libert e necessit:
"uomini che lottano per uscire dal regno della necessit per entrare in quello della
Hert.''031,23).
Una necessit storica che non si esaurisce con la morte dell'individuo,
ma che si continua nel processo della "rivoluzione mondiale" - dichiara il
Che - unica vera garanzia dell'assolvimento definitivo di quei compiti di
liberazione collettiva che avevano animato il primo insorgere del
movimento di classe e d e l a sua avanguardia.

109

"La personalit svolge il molo della mobilitazione e .della .direzione in quanto


incarna le pi .aite virt e le maggiori aspirazioni del popolo" (HI, .24).
Di qui anche T'angoscia". L'angoscia dell'esser uomini, padri,
individui in carne ed ossa e quindi soggetti alle debolezze fisiche (l'asma
per es,) o caratteriali tipiche della condizione umana. E' questo per
l'itinerario da percorrere, ed , ancora una volta, il processo in cui si forma
l'uomo nuovo, vale a dire l'individuo pienamente realizzato in quanto
individuo, proprio perch inserito in un processo collettivo di costruzione e
liberazione sociale.
Nel passato Guevara aveva espresso posizioni analoghe in molte altre
occasioni, dimostrando cos una notevole continuit sul tema della
personalit e il ruolo del singolo nel processo rivoluzionario. Per es. in un
discorso nell'agosto del 1960:
"L'individualismo in quanto tale, come azione isolata di una persona
nell'ambiente sociale, deve sparire a Cuba. L'individualismo deve essere, domani,
la realizzazione completa delle capacit di tutto un individuo a beneficio assoluto di
una collettivit" (TU, 30).
Egli riconosce, tuttavia, che tali mutamenti, per quanto auspicabili, si
possono raggiungere soltanto in un profondo e drammatico processo di
trasformazioni sociali, le uniche in grado d operare e rendere stabili delle
autentiche trasformazioni 'interiori nell'individuo .
Il Che teorizza una funzione per l'intervento cosciente dell'individuo nel
movimento della storia, che oscilla in continuazione tra i due diversi
significati del termine '"personalit", e da questo punto di vista non
mancano notevoli margini di ambiguit. E' una "personalit" l'insieme dei
tratti che costituiscono la singola individualit come distinta dalle altre (e in
questo senso pu fungere da sinonimo di "individuo"); ma "personalit"
anche la figura del dirigente, dell'uomo celebre od investito di autorit: un
soggetto quindi di cui possibile un "culto", il "culto della personalit" per
l'appunto.
L'ammirazione sincera e sentita che Guevara ha manifestato in ogni
possibile occasione per il "dirigente" Fidel Castro, ha avuto dei connotati
certamente, molto pi vicini a quest'ultimo significato e pu aver influenzato
in tal senso alcune valutazioni eccessivamente soggettivistiche sulle
potenzialit racchiuse nel fattore "personale" dei dirigenti, e di conseguenza
dei quadri da loro formati nel corso del processo rivoluzionario. Accanto a
quell'ammirazione vi era per anche un'intima ed indiscutibile carica
affettiva, per il "compagno", che non sembra avere apparentemente alcuna
pertinenza col discorso che qui ci interessa. E che invece ce l'ha, come
1

110

dimostra la presenza di entrambi gli atteggiamenti nella lettera di addio a


Fidel (punto d'arrivo pi maturo di un rapporto ingenuamente elogiativo
iniziato nel 1956 in Messico, con la nota poesia di Guevara, tarma Fidel).
Viene da chiedersi se sia possibile immaginare un diverso rapport
politico-intellettuale da parte del Che verso una "personalit" come quella di
Castro, dopo aver vissuto con lui l'ansia del Messico e la vittoria cubana,
dopo aver condiviso la nascita, la realizzazione e il naufragio delle tante
altre speranze pi intime, personali e politiche.
E" difficile pronunciarsi su rapporti umani cos eccezionali ed
irripetibili. L'unico che potrebbe farlo ormai solo Fidel, chiarendo
preliminarmente la propria posizione di fronte al messaggio guevarano e
fornendo una valutazione personale e complessiva dell'opera del Che, in
termini molto pi approfonditi di quanto non abbia fatto nei due celebri
discorsi commemorativi (15 e 18 ottobre 1967). Entrambi commoventi, ma
insufficienti sul piano della valutazione storica di una personalit come
quella del Che.
Possiamo affermare invece che di quel "culto della personalit" per
Fidel, Guevara non ha lasciato per se stesso neanche una goccia, restando
ancorato sino alla fine aduna visione del proprio ruolo individuale modesta
e realistica: forse troppo modesta e forse poco realistica. Egli non mai
riuscito - non ha mai voluto - vedere se stesso come la "personalit
dirigente" d primissimo piano che effettivamente era, sia a Cuba, sia nel
processo della rivoluzione continentale. E ci lo ha portato a sottovalutare
tragicamente l'impegno che le forze dell'imperialismo avrebbero dispiegato
per liberarsi di lui, cio per ucciderlo.
La personalit del Che stata avvicinata sul piano delle analogie a quella
di tante altre figure leggendarie o storicamente significative come
rivoluzionari o condottieri di popoli: dal Cid Campeador a Garibaldi, da
Galahad (68) a Robin Hood.
Tutte le analogie possono esser buone, ovviamente, purch ad esse si
attribuisca un valore puramente evocativo e non si trasformino in strumenti
di analisi, in confronti storici impossibili, in forzature metaforiche, sempre
e comunque filologicamente inconsistenti.
Con questa premessa si pu forse trovare pi suggestiva di altre - su un
piano meramente evocativo, quindi - l'analogia colla personalit di SaintJust, da molti proposta, ma raramente sviluppata con l'incisivit di Allport.
Questi sottolinea preliminarmente il "tratto malrauxiano del Che" e di l trae

(68) Leggendario figlio di Lancillotto, nel ciclo dei Cavalieri della Tavola rotonda
partecipa ai misteri del Santo Graai. Il paragone stato fatto da I. F. Stone, "The
Spirit of Che Guevara", in New States man, 20 ottobre, 1967.
Ili

io stimolo per andare a rivedere il giudizio dato da Malraux sulla figura


storica di Saint-Just, concludendo con un'immagine che ci sembra utile
riportare:
" Lo stesso tipo classico-romantico; tutti e due utopici - uno nelle Istituzioni
repubblicane, l'altro ne L'uomo e il socialismo - e l'identica intransigenza di
principi, l'identica forza di carattere, l'identica fiducia, nell'uomo. Se Saint-Just
introduceva la fraternit nel cuore della morale repubblicana, Guevara la innestava
sul tronco della morale socialista" (69).
1

E si pu anche apprezzare la definizione data da llport di Guevara


"come il pi''militante' degli eroi di Malraux". Anche se a noi ci fa venire
immediatamente alla memoria. - e non solo per assonanza - la "personalit"
indimenticabile di Chen, il comunista eroe de la conditon humaine.
Impegnato fino allo stremo dele proprie risorse umane, ma impotente
in ultima analisi di fronte al gioco di forze politiche e sociali pi forti di lui,
egli compie ciononostante il proprio dovere fino in fondo, n e l a lucida
consapevolezza che la rivoluzione cinese "in alto" gi stata condannata al
fallimento... da Stalin, dagli uomini del Komintem in cui egli un giorno
aveva riposto la propria fiducia.
Q u e l a visione trasfigurata dell'eroe moderno, che combatte contro una
volont inesorabile, posta all'esterno del suo impeto di combattente e d e l e
sue possibilit di azione, ed a l a quale egli contrappone in fondo soltanto la
forza e l'esempio trascinatore d e l a propria volont, ci sembra che possa
richiamare efficacemente, in termini letterari, la reale dimensione
"avventuriera" e rivoluzionaria dela personalit del Che.
Le formulazioni struggenti e visionarie, che suggellano molte d e l e sue
lettere, dimostrano senza ombra di dubbio quanto egli si riconoscesse, sia
pure inconsapevolmente, in q u e l a visione malrauxiana dell'eroe moderno,
del rapporto tra il suo essere "individuo" e la sua "personalit" storica.

(69) D. Allport, op. cit., pp. 193-4 e 200. Si potrebbe anche approfondire
l'analogia ricordando la grande amicizia che leg Saint-Just a Robespierre e che Io
port a condividere la sua sorte sulla gligliottina, dopo aver tentato invano di
salvarlo.
Un richiamo pittoresco a Saint-Just nel commento conclusivo di Jean Daniel
all'intervista con il Che, fatta ad Algeri nel luglio del 1963:
"Guevara pronunci queste ultime parole [da noi riportate all'inizio del cap. DI,
n.d.a.] col tono di Saint-Just. Improvvisamente risuonano degli spari nella calda e
azzurra notte che avvolge le alture di Algeri. Guevara sorride" (11,534).
112

Capitolo

III

Economia e socialismo
"li socialismo economico senza la morale
comunista non mi interessa. Lottiamo
contro la miseria, ma lottiamo
al tempo stesso contro l'alienazione"
(intervista a Jean Daniel, Algeri, luglio 1963)
"Vncere il capitalismo con i suoi stessi
feticci, ai quali stata tolta la loro caratteristica
magica pia efficace, il lucro, mi sembra
un'impresa difficile."
(lettera a J. M. Mestre, '26 febbraio 1964),

1. Ri forma agraria e contadini.


Dall'autunno del 1956 - quando il Che scriveva alla, madre: "dopo
questo periodo sar un carro armato in questioni economiche" - alla
trasformazione di quel "carro armato" in principale responsabile
dell'economia cubana, passano meno di tre anni: gli anni d e l a guerra
rivoluzionaria.
N o n e soltanto un processo di maturazione personale che porta Guevara
ad assumere quell'incarico, ma nemmeno un prodotto del caso e
dell'improvvisazione, come si voluto spesso far credere, sfruttando anche
la verosimiglianza del'arcinota e gustosa barzelletta s u l a sua eiezione ad
"economista" (70). In quell'importante nomina decisa da Fidel Castro,
concorrevano le necessit materiali immediate d e l a rivoluzione cubana e il
fatto che Guevara fosse l'unico comandante guerrigliero dotato di una

(70) "C' tra voi qualcuno cconolmista?", avrebbe chiesto Fidel al gruppo di
barbudos comandanti della Sierra. "Io, io sono comunista", avrebbe risposto
mezzo assonnato il Che, levando il braccio.
11.3

formazione "economica" (sia pur vaga e ricavata peroppi dai suoi studi di
marxismo). Ma soprattutto vi concorrevano delle motivazioni d'ordine
politico, che non sono mai state sufficientemente sottolineate. Ed invece,
proprio nella prima autentica discussione politica dopo la rivoluzione - a
proposito della Riforma agraria - che si decide il destino del Che
come futuro dirigente dell'industria.
Per dimostrarlo basta esaminare pi da vicino una serie di avvenimenti.
Gi nel corso della guerra rivoluzionaria il Che era stato partigiano
accanito di un progetto di riforma agraria radicale, che puntasse
decisamente all'esproprio dei latifondi. Quelle posizioni non erano per
condivise da una grande maggioranza del Movimento 26 di luglio e si
andavano ad aggiungere alla lunga lista di divergenze ed incomprensioni
emerse tra il Che, come comandante della Sierra, e il "Uano" (71).
La prima "legge" di riforma agraria era stata varata per le zone "libere"
gi nell'ottobre del 1958, quando l'Esercito ribelle non era ancora al potere.
Quel provvedimento aveva cercato bene o male di rispondere alle necessit
politiche e militari del momento. E per tale ragione, mentre aveva concesso
la propriet della terra "a chi la lavorava" - vale a dire i piccoli contadini,
base sociale della guerriglia - esso non si era pronunciato sulle propriet
straniere, lasciando nell'ambiguit anche il destino futuro dei latifondi. Si
accennava alla possibilit di esproprio di questi ultimi, ma senza
quantificare l'estensione della propriet terriera che per ogni nucleo
famigliare sarebbe stata ammessa d a l a rivoluzione. Era un modo per
garantirsi l'appoggio dei contadini, poveri e non alienarsi quello dei medi
proprietari o di certi settori d borghesia indigena (72), contro quali invece
fu rivolta la nuova Legge agraria - quela vera, del 17 maggio 1959.
Il gruppo dirigente delEsercito ribelle e del vecchio Movimento 26 di

(71) La "pianura". Ne parleremo ampiamente nel secondo paragrafo del cap. IV.
L'atmosfera di quel dibattito, nel periodo della campagna di Las Villas,
ricostruita efficacemente da Enrique Oltuski, raccontando di uno scontro coi Che
sulla questione degli espropri. La narrazione vivave e la fonte attendibile, visto
che per quella'fase Oltuski, come esponente delle posizioni del "Ulano", si
attribuisce le posizioni pi timide ed arretrate sulla riforma agraria. A suo dire, il
Che si rendeva conto gi allora che l'esproprio dei latifondi avrebbe implicato
necessariamente uno scontro con gli Stati Uniti. Ed anche questo ci sembra, assai
probabile dopo l'esperienza di Guevara in Guatemala. Cfr. Enrique Oltuski,
"Gente del Uano", un capitolo del suo libro di ricordi, pubblicato in Casa de las
Americas, n... 40, gennaio-febbraio, 1967, pp. 52-3.
(72) Cfr. Michel Gutelman, La politica agraria della rivoluzione cubana 19591968, Torino, pp. 69-73.
114

luglio arriv alla stesura di quel testo di legge dopo un dibattito interno
serrato, tempestoso e reso pi drammatico dall'instabilit politica che
caratterizz i primi mesi della rivoluzione vittoriosa.
Vale qui la pena di ricordare che la nuova Riforma agraria non:si
limitava ad espropriare i latifondi, come imponeva la migliore tradizione
"democratica" latinoamericana: dal Messico del 1911 alla Bolivia del '53 e
il Guatemala del '54. Essa si opponeva anche alla diffusione dei
minifundia, cautelandosi fin dall'inizio contro la dispersione e il
frazionamento della propriet terriera. Per un'economia fondamentalmente
agricola, fondata sulla monocoltivazione e la relativa monoindustria
zuccheriera, la creazione d un esercito di miniproduttori indipendenti
avrebbe significato infatti il suicidio.
Con la decisione "storica" di non redistribuire immediatamente la totalit
dei latifondi espropriati, la Riforma agraria cubana aveva quindi posto, fin
dall'inizio, le premesse sociali per il successivo sviluppo di un forte settore
statale, base irrinunciabile per qualunque trasformazione in senso socialista
di un'economia di transizione.
Ci condizioner anche il funzionamento deli'INRA (l'Istituto nazionale
della riforma agraria) che, nato come strumento di assistenza tecnica ed
economica ai contadini, si vedr proiettato in una dimensione gestionale:
d'amministrazione per l'appunto della propriet statale della terra. La
principale risorsa "industriale" dell'Isola - la lavorazione della canna da
zucchero - non poteva non esserne a sua volta condizionata.
Carlos Franqui, il pi noto giornalista della nuova 'Cuba, attore e
testimone dei primi tempi della rivoluzione, ha delineato' un quadro assai
vivido dei retroscena di quella "storica" decisione (73). Egli ha ricostruito
l'atmosfera di disorientamento politico in cui si trov ad operare il gruppo
dirigente castrista, davanti all'emergere d'un movimento semispontaneo di
occupazioni individuali di terre.
La situazione n e l e campagne, infatti, era ormai esplosiva. E le scelte
del nuovo governo non potevano non tenerne conto. E cos, mentre Fidel
Castro dichiarava pubblicamente alla televisione, che quelle occupazioni

(73) In / miei armi con Fidel, cit., p. 37-42. Il libro di Franqui fornisce una lettura
amaramente critica degli esordi della rivoluzione cubana. E' tuttavia una lettura
"intema" al processo, fondata su dati reali e critiche circostanziate, soprattutto per
quanto riguarda il ruolo di alcune personalit dirigenti. Prima della rottura con la
direzione castrista, Franqui si era invece fatto conoscere all'estero come
p ropagandista accanito e a sua volta "semplificatore" dell'itinerario storico di quella
stessa direzione. Ci riferiamo alla celebre antologia di testi nota, come El libro de
los doce, La Habana, 1968. Il libro preceduto da un'appassionata dedica a "Che
Guevara y sus compafteros del nuovo Moncada de America".
115

non sarebbero state tollerate, due diversi progetti di riforma agraria erano
gi in corso frenetico di elaborazione. Uno ad opera di Humbeito Sori
Mann, un avvocato amico di Fidel, da questi nominato ministro
del'Agricoltura (passato alla controrivoluzione egli verr fucilato due anni
dopo). Prevedeva rassegnazione individuale dei terreni sottoposti ad
esproprio, con la formazione di cooperative e la salvaguardia della media
propriet agricola (un modo questo per mantenere il principio della
sopravvivenza della grande propriet).
L'altro era invece elaborato da Guevara ed un gruppo di cui faceva parte
il futuro presidente della repubblica Dortics (all'epoca ministro incaricato
d e l a promulgazione delle leggi rivoluzionarie). Molto pi radicale, aboliva
la propriet latifondiaria, non prevedeva l'assegnazione individuale e si
orientava decisamente sul terreno della nazionalizzazione, vale a dire della
costituzione d'un grande settore di propriet statale (con tutte le
conseguenze accennate). Racconta Franqui:
"Fidel partecipava ai lavori di lutti e due i progetti; quello di Sori gli serviva per
guadagnare tempo e tenersi buona la vecchia classe dirigente, quello del Che, che
condivideva di pi, gli serviva per tenere a freno gli impazienti e come asso nella
manica da utilizzare al momento opportuno... Tutti e due i progetti erano segreti e
alla loro preparazione partecipavano solo le alte sfere... Alla fine il vero autore
della legge e della sua applicazione fu Fidel e non il Che e gli altri".
Il "vero autore" di quella legge rimane invece Guevara. E questo va
detto non per un'esigenza di giustizia formale o per un doveroso
riconoscimento di paternit intellettuale, fi Che era infatti l'unico del gruppo
dirigente castrista in grado di pensare ed elaborare quel progetto di riforma,
cos radicale dal punto di vista dei contenuti. Era anche l'unico ad aver
vissuto in prima persona l'esperienza della riforma agraria in altre
rivoluzioni del continente (Bolivia e Guatemala), che a loro volta erano
fallile proprio per l'indecisione con cui le rispettive direzioni politiche si
erano mosse sul terreno sociale. Guevara del resto aveva gi anticipato quelle posizioni sulla Riforma
agraria nelle discussioni sulla Sierra, trovandosi relativamente isolato e
criticato come "comunista". Ed ora appariva chiaro, invece, che era anche
l'unico ad aver maturato fino in fondo la convinzione che soltanto
Faudacia" dantoniana (74) - applicata al campo dei provvedimenti
economici - avrebbe salvato la rivoluzione e fornito una giustificazione
sociale all'operato del suo gruppo dirigente. Era con quest'animo, in ogni
(74) La celebre massima di Danton citata da Guevara nella prefazione a La guerra
di guerriglia (1959-60,1,262).
116

caso, che egli guardava ai compiti dell'economia e di ci fu una prima


dimostrazione proprio quei primo progetto di Riforma agraria*
Non si spiegherebbe altrimenti la radicalit del testo definitivo, non solo,
in confronto al moderatismo delle precedenti posizioni di Castro Sullaquestione, ma anche nel contesto delle forti pressioni conciliatorie e
mediatrici in cui il nuovo governo si trov a muovere i primi passi. A Fidel
resta ovviamente il merito storico di aver fatto suo quel primo fondamentale
contributo del Che, accogliendone in larga parte lo spirito anticipatore di
future scelte radicali, ed estendendolo ai successivi provvedimenti
legislativi del governo rivoluzionario.
Oltre .alla questione dell'esproprio dei latifondi, vi era un secondo
aspetto del radicalismo della Riforma agraria, che rifletteva un orientamento
teorico e politico caratteristico del Che:.nel rifiuto di dar vita alla
costituzione dei minifundia su larga scala (ma solo in misura relativamente
modesta), prendeva corpo un'altra convinzione, all'epoca gi radicata nel
pensiero di Guevara, sull'inaffidabilit dei contadini come base sociale di
una rivoluzione orientata verso il socialismo.
Questa nostra affermazione contrasta ovviamente con una lunga
tradizione di "guevarismo" superficiale, che ha creduto di poter
semplificare le posizioni del Che sulla questione della guerriglia "rurale",
confondendole con una sua presunta adesione, pi o meno incondizionata,
alle teorie del "contadinismo" terzomondista. Vi torneremo parlando delle
concezioni militari del Che. Fin d'ora, tuttavia, si pu chiarire tale
questione, mostrando come egli abbia sempre espresso una sfiduca radicale
e di fondo sulle potenzialit rivoluzionarie dei contadini, intesi come
soggetto autonomo di trasformazione sociale (che cosa molto diversa
dall'essere una base "fisica" di reclutamento militare). Ci vero gi nei
primi tempi dopo la vittoria della rivoluzione, vale a dire in un momento in
cui Guevara reduce da un biennio di guerriglia a base rurale, in cui affiora
quindi qualche effimero e comprensibile entusiasmo verso i contadini della
Sierra ed appaiono nei suoi scritti '(perii 1959-61) alcune delle formulazioni
pi apertamente "contadinistiche", che hanno prestato il fianco a successive
forzatore ed erronee interpretazioni.
In "Guerra e popolazione contadina" (apparso in Lunes de Revolution
il 26 luglio 1959), viene descritto abbastanza pittorescamente il modo in cui
gli abitanti d e l a Sierra accolsero i primi nuclei della guerriglia e come
finirono con l'appoggiarla.
Ma nonostante l'occasione celebrativa, il Che sottolinea gi in
quell'articolo il carattere individualista e conservatore del contadino della
Sierra:
"E' questo un nuovo miracolo della Rivoluzione: l'acerrimo individualista, che
117

sorveglia gelosamente i confini della sua propriet e del suo 'diritto individuale, si
unisce - sotto la costrizione della guerra - al grande sforzo comune della lotta (I,
242).
Analogo giudizio viene ripetuto un anno dopo ("Cuba: eccezione storica
o avanguardia nella lotta al colonialismo?" in Verde Olivo, aprile 1961):
"... ' nella lotta originaria, il contadino, nucleo e spina, dorsale dell'Esercito
ribelle, lo stesso che oggi si trova, sulla Sierra Maestra, padrone orgoglioso del
suo podere, intransigente e individualista' (1,392).
-

Nel corso dello stesso articolo, il Che chiarisce meglio la questione,


esaminando l'atteggiamento di vari strati sociali nei confronti della
guerriglia. Egli afferma che i contadini della Sierra 'tra i quali l'Esercito
ribelle mosse primi passi, non appartenevano a quei settori di
proletarizzazione rurale che si potevano assimilare in parte al proletariato
bracciantile delle pianure, e che erano dotati a suo avviso di "una maggiore
coscienza di classe". Era invece:
"un mondo contadino dalle radici culturali e sociali, 'diverse 'da quelle che si
possono trovare nelle vicinanze della grande piantagione semimeccanizzata
cubana... quella parte di questa classe sociale che dimostra con maggiore
aggressivit il proprio .amore per la. terra, e per il suo possesso, che dimostra, cio,
pi perfettamente ci che si pu definire spirito piccolo-borghese...
Nonostante il suo spirito piccolo-borghese, il contadino impara presto che il
suo desiderio di possedere terra non pu venir soddisfatto senza rompere il sistema
della propriet latifondista... La. borghesia, ha paura di. scontrarsi con questi
interessi. 11 proletariato no" (1,383).
Queste analisi sembrerebbero in contraddizione con altre posizioni
formulate nello stesso periodo in forma pi generica e propagandistica. Per
esempio, in un discorso del 27 gennaio 1959, pochi giorni dopo la presa
dei potere, il Che aveva lanciato un appetto esplicito a "fare rivoluzioni
contadine", a "lottare nei campi, sulle montagne e di l portare la
rivoluzione nelle citt". Va per aggiunto che quell'invito, pur essendo
rivolto ai " fratelli d'America", indicava in particolare quelli che si trovavano
nella "stessa condizione agraria" di Cuba. Allo stesso modo, ne La guerra
di guerrglia, l'affermazione secondo cui "il terreno detta lotta armata deve
essere fondamentalmente la campagna" viene ristretta atte zone
dell'"America sottosviluppata"",. Quell'indicazione compare comunque in
pi di un'occasione come uno degli insegnamenti fondamentali della
rivoluzione cubana. Anche nell'articolo dell'aprile 1961 .gi ricordato, si
toma insistentemente "sulla presa dette citt partendo dalla campagna":
118

"Un movimento' rivoluzionario che agisca dalla campagna, che si leghi alle
masse contadine, che vada via via crescendo, che distrugga l'esercito in lotta
frontale, che conquisti le citt dalla campagna" (1,391).
,
Affermazioni analoghe - sempre dotate dello stesso ' carattere
propagandistico e spesso accompagnate da annotazioni restrittive sui paesi
del continente in cui la formula sarebbe applicabile - ricorrono in altri testi
dello stesso periodo: intorno al 1961 comunque, si faranno pi rare, fino a
scomparire completamente. Ma foss'anche solo per quei primi anni, come
spiegare l'evidente contraddizione tra il giudizio negativo espresso sulla
funzione sociale dei contadini e l'appello politico ad utilizzarli come base principale della guerriglia (sia pure per un prima fase ed a certe
condizioni)?
La risposta fornita dall'esperienza della rivoluzione cubana, dalla
lettura che ne offre il Che (si veda avanti) e dall'insegnamento strategico
che egli ne ricava riassumendolo proprio nell'articolo di Verde Olivo fin
qui citato:
"Sfondo di questa lotta deve essere la campagna e dalla campagna, con un
esercito contadino che persegua i grandi obbiettivi per cui devono lottare i
contadini (primo dei quali l'equa distribuzione della terra) questa lotta conquister
le citt.
Sulla base ideologica della classe operaia, i cui grandi pensatori scoprirono le
leggi sociali che ci governano, la classe contadina d'America fornir il grande
esercito di liberazione del futuro, come gi avvenuto a Cuba.
Questo- esercito creato nelle campagne, nel quale si vanno maturando le
condizioni soggettive per' la presa del potere, che va conquistando le citt dal di
fuori, unendosi alla classe operaia e aumentando il capitale ideologico con questi
nuovi apporti, pu e deve .sconfiggere l'esercito oppressore" (1, 386, corsivo
nostro).
Ecco quindi il senso reale del presunto "contadinismo" del Che. Gli
abitanti delle campagne, per le loro condizioni di miseria e la fame di terre
dei latifondisti, costituiscono la forza sociale pi facilmente reclutabile a l a
prospettiva immediata
dela lotta armata. 1 loro programma
inevitabilmente quelo dell'appropriazione d e l a terra (elemento principale
d e l a Riforma agraria), che non pu costituire per il fulcro centrale
dell'intero programma sociale d e l a rivoluzione. Questa sar invece operaia
nei contenuti e n e l e forme finali che assumer la nuova struttura statale,
dopo che le citt saranno state conquistate, dall'esterno (esercito contadino)
e dall'interno (movimento urbano e suburbano, scioperi e reti clandestine).
E quindi, afferma Guevara, sulla base ideologica della classe operaia (e
dei suoi "pensatori, cio 1 marxismo), che i contadini possono costituire
119

l'esercito combattente della rivoluzione, anche se ci vale soprattutto nella


fase iniziale e senza che essi ne assumano mai la guida in quanto classe.
Ne "La guerra di gueirriglia: un metodo" (in Cuba Socialista, settembre
1963), la questione -viene definitivamente chiarita, nel paragrafo intitolato
"La necessaria direzione della classe operaia". Esso preceduto da una
serie di importanti rettifiche rispetto alle posizioni precedenti.
Vi si afferma ancora che la campagna deve essere il luogo privilegiato
delle operazioni militari, riducendola per ormai a puro luogo tattico
d'elezione (75).
L'ipotesi della guerriglia invece si comincia a riempite di contenuti
sociali nel momento in cui la si indica come un settore d'avanguardia
dell'intera popolazione lavoratrice,
"appoggiata dala lotta di massa dei contadini e degli operai della zona e di tutto
I territorio in cui essa si situa" (1,397).
Segue un lungo brano tratto d a l a Seconda dichiarazione dell'Avana
(febbraio 1962) che affida un ruolo decisivo a l a "classe operaia e le masse
urbane":
"Il contadino fa parte di una classe che, in seguito allo stato di incultura in cui
egli mantenuto e all'isolamento in cui vive, ha bisogno della direzione
rivoluzionaria e politica della classe operaia e degli intellettuali rivoluzionari,
direzione senza la quale non potr, da solo-, lanciarsi nella lotta e conquistare la
vittoria" (1,398).
Per quanto schematico e formulato in termini propagandistici, il
giudizio di Guevara s u l e potenzialit sociali dei contadini e sulla loro
debolezza politica non poteva essere pi esplicito. In queste convinzioni del
resto egli si manteneva coerente con una certa tradizione teorica del
marxismo. In particolare con le posizioni sulla questione contadina, che
erano state difese nel passato contro il "bucharinismo" da Evgenij
Preobrazenskij. Del padre del"" accumulazione originaria socialsta" Il Che
conosceva certamente l'opera pi nota e al suo pensiero lo avvicinavano
molte d e l e idee espresse sul'economia del socialismo, come vedremo tra
(75) "Questa affermazione ha attirato sul Che un'accusa di strumentaiismo, perch si detto - la campagna non viene scelta come campo di battaglia in base a criteri
politico-sociali, ma soltanto per motivi tattico-militari. L'accusa non sembra per
fondata", commenta Sergio De Santis che esprime un punto di vista contrario al
nostro sulle posizioni "contadine" di Guevara. Cfr. S. De Santis, "Guerriglia e
rivoluzione nel pensiero di Che Guevara", in Rivista storica del socialismo, n. 30,
1967, pp. 121, 129-30.
120

. sve.
Ma in quelle sue convinzioni, Guevara era rafforzato oltre che dalla
propria formazione marxista, anche dal modo intenso e diretto con cui ;
aveva vssuto in giovent la dimensione drammatica del "eontadjMsmo"
andino e latinoamericano. Ci riferiamo alla sua assimilazione culturale - ed
al successivo superamento - della problematica dell'indianismo"
continentale. Con quelle posizioni teoriche, e le conseguenti illusioni
populistiche, il Che aveva da tempo fatto i conti sul piano politico e teorico,
come abbiamo gi ricordato. Ora si trattava di tradurre in pratica le stesse
idee, in un contesto contadino diverso, anche se ugualmente arretrato e
disgregato, come era il caso delle campagne cubane.
Da una discussione con Ren Dumont - uno dei pi noti studiosi di
problemi agricoli e critico fraterno delle prime scelte economiche cubane abbiamo una conferma diretta di un altro aspetto della sfiducia del Che
verso l'autonomia del mondo contadino. Ribattendo alle critiche
dell'economista francese, Guevara si dichiara contrario alla formazione di
aziende agricole individuali, private o miste, e quindi anche alla prospettiva
di un loro eventuale sviluppo in forma di cooperative (76).
Difendendo risolutamente il ruolo dirigente e pianificatore dello Stato
cubano, all'interno della nuova divisione del lavoro impostasi
all'agricoltura colla creazione del'INRA e le granjas del pueblo, il Che
dichiara a Dumont:
"Non si tratta affatto di dare loro [ai contadini n, d. a.] il senso della
coproprict collettiva, della propriet di grappo. Ma di sviluppare la loro coscienza
rivoluzionaria al punto di fame dei lavoratori totalmente devoti alla propria
rivoluzione".
Secondo Guevara, non si deve compiere l'errore di sostituire a l a
mentalit del piccolo proprietario contadino - conservatrice a Cuba come
altrove - quella del proprietario collettivo. E ci a l o scopo di evitare le
deformazioni e le degenerazioni privatistiche, che a suo avviso si stavano

(76) La conversazione cui ci riferiamo ebbe luogo a met, agosto' del 1960 nella
sede della Banca nazionale di Cuba. Dumont ne riporta alcuni brani in Cuba.
Socialisme et dveloppement, Paris, 1964, pp. 53-4. Brani che ha poi ripeso e
sviluppato in un lavoro di forte critica agli orientamenti economici della direzione
castrista, Cuba est-il socialiste?, Paris, 1970, pp. 27-9. Ammiratore degli aspetti
umanistici e visionari d Guevara, Dumont esprime in entrambe le opere un forte
dissenso con le sue posizioni economiche, in piena coerenza, con le'proprie
concezioni "desarrolliste" sul .superamento dell'arretratezza nei paesi sottosviluppati.
121

verificando nelle economie dei paesi dell'Est (all'epoca Guevara pensava


essenzialmente a l a Jugoslavia, ma poi col tempo estender la critica ad
orientamenti analoghi prevalenti n e l e aziende agricole kolkhoziane
dell'URSS).
Affrontando lo stesso tema con .Karol (9 maggio del 1961, al ministero
del'Industria), 1 Che molto pi esplicito:
"Nell'URSS la resistenza che si incontr nella'Collettivizzazione delle terre fu
determinante per lo sviluppo dello stalinismo. Da noi fa riforma agraria viene
incontro alle rivendicazioni pi immediate dei contadini e li soddisfa pienamente.
Ecco perch mancano a Cuba le condizioni per una evoluzione in senso stalinista"
(77):
Le "condizioni per un'evoluzione stalinista" a Cuba mancano
ovviamente, perch - tra le altre ragioni - la Riforma agraria ha impedito sul
nascere la formazione di un forte strato sociale contadino, proprietario ed
autonomo, in grado di condizionare col ricatto economico gli orientamenti
detta pianificazione statale. Guevara non lo dice esplicitamente ai suoi
interlocutori, ma quando parla di "contadini" netta nuova Cuba, egli d gi
per acquisita la prospettiva della loro estinzione in quanto forza sociale. Ed
infatti non si riferisce mai a q u e l a fascia di pccoli proprietari parcelari
ammessi dalla prima legge di Riforma agraria - e poi drasticamente ridotti
dalla seconda. I "nuovi contadini" detta rivoluzione in realt sono per lui
dei salariati, dei lavoratori agricoli che e g l considera parte integrante del
proletariato cubano. Ed tra loro, a suo avviso, che occorre distruggere fin
dagli inizi qualunque illusione di poter tornare un giorno ad essere
proprietari delle terre loro assegnate, sia pure in forma cottettiva e
cooperativistica.
Un radicalismo di sostanza, come si vede, che all'epoca attir su
Guevara critiche d'ogni specie, ingenerando errati parallelismi tra le sue
posizioni e la famigerata "liquidazione" dei contadini (ikulaki) di staliniana
memoria. Il contesto storico diverso e la giustezza di alcune scelte iniziali
del nuovo governo, avevano invece fatto s che la questione "contadina" si
ponesse a 'Cuba in termini molto diversi da q u e l ! dell'URSS e di alcune
d e l e altre cosiddette "democrazie popolari". Ci era stato frutto di
intelligente empirismo, ma anche detta natura particolare d e l a struttura
agricola cubana (il regime della monoproduzione), su cui sarebbe ora lungo
soffermarsi.
Vogli amo solo aggiungere che il tempo sembrerebbe aver dato ragione a
(77) Intervista apparsa in New Statesman, 19 maggio 1961, e riprodotta
parzialmente in K. S. Karol, La guerriglia al potere, cit, p. 53.

122

Guevara, dimostrando il "realismo" della possibilit di un'estinzione a


Cuba della mentalit "contadina", dell' aspirazione alla propriet della terra
individuale o cooperativa. Ci dimostrato per esempio dal fatto che anche
tra i figli dei piccoli proprietari parcellari. - vale a 'dire le nuove generazioni
"contadine" - si sviluppa chiaramente la tendenza a disfarsi-della propriet
individuale e ad inserirsi integralmente nei grandi piani produttivi del paese.
E questo nonostante le oscillazioni o gli errori economici del governo (78).
E anche importante rilevare il giudizio negativo espresso dal Che sulla
"collettivizzazione forzata" dell'agricoltura sovietica, perch dimostra che il
suo pensiero sulla questione non si orientava, affatto in senso estremistico o
amministrati vo-burocratico, come era. accaduto invece netta tradizione dello
stalinismo. Eppure qualcosa di quella vecchia esperienza rimane nella
terminologia impiegata da Guevara. E questo mentre con gli anni si va
rafforzando la sua sfiducia poltica nei confronti del mondo contadino,
probabilmente anche perle nuove esperienze fatte con i sistemi agricoli di
altri paesi, nei suoi lunghi viaggi in Asia e in Africa, oltre che per alcune
vicende nazionali.
Si veda per esempio quanto viene affermato dal Che in una
conversazione tenuta al ministero delFIndustria (5 dicembre 1964): una
riprova, se ce ne fosse bisogno, del suo reale orientamento ideologico
"cautelativo" nei confronti della questione contadina e del suo apporto atta
rivoluzione:
1

"Anche a noi, qui, succede a volte lo stesso. Continuiamo a parlare del


'piccolo contadino, povero e piccolo contadino, ecc.* e non diciamo mai che il
contadino, per povero e piccolo che sia, un palese generatore di capitalismo. E'
una cosa. lampante. Ma non lo diciamo.
Sento gi che qualcuno ribatte: Eh, bisogna rispettare il piccolo contadino
perch Fidel ha detto una volta che il piccolo contadino un pilastro della
rivoluzione',
E' verissimo che il contadino stato un pilastro della Rivoluzione, stato
sempre dalla sua parte, ha combattuto nella Sierra, stato uno dei primi
componenti dell'Esercito Ribelle. Nonostante questo, bisogna liquidarlo. E come?
Certo non. come si liquida un vero sfruttatore, perch non lo ; si va.
trasformando in sfruttatore lentamente, e comunque i margini del suo sfruttamento
sono limitati. Esso mantiene per delle caratteristiche che ritardano lo sviluppo
della societ, e perci occorre liquidarlo" (79).
(78) Non disponiamo di dati ufficiali sulla questione, ma ci basiamo su un piccolo
campione, di interviste a contadini 'direttamente interessati, da noi fatte nel 1968 a
Cuba, nella provincia di Oriente.
(79) In "Il Piano e gli uomini", ciL, p. 4L L'originalit dell'orientamento cubano
123

"Liquidarlo", era in realt un'espressione molto forte e poco felice.


anche se il Che non intendeva con questo riferirsi al tragico precedente della
"liquidazione dei contadini come classe" (e l'orientamento teorico fin qui
ricostruito dovrebbe testimoniarlo a sufficienza).
In quello scorcio di 1964, la sua paura era invece che da una
reintroduzione a Cuba di criteri mercantili e categorie tpiche del
capitalismo, il contadino potesse trarre vantaggi economici ed
incoraggiamenti per il proprio spirito conservatore e la rinascita di una
mentalit da piccolo proprietario.
Non si trover nulla nei principali scritti teorici del Che che cambi quel
giudizio e possa far pensare ad un suo tardivo approdo al "contadinismo"
come fattore strategico rivoluzionario, hi realt egli non dedicher pi
alcuna attenzione al problema, al contrario di quanto accade con la mole di
scritti dedicati alla "questione operata" e della quale stiamo per parlare.
Anche nel progetto d .guerriglia boliviana non affiorano valutazioni in
tal senso, a dimostrazione dell'infondatezza di un'opinione all'epoca molto
diffusa. Nel Diario di Bolivia, quando si parla dei contadini - perloppi nei
riepiloghi posti a fine d ogni mese - solo per annotare delle lapidarie
constatazioni sulle difficolt del loro reclutamento. Finch si giunge
all'ultimo riepilogo, quello del settembre 1967, in cui anche l'amarezza del
tono sembra preannunciare rimminente disfatta:
"La massa dei contadini non ci aiuta per niente ed essi si convertono in
delatori".

2. Ministro dell'Industria.
La prima legge d Riforma agraria firmata il 17 maggio 1959.
Nessuno ignora che essa, nette sue grandi linee, corrisponde al progetto
elaborato dal gruppo di Guevara. Negli ambienti detta direzione nazionale
ci accresce notevolmente il prestigio del Che, gi affermatosi con la
campagna di Las Vilias e la conduzione militare dell" invasione", insieme a
Camilo Cienfuegos. H 12 giugno egli quindi pu gi partire per un viaggio
1

sulla questione dei contadini - vista in rapporto alle esperienze sovietica, cinese e
vietnamita - riconosciuta, da Leo Huberman e Paul M. Sweezy nel loro primo
lavoro su Cuba: Anatomy of a Revolution, New York, 1960, pp. 114-24. Essi
analizzano, il problema, collocandolo nel. quadro di. quei primi anni in cui il Che
ebbe la diretta responsabilit delle principali scelte economiche. Per inciso, alla
memoria di Guevara che essi dedicheranno il loro secondo lavoro sulla rivoluzione
cubana, Socialism in Cuba, New York, 1969.
124

di tre mesi, come rappresentante del nuovo governo.


Visita, Egitto, India, Giappone, Indonesia, Sri Lanka, Pakistan,
Jugoslavia e Marocco. In tutti questi paesi incontra ministri e capi di stato,
visita fabbriche e luoghi di produzione, firma trattati economici e cuterali. '
A settembre, al suo ritomo, viene immediatamente posto da Fidel'Castro a
capo del Dipartimento di industrializzazione dellTNRA, E" 1 suo primo
incarico economico ufficiale. E 26 novembre viene eletto Presidente della
Banca nazionale di Cuba (ma confesser qualche mese dopo a Huberman e
Sweezy di "non sentirsi portato per il lavoro di banca e di preferire il suo
incarico precedente a capo del Dipartimento di industrializzazione") (80).
N e l a sua veste appena inaugurata di ''finanziere" pubblco parte
nuovamente, ad ottobre del 1960, per un viaggio nei paesi dell'Est. Alla
testa di una delegazione commerciale si reca in Cecoslovacchia, URSS,
Cina, Corea del Nord e RDT. Toma a Cuba a l a fine di dicembre latore di
importanti accordi, dopo aver visitato centinaia di fabbriche, impianti
siderurgici e centri minerari in quegli stessi paesi da cui ormai comincia a
dipendere l'economia nazionale, dopo l'embargo sul commercio con Cuba,
che gli USA hanno decretato ad ottobre.
E' l'epoca delle grandi nazionalizzazioni delle fabbriche straniere e d e l e
compagnie di servizi americane. Il 23 febbraio 1961 viene creato il
ministero dell'Industria (Minind) e Guevara ne il primo ministro. Deve
immediatamente porsi al'altezza del nuovo compito, e per questo comincia
a seguire dei corsi accelerati di matematica, calcolo differenziale,
programmazione ed organizzazione aziendale. Ad agosto viene promulgato
per opera sua 1 regolamento del ministero dell'Industria, che servir di
modello a tutti gli altri ministeri. Nello stesso mese 1 Che si reca a Punta
del Este, a capo della delegazione cubana, per la conferenza del Consiglio
interamericano economico e sociale, che adotter, coi solo voto contrario di
Cuba, il progetto bennediano noto come "Alleanza per il progresso".
Il 1962, "Ano de la planificacin" vede Guevara impegnato in congressi
sindacali, conferenze di produzione, discorsi televisivi e campagne di
propaganda a favore del lavoro volontario e l'emulazione, oltre che nelle
prime discussioni sul piano quadriennale, presentato dal ministro
dell'Economia Regino Boti.
"1 primo piano economico" (aprile 1961) il titolo di un ciclo di
conferenze tenute dal neoministro Guevara in un programma
radiotelevisivo intitolato "Universidad popular". E' un'opera divulgativa di
teoria economica, che continua in parte col'articolo "Compiti industriali
della Rivoluzione negM anni futuri" (in Cuba socialista, luglio 1962) ed altri
testi minori.
(80) Anatomy afa Revolution, cit,.,, p. 130.
125

Lo studio intitolato "Contro il burocratismo"" compare invece su Cuba


Socialista nel febbraio 1963. E" un primo bilancio critico dei passi compiuti
sul terreno industriale. L'autocritica si approfondisce pochi mesi dopo in
un intervento al Seminario internazionale sulla pianificazione ad Algeri
("Inventario d'errori, successi ed esperienze nell'economia", luglio 1963).
A giugno, comunque, Guevara ha gi pubblicato un lavoro molto
importante in Maestra Industria, contenente delle valutazioni personali,
originali, ed eterodosse, sui temi della pianificazione ("Considerazioni sui
costi di produzione come base dell'analisi economica delle imprese soggette
a sistema di bilancio" di cui parleremo tra breve). D. ministro del
Commercio estero, Alberto Mora, insorge a nome dei settori pi
conservatori dell'apparalo e gli risponde con un articolo "Sulla questione
del .funzionamento della legge del valore nell'economia cubana" (in
Comercio Exterior, ma viene ripubblicato insieme alla replica di Guevara in
Nuestra Industria n. 3, ottobre 1963).
E' l'inizio del celebre "dibattito economico". Lo scontro sar ampio e
prolungato, e coinvolger altri responsabili dell'economia, oltre ad alcuni
"esperti" stranieri. Si concluder di fatto solo nell'estate del 1964 con gli
ultimi interventi d Guevara, Luis Alvarez Rom e Juan Infante, nella stessa
epoca in cui, secondo Huberman e Sweezy (Socialism in Cuba, cit.) alla
"fine del 1964, il Che cess di svolgere un ruolo personale nell'economia
cubana". E proprio del novembre 1964 l'ultimo viaggio in URSS a
carattere economico da parte di Guevara. Del dicembre sono le sue
conversazioni al ministero dell'Industria, che segnano una netta
radicalizzazione delle posizioni da lui gi espresse, o in parte solo
accennate, nel corso del dibattito a Cuba.
11 lungo giro che egli compie tra la fine di dicembre e il marzo del 1965
in Algeria, Mali, Congo, Guinea, Ghana, Dahomey, Cina, Tanzania,
Egitto, non investe pi problemi d'ordine economico, ma politico. Il
viaggio rivolto essenzialmente a gettare le basi per "un fronte comune di
lotta contro il colonialismo, l'imperialismo e il neocolonialismo"
(conferenza stampa a Dar-es-Salam). li 14 marzo 1965, il rientro
all'Avana, praticamente la sua ultima apparizione in pubblico. Le lettere di
addio a Fidel ed ai genitori, rivelate nell'ottobre successivo, porteranno la
data del primo aprile.
L'economia scompare quindi improvvisamente dalla vita del Che, cos
come anchegli scompare dalla vita economica cubana. Sulle sue
divergenze, sul segno da lui lasciato e sulle successive "riabilitazioni" del
suo operato come ministro dell'Industria torneremo. Ora dobbiamo
soffermarci invece sul significato e sulla portata di quel dibattito divenuto
ormai "storico", anche per l'assenza di discussioni reali in altre economie di
transizione. E' un'occasione anche per esaminare pi da vicino i problemi
1

126

dell'economia cubana di quei primi anni, in cui il Che s'era trovato ad


esserne uno dei principali responsabili: certamente il pi preparato
"ideologo" nel paese e I pi entusiasta "propagandista" all'estero. , . . .
Uno dei primi studiosi della rivoluzione cubana, Sergio De Santis; ha
proposto una suddivisione dell'epoca delle grandi trasformazioni
economiche - dal 1959 al 1963 - in tre distinte fasi: redistributiva, di
transizione e dell'avvio della socializzazione vera e propria (81). Una
ripartizione rispondente alla realt e che pu risultare utile purch si fissino
dei termini di riferimento e dei limiti cronologici diversi da quelli indicati da
De Santis.troppo brevi ed anticipatori rispetto alla dinamica effettiva del
mutamento economico a Cuba.
Si pu quindi parlare - a nostro avviso - di una prima fase, durata tutto
il 1959 e i primi mesi del '60, fin grosso modo all'inizio dei primi atti di
aggressione aperta da parte nordamericana e la creazione d e l a Juceplan
(Giunta centrale del piano, 16 marzo 1960). Nel caos economico
successivo
ala
vittoria,
l'enfasi
del
governo
viene
posta
soprattutto sui problemi di una pi equa ripartizione del reddito,
concentrando l'attenzione produttiva nel settore dei beni di consumo, ma in
realt lasciando inalterata la struttura d e l a dipendenza economica
preesistente. L'unica grande novit rappresentata d a l a riforma agraria, i
cui effetti per cominceranno a farsi sentire solo a partire dall'anno
successivo.
La seconda fase vede un potenziamento del settore pubblico, l'inizio
dell'embargo economico degli USA, le prime grandi nazionalizzazioni e
l'avvio di pi stretti rapporti economici coi paesi del blocco sovietico. E'
un'economia mista a dominare nel paese, nella forma di un ibrido
"capitalismo di stato", in cui i settori di nuova nazionalizzazione non
riescono ancora ad esercitare un ruolo effettivamente trainante. 1 periodo
mota confusamente intomo al tentativo d'invasione di Playa Girn (aprile
1961), l'embargo totale degli USA sul commercio con Cuba (stesso mese),
il cambio di moneta e il blocco dei conti bancari (agosto), l'inizio del

(81) S. De Santis, "1 dibattito sulla gestione socialista a Cuba", in Critica


marxista, n. 5-6, 1965, p. 285-327. Poco attendibile invece ci sembra la
periodizzazione (e molto semplicistica la ricostruzione) dell'itinerario economico
cubano proposto polemicamente da Francisco Vergala, "Cuba: vingt anne de
transformatons conomiqucs. Trois strategies pour un echee", in un fascicolo de
Les Temps modernes del 1979, pp. 1005-34. Vergata parla addirittura di un
"pregiudizio morale dei dirigenti cubani verso la propriet individuale e
cooperativa" (p. 1009), e di "un atteggiamento duro, errato verso la borghesia
nazionale e i contadini ricchi" (p. 1017), che sarebbero stati alle origini di gran
parte dei guai dell'economia cubana.
127

razionamento ed altre misure da "comunismo di guerra". Con la Seconda


dichiarazione dell'Avana (4 febbraio 1962), la rivoluzione proclama
ufficialmente la propria natura "socialista";, nei fatti la strada si dimostrer
molto pi lunga e difficile. Il 1962 anche Fanno che vede il maggiore
impegno del Che nei programmi di industrializzazione e nella costruzione
delle nuove strutture economiche cubane.
L'inizio d e l a terza fase pu essere indicato simbolicamente dal trauma
d e l a crisi dei Caraibi (21-28 ottobre 1962), d a l a prima grande delusione
nei confronti del blocco sovietico e la persuasione che comincia a maturare
nel gruppo dirigente castrista di dover fare assegnamento soprattutto sulle
proprie risorse umane ed economiche. La ristrutturazione dei ministeri, la
seconda legge di riforma agraria (che riduce a 47 ettari l'estensione
consentita di propriet terriera), il potenziamento del settore agricolo
nazionalizzato (le granjas del pueblo) e l'avvio di un processo autoctono di
industrializzazione, possono essere indicate come le misure pi
significative del regime di socialzzazionc crescente dell'economia del
paese, (biennio 1962-63). Misure che ovviamente implicano come
precondizione irrinunciabile l'instaurazione di un rigido controllo statale sul
commercio con l'estero, oltre ad un maggiore controlo del mercato interno
dei beni di consumo, realizzati rispettivamente attraverso il Minces
(Ministerio del Comercio Bxterior) e 1 Mincin (Ministerio del Comercio
Interior). La Juceplan viene incaricata nell'estate del 1961 di elaborare il
primo piano quadriennale per 1196,2-65.
Il punto nodale di questo piano, da pi parti criticato ed indicato come il
principale responsabile dela, successiva grave crisi economica, il
programma di accelerata conversione industriale d e l e risorse economiche
dell'Isola. Si considera ormai un aborrito retaggio coloniale la
monoproduzione zuccheriera; si riducono le piantagioni; si procede a un
programma prematuro di diversificazione mirando a un .ampliamento dela
produzione per il mercato interno dei beni di consumo; si impone
artificialmente una poltica di pieno impiego. Si punta insomma su un
processo autonomo di industrializzazione accelerata, da cui ci si attende giustamente a nostro avviso - il ruolo principale di fattore trainante
dell'economia cubana. Ma ci viene fatto mescolando sprovvedutamente il
programma a lungo termine della socializzazione, c o l e necessit primarie
ed immediate dell'economia. Troppo brusco ed artificioso si rivela inoltre il
progetto d riconversione. La zafra che nel 1961 aveva dato un record di
6,5 milioni di tonnellate di zucchero - grazie anche all'impetuosa
partecipazione popolare al taglio ed a l a raccolta d e l a canna - cala cos nel
1962 a 4,8 mlioni e nel 1963 a 3,8,
E" a questo punto che i dirigenti cubani cominciano a prendere in
considerazione i suggerimenti di espetti esterni all'area di influenza
128

sovietica ed anche di economisti di orientamento ideologico schiettamente


capitalistico (82), che consigliano di tornare a valorizzare le risorse
tradizionali, puntando sull'esportazione del principale prodotto agricolo <
insulare (lo zucchero). E ci per finanziare una qualche forma di
"accumulazione socialista", con cui sopperire nel tempo alla totale carenza
di materie prime (con l'eccezione del nichel, di cui Cuba era uno dei primi
produttori nel mondo), all'assenza di fonti energetiche idriche e
combustibili, all'arretratezza degli impianti ed alla mancanza di personale
qualificato: condizioni tutte indispensabili, si diceva con una buona dose di
astrattezza accademica, per una futura "equilibrata" industrializzazione del
paese.
Queste critiche avevano una loro fondatezza indiscutibile, ma per
l'appunto solo in astratto, visto che la realt cubana dei primi anni '60 era
quella di un paese sul piede di guerra, sottoposto all'embargo continentale,
rifornito esclusivamente dal Comecon, costretto ad impiegare risorse
umane e finanziarie notevoli nella difesa, impossibilitato a ragionare in
termini di piani economici a lunga scadenza. E tutto ci per il contesto di
instabilit politica e militare in cui il paese era (ed ancora in parte)
costretto dalla politica apertamente aggressiva degli USA. Non si pu
dimenticare, per es., che nella crisi dei Caraibi dell'ottobre 1962, Cuba
visse per la prima volta e molto concretamente la minaccia dell'ecatombe
nucleare e che nessuna garanzia si ebbe da parte dell'URSS che nel futuro
tale minaccia non potesse diventare realt. Nel 1963 inoltre, mentre il
ciclone Flora devastava le regioni orientali dell'isola, in Viet Nam iniziava
l'intervento militare aperto deU'amministrazione Kennedy, destinato a
trasformarsi in un deterrente internazionale con l'escalation del nuovo
presidente Johnson.
Stiamo cercando solo di ricordare per sommi capi gli episodi salienti del
periodo, per collocare il dibattito economico dell'epoca nella sua giusta
prospettiva. Non si capirebbe altrimenti perch quel piano velleitario e
sconclusionato di industrializzazione "accelerata" portasse anche la firma
del Che, vale a dire di un ministro che era allo stesso tempo all'avanguardia
nella lotta per la razionalizzazione produttiva, contro gli sprechi, le
disfunzioni tecniche, l'incompetenza e le degenerazioni burocratiche. Che
lo era al punto da preferire una qualunque forma di amministrazione
rigidamente centralizzata, piuttosto che la ridondanza di quadri incapaci, le
strozzature distributive o l'improvvisazione decisionale a tutti i livelli.
L'analisi di Guevara denuncia infatti e a pi riprese tutti gli inconvenienti
tipici di un'economia arretrata, che tenta di superare la propria condizione di
(82) Come Dumont gi citato o come Max Nolff; in D. Seers, A. Bianchi, R.
Jolly, M. Nolff, Cuba, the Economie and Social Revolution, Chapel Hill, 1964.
129

svantaggio, ma che costretta a farlo con strumenti inadeguati ed obsoleti,


ereditati da quello stesso secolare regime di sottosviluppo. E' in quel
retaggio storico, dei resto, che Guevara vede il brodo di coltura della nuova
dilagante, ed incompetente burocrazia.
Il Che non uno sprovveduto sognatore, come si voluto invece far
credere. Egli dimostra di non affidarsi nemmeno alla miracolosit di
soluzioni tecniche, che proprio per il fatto d'esser tali, non cambiano le
strutture, non mobilitano le risorse umane e non producono nuova cultura
scientifica e rivoluzionaria. Davanti alle carenze che appaiono evidenti ai
suoi occhi - forse ancor prima che a quelli degli esperti stranieri convocati
pi o meno ufficialmente nell'isola - egli riprende a valorizzare, dapprima
gradualmente, poi via via in maniera sempre pi affrettata, quella
componente del proprio marxismo filosofico che abbiamo riassunto nei
termini del suo umanismo rivoluzionario.
Egli riscopre cos il valore dell'uomo, dell'uomo lavoratore, collettivo
storico-concreto, dei suo essere sociale e del suo farsi soggetto di
trasformazione rivoluzionaria nei processo di acquisizione di una nuova
consapevolezza di s e soprattutto nel processo di sperimentazione pratica
d questa nuova consapevolezza. L'economia non un'eccezione per questa
visione filosofica del mutamento sociale, ed anzi per il Guevara-ministro
diventa addirittura un banco di prova della sua validit.
Nessun terreno come quello dell'economia - egli afferma in quegli anni
contro ogni suggestione tecnicistica o malevola critica neomarginalistiea pu valorizzare realmente e a fondo le grandi risorse collettive dell'uomo
nuovo, visto nel suo divenire, fondendo prassi e teoria, interesse privato e
generale, esperienza e conoscenza. E nessun campo d'attivit umana, pu
concorrerre meglio dell'economia, nell'avvio della fase di transizione, al
superamento dell'arretratezza ereditata dal rapporto secolare di dipendenza
ed all'elevazione materiale ed individuale del lavoratore. Vedremo invece
come il Che Gambiera in seguito nuovamente opinione, e non solo su
quest'ultimo punto (vale a dire sul ruolo prioritario dell'economia), quando
abbandoner deluso il campo dell'impegno produttivo per tornare a quello
dell'azione politica, armata e gucrrigliera. Ma non rinnegher i principi
ideali e filosofici che avevano presieduto ad entrambe le scelte, all'una e
l'altra forma di impegno.
Le critiche per le difficolt economiche cubane si indirizzano (a partire
dalla fine del 1962, inizi del 1963), verso il ministro Guevara, perch egli
appare come il principale responsabile dell'orientamento centralizzatore e
industrializzatore ad oltranza. A criticarlo pi o meno apertamente sono in
primo luogo degli economisti stranieri, di indirizzo riformistico e
neodcsarrollistico, che diffidano - giustamente dal loro punto di vista - del
suo radicalismo programmatico e dei suoi reiterati appelli a seguire la via
130

cubana negli altri paesi del continente. E del resto essi non hanno nemmeno
tutti, i torti quando dichiarano insufficienti le risorse economiche ed
impreparata l'infrastruttura tecnica, per operare il salto necessario pia
avveniristico (nel caso di Cuba "avventurstico"), verso-lo "svilupp: di
un'economia industriale, diversificata e moderna.
Davanti ad un contesto quasi-autarchico di isolamento ed obbligata
costruzione del "socialismo in un solo paese" - anzi, peggio ancora, in una
sola isola - quegli economisti si trovano in fondo ad avere dalla loro molti
elementi di ragione. E ci sia sul piano dei numeri, che delle strategie
economiche, sperimentate nel passato da altri paesi impegnati a loro volta a
superare i limiti del sottosviluppo .
Solo alcuni di loro (83), si rendono conto che la visione "economica" di
Guevara si colloca in un'altra dimensione, fatta non solo di dati e
diagrammi, ma anche di aspettative politiche e di .anticipazioni - pi o meno
fondate - sugli effetti materiali di una mobilitazione straordinaria delle
risorse umane esistenti nell'isola. Una mobilitazione che per il Che si
dovrebbe realizzare immediatamente e mantenere in piedi per il breve giro
di .anni necessario all'estensione della rivoluzione nel resto del continente.
Nelle analisi che all'epoca, vengono fornite degli orientamenti
economici cubani si pu quindi facilmente cogliere la tendenza a non
formulare un giudizio definitivo sulla prospettiva generale del Che, visto
che il suo progetto di trasformazione economica del paese appare in ultima
analisi come un discorso politico, che in quanto tale cessa anche d'essere
d'esclusiva competenza degli economisti.
L'ironia della storia vuole tuttavia che i critici pi duri dell'orientamento
guevariana emergano su un versante opposto, tra le file pi "ortodosse"
della stessa amministrazione cubana e in quelle di alcuni paesi "fratelli" del
blocco sovietico. E questo non a causa delle premure industri al izzatrici del
Che (da nessuno di costoro mai criticate apertamente, ci teniamo a
precisarlo, perlomeno nella fase di dibattito che qui ci interessa). Ma per le
sue "illusioni idealistiche" riguardo .al ruolo della coscienza, l'abolizione
pressoch totale delle categorie mercantili nella societ "di transizione, il
ricorso agli incentivi morali, la partecipazione operaia dal basso ai
meccanismi della pianificazione, il misconoscimento della validit della
1

(83) Tra questi un discorso a parte andrebbe fatto ovviamente per gli intellettuali
nordamericani di orientamento pi radicale, raccolti attorno alla rivista ed alle
edizioni della Monihly Review, entusiasti sostenitori fin dagli, inizi delle principali
scelte della direzione cubana. E' per esempio molto significativo che il testo di
teoria economica pi importante prodotto in quegli anni e in quell'ambiente, sia
stato dedicato "Al Che", ancora vivo: Paul A. Baran e Paul M. Sweezy, Monopoly
Capital, New York, 1966 (trad. it. Il Capitale monopolistico, Torino ,1968).
1

131

legge del valore anche nella prima fase del "socialismo" e in ultima analisi il
rifiuto d'ammettere la bont del modello sovietico. Da questo, in effetti, le
concezioni di Guevara si cominciano a discostare, come vedremo, in
maniera sempre pi netta e polemica, a partire dai primi anni '60.
A questo secondo tipo di critici non fa paura il regime di crescente
autarchia in cui la rivoluzione cubana costretta dalle circostanze a costruire
le proprie infrastrutture produttive, quanto invece l'abbandono che propone
il "gruppo" di Guevara, di alcune categorie consolidate nell'analisi degli
economisti del Comecon (84), oltre al capovolgimento di alcuni meccanismi
di pianificazione e gestione burocratica dall'alto, che rischiano ormai un
completo sconvolgimento delle proprie funzioni, nella nuova prospettiva
umanistica e internazionalistica del Che.
E" evidente, del resto, che Cuba non pu continuare a dipendere
strettamente - addirittura per la propria sopravvivenza quotidiana - dal
petrolio e dal sostegno commerci ale-militare dell'URSS, e allo stesso
tempo rifiutare di uniformarsi ai canoni di funzionamento economico dei
paesi del blocco sovietico. L'economia ha pur sempre le sue leggi che a
lungo andare, come noto, finiscono col prevalere su qualunque altra
considerazione. E Cuba non pu realisticamente pensare nemmeno di
compiere errori "nuovi" ed "originali", per conto proprio, senza dare
ascolto alle indicazioni di gestione economica che provengono dalla storia
recente dell'URSS e che bene o male si riflettono e si applicano in tutte le
altre societ di transizione, Viet Nam e Cina comprese.
Questa la vera contraddizione in cui si trova l'Isola nel 1963 - e il
ministro Guevara con lei. Le oscillazioni sul terreno economico e le
successive svolte della direzione castrista (soprattutto nel 1966 e nel 1970)
(85), sono l'espressione pi vistosa di quella contraddizione originaria. Con
essa il Che sapeva di dover fare i conti.
Nel dibattito economico del 1963-64, quindi, le critiche all'operato ed
alle proposte di Guevara sembrano provenire soprattutto da questo secondo
fronte: un dato importante da tenere a mente, perch esso ci mostra che i
responsabili economici dello Stato cubano, al di l delle prese di posizione
propagandistiche, non hanno ancora vissuto l'esperienza teorica di un vero
e proprio confronto, approfondito ed organico, con le ipotesi economiche
(84) Esposte per esempio nell'edizione cubana d'un celebre testo di S. G.
Strumilin, La planificacin en la URSS, Publicaciones econmicas, La Habana,
1964.
(85) Una nostra interpretazione della svolta economica del 1970 sintetizzata in un
articolo su "Che cosa sta succedendo a Cuba?", in La critica sociologica, n. 15,
autunno 1970, pp. 196-205.

132

Ji provenienza borghese, riformista e desarrollista.


Queste si presentano oggigiorno sulla scena latinoamericana in
vesti molto diverse, pi attraenti e meno nazionalistiche, di quelle che negli
..inni '60 confluivano in assoluto conformismo nei piani deU'Alleanza per il
progresso. La storia dei prossimi anni dir se la direzione cubana-sar'
realmente capace di misurarsi anche con questo nuovo tipo di critiche e
nodelli, superandoli in una sua nuova originale ed avveniristica
dimensione della rivoluzione, oppure rinchiudendosi ancora una volta in
una visione ristretta, autarchica e nazionalistica del proprio sviluppo
economico.
All'epoca in cui le posizioni di Guevara venivano poste sotto accusa,
era comunque un'esperienza pratica (per quanto breve) e un modello ben
preciso di costruzione del socialismo che venivano criticati e considerati
frutto di puro idealismo e volontarismo "piccolo-borghese". Il primo
oggetto di quelle critiche fu proprio la teorizzazione - che si cominciava a
diffondere dal ministero dell'Industria - riguardo alla validit generale
dell'esperienza l compiuta, con le proprie unit aziendali e i propri criteri di
previsione e contabilit, col funzionamento del modello di impresa gestita
secondo il sistema di finanziamento di bilancio, come distinta dal modello di
impresa a finanziamento autonomo. Partendo di l, la critica e le successive
risposte ai critici, si dovevano poi estendere all'utilizzo di altre categorie
economiche pi generali e delle quali ora parleremo.
Ma prima d esaminare la discussione che sotto il profilo teorico
certamente la pi importante - riguardo alla permanenza della legge del
valore nella societ di transizione - sar bene riassumere sinteticamente il
diverso funzionamento dei due modelli di impresa menzionati, visto che
entrambi esistevano e funzionavano concretamente nella Cuba del ministro
dell'Industria Guevara.
Le imprese a finanziamento autonomo si fondano sul principio del
"calcolo economico": si inseriscono cio netta scala di priorit degli
obiettivi indicati dal piano, con una propria autonomia contabile. Lo Stato
concede loro dei mezzi minimi per la gestione ordinaria, ma la loro attivit
economica vera e propria dipende dal credito che le banche concedono loro,
imponendo un interesse e valutando l'andamento della redditivit
dell'impresa. La struttura finanziaria esterna, la banca, pu quindi
esercitare un controllo sulla gestione dell'azienda, sull'elaborazione dei
suoi programmi, mentre le transazioni tra un'impresa e l'altra avvengono
sulla base di criteri commerciali. Criteri che a loro volta si riflettono
sull'organizzazione del lavoro all'interno detta singola azienda, dove
prevalgono forme di incentivazione materiale, nella forma di cottimi e premi
di produzione. H rapporto con gli strumenti centrali della pianificazione
tende a farsi come si vede estremamente labile e si pu parlare per queste
133

imprese di un relativo decentramento di potere decisionale ed


amministrativo..
, Esse prefigurano molte delle caratteristiche che nei paesi dell Est
vengono proposte in quegli stessi anni dai "riformatori'' (per esempio
Liberman e Trapeznikov in URSS) e che nella stessa Cuba prevalgono
come modello aziendale per le imprese dipendenti dalTNRA (all'epoca :
diretta da Carlos Rafael Rodrfguez, uno dei pi autorevoli membri del
vecchio PSP)..
Le imprese regolate secondo il sistema del finanziamento di bilancio
non hanno invece autonomia reale n individualit giuridica. Sono
rigidamente inserite nel piano nazionale, non singolarmente, ma come pane
del rispettivo "trust", del proprio ramo economico di produzione, come
parte cio d e l e empresas consolidatas, in cui s raggruppano tutte le
contabilit aziendali d e l e unit produttive di ciascun settore. La dipendenza
d a l a banca centrale univoca, nel senso che il finanziamento viene stabilito
dal piano e non dipende d a l a redditivit della singola impresa. 1 passaggio
di prodotti da un'azienda all'altra non considerato uno scambio
commerciale, ma un semplice trasferimento od incremento di valori senza
acquisizione di nuova propriet. Non esistono incentivi alla produttivit
aziendale, le cui mete sono fissate dal piano. N di conseguenza incentivi
materiali alla produttivit individuale, se non in forme molto ridotte,
destinate tendenzialmente a scomparire per far posto' a g i incentivi d'ordine
morale. E" questo il m o d e l o di impresa prevalente n e l e .aziende dipendenti
dal ministero dell'industria diretto dal Che.
Nel periodo in cui Guevara comincia a mettere per iscritto alcune
riflessioni proprie ed originali sul'economia d e l a societ di transizione, le
posizioni sovietiche favorevoli al ricorso a g i incentivi material sono gi
state illustrate a Cuba con la traduzione d un articolo di Sergei Shkurko,
dal titolo 'Il principio del'interesse materiale e la remunerazione del lavoro
in URSS' (Cuba socialista, ti 15, novembre 1962).
Non questo tuttavia 1 problema centrale che a g i inizi del dibattito
sembra attirare l'attenzione del Che. Egli tenta di ragionare fin dal primo
momento in termini di teoria generale e quindi le questioni pi rilevanti gli
appaiono ruotare intorno a l a validit e all'applicabilit d e l a "legge del
valore" n e l a societ di transizione. Ed effettivamente per un marxista si
tratta di temi essenziali, vere e proprie questioni di principio, d a l e quali
possono derivare anche divergenze e conseguenze pratiche molto significative.

134

i. La legge del valore


Un'esposizione generale delle idee di Guevara sull'argomento appare
nel primo numero detta rivista del Ministero, Nuestra Industria* a giugno
del 1963 ("Considerazioni sui cost di produzione come base dell'analisi
economica delle imprese soggette a sistema di bilancio"), Vi si afferma chela forma storica o l'espressione pi diretta in cui s manifesta la legge del
valore nella nostra epoca, il mercato capitalistico e che essa non pensabile isolata da quel suo "naturale" contesto. Nella societ di transizione,
invece, nella misura in cui cambia la funzione specifica del mercato, non
pu non cambiare anche l'estensione e l'applicabilit di tale legge.
Nel caso cubano, secondo il 'Che, il mutamento si manifestato
drasticamente, giacch il nuovo governo stato costretto ad adottare fin
dagli inizi delle misure di razionamento della distribuzione dei beni di
consumo, d congelamento dei prezzi e quindi di determinazione artificiale
del "valore reale" delle merci. Egli aggiunge per che anche quando
dovesse cessare una tale situazione transitoria, gli effetti dell'economa
pianificata renderebbero impossibile un ritorno atta situazione precedente d
lbero gioco della domanda e dell'offerta e quindi ad un ripristino puro e
semplice della legge del valore, nella sua classica funzione d misura dei
termini d scambio (all'interno del rapporto economico fondamentale,
; concorrenziale, del modo d produzione capitalistico).
[Ricordiamo che per Marx il valore di scambio di una merce
determinato dalla quantit di lavoro socialmente necessario in essa
incorporato e che quindi ogni aumento della quantit di lavoro necessaria
per la sua produzione deve aumentarne il valore, ogni diminuzione deve
diminuirlo. Da qui si ricava la legge generale per cui "i valori delle merci
sono in ragione diretta del tempo di lavoro impiegato per la produzione di
esse, e in ragione inversa d e l e forze produttive del lavoro impiegato". Il
prezzo di mercato a sua volta esprimer soltanto la quantit media di lavoro
sociale necessario per produne in condizioni medie quella data quantit di
una merce. Pur tendendo a coincidere col valore della merce, esso osciller
tuttavia sopra e sotto al suo valore, a seconda delle oscillazioni della
domanda e dell'offerta. Nei tempi lunghi queste tenderanno per ad
equilibrarsi ed a compensarsi, per cui ne risulta in ultima .analisi che le
merci sono vendute mediamente ai loro valori reali e che i profitti derivano
dal fatto
che le merci si vendono ai loro valori reali, cio
proporzionalmente alia quantit di lavoro in esse incorporata.)
A partire dal momento in cui le oscillazioni di mercato si congelano e Io
Stato interviene nella determinazione artificiale dei prezzi, afferma Guevara,
si crea un nuovo rapporto tra i prezzi stessi, sganciato dal loro valore (che
egli considera a sua volta come determinazione media del lavoro
135

incorporato, ma
intemazionale).

avendo

presente

come

parametro

la

dimensione

"Come fare perch i prezzi coincidano col valore? Come manovrare


coscientemente la conoscenza della legge del valore per ottenere l'equilibrio del
fondo mercantile da una parte, e un suo fedele riflesso nei prezzi dall'altra? Questo
uno dei problemi pi seri posti dall'economia socialista, in cui il denaro assolve
la funzione di misura del valore, e dove pertanto i prezzi si esprimono soltanto in
modo ideale, in denaro aritmetico" (II, 208).
La risposta di Guevara a questo interrogativo abbastanza evasiva, nel
senso che egli cita l'esperienza dell'URSS, ma solo per spiegare che i
meccanismi misurabili della pianificazione 11 sono stati adottati perle grandi
scelte di politica economica, lasciando invece che i rapporti tra le imprese si
autoregolassero in "un giuoco pi o meno libero", di calcolo economico ed
autofinanziamento, sottoposti al controllo generale d e l e banche, d a l e quali
dipende in ultima analisi la concessione di crediti e la determinazione del
saggio di interesse.
A Cuba, la possibilit di centralizzare effettivamente la determinazione
di tutte le attivit finanziarie d e l e imprese (grazie a l e modeste dimensioni
dell'isola ed a l e buone possibilit di comunicazione ereditate dal precedente
regime capitalistico), ha permesso fin dagli inizi di controlare tutti i
passaggi "'interni" del flusso di produzione di un determinato artcolo, fino
a l a sua trasformazione in merce. Un mutamento questo che avviene per,
secondo Guevara, solo quando si verifica 1 primo passaggio di propriet,
quando cio "il prodotto esce dal settore statale e passa ad essere propriet
di qualche utente".
Il passaggio da un'impresa a un'altra di uno stesso od altro ministero
non pu essere considerato quindi come una transazione commerciale, ma
come una fase del processo di produzione che aggiunge valore al prodotto,
senza trasformarlo ancora in una merce (86). In tale situazione, afferma
Guevara, M molo d e l a banca che finanzia l'impresa si Imita ad essere
q u e l o di una semplice "cassa contabile", che non determina il prezzo di
mercato, ma si limita a registrare i movimenti del'artoolo prodotto (87).
L'impresa a sua volta non ha fondi propri e le sue entrate sono stornate
(86) "Per quanto concerne la prima categoria (lo scambio all'interno della stessa
sfera economica statale) non certo possibile prefiggersi obiettivi positivi ai fini
dell'accumulazione socialista L'economia di scambio si riduce qui alla regolazione
economica dello scambio, ala riduzione dei costi di circolazione". Evgenij A
Preobrazenskij, "La legge fondamentale dell'accumulazione originaria socialista'',
in N. Bucharin - E. Preobrazenskij, L'accumulazione socialista, Roma, 1969, pp.
27-8.
136

verso il sistema di contabilit centralizzato, verso il bilancio nazionale. Non


funzionando la legge del valore all'interno del settore socializzato e non
sussistendo un rapporto di mercato, rimane il problema della
determinazione del costo, visto che il costo di produzione e il prezzo non
coincidono necessariamente (88).
Il costo di produzione pu costituire effettivamente, l'elemento di
misurazione oggettiva che permette all'amministratore dell'unit economica
- a livello di .azienda, impresa consolidata o ministero - di avere un quadro
preciso del funzionamento dell'unit in questione. Per tale ragione,
secondo Guevara, la struttura generale dei prezzi (stabiliti all'esterno del
settore socialista e in riferimento al mercato intemazionale) non va sganciata
completamente d a l a determinazione dei costi di produzione, per non
perdere qucl'utilt "aritmetica" del denaro, quella sua capacit di
"misurazione", da cui dipende in ultima analsi la possibilt di mantenere
una visione oggettiva, d'insieme, sul'andamento generale del'attivit
produttiva.
Il quadro' per reso pi difficile d a l e "distorsioni" temporanee o
stabili che il progresso tecnologico o l'azione dei monopoli sui mercati
esteri, inducono quotidianamente sui prezzi del mercato' intemazionale e
quindi di riflesso sul mercato intemo. Guevara formula il problema, ma
non offre per il momento una soluzione praticabile (oltre a dei vaghi
accenni ad una misurazione, forse un giorno possibile, dei prezzi e d e l a
redditivit comparata dei singoli apparati produttivi "in termini di valore
mondiale").
"La legge del valore si presenta relativamente pura nel mercato
mondiale", prosegue II Che, mentre n e l a societ di transizione essa
alterata nel suo funzionamento dall'esistenza di un settore socializzato e
dalla necessit di elaborare alcune priorit secondo criteri non economici,
fondati su valutazioni di strategia politica e di utilit sociale per la
popolazione (89). Solo 1 costo sarebbe quindi l'elemento che pu fornire
(87) "Se la Banca di Stato preleva un alto saggio di interesse- delle aziende statali
che usufruiscono del credito a lungo o breve termine, in questo caso non si svolge
un processo di accumulazione nella sfera statale, ma essenzialmente un processo di
redistribuzione di risorse all'interno della sfera statale". Ibidem, p. 25.
(88) "Ma se non si pu giudicare la forza e la consistenza delle leggi specifiche
della produzione mercantile in base alle dimensioni dello scambio monetario,
perch tale impostazione del problema puramente formale e superficiale, sarebbe
altrettanto formale e superficiale giudicare l'influenza delle leggi della produzione
mercantile sull'economia statale assumendo come criterio i volumi di merci che si
dirigono dall'economia privata in quella statale e viceversa". Ibidem, p. 67.
137

l'indice della-gestione dell'impresa, indipendentemente-dalla sua maggiore


o minore corrispondenza coi prezzi praticati nel settore socializzato, mentre
"nel prezzo si rifletterebbe l'analisi automatica del rendimento, in rappono
ai prezzi mondiali".
Il resto dell'articolo si addentra nei criteri di ripartizione delle singole
voci rilevanti per l'analisi dei costi facendo delle proposte sul modo di
ridurre questi, ultimi (tramite il risparmio produttivo) e sulle misure di
controllo atte a ridurre le deficienze riscontrate nel passato, sia sul piano
della responsabilit individuale, sia collettiva. Perii momento tutto, .anche
se nella conclusione si accenna a quel rapporto tra scienza applicata e ruolo
soggettivo dell'individuo, che vedremo acquistare una rilevanza via via
crescente, nella successiva riflessione "economica" del Che:
"In quel momento acquisteranno importanza i metodi, moderni di pianificazione
e sar possibile avvicinarsi all'ideale di un'economia diretta mediante analisi
matematiche e che consenta di fissare, .grazie ad esse, le proporzioni pi adeguate
tra l'accumulazione e il consumo e tra le diverse branche produttive (90); senza
dimenticare evidentemente che l'essere umano, ragion d'essere della nostra
rivoluzione e dei nostri sforzi, non pu esssere ridotto ad una mera formula e che
le sue esigenze saranno sempre pi complesse, e andranno al di l dela semplice
soddisfazione dei bisogni materiali. Le diverse branche della produzione subiranno
un processo di automazione che aumenter immensamente la produttivit del
lavoratore, e il tempo libero sar dedicato ad attivit culturali, sportive, scientifiche
al loro livello pi alto e il lavoro sar una necessit sociale" (l, 213).
Nello stesso mese di giugno 1963, mentre l'articolo di Guevara
compare su Maestra Industria, il ministro del Commerico estero Alberto
Mora pubblica un attacco frontale alle posizioni del Che sulla rivista del
proprio ministero, Comercio Exterior ("Sulla questione del funzionamento
della legge del valore nell'economia cubana nel mondo attuale"). Insieme
alla replica di Guevara esso verr ripubblicato ad ottobre su Nuestra
(89) "Se questo processo non si sviluppa sulla linea della legge del valore ma in
opposizione ad essa, se l'industria, di Stato si sviluppa e si consolida in
opposizione alla legge del valore, ci possibile soltanto perch un'altra legge si
contrappone, alla legge del valore, la modifica, la devia ed in. parte la elimina
Abbiamo gi visto quale sia questa, legge [ quella deir'accumulazione socialista"
n.d.a.]"... E. Preobrazenskij, ibidem, p. 6.5...
(90) Guevara fu lettore attento ed ammiratore d'uno degli studiosi marxisti pi noti
nel campo dell'utilizzo dei modelli matematici in economia: il polacco Oskar
Lange. Di l a non molto, doveva essere pubblicato a Cuba il suo ampio trattato di
Economia politica, Publicacioncs economicas, La Habana, 1966.
138

industria.
"Alcuni compagni sostengono che la legge del valore non funzioni attualmente
nel settore statale dell'economia cubana. Questi stessi compagni riconoscono la
validit della legge del valore nei rapporti fra il settore privato e quello statale
dell'economia, mentre la negano nei rapporti fra le imprese statali. Per questi
compagni, tutto il settore statale, o socializzato costituisce gi, a Cuba, 'una sola
grande impresa'".
E' l'inizio dell'articolo d Mora e non potrebbe essere pi esplicito nel
proprio intento di aprire una vera e propria polemica teorica. Esso non
lascia dubbi su chi siano i "compagni" in questione e quale l'oggetto
centrale del contendere. Noi ci limiteremo a riassumere le posizioni
essenziali di Mora, senza esprimere un nostro punto di vista, in modo che
si possa cogliere meglio il significato delle risposte e d e l e successive
critiche di Guevara (che poi ci che interessa in questa sede).
La produzione regolata nel suo insieme, secondo Mora, dalla legge
del valore, che stabilisce anche i criteri attraverso i quali avviene lo scambio
dei prodotti. Egli ricorda come la questione del funzionamento di tale legge
sia stata affrontata con alterne vicende fin dai primi anni del potere
sovietico, dovendo fare i conti con posizioni che negavano non solo la sua
persistenza, ma addirittura il permanere dell'economia come scienza. Mora
cita come casi estremi Rosa Luxemburg e il Bucharin de L'economia nel
periodo d transizione (1920). Un Bucharin pero che, come viene
sottolineato, avrebbe poi cambiato radicalmente posizione nel periodo
(1924-28), all'epoca del grande dibattito con Preobrazenskij e
l'Opposizione di sinistra, tornando a riconoscere - in polemica con questi il pieno funzionamento della legge del valore. Altre critiche a tale legge,
anche se d senso diverso, vengono citate da Mora per quanto riguarda i
teorici del "comunismo d guerra", le posizioni di Lapidus ed Ostrovitianov
ed infine von Mises. Fu invece grande merito di Lenin e dell'orientamento
economico della NEP ristabilire il funzionamento del mercato, nell'ambito
di un sistema misto, fondato su un settore privato ed uno socialista,
restaurando pienamente un sistema di economa monetaria,
La questione, prosegue l'articolo di Mora, non fu pi affrontata per tutti
gli anni '30 e nell'epoca di Stalin , visto che nel calcolo dei prezzi e dei
piani elaborati dal Gosplan, rientravano tutti i fattori di rendimento e di
costo. Quando nel dopoguerra la questione fu risollevata, per merito
soprattutto dell'opera d Stalin Problemi economici del socialismo in
URSS, la risposta ufficiale fu che la "legge del valore continuava a
funzionare dato il carattere ancora, mercantile della produzione e in
conseguenza della sopravvivenza di un settore privato dell'economa
139

accanto a quello statale". Ma Mora sottolinea come Stalin aggiungesse una


circoscrizione e limitazione assai importante all'area di funzionamento di
quella legge, grazie all'esistenza in URSS del piano e della propriet
socialista dei mezzi d produzione. Nei dibattiti sull'argomento ripresi a
Mosca tra il 1956-58, nonostante la diversit di posizioni, esisteva tuttavia
il comune accordo che "almeno nella prima fase, la legge del valore
funzionasse anche nel socialismo". Questa la storia del dibattito e in pratica
il quadro generale delle posizioni comunemente accettate tra gli economisti
di ispirazione sovietica.
Mora procede quindi a fornire il proprio contributo personale alla
questione, affermando che per Marx "non si identificano in nessun modo
valore e lavoro, ma che il lavoro la sostanza creatrice del valore, "che il
lavoro il creatore del valore, ma esso non di per se stesso valore '.
Guevara e i suoi compagni confonderebbero "la grandezza del valore", vale
a dire la sua misura - di cui parla Marx - con il valore in s. Occorre invece
distinguere tra "valore" e "valore di scambio", arrivando alla conclusione
che il valore esprime in realt un "rapporto", una "misura", una "categoria"
creata dall'uomo: "un rapporto molto obiettivo, esistente fra le imitate
risorse disponibili e le crescenti necessit dell'uomo". La grandezza del
valore si esprime nella quantit di lavoro socialmente necessario per
produrre un bene e solo in questo senso il lavoro crea valore, cio come
lavoro socialmente necessario.
Solo quando di fosse giunti ad una piena e libera disponibilit di risorse afferma Mora - "la necessit di esprimere detta relazione perderebbe il suo
significato" ed allora s, si potrebbe affermare che la legge del valore ha
cessato di funzionare. Non va dimenticato, tuttavia, che davanti
all'emergere ricorrente di nuovi bisogni si possono ricreare nuovi rapporti
"deficitari", e che in questo senso la legge del valore continuerebbe
comunque ad avere una sua applicabilit, bench limitata, anche in una fase
molto avanzata d costruzione del socialismo.
Non potendosi certo parlare per Cuba d una piena disponibilit di
risorse, evidente che anche nella sua economia pianificata il valore non
scompare, ma anzi esso riappare nel funzionamento oggettivo della
Juccplan, come "criterio economico e regolatore della produzione". Se nella
produzione mercantile l'azione del valore automatica, nel socialismo essa
si esprime invece attraverso l'attivit pianificatrice. E per queste sue
affermazioni. Mora si richiama esplicitamente all'economista sovietico
Novozhilov.
In un'economia pianificata non vi contrasto tra il funzionamento
oggettivo della legge del valore come guida per la determinazione degli
investimenti e gli altri criteri di natura politica, sociale, ecc., Una nuova
lunga citazione da Stalin conferma Mora nella sua convinzione che le leggi
1

140

della natura e della scienza coincidono e che solo la loro applicazione alla
societ pu salvare quest'ultima dalla rovina.
A Cuba quindi la legge del valore, secondo Mora, conserverebbe la
piena validit nel senso suddetto, ma con l'avvertenza finale a non illudersi "
che esista un unico grande settore statale, come forma generale di propriet.
"La propriet statale non ancora la propriet sociale pienamente
sviluppata, che sar raggiunta soltanto nel comunismo". Mora pu
concludere, affermando con decisione che "in questo momento a Cuba, la
legge del valore conserva tutto il suo significato ed opera, come criterio
economico, anche nel settore statale".
"Sulla concezione del valore. Rispondendo ad alcune affermazioni sul
tema": il titolo dell'articolo di risposta di Guevara. Egli nega innanzitutto
che la legge del valore sia una creazione dell'uomo.
"Questo in totale contraddizione con le idee di Marx sulle leggi economiche
della societ. Tutta la sua opera stata dedicata a scoprire l'essenza dei fenomeni al
di l della loro apparenza, mostrando che i vari feticci fatti propri dall'umanit non
servono s non a dissimulare la sua ignoranza" (TL 226).
Sono i rapporti di produzione ad aver fatto sorgere il "valore", e
l'uomo, anche se pu cambiare la societ in condizioni determinte, non pu
certo "inventare" le sue leggi.
Per quanto riguarda la questione del "lavoro socialmente necessario"
Guevara non ha difficolt a mostrare cha Mora ha confuso il concetto
marxiano di "necessit sociale" con futilit sociale" e di l ha poi tratto le
sue affermazioni sul rapporto tra bisogni e risorse disponibili. E" vero che
senza un'utilit sociale del prodotto non pu esistere un suo valore di
scambio, ma anche vero che nella concezione di Marx si tratta d "lavoro
astratto", e la misura di quel lavoro la misura del valore,
Guevara cita a sostegno un passo corrispondente de il Capitale e poi
afferma che il rapporto necessit-risorse, si pu esprimere molto meglio
nella formula d e l a domanda e dell'offerta, che fa diretto riferimento
all'esistenza di un mercato e "che costituisce uno dei gangli del
funzionamento d e l a legge del valore o del rapporto-valore". [Guevara non
si rendeva conto probabilmente al'epoca che il discorso di Mora sui
bisogni, sul"'utilit" e la "disponibilt" di risorse, era ricavato
direttamente dai testi di alcuni teorici sovietici, come Novozhlov e
Kantorovic, che a loro volta attingevano a piene mani da teorie
neom arginalstiche, divenute ormai "classiche" n e l o svluppo del pensiero
economico borghese. Per questo probabimcnte egli appare tutto sommato
cauto su tale questione, laddove avrebbe potuto condurre un attacco a
fondo ben pi radicale contro il rieccheggiamento di q u e l e posizioni da
141

parte dei suoi avversari] (91).


Il Che ricapitola le posizioni da lui gi espresse sul funzionamento delia
legge del valore in rapporto all'esistenza di un mercato capitalistico, rispetto
al quale l'esistenza di un processo di socializzazione dei mezzi d'i
produzione non pu che introdurre un elemento di contrasto e
differenziazione. Afferma poi che Marx ed Engels non ""avevano previsto
che la fase di transizione potesse cominciare nei paesi economicamente
arretrati e non hanno quindi studiato le caratteristiche di questo periodo".
Laddove Lenin, pur avendo formulato la sua concezione fondamentale
sullo sviluppo ineguale del capitalismo, non ha poi avuto la possiblit di
approfondire il tema. Ai lavori di Lenin, sarebbero mancati sull'argomento
"lo sviluppo e l'approfondimento che il tempo e l'esperienza avrebbero
consentito". E ' il primo accenno di critica che compare negli scritti del 'Che
ad alcuni aspetti dell'elaborazione leniniana: una critica che gi sappiamo
destinata ad approfondirsi (si veda il capitolo precedente).
Guevara si sofferma poi sugli aspetti di quella discussione rilevanti per
l'elaborazione del piano e nega di aver mai detto che il settore di stato
costituisca "un'unica grande impresa". E' consapevole invece delle
contraddizioni esstenti tra le imprese, ed al'interno di queste tra singoli
reparti ed ancora tra gl operai dello stesso reparto. Egli considera una meta
decisiva per arrivare ad una situazione d quel genere, ma afferma che ci
non sar possibile per molto tempo, certamente fino a quando
continueranno ad esistere due diversi sistemi di finanziamento. Egli
aggiunge poi che per la stessa definizione che Marx ed Engels diedero d e l a
merce, non si pu invece dire che nel passaggio di un prodotto da una
fabbrica ad un'altra nell'ambito del settore statale fondato sul sistema di
b l a n d o , si svolga un atto di scambio:
1

"E' semplicemente un atto di formazione o di accumulazione di nuovi valori,


per mezzo del lavoro... il prodotto acquister le caratteristiche di merce soltanto
quando passer, sul mercato, nelle mani del popolo consumatore" (11, 230).
Guevara conclude con un invito fraterno a l a correttezza, mostrandosi
favorevole all'espressione pubblica di una dialettica di posizioni diverse e
spezzando una lancia a favore d e l a democrazia socialista. E' importante
osservare come, pur non essendo ancora lui ad esprimere una posizione di
minoranza, si preoccupi ciononostante che lo svluppo d e l a discussione
(91) Sulle posizioni degli economisti sovietici si vedano lee Nove, Was Stalin
really necessari? Some problemi of Soviet Politicai Economy, London. 1964
(trad. it., Torino, 1968) e Piero Bemocchi, Le "riforme" in URSS, con saggi di
Birman, Kantorovic, Leontev, Novozhilov, Omarov e altri, Milano, 1977.
142

abbia un andamento fraterno ed educativo:


"Noi vogliamo che si sappia che questa, polemica che inizia con la nostra
replica, pu' avere un grande valore per la nostra formazione, nella misura io cui
saremo capaci d condurla col massimo rigore scientifico e con la' Massima
serenit. Non rifiutiamo i confronti, ma dato che siamo al centro di una
discussione, che si svolge ai livelli superiori, dei governo e del. partito, in cui
permangono due posizioni sul sistema di finanziamento, riteniamo che la
preoccupazione intomo alla forma e al metodo della discussione sia importante"
(11.230).
Altri interventi nella discussione, precedenti o contemporanei a quelli
citati, sono proposti, nell'ordine, da Luis Alvarez Rom, ministro delle
Finanze, molto vicino al Che ed oggetto anch'egli d e l e critiche di Mora.
Aveva pubblicato un artcolo sul "Contenuto politico ed economico del
bilancio di Stato" (in Trimestre, maggio-giugno 1963). Da Miguel Cossi,
intervenuto su Nuestra Industria con un articolo contro le posizioni d Mora
("Contributo al dibattito s u l a legge del valore", dicembre 1963). Da
Marcelo Ferri ridez Font, presidente d e l a Banca nazionale, che a giugno
assumer l'incarico di Mora e che in Cuba Socialista del febbraio 1964
pubblica un articolo su "Sviluppo e funzioni d e l a banca socialista a Cuba"
contrario a l e posizioni di Guevara.
A febbraio del 1964 il Che elabora, il suo testo pi .ampio ed importante
in questo dibattito, "A proposito del sistema di finanziamento di bilancio"
(in Nuestra Industria, n. 5), del quale abbiamo gi ampiamente parlato,
riferendoci all'importanza cruciale che esso occupa n e l a riflessione
guevariana sull'umanismo del giovane Marx, e sul carattere .antidogmatico
pi generale d e l a filosofia marxiana.
L'arco dei problemi si amplia notevolmente con questo intervento,
anche in rapporto ai temi specifici del dibattito. Vengono infatti meglio
precisate e sviluppate le concezioni del Che s u l a natura dell'impresa, sul
calcolo economico e il ruolo degli incentivi morali (temi sui quali
torneremo).

Anche s u l a questione d e l a legge del valore, l'articolo aggiunge alcuni


nuovi elementi di riflessione, partendo da una lettura critica dele posizioni
contenute nel Manuale di economia politica (del'Accademia d e l e scienze
dell'URSS), fornendo un riassunto molto preciso e ben pi perentorio d e l e
posizioni da Guevara gi espresse, e concludendo con alcune nuove
formulazioni di notevole interesse.
Ora si afferma infatti che la legge del valore
143

"agisce soprattutto come tendenza e nei periodi di transizione la sua tendenza


dev'essere logicamente di scomparire" (II, 247).
La tendenza alla sparizione secondo Guevara deve per caratterizzare
tutte le altre categorie mercantili, dale quali pu dipendere in ultima analisi
anche il funzionamento d e l a legge del valore. Tra queste categorie II Che
indica esplicitamente il mercato, il denaro e la leva del'interesse materiale.
E g l afferma con decisione il principio secondo cui l'atteggiamento del
piano socialista nei confronti d e l e categorie ibride, intermedie, d e l a fase
di transizione dev'essere q u e l o di puntare a l a loro estinzione e non al loro
"consolidamento". Si corre 1 rischio altrimenti di arrivare a considerarle
come corrispondenti ad una ben determinata fase storica (92).
Se la legge del valore, quindi, continua a far sentire 1 proprio peso, sia
pur parzialmente, solo per un'eredit d e l a vecchia societ mercantile e
non per effetto del mutamento sociale che sta avvenendo nei rapporti di
produzione. [Se sviluppato, questo avrebbe potuto rivelarsi, da parte del
Che, un argomento polemico cruciale nei confronti degli economisti
dell'area sovietica, "riformatori" inclusi, le cui elaborazioni del'epoca
tendevano a fornire una giustificazione storica, una sorta di
razionalizzazione, ai limiti oggettivi della societ che si definisce per
l'appunto di "transizione", cercando di conferire loro la dignit di nuove
categorie economiche destinate a durare per tutta un'epoca],
Guevara aggiunge ora maggiore enfasi sugli effetti che nell'economia
socializzata produce 1 permanere della legge del valore su scala
internazionale, ma in tale contesto inizia perla prima volta a parlare anche
di differenze e svantaggi n e l e condizioni di interscambio, nei rapporti
commerciali che intercorrono tra "il campo socialista" e i paesi arretrati. 1
tema verr ripreso un anno dopo (ad Algeri, come vedremo) in termini pi
espliciti dallo stesso Guevara, che ora conclude invece il nuovo intervento
s u l a legge del valore affermando: 1) che di questa non possibile un uso
cosciente da parte del'uomo; 2) che non esiste una categoria merce nei
rapporti fra le imprese statali e 3) che la legge del valore e il piano "sono
due termini legati da una contraddizione e d a l a sua soluzione" (II, 249).
E' di q u e l o stesso periodo una lettera che Guevara scrive al cittadino
(92) "Quando i nostri trust furono costituiti e fu in essi introdotto il calcolo
economico, la loro apparenza esterna, il loro profilo capitalistico e i metodi
capitalistici di calcolo applicati, permisero a un certo numero d economisti volgari
di elaborare una sorta di 'teoria' della concorrenza fra singole aziende statali e
aziende capitalstiche, una teoria che coinvolse in modo equivoco persone di
formazione marxista o che almeno conoscevano l'abbicc del marxismo e
volgarizzatori della 'scienza' borghese". E. Preobrazenskij, op. cit., p. 55.
144

cubano Jos Meder Mestre (26 -febbraio 1964).' Essa molto importante
perch ci offre un quadro vivido dello stato d'animo del Che in quella fase
e dei suo atteggiamento personale verso il dibattito economico. "Solo,
un'affermazione perch lei mediti", scrive l'imprevedibile* ministro
dell'Industria -al cittadino, illustre sconosciuto, che gli aveva indirizzato uria
lettera di critiche fraterne:
"Anteporre l'inefficienza capitalistica all'efficienza socialista nella gestione
della fabbrica significa confondere il desiderio con la realt. E' nella distribuzione
che il Socialismo raggiunge indubbi vantaggi ed nela pianificazione centralizzata
che ha potuto eliminare gli svantaggi di ordine tecnologico e organizzativo nei
confronti del capitalismo...
Si preteso d realizzare la nuova societ su un ibrido. All'uomo lupo, alla
societ dei lupi, si sostituisce un altro genere che non ha l'impulso disperato di
rubare ai suoi simili poich lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo scomparso, ma
ha impulsi della stessa qualit (anche se in minore quantit), in quanto la leva
dell'interesse materiale si costituisce come arbitro del benessere individuale e della
piccola collettivit (fabbriche per esempio), e in questo rapporto io vedo la radice
del male. Vincere il capitalismo coni suoi stessi feticci, ai quali stata tolta la loro
caratteristica magica pi efficace, il lucro, mi sembra un'impresa difficile" (93).
A marzo del 1964 Guevara interviene nuovamente con una messa a
punto nei confronti dell'articolo di Marcelo Fcrnndez Font ("la Banca, il
credito e il socialismo", in Cuba Socialista, n 31), difendendo il sistema di
finanziamento di bilancio. In esso vengono riassunte sostanzialmente le
teorie di Marx sulla circolazione e la trasformazione commerciale nel
processo "Merce-Denaro-Merce" (dal primo libro de il Capitale), e le
posizioni leniniane sulla funzione imperialistica del capitale finanziario.
Anche il resto dell'articolo costituito soprattutto da citazioni di lunghi
brani dal terzo libro de // Capitale. Lo scopo di dimostrare che sulla
determinazione dei criteri di elaborazione del bilancio
"i compagni della banca usano i concetti economici qui trattati nel modo feticistico
dell'economia classica se non dell'economia volgare" (DI, 290).
E' certamente l'intervento meno originale e pi scolastico del Che nel
corso dell'intero dibattito. Esso risente probabimente anche di un
affaticamento dell'autore nel corso della polemica e forse dell'emergere
(93) IH, 66, corsivo nostro. La lettera apparve per la prima volta in assoluto in una
traduzione italiana, nella pi "guevarista" tra le riviste apparse negli anni '60. Si
veda la raccolta di "Dodici lettere di Che Guevara", in La sinistra, mensile, n. 10,
1967.
145

delle prime amarezze alla vista dell'ostinata resistenza dei suoi avversari. La
risonanza dello scontro comunque destinata ad ampliarsi nel mese di
aprile quando compare su Cuba Socialista l'intervento di Charles
Bettelheim, "Forme e metodi della pianificazione socialista e livello di
sviluppo dele forze produttive".
L'articolo sufficientemente noto e riflette posizioni esposte
dall'economista francese in numerose altre pubblicazioni. Ricorderemo
soltanto che gi l'anno prima Bettelheim aveva svolto una conferenza
all'Universit del'Avana sul tema de "La legge del valore e la costruzione
del socialismo" (94). In quell'occasione aveva fatto riferimento esplicito al
dibattito in corso ed anticipato i temi principali del suo lungo e complesso
intervento, affermando per esempio che a Cuba,
"allo stato attuale di socializzazione delle forze di produzione, il tempo di lavoro
socialmente necessario (in tutte le accezioni di questo termine) non ancora
misurabile in modo diretto; ed per questo che le categorie di mercato si
impongono oggettivamente come unico mezzo di misurazione, e di misurazione
indiretta del tempo di lavoro socialmente necessario".
In questo quadro e g l aveva anche esposto una concezione molto
restrittiva dei compiti "economici' della rivoluzione - e che non poteva certo
raccogliere il consenso di Guevara - secondo cui "la pianificazione
socialista costituisce il primo sforzo del'uomo per calcolare a priori il
tempo di lavoro che la societ dovr dedicare alle diverse produzioni e quel
che dovr essere il costo sociale di ogni unit prodotta" (ibidem, p. 23).
Nel nuovo intervento Bettelheim afferma ora esplicitamente la piena
permanenza della legge del valore anche all'interno del settore della
propriet statale. Nega che lo svfluppo dei rapporti di produzione sia
arrivato al punto di poter parlare di una coincidenza tra l'espressione
giuridica di quei rapporti e il potere effettivo di disposizione d'essi, e
delinca un quadro generale delie societ di transizione in cui le leggi del
mercato (capitalistico) continuano ad operare attivamente. Per l'economista
francese, anche gli scambi interni al settore di Stato manterrebbero quindi
un carattere commerciale ed il compito della pianificazione consisterebbe
essenzialmente nel mettere ordine in un tale "mercato socialista",
-

(94) il testo in C. Bettelheim, Pianificaiion et croissance acclere, Paris, 1965


(trad. it., Milano, 1968, pp. 21-31). Sugli stessi temi si possono consultare anche
Problmes thoriques et pratiques de la planification, Paris, 1966 (trad. it, Roma,
1969); La tramition vera l'economie socialiste, Paris, 1968 (trad. it., Milano,
1969); Calcai conomique et formes de propriet, Paris, 1970 (trad. it, Milano,
1970).

146

opponendosi al libero gioco delle leggi di mercato, Decentramento relativo


dei livelli di decisione aziendale, autonomia finanziaria ed incentivi materiali
appaiono a Bettelheim come elementi irrinunciabili di questa pianificazione
"mercantile". Qualsiasi concessione al volontarismo, a suo avviso, "noti
potrebbe che pregiudicare l'efficacia d quela stessa pianificazione'.
La contrapposizione con le tesi di Guevara non poteva essere pi
completa e radicale.
Contro Bettelheim ed a parziale, ma sostanziale difesa d e l e posizioni
del Che, interviene Ernest Mandel, il noto economista belga, con un
articolo pubblicato in Nuestra Industria a giugno del 1964 ("Le categorie
mercantili nel periodo di transizione"). E g l critica innanzitutto la
metodologia impiegata da Bettelheim, il suo
"rifiuto di applicare alcune categorie a una realt storica determinata, col pretesto
che queste categorie non si manifestano in maniera 'pura' in una. realt storica
determinata".
Nell'analisi di un periodo di transizione, questo "errore metodologico"
pu portare, secondo Mandel, a smarrirsi nei dettagli, perdendo di vista la
totalit del fenomeno n e l a sua logica interna. E g l critica il peso eccessivo
attribuito ad alcune distinzioni che possono rivelarsi metodologicamente
artificiose - come la questione della propriet giuridica, dell'effettiva
disposizione "integrale", ecc. - affermando che la natura, d e l a propriet
sociale dei mezzi di produzione
"non risiede in ultima analisi nel rendere possibile una simile "disposizione
integrale', ma nel rendere possibile una 'disposizione' dei mezzi di produzione
sufficiente a eliminare il gioco delle forze motrici del capitalismo e per assicurare
una crescita economica conforme ad altre leggi economiche, quelle di un'economia
socializzata e pianificata".
Sarebbe interessante seguire l'intero sviluppo del'argomentazione di
Mandel, ma ci ci trascinerebbe troppo oltre le finalit del nostro discorso.
Siamo quindi costretti a sintetizzare ricordando che Mandel si schiera
decisamente col Che s u l a questione dell'estinzione d e l e categorie
mercanti! nel settore socializzato, affermando decisamente che i beni
prodotti in quelambito non possono essere considerati d e l e merci, fino a
quando non avviene un toro cambiamento di propriet. S u l a questione
centrale del dibattito egli approfondisce il discorso di Guevara, ribadendo
che se fosse veramente la legge del valore a determinare e regolare gli
investimenti nel settore socialista, si distruggerebbero non solo le basi di
qualunque possibilit di pianificazione, ma si condannerebbero anche tutti i
147

paesi sottosviluppati del mondo a restare per l'eternit nella loro


condizione. E questo perch:
"in un paese sottosviluppato, l'agricoltura in generale pi 'redditizia'
dell'industria pesante, la piccola industria pi 'redditizia' delia grande industria e
soprattutto l'importazione di beni industriali dal mercato mondiale pi 'redditizia'
della fabbricazione nel paese stesso'".
Invece di perdersi in discussioni astratte sui diversi grad di autonomia
finanziaria, si dovrebbero esaminare, secondo Mandel, le condizioni
materiali, tecniche, in cui si svolge il processo di produzione, insieme ai
metodi ed ai fattori che volgono a favore o contro il decentramento. Il tutto
per in un quadro di analisi concrto e determinato, visto che il fine ultimo
del pianificatore socialista si riduce alla necessit di
"condurre una lotta tenace e a lunga scadenza per l'affermazione del principio
cosciente del piano contro il gioco cieco della legge del valore. Orbene, in questa
lotta il pianificatore pu e deve utilizzare parzialmente la legge del valore per
meglio combatterla globalmente".
Un buon utilizzo infine d e l a "dialettica di fini e mezzi", secondo
Mandel, potrebbe permettere il superamento della contrapposizione tra
incentivi materiali e morali, visto che anche i primi, a certe condizioni,
possono avere un valore decisivo perla realizzazione delle finalit del piano
e lo sviluppo della coscienza socialista. Questa rimane in ogni caso
l'obiettivo storicamente superiore- e decisivo da conseguire (95). Una

(95) Viene normalmente considerato come un ultimo intervento di Mandel nel


dibattito cubano l'articolo da lui scritto nel 1967 per la rivista Partisans di Parigi e
Marena di Montevideo, che riassume e focalizza i termini dell'intera discussione:
"Il dibattito economico a Cuba durante il periodo 1963-64" [In it. nel voi II delle
Opere di Guevara, pp. 193-200]!. Tra i tanti lavori di Mandel dedicati agli
argomenti qui esaminati segnaliamo la sua relazione ad un convegno del febbraio
1966, "Loi de la valeur, calcul conomique et planification socialiste", in AA.VV.,
Les probmes de la planification socialiste, CES, Paris, 1968, oltre ovviamente ai
capitoli corrispondenti ne! Trattato marxista di economia, 2 voi. Roma, 1965.
1 dibattito qui ricostruito stato analizzato e commentato in numerose
pubblicazioni che sarebbe qui troppo lungo elencare. Indichiamo solo alcune delle
principali: Saverio Tutino, "Ricerca e dibattito critico sullo sviluppo economico a
Cuba", in Rinascita, n. 28, luglio 1964; Sergio De Santis, "1 dibattito sulla
gestione socialista a Cuba", cit.; Adolfo Gilly, "Inside the Cuban Revolution", in
Monthly Review, ottobre 1964; W. Muller, "Introduzione" a Wertgesetz, Plannung
undBewusztsein. Die Plannungdebate in Cuba, Frankfurt, 1969.
148

conclusione come si vede decisamente "guevariana".


Il Che si difende dalle critiche di Bettelheim con un ultimo intervento
("La pianificazione socialista, il suo significato"), apparso a giugno del
1964 in Cuba Socialista. Egli critica la posizione meccanicistica
dell'economista francese, che vorrebbe considerare le forze produttive e i
rapporti di produzione come "due meccanismi che vanno indissolubilmente
uniti in tutti i processi medi dello sviluppo della societ".
Ribatte invece con un richiamo molto sintetico, ma efficace, .alla legge
dello sviluppo ineguale e combinato, base di partenza obbligata per
un'interpretazione dialettica d e l a realt storica. Si avvale quindi
dell'esempio d e l a rivoluzione russa per dimostrare la valdit d q u e l a
legge, ma poi trasferisce 1 discorso n e l a Cuba contemporanea,
dimostrando che la rivoluzione nell'isola non costituisce un'eccezione ai
principi d e l a dialettica storica, bens una conferma: e cio proprio nel senso
d e l a legge sopra citata e da Guevara ora riassunta n e l a nota formula
leniniana d e l a n e l o pi debole". Di qui egli arriva a porsi nuovamente la
domanda inevitabile e che ha percorso come un fantasma torta l'ultima fase
dei dibattito economico:
"Eppure in queste condizioni che la Rivoluzione avviene e vince; come
utilizzare poi l'argomento della necessaria ed obbligatoria concordanza, che si fa
meccanica e rigida, fra le forze produttive e rapporti di produzione, per difendere,
ad esempio, il calcolo economico e attaccare il sistema di imprese consolidate che
noi pratichiamo?" (II, 316).
1 problema va visto n e l a sua prospettiva storica, secondo 1 Che, e
quindi non pu prescindere dal ruolo che lo sviluppo accelerato d e l a
coscienza vi esercita e, "attraverso la coscienza", lo stesso sviluppo d e l e
forze produttive. E g l .arriva cos ad affermare che:
"nell'epoca attuale dell'imperialismo, anche la coscienza acquista caratteristiche
mondiali".
Un secondo grave errore di Bettelheim, secondo Guevara, consste
nel'aver attribuito a l a sovrastruttura giuridica una forma di esistenza
propria autonoma, scindendo la definizione formale d e l a propriet dai
rapporti reali di produzione esistenti in un paese dato.
"La cosa essenziale che i rapporti di produzione e lo sviluppo delle forze
produttive entrano in urto in un dato momento, e questo scontro non
meccanicamente determinato da un'accumulazione di forze economiche, ma una
somma quantitativa e qualitativa, accumulazione di forze individuate dal punto di
vista dello sviluppo economico, superamento d una classe sociale da parte di
149

un'altra, dal punto -di'vista politico e storico. In altre parole non si pu mai isolar,
l'analisi economica dal fatto storico della lotta di classe...
Per questa ragione, per l'uomo, espressione vivente della lotta di classe, h<
base giuridica rappresentata dalla sovrastruttura della societ in cui vive ha
caratteristiche concrete ed esprime una verit palpabile... La propriet sociale
un'espressione tangibile di questi rapporti, cos come la merce concreta
l'espressione dei rapporti fra gli uomini. " (II, 318).
Egli dichiara, insuperabili le contraddizioni presenti nel ragionamento di
chi vuole mantenere funzionanti le categorie di mercato (capitalistico, tiene
a precisare Guevara), .all'interno del settore socialista; ed insste
sull'incongruenza delle risposte fornite a quel problema da Bettelheim e
dagli altri difensori del "calcolo economico". Riassume infine in sette, punti
le divergenze ancora esistenti con Bettelheim, tra le quali ci sembra utile
citare i due punti decsivi di differenziazione:
"4) Non. troviamo carretta la spiegazione della validit inevitabile e senza limiti
della legge del valore e di altre categorie mercantili durante il periodo di
transizione, anche se non neghiamo la possibilit di usare elementi 'di questa legge
a fini comparativi (costo, rendimento espresso in denaro aritmetico).
5) Per noi, "la pianificazione centralizzata il modo d'essere della societ
socialista', ecc. e, pertanto, le attribuiamo un potere di decisione cosciente molto
maggiore -di quello che le attribuisce Bettelheim" (II, 322) (96).
Nelle conversazioni al ministero dell'Industria pi volte citate (dicembre

(96) Elenchiamo gli. ultimi interventi nel 'dibattito'. Juan Infante, "Caratteristiche del
funzionamento' dell'impresa autofinanziata", in Cuba socialista, n. 34, giugno
1964: un alto funzionario dell'INRA,, che difende i principi del calcolo
economico. Gli risponde Luis Alvarez Rom, "Sul metodo di analisi dei sistemi di
finanziamento'", in. Cuba socialista, n. 35, luglio 1964. Che Guevara, ''Un
atteggiamento comunista verso il lavoro", discorso ai lavoratori del ministero
dell'Industria, 15 agosto 1964 (pubblicato in Obra Revolucionaria, n. 21, 1964).
Alexis Codina, "Esperienze sul controllo nel sistema di bilancio", in Nuestra
Industria, dicembre 1964. Nello stesso numero della rivista vi un secondo
intervento' favorevole alle posizioni del Che, di Mario Rodrguez Escalona ("La
concezione generale delle finanze nella storia e il sistema di finanziamento del
bilancio nel periodo di transizione"), oltre alla ristampa di un articolo scritto da
Guevara per la rivista International Affairs e intitolato "Cuba: la sua economia, il
suo commercio estero e il suo significato' nel mondo attuale".
Si deve citare infine Miguel Figueras, "Aspetti e problemi dello sviluppo
economico cubano", in Nuestra Industria, ottobre 1964 e febbraio 1965, che
esprime dei dubbi sulla decisione d tornare alla priorit dell'agricoltura, come
fattore economico trainante per la nuova fase.
150

1964), Guevara riprende alcuni temi del dibattito, anche se in maniera


molto pi frammentaria. Descrive per esempio "le aberrazioni" che il
funzionamento della legge del valore produce nei paesi dell'Est, citando la
Jugoslavia, la Polonia, la Cecoslovacchia e la RDT. Per quanto riguarda
l'URSS abbiamo gi ricordato i suoi riferimenti a tendenze di ritorno verso
categorie di tipo capitalistico. Vale la pena infine di notare che Guevara
estende ora quel genere di critica anche alla stessa Cuba:
"A me sembra che ogni qua! volta utilizziamo, parlando di metodi indiretti, la
legge del valore, introduciamo di contrabbando il capitalismo. Certo esistono
ancora a Cuba una serie di categorie capitalistiche che stiamo reintroducendo anche
nel settore statale. Questa la mia posizione" (97).
Agli inizi del 1965 il dibattito si attenua fin quasi a scomparire. Secondo
Huberman e Sweezy (Socialism in Cuba),
"le idee di Guevara restavano tuttavia e la discussione in cui egli aveva svolto un
ruolo cos importante sembra esser continuata tra le quinte.
Forse un giorno sapremo tutta la verit sugli avvenimenti di quel periodo, ma
per il momento non abbiamo che delle informazioni poco sicure. Sappiamo
ovviamente che in quegli anni che si produssero dei mutamenti fondamentali
nella struttura delle istituzioni politiche ed economiche e che fu adottata la nuova
strategia -di sviluppo economico, fondata sulla priorit della canna da zucchero e
l'allevamento",
A noi sembra invece che quel dibattito sia realmente terminato con la
'"partenza" del 'Che, nella primavera del 1965. In quegli stessi mesi del
resto, l'attenzione della direzione cubana si cominciava a spostare verso
altri problemi dell'economia: lo zucchero, i micropiani agricoli, la
nazionalizzazione integrale, la politica dei "piani speciali", il potenziamento
dei servizi, ecc; che riflettevano a loro volta orientamenti e temi in gran
parte diversi da quelli sottoposti alla precedente discussione. Valga come
esempio la decisione di tornare a puntare prioritariamente sulla
monoproduzione agricola: la canna e l'esportazione dello zucchero. Era una
scelta che doveva consentire, nelle intenzioni di chi la proponeva, di creare
le basi per un processo di "accumulazione socialista" accelerato. E questo
(97) In "Il Piano e gli uomini", cit., p. 40. Un ampio saggio sul funzionamento
della legge del valore ed altre categorie mercantili nella societ di transizione, in cui
si echeggiano e sviluppano molti dei temi guevariani, apparso in Pensamento
critico, n. 11, settembre 1967 ad opera di due membri del Dipartimento di filosofia
dell'Universit dell'Avana. Ange! Hernndez e Jorge Gmez, "El problema 'teoria
econmica - periodo de transcin"", in particolare le pp. 28-39.
151

nella pospettiva di rendere possibile una prima fase di decollo economia


ed avviare un processo generale di ristrutturazione produttiva: traguardo la
mitica zafra dei dieci milioni nel 1970. Di l poi eventualmente ricominciare
a pensare ad un nuovo rilancio dell'industrializzazione. Ebbene, non
abbiamo conoscenza di testi o discussioni pubbliche su una svolta cos
radicale e scelte cos rischiose. Una discussione di questo nuovo
orientamento, del resto, avrebbe potuto sollevare questioni ancora pi
profonde e cruciali per l'economia cubana, di quelle emerse nel dibattito del
1963-64.
Guevara per es. avrebbe potuto anche condividere la prospettiva di
adottare - a costo di notevoli sacrifici per la popolazione - un piano di
investimenti massicci in un unico settore, che permettesse la realizzazione
d'una qualche forma d "accumulazione originaria socialista": a ci lo
spingevano in ogni caso la sua formazione marxista, le affinit con le
concezioni di Preobrazenskij e la fiducia assoluta nei meccanismi della
pianificazione. Ma non avrebbe condiviso e non condivise la priorit
assegnata all'agricoltura, al meccanismo obsoleto della monocoltivazione,
per tutta una fase dell'economia.
Egli rimase convinto- sino alla fine e nonostante tutto, che dovesse
essere l'industria il motore economico della rivoluzione, .anche in un
processo accelerato di accumulazione, da elaborare ovviamente per lui nel
quadro di un certo tipo di pianificazione e puntando alla massima
valorizzazione del fattore umano... Non troviamo tra i suoi scritti e discorsi
una sola parola a favore dei nuovi orientamenti, laddove echi impliciti del
suo disaccordo si trovano negli ultimi interventi pubblici dedicati a
questioni economiche (l'articolo su Nuestra Industria, del dicembre 1964,
le conversazioni al Minnd). Essi si possono comunque ricavare facilmente
dall'insieme delle posizioni da lui espresse come ministro dell'Industria e
sostenitore di un certo modello di pianificazione e gestione aziendale.
Non si pu dire - come stato fatto da molti, troppi per elencarli - che le
sue idee economiche avrebbero poi trionfato a Cuba, grazie all'adozione
degli incentivi morali e alle altre misure pi drastiche di nazionalizzazione e
centralizzazione adottate a partire dal discorso di Fidel Castro del 28
settembre 1966 (e poi soprattutto a marzo del 1967). Certo, il fattore
coscienza balzava in primo piano, si riduceva a minimi insignificanti il
funzionamento delle categorie mercantili e si privavano le aziende di
qualunque autonomia finanziaria. Ma si faceva tutto ci nel quadro di un
abbandono dell'industrializzazione come priorit, puntando tatto sullo
zucchero e sull'agricoltura, in assenza ormai cronica di un vero e proprio
sistema di pianificazione centrale.
"A Cuba non esiste ancora un piano generale ed un modello generale di
152

sviluppo economico... Esistono soltanto un certo numero di piani (annuali o a pi


lungo termine, preparati, secondo l'importanza assegnata ai prodoti, dalla
Juceplan, dai ministeri o dalle stesse imprese) e delle assegnazioni prioritarie di
risorse, ma senza che esista veramente un piano centrale ed un coordinamnto
preciso dei vari piani fra loro'* (98).
Certo pi facile pensare che si fosse raggiunta una qualche forma di
"compromesso" ma solo nel senso che Guevara deve aver acconsentito ad
un certo punto (fine 1964, inizio 1965) a ritirare completamente le proprie
posizioni. Secondo le ipotesi che all'epoca formul Sergio De Santis
"Guevara accetta la via agricola cubana soltanto per il settennnio 1964-70 come
soluzione tattica e pone una precisa ipotesi strategica sul periodo succcessivo,
tramite la perentoria affermazione della 'necessit oggettiva' di una linea industriale
di sviluppo".
Ed a sua volta Fidel Castro, per rispondere evidentemente alle critiche
possibili od immaginabili:
"Sviluppare l'agricoltura non vuol dire che non svilupperemo l'industria: vuol
dire che svilupperemo prima l'agricoltura e le industrie collegate con l'agricoltura e
che svilupperemo le altre branche industriali man mano che le nostre conoscenze
tecniche e le nostre risorse ce lo consentiranno. Ma prima dobbiamo diventare un
popolo ben alimentato e ben vestito. Questa la prima cosa" (99).
E' innegabile che nella decisione del Che di tirarsi via da ogni
responsabilit nella direzione dell'economia nazionale - sia pure per
assumere altre e ben diverse responsabilit, d'ordine politico
internazionalista - abbia pesato la delusione verso gli orientamenti emersi
nel gruppo dirigente castrista riguardo alle scelte strategiche dell'economia.
Ma forse per anche la constatazione realistica che - sia pure con una
diversa ipotesi produttiva - molto di pi non si potesse fare in un'economia
insulare arretrata, accerchiata, sottoposta al ricatto quotidiano del
rifornimento energetico e dell'assistenza tecnologica da parte dei sovietici.
Quel nuovo rapporto di dipendenza con i paesi del Comecon, mentre
aiutava Cuba a sopravvivere, falsava ed isteriliva i termini di qualsiasi reale
(98) Jacques Valier, "L'economie cubaine: quelques prooblmes essentiels de son
fonctionnement", in Les Temps Modernes, marzo 1968, p. 1617.
(99) Fidel Castro, "Mientas trabajamos para el futuro, non debemos bajar la
guardia", discorso pubblicato in Bohemia, n. 17, 23 aprile 1965. L'artcolo di S.
De Santis, cit, dell'autunno 1965.
153

discussione economica.
E che ci fosse ben presente alla mente del Che lo dimostra l'ultimo ed
improvviso strascico del dibattito sulla legge del valore, che vale qui la
pena di ricordare. Si tratta di uno dei discorsi pi importanti di Guevara,
pronunciato da una tribuna intemazionale di notevole prestigio (il Secondo
seminario di solidariet afroasiatica di Algeri, 24 febbraio 1965). E' .anche
il suo ultimo discorso in pubblico (se si esclude un comizio fatto il IO
marzo in Egitto insieme a Nasser), a tre settimane dalla sua definitiva
"scomparsa".
Ad Algeri Guevara riprende inalterati i termini della propria denuncia
del funzionamento della legge del valore, inserendola nel quadro delle
relazioni del commercio intemazionale: questa volta per - ed qui la
novit - la riferisce anche al meccanismo di scambio ineguale che regola i
rapporti economici tra i paesi cosiddetti "socialisti" e i paesi sottosviluppati.
E' un tema esplosivo, di cui il Che aveva gi fornito
un'anticipazione nell'articolo sul sistema di finanziamento di bilancio, ma
che ora rilancia in forma molto pi esplicita, davanti a un auditorio
intemazionale particolarmente sensibile a quel tema:
"Da tutto ci bisogna trarre una conclusione: lo sviluppo dei paesi che iniziano
ora il cammino della liberazione, deve costare ai paesi socialisti.,, una
convinzione profonda.
Non pu esistere socialismo se, nelle coscienze, non avviene un cambiamento
che determini un nuovo atteggiamento fraterno nei confronti dell'umanit...
Noi crediamo che questo debba essere lo spirito con il quale si affronta la
responsabilit di .aiutare i paesi dipendenti, e che non si debba pi parlare di
sviluppare un commercio di vantaggio reciproco basato sui prezzi che la legge del
valore e le relazioni intemazionali fondate sullo scambio ineguale, frutto della
legge del valore, impongono ai paesi arretrati.
Come pu essere 'vantaggio reciproco' vendere ai prezzi del mercato mondiale
le materie prime che costano sudore e sofferenze senza limiti ai paesi arretrati e
comprare ai prezzi del mercato mondiale macchinari prodotti nelle grandi fabbriche
automatizzate dell'epoca attuale?
Se stabiliamo questo tipo di rapporto tra i due gruppi d nazioni, dobbiamo
ammettere che ipaesi socialisti sono, in un certo senso, complici dello sfruttamento
imperialista.
Si pu discutere del fatto che l'ammontare dell'interscambio coi paesi
sottosviluppati costituisce una parte insignificante del commercio estero di questi
paesi.
E" verissimo, ma ci non elimina il carattere immorale dello scambio.
I paesi socialisti hanno il dovere morale di porre fine alla loro tacita complicit
con i paesi sfruttatori dell'Occidente" (100).
(100) "Discurso en el Segundo Seminario Econmico de Solidaridad Afroasiatica,
154

E" l'ultimo intervento del Che sui problemi dell'economia e s u l a legge


del valore. Vi torneremo, ma fin d'ora se ne pu sottolineare il carattere
drammatico ed a l o stesso tempo la volont universalizzante che lo anima.
Una dimostrazione ulteriore che la discussione 'economica',, era stata
affrontata dal Che in termini di teoria generale e non come intervento
Imitato ad alcuni problemi di orientamento economico o d e l a
pianificazione in una. societ di transizione.
Analoga dimostrazione si ha del resto da un articolo molto noto, che in
quegli stessi giorni Guevara invia dal'Africa al settimanale uruguaiano
Marcha. Ne "Il socialismo e l'uomo a Cuba", e g l colcga per la prima
volta, e purtroppo anche ultima, la problematica marxista del'alienazione al
funzionamento d e l a legge del valore. Anche su questo articolo dovremo
tornare pi volte, ma possiamo per ora riprodurre 1 brano dedicato in modo
particolare al rapporto tra alienazione e legge del valore, considerandolo
come l'ultimo contributo a carattere propriamente filosofico del "marxismo"
di Guevara:
Nella societ capitalistica "l'uomo guidato da un freddo ordinamento che di
solito sfugge al dominio della sua comprensione. L'essere umano, oggetto di
alienazione, ha un invisibile cordone ombelicale che lo lega alla societ intesa nel
suo complesso: la legge del valore. Essa agisce in tutti gli aspetti della sua vita, e
va modellando la sua strada e il suo destino...
Le leggi del capitalismo, invisibili per la gente in genere, e per di pi cieche,
agiscono sull'individuo, senza che questi se ne avveda. Egli non riesce a scorgere
altro che la vastit d'un orizzonte che gli appare sconfinato... Si 'tratta soltanto di
un tentativo di fuga. La legge del valore non pi un mero riflesso dei rapporti di
produzione; i capitalisti monopolisti la circondano di una complicata sovrastruttura
che la converte in una. docile schiava, .anche quando i metodi che essi impiegano
sono puramente empirici" 03,12,18).

4. Pianificazione e transizione.
Che cosa si deve intendere per "costruzione del socialismo"?
Ecco alcune risposte di Guevara:
"E' un compito molto complesso. Si tratta di creare un nuovo apparato sulle
ceneri di una societ che si appena distrutta"' (gennaio 1963, III, 360).

pronunciado en Argelia el 24 de febrero 'de 1965", in El rmmdo, 25 febbraio 1965,


nostra traduzione.
155

A dicembre dello stesso anno :


"Ancora pesa su di mi tutto il passato che non ci permette di liberarci dalle
idee che il capitalismo, per anni e anni, ha inculcato alla classe operaia. Questo
un lavoro che va fatto metodicamente, sistematicamente e che dar i suoi frutti
dopo molti anni" (TI, 406).
A gennaio del 1964:
"Abbiamo fatto cinque anni di rivoluzione. Non ne sono ancora passati tre da
quando abbiamo dichiarato il suo carattere socialista. Siamo in pieno periodo di
transizione, periodo di costruzione che precede il socialismo e la costruzione del
comunismo.
Ma il nostro obiettivo la societ comunista. Quella sar la societ nuova,
veramente nuova, la societ senza classi e conseguentemente senza dittatura di
classe: non importa se una meta lontana e se il lungo cammino non si pu
percorrere in uno o due anni, questo lo sappiamo tutti.
Come si arriva al comunismo? Lo abbiamo detto molte volte: il comunismo
un fenomeno sociale al quale si pu arrivare solamente attraverso lo sviluppo delle
forze produttive, la soppressione degli sfruttatori, l'abbondanza dei prodotti messi
al servizio del popolo e la consapevolezza che in gestazione una nuova societ"

(n,466).

Ed ancora (febbraio

1964):

"Dobbiamo andare verso la concentrazione delle industrie, verso la


modernizzazione, e infine verso l'automazione..
Si tratta di un lavoro di anni; diciamo che tutto questo lavoro si fonder su una
base materiale solida che permetta anche a noi di incominciare a pensare che la fase
della costruzione del socialismo sta per terminare e di incominciare a pensare alla
costruzione del comunismo, ossia sfuturo superiore.
Tutto questo naturalmente senza dimenticare che l'imperialismo l accanto, e
sin quando ci sar l'imperialismo come tale, sar difficile fare molte di queste cose.
Ma al comunismo non ci si arriva cos facilmente; non come bere un bicchiere
d'acqua. (TU, 485).
Infine:
"La lotta di classe a Cuba continua e continuer per molti anni" (marzo 1964,
m, 504, corsivi nostri).
Abbiamo scelto solo alcune tra le formule pi sintetiche e pi
significative ricavabili dagli scritti e dai discorsi di Guevara, in modo da
fornire una visione d'insieme non solo degli orientamenti ideologici del
156

Che su questi temi, ma anche dei problemi pratici che ha dovuto, e deve
ancora affrontare, la societ cubana nel suo difficile tentativo - ormai quasi
trentennale - d avanzare sulla strada della costruzione del socialismo.
Guevara, come dirigente politico e ministro di quella che all'epoca era la
principale branca economica, ha rappresentato una parte notevole di questo
sforzo, soprattutto nella fase di avvio. Inserito in un gruppo dirigente
indubbiamente valoroso, ma impreparato sul piano della teoria sociale,
radicale ma pragmatista nelle scelte, egli ha rappresentato per molti anni
l'unica personalit realmente creativa, un vero e proprio "cervello pensante"
della rivoluzione. I suoi scritti stanno a testimoniarlo.
Dietro ognuna di quelle formulazioni c' studio personale,
elaborazione, coinvolgimento emotivo e spesso accesa discussione: c'
infine esperienza pratica, unita quasi sempre ad un bilancio di verifica.
Fermarsi solo a questa esperienza, tuttavia, sarebbe ingiustificato, cos
come lo sarebbe un procedimento inverso che volesse fare di Guevara
l'uomo delle grandi brillanti intuizioni, per poi ridurlo in realt a un
sognatore visionario, un idealista incorreggibile - uno "stratega da
farmacia" come si disse (101) - staccato dalla realt dei problemi economici,
della vita di tutti i giorni e dell'ordinamento materiale della vita sociale. C'
molta carta stampata a Cuba e nel mondo - spesso prodotta anche da
ingenuit e buonafede - che ha contribuito col tempo ad accreditare
quest'immagine di Guevara.
Si tratta di un clamoroso falso storico, comunque lo si voglia
considerare.
Nelle risposte concrete che il Che ha dato - come responsabile
deU'INRA, dirigente della Banca nazionale e infine ministro dell Industria affiora in continuazione la sua formazione teorica marxista, antidogmatica e
polivalente. Di qui forse alcune formulazioni generiche e troppo
"ideologiche" - per esempio a proposito della stessa fase di transizione. Ma
di qui anche la lucida attenzione al modo in cui le contraddizioni rimaste
irrisolte in esperienze analoghe d'altri paesi ed altre epoche, potevano
manifestarsi nuovamente e in forma del tutto originale a Cuba.
C' del nuovo nella sua riflessione sui problemi della costruzione del
socialismo? Esiste qualche suo contributo specifico e creativo che ci
permetta di attribuirgli anche il merito di aver fatto compiere un passo in
avanti alla conoscenza ed alla soluzione dei problemi della fase di
(101) "...Un vano attesismo anche se coperto da grosse frasi. Si chiedono altri tre
o quattro Vietnam, che altri popoli dovrebbero sostenere. Per questi strateghi da
farmacia sono sempre gli altri che si debbono muovere. E noi, che cosa dobbiamo
fare?". Dalla relazione di Giorgio Amendola al Comitato centrale del PCI,
svlWnit del 18 maggio 1967.
157

transizione?
Molto francamente, la risposta "quasi" del tutto negativa. E non se ne
abbia il lettore che ci ha seguito fino a questo punto.
Per questo genere di problematica manca un contributo realmente
originale del Che, per il semplice fatto che egli ha dovuto impiegare gli anni
pi vivaci e creativi della rivoluzione cubana, non tanto ad "agire" - che
diremmo cos una banalit, visti i grandi precedenti d "pensatori"
freneticamente attivi, come Lenin, Trotsky e Rosa Luxemburg - quanto a
riappropriarsi d e l a tradizione e del patrimonio teorico del movimento
operaio, europeo e latinoamericano.
Pu sembrar poco, ma tantissimo in un'epoca che ha visto la
scomparsa e la distruzione fisica delle migliori menti ed energie, nate dal
marxismo della Seconda e della Terza Internazionale.
Quando Guevara parla della costruzione del socialismo come di un
fenomeno mondiale od affida il destino delle istituzioni statali ad una
dialettica di distruzione-costruzione-estinzione;
quando auspica il
deperimento delle categorie mercantili, ma anche della "dittatura di classe";
quando riassume il significato d e l a nuova societ in un equilibrio di
benessere ed. autoconsapevolezza, pu sembrare- a qualcuno, o forse a
molti, che e g l sfondi d e l e porte aperte.
Pu anche darsi, ma per il Che queli erano dei punti d arrivo, vere e
proprie conquiste teoriche, realizzate attraverso un itinerario molto
personale e discontnuo, compiuto a g i inizi tra testi e teoremi ideologici
provenienti dal mondo del cosiddetto "socialismo reale".
A scorrere in ordine cronologico gli scritti e i discorsi dedicati ai temi
d e l a costruzione del socialismo, si avverte molto chiaramente il processo di
maturazione del'individuo Guevara; quasi si percepisce 1 suo gusto della
scoperta quotidiana, la rivelazione improvvisa di determinati problemi e la
convinzione crescente di poterli risolvere in chiave teorica, ancor prima che
pratica. E' quel'assidua componente di "vivacit intellettuale" del pensiero
del Che, cui abbiamo fatto pi volte riferimento.
C' poi la compontente "democratica", vale a dire il confronto aperto e
continuo con l'Interlocutore, sia esso un individuo, un gruppo di operai o
un'intera assemblea.
Si veda per esempio, come il neoeletto presidente d e l a Banca nazionale
ragioni ad alta voce (gennaio I960), in un conferenza pubblica, elencando
le opzioni che si presentano ad un piccolo paese insulare, reduce dal pi
grande sconvolgimento d e l a propria storia moderna; continuare ad essere
fornitori di materie prime sul mercato intemazionale per ottenere valuta, si
chiede il Che, oppure cominciare ad utilizzare per uso intemo q u e l e stesse
materie prime, dando inizio a l a costruzione d un'industria manifatturiera
nazionale?
158

Per tutta una fase fu preferita la seconda va, pronubo il Che di tale
scelta. E fu cos che si apr immediatamente un nuovo imponente problema:
era infatti passato da poco un anno dalla vittoria militare sulle truppe di
Batista, quando il Che comparve in televisione (20 marzo 1960), per
annunciare ad una societ arretrata, vittima dell'analfabetismo e del regime
della monoproduzione dipendente:
"La parola d'ordine in questo momento la pianificazione".
Una parola "magica", a quell'epoca per Cuba.
Ma gi ad aprile del 1961, spiegando in televisione il funzionamento de
"Il primo piano economico", Guevara costretto ad elencare la lunga lista
di problemi tecnici e teorici ancora irrisolti nell'avvio di quel piano. Egli
denuncia inoltre l'incompetenza dei responsabili addetti alla sua
elaborazione, ma dichiara allo stesso tempo che non si deve far ricorso ad
"esperti" provenienti dai paesi dell'Est. E questo per non ripercorrere
esempi ed esperienze che, nonostante la loro apparente disponibilit, il loro
quasi essere a portata di mano, non appaiono soddisfacenti nemmeno per i
problemi che si pongono a Cuba.
"Il piano non una cosa meccanica che si crea per elucubrazione di
laboratorio, una cosa semimetafisica, che poi si trasmette verso il basso. li piano
una cosa viva, che fondamentalmente destinata a trarre dal paese le riserve finora
sopite, e metterle al servizio della produzione".
I Che rifiuta una concezione di piano fondata su criteri di elaborazione
puramente amministrativi e gi in questi primi tempi contrappone una
visione "democratica" del suo funzionamento, a quelle tendenze
burocratiche che dovr invece denunciare negli anni successivi:
" A questo scopo va destato quel grande fattore di produzione che il
popolo... Un piano, cio, profondamente democratico nella sua realizzazione e
ci costituisce la sua base essenziale... Se cosi, allora ogni uomo, ogni abitante
del paese interessato' a questo piano, e deve esserlo. Questa la ragione per cui
va conosciuto dettagliatamente, deve arrivare alla base, va discusso, e non
approvato meccanicamente, bens studiato" (IL96-7, corsivi nostri).
Oltre al controllo dal basso, tuttavia, spiega il Che nella stessa
occasione, necessario il controllo istituzionalizzato per il tramite delle
Imprese consolidate. Queste dispongono di un piano di settore, o a volte
d'azienda, "che si esprime mediante un bilancio preventivo", inserito a sua
volta nella struttura di controllo finanziario che sull'insieme dei piani di
settore, di azienda o di unit produttiva esercitano gli organismi statali
159

responsabili della pianificazione: Juceplan, ministeri d e l e Finanze e del


Commercio, Banca nazionale.
"Quell'impresa non ha guadagni, non ha rapporti col denaro; tutto il guadagno,
tutta la differenza tra quanto ha venduto, diciamo, e quanto costato produrre,
appartiene allo Stato cubano. Essa si limita soltanto a produrre. Dall'analisi della
produzione, della produttivit ottenuta e della quantit prodotta, si trarranno in
seguito calcoli per premiare ogni impresa e premiare anche individualmente gli
operai" (II, 93).
"H che implica, cio, che un vero piano economico sia un piano di Governo
centralizzato, con una concezione socialista dell'economia. Ma naturalmente tutto
ci pu essere, e nel nostro caso , solo una tappa" (TI, 95).
Esiste poi il problema della fase di avvio dell'industrializzazione, in
funzione d e l a quale stato varato per l'appunto il piano. Con quel progetto
ambizioso (ma ancoramolto rudimentale) di pianificazione, si cominciano a
porre in forma macroscopica vari problemi tecnici, statistici, di conduzione
settoriale, di reperimento d e l e materie prime, ecc. E' per queste ragioni per
esempio che il ministro Guevara deve improvvisarsi via via esperto in ogni
branca merceologica: cuoio, calzature, tabacchi, cemento, saccarochimica,
ecc. Oppure un perito minerario, come n e l e varie occasioni in cui si
dilunga in analisi e valutazioni chimico-geologiche sulle potenzialit
estrattive del nichel, del ferro, del cromo e del manganese.
Quei progetti minerari si riveleranno perloppi d e l e ilusioni e ci
"miner" a l a base anche molte altre speranze d e l a prima fase d e l a
pianificazione cubana.
Un b l a n d o autocritico di quell'empirico avvio di una politica di piano
contenuto in un articolo molto ampio, pubbleato in Cuba Socialista a
luglio del 1962 ("Compiti industriali d e l a Rivoluzione negli anni futuri"):
"Tutto questo processo di apprendistato della pianificazione stato
caratterizzato da una serie di errori e di approssimazioni successive...
1 primo [piano] fu soltanto l'espressione, nero su bianco, delle nostre buone
intenzioni, rapportate a condizioni ottimali di rifornimento e di personale tecnico
per ottenere il massimo rendimento in base alla capacit degli impianti. Fu un piano
burocratico, isolato dalle masse e privo di contatti con la realt...
L'attuale comprende un bilancio di tutte le categorie corrispondenti: di
produzione, costi, salari, rifornimenti, investimenti e finanziario; ha inoltre un
rapporto reale con la vita" (Di, 134).
N e l o stesso articolo Guevara delinea d e l e prospettive di utilzzo dela
pianificazione che egli stesso definisce di "una logica audace". P e r i i Che si
160

deve parare necessariamente dall'accumulazione di una prima base d


"surplus", con cui ristrutturare e razionalizzare il settore principale
dell'industria - gli zuccherifici. Ci si pu conseguire attraverso un
aumento generale d e l a produttivit del lavoro, realizzabile in due modi,
soprattutto: con una migliore qualificazione della forza-lavoro' ed una
maggiore identificazione da parte della popolazione lavoratrice con le
finalit generai dell'economia. Ma la vera soluzione, secondo il Che,
passerebbe attraverso un processo pi generale di modernizzazione
tecnologica, in ogni ramo o attivit produttiva
"In un primo tempo questa produttivit pu essere ottenuta mediante la
razionalizzazione della produzione... Poi sar necessaria una meccanizzazione
sempre pi completa... Infine sar necessario arrivare all'automazione pi o meno
graduale di tutti i processi di produzione, il che significa entrare in pieno nel campo
dell' elettronica. Si potr obiettare che questo uno dei settori pi nuovi e
complessi dell'industria e che soltanto pochi paesi l'hanno sviluppato. Noi
riteniamo che questa sia una ragione di pi per accelerarne lo studio e lo sviluppo.
Il mondo va verso l'era dell'elettronica... Tutto sta ad indicare che questa scienza
arriver a rappresentare qualcosa come una misura dello sviluppo... " (II, 139).
In un altro bilancio autocritico, svolto a luglio del 1963 ad Algeri, In un
intervento al Seminario intemazionale sulla pianificazione, il Che parte
dall'affermazione esplicita che
"la pianificazione... ha un contenuto insieme economico e politico".
H fattore "volont" e la determinazione umana cominciano ormai ad
essere indicati da Guevara come essenziali nello svolgimento del piano.
Egli si discosta cos in forma crescente da quella feticizzazione dei "criteri
oggettivi" della pianificazione, i cosiddetti "ndici di piano", che in quegli
stessi anni si sviluppa nei paesi del blocco sovietico. E non manca ormai
nemmeno la critica esplicita a questi ultimi, come avviene nello stesso
seminario, quando davanti ad un pubblico intemazionale, egli dichiara:
"Abbiamo copiato meccanicamente le esperienze dei paesi fratelli ed stato un
errore, non dei pi gravi, ma comunque un errore che ha frenato lo sviluppo delle
nostre forze e ha pericolosamente contribuito allo sviluppo di uno dei fenomeni che
si sarebbero dovuti combattere molto nel corso della rivoluzione socialista: il
burocratismo.
Ci significa che abbiamo imparato con la pratica, coi nostri errori e battendo
la testa contro i muro, che la pianificazione e il socialismo vanno di pari passo e
non si pu pianificare ad oltranza quando le condizioni economiche che si
presentano non lo permettono" (II, 157).
161

E" l'epoca del grande dibattito economico e gi sappiamo quale


significato quelle critiche ed autocritiche assumano all'interno della
concezione pi generale di Guevara s u l a funzione del piano n e l a socie l di
transizione. L'analisi pi completa d e l e stretture e dei caratteri specifici
dell'economia cubana in questo periodo contenuta nell'articolo scritto per
la rivista inglese International Affairs (e che sar pubblicato su Nuestra
Industria
solo a dicembre del 1964). Esso contiene un'importante
autocritica del 'Che per l'insufficienza dei criteri di valutazione e di
previsione in rapporto ai problemi d e l o sviluppo tecnologico, ma anche per
la leggerezza con cui si proceduto nel'acquisto e n e l a localizzazione di
nuovi impianti.
Nel corso del dibattito economico Guevara si dimostra favorevole ad
una rigida centralizzazione d e l e decisioni - come si gi visto - per quanto
riguarda la determinazione d e l e priorit d piano e degli obiettivi. E g l
favorevole anche ad una graduale eliminazione di qualunque autonomia
contabile d e l e aziende, tramite la generalizzazione del sistema di
finanziamento di b l a n d o , in contrapposizione al metodo del calcolo
economico.
E" in una tale prospettiva, che il Piano tende ad acquistare a g i occhi del
ministro dell'Industria il ruolo via via crescente di principale strumento di
razionalizzazione economica e sociale : l'unico in grado di fondere realmente
economia e politica del socialismo. E in ogni caso l'unico che lasci la
speranza, ad un'economa arretrata e deforme come q u e l a cubana, di
spezzare la gabbia del sottosvluppo.
Negli ultimi tempi d e l a sua permanenza al Minind, la concezione
pianificatrice del Che si va riempiendo anche di connotati scientifici,
matematici e statistici - abbiamo gi detto degli studi d matematica e d e l e
simpatie per le teorie di Oskar Lange - di pari passo con lo sviluppo di un
suo personale interesse nella cibernetica. Ma a l o stesso tempo, per quanto
contraddittoria possa sembrare con questo indirizzo scientifico, tale
concezione appare sempre pi strettamente legata .al fattore umano, a l a
mobilitazione di risorse produttive dal basso e .allo sviluppo d e l a
coscienza.
"1 Piano e gl uomini" 1 titolo dato d a l a rivista II Manifesto ala
raccolta stenografica d e l e conversazioni tenute dal 'Che al. ministero
dell'Industria. Una felce scelta redazionale, perch proprio
nell'accostamento suggerito da quel titolo la nuova ed originale dimensione
d e l a riflessione guevariana: se sviluppata e tradotta in orientamenti pratici,
essa avrebbe certamente costituito col tempo il principale contributo teorico
del Che a l a teoria economica del socialismo.
La dimensione scientifica, ed umanizzante del rapporto futuribile tra il
Piano e la collettivit - un rapporto fatto di conflitti, ma d cooperazione alo
162

stesso tempo - non stata sviluppata dal Che in tutte le sue implicazioni.
N di essa si pi parlato dopo la sua scomparsa da Cuba. Quell'intuizione
nmane tuttavia, come il vero nucleo dinamico della sua teoria sociale, una '
sorta di eredit intellettuale destinata a riemergere negli anni a -venire.
Potremmo definire questa dimensione della ricerca guevariana come
l'espressione di un bisogno di "armonizzazione" del socialismo, di
''umanizzazione" delle sue logiche di piano. E questo per una volont
sociale, esplicita e radicata, di farla finita una volta per tutte con qualunque
forma di alienazione.

Le discussioni sulla legge del valore e le concezioni qui riassunte sul


ruolo della pianificazione esauriscono in un certo senso, nell'elaborazione
di Guevara, la problematica della fase di trasizione, esaminata sotto il
profilo dell'azione economica. Dal punto di vista della sua filosofia sociale,
detT'ideologia", si potrebbero citare gli innumerevoli riferimenti nei suoi
scrtti agli embrioni d'una teoria della transizione contenuti in due celebri
opere della maturit di Marx e di Lenin (102).
Su questi testi, tuttavia, e sulle successive esperienze del movimento
operaio - al d l dei riferimenti espliciti - manca un'autentica riflessione
personale. Ci stato determinato da vari motivi, tra quali anche il fatto
che Guevara non ebbe alcuna cognizione del dibattito svoltosi nella sinistra
europea dopo la Rivoluzione russa e delle esperienze del movimento dei
consigli in Germania e in Austria. Non trapelano dai suoi scritti letture di
Korsch, Rosdolsky, Pannekoek, Mattick, n in generale di alcun esponente
del "Ratekommunismus" e del "comunismo di sinistra" del periodo tra le
due guerre. Dalla scarsa familiarit coll'opcra di Trotsky e d e l a stessa
Luxemburg s' gi detto.
Esiste invece una riflessione personale del Che sutT'utopia" del
socialismo (su cui torneremo n e l e conclusioni) e s u l e realizzazioni umane
possibili per un sistema sociale orientato in senso dinamico e
rivoluzionario. Tale riflessione esposta n e l a forma pi compiuta ne "Il
socialismo e l'uomo a Cuba", dove concorrono a formularla rincontro tra
la formazione intelettualc del Che - ispirata ai principi di un umanismo
rivoluzionario intensamente vissuto - e l'esperienza pratica di dialettica
della liberazione compiuta a Cuba come guerrigliero, comandante e
ministro. Vedremo tra breve come in essa concorrano anche le sue originai
e caratteristiche considerazioni sul ruolo d e l a coscienza e la funzione d e l a
morale nel processo di costruzione del socialismo.
(102) Critica del Programma di Gotha e Stato e rivoluzione. Al riguardo si veda il
nostro Le teorie dell'autogestione, cit., capp. III e V.
163

Le idee espresse in quel celebre articolo, rappresentano il prodotto pi


maturo del pensiero di Guevara, n e l a sua ricerca di "giustificazioni'
storiche per la dinamica politico-rivoluzionaria d e l a societ di transizione.
A costo di compiere una semplificazione eccessiva, non possiamo fare a
meno d'osservare che q u e l o scritto si colloca ad un preciso punto d'arrivo
del suo itinerario teorico-pratico, un po' come s'era verificato con alcuni
suoi ilustri precedenti nella storia del movimento operaio. Viene spontaneo
il parallelismo con gl scritti di Marx sulla Comune di Parigi (oltre ala
Critica del Programma di Gotha), 1 Lenin d e l e "Lettere da lontano" e di
Stato e rivoluzione, la Luxemburg de La rivoluzione russa o il Trotsky de
La nostra morale e la loro.
Se vi aggiungiamo questo ultimo ed importante contributo di Guevara,
possiamo effettivamente parlare di una serie di "esempi storici" d e l a
p o s s i b i l i di operare una sintesi teorica sui problemi d e l a societ di
transizione, slegata da fatti contingenti e proiettata in una dimensione
generale, realmente universalizzante. L'"utopia" comune ai testi citati che
essi arrivano inevitabilmente a porre i problemi d e l a transizione nel quadro
di una visione etico-politica del comunismo. Cardini di quella visione sono
ovviamente la partecipazione diretta e la libert dell'individuo, ed 1 testo di
Guevara non costituisce certo un'eccezione, da questo punto di vista. Esso
rappresenta quindi uno dei rari tentativi di fondere la tradizione pi
autentica e creativa del marxismo con le aspirazioni di libert dell'uomo
collocato n e l a sua reale dimensione storica. Ed in questo senso esso pu
anche essere considerato come un contributo al'elaborazione di quela
sintesi teorico-pratica che qualcuno da tempo ha cominciato a definire in
termini di "marxismo libertario" (103).
Vi sono molti aspetti de 'Il socialismo e l'uomo a Cuba" su cui
dovremo tornare. Ora per possiamo tracciare le linee essenziali del
discorso guevariana sui pregi e i limiti che - per uno sviluppo integrale
del"'uomo nuovo" - si pongono al'interno d e l a societ di transizione.
1

"La nuova societ in formazione deve lottare molto duramente col passato".

(103) Dell'impegno per favorire l'incontro tra il meglio delle tradizioni "marxista''
e "libertaria", il pioniere pi appassionato e creativo stato certamente Victor Serge
(da Le memorie di un rivolmionario fino agi ultimi bellissimi romanzi). Mentre il
pi convinto assertore ai nostri giorni ne ancora certamente Daniel Gurin. Tra i
suoi molti lavori ispirati a un tale orientamento, ve n' uno in particolare intitolato
Pour m marxisme Ubertaire, Paris, 1969, dove incluso anche un suo saggio, "O
va la revolution cubaine?", scritto nel gennaio 1968 al ritorno dal Congresso
culturale dell'Avana.
164

Di 1 parte l'analisi del Che, indicando nell'isolamento dell'individuo e


nella mercificazione delle sue categorie mentali i "residui" negativi pi gravi
del recente passato capitalistico. Sono dei residui che acquistano un'autentica corposit sociale, proprio per le caratteristiche assunte storicamente
dalla societ borghese. Il destino di questa non ha coinciso con'quanto
previsto "nello schema di Marx", afferma un Guevara ormai libero da
vecchie remore d'ortodossia: non vi stata maturazione delle
contraddizioni, loro esplosione e conseguente sostituzione della classe al
potere.
In realt il sistema sopravvissuto malato al di l delle proprie ragioni
d'esistenza, osserva il Che (senza tuttava accennarne i motivi storici). E a
ci si deve la nascita di nuovi fenomeni e contraddizioni laceranti, come la
cronicizzazione del sottosviluppo e le guerre di liberazione che ne derivano.
La scarsit dei beni necessari, la dinamica delle relazioni finanziarie e la
non-educazione al lavoro sociale, sono indicati come i principali limiti
oggettivi con i quali la coscienza dei popoli sottosviluppati deve fare i conti.
Sono limiti che "rendono impossibile un cambiamento rapido e senza
sacrifici" ed alimentano
"nela edificazione della necessaria base economica, la tentazione di seguire le vie
gi battute dell'interesse materiale come molla di propulsione di uno sviluppo
accelerato...
Perseguendo la chimera di realizzare il socialismo con le armi spuntate che il
capitalismo ci ha lasciato'... si. pu imboccare un vicolo senza uscita.....
E' difficile individuare il momento preciso in cui s' sbagliato' strada. E intanto
la base economica adottata ha compiuto la sua. opera di mina sullo sviluppo della
coscienza. Per costruire il comunismo, contemporaneamente alla base, materiale
bisogna fare l'uomo nuovo" (III, 13).
A nuove finalit storiche della societ di transizione devono
corrispondere nuove categorie mentali, che non potranno per dipendere
per la loro formazione dalla realizzazione immediata delle basi materiali del
comunismo. Guevara avverte il peso e l'inesorabilit di questa
contraddizione, che egli considera ineliminabile n e l a societ di transizione,
e che e g l stesso confronta col modo relativamente lineare in cui la
coscienza di classe pot svilupparsi all'interno d e l a societ capitalistica, nel
periodo d e l a sua formazione.
N e l a nuova societ, non esistendo ancora i rapporti di produzione del
socialismo, a l o Stato che viene affidata la funzione educativa d e l e
masse, nel tentativo di creare le forme d e l a nuova coscienza ancor prima
che ne esistano le bas materiali. E' tuttavia importante cogliere la sfiducia
che viene espressa dal Che, nei confronti di questa funzione "pedagogica"
del nuovo potere statale. Dal'inadeguatezza che l'individuo prodotto dal
165

sottosviluppo avverte tra le proprie capacit e i compiti che il nuovo Statogli indica, nasce il malessere, la molla che lo spinge a ricercare
un""educazione diretta", un" autoeducazione" come ripete Guevara in
questa e in molte altre occasioni.
"La via lunga e piena di difficolt". Alla contraddizione tra lo sviluppo
della coscienza e quello delle forze produttive, infatti, si unisce, secondo il
Che, anche una nuova differenziazione sociale, originata da quella
sfasatura, da quel ritardo iniziale. Da un lato, infatti, appaiono i compiti
delle masse e dall'altro il molo dell'avanguardia organizzata, del Partito:
1

"Il solo fatto che esista una -divisione in due gruppi, principali... indica la
relativa mancanza di sviluppo dela coscienza sociale... E' la dittatura del
proletariato che si esercita non soltanto sulla classe sociale sconfitta, ma anche,
individualmente, sulla classe vincitrice".
Di qui la necessit storica d e l e "istituzioni rivoluzionarie", vale a dire di
meccanismi che permettano un'integrazione dialettica tra quei due settori
contrapposti d e l a nuova, societ. Secondo 1 Che, a. Cuba, "questa
istituzionalit d e l a rivoluzione non s' ancora attuata", non avvenuta
"l'identificazione tra il Governo e la comunit nel suo complesso". Egli
attribuisce la responsabilit d questi ritardi e le difficolt a vari errori del
governo rivoluzionario (analizzati anche in altri lavori della stessa epoca),
tra i q u a l in particolare la paura di procedere ad un'eccessiva
"formalizzazione" dei rapporti tra uomini ed istituzioni. Si cos giunti al
punto di perdere di vista l'obiettivo centrale del'intera impresa
rivoluzionaria: vale a dire la "liberazione dell'uomo d a l a sua alienazione".
Un processo storico che II Che ritiene comunque e nonostante tutto avviato
tendenzialmente a buon esito, n e l a Cuba del 1965:
"Nonostante la carenza di istituzioni, che dovr venir gradualmente superata,
ora sono le masse che fanno la storia, in quanto insieme cosciente di individui che
lottano per la stessa causa. L'uomo-, nel. socialismo, ad onta -della sua apparente
standardizzazione, pi completo; ad onta della mancanza di un meccanismo
perfetto a questo fine, la sua possibilit di esprimersi e di far sentire la propria voce
nell'apparato sociale infinitamente maggiore.
E' per ancora necessario accentuare la, sua partecipazione cosciente, sia
individuale, sia collettiva a tutti i meccanismi di direzione e di produzione, e
ancorarla all'idea della necessit di una educazione tecnica e ideologica, in maniera
che senta come questi vari processi siano strettamente interdipendenti e come i loro
progressi siano paralleli.
Cos l'uomo acquister la totale coscienza del proprio essere sociale, il che
equivale alla sua completa realizzazione come creatura umana, quando siano state
spezzate le catene dell'alienazione.
166

Tutto questo si tradurr concretamente nella riconquista della propria natura


attraverso il lavoro liberamente accettato e dell'espressione della propria condizione
d'uomo attraverso la cultura e l'arte " (CU, 16 corsivo nostro).
Il lavoro pu quindi diventare una "nuova categoria di dovere sociale",
grazie al suo rapporto diretto collo sviluppo della tecnica e la crescita della
coscienza sociale. Nella concezione guevariana esso appare come il vero
anelo di congiunzione tra quei due processi storici, condannati .altrimenti a
marciare separati e quindi a contrapporsi.
Il lavoro inteso come creativa e consapevole attivit umana, significa
arche produzione di ricchezza per il Che. Un certo tipo di ricchezza sociale,
presumibilmente libera daEe caratteristiche alienanti della societ fondata
sulla produzione di "merci" e sulla legge del valore. E queste sono in
definitiva le possibilit concrete, secondo Guevara, di liberare energie
umane che producano "volontariamente" le basi materiali della nuova
"libert". Egli le riassume in una formulazione classica:
"Uomini che lottano per uscire dal regno della, necessit, per en.tr.are in quello
della libert" (MI, 23) (104).

5. Contro la burocrazia
Quando a marzo del 1967 comparvero sul Granma i quattro lunghi
editoriali contro la burocrazia, si pens un,ani.mamentie e da pi part ad una
"vendetta postuma" del Che. Nemmeno tanto "postuma", quanto "in

(104) "Di fatto, il regno della libert comincia soltanto l dove cessa il lavoro
determinato dalla necessit e dalla finalit esterna; si trova quindi per sua natura
oltre la sfera della produzione materiale vera e propria.... A mano a mano che esso
si sviluppa, il regno delle necessit naturali si espande, perch si espandono i suoi
bisogni, ma al tempo stesso si espandono le forze produttive che soddisfano questi
bisogni... Ma questo rimane sempre un regno della necessit. Al idi l di esso
comincia Io sviluppo delle capacit umane, che fine a se stesso, il vero regno
della, libert, che tuttavia pu fiorire soltanto sulle basi di quel regno della
necessit". K. Marx, // Capitale, voi. HI, Roma, 1965, p. 933.
Guevara, come si visto, sintetizza efficacemente questo celebre brano 'di
Marx, la cui dimensione universalizzante non sembra perdere d'attualit col
passare del tempo. Vale la pena qui di notare che una lunga citazione di questo
stesso brano de // Capitale conclude il lavoro di E. Preobrazenskij
sull'accumulazione, originaria socialista, che abbiamo pi volte indicato come fonte
di ispirazione per le idee "economiche'' di Guevara sulla societ di transizione.
167

contumacia", visto che il primo pi acerrimo nemico della nascente


burocrazia era ben vivo e viva soprattuto era la sua influenza s u l a politica
cubana. Guevara aveva abbandonato da pochi mesi l'Isola (105) e l'impresa
in Bolivia lasciava ancora adito a speranze. Proprio quel mese di marzo
aveva visto il battesimo del fuoco per il gruppo guerrigliero bolviano e il
13 marzo Fidel Castro aveva pronunciato il discorso pi radicale ed
agguerrito d e l a propria storia personale. Cuba viveva nel pieno di quela
che si disse allora "la ofensiva revolucionaria". E di quell'offensiva, per un
breve periodo, dovette fame le spese anche l'aspirante "burocrazia",
attaccata sul principale organo di stampa, nei grandi manifesti murali, n e l e
scritte per le strade e n e l e dichiarazioni pubbliche. Chi ebbe la fortuna di
visitare Cuba in quell'epoca ricorda certamente l'atmosfera d'entusiasmo
con cui veniva condotta questa nuova battaglia "ideologica" dela
rivoluzione. Mancava solo l'indicazione di chi fossero i nuovi aspiranti
burocrati e il quadro sarebbe stato veramente completo.
Gl editoriali del Granma
ebbero una notevole risonanza (106).
Portavano la firma dell'Ufficio politico del Comitato centrale del PCC, un
organismo che all'epoca era praticamente inesistente. A l a lettura essi
rivelavano tuttavia un'evidente stesura a pi mani. Vi si potevano
riconoscere almeno due diversi stili espositivi e soprattutto due modi
diversi di affrontare la questione d e l a burocrazia, quasi due opposte
concezioni.
Rileggendoli e confrontandoli attentamente con gli scritti del Che
dedicati all'argomento, siamo arrivati alla personale convinzione che
Guevara abbia partecipato a l a stesura di q u e g ! articoli. Potrebbe averlo
fatto scrivendo degli interi brani, oppure lasciando degli appunti,
successivamente rielaborati per costruire la serie giornalistica. Al di l del
fatto tecnico, non vi sono dubbi che una parte importante di quegli
editoriali rifletteva direttamente, quasi a l a lettera, le idee maturate in
passato dal Che e da lui gi espresse, a proposito dei fenomeno
(105) Sappiamo ormai dai diari di guerriglia di "Rolando" (Eliseo Reyes
Rodnguez) e di "Pombo" (Harry Villcgas Tamayo) che alla fine di ottobre del
1966 il Che era a Cuba ed ancora avvenivano incontri con Fidel Castro. Si
ignorano invece a tutfbggi i movimenti di Guevara tra il marzo del 1965 (periodo
approssimativo della sua scomparsa) e i primi giorni del novembre 1966, quando
ricompare in Bolivia proveniente da Cuba. Si ha notizia soltanto - per quel periodo di una sua presenza in Congo, come consigliere militare dela guerriglia.
(106) In italiano sono stati pubblicati integralmente in David Alexander, Cuba, la
via rivoluzionaria al socialismo, Roma, 1967, pp. 87-131. Il libro dedicalo "a
nuestro querido comandante aguerrido y guerrillero Emesto Che Guevara".
168

burocratico. Ma vi era anche un'altra parte con idee non sue, o che
perlomeno lo erano state nei primi .anni della rivoluzione, prima che egli le
abbandonasse. Queste ultime posizioni apparivano ora espresse abbastanza
chiaramente nel primo editoriale.
- / "<
Vi si afferma che "la burocrazia un'eredit del sistema capitalista" e se
ne ricostruisce la storia a partire dalle origini della societ coloniale. La
burocrazia sopraviverebbe quindi nella Cuba rivoluzionaria non come
"prodotto della nuova societ, ma come una delle peggiori eredit del
passato". La sua formazione viene attribuita alla "divisione tra lavoro
manuale e intellettuale" e per quanto riguarda Cuba essa viene a pi riprese
confusa con i cattivi sistemi di gestione, la mentalit funzionari ale,
"l'ipertrofia dei compiti amministrativi, la concentrazione massiccia e
inutile, parassitaria e improduttiva". Come presunta eredit della vecchia
societ borghese, la sua scomparsa potrebbe procedere tutto sommato
linearmente, in forma evolutiva, di pari passo con l'estinzione delle
categorie mercantili e la costruzione del socialismo. Vedremo tra breve
quanto diverso sia invece il contributo "guevariano", sia sul piano
dell'analisi che delle indicazioni.
Quelle stesse posizioni, tuttavia, erano state all'origine, nei primi anni
dopo la rivoluzione, delle preoccupazioni politiche del Che nei confronti del
fenomeno burocratico. Un atteggiamento contnuo nel tempo e che si pu
suddividere in quattro fasi, pi o meno databili e cos riassumibili:
1) una fase di lotta preventiva contro l'eredit del passato e la nascita
della nuova burocrazia (dal varo della Riforma agraria alla met circa del
1962);
2) una fase di studio e di preoccupata attenzione davanti
all'ampliamento del fenomeno (1962-63), dopo la critica del "settarismo" e
la fine delle momentanee illusioni che avevano accompagnato la
"liquidazione" della vecchia guardia staliniana;
3) la denuncia aperta e lo scontro frontale in concomitanza col dibattito
economico (1963-64);
4) un periodo di amaro ripiegamento riflessivo e di autocritica per aver
sottovalutato l'entit qualitativa del fenomeno, insieme a l a formulazione d
nuove proposte pratiche per la sua abolizione (1964-65).
Della prima misura preventiva adottata da Guevara nei confronti delle
nascenti tendenze alla burocratizzazione si gi detto. E" la circolare del
maggio 1961, in cui il Che avvalendosi dei poteri conferitogli dalla carica di
ministro proibisce:
:

"le indagini praticate dall'Amministrazione sull'ideologia dei lavoratori, risultando


tale pratica una limitazione alla piena libert dell'uomo" (HI, 36).

169

In un articolo del luglio 1962 (in Cuba Socialista) e 'in .altri scritti,
parlando dei compiti industriali della rivoluzione, il Ohe affronta il
problema in termini pratici e propositivi, insistendo in particolare sulla
necessit di stimolare la partecipazione dei lavoratori a tutte le attivit di
gestione e direzione, allo scopo di esercitare un controllo effettivo sul
funzionamento e le nuove responsabilit del Minind. Per affrontare tale
necessit sul piano organizzativo, egli elabora una serie di provvedimenti
normativi, rivolti all'esercizio di tale controllo dal basso, puntando a
realizzare in particolare
"un meccanismo perfettamente oliato per regolare i rapporti interministeriali e
con le unit produttive, stabilendo e migliorando! regolamenti specifici delle unit
di/produzione" 01,141).
Quel regolamento generale fu poi adottato dagli altri ministeri cubani,
ma i risultati non furono all'altezza delle speranze che il Che attribu per
tutta una prima fase all'efficacia d queste misure razionalizzatrici, pur
sempre esse stesse d'ordine amministrativo. Egli" descriver n e l e
conversazioni al Minind del 1964, il modo in cui quei provvedimenti
finivano immancabilmente col produrre altri provvedimenti, che
annullavano i precedenti e creavano solo scompiglio amministrativo.
A settembre del 1962, analizzando i motivi d e l a carenza di tecnici e di
quadri .amministrativi qualificati, e g l accenna all'improvvisazione con cui
erano stati assegnati nei primi tempi, i nuovi incarichi dirigenziali:
"Errori enormi furono commessi da parte dei nuovi amministratori delle
imprese che avevano responsabilit troppo grandi e costosi errori commettemmo
anche nell'apparato politico che, poco a poco, and scivolando in una tranquilla e
piacevole burocrazia, quasi considerata come un trampolino per promozioni e per
incarichi burocratici di maggiore o minore importanza, completamente staccato
dalle masse... Ci che rese ottusa la. nostra capacit di percezione, trasformando il
partito in un ente burocratico, mettendo in pericolo l'amministrazione e la
produzione, fu la mancanza di quadri preparati di livello medio" (III, 39).
A luglio d e l o stesso .anno, denunciando II "modo freddo, burocratico"
con cui era stata avviata la campagna di emulazione sul lavoro, Guevara
aveva individuato una fonte di nuovi privilegi anche nell'esistenza di forti
differenziazioni salariai. Ma e g l ammetteva trattarsi di un problema molto
complesso, che nemmeno l'adozione di una scala unica dei salari avrebbe
permesso di risolvere con giustzia.
In quell'occasione si dichiar favorevole a un sistema "misto", in cui si
puntasse tendenzialmente all'unificazione salariale, ma ai Ivelli pi alti.
Egli poneva solo come precondizione che vi fosse un lungo periodo di
170

discussione e sperimentazione, in modo da assicurare la massima


partecipazione ad ogni livello da parte dei lavoratori direttamente interessati.
Dello stesso ordine di idee era il Che quando dichiarava "eminentemente
educativa la lotta contro l'assenteismo, piaga che si accentua negli impieghi
meglio retribuiti" (II, 143).
A febbraio 1963 viene pubblicato su Cuba Socialista un articolo del
ministro dell'Industria Guevara, dal titolo ormai celebre e molto
promettente: "Contro il burocratismo".
In realt non si tratta di un vero e proprio attacco al fenomeno
burocratico, quanto di un'ulteriore disamina delle disfunzioni tecniche ed
organizzative indotte dal burocratismo, del pessimo funzionamento
dell'amministrazione pubblica. Si propone un'analisi delle origini della
burocrazia cubana, molto simile a quella che comparir nel "67 sul primo
editoriale del Gramna, anche se il Che fin d'ora aggiunge "a cause vecchie
nuove motivazioni", indicandole in tre ragioni fondamentali: la mancanza di
un motore intemo che stimoli l'interesse dell'individuo e combatta il
"conformismo"; la mancanza di organizzazione (eredit dei primi anni di
"guerriglierismo amministrativo"); rinsufficienza della formazione tecnica.
Allo studioso di scienza sociale pu forse anche interessare una vera e
propria "ricerca sul campo" compiuta dal 'Che e citata in quell'articolo: dai
dati a disposizione risultava infatti che nel periodo di massima aggressione
da parte dell'imperialismo - e quindi d massima mobilitazione politica nel
paese - minima era stata l'incidenza dell'assenteismo e delle disfunzioni
amministrative, mentre superiore alla media si era rivelata l'efficienza
produttiva.
Siamo comunque, come s vede, ancora nel pieno di una concezione
che vede nella burocrazia una disfunzione d'ordine amministrativo, contro
la quale si possono adottare del provvedimenti, che per saranno a loro
volta d'ordine amministrativo, anche se rinforzati da strumenti di controllo
dal basso. Era con questo spirito, del resto, che il Che poteva scrivere
scherzosamente al direttore del Telegraph canadese:
1

"Mi permetta di confessarle che nel nostro paese la burocrazia solida e ben
piantata. Nel suo immenso seno assorbe le carte, le tiene in incubazione e a tempo
debito le fa giungere al destinatario" (4 maggio 1963).
Ma giunge poi il periodo del grande dibatitto economico'. In esso non si
parla mai esplicitamente di "burocrazia", ma tutte le critiche rivolte dal Che
a un certo tipo di gestione aziendale, all'impiego di categorie mercantili,
all'autonomia contabile delle imprese, al ruolo negativo dell'egoismo,
cominciano a delineare un quadro di analisi molto diverso del fenomeno
burocratico. Dalle posizioni di Guevara cominciano ad emergere nettamente
171

i contenuti sociali degli "errori" compiuti dai nuovi amministratori, mentre


prende forma il problema politico della resistenza che oppongono alcuni di
loro a rientrare nei ranghi, a sottomettersi disciplinatamente alle direttive
centrali del Piano.
Ed un settore della nascente "burocraza" a sentirsi colpito dalle
critiche del Che ed a contrattaccare,, difendendo in forme pi o meno
esplicite i modelli di gestione adottati nell'URSS e sui quali si fonda ormai
da decenni il potere economico della burocrazia in quel paese.
Gli oppositori di Guevara in quel dibattito - dichiarati o rimasti tra le
quinte - sanno benissimo dove possono condurre certe affermazioni del
Che, troppo perentorie sull'impiego d e l e categorie mercantili nell'economia
di transizione; e forse riescono gi a prevedere l'estensione di quelle critiche
all'intero sistema di pianificazione e di potere esstente nei paesi dell'area
sovietica. Ed in questo hanno ovviamente buon fiuto, perch gi nel corso
del 1964 Guevara arriva ad associare in dichiarazioni pubbliche i due
fenomeni; l'adozione del sistema del calcolo economico con la formazione
d uno strato privilegiato e incontrollabile di amministratori, vale a dire di
un burocrazia di Stato, nata all'interno del settore "socialista".
Ecco come Carlos Franqui descrive quel mutamento nello stato d'animo
del Che, ricordando delle conversazioni avvenute ad Algeri, nell'estate del
1963:
"Sentii il Che molto pi vicino, malgrado la sua durezza; le sue posizioni
cambiavano e poi l'essere in disgrazia rende pi umani; stava passando dal dogma
alla realt... Nel 1962 aveva fatto molte scoperte: gli avevano venduto,
approfittando della sua credulit, tutti gli scarti del socialismo reale... Ma se fu il
primo dei settari fu anche, in seguito', se non il primo, uno dei loro- pi acerrimi
avversari, e la scoperta degli errori commessi lo spinse ad avere posizioni molto
critiche nei confronti dei modello sovietico...
L'argentino era troppo rivoluzionario per essere utilizzato come burocrate e
non credeva nella possibilit, all'interno di Cuba, di una lotta tipo Stalin-Trotsky.
Forse si sottovalutava e il suo ritegno argentino gli impediva di capire l'enorme
simpata che aveva per lui il popolo cubano" (107).
A luglio del 1964, in una conversazione al Minind, confrontando il
sistema di gestione operante in Polonia con quello di Cuba, il Che sintetizza
nei termini di una critica molto pi avanzata, alcune delle conclusioni
esposte nel corso del dibattito economico:
"Sono debolezze di un'economia che ha mutato la propria composizione, la
propria caratteristica. E a mio avviso va aggiunto che l'intero sistema socialista non
.(107) C. Franqui, I miei armi con Fidel, cit, pp. 208-9.
172

tende ancora a farvi fronte se non attraverso un ritorno a meccanismi capitalistici e


ai funzionamento della legge del valore... al libero gioco della legge del valore e al
risorgere, in certo modo, di categorie che gi sono strettamente capitalistiche.
Questo quel che sta avvenendo: lo prova la Polonia e credo che Io proveranno
anche altri paesi socialisti" (108).
In una conversazione del dicembre 1964 il direttore di azienda a finire
sotto il tiro della critica del Che. Questi denuncia l'assenza di coscienza
poltica e di conoscenze tecniche in gran parte dei quadri del settore
amministrativo - e sappiamo invece quale ruolo essenziale egli attribuisse
a l a fusione di quei due fattori, sia sul piano formativo che "produttivo". A
tale riguardo, per, egli cita i grandi problemi irrisolti dell'infrastruttura
economica, visto che a Cuba non esisterebbero non solo le possibilit di
una formazione effettiva degli amministratori, ma nemmeno di una loro
piena utilizzazione.
Le critiche di Guevara comunque s vanno ormai ampliando. Ed
significativo che il compito di porgli dei limiti in questa sua personale
campagna contro la burocrazia, spetti ancora una volta ad Alberto Mora, il
suo primo avversario nel dibattito economico. Da una registrazione di un
intervento di Mora, al Minind si ricavano affermazioni come la seguente,
che rappresentano una chiara messa in guardia contro le posizioni del Che:
"Come cominci il revisionismo in Jugoslavia? Cominci da qualche cosa che
tutti consideriamo giusto..., come una lotta contro la burocrazia. Ma pu succedere
che per evitare di cadere nel burocratismo si precipiti nel revisionismo" (ibidem, p.
40).
Le soluzioni che il Che ndica in questa lotta contro la burocrazia sono
ri assumibili in parte nei contenuti delle sue proposte per la gestione
aziendale e la pianificazione, delle quali abbiamo gi parlato; in parte nella
sua insistenza sulla necessit di una politica di razionalizzazione, di
formazione tecnica, di ricerca scientifica e soprattutto di sviluppo della
coscienza.
Riguardo a quest'ultima c' da dire che Guevara considera
indispensabile prova di "coscienza" da parte degli attuali dirigenti, tirarsi
via a tempo debito dai propri incarichi, per far posto ai giovani ed alle
nuove generazioni, pi disponibili e si presume pi qualificate. E' una
misura "antiburocratica" su cui insiste in modo particolare, visto che essa
va a scalzare uno dei capisaldi nella formazione di ogni casta burocratica:
l'inamovibilit dei funzionari ed il loro rifiuto a consentire
l'avvicendamento.
(108) In "1 Piano e gli uomini'", ciL, p. 30.
173

Ne aveva parlato esplicitamente ad. un seminario della UIC (Unione dei


giovani comunisti), ed aveva poi ripreso il tema nelle conversazioni al
ministero.
"Troppe volte lasciamo prender piede ad uno spirito di. autoconservazione,
dovuto ad una errata idea della propria futura importanza'" (dicembre 1964).
Sono parole che potrebbero figurare come degna epigrafe a quel
discorso sul molo della, personalit, che abbiamo precedentemente indicato
come un elemento caratteristico della filosofia guevariana della storia..
"Un dirigente non pu essere una persona normale nelle condizioni di
anormalit in cui dobbiamo lavorare... Insomma se la macchina lavora a tutta forza
cinque anni e si romper dopo, benvenuto sia, perch questi sono gli anni in cui il
nostro lavoro pi necessario'. Poi verranno altri quadri, che prenderanno il posto
degli attuali, e saranno pi preparati e lavoreranno in condizioni differenti... E' che
noi dirigenti dobbiamo sentire questo obbligo e lasciar perdere un falso concetto
della nostra responsabilit che ci porti a salvarci per il futuro" (ibidem , p. 39).
Gli editoriali del Granma si protrebbero considerare come una "quinta
fase" nell'itinerario antiburocratico d Guevara, se valida, la nostra ipotesi
di un suo coinvolgimento diretto nella loro stesura. Essi contengono
tuttavia un superamento abbastanza esplicito anche delle posizioni fin qui
enunciate (oltre che una loro ricapitolazione). E ci avviene in quelle parti
in cui la burocrazia viene indicata come un tipico fenomeno sociale le cui
origini sono legate specificamente atta fase di transizione cubana e che si
muove autonomamente, in base a, propri interessi di casta, secondo la
logica di una nuova "classe". Sono espressioni dello stesso Granma:
1

"La burocrazia costituisce, senza alcun dubbio, uno strato sociale a parte, che
ha un certo rapporto con i mezzi -di produzione. Possiamo affermare che, con il
trionfo della Rivoluzione socialista, la burocrazia acquisisce una nuova qualit"
" la burocrazia cresce, si sviluppa e si rafforza dorante i primi anni del potere
rivoluzionario. Ma vi di pi. Al di fuori della sua organizzazione e del suo
accrescimento numerico, la burocrazia acquista una nuova qualit nei suoi rapporti
con i mezzi di produzione, e di conseguenza, con l'attivit politica."
"Finch lo Stato rimane un'istituzione e finch l'organizzazione amministrativa
e politica non completamente comunista, esiste il percolo che, in seno
all'apparato burocratico amministrativo e direttivo, si formi uno strato particolare
di cittadini. L'apparato ha un certo rapporto con i mezzi di produzione, rapporto
diverso da quello del resto della popolazione, che rischia di trasformare, le
174

posizioni burocratiche in posti di confort, di stagnazione o di privilegio"".


E' il secondo editoriale e i corsivi sono della redazione del Granma. "Si
pu camminare verso il socialismo e il comunismo e non arrivarci*'mai'";'
prosegue l'articolo elencando minuziosamente tutti gli argomenti contrari
a l a sopravvivenza delle categorie mercantili, l'interesse materiale e
l'ideologia individualistica, con le stesse formulazioni con cui erano stati
avanzati da Guevara nel dibattito economico. Ora si ripete esplicitamente
che la "formazione dell'uomo nuovo" sar l'unico antidoto contro tale
classica degenerazione del processo rivoluzionario. Ma si aggiunge che un
tale processo degenerativo potrebbe non risparmiare nemmeno il partito:
"Se il Partito non vince questa battaglia contro la burocrazia... finir per
burocratizzarsi esso stesso. E un partito che ristagna un partito che imputridisce.
E cosa succede in questo caso? Che cosa succede se l'organismo del Partito si
asfissia in questo torpore burocratico? Uno strato sociale a parte, la cui ambizione
quella di perpetuarsi, si consolida nell'amministrazione e nella direzione dello
Stato, cos come nella direzione politica... questo strato si trasforma in un corpo
privilegiato... E quando questo accade, si rinunciato alla edificazione del
socialismo e del comunismo".
Sull'organo di stampa d'un partito comunista al potere non si leggevano
analisi cos puntuali e spregiudicate sul fenomeno burocratico, come strato
sociale endogeno e disgregatore del processo rivoluzionario, dal lontano
inverno "russo" del 1923. Lenin malato, si era svolto allora l'ultimo grande
dibattito pubblico interno al gruppo dirigente bolscevico, proprio sui temi
della democrazia sovietica e della burocratizzazione. Fu Preobrazenskij a
dirigere in quell'occasione la battaglia dell'Opposizione di sinistra, mentre
Trotsky scriveva il suo celebre Nuovo corso.
Vi un artcolo di quell'opuscolo (intitolato "1 burocratismo e la
rivoluzione") che contiene analisi e posizioni sul fenomeno burocratico in
gran parte coincidenti con quelle del Granma qui citati. Da un confronto
anche sommario appare evidente la comune ispirazione, in concetti ripresi e
in parte parafrasati s a l e colonne del giornale cubano. Ci vale in
particolare per alcune d e l e formulazioni pi radicali e politicamente
significative (108). Segno che anche 1"'anonimo" estensore di una parte

(108) Valga per tutti il brano seguente: "L'apparato statale la causa principale del
burocratismo. Da una parte, esso assorbe una enorme quantit degli elementi pi
attivi del partito e insegna ai pi capaci i metodi dell'amministrazione degli uomini
e delle cose ma non i metodi di direzione politica delle masse. D'altra parte, attira
in larga misura l'attenzione dell'apparato del partito, che influenza con i suoi
175

degli editoriali del Granma


aveva avvertito nel 1967 il carattere
fondatamente "storico" del "nuovo corso" antiburocratico cubano ed a
quela celebre polemica russa aveva ritenuto utile fare riferimento.
Concludiamo citando il terzo di quegli editoriali in cui non mancava
l'estensione d e l e critiche antiburocratiche all'esperienza dei paesi dell'area
di influenza sovietica. Ed anche questo in coerenza con le posizioni
espresse dal Che nell'ultima fase del dibattito economico. Ora si afferma
infatti che
"un altro elemento che ha favorito lo sviluppo della burocrazia nei primi anni della
Rivoluzione stata l'introduzione di certi sistemi amministrativi e forme di
organizzazione presi in prestito a paesi del campo socialista, minati dalla
burocrazia".
E quali sono le misure che si propongono sul Granma, per far fronte a
tali minacce? Esse non potrebbero essere pi "guevariane" .
,

"Colpire la burocrazia su 'tutti i fronti e in tutte le sue manifestazioni... Le forze


della classe lavoratrice devono affrontare la burocrazia. Le esperienze della lotta
contro questo male dimostrano che la burocrazia tende a comportarsi come una
nuova classe. Tra i burocrati si stabiliscono legami, rapporti e relazioni simili a
quelli che possono esservi in qualsiasi altra classe sociale" (ibidem, p. 121, corsivo
nostro).
Gl'importanza che Guevara attribu al problema d e l a burocraza, fino
agli ultimi giorni d e l a sua vita, abbiamo una testimonianza diretta e
imprevedibile. E' nel diario di guerriglia di "Rolando", alla giornata del 10'
gennaio 1967. Gi sappiamo dei corsi di cultura varia e di economia politica
che 1 Che impartiva al gruppo e possiamo immaginare quale taglio egli
desse a l e lezioni sui temi d e l a costruzione del socialismo. 1 diario di
Rolando ci informa per che Guevara, parlando dell'esperienza di Cuba
("Manila" nel cdice adottato), tornava a sollevare il problema dei quadri
dirigenti, d e l a loro scarsa qualificazione e d e l e loro responsabilit.
Evidentemente egli considerava la discussione intorno a l e origini del
fenomeno burocratico particolarmente educativa anche nel contesto d e l a
guerriglia boliviana.
metodi amministrativi. Di qui deriva in larga misura la burocratizzazione
dell'apparato del partito, che minaccia di staccare il partito stesso dalle masse.,.. Il
burocratismo un fenomeno sociale, in quantro un sistema determinato di
amministrazione degli uomini e delie cose". L. Trotsky, Nuovo corso, 1965, p. 74.

176

Sono pochi cenni quelli annotati da Rolando, come del resto nello stile
molto laconico del suo diario, ma possono essere- preziosi
per intendere lo spirito con cui il Guevara combattente tornava a riflettere
sulle esperienze compiute a Cuba:
. "
,'
!

"II resto di noialtri continua nei lavori di routine e partecipa ai corsi tenuti da
Ramon [Guevara n.d.a.] con notevoli risultati.
Devo annotare che il giorno 7 abbiamo avuto la prima riunione di tutto il
gruppo, in cui Ramon ha segnalato un certo numero di casi in cui non abbiamo
fatto la dovuta attenzione, violando la disciplina. Ha parlato della mancanza di
interesse di alcuni compagni nei corsi, spiegando le esperienze di Manila e del C.
[Castrismo? n. 'd. a.] per quanto riguarda compagni dotati di spirito di
autosacrificio, ma senza istruzione e come ci abbia portato a collocare individui
senza capacit in alcuni posti di comando a Manila, ecc." (109)

6. Autogestione e classe operaia.


La critica di Guevara al fenomeno burocratico non aveva risparmiato
direttori di azienda e gli amministratori delle imprese "socialiste". Per tutta
una fase, anzi, si era concentrata contro di loro, come uno degli ostacoli
principali alla realizzazione di un'effettiva poltica di piano. Ci non aveva
significato automaticamente da parte del Che l'adozione di orientamenti
favorevoli a l a pratica dell'autogestione (110). Nemmeno contrari, tuttavia.
Le sue posizioni sull'argomento appaiono invece pi complesse,
soprattutto pi contraddittorie, non sempre facili da ricostruire.
E questo perch da un lato c'era la sua fiducia illimitata n e l a forza
materiale e nella capacit di mobilitazione delle masse. Dall'altro vi si
aggiungeva per la convinzione che una politica di razionalizzazione
produttiva a Cuba dovesse scontare per tutta una fase gli inconvenienti,
oltre che riceverne i vantaggi, di un sistema di rigida centralizzazione delle
decisioni. C'era poi l'esempio jugoslavo di "autogestione", dal Che
studiato e conosciuto fin dal 1959. Vale a dire in una fase relativamente
positiva e "distesa" per l'analisi di quella esperienza, per anni vituperata in
tutti i paesi dell'area sovietica, pi per ostilit verso la politica generale del
(109) Rolando, Pombo, Braulio, Diarios de Bolivia, Ed. Fuertc, Argentina, 1971,
p. 16. 'La riunione era avvenuta il 6 e non il 7 febbraio'.
(110) Non si deve confondere fautogestione", come modello storico o teorico di
gestione diretta dei mezzi di produzione, coll'espressione cubana 'di "autogestin
financiera". Quest'ultima ricorre in modo particolare nel dibattito economico ed
stata da noi tradotta come "autonomia finanziaria" o "contabile".
177

"titoismo", che non per effettiva comprensione d e l e sue caratteristiche.


Verso la Jugoslavia, del resto, e per molti anni, la direzione castrista si
fatta portavoce d e l e posizioni -di critica pi oltranzista (111).
Guevara aveva compiuto una visita ufficiale n e l a Repubblica balcanica
ad agosto del 1959, incontrandosi con Tito e con d e l e delegazioni di
fabbrica che l'avevano familiarizzato con quel sistema originale di
decentramento amministrativo che viene definito comunemente
d"'autogestionc". Un sistema, comunque, che non ha niente a che vedere
con la gestione diretta da parte dei produttori, perlomeno non nel senso in
cui la questione stata tradizionalmente intesa nel movimento operaio, da
Marx in poi.
Al ritorno il Che aveva definito la Jugoslavia come" il pi interessante
dei paesi visitati", anche per "i suoi complessi e interessanti rapporti
social" (in un articolo su Verde Olivo, 23 novembre 1959). La descrizione
del modello d'autogestione jugoslava che 1 Che fornisce in
quell'occasione, consiste in "un capitalismo imprenditoriale con una
distribuzione socialista dei profitti", dominato dal gioco d e l a libera
concorrenza che si praticava tra le imprese e dal prevalere d e l a legge d e l a
domanda e dell'offerta n e l e relazioni industriali. Guevara sembra anche
impressionato dal fatto che nel paese si sia raggiunto un sistema di
redistribuzione equilibrata dei profitti tra i lavoratori, in accordo ai pi
avanzati principi d e l a prima fase di costruzione del socialismo.
L'atteggiamento del Che, comunque, appare ancora fondamentalmente
problematico:
"Dare un giudizio definitivo, un'opinione su questo tipo di sistema sociale,
molto .arrischiato da parte mia, soprattutto perch non conosco direttamente le
forme ortodosse del comunismo...
Bisogna precisare che l'esperimento jugoslavo merita .di essere studiato con
spirito critico e, ad ogni modo, per nostro uso nazionale necessario trarre da esso
due grandi insegnamenti" (TV, 395).
1 resto del'articolo presenta in una luce sostanzialmente positiva la
politica sociale del titoismo, ma in particolare tiene a sottolineare che la
Jugoslavia "l'unico paese comunista che goda di una libert di critica
molto grande, anche se vi un solo partito politico". "Maggiore libert
( i l i ) Non invitata a molte iniziative intemazionali dei cubani, la Jugoslavia era
sfata accusata di tendenze fiioimperialistiche 'in una serie di editoriali del Granma, a
maggio del 1966. Va tenuta a mente anche la valanga di accuse che Fide! Castro ha
riversato sulla politica di quei paese la sera del 23 agosto 1968, in un discorso che
invece doveva essere interamente dedicato alla recente invasione della
Cecoslovacchia da parte dei paesi "fratelli" del Patto di Varsavia.
178

esiste nelle arti", constata il Che, evidentemente gi critico verso l'assenza


di democrazia e di libert artistica nei paesi del blocco sovietico.. .
Mela conferenza, stampa tenuta al ritomo dal viaggio {3 settembre
1959), aveva azzardato anche una. definizione pi precisa del. meccanismo
dell'autogestione, .affermando con una buona dose d'entusiasmo:
"Un paese in cui si lavora con uno spirito magnifico, si fanno cose stupende;
c' una grande libert di discussione... Ci che loro chiamano "l'autogestione',
sistema col quale si d. agli operai una grande responsabilit in tutte, le fabbriche.
Gli operi sono i proprietari di ogni stabilimento in cui lavorano e lo stato controlla
i salari ed ha un sistema di previdenza. Si tratta di un sistema un po' complicato e
difficile da afferrare, ma molto interessante" (IV, 367).
Vi sono delle imprecisioni in. questa, descrizione dell'autogestione
jugoslava, ma qui interessa soprattutto l'orientamento con cui il Che del
1959 si rivolge a quell'esperienza. Col tempo egli cambi era di
atteggiamento in modo radicale trasformando l'interesse originario in dura
critica ed arrivando a fornire negli ultimi anni un quadro addirittura
catastrofico della situazione sociale jugoslava. Per esempio nelle
conversazioni al Minine! (dicembre 1964):
"In Jugoslavia funziona la legge del valore; in Jugoslavia si chiudono
fabbriche perch non rendono; in Jugoslavia ci sono delegazioni svizzere e
olandesi che reclutano manodopera disoccupata e la portano nel loro paese a
lavorare alle condizioni che un paese imperialista.riserva alla manodopera straniera,
considerata come l'ultimo scalino della .societ" (112).
Nei primi tempi dopo la vittoria della rivoluzione, il Che si era
dichiarato apertamente favorevole .all'adozione per Cuba di "un sistema di
governo misto delle fabbriche" (per esempio in televisione, a giugno del
1960, III, 93). Vale a dire un sistema in cui si realizzasse la massima
collaborazione possibile tra direttori e maestranze, avvantaggiandosi del
clima rivoluzionario esistente nel paese, del "guerriglierismo aziendale"
(come
lo
(112) "Il Piano e gli uomini", cit. p. 39. Si veda anche il giudizio di an
"intenditore" di autogestioni nel mondo: "La rivoluzione cubana non ha forse
dedicato un'attenzione sufficiente alla gestione operaia della produzione di tipo
spagnolo t le comunit anarcosindacaliste in Catalogna, n.d.a,.,], jugoslava o
algerina. Il 'Che' Guevara dell'epoca in cui dirigeva il ministero dell'Industria,
aveva seri dubbi al riguardo. Una sfiducia, del resto, fondata su un malinteso: egli
pensava, a torto, che l'autogestione escludesse la pianificazione centralizzata e che
essa fosse sinonimo di egoismo aziendale". Daniel Gurin, "O va la revolution
cubaine?",cit.,p.224.
179

chiamava all'epoca il neoeletto Direttore della Banca nazionale). Ma anche


del fatto che nei primi tempi erano stati i quadri pi prestigiosi dell'esercito
ribelle a prendere il posto dei vecchi amministratori, mano a mano che essi
si levavano in volo verso Miami. N e l a conferenza televisiva appena
ricordata, Guevara dichiar che era un dovere e un diritto degli operai
sviluppare il massimo di conoscenze riguardo a l e macchine, alla tecnica, al
funzionamento de l'intero sistema di produzione e quindi anche ai problemi
di gestione, aggiungendo:
"Si deve stabilire un rapporto sempre pi stretto tra operai e amministratori
delle fabbriche statali e a partecipazione statale affinch scambino esperienze. Non
la stessa cosa dirigere un grande complesso industriale o dirigere un'industria, e
lavorare in un'industria: i problemi si guardano da un diverso punto di vista...
Bisogna allora far s che l'Amministratore arrivi al banco dell'operaio, che
l'operaio salga al posto dell'Amministratore e che i due si scambino le proprie
esperienze ed entrambi guardino a tutto il ciclo allo stesso modo, che lo vedano da
tutte le parti e quindi, decidano " (IH, 91).
1

Erano d e l e ilusioni s u l a possibilt di realizzare stabilmente una


pacifica convivenza a livello di fabbrica tra operai e dirigenti. Q u e l e
ilusioni erano invece destinate a crolare mano a mano che gli imperativi
del piano e-dela prima fase di industrializzazione, imponevano sacrifici
crescenti ai lavoratori e n e l a misura in cui al "guerriglierismo" aziendale si
andava sostituendo il "burocratismo" di cui si gi detto. Q u e l e posizioni
furono comunque espresse pubblicamente dal Che in numerose altre
occasioni, tra le q u a ! va certamente ricordata la Convenzione nazionale dei
Consigli Tecnici, di Consulenza del'11 febbraio 1961, perch fu proprio
sul problema dei CTC che venne a l a luce l'incongruenza dei metodi di
gestione adottati.
I CTC incarnarono infatti, nei primi anni d e l a nuova economia
rivoluzionaria, il tentativo d risolvere per via amministrativa 1 problema
d e l a partecipazione del lavoratori a l a determinazione degli obiettivi
azienda! (di questo compito ristretto infatti si trattava e non certo d e l a
gestione vera e propria, affidata perloppi all'iniziativa individuale dei
direttori, al'improvvisazione dei quadri, quando non al vero e proprio caos
amministrativo, prodotto per esempio dal classico meccanismo d e l o
scaricabarili).
E' per anche l'epoca di avvio dei primi progetti di pianificazione e il
Che appare disperatamente impegnato n e l a ricerca di vie nuove che
permettano un coinvolgimento dei lavoratori nell'elaborazione degli
obiettivi di fabbrica e di settore. Ne "1 Piano opera di tutti" (conferenza
del 23 giugno 1961), egli parla esplicitamente d e l a necessit di una
partecipazione "popolare" nel processo di critica e discussione del piano, a
180

tutti i livelli: nell'elaborazione, nella realizzazione ed irifine, ma


importantissimo, nel controllo della sua rispondenza con gli obiettivi
prefissati, da esercitarsi attraverso un lavoro di "ispezione" e "correzione".
"L'operaio ,una parte importante della fabbrica in cui lavora, legato alla
fabbrica. Non pu esserci separazione tra l'uomo che lavora e il centro in cui
lavora. II tutto una cosa indivisibile... Anche questa fabbrica un tatto unico
dentro la nazione; e quanto pi armonica l'unione di tutti, quanto pi salda sar
l'unione di tutti, tanto meglio funzioner il Piano, pi facilmente e rapidamente"
(KI, 126).
In un artcolo del luglio 1961 (apparso su Trabajo, la rivista del
ministero del Lavoro), Guevara esamina dettagliatamente i rapporti che in
fabbrica si possono stabilire tra i vari organismi di rappresentanza, a partire
dall'assemblea di produzione fino all'amministratore, passando attraverso
il sindacato e i CTC. E' una struttura piramidale, nella quale il primo
livello, l'assemblea dei lavoratori, appare dotato d una funzione puramente
consultiva, anche se si lascia aperta genericamente la possibilit che ad essa
debba rispondere l'amministrazione di eventuali gravi manchevolezze.
Anche per quanto riguarda la funzione del sindacato, si intuisce che
nella sostanza a questo rimane un compito essenzialmente consultivo, visto
che gli si chiede di rinunciare a l a sua funzione tradizionale di organizzatore
del conflitto operaia Guevara non si pronuncia esplicitamente contro il
diritto di sciopero, ma da come ne parla in questa e in altre occasioni appare
evidente che egli considera l'eventualit di sciopero come "una sconfitta per
il governo e per la classe lavoratrice"' (intervista a Zeitlin del settembre detto
stesso anno, III, 193). Tale diritto, secondo una concezione "istituzionalizzatrice" ormai classica, andrebbe sottoposto ad una serie d
condizioni pregiudiziali, come la valutazione delle priorit adottate dal
Piano o la politica generale della rivoluzione. L'esperienza ha per
dimostrato da tempo che nel momento in cui si cominciano a porre delle
condizioni al'esercizio della pi "naturale" tra le forme di protesta dei
lavoratori, essa perde la funzione di libera espressione della conflittualit
operaia,
tendendo
inevitabilmente
a scomparire.
Nell'articolo
precedentemente citato, Guevara arriva ad affermare che
"lo sciopero necessariamente l'arma di definizione violenta delle
contraddizioni di classe... scioperi operai nelle nostre imprese costituirebbero un
flagrante insuccesso della nostra amministrazione ed anche una dimostrazione di
deplorevoli lacune nella coscienza politica della classe operaia" (HI, 137).
I veri organismi di mobiltazione dela coscienza operaia invece.
181

sembrerebbero in questa fase per il 'Che, i Consigli Tecnici di Consulenza,


costituiti "dagli operai pi meritevoli di ogni dipartimento d e l a produzione,
i quali riuniti, consigliano l'amministratore sui provvedimenti pratici da
adottare in ogni unit di produzione" (III, 138). Nati con funzioni
esclusivamente tecnico-pratiche, i CTC si vedono assegnare da Guevara
anche d e l e funzioni di formazione professionale di qualificazione d e l a
forza-lavoro, e concretamente (in quell'anno 1961), di elaborazione d e l e
prime norme di lavoro (destinate invece a restare vaghe ed imprecisate per
molti anni a venire). 1 problema verr affrontato nuovamente solo all'inizio
d e g l anni ' 7 0 . 1 Che si augura anche che i CTC possano
"denunziare al direttore dell'Impresa consolidata che il tale amministratore di
fabbrica sta commettendo atti contrari alla politica del ministero".
Ma a parte sngol episodi poco significativi, q u e l a funzione di
denuncia non ha poi assunto l'importanza che il Che le avrebbe voluto
attribuire e che poi invece, personalmente, egli stesso ha svolto e su scala
ben pi ampia, n e l a fase di avvio del dibattito economico. Del resto,
proprio il loro carattere di organismi aziendali, consultivi, non elettivi e
scarsamente controllabili, non operativi e privi di coordinamento al livelo
di branca produttiva, ne avrebbe impedito, nell'eventualit di un loro
sviluppo, l'esercizio di un reale potere di controllo sull'andamento generale
della pianificazione. Nell'intervista a Zeitlin, Guevara dichiara
esplicitamente che tali organismi "non prendono parte alla creazione del
primo piano" e che " in questo momento non hanno niente da dire, fino a
che essi non abbiano finito di erigere la struttura, il livello minimo di
industrializzazione, che lo permetta". Il problema "politico", secondo
Guevara (ma appunto perch tale, non si vede perch non possa e non
debba essere affrontato anche dagli organismi di base dei lavoratori). E"
questa un'evidente contraddizione, visto che nelle aspettative del Che, in
quela fase, i CTC avrebbero dovuto gi funzionare come
"il laboratorio sperimentale dove la classe operaia si prepara, in vista dei grandi
compiti futuri della conduzione globale del paese" (HI, 139).
Una visione anticipatrice e democratica, irrealistica per n e l e sue
premesse. Non accadr n u l a di quanto previsto dal Che, e i CTC
scompariranno col tempo d a l a scena aziendale, senza aver mai assolto
realmente ad un ruolo effettivo di partecipazione e mobilitazione operaia dal
basso. Le ragioni di questo falimento le aveva espresse in parte lo stesso
Guevara, ad aprile del 1961, quando n e l a polemica col gruppo cubano di
Voz proletaria, aveva dovuto riconoscere:
182

"H peccato dei CTC proprio che non sono stati creati dietro la pressione delle
masse, si trattato di una creazione burocratica, dall'alto per dare alle masse un .
veicolo non richiesto: ecco dov' il peccato delle masse.
Noi, ''piccola borghesia timorata' siamo andati a cercare il canale per poter
ascoltare la voce delle masse, creando, bene o male, con le imperfezioni che
hanno... i Consigli. Se c' una cosa che del tutto mancata state la pressione
delle masse, e su questo voglio insistere. Perch ci vuole .la pressione delle masse
in tutta una serie di cose, perch le masse devono avere interesse a sapere che cosa
sia un piano economico, che cosa sia l'industrializzazione...
La massa deve essere sempre attenta a quanto avviene nel suo luogo di lavoro
e a rapportarlo alla vita totale della nazione" ("U primo piano economico' , JL 121).
1

Certo, dietro le illusioni sul destino dei CTC, c' anche la speranza che
essi funzionino come autentiche scuole di gestione per gli operai,
preparandoli ai compiti del futuro. Ci espresso bene per es. In un
discorso del 24 settembre 1961, in cui il Che affronta il problema della
formazione polivalente del lavoratore e della lotta all'alienazione produttiva,
attraverso una reale riappropriazione del controllo operaio sull'intero ciclo
di produzione:
"la teoria e la pratica costituiscono un tutto che bisogna saper dominare. Non
bene che un operaio sappia solo ci che si riferisce alla sua macchina per averlo
appreso montandola e smontandola... deve conoscere anche i principi su cui
basata, come funziona, con quali mezzi. E cos, come abbiamo il caso dell'operaio
e della macchina, allo stesso modo dobbiamo porre il caso dell'amministratore di
una fabbrica e d un'impresa, che deve conoscere ed addentrarsi sempre pi nei
problemi della produzione, ma deve anche studiare la teoria della produzione....
Bisogna conoscere i dettagli, le viti con cui ognuno deve lavorare e in pi
avere una visione globale del grande meccanismo che si sta. creando.
Tutto questo sulla base della critica e dell'autocritica costanti" ("La difesa e il
lavoro sono inseparabili", III, 211).
Ed anche le autocritiche - oltre alle critiche - non mancheranno da parte
di Guevara.
Falliti i progetti ambiziosi di sviluppo' dei CTC, infatti, e non a caso,
la lotta all'assenteismo che passa in' primo piano sulla scena aziendale
cubana. Ad essa il Che dedicher per tutta una fase (1961-63), molte delle
proprie energie, cercando di trasformare i sistemi tradizionali
&W emulazione socialista, in momenti di produzione e sviluppo di
coscienza. Nel tentativo, anche, di impedire che quei sistemi si trasformino
in un meccanismo "stakhanovistico", diffusore di egoismo, corruzione e
germi 'di coscienza burocratica anche ai livelli pi bassi della gerarchia
aziendale, come gi da tempo si era verificato con esperienze analoghe in
183

altri paesi del blocco sovietico (113). Tuttavia, anche il grande impegno nella
battaglia per l'emulazione si dimostrer impari davanti al compito storico di
garantire un'effettiva direzione operaia sui meccanismi d e l a produzione. Ed
1 problema del'assenteismo sopravviver a Guevara, continuando a
rappresentare, anche n e l a societ cubana odierna, uno dei nodi irrisolti a
livello aziendale.
Il Che era consapevole di questi seri limiti, posti d a l e rigide leggi
del'economia anche al funzionamento"rivoluzionario" dei settore statale.
Lo si pu ricavare agevolmente da numerosi articoli e discorsi. Per
esempio , a marzo del 1962, afferma:
1

"Siamo rimasti molto indietro per ci che riguarda l'effettivo inserimento della
classe operaia nei suoi nuovi compiti di direzione. Ma cosa vuol dire dirigere?...
L'ignoranza che la classe operaia ha dei rapporti tra i centri di lavoro,
dell'organizzazione dei centri stessi, di tutto l'apparato amministrativo dello Stato
riguardo all'industria, realmente favolosa" (in, 296).
Oppure con tono maggiormente autocritico:
"Di che la colpa? Di questi operai? Evidentemente la colpa non loro;
nostra: del ministero e dei dirigenti operai. Di ambedue. Ma di chi in maggior
misura? Questo si potrebbe anche discutere o chiarire; ma il fatto che la colpa
nostra. Ci siamo trasformati in perfetti burocrati in ambedue le funzioni...
(ibidem).
Ed ancora
sull'autocritica:

un

mese

dopo,

Guevara

ritoma

sull'argomento

"A volte noi cercavamo di studiare, nei nostri consigli direttivi, quale fosse la
vera origine di questa apatia. Perch i grandi enormi compiti che appartenevano
alla classe operaia dovevano nascere sempre come iniziative burocratiche?...
A volte pensavamo che fosse colpa del lavoro dei CTC, a volte che fosse colpa
della nostra incapacit di capire il momento che stavamo vivendo...
Perch dobbiamo far s che la partecipazione della classe operaia alla direzione
della fabbrica e delle aziende sia sempre pi cosciente e sempre pi determinante?
Questo non significa che sta per iniziare una lotta fra la classe operaia e
l'amministrazione. Quel che deve esistere un coordinamento perfetto... ma
manca ancora un bel po' per riuscire veramente a ottenere questa integrazione".

(113) Si anche parlato per Guevara di "stakhanovismo al rovescio",


nell'introduzione di Rolando E. Bonachea e Nelson P. Valds ai Selected Works
of Ernesto Guevara, MIT, 1970, p. 24.
184

Di qui le false soluzioni adottate, come ammette anche Guevara nel


discorso appena citato:
"Ci siamo trovati coinvolti in lotte che non avevano neppure-'un'esatta
definizione. Nel ministero di cui sono responsabile abbiamo dovuto stabilire cori
grande decisione il principio dell'autorit, della responsabilit unica per evitare le
false intromissioni di alcuni organi sindacali e, a volte, dei nuclei rivoluzionari
attivi nella direzione diretta della fabbrica" ("L'unica forza direttiva deve essere
quella delle mas.se", 15 aprile 1962, III, 316-7).
L'adozione del sistema d e l a direzione unica (di leniniana memoria e di
corrente pratica sovietica), investita d'ogni autorit e d fatto d'ogni potere
decisionale, contribuir poi a far esplodere, insieme ad altre cause, il
problema della responsabilit di gestione (vale a dire la questione dei
margini di autonomia e di libert d'azione che in un sistema socializzato il
Piano pu lasciare all'iniziativa delle singole aziende).
Alcune proposte d Guevara, anch'esse di discutibile efficacia, non
avranno invece mal un'applicazione nella realt cubana. Valga per tutte
l'idea di inviare degli operai e dei tecnici in giro per l'Isola a copiare e
riprodurre le macchine migliori esistenti nelle fabbriche (allo scopo di non
dipendere esclusivamente dall'estero per l'acquisto, le sostituzioni e i pezzi
di ricambio, agosto 1961, IH, 151).
Oppure la proposta formulata dal Che ad ottobre del 1964, di
venir incontro alla carenza di personale qualificato, facendo ruotare gli
specialisti disponibili da un'impresa all'altra, da quelle pi avvantaggiate a
quelle "in condizioni peggiori" (ni, 554), rischiando cos di disperdere
energie, aggravare il caos amministrativo e vanificare ogni possibilit di
previsione scientifica degli indici di Piano.
Questi esempi di ingenuo empirismo risentono a loro volta, del carattere
contraddittorio d alcune posizioni espresse dal Che sui temi
dell'organizzazione aziendale. Anche per il mondo delle fabbriche, come
gi per altri aspetti della filosofia sociale guevariana, il momento delle
maggiori oscillazioni si colloca nel biennio 1962-63. Vale adire nel periodo
in cui l'abbandono definitivo delle precedenti adesioni al modello sovietico
non ancora, pienamente sostituito da riflessioni originali e personali. Ne
un buon esempio un articolo, molto importante per l'ampiezza dei temi
trattati, dal titolo "Compiti industriali d e l a Rivoluzione negli anni futuri"
(in Cuba Socialista, luglio 1962).
Lo abbiamo citato per l'importanza che vi assume il discorso sulla
tecnologia (automazione ed elettronica). Esso contiene anche, tuttava, due
atteggiamenti contrastanti sul problema, d e l a gestione: da un lato si parla di
"partecipazione dei lavoratori a tutti i compiti pratici d e l a costruzione del
185

socialismo", "alla direzione delle fabbriche", addirittura di loro "interventi


nella pianificazione dell'economia" da realizzarsi tramite la "partecipazione
d massa ai lavori di pianificazione" e l'esercizio di un. effettivo potere di
controllo da parte delle Assemblee di produzione (III, 141,145). Dall'altro
s ribadisce invece la linea della direzione unica, detta responsabilit degli
amministratori solo nei confronti dei livelli superiori della gerarchia
produttiva, in aperto contrasto quindi con l'esigenza della massima
partecipazione dal basso:
"L'amministratore o il direttore deve lavorare in unione con tutti gli organi di
massa... ma sua sar la responsabilit davanti al Ministero per la decisione finale
che egli prender e, pertanto, deve subordinarla alla disciplina dello stesso,
seguendo tutte le indicazioni che gli vengano date e applicando il buon senso ogni
volta che debba decidere una questione controversa" (DI, 145).
Ma il "buon senso" individuale e ^automazione'' non si possono certo
conciliare in un'epoca di crescente rigidit dell'organizzazione del lavoro
industriale. Anche la denuncia tipicamente guevariana del permanere delle
fonti d alienazione nella fabbrica e nella societ cubana, sembra contrastare
coll'esistenza di autoritarismi aziendali, imposizioni unilaterali dall'alto o
direttori amministrativi e plenipotenziari come quelli citati. E' un contrasto
temporaneo, tuttavia, e la riflessione del Che prosegue nell'ultima fase d
permanenza a Cuba, aprendo la strada a nuove intuizioni e posizioni, tutte
inequivocabilmente orientate nei senso di una maggiore democrazia e
partecipazione dal basso.
In un celebre discorso ai giovani (del 20 ottobre 1962), Guevara del
resto aveva gi sollevato il problema cValienazione direttamente riferito
all'organizzazione del lavoro.
Dalle sue parole si avverte chiaramente quale nuovo tipo di riflessione
cominci a delinearsi, destinata ad approfondirsi negli anni successivi, nelle
forme e i modi che vedremo:
"Non abbiamo ancora dato al lavoro il suo vero senso. Non siamo stati capaci
di unire il lavoratore con l'oggetto del suo lavoro; e anche di dare al lavoratore la
coscienza dell'importanza che ha l'atto creativo che giorno per giorno egli 'compie.
Il lavoratore e la macchina, il lavoratore e l'oggetto su cui si esercita, il lavoro
sono ancora due cose .differenti, antagoniste. In questo senso bisogna lavorare, per
formare nuove generazioni che abbiano il massimo interesse a lavorare e sappiano
trovare nel lavoro una fonte permanente di nuove emozioni. Fare del lavoro
qualcosa di creativo, qualcosa di nuovo" ("Cosa dev'essere un giovane
comunista", IV, 92-3).
Ne "Il socialismo e l'uomo a Cuba" (marzo 1965), quei temi vengono
186

ripresi ed approfonditi proprio nel contesto di un'analisi delle forme di


alienazione indotte dal modello di sviluppo d e l a societ "socialista". Ma
ora vi si .afferma che l'uomo nel socialismo "ad onta della sua apparente,
standardizzazione" pi completo e pi libero. Egli dispone di maggiori- .
possibilit tecniche e politiche per "far sentire la propria voce nell'apparato
sociale" e quindi per accrescere la. propria partecipazione, individuale e
collettiva, a "tutti i meccanismi di direzione e di produzione". Sar questo il
processo che attraverso il lavoro - inteso come piena realizzazione sociale
dell'individuo - permetter una "riconquista della propria natura" e quindi
una definitiva liberazione dalle "catene del'alienazione". La possibilit
concreta di partecipare a tutti i livelli della struttura decisionale - ed in
questo senso pi .ampio T'autoeducazione", l'autorganizzazione produttiva
di questo nuovo soggetto sociale - appare obiettivamente come l'unica
forma storicamente pensabile di vita comunitaria. Ed in questa prospettiva
che acquista un valore particolare, quasi una precondizione irrinunciabile,
la trasformazione del lavoro in attivit volontaria e creativa, come viene
indicato negli ultimi scritti del Che dedicati ai problemi della costruzione del
socialismo. Si tratta comunque di una serie di temi appena accennati, pi
che altro delle intuizioni, sulle quali il Che non ha avuto la possibilit di
procedere ad un effettivo approfondimento.
:

Esiste una "questione operaia" vera e propria nella filosofia sociale di


Guevara?
La risposta senz'altro affermativa e ci contrasta ovviamente con
l'immagine stereotipa trasmessa dai media di un Guevara "umanista"
istintivo, combattente ad oltranza, "guerriglierista contadino" e convinto
assertore dell'"accerchiamento delle citt da parte delle campagne".
La "questione operaia" non solo esiste nel pensiero del Che, ma
addirittura predomina sugli altri problemi, per tutto un periodo d e l a sua
vita: gli .anni della permanenza al Minind e del dibattito economico, che poi
sono gli anni trascorsi da Guevara a Cuba, e nei quali, per dirla con le sue
parole
"il problema operaio diventa un problema serio, quando si inizia uno sviluppo
con un ritmo cos rapido come il nostro" (114).
(114) 9 marzo 1961, I I , 107. Anche Michael Lowy attira l'attenzione su questo
"aspect assez moonnu" del pensiero di Guevara, riguardo al ruolo della classe
operaia. Ma. non lo fa a partire dal mondo della produzione e quindi costretto a
forzare la realt storica. Il "Guevara" che egli propone sarebbe addirittura
consapevole dell'importanza strategica dello "sciopero generale insurrezionale",
187

Ponendoci su un piano puramente quantitativo, potremmo dire che una


buona met degli artcoli e dei discorsi lasciatici dal Che sono dedicati al
mondo dell'industria, delle fabbriche e degli uomini che la "necessit"
obbliga ad aggirarsi in quello stesso mondo, allo scopo di conquistare il
trituro "'regno della libert".
Per questa importanza data alla questione operaia, sotto il profilo pratico
e teorico, Guevara pu certamente essere considerato un marxista
"classico". Tra l'altro uno dei' pochi "marxisti" effettivamente interno al
mondo della fabbrica, familiarizzato coi suoi procedimenti tecnici e la
corrispondente organizzazione del lavoro. E questo non solo per i suoi
studi di gestione aziendale, ma anche per il fatto di avervi trascorso un
mezzo decennio della propria vita (a parte i lunghi viaggi all'estero). Si
tratta di un aspetto singolare e caratteristico d e l a personalit "storica" del
Che, su cui raramente si soffermata l'attenzione.
Eppure n e l a tradizione del marxismo occidentale, non sono stati m o l i i
teorici che abbiano mai varcato le soglie di una fabbrica per
farla funzionare, per lavorarvi quindi e non solo per tenervi dei comzi. Ci
vale anche per primi anni del potere bolscevico, che pure videro a l a
direzione di quel processo di transizione al socialismo alcune delle menti
"economiche" dell'epoca, pi preparate in assoluto.
Tanta fu per la familiarit di Guevara coi problemi del proletariato
industriale, che nemmeno lui riusc a sottrarsi agli inizi al destino quasi
inevitabile per ogni intellettuale che si avvicini perla prima volta a l a realt
d fabbrica, E fu cos che l'operaismo venne a caratterizzare, per torta una
fase, anche la visione del mondo del lavoro che 1 Che costru n e l a propria
mente e tradusse negli scritti.
Un vivido esempio di tale operaismo lo si pu ricavare d a l a descrizione
fatta dal Che di un '"eroe del lavoro" visto in azione: un'immagine che
nella tradizione della Luxcmburg, qui indebitamente citata. Per queste posizioni
egli si basa soltanto sull'analisi fatta dal Che del tentativo di sciopero generale a
Cuba, del 9 aprile 1958. Cfr. M. Lowy, "Guevara, marxisti)e et ralits actueles
de l'Amrique latine", in L'homme et la socit, n. 21,1971, pp. 185-6 [trad. it. in
Dialettica e rivoluzione, Milano, 1974]. Del resto, lo stesso autore aveva attribuito
una posizione "contadinista" al Che in un precedente saggio apparso sulla rivista
continentale degli studenti latinoamericani: "La frza innovazione del Che...
l'attribuzione di un ruolo decisivo ai contadini nella lotta rivoluzionaria (invece che
sotto la direzione operaia)", in "El pensamiento del Che Guevarar", in OCLAE n.
25, gennaio 1969, p. 11 [trad. it., Milano, 1969]. Posizione che non viene ripresa
comunque ne La pense de Che Guevara, cit., n in "La dialectique peuple et
gurilla dans Che Guevara", capitolo conclusivo de La thorie de la revolution chez
le jeune Marx, Paris, 1970 [trad it, Milano, 1976].
188

richiama inevitabilmente alla memoria il simbolo cinematografico di quelle


patetiche generazioni di "uomini di marmo", immortalate sullo schermo dal
regista polacco Wajda. Ecco come racconta Guevara l'exploit d'uno di
questi"eccezionali'* tagliatori di canna:
. ;
'
r

"Qual il segreto degli uomini e delle donne che hanno tagliato quella quantit
di canna? Io sono stato ad osservarli attentamente, ed ammiravo soprattutto - per
dirla in termini sportivi - il campione, il compagno Reinaldo Castro (applausi).
Stavamo studiando tutti i movimenti, la compostezza dei diversi movimenti che
compiva. E vedemmo due cose: un notevole risparmio di energia e una dedizione
assoluta al lavoro in cui era impegnato.
E* naturale che senza condizioni fisiche speciali non possbile tagliar canna
per dieci ore... Il compagno Castro smise di lavorare al taglio soltanto per otto
minuti durante le dieci ore in cui fu occupato in questo lavoro (applausi). E una
parte di questi otto minuti li spese per trasferirsi da un taglio all'altro perch aveva
terminato' in anticipo quello che gli avevano assegnato". (30 aprile 1963, HI, 385).
Si potrebbero anche rileggere le molte pagine e discorsi dedicati dal
Che all'emulazione ed al lavoro volontario, in cui ai vari "Reinaldo
Castro", al "compagno Manuel Fumer", al "compagno Arnet" ed ai tanti
altri "eroi del lavoro" si accompagnano anche ultraretoriche descrizioni del
funzionamento dei Battaglioni Rossi (sono le brigate del lavoro
"volontario", che dopo la morte del Che prenderanno per qualche tempo il
nome di "Brigate Che Guevara"). In un articolo si pu leggere una
descrizione del funzionamento, della formazione e del rituale d questi
Battaglioni Rossi (in "Un atteggiamento comunista verso il lavoro", 15
agosto 1964, III, 536-7), che ricorda pagine pressoch identiche sul
complicato e farraginoso ordinamento delle falangi "industriali" in
Armonia, dal Nouveau Monde ndustrel et Socitaire di Charles Fourier.
E non mancano le note di colore, a questo operaismo "diffuso" di
Guevara. Il discorso "Nella trincea della produzione" (30 aprile 1962), si
apre per esempio in un'atmosfera festosa, tra cori operai e dichiarazioni di
fede nella generosit, nell'amore del proletariato verso la Patria ed il lavoro:
"Compagni lavoratori dell'industria, compagni che formate il coro del CTC e
che con le vostre bellissime canzoni ci avete dato una dimostrazione del progresso
culturale del popolo, compagni tutti: vorrei dirvi che per me veramente
emozionante parlare davanti a questa assemblea.
Siamo stati testimoni di molti atti generosi della classe operaia, di molti atti di
amore verso il lavoro, verso la Patria e verso la stessa classe operaia...
Non c' altra forma di vita, non c' altro cammino, che quello di appoggiare
incondizionatamente la classe operaia. Seguirne gli orientamenti, vagliarne le
opinioni, vagliarne le emozioni e cercare - in certi momenti - d'interpretare meglio
la realt...

189

Ma la classe lavoratrice a fare la storia... in questa giornata dunque per voi.


per' tutto il popolo lavoratore, il mio saluto' pi commosso ed entusiasta" (IH, 327).
Il fascino dell'operaismo - di cui si potrebbero citare numerosi altri
esempi - non impedisce tuttavia a Guevara di essere in prima fila n e l a lotta
all'assenteismo: un tema al quale e g l dedica molti scritti e discorsi nel
periodo 1961-62. Egli stigmatizza, quando necessario, Fapatia" dei
lavoratori e non esita a dichiarare la necessit di "lottare contro la vecchia
mentalit,.. di classe operaia sfruttata e diseredata, che lotta esclusivamente
perle sue rivendicazioni economiche" (115).
A partire da un certo momento (intorno al 1964) 1 suo atteggiamento
verso la "questione operaia" comincia tuttavia a farsi molto pi critico,
mano a mano che gl aspetti cruciali di tale questione si articolano e si
approfondiscono n e l a sua riflessione. Per esempio in un contesto di analisi
intemazionale.
A dicembre del 1964, in un'intervista ad Algeri con Josie Fanon, la
vedova di Frantz Fanon, egli fa riferimento ad un settore particolare del
proletariato mondiale - q u e l o degli Stati Uniti - in termini tutf altro che
elogiativi. Si tratta di un accenno molto schematico al problema
dell'integrazione neocapitalstica d e l a classe operaia nei paesi imperialistici
e che riflette teorie diffuse negli anni '60, sulle quali molto si scritto e
dibattuto. Guevara sembra echeggiare alcune di q u e l e posizioni tipiche del
"terzomondismo" di alora, anche se non s ritrovano n e l a sua opera
successivi approfondimenti o sviluppi d e l e -affermazioni con cui egli
conclude l'intervista a Josie Fanon:
"La classe operaia degli Stati Uniti non si rende conto chiaramente delle
contraddizioni della societ americana, a causa del suo elevato tenore di vita. Per la
classe operaia statunitense queste contraddizioni, a causa del suo ottundimento,
sono incomprensibili, ed essa non potr avere una chiara coscienza del proprio
sfruttamento, finch continuer a raccogliere gli avanzi del suo festino che
l'imperialismo gli getta". (TV, 343).
Dietro tali posizioni non vi sono vere e proprie analisi da parte del Che,
che pure aveva dimostrato un atteggiamento sistematico verso altri problemi
politici di una certa rilevanza. Le previsioni pi pessimistiche saranno
smentite del resto dopo la morte del Che, con le grandi mobilitazioni
operaie in alcuni paesi europei e le ondate di scioperi degli anni '70 in
alcuni settori importanti del proletariato americano. Ci accadr tra l'altro a
(115) Discorso del 15 aprile 1962 citato, III, 315. Vi accenna .anche Jean-Jacques
Nattiez, Che Guevara. La vita, il pensiero, testi esemplari, Milano, 1971, p. 79.
190

conferma di una anticipazione dello stesso Guevara, inserita


incidentalmente nel messaggio .ala Tricontinental, a parziale smentita delle
dichiarazioni fatte alla Fnon:
"Tutto ci ha delle ripercussioni all'interno degli Stati Uniti e genera un fattore '
che l'imperialismo in pieno vigore attenua: la lotta di classe sul suo stesso
territorio" (TI, 504).
Non vi sono dubbi tuttavia che, negli ultimi .anni di permanenza a Cuba,
si comincia a sviluppare nel pensiero del Che un'amara critica nei confronti
del prodotto storico della coscienza di classe del proletariato nei paesi
imperialistici.
Svolgono un ruolo determinante in questa trasformazione del suo
pensiero, non solo le prime cocenti delusioni cubane per il suo iniziale
entusiasmo operaistico, e non solo lo spettacolo di "ottundimento' , da lui
pi volte denunciato della coscienza di classe del proletariato in URSS e nei
paesi "fratelli", ma anche soprattutto la dinamica delio "scambio ineguale"
in cui Cuba si trova inserita a proprio totale svantaggio, in un contesto
internazionale che non lascia adito ad ilusioni, nel'immediato futuro, su
rivolgimenti, politici interni ai paesi imperialistici.
Guevara del resto aveva avuto delie esperienze dirette delle capacit
rivoluzionarie dei lavoratori in Bolivia, in Guatemala e a Cuba. Poco o
nulla sapeva invece delle lotte operaie in Italia, in Francia, in. Belgio, in
Germania o negli stessi Stati Uniti. Di quei paesi egli riesce a conoscere
uno stereotipo di comportamento operaio, solo attraverso il prisma
deformante delle organizzazioni ufficiali: le stesse che in quegli anni si
affollano negli alberghi dell'Avana in delegazioni e convegni, ma che
rifiutano di assumersi responsabilit pi radicali e impegnative nei propri
paesi d'origine. D l l'amaro ripensamento del Che sul ruolo storico del
proletariato nei paesi capitalistici pi avanzati (che per un marxista coerente
dovrebbe per significare .anche un ripensamento sul proletariato tout
court).
Ne " 1 socialismo e l'uomo a Cuba", troviamo un'ultima significativa
traccia di quest'evoluzione pessimistica del pensiero del Che, unita
all'enunciazione di un. necessario approfondimento della questione, che
Guevara 'per non avr pi occasione di fare:
-

"(Qui cadrebbe opportuna una. 'disquisizione sulla misura in cui nei paesi
impcrialistici gli operai vanno perdendo il loro spirito internazionalista di classe
sotto' l'influenza di una certa complicit nello sfruttamento dei paesi
economicamente dipendenti, e sul modo in cui questo fatto attenua in pari tempo lo
spirito di lotta delle masse nel loro stesso paese; ma questo un tema, che esula
dall'intenzione di queste note)"

191

Quando n e l a guerriglia boliviana viene a sapere dei grandi scioperi


scoppiati n e l e miniere di Catavi e Huanuni, il Che dimostra un
atteggiamento scettico e una chiara tendenza a sottovalutare il peso di quei
settori d e l a popolazione lavoratrice, che invece avevano sempre avuto un
ruolo decisivo n e l a dinamica d e l e classi in Bolvia. Nel Diario, a l a
giornata del'8 giugno 1967, e g l si limita ad annotare:
"Ci sono notizie dello stato d'assedio e della minaccia nella zona, dele miniere,
ma tutto si conclude in una bolla d sapone".
Impressione errata, visto che l'esercito procede ad uno dei suoi pi
efferati massacri di minatori, per riprendere 1 controlo d e l a situazione.
Difficile spiegare quindi il commento contenuto nel riepilogo del mese:
"II massacro nele miniere schiarisce molto il nostro orizzonte, e se il proclama
riuscir a diffondersi, sar per noi un ulteriore grande fattore di schiarimento".
n proclama (116) riesce ad arrivare a Cuba, ma non ai minatori
boliviani, giacch nel frattempo la repressione ha fatto saltare la rete urbana
di sostegno alla guerriglia, diretta da Loyola Guzmn. L'atteggiamento del
Che non muta nei mesi successivi, come dimostrano anche i suoi due ultimi
riferimenti al mondo dei lavoratori, intesi come soggetto politico. Alla
giornata del 9 luglio, il mese che segna l'inizio della parabola discendente
del'attivit guerriglera, egli annota nel Diario:
"La radio ho dato notzie di un accordo in 14 punti tra i lavoratori di Catavi,
Sigtio XX e l'impresa Comibol: esso costituisce una totale sconfitta dei
lavoratori".

(116) "Manifiesto del Ejercito de liberacn nacional al pueblo boliviano" (aprile


1967), in Pensamienlo critico, n. 6, luglio 1967, pp. 199-202. Nello stesso
numero della rivista appare un articolo di analisi della situazione politica boliviana,
contemporaneo agli avvenimenti citati, pieno di illusioni metastoriche sulla
formazione di una coscienza rivoluzionaria del popolo boliviano, ma privo di
osservazioni concrete sulla realt del presente. Anche l mancano riferimenti alla
mobilitazione degli operai, in particolare nella parte dedicata al cosiddetto "teatro de
operaciones". "Bolivia: anlisis de una situacin", pp. 217-20. L'articolo firmato
da Ojarikuj Runa, (in quechua "combattente"), lo pseudonimo di un aderenteboliviano all'ELN. Limiti analoghi si ritrovano in un altro articolo contemporaneo
agli avvenimenti: ''Bolivia en la hora de los hornos", Tricontinental, n. 1, luglioagosto 1967. Per l'analisi della situazione politica boliviana all'epoca della
guerriglia di Nancahuazu, si veda Ruben Vsquez Diaz, La Bolivie 'heure du
Che, Paris, 1968 (trad. it, Milano, 1968).
192

Ed il 19 settembre:
"La radio insiste nel caso Loyola e d notzia che gli insegnanti sono in pieno
sciopero, che gli alunni della scuola secondaria dove lavorava Higueras, uno degli
arrestati, hanno proclamato Io sciopero della fame, e che gli operai dei pozzi di
petrolio sono sul punto di scioperare a causa dela creazione dell'impresa statale del
petrolio.
Segno dei tempi: mi finito l'inchiostro".
Gi sappiamo invece che quattordici anni prima era stato l'entusiamo
per quegli stessi lavoratori boliviani - la prima mobilitazione operaia d e l a
sua vita - a segnare l'inizio d e l a sua radicalizzazione rivoluzionaria,
orientandola verso il marxismo e il proletariato. Evidentemente col tempo,
con le delusioni a Cuba e con l'infelice operazione boliviana, qualcosa s'era
cominciato ad incrinare anche in quel rapporto.
Ne riparleremo a proposito d e l a guerriglia.

7. Coscienza e progresso tecnologico


Il Che ha sempre ritenuto che tra le motivazioni all'agire economico
dell'individuo, gli incentivi morali dovessero occupare il posto di guida.
Nella sua visione umamstico-rivoluzionaria, la pratica quotidiana d
un'attivit produttiva disinteressata, in vigore fin dal primo avvio del
processo di transizione al socialismo, si sarebbe dimostrata ben presto un
fattore pratico, efficace e decisivo nel pi generale processo di costruzione
d e l a coscienza ''socialista", dell'"uomo nuovo". Una "coscienza" ed un
"uomo" che a loro v o l a sarebbero diventati col tempo i motori, i "perni
dinamici" per la realizzazione detta fase pi avanzata, vale a dire del
comunismo. Su tale questione non vi sono oscillazioni significative del
Che, n ripensamenti, a parte alcune esplicite ammissioni - fatte sempre a
denti stretti, tuttavia - che anche gli Incentivi materiali avrebbero potuto
svolgere un molo importante, purch finalizzati al potenziamento di quelli
d'ordine morale. Si potrebbe addirittura tracciare una linea di continuit
sulla questione, per l'intero arco della vita di Guevara: da quando il giovane
medico bonaerense dedicava gratuitamente le proprie capacit professionali
a l a cara dei lebbrosi o dei malati di alergie, rifiutando II lucro come finalit
sociale dell'attivit del "medico in America latina", fino alle chiare e
polemiche prese di posizione sul'argomento nel corso del dibattito
economico.
Netta tradizione del marxismo non ortodosso si possono individuare
due limiti estremi, due concezioni diametralmente opposte, sul ruolo degli
193

incentivi morali, nello .sviluppo dell'economia della societ di transizione.


Da un lato vi il giovane Lukcs, con un articolo del 1919 dal titolo assai
significativo: '"La morale nella produzione comunista". Egli riduce Io sforzo
del proletariato nella costruzione delle basi materiali della nuova societ per
l'appunto ad "un problema morale", parlando esplicitamente delle
possibilit di "evoluzione sociale" che la classe operaia racchiude in s, nel
.suo processo di "redenzione sociale". E' Lukcs stesso che svela
comunque cosa di realmente materiale stia alla base del suo discorso, al di l
delle proclamazioni ultrasoggettivistiche ed idealistiche suH"' autocoscienza"
o sull'elevazione del fattore morale a "norma per l'evoluzione della
societ": vi sono per lu 1"'aumento della produzione", T'incremento della
produttivit" e la "disciplina sul lavoro". Proprio i tre capisaldi d'ogni
morale produttivistica, ampiamente sviluppati ed applicati nelle societ
contemporanee del cosiddetto "socialismo reale".
All'altro estremo vi Herbert Marcuse, in particolare con i capitoli
dedicati a"I principi della morale comunista" ed al'"Etica e produttivit", in
Soviet Marxism (del 1958, nuova edizione del 1965). Egli definisce come
"banalissimi luoghi comuni" tutte le dichiarazioni propagandistiche pi
ricorrenti nell'URSS staliniana e poststaliniana, riguardo al conseguimento
del "bene pubblico", la "coscienza sociale", la "responsabilit sul lavoro",
l" uomo nuovo comunista" ecc., dimostrando che quella fusione tra astratti
principi etici generali ed immediate esigenze produttive, ha la funzione di
mascherare la questione cruciale di fondo, la Vera sostanza delle esperienze
fino ad oggi conosciute di costruzione del socialismo: e cio se l'attivit
produttiva abbia cominciato a perdere le sue caratteristiche di lavoro
alienato e se questa sua trasformazione rientri tra le finalit sociali
dell'organizzazione "comunista" del lavoro. Egli richiama le posizioni
marxiane sul capovolgimento delle condizioni in cui si dovr sviluppare
l'attivit lavorativa dell'uomo comunista, il cui valore effettivo verr
determinato s u l a base del tempo lbero e l'impiego di quel tempo a sua
volta si dovr finalizzare a l a sua crescita (globale, umana e culturale).
Marcuse "critica" invece duramente l'opposta morale produttivistica,
fondata sul perpetu amento del regno d e l a necessit in opposizione a q u e l o
della libert:
!

"In contrasto con questa concezione, la morale sovietica non riconosce alcuna
differenza etica, e comunque di valore, fra il lavoro alienato e quello non alienato:
si presume che l'individo abbia per sempre il dovere di investire tutte le sue energie
e tutte le sue aspirazioni in una qualsiasi mansione che egli stesso sia riuscito a
procurarsi o che le autorit gli abbiano assegnato. E' questa obliterazione della
decisiva differenza tra fatica alienata e lavoro non alienato che permette
all'ordinamento sovietico di accreditare il suo sistema di pieno sviluppo
194

dell'indivduo in opposizione all'individuo mutilato della societ occidentale"


(117).
I quaranta anni d storia ed elaborazione che separano; il "giovane"
Lukcs dal Marcuse "maturo", Guevara li percorre nell'arco di un
quinquennio, verificando anche nella pratica la differenza fondamentale che
intercorre fra l'etica deIl"'emulazone socialista" e la coscienza d dover
abolire ogni carattere alienante del lavoro, anche per migliorare ed
incrementarne la produttivit.
Dopo una prima fase di entusiastica partecipazione alle campagne di
emulazione sul lavoro - lanciate a Cuba .alla stessa maniera di tutti gli altri
paesi dell'Est, ma Con quel tanto di ingenuo fanatismo in pi, prodotto
dalla "giovinezza" della rivoluzione cubana e del suo gruppo dirigente Guevara cominci tra i primi a rendersi conto del'insufficienza di quel
metodo. Un primo cenno di riflessione critica si pu rintracciare in un
discorso del 24 settembre 1961, in cui si invita a praticare l'emulazione, ma
in modo da coinvolgere realmente la massa dei lavoratori, senza che essa
"diventi una cosa meccanica" ed accompagnandola ad un processo di
discussione a tutti i livelli ("La 'difesa e il lavoro sono inseparabili", III,
209).
Di "emulazione" si parla ancora nel discorso del 15 aprile 1962
("L'unica forza direttiva deve essere quella delle masse"), ma spostando gi
molto l'accento sui processi indispensabili di qualificazione della forzalavoro, nel quadro della campagna tipicamente guevariana per il
conseguimento del "Minimo Tecnico" (vale a dire la partecipazione ai corsi
per il conseguimento della specializzazione minima necessaria
all'assolvimento di una qualche funzione produttiva).
Ma il vero salto di qualit nel modo in cui il Che affronta questo genere
di problemi dimostrato da un discorso del 21 dicembre 1962 ("Disciplina
e modestia nella direzione"). Per la prima volta viene esposta in forma
sistematica una contrapposizione politica e di principio tra gli incentivi
materiali e quelli morali (III, 349). Anche se i primi sono destinati a
sopravvivere persino nella fase pi avanzata del socialismo, afferma il Che,
soltanto i secondi riescono a svolgere un'opera effettiva di educazione per i
nuovi compiti social: essi soltanto riescono a trasformare il lavoro da
attivit rivolta a fini di lucro in un "dovere sociale verso la collettivit",
quindi in un processo di "acquisizione di cultura" e di realizzazione del
lavoratore come individuo umano.
Nel dibattito economico del 1963-64 la tematica degli incentivi morali
balza in primo piano, soprattutto dopo la critica che ad essi rivolgono i
1

(117) Herbert Marcuse, Soviet Marxism. eh., p. 200


195

sostenitori dell'autonomia finanziaria e del calcolo economico. A loro


Guevara risponde con un'ampia sezione del suo articolo "A proposito del
sistema di finanziamento di bilancio", intitolata significativamente:
"Contraddizioni pi sottili. Incentivo materiale contro coscienza".
Il Che ribadisce di non volere eliminare gli incentivi materiali, ma solo
ridimensionarli: togliere loro quel ruolo di leva fondamentale per lo
sviluppo dell'economia che rischiano di assumere a Cuba, come gi
avvenuto in altri paesi. Egli non crede che essi si estingueranno
semplicemente mediante l'accrescimento d e l a ricchezza sociale ed una
maggiore- circolazione dei beni di consumo. Perch essi sono diventati
ormai delle categorie mentali ed economiche, contrapposte a quelle
dell'incentivazione morale: e "non si tratta di sfumature '. Egli nega il
carattere idealistico e velleitario che viene attribuito alle sue posizioni dagli
avversari nel dibattito:
1

"Noi affermiamo che in un periodo di tempo relativamente- breve lo sviluppo


della coscienza contribuisce allo sviluppo della produzione pi dell'incentivo
materiale e lo facciamo basandoci sulla proiezione generale dello sviluppo della
societ per entrare nel comunismo" (II, 242).
L'incentivo materiale, per il Che, creerebbe "antagonismo" tra
l'amministrazione statale e gli organismi di produzione, anche quando si
dovesse -arrivare ad un'estensione della pratica degli incentivi collettivi, dei
q u a ! parla il sovietico Liberman, ma che l'insufficienza dei metodi di
pianificazione cubana non permette ancora di adottare. Egli afferma che
come stato un "atto cosciente" ad -avere impresso a l a rivoluzione il suo
carattere socialista, cos sar l'intervento cosciente degli uomini, prodotti
d a l e nuove p o s s i b i l e di educazione culturale e formazione politica, a
determinare l'andamento d e l a produzione. E -questa, potr a sua volta
avvantaggiarsi del fatto che ormai la coscienza poltica -. nell'era
dell'imperialismo - ha un'estensione mondiale, cos come l'hanno le
contraddizioni negative che incidono sull'arretratezza dell'economia
-cubana.
Un concetto che verr ripreso e sviluppato ampiamente in un altro
intervento nel dibattito ("La pianificazione socialista, il suo significato", in
Cuba Socialista, giugno 1964), in -cui il Che risponde direttamente .ale
-critiche di Bettelheim, affermando che una crescita ancor pi accelerata
d e l a coscienza l'unica vera speranza di sviluppare le forze produttive
arretrate del paese: e questo perch essa la sola risorsa economica
d e l s o l a ad avere effettivamente- dimensioni mondiali (come q u e l e del
mercato internazionale). In ogni caso, afferma Guevara, alternative non ne
esistono, soprattutto alla luce di quanto ammette lo stesso Bettelheim,
196

denunciando la contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e modo di


produzione dominante a Cuba.
M a l a vera radicalit del pensiero del 'Che espressa altrove, in lettere e
conversazioni di quello stesso periodo, che non avendo II carattere formale
ed in parte accademico degli articoli per Nuestra Industria e Cuba Socialista,
concedono un respiro pi ampio e libero a l e sue riflessioni.
Tre .aspetti a questo riguardo sono significativi.
Il primo ben espresso in una conversazione al Minind (11 luglio
1964), nella quale si afferma molto francamente che il sistema degli
incentivi materiali riattiva il libero gioco della legge del valore e con questa
di altre "categorie che sono strettamente capitalistiche".
"Considero che ci non sia se non lo sviluppo logico di una. linea che si fonda
sul principio degli incentivi materiali; e che in pari tempo non rappresenta una
soluzione ai problemi produttivi, perch il modo in cui l'incentivo materiale pu
essere concepito in un sistema socialista cos Imitato...
Sarebbe come dire, dunque, che abbiamo preso come .arma di lotta contro il
capitalismo un'arma del capitalismo, trasferendola in un contesto dove
necessariamente essa non ha mordente, efficacia, perch pu svilupparsi soltanto
in una piena societ capitalstica, cio in una societ la cui filosofia. la lotta
dell'uomo contro l'uomo, dei gruppi contro i gruppi e l'anarchia produttiva" (op.
c.,pp. 30-1).
Il secondo aspetto riguarda il carattere feticistico della merce dal Che gi
analizzato nella rilettura del "giovane Marx", nell'ambito del suo discorso
umanista rivoluzionario sulla liberazione dell'uomo. D "fascino magico dei
fetcci del capitale" viene richiamato e vividamente denunciato nella lettera a
Mestre del 26 febbraio 1964 (un brano della quale abbiamo posto all'inizio
di questo capitolo).
Vi poi un terzo aspetto, presente in molti articoli, ma efficacemente
sintetizzato nell'intervista a Jean Daniel (Algeri, luglio 1963):
"E socialismo economico senza, la. morale comunista non mi interessa.
Lottiamo contro la miseria, ma lottiamo al tempo stesso, contro l'alienazione.
Uno degli obiettivi fondamentali del marxismo eliminare l'interesse, il fattore
'interesse individuale' e il lucro dalle motivazioni psicologiche.
Marx si preoccupa, tanto dei fattori economici quanto della loro ripercussione
sullo spirito. Chiamava ci 'fatto di coscienza'. Se il comunismo si disinteressa dei
fatti di coscienza, potr essere un metodo di ripartizione, ma non sar mai una
morale rivoluzionaria" (II, 534).
Ne "II socialismo e l'uomo a Cuba", Guevara si soffermer lungamente
sul rapporto diretto che l'esistenza di categorie mercantili instaura tra
197

un'attivit produttiva rivolta a fini di guadagno e l'alienazione del lavoratore


rispetto al proprio prodotto, alle sue finalit sociali. Queste ultime variano
ovviamente - pur restando identico il bene in questione - a seconda che il
produttore sia direttamente coinvolto nella determinazione di quele finalit
o rinunci invece ad esercitare un ruolo, accontentandosi del pagamento
monetario delle proprie prestazioni. L'alienazione tpica d e l a societ
capitalistica, e che a parole nessuno dei critici di Guevara sembra negare
quando si parla degli altri paesi, acquista invece una nuova veste e una
nuova dimensione nella societ di transizione cubana. 1 ricorso
all'incentivo materiale, infatti, significa in questo secondo caso rinunciare
a l a possibilit che per la prima volta si offre al lavoratore di
"produrre senza subire la coartazione della necessit fisica di vendersi come merce"
(IH, 17).
Significa rinunciare a fare dei lavoro un autentico dovere sociale nei
confronti d e l a collettivit ed infine significa anche soffocare nuovamente,
sotto i meccanismi dell'alienazione, quell'enorme potenziale di risorse
umane, culturali e produttive, che la liberazione del'individuo sprigiona nel
corso d e l a rivoluzione, cubana ed internazionale. E tutto questo in un
periodo d grandi trasformazioni e rivolgimenti in cui
"gli uomini vanno acquistando ogni giorno di pi coscienza della necessit di
incorporarsi nella societ e in pari tempo, della loro importanza come elementi
motori della stessa".
"Metodi idealisti" vennero definite da Fidel Castro, queste posizioni di
Guevara sugli incentivi morali, in un suo discorso del luglio 1965: "Non i
metodi idealisti per i q u a ! tutti gli uomini sono guidati unicamente dal
sentimento del dovere", aveva polemizzato a distanza Fidel, ma nemmeno
"quei metodi che consentono innanzitutto all'egoismo o ad esso
inevitabilmente conducono" (118). Ed infatti una via di mezzo tra le due
parti contendenti venne adottata per tutta una prima fase da Fidel Castro,
che il 19 aprile d e l o stesso anno aveva polemizzato implicitamente anche
con Guevara denunciando l'astrattezza e il velleitarismo di quanti
consideravano

(118) "Nel luglio 1965 Castro non aveva ancora palesemente fatto la sua scelta tra
incentivi morali e materiali: in realt il suo sforzo era teso a mantenere l'equilibrio
tra le due opposte concezioni economiche, tenendo cos un ruolo d'arbitro". Cfr. JJ. Nattiez, op. cit., pp. 81-2.
198

''il marxismo-leninismo una categora pocamente filosofica, una entelechia


filosofica che non ha nulla a che vedere con il lavoro concreto di. tutti i giorni".
Proprio nel corso di quel discorso Fidel aveva posto polemicamente il
problema del tipo d atteggiamento pratico-concreto che si sarebbe" dovuto
assumere con i lavoratori pi meritevoli o capaci d prestazioni
straordinarie. "Un premio morale, accompagnato da uno stimolo materiale"
egli aveva indicato come soluzione adeguata anche in quell'occasione (119).
Fidel C a s t o in seguito si schierer invece apertamente con le posizioni
del Che riguardo agli incentivi morali, il ruolo della coscienza ed il rifiuto
delle categorie mercantili. E lo far in due importanti discorsi del 1966: alla
chiusura, del XII Congresso della CTC (Centrale dei lavoratori cubani, il 29
agosto) e per il VI Anniversario dei CDR (Comitati di difesa della
rivoluzione, il 28 settembre).
Da quel momento in poi s pu dire che una patte delle idee economiche
di Guevara viene adottata a Cuba, e tradotta in pratica. Ma. ci avverr in sua
assenza e davanti a forti resistenze sotterranee. Anche per tali ragioni quella
pratica era destinata a fallire ed a. partire dal 1970 verr via via abbandonata,
senza essere sostituita per da un progetto alternativo preciso. Del resto

(119) "Le critiche a Guevara sono invece assai pi dirette - anche 'se sempre
anonime - sui problema degli incentivi materiali, la cui utilit 'morale' viene
affermata da Castro in forma assai esplicita". Cfr. Sergio De Santis, "11 dibattito
sulla gestione socialista a Cuba", cit. pp. 322-3.
Nulla hanno a che vedere queste considerazioni critiche e problematiche, nostre
e di altri, con il libro di J. Michel Rampelberg, Cuba. Involuzione nella
rivoluzione? Intenzionato a difendere una certa concezione delT'ortodossia
marxista", Rampelberg parte dalla tesi ben. poco marxista che ala direzione della
rivoluzione cubana vi sia un settore di "piccola borghesia", trasformatosi poi in
"vera e propria classe": quale classe esattamente non detto, ma si presume che sia
sempre quella della piccola borghesia, che evidentemente deve averne fatta di
strada dall'epoca del " 18 Brumaio", quando Marx non le riconosceva la capacit di
tanta autonomia storica e politica. Nell'epoca dell'imperialismo poi... Per farla
breve, nella parte in cui si parla della "coscienza", pp. 73-6, questa viene indicata
come un puro e semplice espediente, uno "strumento ideologico che permette di far'
accettare il dominio d una classe e di aumentare, col consenso popolare, in tutta
tranquillit, lo sfruttamento dei lavoratori". Per dimostrare la propria tesi,
Rampelberg impiega espressioni come "magistrale imbroglio", "cosa equivoca",,
"tentativo grottesco", "amalgama sapiente", il tutto nell'intento d. "fottersenc del
popolo", "trattandoli da silenziosi cretini".
Il libro stato pubblicato in Italia da una casa editrice un tempo molto nota nella
sinistra (Sapere edizioni, Milano, 1973).
199

pare evidente a posteriori che del progetto guevariano non si potevano


adottare solo alcuni aspetti, lasciando inalterato il modello generale di (non)
funzionamento della pianificazione con tutti i limiti della gestione
"amministrativa* delle fabbriche. In tal modo si impoveriva la portata
generale del modello di transizione al socialismo, proposto da Guevara, e si
riduceva la questione degli incentivi morali a un fatto tutto sommato
puramente tecnico. Questo infatti quanto accaduto e non quindi molto
fondato parlare di una vittoria "postuma" delle idee economiche del Che a
Cuba, come stato fatto da pi parti. Quell'esperienza, invece, sia pure
arricchita ed aggiornata, ancora tutta da compiere.
1

Non si pu separare il discorso guevariano sul ruolo "materiale" della


coscienza, dalla sua fiducia profonda e radicata - quasi una "fede" - nel
progresso tecnico dell'umanit. Per la sua formazione di medico, perla sua
stessa esperienza di vita, al limite anche per la sua ingenua accettazione del
miraggio scientifico (visto con gli occhi di un intellettuale del "Terzo
Mondo"), Guevara arriva a porre lo sviluppo della scienza e della tecnica al
centro della propria concezione societaria. Fin qui n u l a di strano. In fondo
si tratta del fascino irresistibile della tecnologia, nella nostra.epoca e per
giunta in un paese arretrato. Un atteggiamento molto diffuso a Cuba ed
incarnato in primo luogo dallo stesso Castro.
Il discorso comincia invece a farsi pi significativo e specifico d e l a
personalit di Guevara, quando ci si accorge che, in quel suo sistematico
riferimento al carattere "progressista" ed ovviamente "necessario" del
crescente dominio tecnico dell'uomo s u l a natura, non compaiono in primo
luogo le "classiche" deformazioni d'ordine meccanicistico, sotto le quali il
positivismo prima e lo stalinismo poi hanno sepolto la concezione dialettica
del rapporto uomo-natura e quindi societ-scienza. Ne esistevano tutte le
premesse, del resto, come abbiamo gi accennato parlando di alcuni
riferimenti guevariani ad Engels e se si tiene a mente l'enorme influenza che
in questo campo esercitavano ed esercitano ancora a Cuba le ideologie
"scientstiche" formatesi in seno a l a lunga tradizione del Diamat sovietico.
L'attenzione del Che ai problemi posti dallo sviluppo d e l a tecnologia e
d e l a scienza, intimamente collegata a l a sua concezione del'uomo; parte
imprescindibile d e l a sua visione del'''uomo nuovo"; in un certo senso il
risvolto , complementare ed essenziale, del suo discorso sul ruolo
rivoluzionario d e l a coscienza; in questo senso esso anche il supporto
materiale d e l a predica appassionata da lui svolta s u l a necessit ed utilit del
ricorso a g i incentivi morali. Nel discorso ai giovani del 9 maggio 1964
Guevara stesso ad insistere s u l a necessit storica di quel collegamento ed
significativo che lo faccia in un contesto di analisi d e l a funzione sociale
1

200

progressista d e l a giovent, sulla quale dovremo tornare:


"Non si pu pensare alla rivoluzione tecnica senza pensare allo stesso tempo a
un atteggiamento comunista di fronte al lavoro, questo sommamente importante.
Se non c' un atteggiamento comunista di fronte al lavoro non parlate di
rivoluzione tecnica socialista. E* semplicemente il riflesso a Cuba della rivoluzione
tecnica che si sta. operando attraverso i grandi cambiamenti avvenuti grazie alle
ultime invenzioni e scoperte della scienza". (TV, 112).
Il brano importante anche perch dimostra che nella mente di Guevara
non vi sono pi residui di vecchie suggestioni alla Lysenko, sulla presunta
esistenza d due "scienze", quella borghese e quella proletaria, dotata
ognuna di un corpus di dottrina e di strutture interne (e di classe)
specifiche. La scienza invece unica anche per Guevara, ma non certo
neutrale n indifferente alle caratteristiche della formazione storico-sociale
che la produce, hi questo senso essa pu quindi prestarsi a diversi utilizzi,
come il Che aveva ribadito personalmente ai convegno intemazionale dei
professori e studenti di architettura (29 settembre 1963):
"La tecnica la stessa cosa [della cultura, n.d.a]. La tecnica pu essere usata
per asservire i popoli e pu mettersi al servizio dei popoli per liberarli" (IV, 102).
Ancora pi esplicito sar ne "Il socialismo e l'uomo a Cuba", quando
dichiarer senza mezzi termini la necessit di avvalersi dei progressi
compiuti nel campo delle tecnologie pi avanzate, da parte di quegli stessi
paesi imperialistici contro i quali 'Cuba conduceva pur sempre, una battaglia
a morte per la propria sopravvivenza:
"Ci resta ancora molto da fare, ma meno scusabile il ritardo nei riguardi della
concezione della tecnica come base fondamentale, giacch in questo campo non si
tratta di andare avanti alla cieca, ma di seguire per un lungo tratto la strada aperta
dai Paesi pi evoluti del mondo" (III, 18).
E quelle parole richiamano alla mente un tratto di storia recente della
rivoluzione cubana, dal Che ricostruito in un discorso del 24 settembre
1961. Spiegando le ragioni dell'assenza di tecnici a 'Cuba, aveva ricordato
l'epoca del loro primo grande esodo e la situazione che s'era venuta a
creare nell'Isola:
"Noi abbiamo tolto le industrie pi complicate dalle mani straniere, perch la
tecnologia avanzata apparteneva ai paesi capitalisti che arrivavano nel nostro
territorio e stabilivano anche qui fabbriche con un'avanzata tecnologia, della quale
gli operai cubani conoscevano niente pi che il piccolo segmento che si trovavano

201

ad amministrare durante determinate ore del giorno.


I tecnici, in generale, erano stranieri: nordamericani o con una mentalit
nordamericana. Quei tecnici se ne sono andati nei primi giorni" (TH, 206).
II Che, n e l a sua qualit di ministro dell'Industria, era stato del resto
uno dei principali responsabili del governo, incaricati di far fronte alla
grave situazione venutasi a creare nell'economia cubana per V'embargo
tecnologico" imposto dagli Stati Uniti. Non c'era ovviamente molto che
Guevara potesse fare, se non organizzare una riconversione il pi
rapidamente possibile di stratture e laboratori preesistenti, rivolgendosi per
.aiuto al know-how dei paesi del Comecon, certamente inferiore, ma pur
sempre l'unico disponibile.
Non mancano tuttavia speranze e tentativi da parte del Che di sviluppare
una ricerca scientifica autonoma a nazionale. Ma per l'appunto solo di
"speranze" si poteva trattare, come quelle dalui formulate nell'editoriale del
primo numero d Nuestra Industria, revista tecnolgica (maggio 1962).
Constatata un p prematuramente la conclusione della prima fase nello
sviluppo tecnico a Cuba - "quella di tappare I buchi" - il Che ritiene aperta
una seconda fase, in cui s possano cominciare a valorizzare le materie
prime nazionali e i nuovi macchinari, per passare direttamente alla terza
fase: vale a dire allo sviluppo di una scienza ed una tecnologia propriamente
cubane,
"E' proprio nel momento in cui si affacciano le prospettive di questa terza fase,
che la nostra rivista esce per la prima volta... Qui verranno esposte le nostre
conquiste, le nostre scoperte... Attraverso essa saremo in contatto con il mondo e
con gli ultimi progressi della scienza e della tecnica mondiali" (HI, 343).
1

In realt la situazione della ricerca sicntifica cubana non lasciava adito


ad alcuna di queste illusioni. E tra le migliaia di problemi che il giovane
tecnico si trovava ad affrontare nei suoi primi passi, vale la pena di citarne
uno, visto che .anche il Che ne parla (ad aprile del 1963). 1 problema detta
lingua, delle traduzioni e della stampa dei testi scientifici. (Un problema per
il quale il governo castrista decise giustamente di abolire qualunque forma
di copyright nelle pubblicazioni cubane di opere estere e viceversa).
"La tecnica moderna avanza a passi da gigante. Fra poco sar necessario nel
nostro paese conoscere pi di una lingua per potere essere un tecnico qualificato,
leggere correttamente in pi di una lingua libri tecnici, imparare a lavorare
leggendo tutte le indicazioni tecniche, i suggerimenti che si trovano in libri d
qualsiasi lingua, perch anche i capitalisti hanno prodotto molto e molto bene nella
tecnologia, ed necessario saper trarre profitto, da queste esperienze" (HI, 383).

202

Dell'importanza attribuita dal Che allo sviluppo dell'automazione a


Cuba, all'adozione delle nuove tecniche di computerizzazione rese possbili
anche dal relativo avanzamento dei sovietici nel campo della cibernetica, si
gi detto. N vale la pena di dilungarsi sulle molteplici occasioni in cui
Guevara si 'trovato ad affrontare e discutere di problemi d'ordine tecnicoscientifico, per il carattere evidentemente ed oggettivamente arretrato di quei
problemi. Era soprattuto un orientamento "ideologico" che qui interessava
ricostruire.
E non si insister mai abbastanza sull'importanza cruciale che il Che
assegnava proprio al connubio - reso "casualmente" possibile dalla
rivoluzione cubana - tra una nuova funzione sociale della ricerca scientifica,
le sue applicazioni tecnologiche .alla costruzione del socialismo e il ruolo
dirompente della coscienza nel processo storico di disalienazione della
persona umana, individuale e collettiva. Di quell'accostamento non poteva
non ritrovarsi un'ultima testimonianza, sintetica ma significativa, ne "11
socialismo e l'uomo a Cuba". Pronunciandosi sulla necessit di liberare il
marxismo dallo scolasticismo e di "elaborare una teoria economica e
politica di pi ampia portata" Guevara introduce un altro tassello della
propria visione .anticipatrice, secondo cui
"La teoria che ne risulter non potr fare assolutamente a meno di dare la
preminenza ai due pilastri basilari della costruzione: la formazione dell'uomo
nuovo e Io sviluppo della tecnica" (III, 17).

203

Capitolo TV
Rivoluzione e politica

"In ma vera rivoluzione, alla quale si dona tutto,


dalla quale non ci si attende nessuna ricompensa materiale,
il compito del rivoluzionario d'avanguardia
insieme magnifico e angoscioso".
(da "H socialismo e l'uomo a Cuba", marzo 1965)

1. La borghesia "nazionale"
T

L "adolescenza politica" del Che, come quella di tanti altri rivoluzionari


latinoamericani, trascorsa nel miraggio di una classe borghese nazionale,
o almeno dell'esistenza di alcuni suoi settori significativi, capaci di
contrastare risolutamente la presenza dell'imperialismo e rompere la gabbi a
detta dipendenza. Lunga o breve che fosse, quell'adolescenza si era
conclusa per molti nell'esperienza pratica della Bolivia di Paz Estenssoro e
nel Guatemala di Arbenz. I pi vecchi potevano invece ricordare le vicende
della rivoluzione messicana. Ma era. un'altra storia, e poi non c'era ancora
stata la rivoluzione russa, il suo esempio nel mondo, il dibattito nel
Comintem (120).
Soprattutto l'influenza di quest'ultimo aveva caratterizzato negli anni tra
le due guerre la riflessione della sinistra latinoamericana sulla questione
cruciale delle alleanze di classe possibili perii proletariato, nel momento in
cui si fosse avviato verso la soluzione delle grandi questioni sociali e
nazionali nei paesi dipendenti. Gli anni '20 avevano visto la nascita dei
principali partiti comunisti del continente, la rottura di personalit
intellettuali e d'avanguardia con le organizzazioni nazionaliste democratiche
e per una breve primavera il riversarsi di quelle nuove acquisizioni nel
dibattito del movimento operaio latinoamericano.
Nell'atmosfera di facili entusiasmi operaistici, comprensibili settarismi
(120) In rapporto- all'America latina la storia di tale dibattito ricostruita da Saverio
Turino, L'ottobre cubano, Torino, 1968.
204

e creativa confusione Ideologica, si era svolto il grande moto continentale


d e l a "Riforma". Speranze e delusioni originate da quel movimento erano
poi state soffocate dalla prima grande "svolta" del Comintem. A partire dal
1928 si diffondeva nei partiti comunisti il dogma del "socialfascismo", la
linea detta di "classe contro classe"; con quella svolta, -dall'orizzonte
politico del proletariato non usciva soltanto la borghesia nazionale, ma
anche qualunque altra possibilit di alleanza sociale coi ceti-medi, la piccolaborghesia urbana, gl intellettuali ecc. Per quasi un decennio qualsiasi
"aperturismo" politico era apparso come sinonimo di "socialdemocratico",
quindi "socialfascista".
Poi la nuova grande "svolta": il VII congresso.del Comintem (1935)
con cui la borghesia nazionale, cacciata dalla porta del programma operaio,
ricompariva da tutte le finestre e le crepe che gli anni del settarismo avevano
spalancato nel pensiero marxista latinoamericano. 1 ''fronte popolare"
assumeva in America latina una portata cos ampia, nell'inclusione dei
settori "progressisti" di borghesia nazionale, da far perdere mano a mano
nel tempo qualunque criterio di effettiva demarcazione antimperialista.
A Cuba l'adozione di quella linea da parte del PSP si pu far risalire
al'articolo di Blas Roca ("La ragion d'essere della svolta del Partito
comunista"), apparso su Bandera Roja il 4 dicembre del 1936. La portata
d e l a svolta com' noto, doveva condurre i comunisti cubani a partecipare
al primo governo di Batista ed a cercare di rinnovare negli anni successivi,
anche se infruttuosamente, quella prima esperienza di c o l a t o m e n e (121).
Era poi venuta la guerra mondiale, l'apertura di nuove possibilit di
mercato per alcuni settori indigeni di borghesia nazionale, nuovi impulsi
localizzati all'industrializzazione, l'emergere di strati imprenditoriali
autoctoni intenzionati a ripercorrere nel giro di pochi decenni la strada che
la grande borghesia europea aveva impiegato dei secoli a pavimentare. La
rivoluzione "antimperialista" tornava ad essere d'attualit, con una ben
precisa ripartizione dei compiti: il proletariato e i contadini poveri come
esercito combattente, come forza sociale d'urto, i settori pi dinamici d e l a
borghesia nazionale come direzione politica.
Rivoluzione dal basso e rivoluzione dal'alto tentavano di fondersi in
alcune esperienze celebri, cercando di concliare la fame di terra e di
stabilit occupazionale dei primi, con le veletta riformatrici e nazionalitarie
dei secondi. Ma i progetti pi avanzati e modernizzatoli d queste borghesie
nazionali emergenti si riducevano in pratica a tentare di trasformare
momentanee e disparate disponibilit di capitale in nuove formazioni

(121) Sono temi sviluppati nell'ultima parte del nostro Storia di Cuba, cit e con
una diversa prospettiva storica da S. Tutina, op. cit.
205

indigene di capitalismo industriale e finanziario (122).


In uno scritto del 1962 ("Tattica e strategia detta rivoluzione
latinoamericana''), Guevara analizza molto lucidamente il processo di
formazione di questi nuovi settori d borghesia imprenditoriale:
"La formula perfezionata consiste nell'alleanza degli, interessi della borghesia
nazionale con quelli stranieri, Essi creano insieme nuove industrie nel paese in
oggetto, ottengono per queste industrie vantaggi doganali tali che permettano di
eliminare del tutto la concorrenza di altri paesi imperialisti e i guadagni cos ottenuti
possono essere sottratti al paese con l'aiuto delle negligenti legislazioni valutarie.
Con quel nuovissimo e pi intelligente sistema di sfruttamento Io stesso paese
'nazionalista' si assume il compito di proteggere gli interessi degli Stati Unin
promulgando tariffe doganali tali da permettere un guadagno extra (che gli stessi
nordamericani esporteranno di nuovo nel loro paese). Naturalmente i prezzi di
vendita degli artcoli vengono stabiliti dai monopoli, dato che non vi
concorrenza" (II, 512).
Progetti subimperalistic, quindi, condannali perloppi al fallimento o
destinati a passare attraverso burrascose vicende nei casi di una loro
parziale stabilizzazione (Argentina e Brasile). Pern e Vargas, i due
massimi esponenti nei rispettivi paesi di queste nuove ambizioni
nazionaliste, dovevano scomparire in modo drammatico dalla, scena politica
pressoch contemporancamente (in esilio il primo, suicidato il secondo),
mentre in Bolivia si avviava il grande esperimento politico di Paz
Estenssoro... Fin qui, il pi schematicamente possibile, la storia della
"questione", per ritrovare il filo con le prime esperienze politiche del Che,
di cui si gi detto (nel primo capitolo). La delusione di Guevara verso
Arbenz e il ruolo svolto dalla borghesia nazionale in quella vicenda bene
espressa nelle molte sue lettere dell'epoca. A quelle citate ne possiamo
aggiungere un'altra, del dicembre 1954, quando scriveva alla madre dal
Messico:
"Poi venuto il Guatemala e tutta questa cosa difficile da raccontarsi, di vedere
come l'oggetto dell'entusiasmo nostro veniva a spegnersi nella volont di questi
signori e di come prendeva forza ormai la nuova storiella della colpevolezza e della
criminalit rosse e di come gli stessi guatemaltechi traditori si prestavano a
propagare tutto questo per mendicare qualcosa nel nuovo ordine di cose".

(122) Per una visione sintetica di questi nuovi processi di "industrializzazione"


dipendente rinviamo allo studio di Ernest Mandel, "Imprialisme et bourgeoisie
nationale en Amrique latine", in AA.VV., Rfortnisme militaire et tutte arme en
Amrique latine, Paris, 1971.
206

Non cambier pi opinione, ma anzi, col passare degli anni e dopo


l'inequivocabile esperienza della rivoluzione cubana, la sua sfiducia sulla
possibilit di fax assumere un ruolo progressista alla borghesia nazionale s
andr sempre pi radicalzzando, Senza mai assumere, tuttavia - e questo
importante - le caratteristiche settarie, dogmatiche o operaistiche, dei primi
tempi del comunismo latinoamericano.
' ''
La dimostrazione pi evidente di questo suo atteggiamento di apertura
verso esperienze che non si muovevano fin dall'inizio in una prospettiva
comunista data - per quanto strano possa sembrare - proprio dalla sua
partecipazione alla rivoluzione cubana. Egli considerava il Movimento 26 di
luglio come una formazione politica "borghese di sinistra" ed il suo un
programma puramente nazionale-democratico. Ci non gli imped tuttavia
di prender parte .alla lotta, con impegno, rigore e disciplina, pronto ad
abbandonarla nel caso di eventuali svolte a destra, ma pronto a restarvi come avvenne - nel caso contrario. Di questo aspetto poco noto
dell'atteggiamento del Che alle origini, verso il movimento di Fidel Castro,
abbiamo una testimonianza molto precisa dello stesso Guevara, in una
lettera scritta dalla Sierra a Ren Ramos Latour (Daniel), il 14 dicembre
1957:
(

"Questo mi porta a un punto che volevo chiarire con voi. Anche Fidel ne al
corrente.
Appartengo, per la mia preparazione ideologica, a quelli che credono che la
soluzione dei problemi del mondo si trova dietro la cosiddetta cortina di ferro e
considero questo movimento come uno dei tanti provocati dall'affanno della
borghesia di liberarsi dalle catene economiche dell'Imperialismo.
Ho sempre considerato Fidel come un autentico leader della borghesia di
sinistra, anche se la sua personalit caratterizzata da qualit personal di
straordinario valore che lo pongono molto al di sopra della sua classe.
Con quello spirito' ho iniziato la lotta: onestamente senza la speranza di andare
al di l della liberazione del paese, disposto ad andarmene quando le condizioni
della lotta successiva, facessero girare a. destra (verso quello che voi rappresentate)
tutta l'azione del Movimento" (123).
Questa disponibilit politica si deve certamente a l a sua particolare
formazione teorica, aliena da dogmatismi d'ogni genere (a parte
momentanee oscillazioni da noi gi indicate): Ma si deve anche
all'esperienza diretta che egli fece (nel bene e nel male) del mondo politico e
culturale di q u e l e borghesie nazionali e dei loro principali esponenti. Negli
anni del suo nomadismo prima di imbarcarsi sul Granma e poi nel'attivit
(123) La lettera riprodotta in Carlos Franqui, Diario della rivoluzione cubana,
cit., p. 339. Corsivo nostro.
207

"diplomatica" come massimo esponente antimperialista del governo


cubano, egli pot studiare a fondo praticamente tutte le principali esperienze
nazionalitarie e d "autonomia" dal neocolonialismo compiute nel mondo.
Pot anche conoscere personalmente tutti i pi noti dirigenti
"democratici" del continente latinoamericano, alcuni gi nel triennio 195356, gli altri negli anni della politica kennediana, dalla Conferenza di Punta
del Este in poi. E tra questi va segnalato in modo particolare il rapporto col
presidente brasiliano Janio Quadros, conosciuto nel giugno del 1959 e
incontrato nuovamente a Brasilia e in Egitto nel 1961.
Ma a voler fornire un elenco approssimativo si potrebbero citare Nasser
e Sadat in Egitto, Shukri Kuwatli in Siria, Nehru in India, il Sukamo delle
tragiche illusioni indonesiane, i governanti dello Sri Lanka, della Tanzania
e del Marocco, la grande amicizia con Ben Bella e la rivoluzione algerina,
Modibo Keita in Mali, Massemba Debat in Congo, Nkrumah in Ghana. A
questi vanno aggiunti i dirigenti dei movimenti e delle organizzazioni
antimperialiste residenti stabilmente ad Algeri, negli anni d e l a grande
mobilitazione politica di quel paese, affratellato e gemello di Cuba per una
serie di coincidenze storiche.
Come argentino, ovviamente non poteva mancare anche rincontro col
presidente Frondizi (a Buenos Aires, nell'agosto 1961), le cui disavventure
egli aveva del resto anticipato nelle lettere ai familiari del 1955 gi ricordate.
Ora possiamo aggiungere una lettera alla madre, del novembre 1956, in cui
esprime un giudizio molto preciso anche sulla funzione della borghesia
nazionale nel proprio paese:
"Non perch fosse attesa, questa misura meno sintomatica di tutto ci che sta
succedendo in Argentina da un po' di tempo a questa parte. Tutti i loro atti hanno
una tendenza cos evidente - favorire una casta e una classe - che non pu esserci
equivoco o confusione. Questa classe quella dei possidenti creoli, come sempre
alleati del capitale straniero".
Le vicende che portarono alla "estinzione" rapida, ma storica, della
borghesia
nazionale cubana come classe dirigente, (nonostante le
possibilit che le erano state aperte nei primi mesi dopo la vittoria), sono
troppo note per doverle ricordare. Per Guevara era comunque un'ennesima
conferma di quanto aveva ricavato dalle sue precedenti esperienze.
Scomparsa la borghesia, restava ciononostante la "questione". Ed essendo
sorto nell'Isola un dibattito storico-politico sulla cosiddetta "eccezionalit"
della rivoluzione cubana, egli ritenne necessario intervenire, con un articolo
molto puntuale: "Cuba, eccezione o avanguardia nella lotta al
colonialismo?" (in Verde Olivo, aprile 1961).
. Gli interlocutori di quell'intervento, nominati solo indirettamente, erano
208

in realt i quadri del vecchio PSP che, confluiti da poco nel processo di
formazione delle ORI, non sembravano disposti ad abbandonare le vecchie
teorie staliniane sulla rivoluzione a tappe, la necessit del fronte con la
borghesia nazionale, la priorit delle vie parlamentari e democratiche, A
denti stretti riconoscevano che tutto ci a Cuba non era stato necessario per'
l'avvio di una transizione al socialismo, ma rifiutavano di estenderne la
validit strategica alle altre realt del continente. D qui "l'eccezionalit" del
caso cubano e di qui anche l'ira del gruppo dirigente castrista, impegnato
gi in quella fase, a favorire esperienze analoghe nel resto dei paesi
latinoamericani. Era solo l'inizio di una lunga polemica politica coi partiti
comunisti del continente, che toccher le punte pi alte alla Conferenza
dell'OLAS nell'agosto 1967 e nei mesi successivi alla morte del Che (per
poi invece scomparire nel corso degli anni 70).
Sono molti i temi affrontati nell'articolo di Guevara e su alcuni dovremo
tornare. Non vi sono dubbi tuttava che la questione centrale, su cui
ruotano le principali divergenze, proprio l'analisi della natura e del ruolo
politico della borghesia cosiddetta "nazionale".
Per il Che l'unica vera "eccezionalit" della rivoluzione cubana
riducibile al fatto indiscutibile che "l'imperialismo americano si trovato
disorientato" e in un certo senso si lasciato prendere di sorpresa dagli
sviluppi politici della guerriglia. Per questo non c'era stato un intervento
militare immediato, anche quando i partiti borghesi tradizionali e il suo
personale politico sull'Isola s'erano visti tagliati fuori dalle leve del potere.
Una tale impreparazione da parte degli Stati Uniti per ormai irripetibile e
gli altri paesi del continente, secondo Guevara, dovranno sperimentarlo
sulla propria pelle. Ma anche per questo, le linee d'azione che hanno
permesso la vittoria della rivoluzione cubana, lungi dall'affievolirsi,
dovranno radcalizzars e se necessario operare dei salti qualitativi. La ruota
della storia non potr marciare all'indetro, il senso politico dell'intero
intervento e ci vale in modo particolare per il ruolo della borghesia
indigena:
"Non crediamo che si possa considerare eccezionale il fatto che la borghesia, o
almeno una buona parte di essa, si mostrasse favorevole alla guerra rivoluzionaria
contro la tirannia, mentre nello stesso tempo appoggiava e promuoveva i
movimenti tendenti a ricercare soluzioni negoziate chele permettessero di sostituire
il governo di Batista con elementi disposti a frenare la Rivoluzione" (1,382).
Tutto ci facilmente spiegabile secondo Guevara analizzando la
dinamica degli interessi di classe, come essa si sviluppa in un'economia
dipendente, vale a dire in un paese sottosviluppato:

209

"Che cos' il sottosviluppo?


Un nano con una testa enorme ed un torace possente 'sottosviluppato' in
quanto le deboli gambe e le corte braccia non sono adeguate al resto della sua
anatomia: si 'tratta del prodotto d un fenomeno teratologico che ha distorto il suo
sviluppa".
E un'immagine "clinica" suggestiva, che serve al Che per esprimere e
spiegare la disperazione, le velleit ed infine l'impossibilit per tali
borghesie dipendenti di svolgere un ruolo storico realmente progressivo.
Neanche le fasi e i processi di limitata industrializzazione, egli aggiunge,
son serviti a dare consapevolezza poltica a questi settori di capitale
indigeno. Nella dinamica deforme del sottosviluppo essi hanno a loro volta
creato nuove distorsioni e ulteriori ragioni di miseria per i lavoratori (per
esempio col fenomeno delle grandi concentrazioni urbane).
"E la borghesia? ci si chieder. Giacch si sa che in molti paesi d'America
esistono delle contraddizioni oggettive tra le borghesie nazionali che lottano per
svilupparsi e l'imperialismo che inonda i mercati con i suoi articoli per sconfiggere
in un'impari lotta l'industria nazionale, cos come vi sono altre forme o
manifestazioni di lotta per il plusvalore e la ricchezza.
Nonostante queste contraddizioni le borghesie nazionali non sono capaci, in
genere, di mantenere un atteggiamento coerente di lotta di fronte .all'imperialismo".
Di qui il loro orientamento politico, sul quale il Che si pronuncia con
estrema precisione:
"Esse dimostrano di temere di pi la rivoluzione popolare delle sofferenze
sotto l'oppressione e il dominio dispotico dell'imperialismo, che soffoca la
nazionalit, umilia il sentimento patriottico e cotonizza l'economia.
La grande borghesia si 'Oppone apertamente alla rivoluzione e non esita ad
allearsi con l'imperialismo e il latifondismo... Un imperialismo disperato e
isterica... un latifondismo feroce... e una grande borghesia 'disposta, a sbarrare,
con qualunque mezzo, 1 passo alla rivoluzione popolare" (1,388).
Da quella analisi, scaturisce la polemica di Guevara con le illusioni
elettoralistiche da lui definite anche "istituzionali" e l'orientamento
strategico verso la lotta armata, con cui conclude l'articolo e che
accompagner come noto il proseguimento della sua azione politica, fino
alla morte.
A febbraio del 1962, nella Seconda .dichiarazione dell'Avana, le
posizioni del Che sul ruolo d e l a borghesa nazionale vengono riprese quasi
integralmente. E un meso dopo, del resto, verr annunciata l'espulsione
dalla direzione del PURSC di Anibal Escalante, il principale esponente
210

dell'opposizione a l a nuova linea da parte del vecchio PSP. La motivazione


ufficiale sar q u e l a del cosiddetto "settarismo", ma al fondo vi sono tutte le
divergenze del governo castrista con la politica estera dell'URSS e la
politica nazionale dei singoli partiti comunisti sul continente.
Pu essere utile un'ultima osservazione. Un lungo brano d e l a Secnda
dichiarazione del'Avana a proposito del ruolo conservatore d e l a borghesia
nazionale, viene riprodotto dal Che in un .altro importante articolo, dedicato
a l a strategia politica d e l a rivoluzione latinoamericana: "La guerra di
guerriglia: un metodo" (in Cuba socialista, settembre 1963). La lunga
citazione dal celebre documento si conclude con l'affermazione seguente:
"Nele condizioni attuali dell'America latina, la borghesia nazionale non pu
dirigere la lotta antifeudale e antimperialista. L'esperienza .dimostra che nelle nostre
nazioni, questa classe, anche quando i suoi interessi sono in contraddizione con
quelli dell'imperialismo yankee, stata incapace di opporvisi, paralizzata dalla
paura della rivoluzione sociale e atterrita dal clamore delle masse sfruttate" (I,
398).
Essa quindi mutilata, perch nel testo originario d e l a Dichiarazione
seguiva un'ultima frase, rivolta ad attenuarne in un certo senso la portato
politica:
"Posti .di fronte al dilemma, imperialismo o rivoluzione, solo i suoi settori pi
progressisti staranno con il popolo".
Nel sopprimere quella breve frase conclusiva a l a fine di una cos lunga
ed importante citazione, Guevara dimostrava chiaramente di non poter
condividere neppure quel modesto possibilismo politico sull'esistenza di
ipotetici settori di borghesia nazionale "'antimperialista". Il metodo d e l a
"censura" non va ovviamente a suo merito, ma resta il fatto che il Che non
poteva esprimere con maggiore nettezza II proprio convincimento
ideologico s u l a fine nel'epoca contemporanea di un qualunque ruolo
progressista per le classi della borghesia autonome o dipendenti che
fossero, in qualunque angolo del mondo (125).
(125) Quella "censura" non casuale. Un anno prima (ottobre 1962) in "Tattica e
strategia della rivoluzione latinoamericana" il Che aveva riprodotto quello stesso
brano del celebre documento sopprimendo anche allora la stessa frase limitativa (II,
515). Nell'artcolo del 1963 vi anche una caratteristica definizione .guevariana del
concetto di "oligarchia", visto in una prospettiva politica prettamente
latinoamericana: "Diciamo oligarchia per definire l'alleanza reazionaria tra la
borghesia e i grandi proprietari terrieri, un'alleanza che ha un carattere pi o meno
feudale. Queste dittature gravitano entro un certo grado di legalit che esse stesse si
211

Queste posizioni possono essere state solo rafforzate dal seguito degli
avvenimenti latinoamericani, ai quali Guevara ha avuto la possibilit di
guardare, ancora una v o l a con gli occhi di un contemporaneo: il golpe di
Castelo Branco in Brasile (aprile 1964), di Barrientos ed Ovando Candia in
Boliva (novembre 1964), la sconfitta del Col. Caamano e l'invasione dei
marines a San Domingo (aprile 1965), il golpe di Ongam'a in Argentina
(giugno 1966). E tutto questo mentre i governi delle altre "diciannove''
Americhe latine" (Marcel Niedergang), senza eccezioni, continuavano ad
appoggiare la politica estera degli USA. Con Johnson, dal 7 febbraio 1965,
questa aveva avviato l"'escalation", vale a dire un salto di qualit nella
guerra del Viet Nam Iniziata daU'amminstrazione Kennedy.
Non si pu invece considerare come un'inversione di rotta, il fatto che
nella preparazione della guerriglia boliviana Guevara ricercasse dei contatiti
anche col piccolo PRLN di Juan Lechfh (126). Nato due anni prima da una
scissione di sinistra di alcuni settori sindacali col MNR di Paz Estenssoro,
si trattava pur sempre di un gruppo a forte tradizione operaia, che il Che
voleva conquistare a l a propria linea d e l a lotta armata. Ne parla Pombo nel
suo diario boliviano a l a giornata del 24 ottobre 1966:
"Mbili ha lasciato che lo sfogo di Stanislao [Monje] continuasse, in base alle
istruzioni ricevute da Manila [Cuba] sul fatto che Mongo [Guevara] aveva la
missione di mettersi in contatto con tutte le organizzazioni compresa quella di
Lechin, (Oquendo) nella quale Mario svolge un ruolo di primo piano. La storia
giudicher la condotta di entrambi e decider chi stava 'dalla parte del torto" (op.
cit., p. 84).
E il diario del Che (15 aprile 1967):
"E' stata decifrata parte di un lungo messaggio da Cuba: in sntesi, Lechin sa
tutto di me e rediger una dichiarazione eli appoggio rientrando clandestinamente
sono date durante tutto il lungo periodo di questo dominio di classe; ma stiamo
attraversando una fase in cui le pressioni popolari sono molto forti; esse bussano
alla porta della legalit borghese e la costringono con spinte veementi, a violare se
stessa, per contenere lo slancio delle masse" (1,400).
(126) E" quanto invece lascia intendere Saverio Tutino quando parla d una
"svolta" tendente ad "allargare il fronte antimperialista" in tutta 1" America latina. Si
veda la sua introduzione a II die in Bolivia: l'altro diario, Milano, 1970, p. 32. Di
un atteggiamento favorevole alla guerriglia da parte dei PRIN - in realt una
forzatura - parla Sergio De Santis, in " l a guerriglia giorno per giorno", incluso in
Mariano Chavero (a cura di), Bolivia: antropologia, storia, cultura, prospettive
politiche, Milano, 1967, p. 266.
212

ne! paese fra venti, giomi.


Ih realt non se ne fece nulla e il ruolo di Lechlh n e l a sinistra boliviana
non sub modifiche di rilievo dopo q u e l a momentanea simpatia/,.col
progetto guevariano. Gli anni seguenti, del resto, dovevano dinfstrar
anche in Bolivia quanto fondata fosse la sfiducia di Guevara nei confronti
dette organizzazioni tradizionali d e l a borghesia "democratica", a l o stesso
tempo in cui mettevano a dura prova la. coerenza di molte formazioni d e l a
sinistra rivoluzionaria precedentemente "guevariste" (127).
Un discorso a parte si potrebbe, fare anche per il cambio di orientamento
intervenuto nella politica estera del governo cubano a proposito di tali
questioni, dopo la morte del Che ed a partire dal golpe dei militari
''progressisti" peruviani d Velasco Alvarado. Ma questo ci porterebbe
lontano dal nostro argomento. E qui interessava invece delineare per sommi
capi 1 quadro continentale ed internazionale degli anni '60, nel quale
acquistava, un significato inequivocabile anche l'ultimo riferimento del Che
a l a questione d e l a borghesia nazionale, nel celebre messaggio all'Ospaal,
pubblcato d a l a rivista Tricontincntal ad aprile del 1967:
"Le borghesie autoctone hanno perso ogni capacit di opposizione
al'imperialisino - se mai l'ebbero un tempo - e costituiscono soltanto il suo vagone
di coda. Non ci sono altri cambiamenti da fare: o rivoluzione socialista o una
caricatura di rivoluzione".

2. L'esperienza cubana
Fu l'esperienza decisiva nella vita del 'Che, ed altrettanto "decisivo" fu il
suo ruolo in quel processo rivoluzionario. Utilizzando le formule
semplificatrici del giornalismo, si potrebbe dire che tra dirigenti e g l fu il
"numero- 2", cominciando a contare ovviamente da Fidel Castro. Ci gli fu
riconosciuto in vita da amici e nemici e forse egli fu l'unico per modestia a
non rendersene conto.
Oltre a Fidel, nessun altro dei Comandanti s'era trovato ad assolvere
incarichi cos impegnativi in tutte le fasi principali d e l a rivoluzione:
(127) 'Problemi affrontati da Jos Baldivia e Jos Luis Alczar, Bolivia, el Vietnam
que anunci el Che?, Santiago de Chile, 1972; Guiliermo Lora, Bolivia: de la
samblea Popolar al golpe fascista, Argentina, 1972; Eduardo Fioravanti,
L'esperienza dell'Assemblea popolare in Bolivia, Milano, 1973.
213

presente fin dai primi preparativi nel Messico e sul Granma; capo
guerrigliero del secondo distaccamento creato da Fidel sulla Sierra; stratega
della battaglia di Santa Clara ed insieme a Caniilo Cienfuegos della
conduzione finale della guerra; ispiratore degli orientamenti pi radicali
nella Riforma agraria e nelle prime nazionalizzazioni; primo responsabile
della nuova economia; unico vero ambasciatore all'estero dei primi anni del
governo di Castro e suo portavoce in tutte le sedi internazionali pi
importanti.
Un discorso a parte si dovrebbe poi fare per il suo contributo teorico ed quanto stiamo tentando in queste pagine - dove la sua posizione passa
immediatamente al "numero 1". Guevara stato l'unico dei dirigenti a
considerare la costruzione del socialismo a Cuba anche come un problema
teorico ed a misurarsi con tutti i suoi aspetti pi significativi. Per alcuni
anni, infine, prima e dopo la sua morte, egli apparso agli occhi del mondo
come il simbolo d e l a rivoluzione cubana. Ce ri quanto basta, come si
vede, per definire insostituibile "il ruolo dela sua personalit nella storia"
della Cuba contemporanea e probabilmente ancora per molti anni avvenire.
Altre figure d primo piano, presenti fin dagli inizi della rivoluzione,
avrebbero potuto svolgere un ruolo molto importante nelle varie fasi del
processo, ma nessuna ebbe mai le capacit per farlo in maniera altrettanto
significativa. Non erano mancate del resto altre grandi personalit, dotate di
notevoli capacit teoriche ed organizzative, che le vicende della rivoluzione
avrebbero potuto dar loro 1 modo di sviluppare. Ma la "casualit" storica,
n e l a veste spietata d e l a repressione, ha deciso al posto degli uomini quali
dirigenti dovessero vivere e quali morire.
E si deve riconoscere che la "selezione" stata particolarmente crudele
col gruppo dirigente d e l a rivoluzione cubana, accrescendo in questo modo
a dismisura 1 ruolo e la responsabilit dei pochi "superstiti". Un fenomeno
che mai aveva raggiunto punte cos drammatiche in altre rivoluzioni
vittoriose, come nella Russia prestalinista, in Cina, Jugoslavia, Algeria e
l'attuale Nicaragua.
Siamo in molti ad esser convinti, per esempio, che una personalit ricca
ed umana come quella di Frank Pais, avrebbe potuto svolgere una funzione
importantissima nella direzione del nuovo Stato, garantendo l'originalit e
l'autonomia delle sue scelte. Organizzatore capace e "cervello" di tutta
l'attivit clandestina del Movimento 26 di luglio, egli fu assassinato dal
regime a soli 25 anni, il 30 luglio 1957, nelle strade di Santiago. La notizia
detta sua morte provoc addirittura uno sciopero generale semispontaneo,
per la cui organizzazione - in una prospettiva insurrezionale - egli stesso
aveva lavorato da tempo (128).
(128) Circa venti anni fa, avemmo l'occasione a Santiago di conoscere la madre di
214

Un'altra grande personalit dirigente era stata rappresentata da Carnilo


Cienfuegos, per unanime riconoscimento di tutti coloro che lo hanno
conosciuto. Egli scomparve in mare, ad ottobre del 1959, in un incidente
aereo avvenuto in circostanze che non si sono mai potute chiarire, Vale la
pena d notare che a Frank e Carnilo, a questi due leader "naturali" della
rivoluzione, il Che ha dedicato delle pagine molto belle, di sincera e
commossa ammirazione. Egli era consapevole certamente del vuoto che la
loro morte lasciava nel gruppo dirigente castrista.
A loro si deve affiancare anche la personalit del pi noto leader
studentesco, Jos Antonio Echevarrfa, ucciso nell'azione del 13 marzo
1957: un tentativo di insurrezione urbana attuato da una delle componenti
pi arginali e controverse della sinistra cubana, il cosiddetto "Directorio
revolucionario".
D. Che sopravvisse invece allo sbarco del Granma ed alle tante
operazioni militari della guerriglia, n .fu mai raggiunto dalla mano dei sicari
prima e dopo la vittoria della rivoluzione. Non gli mancarono quindi le
occasioni in cui perdere la vita, come testimoniano le sue due ferite in
combattimento e gli episodi di guerriglia pi avventurosi, da lui narrati con medestia da "De bello gallico" - nei Ricordi della guerra rivoluzionaria.
Fu un caso, che gli permise per di accumulare esperienze e pesare in
forma via via pi incisiva sulle scelte d e l a rivoluzione. Ci lo rese anche
responsabile in prima persona di q u e l e scelte, n e l a cui adozione egli
rappresent immancabilmente l'anima pi radicale ed integralista: ancora
una volta, un misto di Trotsky e di Saint-Just. E ci gli attir ovviamente
anche molte critiche, a Cuba e all'estero, d e l e quali in parte si detto,
anche se molto resterebbe da dire.
Tra i diligenti fu l'unico ad avere un'effettiva familiarit con l'arte d e l a
scrittura, mentre per l'oratoria il modello insuperato restava Fidel Castro. E
quindi, come pamphletista qualificato, saggista autodidatta e penna brilante
n e l a narrativa, egli s rivel un compilatore infaticabile di diari,
corrispondenze, articoli, prefazioni e infine libri su vari aspetti d e l a
rivoluzione. Tutto ci lo pose obbligatoriamente al centro dei principali
dibattiti teorici. E di 1 a trovarsi al centro d e l e pi accese polemiche, il
passo era breve.
Frank Pafs. 11 ricordo di quell'incontro focalizzato sul ritratto del figlio che essa
ci ricostru, rafforzandoci nela convinzione che con Frank Pais era scomparso
l'esponente pi preparato e maturo della nuova generazione rivoluzionaria. La
madre era poi un modello di "Cornelia" cubana. Basti pensare che il 30 giugno
1957, vale a dire un mese prima di Frank, era stato assassinato anche il fratello
Joshue e che all'epoca dei nostro incontro, un altro figlio rischiava la vita - cos
essa ci disse - per continuare l'opera dei suoi fratelli.
215

Due 'd queste discussioni vanno qui ricordate, per la forza con cui gli
animi si divisero, perch retrospettivamente ancora aiutano a comprendere
alcuni sviluppi d e l a rivoluzione cubana e perch in entrambe il Che svolse
un ruolo importante, trovandosi coinvolto in prima persona. Sul dibattito
economico, invece, si gi fatto un discorso a parte.

La pi antica e grave divergenza politica che divise la direzione del


Movimento 26 di luglio, esplose verso la fine del 1957, si trascin per tutto
il periodo della guerra rivoluzionaria e qualche fiammella non sopita
riaffior ancora a tratti negli anni dopo la vittoria. Le posizioni si
identificavano abbastanza nettamente col gruppo guerrigliero della Sierra
Maestra da un lato e la direzione clandestina nelle citt dall'altro. Da qui la
denominazione tradizionale di quei due tronconi politici del 26 d luglio,
come "Sierra" e ''liana', vale a dire "pianura".
La divisione covava da tempo e riguardava agli inizi problemi
essenzialmente d'ordine pratico: come i rifornimenti, le informazioni,
l'invio dei quadri sulla Sierra, l'impiego dei fondi. Attriti e polemiche dopo
tutto comprensibili, visto che la rete clandestina era stata costruita negli anni
precedenti lo sbarco del Granma e collaudata per un certo tipo di lotta
urbana. Essa non era certo preparata a funzionare come struttura di
supporto logistico per un'impresa guerrigliera, impiantata in ambienti
contadini e la cui espansione militare andava acquistando un peso via via
maggiore, al di l delle pi ottimistiche previsioni degli stessi dirigenti del
26 di luglio.
Ma come normalmente accade in questo genere di discussioni
"organizzative", le divergenze si fecero di sostanza appena il gruppo della
Sierra cominci a muoversi sul terreno della politica, assumendosi la
responsabilit di iniziative autonome nei confronti di altre forze
dell'opposizione antibatistiana e che all'epoca erano rappresentate
soprattutto nei circoli degli esiliati a Miami.
Era fallito da poco tempo il tentativo di sbarco sull'Isola da parte di un
gruppo legato al vecchio presidente deposto da Batista, Prfo Socarras. E vi
era stata la visita sulla Sierra di Felipe Pazos (ex-presidente della Banca
nazionale di Cuba), insieme a Raul Chibs (il fratello del celebre Edgardo,
"Eddy") dirigente del Partito ortodosso, dalle cui file proveniva il giovane
avvocato Fidel Castro. Dai contatti con queste altre forze dell'opposizione
democratica, era nato un "Manifesto della Sierra Maestra", firmato da
Castro, Pazos e Chibs: un evidente compromesso politico, che per era
stato disapprovato da una parte del 26 di luglio.
In seguito ad una serie di vicende, frutto in parte di incomprensioni e in

216

parte di manovre, che qui sarebbe lungo ricostruire (129) Pazos riusc a
rappresentare il 26 di luglio nella riunione di Marni del
1 novembre 1957, dove fu firmato un accordo tra i rappresentanti d sette
gruppi poltici dell'opposizione. Tra i firmatari comparivano, accanto al M26-7, anche esponenti tradizionali e screditati del personale politico della
borghesia cubana "liberale" e "democratica" (come Agramente, Varona,
Prio Socarrs, ecc.).
Il "Patto di unit" rifletteva gl orientamenti pi arretrati del blocco d e l e
opposizioni (aveva soppresso per es. una dichiarazione di principio contro
ogni tipo di intervento straniero, cui il M-26-7 teneva in modo particolare).
Nei fatti esso trasferiva la direzione d e l a lotta n e l e mani dell'emigrazione,
contenendo anche d e l e ambiguit inaccettabili peri combattenti d e l a Sierra
sul destino futuro d e l e formazioni militari rivoluzionarie, da incorporare in
maniera non meglio precisata nell'esercito regolare. Ci sarebbe avvenuto
dopo la vittoria e la formazione di una "giunta di liberazione", che avrebbe
avuto la facolt illimitata di scegliere il nuovo governo. Si trattava di un
grave passo indietro per la guerriglia, che proprio allora cominciava a
riportare i suoi primi successi come a El Uvero e n e l a battaglia di Pino del
Agua, diretta personalmente dal Che.
Quando la notza del patto arriv s u l a Sierra , vi fu una reazione
violenta e generale di rigetto. Fidel Castro fu costretto a sconfessare in gran
fretta l'operato di Pazos, redigendo una dichiarazione in cui si affermava
che 1 2 6 di luglio non aveva delegato nessuno a parlare in suo nome. Egli
rivendicava il ruolo guida del movimento di lotta armata sulla Sierra e
denunciava i termini dell'accordo, rompendo praticamente c o l e altre
organizzazioni firmatarie. Era un'impennata radicale d e l a rivoluzione
castrista e la prima demarcazione politica significativa con le opposizioni
antibatistiane d e l a borghesia cubana. Un passo decisivo s u l a strada che
meno di cinque anni dopo avrebbe portato alla scelta per il socialismo, n e l a
Seconda dichiarazione d e l Avana. Ma per il momento solo il 14 dicembre
1957.
N e l e stesse ore Guevara invia a Ren Ramos Latour ("Daniel") la
lettera di cui si gi parlato. Il Che si trova su un altro versante del Pico
Turquino, impegnato ad organizzare il primo territorio libero d e l a
guerriglia, nel vallone di El Hombrito. Da qualche tempo oggetto di
critiche per il modo accentratore con cui svolge tale funzione, per il rigore e
la disciplina che impone n e l e zone da lu controlate, per i metodi spietati
con cui conduce la lotta al bandolerismo d e l a Sierra. Ci sono anche
1

(129) Le fonti pi attendibili sull'argomento sono i lavori di H. Thomas e S.


Tutino citati, oltre alla documentazione conservata da Carlos Franqui e pubblicata
in Diario della rivoluzione cubana., cit.
217

problemi nel rifornimento di amai e il Che se le procura attraverso canali


che non riscuotono l'approvazione dei compagni del liane.
Nell'atto di scrivere a Daniel, egli non sa ancora della sconfessione
pubblica del patto da parte di Fidel, anche se questi in una lettera a lui
indirizzata aveva denunciato l'accordo come frutto di "tradimento". Non
immagina nemmeno che la dichiarazione conterr un'esplicita
rivendicazione delle "misure severe" adottate a El Hombrito, considerando
Fidel gi da allora "l'anarchia come il peggior nemico di un processo
rivoluzionario". Nella lettera egli risolleva il problema delle armi e rivendica
la necessit dei propri metodi '"centripeti". Giustifica infine il proprio' rigore
in termini psicologici, dichiarando di avervi fatto ricorso
"fondamentalmente deluso dal giro che stavano prendendo le cose riguardo
all'inqualificabile patto firmato con Pria e gli altri, patto del quale tu stesso ti sei
burlato a Los Cocos".
E' in questa lettera che il Che rivendica la propria "preparazione
ideologica" comunista (dichiarandosi favorevole ad una "soluzione"
proveniente dai paesi "dietro la cosiddetta cortina di ferro") e definisce
Fidel "come un autentico leader della borghesia d sinistra". Aggiunge d
aver sempre saputo e accettato la cosa, ma che mai si sarebbe aspettato una
slmile svolta verso posizioni ancora "pi di destra" (che per il Che
attribuisce nella lettera soprattutto alla direzione nazionale del llano).
"Quello che non avevo mai pensato il cambiamento radicale che Fidel ha dato
alle sue posizioni con il Manifesto di Miami. Sembrandomi impossbile quello che
ho saputo dopo, vale a dire che cos si deformava la volont di chi autentico
leader e motore unico del Movimento, ho pensato una cosa che mi vergogno d
aver pensato. Per fortuna arrivata la lettera di Fidel, mentre aspettavamo proiettili, e si chiarito che era accaduto quello che possiamo definire un tradimento.
Inoltre Fidel mi dice che lui non ha ricevuto soldi, pochi proiettili in cattivo
stato e uomini scarsamente armati. Se le cose stanno cos, come faccio a rinunciare
a contatti che mi offrono la possibilit di avere il materiale per portare avanti il
lavoro?... Piferrer sar un bandito, ma quello che ha congegnato il piano di Miami
un criminale; e io sono in grado di avere rapporti con lui perch non sacrifico
niente .anche se ricevo poco. A Miami invece stato sacrificato tutto senza ricevere
niente...
Se questa lettera ti dispiace perch la consideri ingiusta o ti consideri innocente
e me lo vuoi far sapere, magnifico... Nonostante la durezza della lettera mi
piacerebbe che ci potesse essere una spiegazione".
Guevara appare quindi all'oscuro dalle molte mene sotterraneee che
hanno portato al patto di Miami. Gi in polemica con il Mano per il mancato
invio di armi e rifornimenti nella misura necessaria, egli si per convinto
218

che Fidel sia rimasto vittima in qualche modo delle manovre provenienti
dagli ambienti dell'organizzazione urbana (per esempio della nuova
"Resistencia cvica" o dai "capetti" che, secondo preoccupazioni
precedentemente espresse da Guevara, avrebbero tentato di occupare il
posto di Frank Pafs). Egli considera del resto quegli ambienti com.focolai
di corruzione e politicantismo, opposti per spirito 'di corpo a che la
direzione politica coincida con quella militare, e risieda quindi sulla Sierra a
tutti, gli effetti... E nella sua ricerca, come sempre, di una logicit per l'agire
umano, gli sembra che il quadro sia ormai completo e chiaramente
delineato; il Uano non manda armi, traffica coi politicanti borghesi deEa
destra, manovra alle spalle d Fidel e tende a sottrarsi alla direzione politica
d chi invece, combattendo armi alla mano, sosiene anche il peso maggiore
dello scontro.
Ma Guevara, questa volta, ha torto nella sua ricerca di logicit in un
quadro politico che appare invece ancora molto confuso e contraddittorio.
Vi sono ovviamente dei dirigenti del Uano che guardano con
preoccupazione agli sviluppi della guerriglia, ma ve ne sono altri che al
trionfo di questa antepongono ogni altra considerazione. Nell'operato di
Pazos a Miami vi sono trame ordite all'estero, forse deEa Cia, ma vi
anche una responsabilit diretta di Fidel. Ed anche se questi rettifica il tiro,
non si pu attribuire, la. colpa dell'accaduto per intero .al Uano, dove per
giunta si sono levate anche le prime voci di critica all'intera vicenda, fin dal
"Manifesto della Sierra" e l'accordo con Prio Socarrs. Sbaglia il Che ad
immaginare un'unica grande cospirazione del Uano contro la guerriglia e
permarr nell'errore a lungo, fino a quando gli avvenimenti non gli
dimostreranno la reale natura politica delle divergenze.
Il 15 dicembre, comunque egli pu finalmente scrivere a Fidel Castro:
"In questo momento arriva il messaggero con la tua nota del 13. Ti confesso
che... mi ha riempito di-gioia e tranquillit, non per problemi personali, ma per
quello che significa per la Rivoluzione questo passo. Tu sai bene che io non avevo
la minima, fiducia nella gente della Direzione nazionale, n come capi n come
rivoluzionari. Non credevo neanche che sarebbero arrivati al punto di tradirti in
modo cos aperto... Credo che il tuo atteggiamento di silenzio non sia il pi
consigliabile in questo momento. Un tradimento -di questa portata indica
chiaramente la diversit delle vie scelte..... Sfortunatamente, dobbiamo affrontare lo
zio Sam prima dei tempo. Ma c' una cosa evidente, il 26 luglio, la Sierra Maestra
e tu, sono tre individui e un unico vero Dio... Se hai il documento scritto mi
impegno a farne diecimila copie e coprire tutto Oriente e l'Avana: forse sarebbe
possibile tutta l'Isola" (130).
1

(130) La corrispondenza qui citata non inclusa nelle Opere del Che (edizione
Feltrinelli), ma e in C. Franqui, Diario, cit. pp. 335-7.
219

La replica di Daniel del 18 dicembre. Ex-minatore, vice di Frank Pais,


Ren RarnoiS Latour, il principale artefice del successo dello sciopero
semispontaneo dell'agosto. (Dopo il fallimento dello sciopero generale di
aprile, di cui parleremo, torner sulla Sierra ed a luglio del 1958 morir in
combattimento). La lettera del Che lo indigna ed egli risponde punto per
punto, redgendo un documento pohtioo-personale tra i pi lucidi e i pi
appassionati che ci siano rimasti di quella generazione di combattenti.
Egli rivendica la propria integrit rivoluzionaria; afferma di nutrire la
massima stima per i compagni che combattono sui monti, ma che questo
non deve significare misconoscere i sacrifici di vite e d risorse che richiede
la lotta nelle citt. Ricorda di essere un operaio, "ma non di quelli che
militano nel Partito comunista", pur conservando un inveterato disprezzo
per tutte le vecchie organizzazioni dell'opposizione borghese, Partito ortodosso incluso. Anche per questo, .afferma, sarebbe ingiusto sospettare una
sua connivenza col patto di Miami. Egli del resto s era dichiarato ostile e
fin dal primo momento anche agli accordi presi da Fidel con Prio, all'epoca
del Manifesto. Ed anzi attribuisce all'atmosfera politica creata da quel primo
patto i ritardi con cui la Direzione nazionale del 26 d luglio ha denunciato
l'accordo di Miami. Egli esprime quindi una posizione ancor pi radicale
sulla necessit di rompere con gli ambienti dell'emigrazione e non pu
trattenersi dal ribattere alle dichiarazioni di fede filosovietica fatte dal Che:
"Noi vogliamo un'America forte, padrona del proprio destino, un'America che
affronti sicura gli Stati Uniti, la Russia, la Cina o qualsiasi 'potenza che cerchi d
attentare .alla sua indipendenza economica e politica.
Invece quelli che hanno la tua formazione ideologica pensano che la soluzione
dei nostri mali sia nel liberarci dalla nociva dominazione 'yankee' attraverso la non
meno nociva dominazione 'sovietica'".
Infine un accenno polemico all'origine reale d tutte le polemiche e le
incomprensioni, alla sostanza vera e propria delle divergenze. Per Daniel,
infatti, non ha senso una contrapposizione tra Sierra e Mano, tra lotta armata
e resistenza operaia, giacch nella mobilitazione complessiva d tutta la
popolazione lavoratrice e studentesca che risiedono le possibilit della
vittoria. Egli riassume:
Crediamo che con l'abbattimento della dittatura di Batista, per mezzo
dell'azione del popolo, avremo fatto un passo in avanti nel cammino che ci siamo
proposti" (131).
(131) Sulla questione scrive Rossana Rossanda: "Come la Sierra, del 'resto, la
guerra urbana ha le sue leggi e produce una sua linea, pi affine a quella del
220

Ignoriamo le reazioni immediate del Che ad una lettera cos rigorosa,


appassionata e sincera, che andava a colpire tra l'altro alcune debolezze
effettive del suo pensiero politico di allora. Ma egli deve aver accusato il
colpo, se nel 1963 ancora ricordava con disagio autocritico quella vicenda:
"Inviai una lettera piuttosto stupida al compagno Ren Ramos Latour, e lui mi
rispose, ma intanto circol anche una copia della mia lettera; Armando Hart mi
scrisse un biglietto polemico che pensava di spedirmi dalla Sierra, dove era andato
a trovare Fidel, ma Fidel lo preg di non farlo, perch la lettera avrebbe provocato
una nuova risposta, che a sua volta ne avrebbe provocata un'altra, finch, a un
certo punto, uno di questi documenti sarebbe potuto cadere in mano nemica, il che
non sarebbe stato utile a nessuno" (1,150).
Fidel in realt, si riprometteva d risolvere internamente le divergenze
esplose sul patto di Miami. L'occasione gli fu offerta da un altro episodio
che produsse una nuova grave contrapposizione tra il llano e la Sierra, una
delle pagine pi controverse e discusse della storia della rivoluzione
cubana.
Il 9 aprile del 1958 vi era stato il tentativo di sciopero generale
insurrezionale. Un fallimento, conclusosi con gravi perdite, e soprattutto
con un successo propagandistico del governo di Batista, fino a quel
momento in serie difficolt per l'offensiva della guerriglia,
l'ammutinamento della marina a Cienfuegos e la crescita del movimento di
opposizione nelle citt. Lo sciopero era stato indetto pubblicamente da
Castro e Faustino Perez. Ma quest'ultimo ne era stato il vero organizzatore
(132), insieme a Ramos Latour (che doveva garantire il sostegno armato
Directorio che a quella d'un Guevara: la linea d'una avanguardia studentesca,
d'una piccola borghesia libertaria, d'un soggetto sociale diverso dal 'proletariato' e
dal 'contadino'. Di quest'ultimo la Sierra esagerer la leggenda, ma il llano
neppure lo vede. Quando Franqui arriva sulla Sierra sar testimone d'una tensione
gi amara, avvelenata e irriducibile. In verit, la questione soggiacente quella
della leadership politica del processo", (prefazione a C. Franqui, op. cit., p. 16).
E' una schematizzazione ingiusta verso le posizioni del llano, dove era proprio
il peso del proletariato a farsi sentire con esagerazioni di tipo "operaistico' , ma non
certo "studentistico", o "piccolo-borghese" nel senso sociologico del termine. Ci
non era vero in ogni caso per dirigenti come Daniel e non si spiegherebbero in
questo modo gli errori compiuti nella preparazione dello sciopero generale, come
vedremo tra breve.
1

(132) Gli errori di prospettiva politica con cui Faustino Perez aveva lavorato alla
preparazione dello sciopero, si ritrovano ancora nelle dichiarazioni da lui rilasciate

221

allo sciopero) e David Salvador (responsabile del coordinamento dei nuclei


di fabbrica). All'iniziativa non partecipavano comunisti, per loro scelta,
ma aiutati in questo dall'orientamento settario dei dirigenti del Uano. Questi
ultimi, dal canto loro, avevano sopravvalutato le potenzialit del
movimento, avevano creduto di poter ripetere ed estendere il successo dello
sciopero semispontaneo d'agosto, seguito alla morte di Pais. Era evidente,
del resto, che avevano forzato la situazione anche per poter riportare al
movimento ubano un ruolo politico che sfuggiva loro inesorabilmente,
mano a mano che si accresceva la forza dell'Esercito ribelle.
Guevara s era dichiarato contrario fin dal primo momento al modo in
cui era stata decisa e preparata l'inziativa. Voleva che vi partecipassero i
comunisti e non si fidava dei dirigenti del llano. In seguito dir apertamente
che lo sciopero era stato organizzato con metodi "soggettivstici e
concezioni putschiste". E quando il 3 maggio si tenne sulla Sierra Maestra,
a Los Altos de Mompi, una riunione di bilancio della Direzione nazionale
allargata, egli fu invitato a parteciparvi proprio dai dirigenti ai quali aveva
rivolto le maggiori critiche '(Perez e Ramos Latour). Di quella discussione
egli dar un riassunto cinque anni dopo nei ricordi detta guerra
rivoluzionaria. ("Una riunione decisiva").
Egli riferisce delle critiche rivolte ai tre responsabili (soggettivismo,
avventurismo, settarismo), della decisione di destituirli dalle loro funzioni e
chiamarli a combattere sulla Sierra, e soprattutto del trasferimento alla
persona di Fidel del comando supremo anche delle milizie cittadine. Era in
pratica uno scioglimento d e l a direzione del llano a tutti gli effetti, che
Guevara considerer giustamente come l'inizio
unificazione ideologica
del gruppo dirigente castrista. Quelle decisioni, tuttavia, segnarono anche la
definitiva trasformazione dell'Esercito ribelle nella vera struttura politica del
movimento nazionale: un sostituto' di quel "Partito", che 1 2 6 di luglio non
era riuscito a diventare. 1 3 maggio del 1958, avvenne quindi un'altra
importante svolta nella storia della rivoluzione, i cui effetti, nel bene e nel
male, ancora si avvertono nel funzionamento delle strutture politiche a
Cuba.
Guevara nel ricordare aggiunge alcune sue considerazioni, che
presumibilmente avr fatto anche a voce nel corso d e l a riunione.
in un'intervista del 1967. In quell'occasione egli ripet la tesi - divenuta nel
frattempo "ufficiale" - secondo cui lo sciopero doveva essere considerato solo
"come un appoggio, un complemento della lotta nelle montagne". Ed a tanti anni di
distanza rivendicava .ancora il sequestro del celebre campione automobilistico
Fangio, affermando che "fatti di questo genere furono di grande aiuto alla lotta". F.
Perez, La Sierra, el llano: eslabones de un mismo combate", in Pensamiento
Critico, n. 31,1969, pp. 68,70.
222

Innanzitutto s u l a natura "reale" d e l e divergenze tra Sierra e lane, da lui


indicate a) n e l a crescita politica e maturazione d e l a prima, davanti al
ristagno d'attivit del secondo; b) n e l e tendenze a l a generalizzazione'dele
esperienze del llano ed a considerare quest'ultimo come il luogo privilegiato
d e l a lotta; c) n e l a necessit di unificare la direzione, un compita che si '
poteva realizzare solo s u l a Sierra e n e l a persona di Fidel; d) nel bisogno di
cominciare a pensare ad un futuro sciopero insurrezionale, ma ricercando la
collaborazione anche con i quadri sindacai del PSP; e) nell'estensione e
potenziamento delle attivit militari.
"Si sarebbe seguita la 'linea della Sierra', ossia della lotta armata diretta,
estendendola ad altre regioni e dominando in questo modo il paese; inoltre, per
questa via, si metteva termine a certe ingenue illusioni di pretesi scioperi generali
insurrezionali, mentre la situazione non era maturata abbastanza perch si potesse
verificare un'esplosione di questo tipo, e senza che il lavoro precedente avesse
assunto le caratteristiche di una preparazione conveniente a un'impresa di tale
entit" (1,170-1).
Pi avanti Guevara sintetizza le posizioni del l a n o - dal suo punto di
vista, ma in maniera abbastanza obiettiva - affermando:
"La pianura assumeva una posizione apparentemente pi rivoluzionaria, cio
quella della lotta armata in tutte le citt, che sarebbe sboccata infine in uno sciopero
generale che avrebbe rovesciato Batista e permesso la presa del potere in poco
tempo.
Ma questa, posizione era pi rivoluzionaria soltanto in apparenza, perch
ancora in quell'epoca non si era completato lo sviluppo politico dei compagni di
pianura e i loro concetti di sciopero generale erano troppo angusti." (1,183).
Queste considerazioni retrospettive del Che non sembrano comunque
convincenti. La Sierra avr forse avuto ragione nel'assumersi la direzione
complessiva, ma poi dovuta scendere essa stessa al "lano", mobilitare le
masse urbane, portare l'attacco nei luoghi di lavoro e n e l e roccaforti
repressive del regime, proclamando infine Io sciopero generale
"insurrezionale". Quest'ultimo atto, per lo ha dovuto fare n e l a forma pi
improvvisata che si potesse immaginare: esso fu infatti dichiarato in fretta e
furia, su richiesta di Fidel, Il 2 gennaio 1959, poche ore dopo che Batista
era fuggito e poche ore prima che Carnilo Cienfuegos entrasse al'Avana.
Vale a dire quando la vittoria militare era stata gi conseguita, 1 governo di
Batista dissolto, ma si profilava una prima manovra del vecchio apparato,
rivolta a conservare il potere sotto altre formule. 11 progetto d e l a borghesia
del resto, aveva qualche speranza di successo, proprio per 1 ritardo politico
con cui l'Esercito ribelle aveva affrontato il problema istituzionale del
223

potere, confidando sul consenso ampio che l'elezione a presidente dell'exgiudice Urrutia, annunciata pubblicamente da mesi, avrebbe dovuto
ottenere. Non fu cos ed il resto storia nota.
Dei rapporti "Sierra-liana" si continuato a discutere a lungo a Cuba
per l'evidente importanza che quella vicenda aveva avuto sulla formazione
del gruppo dirigente. Sono stati in molti per esempio a pensare che il peso
conseguito successivamente dai vecchi comunisti nel nuovo apparato, sia
stato determinato dal mancato sviluppo della direzione politica nelle citt e
sui luoghi di lavoro. E che anche ci abbia poi contribuito a determinare gli
orientamenti filosovietici del gruppo dirigente castrista, estranci alla
tradizione ideologica del Movimento 26 di luglio. Uno dei pi convinti
assertori di queste posizioni Carlos Franqui, che aveva preso parte alla
prima fase della discussione 'Sierra-llano", e che era stato tra i primi a
denunciare il patto di Miami. Vale la pena di ascoltare il suo racconto, a
proposito di una discussione avvenuta tra lui e il Che sulla questione, nel
corso di una festa ufficiale all'Avana, il 2 gennaio 1964:
"Il Che vedendomi, mi chiese cosa pensassi della sua cronaca della guerriglia a
Cuba che era appunto uscita in quei giorni.
II tuo problema', gli risposi, ' che hai vissuto solo l'esperienza della Sierra'.
Ribatte che da lass aveva avuto modo di seguire le vicende della lotta urbana.
Nacque tra me e lui una lunga discussione. Il Che sosteneva che le azioni compiute
nelle citt dal movimento clandestino, per quanto eroiche, erano state, dal punto di
vista militare, una sequela di sconfitte;
Risposi che anche lo sbarco del Granma era stato un disastro... Gli ricordai
che sulla Sierra avevano ricevuto armi, viveri e munizioni dal movimento urbano e
che durante la fase finale della guerra, nella campagna di Las Villas, lui aveva
avuto anche un aiuto militare 'dalle 'truppe del Directorio.
n Che obiett che la direzione della guerriglia non aveva mai vacillato
politicamente a differenza di quella del movimento ubano e che inoltre
sottovalutavo l'importanza dell'appoggio contadino alla lotta che la guerriglia,
espandendosi, aveva creato: le zone liberate, le scuole, le officine, gli ospedali da
campo.
Gli dissi francamente che la sua visione della, rivoluzione cubana mi pareva un
po' schematica... Frank Pais, Daniel e io non avevamo mai considerato la
guerriglia come un foco...
"Non nego", disse il Che, ' l'importanza del movimento di massa, ma credo
con Fidel che la guerriglia possa crearlo, senza aspettare la lotta urbana'.
Fidel lo dice ora', ribattei, "ma non cos che ha agito. La lotta contro Batista
non cominciata con lo sbarco del Granma... Ci vollero tre anni, dal "53 al '56,
per riorganizzare il movimento che aveva finalmente trovato la strategia della lotta
armata.
'Allora, concluse Guevara, 'scrivila anche tu. una storia della, rivoluzione,
scrvetela tu, Faustino e gli altri. La mia intenzione nel fare questa cronaca stata

224

proprio di incitare gli altri a scrivere'." (133).


Il tono della discussione a Cuba non era stato per sempre cos sereno
negli anni dopo la rivoluzione. Uno strascico poco piacevole di quella
polemica, per esempio, si era avuto a maggio del 1963, quando era apparso
il Manuale di Marxismo-Leninismo , di Kuusinen, con la prefazione del
Che (Del dogmatismo e dell'ingenua "ortodossia" di quel testo s gi detto
nel II cap.). Era stata scritta nel corso del 1962, prima in ogni caso dei
Ricordi della guerra rivoluzionaria.
In q u e l a prefazione Guevara propone una schematizzazione dei rapporti
"Sierra-lano" in termini molto settari e fortemente denigratori d e l e
posizioni avverse. Un fatto insolto per lui, dovuto probabilmente a l a
volont di uniformarsi a l o sprito ed a l a "cultura" del manuale di
Kuusinen. Per l'occasione egli fornisce una ricostruzione falsata di quel
dibattito, attribuendo ai dirigenti del l a n o posizioni come q u e l a di aver
voluto consegnare il nuovo governo a dei "civli" non meglio identificati,
ripromettendosi di dichiarare poi il carattere "apolitico" del nuovo esercito.
E rutto questo, come si pu immaginare, perch
"l'Esercito ribelle era ormai ideologicamente proletario e pensava in funzione dela
classe operaia. Il llano era ancora piccolo-borghese, tra i suoi dirigenti c'erano
alcuni che pi tardi tradirono, ed era molto condizionato dall'ambiente in cui
operava" (II, 58).
E una pagina poco edificante, che non varrebbe nemmeno la pena di
citare, visto che poi lo stesso Guevara l'ha smentita nel modo in cui ha
ricostruito la storia di quela polemica nei Ricordi d e l a guerra
rivoluzionaria ed in varie altre occasioni. Pur continuando ad esprimere il
proprio punto di vista, infatti, egli ha sempre manifestato il massimo
rispetto d e l e divergenze, d e l a storia ed anche del sacrificio umano dei
combattenti del l a n o .
Tuttavia, se da parte del Che vi " stato un superamento d quell'uscita
infelce nel libro di Kuusinen, lo stesso non si pu dire di Rgis Debray.
Ben quattro anni dopo, volendo ricostruire la polemica "Sierra-lano" nel
suo celebre opuscolo Rivoluzione nella rivoluzione?, e g l riprender proprio
quel'unico testo di Guevara, ignorando gli altri ben noti e riproducendo per
esteso 1 brano contenente le accuse pi infamanti contro il l a n o (134).
(133) Carlos Franqui, / miei anni con Fidel, cit., pp. 211-2.
(134)Revolution en la revolution?, prima edizione a cura della rivista "Casa de las
Americas", L'Avana, 1967, p. 67.
225

L'operato di Debray si spiega ricordando che in quegh anni, in


occasione della Conferenza dell'OLAS, la direzione cubana aveva avviato
una polemica con varie correnti della sinistra latinoamericana, sulla priorit
d e l a guerrglia rispetto ad ogni altra forma di lotta politica. La
semplificazione estrema di tale posizione era costituita per l'appunto
dall'affermazione perentoria che comando politico e militare dovessero
essere unificati, e che essi spettassero al gruppo guerrigliero s u l e
montagne. Questo a sua volta non doveva pi fungere da "braccio armato"
di chicchessia ed avrebbe avuto invece l'intera responsabilit, organizzativa
e programmatica, d e l a lotta. "Dogmi" dell'epoca.
A fini propagandistici, tuttavia, qualcuno a Cuba aveva gi cominciato a
recuperare la vecchia polemica "Sierra-lano", per dare un fondamento
"storico" a quelle posizioni. L'operazione di recupero, bench assai
discutibile anche sul piano d e l e analogie storiche, divenne per veramente
celebre solo a partire dalla ricostruzione caricaturale che ne forn Debray.
Ed egli lo fece utilizzando proprio quel testo particolarmente infelice di
Guevara, che invece fin dal 1957 si era dimostrato uno degli interpreti pi
maturi ed equilibrati d e l a polemica, come gli riconobbero i suoi avversari
di allora (uomini d e l a statura d'un Ramos Latour), come ricorda ancora
Franqui e come dimostra egli stesso con l'accenno autocritico alla propria
"stupida lettera".
Ma ahim, dicevano i latini, habent sua fata libelli*

La seconda polemica di un certo rilievo, in cui Guevara si trova


coinvolto nei primi anni dopo la rivoluzione, sulla presunta
"eccezionalit" dell'esperienza cubana. Ne abbiamo gi parlato riguardo a l a
questione d e l a borghesia nazionale, ricordando come i vecchi quadri
stalinisti del PSP utilizzassero quel'argomento come arma ideologica
contro i tentativi di diffusione del "castrismo" nel resto' del continente. Lo
scontro, tuttavia, serviva anche a regolare una serie di questioni interne al
nuovo partito in formazione (le ORI-PURSC), nel quale il PSP si trovava
ad avere una presenza Imitata sul piano d e l a direzione, ma molto estesa
negli apparali di formazione e propaganda.
Ci era dovuto alla presenza a Cuba dei sovietici, ma anche al fatto
d'essere l'unica corrente politica fornita da sempre di veri e propri quadri d
partito. 1 suo peso era comunque spropositato rispetto all'impegno
modesto avuto nella fase conclusiva d e l a guerra rivoluzionaria - dopo tutta
una fase di aperta contrapposizione - e questo fatto non poteva non
suscitare notevoli resistenze tra i vecchi militanti del 26 di luglio, d e l a
Sierra o del llano che fossero.
Gli interventi di Guevara sufla questione vanno suddivisi in due fasi
226

distnte. Dapprima egli rivendica un'intrinseca eccezionalit


della
rivoluzione cubana visto che l'accusa proveniente dalle file dei vecchio
PSP quella di non aver seguito gli schemi previsti dal "marxismoleninismo" e quindi di presentarsi come una rivoluzione In fin dei conti,
spuria. In un secondo momento invece Guevara ne rivendica \&. noneccezionalit, allo scopo di estenderne gli insegnamenti politici al resto
dell'America latina. In entrambi i casi l'interlocutore il PSP, e in
particolare un suo vecchio dirigente, Anfbal Escalante, ideologo del partito
fin dagli anni della collaborazione dei comunisti col primo governo di
Batista.
Le "Note per lo studio della ideologia della Rivoluzione Cubana"
appaiono ad ottobre del 1960 su Verde Olivo e si aprono con un'esplicita
enunciazione del problema:
^
"Qualcuno ha creduto di notare che questa singolare rivoluzione non aderisce a
una delle premesse fondamentali dell'ortodossia del movimento rivoluzionario... "

a 368).
Abbiamo gi parlato della collocazione di quel testo nell'itinerario
filosofico del Che. Ora baster aggiungere che Guevara non se la sente di
rispondere frontalmente alle critiche del PSP e preferisce riconoscere con
loro che effettivamente la rivoluzione cubana "eccezionale" rispetto ai
canoni dell'ortodossia "marxista". Lo fa per in una forma contorta, tutto
sommato abile, in modo da smussare i termini della polemica e di far
rientrare dalla finestra ci che costretto a far uscire dalla porta. Castro e
compagni, egli afferma, non saranno stati dei comunisti, ma le leggi del
marxismo sono in ogni caso ben presenti ed attive .anche nella rivoluzione
cubana (sa bene che n Escalante, n Blas Roca in persona si sognerebbero
d negare una tale santa verit). Non ha egli del resto ricordato nello stesso
testo che le leggi del marxismo sono le stesse d e l e scienze naturali, d e l a
biologa, d e l a fisica e d e l a chimica?
Ci gli permette di inserire una sottile distinzione tra il campo
dell'oggettivo" e dei "soggettivo", che come ormai si sa, quanto di pi
arbitrario si possa immaginare n e l a storia del pensiero occidentale, in
particolare n e l a versione staliniana del marxismo:
"Iniziando la nostra lotta, abbiamo realizzato semplicemente leggi previste dal
Marx studioso... vale a dire... le leggi del marxismo sono presenti negli eventi
della Rivoluzione cubana, indipendentemente dal fatto che i suoi leaders professino
o conoscano interamente, da un punto di vista teorico, queste leggi" (370).
I dirigenti non erano marxisti, afferma Guevara, ma nel corso d e l a lotta
227

sono costretti a trasformarsi. Si legano a processi sociali reali. ''Il


contadino", "l'intellettuale" e "l'operaio", indicati da Guevara come simboli
sociologici - ma praticamente delle categorie metastoriche - infondono le
loro "qualit "
"nella compagine sociale della nostra guerriglia", producendo "le trasformazioni
ideologiche dei capi".
Guevara conclude l'articolo col'immagine del "sole raggiante" die
sorge su "un orizzonte di montagne e di nubi", riuscendo con questo
espediente retorico a non pronunciarsi su quali siano poi veramente queste
"trasformazioni ideologiche" intervenute nei capi nel corso della lotta. Egli
lascia intendere invece chiaramente in quale direzione esse si muovano, alla
luce del ferreo determinismo presente nelle categorie del "suo" marxismo
dell'epoca.
Escalante vince cos il primo round dela polemica.
Nell'aprile del 1961 i termini dello scontro appaiono rovesciati e
Guevara non pi solo a fronteggiare la battaglia ideologica. Partecipano e
lo sostengono altri membri della direzione, che non ne possono pi di
sentirsi accusare dai quadri del PSP di infantilismo, soggettivismo ed
empirismo. C poi il problema pratico di conquistare a l e posizoni di Cuba
anche altri movimenti nel'America latina. Guevara ha ancora una volta la
funzione di "ideologo", ed appare evidente che si anche cominciato a
liberare di qualche complesso di inferiorit verso il PSP e la sua teoria
"marxista". Pubblica cos su Verde Olivo 1 suo "Cuba: eccezione storica o
avanguardia n e l a lotta al colonialsmo".
Preso tra due fuochi - il suo attaccamento al marxismo e
l'immiserimento teorico che ne propongono i vecchi comunisti - egli cerca
di dare ugualmente a l a polemica una veste teorica, frenando la volont di
linciaggio che anima alcuni dei quadri formatisi nel Movimento 26 di luglio
e sforzandosi da patte sua di elevare il livello del dibattito, per impedire che
tutto si risolva in un regolamento di conti.
Gli animi sono del resto pericolosamente accesi, da una parte e
dall'altra. Ed infatti una prima grave battuta d'arresto si avr di l a poco nel
marzo 1962, col'espulsione di Escalante e la denuncia pubblica del
"settarismo" dei vecchi comunisti. A gennaio del 1968, invece, vi sar una
ripresa dello scontro, ma ormai in termini di repressione giudiziaria, invece
che di confronto politico: 1 processo alla "microfraccin" si concluder con
pesanti condanne, d e l e quali la massima toccher ad Anibal Escalante (15
anni d carcere). Un segno che l'invito al dibattito sereno e fraterno,
lanciato dal Che nel 1961 - come in molte altre occasioni - non aveva avuto
seguito.

228

Per tornare al'argomentazione di Guevara. Egli parte da alcune


constatazioni preliminari sull'esistenza di leggi generali nello svolgimento
dei rapporti storici tra rivoluzione e societ, accanto a "fattori specifici"; In
questo quadro appare evidente per i Che che anche la rivoluzione cubana
avr delle "caratteristiche peculiari": si tratta solo di stabilire quali e i a loro
rilevanza teorico-politica.
La prima di queste "eccezionalit" viene indicata nell'esistenza di un
uomo di nome Fidel Castro della cui personalit si procede in questa
occasione ad una vera e propria esaltazione, elencando circa una ventina di
qualit "umane" e "politiche" straordinarie. (In realt anche in questo non vi
sarebbe nulla di eccezionale, perch ogni "rivoluzione" ha un suo "leader
massimo", cui si finisce col tributare Immancabilmente un culto della
personalit, superando a volte di gran lunga il livello delle venti o trenta
qualit straordinarie).
Non da considerare particolare, secondo Guevara, la condizione
sociale della Cuba prerivoluzionaria, assimilabile ad altre realt del
continente. Egli definisce invece eccezionale la congiuntura storica che
aveva portato l'imperialismo nordamericano a sottovalutare il processo in
corso nell'isola (questa in realt l'unica vera specificit che Guevara
riconosce all'esperienza cubana e ne abbiamo gi parlato) (135).
Eccezionale non era stato nemmeno il fatto che la borghesia nazionale
non fosse riuscita a svolgere un ruolo rivoluzionario, visto che gli interessi
di classe di questa, per quanto subordinati, erano pur sempre gli stessi delle
altre borghesie dipendenti latinoamericane. E se si poteva considerare
parzialmente peculiare al regime di monocoltivazione cubana l'esistenza di
un processo, di proletarizzazione dei ceti rurali, ci non valeva per le zone
contadine in cui si era installata la guerriglia. LEsercito ribelle era stato
costruito tra i contadini poveri della Sierra, affamati di terra, ed a questa
base sociale la rivoluzione aveva risposto con una riforma agraria radicale:
la stessa necessaria in tante altre societ contadine dell'America latina.
Si possono certamente riscontrare - secondo il Che - delle differenze

(135) Come esempio clamoroso di quella sottovalutazione si pu comunque citare


l'editoriale del New York Times del 2 gennaio 1959, estremamente favorevole alla
vittoria militare di Castro avvenuta il giorno prima: "Un altro dittatore, il Gen.
Fulgencio Batista di Cuba, caduto... La Giunta messa in piedi quando il Gen.
Batista fuggito nelle prime ore del mattino di ieri era inaccettabile per Fidel
Castro, il suo Movimento del 26 di luglio e per tutti quelli che hanno lottato per
portare libert e dignit a Cuba. Il potere pu essere assunto solo da questi
uomini... Un grave onere ricade sulle spalle di Castro ed un compito a suo modo
pi difficile della lotta per la libert che si appena conclusa.
Il popolo americano augura buona fortuna a lui e a tutti i cubani".

229

storiche . nel processo di formazione del latifondo tra le varie realt


latinoamericane, dall'Argentina al Nicaragua, dal Per ala Bolivia: ma
queste appaiono ormai assimilate nella struttura monopolistica
sovranazionale del neocolonialismo, che ha contribuito ad omogeneizzare
socialmente le diverse realt di sfruttamento nazionale. Sottosviluppo, fame
ed oppressione sono le espressioni social pi brucianti di queste realt.
Esse rappresentano pero anche le vere "condizioni obiettive per la lotta (I,
386).
A 'Cuba mancavano le condizioni "soggettive", prosegue Guevara. Ma a
questo hanno poi provveduto gli uomini, i combattenti antimperialisti,
tramite l'avvio e lo sviluppo d e l a lotta armata. Questa viene quindi a
rappresentare un nuovo livello possibile di unificazione ed
omogeneizzazione delle diverse spinte a l a lotta, nei vari paesi del
continente, sommandosi a l a comunanza di fattori obiettivi. "Sulla base
ideologica della classe operaia", le masse contadine creeranno quindi gli
"eserciti di liberazione del futuro, come gi avvenuto a Cuba".
Nell'alleanza operai-contadini (fondata sul programma generale dei primi e
"l'equa distribuzione d e l a terra" per i secondi), maturer il processo di
conquista delle citt a partire dalle campagne, fino a l a definitiva presa del
potere.
La borghesia si opporr ovunque a questo sviluppo d e l a lotta, anche l
dove sono avviati dei processi di industrializzazione, perch la sua stessa
natura sociale a costringerla. Ci non toghe che dal suo seno usciranno
proposte di istituzionalizzazione del conflitto, di suo trasferimento sui
"banchi del parlamento, fino ad arrivare ad un estremo che permetta un
giorno un mutamento qualitativo".
"Bench non sia da escludere la possibilit che il mutamento, in qualche paese,
prenda l'avvio con i mezzi elettorali, le condizioni in tali paesi prevalenti rendono
tale possibilit molto' remota" (1,389) (136).

(136) Nel messaggio all'Ospaal dir: "E' chiaro che l'ultimo paese che si liberer,
lo far probabilmente senza lotta armata, e le sofferenze di una guerra lunga e
crudele come quella che fanno gli imperialisti gli saranno risparmiate" (II, 502).
Ma gi nei primi giorni della crisi di ottobre del 1962, aveva scritto: "Nelle
condizioni attuali del nostro continente, possibile conseguire tale obiettivo (quello
del potere socialista, naturalmente) per via pacifica?
Noi rispondiamo decisamente: nella stragrande maggioranza dei casi non
possibile. Si giungerebbe al massimo alla conquista formale della sovrastruttura
borghese del potere; ma il passaggio al socialismo da parte di quel governo che
230

Segue l'invito a dimostrare il massimo di duttilit neU'afrrontare le


questioni tattiche, studiando e sfruttando i vari mutamenti di situazione.
Sarebbe un errore, dichiara il Che del 1961, non approfittare di tutte le
possibilit che si offrono, dalle campagne elettorali alla lotta armata. Ma
una volta .arrivati al potere e davanti alla necessit di applicare le prime
misure radicali - quale che sia la forma in cui si arrivati a quei potere diventa inevitabile lo scontro con le classi reazionarie. Quindi con
l'esercito, strumento d'oppressione di tali classi. Le Forze Armate, afferma
Guevara, non si "rassegneranno come agnelli alla propria liquidazione
come casta".
E' "consigliabile" quindi per il 'Che prevedere la necessit di una "lotta
di lunga durata", sviluppata a partire da "un focolaio guerrigliero in
montagna". Lo scontro frontale con l'esercito nelle citt diventa invece
possibile solo in presenza di un altro esercito, quello rivoluzionario, a sua
volta forte e ben armato. Ma dove prendere le armi!
Al nemico, risponde Guevara, preventivando una lunga fase di
clandestinit
ed esaminando poi le varie possibilit di sfaldamento
dell'esercito regolare. Ma ci sar possibile solo grazie alla lotta.
"Sicch si ritorna al. primo punto: come realizzare questa lotta? La risposta ci
condurr allo sviluppo della lotta guerrigtiera su terreno favorevole, appoggiata
dalla lotta nelle citt e contando sempre sulla pi ampia partecipazione possibile
delle masse operaie e, naturalmente, sotto la guida dell'ideologia di questa classe"
(1,391, corsivo nostro).
Cuba ha dimostrato che tutto ci possibile, secondo Guevara, e
questo pu essere un primo vantaggio, purch non lo si utilizzi
strumentalmente per dedurre l'eccezionalit della strada percorsa, ma se ne
vedano invece le caratteristiche generali comuni agli .altri processi
rivoluzionari latinoamericani. Di questo ormai prendono coscienza i popoli
e di qui deriverebbe, per il Che, il secondo dato positivo per la lotta
rivoluzionaria contemporanea. Altri vantaggi sarebbero determinati, incerti
paesi del continente, dall'esistenza di regimi di sfruttamento peggiori di
quello cubano e di eserciti che non. hanno la stessa "coesione" dell'apparato
repressivo batistiano, "mercenario" e cointeressato allo sfruttamento.
In altra occasione, afferma Guevara, si potr esaminare anche il
percorso della, rivoluzione dopo la vittoria, e vedere se anche in questa fase
nelle condizioni della legalit borghese stabilita giunge al potere formale, avverr
per mezzo di una lotta violentissima contro tutti coloro che, in un modo o
nell'altro, cercassero di impedire il suo cammino verso nuove strutture sociali". Da
"Tattica e strategia della rivoluzione latinoamericana", apparso la prima volta in
Verde Olivo nel. 1.968, II, 508.
231

vi siano state eccezionalit o se Cuba "abbia seguito fondamentalmente un


cammino logico derivante da leggi immanenti ai processi sociali".
Con questo preannuncio del futuro dibattito economico, si chiude
l'articolo. Lo abbiamo riassunto ampiamente perch esso contiene
l'esposizione pi organica ed elaborata degli insegnamenti che secondo il
Che si possono trarre dall'esperienza cubana. Ma anche perch sintetizza
m e g l o di qualunque altro testo, le sue posizioni caratteristiche sulla strada
da percorrere per la presa del potere: i criteri indispensabili per costruire
quello che a lu appare il modello generale pi appropriato per la
rivoluzione socialista nella nostra epoca.
Qualunque sia il giudizio che ciascuno pu dare di questo modello,
secondo la propria convinzione, il fatto che sia un ministro dell'Industria
ormai "al potere" a proporlo, non pu non apparire come la pi
significativa "eccezionalit" della rivoluzione cubana. Parafrasando,
potremmo dire che Guevara fu la vera eccezione storica, nel processo che
fece di Cuba un'avanguardia nella lotta al colonialismo. Ma il Che, per
modestia, non avrebbe condiviso nemmeno questa opinione.
La modestia cui ci riferiamo non soltanto di carattere personale, vale a
dire il riconoscimento della finitezza e fragilit del proprio contributo
individuale allo svolgimento dei grandi eventi di massa. Ma anche la
consapevolezza lucida e lungimirante dell'incidenza via via minore che
anche quei grandi eventi conservano nello svolgimento di un intero ciclo
storico. Di questo realismo di prospettiva, applicato ad un bilancio
"storiografico" della rivoluzione cubana, ne abbiamo un esempio
significativo nel discorso commemorativo di Carnilo Cienfuegos che
Guevara pronunci il 28 ottobre 1964 (fornendo tra l'altro un saggio tra i
migliori delle sue capacit oratorie):
"Gli anni continueranno a passare, avremo di fronte molte lotte, la nostra
importanza nel mondo si accrescer di giorno in giorno, bisogner scrivere una
storia che parta da diverse prospettive.
E quei due anni di lotta saranno solo poche righe nella storia della nostra
rivoluzione e della rivoluzione mondiale.
Per, per brevi che siano queste righe, per spoglio che sia il commento e poca
l'importanza che venga riconosciuta in futuro a quella guerra di scaramucce che
assunse come virt fondamentale quella di avere fede, in queste poche righe,
necessariamente, deve essere scritto il nome di Carnilo" (IV, 304, corsivo nostro).

232

3. Guerra di guerriglia
Il padre ricorda che il pccolo Ernesto "quando andava a giocare alla
guerra coni suoi amici, fingeva che fosse la guerra tra Paraguay e Bolivia"'.
Ognuno ha le sue "guerre" nei primi anni di vita, e quella deLChaco, per
quanto inutile, era sicuramente meno diseducativa delle guerre tra pellirosse
e cow-boys imposte nell'infanzia a molti di noi. Sempre il padre ci racconta
dell'interesse del giovane Guevara per le operazioni militari della guerra
civile spagnola, di cui seguiva su una carta gli svolgimenti, segnando con
delle bandierine le posizioni dei vari fronti.
Vi sono poi le manifestazioni armate dei lavoratori boliviani in mezzo
a l e quali Guevara si viene a trovare nell'estate del 1953. Egli comincia 1
suo primo addestramento miliare in Guatemala a giugno del 1954, quando
si iscrive alle brigate giovanili, e lo continua in Messico sotto la .guida del
generale Bayo, di cui abbiamo gi parlato (si veda la nota 31). Non avendo
egli svolto il servizio militare - fu riformato per via dell'asma - sono queste
le principali esperienze "militari" del Che fino alla spedizione del Granma.
Non poche, ma nemmeno molte per qualcuno che doveva passare alla
storia come il pi grande teorico della guerra di guerriglia, lo stratega
imbattibile d e l a guerra rivoluzionaria cubana.
Baya consider Guevara come il suo "migliore allevo" ed il Che lo
gratific non solo con i successi s u l a Sierra e la campagna di Las Villas,
ma anche scrivendo una commovente prefazione al suo libro di ricordi del
1960. Senza cadere nell'agiografa, si deve riconoscere che in Bayo egli
ebbe un maestro eccezionale di problemi miliare. L'ex-generale aveva a l e
spale, infatti, la grande esperienza d e l a guerra civile spagnola, in cui si
coniugarono per la prima volta la moderna guerra di trincea, fatta di
bombardamento ed aviazione, con la tecnica d e l a "guerra chiquita", la
guerra di guerriglia per l'appunto. Era in Spagna del resto che essa era stata
impiegata massicciamente e per la prima volta, contro le truppe
napoleoniche. Ma soprattutto Bayo aveva dalla sua il pregio impagabile
d'essere stato l'ufficiale d'un esercito regolare, che era passato poi a l a
guerra di popolo, fondendo cos 1 meglio d'entrambe le forme di tecnica
guerriera.
Del pi cclcbrre "stratega" militare di carriera d e l a storia moderna - Karl
von Clausewitz - Guevara lesse ed ammir l'opera, spintovi dall'esempio
di Lenin, ma ignorando probabilmente di essere stato preceduto su tale
strada anche da molti altri "teorici" del movimento operaio intemazionale,
che a von Clausewitz hanno dedicato una particolare attenzione, come:
Engels, Jaurs, Stalin, Gramsci, Korsch, Naville, ecc.
In "Tattica e strategia della rivoluzione latinoamericana" egli cita una
definizione molto caratteristica del celebre trattato Della guerra (libro II,
233

cap. I):
"La tattica insegna dunque l'impiego delle forze nel combattimento: la strategia
l'impiego dei combattimenti per Io scopo della guerra" (137).
Seguono alcune sue considerazioni sui rapporti tra tattica e strategia,
nelle quali si avverte per direttamente l'impronta geniale e sistematica del
grande prussiano, come quando il Che afferma:
"Tattica e strategia sono i due elementi sostanziali dell'arte della guerra, ma
guerra e politica SODO intimamente unite da un comune denominatore che consiste
nell'impegnati al conseguimento di un obiettivo, sia questo la distruzione
dell'avversario in un conflitto armato o la presa del potere politico" (II, 507).
Il Che avr certamente apprezzato le pagine forse tra le pi originati,
che von Clausewitz ha dedicato al ruolo militare dei "fattori spirituali",
come quando afferma: "In guerra l'azione non mai diretta contro la sola
materia, ma .anche, contemporaneamente contro le forze morali che
l'animano, e il differenziarle impossbile". Oppure: "Non si tratta, in
strategia, d formule e di problemi scientifici: i rapporti fra le cose materiali
sono, in essa, semplicissimi. Assai pi difficile invece la valutazione delle
forze spiritual che sono in giuoco".
Sono concetti pi consoni a l e teorie guevariane sul ruolo d e l a
coscienza nell'agire materiale degli uomini e che trovano un riflesso
pressoch identico n e l e molte annotazioni del Diario di Bolivia. In
particolare quando si parla della crescita "umana " del gruppo guerrigliero,
nelle analisi dedicate alla sua evoluzione interna, vista in funzione di
compiti militari imposti dal momento .
Vi sono poi gli scritti militari di Mao-Tse-tung, che il Che legge nel
1958 s u l a Sierra Maestra (forse gi conoscendo quelli di Lenin del 1905).
Da un discorso del luglio 1960 veniamo per a sapere che quela prima
lettura era stata abbastanza casuale e limitata. Guevara racconta infatti che in
una fase molto avanzata d e l a guerriglia, quando ormai erano stati inflitti
colpi durissimi al'esercito di Batista
"ci capit tra le mani un pccolo opuscolo scritto da Mao-Tse-tung; in
quell'opuscolo si parlava proprio dei problemi strategici della guerra rivoluzionaria
in Cina, erano descritte le battaglie che Chiang Kai-schek scatenava contro le forze
popolari e che il dittatore [Batista] definiva anche lui "campagne di accerchiamento

(137) Questa citazione e le due seguenti sono da Karl von Clausewitz, Della
guerra, Milano, 1970, voi I,pp. 97, 111 e 175.
234

e annientamento'...
Noi non conoscevamo l'esperienza fatta dalle truppe cinesi in venti anni di lotta
sul loro territorio, ma qui conoscevamo il nostro territorio... pensavamo cio con
la nostra testa, per combattere il nemico. Da qui nacque la sua sconfitta" (IV, 43) ,
(138).
. .
'
L'opuscolo in questione Problemi strategici della guerra rivoluzionaria
(dicembre 1936), ma Guevara avr certamente letto in seguito anche lo
scritto Sulla guerra di lunga durata (maggio 1938), oltre ad una serie di
altri testi minori raccolti in un volume di Escritos militares di Mao Tse-tung
a cura delle edizioni in lingua estera di Pechino, distribuito generosamente e
per .anni dall'ambasciata cinese all'Avana. I due testi citati comunque - o
anche solo il primo - sono pi che sufficienti per farsi un'Idea delle
concezioni maoiste sulla guerra popolare, bench il loro stile
eccessivamente formale, farraginoso e ripetitivo - come in molti altri scritti
di Mao - ne renda assai difficile la lettura e soprattutto l'assimilazione di
eventuali insegnamenti.
Abbiamo difficolt ad immaginare Guevara lettore assorto di quei testi.
Egli non li cita mai, nemmeno indirettamente, nei propri scritti militari (che
tra l'altro non riguardano solo problemi di guerriglia, si badi bene). Ed
anche l'esperienza d e l a guerra rivoluzionaria cubana non confrontabile da
nessun punto' di vista con q u e l a cinese, sia nella fase di avvio sulla Sierra,
sia durante l'offensiva finale ("las campanas invasoras"), diretta da Cantilo
e il Che, rispettivamente contro l'Avana e Las Villas.
L'unico parallelismo di carattere ideoiogico-militare, che forse sarebbe
stato possibile, ma molto a l a lontana, riguarda la questione delle "zone
libere'' e del "potere rosso". Ma 1 Che, che fu effettivamente
l'organizzatore di quel'esperienza a El Hombrito, la inizi verso la fine del
1957, mentre all'epoca in cui cominciava a leggere lo scritto di Mao era gi
impegnato a mettere a ferro e fuoco Santa Clara.
Di El Hombrito, per Inciso, va detto che fu un'esperienza politicamente
essenziale, ma militarmente Insignificante, vista la sua costante esposizione
al bombardamento degli aerei: un problema quest'ultimo, ben poco
"maoista" e di non facile soluzione, per tutte le future guerriglie "rurali"
d e l a nostra epoca, che dovessero eventualmente trovarsi sprovviste... di
artiglieria antiaerea.
Non a caso il Che circoscrisse quell'esperienza di "guerra di posizione"
1

(138) Nella prefazione al libro di Giap, nel 1964, ripeter dei concetti analoghi:
"Cuba, senza conoscere questi scritti, n gli altri che sono apparsi con la narrazione delle esperienze della rivoluzione cinese, inizi il camm ino della sua liberazione
con metodi simili e con il successo che oggi dato a tutti di vedere" (II, 520).
235

e privilegi costantemente il carattere- di "guerra di movimento", sia a Cuba


che perle -altre guerriglie latinoamcricane (139).
'Questa sar una delle ragioni per cui in Bolivia egli si terr
costantemente in marcia e divider le forze prima in tre, poi in due gruppi
mobili, finendo- per poi col perdere ogni collegamento con la retroguardia
diretta da Joaqum.
Tenendo presente questi dati -e confrontandoli cogli scritti e l'esperienza
militare di Mao Tse-tung, difficile spiegare come alcuni studiosi di
problemi cubani abbiamo potuto parlare, nel passato, di coincidenze teoricomilitari tra Mao e il Che, di una presunta formazione di quest'ultimo sui
modelli d e l a guerra "di popolo" cinese, contribuendo in tal modo a creare
la leggenda - gi -allora al Che poco favorevole - di un Guevara "maoista"
(140).
N e g l anni in cui si sviluppava il conflitto cino-sovietico, e Cuba era
sottoposta pi immediatamente al ricatto nucleare, le dichiarazioni di Mao
sembravano rappresentare in politica estera un'alternativa pi radicale ala
"coesistenza pacifica" dell'URSS. Nei primi anni "60 Guevara non fece
quindi mistero, di nutrire maggiori simpatie perla Cina. Ne abbiamo traccia
per esempio, in un colloquio con Franqui e in una conversazione al Minind
(141), vale a dire in situazioni informali. Laddove n e l e sedi intemazionali e

(139) Di qui per esempio il suo disaccordo- con l'esperienza delle milizie contadine
realizzata nelle valli -della Convencin y Lares (dipartimento di Cuzco) dal celebre
dirigente- del FIR peruviano Hugo Bianco, nel 1962-63. Hugo Bianco ha fornito
un bilancio della propria esperienza in Tierra o irmene. Las luchas campesinas en
Per, Mexico, 1972, con una prefazione di Peter Camejo. Il Che vi accenna per
esempio nelle- -conversazioni al Minind del 1964 (in "II Piano e gli uomini", cit, p.
38): "In Peni hanno fatto fiasco perch i loro metodi non sono buoni. E' perci
che il compagno Hugo Bianco,-personalmente'un uomo inattaccabile -e ricco di
spirito di sacrificio, destinato a non riuscire".
(140) Tra gli studiosi pi seri che sottolineano l'influenza d Mao sulle idee
militari -di Guevara indichiamo soprattutto Sergio De Santis, "Guerriglia e
rivoluzione nel pensiero di Che Guevara", in Rivista storica dei socialismo, n. 30,
1967, pp. 115-133, ed Antonio Melis, Che cosa ha veramente detto Che Guevara,
Roma, 1970, pp. 28-9 e 104-7. Occorre dire che a differenza del primo, il secondo
va molto oltre il problema militare e tenta -di leggere l'intera esperienza guevariana
attraverso il filtro del maoismo, discostandosene su alcune questioni, ma solo per
privilegiare l'esperienza storica di quest'ultimo. Un tentativo' di. "maoizzazione" di
Guevara, che alla fine degli anni '60 fu compiuto da pi part, ivi compreso dalla
propaganda, sovietica.
(141) "Su tutta, una serie di cose io ho espresso opinioni che piuttosto si
236

nelle dicMarazioni alla stampa, Guevara difese sempre la posizione ufficiale


del governo cubano, vaie a dire una "linea di assoluta neutralit nella
disputa cino-sovietica". Egli aveva gi avuto un incontro con Ciu En-lai e
Mao Tse-tung,. a novembre del I960, senza restarne particolarmente ,
colpito. E possiamo immaginare che quando la Cina ridusse la quota di riso '
per Cuba, il Che avr reagito con la stessa forza ed indignazione del resto
della popolazione cubana.
Nel messaggio all'Ospaal del 1967, egli accomuna l'URSS e la Cina
nella condanna per le responsabilit in Viet Nam e per la divisione del
movimento operaio intemazionale.
In Bolivia infine accetter nella guerriglia senza esitazioni il grappo
filocinese dissidente di Moiss Guevara, pur sapendo di irritare in tal modo
i comunisti filosovietici di Monje. Del suo omonimo boliviano dar un
giudizio molto positivo (a differenza di alcuni elementi del suo gruppo), ma
senza esprimere valutazioni sulla sua provenienza ideologica. Per la stampa
cinese, infine, il Che non mai esistito: nemmeno come notizia.
Guevara scrisse nel 1964 anche una prefazione all'edizione cubana del
pi noto testo militare di Vo Nguyen Giap, Guerra del popolo, esercito del
popolo, n lavoro del vincitore di Dien Bien phu non si differenzia molto
nelle posizioni e nello stile dalle opere militari di Mao. La prefazione di
Guevara si limita ad elencare I problemi, senza pronunciarsi nel merito
per, visto che su alcune questioni importanti la sua posizione molto
diversa: per esempio riguardo alla direzione ferrea del Partito sull'Esercito
di liberazione. Egli consapevole, trattando dell'esperienza dell'Indocina,
di trovarsi davanti ad un 'esperienza vera e propria di guerra guerreggiata e
di lunga durata, non assimilabile da nessun punto di vista con la ben pi
modesta vicenda cubana. Egli sottolinea, tuttavia, che anche quella guerra
di popolo, prima di diventar tale, era dovuta passare attraverso lo stadio
delfavamposto numericamente inferiore": un giro di parole che dovrebbe
aprire la strada anche ad un discorso di guerriglia, secondo la concezione
guevariana. Il Che, comunque, sottolinea che nonostante le differenze:
"la guerra di guerriglia non altro che un'espressione della lotta di massa e non si
pu pensare isolata dal suo mezzo naturale, che il 'popolo'' (II, 521).
Cercare altre analogie tra il pensiero militare del Che e le vicende cinesi
ed indocinesi ci sembra tuttavia inutile. Non ve ne sono. E' probabile

avvicinano a quelle dei compagni cinesi: sulla guerra di .guerriglia, sulla guerra di
popolo, sul lavoro volontario, sugli incentivi materiali - insomma una serie di cose
che anche i cinesi sostengono". "Il Piano e gli uomini", cit., p. 38.
237

invece che Guevara abbia studiato con maggior attenzione alcuni episodi
della lotta partigiana jugoslava e soprattutto della guerra di liberazione
algerina, relativamente pi vicine .all'esperienza cubana. Sappiamo infine
che in Congo egli si rec con precise funzioni militari (un accenno
significativo nel Diario di Bolivia al 31 luglio 1967).
Influenze latinoamericane nella determinazione delle sue idee generali
sulla guerriglia - anche se non direttamente assimilabili .alle sue concezioni
pratico-militari - non ne sono mancate. Guardando alla storia del
continente, Guevara avr certamente studiato con interesse particolare la
spedizione di Bolfvar del 1816, che port all'alleanza con. Pez, il capo
guerrigliero delle pianure, poi all'attraversamento delle Ande, quindi atta
campagna venezuelana fondata su una vera e propria guerra di guerriglia.
Ed anche sulla rivoluzione messicana non gli sono certo mancati libri,
descrizioni o suggestioni di esperienze guerrigliere. Non vi sono dubbi,
infine, che dall'esempio storico di Cesar Augusto Sandino, simbolo del
guerriglierismo antimperialista latinoamericano, Guevara abbia tratto la
massima fonte di ispirazione. Lo cita egli stesso come unico antecedente
moderno dell'esperienza cubana in "Guerra di guerriglia: un metodo".
Per quanto riguarda la creazione del primo territorio libero sulla Sierra
maestra, ecco come il Che comunicava la decisione a Fidel Castro in una
lettera del 24 novembre 1957:
"Quando sono arrivato qui ho trovato una situazione nuova, i gruppi che
avevamo lasciato si erano impadroniti della regione e l'Esercito li rispettava.
Abbiamo allora deciso di creare una base di operazioni fissa ncll'Hombrito e Zar/al
e creare l la nostra industria pesante. Abbiamo gi l'armeria che funziona a tutto
gas anche se non abbiamo potuto costruire il piccolo mortaio a causa della cattiva
assistenza di Bayamo che non manda i materiali. Ho ordinato la fabbricazione di
due modelli sperimentali di balestre lanciagranate che credo potranno dare buoni
risultati. Sono state gi fabbricate diverse mine ma ancora non ne esplosa
nessuna e l'Esercito ne ha presa una.
Tutta la zona si sta coprendo di rifugi .antiaerei" (142).
Della vita "sociale", le attivit "economiche" e l'organizzazione del
territorio libero di El Hombrito, Guevara parla nei Ricordi della guerra
rivoluzionaria, (nei capitoli "La lotta al banditismo" e "Un anno di lotta
armata"). Di quell'attivit del Che - destinata ad influenzare tutto il
successivo insediamento dei ribelli sulla Sierra e nel "secondo fronte" della
Sierra Cristal - traccia un quadro sintetico ed efficace Carlos Franqui.

(142) In C. Franqui, Diario, cit p. 326


238

Questi era stato il principale giornalista dei primi anni della rivoluzione
cubana fin dalla Sierra. All'epoca, infatti, era gi direttore di El cubano
libre, un giornaletto "fondato" dal Che, che si scriveva e ciclostilava a El
Hombrito:
"Oggettivamente il Che si era fatto da solo, col suo talento, con la "sua forza di
volont e con la sua audacia La guerriglia un'emulazione individuale e
un'invenzione collettiva. Il Che trasform del feriti con le armi a pezzi,nella
seconda guerriglia della Sierra.
Fu lui a fare le prime incursioni in pianura, cre il primo territorio libero a El
Hombrito; guerra di posizione e non pi guerriglia nomade, In questo territorio
delle forze ribelli, costru fabbriche, forni di pane, ospedali, officine di riparazione
delle armi, install "Radio Ribelle" e altre attrezzature mandate dal movimento
urbano. Un salto di qualit della "guerra, anche se prematuro. Fidel, che un
pragmatista, avrebbe in seguito utilizzato questi apporti del Che" (143).
Da tutta quell'intensa attivit militare Guevara ha tratto esperienze e
riflessioni, confluite poi nei suoi scritti pi propriamente "tecnici" sulla
guerriglia. I pi celebri sono La guerra di guerriglia, pubblicato nel 1960
dal ministero delle Forze Armate come un vero e proprio manuale di
addestramento militare. E l'articolo-sagglo "La guerra di guerriglia: un
metodo" apparso su Cuba Socialista a settembre del 1963, con carattere
esplcitamente pi politico e propagandistico. Entrambi sono molto noti
(144).
All'epoca furono esaltati come testi "politici" d formazione, quasi
racchiudessero una "nuova " insuperabile concezione della rivoluzione.
Oggi appaiono come delle semplici curiosit storiche - il primo soprattutto,
che poi il pi celebre - da affiancare a l a lunghissima lista di manuali per
agitazioni armate, guerre partigiane, insurrezioni e guerriglie varie, prodotti
n e l a storia del movimento operaio.

(143) C. Franqui, / miei anni con Fidel, cit. p. 160.


1

(144) Su Verde Olivo apparve nel I960 una serie di articoli del Che dedicati anche
a specfiche questioni militari. Senza firma e sotto la rubrica "Consigli al
combattente" essi affrontavano i problemi seguenti: "Il contrattacco", "Le mitragliatrici nel combattimento difensivo", "L'artiglieria tascabile", "Lo sfruttamento
del terreno", "La solidariet nel combattimento", "Morale e 'disciplina dei
combattenti rivoluzionari". Di alcuni - per esempio quello sul contrattacco - si pu
apprezzare la cura meticolosa dell'esposizione, la competenza e l'atteggiamento
specialistico con cui si affrontano anche questioni pi tradizionali dell'arte militare.
E* un altro aspetto' della formazione professionale e "scientifica" del Che, su cui va
per Io meno richiamata l'attenzione.
239

Testi d'occasione, nonostante il clamore con cui ogni epoca li ha


accolti, sempre ed inutilmente dettagliati nelle loro istruzioni pratiche e che
si abbandonano puntualmente al primo cenno di una svolta politica, poco
favorevole all'adozione di forme violente o insurrezionali di lotta. Lo stesso
fenomeno si verificato con gli scritti militari del Che, inesorabilmente
datati ed obsoleti, a differenza dei suoi scritti poltici che qualcosa possono
ancora apportare a l a realt del dibattito tra le nuove generazioni (in
particolare latino americane, ma non queste soltanto). Si potrebbe
aggiungere che quei testi, gi al'epoca d e l a loro elaborazione, erano
drammaticamente separati anche dal frutto migliore e pi duraturo
dell'attivit militare del Che: vale a dire la rivoluzione cubana, con la sua
esperienza originale di transizione al socialismo.
Si dovrebbe poi aprire un discorso molto particolare e complesso
sul'utilizzo che degli scritti militari, del Che fu fatto per la diffusione 'di
posizioni guerriglieriste nel resto del" America latina. Ma ci ci porterebbe
molto lontano e certamente al di l d e l a personalit teorica d e l o stesso
Guevara (145). Ci sembra invece molto pi utile riportare un brano del Che,
uno dei pochi in cui e g l stesso sintetizza la propria concezione d e l a
guerriglia, senza intenti dichiaratamente propagandistici. Un pezzo assai
raro, da questo punto di vista, che pu mostrare le reali posizioni di
Guevara, meglio d e l e migliaia di pagine che furono riempite di sciocchezze
(146) negli .anni '60 e 7 0 , per interpretare, commentare e in realt
deformare le idee del Che s u l a guerriglia, a fini editoriali perloppi, ma a

(145) Una ricostruzione abbastanza ampia-di quel quadro di discussioni e di


pratiche stata da noi compiuta a partire dall'esperienza castrista, nel capitolo
''Guerriglia e terrorismo: l'esperienza latinoamericana", dei nostro Marxismo e
critica del terrorismo, cit., pp. 197-230. Ad esso si rinvia per un approfondimento
dei temi qui accennati.
Per quanto riguarda i "manuali" di lotta armata nella storia del movimento
operaio, in quello stesso lavoro ne abbiamo 'esaminati alcuni dei pi celebri.
(146) Eccone un saggio: "Le retrovie, ecco che cosa, nel corso degli ultimi anni, si
rivelato come la questione strategica per lo sviluppo delta lotta annata, sia urbana
che rurale. Ecco la questione cardine, la cui dimenticanza o elisione (sia pure nella
forma di una rapida allusione) ha fatto pagare i prezzi pi cari al movimento
rivoluzionario". Rgis Debray, La crtique des artnes, Paris, 1974, p. 117, corsivo
di R. D.
Nella conclusione del libro di Debray viene dedicato un paragrafo al povero
Guevara, esaltando l'attualit de "La guerra .di guerriglia: un metodo", indicato
addirittura come "un testo per domani", salvo passare poche pagine dopo alla pi
acritica esaltazione di Attende e dela via elettorale e pacifica per il Cile.
240

volte anche politici, nonch filoterroristici.


"Primo: se si d per scontato che il nemico lotter per mantenersi al potere, "
bisogna pensare alla distruzione dell'esercito oppressore; per distruggerlo bisogna
opporgli un esercito popolare. Questo esercito non nasce spontaneamente, deve
fornirsi d'armi all'arsenale che gli offre il nemico e ci comporta una lotta molto
dura e molto lunga, durante la quale le forze popolari e i loro dirigenti sarebbero
sempre esposti ad un attacco da parte di forze superiori, senza che vi siano
condizioni adeguate di difesa e di manovra.
Per contro, un nucleo guerrigliero, consolidato su di un terreno favorevole alla
lotta, garantisce la sicurezza e la permanenza del comando rivoluzionario e le forze
urbane, dirette da questo stato maggiore dell'esercito del popolo, possono
compiere azioni di importanza incalcolabile.
Una eventuale distrazione dei gruppi urbani non significherebbe la morte
dell'anima della rivoluzione, del suo comando, che dalla sua fortezza rurale
seguiterebbe a catalizzare lo spirito rivoluzionario delle masse e ad organizzare
forze nuove per altre battaglie.
Secondo: il carattere continentale della lotta..." ("Tattica e strategia della
rivoluzione latinoamericana", E, 515-6).
In Guerra di guerriglia Guevara toma pi volte sulla questione del
sabotaggio e del terorrismo, considerandoli delle forme collaterali di lotta
armata e non un asse prioritario di combattimento. La questione
importante retrospettivamente, visto la diffusione di ideologie terroristiche
che a Guevara hanno tentato in parte di fare riferimento. Parlando in
particolare del sabotaggio delle vie di comunicazione, Guevara stabilisce
una netta distinzione tra questo aspetto tecnico della lotta e il terrorismo, su
cui esprime invece un chiaro giudizio negativo:
"Il sabotaggio non ha nulla a che vedere col terrorismo; il terrorismo e
l'attentato personale sono fasi assolutamente diverse. Crediamo sinceramente che il
terrorismo sia un'arma negativa, che non produce in nessuna maniera gli effetti
voluti, che pu indurre un popolo a mettersi contro un determinato movimento
rivoluzionario e che comporta una perdita di vite tra i suoi esecutori assai superiore
a ci che rende come vantaggio" (1,335).
Nel dichiararsi favorevole agli atti di sabotaggio egli pone come
condizione che non vengano compiuti contro strumenti d produzione che
possano paralizzare l'attivit lavorativa della popolazione. E per quanto
riguarda l'eliminazione di dirigenti dell'apparato repressivo, egli si dichiara
a favore "solo in determinate circostanze molto particolari".
Nell'esani inare questo genere di posizioni del Che, tuttavia, bisogna
mantenere ben chiara la differenza tra atti di terrorismo compiuti "a freddo",
in una fase di avvio o di pura e semplice sopravvivenza del nucleo
241

guerrigliero e quelli compiuti nel corso di una fase pi avanzata di scontro


militare, di vera e propria guerra guerreggiata. Negli scritti di Guevara
questa 'differenza non viene sufficientemente evidenziata, prestando cos il
fianco ad interpretazioni "terroristiche" anche di alcuni episodi che si
verificarono durante la sua campagna di Las Villas. Si trattava invece di atti
di disturbo o normali operazioni belliche, da parte di un piccolo esercito
"popolare", munito di pochi effettivi, di una imitata capacit di fuoco (per
l'assenza di artiglieria pesante), ma di una grande mobilit sul terreno.
E' in quel contesto, per, che si trova anche la proposta fatta con una
certa insistenza da parte del Che, di assalire la Banca di Saneti Spiritus. Lo
dimostra una sua lettera a Enrique Oltuski ("Sierra"), del 3 novembre 1958.
A quella proposta il responsabile provinciale del Movimento 26 di luglio si
oppose per, considerandola una "locura", una follia che avrebbe potuto
distruggere l'organizzazione nella zona di Las Villas, nel momento in cui
invece si richiedeva il massimo di presenza ed efficacia (147). Non ci risulta
che il Che abbia mai proposto, nel periodo d e l a Sierra, l'impiego del
terrorismo al'organizzazione del l a n o . Questa ricorse invece spesso
al'arma del sabotaggio, n e l a forma di incendi ed attentati. Ed a Cuba del
resto non mancavano tradizioni e sigle terroristiche, rispetto a l e quali anche
1 2 6 -di luglio doveva differenziarsi.
Di queste distinzioni tra fasi diverse d e l a guerriglia e di questa stessa
complessit nella discussione dei problemi militari, non si ritrova
praticamente alcunch nella fase di preparazione detta guerriglia boliviana.
In realt si ritrova molto poco anche dette posizioni teoriche e politiche
generali del Che riguardo atta guerriglia. Abbondano invece gl elementi
tecnici, questa volta meticolosamente curati ed organizzati (al contrario di
quanto era accaduto col Granma e n e l e prime fasi detta Sierra Maestra).
Appaiono infine completamente assenti I criteri politici ad orientare la
scelta dei luoghi, d e l e forze, del momento e degli obiettivi: vale a dire dei
criteri essenziali .anche n e l a concezione militare rivoluzionaria del Che e da
lui pi volte esposti in una serie di contributi teorici (148).
(147) La lettera del Che, scritta da Santa Lucia il 3 novembre 1958, stata
pubblicata dallo stesso Oltuski in Casa de las Americas, n. 40, cit.
(148) All'impresa boliviana si potrebbero applicare gli stessi interrogativi che il
Che sollev nel 1963 sulla vicenda di un gruppo guatemalteco, in cui mor uno dei
suoi pi cari amici personali, Julio Roberto Caceres Valle, "El Patojo". Ne parla
alla fine dei Ricordi della guerra rivoluzionaria: "Ancora non si sa bene cosa sia
avvenuto, ma si pu dire che la zona era stata mal scelta, che gli uomini non
avevano la preparazione fisica dei combattenti, che la diffidenza non fu sufficiente,
che, evidentemente non fu esercitata l'opportuna sorveglianza. L'esercito della
242

La rete urbana di La Pax, per esempio, era molto fragile, pressoch


inesistente e scomparve al primo colpo della repressione. E questo perch
era stata concepita come una struttura tecnica e non politica, al contrario di
quanto era accaduto col 26 di luglio sotto la guida di Frank Pafs. Il poco
che esisteva di infrastruttura logistica era tra l'altro in mano al- Partito
comunista boliviano, politicamente ostile all'inziativa del Che, come ha poi
denunciato lo stesso Fidel Castro. Eppure anche i rapporti col PCB erano
un probema politico, di metodo, che d a v a affrontato e risolto prima d
avviare l'iniziativa.
E" poi noto come nelle zone attraversate dalla guerriglia mancasse
addirittura la materia "sociale" - una densa popolazione contadina - con cui
sviluppare il foco. Una riprova a dir poco di un metodo approssimativo e
un'infelice scelta dei luoghi (in senso geopolitico e sociale).
Anche sulla questione del terrorismo, infine, emergerebbe un
orientamento sostanzialmente diverso dalle posizioni sopra ricordate, in
contrasto con la stessa tradizione pratica del "Mano", un tempo acquisita per
l'intero 26 di luglio. E questo se sono veramente opera del Che - come gli
sono state attribuite a Cuba - le "Istruzioni per i quadri destinati all'azione
nelle citt" '(pubblicate sul Granma pochi mesi dopo la. sua morte). Scritte
per i militanti boliviani esse riflettono un orientamento di tipo chiaramente
terroristico:
"I compiti degli incaricati dell'azione urbana si estendono a tutto ci che
azione armata in citt: soppressione di delatori, di qualche noto torturatore o
gerarca del regime; sequestro di persone, allo scopo di ottenerne il riscatto;
sabotaggio d alcuni centri di attivit economica del paese, ecc.
Tutte. le .azioni saranno ordinate dal Capo della rete" (1,418).
Sono molte, come si vede, le contraddizioni dell'impresa belivi ana col
pensiero politico e militare del Che. Troppe per essere solo degli "errori". E
ci induce inevitabilmente a pensare che nell'organizzazione di quel foco
guerrigliero tra le gole del Nancahuazu, molte cose non siano andate come
Guevara avrebbe voluto. Nonostante la sua presenza fsica nella guerriglia,
l'orientamento e lo svolgimento dell'operazione in qualche modo sembrano
essere sfuggite al suo controllo.
In questo concorrevano certamente una serie di fattori esterni alla
guerriglia, alla rete dei quadri di La. Paz ed alla stessa scena politica
boliviana. Ci tuttavia non deve portare a giustificare le linee di fondo
dell'impresa,, visto che nell'avventura boliviana si dimostravano inadeguate
repressione li sorprese, ne uccise molti, li disperse, torn a perseguitarli e,
praticamente, li annient" (1,214).
243

anche alla prova dei fatti, alcune concezioni generali sulla guerriglia, nella
forma per esempio di semplificazioni militaristiche o di meccaniche
trasposizioni di esperienze fatte a Cuba, in un contesto per giunta mollo
diverso ed occorrre dirlo, con un decennio di ritardo. Un decennio che
aveva visto enormi trasformazioni sulla scena politica del continente, fa
l'altro anche per merito di Cuba e dello stesso Guevara (149).
Davanti alle incongruenze ed ai contrasti pi stridenti del'azione
boliviana del Che con le sue precedenti teorizzazioni od esperienze, in
attesa di conoscere gli eventuali retroscena per quanto riguarda il ruolo della
CIA ed altri servizi segreti (coinvolti pi o meno direttamente), allo
studioso non resta che muoversi sulla base di ipotesi. Ed giusto allora che
l'attenzione si concentri sulla questione della scelta del momento e del teatro
delle operazioni, come stato fatto in questi armi, da pi parti e con risultati
diversi.
A noi sembra che a questo riguardo il lavoro pi stimolante per la
riflessione e realmente documentato, sia quello -di Thomas Varlin (150).
Come geografo di professione egli correda la descrizione della zona in cui
si mosse la guerriglia, con una serie di preziose osservazioni. Queste
confemtano in mameradefinitivailcaratteremacroscopicamente inadeguato
del teatro di operazioni prescelto. Ci spinge Varlin a porsi degli
interrogativi ed a formulare un'ipotesi politica, tra le pi realistiche che si

(149) Per un'introduzione alla discussione di alcuni di questi problemi pu essere


utile un articolo di Peter Camejo, "Guevara's guerrilla strategy. A critique and
some proposals", in International Socialist Review, novembre 1972. Lasciando da
parte confronti dogmatici e metastorici che Camejo propone tra il Che e Lenin, nel
resto dell'articolo vengono sollevate una serie di questioni che conservano ancora
una qualche attualit.
(150) T. Varlin, "La mort de Che Guevara: les problmes du choix d'un thatre
d'operations en Bolivie", in Hrodote, n. 5, 1977, pp. 39-81. Fonti dirette di
informazione per la questione sono i diari di campagna del Che, Inti Peredo,
Pombo, Urbano e Benigno, oltre all'Introduzione necessaria" d Fidel Castro e i
suoi due discorsi dell'ottobre 1967. Qualche notizia si ricava dal libro di Rgis
Debray, La guerrilla du Che, Paris, 1974 [trad. it, Milano, 1974], mentre le
considerazioni politiche pi interessanti si devono a Saverio ' Tutino,
nell'Introduzione pi volte citata. Li si trova anche una ricostruzione molto
documentata delle ultime ore di vita del Che, ricavata in parte dagli articoli di un
giornalista dell'Europeo, Franco Pierini, presente all'epoca sui luoghi. A lui
attinge anche Michel Bosquet (Andr Gorz) per un suo articolo su Le Nouvel
Observateur, di cui esiste un'edizione inglese, "The Last Hours of Che Guevara",
in Evergreen, febbraio 1968.

244

siano potate ascoltare, anche se non tale ancora da rispondere a tutti gli
imerrogativ.
Dalla composizione del gruppo guerrigliero (17 ufficiali dell'esercito
cubano, tra i quali molti veterani della Sierra Maestra, 3 dirigenti politici
peruviani, 15 membri del PCB, 9 del PCB filocinese) Varlin ricava la
convinzione che non si trattasse di un "foco" guerrigliero, ma in realt di
"uno staio-maggiore, che aveva cercato un luogo proprizio per
l'addestramento militare di dirigenti di futuri focos, da installare altrove in
BOlivia, ma anche in Per e in Argentina".
Vi uh piccolo dettaglio che confermerebbe questa tesi di Varlin. Nei
"corsi pomeridiani" impartiti ai guerriglieri si insegnava anche il quechua
(vedi nota 37), mentre i dialetti del Nancahuazu appartengono al gruppo
guarani (151). Escludendo l'ipotesi di un'ignoranza linguistica che i fratelli
Peredo e gli altri boliviani avrebbero certamente segnalato, rimane l'ipotesi
che gli allievi del corso dovessero essere inviati in altre zone della
cordigliera andina, abitate da contadini di lingua quechua (per esempio
popolazioni aymara della Bolivia, in Peni, ecc.).
Non si sarebbe trattato di un foco guerrigliero, quindi, e tantomeno di
un progetto nazionale destinalo ad impiantare una vera e propria guerriglia
rurale In Bolivia (perlomeno non in quella prima fase). Guevara si
riprometteva invece, secondo tale ipotesi, d formare uno "stato-maggiore"
di quadri peruviani e boliviani (laddove il settore argentino del progetto era
in preparazione e passava anche attraverso le istruzioni affidate a Ciro
Bustos, l'argentino arrestato con Debray). Questi a loro volta avrebbero
dovuto creare ed addestrare altri gruppi guerriglieri in altre zone della stessa
Bolivia e nei paesi limitrofi.
Era un progetto continentale nel vero senso della parola e non pi
soltanto come slogan propagandistico . Il Che del resto non poteva
realisticamente pensare ad una conquista del potere nella sola Boliva,
davanti a l a minaccia concreta e quotidiana di un intervento diretto
nordamericano. Sarebbe stata un'incredibile ingenuit.
Egli doveva mirare piuttosto all'apertura di vari /ronfi di lotta , ma
contemporaneamente, per porre le premesse material di una vittoria
anch'essa contemporanea in almeno tre paesi del grappo andino: Bolivia,
1

(151) E ceppo etnico, come s ricorder, dei, luoghi della prima infanzia del Che a
Puerto Caraguatay. Un'altra coincidenza simbolica nel "contrapunteo argentino di
asma e yerba mate", da aggiungere ale tante gi ricordate in questo lavoro. Per
inciso, nel Diario di Bolivia Guevara accenna ancora a grandi bevute di mate;
mentre la sofferenza per l'asma si aggrava, sino a farsi insostenibile nelle ultime
settimane per la mancanza delie medicine necessarie.
245

Argentina e Peni. II tutto in un contesto continentale in cui sopravvivevano


ancora - non lo si deve dimenticare - le guerriglie dell'America centrate, del
Venezuela e la. Colombia. Un piano del genere contava molto
realisticamente sull'impossibilitperl'esercito nordamericano di intervenire
contemporaneamente in tre paesi (senza, contare quello che sarebbe potuto
accadere negli altri), e corrispondeva, esattamente alla strategia guevariana
dei "molti Viet Nani" da anni predicata per l'America latina.
Un'altra conferma pu venire dallo stesso Diario... Fin dal primo
momento del suo arrivo, il Che esprime dei giudizi molto negativi sul
comportamento di Debray, ma arriva ad indignarsi veramente solo dopo
aver saputo dalla radio che il francese ha
"confessato l'obiettivo intercontinentale della guerriglia, cosa che non avrebbe
dovuto fare" (152).
Evidentemente 1"" obiettivo intercontinentale" era un aspetto ben preciso
e immediato dell'intera operazione e non semplicemente un progetto d
futura estensione della guerriglia boliviana dopo una sua vittoria o parziale
assestamento. Questo invece quanto si detto e creduto all'epoca, senza
mai cogliere l'astrattezza e l'ovviet di una. simile ipotesi: il difficile era
infatti far trionfare la guerriglia in Bolivia proprio nella prima fase, quando
un intervento degli USA sarebbe stato ancora, relativamente facile... E non si
potevano certo fare progetti per un'ipotetica seconda fase, d l da venire e
chiss in quali forme. Il Che era indubbiamente un sognatore, a suo modo,
ma non era certo il tipo da rischiare vite umane per trastullarsi con castelli di
carte su futuri successi e le loro improbabili estensioni, su scala
continentale o mondiale. La continentalizzazione doveva quindi essere un
disegno organico, da tempo previsto, e che doveva per giunta gi avere
delle ramificazioni organizzative, se Debray anche a questo riguardo era
riuscito a "parlare, pi del necessario"'.
Se questa ipotesi ha valore, sarebbero stati una serie di avvenimenti
Imprevisti, in parte casuali, ma in parte non ancora chiariti ad aver

(152) Giornata del 10 luglio 1967. Sulle "'dichiarazioni'' di Debray dopo il suo
arresto, si veda anche il 30 giugno: "Sul piano politico, la cosa pi importante la
dichiarazione ufficiale di Ovando sulla mia presenza qui. Ha detto inoltre che
l'esercito si trova davanti a guerriglieri perfettamente addestrati tra i quali ci sono
perfino dei comandanti vietcong che avevano sconfitto i migliori reggimenti
nordamericani.
"Si basa sulle dichiarazioni di Debray che, a quanto pare, ha parlato pi del
necessario". 1 giudizi negativi del Che a proposito di Debray sono alle giornate del
27,28 marzo, 3,17,19 e riepilogo di aprile 1967.
246

accelerato i tempi di avvio delle operazioni. Il Che quindi s sarebbe trovato


costretto, suo malgrado, ad assumere in maniera stabile la direzione di
un'impresa localizzata nazionalmente (e geograficamente), invece di
muoversi t r a i vari paesi, da un fronte guerrigliero all'altro', allo scopo di
assicurare colla propria presenza quella direzione unificata sovranazionale
- politica e militare - che e g l considerava l'obiettivo strategico numero uno. '
Ricordiamo che il primo abozzo politico di questo progetto continentale
delineato nell'articolo dell'ottobre 1962 ("Tattica e strategia della
rivoluzione latinoamericana"), che tra l'altro, stato pubblicato a Cuba solo
dopo la morte di Guevara. I primi passi per l'esecuzione furono compiuti
gi a partire dal 1964 da parte dei pi strett collaboratori del Che (Tania,
per es.), ma questi prese a lavorarvi direttamente ed intensamente solo dalla
primavera del 1965. Tenendo conto dei mesi trascorsi in Congo, resta il
fatto che l'impegno del Che nella preparazione dell'impresa boliviana era
durato meno di un anno. Molto meno del tempo che era stato necessario per
preparare la spedizione del Granma, e tenendo a mente che questa volta per
giunta si trattava di un progetto molto pi ampio, complesso e rischioso a)
per il suo carattere continentale e b) per lo stato d'allerta in cui si trovavano
i servizi antiguerriglia americani, pronti a soffocare sul nascere ed a
qualsiasi costo una nuova Cuba.
Cosa imped a Guevara di prestar fede alle proprie lucide previsioni ed
analisi sui nuovi orientamenti dell'imperialismo USA e dei suoi alleati?
Non certo un'ansia d'attivismo o un fanatico attaccamento all'efficacia
strategica delle proprie teorie sul foco guerrigliero, come hanno finito col
far credere anche i pi sinceri, ma sprovveduti ammiratori del militarismo
dell'ultimo Guevara. Rimangono quindi in piedi, come uniche ipotesi
esplicative, il fattore umano e il ruolo dei servizi segreti, entrambi per per
noi impenetrabili.

4. L'internazionalismo
Il nomade ribelle che zaino in spalla e sete d'avventure si avvia a
percorrere sentieri inestricabili di cultura e paesaggio latinoamericano, ha in
s tutti i germi della futura passione internazionalista. Il guarani, l'Irlanda e
l'ispanismo gi sedimentati nel mondo onirico del Guevara cordobese e
portello (153), dilatano i pori d'una fantasia adolescenziale avida

(153) Cittadino d Buenos Aires. A febbraio del 1964, rispondendo a Marta


Rosario Guevara, il Che aveva scritto: "In verit non so bene di quale parte della
247

d'avventure e scoperte. La letteratura alimenta la tensione, che si fa ansia


del conoscere ed insofferenza di confini. Le frontiere s dileguano sotto le
ruote d'una motocicletta sovraccarica ed gi un cosmopolita che percorri,
in volo il cammino inverso, dalla penisola "fiorita" alle "buone arie"
dell'Argentina.
Ma l'olezzo che emana dalla Casa Rosada dei primi anni '50 tutf altro
che salubre, per un cittadino del mondo. Nella Doctrina peronista sono
concentrati tutti gli apoftegmi, i detti memorabili del Caudillo, pi atroci e
banali proprio contro il cosmopolitismo, contro "las ideologfas exticas"
(1944), contro "las corrientes iconoclastas que vienen del exterior"(1947).
Con Pern l'Argentina cade in preda alla follia nazionalista pi esasperata
del dopoguerra, dove l'antico .anelito all'indipendenza, si fa oscurantismo,
sottofondo irragionevole di valori razziali e "di stirpe": Dio, Patria, Lavoro,
e Famiglia diventano in quest'ordine un dogma "popolare" che il Caudillo
grida dal balcone, ma le masse ripetono con fervore.
Per Guevara non c' posto in quell'ubriacatura sciovinista. E cos, il
paese che ha prodotto l'ultimo grande rigurgito di retorica nazionalistica, d
vita anche al suo antidoto. "Dialettica della storia" avrebbe certamente
pensato il futuro simbolo dell'internazionalismo contemporaneo. E questo
ignorando che la propria vicenda esistenziale, vissuta e sofferta per la causa
d'un mondo senza frontiere, si sarebbe fatta universalismo e in tale veste
trasmessa agli archivi della storia.
Negli anni della Bolivia, Guatemala e Messico si cristallizza
definitivamente una dimensione continentale del pensiero politico del Che,
gi percorsa dai grandi predecessori e libertadores latinoamericani: da Martf
a Sandino, per citare i suoi favoriti. Ma in realt le riflessioni personali e
pi intime, contenute nelle lettere di Ernesto -ala madre prima dell'impresa
cubana, rivelano un bisogno di espansione mondiale di quel
continentalismo, gi organico e fisiologico. 1 sogno del viaggio a Parigi e
addirittura di un trasferimento' n e l a vecchia Europa attraversa incessante
l'ultima parte d e l a corrrispondenza, insieme al desiderio di misurarsi col
presunto "esotico", le moderne Indie orientali e i paesi del "cortisone", alias
impenetrabile e suggestiva cortina di ferro.
La rivoluzione cubana una parentesi in questo itinerario
internazionalistico. E" anche una battuta d'arresto evidente e comprensibile.
D a l a Sierra non si vede pi il mondo, ma l'Isola. Un'isola tuttavia che per
il Che gi "mondo". Per la seconda volta sta infatti rischiando la vita in
una terra che, dopo tutto, non sua. Che lo diventa certo con la lotta, ma
Spapa sia oriunda la mia famiglia. Naturalmente da molto che ne sono partiti i
miei antenati con una mano dietro e l'altra davanti; e se io non le tengo ancora cos
soltanto per la scomodit della posizione" (IV, 502).
248

allo stesso modo poteva diventarlo qualunque altro angolo del globo, oppresso e sfruttato. Vi quindi una pausa "nazionalitaria" cubana e di passaggio, che prepara e rilancia la seconda fase d'affannoso internazionalismo.
Gli anni della "Diplomazia". Guevara appare estremamente cauto e
circospetto nelle sue prime missioni all'estero. Non si fida dei-canali,
attraverso cui scorre il discorso politico internazionale; non si fida degli
interlocutori - gli ultimi grandi nazionalisti - che incontra e conosce
finalmente di persona; non si fida della retorica diplomatica sui "paesi
fratelli", "socialisti" od "antimperialisti'' che siano. La fratellanza che egli
cerca alla base, nella fame e nel sottosviluppo, nella vita di chi soffre e nel
sacrificio d chi lotta. La Cuba che si porta sulle spalle ad ogni nuovo
viaggio non trova posto nelle conferenze dei popoli di Bandung. Egli la considera parte invece del grande popolo mondiale degli abissi: dell'Intemazionale inferocita nella dipendenza, pronta a nuovi sacrifici e soprattutto
nuove lotte. Abbandona allora le regole della diplomazia formale ed utilizza
i viaggi per creare rapporti, future collaborazioni e per denunce. Soprattutto
denunce, dell'imperialismo, del nazionalismo prevaricatore dei forti e del
nazionalismo succube dei deboli. Nasce cos la sua fama di "ambasciatore
della rivoluzione", non pi cubana soltanto, ma continentale: mondiale lo
sar un giorno.
Il momento della "svolta" ha una data precisa: ottobre 1962, la crisi dei
missili a Cuba. Mentre in una grotta-bunker dirige le operazioni militari per
il fronte occidentale (provincia di Pinar del Rio), Guevara redige anche il
manifesto poltico pi radicale e maturo i cui si abbia traccia fino al suo
messaggio all'Ospaal. Verr pubblicato solo dopo la morte col titolo di
"Tattica e strategia della rivoluzione latinoamericana":
"Si tratta dell'esempio di un popolo che si dimostra disposto alla distruzione
atomica perch le sue ceneri servano da fondamento a societ nuove e che quando
si giunge, senza consultarlo ad un accordo' mediante il quale vengono ritirati i
missili atomici, non tira un sospiro di sollievo, non ringrazia per la tregua, ma si
intromette per far sentire la sua voce...
Cuba sull'orlo dell'invasione: minacciata dalle forze pi potenti
dell'imperialismo mondiale, e persino di morte atomica. Dalla sua trincea che non
ammette ritirate lancia all'America il suo appello definitivo alla lotta; ad una lotta
che non si decider in un'ora o In pochi minuti di battaglia terrbile, ma in anni d
logoramento incruento in tutti gli angoli del continente, tra atroci sofferenze... Da
qui, dalla sua trincea solitaria, il nostro popolo fa udire la sua voce. Non il canto
del cigno di una rivoluzione sconfitta; un inno rivoluzionario destinato a
perpetuarsi sulle labbra dei combattenti d'America. Riecheggia nella storia" (II,
513-8).
E' un ritorno al "continentalismo" originario e di .giovent, ma su altre
249

basi. Ve lo spinge il dato positivo dell'esistenza della rivoluzione cubana


ma anche il dato negativo della sordit della diplomazia antimperialista dei
paesi "fratelli" e dei "non-allineati". Preparato dai due discorsi ufficiali
all'Organizzazione degli stati americani (Punta dei Este, agosto 1961) il
manifesto della crisi caraibica seguito da articoli, interviste su problemi
internazionali e dai due discorsi all'Assemblea generale del'ONU
(dicembre 1964). E" difficile immaginare l'effetto in q u e l a sala di
dichiarazioni personal ed appassionale di fede internazionalista come la
seguente:
"Mi sento patriota dell'America latina, di qualsiasi paese dell'America latina,
nel modo pi assoluto, e qualora fosse necessario sarei disposto a dare la mia viti
per la liberazione di qualsiasi paese latinoamericano, senza chiedere nulla a
nessuno".
Od anche di esplicite ammissioni di responsabilit, come le seguenti,
che avranno fatto sobbalzare i delegati d e l e nazioni abituati a nascondere
col linguaggio ipocrita dei comunicati-stampa le proprie questioni inteme.
Guevara ha ormai rotto con ogni "diplomazia" quando a un'albita
Assemblea dcl'ONU dichiara:
"Fucilazioni? S, abbiamo fucilato, fuciliamo e continueremo a fucilare finche
sar necessario. La nostra una lotta a morte" (II, 461,465).
A febbraio del 1965 inflgge un altro colpo a l a "diplomazia". Ma questa
volta il campo del""ntemazionalsmo proletario" a tremare, davanti a l a
franchezza del linguaggio di Guevara. Ci sono regole non scritte in quel
particolare settore d e l e relazioni internazionali, che ogni paese partecipante
deve rispettare; ed anche Cuba, se vuole continuare a riceverne l'aiuto. 1
ricatto esplicito, ma l'ambasciatore d e l a rivoluzione non cede. Da Algeri,
al Seminario economico di solidariet, le agenzie d stampa di tutto il
mondo diffondono incredule 1 testo dell'intervento di Guevara:
"Lo sviluppo dei paesi che iniziano ora il cammino della liberazione, deve
costare ai paesi socialisti...
I paesi socialisti hanno il dovere morale di porre fine alla loro tacita complicit
con i paesi sfruttatori dell'Occidente...
Non vi altra definizione del socialismo che sia valida per noi all'infuori
dell'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo... e se invece di verificarsi
tale fenomeno, il lavoro per eliminare lo sfruttamento ristagna o addirittura perde
terreno, non si pu neppure parlare di costruzione del socialismo" (II, 481-2).
Vengono denunciati i termini delo "scambio ineguale" tra paesi
250

"socialisti" e paesi sottosviluppati ( ma tra questi ultimi Guevara intende


solo quelli impegnati a rompere il rapporto della dipendenza); si chiede che
gli investimenti dei primi nelle economie dei secondi siano svincolati da
criteri di redditivit; che vi si trasferisca senza esitazioni tutto l'aiuto tecnico
necessario per colmare il divario tecnologico che impedisce l'avvio",della
prima fase dello sviluppo; che si diano le premesse per una pianificazione
economica, "che dovr tendere ad essere sovranaiionale fin dal primo
momento"; ed infine le armi, lo strumento principale - dichiara il Che - della
liberazione dei popoli sottosviluppati:
"Le .armi, nei nostri mondi, non possono essere merci, devono essere
concesse gratis, nelle quantit necessarie e possibili".
E" poi ad un settore del fronte dei "non allineati" che Guevara invia
critiche radicali. Il tono fraterno, ma pur sempre privo di ipocrisie
diplomatiche. Egli cita espressamente come modelli positivi i movimenti
che lottano in prima persona contro l'imperialismo (Viet Nam, Laos,
Guinea, Congo, Sudafrica, Palestina ed Algeria), distinguendoli da quei
paesi sottosviluppati che si sono impaniati nelle maglie ed i miraggi del
"neocolonialismo". E riferendosi a questi ultimi egli denuncia i loro "giochi
di equilbrio tra capitalismo e socialismo", gli intrighi per ottenere vantaggi
dal conflitto tra le grandi potenze; l'incapacit strutturale a vincere
l'arretratezza da parte d e l e "nascenti borghesie autoctone", delle
"classi borghesi parassitarie e in stretta alleanza con gli interessi metropolitani
che poggiano su un certo benessere o sviluppo transitorio del livello di vita dei
popoli...
In una serie di paesi dell'Africa e dell'Asia si sta rapidamente verificando ci
che alcuni hanno chiamato la sudamericanizzazione di questi continenti, lo
sviluppo cio, di una borghesia parassitaria che non apporta nulla alla ricchezza
nazionale, che, oltre tutto, deposita fuori del paese, nelle banche capitalistiche, i
suoi ingenti profitti mal guadagnati e che scende a patti con i paesi stranieri per
ottenere maggiori benefici, senza curarsi minimamente del benessere del popolo".
Guevara propone di escludere le nazioni dirette da questo genere di
borghesie dal novero dei paesi antimperialisti; indica nella rivoluzione
socialista l'antidoto al sottosviluppo; propone la sostituzione del vecchio
sistema dei rapporti intemazionali tra i paesi emergenti con un nuovo
"diritto rivoluzionario". Lancia infine il suo messaggio di fratellanza
universale, da realizzarsi nel processo di lotta perla liberazione dei popoli.
E' la sua ultima apparizione pubblica. Qualche settimana dopo entrer
nella "clandestinit" che dovr concludersi con l'impresa boliviana: un
disperato tentativo di tradurre in pratica gli ideal del'intcrnazionalsmo.

251

Molto si detto e scritto su questa scelta, fin dal giorno in cui ad ottobre
del 1965, Fidel Castro lesse la lettera "de despedida" del Che. Portava la
data del 1 aprile 1965:
"Sento di aver compiuto quella parte del mio dovere che mi legava alla
Rivoluzione cubana nel suo territorio... Altre terre del mondo reclamano il
contributo dei miei modesti sforzi..."
Due temi dominano quel testo indimenticabile ed affiorano ad ogni riga,
dalla scelta dei termini e delle immagini: una volont politica irriducibile da
parte del Che di portare a compimento il programma deirinternazionalismo
per la nostra epoca (vale a dire la rivoluzione mondiale per il socialismo) ed
una rassegnata malinconia esistenziale. L'inconscia consapevolezza dell'imparit del compito, espressa in quegli insoliti accenni al mondo degli affetti,
alle speranze, alle "lacerazioni dello sprito".
"Lo faccio con un misto di allegria e di dolore..."
A gennaio del 1966 si riunisce la Prima Conferenza dei popoli d'Africa,
d'Asia e d'America latina (OSPAAL). Sembra una concretizzazione dei
suoi ideali internazionalistici. Anche il fatto che si riunisca all'Avana lo
confermerebbe. Ma il Che assente. N un discorso registrato, n un
messaggio. Tra i grandi ritratti che dominano il palco della presidenza si
riconosono Sandino, Marti, Macco, Carnilo Cienfuegos, in mezzo ad eroi
della lotta di liberazione africana ed asiatica.
Anche El Mandi Ben Barka assente, il principale organizzatore della
conferenza: assassinato due mesi prima, al ritorno da Cuba, colla
connivenza dei servizi segreti francesi. A giugno un colpo di stato tenutosi
proprio alla vigilia del vertice afro-asiatico, aveva gi eliminato dalla scena
politica Ahmed Ben Bella, l'anima stessa della rivoluzione algerina, un
grande "alleato" di Guevara.
Con queste tre grandi assenze la conferenza monca. Lo saranno anche
le sue decisioni e l'atmosfera in cui si svolge. Il discorso conclusivo di
Fidel Castro, per esempio, costretto a soffermarsi a lungo proprio sulla
questione dell'assenza del Che, evidentemente per rispondere ad una
domanda inespressa, ma diffusa tra delegati e la stampa estera:
"U compagno Guevara si unito a noi quando eravamo esiliati in Messico e,
fin dal primo momento, egli ha chiaramente espresso l'idea che una volta
terminata la lotta a Cuba, avrebbe avuto altri compiti da assolvere altrove (154), e
(154) Lo pu confermare una lettera del Che ala madre, del 15 luglio 1956, scritta
252

noi gii abbiamo sempre dato la nostra parola che nessuna ragion di stato, nessun
interesse nazionale, nessuna circostanza ci avrebbe spinti a chiedergli di restare nel
nostro paese od a porre degli ostacoli ai suoi desideri, alla sua vocazione".
Ma Castro si abbandona poi ad una polemica minuziosa, lunga,/;
interminabile nell'economia del discorso, con alcuni gruppi latinoamericani
e con singoi intellettuali che nei mesi precedenti avevano avanzato dei
dubbi sull'assenza del Che, arrivando ad insinuare che fosse stato eliminato
a Cuba. SI era trattato chiaramente di farneticazioni, in alcuni casi di dubbia
provenienza (i gruppi del cosiddetto "bureau latinoamericano" posadista),
sempre pero insignificanti.
A cosa mira Fidel con quella lunga divagazione sull'assenza di
Guevara? E' difficile dirlo. Ma se l'obiettivo di canalizzare altrove le
divergenze, il tentativo fallisce. Le dichiarazioni ufficiali della Conferenza,
mantenendosi su un piano di denunce puramente formali, non riescono a
nascondere l'eterogeneit dei partecipanti.
Guevara informato dettagliatamente di tutto ci. Nascosto in qualche
angolo di Cuba, o in procinto d tornarvi dal Congo, segue con
apprensione l'andamento dei lavori dell'Ospaal. Vede II fallimento e si
rende conto che la "diplomazia da paesi fratelli" sta preparando nuovamente
il sopravvento sugli impegni concreti e le responsabilit dirette nella lotta.
Di qui la decisione di accelerare i preparativi boliviani, come arma di
pressione ed anche per crearsi una tribuna mondiale, dalla quale inviare
nuovi messaggi, liberi dalle mediazioni che il gioco delle parti impone
anche al governo cubano.
Il movimento tricontinentale gli tributa tiepidi omaggi, ma in realt
sembra gi intenzionato a canonizzare il suo pensiero: in particolare la sua
concezione militante dell'internazionalismo, per non parlare delle critiche ai
paesi "fratelli". Molti lo considerano politicamente gi morto, visto che
anche in quelle delegazioni provenienti da un "terzo mondo" di aspiranti
ministri, ambasciatori e burocrati - e tra le quali i movimenti combattenti si
contano sulle punta delle dita - non avere pi incarichi governativi equivale
ad esser "morti". Guevara sar magari un simbolo e un esempio, ma perch
ci funzioni "politicamente" necessaria la prova del martirio. Come
Lumumba o lo stesso Ben Barka.
in carcere dal Messico. Sono i giorni in cui Guevara sta per terminare uno sciopero
della fame fatto per la liberazione dei suoi compagni (non per s, si badi bene,
visto che pensava di trovarsi in una situazione cos irregolare dal punto di vista
legale, da non poter realsticamente pretendere d'essere lasciato libero). Scrive
dunque ala madre: "E' inoltre certo che dopo aver riscattato torti a Cuba me ne
andr in un posto qualsiasi ed anche sicuro che rinchiuso in un ufficio
burocratico o in una clinica per malattie allergiche starei male".
253

Quanti tra i delegati alla Tricontinentale possono credere sinceramente


che il progetto guerrigliero del Che avr sorte migliore dei tanti gi distrutti.
0 In corso di distruzione, proprio nel bienneio 1965-66, da parte dei nuovi
specialisti dell'antiguerriglia?
Il cinismo sembra ammantarsi per una volta di realismo e Cuna si
ritrover sola alla Conferenza per la Solidariet Iatinoamericana (OLAS,
agosto 1967). Unico governo del "terzo mondo" a credere ancora
necessario l'internazionalismo e la rivoluzione, ultima "Isola" della
speranza, circondata in quell'occasione da un arcipelago di partiti (ni),
gruppi e pseudogruppi - sigle che possono celare a volte anche so'o un
avventuriero o pochi disperati combattenti - impegnati a divdersi e
ricontarsi su un problema di apparente tattica militare: lotta urbana nel
tempo o guerriglia rurale subito?
Il resto - vale a dire il programma politico, la teoria e l'Ideologia
sembra scontato: chi sia il nemico, chi gli alleati, quali gli obiettivi.
Nell'entusiasmo e nella demagogia si d per acquisita la scelta
rivoluzionaria da parte di tutti i presenti all'OLAS, purch si pronuncino a
favore della guerriglia. A riguardare i consensi di allora, posti in calce a
furentissime dichiarazioni di guerra all'imperialismo, si resterebbe
sbalorditi. Spesso sono gli stessi partiti che negli anni seguenti integreranno
1 vari "frentes amplios", elettorali e di governo, coi partiti d e l e rispettive
borghesie.
L'assenza di Guevara decisiva per 1 fallimento anche del'OLAS.
Tutte le semplificazioni, le deformazioni, vere e proprie caricature del suo
pensiero, diventano possibili. La sua assenza si trasforma in una grave
responsabilit, nei confronti di un movimento rivoluzionario laiinoamericano che egli aveva potentemente contribuito a far crescere ed educare: fu
uno sbaglio averlo lasciato solo nel momento di passaggio, nel momento
d e l a verit si potrebbe dire, pensando al contesto latinoamericano di
offensiva e controffensiva di quegli anni. E Guevara se ne rende conto, ma
dalla Sierra boliviana, troppo tardi, come dimostrano proprio le scarne
osservazioni sul'OLAS contenute nel Diario. Vi compare addirittura
l'amara constazione che principali responsabili del sabotaggio dela
guerriglia in Bolivia abbiamo potuto tentare di rappresentarla al'Avana.
Annoto Guevara:
"Lungo discorso di Fidel in cui si lancia contro i partiti tradizionali e
soprattutto contro quello venezuelano; pare che l'alterco dietro le quinte, sia stato
grande" (10 agosto).
"Si decifrato completamente il comunicato nel quale si dice che se l'OLAS
stato un trionfo, la delegazione boliviana stata per una merda; Aldo Flores del
PCB pretese di rappresentare l'ELN; dovettero smentirlo" (5 settembre).
254

Al danno si aggiunge la beffa. Qualche giorno dopo il Che ascolta alla


radio un commento dei comunisti ungheresi che lo riguarda. La propaganda
dei paesi "fratelli" gi al lavoro infatti, per ridimensionare anche Usuo
simbolo, ormai veramente ingombrante, come dimostra praticamente ognjL
conferenza od avvenimento internazionale in cui si tocchino i, temi'
dell'antmperialismo. Scrive Guevara nel Diario, un mese esatto prima della
morte:
"Un giornale d Budapest critica Che Guevara, figura patetica e, a quanto pare,
irresponsabile e porta ad esempio la posizione marxista del Partito comunista
cileno che assume atteggiamenti pratici davanti .alla realt (8 settembre).
Pochi mesi prima, il 18 aprile 1967, la rivista dell'Ospaal,
Tricontinental aveva pubblicato' il suo celebre messaggio. L'ultimo
documento programmatico del Che era destinato, in quel particolare
momento, a riportare l'attenzione dei movimenti di liberazione sui compiti
conc reti e le condizioni via via pi difficili della lotta. Ma nelle intenzioni di
Guevara era destinato .anche a ristabilire la natura reale delle proprie
concezioni rivoluzionarie, contro l'uso strumentale che ne veniva fatto un
po' ovunque.
Egli non poteva certo immaginare che mentre dell'impresa boliviana
non sarebbe rimasto di l a breve nulla - tranne il ricordo - il fascino e
l'attualit di quel messaggio gh sarebbero sopravvssuti a lungo (155).
E questo perch egli era. finalmente riuscito - con le parole meglio che
col fucile - a fondere ragione politica e passione umana, trasformando agli
occhi d una parte dei contemporanei il suo internazionalismo in autentico e
vissuto universalismo. Ed significativo che ci sia riuscito proprio con quel
messaggio e mentre era. .ancora in vita, prima che con la sua morte.
Non possono esservi dubbi quindi che da quel'intera vicenda fosse
finalmente l'uomo ad uscirne vincitore. Quello stesso "uomo" che era stato
al centro delle preoccupazioni del Che nel coreo della sua. intera esistenza.
(155) Dell'entusiasmo provocato da quel messaggio al suo primo apparire,
difficile rendere conto a venti anni, di distanza. Si pu dare un esempio
dell'atmosfera dominante in certi ambienti intellettuali ed anche tra studiosi seri,
non certo imputabili d'estremismo. Claude Julien alla fine di un suo lavoro di
sociologia politica, cita il brano conclusivo del messaggio del Che e poi commenta:
"La voce di Che Guevara gli arriva [al privilegiato .della societ del benessere,
n.d.a.] al d l della sua tomba... Questo appello risuonato nel mondo intero, ed
siato accolto'. .Anche se l'impero sterminer, numerose guerriglie, 'la. rivoluzione
delle 'nazioni proletarie" non per questo' meno ineluttabile". C. Julien, L'empire
amricain, Paris, 1968 [trad. it, Milano, 1969, p. 424],

255

Capitolo V

Umanismo e utopia
"Affior in me una goccia
del poeta fallito che porto dentro"
(lettera al poeta Leon Felipe, 21 agosto 1964)
"Oltre alle scimmiette burocratiche che hai partorito
hai messo al mondo un piccolo profeta ambulante
che annuncia l'avvento del giudzio finale
con stentorea voce che"
(lettera alla madre,17 giugno 1955)

LI giovani (156)
Nel 1918, dieci anni prima della nascita di Guevara, la citt di Cordoba
era stata la culla deEa pi grande ondata di lotte studentesche della storia.
Dall'Argentina, il movimento per la Reforma universitaria si era esteso
all'intero continente, trovando uno dei suoi capisaldi proprio all'Avana e un
leader nella figura prestigiosa di M i o Antonio M e l a , futuro fondatore del
Partito comunista cubano.
Gli avvenimenti storici contemporanei che maggiormente ispirarono ed
alimentarono quel movimento - favorendo per l'appunto la sua dimensione
sovranazionale - furono la rivoluzione russa e la messicana. Di l nascevano
anche le principali organizzazioni d e l a sinistra latino americana,
nazionalista, riformista e rivoluzionaria. E sar nel clima politico avviato e
tramandato da quell'originaria radicalizzazione studentesca, che col passare
degli anni si formeranno molti dei pi celebri uomini politici del continente.
II Che ne parla agli studenti di Santiago il 16 ottobre 1959, incitandoli a
studiare quel'esperienza ed andare a verificare poi i destini politici dei suoi
principali artefici:

(156) Pubblicato' in Jonas, rivista mensile della FGC1, giugno 1987.


256

"Potremmo guardare pi in l, analizzando la grande conquista della Riforma


universitaria del 1918, realizzata nel mio paese di origine e nella mia provincia
d'origine, Cordoba. Potremmo analizzare le personalit della maggioranza di
quegli studenti combattivi che si batterono per l'autonomia universitaria, contro i
capi conservatori che in quell'epoca governavano in tutti i paesi dell'America
latina" (TV, 12).
Guevara tuttavia non partecip alle vicende studentesche dell'Argentina per sua stessa ammissione (lettera a Lisandro Otero) - e l'esperienza di vita
universitaria fu per lui cos discontinua, da non lasciare tracce significative
sulla sua formazione. I due grandi viaggi "d'avventure" nel continente e i
quindici esami di medicina sostenuti in sette mesi, stanno a dimostrare
quanto intensamente il Che abia vissuto quella parte della propria esistenza
che potremmo definire" giovane" (e non certo per motivi anagrafici). Ma
anche quanta poca esperienza diretta egli abbia avuto del dramma reale della
"condizione studentesca" latinoamericana: il dramma cio d'una condizione
provvisoria e marginale, orientata all'assolvimento impossibile d'una
determinata funzione sociale, priva di prospettive professionali concrete, in
economie dipendenti e in contesti di cultura neocoloniale, conservatori ed
arretrati.
Eppure, il libro su "La funzione sociale del medico in America latina"
voleva essere oltre che un atto d'accusa contro il ruolo avvilente della
medicina svolta a fini di lucro, anche una denuncia appassionata di quel
destino di frustrazione professionale, tipico appunto della condizione
giovanile e studentesca, nelle varie e specifiche realt latinoamericane. Un
atto d'accusa e di denuncia, quindi, svolto dal punto di vista d'una
categoria studentesca particolare, ma con la proiezione continentale e la
forza di generalizzazione caratteristiche dell'intera produzione teorica
guevariana.
Il viaggio in motocicletta coll'amico Alberto Granados, le visite ai
lebbrosari, le escursioni archeologiche, la "fame insaziabile di conoscenza"
(come dir di lui Fidel Castro), il vagabondare ansioso alla ricerca di s e
degli altri, sono esperienze umane ed elementi esistenziali che fanno della
personalit del Che un'emblema di "giovane" per eccellenza.
Abbiamo gi visto di quali letture, esperienze culturali e preferenze
letterarie si alimentassero quella "personalit" e le sue elaborazioni teoricopolitiche. Ora possiamo invece confrontare l'ampiezza della sua filosofia
sociale (da noi definita come "umanismo rivoluzionario") e la sua
concezione originale del rapporto teoria-prassi (da noi sintetizzata nei
termini d'una "dialettica delia liberazione") con le sue riflessioni sulla
questione giovanile.
Una "questione" che al pari dei problemi della morale, del senso

257

della storia, dell'utopia, ha per il Che la pregnanza filosofica e la forza


esplosiva sufficienti per scardinare dall'interno una qualunque visione della
vita, che pretenda di parlare dell'uomo senza porlo realmente al centro della
storia, come soggetto attivo e protagonista di trasformazione sociale.
Nel 1965, ne " 1 socialismo e l'uomo a Cuba", il Che definir la
giovent come "l'argilla malleabile con la quale si pu' costruire l'uomo
nuovo, senza nessuna delle tare del passato" (IH, 20). Un'immagine che si
sostanzia delle grandi anticipazioni storiche, contenute in quello stesso
testo, riguardo all'arte rivoluzionaria, la cultura, l'amore e il ruolo della
personalit pi in generale (e che liberano quindi quella "malleabilit
argillosa", da qualunque possibile interpretazione equivoca o psicoriduttiva
della personalit in formazione del giovane).
E' quella del resto una posizione di forza del pensiero del Che - riguardo alla soggettivit del destino dell'uomo, giovane o non-giovane, maschio
0 femmina - alla quale egli arriva attraverso una serie contraddittoria di
riflessioni, delle quali si pu qui dare soltanto una sintesi.
Partendo da concezioni ingenuamente pragmatstiche sul ruolo del
giovane, operoso, volenteroso, impegnato a "firmare un contratto d'onore
con la societ" - il Che arriva a maturare delle posizioni via via pi
complesse ed articolate, cos come accade parallelamente negli altri campi
della sua teoria sociale, da noi in parte gi analizzati. E' in un discorso del
febbraio 1962, ("Alla scuola di Qualificazione tecnica di Santa Clara"), che
1 giovani vengono paragonati a dei "soldati che stanno in trincea", che come
arma dispongono delle conoscenze toniche e come difesa della propria
volont di apprendimento.
Sono immagini retoriche, tratte da modelli di propaganda importata dai
paesi dell'Est, ispirati ad antiche e sempre rinascenti tentazioni di
militarizzazione del lavoro giovanile. Modelli ormai obsoleti, comunque,
scarsamente applicabili e realizzabili nella stessa Cuba del 1962. Rimane
ciononostante il loro significato fortemente riduttivo delle aspirazioni e d e l e
potenzialit di quegli stessi giovani, ai q u a ! 1 discorso del Che si limita
n e l e conclusioni a raccomandare la "necessit d'esser maturi", per
diventare "operai d'avanguardia, attivisti e rivoluzionari".
Abbiamo gi visto in altra parte come primi anni "60 siano stati un
periodo molto travagliato nel pensiero dei Che, ispirato ad una ricerca
d"'ortodossia" quasi da inerme neofita del marxismo: un periodo
caratterizzato sul piano ideologico da un'acritica adesione ai
canoni dogmatici del "materialismo-dialettico", poi rapidamente superati ed
abbandonati nel corso delia sua autentica "maturazione" marxista, sul piano
umano, politico e culturale.
Un esempio di questo processo di ripensamento ed affinamento degli
strumenti di elaborazione teorica dato da un discorso d e l a fine dello
258

stesso 1962, sul tema di "Cosa dev'essere un giovane comunista". Fin


dalla presentazione del problema il Che costretto ad ammettere
francamente:
"Siarao'tutti convalescenti di quel male che s chiama settarismo" (TV, 90)..
E il settarismo si sarebbe dimostrato, secondo Guevara, nel
conformismo politico dell'Unione dei giovani comunisti (UIC), nel suo
essere stata semplice cinghia di trasmissione di idee prodotte dall'alto,
senza riuscire a porsi realmente come parte integrante del mondo giovanile.
Per sanare tali carenze ed avviare un nuovo discorso sul ruolo della UJC, il
Che include ora- tra le qualit irrinunciabili del giovane comunista - alcune
caratteristicheidealiedoperativericavabilidirettamentedalbagaglioteorico
del proprio umanismo rivoluzionario: come la "sensibilit", lo "spirito
anticonformista", 1"'apertura ad ogni nuova esperienza", la "guerra al
formalismo".
"In sostanza - egli conclude - si impone al giovane comunista, di essere
essenzialmente umano, essere tanto umano da accostarsi al meglio dell'uomo;
purificare il meglio dell'uomo per mezzo del lavoro, dello studio, dell'esercizio
continuo della solidariet con il popolo e con tutti i popoli del mondo; sviluppare al
massimo la sensibilit fino a sentire l'angoscia ogni volta che in qualsiasi angolo
del mondo viene assassinato un uomo e fino a sentirsi entusiasta ogni volta che in
qualsiasi angolo del mondo si innalza una nuova bandiera di libert" (IV, 95).
Parlando ad un incontro internazionale di studenti e professori di
architettura, Guevara affronta per la prima volta la questione giovanile e
studentesca nei paesi in cui la rivoluzione ancora da compiere: parla cio
del ruolo anticapitalistico del movimento degli studenti in un periodo
(settembre 1963), in cui ancora nulla lascia presagire cosa stia per accadere
nel mondo intero, ad opera di quello stesso movimento internazionale dei
giovani.
Il Che ammette ancora una volta d'aver concepito "meccanicamente" nel
passato la funzione degli studenti, senza cogliere la contraddittoriet della
loro funzione tecnico-produttiva nelle societ capitalistiche e sottovalutando
quelle potenzialit umane, che invece tanta parte avevano avuto nella
propria maturazione rivoluzionaria:
"Avevo dimenticato che c' qualcosa di pi importante della classe sociale cui
appartiene l'individuo: la giovent, la freschezza d'ideale, la cultura che nel
momento in cui si esce dall'adolescenza si mette al servizio degli ideali pi puri."
(IV, 99).
259

Ora invece il Che si avventura con maggiore solidit di argomentazione


nei meandri dell'analisi dei meccanismi di "oppressione", che poi sono gli
unici che possono garantire una dinamica di radicalizzazione anticapitalistica, quando d'uno strato sociale si considera irrilevante - del tutto o in
parte - la classe sociale d'appartenenza. Alla luce di questo discorso
anticipatore di tematiche odierne (e felicemente negatore d'ogni formalismo
dogmatico), il Che arriva ad affermare che
"gli studenti sono nella maggioranza rivoluzionari. Hanno pi o meno
coscienza di una rivoluzione scientifica... Sono per natura dei rivoluzionari perch
appartengono a quello strato di giovani che si aprono alla vita e che tutti i giorni
stanno acquistando nuove conoscenze" (ibidem).
Quel carattere rivoluzionario potenziale dello studente, afferma
Guevara, pu poi trasferirsi nell'esercizio della professione (nei caso
specifico la professione dell'architetto, altrove il medico, ecc.), purch "la
cultura generale dell'umanit" si congiunga alla "tecnica generale
dell'umanit". Ma questo possibile solo se l'architetto acconsente a vivere
nella societ e non tenta invece di realizzare un'impossibile apoliticit,
voltando' le spalle al dramma delle condizioni di vita e di lavoro d'un
popolo. Altrove questa problematica verr sviluppata da Guevara anche in
termini di alienazione od identificazione col proprio lavoro. In questo
appello alla "politicit" dcH'intellettuale, il Che impiega un'espressione
molto significativa, che poi diventata il titolo convenzionale di quel
discorso:
"Questa una generazione votata al sacrificio..."
Una prospettiva forse poco attraente, ma certamente realistica per i giovani
cubani e per l'organizzazione politica che si sarebbe dovuta collocare alla loro
avanguardia: l'Unione dei giovani comunisti. A questa, invece, il Che costretto a
dedicare un discorso di critica molto dura, nel quadro della sua lotta pi generale e
pi nota contro le tendenze al burocratismo nell'apparato politico ed aministravo
della societ di transizione cubana
In un discorso del 9 maggio 1964 ("La giovent e la Rivoluzione") il Che
dichiara francamente che la UJC non riuscita a svolgere a Cuba un ruolo di
avanguardia a causa dei suo meccanicismo. Un difetto che ovviamente non si
ferma alla UJC, ma che il Che estende con estrema lucidit all'intero apparato
politico, dal quale in fondo dipende anche la formazione e l'orientamento
dell'organizzazione giovanile.
Come esempio di tale meccanicismo, Guevara cita imprevedibilmente la
questione nell'allegria, considerandola emblematica della situazione esistenziale ed espressiva della giovent in ogni parte del mondo. Ebbene, davanti

260

alla freschezza, alla spontaneit - e quindi anche alla "necessit" - del riso e
dell'allegria, era accaduto che
"i giovani dirigenti s'erano messi a pensare cosa debba fare la giovent... per
essere allegra.
_
'Ma come pu un giovane - esplode il Che nel suo discorso - mettersi a pensare'
cosa dev'essere la giovent!?
' Faccia semplicemente ci che pensa: questo deve essere ci che fa la
giovent". (TV, 110).
Allegria spontaneit ed creativit, secondo la critica di Guevara, ma
non "superficialit". SI pone quindi per il Che un problema di "profondit",
di impegno nella creativit, che per non deve soffocare l'immediatezza del
pensiero giovane. Guerra al'indottrinamento, quindi, e all'artificialit del
pensiero sostitutivo, per non distruggere quel carattere "intimo", che ne
costituisce l'essenza pi umana ed eversiva allo stesso tempo.
La "rivoluzione tecnica", il lavoro non-alienato, la ricerca scientifica campi ai quali dovranno ugualmente essere applicati l'entusiasmo, la
spontaneit e l'allegria - restano per, secondo Guevara, i banchi di prova,
le effettive finalit sociali di un impegno giovanile, politico ed ovviamente
rivoluzionario.
"Qui uno dei compiti della giovent: spingere, dirigere con l'esempio la
produzione dell'uomo di domani. E in questa produzione, in questa direzione
compresa la produzione propria" (IV, 114).
E' ormai il discorso sull'uomo nuovo e sulle trasformazioni sociali,
rivoluzionarie ed internazionaliste, che ne rendono finalmente pensabile
nella storia umana, la realizzabilit.
Agli uomini come il Che, ai combattenti "invecchiali" nell'assolvimento
della propria funzione, per il grande contributo umano e politico dato a
questo processo storico, non resta altra prospettiva - secondo Guevara e
per un futuro non lontano - che di ritirarsi per far posto ai giovani: a quegli
stessi giovani cresciuti e maturati politicamente col loro esempio. C' gi
molta malinconia - unita a profondo convincimento antiburocratico - nel
ministro-guerrigliero che conclude il proprio discorso rivolto ai giovani con
le seguenti parole:
"Credo che abbiamo svolto con una certa dignit un ruolo importante, ma
questo ruolo non sarebbe completo se non sapessimo ritirarci in tempo. Un altro
compito vostro anche di creare la gente che ci rimpiazzi, in modo che il fatto che
noi saremo dimenticati come cose del passato sia uno degli indici pi importanti del
molo di tutta la giovent e di tutto il popolo" (IV, 115).
261

Il messaggio del Che ai giovani non si limita ovviamente ai concetti e


agli interventi qui sintetizzati. Ben pi ampia stata la portata del suo molo
come simbolo e fonte di ispirazione politica per tutta una generazione di
giovani anticonformisti (se non propriamente rivoluzionari).
Dopo il tragico annuncio della morte del Che in Bolivia (9 ottobre
1967), in tutto il mondo sorta un'ondata di manifestazioni di piazza,
massicce e violente, senza precedenti, a riprova della popolarit che le sue
idee - dalla politica all'economia, dal personale al simbolico - avevano
avuto sulle nuove generazioni. Nella rivista degli studenti latinoamericani
(OCLAE, n. 28, aprile 1969), Mario Mencia ha ricostruito il quadro di
quelle manifestazioni studentesche, insieme ad una descrizione del loro
orientamento politico ("Che en el movimicnto estudiantil mundi al", pp. 2431).
Ne emerge un quadro imponente, soprendentemente ricco anche per
l'ampiezza del ventaglio politico delle organizzazioni giovanili coinvolte, ad
ulteriore dimostrazione del carattere universale ed unitario - nonostante la
sua indiscutibile radicalit - del messaggio del Che. Mencia conclude
affermando che
"rivendichiamo per il Che tutta questa carica di romanticismo che un vero
rivoluzionario possiede nelle proprie visioni del futuro. Esse anticipano la realt
dell'avvenire per la quale in ultima analisi si lotta e si disposti ad offrire la propria
vita".

Rudi Dutschke ha valorizzato l'apporto teorico e poltico del Che in


molte occasioni (per esempio nel dibattito con Marcuse, raccolto sotto il
titolo La fine dell'utopia, Bari, 1968, pp. 170-1). I suoi commenti pi
entusiastici alle posizioni del Che sono comunque in "Teoria y guerrilla",
apparso nella rivista cubana Revolution y Cultura (n. 12, 1968). [E
numero dedicato in particolare ai movimenti studenteschi europei, con
articoli tra gli .altri di Marcuse, Sartre, Karol, Rudd, Cohn-Bcndit, ecc.].
Ma forse l'esposizione teoricamente pi pregnante contenuta in un lungo
artcolo ("Sul tardocapitalismo, gli studenti antiautoritari e il rapporto col
Terzo mondo") che all'epoca conobbe una notevole diffusione: fu tradotto
anche dalla rivista cubana Pensamiento critico (n. 21,1968). In quella sede
veniva riconosciuta a Guevara la paternit d'un nuovo modo d'affrontare il
rapporto teoria-prassi, nei termini d'un possibile rovesciamento soggettivo,
anche di condizioni oggettivamente non mature per l'esercizio di un'azione
rivoluzionaria. Un aspetto del pensiero del Che che si prestava a forzature
ed interpretazioni semplicistiche (come abbiamo gi visto n e l a parte
dedicata alla guerriglia) e sul quale non possibile ora dilungarsi.
262

Pi generale invece e di pi ampio respiro il significato politico che


all'esempio di Guevara viene riconosciuto ne Le deuxirne souffl? di D.
Bensaid - C. Scalabrino (Parigi, agosto 1969), il testo teorico pi organico
ed approfondito prodotto nel movimento studentesco del Maggio francese:
"Il sostegno al Viet Nam, l'entusiasmo che ispira il Che, resuscitando
l'internazionalismo militante, sono la culla politica da cui derivano al movimento
studentesco intemazionale le sue molte affinit e spesso anche un linguaggio
comune".
Sono stimoli alla riflessione, spezzoni di discorso, "inconcluso" per la
stessa morte del Che. Partendo dalle sue posizioni ed arrivando ai
movimenti a noi contemporanei, dimostrano un'evoluzione ed un
arricchimento impetuoso dell'analisi marxista sulla radicalizzazione
giovanile. Essi confermano quanta acqua sia passata sotto i ponti del
Danubio, da quando Marx ed Engels analizzavano il ruolo degli studenti
nell'insurrezione del 1848 a Vienna. E di questo arricchimento
inconfutabile che una parte di merito vada anche alT'umanismo
rivoluzionario" del Che, al suo entusiamo e alla sua fede nell'uomo: visioni
culturali e atteggiamenti pratici che in lui furono sempre e veramente
"giovani".

2. La donna, l'amicizia, il compagno


Dalla corrispondenza del Che coi familiari emerge nitidamente il ruolo
avuto dalla madre per la sua formazione. Ne parla il padre, Ernesto
Guevara Lynch, presentando quelle lettere. Ma esse parlano anche da sole e
dimostrano l'esistenza di un rapporto intellettuale, oltre che affettivo, molto
profondo, durato per tutto il corso di una vita: vita che per Celia de la Sema
doveva concludersi nel 1965, all'et di cinquantasette anni. Aveva saputo
da poco della partenza del Che da Cuba e ne ignorava le ragioni.
Nelle lettere a lei indirizzate Guevara ha incluso alcune delle analisi
politiche pu accurate e preziose (per es. sulla Bolivia, il Guatemala e
l'Argentina dopo Pern), oltre ad una messe di considerazioni sul proprio
orientamento professionale, le scelte politiche e di vita, gli interessi culturali
prevalenti. Uri"amicizia" quindi che va ben al di l del tradizionale
attaccamento affettivo tra madre e figlio, accresciuto in questo caso dai
lunghi periodi di separazione, ed esaltato, pi che mediato, dalla natura
stessa dello strumento epistolare.
In queU'"amicizia", invece, si pu rinvenire qualcosa di molto pi
profondo e coinvolgente, una sorta di dialogo intellettuale con se stesso,
263

con un alter-ego materno, non soltanto disponibile, ma in grado anche di


contribuirvi. E questo per giunta con propri strumenti culturali, agli in.'i
addirittura pi saldi e certamente pi autonomi. Le polemiche epistolari tr_ i
due, per es. sull'individualismo o sulla questione del peronismo,
costituiscono la dimostrazione pi evidente di tale autonoma, di questo
rapporto fatto di continua tensione e reciprocit. In ultima analisi, un
rapporto realmente alla pari, tra madre e figlio, per il quale abbiamo
difficolt a immaginare dei precedenti nella storia della nostra cultura
occidentale. Ve ne saranno, probabilmente, ma privi della rilevanza storica
che il fenomeno "Guevara-de la Sema" ha acquistato grazie alla vicenda
esistenziale del Che.
Della "passione" nutrita per Celia - anche d parte dell'Ernesto "pi
maturo" - sono testimoni numerose pagine di corrispondenza, scritte negli
anni a cavallo della rivoluzione cubana. Come esempi si possono citare una
lettera dall'India del 2 luglio 1959 e la chiusa di un'altra, inviatale il 15
luglio 1956, durante lo sciopero della fame nel carcere "Miguel Schultz"
di Citt del Messico. Le ha appena comunicato l'intenzione di andare a
combattere a Cuba una volta riconquistata la libert:
"Cionostante mi pare che questo dolore, dolore di madre che si avvia alla
vecchiaia e che vuole suo figlio vivo, cosa rispettabile che ho il dovere di
considerare e che ho anche voglia di considerare, e mi piacerebbe vederti non solo
per consolarti, ma anche per consolarmi delle mie sporadiche, e inconfessabili
nostalgie.
Vecchia, ti bacia e ti promette la sua presenza se non ci sono novit, tuo figlio
II Che".
Gli accenti di struggenti affetto e nostalgia, contenuti nella lettera di
commiato ai genitori, scritta al momento di lasciare Cuba, sono troppo noti
per doverli ricordare.
Un'altra donna che ha avuto un ruolo determinante nella vita di Guevara
certamente la zia Beatriz, la sorella del padre. Anche per costei Guevara
Lynch fornisce un quadro molto vivido del rapporto intercorso tra i due
(157), mentre la lettura di quella parte minima di corrispondenza per il
momento disponibile, mostra il resto. Da parte del "nipote" Ernesto vi si
rivelano doti di tenerezza e malizia affettiva piene di brio e spontaneit, che
ci introducono in un angolo inatteso del mondo psicologico del Che.
Pi che una zia, Beatriz appare come una cugina, una coetanea del
mondo d fantasie nomadi e scapestrate in cui Ernesto, da studente a

(157) Emesto Guevara Lynch, Mio figlio il Che, cit, pp. 122-4
264

Comandante, continuer ad aggirarsi per buona parte d e l a propria


esistenza. Ma al fondo, dietro la cortina scintillante di lazzi ed ironia,
.merge un rapporto di autentica venerazione per quella donna. Si scopre
cos, e per inciso, che era lei a reggere le fila materiali del "contrapunteo",
preoccupandosi sistematicamente di rifornirlo di mate e di" Yanal, un
farmaco contro l'asma del nipote: un'asma per la quale si preoccup fin dal
primo momento con tenerezza, e continu a preoccuparsi per il resto d e l a
vita, certamente pi delo stesso Ernesto.
Altre figure femminile n e l a vita del Che?
L'amico Aguilar racconta che "nell'estate del 1952 era fidanzato con
una ragazza molto b e l a e ricca di Cordoba". Ma 1 viaggio in motocicletta
con Granados deve essere stato esiziale per quel'amore, sul quale anche il
padre nutriva qualche aspettativa, la segreta speranza di un'influenza
"stabilizzatrice" per la vita del giovane Emesto:
"A quell'epoca Ernesto si era appena fidanzato con una simpatica ragazzina di
Cordoba, e tanto io che i miei eravamo convinti che l'avrebbe sposata. Un bel
giorno invece Ernesto mi disse: Pap, vado in Venezuela". E con mia grande
sorpresa alla domanda: "Per quanto tempo?', mi sentii rispondere: 'Per un anno'.
'Ma, e la tua ragazza?', gli chiesi. 'Se mi vuole bene, mi aspetter', fu la risposta.
Ero abituato a queste risposte di mio figlio. Sapevo che era entusiasta di lei e
credevo che questo avrebbe placato la sua sete di nuovi orizzonti (ibidem, p.130).
La "fidanzata" invece non deve averlo aspettato troppo, anche se
probabilmente gli avr voluto molto bene lo stesso. Perch, a detta di tutti
coloro che l'hanno conosciuto, era difficile non voler bene al Che,
Nel'apparente rudezza dei suoi modi, c'era sempre un fondo di dolcezza
accattivante, unito ad una vena latina e "gaucha", di sofferta e umana
malinconia. Ma c'era anche, non lo dimentichiamo, la lettura e
l'ammirazione per Baudelaire.
In una lettera dell'agosto 1953 a l a madre, Guevara accenna ad una
vicenda affettiva occorsagli in Bolivia. Lo fa col suo tipico linguaggio,
scherzoso e figurato:
"In seguito sono stato preda di un'acchiappamariti, e mi sono ritrovato unto di
miele. Non sarebbe poi tanto strano che oltre ad altri due figlioletti avessi un
nipotino boliviano".
La nipotina l'avr invece di l a non molto, anche se nula lo farebbe
sospettare nella lettera alla madre del 10 maggio 1954:
"Quando leggo le tue lettere cos piene di esami e di idilliache coppie di
findanzati sono in difficolt, perch gli esami mi sono indigesti e il fidanzamento
265

mi pare insulso...
Contnuo a fare la mia vita da bohmien-burocratico-senza lavoro, che consiste
nel vivere in un appartamentino simile ad una trappola che concentra i miei delicati
profumi, lavorare gratis alla Sanit e mordermi le unghie pensando a una bistecca".
Sono le "condizioni di vita subguevariane" di cut parla in un'analoga
lettera del marzo 1954. Ma in realt l'amore ha gi cominciato a fare breccia
nel suo cuore e Hilda Gadea entra nella sua vita a tutti gli effetti (si veda la
nota 12). E" "l'uragano Hilda", come la chiama in una lettera alla zia
dell'ottobre 1955, scherzando sulla coincidenza di nome con un uragano
effettivamente abbattutosi in quei giorni sul golfo del Messico. Scrivendo
alla madre il 24 settembre 1955:
"Non so se avete ricevuto la notzia ufficiale del mio matrimonio e dell'arrivo
dell'erede... mi sono sposato con Hilda Gadea e avremo un figlio tea poco".
Sar invece una figlia, come comunicher con molta fierezza alla madre
nel febbraio del 1956, scrivendole da
"Citt del Messico, giorno 25 della nuova era...
La bambina abbastanza bratta , ma non c' che da guardarla per rendersi
conto che non diversa da tutte le creature della sua et... ciononostante, c'
qualcosa che la distingue immediatamente da qualsiasi altra bambina, il suo pap si
chiama Ernesto Guevara".
E' Hildita Beatriz Guevara Gadea. Cos la descrive il padre qualche
giorno dopo:
"Passer allora a parlare della bimba: sono molto contento di lei; la mia anima
comunista si espande pletorica: venuta fuori uguale a Mao Tse-tung. Gi adesso
si avverte l'incipiente pelata in mezzo .alla boccia, gli occhi bonaccioni del capo e 1 a
sua abbondante pappagorgia; per ora pesa meno del leader perch supera appena i
cinque chili, ma con il passare del tempo lo raggiunger. E" pi maleducata della
norma dei bambini".
1 sei luglio, scrivendo .ai genitori dal carcere, appare un'ammissione
significativa di ci che in fondo pu attendersi dalla nascita di quella
bambina. Presagi di morte ed ansie di vita si mescolano in questa lettera che
costituisce un primo malinconico commiato dai genitori, a pochi mesi
dall'imbarco sul Granma:
"Il mio futuro legato alla rivoluzione cubana. O trionfo con questa o ci
muoio... se mi capiter qualcosa di brutto, considerate queste righe come un
266

addio, non molto magniloquente ma sincero. Ho passato la vita cercando la mia


verit a viva forza e ormai, trovata la strada e con una figlia che ini perpetua, ho
concluso il ciclo. Da questo momento in poi non considererei la mia morte come
una sconfitta. (158).
Dopo la vittoria della rivoluzione, il 2 giugno 1959 Guevara sposa
Aleida March, una militante conosciuta nei giorni della battaglia di Santa
Clara, durante la marcia dalla Sierra all'Avana. Da lei avr quattro figli:
Alcidita, Cantilo, Celia ed Ernesto. A partire dal gennaio 1959 anche Hilda
Gadea s trasferisce con la figlia Hildita all'Avana, dove rester stabilmente
fin dopo la morte del Che. A Hildita il padre scriver una celebre lettera il
15 febbraio 1966, alcuni mesi dopo la sua "scomparsa" ufficiale da Cuba.
In tutta una prima fase della propria vita precedente la rivoluzione
cubana, Guevara non esprime alcuna idea specifica sulle condizioni della
donna nella societ capitalistica. Non sembra accorgersi dell'esistenza di un
"problema" femminile: la donna per lui non ancora una "questione
sociale", meno che mai "psicologica".
Va detto che le sue posizioni sull'argomento sono francamente
conservatrici, modellate sull'ideologia dello sciovinismo maschile, il
machismo latinoamericano, che in Argentina trova una delle sue patrie di
elezione. Il machismo dei cubani non sar comunque migliore e le sue idee
sul sesso resteranno a lungo "subguevariane" (per usare una sua
espressione). Nel primo periodo della Sierra, per es., c' un accenno
dispregiativo alla "frociaggine" (lettera a Daniel.del 14 dicembre 1957) che
non lascia illusioni sul suo atteggiamento nelle questioni sessuali. Per
restare in argomento, ignoriamo quali posizioni abbia poi assunto il Che
all'epoca della repressione contro gli omosessuali da parte del nuovo
governo cubano. Non ci risulta comunque che egli vi si sia opposto.
Sulla Sierra tuttavia, Guevara comincia a scoprire l'esistenza di una
questione "sociale" femminile, toccando con mano la tragica realt della
condizione contadina. Nella sua attivit "ambulatoriale" con donne
soprattutto che ha a che fare. Povere guajiras vittime di secolare spossatezza
e condizioni di vita di estrema marginalit, che il Che ascolta narrare, una
dopo l'altra, un giorno dopo l'altro, "la stessa storia straziante". Ne offre
un quadro drammatico nei Ricordi della guerra rivoluzionaria:
"Che sarebbe successo se il medico in quel momento avesse interpretato la

(158) Corsivo nostro, Hilda Guevara Gadea ha collaborato con un'introduzione al


saggio biografico e fotografico sul padre, realizzato da ugustin Manforte, Che
Guevara: la sua vita, il suo tempo, Roma, 1977.
267

strana stanchezza di cui soffriva la giovane madre di parecchi figli quando portava
su un secchio d'acqua dal ruscello fino a casa, come dovuta semplicemente al fatto
che si trattava di un lavoro troppo pesante in rapporto con la scarsit e con la
cattiva qualit dei cibi? Questa conclusione sarebbe stata un che di inesplicabile
perch tutta la vita la donna ha portato le stesse secchie d'acqua allo stesso posto e
soltanto adesso prova stanchezza. E" che la gente della Sierrra viene su selvatica e
priva di cure e si logora rapidamente in un tran-tran senza compenso" (1,67).
Sulla Sierra il Che scopre anche la "donna combattente", la guerrigliera
inflessibile nella sua dedizione alla causa e al sacrificio, e che rappresenta
ovviamente il rovescio della medaglia della guajira. E' una storia comune a
tutte le rivoluzioni soprattutto quando avvengono in societ arretrate. La
partecipazione alla lotta costituisce per un gran numero di donne la prima
grande occasione della loro vita per dedicarsi con passione, forza e
autonomia a dei compiti nuovi, siano essi politici o militari. Ed in
quell'esperienza che esse possono maturare a volte una coscienza pi ampia
della condizione generale d'oppressione e sfruttamento femminile,
trasformandosi in vere e proprie avanguardie di femminismo rivoluzionario. Ma dal momento che tale processo non pu svolgersi in maniera
semplice e lineare, sono altrettanto comuni i casi di donne che aderiscono
alle concezioni pi fanatiche e settarie della militanza politica, fatta di
identificazione meccanica coi ruoli dell'autorit gerarchica e dell'"eroismo"
maschile e di assunzione della morale del sacrificio sino alle sue estreme
conseguenze. E questo finisce col perpetuare nella successiva fase di
costruzione del socialismo, alcuni dei limiti pi negativi, ideologici e
strutturali, che alla liberazione umana e sociale della donna ha imposto da
millenni la storia della cultura (159).
Questa "donna combattente" che nasce e si sviluppa sulla Sierra,
rappresenta comunque per Guevara una vera e propria rivelazione. Nel
corso della sua esperienza militare conoscer ovviamente molte altre donne
che nella lotta impegnano tutte se stesse e vi investono energie
straordinarie, al punto di diventare guide spirituali e fattori di
incoraggiamento per gli stessi uomini, come annota il Che. Ma ad una di
queste prime figure eroiche di guerrigliera, che il Che dedica un intero
capitolo dei suoi Ricordi della guerra rivoluzionaria: Lidia, una fornaia di
San Fabio de Yao, accolta tra i quadri della Sierra appena due mesi dopo
l'inizio della guerriglia. Per rievocarne l'esempio, insieme a quello d'una

(159 Un lavoro .ampio ed approfondito su tali questioni stato compiuto da


Antonella Marazzi ed Enrica Tedeschi in Donna: Riforma o rivoluzione?, Roma,
1977: uno dei rari studi sul femminismo in cui l'orientamento delle autrici sia
favorevole al secondo polo della domanda.
268

compagna, Clodomira, accomunata nel tragico destino della morte nelle


carceri dell'Avana) Guevara scrive alcune pagine celebri, vibranti di
commozione.
In Guerra di guerriglia vi una parte dedicata alla funzione della donna,
che vorrebbe essere il bilancio dell'esperienza compiuta sulla Sierra. Ma in
realt non c' nulla di caratteristico che il Che riesca a dire su tale questione,
se non nella premessa dove dichiara che la definizione di un ruolo militare
per la donna serve a vincere la
"disistima nei suoi confronti, disistima che arriva a convertirsi in una vera e
propria discriminazione verso di lei... Nella rigida vita combattente, la donna una
compagna che apporta qualit proprie del suo sesso, ma che pu lavorare allo
stesso modo dell'uomo" (1,329).
Le funzioni che egli attribuisce a queste future combattenti sono quelle
tradizionali d'ogni esperienza partigiana, tutte ricavate sempre ed
esclusivamente dai ruoli pi tradizionali della donna, senza avvertire il
bisogno di creare nuove occasioni che spezzino quella gabbia e liberino
preziose energie: le "guerrigliere" del celebre manuale guevariano sono
staffette, cuoche, istruttrici dei soldati, assistenti sociali, infermiere,
artigiane e sarte. Tutti compiti, conclude il Che, da svolgersi in
un'atmosfera di reciproco rispetto tra uomini e donne, nella piena libert di
amarsi e. "di contrarre matrimoni sulla Sierra e fare vita coniugale".
Ben diversa la concezione del ruolo della donna che il Che sviluppa
nel corso deha sua riflessione pi generale sulla condizione operaia in
fabbrica e sui nuovi compiti del proletariato nella fase di transizione al
socialismo.
Non solo Guevara abbandona la passata visione riduttiva e
"femminilistica" della donna partigiana, ma sotto lo stimolo dell'esperienza
quotidiana arriva anche a formulare alcuni elementi d'un discorso di
liberazione femminile molto avanzato. E questo da intendersi sia rispetto ai
livelli di consapevolezza del problema da parte dei suoi compagni e
compagne di partito, sia come anticipazione di tematiche che solo il
femminismo degli anni 70 svilupper pienamente (e tra l'altro non sempre
unanimemente).
I primi interventi sulla questione da parte del Che ministro
dell'Industria, portano ancora ed inevitabilmente i segni della tematica
emancipazionistica, per quanto riguarda il ruolo della donna operaia in
fabbrica. E' il corrispettivo al femminile dell'operaismo ingenuo e del
meccanicismo "marxista" che abbiamo gi ricordato. Ma anche questo
genere di riflessione per fortuna non si ferma, va oltre l'esistente e quando
a marzo del 1963 il Che deve affrontare direttamente alcuni problemi della
269

dorma al lavoro, lo fa in termini di una nuova ed accresciuta maturit sulla


questione.
E" in un'assemblea d e l a Textilera Ariguanabo e l'occasione fornita
dall'elezione del gruppo di operai che sono stati riconosciuti meritevoli di
entrare nel Partito. Guevara constata che su 197 uomini sono solo cinque le
donne prescelte, molto al di sotto d e l a presenza femminile tra le
maestranze. Denuncia 1 fatto e ne propone due spiegazioni. In primo luogo
una responsabilit d e l e donne stesse che
"non si sono liberate di una serie di legami che le ancorano ad una tradizione
del passato ormai morto. E perci non si adeguano alla vita attiva, propria di un
lavoratore rivoluzionario".
E in secondo luogo un riflesso del consevatorismo degli uomini
"il cosiddetto sesso forte, ritiene che le donne non abbiano ancora raggiunto lo
sviluppo necessario e fa valere la sua egemonia; in centri come questo si notano di
pi gli uomini, si mette in maggior rilievo il loro lavoro e di conseguenza si
dimentica un po', si giudica soggettivamente E ruolo della donna.
Cita poi un esempio di "stupida discriminazione" nei confronti di una
funzionarla del Minind, colpevole solo d'avere una marito geloso. Segue la
parte pi significativa del discorso, in cui per la prima volta n e l a storia di
Cuba si .dichiara possibile e necessaria una liberazione totale d e l a donna,
con un esplicito riferimento al suo mondo "interiore" e non soltanto
socioprodutvo, e si accenna addirittura un embrione di critica ai nuovi
meccanismi di oppressione nati con la societ di transizione e non pi
considerabili come eredit del passato:
"Che cosa vuol dire tutto questo? Semplicemente che il passato continua a
pesare in noi; la vera liberazione delta donna consiste nel raggiungere la sua totale
libert con la sua libert interiore, perch non si tratta di una costrizione fisica
imposta .alla donna per impedirle determinate azioni, anche il peso di una
tradizione anteriore..
E' in questa nuova tappa che stiamo vivendo, nella tappa di costruzione del
Socialismo, in cui si spazzano via tutte le discriminazioni e solamente resta come
unica e determinante dittatura, la dittatura, della classe operaia, come classe
organizzata.,.
Ma il proletariato non ha sesso; l'insieme di tutti gli uomini e di tutte le donne
che, in ogni posto di lavoro del paese, lottano conseguentemente per ottenere un
fine comune...
Inoltre, senza .arrivare alle tradizioni del passato anteriore .al trionfo dela
Rivoluzione, restano in piedi una serie di tradizioni del perodo posteriore, vaie a
dire, del perodo che appartiene gi alla storia del moto rivoluzionario" (III, 45,

270

corsivo nostro).
Nell'impresa boliviana, del groppo molto ristretto di collaboratori del
Che, fanno parte due dorme, entrambe con incarichi politici ed organizzativi
di primo piano. Ogni qualvolta Guevara le nomina nel proprio. Diario, lo fa
in funzione dei compiti loro assegnati. Compiti, ripetiamo', "molto
importanti.
Alla prima, la boliviana Loyola Guzmri Lara, espulsa dalla Giovent,
comunista del PCB, fa capo la rete clandestina urbana. Viene arrestata a
settembre del 1967. La seconda una tedesca della RDT di origini
argentine, Hayde Tamara Bunke Bider, alias Laura Gutirrez Bauer,
comunemente nota come "Tania la guerrigliera" (160). Muore con il gruppo
di Joaqufh nell'agguato di Vado del Yeso. Bench incaricata di funzioni
molto importanti a La Paz e fuori d e l a Bolivia (Tania lavorava al progetto
dal 1964-65), si trattiene n e l a guerriglia pi a lungo del dovuto. E' un'altra
contraddizione inspiegabile n e l a vicenda boliviana, che la giovane tedesca
paga con la propria vita,
Guevara rifuta per settimane di credere alla notiza d e l a sua morte, come
se ci implicasse per lui qualcosa di irreparabile in termini politicoorganizzativi, ma anche umani. In quella compagna forse aveva intravisto
per la prima volta le qualt d e l a "donna nuova", la donna del futuro.

Nel corso di tutta la propria vita, 1 Che diede all'amicizia il senio di un


valore complessivo, duraturo e profondo. Lo dimostra la permanenenza nel
tempo d e l e due principali amicizie d'infanzia (Pepe AguDar e Alberto
Granados) ancora vive e calorose al momento della sua scomparsa da
Cuba.
Fin qui non vi sarebbe n u l a di strano, se egli non fosse poi riuscito a
fondere quel senso romantico e "mediterraneo" del'amicizia con le vicende
d e l a lotta a Cuba e le "disavventure" della sua ragione. E in questo fu
comunista, secondo l'etimologia latina del termine. Lo stanno a dimostrare
le pagine in cui rievoca due grandi amicizie nate con la politica attiva e in
questo senso "ideologiche": con Cantilo e con El Patojo.
Non riprendiamo qui invece la questione del rapporto con Fidel (gi
accennata nel cap. II), che fu fenomeno molto pi complesso,
contraddittorio e globalizzate, per poter rientrare n e l e categorie del'ami-

(160) Marta Rojas e Mirta Rodrguez Caldern, Tania, la guerrittera inolvidabk, La


Habana, 1970 [trad. it., Milano, 1971].
271

tizia o del cameratismo. E' uno d quei casi in cui historie vnementielle e
sentimento si fondono e si combattono, fino a produrre conflitti di grandi
personalit, miscele esplosive d cui non mancano celebri antecedenti
nell'esperienza storica dei movimenti rivoluzionari: Robespierre e SaintJust, Bakunin e Cafiero, Lenin e Trotsky.
Del senso classico dell'amicizia per Guevara, parlano molte biografie,
le sue lettere, il diario di viaggio con Granados, Mentre la riflessione sul
molo di quel sentimento nell'azione politica, nasce e si sviluppa di pari
passo con la sua coscienza rivoluzionaria. I primi accenni all'esistenza di
una morale comunista nel rapporto di amicizia risalgono all'epoca della sua
entusiastica adesione agli Ideali del comunismo in Guatemala. Ed
ovviamente alla madre che egli comunica - sia pure a fini polemici - la
scoperta di quella "nuova" versione di un antico sentimento, in una lettera
del novembre 1954:
"I comunisti non hanno il senso dell'amicizia che hai tu, ma tra di loro ce
l'hanno uguale o migliore di quello che hai tu. Ho compreso questo assai
chiaramente e nell'ecatombe che stato il Guatemala dopo la sconfitta, quando
ognuno badava solo al si salvi chi pu, i comunisti hanno mantenuto intatta la loro
fede e la loro unit..."
Ancora in una lettera alla madre ritoma sull'argomento a luglio del
1956. E" durante lo sciopero della fame in carcere, che egli compie, come
Sappiamo, con spirito puramente .altruistico, per il rilascio dei suoi
compagni (che poi lo ripagheranno non abbandonandolo e riuscendo a farlo
liberare):
"In questi giorni di carcere e in quelli precedenti di allenamento mi sono
riconosciuto totalmente nei compagni della causa. Mi ricordo di una frase che un
giorno mi sembr stupida o per lo meno strana, che riguardava l'identificazione
cos assoluta fra tutti i componenti di un corpo combattente, che il concetto di 'io'
scompariva del tutto per lasciare il posto al 'noi'. Era una morale comunista e
naturalmente pu sembrare un'esagerazione dottrinaria, ma realmente era (ed )
bello poter sentire questa emozione del noi".
L'eperienza della Sierra non pu che rafforzare la scoperta d questa
nuova funzione del sentimento dell'amicizia, favorita ovviamente dalle
vicende della guerra, la quotidianit del contatto con la morte, l'instabilit
d'ogni altro rapporto personale. E' per inevitabile che in questa fase
l'amicizia si faccia cameratismo, e quindi bisogno d'affetto e comunicazione
indistinto, estendibile a chiunque condivida quella .drammatica esperienza di
vita e di lotta. Essa perde cos le caratteristiche di specificit, di selezione ad
personam dell'oggetto di amicizia (o di amore anche), per farsi norma di
272

vita quotidiana, indispensabile ed inevitabile per sopravvivere e non farsi


travolgere dall'angoscia. E' questo in realt il sentimento di "amicizia" di
cui parla il Che, in molte pagine dei Ricordi della guerra rivoluzionaria e
soprattutto in Guerra di guerriglia, n e l a parte dedicata al "Guerrigliero come
combattente".
Si tratta di una concezione ibrida, tra spontaneit ed utilitarismo, che
vista sotto un profilo etico rischia di snaturare il valore universale e
disinteressato del sentimento dell'amicizia, mentre sul piano pratico' appare
chiaramente irrealizzabile. Molto pi coerente allora, anche se infinitamente
astratta, la formulazione "scientifica" di quel bisogno di affiatamento, di
collaborazione armata che il Che elabora in un articolo d fredda e
cervellotica tecnica militare: "La solidariet nel combattimento" (in Verde
Olivo, 1960).
Le esigenze della guerra e della nuova economa non sembrano per
frenare completamente lo sviluppo parallelo dell'altra e pi vera riflessione
sull'amicizia, quella originaria formatasi con le prime riflessioni sui
caratteri d'una morale comunista. E' ancora alla madre che confida questo
suo stato d'animo, scrivendole il 2 luglio 1959 dall'India, n e l a sua nuova
veste di ambasciatore itinerante del governo rivoluzionario cubano:
"In me s sviluppato molto il senso del collettivo contrapposto all'individuale:;
sono sempre lo stesso solitario di un tempo alla ricerca della mia strada, senza
aiuto personale, ma possiedo ora il concetto' del mio dovere storico. Non ho casa,
n moglie [un mese prima si era risposato! n.d.a.], n figli, n genitori, n fratelli,
i miei amici sono amici finch la pensano politicamente come me e ciononostante
sono contento, mi sento qualcosa nella vita, non solo una potente forza interiore,
che ho sempre sentito, ma anche una capacit di comprensione degli altri e un
assoluto senso fatalistico della ma missione che mi toglie ogni timore".
G anni del'adesione a l a versione meccanicistica ed "ortodossa" del
marxismo segnano ovviamente una battuta d'arresto per questa riflessione,
travolgendola insieme a l a maggior parte dei contenuti umanistici del suo
pensiero. Ne pu essere un tipico esempio l'articolo che pubblica a luglio
del 1961 sulla rivista, del ministero' del Lavoro e In cui arriva addirittura ad
anteporre - e quindi a contrapporre - "il rispetto delle leggi e dei doveri
rivoluzionari all'amicizia personale" (III, 145). Laddove nel passato aveva
sempre creduto fermamente a l a necessit d una fusione inscindibile tra
quele due diverse espressioni di uti unica morale comunista, esaltandone
per giunta la dinamica qualitativa e migliorativa per lo sviluppo stesso
dell'individuo.
Abbandoner nuovamente quele aride posizioni istituzionalizzanti,
nell'ambito d uno sconvolgimento ben pi profondo del suo intero
273

orizzonte filosofico. Ne abbiamo gi parlato citando Importanza per quel


passo teorico della riscoperta dell'umanismo del "giovane Marx", di
Maritegui, di Allibai Ponce. Ora possiamo aggiungere anche Fidel Castro,
che proprio sul terreno dei valori "umanistici" riuscito a produrre alcune
delle sue intuizioni pi felici. E' lo stesso Guevara che, a maggio del 1963,
riproduce in un articolo un lungo brano di Fidel, dedicato a questo tema e
nel quale anche si avverte la presenza di discorsi sull'etica fatti da
Maritegui e da noi gi ricordati:
"Chi ha detto che il marxismo sia la rinuncia ai sentimenti umani, al
cameratismo, all'amore per il compagno, al rispetto per il compagno? Chi ha detto
che il marxismo sia non avere anima, non avere sentimenti? Fu precisamente
l'amore per l'uomo quello che gener il marxismo, fu l'amore per l'uomo, per
l'umanit, il desiderio di combattere l'infelicit... a far s che dalla mente d Carlo
Marx sorgesse il marxismo... la necessit storica della Rivoluzione sociale di cui
fu interprete Marx. Ma cosa fece che ne fosse l'interprete, se non il cumulo di
sentimenti umani di persone come lui, come Engels, come Lenin?" (HI, 61).
I commenti che Guevara aggiunge a quella citazione di Fidel non sono
ancora consoni allo spirito del brano, ma segnano probabilmente la ripresa
di una riflessione antidogmatica sull'argomento. E' in questo contesto che
Guevara si interessa, per es. all'esperienza dell'amicizia personale oltre che
intellettuale tra Marx ed Engels, che trova un riscontro nella sua
discussione al Minind sulla questione della "governante" di Engels e di cui
abbiamo gi parlato. Di qui forse anche le pagine in appendice ai Ricordi
della guerra rivoluzionaria, in cui rievoca con commozione (mista per a
strumentali considerazioni politiche) la figura di un caro amico
guatemalteco, conosciuto all'epoca di Arbenz ed ora tornato a combattere e
morire nel proprio paese. Con lui aveva diviso la casa negli anni dopo la
rivoluzione, "come conveniva a un'antica amicizia", sottolinea il Che
ricordando le qualit umane di El Patojo:
"In questo affannoso mestiere del rivoluzionario, in mezzo alle lotte di classe
che sconvolgono il continente, la morte un incidente frequente. Ma la morte di un
amico, di un compagno delle ore difficili e dei sogni di ore migliori, sempre
dolorosa per chi riceve la notizia, e Julio Roberto fu un grande amico" (1,212).
Accenti analoghi si ritroveranno nel Diario di Bolivia (26 giugno 1967)
a proposito di "Tuma" (Carlo Cuello Cuello) un ufficiale cubano legato al
Che da antica amicizia:
"Colla sua morte ho perso un compagno inseparabile di tutti questi ultimi anni,
di una fedelt a tutta prova, e comincio a sentire la sua assenza come quella di un
274

figlio"
Di "Rolando" (Eliseo Reyes Rodriguez), membro del Comitato -centrale
cubano e combattente nella colonna del Che fin dai primi giorni della Sierra:
"Abbiamo perso il miglior uomo della guerriglia e quindi una'delle sue
colonne, compagno mio fin da che, quasi ancora un bambino, era la staffetta della
colonna 4, e poi fino alla liberazione e adesso in questa nuova avventura
rivoluzionaria" (25 aprile).
E di "Ricardo" (Jos Maria Martfnez Tamayo) "un vecchio compagno di
avventura netta prima sconfitta di Secundo, nel Congo e ora qui" (31
loglio). Il "Comandante Secundo" era l'argentino Jorge Ricardo Masett,
giornalista della rivoluzione e creatore dell'agenzia Prensa latina. Un altro
caro amico del Che, morto nel 1963 nel tentativo di creare un foco
guerrigliero a Salta, nel nord andino dell'Argentina.
Una lista, come si vede, di scomparse cruente che non possono non
aver associato, nell'animo di Guevara, l'idea dell'amicizia con quella della
morte, soprattutto negli ultimi anni della sua vita: un senso del tragico che
risuona nei "canti luttuosi" e nel "crepitio delle mitragliatrici" che chiudono
il messaggio alI'Ospaal.
Forse anche per questo ci sembra che le sue considerazioni pi mature e
serene sul tema dell'amicizia si collochino a met degli anni '60, in
coincidenza con la nuova liberazione di risorse teoriche e la comparsa dei
grandi dubbi problematici che si realizza all'epoca del dibattito economico.
Ne sono una chiara riprova le due commemorazioni della figura di Camilo
Cienfuegos compiute a distanza di pochi, ma decisivi anni l'ima dall'altra.
La prima si apre con l'affermazione che "pi che un compagno di lotta,
di gioie e di vittorie, Camilo era stato veramente un fratello" 0V,296).
Ma il tono della rievocazione artificiale, fatto di aneddoti e
considerazioni retoriche, quasi a costituire la cornice per un quadro
"ufficiale" del celebre Comandante, la cui "ideologia socioeconomica" -
costretto a riconoscere con disagio lo stesso Guevara - "non era perfettamente definita". (Camilo non era comunista ed era molto diffidente nei
riguardi dell'Unione Sovietica).
La seconda rievocazione del 28 ottobre 1964 e si apre addirittura con
una dichiarazione di sincero fastidio nei confronti di tali cerimonie:
"Il ricordarli anno dopo anno in discorsi, finisce col creare questa meccanicit
di cui vi parlavo, meccanicit che per chi ha conosciuto Camilo, ad esempio, come
me, irritante" (IV, 301).

275

E seguito del discorso coerente con quella premessa. Emerge cos un


ritratto molto pi autentico di Carnilo, con l'indicazione dei suoi difetti, le
sue debolezze e la menzione addirittura di un ruolo da lu svolto nei conflitti
intemi al gruppo dirgente castrista. E in questo quadro pi realistico d e l a
figura storica del dirigente, trova finalmente posto anche una nota umana,
fatta di commozione, sincera e sofferta allo stesso tempo.
Cam ilo era stato infatti per 1 Che un grande amico e un grande
compagno: uno dei pochi n e l a sua vita ad aver unificato quei due aspetti,
certamente l'unico ad esserci riuscito cos intensamente. E' quindi
l'occasione appropriata per Guevara di rispondere all'antico dilemma sul
significato del'amicizia n e l a morale comunista. 1 Che pone effettivamente
il problema, ma non lo risolve. Quel dilemma rester quindi senza risposta
(e la cosa ci sembra tutt'altro che grave):
"Questo il significato che Carnilo ha per noi, difficile da esprimere, difficile
da manifestare di fronte a voi, perch definire un compagno, quello che conta per
tutti quelli che hanno avuto qualche responsabilit nella lotta rivoluzionaria e nel
periodo di costruzione, qualcosa di molto difficile. Vorrei per indicare
semplicemente almeno questo significato interno, privato che ha per me, per molti
di noi Carnilo" (IV, 304, corsivo nostro).
Alcuni mesi prima, rispondendo a una certa Maria Rosario Guevara che dal Marocco gli chiedeva notizie sugli antenati - il Che aveva dato
un'altra definizione dell'essere "compagni", un po' retorica, ma
suggestiva. E per questo probabilmente essa ha acquistato una celebrit
spropositata, nonostante la sua palese incompletezza rispetto a l e vere idee
di Guevara sul'argomento:
"Non credo che siamo parenti stretti, ma se Lei capace di tremare di
indiganzione ogni volta che viene commessa un'ingiustizia nel mondo, allora
siamo compagni, il che pi importante" (TV, 502).
Nei primi giorni della sua "scomparsa" da Cuba, il Che deve esser
tornato a riflettere lungamente su questi problemi. E' infatti nel momento
degli "addii" che si costretti a compiere delle scelte personali, stabilendo
delle priorit d'ordine affettivo e politico, ed anzi separando ulteriormente
questi due mondi, visto che essi - nonostante le speranze di Guevara - non
possono ancora coincidere.
Il Che firma una serie di lettere con la data del 1 aprile 1965, con le
quali prende commiato dagli affetti pi cari che gli sono rimasti, nutrendo
in cuor suo la convinzione, forse lucida o forse inconscia, che non sarebbe
tornato a rivederli. E' l'Idea della morte che ispira gli accenti poetici e pi
276

umani di quella serie irripetbile di "testamenti" epistolari.


Vi la celebre lettera a Fidel, ovviamente, ma per il resto a
nessun altro dei Comandanti sopravvissuti. E vi l'altrettanto celebre
lettera ai genitori, oltre ad una per i cinque figli. Ve ne sono poi una per
Pepe Aguilar e una per Alberto Granados, nella forma di dedica ad un
libro. E" tutto e non se ne conoscono altre.
E' evidente quindi la natura della scelta compiuta nel proprio animo, nel
momento supremo degli addii: un ritorno al mondo degli affetti pi antichi e
pi profondi. Anche pi tradizionali, come la famglia e gli amici d'infanzia,
che a questo punto appaiono chiaramente come gli unici veri amici
rimastigli.
A Pepe invia una copia di Guerra di guerriglia e restituisce Le petit
prince d Antoine de Saint-Exupry, inserendo tra le pagine una propria
foto e un biglietto:
"Ti lascio questo che spero non sia il ricordo postumo. Non vanit
intellettualoide: un gesto di amicizia, niente pi" (IV,510).
Anche ad Alberto invia una copia di Guerra di guerriglia, ma con una
dedica molto bella, espressiva d'un mondo concentrato di idee, illusioni e
sentimenti. Probabilmente solo l'amico dei primi vagabondaggi avventurosi
poteva capire lo stato d'animo con cui il Che s'accingeva ad intraprendere
quell'ultima avventura:
"La mia casa ambulante avr ancora due gambe e i miei sogni non avranno
frontiere... almeno fin quando le pallottole non diranno l'ultima parola.
Gitano sedentario, ti aspetto quando si attenuer l'odore degli spari. Un
abbraccio a tutti voi.
Che".

3. Arte e cultura
"Ciascuno di noi a tutti i livelli tornato ai libri, sia chi pensava di avere
gi superato questo stadio, sia chi credeva che non vi sarebbe mai arrivato"
(III, 213). Cos inizia un discorso del Che agli operai di una fabbrica di
vernici, a novembre del 1961. E' l'ano de la educacin che si avvia al
termine, con la sua massiccia campagna per l'"alfabetizzazione". E' stato
anche l'anno di Play a Girn.
Guevara non ha responsabilit dirette in quel piano di massiccia
istruzione rivoluzionaria, fondato sulla mobilitazione degli studenti, nella
pratica del pi puro volontarismo, ma si prepara - anche coi libri e con lo
277

studio - al 1962: sar l'ano de la planification, il "suo" anno per l'appunto.


E non a caso, i discorsi del Che per la propaganda all' alfabetizzazione si
trasformano perloppi in appelli alla formazione tecnica, alla
specializzazione, alla professionalizzazione dei quadri.
Nel primo biennio della rivoluzione non sono mancati comunque suoi
sporadici interventi sui temi deEa cultura. Del tutto personali, non riflettono
posizioni ufficiali del governo. E questi, da parte sua non ha un
orientamento preciso. Non ancora, per lo meno, fino a giugno del 1961.
Con la lettera a Ernesto Sbato dell'aprile 1960, Guevara pone termine
a una lunga pausa nella riflessione sui temi d e l a cultura, che, iniziata in
Messico, era poi durata quasi quattro anni, per ragioni essenzialmente
militaresche. Sulla Sierra e g l aveva compiuto tra i combattenti un'opera d
divulgazione sistematica sui temi d e l a cultura, ma non restano tracce di una
sua riflessione personale vera e propria. Racconta nei Ricordi d e l a guerra
rivoluzionaria:
"Faceva parte dei miei compiti quotidiani fornire spiegazioni di tipo culturale o
politico alla truppa" (1,36).
Oppure nel'epidosio di "El Vaquerito":
"Procedemmo al suo interrogatorio e a dargli i primi rudimenti di orientamento
politico, compito che spesso toccava a me" (1,63).
N e l a lettera a l o scrittore argentino, invece, egli sfiora ora una serie d
problemi culturali, partendo dal confronto tra il ruolo subordinato d e l a
vecchia intelighenzia cubana e q u e l a argentina, dando cos avvio anche a
q u e l a riflessione s u l e responsabilit del'inteletttiale n e l a societ
rivoluzionaria, di cui riparleremo:
"Qui a Cuba... la forma di sottomissione dell'intellettualit ha assunto un
aspetto molto meno sottile che In Argentina. Qui l'intellettualit era schiava e basta,
non mascherata d'intelligenza; era una schiavit pura e semplice messa al servizio
di una causa di obbrobrio, senza complicazioni; mormoravano semplicemente. Ma
tutto ci soltanto letteratura" (161).

(161) In Ideologie, cit., p. 139. Della lettera a Sbato si parlato nel cap. I, note
15 e 23. 1 giudizio che Guevara esprime in questa occasione sugli intellettual
cubani prima della rivoluzione appare troppo schematico. Probabilmente egli
intende riferirsi solo agli intellettuali inseriti nell'appparato del vecchio regime,
perch il mondo dell'opposizione e del "libero pensiero" attraversato invece da
fermenti culturali assai vivaci. Ne abbiamo fornito una visione d'insieme nel cap.
278

Nello stesso periodo (primavera dei '60) si compie la celebre visita di


Sartre e Simone de Beauvoir a Cuba, destinata a lasciare dietro di s
ricordi, illusioni, polemiche, un libro: Huracn sbre el azcar. A met tra il
reportage giornalistico, la nota di colore e il saggio antideologico, Sartre
mostra in quel lavoro di aver avuto tre interlocutori principali nt\ corso
della sua intensa ed appassionata permanenza sull'Isola: Enrique Otuski, il
pi giovane dei ministri (Comunicazioni) destinato qualche anno dopo a
cadere temporaneamente in disgrazia; Carlos Franqui (all'epoca direttore di
Limes de Revolution) che aveva preso l'iniziativa di invitare il filosofo
francese e che "in disgrazia" ci si trova ancora: infine il Che. Un incontro al
quale Guevara sar andato con l'emozione che possiamo immaginare, vista
la sua costante e precoce ammirazione per la cultura francese e quindi
invitabilmenie anche per Sartre. Nel Diario di Bolivia (21 marzo) si trover
ancora un'ultima eco dell'intesa istintiva e reciproca, instauratasi fin da
allora col geniale teorizzatore di un'esistenzialistica "filosofia dell'impegno".
Ecco cosa scriveva Sartre di Guevara, nel suo libro su Cuba:
"Radicale nelle sue decisioni, violento come un soldato nell'esecuzione,
Guevara era l'uomo pi colto e, dopo Castro, una delle intelligenze pi lucide della
rivoluzione.
L'ho conosciuto: sarebbe una pazzia pensare che l'amabilit e l'umorismo che
dimostra con gli ospiti, li prenda a prestito i giorni di ricevimento. Nonostante il
loro carattere intermittente, quei sentimenti sono proprio suoi" (162).
Ignoriamo purtroppo i contenuti di quelle discussioni tra i due, ma
siamo portati ad immaginare un Guevara all'epoca molto preso dalla sua
riscoperta delle "leggi del marxismo", viste soprattutto sotto il profilo
dell'economia, e un Sartre avviluppato in uno dei periodi meno radicali e
brillanti della sua vita. Ne una chiara dimostrazione la conversazione da
lui tenuta con gli scrittori cubani ed organizzata da Lunes de Revolution.

V del nostro Storia di Cuba, cit.


SI veda anche Roberto Fernndez Retamar, "Hacia una intelcctualidad
revolucionaria en Cuba", in Casa de las Americas, n. 40,1967, pp. 4-18.
(162) "Huracn sobre el azcar", in Sartre visita a Cuba, La Habana, 1960, p.
128. Dei dati su cui riflettere: la prima edizione di quel libro (10.000 copie) fu
esaurita in sei mesi e nel 1961 se ne dovette tirare una seconda a 5.000 esemplari.
Per una piccola isola non ancora "alfabetizzata" non era male! Il libro contiene
anche un articolo scritto per Limes, "Ideologia y Revolution" e la "Entrcvista con
los escritores cubanos" di cui ora parleremo.
279

Gli vengono poste domande molto precise, soprattutto sull'arte


"sociale", sul "realismo socialista", e sulla "destalinizzazione" (in
particolare da Lisandro Otero). Sono i problemi con cui quei giovani
scrittori devono ormai fare i conti quotidianamente. Sartre, pur sapendo che
essi si attendono da lui un'esplicita condanna dei metodi e dell'arte del
realismo socialista, tende a sfuggire. Egli si nasconde dietro posizioni di
critica superficiale e contraddittoria nei confronti d quel fenomeno abnorme
della cultura sovietica, che qualcuno invece sta gi cercando di importare a
Cuba, fin dai primi mesi dopo la rivoluzione.
Nelle parole conclusivedella confcrenzaSartrericonosce implicitamente
di non aver potuto soddisfare le esigenze dei suoi interlocutori, ma sembra
ugualmente inviare loro, tra le righe, un messaggio di malinconica
solidariet:
"Ho gi detto che per uno scrittore, come il caso mio, proveniente da un
paese che ben lungi dall'esser rivoluzionario ed in cui pertanto, il cittadino in
un certo senso pi svantaggiato, vi sono cose che facilitano la causa dello scrittore,
dal momento che possibile dire no".
Per gli scrittori cubani, invece, i problemi erano appena cominciati. Per
esempio per il poeta Nicolas GuiUcri, un caso di cui parla Guevara in un
discorso dell'agosto 1960:
"Ricordo che nei primi mesi dell'anno scorso il compagno Guilln arriv qui
dall'Argentina. Era Io stesso grande poeta che oggi: forse lo stesso di oggi.
Tuttavia era difficile per Guilln leggere in pubblico le proprie poesie, che erano le
poesie del popolo, perch quella era ancora la prima epoca, l'epoca dei pregiudizi,
e a nessuno passava per la testa che per anni e anni, con insopprimibile dedizione,
il poeta Guilln aveva posto al servizio del popolo e al servizio della causa nella
quale credeva tutto il suo straordinario dono artistico. La gente vedeva in lui non la
gloria di Cuba, ma il rappresentante di un partito politico che era tab. Ma tutto ci
finito nell'oblio: ormai abbiamo imparato che non ci possono essere divisioni per
il modo di pensare,.." (Ili, 33).
Le divisioni esistono, invece, e si rafforzano proprio nel biennio 196061. Guilln appartiene al vecchio Partito comunista e questo non gli viene
perdonato nei primi tempi della rivoluzione. Ma poi le parti si capovolgono
e sono i quadri del PSP a prendere l'offensiva contro le manifestazioni di
libert artistica e di indipendenza culturale, chiaramente incompatibili coi
canoni dello zdanovismo di Mosca.
A giugno del 1961 viene convocata una serie di riunioni n e l a
Biblioteca nazionale dell'Avana, su iniziativa del Consiglio d e l a cultura
diretta da Edith Garcfa Buchaca, una dirigente proveniente dal PSP, ora in
280

prima fila nella battaglia contro le nuove tendenze artistiche e libertarie


emergenti n e l a societ rivoluzionaria cubana. Vi assistono i principali
dirigenti politici (ma non il Che), il mondo dello spettacolo e d e l a cultura al
completo. Ospite straniero anche Evgenij Evtuscenko. Sotto accusa viene
posto- un film documentario - PM - per aver riprodotto con eccessivo
erotismo e realismo le notti del carnevale all'Avana, la caratteristica
"negritudine" d e l e feste afrocubane. Ma l'attacco rivolto soprattutto
contro 1 settimanale Lunes, supplemento culturale del quotidiano
Revolution diretto da Carlos Franqui.
Lunes occupa effettivamente un posto di rilievo nel panorama della
cultura cubana postrivoluzionaria. Fin dal 1959 si creato un'ampia fascia
di lettori per la qualit del suo discorso, per l'apertura dimostrata nei
confronti di tutte le correnti letterarie ed artistiche pi avanzate nel mondo e
per 1 taglio critico della maggior parte dei suoi articoli. La sua c o l a n a d
libri ha raggiunto tirature molto alte ed ha gi fatto conoscere autori come
Borges, Brecht, Breton, Faulkner, Joyce, Virginia Woolf, Orwell ed altri,
mentre sulle pagine del giornale compaiono gl scritti di Trotsky sull'arte,
John Reed, Majakovskij, Camus, Sartre, Babcl, N e l a redazione si
segnalano anche i nuovi talenti letterari cubani come Guilermo Cabrer
Infante, Pablo Armando Fcrnndez, Hcberto Padilla, il poeta surrrealista
Jos Alvarez Baragafio. Vi partecipano anche glorie nazionali gi affermate
come Alejo Crpenter o Jos Lezama Lima.
L'attacco contro Lunes viene condotto da un altro comunista del
vecchio PSP, il direttore del'ICAIC 0Istituto per la Cinematografa)
Alfredo Guevara. Nello stile del pi classico zdanovismo egli accusa i
redattori d e l a rivista di deviazionismo ideologico, revisionismo,
antisovietismo e via discorrendo. In contumacia viene criticato anche il pi
importante pittore cubano residente all'estero, Wilfredo Lam, ormai
approdato a posizioni consevatrici, ma un tempo surrealista, collaboratore
di Breton dal '38 ed autore di quadri celebri come Giungle e Idoli, in cui si
fondono violenza primitiva e raffinata visione poetica d e l a natura e del
mito. (Ne riparleremo tra breve).
La maggioranza degli interventi si oppone all'atto d'accusa del vecchio
gruppo stalinista e difende l'importanza del contributo - qualitativo oltre che
di massa - dato da Lunes a l o sviluppo' di una cultura rivoluzionaria a Cuba.
1 Che assente, ma nonostante 1 sostegno politico che nello stesso
periodo e g l d all'inserimento dei quadri del PSP nel'apparato statale in
costruzione, in questa vicenda non si sarebbe potuto schierare con loro. Un
anno prima, infatti, nei giorni d e l a visita di Sartre, era comparsa sulle
pagine di Lunes, una sua dichiarazione, che riconosceva a l a rivista 1

281

merito d'aver dato il principale contributo alla realt culturale cubana (163).
Non glielo'permetterebbero del resto nemmeno le sue idee sull'arte e la
cttura, come vedremo.
Tra i dirigenti politici la difesa pi calorosa delle idee di Limes viene
compiuta da Hayde Santamaria - l'eroina del Moncada - mentre Fidel
Castro sta bene attento a non prendere una chiara posizione. Egli pronuncia
un discorso molto generale sui diritti e i doveri dell'artista nella societ
rivoluzionaria, distinguendo tra ibcn formale (a suo dire intoccabile) e di
contenuti (da sottoporre invece a determinate condizioni), oltre che tra
artisti "rivoluzionari" e quelli che non si sentono tali, pur non appartenendo
al campo d e l a controrivoluzione.
Ai secondi egli lancia un avvertimento ("Dentro la Rivoluzione tutto,
contro la Rivoluzione nessun diritto"); uno slogan che bench ripetuto ben
tre volte nel discorso, non viene poi approfondito: chi sono gli artisti
rivoluzionari? Il "dentro" include anche l"avanti" o il "troppo avanti"? E
soprattutto, chi definisce i criteri che debbono regolare l'espressione
artistica? Il Partito? L'Esercito? Il Governo? (Nel 1968, per esempio,
l'attacco contro Padilla partir da un articolo molto "autorevole" di Verde
Olivo, rivista delle Forze armate). Quel discorso (164) lascia senza risposta
questi ed altri importanti interrogativi, come si pu facilmente verificare
anche confrontandolo con le domande ben pi puntuali e di fondo rivolte
dagli scrittori cubani a Sartre.
Nonostante i riconoscimento elogiativi Limes viene chiuso (per evitare,
si dichiara ufficialmente conflitti di competenza con la nuova Unione degli
artisti e scrittori, fondata nell'agosto di quello stesso anno). Il film PM
viene anch'esso ritirato dalla circolazione. Carlos Franqui sar invece
esonerato dalla direzione di Revolution solo nell'estate del 1963, per il
modo in cui viene presentato ai lettori il viaggio di Fidel a Mosca, fi
giornale scomparir definitivamente nel 1964, fuso coll'organo dei vecchi
comunisti, Hoy, a formare il nuovo quotidiano ufficiale del Partito, il
Granma.
11 Che non assume una psizione esplicita su quella vicenda, nemmeno
negli anni successivi. A Carlos Quijano scriver nel 1965:
(163) Lunes de Revolution, numero speciale del 28 marzo 1960. K. S. Karol
afferma che la tiratura del supplemento arrivava a 250.000 copie come il
quotidiano. Sulla vicenda di Lunes Karol si sofferma ampiamente in La guerriglia
al potere, cit., pp. 213-7. Ne parla ovviamente anche C. Franqui con
comprensibile "vivacit" polemica ne / miei anni con Fidel, cit., pp. 130-6.
(164) Fidel Castro, Palabras a los intelectuaks (30 giugno 1961), pubblicato a cura
del Consejo National de Cultura, La Habana, Ano de la Educacin, 1961.
282

"Nel nostro paese, l'errore del meccanicismo realista non c' stato, ma ce n'
stato un altro, di segno contrario" (III, 20).
In realt egli tende a minimizzare l'accaduto, anche .alla luce del fatto
che poco dopo la chiusura di Limes, sono i fautori del "realismo socialista"
a finire nel mirino della repressione. Il 1962 vede infatti la "ltta al
"settarismo", la liquidazione del gruppo di Escalante, un
ridimensionamento effettivo delle mire egemoniche dei vecchi comunisti.
Da ci traggono benefici effetti anche la cultura e la sperimentazione
artistica, che a Cuba esplodono verso la met degli anni '60 in una
girandola di creativit estemporanee, di entusiasmanti quanto tardive
"riscoperte" e 'di autentico libertarismo antidogmatico, da lasciar stupito e
confuso anche il pi prevenuto dei visitatori. Per ritrovare un po' di
quell'atmosfera basta sfogliare le principali riviste dell'epoca come Casa de
las mericas, Pensamiento Critico e Revolution y Cultura. L'apice di quel
processo sar il Congresso culturale dell'Avana, del gennaio 1968. Nella
sua dichiarazione finale, tra l'altro, esso indicher in
"Guevara... per le sue qualit di medico, di scrittore e di pensatore
rivoluzionario, ma soprattutto per la sua statura di guerrigliero, l'espressione
maggiore, pi esatta, pi pura dell'intellettuale rivoluzionario".
A votarla sono intellettuali "organici" o "marginali" di mezzo mondo.
Poi seguir per la cultura cubana una nuova fase involutiva.
Nel biennio 1962-63 le preoccupazioni culturali del Che riguardano due
aspetti cruciali dell'impegno intellettuale (oltre a tutta una serie di aspetti
minori legati alla professione, all'utilizzo della tecnica ed alla ricerca
scientifica, di cui in parte si gi detto). Per il primo, Guevara parte lancia
in resta - vero e proprio Don Chisciotte moderno - contro tutti i tentativi di
falsificazione della realt storiografica, da qualunque parte essi volgano e
quali che siano le motivazioni. Per il Che il fine non pu giustificare il
metodo della calunnia o dell'adulazione, della menzogna o della
semplificazione. E ci come parte, non irrilevante, del suo discorso etico
pi generale sulle caratteristiche dell'intellettuale rivoluzionario.
Egli torna spesso su tale questione. Per esempio nella lettera ad Otero,
gi citata, per la sua vicenda personale; in una lettera d critica a Franqui
come direttore di Revolution, nel dicembre 1962:
"Ritengo che la verit storica debba essere rispettata: costruirla a capriccio non
porta a nessun buon risultato" (TV, 490).
Oppure nella lettera a Pablo Diaz Gonzlez del 23 ottobre 1963:
283

"La prima cosa che deve fare un rivoluzionario che scrive di storia, attenersi
alla verit come un dito in un guanto. Tu lo hai fatto, ma il guanto era da boxeur, e
cos non vale. Il mio consiglio: rileggi il tuo articolo, e togli tutto ci che sai non
essere verit" (TV, 496).
Complementare a questa lotta per la verit storiografica quella per la
serenit eia correttezza nel dibattito. Anche tale battaglia si pu considerare
"organica" alla visione etica che dell'intellettuale ha Guevara e gli esempi
non mancano. Ovviamente essi si fanno pi frequenti quando il Che
stesso a trovarsi coinvolto duramente n e l a polemica, come per esempio nel
dibattito economico.
Egli considera parte di questa correttezza anche la modestia e la seriet
con cui s deve prestare attenzione a chiunque si impegni nel campo
culturale e ritenga di avere qualcosa da dire.
Studente, operaio, intellettuale affermato o semplice dilettante,
l'interlocutore di turno riesce immancabilmente a stabilire un dialogo con il
Che, anche se questi appare costantemente pressato dalle molteplici altre
attivit, in cui si trova coinvolto negli anni del Minind. Ne possono essere
un tipico esempio tutti gli scritti in cui giudica o recensisce numeri di
riviste, articoli o addirittura manoscritti letterari propostigl in lettura. E a
novembre del 1963 che risponde per es. ad un tal Juan Ange! Cardi che gli
aveva inviato alcuni capitoli di ben nove romanzi inediti. Nonostante il
momento critico di avvio del dibattito economico, il Che riesce ugualmente
a farsi un'idea di quel materiale e trovatolo di qualit scadente, risponde
a l o sconosciuto autore con d e l e critiche molto fraterne. La lettera
conclude:
"Se questa osservazione le serve a qualcosa, me ne rallegro; se no, non prenda
male la mia franchezza. Non so quale sia la sua et, n la sua vocazione di
scrittore; l'unica passione che mi guida, nel campo che lei percorre, di trasmettere
la verit (non mi confonda con un difensore ad oltranza del realismo socialista). Da
questo punto di vista guardo tutto. La saluto e le auguro successi nel suo
pellegrinaggio editoraie" (IV, 501).
Si veda anche la lettera ad Eduardo Ordaz Ducunge, direttore
del'Ospedale pichiatrico dell'Avana, cui il Che non risponde con la
prosopopea di un collega medico, ma con una frase scherzosa, che avrebbe
potuto fare la sua fortuna al'epoca dei Cahiers du Surrealisme:
"Seriamente, la rivista buona, la tiratura intollerabile. Credimi, perch i
matti dicono sempre la verit" (IV, 504).
L'altra preoccupazione culturale del Che riguarda la questione
284

dell'impegno politico dell'intellettuale. Implicitamente vi fa riferimento in


quasi tutte le sue principali opere politiche, ma sviluppa il tema in maniera
pi organica nel discorso all'Incontro internazionale dei professori e degli
studenti di architettura, a settembre del 1963. Ne abbiamo gi parlato per il
riferimento alla dinamica rivoluzionaria dei movimenti studenteschi.,.
Nell'architetto, come in ogni professionista nel campo della tecnica e
del sapere, si fondono, secondo Guevara, la cultura accumulata
dall'umanit e q u e l a specifica di una certa fase ed un certo popolo. Ci fa
s che la sua opera sia inserita per definizione in una determinata societ,
a l a quale, pur volendo non si possono voltare le spale. L'apolticit
quindi un'astrazione e l'impegno, quale che sia, gi presente nella
funzione stessa dell'architetto, del'intelettuale, ecc. Si pone ovviamente
un problema di scelta del fine verso cui indirizzare l'impegno, ma non si
pu impedire che esso esista e si manifesti:
"Un uomo nela societ moderna politico per natura...
La cultura qualcosa che appartiene al mondo, forse come il linguaggio,
qualcosa che appartiene alla specie umana" (TV, 102).

Secondo Alport, una d e l e ragioni per cui Guevara si conquistato


l'affetto oltre che la stima degli scrittori latinoamericani stata la sua
battaglia contro il "realismo socialista" (165).
Era tutta la storia culturale e personale del Che a spingerlo in tale
direzione, oltre al carattere polivalente e raffinato della sua formazione
inteletruale. Ma questo non sarebbe bastato probabilmente a difenderlo
dalle fortissime pressioni politiche che a Cuba si esercitarono nei primi anni
in tal senso, se non avesse avuto anche una propria etica come uomo di
cultura, oltre ad una forte carica di anticonformismo personale. Quanti
intellettuali invece, anche pi preparati di lui, hanno sposato la causa dello
zdanovismo negli anni del dopoguerra, per i vantaggi materiali che ne
ricavavano con la cultura ufficiale sovietica e per un cedimento alle
pressioni dell'ambiente?
Agli inizi comunque il Che non sembra preparato culturalmente ad
affrontare il problema del realismo socialista ed un breve periodo di
sbandamento vi stato anche n e l a sua vita. Lo dimostra un articolo scritto
per Verde Olivo a novembre del 1959, al ritorno dal paese "sirena", tra
queli pi grigi ed incolori dell'Europa orientale di alora:
(165) D. Allport, "No al realismo socialista", in Che Guevara. Da Cuba al Terzo
mondo, cit. pp. 183-90.
285

"La Jugoslavia l'unico paese comunista che abbiamo visitato che goda di una
libert di critica molto gamie... Maggiore libert esiste nelle .arti, dove accanto a
magnitene realizzazioni realiste, nella pittura per esempio, abbiamo visto intere sale
di rappresentanti delle ultime scuole' dell'arte moderna sulle quali non esprimo
nessuna opinione semplicemente perch non le capisco; il messaggio che
presumibilmente esprimono non .alla portata della mia percezione" (TV, 396).
Questa modestia nella valutzione delle proprie risorse culturali ricorda,
per inciso, quella manifestata dal Che in altre occasioni in cui confessa la
propria ignoranza in campo musicale. Per esempio in una lettera del giugno
1964:
"Accuso ricevuta dei dischi... Del contenuto non parlo. Di musica non mi
permesso di dare neanche una timida opinione perch la mia ignoranza raggiunge
i -273" (166).
Per tornare al realismo socialista, fl Che analizza suoi fondamenti e ne
demolisce l'immagine propagandistica, ne "Il socialismo e l'uomo a Cuba",
del marzo 1965.
Abbiamo gi ricostruito la struttura portante di quell'analisi, fino alla
sua denuncia d'ogni forma d'alienazione che la societ di transizione erediti
dal passato o produca ex novo. Ora il discorso pu proseguire dal punto in
cui il Che afferma che la liberazione dell'uomo non passa solo attraverso il
carattere sociale delle nuove forme di lavoro, ma anche attraverso
"l'espressione della propria condizione d'uomo", possibile con la cultura e
l'arte.
Un processo non certo semplice e lineare, visto che sui meccanismi
stessi della creazione artistica grava il peso di una tradizione alienante ed
autodistruttiva delle potenzialit creative dell'individuo:
"Da molto tempo l'uomo tenta di liberarsi dall'alineazione mediante la cultura e
l'arte. Muore ogni giorno durante le otto e pi ore in cui funge da merce, per

(166) IV, 506'. Oppure in una conversazione .al Minind del marzo 1965: "Mi hanno
chiesto molte notizie su tutta una serie di orchestre, ed io, a mia volta, ho dovuto
prendere informazioni perch non ero al corrente del movimento' musicale di Cuba"
(IV, 347). Una "fortuna" per il Che, che non si cos mai reso conto dello
scadimento e della banalizzazione nel professionismo, a fini di spettacolo, d'una
gloriosa tradizione di musica popolare cubana. Un'involuzione che non certo
frenata dalle nuove musiche delia rivoluzione, ricalcate perloppi sul "sinfonismo"
da parata, degno delle peggiori scenografie hollywoodiane. Ma ad esser sinceri, le
cose non sarebbero andate necessariamente meglio, per il Che, coi moderni tanghi
della nativa Argentina...
286

resuscitare poi nela sua creazione spirituale.


Ma questo rimedio porta con s I germi della stessa malattia: un essere
solitario che cerca la comunicazione con la natura Difende la propria individualit
oppressa dall'ambiente, e reagisce di fronte alle idee estetiche come un essere
isolato la cui unica aspirazione quella di rimanere immacolato.
Si tratta soltanto di un tentativo di fuga" (DI, 18).
'
Il mutamento delle condizioni materiali che si realizza nella societ
rivoluzionaria rende finalmente possibile anche una liberazione dell'arte e
della cultura. Svincolate dai meccanismi della legge del valore, queste
possono ora esercitare tetta la loro funzione storica progressiva, senza pi
porre l'artista davanti all'alternativa di vendersi o d'essere schiacciato. Il
Che ammette tuttavia che a questa alternativa i "talenti eccezionali" riescono
a sfuggire anche n e l a societ mercantile: un riconoscimento implicito
d e l a funzione universalizzante del genio, nel campo d e l a creazione
artistica.
Parlando di un'arte che si contrappone ai meccanismi del'alienazione, 1
problema che appare in primo piano ovviamente quelo del rapporto tra
"libert" e "ricerca". Secondo Guevara esistono d e l e tendenze a l a
semplificazione che identificano la libert con la "ricerca artistica". Ma
questa ha dei Imiti - e g l afferma - a differenza dela libert. E sono proprio
questi limiti che emergono prepotentemente quando ci si trova ad affrontare
le ragioni vere del'alienazione. A quel punto il miraggio d e l a fuga
nel"'angoscia priva di senso" o nel "volgare passatempo" esercita tutto il
suo fascino, suggerendo molto concretamente d'abbandonare ogni veletta
nel'utilzzo del'arte come denuncia.
Anche nela societ rivoluzionaria cubana il "concetto di fuga si
maschera dietro la parola libert", come "riflesso del'idealsmo borghese
nella coscienza". In alcuni paesi, afferma il Che riferendosi al mondo
sovietico, si reagito a queste tendenze passando all'estremo opposto, al
"dogmatismo esagerato": alora che ala cultura trasformata in tab, si
impone l'obbligo di riprodurre specularmente l'esatta configuarazione d e l a
realt, abolendo ogni ulteriore possibilit di libera aspirazione culturale.
"E cos questo si trasform in una meccanica raffigurazione della realt sociale
che si desiderava mostrare, della societ ideale, quasi priva di conflitti e di
contraddizioni, che si cercava di creare" (li, 19).
In assenza di energie creative e di artisti geniali, il compito di risolvere i
problemi del'arte stato assunto dal Partito, vale a dire da funzionari,
prosegue 1 Che. E ci ha prodotto un'arte al I v e l o di ci "che
comprendono i funzionari":
287

"Si annulla l'autentica ricerca artistica e si riduce il problema della cultura


generale a una pura e semplice acquisizione del presente socialista e del passato
morto (e pertanto non pi pericoloso). Cos nasce il realismo socialista, sopra le
basi dell'arte del secolo scorso".
L'arte realista, afferma Guevara, nasce per dalla societ di classe dell'
'800 e porta con s le stigmate del capitalismo, mentre l'arte decadente del
'900 esprme "l'angoscia dell'uomo alienato".
Tra i due mali non pu essere, il realismo socialista la risposta valida,
ma anche certo che le alternative tardano a delinearsi. Non appare per
esemplo la produzione artstica del mondo della libert e non apparir fino a
che la societ non ne avr sviluppato le basi materiali. E manca "un
meccanismo ideologico-culturale" che stimoli la ricerca, liberando allo
stesso tempo l'artista dal pantano delle "sovvenzioni statali". Gli errori del
"meccanicismo realista" e del "decadentismo" si possono quindi evitare,
secondo il Guevara visionario e utopista di questa parte conclusiva del suo
discorso sull'arte, saltando a pie' pari il retaggio dell' "800 e del '900, e
puntando decisamente verso l'uomo nuovo, l'uomo del 2000, "el hombro
del siglo XXI".
Ci diventa ogni giorno meno irrealistico, secondo il Che, per
l'apparizione delle masse sulla scena sociale, l'emergere di nuove idee, la
creazione delle possibilit materiali per uno "sviluppo integrale"
dell'individuo: un insieme di fattori che pone finalmente la cultura alla
portata di tutti i membri della societ.' "Le probabilit che appaiano artisti
d'eccezione" aumentano, e tanto pi aumenteranno
"quanto pi si sar ampliato il campo della cultura e sar cresciuta la possibilit
d'espressione".
E' come si vede un inno finale alla libert d'espressione artistica, anche
se i Che ammette che la parola pu passare in questo senso alle nuove
generazioni, solo se si evita che esse siano fatte di "docili stipendiati
ossequienti al pensiero ufficiale"", in tal caso emergeranno dal seno di
quelle generazioni
"i rivoluzionari che intoneranno il canto del popolo. Ma un processo che
richiede tempo".

Ancora due questioni, di dettaglio, ma come vedremo non


insignificanti. Al ritorno dal suo ultimo viaggio ufficiale in Africa (dove
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per torner di l a breve segretamente) si svolge una conversazione al


Minind. E' il marzo del 1965, a pochi giorni dalla sua "scomparsa". Ne
rimasto 1 testo registrato (167), prezioso non solo per i suoi'riferimenti
politici, ma anche per le considerazioni che vengono fatte dal Che riguardo
a due temi toccati nel 1961, nella riunione sui problemi d e l a cultura" .aia.
Biblioteca nazionale.
1 primo riguarda la "negritudine" d e l a cultura cubana:
"La cultura cubana, il modo d sentire cubano, riuniscono in modo veramente
vistoso le antiche culture negre... Oggi Cuba ha un venti-trenta per cento di sangue
negro, tra negri puri e le varie gradazioni. Per questo si dice che "chi non ha
qualcosa di congo ha qualcosa di caratali,..
Anche la musica naturalmente. II fato curioso che la musica .africana
arrivata a Cuba molti anni fa e, in parte, si trasformata nella maniera di sentire
della nazione cubana. Poi, negli ultimi .anni, tornata laggi, come espressione
nuova, e ha influenzato profondamente, tutti i paesi dell'Africa nera".
"Questo dimostra come l'integrazione culturale, alle sue origini naturalmente,
tra Africa e Cuba sia notevole, e l'influenza africana nella nostra cultura sia
veramente profonda".
Cose scritte e ripetute per pi d mezzo secolo da Fernando Ortjz n e l a
sua enorme bibliografia sull'af ricanismo cubano, ma che la cultura ufficiale
dell'epoca del "settarismo" era arrivata a minimizzare al punto da far ritirare
d a l a circolazione 1 documentario PM di cui si detto. Guevara a suo modo
sembra quindi intervenire in quel dibattito, anche se un, po'... tardivamente.
L'altro riferimento, sempre nel medesimo discorso e nel medesimo
contesto d e l a negritudine, riguarda proprio il pittore "maledetto" Wilfredo
Lam, 1 grande surrealista cubano, ignorato sistematicamente nei suo paese
per aver assunto posizioni contrarie a l a rivoluzione. Indubbiamente dei dati
politici negativi, che per n u l a tolgono a l a grandezza d e l a sua arte.
Ebbene si scopre ora che anche Guevara stato un suo ammiratore:
"Credo che voi conosciate il pittore cubano pi famoso... Non vive a Cuba,
ma in Francia: Wilfredo Lam. Wilfredo Lam' rintracciabile nella cultura in uno
qualunque dei paesi negri, rappresentato 'da qualsiasi scultore o pittore africano,
bench la pittura vi sia assai poco sviluppata. [In lui] tutto negro, ogni
deformazione, o sgorbio, cio ogni tentativo che l'artista intraprende nela ricerca
di nuove forme. Tutto questo fa parte appunto della pittura rituale, della
rappresentazione del rituale negro".

(167) In Opere, IV, 346-60.

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Sono osservazioni molto accurate, che documentano un nuovo interesse


di Guevara anche per le manifestazioni pi complesse