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IL FOGLIO

DIREZIONE, REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: VIA VICTOR HUGO, 1 - 20123 - MILANO

ANNO I NUMERO 3

In bilico tra potere e no

Il giorno dellincertezza
e le ambizioni deluse
di Carlo Scognamiglio
La crisi politica diventa unaltalena di
alti e bassi per il presidente del
Senato. Il Polo lo ha indicato

Il legame con il Quirinale


Roma. Quando, allindomani della sofferta elezione alla presidenza del Senato, Carlo Scognamiglio prese posto alla scrivania
che era stata di Giovanni Spadolini, trov
un piccolo dono, trascurabile sul momento,
ma ricco di presagi. Era lultimo libro del
suo predecessore: In diretta con il Passato, a cui come se non bastasse Spadolini
aggiunse una dedica autografa: A Carlo
Scognamiglio, con i pi fervidi auguri per
una presidenza in spirito di continuit. Era
un augurio con il sapore di una condanna.
Da allora il pi giovane presidente del Senato della storia ha fatto ogni giorno i conti
con il fardello della continuit. Eppure Carlo Scognamiglio aveva conquistato il vertice
del Senato per piantarvi bene in vista la
bandiera della nuova Italia del 27 marzo.
Gli italiani si appassionarono al testa a
testa tra il giovane professore liberale e
lanziano notabile repubblicano, quasi come a un duello tra Coppi e Bartali, con fotofinish e finte proclamazioni. La vittoria,
strappata per una scheda con il suo nome
dimezzato e storpiato, valse a Scogna Miglio
giornate di gloria indimenticabili. Le cronache lo scoprirono
bello, elegante, intelligente, sportivo, gi
pronto per la galleria
dei busti, come disse
Francesco Cossiga,
che pure aveva votato
Spadolini.
Il Carlino noto da
Portofino a Cortina
DAmpezzo divenne
subito Carlo Luigi
Scognamiglio Pasini. CARLO SCOGNAMIGLIO
Quattro iniziali da ricamare sulle camicie, grazie anche al piccolo vezzo di prendersi il cognome della
mamma. Solo pochi maligni portarono a suo
disdoro i matrimoni fortunati e la non sfavillante carriera politica, al cui culmine era
arrivato a fare il vicesegretario del Pli in disarmo di Raffaele Costa. Punture di spillo,
che la calda luce dei riflettori faceva rapidamente dimenticare.
Poi, inevitabilmente, le luci si sono spente e le mura del Senato si sono chiuse su di
lui quasi ermeticamente. Per questo oggi
Scognamiglio spera tanto di fuggire a palazzo Chigi, e per farcela ha pensato che la
strategia migliore fosse quella di ritirarsi
nel suo angolo dorato e aspettare... rculer
pour mieux sauter.
Laltalena nei rapporti con Silvio Berlusconi
La sua preoccupazione di essere super
partes stata cos forte - dice un suo buon
amico, il senatore di Forza Italia Domenico
Contestabile - che Carlo ha scelto di avere
come unico interlocutore politico Oscar
Luigi Scalfaro. Noi speravamo - dice ancora Contestabile - che da presidente del
Senato si ponesse come contraltare del Capo dello Stato, invece ne divenuto succube, senza neppure averne vantaggio. Tanto
vero che oggi Scalfaro esita a conferirgli
lincarico.
E stato nei giorni bui del dopo-ribaltone
che quel legame si rinforzato al punto da
mettere Scognamiglio in rotta di collisione
con Silvio Berlusconi e la sua richiesta di
votare subito. Il Cavaliere non esit a metterlo nella lista dei miracolati; oggi si dice sia in corso una tiepida riconciliazione,
tanto vero che il suo nome stato fatto dal
leader di Forza Italia a Scalfaro.
Il garante dellasse Quirinale-Senato
certamente Damiano Nocilla, il segretario
generale di Palazzo Madama. Basti dire che
occupa il posto che fu di Gaetano Gifuni, di
cui allepoca era il promettente delfino. Nocilla il grande orchestratore del buon andamento dei lavori dellassemblea, il tutore
del Presidente in ogni possibile conflitto,
colui che sapientemente lo tiene lontano
dai marosi della politica.
E Scognamiglio aspetta. A suo discarico
occorre dire che il presidente del Senato,
lui proprio non lo voleva fare. A Berlusconi
che insisteva, rispose: Ho sempre studiato
per fare il ministro, e pensava allIndustria
o al Tesoro. Furono Cesare Previti e Domenico Mennitti ad insistere. Oggi questultimo
non nasconde la sua delusione: Facemmo
bene a tener duro perch non si poteva lasciare la scelta del presidente al Club dei
Senatori a Vita, gli italiani del 27 marzo non
avrebbero capito. Ora per riconosco che
Scognamiglio, assieme alla Pivetti ed a Scalfaro il responsabile della disastrosa situazione con cui siamo arrivati al semestre europeo.
Se per Scognamiglio si aprissero le porte
di Palazzo Chigi per lui ci sarebbe una seconda occasione. Lamministrazione lo attira pi della politica e la sua carriera universitaria lo ha spesso portato come consulente nei ministeri e nelle aziende pubbliche. I suoi sponsor giurano che avrebbe tutti i numeri per riuscire. Anche un profetico
libro, scritto a quattro mani con Gianni De
Michelis: Come governare lItalia del
2000.

quotidiano

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DIRETTORE GIULIANO FERRARA

La Giornata
* * *
In Italia

* * *
Nel mondo

ANTONIO MACCANICO IN CORSA


PER PALAZZO CHIGI dopo una intesa
ancora fragile raggiunta a Roma sul semipresidenzialismo francese. Berlusconi, DAlema e Fini hanno concordato una ipotesi di riforma istituzionale
che gi oggetto di interpretazioni contrastanti. Scalfaro, che ha concluso le
consultazioni, si prepara a dare un incarico: nella rosa fino allultimo Carlo
Scognamiglio, Lamberto Dini, Carlo
Azeglio Ciampi e Giuliano Amato. Chi
ricever lincarico avr il compito di
perfezionare e realizzare laccordo.

STRAGE NELLO SRI LANKA per


unautobomba che un commando suicida, probabilmente di Tigri Tamil, ha
fatto esplodere nellatrio della Banca
di Ceylon, un edificio di 36 piani nel
cuore commerciale della capitale Colombo. Le vittime finora accertate sono
pi di 60. E lultimo episodio della
guerra etnica che da oltre un decennio
divide la minoranza tamil dalla maggioranza cingalese dellisola e che ha
gi causato decine di migliaia di morti.

* * *

La privatizzazione della Stet - che ieri


in Borsa ha guadagnato il 5.24% - non in
blocco ma a pezzi, come propone lIri,
ha provocato roventi polemiche negli
ambienti politici e sindacali.

* * *

Liberato ieri sera a ventiquattro ore


di distanza Mario Camozzi, il giovane
imprenditore, rapito a Brescia. E stato
lui stesso ad avvertire i familiari. Secondo gli inquirenti, i rapitori non apparterrebbero alla ndrangheta, come
si era invece pensato inizialmente.

* * *

Malpica ribadisce le accuse agli ex titolari degli Interni davanti al Tribunale


dei ministri. Lex capo del Sisde ieri ha
confermato lesposto presentato dal suo
successore Alessandro Voci, che denunci la consuetudine dei servizi di
versare 100 milioni mensili al Viminale.

* * *

Le telefonate di Di Pietro con i parlamentari saranno inserite negli atti del


processo. Lo ha deciso il gip Anna Di
Martino rigettando unistanza degli avvocati dellex pm.

* * *

Mille e 344 miliardi al sud attraverso


un piano, concordato nel 91 fra Eni e
lallora ministero del Mezzogiorno, e
approvato ieri dal Cipe, per il rilancio
dellindustria.

* * *

Malpensa 2000 bocciato dalla Ue. Pi


lontano lampliamento dellaeroporto.

* * *

La disoccupazione in Francia a dicembre cresciuta di un punto percentuale rispetto al mese di novembre


95. Lo ha reso noto il ministero del Lavoro, secondo cui nellultimo mese dellanno i posti di lavoro persi sarebbero
stati 29 mila. Secondo le stime, la Francia avrebbe cos superato la soglia dei
tre milioni di senza lavoro, con un tasso annuo pari all11,7 per cento.
Sotto controllo invece linflazione,
che nello scorso anno si attestata al
2,1 per cento nonostante laumento
dellIva dello scorso agosto.

* * *

La contesa fra Grecia e Turchia per il


controllo dellisola di Imia (Kardak per
i turchi) nel mar Egeo, si avvia a una soluzione pacifica, dopo le avvisaglie di
guerra dei giorni scorsi, iniziate con
linvasione simbolica di tre giornalisti
turchi e culminate con movimenti tattici delle marinerie da guerra.
Sono state due lunghe telefonate di
Bill Clinton a scongiurare una crisi bel lica fra i due paesi della Nato. Atene
parla di un raggiunto accordo per li sola, smentito per da Ankara.

* * *

Lo stipendio dei deputati britannici dovrebbe raddoppiare. La proposta stata avanzata da 230 membri della camera dei Comuni, che hanno chiesto
unaumento di circa 34 mila sterline.
Lattuale retribuzione dei parlamentari del Regno Unito pari a circa la
met di quella dei loro omologhi italian
i
.

* * *

* * *
La federazione croato-musulmana, ufTitoli di Stato, rendimento in calo ne- ficialmente nata nel 1994, ha eletto il
gli ultimi undici mesi. Dal marzo 95 ad suo primo governo federale, guidato
oggi il rendimento netto sceso da un dal musulmano Izudin Kapetanovic e
minimo di due punti percentuali a un composto da 16 membri. Marted scormassimo di 3,5, come nel caso dei Btp so era stato invece nominato il governo
quinquennali, collocati ieri a un inte- centrale della Bosnia Erzegovina, preresse di circa l8%.
sieduto da Hasan Muratovic. Si comIl ministro del Tesoro, Dini, ha auto - pleta cos la ridistribuzione dei poteri
rizzato ieri la sesta tranche di Cct desti - nella ex repubblica jugoslava.
nata allestinzione dei crediti dimposta.
A Belgrado esponenti di cinque par * * *
titi di opposizione hanno annunciato
Borsa di Milano. Lindice Mibtel di iela costituzione di un parlamento om ri 9923 (+0,83%). Il dollaro stato
bra, denominato assemblea democra scambiato a 1.599,81 lire (+1,54) e il
tica in preparazione delle future ele marco a 1.072,98 (-2,21).
zioni e in polemica con il partito socia lista serbo di Slobodan Milosevic.

Economia e potere

Il documento interno allIri reso noto ieri dai giornali ha scatenato il mondo politico. Le agenzie hanno battuto per tutta la
giornata prese di posizione di singoli esponenti, quasi tutti estremamente critici nei
confronti dellipotesi di privatizzare la Stet
a pezzi. Uneventualit che i pi hanno
giudicato come lennesima prova che privatizzazione in Italia rischia di diventare sinonimo di improvvisazione. In qualche
commento la situazione debitoria dellIri
stata addirittura paragonata a quella della
sventurata Efim, come se per la prima volta
ci si fosse resi conto che i bilanci di via Veneto non autorizzano sonni tranquilli per i
prossimi mesi. Le numerose critiche rivolte a Michele Tedeschi segnalano anche come questultimo abbia sperperato il patrimonio di consensi che accompagn la sua
nomina a presidente della holding pubblica. Il gruppo dirigente dellIri paga mesi di
ritardi e indecisioni palesate nei confronti
della crisi Alitalia, che avrebbe messo a nudo unincapacit di fare strategia. E stato
anche osservato come nel dibattito sulle
modalit e i tempi della vendita Stet continui, per, a brillare per assenza qualsiasi
riferimento agli interessi dei piccoli risparmiatori. Eppure le difficolt trovate dal Tesoro nel vendere le azioni Eni avrebbero
potuto suggerire una maggiore attenzione.

* * *

Il nuovo ambasciatore italiano a Mosca sar Emanuele Scammacca del


Murgo e dellAgnone, attuale Sottosegretario di stato agli affari esteri. Scammacca, che ha ricevuto il gradimento
del governo russo, stato in precedenza ambasciatore a Bruxelles. Sessantatreenne, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1957 e ha alternato incarichi
allestero con altri presso la Farnesina.

* * *

La coalizione di governo polacca ha


indicato in Wlodzimierz Cimoszewicz,
socialdemocratico vicepresidente della camera, il nuovo premier, dopo che
la scorsa settimana si era dimesso Jozef Oleksy, rinviato a giudizio con laccusa di spionaggio.

* * *

E morto il creatore di Superman,


Jerry Siegel. Negli anni Trenta, assieme al disegnatore Joseph Shuster, aveva creato il famoso personaggio del
mondo dei fumetti. I due realizzarono
le avventure di Superman fino al 1947,
quando furono licenziati dal loro editore per aver chiesto un aumento di
stipendio. Siegel aveva 81 anni.

OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO

PERCHEIN ITALIA SI CERCA


SEMPRE UN GRANDE ACCORDO

DEMOCRAZIABLOCCATA, la storia di centocinquantanni di larghe


intese, dal connubio Cavour/Ratazzi, agli accordi di oggi (pagina 3)

FRANOISFURET, il grande storico francese, spiega la vittoria dei


borghesi e del denaro sulle vecchie ideologie del 900 (pagina 2)

JEFFERSON, FISICHELLA o De
Gaulle: le alternative e le idee che
sostengono la lotta tra i diversi presidenzialismi (editoriale, pagina 3)

Il saluto di Agnelli

Il bilancio Fiat buono


ma il futuro difficile
La Borsa fredda sullauto. La Palio
e i rischi dei progetti world car
Torino. Lera Cantarella, alla Fiat, si apre
in salita. Ieri, in forma solenne, Giovanni
Agnelli ha firmato la sua ultima lettera agli
azionisti prima del ritiro dalla presidenza
del gruppo torinese. I numeri del consuntivo 95 sono buoni anzi ottimi, ma negli scenari futuri si annidano non poche difficolt.
Le dovranno affrontare Cesare Romiti, che
sostituisce Agnelli alla presidenza, e, appunto, Cantarella, che dal timone della Fiat
auto passato a quello di amministratore
delegato della holding.
I dati comunicati ieri non hanno riservato sorprese: il fatturato salito a 75.500 miliardi, contro i 65.840 del 94 (+17%), mentre
lutile lordo stato di 3.400 miliardi e quello netto oltre i 2.000 miliardi, raddoppiando
il risultato dellanno precedente. Ci sarebbe
da applaudire a scena aperta, eppure in
Corso Marconi c preoccupazione, come se
si temesse la fine delleccezionale ciclo partito nel 1994. Dopo il lancio della Punto - testimonia Franco Aletti della Aletti Sim limpressione stata che fossimo di fronte al
vertice di una parabola destinata a calare.
E lopinione di Aletti, in Borsa, tuttaltro
che isolata. I sospetti di Piazza Affari sono
alimentati soprattutto dal mercato dellauto, debole da pi di sei mesi. Nel 1995 le
nuove immatricolazioni, in Italia, sono cresciute solo del 1,9% e il mese di gennaio
sembra aver confermato la fiacca tendenza.
Per la Fiat, che in patria ha una quota di
mercato vicina al 50%, sono segnali preoccupanti, anche perch il mercato italiano, che
conta 480 vetture ogni mille abitanti, vicino alla saturazione.
In Europa la musica non cambia: le vendite sono stazionarie intorno a quota 12 milioni di vetture e per i prossimi mesi non
prevista ripresa. Grazie alla debolezza della lira, nel 1995 la Fiat riuscita a sfondare
proprio nel mercato europeo, dove ha incrementato le vendite del 5%. La tendenza
dovrebbe accelerare anche nel 96, tanto
che gli analisti prevedono unulteriore crescita del 10-12% sulla scia del successo dei
nuovi modelli (Bravo e Brava). Ma I Paesi
dove le Fiat ha una presenza consolidata scrivono gli analisti della Caboto di Milano
- saranno interessati dallentrata in forza
dellindustria automobilistica giapponese e
dallingresso dei coreani che, basando la loro forza sui prezzi, rappresenteranno un elemento fortemente destabilizzante.
La chiave per la svolta, nei programmi di
Cantarella, dovrebbe essere la world car,
la macchina prodotta in un unico modello
ma destinata ai mercati di tutto il mondo. Si
chiamer Palio, verr prodotta in Sudamerica e lazienda torinese ci ha gi investito 3
mila miliardi. Ma il progetto non privo di
ostacoli. Primo perch si rivolger prevalentemente ai Paesi emergenti, dove la concorrenza si annuncia spietata. In secondo
luogo perch lidea stessa di world car
tuttaltro che vincente. Negli Usa ci sta pensando anche la Ford, attirandosi montagne
di critiche. E estremamente ambizioso - ha
detto sul Wall Street Journal Edmund Crew,
analista della British consultancy auto business - tentare di fondere in un unico progetto i gusti europei e americani: si rischia
linsuccesso su entrambi i mercati.
Il banco di prova per Cantarella e per il
neo amministratore delegato della Fiat Auto, Roberto Testore, sar proprio questo 96
appena iniziato. Unulteriore conferma arriva ancora dalla Borsa, che ha accolto i dati di ieri con freddezza (la Fiat calata
dell1%), e che dal settembre scorso ha penalizzato il titolo torinese con un calo del
15% nelle quotazioni in Piazza Affari. Non
detto che i frequentatori di Piazza Affari abbiano sempre ragione, ma comunque un
test di cui a Torino dovranno tener conto.

GIOVED 1 FEBBRAIO 1996 - L.1000

La Cia cerca spie

Ricostruire la Fenice

Crisi di identit per gli 007


Usa. I segreti pi contesi
ora sono quelli economici

Tutti dicono: Comera


e dovera. Ma c
unidea: nuova e altrove

Washington. La Cia, il servizio di spionaggio degli Stati Uniti, attraversa davvero


una difficile fase di disorientamento, se perfino i suoi tradizionali avversari della sinistra liberal sono arrivati a suggerire al governo luso di mezzi pi spregiudicati per
rendere efficace la lotta contro i nemici dellAmerica nella nuova epoca aperta dalla fine della guerra fredda.
Il Council on Foreign Relations, un istituto di analisi legato ai democratici, in un testo ancora inedito e reso noto dal Washington Post, raccomanda infatti che la Cia sia
lasciata libera di reclutare per le proprie
missioni giornalisti e membri del clero,
nonch di servirsi, senza remore, di individui di sgradevole reputazione e di criminali. E dal 1970, infatti, che vige il divieto di
impiegare, per le attivit spionistiche, religiosi e giornalisti americani, cos come sono
in vigore proibizioni di altro genere, tra cui
quella che vieta iniziative che provochino
luccisione di un capo di governo straniero.
La notizia, proprio per la insospettabile
provenienza della raccomandazione, ha
suscitato un certo scalpore negli ambienti di
Washington. Daltra parte, da almeno un
paio di anni che la Cia si trova al centro di
roventi polemiche, esplose allindomani del
clamoroso caso di Aldrich Ames, lagente
americano che rivel i nomi delle spie che
agivano a Mosca al servizio degli Stati Uniti.
Gli effetti dello scandalo, tra laltro, hanno
finito per travolgere il direttore della Cia James Woolsey, non responsabile allepoca dei
fatti, ma accusato di essere stato troppo
molle nellepurazione dei colpevoli, e sostituito un anno fa, da John Deutsch.
La crisi esplosa per il caso Ames - dichiara al Foglio Michael Ledeen, specialista
di politica internazionale presso lAmerican
Enterprise Institute di Washington - ma poi
si scoperto che quasi tutti gli agenti americani a Cuba e gran parte di quelli nella Repubblica democratica tedesca facevano in
realt il doppio gioco. Oggi si ritiene perfino
che le analisi eccessivamente positive sulleconomia della Germania Est, che circolavano in America, fossero frutto di una intelligence che lavorava per il nemico.
Ma il malessere che travaglia la pi importante agenzia spionistica del mondo ha
radici pi profonde, che affondano nella fine della guerra fredda. Dobbiamo capire
chi oggi il nemico - spiega Ledeen -. La Cia
nacque con la missione di prevenire una
nuova Pearl Harbour, giacch si riteneva
che lattacco giapponese, nel secondo conflitto mondiale, avesse colto lAmerica di
sorpresa. Durante la guerra fredda le cose
sono state semplici, poich il nemico era
chiaramente individuato. Ma ora, dopo il
crollo dellUrss, chi sono i giapponesi del
futuro? I terroristi? I fondamentalisti islamici? E che dire di Saddam Hussein, che
non n terrorista n fondamentalista?
Anche il carattere dellattivit spionistica, rispetto al passato, si trova a dover essere riconsiderato. Nel caso dellUrss, infatti,
la minaccia era soprattutto militare e ci si
poteva largamente affidare a strumenti come i satelliti spaziali. Ora che la dimensione dei nemici, reali e potenziali, assai pi
piccola, si rende necessario limpiego crescente della risorsa umana, cio delle tradizionali spie, con tutto il necessario armamentario di astuzia e di spregiudicatezza
reclamato oggi dai liberal di Washington.
Ma negli ultimi anni, il servizio spionistico ha gi sensibilmente riconvertito una parte delle proprie attivit per adeguarle alla
lotta contro i nuovi pericoli che incombono
sulla sicurezza americana. Perch i giapponesi del futuro, come li chiama Ledeen,
potrebbero essere proprio i nipponici e la
loro temibile economia. Non a caso Bill
Clinton ha fatto dello spionaggio economico
una delle priorit della propria amministrazione, soprattutto per quanto riguarda la
sicurezza tecnologica e finanziaria: una parte crescente dei 28 miliardi di dollari destinati alle investigazioni segrete, infatti, va
proprio allo spionaggio e contro-spionaggio
economico. E di un paio di mesi fa la rivelazione del New York Times che durante le
trattative per lapertura dei mercati giapponesi, il negoziatore americano Michael Kantor era affiancato da una quipe della Cia
che lo teneva via via informato sullevoluzione della posizione negoziale di Tokio.
Ma le polemiche sembrano non finire
mai. Un forte imbarazzo stato recentemente provocato dalla pubblicazione di un
documento confidenziale, redatto da un ufficio del Dipartimento della Difesa, nel quale si mette in guardia contro limpiego di
agenti segreti di origine ebraica, che potrebbero essere indotti, dalle loro simpatie
etniche, a trasmettere segreti a Israele. Il
documento stato reso noto luned scorso
da una importante organizzazione ebraica
americana che ha vigorosamente protestato
contro il suo contenuto.
Si tratta di un tema particolarmente delicato, dibattuto negli ambienti della Difesa
fin dal 1985, quando si scopr che lagente
Jonathan Pollard, americano ed ebreo, aveva consegnato a Israele una gran quantit di
documenti segreti. Nel testo reso noto,
Israele viene definito un alleato politico e
militare, ma le relazioni di spionaggio tra
i due paesi sono giudicate competitive. Il
Dipartimento della Difesa ha subito sconfessato il documento, attribuendolo alliniziativa individuale di un funzionario di
basso grado.

Lamento mondiale per il teatro


distrutto, lultimo grande gesto della
agonizzante Repubblica di Venezia

Woody Allen cerca casa


Venezia. La parola d'ordine Comera e
dovera!. E' il messaggio che arriva da Venezia in lutto, forte e deciso.Chi non daccordo si allinei.
E' un messaggio comprensibile. La Fenice fa parte dall'identit veneziana. Non importa magari non esservi mai entrati: i grandi teatri lirici sono luoghi esclusivi. I veneziani amano riconoscersi nella storia della
Serenissima e quel teatro stato l'ultimo
grande gesto dell'agonizzante Repubblica
marinara. E' istintivo quando muore un parente, o un vero amico, rifiutare l'evento,
sperare in una rapida resurrezione. E'
quanto promette Massimo Cacciari, sindaco
della citt.
Quasi sicuramente la parola d'ordine
passer: la diversit di Venezia comporta limiti alle decisioni che riguardano il rapporto tra il vecchio e il nuovo. Questi limiti
vengono fatti valere anche quando il vecchio non c' pi, distrutto dal fuoco. Farli
valere ha anche una sua utilit oggettiva
perch permette di evitare le lunghe e paralizzanti discussioni sui progetti e lo scatenamento di lotte tribali sul loro impatto sociale, economico, ambientale, oltrech sulla qualit dell'architettura. Ma Venezia, seguendo questa parola d'ordine, pu perdere un'occasione importante per riflettere su
se stessa, per porre la realt di oggi in continuit con la propria storia, per non isolare il passato dalla vita che continua.
Gli architetti fanno professione di umilt
Certo per Venezia, dove non esiste metro
quadrato senza una presenza storica di un
qualche valore, ogni decisione pi difficile. Ma il dubbio che, nell'emozione del
momento, prevalga quella che Ernesto Rogers definiva la demagogia che incita all'inazione. E, se non sbagliamo, Rogers rivendicato come maestro da molte tra le star
dell'architettura che hanno ribadito la posizione del com'era e dov'era. Queste star
per l'occasione fanno professione di umilt.
Di fronte alla Fenice distrutta e dopo aver
esportato i loro progetti in mezzo mondo, dichiarano di non potersi fidare di saper fare oggi una cosa di quella qualit! In realt
gli architetti fanno sfoggio di realismo.
Accettano la diffidenza nei loro confronti di Franco Zeffirelli e Vittorio Sgarbi, tra i
pochi che nel ribadire minacciosi com'era
e dov'era, si muovono in ragione dei propri
interessi, considerato il loro ruolo di produttori culturali. Per Zeffirelli e Sgarbi, come per Cacciari e gli architetti, il progetto
per la ricostruzione gi c': solo questione
di scrupolo filologico. Si dovr valutare se
tornare a quello originario del 1792, come
vorrebbe Paolo Portoghesi, o a quello successivo dopo lincendio del 1836, tenendo
conto dei rifacimenti del l937. Un dubbio
sembra esserci solo sulla capacit degli artigiani di oggi di riprodurre i legni, gli stucchi e i decori andati distrutti. Ma anche questo viene subito superato.
La Fenice viene rappresentata come il
luogo della memoria, sino all'indulgere in
ricordi personali, quasi fossero anch'essi da
preservare e da tramandare assieme all'edificio da ricostruire. Questo anche per chi,
come Alberto Ongaro, rifiuta la ricostruzione, ma in realt vede nella ricostruzione
mancata il miglior omaggio alla memoria,
un modo perch la Fenice sia definitivamente consacrata al suo culto, sottraendola
ad ogni attivit.
Alla ricerca di risorse alternative
L'impressione che tutti manifestino atteggiamenti melanconici. Alla fine prevalgono logiche conservative, senza curarsi di
quanto possano essere pericolose per il
destino di una citt che ha i segni di un
grande passato e vive un triste presente,
come afferma Giuseppe Sinopoli.
Occorre andare oltreoceano, a New York,
per sentire una voce diversa e non disperata: quella di Woody Allen. Avrebbe dovuto
esibirsi con la sua band jazzistica tra pochi
giorni proprio alla Fenice. Alla notizia dell'incendio si subito preoccupato di trovare un altro luogo dove tenere il proprio concerto a Venezia. E' un segno forte di rispetto verso la citt, vista come un organismo
che pu, anzi che deve vivere anche senza
la Fenice.
Uguale rispetto verso Venezia dimostrano istituzioni nazionali e internazionali nelloffrire contributi e assistenza organizzativa. Attorno alla tragedia della Fenice si
creato un clima che pu trasformarla in
unoccasione di riscatto culturale e civile,
come chiedeva ieri nel suo fondo di ieri sul
Secolo XIX Vittorio Emiliani. Ci si spinge sino a proporre sottoscrizioni e lotterie per
integrare il contributo pubblico. Anche il
Governo si propone di snellire le procedure burcratiche per la ricostruzione.
Ma per far crescere questo clima, perch
si estenda allintera citt, non bisogna chiudere frettolosamente il dibattito su ci che
dovr essere il nuovo Teatro della Fenice e
anche su dove dovr risorgere. Non solo
questione di rimettere a posto il salotto buono di casa.

ANNO I NUMERO 3 - PAG 2

IL FOGLIO QUOTIDIANO

GIOVED 1 FEBBRAIO 1996

I N T E RV I S T A

SIGNOR DIRETTORE

Il XX secolo finisce e non ci resta altro che la borghesia

In Cina non sono fascisti


ma solo confuciani autoritari

NO NL A LIBERTMAIL DENAROHA SCONFITTOIL SOCIALISMO REALE. COLLOQUIOCON FRANOIS FURET


Parigi. Due grandi eventi dominano la fine di questo secolo. Il primo la cosiddetta mondializzazione delleconomia: mai
nella storia dellumanit Stati Uniti, Europa e Giappone sono stati cos dipendenti
economicamente tra loro come oggi. Laltro
la fine del comunismo, con la dissoluzione dellUnione Sovietica e del suo impero.
Entrambi questi eventi toccano cos intimamente i valori delle nostre societ, da
essere destinati a influenzare profondamente il funzionamento dei sistemi democratici. Delle prospettive che in tal modo si
aprono di fronte a noi, abbiamo voluto parlare con Franois Furet, storico di fama
mondiale, che ha dedicato la sua vita di studioso a riflettere sulla natura e sullavvenire delle societ democratiche.
In effetti - ci dice Furet - lumanit non
mai stata cos unificata e, tutto sommato,
cos omogenea, come alla fine del XX secolo. Questo risultato dovuto innanzitutto allinfluenza della tecnica e delleconomia di
mercato, le due grandi forze che dal XVII
secolo continuano a spingere il mondo in
avanti e che rappresentano un formidabile
fattore di universalizzazione. Siamo tutti
impetuosamente trascinati da questa spinta possente, alimentata dalla crescita continua della produttivit e dalla passione
fondamentale delluomo moderno, che la
passione per la ricchezza e il benessere. E
fino a quando questa rester la passione
principale dellindividuo moderno, non c
alcuna ragione di pensare che lo straordinario progresso delle forze economiche che
caratterizza il XX secolo possa arrestarsi o
essere deviato. Credo, anzi, che entriamo in
una fase in cui i cambiamenti saranno sempre pi rapidi e meno controllabili.
Al termine di un secolo antiliberale
Di fronte a una simile prospettiva, di
un mondo sempre pi condizionato dal ritmo dei processi economici e dai loro imperativi, non deve sentirsi molto a suo agio il
cittadino delle societ democratiche, che
ha limpressione di venire trascinato da forze sulle quali non ha controllo, e sulle quali non hanno molti poteri di intervento gli
stessi governi nazionali da lui eletti...
Questo sentimento di alienazione, cio
di estraneit, rispetto alla dinamica delleconomia, che gi Marx aveva analizzato nel
secolo scorso, senzaltro comprensibile, e
ho limpressione che sia ampiamente condiviso allinterno delle societ moderne.
Ma non possiamo trascurare il fatto che i
due grandi tentativi che lEuropa ha sperimentato nel XX secolo per mettere leconomia sotto il controllo della politica, il fascismo e il comunismo, si sono conclusi tragicamente. Entrambi quegli esperimenti
hanno rappresentato una reazione contro il
dominio delleconomico e contro lindividualismo democratico, che lanima
profonda della modernit borghese. Il primo finito in una sorta di apocalisse, il secondo si autodissolto, nel discredito generale, per la sua incapacit di rivaleggiare con il capitalismo. Il vero vincitore della
lotta contro il comunismo, infatti, leconomia moderna: il comunismo non stato

sconfitto dallidea di libert, e nemmeno


dallidea di nazione, bens dalla sua inettitudine a produrre altro che beni militari.
Al termine di un secolo cos intensamente antiliberale, ci dovremmo dunque
trovare di fronte a un trionfo dei valori borghesi. Eppure, a guardarsi intorno, si di-

Lanima della modernit il dominio delleconomia sulla politica.


Comunismo e fascismo hanno cercato di rovesciarlo e si sono conclusi
tragicamente. Nessuna illusione, il mondo continuer a essere dominato
dai rapporti di forza. E perci urgente costruire una potenza europea

Lo storico
che critica il Terrore
Franois Furet, 68 anni, uno dei maggiori storici contemporanei. Ha diretto lEcole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Oggi insegna allUniversit di
Chicago ed presidente della Fondazione
Saint-Simon. I suoi studi sulla rivoluzione
francese, Critica della rivoluzione francese (Laterza 1980), Dizionario critico della
rivoluzione francese (Bompiani 1988), Il
secolo della rivoluzione (Rizzoli 1989),
hanno sottoposto a revisione profonda le interpretazioni del grande evento da cui ha
origine la democrazia moderna. Furet ha
inoltre pubblicato, di recente, Il passato di
unillusione. Saggio sullidea comunista
nel XX secolo (Mondadori 1995), una sintesi di storia politica del Novecento, in cui
lautore spiega e discute le ragioni del fascino che lideologia comunista ha esercitato sullimmaginazione contemporanea.
rebbe che sul borghese, come tipo sociale,
continui a pesare un certo discredito...
La borghesia soffre, fin dalle sue origini, di un vizio che stato diagnosticato dai
grandi pensatori europei della fine del
XVIII e dellinizio del XIX secolo: del fatto,
cio, che non si tratta di una classe politica,
quale invece era, ad esempio, laristocrazia,
come ci dice letimologia stessa. Il borghese
luomo delleconomia, che ha come passione principale larricchimento personale
attraverso la propriet privata. Le monarchie regnano in nome di unidea che pi
grande del re, le aristocrazie governano in
funzione di una tradizione che pi antica
delle persone in carne e ossa, perfino i socialisti e i comunisti militano in nome di
ideali destinati a sopravvivere loro. Il borghese non altro che se stesso: ricco e basta, e nella ricchezza non vi alcuna nobilt. La coscienza della societ borghese,
insomma, infelice, giacch inseparabile
da una critica costante del borghese, inteso
come personaggio illegittimo, e noi siamo
tuttora immersi in questa storia, e non vi
modo di poterne uscire dal momento che il
vizio originario. Ci spiega, tra laltro, la
scarsa soddisfazione che ha accolto tra noi

SONDAGGIO

Il pi ex amato dagli italiani


La fiducia in Di Pietro come uomo

La fiducia in Di Pietro come politico

DIAKRON

Secondo un sondaggio della Diakron bastanza (dal 37,1% al 62,4%).


Ma come aspirante leader politico lex
realizzato su un campione di mille casi
Antonio Di Pietro continua a suscitare ne- pm di Mani Pulite non affascina nella stesgli italiani (senza alcuna distinzione di cre- sa misura. Tant vero che la fiducia nel Di
do politico) sentimenti di fiducia e gratitu- Pietro politico (55,2%) risulta di quasi 18
punti pi bassa di queldine per quanto ha
La veridicit dei sondaggi controversa.
la del Di Pietro ex mafatto come magistrato.
Se infedeli nuocciono gravemente
gistrato e uomo pubbliAnche se si tratta di
alla formazione di unopinione corretta.
co. Non a caso il 60%
una fiducia in lenta
degli italiani chiede
erosione. Una settimana fa il totale delle persone cui il Di Pie- che lex magistrato faccia chiarezza sulla
tro uomo ispirava fiducia era del 77,5%, og- sua posizione prima di scendere in campo.
Io in questa mano non ci sar ha scritgi questa percentuale scesa al 73%, ma
soprattutto sono molti coloro che sono pas- to Di Pietro sulla Repubblica di marted
sati dallavere molta fiducia (dal 40,4% al scorso. Forse anche lui dispone di sondag10,6%) al campo di quelli che ne hanno ab- gi simili.

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la fine del comunismo: essa ci condanna a


vivere allinterno di un orizzonte che molti
non amano.
Professor Furet, il suo recente libro sul
comunismo si chiama Il passato di unillusione. A giudicare da quel che ora ci dichiara, si direbbe che lillusione ha anche
un avvenire...

OGGI - Sulla Sardegna cielo nuvoloso

con isolate piogge. La nuvolist si porter nel corso della giornata sulle regioni tirreniche centro-settentrionali.
Sulle altre regioni cielo poco nuvoloso
con residui addensamenti sullo Jonio.
DOMANI - Generalmente poco nuvoloso con tendenza allaumento della nuvolosit al nord e con intensificazione
degli addensamenti sulla Sardegna.

Probabilmente s. Come ho detto, credo che la rivolta contro il dominio delleconomia, cio contro il mondo borghese, sia
inseparabile dal mondo borghese moderno.
Non vedo dunque perch mai un domani
non si possano inventare nuove utopie, nuovi sogni di una societ senza borghesia. Pu
sembrare triste, ma unintelligenza lucida e
disincantata oggi deve comprendere entrambe le cose: da un lato, che la passione
antiliberale pu produrre delle mostruosit, come di fatto accaduto nel nostro secolo, e dallaltro, che ci si pu sentire non
del tutto a proprio agio nel mondo democratico, cos che ogni inquietudine giustificata circa lavvenire delle societ liberali.
Il grande problema che oggi abbiamo di
fronte, del resto, proprio quello di reinventare una civilt politica capace di riconciliarci con la straordinaria violenza dei
progressi delleconomia, ponendola in un
certo senso sotto controllo, senza cadere in
perniciose mitologie antiborghesi.
Ideologie antiborghesi e antidemocratiche
Per non cadervi, necessario, quanto
meno, coltivare la memoria storica e avere
unidea non deformata dei grandi conflitti
ideologici che hanno sconvolto il Novecento. Di questa vicenda lei ha voluto proporre
uninterpretazione rinnovata rispetto allimmagine che ci era stata consegnata dalla fine della seconda guerra mondiale, che
condannava allesecrazione una sola delle
due grandi tirannie del secolo...
Questo in effetti il tema del mio ultimo libro, in cui cerco di criticare una concezione unilateralmente antifascista della
storia europea del XX secolo. Il significato
storico di questo secolo risultato oscurato
dallantagonismo che ha opposto le due
grandi ideologie antiborghesi, il fascismo e
il comunismo. Si trattato di ideologie realmente antagoniste, ma si ha tendenza a dimenticare che entrambe condividevano il
medesimo odio contro la democrazia borghese, e si finisce per ricostruire la storia
del secolo attraverso il modo in cui si conclusa la seconda guerra mondiale, cio attraverso la lotta tra fascismo e antifascismo.
Una tale lettura deformata ha giovato ai comunisti, poich lepisodio antifascista rappresenta la parte nobile della loro storia.
Ma si tratta appunto di una visione parziale, e per ristabilire la verit sulla storia del
Novecento europeo bisogna ricordare il fatto elementare che non vi si svolto un conflitto fra due protagonisti, il fascismo e lantifascismo, bens fra tre, il fascismo, il comunismo e la democrazia. Ed per questo,
del resto, che questa storia termina solo nel
1991, quando la democrazia ha finalmente
la meglio sul comunismo.
La fine del comunismo, oltre ai suoi effetti geopolitici, sembra avere rimescolato
il gioco delle forze allinterno delle democrazie occidentali...
A livello planetario, la fine del comunismo ha senzaltro introdotto un fattore di
disordine supplementare, dovuto alla scomparsa del duopolio sovietico-americano. Pi
in particolare, mi sembra che abbia indebolito, almeno in prospettiva, la capacit
dei paesi ricchi e democratici di intervenire nei conflitti internazionali. Guardate, ad
esempio, gli Stati Uniti. Per quasi mezzo secolo il popolo americano ha potuto essere
mobilitato dai suoi dirigenti nella lotta contro il comunismo, perch si trattava precisamente di quel tipo di conflitto - democrazia contro tirannia - che poteva essere compreso e accettato dallopinione pubblica.
Nei conflitti del mondo post-comunista, invece, quando le ragioni appaiono meno
semplici e tutta lambiguit della storia torna a farsi sentire, come in Bosnia ad esempio, diventa assai pi difficile motivare i sacrifici del cittadino americano.
Ma anche allinterno dei nostri paesi,
impressionante vedere a qual punto la fine del comunismo ha delegittimato le figure della vita politica. La destra, un po ovunque in Europa, ormai costretta a parlare il

linguaggio degli interessi, avendo perduto,


con il comunismo, il suo migliore argomento. E a sinistra la situazione ancora pi deprimente, giacch non esiste pi unalternativa radicale al capitalismo, e i margini di
una politica di sinistra sono sempre pi ristretti, perfino difficili da immaginare, trattandosi di realizzare una politica sociale
dentro uneconomia aperta e mondiale.
Gli effetti del collasso comunista si sono ripercossi sugli stessi equilibri politici
dellEuropa, proprio nel momento in cui
questa impegnata in una difficile fase della sua unificazione...
Infatti, da un certo punto di vista, la
Francia - dopo la Russia, ovviamente - laltro grande perdente della fine del comunismo. Non solo ha dovuto assistere, senza alcun entusiasmo, allunificazione tedesca;
ma ha anche perduto ci che le permetteva
di riequilibrare il suo rapporto economicamente sfavorevole con la Germania, vale a
dire larma atomica, che ora, in assenza
dellUrss, politicamente assai meno significativa. La Germania, dal canto suo, trae oggi beneficio pi che mai dalla sua posizione
centrale in Europa e potrebbe in futuro essere tentata da quella che una costante
della sua storia, lattrazione delle terre slave, tanto pi che per la prima volta dopo
Pietro il Grande essa rischia di non avere
alcun contrappeso allEst. So bene che oggi
la Germania un paese perfettamente democratico ed equilibrato, ma uno storico
non pu sottovalutare il peso dei fattori
obiettivi e delle tradizioni.
UnEuropa a predominanza tedesca
Ci ritroviamo dunque, centoventi anni
dopo Bismarck, di fronte allo stesso problema che si poneva gi alla fine del secolo
scorso: come fare vivere unEuropa in cui
esiste una predominanza tedesca. E un problema che lEuropa finora si dimostrata
incapace di risolvere, e che allorigine di
due guerre mondiali. Per questo sono un po
inquieto per i ritardi del processo di unificazione europea che vedo qua e l manifestarsi. Non bisogna perdere troppo tempo.
A differenza della Francia, che forzatamente monogama, poich non ha alcuna alternativa, pena il declino, alla politica europea, la Germania pu invece essere bigama: ha una politica europea, ma potrebbe
essere un giorno tentata - Dio ce ne scampi
- da una politica tedesca.
Ma non solo il problema tedesco che
mi spinge a parteggiare per unEuropa forte e politicamente unita. Non vedo alcun avvenire per la Francia, e nemmeno per lItalia, al di fuori di una potenza europea. Non
bisogna farsi illusioni: il mondo continuer
a essere dominato dai rapporti di forza e di
potenza, ed dunque urgente costruire una
potenza europea se si vuole pesare sui de-

intervento dellaltro ieri di Lucio Colletti, induce a molte riflessioni. Ci sarebbe


L
molto da dire a proposito della tesi di Colletti di unItalia che pare sul punto di perdere
una duplice occasione, quella dellEuropa e
quella di una trasformazione in senso liberale lungo la scia seguita dagli altri paesi dellOccidente.
Ritengo per pi importante mettere meglio a fuoco il contesto pi complessivo in
cui Colletti colloca le sue osservazioni sullItalia, e cio quello di un mondo in cui le
modificazioni economiche, sociali e culturali legate alla mondializzazione delleconomia e al nuovo ruolo dei mass media generano spinte verso forme di cesarismo o
addirittura di autoritarismo. Losservazione
acuta, anche se potrebbe essere pi correttamente formulata in altro modo: evidenziando esplicitamente
il nesso tra le conseguenze
della
mondializzazione
delleconomia e delle comunicazioni in termini di
accentuazione delle conflittualit (etniche, culturali, religiose, ecc.) e delle instabilit (finanziarie, monetarie, commerciali, migratorie, ecc.) e le sempre
pi vistose inadeguatezze
delle istituzioni e delle
procedure della democrazia rappresentativa di matrice occidentale
a farvi fronte.
In questa ottica le tentazioni autoritarie
sono lespressione della ricerca di una via
duscita, o meglio di una scorciatoia. Ha ragione Colletti quando dice che bisogna innanzitutto guardare in faccia quel che sta
accadendo intorno a noi, ma a mio parere
ci va fatto con molta attenzione e sulla base di informazioni non superficiali, soprattutto per quella parte del mondo esterna alla civilt occidentale, la cui centralit mi
appare ormai definitivamente accettata e
comunque non messa in discussione. Altrimenti si rischiano analisi superficiali e
fuorvianti, come quella relativa alla Cina e
alla prospettiva che ivi si aprirebbe un nuovo tipo di fascismo.
La situazione in Cina, e le prospettive di
evoluzione, infatti assai pi complessa,
originale e ricca di spunti di quella che pu
trasparire da una sommaria definizione di
societ di mercato fortemente autoritaria, o dalla trasposizione a quella societ
e a quella civilizzazione delle tesi di Furet
su fascismo e comunismo. N me la sentirei
di usare gli stessi criteri di interpretazione
e di giudizio per la Cina post-maoista e per
la Russia post-stalinista e post-brezneviana.
Quello che avviene in Cina va osservato
con molta attenzione perch pu diventare
nel prossimo futuro un modello che po-

trebbe influenzare anche noi. E non necessariamente un modello negativo, a cui riferirsi solo per meglio identificare i pericoli
da cui rifuggire.
Gorbaciov e Deng Hsiao Ping rappresentano due approcci assai diversi alla transizione del comunismo. Luno, infatti, nel tentare di delineare, attraverso perestroika e
glassnost, una strategia di passaggio alleconomia di mercato e di integrazione nelleconomia mondiale, necessariamente doveva ispirarsi anche al modello politico
delle democrazie occidentali e teorizzare
ladesione del mondo ex sovietico allinsieme di valori e di principi comuni alla civilizzazione occidentale. Laltro, invece, nel
tentare di delineare unanaloga strategia
per la Cina (forse altrettanto necessariamente) si ispirato soprattutto alla matrice
storica e culturale del proprio passato, che sommariamente definisco la tradizione confuciana.
Quindi parlare oggi di nuovo fascismo fuorviante, e
anche in un certo senso offensivo, semmai i cosiddetti neo conservatori di Pechino (i giovani tecnocrati
che si propongono come la
pi credibile versione del
post denghismo) si ispirano
ad una sorta di moderno
autoritarismo di stampo confuciano il cui
modello concreto quello della democrazia autoritaria a sfondo paternalistico di
Singapore.
Ma democrazia e autoritarismo sono due
concetti antitetici e una simile endiadi intrinsecamente instabile e rappresenta un
precario equilibrio che forse pu funzionare in una comunit limitata e tutto sommato omogenea come quella appunto di Singapore, ma mi pare difficilmente proponibile per guidare la trasformazione del paese pi grande del mondo.
Daltronde la Corea del Sud e Taiwan sono l per mostrare come, anche in paesi assai pi piccoli e con meno contraddizioni
della Cina, alla fine economia di mercato e
apertura alla mondializzazione non possono non portare nella direzione di unevoluzione democratica. Ma non sta scritto che
questa debba procedere secondo le linee
del modello occidentale, anzi, con ogni probabilit, seguir un processo diverso per fare i conti con quelle conflittualit e instabilit di cui abbiamo parlato.
Guardiamo s in faccia quello che accade
attorno a noi, non per applicare agli altri i
nostri schemi, ma per trarre dallesperienza altrui quelle ispirazioni che possono aiutarci a superare le nostre attuali delusioni.
Gianni De Michelis
ex ministro degli Esteri