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RAFAEL PASCUAL

L=EVOLUZIONISMO
NELL=ATTUALE DIBATTITO FILOSOFICO
(pubblicato in Il Cannocchiale, gennaio-aprile 2000, pp. 177-192)

1. Che cos' l'evoluzione


Si pu parlare oggi di evoluzione in un senso pi globale, e riferirla all'apparizione della
vita, la coscienza, il pensiero; o in genere, all'apparizione di un tipo di organizzazione o
di complessit superiore a quello precedente (evoluzione ascendente).
Il dinamismo, anche dell'universo nel suo insieme, la caratteristica della nuova visione
del mondo sorta sia nella biologia, con l'evoluzione delle specie, sia nella cosmologia
scientifica a partire da Hubble (espansione dell'universo) e dalla teoria del "big bang" di
Friedmann e Lematre. Si vuole applicare anche all'apparizione dell'uomo, della
"coscienza", dello spirito, e si vuole applicare ancora alla storia della societ, dei popoli,
della cultura, della scienza (vgr. K.R. Popper parla di una "epistemologia evolutiva").
Qui non entreremo in merito di una visione evolutiva cos ampia e generalizzata, ma ci
limiteremo ad esporre alcune questioni filosofiche che suscita la teoria dell'evoluzione
biologica allo stato attuale delle conoscenze scientifiche in questo ambito.
2. L'evoluzione biologica
Secondo P.P. Grass, "uno dei maggiori biologi contemporanei"1: l'evoluzione biologica
il processo per il quale, nel corso del tempo, si succedettero e si generarono,
modificandosi, le specie vegetali e animali; essa sarebbe la continuit degli esseri viventi
(studiata dall'ereditariet) in una dissomiglianza orientata (nei cambiamenti studiati
dall'evoluzione). Si tratta della "pi vasta e coerente teoria biologica generale" (cf. G.
Montalenti). Essa ritiene, dunque, che la vita si sia evoluta gradualmente, da forme pi
semplici a forme pi complesse, da organismi viventi molto elementari a organismi
viventi molto specializzati. Si oppone al fissismo (e non di per s al creazionismo, se non
quando ambedue si confondono, come spesso si fa), per il quale tutte le specie viventi,
vegetali e animali, sarebbero esistite sempre e invariabilmente come oggi le possiamo
osservare.
3. Il problema dell'evoluzione
Come afferma V. Marcozzi, "Trattando dell'evoluzionismo, si deve distinguere il "fatto",
o fenomeno, dell'evoluzione dei viventi, dalle varie "teorie" che cercano de spiegarlo.
Non sempre si fa tale distinzione, e spesso si identifica il fenomeno con la teoria pi
diffusa, che pretende di spiegarlo: la teoria sintetica o neodarwinistica. E poich questa
non regge, si nega il fatto"2. Infatti, come dice ancora P. Grass, "si pu essere
1

V. MARCOZZI, Alla ricerca dei nostri predecessori, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo
1992, p.7.

V. MARCOZZI, Alla ricerca..., p. 115.

evoluzionisti convinti e rigettare tutte le teorie che pretendono di spiegare l'evoluzione"3.


Ma dall'altra parte " un errore separare il fatto dell'evoluzione [...] dalla teoria o teorie
che tentano di spiegare l'evoluzione", perch "la teoria o le teorie devono spiegare i fatti
come si presentano"4.
Dell'evoluzione come "fatto" non esiste ancora una dimostrazione assoluta, perch si
tratta, dal punto di vista strettamente scientifico, di un evento non controllabile, se non
indirettamente. Gli argomenti (indizi) a favore del fenomeno evolutivo sono soprattutto
quelli paleontologici5, ma si possono addurre anche quelli embriologici, di anatomia
comparata, biochimici e genetici, ecologici e della bio-diversit geografica, ecc.
4. Storia dell'evoluzionismo
Fino al secolo XIX, la posizione degli scienziati era quella del fissismo. Uno dei pi
grandi naturalisti di tutti i tempi, il grande Linneo (1707-1778), al quale si deve in buona
parte la nomenclatura degli esseri viventi, che per questo riceve il nome di nomenclatura
linneana6, diceva: "species tot enumeramus quot a principio creavit infinitum ens".
Anche un altro importante biologo e naturalista, Georges Cuvier (1769-1832), fondatore
della paleontologia7 e dell'anatomia comparata8, si oppose fortemente all'ipotesi evoluzio3 Cf. V. MARCOZZI, Alla ricerca..., p.9.
4

V. MARCOZZI, Alla ricerca..., p. 24.

Cf. V. MARCOZZI, Teorie evoluzionistiche attuali, in *Gregorianum+ 62 (1981), pp. 5254.


6

Carlo Linneo, svedese, stabil come unit fondamentale la specie biologica, la quale
sarebbe designata da due termini latini, i quali stavano come il genere e la Adifferenza
specifica@. Stabil anche una tassonomia generale (regni, classi, ordini; ai quali dopo si
aggiunsero i tipi o phyla e le famiglie, e che si potevano anche dividere con prefissi in
super- o sotto- gruppi).
7

Cuvier propose l=ipotesi Acatastrofistica@, e studi i fossili in un modo scientifico.


ACuvier also applied his views on the correlation of parts to a systematic study of fossils
that he had excavated. He reconstructed complete skeletons of unknown fossil
quadrupeds. These constituted astonishing new evidence that whole species of animals
had become extinct. Furthermore, he discerned a remarkable sequence in the creatures he
exhumed. The deeper, more remote strata contained animal remains--giant salamanders,
flying reptiles, and extinct elephants--that were far less similar to animals now living than
those found in the more recent strata. [...] Although Cuvier's doctrine of catastrophism
did not last, he did set the science of palaeontology on a firm, empirical foundation. He
did this by introducing fossils into zoological classification, showing the progressive
relation between rock strata and their fossil remains, and by demonstrating, in his
comparative anatomy and his reconstructions of fossil skeletons, the importance of
functional and anatomical relationships@ (Encyclopaedia Britannica CD98SV, voce
Cuvier).
8

AIn 1800-05, he published his Leons d'anatomie compare ("Lessons on Comparative


Anatomy"). In this work, based also on his lectures at the museum, he put forward his

nistica proposta da Jean-Baptiste de Monet, cavaliere di Lamarck9. Ma dopo la


pubblicazione di On the Origin of Species di Charles Darwin, nel 1859, s'impose sempre
pi l'ipotesi allora conosciuta come mutazionismo (a ragione della teoria proposta dal
botanico Ugo De Vries), e si diceva che le mutazioni (cambiamenti ereditari) sarebbero
la materia dell'evoluzione, sulla quale si attuerebbe la selezione naturale.
Ma gi dall'antichit possiamo trovare alcuni precursori della teoria dell'evoluzione,
come Anassimandro (s. VI a.C.), il quale sostenne che gli animali si adattano al loro
ambiente, e che gli animali terrestri hanno avuto origine dagli animali marini; anche
Democrito (s. IV a.C), Epicuro (s. III a.C.) esprimevano qualche parere simile in questo
senso. D'altra parte, Lucrezio (s. I a.C.) parlava gi di una lotta dei viventi per l'esistenza.
Aristotele, invece, sostenne il fissismo delle specie viventi.
Nei tempi moderni troviamo anche altri autori che, prima di Lamarck e Darwin avevano
proposto una qualche teoria di indole evoluzionistica: Maillet (1656-1738); Buffon
(1707-1788); Diderot (1713-1784), Cabanis (1757-1808), nei quali possiamo trovare dei
principi trasformisti, ma non ancora una concezione generale della genesi e la storia degli
esseri viventi.
La nozione di evoluzione biologica nasce propriamente negli scritti de Jean-Baptiste de
Monet, cavaliere di Lamarck (1744-1829; cf. Philosophie zoologique, 1809). Secondo
questo pensatore, la trasformazione delle specie (da l il nome di trasformismo) dipende
da due leggi generali: quella dell'uso o non uso, e quella dell'ereditariet dei caratteri
acquisiti. Gli esempi tipici sarebbero il collo lungo delle giraffe, e l'occhio atrofizzato
delle talpe. Il motto di Lamarck sarebbe: "La funzione crea l'organo". Per Lamarck ci
sarebbe sia un'evoluzione ascendente (che porterebbe ai viventi a forme sempre pi
perfette, complesse e sviluppate, con pi organizzazione, pi organi, funzioni e facolt),
sia un'evoluzione adattativa, dovuta a cause accidentali e variabili, soprattutto l'influsso
dell'ambiente: l'organismo vivente reagisce e cerca di adattarsi ai cambiamenti
ambientali.
Nel 1858, due naturalisti inglesi: Charles R. Darwin (1809-1882) e Alfred R. Wallace,
dopo aver fatto dei lunghi viaggi nei tropici, propongono, indipendentemente uno
principle of the "correlation of parts," according to which the anatomical structure of
every organ is functionally related to all other organs in the body of an animal, and the
functional and structural characteristics of organs result from their interaction with their
environment@ (ibid.).
9

ACuvier also argued that the anatomical characteristics distinguishing groups of animals
are evidence that species had not changed since the Creation. Each species is so well
coordinated, functionally and structurally, that it could not survive significant change. He
further maintained that each species was created for its own special purpose and each
organ for its special function. In denying evolution, Cuvier disagreed with the views of
his colleague Jean-Baptiste Lamarck, who published his theory of evolution in 1809"
(ibid.).

dall'altro, una teoria per spiegare la genesi delle nuove specie, sia quelle animali sia
quelle vegetali, per filiazione diretta e continua. Gli individui variano, di questi soltanto
prevalgono i meglio adatti alle circostanze; cos, l'agente che forma le nuove specie la
selezione naturale.
La principale differenza della proposta di Darwin rispetto al "lamarckismo" risiede nel
fatto di fare riferimento soltanto a dei fattori esterni e casuali per spiegare l'origine delle
specie: la lotta per l'esistenza e la selezione naturale. Darwin matur la sua teoria dopo il
suo celebre viaggio intorno al mondo sul vascello Beagle. Darwin segu, applicandola
alla biologia, la teoria geologica dell'attualismo del Lyell (in contrasto con il
catastrofismo di Cuvier), secondo la quale ci sarebbe una successione di cambiamenti
graduali, dovuti ad una lenta evoluzione della terra. In base alle sue osservazioni sulle
variazioni delle specie secondo il luogo geografico, e anche lungo il tempo (nei fossili
dei vari strati geologici), si convinse che le specie si erano dovute evolvere gradualmente
nel corso di ampi periodi di tempo. D'altra parte, avendo letto il Saggio sul principio
della popolazione di Thomas Malthus (1766-1834), applic alle specie viventi il
concetto, applicato da Malthus alle popolazioni umane, della lotta per la sopravvivenza,
nella quale prevalgono gli individui pi dotati, che trasmettono ai discendenti delle
caratteristiche ereditarie in questo senso. Da ci scaturisce un continuo perfezionamento
della specie. Questa lotta per la sopravvivenza sarebbe il principio della cosiddetta
selezione naturale (concetto preso in prestito a sua volta dall'allevamento di piante ed
animali, dove si compie una selezione artificiale da parte dell'uomo).
Darwin si oppone, cos, al fissismo. Le specie variano costantemente, si trovano in
transizione verso forme pi evolute. Le variazioni individuali si accumulano nel corso
delle generazioni successive, e portano gradualmente alla formazione di nuove specie.
Ai tempi di Darwin non si conoscevano le leggi dell'ereditariet, n quelle della
variabilit. Queste furono scoperte dal monaco benedettino Gregor Mendel, nel 1886, il
quale port alla scoperta dei geni, e alla nascita di una nuova scienza: la genetica. Quasi
contemporaneamente, il botanico Ugo de Vries scopriva il fenomeno delle mutazioni,
cio il fatto dell'apparire spontaneo di caratteri nuovi, capaci di essere trasmessi ai
discendenti. Queste mutazioni si devono a dei cambiamenti di geni, ai quali
corrispondono certi caratteri. Su questi cambiamenti si attuerebbe, secondo i darwiniani,
la selezione naturale. L'ambito delle mutazioni fu studiato pi sistematicamente da
Thomas Morgan con i famosi esperimenti sul moscerino Drosophila melanogaster,
pubblicati nel 1911. Nel nostro secolo si riusciti ad identificare i geni come segmenti di
DNA, la cui struttura a doppia elica, scoperta da Watson e Crick, costituisce i cromosomi
che si trovano nei nuclei delle cellule. Nei cromosomi, pertanto, risiede il codice genetico
che determina i caratteri ereditari di ciascun essere vivente. Questo codice si replica nella
divisione cellulare, e tende verso la stabilit, sebbene possa dare luogo a "errori di
trascrizione", i quali spiegano le mutazioni.
All'inizio, la teoria delle mutazioni provoc una crisi del darwinismo, perch era messo
in discussione il gradualismo evolutivo (in base alla teoria genetica, sembrava che era pi
giusto parlare di un evoluzionismo per salti). Ma dopo, con l'integrazione della genetica e

la biologia molecolare, si arrivati ad una nuova "versione" della teoria dell'evoluzione,


la quale conosciuta come teoria sintetica, i cui elementi caratteristici sono la
replicazione, la mutazione, e la selezione. Secondo questa teoria, gli organismi variano
per caso, a causa delle mutazioni; i pi adatti alla sopravvivenza e alla riproduzione
prevalgono nella lotta per la vita (selezione naturale). Con questo modo di vedere, si
esclude ogni finalismo, e si ammette soltanto il ricorso al puro caso e alla necessit cieca.
Alcuni dei suoi sostenitori sono: Julian Huxley (Evolution, the Modern Synthesis, 1942),
G.R.S. Haldane, J. Monod (Le hasard et la ncessit, 1970), R. Dawkins (Il gene egoista;
L'orologiaio cieco; Alla conquista del monte improbabile. L'incredibile avventura
dell'evoluzione). La natura procederebbe secondo il metodo dei tentativi ed errori (idea
cara a K. Popper e il suo razionalismo critico). Ma questo non sembra sufficiente per
giustificare lo sviluppo del processo evolutivo. Di per s le mutazioni sono neutre. E in
conseguenza, come osserva V. Marcozzi, "la quantit di mutazione sembra insufficiente a
spiegare l'evoluzione"10.
5. Difficolt della teoria sintetica
In questa teoria si affida l'innovazione al caso, e alla selezione il successo. Ma sembra
assurdo pensare che la variet, ricchezza e complessit delle diverse specie si possa
attribuire soltanto a semplici errori di trascrizione del DNA. Pare impossibile far
derivare una specie da un'altra per successive alterazioni operate esclusivamente dal caso.
Ogni specie vivente rappresenta una composizione armonica, un'unit integrata di
strutture e di funzioni. D'altra parte, la concezione di una evoluzione adattativa, graduale,
sembra in contrasto con i dati di cui disponiamo oggi, che ci presentano dei cambiamenti
molteplici e veloci, con periodi che si alternano di stabilit e di variazione tempestiva
(vgr. i boom biologici di periodi come il Cambriano11). Molte volte mancano totalmente
forme di transizione; piuttosto si percepisce la cessazione di una forma e l'apparizione di
un'altra successiva. Per questo alcuni scienziati parlano oggi del cosiddetto equilibrio
punteggiato (vgr. Stephen Jay Gould, N. Eldredge, Williamson), il quale sostiene che
l'evoluzione sarebbe avvenuta "a scatti".
Secondo N. Eldredge, le specie hanno un'origine, una storia ed una fine, e non una
trasformazione permanente e graduale, come pensava Darwin. Ci sono molte
discontinuit, e molti degli anelli di congiunzione, o non si conoscono ancora, o sono
stati messi in discussione di recente. Sembra che la vita abbia anch'essa un carattere
"quantico", e per questo motivo, discontinuo. Ogni specie ha una sua entit e identit,
appunto, specifica, la quale tende alla preservazione. Le mutazioni genetiche, da sole,
non riescono a spiegare l'evoluzione. Sebbene la genetica sia causa necessaria
10

V. MARCOZZI, Alla ricerca..., p. 24.

11

Riguardo al periodo precambriano (600-700 milioni di anni fa), osserva Marc


McMenamin: AForse l=aspetto pi sorprendente delle faune di questo periodo il
fenomeno della comparsa di molti tipi di animali radicalmente diversi l=uno dell=altro in
un intervallo di tempo assai breve@, e sul periodo successivo: AIl cambriano pot assistere
alla comparsa di nuovi phyla e classi a una velocit che da allora non pi stata
raggiunta@ (cf. V. MARCOZZI, op. cit., p. 17).

dell'evoluzione (perch senza di essa non ci sarebbe la trasmissione dei caratteri mutati),
non sufficiente a spiegarla. Per questo si deve dire che ancora oggi non si conoscono le
cause sufficienti dell'evoluzione, bench se ne conoscano gli effetti. Siamo, cos, ancora
nell'ordine delle congetture al riguardo.
D'altra parte, si pu osservare che, nel processo evolutivo, si segue un ordine inverso a
quello che corrisponde ad un sistema naturale caotico, cio la legge dell'entropia (vale a
dire, la tendenza ad accrescere il grado di disordine). Non sembra che si possa spiegare
questo fatto con il ricorso alla selezione che sfrutta i "passi indietro" di qualche
mutazione vantaggiosa per portare avanti il processo evolutivo (come sosterrebbe J.
Monod). L'ordine non pu essere spiegato dal disordine o dal caos.
Sembra, pertanto, necessario l'appello a certi fattori interni nel processo evolutivo, come
proponeva gi Lamarck. Si pu stabilire un'analogia con l'evoluzione di un singolo
vivente, nelle fasi dell'ontogenesi o nello sviluppo dell'organismo lungo la sua vita. C'
un principio che ordina tutto il processo, il quale non solo materiale (il codice genetico)
ma anche formale (l'anima come principio vitale). Questi fattori interni dovrebbero essere
di tipo causale, e non solo di causalit efficiente, ma anche di causalit finale (cio, di
tipo teleologico). Contemporaneamente, oggi ci sono degli autori che sostengono il
concorso di fattori ambientali nel processo evolutivo (vgr. Berg, Osborn). G. Minelli
afferma che si sono fatti esperimenti che proverebbero l'ereditariet dei caratteri acquisiti:
"la possibilit di un trasferimento di informazioni del soma al germe tutt'altro che
un'ipotesi aleatoria, gi un fatto sperimentato"12.
Il problema che oggi in genere gli scienziati sono un po' contrari al ricorso del principio
di finalit, il che condiziona l'indirizzo della scienza, soprattutto nell'ambito del vivente,
verso il meccanicismo e il materialismo. Ma anche oggi ci sono alcuni scienziati che
propongono il recupero di questo principio nel contesto scientifico13. Infatti, esistono nei
processi evolutivi e nei viventi molti fenomeni che non si possono spiegare ricorrendo al
puro caso: "non si pu logicamente ammettere che mediante una lunga serie di errori e di
cieca selezione si possa giungere da un organismo unicellulare all'uomo"14.
6. Alcune precisazioni
A questo punto, possiamo riassumere quanto stato detto con le parole di S.
Arcidiacono, il quale afferma: "L'evoluzione, in quanto sostiene la trasformazione dei
viventi, teoria scientifica, ma se postula l'eliminazione del finalismo e si oppone al
creazionismo diventa ideologia filosofica e come tale non pu essere accettata"15. In
questo senso, bisogna aver presente che "se ci pu essere opposizione tra evoluzionismo e
12

G. MINELLI, Dai pesci agli albori dell=umanit, Jaca Book, Milano 1985, p. 137.

13 Cf. WALTER HEITLER, Causalit e teleologia nelle scienze della natura, 1967.
14

S. ARCIDIACONO, Creazione, evoluzione, principio antropico, Studium Christi, Roma


1983, p.119.

15

S. ARCIDIACONO, op. cit., p. 119.

fissismo, non c' affatto tra evoluzionismo e creazionismo"16. Infatti, "creare significa fare
dal nulla, e l'essere pu ricevere l'esistenza direttamente nello stadio definitivo (come
sostengono i fissisti), oppure in uno stadio potenziale o virtuale, ricevendo cio la
capacit di trasformarsi (come sostengono gli evoluzionisti)" (ibid). Sembra dunque
legittimo parlare di un creazionismo evolutivo, come fa V. Marcozzi17, senza cadere in
una "contradictio in terminis". In questo modo, l'evoluzione sarebbe simile allo
svolgimento di un progetto o un programma, stabilito e inserito da Dio nella materia e
nella vita.
D'altra parte, siamo dello stesso parere di V. Marcozzi, quando dice che "l'evoluzione,
dopo tanti anni di ricerche e di indagini, ancora un problema aperto per ci che
concerne la spiegazione scientifica, il modo come si svolta e la sua estensione. Gli
scienziati ammettono generalmente il fatto evolutivo, vale a dire che le varie forme
biologiche siano connesse da un legame genetico. Ma come questo si attui e quali siano
le linee filogenetiche di molti organismi, ignorato o fortemente controverso"18. in
questo senso che bisogna interpretare molte delle critiche sollevate da alcuni noti studiosi
negli ultimi anni. "La imperante "teoria sintetica o neodarwinistica", che pretende di
spiegare tutto col caso e la selezione, va perdendo terreno, contraddetta dai fatti e dalle
sensate critiche di valenti scienziati. Alle cause efficienti che hanno determinato
l'evoluzione non si pu negare un orientamento sensato, che implica una Intelligenza
Superiore" (ibid.). Tra questi autori critici possiamo citare, tra altri, G. Sermonti e R.
Fondi, M. Behe, M. Denton, Ph. Johnson, D.H. Kenyon19.
A rigore, pi che di una critica contro l'evoluzione come teoria scientifica, molte volte si
tratta piuttosto di una critica che si dirige contro l'interpretazione o la spiegazione in
chiave anti-finalistica e materialistica del processo evolutivo, la quale sottolinea
l'insufficienza del ricorso al caso. Infatti, "le teorie che ricorrono alle mutazioni casuali
importano l'assurdo. Il caso l'equiprobabilit, cio come fa, cos anche disfa. l'opposto
della razionalit [...]. Le strutture estremamente complesse e perfettamente funzionanti
dalla cellula al cervello umano [...] non concordano col caso. La magia dello sviluppo e
l'organizzazione del "codice genetico" manifestano un "piano" [...]. Gli organi,
specialmente i pi complessi, non possono essere il risultato del caso [...]. L'antifinalista
vede soltanto improbabili combinazioni, messe insieme da una cieca fatalit. Il finalista
16

S. ARCIDIACONO, op. cit., p. 119.

17

Cos appare nel sottotitolo di una delle sue opere: V. MARCOZZI, L=evoluzione oggi
(creazione evolutiva), Massimo, Milano 1966, 263 pp.
18

V. MARCOZZI, Alla ricerca..., p. 30.

19

Cf. G. SERMONTI - R. FONDI, Dopo Darwin. Critica all'evoluzionismo, Rusconi,


Milano 1980; M. BEHE, Darwin=s Black Box. The Biochemical Challenge to Evolution,
The Free Press, New York 1996; M. DENTON, Evolution: a Theory in Crisis, Adler &
Adler, Bethesda 1986; PH. E. JOHNSON, Darwin on Trial, InterVarsity Press, Downers
Grove, ILL.19932 (trad. esp.: Proceso a Darwin, ed. Portavoz, Grand Rapids, 1995);
D.H. KENYON, The RNA World. A Critical Assessment, San Francisco 1995.

in quelle combinazioni scorge un pensiero e vede un disegno che lo richiamano a un


Pensiero pi alto"20.
7. L'origine della vita
Uno dei problemi ancora irrisolti appunto quello dell'origine della vita. Fino adesso
l'uomo non stato capace di far sorgere la vita dalla materia inerte. vero che stato
possibile sintetizzare in laboratorio alcuni dei composti chimici caratteristici degli esseri
viventi, come gli aminoacidi (cf. gli esperimenti di Stanley Miller), ma da questo fino a
riuscire a far sorgere "spontaneamente" la vita dalla non vita, sembra che ancora ci sia
una lunga strada da percorrere. In questo senso, significativo il fatto che alcuni biologi
siano arrivati al punto di affermare l'origine "extra-terrestre" della vita sulla terra (tra
questi addirittura il premio nobel F.C.H. Crick)21, il che non risolve, ma semplicemente
tramanda la risposta alla questione in corso.
Per chiarire questo argomento, necessario avere un'idea adeguata di che cosa sia la vita.
Di questa realt molte volte si hanno, a livello "scientifico", delle idee piuttosto
imprecise, a ragione di una mentalit meccanicistica e fenomenistica che impedisce di
cogliere, appunto, la specificit di quella realt che l'essere vivente. Per questo ci vuole
l'aiuto prezioso della filosofia.
Senza pretendere di entrare in materia in un modo esauriente ed approfondito, possiamo
accennare come una delle caratteristiche proprie degli esseri viventi il fatto di essere, in
qualche modo, "causa sui": causa del suo movimento, della sua operazione, del suo
perfezionamento22; l'essere vivente "si perfeziona", il soggetto attivo della sua propria
20

V. MARCOZZI, Alla ricerca..., p. 116.

21

AHoyle and Wickramasinghe (1981) and Hoyle (1983) have proposed that genes
created by a cosmic intelligence (that may have been some advanced form of insect or
perhaps a cosmic silicon chip!) came to Earth from an extra-terrestrial source. Crick and
Orgel (1973) and Crick (1981) have suggested the possibility that an extraterrestrial
intelligent life form may have sent viable microbial spores to Earth in a space capsule.
Bonner (1991) concluded that the source of terrestrial chirality (optical isomer
preference) must have been extra-terrestrial. A field that generated such bizarre proposals
is clearly in dire need of fresh thinking@ (D.H. KENYON, The RNA World. A Critical
Assessment, San Francisco 1995).
22

Cf. J. DE FINANCE, Metafsica y concepto del mundo. A propsito del problema


filosfico de la evolucin de una perspectiva tomista, en *Sapientia+, 35 (1980), p. 649.
In questo articolo, l=autore si propone non di sostenere la tesi dell=evoluzione n di
esaminare le sue basi scientifiche, ma piuttosto di vedere se questa teoria pu essere
integrata, in quale misura, e sotto quali condizioni, in una filosofia di ispirazione
tomistica. Oggi, afferma l=autore, quasi tutti i tomisti contemporanei l=accettano. Ma
questa accettazione di fatto, coerente con il pensiero del Dottore Angelico? Secondo De
Finance, se distinguiamo tra la metafisica e la Avisione del mondo@ dell=Aquinate,
possiamo rispondere affermativamente in base alla prima istanza (cf. op. cit., pp. 653654).

azione perfezionante.
8. Il problema dell'evoluzione dal punto di vista della metafisica
Nell'evoluzione biologica il pi sembra sorgere dal meno. Come si pu conciliare questa
apparente conseguenza della teoria dell'evoluzione con il principio di causalit? Per
trovare una risposta cercheremo aiuto nelle riflessioni che J. De Finance, noto filosofo
contemporaneo di ispirazione tomistica, ci offre al riguardo.
In primo luogo, De Finance fa vedere come Dio non meno necessario per un universo
"che si fa" che per un universo che gi "fatto", per un universo in espansione ed
evoluzione che per un universo che gira su se stesso23. Dio non solo la prima causa e il
primo motore dell'essere, ma lo anche del divenire e della storia.
D'altra parte, la realt materiale tende alla sua perfezione e realizzazione piena, la quale si
compie nell'uomo: "homo est finis totius generationis"24. In questo senso si pu applicare all'universo nel suo insieme lo schema caro al Aquinate dell'exitus-reditus. La teoria
dell'animazione successiva dell'embrione umano si adatta molto bene ad una concezione
evoluzionistica dell'universo. Infatti, come osserva De Finance, risulta difficile di capire
perch alcuni autori che difendono questa ascensione nell'ontogenesi non vogliano
ammetterla nella filogenesi25.
L'evoluzione come tale presuppone la creazione, ma come tale non implica la creazione,
ma la sopra-elevazione dell'agente creato, sebbene dovuta all'azione di un Agente
23

Cf. J. DE FINANCE, op. cit., p. 650.

24

ACum vero, ut dictum est, quaelibet res mota, inquantum movetur, tendat in divinam
similitudinem ut sit in se perfecta; perfectum autem sit unumquodque inquantum fit
actu: oportet quod intentio cuiuslibet in potentia existentis sit ut per motum tendat in
actum. Quanto igitur aliquis actus est posterior et magis perfectus, tanto principalius in
ipsum appetitus materiae fertur. Unde oportet quod in ultimum et perfectissimum actum
quem materia consequi potest, tendat appetitus materiae quo appetit formam, sicut in
ultimum finem generationis. In actibus autem formarum gradus quidam inveniuntur.
Nam materia prima est in potentia primo ad formam elementi. Sub forma vero elementi
existens est in potentia ad formam mixti: propter quod elementa sunt materia mixti. Sub
forma autem mixti considerata, est in potentia ad animam vegetabilem: nam talis corporis
anima actus est. Itemque anima vegetabilis est potentia ad sensitivam; sensitiva vero ad
intellectivam. Quod processus generationis ostendit: primo enim in generatione est fetus
vivens vita plantae, postmodum vero vita animalis, demum vero vita hominis. Post hanc
autem formam non invenitur in generabilibus et corruptibilibus posterior forma et
dignior. Ultimus igitur finis generationis totius est anima humana, et in hanc tendit
materia sicut in ultimam formam. Sunt ergo elementa propter corpora mixta; haec vero
propter viventia; in quibus plantae sunt propter animalia; animalia vero propter hominem.
Homo igitur est finis totius generationis@ (C.G. III, c.22).
25

Cf. J. DE FINANCE, Conocimiento del ser. Tratado de ontologa, Gredos, Madrid 1971,
p.389.

superiore, come perenne fecondit dell'atto creatore. La causalit divina non solo fa, ma
anche promuove, sviluppa. Non si tratta soltanto di una spinta iniziale, ma di un'opera
che partecipa sempre di pi dell'essere e dell'operare di Dio26. Lo stesso agente creato,
sotto certe condizioni, si trova sopra-elevato nel suo agire in virt dell'efficacia sempre
presente dell'Agire assoluto, la cui azione raggiunge la totalit dell'effetto27. In questo
modo si potrebbe risolvere l'apparente sproporzione tra effetto e causa nell'evoluzione dei
viventi alla quale avevamo gi accennato. Si pu parlare cos, di nuovo, di una creazione
evolutiva, come fa, per esempio, C. Tresmontant, e anche, come abbiamo visto, V.
Marcozzi.
vero che la specie, considerata in se stessa, cerca di perpetuarsi, e in questo senso il
fissismo (o la stabilit) connaturale ad essa. Ma se si considera l'insieme dell'universo,
ci sarebbe un processo evolutivo, il quale spiegherebbe il cambiamento delle specie
esistenti e l'apparire graduale di nuove specie. E questo sarebbe dovuto all'azione
continuata, promuovente, dell'Agente assoluto e trascendente, il cui atto creatore
dinamico28. Dio muove il vivente facendo s che si muova da se stesso; Dio potrebbe far
evolvere il mondo creandolo con un carattere di evolutivo29.
26

Lo stesso san Tommaso dedica tutto un ampio capitolo a sostenere l=attivit propria
degli enti creati. Riporto qui soltanto qualcuno dei passi pi significativi di questo
capitolo del Contra Gentiles: APerfectio effectus demonstrat perfectionem causae: maior
enim virtus perfectiorem effectum inducit. Deus autem est perfectissimum agens. Oportet
igitur quod res ab ipso creatae perfectionem ab ipso consequantur. Detrahere ergo
perfectioni creaturarum est detrahere perfectioni divinae virtutis. Sed si nulla creatura
habet aliquam actionem ad aliquem effectum producendum, multum detrahitur
perfectioni creaturae: ex abundantia enim perfectionis est quod perfectionem quam
aliquid habet, possit alteri communicare. Detrahit igitur haec positio divinae virtuti. Item.
Sicut est boni bonum facere, ita est summi boni aliquid optime facere. Deus autem est
summum bonum, ut in primo ostensum est. Igitur eius est optime facere omnia. Melius
autem est quod bonum alicui collatum sit multorum commune, quam quod sit proprium:
quia bonum commune semper invenitur esse divinius quam bonum unius tantum. Sed
bonum unius fit multis commune si ab uno in alia derivatur, quod non potest esse nisi
inquantum diffundit ipsum in alia per propriam actionem: si vero potestatem non habet
illud in alia transfundendi, manet sibi ipsi proprium. Sic igitur Deus rebus creatis suam
bonitatem communicavit ut una res, quod accepit, possit in aliam transfundere. Detrahere
ergo actiones proprias rebus, est divinae bonitati derogare. Adhuc. Subtrahere ordinem
rebus creatis est eis subtrahere id quod optimum habent: nam singula in seipsis sunt bona,
simul autem omnia sunt optima, propter ordinem universi; semper enim totum est melius
partibus et finis ipsarum. Si autem rebus subtrahantur actiones, subtrahitur ordo rerum ad
invicem: rerum enim quae sunt diversae secundum suas naturas, non est colligatio in
ordinis unitatem nisi per hoc quod quaedam agunt et quaedam patiuntur. Inconveniens
igitur est dicere quod res non habeant proprias actiones@ (C.G., III, c. 69).
27

Cf.J. DE FINANCE, Metafsica y concepto del mundo, p. 653.

28

Cf. J. DE FINANCE, op. cit., p. 653.

29

Cf. J. DE FINANCE, Conocimiento del ser, p. 390.

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9. Il mito del darwinismo30


Senza togliere nessun merito al contributo decisivo di Charles Darwin allo sviluppo della
teoria dell'evoluzione, bisogna evitare di demonizzarlo in un senso o in un'altro, facendo
di lui un miscredente e un rozzo materialista, o un paladino dei diritti della ragione contro
le superstizioni dei fanatici credenti. Non c' dubbio che "vi furono sostenitori fanatici
della teoria di Darwin che, imbevuti di idee materialistiche, videro in quella un'arma
potentissima per combatere la religione. Tra questi si distinse particolarmente lo studioso
tedesco Ernesto Haeckel. Haeckel era incredulo e, volendo dare alle sue concezioni
areligiose della vita un fondamento scientifico, ricorse alla teoria di Darwin come a
quella che meglio si prestava per negare il Creatore. Ma, siccome non sempre i
documenti della natura gli venivano incontro, visto che la natura non si muoveva, pens
d'andare egli incontro alla natura. E ritocc i dati dell'esperienza in modo da far loro dire
ci che voleva"31.
D'altra parte, non vero che l'intenzione di Darwin sia stata quella di inventare una teoria
a sostegno del naturalismo o del materialismo. Malgrado tutto, non si pu dubitare della
sua onest intellettuale. Lui propugn l'indipendenza dell'indagine scientifica dalla
religione. Per questo, nell'Origine delle specie affermava: "non vedo nessuna ragione per
pensare che le opinioni esposte in questo volume debbano turbare la fede religiosa di
chicchessia". Ma allo stesso tempo non si pu dubitare che le sue concezioni scientifiche
l'hanno portato verso l'agnosticismo. Sembra che la causa sia l'apparente inconciliabilit
tra la sua visione evoluzionistica e la lettura creazionistica (vista in chiave fissista) della
Bibbia. Lui pass da una posizione quasi fondamentalista (lui dice di se stesso: "ero
assolutamente ortodosso, e citavo la Bibbia come autorit indiscutibile"), alla
miscredenza ("a me rincresceva molto abbandonare le mie convinzioni religiose...
divenni quindi a poco a poco miscredente"). Perch? "La storia della creazione cos
palesemente falsa... l'attribuire a Dio i sentimenti di un tiranno vendicativo, e via
dicendo". Forse con un'interpretazione pi corretta della Bibbia, come viene proposta
dalla Pontificia Commissione Biblica nel suo documento del 199332, non sarebbe arrivato
a quel punto. Con il prevalere dei suoi interessi nell'ambito delle scienze, il problema
religioso pass in secondo ordine, e la sua fede si affievol, sino ad arrivare
all'agnosticismo. In ogni caso, ogni strumentalizzazione della teoria dell'evoluzione in
chiave antireligiosa non ha nulla a che vedere con Darwin. Infatti, quando Karl Marx gli
invi le bozze di stampa del Capitale, e gli offr di dedicarglielo, Darwin declin, per il
fatto di contenere degli attacchi alla religione e di offrire arbitrarie interpretazioni
dell'evoluzionismo.
Finalmente, abbiamo presentato lungo questo studio alcuni dei limiti della proposta del
30

Cf. V. MARCOZZI, Il darwinismo oggi, in *La Civilt Cattolica+, 134 (1983), pp. 122140.
31

V. MARCOZZI, L=evoluzione oggi (creazione evolutiva), Massimo, Milano 1966, p. 15.

32

Cf. L=interpretazione della Bibbia nella Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Citt del
Vaticano, 1993.

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Darwin, ormai superata in tanti suoi aspetti. Bisogna sottolineare di nuovo che la teoria
dell'evoluzione delle specie non si risolve n si riduce al darwinismo, e pertanto si pu
essere favorevoli alla teoria dell'evoluzione, da un punto di vista scientifico e anche
filosofico, senza essere affatto darwinisti, al meno riguardo a certi aspetti proposti dal
prominente naturalista inglese, i cui meriti, cos come i suoi difetti e limiti, non si
possono non riconoscere e valutare.

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