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Crolla il turismo made in Italy, Lorenzo Salvia (2009)

Eravamo il primo Paese ad attirare stranieri. Oggi siamo precipitati al quinto


posto
Diceva lo scrittore Henry Miller che la destinazione di un viaggio non mai una
localit ma piuttosto un modo di vedere le cose. Ecco, come modo di vedere le
cose, l'Italia non piace pi come una volta. Nel 1970 eravamo il primo Paese al
mondo per numero di turisti stranieri. Da molti anni siamo ormai scivolati al
quinto posto, dietro Francia, Spagna, Stati Uniti e Cina. E nel 2020, secondo le
previsioni dell'Organizzazione mondiale del turismo, perderemo altre due
posizioni, finendo dietro anche a Gran Bretagna e Hong Kong. Un declino che
sembra inarrestabile per un settore che da noi vale il 10 per cento del Pil, d
lavoro a due milioni di persone e muove ogni anno 90 miliardi di euro. Non solo
una questione di orgoglio nazionale, dunque. Ma un serio problema economico
che in tempo di crisi potrebbe avere conseguenze devastanti. Perch stiamo
scivolando indietro? In parte, ma solo in parte, non dipende da noi. tutta
l'Europa ad essere in declino: negli anni '80 copriva i 2/3 delle destinazioni
mondiali fra una decina di anni scender al 40 per cento.
Il turismo tradizionale citt d'arte, mare e montagna perde colpi a vantaggio
di quello verde e ambientale, pi in linea con lo spirito dei tempi. E infatti stanno
lievitando mete fino a pochi anni fa di nicchia come la Patagonia, le Galapagos, la
Namibia o la Nuova Zelanda. Ma la responsabilit soprattutto nostra. Una prima
spiegazione poco originale e piuttosto sconfortante che la nostra industria
turistica poco competitiva. Nella speciale classifica del World Economic Forum,
l'organizzazione che ogni anno cura il meeting di Davos, siamo solo al 28/mo
posto. Buoni ultimi nella vecchia Europa a 15, dietro a tutti i nostri potenziali
rivali come Francia e Spagna, che infatti attirano pi stranieri di noi. E superati da
Paesi che non hanno certo nel turismo il loro cavallo di battaglia come il
Lussemburgo. Cosa vuol dire poco competitivi? Lo spiega L'Italia. Il declino
economico e la forza del turismo , una corposa ricerca a cura di Attilio Celant,
direttore del Master in economia e management del turismo dell'Universit la
Sapienza di Roma, e Maria Antonella Ferri, che insegna nello stesso master. I
nostri difetti peggiori secondo il rapporto del World Economic Forum sono le
infrastrutture non sempre all'altezza della situazione (alberghi ma non solo), la
mancanza di un cervello pensante che possa organizzare l'offerta nazionale, e
anche uno scarso utilizzo di Internet, che ormai l'agenzia di viaggio pi
utilizzata al mondo.
Con ordine. Forse una caratteristica che si intona bene con l'immagine dell'Italia
nel mondo, ma l'Organizzazione mondiale del turismo la sottolinea quasi con
orrore. Nel nostro Paese solo il due per cento degli alberghi affiliato ad una
catena internazionale. Una fetta minuscola se paragonata non solo al 70 per
cento degli hotel americani, ma anche al 12 per cento della Spagna, al 18 della
Francia o al 20 della Gran Bretagna. Certo, lo straniero che sceglie l'Italia per le
sue vacanze preferisce la gestione familiare della pensione Maria al super hotel
con mille stanze arredate nello stesso modo a Buenos Aires come a Vienna. Ma se
Maria e i suoi figli accolgono (magari al meglio) chi ha gi deciso di partire, solo

le grandi catene riescono a creare turisti, offrendo tariffe speciali a chi gi


stato cliente dei propri hotel in altri Paesi, oppure puntando sui grandi numeri di
chi viaggia per congressi e fiere. A parlare sono i soldi: la produttivit del
personale che lavora negli hotel italiani bassa. Secondo uno studio della
commissione europea siamo al dodicesimo posto tra i 27 Paesi dell'Unione
Europea con poco pi di 25 mila euro l'anno per addetto.

Quasi la met del Belgio, e ancora una volta dietro ai nostri rivali europei Francia,
Spagna e Gran Bretagna. Altra mancanza secondo lo studio realizzato dai
professori del master della Sapienza la scarsa attenzione a settori specifici
che in tempo di crisi possono garantire la sopravvivenza, come il low cost e i
giovani. In Italia praticamente non esistono i cosiddetti budget hotel, le catene
con servizi spartani e tariffe contenute, che vanno forte in Francia e Spagna. Cos
come sono una rarit gli ostelli della giovent, che magari non porteranno soldi a
palate ma formano i viaggiatori di domani, quei ragazzotti che oggi girano con lo
zaino in spalla e tra qualche anno potrebbero tornare con moglie, figli, e un
portafoglio pieno di carte di credito. Siamo indietro, dunque. E siamo indietro non
solo quando un inglese o un americano atterrano a Fiumicino o alla Malpensa ma
gi prima. Ormai in Europa il 34 per cento delle prenotazioni alberghiere viene
fatto direttamente via Internet dai siti degli hotel, saltando l'intermediazione delle
agenzie. Un modo per risparmiare qualche euro che con la crisi economica e la
filosofia del risparmio che conquista anche i ricchi destinato a diffondersi
sempre di pi. Ecco, in Italia le prenotazioni via Internet sono al 24 per cento,
dieci punti sotto la media europea. Per la semplice ragione che sono pochi gli
hotel che offrono questo servizio: il 60 per cento contro una media europea del
72 per cento. Le bacchettate non finiscono qui.
Lo studio sottolinea come l'Italia spenda per la promozione pi o meno la stessa
cifra degli altri Paesi del Vecchio continente: 160 milioni di euro l'anno contro i
180 della Francia e 170 della Spagna. Solo che pi della met di questa somma
viene assorbita dagli stipendi e dalle consulenze delle strutture che di questo si
occupano. Cos come manca, sempre secondo la ricerca, un coordinamento reale
che promuova il marchio Italia, magari unendo gli sforzi di citt d'arte, mare e
montagna che oggi corrono ognuno per conto proprio e invece potrebbero finire
facilmente nelle stesse campagne e negli stessi pacchetti. Il risultato di questo
triste panorama? Ci aiutano le fosche previsioni del World travel & tourism
council, l'organizzazione mondiale che riunisce i principali operatori del settore.
Tra dieci anni l'Italia rischia di perdere un posto (dall'ottavo al nono) nella
classifica mondiale del Pil del settore turistico, di perdere un altro posto (dal
quinto al sesto) nella graduatoria dei soldi portati dai viaggiatori stranieri. E
addirittura di uscire dalla top ten, oggi siamo ottavi, per gli investimenti nel
settore turistico. Un disastro che non solo offuscherebbe l'immagine di quello che
un tempo era chiamato il Belpaese. Ma che darebbe un colpo forse mortale ad
un'economia gi scricchiolante.

Italia in ripresa nel 2014 ma terza per arrivi


Saranno 55 milioni, rimaniamo dietro Francia e Spagna
L'Italia nel 2014 appare in ripresa come destinazione turistica internazionale,con
un posizionamento competitivo in notevole miglioramento sui mercati d'origine
extraeuropei. Lo dice il Ciset nell'ultima edizione del rapporto Trip - Italia, studio
previsionale sull'andamento dei flussi da e verso l'Italia riportato dall'Osservatorio
nazionale del turismo.
Dal documento emerge, tuttavia, una nota negativa, in quanto la crescita
complessiva degli arrivi stranieri nel nostro paese risulta inferiore a quella
registrata dalle principali destinazioni concorrenti europee. Il rapporto Trip
include, infatti, un'analisi comparata dei trend previsti per l'Italia rispetto a sette
competitor europei, individuati in base alla presenza di un'offerta turistica simile:
Austria e Svizzera per i soggiorni in montagna; Grecia, Spagna e Portogallo
prevalentemente per la vacanza balneare; Francia e Regno Unito in quanto
caratterizzati da un'offerta articolata su pi prodotti. Tutti i paesi considerati
hanno chiuso il 2013 in crescita, anche se con andamenti diversi. Secondo le
proiezioni, Grecia (+5,3%), Portogallo (+5,1%) e Francia (+4,5%) si istingueranno
per i maggiori incrementi nel numero di arrivi da turismo internazionale; Austria
(+2,4%) e Italia (+2,2%) dovrebbero invece registrare gli aumenti pi contenuti.
Per il 2014, si prevede un consolidamento della crescita per tutti gli otto paesi
considerati, escluso il Portogallo (+4,6%); l'Italia dovrebbe registrare un
incremento dell'incoming pari al +3,1%, superiore a quello del 2013 ma sempre
al di sotto dei tassi segnati dalle destinazioni concorrenti.
Secondo le previsioni l'Italia si attester, nel 2014, su un numero di arrivi
internazionali di poco superiore ai 55 milioni, mantenendosi al terzo posto in
Europa dietro la Francia (91,4 milioni) e la Spagna (63,3 milioni). La concorrenza
sar particolarmente aspra per le nostre destinazioni balneari, le cui performance
potrebbero essere condizionate da due fattori: le politiche di prezzo aggressive
attuate nei paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo come misura anticrisi
volta ad incentivare l'economia attraverso il turismo; il recupero di competitivit
delle destinazioni nordafricane. Un simile contesto competitivo rischia di
penalizzare le regioni del Mezzogiorno, meno attrezzate a compensare eventuali
perdite estive con un'offerta differenziata per stagione, prodotti e segmenti di
domanda. Appare meno problematica, a detta del Ciset, la situazione sulla fascia
adriatica, grazie anche alla maggiore vicinanza geografica rispetto ai principali
bacini di origine centro-europei. Per quanto riguarda i paesi di origine dei flussi
turistici stranieri verso l'Italia, si osserva una generale stagnazione della crescita e, in alcuni casi, di un vero e proprio calo - degli arrivi dai principali mercati
europei.
Saranno i paesi extraeuropei a sostenere la crescita del turismo internazionale a
livello globale, con ricadute positive sull'incoming italiano. I flussi internazionali
generati fuori dal Vecchio Continente dovrebbero aumentare del 4,6% nel 2014.
Grazie a questi incrementi, gli arrivi extraeuropei nel nostro paese supereranno,
nel 2014, quota 10 milioni, portando a un recupero delle perdite subite tra il 2008

e il 2009. Particolarmente interessante per l'Italia sar, secondo le previsioni,


l'andamento del mercato statunitense, con crescite del del 9,3% nel 2014. Gli
Stati Uniti si confermano al primo posto tra i mercati extraeuropei per il nostro
incoming, con cifre che a fine anno dovrebbero sfiorare i 5 milioni e mezzo di
arrivi. Il Giappone, dal canto suo, pare aver superato le difficolt economiche
causate dall'incidente di Fukushima, tanto che nel prossimo biennio i flussi verso
l'estero aumenteranno del +2,1% e del +1,7%; l'incremento degli arrivi verso
l'Italia dovrebbe toccare quest'anno il +2,7%.
Turismo 2014: +35% cinesi, bene russi e americani 03 gennaio 2014 21:18 Per il
2014 la stragrande maggioranza dei tour operator ottimista: il 71% di essi
stima un incremento delle vendite, il 25% afferma che rimarranno stabili e
appena il 4% sostiene che saranno in diminuzione rispetto al 2013. Ci significa
che ben il 96% degli operatori turistici dichiara che il volume delle vendite
aumenter o rimarr stabile. E quanto emerge dal monitoraggio sulle previsioni
di vendita per il 2014 presso i principali tour operator dei mercati europei e di
oltreoceano condotto da Enit- Agenzia italiana del Turismo e reso noto oggi. Le
aspettative di crescita delle vendite nel 2014 sono maggiormente diffuse tra i
tour operator di oltreoceano (76%) rispetto a quelli europei (67%). Tra le due
macro-aree, le aspettative di stabilit sono invece pi estese per gli operatori
europei (31%): le persistenti difficolt economiche di diversi Paesi europei
suggeriscono ai tour operator un ottimismo pi cauto. In particolare, tutti gli
operatori di Regno Unito, Portogallo e Olanda sono convinti di aumentare le
vendite per lItalia rispetto al 2013; solo per il Belgio e la Francia vi sono degli
operatori che indicano possibili diminuzioni, mentre per la Svizzera tutti
propendono per la stabilit. Sono particolarmente buone le previsioni 2014
sullandamento dei flussi turistici americani verso lItalia: l86% dei tour operator
si aspettano di incrementare le vendite dal 5% al 10%. Inoltre tutti gli operatori
canadesi interpellati fanno previsioni di vendita in crescita per lItalia, con un
incremento medio del 10%. Tra i tour operator russi intervistati, ben 9 su 10
prevedono di incrementare le vendite della destinazione Italia nel prossimo anno.
Le vendite saranno supportate anche dallaumento dei collegamenti aerei tra
Russia e Italia. Le attivit previste nellambito dellAnno del Turismo incrociato
Italia-Russia includono, oltre ai vari eventi promozionali, una serie di facilitazioni
per il rilascio dei visti. Proseguir anche lanno prossimo linarrestabile
movimento turistico dalla Cina verso lItalia: agenzie e tour operator prevedono
infatti di incrementare le vendite, con stime di crescita importanti che si aggirano
attorno al 35%. Nel mercato turistico cinese hanno prevalenza i viaggi organizzati
per lItalia che includono almeno 2 o 3 paesi europei, con partenza da Pechino,
Shanghai e Canton, principali bacini di domanda. Tra i prodotti turistici vengono
privilegiate le visite alle citt darte, grandi e minori, arricchite spesso dallo
shopping e dallenogastronomia. Gli operatori contattati hanno manifestato
grandi aspettative sullItalia, soprattutto per Expo 2015

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