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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI PAVIA

DIPARTIMENTO DI STUDI UMANISTICI


CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN FILOLOGIA MODERNA.
SCIENZE DELLA LETTERATURA, DEL TEATRO, DEL CINEMA

SU IL CAVALLO ROSSO DI EUGENIO CORTI, ANALISI


TESTUALE E SAGGIO INTERPRETATIVO

RELATORE:

Dott. FEDERICO FRANCUCCI


CORRELATORE:

Chiar.mo Prof. ANNIBALE ZAMBARBIERI

CANDIDATO:

LUCA PISANELLI
MATR. 405307

ANNO ACCADEMICO 2012 / 2013


1

INDICE

CAPITOLO PRIMO: EUGENIO CORTI


1.0 Vita
2.0 Opere
2.1 I pi non ritornano
2.2 Gli ultimi soldati del re
2.3 Processo e morte di Stalin
3.0 Ideologia e storia editoriale
3.1 Ideologia letteraria: rispolverando una bellezza antica
3.2 Ideologia religiosa (e politica)
3.3 Avventure editoriali consequenziali
CAPITOLO SECONDO: ANALISI TESTUALE DEL ROMANZO
1.0 Introduzione
2.0 Lo spazio
3.0 Il tempo
4.0 I personaggi
5.0 Il narratore
5.1 Intromissioni da onnisciente
5.2 Intromissioni dell'autore fintamente ignaro dei fatti
5.2.1 Lerrore di onniscienza
5.3 Commenti personali
5.4 Parentetiche prolettiche
5.5 Parentetiche che danno ragguagli storici o tecnici
5.6 Parentetiche che danno pareri personali
5.7 La presenza delle note
6.0 Il mannello
6.1 Mannello esaustivo
6.2 Mannelli propedeutici centrali conclusivi
7.0 Il capitolo
8.0 Considerazioni generali
9.0 Conclusioni

p.3
p. 5
p. 10
p. 10
p. 13
p. 14
p. 15
p. 15
p. 20
p. 23
p.26
p. 26
p. 33
p.38
p.45
p.63
p.65
p.65
p.65
p.66
p.66
p.66
p.67
p.67
p.68
p.72
p.73
p.76
p.77
p.80

CAPITOLO TERZO: SAGGIO CRITICO. TRA STORIA E PROVVIDENZA, UNA VITA DA


MILES CHRISTI
p.84
1.0 Manzoni: storia, provvidenza e male
2.0 Corti: storia e provvidenza
2.1 Agostino
3.0 'Il male del secolo' secondo Corti
4.0 Ragguagli per un confronto: l'Apocalisse di Giovanni

p.86
p.92
p.93
p.98
p.110

CAPITOLO QUARTO. STRUMENTI PER ANALISI: LA TABELLA RIASSUNTIVA DEL


ROMANZO
p.122

Ogni cosa illuminata.


(Jonathan Safran Foer, Ogni cosa illuminata)

CAPITOLO PRIMO: EUGENIO CORTI

1.0. Vita
In questa prima parte del lavoro si cercher di presentare in maniera esaustiva la figura dello
scrittore Eugenio Corti. Ripercorreremo la vita dellautore andando ad illustrare gli anni pi ricchi e
densi di fatti al fine di comprendere meglio la sua poetica e ideologia. Ricordiamo che, se
escludiamo il lungo e curatissimo saggio della biografa Paola Scaglione1 cui ovviamente ci
appoggeremo, non esiste lavoro simile.
Eugenio Corti nasce a Besana Brianza il 21 gennaio del 1921, primogenito di dieci figli. In quegli
anni il padre Mario aveva appena intrapreso una carriera imprenditoriale rilevando limpresa tessile
nella quale lavorava fin da giovanissimo come garzone, impiegato e poi tecnico. La famiglia il
luogo in cui il piccolo Eugenio cresce e in cui passivamente assimila i valori cristiani elementari. La
figura del padre gli trasmette senso di abnegazione e una profonda sensibilit alla questione
vocazionale. Era proprio Mario, di fatti, a vivere lattivit di industriale come missione, il suo
unico scopo era mantenere funzionante limpresa non gi per arricchirsi ma per creare pi posti
lavoro possibili. Fu tuttavia la madre Irma Bestetti, stando a quanto dice lautore, che pi di ogni
altro gli diede grandissimo esempio di carit, di amore semplice e di devozione per Dio.
Non ancora finite le elementari Eugenio e i fratelli pi grandi Achille e Giovanni vengono iscritti al
collegio San Carlo di Milano dove, con educazione piuttosto rigida, rimarr formandosi per altri
dieci anni. Fu quasi per caso che il brillante Eugenio non venne iscritto a Ragioneria. Limpresa di
famiglia necessitava un aiuto e un figlio ragioniere avrebbe fatto comodo, fu il Rettor Monsignor
Cattaneo ad opporsi, insistendo perch il futuro scrittore compisse studi classici. E cos avvenne.
Il 10 giugno 1940 lItalia fascista entr in guerra e le quinte superiori di ogni istituto furono esentate
dallesame di maturit. Eugenio, essendo ancora studente, fu in un primo momento risparmiato
dalliscrizione alla leva e si iscrisse, pertanto, allUniversit Cattolica, frequentando Giurisprudenza
per quasi un anno fino a quando il GUF, facendo pressione sul partito, strapp il privilegio della
chiamata alle armi anche per la classe del 21.
Interessante questa affermazione dellautore circa il GUF che ci permette di comprendere i suoi
rapporti con il fascismo: io non avevo simpatia per quellorganizzazione, ma ho trovata giusta la
richiesta, visto che i miei compagni operai erano sotto le armi. Perch non avremmo dovuto andare
sotto le armi anche noi studenti?2.
nel febbraio del 1941 che Eugenio si presenta a Piacenza per un primo addestramento militare. Si
trasferisce, poi, per altri sei mesi alla scuola di ufficiali a Moncalieri (Torino) diventando
sottotenente. Nel cuore ha il profondo desiderio di andare al fronte russo, apparentemente contro
qualsiasi logica. Fu solo grazie ad una lettera di preghiera al colonnello comandante di deposito che
lautore riusc a partire. Corti, in numerose interviste, d ragione di questa bizzarra richiesta
spiegando come il suo obbiettivo fosse andare a visitare un paese nel quale si stava compiendo il
gigantesco tentativo di costruire un mondo nuovo, completamente svincolato da Dio, anzi, contro
Dio. Ma le origini di questo desiderio vanno ricercate nel primo semestre universitario, quando
Eugenio si imbatt in un numero della rivista Esprit, in particolare in un articolo di Emanuel
Mounier, il portavoce di Maritain, articolo in cui si sviluppava il concetto che il comunismo non
negativo e i comunisti sono pi cristiani di noi3. Da qui il desiderio autentico e profondo

P. Scaglione, Parole scolpite, i giorni e lopera di Eugenio Corti, Milano, Ares, 2002.
P. Scaglione, ivi, p. 19.
3
Parole dellautore tratte da un articolo di Gabriele Moroni, Il Giorno, 08/12/09.
2

dellantropologo che vuole andare a verificare sul campo unaffermazione letta in un libro di
etnologia.
Agli inizi del giugno 1942 lufficiale Corti era sulle sponde del Donez poi si spost col fronte fino
al Don e per mesi rimase, appena dietro alla linea del fronte, nelle prime linee dartiglieria, fino al
16 dicembre 1942 giorno dellinizio delloffensiva russa. Questa tragica esperienza di guerra, di
ritirata, di morte e di disperazione, fu senza alcun dubbio il fattore che pi colp la sensibilit e la
vita dellautore. Il 19 dicembre inizi la ritirata del Corpo darmata italiano, gi chiuso in una sacca
nemica. I viveri, il carburante per i mezzi e le munizioni, non erano state adeguatamente distribuite
in precedenza sicch, quasi come profughi e appiedati, 30.000 soldati del XXXV corpo darmata
abbandonarono in gran fretta il fronte. La ritirata termin il 16 gennaio 1943 con allattivo 4.000
soldati italiani di cui 3.000 erano in stato di congelamento4. Lesercito italiano era passato
attraverso alcuni giorni di marcia, seguiti da tre giorni nella valle di Arbusov, ribattezzata
dallautore Valle della Morte. Qui, sotto una costatante pioggia di proiettili di katiuscia, avevano
perso la vita centinaia di soldati al giorno. Successivamente, rotta temporaneamente la sacca, una
spietata marcia di cinquantasei ore fece arrivare i sopravvissuti a Cercovo, presidio ancora
controllato da tedeschi e italiani, nel quale i provati soldati riuscirono a riprendersi dormendo e
cibandosi. Per tre settimane rimasero a Cercovo sotto il continuo fuoco di alcune Divisioni russe. La
sera del 16 gennaio la sacca fu rotta e la colonna pot muoversi e dopo altre interminabili ore di
marcia i superstiti giunsero a scavalcare le linee amiche. Questesperienza, come vedremo,
raccontata in tutta la sua brutalit nella prima opera di Corti, I pi non ritornano, edito da Garzanti
nel 1947. In assoluto uno dei primi libri scritti sulla ritirata. Eugenio, stremato dallassurdo mese,
viene caricato su di un vagone bestiame riadattato a train-hospital e con quello portato allospedale
italiano di Leopoli, in Polonia. Con un altro treno raggiunse, una settimana dopo, lospedale Emma
di Merano nel quale rimase tre settimane. Ed proprio in questi giorni di degenza che Corti
comincia a pensare alle prime opere, iniziando una furiosa fase scrittoria.
Completamente riabilitato lautore torna alla casa paterna nel marzo dello stesso anno. il 26 luglio
quando alcuni medici addetti al rinnovo delle convalescenze dei reduci vorrebbero prolungargli la
sua licenza che Corti rifiuta e ritorna alle armi5. Significative, e riassuntive dei primi mesi di rientro,
le parole dellautore:
Mi sono presentato al Deposito di Bolzano, dove sono rimasto circa un mese.
Dei quattrocentoventi uomini del mio gruppo eravamo rientrati dalla Russia
forse in centocinquanta; siamo per via via tornati alle armi solo in diciassette
(questo un dato da ricordare!): tutti gli altri non erano pi in grado di prestare
servizio, tanto erano stati ridotti male dalla ritirata. Appena una settimana prima
dellarmistizio, mentre lItalia era ormai in agonia, il colonnello del mio
Deposito aveva ricevuto la richiesta di inviare quattro ufficiali a Nettunia,
perch entrassero in linea sulla costa con dei vecchi cannoni residuati in quei
magazzini. Siccome egli detestava i reduci del fronte russo (i reduci da una
sconfitta), tra i quattro egli ha incluso anche me. Pensava cos di scaricarmi:
in realt mi ha fatto un favore enorme, perch pochi giorni dopo larmistizio il
Deposito di Bolzano stato circondato dai tedeschi, che hanno deportato tutti in
Germania.
4
5

Cfr. E. Corti, I pi non ritornano, Milano, Garzanti, 1947 p.258.


Ricordiamo che le dimissioni di Mussolini vennero date via radio il 25 luglio 1943.

Anche a Nettunia, tuttavia, le cose non vanno meglio. L8 settembre 1943 i tedeschi convocano tutti
gli ufficiali italiani allinterno di un edificio per chiarimenti. Avendo conosciuto bene in Russia le
diabolicit naziste Corti si rifiuta di rispondere allappello e scappa con un altro giovane
sottotenente, Antonio Moroni, attraversando a piedi lAppennino, dal Tirreno allAdriatico, alla
volta di Bari. Gli ufficiali richiamati dai nazisti furono effettivamente catturati a tradimento e subito
deportati, i due sottotenenti, invece, dopo circa un mese di avventuroso viaggio riuscirono a
raggiungere la Puglia e quel che rimaneva dellesercito regio. Le vicende dei successivi venti mesi
di guerra vengono narrati da Corti nel suo secondo romanzo, anchesso molto autobiografico, Gli
ultimi soldati del re6. Dopo un addestramento di riordino Corti parte come volontario nel 1944 nei
primi reparti italiani al fianco delle unit Alleate (inglesi, americani, polacchi). Per lesercito
italiano si alternano periodi di fronte a periodi di riordino nelle retroguardie ma il 20 aprile 1945 le
unit sono presenti allo sfondamento della linea gotica. Corti rimarr sotto le armi fino a Settembre.
Ed in questo periodo di presunta pace che si accorge di una delle realt pi tragiche, a suo dire,
della guerra, ovvero la mattanza compiuta dai comunisti un po dovunque. Dice lautore: noi
dellesercito cercavamo di impedirla come potevamo, ma non si riusciva a fare molto. Anche i
democristiani, che oggi fingono di non ricordare quei giorni atroci, cercavano allora di impedirla,
ma quasi di nascosto, senza parlare forte e chiaro, per la paura di esser anche loro accusati di
fascismo. Sembrava di essere tornati allepoca selvaggia della caccia alluntore descritta da
Manzoni.7.
Quando nel settembre del 45 Corti torna finalmente a casa ci vogliono sei mesi di riposo prima di
riprendersi completamente. Per non dare un dispiacere al padre continua, contro voglia, gli studi
universitari, laureandosi con gran fatica e pena in Giurisprudenza nellautunno del 1947. Lanno
della laurea lo stesso in cui, come gi accennato, licenzia il suo primo libro, il crudo I pi non
ritornano, che incontra la simpatia di Benedetto Croce ed una ottima recensione, apparsa su
LItalia, a cura di Mario Apollonio allepoca docente di Lettere in Cattolica. Successivamente il suo
afflato non si smorza e nel 1951 pubblica, forse un po di fretta, il suo secondo romanzo, I poveri
cristi, libro che andr incontro ad alcuni cambiamenti e che arriva a noi oggi con il titolo di Gli
ultimi soldati del re.
Per Corti sono anni belli ma movimentati questi, anni in cui volendosi sposare deve lavorare
faticosamente nella ditta di famiglia non come legale, ch a suo dire non ne sarebbe stato capace,
ma come impiegato nel settore amministrativo. La sua vocazione di scrittore forte ma il tempo per
scrivere non c. Corti lavorer ancora per una decina di anni, affrontando con i famigliari i duri
anni di crisi cui la ditta sottoposta, successivamente riuscir a congedarsi dal lavoro dedicandosi
interamente alla scrittura.
Ma andiamo con ordine. Iniziano negli anni 50 i sistematici studi di Corti sul comunismo e, poi,
sul decadimento della cultura cattolica. Lo spettro dei due obbrobri partoriti dal 900, il nazismo e il
comunismo, faceva ancora paura. O meglio, secondo lautore latrocit del nazismo era stata
completamente debellata e quindi non spaventava pi ma labominio del comunismo persisteva in
tutto lest Europa e minacciava, ora, lItalia. Lorrore era ancora vivo e sempre pi vicino, da questo
terrore nasce e si sviluppa la seconda stagione letteraria dellautore ovvero quella dichiaratamente e
spietatamente anticomunista. Lavora in questi anni ad una tragedia, Processo e morte di Stalin,
6
7

Sulla cui vicenda editoriale torneremo.


P. Scaglione, Parole scolpite, op. cit., p.25.

opera curiosissima, che sar completata nel 1961 e messa in scena dopo millanta peripezie
nellaprile del 1962 al Teatro della Cometa di Roma. Qui un sintetico commento dellautore:
I giornali ne hanno parlato non poco, mettendola subito in chiave politica: quelli
anticomunisti erano ben lieti di esaltare il fatto che fossero state raccolte notizie
cos approfondite su Stalin; i giornali marxisti e, purtroppo, anche Il Popolo,
sputavano livore , in un periodo in cui ancora non cera una vera critica a
Stalin.8

da questa sempre pi manifesta e radicale posizione politica che deriva il suo allontanamento
dalla cultura italiana. La non praticabilit del compromesso impedisce qualsiasi mediazione: il
comunismo male e va combattuto, distrutto o per lo meno allontanato.
Come accennato poco sopra, il 31 dicembre del 1972 Eugenio Corti cessa qualsiasi attivit
lavorativa dandosi interamente alla scrittura. Sono gli appassionati anni in cui scriver la sua opera
pi importante: Il Cavallo Rosso, libro che lo terr impegnato fra studi filosofici, letterari, teologici
e storici per pi di un decennio. Gli anni 70 sono molto importanti per lautore anche per il non
indifferente contributo dato durante il referendum sul divorzio. Nel 1974 Gabrio Lombardi, un ex
commilitone che aveva partecipato con lui alla riconquista dellItalia contro i tedeschi, gli chiese di
entrare nel Comitato lombardo per labrogazione della legge sul divorzio, Corti accett ed arriv a
ricoprire il ruolo di vicepresidente, ritornando in un certo senso a lavorare a pieno ritmo. In realt
limpegno gli cost solamente sei mesi di duro lavoro (e quindi di interruzione del romanzo) ma gli
offr interessante materiale di vita con cui scrivere la terza parte del suo capolavoro e gli diede
soprattutto coscienza di quanto il cattolicesimo si stesse smarrendo e corrompendosi sempre di pi.
Mortale fu per lui constatare come lo stesso mondo cattolico si fosse diviso e alcune sue vecchie
conoscenze militassero fra le fila nemiche. Le fatiche, durante la campagna, per far sentire la voce
del mondo cattolico, lo spinsero ancora pi su posizioni radicali e lassenza di giornali o di partiti
che poggiassero la posizione cattolica lo gett in un vero sconforto.
Subito mi sono accorto della differenza tra noi, antidivorzisti, e i divorzisti: loro
avevano a disposizione tutti i giornali e i partiti politici, mentre con noi cera
solo una parte della Democrazia cristiana e il Movimento sociale italiano, allora
considerato un partito appestato. In quelloccasione lAzione cattolica si
dimostrata completamente sbandata: una vicenda pietosissima!9

Il romanzo, dopo unaltra complessa vicenda editoriale, riesce a trovare le stampe nel 1983.
In questi anni viene rifatta unedizione de I pi non ritornano, per Mursia, e vengono corrette e
ricorrette le varie edizioni che susseguiranno la prima del Cavallo rosso. I poveri Cristi, usciranno
con titolo Gli ultimi soldati del re, nel 1994, presso leditore Ares. Negli anni 80 lautore rivede,
quindi, i precedenti scritti, vivendo unapparente crisi creativa. Di fatti interrompe la scrittura di
romanzi o racconti e si butta nella stesura di articoli o saggi che hanno per oggetto il comunismo, il
Concilio Vaticano II o pi in generale il decadimento della cultura cattolica. Questi studi
confluiranno poi nelle raccolte di saggi degli anni Novanta, periodo estremamente ricco dellautore.

8
9

P. Scaglione, ivi, p. 31.


P. Scaglione, ivi, p. 35.

Nel 1986 leditore Mursia pubblica una riduzione scolastica del CV per le scuole medie intitolata
Storia di Manno, ne comparir unaltra nel 1999 dal titolo I ragazzi del 21.
con gli anni Novanta che possiamo aprire il terzo periodo artistico dellautore, la saggistica,
abbiamo visto, ha la sua importanza e la vena narrativa ora riaffiora ed pi ricca che mai. del
1996 il saggio Il fumo nel tempio che raccoglie saggi e articoli usciti sul quotidiano Lordine di
Como, gi dagli anni 70. Gli altri importanti contributi degli anni 90 sono la Breve storia della
Democrazia cristiana, con particolare riguardo ai suoi errori, articolo del 1995, e Le
responsabilit della cultura occidentale nelle grandi stragi del nostro secolo, del 1998. In questo
periodo scrive anche tre romanzi che lui stesso definisce racconti per immagini. Dalle sue parole
possiamo capire meglio questa definizione: Visto lo spazio sempre maggiore che ha assunto in
occidente la cosiddetta cultura delle immagini (cinema, televisione, e ora computer), mi sono
risolto a operare per il Regno anche nellambito di tale cultura. Siccome i suoi attuali produttori e
registi difficilmente mi concederanno spazio, devo preparare dei testi da utilizzare soprattutto in
futuro, oltre i limiti della mia vita. Tali testi pur vendo come fine ultimo la rappresentazione,
devono anche essere dotati di una carica narrativa tale da far presa sui lettori da me oggi
raggiungibili. Solo in tal modo non ne andr perduta la memoria10. Queste considerazioni le fa
sicuramente perch memore del fallimento della campagna antidivorzista, che a suo dire non usava
le immagini commoventi ma si sforzava di convincere la gente con discorsi razionali.
Primo di questo nuovo genere La terra dellindio, che vede le stampe nel 1998 e che in poco
tempo ha una ristampa (1999). Lo spunto, lautore lo ritrova nelle prime pagine del Candido di
Voltaire dove vengono descritte le Riduzioni dei gesuiti in Paraguay: il fatto che in quelle poche
pagine parlasse cos male delle Riduzioni mi ha indotto a pensare che in esse dovesse esserci
qualcosa di veramente buono. Perci ho iniziato ad interessarmene. Possiamo notare come la
propensione alla storia sia ancora forte, e che questa sia componente essenziale. Dalle parole
dellautore ricaviamo che le idee per questo romanzo per immagini iniziarono a venirgli allinizio
degli anni 90, e lo studio della questione durante tutto il decennio fu intenso. Nel 1991 fece
addirittura un viaggio in Sudamerica percorrendo pi di cinquemila chilometri in auto, visitando
uno dopo laltro i resti delle distrutte Riduzioni.
Con il nuovo millennio limmaginazione dellautore non diminuisce e nel 2000 esce il secondo
racconto per immagini: Lisola del paradiso, in realt vecchia sceneggiatura cinematografica
preparata e gi fatta girare fra registi e produttori nel 1970. Il soggetto del racconto-sceneggiatura
la vicenda dellammutinamento del Bounty. Spiega bene lautore il motivo:
Si tratta dellunico episodio storico dellet moderna-siamo alla fine del 700che si trasformato in mito. La vicenda ha sollecitato e sollecita continuamente
la fantasia di molti scrittori del mondo anglofono, legati allidea (tutta teorica)
di una vita felice allo stato di natura, nella libert senza regole dei mari del sud.
Sullargomento sono stati prodotti anche tre film famosi, che per raccontano
solo la parte della storia riguardante la ribellione dei marinai e il loro ritorno al
paradiso terreste di Tahiti. In realt, di coloro che hanno in seguito lasciato
Tahiti con le donne pi belle per insediarsi in unisola sconosciuta o dove vivere
nello stato di natura, ne scampato uno solo: tutti gli altri si sono ammazzati tra
loro o suicidati. Lunico superstite si convertito grazie alla Bibbia (il solo libro

10

P. Scaglione, ivi, p.39.

rimasto dopo la distruzione della nave), su cui insegnava a leggere e scrivere ai


bambini: in seguito alla sua conversione tutta la comunit passata ad una vita
regolata e severa, senza pi ammazzamenti. Il mio racconto si incentra su
questultima parte della storia, che dimostra come anche nella vita alla stato di
natura luomo debba fare i conti con il male che porta dentro di s.11

A risolvere la situazione sar la figura, spesso presente in tutte le opere del Corti, dellangelo
custode, ovvero San Michele, che guider luomo alla salvezza. Quella che pu sembrare una
conclusione banale, scontata, per uno scrittore rigidamente cattolico in realt notizia con un certo
peso storico. Lautore afferma, infatti, che tutte le relazioni seguite allammutinamento del Bounty
testimoniano che lultimo dei superstiti si convert grazie allapparizione di San Michele. I testi
successivi dice ,di provenienza anglosassone, cercano di spiegare questo fatto propinendolo come
un delirio dovuto alla precedente dedizione allalcool di quel marinaio. Ma io non credo a quella
interpretazione12.
Nel 2005 pubblicher il terzo racconto per immagini, dal titolo Catone lantico. Testo ambientato
nella Roma di Catone il Censore, un tentativo di rilettura del presente con gli occhi del passato. La
corrotta societ contemporanea paragonata alla viziosa Roma repubblicana. Catone viene preso
come modello di impegno civile, eroe che si prodiga per la salvaguardia dei costumi e della
moralit della popolazione.
Ultima opera (per adesso?) di Corti quella pubblicata nel 2008, dal titolo Medioevo e altri
racconti: dedicandosi al suo periodo storico preferito lautore si cimenta nel racconto di una
lontanissima ava di sua moglie, tale beata Angelina da Montegiove.
Lautore vive tuttora, allet di 92 anni suonati, ancora lucido, nella sua storica casa di Besana
Brianza assieme alla moglie, ricevendo quasi quotidianamente molte visite di studenti e ammiratori
che si recano da lui per conoscerlo e per scambiare qualche parola con un artista. La disponibilit e
laccoglienza di casa Corti sono commoventi, si pensi che non appena venne avvisato che uno
studente era intenzionato a fare una tesi sul Cavallo rosso volle presto incontrarlo per conoscerlo.

2.0 Opere
Passiamo ora ad analizzare brevemente le opere della prima e seconda fase artistica dellautore,
quelle, in sostanza, che precedono la pubblicazione del Cavallo rosso. Si tratta dei due romanzi
autobiografici inerenti agli anni di guerra e della tragedia su Stalin stesa in seguito ai faticosi studi
sul comunismo. Crediamo indispensabile un quadro riassuntivo delle suddette opere in quanto
queste ci permettono di comprendere meglio la genesi del romanzo da noi studiato. Ci interesser,
dunque, non analizzare nello specifico lopera ma evidenziare quelle tematiche ora abbozzate e poi
impiegate con veemenza nel romanzo.
2.1. I pi non ritornano
Come gi accennato, questo diario di guerra venne pubblicato nel 1947 da Garzanti, in un momento
decisamente infelice per leditoria. Basti ricordare che i giornali quotidiani uscivano stampati su un
solo foglio a causa della difficile reperibilit della carta. Stampare un libro in quel periodo,
11
12

P. Scaglione, ivi, p.41.


P. Scaglione, ivi, p.41.

10

soprattutto presso unimportante casa editrice, era decisamente un ottimo biglietto da visita per
unaspirante scrittore. E di fatti, questa pubblicazione contribuir ad affermare Corti come scrittore,
arrivando a ben tredici ristampe accompagnate da apprezzamenti di Apollonio e di Croce.
Il libro nasce dai ricordi raccolti durante la degenza allospedale di Merano. Seppelliti in giardino
prima di ripartire per il fronte per timore che i tedeschi trovandoli li sequestrassero, questi appunti
saranno il nucleo del futuro romanzo. In una disarmante prima persona, il libro narra con uno stile
secco, crudo e tragicamente umano, lesperienza dei ventotto gironi di ritirata dal fronte russo. Una
delle cose che notiamo subito la prefazione del libro, di mano dello stesso autore. Di memoria
sicuramente manzoniana, o perch no, semplicemente realista, le paginette di premessa vogliono
pagare il loro debito con la verit storica. Tutto quello che verr letto corrisponde al vero,
successo. Non artificio retorico. Lo scritto verit storica.
La mia maggior preoccupazione fu di rispettare in tutto e per tutto la verit:
anche nelle sfumature. Arrivai, per amor della verit, a riferire fatti e
impressioni che a molti potranno sembrare, come dire?...pesi morti, quando
temevo che il trascurarli non avrebbe resa la situazione esattamente come
lavevo veduta io. E fermai risolutamente la penna allorch, nel completare un
quadro o un pensiero, maccorgevo di non ricordare con sicurezza particolari,
anche se dimportanza documentaria minima. C pure scarsit di dialoghi: ho
riportato, infatti, solo quelli che ricordavo con precisione. Cos, si potr
accusarmi di tutto, tranne di non aver detto la verit.13.

Parole significative, che ci spiegano bene il motivo della sua propensione al realismo. Il fine della
testimonianza non pu sfociare altrove. Corti stesso dice di voler scrivere giacch, fin da allora, i
giornali avevano dato informazioni incerte circa la sorte della ritirata dellArmir, informazioni
nettamente influenzate dalla presenza ingombrante dei fascisti prima, dei comunisti poi. Cera
bisogno di chiarezza, la verit doveva essere raccontata, testimoniata. E cos Corti cerca di fare, ma
ci va con i piedi di piombo lautore, di fatti afferma che le pi di queste pagine non sono che la
mia storia personale. Non avendo ancora gli strumenti culturali sufficienti ad indagare le cause e le
conseguenze di tale ritirata lo scrittore si limita ad un accurato resoconto della sua personale
esperienza rendendo quasi tangibile la sofferenza vissuta. La fame, il freddo e il vento sembrano i
protagonisti che accompagnano e aggravano lagonia di tanti soldati. La disperazione e il senso di
smarrimento e morte si respirano ad ogni pagina.
Il libro, diviso in paragrafi separati da asterischi (***), segue la linea cronologica che va dal 19
dicembre 42 al 16 gennaio 43 ripercorrendo tutto il tragitto compiuto dalla colonna di soldati
italiani e tedeschi. Brevemente le tappe della ritirata furono: dal Don ad Arbusov; Arbusov o la
Valle della Morte; da Arbusov a Tcerchovo; Tcerchovo; da Tcerchovo alle linee amiche.
Di uno stile avvicinabile a quello di Se questo un uomo14, questo diario ci presenta luomo nelle
sue brutture e animalit, fragilit e debolezze. Scrive Apollonio:

13

E. Corti, I pi non ritornano, Garzanti, 1947, p.6


Il confronto fra questi due talenti darebbe notevoli frutti. I due artisti hanno unesperienza umana decisamente simile
e anche le loro prime due opere hanno lo stesso identico schema. Stiamo parlando di Se questo un uomo che descrive
la prigionia e lorrore dei campi di concentramento nazisti e del secondo libro di Levi, La Tregua che racconta di un
viaggio di ritorno da Auschwitz allItalia.
14

11

E su quella superficie immensa [di ghiaccio] si agitano gesti di fantocci umani,


mescolati nella stessa sciagura, siano Italiani (hanno capito subito di che si
tratta: e le loro parole sono una melopea disperata, un compianto duomini che
confessano la loro umanit primordiale, che si afflosciano e piangono, subito sul
comune livello della umanit primordiale), siano Russi (fuori o dentro le linee;
quei miserabili straziati dal tallone dellinvasore; quei combattenti senza volto,
che muoiono e sparano, automi remoti; quei cadaveri, irrigiditi dal freddo in
sorprendenti posture; quei fantasmi notturni della guerra partigiana), siano
Tedeschi (serbano fin quasi allultimo lorgoglio del gesto, il puntiglio
dellossequio allordine e allorganismo astratto, legoismo feroce di chi difende
unumanit solo obbediente; ma alla fine si ritrovano al livello dove fin da
principio serano posti Italiani ex-soldati e i Russi civili, donne, vecchi e
bambini).15

Quella dei superstiti una disperata corsa alla salvezza corporea, di cui non difficile rileggere un
corsa alla salvezza spirituale. La storia dellumanit attanagliata dalla sofferenza, inseguita dal
dolore. Questo il primo grande tema: il dolore. E il secondo grande tema completa il primo: la
presenza della Speranza. Una speranza che comincia dal riscatto della verit, del raccontare la storia
come realmente accaduta, del mostrare lorrore affinch non si ripresenti pi. E una speranza
flebile, ancora immatura e ben lontana da quella che aleggia, sorveglia e rende grande il Cavallo
rosso, ma comunque presente. Nella mia miseria ho potuto, per particolari circostanze, toccare
con mano e vedere cose che i pi non hanno visto. E le ridico agli altri.16 Questa il tipo di
speranza presente.
Altro punto da sottolineare sono le due epigrafi, la prima la preghiera alla Madonna, che leditore
Garzanti chiese pi volte di omettere ma Corti vivacemente si oppose, la seconda, per il nostro
discorso pi importante, la citazione evangelica dal gusto tragicamente apocalittico che apre il
diario: Pregate che ci non avvenga dinverno (dal Vangelo della fine del mondo-Marco XII,18.
La visione apocalittica, che influenzer lautore fino alla scelta del titolo del romanzo dell83, ha
qui le sue origini. La percezione che quella che stia vivendo lautore sia quasi la fine del mondo
viva. qui presente la consapevolezza di aver vissuto un vero Inferno (in senso biblico proprio)
causato dallegoismo e dalla cattiveria delluomo che ogni giorno decide di allontanarsi sempre pi
da Dio. Il diario si conclude con una Aggiunta ovvero una serie di lettere che furono inviate da
alcuni reduci a Corti tra il 46 e 47. Le lettere vengono aggiunte per onorare il vero, ossia per
rendere consapevole il lettore di unaltra verit non scritta nel diario, giacch non vissuta in prima
persona dallautore, ma riguardante le migliaia di soldati catturati dai russi: i gulag. A me non
possibile allargare queste pagine, fino a comprenderci ci che vissero i fratelli finiti in mano al
nemico. Il quadro per della tragedia, che riferendo le mie vicende personali mi son sforzato di
delineare, risulterebbe gravemente incompleto per chi nulla sapesse di loro.17 E cos trascrive
alcune di queste lettere che raccontano le atrocit subite nei campi di concentramento in cui il
cannibalismo era allordine del giorno.

15

Dalla recensione apparsa su LItalia 22/07/47.


E. Corti, I pi non ritornano, Garzanti, 1947, p. 7.
17
E. Corti, ivi, p. 271.
16

12

2.2. Gli ultimi soldati del re


La gestazione di questo secondo romanzo autobiografico sicuramente pi lunga e complessa.
Vede le stampe, infatti, nel 1951, dopo tre anni di preparazione, con il titolo I poveri cristi edito
sempre dalla Garzanti. Non incontra, tuttavia, il successo sperato. Il testo verr fortemente rivisitato
e modificato fino ad arrivare alla sua veste definitiva nel 1994, pubblicato dalle edizioni Ares con il
nuovo titolo Gli ultimi soldati del re. Con uno stile pi volto al romanzo, e meno diaristico,
nonostante la costante presenza della prima persona, il libro narra le vicende vissute dallufficiale
nella guerra di liberazione al fianco degli Alleati nella risalita di tutta lItalia. Diviso in cinque parti,
ripercorre il periodo dall8 settembre 1943 allaprile 1945. Apollonio, che apprezz nel suo articolo
gi la prima edizione del libro, paragonava questo secondo romanzo ad unOdissea. Effettivamente
ci viene narrata la storia di due fuggitivi (Eugenio e Antonio) che scappano da Nettunia e
attraversano lItalia in largo, dal Tirreno allAdriatico per raggiungere lAbruzzo e poi, in lungo,
scendere a Bari alla volta delle linee amiche. Viene successivamente raccontata la risalita che vedr
quello che rimane dellArmir muoversi con gli Alleati tra Cassino, Roma, Chieti e poi Bologna. E
un incredibile affresco di una fetta di storia abbastanza sconosciuta a noi italiani, ovvero la presenza
effettiva di un corpo italiano nella riconquista della penisola. Da buon storico Corti continua il
percorso iniziato con il primo romanzo, riuscendo a donarci un quadro perfetto della situazione
italiana durante loccupazione straniera. Non esistono, in guerra, dei buoni o dei cattivi, Corti lo
dice bene pi volte, esiste, invece, una umanit distrutta dallabominio dei combattimenti. Un
Uomo che fa i propri interessi e ubbidisce alla moralit che il proprio Stato gli ha insegnato.
a Cerreto mi confermai in una precedente constatazione riguardante i popoli
nel loro insieme; che cio non esiste attributo di un popolo che manchi in un
qualsiasi altro: soltanto nei diversi popoli gli stessi attributi compaiono, per cos
dire, a quote di stratificazione diverse. Producono perci effetti diversi. Cos la
sincerit, lipocrisia, la lealt, il realismo, la fermezza, il lassismo, eccetera-.
Anche qui un solo esempio: noi trovavamo a quel tempo pressoch morale, e
quasi motivo dorgoglio, derubare la nostra organizzazione statale; non cos altri
popoli, i quali per trovavano morale e anzi meritevole (si pensi in particolare ai
tedeschi di allora) derubare spietatamente i restati popoli a vantaggio del
proprio18

La situazione politica italiana un grandissimo tema che riaffiora ad ogni pagina. Lansia vissuta
per il destino dellItalia palpabile, linquietudine dei soldati che non sanno il motivo del loro
combattere, confusi e spaesati dopo un cambio improvviso di alleanze, disarmante. Lintelligenza
e labilit di Corti risiede in questo, nel saper magistralmente trasmettere questa sensazione di
spaesamento, di inutilit e confusione. Sempre costante, e pi sviluppato, il tema della Speranza.
Sono i soldati italiani la concretizzazione di questa Speranza. Il dolore, il Male, attanaglia sempre
luomo, il suo destino (e Corti lo sa bene, visto che del Male far una constante presenza in tutti i
suoi componimenti), dalla sofferenza non si pu prescindere. La risposta di Corti viene ancora una
volta dallo sforzo umano di rimediare al male proponendo il bene. E il bene creduto dallautore il
tentativo di questi poveri cristi che eroicamente si sacrificano, morendo, perch, a guerra finita,
lItalia non sia in balia dei vincitori ma possa rivendicare ancora un briciolo di autonomia e possa
18

E. Corti, Gli ultimi soldati del re, Milano, Ares, 1999, p.243.

13

ricostituirsi in libert come nazione autonoma. una tematica troppo importante per essere esaurita
qui. Di fatti la riprenderemo, e la riprender lautore stesso, pi avanti. Si sappia che una buona
parte del CV ha per oggetto la guerra di liberazione dItalia, vista in entrambe le sue facciate, quella
dellesercito regio e quella della mobilitazione partigiana.
2.3. Processo e morte di Stalin
Concludiamo la sezione parlando delle tematiche della prima ed unica tragedia scritta dal Corti.
Lobiettivo, come si sar intuito, non quello di riassumere le opere della prima e seconda fase
dellartista ma comprendere quali siano le idee presenti e in che modo esse vengano affrontate e
riportate poi nel CV. Descrivere una tragedia come questa operazione che richiederebbe, lei sola,
una tesi, limitiamoci ad esaurire in poche righe il contenuto.
Linnovazione di questo scritto, che lo separa dalla produzione precedente, , oltre allacuto
approfondimento storico gi intravisto nel secondo romanzo, il marcato anticomunismo ad esso
conseguente. Se, prima, le ostilit nei confronti di questa ideologia erano limitate a brevi frasi e
pochi pensieri, adesso che gli anni gli hanno concesso uno studio pi critico e storico, lo scrittore si
butta, anche se, questa volta, con un po di invenzione letteraria, in una distruzione del comunismo
mediante gli strumenti stessi del comunismo. Vediamo come.
La tragedia usc, per la prima volta il 3 aprile del 1962, a Roma nel Teatro della Cometa con regista
Diego Fabbri e la presentazione a libretto di Mario Apollonio. La vicende che portarono alla messa
in scena della tragedia sono sconfortanti ma allo stesso tempo avventurose e vengono raccontate,
con un espediente letterario, tali e quali, nellultima sezione del CV. Lautore ebbe difficolt nel
trovare un regista disposto a compromettersi nella messa in scena di una tragedia esplicitamente
anticomunista. La cultura dominante, come ama sempre ribadire lautore, marxista.
Nelle mie intenzioni lopera doveva dimostrare in modo irrefutabile ci che
avevo scoperto: limpossibilit materiale di costruire la societ comunista. Quel
lavoro mi costato quattro anni di studio ( stato come prendere una laurea sul
serio, non come la mia in legge). Avevo ricevuto unimpressione fortissima
dalla realt comunista in Russia ma, avendo osservato le cose in un ambito
abbastanza ristretto nella sola Ucraina, ho dovuto impegnarmi in uno studio
veramente approfondito della storia e della teoria comunista (Marx, Stalin e,
soprattutto, Lenin). Mi hanno aiutato molto le opere di Lenin e di Stalin diffuse
da Mosca in lingua italiana.19

Stalin viene fatto prigioniero dagli stessi membri del Politburo che stavano per essere condannati
dal dittatore. Prima di ucciderlo lo processano. Laccusa che Stalin avrebbe potuto seguire vie ben
diverse per realizzare il comunismo nel Paese, evitando le centinaia di stragi. A questo punto Stalin
prende parola ed espone le sue ragioni illustrando come, per realizzare correttamente il Comunismo,
non avrebbe potuto fare altro che quello che aveva fatto.
Si capisce bene come lopera teatrale sia la declamazione della falsit dellideologia comunista
attraverso il comunismo stesso.

19

P. Scaglione, Parole scolpite, op. cit. p.123.

14

Lo Stalin di Corti il tiranno della tragedia greca, il Riccardo III di Shakespeare. In lui si
personifica la pi antica di tutte le tentazioni umane: la sfida a Dio. Per questo un personaggio
magnificamente eterno e attuale dice Boffi in un articolo della rivista Tempi20.
La tragedia, questa volta, non si attiene alla verit storica ma non perde, per questo, di valore. Come
scrive la Scaglione il vero poetico ritrova la propria funzione primaria di supporto alla
comprensione profonda della realt.
Come accennavamo la rappresentazione va incontro a inconvenienti, il regista scelto da Diego
Fabbri, temendo una reazione dura della sinistra, rivisita notevolmente la tragedia trasformandola in
una lettura drammatizzata, e sostanzialmente snaturandola. Molti furono i quotidiani che ne
parlarono ma la tragedia non ebbe il successo sperato e presto venne dimenticata; non solo il Pci ma
anche la Dc non approv lopera dellautore. Cosa che lo gett nello sconforto e nel rammarico.
Non bast il giudizio estremamente positivo di Apollonio che la defin alla sua prima una delle pi
grandi tragedie del Novecento per sancire la fama dellopera. Al contrario cadde nel silenzio e
nelloblio per cinquantanni fino al giugno del 2011 anno in cui lopera venne di nuovo alla luce
con una rappresentazione di Franco Branciaroli e la compagnia degli Incamminati, regia di Andrea
Maria Carabelli e la collaborazione dei ragazzi del liceo Don Gnocchi di Carate Brianza.
Quella che pu sembrare una letteratura sporca e faziosa, tuttavia, si riappropri delle sue ragioni
quando, qualche tempo dopo la prima, lautore venne contattato da alcuni esuli dei paesi dellEst
Europa. La tragedia venne tradotta nel 1964 in russo e poi in polacco e la distribuzione clandestina
prese il canale del samizdat21. Una successiva conferma avvenne nel 1993 quando, caduto il
comunismo, la tragedia venne pubblicata a Mosca con una tiratura di diecimila copie. Unalta
onorificenza venne consegnata allautore, nel 1970, dai rappresentati del governo democratico
polacco allepoca in esilio a Londra: Corti venne insignito della Croce dellOrdine dei Cavalieri di
Polonia.
3.0. Ideologia e storia editoriale
Continuiamo il nostro percorso di conoscenza dellautore affrontando il grande problema della sua
ideologia. Delineati quelli che possiamo definire porzioni di avantesto da cui lautore parte per
scrivere il CV cerchiamo di ricostruire attraverso saggi e interviste il complicato credo dello
scrittore, sia da un punto di vista letterario (a chi si ispira, quali i suoi modelli), sia da un punto di
vista religioso e politico. Riteniamo, di fatti, che queste nozioni devono essere molto chiare alla
mente di chi voglia affrontare e capire correttamente Corti. Come si sar certo intuito, Corti un
autore fortemente cattolico, la sua peculiarit risiede nel tentativo di cercare di vivere unautentica
cristianit nella sua quotidianit di scrittore senza scendere mai a compromessi.
3.1. Ideologia letteraria, rispolverando una bellezza antica
Quando nelle numerose interviste22 i giornalisti domandano da dove nasca la vocazione alla
scrittura, Eugenio Corti d sempre la medesima risposta: da Omero.

20

Emanuele Boffi, Imputato Stalin si alzi in piedi, in Tempi, 1 giugno 2011.


Samizdat, che in russo significa edito in proprio il fenomeno tramite cui decine di libri bloccati dalla censura
sovietica potevano circolare. Scritti di ogni sorta (documenti, saggi filosofici, romanzi, poesie) venivano trasmessi
grazie al passa mano e ricopiati manualmente o con macchina da scrivere per aumentarne la diffusione.
22
Facilmente reperibili su www.eugeniocorti.it.
21

15

Finita la quinta elementare, ho cominciato la prima ginnasio e ci stato


messo in mano Omero: lIliade. Prima ancora che il professore iniziasse
a spiegare, ho cominciato a leggerlo: sono rimasto segnato tutta la vita
da quella lettura!. Dice lautore in un intervista ad alcuni studenti
delluniversit di Trento23. Questo incontro con la bellezza, come lui
stesso dice, gli cambier lesistenza: tutto ci di cui parlava, [Omero] lo
trasformava in bellezza. questo, secondo me, il punto essenziale di
Omero, dal quale non mi stacco neanche oggi. E io, che ero un ragazzino, mi
dicevo: ma guarda che bello questo modo di vedere le cose. Ecco, io mi
sono messo in testa (ho fatto proprio la scelta, me la ricordo adesso a
ottantotto anni, non me ne sono ancora staccato): Io devo fare come questo
qui!. Non sapevo cosa avrei fatto da grande: io volevo solo fare come
Omero, mettermi a scrivere. Non avevo la pi pallida idea, se in versi o in
prosa, ma trasformare in bellezza tutte le cose di cui avrei parlato.

Da queste poche parole possiamo iniziare a comprendere la poetica di Corti: ha, certo, radici
antiche. La speculazione letteraria sullestetica e il senso della letteratura sono presenti nellautore
fin dai giorni del fronte, nei quali lui stesso si sforzava di recitare e spiegare ai suoi soldati, nei
momenti di riposo, alcuni passi della Commedia dantesca. Persino gli ufficiali inglesi lo
soprannominavano scherzosamente Lord Byron per la sua propensione alla discussione artistica24.
La sua ricerca prosegue: Dopo Omero ho trovato Virgilio, la stessa bellezza, e dopo Virgilio
Dante, e dopo Dante su, fino a quello che io considero lultimo grandissimo allievo di Omero,
Tolstoj. Anche con lui, quando ho cominciato a leggerlo ho detto: Ma guarda questo qui: proprio
della famiglia!. Il fatto essenziale che, al di l di tutto il resto, emerge dalle cose che lui dice
la bellezza: il fondamentale quello.
C un altro episodio, oltre a quello che risale alla prima ginnasio, che contribuir a creare la
concezione estetica-letteraria dellautore, e risale alla ritirata dalla Russia.
Durante la famosa ritirata di Russia il nostro calvario fu particolarmente
tragico: la temperatura, quando andava bene, era di 10-12 gradi sotto zero, ma la
norma era di 20 gradi sotto lo zero. Cera da impazzire. Provai la fame, la
stanchezza, lo spossamento delle marce, le notti sulla neve o sul ghiaccio, i
combattimenti continui. Dovetti assistere a scene raccapriccianti, ancora pi
spaventose della fame e del freddo. Toccai con mano labiezione raggiungibile
dalluomo. La maggior parte di noi ormai non sperava pi di uscire fuori
dallinferno bianco. La sera della vigilia di Natale del 1942 passai per
unesperienza particolarissima. Ero vivo per miracolo e feci un voto alla
Madonna: se esco vivo, e non resto l, come un mucchietto di carne congelata
sulla neve, come uno straccio di divisa impolverata dal nevischio, mi impegno a
spendere la mia vita per la verit e lavvento del Regno. Nel mio pensiero
ritornavano le parole del Padre nostro Venga il tuo Regno. Attraverso
circostanze davvero incredibili riuscii a salvarmi senza restare congelato e
neppure ferito. Ero vivo, quindi dovevo mantenere un impegno: servire la
verit. Penso che non potrei proprio fare a meno di scrivere, la mia ragione di
23

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2012/01/a-colloquio-con-eugenio-corti-1479/.
Cfr. Gli ultimi soldati del re, nel quale pi volte viene raccontata lesperienza dellinsegnamento e lepisodio del
soprannome. Altro punto in comune con Se questo un uomo.
24

16

vita. Ogni mattina mi alzo e sento di essere chiamato a questo appuntamento


con la matita e il foglio bianco25.

La vocazione al vero anche la vocazione dello storico. Corti vede chiaramente la direzione in cui
vuole spendersi. Cos termina anche Gli ultimi soldati del re, tra una nota di speranza e lacquisita
consapevolezza di non avere scampo e di dover combattere se non con le armi almeno con le
idee, con lazione civile26. La sua una battaglia contro il male, un male che sarebbe
squallidamente riduttivo definire solo con comunismo, molto di pi, la sua battaglia contro
lorrore del mondo, lorrore delluomo, che va raccontato e testimoniato affinch non venga mai
dimenticato, affinch si possa prevenire e impedire, e rendere sempre minore (utopico e impossibile
cancellarlo). Cos lo storico Corti indaga e svela episodi oscuri, gesta dimenticate, orrori
impensabili. La prospettiva dellautore certamente personale. Ma non un limite, ognuno ha gli
occhi che gli sono stati donati, perch Corti guarda con i suoi occhi ma con le lenti del Vangelo, la
regola morale per eccellenza prendendo cos le distanze da un certo relativismo culturale che
difende sempre il proprio punto di partenza, impedendo la piet e continuando a giustificare omicidi
perch la legge del taglione sovrana27. Corti vive sulla sua pelle, vede con i suoi occhi, una
determinata sfumatura del Novecento, il suo sforzo storico raccontarlo, cos come lha visto, con
realismo, lasciandosi, di tanto in tanto, andare a commenti personali che testimoniano la progressiva
evoluzione del suo pensiero politico. Ma di questo parleremo nel paragrafo dedicato allideologia
politica.
Torniamo alla concezione artistica dellautore: leggendo questi stralci dinterviste risulta molto
chiaro il filone letterario che Corti ha voluto seguire. Ed questa corrente che ci interessa
analizzare. Corti crede in una letteratura con un senso specifico, che naviga nella direzione della
verit e della bellezza. Sullesempio di Omero e poi di Manzoni, per lo scrittore brianteo la
letteratura vita nel senso che compito dellartista rappresentare e raccontare luomo, la vita
delluomo, in tutte le sue sfaccettature e di rendere bella la lettura anche delle parti pi ignobili. La
letteratura diventa, quindi, strumento conoscitivo in quanto illustra luomo, lo rende a se stesso
conoscibile.
Ci rendiamo conto che questo modo di intendere la letteratura non lunico e ve ne sono molti altri;
si crede, comunque, che questo sia il pi antico (cfr. linea omerica) e quello su cui si sia fondata una
certa letteratura poi abbracciata e sposata dalla cultura cristiana. I pochissimi autori che Corti cita a
modello letterario appartengono, di fatti, tutti alla cerchia di scrittori cristiani ma sarebbe un limite
notevole considerare il cristianesimo il punto di partenza del nostro scrittore. Egli parte, per, dalla
medesima base da cui parte il cristianesimo: un assoluto realismo. Un realismo soggettivo nel
senso di esperienziale, un poco lontano da quello naturalista e verista. Tutta la tradizione letteraria
cristiana si fonda sul realismo, basti guardare Dante, ma non il primo.
Nei pochissimi modelli citati da Corti non compare nessun autore del Novecento, il motivo presto
detto:

25

Da unintervista a cura di Mario Palmaro in Il Timone, ottobre 2009.


Cfr. ultima pagina I pi non ritornano.
27
Si vedano, a tal proposito, lobbiettivit storica con cui Corti critica, in numerosi passi, i comportamenti dei partigiani
garibaldini. Queste descrizioni negative non sono viziate da odio a priori, da intolleranza intrinseca ma da oggettivit
dei fatti, da realismo. I partigiani comunisti uccisero prigionieri, fascisti e sospetti fascisti andando contro alle
convenzioni di guerra.
26

17

C da dire unaltra cosa: nella nostra letteratura c stato un procedere costante


dalla linea omerica: da Omero son venuti fuori i classici greci, poi Virgilio, poi
da Virgilio venuto fuori Dante, poi sono venute su tutte le letterature
contemporanee fino a met del Novecento. A met del Novecento ci fu
Bacchelli con Il mulino del Po, sempre in quella linea che era partita da Omero.
Nella cultura non solo italiana, ma di tutto loccidente, a met del Novecento
c stato il distacco. Se noi immaginiamo la letteratura come un grande albero,
verso la cima (dove siamo noi) intervenuta una malattia, che ha portato a
seguire degli indirizzi diversi dalla linea seguita per millenni. intervenuta una
deviazione. stata tutta la cultura dellOccidente che ha deviato, ma modello e
indicizzatore, anche, per tanti aspetti, di quella deviazione stato JeanPaul Sartre, che ha spostato lincentramento della letteratura verso
qualcosa che prima non era proprio della letteratura, e cio praticamente,
le ha fatto seguire un indirizzo di protesta. Da met del Novecento a oggi,
dominante in letteratura la protesta: non pi la letteratura che conosciamo
noi. Certo, nella letteratura c anche la protesta ( chiaro, fuor di dubbio) ma
non c solo quella. Il compito fondamentale dellautore, dellartista , secondo
lindirizzo classico e romano, e poi, ripeto, fino al secolo passato, stato quello
di rendere la realt delluomo tuttintero e la realt del mondo in cui luomo
vive, in tutti i suoi aspetti. Lambito in cui lautore deve muoversi quello.
tutto luomo. Se poi lautore ha la percezione di essere illuminato nella
trascendenza, nel soprannaturale, allora anche quella trascendenza deve entrare
nel quadro (come hanno dimostrato grandemente Dante e Manzoni nella nostra
letteratura). successo quindi che chi ha abbandonato quella linea l e si
portato in quel solo indirizzo ha finito per soffocarsi. Le opere che vengono
pubblicate oggi, per stare alla letteratura, sono o morenti o gi morte.
insensato pretendere dinventare a nuovo la letteratura. Io per vedo questo:
seguendo lantico indirizzo, mi sono estraniato dalla letteratura che tiene il
campo. I critici letterari che vanno per la maggiore non parlano di me (e si
fanno addirittura una picca di non leggermi neanche: io sono fuori dal tempo,
non esisto come autore!). Viceversa, il lettore trova in essi quello che ci si
aspetta di trovare in unopera letteraria. Si diffondono con il passaparola, uno ne
parla ad un altro e cos via. Io non mi sono mai preoccupato di tradurre
allestero.28

Effettivamente, chiunque prenda in mano il romanzo di Corti non pu non rendersi conto di un
certo feeling con una letteratura passata, del secolo scorso. Se, poi, questo sia da considerare pregio
o difetto spetta a noi definirlo? Crediamo spetti ai canoni estetici, sempre in mutazione, deciderlo29.
Se, per esempio, un canone estetico valido fosse linnovazione certamente Corti non entrerebbe a
far parte dellOlimpo degli scrittori. Corti, infatti, non innova ma recupera un certo stile, perso,
attualizzandolo, ed qui, a nostro parere, la grandezza. Potrebbe sembrare patina dantiquario
questa, facilmente bollabile come inattuale, in realt espressione artistica. Anche Virgilio,
abbiamo visto, fece la stessa cosa e pure Petrarca con un certo stil novo, Ariosto con dei poemi
cavallereschi ormai morti da anni o Tasso e, perch no, Hesse riprendendo il romanticismo.
28

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2012/01/a-colloquio-con-eugenio-corti-1479/.
Su chi, poi, debba decidere quali siano i canoni estetici e se questi debbano essere sempre validi o mutevoli, eterni o
variabili, non vogliamo pronunciarci.
29

18

Per rendere sempre pi chiara la sua posizione citiamo da unaltra intervista:


Nella cultura non solo italiana, ma di tutto lOccidente a met del Novecento
c stata una deviazione dalla linea omerica, cio dalla ricerca della bellezza.
Gli autori italiani di oggi, scrivono bene, ma scrivono del nulla. Le loro
opere nascono gi, morte o, quando va bene, moribonde () Anche nellarte
figurativa cos: da Picasso in poi la figura umana, come qualunque altro
oggetto, deformata. Larte, secondo Aristotele, luniversale nel particolare.
Se lo scrittore o lartista non racconta luniversale nel particolare, la sua non
opera darte.30

Abbiamo pi volte citato Omero e la corrispettiva linea omerica come indirizzo letterario. Ma che
cosa vuol dire il recupero di Omero? Che cos la linea omerica? La questione affrontata da
George Steiner in alcune pagine del suo volume Tolstoj o Dostoevskij31. Nel descrivere lo stile di
Tolstoj non pu far a meno di paragonarlo ad Omero e in questo confronto ritroviamo le ragioni
dellammirazione di Corti per questautore dellaltro secolo. Possiamo, quindi, fare nostro il
ragionamento di Steiner.
E impossibile condensare in una singola formula o in ununica dimostrazione
le affinit tra la posizione tolstoiana e quella omerica. I punti interessati sono
moltissimi: lambientazione arcaica e pastorale, la poesia della guerra e
dellagricoltura; il primato dei sensi e del gesto fisico; lo sfondo luminoso e
conciliatorio del ciclo dellanno; il riconoscimento della santit intrinseca
dellenergia e della vita; laccettazione di una catena dellessere che dalla
materia bruta arriva fino alle stelle nella quale gli uomini occupano il posto che
stato loro assegnato; e, soprattutto una sanit essenziale, la determinazione a
seguire quella che Coleridge definiva laltra strada della vita, piuttosto che i
sentieri obliqui e oscuri in cui il genio di un Dostoevskij si trovava cos a suo
agio.

Steiner continua con un parallelismo su autore onnisciente / Dio, che recupereremo, sicuramente,
nella sezione dedicata allo studio narratologico del romanzo:
Sia nelle epopee omeriche che nei romanzi di Tolstoj il rapporto tra autore e
personaggi paradossale. Maritain ne d unanalogia tomistica nel suo saggio
Intuizione creativa nellarte e nella poesia. Egli parla della relazione tra la
creativa trascendente eternit di dio e le libere creature che nello stesso tempo
agiscono liberamente e sono fermamente abbracciate dal suo fine. Il creatore
onnisciente e onnipresente, ma contemporaneamente distaccato, impassibile i
inesorabilmente oggettivo nella sua visione. Lo Zeus omerico presiede alla
battaglia dallaltro della sua montagna, reggendo la bilancia del destino ma
senza intervenire. O meglio, intervenendo soltanto per ripristinare lequilibrio,
per salvaguardare la mutevolezza della vita delluomo dagli aiuti miracolosi o
dagli eccesivi successi delleroismo. Come nel distacco del dio, anche nella
perspicacia di Omero e di Tolstoj vediamo insieme crudelt e compassione.
30
31

Intervista tratta dallarticolo di Walter Todaro, Un nobel per la Brianza, in www.eugeniocorti.it , 9/11/2010.
G. Steiner, Tolstoj o Dostoevskij, Milano, Garzanti, 1995.

19

E, ancora, da un paragone tra i due grandi autori si evince una comune formulazione del concetto di
speranza. La sontuosit e lepicit con cui descritta la distruzione e la guerra la stessa carica che
riafferma la vita. Questa visione a Corti non la suggerisce nessuno, la sua sensibilit artistica a
scovarla e farla propria. Qui capiamo davvero in che modo questi due grandi autori sono i suoi
maestri.
Nel poema omerico la guerra eroica e ultimamente nobilitante. E perfino nel
mezzo della carneficina la vita si leva a sovrastare tutto il resto. () La guerre
e la morte seminano distruzione nel mondo di Omero come in quello di Tolstoj,
ma il centro resiste: ed laffermazione che la vita , in se stessa , un
avvenimento di bellezza, che le opere e i giorni degli uomini sono degni di
essere ricordati e che nessuna catastrofe-neppure lincendio di Troia o di
Mosca- mai definitiva. Poich oltre le torri fumante e oltre la battaglia rolla il
mare colo del vino, e quando Austerlitz sar dimenticata le messi torneranno,
per usare unimmagine di Pope, a imbiondire il pendio. Questa cosmologia
riunita tutta intera nellammonimento di Bosola alla Duchessa di Amalfi che
maledice la natura in un estremo impeto di ribellione: Guarda, le stelle brillano
ancora. Sono parole tremende, piene di distacco e dellaspra consapevolezza
che il mondo fisico contempla impassibile i nostri dolori. Ma superiamo la
crudelt dellimpatto e vedremo che esse contengono lassicurazione che la vita
e la luce delle stelle dureranno al di l di qualsiasi momentaneo caos32.

Questa concezione crediamo non sia desunta da una lettura di Tolstoj, quasi fosse tematica che
grazie alle propriet dellintertestualit si ritrova un poco mutata nellautore italiano. Questa
concezione si sviluppa autonomamente in Corti, la ritrover solo in seguito in Tolstoj e allora s
potr costruire un suo pensiero letterario pi solido. La base comune dei due autori, come di tutti gli
autori cristiani il realismo: dallosservazione senza pretese della realt che si elabora il concetto
di speranza che accennavamo sopra. Il dramma della dicotomia tra mondo bellissimo e mondo
gravido di mali, che Steiner spiega in questa pagina, presente in Omero, in Tolstoj come in Corti.
3.2. Ideologia religiosa (e politica)
Limpostazione religiosa, e poi politica, che lo scrittore Eugenio Corti matura da considerarsi
senza alcun dubbio conservatrice. Nato nel 1921 cresce, ci si ricordi, non in una Brianza semplice e
rurale ma presso il rigido collegio San Carlo di Milano, dai dieci ai diciannove anni, per poi
iscriversi allUniversit Cattolica. La formazione dellautore relativa a quegli anni ci oscura,
possiamo solo intuire il carisma di fede con cui vivr tutta la sua vita e che alla fine del suo percorso
liceale abbraccia. Quello di Corti sicuramente un carisma tradizionalista, cresce con un senso
morale altissimo, pregno dei valori di castit e obbedienza e con un grande senso civico. Non , di
fatti, un caso che parta due volte per la guerra. Lalta e ferma moralit anche lingrediente
fondamentale dei protagonisti del suo romanzo. La Scaglione, nel suo ultimo contributo 33, illustra il
ruolo da protagonista che ricopre la Brianza, quale fucina di valori e locus amoenus in cui crescere
32
33

P. Scaglione, Parole scolpite, op. cit., p. 81.


P. Scaglione, La trama del vero, Lecco, Bellavite Editore in Missaglia, 2003.

20

in maniera sana e religiosa. Non, quindi, il collegio San Carlo come edificatore della personalit
dellautore ma la sua terra dorigine. Ed in questo senso che possiamo intendere il CV come
espressione della cultura briantea, non solo per lambientazione della vicenda ma per lo spirito di
serena religiosit e concreta operosit34. Lopera si fa veicolo ed interprete di questa cultura
incontaminata, pulita, carica di valori semplici (omerici, manzoniani) che altre zone territoriali non
possiedono. Il motivo di questo privilegio Corti stesso lo identifica nella figura di San Carlo
Borromeo e nel Concilio di Trento che, a quanto pare, dai brianzoli venne altamente metabolizzato.
Bisogna anche ricordare che la Brianza un protagonista in absentia, il CV, di fatti, ambientato
neanche per un terzo in questo territorio, tuttavia essa riaffiora costantemente nei ricordi degli altri
protagonisti appunto in quanto veicolo di valori e costante termine di confronto e modello
esemplare di civilt, paesaggio interiore lo definisce la Scaglione. Dice lautrice del saggio:
il tratto distintivo pi evidente delambiente brianteo descritto nel CV il
sentimento religioso di quanti vi abitano, espresso nelle forme di una fede
profondamente radicata e diffusa nel popolo. Nellanalisi di Corti questa
particolarit sta allorigine della visione della vita e del mondo che anima il
larga misura i briantei nel loro agire individuale e collettivo.35

Primo fra tutti, come dicevamo, il senso del dovere che sfocia nel senso di responsabilit di
ciascun individuo nel confronti della comunit. Ogni personaggio del romanzo fa il suo. Ognuno
deve contribuire come pu per aiutare il prossimo e la societ in cui vive. Questo espresso un
modo di leggere e affrontare la vita, non si tratta dellattitudine eroica di pochi, ma di un riflesso
della seriet nei confronti delle prove che lesistenza pone davanti a tutti36. Esempi, come
vedremo, di questo modo di comportarsi, sono sicuramente Manno e Stefano.
La Brianza, tuttavia, non lunico spazio territoriale in cui gli alti valori del coraggio,
dellabnegazione, della fede, della piet e del rispetto, sono presenti. Si ricordino i numerosi
apprezzamenti al valore degli alpini valtellinesi, alla piet e fede degli autoctoni delle regioni russe
invase dagli italiani, allospitalit degli abruzzesi nei duri tempi della ritirata nazista e, non ultimi,
alla speranza del popolo polacco distrutto nello spirito e nella carne ma mai arrendevole.
Corti stesso si definisce in una parola paolotto riassumendo lo spirito che si respira nelle sue terre,
paese di paolotti. Il termine, tuttavia, ha una sfumatura diversa da quella attuale di bigotto e
conservatore, per lautore significa semplicemente cattolico praticante.
La mentalit sopra descritta possiamo riassumerla nella semplice espressione ognuno chiamato a
fare la sua parte. Questo modo di ragionare porta, come conseguenza, lavvio di una tematica
importantissima nel romanzo e nella vita dellautore, il problema della vocazione. Secondo la
visione dellautore, infatti, ogni uomo chiamato ad un compito specifico che Dio stesso gli ha
assegnato e impresa delluomo sta nel comprendere questo disegno divino e seguirlo, abbracciarlo.
Lo stesso Corti sostiene, in pi di unintervista, di aver compreso proprio davanti ad Omero e poi
nella valle della morte, ad Arbusov, di essere nato per fare lo scrittore. Ogni personaggio allinterno
del romanzo non inutile e, secondo le intenzioni dellautore che gioca un po a fare Dio (come non
farlo dovendo scrivere un romanzo?), contribuisce alla realizzazione dei progetti di Dio sulla terra.

34

A. Colombo, Itinerario tra i libri della Brianza, p. 33.


P. Scaglione, La trama del vero, op. cit., p. 89.
36
P. Scaglione, La trama del vero, op. cit., p 90.
35

21

Ognuno strumento per la realizzazione del Regno, se vogliamo utilizzare unespressione comune
al linguaggio dellautore.
Questo aspetto vocazionale lo affronteremo pi avanti quando descriveremo il romanzo, ora ci
utile accennarlo in quanto ingrediente essenziale per comprendere lavvicinamento dellautore alla
politica e il suo non scarso impegno.
Come abbiamo visto dalla pagina biografica, la storia (che poi sfocia in politica) elemento
fondamentale della poetica dellautore. Lautore avuta la possibilit di conoscere da vicino il
comunismo non la spreca, accompagnato da un soldato, tale Antonio Allegra, un siciliano che
aveva imparato la lingua alla perfezione37 visita al fronte le varie isbe per conoscere la gente e
farsi raccontare che cosa fosse il comunismo. Le testimonianze raccolte sono disarmanti, in ogni
famiglia c stata almeno una persona uccisa o inviata nei campi di concentramento. Queste poche
informazioni raccolte sul campo bastano allautore per confermare i suoi pensieri e decretare il
comunismo come bestialit e nemico delluomo38. Tornato dalla guerra gli studi storici, poi,
proseguono ed escono, come gi visto, i documentati saggi e la tragedia. proprio in questo
periodo, a cavallo tra la prima e seconda fase artistica, che lautore percepisce la politica come altra
faccia della sua vocazione di scrittore. Affinch Venga il Regno Corti sente che deve impegnare le
sue capacit intellettuali e scrittorie per scongiurare lavanzata del comunismo in Italia.
Quello dellautore vero e proprio terrore, percepibile soprattutto ne Gli ultimi soldati del re dove,
a guerra quasi finita, la minaccia delle bande partigiane garibaldine (lui stesso pone il termine fra
parentesi) concreta e molti dei partigiani attendono da un momento allaltro la rivoluzione
comunista. Come fare per scongiurare la cosa? Studiare, documentarsi e scrivere. E cos fa. Si
accinge a realizzare opere in cui si descrive il comunismo per quello che realmente non volendo
manifestare un punto di vista personale ma dichiarando di aver fatto una lettura veritiera e
imparziale dei fatti, partendo, come ovvio, dal dato autobiografico rimpolpandolo poi con quello
storiografico. Lavvicinamento politico, dunque, risiede in questa battaglia ideologica: liberare le
menti del popolo da questo errore. Raccontare a tutti cosa il vero comunismo porta39.
Possiamo, quindi, riassumere la propensione politica di Corti in questa fase di passaggio tra il primo
e secondo periodo poetico (1952-1962) come crociata contro il comunismo. Successivamente
limpegno politico del nostro scrittore sar diverso.
Con lavvio e la conclusione del Concilio Vaticano II (1962-1965) la faccia della Chiesa cambia
radicalmente.
Il discorso si fa, cos, ben pi delicato, se prima il nemico di Corti era al di fuori della Chiesa, ora
al suo interno. La guerra che adesso lautore combatte allinterno della sua Istituzione, in quanto
il comunismo, o meglio, alcune influenze marxiste sono entrate nel modo di pensare dei cattolici
contaminando, a suo avviso, la purezza del messaggio. Su questa tematica si potrebbero spendere
davvero fiumi di parole, esula dai confini del nostro approfondimento analizzare nel dettaglio questi
processi tuttavia rimandiamo al prossimo capitolo una pi approfondita visione della questione.

37

Da un articolo apparso su Il Giorno, 08/12/09.


Ricordiamo, come gi detto in precedenza, che lautore era voluto andare in Russia per comprendere come uno stato,
una nazione potesse vivere e costruirsi sullassunto dellateismo, sullidea che Dio non esiste.
39
Massima espressione di questa fase la tragedia Processo e morte di Stalin, attraverso cui, come gi detto, la venuta e
il mantenimento del comunismo senza violenza considerata impossibile.
38

22

3.3. Avventure editoriali consequenziali


Dopo quanto descritto potrebbe non stupire lallontanamento subito dallautore e da una cultura di
sinistra e da una cultura cattolica appartenente ad unaltra ala. La storia editoriale del suo romanzo,
per, ha dellincredibile, quasi fosse caso editoriale non ancora riconosciuto.
Al termine della stesura del lungo romanzo Eugenio Corti va a visitare, con la bellezza di 1500
pagine appena dattiloscritte, alcuni editori tra cui Garzanti, che rifiuta, e leditore Rusconi. Rusconi
aveva riaperto i battenti nel 1969 ed era noto al pubblico italiano per aver portato per primo lintera
traduzione de Il Signore degli anelli di J.R.R. Tolkien. La casa editrice, tuttavia, lo rimand subito
indietro senza nemmeno leggere il malloppo affermando che leccessiva quantit delle pagine
avrebbe reso il prezzo del libro inaccessibile al pubblico. Il consiglio fu di cercare un piccolo
editore serio. Corti and cos a consigliarsi sul da farsi con il suo amico Cesare Cavalleri gi da
alcuni anni editore. Inaspettatamente Cavalleri decise di pubblicare lintero romanzo senza
nemmeno leggerlo, fidandosi ciecamente dellamico per pura amicizia. Lunica cosa che chiese
allamico Corti fu di tagliare qualche pagina ma dopo giorni di riletture lunico pezzo che si sarebbe
potuto eliminare si componeva di mezza pagina Presi il telefono e chiamai Cesare: tutto
importante, non posso eliminare niente40. Ma Cavalleri non si perse danimo e procedette alla
pubblicazione del testo. E stato dopo aver letto il manoscritto che mi sono reso conto di avere tra
le mani un capolavoro41, dice Cavalleri in unintervista. Il Cavallo rosso usc nella sua prima
edizione nel maggio del 1983 presso leditore Ares.
La casa editrice fu fondata nel 1956 a Roma per iniziativa di professionisti e intellettuali desiderosi
di promuovere una cultura di ispirazione cristiana aperta al dialogo rispettoso della propria e altrui
identit42. LAres, Associazione ricerche e studi, deve la sua notoriet prima che al romanzo
allimportanza della rivista di attualit e cultura Studi Cattolici di cui leditrice assieme allinserto
Fogli. Cesare Cavalleri, approdato nel 1963 come collaboratore della rivista in quanto critico
letterario, diventer il direttore sia della casa editrice che della rivista nel 1966 quando questa da
Roma si sposter a Milano.
Cavalleri favorisce un taglio pi artistico-letterario alla rivista Studi Cattolici contribuendo alla
diffusione di autori come Mario Pomilio, il quale pubblicher brani del suo Quinto Evangelio sulle
pagine della rivista. La collaborazione di Francois Livi 43, docente di Letteratura italiana alla
Sorbona di Parigi, fa in quegli anni le sue prime comparse sulle pagine della rivista e negli stessi
anni ricorrono interventi di Josemaria Escriv, fondatore dellOpus Dei. Lo stesso Cavalleri , di
fatti, membro attivo del movimento essendoci approdato negli anni universitari (1959).
Come abbiamo visto i primi due romanzi di Corti furono pubblicati con fortuna da Garzanti, un po
di pi il primo con quattordici edizioni, che il secondo, riscritto poi negli anni 90 (venne pubblicato
nel 1994 dallAres44). Garzanti, poi, si rifiut di pubblicare la tragedia che venne data alle stampe
grazie ai tipi di Massimo Editore (1962) e successivamente da Ares 45. Il Cavallo rosso, come detto,
venne pubblicato da Cavalleri. Dal 1983 ad oggi porta sulle spalle la bellezza di 31 edizioni, con un
totale di pi di 400.000 copie vendute e traduzioni in otto lingue: francese, americano, serbo-croato,
40

Il Cittadino MB, 1/07/2010.


Famiglia Cristiana, 13/07/2008.
42
www.ares.mi.it .
43
Livi uno dei maggiori critici e stimatori di Corti. Ledizione francese del romanza , di fatti, da lui introdotta. La
sua voce compare anche in qualche contributo italiano raccolto assieme ai lavori della Scaglione.
44
Tre edizioni nel solo 1994, due a maggio e una a luglio, una edizione nel 1997 e una nel 1999.
45
1 Ares 1999, 2Ares 2000.
41

23

lituano, spagnolo, olandese, giapponese e romeno di cui la nona, il portoghese, sar a breve
disponibile.
Interessante notare come Eugenio Corti viene immediatamente apprezzato dal grande pubblico e
tuttavia non venga considerato minimamente dalla critica. Un motivo pu facilmente essere
desumibile dal comportamento e dal credo ideologico dellautore analizzato sopra, ma basta?
Paola Scaglione la prima, e lunica, che si occupa di Corti in maniera critica, scrivendo saggi e
non pi articoli. Pi che poche righe comparse su varie testate (Avvenire, Osservatore Romano,
Timone, Tempi, Studi Cattolici e altri piccoli quotidiani di provincia) il romanzo di Corti, in Italia,
non compare, non fa rumore e la sua notoriet dovuta pi ad un passa parola che ad altro.
Leggermente diversa appare la critica francese che trova subito con Francois Levi un grande critico
e buon interprete. Poi, in tempi pi recenti (2006) sar il direttore del Figaro Litteraire, tienne de
Montety, a firmare due interventi apparsi sul Figaro Magazine, inserto del gioved del quotidiano
Le Figaro.
Nel 1997 Le Chaval rouge viene pubblicato dal piccolo editore valdese di origine serba Vladimir
Dimitrievic con una lunga prefazione di Levi. Curiosa la storia di questa casa editrice che nasce nel
1966 a Losanna con il nome di LAge dHomme. Liniziale interesse della casa editrice, viste le
origini jugoslave del fondatore, verte su alcuni autori slavi, successivamente tra gli anni 60 e 80
LAge dHomme diventa una delle maggiori case francofone che pubblicano scrittori dissidenti
sovietici, come gli scrittori Alexandre Zinoviev o Vassili Grossman. probabilmente dovuto a
questa apertura verso il mondo sovietico linteresse a Corti. La casa editrice francese arriver in
pochi anni a quattro edizioni del romanzo46 e pubblicher nellintanto anche la tragedia su Stalin
(1999) e una serie di saggi da prima linea del nostro autore: La resposnabilit de la culture
occidentale dans les grands massacres du XX sicle47 e Science et foi48.
Per quanto riguarda la Spagna, El caballo rojo venne pubblicato per la prima volta nellaprile del
1990 presso le Ediciones Rialp di Madrid. Questa casa editrice apre i battenti nel giugno del 1948
sempre grazie allimpegno di alcuni professori universitari. Questi pubblicano nello stesso anno
limportante opera del fondatore dellOpus Dei, il Camino: opera spirituale che il giovane sacerdote
inizi a scrivere negli anni trenta e che aveva in poco tempo trovato gi quattro edizioni. Rialp ne
pubblicher la quinta e successivamente tutte le opere di Josemaria Escriv, diventandone leditore
ufficiale, in stretta collaborazione con lInstituto Histrico San Josemara Escriv de Balaguer. La
casa editrice si occupa di scrittori, filosofi, critici, scienziati, storici di diversi paesi cui sono stati
assegnati vari premi letterari nazionali. La sua opera maggiore la pubblicazione della Gran
Enciclopedia Rialp (GER), di 24 tomi, in sei edizioni ebbe pi di un milione di copie vendute.
Il direttore della Gran Enciclopedia, Jorge Ipas decise di pubblicare il romanzo senza esitazione
appena lettolo. In pochi giorni, anche in questo caso, si and incontro ad una ristampa49.
Ledizione americana curata da E. Kerrigan. The Red Horse viene pubblicato dalla Ignatius Press
di San Francisco per due volte, la prima nel 2000 e la seconda nel 2002. Qualche riga va spesa
anche per questa casa editrice. Fondata nel 1978 dal Padre gesuita Joseph Fessio, sacerdote molto
vicino a Joseph Ratzinger con il quale fece addirittura la propria tesi di dottorato, la casa editrice ha
46

2 1998, 3 2001, 4 2002.


1 1998, 2 1999.
48
2002.
49
1 Aprile 1990, 2 Maggio 1990.
47

24

una linea dichiaratamente apologetica, nasce infatti in risposta ad una deriva dai principi tradizionali
della dottrina cattolica percepita in alcune parti della Chiesa americana. Lo stesso Padre Fessio in
unintervista del 1998 dichiara che la casa editrice ha come obbiettivo supportare linsegnamento
della Chiesa50
Ledizione in lingua olandese arriva nel 2011 dalla Uitgeverij Van Wijnen, nella cittadina di
Franeker. La casa editrice, abbastanza giovane, nasce nel 1988 come continuazione della Waever ed
anchessa dispirazione cristiana possiede in catalogo numerose opere di teologia e di spiritualit.
LHet rode paard tuttoggi disponibile sul sito, anche se ad un prezzo abbastanza proibitivo.51
Qualche mese dopo luscita del libro la comunit di CL ha organizzato un incontro di presentazione
a cui ha partecipato Huib Klink, pastore della Chiesa Riformata olandese. soprattutto grazie
allimpegno di questo pastore che si dovuta la traduzione in lingua olandese del romanzo52. Sulla
recezione estremamente positiva del romanzo da parte riformata si vedano anche le numerose
lettere di complimenti che diversi pastori hanno inviato allautore, una fra tutte quella del calvinista
Jean-Marc Berthoud53. Varrebbe sicuramente la pena studiare i motivi di questo interessamento e
apprezzamento, lo lasciamo come spunto.
Informazioni sulle edizioni in lituano sono state reperite presso lAmbasciata italiana di Vilnius. La
traduzione lituana del romanzo uscita negli anni 1993-1999 (in due parti), per la casa editrice
Mintis e la traduzione a cura di Algimantas Vainoras. Il titolo lituano Raudonasisirgas.
Eudenijus Kortis. Raudonasis irgas. Vilnius: Mintis, 1993199954.
Il libro stato stampato in 8000 copie, e a dire della casa editrice non si trattato di un grande
successo, perch tutta la tiratura stata venduta solo dopo alcune riduzioni del prezzo. Tuttavia da
segnalare che i coniugi Corti vennero invitati dal Governo Lituano proprio a Vilnius in occasione
delluscita del libro.

50

Peter Westmore, The Catholic World News, 2008-05-17.


http://www.uitgeverijvanwijnen.nl.
52
http://www.tracce.it/default.asp?id_ev=2248&id=6.
51

53
54

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=112&id_n=4640#.UXFEPaI71RY .
http://www.mintis.org/lt/en.

25

CAPITOLO SECONDO
ANALISI TESTUALE DEL ROMANZO

26

Do you need to be told that whatever has been can still be?
(T.S. Eliot, VI Coro della Rocca)

27

In questo capitolo sintende analizzare alcune scene tratte da ciascuno dei tre libri che compongono
il romanzo. Vista la struttura meccanica del libro, suddiviso in: parti, mannelli, capitoli, abbiamo
voluto iniziare studiando unintera parte la Parte 5 del Cavallo Rosso (dora in poi CV).
Successivamente si andr ad analizzare la disposizione della materia allinterno di un singolo
Mannello appartenente al Cavallo Livido (CL) e, ancora, di una serie di capitoli ne Lalbero della
vita (ADV).
Il primo libro del romanzo, CV, composto da sei parti che abbracciano un periodo che va dal
maggio del 1940 alla fine gennaio del 1943. E una prima vivacissima porzione di romanzo che ha
il compito di introdurci lentamente allinterno del mondo dei protagonisti di Nomana (Parte I), ed
accompagnarci a comprendere la situazione dellItalia e la preparazione alla guerra (Parte II) ,
illustrarci la situazione pacifica dellavanzata nazifascista in territorio russo (Parte III) e
catapultarci improvvisamente nella terribile esperienza della ritirata dal fronte russo durante
linverno del 42-43 sotto diverse angolature (Parte IV, V,VI). Nostro obiettivo iniziare questo
processo di analisi testuale partendo dallo studio di unintera parte, la Parte V, che in poche parole
si potrebbe riassumere come il racconto della ritirata di Ambrogio, uno dei tanti protagonisti di
questo romanzo corale. Quello che ci interessa notare come la ripartizione della materia
attraverso le Parti abbia un chiaro senso, un vivace scopo. Lo spunto per ricercare il senso di questa
struttura ce lo d lo stesso autore, sia allinterno del romanzo55 sia nelle numerose interviste quando
cerca di spiegare lArte con la locuzione luniversale nel particolare. Con questa espressione, di
chiara derivazione aristotelica, Corti sembra progettare tutto il suo romanzo. A ben guardare,
effettivamente, landatura della narrazione da scienziato vi , cio, uno studio che
dallosservazione del grande tende al piccolo. Lautore possiede uno sguardo come da microscopio,
come utilizzasse una lente dingrandimento per restringere progressivamente il fuoco della
narrazione alla ricerca del particolare. Vi il tentativo costante di raccontare episodi e fatti
enormi circa la portata di nozioni e di analizzarli, scioglierli, ridurli, smembrarli in parti via via
pi piccole ( mannelli, capitoli, paragrafi) per trovare in queste una chiave di lettura dei fatti pi
semplice. La tendenza , quindi, semplificatrice, quasi maieutica. Guidare il lettore per mano
aiutandolo a comprendere da un lato la Grande Storia con la Piccola Storia, dallaltro la realt e la
verit delluomo che, essendo complicata, non pu essere espressa, raccontata, capita se non con
una descrizione minima dei particolari. La nostra Parte V , per esempio, una sorta di discesa
progressiva che comincia dalla descrizione di una tragicissima frettolosa ritirata e finisce a
descrivere una fotografia ritrovata in un portafogli di un soldato italiano appena ucciso. Come se la
storia delluomo, del dolore della guerra e della tragicit del momento potesse essere meglio capita
dal lettore nel piccolo, nel particolare, nella fotografia piuttosto che nella descrizione
particolareggiata, ma generale, della ritirata. La comprensione di un particolare ci porta, dunque,
alla comprensione delluniversale. Siamo nel discorso aristotelico dei metodi conoscitivi di
induzione-deduzione applicati per ad un ambito prettamente letterario. Prendiamo, ad esempio, il
cap.28 di Mn.III Parte I CV56: abbiamo la seguente definizione di arte da parte di Manno che,
ricordiamo, fra tutti il personaggio che pi somiglia e rappresenta lautore stesso. Qui Manno,
studente di architettura, sta tenendo una lezione sulla Bellezza ai ragazzini delloratorio di Nomana:

55

Parte I, Mn III, Cap. 28, pag. 89.


Si eviteranno di dare indicazioni di pagine giacch il libro andato incontro a numerose ristampe. Quella cui noi
faremo occasionalmente riferimento la 16 edizione, marzo 2002. (p.89).
56

28

Riprese nel punto in cui le aveva interrotte, certe sue lezioni sullarte. Larte,
se autentica, indirizza a Dio (Non si sorprenda il lettore dincontrare subito
dopo Michele Tintori, un altro giovane appassionato di Dio: dopo tutto ci
troviamo in Brianza, nella Brianza dallora.) Questo prima di partire io ve lho
detto un sacco di volte: la convinzione che sta alla base dei nostri incontri lo
sapete. () Sentiamo te Carlino prov a interrogarli il giovane: Perch io
dico e ripeto che larte indirizza a Dio? Te lo ricordi o non lo ricordi pi, e ti
pare che lo dica soltanto perch ci troviamo alloratorio? Linterpellato,
levatosi in piedi, si trov in difficolt a rispondere: Perch nellarte c il
particolare, cio no, luniversale. Eh non mi ricordo pi bene. Gli altri ragazzi
ridacchiarono, ma in modo contenuto; avevano tutti una certa difficolt a
ricordare quei concetti astratti sminuzzati per loro con tanta pazienza da Manno,
studente del secondo anno darchitettura. Larte disse il giovane
luniversale nel particolare, questo che tu volevi dire, che abbiamo detto
tante volte. (Nel ripetere lantica definizione che ha orientato gli artisti dei
secoli in cui lItalia stata veramente grande in arte, Manno non provava la
minima soggezione verso le estetiche nuove, tutte pi o meno in contrasto fra
loro, di cui sono oggi pieni i testi e le riviste specializzate.) Ma cosa significa,
a metterla in spiccioli, questa frase?

Lautore si guarda bene dal dare una spiegazione in spiccioli di questa definizione e con maestria
cambia improvvisamente il fuoco della scena concentrandosi sulla banda di ragazzi che fuori
dalloratorio indispettisce un cane randagio e il deficiente del paese. Sposta quindi lattenzione sul
peccato originale delluomo. Che senza guida e ammaestramento morale (forse quello che sta
facendo nello stesso momento Manno in aula di catechismo? Il passaggio interessante, e lo
riprenderemo) lasciato alla sua brutalit e malvagit. Tutta la scena della tortura del cane e del
deficiente del paese un preludio alle bestialit della guerra. Anche qui, quindi, luniversale si
ritrova nel particolare.
Cerchiamo di essere ancora pi chiari. Questo un altro spunto che lautore ci offre in unintervista:
Nella cultura non solo italiana, ma di tutto lOccidente a met del Novecento c
stata una deviazione dalla linea omerica, cio dalla ricerca della bellezza. Gli
autori italiani di oggi, scrivono bene, ma scrivono del nulla. Le loro opere
nascono gi morte o, quando va bene, moribonde () Anche nellarte figurativa
cos: da Picasso in poi la figura umana, come qualunque altro oggetto,
deformata. Larte, secondo Aristotele, luniversale nel particolare. Se lo
scrittore o lartista non racconta luniversale nel particolare, la sua non opera
darte.57

E ancora da un articolo comparso su Avvenire il 19 gennaio 2011:


Ho cercato sempre di rendere luniversale nel particolare, secondo quanto
predicano Aristotele e San Tommaso. Della sua fede [Corti] non vanta alcun
merito (mi stata trasmessa dai miei genitori) ma resta fermo nel proposito di
contribuire con la bellezza allaffermazione del Regno: Vedere lassoluto nel
relativo, la realt specchio di Dio: se rispettata questa impostazione nel
rendere la realt viene fuori lopera darte
57

Intervista tratta dallarticolo di Walter Todaro, Un nobel per la Brianza, in www.eugeniocorti.it , 9/11/2010.

29

Vi quindi una forte concezione estetica a monte di tutta questa struttura.


Passiamo ora a capire questi concetti attraverso lanalisi vera e propria. La Parte V suddivisa in
ventisette capitoli a loro volta raccolti in cinque Mannelli. Il primo Mannello contiene dieci capitoli,
il secondo due, il terzo undici, il quarto e il quinto un solo capitolo. Questa la suddivisione esatta
della materia:
MANNELLO I
Cap. 1: allora della morte di Stefano la colonna dAmbrogio a 20 km a ovest da Mescoff.
Lattendente di Ambrogio, Paccoi, osserva da lontano alcuni bagliori, sono gli ultimi spari della
ritirata degli italiani . Il primo capoverso d ragguagli tecnici, considerazioni sulla confusione e
disorganizzazione della colonna italiana. Dialogo con Paccoi sulla millantata linea amica vicina
poche ore di marcia.
Cap.2: arrivano nel paese di Posniacof, confusione sulla strada da prendere e sugli ordini che non
arrivano. Il pensiero di Ambrogio va a Stefano chiss come se la star passando.
Cap.3: soldati ancora disubbidienti, Ambrogio incontra Michele mentre da solo cerca di
organizzare una paradossale adunata. Lo aiuta. Poi si scopre che un generale sta finalmente facendo
la stessa cosa poco pi in l e quindi i due schieramenti confluiscono. (***) il generale fa un
discorso a tutti raccomandando la disciplina e lordine. Afferma linesistenza delle linee amiche.
Cap.4: differenza delle colonne tedesche da quelle italiane, le prime ordinatissime le seconde
gettate nella confusione pi totale (***)manifestata necessit di mantenere lincolonnamento. I
Russi sparano da un punto imprecisato sulla colonna italiana. Gli italiani rispondono a caso.
Ambrogio viene ferito al braccio e al petto. Chiede a Paccoi di aiutarlo a medicarsi in unisba
qualche centinaio di metri indietro. Fierezza e onest contadina di Paccoi che non molla e non vuole
abbandonare il proprio ufficiale.
Cap.5: tornano indietro, incontrano Bonsaver per caso. Sta andando in missione per debellare i
cecchini russi. . Considerazioni sul senso del dovere dunque qualcuno s conservato soldato e
uomo pensa Ambrogio (***) Descritto Bonsaver e la sua ricognizione.
Cap.6: Interno dellisba. Medicazione, gentilezza e disponibilit della donna russa padrona di casa.
Si parla per la prima (p 347) e seconda volta (p 348) di Provvidenza. Da questo passo sappiamo che
Ambrogio si salver. La medicazione continua, poi escono nel freddo spietato per capire come
procede la sparatoria.
Cap.7: usciti dallisba incontrano il resto della pattuglia di Bonsaver, senza di lui. Gli viene
raccontata la morte di B. ucciso dal fuoco amico, dagli impanicati della colonna italiana che
sparano a caso. Rabbia e stupore.
Cap.8: Paccoi e Amb. Proseguono e scendono nella vallata con tutti gli altri soldati paurosamente
disorganizzati, i russi intanto mietono vittime ad ogni colpo.
Cap.9: il paesaggio cambia, continui sali e scendi. Paccoi fa la conoscenza dei feriti italiani che
non possono essere trasportati e devono essere abbandonati, spettacolo orrendo. Di nuovo parte per
30

il panico una sparatoria. Un tedesco si infervora e insulta gli italiani. Ambrogio non sa cosa dire, e
prende il colpo. Vi una critica ferrea agli italiani, pi considerazione minuscola sul fascismo. P.
361.
Cap.10: Ambrogio in preda alla febbre. Continua la marcia notte, episodio del moribondo che
chiede aiuto ai due viandanti. Paccoi mosso da piet prova ad aiutarlo ma luomo ha i piedi
congelati sicch dopo un tentativo viene abbandonato. (***) Avanza la notte, combattimento cui
partecipano anche i fascisti in modo valoroso, ne d un giudizio p. 364. I due si avvicinano ad
unisba in fiamme per riscaldarsi. Ambrogio pensa, chiss dove sono gli abitanti di queste case?
MANNELLO II
Cap.11: alba 23 dic. Sono entrati ad Arbusov. Con la luce i nemici iniziano a sparare. Gli italiani
sono costantemente sotto il fuoco nemico. Circondati. Considerazione pro-tedeschi (p. 368) di
carattere strettamente militare. Paccoi pensa di portare A. nella botola di una isba. Paccoi deposita
Am. in una botola.
Cap.12: Paccoi incontra per caso Michele, riconoscendolo da lontano. Lo porta a vedere
Ambrogio, . Pensieri di Michele (***). Michele e Paccoi vanno entrambi a dormire sul pagliaio. Si
addormentano intensamente, considerazione sulla concezione della storia (p. 373). Notte 23-24
dicembre.
MANNELLO III
Cap.13: breve flash back, si cambia prospettiva, si osserva la scena con gli occhi dei russi, discorsi
di Laricev e degli altri soldati. Ci si chiede come mai questi italiani siano cos diversi dagli italiani
valorosi di Mescoff. (***) scende il buio, i russi parlano di alcuni italiani da loro imprigionati che
hanno spiegato il motivo della disorganizzazione.
Cap.14: si continua coi russi. Missione assegnata a Laricev e ai suoi tre. Deve avvicinarsi cos
tanto al villaggio da fare un posto dallarme nei pressi dello stesso. (***) la parola nemico
attribuita dal narratore di volta in volta in base al personaggio. Adesso i nemici sono gli italiani.
Pensieri di Laricev, reminescenza dei lager.
Cap.15: Laricev dorme e viene svegliato per il cambio di turno. Un soldato italiano si gettato
nelle mani dei russi ed stato ucciso. Laricev ne studia ora il portafoglio, guardando attentamente
le foto conservate. La scena si conclude con una prolessi che ci anticipa la cattura di Michele.
Cap.16: ritorno dagli italiani. Durante la notte 23-24 Michele e Paccoi dormono nel pagliaio.
Michele subisce due furti consecutivi di paglia mentre dorme. Si arrabbia in modo incontenibile.
Cerca disperatamente il colpevole, si imbatte in un moribondo che gli fa un discorso strano su Ges.
Gli chiede un po dacqua. M. gliela va a prendere. Ma sbaglia strada, quasi nel deliquio.
Concezione di Michele della storia (p. 388), la missione dellacqua compiuta, gli viene profetizzata
dal moribondo la salvezza.
Cap.17: sempre dentro il pagliaio, deliquio di Michele per il freddo, non riesce a dormire, si alza
per chiudere la porta dellalbergo che qualcuno ha lasciato aperta ed entra un gran freddo (***)
cammina ma non sa pi dov.
31

Cap.18: i russi catturano Michele


Cap,19: M. si accorge di essere imprigionato. Questi sono capitoli di scambio in cui russi e italiani
dialogano. Laricev, Sucorocov (che il personaggio peggiore, e lunico che si salver) e
Nichitenco. Laricev inizia linterrogatorio in russo ma poi lo continua in francese. M. parla poco, ad
una domanda risponde con un verso di Victor Hugo. Senza capire il motivo fa la citazione (la mano
di Dio, ci fa intendere lautore) Laricev coglie la citazione e risponde a tono. Scambio di sguardi e
intesa tra i due. M. senza sapere di nuovo perch, alla domanda sei artista? Risponde no, ma vorrei
fare lo scrittore.
Cap.20: deliquio di Michele che non capisce pi nulla, ha sonno. I russi gli danno da mangiare e
aspettano che si riprenda un poco per non mandarlo al comando delirante, dopo qualche ora lo
spediscono. Laricev si prodiga per salvarlo, lo spedisce lontano dal fronte fingendo che porti
importanti notizie sui nemici.
Cap.21: quasi alba 24 dicembre. Gli italiani si preparano a sfondare laccerchiamento russo.
Laricev si impanica e manda staffette per ricevere ordini, che per non ritornano. Attacco degli
italiani, furibondo. I russi vengono tutti ammazzati nel combattimento tranne Nichitenco e Laricev
che scappano via in una fossetta con un mitragliatore, si intravede un giovanissimo ufficiale che
combatte ridendo.
Cap.22: La tensione sale progressivamente, Nichitenco viene colpito a morte mentre Laricev in
crisi di nervi. Riflette sulla morte. Non si capacit della morte del compagno. Da solo inizia a
sparare con il mitragliatore.
Cap.23: cambio netto di prospettiva, si ritorna dalla parte degli italiani. Reano lufficiale imberbe
giovanissimo che combatte ridendo, decide di sacrificarsi contro il mitragliatore nemico (quello di
Laricev) avvicinandosi con una bomba a mano. Cos avviene e Reano muore falciato dal
mitragliatore ma anche Laricev muore qualche secondo dopo. Breve digressione sulla onniscienza
dei fatti narrati: solo Dio e il narratore possono saperli. Lunico sopravvissuto Sucorov che si
nascosto vilmente tra i morti.
MANNELLO IV = Capitolo 24: Rapidamente descritta luscita da Arbusov e la marcia (56 ore)
per Cercovo (***) abbozzata la situazione a Cercovo ma non vuole soffermarsi altro perch dice
che a chi interessa pu leggere altrove (I pi non ritornano). Resoconto veloce della situazione di
Ambrogio (ferito una seconda volta) e Paccoi (ferito a sua volta) poi lo sfondamento tedesco a
Cercovo e gli italiani dietro. Arrivo dietro le linee amiche di Bielovosch , notte 17 gennaio. Dove
rimangono alcuni giorni febbricitanti fin tanto che alcuni tedeschi in ritirata li raccolgono e li
portano a Strarobelsh da qui su un treno-ospedale andranno a Leopoli. In Polonia
MANNELLO V: CAPITOLO UNICO
Cap.25: ricovero dei due a Leopoli, Paccoi racconta aneddoti della presa di Leopoli dai comunisti e
poi dai nazisti. Si ripensa alla sorte di Michele (***) dopo una settimana, siamo sul finire di
gennaio, Ambrogio ripresosi va a fare visita a Paccoi, ricoverato al piano sotto al suo. Episodio di
un malato di nervi che non riesce a dormire e di un alpino cui stato trovato un tumore dopo
unoperazione per togliergli una scheggia.
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Cap.26: Bolgia notturna in ospedale. I degenti chiedono aiuto ma i piantoni dormono perch sfiniti.
Si alza Ambrogio per cercare di aiutarli ma arrivano le suore polacche. Le lascia fare. Riflessione
sulla generosit delle suore.
Cap.27: Arriva in ospedale un commilitone di Luca, i due vanno a visitarlo. Lui e Luca
appartengono al battaglione del Morbegno . Ragguagli sulla ritirata. Si capisce che adesso gli alpini
sono ancora chiusi in una sacca, c anche Don Gnocchi tra loro.
Cerchiamo di analizzare il capitolo attraverso alcune categorie. Lo sguardo sar macroscopico nel
senso che non ci fermeremo ad analizzare le singole scene ma cercheremo di fare uno studio
complessivo di come lautore gestisca una Parte.
2.0 Lo Spazio
A prima vista lintera parte sembra essere ambientata nel paese di Arbusov, questo forse perch sui
27 capitoli della Parte 13 sono sceneggiati qui. Tuttavia la Parte V si apre con la colonna di
Ambrogio nellaperta campagna congelata ad una ventina di chilometri da Mescoff luogo della
morte di Stefano, di cui si appena finito di parlare. La Parte IV si chiude, infatti, con la morte di
Stefano a Mescoff. Il salto spaziale che compie lautore di una ventina di chilometri. Curioso
notare come Corti cerchi sempre di giustificare questa continuit inserendovi elementi di richiamo,
si pensi ai bagliori che lattendente Paccoi vede in lontananza: sono le luci delle ultime resistenze
dellunit di Stefano a Mescoff. Lautore onnisciente si comporta come se stesse seguendo un fil
rouge che cerca di fare intuire anche al lettore di modo da non proiettarlo da uno spazio allaltro
senza giustificazione. Stessa cosa succede due pagine indietro nella conclusione della Parte IV
quando lazione viene improvvisamente spostata dal campo di battaglia di Stefano alla camera
matrimoniale della Nomanella dove mam Lusa si sveglia di soprassalto certa che il proprio figlio in
quellistante morto. Anche qui vi un salto di migliaia di chilometri assolutamente giustificato. I
salti spaziali allinterno del romanzo sono sempre a senso, non mai presente un cambio di scena
ingiustificato come potrebbe essere, esemplificando, la frase parlato di Ambrogio adesso passiamo
alla situazione di Manno. Nel romanzo ogni passaggio introdotto da elementi di richiamo volti ad
evitare leffetto di cambio improvviso. Questo avviene pi frequentemente allinterno delle
singole Parti, tra un mannello e laltro, mentre nel passaggio da Parte a Parte il pi delle volte la
continuit si perde, optando per un cambio totale di scena, luogo e personaggi, ma ricordiamo che
non una regola. Tornando allanalisi possiamo considerare tutto il primo mannello come lunico
che riguarda la marcia vera e propria, una serie di capitoli di movimento, abbastanza monotona a
livello appunto spaziale, non certo di fatti. Durante la ritirata viene incontrato per caso Michele, ma
i due protagonisti si riperdono subito. Fatto importante il ferimento di Ambrogio al braccio e al
petto che costringe i due soldati, Ambrogio e lattendente Paccoi, a fare sosta in un isba per
medicarsi. Vi quindi uno spostamento da un ambiente esterno indefinito ad uno interno
circoscritto. La descrizione dellambiente interno (capitolo sesto), per, sostituita da quella ben
pi importante della medicazione e dello stato delle ferite di Ambrogio. E lattenzione spostata,
ancora una volta, pi sui particolari significativi che su quelli descrittivi e, per lautore,
insignificanti. Si d spazio, dunque, piuttosto che alla descrizione dello spazio interno dellisba alle
figure delle donne russe che preparano lacqua calda con cui medicare Ambrogio oppure si
prodigano a massaggiare i piedi ai soldati italiani nemici. Terminata loperazione di bendaggio
siamo subito proiettati allesterno, ancora in mezzo alla neve e in mezzo ad un marasma di uomini
33

disorganizzati. Stupisce lindefinitezza con cui lautore porta avanti la narrazione di questo primo
mannello. Le coordinate spaziali sono effettivamente assenti, non vengono dati riferimenti, n
tantomeno descrizioni di interni ed esterni, come se si volesse riprodurre lo spaesamento che i
protagonisti stanno vivendo. In realt questa considerazione non del tutto corretta giacch lo
scrittore si sforza con tutto se stesso di ricostruire, dove possibile, esattamente il tragitto e lo
spostamento della colonna dando continue indicazioni spaziali che se a lui scrittore danno
limpressione di attenersi pi alla verit storica a noi lettori danno ugualmente un senso di
smarrimento e confusione58. Questo comportamento adottato per due motivi: innanzitutto, come
gi detto, Corti tiene moltissimo alla precisa ricostruzione storica degli avvenimenti, in secondo
luogo la sua formazione militare lo abitua ad orientarsi costantemente attraverso i punti cardinali
tanto da non consentirgli di farne a meno. Questa tendenza ben presente in tutte le sezioni in cui si
riportano azioni militari quindi, qui in questa Parte V, presente soprattutto nel Mn. I. Nei mannelli
successivi, essendo connotati dal buio e dal deliquio questa inclinazione va perdendosi. Durante la
lettura, immaginandoci le scene, nonostante i continui accenni spaziali dellautore, non facciamo
altro che immaginarci neve, buio, grida, spari, freddo, panico e una colonna di soldati sbandati che
camminano per ogni dove, a volte fittamente a volte assottigliandosi. Certo la monotonia del
paesaggio russo non va in accordo ad una buona descrizione ma volendo si sarebbe potuta definire
meglio la situazione. Qualche coordinata spaziale viene data, manifestando per il
disinteressamento:
Finalmente il paesaggio cambi di nuovo: il terreno prese a incurvarsi in blande,
enormi ondulazioni, le cos dette montagne russe , la salita e la discesa di
ciascuna delle quali richiedeva non poco tempo; pi avanti mut ancora, ma non
staremo ormai a descriverlo59.

Lo spazio interessa, dunque, ma fino ad un certo punto in quanto ripetitivo e monotono.


Unattenzione preziosa che ha lautore risiede nel tenere sempre informato il lettore su qualsiasi
paesino in cui la colonna simbatte. Questo va certamente nella direzione della precisa ricostruzione
storica. Lautore inizialmente, ne I pi non ritornano, va a memoria, ma poi negli anni Settanta ha
la possibilit di confrontarsi con i vari bollettini militari sulla ritirata volti a ricostruire storicamente
levento. La sua narrazione quindi storicamente attendibile.
Nel Mn. II abbiamo delle coordinate spaziali pi precise rispetto a prima ma comunque sempre
molto sfumate. Tutto il mannello molto giocato sullinterno-esterno quasi fosse un progressivo
avvicinamento al totale interno narrato nel Mn. III. La colonna arriva al villaggio Arbusov. Viene
descritta la situazione in cui lesercito italiano si ritrova ovvero laccerchiamento sotto il costante
fuoco nemico delle catiusce e la deprimente immobilit dellesercito italiano che non ha forza
mentale e fisica per reagire agli attacchi. La struttura sembra ripresa da quella del mannello
precedente di fatti il trittico esterno-interno-esterno (E-I-E) viene anche qui utilizzato, mutandolo
per in E-I-E-I-E-I. Dopo una prima scena allaperto Ambrogio viene ricoverato da Paccoi
allinterno della cantina di unisba. Anche di questa, pur potendo dare qualche piccola informazione
aggiuntiva descrivendone linterno, lautore si limita a parlare di un puzzo ristagnante nellambiente
58

Oltre le pieghe del terreno indicate dal generale cera un esteso pianoro, che digrada pi in l, vero sud-est; (p.340).
Dal punto in cui si trovava, Ambrogio poteva ora nuovamente spaziare con lo sguardo nelle direzioni di sud e di ovest:
not che le masse di sbandati allontanatesi dal villaggio stavano tornando indietro (p.339).
59
p.358.

34

e del suo affollamento. Siamo anche qui lasciati alla nostra precaria immaginazione: la mancanza di
elementi spaziali e riferimenti costringe anche noi ad entrare in uno stato di semideliquio fittizio e
mimetico della confusione mentale che dovevano aver provato i soldati in quegli interminabili
giorni di freddo. Paccoi uscito dalla botola incontra di nuovo, casualmente, Michele, si ripassa cos
allinterno della cantina per far vedere a Michele lamico. Anche qui vediamo il significato e la
funzionalit del primo incontro tra Ambrogio-Paccoi e Michele. Se non ci fosse stato quellincontro
Michele e Paccoi pur essendo uniti nellamicizia di Ambrogio non si sarebbero considerati. I due
decidono, poi, di andare a riposarsi in un pagliaio (lungo forse un ottantina di metri) scrive fra
parentesi lautore, che qui come altrove manifesta di non essere un narratore totalmente onnisciente.
Questa piccola informazione spaziale deve comunque bastarci. Il Mn. II si chiude con i due soldati
che si addormentano sotto un poco di paglia.
Il III il mannello del cambio di prospettiva. Ovvero la stessa azione e lo stesso fenomeno vengono
osservati prima con gli occhi di un personaggio e successivamente con gli occhi di un soldato dello
schieramento opposto. In tutto il romanzo sono presenti solamente tre cambi di prospettiva cos
magistrali, due di questi presenti nella Parte V e uno, pi sfumato, meno diretto, presente nella Parte
IV che ha la precisa funzione di presentarci i soldati russi protagonisti di queste due scene che
andremo ad analizzare. La gestione dello spazio allinterno di questo mannello minima, si
sottolinea solamente il passaggio tra lesterno e linterno, per lo stesso motivo detto sopra. I primi
tre capitoli del Mn. III (13, 14, 15) vengono impiegati per riproporre il tenente Laricev, (da noi
lasciato due giorni prima a Mescoff) scrive ancora fra parentesi lautore, la sua compagnia e lo stato
delle truppe russe. Laricev presentato subito, in apertura, mentre sta osservando attentamente con
il binocolo lesercito italiano. E sulla parete est della piccola vallata, in una posizione di
predominanza, dietro un piccolo schermo di neve, siamo quindi tornati allesterno ed sempre notte
come nel capitolo sopra. Evidenziamo anche qui la continuit visiva (come i bagliori dellincipit
della Parte V): dalla confusione dellesercito sparpagliato in citt vista dallinterno alla stessa
situazione vista dallalto. Vi la descrizione del bombardamento a suon di razzi di catiusce
sullinerme esercito italiano. Per alcuni tratti la narrazione segue landamento dei razzi che vengono
sparati alle spalle di Laricev ed esplodono nel paese in mezzo a decine di italiani. Nel capitolo
successivo (14) allufficiale Laricev viene dato il compito di avvicinarsi al paese e sistemarsi
assieme al suo plotone in una di quelle isbe che si scorgono l davanti, per formare un posto
dallarme. Laricev perde quindi la sua posizione di predominanza e scende nella vallata. Mentre
alcuni suoi compagni stanno allesterno lui rimane allinterno di unisba a riposare. Al capitolo 15
avviene il cambio di guardia e Laricev viene svegliato, gli viene comunicata luccisione di un
italiano che si era spinto, stanco morto, nelle braccia dei nemici senza nemmeno rendersene conto.
Sempre allinterno dellisba viene spiegato il fatto e successivamente lattenzione si concentra sul
portafoglio del soldato italiano morto. Anche questa una narrazione della scena gestita al
microscopio, lo spazio non fisico ma immaginativo, il fuoco dellazione viene via via ristretto,
come fosse una narrazione ad imbuto: si racconta di un soldato italiano ucciso-ci si fa spiegare
come stato ucciso-viene consegnato il portafoglio-viene aperto il portafoglio; viene letta la carta
didentit, apprendendo cos il cognome del soldato e la sua provenienza-si guarda ancora nel
portafoglio e si trovano due fotografie-vengono descritte minuziosamente le fotografie (massimo
ingrandimento del fuoco)-lattenzione si risposta sul cadavere dellitaliano. Con i capitoli 16 e 17
ritorniamo a raccontare di Michele, situato a poche centinaia di metri da Laricev. Vediamo dunque
come lo spazio della narrazione sia pressoch il medesimo, qualche centinaio di metri quadrati in
35

cui i due personaggi conducono le loro esperienze ancora ignari di incontrarsi. Il prossimo incontro
tra i due, Laricev e Michele, se da un lato pu essere intuibile dallaltro ci viene chiaramente detto
dal narratore attraverso una piccola prolessi al termine del capitolo 1560. Dal troppo freddo
Michele si sveglia nel cuore della notte perch gli stata sottratta nel sonno della paglia e subito si
mette alla ricerca di altra paglia. Il suo vagabondare per il pagliaio lo fa imbattere in un soldato
moribondo che gli chiede la grazia, per amore di Cristo, di portargli dellacqua, il sottotenente di
Nomana accetta e si butta tra il buio e il gelo delle stradine di Arbusov alla ricerca del pozzo. La
scena spostata allesterno, Michele ancora parzialmente lucido e riesce ad arrivare al pozzo.
Torna indietro e completa la missione riuscendo a dissetare il moribondo. Al capitolo 17 Michele
tenta di tornare al suo posto iniziale a fianco di Paccoi ma la stanchezza ha la maggiore e
incomincia un fase di deliquio dove la realt viene riplasmata dalla mente di Michele. Il pagliaio si
trasforma quindi in un albergo di Madesimo in cui qualche disgraziato ha lasciato la porta di
ingresso spalancata facendo entrare un gran freddo. Michele sa che deve cercare Ambrogio ma non
si ricorda pi il motivo e parte alla ricerca disperata dellamico urlando il suo nome tra le strade del
paese. Con il capitolo 18 c nuovamente il passaggio allesercito russo, Laricev e i suoi stanno
seguendo da lontano ogni mossa di Michele che va nelle braccia del nemico senza nemmeno
accorgersene. Laricev, che aveva gi precedentemente dichiarato di voler mantenere vivo il
prossimo prigioniero, cattura con i suoi Michele portandolo allinterno della loro isba. Osserviamo
dunque il graduale avvicinamento dei due personaggi. Lo spazio il medesimo, il paesino di
Arbusov, ma lautore fa una spola sempre pi veloce tra le due parti, riducendo via via la distanza
fisica fino a fare coincidere il fuoco della scena. I capitoli 19 e 20 sono quelli dellincontro vero e
proprio tra i due mondi, tra i due soldati. Viene descritto linterrogatorio di Michele e la soluzione
che trova Laricev per allungare la vita al prigioniero. Anche qui, grazie ad una prolessi sappiamo
che da questa decisione di Laricev Michele si salver61. Nei capitoli successivi (21, 22,23) viene
descritto lassalto di sfondamento da parte dellesercito italiano ai danni dellavamposto russo
tenuto dal plotone di Laricev. Anche qui vediamo la scena descritta da entrambe le prospettive. Il
cambio di scene e di spazi qui pi veloce, i soldati sono schierati uno in fronte allaltro: nel
capitolo 21 lattacco visto con gli occhi di Laricev, nel capitolo 22 il protagonista lesercito
italiano, dove spicca la figura del sergente Reano che fa da contro altare a quella di Laricev. La
figura del tenente italiano era stata gi lievemente anticipata nel capitolo precedente, in questo
modo compare come micro-protagonista un personaggio di cui gi abbiamo memoria. Tipico del
Corti fare entrare i personaggi, le situazioni, i cambi di spazio e di scena, in maniera molto lenta,
progressiva e silenziosa, non vi mai un cambio netto o un passaggio fulmineo ingiustificato. In
questo preciso caso la presenza di Reano sarebbe stata fuori luogo, nello stile dello scrittore, se non
fosse gi stata pennellata qualche riga sopra. In questo capitolo viene descritta la morte dei due
soldati provocata vicendevolmente e la sensazione quella di spaesamento perch, ancora una
volta, lefficace gestione della narrazione impedisce al lettore di prendere la parti di un personaggio
piuttosto che dellaltro. In questa precisa scena il lettore non ha un protagonista a cui tenere
perch gli risultano istintivamente simpatici entrambi. Lautore ha avuto la sapienza di presentarli
in poche pagine e di farli affezionare al lettore. Laricev , quindi, considerato buono perch ha
aiutato Michele a salvarsi; il tenente Reano ha la nostra simpatia in quanto italiano. Ci sempre
60

() Quasi, non per impossibile del tutto; tant vero che dopo appena mezzora un altro nemico si present: e
stavolta si trattava, niente meno, del Michele Tintori di Nova. ( p.385).
61
() Sempre con lavvertimento che fosse tenuto in vita perch probabile detentore dimportanti informazioni relative
a un altro settore del fronte. Il che rappresent in conclusione la sua salvezza.(p.400).

36

pi chiaro che ogni cosa allinterno del romanzo sapientemente costruita e voluta dallautore.
Anche un apparente banale cambio di scene e spazi.
Il Mn. IV stupisce ancora ma per tuttaltro motivo. In un brevissimo capitolo suddiviso in due
particine, viene descritto tutto il resto della ritirata, cos in poche righe percorriamo migliaia di
chilometri passando da Arbusov a Cercovo attraverso linfinita campagna russa fino allingresso
nelle linee amiche e poi allospedale di Leopoli, in Polonia. Le ragioni di questo strappo, che vede
sacrificata alla narrazione la pi considerevole (a livello temporale) fase della ritirata, vanno
ricercate nelle parole stesse dellautore quando dice: () del resto il lettore che lo desideri pu
trovare la nostra descrizione altrove62. E un chiaro riferimento al suo primo libro I pi non
ritornano in cui appunto si descrive la ritirata nella sua interezza dal 19 dicembre del 42 al 27
gennaio del 43. Riscrivere questo diario sotto forma di romanzo non avrebbe prodotto altro che
monotonia e sarebbe risultato decisamente troppo pesante e ripetitivo descrivere in un romanzo due
assedi russi, quello di Arbusov e quello di Cercovo, molto pi lungo anche se meno logorante.
C, quindi, unaccelerazione temporale notevole che vede una ventina di giorni pieni di fatti
riassunti in due pagine a dispetto delle decine di pagine precedenti in cui si narrano solamente i
primi tre giorni di ritirata. Nelleconomia del testo la scelta risulta ottima.
Lultimo mannello, il V, ambientato interamente nellospedale polacco di Leopoli. Il mannello
consta di tre capitoli (25,26,27) in cui vengono descritti i fatti della quotidianit ospedaliera.
Lintento quello di rientrare gradualmente nella vita: dopo capitoli di morti violente il luogo della
guarigione merita il suo spazio. Si ritorna cos in vita respirando unaria di serena rilassatezza, dopo
tanta sofferenza finalmente un po di riposo. I dialoghi tra i vari degenti, per, ci ricordano che il
mondo sempre immerso nel dolore. La gente, anche se salvata dalla ritirata, continua
indicibilmente a soffrire, commovente lepisodio dellalpino: al soldato, operato per una ferita di
guerra, viene diagnosticato un tumore. Il racconto ci fa riflettere sullintensit e linfinit del dolore,
sar un aspetto che affronteremo quando parleremo della vicende di Giustina nel paragrafo dedicato
ai personaggi. Lospedale un ambiente caro allautore, numerose altre scene importanti del
romanzo saranno ambientate in questo luogo di guarigione e di dolore, luogo di incontri e di
riflessioni esistenziali63. Lo stesso Ambrogio passer tre volte per lospedale, una qui a Leopoli,
unaltra a Cesenatico subito dopo, e unultima a Stresa, dove conoscer Fanny, sua futura moglie.
Questa attenzione dovuta al fatto che lo stesso autore pass un considerevole periodo della guerra
in degenza. A Leopoli fu ricoverato lui stesso ed anche a Cesenatico stette qualche mese per
riprendersi dal freddo della ritirata. Il mannello si conclude con unaltra forte legatura alla Parte
successiva. Il dialogo di Ambrogio con un alpino appartenente ad una sezione vicina a quella di un
suo compaesano ci trasporta alla sorte di Luca, indiscusso protagonista dellepica Parte VI.
I chilometri abbracciati da queste novantatre pagine sono, quindi, migliaia ma solo il primo
mannello tratta di uno spostamento fisico della colonna di militari. Il secondo circoscritto nel
paese di Arbusov tra le sue vie e gli interni indefiniti delle isbe tutte uguali. Il terzo una giostra di
cambi di prospettiva, il quarto un telegrafico riassunto della ritirata e il quinto un lentissimo ritorno
alla normalit, che dura ben poco perch non molte pagine dopo veniamo ricatapultati nellinferno
della sacca con la storia di Luca.

62
63

p. 412.
Si pensi allincontro con Fanny, alla sorte della povera Giustina e al Foresto.

37

3.0 Il Tempo
Per quanto riguarda la gestione del tempo diciamo subito che vi una pressoch totale continuit
spazio-temporale. Durante la narrazione il luogo pu cambiare ma lo sviluppo cronologico
costante e il tempo passa inesorabile. Per quanto riguarda la nostra Parte V, ad esempio, non vi
nessun tipo di flash back o flash forward e, in generale, questa la tendenza che si mantiene
costante in tutto il romanzo, eccetto un paio di casi che nelle osservazioni finali vedremo. Il cambio
di scena, che sempre introdotto o dallinizio di un nuovo capitolo, mannello, parte o dai tre
asterischi (***) che spezzano i capitoli pi lunghi, accompagna sovente una progressione
temporale. Questo facilmente comprensibile prendendo gli incipit dei singoli capitoli, vediamone
a titolo esemplificativo alcuni, i primi del romanzo: cap. 4: Dopo la cena; cap. 7: Il giorno
seguente; cap. 10: Di l a pochi giorni, (***) Alle cinque la sirena della fabbrica suon; cap. 12:
Quella sera in casa; cap.13: Nei giorni seguenti; cap.14: Un paio di giorni dopo; cap.18: Il
successivo mese dagosto; cap.19: La mattina dopo; cap. 20: Dopo la cena; cap.21: Quando
lindomani.
Guardando con pi attenzione noteremo che la tendenza non quella di introdurre delle coordinate
temporali ogni volta che si cambia capitolo bens ogni volta che si conclude totalmente una scena.
Essendo Corti un autore cui piace gradualmente approfondire la storia narrata troviamo nel romanzo
sequenze narrative, o scene, di primo livello e di secondo livello. Chiamiamo sequenze narrative
di primo livello quelle scene il cui principio e la cui conclusione coincidono con linizio e il
termine del capitolo. Offriamo qui un rapido esempio rimandando a poi un approfondimento
maggiore: nel cap. 20 Mn. I Parte I, Ambrogio terminato di cenare si siede nella hall dellalbergo
dove incontra una ragazza di nome Patrizia, scambia quattro chiacchiere con lei e poco dopo arriva
anche sua madre che lo invita a prendere un gelato con loro ma lui rifiuta. Notiamo che in questo
capitolo 20 la narrazione mantenuta nello stesso luogo e il tempo del racconto coincide con il
tempo della storia racchiudendo, cio, una ventina di minuti nel dopo cena. Tutta la scena si
conclude con la conclusione del capitolo e nel capitolo successivo si cambia totalmente ambiente e
orario (siamo catapultati nel giorno dopo, sulla spiaggia). Facciamo un esempio di scena di
secondo livello: nel cap. 21, allindomani di questo incontro, Ambrogio e Patrizia si ritrovano
sulla spiaggia, parlano un poco e Ambrogio la invita a fare una passeggiata, lei accetta di buon
grado. Anche qui abbiamo un dialogo, unimmutabilit dello spazio lungo tutto il capitolo e una
coincidenza del tempo del racconto con il tempo della storia. La scena sembrerebbe terminata qui,
invece il cap. 22 inizia con un sincamminarono dunque e la scena quindi continua, prolungata.
La cesura del capitolo segna solo un cambio spaziale: dallo stare fermi nella spiaggia della pensione
i personaggi sincamminano lungo il bagnasciuga e tutto il capitolo 22 riporta i dialoghi, i pensieri
e le emozioni dei due giovani, approfondendo sempre di pi i sentimenti reciproci dei due giovani.
al termine di questo capitolo che la scena si conclude veramente giacch al capitolo successivo si
racconta della partenza della famiglia di Patrizia e laddio tra i due. Nel cap. 23 lo spazio preso in
considerazione non pi la spiaggia, i protagonisti non sono pi i due giovani.
A voler analizzare ancora pi a fondo possiamo classificare anche una serie di scene di terzo livello
ovvero quelle indicate dagli asterischi (***). Il cap. 10 (sempre CV Parte I, Mn. I) si apre
comunicandoci che siamo al 10 giugno 1940, giorno in cui Mussolini fa entrare in guerra lItalia. La
prima parte del capitolo ambientata al mattino ed un dialogo telefonico tra Gerardo, padre di
Ambrogio, e il segretario del Fascio che gli d istruzioni circa lobbligo di presentarsi in piazza con
tutti gli operai della fabbrica alle 17.30 per il discorso pubblico del Duce. I tre asterischi (***) ci
38

fanno fare un salto temporale di qualche ora catapultandoci alle 17.00 dello stesso giorno quando,
cio, la sirena della fabbrica di Gerardo suon per indicare agli operai di spostarsi in piazza. Il salto
anche spaziale perch dallinterno della fabbrica ci spostiamo sulla strada fabbrica-piazza su cui
tutti gli operai si riversano con i loro pensieri e le loro preoccupazioni. Gli asterischi indicano,
quindi, un passaggio temporale (dal mattino alle 17.00), un cambio di spazio (dallinterno fabbrica
alla strada) ma vi un mantenimento dellargomento, della materia narrata (ladunata per il discorso
del duce). il classico modo di gestire il fuoco da parte di Corti che lentamente ingrandisce sempre
pi quello che vuole studiare e farci notare, fregandosene totalmente delle cornici esterne. In questo
specifico caso lobiettivo dellautore porre lattenzione sulla reazione della popolazione prima
durante e dopo il discorso di Mussolini.
Proponiamo ora degli esempi tratti dalla Parte V da noi analizzata. Per farci comprendere meglio la
scena di terzo livello prendiamo il mannello II al cap. 12. il capitolo in cui Michele incontra
Paccoi che gli racconta del ferimento di Ambrogio. Era ormai sceso il buio e dopo un rapido
dialogo Paccoi accompagna il Tintori a vedere lamico. Visitatolo i due escono dalla cantina
dellisba e si dirigono al pagliaio dove hanno decretato di dormire. Qui intervengono i tre asterischi
(***) che spostano lazione allinterno del pagliaio,(Giunti al pagliaio lincipit). Si ha continuit
temporale ma non vi continuit spaziale (prima i due sono in cammino verso il pagliaio e poi ci
giungono). Il cambio da un esterno ad un interno e lasterisco serve quindi ad indicare un cambio
o di spazio o di tempo ma ci assicura che largomento di cui si sta raccontando non cambia. Ancora,
nel mannello V al cap. 24 Ambrogio e Paccoi sono allospedale di Leopoli e vengono raccontate le
barbarie che i polacchi hanno dovuto subire prima dai russi e poi dai tedeschi. Dopo un paio di
pagine vi la comparsa dei tre asterischi (***), il sotto capitolo comincia con Di l a una settimana.
Il luogo non mutato (siamo sempre in ospedale), i personaggi neppure, vi stata una progressione
temporale ma il macro argomento del capitolo sempre lo stesso: il dolore prima dei polacchi e,
dopo gli asterischi, dellalpino cui stato ritrovato un tumore. Qual la differenza, dunque, tra una
scena di secondo livello distribuita su pi capitoli e una scena di terzo livello spezzata dagli
asterischi? Entrambe indicano un cambio o di spazio o di tempo garantendo, per, limmutabilit
dellargomento narrato. La diversit risiede nel fatto che gli asterischi delle scene di terzo livello
indicano pi spesso una intromissione del narratore che toglie la parola ai personaggi
provvedendo lui alla narrazione. Tuttavia questa non una regola ma una tendenza alla maggior
presenza di considerazioni riassuntive del narratore piuttosto che battute dialogiche tra i
personaggi.64
Altro esempio di scena di secondo livello possono essere considerati i capitoli 21,22,23 al
mannello III. I tre capitoli descrivono il combattimento tra lavamposto di Laricev e il gruppo di
italiani che passa al contrattacco. Nel cap. 21 narrato lattacco degli italiani dal quale i russi, colti
di sorpresa, devono difendersi, al cap.22 rappresentato il tentativo di fuga da parte degli unici
due russi sopravvissuti (quindi introdotto il movimento dei due soldati che si spostano dalla
proprie posizione) e al cap.23, con un cambio di prospettiva che vede ora protagonisti i soldati
italiani, si termina il racconto del combattimento facendolo concludere con la morte dei principali
partecipanti.

64

Un esempio fra tutti pu essere la Parte VI dove il capitolo 3 ,intervallato da dieci asterischi, gestito totalmente dal
narratore che non lascia la parola a nessun personaggio mentre il capitolo 4 anchesso spezzato da un asterisco vede
una prima parte dialogica ed una seconda dialogica-descrittiva. Si capisce bene che la tendenza non regola.

39

Il cap.11 del mannello II comprende quasi unintera giornata di Paccoi e Ambrogio. un buon
esempio di scena di primo livello in quanto qui viene descritto lavvicinamento dei due soldati al
paese di Arbusov e il ricovero dellufficiale nella cantina dellisba. Vi un taglio temporale
abbastanza netto con il capitolo precedente giacch I due si svegliarono con i primi cenni di luce
costituisce lincipit, indicando che passata almeno qualche ora, e il capitolo successivo non
conclude o completa il precedente ma tratta di tuttaltro e cio dellincontro tra Paccoi e Michele.
Ogni tanto sono presenti, a inizio capitolo, delle tessere che indicano contemporaneit con lazione
appena passata ma indicano al contempo un forte cambio spaziale. La contemporaneit
sottolineata e resa evidente soltanto quando locchio del narratore si sposta di qualche chilometro
(da pochissimi a migliaia, come vedremo). Questo atteggiamento sintomatico di una gestione del
tempo davvero lineare.
Ricordiamo, ad esempio, lincipit della nostra Parte V: Nellora della morte di Stefano la colonna
di cui Ambrogio faceva parte stava sfilando in direzione sud65che indica assoluta contemporaneit
con la scena precedente. Oppure si veda il cap. 21 della Parte IV, quello appena successivo alla
descrizione della morte di Stefano. Il capitolo comincia dicendo Nello stesso istante a Nomana-a
tremila chilometri di distanza- anche qui la scena in contemporanea ma c uno spostamento
spaziale considerevole dal ponte di Mescoff. Altro esempio il cap. 6 il primo del Mn. II in Parte I
di CL, lincipit : Incurante dei fischi nelle orecchie, Manno in quel momento stava in una piccola
cala di Le Kram alla periferia di Tunisi. Nel capitolo appena precedente eravamo a Nomana
immersi in unampia discussione tra Ambrogio e Gerardo sulla guerra. A fine conversazione
largomento si sposta sul cugino Manno tant che il capitolo termina con le parole: tutto il giorno
non abbiamo fatto che parlare di lui. Il futuro protagonista del mannello II , cos, delicatamente
introdotto.
Una delle eccezioni che esulano da questa linearit temporale la Parte VI che tramite un flash
back torna indietro nel racconto a met dicembre per arrivare al 26 gennaio ma a guardar meglio
possiamo scovare contemporaneit anche qui perch il giorno in cui Ambrogio chiede informazioni
di Luca allalpino ricoverato lo stesso in cui il compaesano esce da Nicolaievca sfondando la
sacca.
Una vera e propria fissazione per lautore la ricostruzione storica nella sua totalit. Una ricerca
che tende alla ricostruzione del vero. Da qui la propensione ai numerosi riferimenti cronologici
presenti nel testo. A detta dellautore, come abbiamo visto nel capitolo sopra, la redazione de I pi
non ritornano comport un sacco di fatica proprio per il fatto che Corti non riusciva a far
corrispondere i suoi personali ricordi con il passare effettivo del tempo segnalato dalla versione
ufficiale della ritirata. A malincuore dovette ammettersi che nel deliquio dei giorni di Arbusov era
andato a fondere due giorni in uno. Se questo errore riportato tale e quale nel diario, con tanto di
nota esplicativa che segnala la sua impossibilit a ricostruire, nel romanzo, essendo una fiction,
questa svista pu essere risparmiata e allora lo scrittore tiene molto a far percepire al lettore il
lentissimo trascorre del tempo, soprattutto nei primi tre mannelli, come abbiamo visto, dove
ottantadue pagine raccontano il 21,22,23 e 24 dicembre. Questa lenta e dettagliata descrizione dei
primi giorni di ritirata ha sicuramente lo scopo di farci rivivere la lentezza e la pesantezza di quei
momenti interminabili. Stessa logica utilizzata nella Parte VI, dove con un unico mannello di
65

p. 326.

40

chiara eco epica che richiama alcuni dei passi pi belli dellIliade, Corti impiega trentun pagine per
raccontare circa trenta giorni di ritirata. Qui la gestione temporale pi meccanica, quasi diaristica,
come se il narratore dovesse recuperare in fretta il tempo che non ha raccontato. Ogni capitolo e
paragrafo (***) viene introdotto con una locuzione cronologica, qui solo alcuni dei primi incipit:
Quando a met dicembre; Luca aveva lasciato il suo caposaldo sul Don la sera del 17
gennaio;La sera del 18 gennaio; Allalba del giorno dopo; 20 gennaio; Partenza alla due del
21 gennaio.; Il 22 gennaio un po prima dellalba;Quella notte tra il 22 e il 23 gennaio; 24
gennaio e cos via. In questa Parte VI la gestione dello spazio completamente diversa da quella
della parte precedente, cerchiamo di capire il motivo. Una prima osservazione da fare che nella
Parte V abbiamo pochi giorni e pochi fatti ma un sacco di pagine, nella Parte VI, invece, abbiamo
moltissime azioni belliche descritte, vari sfondamenti e atti eroici, pi giorni da raccontare e meno
pagine. Questa scelta dovuta alla scongiura della monotonia e alla impressionabilit della
pellicola immaginativa. Vediamo di cosa si tratta. Se, una volta letto il romanzo, ripensiamo alla
prima parte, al primo libro, a CV, limmagine riassuntiva che ne abbiamo la guerra in Russia. Di
per s le pagine che ricoprono questa descrizione sono circa duecento, dallinizio della ritirata
(p.251) alla conclusione delluscita della sacca da parte di Luca (p.451). Con scongiura della
monotonia intendiamo la tecnica di gestione del tempo della narrazione tale per cui il ritmo viene
accelerato e rallentato (e pure spezzato da altri episodi) ad intervalli pi o meno regolari per
stimolare il lettore nel prosieguo del romanzo e non farlo inghiottire dalla monotonia, dalla
ripetitivit e dalla noia. Cos, in tutto questo libro CV, possiamo vedere una Parte I divisa in tre
mannelli di cui il primo si focalizza su due giorni di narrazione, il secondo mannello su tre mesi
(giugno-agosto) dando quindi unaccelerata, e il terzo mannello addirittura quattro mesi,
spingendosi fino a Natale. La Parte II, sapientemente collocata tra due partenze di Ambrogio, in una
trentina di pagine racconta di pi di un anno di vita militare nellAccademia a Cremona. Inizia con
la chiamata alle armi e lobbligo di naia da parte di Ambrogio e si conclude con la partenza dello
stesso per il fronte russo. Trenta pagine per un anno di naia. Passa velocissimo. Nella Parte III, per,
si racconta di tutta lesperienza al fronte. Il macro argomento lo stesso, larrivo in Russia, ma le
sfumature che si vogliono affrontare sono numerose e lautore costretto a dividere la materia in
pi mannelli. Avremo quindi un Mn. I in cui ci viene raccontato in una ventina di pagine una
settimana di viaggio in treno per la linea del fronte, e il progressivo conoscimento della realt
sovietica, una sessantina di pagine che ci raccontano la dura vita al fronte (Mn. II e III) e
trentacinque pagine in cui si racconta due giorni dellestate del 1942 nei quali Ambrogio va a
trovare Stefano ed incontra per caso Luca.
palese qui lintento di sfuggire alla monotonia narrativa, proseguendo razionalmente tra episodi
raccontanti minuziosamente e lentamente ed interi periodi voltati via in poche pagine. come se
lautore da un lato volesse dare un quadro completo della storia personale dei protagonisti dallaltro
fosse in ricerca solo di quegli episodi della loro vita che permettono un contatto con loltre, con
luniversale, ed ogni volta che li trova ci si sofferma, li studia, li sviscera. (Vedremo poi le
strabilianti pagine sugli innamoramenti dei personaggi, ne sono una conferma.) In questo modo le
pagine che pi ci colpiscono, che pi ci rimangono in mente e pi ci parlano sono narrazioni di
piccolezze. Come le venti pagine della visita di Bonsaver66, quattro ore in venti pagine, che hanno,
per, lonere di far comprendere lalto valore dellamicizia soltanto mostrando la quotidianit del
rapporto tra i due. Nulla aggiungendo di pi.
66

Parte III, Mn. III . pp. 181-201.

41

Quando, invece, parliamo di impressionabilit della pellicola immaginativa sintende che il


fuoco della narrazione andr a concentrarsi non solo sui fatti pi interessanti, com naturale, e pi
densi di significato ma anche su quelli paradossalmente pi complicati da rappresentarsi e che
lautore con grande abilit riesce a descriverci e a farci rappresentare nella mente creando vive e
concrete immagini. Cos la nostra ritirata pur in maniera confusa a livelli di spazi e di paesaggi la
viviamo anche noi tutte le volte che leggiamo queste pagine, lansia del disordine della colonna che
porta inevitabilmente alla morte unimmagine viva e, immedesimandoci, spaventa anche noi.
Corti ci descrive sempre delle scene impressionanti, che ci rimangono come squarci di essere ed
intuizioni che aprono ad un oltre. Pur non volendo qui, in questa parte, focalizzarci sulle singole
scene dobbligo per capire un riferimento. Si prenda il cap. 19 del Mn. III Parte V. Trattasi
dellinterrogatorio di Michele condotto dallufficiale russo Laricev, ex-artista deportato dal regime
ed ora riabilitato per combattere nellesercito. Tre paginette a registro unico non intervallate da
nessun paragrafo (***) ma che sole bastano per farci comprendere lo spessore che Corti vuole e sa
tirar fuori da ogni suo personaggio. Protagonista Laricev che con un interrogatorio prima in russo
e poi in francese intuisce in poche battute la sensibilit artistica di Michele, decide quindi di
salvarlo allinsaputa dei suoi compagni e si prodiga per allontanarlo dalla linea del fronte
spedendolo nelle retrovie. Qui larte si fa veicolo di salvezza, e richiama umanit67 secondo uno
schema presente anche nel romanzo de La messa delluomo disarmato, di Luisito Bianchi. Quello
che ci impressiona , da un lato, lalta considerazione umana presente in questi passi che ci fa
sperare in un mondo non solo governato dallodio e della guerra e, dallaltra, il vivido modo in cui
riusciamo a rappresentarci e a ricordarci della scena pur essendo, questa, priva di qualsiasi
connotazione descrittiva. Vi come una memoria di valori e di parole, di concetti. Come abbiamo
gi sopra notato nel paragrafo sulla gestione degli spazi, gli elementi descrittivi sono quasi assenti,
dai personaggi che vengono solo abbozzati e mai descritti con precisione, ai paesaggi esterni o
interni che siano dei quali non si danno che due o tre coordinate. come se i momenti pi belli e
pi vivi fossero la descrizione, rappresentazione, concretizzazione di emozioni e sentimenti,
quelloltre e quelluniversale di cui si parlava ad inizio capitolo e che lo stesso autore considera vera
essenza dellarte.
Per facilitare, a chi verr, un discorso pi generale sulla gestione dello spazio e sulla distribuzione
della materia narrativa allinterno dellintero testo ci permettiamo alcune osservazioni.
Riproponiamo qui una tabella che ci illustra la gestione del tempo e dello spazio allinterno delle
venti Parti che compongono il romanzo.

67

La parola francese bataillon, detta e ripetuta, gli richiam impensatamente da chiss quale ripostiglio della memoria
un verso di Victor Hugo studiato a scuola, un verso che si riferiva alla battagli di Waterloo eppure si attagliava bene
anche alla situazione presente. Cos bene le si attagliava, che Michele fece senza riflettere una cosa della cui assurdit si
rese conto gi mentre la faceva (fece una di quelle cose che si fanno in certi momenti risolutivi della vita soltanto perch
Qualcuno ce le fa fare): recit cio a bassa voce il verso in questione: La pale mort mormor melait les sombres
bataillons. Laricev rimase, com naturale, molto sorpreso, e per un certo tempo tacque; poi, con autentico
sbalordimento del prigioniero, complet la citazione: Waterloo, morne plainedans ton cirque de bois, de coteaux, de
vallons, la pale mort melait les sombres non arriv alla rima, temendo limpressione che avrebbe potuto produrre sui
soldati. Victor Hugo, vero? Amate voi questo autore? Michele non rispose; laltro tacque a sua volta. I due giovani
si scrutarono a vicenda. Non erano, in apparenza, che due soldati mortalmente contrapposti luno allaltro: prima per
erano due artisti, ciascuno con la sua diversa, enorme tradizione alle spalle. ().

42

PARTE SPAZIO
Parte I
Parte II
Parte
III

Parte
IV
Parte V

Parte
VI
Parte I

Parte II

Parte
III

Parte
IV

Parte V

IL CAVALLO ROSSO
Nomana- Cesenatico- Nomana- la
Cattolica di Milano
Accademia militare di Cremona
Viaggio in treno alla volta della Russiaspostamenti dal Donetz fino al Don- linea
pezzi di Ambrogio a pochi chilometri dal
Don- campagna russa e linea del fronte sul
Don
Inizio ritirata- paesi russi di Calmicov e
Mescoff Mescoff centro del paeseNomana
Ritirata di Ambrogio dalla sua linea pezziArbusov-rapida carrellata del narratore
che brevemente riassume la ritirataLeopoli.
Ritirata dal Don alle linee amiche di
Nicolaievca grande.
IL CAVALLO LIVIDO
Leopoli-treno-italia-Schio-RiccioneTunisi-mare- vicino a Capo BonPantelleria-arrivo in un porto della SiciliaRiccione-Nomana
Commissariato in Russia (Mosca?)Crinovia- ferrovia destinazione Volgalager 74 Oranchi
Piacenza- Nomana- viaggio in treno
Nomana-Milano-stazione
VillasantaCentrale- tram per Baggio- MilanoLittorina per Nomana- Stresa- NovaraPiacenza
Brindisi-Porticciolo Santi Quaranta
Mare-Brindisi- Murgiano (piccolo paese
della Puglia)- Montelungo, vicino a
Cassino
Stresa,
ospedale-OranchiStresa,
ospedale- Stresa, albergo-posto di blocco
di Anzola-strada del ritorno- Mengolo,
poco sopra ad Anzolo- NomanaIncastigo-Nomana- Milano- NomanaOrnavasso- tragitto per Pan Perdu-Megolo
e
Piedimulera-Domodossola-imbocco
valle- Domodossola- peregrinazione per

TEMPO
31 Maggio 1940- poco prima di Natale
1940
Febbraio 1941-met maggio 1942
Imprecisata settimana di giugno 42autunno 42

19 dicembre 1942- mattina del 21


dicembre ore 07.00
21 dicembre 1942- 26 gennaio 1943

Regressione temporale: Met dicembre


1942 -26 gennaio 1943
Da fine febbraio 1943- 24 maggio 1943

Vi una regressione temporale: Seconda


met di febbraio 1943- 4 marzo (viaggio
in treno- 12 marzo- fine aprile
10 luglio 1943- 24 agosto 1943

Sera 24 agosto-16 dicembre 1943

Pi o meno in contemporanea ma non


specificatoC
una
regressione
temporale siamo nellestate del 43,
passano alcuni mesi siamo al 15
settembre circa e si arriva ad un
indefinito autunno, poco prima di
Natale- Qualche giorno prima di Natalemet gennaio- principio di febbraio siamo
43

raggiungere il confine
Milano- interno prigioni-Nomana- Trincea
Prussia Orientale- citt di Braunsbergproseguimento colonna profughi verso
ovest, arrivo al fiume Vistola.
Nomana-Raperio, frazione di Nomana

Parte
VI

Parte
VII

LALBERO DELLA VITA


Ponte Chiasso, rientro
Dalla Svizzera- Nomana-Beolco-Nomanatragitto di Pierello che ritorna- Russia,
Susdal- Milano - Nomana, fuori chiesaBeolco- Sesto, industria-Nomana
Nomana- Milano, stazione centraleNomana-Monza-Nomana- tra Nomana e
la Cattolica
Milano-

Parte I

Parte II

Parte
III

nel 1944- 12 ottobre 1944


Continuit
temporale,
il
giorno
dellespatrio di Pino- 3 febbraio 1945

Intero mese di febbraio fino al 27 aprile


1945
Il periodo non precisato- Regressione
temporale con slancio seconda met 44.
Inverno 44 45 e maggio 45- estateseconda met del 1945 ma non
specificato
Finisce il 1945, ci si proietta nella
primavera del 1946- settembre ottobre
(non specificato) 1946
Autunno 1947- marzo, inizio aprile 1948
non specificato

Parte

Milano,

stazione

centrale-Nomana- Due settimane dopo il 18 aprile 1948, data

IV

Monza-Nomana

delle elezioni-inizio del 1956

Parte V

Nomana, la Cattolica- Roma

Altro

stacco

di

anni

non

meglio

specificato ma pi in l si comprende di
essere intorno al 1962
Parte

Nomana- Alegna

Agosto 1968

Nomana-Valtellina-lungo lago di Como

Siamo nel 1974 le ultime 45 pagine

VI
Parte
VII

raccontano il 24 maggio dello stesso anno

la gestione temporale nei primi due libri CV e CL , complessivamente molto lenta. Si


raccontano rispettivamente tre e due anni. Con il terzo libro ADV vi unaccelerata
notevole che abbraccia addirittura trentanni.
A livello spaziale vi un altro grande gap tra i primi due libri e il terzo. In CV e CL vi un
continuo spostamento di luogo, certo inevitabile per rappresentare la situazione di guerra
nella sua totalit. Allinterno di ADV tutta la narrazione concentrata a Nomana eccetto
qualche escursione di poco conto a Milano, Roma o Alegna.
Anche a livello di personaggi abbiamo una forte dicotomia tra i primi due libri e il terzo. Se
in CV e CL il romanzo corale, quasi fosse la storia dei ragazzi di Nomana, in ADV il
romanzo diventa una saga familiare dei Riva e lattenzione spostata esclusivamente sulla
gestione dellindustria tessile, su Michele (che entrato nella famiglia dopo che gli morto
44

il padre e, ancora pi ufficialmente, dopo il matrimonio con Alma) e sulla situazione socio
politica andatasi a costituire negli anni a Nomana.
Come abbiamo visto tutto il romanzo gestito con una forte linearit temporale ed eccetto
alcune parentesi prolettiche la narrazione procede giorno per giorno, mese per mese, anno
per anno ad intervalli pi o meno regolari. Tre episodi ovviano questa regola narrativa. Sono
tre mannelli distribuiti nei tre diversi libri che interrompono la linearit temporale del
racconto facendoci fare un balzo indietro. Nel CV abbiamo, si gi notato, la Parte VI a
mannello unico che ci racconta la ritirata di Luca e degli alpini della Tridentina, nella Parte
V siamo al 26 gennaio 1943 ma con la Parte VI siamo rigettati al dicembre 1942. Curioso
notare come la narrazione della Parte VI si concluda proprio il 26 gennaio 1943 ristabilendo
una perfetta sintonia cronologica. Nel CL abbiamo la Parte IV che si conclude con la morte
di Manno a Montelungo il 16 dicembre 1943. Con la Parte successiva, la V, abbiamo al Mn.
I una iniziale continuit dove si racconta di Ambrogio allospedale di Stresa ma al Mn. II si
torna a parlare di Michele, abbandonato nella nostra Parte V di CV, effettuando una
regressione temporale. Nella narrazione si torna indietro a raccontare i fatti dalla primavera
estate del 1943 fino ad arrivare a qualche giorno prima di Natale, ricostituendo cos, ancora
una volta, linesorabile continuit temporale. Ultimo esempio presente allinterno del
romanzo vede protagonista ancora una volta Michele Tintori, sempre internato nei campi di
prigionia sovietici. La fine di CL ci racconta il termine della guerra protraendo la narrazione
fino al 27 aprile 1945. Il terzo libro, ADV, si apre con un mannello carico di rientri: Pino e
Sp tornano dalla Svizzera e lalpino Luca riesce finalmente a raggiungere Nomana dopo
mesi dassenza. Al Mn. II si racconta dellesperienza di prigionia di Michele effettuando una
regressione e la narrazione riprende esattamente dove avevamo lasciato la vicenda di
Michele e cio alla fine del 1943 continuando nella seconda met dellanno 1944, e
ripercorrendo cos tutta la prima met del 1945 fino allestate.
Ad una prima lettura i primi due libri CV e CL ci sembrano i pi carichi di drammaticit, in
realt tutto il terzo libro ADV costruito sul parallelismo con la guerra (numerosi, di fatti, i
richiami): la societ del dopo guerra si presenta come una realt davvero brutta, carica di
preoccupazioni e di mali al pari dei peggiori giorni di guerra. Lansia di Michele che vive in
una drammatica precariet e la crisi della ditta tessile dei Riva che pu provocare un
licenziamento di decine di operai sono visti come i mali moderni ai quali luomo deve
cercare di sopravvivere. Il dolore e la fatica non ce li tolgono nemmeno i giorni di pace,
sono realt intrinseche allumanit.

4.0 I Personaggi
Per quanto riguarda i personaggi cerchiamo di fare un discorso strutturato in maniera analoga ai
precedenti. Iniziamo analizzando la Parte V effettuando poi delle considerazioni pi generali.
Lintera Parte V concentrata su quattro personaggi: Ambrogio, lattendente Paccoi, Michele e
Laricev. La narrazione spazia nel raccontare le vicende di questi quattro protagonisti che si
incontrano, mescolano e poi si perdono. Altri personaggi compaiono allinterno della Parte V ma
hanno meno funzionalit, ricordiamo per esempio: lultimo incontro con Bonsaver e la sua
pattuglia; le donne russe nellisba; il generale che chiama ladunata; i russi nella cantina dellisba
dove star Ambrogio; i commilitoni di Laricev; il moribondo nel pagliaio; il sergente Reano che
perder la vita uccidendo al contempo Laricev in uno sfondamento a fine parte. Facendo un
45

discorso generale possiamo dire che il protagonista del primo libro, CV, Ambrogio. Tuttavia
numerose sono le incursioni e gli spazi lasciati alla descrizione della vita e della vicenda di altri
personaggi. La seconda met del CV tratta dellesperienza in Russia e a livello spaziale non ci
spostiamo mai da questa zona. I personaggi che stanno vivendo vicende altrove non vengono per il
momento considerati. Si pensi a Manno oppure a tutti gli altri compaesani della classe del 21 che
sono stati inviati in Grecia o in Albania e che verranno ripresi dopo, di loro ora non se ne parla.
come se lautore volesse mantenere una continuit dargomento non volendo mettere troppe storie
totalmente diverse in un unico libro, cosa che far, invece, in CL, e qui parla solo dei personaggi
che hanno partecipato alla campagna russa. Corti riesce, cos, con linearit a raccontare la storia di
pi personaggi in una maniera progressiva. Il procedimento narrativo lento. Ambrogio viene
inizialmente presentato come unico protagonista (anche se il primo personaggio che incontriamo a
inizio romanzo Stefano) ma nel proseguo della storia ci accorgiamo che i protagonisti cambiano di
volta in volta, come se ognuno avesse il proprio spazio, il proprio mannello, il proprio gruppo di
capitoli che racconta la sua storia. Michele in questo primo libro quasi assente ma far da
padrone nel terzo libro dove Ambrogio, al contrario, sar quasi dimenticato. Se volessimo provare
ad assegnare ad ogni libro un protagonista saremmo costretti a dire che il CV ha Ambrogio; il CL
ha Manno e lADV ha Michele, tuttavia questa schematizzazione incompleta. In ogni libro
presente almeno unintera Parte che racconta delle vicende di un altro personaggio rendendolo
assoluto protagonista. E cos Michele, che qui vediamo appena per qualche pagina fatto prigioniero
viene ripreso nel CL con unintera Parte (la II) a Mn. unico composta da otto capitoli. Una trentina
di pagine che fanno recuperare a Michele il tempo perduto rispetto alla narrazione generale. Di
fatti alla fine della Parte I siamo al Maggio 1943, con la Parte II dedicata a Michele si fa un salto
indietro al febbraio, giorni in cui lavevamo abbandonato, per raccontare i primi mesi di
internamento fino ad Aprile-Maggio.
Nel CV abbiamo la totalit del fuoco concentrata sulle vicende di Ambrogio. Tuttavia, come gi
visto, la Parte VI conclusiva del libro ha come unico protagonista Luca e gli alpini della Tridentina,
appunto secondo la logica del romanzo collettivo, ovvero componimento dove tutti i personaggi
citati hanno prima o poi uno spazio allinterno dellopera. questa unattenzione preziosa del
nostro autore, che anche in questo senso cerca di imitare lo sguardo di Dio che non si dimentica di
nessuno. Sembra davvero impossibile ma di ciascun personaggio, a cui Corti dona parola, verr
presto o tardi svelata la sorte con unanticipazione del futuro. Questo aspetto, che andremo ad
analizzare quando parleremo del narratore, semplice conseguenza della tragica esperienza di vita
dellautore che, essendo passato per i pi terribili inferni e avendo conosciuto decine di persone che
sono presto o tardi morte per azioni di guerra o per malattia, costretto a vestire i panni del
sopravvissuto e, riscrivendo un romanzo pi o meno autobiografico, gli inevitabile protendersi
verso uno svelamento anticipato del destino degli uomini. Parlando del passato e rileggendolo, Corti
pu giocare effettivamente a fare Dio, giacch conosce il passato il presente (il presente del
romanzo) e il futuro (ovvero il suo presente, quello che vive).
Per quanto riguarda questa Parte V abbia gi notato la presenza di quattro personaggi principali e
limpressione che questi compaiono sulla scena sempre in coppia e raramente da soli. Inizialmente
abbiamo il cominciamento della ritirata di Ambrogio e Paccoi, i due incontrano per caso (ma si
ricordi che in questo romanzo cristiano il caso bandito, sempre portatore di qualcosa di
razionale) Michele, lincontro come abbiamo gi accennato, funzionale da un punto di vista
46

narrativo perch fa incontrare e conoscere Paccoi e Michele, che prima non si sono mai visti. In
questo modo sar possibile il riconoscimento tra i due quando Ambrogio ferito non sar presente
sulla scena. Poi con lingresso ad Arbusov e il provvisorio ricovero di Ambrogio, Paccoi rincontra
per caso Michele, e unaltra coppia prende il posto della prima. Michele nel sonno si sveglia e va
alla ricerca di paglia, abbandonando Paccoi, e simbatte nel moribondo che chiede lacqua: altro
incontro, nuova coppia. Anche se di carattere effimero questa coppia ci fa intuire come lautore stia
gestendo questo aspetto dei personaggi: come se non volesse lasciare mai nessuno da solo.
Questa tendenza che ora cerchiamo esemplificare , in realt, propensione non solo di questa parte
ma di tutto il romanzo. Ambrogio che il personaggio, fra tutti i tre protagonisti, meno riflessivo, in
tutto il primo libro sempre accompagnato a qualcun altro. Allinizio del romanzo c la famiglia e
lamico Stefano, in caserma trova un amico abruzzese con cui spesso chiacchiera, al fronte ha la
compagnia pi che di Paccoi, che verr dopo, di tutta la sua pattuglia di artiglieria, pur essendo lui
lufficiale in prima non smette di fare notare laria serena, distesa e amicale che si respira allinterno
dellaccampamento delle retrovie. La parte sulla ritirata gi la conosciamo e passiamo oltre: il
ricovero. Tornato in Italia Ambrogio viene ricoverato e anche qui non si trova quasi mai da solo ma
sempre in compagnia o del compagno di degenza o dellinfermiera o della famiglia. La tendenza
all accompagnamento se cos evidente nel personaggio di Ambrogio lo un poco meno negli
altri due. Particolarit di Manno e di Michele che sono due personaggi estremamente riflessivi
quindi lautore non disdegna a rappresentarli sovente soli con il loro bagaglio di pensieri e problemi
da sbrogliare. Grande differenza tra Ambrogio e Manno e Michele che gli ultimi due sono orfani.
Manno sia di madre che di padre, vive da anni con la famiglia Riva; Michele orfano di madre
dalla nascita ed cresciuto con un padre reduce invalido dalla Prima Guerra Mondiale che morir
poco prima del suo ritorno dalla Russia lasciandolo solo68. Non avere la presenza fissa di una madre
quale potrebbe essere Mamma Giulia getta sicuramente i due personaggi in una riflessivit e
solitudine maggiore. Per quanto riguarda Michele, che inizia a delinearsi come figura solo nel
secondo libro CL, durante la sua permanenza nel lager pur ritagliandosi numerosi momenti di
riflessione sente lesigenza di aprirsi e di costruire relazioni, si veda il rapporto con Padre Turla che
sicuramente il pi significativo e lunico, tra gli amici del lager, che durer e che verr considerato
anche dopo la fine della prigionia. Manno, invece, ancora pi solitario e sar solo lesempio
impeccabile del tenente Cirino (Parte IV Mn. I cap. 3-4-5) a fargli percepire di non essere solo in
questo mondo malvagio. Manno reduce da unesperienza in Albania deplorevole dove pur
essendo in una zona non calda nessuno dei presenti si comportava da soldato. Manno accetta quindi
questa figliolanza etica-morale da parte del tenete Cirino. Ma non lunico episodio. Facendo un
salto indietro troviamo Manno (CL, Parte I, Mn.II) che cerca di fuggire dallAfrica su di un barcone
assieme ad altri dieci compagni e poi, ancora, quando torna a Nomana felicemente sinnamora. E
non vi conferma pi palese di questa nellaffermare che luomo in Corti deve sempre essere
accompagnato e non pu rimanere da solo. Linnamoramento il coronamento di questidea, da
met CL e per tutto lADV le coppie (soprattutto quella di Michele e Alma) saranno al centro
dellattenzione. I personaggi saranno sempre rappresentati come coppia, come duo. Nessun
personaggio sar lasciato da solo, tutti trovano unanima alla quale affiancarsi sia quella di Alma o
di Fanny nel caso di Michele e Ambrogio, sia quella di Dio nel caso del fratello di Ambrogio,
Rodolfo, che si fa prete, o don Mario o quella dei poveri alla quale Pino (altro fratello medico di
68

In realt Michele non sar lasciato solo ma sar inglobato nella famiglia Riva e sposer dopo qualche anno Alma,
sorella di Ambrogio.

47

Ambrogio) si dona. E laffannosa ricerca della vocazione delluomo, tema centrale nella vita di
qualsiasi cristiano e argomento molto caro allautore. Ogni uomo chiamato da Dio ad un progetto
specifico ed unico al quale solo lui pu rispondere, da qui la difficoltosa ricerca da parte di tutti i
protagonisti a trovare quel filo rosso che lega tutte le vicende della loro vicenda umana e pu
indicargli la via da seguire, la volont di Dio. proprio allinterno di questa logica della vocazione
che va letta e interpretata la gestione dei vari personaggi, sempre insieme e mai da soli, spesso
pensierosi ma sempre accompagnati. Come se fosse problema di tutti al quale nessuno da solo pu
giungere a soluzione.
Un altro aspetto fondamentale nella rappresentazione dei personaggi lo spessore morale. Secondo
lautore non esistono nemici, non ci sono uomini buoni o cattivi, ed molto significativo in questo
senso il fatto che Laricev, che pure un soldato russo, che pure sta accerchiando Arbusov,
tratteggiato non come mostro ma come essere umano con la sua storia. Non esistono personaggi
cattivi quindi ma esiste il problema del Bene e del Male e di coscientemente scegliere da che parte
stare. I protagonisti del nostro romanzo scelgono tutti di stare dalla parte del Bene. Ma cosa vuol
dire esattamente Bene e Male per il nostro autore? Corti semplicemente ritiene che il Bene sia tutto
quello che va in accordo con la Parola di Dio e con linsegnamento di Cristo. Il Male, al contrario,
ogni azione che viene deliberatamente presa per compiere azioni turpi, selvagge e inumane. In
questo senso lautore, pur considerandola sempre sbagliata e grande Male, riesce a vivere la guerra
anche da un punto di vista cristiano provando a vivere la sua missione di soldato, dapprima, in
Russia, come uomo che rispetta il senso civico (lobbligo della leva) pur non capendo appieno la
situazione politica del momento e poi, in Italia (nei panni di Manno), come protettore del suo
popolo. Non deve stupire questo cambio di prospettiva abbastanza radicale che fa sembrare lautore
un saltimbanco in preda al suo tempo e poi un avventuroso patriota che cerca di riscattare il
riscattabile. La realt dei fatti ben diversa: parte della bravura del Corti risiede proprio nel farci
rivivere la situazione politica italiana agli inizi degli anni 40 illustrandoci come fosse difficoltosa
una lettura attenta e corretta dei fatti quotidiani da parte della maggioranza della popolazione. Il
fascismo non viene minimamente esaltato ma piuttosto presentato come noiosa e stantia situazione
politica attuale dalla quale pare difficile uscire. Pu sembrare un mondo, la Brianza che dipinge
lautore, popolato da egoisti e ignavi che pensano al loro e non si preoccupano delle sorti del Paese,
in realt Nomana un piccolo Comune in cui il fascismo nella sua vera essenza non mai arrivato e
che gli abitanti fanno fatica a capire. La cosa che stupisce che i protagonisti, come gli abitanti di
Nomana, non hanno la minima consapevolezza di cosa sia in realt il fascismo n di cosa sia il
nazismo, accettano lentrata in guerra dellItalia per dovere, non capendo il motivo, e non
ponendosi nemmeno il problema della giustezza o erroneit del fatto. Questo perch sono figli dei
loro tempi e non possono ancora capire, si fidano di uno Stato e delle sue decisioni come farebbero
i pi onesti cittadini. Ubbidiscono alla chiamata alle armi con lunica osservazione
dellinadeguatezza e dellimpreparazione dellesercito italiano ad affrontare una guerra contro
Francia, Inghilterra, Russia, Albania e Grecia. La fiducia che i civili di Nomana hanno nella Stato
italiano quella che i sudditi hanno nei confronti del loro Re. (Molto medievale come concezione,
non per nulla Corti un appassionato del periodo.) Stessa concezione della fiducia verr fuori in
campo di battaglia quando gli ufficiali, poco pi che ventenni, saranno responsabili della vita dei

48

loro soldati. I soldati vedranno in essi, fidi del loro valore, delle sicure guide69. Ed proprio questo
il Bene presente nella scelta di andare al fronte russo. Secondo questa lettura ubbidire alla volont
del proprio Re assoluto Bene; molto cristiano, di fatti, il fidarsi di qualcuno pi grande di noi,
soprattutto a seguito di giuramento. Lonore un valore ancora estremamente valido per Corti, sul
quale incentra numerosissime scene. Solo chi ha onore vive da uomo, e solo chi ha avuto onore pu
ambire a ricostruire il Paese a guerra finita. Lonore , appunto, il non tirarsi mai indietro dinnanzi
alle difficolt, non mollare nemmeno quando la cosa pi logica da fare sarebbe disperarsi. Il senso
donore quellingrediente che permette ai protagonisti o ai vari personaggi secondari di cavarsela
sempre. Anche se alcuni di questi muoiono, muoiono da veri uomini e da vincenti. Questo uno
degli elementi fondamentali che costituiscono la rettitudine morale di cui parlavamo a inizio
paragrafo. La parola onore, prerogativa dei personaggi che vogliono seguire il Bene, possiamo a
sua volta scioglierla in: senso civico, senso del dovere e coraggio del vivere lhic et nunc.
Offriamo, per essere pi chiari, delle immagini per tutte e tre. Circa il senso civico si guardi lintera
Parte II del CV, dove a Mn. unico viene raccontata lesperienza di un anno di naia di Ambrogio.
Sono gli episodi dei capitoli 2,3e 4 in cui descritto il primo impatto con la caserma. Dapprima
descritto lingresso sobrio delle reclute lombarde e poi, poco dopo, lingresso delle reclute
provenienti dal sud Italia. Una recluta toscana inveisce contro un sergente perch affamato e
pretende un pasto. La situazione si risolve in una patetica discussione nella quale la recluta, tra una
bestemmia e laltra, viene riportata allordine . Poco dopo le stesse reclute toscane vengono portate
nella ex scuderia a dormire, dove gi da un po sta riposando Ambrogio. Al loro ingresso i toscani si
distinguono per il chiasso, gli schiamazzi inutili e le bestemmie, Ambrogio irritatissimo dice la
significativa frase: molto prima di quello militare il nostro ambiente civile che fa schifo.70 Qui
abbozzato un tema molto delicato. Il tema dei compatrioti provenienti fuori dalla Lombardia. Non
un razzista il narratore, nota soltanto con crudo realismo le differenze tra le varie popolazioni
(toscani umbri siciliani abruzzesi) dicendo male di alcuni e bene di altri. Il metro sempre lo stesso:
senso civico, moralit, dignit dessere uomo. Una recluta che si lamenta cos vivacemente per un
pasto saltato e che non ha il minimo rispetto per i compagni che dormono non onorevole. Le
tematiche che troviamo qui affrontate a inizio NAIA saranno le stesse che salteranno fuori durante
la ritirata dal fronte russo. Con altri toni, certo, ma questo male dellindisciplina, della bassa
moralit e della poca dignit di alcuni italiani, saranno la causa, secondo lautore, della tragedia
della ritirata e, pi in generale, dellandazzo sbilenco dellesercito italiano durante tutta la guerra.
come se questi temi saltassero fuori uguali ma espressi diversamente numerosi capitoli dopo. Altro
esempio di senso civico il rispetto con cui vengono affrontati i russi nei primi episodi di
combattimento quando, cio, sono gli italiani ad avanzare. Una guerra necessaria (cos stato
deciso) ma non brutale: i cadaveri dei nemici vengono rispettati e seppelliti (CV, Parte III Mn. II
cap. 6) i russi nei paesi di dominio italiano vengono trattati con umanit riguardo e considerazione.
Per quanto riguarda il senso del doverea livello pi personale possiamo vederne la presenza in
Ambrogio due volte per una scena simile ovvero quando nellestate del 41 il padre Gerardo gli
propone di andare al mare a Cesenatico per riposarsi un po (CV, Parte I Mn.II) e lui si sente in
difetto e quasi in colpa giacch i suoi coetanei sono stati gi chiamati in naia e lui, che studente
universitario, per il momento esente e nellestate del 43 e in CL, Parte III, Mn. I quando ancora
69

Inoltre egli aveva fiducia in Acciati, nutriva per lufficiale quella fiducia illimitata, simile per certi aspetti alla fede,
che non di raro i soldati dei reparti scelti hanno nel proprio comandante. (Parte IV, Mn. II, cap. 8).
70
p. 112.

49

Gerardo cerca di convincere il figlio ad andare al mare a riposarsi ma lui, ripensando ai suoi amici
dispersi e ancora in guerra si rifiuta. A livello pi generale, invece, possiamo parlare di quei
personaggi che compiendo atti di coraggio vengono in molte scene belliche dipinti come eroi. Sono
quei personaggi, di cui si dice sfuggevolmente il nome, che per permettere ai compagni di
procedere decidono di sacrificarsi e tornare indietro o per rallentare il nemico o per soccorrere e
non lasciare soli a morire i feriti. Un esempio di questo alto senso del dovere rappresentato dal gi
citato tenente Cirino (CL Parte IV Mn. I cap. 3-4-5) che pur essendo tornato sano e salvo in Italia
dalla Grecia, ormai in mano ai nazisti dopo l8 settembre, decide di ritornare indietro per non
lasciare senza guida e senza ufficiali i soldati rimasti in terra nemica e non pi recuperabili causa il
blocco navale imposto dagli U.S.A.. Il tenente Cirino morir come muoiono nel romanzo tutte le
figure tratteggiate con questaltissimo senso del dovere. Manno, di indole eroica e infiammato
dallesempio magnanimo di Cirino il rappresentate di questa categoria per eccellenza. Ultimo
elemento che secondo la nostra lettura fa parte della categoria dellonore il coraggio di vivere
lhic et nunc. Con questo sintende la capacit di ciascun protagonista di non sottrarsi mai, di non
arrendersi mai davanti alle situazioni che il presente offre, siano queste le pi disperate. Cos
abbiamo un attendente dal nome Paccoi, pastore e vaccaro umbro, che si rifiuta categoricamente di
lasciare il suo ufficiale ferito da solo, nonostante lo stesso Ambrogio gli dica di andarsene. la
prontezza e la fermezza con cui viene gestito limprevisto che fa di un semplice personaggio da
romanzo un vero uomo. Lattendente Paccoi non molla e si rifiuta di mollare, a costo della vita non
vuole rinunciare alla sua dignit di uomo (CV, Parte V, Mn.I), ed questo uno dei pi grandi
insegnamenti che possiamo trarre dai personaggi di Corti.
Altra caratteristica che intuiamo debbano avere i personaggi che vogliono stare dalla parte del Bene
la rettitudine morale e il senso religioso. Si veda alla Parte I, Mn III i capitoli 27 e 28. Sono
quelli in cui viene descritta la breve estate di Ambrogio: nel cap. 27 il Riva va a trovare lamico
Tintori e viene abbozzato il primo discorso sulla buona morale. I due studenti sono colleghi al
collegio San Carlo Borromeo di Milano e il discorso tra i tre cade sulluniversit e poi sul vecchio
collegio. Si parla delle motivazioni del padre per cui ha deciso di mandare il figlio a studiare l.
Ambrogio afferma che la scuola costosa ma ottima e con eccellenti insegnanti, ma in realt Tintori
padre spiega come a lui premesse far crescere Michele in un ambiente moralmente sano. Fa qui la
comparsa uno dei protagonisti del romanzo, la moralit. Tintori padre tiene a sottolineare
limportanza di averla salda e ben costruita, cosa che solo una formazione cristiana di un certo tipo
pu dare. Nel capitolo appena successivo il discorso sulla moralit continuato con tuttaltri fatti,
diciamo pure in una maniera molto pi concreta. Il cap. 28 comincia con la lezione estetica di
Manno ai ragazzini delloratorio di Nomana. Nel mentre della lezione, proprio sul pi bello ovvero
quando dovrebbe essere svelata la corretta definizione di arte, vi un brusco cambio di scena
segnalato qui con un capoverso e non con i soliti asterischi. La scena si sposta fuori dalloratorio
dove altri ragazzi pi piccoli sono in giro per Nomana a fare marachelle. Questi ragazzini
torturano con la crudelt tipica dei bambini un cane randagio e prendono a sassate il deficiente del
paese per strada. qui trattato il problema del peccato originale, strettamente connesso con il
problema della morale, ovvero che luomo malvagio per natura, per indole. Quando don Mario si
accorge di quello che sta succedendo fuori dalloratorio, interrompe la lezione di catechismo e si
precipita a sgridare tutti duramente: il problema la morale e bisogna insegnarla ai ragazzini, questa
la missione delloratorio e di Don Mario, dice lui stesso altrimenti a che servirei?. Significativo
notare come i discoli siano appunto fisicamente fuori dalloratorio, fuori da quel mondo che pu
50

educarli correttamente e aiutarli ad estirpare la gramigna del peccato originale. A conclusione di


tutta la scena vi una significativa parentetica prolettica, la prima del romanzo, che anticipa la
situazione morale del paese di Nomana degli anni70, che se da un lato indica un miglioramento
in un senso dichiara il peggioramento nellaltro. Perch? Rimane il mistero irrisolto del peccato
originale.71
Risiede proprio qui la tangenza tra moralit-senso religioso, e cio che luna prevede laltro e
viceversa. Nella logica dellautore il senso religioso un altro di quei tasselli fondamentali per
esprimere appieno la vera essenza delluomo. Un personaggio che non sinterroga sul senso della
vita e su cosa ci sia dopo la morte un personaggio incompleto. Lunico esempio che mi sovviene
tratto dalla Parte IV, Mn. II, cap. 8, quando il comandante di Stefano, lufficiale Acciati, sta
guidando i suoi sette uomini in missione esplorativa nei dintorni di Mescoff. Lautore onnisciente
entra nella testa di Acciati e ci svela i suoi pensieri. Acciati sta pensando allaldil e solo in quel
momento si rende conto di non aver mai, in tutta la sua vita, affrontato seriamente questo problema,
ma passa oltre e non ci pensa nemmeno questa volta. Scrive allora Corti:
Ma lui in fin dei conti era credente o no? Avvert che si trattava duna
domanda con implicazioni non da poco: il problema dellaldilc chi
ci crede e chi no, sia tra la gente abituata a riflettere sia tra quella che non
riflette mai, tra i colti come tra gli incolti. E io? Mah, non lo so
nemmeno io Fu tentato di approfondire almeno stavolta, di non restare
cos in superficie. Proprio adesso dovrei approfondire? Con questo
impegno che ho alle mani e sto freddo? Ci mancherebbe Fin col
disattendere lispirazione, come tante altre volte aveva fatto; ci sono
persone anche tra le pi generose nelladempimento dei propri doveri
civili che non riescono mai a trovare un po di tempo per approfondire
seriamente le cose pi determinanti per il loro destino.

Vediamo qui, allora, che secondo le idee dellautore una buona condotta morale non sufficiente a
rendere un uomo completo. Vi sempre quellaspetto spirituale che deve essere approfondito. E
senzaltro un autore esigente il nostro. Il senso religioso di cui parliamo pi spesso figurato come
devozione. Un esempio lo vediamo rappresentato con molta tenerezza nel capitolo della preghiera
di Mam Lusa per la buona sorte di suo figlio Stefano. Siamo sempre in CV, Parte I, Mn. II cap.
13, Lusa ha appena ricevuto dal postino Cin la lettera di chiamata alla naia del figlio, con degli
asterischi (***) si cambia la scena passando dallesterno della casa allinterno dove Mam Lusa
Mam Lusia legge la cartolina e si fa assalire dallangoscia lasciandosi poi ai ricordi del suo Stefano
di quandera piccino. Si mette piangere e poi a pregare, invocando laiuto di Dio. Molto tenera
limmagine della donna disperata che cerca di non piangere e si rifugia nella preghiera a Dio.
Durante la preghiera la sua attenzione attratta da una cartolina raffigurante Cristo morto sulle
ginocchia della Madonna. La scena potrebbe avere chiaro senso profetico e potrebbe essere la velata
risposta di Dio alla preghiera di Lusa, che gi gli fa intuire la fine di suo figlio. Assieme a questa
71

(Vogliamo anticipare? Trentanni pi tardi, sotto linfluenza laico-umanitaria della televisione e delle idee nuove, i
ragazzi di Nomana non sarebbero pi stati cos: avrebbero tormentato meno gli animali, e non avrebbero pi tormentato
pubblicamente i deficienti, che sono due indubbi passi avanti. Per avrebbero cominciato come non era mai accaduto
nella storia del paese a odiare determinati gruppi sociali, e inoltre nessuno di loro, o quasi, sarebbe pi arrivato
vergine al matrimonio. Tanto lessere umano limitato: se acquista da una parte, perde puntualmente de unaltra; in
questo sembra non ci sia scampo. Ci tornano in mente, al limite, le incredibili cassette per la nidificazione degli stornelli
issate, nientemeno, sulle baracche di Auschwitz, dai carnefici di cuore tenero verso gli uccellini); (p. 94-95).

51

immagine potremmo aggiungerne altre che rappresentano la devozione e il profondo credo dei
protagonisti. Ricordiamo tra tutte gli ingressi in chiesa di Ambrogio e Manno al loro rientro a
Nomana (CL Parte I, Mn. III).
I personaggi, invece, che decido di seguire il Male, sono tutti quelli che non seguono nemmeno una
delle sovraesposte caratteristiche. Ci vengono subito alla mente tre protagonisti e relative scene, che
rappresentano tre diversi e secchi no a questo modo di comportarsi, di vivere, di stare al mondo.
Questi sono il personaggio di Sucorucov, commilitone di Laricev, presente nella Parte V da noi
analizzata; la scena del tentato assassinio e divoramento di un internato da parte di alcuni soldati
italiani prigionieri anchessi nel lager russo; la figura del Praga e delle sue torture. Il primo
esempio di codardia e negazione di qualsiasi senso del dovere; il secondo il rifiuto della dignit
umana e di qualsiasi senso civico mentre il terzo lincarnazione della disonest e il trionfo
dellinteresse egoistico e personale.
Sucorucov , a nostro parere, uno dei personaggi peggiori del romanzo, tratteggiato senza ombra di
giudizio alcuno, vengono date di lui alcune scarne informazioni che tuttavia bastano per renderlo
un soggetto infimo, meschino e quasi ignavo. La caratteristica fondamentale del personaggio che
lunico sopravvissuto di tutti i russi che tenevano il posto di avanguardia assieme a Laricev alle
porte di Arbusov. Il modo in cui si salva, tuttavia, ben diverso da quello eroico e glorioso che
potremmo immaginarci. E forse lesempio pi basso di onore che ritroviamo in tutto il romanzo.
Offriamo alcune righe che ci presentano il personaggio, qui la comparsa allinterno della
narrazione:
In quellinerzia forzata (gli uomini appostati sulle colline avevano lordine
categorico di non uscire dai ripari per nessuna ragione) anche il caporale
Nichitnco andava col pensiero da cosa a cosa. Vedeva il suo vicino Sucorcov
masticare con lentezza i pesciolini secchi, e sputarne i residui pi irti di resche
sul bordo della trincea, che nera tutto disseminato. Questo bestione di
Sucotcov! Pensava Nichietnco: anche ieri, alla distribuzione dei viveri, aveva
sostenuta una discussione da non credere per una cosa si pescecome si poteva
vincere la guerra con combattenti simili?72

Se vogliamo, come presentazione, richiama un poco quella delle reclute toscane che abbiamo visto
poco sopra. Molto pi tardi i soldati russi vengono ripresi nella Parte V, la nostra:
Sucorucov non diceva niente: per lui amici o nemici, poveri o signori (questo
era certamente un signore), erano tutti da mettere in un mazzo: a fin di bene o di
male non facevano altro, tutti quanti, che rompere ia lui; si strinse il naso con
le dita e lo liber dal muco che stante il suo raffreddore- in parte fu proiettato
per terra, in parte gli rimase dentro73.

Il soldato per tutta la scena dellattacco degli italiani e della battaglia scompare per ricomparire alla
fine del Mn. III:
lunico dei suoi uomini [di Laricev] rimasto in vita fu Sucorcov, il colcosiano
della campagna di Vologda; il quale se ne stette fingendosi morto sotto i corpi
di due compagni morti nella postazione del pollaio, e non si mosse fino a sera,
72
73

p. 301.
p. 393.

52

maledicendo in cuor suo la guerra, i nemici, gli amici, il freddo, il comunismo


che glia aveva tolto il suo pezzetto di terra, e il raffreddore che lobbligava a
scaricare di continuo il naso. Scesero finalmente le tenebre si distric con
cautela () non fu difficile passare tra le postazioni nemiche- di cui neppure si
accorse- fino ad uscire dalla vallata. Imbattutosi pi in l lungo una pista in un
bivacco di cariaggi russi, fu indirizzato ai resti della sua compagnia, dove per
prima cosa sinform se fosse gi stata distribuita la razione di viveri. Del
tenente Laricev non seppe dire altro che, secondo lui, doveva essere morto nel
combattimento74.

Esempio di quella codardia, pavidit, villania e pochezza danimo che solo un personaggio quale
Tersite dellIliade potrebbe esser preso come paragone. Passiamo ora alla scena del cannibalismo
(CL, Parte II, Mn Unico, cap. 5). Qui vi una coincidenza tra Parte e Mannello, una sezione
abbastanza lunga composta da trentatre pagine in cui viene descritta per la prima volta lesperienza
di prigionia di Michele Tintori allinterno di un lager russo. La Parte II lunica che viene
introdotta da unepigrafe tratta dalle da Ovidio. I versi sono scritti prima in latino e poi riproposti in
italiano.75 Sul discorso delle epigrafi e della loro tangenza con lultimo libro della Bibbia,
lApocalisse, torneremo pi avanti. Lesperienza terribile, prima viene raccontato il modo in cui i
soldati italiani si salvano dal fronte e, fatti prigionieri, vengono portati in internamento poi viene
ripercorsa la vicenda personale di Michele che si rende conto che senza la raccomandazione e le
premure di Laricev sarebbe sicuramente morto. Viene infine descritto lingresso nellagghiacciante
lager di Crinovaia e narrata la sua quotidianit. Tutta la Parte intessuta di riferimenti al Canto
XXXIII dellInferno dantesco, non tanto di precisi dantismi e riprese testuali quanto di un recupero
dellambientazione. Laria tetra e gelida, la disperazione, lo struggimento interiore per essere
costretti a fare qualcosa di abominevole per sopravvivere. Michele fa il suo ingresso nel lager
accompagnato da una guardia che con una torcia illumina la strada, richiama molto il viaggio
infernale di Dante accompagnato da Virgilio.
() Attraversato che ebbero per intero il cortile verso una porta che aveva,
anchessa, laspetto duna porta di scuderia, la guardia illumin per lui, a poca
distanza da quella, un mucchio di oggetti strani e biancastri, di forma irregolare,
che si rivelarono cadaveri nudi. Disse anche qualcosa, muovendo avanti e
indietro il cono della luce su quelle forme sbilenche, che fino a qualche giorno
prima erano state giovani corpi umani. Signore Iddio! Non pot trattenersi
dallinvocare mentalmente Michele, fissando con sgomento quel groviglio
terrificante. Dietro il quale emersero di colpo due soldati italiani
dallinconfondibile cappotto a pelliccia, che balzati su da terra dove
evidentemente stavano accucciati fuggirono via con strepito sulla neve gelata.
La guardia lanci un urlo, e indicandoli con la torcia disse al sottotenente
prigioniero alcune concitate parole; poi si calm, scroll le spalle: Nicev (non
importa) concluse. Raggiunta la porta lapr con un piede, e facendo luce
allinterno della costruzione: Davai ordin al prigioniero.

74

p. 408.
Est locus extremis Scythiae glacialis in oris, triste solumFrigus iners illic habitant Pallorque Tremorque et jejuna
Fames (C un luogo nelle remote lande della Russia glaciale, triste postol abitano il Freddo inerte e il Pallore e
il Tremore e la Fame struggi budella La sede della Fama, in Ovidio, Metamorfosi VIII).
75

53

I due italiani che con questo aspetto infernale abbiamo appena visto balzare da terra e fuggire
allessere illuminati sono dei soldati semplici dellesercito italiano che a causa dellinesistente
distribuzione del rancio allinterno del lager sono costretti a cibarsi di cuore, cervello e fegato di
commilitoni appena morti (che quindi, mantengono ancora caldi e teneri alcuni organi). Lintera
Parte sicuramente la pi sconcertante dellintero libro e per lo spessore dei fatti narrati andrebbe
sicuramente messa al fianco di Se questo un uomo, di Levi.
Proseguendo nel racconto dellesperienza a Crinovaia sono presenti numerose scene di animalit e
di perdita totale della ragione e della dignit umana, come lepisodio del soldato di Pavia che cade
nella botte bollente durante la distribuzione del rancio a causa delle spinte moleste dei suoi
compagni dietro di lui, oppure lincontro con il sergente del Quinto Alpini e con i suoi sottoposti
ridotti tutti ad uno stato sub-umano, in fila, buoni e silenziosi, in mezzo alla loro stalla, aspettano
seduti la distribuzione del rancio da tre giorni senza muoversi, la met di loro morta ma a prima
vista non ce ne si accorge. Di queste immagini intessuto tutto il mannello. Ora non si creda che
tutti questi personaggi che si riducono in uno stato sub-animale siano condannati da Corti.
Lautore evita di esprimersi e si limita a riportare i fatti. Ben si percepisce la consapevolezza di
Michele di essere un privilegiato (gli ufficiali avevano una distribuzione alla settimana sicura;
Michele non aveva marciato per settimane come i suoi compagni ed era ancora piuttosto in buona
forma fisica) ben si capisce anche la disperazione da cui, al vedere certi esempi di sub-umanit, il
protagonista preso. Non c giudizio in queste pagine ma la presa di coscienza che un brutale
orrore genera e continua a generare orrore se non ce ne si mette del proprio per interromperlo. La
scena madre per crudezza e brutalit si ritrova al capitolo 5 quando un giovane della Val
Camonica viene di corsa a chiamare Don Turla, compagno di stanza di Michele. Alcuni suoi
compaesani vorrebbero mangiare il cugino appena ferito ad una gamba da una guardia russa.
Michele e Don Turla accorrono alle stanze (in realt stalle) del reparto cui appartiene il camuno.
Allarrivo una striscia di sangue guida i tre alla giusta stalla fuori dalla quale quattro invasati
battono pugni e fanno leva con un legno per riuscire a forzare la porta della stalla. Don Turla cerca
di calmarli e di farli ragionare a parole, inizialmente non vi riesce ma poi ce la fa. In questa lunga
scena regna la confusione e liniziale incapacit di comprendersi tra ufficiali che hanno un po di
cibo in stomaco e soldati semplici che non mangiano da giorni e sono totalmente impazziti per la
fame. Tutto si conclude nel giro di tre quattro pagine quando Don Turla, ferma i quattro invasati e
si fa aprire la porta della stalla per riconciliare tutti. Si ritrova davanti una ventina di soldati che lo
guardavano attoniti come spettri, ed qui, a nostro parere, lapice del capitolo, soprattutto nella
nostra intenzione di lettura:
Con termini forse un po impropri da quel prete montanaro che era ma
anche con lautorit altissima che gli veniva dallessere portavoce di Dio, don
Turla ricord loro il destino delluomo, la sua incomparabile dignit. Dopo di
che li invit a recitare insieme con lui latto di pentimento: li avrebbe, disse,
assolti collettivamente, con lassoluzione in articulo mortis che si d sul campo
di battaglia. Qualcuno degli spettri si mise in ginocchio; a un invito di don Turla
anche i quattro disgraziati che stavano sulla porta entrarono e, urtandosi
alquanto tra loro nel poco spazio, singinocchiarono per terra. Incerte voci

54

accompagnarono parola per parola la voce del cappellano nella recita dellatto
di pentimento76.

In ultima istanza, quindi, non sono i quattro soldati che si sono dati al cannibalismo quelli ad essere
condannati ma sono quei soldati che pur essendo numerosi e al di l della porta della stalla
assieme al camuno ferito non hanno fatto nulla per impedire che lassassinio venisse interrotto. E a
loro a che lautore si rivolge, questo il tipo di dignit che viene meno ma che per essere davvero
uomo uno deve cercare di mantenere. Proprio come fanno, tra mille difficolt Michele e don Turla.
La descrizione del terzo personaggio, il diabolico Praga, ci permette di approfondire ancora di pi il
discorso sulle tipologie di personaggi e sulla gestione della loro rappresentazione, vediamo come.
La figura del Praga ci viene introdotta per la prima volta da Pino che la riferisce ad Ambrogio
ricoverato a Stresa. Siamo in CL, Parte V, Mn. III cap. 6 il Praga artefice della deportazione di
un individuo di nome Mambretti per opera della Repubblica di Sal. Ci viene sostanzialmente
presentato come spia e come delatore. Nella medesima parte al Mn. V cap. 16 troviamo invece un
pezzo di storia personale del personaggio raccontata dallautore attraverso i pensieri e le riflessioni
del Praga di quel giorno. Ed questo un elemento che deve farci incuriosire. Si dipinge il Praga
come un sadico torturatore, si raccontano un paio di episodi scioccanti del suo passato degni del
sadismo pi fine e spietato (il gioco di spaventare sua figlia nel buio delle scale; il litigio con la
moglie; la tentazione da ragazzo di bruciare vivi, a fuoco lento, i piccoli animali e la conclusione a
fine capitolo dellautore: Tale era dunque luomo (possiamo noi chiamarlo uomo? Senza dubbio,
anzi non possiamo chiamarlo in altro modo, perch le bestie feroci non sono affatto cos che ci fa
intuire da un lato la profonda distanza con i protagonisti ottimi del nostro romanzo dallaltro ci fa
capire che c spazio per tutti, e che lumanit composta da cos tante sfumature che un individuo
del genere, pur essendo spietato e abietto, rimane pur sempre un uomo. Lumanit abbraccia anche
lui, nel bene e nel male. Lo spazio dedicato al Praga non ancora finito, dopo qualche decina di
pagina lo ritroviamo sempre in CL nella Parte VI, Mn. In una dozzina di pagine vediamo il nostro
personaggio allazione alle prese con un capo comunista da torturare per poter recuperare preziose
informazioni. La scena costruita con maestria e il fatto che anche la vittima comunista era stata a
suo tempo torturatrice innesca un meccanismo psicologico tra i due magnificamente espresso
dallautore. Ognuno cerca di anticipare, conoscendola gi, la mossa dellaltro. Il risultato finale
ambiguo, tant che non si capisce se il Praga aiuta a fuggire il comunista o semplicemente si fa
ingannare. Il lettore comprender tutto solo molte pagine pi avanti quando la figura del Praga verr
ripresa per la penultima volta (Parte VII, Mn. unico cap. 9). Qui rappresentata unaltra scena
completamente dedicata alla sua figura e alla sua cattiveria. Il Praga diventato un aguzzino
comunista: con un brillante e inaspettato voltafaccia, ha liberato la sua prima vittima comunista per
vendersi a loro e potersi permettere ritorsioni contro fascisti che da sempre lo infastidivano. Il
tratteggio della figura del Praga non poteva essere peggiore, spogliato di qualsiasi umanit, dignit,
rimorso, senso civico e rispetto davvero la figura pi inquietante e diabolica del romanzo.
Lautore, per, trova ancora un minuscolo spazio per il Praga proprio nellultima pagina del suo
capolavoro quando langelicata Marietta delle Spole riferisce, nellalto dei cieli, allormai morta
Alma tutte le persone che in Paradiso fra pochissimo incontrer. Ed un colpo di scena perch per
ultimo viene inserito anche il Praga dIncastigo che grazie alle preghiere instancabili di don
Mario il demonio non riuscito a tenere soggiogato sino alla fine.
76

p. 590.

55

Abbiamo visto tre scene che rappresentano lantieroicit secondo la visione dellautore. Ovvero
persone che hanno perso di vista la buona condotta morale e che si perdono, senza guida, nel
labirinto delle incertezze e delle malvagit. un male che, tuttavia, non ha lultima parola ma che
trova sempre qualcuno che aiuti a riscattarlo, si veda Don Turla che d lassoluzione alla ventina di
soldati che non hanno protetto il camuno ferito, o si veda Don Mario che instancabile prega perch
lanima di Praga si converta. ancora qui presente la dinamica dellaccompagnamento, anche se
latente, come se lautore ci dicesse che non siamo lasciati a noi stessi e al nostro male.
La figura del Praga ci serve anche per inoltrare il discorso dei personaggi e farci intendere come
lautore abbia tre livelli su cui colloca i suoi protagonisti. Abbiamo personaggi di Primo Livello,
di Secondo Livello e di Terzo Livello. Il Praga, per iniziare ad intenderci, appartiene ai personaggi
di Secondo Livello.
Abbiamo notato che ci sono tre diversi modi con cui lautore rappresenta i suoi personaggi. Li
dividiamo dunque per livelli. I personaggi principali appartengono al Primo Livello, sono gli
indiscussi protagonisti del romanzo, quelli che sopra dicevamo appartenere ciascuno ad un libro
specifico, e sono: Ambrogio per il Cavallo Rosso; Manno per il Cavallo Livido e Michele per
lAlbero della Vita. Di questi tre giovani ci vengono raccontate le loro personali storie ovvero: sono
descritte le loro famiglie, la loro formazione, la loro indole, i loro pensieri, le loro emozioni. Ci
viene sostanzialmente dato un quadro completo della loro vicenda umana. Il passato non quasi
mai preso in considerazione, raramente si fanno riferimenti ad episodi o vicende anteriori. Lautore
con questi tre protagonisti vuole focalizzarsi sul presente, e leggere il presente attraverso i loro
occhi tralasciando gli inevitabili mille altri punti di vista sembra il suo obiettivo. Il motivo molto
semplice. Lesperienza personale dellautore divisa, spezzata, distribuita nelle storie di questi tre
personaggi. Ambrogio, Manno e Michele rappresentano le tre esperienze fondamentali della vita di
Corti in una maniera ovviamente romanzata. Abbiamo, quindi, Ambrogio che riassume lesperienza
di Corti dal 1941 al 1943 (data che non a caso coincide con il passaggio al secondo libro, il CL)
riportando le medesime esperienze e immagini che lo stesso autore ha vissuto. A tal proposito
sarebbe interessante un confronto tra questo primo libro CV e I pi non ritornano cercando di
capire quanto materiale del diario del 47 viene riutilizzato nel CV, ad una prima distratta lettura
delle due opere sembra moltissimo. Abbiamo visto sopra, nel capitolo dintroduzione allautore, che
lesperienza della ritirata dalla Russia stata vissuta da lui in prima persona. In Ambrogio vengono
quindi convogliate le esperienze militari della Russia, il periodo della convalescenza nei vari
ospedali militari di Cesenatico e Stresa, la formazione scolastica e universitaria: prima collegio San
Carlo e poi laurea faticosissima in Legge; ed infine lo stato famigliare: moltissimi fratelli, figlio
dindustriale tessile, famiglia bigotta77. Impressionante visitare la casa dellautore che si trova a
Besana Brianza (Nomana un nome dinvenzione). Labitazione esattamente quella dei Riva
descritta nel romanzo tant che lentrarvi pare fare lingresso nel romanzo stesso.
Lautobiografismo presente in Ambrogio si interrompe quando compare la figura di Manno. La
storia di Ambrogio avr ancora qualcosa in comune con la vita di Corti, come ad esempio il
tentativo di stare dietro allindustria familiare ma pressoch subito si discosta completamente.
Ambrogio, come gi accennato, tanto protagonista nel primo libro quanto dimenticato in
chiusura. Di lui, come poi vedremo, viene raccontato lesito della sua vicenda matrimoniale, che
77

Si ricordi che Corti d un particolare significato a questa parola spogliandola di qualsiasi connotazione negativa ma
volendo indicare semplicemente un cristiano credente e praticante, devoto.

56

non ha nulla a che vedere con quella dellautore e qui ricomincia la fiction. Nel personaggio di
Manno Corti riversa tutta la sua esperienza di soldato del re, lui stesso di fatti combatt nel Corpo
Nazionale di Liberazione in una delle poche divisioni italiane presenti al fianco di quelle angloamericane. In Manno, pi che la vicenda militare che si conclude ovviamente diversamente da
quella dellautore (Manno muore), troviamo comuni, e riversati, il comportamento, lindole, il
temperamento, la concezione religiosa, spirituale, il gusto estetico (la definizione di arte che
abbiamo sopra vista di Manno), la sensibilit intima che fa del giovane un appassionato di uccelli,
di fiori e piante, attento osservatore del Creato, al pari dellautore stesso. Pure a detta dellautore
Manno il personaggio che pi lo rappresenta anche se, ad essere onesti, veramente difficile dire
chi tra i tre protagonisti rispecchi pi Corti. Vero che Manno lunico tra i tre che esprime cos
chiaramente la sua concezione provvidenziale della Storia, Michele accenna solo qualche volta il
discorso e per Ambrogio sembra quasi non sussistere il problema. Che Corti fosse ossessionato dal
problema della vocazione labbiamo gi notato poco sopra ed ben evidente nel capitolo
autobiografico quando lautore neanche quindicenne decide che nella vita, qualsiasi cosa accadr, il
suo destino fare lo scrittore. Questi della predestinazione, della vocazione e della lettura
provvidenziale della storia sono argomenti complessi e delicati che affronteremo nel capitolo
dedicato, ora si teneva ad elencare e far comprendere gli elementi di autobiografismo presenti in
Manno. Tuttavia non si deve pensare che la maggior parte della vicenda di Manno sia
autobiografica al pari di quella di Ambrogio. Corti non and mai a combattere in Africa, non torn
mai in Italia su di un barcone e non fu nemmeno temporaneamente spostato in Grecia tra lagosto e
il settembre del 1943. A livello di episodi, quindi, la vicenda di Manno molto meno autobiografica
di quella di Ambrogio. Vi pi un autobiografismo caratteriale, di indole.
Per quanto riguarda Michele, con lui sembra tornare in auge lautobiografismo desperienza tanto
presente nel primo libro con Ambrogio. C da dire che se anche Corti non fu mai internato in
nessun lager russo, non fu mai fatto prigioniero e non ebbe mai problemi economici che lo
costrinsero a fare salti mortali per sopravvivere nel dopoguerra, per buona parte dellADV la
vicenda dello scrittore Michele coincide esattamente con la sua, tant che il romanzo, per chi
conosce un po pi da vicino la vicenda dellautore, sembra trasformarsi quasi in un diario.
Inizialmente, in CV e CL, sintuisce che la vocazione alla scrittura dellautore riproiettata tale e
quale in Michele, numerosi riferimenti presi dalla biografia redatta da Paola Scaglione78 ce lo
confermano. Successivamente viene riproposta nella storia di Michele anche la stessa difficolt
editoriale che lautore riscontr nel voler pubblicare il proprio libro sulla ritirata nel 47. Senza fare
alcun nome di casa editrice e di titoli dei libri, lautore ripropone qui la sua stessa storia. Lapice
dellautobiografismo viene raggiunto con la vicenda della tragedia su Stalin presente nel romanzo79
e presente come sappiamo nella vita di Corti80. Tutte le difficolt, le incomprensioni,
lostruzionismo della cultura dominante vengono abilmente riproposte come a voler dar voce ad
una vicenda che altrimenti troppi pochi saprebbero. Per tutta la Parte V dellADV viene trattata
questa questione, non sono che una quarantina di pagine ma sono comunque un elemento molto
significativo. Volendo riassumere in una parola lautobiografismo di Corti allinterno della figura di
Michele potremmo dire che quella che vi inserisce unattenzione al costruito dalluomo. La
propensione vera e propria del narratore storico, verista, naturalista, che tende ad osservare la realt
78

P. Scaglione, Parole scolpite, op. cit.


ADV, Parte V Mn. I
80
Ricordiamo una tragedia del 1961 dal titolo Morte e processo di Stalin.
79

57

e riportarla nero su bianco. Se in Manno abbiamo una propensione artistica, unattenzione pura,
verso la bellezza del Creato, verso la natura (si ricordi che Manno studente darchitettura), con
Michele abbiamo una tendenza a leggere luomo e i fatti della realt. Ricordiamoci che Michele il
personaggio che, paradossalmente, fa di tutto per cercare nella primavera del 42 di essere assegnato
al fronte russo proprio perch sente la necessit di andare a vedere con i propri occhi un mondo, il
comunismo, che ha rifiutato Dio deliberatamente e che sta cercando di costruire una societ
migliore e perfetta. linteresse, quindi, che spinge Michele a partire, la profonda voglia di
comprendere. Vediamo, dunque, spezzata in due personaggi la vena artistica dellautore.
Passiamo ora ad analizzare i personaggi di Secondo Livello. Immettiamo in questa categoria tutte
quelle figure che, pur non essendo principali allinterno delleconomia del testo, possiedono
allinterno del romanzo una intera Parte oppure una serie di Mannelli volti a rappresentare la loro
situazione e parte della loro storia. Possiamo annoverare tra questi: Luca, Pino e Pierello. Il primo
un amico di Ambrogio, il secondo il minore dei Riva mentre il terzo un ragazzo del 21
anchegli di Nomana che ovviamente conosce Ambrogio e famiglia. Questi tre personaggi sono veri
e proprio romanzi allinterno del romanzo, sono epopee di svariata lunghezza che possiedono un
profondo valore strutturale.
Lidea di Corti costituire un romanzo che possa dare un quadro completo della situazione
dellItalia (e dei giovani italiani) durante il periodo della guerra a qualsiasi tipo di lettore. Il fatto
che lItalia abbia combattuto su pi fronti e abbia vissuto vicende belliche di svariato e diversissimo
genere comporta delle grosse difficolt allinterno della narrazione. Come rappresentare, con tre soli
protagonisti (e quindi solamente tre ambienti , tre scenari) la variegata avventura italiana
allinterno della Seconda Guerra Mondiale? Corti risolve il problema utilizzando dei personaggi
marginali che dimprovviso diventano protagonisti di un pezzo di storia altrimenti inenarrabile.
Cos la storia di Luca ci permette di conoscere la drammatica situazione del corpo degli Alpini
durante la ritirata dal fronte russo, le avventure di Pino ci consentono di conoscere e dare un
giudizio sulla Resistenza italiana tra il 1944 e il 1945, infine attraverso Pierello ci viene raccontata,
con molta maestria e con un ennesimo cambio di prospettiva che lascia davvero senza parole, la
situazione della Germania quasi a fine guerra quando, cio, i russi iniziano a distruggere le linee
tedesche ed invadere la Prussia orientale, abitata dai tedeschi.
Si comprende bene, allora, come queste parentesi e questo utilizzo di personaggi di Secondo Livello
sia funzionale allinterno dello scopo generale del libro. Questo tipo di personaggio viene utilizzato
come trampolino o porta dingresso su di un mondo che altrimenti sarebbe a noi ignoto.
Prendiamo, ad esempio, la figura di Pino. Giuseppe (Pino), il pi piccolo fra i fratelli maschi della
famiglia Riva, allinizio del romanzo ha pi o meno sedici anni e viene presentato assieme agli altri
componenti della famiglia senza nessuna pretesa81. Per tutto CV poi non si menzioner pi e
ritorna, lentamente, in superficie in CL Parte V, Mn. III, quando, cio, Ambrogio ricoverato a
Stresa per un peggioramento delle ferite riportate nella ritirata e Pino d il cambio alla madre Giulia
per fare compagnia al fratello convalescente. Si apprende che Pino ormai una matricola di
medicina e si tratteggia delicatamente il personaggio. Lautore ci fa intuire che il prossimo
protagonista di pasta ben diversa di quella dei fratelli, pi ribelle, pi insicuro, pi cocciuto, pi
aperto a nuove esperienze e di fatti si far eccitare come un ragazzino dallesperienza partigiana e
senza rifletterci troppo decider di aggregarsi alla vicina banda partigiana comandata dal valoroso
81

CV, Parte I, Mn. I, cap. 12.

58

Beltrami. Al principio di febbraio del 44 Pino incomincia la sua avventura con la Resistenza che
proseguir per tutti i Mannelli IV, V e VI, con alcune interruzioni fino al maggio del 45, per
unottantina di pagine. In queste pagine si dar un affresco della Resistenza italiana estremamente
divisa tra bande con ideologie differenti.
Largomento abbastanza delicato perch, da quanto si capisce, Corti non del tutto favorevole ad
un certo modo di portare avanti la resistenza. La Parte VI dedicata alla particolareggiata
ricostruzione dellesperienza della Repubblica dellOssola, voluta e conquistata dal comandate
Alfredo Di Dio, nome di battaglia Marco, appartenente alle brigate azzurre di cui fa parte anche
Pino. In queste pagine viene a tratti reso visibile lastio presente tra i partigiani italiani divisi da
ideologie politiche. I rossi vengono dipinti come i pi irrequieti, sanguinari e inconcludenti anche
se si riconosce che pure le brigate azzurre hanno commesso pi di un errore lasciandosi prendere la
mano dalla vendetta e dallodio. Il bilancio , tutto sommato, paritario. Un altro motivo per cui
essenziale questa lunga parentesi allinterno delleconomia del romanzo iniziare a mostrare al
lettore la progressiva comunistizzazione del popolo che, ignorando le vicende dei lager russi, delle
proscrizioni, degli esperimenti dei colcoz del 37 finiti in carestie e atti di cannibalismo, crede
ancora che il comunismo possa effettivamente liberare luomo e rendere il mondo migliore. Non
dimentichiamo, infatti, che uno degli scopi principali del romanzo dimostrare come il comunismo
sia una cosa abominevole, inumana, e male assoluto da cui guardarsi per non ricadere in una nuova
Apocalisse.
Altra storia quella di Pierello che incontriamo per la prima volta, anche lui timidamente, nelle
pagine iniziali del romanzo quando, cio, si sta preparando assieme ad altri due coetanei alla
partenza per la naia82. Il personaggio scompare quasi totalmente per centinaia di pagine, da lontano,
si pu dire, viene tenuto docchio, ma non ce ne accorgiamo perch non uno dei protagonisti e non
sappiamo ancora che lo diventer. Quindi lo incontriamo sempre di sfuggita in CL, Parte I, Mn. IV
e in Parte VI Mn. II dove apprendiamo che Pierello stato fatto prigioniero e che seguita a non dare
notizie. Il Mn. III della medesima parte racchiude in una trentina di pagine lepopea di Pierello.
Come si diceva poco sopra anche questa parte funzionale sia da un punto di vista di comprensione
dellabominio della guerra, che in realt non ha n vinti n vincitori ma solo vittime e carnefici che
ogni tanto si danno il cambio (odio chiama odio o morte chiama morte sembra il sottotitolo
perfetto da dare a queste pagine) sia da un punto di vista (e qui forse azzardo) di lettura
anticomunista. I russi vengono dipinti come vere e proprie bestie senza senno o coscienza che
stuprano mogli davanti agli occhi di mariti obbligati a tenere loro il lume. Pagine da vero e proprio
volta stomaco di una crudelt rara, avvicinabili per entit solo a quelle viste sopra del lager di
Crinovaia. Pierello, preso prigioniero dopo l8 settembre dai tedeschi, dopo aver passato bellamente
alcuni mesi a lavorare campi presso la fattoria degli Hufenbach viene utilizzato per lultimo
periodo di guerra come vero e proprio aiuto soldato assieme ad un polacco di nome Tadeusz. Non
entriamo nel merito della possibile veridicit dellargomento giacch non siamo storici ma si sappia
che lautore sostiene vivacemente la veridicit di questa situazione83. Prendendo il fatto come
verosimile, in queste pagine Pierello organizza la fuga con il compagno cercando di inserirsi, senza
farsi troppo notare, allinterno della colonna di profughi civili che dallestremo est della Prussia sta
82

CV, Parte I, Mn I, cap. 7.


Di quanto accaduto in Germania alla fine della guerra e nel periodo subito successivo, in Italia si saputo
pochissimo, perch la cultura dominante ha pressoch impedito lafflusso di notizie. Io ho potuto farmene unidea,
essendo riuscito a procurarmi le poche pubblicazioni al riguardo da Parole scolpite, , di P. Scaglione, op. cit., (p. 197198).
83

59

cercando di rientrare in Germania. Abbiamo, quindi, un affresco unico e raccapricciante della


situazione interna della Germania nazista allepoca dellingresso dei russi. Morte, distruzione e
disperazione regnano in queste pagine e Corti, come al solito ci narra la grande Storia attraverso
pezzettini di micro storia dei suoi personaggi. La ritirata dei profughi vista con gli occhi
caritatevoli di questi due stanchi prigionieri che hanno fin piet delle anime di tante persone.
Domandandosi sempre il motivo della pazzia nazista Pierello riesce comunque a non condannare i
civili che ha intorno riuscendo a guardarli sempre con quellocchio puro che gli fa vedere che
attorno a lui ci sono persone, uomini, e non mostri. Il cambio di prospettiva il lettore lo percepisce
tutto, tant che per un attimo anche lui obbligato a mettersi nei panni dei profughi tedeschi e ad
avere piet per la loro situazione. Ancora una volta lautore ci inganna e ci sottrae dal pretendere di
trarre giudizi sulluomo; condannare il peccato ma mai il peccatore sembra linsegnamento che
Corti vuole offrirci in molte pagine del romanzo (labbiamo gi visto con Laricev, e ancor meglio
con il Praga).
Concludendo il nostro excursus sui personaggi arriviamo a parlare di quelli di Terzo Livello. Come
intuibile sono quelle figure che ricoprono un ruolo ancora pi marginale rispetto alle precedenti.
Vengono introdotte, presentate e raccontate a piccoli pezzi lungo tutto il corso del romanzo fino a
raggiungere in un determinato punto un ruolo da protagonisti anche se molto breve, avente un
chiaro senso. Esempi di questa terza tipologia sono Giustina e il Foresto. La prima la sorella di
Stefano, presentata fin dalle prime pagine del romanzo84, rispolverata a tratti grazie alle lettere che
invia al fratello Stefano al fronte e infine protagonista dei capitoli 5 e 6 di CL Parte VI, Mn. II. Il
secondo un forestiero arrivato a Nomana sul finire della guerra per cercare di convertire al
comunismo il maggior numero di persone possibili. Lo vediamo comparire in CL, Parte VII a Mn.
unico, mentre cerca di organizzare unapprossimativa resistenza assieme al rappresentante cattolico
del CLN del paese in una scena decisamente intessuta di umorismo. Lo vediamo, poi, ricomparire in
ADV Parte I, Mn. III quando assieme agli altri esponenti dei vari partiti cerca di rimettere in piedi la
vita politica del paese. Sar, infine, protagonista del capitolo 15 Mn. II Parte II.
La vicenda di Giustina atroce e ad una prima lettura il suo sembra un dolore gratuito e
ingiustificato, quasi punta di sadismo da parte dellautore. Giustina la fidanzata di Luca, quel Luca
del Corpo degli Alpini che in tutta la Parte VI del CV protagonista. Giustina fortunata perch il
suo fidanzato riesce a sopravvivere alla ritirata rimanendo illeso. Aspetta con ansia il ritorno del suo
futuro marito e intanto cerca di lavorare il pi possibile visto che, mancando Stefano ed essendo il
padre Ferrante molto vecchio, il suo lunico stipendio che entra in casa. Nonostante la stanchezza
e qualche acciacco Giustina continua a lavorare fintanto che, esausta, ha uno sbocco di sangue il
giorno della vigilia di Natale del 1944 e viene ricoverata durgenza in ospedale. La diagnosi
drammatica: tisi galoppante sentenzia il dottore. Per tutti i capitoli 5 e 6 lattenzione dello
scrittore si sofferma su questa morte, resa ancora pi tragica per la fatalit del caso con cui lei a
morire nonostante sia a casa e non Luca al fronte. Potremmo raccogliere questi due capitoli e
inserirli in un mannello artificiale assieme a molti altri simili presenti nel testo con titolo il dolore
insensato. Corti non si stanca di metterci di fronte alla crudelt, alla difficolt e, certamente,
allinsensatezza della vita quando essa ci sorride con notizie come questa. La figura minuscola, a
livello narrativo, di Giustina acquisisce una valenza quasi escatologica divenendo lemblema di
quel dolore insensato che troppo spesso circonda la nostra esistenza. Anche qui la bravura
84

CV Parte I, Mn I, cap. 2.

60

dellautore che da una figura tanto esigua riesce a tirar fuori cos tanto, facendoci senzaltro rivivere
la stessa emozione di colpo al cuore o doccia fredda che la stessa famiglia Riva ha provato
alludire la notizia del ricovero.
Diverso il caso del Foresto. Comunista sfegatato fin dalle prime pagine in cui viene presentato, il
Foresto si prodiga nella sua attivit politica come meglio pu manifestando delle chiare antipatie
verso i bigotti di Nomana. Improvvisamente, per, il Foresto si ammala e peggiora rapidamente.
Don Mario, storico parroco del paese, assieme agli altri ammalati comincia ad andare a visitare pure
lui. Sinstaura, quindi, unamicizia che inizialmente tratta di cose frivole e leggere e poi, piano
piano si sposta sempre pi, per volere del Foresto, su argomenti spirituali. Si apprende, quindi, del
suo avvicinamento al cristianesimo, della richiesta del Battesimo e della sua progressiva, turbolenta,
difficile conversione di cuore. Sempre accompagnato da don Mario il Foresto muore al capitolo 15
lasciando il lettore incerto sulla fine ultima della sua anima. Anche qui possiamo vedere come Corti
renda questo minuscolo personaggio appena accennato centro, fulcro e portatore di un concetto
veramente grande come la conversione di cuore. Anche se molto lontano dalla figura
dellInnominato, troviamo in Foresto lunico esempio di conversione di tutto il romanzo. Lo
ritroveremo, di fatti, nelle ultime righe del romanzo assieme a Stefano, Manno e al Praga in
Paradiso.
Unultima considerazione importante da fare sui personaggi la presenza di figure storiche che
partecipano alle vicende del romanzo non come entit ma come veri e propri protagonisti. Con il
termine figure storiche intendiamo sia uomini che hanno effettivamente scritto qualche pagina di
storia sia personaggi realmente vissuti me che lumanit ha, inevitabilmente, dimenticato. Hitler,
Mussolini e Stalin vengono citati pi volte ma non sono mai rappresentati sulla scena della
narrazione. Il posto lasciato a quei personaggi medi che per la loro semplicit riescono ad
entrare bene nelle pagine del romanzo. In ordine di importanza possiamo citare: don Gnocchi; don
Gemelli; il professor Apollonio; Alfredo di Dio; don Turla; don Mario.
Questi sono tutti personaggi che, a parte Alfredo di Dio, sono stati personalmente conosciuti
dallautore Corti e con i quali ha mantenuto cordiali rapporti di amicizia. Lamicizia che si evince
tra la famiglia Riva e don Gnocchi un riferimento autobiografico; la relazione con il professor
Apollonio appartiene anchessa alla storia personale dellautore; il Rettore dellUniversit Cattolica
fu effettivamente conosciuto agli inizi degli anni 40 da Corti nei casi descritti dal libro; don Mario
Cazzaniga era a tutti gli effetti il prete di Besana Brianza, mor nel 2001.
Quello che concerne don Turla un poco pi complesso. Lesigenza dello scrittore era, tornato
dalla guerra e in cerca di materiale per i suoi libri, trovare pi informazioni possibili. Scrive a tal
proposito lautore:
Dopo la guerra, anche per avere notizie dei miei amici dispersi, cercavo di
essere presente alla stazione di Milano, allarrivo delle tradotte dallEst. Poi ho
cercato di tenere i rapporti con quelli che erano tornati dalla prigionia. Ho
raccolto, in modo particolare, le testimonianze di due cappellani superstiti di
Crinovaia, che poi ho addirittura fatto entrare nel romanzo con i loro nomi: don
Carlo Caneva, che ha costituito a Cargnacco (in Friuli) un tempio alla memoria
dei caduti in Russia, e don Maurilio Turla, che ha fatto la stessa cosa a Boario
Terme. Ma non solo da loro ho ricevuto notizie. Inizialmente gli ufficiali italiani
prigionieri in Russia erano sparsi in lager diversi; in seguito , quando i russi
61

hanno cominciato a rendersi conto di poter vincere la guerra e hanno iniziato un


indottrinamento dei prigionieri che potesse servire loro politicamente, tutti gli
ufficiali superstiti (circa cinquecento) sono stati riuniti a Ssdal, in uno dei
campi migliori, un ex convento non lontano da Mosco. Io ho raccolto le mie
informazioni non solo attraverso tutte le pubblicazioni disponibili, ma anche da
parecchi di quelle persone: di alcune sono diventato amico. Anche la storia dei
bambini spagnoli deportati in Russia per farne attivisti politici rigorosamente
vera: a me lha raccontata per primo un certo sottotenente Colombi di Milano;
poi me lhanno confermata altri. Quella colonia (smantellata dopo la morte di
Stalin, quando quei ragazzi sono stati rimandati in patria) si trovava vicino al
lager i Ssdal: la sua esistenza ricordata in diversi libri di memorie. Circa
Crinovia, il peggiore dei lager sovietici (lunico in cui il cannibalismo era
generalizzato), ho raccolto le notizie soprattutto da padre Turla, cappellano del
battagliano Saluzzo. Una volta finito il libro sono andato a trovarlo tra le sue
montagne, e gli ho letto le pagine riguardanti quel campo di prigionia: siccome
avevo raccolto testimonianze da fonti diverse, volevo avere la certezza che non
ci fossero errori o anche solo imprecisioni nella mia descrizione. Mi ha fatto
correggere due particolari secondari, poi ha approvato tutto.85

Questo lungo intervento propedeutico per farci capire il modo di impostare il lavoro scrittorio da
parte del nostro autore. La base di partenza sono i fatti storici recuperati o sui libri di storia o da
fonti dirette, oculari. Il procedimento con cui Corti elabora il romanzo assomiglia, in certi specifici
casi, a quello utilizzato da uno storico di professione che raccoglie, confronta e rielabora tirando le
somme.
Davvero infiniti, quindi, i pezzi di storie personali di decine di persone che confluiscono nelle varie
figure incontrate. Tutti stralci di ricordi e di racconti che guadagnano una posizione eterna nel
romanzo. Sarebbe inutile ricostruire i modelli di ciascuna vicenda, basti sapere che la tendenza
stata quella di inventare il meno possibile e, al limite, fondere vicende appartenenti a persone
diverse cucendole addosso ad un unico personaggio. Due esempi fra tutti possono essere: il Praga e
Manno.
Sul Praga ci illumina ancora una volta lautore:
Il personaggio del Praga mi stato ispirato da un partigiano di Teramo (il
braccio destro del comandate comunista sulla montagna, si definiva): era
talmente pervaso dodio per i fascisti che ho visto in lui la figura
dellindemoniato moderno, diverso dagli indemoniati che sono nel Vangelo.
Oltre a quellindividuo (il quale poi giunto ad ammazzare di l a non molto un
proprio fratello) ho appreso in seguito di gente che, in diversi luoghi, per poter
torturare e uccidere ha cambiato pi volta bandiera. () Alla fine del Cavallo
rosso lo faccio andare in Paradiso perch, nellincontro di Teramo, c stato un
momento in cui, nonostante tutto, quelluomo mi ha commosso. Io lo sentivo
avverso in modo totale, per la sua foia di uccidere, ma in seguito a una frase
(Sapesse quante ne ho passate io nella mia vita) mi ha fatto per qualche
istante compassione. Ho poi riflettuto che se io, uomo cattivo e imperfetto come

85

P. Scaglione, Parole scolpite, op. cit., p.196.

62

tutti gli uomini ho provato quel breve momento di compassione, di sicuro


Cristo, che amore, quando se lo trovato davanti lo ha salvato.86

Il Praga , quindi, nella sua totalit, frutto dellinvenzione dellautore che, per, parte da una
esperienza, da un uomo, concreto e vero che lui stesso ha incontrato. Vengono in lui fusi da un lato
la cattiveria del partigiano di Teramo, dallaltro il continuo voltafaccia di alcune persone che l nei
dintorni di Teramo cambiava fazione per soddisfare il proprio odio.
Per quanto riguarda Manno, oltre allautobiografismo di carattere che abbiamo sopra notato
interessante notare il riutilizzo di due vicende altre che confluiscono allinterno della sua storia:
() Il riferimento storico per a Giuseppe Cederle, studente di Lettere
allUniversit cattolica di Milano, morto nella battaglia di Montelungo. La
caratteristica dominante di Manno, quella sua sensazione di essere destinato da
Dio a un compito particolare, era appunto una delle idee fisse di Cederle. Poich
io non ho conosciuto Cederle di persona, laspetto esteriori di Manno (i capelli
colo biondo tizianesco, laria distinta) riprende un tipo veneto non infrequente:
volevo sottolineare il fatto che Cederle fosse di Vicenza. Lidea di piazzarlo
come cugino orfano in casa Riva mi venuta dal fatto che, vicino alla nostra
casa e allinterno del nostro giardino, abitava uno zio, che aveva un unico figlio.
Pi giovane di me di un anno, questi portava il mio stesso nome; siccome i
ragazzi vanno dove ci sono i ragazzi, viveva praticamente con noi dieci, come
undicesimo fratello.87
E ancora:
La storia di Manno che torna dallAfrica in barchetta riprende una storia che mi
stata raccontata da due fratelli, certi Vigan di Lesmo, i quali nella vita civile
facevano lavori edili: quei due giovani, insieme a una decina di altri soldati,
avevano approntato una barca ed erano rimpatriati appunto in quel modo.88

5.0 Il Narratore
Cerchiamo ora di affrontare il delicato problema del narratore. Corti si presenta come narratore
onnisciente, consapevole del passato, presente e futuro. In tutto il romanzo la percezione che
abbiamo quella di un narratore extradiegetico personificato, proprio come Manzoni nei Promessi
Sposi. Il narratore conosce tutto, sai i pensieri e le sensazioni di ciascuno dei personaggi, e sa bene
come la storia andr a finire facendocelo intuire di tanto intanto con alcune battute prolettiche89. Il
narratore sembra non appartenere al piano della narrazione e pare osservare la vicenda dallesterno.
In quanto narratore extradiegetico egli non presente fisicamente allinterno del racconto (se
86

P. Scaglione, ivi, p. 200.


P. Scaglione, ivi, p.173.
88
P. Scaglione, ivi, p. 198.
89
p. 241, cap. 26 Mn IV Parte III : Il bersagliere di Nomana rest l, a guardare il veicolo allontanarsi; Ambrogio lo
vedeva per lultima volta: nei lunghi anni a venire se lo sarebbe ricordato spesso comera in questo momento, ilare, con
lelmo piumato in testa, il collo sottile, e il moschetto pendente canna in gi dalla spalla.
87

63

escludiamo il caso stranissimo di pagina 40690) tuttavia personificato in quanto si rivolge


direttamente al lettore prendendo una posizione chiara sui fatti narrati. Di esempi ce ne sono molti,
ne riporteremo alcuni in maniera schematica fra poco. A causa del pesante autobiografismo vi ,
quindi, una identit abbastanza palese tra autore e narratore, le considerazioni che fa il narratore
sono chiaramente sottoscritte dallo stesso autore. Vi una perfetta corrispondenza. Il patto di
veridizione tra narratore e lettore stipulato in quanto il primo si fa garante di essere perfetto
testimone dei fatti, fatti che nemmeno un uomo presente sulla scena avrebbe potuto sapere 91.
lonniscienza pura di chi vede con gli occhi di Dio.
Qual il punto di vista che il narratore accoglie quando racconta? Normalmente potremmo averlo
di due tipi: un punto di vista interno ed uno esterno, dove il primo esclude il secondo. Con punto di
vista interno intendiamo che il narratore cerca di descrivere la storia come se raccontasse con gli
occhi dei personaggi, filtrando, cio, i fatti attraverso le loro sensibilit. Questo punto di vista
molto spesso utilizzato dal nostro narratore quando d libero sfogo ai vari stream of consciousness
dei personaggi, quando prova a far leggere la realt direttamente a loro facendoli pensare e parlare
alla ricerca di una risposta. Tuttavia il p.d.v. interno non lunico adottato nella narrazione. Vi
anche lopposto, quello esterno, quando cio gli eventi vengono descritti come se fossero visti
dallalto senza essere filtrati attraverso le coscienze dei vari personaggi92. Spesso il p.d.v. interno
sia riportato che adottato questo vuol dire che il narratore qualche volta riporta esattamente il
pensiero del tal personaggio e qualche altra cerca di adottarlo lui medesimo. Lesempio seguente
una perfetta commistione dei due diversi modi di p.d.v. interno perch vediamo nella parentesi un
pensiero, un dubbio di Ambrogio esattamente riportato in maniera gratuita (il narratore onnisciente
dovrebbe saperlo ma non lo dice) successivamente, con il commento insolitamente, viene adottata
la precisa percezione di Ambrogio:
Ma vicino a una porta a vetri illuminata forse il comando tappa, forse il
comando militare di stazione cera una squadra in armi (di fanteria? Della
milizia fascista? Non riusc a distinguere) insolitamente disciplinata e anche
marziale: questo particolare lo not bene. 93

Quando poco sopra si parlava di onniscienza pura vista con gli occhi di Dio sintende lidentit tra
narratore e Dio che sembra essere presente in numerose pagine del romanzo. Questa dovuta, come
gi accennato, alla longevit dellautore e al prepotente autobiografismo di cui i personaggi
principali, e non solo, sono intessuti. Allinterno del testo la narrazione termina a met degli anni
Settanta, poco prima del referendum sul divorzio, quindi poco prima del 1974. Sono gli stessi anni
in cui Corti autore comincia a scrivere il romanzo, la coincidenza interessante. Il suo intento
macroscopico quello di leggere la grande Storia con il senno del poi. Questo atteggiamento
potrebbe sembrare essere tipico degli storici in realt non vi nulla di pi sbagliato. La formazione
90

Mangiacavalli! pens Reano: era morto prima della ritirata durante quellazione con quellosservatore dartiglieria
il sottotenente Corte o Curti (se vogliamo essere esatti Corti, futuro autore sia detto tra parentesi del presente
romanzo).
91
p. 407 cap. 23 Mn. III Parte V : Nessuno, sul momento, ebbe occhi per il sergente italiano Reano e per il tenente
russo Laricev; del resto nessuno avrebbe potuto prestar loro qualche soccorso, la morte di entrambi essendo stata
istantanea. Nessuno la pot poi nemmeno ridire, perch il soldato cui Reano aveva comunicato il proprio nome, dopo
esserselo ripetuto pi volte con ammirazione, lo dimentic.
92
Si veda lincipit del romanzo.
93
Parte III, Mn. I, cap. 2 p. 146.

64

rigorosamente cattolica, nel bene e nel male, fa compiere allautore un passo in pi ovvero la ricerca
di senso. In tal modo Corti va alla ricerca disperata di un senso compiuto della Storia sulla scorta di
una lettura provvidenziale dellesistenza. Tutto quello che successo in passato ha un senso,
compito dellautore che si accinge ad una narrazione storica ritrovarlo e spiegarlo agli altri. ,
quindi, pi di una lettura della realt, di uninterpretazione, molto di pi di qualsiasi onniscienza
concepibile un tentativo di rileggere la Storia con gli occhi di Dio ovvero con gli occhi del Bene e
del Male. Da qui la sua battaglia spietata contro il comunismo che viene classificato come Male. La
ricerca di senso lo porta a rileggere la propria esperienza come opportunit concessa dal Cielo per
poter combattere per il Regno (volendo utilizzare unespressione molto cara allo scrittore), tenendo
lontani il pi possibile velleit comuniste dal governo italiano.
5.1 Interventi da onnisciente, come se lo scrittore fosse Dio o lAngelo Custode che conosce
ogni fatto e ogni anima:
p. 151 cap. 4 Mn. I ParteIII : Ogni tanto dal treno si scorgeva sulle strade non lontane dalla
ferrovia uno strano formicolio di civili, uomini e donne, i quali ora fitti, ora molto diluiti
andavano e venivano con carichi sulle spalle o sospingendo rudimentali veicoli dogni tipo. I
militari non riuscivano a capire cosa mai facessero: si trattava di abitanti delle citt diretti in
campagna per barattare i pi vari oggetti, o che ne tornavano col loro piccolo . a volte tragicamente
minuscolo . carico di cereali. Quelle processioni fuori norma indicavano che nelle citt cera la
fama, ma i quattro non se ne resero conto.
5.2 Interventi del narratore fintamente ignaro dei fatti:
p. 247, cap 28 Mn IV Parte III: I due se ne andarono con passo() Verso quale destino?
p. 358 cap. 9 Mn. I Parte V: Mezzogiorno doveva essere passato.
5.2.1 Errore di onniscienza o semplice svista
p.475 cap.7 Mn.II Parte I, CL: Pur non essendo aspirante scrittore come il Michele Tintori, il
futuro architetto94 Manno Riva cercava, per quanto possibile, di vedere di persona tutto ci che
accadeva intorno a lui.
5.3 Commenti personali:
p. 687 cap. 14 Mn, II Parte IV CL: Lazione di Montelungo costitu oggettivamente linizio della
ripresa dellItalia, della sia risalita dalla palude ()
p. 1113 cap. 5 Mn.I Parte IV ADV: Le elezioni del 18 aprile 1948 ebbero un effetto tale da
determinare obiettivamente la storia di tutti e di ciascuno in Italia. Consentirono davvero che il
paese completasse la sua ricostruzione (per questo bast un anno o poco pi) e che le attivit
produttive cominciassero a svilupparsi in modo sistematico. Ancor pi importante fu un principio di
recupero spirituale del popolo: il quale aveva ora unautorit eletta liberamente, disponeva cio di
s stesso, mentre la prospettiva di ricadere nelle mani duna minoranza deviante rossa o daltro
94

Manno non diventer mai architetto perch morir durante la riconquista dellItalia. Questa tessera, che solo una
formazione filologica (sia detto senza vanto) ci ha fatto notare, potrebbe farci capire come lautore non avesse gi da
subito in mente la sorte di Manno ma lavesse cambiata e la sviluppata durante la scrittura.

65

colore che fosse andava lentamente svanendo. LItalia poteva dunque ritrovare la propria identit,
tornare a essere s stessa, e tent di farlo. Ignara che dopo appena cinque anni venuta meno una
maggioranza politica omogenea - il governo non sarebbe pi stato in grado di governare, e nel
paese non ci sarebbe pi stata autorit. Tanto che in seguito si sarebbe vissuti per decenni di rendita
su quei cinque anni: dapprima avanzando ancora impetuosamente, per inerzia e con disordine, nei
settori produttivi e materiali in genere, poi precipitando poco a poco verso una nuova dissoluzione.
A quel tempo per un fatto simile nessuno lo sospettava e la gente si mise al lavoro con formidabile
impegno.
Interessante, poi, notare lutilizzo ambiguo e non definito delle parentetiche che ricoprono a volte
un ruolo prolettico a volte semplicemente di commento, a volte entrambe le cose offrendo un
commento su una situazione che deve ancora verificarsi.
5.4 Parentetiche prolettiche:
p. 94 cap. 29 Mn. III, Parte I : (Vogliamo anticipare? Trentanni pi tardi, sotto linfluenza laicoumanitaria della televisione e delle idee nuove, i ragazzi di Nomana non sarebbero pi stati cos:
avrebbero tormentato meno gli animali, e non avrebbero pi tormentato pubblicamente i deficienti,
che sono due indubbi passi avanti. Per avrebbero cominciato come non era mai accaduto nella
storia del paese a odiare determinati gruppi sociali, e inoltre nessuno di loro, o quasi, sarebbe pi
arrivato vergine al matrimonio. Tanto lessere umano limitato: se acquista da una parte, perde
puntualmente de unaltra; in questo sembra non ci sia scampo. Ci tornano in mente, al limite, le
incredibili cassette per la nidificazione degli stornelli issate, nientemeno, sulle baracche di
Auschwitz, dai carnefici di cuore tenero verso gli uccellini);
5.5 Parentetiche che danno ragguagli storici o tecnici:
p. 442 cap 5 Mn Parte VI : (qui il lettore non pensi a un espediente letterario per rendere la
tensione del momento: questo fu, pari pari, ci che accadde, come lo troviamo nella relazione di un
protagonista).
p. 595 cap 8 Mn Parte II: (in effetti dopo la guerra i prigionieri russi rimpatriati inclusi di norma
quelli che avevano combattuto coi partigiani contro i nazisti vennero deportati dalla N.K.V.D.)
p. 167 cap. 10 Mn. II Parte III : (Solo molto pi tardi avrebbe saputo che i besprizrni costituivano
una particolare categoria di organi, in quanto erano figli dei morti nelle ondate di violenza ricorrenti
nella societ sovietica: dei morti nella guerra civile anzitutto, poi nelle diverse repressioni, nelle
carestie, e nelle sempre rinnovate deportazioni: dopo ogni nuova esplosione di questi flagelli, nelle
citt russe venivano a formarsi nugoli di bambini che vivevano di furto e despedienti. I comunisti a
volte li raccoglievano per educarli e recuperarli, ma a volte le bande dei bambini inselvatichiti erano
troppo numerose e moleste, e cerano state effettivamente delle bestiali fucilazioni in serie).Questo
comunque Michele per ora lo ignorava; a dire il vero lunica cosa di cui egli si fosse finora reso
chiaramente conto era che di tutte le calamit dl periodo comunista quella che oggi pi emozionava
la gente in Ucraina (almeno i contadini con altre classi non aveva avuto contatti) era la carestia
seguita alla collettivizzazione della terra dieci anni prima: malgrado il greve fatalismo russo, la
ricordavano tutti con incredibile spavento.
66

5.6 Parentetiche che danno pareri personali:


p.832 cap. 11 Mn.III Parte VI CL: (Noi non troviamo gratuita la sua perplessit. Se vero che non esistono
popoli superiori, n inferiori, agli altri, anche vero che ogni popolo ha un proprio momento di particolare
efficacia, in cui chiamato a costruire con grandezza non solo per s ma per tutti, e secondo ogni
verosimiglianza il nostro avrebbe dovuto essere il secolo dei tedeschi. Li abbiamo visti al culmine delle
possibilit realizzatrici, come devono essere stati gli elleni nel loro tempo pi felice, quando dietro alla
civilt quellincommensurabile apporto, come i romani alcuni secoli pi tardi, e gli italiani nel medio evo, e
gli spagnoli nel cinquecento, quando furono tali da arrestare nel vecchio mondo la minaccia dellIslam e in
pari tempo da colonizzare il nuovo. Come i francesi nel settecento, come infine nellottocento gli inglesi,
quando con la macchina e lindustria moderna hanno creato nuove impensate possibilit di vita per
lumanit intera. Disgraziatamente il loro grande momento i tedeschi lhanno sciupato al seguito di falsi
maestri, in unimpresa del tutto contro Dio, escludendosi con ci dalla possibilit di costruire alcunch. E
non basta: lo sperpero delle loro immense energia di cui gli ultimi brandelli avrebbero portato luomo sulla
luna, e la perdita dun numero cos spaventoso di loro, uomini dotati di fermezza oggi introvabile altrove,
avrebbe negli anni a venire rappresentato per lumanit intera un impoverimento forse irreparabile.)
p. 132 cap. 8 Mn. Parte II: (In realt a lui dispiaceva che si sparlasse di quellepoca, soprattutto perch ad
essa faceva risalire direttamente la religiosit sua e della gente di Brianza, e lattuale religiosit cattolica in
genere. Solo molto pi tardi avrebbe scoperto che queste sono da ricollegare piuttosto alla riforma- autentica
riforma, comunque la si chiami della chiesa, avviata ben dopo il medio evo da san Carlo e dal concilio
Tridentino, e tenacemente portata avanti nel corso dei secoli da innumerevoli operatori, in genere poco
conosciuti perch modesti come gli apostoli e i discepoli al tempo del Signore.) Ma torniamo al corso
ufficiali:

5.7 La presenza delle note


Unaltra caratteristica che ci fa riflettere molto sulla razionalit della scrittura cortiana la presenza
delle note, due in tutto il romanzo. Con le note abbiamo unintromissione dellautore allinterno del
racconto di diverso tipo rispetto agli altri commenti e interventi, cerchiamo di capire qual la
differenza. Troviamo la prima nota a p. 325 e la seconda a p. 595. La prima, la pi lunga, chiude la
Parte IV di CV sulla ritirata dei bersaglieri, la seconda inserita al cap. 8 della Parte II di CL.
Entrambe le note sono concluse con lindicazione fra parentesi: (Nota dellA.). Queste note hanno
una valenza prettamente storica sono, cio, dellinformazioni aggiuntive che lautore inserisce per
far meglio comprendere al lettore che le cose di cui si sta parlando non sono materiale di fantasia
ma sono attentissimi tentativi di ricostruzione storica. La prima nota cerca di spiegare la complicata
battaglia di Mescoff:
(*) In seguito, sulla base delle testimonianze raccolte, venne fatta della battaglia
di Mescoff una ricostruzione ufficiale. Alla quale noi avremmo voluto com
nostro sistema attenerci; ce ne siamo per dovuti parzialmente scostare perch
non disposti a omettere lepisodio degli uomini accerchiati in paese: dei quali e
della cui fine non rimasta quasi altra testimonianza che quella portata in quei
giorni dai croati. A noi lepisodio venne riferito a fine gennaio (cio poche
settimana dopo che sera verificato) da ufficiali del Sesto bersaglieri che
avevano parlato coi tre croati, e da allora ha costituito ai nostri occhi una
componente importante nel quadro. Labbiamo perci introdotto anche se, a
trentanni di distanza, non siamo riusciti nonostante le nostre ricerche a
documentarci ulteriormente su di esso (pur avendone trovata una conferma nelle
67

memorie del colonnello Carloni comandante del Sesto reggimento bersaglieri:


Italiannzy caputt, ed. CEN, Roma 1959). Tra laltro non siamo riusciti a
individuare a quale battaglione appartenevano gli uomini rimasti accerchiati in
Mescoff: per questo motivo nel romanzo abbiamo dato ai battaglioni che
formavano il reggimento di Stefano un numero diverso da quello che essi
avevano nella realt, un numero di nostra invenzione.

In unidentit completa tra narratore e autore, qui Corti cerca di far comprendere limpegno che ci
ha messo per tentare di ricostruire un evento che altrimenti sarebbe stato cancellato dalla Storia.
Nelle pagine precedenti si racconta di questo residuo di battaglione croato che, capta la situazione
disperata, chiede ai propri ufficiali di sparargli in testa. Moltissimi croati muoiono in questa
maniera. Improvvisamente sinquadra un ufficiale che cerca di convincere due soldati a tentare la
fuga. Dopo averli convinti i tre croati riescono effettivamente a mettersi in salvo e a raccontare
laccaduto: ovvero che met reggimento (quello di Stefano) era stato lasciato a se stesso
intrappolato nella sacca mentre la restante met aveva preso la via di fuga approfittando della
distrazione dei russi. La ricostruzione ufficiale, ci segnala Corti, omette questo rilevante particolare,
mentre lui se ne discosta preferendo attenersi alle testimonianze oculari che ha raccolto. Da questo
conflitto lesigenza della nota. Un lettore ben informato sui fatti narrati avrebbe potuto obiettare
sulla veridicit degli episodi, Corti prevede la mossa e giustifica tutto quanto lo scritto.
La nota successiva ancora pi particolare. Trattasi di una precisazione che lautore fa al narratore
senza alcun tipo, contrariamente a prima, dimmedesimazione. Il narratore sta cercando di
ragguagliare il lettore circa il numero di morti e prigionieri italiani che erano stati fatti nel periodo
della ritirata. Se il narratore molto vago e parla di percentuali : A fine aprile 1943 rimaneva perci
in vita solo il venti per cento degli italiani catturati(*) lautore interviene puntualmente con
lasterisco (*) a rendere completa e precisa linformazione:
(*)A quella data-fine aprile 1943-i prigionieri di guerra italiani chiusi nei lager
sovietici erano intorno a diecimilacinquecento (come si pot ricostruire pi tardi
rapportandosi al numero di rimpatriati che fu di 10.030). Dal che- stando ai
computi riportati sopra-si pu dedurre che gli italiani catturati dai russi (senza
contare i feriti incapaci di camminare, uccisi o lasciati morire sulla neve al
momento della cattura) devono essere stati complessivamente da cinquanta a
sessanta mila, e non oltre centomila, come generalmente si riteneva allora nei
lager e in Italia, sulla base delle notizie trionfalistiche diffuse da radio Mosca. Il
numero di cinquantacinquemila catturati circa (di cui 10.030 rimpatriati e
quarantacinquemila morti in prigionia) si accorda in effetti col dato riassuntivo
pubblicato parecchi annoi dopo dal ministero della difesa( 74.800 morti
complessivamente in battaglia e in prigionia).

6.0 Il mannello
Abbiamo finora analizzato unintera Parte cercando di capire come lautore si muova nella gestione
dello spazio, del tempo, dei personaggi e dei legami con le parti appena precedenti e appena
successive. Abbiamo, quindi, allargato il discorso facendo delle considerazioni pi generali.
Consideriamo ora come lautore si comporta in un singolo mannello e in una serie di capitoli.
Proviamo ad affrontare lo studio del mannello II della Parte I di CL. Che interamente dedicato a
Manno, ce ne saranno parecchi in questo secondo libro, prendiamo il primo. Questo mannello
68

composto da nove capitoli (dal 6 al 14) e comprende una trentina di pagine. Il tempo preso in
considerazione quello della durata del viaggio in barca da Tunisi ad un paese non meglio
identificato della Sicilia. Sono tre giorni di viaggio e due notti, secondo la nostra ricostruzione tra il
6 e l8 maggio 1943. Questo, in sintesi, il contenuto del mannello:
Manno si trova a Tunisi nei giorni in cui lesercito nazifascista sta perdendo la guerra dAfrica. Per
caso viene a sapere dellorganizzazione di una fuga in barca da Tunisi, che stata appena
conquistata dalle forze anglo americane. Si prodiga per raggiungere il gruppo di italiani che tentano
la fuga. Sono dieci uomini uno dei quali si chiama Ulisse e due di questi sono i fratelli Vigan, che
abbiamo gi citato sopra nel paragrafo dei personaggi. Viene montato il motore di unautomobile
sulla barca e viene ripetutamente controllato il pescaggio della stessa onde evitare di incappare in
bombe piazzate a pelo dacqua. Durante la notte vi la partenza per mare e Manno si perde in delle
riflessioni sullaldil e linferno. Poco prima dellalba la ciurma approda in una grotta nei pressi di
Capo Bon, durante il giorno tutti dormono. La notte seguente riprende il viaggio verso Pantelleria,
che costringe, per, i fuggitivi ad una navigazione per un paio dore sotto la luce del sole, il che
comporta il grosso rischio di essere scoperti dagli aerei nemici. Descrizione camuffamento durante
navigazione diurna, si travestono da pescatori. Quasi a Pantelleria da lontano osservano il
bombardamento dellisola; poco dopo vi approdano e viene ad accoglierli il tenente della GAF; al
tramonto ripartono e approdano in mattinata al paese natio di uno dei componenti della ciurma.
Patan , il siculo, ritrova la sua famiglia, e Manno e gli altri sbrigano delle pratiche per essere
rimpatriati e reinseriti al proprio deposito.
Il mannello si apre in una completa linearit temporale con il mannello precedente. Al Mn. I
Ambrogio e il padre Gerardo, a Nomana, stanno parlando proprio di Manno quando il capitolo si
conclude lasciando spazio alla descrizione dellodissea del cugino. Ancora una volta vediamo il
delicato e progressivo modo con cui il narratore introduce il prossimo protagonista. Questo
mannello appartiene a quella categoria di narrazioni di epopee che gi abbiamo visto sopra con
Pierello e Michele e racchiude le avventure della fuga di Manno. C quindi una continuit logicatemporale-spaziale-argomentativa che non frequente in tutti gli altri mannelli e rispecchia
piuttosto uneccezione. Schematizziamo per utilit il libro CL, composto da VII Parti e XIX
mannelli.

Mannello Argomento

Spazio

Tempo

I Rimpatrio di Ambrogio dallospedale di Leopoli e


ritorno in treno in Italia. Degenza a Riccione; visite
dei genitori racconto della domenica passata
assieme. Gerardo e Ambrogio parlano di Manno.
Mn. II
Rimpatrio di Manno

Leopoli-trenoitalia-SchioRiccione

Da
febbraio
maggio

Parte
Mn. I

Tunisi-mare6,7,8
vicino a Capo 1943
BonPantelleriaarrivo in un
porto
della
Sicilia

fine
-6

maggio

69

Mn. III

Riccione a ritorno narrazione ad Ambrogio, incontro


tra Ambrogio e Manno. Arrivo di Manno a Nomana.
Scena della piazza di Nomana. Si sta per andare tutti
a messa, nuova descrizione dellafflusso della gente
in chiesa simile a quella del 1Mn. Parte 1.,
narrazione ad imbuto viene focalizzata ragazza che
accompagna signora Eleonora; Usciti da chiesa,
Manno si accorge che la ragazza bellissima,
sinnamora. Manno il giorno dopo alle 17 si presenta
ai Dragoni, fa la conoscenza diretta di Colomba.
Mn. IV
Stazione Nomana incontro tra Manno e Pierello
mentre i treni stanno partendo, uno arriva laltro va a
Piacenza. Arrivo qualche giorno dopo di Ambrogio a
Nomana. Incontro tra Ambrogio e Pierello.
Parte II Epopea di Michele Tintori a Crinovaia
Mn. I

RiccioneNomana

14 maggio
24 maggio

Nomana

24 maggio

Russia

met febbraio-

Parte III Manno aspetta di essere trasferito da Piacenza al


Mn.I
fronte. A Nomana scene domestiche in cui Gerardo e
Ambrogio parlano, si apprende delle dimissioni di
Mussolini. Episodio delluomo con la spilla fascista
sul treno del 26 luglio. Ambrogio va a farsi visitare
nuovamente,
gli
prescrivono
il
ricovero.
Bombardamento di Milano. Manno torna a Nomana
lultima volta ma Ambrogio in ospedale.
Mn. II
Tutta la prima parte sono i pensieri di Manno sulla
Provvidenza. Arrivato a Nomana si fa accompagnare
dallautista Celestino per andare a trovare Ambrogio
a Stresa e Colomba a Novara. Poi ritorna a Piacenza.
Parte IV Partenza di Manno per la Grecia da Brindisi. Arrivo
Mn.I
e stazionamento a Porto Elena. Capovolgimento
della situazione politica (settembre 1943) e ritorno di
Manno a Brindisi.

PiacenzaNomana

fine aprile 43

NomanaStresaNovaraPiacenza
BrindisiGrecia
(in
realt
Albania)Brindisi
Mn. II
Manno e gli ultimi soldati del Re. Addestramento Murgiano
militare dei nuovi ufficiali, azioni di guerra. Morte di (paesino della
Manno.
Puglia)MontecassinoMontelungo
Parte V Ambrogio a Stresa ha un peggioramento.
Stresa
Mn. I

Mn. II

Continua lepopea di Michele nel lager di Oranchi.

Russia,

10

luglio-14

agosto 1943

23-24 agosto

24 agosto-20
settembre

Alcune
settimane
dopo-16
dicembre 43
Pi o meno in
contemporanea
non

specificato
Estate-met
70

dicembre 43
Mn.III
Prima
di
Natale-met
gennaio 1944
Mn. IV
Met gennaio17 febbraio
Mn. V
Appena dopo,
non specificato
Mn. VI
Arriva cartolina di richiamo per Pino. Seconda parte NomanaSeconda met
dellepopea di Pino.
Ornavassoaprile-12
tragitto
per ottobre 44
Pan
PerduMegolo
e
PiedimuleraDomodossolaimbocco
valleDomodossolaperegrinazione
per
raggiungere il
confine
svizzero
Parte VI Si parla del Praga
Milano
In
Mn. I
contemporanea
Mn. II
Capitolo su Nomana e su come si sta percependo la Nomana
Novembre 44guerra nella famiglia Riva.
ultima
settimana
di
gennaio 45
Mn. III
Epopea di Pierello
Prussia
Ultima
di
gennaio
45
prima
di
febbraio 45
Parte VII Fine della guerra a Nomana
Nomana
Febbraio-27
Mn. I
aprile
Oranchi
Pino va da Ambrogio a Stresa, progressivo Stresa
coinvolgimento del ragazzo nellavventura della
Resistenza.
Epopea di Pino
MengoloNomana
Pino a Nomana studia e va alla caccia del Praga
Nomana

Da questa schematizzazione possiamo trarre alcune considerazioni. Innanzitutto notiamo subito che
ad ogni mannello quasi mai corrisponde un solo argomento finito. Uno dei pochi esempi lepopea
di Pierello che, distribuita nella Parte VI, si presenta come iniziata e conclusa con il mannello III.
Esempio intermedio il mannello che stiamo analizzando sulla fuga in barca di Manno: un pezzo
dellesperienza di Manno che viene trattato in maniera specifica e definita ma non conclusivo. Su
Manno, infatti, ci saranno altri mannelli. Altro esempio intermedio lesperienza di Michele nei
lager russi. Questa viene raccontata in due mannelli distanti parecchie pagine uno dallaltro. Una
domanda, allora, ci sovviene: cosa abbraccia un singolo mannello?
71

Se volessimo seguire lindicazione dellautore che larte una ricerca delluniversale al particolare,
potremmo considerare i mannelli come fase intermedia tra luniversale (la Parte, il libro) e il
particolare (il capitolo, il paragrafo). Guardando sotto questa luce la questione ci accorgeremo che
ogni mannello ha una funzione o propedeutica-centrale-conclusiva o esaustiva.
Con funzione propedeutica di un mannello intendiamo la progressiva introduzione, allinterno del
romanzo, di personaggi, ambienti, pensieri ed emozioni fino al momento precedente a noi ignoti ma
essenziali per una corretta interpretazione dei fatti a venire. Il mannello possiede sempre un unico
argomento di base che nei capitoli viene via via sviscerato e ingrandito, meglio focalizzato. Il
mannello come un percorso che ci accompagna dal grande al piccolo. Se questo percorso nasce si
sviluppa e muore in un solo mannello allora avremo un mannello esaustivo che chiameremo anche
epopea. Al contrario se avremo un percorso lungo e lento che richiede pi mannelli per essere
meglio sviscerato avremo un mannello propedeutico volto ad introdurci personaggi e argomenti,
uno centrale ed uno conclusivo.
6.1 Mannello esaustivo
Il mannello da noi definito esaustivo pu essere di due tipi: depopea o di situazione. Gi abbiamo
accennato allepopea, riassumono bene questo tipo le vicende di Pierello in CL Parte VI Mn.III e le
vicende epiche di Luca e degli alpini della Tridentina in CV Parte VI a Mn. unico. Micro romanzi
allinterno del romanzo la cui funzionalit risiede nel raccontarci in una maniera concisa alcuni
avvenimenti della guerra che altrimenti ci sarebbero ignoti poich i protagonisti principali dei nostri
libri non vivono questo determinato tipo di esperienze. Con questi due mannelli vengono
rappresentate delle figure marginali che diventano dun tratto protagonisti, sono i personaggi di
secondo livello che analizzavamo sopra.
Il mannello esaustivo pu essere anche di situazione quando, cio, non sono delle vicende epiche al
centro della narrazione ma sono semplicemente delle immagini quotidiane o delle esperienze
precise a tenere lattenzione. Un esempio di questo sottotipo il mannello unico della Parte II di
CV, ovvero quello che racconta lesperienza di Ambrogio allinterno dellaccademia militare di
Cremona. Nulla di epico, nulla di avventuroso o di eccitante ma una semplice raccolta di capitoli
che ci permette di comprendere la situazione dellesercito italiano al periodo dellingresso in guerra.
La durata di tempo che questo abbraccia di un anno intero. Vediamo ben descritta una situazione.
Ancora: il Mn. IV di Parte I di CL pu anchesso essere inserito in questa categorizzazione. Il
protagonista pu sembrare inizialmente Ambrogio ma in realt tutta la famiglia Riva al centro
della narrazione. Ambrogio stato dimesso dallospedale di Riccione e rientra a Nomana. Vengono
descritte delle scene di quotidianit, il pranzo e la cena in famiglia, la visita ai genitori di Stefano,
tutti episodi che non hanno nulla a che vedere, a livello narrativo, con quello che viene prima o con
quello che viene dopo. Sono episodi autonomi: un semplice aggiornamento sulla situazione del
paese e dei suoi abitanti e di come questi stiano percependo la guerra al 24 maggio del 1943. Tutto
il mannello ambientato in un giorno e anche qui vediamo descritta una situazione precisa.

72

6.2 I mannelli propedeutici-centrali-conclusivi


Con questa dicitura vogliamo indicare tutti quei mannelli che sono estremamente legati fra di loro,
sia a livello strutturale (sono messi uno di seguito allaltro) sia soprattutto a livello contenutistico, e
che hanno lobiettivo di accompagnare gradualmente il lettore alla comprensione di un concetto o
alla lettura corretta di una serie di eventi. Prendiamo, a titolo esemplificativo, i primi tre mannelli
del romanzo e i mannelli di Pino in CL Parte V, Mn. IV, V, VI.95
Il primo mannello del romanzo una presentazione di alcuni dei protagonisti del romanzo, del
paese di Nomana e della situazione politica italiana del tempo. I capitoli di questa sezione ci
accompagnano ad una progressiva focalizzazione del tragico problema italiano: lentrata in guerra.
Da unapertura idilliaca in cui Stefano e il padre Ferrante falciano lerba del prato nella pi assoluta
tranquillit veniamo progressivamente fatti partecipi della crescente ansia per lingresso in guerra
della nazione. Prima con il discorso del Duce e poi con le partenze di tre coscritti di Ambrogio che
vengono da lui accompagnati in macchina a Monza. Qui c la splendida scena di Ambrogio che,
nervosissimo, fuma sul Lambro lunica sigaretta presente nel romanzo perch si rende
improvvisamente conto della drammaticit della situazione. Il mannello si conclude con la recita del
rosario da parte della famiglia Riva in un climax ascendente che procede nel mannello successivo. Il
Mn. II, infatti, si apre con mamm Lusa che riceve la cartolina dellesercito di chiamata alle armi
per il figlio. Il narratore ci accompagna sempre dalla situazione generale a quella particolare, dal
dramma collettivo al dramma personale. Nelle pagine si respira aria di novit ma al contempo puro
terrore e consapevolezza per un mondo che sta per finire ed essere distrutto. E questo lapice della
drammaticit dei tre mannelli interi e dopo questa scena c un abbassamento e un progressivo,
temporaneo, ristabilimento della normalit: Ambrogio va al mare a Cesenatico. Con il Mn. III
siamo nuovamente nella Brianza di Nomana dove il narratore ci guida alla conoscenza del
compagno di collegio di Ambrogio, Michele Tintori. La guerra rimane sempre sullo sfondo, nei
pensieri e nelle conversazioni dei giovani ma la tensione sembra stemperata. Fulcro del mannello
sembra essere la morale che, come abbiamo gi notato sopra, viene velatamente considerata come
il vero problema dellItalia e degli Italiani. qui, dunque, che il narratore voleva portarci, il
problema viene focalizzato nella sua interezza in tre capitoli (27 28 29) per poi lasciare spazio
alla partenza di Manno e ad un rapido affresco dellUniversit cattolica di Milano. La Parte II,
ovvero lesperienza di Ambrogio allaccademia di Cremona, anchessa incentrata parzialmente sul
problema morale, si vedano gli episodi gi accennati delle reclute toscane.
Le vicende di Pino rispecchiano una struttura identica: lazione delle scene di guerra e linteressante
affresco sulla Resistenza ci permettono di comprendere ancora meglio la tipica narrazione ad
imbuto del nostro autore.
Dal mannello III della Parte V di CL il personaggio di Pino si fa spazio. Abbiamo gi riassunto
sopra le vicende del giovane partigiano non staremo dunque a ripeterle. Si veda soltanto la struttura
dei tre mannelli:
Mn. III : Pino si avvicina al mondo dei partigiani che risiedono ad Anzola, vicino Stresa.
Mn. IV: Pino entra effettivamente nel corpo di partigiani capeggiati dal valoroso Beltrami, prime
azioni di guerra.
Mn. V: Temporaneo congedo di Pino che torna a Nomana.

95

Ma di esempi ce ne sono molti altri: CV Parte III Mn.I-IV; ADV Parte II Mn. I-III.

73

Mn. VI: Ritorno di Pino ai partigiani assieme al compaesano Sp. Faranno parte delle brigate
azzurre di Alfredo Di Dio. Episodio della Repubblica dellOssola. Fuga in Svizzera.
La gestione della tensione narrativa simile a quella utilizzata nei mannelli sopra analizzati ovvero
quella di climax ascendente/discendente-ascendente/discendente. La tranquillit della
convalescenza di Ambrogio a Stresa viene improvvisamente interrotta dalla bizzarra decisione di
Pino. La tensione va salendo raggiungendo il culmine allinterno del Mn.IV in cui abbiamo una
violenta battaglia tra le SS e i corpi partigiani dove anche il capitano Beltrami muore. Poi c uno
stacco improvviso e un inaspettato, temporaneo, congedo di Pino. La vicenda partigiana del giovane
sembra conclusa, in realt solo interrotta. Al Mn. V abbiamo lo stupido tentativo fallimentare di
Pino di cercare informazioni sul Praga. Tuttavia il protagonista a Nomana e la narrazione
prosegue abbastanza tranquillamente in un climax discendente. Con il Mn. VI, invece, veniamo
rigettati nel mondo della Resistenza. Pino e Sp parteciperanno alla liberazione di Domodossola.
Anche qui la tensione altalenante dopo una prima fase di combattimenti abbiamo la fase della
liberazione, tra festeggiamenti e riorganizzazioni, ma ad interrompere questa pace c quasi subito
lintensivo attacco dei nazifasciti che riconquistano il terreno della neo Repubblica e che
costringono lintera popolazione a fuggire in Svizzera. In un solo mannello abbiamo: guerra-paceguerra-fuga. Dove, lautore, vuole focalizzare la nostra attenzione?
Tutta la serie di mannelli volta ad una progressiva comprensione della realt partigiana in tutte le
sue sfumature. Dalla gestione dei combattimenti in montagna (Mn.III), allorrore della guerra che
non risparmia nemmeno i soldati cristiani96 (gli azzurri, secondo Corti), allorganizzazione delle
brigate azzurre (migliori delle rosse) che conquistano Domodossola (Mn.VI), alle difficolt di
comprensione tra bande di diverso colore. Interessante notare come il compagno di Pino, Sp, si
chiami anchegli Giuseppe e che durante il periodo di pace della neo Repubblica decida di
abbandonare le brigate azzurre per mettersi con quelle rosse. Lepisodio importante perch
sintomatico, agli occhi dellautore, di un proselitismo spietato dalla parte dei comunisti ai danni
delle menti pi tenere e indifese.
Veniamo allanalisi di questo specifico mannello. Come considerarlo? Si configura come una
commistione dei due generi di mannelli che abbiamo individuato perch da una parte una epopea,
la vera e propria odissea per mare di Manno, iniziata e conclusa in una trentina di pagine, dallaltra
anche il primo mannello che introduce la figura di questo secondo protagonista ma che non segue
uno schema trittico. A Manno saranno inizialmente dedicati i Mn. II e III della Parte I di CL
interrotti dal Mn. IV in cui si racconta del rientro di Ambrogio a Nomana e della quotidianit
domestica dei Riva. Giunge, con la Parte II, la lunga parentesi su Michele Tintori, si torner a
parlare di Manno soltanto per un altro mannello, il Mn. II della Parte III, che descrive il suo ritorno
a Nomana grazie ad una provvidenziale licenza. Sar il suo congedo terreno ad Ambrogio e a
Colomba. La Parte IV, composta da due mannelli, interamente dedicata allimpegno di Manno
nellesercito di liberazione e alla sua morte. La storia del protagonista cos frazionata a causa della
sua lunghezza e della sua complessit97. Lautore tiene particolarmente a non rendere questa storia
lenta e noiosa e cos, secondo la gi analizzata tecnica della scongiura della monotonia, spezza
96

Mn. VI.
Ricordiamo che con questo personaggio vengono resi manifesti al lettore i concetti di vocazione personale e di
Provvidenza. Argomenti tra loro molto vicini se si pensa che la vocazione di ciascun uomo svelata in maniera
provvidenziale da Dio attraverso fatti e segni che devono essere letti e interpretati.
97

74

sapientemente la vicenda offrendocela a brandelli. Lintromissione della Parte II su Michele Tintori


se da un lato ha il compito di evitare di mantenere troppo il fuoco della narrazione su di un
personaggio solo dallaltro ha il senso di spostare la tensione narrativa su di un'altra figura
anchessa molto problematica e della cui sorte noi lettori siamo molto interessati. La seconda
interruzione quella del Mn. I di Parte III che, pur dandoci inizialmente qualche ragguaglio su
Manno, interamente incentrata su Nomana e su come si stia vivendo tra il popolo linvasione
della Sicilia e le dimissioni di Mussolini. Anche questo argomento risulta per il lettore davvero
interessante e la tensione narrativa anche qui un crescendo. Concludendo, non possiamo
considerare questo Mn. II Parte I come mannello esaustivo e nemmeno come mannello
propedeutico. A ben vedere, in fatti, abbiamo cinque mannelli non continui dedicati a Manno. La
sua vicenda raccolta tra due mannelli epici, il nostro dapertura ha come modello lOdissea di
Omero, lultimo lIliade. I tre mannelli centrali, seppur spezzati, hanno il preciso scopo di introdurci
gradualmente la figura di Manno. Sono un trittico in cui lattenzione viene focalizzata
sullinnamoramento per Colomba che si svela lentamente reciproco. Anche questa serie di cinque
mannelli un romanzo nel romanzo98 che tocca tutte le principali tematiche care allautore eccetto,
questa volta, il comunismo.
Abbiamo prima avvicinato questo mannello allepicit dellOdissea, in realt fortissimo esempio
per la figura di Manno sembra, piuttosto, essere Enea. Enea un personaggio che per la sua pietas e
per il suo essere predestinato a qualcosa di grande riassume bene le caratteristiche dei personaggi
principali cortiani. La ricerca, la comprensione e laccettazione del compito affidato dalla divinit al
protagonista sembra uno schema narrativo virgiliano riutilizzato in chiave cristiana dal nostro
autore. Il viaggio, linnamoramento, labbandono commovente di una donna amata per rispondere
al proprio dovere e limpegno nella guerra sono le stesse stazioni attraverso cui i nostri due eroi
devono passare per compiersi come uomini e rispondere alla chiamata della Divinit. Anche
geograficamente abbiamo una certa corrispondenza. Entrambi i personaggi partono su di
unimbarcazione dalla Libia/Tunisia per raggiungere lItalia. Entrambi gli eroi combattono, poi, in
Italia per liberarla e fondare un nuovo Stato. A ben guardare anche il loro specifico compito molto
simile e differisce solo nel diverso destino ultimo assegnato ai due.
Le tangenze con il componimento epico dellEneide non finiscono qua. A livello strutturale
possiamo individuarne unaltra: il passaggio da mannello a mannello o da Parte a Parte ricalca il
passaggio da Libro a Libro che avviene nellEneide.
Prendiamo, per esempio, il contenuto del Libro IV e lincipit del Libro V.
Come sappiamo il Libro IV termina con il suicidio di Didone che si da fuoco su di una pira. Questo
lincipit del Libro V:
E intanto Enea con le navi gi teneva la rotta,
deciso, e londe nere allaquilone solcava,
ma volto indietro, verso le mura, che della misera Elissa
gi splendono al rogo. Tanto incendio non sanno che causa
lha acceso, ma il duro tormento del grande
amore tradito() 99
98

Interessante notare come qualche anno fa usci un libro dal titolo La storia di Manno, Milano, Mursia, 1986. per
facilitare lo studio di parte del romanzo allinterno delle scuole superiori e medie.
99
Eneide, Libro V, vv.1-6.

75

Questi versi fanno tornare in mente il passaggio tra la Parte IV e Parte V di CV. Quando Stefano sta
morendo a Mescoff e nello stesso momento Ambrogio e Paccoi vedono i bagliori della battaglia ad
una ventina di chilometri. Sembra si sia trovato il modello narrativo di Corti per quanto riguarda i
passaggi da una sezione allaltra. Tutti i Libri dellEneide sono costruiti sull aggancio reciproco e
la continuit narrativa. La contemporaneit un elemento importante anche per Virgilio e viene
sottolineata ogni volta che si cambia lo spazio della narrazione100.
Tutti i capitoli che compongono questo secondo mannello rappresentano delle scene di secondo
livello. Essendo tutti estremamente legati non si mantiene, chiaramente, la continuit spaziale,
giacch un viaggio, ma quella temporale rigorosamente rispettata e scandita puntualmente,
questi alcuni incipit dei capitoli: cap.9: Unora circa prima dellalba; (***) Manno si dest verso
mezzogiorno; cap.10: Un po prima che scendesse il buio; cap. 11 : Verso le quattro cominci a
schiarire.
7.0 Il capitolo
I capitoli che andremo ora a studiare appartengono al terzo libro ADV, e sono il 3,4,5 e 6 di
Parte VI, Mn. I. Siamo a Nomana nellagosto del 1968. Ambrogio lavora uno sproposito di ore
settimanali al fianco del vecchio padre Gerardo per cercare di non far fallire lindustria tessile e far
quadrare mensilmente il bilancio. Il fratello Fortunato si ritirato dallattivit industriale sicch
Ambrogio rimane praticamente solo alla gestione della ditta. I primi due capitoli del Mn. I sono
discorsivi e servono per aggiornarci sulla situazione familiare dei Riva e di Nomana. Rodolfo, altro
fratello di Ambrogio, diventato prete, e anche a Nomana iniziano a farsi sentire le spinte
sessantottine ravvisabili nei comportamenti estrosi dei giovani e soprattutto nel modo di condurre
la parrocchia del nuovo sacerdote101.
Con il cap. 3 siamo immersi nel mondo affaccendato di Ambrogio che, in pieno agosto, costretto
a lavorare moltissimo in ufficio. Una telefonata di sua moglie Fanny ci informa che Ambrogio
diventato padre di tre bambini e che tutta la sua nuova famiglia al mare in Puglia. Fanny convince
telefonicamente Ambrogio a non raggiungerli per il prossimo week end e di rimandare la visita a
quello dopo causa un impedimento. Ambrogio amareggiato accetta e appoggiando la cornetta fa
delle tristi considerazioni sulla moglie che ci dimostrano come in questi anni il loro rapporto
matrimoniale sia stato tuttaltro che sereno. Da queste considerazioni ci rendiamo conto che
Ambrogio diventato pi riflessivo rispetto al primo libro CV102. Appena terminato questo flusso di
100

Libro IX vv.1-2 : Mentre questo avveniva cos lontano dal campo,/ ecco Iri dal cielo mand la Saturnia Giunone;
Libro X v. 1: Sapre intanto la casa dellolimpo sovrano; (nel libro prima eravamo in un campo di battaglia) Libro XI
v.1: Laurora intanto, sorgendo, lasciava lOceano (qui c continuit spaziale ed solo indicato il passare del tempo).
101
Curioso sarebbe, a tal proposito, fare un bel confronto tra la concezione religiosa di Corti e quella di Luisito Bianchi.
Il primo laico rigoroso tradizionalista mentre il secondo vivace sacerdote progressista. I due autori, avvicinabili tra le
infinite altre cose anche da una simile vicenda editoriale, parlano nei loro romanzi del medesimo periodo storico e delle
medesime problematiche socio-politiche italiane arrivando da due strade completamente diverse (la destra e la sinistra
cattolica, semplificando un poco) a conclusioni identiche.
102
Povera Fanny. Lho portata in un mondo che non era il suo, che non le si confaceva Lei al principio aveva cercato
dadeguarsi, con bio anche, ma era arrivata troppo presto quella prova interminabile, la crisi della ditta e ha fini con lo
spoetizzarsi Cerano stati giorni in cui Ambrogio aveva creduto dessere sul punto di perderla: un paio di volte
Fanny aveva abbandonata la casa (che momenti quelli!), per sera ogni volta rifugiata dal suoi, per fortuna, e dopo
qualche giorno era tornata. In seguito, col tempo, avevano trovato un modus vivendi: alle crescenti fatuit di lei

76

pensieri negativi arriva inaspettatamente una telefonata. Colomba, lex fidanzata di Manno dei
tempi della guerra. Giovane bellissima di Novara che veniva destate in villeggiatura a Nomana e
che per questo aveva fatto conoscenza prima di Manno e poi di Ambrogio. Appresa la morte di
Manno i due, dopo qualche tempo, avevano iniziato a frequentarsi come amici. Il narratore
abbastanza esplicito e il lettore capisce benissimo che i due, ai tempi della guerra, si piacciono
molto ma che la reticenza di Ambrogio a fare il filo allex ragazza del cugino morto rovina tutto.
Ambrogio non si dichiara per eccessivo rispetto al cugino. E cos perde per sempre Colomba nel
lontano 1944. Adesso Colomba sposata, anzi vedova, con due figli e i due non si sentono n si
vedono da una ventina danni.
La telefonata abbraccia un paio di pagine ed molto intensa, alla fine decretano di incontrarsi
lindomani ovvero nel week end in cui Ambrogio avrebbe dovuto raggiungere la famiglia in Puglia.
Il cap. 4 descrive il concitato viaggio in macchina di un inaspettato Ambrogio eccessivamente
eccitato allidea di raggiungere Colomba ad Alegna. Il cap. 5 ci racconta il loro incontro nella
villetta di legno. Poco dopo larrivo di Ambrogio arrivano anche i figli di Colomba. Siccome
Ambrogio ha accumulato un discreto ritardo per raggiungere Colomba, e visto che sono ormai le
19.00, ha la brillante idea di invitarla fuori a cena. Il cap.6 un vivissimo, intenso, malinconico
dialogo tra i due protagonisti che si interrogano, senza peli sulla lingua, su come hanno gestito la
loro vita. Il cap.6 spezzato dai noti asterischi (***) che spostano la narrazione, ancora una volta,
sui turbolenti pensieri di Ambrogio lasciandoci cos un triste ricordo di un personaggio che abbiamo
visto crescere. Ambrogio, di fatti, d qui il suo inconsapevole congedo al romanzo non
ricomparendo pi.
8.0 Considerazioni generali
Questi quattro capitoli abbracciano un periodo di tempo di una giornata e mezza. Da un indefinito
pomeriggio dagosto alla notte del giorno dopo. Volendo utilizzare le classificazioni che abbiamo
riportato pi sopra dobbiamo considerare questi quattro capitoli come scene di secondo livello. I
capitoli hanno, di fatti, una continuit temporale e argomentativa, eccetto il salto, tra cap. 3 e
cap.4, di mezza giornata (il cap.4 inizia con Neppure il giorno dopo tuttavia che ci segnala che un
giorno trascorso). Il cap. 4 finisce con larrivo di Ambrogio alla villetta di Colomba: sul
cancelletto basso della recinzione si leggeva in una piccola targa il suo cognome da sposata, il cap.
5 comincia con Davanti alla villa cera un fazzoletto di prato, questo ci assicura piena continuit
spaziale e temporale. Il cap. 5 termina con linvito a cena di Ambrogio e il cap. 6 comincia con
Cos, partiti i ragazzi, Ambrogio e Colomba uscirono effettivamente insieme; altra continuit spazio
temporale. Il cap. 6 poi interrotto dagli asterischi ma anche qui non vi alcun salto n temporale
n spaziale, n tantomeno argomentativo. La prima parte termina con risal in macchina e la
seconda comincia con Il viaggio di ritorno.
Questi quattro capitoli si presentano, dunque, come blocco estremamente solido. Vediamo ora i
personaggi.

(lesigenza di vestirsi sempre in sartorie la page, la passione per le partite di canasta, la frequentazione di quei
ricevimenti chic a lui cos incongeniali) egli si era adeguato senza fiatare, pago che lei, se non altro, gli si conservasse
rassegnatamente fedele. Del resto a questo aveva contribuito molto la presenza dei figli. () La vita, che serie
ininterrotta di ostacoli! Pi ne superi e pi se ne presentano. Vale davvero la pena di continuare in un simile gioco?
Lindustriale torn a concentrarsi nei suoi prospetti. (p. 1210).

77

Ambrogio lindiscusso protagonista. Guardiamo alle presenze fisiche dei capitoli: la segretaria,
Colomba, i due figli di Colomba e il fidanzato di sua figlia. La segretaria entra di sfuggita al cap.3
per appoggiare dei documenti sul tavolo ed avvisare Ambrogio dellinizio della riunione, i due figli
di Colomba compaiono al cap. 5 e hanno in bocca esigue battute con lo scopo di rappresentare una
quotidianit familiare. Colomba divide la scena con Ambrogio per i cap. 5 e 6. Ma a Colomba
sono assegnate soltanto battute dialogiche, il narratore non entra nella sua testa e non vengono
quindi riportati i suoi pensieri. Cosa che invece succede per Ambrogio gi dal cap.3. Allinterno di
questo capitolo interessante notare la presenza di quella impressionabilit della pellicola
immaginativa di cui parlavamo sopra. Pur non descrivendo per nulla linterno dellufficio, il
ricordo che abbiamo della scena molto vivido. Quello di cui facciamo memoria non sono gli
ambienti n tanto meno le parole pronunciate telefonicamente da Fanny o da Ambrogio o da
Colomba ma sono le sensazioni e le emozioni che il protagonista Ambrogio sta vivendo: lo
smarrimento iniziale per la telefonata della moglie, la cupezza delle considerazioni che fa sulla sua
vita matrimoniale e limprovvisa gioia per la telefonata casuale di Colomba. Il cap. 3 gestito con
maestria proprio per questo cambio improvviso di umore, tra laltro non segnalato da nessun
capoverso n tantomeno da asterischi. Da una malinconica, ahinoi veritiera, considerazione sulla
vita dalla quale si evince la stanchezza interiore di Ambrogio103 il narratore con un Trill di nuovo il
telefono ci proietta in un progressivo incremento dellemozione di Ambrogio: Sei Colomba vero?
disse Ambrogio, di colpo stranamente emozionato() Colomba! Che piacere sentirti. Come stai?
Come va?. A fine conversazione i due si danno lappuntamento per lindomani e il capitolo si
conclude con altri pensieri di Ambrogio che ventila il tradimento ma non vuole ammetterlo: cosa
diavolo sto combinando? E dove accidenti intendo arrivare? Vediamo, non sar una ripicca per la
telefonata di Fanny? e ricominciano i pensieri esistenziali: La mia vita sempre uguale() Bhe?
Non lho forse scelta io questa vita? E del resto che altro sarei capace di fare? () Ma che razza di
sciocchezze vado fantasticando? Io sono un uomo sposato, dunque basta con simili fantasticherie.
Sembra che Ambrogio sia alle prese con una vera e propria crisi di mezza et.
Il capitolo successivo, il 4, forse il pi denso di riflessioni dellintero romanzo. Il flusso di
pensieri di Ambrogio, tutti del tenore di quelli che abbiamo appena trascritto, va parallelo alla
strada che sta percorrendo in auto per arrivare da Colomba. Laccostamento viaggio mentaleviaggio in auto coinvolgente. Frenesia ed eccitazione sono le emozioni che si respirano allinterno
del capitolo e ci vengono rappresentate attraverso lepisodio della benzina finita e dellincidente
sfiorato. Non volendo perdere nemmeno un secondo di viaggio Ambrogio, al pari di un ragazzino
innamorato, non si ferma nemmeno a fare rifornimento nonostante la spia della riserva fosse accesa
da un bel po. Questa mossa gli coster un paio dore di ritardo in quanto si ritrover sul ciglio della
strada a qualche chilometro dal benzinaio. Intanto i pensieri dellimprenditore galoppano: Cosa
diavolo mi sta prendendo? Io non ho la minima intenzione di farechiss cosa con Colomba. Io sto
semplicemente andando a far visita a una vecchia conoscenza, tutto qui. Vediamo, dunque, il
fuoco iniziare a stringersi. Prima ci viene raffigurato un Ambrogio indaffarato, poi un Ambrogio
con moglie e figli al mare leggermente insoddisfatto, successivamente un Ambrogio rinato per la
telefonata di Colomba e adesso un Ambrogio eccessivamente eccitato per il prossimo incontro. Il
protagonista dei capitoli, pi che lex ufficiale, linnamoramento. Il graduale riaccendersi di quella
brace amorosa seppellita da tempo. Lirrazionale, fortissimo desiderio di stare con una persona
103

La vita! Che serie ininterrotta di ostacoli! Pi ne superi e pi se ne presentano. Vale davvero la pena di continuare in
un simile gioco? (p.1210).

78

nonostante limpedimento di Fanny, dei figli, di Dio. Interessante notare come in tutto questo
marasma di emozioni e di pensieri Ambrogio, nellagitazione per aver appena evitato un incidente
automobilistico, si rivolge a Dio:
Cosa vorr dire questo? () Dio non avr per caso voluto indicarmi che devo
essere meno rigido di come sono abitualmente? I tempi cambiano, la sensibilit
si trasforma forse un invito ad adeguarmi? A volte, in effetti, sento che
sarebbe mio dovere correggere la rigida impostazione mentale che hoDio
longanime, abbiamo un Signore buono, infinitamente buono con noi anche
mentre sbagliamo, questa la realt: lho appena sperimentata. Con che diritto
io lo considero un castigatore? Certo era tale durante la guerra, ma quello era il
tempo del castigo e104

la tendenza autogiustificatoria del credente di fronte ad un male che sta per commettere.
Ambrogio prima cerca di rileggere la realt ancora una volta in chiave provvidenziale, cercando,
cio, dietro ad ogni singolo fatto un piano di Dio, una volont del Signore da sciogliere e poi cerca
di cavalcare la sua lettura. Questo stralcio di brano interessantissimo anche per comprendere la
concezione di Dio del nostro autore. Il Dio castigatore la base religiosa dellintero romanzo che,
tant, prende spunto per i suoi libri dai passi dellApocalisse di Giovanni.
Il cap. 5 decisamente il pi sobrio dei quattro. Arrivato alla villetta Ambrogio si siede e
chiacchiera normalmente con la vecchia amica, si parla della famiglia, degli anni passati a Nomana
e si parla anche di Manno. Il capitolo interrotto, ad un capoverso, dallingresso dei figli che
abbassano considerevolmente la drammaticit del testo. Bello notare la gestione della tensione
narrativa che in apertura della serie blanda e poi energica con larrivo della telefonata di Colomba,
nel capitolo 4 riparte altissima per poi affievolirsi nel 5 e impennarsi di nuovo al 6. Al 3 e 4
capitolo lagitazione gestita da Ambrogio in solitudine, tra i suoi pensieri. Al cap. 6, invece,
essendo sostanzialmente dialogico la tensione suddivisa tra i due personaggi che non hanno tempo
di pensare ma dicono le cose ad alta voce, come gli vengono, come in confessione. La
conversazione che i due quarantenni hanno poco prima di entrare al ristorante svolta al tramontar
del sole e vengono toccate questioni estremamente personali e delicate come se ci si volesse dire la
verit passata. questo il culmine del fuoco della narrazione. proprio qui che il narratore voleva
portarci: spogliare le anime di Colomba e Ambrogio svelandocele per quello che realmente sono:
due spiriti affini che avrebbero dovuto provarci, relazionarsi pi intensamente. Tutta la malinconia
dei capitoli si ha proprio a causa della percezione chiara dellerrore di Ambrogio ad aver sposato
Fanny ignorando i sentimenti per Colomba. Il discorso vocazionale, tanto caro allautore e che
riproponevamo anche sopra, qui illustrato nella sua parte negativa. Michele lesempio positivo
di chi riuscito a capire la sua vocazione e a seguirla: diventare scrittore e sposare Alma. Ambrogio
riuscito a met, probabilmente perch non si interrogato a sufficienza a tempo debito: lo sai che
ieri, dopo aver parlato con te al telefono, io avevo come limpressione di essermi giocata
malamente la vita? dice il nostro Ambrogio a Colomba. Su queste note il discorso al tramonto
termina e i due entrano al ristorante parlando daltro. Al termine di tutto, quando i due si lasciano

104

p.1217.

79

definitivamente il problema morale del tradimento non si pone neppure, Ambrogio lo esclude
categoricamente, resta per la pena e restavano le grandi domande
Perch a suo tempo, quandera possibile, essi non si erano scelti, se lattrazione
tra loro era tale da dimostrarsi ancora cos forte dopo ventanni? E anzi perch
Manno che prima di lui sera innamorato di Colomba, era morto, era stato tolto
via? Questi due fatti avevano cambiata completamente la vita di leiPerch si
erano verificati? Non poteva rispondersi.

esattamente lo stesso tentativo di prima di Ambrogio di voler leggere lo scampato pericolo in


macchina come volont di Dio. Qui lex ufficiale cerca di raccapezzarsi in domande troppo pi
grandi di lui: giustificare la realt, capirla fino in fondo. il dramma delluomo che deve spiegarsi
la vita e la morte, dramma dal quale non esente neanche il cristiano che anzi, lui pi di tutti
probabilmente, sente forte questo stridere tra presenza netta del male e provvidenzialit.
Concludendo possiamo dire che anche questa serie di capitoli segue la definizione artistica di Corti
del dalluniversale al particolare perch da unapparente tranquilla situazione famigliare di
Ambrogio Riva, scendiamo lentamente negli anfratti della coscienza per comprendere la sua
profonda insoddisfazione. Ci viene, dunque, aperta una porta su quelloltre che consideriamo
lessenza prima e ultima dellarte: lanimo umano.
9.0 Conclusioni
Opportuno ci sembra offrire, al termine di questo lungo discorso, delle considerazioni conclusive
volte a rendere pi immediate e intuitive le conquiste del nostro lavoro. Due sono gli aspetti che
abbiamo cercato di toccare ed illustrare: lideologia letteraria e la gestione della narrazione.
Davvero indispensabile risulta segnalare come lesperienza di fede dellautore abbia notevolmente
inciso sia nel primo che nel secondo aspetto. Possiamo benissimo azzardarci a dire che volendo, per
assurdo, togliere Cristo dalla produzione cortiana non rimarrebbe nulla. Luomo, secondo il nostro,
pura espressione di Dio, nellanima e nel corpo, e compito dellartista quello di sviscerare,
ricercare e analizzare i punti di tangenza. Quella di Corti una scrittura di relazione in cui, a
dispetto di quello che si detto sopra, non propriamente lanimo umano al centro e non
nemmeno Dio, il fulcro sta nella relazione, tutta da indagare, tra il contingente e lassoluto, tra la
carne e lo spirito. La sua ideologia letteraria riassumibile in questa espressione: larte vera
presenza. Presenza di qualcosa di oltre che si cerca di spiegare e di sciogliere, di sminuzzare,
proprio come abbiamo visto fare a Manno con i ragazzini del catechismo. Da qui si muove la sua
acerba, sia detto, critica alle estetiche e alle ideologie letterarie di tutto il Novecento. Togliere Dio
dalluomo, spogliare lanimo dalle sue naturali predisposizioni alloltre e progressivamente
convincerlo dellinsensatezza della vita per Corti spazzatura, non letteratura. Certo, allora, gli
autori di oggi: scrivono bene ma scrivono del nulla. proprio quel nulla che turba, che d fastidio.
Per Corti la vita, il creato, la bellezza esistente e oggettiva, le gioie e i profondi dolori non sono il
Nulla ma sono il Tutto che con fatica e con pazienza deve essere raccontato, indagato e capito in
quanto veicoli di relazione. Lassenza del compromesso, poi, la punta di diamante del nostro
scrittore. Il politically scorrect prende la meglio nelle pagine di analisi sociale. Anche questo
aspetto rientra, chiaramente, nel quadro dellideologia letteraria. un autore che non si piega, che
va dritto come un treno (immagine, a me molto gradita, suggeritami dal mio relatore) sul suo
binario senza fermarsi. Non bada a formalismi, non conosce vie diplomatiche per esprimersi, non
80

bada ai sofismi dialettici dei bei salotti per comprendere la societ, per lui la realt quella che si
vede e lui lha vista, lha vissuta e ora ce la racconta. Sia permesso dire che se tutti raccontassero la
storia cos si capirebbe qualcosa in pi di come vanno le cose. La sua non una scrittura di parte, e
questo sembra davvero un paradosso. una descrizione del suo vissuto, della sua personalissima
storia e avventura di vita. La realt un cristallo a molte facce e Corti ci ha fatto vedere la sua. Il
limite, a nostro parere, stato quello di pretendere che questo tipo di sguardo fosse lunico
possibile, come se il cristallo divenisse un piano di vetro. Questa forse la tragica conseguenza
del suo categorico rifiuto al compromesso. Forse lerrore stato cercare di raccontare la Storia con
la vita degli uomini piuttosto che raccontare la vita degli uomini con la Storia. Ma non ne siamo
sicuri, anzi. Questo atteggiamento impedisce di scovare i germi di bene seminati altrove. Fa quasi
spavento sentir dire allautore le loro opere [degli autori del Novecento] nascono gi morte o,
quando va bene, moribonde. Significa dimenticarsi che siamo stati fatti con due occhi proprio per
non cadere nel rischio di possedere sempre un solo sguardo sulle cose. Significa buttare via da una
parte quello che noi, a livello culturale, siamo ora (il che non propriamente un male), dallaltra
decine di splendide pagine soltanto perch non prettamente conformi con linterpretazione cattolica.
Forse, per, stiamo sbagliando, conosciamo troppo poco lautore per permetterci un giudizio di tale
portata. Certo che Corti dovrebbe essere studiato, analizzato e approfondito. prototipo, come
abbiamo individuato nel capitolo successivo, di un certo tipo di cattolicesimo tradizionalista e
antiprogressista, uno splendido specchio della (o una finestra spalancata sulla) cultura della destra
cattolica. Studiando Corti si capisce molto pi di una generazione, molto pi di una corrente di
pensiero, si comprendono, invece, i frutti di un certo cattolicesimo. Anche dal punto di vista sociale,
quindi, lo studio di questo autore stato proficuo.
Passiamo ora al secondo aspetto ovvero allanalisi del romanzo. Questo libro ci ha letteralmente
sorpresi. stata anzitutto una bella sfida provare ad analizzare un romanzo del genere non avendo
mai fatto un lavoro simile prima. Siamo contenti se le osservazioni e le considerazioni fatte sopra
siano state efficaci e se siano state causa e radice di qualche ulteriore spunto di riflessione. Lintento
dello studio era proprio questo: cercare di dare uno strumento introduttivo valido per un futuro
studio pi approfondito dellopera. Non esistendo pubblicazioni riguardanti lo stile narrativo del
Corti siamo dovuti partire da zero. Il che stato da un lato una difficolt e un peso dallaltro un
grande stimolo: sapere di essere tra i primi a studiare in una maniera critica un cos bel romanzo
mette ansia e gioia. Siamo, cos, andati a sminuzzare con pazienza chirurgica lintero impianto del
romanzo. Non siamo riusciti certo a dire tutto il dicibile (che davvero tanto) ma siamo certi di aver
dato, lo ripeto, spunti interessanti. Ci siamo dovuti addirittura inventare un lessico e una
terminologia adatti per descrivere le tecniche narrative del nostro autore. Partendo dallaristotelico
assunto luniversale nel particolare, sposato da Corti, abbiamo cos individuato la narrazione ad
imbuto tramite cui il fuoco dellazione progressivamente rimpicciolito di modo da accompagnare
il lettore dal generale al singolo, al particolare. Cos la guerra vista e rappresentata nella sua
tragicit sia negli scontri bellici tra battaglioni a cielo aperto sia nella storia del cadavere di un
giovane ventenne siculo raccontata da una fotografia ritrovata nel suo portafogli. Il lettore sempre
accompagnato, non mai lasciato da solo, il mondo descritto non mai monotono ma sempre ricco
di avvenimenti e fatti degni di essere raccontati. Altre tecniche individuate sono la scongiura della
monotonia e limpressionabilit della pellicola immaginativa. Con la prima definizione
intendiamo quella sapiente gestione del tempo della narrazione tale per cui il ritmo viene accelerato
e rallentato allinterno dei capitoli per evitare, appunto, la monotonia. Abbiamo, cos, interi capitoli
81

o mannelli che raccontano poche ore o pochi giorni ed altri, appena successivi, che abbracciano
interi mesi o anni. La narrazione quindi puntualmente accompagnata da episodi salienti tali per
cui ogni singola pagina del romanzo risulta necessaria e indispensabile. Con la seconda definizione
vogliamo intendere la splendida capacit dellautore di impressionarci e di colpirci pur evitando
sontuose e magistrali rappresentazioni degli avvenimenti. In milleduecentosettantaquattro pagine
non vi una sola descrizione fisica dei personaggi che superi le due righe, un dato significativo.
La capacit descrittiva dellautore risiede tutta nel rappresentare e concretizzare le emozioni ed i
sentimenti vissuti dai protagonisti. La grande ritirata, allora, non quasi descritta nella sua interezza
ma la confusione, la paura e il disordine vissuti da Michele e Ambrogio e da migliaia di altri soldati
diventano anche nostre. Perch accade questo? Come Corti riesce a descrivere e rappresentare la
realt cos bene senza cadere in uno scontato realismo dal gusto ottocentesco? Anche questi aspetti
sono figli del suo credo religioso. Tutta la vicenda narrativa sempre illuminata da una luce, che
la luce della Fede, la quale azzera e annichila la noia e la pesantezza dei fatti. Questa ci sembra
essere una delle principali differenze dalla narrativa contemporanea-novecentesca. Il lettore si
ritrova effettivamente catturato dalla narrazione cortiana non perch labile scrittore cerca di
escogitare una meccanica maniera di tenere il lettore attento ma semplicemente perch il suo occhio
allenato a scovare la presenza di Dio nei fatti quotidiani e la sua mano lo riporta fedelmente. Il
risultato un libro, un grande romanzo, che anche concreta espressione ed esperienza di Fede.
Quasi quello dei protagonisti fosse narrazione di un cammino spirituale, un cammino di vita, di
proposito percorso sotto il costante sguardo di Dio. Va ricercato in questo il motivo della perfetta
moralit dei protagonisti. Ognuno con la sua personalissima missione, meglio dire vocazione come
la chiama pi volte lautore, cui rispondere. Lavventura umana si risolve tutta nella ricerca del
nostro senso, del nostro posto, del nostro ruolo nel mondo. Ogni essere umano non inutile, ogni
essere umano ha un compito preciso prima da comprendere e poi da assolvere. In questo modo
avremo allinterno del romanzo una memoria di personaggi incredibile, avremo limpressione che
nessun personaggio citato venga dimenticato. Quasi di ognuno ci viene svelata, prima o poi, la
sorte, illustrato il cammino. Nessun uomo va perso. Dal soldato Molinari, presentato e salutato
subito dopo in una delle righe pi belle che abbia mai letto, ai fratelli Vigan che, dopo aver
partecipato allavventura della fuga dallAfrica con Manno, verranno incontrati decine di anni dopo
tranquillamente seduti sullautobus, fino alla tenera, commovente figura di Giustina che sinnamora,
si fidanza e, per spirito di sacrificio (i soldi vanno portati a casa in tempo di guerra!) non si cura
dalla malattia per poter lavorare e muore di tubercolosi galoppante. Questo stile obbliga lo scrittore
a catalogare, come abbiamo visto, i personaggi in pi livelli: dagli assoluti protagonisti (personaggi
di primo livello) a quelli via via meno importanti ma sempre e comunque trattati con la dignit di
persone, con un passato, un presente e un destino tutto da compiersi. La ricerca vocazionale si
presenta, quindi, come una delle principali tracce del romanzo. La Fede in generale pu, quindi,
essere considerata uno dei principali protagonisti dellintero romanzo e il motivo crediamo di averlo
ben spiegato, pi o meno implicitamente, in tutto il capitolo. Tuttavia ci rendiamo conto, e lo
segnaliamo senza nessunissimo tono di polemica, che proprio la mancanza di Fede nel lettore possa
renderlo poco sensibile dinnanzi alla delicatezza artistica con cui Corti illustra questi importanti
temi. Esattamente come una persona affetta da lieve daltonismo guardando la Venere del Botticelli
non potr apprezzare il bel fulvo della chioma.

82

83

CAPITOLO TERZO
Saggio introduttivo: Tra storia e provvidenza, una
vita da miles Christi

84

La storia ci insegna che se dio esiste allora un coglione


(Zen Circus)

La ragione sta a destra, la giustizia a sinistra, la verit al centro


(Don Primo Mazzolari)

85

1.0 Manzoni: storia, provvidenza e male


Prima di affrontare il problema vero e proprio della concezione politico religiosa del nostro scrittore
fondamentale ci sembra partire dallanalizzare il suo principale modello sia in campo artistico che
in campo umano: Manzoni. Avvicinando i grandi romanzi dei due autori si possono
immediatamente cogliere alcune somiglianze ideologiche basilari come per esempio la simile
gestione della narrazione e la comune concezione dellarte e della letteratura (lutile e il bello) o il
tentativo di raccontare la grande Storia con la piccola storia e limportanza che la Fede e il discorso
di Dio ricoprono negli animi dei protagonisti. Sono tematiche estremamente ampie che sole
potrebbero bastare per uno studio. Noi qui cercheremo di analizzare riassumendoli gli ultimi due
aspetti focalizzandoci, dunque, sullaspetto pi religioso: in Manzoni Dio si intromette nella
Storia? Tutto ci che avviene nel mondo, bene e male, provvidenziale? voluto da Dio per un
bene maggiore?
Queste domande e simili ogni romanziere se le poste, magari non in termini strettamente religiosi
o affrontando largomento di fede ma chi scrive di storia e di storie i conti con la casualit o meno
del reale deve sempre farli.
compreso chiaramente il nostro Corti. Un rapido sguardo al maestro milanese ci permetter di
comprendere meglio limpianto cortiano.
Con un breve excursus andiamo a toccare le tappe della parabola del Manzoni nel suo rapporto DioStoria.
Partiamo dal 1821. Composta tra il 15 e 17 marzo lode del Marzo 1821 descrive il fermento dei
lombardi seguito allabdicazione di Vittorio Emanuele I e la salita al potere di Carlo Alberto,
promulgatore dello Statuto Albertino. I lombardi erano convinti che i piemontesi avrebbero
dichiarato guerra allAustria per liberare la Lombardia dalloppressore, si sparse cos la voce che
levento sarebbe dovuto accadere il 17 marzo, da qui lode, ma le speranze tramontarono presto.
Sicuramente lode nasce dai componimenti meno felici di Aprile 1814 e Il proclama di Rimini,
dellaprile 1815, il primo di sentimento antinapoleonico e il secondo in onore di Gioacchino Murat
che aveva chiamato gli italiani a unirsi contro gli austriaci. Questi testi precedenti riflettono una non
ancora matura meditazione sul rapporto Dio-Storia. Significative e riassuntive di questa confusione
sono le parole di De Angelis:
In Aprile 1814 la vittoria degli eserciti della coalizione antinapoleonica vista
come provvidenziale: ha vinto Dio, che nella sua misericordia ha liberato i
popoli dalla schiavit napoleonica. Ma il convincimento che Dio sia dalla parte
degli austriaci dura poco. Lanno seguente Dio viene visto dalla parte di Murat
contro gli austriaci e Murat viene paragonato a Mos che venne fatto duce e
salvator desui; e Murat, cio il diritto dellItalia alla libert nellunit, vincer
(scrive Manzoni) perch cos Dio vuole. Fin male. In Marzo 1821 torn
lesempio di Mos. Stavolta Manzoni si compromette meno e non gli paragona
nessuno. Comunque Mos ag per volont di quel Dio che non sordo ai
nostri lamenti, quel Dio che padre di tutte le genti. Fin male anche
stavoltaCerto Manzoni dovette essere seccato da questo giocare a rimpiattino
con la provvidenza, col mettere una provvidenza contro laltra e tutte contro i
risultati pratici105.

105

E. De Angelis, Qualcosa su Manzoni, Torino, Einaudi, 1975, pp. 23-24.

86

Lerrore, se cos si pu chiamare, che fece Manzoni fu quello di rimanere ideologicamente ancorato
alle posizioni dei due componimenti precedenti facendo di Dio un portatore di vessillo, un
imbandierato strumento seppur dalla parte degli oppressi. Si evince la propensione ad una lettura
provvidenziale della storia e cio al tentativo di leggere le vicende storiche come volont di Dio.
Applicando questo metodo si arriva a cercare continuamente le ragioni degli eventi del presente
rifiutando la causalit del reale. Manzoni cerca quindi di scovare l ultima ratio ma, come abbiamo
visto, senza troppi risultati. Vediamo rapidamente i passi del componimento che ci fanno trarre
queste conclusioni:
vv. 54: Dio rigetta la forza straniera
vv. 64-70: Chi vha detto che ai nostri lamenti / Sara sordo quel Dio che vud? S, quel Dio che
nellonda vermiglia / Chiuse il rio che inseguiva Israele,/ Quel che in pugno alla maschia Giaele/
Pose il maglio ed il colpo guid; / Quel che Padre di tutte le genti,/ Che non disse al Germano
giammai:/Va, raccogli ove arato non hai;/Spiega lugne; lItalia ti do.
vv. 104: Che la santa vittrice bandiera
I versi 64-70 sono i pi significativi perch impostano un confronto con un episodio biblico. Lidea
che ne evinciamo proprio quella di un Dio che sta dalla parte dei lombardi e dei piemontesi
proprio come quel veterotestamentario Dio che provvidenzialmente richiuse il Mar Rosso dietro il
popolo di Israele in fuga.
Le altre due tessere sono meno importanti ma altrettanto significative: la bandiera viene definita
santa come se fosse voluta da Dio e la forza straniera rigettata da Dio sempre per un discorso
provvidenziale.
Proseguendo possiamo notare come i primi anni Venti sono decisamente proficui da un punto di
vista artistico e concettuale. Altro aspetto da considerare sono le tragedie106. Il dramma viene
impiegato per le sue indiscusse capacit comunicative e permette allautore di riflettere molto sul
tema del vero storico e sulla sua rappresentazione prima di cimentarsi nel romanzo.
Apparentemente nel canone delle tragedie neoclassiche, composte di cinque atti di endecasillabi
sciolti, le tragedie manzoniane apportano una considerevole innovazione abolendo le unit
aristoteliche (di luogo, di azione, di tempo107) con la giustificazione che esse avrebbero reso meno
reale la narrazione. Cos Il Conte di Carmagnola si sviluppa, nella finzione scenica, non in
quarantotto ore ma in sette anni e lAdelchi in un periodo di tre. Altro fondamentale inserimento il
Coro, recuperato direttamente dalla tragedia classica ma mutato di funzione: non pi vox populi ma
canto lirico libero dellautore che offre una chiave di lettura allintera tragedia impostando un
delicato parallelo con i tempi a lui presenti.
Labbandono delle unit aristoteliche fondamentale: la narrazione che, per Manzoni, ha come
unico scopo la rappresentazione del vero, non pu essere condizionata da fattori esterni perch ne
comprometterebbero il senso, la storia. In una drammaturgia vigile a questo schematismo
aristotelico, la moralit108 della scena ne preclusa e unico teatro possibile la rappresentazione
106

Curioso notare come anche il Corti si cimenti nel genere componendo la discussa tragedia Processo a Stalin.
Ricordiamo che tali unit, elaborate da Aristotele nel primo trattato di critica letteraria mondiale, La Poetica,
asserivano che la materia scenica dovesse compiersi in un sol giorno, in sol posto, e in una sola azione escludendo cos
sviluppi secondari della vicenda.
108
Con morale sintende qui educativo.
107

87

dello scontro di passioni primarie, poste sotto gli occhi dello spettatore in forma astorica, come
limite estremo di sentimenti condivisi da tutti (lamore in particolare), inducendo nel pubblico una
identificazione passiva che ne annulla il giudizio obiettivo e morale109. (Segre).
Per Manzoni, per, lo spettatore non deve risultare condizionato dalla visione di una tragedia viziata
da scelte ideologiche ma deve essere libero di comprendere gli accadimenti e maturare di per s
un giudizio morale sullaccaduto. C allora una tendenza allobiettivit, al realismo, alla ricerca
delloggettivo, al vero storico assoluto, che mette di fronte allo spettatore una realt tendente al vero
storico con cui fare i conti. E questa una delle pi grandi lezioni che Corti impara dal suo maestro.
Altro aspetto interessante accennare alla concezione religiosa intessuta di pessimismo che cos
evidente nelle tragedie, soprattutto nellAdelchi. La sfiducia nellumanit e nella giustizia lo portano
ad esporre cos, con le ultime parole del protagonista, il suo attuale credo: non resta/che far torto,
o patirlo e subito dopo Una feroce/ forza il mondo possiede, e fa nomarsi/dritto. Non viene detto
altro se non limpossibilit di una giustizia terrena giacch la mano degli avi insanguinata/semin
lingiustizia; i padri lhanno/coltivata col sangue; e omai la terra/altra messe non d. Queste
parole dimostrano una concezione pessimistica delluomo, come a dire che questi malvagio e
nulla pu nascere dalluomo se non il male. Il riscatto umano per Manzoni starebbe nella Grazia
ottenuta perch concessa da Dio. Di questavviso laltra grande ode, il Cinque maggio. Qui
Manzoni magistralmente rilegge le ultime ore di vita di un personaggio che aveva cambiato la storia
dEuropa apprendendo la notizia della morte di Napoleone sulla Gazzetta di Milano del 16 luglio
1821. Con la finzione poetica lautore pu leggere e rileggere lanimo umano cercando di spogliarlo
delle sue verit, senza conoscerle esattamente ( la categoria del verosimile). Nellode viene
analizzata la figura del dittatore nella sua qualit di personaggio storico e nella sua dimensione di
figlio di Dio. Certo la figura che ne risulta appare ambigua: luomo fatale che un Dio volle in lui
() pi vasta orma stampar, il dittatore causa di stragi sanguinose salvato in extremis da una man
dal cielo che pietosa il trasport.
Intendiamo attribuire questa iniziale fase ad una presenza ancora ingente di quelle nozioni di
giansenismo che Manzoni respir in terra francese durante il suo soggiorno nei primi anni
dellOttocento. Un aspetto parallelo al precedente, sempre per quanto riguarda la giustificazione
del male e della storia, Manzoni lo individua nel 1822 nellopera introduttiva alla tragedia
dellAdelchi. Lintento dellautore sta nel ricercare
in quante maniere diverse la natura umana si pieghi e si adatti alla societ: a
quello stato cos naturale alluomo e cos violento, cos evoluto e cos pieno di
dolori, che crea tanti scopi dei quali rende impossibile ladempimento () a
quello stato che un mistero di contraddizioni in cui la mente si perde, se non lo
si considera come uno stato di prova a unaltra esistenza. 110

Il mondo atroce e Manzoni cerca di comprendere come luomo possa vivere in un posto violento e
cos pieno di dolori. La risposta che viene data che lunico modo di sopravvivere credere al
presente come prova per unaltra esistenza (il Paradiso). (Un po limitante forse?).
Con i Promessi sposi cambia qualcosa? A prima vista no. Il male c, gli umili patiscono e
soccombono sempre e troppo spesso, i nobili con la loro ricchezza comandano e dirigono le sorti
109

C. Segre, Leggere il mondo, Milano, Mondadori, vol. 5.


A. Manzoni, Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia, in Opere di Alessandro Manzoni, a cura
di Mario Martelli, Firenze, Sansoni, 1973.
110

88

del mondo secondo i loro capricci. Significative le parole di Umberto Eco che, in occasione di una
revisione dei Promessi sposi nella serie Le grandi storie della letteratura raccontate dai grandi
scrittori di oggi di Repubblica, disse:
Il signor Alessandro sembra amare molto i poveretti, ma certo non sa proprio
come aiutarli a far valere i loro diritti. E siccome, per lappunto, era un cristiano
assai fervente, tutti hanno detto che la sua morale era che bisogna rassegnarsi e
sperare solo nella Provvidenza111.

Ma in questo modo la Provvidenza diventa la semplice remissione a un dovere superiore 112 ed , da


un punto di vista cattolico, quanto di pi limitante si possa credere. Se vogliamo davvero capire
quale senso abbia tutta la vicenda, bisogner, pi che leggere i critici, leggere lultima pagina del
romanzo in cui si definisce tutto il senso della storia. Manzoni stesso a dirci il sugo. Come fa ben
notare Giovanni Fighera:113
Il nostro autore, cattolico e realista, non ha voluto scrivere una favola a lieto
fine, come potrebbe a taluni sembrare, n tantomeno ha voluto scrivere
unopera moralista. Entrambe le interpretazioni sono una deliberata riduzione
della genialit del cristianesimo che emerge dalla lettura del romanzo.

Nelle ultime pagine Renzo e Lucia si sposano e riescono ad andare a vivere assieme in un paesino
della bergamasca, tuttavia i problemi non finiscono. Renzo sinfervora per i commenti dei paesani
che conoscendo un po la loro vicenda si aspettavano Lucia una donna dallimmensa bellezza. I due
cambiano, allora, paese trasferendosi poco lontano. La situazione sembra migliorare, Renzo inizia a
raccontare di sua sponte alla gente del paese le peripezie che nei mesi passati aveva vissuto,
vantandosi cos di quante cose quellesperienza gli avesse insegnato e di quanto fosse stata alla fine
utile114. Lucia, per non che trovasse le considerazioni del marito false ma non ne era soddisfatta, e
parendole che mancasse qualcosa, a furia di sentire sempre la stessa solfa, nelle ultime righe sbotta:
e io, disse un giorno al suo moralista, che cosa volete che abbia imparato? Io non sono andata a
cercare i guai: son loro che son venuti a cercare me. Le parole di Lucia, nella sua tenera semplicit,
iniziano a svelare il senso del romanzo, lingiustizia non pu trovare giustificazioni. I due sposini
iniziano allora un lungo dibattere e cercare insieme, alla fine del quale conclusero che:
i guai vengono bens spesso, perch ci si dato cagione; ma che la condotta
pi cauta e pi innocente non basta a tenerli lontani, e che quando vengono,
o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per
una vita migliore.

I guai, per Manzoni, non sono quindi dipendenti dalla condotta delluomo. (E questa particolare
considerazione la pi grande distanza tra i due impianti teorici. Corti non per nulla in accordo
con questa considerazione conclusiva del romanzo, fra poco riprenderemo meglio largomento). La

111

Il rifacimento uscito il 1 dicembre 2012.


Daniele Ciacci, La Provvidenza di Manzoni si incarna nella fede e non nel moralismo di Eco, www.tempi.it,
2012.
113
www.tempi.it, Come si concludono i Promessi sposi? Perch nessuno a scuola lo racconta?, 2012.
114
Il bello era a sentirlo raccontare le sue avventure: e finiva semrpe col dire le gran cose che ci aveva imparate, per
governarsi meglio in avvenire. Ho imparato cap. XXXVIII.
112

89

fiducia in Dio non leliminazione dei problemi ma uno sguardo nuovo sulla realt, scrive ancora
Fighera nello stesso articolo, a spiegazione della conclusione:
Esso [lo sguardo nuovo] infonde quella perfetta letizia di cui parla S. Francesco
quando afferma che essa risiede nella nostra sofferenza offerta a Cristo per il
bene e la salvezza altrui (in questa offerta lamaro si tramuta in dolcezza).
Il centuplo quaggi non leliminazione della sofferenza, ma si traduce in uno
sguardo nuovo e diverso sulla stessa. Anche il male viene guardato
diversamente, con una misericordia che abbraccia s e laltro per la debolezza
umana, nella consapevolezza che il misterium iniquitatis trova solo in Cristo
una plausibile risposta.

Il male , quindi, stemperato solo dalla fede in Dio, pu essere meglio accettato e meglio
sopportato in virt, non gi di un bene maggiore, ma di una certezza che Dio capace di
trasformare qualsiasi debolezza in forza, qualsiasi taglio pu essere ricucito, ogni stortura pu
essere raddrizzata. Con Fede, dal male pu nascere il bene e i guai possono essere cos utili per una
vita migliore.
una conclusione decisamente evangelica questa, che a nostro parere si pu leggere sotto la luce
delle parole di San Paolo in 2Cor 9-10115.
Proseguendo abbiamo, in Manzoni, un ulteriore grande sviluppo. Pamphlet che usc nelle sue vesti
definitive nel novembre del 1842 ma la cui lunga gestazione comincia anchessa agli inizi degli
anni Venti, lAppendice storica su la colonna infame, voleva essere parte integrante del romanzo
nella sua iniziale stesura del Fermo e Lucia, tuttavia con lavvio alla Ventisettana lopera fu
cassata e poi recuperata in seguito a non trascurabili cambiamenti strutturali, stilistici e
contenutistici. Da capitolo di romanzo con taglio prettamente narrativo, che tende ad una
rielaborazione dei documenti, si trasforma in saggio in cui lautore scongiura la contaminazione
tra storia e fiction.
La Storia della colonna infame il resoconto della drammatica vicenda processuale del 1630 che
port alla morte alcuni innocenti accusati di essere i propagatori, i cosiddetti untori, della peste. Il
tema era gi stato sottoposo allattenzione pubblica nel 1804, da un grande illuminista milanese.
Stiamo parlando del pamphlet dal titolo Osservazioni sulla tortura di Pietro Verri, uscito postumo
sette anni dopo la sua morte. Lobiettivo dello scritto era da una parte dimostrare a cosa potesse
condurre la tortura, ovvero giurare il falso, dallaltra scongiurare questa pratica che, seppur in
minima forma, continuava sotto il regno di Maria Teresa dAustria in tutta la Lombardia.
Interessante, per noi, notare come la responsabilit di tale pratica e di tali nefandezze viene da Verri
attribuita allignoranza de tempi e alle barbarie della giurisprudenza, ma Manzoni rifiutando il
fatalismo implicito in una siffatta giustificazione, addita le responsabilit dei magistrati, proni al
furore e alle passioni della moltitudine delirante116. Il problema lo stesso che abbiamo
analizzato sopra ma non pu essere, per il nostro autore, affrontato con queste premesse. Mentre il
Verri imposta tutto il discorso sulla tortura e la sua inutilit prendendo come punto di partenza il
115

ed egli mi ha detto: La mia grazia ti basta, perch la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. Perci
molto volentieri mi vanter piuttosto delle mie debolezze, affinch la potenza di Cristo riposi su di me. Per questo mi
compiaccio in debolezze, in ingiurie in necessit, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perch quando sono
debole, allora sono forte.
116
A. Marchese, Guida alla lettura di Manzoni, Mondadori, Milano, 1990, p. 142.

90

tragico evento del 1630, il nostro autore affronta, ancora una volta, tutto il discorso da un punto di
vista prettamente storico e religioso. La storia giustificata o no da Dio? ancora il problema della
Provvidenza, ovvero che ogni cosa succede per un fine. Ad accompagnarci nella comprensione del
problema parte dellintroduzione117:
Se, in un complesso di fatti atroci dell'uomo contro l'uomo, crediam di vedere
un effetto de' tempi e delle circostanze, proviamo, insieme con l'orrore e con la
compassion medesima, uno scoraggiamento, una specie di disperazione. Ci par
di vedere la natura umana spinta invincibilmente al male da cagioni
indipendenti dal suo arbitrio, e come legata in un sogno perverso e affannoso,
da cui non ha mezzo di riscotersi, di cui non pu nemmeno accorgersi. Ci pare
irragionevole l'indegnazione che nasce in noi spontanea contro gli autori di que'
fatti, e che pur nello stesso tempo ci par nobile e santa: rimane l'orrore, e
scompare la colpa; e, cercando un colpevole contro cui sdegnarsi a ragione, il
pensiero si trova con raccapriccio condotto a esitare tra due bestemmie, che son
due deliri: negar la Provvidenza, o accusarla. Ma quando, nel guardar pi
attentamente a que' fatti, ci si scopre un'ingiustizia che poteva esser veduta da
quelli stessi che la commettevano, un trasgredir le regole ammesse anche da
loro, dell'azioni opposte ai lumi che non solo c'erano al loro tempo, ma che essi
medesimi, in circostanze simili, mostraron d'avere, un sollievo il pensare che,
se non seppero quello che facevano, fu per non volerlo sapere, fu per
quell'ignoranza che l'uomo assume e perde a suo piacere, e non una scusa, ma
una colpa; e che di tali fatti si pu bens esser forzatamente vittime, ma non
autori.118

Manzoni sostiene che non larretratezza dei tempi e delle conoscenze giuridiche, come sostiene
Verri, a portare luomo a compiere questi errori perch, se cos fosse, la situazione sarebbe tragica e
vorrebbe dire che luomo spinto al male indipendentemente dal suo libero arbitrio giacch tutti
saremmo in balia dei tempi in cui viviamo (la natura umana spinta invincibilmente al male da
cagioni indipendenti dal suo arbitrio). subito evidente la distanza con le posizioni di qualche
anno prima, consideriamo, quindi, questa dichiarazione come espressione di abbandono di quel
giansenismo che respir in passato. Di fatti il ragionamento del nostro autore prosegue: se il male
non leffetto detempi allora dobbiamo concludere che o la Provvidenza non esiste o proprio
colpa sua, in due parole negar la Provvidenza, o accusarla. Ma questa bestemmia, delirio, di fatti
nel guardar pi attentamente ci si pu accorgere che luomo che coscientemente sbaglia e decide
di dimenticarsi dellintelletto e della propria ragione commettendo atti nefandi119. In altre parole il
male proviene (in questo caso) dalluomo con atto volontario. La differenza sottile: secondo il
primo Manzoni luomo ha dentro il male e solo la Grazia pu fargli compiere il bene, secondo il
Manzoni dei Promessi Sposi il male c e non si capisce il motivo, ma uno sguardo diverso sui
fatti pu rendere dolce ci che amaro, qui invece si dice che luomo commette male perch si
scorda dellintelletto, non perch malvagio di per s, e quindi coscientemente sceglie di fare il
117

da ricordare come lIntroduzione che usc in appendice alla quarantana fu scritta anchessa nel 1840 e non degli
anni venti. Quindi la concezione storico-religiosa dellautore andata incontro ad evoluzione.
118
A. Manzoni, Introduzione alla Storia della Colonna infame, in Opere di Alessandro Manzoni, op.cit.
119
Dal III capitolo traiamo questa significativa frase, si sta parlando della tortura inflitta al Piazza e interrotta dal Senato
che vuole cambiare tattica concedendogli la grazia se dir il vero: Cos erano riusciti a parlargli dellimputazione senza
doverla discuter; a parlargliene, non per cavar dalle sue risposte i lumi necessari allinvestigazione delle verit, non per
sentir quello che ne dicesse lui, ma per dargli uno stimolo potente a dir quello che volevano loro.

91

male. Questa sar la medesima riflessione che far il Corti: la maggior parte del male dipende
dalluomo e dal suo comportamento morale. Ogni azione ha una conseguenza che Dio, volendo,
potrebbe evitare che accada ma cos facendo andrebbe contro alla libert delluomo. In questo senso
se Dio impedisse il male andrebbe contro alla libert concessa alluomo.
Concludendo possiamo dire che la Provvidenza, allinterno di questi continui sbagli umani, non pu
nulla se non cercare di agire allinterno delle azioni delluomo ricavandone il meglio possibile
secondo il progetto ultimo di amore e perfezione.
2.0 Corti: tra storia e provvidenza
Lei ha una visione provvidenziale della Storia.
Ho assistito nel corso della mia lunga vita ad alcuni grandi interventi
provvidenziali della Sopranatura nella storia degli uomini, di cui due operati dalla
Madonna (in breve: la salvezza degli ultimi cinquanta-sessanta militari polacchi
superstiti nei lager sovietici, liberati e inviati a combattere contro il nazismo in
Italia, che si dichiaravano tutti, senza eccezioni, convinti di dovere tale salvezza a
un intervento della loro Madonna di Jasna Gora. E laltro miracolo, assai pi
imponente, dellimprovvisa scomparsa del comunismo della Russia, dopo la
consacrazione del Paese alla Madonna effettuata da papa Giovanni Paolo II). Per
questo, in riferimento al problema di Israele il mio pensiero corre a Zeitoun. In
conclusione, non fanno parte della realt storica soltanto le tremende stragi militari,
e gli ancor pi tremendi eccidi prodotti dallodio, di cui s parlato, ma anche i
grandi interventi della Provvidenza in favore dellumanit, che sono stati parimenti
reali. Sta qui il fondamento della mia speranza120.

Dopo aver riproposto questa interessante riflessione del nostro autore circa il discorso
provvidenziale passiamo ad analizzare laspetto religioso allinterno del corpus cercando di
tracciare, anche qui, una piccola parabola. Divideremo questanalisi in due parti: la prima tratter
della problematica della Provvidenza e della Storia che vede a nostro parere sostanziali riferimenti,
consci o inconsci, Hegel e SantAgostino, la seconda (3.0) tratterr del discorso morale-politico,
argomento anchesso religioso che ritrova i suoi modelli in Cornelio Fabro, Augusto del Noce, e
riassume il percorso che porta Corti dalla fede alla politica.
Partiamo, dunque, dallanalizzare il concetto di provvidenza nella sua prima opera, il diarioromanzo I pi non ritornano121 . Al termine del libro troviamo la seguente considerazione:
Mi venne fatto di pensare ai nostri capi, che avevano dichiarata la guerra: a
questora erano a Roma, nel lusso pi sfarzoso, al caldo; forse dormivano in
soffici letti. E ci avevano mandati in quei luoghi equipaggiati in quel modo.
Porci! Figli di cani! Pure non erano che dei disgraziati, lo sentivo bene ormai,
dei poveri strumenti nelle mani della Provvidenza. Tutti noi, ciascuno secondo
la propria capacit spirituale, avvertivamo questo. (Perci tanto pi raramente di
quando le cose andavano bene, parlavamo dei nostri capi, o li accusavamo, o
inveivamo contro di loro.) Non era assolutamente possibile che cose immani
come quelle che stavamo vivendo, dipendessero dalla volont di alcuni uomini.
Erano castighi allintera Umanit, quelli. Solo Dio pu castigare lumanit. Cos
120
121

Da un articolo di Stefano Filippi in Tracce, Giugno 2011.


Edizioni Garzanti, 1947 p.254.

92

si spiega la guerra. () Cos, perch essa non si produca, bisogna che gli
uomini non se ne rendano colpevoli innanzi a Dio.

Alla seguente considerazione postillata una nota, da noi segnalata con (), altrettanto
importante, riproduciamo anche questa:
() Come questa conclusione mi pare molto importante e, anzi, quasi il succo di
tutti i miei ricordi di guerra, e non solo di quella in Russia, voglio esporre qui
lopinione in proposito di uno dei pi illuminanti uomini di guerra della nostra
epoca, il maresciallo di Francia Foch (capitatami sottocchio pi tardi):
Quando, in un momento storico, acquistiamo dimprovviso una vista chiara
della situazione capace di determinare conseguenze enormi io penso daverla
avuta a la Marna e a lYser si costretti a riconoscere di essere caduti nelle
mani duna forza provvidenziale e che la nostra decisione vittoriosa si debba ad
una volont non nostra, ad una volont superiore e divina. Non siamo mai noi a
prendere le grandi decisioni.122 E per questa forza, io penso, ripetutamente
avvertita, che Hitler parl tante volte (e per i pi cos inspiegabilmente) di
provvidenza.

Dopo aver sofferto indicibilmente e aver veduto le cose pi atroci da entrambe le parti il narratoreautore Corti, tirando le somme della sua ritirata, tenta di ritrovare una ragione al dolore provato.
Lultima ratio viene esplicitamente identificata nel castigo di Dio alluomo improbo. I gerarchi
fascisti vengono definiti poveri strumenti nelle mani della Provvidenza come se Dio li usasse per
dare una lezione allumanit. Una spiegazione pi teorica viene data nella nota () con la
testimonianza del maresciallo Foch che spiega il momento in cui lentit superiore, una forza
provvidenziale, si rende manifesta. Crediamo si intenda qui leterna lotta tra bene e male che
culmina nella guerra fisica e che porta con s il destino di un mondo. Si pensi alle battaglie pi
importanti della storia delluomo, quelle che avrebbero potuto cambiare lassetto mondiale, o per
lo meno europeo: la vittoria di Roma su Cartagine o la battaglia di Lepanto. Questi e simili
momenti, secondo lidea dellautore, sono la vittoria del Bene sul Male. interessante notare, e lo
riprenderemo meglio, che queste idee risalenti al 1947 Corti le manterr fino alla stesura del
romanzo e oltre senza correggerle ma limitandosi a stemperarle un poco dalla loro aggressivit.
Ma da dove recupera questa idea di Dio Corti?
Questa idea del Divino ha sicuramente fondamento in una concezione veterotestamentaria di Dio, di
cui fra poco accenneremo. Senza pretendere di ricostruire la storia di questo concetto ci limiteremo
qui ad indicare delle attinenze con altri autori e filosofi per dimostrare quale potrebbe essere
lorigine dellimpostazione religiosa del nostro scrittore.
2.1 Agostino
Ci sembra utile, per primo, far notare limportanza che SantAgostino ebbe per la formazione
dellautore, specialmente con lopera La Citt di Dio. Si pu benissimo dire che con questo
complesso e ricco saggio teologico Corti formi la sua persona. Le principali idee che attinge da
Agostino sono: il concetto di Provvidenza, la tensione al Regno di Dio gi qui sulla terra e la
122

Si noti che la stessa considerazione che fa lautore quando parla della decisione di Pin di entrare nel corpo dei
partigiani.

93

dicotomia tra citt terrena e citt celeste. Sono proprio questi i capisaldi dellimpianto religioso
cortiano, idee che, in uno stile del tutto simile, saranno portate avanti da una certa sezione di Chiesa
che Corti seguir.
Analizziamo il concetto di Provvidenza. Secondo SantAgostino la storia governata razionalmente
da Dio. Da una parte Dio distribuisce castighi allumanit per educarla dallaltra governa
sapientemente i processi storici (guerre, rivoluzioni, regnanti) tendendo sempre al meglio e al
raggiungimento della perfezione. Esaminiamo i passi che ci permettono di comprendere questa idea
espressa fin dal primo capitolo del Liber I dellopera:
Se avessero unombra di giudizio [gli uomini], dovrebbero invece attribuire a
Provvidenza divina le aspre prove subite per mano nemica. Essa mediante le
guerre suole correggere e umiliare la condotta depravata degli uomini, e con tali
afflizioni travaglia anche quanti conducono una vita giusta ed encomiabile, per
trasferirli, se han superato la prova, ad uno stato migliore, ovvero trattenerli
ancora in terra per ulteriori servizi123.

E ancora al Liber V, cap. 12:


La grandezza dellimpero romano non deriv n dal caso n dal fato, quale lo
intendono e immaginano coloro per i quali sono dovuti al caso gli eventi privi di
una causa, o almeno di una causa prodotta da un ordine razionale, e sono dovuto
al fato quelli determinati da un processo ineluttabile, indipendentemente dalla
volont di Dio e degli uomini. A contrario: i regni umani sono stabiliti dalla
Provvidenza divina. Proseguiamo, dunque, e vediamo quali furono le qualit
morali e il motivo per cui il vero Dio si degn di aiutare i Romani a espandere il
loro impero; in suo potere infatti si trovano anche i regni terreni.

E al Liber V, cap. 21:


Cos , e dunque riconosciamo solo al vero Dio la potest di assegnare regni e
imperi. () quellunico e vero Dio () diede un dominio ai Romani nel tempo
e nella misura da Lui voluti. Lo diede agli Assiri, ed anche ai Persiani, adoratori
di due sole divinit, una buona e laltra malvagia, come si legge nelle loro
scritture;

Quello di Agostino dunque un Dio che puntualmente entra nella storia affinch un certo progetto
di Bellezza e Pace possa in ultimo trionfare. un Dio che punisce lumanit immorale a prescindere
dalla probit di alcuni. un Dio che sta dalla parte del vincitore, dalla parte della ragione, dalla
parte dei Romani aiutandoli ad ampliare limpero perch il progetto ultimo quello di far passare il
cristianesimo attraverso di loro. sostanzialmente il Dio dellAntico Testamento di Sal. 88,33:
Visiter le loro iniquit con la verga, e coi flagelli i loro peccati, ma non allontaner da loro la mia
misericordia. Se affrontiamo questo argomento da un punto di vista universale avremo una
teologia della storia abbastanza definita: le vicende storiche dipendono dallordinamento voluto da
Dio, che noi non capiamo ma solo col tempo potremo capire. Se, invece, lo affrontiamo da un punto
di vista particolare avremo una spiritualit della predestinazione124: luomo destinato a compiere
123

Liber I, cap. 1.
Sul concetto di predestinazione e di grazia si gioca gran parte dellinnovazione della Riforma protestante. Ci pare
di capire, ma lo lasciamo come spunto da approfondire, che a livello teologico una parte della Chiesa prosegua ancora
124

94

ci che Dio ha pensato per lui. Su ognuno di noi c un progetto (che Corti chiama vocazione) che
noi abbiamo il dovere di ricercare, comprendere e seguire.
Questa dicotomia del Dio castigatore e misericordioso la stessa che seguir il nostro Corti
rendendola, forse, meno violenta125. Si consideri, per esempio, il titolo del romanzo: Il Cavallo
rosso. Lo stesso autore, in una nota a fine del libro, ci indica che una tessera prelevata dal libro
dellApocalisse di Giovanni: - i titoli dei tre volumi sono tratti dallApocalisse ai capi 6,4 6,8 e 22,2
scrive allultima pagina. In queste tessere intertestuali da ravvedere la chiave teologica del testo,
proveremo ad abbozzare una lettura del genere nel paragrafo successivo.
Secondo il Corti, Dio interviene nella storia; a ben guardare lo stesso Dio politico di cui il
Manzoni cerca di parlare nelle sue odi e nei suoi componimenti politici che abbiamo visto sopra.
Questidea Corti la matura gi con Gli ultimi soldati del re quando delinea la grande differenza tra
popolo italiano e popolo polacco. Bench lautore abbia infinita stima e compassione per i polacchi
limpressione suscitata quella di un Dio che sceglie di risparmiare gli italiani dalla punizione del
comunismo e punire i polacchi. Ancora, la stessa idea espletata nella bellissima pagina della morte
di Manno quando il protagonista cerca di comprendere il senso della sua storia personale. La
grandezza dellautore sta, anche, nel mischiare i due argomenti: la storia vocazionale personale e la
storia vocazionale universale. Rivediamo anche in questo aspetto la ricerca delluniversale nel
particolare ovvero che anche attraverso la vicenda di Manno Dio agisce nella Storia, esattamente
come poco sopra spiegato in santAgostino:
Aveva perso coscienza. La riprese dopo poco: sentiva un gran male tra collo e
clavicola, e anche al ventre, specie al bacino; la colonna vertebrale, incredibile,
non gli faceva pi da supporto, perci, per quanto egli si provasse, non gli
riusciva di rigirarsi. Andava perdendo rapidamente sangue, se lo sentiva per
tutto il corpo. Una rafficarealizz stata una raffica, Dio! Dio! Per lui era
finita, non aveva pi scampoche cosa orrenda, inammissibile! Ma doverano
adesso i suoi? La buriana tremenda continuava, gli parve di sentirli gridare poco
pi avantiPer a lui cosa importava ormai? Per lui era venuto il momento di
morire, di morire! Qui, col viso contro la roccia, non gli restava altro, nientaltro
sulla terra che morire! Come ne fu veramente conscio prov un indicibile senso
di ribellione. No. No. No. Gli ci volle un grande sforzo per dominarsi, per
sottrarsi a una tale rivolta inconsulta. Ansimava. Ciao vita, ciao Colomba, ciao a
ogni cosaNo, no, no, non pu accadere a me! Non a me! A me no! S invece,

oggi sulla linea agostiniana della teologia della storia avvicinandosi cos alle scelte di Lutero. Agostino e san Paolo sono
i punti forti sia di una certa Chiesa tradizionalista sia dei principali riformatori: Lutero, Calvino fino a Giansenio. Ci
permettiamo, a conclusione, un altro impegnativo appunto che vuole essere anche spunto. Crediamo, ma siamo lo
ammettiamo nello sterminato campo delle intuizioni, che alla base della concezione cortiana della storia ci sia la
medesima lettura di SantAgostino. Le conquiste teologiche che il Santo fece e che sopra abbiamo un poco ripreso,
furono, come sappiamo, la causa e lo spunto delle idee di Lutero, Calvino e Giansenio. La Riforma protestante prende
avvio da Agostino: Lutero era un frate agostiniano, lopera di Giansenio, bibbia poi dei giansenisti, aveva nome
Agostinus (). Non abbiamo le conoscenze adeguate per affermare se Corti abbia una visione della storia pi
protestante che cattolica, tuttavia segnaliamo come numerosi Pastori riformati abbiano trovato un capolavoro il romanzo
del nostro autore. Il che non ci sembra una coincidenza. (Per il giudizio dei Pastori si pensi al gi citato Huib Klink,
pastore olandese e allo scrittore Jean-Marc Berthoud, di Losanna, personalit di spicco della cultura calvinista
francofona e direttore della rivista Resister et Construire i quali scrissero delle appassionate lettere allautore riportate
in rete al sito www.culturacattolica.it.
125
Questa visione ancora oggi seguita da buona parte della famiglia cattolica. Non , quindi, del tutto corretto
affermare che questa concezione di Dio sia prettamente vetotestamentaria. Il discorso lo riprenderemo pi avanti, per il
momento si consideri, oltre al Salmo appena citato anche Ap.3,19: Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo.

95

gli stava accadendo proprio questo. Tanti e tanti altri soldati erano morti, e
adesso toccava a lui. Ma allora come avrebbe potuto assolvere il suo compito?
Quale compito? Malgrado laffanno del momento ebbe a un tratto
unilluminazione, anche se, sul principio, molto confusa: la Provvidenza forse
laveva tenuto in serbo proprio perper questo? Laveva destinato
acollaborare allinizio della risalita al recupero dellItalia dalla palude?
NoooEppureSe era cos, no gli rimaneva che suggellare la sua opera di
trascinatore col sacrificio della giovane vita. Per grazia di Dio lo percep
improvvisamente in modo chiaro, perfetto. Ecco dunque il perch di quella
barca pronta per lui in Africa, e poi linvio in Albania, ema allora da tempo
Dio stava predisponendo il recupero dellItalia! Quanta pena si dava Dio per le
cose degli uomini! Grazie, Signore Iddio mormor Manno col suo ultimo
fiato grazie.126

La vocazione personale di Manno rientrava nel progetto razionale della liberazione dellItalia.
Con un approfondimento particolare sulla vita del protagonista Corti ci illumina sulla volont di Dio
generale. Tutto il discorso religioso di Corti una continua indagine della vocazione delluomo (il
particolare), e quindi la ricerca della sua ragione, del suo senso, e una perpetua ricerca della
ragionevolezza della storia (luniversale). Anche Corti crede che la storia sia governata da Dio, ed
quindi razionale, pertanto ogni azione e accadimento risponde ad una logica che noi non possiamo
comprendere ma che comunque presente e sempre valida. Cos ragionando lautore riesce a
chiamare Mussolini e Togliatti addirittura uomini della Provvidenza, interpretando, ad esempio, il
fascismo come fase storica necessaria per evitare che il comunismo arrivi in Italia. Ma Mussolini
stato pensato e voluto da Dio proprio per questo motivo o nel male da lui compiuto Dio ha saputo
trarre qualcosa di bene?
Lautore anche convinto che la pace terrena e la guerra siano due piatti di una bilancia i cui pesi
sono i meriti e i demeriti delluomo. Se i demeriti pesano pi dei meriti allora avremo un periodo di
sangue e violenza se sono i meriti a prevalere allora il periodo di morte sar risparmiato. La societ
dei santi di cui parla qui sotto lautore lItalia che da molti secoli a questa parte continua a
generare Santi che dovrebbero far pesare la bilancia pi dal piatto dei meriti che da quello dei
demeriti. Ecco spiegata la ragione per cui lItalia stata risparmiata dalla barbarie comuniste e
naziste:
A distanza di anni possiamo presumere che il meccanismo salvifico della
societ dei santi stesse in quel tempo effettivamente esplicando la sua azione.
luogo perch i meriti hanno pesato pi dei demeriti nella societ italiana
dallora. La quale era s per quanto a noi dato vedere gravemente
imperfetta, ma tutto sommato pulita, e non ancora affrancata da Dio secondo
gli schemi laicisti, n infognata nei peccati della carne, come sarebbe stata in
seguito. Siamo chiaro nel campo delle intuizioni, e una realt finch solo
intuita, rimane indimostrata: tuttavia noi riteniamo che le cose siano andate
appunto cos. Attraverso quale procedimento storico? Cio scomparso il
fascismo attraverso quali altre via di fatto? Noi riteniamo proprio attraverso le
scelte e lazione in s tuttaltro che santa, ma risultata poi, nei disegni della
Provvidenza, salvifica del segretario del partito comunista Togliatti. Il quale
in quei giorni, a onta della sua famigliarit col medio evo, era senza dubbio
126

p. 687.

96

assai lontano dal rendersene conto. (In conclusione Togliatti uomo della
Provvidenza, allo stesso modo di Mussolini prima di lui? quel che
pensiamo.)127

I passi sono abbastanza chiari. Aggiungiamone un ultimo: tratto dallo splendido mannello in cui si
racconta lo spericolato viaggio di Ambrogio per andare a trovare Colomba. Ambrogio,
cinquantenne, sposato con figli, si chiaramente ri-innamorato e si comporta irrazionalmente non
controllandosi. In macchina va velocissimo e rimane pure senza benzina per la foga di arrivare. Qui
si raccontano i ragionamenti di Ambrogio subito dopo un incidente sfiorato:
Ridusse in modo drastico la velocit. Intanto, guarda, Dio laveva aiutato anche
in una circostanza come questa, gli aveva (lui intimamente lo sentiva)
dimostrata indulgenza, misericordia Cosa vorr dire questo? si chiese
cercando, comera in lui istintivo, di cavarne un costrutto: Dio non avr per
caso voluto indicarmi che devo essere meno rigido di come sono abitualmente?
I tempi cambiano in effetti, sento che sarebbe mio dovere correggere la rigida
impostazione mentale che hoDio longanime, abbiamo un Signore buono,
infinitamente buono con noi anche mentre sbagliamo, questa la realt: lho
appena sperimentata. Con che diritto dunque io lo considero soprattutto un
castigatore? Certo era tale durante la guerra, ma quello era il tempo del castigo
e Bene, fino a qual punto avrebbe dovuto correggersi? Pi che pensieri i suoi
erano per brandelli di pensieri; fin come altre volte col lasciare il problema in
sospeso. ()

Questultimo stralcio ci permette di comprendere tutti gli ingredienti della spiritualit del nostro
autore. Il tutto facilmente riassumibile in quel versetto del Salmo 88 citato poco sopra: Visiter
le loro iniquit con la verga, e coi flagelli i loro peccati, ma non allontaner da loro la mia
misericordia. Secondo Corti, Dio al contempo misericordioso e castigatore. misericordioso
perch disposto a perdonare, ad accogliere e a salvare chiunque e ad amare tutti; si veda, per
esempio, la fine del romanzo dove i personaggi pi improbabili trovano posto in Paradiso.
Castigatore, invece, per necessit. Non Dio a mandare il male, ovviamente. luomo che
sbagliando e perseverando nellerrore si allontana da Dio e dal vangelo infossandosi sempre di pi
nelle tenebre, fino al punto del non ritorno. Perseverando nellimmoralit e nel non-amore lumanit
presto o tardi raccoglie i frutti che ha seminato, e Dio dallalto del libero arbitrio concesso alluomo,
non pu far altro che stare a guardare e permettere questo male. Lidea perpetua allinterno della
produzione cortiana quella espressa dal salmo ma, come abbiamo visto, c una piccola
evoluzione: inizialmente il castigo di Dio alluomo inteso in senso punitivo ed educativo in un
secondo tempo, con il romanzo, Dio non castiga ma luomo che allontanandosi da Dio cade nelle
tenebre e si avvia verso un processo di autodistruzione. Il male diventa cos conseguenza diretta dei
comportamenti delluomo, conseguenza morale. Questo , fondamentalmente, il motivo per cui i
personaggi di Corti sono tutti cos pii e ligi alla morale, perch seguire i comandamenti di Dio
lunico modo che permette alluomo di migliorarsi come persona e come genere128.
127

p. 1089.
La Provvidenza pens subito il giovane: guarda, la Provvidenza mi viene incontro. Non manc tuttavia di
chiedersi se, in cos enorme sfacelo, fosse pensabile che la Provvidenza stesse davvero prendendosi cura dun essere
minuscolo come lui, e anzi del suo problema in fondo neppure vitale, di andare in licenza per un giornoRicord
quella frase del Vangelo: anche i capelli che ciascuno di voi ha sul capo sono contati, e si rispose con convinzione che
128

97

Da questa ferma convinzione lautore comincia tutta la sua battaglia sul fronte politico ed
ecclesiale. Politico in quanto si schiera fieramente contro la minaccia comunista, da lui percepita
come lanticristo e come male assoluto da cui guardarsi con attenzione; ecclesiale nel senso che
cerca di riportare la Chiesa allinterno dei tradizionali binari. Quello, cio, che Corti vorrebbe
scongiurare limplosione della Chiesa. Lautore avverte che correnti estremamente lontane dal
tipico tradizionalismo della Chiesa stanno lentamente prendendo piede allinterno di ambienti
ecclesiastici. Questo significherebbe una autodistruzione della struttura, la Chiesa minata
dallinterno non sarebbe pi detentrice di quella serie di comportamenti, di quella morale retta, che
serve alluomo per mantenersi nel Bene. La battaglia cui si sente chiamato a combattere quindi
duplice: da una parte le ideologie completamente esterne al pensiero della Chiesa vanno smontate e
rifiutate, dallaltra le teorie che sia prima sia dopo il Concilio Vaticano II prendono
progressivamente piede tra i cattolici vanno tenute sotto controllo. Latteggiamento progressista di
una certa parte di Chiesa decisamente osteggiato e rifiutato e considerato dal nostro autore
anatema al pari del comunismo.
3.0 Il male del secolo secondo Eugenio Corti
Nel paragrafo precedente ci siamo resi conto di quanto, per il nostro autore, la salda fede e la
coerenza con il messaggio cristiano accolto e sposato facciano di lui un miles vero e proprio. Corti
incarna la figura del cristiano che combatte con tutte le sue forze per unidea di societ e di uomo, la
sua una fede attiva. Non di solo spirito ma composta soprattutto di azioni e di fatti. In questo
la Provvidenza stava, n pi n meno, prendendosi cura del problema di un essere minuscolo come lui. Ma dei problemi
di tutti gli altri allora, di quelli che erano morti schiacciati, soffocati nelle cantine, o avevano persa la casa e i beni?
() gli torn in mente una seconda frase del Vangelo: cosa conta un passero? Eppure neanche un passero pu cadere
senza il permesso di Dio. Doveva dunque rispondersi che, quanti agli altri, la Provvidenza la quale stava adesso
prendendosi cura della sua licenza aveva invece con indifferenza consentito che fossero uccisi? Vediamo, cerchiamo
di capire. Bisognava prendere la rincorsa un po da lontano per dare la scalata a un ostacolo come questo. Cera lui
ne era convinto una Provvidenza (unazione conservatrice e promotrice di Dio) che presiede alle vicende degli astri e
delle galassie (cosera questo pulviscolo del nostro pianeta terra, se confrontato coi miliardi di miliardi di astri
delluniverso?) e presiede anche, sulla terra, alla crescita del singolo filo derba e alla sua evoluzione nel corso dei
millenni. Soltanto un essere privo dintelletto potrebbe infatti credere che un organismo cos straordinariamente
complicato come un filo derba (pensa anche solo alle memorie che dentro un minuscolo filo derba determinano il
suo ordinato sviluppo individuale, e nei millenni levoluzione della specie in accordo con levoluzione di tutto il
creato) solo un essere privo di intelletto potrebbe credere che tutto ci sia frutto del caso, e non opera di una
Intelligenza. E che Intelligenza! Venendo poi agli uomini () era dunque arrivato agli uomini. I quali sono gli unici,
fra tutti gli esseri creati, che hanno la possibilit dandare contro lordine posto da Dio nel creato. Gli uomini sono cio
gli unici esseri veramente liberi, appunto perch sono liberi nei confronti di Dio. Questo stesso disordine, questo
enorme disastro che gli stava sotto gli occhi, ne era una dimostrazione. Perch certamente Dio aveva dovuto tollerare
ecco, aveva dovuto permettere questo male, e tutte le altre cattiverie e carognate che gli uomini fanno: e ci per non
andare contro la loro liber. Il gran problema del male nel mondoAppunto per non impedire la liber delluomo (il
che equivarrebbe in conclusione a snaturare luomo Dio costretto a tollerare il male. Ricominciamo: cera la
Provvidenza, cio unazione conservatrice e promotrice di Dio, nellesercizio della quale egli si compiace di partecipare
con amore anche ai casi delle sue creature pi piccole (ai problemi del filo derba e al problema della licenza di Manno
per esempio come il giovane avvertiva cos bene). E cera la libert umana che unica- pu andare contro lordine di
Dio. Cos stando le cose grazia che al male si connetta la sofferenza, la quale trattiene in qualche modo gli uomini
nello scempio chessi possono fare del creato e di s stessi. Rimaneva il fatto che a Milano e altrove non pochi, del tutto
innocenti, erano periti. A un tratto Dio non li aveva pi protetti n aiutati, non aveva pi potutoPer non opporsi alla
libert delluomo, tutto ci che Dio aveva potuto fare era stato di morire in Cristo con loro, innocente con gli
innocenti, in modo da accomunare al proprio il loro sacrificio, sublimando questultimo: Cristo e tutti gli innocenti con
lui, compensavano il male compiuto dagli altri esseri liberi, in particolare da quelli che non accetterebbero mai di
emendarsiPu venire per ciascuno lora del sacrificio: gli innocenti per non muoiono inutilmente, ecco il punto;
ci ridava senso alle cose. Il giovane ufficiale decise se mai un giorno fosse stato a sua volta chiamato al sacrificio
di rispondere fin dora presente! Non immaginava che quel giorno si stava avvicinando con tragica rapidit.

98

modo di vivere il cristianesimo, che ricordiamo non lunico, si manifesta lazione politica. Il suo
credo politico quindi figlio del suo credo religioso, e questo lavevamo gi intuito. Quello che qui
vorremmo accennare la presenza allinterno della Chiesa di carismi politici davvero diversi, tant
che senza difficolt, ma forse con un po di ribrezzo, potremmo parlare di destra e sinistra
allinterno della Chiesa129.
Proseguiamo il nostro discorso cercando di sciogliere ancora meglio il complesso problema del
Male. Cosa intende il nostro autore per Male? Seguendo il suo percorso formativo, che gi abbiamo
accennato nella prima parte, ci accorgiamo di tre importanti fattori:
1) Dagli 11 ai 18 anni Corti sta al collegio San Carlo di Milano.
2) A Besana Brianza, il suo paese, loratorio era in mano a Don Mario Cazzaniga, personaggio
poi confluito nel romanzo, esponente vivace dellAzione Cattolica.
3) A causa della guerra Corti non vive i suoi ventanni e questo ci indica che la sua formazione
religiosa e culturale doveva essere gi solidissima prima dellarruolamento.
Abbiamo visto nel capitolo secondo come Tintori padre considerasse importantissima la
frequentazione del collegio San Carlo da parte del figlio in quanto uno dei pochi luoghi in cui era
assicurato un ottimo insegnamento morale al figlio. Allinterno del romanzo Corti non cita nessuna
figura storica dellex collegio anche se il rettore negli anni in cui frequenta Corti (Ludovico
Gianazza, incaricato dal 1935-1955) viene presentato nelle pagine del libro con lo pseudonimo di
Clero Indigeno. Il collegio di rigida formazione cattolica e, assieme allAzione Cattolica
ambrosiana, sar strumento fondamentale per tenere lontane velleit moderniste dai giovani.
Possiamo dire che questi due ambienti si configurano come il nerbo di quel cattolicesimo
tradizionale e intransigente che non tollera aperture di alcuna sorta per mantenere illibato e puro il
messaggio morale della Chiesa. Lo sguardo di questi carismi sempre allindietro, volto a ricercare
nelle origini e nella perfetta condotta morale la vera essenza del cristianesimo. Corti si forma,
dunque, in un ambiente che lui stesso definisce sano ed ispirato ai principi della Controriforma. La
percezione che abbiamo che il modernismo venga considerato come alter ego della Riforma
protestante e la necessit impellente tornare a respirare aria di Controriforma per evitare questo
evento. Nomana/Besana Brianza si configura come luogo ameno in cui i germi del modernismo non
sono riusciti a filtrare. Qui, in questa terra piena di paolotti, sembra di tornare ai tempi di San
Carlo Borromeo:
[Quella di Besana] era la cultura del Concilio di Treno ricorda lo scrittore e
di san Carlo Borromeo. Spero con i miei libri di aver fermato nel tempo il
ricordo di quel mondo. E di aver dato un contributo alla ricostruzione di una

129

Corti stesso azzarda questa distinzione nel suo saggio Il fumo nel tempio, Milano Ares, 1997, nellarticolo risalente
allagosto del 1978 dal titolo Destra & Sinistra nel quale lautore sposa una importante classificazione che Maritain fa
allinterno del suo Il contadino della Garonna: Maritain fa anzitutto unanalisi senza dubbio illuminante, dalla quale
dopo chegli ce lha messa a disposizione ci sembra non si possa pi prescindere; vediamola insieme: Si di destra o
di sinistra per una disposizione di temperamento, come l0essere umana nasce bilioso o sanguigno. In questo senso
vano pretendere di non essere n di destra n di sinistrale cose si ingarbugliano tuttavia in quanto talvolta uomini di
destra (nel senso fisiologico del termine), fanno una politica di sinistra, e inversamente. Penso che Lenin sia un buon
esempio del primo caso. Non esistono rivoluzioni pi terribili di quelle di sinistra fatta da temperamenti di destra, n pi
deboli governi di quelli di destra guidati da temperamenti di sinistra (Luigi XVI). impossibile non essere daccordo
con lui; anzi alla luce di questa illuminazione alcuni grandi eventi della storia ci si chiariscono sensibilmente.

99

cultura cattolica genuina. Anche se i mutamenti sociali, culturali, di costume


sono stati imponenti, penso non sia impossibile recuperare il terreno perduto130.

Ecco ben spiegato lintento cristiano-sociale dellautore che si prodiga affinch un cristianesimo pi
vero e pi genuino torni alla ribalta. Ma cosa sono, in sostanza, questi mutamenti? Che cosa ha
intaccato in tutto questo tempo la genuina cultura cattolica? Possiamo riassumere questi fattori in tre
blocchi:
1) Il modernismo
2) Jacques Maritain con il suo Umanesimo integrale
3) Una lettura distorta del Concilio Vaticano II
Possiamo sintetizzare tutti e tre questi punti con le parole rifiuto del compromesso. Lautore, come
del resto una consistente parte della Chiesa, si accorge che allinterno del Novecento numerosi
pensatori cattolici stanno prendendo vie che si discostano dalla tradizionale visione. Questi nuovi
cattolici pretendono di offrire unalternativa di compromesso con altre ideologie e partiti
completamente esterni alla Chiesa. Significative, in tal senso, le parole dellautore:
Nel secondo dopoguerra molti intellettuali cristiani hanno dedicato le loro
migliori energie per cercare una sorta di abbraccio con i pensatori pi lontani
o addirittura avversi alla tradizione cattolica. Convinti che in tutte le
ideologie fossero presenti pezzi di verit cristiana, ne ricavano lillusione che
sulla base di questi frammenti sarebbe stato possibile incontrarsi a met
strada con gli altri. Jacques Maritain e Giuseppe Lazzati 131 sono stati due
formidabili interpreti di questo tragico errore.132

Questo processo, tuttavia, inizia ben prima del secondo dopoguerra e possiamo notarlo dalle linee
guida dei papi Pio X, Benedetto XV133, Pio XI134 e Pio XII135 decisamente antimoderniste. Quello
che si evince da questo atteggiamento una fortissima difesa della Verit cristiana da un punto di
vista prima di tutto teologico (Pio X, Benedetto XV) e poi successivamente morale-ideologico (Pio
XI, Pio XII). A inizio secolo lintento era di allontanare possibili eresie dal cattolicesimo, la
propensione era la salvaguardia teologica di un Credo. Nel 1904, di fatti, Pio X scioglie lOpera dei
Congressi, roccaforte del modernismo italiano capeggiata da Romolo Murri, lanno seguente fonda
lAzione Cattolica come principale strumento di contrasto. Nel 1907, a luglio, vengono raccolte
sessantacinque affermazioni moderniste degne di essere segnalate al SantUffizio che saranno
raccolte nel Lamentabili sane exitu e poi riprese, ampliate e confutate con lenciclica del settembre
dello stesso anno, la Pascendi Dominici Gregis. Ma che cosa aveva di allarmante il modernismo?
130

LEco di Bergamo, 25/02/2001.


Il personaggio di Giuseppe Lazzati appassionante e ricco di conseguenze culturali. Fondatore dei Milites Christi
nellUniversit Cattolica docente e poi rettore di questo Ateneo. Anche lui alpino durante la seconda guerra mondiale,
viene fatto prigioniero dopo l8 settembre e inviato nei campi di concentramento nazisti in quanto rifiutatosi di prestare
giuramento alla Repubblica di Sal. Tornato dalla prigionia nellagosto del 1945 subito coinvolto con Giuseppe
Dossetti e Giorgio La Pira (altri acerrimi nemici di Corti) nella direzione della Democrazia Cristiana. Morir nella
festa di Pentecoste del 1986 a 77 anni. tuttora in corso la causa di beatificazione suffragata dallIstituto secolare
Cristo Re e dal defunto cardinale Carlo Maria Martini.
132
Il Timone, ottobre 2009.
133
Ad Beatissimi Apostolorum, 1914.
134
Mortalium Animos, 1928.
135
Humani generis, 1950.
131

100

Sempre seguendo lo schema confutatorio della Pascendi notiamo che questa dottrina portava
anzitutto ad un lento allontanamento dal Magistero della Chiesa come detentore di verit 136; alla
fusione del concetto di Rivelazione con quello di coscienza137; al considerare i Sacramenti necessit
delluomo e non istituzioni di Cristo138. Non, quindi, intuizioni per una apertura in senso morale o
ideologico ma vere proprie allarmanti contestazioni teologiche. Si guardi la sollecitudine che viene
usata da Pio X gi nellapertura dellenciclica:
L'officio divinamente commessoCi di pascere il gregge del Signore ha, fra i
primi doveri imposti da Cristo, quello di custodire con ogni vigilanza il
deposito della fede trasmessa ai santi, ripudiando le profane novit di parole
e le opposizioni di una scienza di falso nome.

E alla met dellopera quando termina lelenco degli errori del modernismo arriva a definire
tale pensiero eresia:
Ed eccovi, o Venerabili Fratelli, descritto per sommi capi il metodo
apologetico dei modernisti, in tutto conforme alle loro dottrine: metodo e
dottrine infarciti di errori, atti non ad edificare, ma a distruggere; non a far
dei cattolici, ma a trascinare i cattolici nella eresia, anzi alla distruzione
totale d'ogni religione!

In un secondo momento, come ci diceva lautore, abbiamo considerazioni meno gravi ma


altrettanto pericolose. Si veda, per esempio, Jacques Maritain.
Come gi accennato nella pagina biografica, il desiderio di Corti di andare sul fronte russo nasce
dalla lettura di un articolo di Emmanuel Mounier, discepolo di Jacques Maritain. Questi due
personaggi sono le bestie nere contro cui Corti cerca di battersi e di fare valere le proprie ragioni.
A suo avviso la linea di pensiero che essi incarnano la responsabile delle influenze marxiste
allinterno del cattolicesimo e di conseguenza corresponsabili dei frutti velenosi del Concilio
Vaticano II, cerchiamo di vedere meglio.
Riproponiamo unintervista apparsa il primo giugno 2010139 Corti rispondendo ad una domanda
riguardante la crisi del cattolicesimo a causa delle sue infiltrazioni dice:

136

Si studiano infine e si sforzano di attenuare e svilire l'autorit dello stesso Magistero ecclesiastico, sia pervertendo ne
sacrilegamente l'origine, la natura, i diritti, sia ricantando liberamente contro di essa le calunnie dei nemici. Del gregge
dei modernisti sembra detto ci che con tanto dolore scriveva il Predecessore Nostro (Motu proprio "Ut mysticam", 14
marzo 1891): "Per rendere spregiata ed odiosa la mistica Sposa di Cristo, che la luce vera, i figli delle tenebre furon
soliti di opprimerla pubblicamente di una pazza calunnia, e, stravolto il significato e la forza delle cose e delle parole,
chiamarla amica di oscurit, mentitrice d'ignoranza, nemica della luce e del progresso delle scienze". (termine Parte II).
137
Imperocch in siffatto sentimento essi non riscontrano solamente la fede: ma colla fede e nella fede stessa quale da
loro intesa, sostengono che vi si trovi altres la Rivelazione. E che infatti pu pretendersi di vantaggio per una
rivelazione? O non forse rivelazione, o almeno principio di rivelazione, quel sentimento religioso che si manifesta
d'un tratto nella coscienza? Non rivelazione l'apparire, bench in confuso, che Dio fa agli animi in quello stesso
sentimento religioso? Aggiungono anzi di pi che, essendo Iddio in pari tempo e l'oggetto e la causa della fede, la detta
rivelazione al tempo stesso di Dio e da Dio: ha cio insieme Iddio e come rivelante e come rivelato. Di qui, Venerabili
Fratelli, quell'assurdissimo effato dei modernisti che ogni religione, secondo il vario aspetto sotto cui si riguardi, debba
dirsi egualmente naturale e soprannaturale. Di qui lo scambiar che fanno, come di pari significato, coscienza e
rivelazione. Di qui la legge, per cui la coscienza religiosa si d come regola universale, da porsi in tutto a pari della
rivelazione, ed alla quale tutti hanno obbligo di sottostare, non esclusa la stessa autorit suprema della Chiesa, sia che
ella insegni, sia che legiferi in materia di culto o di disciplina.
138
La Chiesa, dicono, e i Sacramenti non si devon credere come istituiti da Cristo stesso.
139
Rosella Redaelli, Il Cittadino MB.

101

La pi grossa sciocchezza che hanno fatto i cristiani nel 900 stata a mio
avviso quella di aver seguito gli indirizzi di Jaques Maritain , un filosofo che
proveniva dal socialismo rivoluzionario, sera convertito ancor giovane ed era la
figura di spicco della grande cultura cattolica francese tra le due guerre.
Allinizio Maritain sera mosso molto bene, operando un recupero alla
modernit di San Tommaso del quale tutti gli siamo debitori. Con Umanesimo
integrale ha per imboccato una strada sbagliata. Il libro sosteneva -ed veroche anche tra le idee dei pensatori anticristiani cerano delle verit, delle virt,
dei valori cristiani impazziti. Il compito dei cattolici sarebbe stato quello di
riconoscerli e coltivarli. Qual stato secondo me lerrore di Maritain? Aver
pensato a un certo punto di poter facilmente incorporare il pensiero anticristiano
nella futura, nuova Cristianit: che insomma anche i comunisti e Voltaire erano
dei nostri. In Italia le idee di Maritain e dei suoi seguaci hanno avuto grande
seguito, ma accaduto esattamente il contrario di quello che forse
saspettavano. In politica i risultati sono stati negativi, ma ancora peggio sono
stati i frutti nella Chiesa. Il numero dei seminaristi s dimezzato di colpo, i
preti hanno cominciato a lasciare, i Gesuiti da 36 mila si sono ridotti a 10 mila
di meno, met dei Domenicani sono andati via; lAzione Cattolica scesa da 3
milioni e mezzo a 600 mila iscritti. Le idee di Maritain hanno per continuato
ad avere sostenitori molto influenti. Penso che Paolo VI si riferisse a loro
quando confessava al filosofo Jean Guitton di avere limpressione che
allinterno del cattolicesimo predominassero talvolta un pensiero di tipo non
cattolico.

Le idee di Corti sono chiare e possiamo vedere la fusione delle due grandi tematiche: quella
religiosa e quella politica. La causa degli orrori del XX secolo risiede nelluomo e nel suo
progressivo allontanamento (o annichilimento) da Dio. Lanticristianesimo lunico nemico con cui
il miles Christi vuole combattere. Questa, abbiamo visto, la sua premessa nel suo sistema
letterario: il nichilismo letterario del Novecento parte dalle correnti filosofiche. E cos anche per il
nichilismo spirituale-morale. Quando lo scrittore capisce il problema si prodiga per risolverlo con
tutti i suoi mezzi, quando poi intuisce che questo rischio del nichilismo pu entrare a contaminare la
Chiesa comincia una battaglia ancora pi ardua con i suoi confratelli che lo porter ad essere
ostracizzato anche da una considerevole sezione della cultura cattolica140.
Maritain ha il demerito di aver voluto costruire, o per lo meno ipotizzare, una nuova cristianit
intessuta di marxismo, e le conseguenze sono catastrofiche: il danno era fatto, aveva gettato il
seme della peste del cattocomunismo: di l sarebbero fioriti i vari Dossetti, Lazzati, Fanfani, La
Pira141.
Ma cosa diceva di preciso Maritain?
Corti si rende perfettamente conto dellimportanza del pensatore francese:
Egli fu e rimane, nonostante il suo tragico errore un grande filosofo
cristiano. La sua opera di recupero del tomismo dimportanza fondamentale
per la cristianit contemporanea. Maritain rimane importante anche per me
personalmente: la mia visione della realt sarebbe monca senza alcuni dei suoi
insegnamenti. Ci premesso, sono costretto a ripetere che viene proprio da lui la
140
141

Si veda, a tal proposito, gli attriti che lautore ebbe con Avvenire in merito alla guerra del Vietnam.
Da unintervista su Tempi, 19/04/07 http://www.kattoliko.it/Leggendanera/modules.php?name=Search.

102

crisi io direi pi propriamente lo stato di confusione che oggi travaglia la


cultura cattolica142.

Nel suo Il fumo del tempio Corti allora, citando da Umanesimo Integrale, ci mostra quelle locuzioni
per lui eretiche e causa di confusione tra la giovent cattolica:
Opertet haereses esse: le forze storiche invase dallerrore hanno loro malgrado
servito DioNel sistema dellumanesimo cristiano c posto non per gli errori
di Lutero e Voltaire, ma per Voltaire e per Lutero secondo che, malgrado gli
errori, hanno contribuito nella storia degli uomini a certi accrescimentiIo
voglio ben essere debitore di qualcosa a Voltaire per ci che riguarda la
tolleranza civile e a Lutero per ci che riguarda il non conformismo, e onorarli
per questo143.

Quello che pi spaventa il nostro autore , quindi, il temperamento di sinistra di Maritain e il suo
fascino per lesperimento comunista in Russia, timore che tale e quale ripreso e messo in bocca a
Michele nella parte iniziale del romanzo quando elabora la sua idea di partire volontario per il
fronte russo. Sul comunismo Maritain scrive:
Tra gli elementi originari del comunismo sono anche elementi cristianiSono
virt cristiane sconsacrate, le virt impazzite di cui parlava Chesterton; lo
spirito di fede e di sacrificio; sono le energie religiose dellanimodelle quali il
comunismo ha bisogno per continuare a vivere144.

Sostenendo che una gran luce di verit attraversa lopera di Marx Maritain ritiene anche che in
Russia fosse in costruzione una civilt nuova i cui elementi positivi si riassumono nella
liquidazione del sistema del profitto da raggiungere e del servaggio della forza-lavoro umano alla
fecondit del denaro145.
Il senso del titolo del libro di Maritain risiede proprio nel salvare tutte le verit affermate
dallumanesimo socialista unendole in modo organico e vitale a molte altre verit146.
La speculazione filosofica di Maritain lo porta a fare osservazioni anche sulla filosofia del diritto,
sulla filosofia politica che viene automaticamente messa in relazione al cristianesimo. Maritain
sostiene il paradosso che non bisogna essere cristiani per essere cristiani. La morale che sta dentro
di noi gi essa stessa presenza di Dio. Lumanesimo integrale proprio questo. Essere
integralmente uomini, il che vuol dire essere pienamente figli di Dio. Maritain quindi affascinato
dallesperimento comunista perch vede in esso alcuni germi di bene che sono fondamento anche
della cultura cristiana. Maritain non sta teorizzando una societ che si guidi senza Dio bens
patrocina un mondo in cui non bisogna essere per forza cristiani per avere idee intelligenti e che
portano Bene. Linfluenza politica, filosofica, culturale che ebbe Maritain davvero sensazionale,
questo cambio di prospettiva e questa apertura di una portata immensa e favorir una nuova
concezione non gi di Chiesa ma di vita della Chiesa, vita del cristiano, vita del laico ante litteram.
Questo stralcio pu farci ben intuire la concezione politica che sta alla base del filosofo:
142

Ancora sulla confusione introdotta da Maritain nel mondo cattolico (giugno 1988), in Il fumo del tempio, edizioni
Ares, 1997.
143
J. Maritain, Umanesimo integrale, P.E. Taviai, 2 ed. agosto 1947, p. 78.
144
J. Maritain, ivi, p. 41.
145
J. Maritain, ivi, p. 72.
146
J. Maritain, ivi, p.76.

103

Ci che interessa alla vita politica non affatto che il cristianesimo sia legato
alla democrazia e che la fede cristiana obblighi i fedeli ad essere democratici,
ma constatare che la democrazia legata al cristianesimo e che sorta nella
storia umana come manifestazione temporale dellispirazione evangelica. La
questione non verte sul cristianesimo come credo religioso e come via alla vita
eterna, ma sul cristianesimo come lievito della vita sociale e politica dei popoli
e come apportatore agli uomini di speranza terrena.147

La Chiesa, con Maritain, non pi attaccata alle sue basi teologiche ma alla sua tradizionale morale
e ideologia che se non sono le fondamenta della struttura sono comunque la pavimentazione. 148 I
dogmi o limpianto religioso non pi messo in discussione da nessuno dei contestati, laccusa
risiede, invece, nellapertura e nel tentativo di aggiornare non gi la Buona Novella ma la maniera
di metterla in pratica. Vediamo dallinterno, quindi, il profilarsi di una delle pi grosse scissioni
interne della Chiesa che rimane fino ai giorni nostri implicita e mai esplicita. Sono la parte
tradizionalista e la parte progressista che muovono in direzioni diverse ma per un unico fine. Spesso
147

J.Maritain, Cristianesimo e democrazia, Vita e pensiero, Milano, 1977, pp. 30-31.


Anche il discorso su Maritain dovrebbe essere approfondito. Uno studio comparativo e puntuale dellimpianto
filosofico, politico ed estetico tra Corti e Maritain darebbe sensazionali frutti e ci farebbe accorgere che forse sono pi i
punti di tangenza che di distacco. Si pensi alla riflessione che Maritain compie sul perch della condizione delluomo
nel Novecento. Citiamo dal libro Introduzione a Maritain, di Piero Viotto (Laterza, 2000) questo interessante
frammento che ci permette di comprendere il ragionamento con cui Maritain ricostruisce le ragioni filosofiche della
crisi del Novecento: Nel ricostruire la genesi del pensiero moderno Maritain propone una revisione storiografica,
perch lera di mezzo della storia della filosofia non il Medioevo ma let moderna che nel suo soggettivismo ha
portato al pensiero debole e al relativismo morale, mentre let postmoderna, appena iniziata, vede un ritorno ai valori
universali e un recupero della oggettivit. Kant segna la grande svolta, in lui che si consuma il passaggio dalla
centralit delloggetto alla centralit del soggetto dal primato dellessere al primato del conoscere, fino al trionfo della
ragion pratica. Lidealismo hegeliano e tutti i suoi sviluppi, pur nel loro differenziarsi, dal marxismo al pragmatismo,
dalla fenomenologia allempiriocriticismo, non sono che una conseguenza della rivoluzione kantiana. La filosofia
classica ebraica, greca, latina, cristiana, era fondata sullessere considerato nella sua intelligibilit; Aristotele e San
Tommaso ritengono che noi conosciamo le cose come esse sono in realt, perch lintelligenza diventa intelletto quando
ha intelletto lessere intelligibile. Tutto il Medioevo si lacerato sulla questione degli universali, proprio per poter
criticamente stabilire che il concetto, universale logico, rappresenta realmente lessere; non ci che conosco ma ci
con cui conosco veramente la realt. Questo realismo viene messo in discussione nellet di mezzo dal razionalismo,
dallempirismo e dal criticismo, che portano al fenomenismo, affermando che noi non conosciamo le cose come sono,
ma solo come sembrano, perch la nostra conoscenza non pu cogliere la cosa in s, il noumeno, in quanto si ferma
allapparire della cosa nel processo cognitivo. Cos dal sum ergo cogito del realismo classico, secondo cui per
lautotrasparenza dello spirito nellautocoscienza lio coglie se stesso, il suo proprio essere, si passati tramite il cogito
ergo cogito del fenomenismo, al rovesciamento radicale del cogito ergo sum dellidealismo, per cui lio crea non solo
pi la conoscibilit dellessere, cio le forme della sua conoscenza, come in Kant, ma lessere stesso, cio la realt,
identificandosi dialetticamente con essa. Su queste fondazioni la storia della filosofia passata dal teismo della
tradizione ebraica, cristiana e musulmana, per cui Dio Colui che , attraverso il deismo illuministico, che riduce Dio
allidea che luomo ha di Lui, allateismo contemporaneo, che considera luomo dio a se stesso e divinizza la storia.
Infatti mentre per Aristotele e San Tommaso lessere IN divenire di fronte alla eternit immutabile di Dio, per Hegel
ed i suoi seguaci lessere IL divenire, e la filosofia coincide con la sua storia; dal primato della trascendenza si passa
al primato dellimmanenza. (pp.91-92). Corti possiede una spiccata passione per la filosofia ma il suo approccio (e
quindi studio) alla realt, tuttavia, non certo da filosofo bens da letterato. da ravvedere proprio in questo il motivo
per cui talune considerazioni vengono presentate al lettore senza troppe giustificazioni e spiegazioni. A tal proposito si
vedano le numerose interviste dellautore nelle quali, in maniera decisamente sommaria, cerca di rendere fruibile il
concetto di crisi del Novecento espresso appena sopra. Un approfondito studio comparativo tra Maritain e Corti potr
senzaltro mettere in luce aspetti che qui non possiamo ancora cogliere e far certamente meglio comprendere in che
modo lIdealismo, e ancora prima lIlluminismo, siano allorigine dei tragici eventi del Novecento. Per quanto riguarda
laspetto principale che nel testo abbiamo enucleato, leresia di Maritain, ci rendiamo conto che unanalisi dettagliata
dovrebbe partire dallo studio dellopera principale del filosofo cattolico: Umanesimo integrale. Lanciamo, dunque, la
sfida ad un possibile lettore.
148

104

in contrasto tra di loro ma mai eretiche nel senso etimologico del termine ovvero che scelgono di
staccarsi dallunica Madre Chiesa per dare vita ad unaltra.
Per Corti laspetto religioso si mischia, in questo modo, con quello politico. Affinch il Regno di
Dio possa giungere anche qui sulla terra bisogna che luomo rimanga fedele alla modalit millenaria
con cui la Chiesa si rapportata con la gente. Tutto lo sforzo dellautore risiede proprio in questo:
non permettere che il cristianesimo venga distrutto dallinterno cambiando aspetto. La politica
diventa lo strumento pi efficace per controllare e guidare le masse e per mantenere il pi
possibilmente intatto il messaggio. Questo atteggiamento politicante si accentua ancora di pi se
consideriamo che per Corti lItalia stava, nel dopoguerra, cadendo inesorabilmente nelle mani dei
comunisti. Questo avrebbe significato, nellimmaginario dello scrittore, un avvicinamento sempre
maggiore alla Russia e quindi al comunismo puro. Michele nel romanzo gi si immagina alcune
scene di guerra civile consequenziali alla vincita dei comunisti alle elezioni, possiamo con certezza
dire che si tratta di una delle frequenti auto-proiezioni dellautore nei suoi personaggi149.
Sul versante politico Corti non si fatto da solo come invece accade con la sua letteratura, i suoi
grandi maestri sono Augusto del Noce e Cornelio Fabro di cui rimarr molto amico fino alla morte.
la lettura intensa delle loro opere che tempra ancora di pi lanimo combattivo del nostro
scrittore. In opere come Introduzione allateismo moderno (1964) o Il problema dellateismo (1964)
Corti ritrova le stesse ragioni che aveva soltanto intuto spiegate meglio. Corti si avvicina sempre
pi ad un settore conservatore della Chiesa non soltanto dal punto di vista morale ma anche dal
punto di vista teologico riuscendo cos a completare la sua formazione. Si guardi, per esempio, al
libro Lavventura della teologia progressista (1974) di Fabro, in cui delineato il percorso che, da
un punto di vista filosofico, ha portato delle devianze allinterno della Chiesa. Si illustrano tutti gli
errori filosofici interpretativi partendo da Heidegger e da unermeneutica del Concilio Vaticano II
per ritornare indietro fino a Feurbach e Hegel che non a caso sono da Corti pi volte citati come
radice di quel lento processo di allontanamento da Cristo. Nella seconda parte dello studio di Fabro
si tratta di decadimento morale proprio ad indicare come gli influssi di questi pensieri e filosofie
abbiano portato ad un ridimensionamento della Chiesa che adesso minacciata da una nuova
morale che vorrebbe sostituire lantica. Come detto prima siamo allinterno, forse quasi alla nascita,
di quel processo di divisione interna della Chiesa che vede essere racchiusi dallo stesso abbraccio
personaggi del calibro di Ambrogio Valsecchi150 e don Giussani. Una sinistra e una destra che
hanno diverse se non quasi opposte visioni per quanto riguarda politica, morale e talvolta teologia.

149

Se lo immagin con maggior evidenza circondato dalla guerra civile: ecco, cera gente che sparava dalla cella
campanaria e dal tetto della chiesa, altri, stesi a terra, gli sparavano furiosamente contro dai margini della piazza, pi
indietro squadre di rossi erano in giro per i quartieri a imprigionare gente; i rossi entravano nelle case, anche in questa
dei Riva entravano, che per meno male!- era deserta, perch Ambrogio e i suoi fratelli erano fuori coi loro mitra a
combattere. (p.1086).
150
La sofferta figura di Ambrogio Valsecchi (1930-1983) interessante spunto nel panorama cattolico del secondo
dopoguerra. Sacerdote e teologo nella diocesi di Milano insegna, grazie alla lungimiranza del Cardinal Colombo,
Teologia Morale al seminario Aricivescovile di Milano, accompagna poi come segretario personale il suo Cardinale al
Concilio Vaticano II ma, successivamente, nel 1967 viene allontanato dalla cattedra di Teologia Morale e inviato a
Roma per un periodo di riflessione e preghiera. Nel 1971 lavora come prete operaio in una fabbrica di Torino facendosi
cos promotore e vessillo di quella teologia della liberazione ormai fuori moda allepoca. Le sue riflessioni lo portano
a dire che la morale non immutabile ma dipendente dal contesto storico. Questa rivoluzionaria affermazione sciolta e
discussa anche da un punto di vista filosofica nel libro Giudicare da s (1973) lo porta ad un conflitto sempre pi
accesso con il clero della sua diocesi. Dopo mesi di riflessione decide di uscire da questo drammatico stato chiedendo al
suo Cardinale Colombo la dispensa dai voti sacerdotali. Tale dispensa gli venne concessa e Ambrogio Valsecchi
continua la sua vita laicale sposandosi poi, con rito religioso, nel 1975.

105

Lanno della campagna per il referendum sul divorzio (1974) per Corti il momento culmine della
carriera politica alias da cattolico militante. Lo scontrarsi con cristiani divorzisti, e quindi contrari
alla sua idea (che quella portata avanti dal SantUffizio) lo fa riflettere sullo sgretolamento della
Chiesa e sulla sua immoralit, sulla contaminazione del male ormai avvenuta. Furibondo fu lo
scontro con Giuseppe Lazzati:
Giuseppe Lazzati, che pure era stato mio amico () difendeva una concezione
che avrebbe disciolto il cristianesimo, e continuai ad attaccarlo duramente151.
Non ci siamo pi parlati. I suoi discepoli, che alla Cattolica sono ancora forti,
specie nelle facolt di lettere, non me lhanno perdonato.152

Durante la campagna di propaganda Corti interruppe la stesura del romanzo acconsentendo alla
richiesta di Gabrio Lombardi di diventare vice presidente del Comitato per il s.
Questo fu lunico momento in cui il nostro scrittore si butt in prima persona in politica,
successivamente, con il referendum sullaborto, Corti decise di non intervenire pi per paura che
alcuni suoi ex nemici, ora anchessi contro laborto, potessero cambiare sponda solo per fargli un
torto. Si limit, dunque, a dare consigli, ovvero impostare la campagna mediatica pi su una
sensibilizzazione per immagini che attraverso ragionamenti.
Dire, tuttavia, che lunico momento in cui Corti ha vissuto la politica in prima persona sia stato il
periodo del referendum limitate. Come gi illustrato nella pagina bio-bibliografica Corti autore
anche di numerosi saggi e articoli di tema politico-ecclesiastico sul comunismo e sulle infiltrazioni
sataniche allinterno del Tempio di Dio, volendo utilizzare un frasario comune a Paolo VI e a Corti.
Queste raccolte di saggi ci sono utili per analizzare il terzo punto da noi indicato ovvero le
problematiche che scaturiscono dal Concilio Vaticano II in poi.
Corti considera Paolo VI
un uomo intimamente diviso tra il fascino esercitato dalle prospettive
maritainiane (alle quali, come uomo, egli aderiva toto corde: tanto che da
giovane stato traduttore di Maritain), e la sua missione papale, il dovere di
conservare nella fede pi integra i fratelli: missione, questa, alla quale lo Spirito
Santo continuamente lo costringeva. La sua fu dunque una realt straziante.153

Un giudizio, quindi, non totalmente negativo ma abbastanza critico nei confronti di una forma
mentis aperta verso il moderno. Si pensi allincipit della sua prima enciclica, Ecclesiam suam: Paolo
VI arriva a chiedere perdono per la cappa di piombo messa dalla Chiesa addosso agli intellettuali.
151

Lazzati era allepoca Rettore dellUniversit Cattolica. La tematica famigliare era decisamente delicata ed egli cerc
di affrontarla al meglio organizzando alcuni incontri di carattere scientifico allinterno delluniversit. Questi confronti
sulla riforma del diritto di famiglia vennero fraintesi dalla figura di Gabrio Lombardi che and a denunciare tali
convegni al Vaticano. Quella che ne segu fu una polemica che ancora oggi purtroppo dura tentando di infangare la
figura del buon Rettore. Si veda a tal proposito: Giuseppe Lazzati e il referendum sul divorzio in Studi Cattolici, n583,
Settembre, 2009; G. Lombardi, Perch il referendum sul divorzio?, ed. Ares, 1988. Le difficolt di Lazzati sono
evidenti a chiunque. Un cristiano laico rettore di un ateneo universitario ha dei precisi doveri scientifici e degli
indiscussi valori morali da proteggere e preservare. Levidente fatica risedette nel cercare di convogliare questi due
aspetti da un lato esigenze nuove dallaltro principi irrinunciabili. In unintervista ad Avvenire del 1978 diceva: Pur
restando intatta la contrariet dei cattolici al divorzio, essi non possono imporre a chi non crede una legge che solo la
fede rende possibile. una questione di libert: la Chiesa esplicita nel dichiarare che la fede non si impone e ci non
pu non avere le sue conseguenze. Questo ammirevole punto di vista e nocciolo della sua linea politica non fu, come
abbiamo avuto modo di vedere, apprezzato da una certa parte della comunit cattolica.
152
Da unintervista su Tempi, il 19/04/07.
153
Sono le parole dellautore tratte dallarticolo-intervista Paolo VI, in Il fumo del tempio, op. cit., p. 99.

106

Sono parole che, visti gli studi e la linea di pensiero del nostro autore, turbano non poco la sua
sensibilit di studioso. Tuttavia Corti ritiene anche che la Provvidenza si sia servita di lui [Paolo
VI] per mettere in moto uno svecchiamento radicale della Chiesa, cosa di cui gi Pio XII aveva
individuata e indicata la necessit.154
Sono le parole di questo papa, proferite in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo nel 1972,
che fanno da titolo alla pi nota raccolta di saggi di Corti. Lautore trova in questa frase la massima
espressione di quel pericolo di mondanit e ammodernamento che anche lui ravvede:
Il fumo di Satana entrato nel tempio di DioSi credeva che dopo il Concilio
sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. venuta invece
una giornata di nuvole, tempesta e di buio155.

Il pericolo viene ravvisato, per la prima volta pubblicamente, allinterno della stessa Chiesa, nella
condotta e nei modi di pensare di numerosissimi sacerdoti. Sono questi, effettivamente, anni molto
difficili per la comunit clericale, Corti non perde tempo a farlo notare. I seminari sono sempre pi
vuoti, le congregazioni vanno assottigliandosi, molti consacrati abbandonano i voti tornando ad una
vita laica, non pochi sacerdoti decidono di sposarsi. Sono anche gli anni, ricordiamocelo, in cui si
sviluppa la difficile e sofferta esperienza della Teologia delle Liberazione. Da buono storico il
nostro autore costretto ad interrogarsi sulla causa di questo cambio radicale di comportamento e
ne risulta che questa la conseguenza pi diretta e naturale delle correnti moderniste e, soprattutto,
della diabolica influenza di Maritain sulle giovani generazioni. Il Concilio Vaticano II, poi, al posto
di tentare una ricucitura e un ritorno sulla strada maestra ha portato verso unulteriore apertura
ampliando cos il divario. Cos accaduto?
A mio modo di vedere, questo: mentre da una parte (da parte della Chiesa) col
Concilio c stata apertura a tutti: ai laici, ai fratelli separati, ai lontani, al
mondo contemporaneo, letteralmente a tutti, dallaltra parte non solo non c
stata vera corrispondenza (cosa che in fin dei conti succede pi o meno da
duemila anni), ma si sono portati avanti, e a fondo, tentativi di snaturare la
Chiesa.156

Quale sarebbe stato lerrore del Concilio Vaticano II? Andando a rileggere i documenti ufficiali
come la Lumen Gentium o la Gaudium et spes ci rendiamo conto che alcune asserzioni circa gli
argomenti di coscienza morale e di impegno politico-sociale potrebbero essere state interpretate in
maniera arbitraria. In una delle prime pagine della Gaudium et spes vi un capitoletto dal titolo
Dignit della coscienza morale la cui interpretazione potrebbe aver causato non pochi
fraintendimenti allinterno del mondo cattolico.
Nellintimo della coscienza luomo scopre una legge che no lui a darsi, ma
alla quale invece deve obbedire e la cui voce che lo chiama sempre ad amare e a
fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente dice alle orecchie
del cuore: fa questo, fuggi questaltro. Luomo ha in realt una legge scritta da
154

E. Corti, ivi, p. 100.


E ancora qualche anno dopo: Ci che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, che allinterno del
cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e pu avvenire che questo pensiero non
cattolico allinterno del cattolicesimo diventi domani il pi forte. Ma esso non rappresenter mai il pensiero della
Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia. (1977).
156
A dieci anni dal Concilio: la situazione, in Il fumo nel Tempio, op. cit., p.49.
155

107

Dio dentro il suo cuore; obbedire a questa legge la dignit stessa delluomo, e
secondo essa egli sar giudicato157.

Sono parole, queste, che danno infinito potere alla scelta individuale coscienziosa. Come se la verit
morale dovesse essere trovata dentro a ciascuno di noi. La coscienza il nucleo pi segreto e il
sacrario delluomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nellintimit propria158. Ma
c di pi: nella fedelt alla coscienza i cristiani si dovranno unire agli altri uomini per cercare di
risolvere secondo verit molti problemi morali. Pi oltre il discorso si sposta sullimpegno concreto
che il cristiano deve dare alla societ, sullimpegno prettamente laicale159:
Ai laici spettano propriamente, anche se non esclusivamente, gli impegni e le
attivit temporali. () Daranno volentieri la loro cooperazione a quanti mirano
identiche finalit. Nel rispetto delle esigenze della fede e ripieni della sua forza,
escogitino senza tregua nuove iniziative, ove occorra, e le realizzino. Spetto alla
loro coscienza, gi convenientemente formata, di inscrivere la legge divina nella
vita della citt terrena. Dai sacerdoti i laici si aspettano luce e forza spirituale.
Non pensino per che i loro pastori siano sempre esperiti a tal punto che ad ogni
nuovo problema che sorge, anche a quali gravi, essi possano avere pronta una
soluzione concreta o che proprio a questo li chiami la loro missione: assumano
invece essi, piuttosto, la propria responsabilit, alla luce della sapienza cristiana
e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del magistero. () Tuttavia altri
fedeli altrettanto sinceramente potranno esprimere un giudizio diverso sulla
medesima questione, ci che succede abbastanza spesso e legittimamente. Ch
se le soluzione proposte da un lato o dallaltro, anche oltre le intenzioni delle
parti, vengono facilmente da molti collegate con il messaggio evangelico, in tali
casi ricordini essi che a nessuno lecito rivendicare esclusivamente in favore
della propria opinione lautorit della Chiesa. Invece cerchino sempre di
illuminarsi vicendevolmente attraverso il dialogo sincero, mantenendo sempre
la mutua carit e avendo cura in primo luogo del bene comune160.

Come si capisce bene il laicato potr maturare conclusioni differenti su pi aspetti della vita sociale
e politica, ma a nessuno sar lecito rivendicare lautorit della Chiesa. Una lettura, a parere del
Corti, distorta di queste asserzioni conseguenza del progressivo sfacelo socio polito italiano: In
cosa c oggi un autentico regresso rispetto a dieci anni fa?. Si risponde con questo elenco:
i cattolici di allora erano uniti, mentre adesso sono divisi; allora avevano le idee
chiare e oggi le hanno confuse; la pratica religiosa si rarefatta nei giovani,
mentre negli anziani c intiepidimento (si assistito qui a fenomeni per niente
comici, come la corsa delle nubili di mezza et a rifarsi delle mancate
esperienze sessuali: possiamo forse meravigliarcene, col permissivismo purch
ci sia lamore che subentrato in questo campo?) Ma proseguiamo alla
157

Gaudium et spes, Milano , ed. Paoline, 36 edizione, 2012, (1965), cap. 16, p.24.
Ivi.
159
Ricordiamo che il Concilio Vaticano II ebbe, tra le sue conquiste, quella di rivalutare finalmente limportanza del
semplice cristiano, ridefinendo cos le aree di azione di ciascun componente della Chiesa. Al laico spetter vivere nel
mondo da cristiano cercando di guidare la societ secondo i suoi intimi valori che sono quelli cristiani, al clero spetter
la guida pastorale della comunit laicale. Si veda, in ogni modo, la Lumen Gentium ai capitoli: cap. II Il popolo di Dio;
cap. IV I laici.
160
Gaudium et spes, cap. 43, p.70.
158

108

sgradevole elencazione: dopo labbandono dello stato sacerdotale da parte di


molti sacerdoti si assiste a un grave calo di vocazioni () E che dire
delloggettivo stato di dissoluzione (comunque lo si chiami) di organizzazioni
cattoliche fino a dieci anni fa fiorenti, come lAzione Cattolica, la FUCI, le
ACLI, ecc? E del pazzesco fenomeno di autoliquidazione di tanta parte della
cultura cattolica, per cui le nostre universit invece di dare il loro contributo in
unepoca difficile come lattuale, sono in pratica come inesistenti?161

Il grande pericolo che


tutta la cultura acristiana moderna, tanto progressista che conservatrice, abbia
un debole per lutopia marxista realt nota, e dallestensore dei presenti
appunti gi indagata in altri scritti. Che di conseguenza tale cultura acristiana,
disponendo dei pi importanti mass media, se ne serva ovunque per impedire al
pubblico, specie giovanile, di farsi unidea di ci che hanno prodotto e
seguitano a produrre nella realt i tentativi dattuazione dellutopia marxista,
spiegabile. Inspiegabile invece che un numero non indifferente di cattolici
operi nello stesso senso. Purtroppo in questo caso non si tratta di falsi profeti,
ma anche di persone per il resto sollecite al bene comune, e di una parte ormai
considerevole della nostra povera stampa cattolica.162

La battaglia non pi fisica ma culturale, ideologica. Una cultura che tende ad ostracizzare le
verit cristiane in politica e in morale seguendo il metodo gramsciano:
Oggi la cultura laicista dominante ritiene che i cattolici abbiano esaurito il loro
apporto alla cultura universale. In pratica, se ci sono importanti contributi da
parte cattolica, si fa in modo che vengano sistematicamente ignorati, come se
non esistessero. Io stesso ho sperimentato questa realt con il mio Processo e
morte di Stalin. Che circolato anche in russo e in polacco come samizdat.
Intorno ad esso la cultura occidentale ha steso la cortina del silenzio: la
testimonianza di come in essa sia prevalente lindirizzo marxista.
semplicemente passata dal metodo leninista a quello gramsciano, in cui si
riserva ai dissidenti non pi la morte fisica ma quella civile. Gramsci aveva
detto che a scristianizzare il popolo ci avrebbero pensato gli stessi cattolici.
(dice lintervistatrice) Ci dimostra veramente lintelligenza terribile, oserei
dire diabolica di Gramsci. Egli era consapevole che la forma mentis dei cattolici
costituiva un ostacolo insormontabile per laffermazione del marxismo, a meno
che essi non si fossero convinti che tale visione ideologica della realt fosse
neutra: n contro di loro, n contro altri. A questo punto, sarebbero stati gli
stessi cattolici a danneggiare, a distruggere la propria identit. quello che sta
succedendo.163

Vediamo qui delinearsi il pericolo di autodistruzione della Chiesa che aprendosi sempre pi verso
velleit progressiste, secondo lautore, non fa altro che fomentare un marxismo culturale tra
giovani e vecchie leve. Analogo il discorso che Corti porta avanti criticando la DC. Nelle elezioni
161

A dieci anni dal Concilio: la situazione, in Il fumo nel Tempio, op. cit., p. 50
Ivi. p.53
163
Da unintervista comparsa in Fides Catholica, 2006 a cura di Salvatore Senese.
162

109

del 15 giugno del 1975 vi fu un grosso calo dei voti ai democristiani, lautore, in un articolo del
luglio dello stesso anno164 cerca di spiegare i motivi. Al primo posto viene inserito il pratico
abbandono di ci che conta volendo riassumere cos quella propensione al compromesso, al farsi
cio affascinare dalla cultura marxista, tanto applicata da politici della DC in quegli anni. Come
ultimo punto vengono addotti come motivi di sbandamento i nuovi orientamenti pastorali della
Chiesa. Laggettivo pastorale si riferisce allatteggiamento che la Chiesa dovrebbe mantenere nei
confronti del suo gregge. Non essendo stato, lultimo, un concilio dogmatico non si sono imposte
delle verit di fede da ascoltare e da applicare rigorosamente ma, come si appena visto, si dato
libero sfogo alle interpretazioni. Corti ravvede in questo aggettivo lerrore madre del Concilio che
cos facendo non riuscito a mantenere o correggere i comportamenti dei suoi pastori ma ha come
dato libero sfogo alla loro inventiva portando, visti i tempi, ad uno sfacelo sempre pi ingente della
struttura ecclesiastica.
4.0 Ragguagli per un confronto: lApocalisse di Giovanni
Per una corretta comprensione del pensiero dellautore e pi in specifico della lettura di questo
romanzo, essenziale il confronto con lultimo libro del Nuovo Testamento: lApocalisse di
Giovanni. La chiave di lettura teologica, critica, letteraria di tutto il libro risiede, di fatti, in questa
Rivelazione. Necessario ci pare, dunque, affrontare il problema avendo tuttavia la consapevolezza
di non poter esaurire qui largomento a causa della sua complessit e vastit.
Come gi detto il Cavallo rosso e i suoi libri interni prendono il loro nome rispettivamente da Ap.
6.4; Ap. 6,8 e Ap. 22.2, ce lo indica lo stesso autore al termine del romanzo nella pagina
paratestuale in cui segnalato lindice dellintero libro. Dove risiede il senso di questo
accostamento? Perch lautore tiene in maniera particolare a farci notare la derivazione dei titoli?
Cerchiamo di scoprirlo.
LApocalisse di Giovanni un libro estremamente complesso e misterioso. Una lettura attenta pu
sicuramente giovare a comprendere alcuni aspetti a prima vista invisibili tuttavia resta vero che nel
suo insieme un libro inafferrabile165. Vediamo a grandi linea di cosa tratta partendo da un
inquadramento del genere apocalittico.

Lo scritto di Giovanni si inserisce nel cos detto filone apocalittico, cio in un vasto
movimento, letterario e spirituale, che si svilupp sul finire dellAntico
Testamento. una riflessione per un tempo di crisi. Sono tempi difficili, di
persecuzione, e lapocalittica vuole essere un messaggio di consolazione: alla fine
dei tempi (e questi tempi sono prossimi), per lintervento di Dio, il giudizio sar
fatto e le situazioni saranno capovolte. Lesperienza spirituale dellapocalittica
alimentata da due radici: da una parte un profondo pessimismo nei confronti del
mondo presente e delle possibilit delluomo, dallaltra unassoluta fiducia nelle
possibilit di Dio. C alle spalle una ben precisa filosofia della storia, che affonda
nella concezione dei profeti. Nessun avvenimento dovuto al caso. Tutto previsto
e accade nel tempo stabilito. Gli eventi della storia contrariamente alle apparenze
sono saldamente nelle mani di Dio e sono da Lui guidati verso il compimento del
164
165

Per una rigenerazione della Democrazia Cristiana, in Il Fumo del Tempio,op. cit., p. 39.
B. Maggioni, LApocalisse per una lettura profetica del tempo presente, Assisi, Cittadella Editrice, 1981 (1988) p.7.

110

suo Regno. C nella storia un disegno, che pu sfuggire ai superficiali ma non ai


veri credenti. Nella spiritualit apocalittica c un senso assai vivo della
trascendenza di Dio. Egli controlla tutta la storia con la sua iniziativa. Questo senso
della trascendenza si esprime molto bene anche a livello letterario: Dio descritto
in modo approssimativo, a tentoni. Com facile intuire, anche gli apocalittici si
preoccupano di rispondere agli interrogativi posti alla fede dallazione di Dio nel
mondo. Consapevoli dello scacco che il Regno di Dio incontra nella storia,
proiettano la soluzione alla fine, oltre la storia. In questa chiara consapevolezza di
un destino che va oltre la storia sta il loro merito. Ma anche insita una tentazione,
quella cio di abbandonare il mondo presente , ormai irrimediabilmente corrotto, al
suo destino, per attendere nella fede e nella rigorosa osservanza della legge
quel mondo nuovo che solo Dio pu creare166.

Gi solo questa pagina di Maggioni ci permette di avere ben chiari i punti di tangenza tra le due
opere in questione. Il genere apocalittico corre parallelo al genere storico. Da questassunto iniziale
capiamo benissimo linteressamento di Corti per un libro escatologico come lApocalisse. Lautore,
da fervente cattolico, nella sua lettura della storia non pu prescindere dalla volont di Dio, dalla
presenza di un ordine e dallassenza del caso. Tutto quello che accade nella grande e nella piccola
storia ha un senso ultimo ovvero lavvento del Regno di Dio. In questo senso possiamo addirittura
azzardare che Corti scriva un romanzo apocalittico perch per tutto il tempo siamo accompagnati da
una progressiva lettura e comprensione della realt nel senso dello svelamento e cio che tutti i
fatti che accadono vengono lentamente giustificati, spiegati dal narratore e compresi dal lettore.
Gli altri aspetti di tangenza tra il genere apocalittico e il romanzo sono: il messaggio di
consolazione dato allumanit in un periodo di devastazione167; il profondo pessimismo per il
mondo presente168; lestrema fiducia nel Regno di Dio. Limpressione che abbiamo nel leggere il
romanzo che la casualit bandita, ad ogni evento si tenta di dare una spiegazione, di
razionalizzarlo. Latteggiamento dellautore certamente profetico, e questo gi labbiamo
notato quando abbiamo parlato della gestione della narrazione e della presenza dellautore
onnisciente. Corti tenta una mastodontica lettura della storia a lui contemporanea e da lui vissuta,
che diventa pi una rilettura profetica in quanto non redatta in contemporanea ai fatti raccontati
ma una trentina di anni dopo. Lo stesso autore, nonostante latteggiamento profetico dovuto alle
conoscenze acquisite nel periodo trascorso tra gli anni della guerra e quelli in cui scrive, sa
benissimo di non essere un profeta. Sa benissimo di non poter comprendere il senso ultimo delle
cose. La conferma di questo ragionamento ce labbiamo nella chiusura tragica del romanzo. La
morte improvvisa di Alma, moglie del protagonista Michele, lascia il lettore propriamente basito.
Rimane (perch lo ) episodio senza senso, ingiustificabile da qualsiasi mente umana con un
minimo di raziocinio. Lautore sembra qui fare un passo indietro, pur avendo compreso il perch
della guerra e il perch di una parte di Male ( luomo che crea il Male comportandosi male non
Dio) non riesce a spiegarsi tutta la tragicit della vicenda umana e chiude il romanzo con una morte
stupida, insensata, gratuita e risparmiabilissima che si rifiuta di spiegare, di giustificare. Ma forse a
prima vista, perch la morte di Alma, nelleconomia del testo, abbraccia proprio quel settore di male
presente ed ingiustificabile, esattamente come la malattia e morte di Giustina. Il Male scisso
166

B. Maggioni, ivi, p. 9.
Per comprendere il quale si rimanda allultima pagina del romanzo.
168
Ravvisabile in moltissime pagine del romanzo soprattutto quando parla del degrado dellesercito italiano e
dellinconsistenza di moltissimi soldati italiani.
167

111

quindi in due parti. La maggior parte del Male avviene a causa del comportamento inumano (ma
qui, per lautore, lo stesso che dire non-cristiano) degli uomini, se luomo si comportasse bene la
stragrande maggioranza del male non esisterebbe. La morte, le catastrofi e la malattia per
rimangono e linsensatezza mina il credo di qualsiasi cristiano (ma va bene dire anche uomo).
Lultima e unica risposta che lautore si riesce, e ci riesce, a dare che non riuscendo a capire il
senso di tutto certo che noi qui siamo solo di passaggio e la vita vera da unaltra parte (qui
laspetto consolatorio). Di fatti il romanzo finir con lo splendido ingresso di Alma in Paradiso (a
dispetto di tutto un lieto fine, quindi).
Proseguiamo con il tentativo di spiegazione. Corti gi con il suo primo romanzo I pi non ritornano
pone in esergo una citazione evangelica di gusto apocalittico: Pregate che ci non avvenga
dinverno (dal Vangelo della fine del mondo Marco XIII,18). Questa citazione tratta dal
capitolo 13 del Vangelo di Marco ovvero quella sezione che riporta il discorso escatologico di
Ges. un discorso apocalittico che profetizza la fine del mondo attraverso tribolazioni e la
rivenuta di Cristo nella gloria. Interpretato da tanti, e per molto tempo, addirittura come
limminente fine del mondo a causa del versetto inserito poco dopo che recita: non passer questa
generazione prima che tutto questo avvenga169, da alcuni studiosi considerata, invece, la profezia
non gi della distruzione del mondo ma della distruzione di Gerusalemme a opera di Tito nel 70 d.c.
La lettura di questo brano complessa ma quello che ne evinciamo che Ges ci stia illuminando
circa lultimo periodo di un epoca e linizio di unaltra nuova. Vediamo, dunque, che lidea di un
testo letterario connesso con lApocalisse non viene da Corti improvvisata e inventata ex novo per il
suo grande romanzo ma gi connessione presente dagli esordi.
Con il Cavallo rosso abbiamo una struttura pi solida ed un recupero pi elaborato e sapiente. Si
veda il titolo generale di palese richiamo, la suddivisione della materia che insegue il significato dei
tre sottotitoli e la narrazione che sembra ripercorrere gli episodi dellApocalisse.
Il riassunto dellintero racconto apocalittico ci sembra necessario per poter comprendere a pieno le
tre macro citazioni che il nostro autore fa in esergo alle tre sezioni. Senza una visione dinsieme,
seppur sommaria e soltanto descrittiva dellApocalisse, le tangenze che andremo a sottolineare
risulterebbero incomprensibili al lettore.
Dio concede una visione a Giovanni che definita triplicemente come: profezia, testimonianza e
rivelazione. rivelazione in quanto proviene da Dio e non dal ragionamento umano, profezia
perch offre alle comunit gli strumenti per comprendere in profondit il senso salvifico delle
vicende che accadono () non la previsione del futuro, ma la lettura del presente con gli occhi di
Dio170, ed testimonianza perch al pari del vangelo questo testo rende testimonianza della figura
di Cristo. I destinatari di questa rivelazione, che pare pi una lettera, sono le sette chiese dellAsia:
Efeso Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia, Laodicea. Interessante, a nostro parere, accostare
le figure di Giovanni e di Corti. Entrambi uomini con una missione personale che Dio gli ha
affidato: annunciare e scrivere le cose presenti e le cose future. Leggere il presente con gli occhi di
Dio che anche il senso ultimo dellApocalisse: il presente si fa chiaro e acquista senso solo
attraverso la rivelazione di Dio, solo con Dio possiamo leggere la storia. Tuttavia, mentre la visione
di Giovanni resta simbolica, astratta, surreale e fantastica perch consequenziale allincontro diretto
169
170

Mc. 13.30.
B. Maggioni, ivi, p.19.

112

con la divinit, con il Corti non abbiamo questo problema. Il nostro autore non vede Dio, non ci
parla nemmeno in sogno ma approfitta della sua anzianit rispetto agli eventi narrati per
ammantarsi di quella onniscienza che solo un Dio o un profeta potrebbe avere.
Il testo di Giovanni si apre con le sette lettere alle rispettive chiese, sono lettere di bilancio e di
rimprovero che descrivono situazioni reali, problematiche e difetti comuni come ad esempio
principi di eresie seguiti da alcuni componenti delle chiese. Sono accusate la dottrina di Balaam
(2,14) o la profetessa Jezabele (2,20) o ancora le dottrine dei Nicolaiti (2,6; 2,15). Le altre
correzioni che vengono fatte sono nei riguardi della progressiva mondanizzazione delle comunit e
del progressivo allontanarsi dalla tradizione e dallamore di un tempo (2,4). Dopo la lettura di
queste sette lettere Giovanni cade in estasi ed ha una visione in cui gli appariranno le cose che
dovranno venire. A Giovanni compare subito un trono su cui seduto Qualcuno, che Dio ma di
cui nulla di pi si sa dire, attorniato da un seggio composto da ventiquattro sacerdoti. Attorno al
trono pascolano quattro viventi pieni di occhi davanti e dietro, hanno le sembianze di leone, di
vitello, di uomo e di aquila. Prima di mostrarci la confusione della storia umana e degli
sconvolgimenti che devono arrivare Giovanni ci mostra limperturbabile pace di Dio come a
dimostrare che nulla pu tangere Colui che mantiene lordine. Analoga immagine lavremo al
termine del libro, i tumulti dellumanit sono, quindi, abbracciati dalla pace di Dio. Lattenzione si
sposta infatti, col capitolo 5 al misterioso libro posto alla destra del trono, scritto dentro e fuori e
sigillato da sette sigilli. Cosa contiene questo libro che nessuno pu aprire se non il Cristo Risorto?
la storia della salvezza nella confusione delle vicende umane () il mistero della storia171 . E il
motivo per cui solamente Cristo pu aprirlo perch Dio inconoscibile e imperscrutabile nei suoi
pensieri e solo il suo unigenito figlio in grado di essere da tramite.
Secondo la concezione apocalittica ebraica e cristiana la storia si svolge come su
due piani; la cronaca che vedi e il disegno di Dio che sta nel profondo, nascosto
dalla cronaca e tuttavia da essa rivelato. Lapocalittica attenta alle persone, alle
situazioni e alle vicende del suo tempo, ma vede tutti questi avvenimenti come
segni e strumenti di una realt che sta oltre. Cos lapocalittica non si accontenta
di leggere i singoli fatti, di confrontarli e collegarli fra loro. convinta che per
raggiungere la storia vera occorre porsi, in un certo senso, fuori di essa. Occorre
una rivelazione. Per capire la storia devi guardarla dallalto: il vero storico il
profeta. Ma in che cosa consiste il mistero che la storia racchiude nel proprio seno
e che soltanto chi illuminato da Dio sa riconoscere? qui che appare loriginalit
cristiana dellApocalisse di Giovanni nei confronti di tutta lapocalittica giudaica,
ed qui che la visione del libro sigillato e dellAgnello appare essere la chiave di
volta dellintera costruzione. La visione afferma che Ges al centro della storia.
La rivelazione che occorre per leggere la storia e prevederne il corso la vicenda
storica che egli ha vissuto. osservando la sua vicenda di morte e risurrezione che
puoi comprendere come vanno le cose in profondit. Non occorre dunque una
rivelazione nuova, ma una memoria. Se ricordi la vicenda di Cristo, comprendi che
il disegno di Dio sempre combattuto; che addirittura c un tempo in cui le forze
del male sembrano prevalere (la Croce), ma comprendi anche che lultima parola
la resurrezione. La via dellamore, della non violenza coraggiosa e del martirio,
crocifissa ma non vinta. Di qui una grande consolazione. Ma prima ancora, un
criterio di valutazione. Contrariamente alle apparenze sono i martiri che
171

B. Maggioni, ivi, p.55.

113

costruiscono la vera storia, non i potenti e gli oppressori. Per un cristiano questo
un irriducibile criterio di lettura. Ma se cos , dovremmo riscrivere tutti i libri di
storia. anche un avvertimento: se vuoi fare storia, poniti alla sequela di Cristo.
Mettiti dalla sua parte, non altrove. () il lettore si certamente gi accorto che
complessit, fascino e oscurit non impediscono di cogliere il suo tema centrale, e
cio la ripetuta affermazione della presenza del Regno di Dio nelle vicende umane.
LApocalisse intende rispondere ad una domanda cruciale: come valutare la storia
e come porsi in essa? La risposta da leggere nel particolare linguaggio del genere
apocalittico pienamente nella linea della tradizione ed semplicissima: il
criterio di valutazione della storia Cristo e il modo di porsi in essa indicato, una
volta per tutte, dalla via che egli ha percorso.172

Abbiamo deciso di riportare questa pagina perch ci sembra centrare magnificamente il problema
del rapporto tra storia e profezia, tra romanzo e Nuovo Testamento. A ben guardare questa pagina
potrebbe essere un commento allimpostazione del nostro romanzo. Corti, al pari di Giovanni, si
rende perfettamente conto che la Storia va letta in chiave cristologica e secondo i parametri
dellarrivo della Salvezza. Questa certezza, che la Speranza cristiana, lelemento che porta lo
scrittore e il lettore a pensare che lultima parola, nonostante tutto, non sia del Male.
Proseguiamo con il resto del racconto. Al capitolo 6 i sette sigilli del libro vengono aperti
dallAgnello. Viene qui profetizzato in maniera molto precipitosa larrivo di quattro cavalieri, i
primi quattro sigilli. Il cavallo bianco e il suo arciere potrebbero significare limminente invasione
dei Parti nei confini orientali dellImpero. Il cavallo rosso sembra essere il simbolo della guerra
civile; il cavallo nero raffigura la carestia che, sempre secondo gli storici, tra il 92-93 d.c. colp
lAsia Minore e il cavallo verdastro (da Corti sostituito con laggettivo livido) il simbolo della
morte che colpisce la quarta parte dellumanit con guerra, fame, pestilenze e fiere. Sono immagini
che, a ben guardare, richiamano altri due profeti dellAntico Testamento, Zaccaria (6,1-8) : Alzai
ancora gli occhi per osservare ed ecco quattro carri uscire in mezzo a due montagne e le montagne
erano di bronzo. Il primo carro aveva cavalli rossi, il secondo cavalli neri, il terzo cavalli bianchi e
il quarto cavalli pezzati. Ed Ezechiele (14,21): Dice infatti il Signore Dio: Quando mander
contro Gerusalemme i miei quattro tremendi castighi: la spada, la fame, le bestie feroci e la peste,
per estirpare da essa uomini e animali, ecco vi sar in mezzo un residuo di uomini che si metter in
salvo con i figli e le figlie.
Il racconto apocalittico di Giovanni prosegue con lapertura del sesto sigillo e linizio delle
distruzioni a causa di quattro angeli che trattenevano i quattro venti. Lumanit allora si nasconder
nel cuore delle montagne cercando di allontanarsi dallo sguardo di Dio. Al capitolo 7, poi, un quinto
angelo grida di interrompere la punizione perch prima devono essere segnati i salvati da Dio.
Viene riportato quindi il numero, centoquarantaquattromila scelti da ogni trib di Israele e una folla
sterminata di gente arriva, nella visione, davanti al trono di Dio, sono coloro che provengono dalla
tribolazione e hanno lavato le loro vesti nel sangue dellAgnello. forse allusione alle
persecuzioni di Diocleziano o alle generiche tribolazioni che ogni racconto apocalittico premette al
giudizio finale. Al capitolo 8 il settimo sigillo viene aperto e a sette angeli vengono consegnate sette
trombe. La narrazione segue lo stesso schema di quella del cap. 6, le prime quattro trombe vengono
suonate dagli angeli in maniera estremamente rapida, ogni suonata corrisponde ad una catastrofe
che colpisce la terra. Le sciagure che porteranno le ultime tre trombe saranno peggiori. Delle
172

B. Maggioni, ivi, p.57.

114

cavallette-scorpione tormenteranno gli uomini per cinque mesi senza ucciderli e, successivamente,
viene liberato un immenso esercito di cavalieri con il compito di sterminare la terza parte degli
uomini. Interessantissima, per il discorso che stiamo cercando di portare avanti, la conclusione di
questo capitolo:
Gli uomini sopravvissuti, scampati allo sterminio dei flagelli, non rinunciarono ad
adorare le opere delle loro mani, cio i demoni e gli idoli doro, dargento, di
bronzo, di pietra, di legno, incapaci di vedere, udire e camminare, e non si
convertirono dai loro omicidi, dalle loro magie, dalle loro dissolutezze e dai loro
furti173.

Il senso che ci vuole far comprendere Giovanni che i disastri che stanno accadendo non sono una
necessit n tantomeno sono frutto del caso ma hanno delle precise motivazioni e cause. Lo scopo
di questi accadimenti la conversione degli uomini, aiutarli cio a capire i loro errori e redimerli.
Tuttavia gli uomini restano ciechi, chiusi e sordi a questi messaggi e avvenimenti. In questa pagina
abbiamo abbozzato la logica del Dio castigatore parzialmente riutilizzata dal Corti allinterno di
tutta la sua produzione. Gi labbiamo visto: Dio castiga perch non pu fare altrimenti e utilizza
questi dolori per educare il suo popolo174. Da questa pagina di Apocalisse capiamo che luomo in
Giovanni non ha compreso le cause ultime degli accadimenti turbolenti e quindi perseguita nelle sue
nefandezze e nei suoi errori, senza convertirsi o redimersi. Corti adotta una logica del tutto simile e
limpressione che abbiamo a romanzo terminato che luomo non abbia capito il senso della sua
punizione, o meglio dire: la causa della sua catastrofe. Terminata una guerra luomo non capisce
che stata ladozione di un certo comportamento a causare tutto il male, luomo anche in Corti
continua ad adorare i suoi miti e i suoi idoli senza redimersi.
Al c.10 vi lennesima immagine misteriosa del componimento: un angelo porge un piccolo libro a
Giovanni e lOnnipotente gli ordina di mangiarlo. Il libro allo stesso tempo dolce e amaro, dolce
come il miele in bocca e amaro come fiele nello stomaco. Che interpretazione dare di questo passo?
Il piccolo libro potrebbe essere o lo stesso del c.5 che prima era sigillato ma che ora accessibile e
contiene il senso della storia oppure un altro libro che anticipa la materia del c.11. Certo che si
tratta della parola di Dio, dolce e amaro perch un messaggio di salvezza che passa attraverso la
tribolazione, dolce e amaro perch la novella diventi la consolazione del credente ma anche la sua
tribolazione. Ed ecco che al c.11 viene rivelato il secondo guai che colpir lumanit: due profeti
scenderanno sulla terra e avranno il potere di chiudere il cielo affinch non scenda pioggia, di
tramutare lacqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli. Questi due profeti
verranno uccisi da un mostro marino e i loro cadaveri resteranno per tre giorni nella piazza della
citt dopo di che risorgeranno al fianco di Dio facendo scatenare un terremoto che porter alla
morte la decima parte della citt, ovvero settemila persone. Tuttavia, questa volta, i superstiti
dellaccaduto renderanno gloria a Dio. Alla met esatta dellintero libro, c.11,15 viene suonata la
settima tromba e giunge il momento dellira e il tempo di giudicare i morti e di dare un premio ai
servi e ai santi. Il cielo si apre e appare lArca dellAlleanza . Con il c.12 appaiono i segni grandiosi
dal cielo, una donna vestita di sole che sta per partorire e grida dalle doglie e ancora un grande
dragone rosso con sette testa, dieci corna e sette diademi aspetta di divorare il nascituro. La donna,
173

Ap. 9,20-21.
Ap.3,19 : Tutti quelli che amo li rimprovero e li educo (dove il greco ha rispettivamente e .
Interessante sarebbe confrontare le traduzioni di questo versetto. A prima vista pare che il secondo termine
venisse tradotto con castigo, il che cambia non di poco linterpretazione.
174

115

per, partorisce e il bambino viene portato verso il trono di Dio mentre lei viene messa in salvo
altrove. Scoppia una guerra tra gli angeli di Michele e quelli del dragone (che ovviamente satana)
nella quale i secondi hanno la peggio e vengono scaraventati sulla terra. Qui il dragone insidier la
donna che ha appena partorito ma a questa sono donate delle ali con le quali scappa nel deserto. Il
dragone, furente, si accanisce quindi contro la discendenza della donna, ovvero contro coloro che
osservano i comandamenti di Dio. Una bestia sale, al c.13, dal mare, anchessa ha dieci corna e sette
teste. una bestia al servizio del dragone, le viene data una bocca per bestemmiare, le fu permesso
di far guerra ai santi e di vincerli, sar adorata da tutti gli abitanti della terra. Chi questa bestia?
lincarnazione di satana, il dragone che da entit celeste diventa materia concreta ed entra nella
storia ed anche, se vogliamo, la scimmiottatura di Cristo perch ci viene detto che una delle teste
muore e risorge, desta ammirazione, adorato su tutta la terra. Al c.13 fa capolino unaltra bestia
con quattro caratteristiche: menzognera, in grado di compiere prodigi, perseguita tutti coloro che
non adorano la prima bestia ed completamente assoggettata alla volont della prima bestia. la
copia esatta di Dio e suo Figlio. Questo secondo mostro porta il numero 666 che nasconde in lettere
ebraiche NRWN QSR : Nerone Cesare175. quindi descritta la situazione dei cristiani nei primi
secoli dopo la morte di Cristo. La profezia risiede proprio nel descrivere la situazione che i cristiani
dei primi secoli avrebbero dovuto affrontare in quanto divisi fra il culto del proprio Dio e il culto
dellImperatore. Le due bestie che abbiamo sopra descritto sono quindi lincarnazione
rispettivamente dellImpero Romano e di Nerone, o pi in generale di un Cesare. Le tribolazioni
che vengono descritte sono le persecuzioni operate da moltissimi imperatori romani (Nerone,
Domiziano, Traiano). Al c.14 abbiamo un altro cambio di scena introdotto da una visione di
Giovanni: LAgnello stava sul monte Sion, circondato da centoquarantaquattromila persone che
portavano scritto in fronte il suo nome e il nome del Padre176. Poi degli angeli arrivano dal cielo, il
primo porta un vangelo eterno e grida a gran voce che il giorno del giudizio arrivato, il secondo,
sempre gridando, ci comunica della caduta di Babilonia che, secondo la tradizione apocalittica, lo
pseudonimo di Roma. Un altro angelo arriva e grida che il tempo della mietitura giunto, la terra
deve essere mietuta e la vigna deve essere vendemmiata. Con i c. 15 e 16 vengono introdotte le sette
coppe, portatrici di altrettanti catastrofi che andranno a colpire lumanit, hanno lo scopo di
introdurre il racconto della distruzione di Babilonia. Vediamo cos raccontato per tre volte il
giudizio di Dio sullumanit: i sette sigilli, le sette trombe e le sette coppe. Non sono tre momenti
diversi ma lo stesso evento raccontato con tre immagini differenti che hanno punti in tangenza ma
anche numerose differenze. Questa volta non pi colpita la terza o la quarta parte della Citt ma
lintero cosmo. Al c.17 viene descritta Babilonia che assimilata ad una prostituta, la madre delle
prostitute e delle impurit della terra177. Essa seduta sulle sette teste della bestia, sono le
figurazioni dei sette colli di Roma e sono anche i sette re, gli imperatori ci dice Giovanni, cinque dei
quali sono gi passati (Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone) con Vespasiano e Tito che
devono ancora venire.
Il tema della visione e della sua spiegazione delle molte immagini e del loro
intreccio , dunque, un fatto storico: il crollo di Roma (e, in una prospettiva pi
lontana, appena accennata, la sconfitta della bestia). Ma questo non tutto. Tanto
vero che la nostra pagina non si presenta come un racconto della caduta di Roma,
175

B. Maggioni, LApocalisse, op. cit., p.131.


Ap.14,1.
177
Ap. 17,5.
176

116

n semplicemente come una sua predizione bens come una rivelazione di un


mistero (17,5-7), parola che allude al progetto di Dio, un progetto nascosto allo
sguardo delluomo ma che si manifesta allo sguardo della fede. E difatti il
susseguirsi dei simboli e della spiegazione non si accontenta di annunciare la fine
della prostituta, ma pi ampiamente ne svela le ragioni, i meccanismi profondi
che a quella distruzione inevitabilmente conducono. Di qui le due sottolineature.
La prima che pur concentrandosi su di un fatto della storia lo sguardo di
Giovanni offre una serie di elementi che travalicano quel singolo fatto e assurgono
a schema di lettura applicabile a molte analoghe situazioni. La seconda che alla
comunit sono richieste anche qui (come in altre pagine di particolare importanza:
13,9-18) unattenzione particolare e unintelligente capacit di discernimento. la
capacit di osservare il simbolo, scorgerne il significato e applicarlo alle situazioni
storiche in cui la comunit si trova a vivere. In altre parole: avere la lucidit (che
viene dalla fede e dalla conoscenza in Cristo delle leggi fondamentali con cui Dio
guida la storia e realizza il suo progetto) di scorgere dietro i fatti il meccanismo
profondo e nascosto che li determina178.

Il c.18 annuncia la caduta di Babilonia e un angelo richiama il popolo eletto ad uscire dalla citt per
non contaminarsi con gli stessi peccati ed essere puniti con gli stessi flagelli. Dopo questo Giovanni
ode in cielo il clamore di una immensa folla che esclama Alleluia una scena antitetica a quella
precedente. Prima veniva descritta la reazione del mondo allarrivo del Regno di Dio qua la
reazione del Cielo. un vero e proprio inno di gioia. Arriva poi su di un cavallo bianco un cavaliere
con un mantello intriso di sangue, il suo nome la Parola di Dio. il Cristo che si accinge alla
battaglia il cui esito gi scontato. Con la spada affilata, la verga di ferro e il tino dellira di
Dio un Cristo che viene a giudicare. Al c.20 un angelo discende dal cielo con la chiave
dellabisso e una catena, giunto per imprigionare il drago. Satana sar rinchiuso per mille anni
passati i quali sar lasciato libero per breve tempo. In questi mille anni ci sar il regno di Cristo e di
tutti quei martiri che hanno deciso di non ubbidire e seguire la bestia , saranno i beati e i santi a
partecipare a questa prima resurrezione. Dopo questi mille anni il diavolo sar liberato e cercher di
sedurre ancora le genti del mondo e persuaderli a combattere contro Dio. Tuttavia la battaglia la
vincer il Bene e le bestie di satana saranno tormentante giorno e notte per sempre. La guerra
dunque vinta e presso il trono di Dio vengono aperti altri libri, tra cui quello della vita. Ciascun
uomo verr giudicato secondo le sue opere (scritte sul libro) e coloro che non compariranno su
questo libro saranno gettati nello stagno di fuoco. Con il c.21 la nuova Gerusalemme scende dal
cielo, la fidanzata, la sposa dellAgnello e al c.22 c un fiume di acqua viva come cristallo che
scaturisce dal trono di Dio, come ad indicare che lunica vera vita sgorga da Lui. In mezzo alla
piazza della Citt e da una parte allaltra del fiume si erge possente lalbero della vita che d dodici
raccolti allanno e le sue foglie servono per guarire i popoli. Il libro si conclude al c.22 con langelo
che comunica a Giovanni che ci che ha udito e visto veritiero e proviene dal Signore che presto
giunger. Lammonimento di non cambiare nemmeno una virgola di quanto sopra riportato pone
termine allApocalisse di Giovanni.
Cerchiamo di analizzare le tessere intertestuali. Le prime due parti del libro si chiamano Cavallo
rosso e Cavallo livido. Di che trattano? Perch Corti riutilizza queste termini e ce lo indica
palesemente? Linterpretazione abbastanza intuitiva, lautore crede sia vicina la fine del mondo
178

B.Maggioni, LApocalisse, op.cit., p.186.

117

proprio perch ha veduto concretizzarsi la venuta di questi due cavalieri. Ma dov finito il Cavallo
bianco? Probabilmente il primo sigillo indicava linvasione dei Parti allinterno del confine
imperiale noi potremmo azzardare che il primo cavallo non rappresentato simboleggi linvasione
dei nazisti dei paesi dellest. Il primo sigillo sarebbe dunque gi aperto. Il cavallo rosso, invece, la
guerra che distrugge una parte dellumanit e bench linizio del romanzo tratti della situazione
italiana al tempo dellingresso in guerra la seconda met racconta terribili episodi bellici della
ritirata dalla Russia. Il cavallo rosso la tessera che d il nome alla prima parte del romanzo ma d
il nome anche a tutto il libro quasi lautore volesse indicare che tutto quello che si raccontato
allinterno del romanzo non sia altro che lapertura del secondo sigillo. Potremmo leggere lintera
vicenda sotto la falsariga della guerra civile, principale significato attribuito al cavallo rosso
dellApocalisse. La guerra ha coinvolto la terza parte dellumanit ed una guerra civile in quanto
combattuta nel primo libro da uomini-cristiani. Nel secondo libro viene descritta la scissione
dellItalia e la tentata riconquista della penisola da parte di anglo-americani con laiuto di qualche
divisione italiana, anche qui una guerra civile dunque, e al terzo libro fa capolino una battaglia di
stampo politico-religioso altrettanto sanguinolenta in cui si vedono i cattolici non uniti bens divisi
per perseguire il proprio interesse e mai quello della collettivit. Il cavallo livido, o verdastro,
rappresenta la fame, le pestilenze e le fiere che distruggono un quarto dellumanit. lincarnazione
del comunismo che sta distruggendo le popolazioni dellest Europa, la situazione dei deportati nei
gulag costretti a cibarsi di carne umana per sopravvivere. Qui vengono raccontati, di fatti, tutti gli
episodi dellinternamento di Michele nei gulag di Oranchi e Crinovaia. Nella traduzione italiana
dellApocalisse, per, il termine livido non contemplato, compare invece verdastro. Come mai
questa sostituzione? A nostro parere lautore ha voluto fondere il cavaliere del secondo sigillo con il
terzo, dandogli un nome comune. Il cavallo nero rappresenta di fatti la carestia, uno dei protagonisti
silenziosi del secondo libro mentre il cavallo verdastro il simbolo della morte attraverso fame,
fiere e pestilenze.
Pare proprio che tutta la storia venga percepita come un percorso con il suo progressivo dischiudersi
dei sette sigilli. Ma davvero pronosticata la fine del mondo? Abbiamo pareri discordanti. Da una
parte Corti intitola il terzo libro con la tessera Lalbero della vita che indicherebbe propriamente, a
fine Apocalisse, il Paradiso, e quindi sembrerebbe che no, non la fine del mondo, il peggio
passato, il momento di crisi stato superato e adesso ci si prodiga per una veloce ricostruzione e
una rinascita che tutta una sfida. Tuttavia allinterno del romanzo sembra si apra anche il quinto
sigillo, vediamo cosa viene detto: Allapertura del quinto sigillo, apparvero sotto laltare le anime
di coloro che furono uccisi a causa della Parola di Dio e a causa della loro testimonianza. A gran
voce gridavano : fino a quando , o Signore, tu che sei santo e verace, non farai giustizia del nostro
sangue?. Ma a ciascuno di essi fu data una veste bianca e fu detto di pazientare ancora un poco,
finch non sia completo il numero dei loro fratelli che, come loro, dovranno essere uccisi. (6,9-11)
. Laccostamento pu essere forse un po forzato ma ci permettiamo comunque di farlo. I martiri del
quinto sigillo ci paiono, a tratti, i cattolici del periodo contemporaneo allautore ovvero tutti quei
cristiani militanti che cercano di proporre il messaggio evangelico in ogni sua forma: politica,
etica, morale, relazionale, ma che vengono puntualmente allontanati, sconfitti, uccisi, forzando un
po i termini, dalla realt in cui si trovano. la forma moderna del martirio, composto di una
violenza non fisica ma psicologica. Tutto questo a significare che il tempo ultimo non ancora
giunto, e di questi nuovi martiri ne devono ancora arrivare. Da una parte abbiamo, dunque, una
lettura ciclica della storia nella quale viene abbozzata unApocalisse che si rivela per una mimesi
118

di quella autentica perch non porta effettivamente alla fine del mondo ma si figura come lungo
periodo di sofferenze ed espiazione che lentamente defluisce e porta alla ricostituzione di una nuova
civilt, ne Lalbero della vita: leterna lotta tra Bene e Male non finita ma riaperta, non una vera
vincita del Bene sul Male ma un temporaneo riequilibrarsi della situazione. Avremo, infatti,
limpegno politico di Michele nella sua eroica testarda battaglia contro il comunismo e le ingerenze
di questa dottrina sulla cultura italiana. una concezione ciclica perch quelli descritti sono stadi
attraverso i quali lumanit passata, passa e passer ancora, non sono tappe ultime e definitive ma
possono ripresentarsi. Allumanit data unaltra opportunit. Dallaltra parte abbiamo, invece, la
lettura lineare completamente opposta, come se queste tappe toccate fossero effettivamente la
realizzazione e la concretizzazione della profezia apocalittica e questa terza sezione dal nome
Albero della vita non fosse altro che lintervallo di tempo entro cui il numero dei martiri deve
raggiungere il numero previsto da Dio. In questo senso lumanit aspetterebbe da un giorno allaltro
lapertura del sesto sigillo ovvero labbattersi di numerose catastrofi naturali sulla terra. Allinterno
dellApocalisse abbiamo visto che lalbero della vita rappresenta la concretizzazione del Regno di
Dio, lenorme pianta le cui foglie servono per guarire i popoli il simbolo del ritorno al paradiso
terrestre della pace perpetua. A ben guardare la stessa Bibbia comincia quasi in un giardino, lEden,
e un altro albero fa da protagonista, quello della conoscenza del bene e del male. Che questo libro
finisca riprendendo gli stessi elementi non certamente un caso. Leggendo, per, questultima
sezione ci accorgiamo che la realt descritta non nulla di pi lontano dal paradiso terrestre. In
queste sette Parti finali vi il tentativo, da parte dellautore, di dimostrarci che c ancora speranza
e ci sono ancora le basi per poter costruire una Citt nuova, la Gerusalemme celeste descritta e
dallApocalisse e da santAgostino, qui sulla terra. Il titolo pare pi un augurio che un riassunto
della terza sezione, quella che vediamo tratteggiata non ha nulla a che vedere con la Citt Celeste,
una societ ancora divisa ed egoista che sta percorrendo nuovamente una strada sbagliata, non cos
violenta come quella dei due libri precedenti, ma comunque errata. E le conseguenze si aspettano. Il
culmine il referendum per il divorzio su cui sincentra lultima parte del romanzo. Lesito non
svelato perch la morte di Alma sopraggiunge qualche giorno prima del voto e noi non sapremo mai
delle reazioni della famiglia Riva, tuttavia ci chiaro quanto Michele, Ambrogio e i loro figli
vedessero nellevitare il divorzio un grosso passo avanti. Secondo loro, di fatti, costruire una societ
nuova non dando come garanzia una solida struttura famigliare un grosso passo indietro. il
fallimento del piano di rinascita gi dai primi passi. Cos luomo, per lennesima volta, si
autocondanna e si trascina verso lautodistruzione. La conclusione del romanzo cos spezzata tra
una visione negativa della societ che fallisce ancora e una visione positiva a livello religioso. La
societ fallisce perch accetta il divorzio e perch accetta di farsi sedurre dal Mondo, tutte le
invettive che Corti fa sulla sessualit, sul decadimento dei costumi e sulla moralit vanno
esattamente in questa direzione e cio a mostrare come, anche a Nomana, la gente stia cambiando in
peggio non avendo capito nulla degli errori passati, non avendo capito niente delle cause ultime dei
massacri di quegli anni ma vivendo la vita con estrema superficialit. La droga solo accennata di
sfuggita in un paio di pagine ma, a ben guardare, la causa prima della morte di Alma: un drogato
alla guida sul tratto Lierna-Varenna sbanda e causa la morte della moglie di Michele. Fatto
inspiegabile, violento ed improvviso ma le cui cause ultime stanno nel comportamento inumano
delluomo, nella sua poca seriet nei confronti della vita. Quella che ci d Corti nellultima pagina
del suo romanzo una delicata osservazione morale riassuntiva di tutto il romanzo, forse per quello

119

che cos bella e piace moltissimo proprio perch riesce a concentrare il senso di
milleduecentosettantaquattro pagine in una, ancora una volta luniversale nel particolare.
Un altro aspetto interessante sembra essere la trasposizione della figura delle due bestie, quelle del
c.13, che dal simboleggiare lImpero Romano e lImperatore passano ad indicare il Comunismo e
Stalin. Allinterno del romanzo, per, non sono state ritrovate altre tessere che potrebbero avvallare
questipotesi tuttavia, a livello strutturale, la sostituzione regge. Da questo stralcio di intervista
possiamo comprendere quali siano i sentimenti dellautore nei confronti del male prodotto da alcuni
personaggi storici.
Lei ha scritto Processo e morte di Stalin, un dramma che la compagnia degli
Incamminati di Franco Branciaroli sta per riportare in scena dopo cinquantanni
di oblio. Ha definito Stalin uno strumento del demonio. Anche Bin Laden
unipostasi del male?
Nel corso della storia ci sono persone che incarnano la presenza del male. C il bene
che attrae gli uomini e il male che pure li attrae. Ogni epoca fin dallantichit insegna
che luomo vive tra lattrazione del bene e quella del male. Dove il male ha fatto
presa, la storai degli uomini ha conosciuto pelaghi di eccidi. E bisogna constatare che
questi eccidi, fatti per ammazzare, sono stati pi micidiali delle guerre. Si uccide
direttamente, oppure con le marce della morte, oppure con la fame e gli stenti, come i
contadini cinesi affamati dal regime. Tuttavia in situazioni analoghe non si sono
verificate stragi analoghe ().
E lei, che risposta d?
Certi reparti di SS non avevano lordine di uccidere gli ebrei, ma cercavano di
ucciderli ugualmente. Il dittatore etiopico Menghistu traboccava di entusiasmo quando
insegnava ai suoi la violenza con cui combattere il vecchio regime imperiale. C il
gusto di fare il male. Ecco, si pu essere felici di ammazzare. Per me sono persone
possedute dal male, limpulso demoniaco che continua a farsi sentire e che trascina
molti.

E ancora, insiste il nostro autore, il problema della societ lallontanamento da Cristo.


(...) labbandono di Dio a moltiplicare gli orrori. Nei secoli passati non ci sono state
tante stragi cos sanguinose come nel Ventesimo. Il motivo che il secolo scorso il
pi scristianizzato della storia. La scristianizzazione sistematica sviluppatasi dal
Cinquecento in poi ha fatto presa soprattutto in due grandi nazioni allavanguardia
della modernit anche se diversissime tra loro, la Germania e la Russia. Hitler e Stalin
erano bestie molto affini. Dal punto di vista numerico i russi hanno fatto pi morti:
hanno cominciato per primi e hanno avuto pi tempo. Ma dal punto di vista della
radicalit i tedeschi erano peggio179.

Tutte queste riflessioni sono estremamente in linea con il discorso apocalittico. Il Principe del
mondo che seduce da sempre luomo sforna periodicamente degli eletti, delle bestie minori che
hanno la missione di portare distruzione, morte e violenza sulla terra.
Volendo riassumere i caratteri comuni a questi due componimenti potremmo dire che entrambi si
pongono lobbiettivo di ricercare il filo rosso della Storia, ovvero cercare di svelare i significati
179

Stefano Filippi in un articolo di Tracce del Giugno 2011.

120

reconditi di ogni accadimento storico apparentemente inspiegabile. I due profeti avvallano lidea
di un Dio castigatore anche se con due accezioni leggermente diverse. Per Giovanni sembra che
ogni cosa sia voluta da Dio, compreso il male, in una provvidenziale realizzazione del Regno di
Dio, per Corti, invece, la moralit delluomo a provocare il male e tutto il male che non
imputabile alluomo, come ad esempio le catastrofi o le malattie non sono lette dallautore come
punizioni o volont divine (come purtroppo unattiva scuola cattolica continua a sostenere, uno fra
tutti De Mattei180) ma vengono trattate con rispettosa distanza, non esprimendosi mai chiaramente
sulla questione proprio in quanto mistero insondabile anche per il nostro quasi profeta.

180

R. De Mattei, Il mistero del male e i castighi di Dio, Verona, Fede e Cultura, 2011.

121

CAPITOLO QUARTO
STRUTTURA E RIASSUNTO DEL ROMANZO

122

Prima sezione del romanzo: Il Cavallo rosso (p.7-451)


Esaminiamo la materia totale cos distribuita:
Sei PARTI, suddivise in MANNELLI a loro volta divisi in CAPITOLI.

1 PARTE: 3 Mannelli, 32 capitoli.


Mannello I : 12 capitoli (1-12)
Mannello II: 12 capitoli (13-24)
Mannello III 8 capitoli (25-32)

PARTE 1
MANNELLO I : per riassunto vedi dopo cap. 12.
Cap. 1 : 31 maggio 1940. Descrizione amena, bucolica della campagna Briantea e del lavoro nei
campi di Stefano (giovane figlio) e Ferrante (padre). Arrivo dellamico Ambrogio Riva, da tempo
lontano. Saluti convenevoli. Ambrogio racconta dei suoi esami di terza liceo saltati a causa della
guerra. Si scopre che sono entrambi della classe 1921.
Cap. 2: descrizione della Nomanella, la casa di Stefano e Ferrante, arrivo alla cascina incontro con
la loro famiglia, Mam Lusia, la nonna e i fratellini. Nel cortile, qualche battuta con la nonna sul
futuro di Stefano che vuole continuare a lavorare i campi anzich andare in fabbrica. Congedo dei
due amici che si danno appuntamento alla sera. Ambrogio se ne va via in bicicletta.
Cap. 3: incontro di Ambrogio con Giustina (sorella di St.) sulla strada di ritorno. La scena
accompagna i personaggi che si muovono, come una carrellata cinematografica. Descrizioni di
Giustina pi dialogo breve fra i due, pi congedo. (***) Am. In bicicletta procede sulla strada per
casa. Sul tragitto fa alcuni pensieri sulla fine della vita, pennellata umoristica del narratore? (il
quale sa che di l a un anno Amb. Far la pi brutta esperienza di vita-morte di sempre). Narratore
ci fa sapere della mancanza di Manno da casa presentandoci il protagonista (cugino di Amb. Orfano
che vive con la famiglia Riva da tempo ma gi da un anno in naia, della classe del 19).
Cap.4: Esterno. Amb. Mangia e scappa fuori (famiglia e casa non ci sono ancora presentati). Va
dallamico Igino, in partenza per la chiamata della NAIA. Trova St., Igino non c in casa, vanno a
cercarlo in piazza (la piazza di Nomana, paese dei protagonisti, nome inventato ma Besana
Brianza paese natio dellautore). maggio e c la benedizione, tutti accorrono alla chiesa in
maniera concitata. I due, St. e Amb. Guardano la gente entrare in chiesa, vengono descritti,
pennellati, 10 personaggi del popolo.
Cap.5: Incontro a quattro, St. Ambr. Igino e lamico Castagno anche lui in partenza per la naia.
Saluti, breve dialogo. Vengono tutti invitati a casa di Igino a bere qualcosa.
123

Cap.6: Sera del 31 maggio. Interno. Bevono braulio e poi vino. Tutti e quattro seduti al tavolo. Si
parla prima della guerra. Si evince che Igino non ha capito nulla della situazione politica attuale.
Credo abbia pensieri comunisti ma vuole allearsi coi nazisti. Poi una foto della loro seconda
elementare (sono sempre tutti e 4 coscritti, ma nel maggio del 40 vengono chiamati alle armi solo i
primi sei mesi del 21.) fa scattare i ricordi dei tempi andati. Le sorti di due compagne, una rimasta
nana e laltra andata al manicomio, vengono tristemente raccontate. Amara conclusione di Ambr.
<anche senza la guerra quanti guai nella vita>. Viene espressa per la prima volta limportante
tematica del dolore. (Ambr. Li saluta dicendo che vuole accompagnarli il giorno avanti in
macchina, assieme a Pierello altro compaesano, a Monza dove verranno smistati)
Cap. 7: 1 giugno. Mezzo esterno. Tra la casa di Igino e la strada. Compare Pierello brevemente
descritto (sar protagonista di una seconda sezione del romanzo. Ma in questa prima compare solo
in questi pochi capitoletti). Castagna e Igino sono visibilmente turbati, emozionati. Si congedano
dal paese. Nel viaggio in macchina attraversano il paese, si lasciano distrarre da ci che vedono.
Rondini e casa de I dragoni (altro importante luogo della seconda parte del romanzo). Frase da
comunista di Igino. Sempre per indicare la sua poca chiarezza della situazione politica e del
motivo della guerra. Credo. Storia di Eleonora, la vecchia padrona della Casa dei Dragoni. Donna
che perde marito e figlio nella prima guerra mondiale. Il dolore della donna non compreso dai 4
giovani. Forse perch ancora piccoli e inesperti della vita.
Cap. 8 : Esterno. Viaggio verso Monza. Descrizione breve del tragitto attraverso la Brianza. Arrivo
a Monza al piazzale con gli altri coscritti. Ambrogio saluti i tre compaesani che vengono imbarcati
su un treno.
Cap. 9: solenne descrizione dei pensieri di Ambr. Che non sa se attendere la destinazione degli
amici oppure no. Pensieri interrotti dallarrivo di una trentina di reclute. Breve dialogo con un rosso
di capelli al termine del quale ha il terribile presentimento che < qualcosa di davvero nuovo, e
solenne, e a lui ignoto, stesse cominciando> Con nervosismo interrompe la sua riflessione sulla vita
da caserma e buttando la sigaretta va via.
Cap. 10 : salto dal 1 giugno al 10 giugno. 10 giugno, lItalia entra in guerra. Telefonata tra il
segretario del fascio di Nomana e Gerardo Riva. Motivo telefonata: adunata in piazza del paese per
ascoltare le parole del Duce. Lappuntamento alle 17.30 ma la ditta del padre di Ambrogio deve
chiudere alle 17.00 di modo da permettere ai lavoratori di raggiungere la piazza. (***) 17.00 sfilata
dalla fabbrica alla piazza, il flusso della gente (300 operai) rispecchia il flusso dei pensieri di
Gerardo Riva, fa pensieri politici. Visione pi chiara e consapevole della situazione attuale.
Nella fiumana Ambrogio incontra loperaio Luca. Tutto il capitolo 10 abbraccia il tema delladunata
in piazza.
Cap. 11: gente in piazza in attesa. Pensieri e parole sulla guerra interrotte da un realistico problema
con gli altoparlanti, effetto comico che smorza la tensione. Altre discussioni, brani di discussioni, da
piazza. Parla il Duce, dichiarazione di guerra, ricalca le parole storiche. Spiegazione religiosa dei
mali abbozzata, il male dipende dalluomo. Fine adunata.
Cap. 12 : Interno. Sera 10 giugno. Recita del rosario in casa Riva (famiglia di Ambrogio). Recitato
con pi devozione che le altre volte. Rapida presentazione della famiglia Riva. Ambrogio prega la
Madonna per salvaguardare lItalia, Manno e se stesso.
124

MANNELLO I : Raccoglie le giornate del 31 maggio, 1 giugno (pomeriggio), salto al 10 giugno dal
pomeriggio, uscita di fabbrica alle 17.00, discorso del duce 17.30, fino a sera.
3 giornate descritte, 11 giorni trascorsi. Tutto in 49 pagine.
Locus amoenus e presentazione di alcuni personaggi tra cui intuiamo Ambrogio essere il
protagonista. Spettro della guerra che lentamente si avvicina, a causa della partenza di Igino e
Castagna, ma che tuttavia rimane per Ambrogio ancora non concreto. Lui ha sempre la speranza che
la guerra non scoppi. Progressiva tensione. Poi con il cap. 10 e larrivo della guerra amarezza e
preoccupazione.
MANNELLO II
Cap. 13: Giorni seguenti non specificati, Descrizione del postino Chin, tragicamente realista. un
postino strano e imbranato, senza tatto, ha il compito di portare la cartolina di chiamata della naia.
Consegna della cartolina a Mam Lusia (mamma di Stefano). (***) cambio scena, Interno. Mam
Lusia legge la cartolina, si fa assalire dallangoscia, si lascia ai ricordi del suo Stefano piccino. Si
mette piangere (?) e poi a pregare, invoca laiuto di Dio. Dimprovviso la sua attenzione attratta
da una cartolina raffigurante Cristo morto sulle ginocchia della Madonna. A mio avviso profetica.
la risposta di Dio alla preghiera di Lusia, che gi gli fa intuire la fine di suo figlio (di fatto questo
morir, vedremo come)
Cap. 14: 14 giugno. Pomeriggio della partenza di Stefano (St. chiamato alle armi perch vengono
chiamati i restanti sei mesi della classe del 21. Gli studenti universitari, per, per il momento
possono continuare gli studi, non sono cio obbligati ad entrare in naia). Descrizione degli ultimi
pensieri e gesti di Stefano prima di entrare in naia. Questa volta Ambrogio non pu accompagnarlo
perch in guerra la benzina va conservata. Stefano parte dalla stazione di Nomana. Pensieri.
Incontra il fornaio Giovanni faccia-infarinata.
Cap. 15 : Arrivo di due treni a Nomana. Uno da Lecco e uno da Monza. Un tipo eccitato riferisce
lentrata dei tedesci in Parigi. < la guerra sta per finire!> . Ennesima pennellata con la quale
lautore ci fa intendere che tra il popolo nessuno avesse capito nulla della situazione
politica(?).Stefano vede la signora Quadri Dodini, professoressa al convento di monache e le
chiede un parere sulla guerra, a lei che colta. Lei alla notizia di Parigi presa, piange e scappa
dicendo : <povera Francia! Povera cultura!> (***) 4 ore dopo stazione di Monza.
Cap. 16: La narrazione ritorna a Nomana. Laboriosit di Ambrogio che, essendo in vacanza estiva,
deve e vuole imparare il mestiere del padre. Il padre industriale tessile, ha una ditta con qualche
centinaia di operai. Ambrogio cerca di imparare un po tutti i lavori dal pi umile a quello di
dirigente. (***) cambio scena. Dentro la fabbrica. Descritto lavoro macchinari, giro dispezione di
Ambrogio. Osservando comprende legame affettivo fra Luca (operaio classe 21) e Giustina (sorella
di Stefano). Luca dovr partire per le armi al posto del fratello che si scoperto essere in attesa di
un figlio. (aveva avuto lesonero perch altri suoi fratelli sono alle armi, mi pare)
Cap. 17: dopo aver descritto la mattinata tipo di Ambrogio (a lavorare in ditta) viene descritto il
pomeriggio, speso a leggere romanzi classici in giardino (***) e sullautocarro della ditta a far
consegne o in bicicletta per la Brianza. Trascorrono cos per Ambr. Giugno e luglio. In monotonia.
125

Cap. 18 : Agosto. Gerardo Riva obbliga il figlio Ambrogio ad andare in vacanza al mare. Amb. Va
a Cesenatico in una pensione. Riflessioni varie, viaggio e arrivo (***) Entra in sala da pranzo in
tempo per la cena. Tutti lo squadrano e lo osservano, ricambia gli sguardi. Vede se ci sono in giro
ragazze, si invaghisce di una.
Cap. 19: mattina dopo. Giornata passata in spiaggia. Va a ritrovare la sua vecchia colonia del
collegio San Carlo (dal quale ritornava, durante il liceo, solo a Natale e in estate, per quello il
romanzo si apre con lincontro tra Stefano e Ambrogio che non si vedevano da tempo, da Natale
deduco). Fa un breve tuffo nel passato, nella vita dellanno scorso, ancora da studente. Il don del
collegio lo rimprovera perch non si messo la crema, e gli dice <sei grandino ormai!>
sintomatico di qualcosa che sta cambiando. Pensa tutto il giorno alla ragazza che ha visto la sera
prima a cena, la rinomina Tigretta. Fa progressiva conoscenza di questa cosa nuova e strana che
lamore (essendo stato dagli 11 ai 18 anni in un collegio maschile, non ha avuto una grande
esperienza). Decide che andr a parlarle e a conoscerla. Il pomeriggio esce in barca vela da solo.
Cap. 20 : stessa giornata, dopo cena. Incontro dei due giovani nellatrio della pensione.
Presentazioni (lei Patrizia), dialogo, arrivo della madre, viene invitato a proseguire con loro in
gelateria. Poco prima di arrivare trova una scusa e si congeda perch ha vergogna del padre. (forse
presente un alessandrino pag. 87)
Cap. 21: Mattina dopo, si ritrova in spiaggia, prosegue il dialogo con Patrizia, interrotto la sera
prima dallarrivo della madre. Capitolo interamente dedicato a loro due, allinnamoramento. Fanno
una passeggiata al Rubicone. Capitolo molto fresco e spontaneo, innocente, daltri tempi.
Cap. 22: arrivo al Rubicone. Tutta la scena lunga e lenta da pi di 5 capitoli che se ne parla.
Scena dialogica interrotta dalla visione di un punto di guardia di militari italiani poco distanti da
loro. Ritorno improvviso alla realt, allattualit, alla guerra. Memento. I soldati sbirciano la
coppia con binocolo. Loro se ne vanno in albergo. Momentanea vergogna di Ambrogio per non
essere alle armi.
Cap. 23: 13 agosto. Partenza della famiglia di Tricia (Patrizia). Ambrogio malinconico e triste,
pensa che forse non la rivedr pi. Pensa al suo futuro, <dove sar fra un anno?> La guerra? Dopo
pranzo la famiglia parte.
Cap. 24: 13 sera telefonata di Manno. Essendo Manno in congedo vuole raggiungere il cugino al
mare almeno due settimane. (***) 14 agosto Manno arriva a Cesenatico. Prime parole di Manno,
prima descrizione, primo scambio di battute faccia a faccia. Manno se ne esce con due espressioni
di un dialetto diverso da quello di lombardo, Ambrogio se ne stupisce definendolo poliglotta.
Nota molto significativa.
MANNELLO II: met giugno-met agosto
partenza di Stefano alla naia e quotidianit di Ambrogio. Pi l0estate di Ambrogio e
linnamoramento con Patrizia, su 12 capitoli la met sono dedicati a questa esperienza.
MANNELLO III
Cap. 25: fine di agosto, salto temporale. Si ritorna in Brianza con Ambrogio che decide di andare a
trovare il suo amico di collegio Michele Tintori, descritto nelle sue abilit poetiche scrittorie e di
126

romanziere. Palesi due richiami autobiografici, lincontro tra Michele e Omero che fa scoccare la
scintilla con larte gi dalle elementari.
Cap. 26: Ambrogio sta per arrivare dallamico, pensa che quella di Michele sia una casa di
saggi, vorrebbe parlare della guerra, vorrebbe capire, anche con il padre di Michele, mutilato
della grande guerra. Michele e Ambrogio si incontrano, saluti, Michele gli sconsiglia di parlare con
il padre di guerra. Discorso spostato sulle sculture del padre, che scalpellino, riportata discussione
sullestetica avvenuta qualche anno prima. Dialogo sul pi e sul meno. Interrogato sul perch non
scriva pi Miche afferma che per scrivere deve per prima vivere la realt. Adesso ha vissuto
troppe poche cose per scrivere.
Cap. 27: tutto dedicato a Tintori padre, pi Ambrogio e Michele. Discorso cade sulluniversit e
poi sul collegio San Carlo. Sui motivi della scelta di aver mandato il figlio a studiare l. Scuola
costosa ma ottima e con eccellenti insegnanti, dice Ambrogio, in realt Tintori padre spiega come
a lui premesse far crescere Michele in un ambiente moralmente sano. Fa qui la comparsa uno
dei protagonisti del romanzo, la moralit. Tintori padre tiene a sottolineare limportanza di
averla salda e costruita. Poi si congedano. Ci viene fatto capire che la situazione famigliare di
Michele: orfano di madre dalla nascita e padre invalido dal 18. In chiusura si accenna al dolore (in
riferimento alla situazione di Michele) parallelo Michele- Cristo sul dolore.(da capire meglio).
Cap 28: Il discorso sulla moralit qui continuato. Capitolo comincia con la lezione estetica d
iManno ai ragazzini delloratorio di Nomana, con il parroco don Mario. Espressa la
concezione dellautore, <larte, se autentica, indirizza a Dio> ricerca <delluniversale nel
particolare> Cambio scena,(qui con capoverso non con asterischi) contemporaneamente i ragazzi
delloratorio pi piccoli sono in giro per Nomana. Torturano un cane randagio e un deficiente per
strada. Peccato originale, credo. Luomo malvagio per natura? Don Mario se ne accorge, li sgrida
duramente. E costernato. Il problema la morale, che bisogna insegnargliela, questa la
missione delloratorio e di Don Mario, dice lui stesso <altrimenti a che servirei?> Parentetica
prolettica su Nomana degli anni 70. (sempre a livello di morale, cfr. p 94).
Cap. 29: Met settembre, partenza di Manno. Riflessioni sulla guerra. Riassunto degli ultimi 3
mesi pi commenti su come si sta conducendo la guerra. Don Mario viene scorto in chiesa a
pregare tutto solo.
Cap. 30: fine ottobre. Normalit che si era andata a creare dopo la dichiarazione di guerra viene
interrotta da Mussolini che vuole invadere la Grecia. Non si capisce il periodo, (novembre o
dicembre?) risale la visita di Don Carlo Gnocchi,. Dialogo con lui. Ambrogio domanda sempre per
meglio capire ma non ha risposte. Don Gnocchi un amico di famiglia essendo natio di un paese
vicino a Nomana. (don Gnocchi natio di San Colombano al Lambro, paese vicino a Besana
Brianza). Elogio degli alpini che devono essere trasferiti in massa in Grecia per dare man
forte. Frase di Mam Giulia (madre di Ambrogio) <siamo al mondo per aiutarci>. Da cfr. con
Promessi sposi, la scena del barcaiolo ad inizio capitoli IX o X. Partenza Don Carlo,
sopraggiunge linverno. Torna la normalit.
Cap. 31: Novembre. Inizio delle lezioni universitarie di Ambrogio e Michele. Entrambi
bighellonano nei corridoi della Cattolica, gustandosi la prima libert. (Mai avevano avuto il
permesso di saltare le lezioni prima, ora invece..) Presentata la figura di Padre Gemelli. Nota
127

autobiografica sul perch Michele abbia scelto Giurisprudenza e non Lettere. (***) cambio scena,
cambio di argomento, ma il protagonista sempre la relazione tra loro due. Tipiche discussione
universitarie: sulle lezioni del professor Apollonio, sullestetica del medioevo, sulle ragazze e su un
frate Bernardo che fascista (ed criticato), sulla bellezza fisica nellaldil.
Cap. 32: manca poco a Natale. I due bighellonano per i corridoi di lettere. Trovano Padre Gemelli
che fa ispezione ma trovandoli fuori posto (sono nei corridoi di lettere anzich nei loro) non li
sgrida, Gemelli saluta Michele per nome. Poi i due decidono di correre a lezione. (***) quasi un
commento il narratore ci comunica in 5 righe che il GUF aveva chiesto il privilegio ( detto in
modo ironico) anche per gli studenti del 21 di entrare sotto le armi, privilegio dal fascio
concessogli. Capiamo, quindi, che i due partiranno.
MANNELLO III: fine agosto-prima di Natale.
Parla del rapporto fra Michele e Ambrogio, su 8 capitoli 5 capitoli dedicati a loro: 3 iniziali e due
finali. Amicizia liceo che passa ad amicizia alluniversit. I 3 capitoli centrali sono uno su Manno,
lestetica e luomo malvagio che necessita di Dio e di buona morale. Poi si parla della guerra
dichiarazione alla Grecia, don Gnocchi.
PARTE 1: 3 mannelli < 32 capitoli (p 7-110)
31 maggio-prima di Natale.
Descrizione della vita normale, quotidiana della gente di Nomana. A tratti drammaticamente
spezzata/interrotta dallo spettro della guerra che si fa sempre pi concreta presenza. (cartolina di
Stefano, dichiarazione di guerra alla Grecia e infine trovata del GUF. La realt della guerra entra
lentamente nella vita dei personaggi con tutta la sua carica drammatica della quale i personaggi si
accorgono pian piano.
PARTE 2 = MANNELLO UNICO
Cap.1: salto di Gennaio, siamo in principio di febbraio 1941. A casa Riva le donne, le sorelle e la
madre di Ambrogio, sono intente con i preparativi mattutini per la partenza di Ambr.: preparazione
valigia e saluti. (***) saluto del padre, che in ditta, piccolo discorso uomo a uomo. Viaggio in
macchina con Celestino (meno descrittivo di quello con Pierello Igino e Castagna). Arriva a Monza.
Dopo qualche ora esce con destinazione artiglieria a Merano.
Cap.2: Arriva di notte a Cremona. Primo assaggio della nuova vita. La comitiva si ferma a bere,
prende qualcosa di caldo in un bar. Arrivo della comitiva in una caserma sbagliata, vengono re
indirizzati, arrivo alla caserma giusta. Forse vuole dare come primo impatto ( o ha lui stesso
personaggio Ambrogio o lui stesso Narratore) limpressione di inefficienza e poca seriet.
(sono accompagnati da un caporale, capisci la gerarchia!)
Cap.3: Sempre la stessa notte. Sergente maggiore arriva con la camicia sbottonata, si procede con
la registrazione dei provenienti dal distretto di Monza. Arrivano toscani, umbri, napoletani e
romani. Un toscano si lamenta col sergente perch non hanno mangiato da tutto il giorno. Acceso
dialogo sul pasto con il sergente. Poi il sergente si inalbera e il toscano vilmente si impaurisce.
Bestemmia, Ambrogio ne resta offeso. Si vede bene la poca religiosit dei non-lombardi, nota il
128

narratore. Vengono portati tutti a dormire. Qui abbozzato un tema delicato. Il tema delle
regioni e dei compatrioti provenienti fuori dalla Lombardia. Non razzista il narratore, nota
con crudo realismo le differenze tra le varie popolazioni (toscani umbri siciliani abruzzesi)
dicendo male di alcuni e bene di altri). Il metro sempre lo stesso, senso civico, moralit,
dignit dessere uomo. Le stesse tematiche che troviamo qui affrontate a inizio NAIA saranno
le stesse che salteranno fuori durante la ritirata dal fronte russo. Con altri toni, sia chiaro, ma
questo male dellindisciplina, della bassa moralit e poca dignit di alcuni italiani, saranno
la causa della tragedia della ritirata. come se questi temi saltassero fuori uguali ma espressi
diversamente numerosi capitoli dopo.
Cap. 4: sempre la stessa notte. Vengono portati nella ex scuderia . Loro alloggio. Devono dormire
sulla paglia, c chi si lamenta. Poi si coricano. Arrivano dopo poco i 60 studenti meridionali. I
toscani si distinguono per il chiasso, gli schiamazzi inutili e le bestemmie. Ambrogio
irritatissimo. < molto prima di quello militare il nostro ambiente civile che fa schifo> p.112
Fa conoscenza con un Abruzzese (non un caso, cfr. Gli ultimi soldati del re). Che gli sta
simpatico. Tale Virgilio de Lollis.
Cap.5: esterno. Giorni dopo. Descrizione della vita in caserma, descrizione anche dei toscani, sui
quali non cambia idea e, a suo dire, non ha avuto modo ancora di cambiarla). Quelli che sanno far
gruppo sono i montanari. In realt anche una critica ai toscani che non sanno essere solidali
fra loro. Descritta incertezza sul futuro di queste 240 reclute: soldati semplici o ufficiali?
(ricordiamo che sono tutti studenti del 21). Breve dialogo con labruzzese di cui viene svelata la
nascosta religiosit. (gli amici di Ambrogio saranno tutti connotati o da uno spiccato senso
religioso o solamente da un forte senso civico e umano)(***) descrizione addestramento militare,
ci viene anche fatto sapere che saranno tutti ufficiali. Inizia per Ambrogio: <una vita intermedia tra
quella dellallievo ufficiale e quella del soldato comune>
Cap. 6: gli altri soldati non vedono di buon grado gli studenti. Li chiamano firmaioli o volontari.
Descritto il forte realismo o tendenza a comprendere i fatti di Ambrogio. (lo scrittore si scinde
bene tra Michele e Ambrogio). Am. Si rende conto della totale impreparazione dellesercito
<allandamento della guerra nessuno sembrava pensare>. Ci viene fatto sapere che
laddestramento dura feb-luglio. Sono caporali, poi con un difficile esame sergenti.
Cap.7: Compare Michele Tintori, breve descrizione dellandamento della guerra per rendere
conscio il lettore della situazione politica attuale. Descritto antefatto che giustifica lavvio della
campagna russa. Michele vuole andare sul fronte russo. Elementi autobiografici (il motivo del
desiderio di Michele di andare in Russia vedere il comunismo). Riscritte tali e quali le
motivazioni, vedi nota p. 131. (***) preghiera di Michele a Dio per mandarlo in Russia. Vuole
capire ed essere strumento.
Cap.8: Descritto iter formativo. Sergenti altri sei mesi di studi. Luglio-gennaio, diventano ufficiali.
Michele tra i primi 10 arrivati al concorso ufficiali e pu decidere la destinazione. 81 divisione
Torino, sul fronte. Parentetica sulla religiosit e lorigine della fede dei brianzoli. Manno
spedito sul fronte libico. Siamo nel febbraio 1942.
129

Cap.9: Passano settimana e mesi, Tintori aspetta. Poi chiamato comprende improvvisamente che
dal fronte potrebbe anche non tornare e passa a salutare tutti. (qui avvisa per telefono i Riva che
passer)
Cap. 10: Mezzo Maggio 1942 (due anni dopo linizio del romanzo) Capitolo interessante. Michele
dai Riva a mangiare il gelato. E stato invitato con questa prospettiva <vieni che ti facciamo il
gelato>. Tutti chiacchierano attorno alla macchina del gelato che deve formarsi, lo stanno facendo i
fratelli piccoli di Ambrogio, tra cui Pino (futuro protagonista). Parlano di diverse cose serenamente,
si scopre che anceh Stefano stato mandato al fronte russo da gennaio. Il gelato non si forma, le
ragazze corrono a comprare una torta. Potrebbe essere una allegoriadifficilmente le cose
saranno liete come te le immagini.?
Cap.11: Sempre sotto il bers con Michele, ultime conversazioni. I Riva si congedano da Michele.
Ma prima c una carrellata di tutti i componenti della famiglia Riva, la seconda dallinizio del
romanzo. (la prima il rosario cap.12 parte I mannello I) (***) Michele in partenza per Bologna e
poi per Russia, inaspettata telefonata di Ambrogio che gli comunica che stato assegnato
anche lui su quel fronte. Ambrogio non torna pi a casa, lultima scena famigliare ce labbiamo
qui in questo capitolo. Da qui alla fine del primo libro CV ROSSO Nomana non pi toccata,
solo ricordata. (con la sola eccezione della mamma di Stefano)
PARTE 2: MANNELLO UNICO: febbraio 1941-met maggio 1942
Racchiude la doppia partenza di Ambrogio, per la naia (cap.1) e per la Russia (cap.11) Racchiude
la sua formazione militare il suo primo impatto con lesercito. (la prima impressione quella che
conta?) Prima 4 capitoli dedicati alla prima giornata. Alla notte. Altri 4 capitoli vita sotto lesercito,
accenno alla Russia. Ultimi due, ultimo giorno di Ambrogio e Michele a Nomana pi partenza da
Bologna.
PARTE 3
MANNELLO I
Cap.1: Giugno. Partenza da Bologna di Ambrogio in treno. Comitato di saluto fascista composto
da quattro donne, episodio infausto del thermos. Nota di umorismo del narratore.?
Cap.2: tardo pomeriggio. Tratta Mestre-Postumia, il treno passa davanti al monumento dei caduti
della prima guerra mondiale, il Redipuglia. Battuta del compagno di viaggio Bonsaver (umoristica?)
(***) superato Monfalcone la ferrovia si addentra nel Carso. Vengono notati da Ambrogio degli
schieramenti infiniti di tende. Perch? Si chiede Ambr. Per la presenza dei partigiani in quelle
zone. (ambr. Non lo sapeva perch i giornali non lavevano mai detto) (***)Postumia sosta,
sentono sparare (***) pieno della notte il treno ferma a Lubiana- C movimento considerazioni su
una pattuglia abbastanza disciplinata. <insolitamente disciplinata> dice il narratore.
Cap.3: continua il viaggio, descritti il secondo terzo quarto giorno di viaggio in treno. Pianura
ungherese, slvocchia. Poi mattina dopo Polonia. Descrizione del paesaggio visto dal treno. Ci si
accorge della religiosit di uno dei compagni di viaggio di Ambrogio, Bonsaver (del quale
130

rimane amico). Nota sulla concezione cavalleresca della guerra. (***) Sempre in treno, sempre
pi vicini alla Russia. Episodio del bambino che butta via il cappello bolscevico.
Cap.4: Arrivo in Russia, il viaggio in treno per continua. Vedono gente sempre pi povera
non ci sono strade asfaltate ma piste, gente del posto la vedono fisicamente provata. Primo
impatto con il mondo comunista. (i quattro ufficiali si chiedono il motivo, intuiscono che c
qualcosa di strano sotto) (***), alcuni giorni dopo nel bacino minerario del Donetz enormi
fabbriche, gli operai vivono in casupole arrangiate. Il narratore ci fa notare le file di uomini che
camminano sulle piste ci avverte che la gente nelle citt ha fame e che quelli sono i sentieri percorsi
dai russi per cercare di recuperare cibo. I quattro ufficiali, per, ancora lo ignorano. (***) sono
finalmente arrivati a Jasinovataia, scendono: scena imbarazzante tra ufficiale italiano e
ferroviere tedesco. Litaliano ha rubato da una carrozza tedesca un cuscino, i due discutono,
lufficiale finge di non capire. Il giorno dopo ad Ambrogio i connazionali delle retrovie gli
rubano il paio di scarpe di scorta.
Cap.5: smistamento ufficiali. Ambrogio assegnato a Camenca. 3batteria linea pezzi. Nel
tragitto in macchina fa molte domande allautista sulla situazione dei russi. Come stanno?
Hanno da mangiare? Arrivo al comando , si percepisce una bella aria. Cimiteri russi. Trincee tra il
carbone (perch la gente abita in un posto cos ricco ed cos povera? Si chiede). Cena con gli altri
maggiori, si addormenta pensando con malinconia alla casa, a Stefano, a Michele.
MANNELLO I: 5 capitoli, fondamentalmente la settimana di viaggio, giorno, pi giorno meno,
che porta Ambrogio in Russia. Progressivo e lento arrivo in terreno sovietico.
MANNELLO II
Cap.6: Ci viene annunciato che il fronte riparte. Dopo essere stato fermo da autunno, riparte
adesso, a luglio. (***) Cambio personaggio. Stefano, ci viene detto che dopo appena 4 giorni di
avanzata Stefano ingaggia il suo primo combattimento in un bosco. Descrizione combattimento.
Cap.7: combattimento. Emozioni di Stefano, I nemici fuggono, c lassalto. Alcuni russi fatti
prigionieri. Tenero scambio di battute fra Stefano e un russo. <non siamo mica bestie, mica vi
ammazziamo!>.
Cap.8: qualche giorno dopo Ambrogio passa con la sua linea pezzi dartiglieria nello stesso bosco,
ritrovano alcuni cadaveri. Vi continuit di spazio. Descrizione morto, <davvero non facile
essere uomini>.
Cap.9: Ambrogio appartiene alla divisione Pasubio. Michele alla Torino, passano le settimana e
continua lavanzata.
Cap.10: passaggio di personaggio: Michele. Lui non sta avanzando ma nelle retrovie a curare un
deposito. Ha loccasione di parlare con gli autoctoni. Primo impatto con il comunismo sono gli
orfani besprizrno. Il narratore ci dice che sono orfani politici, ovvero i cui genitori sono stati
ammazzati o deportati dal comunismo. Questo Michele ancora non lo sa. Viene ricordata la
carestia del 37 causata dal progetto del colcoz. Intervista alcuni popolani con laiuto
dellinterprese, il ragazzo orfano. Interviste che non vanno benissimo.
131

Cap.11: mattina,interno. sempre Michele, altro colloquio questa volta con il capo del villaggio.
La conversazione non cambia molto rispetto a quella del cap. 10 M. molto cordiale allora il
capo del villaggio si decide e gli spiattella le barbarie che i nazisti stanno compiendo poco
lontano da loro, queste M. non le conosce ancora. Il narratore riporta il pensiero del russo
<conquistatori di merda> riferito agli italiani. Il capo villaggio apparteneva ai bianchi che
erano stati sconfitti dai rossi, vedevano nel conquistatore un salvatore. (***) esterno.
Mentre cammina Michele cerca di capire quello che sta succedendo, si ricorda del giudizio di
Papa Pio XI sui nazisti (sono anticristi) e comprende che non deve occuparsi solo dei
comunisti ma anche dei nazisti.
Cap.12:pomeriggio. M. viene a sapere da altri soldati venuti dal blocco l vicino a prendere
qualcosa dal suo magazzino che nella carestia del 37 ci furono episodi di cannibalismo tra la
gente del popolo. Questa notizia sconcerta Michele.
Cap.13: Notte, Michele eccitato sessualmente, sar lestate. Ma cerca di darsi una regola e
un tono, castit di pensieri e di azioni (inizia qui a pensare ad Alma, la sorella 15enne di
Ambrogio, inizia a sublimarla, si innamorato). Riesce con questo pensiero alto a scacciare i
pensieri cattivi e si dice che : <il disordine del mondo comincia da queste debolezze>. Appena
riuscito a gestirsi arriva una avvenente diciottenne russa che si offre totalmente a lui. Michele
spiazzato ma facendo appello a tutte le sue forze riesce a mandarla via. (***) nei giorni seguenti
viene spostato di zona (<fortunatamente>), la forza italiana in Russia triplicata.
Cap. 14: stabilizzazione del fronte sul Don
MANNELLO II: tempo non specificato Luglio? Avanzata del fronte-combattimento di Stefano-vita
di Michele-il fronte si ferma. Mannello sullavanzata che riprende il discorso con altri due
personaggi importanti lasciati indietro da parecchi capitoli. Viene anche affrontato il tema
etnologico dellintervista ai russi.
MANNELLO III
Cap.15: Estate. paragrafo che riassume un pezzo di Storia. 30 km di fronte hanno ceduto
improvvisamente. Il narratore rimprovera i tre protagonisti St. Ambr.Mich. di non porsi le
giuste domande. Perch il fronte ha ceduto? Perch due soli battaglioni alpini hanno ripreso
quello che 10 battaglioni ordinari avevano perso? Giudizio sulla disorganizzazione
dellesercito
italiano.
(***)
Ambrogio tra i suoi soldati.
Cap.16: Arriva Bonsaver a trovare Ambrogio. Gli presta un libro che gli stato regalato, parla
degli stessi posti in cui si trovano loro adesso. Si tratta de I cosacchi di Sciolochov, (lautore pi
tardi lo boller, mi pare come autore comunista) Un intervento del pezzo di artiglieria di Ambrogio
interrompe la discussione tra i due amici. Sparano coi cannoni e poi riprendono la discussione.
Cap.17: riprende conversazione come se nulla fosse, sono cambiati, si sono abituati alla guerra,
parlano di donne. Conversazione interrotta di nuovo da un attacco di 12 aerei russi, Ambr e
Bonsaver si precipitano alla mitragliatrice. Gli aerei bombardano e passano via non si capisce se la
mitraglia non efficace o se Ambrogio che non buono nel tiro. (***) ricomincia la
132

conversazione ma di nuovo interrotta da un dietro front degli aerei russi. 3 caccia, ma nessuno di
questi riesce ad essere abbattuto.
Cap. 18: Bonsaver si ferma a cena. La giornata non ancora finita, prima di andare a letto devono
prepararsi per una visita dispezione ancora movimento. Quindi i due attendono la visita e sotto il
cielo si mettono a parlare di stelle e costellazioni. Bonsaver ne sa qualcosa perch da pi giovane
studiava le stelle. Le spiega cos ad Ambrogio (elemento autobiografico). Passano cos 1.30 h poi
Bonsaver parte e ritorna alla sua postazione.
Cap.19: sempre stessa notte. I soldati ascoltano al grammofono musiche e canzoni a loro
contemporanee. Ambrogio riflette sulla musica e sul perch abbia questo potere di
immalinconire ma lascia subito cadere il discorso.
Cap. 20: i giorni dellestate passano Ambrogio non ha nulla da fare legge il libro di Bonsaver ma
svogliato, non lo interessa. I bombardamenti si fanno sempre meno frequenti (***) descritto il rito
della posta. Ambrogio riceve tre lettere: Alma, Michele e Igino, veniamo quindi ragguagliati su tutti
(***) arriva anche lettera da Manno (***) gli arriva anche un biglietto di Stefano che si trova l
vicino e gli chiede di andare a trovarlo. Ambrogio prende congedo, giorni dopo larrivo del
biglietto e va a trovare Stefano al paese l vicino.
MANNELLO III: pochi giorni destate, mannello di aggiornamento, di convivialit, amiciziaQuiete prima della tempesta. Visita di Bonsaver la maggior parte dei capitoli e poi ci sono le
lettere, stessa logica per il mannello successivo, sulla visita a Stefano e lincontro con Luca. Come
se volesse salutare tutti prima della ritirata. in questo mannello che d, senza saperlo, lultimo
saluto ad alcuni personaggi. Quasi fosse di congedo. Dovuto anche al lettore.
MANNELLO IV
Cap. 21: viaggio di Ambrogio in moto attraverso la campagna russa. Passa vicino a dei cosacchi,
vengono fatte alcune osservazioni , arriva al paese indicato da Stefano ma non lo trova (scena tutta
esterna)
Cap. 22: scopre che Stefano ripartito da qualche giorno per il fronte, a 20 km da l, trova un
modo per arrivarci e tornare indietro in giornata.
Cap.23: viaggio alla linea del fronte. Cercano il comando della 2 compagnia. lora del rancio,
Ambrogio in trincea sul Don.
Cap.24: interno (raramente descritto). Nel fortino dellufficiale bersagliere di Stefano, tale Acciati.
Il personaggio di Acciati e presentato qui perch successivamente protagonista di uno due episodi
bellici importanti. Morir in battaglia senza che n Stefano n il narratore si pronuncino sulla sua
sorte. Credo, a meno che non rispunti pi in l, non ricordo. Acciati e Ambrogio, coetanei, fanno
amicizia . Ambrogio inizia a comprendere la vita al fronte, enormemente differente da quella
in seconda linea. Forse lautore dedica un intero mannello alla prima linea proprio perch ci
tiene a descriverla prima che si sfaldi.I due ufficiali pranzano assieme, discorso sul cecchino
(molto tetro) e poi A. si avvia da Stefano.

133

Cap.25: Camminamento e descrizione della linea di fronte (***) arriva da Stefano che chiede il
cambio guardia (***) si spostano nella <hall> della trincea, discutono pi di guerra e di vita militare
che di altro. Effetto estremamente realistico, in effetti quando da molto che non vedi qualcuno a te
veramente intimo parli prima della quotidianit e poi delle cose pi serie. (accenni a Nomana)
episodio dellicona del crocifisso appesa al posto di Stefano. Ultimo capoverso sul comunismo,
nessuno torna indietro per raccontare com, come la morte.
Cap.26: immalinconimento (esiste???) di Stefano, ha paura di morire. Ambrogio lo rassicura (tono
profetico non credibile). Stefano per riconoscenza gli regala un accendino da lui fabbricato. I due
parlano di casa. (***) Am. Guarda lorologio, deve quasi andare tardi. Tornano con gli altri
Ambrogio si mette a parlare con tutti di armi. Tutti quanti apprezzano, nessuno riceve mai visita in
trincea. Chiunque visita un fante in trincea fa del bene a tutti, dicono i soldati. Parlano delle armi
italiae e di quelle russe e che i russi vengono allassalto ubriachi .Stefano regala un accendino
allaccompagnatore di Ambrogio, cos gratuitamente, per il gusto di farlo, dice. Chiusura del
capitolo tragica, viene annunciata con prolessi la morte di Stefano.p.241Solita pennellata
prolettica non che svela il finale di Stefano ma produce tensione edolore. Perch tu lettore
sai che Stefano finir male ma non sai come, cerchi di non pensarci ma lui te lo ricorda.
Quando pu effettua un puntuale memento mori.
Cap.27: viaggio di ritorno di Ambrogio e Della Valentina, scena del silenzio descritto. In questa
PARTE 3 ci sono diversi passi che descrivono la bellezza del creato e la contemplazione che
suscitano nelluomo. Le stelle con Bonsaver, il bosco del primo combattimento di Stefano, il
silenzio assoluto in questo capitoletto, la scena dei ragni migratori al cap.29 qui sotto. La
bellezza, cercata la bellezza.
Cap.28: qualche settimana dopo Ambrogio riesce a vedere anche Luca, il compaesano operaio
della ditta del padre. Lintera divisione Tridentina si stava spostando verso il fronte, quindi passa
vicino alla linea pezzi di Ambrogio. Descrizione della sfilata di alpini. Luca nel battaglione
Morbegno (nappine Bianche) (***) Ambr. vede Luca, invita lui e altri suoi due amici a pranzo.
(***) convivialit e allegria, serenit, scena tranquilla. Poi ripartono e il narratore aggiunge:
<verso quale destino?>
Cap.29: viene lautunno, ci viene mostrato come lo affrontano gli artiglieri (***) e come i
bersaglieri in trincea. Spettacolo dei ragni in migrazione, cfr. bellezza.
MANNELLO IV: tutta estate e autunno: ultime visite prima della ritirata, clima disteso, conviviale,
sereno.
PARTE 3: Va da giugno-autunno, vita in guerra, al fronte, descritta in tutte le sue sfumature. A
360. Prima linea, artiglieria, rapporti umani, morte, scontri a fuoco, posta ,visite, rapporti con i
russi.
PARTE 4
MANNELLO I

134

Cap.1: 19 dicembre. Inizio del dramma. Giorno della ritirata. Ambr. Viene avvertito
improvvisamente. Tranquillit e idillio spezzati, comincia la frenetica, confusa ritirata (***) avvio
ritirata.
Cap.2: esterno. avviamento dei pochi mezzi non congelati. Dallalto non arrivano ordini chiari.
Tutti gli alti gradi sembrano sragionare e non gestire la situazione.
Cap.3: interno. Dialoghi concitati tra ufficiali circa la ritirata, ancora confusione. I problemi sono
viveri, munizioni, rifornimento, la ritirata ormai cosa da fare, non si pu resistere altrimenti
verrebbero chiusi in una sacca. Il maggiore, dice Ambrogio, si rifiuta di accettare la realt dei fatti,
non vuole che si distruggano radio e autocarri inutilizzabili perch gli italiani torneranno a breve su
quella linea.
Cap.4: Il reparto si avvia. Inizia la marcia (***) Ordini dal maggiore a tutti gli ufficiali: ufficiali in
testa alla proprie formazioni devono raggiungere a tutti i costi Mescoff da dove parte la gran pista
diretta a sud. Che al momento ancora italiana.
MANNELLO I: concitata ritirata
MANNELLO II
Cap.5: capitolo confuso, senza una cartina della Russia questi movimenti sono difficili da capire.
Qui sostanzialmente descrive spostamenti della colonna tra paesi e citt. Antefatti per cui il Terzo
reggimento rimane isolato (non ha comunicazione, il reggimento di Stefano). Mescoff viene
perduta dagli italiani ma il Terzo Reggimento non lo sa quindi essendo slegata da collegamenti
radio si avvia ugualmente in bocca al nemico.
Cap.6: si narra la vicenda del Terzo Reggimento, lasciando per un attimo Ambrogio. La colonna
del Terzo arrivata a Calmicov, notte tra il 19 e 20 dicembre. 35 gradi sotto zero. Assieme a loro
c anche la Legione Croata che veste il fascio ma non fascista. (***) plotone di Stefano. Acciati
al freddo di fuori da unisba a riposare, pensa. (***) cambio scena, Stefano dentro la stessa isba si
sta per coricare, dice le preghiere e pensa alla madre.
Cap.7: Acciati viene svegliato, deve recuperare una pattuglia di 5 o 6 uomini per una ricognizione.
Entra nellisba li chiama ed esce. Si aggiunge anche il suo attendente, un molisano , mi pare. (***)
sempre notte, la pattuglia va al comando a prendere gli ordini, interno. Acciati riceve ordini per la
missione esplorativa.
Cap.8: scena unica della sortita notturna. Fede smisurata dei soldati in Acciati. Paragonata
addirittura a quella religiosa. Autore onnisciente entra nella testa di Acciati svelandoci i
pensieri, pensa allaldil e solo ora si rende conto di non aver mai, in tutta la sua vita,
affrontato seriamente questo problema, ma passa oltre e non ci pensa nemmeno questa volta.
< ci sono persone che non riescono mai a trovare un po di tempo per approfondire
seriamente le cose pi determinanti per il loro destino>. Un capitolo dal sapore molto
omerico. Arrivano a spiare limmensa colonna russa che sta avanzando indisturbata verso Mescoff.
Cap.9: attraversano la colonna russa senza farsi vedere, tra un battaglione e laltro. Continua la
marcia per visualizzare il secondo obiettivo
135

Cap.10: perch c il cambio di capitolo? forse per aumentare la tensioneo perch dalla scena
dellimmensa colonna russa in cui stanno fermi, si passa al movimento. Incappano in una trincea
italiana (***) Stefano e un altro laggirano e vi entrano in gran segreto per accertarsi che sia
effettivamente italiana. Ma vuota o meglio, piena di morti, tutti italiani. Descrizione (***)
esposizione ad Acciati dellappena visto. La pattuglia torna indietro.
Cap.11: avventuroso ritorno in cui, per attraversare di nuovo la colonna russa, passano sotto un
ponte ma si fanno scorgere e vengono inseguiti da qualche raffica nemica. Riescono a salvarsi e
arrivano in Calmicov.
Cap. 12: Interno isba di comando: Ragionamento degli alti gradi sul da farsi.
MANNELLO II: sulla ritira prima cap. spiega gli spostamenti il resto dedicato ad Acciati e
Stefano, incentrato sulla notte del 19-20 dicembre.
MANNELLO III
Cap.13: 20 dicembre, prime luci. Riavvio della marcia verso Mescoff. Avanguardia croata
(accenno al fascismo) (***) cambio scena e prospettiva. Da Mescoff, i russi attendono. Sono
presentati 3 personaggi russi che ritroveremo anche pi in l con Michele, ad Arbusov. Il pi
importante dei russi presentati Laricev. Tenente leningradese pittore ex deportato. Si vede
la Russia con gli occhi di un russo. E linsensatezza dei nazisti attesi dal popolo come
liberatori ma trucidatori e assassini. (***) cambia scena allungata da un binocolo, entrano nel
gruppo visivo di Laricev lavanguardia del Terzo, composta dai croati e poi i petuchi. I galletti. gli
alpini? O i bersaglieri? Stefano bersagliere. Ma i bersaglieri sono alpini?.
Cap.14: cambia scena. Punto di vista italiano. Si approssimano a Mescoff. Vedono le trincee,
sono indecisi se una trappola o no. (***) parte dellavanguardia croata risale il valico e cade nella
trappola. Scena di una crudelt rara. Trucidati tutti in pochi secondi (locchio del narratore si
poggia su un puledro, unico superstite che ritorna sul corpo esangue della madre) (***)
narratore dice di non volere descrivere la manovra di accostamento alla collina. Gli italiano stanno
avendo buon esito. Avanzano.
Cap.15: capitano comandante della compagnia di Stefano parla con Acciati, svegliandolo. Gli d
istruzioni. Il 9 battaglione di riserva ma una volta entrati in paese diventer di sfondamento.
(viene fuori lorgoglio alpino).
Cap.16: movimenti confusi, che neanche il narratore spiega. Il capitolo incentrato sulla conquista
difficilissima del ponte di Mescoff da parte del 9 battaglione. Quando stanno per scendere le
tenebre (20-21 dic) i russi sferrano un attacca tale da tagliare fuori il 9 dai suoi. Quindi rimangono
isolati.
Cap.17: Stefano con altri in riva al fiume. (***)pensieri del colonnello comandante che non sa
cosa fare, sente il peso del comando. Poi decide di ripiegare su Calmicov lasciando il 9
tagliato fuori.
Cap.18: Stefano e gli altri si accorgono di essere stati abbandonati (***) 1180 reggimento russo,
cambia scena. Preso punto di vista dei tre russi di prima, Laricev e compagni. Sono lasciati
136

per un po senza ordini poi a mezzanotte hanno ordine di entrare a Mescoff per debellare il
nemico.
Cap.19: Stefano e la recluta molisana saddormentano sfiniti (***) destati allalba, c lallarme.
Ultima battaglia. Riflessione sulla morte-Stefano fa il suo fino alla fine. Ultima pennellata
descrittiva del personaggio e del suo coraggio e del suo spirito di sacrificio. P.320.
Cap.20: comincia ultimo combattimento. I croati finite le munizioni chiedono al proprio
ufficiale di essere ammazzati con un colpo alla nuca. Un ufficiale li rimprovera duramente,
senza ottenere buon esito. Lufficiale si offre di guidarli nella fuga. Due uomini si aggregano a
lui. (questo episodio rappresenta la speranza, vedi fine parte). Morte di Stefano.
Cap.21: contemporaneamente a Nomana. (elemento autobiografico) mamma Lusia percepisce che
suo figlio morto. Viene di fatti svegliata nel sonno, dalla sua anima di passaggio. Disperazione
mam Lusia e costernazione del padre Ferrante che non sa cosa dire alla moglie per toglierla da quel
pensiero <domani andrai a parlare con don Mario, cos ti toglie dalla testa queste superstizioni> . In
realt lo dice ma non convinto nemmeno lui (***) si ritorna a Mescoff, conquista della cittadella
da parte dei russi. Svelata la fine dei tre croati fuggiti. N.d.a. di livello storico importante.
MANNELLO III: 20 dicembre-mattina 21dic ore 7.00 conquista e abbandono di Mescoff da parte
degli italiani. Morte di Stefano da valoroso.
PARTE 4: 19-20-21 dic. Primi tre giorni di ritirata tra Ambrogio e la lunga parentesi della fine del
terzo reggimento e di Stefano. terzo reggimento che si muove sperduto tra Calmicov e Mescoff per
poi tornare indietro una volta accortosi della trappola russa.
PARTE 5
MANNELLO I
Cap. 1: allora della morte di Stefano la colonna dAmbrogio era a 20 km a ovest da Mescoff.
Lattendente Paccoi di Ambrogio osserva da lontano bagliori, sono gli ultimi spari della ritirata
degli italiani. Il primo capoverso d ragguagli tecnici, considerazioni sulla confusione e
disorganizzazione della colonna italiana. Dialogo con Paccoi sulla millantata linea amica vicina
poche ore di marcia.
Cap.2: arrivano nel paese di Posniacof, confusione sulla strada da prendere e sugli ordini che non
arrivano. Il pensiero di Ambrogio va a Stefano <chiss come se la star passando>.
Cap.3: soldati ancora disubbidienti, Ambrogio incontra Michele mentre da solo cerca di
organizzare una <paradossale> adunata. Lo aiuta. Poi si scopre che un generale sta finalmente
facendo la stessa cosa poco pi in l e quindi i due schieramenti confluiscono. (***) il generale fa
un discorso a tutti raccomandando la disciplina e lordine. Afferma linesistenza delle linee amiche.
Cap.4: differenza delle colonne tedesche da quelle italiane (***) bisogno di mantenere
lincolonnamento. Russi sparano da un punto imprecisato sulla colonna italiana. Gli italiani
rispondono a caso. Ambrogio viene ferito al braccio e al petto. Chiede a Paccoi di aiutarlo a

137

medicarsi in unisba qualche centinaio di metri indietro. Fierezza e onest contadina di Paccoi che
non molla e non vuole mollare il proprio ufficiale.
Cap.5: tornano indietro, incontrano Bonsaver per caso. Sta andando in missione per debellare i
cecchini russi. .p 345 sul senso del dovere <dunque qualcuno s conservato soldato e uomo> (e
guarda caso sono tutti i suoi amici) (***)Descritto Bonsaver e la sua ricognizione.
Cap.6: Interno dellisba. Medicazione, gentilezza e disponibilit della donna russa padrona di casa.
Si parla per la prima (p 347) e seconda volta (p 348) di Provvidenza. Da questo passo
sappiamo che Ambrogio si salver. Medicazione continua, poi escono nel fretto spietato per capire
come procede la sparatoria.
Cap.7: uscita dallisba incontra il resto della pattuglia di Bonsaver, senza di lui. Gli viene
raccontata la morte di B. ucciso dal fuoco amico, dagli impanicati della colonna italiana che sparano
a caso. Rabbia e stupore.
Cap.8: Paccoi e Amb. Proseguono e scendono nella vallata con tutti gli altri paurosamente
disorganizzati, Mentre i russi mietono vittime ad ogni colpo.
Cap.9: il paesaggio cambia, continui Sali e scendi. Paccoi fa la conoscenza dei feriti,
spettacolo orrendo. Di nuovo parte per il panico una sparatoria. Un tedesco si infervora e insulta
gli italiani. Ambrogio non sa cosa dire, prende il colpo. Vi una critica ferrea agli italiani, pi
considerazione minuscola sul fascismo. P. 361.
Cap.10: Ambrogio in preda alla febbre. Continua la marcia notte, episodio del moribondo che
chiede aiuto ai due viandanti. Paccoi mosso da piet prova ad aiutarlo ma luomo ha i piedi
congelati sicch dopo un tentativo viene abbandonato. (***) Avanza la notte, combattimento cui
partecipano anche i fascisti in modo valoroso, ne d un giudizio p. 364. I due si avvicinano ad
unisba in fiamme per riscaldarsi. Ambrogio pensa, chiss dove sono gli abitanti di queste case?
MANNELLO I: mattina 21 dicembre e notte 22-23 credo ritirata delle colonne cui appartiene
Ambrogio. Ferimento-confusione-disordine-marcia senza comandante
Cap.11: alba 23 dic. Sono entrati ad Arbusov. Con la luce i nemici iniziano a sparare. Gli italiani
sono costantemente sotto il fuoco nemico. Circondati. Considerazione pro-tedeschi p 368 di
carattere strettamente militare. Paccoi pensa di portare A. nella botola di una isba. Paccoi
deposita Am. In una botola.
Cap.12: Paccoi incontra per caso Michele, riconoscendolo. Lo porta a vedere Ambrogio, .
Pensiero brutto di Michele,p 371 (***). Michele e Paccoi vanno entrambi a dormire sul
pagliaio. Si addormentano intensamente, considerazione sulla concezione della storia p 373. Notte
23-24 dicembre.
MANNELLO II: 23 alba -23 notte. Il primo giorno ad Arbusov, bombardamenti russi e ricovero di
Ambrogio nella botola. Incontro Paccoi Michele.
MANNELLO III

138

Cap.13: breve flash back, si cambia punto di vista, si torna dai russi, discorsi di Laricev e
degli altri soldati /graduati. Ci si chiede come mai questi italiani siano cos diversi dagli
italiani valorosi di Mescoff. (***) scende il buio, i russi parla di alcuni italiani da loro imprigionati
che hanno spiegato il motivo della loro disorganizzazione.
Cap.14: continua coi russi. Missione assegnata a Laricev e ai suoi tre. Deve avvicinarsi cos tanto
al villaggio da fare un posto dallarme nei pressi dello stesso. (***) la parola nemico
attribuita dal narratore di volta in volta in base al personaggio. Adesso i nemici sono gli
italiani. Pensieri di Laricev, reminescenza dei lager.
Cap.15: Laricev dorme e viene svegliato per il cambio di turno. Un soldato italiano si gettato
nelle mani dei russi ed stato ucciso. Laricev ne studia ora il portafoglio, guardando attentamente
le foto conservate. La scena si conclude con una prolessi che ci anticipa la cattura di Michele.
Cap.16: ritorno dagli italiani. Durante la notte 23-24 Michele e Paccoi dormono nel pagliaio.
Michele subisce due furti consecutivi di paglia mentre dorme. In arrabbia in modo incontenibile.
Cerca disperatamente il colpevole, si imbatte in un moribondo che gli fa un discorso strano su Ges.
Gli chiede un po dacqua. M. gliela va a prendere. Ma sbaglia strada, quasi nel deliquio.
Concezione di Michele della storia p 388, missione acqua compiuta, gli viene profetizzata dal
moribondo la salvezza.
Cap.17: sempre dentro il pagliaio, deliquio di Michele per il freddo, non riesce a dormire, si alza
per chiudere la porta dellalbergo che qualcuno ha lasciato aperta ed entra un gran freddo (***)
cammina ma non sa pi dov.
Cap.18: i russi catturano Michele
Cap,19: M. si accorge di essere imprigionato. Questi sono capitoli di scambio in cui russi e
italiani dialogano. Laricev, Surocov (che il personaggio peggiore, lunico che si salver) e
Nichitenco. Inizio linterrogatorio in russo ma poi lo continua in francese. M. parla poco, ad
una domanda risponde con un verso di Victor Hugo. Senza capire il motivo fa la citazione (la ,
ci fa intendere lautore, la mano di Dio) Laricev coglie la citazione e vi risponde a tono. Scambio di
sguardi e intesa tra i due. M. senza sapere di nuovo perch, alla domanda sei artista? Risponde no,
ma vorrei fare lo scrittore.
Cap.20: deliquio di Michele non capisce nulla, ha sonno. Gli danno da mangiare e aspettano che si
riprenda un poco per non mandarlo al comandante delirante, dopo qualche ora lo spediscono.
Laricev si prodiga per salvarlo, lo spedisce lontano dal fronte fingendo che porti importanti
notizie sui nemici.
Cap.21: quasi alba 24 dicembre. Gli italiani si preparano a sfondare laccerchiamento russo.
Laricev si impanica e manda staffette per ricevere ordini, che per non ritornano. Attacco degli
italiani, furibondo. I russi vengono tutti ammazzati nel combattimento tranne Nichitenco e Laricev
che scappano via in una fossetta con un mitragliatore, si intravede un giovanissimo ufficiale che
combatte ridendo.

139

Cap.22: La tensione sale progressivamente, Nichitenco viene colpito a morte mentre Laricev in
crisi di nervi. Riflette sulla morte. Non si capacit della morte del compagno. Da solo inizia a
sparare con il mitragliatore.
Cap.23: cambio magistrale di prospettiva, si ritorna dalla parte degli italiani. Reano
lufficiale imberbe giovanissimo che combatte ridendo, decide di sacrificarsi contro il
mitragliatore nemico (quello di Laricev) avvicinandosi con una bomba a mano. Cos avviene e
Reano muore falciato dal mitragliatore ma anche Laricev muore qualche secondo dopo. Breve
digressione sulla onniscienza dei fatti narrati solo Dio e il narratore possono saperli. Lunico
sopravvissuto Sucorov che si nascosto vilmente tra i morti.
MANNELLO III : 3 capitoli sui russi, 3 cap sulla prigionia e 3 sullattacco degli italiani che si
sforzano di sfondare per uscire dallaccerchiamento di Arbusov. Notte 23-24 dicembre. Sono
recuperati i personaggi russi.
MANNELLO IV = Capitolo 24: Rapidamente descritta luscita da Arbusov e la marcia (56 ore)
per Cercovo (***) abbozzata la situazione a Cercovo ma non vuole soffermarsi altro perch dice
che a chi interessa pu leggere altrove (i pi non ritornano). Resoconto veloce della situazione di
Ambrogio (ferito ancora) e Paccoi (ferito anche lui) poi lo sfondamento tedesco a Cercovo e gli
italiani dietro. Arrivo dietro le linee amiche di Bielovosch , notte 17 gennaio. Dove rimangono
alcuni giorni febbricitanti fin tanto che alcuni tedeschi in ritirata li raccolgono e li portano a
Strarobelsh da qui su un treno-ospedale andranno a Leopoli. In Polonia
MANNELLO V: CAPITOLO UNICO
Cap.25: ricovero dei due a Leopoli, Paccoi racconta aneddoti della presa di Leopoli dai comunisti e
poi dai nazisti. Si ripensa alla sorte di Michele (***) dopo una settimana, siamo sul fine gennaio,
Ambrogio ripreso e va a fare visita a Paccoi, ricoverato al piano sotto al suo. Episodio di un
malato di nervi che non riesce a dormire e di un alpino cui stato trovato un tumore dopo
unoperazione per togliergli una scheggia. (sul dolore nel mondo.)
Cap.26: Bolgia notturna in ospedale. I degenti chiedono aiuto ma i piantoni dormono perch sfiniti.
Si alza Ambrogio per cercare di aiutarli ma arrivano le suore polacche. Le lascia fare. Riflessione
sulla generosit delle suore.
Cap.27: Arriva un commilitone di Luca in ospedale allora vanno a visitarlo. Lui e Luca
appartengono al Morbegno . Ragguagli sulla ritirata ma non mi sono chiari. Si capisce che adesso
gli alpini sono ancora chiusi in una sacca, c anche Don Gnocchi tra loro.
MANNELLO V: ricovero, una due settimane.
PARTE 5 ritirata di Ambrogio, conclusa, con parentesi di Michele descritta minuziosamente. Sono
raccontati solo due tre giorni interi.
PARTE 6

140

Cap.1: Luca a Nichitovca nella nona notte della ritirata del corpo darmata alpino. Si evince
dalla descrizione dellautore una maggior organizzazione alpina, la situazione anche qui
drammatica ma molto diversa. Scena dei muli e del conducente.
Cap.2: il conducente sveglia per sbaglio Luca che pensa a tutti i suoni amici e nel dormiveglia
ripensa ai giorni trascorsi. Il narratore ci comunica che ripercorrer la ritirata degli alpini di
Luca, che stata molto diversa da quella dei bersaglieri e degli artiglieri. Notte del 26 gennaio.
Cap.3: diviso in 11 sezioni (***) capitolo molto tecnico che spiega abbastanza in dettaglio i giorni
della ritirata degli alpini della Tridentina da met dicembre, giorni degli sfondamenti russi al 17
gennaio giorno in cui la radio gli comunica di abbandonare il fronte perch chiusi in una sacca, ci
viene comunicata anche la fine del battaglione Morbegno, caduto in mani nemiche, per un errore ad
un bivio, miracolosamente Luca, che appartiene a quel battaglione, era indietro e si salvato.
Narrazione procede fino alla notte del 26 gennaio. Notte in cui abbiamo lasciato Luca.
Cap.4: Luca e il suo battaglione dormono ma ricevono lordine di spostarsi per dare man forte alla
33 batteria del Bergamo ad Arnautovo, circondata su tre lati, deve sfondare ma non ce la fa pi.
(***) si avviano, marcia alle 4 del mattino, preludio alla battaglia di Arnautovo.
Cap.5: Prime azioni di guerra gestite dal capitano Grandi- Don Gnocchi li in giro e d
benedizione a Luca.Viene assegnata una missione a Luca e altri (***) comincia laggiramento con
la mitraglia, (tre righe in cui il narratore comunica con noi, p 441) altra parentetica p 442
operazione di guerra, molto epica, (Luca mentre spara con la mitraglia prega per lui e per i
suoi nemici) fine battaglia.
Cap.6: finito sfondamento procedono verso Nicolaievka grande. Morte del capitano Grandi,
ferito in battaglia e portato in slitta. Scena del canto daddio.
Cap.7: 6.00 di mattina (breve flash back o in contemporanea) Battaglioni Vestone e val Chiese
intorno a Nicolaievca ma non riescono a sfondare, aspettano il battaglione Edolo che in
retroguardia, appena arriva, tutti prendono coraggio e attaccano, i russi indietreggiano. Luca stanco
e ferito al polpaccio. Episodio del prete e del russo che vuole uccidersi, 11 sfondamento al 9
giorno di marcia con 250 km nelle gambe. (***) ce la fanno. Ragguagli sul destino della divisione
Cuneense. Che si salva in modo eroico anche lei. Giudizio del generale tedesco Guderian sugli
alpini. Breve ragguaglio sulla avanzata sovietica fino al 16 febbraio.
MANNELLO V: canto epico sugli alpini e su Luca, da met dicembre al 26 gennaio giorno della
battaglia di Nicoloaica (17 febbraio per quanto riguarda il fronte russo)
IL CAVALLO ROSSO 1/3
Mannello

Argomento

Luogo

Parte1 mn. I

Presentazione
personaggi Nomana
principali, discorso duce,
che porta lItalia dalla pace
alla guerra.

Tempo

Pagine

1940,
31 pp.7-48
maggio,
1
giugno, salto
al 10 giugno
(17.30)
141

P.1 Mn. II

p.1 Mn.III

p.2
Mn.Unico

p.3 Mn.I

p.3 Mn.II

p.3 Mn.III

p.3 Mn.IV

p.4 Mn.I

p.4 Mn.II

Partenza di Stefano per la naia


e quotidianit di Ambrogio.
Pi vacanza al mare e
innamoramento.
Viene descritta lamicizia con
Michele, presentato bene
Manno che in licenza dalla
naia fa scuola in oratorio.
Capitoli sulla necessit di
Dio e sulla buona morale.
Racchiude la preparazione
militare di Ambrogio. (E
prime critiche allesercito). Si
colloca tra le due partenze di
Ambrogio. Una per la naia
(cap.1) laltra per il fronte
russo (cap.11)
Settimana di viaggio per il
fronte, progressivo e lento
avvicinamento
al
mondo
sovietico.

Nomana-Cesenatico

Met giugno- pp. 49met agosto


80

Nomana, la Cattolica Fine agosto- pp.81di Milano.


prima
di 110
Natale

Accademia militare a Febbraio


Cremona
1941-met
maggio 1942

In treno tra Carso,


Postumia,
Slovenia,Ungheria,
Slovacchia, Polonia,
Russia
Arrivo al fronte fermo ormai Russia,
fronte
in
dallautunno 1941. Arriva movimento dal Donetz
Ambrogio e poco dopo il fino al Don.
fronte inizia ad avanzare.
Ripresi personaggi di Stefano
e Michele, conversazioni con
russi e ucraini sul comunismo.
Estate, vita di Ambrogio al Linea
pezzi
di
fronte descritta attraverso la Ambrogio a tre km dal
visita dellamico Bonsaver. Don (p.183)
Ripetuto bombardamento di
aerei russi. Pi lettere di
Michele,Igino, Alma, Manno e
Stefano.
Ultime visite prima della Tra la campagna russa
ritirata: va al fronte a trovare e la linea del fronte.
Stefano (40 km da dove
lui).E poi incontra Luca di
passaggio con la divisione
Tridentina.
Inizia la concitata ritirata
Situazione generale e
poi descritta situazione
del Terzo Reggimento
Il Terzo Reggimento (quello di Tra i paesi russi di
Stefano) tagliato fuori dai Calmicov e Mescoff
comandi generali, isolato.
Descrizione
missione
esplorativa in notturna della
pattuglia dellufficiale Acciati

pp.
111141

Una settimana pp.142di giugno.


156

Imprecisato,
giugno-luglio
1942

pp.156182

Imprecisato,
estate 1942

pp.
182215

Estate 1942- pp.215pi arriva in 250


due
righe
lautunno.

19 dicembre pp.2511942
270
Notte fra 19- pp.
20 dicembre
270299

142

p.4 Mn.II

p.5 Mn.I

p.5 Mn.II

p.5Mn.III

p.5Mn.IV

p.5Mn.V

assieme a Stefano.
Completa
conquista
di
Mescoff da parte russa.
Cambio
prospettiva,
presentazione
di
alcuni
personaggi russi. La guerra
descritta dal loro punto di vista
(si ricordi il sergente Laricev).
Gli italiani si ritirano ma
abbandonano
il
Nono
Battaglione (quello di Stefano)
poich tagliato fuori.
Morte di Stefano. Episodio
della madre.
Inizia la ritirata di Ambrogio,
colonna estremamente confusa
e
impanicata.
Ambrogio
incontra per caso Michele.
Ferimento
di
Ambrogio.
Fedelt dellattendente Paccoi
che non lascia il suo ufficiale
da solo. Incontro di Bonsaver
(che muore poco dopo).
Colonna si ferma in un
villaggio russo accerchiata,
costantemente sotto il fuoco
nemico. Italiani non sono in
grado di organizzare uno
sfondamento.
Lattendente
Paccoi ricovera A. dentro una
botola. Paccoi incontra poi
Michele.
Cambi di prospettiva: nei
primi 3 capitoli ci vengono
presentati 3 soldati russi (tra
cui Laricev). La situazione
attuale vista con i loro occhi.
2 capitoli sul deliquio di
Michele.
Michele
viene
catturato dai russi. Laricev
salva la vita a M. 3 capitoli
sulla cattura di Michele. 3
capitoli
su
contrattacco
italiano e morte di Laricev in
combattimento.
Viene rapidamente descritta la
fine della ritirata di Ambrogio
e Paccoi. Vengono riassunti i
mille fatti della fine della
ritirata in due pagine.
Ricovero di Ambrogio e

Mescoff
e
ponte 20-21 mattina, pp.299vicino alla chiesa del (7.00)
325
paese.
Nomana.

Ritirata dal Don

21-22 notte

pp.326366

Arbusov

23
alba-23 pp.
notte, primo 366giorno
ad 373
Arbusov

Arbusov, liee russe- Notte tre il 23 pp.373Arbusov pagliaio con e 24 dicembre 408
Paccoi e Michele-vie
di Arbusov-ultime isbe
di Arbusov

Rapida
descrizione
che tocca: Arbosovcampagna
russaCercovo-linee amicheLeopoli.
Leopoli,
ospedale

Spazia dal 24 pp.408dicembre al 411


17
gennaio
circa.
Settimana

di pp.411143

Paccoi allospedale polacco di


Leopoli
p.6Mn.Unico Canto epico sulla sorte delle
divisioni
alpine:
Julia,
Cuneense e Tridentina. Si
descrive la ritirata della
Tridentina, dove c Luca.

italiano.

gennaio 20-27 419


gen circa.
Ritirata dal Don alle Met
pp.420linee
amiche
di dicembre-26
451.
Nicolaievca grande.
gennaio (ma
con
flash
back-flash
forward)

Considerazioni:
Il romanzo ha una struttura ferrea, la materia suddivisa con rigore e logica. I mannelli hanno il
compito di raccogliere in capitoli una tematica abbastanza precisa. I capitoli racchiudono invece una
scena precisa, spesso descritta sotto pi punti di vista. In questo caso lautore usa lespediente di
spezzare il capitolo con degli asterischi (***) effettuando un cambio di inquadratura. Interessante
notare come ogni capitolo sia unit autonoma. Quasi fossero racconti a s stanti. La percezione che
abbiamo quasi filmica. Le varie scene ci vengono descritte come se fossero quelle di un film, con
continui salti di inquadratura. Nel capitolo 13 del Mn.II parte 1, per esempio, il postino Chin porta
la cartolina della chiamata alle armi alla mamma di Stefano. Da un esterno, il cortile, passiamo con
un cambio di scena, uninterruzione anche visibile (***) ad un interno, la cucina. Poco viene
lasciato allimmaginazione. La concentrazione del lettore si posa sul personaggio di mamm Lusia
seduto e afflitto per il destino di Stefano. Il capitolo 13 pu essere quindi riassunto con Stefano
chiamato alle armi ma la maniera in cui ci viene data questa notizia innanzitutto non diretta
(secondo una logica del show dont tell) e in secondo luogo gestita come se lautore fosse un
regista. Vi una continuit della scena, dal fuori al dentro, come se il protagonista del capitolo fosse
la cartolina che porta la notizia (sappiamo che della naia, ma mam Lusia non ci vuole credere
fintanto che la legge), cartolina che passa tra le mani dei due. Il fuoco della scena fisso su di lei.
Chin che sventola la cartolina-consegna cartolina-(***)lettura cartolina in cucina-pensieri e
preghiere di mam Lusia.
IL CAVALLO LIVIDO
Mannello Argomento
Parte I
Episodio della divisa malridotta
(***) salgono sul treno dei Cav. di
Mn.
I Malta. Cap. 2: ritorno in treno arrivo in
(5cap.)
Italia, diviso da Paccoi; Cap. 3:
telefonata a casa, degenza di Ambrogio;
Cap.4: Riccione, ripensa a Tricia,
imbuca lettera, riflessione sulla donna e
sullamore; Cap.5: visita domenicale
dei genitori, giornata passata assieme e
parlano
di
Manno.
(parentesi
sullefficacia della preghiera, p.468)
Mn.
II Cap.6: Vicende di Manno che
(9cap.)
richiamano lOdissea, organizzazione

Luogo
Leopoli-trenoitalia-SchioRiccione

Tempo
Pagine
Da fine febbraio- 455aprile-primi
di 469
maggio

Tunisi-mareIn contemporanea a 469vicino a Capo prima: 6 maggio 502


144

Mn. III
(9 cap.)

della fuga in barca con altri 10 uomini


(parentesi sulla Provvidenza p.470);
Cap. 7: errore di onniscienza p.475,
uno dei componenti della ciurma si
chiama Ulisse; Cap.8: Notte, partenza
per mare e riflessioni di Manno
sullaldil e linferno p.480-81; (***)
ricordi e pensieri, parentesi prolettica.
Cap.9: Poco prima dellalba approdo
in una grotta nei pressi di Capo Bon, nel
giorno
tutti
dormono.
(***)
Esplorazione esterna di Manno (***)
avvistamento di navi non identificate,
parallelismo con i Lotofagi. (***)
brevissima pennellata della giornata,
divisa fra rancio distribuito e aerei non
identificati che sorvolano la zona.
Cap.10: Viaggio verso Pantelleria,
Ciao Africa; Cap. 11: descrizione
camuffamento durante navigazione
diurna; altra parentesi sulla Provvidenza
p.491: il compito di Mannobombardamento di Pantelleria; Cap.12:
approdo a Pantelleria tra le mine
dialogo con il tenente della GAF;
Cap.13: tramonto: ultima di cinque
incursioni; approdo e congedo della
compagnia
e
ripartenza
(***)
avvistamento della Sicilia. Cap.14:
Patan ritrova la sua famiglia, pratiche
da sbrigare per essere rimpatriati e
reinseriti al proprio deposito.
Cap.15: Riccione. Ritorno narrazione
ad Ambrogio, incontro tra Ambrogio e
Manno. Manno racconta la sua
avventura (parentesi sulla Provvidenza
p.504) parlano delle vicende personali e
degli amici dispersi e di quelli tornati;
Cap.16: Arrivo di Manno a Nomana
dove la famiglia sta aspettando al
binario, scena domestica, racconto,
arrivo in piazza della chiesa (***)
entrano in chiesa a ringraziare Dio,
Manno incontra don Mario; Cap.17:
scena della cena in casa che non
differisce di molto da quella
dellanteguerra, si parla delle miserie
dei pi poveri che bisogna aiutarli sul
serio. sem al mund per vutassmama
Giulia (cfr. Promessi Sposi incipit cap.
IX); Cap.18 i giorni dopo Manno

Bon1943Pantelleriaarrivo in un
porto
della
Sicilia

RiccioneNomana

14 maggio 43 24 502maggio
539

145

Mn. IV
(6 cap.)

continua a raccontare la storia della


barca, siamo nella piazza di Nomana e
si sta per andare tutti a messa, nuova
descrizione dellafflusso della gente in
chiesa simile a quella del 1Mn. Parte I.
Narrazione ad imbuto: viene focalizzata
ragazza che accompagna la signora
Eleonora; (secondo errore donniscenza
p.516) considerazioni di Manno durante
la messa, si distrae moltissimo, pensa
alla mamma e alla ragazza misteriosa,
momento
dellostentazione
e
considerazione su Ges che ha dato
salvezza al mondo, ritorno col pensiero
alla ragazza. Cap.19: Uscita da chiesa,
Manno si accorge che la ragazza
bellissima,
sinnamora.
Alcuni
conoscenti lo intervistano sulla guerra,
nota ironica geniale dellautore.
Cap.20: Manno il giorno dopo alle 17
si presenta ai Dragoni, fa la conoscenza
diretta di Colomba. Si presenta alla
signora Eleonora e il piano diabolico
di Manno per vedere Colomba si
manifesta anche a Manno stesso:
Manno voleva usare la signora Eleonora
per vedere Colomba. M. gestisce al
meglio la situazione, poi si dialoga sulla
guerra. Colomba porta M. a visitare la
casa, fase del corteggiamento. Cap.21
e 22: Manno ringrazia Dio per avere
creata Colomba (***) pensa e ripensa a
Colomba, la idealizza. Cap.23:
Telefonata con la vedova Mussone,
Manno torna alla realt della sofferenza
della
guerra.
Parentesi
sulla
Provvidenza e frase non cade neppure
un passero senza il consenso di Dio.
passo che viene messo in relazione al
vangelo, Mt. 10,29 p 538; Cap. 24:
definizione di poesia nella bocca di
Eleonora: la poesia , insieme con la
musica, ci che di pi confortante ha la
vita.
Cap.25: Stazione Nomana incontro tra NomanaManno e Pierello mentre i treni stanno
partendo, uno arriva laltro va a
Piacenza. Cap.26: Arrivo qualche
giorno dopo di Ambrogio a Nomana, in
piazza entra subito in chiesa, pensa ai
suoi morti, si commuove e si reprime,

24 maggio-

539-

146

arrivo alla casa paterna (***) cena a


casa (***) Ambrogio va a letto e alza
gli occhi alle stelle. Cap. 27: la mattina
dopo, domenica, Am. va alla
Nomanella e finisce a parlare della
Russia e di Stefano disperso,
argomentazioni per dimostrare che pu
essere ancora in vita (***) scena si
sposta sul padre Ferrrante che in
stalla. Cap. 28: Ritorno a casa, ricordo
dellasilo di quando il cavallo arrivato
di carriera lo salta allultimo, non
sono stato preso, sono stato lasciato,
come questinverno al fronteperch?
Discussione sulla provvidenza e sulla
vocazione. Cap.29: Discussione a
tavola con lo zio Ettore (unico laico) sul
proseguimento della guerra in Russia e
sul comunismo, si parla di ideali
umanitari, A. racconta alcune realt
sconosciute qui in Italia a quei tempi
sugli abomini del comunismo. Cap.30:
Incontro tra Ambrogio e Pierello ed
episodio pietosissimo della mamm
Savina che cerca suo figlio della
divisione Ravenna disperso, cenno
intelligente su il castigo del Signore
Parte II
Cap.1: Prigionieri in Russia, Michele
Mannello Tintori sopravvissuto, descrizioni del
unico (8 trattamento dei prigionieri, marce del
cap.)
davai. Fortuna di M. che trattato in
maniera speciale grazie al biglietto
scritto da Laricev. Interrogatorio con
fuoriuscito italiano comunista che ci
crede come ad un ideale umanitario.
Cap.2:
Arrivo
a
Crinovia
assegnamento al reparto del prete,
primo incontro con cadavere nudo. Poi
episodio groviglio di cadaveri illuminati
dalla guardia e due uomini che fuggono
balzati su da terra.(***) M. lasciato al
box dei cavalli in mezzo al buio mentre
tutti dormono, fa conoscenza di don
Turla. Dialogo e spiegazione rapida
della situazione, ingresso nel box.
Conoscenza degli altri inquilini, alba.
Cap.3: spiegazione della situazione
disperata nel lager dove non viene
consegnato mai il rancio. Gli ufficiali
sono trattati meglio dei soldati semplici
che per sopravvivere sono costretti a

Commissariato
in
Russia
(Mosca?)Crinoviaferrovia
destinazione
Volga- lager
74 Oranchi

Seconda met di 565febbraio 1943- 4 598


marzo (viaggio in
treno- 12 marzo- fine
aprile

147

mangiare carne umana. Episodio di M.


che incontra soldato di Pavia che gli
confessa per sbaglio di aver mangiato
due volte carne umana e poi
delira.(***) scena della distribuzione
della sbobba, il soldato di Pavia cade
nella botte bollente del rancio e sviene.
M. e Padre Fiora lo portano al box. Il
Padre benedice M. e aspetta il risveglio
del soldato. Cap.4: sempre descrizione
della
situazione
allinterno
del
lager.(***)arriva
il
commissario
italiano che intima i capi squadra a
costituire squadre anti cannibalismo.
Prolessi
sulla
sorte
del
commissario.p586. Cap.5: episodio
del camuno ferito ad una gamba che i
compaesani
vogliono
mangiare
intervengono M. e don Turla, alla fine
d assoluzione plenaria. Cap.6:
episodio dellesplorazione del settore di
lager mai toccato dalle distribuzioni di
sbobba. Incontro con il sergente B. del
Quinto Alpini. Sezione di cannibali.
(***) M. si ripromette egoisticamente
di risparmiarsi onde evitare di cadere in
uno
stato
subumano.
Cap.7:
spaventoso viaggio in treno verso il
nuovo lager dopo il Volga, di 438
ufficiali partiti ne sopravvivono 195.
Nel viaggio viene dato quotidianamente
cibo ma mai acqua. Parentesi
conclusiva sul lager di Crinovaia
ammorbato da odore pestilenziale ora
che la bella stagione iniziava a
decomporre i 27.000 morti. Cap.8:
nota dellautore. ragguaglio sui morti in
prigionia e N.d.A. Stalin prics (ordine
di) prevede che i prigionieri vengano
sfamati regolarmente e a sufficienza.
Istanza giunta da un giorno allaltro.
Americani mandano soia apposta per i
prigionieri. Parentesi sulla civilt
cristiana
americana,
che
non
capisco.(***) scuola di comunismo sui
prigionieri italiani, zona intorno a
Oranchi disseminata di altri lager
riservati ai deportati russi. Il pi vicino
quello degli intellettuali, M. riesce a
scambiare
qualche
parola,
M.
familiarizza
con
luniverso
148

Parte III
Mn. I
(9 cap.)

concentrazionario
comunista.
Poi
ricordi malinconici di Ambrogio,
Almina (lamore) e il padre.
Cap.1: Manno aspetta a Piacenza di
essere trasferito, malinconici ricordi di
ex commilitoni, i pensieri vanno spesso
a Colombina. Contro ogni aspettativa
viene assegnato in Grecia, riflessione
breve sul destino e sul compito che la
Provvidenza gli ha assegnato e che lui
deve scoprire. Parentesi sullinvasione
della Sicilia e Mussolini. Cap.2:
Nomana, Mussolini e la resistenza in
Sicilia, proposta di Gherardo ad Am. di
andare al mare, scena domestica (cena),
ancora proposta di andare tutti al mare.
Cap.3: padre e figlio leggono il
giornale e ascoltano la radio, notizia
delle dimissioni di Mussolini, breve
discussione sulla politica tra i due.
Cap.4: Viaggio in treno, vox populi sul
grande fatto del giorno prima, trentenne
antifascista che insulta Mussolini (***)
continua scena quotidiana, stazione di
Villasanta, prima di Monza sale un tizio
con la cimice, il distintivo fascista,
scena della donna che cerca di avvertire
il giovane della notizia della sera prima.
Interessanti pensieri del giovane in cui
si capiscono le ragioni del suo essere
fascista ( sempre il popolo che parla,
il fascismo visto dal popolo). Cap.5:
Arrivo in Centrale e agguato del
giovane con la cimice da parte di neo
antifascisti che lo strattonano e lo
insultano. Cap.6: Am. sale sul tram per
Baggio (***) arrivo in ospedale visitato
dal primario, lui vorrebbe tornare alle
armi ma ci sono complicanze, esami,
pasto in piazza e pensieri sul cibo e
sulla fame relativi ai compagni in
Russia. (***) Torna in ospedale dove
viene
ricoverato,
deve
andare
allospedale sul Lago Maggiore, davanti
a Stresa. Cap.7: Am. tarda il suo
ricovero al 12 agosto per vedere
Manno, ha un brutto presentimento. I
giornali svelano qualche retroscena del
passato regime, considerazione sui
fascismi. Arrivo di Luca conversazione
sullattualit
e
sullesercito
pi

Piacenza10 luglio- 25 luglio- 599Nomana26


luglio12 626
viaggio
in agosto-13 e 14 agosto
treno NomanaMilanostazione
VillasantaCentrale- tram
per Baggio

149

Mn. II
(5 cap.)

considerazione riportata di don Gnocchi


al fronte i soldati sono come Cristo in
croce. Cap.8: scena tranquilla nel
giardino dei Riva quando dimprovviso
comincia il bombardamento su Milano.
Divisione dellanimo di Am. da una
parte contento che un aereo americano
stato abbattuto dallaltro ha piet del
pilota.
Cap.9:
bombardamento
prosegue tutta la notte del 13 agosto, il
14 c una pausa poi la notte del 15 e
del 16 ancora bombardamenti di 930
mila vani che formavano Milano
560mila sono stati distrutti. Il 16 agosto
arriva a Nomana la notizia della morte
del padre di Michele Tintori. Rimorsi di
Am. per non essere andato a trovarlo
pi volte. La partenza di Manno
rimandata ancora e allora Am. si decide
a essere ricoverato.
Cap.10: Manno si avvicina in treno a
Nomana per la visita di congedo ma la
linea ha chiaramente dei problemi.
Panoramica sul centro di Milano.
Parentesi sulla Provvidenza con altra
citazione evangelica anche i capelli che
ciascuno di voi ha sul capo sono
contati. Il problema come arrivare a
casa per un giorno di licenza e la Prov.
lo risolve. Domanda lasciata in sospeso:
Ma dei problemi di tutti gli altri allora,
di quelli che erano morti schiacciati, o
soffocati nelle cantine, o avevano persa
la casa e i beni? Si affronta il
PROBLEMA PROVVIDENZA p. 629
il male (male morale) c perch lo
vuole luomo e Dio non pu farci nulla
perch ha fatto luomo libero. Cap.11:
altro viaggio in treno alla volta di
Nomana,
discussioni
sul
bombardamento,
progressivo
avvicinamento al paese, Manno
emozionato (***) Manno arriva a casa
ma Colomba e Ambrogio non ci sono,
si organizza per andarli a trovare in
macchina.
Altra
battuta
sulla
Provvidenza e recupero di unaltra
battuta di Renzo Tramaglino. Cap.12:
La mattina dopo Manno arriva a Stresa
incontra A. che gli presenta la
crocerossina Epifnia Mayer (Fanny).

MilanoLittorina
NomanaStresaNovaraPiacenza

23 agosto-24
per

626642

150

Parte IV
Mn. I
(10 cap.)

Altro rapido accenno alla Provvidenza e


sul compito specifico di Manno nel
progetto di Dio p. 637. Cap.13: Arrivo
di Manno a Novara e incontro con
Colomba,drammatico
congedo.
Cap.14:
Piacenza
congedo
di
Celestino, autista, e Manno. (compare
di nuovo parola Provvidenza).
Cap.1: Partenza complementi per la
Grecia e 4 settembre spostamento in
Albania arrivo al porto, divisione del
complemento Manno rimane al porto
altri partono per linterno (***)
descritta quotidianit di questa batteria
dinsabbiati, gli raccontano anche dei
diversi tipi di partigiani albanesi. Altra
scena quotidiana del vino e racconto
sugli autoctoni e vicenda del muezzin.
La sensazione quella che qui i soldati
vivono una vita vegetativa. Cap.2: il
girono dopo passato in inerzia, poi M.
chiede ragguaglio nel caso di attacco
nemico, il tenente Cioffi non ha idea,
intanto scavano trincee per preservarsi
in caso di attacco aereo. Manno preso
come rompicoglioni da molti suoi
soldati perch ligio al dovere e non
vuole che si ceda allinerzia. (***) sera
dell8 settembre M. passeggia sulla
litoranea pensando a Colomba e al
futuro, arriva motocicletta con a bordo
sergente che gli dice dellarmistizio.
Cap.3: M. torna al paese, discussione
con gli altri ufficiali sul da farsi. Lettura
del proclama. Cap.4: narrazione
concitata, afflusso di altri soldati e
sbandati al porto. 9, 10,11 settembre di
navi dallItalia neppure lombra. 12,13
settembre autocarri tedeschi sfilano
davanti; 14 15 16 settembre due
sbandanti riferiscono che il pi
prossimo battaglione di fanteria di
stanza a Delvino si era messo in marcia
qualche giorno prima verso linterno
per raggiungere il resto del reggimento
ad Argirocastro. 19 settembre dieci
prigionieri fuggiti raccontano la strage
dei partigiani ballisti ad Argiocastro.
Racconto della fuga del reggimento da
Argiocastro, i partigiani comunisti
cercano di farsi alleati gli italiani.

BrindisiPorticciolo
Santi Quaranta

MareBrindisi

Sera 24 agostosettembre
trasferimento
Albania-5
e
settembre- 8 sett.settembre

4 643676
in
6
20

151

Mn. II
(4 cap.)

Arrivo del reggimento al Porto. Cap.5:


Confronto fra tenente colonnello Cirino
e Manno che chiede di essere inglobato
con i suoi artiglieri. Cirino vuole che M.
resti con lui. Arrivo di due navi dal
mare, pazzia collettiva degli sbandati
che smaniano per salire. Racconto di
Cefalonia. Ordini di Cirino a M. che fa
imbarcare tutti quelli che fino a prima
erano al Porto sulle navi. M. vuole stare
con Cirino ma Cirino stesso va a
Brindisi. Cap.6: Manno fa eseguire gli
ordini di trasferimento pezzi e poi ci
simbarca, che manca poco allalba.
Cap.7: crisi di coscienza di M. che si
chiede cosa sta facendo, prega e
rinsavisce poi dorme (***) si sveglia
che si a due ore da Brindisi parentesi
sui civili albanesi. Cap.8: Brindisi
circa 23 settembre, sbarco e arrivo di
Cirino Manno e altro tenente al
Comando Supremo, M. incontra un
vecchio
compagno
di
Alamein
Gambacurta che gli racconta cosa
successo in questi giorni in Italia.
Cap.9: straziante capitolo sul congedo
di Manno da Cirino che gli ordina di
restare in Italia. M. non vuole, dramma
interiore, risolto dalla decisione di
Cirino che lo considera un vero soldato.
Cap.10: 24 sett nave con sopra Cirino
arriva al Porto in Albania breve
racconto della battaglia per Corf il 25
sett (***) 26 sett i tedeschi tentano di
passare da Corf al Porto. Il reggimento
si sposta a 40 km pi a nord, unico
porto in mano agli italiani ma vengono
bloccati dai partigiani comunisti e dopo
trattative decidono di consegnare le
armi. Una volta al porto vengono
abbandonati dai partigiani comunisti e
disarmati attendono le navi italiane ma
arrivano i tedeschi che fucilano gli
ufficiali e imprigionano i soldati(***)
episodio del battaglione di Cirino che
tenta la fuga assieme ad altri 800.
Cap.11: M. apprende la strage degli
ufficiali rimasti al Porto in Albania, ora
in uno di quei campi di riordinamento.
Qui
insegna
addestramento
al
combattimento agli allievi ufficiali.

Murgiano
(piccolo paese
della Puglia)Montelungo,
vicino
a

Alcune
settimane P 677dopo- 20 ottobre-7 688
dicembre-8 dic- 16
dic
152

Parte V
Mn. I
(1 cap.)

Qui ancora insegnante come Cassino


nelloratorio di Nomana. Si pone come
maestro e guida che elargisce saggi
consigli sullimpegno civile da adottare
in questi tempi. Cap.12: il 20 ottobre
lItalia dichiara guerra alla Germania,
americani accettano un contingente
italiano di 5000 uomini nelle operazioni
belliche. Cap.13: 7 dicembre primo
raggruppamento motorizzato italiano
entra in linea con la Quinta armata
americana, ne faceva parte anche M.
L8 alle prime luci, i soldati italiani
scattano allattacco in mezzo alla fitta
nebbia. Manno colpito alle dita delle
mani. Gli intimano di ritirarsi ma lui
continua a guidare i suoi soldati.
Cap.14:
Proseguimento
del
combattimento, rapida riflessione di M.
sul senso di quelle ferite () i pensieri
vanno a Colomba e un ricordo va a
Luca visto qualche settimana prima a
Brindisi. Nuovo attacco, Manno lo
guida, pur disarmato, incoraggiando i
suoi. Viene colpito da una raffica e
lentamente realizza che deve morire. p
687 parla della morte di M. e del senso
della
sua
morte
e
della
PROVVIDENZA. A mio parere giusto
ma azzarda troppo. 16 dicembre
lattacco viene ripetuto con successo e
il
narratore
ci
dice
che
oggettivamente fu linizio della
ripresa dellItalia. Da qui in poi due
divisioni italiane ammesse e fondazione
del CLN.
Cap.1: Condizioni di Am. peggiorano. Stresa,
Mamma Giulia si trasferita in un ospedale
albergo vicino, descrizione della visita
al figlio. Problema morale del
compagno di stanza di Am. se sia lecito
o meno farsi curare dalla Repubblica
fascista quando lui guarito vorrebbe
arruolarsi nellesercito del sud.(***)
argomento di conversazione sono i
partigiani ma si capisce che ne sanno
davvero poco. Am. fantastica in un
mezzo deliquio febbrile sui suoi
compagni morti e a quelli ancora vivi
che vengono paragonati ai morti
dellaldil di cui non si sa nulla.

Pi
meno
in 688contemporanea, non 694
specificato

153

Mn. II
(4 cap.)

Mn. III
(4 cap.)

Cap.2: Si riprende a raccontare di


Michele e della vita ad Oranchi.
Descrizione del lager pi esteso, quello
delle donne. (***) incredibile parte in
cui M. colloquia con la social
rivoluzionaria piena dodio, episodio
delle suore che aiutano le due
comuniste. Cap.3: altro colloquio con
la social rivoluzionaria che gli fa vedere
la colonna in cui c lunica italiana del
campo (comunista), tentativi di
comunicazione finiti in percosse. La
realt paragonata da M. allinferno.
Cap.4: passano mesi, siamo a
settembre, in cui non riesce pi a
parlare con i deportati russi, altro
colloquio con il professore di Rostov
che cerca di spiegargli nel dettaglio la
situazione dei lager e gli chiede di
riportare le informazioni che gli dar ai
suoi connazionali, affinch la gente
sappia. Il prof. Gli parla di milioni di
deportati innocenti. Capitoletto politico
dove si spiega del comportamento di
Stalin dinnanzi allo scoppio della
guerra(***)
M.
ripensa
alla
conversazione avuta, altra piccola
conversazione con un ingegnere
meccanico che sta falciando il campo.La stessa sera dopo il rancio, le
conversazioni con i deportati russi
continuano fortunosamente per altre
sere (le guardie lo permettono). Cap.5:
M. capisce un sacco di cose sul
comunismo p 708 PAGINA POLITICA
Cap.6: Giulia torna a casa e la
sostituisce il terzogenito Pino matricola
di medicina. Breve descrizione di Pino
che si capisce essere di pasta
differente dai fratelli. Pino racconta ad
A. la vicenda del Praga di Incastigo.
Racconti di Pino sulla vita di Nomana e
lorganizzazione di spedizione viveri ai
prigionieri in Germania. (***) il
compagno di degenza Decio va via
prima di Natale, consegnato indirizzo di
Manno. Cap.7:Altro colloquio con
nuovo compagno di stanza questa volta
fascista PAGINA POLITICA p.715
(***) descrizione rapporto Fanny e Am.
velato criticismo nei confronti del

Oranchi

C una regressione 694temporale


siamo 709
nellestate del 43passano alcuni mesi
(settembre poco dopo
larmistizio) 15 sett
circa-si arriva ad un
indefinito autunno,
poco prima di Natale.

Stresa,
ospedaleStresa,
albergo-posto
di blocco di
Anzola-strada
del ritorno

Qualche giorno prima 709di


Natalemet 725
gennaio- principio di
febbraio siamo nel
1944!

154

Mn. IV
(5 cap.)

comportamento istintivo di Am.Cap. 8:


insofferenza tra Pino e il nuovo
compagno di stanza di Am. Pino parla
con il portiere del suo albergo dei
partigiani della zona. Portiere gli parla
del posto di blocco di partigiani ad
Anzola. (***) met Gennaio Pino parte
per Anzola, colloquio con i partigiani al
posto di blocco, pennellata appena
lingenuit di Pino nellaffrontare la
vita (si potrebbe fare una tesi solo sul
discorso dei partigiani, direi di
tralasciare il dettaglio) p 723 : senso di
inadeguatezza di Pino poi sua richiesta
di essere preso allinterno del corpo
partigiano. Cap.9: ritorno in bici a
Stresa,
elucubrazioni
di
Pino
assolutamente fantasiose, si immagina
come sar la vita da partigiano e si
gongola in questi pensieri. Passano 12
giorni arriva Mamma Giulia a dargli il
cambio e lui scappa ad Anzola
lasciando un biglietto sul comodino.
Principio di febbraio
Cap.10: Il comandante Beltrami riceve
Pino, consegna del fucile, colloquio col
partigiano Tom che gli dice del recente
abbandono di 50 uomini. Pi altri
racconti sulla presa della cittadina di
Omagna e su come nato il posto di
blocco neutro. Cap.11: prima azione di
guerra dei partigiani cui partecipa
Pino: tentativo di salvataggio di un
amico del capitano, fallito. Cap.12:
Nei giorni seguenti altri colpi di mano,
trattative tra Simon capo delle SS di
Omegna e Beltrami. Proposte di Simon
respinte, tuttavia la brigata tende a
sciogliersi e Beltrami fa convogliare
tutte le forze a Megolo.(***) Beltrami
consegna a Pino un libro di chirurgia
per studiarlo a fondo dopo che avrai
fatta la tua parte, il tuo dover,e non sari
pi un poveretto.Cap.13: 13 febbraio
attacco delle SS al posto di blocco,
inizio combattimento. Primo ferito e
primo paziente di Pino, si svela la sua
vocazione medica. Cap.14: Pino
scende in campo per osservare il
combattimento pi da vicino. I
partigiani hanno la peggio, si devono

Mengolo, poco
sopra
ad
AnzoloNomana

Continuit di tempo 727con


il
mannello 744
precedente13
febbraio- 17 febbraio

155

Mn. V
(2 cap.)

Mn. VI
(12 cap.)

ritirare, Beltrami morto e Pino deve


abbandonare il ferito moribondo e venir
via con quello in grado di camminare.
Scena concitata e confusione di
Pino.(***) fuga e veduta dallalto delle
SS che bruciano le baite partigiane
(***) il nuovo capitano Bettini concede
la licenza chiunque volesse, tutti gli
altri si spostano in Valsesia a chiedere
ospitalit alle bande comuniste. Pino
decide tornare temporaneamente a
Nomana in cui arriva il 17 febbraio.
Cap.15: Pino cerca di studiare a
Nomana ma si annoia va ad Ingastigo
ad informarsi sul Praga. Colloquio con
seminarista.(***) tornato a casa il padre
scopre cosa ha fatto e lo sgrida. Nota
prolettica dellautore sul Praga.
Cap.16: Si parla del Praga della sua
storia e della sua persona.
Cap.17: Arriva la cartolina di richiamo
dal comando partigiano e Pino parte
assieme ad un altro ragazzo diciottenne
Sp alla volta di Megolo ma non
trovano nessuno. Lautore dipinge Pino
un po come un ragazzino sconsiderato
e coglioncello. Trovano un vecchio
compagno che gli dice di presentarsi a
Ornavasso al tal indirizzo. Dialogo di
aggiornamento sulla banda. Cap.18:
Arrivo ad Ornavasso e incontro con
Tom che li fa dormire e lindomani li
indirizza al Pan Perdu, ad una
malga.(***) Presentazione del nuovo
comandante Alfredo Di Dio alias
Marco. (24 anni) molto ascetico e con
grandi ideali di patria civilt e Dio, e si
scopre che stato liberato dagli stessi
fascisti. Si delineano le origini della
repubblica
dOssola,
descrizione
situazione partigiani di Marco e rapporti
bellici con i nazifascisti. Cap.19: si
racconta dei tentativi falliti di presa di
Piedimulera e della vendetta partigiana.
Episodio
importante
perch
fa
comprendere come, bench fossero
brigate cristiane, in questa azione
vengono presi dallODIO. (***)
Trattative con i nazifascisti e
realizzazione dello sgombero di mezza
provincia di Novara sognato da Marco.

NomanaIncastigoNomanaMilano

Quasi
contemporanea
comunque
precisato

in 744ma 751
non

NomanaOrnavassotragitto
per
Pan
PerduMegolo
e
PiedimuleraDomodossolaimbocco valleDomodossolaperegrinazione
per
raggiungere il
confine

Seconda met aprile 75144- principio di 788


Settembre10
settembre-principio
autunno- 11 ottobre12 ott

156

Parte VI
Mn. I

(nasce la repubblica dOssola). 10


settembre. Cap.20: Ingresso delle
diverse brigate, apoteosi cittadina e
discorso di Marco sulla civilt e la
patria e dio. Messa solenne.(***)
Festeggiamenti nella zona liberata
discesa di altri partigiani di ogni colore.
Cap.21: colpo di mano dei comunisti
che vogliono strafare e cercano di
avanzare a Gravellona ma vengono
respinti dai tedeschi e contrattaccati e
devono chiedere aiuto a Marco. Sp e
Pino vengono inviati a rinforzare la
linea di confine. Cap.22: dialogo tra
partigiani sulla situazione organizzativa
dell esercito dellOssola(***)pensieri
di Pino. Cap.23: Domodossola Pino va
a visitare la vecchia scuola dei fratelli,
incontro con un giovane prefetto che
conosceva i fratelli. Dialogo sulla
situazione POLITICA della valle. Cap.
24: le brigate azzurre di Marco si
indispettiscono perch i comunisti li
chiamano Opera Pia (***) le truppe
partigiane si preparano ad un imminente
attacco nazifascita 11 ottobre(***)
inizio
combattimento,
sviluppo
combattimento. Cap.25: comando
azzurro a Domodossola, direttive.
Cap.26: il giorno dopo Marco in una
perlustrazione dato per disperso.(***)
il giorno ancora dopo 13 ottobre,
Alberto vicecomandante prende il
comando
organizza
ritirata
a
Domodossola e trasferimento profughi
in Svizzera.(***) dialoghi. Cap.27:
Sp si aggrega con i partigiani rossi,
pranzo al ristorante della brigata
partigiana ed episodio del commilitone
ubriaco- episodio della cattura dei
paracadutisti
della
Folgore
e
consecutivo dialogo tra fascisti e
partigiani. Molto interessante e
provocatorio. Cap.28: si conferma la
notizia della morte di Marco e
malinconici
ricordi
di
Pino
sullabbandono di Sp. Tutti si avviano
verso il confine, fine dellepopea
dellOssola.
Cap.1: Si parla del Praga, situazione Milanodella guerra civile in citt, si parla della interno

Continuit
789temporale- il giorno 801
157

(2 cap.)

Mn. II
(4 cap.)

polizia segreta di Koch, antefatti prigioni


riguardanti met settembre 44.
Discussione sui metodi di tortura. Praga
affronta il prigioniero comunista
presunto torturatore. Buffet della cena
prima dellinizio della tortura. Dialogo
con gli altri torturatori. Cap.2: dopo
cena Praga affronta il prigioniero.
(Lautore cos bravo da farci capire le
ragioni dellaguzzino e da farci entrare
nel suo personaggio). sfida fra
aguzzini, il Praga pensa a come
torturarlo laltro pensa a come
corromperlo. Tentativo di corruzione in
atto. Va a buon fine? Fatto sta che il
prigioniero la prima notte non viene
toccato e la seconda sparisce assieme
allaiutante capo del Praga.
Cap.3: A novembre giunge a Nomana Nomana
la notizia dello sconfinamento di Pino,
attraverso una cartolina. Commozione
della famiglia. Considerazioni di
Ambrogio sui soldati italiani deportati
in Germania, sugli ebrei, sui soldati di
Sal e su Manno. Considerazioni su
Radio Bari che parla dellesercito e
Radio Roma che parla solo dei
partigiani
e
dei
partiti
politici.(***)vacanze di natale, altre
considerazioni su bombardamenti degli
alleati e sullimpiego del motore a
gasogeno e sulloffensiva tedesca al
fronte Francese che desta scalpore. Che
i tedeschi vogliano difendere la Ruhr e
le loro armi segrete? Cap.4: Pranzo di
Natale, preghiera di benedizione
Mamma Giulia pensa a Pino e Manno e
piange, il secondo Natale che Manno
non d notizie. Si parla di Colomba e
poi della produttivit tedesca. Si parla
dei bombardamenti americani sulle
industrie tedesche. Viene spiegato il
sistema tedesco dellautoresponsabilit
dellindustria, ideato dal ministro per
gli armamenti Albert Speer. Si parla di
altro, i pacchi ai deportati. Si scopre che
Pierello stato deportato sul fronte
Polacco subito dopo larmistizio e che
da ottobre non d pi sue notizie.
Associazione madre di Pierello, madre
Stefano. Cap.5: Am. va alla

dellespatrio di Pino

Novembre- vacanze 801di natale-Pranzo di 815


Natale-santo Stefano7
gennaio-gennaio
inoltratoultima
settimana di gennaio

158

Mn. III
(7 cap.)

Nomanella, si scopre che la sorella di


Stefano, Giustina si ammalata ed in
ospedale. Descritto il dramma di
Giustina.(***)Am. ritorna a casa
tristissimo e si ricorda di quel discorso
sulla morte che si era fatto anni prima
(primo libro, primissime pagine!).
Interessantissima considerazione di
Am. che mischia il volo di un uccello
con le solite idee di Manno sullordine
delle cose. Ovvero che tutto ha
significato e che tutto partecipa alla
sorte degli esseri umani, anche il volo
degli uccelli. (questa unidea che
Girard considererebbe tribale? Si evince
una diversa CONCEZIONE DEL
SACRO). Cap.6: il giorno dopo Giulia
e Francesca vanno a visitare Giustina in
ospedale. Ma c una regressione al
girono di natale, Don Mario nel
pomeriggio di Natale fa il giro dei
ricoverati. Conforta Giustina, passa la
notte, una suora si avvicina e la
conforta. Probabilmente tisica.(***)
Giulia e francesca da Giustina. Poi in
seguito, i giorni dopo, si scoprono gli
esiti delle analisi, tisi galoppante
Giustina senza speranze. Il 7 gennaio
fu portata in sanatorio. e tocc a
Celeste di portare via Giustina da
Nomana per sempre.(***) allufficio
postale viene rimandato un pacco
indietro, Giovannino faccia-infarinata
morto nel lager, si discute su chi debba
dare la notizia alla famiglia.(***) Si
passa a Pierello che seguita a non dare
notizie. Ultima di gennaio
Cap.8:
Epopea
di
Pierello.
Contemporaneamente Pier. si trova in
trincea con due armate tedesche mentre
cercano di arginare lavanzata tedesca.
Descrizione della situazione tedesca al
fronte e di Pierello che ripensa ai 5 mesi
passati al podere Hufenbach. Dove se
l passata alla grande, la padrona
molto buona con i due prigionieri,
Tadeusz, polocco. Fa anche amicizia
con la famiglia. A Settembre, si
racconta, che ha dovuto abbandonare la
fattoria. Vengono impiegati per lo
scavo di trincee. Descrizione con gli

Trincea
Contemporaneamente 815Prussia
allultima scena- fino 847
Orientale- citt al 2 o 3 febbraio
di Braunsbergproseguimento
colonna
profughi verso
ovest, arrivo al
fiume Vistola.

159

occhi di Pierello delle barbarie


bolsceviche al momento della prima
invasione nei confini della Prussia (fine
ottobre) poi a inizio novembre i
tedeschi riportano la linea dove era
prima. Pier. riflette sul motivo che
spinge i russi a comportarsi cos, non
capsice.
Lunga
parentesi
sugli
indemoniati che assassinano la gente
p.819. Episodio dei 40 francesi ritrovati
uccisi dai bolschevichi. Si capisce che
dal 12 gennaio i russi erano avanzati di
nuovo. CAp.9: arrivo di una colonna di
profughi in direzione del nemico.(***)
tragicissimo dialogo riferito dallautore
tra il comandante di una piccola
divisione del Volksstrumm e un ragazzo
quattordicenne e la sua famiglia.ODIO
CHIAMA ODIO. Detto stupido di
Tadeusz ma sintomo di una religiosit
popolare Dio acceca quelli che vuol
perdere. Lautore prosegue gli fece
notare, molto a proposito, Tadeusz.
CAp.10 arrivo di unaltra colonna di
profughi e profughi sparsi appena prima
dellarrivo del nemico. Agguato
allavanguardia russa. Dialogo tra il
comandante del Volksstrumm e
lufficiale.(***)descrizione
combattimento,
mattina
seguente.
Episodio dello svuotamento delle tasche
dei morti tedeschi da parte di Pier. e di
un sacerdote. Cap.11: qualche giorno
dopo Pier e Tadeusz hanno la
possibilit di andare nelle retrovie a
caccia di benzina. Pier partorisce lidea
della fuga.(***)arrivo al deposito dei
carburanti che il trattore su cui
viaggiano ha smesso di funzionare, il
loro accompagnatore si assenta per
recuperare
pezzo
di
ricambio.(***)montano la guardai a
turno mentre aspettano,
descritta
situazione dei profughi tedeschi e
considerazioni di Pier su come questo
popolo si sia ridotto. Lunga parentesi
ESSENZIALE dove si evince che
lautore, narratore, ha una concezione
HEGELIANA della storia, attribuendo
ai tedeschi un il culmine delle
possibilit realizzatrici mal sfruttato. E
160

lo spirito della storia incarnato nei


tedeschi ma utilizzato male. Questa
scolastica di hegel, credo. P. 832!
CAp.12: incontro dei due con Edvige
la polacca che lavorava con loro dalla
Hufenbach. Racconto della Hufenbach
derubata dei carri e picchiata. Si capsice
che le due polacche hanno abbandonato
la signoara Hufenbach perch troppo
pesante lo slittino con il quale
trasportarla. Decisione dei due di
recuperare la signora Hufenbach. (***)
decidono di aspettare lalba per fuggire,
notte di tensione, Pierello insonne.
Cap.13: fuga unora prima dellalba.
Un cane annusa Pier e si aggrega alla
carovana.
Ragionamento
sulla
PROVVIDENZA o sul volere della
MADONNA, che secondo Edvige le
aveva fatto incontrare il secondo carro e
che quindi, secondo
Pierello, gli
avrebbe sicuramente fatto trovare la
signora Hufen nonostante le imprecise
indicazioni.p 838 con fatica li trovano
commozione generale. Cap.14: la
carovana sincammina cerca di arrivare
alla laguna. Attraversamento piste di
ghiaccio e Stanchezza di Pier.
sostituzione slittino con un carro a ruote
trovato nel lago. Cap.15: superata la
laguna la salvezza non ancora sicura,
peggioramento delle condizioni dei
profughi, manca lacqua per bere,
manca cibo, aumenta il freddo. Vistola,
2 o 3 febbraio. Al di l la salvezza, c
la Danzica-Oliva e un servizio di
assistenza profughi.
Parte VII Cap.1: Descritto bombardamento di
Mannello Dresda del 14 feb. Situazione sul fronte
unico
russo
e
progressiva
resa
dei
(9 cap.)
tedeschi.(***) in Italia, primi di aprile
si risveglia il fronte della linea
gotica.Am e Gerardo parlano della fine
della
guerra.
Descrizione
della
situazione sulla linea del Po e partigiani
dellultima ora. Cap.2: anche a
Nomana ve ne erano. Forestiero sui
trentanni che cerca di costituire una
banda comunista a Nomana. Tentativo
di costituire un contro partito, storia del
farmacista Agazzino della vecchia

NomanaRaperio,
frazione
Nomana

Intero
mese
di 848febbraio-prima met 873
di di aprile-25 aprile-26
aprile-27

161

Sinistra
cattolica
di
Miglioli.
Formazione dei partito politici a
Nomana che sembra pi una
pagliacciata che altro. Intriso di
umorismo ma non si capisce se voluto
o meno e progressivo arrivo al 25
aprile. pp852-53. Cap.3: arrivo di sera
a Nomana di tale Matteo che racconta la
giornata al farmacista, raccontando
della situazione a Milano, degli scioperi
non puniti dai fascisti e dello sbando
generale. Confusione di Agazzino sul
da farsi, nessuno del CLN lo ha
informato! Non sa cosa fare! Fa
chiamare Am. Cap.4: dialogo tra Am.
e il farmacista sulla situazione politica
di quei giorni. (***) pensieri di
Agazzino. Cap.5: il quale viene dipinto
sempre come una macchietta una specie
di Pino versione cinquantenne. (***)
iniziano sempre pi a delinearsi i
contorni della nuova guerra civile tra
cattolici e comunisti nel dopo guerra.
Fabbro cerca di aprire le porte della ex
base operativa dei fascista lasciata
abbandonata. I partigiani vengono
chiamati per spartirsi le armi (***)
suddivisione
armi
tra
ragaziz
democristiani e il forestiero comunista.
Cap.6: mattina 26 aprile, esercitazioni
dei neo partigiani con le armi appena
ricevute,
telefonata
con
il
corrispondente della CLN a Milano, il
farmacista va a prendere le armi ma
torna
a
mani
vuote.
Cap.7:
considerazione dellautore : Veramente
nella vita la commedia e la tragedia
sintrecciano e alternano di continuo.
Alba del 27 aprile, comunisti entrano in
una piazza di una frazione di Nomana
capeggiati dal PRAGA. Ritorno al
drammatico pi crudo. Descritta
prassi dei comunisti che vanno a
recuperare nelle case i fascisti.
Agghiacciante. Rapimento di una
quarantenne. Cap.8: (forse, dico io, i
capitoli di prima erano condotti in tono
volontariamente ironico per smorzare la
tensione,
adesso

ricresciuta)
spiegazione della storia della donna
rapita. Cap.9: Arrivo dellAgazzino
162

con 3 partigiani alla frazione, la


popolazione insulta un poco i partigiani
non in grado di difenderli. Arriva anche
Foresto capo dei comunisti. Tutti si
avviano a Incastigo a cercare di
recuperare
la
donna.
Partigiani
democristiani e comunisti. (***)
tentativo fallito rammarico per la
constatazione che la liberazione non
era affatto una festa, ma piuttosto un
orrido scatenamento di violenza su chicolpevole - non era comunque capace in
grado di difendersi. Chiusura del
secondo libro con la notizia della morte
della donna assieme al marito negli alti
forni di Sesto.

LALBERO DELLA VITA

Parte I
Mn. I
(8 cap.)

Cap.1: Pino e Sp si ritrovano mentre


stanno rimpatriando. Sinsultano e si
comprende la formazione comunista
che Sp ha acquisito. Pino
cammina trenta passi avanti. Trova un
passaggio, un furgone di un certo
Marsavi.
Sulla strada per Nomana continuano a
non parlarsi
Ingresso dei due a Nomana.(***) dopo
due gironi arrivo di un 150 soldati
americani, in realt sudafricani
dellOttava armata inglese. I comunisti
li vedono di malocchio. Cap.2:
cominciano a rimpatriare anche i
soldati che larmistizio aveva bloccato
nel sud Italia. Ritorno di Luca. Am.
riceve il cugino di Luca che viene a
fargli lambasciata, raccontandogli
della reazione di L. alla notizia di
Giustina.(***)Am va in bici a Beolco
nel paese di Luca, per avere notizie di
Manno. Tragitto in bici: ogni cosa che
vede Ambrogio viene descritta
minuziosamente. Incontro commovente
fra Luca e Ambrogio. Il reduce fece
ripetutamente segno di no con la testa,

Ponte Chiasso, Il periodo


rientro
precisato
Dalla
SvizzeraNomanaBeolcoNomanatragitto
di
Pierello che
ritorna-

non

877912

163

Mn.II
(6cap)

con struggimento, a significare che un


simile ritorno non era giusto.
Ambrogio riceve la notizia della morte
di
Manno.
Situazione
davvero
drammatica. Cap.3: Arrivo di
Gambacurta che porta le ultime lettere
di Manno alla famiglia Riva. Straziante
dialogo tra Gamba e la famiglia Riva.
Gamba va da Colomba a Novara e
ritorna a Nomana per lora di cena.
Cap.4: Ritorno a Nomana di Gamba e
cena con Gamba che racconta di
Manno e della situazione al sud Italia.
Accenno alla fissazione di Manno al
compito
provvidenziale,
alla
predestinazione di Dio su di lui.
Cap.5: si parla del rientro dei
prigionieri
dalla
Germania
e
delloperazione delle Commissione
Pontificia. (***) chiacchiere tra un
certo Andrea Marsavi ex compagno di
Pino. Cap.6: progressivo rientro dei
prigionieri da ogni dove. Descrizione
situazione italiana.(***) arrivo di
Igino. Descrizione del suo rientro a
casa. Conversazione con un substrato
politico, si avverte che le cose, i
rapporti, la percezione lavoratorepadrone sta cambiando, colpa del
comunismo? Cap.7: Arrivo in paese di
Pierello qualche giorno dopo, nel
tragitto si riferisce il colloquio
riguardante la situazione di Praga e
della
Cecoslovacchia.
Lento
progressivo ingresso di Pierello a
Nomana. Cap.8 e 9: saccompagna il
giovane sempre nellingresso a casa.
Scena molto lunga e carica dattesa
perch P. arriva ma in casa non c
nessuno.
Scena
molto
bella:
descrizione della casa come laveva
lasciata. Incontro con la sorella Martina
di sei anni. Lo accompagna dalla
madre (***) ci si d da fare per fare dei
nuovi vestiti ai ritornati.
Cap.9: Michele lavevamo lasciato Russia,
alla fine del 43, adesso a Susdal tra Susdal.
Mosca e il Volga. Condizione dei
prigionieri migliori, Michele studia il
comunismo sui testi a disposizione nei
lager. (***) seconda met 44.

Contemporaneamente, 912seconda met 44. 932


Inverno 44 45 e
maggio 45- estate

164

Interessante pagina (p. 914) in cui,


studiando, M. capisce che nazismo e
comunismo hanno un sacco di antenati
comuni. Fa lelenco delle cose
sbagliate da cui queste ideologie
attingono. Con i suoi discorsi astratti
il Tintori cerca di capire la crisi di un
secolo assieme a Padre Turla. Ravvede
nella
filosofia
sviluppatesi
nellambiente e nelle universit
protestanti, e in particolare afferma che
senza Hegel e Fauerbach, le teorie di
Marx e Lenin non sarebbero mai potute
nascere. Proprio come ricordiamolosenza i discorsi di Nietzsche sul
superuomo e sulla volont di
potenza, sarebbe inconcepibile Hitler.
Leresia protestanteeccoli i suoi
frutti!. Sviluppo del ragionamento di
M. che sembra arrivare a giustificare
linquisizionepoi lautore corregge il
tiro, facendo parlare cristo.p 917.
Cap.10: Si scopre di come a Cazan i
russi stanno trattando i prigionieri
rumeni, dialogo. Cap.11: dialoghi con
prigionieri italiani appena trasferiti.
Cap.12: Michele incontra Tito Valli di
Nomana, lautore fa ricordare al lettore
che il personaggio stato gi
incontrato.(***) prosegue il dialogo
nella pausa rancio M. gli regala del
frumento da mangiare, gli riempie le
tasche. Episodio della guardia mongola
rabbonita. Assistono alla scena
bambini spagnoli della colonia che
chiedono confites. Si racconta la loro
storia. Este senor, es el pais de la
mierda. Cap.13: Robotti, cognato di
Togliatti, visita i prigionieri nei lager
cercando di convertirli al comunismo.
Raccapricciante
dialogo,
e
considerazioni sulla storia e la
scrittura/riscrittura della storia. Pi
parentetica prolettica. Cap.14: inverno
44-45 avanzamento della guerra fino a
maggio, 45 nulla di nuovo. Anzi, le
deportazioni dai paesi dellest si erano
intensificate.(***) in estate arriva
convoglio di giapponesi prigionieri, si
scopre dellatomica. Michele pensa e
parla
di
processo
di
165

Mn.III
(9cap)

Mn.IV
(5cap)

scristianizzazionelui e padre Turla


ravvedono nello scongiurare questo
rischio il loro compito una volta tornati
in italia.
Cap.15: I tre figli maggiori di Gerardo
ricominciano a frequentare le lezioni
delluniversit. Sente la differenza tra
lui che studia e Igino Pierello e Luca
che lavorano sodo, decide di
impegnarsi nello studio.(***) riprende
lenta la vita nei corridoi delluniversit,
Am. sincontra spesso con Fanny. I due
flirtano. Cap.16: al bar con Fanny
incontrano il vecchio don preside del
collegio S. Carlo di Am. dialogo buffo.
Cap.17: da quel giorno iniziarono a
uscire (***) durante una loro uscita
incontro di alcuni manifestanti in corso
Magenta. Si sta sfilando contro la
monarchia. Scene di una quotidianit
sociale importante per capire il 45 e il
46. Paragona quei giorni ai giorni
degli Untori. Cap.18: Nomana,
domenica mattina comizio di rossi.
Presieduto dal Foresto, da Sp e un
arringatore, aspettano i lavoratori dopo
messa. La scena si sposta nella tavola
della casa Riva. Cap.19: domenica
successiva, Am. viene avvicinato sul
sagrato da Luca che gli chiede di
divenir rappresentare della Democrazia
Cristiana assieme ad Agazzino.
Cap.20: conversazione tra Agazzino e
Am. si parla di come vanno di solito le
riunioni del CLN e del Foresto.
Cap.21: prima riunione del CLN
allargato,
descrizione. Descritta la
maniera in cui a riunione non si
affronta lordine del giorno ma si cerca
di andarsi contro e basta. Litigi.
Cap.22: due abitanti di Nomana
vengono a dire alla loro in riunione.
Cap.23: finisce la seduta. Am. va con
la mente a Stefano e Michele,
prigionieri in Russia, si chiede? chiss
Cap.24: Pierello ricomincia a lavorare
in fabbrica a Sesto San Giovanni, le
sue giornate diventano di colpo
monotone. Suo iniziale innamoramento
di Luisina . Scena splendida delle due
domeniche di fila in cui Pierello la

MilanoNomana-

Nomana, fuori
chiesaBeolco- Sesto,
industriaNomana

Novembre 45, una 932domenica


mattina 962
poco dopo lepisodio
di via Meraviglidomenica
ancora
dopo

962978

166

Parte II
Mn. I
(7cap.)

incontra per caso, la prima, e


volutamente la seconda. Episodio
dellinvito tacito alla sagra. Vanno a
Beolco alla sagra. Pi alcune righe
sulla castit di Nomana e sul
cambiamento dei tempi. Cap.25:
Pierello sempre in fabbrica, descrizione
del suo lavoro e sua giornata
lavorativa. Cap.26: per le 19.30 a
Nomana prosegue descrizione giornata,
ritorno del suo cugino Tito dalla
Russia. Cap.27: Tito deve essere
ricoverato ma non vuole, il dottor
Cazzaniga si prende cura del caso.
Cap.28: Ricovero in ospedale, Tito d
la notizia che Michele vivo, inizia
una processione infinita di madri che
vanno a chiedere notizie del proprio
figlio. Il dottor Cazzaniga lascia
correre poi mette in isolamento Tito
che troppo stanco.(***) dialogo tra
Tito e don Mario in cui gli racconta gli
orrori che ha visto. Cap.29: incontro
tra Tito e Sp. Principio di pagina
politica.
Cap.1: Elezioni amministrative del Nomana
46, consultazione generale. Si descrive
lambiente del partito dispirazione
cristiana, molto vicino, a dire
dellautore
allAzione
Cattolica.
Prolessi sul figlio di Celeste,
Saulo.p980 Si descrive il fermento per
le votazioni delle ammistrative. Cap.2:
agosto arriva a Nomana Colomba, Am.
e Francesca vanno a trovarla, la
invitano (***) fa visita a casa Riva a
Francesca. Cap.3: Ambrogio si vede
sempre Colomba in casa, studia sempre
meno, sinvaghisce sempre pi,
pensieri di Am che mentre studia pensa
a Colomba. Vanno a fare tutti gita in
bici. (***)qualche giorno dopo vanno a
giocare a tennis vanno anche con
Francesca e il suo fidanzato il Marvasi.
Cap.4:
progressivo
innamoramentoinizia a farsi i
problemi sul fatto che Colomba lex
di Manno. Dice espressamente che
Fanny non aveva mai esercitato su di
lui unattrattiva tanto forte. Si parla di
sessualit, episodio della gonna da

finito
il
45 979definito:rosso.998
primavera del 46agosto-fine
agostodomenica dopo

167

Mn. II
(7cap.)

tennis. Cap.5: sempre Am e Colomba


episodio dello studio e dei ravanelli.
Sta per baciarla e si ricorda di Manno.
Si accorge di star facendo uno
ragionamento sbagliato ma perseguita.
Cap.6: La famiglia di Colomba va dai
Riva per congedarsi a fine estate e
tornare a Novara. Il narratore
onnisciente ci fa capire che tra i due
non succeder mai pi niente. Cap.7:
la domenica dopo Am dopo messa
cerca con lo sguardo Colomba ma non
la trova e si ricorda della sua partenza.
Scena della uscita di messa di tutti, cfr
inizio. Si accenna alla propensione di
Gerardo di creare altri posti di lavoro.
Pensiero sulla Provvidenza p 997
Cap.8: Rimpatrio di Michele, arrivo in
stazione centrale e pensieri sulla casa
sulla famiglia che non ha pi. Incontro
tra Ambrogio e Michele che sta
arrivando col treno. Ad aspettarlo c
anche la sorella di Am. Francesca. Pi
caso straziante di omonimia tra
rimpatriati. E ricerca di Stefano da
parte di Am con una fotografia. Cap.9:
escono dalla stazione, Am aggiorna
Michele sulla questione casa e Manno.
(***) In macchina si passa per Milano
e per Sesto, Michele scorge delle
scritte comuniste e si preoccupa, Am.
lo aggiorna sulla situazione attuale e si
capisce che Michele si giocher in
politica. Cap.10: Sempre in macchina
da Sesto si arriva a Monza dove
lambiente pi pacifico e
tradizionale. Arrivo in casa Riva.
Incontro tra Michele e Alma. E con il
resto della famiglia. Era questo che
stava vivendo. Uno di quei momenti
che, nella vita, compensano veramente
quegli altri l, cos tragici. Alma e
Giudittina gli chiedono di raccontare
un miracolo che ha vissuto. Si racconta
il
miracolo
del
pane
di
SantAntonio.(***)
descrizione
sguardo di Michele su Alma. Cap.11:
gli viene approntata la cameretta di
Manno e va a dormire. Pensieri
notturni di Michele che ripensa a tutta
la sua esperienza poi pensa ad Alma.

Milano,
stazione
centraleNomanaMonzaNomana

Settembre 1946

9991023

168

Mn. III
(9 cap.)

Parentesi in cui si dice che Michele si


innamorato
di
una
ragazza
idealizzata. Poi altri pensieri sulla
grazia ricevuta da Dio di essere
tornato. Cap. 12: Il giorno dopo
colazione preparata da Alma, Michele
vuole andare dagli altri parenti a
Monza per uno due giorni. (***) Alma
decide di iscriversi alluniversit, ci si
accorge che anche lei non
indifferente a Michele. Cap.13: M. si
trasferisce dagli zii a Monza e vuole
finire luniversit in un anno, intanto si
dice che sta cominciando a scrivere un
libro. Pensieri di M. sulla felicit e sui
lager. (***) Voglia di M. di studiare e
strafare, piccola parentesi sulla
Provvidenza. Pi si racconta di come
Alma dovrebbe andare in colonia a
Varenna con le sorelle lultima decade
di Settembre ma non ci va. Cap. 14:
conversazioni tra Am. e M. cui
partecipa tacitamente anche Alma, si
capisce che i due si piacciono (***)
durante i pasti compaiono anche
Fortunato e Pino che M interroga
sullesperienza partigiana. Giudizio
sullesperienza partgiana il fatto chesia giusto o no-col tempo finir col
contare sempre di pi, vedrai: non c
il minimo dubbio.
CAp. 15: Ricomincia luniversit per Tra Nomana e Era in arrivo
tutti, Michele ha la facolt di fare luniversit
primavera-estate
esami quando vuole, ne approfitta
sbagliato
subito. Il ritmo di Michele risulta
stimolante anche per Am. che si
prefigge di finire entro lanno. Intanto
M. continua a scrivere il libro
sullesperienze di Russia, assorbendolo
non poco. Cap.16: viaggio per
luniversit, quotidianit di Michele.
Pagina sul peccato originale, pagina
religiosa (p. 1027). Cap.17: ingresso
in universit, va a pregare nella
cappella, dialogo con langelo custode.
Raccomanda Alma. Esce e va nellala
di lettere, a caccia di Alma.(***)
descritta la ricerca affannosa di Alma,
alla fine ha buon esito. Cap.18:
dialogo tra i due. Che si dichiarano
vicendevolmente. Cap.19: i due

la 1023 1049

169

ParteIII
Mn. I
(2 cap)

Mn. II
(10cap)

pranzano assieme e desiderano stare


altro tempo insieme passeggiano per
Milano e parlano (***) passeggiano.
Cap.20:
Arrivano
in
Centrale
prendono il treno e a Monza si devono
separare. M. a Monza, cena con gli zii
e riflette (***) Alma distratta dalle
parole della signora Quadri Dodini che
aveva occupato il posto di M. , pagine
che raccontano il trasporto amoroso di
Alma fino a che saddormenta (***) i
due trascorrono lintero giorno
successivo a Milano. Cap.21: in
estate, Luglio, Am discute la tesi.
Michele in tram alla volta della laurea
riflette sullerrore che ha fatto a pagare
la tessa di successione per la casa. E
angustiato
dai
suoi
problemi.
Considerazione sui guai civili e
militari. Quelli civili aveva pi
difficolt
ad
affrontare.
(***)
Considerazione sui soldi, arriva
allaula della seduta di laurea. Cap.22:
Arriva Fanny che si presenta alla
famiglia, poi vanno a pregare tutti in
chiesa. Cap.23: Fanny intrattiene in
aula la famiglia mentre Am si prepara
(***) arriva Colomba , Ambrogio si
laurea, colloquio breve fra i due, in cui
gli dice che si sposer.(***) si spostano
tutti in pasticceria, tranne Colomba.
Fanny fa da padrona.
Cap.1: Autunno in cui esce il libro di Milano
Michele. Sempre manifestate le
difficolt economiche di M. Alma va in
Galleria per vedere il libro di M.
esposto. Alma parla col direttore della
libreria. (***) Le difficolt di Michele
raggiunsero il culmine alla fine
dellanno. Cap.2: M. si laurea nella
primavera del 48. Presenzia solo Am.
si capisce che il libro arrivato alla
seconda edizione. Si capisce che ha
avuto un colloquio anche con
Apollonio. Si parla della recensione di
Apollonio al libro di Michele, altro
elemento autobiografico. Michele parla
ad Am della sua cotta per Alma. Vanno
alla sede della DC.
Cap.3: Entrano nella sede, scena dello Milano
smistamento dei manifesti, questioni.

Autunno
primavera 48

47- 10501058

10581097
170

Cap.4:
caricano
il
materiale
propagandistico e vanno via. Cap.5:
viaggio in macchina passano per la
zona industriale di Sesto, rossa.
Intermezzo malinconico su Stefano,
Luca e la Nomanella. Arrivano a
Monza che entrambi percepiscono
come non rossa, qui nessuno medita
ammazzamenti. Si parla delunione
doganale con la Francia voluta da De
Gasperi. Cap.6: arrivano, sempre in
macchina alla casa dei Riva.(***)
dialoghi. Cap.7: cena a casa Riva. Si
apprende la notizia che Francesca si
sposa e anche Am si deciso. Parlano
del libro di Michele. Parlano di cultura,
della Cultura, salta fuori il nome di
Benedetto Croce. (altro elemento
autobiografico) Vogliono spedire una
copia e Croce. Parlano delle prossime
elezioni. Salta fuori la parola
Provvidenza,
relativamente
alle
elezioni. Interessante cenno sulle
elezioni fasciste del 24 che arrivano al
19% solo in Monza-Brianza (p 106869) corre la fantasia di Am che si
prefigura una vincita dei rossi e un riinizio degli scempi anche in Italia. Si
parla della Grecia, presa come
esempio. E dei bambini Greci che
come quelli spagnoli sarebbero stati
deportati, se non fosse avvenuta la
scissione della Jugooslavia. Cap.8:
fine cena i ragazzi delloratorio vanno
intanto ad affiggere manifesti. Am. e
Michele decidono di andare alloratorio
per vedere la situazione della battaglia
elettorale. Cap.9: passano per la sede
del partito, dialoghi. Cap.10: arrivano
alloratorio dialogo con Don Mario. Si
parla di impegno politico. Poi si
avviano a spiare la sede operativa
nemica, il circolino Garibaldi, sede dei
rossi. Arrivano alla sede la guardano e
se ne vanno, dalla strada la scena passa
allinterno dellosteria, panorama dei
frequentatori, si vede anche Sp che,
per, diventato socialista. Cap.11:
Michele e Am tornano a casa. Si
ritirano nelle loro stanze(***) Michele
simmagina la guerra civile, si passa a
171

Parte IV
Mn. I
(11 cap.)

parale di Robotti e Togliatti. P. 1087,


misto fra pagina politica e religiosa, tre
righe in cui i comunisti e Togliatti
vengono definiti il castigo di Dio. Usa
la parola contrappasso. Poi prosegue la
pagina dopo dove enuclea un concetto
gi presente ne I pi non ritornano, sul
fatto che a salvare lItalia sono stati i
santi. Si esplica il concetto di Societ
dei Santi. Si conclude con allegro
episodio del sogno. (***) altra
spiegazione sul perch i comunisti non
hanno vinto (p.1089). Togliatti definito
uomo della provvidenza. Cap.12:
lautore comunica con il lettore
dicendo che chi scrive ha la facolt di
trasferirsi allaltezza di chiunque,
anche di Togliatti. Dichiarazione di
onniscienza.
Si racconta la
quotidianit di Togliatti, continuit
cronologica. Anche Togliatti si pone
gli stessi dubbi sul comunismo in
Russia, non spiegandoseli. Si riv con
la memoria al periodo di villeggiatura
in Russia degli esodati antifascisti
italiani che sparivano dallalbergo ogni
notte. Pagine interessanti.
Cap.1: Fidanzamento ufficiale tra Am
e Fanny.Pensiero di Am sulla salvezza
di Cristo anche in politica. Pensieri
sulla vincita alle elezioni. Cap.2:
ingresso in casa e conoscenza dei futuri
suoceri, cerimonia dello scambio degli
anelli. servito il pranzo. Cap.3:
trasferimento sala da pranzo. Si parla
di Michele Tintori e poi delle elezioni,
piccolo battibecco tra Am e futuro
suocero. Si parla della tesi di Am sul
prossimo boom economico italiano.
(***) pensieri. Cap.4: In quello stesso
momento Mich e Alma passeggiano a
Nomana, si parla di Provvidenza, i due
dovrebbero essere felici ma Mich
preoccupato. Pensa alla sua formazione
di scrittore, pensieri autobiografici.
Citati Maritain Mounier, Proust, Joyce,
Eliot, rivista Esprit. Alma si offre di
fargli da segretaria. Si parla dello
scrittore americano John Horne Burns.
Idea di regalare gli usignoli agli
americani per ringraziarli. Cap.5: Il

MilanoNomanaChiesa di San
Pietro
in
Gessateviaggio
di
nozzePerugia-paese
di
PaccoiNomana

Circa un mese pi 1096tardi, due settimane 1132


dopo
le
elezioni
generali, domenica (le
elezioni si sono tenute
il 18 aprile)- Sempre
48 anno di matrimoni,
agosto.-tardo
autunno- finisce il
1948- anni successivi

172

Mn. II
(9 cap.)

narratore fa una rapida carrellata della


situazione
politico
economica
dellItalia negli anni a venire.(***)
anno di matrimoni giugno Francesca e
agosto Ambrogio, matrimonio di Am,
celebra don Gnocchi.(***) gli sposi se
ne vanno. Cap.6: Perugia, Am ne
approfitta per andare a visitare Paccoi.
Incontro. Cap.7: arrivo in casa dei
due. Invito a pranzo, torna indietro a
prendere Fanny.(***) pranzo. Cap.8:
ritorno in macchina dei due, episodio
delle tavole eugubine. Cap.9: sta per
riprendere il lavoro allindustria(***)
Nomana e vita frenetica di Am.si
scopre che Fanny non vuole avere
subito figli. Nata e cresciuta in un
ambiente cattolico praticante, n
popolare.
Cap.10:
Rodolfo,
quindicenne
entra
in
noviziato
missionario, pi laurea di Pino e
Fortunato. Si era nel tardo autunno,
operai dei Riva superano i settecento.
Cap.11: gli operai negli anni
successivi crescono ancora. Fortunato e
Am parlano col pap della complicata
gestione della ditta.
Cap.12: Episodio dellarticolo di Nomana
giornale sul trattato dellunione
doganale tra Francia e Italia. Faccenda
molto complicata da risolvere. In
primavera inizia una nuova guerra per i
Riva. La ditta entra in crisi. Cap.13:
Settembre la situazione non era mutata
fine settembre Alma e Michele si
sposano, Michele consegna alle stampe
in giugno il suo secondo romanzo.
Cap.14: saggio in cui si era sforzato
di far confluire tutti i fili del processo
di scristianizzazione che, iniziatosi
ancora prima dellevo moderno, aveva
portato
ultimamente
ai
forni
crematori, si parla (p 1138) che
alcuni in Francia presentano le verit
marxiste
come
verit
cristiane
impazzite.
Non

chiaramente
daccordo. Matrimonio, Am distratto
dalla questione della ditta. Cap.15:
passa un anno ma la ditta sempre in
crisi, 6 giugno 1953 seconde elezioni
generali e il partito dispirazione

Mattina del febbraio 11321952primavera- 1157


settembre- si passa
alla primavera del
1953. Fine 55, inizio 56

173

Parte V
Mn. I
(7cap.)

cristiana perde la maggiorana assoluta,


le conseguenze sarebbero state molto
gravi. Cena del sabato sera dai Riva.
Parlano della situazione politica. Si
apprende che Pino andato in
Inghilterra a completare i suoi studi in
malattie tropicali e che vuole partire
per lAfrica (anche qui mezzo
elemento autobiografico, Corti ebbe un
fratello, laico per, che si spos e and
a fare il missionario in Africa con sua
moglie). Si apprende anche del
ricovero a Nomana del Foresto.
Episodio del Foresto morente. Che non
vuole essere catechizzato da don
Mario ma fa chiamare Luca. Morte del
Foresto convertito.(***) partenza di
Pino. Cap.16: Rodolfo parte per
lAfrica alla fine del 1955. Accenno
alla Provvidenza (p1145). Battuta di
Rodolfo sul fatto che la crisi della ditta
voluta da Dio per evitare che i Riva
diventino ricchi. Cap.17: prosegue la
difficolt economica della ditta
affrontata dai tre Riva. Episodio della
vendita dei complessi industriali da
parte di Fortunato. Cap.18: Inizio 56
ricovero di Don Gnocchi 28 febbraio
muore. Funerali di don Gnocchi. Am
cerca di spiegarsi perch don Gnocchi
sia stato portato via a soli 54 anni.
Abbozzo di risposta di Michele.
Interessante. Cap.19: prosegue e si
aggrava la crisi della ditta. Cap.20:
crisi che termina nel 58, pensieri e
riflessioni dellautore. Si parla di
comunismo, accenno al miracolo di Pio
XII.
Cap.1: Michele ha appena terminato
una
tragedia.
Elemento
AUTOBIOGRAFICO. Rapporto con
Apollonio. Michele sulla quarantina
siamo quindi negli anni 60
(***)telefonata della signora Apollonio
ad Alma. Anche questi due coniugi
come Corti autore non hanno figli.
Cap.2: si tratta di teatro politico, avr
delle
notevoli
difficolt
di
rappresentazione. Raffronto con il
teatro di Brecht. Trattative con
Apollonio per far saltare fuori un

Altro stacco di anni, 1158passano


alcune 1181
settimane

174

Mn. II
(5cap.)

regista cattolico disposto a mettere in


scena la sua opera. Cap.3: dialogo con
De Ponti, pessimo, andato male,
deludente. Si scopre che il manoscritto
rifiutato anche dalla casa editrice di
Michele. Si racconta della fine tragica
dellautore John Burns. Si parla di
PROVVIDENZA (p. 1169) per quanto
riguarda il lavoro di Michele, parlare
del comunismo. Cap.4: passano
alcune settimane, Michele spedisce la
tragedia anche ad altri studiosi russi.
Riceve complimenti dal giornalista
Zarbini. Cap.5: vicende varie per il
tentativo di messa in scena. Ancora
nominata la Provvidenza (p. 1172)
perch trova il modo di metterla in
scena (***) sogni ad occhi aperti di
Michele sulla futura rappresentazione.
Cap.6: sempre alcune settimane dopo
apprende che le prove erano iniziate
prende permesso di lavoro e va in
macchina a Roma a vederle. Michele
capisce che gli stanno facendo il
biscotto, la regia affidata a Pavi
Austeri un regista allora assai noto, tra
i pi importanti dItalia. Si accorge
che i personaggi non recitano ma
leggono le battute. Michele si sente
preso in giro. (***) episodio dellaquila
ingabbiata. Cap.7: apprende la notizia
nella telefonata al Ferri che la tragedia
sar data in televisione alla sua
prima.(***) cambio immagine si passa
alla famiglia Ambrogio-Fanny, che
dopo la crisi della ditta dei Riva tutto
ci che concerneva i parenti
dAmbrogio dava soltanto fastidio. Si
torna a Michele, piccolo incidente con
la tipografia, il regista vuole far
togliere dalle locandine il suo nome ma
Michele interviene. Prova generale.
Cap.8: La sera della prima, Michele Roma
giunge coi parenti tutti, descrizione
dellesibizione, o meglio della lettura
del testo, resa malissimo. Come
volessero boicottarlo. Cap.9: il
pubblico esce, incontro dellautore con
due stranieri, sono russi in esilio, che
hanno apprezzato lo spettacolo e hanno
una
rivista
di
divulgazione

Siamo nel 1962-

11811198

175

Parte VI
Mn. I
(6 cap.)

anticomunista.(***) parlano dei motivi


di cambi di scena. Cap.10: giorno
dopo, escono lui e Alma a comprare i
giornali. Cap.11: lettura di stralci dei
vari quotidiani. Cap.12: Dialogo con il
Ferri alle rappresentazioni successive,
si scopre che la televisione ha
receduto.(***) altro dialogo con il Ferri
che illustra a Michele lambiente
teatrale e televisivo pieno di
corruzione.(***) rivede i due profughi
russi e si accorda per una traduzione in
lingua russa della tragedia. la stampa
del samizdat, pi traduzione in
polacco. Si accenna che in quello
stesso tempo stava prendendo avvio il
Concilio Vaticano II e se ne d in due
righe gi un giudizio negativo.
Cap.1: Si parla di Gerardo con il figlio Nomanamissionario e dellaldil. Si parla di Alegna
San Francesco. Cap.2: Giulia e
Gerardo sono ormai vecchi. Si parla in
maniera critica del nuovo parroco di
Visate. Ce lha anche con le Acli e le
Cisl. (notazione mia: il divario va
allargandosi, si crea la frattura sempre
pi evidente tra destra e sinistra). Si
evince
ancora
questo
mito
dellAmerica, sembra il paese perfetto.
Cap.3: finito pranzo Am va in
fabbrica digressioni sulla situazione
lavorativa e sul comunismo cinese.
Tristissima telefonata tra Am e Fanny,
ci fa capire lo sviluppo del rapporto tra
i due.
La vita, che serie ininterrotta di
ostacoli! Pi ne superi e pi se ne
presentano. Vale davvero la pena di
continuare
un
simile
gioco?
Lindustriale torn a concentrarsi nei
suoi prospetti. Trilla di nuovo il
telefono Colomba! Si riaccende
qualcosa nellanimo di Am. come se si
stesse ri-innamorando. Si danno
appuntamento al giorno dopo. Pensieri
e riflessioni personali su FannyColomba. Cap.3: si dirige in macchina
ad Alagna. Descritto mirabilmente lo
stato di eccitazione di Am per correre
da Colomba. Episodio della velocit e
della benzina. Episodio Provvidenziale

Il tempo continua a 1198passare, agosto 1968


1228

176

ParteVII
Mn. I
(6 cap.)

dellincidente sfiorato (p.1217) Dio


viene definito castigatore. Pensieri e
sproloqui. Am. riprende la ragione.
Arriva finalmente alla villa di
Colomba. Cap.4: Am continua a
rimproverarsi
mentalmente.
(nec
procul nec adhuc scritto sulla casa).
Dialogo fra i due. Arrivano i suoi figli.
Cap.5: Ambrogio sono le sette e
dovrebbe congedarsi ma la invita a
cena. Cap.6: i due si confidano ed
escono i veri sentimenti di un tempo
ormai lontano. Ambrogio confessa lo
sai che ieri, dopo avere parlato con te
al telefono, mio avevo come la
sensazione dessermi giocata male la
vita? Prosegue la cena e parlano dei
figli per distrarsi. (***) vuole stare
ancora con lei, e sente la crepa dentro
s tra due mondi uno di preti
permissivi che gli lascerebbero fare,
laltro pi antico di preti veri che gli
vieterebbero di andare oltre. Il male
morale viene gestito. Congedo tra le
lacrime di lei (***) si chiede perch
questi fatti si erano verificati (il fatto
di non essersi dichiarato e il fatto della
morte di Manno) anche qui in certo
senso provvidenza (p 1228). Pagine
bellissime!
Cap.1: I figli di Am sono cresciuti
stanno tornando a Nomana da Milano
in macchina. Viene descritto il trionfo
del progresso e della civilt che
cresciuta. C tuttavia aria di
propaganda perch il referendum sul
divorzio vicino. I due fratelli vedono
le puttane sulla strada, parlano di
politica. Cap.2: descrizione dei
paesaggi meccanicizzati e non pi
rurali. Uno dei fratelli porta il materiale
propagandistico allo zio Michele che
deve partire per una conferenza a
Lomazzo. Parentesi su CL. Cap.3:
squarcio di quotidianit della vita di
Luca, si incrocia anche Pierello.
Entrambi sposati e con figli ormai
ventenni. Cap.4: la scena passa su
Pierello episodio del figlio che brucia
le auto durante le manifestazioni. Si
criticano i preti giovani. Cap.5: il

Sei anni dopo, 1974


1229Le ultime 45 pagine 1255
raccontano
praticamente
24
h.maggio.

177

Mn. II
(5cap.)

figlio di Pierello, Taddeo, frequenta


compagnie sbagliate progressiste con
questo don Vittorio, e i rossi. Al bar dei
comuni stelli si parla di imperialismo
americano e di capitalismo. In effetti
questi ragazzi e questo prete, e tanti
altri come loro sparsi in Italia e in
Europa si erano precisamente messi su
tale strada dopo che morto Pio XII- la
cultura cattolica, anzich lottare contro
le analisi marxiste, insisteva a cercare
dei punti dincontro con esse. Cap.6:
arriva Pierello che vuole parlare con
suo figlio ma si trattiene lontano a
guardare.
Cap.7: Michele nel pomeriggio parte
per la Valtellina. Si parla sempre del
decadimento dei cristiani che in questi
anni si sono allontanati sempre pi da
Pio XII, si parla di politica e dei comizi
a Sondrio e Tirano. Cap.8: si rimette
in macchina che mezzanotte suonata
scende per la valle e ripensa al
battaglione Morbegno. continua la
discesa, mille pensieri, si guasta la
macchina. Cap.9: va in un bar per
telefonare ad Alma. Che decreta di
andarlo a prendere. Ultime parole di
Alma ciao amore mio, amore mio
dolcissimo: lo sai che riuscirti daiuto
nella tua battaglia contro mezzo mondo
mi d gioia disse con voce del tutto
mutato, affettuosa: se non taiuto
nemmeno io, chi allora?. Cap.10:
pensieri di Alma, bellissime scene,
recupero dellAddio ai monti di
Manzoni.. Cap.11: si avvicina il
momento della morte di Alma. Breve
esame di coscienza di Alma e
pentimento. Incontra una macchina sul
lago che procede un po a zig zag fa
per superarla, sbanda e finisce nel lago.
Ingresso in paradiso, accolta da
Marietta
delle
Spoleultima
frecciatina al Foresto (comunista
salvato in extremis) e (langelo di
Michele) schiuse le ali per lanciarsi nel
tragico mondo degli uomini.

Pomeriggio del giorno 1255seguente


1274

178

Bibliografia181

Bibliografia dellautore:
E. Corti, I pi non ritornano, Milano, Garzanti, 1947.
E. Corti, Lesperimento comunista, Milano, Ares, 1991.
E. Corti, Il fumo nel tempio, Milano, Ares, 1997.
E. Corti, Processo e morte di Stalin, Milano, Ares, 1999.
E. Corti, Il Cavallo rosso, Milano, Ares, 2002.
E. Corti, Gli ultimi soldati del re, Milano, Ares, 2005.

Bibliografia critica sullautore:


P. Scaglione, La trama del vero, Lecco, Bellavite Editore in Missaglia, 2003.
P. Scaglione, Parole scolpite, i giorni e lopera di Eugenio Corti, Milano, Ares, 2002.

Bibliografia critica di riferimento:


E. De Angelis, Qualcosa su Manzoni, Torino, Einaudi, 1975.
R. De Mattei, Il mistero del male e i castighi di Dio, Verona, Fede e Cultura, 2011.
C. Fabro, Lavventura della teologia progressista, Milano, Rusconi, 1974.
M. Faggioli, Interpretare il Vaticano II, Bologna, EDB, 2012.
G. Genette, Figure 3: discorso del racconto, Torino, Einaudi, 2006, (1972).
E. Lohse, Lapocalisse di Giovanni, Brescia, Paideia, 1974.
B. Maggioni, LApocalisse per una lettura profetica del tempo presente, Assisi, Cittadella Editrice, 1981,
(1988).
A. Marchese, Guida alla lettura di Manzoni, Mondadori, Milano, 1990.
J. Maritain, Umanesimo integrale, P.E. Taviai, 2 ed. agosto 1947.
J.Maritain, Cristianesimo e democrazia, Vita e pensiero, Milano, 1977.
D. Menozzi, La chiesa cattolica e la secolarizzazione, Torino, Einaudi, 1993.
G. Steiner, Tolstoj o Dostoevskij, Milano, Garzanti, 1995.

181

Saranno di seguito segnate le edizioni prese in esame durante lo studio.

179

G. Steiner, Vere presenze, Milano, Garzanti, 1998.


Dossier Lazzati, vol. 6 e 7 Roma, An Veritas, 1994.
Rerum novarum, Milano, ed. Paoline, 29 edizione, 2009 (1891).
Lumen gentium, Milano, ed. Paoline, 43 edizione, 2012, (1964).
Gaudium et spes, Milano, ed. Paoline, 36 edizione, 2012, (1965).

180

Anonimi ringraziamenti per anonimi lettori

Ogni buona tesi conclusa solitamente da dei buoni ringraziamenti. Certo saranno la parte pi letta
e straletta il che, ahim, rammarica un pochino lo scrivente vista la fatica e le conquiste del lavoro
di sopra. Dato che credo di aver scritto una centocinquantina di pagine con discreto stile cercher,
me lo riprometto, di non abbassare il tono proprio nelle battute conclusive e per me altrettanto
essenziali.
Le pagine con cui ringraziare le persone dovrebbero essere molte. Sia perch molte sono le persone
da ringraziare sia perch molte sarebbero le cose da dire. Le santissime problematiche di spazio ci
impediscono, per, di dilungarci. Seguiranno dunque totalmente a random brevissimi
ringraziamenti proprio come se piovesse. Cos, come mi vengono, rapide pennellate che
dipingeranno il fantasioso fantastico e affascinante quadro delle mie relazioni, della mia vita.
Quello che sono, insomma, proprio come diceva quel poeta l, Siamo in qualche modo/ gli incontri
avuti /uomini /e libri. Sui libri possiamo dire di aver speso qualche parola, forse anche troppe, (una
tesi cos ricca di personalit non lavevo mai vista) adesso tocca agli uomini. Uomini che fanno
uomini.
Come non ringraziare voi, quattro allenatori di sempre, che dai 12 ai 20 anni avete formato e
forgiato il mio spirito e la mia personalit? Mi avete insegnato molto di pi del rugby, mi avete
dimostrato, con la carne, il paradosso che per andare avanti bisogna fare enormi passi indietro, che
la palla in meta ce la porti solo se hai il coraggio di buttarla indietro ai compagni di squadra. La
fiducia di chi sta al mio fianco, compagno che non ti scegli ma che ti dato. Che fatica fidarsi
sempre. Ma un lavoro di squadra e tutto funziona se ognuno fa il suo, come in una piccola societ.
Mi avete insegnato a traslare tutti gli insegnamenti dal campo di gioco al campo di vita. Cos
quando rovinosamente cado o vengo placcato appena posso mi metto in piedi senza farne tante.
Luomo non quello che non cade mai, nemmeno quello che si alza subito ma quello che sa
cadere. Ed uno dei primi allenamenti, di fatti, il contatto con la terra. Il saper cadere. Il rugby non
uno sport da super uomini o da eroi, non ti chiede nulla di pi di quello che sei. Per lo vuole
tutto. Un po come Dio. Cos nel rugby la partita forse se la porta a casa la squadra che ha giocato
meglio ma non si gioca per vincere (frase da montati) e non si gioca per divertirsi (frase da falliti).
La partita la vince chi ce la mette finch ce n. Senza riserve. Per quello che c il terzo tempo alla
fine. Perch pu facilmente essere che una squadra ha vinto il punteggio ma i veri uomini in campo
sono stati gli avversari, chi non si arreso chi non ha mollato al 24-5 a venti minuti dalla fine ma ha
continuato a giocare e a mettercela tutta. Lobbiettivo non vincere. Non giocare. Sul 24 a 5
contro, non giochi per vincere, non giochi per giocare, perch al 50 ogni caduta una sofferenza.
Giochi per mettercela tutta. Giochi per perdere. Sai che perderai ma non ne sei convinto al 100%. E
allora non molli, non molli un secondo, che una speranza c. Se ce la metti tutta una speranza c
sempre. O quasi. E se la partita finisce 24-22 hai perso, si. Ma come? Hai perso da uomo. Questi
sono i miei allenatori, grazie, che mi avete insegnato com dolce il sapore della Vittoria che molti
chiamano sconfitta. un aspetto che venuto fuori anche dallo studio del romanzo, lho chiamato
coraggio di vivere lhic et nunc, una delle principali prerogative dei protagonisti cortiani, si veda
pagina 50 o gi di l, tanto per dire eh. Ringrazio poi tutto il 1995, e qualche 96, che, per una
ragione o per laltra, mi perseguita da anni. Maestri di vita e segnaletica sempre accesa che mi
permette di comprendere il mio cammino. Ovunque vado li trovo, non mi mollano. Dalla colazione
di prima mattina (ce ne sono due che mi regalarono una tazza quattranni or sono, e l dentro ci
faccio tutti i giorni colazione), alloratorio, ai campi che, come funghi, spuntano da ogni dove.
Ringrazio i missionari che mi hanno divertito (anche se taluni preferiscono il termine convertito,
ma vista la situazione attuale dei cristiani nel mondo direi che pi un divertere che convertere). Ce
181

nera uno, tutto nero, che sapeva mille lingue, giocava a calcio, veniva da Haiti e ballava ma ballava
che musica o non musica ballava uguale. In lui ho visto uno sguardo che non ho pi dimenticato ed
lo sguardo che cerco di avere tutte le volte che incontro una persona, o meglio, lo sguardo che
mi riprometto di avere nei prossimi sei mesi dEtiopia. che dovr imparare a ballare. Vabb, si
pu fare.
Ringrazio, poi, un sacco i cattolici di destra, un po mia palestra, perch sono disposti a spaccare un
capello in sedici pur di trovare qualche stronzo che in tutto lo schifo del mondo abbia saputo fare o
compiere un gesto davvero controcorrente per ridare speranza alla sua gente. E molto spesso questo
'stronzo' cattolico e troppo spesso di questo 'stronzo' i libri di storia non parlano. Mi viene in
mente il presidente Garcia Moreno che davanti alla cattedrale di Quito venne assassinato il 6 agosto
1875, le sue ultime parole furono Dios no muere. O Bakhita, ecco s, sangue che nutre il seme
della Speranza. E le bande partigiane composte da cattolici e buddisti, mai sentite? Questi, sulle
montagne del Sud, cercavano di combattere contro Saigon e contro Ho ci min. Quante vite spezzate.
Quanti santi, quanti eroi. La storia la fanno i santi. Dovrebbe essere insegnato nelle scuole questo
concetto. Quel pazzo di Giovanni di Dio ha re-inventato lospedale. Quel pazzo di Giovanni Bosco
obblig i capocantiere a fare un vero contratto di lavoro ai suoi ragazzi, fu il primo, in Italia, nel
mondo. Quel pazzo di Filippo Neri ha inventato loratorio. Quel pazzo di Giuseppe Benedetto
Cottolengo si fece casa e famiglia per chi dalla vita aveva avuto solo dolori, sofferenze, povert e
malattie. Ringrazio anche chi mi d del cattocomunista perch mi fa riflettere sullargomento
(guarda qua che tesi). Non esistono cattocomunisti esistono comunicattolici, i vari La Pira,
Dossetti, Lazzati ne sono un bellesempio. Gente che ci mette tutta la sua vita per cercare di far
quadrare il cerchio. Ringrazio, poi, gli amici, quelli che ti chiamano quando non te lo aspetti, ce n'
uno, in particolare che lo fa spessissimo, e tutte le volte che chiama la gioia e il cui piano
tariffario, soprattutto, resta un perpetuo mistero; quelli che vanno via sei mesi-un anno in terre
straniere e non si fanno sentire perch credono sia dovere di chi rimane. (Ma non capite che se siete
l anche per portare coraggio e speranza a noi che siamo rimasti qua?). Poi ci sono quelli nelle
tenebre da anni per un lui o per un lei che come funghi con la luna spuntano solo quando hanno
bisogno. Grazie perch, troppo spesso, in realt, saltate fuori proprio quando sono io che ho bisogno
di voi, e anche tanto. E gi che si parla di luna grazie a chi sa guardare il cielo che cade le stelle le
notti di agosto e sa parlare di vita, di sogni, di progetti, di Etiopia, come al bar la gente parla di
Messi, Real, Inter...ma senza di voi cosa sarebbe? Che sapore avrebbe tutto quanto? So di cosa
potrebbe sapere ma saprebbe troppo da banali dirlo, citazioni evangeliche poi non ne vogliamo, per
un po basta. Sarebbe tutto scemo, ecco questo si, si pu dire senz'essere scontati. Sarebbe proprio
tutto scemo. Grazie a tutti i sacerdoti, amici miei, che danno la carne (sacer) in cambio delle anime
di tutti, carne di cuore che presto si logora, e qui me ne viene in mente uno a cui Dio gli diceva da
mihi animas, lui non lo ringrazio qui perch carne non pi ma ringrazio quelli che lo seguono e
hanno il fiato corto per stargli dietro tanto va veloce. Su su, noi abbiamo bisogno adesso, voi vi
riposerete. Non ora per. Grazie a quelli che si va alle feste di collegio e si torna mezzi ingranati e
stanchi ad orari improponibili ma poi l'atmosfera del mattino si inizia a sentire e i discorsoni volano.
E tra (si badi, non 'grazie a' ma 'tra') l'alcool e la disco trova ancora spazio la condivisione. Che
una delle poche affilatissime armi dateci per vivere. Navi senza timone o timone senza nave? Bel
mistero, ma grazie perch sei stato un bel regalo. Inaspettato e improvviso. Grazie anche al 'non
faccio tardi stasera che domani devo studiare' magica formula che, se sfoggiata con sincerit, ti
permette di fare le tre o le quattro sotto casa ed essere un fiore il giorno dopo. Se non avessimo
dovuto studiare probabilmente non avremmo nemmeno mai parlato cos tanto, se non fossimo stati
182

presi male non avremmo dovuto superare il nostro limite e nemmeno, forse, ci saremmo conosciuti.
Quanti bei passi fatti appena sotto casa. Grazie ai padri e grazie alle madri, della carne e dello
spirito, i primi hanno generato il bello e goduto, ahim, il brutto, i secondi goduto il bello e generato
altro bene. Grazie che mi avete insegnato a stare al mondo. Opera difficile e mai finita ma per
fortuna i padri e le madri rimangono sempre cos, non cambiano nome, non sono come i ragazzini
pi piccoli di qualche anno che passano da essere ragazzi del catechismo ad amici, no, passano
gli anni ma rimangono sempre mamma e pap. Grazie ai compagni di questi anni che sono stati
seminario, scuola di formazione ma sopratutto universit. Cosa sarebbe stato il tutto senza di voi?
La comunione di idee l'anima di ogni universit, lo scambio di prospettive e insulti (quanti) anche,
il crescere ed evolversi, il mangiare e bere assieme, lo studiare il far fatica, il non capire e il farsi
spiegare. Il capire ma farsi spiegare lo stesso. Non sarei qui, con una tesi in mano dico, se un nove
dieci persone non mi avessero trattato da amico, non mi avessero voluto davvero bene. Ognuno nel
suo splendido unico modo. Hanno accettato (fatto a pezzi, proprio) il brutto e preso e rimodellato il
poco di bello. Grazie a chi, in questi anni, si sposato a chi ha portato avanti gravidanze scomode,
ha generato vita, a chi ha cercato di farmi vedere il bello negli imprevisti pi assurdi, a chi ha
sudato novemila camice ma si laureato perch ci ha creduto davvero, grazie perch mi ha
insegnato ad aver fede, ad avere coraggio, a sognare (si pu dire?) , a non mollare un cazzo, mai,
che dietro le nuvole c' sempre il sole. Fossero tutte cos le mamme. Che bel mondo sarebbe. Grazie
al gruppo missionario, ai suoi numerosi animatori, alcuni veramente alti nello spirito, veramente
capaci, veramente alti. Che bel modello che siete! E le persone che li ho incontrato, che sono
diventate importanti, spesse, notevoli, indispensabili per la mia vita. Quelli con cui si lavora, quelli
con cui si organizzano i campi, quelli con cui si vivono i campi, quelli che si invitano ai campi ma
poi non vengono. Quelli che ridono e ti mettono gioia. Grazie al mio gruppo che si lasciato
coinvolgere e si lasciato innamorare. In tre mesi abbiamo fatto il TOKUMA, in un anno cosa
faremo? Anche senza di voi, non sarei qui. Non sarei laureato, vabb ma chissene frega della
laurea, alla fine solo una scusa per fare i ringraziamenti alla termine di un'epoca. Grazie perch
senza di voi non sarei cos: Uomo bello come sono. Grazie a tre donne benedette che hanno visto
in me quello che nessun altro era riuscito a scovare, ci hanno creduto nonostante la realt dei fatti
gli dimostrava il contrario. Da piccolo ero un ebete. Ma loro, uniche, no, non ci credevano.
Sapevano guardare dietro i banchi, i banchi di nubi, e vedevano non solo il sole nel cielo ma
magnifiche isole vergini. Di queste tre donne sono obbligato a fare il nome perch veramente
troppa ma mai eccessiva la mia riconoscenza e una volta scultore far una bella statua a ciascuna.
Sono, in ordine di apparizione: Annarita Fumarola indimenticabile maestra che alle elementari mi
prese la mano ed ebbe il coraggio di dare, a me, sul diario e sul registro, lunica nota di merito che
la mia scuola avesse mai visto. Mi fece intuire che nonostante tutto in me cera qualcosa di bello:
quel giorno non avevo fatto nulla di scomodo ed ella ritenne opportuno premiarmi. Distruggendo
cos, una volta per tutte, quella stupidissima regola pedagogica che sostiene: due pesi una misura.
Rina Confalonieri antica ma sempre bella e giovane zia che, quando tutto il mondo a tredici anni mi
diceva cambia atteggiamento ragazzo che con questa testa crescerai davvero male, ebbe lardire,
nel giorno di Pasqua 2002, di dirmi: resta cos, non cambiare mai. Splendida lettrice di cuori,
atipica conoscitrice di anime. Ho cercato di fare del mio meglio zia, mi costato ma leco di quella
frase nella testa ha fatto miracoli. In fine c Vilma Palmieri, anche lei antica, dinestimabile et,
acquisita si pu dire zia, che pass decine di ore (ad onor del vero si sappia che erano le nostre
estati marittime) a farsi istruire con cura dai miei inusuali interessi adolescenziali, come
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legittologia, la scrittura geroglifica, la lineare A e B, gli alieni. Con pazienza mi diede metodo. Mi
diede ascolto. Mi diede attenzione. Conobbe il mio cuore e credette in me. Era convinta che avrei
fatto della mia vita un capolavoro. Non lesclusiva che mi lusinga adesso,( forse un tempo si). Ma
lacquisita consapevolezza che ognuno di noi fatto per qualcosa di davvero grande e unico. Ma
bisogna dirselo. Bisogna saperlo. Bisogna prendersi sulle spalle questa responsabilit. Lei mi aiut a
mettere il pesante zaino in spalla. Grazie di cuore Vilma. Concludo ringraziando quelle numerose
persone che mi hanno aiutato nella stesura della tesi attraverso chiacchierate, colloqui, commenti,
suggerimenti, prestiti di libri, stimolandomi gasandosi al sol titolo del romanzo e quantaltro. E poi
grazie a Te, che mi hai scritto un cos bel romanzo che me ne leggo una pagina prima di andare a
dormire, tutti i giorni da quando son nato. Conosco gi lultima pagina, che credo sia uguale un po
per tutti, ma non so tutto quello che c prima. Non la meta, che vedo bene, ma il sentiero. Sento
la fatica ma non mi stanca, mostrami, tutti i giorni ancora, la strada che va in citt.

Lamore che questo Dio ha per noi


Ci d ogni momento voglia di ricominciare.
La forza per abbandonare torti e delusioni
Ogni amarezza cede il posto a questi suoni

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