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CHI COMANDA

I edizione: febbraio 2013 2013 Lit Edizioni Srl Sede operativa: Via Isonzo, 34 00198 Roma Castelvecchi Rx un marchio di Lit Edizioni www.rxcastelvecchieditore.com www.castelvecchieditore.com info@castelvecchieditore.com Cover design: Sandokan Studio

Alessia Candito

CHI COMANDA MILANO


Una citt travolta dagli scandali e dalla corruzione in cui il potere e la criminalit organizzata siedono intorno allo stesso tavolo

Noi villan... E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re fa male al ricco e al cardinale diventan tristi se noi piangiam. ENZO JANNACCI A me venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cio il clima che propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso Nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno La linea della palma Io invece dico: la linea del caff ristretto, del caff concentrato E sale come lago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caff forte, degli scandali: su su per lItalia, ed gi oltre Roma. LEONARDO SCIASCIA Ogni citt riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone. ITALO CALVINO

Tutte le interviste cui in questo libro si fa riferimento sono state rilasciate allautrice tra il dicembre 2011 e il novembre 2012, fatta eccezione per quella al giudice Alberto Nobili, concessa nellestate del 2010. Tutti i nomi delle persone citate nel presente volume sono riferiti allinterno di atti delle forze dellordine e della magistratura. Per tutti loro vale la presunzione della non colpevolezza a presidio delle garanzie individuali costituzionalmente garantite. Nessuna di queste persone pu essere considerata pregiudizialmente colpevole dei reati loro contestati fino a che questi non verranno confermati da sentenza definitiva.

Premessa

Grandi opere, grandi eventi, mega progetti, annunciati a stretto giro dalle amministrazioni di ogni forma e colore sono stati chiamati nella Storia a stravolgere e cambiare il volto e il destino delle citt, delle regioni, dei Paesi. Immancabilmente decisi da pochi sulla pelle di molti che in seguito hanno dovuto pagarne il prezzo e viverne volenti o nolenti le conseguenze, buone o cattive che fossero i grandi progetti hanno stravolto la vita delle popolazioni e delle citt su cui sono stati catapultati senza che queste fossero mai consultate al riguardo. Nel frattempo, allombra di archistar e rendering di ultima generazione, si ricomposto il mosaico delle lite di sempre, accompagnate da rampanti capitani di industria, squali di nuova generazione e mafiosi in doppiopetto e scarpe lucide divenuti membri a titolo pieno di salotti dallaria austera e dai finimenti pregiati. Dove vengono prese decisioni che contano. Dove il destino economico, politico, sociale di una citt viene deciso tra una coppa di champagne e un commento blas. Attorno, sciami di faccendieri, portaborse, galoppini di ogni ordine e grado hanno raccolto le briciole cadute dal tavolo e come api impazzite hanno lavorato alla costruzione di un alveare fatto di malaffare, speculazione, diritti negati, opportunit mancate e condanne gi emesse per comunit intere. Chiamate solo a subire scelte di altri. Milano, autoproclamata capitale morale del Paese, stata questo. E lExpo ultimo grande evento chiamato a stravolgerne il volto e risollevarne il mercato reso asfittico dalla crisi non altro che la sublimazione di un metodo di produzione che negli anni divenuto sistema. E negli anni ha espresso il proprio volto economico, politico, sociale. Che si imposto su tutti gli altri, che ha divorato qualsiasi possibile espressione alternativa. Sullaltare del profitto di pochi, la citt un tempo cuore produttivo del Paese stata progressivamente spogliata delle sue fabbriche, de-

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molite e spostate altrove, senza che alcuna alternativa venisse mai presa in considerazione. E al posto di tubi, tondini, sete, dolci, liquori, auto la citt ha iniziato a produrre cemento. La deindustrializzazione dellex area della produzione pesante meneghina si risolta con lurbanizzazione selvaggia di intere aree. I vecchi capitani dindustria, insieme a spregiudicati immobiliaristi di nuovo conio, si sono spartiti la citt coprendola di uffici e appartamenti, torri e palazzotti, blocchi e cubi. Edifici destinati a rimanere vuoti ma in ogni caso sufficienti come garanzia per nuovi progetti e nuovo cemento. E nuovi affari in cui i clan di ndrangheta hanno spesso trovato facile e comodo spazio. bastato loro far pesare sul tavolo degli affari lombardi denaro liquido per milioni per polverizzare qualsiasi remora. Hanno trovato pronti gli strumenti che una classe imprenditoriale messa a nudo da Tangentopoli ha forgiato e ne hanno preso possesso, proiettando le ndrine del terzo millennio dai quartieri di Reggio Calabria, della Jonica, della Piana di Gioia Tauro, del Crotonese, delle Serre ai board delle maggiori holding nazionali e internazionali. Milano, le sue strade, la sua gente, quella che vive la citt e a sua volta la rende viva, ha solo subto. E con Expo, sublimazione di un modello di non sviluppo, il cui il cemento divenuto sistema, si prepara a farlo ancora. Chi comanda a Milano vuole ricostruire le tappe di una citt espropriata da pochi noti e non noti nomi, che hanno progressivamente divorato il tessuto urbano lasciando dietro di s solo macerie, rifiuti e veleni. Che solo in pochi hanno avuto negli anni il coraggio di denunciare. Voci inascoltate che in questo libro trovano lo spazio che non hanno nella realt concreta. Le voci dei comitati, degli ambientalisti, le voci di architetti e amministratori, le voci di cronisti, che quotidianamente tentano di raccontare la citt andando oltre la realt patinata dei comunicati stampa e delle conferenze-evento. Le voci dei giudici, che involontariamente hanno scritto la storia non ufficiale di una citt che voleva essere modello ma si progressivamente accartocciata sulle sue stesse debolezze. Figlia di una classe dirigente vorace, nelle intenzioni di chi lha guidata doveva nascere per mangiare, ma stata essa stessa divorata. E anche se nomi e volti di chi chiamato ad amministrarla sono cambiati, la sfida del cambiamento ancora del tutto aperta. Ma i primi segnali sono tutto fuorch confortanti.

La favola Expo

Milano, 25 giugno 2012. Lappuntamento in zona Sud. Dopo ventidue anni di attesa, lecomostro del Parco agricolo inizia finalmente ad essere demolito. La struttura in cemento armato era destinata a diventare un mega albergo destinato ad accogliere i turisti di Italia 90, ma lopera rimasta incompiuta. Un monumento al degrado divenuto, per oltre due decenni, parte del paesaggio di via Fantoli. A occuparsi della demolizione dellimmobile dopo una serrata trattativa con il Comune la Beni Stabili, societ proprietaria della struttura, cui toccher anche il ripristino a verde dellarea circa 260mila metri quadrati in localit Cascina Grande, zona Monlu che sar poi ceduta definitivamente allamministrazione comunale. Ma nulla di tutto questo gratis. In cambio, per la societ arriver dal Comune la variazione di destinazione duso da pubblico a privato di due palazzi in centro chiamati Torri Garibaldi. Volumetrie barattate sulla pelle di una citt divenuta terreno di gioco di interessi diversi, ma che dal declino della Milano industriale hanno tutti il medesimo colore: quello del cemento. Un business divenuto sistema, che nelloperazione Expo ha la sua sublimazione.

Milano e il sistema Expo 31 maggio 2008: dopo una prima votazione annullata, Milano diventa ufficialmente la citt dellExpo 2015. Si festeggia nelle stanze di Palazzo Marino allepoca abitate dalla giunta Moratti si festeggia in Regione, dove leterno Roberto Formigoni, soprannominato il Celeste, ancora allapice del potere, lontano dalla raffica di scandali che oggi, se non riescono a diminuirne il potere, quanto meno ne offuscano limmagine. Ma si festeggia soprattutto nei salot-

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ti buoni dellimprenditoria milanese, dove realmente maturata lidea di lanciare Milano nella corsa per accaparrarsi il sito Expo. Da rumor filtrato dai circoli che contano, la notizia ormai diventata patrimonio acquisito della comunit cittadina: lidea di organizzare la grande esposizione universale nel capoluogo lombardo veniva accarezzata gi dai primi anni del terzo millennio dai comitati daffari milanesi, che speravano di beneficiare al pari dei loro omologhi di altri centri urbani benedetti da grandi manifestazioni della pioggia di miliardi che ogni grande evento porta con s. Principale alfiere della battaglia per Milano citt dellExpo Luigi Roth, allepoca presidente della Fondazione Fiera, azionista di controllo di Fiera Milano Spa, la potentissima societ che gestisce lattivit espositiva nel capoluogo. Ma Roth soprattutto un uomo di Comunione e Liberazione e di Roberto Formigoni, allepoca inquestionabile uomo di punta dei ciellini. E non solo a Milano. Perch nonostante il capoluogo lombardo sia la capitale dellimpero di Cl, il potere di quello che ufficialmente un movimento ecclesiale cio un gruppo organizzato di cristiani che testimoniano la presenza di Cristo nel mondo si estende sullItalia intera. Di loro, Eugenio Scalfari scriveva su la Repubblica il 13 ottobre del 2008: Un sistema di potere come quello di Formigoni, Cl, non esiste in alcun punto del Paese. Nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere. Negli ospedali, nellassistenza, nelluniversit, tutto diretto da quattro-cinque persone. Le attivit imprenditoriali sono coordinate dalla Compagnia delle Opere, associazione che riunisce in tutta Italia 35mila aziende e pi di mille organizzazioni no profit. Giro daffari complessivo, approssimato per difetto: 70 miliardi lanno. dunque tutto il peso di una lobby che controlla i gangli economici del capoluogo lombardo, nonch i principali assessorati in Regione, a piombare sulla partita romana in cui si gioca la candidatura di Milano a citt dellExpo. Sulla scacchiera della giunta formigoniana, Cl riuscita infatti a coprire caselle strategiche. A dirigere le infrastrutture asse portante della strategia finanziaria regionale che ha nel capitalismo delle autostrade la propria regola aurea c Raffaele Cattaneo, presente anche nel cda della Sea, la societ di gestione degli aeroporti di Milano, e nei consigli di sorveglianza di Infrastrutture Lombarde Spa e Lombardia Informatica. Uomo di Formigoni e di Cl anche Giulio Boscagli, assessore alla Famiglia e solidariet sociale nellultima giunta del Celeste, nonch cognato ed ex responsabile della segreteria politica del presidente della Regione,

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rappresenta la Lombardia anche nei cda del Museo della Scienza e della Tecnica e del Politecnico di Milano. Nella squadra di Cl c anche Gianni Rossoni, ex presidente del comitato tecnico regionale lombardo di Artigiancassa, la banca che ha come business la gestione dei fondi pubblici a favore dello sviluppo e del finanziamento del settore artigiano, divenuto poi assessore regionale allIstruzione, Formazione e Lavoro. Ma tra gli uomini di Formigoni ci sono, o meglio cerano, anche personaggi del calibro di Massimo Buscemi, ex assessore alla Cultura, trascinato nella polvere dallinchiesta che ha travolto il genero, il faccendiere ciellino Piero Dacc, arrestato a novembre con laccusa di essere stato il banchiere nero di don Luigi Verz, capace di far inabissare e sparire allestero almeno alcuni affluenti di quel fiume carsico di soldi che ha provocato al San Raffaele un buco di un miliardo e mezzo di euro. Con passato da manager di Publitalia, vicinissimo a Marcello DellUtri, Buscemi stato coinvolto in operazioni immobiliari con le societ Lux usque ad sidera e Il Pellicano, che avevano come soci anche altri chiacchierati personaggi della galassia formigoniana come Giorgio Pozzi, ex assessore dei Trasporti e presente nel cda della controllata regionale Nord Energia, Massimo Ponzoni, uomo di punta del Pdl, recordman di preferenze, due volte assessore di Formigoni, arrestato il 17 gennaio perch secondo le ipotesi daccusa trafficava in permessi urbanistici, piani regolatori, licenze commerciali, appalti per le pulizie negli ospedali e il cui nome in passato comparso pi volte nelle inchieste sulla ndrangheta al Nord, e Rosanna Gariboldi, moglie del potentissimo ex braccio destro del Celeste, Giancarlo Abelli, anche lei arrestata. Ma dal firmamento formigoniano al settore appestati passato anche quel Franco Nicoli Cristiani, finito in manette perch secondo i magistrati era lui a vendere e a caro prezzo i permessi per le cave e la possibilit di buttare sotto i manti stradali lombardi montagne di rifiuti pericolosi. E ancora, nel sistema Formigoni cera anche Pier Gianni Prosperini, ex assessore al Turismo, arrestato nel dicembre 2009 perch obbligava le tv locali a versargli una percentuale dei budget della Regione per gli spot turistici. Tutti personaggi oggi trascinati nella polvere, ma che quando la partita Expo iniziata erano pezzi da novanta nel sistema milanese e lombardo, che facevano gola e non poco a un governo Prodi gi in evidente difficolt, che puntava sulla carta Expo per fare breccia nel feudo storico di Berlusconi e togliere terreno a Lega e Pdl. An-

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che a costo di creare scontento tra le proprie fila. Milano non infatti lunica citt ad aver messo gli occhi sul grande evento. Accarezzano lidea di ospitare lesposizione anche Napoli, orfana della Coppa America assegnata a Valencia, e Torino, fresca di Olimpiadi invernali, e con milioni di metri cubi di strutture e impianti pressoch inutilizzati sul groppone. Due citt allepoca amministrate dal Centrosinistra, da Rosa Russo Iervolino la prima, da Sergio Chiamparino la seconda. Ed proprio questultimo a protestare pi sonoramente per quello che definir lo scippo dellExpo a tutto vantaggio di Milano, grazie anche a un governo che avrebbe dovuto essere amico. Per il primo cittadino della citt della Mole, Torino non solo avrebbe avuto dalla sua la recentissima esperienza delle Olimpiadi invernali, ma soprattutto avrebbe manifestato per prima linteresse a ospitare la manifestazione. Il ministero degli Esteri sarebbe stato informato allindomani del passaggio delle consegne fra Montral e Torino nel ruolo di Capitale mondiale del libro. Ma a Milano gi si lavorava a una candidatura blindata e che al governo Prodi piace e serve di pi. I comitati daffari del capoluogo lombardo, con il sindaco Letizia Moratti arruolata a pieno titolo nelloperazione, da tempo hanno iniziato a tessere la ragnatela di rapporti e relazioni nazionali e internazionali necessari per la vittoria. Nellautunno 2006, il primo cittadino milanese inizia una lunga serie di viaggi in Giappone e in Cina, Paesi che hanno ospitato o stanno per ospitare Expo. E non da sola. Con lei c Michele Perini, allepoca presidente di Fiera Spa, controllata di Fondazione Fiera, uno dei feudi di Formigoni, che ne indica il presidente e alcuni membri del consiglio generale, da almeno un paio di anni in rapporti commerciali con Shanghai, e Pier Andrea Chevallard, rappresentante della Camera di Commercio e luogotenente della futura presidente della Fondazione Milano per Expo 2015, Diana Bracco, al tempo solo proprietaria dellomonimo colosso farmaceutico e numero uno di Assolombarda. I viaggi di donna Letizia sono fruttuosi. Milano incassa lappoggio di Cina e Giappone, mentre nel capoluogo lombardo si lavora a un tema vincente sul piano internazionale. Alla proposta di candidatura per lExpo lavora un gruppo selezionatissimo di rappresentanti di Comune, Regione, Provincia, Camera di Commercio , Fondazione Fiera e di alcune universit (private) milanesi. Risultato, un documento in tutto un centinaio di pagine che individua larea espositiva, il budget previsto e la stima dei visitatori, pronto per essere consegnato al governo. Si stabilisce anche il tema della manife-

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stazione. La scelta cade sulla qualit e la sicurezza dellalimentazione su scala planetaria. Il 26 ottobre del 2006 i giochi sono fatti. A mezzogiorno viene diramato il comunicato di Palazzo Chigi. Annuncia che la candidatura italiana per lesposizione universale del 2015 sar quella di Milano. In serata, le motivazioni arrivano dalla viva voce di Romano Prodi: Abbiamo scelto Milano perch era la candidatura migliore e quella con maggiori possibilit di vincere la sfida dellassegnazione. La concorrenza straniera particolarmente agguerrita. Una motivazione che non andr gi ai torinesi e soprattutto al primo cittadino. Complimenti a Milano, attacca nello stesso giorno il sindaco Chiamparino, resta lamarezza per il comportamento del governo che ha offeso Torino. A suo dire lesecutivo non avrebbe neanche preso in considerazione la candidatura della sua citt. In presenza di due candidature il governo avrebbe dovuto convocare i rappresentanti delle due citt a discuterne intorno a un tavolo, rilancia Chiamparino tentando di rimanere agganciato al treno Expo con la proposta di dividere la manifestazione tra le due grandi citt del Nord. Ma il governo fa orecchie da mercante: allo zoppicante Centrosinistra lExpo serve per sfondare in Lombardia. Gongola, nel frattempo, Letizia Moratti: Consideriamo la nostra come la candidatura dellItalia. Siamo consapevoli di come lExpo sia importante per il futuro del Paese. come unolimpiade delleconomia, della cultura e del sociale ed la pi grande manifestazione al mondo: durer 6 mesi e coinvolger 30 milioni di visitatori. La macchina di Expo ufficialmente partita. Nei mesi successivi, il governo stabilir che lintervento verr attuato con ladozione del General Contractor, un sistema di appalto regolato dalla 443/01, la famosa Legge Obiettivo voluta da Lunardi, che prevede lindividuazione di un concessionario il Contraente generale cui sono delegati tutti i compiti di vigilanza, controllo, collaudo, contabilit, subappalto. Questo proprio mentre il decreto Bersani ha revocato il marzo 2007 le concessioni sulla Tav e la Corte dei Conti (sezione controllo sulle pubbliche amministrazioni) ha evidenziato il caos contabile nelle Grandi Opere, che non consente nemmeno di capirne lo stato di avanzamento. Nel 2007 arriveranno anche i poteri straordinari per lallora sindaco e presidente del comitato di candidatura, Letizia Moratti, promossa sul campo a commissario generale per Expo. In nome del Grande evento, il primo cittadino del capoluogo lombardo avr in dote una serie di deroghe ai propri poteri ordinari che

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ufficialmente le daranno mano libera per qualsiasi intervento che agevoli la vittoria di Milano nella lotta internazionale per accaparrarsi lExpo. Con buona pace di prassi democratica, norme di salvaguardia ambientale, sistema dei controlli e delle garanzie.

Il libro dei sogni del dossier Expo Undici milioni di metri quadrati di verde, sei linee di metropolitana, Navigli di nuovo navigabili, un Orto planetario in cui mostrare coltivazioni di ogni latitudine: il dossier presentato da Milano per vincere la sfida nazionale prima e quella internazionale poi disegna una citt dei sogni, lontana anni luce da quella reale. Un progetto che anche prima che il Bie (il Bureau international des expositions), la crisi e le amministrazioni sforbiciassero il piano iniziale firmato dallarchistar e oggi assessore dimezzato Stefano Boeri aveva suscitato non poche perplessit. E non erano le prime. Gi allindomani della candidatura ufficiale di Milano alla corsa internazionale per ospitare Expo quando a sostegno della manifestazione cera solo un dossier di un centinaio di pagine che illustrava le linee guida generali della gestione del futuro evento cera chi aveva iniziato a storcere il naso. Tra le righe di quel documento infatti si individuavano da subito le pietre miliari della grande contraddizione Expo. Non esiste larchetipo Expo, ma esistono dei progetti specifici che vanno giudicati in quanto tali. Ecco perch considerare lExpo unoccasione, unopportunit, una grande risorsa per Milano non ha senso. Sono tutte espressioni, queste, che non hanno significato se non ci si confronta con quello che realmente si pu pensare che allora lamministrazione Moratti, ma ormai anche queste nuove amministrazioni, vogliano e possano realizzare. Queste mie riserve partivano da una constatazione: lunica cosa buona di questa Expo era il titolo suggestivo nella sua definizione. Nutrire il pianeta, energia per la vita sembrava presupporre unattenzione nei confronti del grande problema dellumanit che quello dellapprovvigionamento delle grandi fonti di cibo, energia, dellacqua e soprattutto della vita stessa delle popolazioni. Gi questo testimonia che non un Paese dalleconomia avanzata che possa porre questo tema: se venisse da una nazione in via di sviluppo un conto, se viene da una nazione del mondo sviluppato potrebbe far pensare al cibo transgenico e agli interventi industriali fatti sul cibo. Basilio Rizzo, oggi pre-

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sidente del consiglio comunale, veterano dellopposizione a Palazzo Marino stato uno dei pionieri del no allExpo. Quando nellottobre 2006, dopo il voto in consiglio comunale, viene costituito il comitato di candidatura Expo Milano 2015, uno dei pochi ad astenersi. Con lui ci sono solo Rifondazione comunista, nelle cui liste stato eletto, Verdi e Lista Fo. Una rottura importante e non semplice. I soldi che dal governo centrale arriveranno per il mega evento dice la vulgata potrebbero essere tanti. La suggestione del tema, continua Rizzo, di un progetto quasi terzomondista, e intendo quello dellorto planetario nel quale si riproducevano le diverse produzioni, era raccogliere risorse. E questo lho chiarito gi nel mio primo intervento, anche sfidando limpopolarit. Secondo alcuni, uno quando a Milano, se arrivano soldi, dovrebbe dire sempre che daccordo. Ma io ho detto, gi allepoca, che bisognava discutere se fosse giusto che in un periodo che si presentava gi allora di potenziale difficolt, tutte le risorse di un Paese si dovessero concentrare nella zona pi ricca del Paese stesso. un problema prima di tutto morale nelleconomia nazionale: corretto che la citt pi ricca dItalia, che dovrebbe farcela da s ed essere da traino, dreni risorse da tutto il Paese?. Unobiezione di merito che nel tempo ha iniziato a farsi spazio anche nella Sinistra allargata, anche non passibile di sospetti di simpatie rivoluzionarie, come quella che si riunisce attorno al settimanale ArcipelagoMilano, diretto da Luca Beltrami Gadola. Ci siamo buttati su un tema interessantissimo, quello della nutrizione, probabilmente senza che Letizia Moratti e la sua quipe si rendessero conto che o si faceva una manifestazione ottocentesca con le serre, i capannoni, una sorta di parco tecnologico agroalimentare, o si affrontava in maniera seria il tema della nutrizione nel mondo, riflette Beltrami Gadola. Questa seconda ipotesi voleva dire inesorabilmente affrontare una discussione politica di amplissimo raggio che avrebbe messo in discussione sia le caratteristiche dei consumi alimentari dei Paesi sviluppati, che sono quelli che impoveriscono il resto del mondo, sia il problema della legittimit degli organismi internazionali, baracconi dai costi elevatissimi che sembrano costruiti pi per mantenere una classe di burocrati, piuttosto che per affrontare i problemi. Qui noi siamo partiti armati di belle speranze, pensando che lExpo fosse loccasione irripetibile per fare arrivare sullarea milanese una serie di investimenti per infrastrutture che poi rimangono come dotazione del territorio.

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E proprio le infrastrutture, e gli affari milionari che attorno a queste ruotano, sembrano essere una delle chiavi per comprendere linteresse che lExpo ha generato nei comitati daffari milanesi. Milano aveva un deficit nelle infrastrutture e come sempre accade in Italia e tutti i grandi eventi sono stati utilizzati per questo si ricorre ai contributi e ai finanziamenti per destinarli a eventi straordinari per creare quelle infrastrutture ordinarie che normalmente la societ deve dare ai suoi cittadini. La quarta e quinta linea della metropolitana, annunciate per Expo, erano gi nei programmi elettorali di tutte le giunte del Centrodestra. Addirittura Albertini laveva annunciata come cosa fatta. Attraverso Expo si pensava di dotare Milano di quelle infrastrutture che sono necessarie e oggi mancano. Si giocato su due equivoci: il primo, il tema. Bello, suggestivo, con venature di attenzione ai popoli del Terzo mondo, di attenzione ai deboli, ma che serviva solo come facciata. Secondo equivoco, dopo aver detto questo, portare avanti lidea secondo cui Milano grazie allExpo potrebbe avere le cose che altrimenti non riuscirebbe mai ad avere. un ragionamento che sottende una logica gretta: richiamo un tema di rilevanza internazionale, ma in realt quello che mi interessa ha mera portata locale. Ed egoistica: risolvere i problemi che le passate amministrazioni non erano state in grado di affrontare.

Il sito Expo, una telenovela durata sei anni La macchina Expo appena partita, non c ancora un masterplan n un progetto concreto, ma la natura delloperazione chiara: dietro un tema di rilevanza e portata internazionale si celano interessi di pochi e molto ben circoscritti. Interessi che hanno una cartina tornasole nellindividuazione dei terreni destinati a ospitare larea espositiva. Una partita che a dispetto dellimmediata individuazione del sito destinato a ospitare levento ha visto la sua conclusione solo nel 2012. Stando al dossier di candidatura, lExpo verr realizzata nellarea Fiorenza, nei pressi del polo fieristico di Rho-Pero. Una scelta fatta ufficialmente per tre motivi: Lampia dotazione di infrastrutture di collegamento, necessarie per organizzare un evento di questo tipo, infatti larea accessibile attraverso le autostrade (Torino-Venezia, dei Laghi e Tangenziale Ovest), il sistema di trasporto urbano (metropolitana), ferroviario (rete regionale e ad alta velocit) e aeropor-

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tuale; la prossimit del polo fieristico che offre la possibilit di utilizzare alcune strutture anche per lExpo; la posizione in cui il sito si trova la direttrice territoriale Nord-Ovest di Milano, da tempo interessata da profondi processi di trasformazione e riqualificazione urbana. Larea si legge nei documenti ufficiali di grandi dimensioni (2 km x 1,7 km) ed delimitata lungo i lati da infrastrutture viabilistiche che la separano completamente dalla citt. Pur essendo a destinazione agricola oggi ha perso sostanzialmente questa funzione e giace in stato di abbandono a causa della sua interclusione tra la linea ferroviaria e le autostrade vicine. Secondo i promotori della candidatura, lExpo rappresenterebbe lopportunit per recuperare un territorio ormai compromesso dal punto di vista ambientale e sociale. Nei piani del comitato con Expo sarebbe recuperata e valorizzata unarea di 170 ettari, inclusa una parte del sito dellex Alfa di Arese che per sparir nel progetto definitivo. A non cambiare saranno i beneficiari dellintera operazione che fin dal 2006 dettano le regole dellaffare Expo: la famiglia Cabassi e la Fondazione Fiera. Lintera partita delle aree stata gestita in modo truffaldino, tuona Basilio Rizzo, nel senso che queste aree avevano dei proprietari: il gruppo Cabassi che ne possedeva circa la met e laltra met era della Fondazione Fiera, pi alcuni piccoli soci di minoranza. Fondazione Fiera un ente di diritto privato ma fondamentalmente partecipato da enti pubblici ed notoriamente nellorbita del Centrodestra e pi precisamente del sottoinsieme Formigoni-Cl. Nata nel 2000, su regia del gi allora presidente della Lombardia, Formigoni, la Fondazione Fiera prende il posto del vecchio Ente Fiera, che viene smembrato e diviso in due o meglio tre realt: da un lato la Fondazione, una holding capogruppo e dallaltro il suo braccio operativo, Fiera Milano Spa, e la controllata Sviluppo Sistema Fiera, nata per seguire lo sviluppo dellintero sistema fieristico milanese. Una manovra che si spiega nella trasformazione profonda della natura stessa di quello che era un ente pubblico: pur mantenendo intatti il vecchio patrimonio statale, si converte in un ente di diritto privato non soggetto ai vincoli e ai controlli, in primis della Corte dei Conti. A disposizione ha un tesoro immenso: 855 milioni di euro in immobili, pi azioni e partecipazioni di varie societ, inclusa la Fiera Spa, quotata in borsa. Un impero che da pubblico stato trasformato di fatto in privato e senza che lo Stato o il Comune di Milano ne ricevessero alcun beneficio ma che rimane legato mani e piedi alla struttura di potere politico. I vertici sono tutti di nomina po-

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litica e riflettono in modo speculare i rapporti di forza economici della regione: il presidente indicato dalla giunta regionale ed eletto dal consiglio, mentre presidenza del Consiglio dei ministri, Comune di Milano, Provincia e Camera di Commercio eleggono i propri rappresentanti in consiglio generale. Una roccaforte su cui Comunione e Liberazione ha messo le mani e che ha in Formigoni il suo vero e unico dominus. A differenza della famiglia Cabassi storico casato di costruttori divenuti milanesi allinizio del Novecento e che devono lorigine della propria fortuna al business delle cave di sabbia, ma hanno saputo sgomitare tanto nel business del mattone da essere oggi a capo di due holding del cemento come la Bastogi e lo sviluppatore Brioschi Fiera arriva sullarea Expo solo allinizio degli anni 2000. Mentre i Cabassi avevano larea da un sacco di tempo, Fondazione Fiera lha comprata nel 2002-2003 a un terzo o un quarto dellattuale valore. Giusto poco prima che lintera operazione Expo iniziasse. E questo spiega perch si dovesse fare proprio in quellarea. Fin dallinizio stata scelta quellarea, senza che alcuna alternativa venisse presa in considerazione. E non un caso. Chi era lassessore allUrbanistica in quel periodo? Masseroli, uomo di fiducia di Compagnia delle Opere a Milano. E guarda caso, gli uffici di Urbanistica indicano quelle come le aree pi adatte, ricorda Rizzo, memore delle proprie battaglie in consiglio comunale. Lalleanza fra Cabassi e Fiera, divenuta un asse di ferro nel corso della lunga trattativa sulle aree, non ha radici antiche, ma cementata in modo indissolubile dai comuni interessi. Nel 2001, dai sabiunat cos i Cabassi sono conosciuti a Milano che un Luigi Roth di fresca nomina a presidente della Fondazione acquista larea a ridosso dellex raffineria Agip-Eni dove sorger il nuovo polo fieristico. Unoperazione che il fiore allocchiello di Fiera o meglio di Cl benedetta dallamministrazione comunale e regionale, e finanziata da un pool di banche guidate da Intesa Sanpaolo, allepoca in cui il ministro dello Sviluppo economico del governo Monti, Corrado Passera, ne era alla testa. Unoperazione da 750 milioni di euro che accresce ulteriormente il peso di Fondazione Fiera sullo scacchiere milanese, cementa i rapporti fra i comitati daffari che qualche anno dopo saranno protagonisti delloperazione Expo e comincia a trasformare definitivamente il territorio di Rho-Pero.

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I vagiti del no Expo Ma oltre ad affari e speculazioni, sul territorio inizia a maturare anche lopposizione a una manovra che per molti ha il sapore dellennesima speculazione fatta sulla pelle degli abitanti del Nord Milano. Il comitato, che pi giusto definire una rete di soggetti, nasce contestualmente allufficializzazione della candidatura di Milano a citt Expo per il 2015. Luca Trada uno dei militanti storici del comitato nato per contrastare il progetto Expo, un coordinamento di cittadini, associazioni, comitati locali, centri sociali, nato per opporsi, si legge sul sito, a un progetto che ha visto e vede concordi tutte le istituzioni dal Comune di Milano al governo Prodi al governo Berlusconi. Un progetto che nasce col peccato originale di una gigantesca speculazione fondiaria e immobiliare, destinato a portare a sintesi la ridefinizione di tutti gli assetti territoriali attraverso il proliferare di tangenziali, bretelle, autostrade, linee ad alta velocit, centri direzionali, centrali elettriche e centri commerciali. Trada c dallinizio. Ha visto nascere e strutturarsi lopposizione al grande evento, che per spiega non ha origini prettamente locali o egoistiche, non organizza solo chi si ritrover protagonista involontario di una trasformazione radicale del proprio territorio. Il comitato nasce da due spinte. Una pi locale, di chi vive a ridosso di quello che da subito viene identificato come sito Expo, e che conoscendo il territorio si rende conto che tutta questoperazione non fa altro che andare a gravare ulteriormente su di una zona dove, da 30 anni a questa parte, passato di tutto. E una seconda, pi generale, che viene da chi si pone il problema di mettere in discussione questo modello di sviluppo. Il triangolo Nord-Ovest che da Milano spinge verso lhinterland attraversato dalla direttrice che un tempo portava al cuore industriale del capoluogo lombardo, allAlfa, alle cartiere del Legnanese, alle grosse aziende metallurgiche della zona, al termovalorizzatore di Silla, alle autostrade. Questarea, che negli anni Sessanta-Settanta era uno dei cuori produttivi di Milano, a partire dagli anni Ottanta cambiata totalmente. Proprio in quel periodo iniziata la cosiddetta ristrutturazione industriale dellarea Alfa e di tutta la direttrice Milano-Varese che ha visto la progressiva trasformazione da zona industriale a zona pi votata a funzioni logistiche e commerciali, in linea con quella che stata la trasformazione di questa citt da cuore industriale e finanziario del Paese a centro finanziario, nel senso deteriore del termine, e logistico-commerciale.

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Dunque fabbriche che chiudono, fabbriche che hanno lasciato il posto negli anni a centri commerciali, centri congressi, alberghi. Processi che in Expo hanno la propria sublimazione: quello che una volta ospitava il baricentro dellasse produttivo del capoluogo lombardo, si candida infatti ad essere il monumento della deindustrializzazione che si trasforma in speculazione e del cemento reale o promesso che rimane lunico metro e metodo per accumulare profitti effimeri, quasi totalmente avulsi dalla produzione. Un sistema che a Milano gi stato sperimentato sulle vecchie aree industriali e di cui Expo promette di diventare lemancipazione a sistema. Expo non crea nulla di nuovo, non una frattura rispetto al preesistente, non fa altro che inserirsi in un solco ben tracciato: messa a valore di ogni metro quadro di terreno, consumo di suolo, speculazione spinta sia su terreni mobiliari che immobiliari, finanziarizzazione concreta del fulcro economico di questa citt dove tutto funzionale al fatto che tu devi produrre valore a prescindere da una reale produzione di beni o merci. Limpossibilit di trovare casa per i prezzi fuori portata, ad esempio, non una novit che ha portato Expo, esisteva gi. Expo si limita a rigenerarla da questo punto di vista perch richiama lo scenario immaginario di nuovi mirabolanti quartieri, ma sappiamo perfettamente che quei quartieri non sono quelli che servono a chi cerca casa perch ha mille euro di reddito, perch pensionato. Non il bisogno abitativo che muove i comitati daffari che tanto hanno voluto questa manifestazione. Per questo, oltre ai soggetti locali si generata una saldatura con tutti quei soggetti che a vario titolo lotte per la casa, per il lavoro, mobilit erano gi attivi sul territorio e hanno visto in Expo il pi grave tentativo di far fare un salto di qualit a chi ci guadagna, ma di conseguenza un grosso salto in negativo ai territori e alle popolazioni che sono chiamate a subirlo.

Indice

Premessa La favola Expo Cementificazione, un modello divenuto sistema Dalla finanziarizzazione dei rom allo scacco matto alle banche, la crisi dei re del mattone A tutto shopping Il peccato originale Ndrangheta & Expo, una storia damore Davide contro Golia, la lotta alle cosche nellera Pisapia Pisapia alla prova di Expo Sindaco, cosa risponde?

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