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IL FOG LIO

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qu o t i d i a n o

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ANNO I NUMERO 8 DIRETTORE GIULIANO FERRARA GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 1996 - L.10 0 0 Scontro
ANNO I NUMERO 8
DIRETTORE GIULIANO FERRARA
GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 1996 - L.10 0 0
Scontro nella Tv di Stato
Fango sulla politica
Le città
CA M PAGNA ABBONAMENTI 1996
Vince la Moratti
in una Rai tentata
dalla privatizzazione
La Giornata
Duello in Spagna. Il señor
Di
Pietro sfida Gonzalez
“L’architettura è come il mestiere
più antico del mondo: dare
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L’attacco dei giustizieri preoccupa
piacere in cambio di un onorario”
anche gli avversari dei socialisti
In Italia
Nel mondo
AB B O N ATEVI, SE VI PIACE
Il Pds: “Il servizio pubblico è ormai
un potere a sé”. Taradash: “I partiti
si sono ridotti alla mendicità”
NEW YORK - Polemiche sul grattacielo
CO S TA DU E C E N T O M I L AL I R E
DUELLO TRA D’ALEMA E FINI,
IM P O RTANTE
SCOPERTA SCIEN-
Minicucci vinto eccellente
MENTRE MACCANICO CONTINUA gl i
incontri in vista della formazione del
nuovo governo. Il presidente incaricato
TIFICA NEGLI STATI UNITI.
Es p e r i-
menti in corso sul Tev a t ron del Labo-
ratorio nazionale Fermi dell’Illinois, il
Madrid. Già indebolito dopo le elezioni
politiche del ’93, superato dal Partito popo-
la re nelle europee del ’94, il Partito sociali-
sta spagnolo di Felipe Gonzalez si avvia con
affanno alle elezioni del prossimo 3 marzo ,
si è visto con Romano Prodi, Carlo De
più potente acceleratore di parti c e l l e
che quasi certamente perderà. Più che la
ramenti trasversali, che fa della Rai un’en-
tità del tutto “senza controllo”, come am-
mette Marco Taradash, che pure pres i e d e
la commissione di indirizzo e di vigilanza
sul servizio pubblico radiotelevisivo. La
presidente Pivetti, d’intesa con Carlo Sco-
Benedetti, Rocco Buttiglione e Umber-
to Bossi. Il centrodestra, al termine del
suo vertice, ha chiesto che Antonio
Maccanico assuma il ruolo di “garante
attivo” delle riforme costituzionali, ac-
cettando così le preoccupazioni di An
per l’ipotesi di un “accordo bidone”
fondato su maggioranze parlamentari
“occasionali”. Massimo D’Alema ha ri-
sposto con un nervoso articolo sull’U-
nità, reso noto nel pomeriggio. Il segre-
tario del Pds ribadisce la “disponibi-
lità” per il semipres i d e n z i a l i s m o ,
“adattato alla realtà” italiana, sostiene
che “una riforma finta” sarebbe un er-
rore, ma accusa Gianfranco Fini di far-
si “scomposto portavoce” della tesi se-
condo cui il governo, non il Parlamen-
to, deve ritenersi impegnato al perse-
guimento delle riforme. An, scrive D’A-
lema, fin dall’inizio ha “operato per sa-
bo t a re l’accordo sulle riforme”.
elementari del mondo, costringono a
du b i t a re che il quark sia l’ultimo costi-
tuente elementare della materia, come
presupposto dalle attuali teorie fisiche.
Al contrario il quark avrebbe una pro-
pria struttura interna, i cui elementi
av re b b e ro una natura completamente
ignota. Se questo dubbio dovesse esse-
re confermato, si tratterebbe di una
delle più grosse rivoluzioni interve n u-
te nella concezione del mondo fisico
dall’epoca della scoperta della compo-
sizione dell’atomo alla fine del secolo
debolezza politica, sui socialisti peseranno
gli scandali giudiziari. Infatti nella campa-
gna elettorale in corso gioca un’inedita par-
te la magistratura che, analogamente a
quanto accaduto in Italia negli scorsi anni,
ha assunto un ruolo capace di scardi n a re
pezzi importanti del sistema politico.
Il più dirompente degli affa i res che han-
no colpito l’amministrazione socialista è
quello della “sporca guerra”. Si tratta delle
indagini sui Gal, i “Gruppi di liberazione an-
ti - t e rrorismo”, nati per combattere i baschi
dell’Eta nel 1983, un anno dopo l’avvento del
go v e rno socialista, che si sareb b e ro mac-
chiati di delitti da dittatura sudamericana.
Principale imputato è l’ex ministro dell’In-
IL FOGLIO QUOTIDIANO non arri-
va dovunque in edicola per ragioni
di costo. Abbonarsi per un anno con-
viene. Per tre mesi il giornale è in
regalo, e non si perde nemmeno un
nu m e ro .
Roma. Irene Pivetti, presidente della Ca-
mera, considera legittimo e in carica il con-
siglio di amministrazione Rai. Si chiarisco-
no i rapporti di forza che si muovono all’in-
te rno dell’azienda e tra i partiti politici, in
un intrico di interessi, di poteri e di schie-
IL NUMERO VERDE E’ ATT I V O
tutti i giorni feriali dalle 9 alle 18. Si
può concorda re l’invio immediato
del giornale. Grazie e buona lettura.
Israele verso le elezioni
Nelle mani della polizia
di Arafat le chance di Peres
gnamiglio, ha – con
argomenti stret t a m e n t e
tecnico-civilistici – sciolto un nodo tutto po-
litico che stava ingarbugliando l’intero e
complicatissimo comparto della comunica-
zione. E’ insomma la vittoria di uno dei par-
titi (ma forse sono anche di più) che da tem-
po duellano nel
scorso. La notizia degli esperimenti,
condotti da un gruppo interna z i o n a l e
I fondamentalisti arabi preparano
te rno José Barrionuevo. Ma l’opposizione di
attentati e sperano nella destra
A New York si sta ultimando la radicale
tr a s f o rmazione di un grattacielo di 45 piani,
a due passi dall’hotel Plaza, affacciato sul
Central Park. L’opera è stata studiata per il
magnate Donald Trump da Philip Johnson,
grande vecchio dell’architettura americana.
Ma in America non esistono mostri sacri. La
critica sul timpano dorato, le colonne in ac-
ciaio, i cristalli scuri, è accanita e va oltre i
giudizi del pubblico che definisce la tra-
sf o rmazione orribile e pacchiana.
He r b e rt Muschamp sul New York Tim e s
opera un confronto con il Seagram Buil-
ding, il famoso grattacielo di Mies van Der
Rohe, a cui collaborò lo stesso Johnson, de-
finito “un esempio della possibilità della
città di andare al di là del piano materiale,
verso un ideale trascendente” . Johnson vie-
ne indicato come la personalità più corri-
spondente al gusto kitach di Donald Trum p ,
dimostrando con la sua architettura “cosa
può fare il tocco di Mida nell’anima di una
città”. Philip Johnson non sembra preo c c u-
di
scienziati di cui fa parte l’italiano
parsi molto di queste critiche. La risposta
cu o re della Rai:
quello manageriale
e impren d i t o r i a l e
co n t ro quello della
politica. La palma
va dunque a Letizia
Moratti ed al suo
co n t roverso tentati-
vo di fare della Rai
una grande azienda
co n c o rrenziale sul
piano del merca t o
televisivo e del-
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Contratti pubblici per il ‘96 e il ‘97 ve r-
so il rinnovo dopo la firma della diret-
tiva, ieri, da parte di Lamberto Dini.
Sarà ora l’Aran, l’agenzia per la rap-
presentanza negoziale, a porta re avan-
Gi o rgio Bellettini dell’Istituto di fisica
nu c l e a re di Pisa, sarà contenuta nel
prossimo numero dell’importante rivi-
sta specializzata Science. Il gruppo è lo
stesso che un anno fa, sempre avvalen-
dosi del Tev a t ron, è pervenuto alla sco-
pe rta del “top quark”, con ciò confer-
mando sperimentalmente la simmetria
fondamentale della materia nota come
sinistra accusa apertamente Gonzalez di es-
se re l’ideatore delle “squadre della morte ” :
“Se credete che questa sia una diffa m a z i o-
ne, incriminatemi pure – ha detto il leader
della sinistra Julio Anguita – ma io sono
pronto a sostenere le accuse e a prov a r l e ” .
Ge rusalemme. Le elezioni in Israele non
hanno mai portato fortuna al governo che le
ha anticipate. E’ una delle tre ragioni per le
quali Shimon Peres esita a convocare i co-
l’ha già data anni fa dichiarando: “E’ molto
meglio che gli edifici si costruiscano a glo-
ria di Dio che non nel denaro, ma non è a
questo che attualmente si pensa. Facciamo
ciò che ci chiedono il meglio possibile. Co-
mi
z i . La seconda ragione è che egli non vuo-
Il ruolo dei magistrati
STOCCOLMA - L’a e ro p o rto diventa città
“S t a n d a rd model”.
Ora questo stesso
L’elenco delle azioni giudiziarie è lungo,
e rubrica titoli consueti: per abuso di fondi
se g reti è indagato l’ex ministro degli Inter-
ni José Luis Corcuera; per intercettazioni te-
lefoniche e abusi vari sono indagati alti gra-
le sfrut t a re a suo favore l’ondata di sdegno
provocata dall’assassinio di Rabin, e co-
munque non vuole che gli si imputi questa
in t e n z i o n e . La terza, più importante, il suo
desiderio di ottenere risultati concreti nel
negoziato con la Siria. Dopo l’ultima navet-
me la professione più antica del mondo ab-
biamo un solo obiettivo: far piacere, in cam-
bio di un onorario”.
A quaranta chilometri da Stoccolma è cre-
sciuta Skycity. E’ una vera e propria città at-
“S t a n d a rd model” è in pericolo.
di
della Guardia Nazionale e dei Servizi di
taccata all’aerop o rto Arlanda. A Skycity la-
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vorano
oltre 12 mila persone. Con uffi c i ,
ti le trattative. La Uil chiede il rec u p e-
Mostar sarà divisa in due. Tre di-
’ i n f o rm a z i o n e .
Tanto che pochi mi-
l
ro del diffe renziale d’inflazione, per
il
LETIZIA MORATTI
nuti dopo l’annun-
cio della decisione della presidente Pivet-
biennio ‘94-’95, previsto per gennaio e
non ancora ottenuto.
st retti saranno riservati ai croati, tre ai
musulmani. Lo ha deciso il “sindaco
eu ropeo” della città, Hans Koshnik, di
ti, Letizia Moratti diffondeva alle agenzie
una secca smentita di tutte le voci che la in-
dicavano in arrivo nel costituendo governo
Maccanico. Nel cda si conosceva da tempo
l’orientamento dei presidenti delle Came-
re e la Moratti ha giocato fino in fondo la
Il ministero delle Finanze avverte
che in aprile saranno diffusi i dischetti
coi quali calcolare i parametri prev i s t i
ta del Segretario di Stato americano fra Ge-
rusalemme e Damasco è apparso tuttavia
ch i a ro che di rapidi prog ressi con la Siria
non ve ne sareb b e ro stati, anche se ieri
Warren Christopher ha potuto annunciare
la ripresa dei negoziati fra i due paesi il
prossimo 26 febbraio in Maryland. Il quoti-
diano governativo siriano Al Thawra com-
mentando positivamente l’annuncio prec i-
sava che “i discorsi ottimistici sul raggiun-
dal ricavometro.
fronte all’impossibilità di trov a re ac-
co rdi diversi. Per tutta risposta i croa-
ti hanno attacato la sede cittadina del-
la Ue.
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sua partita con
il diret t o re generale
Mini-
cucci avendo in tasca la carta segreta della
sua completa rilegittimazione che prop r i o
ieri mattina ha fatto valere con il pres i d e n-
te dell’Iri Michele Ted e s c h i . E Tedeschi ha
dovuto infine prom e t t e re che nell’assem-
blea dei soci del 27 febbraio non si opporrà
alla dipartita di Minicucci. Tanto più che la
maggioranza del consiglio dell’Iri non l’a-
Ac c o rdo alla Camera sulla legge per
la violenza sessuale. A larga maggio-
ranza è stata approvata la norma t i v a
che considera leciti i rapporti fra mi-
nori nell’arco di età che va dai 13 ai 16
anni. Ora la legge ritorna al Senato.
Tanto gli Usa che la Francia hanno
ieri lamentato la lentezza delle opera -
zioni per forma re una polizia interna -
zionale in Bosnia, passaggio essenziale
per la tenuta degli accordi di pace.
si c u rezza. Anche l’ex governa t o re della Ban-
ca di Spagna, Mariano Rubio, è inquisito
per frode fiscale, mentre abbondano i pro-
cedimenti per finanziamento illegale al
Psoe. L’ultimo degli scandali ha colpito di-
rettamente Gonzalez, chiamato in causa per
una operazione finanziaria che nell’87
av rebbe fruttato cento miliardi di lire ad un
fi n a n z i e re suo amico, Enrique Sarasola. In
prima fila a condurre la battaglia giudizia-
ria c’è un magistrato quarantenne, elegante
e disinvolto: Baltasar Garzon. Distintosi in
indagini sul terrorismo negli anni ’80, è di-
ventato l’uomo simbolo del corso giustiziali-
ge re la pace entro quest’anno rimarra n n o
una mera speranza se Israele non si impe-
gnerà a ritirarsi dal Golan e dal sud del Li-
ba n o ” .
I timori del siriano Assad
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Le relazioni tra Cuba e Haiti sono ri-
prese oggi, dopo 34 anni di interruz i o n e .
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vrebbe più seguito nella sua difesa del di-
ret t o re generale della Rai essendo venuto
meno il motivo della prorogatio per il cda.
Grazie alla solida amicizia con Maccanico,
per Minicucci si prep a re rebbe comunque
un ripiego di pres t i g i o .
La presidente della Rai, d’altronde, par-
lando con il Foglio non nasconde la sua sod-
disfazione: “E’ una decisione che garantisce
finalmente all’azienda quella serenità ne-
cessaria ad affro n t a re passaggi molto deli-
cati, come l’imminente asta per i diritti di
trasmissione in diretta del calcio; la discus-
sione in Parlamento sulle pay tv; l’assetto
definitivo del servizio pubblico di cui si par-
la nella commissione Napolitano. Tutti temi
– ci dice la Moratti – che richiedono verti c i
aziendali saldi e legittimati”. Ma soprattut-
to la presidente trova confermata la sua vi-
sione di una Rai “come impresa di servi z i o
pubblico, dove però rispettare il dettato re-
fe rendario che ci chiede di aprire la Rai ai
capitali privati”.
Ed è proprio il capitolo del rapporto con
Boom di nuove impres e nel 1995. Do-
po anni di crescita zero, si è finalmente
registrato un saldo attivo (+1,23%) fra
nascite e cessazioni d’attività.
Auspicata
dal
presidente
haitiano
sta e i giornali lo definiscono il Di Pietro di
Sp a g n a .
Ga rzon però ha seguito una traiettoria in-
versa a quella indicata dal piano confessato
da Antonio Di Pietro ai magistrati di Bre-
scia (dalle inchieste ai servizi alla politica):
uscente Aristide, la normalizzazione di-
plomatica intensificherà i rapporti com-
me rciali tra le due isole caraibiche.
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L’Ue accusa l’Italia per il ponte sullo
St retto di Messina. Secondo la commis-
sione europea, la legge che impone l’as-
segnazione dei lavori a ditte control l a-
te dall’Iri per almeno il 51% (e il re-
stante 49% a Fs, Anas e amministrazio-
ni locali), viola le norme comunitarie.
Kohl sta perdendo consensi nella Cdu
a causa della politica sull’unione mo-
netaria. Lo sostengono i liberali della
Fpd, che si proclamano gli unici allea-
ti fedeli del Cancelliere.
Ga rzon ha provato prima con la politica, poi
è tornato alla magistratura per scatenare la
sua offensiva. Nel ’93 Garzon divenne infat-
ti deputato socialista, eletto con Gonzalez a
Madrid, e fu incaricato del piano anti-drog a
del governo. Ma se ne andò sbattendo la por-
ta dopo solo un anno, accusando il governo
Il presidente siriano Assad non teme l’e-
ventuale successo delle destre nazionaliste
israeliane: sa che prima o poi le alture del
Golan gli saranno res t i t u i t e . Teme invece la
no rmalizzazione di rapporti che Peres chie-
de assieme al trattato di pace. Essa com-
po rt e rebbe inevitabilmente una liberaliz-
zazione economica e psicologica del paese
che ridurrebbe il controllo del regime mi-
li t a re su di esso nonché la sottrazione del
Libano al protettorato di Damasco. Quanto
allo “sfruttamento” elettorale dell’assassi-
spazi per congressi ed esposizioni, audito-
rium, hotel, ristoranti, shopping centre, ban-
che, palestre, l’aerop o rto non è più luogo di
transito verso la grande città dove stare il
meno possibile. Perché raggiungere Stoc-
colma sprecando tempo quando l’aerop o rt o
off re un ambiente piacevole per lavorare,
svagarsi o fare shopping? A Skycity, aperta
24 ore al giorno, feste comprese, si è trasfe-
rita una parte di Stoccolma per essere più
vicina alle principali città mondiali e ai lo-
ro aerop o rti, un sistema in continua compe-
tizione dove si concentrano grandi flussi
economici e di lavoro. I grandi aerop o rt i ,
con milioni di passeggeri/anno - il picco è
Chicago O’Hara con 70 milioni - hanno ogni
gi o rno una popolazione paragonabile a
quella di una media città e il loro bilancio è
solo per il 20% legato al trasporto aereo. Il
resto deriva da altre attività. Le prev i s i o n i
indicano un constante aumento di traffi c o ,
soprattutto sulle rotte verso oriente. Stoc-
colma, con Arlanda e Skycity, contende a
Copenhagen, Francoforte, Parigi e Londra,
il traffico passeggeri intercontinentale. An-
che Roma è in corsa tra i grandi scali euro-
di
corruzione e passività. Tornato alla Corte
Nazionale, un tribunale speciale che ha as-
sunto sempre maggiori poteri, Garzon riaprì
il fascicolo del Gal, colpendo così il governo
nio di Rabin, l’effetto si è ormai spento. Se
mai, Peres ha bisogno di res p i n g e re l’accu-
sa mossagli dall’opposizione di guidare un
go v e rno “illegittimo” dal momento che im-
pei, anche se, a diffe renza di quanto acca-
de a Stoccolma resterà comunque molto dif-
ficile superare la diffe renza tra sedersi in
un bar a Fiumicino e in Piazza di Spagna.
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L’I n g h i l t e rra al voto col prop o rz i o n a-
le? Se Tony Blair vincerà le elezioni,
di
cui aveva fatto parte. Un altro giudice di
PARIGI - Chiude l’American Center
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po t rebbe accadere. Il leader
laburista
Borsa di Milano. L’indice Mibtel di ie-
ri è 9.999 (+0,06%). La lira ha perso 3,1
punti sul dollaro (1.575,92) e ne ha gua-
dagnati 2,97 sul marco (1.067,70).
ha promesso un ref e rendum per far de-
ci d e re al popolo se mantenere il siste-
ma maggioritario o cambiare.
primo piano, Ventura Perez Mariño, ha com-
piuto un identico percorso dal parlamento
alla magistratura, e lo scorso anno ha chie-
sto le dimissioni di Gonzalez per lo scanda-
lo Gal.
L’American Center di Parigi chiude dopo 65
anni di attività e a un anno e mezzo dall’a-
pe rtura della nuova sede a Bercy, che si è ri-
levata
un buco
clamoroso. La sua rea l i z z a-
zione, affidata all’architetto Frank Gehry,
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La politica rep l i c a
La situazione
Il governo si farà, dicono i più, ma ieri
nella casa romana di Silvio Berlusconi si è
I Lords bocciano lo sport in pay tv. La
Camera alta londinese ha votato un
emendamento alla nuova legge per il
se t t o re televisivo che vincola alla Bbc
la trasmissione, in chiaro, dei maggiori
avvenimenti sportivi mondiali.
i
privati che faceva da sfondo allo scontro
svolto il vertice dell’incertezza. Il padron e
I socialisti rispondono con durezza. Ac-
cusano i giudici di compiere operazioni po-
litiche e hanno ricandidato l’inquisito Bar-
rionuevo. Del resto la sensazione che il po-
te re giudiziario stia debordando e minacci
le istituzioni accomuna le forze politiche.
Nel programma del Partito Popolare, ovve-
pone “decisioni storiche” allo Stato degli
eb rei grazie ad una minuscola maggioran-
za parlamentare ottenuta con l’appoggio di
sei deputati arabi. La decisione di antici-
pa re le elezioni sembra tuttavia imminente
anche per consiglio di Washington. Se così
sarà, dopo novanta giorni dallo scioglimen-
to della Knesset, per un accordo fra gover-
no e opposizione, inizierà una delle più du-
re battaglie elettorali nella storia di Israe-
le. Non sarà condotta per o contro la pace,
che tutti vogliono, ma sul modo di rea l i z-
za r l a . L’opposizione nazionalista e rel i g i o s a
accusa il governo di svendere territorio “sa-
cro e ancestrale” ai palestinesi (e quello vi-
tale alla difesa del paese ai siriani) senza
av rebbe dovuto rilanciare l’immagine degli
Stati Uniti nel panorama parigino, ma anche
mi g l i o r a re i conti dell’istituto. Nei fatti il ri-
cavato della vendita della vecchia sede di
Bo u l e v a rd Raspail è
stato tutto assorbito
tra presidente e diret t o re generale. Dove la
prima non ha mai fatto mistero della sua
amicizia con Carlo De Benedetti, base pro-
mettente per accordi miliardari sul futuro
delle nuove tecnologie, decoder per pay tv
in prima fila. Me n t re Minicucci si è sempre
sentito il garante della presenza pubblica
nella Rai ed avrebbe preferito trattare gli
stessi affari con la Stet.
di
casa, Gianfranco Fini, Pierfe rd i n a n d o
*
*
*
ro del principale beneficiario di un tracollo
Varato il Governo polacco di Wlodzi-
Casini e Rocco Buttiglione erano innervo s i-
elettorale del Psoe, si legge che “l’ammini-
garanzia che gli arabi, una volta ottenuto
ti dalle notizie che venivano dalla sede del
mi
e rz Cimoszewicz, che guiderà una
strazione della giustizia è deteriorata e non
Pds. “D’Alema è nervoso, si sono detti i lea-
der del centrodestra, e gli attacchi che gli
arrivano dalle sinistre comuniste e cattoli-
che lo mettono in difficoltà”. E’ anche corsa
voce (poi confermata) che il segretario del
coalizione fra Alleanza della sinistra
gode della necessaria fiducia”. E si prop o n e
col negoziato ciò che non erano riusciti ad
av e re con le armi, garantiscano agli israe-
nella costruzione e la sede decentrata ha
es e rcitato una scarsa attrazione, con una di-
minuzione di afflusso del pubblico. In pas-
sato questi fatti non avreb b e ro portato a de-
cisioni clamorose. Non bastano i tagli di spe-
sa proposti dal Congresso, la riduzione del-
le entrate, la mancanza di nuovi finanziato-
democratica e Partito dei contadini.
di
“impedire il ritorno di giudici e magi-
*
*
*
Pds, per
trarsi fuori d’impaccio, avreb b e
La dura partita del diret t o re generale
Ma Raffaele Minicucci, che ieri era dato
unanimemente per sconfitto. “Con lui la
pa rtita è chiusa”, dicono al settimo piano di
viale Mazzini e aggiungono: “già due setti-
mane fa il consiglio era pronto a licenziar-
lo, poi, per rispetto verso l’azionista di mag-
gioranza si è preferita una soluzione morbi-
da”. Chi gli è vicino assicura però che il di-
ret t o re generale intende res i s t e re sulla li-
nea del simul stabunt, simul cadent e vende-
re cara la pelle. E come ha fatto per tutti
questi giorni di scontro ha lavorato a pieno
ritmo nel suo ufficio che i dirimpettai del
cda considerano già chiuso.
Il mondo politico e i partiti assistono da
spettatori a questa parti t a . Nessuno sembra
av e re la chiave giusta per interpret a re e
tanto meno per incidere su quello che ac-
cade. “La Rai è ormai un partito a sé - dice
Giuseppe Giulietti, del Pds - nessuno in Par-
lamento è più in grado di orientarla”.”Stu-
po re” hanno espresso, sul pron u n c i a m e n t o
di Irene Pivetti e Carlo Scognamiglio, i ca-
pi g ruppo del Pds alla Camera e al Senato,
Luigi Berlinguer e Cesare Salvi. “La legge
non dà loro un potere di interpret a z i o n e ” .
Dice Marco Taradash: “Una volta la lotta tra
messo nero su bianco un elenco di nuove
condizioni per la ratifica della nascita del
go v e rno Maccanico. Per ragioni diverse, a
onor del vero, anche i leader del centrod e-
stra sono nervosi. Il leader di An teme un
asse privilegiato Berlusconi-Pds o almeno
la sua apparenza (e in politica le apparen z e
a volte sono tutto). Buttiglione e Casini, che
hanno lavorato con trasporto e ingegno per
un’altra soluzione, un governo Dini bis con
ministri politici, diffidano di un ministero
presieduto dal pupillo di Enrico Cuccia, il
potente vegliardo che regna sulla finanza
milanese. Si diceva inoltre che il pres i d e n-
te incaricato potrebbe squaderna re diret t a-
mente al Quirinale, e in tempi molto stret t i ,
la lista dei ministri. Berlusconi ricorda co-
me un incubo il precedente governo fatto in
casa dal Capo dello Stato.
Le truppe russe in Cecenia, che secon-
do fonti del governo locale filo-rus s o
sa re b b e ro pronte a ritirarsi già oggi, ri-
ma rranno probabilmente a Groz n y. A
Mosca il consiglio di sicurezza non ha
infatti deciso nulla in prop o s i t o .
ri a giustificare la messa in vendita della
nuova sede, il licenziamento del personale,
il drastico ridimensionamento delle attività.
In realtà gli interessi degli Stati Uniti in Eu-
ropa guardano sempre più a est e mentre
Parigi chiude a Berlino è già stata decisa la
sede di un nuovo American Center in pros-
simità del vecchio Check Point Charlie.
SAN PAOLO - La conservazione della foresta
*
*
*
Precipitato un Boeing 757 al largo
delle coste della Repubblica Domini-
cana, appena decollato alla volta di
Fr a n c o f o rte con
189 persone a bordo ,
in maggior parte turisti tedeschi.
*
*
*
Le restrizioni Usa contro la Cina, san-
cite dopo i fatti della Tienanmen, che
bloccavano da anni il progetto per rea-
li z z a re tre satelliti per telecomunica-
zioni, saranno abolite. Lo ha deciso il
presidente Clinton.
strati ai medesimi tribunali dopo aver ab-
bandonato incarichi politici”. L’a n o m a l i a
dell’attuale situazione giudiziaria spagnola
risiede infatti anche nel viavai tra politica e
tribunale di alcuni magistrati, spesso giova-
ni e di non eccelsa esperienza, che dispon-
gono di ampi poteri investigativi. Ma il vero
problema è lo statuto della Corte Nazionale,
che gestisce queste indagini. La Corte fu
creata per indagare sul terrorismo basco, e
i suoi poteri di indagine si sono poi estesi
anche ai reati finanziari.
Di fronte alla crisi giudiziaria che lo atta-
naglia, il partito di Felipe Gonzalez si pre-
senta agli elettori con uno slogan, “Espana
en positivo”, che ha il sapore di una parol a
d’ o rdine difensiva, come il “Non vi è mai an-
data così bene” dei Tories negli anni ’60 o il
“Trent’anni di libertà” dei democristiani de-
gli anni ’70. Il problema di Gonzalez è che,
secondo i sondaggi, l’87% degli spagnoli cre-
de che i socialisti perderanno le elezioni
Le maggiori organizzazioni degli indige-
ni del Brasile hanno chiesto alla comunità
in t e rnazionale di sospendere tutti i finan-
ziamenti per la conservazione della fores t a
amazzonica. La richiesta è rivolta ai G7 e al-
la Banca Mondiale che si sta occupando
della demarcazione delle riserve indiane
nello stato di Rondonia. Potrebbe sembra-
re una richiesta paradossale se il governo
brasiliano non avesse modificato per de-
creto la regolamentazione sulle aree pro-
tette, dove è presente la popolazione indios.
Il decreto aumenta le possibilità per mina-
proprio a causa del lavoro dei giudici.
liani la sicurezza senza la quale la pace,
per loro, non ha senso.
I partiti di centrosinistra hanno una piat-
ta f o rma fortissima. Spiegheranno che l’ac-
co rdo con l’Olp ha liberato Israele dall’in-
so p p o rtabile peso umano ed economico di
Gaza, mettendo fine all’Intifada e ad un’oc-
cupazione militare che si trasformava in co-
lonialismo; che ha permesso la pace con la
Gi o rdania, ridato prestigio internazionale a
Israele, normalizzando i rapporti con nu-
me rosi paesi arabi (dall’Oman al Maroc c o ) ;
che ha aperto all’industria enormi merca t i ,
rinsaldato i legami con l’Europa, stabilito
quelli col Vaticano, contribuito alla cres c i-
ta dell’economia nonostante l’arrivo an-
nuale di 70 mila immigrati.
Con risultati del genere il trionfo eletto-
rale di Peres sarebbe garantito, se esso di-
pendesse solo dagli israeliani. A detenere
la chiave delle elezioni potreb b e ro, para-
dossalmente, essere i fondamentalisti ara-
bi . Essi sperano in una vittoria delle destre
per interrom p e re o rallentare il proc e s s o
tori, agricoltori, occupanti a vario titolo e
di
pace e il consolidamento dell’autorità di
partiti era più o meno alla pari, ora si so-
no ridotti a mendicare questa o quella pol-
i
trona. E il futuro si annuncia anche peggio-
re del
pres e n t e ” .
Arafat. Sanno che una pace senza sicurez-
za è inaccettabile per l’elettore israeliano.
Se nel corso della campagna elettorale riu-
sciranno a porta re a buon fine gravi atten-
tati, metteranno i laburisti in diffi c o l t à .P e r
questo il grande elettore di Peres potreb b e
alla fine rivelarsi Arafat: sia attraverso la
promessa abolizione dei paragrafi antisio-
nisti nella carta nazionale palestinese, sia
attraverso l’efficienza delle sue sei polizie
col controllo dei fondamentalisti islamici
che sono anche i suoi più pericolosi av-
ve r s a r i .
per le comunità locali non autoctone, di
co n t e s t a re i confini e chiedere forti risarci-
menti per le aree destinate a riserva. L’e-
saurimento delle risorse delle foreste della
Guyana e del Suriname ha accresciuto no-
tevolmente l’interesse su queste aree, che
co p rono l’11% del territorio del Brasile e so-
no ricche di materie prime e legno preg i a-
to. Il timore delle comunità indigene, che
hanno conosciuto, per la prima volta dopo
la conquista portoghese un lieve increm e n-
to demografico, è di vedere comprom e s s a
gran parte delle 554 aree protette, a cui si
legano le loro possibilità di sopravvivenza.

ANNO I NUMERO 8 - PAG 2

IL FOGLIO QUOTIDIANO

GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 1996

ANNO I NUMERO 8 - PAG 2 I L FOGLIO QUOTIDIANO GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 1996 I
ANNO I NUMERO 8 - PAG 2 I L FOGLIO QUOTIDIANO GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 1996 I
ANNO I NUMERO 8 - PAG 2 I L FOGLIO QUOTIDIANO GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 1996 I

I N T E R N E T

I nuovi comunisti (se c’è il mercato) non spaventano (quasi) nessuno

KWAS N I E W S K YI N POL O N I A E ZJU G A N OV IN RUS S I A SO N OU N PER I C O L O ? UN DIB AT T I T O INT E R C O N T I N E N TA L E

Il Foglio ha organizzato una confe - renza internazionale su Internet, basa - ta su queste domande.

  • - Avete paura del ritorno dei comu- nisti ?

    • - Le recenti elezioni in alcuni Pae-

si dell’est europeo sono state vinte da

pa rtiti dichiaratamente

comunisti o

da candidati che fecero parte di go- ve rni comunisti. L’elezione del nuovo presidente po- lacco Kwasniewsky che significato

ha? È il segno di un ritorno al passa- to o della metamorfosi di una classe politica che potrà, ripudiando la sua storia, guidare la Polonia verso una democrazia stabile?

  • - La vittoria dei comunisti russi di

Zjuganov è il segnale di un arres t o del processo di democratizzazione del- la Russia o è la reazione di un popolo che non ha visto realizzarsi le pro- messe dell’economia di mercato e le cui condizioni di vita sono drammati- camente peggiorate?

  • - I nuovi assetti politici avranno ri- pe rcussioni internazionali?

    • - Come dovreb b e ro

comportarsi i

go v e rni occidentali di fronte al ritor-

no al potere dei comunisti in Russia?

Ecco le risposte giunte in red a z i o n e .

In realtà vogliono stare all’opposizione

Mi chiedete se bisogna aver paura del ri- to rno dei comunisti? Penso di no. I comu- nisti potreb b e ro torna re, ma non vedo nes- suna ragione per averne paura. I motivi sono ovvi: i comunisti vogliono st a re all’opposizione, promettono cure im- mediate per tutti i problemi economici, per il problema del crimine, la corruzione, e la gu e rra se andassero al potere. Ma non sono tanto stupidi da non rea l i z z a re che non è possibile fare quello che promettono. Cre- do che vogliano piuttosto rimanere all’op- posizione. E, in ogni caso, sono piuttosto so- cialisti (e non di quelli radicali) che comu- nisti. Per quanto riguarda la Russia credo che la vittoria di Zjuganov sia il risultato di con- tinui problemi economici del Paese, del- l’ i n c remento del crimine, della gente stan- ca della guerra in Cecenia e, ultimo ma non meno importante, la Russia sta invecchian- do demograficamente: gli anziani hanno passato la loro giovinezza sotto il regime co- munista. Votando per i comunisti, la gente vota per quegli anni in cui era giovane, è co m p rensibile. Quanto alle ripercussioni interna z i o n a l i

di

un loro ritorno al governo, penso che i

comunisti, dovessero riavere il potere, non ce rc h e re b b e ro certo di far risorge re la

Gu e rra Fredda, ma tenteranno di coopera- re con i governi occidentali. Tuttavia, mo- st re re b b e ro il loro pugno nucleare al res t o del mondo, così che gli sciovinisti russi pos- sano felicemente rea l i z z a re la loro vita in un “Grande Paese”. Quanto all’Occidente non gli resta molto da fare. Quello che i governi occidentali po- tre b b e ro cerca re di fare è di sostenere il movimento democratico, ma potrebbe es- se re troppo tardi per pensarci adesso.

Stanislav Shalunov, 22 anni matematico, Milwaukee - Win s c o n s i n

All’Est hanno solo paura di cambiare

Il ritorno dei gruppi politici comunisti nell’Est è sintomatico dello stesso tipo di reazioni che ha portato i gruppi equiva- lenti dell’ala destra al potere in Occidente. Chiamatela pure paura del cambiamento, o inaspettata consapevolezza che le ram- panti spese e i prestiti militari, che la Gu e rra Fredda ha incoraggiato, avevano creato un ambiente considerato più sicuro e pros p e ro s o.

Phil Stracke, 42 anni tecnico elettronico, Toronto - Canada

Kwasniewsky? Comunista come Clinton

Lasciatemelo dire. Voi non dovete teme- re il ritorno del comunismo, io sì. La vittoria di Kwasniewsky in Polonia ha un unico significato: che Kwasniewsky è stato eletto. È all’incirca comunista quan- to lo è Bill Clinton. Probabilmente anche meno. È la mia opinione, ovviamente. Non è il sintomo di un ritorno al passato

ma soltanto il caso di un arguto e implaca- bile politico che ha fatto il sommo passo nella sua carriera. Nel bene o nel male, non so. Se invece guardiamo a cosa è successo in Russia penso che il successo elettorale

di

Zjuganov sia il segnale di entrambe le

tendenze che voi prospettate come ipotesi:

un arresto del processo di democratizza- zione è la giusta reazione di un elettorato

ANNO I NUMERO 8 - PAG 2 I L FOGLIO QUOTIDIANO GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 1996 I
ANNO I NUMERO 8 - PAG 2 I L FOGLIO QUOTIDIANO GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 1996 I

OGGI - Sulle regioni meridionali cie- lo molto nuvoloso con precipitazioni dif- fuse prevalentemente a carattere tempo- ralesco. Nevicate possibili anche in pia- nura. Sul resto del Paese condizioni di spiccata variabilità.

DOMANI - generali condizioni di cielo se reno o poco nuvoloso tranne residui ad- densamenti sulle zone del basso versante adriatico. Nebbia al nord.

deluso dalle promesse non mantenute. La cosa peggiore di Zjuganov (lo conosco be- ne) è che è un fedele, reale, genuino, one-

sto marxista. E’ anche un uomo intelligen-

te e pragmatico, il che fa di lui anche un

uomo da temere.

Peter V. Voro b i e ff, 28 anni

ri c e rc a t o re scientifico, Mosca - Russia

In realtà non se ne sono mai andati

Dubito che il mondo e l’Europa in parti- co l a re abbiano molto da temere dall’asce- sa del comunismo. In realtà nella maggior pa rte dei Paesi, i comunisti non se ne sono mai andati, si sono solo limitati a trasferi- re le proprietà che prima erano dello Sta-

volti nella fetta di non-export dell’economia russa, che non dà prof i t t i .P e rché un diri- gente di un vecchio stabilimento per la co-

st ruzione di macchine dovrebbe sprec a re

capitali in esso, se non può porta re il suo

sc a rno profitto nel libero mercato? Può solo

mangiarsi le unghie guardando come il suo

collega più fortunato ha investito il capitale in condutture per gas ed è già diventato mi- li a rd a r i o . Questo secondo gruppo può sostenere Zjuganov con le risorse economiche, mentre il primo gli dona popolarità. Il risultato po- trebbe essere di tutto dal moderato prot e- zionismo alla Seconda Rivoluzione Bolsce-

Tra i lettori telematici del Foglio prevale un atteggiamento di relativa tranquillità. L’unico grido di allarme viene da Mosca: il capo dei comunisti russi è un vero marxista, un uomo temibile. C’è anche chi ha paura di una ondata di protezionismo o di un ritorno di fiamma del bolscevismo

to o profitti statali alla loro proprietà priva-

ta. La minaccia è sempre stata quella di una

massiccia forza militare. Ora che il confine con il comunismo si è trasferito a oriente, sia esso all’est o all’ovest dell’Ucraina poco

im p o rta, almeno per un po’ la situazione sarà alquanto diversa. Anche se gli ex stati satelliti dovessero torna re al comunismo, non riesco a immaginare i comunisti polac- chi, per esempio, che sostengono le trup p e russe sul loro territorio.

Frank Matthews, 40 an n i Università di Houston, Clear Lake - (Texas)

Sono pericolosi solo se noi li isoliamo

Non c’è niente di intrinsecamente sba- gliato nel comunismo come metodo di go- ve rn a re una nazione. Non è essenziale che uno stato comunista sia una dittatura para- noica per riuscire nella sua funzione. C’è tutto di sbagliato, invece, se si trasforma in un abuso di potere, indiffe rente al sistema di governo già presente. Ci sono molte ra- gioni per cred e re che un partito comunista eletto attraverso un voto popolare possa go- ve rn a re tanto responsabilmente e lealmen- te quanto le sue controp a rti non comuniste. L’origine di tutti i governi comunisti di cui abbiamo esperienza prima di quest’anno, sono stati la rivoluzione e l’imposizione del- le armi. Tali origini tendono a prod u rre dit- ta t u re, sia sotto la maschera del comuni- smo sia di altre politiche. Dobbiamo teme- re solo i nuovi comunisti se li consideriamo nemici e li releghiamo agli angoli dove do-

vranno difendersi.

Paul Debits, 44anni consulente, San Francisco - California

vi c a . La Russia conosce dei prec e d e n t i ,

quando la vitale economia di uno stato capi-

talista (NEP) è cambiata in poco tempo in

stato totalitario alla fine degli anni ‘20. Personalmente credo che la Seconda Ri- voluzione Bolscevica non sia impossibile, anche se ci sono poche prob a b i l i t à . Sulla questione poi dell’atteggiamento che dovreb b e ro assumere i governi occi- dentali di fronte ad un ritorno al potere dei comunisti in Russia, io penso che non pos- sano fare niente. La cosa migliore sareb b e

quella

di trattenersi

dal supporta re diret t a-

mente entrambi gli schieramenti. L’a p p o g g i o

appariscente di Clinton a Eltsin diminuisce la credibilità di entrambi di fronte agli occhi di molta gente Russa.

Eugene Zhereb i l o v, 34 anni

ucraino residente a Boston - Massachusetts

Chi s’è spaventato per i socialisti francesi?

Ri t o rna il comunismo? Io non ho paura. Pa rtiti dichiaratamente comunisti? Ne du- bito. Avete mai pensato che sono (di prop o- sito) malintrodotti come comunisti in Occi- dente dai partiti dell’ala destra nei loro pa e s i ? Su Kwasniewsky penso che, allontanato- si dalla sua storia, sia l’uomo giusto per gui- da re la Polonia verso una democrazia più st a b i l e . Lo penso in analogia con la situa- zione politica del mio Paese, l’Albania, do- ve il movimento di sinistra avrebbe esatta- mente questa funzione. In Russia la vittoria di Zjuganov si spie- ga con l’insoddisfazione del popolo. E que-

sto non è molto diverso da quanto succede in Occidente. Per me è lo stesso motivo per

cui i partiti di destra e di sinistra si rim- piazzano l’un l’altro più o meno ogni dieci anni nell’Europa Occidentale. Il mondo si è mai spaventato, per esempio, dall’avvento al potere dei socialisti in Francia? Ci saranno ripercussioni sugli assetti in-

te rnazionali?

Speriamo!

E voglio anche dare un consiglio ai go-

ve rnanti dei paesi “democratici”. C’è una frase che, innanzitutto, i governi occiden-

tali non dovreb b e ro pron u n c i a re:

“Oh, al-

l’Est hanno vinto i comunisti, ci saranno state alcune irregolarità durante le elezio- ni, così non considereremo i nuovi gover- nanti così legittimati come i vecchi” (e i

ANNO I NUMERO 8 - PAG 2 I L FOGLIO QUOTIDIANO GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 1996 I

pa rtiti di destra, che hanno perso alle ulti- me elezioni, hanno fatto così anche perch é la loro mentalità era puramente comuni- sta!). Proviamo ad aiutare i nuovi vincitori e non etichettiamoli immediatamente co- me comunisti, altrimenti diverranno co- mu n i s t i .

Ma rgarita Ifti, 27 anni albanese, fisica all’Università dell’Iowa

Le pres i d e n z i a l i sono il vero test in Russia

Non credo che ci sia molto da temere per la vittoria delle elezioni dei comunisti in Russia, a questo punto. Il vero punto saran- no le prossime elezioni. Se vincerà Boris Eltsin, tutto bene. Sento che l’Occidente dovrebbe conti- nu a re a supporta re i Democratici, le rifor- me capitaliste, e prov a re a consolidare l’i- dea che il paese sia in una fase di transizio- ne. Il popolo russo è spaventato perché sta passando un periodo assolutamente turbo- lento nella storia del paese. Di sicuro, se le

cose continueranno

in questo senso, i rus s i

saranno maturi per ripetere l’azione della lo ro originale rivoluzione. Io spero che vadano avanti verso un pro- gramma più socialista, che il governo sia in grado di tenere abbastanza a lungo in modo da prom u l g a re le ultime riforme e soprav- viva all’elemento criminale che minaccia di pre n d e re il controllo del paese. Se questo accadrà, se il governo cioè ap- proverà le riforme, gli americani a un certo punto dovranno accorgersi che il governo russo può fare qualcosa di giusto, e finirla di usarlo come un ricorrente capro espiato- rio. (Sicuramente, ci muoveremo verso una fonte altrettanto improbabile per i nostri problemi. Cosa sarebbe l’America senza i capri espiatori?).

Je ff Farrell,

23 anni

gi o rnalista, Knoxville - Ten n e s s e e

Anche loro dovranno seguire il merca t o

È insensato aver paura di un ritorno dei comunisti nell’Europa Occidentale. Il co- munismo sia come ideologia, sia come si-

stema economico è compromesso e non to rnerà mai più. La gente in Polonia e in Russia non ha votato per il comunismo. Non hanno votato per niente, hanno solo protestato contro le riforme e le loro con- seguenze. Né il polacco Kwasniewsky né il rus s o Zjuganov sono stupidi. Probabilmente con- danneranno le riforme giocando la carta dei populisti (in realtà l’hanno già fatto), ma nessuno con il completo uso del buon senso si aspetta che rinazionalizzino le in- dustrie. Certamente tutti possono vedere come l’economia pianificata sia stata un di-

sa s t ro. Anche Zjuganov, che

prob a b i l m e n-

te sarà tentato di rifiutare aiuti economici dall’Occidente, farà comunque qualcosa per avere convenzioni commerci a l i . Fintanto che Kwasniewsky è preo c c u p a- to, chi può essere spaventato da una Polo- nia comunista che vuole unire il suo paese alla Nato? Co n t rolliamo anche che cosa è successo dopo la vittoria e il ritorno al potere dei co- munisti in Romania, in Polonia (avevano un governo comunista due anni prima del- l’elezioni presidenziali) e in Lituania: un sacco di grandi parole, un sacco di appalti go v e rnativi distribuiti agli amici nell’indu- stria, tantissime discriminazioni contro le minoranze. Tutti questi Paesi stanno per- seguendo un orientamento occidentale con una linea orientata al mercato moderato. Un’economia di mercato finisce sempre inevitabilmente in democrazia. E la demo- crazia finisce sempre e comunque per es- se re un’economia di mercato. Questa è sta- ta la grande lezione sin dalla seconda gu e rra mondiale e non cambierà certa- mente adesso.

Ecco la Seconda Rivoluzione Bolscevica

Io penso che di fronte a questo successo elettorale dei comunisti il popolo russo do- vrebbe essere prudente, sebbene non c’è motivo per avere terrore (per adesso). Non conosco invece bene la situazione po- lacca. Quello che so è che Kwasniewsky rap- presenta la vecchia élite amministrativa piuttosto che la vecchia ideologia. Il popolo polacco ha votato per un maggior coinvolgi- mento del governo piuttosto che per l’ab- bandono del mercato e della democrazia. Credo che la sua sia una metamorfosi della classe politica. Il potere e la struttura della proprietà in Polonia sono più o meno radi- cati. In Russia, invece, il problema non è la personalità di Zjuganov o il suo prog r a m m a . Il problema è il tipo di ambiente sociale che lui e il suo partito rappresentano. Hanno vinto promettendo chiaramente di ridistri- bu i re la ricchezza della gente congelata du- rante la Criminale Privatizzazione (Prikhva- tizatsija). Ci sono due grup p i . Il primo è forma t o dalla gente russa che si sente derubata del- la sua proprietà sacrosanta dalla privatizza- zione criminale. Polacchi, baltici, ecc. hanno odiato i loro precedenti governi come se fos- se ro voluti da stranieri. Questo è il motivo per cui gli individui che non possono avere ma g g i o re benessere economico continuano ad apprez z a re la maggiore libertà . Al con- trario molti, (la maggioranza?) russi si ac- contentano di quello che hanno: niente più del collasso dell’Unione Sovietica. Solo il lo- ro orgoglio nazionale è stato urtato prof o n- da m e n t e . Per questo percepiscono la demo- crazia come mercato libero, ovvero un nuo- vo espediente dell’élite disonesta per depri- varli dei loro diritti. L’a l t ro gruppo sono gli appartenenti alla

vecchia burocrazia comunista. Sentono di es s e re stati messi da parte durante la Gran- de Corsa alla Privatizzazione Criminale.

Questi sono principalmente individui coin-

IL FOGLIO qu o t i d i a n o

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L E T T E R E

 

Il Gran Maestro su massoneria e politica

Signor diret t o re - in riferimento all’arti- colo “Massoneria e politica”, (Il Foglio, 5 febbraio), occorre fare una netta distinzio-

ne tra massoneria e massoni.

 

La prima è una istituzione - in Italia rap- presentata prevalentemente dal Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani - che nulla ha oggi a che fare con attività ineren- ti la politica e l’amministrazione della cosa pubblica. La vera Massoneria opera esclu- sivamente in ossequio ai “Principi di An- derson” del 1723, tesi a salvaguarda re la li- be rtà e la dignità dell’uomo in un contesto

di

tolleranza e fratellanza universale.

I secondi, i massoni, sono cittadini che operano all’interno della società in cui vi- vono: le loro azioni sono assolutamente

svincolate dall’appartenenza alla masso- ne r i a . De s i d e ro inoltre conferma re che nessuna delle persone citate nell’articolo (Antonio Maccanico, Lamberto Dini, Carlo Azeglio Ciampi, Lorenzo Necci, Enrico Cuccia, Aldo Ravelli) è mai stata iscritta al Grande Orien- te d’Italia di Palazzo Giustiniani. Segnalo in- fine un errore clamoroso. Non esiste da an- ni l’iniziazione all’orecchio del Gran Mae- st ro. E’ questa una delle tante spiritose in- venzioni messe in giro da Aldo Mola, il sag- gista citato nell’arti c o l o .

 

Vincenzo Gaito, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Roma

Accusato di mafia chiedo giustizia

 
 

Signor

diret t o re - tre

mesi fa, un magi-

strato della procura di Catanzaro, Stefano Tocci (lo stesso pubblico ministero che ha inviato i contestati avvisi di garanzia ai de-

putati Tiziana Maiolo e Vittorio Sgarbi) ne ha spedito uno anche a me, per “concorso es t e rno in associazione mafiosa”. Come sin- daco di Cosenza avrei assegnato all’amico

di

un boss, a me sconosciuto, un box per la

sua attività commerciale, la vendita dei fio-

ri. Chiedo la sua ospitalità per alcune pre-

ci

s a z i o n i .

1. All’epoca dell’assegnazione del box non ero più sindaco. Ero stato cacciato pro- prio dai clan politico-affaristici, collegati a quel boss, Franco Pino, ieri spietato killer (più di 50 omicidi) oggi collaboratore della gi u s t i z i a . 2. Il box fu assegnato con un’estrazione a so rte tra gli aventi diritto, effettuata dai vi- gili urbani, come risulta dalla carte fatte se- qu e s t r a re in Comune dal magistrato. Il 10 novembre scorso sono stato interro- gato, fortunatamente a piede libero mentre Tocci aveva chiesto l’arresto. Contestazioni specifiche nessuna: per un’ora ho parlato solo io. Poi i miei legali hanno chiesto l’ar- chiviazione del proc e d i m e n t o . Da tre mesi attendo, silenzio assoluto. Co- sa può fare di più per difendersi un cittadi- no che si sente angosciato, schiacciato da un’accusa assurda quanto infamante? Non disponendo né di un giornale, né di una te- levisione come il mio coimputato Sgarbi, ho scritto al presidente Scalfaro e al vicepres i- dente del Csm Capotosti. Risposte nessuna:

non mi resta che sperare nella sensibilità di gi o rnalisti liberi, cui spero non sfuggiranno gli aspetti gravi e sconcertanti di questo ca- so .

 

Pi e t ro Mancini, Cosenza

Appena potete, diminuite la pubblicità

Signor diret t o re – complimenti per il suo Fo g l i o . Le faccio solo una domanda: c’è pro- prio bisogno di tutta questa pubblicità (il 32% della superficie del giornale)? Immagi- no la risposta. Sp e ro quindi che il giorno che sarà raggiunto il fatidico “punto di pa- reggio” la pubblicità possa diminuire se non sparire del tutto. Da parte mia farò la mia parte: comprerò tutti i giorni il suo gior- na l e .

 

Onofrio Febbraro, Saronno (Vare s e )

Il Foglio come il primo Manifesto

 

Signor diret t o re - finalmente qualcosa di nuovo in edicola. Un giornale sintetico e ch i a ro, che si legge tutto, con un’immagine equilibrata, che rivela però l’indole un po’ intellettualistica dell’équipe che ci lavora. Belle le interviste, utile l’avvio di inchie-

ste a puntate (chi le fa più?), ho anche ap- prezzato l’apertura sulle notizie estere.

 

Mi

ha ricordato l’uscita del Manifesto 25

anni fa a 50 li re (anche lui 4 pagine, caratte-

ri uniformi e innovativi, titoli standard e no

cubitali). La freschezza di allora contrappo- sta alla pesantezza attuale del giornale di Pintor misura la distanza degli anni e forse anche qualcosa in più.

 

Mi

ha ricordato anche l’uscita della Re-

pubblica, anch’esso allora innovativo. Se posso fare una richiesta mi piacereb-

be leggere sulle pagine del Foglio una rico- st ruzione storica a puntate di Mani Pulite con dati sulle inchieste avviate e sui pro- cessi celebrati.

 

Federico Besana, Mariano Comense

Ancora troppo poco approf o n d i m e n t o

Signor diret t o re – permetta alcune osser- vazioni sui primi numeri del suo quotidia- no . Il costo del Foglio è esagerato, le quattro pagine rappresentano il 20% degli altri quo- tidiani mentre il prezzo (mille lire) raggiun- ge il 66%. La pubblicità è troppa anche per-

ché il fatto di essere un giornale di sole qu a t t ro pagine la fa risaltare in modo evi- dente e penalizzante. Anche le vignette so- no troppe e la loro qualità (non le trovo par- ti c o l a rmente originali) è migliorabile. Un giornale come il vostro che si pres e n-

ta come

dedito più agli approf o n d i m e n t i

che alla cronaca dovrebbe avere uno stile

di

scrittura più riconoscibile, chiaro e ordi-

nato, mentre in molti pezzi si ritrovano dati

di

cronaca già abbondantemente forniti dal-

la tv e dagli altri quotidiani e a volte i testi sono contorti .

 

Muovo queste critiche perché comunque

ap p rezzo il vostro tentativo di sinteticità, la presenza di molte notizie dall’estero, di eco- nomia e la recensione quotidiana di un li- bro . Mi auguro vogliate dedicare dello spa- zio anche alla scienza e alla ricerca, magari con qualche intervista. Complimenti per la grafica e per la scelta della carta .

 

Ed o a rdo Zari – Bolzano

 

ANNO I NUMERO 8 - PAG 3

IL FOGLIO QUOTIDIANO

GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 1996

 
 

EDITORIALI

   

Innocenti in galera, lo Stato si scusa con 75 mila lire al giorno

 

Milano. “Se un giorno dovessi incontrare

 

leria. Come poteva Alicante, in pochi minu-

c’ e ro. Ho brindato col Tav e rnello

assieme

dieci giorni di galera) per ogni giorno tra-

Forza D’Alema il giudice che mi ha condannato, gli direi : ti, perc o rre re

Forza D’Alema

 
Forza D’Alema il giudice che mi ha condannato, gli direi : ti, perc o rre re

il giudice che mi ha condannato, gli direi :

ti, perco rre re 5 chilometri, abbandonare i

ai miei compagni di cella”.

scorso in cella. Un anno a San Vit t o re ,

prestabiliti. E così questi giudici sono spes-

N ilde Iotti, Amintore Fanfani e Ales- sa n d ro Natta hanno detto nei gior-

tarsi a un accordo per le riforme costi-

S p e ro che sbagliando lei abbia imparato’. Io ho imparato subendo. Ora sto più attento a giudicare la gente quando viene arres t a t a

documenti, nascondere la ref u rtiva e riper- co rre re in senso contrario gli stessi 5 chilo- metri?

Quello delle “riparazioni per ingiusta detenzione” è un problema notevole, per quantità e per qualità. Per quantità perch é

 

quindi, viene ripagato con ventisette milio- ni e 375 mila lire, più i danni morali, che so- no l’autentica variante perché vengono sta-

ni scorsi la stessa cosa. Per cambiare la Costituzione, oltre a ovvie doti di intel-

tuzionali con il centrodestra. La via del- le elezioni era spianata, ed è anche probabile che fosse la via migliore per

o indagata”. Angelo Alicante è una delle mille e 671 vittime che la giustizia italiana ha fatto dal 1989 al 1995. E’ anche uno del

Michele Saponara, legale del ragazzo, fa subito istanza al Tribunale della Libertà ,

negli ultimi sei anni lo Stato ha dovuto sb o r s a re 33 miliardi per risarci re le vittime della magistratura. In assoluto moltissimi,

biliti dai giudici della Corte d’Appello che seguono criteri puramente soggettivi e non

milione e mezzo di imputati prosciolti negli

 

so obbligati a stare bassi secondo la tesi:

ligenza e di prudenza, ci vogliono an- che il coraggio e la fantasia. “La storia, ha detto Fanfani a Paolo Guzzanti, va avanti un po’ a tentoni, per tentativi ed

il l i m p i d i re una congiuntura politica segnata da troppe ambiguità e da trop- pe velleità di restaurazione. Ma quan- do si decide di cambiare la Costituzio-

ultimi 15 anni: quasi il 44%. Prob a b i l m e n t e , però, è l’unico che si è fatto quaranta giorni di galera perché i giudici erano al mare. Tutto comincia il 2 gennaio 1995. Angelo,

 

Un anno di reclusione viene rimborsato con 27 milioni più i danni morali. Ma il codice non prevede risarcimenti superiori ai cento milioni, la cifra che prenderà Pacciani, se assolto, per mille giorni in carcere

 

”Come possiamo dare cinquanta milioni a chi ha scontato un anno e darne cento a chi ne ha scontati dieci?”. E va aggiunto che nei criteri solitamente seguiti, si pres u p p o-

 

ne che per un errore giudiziario l’incensu-

 

errori, e conduce ai suoi risultati un po’

ne, anche se la decisione è ratificata al

 

26 anni, cameriere in un ristorante di Mila-

rato patisca più del pregiudicato che, si di-

a sorpresa”. Nessuna di queste tre per- sonalità della prima repubblica ha la passione per il presidenzialismo. Anzi,

telefono “in viva voce”, e non con un so- lenne patto scritto, l’impegno va man- tenuto con il coraggio, appunto, e la

no, è appena stato dal meccanico. Sta pren- dendo la metropolitana in via Palmanova quando si vede due pistole puntate alla fac- cia: “Ragazzo, seguici, sei in arresto”. Una

 

ma la sezione feriale non vuole pren d e r s i responsabilità e Alicante deve aspettare

ma pochi se si considera che gli indennizzi sono in media di venti milioni e 264 lire a

 

ce, avendo già assaggiato la prigione ne è più avvezzo, la soffre di meno. E mentre Marco Pannella riesce a rilan-

Natta confessa di pensarla come Nor-

fantasia che sono necessari nei grandi

gioielleria di via Padova è appena stata

l’udienza del 20 settembre, e farsi altri qua-

persona. Del resto il codice di proc e d u r a

ci

a re i ref e rendum sulla responsabilità ci-

be rto Bobbio e don Giuseppe Dossetti

appuntamenti con la politica. Nella so-

svaligiata. La titolare è sconvolta ma non

ranta giorni di carce re, prima che della sua

penale prevede che mai, se non in casi ec-

vile dei giudici - già votato e approv a t o

(antico sodale di Fanfani nella corren- te dei “professorini”), cioè come i due

cietà della televisione e delle teleco- municazioni una conversazione telefo-

ha dubbi: “Sì, è stato lui”, dice agli agenti. Alicante viene processato per diret t i s s i m a

innocenza si accorga anche la giustizia. Secondo i conteggi (comunque non rigo-

cezionali (decide la corte di appello), chi è stato ingiustamente detenuto ha diritto a

nell’87, poi scavalcato dal nuovo codice di procedura penale dell’89 - anche a sinistra

integralisti del parlamentarismo puro e

nica vale come un protocollo ratificato

e si prende 5 anni. Il dibattimento in Ap-

rosi), per i 258 giorni trascorsi dietro le

un risarcimento superiore ai cento milioni.

ci

si pone il problema: “Non condivido la

pello comincia il 19 luglio e prosegue il 21,

sb a rre Angelo dovrebbe essere risarci t o ,

E’ quello che potrebbe pren d e re Pacciani,

campagna di Pannella - dice il verde Alfon-

nemici eccellenti della democrazia di- retta. Però risuona in ciascuno dei tre l’appello realista a considerare le con- seguenze dei propri atti e ad agire con

in una cancelleria ottocentesca. Giusto ieri abbiamo segnalato che per D’Alema tenere fede al patto rifor- ma t o re non è facile, visto che la sinistra

poi viene rinviato al 20 settembre perch é tutti vanno al mare e Palazzo di Giustizia smobilita. Nel frattempo la polizia si ac- co rge dell’errore: salta fuori che il giorno

grosso modo, con 19 milioni e 350 mila lire; forse avrà qualcosa in più per danni mora- li, ma non molto e comunque meno di quel- lo che avrebbe guadagnato lavorando. “Sì,

se venisse assolto, per oltre mille giorni di reclusione. La cifra la si ricava calcolando 75 mila lire al giorno (il parametro è la quo- ta che il condannato paga quando la pena

so Pecoraro Scanio - perché mi sembra una punizione verso quei pochi giudici che la- vorano seriamente. Ma di certo ci vuole una legge che riduca la durata della custodia

responsabilità e determinazione.

sindacale, l’estrema sinistra politica

della rapina i documenti della rapinata

e non è solo questione di cifre - dice lui -

detentiva viene trasformata in pena pecu-

ca u t e l a re,

il che obbligherebbe gli inqui-

Massimo D’Alema, che ora si mostra eccessivamente nervoso e tende a sca-

dei comunisti e la sinistra cattolica si sono unificate in un minaccioso fron t e

ve n n e ro trovati a 5 chilometri dalla gioiel-

Quando è nato il mio secondogenito io non

niaria: per esempio 750 mila lire anziché

renti a sveltire le indagini; gli errori sareb-

ri c a re in un duello con Gianfranco Fini i problemi politici che si trova in casa sua, dovrebbe riflettere su queste pa- role. Il segretario del Pds poteva rifiu-

del rifiuto. Ma quando si passa un gua- do, delle due l’una: o si va avanti o si to rna indietro. Chi sta fermo si lascia tr a v o l g e re dalla piena, e affoga.

Luigi Abete, l’imprenditore che non voleva nemici a sinistra

 

L’impoverimento dei ceti medi

 

NES S U N OD E I CAN D I D AT IA L L A SUC C E S S I O N E RIV E N D I C A L’E RE D I T À . IL CON T R A S T OC O N BER L U S C O N I , LA DEL U S I O N E DIN I

 

Roma. Come ogni vero appassionato di

 

mocristiano). Ma Abete aveva condotto tan-

se m p re, al di là delle ipocrite affe rm a z i o n i ,

l’aprile ‘93, quello che affe rmava, un siste-

 

ta di Berlusconi e per il rientro nel gioco del suo progetto personale e di gruppo (Ser-

di

ff e renza con la quale la Confidustria as-

sistè al primo tentativo fatto, via ref e re n-

S econdo alcuni studi recenti (Euri-

gressione. Alla vecchia fotografia che

re pubblico: infermieri, personale pa-

pa l l a c a n e s t ro, Luigi

Abete ci teneva pro-

to bene la sua campagna da essere eletto al

un balsamo (almeno sul breve periodo); i

gio D’Antoni è sempre stato un partner di

spes, Censis) l’Italia sarebbe in re-

ramedico, scuola, trasporti o dipenden- ti di piccole imprese di servizio che la-

prio, quel mercoledì, ad assistere alla fina- le di Coppa Korac fra Messaggero Roma e

ve rtice

Confederazione con l’85 per cento

dei voti della giunta, un consenso superio-

re a quello ottenuto da pur illustri e blaso-

massicci tagli del governo Amato alla spesa pubblica; il trionfale ref e rendum Segni del-

Luigi Abete). Culmine di questa linea l’in-

mostrava due terzi d’abitanti garantiti e

vorano in subappalto degli enti pubbli-

Gli Stati non possono più consacrare

 

POLITICA E POTERIFORTI

nati predecessori come Vittorio Merloni,

ma politico maggioritario, sia pur pastic-

 

dum,

di

esproprio di un

impren d i t o re (giu-

un terzo in condizione di marginalità, si

ci.

Scavolini Pesaro. Ai biglietti aveva prov v e-

la e u r , una telefonata impose ad Abete una

 

gno ’94). Il presidente degli industriali con-

sa rebbe sostituita un’immagine ben più inquietante: accanto a un terzo di mar- ginali, al di sotto della soglia di povertà ,

investimenti importanti alle infrastrut- tu re. E gli stanziamenti previsti dai va-

duto Elvira Stefanucci, fidatissima ed eter- na segretaria. Ma all’ultimo momento, men- tre la sua Lancia Thema lo portava al Pa-

 

Sotto il suo regno è crollata la vecchia classe dirigente e un imprenditore è andato al governo. Ma gli industriali non hanno avuto il fisco, il mercato

 

tava su Lamberto Dini per difendere gli in-

te ressi della sua organizzazione: in questo senso aveva sacrificato uno dei suoi amici più stretti, Giancarlo Lombardi, che dai

c’è un altro terzo che si vede risucchia-

ri bilanci servono soltanto a far funzio-

leggera ma importantissima deviazione:

ve rtici dell’organizzazione

confindustriale

to verso il basso della scala sociale, me n t re solo l’ultimo terzo guadagna po-

na re, sempre peggio, ciò che esiste. L’impossibilità di licenziare gli impie-

proseguendo per l’Eur avrebbe dovuto fer- marsi in viale dell’Astronomia, alla sede

del lavoro e i tagli al bilancio pubblico che potevano e volevano ottenere. L’abolizione della scala mobile e la politica dei redditi tra i suoi successi

era passato ai banchi del governo. Ma la storia di questo governo rappresenta la sto-

sizioni in termini di reddito e garanzie.

gati statali in esubero ha frenato l’evo-

della Confindustria; la sua elezione alla

 

ria di una serie ininterrotta di amare delu-

 

presidenza

del sindacato degli impren d i t o-

sioni per Abete: tasse invece di tagli alla

La formula dei tre terzi semplifica

luzione dei loro salari. E nei paesi in

ri era cosa fatta, si trattava di pren d e re gli

     
 

ultimi

accordi .

ciato; l’accordo di luglio con i sindacati, pa-

spesa pubblica, il massimo di cautela nelle

troppo ma non è molto lontana dal vero. Gli osservatori dell’Unione europ e a avevano già constatato lo stesso feno- meno in altri paesi come la Francia, il Belgio, in minor misura la Spagna, ver- so la fine degli anni ’80 e all’inizio degli

cui il settore pubblico è più importa n- te, come la Francia o il Belgio, si sono avuti conflitti sindacali durissimi. Qua- le che sia la causa, le conseguenze sono gravi. Una parte di salariati vede bloc- cata ogni strada di promozione sociale.

Che il colpo fosse riuscito, a dire il vero, Abete lo sapeva per certo da qualche gior- no, per l’esattezza dalla fine della settima- na precedente. Ven e rdì e sabato a Genova si era tenuto infatti un importante convegno

 
troppo ma non è molto lontana dal vero. Gli osservatori dell’Unione europ e a avevano già

tro c i n a t o re il governo Ciampi, che sanciva la fine dell’aborrita scala mobile. La via di Abete sembrava veramente in rosa: nel novembre del ’93 la discreta pre- senza degli industriali novisti fece la sua apparizione nelle nuove amministrazioni

 

privatizzazioni, lo svuotamento di gran par- te della riforma delle pensioni. E infine una finanziaria piena di schiaffi in faccia alla Confindustria. Una situazione nella quale comandavano i sindacati e, agli occhi

di

Dini, che resta seguace di quell’An-

anni ’90. Alcuni vi scorsero una delle

Ci fu scandalo qualche anno fa in Fran-

della Confindustria. Tema, tanto per cam-

comunali: una Marina Salamon a Ven e z i a ,

dreotti che disse: “I grandi industriali come

tante conseguenze del reaganismo e delle rigide politiche deflazionistiche adottate dalla Federal res e rve già sotto la presidenza Carte r , che avevano per l’appunto introdotto un effetto “forbi- ce” nei redditi della middle class ame- ricana. In realtà le cause del fenomeno

cia quando ci si accorse che un prof e s- so re di liceo con dieci anni d’anzianità non poteva più comprarsi una casa con un mutuo. E che la vera diffe renza “di classe” era l’aver ereditato un apparta- me n t o . Su queste analisi sociali, che riguar-

bi a re, il mercato. In quell’occasione Gianni Agnelli e Cesare Romiti invitarono Luigi Abete a sedersi tra di loro, in prima fila nel- la platea del bellissimo e nuovissimo teatro Carlo Felice: era il segnale, pubblico e chia- rissimo, dell’investitura. Un segnale tanto più forte e indiscutibile se si pensa che fino a poco prima il candidato della quasi una-

un Riccardo Illy a Trieste. Tutto sembrava possibile: la leadership del rinnovamento, poi un ministero e infine, forse, la pres i- denza del Consiglio. Abete giocò tutte le sue ca rte sull’accordo tra Mino Martinazzoli e Segni alle politiche del ’94: quella destra italiana messa insieme da Silvio Berlusco- ni, Gianfranco Fini e Umberto Bossi non

nu m e ro contano

meno dei miei tassisti ro-

mani”, la Confcommercio aveva almeno due volte l’importanza della Confindustria. Risultati portati a casa? Un po’ di pace sociale garantita più dalla disoccupazione e dall’intelligenza di Sergio Cofferati, se- gretario della Cgil, che dall’abilità confin- dustriale. Ma il prezzo è stato altissimo: in

dano prima di tutto l’impiego pubblico,

nimità

degli imprenditori

alla poltron i s s i-

poteva proprio vincere. La sinistra non

una situazione molto favorevole gli indu-

non sembrano riconducibili alle eti- chette dei governi, ma alla crisi fiscale

fa re b b e ro bene a riflettere Antonio

ma di viale dell’Astronomia era prop r i o quel Romiti che forse più di un membro

 

av rebbe ugualmente vinto e il centro av rebbe condizionato tutto.

striali non sono riusciti a ottenere le rifor- me strutturali del mercato del lavoro, dei

degli Stati e ai limiti raggiunti dalle po- litiche di welfare. Infatti la parte di ce- to medio colpita è per lo più inserita in settori produttivi non aperti alla con-

Maccanico, impegnato nella stesura del suo programma, e i sindacati, che si ap- prestano a definire i prossimi contratti

della Casa torinese avrebbe volentieri ri- spedito a Roma. L’i n t e rvento di Enrico Cuc- cia, patron di Mediobanca, deve essere sta- to decisivo per indurre infine l’Avvocato a

Luigi Lucchini, Sergio Pininfarina. Era gio- vedì 12 marzo 1992, erano passati appena 24 gi o rni dall’arresto di Mario Chiesa, e ne mancavano altrettanti alle elezioni politi-

Una serie di sconfitte

Abete giocò dunque tutto su Segni. Non gli andò bene e non fu capace di agire in

capitali e delle imprese che era possibile e necessario acquisire. Ecco perché tutte le ca n d i d a t u re alla guida di Confindustria og- gi sono in alternativa alla gestione Abete:

co rrenza internazionale, cioè nel setto-

nazionali: a proteggersi dal mercato si decade. Lentamente, ma si decade.

pro n u n c i a re quella frase solo apparen t e-

che del 5 aprile che avreb b e ro segnato una

souplesse come il suo grande patron Gian-

Gi o rgio Fossa, il più continuista nella ge-

 

mente spiccia e un po’

brutale, in rea l t à

prima flessione, foriera del grande crol l o ,

ni Agnelli che aveva detto: “Se perde Ber-

stione interna, ha sollevato più volte l’esi-

Quando i tecnici fanno il loro mestiere

molto meditata: “Romiti mi serve ancora in azienda”, che fece cadere la fortissima can- didatura dell’amministratore delegato del- la Fiat aprendo la strada a quella dell’allo-

della Dc e del Psi, e il trionfo della Lega. In- somma, cominciava Mani Pulite. Di questo fatterello non si era accorta quella grandissima maggioranza degli im-

lusconi perde solo lui, se vince vinciamo tutti”. La Confindustria assunse verso il pri- mo governo italiano guidato da un impren- di t o re un atteggiamento di palese diffi d e n-

genza di una nuova centralità dell’impres a ; Gi a n m a rco Moratti, con la sua ipotesi di Confindustria minimalista ma corret t a- mente gestita, critica esplicitamente lo sti-

I eri la nostra inchiesta sul lavoro (per- ché non c’è, come crearlo) ha riprop o-

nomisti consulenti del governo sosten-

ve rec e d e re dai tagli alla spesa

sociale.

ra presidente dei giovani industriali. Me- diobanca voleva Romiti alla Fiat.

prenditori che, votando per Abete, aveva fatto anche una scelta di continuità: quella

za: in tutte le occasioni chiave (l’invadenza della magistratura, le aggressioni alla Fi-

le di direzione di Abete. L’unico che sposa la filosofia di Abete è forse Aldo Fumagal-

sto come decisiva la questione della fles-

gono che alcuni elementi del piano sin- dacale possono essere accolti, ma gli im-

Alla testa del “nuovo che avanza”

continuità politica, romana e consociativa, caratteristica dei rapporti tra impresa e

ninvest, la riforma delle pensioni) l’orga- nizzazione degli industriali manifestò osti-

li: ma al posto del sapiente e mediatorio at- teggiamento di Abete, sceglie una linea di

Alfine Luigi Abete a 45 anni riusciva nel-

pa rtiti negli ultimi 50 anni. Il neopres i d e n-

lità e un atteggiamento così ipocritamente

co m p o rtamento ideologica. Si

pone così in

sibilità negli orari, nella struttura del sa- lario, nella diffe renziazione contrattua- le per aree geografiche, nel grado di co-

prenditori non devono impegnarsi a nessuna assunzione e il governo non de-

l’ i m p resa che sognava fin da giovanissimo. E ci riusciva nonostante una serie di han-

te della Confindustria l’aria nuova invece l’aveva fiutata: sarà stato il legame con il gi-

e formalmente di sostegno alle questioni di in t e resse industriale da risultare inin-

una posizione minoritaria e di testimonian- za, e tradisce lo spirito più profondo, seb-

La disoccupazione di lunga durata può

 

dicap, almeno dal punto di vista degli im-

ro di Giovanni Goria, tra i politici cattolici

fl u e n t e .

pe rtura contributiva delle buste paga. Oggi c’è una conferma autorevole a que- sta impostazione. Il comitato degli eco- nomisti che assiste Kohl e i suoi ministri ha avvertito il governo di Bonn e l’orga-

sp e r a re di essere

riassorbita solo se

cambia il sistema di contrattazione na- zionale. Gli accordi salariali dovreb b e- ro tenere maggior conto delle situazioni

prenditori del Nord: romano, titolare di una media impresa (fatturato sui 150 miliardi ) . Fondata da suo padre Antonio, ex operaio del Poligrafico dello Stato, che lavora pre- valentemente con commesse pubbliche co- me la stampa delle schedine Tot o c a l c i o ,

 

il più attento al mercato; saranno state le lunghe riunioni con i giovani industriali, l’a- nima tormentata della Confindustria; sa- ranno state le proteste crescenti degli im- prenditori del Nord. Chissà. Molte le cause, unico l’esito: Luigi Abete sposò il manifesto

Le scelte di sostegno all’impresa venne- ro assunte per scelta autonoma del governo Berlusconi (dalla legge Tremonti sull’esen- zione fiscale degli utili reinvestiti a quelle sulla flessibilità del lavoro). Ma molte leggi an d a rono in fumo proprio perché, mentre

 

Fossa, Moratti & C.

Roma. Per Luigi Lucchini sono solo illa- zioni. Ma per la prima volta dopo molti an-

dello statuto confindustriale, devono con-

nizzazione degli imprenditori dei rischi che si corrono accettando le prop o s t e dell’Ig-metall, il sindacato dei metal-

locali e ci dovrebbe essere una maggio- re diffe renziazione retributiva tra lavo- ro qualificato e no. Sarebbe anche es-

delle schede elettorali, dei modelli 740 per la dichiarazione Irpef, l’azienda di Abete

ri f o rm a t o re di Mariotto

Segni e sin dalla

sua elezione divenne uno dei leader del

sindacati e interessi antagonistici si mobi- litavano, la Confindustria faceva da spetta-

ni i tre saggi che, secondo la riforma Pirel l i

meccanici

tedeschi, per cerca re di af-

induceva a classificarne il titolare in una

“nuovo che avanza”. Fu l’inizio di una lunga serie di successi:

trice agli attacchi al governo .

su l t a re la base e prop o rre la nuova leader-

fro n t a re la disoccupazione in Germa n i a . Il piano del sindacato prevede un impe- gno degli industriali per crea re nuovi

senziale cambiare le regole della sicu- rezza sociale in modo da impedire che incentivi e disincentivi fiscali scoraggi-

posizione un po’ troppo vicina agli ambien- ti politici democristiani della capitale (suo fratello minore, Giancarlo, era deputato de-

la svalutazione della lira, che per l’indu- stria italiana orientata alle esportazioni è

Abete forse non collaborò al ribaltone, ma i suoi atteggiamenti susseguenti espres- se ro un malcelato entusiasmo per la cadu-

ship, non avanzeranno il nome di un solo candidato bensì di due: Giorgio Fossa e Gi a n m a rco Moratti. Questo dipende da un clima di incertezza strategica che si res p i r a

no i disoccupati a lunga scadenza dal-

 

da mesi nel palazzo romano di viale dell’A-

posti di lavoro in cambio di moderazio- ne nelle richieste salariali. I sindacati chiedono inoltre la promessa di non ta- gl i a re i sussidi alla disoccupazione e di non res t r i n g e re i criteri della prev i d e n-

l’ a c c e t t a re un lavoro: oggi il capo di una famiglia di cinque persone non ha inte- resse ad accettare un lavoro pagato me- no di 30 mila marchi all’anno (oltre 30 milioni di lire). Già oggi prende di più

st ronomia. Vittorio Merloni avrebbe insisti- to per la candidatura unica di Fossa, Sergi o Pininfarina per la definizione di un’altra proposta e Luigi Lucchini si sarebbe schie- rato, vincente, per la doppia candidatura.

Tutti e tre avevano chiesto invano a Morat-

za sociale. Klaus Zwickel, il capo della Ig-metall, è pronto in sostanza a rivendi- ca re aumenti salariali non superiori al- l’inflazione in cambio di 300 mila nuovi

con i vari sussidi, che perde rebbe se ac- cettasse il lavoro. I tecnici tedeschi sono consapevoli delle rigidità del modello renano (sicu-

ti di ritirarsi. Gi o rgio Fossa non ha comunque raggiun- to quel 60 per cento di consensi dei consul- tati che conferisce una automatica candi-

po s t i .

rezza, alti salari e concertazione). Inte-

datura unica alla guida dell’associazione

Fino ad ora il governo di Kohl si è li- mitato a lodare il piano dei sindacati, senza pren d e re alcun impegno. Gli eco-

ressante anche che questi economisti facciano i consulenti e non i ministri, e che dicano proprio quello che pensano.

im p renditoriale. La sua è una candidatura au t o revole, programmata nel tempo e che ha il vantaggio di una certa continuità di sti-

 

le politico con l’esperienza di Luigi Abete.

Tuttavia Fossa è considerato svincolato dal blocco elettorale del pre d e c e s s

Tuttavia Fossa è considerato svincolato dal blocco elettorale del pred e c e s s o re. Gi a n m a rco Moratti gode invece del so- stegno di molte grandi imprese, associazio-

ni di categoria e organizzazioni

terri t o r i a l i

(la Federchimica, l’Eni, le Ferrovie e parte

consistente del Sud). Secondo le voci più ac c reditate, l’ipotesi di una candidatura a

mi

n i s t ro della signora Letizia Moratti, mo-

glie di Gianmarco, sarebbe stata resa nota per influire negativamente sulla campagna elettorale del candidato outsider. La imme- diata smentita della presidente della Rai è un modo per impedire manovre ambigue in t o rno alla candidatura del consorte . Ambienti informati di Confindustria si dicono certi del fatto che, alla resa dei con- ti, uno dei due candidati si ritirerà. La Con- findustria non ama le spaccature, giudicate uno sgradevole elemento di lacerazione. In tal caso emerge rebbe un terzo candidato.