Sei sulla pagina 1di 65

n i o c i a i i i i r i s r i x o x i a x z i

g r a f o
Questo libro raccoglie i risultati della ricerca condotta, in
collaborazione con Carlo Simoni, nellarchivio della scuola
elementare di Castrezzato, nellarchivio comunale e presso
alcune famiglie ed ex insegnanti.
Si ringraziano le famiglie di Castrezzato che hanno messo
a disposizione le fotograe storiche degli alunni e degli
insegnanti della scuola elementare del paese.
Si ringraziano la dirigenza, la segreteria e il personale della
scuola elementare e in particolare Marilena Scalvini e Mauro
Bizioli per la disponibilit e lospitalit che hanno reso
possibile condurre con pieno agio la ricerca durante tutto
lanno scolastico 2006-2007.
marzo :cc Grafo | gestione IGB Group
www.grafo.it
ISBN ;,, ;;: x
Teresa Mazzina
La mia scolaresca
faceva a me concepire
molte speranze

La scuola elementare di Castrezzato


nei registri dei maestri dal 1862 al 1970
,
Castrezzato e la sua scuola
Questa pubblicazione il risultato di una ricerca fortemente voluta dallAm-
ministrazione comunale per consegnare alla Comunit aspetti signicativi della
propria memoria.
Si tratta di un quadro vlto a ritrarre la storia di Castrezzato, dallUnit dIta-
lia no agli anni Settanta del XX secolo, a partire dalla scuola elementare, con
una lettura critica dei documenti contenuti nel suo archivio.
Una ricerca storica orientata non tanto a cogliere la storia degli avvenimen-
ti, intesa nella sua accezione ottocentesca, bens gli aspetti vissuti dellagire e del
patire delle persone di un paese della Pianura dellOvest bresciano. Unanalisi
metodica e scrupolosa dei documenti, che permette di gettare uno sguardo sul-
la storia recente del nostro passato. Unoperazione che consente di comprendere
chi siamo e da dove veniamo.
Una ricerca che ci consegna strumenti per pensare in modo appropriato, non
ideologico, cosera la scuola al tempo dellUnit dItalia, a inizio Novecento, tra
le due guerre mondiali, durante il Ventennio fascista, gli anni della Ricostruzione
ed il boom economico degli anni Sessanta. Ma immediatamente ci viene oerta
lopportunit di leggere oltre la quotidianit della scuola: vedere il nostro passato
prossimo, capire come vivevano le persone, cogliere, seppur sommariamente, il
tessuto sociale che ha fatto da sfondo, leconomia contadina e le trasformazioni
economiche succedutesi, le tradizioni, gli entusiasmi e le miserie, i cambiamen-
ti e le permanenze.
Dallarchivio della scuola elementare esce la memoria di una comunit, che
permette di ripensare le molteplici identit, personali e collettive, le stratica-
zioni di cultura materiale e cultura spirituale, le dierenze. I contadini descritti
nella Inchiesta Jacini (fotograa dellItalia agricola della seconda met dell800),
ammalati di pellagra per malnutrizione, ci sembrano remoti, lontani dalla nostra
vita molto cambiata. Man mano, mediante il lavoro, ci siamo arricchiti econo-
micamente. Non siamo pi costretti ad emigrare in Francia, in Svizzera, in Bel-
gio o in altri Paesi. Bisogner aspettare il 1976, anno in cui il numero degli emi-
granti italiani, lombardi, bresciani, diminuisce no a bilanciasi con il numero dei
nuovi immigrati. Nellarco di pochi decenni scompariranno i mandriani che
scendevano in pianura per far mangiare il eno alle proprie mucche. Famiglie di
contadini e di pastori che conoscevano la pianura a causa di una transumanza
stagionale, che tuttal pi facevano sosta al mercato agricolo di Rovato, che col
o ;
tempo non sono pi ritornate stabilmente a Collio, ad Adrara, e pi in genera-
le nelle valli bresciane e bergamasche. Questa di fatto un po la storia di tutta
lItalia, con mille dierenze e sfaccettature, la storia di una nazione che nellarco
di pochi decenni si spostata in massa dalla montagna e dalle colline, verso le
zone di pianura e di citt.
Le macro trasformazioni, date da nuovi rapporti di produzione legati allin-
dustrializzazione, dalle scoperte tecniche e scientiche, dai rapporti sociali mu-
tati, hanno portato ad un processo di modernizzazione: lItalia contadina mille-
naria divenuta sempre pi un paese ad economia industriale. Dopo il 1945
stata portata lelettricit anche nelle cascine pi distanti dal centro. Negli anni a
seguire abbiamo assistito al cosiddetto boom economico: sono state asfaltate
le strade provinciali, sono stati acquistati in massa i frigoriferi, le automobili, i
televisori. Il mercato del lavoro via via mutato radicalmente: si va a lavorare a
Milano, solitamente come pendolari; c chi va a raccogliere la spazzatura, molti
altri trovano occupazione nei cantieri edili, altri ancora nelle industrie chimiche
di Rho, Pero, e via dicendo.
Ora, in una Lombardia di oltre 9 milioni di abitanti, di comuni che sono rad-
doppiati sotto il prolo demograco, la storia in continuo cambiamento: siamo
diventati importatori di manodopera, prima dal Sud dItalia e poi dal resto del
mondo. Ma tutto ci cronaca.
Se la storia non pi maestra di vita, in quanto dopo la Rivoluzione france-
se tendiamo a riutare il passato come modello paradigmatico (v. Reinhart Ko-
selleck, Il futuro passato, Marietti), resta a tutti i contemporanei, noi compresi,
il compito di leggere il proprio essere al mondo, il proprio destino individuale e
collettivo. Tutti noi esseri umani viviamo iscritti in una dimensione temporale
e spaziale sempre pi veloce, accelerata. Talvolta culliamo lillusione di poterci
sottrarre alla dimensione temporale, preferiamo adottare forme di oblio sul no-
stro passato e perlopi, in modo deistico, ci consegniamo ad una visione pro-
gressiva della storia. La lezione di Friedrich Nietzsche (contenuta nella II delle
Considerazioni inattuali, Sullutilit e il danno della storia per la vita), lesperienza
del totalitarismo ed altri eventi ci aiutano ad interpretare con pi cautela gli svi-
luppi della storia tenendoci lontani da ogni enfasi. Conoscere la nostra storia
non ci rende n migliori n peggiori di chi venuto al mondo prima di noi. Nel
conoscere non sono impliciti meccanismi di salvezza.
Questa ricerca tuttavia ci d loccasione per ripensare un attimo il nostro de-
stino, ci d lopportunit di meditare sul chi siamo stati no a poco fa, e forse ci
permette, mediante un lavoro sul s stessi, di delimitare i nostri pregiudizi sia nei
confronti dei nostri avi sia nei confronti dei nostri contemporanei. Oggi, doma-
ni, proprio come ogni essere umano di ogni epoca ha sempre dovuto fare, sia-
mo chiamati a raccogliere le sde del nostro tempo, quelle globali e quelle locali,
senza scorciatoie, senza presunzioni, senza nostalgie gratuite.
Lattualit della presente pubblicazione crediamo che stia proprio nellavere
gettato uno sguardo sullagire e sul patire di bambini e famiglie che sono passati
da scuola prima di noi proprio come fanno ancora oggi i bambini di Castrez-
zato, giocando, correndo, litigando, cercando rapporti signicativi tra i pari per
crescere e apprendere aspetti che poi caratterizzano lesistenza.
Castrezzato, gennaio 2008
Mauro Bizioli
Amministrazione Comunale di Castrezzato
Attivit culturali
c a s r i i z z a r o i i a s u a s c u o i a c a s r i i z z a r o i i a s u a s c u o i a
,
Premessa
Due armadi in una piccola stanza adibita ad archivio custodiscono faldoni e
pacchi che raccolgono, anno scolastico per anno scolastico, i registri della scuola
elementare di Castrezzato. Il pi antico del 1862-63, il pi recente del 1970-71.
Qualcosa pi di un secolo. Questo larchivio tecnicamente si denisce archi-
vio di deposito, distinto tanto da quello corrente che da quello storico che
abbiamo aperto, sapendo che avremmo trovato indizi e tracce di una storia iniziata
appena allindomani dellUnit dItalia e sviluppatasi attraverso le due guerre mon-
diali, la nascita della Repubblica, la trasformazione dellItalia in paese industriale.
Ma che cosa sarebbe apparso di tutto quel tempo nei registri della scuola di un
piccolo paese di campagna? Nel corso di quel secolo sono arrivate la radio, le auto,
la televisione; luomo sbarcato sulla luna. Mentre questi e tanti altri enormi cam-
biamenti si vericavano, di anno in anno cresciuta la pila dei registri che i mae-
stri compilavano in un gesto quotidiano. La raccolta dei registri, il loro mucchio,
anchessa un frutto della storia, nata nel trascorrere del tempo.
Larchivio presenta lacune e danneggiamenti. Non siamo infatti davanti alla colle-
zione completa di tutti i registri di tutte le classi per ogni anno scolastico. Inevitabil-
mente qualcosa andato perduto. Inoltre, alcuni registri sono stati aggrediti da mue
e funghi che li hanno rovinati; altri sono stati mutilati di alcune pagine, asportate
visibilmente a suon di forbici, in un periodo in cui ancora le carte non erano state
messe opportunamente al sicuro, come invece avvenuto negli ultimi anni.
Materialmente la raccolta costituita in prevalenza da registri di classe, ossia
da fascicoli di formati e dimensioni varie, che erano usati dai maestri per la com-
pilazione delle notizie richieste dalla normativa scolastica. A partire dallistitu-
zione della scuola elementare dello Stato unitario, con la legge Casati, speciche
circolari hanno dettato i criteri per la redazione dei registri, che erano stampati
dalle tipograe locali. Nel nostro caso, in un primo periodo troviamo i modelli
tirati dalla tipograa Buoli di Chiari, poi sar (salvo rarissime eccezioni) la ditta
Apollonio di Brescia a produrre tutta la modulistica che variava periodicamente
adeguando le richieste del ministero.
Un secondo gruppo di documenti costituito da registri delle iscrizioni, com-
pilati per vericare la corrispondenza degli iscritti alla scuola con gli elenchi del-
lanagrafe comunale in cui guravano i bambini in et di obbligo scolastico; da
relazioni che i maestri stendevano per i superiori e in cui rendevano conto del-
landamento del lavoro scolastico nel corso dellanno; da registri o verbali degli
esami (la cui cadenza era assai frequente nella scuola elementare del passato) fra
:c ::
i quali sono rimasti talvolta anche fogli di quaderno su cui gli alunni eseguivano
le prove. Inne, nelle pagine dei registri sono rimasti, tracce del tutto involonta-
rie, qualche foglio di carta assorbente, qualche cartolina pubblicitaria di accessori
per la scuola, qualche foglio di appunti dei maestri, materiali estranei alla costi-
tuzione di un archivio vero e proprio, e tuttavia densi di suggestione.
Si tratta quindi di un insieme di carte che gi nel loro aspetto esteriore rappre-
sentano uninteressante documentazione storica. Tanto i caratteri a stampa che la
graa dei maestri, per esempio, rispecchiano le diverse epoche e, in particolare, il
progressivo abbandono della calligraa, decaduta venendo meno via via nella ste-
sura degli atti pubblici la manualit della scrittura, che rimane invece una costante
nella compilazione dei registri. Osservazioni come questa, tuttavia, attengono in ge-
nerale al tipo di documenti di cui ci occupiamo e quindi restano solo sullo sfondo
della nostra ricerca, volta invece a rintracciare ci che in documenti apparente-
mente solo burocratici e standardizzati come si mostrano al primo sguardo le carte
scolastiche riguarda le vicende della scuola, dei maestri che vi insegnavano e dei
bambini che la frequentavano, allinterno della comunit di Castrezzato.
Nei dati contenuti nei registri scolastici, infatti, sono tradotti i giorni vissuti.
Gli elenchi alfabetici ci permettono di chiamare ancora per nome gli alunni che
varcavano la soglia della scuola; il numero degli iscritti che aollavano le classi,
la registrazione della loro data di nascita e del loro indirizzo, lannotazione del-
la professione dei loro padri, possono delineare il contorno di volti e luoghi. Le
date di inizio e di termine delle lezioni, il loro orario, deniscono il ritmo che la
vita scolastica introduceva nella vita della comunit. Nomi e stato di servizio de-
gli insegnanti sui frontespizi dei registri ritraggono donne e uomini spesso passati
nel volgere di pochi anni dal banco alla cattedra della stessa scuola, in cui inco-
minciavano ancora ragazzi una carriera che per molti proseguita l per lintera
vita, facendo di loro gure di riferimento per il paese.
Il lavoro pressoch quotidiano della compilazione del registro da parte di maestri e
maestre riproduce lo scorrere di eventi minimi una nevicata, la sospensione di uno
scolaro e la ripercussione che gli eventi maggiori suscitavano anche nelle aule.
Nella registrazione delle assenze individuali congurato landamento della
frequenza scolastica e si rintraccia il fenomeno dellabbandono della scuola a cau-
sa dellimpiego di lavoro minorile, o lincidenza delle malattie fra i bambini.
Abbiamo guardato a questi elementi, pi che come a una risorsa statistica per
la storia sociale, come a un deposito della memoria custodito in un luogo della
quotidianit, la scuola, per sua natura deputato alla registrazione della propria
cronaca, diversamente da altri ambienti in cui trascorre la vita collettiva.
Abbiamo inoltre circoscritto la ricostruzione del passato entro i limiti di ci
che i soli documenti scolastici suggeriscono, sapendo di trascurare tutto ci che
essi escludono, in primo luogo tutto quanto coinvolgeva il paese nei mesi di chiu-
sura della scuola, o che essi non ci permettono di avvicinare. Dobbiamo pertanto
essere avvertiti che lunilateralit della fonte marca la narrazione che abbiamo in-
tessuto, anche se proprio questo la rende singolare, poich testimonia lo sguardo
che la scuola ha gettato sulla realt che la circondava.
Le testimonianze del tempo vissuto nelle aule scolastiche non mancano. Mae-
stre e maestri hanno lasciato annotazioni che frequentemente tracimano dai mar-
gini dellatto burocratico e rivelano particolari che il loro occhio a cogliere e la
loro sensibilit a ltrare, anche prima che la norma ministeriale introducesse nei
registri di classe la sezione dedicata alla Cronaca della vita della scuola, che pos-
siamo leggere a partire dallanno scolastico 1928-29 e che costituisce una fonte
ricchissima (largamente impiegata nelle ormai numerose pubblicazioni di ricerca
sulla storia della scuola elementare italiana) anche perch generalmente gli inse-
gnanti assunsero il compito della sua compilazione con autentico trasporto, tra-
sformando quelle pagine in resoconti spesso molto vivaci e personali.
Rintracciamo nelle cronache lo snodarsi degli eventi nazionali e internaziona-
li, vicino ai dettagli degli avvenimenti locali, gli uni e gli altri riportati allaccade-
re quotidiano della lezione in classe, alla vita del piccolo mondo che una scuola
inevitabilmente diviene.
Scena, di quel mondo, ledicio scolastico. E infatti sono abbondanti le de-
scrizioni delle aule, del loro arredamento, del loro stato, al punto che possibi-
le attraverso le pagine dei registri ripercorrere anche come storia a s quella dei
locali che hanno ospitato la scuola elementare. Prima nel palazzo municipale di
via Torri ora occupato da una banca e poi nelledicio di via Marconi che ne
tuttora la sede, realizzato nel 1935 e concepito come esemplare intervento di edi-
lizia scolastica. Il trasferimento della scuola al suo interno e la sua inaugurazione
sono ampiamente descritti dagli insegnanti, ben calati nel ruolo di cronisti nella
compilazione dei loro registri.
Non manca, dunque, materia per ascoltare la voce dei maestri, che nella pro-
duzione delle carte scolastiche hanno trovato modo di manifestare anche consi-
derazioni personali, giudizi e persino confessioni di stati danimo.
Quasi assente invece la voce dei bambini. Troppo ebile nei pochi temi scrit-
ti in occasione degli esami di riparazione presenti nellarchivio. Il loro giudizio, il
loro disagio, le loro paure e le loro furbizie quanto i loro divertimenti non sono
testimoniati se non di riesso, nello specchio di dati oggettivi o nelle osservazio-
ni di maestre e maestri. Tuttavia nei materiali dellarchivio sono tanti gli spunti
per una possibile storia dellinfanzia a Castrezzato.
i i i xi s s a i i i xi s s a
:: :,
Descrivendo nellarco di pi di un secolo i progressi della scolarizzazione, i re-
gistri testimoniano che si tratt comunque di un processo lungo e contrastato no-
nostante Castrezzato appartenga alla fascia dei Comuni italiani in cui listruzione
conobbe i pi precoci e rapidi avanzamenti nel contesto dello Stato Unitario.
Gli ostacoli maggiori nascevano dalla povert, dalla necessit di impegnare i
piccoli nei lavori dei campi, nelle incombenze domestiche o nei lavori stagiona-
li presso gli stabilimenti produttivi. La scuola, dunque, dovette competere nel
contesto socio-economico per conquistarsi il suo titolo di priorit per linfanzia
e, insieme, comport per centinaia di bambini uno sforzo che non pu essere
ignorato. Le stesse pagine dei registri ci aiutano ad immaginare quanto costasse
ai piccoli che crescevano nelle cascine percorrere chilometri la mattina presto per
raggiungere la scuola, pigiarsi nelle aule anguste e mal riscaldate in banchi stretti
e scomodi, ed essere costretti a maneggiare la matita e il pennino, a riempire fogli
di quaderno di aste e puntini, lasciandosi alle spalle la vita della cascina, a contatto
con la natura, le piante e gli animali, in cui nessuno sapeva leggere e scrivere ma
in cui tutti nonni, genitori, fratelli avevano qualcosa da insegnare.
A lungo la scuola fu frequentata da bambini che non solo lasciavano le lezio-
ni in primavera per aancare le famiglie allinizio dei lavori agricoli, ma che con
la terra e la campagna mantenevano unintimit e una consuetudine rispetto alla
quale lalternativa educativa della scuola era debole. Con il tempo, invece, il con-
tatto con la natura si allenta. La popolazione contadina si riduce e la campagna
smette di essere lorizzonte naturale della vita, i suoi tempi condizionano sempre
meno i ritmi scolastici; la stessa osservazione della natura incomincia ad essere
da sapere pre ed extra scolastico che era oggetto di lezioni e ricerche guidate
dai maestri, no ad arrivare alle soglie degli anni Settanta, quando nei piani di
lavoro degli insegnanti compaiono le prime ricerche sullinquinamento e quello
della scuola uno dei primi segnali dattenzione sul rischio che la vita della cam-
pagna sia compromessa da una nuova malattia, che non colpisce il raccolto o le
piante, ma che ferisce la natura stessa e quindi la sua capacit di imporre, nel be-
ne e nel male, le sue leggi.
Lesame dellarchivio, in conclusione, permette di ricostruire attraverso le car-
te della scuola una buona parte della storia della comunit, e si rivela un punto
di partenza per la ricerca.
Aprendoli uno dopo laltro, i registri di scuola hanno dimostrato di poter es-
sere letti con la curiosit e il piacere della memoria.
La sintesi del loro contenuto la materia dei prossimi capitoli.
Il punto di inizio
I documenti pi antichi, quelli che costituiscono il punto di partenza crono-
logico per la nostra ricerca, sono otto registri dellanno scolastico 1862-63, stam-
pati a Chiari, nella Tipograa F. Buoli.
Siamo in una delle 6.990 scuole elementari della Lombardia
1
, ormai regolamen-
tate dalla legge Casati
2
che dopo lUnit estese a tutto il Regno dItalia lorganizzazio-
ne delle scuole elementari obbligatorie gi in vigore in Piemonte. A Castrezzato, pe-
r, la scuola elementare preesisteva
3
e possedeva un ordinamento risalente alla do-
minazione austriaca non dissimile da quello previsto dalla nuova legge italiana.
Che in un piccolo centro di campagna i bambini, sia maschi che femmine, po-
tessero in quegli anni frequentare una scuola pubblica prova che sul paese della
bassa bresciana, per molti aspetti aitto in quellepoca da condizioni di estrema
miseria, si rietteva la situazione di privilegio di cui la Lombardia godeva rispetto
al resto delle regioni italiane sotto il riguardo del sistema dellistruzione
4
.
Quali fossero le condizioni materiali della scuola, con quanti e quali mezzi
il Comune provvedesse al reclutamento degli insegnanti e alla loro retribuzione
sono dati che i pochi registri del 1862-63 non ci forniscono
5
.
1
Nel 1863-64 in Italia erano aperte 31.804 scuole elementari, fra pubbliche e private, ossia 15 scuole
ogni 10.000 abitanti, per un totale di 1.178.743 iscritti, pari al 43% dei bambini fra i 6 e i 12 anni. In
Lombardia, le scuole erano 6.990, ossia 23 ogni 10.000 abitanti, con l83% dei bambini fra i 6 e i 12
anni iscritti. Cfr. E. DE FORT, Storia della scuola elementare in Italia, Milano, Feltrinelli, 1979, p. 45.
2
Il Regio Decreto 13 novembre 1859, n. 3725 (Legge Casati) denisce lordinamento fondamen-
tale della scuola in Piemonte. Entra in vigore nel Regno di Sardegna il 1 gennaio 1860 e viene suc-
cessivamente estesa a tutto il Regno dItalia di pari passo con lannessione delle altre regioni. Al Ti-
tolo V contiene le norme sullistruzione elementare, per maschi e femmine a partire dal sesto anno di
et, gratuita e obbligatoria per il primo dei due bienni previsti dallordinamento. I Comuni dovevano
provvedere alla fornitura dei locali, della legna per il riscaldamento e al pagamento degli stipendi ai
maestri, nominati da una commissione comunale e formati nelle Scuole Normali.
3
Cfr. E. VENTURINI, La scuola a Castelcovati e nel distretto di Chiari nella prima met dellOttocento,
in Storie di senzastoria. Societ economia e cultura popolare a Castelcovati fra 700 e 800, Brescia, Gra-
fo, 1983, pp. 109-141.
4
Come si osserva al confronto dei dati su diusione delle scuole elementari maschili e femminili, pre-
senza di maestri qualicati, stato delledilizia scolastica, ecc, raccolti dallinchiesta commissionata dal
ministro Giuseppe Natoli al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione il 14 novembre 1864 (i cui
risultati furono pubblicati in Statistica del Regno dItalia, istruzione pubblica e privata, anno scolastico
1862-63, Parte I, Istruzione primaria, Torino, Dalmazzo,1865) la quale costituisce un fondamentale
riferimento per tutta la storiograa sulla scuola elementare.
5
Il percorso di ricerca dovrebbe a questo riguardo inoltrarsi nelle carte dellArchivio Comunale che
i i i xi s s a
: :,
Sappiamo che esistevano la scuola maschile e quella femminile, la prima a-
data al maestro Pietro Pedretti e la seconda alla maestra Angela Salghetti.
Dei due insegnanti non conosciamo altro che i nomi, scritti sul frontespizio
dei registri, mentre dagli elenchi degli alunni evinciamo che quellanno, su una
popolazione di poco meno di 3.000 abitanti i bambini maschi iscritti erano in
totale 104, le femmine 123. La loro et era compresa fra i sei e i 12 anni.
Le lezioni iniziavano il 15 ottobre e nivano il 14 agosto e le materie di insegna-
mento, riportate nelle pagine interne del registro, dove guravano anche le valuta-
zioni, erano: condotta, catechismo e storia sacra, lettura, nomenclatura e lingua italia-
na, geograa, storia e scienze naturali, aritmetica, sistema metrico, ecc., scrittura.
Lordinamento della legge Casati prevedeva che il primo ciclo della scuola,
quello obbligatorio, durasse due anni. Tuttavia, per le dicolt che emergevano
nel far apprendere i rudimenti di lettura, scrittura e calcolo nellarco del biennio,
la prima classe fu in un gran numero di casi sdoppiata in inferiore e superiore, per
dare modo a scolari e maestri di diluire le fatiche della prima alfabetizzazione. E
infatti a Castrezzato troviamo i registri annuali 1862-63 della scuola femminile
relativi alla prima classe inferiore, alla quale erano iscritte 79 bambine, alla prima
classe superiore, con 30 iscritte, e alla seconda, con 14 iscritte.
Fra loro ben poche si presentarono agli esami nali: solo 22 in prima inferio-
re, fra cui le promosse furono 10; 13 in prima superiore (di cui due furono boc-
ciate); 3 in seconda. I maestri tenevano anche un foglio mensile, uno stampato
su cui guravano le seguenti istruzioni:
Per maggior chiarezza e regolarit si dovr tenere il presente registro separato, mese
per mese, cio un frontispizio e quanti fogli intermedj occorrono per ogni mese.
Il maestro dar la classicazione per ogni materia con numero dalluno al dieci nel
modo seguente:colle debite gradazioni i primi cinque numeri indicano linsucien-
za; il numero 6 esprime lidoneit; i numeri 7 e 8 indicano bene; il numero 9 indica
assai bene, e 10 benissimo con lode.
in uno di questi che riportato lelenco degli iscritti alla maschile, suddivisi
nei tre periodi: i bambini di prima inferiore erano 48, quelli di prima superiore
26 e quelli di seconda 29.
Nelle due aule che costituivano la scuola
6
erano radunati bambine e bambi-
ni, seguiti rispettivamente dai due insegnanti, che dierenziavano la didattica
sui tre livelli.
Il lavoro della pur sommaria registrazione dellandamento della vita scolasti-
ca non doveva essere di poco conto per i maestri, per i quali al non indierente
peso di governare la classe si aggiungeva quello di annotare valutazioni, assenze
e osservazioni per ciascuno dei numerosi scolari, che dobbiamo immaginare pi
simili allaamato trasgressivo e indomabile Pinocchio che non al compto En-
rico Bottini del romanzo Cuore.
I bambini di Castrezzato, tuttavia, dovevano essere ben diversi da entrambi
quei loro contemporanei. Il loro ambiente, infatti, era lontano tanto dalla cam-
pagna toscana delluno che dalla Torino dellaltro: i toni sommessi e i ritmi lenti
e ripetitivi del mondo contadino da cui provenivano per giungere a scuola ri-
conoscibile, piuttosto, nel lm Lalbero degli zoccoli, che Ermanno Olmi gir po-
co lontano, nella campagna bergamasca.
Una delle maggiori responsabilit dei maestri era lannotazione delle assenze.
La frequenza scolastica infatti non era solo titolo necessario al conseguimento
della promozione, ma attestava ladempimento da parte delle famiglie dellob-
bligo di provvedere allistruzione dei gli che la legge Casati istituiva, sebbene
nella forma pi attenuata.
Quellanno ma nei precedenti e nei seguenti non pensabile che le cose
andassero molto diversamente furono tante le bambine che una volta nito
linverno smisero di frequentare la scuola. Quando la maestra vede svuotarsi la
classe, le alunne della prima superiore scendere da 30 a 11, rinuncia a riportare
i loro nomi e scrive: Dagli ultimi di aprile ai primi di maggio le altre non so-
no state trasportate [trascritte] per la coltivazione dei bachi e faccende di cam-
pagna.
Quando era il momento di provvedere a ingrassare e curare i bachi da seta che
avrebbero permesso alle famiglie di integrare il reddito, non cera pi da pensare
alla scuola. I bachi occupavano ogni spazio disponibile e i bambini erano i pri-
mi ad essere sloggiati dai loro letti per fare spazio alle scalre comerano detti i
palchi di arelle su cui venivano stesi i bachi che dovevano essere tenute in am-
bienti sucientemente caldi. La raccolta delle foglie di gelso per alimentarli era
incessante e richiedeva limpegno di tutti i membri della famiglia. Intanto urge-
vano tutti gli altri lavori della campagna che assorbivano unenorme quantit di
lavoro umano, svolti interamente a forza di braccia. Le giornate, sempre pi lun-
ghe dallalba al tramonto, erano piene di incombenze che non mancavano nem-
meno per i bambini, troppo piccoli e troppo deboli per imbracciare la maggior
costituiva allepoca la destinazione uciale dellintera documentazione relativa alla scuola, agli iscrit-
ti e ai maestri.
6
Presumibilmente n da allora allinterno della sede del Municipio, in contrada Piazza, poi via Torri,
come indicano esplicitamente le annotazioni qui assenti sui registri degli anni successivi.
i i i u x r o o i i x i z i o i i i u x r o o i i x i z i o
:o :;
parte degli attrezzi, ma che agili e svelti seguivano le attivit degli adulti come un
esercito di formichine per ripulire e rinire il lavoro dei campi
7
.
Vedremo, scorrendo le annate successive, che la frequenza scolastica rester
uno dei principali assilli per i maestri, il terreno su cui si misurava la capacit del-
la scuola di guadagnare i bambini non solo allalfabetizzazione di massa ma alla
propria dimensione formativa e, in sostanza, di aermare lesistenza stessa dellin-
fanzia come di unet della vita da sottrarre alle durezze del mondo adulto
8
.
La storia delledicio scolastico
La sede della scuola elementare a Castrezzato fu no al 1935 in via Torri, ex
contrada Piazza, in unala dellallora palazzo municipale.
Niente di strano che il Comune, al quale in base alla legge Casati spettava
provvedere anche alle spese per i locali e il riscaldamento della scuola, avesse ri-
cavato le aule nelledicio di propria competenza. La condizione delledilizia sco-
lastica allavvio della scuola elementare obbligatoria, del resto, era nella genera-
lit dei casi in Italia di tale disagio
1
che la collocazione della scuola elementare a
Castrezzato appare tuttaltro che inappropriata.
Alcuni dettagli sulle caratteristiche delle aule si ricavano dalle relazioni che i
maestri stendevano su richiesta del Ministero, impegnato n dagli ultimi decenni
dellOttocento a misurare la realizzazione del sistema dellistruzione pubblica.
Nellarchivio della scuola elementare di Castrezzato troviamo i moduli che le
maestre Teodora Nicoli Cristiani e Teresina Metelli (luna della prima e laltra
della seconda femminile) compilarono nellanno scolastico 1899-1900
2
, nei quali
specicavano, fra le notizie richieste, che alla scuola era annesso un cortile e che
ledicio disponeva di acqua potabile e di acqua per la pulizia.
Annotate a margine del Registro Unico Giornaliero che la maestra Teodora
compilava nel 1902-1903 troviamo le misure dellaula in cui faceva scuola alle
50 bambine di prima elementare: 7,4 per 7,19 per unaltezza di 3,15 metri, con
quattro nestre.
Richieste di un giudizio sulle condizioni dellaula scolastica entrambe la de-
nirono discreta, come discreta denirono la condizione dellarredamento e del
materiale didattico per qualit, ma solo suciente per quantit.
Negli anni Venti, per, incominciano ad essere lamentati i limiti della strut-
tura in cui la scuola era ospitata.
Al termine del 1923-24, nella compilazione del modulo della Relazione An-
nuale della prima maschile, la maestra Idilia perentoria: urge la costruzione di
7
I bambini continuarono a partecipare al lavoro contadino no a molti anni pi tardi. La signora
Giuseppina Platto, nata nel 1907, ricorda la sua infanzia descrivendo le corse intorno ai carri, insieme
agli altri bambini del paese, per raccogliere i rimasugli di eno.
8
La stessa legislazione sullobbligo scolastico strettamente correlata a quella che regolamenta il la-
voro dei fanciulli. Cfr. avanti, la Scheda sulla legislazione scolastica.
1
I municipi non han ritegno di alloggiare le proprie scuole in tuguri umidi e malsani, cappelle fred-
de e oscure, in sagrestie abbandonate, in vecchie stalle, in cantine umide, cucine aumicate, sotte
aperte a tutte le intemperie si leggeva nella Relazione di un Ispettore al ministro dellistruzione pub-
blica relativa allanno scolastico 1895-1896, citata in E. DE FORT, Storia della scuola elementare in Ita-
lia, Milano, Feltrinelli, 1979 p. 183.
2
In base al Regolamento Generale 9 ottobre 1895. Tale genere di regolamenti venivano emessi periodi-
camente dal Ministero che aggiornava successivamente le norme di funzionamento della scuola, inclusa
la compilazione di registri e documentazione varia, ferma restando la legislazione scolastica in vigore.
i i i u x r o o i i x i z i o
: :,
un fabbricato nuovo. Le dimensioni dellaula, per i 62 alunni che la frequentano,
sono 42 metri quadrati di supercie e 126 metri cubi di volume; larredamento
costituito da banchi antidiluviani e la maestra manca di una sedia almeno
discreta. I servizi igienici non sono in buone condizioni e non sono ad esclusivo
uso dei bambini perch aperti al pubblico.
Pu essere utile ricordare che siamo nellanno in cui, con le elezioni politi-
che del 6 aprile, Mussolini ottenne una travolgente vittoria anche sullonda del-
le attese che la rivoluzione fascista suscitava nel clima di insoddisfazione per i
risultati raggiunti dallo Stato liberale. Non si pu escludere che il tono vibrante
con cui la mestra leva la sua lamentela ne sia inuenzato, appuntandosi in que-
sto caso sulle condizioni delledilizia scolastica, che potevano essere imputate al
fallimento della legislazione in materia approvata a partire dal 1878
3
.
Anche lanno seguente la maestra Idilia ripropone le sue richieste e scrive nel-
la Relazione: urge la costruzione di un nuovo edicio scolastico, aggiungendo
che bisognerebbe inoltre cambiare i banchi troppo alti e incomodi per bambini
piccini. aancata dalla maestra Elisa Piovani, che insegna in prima femmini-
le e nella sua Relazione ripete la formula: urge la costruzione di un nuovo edi-
cio scolastico, mentre riguardo alle condizioni igieniche annota: Sono orribili
sotto ogni aspetto.
A partire dal 1928-29 la nuova sezione dei registri scolastici dedicata alla Cro-
naca della vita della scuola ore spazio a diuse descrizioni da parte di maestri
e maestre.
Ledicio scolastico antidiluviano. Laula poi completamente spoglia. Sedici ban-
chi vecchi e tarlati, un tavolo per linsegnante ed una lavagna tutto larredamento
dellaula che per di pi scura e riceve luce falsa.
Il cortile interno alledicio, usato dalla scuola si riempie di fango ogni volta
che piove, le maestre si lamentano che non solo diventa impossibile svolgervi le
lezioni di educazione sica, come si vorrebbe, ma che persino accedere alle aule
diventa dicile. Via via le condizioni appaiono insostenibili. Allinizio dellanno
scolastico 1931-32, la maestra di terza femminile annota:
Linsucienza dei locali non mi permette di disporre le bambine come vorrei, so-
no costretta invece a metterne 4 per banco con grave danno della disciplina e della
calligraa.
Anche in prima le 60 alunne stentano a trovare posto e la maestra scrive:
16 settembre. Laula assegnata alla prima classe si dimostra incapace al numero delle
presenti e anche arredandola di nuovi banchi devo mettere no a cinque scolare nei
banchi pi lunghi, 4 nei mezzani, tre in quelli a due posti, sicch la scolaresca si presenta
alquanto agglomerata: le alunne si sentono incomode e danno segni di inquietudine.
Nel 1932-33, la maestra della seconda femminile che il 21 novembre aveva scrit-
to: ho quindi 60 scolarine pigiate nellaula e nei banchi. Non so che cosa decider
il podest in merito, pu nalmente segnalare un intervento straordinario:
24 marzo: Nel pomeriggio lUciale sanitario Dott. Signor Quadrio ha fatto visita
alle mie alunne trovandole bene. Le aule ha detto sono indecenti e pi volte ha pre-
sentato reclami ed istanze per ottenere (nalmente si otterr) lapprovazione del nuo-
vo edicio scolastico necessarissimo per le alunne e per gli insegnanti.
Il problema per ribadito ancora lanno successivo, quando allingresso a
scuola della prima maschile, la maestra scrive:
La mia aula insuciente come capacit per il numero degli alunni obbligati. An-
che il numero dei banchi non basta, i bambini in classe sono 65 e i banchi sono au-
mentati solo a 26.
Nel frattempo, nel 1928, dopo la visita della Commissione Tecnica provin-
ciale che aveva constatato il deplorevole stato delledicio scolastico dal punto di
vista della funzionalit e delligiene, rilevando anche il consistente incremento del
numero degli alunni in relazione a una notevole crescita demograca del paese, il
29 novembre il Comune delibera di incaricare un ingegnere idoneo per un pro-
getto di edicio scolastico conforme alle vigenti disposizioni e capace di soddisfa-
re le esigenze manifestate localmente
4
. Ha inizio cos il percorso amministrativo
che approder alla costruzione del nuovo edicio scolastico dopo 7 anni.
Il 26 giugno 1930, In ottemperanza alla nota del regio Ispettore Scolastico
6.5.1928 n. 309 che fa perentorio invito al Comune di provvedere che le attuali
aule siano sostituite, il Comune delibera di far approntare alling. Tito Brusa e
C di Brescia il progetto per ledicio scolastico e di esperire le pratiche per lac-
quisizione dal sig. Domenico Magoni fu Carlo dellarea mappale n. 82
5
.
Si individu dunque larea nelle immediate adiacenze del nucleo abitativo,
3
La legge n. 4460 del 18 luglio 1878 sanciva lobbligo dello Stato di provvedere alle condizioni ma-
teriali della scuola.
4
Archivio Comunale di Castrezzato (dora in poi ACC), Registro delle delibere del Consiglio comunale.
5
Ibidem.
i a s r o i i a o i i i i o i i i c i o s c o i a s r i c o i a s r o i i a o i i i i o i i i c i o s c o i a s r i c o
:c ::
nella localit denita Porto Ospedale, ma si scelse anche un ingegnere di fama
per approntare il progetto. Tito Brusa era infatti un nome di spicco a Brescia, fra
gli autori delle architetture davanguardia dellepoca
6
. Nella scelta del suo inca-
rico traspare lintento del Comune di realizzare unopera di rilievo, adeguando
gli indirizzi sul rinnovamento delledilizia scolastica che giungevano dallammi-
nistrazione centrale dello Stato.
Nel febbraio 1931, il progetto, rmato da Brusa e Peroni, approvato e pre-
vede una spesa di 485 mila lire
7
. Ma subito si prospetta la spinosa questione del
reperimento dei fondi, che vengono ottenuti con il ricorso alla Cassa Depositi e
Prestiti per un mutuo di 500 mila lire
8
, salito poi a 650 mila
9
.
Si dovr attendere il febbraio 1934 per acquisire larea (che sar ampliata con
un nuovo fondo di l a pochi mesi
10
) e ssare al successivo primo maggio la data
di inizio dei lavori
11
.
Ledicio scolastico avrebbe dovuto essere ultimato nel giugno 1935, ma i la-
vori si protrassero per tutta lestate, tanto che il primo ottobre le aule non erano
ancora agibili. Il trasferimento delle classi nella nuova sede, tuttavia, era gi sta-
to programmato, perci fu necessario posticipare di qualche giorno lavvio del-
lanno scolastico.
Il 5 ottobre il maestro Carlo Bondioli annota sul registro: Primo giorno di
scuola. Non essendo ultimato il palazzo scolastico nuovo si ritardata lapertura
della scuola. Ma la soddisfazione non tarda a manifestarsi. In quegli stessi gior-
ni la maestra della terza maschile Mafalda Provaglio scrive: I bambini si trovano
molto bene in questa aula grande, piena di aria e di luce e non rimpiangono certo
le vecchie aule, e Angela Palazzoli, maestra della terza femminile, annota: Pas-
saggio dalla scuola vecchia a quella nuova. Con le mie alunne ho preso possesso
della nuova aula, bellissima, chiara e comoda, ne siamo veramente entusiaste.
La stampa per d notizia della costruzione del nuovo edicio solo lanno
successivo, quando ha luogo linaugurazione uciale. Il 2 ottobre 1936, sot-
to la fotograa della nuova scuola, Il Popolo di Brescia pubblica una corposa
didascalia ricca di dati, seguita il 10 ottobre da un articolo che ne ripete le
informazioni, in occasione del resoconto della visita del prefetto a Castrezzato
dedicata in primo luogo, per, al locale stabilimento del tabacco. Finalmente, il
10 novembre compare sul quotidiano larticolo a tre colonne con la cronaca del-
linaugurazione delledicio, compreso fra le opere dellanno XIV a Castrezzato,
che includevano la rettica della strada Chiari-Castrezzato, la nuova casa del
fascio, la nuova casa dellONB, la rettica della strada Castrezzato-Berlingo
e lilluminazione elettrica nella contrada Bargnana.
Ben pi che larticolo di regime del Popolo di Brescia, sono i resoconti ripor-
tati da maestre e maestre sui registri a denire il clima che circond levento. lo
stile della loro enfasi retorica in cui sentiamo rimbombare il suono di unepoca.
Angela Palazzoli, maestra della quarta femminile:
8 novembre. Inaugurazione del Palazzo Scolastico. La festa per la cerimonia riusc
imponente con perfetto ordine fascista meritando il plauso di tutte le autorit ivi
convenute.
Abele Magoni, maestro in quarta maschile:
8 novembre. Inaugurazione delledicio scolastico, campo sportivo, della casa del fa-
scio e dellONB. Erano presenti S.E. il Prefetto, il Federale e il R. Provveditore agli
studi. Il corteo e la slata han superato ogni aspettativa, tanto che S.E. il prefetto ha
elogiato tutti gli insegnanti.
Ada Provaglio, maestra della seconda femminile:
8 novembre. Inaugurazione del Palazzo Scolastico: Alle ore 8.30 tutti gli organizzati
dellOB in perfettissima divisa erano convenuti alle scuole nuove da dove partirono
per unirsi alle altre organizzazioni e raggiungere il campo sportivo.
Qui si schierarono in perfettissimo ordine per essere passati in rivista da S.Ecc il Pre-
fetto, il segretario Federale e il R. Provveditore agli studi di Brescia. Mai come og-
gi si visto a Castrezzato un s meraviglioso spettacolo di compattezza, dordine, di
disciplina. stata una imponente slata ed adunata di gli della Lupa, di Balilla, di
Piccole Italiane. Eccettuate le bimbe di prima elementare, tutti quelli delle altre classi
erano in divisa, ed erano inquadrati. Dopo la slata davanti al Municipio, ove erano
riunite le autorit, organizzazioni e popolo si riunirono alle scuole ove assistettero
alla benedizione delledicio e di alcuni gagliardetti, ed ove udirono lalta parola del
Podest, di S. Ecc il Prefetto e del segretario Federale. Indi dopo il saluto al duce ed
al Re Imperatore limponente adunata si sciolse e le Autorit proseguirono per linau-
gurazione di altre opere pubbliche.
6
Tito Brusa, appartenente alla corrente architettonica del classico moderno, la cui maggiore espres-
sione bresciana il progetto piacentiniano di piazza Vittoria, fu autore dei progetti del palazzo della
cooperativa Brixia di via Solferino a Brescia (1930), dei villini in riva al Naviglio (1931) e delle sale
del Mercato al Quadriportico di Piazza della Vittoria (1930).
7
ACC, Registro delle delibere del Consiglio comunale, delibera 28.2.1932.
8
Ibidem, delibera 28.4.1932.
9
Ibidem, delibera 11.8.1934.
10
Ibidem, delibera 30.3.1934.
11
Ibidem, delibera 17.2.1934.
i a s r o i i a o i i i i o i i i c i o s c o i a s r i c o i a s r o i i a o i i i i o i i i c i o s c o i a s r i c o
:: :,
Mafalda Provaglio, maestra in prima maschile, incomincia la cronaca dal gior-
no precedente allinaugurazione:
7 novembre. Fervono i preparativi per la festa di domani: linaugurazione cio del
palazzo scolastico. 8 novembre: Inaugurazione del palazzo scolastico.
Alle 8.30 tutti i Balilla, Piccole Italiane e Giovani Itl erano convenuti alle scuole nuove
da dove partirono per radunarsi con le altre organizzazioni al campo sportivo. Qui si
schierarono in perfettissimo ordine per essere passati in rivista da S. Ecc il prefetto, il
Segretario Federale e il R. Provveditore agli studi di Brescia. Alle 10.30 arrivarono in-
fatti le Autorit che dopo linaugurazione del campo sportivo si recarono in Comune
da dove assitettero alla superba slata dei numerosi manipoli di Figli della Lupa Balilla,
Piccole Giovani Italiane, Avanguardisti, ecc. Avvenne poi linaugurazione del palazzo
scolastico: parlarono il podest di Castrezzato, S. Ecc il Prefetto e il Segretario Federale.
Mirabili furono lentusiasmo e la disciplina sia del popolo inquadrato che delle giovani
camicie nere che seppero dimostrare la loro fede e la loro passione e seppero meritare
da parte delle Autorit convenute elogi ed incitamenti per lavvenire.
Qualche mese dopo, nella prima maschile arriva una supplente, al suo primo
giorno di scuola:
12 febbraio. Limponenza e la bellezza delledicio scolastico, la ridente posizione
dellaula a me assegnata, tutto minduce a svolgere con serenit e con alacre volont
il compito che per la prima volta mi provo a superare.
Da lei nalmente sappiamo che cosa potesse pensare una maestra di fronte a
un edicio di moderna concezione, a uno spazio della scuola dedicato e fun-
zionale alle attivit didattiche, al contrario delle aule spesso ricavate in ambienti
del tutto inadeguati alle quali erano abituati gli insegnanti.
Quanto agli alunni, autorit e maestri dovranno ben presto preoccuparsi in
primo luogo di contenerne il ludico saccheggio e di instillare loro il rispetto della
nuova struttura. Cerco continuamente di inculcare nellanimo delle mie alunne
il rispetto del nuovo edicio scolastico perch ho sentito la lamentela di alcune
autorit per certi atti vandalici gi commessi si legge infatti nella cronaca di ot-
tobre della maestra Palazzoli.
unaltra maestra a scrivere sul registro che uno scolaro sorpreso a manipo-
lare dello stucco le addit il gran numero di compagni intenti nella medesima
occupazione.
Faccio vuotare le tasche: piene di stucco! Chiesta una spiegazione mi rispondono
che esso serve per formare palline e biglie e mi soggiungono che per conservarlo bi-
sogna pur tenerlo alquanto rammollito. Non parliamo della provenienza: invetriate
nuove, ecc.
divertente notare che in questo caso la maestra rinunci ai rimproveri e si
lasci intenerire da una reminiscenza letteraria raccontando ai bambini il roman-
zo I ragazzi della via Pal, che come lei stessa annota narra le prodezze duna
certa Compagnia dello stucco, i cui componenti, sebben pi alti, mi sembra di
ravvisare nei miei piccoli alunni possessori di una tal ricchezza.
Il nuovo ambiente scolastico continu negli anni seguenti a suscitare ammi-
razione. Un maestro arrivato a Castrezzato nel febbraio del 1940, in terza ma-
schile, subito scrive:
16 febbraio. La mia aula ricca di luce e ben arieggiata. Essa uno dei vani dun
bellissimo palazzo scolastico di nuova costruzione, costruito conforme la legge sul-
lEdilizia scolastica, per cui di nulla difetta.
Nellottobre 1941 limpatto sulla supplente arrivata in seconda ancora forte:
Primo giorno di scuola. Ledicio scolastico bello, stile moderno, ampio, pieno di
luce e di sole. Nel 1942-43 la maestra di quinta maschile scrive nella prima anno-
tazione dellanno: Laula, come tutte quelle di questo nuovo fabbricato scolastico,
molto bella. Chiara, piena di luce e di sole, invita al lavoro sereno e tenace.
Durante la guerra, per, ledicio scolastico fu occupato dallesercito tede-
sco che ebbe lautorizzazione a requisirlo il 25 ottobre 44 e che lo occup no a
met marzo del 1945, mentre le classi furono sistemate provvisoriamente parte
nellex caserma della GNR, parte in altri locali comunali. In seguito la scuola fu
destinata ad alloggiare circa 150 ragazzi della colonia libica Piamarta diretta da
don Narciso Barlera, gi precariamente sistemati nelledicio parrocchiale Casa
Pio XI, dopo lo sfollamento da Brescia
12
.
Nel dopoguerra alunni e maestri tornano a frequenatare le aule di via Marconi,
ma quegli stessi ambienti che avevano suscitato tanto entusiasmo incominciano a
produrre impressioni diverse nei maestri che vi giungono. Nel 1952-53 la maestra
Maria Favero annota: Ottobre. Prendiamo possesso dellaula, grande, spaziosa,
forse per non sempre ben illuminata. Le pareti, cos nude, ce la rendono quasi
ostile. La struttura, inoltre, incomincia a dare segni di inecienza. Nel registro
del maestro Chinotti, troviamo: Pi volte il maestro ha accompagnato alcuni
alunni a lavarsi al canale che passa vicino alla scuola (nelledicio scolastico non
12
Cfr. lettera del commissario prefettizio Polloni al Capo della provincia, del 17 marzo 1945, reperita
nellarchivio storico del Comune.
i a s r o i i a o i i i i o i i i c i o s c o i a s r i c o i a s r o i i a o i i i i o i i i c i o s c o i a s r i c o
: :,
c un rubinetto che dia acqua), mentre il maestro Festa, nella sua relazione -
nale lamenta linsucienza di materiali didattici, fra cui lunico mappamondo
in dotazione, di gesso, ormai in pessime condizioni. Nel 1954, descrive cos la
situazione: Ne ho 34 di scolari, distribuiti su tre le di banchi in unaula vasta,
molto fredda e con due soli caloriferi.
Le cose vanno poi peggiorando. Nellanno scolastico 1954-55, la maestra
Candida Mingotti scrive:
11 dicembre. gi la terza volta che troviamo laula allagata. Quando la pioggia
forte e tira vento lacqua si inltra attraverso il telaio delle nestre. Non troviamo ri-
paro valido ad ovviare allinconveniente Parecchi bambini devono restare con i piedi
nellacqua tutta la mattina.
Riprende inoltre la coabitazione con il Comune, che trasferisce i propri uci
in unala delledicio scolastico.
Nellottobre 1956, ancora la maestra Mingotti annota senza nascondere un
po di esasperazione:
Laula assegnata il n. 14 Infelicissima! Perch tanto umida da avere i muri impre-
gnati di mua. Questo noioso odore persistente perch esposta a nord e quindi ge-
lida, perch piena di armadi polverosi e quindi inadatta ad educare allordine e a un
certo senso estetico Perch sentiamo le persone che si intrattengono nellucio co-
munale attiguo e gli altri sentono noi. Un armadio, il pi ingombrante stato tolto
Lodore della mua persiste I bambini hanno gi freddo tanto che uno batte i denti
e gli altri continuano ad usare il gabinetto.
A marzo il Comune provveder a ripulire e tinteggiare la scuola, oltre che ad
abbellirne il cortile con delle aiuole, anche se il vero problema continuer ad es-
sere quello del riscaldamento insuciente e spesso ineciente.
Nel 1962 si deve fare posto anche alle classi della scuola media appena istitui-
ta e inoltre la palestra concessa alla Cobres, lazienda di camiceria che pro-
segu l lattivit produttiva nel periodo in cui trasferiva limpianto dalla vecchia
sede, vicina allabitato, al nuovo stabilimento pi periferico.
In quellanno, la maestra Anna Tinti lamenta sul registro le deplorevoli con-
dizioni della classe in cui ci sono sporcizia e inltrazioni dacqua e il 20 novem-
bre annota che ha dovuto allontanarsi dallaula per il rischio di cedimento del
sotto.
Nel 1963 il maestro Tramonte, che insegna in seconda maschile, osserva:
Laula non mi piace molto, anche se essendo abbastanza ampia pu prestarsi benis-
simo allesecuzione di esercizi ginnici collettivi durante i freddi mesi invernali. Poco
pulita, fornita di banchi tradizionali, irrazionali, vecchi e cigolanti.
Lanno seguente, il maestro Luigi Manzo insegna nella terza maschile. Cos
descrive la sua impressione sulla scuola:
1 ottobre 1964. Non certamente incoraggiante, per chi arriva a Castrezzato per la
prima volta, come capitato allo scrivente, dopo aver visto tante belle villette e tante
lussuose automobili, trovarsi davanti un simile edicio scolastico: in stato di com-
pleto abbandono.
Risale a quellanno il primo intervento di ristrutturazione delledicio ormai
trentennale. il sindaco Gandolni a comunicarlo con una lettera rivolta di-
rettamente agli insegnanti, datata 1 ottobre 1965
13
, in cui si annuncia ledica-
zione del prefabbricato destinato alla scuola media e quindi la maggior disponi-
bilit di spazio per una conseguente pi decorosa sistemazione degli ambienti
delle attrezzature e dei servizi nel palazzo che ci ospita oggi tutti insieme in una
simpatica ma poco funzionale convivenza. Inoltre il sindaco annuncia che tut-
te le aule elementari sono state attrezzate di nuovi e moderni banchi, cattedre
lavagne ed accessori pronte ad accogliere pi degnamente e pi decorosamente
gli alunni. Inne lo stesso edicio, dai tetti alle cantine, stato accuratamente
pulito, cos da renderlo, compatibilmente con lattuale stato di manutenzione,
almeno pi accogliente e presentabile ed stata completamente rinnovata lin-
tera copertura delledicio, cos da eliminare per sempre il grave inconveniente
delle aule allagate.
I tre ippocastani che occupano il centro del cortile retrostante ledicio furo-
no piantati durante la festa degli alberi in quello stesso anno scolastico, il 21
aprile del 1966, come si pu leggere sui registri dei maestri.
Seguir, nella seconda met degli anni Novanta un nuovo intervento di ri-
strutturazione con cui la scuola assunse laspetto attuale.
13
Depositata nellArchivio comunale e presente in copia nellarchivio di deposito della scuola.
i a s r o i i a o i i i i o i i i c i o s c o i a s r i c o i a s r o i i a o i i i i o i i i c i o s c o i a s r i c o
:o :;
Andare a scuola
Lobbligo alla frequenza fu istituito allavvio della scuola elementare stessa, ma
stent molto prima di tradursi in eettiva presenza della generalit dei bambini
nelle aule scolastiche.
Sullo sfondo, nella storia dello Stato unitario n dal suo inizio, si agitavano le
battaglie ideali, le istanze sociali e i confronti ideologici attraverso i quali pass
levoluzione della legislazione in materia di istruzione
1
.
Guardando ai nostri registri, attraverso le parole dei maestri che nelle aule at-
tendevano larrivo degli alunni iscritti negli elenchi comunali come obbligati,
veniamo a sapere invece quali fossero alcune concrete circostanze allorigine del-
le dicolt e delle resistenze che la legge cercava di forzare estendendo progres-
sivamente la scolarizzazione.
Gli inscritti al primo dellanno scolastico furono 42, ma il numero dei frequentanti
assiduamente soltanto 26. Gli altri si assentarono nel mese di maggio conseguenza
dei lavori di campagna (che per dire il vero tutti questi terrieri sono eminentemen-
te miserabili e preferiscono valersi dei loro gli in altre occupazioni anzich curare
limportante ramo distruzione) circostanza questa che si va generalmente lamentare,
ma che si spera di migliorare.
Nel 1888, quando il maestro Giuliano Gobbi scriveva questa Relazione sul-
landamento della scuola al Regio Ispettore Scolastico del Circondario di Chiari
rimasta fra i registri, erano gi trascorsi undici anni dallentrata in vigore della leg-
ge Coppino, il primo tentativo dello Stato italiano di sostenere il diritto allistru-
zione con il rigore del principio dellobbligo scolastico e nuove disposizioni per
lincremento del numero e della qualit delle scuole elementari.
Allapplicazione dellobbligo per le famiglie di provvedere allistruzione dei -
gli (almeno no allet di nove anni) si frapponevano per ostacoli di svariata na-
tura, alcuni dei quali riconosciuti dalla stessa legge come oggettivi impedimenti
e quindi come motivo di esenzione dallammenda prevista in caso di inosservan-
za. La lontananza della scuola oltre due chilometri, linagibilit delle strade e la
povert assoluta, infatti, erano ammesse come eccezioni alladempimento del-
lobbligo nel regolamento attuativo della legge pubblicato nel settembre 1877.
Lannotazione assente per lontananza e povert, assente per povert assolu-
ta che ricorre nei registri ottocenteschi di Castrezzato dunque non solo la de-
scrizione della condizione di vita dei bambini accanto al cui nome compare, ma
anche la formula con cui la scuola si d per vinta e li abbandona riconoscendo
un limite oltre il quale non pu spingere il proprio intervento.
Si intuisce, per, anche limpegno messo in quegli stessi anni nei tentativi di
persuasione presso le famiglie in note come questa, scritta dal maestro Bartolo-
meo Bazza nellaprile 1886: Malgrado le mie vive istanze, m impossibile ot-
tenere che i genitori li mandino almeno il mattino; o questa, contenuta nella
Relazione della maestra Teodora Nicoli Cristiani al sindaco del 21 agosto 1899:
si assentarono per un non breve periodo, cosa che non si pot impedire nono-
stante le raccomandazioni della maestra.
Se infatti al sindaco che la norma indicava come esecutore della misura san-
zionatoria nei confronti di genitori che non iscrivevano i gli alla scuola o che li
trattenevano a casa durante lanno scolastico spettava linvio di lettere di am-
monizione e leventuale esazione dellammenda, si pu immaginare che fossero
invece gli insegnanti a domandare ragioni delle assenze, e a tradurre in esortazioni
persuasive per padri e madri analfabeti e dicilmente in condizione di corri-
spondere le cifre in denaro della multa istanze e minacce della legge.
La maestra procur coi genitori delle poche negligenti i primi rimedi, avvi-
sandoli dellobbligo che hanno di legge, di non lasciar incorrere nelle ingiuste as-
senze le loro bambine, assicura nella sua Relazione Scolastica del 7 settembre
1895 Teodora Nicoli Cristiani.
I maestri parlavano con i genitori, chiedevano giusticazioni, e poi trascrive-
vano nella lingua della scuola, un po aulica e gi un po burocratica, in un italia-
no ancora ben lungi dallessere lingua nazionale praticata. Cos il maestro Bazza
nel registro del 1885-86:
Interpellati i genitori sulla causa di tante assenze del glio, mi risposero che la loro
povert li obbligava a mandarlo a lavorare. [] Orfano di padre e sua madre essen-
do poverissima ha cari quei pochi soldi che pu guadagnare il glio.
Nelle annotazioni di maestre e maestri si elencano casi particolari; i loro sono
resoconti dei piccoli numeri di un paese di campagna, nei quali tuttavia possiamo
avvertire lassommarsi dei dati di quella realt storica in cui la crescita del tasso
di alfabetizzazione che raddoppia in Italia nei primi 50 anni di storia unitaria
passata attraverso la costruzione di una consuetudine con la scuola che pro-
gred lentamente.
1
La scolarizzazione della popolazione italiana, nei suoi aspetti sociali e pedagogici, ma anche politici
(fu uno dei terreni di contesa pi accesi fra Stato e Chiesa), un tema la cui ampiezza pari allim-
portanza che assunse nella storia dItalia. Per rintracciare le linee principali della storiograa che lo
aronta, cfr. E. DE FORT, Storia della scuola elementare in Italia, Milano, Feltrinelli, 1979.
a x o a i i a s c u o i a
: :,
Teresina Metelli, maestra nella seconda femminile nel 1899, stende cos la
sua relazione nale:
La scuola venne aperta il giorno 23 ottobre e le alunne iscritte furono 51. Nei primi
mesi la scuola venne frequentata assiduamente; non cos allapprossimarsi dei lavori
campestri, e specialmente nellazienda dei bachi e per la spigolatura molte mancaro-
no, chi per un mese, chi per due, ed alcune anche per sempre nonostante le ripetute
istanze della maestra. La scuola venne cos ridotta a 38 alunne.
Gli insegnanti vedono sfumare i loro sforzi didattici nel disperdersi della classe
al richiamo delle occupazioni nei campi, nito linverno durante il quale laula
scolastica rappresentava per molte famiglie quanto meno un luogo di rico-
vero per i gli.
Una lezione nellinvernata come una settimana in altra stagione essendovi
tutta la scolaresca alla scuola scrive la maestra Teodora nel 1883, mentre il mae-
stro Bazza spiega il fenomeno:
Le assenze durante questo mese [giugno] furono in ragione nientemeno che del 45
per cento!! I bachi da seta, la sfrondatura dei gelsi, la coltivazione del frumento ecc.
ecc. ne furono la causa.
Limpegno nei lavori della campagna mette inoltre i genitori in condizione
di trascurare quasi completamente i bambini, oltretutto bisognosi di ben poche
attenzioni nch trascorrevano la giornata nei pressi della cascina, ma immedia-
tamente esposti alla necessit di abiti e calzature adeguati oltre che di libro,
quaderno e matita non appena dovessero recarsi a scuola. La trascuranza veniva
annotata spesso come causa (non giusticata) di assenza degli scolari.
Buon senso e rassegnazione, tuttavia, sono evidenti in queste parole della mae-
stra Nicoli Cristiani, scritte sul registro nel giugno 1884:
in questo mese tutta la scolaresca poco frequent la scuola, a cagione dei bachi
da seta, non potendo i genitori curarsi, tanti per nettezza, e per altri bisogni presso
queste bambine piuttosto di mandarle indecenti alla scuola, se le tennero a casa, e la
Signora Maestra avvista di ci pens nemmeno di tormentare il foglio colle assenze.
In questo mese non si fece appello.
Se la cura della terra e degli animali distoglieva dalla scuola indierentemente
scolari e scolare, una delle pi rilevanti cause di assenza e abbandono scolastico
riguardava esclusivamente le femmine, ed era il lavoro in landa.
A dodici, undici, o anche a dieci anni le bambine entravano nei laboratori in
cui si lava la seta, impianti produttivi diusi in tutta la campagna lombarda e
presenti anche a Castrezzato
2
. Assorbivano la manodopera femminile e nei mesi
di giugno e luglio impiegavano un gran numero di ragazzine. Le stesse che an-
cora frequentavano la scuola elementare, nonostante avessero superato let pre-
vista dal normale percorso scolastico, da compiersi fra i sei e i nove anni. Erano
ben poche, infatti, quelle che ottenevano la promozione a ne anno e le classi
contavano una percentuale sempre elevatissima di ripetenti.
A titolo di esempio citiamo dal Registro generale della classe terza femminile
nel 1894-95: 38 scolare, scese a 28 nel secondo semestre; 19 presenti agli esami
di cui 12 promosse.
Le alunne tornavano a scuola lanno successivo e di quelle accanto al cui no-
me annotato and in landa molte ricevono anche di pugno della maestra
il giudizio: degnissima di proscioglimento, ossia meritevole di promozione, che
tuttavia non pot essere conseguita a causa dellassenza dagli esami che si svolge-
vano quando le bambine erano al lavoro.
Alla landa si aggiunse anche lo stabilimento, cio il cotonicio presente in
paese
3
. Fra i registri di cui disponiamo, citato come causa di due abbandoni
nel 1894 e di uno nel 1913.
Soermandoci su questultimo caso, scopriamo che si tratta di Martina, una
bambina iscritta alla classe quarta della maestra Elisabetta Piovani che da feb-
braio annota la maestra non frequenta pi la scuola perch va allo stabili-
mento. Cercando nei dati anagraci del registro troviamo che Martina era nata
il 31 gennaio 1901. Dobbiamo pensare, quindi, che fosse stata iscritta alla scuo-
la in quellanno scolastico 1912-13 giusto il tempo di raggiungere i dodici anni
di et, quella che ormai la legge sul lavoro minorile
4
ssava come limite minimo
allimpiego dei fanciulli insieme alla richiesta dellattestato di adempimento del-
lobbligo scolastico (che nel frattempo era stato elevato anchesso ai dodici anni
dalla legge Orlando del 1904).
Laltra incombenza che distrae dalla scuola ancora una volta esclusivamente le
2
Un Salomoni Giulio, landiere con pi di cinque bacinelle nella latura di seta in via San Mar-
tino compare nellelenco delle attivit del Comune del 1900 custodito nellarchivio storico comunale,
cos come la tessitura DellAcqua (cfr. nota 3), a testimoniare linsediamento locale di impianti del
settore tessile che rimasero caratteristici della zona no alle soglie del 2000.
3
La Tessitura DellAcqua Enrico e Fratello, che nel 1890 contava 134 telai attivi e 98 operai occupa-
ti. Cfr. F. FACCHINI, Alle origini di Brescia industriale, Brescia, Luigi Micheletti ed., 1980, pp. 61-68.
4
Legge 19 giugno 1902, n. 242, conuita nel Testo unico sul lavoro delle donne e dei fanciulli Regio
decreto 10 novembre 1907 n. 818, che rendeva obbligatori per i piccoli lavoratori il libretto di lavoro,
da cui dovevano risultare i dati anagraci, e ladempimento dellobbligo scolastico.
a x o a i i a s c u o i a a x o a i i a s c u o i a
,c ,:
bambine la cura domestica, alla quale tante di loro sono destinate, in sostituzione
della madre, morta, malata o a sua volta richiamata altrove dal lavoro salariato.
Anche i maschi tuttavia sono in molti casi costretti a lasciare denitivamente
le aule scolastiche quando il loro lavoro nei campi o negli stabilimenti si rende
necessario per integrare o sostituire i guadagni del padre. Un picco di abbandoni
si verica nel 1917-18, durante la prima guerra mondiale, mentre lanno succes-
sivo, con lepidemia di spagnola, si aggrava ulteriormente il peso della perdita
dei genitori sopportato dai giovanissimi
5
.
Negli anni seguenti la scuola consolida la propria presenza e la propria funzio-
ne nella societ italiana
6
e con linnalzamento dellobbligo no ai 14 anni stabilito
dalla Riforma Gentile del 1923, si identica almeno cronologicamente con
il percorso di crescita dallinfanzia alladolescenza. Eppure, nelle testimonianze
dei registri della scuola elementare di Castrezzato avvertiamo ancora la presenza
di resistenze a considerare la scuola come una priorit.
Nel 1928-29, Teresa Ortolani, maestra nella seconda femminile scrive: 23
aprile. Cominciano i lavori di campagna e i genitori non riettendo al valore del-
la scuola tengono a casa i gli. E il 27 settembre 1933 leggiamo che la maestra
Angela Maria Palazzoli ha rimproverato tre alunni perch invece di presentarsi
in mattinata alla scuola erano andati per erbe da dare ai conigli. Allinizio del-
lanno scolastico 1934-35 il maestro Abele Magoni, in quarta maschile, deve re-
gistrare che Finora su 42 obbligati ne ho iscritti 38, gli altri non si sono ancora
presentati per liscrizione perch adibiti ai lavori campestri.
vero che in quegli anni, durante il regime fascista, liscrizione alla scuola era
aggravata dalla spesa delliscrizione obbligatoria dei bambini alle associazioni del
partito e che i genitori opponevano resistenza soprattutto alloneroso esborso. Ri-
tardavano liscrizione dei gli alla scuola, oppure cercavano di riutare la tessera,
come il padre che si present alla maestra il 25 settembre 1933:
Ieri il babbo di un alunno mi fece in classe una vera scenata, tanto che dovetti metter-
lo alla porta, perch voleva iscrivere il proprio gliolo senza versare la quota della tes-
sera fascista. Il giorno dopo si persuase e mand il gliolo con i denari occorrenti.
Per ovviare al problema, il regime in quegli anni dirottava parte dei sussidi del
Patronato Scolastico sul pagamento delle tessere alle famiglie disagiate.
I lavori di campagna continuarono per a impegnare i bambini nel periodo
scolastico anche negli anni seguenti.
Il 20 ottobre 1947, a lezioni gi avviate da tempo, si presentano stamani
scrive il maestro Carlo Bondioli nel registro due nuovi alunni. Non sono ac-
compagnati da alcun familiare. Essi giusticano il loro ritardo dovuto al fatto che
hanno dovuto seguire il babbo nei lavori di campagna.
Nel 1951, nella relazione nale della classe quinta mista si legge:
Gli alunni si sono dimostrati volonterosi e buoni. I risultati furono un poco pi scar-
si verso la ne dellanno perch quasi tutti i miei alunni erano impegnati nei lavori
campestri e non potevano dedicarsi allo studio.
Arrivando al 1961, ancora leggiamo nel registro della quinta mista: 10 otto-
bre. La frequenza non buona perch si stanno ultimando i lavori in campagna
e gli alunni sono trattenuti a casa.
Mentre, tuttavia, il lavoro della campagna costituisce il richiamo di una cul-
tura tradizionale e radicata, e con il tempo non fu pi necessariamente associa-
to a condizioni di estrema fatica e povert, negli anni Cinquanta emergono fra
gli alunni della scuola situazioni di disagio connaturate al nuovo orizzonte del
paese industrializzato, oltre al permanere del ricorso alle glie femmine per il so-
stegno della vita familiare, anche a impedimento o pregiudizio della loro istru-
zione di base.
Siamo nel 1951-52 quando, insegnante nella quinta femminile, la maestra
Tatiana Bresaola scrive:
1 dicembre. Non sono riuscita a persuadere le quattro bambine non frequentanti a
venire a scuola. Lassenza di queste alunne non dovuta a mancanza di buona vo-
lont da parte dei genitori, ma alle esigenze delle famiglie. Le mamme si recano al
lavoro e le bambine ormai grandicelle devono sbrigare le faccende domestiche e cu-
stodire i fratellini minori.
Nel 1952-53, al registro della classe quinta mista fu allegata la lettera del pa-
dre di uno degli alunni, dellet di 11 anni:
Io sottoscritto [], padre di [] dichiaro che a causa delle disastrose esigenze nan-
ziarie di famiglia sono stato costretto a dover fare assentare mio glio dalla scuola per
metterlo al lavoro presso la ditta S:A:L:I:C:E: di Milano.
5
La diusione della Spagnola ben presente nella memoria della signora Giuseppina Platto, che ab-
bandon la scuola nel 1918, quando sua madre mor colpita dal virus.
6
Di pari passo con una normativa scolastica sempre pi articolata. Con la legge Daneo Credaro del
1911 lo Stato assume quasi interamente la gestione della scuola al posto dei Comuni e nel frattempo
passa sotto il controllo dellamministrazione centrale anche la gura dellinsegnante. Anche il controllo
ministeriale sulladempimento dellobbligo si fa sempre pi rigoroso, come la verica delle condizioni
materiali delle scuole e dellapplicazione dei programmi didattici.
a x o a i i a s c u o i a a x o a i i a s c u o i a
,: ,,
Il maestro della classe quarta maschile, nel 1954-55, non nasconde il suo ani-
mo polemico nei confronti delle famiglie verso le quali in questi anni diventa
ricorrente da parte degli insegnanti il biasimo per la scarsa importanza accordata
allo studio rispetto al guadagno quando scrive:
3 maggio. Cominciano i lavori campestri e molti dei miei scolari gi grandicelli van-
no in campagna ad aiutare i genitori: non eseguono i compiti, non studiano le le-
zioni, con quali risultati si pu facilmente immaginare; da parte mia sarebbe inutile
insistere per vederli applicarsi di pi allo studio, dato che gli stessi genitori preferi-
scono farli lavorare.
Un ecacissimo per quanto rapido schizzo della condizione femminile, nel-
le tre generazioni di glia, madre e nonna, emerge inne da questa annotazione
sul registro della maestra Candida Mingotti nel 1956-57:
28 novembre. ritornata a scuola [] dopo alcuni giorni di assenza e la mamma
chiede anche per la settimana entrante altri due o tre giorni poich resta a casa un
bambino di 18 mesi da sorvegliare mentre lei si reca a Milano a fare la cameriera e
la nonna a scartocciare il granoturco.
San Martino
L11 novembre per tradizione il giorno di chiusura dei contratti agricoli
1
.
Intorno a tale data avvenivano i traslochi dei contadini che lavoravano la terra
per conto dei proprietari terrieri. I bambini, al seguito delle famiglie, cambiavano
residenza e quindi dovevano essere registrati presso il Comune in cui arrivavano,
nellelenco degli obbligati prima e poi in quello degli iscritti alla scuola. Lopera-
zione era a carico dei genitori, che vi provvedevano al momento dellinsediamen-
to in cascina, non prima. Era impensabile infatti ammesso che conoscessero
limminente destinazione che si assumessero lonere di anticipare un viaggio per
rispettare la scadenza burocratica che, peraltro, lautorit scolastica non pretende-
va di imporre, accettando senza obiezioni le iscrizioni ad anno iniziato.
Lapertura della scuola ebbe luogo col giorno 25 ottobre 1898 e le iscrizio-
ni erano stabilite no al 5 di novembre successivo, ma, siccome avviene sempre,
causa delle famiglie che vengono a stabilirsi nel comune a San Martino, la sotto-
scritta dovette ricevere delle iscrizioni a tutto il mese di dicembre riferisce nella
sua Relazione al sindaco la maestra Teodora Nicoli Cristiani al termine dellan-
no scolastico 1898-99.
I contadini che traslocavano l11 novembre continuarono ad essere numerosi
a Castrezzato e il ritardo nelle iscrizioni dei loro gli alla scuola elementare rima-
se a lungo una consuetudine.
20 novembre. In questi giorni, dopo San Martino, ho avuto sette nuovi sco-
lari venuti da diversi paesi annota il maestro Abele Magoni nel registro della sua
terza maschile nel 1928-29.
Chi lascia la classe e chi deve arrivare. Cos, nel 1931-32, scrive la maestra Ada
Provaglio: 12 novembre. Essendo stato ieri il giorno di San Martino avvenuto
in classe un movimento di alunni, e la maestra Angela Sabina Ambrosetti: 12
novembre. Ancora parecchi assenti per il San Martino.
Ancora nel 1935-36, nella terza femminile della maestra Palazzoli: 17 no-
vembre. Tre delle mie alunne furono trasferite causa il San Martino, e nel 1941-
42 nella prima maschile della maestra Bagnoli: 13 novembre. Oggi ho iscritto
tre nuovi alunni per il cambio di San Martino.
Solo nel 1956-57 appare un segno di novit, nellavvertenza presa da una
1
Linizio dellannata agricola ssato all11 novembre ancora nella legge 3 maggio 1982, n. 203
(nuovi patti agrari).
a x o a i i a s c u o i a
, ,,
mamma che, come annota il maestro sul registro della seconda maschile, va in
classe per annunciare il trasferimento del glio per il giorno di San Martino.
Evento che sembra dunque non poter pi esser dato per scontato giunti a
questepoca, quando ormai la quota della popolazione impiegata in agricoltura
sta diminuendo e i traslochi di San Martino non condizionano tanto integral-
mente la vita della comunit, mentre tempi e regole della scuola hanno saputo
radicarsi e impongono il costume del rispetto formale a cui quella mamma sem-
bra obbedire.
Negli anni Sessanta, poi, si consuma il distacco denitivo dagli usi della vita
contadina, che, sentita ormai come passato, entra nella scuola in forma di raccon-
to, come oggetto delle lezioni in cui i maestri sollecitano i bambini allo studio del
loro ambiente. Ecco che nel 1964-65 la maestra Ada Bondioli annota nel diario
delle lezioni: 11 novembre. San Martino, in classe si parla della consuetudine di
fare il trasloco in questa data, e nel 1970-71 la maestra Lucia Lussignoli, nello
stendere il piano di lavoro di novembre per la sua classe quarta, scrive: ci si sof-
fermer su San Martino e sul signicato della data nelle campagne.
Essendo mandriani
Dal tempo dello scioglimento delle nevi no allautunno le sterminate solitudini del-
le montagne ricevono una popolazione nomade; essa composta di mandriani, [].
Isolati da ogni consorzio umano, vivono in certe capanne posticcie, ed ivi attendono
alle operazioni del caseicio. Sono essi una classe di persone che in mezzo alla stabile
civilt ha conservato le abitudini della vita patriarcale. Cacciati dalle nevi, scendono
dalle loro eccelse dimore colle masserizie e, conducendo i fanciulli in groppa ai cavalli,
si rifugiano nelle valli e nella lontana pianura, e non conoscono sedi sse.
necessario per notare limmensa dierenza che passa fra la condizione dei pastori e
quella dei mandriani. I primi, poverissimi ed ignoranti, conducono tutto lanno una
vita stentata [] I mandriani invece sono quasi sempre assai pi agiati di quello che
lo lasciano supporre sia la vita che conducono che il vestimento contadinesco; il loro
capitale in bestiame rappresenta gi un valore tale da rivelare una considerevole agia-
tezza, valore peraltro soggetto a molti rischi. Si conoscono alcuni mandriani posses-
sori di un centinajo e pi di mila lire, che non isdegnano mungere colle loro mani le
vacche che posseggono. Scesi in autunno dai monti, stipulano contratti coi proprie-
tari o coi conduttori di poderi in pianura onde farvi svernare il loro bestiame
1
.
Cos Stefano Jacini senatore del regno a met Ottocento presenta la transu-
manza fra i pascoli alpini e la pianura lombarda, un fenomeno molto diuso che
inuenz largamente lo sviluppo del sistema agricolo nelle nostre campagne.
Il 4 febbraio 1952 La Voce del Popolo settimanale della Diocesi bresciana
nellambito di uno spazio dedicato alle scuole elementari pubblic il componimento
di Rosa Mor Stabilini, alunna nella classe quinta della scuola di Castrezzato:
Sono glia di mandriani. Io mi ricordo che sin da piccola non abbiamo mai avuto
una casa ssa come le altre persone. Ho girato tanto e ho cambiato sempre tante ca-
scine. Quando mi aezionavo ad un posto, era gi giunto il momento per lasciarlo
e cos tutte le persone. Ho appena undici anni eppure nella mia testa ho gi tanta
confusione, in un anno ho cambiato persino tre maestre e le compagne quante
ne ho cambiate! Le lascio sempre con una tristezza che non so dire, non potr mai
avere unamica per sempre.
Tutto passa nella mia vita le gioie e i dolori hanno sempre breve durata. C anche
qualche cosa che mi piace in questa vita randagia; quando sono in pianura sento no-
stalgia dei monti e quando sono in montagna sento nostalgia della pianura.
1
S. JACINI, La propriet fondiaria e le classi agricole in Lombardia. Scritti economici di Stefano Jacini,
a cura di F. Della Peruta, Milano 1996, pp. 115-116.
s a x xa i r i x o
,o ,;
I due testi scritti a distanza di circa un secolo luno dallaltro descrivono la
condizione umana condivisa attraverso le generazioni da tanti bambini che fre-
quentarono la scuola elementare a Castrezzato.
La gura del mandriano compare infatti nei registri fra gli elenchi delle profes-
sioni dei padri dallOttocento no agli anni Sessanta del Novecento. Altrettanto
ricorrenti sono le annotazioni che si trovano a anco dei nomi dei bambini che
dei mandriani erano gli, apposte per registrare il loro tardivo ingresso a scuola
in genere intorno a novembre e la loro partenza ben prima della ne dellan-
no scolastico: talvolta n da febbraio, mai oltre linizio di giugno.
Al contrario degli ingressi a scuola ad anno scolastico iniziato dei gli di con-
tadini che traslocavano il giorno di San Martino, i quali per restano in paese
almeno no allanno successivo, nel caso dei mandriani la permanenza a scuola si
limita molto spesso a pochi mesi. Capita che lanno seguente il mandriano torni a
Castrezzato e reiscriva i bambini alla scuola, da ripetenti, per, perch nella maggior
parte dei casi la mancata presenza agli esami nali, che si svolgono quando ormai
estate e le mandrie sono in alpe, pregiudica la promozione. Sono rari, infatti, i casi
dei gli di mandriani che concludono lanno scolastico, ospitati da qualche paren-
te, per raggiungere in seguito la famiglia in montagna. Siamo nel 1963 quando sul
registro di quinta femminile la maestra Modesta Metelli annota:
15 novembre: giunta una nuova alunna, per una vecchia conoscenza dellanno
scorso, partita per Bovegno, suo paese natale il 4 aprile 1963 ed ora ritornata con la
famiglia per pochi mesi. una mandriana e si fermer no a marzo o aprile.
Fra le venti bambine presenti in classe, per la glia dei mandriani il tempo
non scandito dal calendario scolastico, ma ancora dal ritmo che le stagioni im-
primono al trasferimento degli animali, come lo descriveva gi allinizio dellOt-
tocento Carlo Cattaneo:
Il pastore discende per le valli collarmento; gli umini appiedi; le donne sui caval-
li, cogli infanti nelle ceste come le trib delloriente. A brevi giornate di cammino la
carovana si arresta dove il contadino del piano laspetta; le vacche alpine stanziano
qualche giorno a brucare gli esausti prati; poi, inseguite dalle brne, pssano a pi
bassi campi, no ai prati perenni. Quando la natura s riapre, la famiglia ritorna al
suo viaggio, rivede oriti i campi che lasci bruni e squllidi; risale lungo i tortuosi
torrenti, trova i pochi che rimsero nella valle a diradare le selve, e sudare alle fuc-
ne; e si sparge sulle alpi
2
.
Giungevano dunque a Castrezzato bambini provenienti soprattutto dalla Val-
le Camonica, ma spesso anche dalla Val di Scalve e dal Bergamasco, come risul-
ta dalle annotazioni dei maestri, tenuti per legge a dare conto della mancata fre-
quenza degli scolari obbligati.
Le famiglie dei mandriani si spostavano dalla montagna alla pianura, ma an-
che da paese a paese nella bassa, da cascina a cascina, al seguito delle mandrie.
La diusione dellallevamento bovino rendeva il gruppo dei mandriani sem-
pre piuttosto consistente (no agli anni Quaranta non ne mancava mai almeno
uno in ogni classe) e il loro seminomadismo passa per molti anni come uno dei
fenomeni che i maestri devono limitarsi a registrare fra i tanti abbandoni scola-
stici di bambini prestati precocemente al lavoro. Abbandon la scuola perch
di domicilio non stabile essendo mandriano scrive nel 1889-90 sul registro an-
nuale il maestro Gobbi.
Se, dunque, la loro presenza a scuola testimonia che la legge sullobbligo rag-
giungeva anche un gruppo sociale no ad allora escluso dallalfabetizzazione, tut-
tavia ancora per lunghi anni la necessit di rispettare il calendario di un lavoro
che segue il corso naturale delle stagioni prevalse sui tempi della scuola, al punto
da compromettere il compimento del percorso di scolarizzazione.
Quella del mandriano, per, era allepoca una delle gure incluse nella nor-
ma del paesaggio umano; nella distribuzione di ruoli e compiti necessari alla vi-
ta comunitaria era compreso il suo destino di seminomade, con le conseguenze
che esso comportava.
Nessun rilievo accompagnava lannotazione della maestra che, sul registro
della terza femminile dellanno scolastico 1911-12, accanto al nome di una delle
sue 42 allieve scriveva: assente dal 19 marzo perch mandriana. Annotazioni
di questo tenore si trovano per tutti gli anni seguenti.
negli anni Trenta che incomincia a prolarsi la preoccupazione di maestre e
maestri riguardo alla incompatibilit fra i ritmi di vita del mandriano e quelli della
scuola. La consuetudine della transumanza si protrae, infatti, no a unepoca che
va sempre pi svincolandosi dai tempi della natura e in cui un uso tanto condizio-
nato da esigenze ormai estranee alla vita comunitaria nisce per rappresentare una
pura anomalia, come sopravvivenza di ciclicit che hanno perso valore nellambito
dei nuovi modelli produttivi e dellorganizzazione sociale raggiunta.
Il mandriano resta colui che, per svolgere il proprio compito, deve aspettare
che lerba cresca, in un mondo in cui persino nella campagna il progressivo im-
piego della macchina porta con s una nuova misura di tempo nei lavori del con-
tadino. La sua vita, la sua stessa famiglia incominciano ad essere percepiti come
2
C. CATTANEO, Notizie naturali e civili sulla Lombardia, in Milano e lEuropa. Scritti 1839-1848, a
cura di D. Castelnuovo, Torino, Frigessi, 1972, p. 465.
i s s i x o o xa x o i i a x i i s s i x o o xa x o i i a x i
, ,,
elementi estranei. Come altrimenti spiegare il disagio manifesto nelle parole della
maestra che ci fornisce una descrizione a tratti spietata dellarrivo di due bambi-
ne nella sua classe prima, nellautunno del 1931?
28 settembre: Ricevo una nuova iscrizione: una mandriana proveniente da Adrara
San Martino. Sforzi per farla parlare: alla ne dice il suo nome con un accento cos
duro e chiuso che qualcosa di simile al verso di un animale.
16 ottobre: Ricevo altra iscrizione: altra mandriana bergamasca anche questa oltre-
modo restia a parlare incapace di maneggiare la matita e di tenere il quaderno. Al
primo entrare piange e si attacca alle sottane della mamma che non vorrebbe lascia-
re, poi si racqueta e si chiude in un mutismo e in una immobilit perfetta, alla ne
si addormenta saporitamente.
Al contempo, che il destino familiare imponga agli scolari un corso forzato al
proprio destino individuale incomincia a suscitare disappunto fra i maestri, anche
in relazione alla sempre maggiore intensit del vincolo aettivo che la pratica pe-
dagogica stabilisce nel rapporto quotidiano, nellepoca in cui la scuola elementare
ha nalmente aermato il suo ruolo istituzionale. Scrive il maestro Carlo Bon-
dioli, alle prese nel 1935-36 con una classe quarta maschile di 39 iscritti:
4 aprile. Un alunno, [] glio di mandriano, si trasferisce nelle scuole di Tem co-
mune della Valle Camonica. Sono spiacente che mi si allontani dalla classe un bravo
alunno intelligente e studioso.
La scuola rivendica il proprio ruolo di spazio-tempo dellinfanzia e dei suoi
sentimenti e per gli stessi bambini la frequenza scolastica va assumendo il valore
di unesperienza umana e sociale sempre pi signicativa. Gli anni di scuola si
identicano sempre pi in una stagione della vita segnata dagli aetti.
Ormai arrivo e partenza dei mandriani non avvengono pi nellindierente
accettazione di un dato di fatto.
Nel registro della maestra Olga Averoldi, che nel 1949-50 aveva 48 bambi-
ne fra i banchi della terza, si trova lannotazione: gennaio: due mandriane se ne
vanno con il saluto di tutta la classe. Il 22 aprile del 1952, Rosa, la glia di man-
driani che aveva visto il suo tema pubblicato dal giornale partita per Bagno-
lo Mella. Ha lasciato le sue compagne e la sua maestra piangendo, come scrive
la maestra Tatiana sulla pagina del registro. E, ancora, dieci anni pi tardi, nel
1961-62, sul registro della sua terza femminile la maestra Modesta Metelli an-
nota: 6 ottobre: giunta una nova alunna, viene da San Colombano di Collio;
una mandriana ma spero che si fermi tutto lanno scolastico.
A turno, come in rotazione, si ammalano
Nella seconda met dellOttocento il colera ancora ineriva (nellepidemia del
1867 Castrezzato ebbe 48 morti, su una popolazione che non toccava le tremila
unit) e la pellagra minava cronicamente la salute della popolazione contadina,
toccando a Castrezzato punte di estrema gravit
1
.
Di tali malattie, per, non c traccia evidente nei registri scolastici in nostro
possesso, anche se dalla documentazione sanitaria sappiamo che i bambini non
ne erano risparmiati.
Riceviamo tuttavia dai registri di scuola diversi dati utili ad integrare il qua-
dro sullo stato di salute dellinfanzia e della comunit del paese.
Il numero delle assenze per malattia, infatti, delinea landamento statististi-
co della morbilit nella popolazione scolastica, ovvero fornisce un indicatore di
notevole interesse sullincidenza delle patologie estesa ai casi pi lievi, trattati in
ambito familiare, che non ricadono sotto altre forme di controllo sociale (rico-
veri, denunce delluciale sanitario, ecc.).
Rispetto ad osservazioni come quella del medico condotto Bortolo Manzini
che nellanno 1892 scriveva: ben noto come nel nostro comune la pellagra
sia estesa ad un numero s rilevante di abitanti, da toccare a questo paese il triste
primato dun contingente di pellagrosi maggiore di qualsiasi altro comune del-
la Provincia di Brescia
2
, o del suo successore Lamberto Copetta che nel 1904
rilevava una morbilit di gran lunga superiore alla media presentata dagli altri
paesi quanto alla presenza del tifo
3
, dobbiamo immaginare che le infelici con-
dizioni di vita responsabili della virulenza con cui tali malattie imperversavano a
Castrezzato aggravassero anche tutte le pi comuni aezioni morbose, inuenze,
rareddori e malanni di stagione.
Tante assenze per malattia cio rareddori e febbri lannotazione della
maestra Santina Carminati sul registro dellanno scolastico 1885-86 nel mese di
febbraio, quello in cui regolarmente arriva londata di inuenze, le malattie delle
vie respiratorie toccano lapice e le assenze si inttiscono.
1
Per i dati e la documentata descrizione della situazione sanitaria di Castrezzato a ne Ottocento cfr.
G. SPINELLI, Pene comuni. Indigenza, malattia e spedalit in un centro rurale nel corso dellOttocento, in
Luoghi incerti. Gli ospedali nel Bresciano e il caso di Castrezzato (1767-1920), a cura di Sergio Onger,
Brescia, Grafo, 1990, pp. 41-107.
2
Relazione del 20 settembre 1892, citata in G. SPINELLI, op. cit., p. 66.
3
Lettera al sindaco del 5 giugno 1904, citata in G. SPINELLI, op. cit., p. 54.
i s s i x o o xa x o i i a x i
c :
23 febbraio. Ogni giorno si assentano 15, no a 18 bambini che a turno, come in
rotazione, si ammalano di inuenza. Al ritorno sono ancora pallidi ed assai acchi,
come storditi nel dolce sbigottimento che le febbri han loro lasciato. Mi spiacciono
veramente tutte queste assenze.
Sono passati molti anni, siamo nel 1951, quando la maestra Maria Favero de-
scrive lo stato dei suoi alunni di seconda con tanta apprensione.
Maestri e maestre spesso rivelano nelle loro annotazioni partecipazione e
preoccupazione. Costretti a rallentare lo svolgimento del programma, mossi
dalla compassione per la soerenza dei bambini, o prostrati dai malanni che gli
alunni hanno loro trasmesso nella convivenza in classe, la loro registrazione non
mai fredda e distaccata e sa trasmettere latmosfera che circondava la malattia
nella vita quotidiana.
Anche le parole di Alessandra De Bono, maestra nella prima mista nel 1931-
32, manifestano quanta pena e quanto timore potesse suscitare il freddo che si
pativa in quegli inverni: 2 dicembre: ho avuto un dispiacere. Un bambino ma-
lato di polmonite e forse non si salva. Ho raccomandato a tutti di coprirsi bene.
Nel 1946-47 Modesta Metelli, maestra nella terza femminile, al comparire del-
lennesima serie di rareddori, scriveva:
22 maggio. Non si sono mai riscontrate tante malattie come questanno tanto fra gli
alunni come fra gli insegnanti tutto questo credo a causa del grande freddo soppor-
tato lungo linverno.
Ecco che cosa accadeva nella prima femminile della maestra Olga Averoldi
nel 1947:
28 novembre. Fuori nevica. In classe, non ancora riscaldata, si intirizziti. La scola-
resca non pu avere protto perch le manine si riutano di scrivere. C una musica
ininterrotta di tosse e processioni continue al gabinetto.
Il comparire delle inuenze, poi, era aggravato dal frequente e massiccio ripre-
sentarsi della pertosse. Tosse canina o ferina, come la si chiama popolarmente a
causa dellinquietante caratteristico colpo di tosse che ne lavvisaglia, una malattia
fortemente contagiosa che, specie nei soggetti debilitati, comporta complicanze ed
esiti molto seri. La sua diusione era sorvegliata dalluciale sanitario.
Numerose assenze per tosse canina sono registrate nellanno scolastico 1883-
84; nel 1906-07 la scuola fu chiusa dal 24 al 29 febbraio per tosse epidemica; nel
1908-09 fra febbraio e maggio nella sola classe prima femminile sono 18 (su 54)
le bambine colpite da tosse ferina e nel registro del maestro Antonio Foresti, di
prima maschile, leggiamo: Il giorno 24/4 visita delluciale sanitario. Mi ha
detto di mandare a casa tutti i bambini che hanno la tosse.
Una epidemia di tosse colpisce la terza maschile anche nel 1931-32. La pertos-
se continua poi a comparire fra le cause di assenza negli anni successivi, anche se
le vere e proprie epidemie sembrano scongiurate.
Situazioni di emergenza sanitaria si presentarono poi in occasione delle due pan-
demie inuenzali del 1918 e del 1957. La prima, la terribile spagnola, indusse le
autorit a chiudere la scuola dal primo ottobre al 17 novembre del 1918 e poi an-
cora dal 2 dicembre no al 6 gennaio del 1919; la seconda, lepidemia di asiatica
del 1957, fece ritardare di dieci giorni lapertura della scuola nel mese di ottobre.
Fu il propagarsi del morbillo, malattia infettiva ad alto rischio specie in con-
testi di disagio, a suggerire altre volte la chiusura temporanea della scuola. Dal
28 aprile al 2 giugno nel 1919, nel paese gi falcidiato pochi mesi prima dallin-
uenza, e nel 1910.
Leggiamo nel registro del maestro Foresti nel1910: al 31 di gennaio si chiu-
sero le scuole dietro ordine dellUciale Sanitario per morbillo. [] Il giorno
7 marzo si aprirono le scuole perch il morbillo era quasi cessato. Due dei suoi
alunni di prima ne morirono, come una bambina della prima femminile, di cui
la maestra Teodora Nicoli Cristiani ci fa sapere che le assenze per il morbo si era-
no prolungate oltre i tre mesi nel caso di tre bambine.
Per la maestra Teodora, che ha ormai 65 anni, simili epidemie non sono una
novit. Gi nel 1887, quando la malattia era conosciuta come fersa (il nome po-
polare tuttora usato nel dialetto locale), ne scriveva la dettagliata cronaca nel suo
registro:
Il mese di gennaio non si classic per tante assenti infette di febbre e fersa Il feb-
braio non si classic per la epidemica malattia che fece con imparzialit contagio
a tutte. Anzi linfetti delle convalescenti cagion alla maestra una specie di fersa fal-
sa per il suo corpo in forma di piccolo vaiolo, ma che senza febbre si port a scuola
tutti i d. [] In questo mese [marzo] non si classic per le tante bambine assenti
per malattia e le poche presenti convalescenti, tanto che la maestra ora luna ora lal-
tra fu costretta a mandarle a casa per la tosse e vomito.
Il morbillo attenu in seguito la sua pericolosit. Dal registro della prima fem-
minile del 1939-40 si ricostruisce che lepidemia appare il 30 marzo con 8 assenti
su 55, tocca la punta il 13 aprile, con 17 assenti, ma il 24 aprile gi rientrata
e la frequenza si normalizza. Tuttavia continu a comparire ogni anno e ancora
nella relazione nale al termine del 1970-71, gura fra le cause di assenza mas-
siccia nella classe prima.
a r u i x o , c o xi i x i o r a z i o x i , s i a xxa i a x o a r u i x o , c o xi i x i o r a z i o x i , s i a xxa i a x o
: ,
Il tifo, che risultava una delle pi tenaci malattie infettive indotte dalle pre-
carie condizioni igienico-sanitarie del paese fra ne Ottocento e inizi Novecen-
to
4
, fa la sua comparsa nei registri della scuola elementare con una sorta di sini-
stro presagio nella registrazione del maestro della classe prima Carlo Franchini,
il 1 aprile 1938: distribuzione di pillole antitiche per ordini superiori. Eet-
tivamente la malattia comparve presto. Il 7 gennaio 1941, la maestra Marcella
Patakioti scrive nella Cronaca: Con vivo dispiacere abbiamo appreso la morte
della scolara. La bambina, iscritta nella quarta elementare era stata ricoverata
allospedale di Brescia il 13 dicembre 1940 per sospetta febbre tifoide, come ri-
sulta dal certicato medico rimasto nel registro, e il 6 gennaio mor, allet di 10
anni. Casi di tifo sono riportati anche negli anni successivi no al 49; un altro
si verica nella quarta elementare nellanno scolastico 1958-59.
Fra le malattie che tipicamente colpiscono linfanzia e che quindi echeggia-
no nelle cronache scolastiche incontriamo ricorrentemente la parotite. Anche in
questo caso assistiamo allo svuotarsi delle classi in concomitanza con il picco epi-
demico. Signicativo sembra essere stato quello del novembre 1963, periodo in
cui nei registri si legge che molti bambini sono mandati a casa perch hanno la
faccia gona per la parotite. Lanno scolastico successivo, nel febbraio 1965, fu
lepatite virale a colpire in particolare la quinta del maestro Giovanni Magoni,
in cui a turno i bambini si ammalano.
Non basta, per, pensare la scuola come lambiente in cui le malattie irrom-
pono come un disturbo nel ritmo delle lezioni. La scuola infatti fu, attraverso
lo sguardo dei maestri sui bambini loro adati, il luogo in cui si sviluppava una
sensibilit alla salute dellinfanzia che ancora non trovava spazio altrove, dove
tanti disagi e malanni erano subiti e largamente tollerati come inevitabile eredit
di miseria e di aanni secolari.
Dal registro del maestro Gobbi sappiamo che nella classe prima elementare del
1891-92 un bambino era ammalato di geloni ai piedi, come lalunna che per la
stessa malattia resta assente nella classe della maestra Teodora tre anni pi tardi.
I geloni erano un disturbo dolorosissimo e invalidante, connesso unicamen-
te allesposizione al freddo. Date le condizioni di vita, era largamente diuso fra
la popolazione, ma, ben lungi dallessere considerato una malattia, rientrava nel
novero delle soerenze connaturate al destino dei contadini. Non c luogo se
non lemero ricordo di chi ne ha fatto esperienza che ne conservi la prova, ne
documenti la memoria. Nel far emergere casi singoli, come quelli qui ricordati,
che rimandano alla condizione generale dellinfanzia nellepoca in cui la scola-
rizzazione si stava diondendo nelle campagne lombarde
5
, i registri di scuola di-
mostrano di essere uno dei pochi ltri dellaccadere quotidiano.
Nei registri si parla inoltre di frequentissime forme di congiuntivite osservate
dai maestri, da loro segnalate ai genitori come forme di patologia da prendere in
considerazione, o sottoposte direttamente al medico, le quali talvolta si rivelano
sintomi del tracoma, linfezione batterica fra le prime cause di cecit acquisita,
catalogata fra le malattie della povert.
Dalle annotazioni dei maestri emerge anche la vasta diusione della scabbia,
anchessa imputabile alle disagiate condizioni di vita e temuta per la sua forte
contagiosit. Il pregiudizio induceva a ricondurre alla scabbia, stigma di miseria,
qualunque aezione della pelle nei bambini pi poveri. Ma interessante al ri-
guardo il caso della maestra Angela Sabina Ambrosetti, nella prima maschile del
1932-33, che racconta di avere mostrato un bambino sospetto scabbioso allu-
ciale sanitario, il quale scopr invece che lalunno era malato di eczema.
Nel 1948 Antonio Galbiati, maestro nella classe 2 mista, il 13 gennaio anno-
ta sul suo registro di avere scoperto che alcuni bambini hanno le adenoidi, di
averli mandati dal medico e di aver poi trasmesso il loro elenco al sindaco an-
ch provveda, perch sono di famiglia povera.
Maestre e maestri registrano diligentemente i loro interventi, dimostrando
volta a volta maggiore o minore umanit, maggiore o minore empatia nel sol-
lecitare la cura. Tuttavia, possiamo riconoscere che nellassumersi il compito di
operatori sanitari gli insegnanti hanno fatto s che la scuola agisse come osserva-
torio su soerenze siche dei bambini che in tanti casi sarebbero rimaste trascu-
rate, se non del tutto taciute.
4
Cfr. G. SPINELLI, op. cit., p. 54.
5
La cui durezza appare nel lm di Ermanno Olmi Lalbero degli zoccoli, che ben racconta quale valore
avesse la pi modesta delle calzature per i bambini che dovevano percorrere chilometri di campagna
nel gelo delle mattine dinverno.
a r u i x o , c o xi i x i o r a z i o x i , s i a xxa i a x o a r u i x o , c o xi i x i o r a z i o x i , s i a xxa i a x o
,
Limperversar del tempo
Molto spesso agli insegnanti sfugge, nella compilazione del registro, qualche
osservazione sul tempo atmosferico. 10 febbraio 1932: Dopo quasi un mese di
giornate belle, primaverili, abbiamo avuto la gradita sorpresa della bella nevicata.
Annotazioni come questa denunciano la natura diaristica delle loro registrazio-
ni e sono un segnale di quanto le aule di scuola siano sentite da chi le frequenta
come luoghi del vissuto quotidiano.
Talvolta per lentit del fenomeno riportato raggiunge il rilievo del fatto di cro-
naca. Sono giorni di un caldo soocante annota nel giugno 64 la maestra Elisa
Metelli, proprio alla vigilia di un violento temporale che devast la bassa brescia-
na
1
, come ricorda il maestro Paolo Martinelli nel suo registro negli stessi giorni: 9
giugno. Gran caldo seguito da violento temporale che ha devastato la bassa.
Il 26 aprile del 1948, invece, nella classe terza maschile del maestro Carlo
Bondioli largomento del giorno la grandinata:
Ieri si scatenato un violento temporale. Sulle nostre campagne si abbattuta una
forte grandinata che ha distrutto quasi completamente i prodotti. Il frumento di-
strutto praticamente raso al suolo. I miei alunni ne parlano con competenza e cia-
scuno narra dei danni subiti alle rispettive campagne.
Nella totalit dei registri raccolti in archivio, tuttavia, frequenti sono le anno-
tazioni che riguardano il cattivo tempo come causa delle assenze.
Il 16 gennaio del 1884 molte bambine non poterono arrivare no alla scuola
a causa dello strepitoso vento di cui ci informa lannotazione della maestra Teodo-
ra Nicoli Cristiani che registra la loro assenza.
Il quotidiano viaggio di andata e ritorno dalla scuola introduceva un ritmo
inedito nellinverno dei contadini che nel periodo del riposo dei campi non
avevano motivo di abbandonare tanto di frequente la cascina. Percorrere le vie di
campagna durante i mesi invernali, sempre a piedi, protetti da panni rimediati
e da scarse calzature, doveva essere alquanto disagevole per i bambini ordinaria-
mente, ma diventava impossibile se cadevano pioggia o neve.
Le molte mancanze di questo mese (gennaio) sono causate dallimperversar
del tempo e dalle strade sempre ingombre di neve si legge nel registro del mae-
stro Bazza del 1885-86. Nel 1896-97, ai 18 di dicembre 24 alunne assenti per
cattivo tempo scrive la maestra Teodora.
La dicolt di raggiungere la scuola per i bambini che abitavano nelle cascine
in mezzo alla campagna rimase una costante nella storia del paese. Le strade che
attraversavano i campi non migliorarono molto con il trascorrere dei decenni.
dellautunno del 1934 la nota della maestra Ada Provaglio che dice: 14 no-
vembre. Per il tempo, pioggia e vento fortissimo, sono rimaste a casa otto alunne
che abitano nella campagna. Nellinverno 1948 il maestro Carlo Bondioli scrive:
20 gennaio. Aula quasi deserta. oggi una brutta giornata di vento e pioggia. Le stra-
de sono rese impraticabili, il vento impetuoso rovescia gli ombrelli e spinge lacqua
per traverso rendendo inutili i parapioggia. Moltissimi alunni non sono perci venuti
a scuola, specialmente coloro che abitano nelle cascine e nelle frazioni lontane.
Insieme alle intemperie, il grande nemico il freddo. Nel gelo della campagna
coperta di brina, ma anche nei locali scarsamente o per nulla riscaldati delle case.
Un assedio che rende il comparire del sole un evento degno di nota:
23 Gennaio. Finalmente abbiamo una bella giornata di sole. Sembra ricrearsi. Gli
alunni sono pi vispi ed allegri dopo una ventina di giorni di pioggia e di nebbia che
li costringeva a rimanere rintanati nelle cucine, unico ambiente riscaldato nei loro
appartamenti e vi sono pur quelli che non avendo neanche quello dovevano riparar-
si nelle umide e malsane stalle.
il 1936 quando il maestro Carlo Bondioli scrive queste righe che alludono
alle dure condizioni di vita delle famiglie contadine. Nelle sue parole echeggia la
cultura del progresso sociale di cui insegnanti e medici condotti si facevano in-
terpreti nelle comunit in cui operavano, evidente qui nelladditare come segno
della mancata emancipazione dalla miseria il sopravvivere della consuetudine di
riunirsi nella stalla, in contrasto con i principi della salubrit e delligiene, denun-
ciata da tempo come fonte di malattie nelle relazioni sanitarie
2
.
Anche nellabbigliamento, la necessit di ripararsi dal freddo metteva in risalto
le dicolt dei pi poveri, tanto che ancora nellinverno 1963-64 il maestro
Paolo Martinelli che insegna nella prima mista spera nella bella stagione:
I miei alunni sembrano tutti usciti da famiglie trasandate (salvo 3 o 4). Quando vedo
le bambine della prima femminile e i bambini della prima maschile tutti ben vesti-
1
Si tratta della tromba daria abbattutasi l8 giugno 1964 tra Chiari e Manerbio, che distrusse il cen-
tro di Faverzano.
2
Che le consuetudini della vita contadina, gli ambienti malsani in cui si ammassavano le famiglie e
la promiscuit con gli animali fossero responsabili della elevata morbilit fra la popolazione era denun-
ciato dal medico condotto Lamberto Copetta agli inizi del Novecento nelle sue relazioni al sindaco,
citate in G. SPINELLI, op. cit., pp. 49-50.
i i xi i i v i i s a i o i i r i xi o
o ;
ti, quasi in forma impeccabile e vedo i miei, avvolti in cappotti striminziti, sdruciti
e rattoppati, mi chiedo se la sfortuna non li abbia accomunati in un triste destino.
Spero che il bel tempo cancelli questa brutta impressione e che anche i miei alunni
possano sfoggiare i loro nastri e i loro colletti bianchi (questo se lo possono permet-
tere anche loro) spogli di quei cappotti rattoppati.
Il freddo si pativa anche nelle aule scolastiche, prima per linsucienza del ca-
lore prodotto dalle vecchie stufe a legna, ma anche dopo lintroduzione dei ter-
mosifoni (nel nuovo edicio scolastico dal 1935) a causa del malfunzionalmento
dellimpianto di riscaldamento, ricorrente motivo di lamentela dei maestri che
nelle loro rimostranze rilevano le temperature bassissime nelle classi. Il tema do-
vette costituire motivo di viva conittualit fra il Comune e gli insegnanti, che
nel 1952 ricorsero persino al medico condotto anch denunciasse la necessit
di riscaldare adeguatamente lambiente scolastico.
Il quadro descritto dalla maestra Luigina Marchi, nella sua prima composta,
nel 1928-29, di ben 83 fra bambine e bambini, molto vivace:
19 febbraio. Continuano ancora le giornate di freddo intenso. Parecchi alunni, spe-
cialmente quelli delle cascine, sono assenti. I presenti, nel loro banco, tremano qua-
si tutti dal freddo e qualcuno piange. Difatti questa aula, forse perch molto ampia,
nonostante la stufa accesa, alquanto rigida. Intanto pochissimo posso fare perch
non mi regge lanimo di vedere questi poveri bimbi battere i denti e tremare dal fred-
do per cui, per turno, li lascio uscire vicino alla stufa anch si possano riscaldare
almeno per pochi momenti.
Altri resoconti sono pi puntigliosamente informativi, come quello della mae-
stra Patakioti, nel 1940:
30 dicembre. Il freddo intenso rende la mia classe quasi deserta. Oggi noto dodici
assenti. Sono assenze dovute a malattia e qualcuno anche per il freddo. Pure in clas-
se la temperatura bassa 7 gradi.
Maestre e scolari condividono il disagio della vita quotidiana di unepoca in
cui tutti erano molto pi esposti al rigore del clima, il quale per ineriva par-
ticolarmente sui pi deboli, come i bambini che con la frequenza in prima ele-
mentare incominciavano a farne esperienza allontanandosi dal riparo della casa.
Scriveva Alessandra De Bono, maestra dei 77 alunni di prima nel 1931-32:
16 febbraio. Anche stamane faceva un intenso freddo: due piccoline venute da lon-
tano hanno pianto unora per lintirizzimento, bench abbia cercato con adatti eser-
cizi ginnici di sgranchire i loro muscoli.
Ma ancora nel 1961-62, la maestra Modesta Metelli scrive:
24 ottobre. Oggi fa un freddo intenso. La scuola un frigorifero. La mia aula ad
ovest e non vede il sole in tutta la mattina. Ho fatto mettere sulle spalle delle alunne
uno scialletto perch sono quasi tutte rareddate e anchio ho mal di gola.
Possiamo osservare, inne, che, tutte insieme, le registrazioni sui fenomeni at-
mosferici forniscono un autentico calendario storico delle perturbazioni da cui il
paese stato interessato. Larrivo della neve, per esempio, regolarmente annotato
nelle cronache dei maestri, sempre salutato come evento che genera allegria. Nel
1933: 13 dicembre. Santa Lucia ha portato a tutti un gran regalo, la neve, come
nel 1964: 14 dicembre. caduta la prima neve!. Eppure, con la neve i disagi
si facevano pesanti e sono gli stessi maestri a ricordarlo. Solo tre giorni dopo, la
stessa maestra che tracciava il punto esclamativo, probabilmente contagiata dal-
leuforia delle alunne, annota: 17 dicembre. Oggi una giornata molto fredda.
La neve e il gelo hanno coperto le strade. Molte bambine sono assenti.
Quando nevica, arrivare a scuola dalle cascine quasi impossibile, come rile-
vava gi energicamente la maestra Giulia Marconi nella cronaca della terza fem-
minile del 1934-35:
10 gennaio. Causa labbondante nevicata ed il freddo rigido e intenso di questi giorni
parecchie alunne sono assenti dalla scuola. Credo opportuno far rilevare che buona
parte delle scolare abitano ai cascinali distanti perno tre km e pi dal paese. as-
surdo quindi pretendere che possano recarsi alla scuola.
E come spiega, nel 1935-36, il maestro Bondioli:
14 dicembre. Continua a nevicare, la neve raggiunge gi unaltezza che rende di-
cile se non impossibile la viabilit delle biciclette, delle vetture e dei cavalli. Pertanto
le assenze sono numerose.
Le assenze per le nevicate continuano, come si visto, anche negli anni Ses-
santa. Tranne rare eccezioni, una delle quali cos registrata, il 18 dicembre 1950,
dalla maestra della classe quarta mista:
I ragazzi son veramente amici della neve me lhanno dimostrato oggi. Mi sono reca-
ta a scuola colla certezza daver la classe decimata perch la maggior parte dei miei
scolari vien dalla lontane cascine e dalla Bargnana, ed invece eran tutti presenti ed
elettrizzati. Tutti sorridenti per la prima abbondante nevicata.
i i xi i i v i i s a i o i i r i xi o i i xi i i v i i s a i o i i r i xi o
,
Luzio dei maestri modesto e pieno di sacrizi
1
Lumile scrivente presenta a questo Onorevole Ucio la Relazione Scolasti-
ca, e chiede compatimento per la sua pochezza. Sono le parole con cui il 7
settembre 1895 inizia la relazione di ne anno al sindaco che chiude con: La
sottoscritta si protesta di questo Onorevole Municipio Umilissima e devotissima
Servitrice. Nicoli Cristiani Teodora Maestra.
Preg. Sig. Insegnante, un nuovo anno scolastico sta per iniziare: una nuova prezio-
sa fatica Ella saccinge ad intraprendere nel curriculum della Sua benemerita attivit
professionale.
Desidero, pertanto, farLe giungere lespressione della mia pi ammirata e deferente
considerazione, unita al saluto augurale pi vivo e sincero che vuole essere auspicio
di meritate ed intime soddisfazioni: quelle sante soddisfazioni che solo chi consacra
la sua vita allinsegnamento e alla formazione civica e civile del piccolo uomo, del
cittadino di domani, guidandolo, per gradi, con mano dolce e sicura lungo le vie del
sapere, pu provare e sentire.
Inizia cos, invece, la lettera del sindaco di Castrezzato Gandolni inviata il 1
ottobre 1965 agli insegnanti della locale scuola elementare.
facile avvertire, anche al di l delle forme, che nei settantanni intercorsi il
rapporto istituzionale fra la massima autorit civile del paese e linsegnante si
modicato sostanzialmente.
La maestra Teodora era entrata nella scuola elementare nel 1870, quando era
il Comune a decidere la sua assunzione e a retribuirle lo stipendio, ma anche a
decretare insindacabilmente la sua possibilit di continuare la carriera. I mae-
stri in bala dei Comuni: pochi diritti, tanti doveri il titolo con cui sintetizza il
trattamento riservato ai maestri dalla legge Casati lo storico Giorgio Canestri
2
. La
gura del maestro di scuola, infatti, conquist solo gradualmente prestigio e sicu-
rezza sociale che allorigine non aveva, specialmente nelle scuole di campagna
3
.
Ancora con la pubblicazione dei programmi per la scuola elementare del
1955, del resto, il legislatore non tace la sottolineatura:
Una vecchia opinione popolare considerava la scuola elementare come la scuola del
leggere dello scrivere e del far di conto [Oggi] Non ci si dissimula limportanza e la
gravit del compito adato al maestro. Nessuno dopo di lui, potr forse riparare ad
una mancata formazione essenziale, e, in questo senso, elementare, degli alunni
4
.
La posssibilt di ricostruire la carriera dei primi insegnanti della scuola ele-
mentare dellItalia unita a Castrezzato proviene dal frontespizio dei registri usati
nelle classi, su cui maestre e maestri annotavano i propri dati.
Vi si ritrovano infatti, vissute da coloro che insegnarono nelle aule di Castrezza-
to, le trasformazioni che via via intervennero, nel trattamento stipendiale e pensio-
nistico e nel percorso formativo degli insegnanti elementari del Regno dItalia.
I minimi stipendiali ssati dalla legge Casati nel 1861 per i maestri si rivela-
rono talmente bassi che molti di coloro che proseguivano gli studi evitavano poi
la via dellinsegnamento
5
, tanto che lo stesso progetto di scolarizzazione della po-
polazione italiana rischiava di risultarne compromesso. Il governo della Sinistra
storica avvi quindi la rivalutazione della funzione insegnante, sia con migliora-
menti retributivi, e listituzione del Monte Pensioni nel 1878, che con la quali-
cazione delle Scuole Normali che fornivano la patente ai maestri
6
.
Sul frontespizio del Registro unico della classe prima maschile del 1908-
1909
7
leggiamo:
maestro Antonio Foresti di fu Leonzio e di fu Redona Catterina [sic] nato a Ca-
strezzato il 15 luglio 1840 fornito di patente di grado inferiore ottenuta a Brescia il
9 ottobre 1879 iscritto al Monte pensioni n dalla sua istituzione ha lo stipendio di
lire 1.175
8
e presta servizio nel comune dal giorno 4 novembre 1872. Possiede i se-
guenti titoli: Musicista.
Antonio Foresti fu il maestro delle prime elementari maschili nella scuola di
1
Sono parole dellIspettore Angelo Fava negli Avvertimenti generali ai Programmi per la scuola elemen-
tare annessi al Regolamento 15 settembre 1860 (attuativo della legge Casati nel regno dItalia) in E. CA-
TARSI, Storia dei programmi della scuola elementare (1860-1965), Firenze, La Nuova Italia, 1990, p. 199.
2
G. CANESTRI, G. RECUPERATI, La scuola in Italia dalla legge Casati ad oggi, Torino, Loescher, 1976.
3
Molto indicativi a questo riguardo sono i casi riferiti alla realt bresciana, illustrati in F. PRUNERI,
Oltre lalfabeto. Listruzione popolare dallunit ditalia allet giolittiana: il caso di Brescia, Milano, Vita
e Pensiero, 2006, pp. 77-104.
4
Premessa ai Programmi didattici per la scuola primaria emanati con DPR 14 giugno 1955, n. 503.
5
Il fenomeno si veric anche nella provincia di Brescia, come riferisce la Relazione del bresciano
Istituto Sociale dIstruzione realtiva agli anni 1874-75 e 1875-76: Il maestro si accorge che il pane
che gli orono agro troppo [] e si volge ad altri uci, citata in F. Pruneri, op.cit., p. 100.
6
Aumenti di stipendio negli anni 1876 e 1886, riforma De Sanctis della Scuola Normale nel 1880,
limite alla discrezionalit dei Comuni per il licenziamento dei maestri nel 1885, abolizione della di-
stinzione fra patente inferiore e superiore con la riorganizzazione della scuola normale operata dal mi-
nistro Gianturco nel 1896. Cfr E. DE FORT, op. cit., pp. 200-209.
7
Maestri e maestre ripetevano (aggiornandoli) i propri dati sui registri successivi. Citiamo qui i pri-
mi disponibili, tenuto conto delle lacune del nostro archivio che non permettono di risalire a quelli
compilati precedentemente.
8
Si intende stipendio annuo lordo.
i u i i i z i o o i i xa i s r i i i xo o i s r o i i i i x o o i s a c i i i i z i
,c ,:
Castrezzato per molti anni. Consegu il titolo, la patente di grado inferiore
9
, come
si vede, alcuni anni dopo linizio della sua attivit di insegnante. Non era infre-
quente, infatti, allepoca, che i Comuni reclutassero nel ruolo di maestri persone
prive dei titoli previsti dalla legge Casati, ma ritenute capaci di insegnare le no-
zioni di base. Visto il suo anno di nascita, allentrata in vigore della legge Casati
Antonio Foresti dovette aver gi compiuto i propri studi nellambito del sistema
scolastico preunitario, a quanto sembra come musicista. Integr i suoi titoli re-
candosi a Brescia dove aveva sede la commissione esaminatrice
10
.
Giuliano Gobbi aveva ottenuto la patente di grado inferiore n dal 1860, ma
prese a fare il maestro nella scuola di Castrezzato solo nel 1886, come si legge nel
suo registro del 1896-97 da cui ricaviamo che, nato a Brandico nel 1836, appar-
teneva al piccolo esercito degli istruiti di quei tempi per avere gi il titolo di se-
gretario comunale
11
. La sua carriera di maestro era nalmente garantita a vita
ma aveva ormai raggiunto i 60 anni dal momento che Ottenne il certicato
di lodevole servizio per deliberazione presa dal Consiglio scolastico provinciale
il 13 maggio 1896 come compare sul suo registro, in riferimento alla legge del
1885 con cui il governo aveva voluto sottrarre alla precariet i maestri che i Co-
muni potevano licenziare a proprio arbitrio
12
.
Nel registro rimasta anche la sua Relazione allIspettore del 29 agosto 1895,
al termine dellanno di scuola nella classe seconda maschile. Vi si legge che il 29
novembre del 1894 le lezioni furono sospese per causa della seria malattia del
maestro e ripresero per ordine della giunta municipale il 28 gennaio 1895 af-
dando linsegnamento alla signora maestra Zammarchi Giulietta in via di sup-
plente che la continu a tutto il 9 febbraio. In caso di assenza del maestro, dun-
que, la scuola era soggetta ad interruzioni anche molto prolungate. Allora, il Co-
mune si risolse ad assumere temporaneamente la ventiduenne glia della maestra
Santina Carminati, in servizio nella terza femminile, Giulietta Zammarchi, che
in questa occasione varca per la prima volta come insegnante la scuola elemen-
tare in cui trascorrer tutta la sua carriera.
Anche a Castrezzato ben presto emerse la tendenza che accomunava tutto il
sistema scolastico italiano e furono le maestre a prevalere nel numero sui mae-
stri. In Italia nel 1901 erano 21.178 i maestri e 44.561 le maestre
13
. Quellanno
nelle sei classi della scuola elementare di Castrezzato (prima, seconda e terza sia
femminile che maschile) sono due i maestri e quattro le maestre, fra cui Santina
Sala che di l a qualche anno divenne della scuola la direttrice didattica, dopo che
la legge Nasi nel 1903 ebbe istituito tale ruolo.
Nei decenni che seguirono allistituzione della scuola elementare, le famiglie
borghesi del paese indirizzarono i gli e soprattutto le glie a proseguire gli studi
nelle Regie Scuole Normali, a Brescia, dove esisteva anche un convitto femmini-
le comunale annesso alla Veronica Gambara, o a Treviglio dove erano diversi
istituti religiosi a ospitare gli studenti.
Nella storia della carriera di una delle maestre di Castrezzato possiamo rintrac-
ciare la rapida evoluzione della scuola elementare fra Otto e Novecento.
Olga Averoldi, glia del segretario comunale, nata nel 1893, frequenta a Ca-
strezzato la scuola elementare, ancora comunale e con lobbligo limitato al ter-
zo anno. La sua maestra, in seconda elementare, Teresina Metelli che aveva
ottenuto la patente di grado inferiore nel 1875 nella vecchia scuola normale
concepita dalla legge Casati. Olga, invece, frequenter a Brescia la nuova scuola
normale, della durata di sei anni, da cui otterr il diploma grazie al quale inco-
mincer ad insegnare nella elementare di Castrezzato il 15 ottobre 1911, dopo
che la legge Orlando del 1904 aveva innalzato lobbligo ai 12 anni di et e nel-
lanno in cui con la legge Daneo-Credaro le scuole elementari divennero statali.
Nel corso degli anni del suo insegnamento, la scuola elementare subir ancora
una trasformazione radicale con la riforma del 1923: fra le sue alunne, quelle che
faranno le maestre frequenteranno lIstituto Magistrale concepito dal ministro
Giovanni Gentile.
9
Valida per linsegnamento nel primo biennio della scuola elementare. La legge Casati, al Titolo V,
per la formazione dei maestri istituiva scuole normali di un triennio alle quali potevano accedere i
maschi che avessero compiuto i 16 anni e superato la quarta classe elementare, o le femmine con 15
anni e il superamento della classe terza elementare. Gli allievi potevano sostenere gli esami al termine
del primo biennio e ottenere la patente per il corso inferiore, mentre solo al termine del triennio ot-
tenevano quella per linsegnamento nel corso superiore.
10
Cfr. F. PRUNERI, op. cit., pp. 85-104.
11
Ruolo che probabilmente conservava nello svolgimento della professione di insegnante, bench non
possediamo documenti che lo attestino.
12
Il RD 3099, 19 aprile 1885, stabiliva che dopo due anni di prova, se non riceveva lettera di licen-
ziamento il maestro era nominato per sei anni, ma se nel corso dei sei anni il Consiglio Scolastico
provinciale avesse conferito, previo assenso del Consiglio comunale, attestato di lodevole servizio, lin-
carico diventava a vita.
13
Cfr. E. DE FORT, op. cit., p. 195.
i u i i i z i o o i i xa i s r i i i xo o i s r o i i i i x o o i s a c i i i i z i i u i i i z i o o i i xa i s r i i i xo o i s r o i i i i x o o i s a c i i i i z i
,: ,,
Leggere e scrivere
Col programma di 1 classe 25 settembre 1888, [la maestra] proporzion mensilmen-
te gli esercizi di lettura, scrittura simultanea, nomenclatura di cose vedute in iscuola,
in casa, parti del corpo umano, animali domestici, divisione del tempo, fenomeni
appariscenti, cio: notte, giorno, sole, acqua, nuvole, neve. Un pochino di canto, di
ginnastica, disegno. Scrittura delle cifre no a 100, e calcolo mentale no a 10. La-
voro a maglia e orli.
Nella sua Relazione Scolastica al Municipio del 7 settembre 1895 la mae-
stra Teodora Nicoli Cristiani descrive lapplicazione nella prima classe femmini-
le della scuola elementare di Castrezzato dei Programmi Gabelli, introdotti nel
1888 e fondati sul principio che lalunno anche per imparare a leggere, scrivere
e contare, debba ripercorrere il processo naturale dellapprendimento, partendo
dallesperienza concreta e sensibile.
Al momento della loro introduzione, il maestro Giuliano Gobbi, nella Re-
lazione sullandamento della scuola allIspettore al termine dellanno scolastico
1888-89, metteva in evidenza la dicolt di adeguarsi al cambiamento:
Il programma venne svolto in ogni ramo dinsegnamento sebbene in questo primo
anno della sua attivazione si dovette insegnare tutte le prime quattro operazioni di
aritmetica scritta, mentre nello scorso anno il programma non esigeva nulla di que-
sto e cost molta fatica e ingente perdita di tempo.
I programmi del 1888 sono considerati una rivoluzione pedagogica proprio
per aver posto per la prima volta al centro dellistruzione elementare il metodo
per apprendere al posto delle nozioni da ricevere passivamente
1
. Nonostante le
modiche introdotte nei successivi Programmi Baccelli, del 1894, tale imposta-
zione non mut e il metodo oggettivo rimase a fondamento della didattica.
Le poche annotazioni sullarredamento della classe contenute nelle relazioni
attengono in modo puntuale agli oggetti di cui si servivano maestre e maestri
impegnati in primo luogo a insegnare agli scolari i nomi delle cose in una lingua,
litaliano, che i bambini non usavano mai nella comunit in cui vigeva universal-
mente il dialetto. A questo scopo nelle aule si costituiva il piccolo museo didatti-
co previsto dai programmi, riunione di comuni reperti di cui una volta appreso
il nome i bambini avrebbero imparato anche forme e funzioni.
Il programma venne svolto con alternazioni orali e scritte e passeggiate gin-
nastiche. Insegn un po di canto corale e nomenclatura colla collezione di vari
oggetti che la sottoscritta tiene sempre nella propria scuola scrive nel 1899 nella
Relazione al sindaco ancora la maestra Teodora.
Sempre, inoltre, erano insegnati i lavori donneschi mediante confezione di
maglie e poco cucito, che la maestra continu a svolgere fra le bambine di prima
elementare alle quali faceva realizzare legacci, calzette, calze a quattro ferri, so-
lette, scalfarette, sciarpa, manichette, guantini, come annota nei registri in tutti
i successivi anni del suo insegnamento.
La maestra Santina Sala nella Relazione Scolastica Finale al sindaco, datata
Castrezzato, 31 agosto 1900, lascia una sintesi illuminante del suo insegnamen-
to nella seconda maschile:
Ebbi 67 alunni iscritti. Durante lanno 22 alunni lasciarono la scuola per motivi diver-
si, di modo che sul registro annuale risultano 45 frequentanti ed al termine del corso si
presentarono allesame 36, dei quali 23 furono promossi. [] negli insegnamenti della
lettura e scrittura usai un metodo che la didattica moderna mi addita come razionale,
curando la retta pronuncia per luna ed il chiaro carattere per laltra, non col dettare sole
norme, ma collesempio della viva voce nella lettura e di modelli nella scrittura.
Per linsegnamento oggettivo alcune cose da me procurate mi fornirono soggetto per
dilettevoli ed istruttive lezioni-conversazioni sugli argomenti voluti dal programma e
sempre cercai di indirizzare tali lezioni alla educazione dei sensi e della riessione, scopo
a cui diressi pure le passeggiate scolastiche, dallautorit con tanto senno suggerite.
Mi valsi del metodo oggettivo anche per laritmetica cercando di rendere meno arido
linsegnamento col concretarne i calcoli, aggirandoli dapprima con oggetti presenti, poi
su oggetti lontani ma ben noti agli scolari, procurando anche qui con facili problemi
che linsegnamento pi che esercizio mnemonico riuscisse ginnastica intellettuale.
A sollevare lo spirito durante le varie lezioni gli esercizi di ginnastica riuscirono sem-
pre graditi agli alunni e per la educazione del senso morale assai in acconcio mi venne
la narrazione di passi storici, di aneddoti educativi e lo studio di alcune poesie.
Maestri e maestre, tuttavia, non trattano solo metodi e principi pedagogici.
Avviando i bambini alla scrittura, infatti, hanno a che fare con laspetto tutto
manuale che sta allinizio del cammino del sapere che la scuola propone. Quindi
con i suoi aspetti materiali: carta, penne, banchi su cui poggiarli per esercitare la
mano nel gesto che, nuovo per ogni bambino, per i bambini che lo compivano
agli inizi della scolarizzazione di massa era ancora pi nuovo.
Spesso gli insegnanti lamentano di non avere banchi a sucienza nelle piccole
aule in cui si aollano decine e decine di bambini. La maestra Teodora Nicoli Cristia-
1
Sulla evoluzione dei programmi per la scuola elementare cfr. E. CATARSI, Storia dei programmi della
scuola elementare (1860-1985), Firenze, La Nuova Italia, 1990.
i i c c i i i i s c i i v i i i
, ,,
ni nel 1883-84 si trova disarmata, per, quando le viene meno addirittura la carta.
Annota infatti nel suo registro annuale: Ai 23 di questo mese [gennaio] la lezione
di scrittura fu sospesa mancando al Comune i libri di una riga per la detta classe.
Il suo metodo infatti, come informava nella relazione nale, prevedeva: Scrittu-
ra: i primi mesi quaderni di una riga, eseguendovi il dettato di sillabe, e parole facili,
in seguito per il compimento della dettatura quaderni di due righe larghe.
Mezzo secolo pi tardi, la scuola si ormai aermata come istituzione del-
lo Stato e la scuola elementare di Castrezzato ospitata nel pi moderno edi-
cio del paese, su cui il Comune ha investito circa 900 mila lire (somma davvero
considerevole per lepoca). Il maestro della terza maschile descrive cos laula in
cui entra nel 1939:
Il corredo della mia aula, come quello delle altre ancora nuovo, esso costituito da un
numero di 24 banchi, una cattedra, una lavagna, due quadri: il Re e il Duce, un croci-
sso, una carta geograca dItalia e di apparecchi a termosifone per il riscaldamento.
Quellanno nella prima femminile, la maestra Modesta Metelli, ancora come
la sua collega Teodora, alle prese con lalfabeto: 24 novembre. Oggi ho inse-
gnato lultima vocale. [] 5 dicembre. La consonante R insegnata oggi stata
per le alunne una vera novit.
Gli strumenti del mestiere
Il mestiere del maestro oggi come un tempo condizionato da oggetti co-
muni la cui presenza nel repertorio della vita quotidiana accompagna la frequen-
za dei bambini alla scuola, ma che sono ancora ben lontani, alla ne degli anni
Trenta, dallessere facilmente accessibili. Scrive nel registro della quinta maschile
del 1939-40 il maestro Giacomo Bondioli:
Gli alunni sono sprovvisti dei libri di testo, diversi mancano di quaderni perch il
patronato scolastico ne sprovvisto ed altri alunni mancano di comodit. In paese
dicile procurarseli.
Maestre e maestri seguono i bambini nella fase in cui lapprendere passa an-
cora in larga misura per le mani, nel progressivo anarsi della tecnica e delluso
di sempre pi delicati strumenti di scrittura.
Nella prima femminile del 1951-52 , la maestra Tatiana Bresaola assiste ai
tentativi e annota: 30 novembre. Ho incominciato a far scrivere con la penna.
Naturalmente le macchie non si contano. Nel 1955-56 il maestro Calogero im-
piega competenze di artigiano della scrittura:
In questi giorni ho incominciato a usare il quaderno a righe. Molti bambini, sia per
la cattiva qualit dellinchiostro sia per la pessima qualit della carta dei quaderni
fanno delle macchie. Ho bollito io stesso linchiostro in classe, cos si riducono a po-
chi i bambini che macchiano.
Con altrettanto spirito pratico e creativo la maestra Favero cerca di facilitare
lapprendimento della matematica, nel 1952-53: 9 dicembre. Insegno le tabel-
line e mi sono servita di un rudimentale sussidio didattico costruito da me: il di-
spensatore-giro a manovella.
Finalmente compare la penna a biro, che nella scuola elementare degli anni
Sessanta, al pari di unautentica rivoluzione tecnologica, suscit contrapposti en-
tusiasmi ed esecrazioni. Nel 1963-64 la maestra Di Mauro la adotta invece con
naturalezza quando per le sue piccole arriva il momento di lasciare la data ma-
tita: 18 febbraio: le bambine pi ordinate e brave hanno incominciato a scrive-
re con la penna biro.
Nelle aule della scuola elementare si vedono scorrere le immagini di oggetti,
strumenti, legati allattivit dellapprendere e dellinsegnare che anchessi conosco-
no una storia e una evoluzione. Non solo penne, quaderni, banchi, cartelloni, ma
anche quel museo che abbiamo conosciuto nelle relazioni delle prime maestre a
posteriori ci appare come lantenato dei mezzi audiovisivi che via via entreranno
nella scuola. Inoltre, vediamo comparire nella vita scolastica anche radio, giradischi,
macchine fotograche che poco a poco penetravano negli usi quotidiani.
Fin dal 1934 era stata introdotta nella scuola elementare di Castrezzato la radio,
quando lEnte radio rurale (unarticolazione dellEiar) inizi le trasmissioni per le
scuole, capitolo della vastissima campagna mediatica che il regime orchestrava in
quegli anni. La maestra Teresa Polisseni annota nel registro il 10 marzo 1934:
Oggi alle ore 10.30 le lezioni sono state interrotte per far assistere i bambini alle nuo-
ve audizioni dellEnte radio rurale, organismo voluto dal Regime. stato un vero
godimento e i bambini si sono vivamente interessati a tutto il programma trasmes-
so, e si sono particolarmente divertiti durante la conversazione dialogata Il Duce e
i bimbi di Giuseppe Fanciulli.
Per ottenere un apparecchio per la scuola fu necessario per uno speciale in-
teressamento: Il signor Commissario ha promesso agli insegnanti che acquiste-
r un apparecchio radio per le scuole contribuendo in parte alla spesa avvisa il
maestro Abele Magoni nella sua cronaca della giornata.
Meno facile risult pi tardi ottenere luso di proiettori per arricchire le lezio-
ni con le lmine. Nel 1952-53 il maestro Giuseppe Bruschi scrive:
i i c c i i i i s c i i v i i i i i c c i i i i s c i i v i i i
,o ,;
8 gennaio. Ritengo che nessun mezzo didattico sia pi ecace della proiezione lu-
minosa ssa e perci non senza sacrici sono riuscito ad avere un apparecchio con
alcune interessantissime lmine.
Per, ancora nel 1963-64, in classe seconda maschile, il maestro Tremonte
riferisce sul registro:
4 dicembre. Il maestro vorebbe usare il proiettore e propone labbonamento alla ci-
neteca del Provevditorato [] 29 gennaio. Il maestro non riesce ad ottenere luso
del proiettore della scuola, ma se ne procura uno lui e proietta le lmine che appas-
sionano i bambini.
Quello stesso anno, la maestra Tatiana Bresaola, nella sua classe seconda fem-
minile fa ascoltare alcune canzoni natalizie e annota: 21 dicembre. Ho portato
a scuola il giradischi.
Alla ne dellanno ho portato la macchina fotograca: ogni bimbo ha con s
il ricordo del suo primo anno di scuola registrava invece la maestra della prima
mista gi nel 1951-52, sostituendosi al fotografo del paese che ormai da qualche
anno si incaricava di stampare i classici ritratti di gruppo, come ricorda lannota-
zione sul registro della classe terza mista del 1948-49: 30 marzo. venuto oggi
il fotografo a fare la foto alle classi.
Istantanee
Momenti della vita a scuola emergono in pagine della Cronaca molto de-
scrittive, come questa, della maestra di prima B Aurelia Pelizzari nel 1955:
6 maggio. Talvolta, quando in classe abbiamo gi lavorato con alacrit, usciamo a gode-
re per un poco dellaria tiepida del sole. Dopo averle fatte giocare a bandierina o a notte
e giorno o a gatto e topo, raccolgo le fanciulle vicino a me, allombra degli ippocastani
e cerco di render loro pi agevoli e rapidi alcuni esercizi di calcolo mentale.
con la festa degli alberi
2
ricordata ogni anno nelle cronache dei maestri
come una cerimonia in cui alla presenza delle scolaresche un maestro pronuncia-
va un discorso e poi venivano interrate alcune piante che la scuola elementare
di Castrezzato, dopo la costruzione del nuovo edicio nel 1935, ebbe occasione
di incrementare ogni anno il verde al suo interno. Nella festa del 1955-56, per
esempio, con 85 pioppi del Canada nellarea del campo sportivo, nel 1965-66
con i tre ippocastani nel cortile.
Della vita trascorsa nelle aule i registri riportano anche alcuni aneddoti, in
annotazioni che appaiono divertite, scritte forse con lintento di rendere memo-
rabili piccoli eventi, in una cronaca di sapore quasi domestico, in cui prevale la
spontaneit dei comportamenti. Citiamo quella della maestra Tatiana Bresaola,
in seconda femminile nel 1963-64:
22 novembre. Nella nostra classe ci sono i topi. Un topolino si messo a girare fra
i banchi combinando uno scompiglio tremendo, specialmente quando salito sulle
gambe di Graziella. Mi sono fatta coraggio e sono riuscita ad ucciderlo con la bacchet-
ta. Speravo fosse lunico, invece mercoled ne ho visto un altro nellarmadio. Non ho
detto nulla alle bambine no alle ore 16. Poi ho chiesto loro di portare delle gabbie
per topi. Questa mattina in una gabbia vi era ancora un topo. Su questa storia dei
topolini le bambine hanno fatto i pensierini ed erano molto contente di farli.
Nel 1933-34, invece, la maestra Ada Provaglio cercava di interessare i bambini
con lepisodio del giovane patriota Balilla quando uno di loro si alza e facendo
latto di scagliare il sasso esclama: Se ghe fs stat me iars copcc tcc. Nel regi-
stro, unannotazione come questa riesce a esprimere un po di spontaneit dietro
tante altre pagine tte di retorica su argomenti di questo tenore.
La scuola fra retorica e realt di un paese in guerra
Il 3 ottobre 1935 le truppe italiane invadono lEtiopia, o Abissinia come era
frequentemente chiamata. La scuola segue passo passo le imprese belliche, con
la lettura in classe di articoli di giornale e bollettini di guerra, con losservazione
delle carte geograche dellA.O., come i maestri abbreviano Africa Orientale.
Dalla lettura dei registri emerge lintensit della campagna propagandistica
con cui il governo sosteneva la sua impresa imperialista. In unepoca in cui la
stampa e anche la radio non raggiungevano la maggioranza della popolazione,
gli insegnanti erano investiti del compito di riprodurrre i messaggi del regime di-
vulgandoli per il tramite degli scolari nella popolazione. In quegli anni la cultura
fascista era una voce delle materie di insegnamento che gurava nei programmi
compilati dai maestri nellapposita sezione del Giornale di Classe. Ormai, i pro-
grammi ministeriali del 1923, dopo una serie di modiche e aggiustamenti, erano
stati sostituiti nel 1934 con un nuovo testo di legge che si apriva con la frase di
2
Istituita con Regio Decreto 2 febbraio 1902, n. 33 su ispirazione del ministro dellAgricoltura Guido
Baccelli, nellintento di educare la giovent italiana al rispetto della natura e degli alberi. Listituzione
della festa degli alberi fu confermata dal Governo fascista con R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267, che
ne rese obbligatoria con lart. 104 la celebrazione. Rest anche dopo il 1945 nelle consuetudini del
calendario scolastico.
i i c c i i i i s c i i v i i i i i c c i i i i s c i i v i i i
, ,,
Mussolini: La scuola italiana in tutti i suoi gradi e i suoi insegnamenti si ispiri
alle idealit del Fascismo
3
.
Leggiamo quindi senza sorpresa nel registro del maestro Carlo Bondioli, in
quarta maschile nel 1935-36, nella sezione Svolgimento del programma: Gen-
naio. Dettatura: bollettini di guerra [] Aprile: Dettatura: le invenzioni dovute
anche un po alla pressione, alle necessit create dalle sanzioni.
Quando, infatti, la Societ delle Nazioni condann lazione dellItalia e procla-
m nel mese successivo le sanzioni economiche che intendevano impedire lim-
portazione in Italia di materiali di interesse militare e bloccare la concessione di
crediti, la propaganda patriottica tocc lapice. Il governo chiese il dono alla pa-
tria e fece scattare una campagna di raccolta di oro e di materie prime, utile, pi
che alle necessit materiali, a creare manifestazioni di forte impatto emotivo e di
grande eetto coreograco per raorzare la ducia nello Stato fascista, mostran-
dolo capace di resistere allostilit dei paesi stranieri.
Dai resoconti dei maestri si comprende come vissero quei giorni i bambini di
Castrezzato. Nel registro del maestro Carlo Bondioli leggiamo:
18 novembre. In relazione alle sanzioni parlo della raccolta dei rottami di metalli. 22
Novembre. Gli alunni della mia classe vengono oggi carichi di rottami di ferro: han-
no formato un corteo. Chi con cesti, chi con sacchi, chi con carriole portano il loro
contributo. Gi parecchi quintali sono ammucchiati in un angolo dellaula. tutto
un entusiasmo nella gara a chi sa portarne di pi a chi sa, sia pure un poco, portare
il maggior contributo alla nostra patria in armi. 25 Novembre. Parlo agli alunni della
necessit di raccogliere i metalli preziosi. Subito come il solito si entusiasmano, tut-
ti vorrebbero dare, dare, dare tutto quanto hanno con vero amore con lorgoglio di
poter aiutare la patria nelle circostanze in cui richiesto. Ma purtroppo sono quasi
tutti poveri e non hanno la possibilit di fare quanto sarebbe loro desiderio. 27 no-
vembre. Lalunno Biloni mi porta un astuccio contenente un servizio dargento che
ore per la patria, accompagnando loerta con una lettera piena di entusiasmo e di
amore patriottico. 2 dicembre. Parecchi alunni seguono lesempio del compagno lo-
ro B. e mi portano dellargento e delloro.
Nella seconda maschile della maestra Mafalda Provaglio, i bambini non pos-
sono avvertire quanto la loro miseria renda stridente la propaganda dellavven-
tura imperiale:
23 novembre. Ho spiegato cosa signica sanzioni e da chi sono state imposte: par-
lo della necessit di dare alla patria ferro, rame, ottone. I bambini sono addirittura
indignati e vorrebbero avere, come essi dicono, un fucile per andare a combattere in
Abissinia. Promettono di andare a scovare ogni pi piccolo pezzo di ferro per portarlo
a scuola. 25 novembre. Arrivano a scuola i bambini carichi di ferro: chi con sacchi,
borse e perno con le carriole. Sono davvero animati da spirito battagliero che tra-
spare da ogni loro movimento. I pi sono orgogliosi per aver dato molto contribu-
to: non meno eri di essi sono per quelli che hanno portato anche solo un piccolo
oggetto di ferro, talvolta possono essere due o tre chiodi. [] 30 novembre. Viene
ora la raccolta del rame dellargento e delloro. Un mio bambino mi ha portato due
orecchini vecchi e rotti che sembrano doro.
Nella prima femminile si presenta una scena degna degli autori dei cinegior-
nali dellepoca, sepolta nel registro della maestra Ada Provaglio:
18 novembre. [] Le bambine si mostrano quasi furenti contro la brutta Inghilter-
ra. 29 novembre. Raccolta dei metalli preziosi. A lezione nita, mentre slano per
uscire, la M. si avvicina alla cattedra e con atto veramente eroico si toglie dal ditino
un minuscolo anello dargento e lo ore per la patria. I suoi occhioni brillano dalla
grande gioia di poter fare quel sacricio, per lei grande, e di dare il piccolissimo dono
che dimostra per il grande amore dei piccoli verso la patria ed il duce
4
.
Il seguito del resoconto, invece, lascia intuire la gerarchia sociale presente nella
classe e forse anche i sentimenti che circolarono in quelloccasione fra le scolare:
3 dicembre. Ieri la B. ha oerto un servizio dargento e oggi alcune piccole ven-
gono con esili frammenti di orecchini doro.
La ricchezza di particolari oerti dalle Cronache permette la ricostruzione
storica molto dettagliata della scuola elementare italiana durante il regime fasci-
sta. Il confronto dei numerosi materiali di ricerca oggi a disposizione dimostra
che nel ventennio si erano consolidate consuetudini generalizzate a tutti gli isti-
3
Dal 1924 al 1932-33 la riforma Gentile sub dei ritocchi continui e, nello stesso tempo, si tent di
fascistizzare la scuola con una quantit di mezzi progressivamente repressivi; mezzi e repressioni che at-
trassero al fascismo le simpatie di alcuni insegnanti e ridussero al silenzio le antipatie degli altri [] I
maestri erano molto pi vigilabili e controllabili, perch dovevano prestare la loro opera anche nelle isti-
tuzioni fasciste prescolastiche dellOpera Nazionale Balilla; da Umberto Segre: la scuola durante il fascismo,
in Fascismo e antifascismo (1936-1948). Lezioni e testimonianze, Milano, Feltrinelli, 1962, pp. 323-324.
4
Io ho visto sotto il fascismo avvenire nella scuola e intorno alla scuola delle cose che adesso sono
risibili, ho visto, per esempio, le maestre che si preparavano ai concorsi magistrali non svolgendo al-
tro che i cosiddetti temi di cultura fascista [] Questo signica che ci sono state centinaia, migliaia
di brave ragazze che hanno scritto, per degli anni, cose che non avevano senso comune. [] credo
che nella scuola italiana nessuno abbia mai creduto sul serio alla missione imperiale dellItalia [] i
professori del tempo fascista sono stati obbligati, [] e alla ne hanno ceduto, a diventare dei fun-
zionari; ibidem, pp. 326-327.
i i c c i i i i s c i i v i i i i i c c i i i i s c i i v i i i
oc o:
tuti dItalia. Argomenti delle lezioni, svolgimento di attivit pratiche e sportive,
procedure, riti e cerimonie scolastiche, ma anche temi e toni nei resoconti degli
insegnanti rispondono a un modello uniforme. A suo modo la scuola elemen-
tare realizzava ununicazione nazionale ancora largamente incompiuta nel pae-
se e alimentava nei bambini che la frequentavano un patrimonio di esperienze,
competenze e ricordi comuni a intere generazioni di italiani.
Dalle pagine dei nostri registri ricaviamo qualche immagine, scegliendo fra
quelle che possono mostrare il regolare trascorrere delle settimane scolastiche di
quegli anni nella scuola di via Marconi a Castrezzato, prima che lentrata in guer-
ra ne sovverta il ritmo.
Il maestro Abele Magoni riempie il registro della quarta maschile del 1939-1940:
il 16 ottobre inizia lanno scolastico ed proprio lui che pronuncia il discorso di aper-
tura con le scolaresche schierate in cortile per il saluto al duce e al re imperatore.
Quella mattina tutti gli alunni hanno slato per il paese soermandosi davanti al
monumento ai caduti a deporre mazzi di ori. Il pomeriggio alle 16 insegnanti con
Balilla e Piccole Italiane hanno presenziato alla Leva fascista
5
. Le lezioni dunque
iniziano di fatto il giorno 17 ottobre. In aula ci sono 44 bambini e la met di loro
ha gi pi di 11 anni, i ripetenti sono ben 19. Qualcuno glio di piccoli bottegai
o artigiani. Gli altri sono quasi tutti gli di contadini; uno solo glio di un ope-
raio. Ha gi compiuto 13 anni e ad aprile lascia la scuola. Uno dei bambini ha il pa-
dre ricoverato, probabilmente il caso non infrequente in paese di un tubercolotico,
mentre lundicenne mandriano Giovanni non ha pi nessuno dei due genitori. An-
che lui lascia la scuola ad aprile per tornare a Castione della Presolana.
Un gruppo di bambini arriva a scuola dalla frazione di San Giuseppe, gli altri
abitano nel paese. Quando entrano in classe il maestro li sottopone a una visita
di pulizia e poi fa recitare loro una preghiera. Nelle ore di Occupazioni intellet-
tuali e ricreative racconta o legge di eroi e cavalieri, ma soprattutto di atti eroici
compiuti nella prima guerra mondiale, oppure delle imprese dellesercito italia-
no nella guerra di Etiopia. il maestro che porta in classe Il Balilla, il giorna-
lino che il regime sosteneva in concorrenza con il Corrierino dei Piccoli di cui
imitava le storie illustrate e le didascalie in rima alternata. Le lezioni si chiudono
ogni giorno con venti minuti di educazione sica.
Non sono trascorsi che dieci giorni dallinizio della scuola che gi si organiz-
za unaltra parata: 28 ottobre: cerimonia per la marcia su Roma con slata dei
balilla davanti alle autorit.
Il 30 di ottobre, invece, tutti i bambini escono dalle aule per riunirsi nel salo-
ne della scuola dove in funzione un apparecchio radio. Alle 9.45 inizia la tra-
smissione del discorso di Giuseppe Bottai, ministro dellEducazione nazionale,
che inaugura lanno scolastico.
Lindomani La giornata del risparmio
6
e la Cassa di Risparmio di Chia-
ri invia alla scuola carte assorbenti e quaderni che il maestro Abele consegna in
premio agli alunni migliori. Lezioni sospese anche il 23 novembre:
Nel pomeriggio, in seguito a permesso della RDD [Regia Direzione Didattica], tutte
le scolaresche sono state accompagnate alla rappresentazione Sangue Romagnolo.
Dai diari
7
degli alunni ho potuto constatare che sono rimasti contenti.
In quelle stesse settimane, la maestra Modesta Metelli in prima femminile,
con le sue 55 bambine, tutte fra i sei e i nove anni. Nei primi giorni di scuola ar-
rivano in classe dal patronato scolastico n. 50 quaderni a quadretti grandi e n.
20 matite tutte usate. Qualche giorno pi tardi il bidello che porta i cartello-
ni che ragurano le 16 consonanti e le cinque vocali, oltre a quelli in cui sono
disegnati ori, frutta e animali, insieme a n. 34 matite colorate (usate) e una
scatola di gesso colorato.
Il 31 maggio del 1940, per, le scuole furono chiuse in anticipo in tutta Italia,
con un provvedimento del governo che lasciava presentire limminente ingresso
nella seconda guerra mondiale. Al rientro in classe il 16 ottobre, infatti, lanno
scolastico inizia in pieno clima bellico.
Pochi giorni dopo, il 24 ottobre, il maestro Abele Magoni prepara lo sfolla-
mento della scuola in caso di incursione aerea: gli alunni saranno portati a nord
in aperta campagna. Segue la prova generale: tempo cronometrato 1 minuto e
mezzo per sfollare, un minuto per raggiungere il campo sportivo. Al termine del-
5
Una delle manifestazioni del regime, durante la quale bambini e ragazzi venivano inseriti nelle or-
ganizzazioni del partito fascista.
6
La giornata mondiale del risparmio fu istituita nel 1924 da unidea lanciata in quellanno dallecono-
mista Maeo Pantaleoni durante il suo intervento al congresso dellIstituto Internazionale del Risparmio
e fu da allora sostenuta dalle Casse di Risparmio italiane con iniziative di propaganda nelle scuole.
7
Fu Giuseppe Lombardo Radice, estensore dei programmi della scuola elementare entrati in vigore con
la Riforma Gentile del 1923, a introdurre fra le indicazioni didattiche per linsegnamento della lettura e
della scrittura il Diario della vita di scuola, su cui ogni bambino avrebbe potuto annotare gli episodi pi
rilevanti della vita scolastica e le sue emozioni e riessioni relative. Insieme al Componimento mensile
illustrato (espressione delle osservazioni svolte dal bambino durante le sue esperienze lungo un mese,
realizzata con diversi registri comunicativi), rappresenta una delle pi innovative proposte pedagogiche
della riforma gentiliana, mirando allacquisizione e allesercizio delle abilit strumentali nel rispetto della
spontaneit espressiva del bambino. Impostazione che fu progressivamente tradita dalle correzioni che
ai programmi del 1923 furono apportate. cfr. E. CATARSI, op.cit., pp. 90-92.
i i c c i i i i s c i i v i i i i i c c i i i i s c i i v i i i
o: o,
lanno i suoi alunni sostengono la prova di italiano scritto per gli esami. Tema:
Scrivete una letterina ad un vostro fratello militare dandogli notizie di casa.
Di anno in anno, mentre le condizioni del paese peggiorano a causa della
guerra, la scuola deve proseguire, insieme alla vita comune.
Si susseguono intanto le campagne promosse dal governo per istruire la popo-
lazione sulle misure di prevenzione e difesa, sulle iniziative di sostegno alla patria
e simili. Maestre e maestri attuano le disposizioni sempre animati da uno stile
pedagogico che per un po sembra mettere al riparo loro e i loro alunni dalla tra-
gedia. Fra le mura di scuola le necessit imposte dalla guerra diventano materia
di esercizi e di compiti nello svolgimento della lezione, laula lo spazio dellin-
fanzia in cui la realt dei fatti viene almeno in parte ltrata.
Ancora oggi le ex scolare di allora, compagne e amiche della signora Maria
Platto, ricordano il divertimento durante le lezioni sulloscuramento (puntual-
mente annotate sui registri di scuola), quando il maestro misurava con la luce di
una candela accesa labilit dei bambini nel sigillare porte e nestre per renderle
perfettamente cieche.
Il maestro Paolo Gravina nel 1941 ai 51 alunni della sua quarta maschile spie-
ga: 18 dicembre. Giornata della fede. Questanno c la raccolta della lana. Par-
lo ai piccoli di questa raccolta destinata ai nostri soldati che sotto il clima rigido
della Russia combattono il bolscevismo. Intanto: considerata la necessit di ri-
durre al minimo possibile le dicolt per il riscaldamento della scuola, il mini-
stro della Educazione nazionale ha comunicato ai regi provveditorati agli studi
che la ripresa delle lezioni avverr anzich il 9 gennaio il 19 gennaio, troviamo
annotato dal maestro della classe seconda mista.
Il 24 aprile Raccomando agli alunni di portare gli attrezzi perch domani
iniziamo i lavori di orticoltura, scrive il maestro Abele Magoni che annota di
seguito: Trasformazione del giardino della scuola in orto di guerra. I bambini
della quarta nel frattempo avevano gi avviato i lavori e infatti il loro maestro ave-
va scritto nel registro: 15 aprile. Con la scolaresca inizio i lavori di orticoltura. I
ragazzi molto volonterosi (sono quasi tutti contadini) mi assecondano.
Nel successivo anno scolastico, 1942-43, il 28 ottobre: Non si festeggia la mar-
cia su Roma a causa della guerra. Parlo di questultima e delle ultime incursioni su
Genova, Monza, Milano. Sui visi dei bimbi si legge lindignazione per gli atti crudeli
compiuti dagli inglesi, scrive la maestra della classe 5 maschile, che l11 novembre
annota larrivo in classe di un bambino per sfollamento da Brescia a Castrezzato.
Anche nella seconda maschile ci sono ben due sfollati, altre due sono in quarta
femminile. Arrivano da Milano. Prosegue intanto la raccolta di materiali. Il 19
dicembre la maestra scrive: abbiamo mandato a casa i bambini a prendere gli
stracci di lana. Ne sono stati raccolti parecchi. Il 10 aprile accompagna lei stessa
i bambini in cerca di rottami nei fossi che sono stati asciugati.
Inne, sembra uscire anche dalle parole rimaste sui registri il clima sempre pi
pesante che si vive nel paese. ancora la maestra della quinta maschile che riferisce:
5 maggio. Prendendo spunto dal bombardamento di Grosseto e della barbarie ne-
mica sulla polazione inerme parlo delle matite esplodenti lanciate per attentare la vita
dei nostri innocenti fanciulli. Invito la scolaresca a non toccare nulla di tutto quello
che pu vedere in strada e nel giorno dellanniversario della fondazione dellimpero:
9 maggio. Alla cerimonia svoltasi prima in chiesa dove abbiamo assistito alla santa
messa indi alla sede del fascio sono intervenuti pochissimi ragazzi in divisa.
Nella quarta femminile la maestra Modesta Metelli annota:
17 aprile. Continua la raccolta di uova e farina bianca per biscotti da portare ai feriti
Principali festivit
ricordate nei registri
scolastici
15 settembre. Genetliaco di
S.A.R. il Principe ereditario
(abolita nel 1946).
20 settembre. Anniversario di
Porta Pia (abolita nel 1930).
4 ottobre. San Francesco
dAssisi (abolita nel 1977).
12 ottobre. Anniversario
della scoperta dellAmerica
(abolita nel 1946).
28 ottobre. Anniversario della
Marcia su Roma (abolita nel
1946).
1 novembre. Ognissanti.
4 novembre. Anniversario
della Vittoria, poi Festa delle
Forze Armate.
11 novembre. Genetliaco
di S.M. il Re Vittorio
Emanuele III (abolita nel
1946).
8 dicembre. Immacolata
Concezione.
8 gennaio. Genetliaco
di S.M. la Regina Elena
(abolita nel 1946).
11 febbraio. Anniversario
del Concordato tra Stato e
Chiesa (abolita nel 1977).
14 marzo. Genetliaco
di S.M. il Re Vittorio
Emanuele II, poi di S.M. il
Re Umberto I.
19 marzo. Festa di San
Giuseppe (abolita nel 1977).
23 marzo. Anniversario della
Fondazione dei Fasci di
combattimento (abolita nel
1946).
21 aprile. Natale di Roma e
Festa del Lavoro (abolita nel
1946).
25 aprile. Anniversario
della nascita di Guglielmo
Marconi (abolita nel 1946).
1 maggio. Festa del Lavoro
(dal 1891, abolita nel 1923 e
ripristinata nel 1946).
9 maggio. Anniversario della
Fondazione dellImpero
(abolita nel 1946).
24 maggio. Anniversario
della dichiarazione di guerra
(abolita nel 1946).
29 giugno. Festa dei SS.
Apostoli Pietro e Paolo
(abolita nel 1977).
Feste nazionali entrate
in vigore al termine della
seconda guerra mondiale:
25 aprile. Festa della
Liberazione.
2 giugno. Festa della
Repubblica.
Giornate dedicate a temi
particolari:
14 aprile. Giornata del ore
e della Doppia Croce o
Giornata delle due croci.
21 aprile. Festa degli alberi.
14 giugno. Giornata della
Croce Rossa.
31 ottobre. Giornata del
risparmio.
18 dicembre. Giornata della
fede.
24 dicembre. Giornata della
madre e del fanciullo.
i i c c i i i i s c i i v i i i i i c c i i i i s c i i v i i i
o o,
a Brescia [] 14 maggio. Oggi si apprende la notizia che le scuole termineranno il
20 del mese. Qualche punto del programma non stato svolto.
Lanno scolastico 1943-44 incomincia l11 novembre e nisce il 31 maggio. La
maestra Modesta Metelli scrive: Febbraio. Il ministro delleducazione invita ad
accelerare i programmi e il 4 aprile: La lana raccolta ammonta a mezzo chilo di
occhi. Data la scarsit e il valore di oggi si pu essere abbastanza soddisfatti.
La scuola esce dalle aule
Come si visto nei capitoli precedenti, per lunghi anni la scuola ebbe il com-
pito e la preoccupazione di diventare un centro di gravit per i bambini del paese,
di attirarli in aula dalle lontane cascine nella campagna e di sottrarli al precoce
ingresso nei luoghi di lavoro per dirigere la loro attenzione su libri e quaderni, al-
lenare il loro sico alla sosta a tavolino, racchiudere i loro pensieri nel perimetro
della fabbrica del sapere che la scuola doveva dimostrare di essere. Alla ne degli
anni Sessanta, invece, arriva il momento in cui maestre e maestri comprendono
che i bambini hanno ormai bisogno di conoscere con il tramite della scuola la
realt in cui sono nati ma con la quale non hanno pi il vincolo che legava gli
scolari del passato. I vantaggi della nuova epoca, il benessere, la radio e la tele-
visione, ma anche il lavoro dei genitori e il futuro al quale loro stessi si sentono
destinati, per i bambini alla vigilia degli anni Settanta aprono orizzonti, ma por-
tano anche il rischio dello sradicamento.
Nel 1970-71 la classe terza b composta da 14 maschi e 11 femmine. La lo-
ro maestra Gabriella Giacomelli esce spesso dalla scuola con i suoi scolari. Van-
no nelle strade del paese per ricostruirne la storia: leggono la lapide sulla facciata
del Comune; arrivano no al mulino per vedere il canale Baioncello e studiare il
sitema delle acque che irriga la campagna. Intervistano la donna che abita l. In
visita allimpianto centrale dellacquedotto, intervistano il signor Mingotti che
fa il fabbro e ne sorveglia il funzionamento.
La maestra Giuliana Frizzera Pugnoli, nel 1970-71 vuole portare i suoi alunni
di quinta in visita alla locale fabbrica tessile, per farne conoscere loro ambiente,
problemi, salari, protti. Il programma della maestra Tatiana Bresaola tratta il
tema dellinquinamento:
facile dare unidea del disastro al quale lumanit va incontro se non si incomincia
a salvare il salvabile, basta portare gli alunni nei vicini torrenti per vedere ogni sor-
ta di sporcizia. Ho sviluppato largomento della necessit di salvaguardare il mondo
della natura.
i i c c i i i i s c i i v i i i
ix quisra i xiiii iacixi sicuixri, vedute e particolari architettonici
della scuola elementare di Castrezzato nel suo aspetto attuale (fotograe di Mauro Pini).
oo o;
o o,
Frontespizio di un registro dellanno scolastico 1862-63.
xiiii iacixi sicuixri, altri documenti conservati nellarchivio della scuola.
;c ;:
;: ;,
Gli insegnanti davanti al nuovo edicio della scuola elementare
nella seconda met degli anni Trenta del 900.
ix airo, la maestra Santina Sala con un gruppo classe
nella vecchia scuola di via Torri allinizio degli anni Venti.
; ;,
La classe di Ada Bondioli, anno scolastico 1939-40.
ix airo, la classe dellinsegnante Niny Marconi, anno scolastico 1937-38.
Il maestro Giuseppe Bruschi tra i suoi allievi (anni Quaranta).
ix airo, gli operai del tabacchicio nel 1939.
;o ;;
Bambini nella colonia elioterapica di Castrezzato negli anni Trenta.
ix airo, un saggio ginnico nel campo sportivo annesso alla scuola elementare.
Anni Trenta. Due balilla posano presso il monumento ai caduti
nel sacrario interno alla scuola elementare.
ix airo, gli alunni si recano nella palestra dellistituto.
; ;,
a sixisria, anni Trenta: slata dei balilla in via Torri.
soiia, il nuovo edicio scolastico in via Marconi allepoca dellinaugurazione (1936)
e allievi della scuola intervistati durante la trasmissione Rai del 3 marzo 1958.
c :
Il giorno di Santa Lucia
Nel calendario liturgico tto di solennit alle quali la scuola riservava scrupo-
losa osservanza non compare nessuna celebrazione religiosa del giorno di Santa
Lucia, che per gura fra le giornate speciali per la scuola elementare. La ricor-
renza, molto sentita nelle zone del Veneto e della Lombardia orientale, lega-
ta alla tradizione popolare che assegna alla santa siciliana accompagnata dal suo
asinello il ruolo di benefattrice dei bambini, con la distribuzione di giochi e dol-
ciumi. Uno dei rarissimi riconoscimenti che il passato concedeva allinfanzia, in
una festa dedicata esclusivamente alla manifestazione dei desideri e della fanta-
sia dei piccoli.
Nei registri incomincia a comparire con la Cronaca della vita della scuola,
dal 1928-29, fra gli eventi che movimentano la giornata.
Nel 1933, in prima, la maestra Teresa Polisseni la descrive cos:
Festa di Santa Lucia. Grande nevicata. Gioia delle bambine che hanno ricevuto doni.
Tristezza delle poche che non hanno avuto nulla. Ho cercato di rimediare regalando
loro qualche biscotto e caramella.
Maestre e maestri subiscono la suggestione del mistero vissuto dai bambini,
ma devono sempre constatare che il giorno di Santa Lucia una delle occasioni in
cui si manifesta tangibilmente la povert di alcune famiglie. Nel 1931, nella terza
maschile la maestra Ada Bondioli: 13 dicembre. Ammiro il buon cuore di alcu-
ni miei alunni che hanno portato qualche dolciume ai bambini poveri che non
hanno avuto niente. In alcune classi la maggioranza degli alunni a non avere
di che rallegrarsi, come nella prima mista della maestra Alessandra De Bono:
14 dicembre. Stamattina ho iniziato la conversazione domandando alla classe che
cosa avesse loro portato Santa Lucia, ma non ho insistito troppo perch quasi tutti
mi hanno risposto negativamente o hanno taciuto.
Nel 1932-33, nella prima maschile della maestra Angela Sabina Ambrosetti:
Santa Lucia! Che gioia universale! Hanno portato i loro miseri doni a scuola per mo-
strarli alla maestra e ai compagni. Solo due o tre bambini sono tristi [] Santa Lu-
cia non passata da loro.
Che cosa ricevevano i bambini? Una porta a scuola la sua bambolona nella
seconda femminile del 1928-29 e immaginiamo in quellaccrescitivo lam-
Una classe della maestra Antonia Galli negli anni Sessanta.
ix airo, gli insegnanti della scuola nello stesso periodo.
: ,
mirazione che dovette circondarla. Per fortuna, la maestra avverte che, in quello
stesso giorno, le due povere trovano sotto il banco un dono, probabilmente
messo da lei stessa, in previsione della loro delusione al risveglio a casa. Nella terza
della maestra Clementina Todeschini, nel 1932: Le bimbe raggianti sono venute
a scuola con la borsa piena di mele, arance, caramelle, cioccolatini. Nel 1947-48
la maestra Olga Averoldi, in prima femminile, registra:13 dicembre. Santa Lucia
regala bambole e arredi per la casa delle bambole e lanno successivo, passata in
seconda, molte cose utili per la scuola: lavagnette, pallottolieri, astucci, cartelle,
gessetti, quaderni e cancelleria e anche molti indumenti.
Le maestre assistono anche, con il crescere dei loro scolari, alla disillusione
legata allapparire della verit circa la credenza nella santa munica. La maestra
Giulia Marconi, delle sue alunne di terza elementare, nel 1934 scrive: 13 dicem-
bre. Santa Lucia. Certo che le mie scolare sanno la verit, ma anche per esse sem-
pre un avvenimento desiderato e tutte attendono la buona amica dei bimbi.
Anche in occasione dellarrivo dei doni, negli anni del dopoguerra che
lesclusione dal crescente benessere appare fra i bambini in classe quasi pi pe-
sante della povert degli anni precedenti.
Il 13 dicembre del 1957, la maestra Aurelia Pelizzari annota: Stamattina gli
alunni hanno portato a scuola i doni che han ricevuto da Santa Lucia. Moltissi-
mi, purtroppo, non avevano nulla o cose ben misere. E il maestro Chiodi, nel
1962, resosi conto nei primi mesi di scuola di avere una classe composta da bam-
bini fra i pi disagiati, invece di aspettare lesito della giornata, scrive nel piano
di lavoro di dicembre: Ho deciso di portare a scuola un piccolo regalo per ogni
bambino il giorno di Santa Lucia.
Arriva inne puntuale anche a Castrezzato laggiornamento dellicona, che ci
ricorda lingresso nella vita comune, agli inizi degli anni Sessanta, di quel mito
della modernit che furono i voli nello spazio. Nel registro della classe seconda
femminile del 1963-64 la maestra Tatiana Bresaola annota: 12 dicembre. Nel
disegno illustrativo alcune bambine hanno messo Santa Lucia a cavallo di un
missile anzich in groppa al solito asinello.
Fornire di libri, di carta e di altri oggetti di scuola
La necessit di politiche assistenziali a favore delle famiglie degli scolari emer-
se dapprincipio con la legge Coppino del 1877 che, obbligando i bambini a fre-
quentare la scuola, invitava i Comuni a sovvenire di abiti o a fornire di libri, di
carta e di altri oggetti di scuola gli alunni che per povert comprovata sono co-
stretti a mancare ai loro doveri scolastici
1
. Il ministero sollecit quindi listitu-
zione di associazioni e leghe assitenziali
2
, no a quando la legge Daneo-Credaro
del 1911 non istitu il patronato scolastico
3
.
Negli anni Trenta, il regime lo fascistizz, tanto che anche la tiratura dei
quaderni distribuiti in forma assistenziale fu adata al circuito della propaganda
del partito e le copertine furono illustrate con immagini e slogan inneggianti al
fascismo. Nel registro della quinta femminile del 1939-40 rimasto un foglio di
carta assorbente, sul cui fondo azzurro stampata lintestazione PNF Giovent
Italiana del Littorio Comando Federale di Brescia e la scritta: Tutto il fabbiso-
gno per il patronato scolastico presso la tipograa Il Popolo di Brescia della Fe-
derazione fasci di combattimento di Brescia Palazzo Broletto telefono 2251.
In alcuni casi le famiglie condizionavano liscrizione stessa dei gli alla scuola
allaccesso ai sussidi del patronato. La maestra Maria Pesenti riferisce che nella
sua seconda femminile, dopo il consueto richiamo agli inadempienti lobbligo
scolastico, nel 1932-33, la sorella di unalunna mi dice che costretta a tenerla a
casa perch il Comune non lha iscritta nel patronato. veramente povera e per
lanno venturo si spera di ottenerle i libri e i quaderni gratuiti.
1
Regolamento attuativo 19 ottobre 1877, art. 36. Gli elenchi dei poveri furono depositati nellar-
chivio comunale ogni anno. Nei registri della scuola elementare di Castrezzato ne rimasta sporadi-
camente copia di qualcuno.
2
Per la storia della nascita dei primi patronati assitenziali privati cfr E. DE FORT, Storia della scuola
elementare in Italia, Milano, Feltrinelli, 1979, pp. 124-128. In assenza di riferimenti espliciti nei re-
gistri di scuola, solo unulteriore ricerca potrebbe stabilire come e in che misura provvedesse a tale -
nalit la Congregazione della Carit che operava a Castrezzato.
3
Il patronato scolastico aveva il compito di assistere le famiglie degli alunni delle scuole elementari
con listituzione della refezione scolastica, con sussidi per lacquisto di abiti e calzature, con distribu-
zione di libri e cancelleria. I nanziamenti derivavano dai contributi dei soci, da sussidi statali, dalle
somme stanziate da Comuni, Province e istituti di benecenza in favore dellassistenza scolastica, da
legati e doni. Il R.D. 17 marzo 1930, n. 394 pass le competenze dei Patronati allOpera nazionale
balilla (Onb), creata con legge del 3 aprile, n. 2247. Dopo la guerra furono ricostituiti come enti pub-
blici (D.L n. 457, 24 gennaio 1947) e riordinati con la L. 4 marzo 1958, n. 261. Con la legge del 31
dicembre 1961, n. 1859, le loro competenze furono estese alla scuola media. Furono inne soppressi
con il DPR 24 luglio 1977, n. 616.
i i c i o i x o o i s a x r a i u c i a
,
Nel 1935-36 nella quarta maschile gli alunni sono 39 e in 22 ricevono lassi-
stenza sotto forma di libri e quaderni. Nel 1939-40 nella quarta maschile sono
assistiti dal patronato 14 alunni su 44; nella quarta femminile 23 alunne su 43;
nella seconda maschile 16 su 50.
La distribuzione del materiale scolastico non era molto sollecita e le lagnanze
dei maestri al riguardo erano ricorrenti. Nel 1939, nella quinta maschile il mae-
stro Giacomo Bondioli lamenta:
Novembre. In disegno non si potuto eseguire nessun esercizio per mancanza di ma-
teriale di cancelleria. Il patronato scolastico non ancor provveduto del materiale ne-
cessario per gli alunni poveri [] Dicembre. N in disegno n in canto si potuto
far nulla non essendo gli alunni del patronato scolatico provvisti del necessario []
ancora a gennaio manca il materiale per disegno.
Durante lepoca fascista, lo stato erogava anche altre forme di assistenza, che
i maestri ricordano nei registri di scuola. Il 6 gennaio nel salone dellasilo si svol-
geva la festa della befana fascista, istituita dal regime nel 1928: 200 pacchi fu-
rono distribuiti nel 1933, quando nel dono furono inclusi anche buoni da 5 li-
re per lacquisto delle tessere alle organizzazioni fasciste dei bambini e di generi
alimentari; 300 nel 1935. Il maestro Abele Magoni, nel 1936, riferisce: 6 gen-
naio. Tutti gli alunni bisognosi hanno avuto il pacco di indumenti. Pi di 150
sono stati beneciati.
Si aggiunger, dal 1933, la festa della madre e del fanciullo il 24 dicembre,
istituita in relazione alla politica demograca del regime, con altre distribuzioni
di pacchi dono.
A Castrezzato lintervento del patronato fu vasto anche anche dopo la guer-
ra. Nella prima del maestro Chiodi, nel 1962-63, su 17 bambini 13 frequenta-
vano la refezione. Nel 63-64 nella classe terza femminile della maestra Metel-
li Elisa, il patronato fornisce quaderni e oggetti di cancelleria a cinque delle 21
alunne, mentre nella classe del maestro Tremonte, su 35 alunni sono in 17 a ri-
cevere lassistenza.
Nei registri di scuola, inne, si ricorda anche lannuale manifestazione che coin-
volgeva tutto il paese per la raccolta di fondi a favore del patronato scolastico, il qua-
le non perse la sua natura di ente assistenziale sostenuto oltre che da sussidi pubblici
anche da elargizioni di privati. La memoria dei bambini di allora trattiene special-
mente le proiezioni cinematograche, grazie alle quali si raccoglieva il contributo
del paese: nellanno 1951-52 quella di Pinocchio; il 16 aprile 1955 quella del lm
Il mago di Oz. Nel 1964 la maestra della terza femminile riferisce: 19 maggio. Per
il patronato scolastico viene proiettato nel salone del cinema del paese un allegro
lm col titolo: Avventura a Vallechiara. I protagonisti, i comici Stanlio e Ollio,
hanno suscitato in tutti schiette e allegre risate. Fu un lieto divertimento per tut-
ta la scuola; mentre la maestra Modesta Metelli, in quinta femminile, annota:
16 maggio. Domani festa del patronato scolatico: le allieve vanno per le strade
con ori a raccogliere fondi.
i o i x i i i o i i i n i i , o i c a i ra i o i a ir i i o c c i r r i o i s c u o i a i o i x i i i o i i i n i i , o i c a i ra i o i a ir i i o c c i r r i o i s c u o i a
o ;
Gli esercizi di ginnastica riuscirono
sempre graditi agli alunni
Le scuole furono sedi privilegiate per lattuazione del programma igienista che
fu intrapreso in Italia intorno agli anni Settanta dellOttocento, parallelamente
alle scoperte della microbiologia che individuarono le cause delle malattie pi
diuse nella trasmissione di batteri patogeni
1
. Via via che la scienza medica di-
mostrava linuenza della salubrit degli ambienti, della pulizia, dellalimentazio-
ne e dellesercizio sico sulla salute umana, la scuola recepiva fra le sue missioni
quella di tutelare e trasmettere i principi basilari delligiene. Da allora, il controllo
e la prevenzione delle malattie, come le campagne per la vaccinazione di massa,
passarono in larga parte attraverso le aule scolastiche. Il regime fascista fece pro-
prio lobiettivo di diondere le pratiche igieniche e ispir in tal senso direttive e
programmi scolastici; lo Stato repubblicano far rientrare la medicina scolastica
nelle misure attuative del diritto costituzionale alla salute.
Teodora Nicoli Cristiani e Teresina Metelli erano maestre nella scuola elemen-
tare di Castrezzato, la prima dal 1875 e la seconda dal 1876. Nella loro carriera
scolastica, riassunta nella scheda sul frontespizio dei registri che usavano in clas-
se, per entrambe gura il titolo speciale del Certicato di ginnastica ottenuto a
Brescia il 27 settembre 1882. A distanza di qualche anno dallottenimento della
patente di maestra, dunque, tanto la trentasettenne Teodora che la ventitreenne
Teresina tornarono a Brescia per conseguire il nuovo titolo.
Essa viveva dun solo pensiero: la ginnastica; non per ambizione o per spasso, ma
per profonda persuasione che la ginnastica educativa, diusa ed attuata comessa ed
altri lintendevano, sarebbe stata la rigenerazione del mondo. [] Ma dopo il nuo-
vo impulso dato alla ginnastica dal ministro De Sanctis, e la propaganda potente del
Baumann
2
, la sua era diventata una vera passione
3
.
Dicile dire se le due maestre condividessero la passione della signorina Peda-
ni qui descritta nelle pagine di De Amicis, pubblicate proprio nel 1892. Tuttavia,
dovettero entrambe adeguarsi alle nuove regole. Infatti, uno dei primi interven-
ti istituzionali che recepirono la moderna teoria igienista fu lapprovazione, nel
1878, della legge De Sanctis con cui la ginnastica diventava materia obbligatoria
nelle scuole elementari. Lesercizio del corpo no ad allora concepito esclusiva-
mente in funzione delladdestramento militare veniva inteso ora come regola del
sano sviluppo dellorganismo. La nuova impostazione comport laccesso alla di-
sciplina da parte delle donne e in primo luogo delle maestre, dal momento che
la legge recitava: La conoscenza dei precetti sui quali si fonda compresa tra le
materie di esame per il conferimento della patente ai maestri elementari
4
, e per
gli insegnanti gi in servizio prevedeva corsi integrativi, come quelli che evidente-
mente le due maestre di Castrezzato seguirono prima di ottenere il certicato.
Introdotta fra le materie della scuola elementare la ginnastica, gli esercizi era-
no eseguiti in classe o durante qualche passeggiata allaperto. Nella suaRelazione
Scolastica Finale del 31 agosto 1900 la maestra Santina Sala scrive: A sollevare
lo spirito durante le varie lezioni gli esercizi di ginnastica riuscirono sempre gra-
diti agli alunni.
Dal 1935 il paese fu dotato di palestra e campo sportivo, sorti con la nuova
scuola elementare, ma negli anni precedenti quella che dal 1893 ucialmente si
chiamava educazione sica veniva eseguita nel cortile della vecchia scuola.
Nel maggio del 1932, la maestra Rosina Rovetta, in terza femminile, vorrebbe
portare le bambine a fare ginnastica allaperto, ma il fondo sassoso e il disturbo
che si arreca alle altre classi lo sconsiglia. Lanno seguente, la maestra Maria Pe-
senti, nella seconda femminile, annota: 9 gennaio. Laula ristretta mi impedisce
di far compiere alcuni esercizi ginnici e fuori c freddo e fango. Maestre e mae-
stri dovevano comunque ingegnarsi per mettere a punto il saggio ginnico di ne
anno, che era obbligatorio. Quellanno si svolse il 24 maggio e si concluse con
un memorabile dono ai bambini, come ricorda il maestro Abele Magoni: 24
maggio. Saggio ginnico. Il signor podest oerse ai piccoli ginnasti un gelato, in
pi ai balilla venne consegnato un bellissimo pallone. Quanto impegno fosse
dedicato al saggio ginnico ci viene ricordato dalla cronaca del maestro Giacomo
Bondioli, in quinta maschile nel 1939-40:
1
Cfr. C. POGLIANO, Lutopia igienista, in Storia dItalia, Annali VII, Torino, Einaudi, 1984, pp. 602-623.
2
Emilio Bauman (1843-1917), laureato in medicina e maestro elementare, ispir la nuova teoria
della ginnastica e del suo insegnamento in Italia alla ne del XIX secolo.
3
E. DE AMICIS, Amore e ginnastica (1892), Milano, Mondadori, 2000, pp. 14-15.
4
Legge De Sanctis n. 4442 del 7.7.1878, art. 1. La normativa sullinsegnamento della ginnastica a
scuola, denita educazione sica dal 1893, si sviluppa con la legge 26.12.1909, n. 805 e con il R.D.
15.3.1923, n. 684 che istituisce allepoca della Riforma Gentile lEnte nazionale per leducazione -
sica (Enef ), abrogato con la nascita nel 1927 dellOpera nazionale balilla (Onb) che gestisce sia lin-
segnamento scolastico che lorganizzazione di attivit salutistiche di bambini, ragazzi e giovani. Di-
ventano allora obbligatori al termine di ogni anno i saggi ginnici. Nel 1937 la Giovent italiana del
littorio (Gil) assorbe la Onb e le sue iniziative sportive accentuandone il carattere militaristico. Nel
1947 leducazione sica ritorna sotto il controllo del ministero della Pubblica istruzione e il suo svol-
gimento nei diversi ordini di scuola sar regolato dai rispettivi programmi didattici.
ci i is iici zi oi ci xxas ri ca ii us ci ioxo s ixiii ciaoi ri aci i aiuxxi
,
16 marzo. Ho iniziato ad insegnare agli alunni lesercizio ginnastico collettivo ob-
bligatorio per lanno 18 dellera fascita [] 20 maggio. Ho accompagnato al cam-
po sportivo i miei alunni per una prova generale del saggio ginnico [] 25 maggio.
Prova generale del saggio ginnico sportivo al campo sportivo locale [] 26 maggio.
Giorno di domenica. Festa della scuola. Saggio ginnico alla presenza delle autorit.
La ginnastica era ormai diventata parte dello spettacolo riprodotto in ogni
comune italiano secondo uno schema, un format, messo a punto dalle organiz-
zazioni del regime. Un resoconto dettagliato dellevento gura nella cronaca del
registro del maestro Abele Magoni alla data del 25 maggio 1936:
Ieri al campo sportivo, alla presenza di tutte le autorit, combattenti organizzati e nu-
merosa folla, le scolaresche in perfetta divisa hanno eseguito il Saggio Ginnico della.
XIV con precisione, tanto che i piccoli si meritarono ripetuti applausi. Insegnanti e
scolaresche parteciparono pure al corteo, che si port prima in chiesa per il Te Deum
di ringraziamento per la vittoria in A.O. [Africa Orientale] e poi al monumento dei
caduti al cimitero e inne al campo sportivo dove il commissario del fascio lesse il
discorso del duce del 9 c.m., pass in rivista gli organizzati e alla sua presenza e di
tutti gli intervenuti ebbe luogo la Leva fascista
5
. Nel pomeriggio agli alunni e alun-
ne che hanno eseguito il saggio ginnico, stato dato un gelato.
Vita allaria aperta e adeguata alimentazione erano i consigli che la medici-
na raccomandava per contrastare le malattie diuse nellinfanzia e che lo Sta-
to fascista traduceva nei suoi programmi sociali con iniziative come le colonie
elioterapiche. Anche a Castrezzato ne fu istituita una, radunando i bambini per
far trascorrere loro le giornate in attivit ricreative intervallate da pranzi e me-
rende erogate gratuitamente. Ne riferisce un articolo sul Popolo di Brescia del
6.9.1936, da cui sappiamo che quellestate vi parteciparono 107 bambini i quali
conseguirono un aumento di peso cha va da un minimo di 600 grammi ad un
massimo di 2 kg circa.
Luciale sanitario
6
nelle periodiche visite alla scuola constatava lo stato di sa-
lute e di igiene della popolazione infantile e suggeriva cure e provvedimenti, ma
maestre e maestri nella convivenza quotidiana misuravano lentit del problema
igienico sanitario nella vita dei loro scolari. I regolamenti ministeriali imponevano
loro compiti di sorveglianza e di segnalazione delle emergenze, che la loro vocazio-
ne di tutori dellinfanzia facevano nascere tuttavia anche spontaneamente.
Nei registri di scuola a partire dal 1924-25 era prevista per ogni alunno una
casella per la valutazione delligiene personale e dalle cronache che compaiono a
partire dal 1928-29 constatiamo che la scuola insiste nel rilevare e correggere lo
stato di pulizia di bambini i quali, aitti in prevalenza da insuciente alimen-
tazione e cattive condizioni abitative, arrivavano in classe spesso anche piuttosto
sporchi. Non mancano i casi di bambini rimandati a casa, a causa del loro stato,
n annotazioni come questa, del maestro Giacomo Bondioli, che il 16 gennaio
1940 scrive: Ho rimproverato severamente lalunno [] perch giunge alla
scuola in disordine e con i capelli lunghi.
La visita di pulizia con cui incominciava la mattinata scolastica era il rito con
cui gli insegnanti cercavano di inculcare negli alunni le norme igieniche elemen-
tari
7
, che del resto costituivano materia dei programmi didattici, come si legge-
va gi nel registro del maestro Carlo Bondioli del 1935-36, per la classe quarta:
Nozioni varie: precetti sulligiene della persona e degli ambienti [] conversa-
zioni sul modo di curare certe ferite cercando di sfatare certi pregiudizi popolari
contrari alligiene. Tramite la scuola, come annotano i maestri dopo ogni visita
del medico nelle classi, in quegli anni era somministrato il ricostituente olio di
fegato di merluzzo.
Nei registri troviamo anche le tracce di campagne sanitarie sostenute dalla
consueta retorica del regime. In quello della terza maschile del 1939-40, a un
mese dallentrata in guerra dellItalia, leggiamo:
ogni anno con il mese di maggio incomincia la campagna moschicida, vivamente
raccomandata dai superiori, perch tale campagna possa ottenere nelle scuole la pre-
ziosa collaborazione dei fanciulli.
In alcuni resoconti riconosciamo lorrore e il disgusto di maestre e maestri che
scoprivano lo stato dei bambini: 11 dicembre. Le alunne hanno la testa popola-
ta di insetti schifosi scrive nel 1932-33 la maestra della seconda femminile. Ma
5
Una delle manifestazioni del regime, durante la quale bambini e ragazzi venivano inseriti nelle or-
ganizzazioni del partito fascista.
6
Con la riforma della sanit del 1888 luciale sanitario fu assegnato ad ogni comune dItalia a tu-
tela della sanit pubblica. Unulteriore ricerca potrebbe ricostruire tramite le relazioni degli uciali
sanitari di Castrezzato le condizioni igienico sanitarie del paese.
7
Ogni mattina, prima ancora della preghiera, il maestro vericher la pulizia personale delgi scolari.
[] Il maestro faccia eseguire nella scuola le primcipali operazioni di pulizia, sia allo scopo di correg-
gere le cattive abitudini, sia a scopo esercitativo o di gioco. Si persuadano i maestri che si tratta di una
delle cose pi serie che spettano alla scuola, e nessuna didattica ingegnosa pu assolvere il maestro dal
gravissimo torto di lasciare senza sanzione mani e facce sudicie e, qualche volta magari, capelli infestati
dai parassiti. Prescrizione per linsegnamento delligiene in tutte le classi in Programmi di studio e pre-
scrizioni didattiche per le scuole elementari OM 11 novembre 1923, RD 1 ottobre 1923, n. 2185.
ci i is iici zi oi ci xxas ri ca ii us ci ioxo s ixiii ciaoi ri aci i aiuxxi ci i is iici zi oi ci xxas ri ca ii us ci ioxo s ixiii ciaoi ri aci i aiuxxi
,c ,:
altri rivelano coscienza per le infelici condizioni dellinfanzia di cui addossano la
responsabilit allarretratezza e di cui la scarsa pulizia solo un segno supercia-
le. Cos scriveva nel 1928-29 Luigina Marchi, una supplente, che allinizio del-
lanno insegnava in prima mista:
Mi trovo fra una settantina di alunni vivaci e irequieti [] Ho alcuni alunni che
vengono a scuola poco o nulla puliti, disordinati nella persona in modo avvilente.
Non il disordine del quale si possa dar colpa allalunno. Non sono il viso o le ma-
nine sporche, o la macchia sullabito o le scarpe inzaccherate Sono le camicine, le
maglie, le mutandine che dicono luso fatto per settimane e settimane [] Costata-
zione amara ma pur vera la maggior parte dei nostri contadini non concepiscono il
grande valore, la necessit assoluta della pulizia.
Le condizioni igieniche non mancano di suscitare amari commenti negli in-
segnanti che rimproverano pi o meno implicitamente le famiglie di trascura-
tezza anche negli anni seguenti. Nel 1951-52 in prima maschile il maestro Pie-
tro Festa annota:
La pulizia generale nonostante i ripetuti consigli lascia a desiderare. Non ho il corag-
gio di mandarli sotto la fontana, ma se lo meriterebbero. Il medico condotto mi ha
fatto sapere che un mio alunno ha la scabbia.
E nel 1963-64 il maestro Tramonte, in seconda maschile osserva un aspetto
poco orido in molti bambini che a suo parere conducono una vita poco ripo-
sante e non mangiano abbastanza e constata la scarsissima cura per la pulizia
di cui sono vittime i bambini.
Malattia e prevenzione
Il 7 febbraio 1892 a Castrezzato muore un alunno che frequentava la seconda
elementare. Dallannotazione del maestro Gobbi sul suo registro sappiamo che
era stato ammalato di difterite
1
, una patologia infettiva che colpisce le prime vie
respiratorie provocandone lostruzione progressiva no al soocamento.
Qualche settimana prima, nella notte di natale del 1891, a Berlino, per curare
un bambino aetto da difterite era stato usato per la prima volta il siero antidif-
terico che sarebbe diventato il mezzo per combattere la malattia e ridurne signi-
cativamente la mortalit.
La difterite era nellOttocento una malattia epidemica con tassi di mortali-
t molto elevati. Dopo lisolamento del batterio responsabile dellinfezione nel
1884, lintroduzione della sieroterapia (in Italia nel 1895) e delle misure igieni-
che per ridurre il contagio incominciava a renderla meno temibile; linfezione
tuttavia manteneva una diusione endemica e continu a manifestarsi con on-
date epidemiche, alternate a periodi di bassissima incidenza.
Anche a Castrezzato dovette sembrare scomparsa nel 1903, secondo quan-
to scriveva nella sua relazione al sindaco luciale sanitario e medico condotto
Lamberto Copetta
2
. Ma nel frattempo la malattia continuava ad essere un rischio
grave in tutta Europa e per ottenerne il controllo nel 1928 fu avviata sperimen-
talmente la campagna di vaccinazione.
Nelle annotazioni dei maestri di Castrezzato la difterite non compare pi fra le
cause di assenza degli alunni no al marzo del 1932, quando la maestra Magni-
co segnala un caso nella sua quarta, seguito, nel 1935, da un altro che provoc
la morte di un alunno e che indusse le autorit a chiudere temporaneamente la
scuola elementare il 9 marzo.
Nel dicembre 1929 il ministero dellInterno del Regno aveva gi emanato una
circolare per incoraggiare la vaccinazione fra la popolazione infantile, resa in-
ne obbligatoria dal decreto legge n. 891 del 6 giugno 1939 che ne prevedeva la
somministrazione in abbinamento a quella antivaiolosa.
Oggi vaiolo e iniezione antidifterica. stato un pianto generale di quasi tut-
1
Per le notizie sulla storia della malattia, della sua cura e prolassi cfr. B.M. ASSAEL, Il favoloso inne-
sto. Storia sociale della vaccinazione, Bari, Laterza, 1995, pp. 195-217.
2
La lettera di Copetta al sindaco citata da G. SPINELLI, Pene comuni. Indigenza, malattia e spedali-
t in un centro rurale nel corso dellOttocento, in Luoghi incerti Gli ospedali nel Bresciano e il caso di Ca-
strezzato (1767-1920), a cura di Sergio Onger, Brescia, Grafo, 1990, p. 54.
ci i is iici zi oi ci xxas ri ca ii us ci ioxo s ixiii ciaoi ri aci i aiuxxi
,: ,,
ti quei piccoli frugoli annota il 20 ottobre 1941 la maestra Bagnoli, in prima
maschile, dopo avere accompagnato i bambini che tramite la scuola sono ormai
tutti sottoposti alla prolassi.
La difterite per dimostr ancora una notevole resistenza (in Italia fu dichiara-
ta totalmente assente solo nel 1989), tanto pi che alla vigilia della guerra lazione
di contrasto era destinata ad incontrare molti ostacoli. Infatti una grave epide-
mia si abbatt in quegli anni su tutta lEuropa e anche Castrezzato ne risent: il
28 ottobre del 1946, la maestra Modesta Metelli allinizio del primo anno scola-
stico dopo la guerra, scrive nel suo registro di terza elementare che in paese sono
presenti molti casi di difterite.
La pratica della vaccinazione di massa pass attraverso la scuola elementare
e furono i maestri e le maestre, adattando il loro ruolo di educatori anche a tale
compito, ad accompagnare le scolaresche in gruppo negli ambulatori (a Castrez-
zato nei locali dellOspedale Maggi, in paese) dove i vaccini erano somministrati
su mandato dello Stato nelle forme di una disciplina sanitaria che poco poteva
tener conto di ansie e timori dei piccoli. Gli insegnanti, del resto, erano essi stes-
si sottoposti alla prolassi e molto spesso condividevano con i bambini le conse-
guenti febbri da vaccino, che puntualmente si presentavano
3
.
I registri di scuola riportano i dati sulla vaccinazione n dallOttocento, in
una colonna apposita accanto allelenco degli iscritti. Si trattava allora dellanti-
vaiolosa, praticata entro lanno di et, resa obbligatoria dalla legge Rattazzi del
1888, ma gi introdotta fra i bambini scolarizzati
4
e diventata una pratica abi-
tuale a Castrezzato n dal 1860
5
.
Arrivati allanno scolastico 1964-65 troviamo la traccia di un altro capitolo
della storia dellepidemiologia in Italia, quando leggiamo nel registro della mae-
stra Tatiana Bresaola: 22 gennaio: alle bambine nate nel 1956 stata sommini-
strata la prima dose del vaccino Sabin.
Nella primavera del 1964 era infatti iniziata in Italia la campagna di massa per
la somministrazione del vaccino contro la poliomielite messo a punto da Albert
Sabin, che sostitu il vaccino Salk con cui era stata avviata limmunizzazione nel
1958 e che, in questa prima fase, fu somministrato alla popolazione no ai 21
anni di et, mentre a regime interessava i bambini no ai sei anni
6
.
Una delle pi vaste campagne sanitarie che coinvolsero la scuola fu per quel-
la sulla tubercolosi.
Ho avuto dalla Direzione Didattica i libretti per francobolli pro Croce Rossa Italiana
per la campagna antitubercolare decima dellera fascista. La mia classe risponde al-
lappello entusiasticamente [] I miei alunni hanno svolto in classe il tema Come
devo difendermi dalla tubercolosi per il concorso a premi tra gli alunni delle classi
III IV e V elementare di tutta la provincia e del Regno. I miei lo hanno svolto molto
bene, certamente aiutati validamente dal cartellone per una buona traccia inviato in
ogni classe dal Comitato provinciale della Croce rossa.
Cos scrive il maestro Giacomo Bondioli nella cronaca della scuola della classe
quinta maschile il giorno 1 aprile 1940. Negli stessi giorni, nella prima femmi-
nile la maestra Modesta Metelli aveva raccolto dalla vendita di francobolli per la
campagna antitubercolare sette lire fra le sue 55 alunne.
Questi erano gli echi della propaganda che accompagnava i provvedimenti
legislativi con cui il regime a partire dal 1927 aveva impostato la lotta alla
tubercolosi in Italia. Furono introdotti allora un sistema di assistenza e una se-
rie di norme igieniche per il controllo del contagio
7
, che fecero proprie anche le
campagne informative con cui le diverse associazioni sorte a cavallo del Nove-
cento sostenevano la lotta antitubercolare, una delle principali questioni sociali
nellItalia postunitaria, che conobbe unenorme diusione delle patologie tuber-
colari, le quali peraltro gi per tutto lOttocento furono fra le prime cause di
morte e invalidit anche nella campagna bresciana
8
.
La scuola elementare obbligatoria costitu anzitutto un punto di osservazione
3
Cos infatti risulta dalle annotazioni dei maestri, fra cui: a.s. 1928-29 Abele Magoni, III maschi-
le: 10 maggio: Tutta la classe accompagnata allospedale per la vaccinazione antivaiolosa, seguita
dallosservazione nei giorni seguenti delle numerose assenze per febbre; a.s.1950-51 Ada Bondioli,
III femminile: aprile, vaccinazione antivaiolosa e conseguente febbre che provoca molte assenze nel-
la classe; a.s. 1961-62 Ada Bondioli, II femminile: 12 febbraio, la maestra denuncia malessere per la
vaccinazione antivaiolosa alla quale stata sottoposta con la scolaresca.
4
La legge piemontese del 1859 che vietava di ricevere a scuola i non vaccinati fu estesa dopo lUnit
al Regno dItalia e ag in combinazione con la legge Casati che istituiva lobbligo scolastico determi-
nando la diusione della prolassi antivaiolosa fra gli scolarizzati. Cfr. U. TUCCI, Il vaiolo fra epidemia e
prevenzione, in Storia dItalia, AnnaliVII, Malattia e Medicina, Torino, Einaudi, 1984, pp. 391-428.
5
Cfr. G. SPINELLI, op. cit., p. 60. Ulteriori indagini presso lArchivio Comunale forse permettereb-
bero di accertare in che misura e in quali forme la scuola provvedeva allapplicazione della legge del
1888 che le adava lobbligo della rivaccinazione della popolazione entro lundicesimo anno di et.
I registri scolastici a questo riguardo si limitano a riportare lavvenuta vaccinazione al momento del-
liscrizione dei bambini. Solo dalla.s. 1928-29 la sezione della cronaca dei giornali di classe contiene
il resoconto delle somministrazioni del vaccino.
6
Cfr. B.M. ASSAEL, op. cit., pp. 240-241.
7
Legge 23 giugno, n. 1276; decreto 27 ottobre 1927.
8
Cfr. S. ONGER, Dinamica demograca e condizioni di vita a Castelcovati dal 1750 al 1849, in Storie
di senzastoria, Brescia, Grafo, 1983.
xa i a r r i a i i i i v i x z i o x i xa i a r r i a i i i i v i x z i o x i
, ,,
privilegiato per il riconoscimento della malattia fra i bambini che, raccolti nelle
aule, erano sottoposti alle ispezioni delluciale sanitario.
La violenza con cui le aezioni respiratorie si abbattevano sui bambini poco
nutriti ed esposti al rigore del clima testimoniata dalle annotazioni sulle assen-
ze dalle lezioni, sempre numerose nei mesi invernali, attribuite a disturbi indicati
genericamente con febbre o inuenza nei registri ottocenteschi del maestro Gob-
bi, delle maestre Nicoli Cristiani, Teresina Metelli, Giulietta Zammarchi. Fra gli
scolari che si ammalavano non si pu escludere che fossero confusi anche quelli
che avevano gi contratto la tubercolosi, ovvero la scrofolosi che ne rappresenta
una forma specica dellet infantile, pesantemente difusa in paese
9
. Alcuni casi
conclamati erano n da allora trattati con linvio ai bagni, ossia con un periodo
di soggiorno nelle localit marine in istituti dove i bambini potevano godere del
clima favorevole e di una regolare alimentazione, gli Ospizi marittimi, la cui
attivit era stata avviata in provincia di Brescia n dal 1866
10
.
Nellestate 1882, uno dei bambini iscritti alla seconda dovette rinunciare a so-
stenere lesame di compimento della scuola elementare perch come risulta dal
verbale redatto dal maestro Scipione Magoni si trovava ai bagni marini. Lin-
tervento assistenziale non era concertato con le esigenze scolastiche e il soggior-
no terapeutico non poteva non avere la priorit, perci le assenze per il soggior-
no ai bagni si vericavano anche nel corso dellanno. questa una delle diverse
forme in cui la precariet delle condizioni di salute pregiudicava, tanto pi nei
ceti svantaggiati, il percorso scolastico. Cos, nel 1902-03 la glia del calzolaio,
iscritta alla terza elementare, assente pei bagni nel mese di giugno; nel 1908-09,
in terza femminile, glia di un agricolo, unalunna assente andata ai bagni;
nel 1909-10, sempre nella terza femminile, la glia del cocchiere ha rimandato
gli esami dovendo assentarsi per andare ai bagni tutto il mese di luglio. Siamo
gi nel 1963-64, quando la maestra Elisa Metelli annota accanto al nome di una
bambina: mandata al mare per i bagni.
Nei registri della scuola elementare possiamo seguire la traccia della insisten-
te presenza della tbc nella popolazione. 1911-1912, classe quarta femminile: una
bambina risulta allontanata dalla scuola perch aetta da tubercolosi polmona-
re; 1916-17 classe terza femminile: unalunna abbandon per entrare allospitale
perch aetta da etisia ossea; 1936-37, classe seconda femminile: il 27 febbraio la
maestra registra il ritorno in classe di una bambina che stata no ad ora nella co-
lonia montana in provincia di Sondrio perch gracile e glia orfana di una donna
morta di tubercolosi; 1939-40, classe quarta femminile: da certicato inserito nel
registro unalunna risulta aetta da tbc polmonare, smette di frequentare la scuola
ed bocciata; 1940-41, classe seconda maschile: un alunno assente risulta ricove-
rato nel Preventorio antitubercolare di Sal; 1951-52, classe quarta femminile: la
maestra segnala il caso di una sua alunna il cui padre aetto da tubercolosi; 1961-
62, classe prima maschile: il maestro Massenza annota che un suo alunno, il mi-
gliore, ripetente, evidentemente non per demerito, ma perch lanno precedente
era ricoverato in sanatorio; 1963-64, classe seconda femminile: nelle osservazioni
sulle alunne, di una, la maestra Tatiana Bresaola dice che risente delle condizioni
di estrema povert in cui vive, con il padre malato di tubercolosi.
Nel calendario scolastico, la giornata dedicata alla lotta antitubercolare (il 14
aprile), con la vendita dei francobolli chiudibusta oggi oggetto di collezionismo,
non fu abolita nemmeno dopo la guerra e mantenne ancora una certa solennit,
anche se nei registri degli anni Sessanta i maestri di Castrezzato annotano talvolta
il loro fastidio per il compito di questuanti istituzionalizzati accollato loro nella
circostanza, ormai privata dellalone retorico di cui il fascismo la circondava e di
cui i loro colleghi dellepoca sentivano il dovere di farsi interpreti.
La prolassi sanitaria antitubercolare, tuttavia, proseguiva e interessava ancora le
scuole, in particolare con gli interventi di screening che furono praticati con lesame
schermograco di massa
11
. Le unit mobili per la schermograa giungevano re-
golarmente a Castrezzato e allestivano le apparecchiature allinterno di unaula della
scuola elementare temporaneamente sgomberata e adattata alluso.
Nel 1961-62, Giovanni Magoni maestro nella classe quinta, scrive sul regi-
stro: 14 maggio. I bambini si divertono un mondo ad entrare a torso nudo nella
macchina fotograca. Per alcuni di loro stata la prima fotograa!.
9
Cfr. G. SPINELLI, op. cit., p. 53.
10
Gi ricordammo come no dal 1866 il dott. Rodolfo Ridol desse vita in Brescia ad un Comitato
per provvedere alla cura dei poveri scrofolosi di quella citt per mezzo dei bagni marini. [] per alcuni
anni a Nervi e a Voltri; ma poscia [] il Comitato pot fondare, nel 1872, un Ospizio in Celle Ligure
[] a questOspizio convengono solo gli scrofolosi ed i rachitici della citt e provincia di Brescia []
Essi vi rimangono per circa 30 giorni e costano al Comitato L. 1,50 cadauno. G. Pini, Gli Ospizi ma-
rini in Italia. Il Comitato di Brescia e lOspizio marino di Celle, in Rivista della Benecenza pubblica e
degli Istituti di previdenza, Anno IV, n. 12, Milano 31 dicembre 1876, pp. 1115-1116. Ospizi marini
bresciani furono poi aperti anche a Riccione e a Loano. NellArchivio storico della Provincia di Brescia
sono presenti documenti utili a ricostruire questo capitolo della storia dellassistenza che si intreccia con
quella dellIstituto rachitici e quindi dellOspedale dei Bambini Umberto I di Brescia.
11
Un esame radiologico la cui tecnica fu messa a punto alla ne degli anni Trenta, la cui relativa sempli-
cit ed economicit permise di impiegarlo a vastissimo raggio in tutto il mondo, spesso associato al test
della cutireazione, per lindividuazione delle lesioni polmonari da tbc. Introdotto anche in Italia negli anni
Quaranta, fu impiegato largamente nel dopoguerra ancora durante lattivit dellAlto Commissariato per la
sanit, anche perch le attrezzature necessarie potevano essere installate su unit mobili che si spostavano
presso fabbriche, scuole e caserme per raggiungere la popolazione nei luoghi privi di reparti radiologici.
xa i a r r i a i i i i v i x z i o x i xa i a r r i a i i i i v i x z i o x i
,o ,;
Non per allieva. I casi di disagio
Siamo nel 1883. Fra le quaranta bambine sedute nei banchi davanti alla mae-
stra Teodora, in prima elementare, due nellelenco delle iscritte, sul registro,
accanto al nome ricevono la qualica di cretina, mentre una terza denita
semicretina.
Era questo in quegli anni il lessico a disposizione di una maestra per segnala-
re i casi di disagio, di decit, di handicap (impossibile oggi stabilire di che cosa
potesse trattarsi nella specica situazione) che balzavano ai suoi occhi. Luso del
termine risente della cultura positivista del tempo, si rif infatti non al linguag-
gio comune che denirebbe casomai infelice la bambina, ma al gergo scienti-
co che con cretino, idiota, deciente incominciava a classicare i portatori
di disturbi che la medicina scopriva come patologie.
Fino ad allora gli infelici erano adati alla carit e alla benecenza. Nelle
campagne restavano spesso mimetizzati nel contesto di un ambiente che accet-
tava con diverse sfumature possibili di crudelt, indierenza o piet la con-
dizione dei diversi. La chiamata a scuola, che dopo la legge Coppino si fece pi
insistente, comport lemersione del fenomeno. Usciti dal guscio della cascina,
in classe i bambini erano esposti al confronto e dovevano misurarsi con abili-
t preordinate, adeguarsi allarticialit della vita collettiva scolastica. Ai maestri
non restava che constatare gli eetti di una dicolt le cui cause erano ben lun-
gi dallessere indagate.
Le loro annotazioni non possono apparirci impietose, al contrario. Nella loro
funzione di verbalizzatori i maestri evidenziano i casi a discolpa dei bambini e
anche di se stessi del mancato protto scolastico. Mancavano ancora quindici
anni al primo Congresso pedagogico di Torino, dove Maria Montessori sosten-
ne che non si dovesse trascurare alcun mezzo per redimere ed educare i bambi-
ni che, per speciali caratteri degenerativi, non possono trarre protto dalla scuo-
la comune
1
e fece nascere la nuova concezione dellapproccio e del trattamento
pedagogico dei bambini decienti (in seguito deniti frenastenici, ritarda-
ti, insucienti mentali, e poi ancora anormali, ecc.). I maestri avevano solo
il proprio sguardo per giudicare i casi pietosi di bambini che spiccavano per la
loro diversit, diversit che era inevitabile fonte di disturbo e che rappresentava
un problema, soprattutto di gestione quotidiana.
Scorrendo lelenco delle iscritte nel registro dellanno scolastico 1893-94 an-
cora della classe femminile in cui insegna Teodora Nicoli Cristiani a anco del
nome di unalunna leggiamo: Cretina che teneva indisciplinate le compagne vi-
cine per le scioccherie di suo istinto. La piccola risulta a ne anno allontanata
dalla scuola per indisciplina, al contrario delle altre quattro annotate come cre-
tine nella stessa classe.
La presenza di cretine fra le alunne ricorre negli elenchi sui registri anche ne-
gli anni successivi, accanto a un privo assolutamente di memoria, che gura
fra i 54 bambini della terza elementare nel 1889-90 e di cui resta lannotazione a
penna del maestro Gobbi come traccia della perplessa, impotente constatazione
di un destino altrimenti insondabile.
Alla maestra Teodora, sempre assegnata alla prima classe, evidentemente toc-
cava di fare la prima ricognizione e quindi di decretare la possibilit per le bambi-
ne di arontare il percorso scolastico. Lesclusione era lopzione prevista per quelle
che risultavano incapaci. Deboli nella mente o nel corpo, la scuola non era per
loro: Non per allieva scrive la maestra a anco del loro nome, cos come vediamo
nel registro di prima femminile dellanno scolastico 1902-1903:
Malaticcia di rachide, mancante di forze per allieva. Non per allieva; [] Assente
per infermit perch priva di forze per essere allieva, essendo tutto il suo corpo nella
parte destra senza articolazione. Non per allieva; [] Malaticcia nelludito, massime
quando era presa da cisti dentro le orecchie. Non per allieva; [] Non malaticcia,
ma di tal dierenza che si direbbe tardante di sviluppo, poich rendeva grave inco-
modo alla scolaresca ma pi perch scaricava i suoi bisogni in iscuola e per indisci-
plina. Non per allieva; [] Non per infermit, ma anche questa bambina in difetto
per allieva perch nel poco tempo che frequent la scuola la maestra per quanto fece
non riusc mai farla parlare. Non per allieva.
Anche negli anni successivi, sempre nei registri delle classi prime che si tro-
vano le annotazioni relative al ritardo. In prima femminile, la maestra Olga Ave-
roldi annota: Quasi deciente, Deciente nellelenco del 1911-12 e in quello del
1916-17: Deciente a tal grado da non essere riuscita che a stento a farle dire il
proprio nome e cognome.
Cos, arriviamo no agli anni Trenta. Nel 1932-33, in una prima maschile
segnalato un deciente, e nel 1934-35, vicino al nome di due bambine della pri-
ma classe si legge: una povera deciente.
Pi avanti, la presenza fra gli scolari di bambini con disagio diventa materia
del medico scolastico. Nel registro del 1949-50, la maestra Alma Bruschi scrive
che la sua prima maschile composta per pi della met di ripetenti, ma inoltre
1
Cfr. G.C. MOLINERI e G.C ALESIO (a cura di), Atti del Primo Congresso Pedagogico Nazionale Italiano,
Torino 8-15 settembre 1898, Torino, Stabilimento Tipograco diretto da F. Cadorna, 1899, p. 123.
x o x i i i a i i i i va . i c a s i o i o i s a c i o
, ,,
come se non bastasse, ci sembra dire sospirando riporta il documento ste-
so dopo la visita del medico Giulio de Giuli:
Certico di avere constatato nellispezione alla prima classe maschile che numerosi
bambini presentano note evidenti di scarso sviluppo intellettuale. Alcuni presentano
segni manifesti di tare familiari.
ancora de Giuli che nel 1951-52 lascia nel registro della prima femminile
della maestra Giulia Marconi un certicato che recita:
Da ripetute visite fatte alla scolaresca dellinsegnante signora Giulia Marconi risulta
che numerose bambine presentano uno sviluppo intellettuale certamente inferiore
alla norma.
Commentando lalta percentuale di assenze in relazione alla consueta ondata
di inuenza, la maestra Maria Favero si abbandona a una considerazione pi ge-
nerale e il il 23 febbraio 1953 scrive:
Purtroppo tra i molti assenti vi sono proprio i bambini pi tardi e malsicuri nel pro-
tto. Ci ancora una volta mi dimostra che la mia scolaresca assortita in modo
non certo incoraggiante. Se pur vi sono infatti gli spigliati e intelligenti, la pi forte
percentuale data da coloro che sicamente o psichicamente presentano anomalie e
debolezza. Tralasciando i veri casi patologici devo far rilevare che alcuni miei alunni
sono sordastri, altri accusano accentuati difetti di vista, moltissimi sono costituzio-
nalmente deboli o linfatici.
I maestri che continuano ad annotare casi di anormali negli elenchi degli
iscritti dimostrano ormai di sentire lurgenza di provvedere a bambini che sem-
brano arrivare fra le mura scolastiche, sullonda di una scolarizzazione sempre pi
completa, senza nessun avvertimento precedente delle loro dicolt.
Nel 1955-56 la maestra Ada Bondioli, constatando che fra le alunne una ri-
pete la classe per la quarta volta, decide e lo annota nel registro di parlare al
sindaco del caso, per suggerirgli il ricovero in un istituto. Nel 1962-63, quando
si accorge di avere fra i banchi un bambino che denisce minorato psichico e che,
gi in seconda, non sa n leggere n scrivere, il maestro Carlo Bondioli scrive di
essere andato a chiedere notizie ai genitori e di avere scoperto che a tre anni il
bambino cadde a capotto da un carro di eno battendo la testa sul lastricato.
Rimase in coma, poi si salv, ma a scapito dello sviluppo intellettuale.
Via via ai maestri vengono in soccorso i progressi della psicopedagogia che
permette loro di esaminare gli scolari alla luce di test specici. Dopo averli som-
ministrati, la maestra Rosa Maria Facchetti, nel 1964-65, ne annota sul registro
i risultati che le confermano di avere in classe bambini con pesanti dicolt, ri-
conducibili a trauma post parto, conseguenze di meningite, scarso sviluppo, ecc. I
piccoli con cui vive ogni giorno in classe, per, sono ritratti nelle sue schede, che
pure recano quei termini crudamente scientici, nei loro comportamenti usuali
con il linguaggio dellaettivit. Una bambina colpita da un grave ritardo il
topolino della classe.
Nel frattempo, la legge 31 dicembre 1962, n. 1859 istituiva le classi die-
renziali (poi abolite nel 1977). I maestri e le maestre a volte scoprivano fra gli
iscritti nelle classi normali casi che sarebbero stati segnalati per il trasferimento
nella dierenziale. I pi gravi erano invece destinati alla Scuola speciale, aper-
ta in quegli anni a Chiari.
Sul nire degli anni Sessanta, per, il protto scolastico non pi lindiscuti-
bile priorit da adottare come criterio nelle scelte pedagogiche.
Nel registro della classe terza del 1970-71, la maestra Maria Nicotra spiega il
caso di un bambino, segnalato inizialmente per la classe dierenziale e poi non
pi trasferito,che promuover bench non abbia il merito, perch sarebbe per
lui dicile adattarsi ad una nuova classe. Per lui scrive limportante sen-
tirsi amato.
x o x i i i a i i i i va . i c a s i o i o i s a c i o x o x i i i a i i i i va . i c a s i o i o i s a c i o
:cc :c:
Il ritratto del paese
Figli di artigiani, di operai di contadini
Un signore lascia lire 1.629 da dividersi fra lasilo infantile, la congregazione della
carit e lospedale del suo comune; ma dispone che la congregazione abbia il doppio
dellasilo e lospedale il triplo della congregazione. Trovate quanto tocca a ciascuna
istituzione. Soluzione ragionata.
Il foglio di quaderno rimasto fra i registri pi antichi dellarchivio, reca trac-
ciata dalla stessa graa infantile che ha riprodotto il testo del problema la data
del 9 marzo 1899.
Chi formul il quesito matematico cita tre enti che la comunit di Castrezzato
ben conosceva in quegli anni: la Congregazione, lOspedale
1
e lasilo
2
.
La Congregazione di carit gestiva tutte le opere assitenziali nel paese e lospe-
dale era in funzione in casa Maggi, in seguito al lascito dellomonima famiglia.
LOspedale Maggi fu attivo anche nel Novecento e compare nei registri di scuola
quando i maestri ricordano che l gli scolari ricevono le vaccinazioni, ma anche in
occasione di visite commoventi, come quella descritta dalla maestra Marcella Pa-
takioti, che vi accompagna le sue alunne di quarta elementare il 22 aprile 1941:
Oggi il vivo desiderio delle mie bambine stato appagato. Qualcuna venuta a visi-
tare i feriti. Quanta luce nei loro occhi, quanta gioia poter orire timidamente i loro
doni a quei soldati che erano crollati nel fango nevoso e poi raccolti e giunti in una
corsia cos lontana. Alla vista delle mie bimbe che formavano corona di piet pres-
so i bianchi letti ho pensato che anche le bambine hanno gi in boccio un cuore di
madre e le virt delle madri.
Attivo no agli anni Sessanta del Novecento, lospedale fu poi trasformato in
casa di riposo per gli anziani. La cui citazione si incontra nel registro della classe
quarta A del 1970-71, quando la maestra Tatiana Bresaola accompagnando gli
alunni che consegnano pacchi dono alle 10 vecchiette e ai 7 vecchietti. Mi veniva
da pensare scrive ai bambini come laurora e ai vecchi come al tramonto.
Quanto allasilo per linfanzia, sappiamo dai registri delle classi prime che nel
1908-09 ne provenivano 29 bambini sui 40 nuovi iscritti nella classe del maestro
Antonio Foresti (che conteneva anche i 28 ripetenti); nel 1909-10, 26 su 34 (pi
32 ripetenti); nel 1910-11, 31 su 49 (pi 35 ripetenti) e nel 1911-12, nella prima
femminile della maestra Olga Averoldi, 36 bambine sulle 41 nuove iscritte (pi
31 ripetenti). Non esistono riferimenti sucienti a stabilire se si trattasse dello
stesso asilo alla cui esistenza sembra alludere il testo del problema proposto un
decennio prima, ma che un asilo comunale tenuto dalla signora Cavalleri, gra-
tuitamente fosse aperto nel 1898, tuttavia, sappiamo da un elenco delle attivit
di Castrezzato di quellanno, rintracciato nellarchivio storico del Comune.
Il ritrovamento di notizie storiche in un compito di matematica, di per s cu-
rioso
3
, comunque del tutto casuale, per la natura del documento la cui presen-
za costituisce uneccezione nellarchivio. Al contrario, i dati che sistematicamente
compaiono nella raccolta dei registri di scuola costituiscono una fonte di infor-
mazione abbastanza organica per rievocare, almeno in parte, la storia del paese.
Fra quelli riportati accanto al nome di ogni alunno compare ad esempio la pro-
fessione del padre
4
, in modo tale che di anno in anno, la composizione delle classi
fornisce una sommaria immagine della realt socio-economica. Alla medesima voce,
poi, se manca il padre, compare la condizione di orfano o anche quella di esposto.
Entrambe non infrequenti. Nella classe seconda femminile del 1899-1900, su 51
bambine 5 sono orfane di padre, nel 1898-99 le orfane sono 8 su 55. Nella prima
elementare femminile del 1912-13 ci sono ancora 5 orfane su 72 bambine.
1
La storia delluna e dellaltro ampiamente documentata in Luoghi incerti, cit.
2
Gli asili di infanzia erano considerati istituti di carattere assistenziale. Il Regolamento per listru-
zione elementare del 15 settembre 1860 (attuativo della legge Casati) si limitava a prevedere che alla
vigilanza degli asili fosse addetto un sopraintendente del Consiglio Scolastico provinciale e a condi-
zionare lapertura di un asilo dinfanzia alla certicazione sulla salubrit del luogo, ma con la legge 3
agosto 1862 gli asili furono dichiarati opere pie e quindi sottoposti allautorit del ministero degli In-
terni. Operavano in genere con il concorso di donne, sacerdoti, medici e borghesi che ne sostenevano
listituzione. Nel 1907 in Lombardia esistevano 1.225 asili, in maggioranza gestiti da opere assisten-
ziali, ma in una quota gestiti dai Comuni. Sin dagli anni Novanta dellOttocento a Brescia le sorel-
le Agazzi avevano avviato i loro Giardini dinfanzia e al Congresso pedagogico di Torino del 1898
Rosa Agazzi aveva presentato la sua proposta di istituire un asilo in ogni comune. A quella esperienza
si ispiravano le Istruzioni programmi e orari per gli Asili dovute in larga parte a Pasquali, direttore
della scuola di Mompiano, e approvate con il RD 4 gennaio 1914, n. 27. Con la Riforma Gentile del
1923 gli asili furono inquadrati nel sistema scolastico nel grado preparatorio. Cfr. Scuola e societ
nellItalia Unita, a cura di L. Pazzaglia e R. Sani, Brescia, La Scuola, 2001, p. 244 e segg.
3
Non va dimenticato, per, che i maestri si attenevano allora al metodo oggettivo prescritto dai
programmi scolastici in vigore, il quale prevedeva che anche nellinsegnamento della matematica fosse
costante il riferimento a realt concrete e conosciute dagli alunni. Probabilmente linsegnante pens
di applicarlo con la formulazione del quesito citato.
4
Il dato per non compare con regolarit nella serie dei registri. Fino a quando era previsto che il
modulo lo contenesse, infatti, talvolta i maestri lo omettono. Dagli anni Venti in avanti il registro
chiede di inserire la condizione della famiglia e quindi a volte i maestri si limitano a scrivere agia-
ta, povera, ecc.. Nei registri pi recenti invece il dato non pi richiesto.
i i i i r i a r r o o i i i a i s i
:c: :c,
Si possono leggere quei dati, dunque, come indizi che permettono di rico-
struire alcuni aspetti della vita fuori dalle mura scolastiche.
Nel 1895-96, ad esempio, quasi tutti i padri dei 44 alunni di prima del mae-
stro Antonio Foresti sono agricoli, ma le specicazioni che accompagnano la qua-
lica: possidente, mezzadro, attuale, giornaliero, bracciante, bifolco, dicono co-
me fosse articolato il lavoro della campagna, in una zona in cui prevaleva la me-
dia propriet (ma in cui le terre appartenevano in prevalenza a famiglie estranee
al comune) ed era largamente diuso il lavoro salariato
5
. Nellelenco gurano
anche tre operai. Possiamo pensare che fossero impiegati nello stabilimento il cui
direttore, Giuseppe Vago, iscrisse alla scuola elementare di Castrezzato tanto la
glia Amalia nel 1898-99 che, due anni dopo, la glia Natalia, come sappiamo
dai registri della maestra Teodora Nicoli Cristiani, la quale ogni anno insegnava
nella prima elementare, secondo luso di allora.
Presso uno stabilimento, del resto, erano impiegate latrici, cucitrici e tessitri-
ci mansioni che ci richiamano lesistenza di un cotonicio e che rappresentano
n qui lunica indicazione sulle professioni femminili del tempo presenti in
quegli anni nei registri delle iscritte alla scuola festiva per allieve adulte (anche
se la maggioranza di loro ha unet compresa fra i dieci e i 15 anni)
6
.
Spie di una realt sociale su cui si intessuta la storia del paese, come silhouet-
tes di personaggi della commedia umana appaiono, evocati dai registri di scuola,
la guardia comunale, il postino, il campanaro, il rappresentante della ditta Singer
e lo specialista in ottica (entrambi nel 1910), il cocchiere, il medico condotto,
lalbergatore (Lucio Verzelletti, in piazza Grande nel 1901), il capomastro, il -
landiere, il carrettiere, il mediatore, il segretario comunale. E gli artigiani: fale-
gnami, sarti, calzolai, fabbri, mugnai, il materassaio, i fornai; uno zoccolaio nel
1883, un torchiaio nel 1885, un ottonaio nel 1912. Cardatori, muratori, un fuo-
chista nel 1912; i bottegai: pollivendolo, fruttivendolo, macellaio, pizzicagnolo,
oste. Un musicante nel 1895, un servitore (nel 1905), poi domestico nel 1912, con
uno stalliere. Nel 1923 troviamo il veterinario, nel 1941 il bidello.
Nel 1939-40 nella seconda maschile del maestro Paolo Gravina ci sono, su 56
bambini, 32 gli di contadino e 8 gli di operaio.
Nel 1956-57 la presenza di 10 muratori fra i padri dei 31 bambini della pri-
ma maschile ci segnala un mutamento importante. Quellanno, nella prima mi-
sta sono 11 i gli di contadini, pi uno di bracciante; 10 i gli di operai pi 3 di
muratori e uno di manovale. Fra i padri della prima femminile, uno a lavora-
re in Svizzera, mentre nella quinta femminile la maestra registra lassenza di una
bambina che ha abbandonato la scuola prima di conseguire la licenza: ha gi tre-
dici anni e lavora a Milano, citt diventata ormai il polo attrattivo della mano-
dopera dei paesi della campagna bresciana
7
.
Per gli anni successivi manca lindicazione della professione dei padri degli
alunni, ma possiamo rifarci alle osservazioni sulla classe che i maestri dovevano
stendere in unapposita sezione del nuovo modello di registro.
Nellanno scolastico 1963-64, della classe prima mista, con 26 alunni, il mae-
stro Paolo Martinelli scrive: Qui da noi i mestieri pi conosciuti sono quelli del
muratore e del contadino e la maestra Di Mauro, delle 28 bambine della prima
femminile: Le mie alunne provengono quasi tutte da famiglia modesta: sono
glie di artigiani di operai, di contadini. Nel. 1964-65, il maestro Luigi Manzo
che ha 30 alunni nella terza maschile registra:Quasi tutte sono famiglie di ope-
rai, alcuni possiedono anche un campicello o qualche mucca.
Leggiamo inne, nel Piano di lavoro annuale del 1970-71 steso dalla maestra
Giuliana Prugnoli, titolare quellanno della classe quinta mista e preoccupata di
adeguare il proprio insegnamento alla realt vissuta dai suoi allievi, quindi quan-
to mai attenta osservatrice del loro ambiente:
Una massiccia emigrazione verso Milano, Brescia e alcune zone della Val Trompia
fortemente industrializzate ha in parte spopolato queste campagne. [] Nessun co-
mune polo di attrazione di manodopera: al massimo riesce ad assorbire, con picco-
li stabilimenti, per esempio la Domina e la Cobres
8
di Castrezzato, parte delloerta
di lavoro, per lo pi femminile. [] Un notevole numero di lavoratori si sposta per
raggiungere quotidianamente il posto di lavoro: a Milano, per lo pi nelledilizia, do-
ve si dirigono i 600 pendolari circa del paese, su una popolazione di 3.837 abitanti.
Lagricoltura, tuttavia, assorbe ancora un numero considerevole di addetti in quali-
t di coltivatori diretti di piccole o medie aziende [] Il lavoratore agricolo, per,
consapevole della situazione di marginalit in cui si trova, tanto che aspira ad evade-
re, a passare dallagricoltura allindustria, dalla campagna alla citt []
una condizione che coinvolge tutti gli aspetti della vita: lessere esclusi dal mon-
5
Per lorganizzazione agraria della zona nella seconda met dellOttocento la fonte principale restano
gli atti dellinchiesta Jacini; cfr. L. SANDRI, Il circondario di Chiari, in Atti della Giunta per linchiesta
agraria e sulle condizioni della classe agricola, Roma, Forzani & C, 1882, vol. 6.
6
Nel comune di Castrezzato era stata infatti attivata almeno a partire dal 1884 la scuola festiva
per le allieve adulte, prevista dalla normativa nazionale per ovviare al problema dellabbandono sco-
lastico soprattutto da parte di coloro che entravano negli stabilimenti produttivi prima di concludere
il corso elementare.
7
La trasferta di operai anche giovanissimi verso il capoluogo lombardo largomento del romanzo
di Maria Corti Cantare nel buio (Brescia, Il Farfengo, 1948
1
) Milano, Bompiani, 1991.
8
Entrambe aziende del settore tessile.
i i i i r i a r r o o i i i a i s i i i i i r i a r r o o i i i a i s i
:c :c,
do industriale, isolati da altri lavoratori per la continua riduzione della mano dope-
ra, vuol dire rinunciare al bar, agli amici, al vestito della festa, allo sciopero, e questo
vale soprattutto per i mandriani.
Nei registri della scuola emerge inoltre che lemigrazione interess la comu-
nit di Castrezzato gi alla ne dellOttocento.
Abbandon la patria e la scuola, secondo lannotazione del maestro Antonio
Foresti sul registro della sua prima nel 1891-92, uno degli iscritti. Il 19 marzo
1895 parte per lAmerica uno degli scolari di prima e il 12 novembre dello stesso
anno and in America unalunna della seconda femminile. Inne, fra i 65 alunni
della terza maschile del 1909-10, la maestra Semplicia Frialdi registra un bambi-
no nato in America l8 dicembre 1898.
Nel Novecento invece una destinazione per gli emigranti fu la Francia, come
testimonia anche un caso annotato nel registro della prima mista del1931-32
9
.
Il fenomeno della povert, ugualmente, si aaccia con precise indicazioni nei
registri. Nel 1895-96, fra gli alunni della prima del maestro Foresti, uno risulta
glio di mendicante. A Castrezzato, in quegli anni, il termine serviva come tito-
lo attribuito ucialmente a coloro che in paese dovevano, per vivere, adarsi
allassistenza della Congregazione di carit perch completamente privi di auto-
nomi mezzi di sussistenza
10
.
Pi tardi, la condizione di estrema povert di alcune famiglie emerge invece nelle
testimonianze lasciate da maestri e maestre nelle pagine di cronaca dei registri. Nel
1932-33, in prima maschile, la maestra Angela Sabina Ambrosetti alle prese con la
resistenza delle famiglie a versare le quote per le tessere fasciste, annota:
10 ottobre: tante mamme dicono di non trovare i soldi per liscrizione dei bambini
ai balilla. Devono pagare 5 lire [] 12 novembre. [] non hanno le cinque lire da
portare per le tessere di Balilla. un vero disastro!! Come si fa ad esigere cinque lire
da certi che non hanno nemmeno il pane!!!!
Nel 1934-35, la maestra Maria Pesenti, in prima femminile, scrive:
5 febbraio. Ho ancora sei alunne che mancano del sillabario: per quanto preghi i ge-
nitori di voler provvedere mi rispondono che non hanno mezzi. Forse con laprirsi
della stagione i padri potranno essere occupati e allora
Nelle parole dei maestri si avvertono talvolta la frustrazione e lansia delledu-
catore, costretto ad assistere al fallimento della scuola quando i destini degli alun-
ni sono gravati da condizionamenti sociali insuperabili. Nel 1951-52 nella secon-
da maschile della maestra Maria Favero un bambino ruba la gomma al compa-
gno; sorpreso dalla maestra si giustica: mio padre va sempre col sacco a rubare
le pannocchie e la maestra deve concludere: I genitori? Il padre a Milano; la
madre, analfabeta e perci impossibilitata a leggere i miei messaggi epistolari,
allo stabilimento per tutta la giornata. Quello stesso anno, nella quinta femmi-
nile, al termine del ciclo di studi elementari, la maestra tatiana Bresaola annota:
6 giugno Tre alunne lasciano la scuola con una certa padronanza della lingua.
Queste purtroppo sono povere e non continueranno gli studi!.
Un paese rurale
Castrezzato ebbe pochi impianti produttivi e mantenne il carattere di centro
rurale anche negli anni della trasformazione dellItalia in paese industriale. Nel-
lottobre 1954, il maestro Carlo Pezzi, trasferito da Genova per insegnare nella
quarta maschile, descrive cos il paese:
Ed eccomi alla nova sede di Castrezzato, tanto diversa dalla sede di Genova per lo
spiccato ambiente agreste che lo caratterizza. Allassordante rumore dei tram si sosti-
tuisce lo scampanellio caratteristico delle mandrie numerose che vanno al pascolo.
Una delle pi signicative imprese produttive del paese, il tabacchicio, era
strettamente legata allattivit agricola, la coltura del tabacco che era diusa an-
che nelle piccole e piccolissime propriet e che forniva la materia prima al locale
stabilimento della Siat (Societ italiana agricola tabacchi) in via Valenca.
Aperto agli inizi degli anni Venti del Novecento nella fabbrica dellex-cotoni-
cio, arriv ad impiegare qualche centinaio di addetti, in maggioranza donne. Ad
allora risale la gura della maestra del tabacco, unoperaia anziana incaricata di
istruire le giovani che entravano in fabbrica, la quale assumeva per loro anche il
ruolo di tutrice. La produzione tocc lapice negli anni Trenta
11
.
Sui registri del 1933-34 i maestri ricordano: 21 febbraio. Nel pomeriggio in-
9
In paese ci sono famiglie che tuttora mantengono rapporti con i parenti allestero, fra le quali quella
della signora Maria Platto che in Francia ha cugini e nipoti.
10
Cfr. G. SPINELLI, op. cit., p. 45.
11
La Siat istitu anche un patronato per i bambini poveri, come si evince da un documento reperito
nellarchivio storico del Comune. Solo unulteriore ricerca permetter di ricostruire la storia dello sta-
bilimento ora dismesso, monumento di archeologia industriale in attesa di recupero. Dallarticolo che
compare su Il Popolo di Brescia del 10 ottobre 1936 si ha notizia che allora fosse attrezzato in modo
da lavorare oltre 10 mila quintali di foglie verdi di tabacco, che orisse lavoro a oltre 300 operai del
paese fra uomini e donne e che ne fosse consigliere delegato il conte ing. Orlandi e direttore Burbi.
i i i i r i a r r o o i i i a i s i i i i i r i a r r o o i i i a i s i
:co :c;
segnanti e alunni hanno visitato lo stabilimento della lavorazione del tabacco.
Lo stabilimento chiuse nel 1956 e fu acquistato dal Consorzio Agrario che us
lo stabile come magazzino del grano. Sul registro del maestro Carlo Bondioli nel
1956 infatti troviamo: arriva un nuovo scolaro da Chieti perch i genitori ven-
gono a lavorare ai magazzini granari.
Un piccolo scorcio su unazienda agricola del paese si apre alla lettura del regi-
stro della quinta maschile del maestro Giacomo Bondioli che nellaprile del 1940
accompagnava alcuni dei suoi alunni nella tenuta di Giulio Metelli, su comando
di una circolare con cui le autorit scolastiche attuavano le indicazioni della Carta
della Scuola di Bottai e introducevano nellorario scolastico esperimenti di lavoro.
Lazienda, dotata di tutte le macchine moderne ed occorrenti per una buona col-
tivazione dei campi, comprendeva cascina, stalle, vasti appezzamenti per diverse
colture, fra cui quella del tabacco, e orti. Gli otto bambini condotti dal maestro
si sono avvicendati nel lavoro di spargimento dello stallatico nel campo gi ver-
deggiante di trifoglio incarnato, buona leguminosa azotata indicatissima in un
terreno che deve esssere seminato a granoturco, e nellaltro lavoro di rivoltare il
eno falciato il mattino prima. Pi tardi, su richiesta del proprietario tutti gli al-
lievi aiutarono i contadini dellazienda ad ammucchiare il eno. Lultima mezzora
ho intrattenuto gli alunni sulla coltivazione del baco da seta e sulla coltivazione
del tabacco. Ho mostrato agli alunni le varie macchine agricole di cui lazienda
dotata: la seminatrice, la zappatrice, la rincalzatrice, la falciatrice, la mietitrice
e legatrice di covoni, il trinciaforaggi, laratro volta orecchio, il voltaeno e spar-
gieno, lestirpatore, il ranghinatore. In una visita successiva, il 15 maggio, il
maestro con i bambini trov i contadini che falciavano, un lavoro che gli allievi
non sono capaci di eseguire e di troppa fatica e che quindi risparmi loro.
Sullattivit agricola si imperniava la vita del paese, la vita della campagna do-
minava le consuetudini e le esperienze dei bambini. Le stesse maestre potevano
avvertire che la cascina era per gli scolari una fonte di scoperte e di competenze.
Nel 1931-32 Rosina Rovetta, maestra nella terza femminile, constatava:
22 aprile. Avevo assegnato per componimento mensile Il mio pollaio. Si capisce
che questo soggetto ha interessato molto le bimbe perch anche di quelle che di soli-
to fanno male, questa volta salvo qualche eccezione sono stata abbastanza contenta.
E con una sensibilit che forse le deriva da un personale sentimento di appar-
tenenza alla comunit in cui lei stessa cresciuta, la maestra Giulia Marconi, nel
1948-49, sul registro della terza femminile scriveva:
19 gennaio. Siccome siamo nel cuore dellinverno e la vita dei contadini della nostra
campagna si fa pi raccolta, poich la maggior parte delle famiglie si riunisce nella
stalla l dove vivono parecchi animali, invito le alunne ad osservare gli animali della
propria stalla e a parlare di essi traendo cos da questi argomenti una serie di com-
ponimenti che potranno riuscire assai bene.
Nelle annotazioni sui bambini, dal dopoguerra in avanti, spesso si coglie inve-
ce il distacco con cui i maestri, ormai pienamente integrati nel ceto intellettuale-
impiegatizio dello Stato, guardavano al mondo da cui provenivano tanti alunni:
una campagna in cui della civilt contadina in via di disgregazione sopravvive-
vano soprattutto elementi di contraddizione con la modernit. Il maestro Carlo
Pezzi scrive della sua quarta maschile del 1954-55:
Sono buoni questi bambini, anche se poco studiosi, poveretti, quando non sono a
scuola portano al pascolo le mucche e non rimane loro quel piccolo margine per stu-
diare la poca lezione. Ma io li capisco; e sono poveri, i pi vengono alla scuola per-
correndo chilometri a piedi, colle scarpe tappezzate di buchi ed i vestiti logori.
Mentre la scolarizzazione di massa stava per compiersi, vediamo arrivare alla scuo-
la tanti bambini della campagna che il mondo contadino meno povero di un tem-
po, ma impoverito dalla marginalit in cui stava scivolando aveva abbandonato a
se stessi, lasciando loro tuttavia un retaggio che li esponeva al giudizio severo della
scuola, ancora impegnata pi a correggere che a promuovere la loro infanzia.
Nel 1948-49 la maestra Gabriella Setti, in quarta mista, annotava: litaliano
lascia sempre a desiderare, scrivono in un dialetto un po italianizzato; nel 1953-
54 il maestro Calogero Di Francesco, in quinta mista, scriveva allinizio dellan-
no: Non parlano se non in dialetto [] Volevo far fare un tema su un viaggio
fatto negli anni precedenti: nessuno si mai mosso da Castrezzato. Nel 1962, la
maestra della quinta maschile Candida Mingotti incominciava cos il suo Piano
dazione per lanno scolastico:
Lambiente rurale nel quale ha sede la scuola ore ricchezza di piante e animali, ma
una monotona vita associata priva di tradizioni locali e di conseguenza i fanciulli ac-
cusano estrema povert di idee.
Nel 1964-65 il maestro Giovanni Magoni parlava degli sforzi che ancora do-
veva fare, nella sua classe quinta per convertire il tartarolo in imbuto, il bor-
gasso in arnia, il sino in maiale, la pola in tacchina.
Nella seconda femminile del 1963-64, fra le 25 alunne ho sette bambine
si legge nel registro della maestra Tatiana Bresaola che sono disordinate nella
persona e sul quaderno. La colpa non loro, sono bambine che vivono in fami-
i i i i r i a r r o o i i i a i s i i i i i r i a r r o o i i i a i s i
:c :c,
glie numerose in ununica stanza, o al massimo in due. Le Mamme, molte volte,
fanno le cameriere e ritornano a casa stanche e non hanno tempo n voglia di
occuparsi delle bambine.
La maestra Rosa Maria Facchetti, stendendo il Piano di azione annuale per
lanno scolastico 1964-65 scriveva:
I miei alunni abitano in campagna, ma il loro non il tipico ambiente campagnolo
che presenta almeno il vantaggio di una certa sanit morale, i genitori dei bambini so-
no nella maggioranza cottimisti semianalfabeti o manovali che lavorano a Milano, abi-
tuati ad una vita disordinata e faticosa, con guadagni irregolari e spesso sproporzionati.
Tutto questo ha determinato se non le condizioni intellettuali dei miei scolari, certo la
formazione del loro carattere scolastico. La scuola per loro non ha una grande impor-
tanza [] Sembra impossibile che al giorno doggi, quando lesigenza di unistruzione
sempre maggiore si fa sentire, esistano ancora genitori che vogliono semplicemente che
i gli non perdano anni per mandarli al pi presto ad imparare un mestiere.
Cronache del Novecento
Nel corso degli anni Trenta Castrezzato conosce una notevole modernizzazio-
ne. Il paese benecia di nuove opere pubbliche e gli scolari sono sempre al centro
delle parate celebrative che la loro inaugurazione comporta. Riferisce il maestro
Abele Magoni nel 1932:
28 ottobre. stato inaugurato da S.E. il prefetto di Brescia e dalle altre aut. Politi-
che il tronco ferroviario che unisce Rovato con Soncino e per questo ho portato alla
stazione del paese i balilla per assistere al passaggio delle suddette autorit.
E nel 1940: 29 ottobre: prova di slamento, perch gli alunni dovranno il 3
novembre slare davanti al prefetto che inaugura lacquedotto.
Durante la guerra i maestri riferiscono, nel 1941-42, 15 ottobre.Sono arrivati
nella mattinata nel nostro paese i gloriosi reduci dellAlbania Lupi di Toscana.
Le scolaresche e gli insegnanti erano ad incontrarli per gettare al loro passaggio
ori (Abele Magoni), e 21 aprile. Questa mattina abbiamo avuto luzio di un
caduto in Russia al quale abbiamo partecipato con gli alunni. In classe ho parlato
di questo caduto il quale era zio di un mio scolaro (Imola Bagnoli, prima ma-
schile). Delle vicende belliche non sono riportati altri fatti che abbiano coinvolto
direttamente il paese, anche se si deve tener conto che ci mancano i registri degli
anni 1944-45 e 1945-46
12
. Compaiono per fra i nomi dei padri degli alunni
della terza maschile del 1947-48 e della terza femminile del 1948-49 quelli di
due dispersi in Russia, Augusto Buratti e Battista Ambrosini.
Inoltre, ai caduti dedicato il sacrario della scuola, che nel maggio del 1963 ospi-
t la salma del soldato castrezzatese Agostino Del Bono, in occasione della cerimo-
nia per la traslazione durata tre giorni, come riferisce il maestro Daniele Suardi:
24 maggio Gli scolari sono condotti al sacrario per rendere omaggio a tutti i cadu-
ti e in particolare alla salma del caduto in Tunisia. 25 maggio. Tutte le scolaresche,
accompagnate dai rispettivi insegnanti si sono recate in chiesa ad assistere alla Santa
Messa in suragio dellanima di Del Bono Agostino, caduto in Tunisia nelladem-
pimento del proprio dovere durante lultima guerra. La salma stata traslocata dal
cimitero di guerra di El Al Amein a Castrezzato. 26 maggio: omaggio oreale degli
alunni alla cerimonia funebre del caduto.
Nel dopoguerra maestri e alunni partecipano alla raccolta di denaro per il fon-
do pro-disoccupati. Fra i 54 scolari della terza maschile del 1947-48 gli alunni
raccolgono lire quattrocento e linsegnante devolve mezza giornata di stipendio
annota il 17 gennaio il maestro Carlo Bondioli, mentre nella seconda mista il
maestro Antonio Galbiati registra: raccolta fondi per disoccupati lire 230. I mae-
stri erano stati invitati a versare met giornata equivalente a lire 200.
La primavera 1948 quella della fatidica competizione elettorale del 18 aprile.
Un segno del fermento politico in atto si trova anche nella celebrazione, inusuale,
della festa della donna che riscontriamo nel registro della maestra Modesta Me-
telli: 8 marzo. Nel pomeriggio si fa vacanza perch la giornata della donna.
Il clima in paese evidentemente fu acceso, tanto che la maestra Olga Averoldi
annota: 10 aprile. Anche le piccole della prima classe han sentito parlare di questo
avvenimento [le elezioni] e stanno attonite a guardare i grandi che si accaniscono fra
di loro. I seggi furono allestiti nella scuola, che dovette chiudere piuttosto a lungo.
Il maestro Carlo Bondioli, quellanno nella terza maschile, trae il bilancio:
23 aprile. Si riprendono oggi le lezioni dopo undici giorni di vacanza per le elezioni
politiche che hanno avuto luogo domenica 18 aprile. Anche gli alunni sia pure in-
direttamente sentono un po delle vicende politiche. Anche fuori delle competizioni
di parte, sono inuenzati dallambiente familiare e parlano fra loro di partiti, di vo-
tazioni, di correnti di vari colori.
Fu lanno successivo che la Madonna pellegrina raggiunse Castrezzato e la ce-
lebrazione insieme a tutto il paese coinvolse anche la scuola elementare. Il mae-
stro Giuseppe Bruschi, nel registro della terza maschile del 1948-49, ne d un
sintetico resoconto:
12
Forse dispersi a causa del temporaneo nuovo trasloco della scuola elementare nel 1944.
i i i i r i a r r o o i i i a i s i i i i i r i a r r o o i i i a i s i
::c :::
5 aprile. Oggi laula deserta. giunta ieri sera nel nostro paese la Madonna pellegri-
na ed oggi molte sono le funzioni religiose che tengono occupati i piccoli e i grandi
nel pomeriggio verso le 16 la celeste madre stata portata no alle scuole che sono
state a lei consacrate.
Il ricordo della guerra torna, nelle aule, con il problema degli ordigni inesplo-
si. Nel 1951-52 il maestro Giuseppe Bruschi annota: 14 febbraio. La direzione
didattica ha inviato una cassetta contenente bombe e proiettili inerti onde ogni
insegnante curi la propaganda per la prevenzione dei danni che la deagrazione
di tali ordigni pu arrecare e, ancora, nel 1954-55, il maestro Carlo Pezzi, ricor-
dando gli incidenti che si moltiplicano in tutta Italia, riferisce: Gi accaduto
ad alcuni miei alunni di vedere bombe a mano. Seguendo listruzione ricevuta a
scuola hanno avvisato i carabinieri senza toccarle.
Nella primavera del 1958 larrivo di una troupe della Rai in paese mette in
agitazione la scuola. La maestra Ada Bondioli stende una dettagliata cronaca del-
levento:
3 marzo. La Radio squadra nostra ospite. Le scolaresche son riunite nel salone delle no-
stre scuole, sono presenti le autorit comunali [] Il salone riccamente addobbato con
piante verdi ori e nastri. Alle ore 15, il presentatore della RAI, sig Nicolotti, [] porge
il microfono ai bimbi. Tutti sono molto lieti di potersi esibire con canti, poesie, dizioni
dialettali, piccole scene [] Alle ore 17.30 la trasmissione stata ripetuta in piazza dove
erano riunite molte persone ansiose di sentire per radio la voce dei bambini
Sappiamo dalla cronaca del maestro Carlo Bondioli che successivamente, il
5 marzo, la Rai invi alla scuola alcuni pacchi di quaderni omaggio in segno di
riconoscente ringraziamento
13
.
I registri della scuola inaugurano il tema del diondersi dellautomobile con
il richiamo ai rischi del traco, una delle nuove paure arrivate con il progresso.
Nel 1949-50, notiamo da un lato che il maestro Carlo Bondioli, in quinta ma-
schile, condivide con gli alunni lentusiasmo per la corsa delle 1000 Miglia anno-
tando: 22 aprile. Gli aluni sono elettrizzati e portano giornali sportivi a scuola,
ma anche, dallaltro, che la maestra Alma Facchetti scrive:
15 marzo: Seguendo il desiderio del sig. ispettore di circolo espresso recentmente in
una circolare ho spiegato ai miei alunni la necessit di osservare le regole stradali on-
de evitarsi il vericarsi di disgrazie.
Giulia Marconi, maestra nella 5 femminile, nel 1950-51 vuole che le sue 29
alunne siano impressionate:
Onde evitare la dilagante piaga degli incidenti ed ottenere tra le alunne una educa-
zione ed una disciplina stradale ho fatto loro vedere un documento fotograco pub-
blicato dal Giornale di Brescia. Era fotografato un bimbo miseramente nito sotto
un pesante veicolo mentre attraversava la strada nellatto di rincorrere la palla.
Lingresso e luscita dei bambini dalla scuola incominciano ad essere rischio-
si. La scuola organizza gruppi di insegnanti e alunni che a turno le sorvegliano:
Per regolare il traco in vicinanza delle scuole e dellasilo entrata in funzione
la pattuglia scolastica riscuotendo la simpatia della popolazione scrive nel 1957-
58 la maestra Aurelia Pelizzari della classe seconda maschile.
Nella seconda met degli anni Sessanta il paese ha acquisito i tratti del benes-
sere. Cos la descrive il maestro Luciano Paganotti, nella premessa al suo Piano
di lavoro per lanno 1966-67:
Da due anni insegno a Castrezzato. un paese di circa 3.800 anime, con belle piaz-
ze, strade ampie e asfaltate, una bella chiesa e con una bella corona di ridenti villette
di nuova costruzione alla periferia. Anche le case vecchie sono per la maggior parte
rinnovate e molte hanno buoni servizi igienici. Non mancano nemmeno i negozi
ben forniti. Tutto ci conferisce al paese una certaria di benessere e signorilit, non
dico di ricchezza, perch il paese in fondo un paese povero che vive soprattutto dei
frutti della terra, e dei guadagni degli operai edili che tutti i giorni lasciano le loro
case per recarsi al lavoro a Milano. Anche molte donne, ragazze e sposate, lasciano
la famiglia ogni giorno per il lavoro. Comunque, pur vivendo quasi tutti del proprio
lavoro, sono molti coloro che con sacrici hanno costruito la propria casa con molte
comodit moderne: pochissimi sono i veri indigenti.
Nonostante questo decoroso benessere, il livello dellistruzione molto basso: il paese ha
pochissimi laureati, pochi diplomati e non sono neppure molti coloro che, al di sopra
dei 15-16 anni, hanno avuto la possibilit di frequentare scuole oltre le elementari.
Giorni di festa
Come si gi visto, spesso i tempi della comunit non coincidevano con quelli
del calendario scolastico. Il fenomeno si manifestava anche in occasione della cele-
brazione di alcune ricorrenze molto care alla popolazione e legate alla liturgia cat-
tolica, che tuttavia non erano previste fra i giorni di sospensione delle lezioni.
Mentre la scuola solennizzava con la vacanza una serie di numerose festivit
sia religiose che civili (compresi i giorni di nascite, morti e compleanni nella fa-
13
Purtroppo la richiesta allarchivio Rai di ulteriori informazioni sulla trasmissione non ha dato risultati.
i i i i r i a r r o o i i i a i s i i i i i r i a r r o o i i i a i s i
::: ::,
miglia reale, senza contare i fasti del regime durante lepoca fascista) le famiglie
osservavano le feste della tradizione: i Tridui e lultimo giorno del carnevale (ce-
lebrato come festa religiosa), il giorno di San Faustino a Chiari e quello di san
Gottardo a Trenzano oltre che il giorno dei defunti, tanto che talvolta il diretto-
re didattico acconsentiva a concedere giornate straordinarie di vacanza (che ve-
nivano recuperate nei giorni di pausa infrasettimanale) per evitare di trovare la
scuola deserta.
Fin dal 1883-84, i sacri Tridui, dedicati alla celebrazione dei defunti, fanno
registrare assenze straordinarie. La maestra Teodora, in prima femminile scrive:
Gennaio. Il giorno 26 tante assenti essendo il giorno dei Tridui.
Mafalda Provaglio, insegnante nella terza maschile nel 1935-36: 15 febbraio.
Giorno di San Faustino. Nonostante io abbia raccomandato di venire a scuola
molti si sono recati a Chiari per la tradizionale era.
Il 2 novembre del 1939 il maestro della terza maschile annota: 14 assenti. Molti
bambini sono andati con i loro genitori al cimitero e il 6 febbraio: Ultimo giorno
di carnevale, sagra in paese con sacre funzioni. I bambini disertano laula.
Nel 1951-52, il maestro della prima maschile, Pietro Festa:
Gennaio. I giorni 28 e 29 non ho avuto un bambino a scuola pur non essendo vacan-
za uciale. Il paese ha onorato in detti giorni i morti con solenni funzioni in chiesa
per cui era come se fossero giorni festivi [] 26 Febbraio. Marted non un bambino
in classe, ultimo di carnevale e visita del vescovo.
Il mancato rispetto per il calendario scolastico incominciava per ad essere
trattato con minore indulgenza dagli insegnanti n dal 1948-49, quando il mae-
stro Carlo Bondioli, in quarta maschile, annotava:
4 maggio. S. Gottardo. Nel paese vicino di Trenzano vi sono grandi festeggiamenti
per la ricorrenza della festa del patrono. Gli anni scorsi molti alunni disertavano la
scuola per recarvisi, questanno, in seguito a serie raccomandazioni non si ripetuto
il fatto: tutti gli alunni sono presenti alle lezioni.
Nel 1958-59 la maestra Ada Bondioli scriveva: 26 27 gennaio: i tridui. I sa-
cerdoti dicono ai bambini che debbono fare vacanza, noi insegnanti invece li am-
moniamo anch vengano a scuola. Chi devono ascoltare?. Il maestro Pasolini,
nel 1959-60, sottolineava con un certo fastidio che in questo paese invale labi-
tudine di venire a prelevare i bambini per i servizi funebri o di nozze.
Sul registro della seconda femminile del 1964-65, troviamo inne lannota-
zione: 25 gennaio. I tridui, ma le alunne sono quasi tutte presenti.
Ulteriore motivo di assenza dalla scuola era la cerimonia delle prime comu-
nioni, nella primavera di ogni anno, che si svolgeva di gioved e coinvolgeva non
solo comunicande e comunicandi, bambini e bambine delle prime elementari,
ma lintero paese. Per i ragazzi la festa continuava con unescursione e una me-
renda al sacco a base di uova e salame. Ne riferisce il maestro Abele Magoni, nel
registro del 1929: 29 aprile. Ieri scolaresche, insegnanti balilla e piccole italiane
hanno voluto rendere pi imponente la cerimonia delle prime comunioni con
una processione per il paese con canti e poi messa dopo pranzo passeggiata abi-
tuale di svago e istruttiva perch i bambini hanno potuto osservare il risveglio
della campagna, e in quello del 1941: 17 aprile. Pochissimi alunni sono presenti
a scuola. ormai consuetudine che il giorno della 1 Comunione tutti vadano
in passeggiata sul monte Orfano accompagnati dai sigg. Curati.
Nel 1965 la tradizione era ancora viva, tanto che la maestra Moretti, della
prima mista, scriveva: 22 aprile. Oggi sono state celebrate le prime comunioni.
Dopo la cerimonia tutti i bambini sono andati con il parroco sul monte di Coc-
caglio come tradizione.
i i i i r i a r r o o i i i a i s i i i i i r i a r r o o i i i a i s i
:: ::,
Che bello nel campo a piedi scalzi. Parole dei bambini
Le testimonianze dirette della voce dei bambini sono i rarissimi compiti in
classe rimasti casualmente nelle pagine dei registri. Si tratta di piccoli temi, pro-
dotti in occasione della prova di italiano scritto per gli esami di riparazione, che
si svolgevano poco prima dellinizio del nuovo anno scolastico e che riguardava-
no gli scolari che senza avere meritato la bocciatura non avevano raggiunto
la sucienza in tutte le materie al momento dello scrutinio o dellesame al ter-
mine delle lezioni.
Su fogli di quaderno giallini, dove le scritture ancora un po faticose sono
tracciate a inchiostro nero, calano i vigorosi segni di matita colorata delle corre-
zioni dei maestri.
Nei testi troviamo la coniugazione del verbo avere scritta con laccento al posto
della lettera acca, una forma diusa in passato che nella scuola elementare si pro-
lung no agli anni Cinquanta. Quanto al lessico, i bambini chiamano babbo
il padre, secondo un uso del tutto inconsueto nelle nostre campagne e che deve
piuttosto far pensare allimitazione della lingua scritta appresa a scuola dai libri,
in cui vigeva il toscanismo. La parola granoturco, invece, era comunemente
usata allora per designare quello che ormai chiamato mais.
Va osservato che i maestri hanno scelto per le prove temi vicini allesperienza
diretta dei bambini. Anche per questo, nonostante la loro natura di compiti scola-
stici, il loro esiguo numero e lassenza di sistematicit della raccolta, la realt della
vita che i ragazzini conducono in famiglia e in paese irrompe nei componimenti.
Sotto il titolo: Come ho passato le vacanze, i testi orono qualche preziosa
immagine dellestate, stagione assente nei registri, muti a scuola chiusa.
Lesame di riparazione di quinta elementare lultima tappa scolastica da su-
perare per Anna e Irma. Anna nata nel 1929, nel settembre del 1940, quando
scrive questa pagina, ha dunque 11 anni. Irma invece sta gi per compierne 13.
Entrambe si trovano alla soglia della vita adulta, luna destinata alle incombenze
domestiche e laltra alla fabbrica, lo stabilimento del tabacco, che rappresentava
un nucleo fondamentale delleconomia del paese. Scrive Anna:
Io ho passato le vacanze a casa studiando e lavorando. Ero sola e non potevo tanto
giocare perch non ho pi nessuno a casa che pensi a mio babbo ed allora bisogna
che tutte le cose le faccia da sola, perci non posso tanto giocare. Per qualche cosa
le mando a mia sorella e pensa lei, speriamo che il Signore ci pensi un pochino anche
lui ad accomodare le robe. Per le vacanze non le passate tanto male, e speriamo di
essere promossa almeno agli esami, e cos potr servire mio babbo, altrimenti come
farebbe a vivere da solo senza nessuno che pensi a lui! Io mi prometto di diventare
brava, e buona, servizievole a mio babbo.
Irma invece ha unaltra prospettiva:
Io le vacanze le passate molto bene a casa di mia nonna. Quei due mesi che sono
stata da mia nonna sono stata contenta e pure lei stata contenta perch non le pa-
reva vero di vedermi l. Ma le avrei passate meglio se non fossi stata ammalata e se
non avessi pensato agli esami. Io quando sono andata da mia nonna preso la car-
tella per poter studiare un po e per fare un po di compiti. Ora spero di essere pro-
mossa perch ormai sono alta, tredici anni e lanno venturo la mia mamma vuol
mandarmi allo stabilimento del tabacco per guadagnare e per essere di aiuto a mio
padre che una cos numerosa famiglia.
Altri componimenti mostrano ancor pi chiaramente che vacanza non signi-
cava allora se non libert dalla scuola e quindi, per la maggior parte dei bambi-
ni, giornate trascorse ad aiutare nel lavoro dei campi. Cosa che a qualche bam-
bino doveva apparire irresistibilmente pi gradita che la frequenza a scuola. Cos
sembra leggendo il compito di Mario, datato 4 ottobre 1949:
Le vacanze le passate bene a casa. Ogni giorno andavo nel campo con il mio bab-
bo a lavorare. Rastrellavo il eno, raccoglievo il granoturco. Che bello a correre nel
campo a piedi scalzi! Facevo pascolare la mucca e facevo lerba ai conigli. Tutte le
mattine andavo a servire la messa. Poi studiato bene.
Nel 1953 il tema svolto da Giuseppe ci fa apparire un mondo in cui ancora
la scuola viene considerata una parentesi, se non un fattore di disturbo, rispetto
allimpegnativa vita del contadino:
Appena nito le scuole, senza essere stato promosso, sono andato in campagna ad aiuta-
re i miei genitori a mietere. Poi mi sono ammalato e dovuto farmi operare di appen-
dicite. Trascorsa la convalescenza aiutato i miei genitori a nire la enagione. Quando
avevo un poco di tempo libero mi preparavo agli esami di riparazione. Qualche volta
giocavo con i miei compagni. Quindi venuta la raccolta del granoturco. Ho studiato
ancora e spero di essere promosso perch cos sar libero dagli impegni scolastici e po-
tr aiutare i miei genitori che hanno tanto bisogno di lavoro nei campi.
La vita della campagna un soggetto su cui i maestri fanno scrivere gli sco-
lari, che del lavoro dei campi si sentono addirittura esperti. Quello lorizzonte
loro prossimo, anche durante la guerra.
c ui n i i i o x i i c a xi o a i i i o i s c a i z i . i a i o i i o i i n a xn i x i
::o ::;
In questi anni di guerra si mangia pane e uva. Il 16 settembre del 1943 a
pochi giorni dalla data del tragico armistizio Antonietta era sui banchi di scuo-
la per lesame di riparazione di italiano e scriveva quella frase svolgendo il tema:
Parla delluva. Siamo nel mese della vendemmia, infatti, e la bambina la de-
scrive: Io visto i contadini a raccogliere questo dolce frutto e sono contenti,
cantano le belle canzoni perch per loro un giorno di festa. Nella medesima
occasione, Vincenzo risponde invece alla consegna: Parlate della raccolta del gra-
noturco. Per lui si tratta di raccontare qualcosa che conosce molto bene e che
pu descrivere in prima persona:
Io un campo di granoturco. L raccolto il 5 agosto. L portato a casa col carro e
l messo sotto il portico. Dopo l spogliato bene. L sgranato con le mani, i mar-
gatelli li messi sul enile. Dopo il granoturco l dato al mugnaio per macinarlo.
Dopo il mugnaio mi portato la farina per fare la polenta. Dopo un po di grano
l portato al Consorzio Agrario di Rovato. Dopo quelli della consegna lo dispensa-
no alla gente povera.
A margine, osserviamo che una logica tanto ferrea e una conoscenza tanto si-
cura del ciclo del raccolto purtroppo non bastarono al piccolo agricoltore a meri-
tare la sucienza e siamo costretti a chiederci: che cosa valeva la scuola in quegli
anni di guerra per chi poteva contare su un campo di granoturco?
Battista era meno fortunato, e quel giorno scriveva: Io non ho la grazia di
avere il campo per raccoglierlo il granoturco.
Lorenzo in classe a compitare il suo tema, ma probabilmente pensa che il
suo posto sarebbe altrove, insieme ai fratelli:
In settembre noi contadini raccogliamo molto granoturco. Come questa mattina il
babbo e anche i fratelli sono a raccogliere il granoturco [] un po lo mettiamo via
noi per mangiare e laltro lo diamo al consorzio.
Mario, inne, scrive:
I contadini vanno a raccogliere il grano con i buoi e col carro. E lo tagliano dalla sua
pianticina. Vanno anche i bambini con il loro babbo. I poveri vanno a raccogliere
quello che hanno lasciato.
Restano altre poche pagine nelle quali ancora si intuisce il contorno delluni-
verso in cui i bambini della scuola erano calati.
Il 29 settembre 1948 ai bambini di terza che si presentavano agli esami veniva
chiesto di parlare di Una lieta giornata. Per uno di loro fu il giorno di un ma-
trimonio, al quale partecip mangiando, come lui stesso annota, pollo anitra e
coniglio. Per un altro la giornata lieta quella trascorsa a Brescia, in visita dalla
sorella, che aveva preparato un bel pranzo. Un terzo descrive il viaggio a Varese,
a casa di parenti: Finito di giocare il mio babbo mi ha chiamato perch doveva
venire a casa perch doveva andare in campagna.
In quella circostanza, i componimenti di due bambini di seconda elementare
hanno invece per titolo: Parla dellanimale che pi ti piace. Entrambi scelsero
il cavallo. molto intelligente, tira il carretto, veloce. Il cavallo quadrupe-
de e erbivoro. Ha carne molto saporita, ama il suo padrone, tira laratro, vive in
stalla scrive Andrea. E Silvano: un animale che corre velocissimo. Serve ai
contadini a lavorare nei campi.
c ui n i i i o x i i c a xi o a i i i o i s c a i z i . i a i o i i o i i n a xn i x i c ui n i i i o x i i c a xi o a i i i o i s c a i z i . i a i o i i o i i n a xn i x i
:: ::,
La mia scolaresca faceva a me concepire molte speranze
La voce dei maestri
Dai due, maestra e maestro, che nel 1862 seguivano pi di duecento bambini,
arriviamo nellanno scolastico 1970-71 a 17 insegnanti per circa 400 alunni.
Fra loro Elisa Metelli, Alma Facchetti, Tatiana Bresaola, Pasqua Garbellini so-
no gi da anni nella scuola di Castrezzato, mentre lunico ad esservi entrato pri-
ma della nascita della Repubblica Giuseppe Bruschi.
Attraverso i dati e le annotazioni che riempiono i documenti scolastici emer-
gono anche i li delle biograe dei maestri e dei loro intrecci nella comunit che
intorno alla scuola elementare del paese si andata raccogliendo nel corso di un
secolo della sua esistenza. La scuola elementare ebbe sempre un forte gruppo di
insegnanti del luogo.
Padri e madri, gli e glie, fratelli e sorelle si sono alternati o incontrati nel-
le aule della scuola elementare anche nei panni di maestri, al punto che si ritro-
varono ad insegnarvi nello stesso anno il maestro Carlo Bondioli, con la moglie
Ada e la glia Milena.
Di se stessi e della loro esperienza, per, gli insegnanti hanno lasciato nei re-
gistri ben pi che i dettagli informativi, anche se talvolta di per s illuminanti
della loro condizione umana, come la semplice annotazione del 1909 del mae-
stro Antonio Foresti: Aprile: il giorno 11 e 12 ottenni vacanza per la morte di
mia glia.
Dati e notizie riportati nei moduli sono raccolti rispondendo a un dovere di
registrazione imposto ai maestri nella scuola pubblica. Da verbalizzatori della vi-
ta scolastica, diventano per testimoni e anche interpreti del mondo che passa
davanti ai loro occhi.
I registri siano costantemente mantenuti con esattezza; e ci non solo per lobbe-
dienza che il maestro deve alle superiori prescrizioni, ma perch i giovani sappiano
come ogni loro portamento sia notato, e i genitori abbiano autentico documento
della condotta dei loro glioli nella scuola
1
.
Con questa disposizione emanata al tempo della nascita della scuola elemen-
tare in Italia, si avvia limmensa opera di scrittura con cui maestre e maestri han-
no compilato una storia della scuola giorno per giorno.
Consapevoli di compiere un atto pubblico di registrazione, non sfuggono allo
stile del diario, dellappuntamento con il riepilogo del proprio operato, con il sunto
degli eventi quotidiani di cui sono loro stessi attori insieme ai bambini, e quindi con
linevitabile riessione che ne segue. Spinti perci tanto dalla consuetudine con la
scrittura quanto dal contatto con linfanzia sempre ardente degli scolari, niscono
per riversare nelle pagine dei registri il calore della propria esperienza
2
.
Leggiamo nella Relazione Scolastica Finale del 31 agosto 1900 al sindaco
scritta dalla maestra Santina Sala:
Fin dal principio dellanno maccorsi che la mia scolaresca faceva a me concepire mol-
te speranze per quello che rietteva le buone qualit intellettuali. E queste io cercai
di svolgere ed educare con i metodi che la pratica e le ultime istruzioni ministeriali
additano per migliori.
Quando poi, con il testo unico delle leggi sullistruzione elementare e relativo
regolamento generale del 1928, nel Giornale della Classe fu inserita la sezione
della Cronaca e osservazioni sulla vita della scuola, fu inaugurato il costume
della registrazione pi particolareggiata.
Vero che nella seconda di copertina degli stessi registri era riportato il brano
della circolare 8 aprile 1929 con cui lallora ministro Belluzzo raccomandava:
Giover da ultimo che gli insegnanti nel formulare la cronaca e le osservazioni sul-
la vita della scuola, si attengano ad una rigorosa sobriet, omettendo cio tutti quei
particolari che non appaiono strettamente necessari o che non abbiano spiccata at-
tinenza con la funzione scolastica.
Al quale sembra rispondere per, con lannotazione che troviamo nel registro
della terza femminile del 1932-33, la maestra Clementina Todeschini:
17 maggio. Piena libert si dovrebbe avere nella compilazione della cronaca se questa
vuole essere quale veramente si desidera e tale che anche a distanza di tempo possa
essere letta con piacere.
Fra i temi ricorrenti, il rientro a scuola e il contatto con la classe. Nel 31-32
la maestra Ada Provaglio: il primo anno che insegno in una terza. Nel 1939-
40 il maestro Franchini: Rivedo con piacere i miei piccoli dello scorso anno.
Sono diventati pi alti. Nel 1951-52, il maestro Pietro Festa:
1
Ispettore Angelo Fava, Programmi per la scuola elementare annessi al Regolamento 15 settembre
1860, Avvertimenti generali, in E. CATARSI, Storia dei programmi della scuola elementare (1860-1965),
Firenze, La Nuova Italia, 1990, pp. 198-199.
2
La particolare natura letteraria dei registri di scuola ormai da anni oggetto di ricerche e di studi.
Fra i molti, quelli di Quinto Antonelli presso il Museo Storico in Trento.
i a xi a s c o i a i i s c a i a c i va a xi c o x c i i i i i xo ir i s i i i a x z i
::c :::
la prima volta che insegno in una classe prima ed allinizio dubitavo della mia pos-
sibilit di riuscire ad ambientarmi, ma ora mi sto ricredendo le ore di scuola mi pas-
sano in un lampo ed un divertimento seguire lo sviluppo di questi germogli.
Nel 1963-64 il maestro Stefano Tramonte:
il secondo anno che mi trovo ad insegnare lontano dalla mia terra, in un paese
diverso dal mio e con bambini che hanno un modo di pensare e di esprimersi pure
diverso, ma mi vado abituando alla loro forma mentis
I maestri e le maestre non lasciano fuori dallaula emozioni e sorprese che ri-
guardano la vita privata: ugualmente sui loro registri annotano eventi del tutto
personali. Nel 1961-62 una maestra: 5 marzo. Tutte le alunne mi hanno fatto
gli auguri perch oggi compio gli anni. Nel 1962-63 un maestro:
8 dicembre. Ieri per motivi di famiglia ho assentato da scuola. Oggi cos intensa la
mia gioia che non posso non darne il motivo. Infatti la mia cara moglie mi ha reso
padre felice di una adorata glia alla quale verr imposto il nome di Laura.
Oppure esprimono in forma personale argomentazioni didattiche. Nel 1963-
64, il maestro Martinelli Paolo: 29 aprile. La scrittura con linchiostro richiede
agli alunni un impegno non indierente [] Perch non potrebbero adoperare
una penna a sfera?.
Qualcuno si lascia andare a considerazioni politiche:
23 aprile 1948. Ringraziamo anche il buon Dio che il periodo elettorale passato
calmo e tranquillo e che ora lordine e la disciplina regoleranno ancora la vita e le
opere degli italiani.
Alla vigilia della elezioni amministrative:
19 novembre 1964. Spiego il motivo delle giornate senza scuola, senza aiuto della
maestra. Raccomando alle piccole di pregare anch il nostro paese abbia un Sin-
daco, bravo, buono, serio, onesto e lavoratore per il bene di tutti.
Poco dopo linizio dellanno scolastico 1962-63, la maestra Giulia Marconi
ricoverata in ospedale e muore, mentre la scuola chiusa per le vacanze di Natale.
Tutta la scuola ne scossa e la ricorda con una messa il 5 gennaio. Sul registro del-
la classe prima maschile il collega Daniele Suardi ne fa un toccante necrologio:
4 gennaio. Oggi, appena giunto in sede, ho appreso la ferale notizia, con sorpresa e
profondo rincrescimento, dellimprovvisa scomparsa della insegnante signorina Mar-
coni Giulia. Non mi sembra vero. Ancora mi sembra di vederla assidua e sorridente
verso le sue alunne e verso i colleghi. La scuola di Castrezzato, noi tutti ne sentiamo
e ne sentiremo la mancanza. Addio, buona e premurosa collega, addio. Il buon Dio
sapr ripagarla, come nessuno mai, della sua lunga ininterrotta ed ecace opera edu-
cativa a vantaggio della nostra giovent.
Cos, anno dopo anno, mentre le loro annotazioni seguono levoluzione della
societ e dei tempi, il prolo di ognuno si manifesta meglio.
Dai registri pu emergere qualche ritratto.
Carlo Bondioli, nato nel 1900, insegn a Castrezzato dal 1919 al 1965. Ma fu
nella scuola elementare anche bambino. Fra i documenti conservati, il suo nome
compare nel registro degli esami di compimento della classe terza maschile della
maestra Simplicia Frialdi nel 1909. Prima di andare in pensione ricevette la me-
daglia doro del ministero della Pubblica istruzione
3
, evento ricordato dallinte-
ra comunit del paese. Al termine della carriera, nel 1964-65, al registro, sia il
primo che lultimo giorno di scuola, che ada le sue considerazioni:
1 ottobre gioved. Laula bella, ampia, spaziosa e ben illuminata. In luogo dei soliti
banchi vi sono i tavolini monoposto con sedie. Sono allultimo anno della mia car-
riera ed il primo anno che mi trovo in questaula tanto confortevole [] 16 Giu-
gno mercoled: Chiudo cos lultimo dei 46 anni del mio insegnamento iniziato il 1
ottobre 1919. Quale amarezza lasciare per sempre la scuola! Quelle aule, quei banchi
a volte silenziosi a volte echeggianti di voci allegre di bimbi; luoghi cos familiari e
tanto cari che mi hanno ospitato per la maggior parte della mia vita; dove ho edu-
cato alunni di due generazioni. In questo momento vi ho presenti tutti cari alunni e
vi saluto con tanto aetto. Col prossimo 30 settembre sar collocato a riposo Ri-
poso! Come mi suona male questa parola!
Abele Magoni fu instancabile cronista degli eventi del regime fascista di cui
appariva fervente sostenitore. Partecip alla prima guerra mondiale, come scri-
veva nel 1928: 3 novembre. Lezione sul decennale della vittoria, con racconti
veri, avendo linsegnante partecipato alla guerra.
Giovanni Magoni (solo omonimo del precedente), nato a Castrezzato, fre-
quent da alunno la prima classe nella vecchia sede delle elementari in via Torri,
3
Cfr RD 26 aprile 1928, n. 1297 e successivi aggiornamenti: 388. Ai direttori ed ai maestri che ab-
biano compiuto 40 anni di servizio, qualicato almeno buono, o che abbiano conseguito le pensioni
od assegni di benemerenza, di cui agli artt. 389 e 390, conferito il diploma di benemerenza di pri-
ma classe, indipendentemente dal limite stabilito dallarticolo precedente.La relativa proposta fatta
dal provveditore in qualsiasi periodo dellanno.
i a xi a s c o i a i i s c a i a c i va a xi c o x c i i i i i xo ir i s i i i a x z i i a xi a s c o i a i i s c a i a c i va a xi c o x c i i i i i xo ir i s i i i a x z i
::: ::,
nel 1934, con la maestra Elisa Eloni e ricorda il solenne trasloco nella nuova sede
scolastica lanno successivo. Prese la maturit classica al liceo Arnaldo a Brescia
e nel 1949 si iscrisse alla facolt di legge dellUniversit di Milano. Fu per man-
tenersi agli studi che inizi la carriera di maestro, abbandonata negli anni Ses-
santa per la direzione delle scuole regionali di formazione. Le sue annotazioni sui
registri della scuola sono sempre anticonvenzionali, come questa, del 1963: 31
ottobre.Visita al cimitero. impossibile che i bambini partecipino sentitamente
a queste manifestazioni ed crudele pretenderlo, e ogni anno si chiudono con
la formula ironica: melanconiche riessioni di un maestro di campagna!.
Nelle cronache dei maestri si ricostruisce anche il loro lavoro fuori dallaula:
riunioni, aggiornamenti, conferenze. Dopo la seconda guerra mondiale le autorit
scolastiche li investono della necessit di una riconversione educativa. Fra i registri
del 1947-48 si trova una circolare dellispettore scolastico don Virginio Girelli:
ho insistito in modo speciale sulla funzione educativa della scuola in questo tor-
mentoso dopoguerra, sui doveri gravi che incombono agli insegnanti quali arteci
principali della ricostruzione nazionale. [] Tutto questo si dice dolorosa eredit
della guerra ed io aggiungo frutto di una educazione per tanti anni errata perch su-
perciale apparente non plasmatrice di carattere, formata soltanto da parate religio-
se o meglio di ubriacature patriottiche e nazionali delle quali noi stessi educatori ci
siamo lasciati trascinare.
I maestri riprendono a fare la scelta per il libro di testo, una pratica da cui
erano stati esentati con la legge del 1929 sul libro di testo unico; partecipano al-
le conferenze di aggiornamento pedagogico promosse nel Bresciano soprattutto
nellambito della cultura cattolica; aderiscono ai primi scioperi della categoria.
Il maestro Giuseppe Bruschi, entrato nella scuola ventenne come supplente
in una prima femminile nel 1940, nel dopoguerra fra i maestri quello che da
ci che leggiamo nei suoi registri sembra vivere con pi entusiasmo lo spirito
della ricostruzione. Abbonato alla rivista La tecnica della Scuola, mette in pra-
tica in classe il metodo democratico dellautogoverno
4
con il lavoro di squadra.
Nel 1964-65 annota:
26 novembre. I genitori si fanno vedere di rado, essendo impegnati in millle occu-
pazioni. Tengo viva la cooperazione scuola-famiglia approttando di casuali incontri
per la strada o recandomi personalmente presso le famiglie. Sono sempre ricevuto
con gioia e il discorso cordiale e amichevole.
Nel 1970-71 ormai un veterano della scuola e proprio per la ducia di cui
gode gli viene adata la classe pi problematica: Ho accettato [] Spero di
riuscire nel mio intento, mettendo a loro disposizione il mio cuore di padre e la
mia esperienza di insegnante. Castrezzato il suo paese e una realt che ha visto
crescere insieme alla sua storia di uomo e di maestro.
I giovani maestri degli anni Sessanta, invece, spesso provenienti da fuori del
Comune, nellintraprendere il loro compito si preggevano di studiare il contesto
sociale ed economico del paese. Questo lambiente in cui vivono i miei alunni e
questo ambiente deve essere la piattaforma da cui partir ogni mio insegnamento
se vorr che essi mi seguano e capiscano e che le mie parole non siano solo suoni
scriveva il maestro Luciano Paganotti nel piano di lavoro del 1966-67. necessa-
rio perci scrive la maestra Giuliana Frizzera nel 1970-71 che per stendere un
piano di lavoro analizzi lambiente in cui vivono gli alunni, perch la mia attivit
scolastica sar legata strettamente alla realt concreta e pi vicina a loro.
4
Formulato dalla pedagogia che ispirava i programmi del 1945.
i a xi a s c o i a i i s c a i a c i va a xi c o x c i i i i i xo ir i s i i i a x z i i a xi a s c o i a i i s c a i a c i va a xi c o x c i i i i i xo ir i s i i i a x z i
:: ::,
Appendice. Organizzazione della scuola elementare
e provvedimenti legislativi connessi
La scuola elementare istituita nel Regno dIta-
lia nel 1860 estendendo la legge Casati appro-
vata nel Regno di Sardegna nel 1859, fu gesti-
ta esclusivamente dai Comuni no al 1911,
quando pass allamministrazione dello Sta-
to. Vi accedevano maschi e femmine al com-
pimento del sesto anno det, durava quattro
anni, ma era obbligatoria solo per i primi due
no al 1877, quando si innalz lobbligo ai no-
ve anni di et; nel 1888 vi si aggiunse la 5a; nel
1904 si aggiunse la 6a, che con la 5a divenne
biennio obbligatorio (se non si frequentavano
altre scuole postelementari) e assunse il nome
di corso popolare.
Dal 1923 la scuola elementare fu strutturata in
cinque anni un triennio inferiore ed un bien-
nio superiore. Lobbligo scolastico fu esteso ai
quattordici anni di et, con la prosecuzione
degli studi in quattro tipi di istituti postele-
mentari, fra cui lIstituto magistrale inferiore
da cui si poteva accedere allIstituto magistrale
superiore quadriennale. Con i programmi Er-
mini del 1955, il quinquennio elementare fu
distinto in primo e secondo ciclo (rispettiva-
mente un biennio e un triennio).
Dal 1923, dunque, anche il percorso scolasti-
co di formazione degli insegnati fu completa-
mente riformato. In precedenza, la formazione
dei maestri era regolata dalla legge Casati che
chiedeva agli insegnanti una patente da conse-
guire dopo la frequenza della Scuola normale.
La stessa legge stabiliva listituzione di scuole
normali triennali, ridotte ad un corso bienna-
le per coloro che intendevano insegnare nel
solo corso elementare inferiore. Per accedervi
era necessario sostenere e superare un esame
al quale si era ammessi a 16 anni compiuti, se
uomini, o 15 se donne, in opssesso del titolo
di compimento degli studi elementari.
Nel 1880 De Sanctis, ministro della pubblica
istruzione, riform le Scuole normali: per es-
servi ammessi occorreva avere frequentato, do-
po la scuola elementare, per i maschi le prime
classi del ginnasio inferiore o le scuole tecniche,
mentre per le femmine un biennio preparatorio
femminile (portato a tre anni nel 1889).
La riorganizzazione delle Scuole normali fu
compiuta nel 1896 con labolizione della dif-
ferenza fra patente superiore e inferiore e con
lestensione a tre anni della durata del corso
per tutti i maestri.
Di seguito sono elencati i principali provve-
dimenti legislativi che hanno segnato la storia
della scuola elementare, inclusi quelli che ri-
guardano il diritto di voto e il limite di et per
il lavoro minorile, entrambi correlati alladem-
pimento dellobbligo scolastico.
Programmi
1860. I programmi per la scuola elementare isti-
tuita dalla legge Casati furono annessi al Rego-
lamento 15 settembre 1860 che dettava le nor-
me applicative per la sua attuazione nel Regno
dItalia. Si fondano sullinsegnamento della reli-
gione, della lingua italiana, dellaritmetica.
1878. Con la legge 4442, conosciuta come
legge De Sanctis, la ginnastica diventa materia
obbigatoria nella scuola elementare.
1888. Con il RD n. 5724 furono approvati
nuovi programmi, conosciuti come program-
mi Gabelli. Pongono al centro della loro ela-
borazione il problema del metodo inteso come
predisposizione ad acquisire strumenti per im-
parare dallosservazione e dallesperienza.
1894. Con il RD n. 525 sono approvati i nuo-
vi programmi revisionati ad opera della com-
missione Baccelli.
1905. Con il RD n. 45 sono emanati i pro-
grammi per le scuole elementari prolungate a
sei anni di corso in seguito allestensione del-
lobbligo della legge Orlando.
1923. Con Om 11 novembre 1923 in appli-
cazione RD n. 2185, in seguito alla Riforma
Gentile dellintero sistema scolastico, sono
emanati i nuovi programmi per la scuola ele-
mentare in cinque anni elaborati da Giuseppe
Lombardo Radice.
1929. Con la legge del 7 gennaio n. 8/1929 si
stabilisce ladozione in tutte le scuole elemen-
tari del testo unico di Stato.
1934. DM del 20 settembre 1934, n. 28, sotto il
ministro dellEducazione nazionale Ercole i pro-
grammi della scuola elementare sono modicati
e resi omogenei allideologia del regime fascista.
1939. Emanazione della Carta della scuola
rmata dal ministro dellEducazione nazionale
Bottai, pubblicata il 15 febbraio 1939.
1945. Preparati da una commissione nominata
nel luglio 44 assistita dal professor Wasburne,
ed emanati con DM 9 febbraio 1945, i nuovi
programmi indicano quale compito primario
della scuola quello di contribuire alla rinasci-
ta della vita nazionale. Abolizione del libro di
testo unico per la scuola elementare.
1955. Con DPR 14 giugno 1955, n. 503, r-
mati dal ministro Ermini sono emanati i nuovi
programmi della scuola elementare che reste-
ranno in vigore no al 1985.
Ordinamento e obbligo
1861. Applicazione della Legge Casati (RD 13
novembre 1859, n. 3725) nel Regno dItalia
con Regolamento 15 settembre 1860.
1877. Legge Coppino, Introduzione dellob-
bligo per il triennio della scuola elementare
(L. 3968).
1878. Legge di nanziamento per ledilizia
scolastica per listruzione obbligatoria (RD
4460).
1903. Legge Nasi, Nuovo stato giuridico dei
maestri e istituzione della gura del direttore
didattico (L. 45).
1904. Riforma scuola elementare Legge Or-
lando (L. 407), con prolungamento dellobbli-
go ai 12 anni di et, riduzione della durata a 4
anni; istituzione delle classi V e VI, pagamento
degli stipendi ai maestri da parte dello Stato.
1911. Statalizzazione delle scuole elementari
comunali e istituzione dei patronati scolasti-
ci obbligatori in ogni comune, Legge Daneo-
Credaro (L. 407).
1923. Riforma Gentile. La scuola elementare
strutturata in un quinquennio. Gli studi pos-
sono proseguire con il ginnasio, con listituto
magistrale, con listituto tecnico o con la scuo-
la di avviamento. Lobbligo elevato ai 14 anni
(RD 1 ottobre 1923, n. 2185).
1926. Istituzione dellOpera nazionale balilla
(Onb), con la legge del 3 aprile 1926, Istitu-
zione della pagella scolastica nella scuola ele-
mentare (RD 1615).
1937. LOnb assorbita dalla Giovent italia-
na del littorio (Gil), istituita in seno al Pnf, alla
diretta dipendenza del segretario del Partito.
1955. Con i programmi Ermini la scuola ele-
mentare strutturata in un primo e in un se-
condo ciclo.
1963. Istituzione della scuola media unica ob-
bligatoria e gratuita, legge 31 dicembre 1962,
n. 1859.
1964. Fornitura di libri di testo gratuiti nella
scuola elementare (L. 719).
Formazione insegnanti
1860. Istituzione di Scuole Normali secondo i
criteri della legge Casati.
1876. Legge Coppino sullo status dei mae-
stri elementari con primo aumento stipendia-
le (L. 3250).
1878. Istituzione del monte pensioni per i
maestri (L. 4646).
1883. Nuovo regolamento per le scuole nor-
mali e magistrali (RD 1590 attuativo della ri-
forma De Sanctis).
1885. Stabilizzazione della professione del
a i i i x o i c i
::o
maestro, Testo unico sugli stipendi, la nomi-
na e il licenziamento dei maestri elementari
(RD 3099).
1896. Abolizione della distinzione tra scuola
normale inferiore e superiore, legge n. 293 del
12.7.1896.
1923. Riforma Gentile, nascita dellIstituto
Magistrale.
Suragio
Dal 1882 lavere frequentato la scuola dellob-
bligo signicava, per i maschi maggiorenni,
entrare in possesso del dirito di voto.
In base alla legge elettorale del Regno di Sar-
degna emanata da Carlo Alberto il 17 marzo
1848, estesa dopo lUnit a tutta lItalia il di-
ritto di voto poteva essere esercitato dai maschi
di et non inferiore ai 25 anni, che sapessero
leggere e scrivere e che pagasserro almeno 40
lire di tasse, ovvero disponessero di un reddi-
to medio alto. La legge del 22 gennaio 1882,
n. 999, ammise allelettorato tutti i cittadini
maggiorenni che avessero superato lesame del
corso elementare obbligatorio oppure pagas-
sero un contributo annuo di lire 19,80. Il suf-
fragio universale maschile fu introdotto con la
legge del 30 giugno 1912, n. 666. Lelettora-
to attivo fu esteso a tutti i cittadini maschi di
et superiore ai 30 anni senza alcun requisito
di censo n di istruzione. Per i maggiorenni di
et inferiore ai 30 anni restavano in vigore le
condizioni di censo o di prestazione del servi-
zio militare o il possesso del titolo di compi-
mento dellobbligo scolastico
Al termine del primo conitto mondiale la
legge 16 dicembre 1918, n. 1985, ampli il
suragio estendendolo a tutti i cittadini ma-
schi che avessero compiuto il 21 anno di et
e, prescindendo dai limiti di et, a tutti colo-
ro che avessero prestato servizio nellesercito
mobilitato.
Lavoro minorile
Dal 1902 il compimento dellobbligo scolasti-
co diventa condizione per lassunzione dei mi-
nori da parte del datore di lavoro.
In precedenza, la legge del 20 gennaio 1859 in
vigore nel Regno di Sardegna vietava il lavoro in
miniera ai fanciulli di et inferiore ai dieci anni.
Nel Regno dItalia con la legge n. 3677 del
1866 fu ssata let minima per lammissione
al lavoro negli opici industriali, nelle cave e
miniere a nove anni, a dieci invece nei lavori
sotterranei; solo quando la natura del lavoro
non era confacente al loro stato sico o peri-
coloso e insalubre let minima era prevista ai
15 anni. La legge 19 giugno 1902, n. 242, re-
se obbligatori per i piccoli lavoratori il libret-
to di lavoro e il certicato medico sul libretto
stesso che doveva attestare la buona salute e la
compatibilit allesercizio dellattivit lavorati-
va al quale erano destinati. Inoltre, da questo
documento dovevano risultare i dati anagraci
e ladempimento dellobbligo scolastico. Con
la legge 26 aprile 1934, n. 653, let minima
per il lavoro minorile fu elevata a 14 anni; per
particolari condizioni aziendali, per, tale et
poteva ridiscendere a 12 anni.
La materia fu poi regolata dallart. 37 Cost. e
dalla legge 17 ottobre 1967, n. 977, sulla tute-
la del lavoro dei fanciulli e adolescenti, in ba-
se alla quale i minori possono essere ammessi
al lavoro nel momento in cui hanno concluso
lobbligo scolastico (elevato alla licenza o 15


anno di et) e comunque non prima di aver
compiuto il 15 anno di et.
Indice
, Castrezzato e la sua scuola
Mauro Bizioli
, Premessa
:, Il punto di inizio
:; La storia delledicio scolastico
:o Andare a scuola
,, San Martino
,, Essendo mandriani
,, A turno, come in rotazione, si ammalano
Limperversar del tempo
Luzio dei maestri modesto e pieno di sacrizi
,: Leggere e scrivere
: Il giorno di Santa Lucia
, Fornire di libri, di carta e di altri oggetti di scuola
o Gli esercizi di ginnastica riuscirono sempre graditi agli alunni
,: Malattia e prevenzione
,o Non per allieva. I casi di disagio
:cc Il ritratto del paese
:: Che bello nel campo a piedi scalzi. Parole dei bambini
:: La mia scolaresca faceva a me concepire molte speranze. La voce dei maestri
:: Appendice. Organizzazione della scuola elementare
e provvedimenti legislativi connessi
a i i i x o i c i
Finito di stampare nel marzo 2008
da Staged, S. Zeno Naviglio (BS)