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PERCH UN CONVEGNO SULLA SINDONE


OGGI

SALUTO

RAFAEL PASCUAL, L. C.*

Rivolgo anzittutto un cordiale saluto ai relatori qui presenti e a quelli


di Bologna, cos come a tutti i partecipanti convenuti in ambedue le sedi
di questa conferenza internazionale sulla Sindone.
Siamo a 110 anni da quando lavvocato e fotografo dilettante
Secondo Pia scatt le prime foto e scopr che limmagine della Sindone
si comportava come un negativo fotografico. Da allora linteresse
suscitato da questo telo particolare si accresciuto notevolmente,
coinvolgendo anche il mondo scientifico, con una serie di ricerche
portate avanti a pi riprese secondo diverse prospettive, che hanno dato
dei risultati molto significativi, anche se, come vedremo, ci resta ancora
una lunga strada da percorrere.
questo un momento particolarmente propizio per fare un bilancio e
guardare in avanti, perch, come sappiamo, in questi ultimi giorni si
accresciuto linteresse riguardo la Sindone. Infatti pochi giorni fa c

* P. Rafael Pascual, LC, Decano della Facolt di Filosofia, Direttore del Master in
Scienza e Fede e Direttore della mostra sulla Sindone dellAteneo Pontificio Regina
Apostolorum.
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stata la notizia di un ripensamento riguardo ai risultati delle analisi fatte


ormai ventanni fa per dare una datazione della Sindone in base al
carbonio 14.
Sebbene ci sia stata una battuta darresto delle ricerche scientifiche
sulla Sindone dopo la pubblicazione (con tanto di scoop) dei risultati
di tali analisi, sembra che oggi si siano intrapresi alcuni studi al riguardo,
usando diverse nuove tecnologie oppure altre metodologie di ricerca:
cos lattenzione riguardo alla Sindone si sta risvegliando.
Il problema dellautenticit della Sindone non indifferente. chiaro
che non si tratta di una questione essenziale e che non in gioco la nostra
fede nel Signore, rispetto alla Sua passione, morte e risurrezione. Non
che, se si dimostrasse che non fosse autentica, ci sarebbe una smentita
riguardo il Vangelo o alcune delle verit centrali del cristianesimo.
anche vero il contrario, cio che se si dimostrasse che non si tratta di un
falso, che ci sono prove inconfutabili (nella misura in cui questo
possibile) della sua autenticit, non per questo non ci sarebbe pi
bisogno della fede per riconoscere e seguire Ges, e tutti, davanti a una
tale prova, non potrebbero che ammettere la verit del messaggio
cristiano ed aderire alla comunit dei credenti. Basta qui ricordare quello
che successo a Ges nella sua vita terrena, come malgrado tanti
miracoli sorprendenti e palesi, molti non hanno creduto in lui, lhanno
abbandonato, consegnato alle autorit, condannato e crocefisso, anche se
dopo risorto, cos come era stato detto nei profeti e nei salmi sul
Messia, il Servo di Yahweh.
Ma nonostante tutto bisogna studiare la Sindone con il massimo
interesse. Quello che in gioco non indifferente. Siamo davanti alla
reliquia pi importante e preziosa di tutti i tempi, con tutto quello che
implica, come sembrano indicare molte delle ricerche scientifiche portate
avanti fino ad oggi, oppure la Sindone soltanto un oggetto che ci
richiama, certamente in un modo speciale, la passione del Signore, ma
nientaltro in pi, come lo potrebbe anche fare un quadro o una scultura?
Ecco la questione di fondo.
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Vogliamo vedere Ges (Gv 12, 21). Cercate il Suo volto (Sal 27,
8). Questo desiderio, espresso in tanti modi e in tante occasioni nella
Bibbia, si pu trovare presente in tutti i tempi e in tutte le culture. E forse
una risposta a questo desiderio possiamo trovarla nel volto della
Sindone. significativo per esempio il fatto che una santa, recentemente
dichiarata dottore della Chiesa, abbia scelto come nome proprio questo:
Teresa del Bambino Ges e del Santo Volto. Davanti alla Sindone
possiamo dire: ecco il volto di Ges, un volto sofferente, che porta i
segni della passione, ma allo stesso tempo maestoso e sereno, come
presagio della risurezione.
La questione dellautenticit della Sindone, come abbiamo detto, non
quindi una questione di fede. Per questo la Chiesa non si pronuncia al
riguardo, e lascia la parola alla scienza. Ma nello stesso tempo un
segno che pu aiutare a confermarci nella fede.
Possiamo concludere con un bellissimo testo di Giovanni Paolo II,
unomelia tenuta durante la sua prima visita da Sommo Pontefice a
Torino, ormai quasi trentanni fa. Il Papa fece riferimento alla Sindone
presentandola come Una reliquia insolita e misteriosa, singolarissimo
testimone se accettiamo gli argomenti di tanti scienziati della Pasqua,
della Passione, della Morte e della Risurrezione. Testimone muto, ma
nello stesso tempo sorprendentemente eloquente!.
La Sindone un richiamo alla nostra fede, in questo mondo che
sembra allontanarsi da Dio:

E forse sono oggi pi numerosi fra di noi i non credenti che i


credenti? Forse morta la fede ed stata coperta da uno strato di
quotidianit laica, o addirittura di negazione e di disprezzo...
Nellodierno avvenimento evangelico e liturgico vi anche un
apostolo incredulo e ostinato nella sua non-fede: Se non vedo ... non
creder (Gv 20, 25). Cristo dice: Guarda ... verifica ..., e non essere
pi incredulo ... (Gv 20, 27).1

1 GIOVANNI PAOLO II, Omelia nel sagrato della Cattedrale di Torino, 13-IV-80.
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Guarda, verifica, e non essere incredulo. I miracoli sono dei segni


che richiamano la nostra fede, ma non la sostituiscono. Chiediamo al
Signore che ci conceda la grazia di credere in Lui. Che possiamo anche
noi fare lesperienza di Giovanni nel giorno della risurrezione del
Signore, quando entr nel sepolcro vuoto, e vide insieme a Pietro, come
ci racconta nel suo Vangelo, il lenzuolo (linteamina) steso a terra e il
sudario messo a parte e vedendo ci, credette.
Cos anche Giovanni Paolo II, in unaltra occasione, rivolgendosi ai
giovani, invitava loro a superare i limiti dello scientismo e cercare di
vedere, anzi toccare il volto del Signore:
Forse si deve aggiungere ancora una parola sullapostolo
Tommaso. Il Vangelo di Giovanni ci parla di Tommaso, una figura
enigmatica perch quando tutti hanno visto Ges Risorto lui non lha
visto e dice: io se non vedr non creder, se non toccher non
creder. Noi conosciamo molto bene questa categoria, questo tipo di
persone, anche di giovani. Questi empirici, affascinati dalle scienze
nel senso stretto della parola, scienze naturali e sperimentali. Noi li
conosciamo, sono tanti, e sono molto preziosi, perch questo voler
toccare, voler vedere, tutto questo dice la seriet con cui si tratta la
realt, la conoscenza della realt. E questi, se una volta Ges viene e
si presenta loro, se mostra le sue ferite, le sue mani, il suo costato,
allora sono pronti a dire: Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28).
Penso che sono tanti i vostri amici, vostri coetanei, che hanno questa
mentalit empirica, scientifica; ma se una volta potessero toccare
Ges da vicino vedere il volto, toccare il volto di Cristo se una
volta potranno toccare Ges, se lo vedranno in voi, diranno: Mio
Signore e mio Dio! (Gv 20, 28).2
S, dobbiamo cercare il volto di Dio, come Mos, lamico di Dio, che
ebbe il coraggio di chiedere il Signore di mostrargli il Suo volto, come ci
racconta quel brano straordinario del libro dellEsodo:

2 ID., Discorso ai giovani della diocesi di Roma in preparazione alla IX giornata


mondiale delle giovent, 24 marzo 1994.
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Cos il Signore parlava con Mos faccia a faccia, come un


uomo parla con un altro. Poi questi tornava nellaccampamento,
mentre il suo inserviente, il giovane Giosu figlio di Nun, non si
allontanava dallinterno della tenda.
Mos disse al Signore: Vedi, tu mi ordini: F salire questo
popolo, ma non mi hai indicato chi manderai con me; eppure hai
detto: Ti ho conosciuto per nome, anzi hai trovato grazia ai miei
occhi. Ora, se davvero ho trovato grazia ai tuoi occhi, indicami la tua
via, cos che io ti conosca, e trovi grazia ai tuoi occhi; considera che
questa gente il tuo popolo.
Rispose: Io camminer con voi e ti dar riposo. Riprese: Se
tu non camminerai con noi, non farci salire di qui. Come si sapr
dunque che ho trovato grazia ai tuoi occhi, io e il tuo popolo, se non
nel fatto che tu cammini con noi? Cos saremo distinti, io e il tuo
popolo, da tutti i popoli che sono sulla terra.
Disse il Signore a Mos: Anche quanto hai detto io far, perch
hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome.
Gli disse: Mostrami la tua Gloria!.
Rispose: Far passare davanti a te tutto il mio splendore e
proclamer il mio nome: Signore, davanti a te. Far grazia a chi vorr
far grazia e avr misericordia di chi vorr aver misericordia.
Soggiunse: Ma tu non potrai vedere il mio volto, perch nessun
uomo pu vedermi e restare vivo. Aggiunse il Signore: Ecco un
luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: quando passer la mia
Gloria, io ti porr nella cavit della rupe e ti coprir con la mano
finch sar passato. Poi toglier la mano e vedrai le mie spalle, ma il
mio volto non lo si pu vedere (Es 33, 11-22).
Anche lallora card. Ratzinger, lattuale Papa Benedetto XVI,
esprimeva unidea simile nel via Crucis del Colosseo dellanno 2005:
Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto
(Sal 27, 8-9). Veronica Berenice, secondo la tradizione greca
incarna questo anelito che accomuna tutti gli uomini pii dellAntico
Testamento, lanelito di tutti gli uomini credenti a vedere il volto di
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Dio. Sulla Via crucis di Ges, comunque, ella, allinizio, non rende
altro che un servizio di bont femminile: offre un sudario a Ges.
Non si fa n contagiare dalla brutalit dei soldati, n immobilizzare
dalla paura dei discepoli. limmagine della donna buona, che, nel
turbamento e nelloscurit dei cuori, mantiene il coraggio della bont,
non permette che il suo cuore si ottenebri. Beati i puri di cuore,
perch vedranno Dio (Mt 5, 8). Allinizio Veronica vede soltanto un
volto maltrattato e segnato dal dolore. Ma latto damore imprime nel
suo cuore la vera immagine di Ges: nel Volto umano, pieno di
sangue e di ferite, ella vede il Volto di Dio e della sua bont, che ci
segue anche nel pi profondo dolore. Soltanto con il cuore possiamo
vedere Ges. Soltanto lamore ci rende capaci di vedere e ci rende
puri. Soltanto lamore ci fa riconoscere Dio che lamore stesso.3

3 J. RATZINGER, Via Crucis al Colosseo, Venerd Santo 2005.